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Mia Moglie e la sua VOGLIA DI CAZZO…

Mia moglie, bellissima TROIA con una quarta ben sorretta e soda, complice della mia passione cuckold, non smette mai di eccitarmi con i suoi continui tradimenti..
La sua direi che è una vera e naturale VOGLIA DI CAZZO..una voglia irrefrenabile..inarrestabile..ingestibile!
L’effetto sorpresa è la nostra grande passione..
Rincasare dal lavoro e trovare in bagno ben messi in evidenza i suoi slip con la parte che appoggia sulla fica bagnata di sperma oppure trovare dei collant strappati per aver consentito un’estemporanea penetrazione sono per me fonte inesauribile di passione e amore vero per lei..
Spesso capita questo..qualche volta capita qualcosa di più “magico” che mi vede pienamente partecipe nella trama oscura del tradimento stesso…
Un pomeriggio mentre ero ancora in casa le è arrivato un messaggio sul telefonino; ho guardato ed ho riconosciuto il nome, Fabio, titolare socio di un negozio di abbigliamento dove spesso lei fa shopping; leggo:
-“tesoro il mio socio esce tra poco puoi raggiungermi in negozio verso le 19.

30?”
Ho risposto io, scimmiottandone le espressioni, con un secco e convinto:
-“tesò mi faccio bella e vengo da te..”
L’ho quindi subito allertata e lei rimasta felicemente sorpresa nel sapermi così premuroso e deciso, ed ha manifestato tutto il suo compiacimento così:
-“amore quando vado con LUI mi allarga la fica al punto che quando lo tira fuori le mutandine non riescono più a coprirmi perché mi s’infilano in mezzo alle labbra, mi fa impazzire…..ha quel CAZZO grosso, duro e largo dalla cappella alla base che non riesco ad impugnarlo come faccio con te..sai bene quanto sia dotato Fabio..”

(con affermazioni come questa,la mia eccitazione è già alle stelle..sentirsi dire dalla propria moglie che preferisce farsi sbattere da un mezzo estraneo solo perché ha il CAZZO naturalmente più grosso del tuo ti lascia quella dose di “impotenza” che noi CUCK adoriamo..in pochissimi attimi realizzi che TUA MOGLIE, quella che hai sposato in abito bianco.. sarebbe capace, DIREI CAPACISSIMA, di farsi sbattere da chiunque abbia un CAZZO degno di nota!!)

-“In negozio non avremo molto tempo a disposizione; sicuramente ha bisogno di uno sfogo immediato, come spesso è capitato, con una bella sveltina in un camerino di prova.

Mi preparo al meglio per farlo impazzire, ci tengo a farlo felice..”
Godere della preparazione della propria donna, già piena di desiderio ed eccitazione, è sempre un’esperienza indescrivibile. La scelta dell’abbigliamento intimo più arrapante coniugato alla praticità di un rapporto immediato e frenetico mi rende eccitatissimo..
-“amore ci vediamo dopo, pensami..TI AMO!”
Mi bacia accarezzandomi la patta ed esce; nonostante con Fabio non prenda precauzioni data la conoscenza di tanti anni, vedo che ormai esce sempre portando con se i preservativi che di tanto in tanto le compro rimpiazzando i suoi elevati consumi..

Ogni volta l’attesa è un tormento di voglia e di ansia che cerco di calmare dedicandomi alla mia passione preferita: masturbarmi con il porno e le teens..
Ma ill pensiero è sempre lì, martellante, incombente..mi ammazzo di seghe in un mix perfetto di gelosia e depravazione..per un CUCK i momenti più preziosi sono questi..l’attesa ed il non poter far nulla, non sapere nulla..il solo immaginare..il solo pensare alla PROPRIA MOGLIE montata a bestia da un altro MASKIO..sono momenti unici..indescrivibili..si fa tutto per amore..amore per la propria TROIA..le farei far di tutto pur di saperla SODDISFATTA nei suoi ORGASMI!

Dopo un paio di ore è già di ritorno.

