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Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

borchie e veleno

Il frastuono arriva dal fondo del tunnel. Rumori ossessivi, il rantolo di un a****le ferito. Solo un ruggito. I nostri tre eroi si stagliano come figure mitologiche. Sono lunghe lingue di fuoco, sono felini dagli artigli d’acciaio. Sono guerrieri di un mondo oscuro. Così si entra nei personaggi. Una sola regola: non si torna mai indietro.
Avanzano con passo deciso, urtando con noncuranza chi gli para casualmente davanti. Iron, guerriero folle e ossesso, gli occhi rossi, le pupille dilatate.

Un’ascia di guerra nella sua testa. Muscolo, enorme guerriero, si compiace della sua forza. Non ha bisogno di ruggire. Desy. La ninfa dai capelli decolorati, dalle calze a rete strappate. Gatta e tigre graffiante.
Avanzano così. Creature siderali. Difronte a loro un’orgia di ossessi. Forse è un ballo, sono sputi, calci e graffi. Poco più in alto un essere di un altro pianeta vomita parole. Allargando lo sguardo, quattro facce dannate emettono rumore.

E’ così che si mette in scena il delirio.
Si respira sudore, si vibra febbrilmente. Si annusa l’aria corrotta. Le fiere fiutano il sangue, cercano la loro orgia. Arrivano al limitare del delirio. Qualche spinta li coinvolge. Si guardano tra loro, guardano quella folla impazzita. Desy sgrana gli occhi, osserva i suoi guerrieri. Attende le loro gesta. Inizia a saltellare convulsamente abbracciandoli. Li incita. Una luca accende i loro occhi, si cercano, si scambiano qualche spinta e poi lo sguardo torna sempre all’aggregato di quell’orgia.

Vogliono tracciare una linea. Una linea indelebile. Tra chi sono loro e chi sono gli altri. Cominciano a ondeggiare. Cercano la loro febbre, la fanno salire dentro di loro. Iron da una spinta più decisa a Muscolo, lui risponde facendolo sobbalzare all’indietro. Desy guarda eccitata. iniziano a spingersi più energicamente, poi rimangono bloccati misurando le loro forze. L’adrenalina cresce. Il rumore continua ritmico e ossessivo. E’ un ondeggiare di creste, borchie e anfibi. Iron improvvisamente si getta di spalle contro quel mucchio di tarantolati.

Si aggrappa a loro, li spinge, li sposta a gruppi. Chi si muove in una direzione diversa dalla sua spinta viene sopraffatto dalla sua furia. Il demonio si è acceso, l’orgia è rotta, si è creato un vuoto di qualche metro intorno a lui. Desy ci si tuffa ballando scomposta e divina. Muscolo dall’altra parte chiude il cerchio. Delimitano il loro spazio di predatori. Si scontrano selvaggiamente contro chi entra in quello spazio. Sono duelli tra bestie di un altro mondo.

Desy eccitata si getta contro la bocca di Iron sbranandola come un a****le primitivo. Lo scontro di una creatura malata, rompe quel bacio. Iron ingaggia il suo duello. Ora Desy cerca la bocca di Muscolo.
Nella danza ossessa Iron si ritrova sbalzato contro una panca sul bordo della sala, rovesciando una bottiglia. Qualcuno non la prende bene. Iron riceve uno sputo in faccia. Non è il riconoscimento tra pari. E’ un gesto di disprezzo.

Iron fissa il suo avversario negli occhi, il suo pugno è li per colpirlo, ma poi ha un’illuminazione. Raccoglie quella saliva dalla sua faccia con la mano e la lecca con aria di sfida. La provocazione è disinneshita, l’onta lavata. Così torna alla sua guerra. La sua danza forsennata.
Continuano a dominare la scena ancora per un po’. Fino a quando Desy si ferma, guarda i suoi due eroi per dire qualcosa ed esplode in un getto di vomito.