Le apro e mi appare un viso sorridente e maliziosamente stanco..
Mi avvicino per baciarla e sento il caratteristico odore dell’alito “post pompino”. La bacio avidamente ma di fatto è una penetrazione con la mia lingua. Lei insiste nel bacio..apre la bocca e mi invita a leccarle bene le labbra e la lingua..è come sukkiare un CAZZO..tanto è forte e acre quell’odore!!
Mi abbraccia forte e mi sussurra:
-“andiamo di là amore mio..ho voglia di dirti com’è andata”
Si siede sul letto per togliersi le scarpe ed io approfitto subito per metterle il mio cazzetto turgido nella bocca e muovermi come se la stessi scopando.

Lei mi accarezza le palle, mi infila un dito di dietro..è troppo premurosa, avrà fatto di sicuro la TROIA penso tra me e me!
Poi si alza e si spoglia e guardandomi con fare sornione si sdraia sul letto con gli slip neri ancora indossati. Intravedo chiaramente una grossa chiazza umida in corrispondenza della fica…. mi chino su di lei per leccarla ma mi dice:
– “aspetta, rallenta..ti racconto cos’è successo..voglio farti sentire quanto ti ho fatto CORNUTO”.

Questo forse è il momento più magico delle corna…il suo racconto dettagliato saprà farmi rivoltare lo stomaco ma eccitarmi al tempo stesso..la adoro, kazzo se la adoro!

-“appena sono arrivata, così come prevedevo, mi ha detto che purtroppo non avevamo molto tempo a disposizione perché il suo socio sarebbe mancato solo un paio d’ore. Essendo ora di chiusura ha abbassato la serranda e mi ha portata in un camerino, in piedi, ed ha cominciato a baciarmi tutta..
Quando mi ha alzato il vestito e mi ha visto in lingerie, come al solito è impazzito; mi ha subito abbassato gli slip ed ha cominciato a leccare la fica quasi da farmi venire subito.

L’ho tirato a me, gli ho sbottonato i jeans ed ho tirato fuori quel palo enorme. Passando le dita sulla punta ho sentito ch’era già bagnato e l’ho strofinato sulla fica.
Non ha resistito molto: l’ha inumidito di più con la saliva e me l’ha infilato dentro facendomi sussultare per l’improvvisa dilatazione. Poi ha cominciato a stantuffare senza che io riuscissi più a muovermi, provavo solo un piacere senza confini..sono venuta due volte, lui continuava con foga, ogni tanto una piccola sosta con il cazzo infilato fino alle palle, e poi riprendeva più forte di prima..è brutale ma sa il fatto suo credimi..”
-“ti ha detto qualcosa su di me?” (chiedo IO)
-“si amore, si eccitava chiedendomi “lo sa tuo marito che ce l’ho il doppio del suo?” oppure dicendomi “quando torni a casa ci starà larghissimo nella tua fica sfondata da me”…poi quelle cose sempre eccitanti “sei la mia puttana, la mia troia..hai bisogno di cazzi grossi come questo per una fica così e non di tuo marito che ha un pisello come quello di un bambino..”; amore era feroce ed inveiva su di te..ti insultava e denigrava ed io permettevo di farlo..scusami ma lo sai che ci tenevo a farlo stare bene e che alla fine diceva solo la verità.. Poi si è sganciato dalla figa, ha sputato sul mio buchetto e con forza, tanta forza mi ha messo il suo enorme CAZZO nel mio culetto..ha cominciato subito a pompare sempre di più e urlandomi contro mi ha detto “puttana sborro..sborrooo puttana!!”.

L’ho spinto dalle chiappe quanto più possibile dentro di me sentendo un fortissimo calore dentro: un’esplosione di sborra da non credere. Sai che adoro farmi venire dietro..sai che impazzisco a sentire quei potenti schizzi nelle mie viscere..mmmmmmmmmm
Siamo rimasti così per un po’ di minuti. Poi lui piano piano ha uscito il CAZZO e me lo ha messo sporco ma ancora RIGIDO anche nella figa..mentre io tiravo subito su gli slip per non fare scolare a terra lo sperma, quello che adesso tu stai toccando, che leccherai e che userai come lubrificante per scoparmi.

Mi sono inginocchiata e gliel’ho pulito per benino con la bocca, succhiando sperma fino all’ultima goccia”. Amore perdonami..amore scusami se ho fatto la TROIA..”

Con il cuore che mi batte a tremila..con le palpitazioni..sono rosso di rabbia in viso..ma tanto eccitato le dico con fermezza:
-“amore adesso è il mio turno..ti prego fammi godere!!”
Le metto due dita dentro e sento la fica allargata e bagnatissima..appena le abbasso le mutandine vedo sborra che si affaccia dalla meravigliosa fessura..comincio a leccare trattenendo in bocca il liquido caldo per poi riversarlo con un intenso bacio nella sua bocca già spalancata e pronta..
La penetro ed il mio cazzetto scivola dentro di lei avvertendo la forte dilatazione che l’uccello di Fabio le aveva provocato con i suoi colpi possenti..
Sono convinto che lei non senta molto..data la differenza di dimensione tra il mio cazzetto ed il CAZZO di Fabio, per questo mi aiuto sgrillettandola per bene..gioco sul suo clito come negli anni ho imparato a fare..così ho imparato a portarla all’orgasmo, aiutandomi con le dita..
E’ larga e zuppa..troppo calda..mi sento avvolto dai residui di seme caldo di un altro uomo e pensando alle dimensioni del suo CAZZO mi eccito anche io molto, moltissimo…
Lei ansima ma sono certo che non sia per la penetrazione..mi insulta..
-”cornuto senti come sono larga..cornuto sei felice che mi abbia pompato anche il culo..cornuto ti piace che tua moglie si faccia sborrare dagli altri..cornuto sei solo un gran cornuto che si fa fottere la mogliettina!!”
Le sue parole, i suoi insulti sono per me una sorta di Viagra naturale..divento più duro e nonostante non sia molto dotato mi applico nel spingerlo dentro più che posso..muovo le dita più veloci sul suo clito e sento che ci siamo quasi..la stringo a me forte..è mia, è mia Moglie..solo mia..

Insieme poi..finalmente..godiamo in un orgasmo indescrivibile e restiamo abbracciati, noi, solo noi..
Lei è una moglie TROIA ed avida ed io sono solo il marito CORNUTO e felice….

Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

Le mie prime esperienze con il CAZZO..

Da adolescente facevo nuoto con frequenza quasi giornaliera per recuperare una postura sbagliata.
La piscina era frequentata da pallanuotisti..i semi professionisti avevano dai 25 ai 30anni..
Contrariamente al “pensiero comune” la piscina è un ambiente molto, molto gay..
A causa degli orari di studio intensi..mi trovavo negli spogliatoi spesso con il turno serale dei pallanuotisti.
Avendo spesso la testa tra le nuvole mi attardavo e spesso rimanevo tra gli ultimi ad uscire..
Non ho un ricordo di cosa kakkio facessi tutto quel tempo per prepararmi ma sta di fatto che negli spogliatoi ci passavo quasi un’oretta buona..
Ricordo in realtà, di quanto tempo passassi a guardare i loro corpi perfetti e scolpiti con qualcosa in più della normale invidia..una sorta di venerazione direi..
A metà inverno mi era capitato più di una volta di subire episodi di “nonnismo” tipici degli ambienti sportivi agonistici..
Tra di loro, credo tra i più grandi, c’era un ragazzo antipaticissimo e borioso..
Bello..alto..una statua..un bronzo di Riace..sguardo “malefico” e dotazione SUPER!!
Purtroppo mi aveva preso di mira e forse aveva anche notato che io (involontariamente spero) lo guardassi un pò troppo.