I suoi due guerrieri immediatamente la afferrano e la portano fuori da quell’orgia. Si muovono in quel labirinto, si allontanano dal caos, dalla musica. Trovano una saletta vuota e buia. Depongono li la loro venere tigrata. Lei si riposa, recupera le sue forze e accarezza i volti dei suoi eroi. I loro occhi trasudano desiderio. Desy alza la sua maglietta e offre loro i suoi capezzoli nudi e turgidi. I due si dividono il dono, lei accarezza le loro teste, passa le mani tra i loro capelli e recuperando le energie.

I due emettono grugniti come cani che mangiano il loro pasto, lei gode nel sentirli. Desy alza la sua minigonna leopardata e si abbassa le mutandine fino alle ginocchia. Gira le teste dei suoi uomini per mostrargli il suo sesso nudo. I due si sbottonano e tirano fuori i loro membri. Muscolo esibisce il suo fallo turgido e voglioso, Iron il suo cazzo addormentato, anestetizzato dall’anfetamina. Iron non perde tempo, sposta il bacino di Desy verso se e inizia a leccarla con foga.

Muscolo cerca il suo spazio, sragiona, vorrebbe affondare il suo membro dentro Desy. Scava tra la coscia di Desy e la guancia di Iron per cercare di insinuarsi ma non ci riesce. La piccola tigre inizia a emettere rantoli di piacere, Iror è una furia. Usa tutta la sua adrenalina accumulata su Desy. Muscolo prova a scansarlo, vuole usare il suo cazzo turgido. Sposta per un attimo la testa di Iron… Desy grida: Noooo è afferra la testa per i capelli rimettendola al suo posto… scoppia a piangere… è in preda a una distentio animi lisergica… colano gli occhi e il naso supplicando… non ti fermare, non ti fermare…ti prego… Dice singhiozzando.

Muscolo, cerca il suo spazio si fa strada dietro, due sputi di catarro come lubrificante. La posizione non è comoda… prova ad entrare deciso ma non orienta bene il suo fallo; Desy si piega emettendo un grido di dolore. Afferra quel membro schiumante e lo trascina verso la sua bocca. Ha la faccia rossa, è attraversata da mille suggestioni, i suoi occhi puntano il vuoto. Prende quel cazzo in bocca e subito un grido spezza la scena.

Muscolo ritrae il suo membro dandole uno schiaffo. Ahi! ma che cazzo fai? Esamina il suo fallo. I due si guardano, per un secondo sono lucidi. Lei si riprende il cazzo, lo lecca delicatamente, Muscolo è in estasi. In meno di un minuto esplode. Così, senza cognizione, senza poesia. Intanto Iron continua a scavare in Desy che comincia a tremare, stringe le cosce, piange, si dispera, le cosa il naso furiosamente. continua a contorcersi.

La lingua di Iron continua a smuovere quella figa bagnata, sudata, lacrimante. La sua mente non ha pensieri. Desy vive il suo piacere in modo disperato, onirico. Muscolo la guarda, si avvicina alla tua testa accarezzandola. Lei gli solleva la maglietta, afferra con la bocca il suo petto e inizia a succhiare e mordere selvaggiamente. Muscolo emette un grido di dolore ma non la ferma. Morde la pelle di Muscolo convulsamente, poi deve lasciare.

E’ in preda al suo pianto, inizia a scalciare con le gambe, si inarca, stringe a se con entrambe le mani la testa di Iron. Ormai il suo è solo un singhiozzo rotto. Poi i suoi gemiti rallentano. ha raggiunto il suo piacere. Iron toglie lentamente la testa dal suo pube. La guarda. Sorride. Si pulisce il naso passandoci l’avambraccio. Poi si strofina gli occhi, si da tanti schiaffetti sulle guance come per riprendersi.

Il suo volto è disperato e luminoso. Per i suoi due eroi è l’espressione della bellezza.
Si guardano tutti e tre con volti rilassati. Sorridono. Sono felici. Sono così tutti e tre distesi a terra, vicini. Desy guarda il petto di Muscolo. Vede una macchia rossa, i segni dei suoi denti. Un punto in cui il rosso è vivo. Si avvicina con la bocca e lecca quelle gocce di sangue. Muscolo è incantato.

Il suo membro riprende vigore. Desy porta il suo indice su quella ferita. Raccoglie un po’ di rosso sul dito e lo passa sulle labbra di Muscolo. Poi lo bacia intensamente.
Ora si volge a Iron. Lui la guarda pieno di desiderio, ridisegna anche le sue labbra. Segue un bacio profondo. Offre così loro la sua bocca acida del suo vomito, del seme ingoiato e delle sue lacrime.
Ora i loro volti sono sognanti, leggeri, c’è complicità.

Lo sguardo di Desy finisce sul membro di Iron addormentato. Lui lo solleva e lo lascia ricadere, come per confermare la situazione. I due guerrieri si guardano con complicità e scoppiano a ridere. Desy lo fissa con aria di rimprovero. Sgrana i suoi grandi occhi scuri. Sta pensando qualcosa. Le da uno schiaffo sulle palle. Iron si piega stupito e dolorante. Muscolo fissa la scena con stupore e a bocca aperta. Iron accenna un movimento.

Desy lo blocca puntando la suola del suo anfibio sulla sua gola. Prende quel lembo avvizzito in bocca, lo mastica tra le labbra, ne scopre il glande con la lingua, schiacciandolo nella sua bocca. Il tutto mentre con la sua mano tiene le sue palle strette. Sente quel corpo rianimarsi nella sua bocca, prendere vita, battere contro il suo palato.
Qualcuno entra nella saletta è si trova davanti a questa scena assurda. Tre demoni nel mezzo di un amplesso.

Vedono questo angelo caduto premere con il piede sulla gola di quel leone sopraffatto. La sua gamba avvolta da una calza a rete strappata. Il suo sesso nero e fradicio nudo e scoperto alla loro vista. Lei che divora il suo membro e Muscolo che si sta masturbando. Uno sguardo minaccioso di quest’ultimo mette in fuga i malcapitati.
Desy continua il suo lavoro. Riporta in vita il suo uomo, lo conosce, si prende ciò che gli appartiene.

Un fiotto caldo premia la sua perseveranza. Poi toglie la sua bocca e mostra ai due quel fallo eretto e lacrimante. I due guerrieri si scambiano una pacca con le mani e lo sguardo di Iron va agli occhi di Desy. Sta venerando la sua Dea.
Si stringono così abbracciati intorno a Desy. In lontananza la musica rumoreggia ancora. Ma ora è tutto più lontano. I tre sono distrutti, attraversati da emozioni fortissime che ora liberano nei loro corpi vibranti e dolci sensazioni di quiete.

.

La festa a Carrù

Tre giovani puttane seminude
scendono alla stazione di Magliano
dal treno quattro quattro nove sette
puntuali, alle ventidue e ventotto:
sulla banchina una quarta puttana
le attende. Si salutano, si abbracciano,
escono sul piazzale dove c’è
l’auto di quella che è venuta a prendere
le tre amiche in arrivo da Torino.

Un rustico nei pressi di Carrù
è la destinazione, dove quattro
ricchi bovari, amici fra di loro,
pregustano una notte di lussuria.

– Arrivano le troie? – Se è in orario
il treno, fra mezz’ora sono qui.
La Valentina la conosciamo tutti,
sono curioso le tre da Torino.
Ne sai qualcosa? – Eva è una spagnola
già navigata, Anna e Federica
parrebbero esordienti. – Tu ci credi?
– La Vale ce le vende come tali,
avranno preso qualche cazzo in meno
di lei, non ci va tanto! Questa notte
le proviamo e vediamo come sono.