All’epoca ero ancora vergine..un adolescente timido ma curioso di scoprire qualsiasi cosa riguardasse il sesso in ogni sua forma..
Iniziarono gli “sfottò” un pochino più pesanti e iniziarono a prendermi in giro per il fatto che fossi ancora vergine in quanto il mio pisello non penzolava libero fuori dalla sua guaina ma era ancora chiuso come un “bocciolo prematuro”..
Non ho una grande “misura” e i miei 15 cm contribuivano a rendermi più inadatto al luogo ed a loro..
Una sera..mi bloccarono nella doccia..come in quelle scene dei film americani dove poi fanno qualche terribile scherzo al malcapitato di turno!
Bè qualcosa del genere..ma il finale fu diverso..molto diverso!
Di scherzoso c’era ben poco ed a lì a poco avrei capito che quella curiosità e quella maledetta voglia di guardarli e fissarli mi avrebbe messo in una situazione difficile..
In due mi tennero fermo nella doccia e lui, questo rompipallefacciadikazzo, mi allargò le gambe e prese la mia pisella tra le sue mani..
Iniziarono a schernirmi dicendo che erano settimane che li fissavo insistentemente..mi prese il cazzetto tra le mani ed iniziò a palparlo ed strofinarlo sulle sue grandi mani..io non mi scomposi e rimasi praticamente immobile..nè gridai né detti di matto..staccai semplicemente la mente dal corpo (fiducioso che in un luogo del genere avrebbero solo cercato di spaventarmi!!).

Lui si mise insistente ad armeggiare con il glande tirando giù la pelle della pisella..
Pizzicava con forza la cappella mentre un altro di loro mi tappava la bocca..
Ero fermo..bagnato della doccia..i vapori rendevano l’ambiente umido e caldo..
Iniziò con un accenno di sega a due mani..tipo prima una poi l’altra..
Il cazzetto ovviamente non rispondeva alle loro insistenti manovre..ero troppo agitato..troppo..
Poi lui dall’accappatoio fece spuntare il suo boa e come per mostrarmi quanto fosse più MASKIO di me iniziò a menarselo dicendo di fissarlo attentamente..iniziò a raccontarmi di quanti culi avesse rotto con quella mazza..e quante ragazzine si fosse portato a letto a differenza mia!
Poi quella mano me la fece annusare..e l’odore di CAZZO era forte, intenso..quel gesto, quel maledetto gesto provocò in me una sorta di sussulto nelle parti basse..
Se ne accorsero tutti..mollarono un attimo la presa quasi sorpresi anche loro della mia improvvisa erezione!!
Poi il bullo..riprese il mio cazzetto in mano e disse a tutti che ero eccitato come un FROCETTO!!
Ripartirono le offese..e lui iniziò a segarmi davvero..
Io chiusi gli occhi..immobile, mi abbandonai a loro..
Li sentivo tutti attorno a ,e..stringersi ed avvicinarsi..fino a quando capii che i loro CAZZI avevano voglia di usarmi..
E mi ritrovai con la mia pisella sempre più rigida nelle loro mani..
La sega divenne reale e fatta bene..
Sentivo i loro corpi vicino a me ed in quel fastidioso caldo umido mi lasciai così andare..
Un attimo prima..solo un attimo prima..lui arrestò la sua mano ed interruppe il mio inaspettato piacere di colpo!
Il bullo..direi oggi BULL..mi tirò la testa a se ed io capii che avrei dovuto assecondarlo..
Aprii la bocca e finalmente lui mise dentro il suo enorme boa odoroso..
Non avevo né mai fatto né mai ricevuto un pompino..lo avevo solo guardato sui giornaletti e su una videocassetta..
Inspiegabilmente però..mi trovai a mio agio e dopo pochi secondi passavo da un CAZZO all’altro succhiandomeli tutti avidamente quasi fossi una kazzo di skiavetta da gang..
Spompinai avidamente..con foga..sapevo bene che per levarmi da quella situazione avrei dovuto farli venire..e così feci..uno dopo l’altro..insalivandoli..gemendo..scodinzolando..sukkiando come una lurida cannetta..li feci venire tutti..skizzarono ovunque..sul mio viso..sul petto..
LUI però fu perfido..
Aspettò che tutti avessero dato al loro parte di “seme caldo” e mi costrinse ad ingoiare tutta la sua sbobba..calda..densa..non dimenticherò mai quella sensazione di impotenza e di sottomissione totale!
Mi disse che avrei dovuto segarmi anche io..e mi fece rendere conto che ormai..fino a quel punto ci ero arrivato da solo..perchè da diversi minuti non mi teneva più nessuno con forza!
Mi fecero girare verso la doccia..mi piegai in avanti un pochino e completai quell’opera di perversione davanti a loro..
Feci uno spruzzo pazzesco sotto i loro gridolini di apprezzamento!
Poi rientrai in doccia..aprii l’acqua e aspettai che tutti loro fossero andati via prima di uscire!
Fu una nottata complicata..ma strana..ebbi modo di agitarmi in preda a colpe che non avevo per poi lasciare andare in due seghe assurde sul ricordo di quando successo..
In quella piscina non tornai più..il timore e la profonda vergogna di rivederli mi tenne lontano da lì..
Ancora oggi non percorro mai quell’isolato a piedi..timoroso di essere attirato all’interno di quel luogo di sodomia e oblio totale..
Quella fu la mia prima esperienza bsx..ma da quel giorno capii che prima o poi mi sarebbe tornato il desiderio di CAZZO e di MASKIO..
Fu grazie alla TROIA di mia moglie che a distanza di tanti anni ebbi la riprova e conferma di essere cmq un passivo ossequioso e bisognoso di CAZZO..
A furia di vedere lei prenderne tanti così spesso mi ci sono ributtato a capofitto..ad oggi un pompino ad un grosso CAZZO è di sicuro una delle cose che preferisco fare..oltre che chiavarmi quella lurida di MIA MOGLIE!!.