Sull’auto spiega Valentina: – Allora,
ho detto che tu Eva ci sai fare,
quindi tu e io guidiamo la serata
tranquille, siamo le professioniste.
Per Anna e Federica non importa
se sono imbarazzate, anzi è meglio.
Ma senza esagerare. Cioè, ragazze,
ora è deciso, andate fino in fondo.
Ma è davvero per voi la prima volta
che prendete dei cazzi a pagamento?

– In Spagna ho fatto qualcosa con Eva
ma poco; qui in Italia niente mai –
risponde Federica.

Dice Anna:
– Per me la prima volta in assoluto,
sono agitata ma sono decisa.

– Tranquilla, che vuoi mai che sia? Son cazzi! –
sorride Valentina, e rassicura:
– Non che siano belli, ma gentili
lo sono, i quattro di stanotte, vanno
bene per cominciare, con me scopano
da anni e non ho avuto mai problemi.
Ovviamente però tenete conto
che pagano, non è che ci corteggiano:
è contrattuale che apriamo le cosce!

– Pensi che ce ne tocchi più di uno? –
domanda Federica.

Valentina
ride: – Dipende da quanto resistono!
Ma sì, se ce la fanno devi darla
a chi la vuole, anche a tutti e quattro.
Bisogna fare quello che richiedono,
ricorda, siamo qui per un lavoro.

– Ma tu che li conosci – chiede Eva
– vogliono fare anche sesso bizzarro,
doppia penetrazione, pissing, fisting?

– Due di loro magari lo propongono,
gli altri due no, sono tipi più semplici.
Ma tranquille: il pompino e la scopata
sono nei patti, nel prezzo pagato,
tutto il resto prevede supplementi,
banconote che vi mettete in borsa
se dite sì.

Se dite no è no.
Io faccio tutto e anche tu, credo, Eva;
voi Anna e Federica fate solo
quello che vi sentite. Tutto chiaro?
Penetrazioni col preservativo
naturalmente: ne avete una scorta?
Comunque ne hanno loro e ne ho io.

Si ferma l’auto alla porta del rustico,
quattro puttane seminude scendono.
Saluti, sguardi, sorrisi, bicchieri
ma si va presto al sodo: – Ci dovete
fare una passerella e un lesbo show –
dice il più anziano, il padrone di casa.

Quattro diverse personalità,
sia pure, certo, con affinità.
Valentina ragazza dei dintorni,
studi interrotti all’università,
ormai troia ufficiale di Carrù,
fa sesso a pagamento a tempo pieno
a casa propria e talvolta lavora
in locali notturni della zona
o di Torino: gestisce la vita
con decisione, con serenità.

Eva è giunta in Italia dalla Spagna
da due o tre anni, è amica o più che amica
con Federica: modella, barista,
puttana qualche volta, animatrice
di feste, mille altri lavoretti,
sguardo curioso, a volte malinconico
sul mondo da esplorare.

Federica
brava ragazza della borghesia
torinese, con Eva sperimenta
cose nuove: è una disoccupata
con una laurea in psicologia.

Anna è la più inesperta: fidanzata
per anni, poi lasciata, insegna nuoto
saltuariamente, ha amici noiosi,
adesso Valentina l’ha convinta
a provare l’audace sensazione
del sesso per denaro: è delle quattro
l’unica che non l’ha proprio mai fatto.

Su una specie di palco nel salone
quattro puttane si spogliano nude
e si palpano per piacere agli uomini
che guardano.

Per Eva e Federica
non è difficile, loro si amano
e si toccano spesso con piacere;
Valentina è meno saffica ma
sa cosa deve fare e ci si applica
aiutando l’imbarazzata Anna.

Confabulano gli uomini fra loro:
– Forza, ragazzi, diamoci da fare,
a queste pice arroventiamo i buchi,
che pagare le abbiamo ben pagate.
Vediamole un po’ meglio da vicino.

Esperti commercianti di bestiame
del contado fra Mondovì e Carrù,
dispongono in rassegna le ragazze:
in fila come vacche in una stalla,
a quattro zampe con il culo in su:
le guardano, le palpano, le esaminano.

È certamente un rito non usuale:
Federica è perplessa, Anna inquieta,
Eva sospira un poco infastidita.
Valentina che sa come funziona
rassicura le altre con lo sguardo.

Vagliate le ragazze, i quattro uomini
decidono le coppie, quantomeno
le coppie al primo giro. – Quella Anna
è l’unica davvero debuttante,
io me ne intendo. Anche Federica
forse non è una troia di mestiere
ma il cazzo lo conosce molto bene.

La spagnola è una vacca ma in compenso
è la più bella, è proprio una modella.
La Valentina già la conosciamo.
Come si fa stasera? Sorteggiamo
l’ordine di chi sceglie? – Sì, va bene,
prendi le carte. – Ce lo hai detto tu
di stare nude e crude? – Sì, perché?
Volevi lingerie? Dai, sono giovani,
le calze vanno bene alle bagasce
più anziane. – Ma la Vale quanti anni
ha adesso? – Ventisette.

– Cazzo, sembra
che è da sempre che ce la chiaviamo.
– Ha cominciato presto. – Asso di cuori,
scelgo io per primo. – Chi prendi? – Mah, guarda,
la Anna avrà anche il culo sigillato
ma non mi piace tanto, preferisco
la spagnola. – Tu sei un buongustaio…
Aggiudicata Eva, chi è il secondo?

Il ventre obeso e le mani sudate
dell’uomo che l’ha scelta non disturbano
Eva, che dell’amore mercenario
ha una certa esperienza.

Valentina
non ha problemi con chi le è toccato:
già lo conosce. Pure Federica
entra nel ruolo con facilità.
Anna si dà da fare con impegno.

Restano in sala Eva e Valentina,
le altre due in camere chiuse s’appartano
per intime scopate con i loro
amanti rispettivi. Nella sala
godono invece la vista reciproca
delle guizzanti puttane i due uomini
che, versato il previsto supplemento,
a pascipecora ora le inculano.

– Hanno buchi che c’entra un paracarro.

– Ci facciamo una doppia? – Sì, con quale?
– Con Valentina l’abbiamo già fatta
tante volte: proviamo la spagnola.
– Eva, ti va? Non dirci che dobbiamo
darti altri soldi: abbiamo già pagato
davanti e dietro, insieme cosa cambia?

Eva scuote la testa: – Tanto i soldi
li avete, ma comunque non importa:
avanti, dai, facciamo questo sandwich.

Un poco goffi, i due in simultanea
le dilatano l’uno la vagina
e l’altro l’ano.

Ansimano, godono
e si lasciano andare, eiaculando
dentro i preservativi. Poi si stendono
esausti sulle stuoie. Valentina
li tocca con la lingua in vari punti
del corpo, come sa che deve fare.
Eva un poco sbeffeggia: – Ma credevo
che voleste resistere e venirmi,
tolto il condom, sul seno, fra le tette,
sai che lo sperma fa bene alla pelle!

Uno dei due stirandosi bofonchia:
– Tranquilla, che non siamo mica morti.

La notte è lunga, prima che sia l’alba
magari me la faccio la spagnola
con la spagnola. Tu sei molto brava
e molto bella, làsciatelo dire:
fra le migliori passate di qui.
Ma, nella vita, tu fai la puttana?

Eva lo guarda, scuote il capo, ride:
– Faccio quel che mi pare, come te.

Quattro puttane seminude stanno
sul divano, bevendo e riposandosi
un’ora dopo mezzanotte. Chiede
Valentina alle altre: – Allora come
è stato il primo impatto? Come sono
questi quattro bovari? Com’è andata?
Sesso anche anale, mi pare, per tutte?

– Anale sì – dice Anna – mi sento
il culo rotto, ma è stato gentile
l’uomo, tutto sommato: io temevo
peggio, per questa mia prima esperienza.

– Prima con pagamento, ma non eri
vergine, neanche dietro, no? Mi sbaglio?

– Vergine no, ma poco abituata!

Sorride Eva: – Questo di stanotte
è un lavoro: puoi farlo tutti i giorni
o due o tre volte al mese, ma è un lavoro
in ogni caso. Ci scopri degli uomini
un lato, e non è che sia spregevole.
Questi che trovi qui in questo rustico
non son diversi da quelli che trovi
in ufficio, per strada, in treno, al bar:
sono uomini.

Questi sono ricchi,
certo, abbastanza, si guadagna bene
qui: tante volte l’ho fatto per meno.
Secondo me è un lavoro interessante,
anche se soprattutto qui in Italia
non devi troppo raccontarlo in giro.

Chiede curiosa Anna: – Perché in Spagna
è diverso? Non ti devi nascondere?

– È un po’ diverso. Ci sono anche là
dei moralisti, però nel complesso
a Barcelona non mi nascondevo:
ci sono tante studentesse in Spagna
che lo fanno ogni tanto, non è strano,
è normale, per fare qualche soldo.

In Italia è un po’ peggio, ma comunque
è sopportabile, chi se ne frega.
Stanno ben peggio in Arabia Saudita!

– Questo è sicuro. Adesso rilassatevi
che fra mezz’ora qui si ricomincia.
Ora che ci hanno assaggiate è possibile
che ci propongano cose più strane.
Siamo puttane al lavoro, però
non tutto è bianco e nero, può accadere
persino di eccitarsi: se succede
non frenatevi, siate naturali,
con un po’ di goduria viene meglio
tutto, per loro ma anche per noi.

– Sei saggia Valentina – dice Eva –
qui in Italia c’è troppa torbidezza,
tristezza, inibizione: a Barcelona
ho visto spesso puttane felici,
qui raramente, sempre a lamentarsi!
Sarà perché, come dicevo prima,
ti bollano d’infamia, devi stare
troppo nascosta. – Dove l’hai sentito
«ti bollano d’infamia»? – L’ho trovato
leggendo un libro, io leggo molto, sai?

Aggiunge ancora Valentina: – Qui
va di lusso, per questo vi ho portate,
da vera amica.

Sono rispettosi,
pagano bene, puliti, gentili,
non hanno mogli fra le palle: due
son divorziati, gli altri eterni scapoli.
E non sono catorci, per scopare
scopano neanche male, che ne dite?
Io che puttana sono a tempo pieno
(o quasi) vi assicuro che purtroppo
la media è molto più bassa. – Ma quanti
ne prendi al giorno, col tuo tempo pieno?
– Tre o quattro, qualche volta cinque, sei:
ricevo in un alloggio a Mondovì
con un’altra ragazza.

– Per me invece
è la settima volta in vita mia
che scopo per denaro, le ho contate:
ma sto imparando – dice Federica.
– Per me è la prima – ribadisce Anna.
Eva sorride a Valentina: – Vedi
che principianti! Pure io però
lo faccio quando càpita, non è
il mio vero lavoro, se tu l’unica
professionista seria qui stasera.

Nella seconda parte della notte
avviene tutto in orgia condivisa,
con cose strane ma nemmeno troppo:
Anna dopo una breve esitazione
piscia su Eva, Valentina prende
di tutti e quattro in fica il pugno chiuso
in successione, a Federica in culo
entrano ancora due cazzi tenaci,
ma poi subentra una quieta stanchezza.

Eva pulisce con la lingua tracce
di sperma che sul viso a Federica
sono rimaste da un pompino: è dolce
il gesto naturale, premuroso.
Il padrone di casa se ne accorge
e dice a Eva: – Sei particolare
tu, sei diversa: ti dispiacerebbe
se ci vedessimo altre volte, solo
tu e io, qui o dove t’è più comodo?

Eva lo guarda, valuta, risponde:
– Sono diversa? Puoi considerarmi
una puttana esclusiva, lo faccio
quando mi va, non valuto soltanto
il prezzo, conta anche l’impressione
che ho dall’uomo, un’idea di rispetto
e ragionevole gradevolezza.

– E me mi trovi ragionevolmente
gradevole? Ho passato i sessant’anni
ma sono in forma, e non ti mancherei
mai di rispetto. Mi piaci tantissimo.

– Hai sessant’anni e non sai che una troia
se tu le dici «mi piaci tantissimo»
lei alza il prezzo? Muy bien, sei simpatico.
Ma tu potresti venire a Torino?
Io di giorno lavoro da barista,
fino alle tre, potrebbe andarmi bene
di pomeriggio, tu ce la puoi fare?

– Sì, posso liberarmi un pomeriggio
e venire da te.

A casa tua?

– No, abito con uno. Non che sia
mio fidanzato, è un coinquilino,
diciamo, però meglio a casa no.
Vicino al bar dove lavoro c’è
un albergo decente e non costoso.
Passi a prendermi al bar e andiamo lì.
La tariffa… Mi dai trecento euro
e sei tranquillo, con nessuna fretta,
pomeriggio per noi, facciamo tutto
quello che vuoi. Ti sembra un buon accordo?

– Ma sì, direi di sì.

Mercoledì
prossimo io potrei. Ti andrebbe bene?

– Mercoledì… Vediamo… Sì, va bene.
Ti chiami Davide, hai detto? Scambiamoci
i numeri, ti scrivo su Whatsapp
l’indirizzo del bar e dell’albergo.

Quattro puttane al fresco dell’aurora
alla stazione di Magliano aspettano
il treno quattro quattro sette sei
per Fossano: tre partono, la quarta
le ha accompagnate. Da Fossano
c’è la coincidenza per Torino
col treno dieci centoventidue.

– Ho visto, Eva, che hai accalappiato
Davide, brava – dice Valentina.

– Sì, ci vedremo in albergo a Torino,
però non te lo rubo, stai tranquilla.
– Non è un problema, qui nella mia zona
ho la coda alla porta. Per quei quattro
faccio funzioni d’organizzatrice
più che di troia. Saranno contenti
di voi tre nuove scoperte stanotte
grazie al mio buon lavoro di ruffiana!
Tu Anna debuttante com’è andata?

– Non male. Ho preso più soldi stanotte
che in tutto il mese prima, anche più cazzi
che in tutto l’anno prima, sono un poco
frastornata, ci devo meditare.

Ecco il treno. S’abbracciano le amiche
stanche, serene, complici: promettono
di rivedersi presto e sanno che
così sarà, non è promessa vana.

In treno dice Federica: – Insomma,
per esser quattro vecchi puttanieri,
c’è di peggio. Tu Eva che ne pensi?
– Sono d’accordo. Il padrone del rustico
lo rivedo mercoledì a Torino.
Non a casa, però, so che ad Alberto
dà fastidio se porto gente in casa.
– Eh, quell’Alberto, è un amore, mi sa…
– Amore no, è un buon coinquilino
per adesso, domani si vedrà.

Le tre amiche sorridono. Nessuna
ha impegni oggi, potranno dormire,
Eva al bar è il suo giorno di riposo.
Si mettono d’accordo per la sera,
mangiare insieme, poi c’è un cantautore
che fa un concerto in un bar, Federica
lo conosce, lo andranno ad ascoltare.

Arriva il treno puntuale alle sette
e trentacinque a Porta Nuova. Guarda
curioso un ferroviere sulla porta
del vagone, fra i pendolari stanchi,
scendere in una macchia di colore
tre giovani puttane seminude.

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