Serata con la moglie troia

Lei era già a letto quando entrai in camera proveniente dal bagno , tra noi c’è grande intesa , sappiamo bene quali sono le serate dedicate al sesso senza bisogno di dirlo … sotto le lenzuola i nostri corpi si sono abbracciati e le nostre mani alla ricerca dei punti sensibili … all’inizio bisogna accontentare il tatto , stringere fra le mani le natiche o il seno aiutano ad eccitarsi … poi via il pigiamone , rimane solo il perizoma che indossato da lei che è di forme abbondanti quasi scompare ma risulta molto sexy.

Inizio ad annusarla , leccarla , morderla dappertutto , lei rimane passiva al momento , a cosce spalancate offre tutto il suo corpo ed io lo assaporo intensamente per un po’ ma poi il desiderio di prenderla si fa pressante e avvicino il mio cazzo al suo bacino , sfrego la mia cappella al suo monte di venere e poi affondo senza esitazioni nella sua passera umida tutto me stesso … lei mi accoglie nel suo nido caldo favorendo il mio compito , allarga le cosce al massimo sorreggendole con le mani e si offre come una puttana ai miei colpi potenti , un puro atto fisico , fuori e dentro con vigore primitivo , come fosse la prima volta , la porca apprezza tirandomi a se con le mani seguendo il ritmo della mia azione , io la scopo energicamente mentre le strizzo le tette e la bacio sul collo , dietro alle orecchie e scambio la mia saliva con la sua … dopo una decina di minuti rallento un attimo e mi sfilo , lei è già pronta … sa che io voglio che lo prenda in bocca e non esita un secondo , si china su di me e lo avvolge con le sue labbra carnose prima dolcemente poi con vigore fino in fondo alla gola … meraviglioso , appoggio le mani sulla sua nuca e la invito ad ingoiarlo tutto , fino a toglierle il respiro , la troia non si scompone , lo succhia come non avesse mangiato da giorni , io mi metto sopra di lei al contrario e comincio a leccarla anch’io , la sua passera è ancora grondante di saliva , la mordo fino a farle male , gli lecco il buco del culo mentre lo torturo con le dita e nel frattempo la scopo in bocca con forza ficcandoglielo fino alla trachea , lei rimane per alcuni attimi senza respiro e vedo lo spasimo ripercuotersi nella sua passera e nel culo … poi allungo le mani verso il comodino , apro il primo cassetto e prendo un grosso vibratore , è 10 centimetri più lungo del mio uccello e 2 più largo … un piccolo mostro , pari solo a quello di alcuni uomini di colore visti sui siti porno , lo struscio fra le sue labbra vaginali facendole prevedere che quella spranga affonderà nella sua passera … lei di istinto allunga la mano e lo tasta come volesse sentirne la misura nel timore di non riuscire ad accoglierlo , ma sa bene che nulla impedirà di averlo dentro di sé anche se sembra così enorme … e così succede … senza alcun problema lo spingo dentro di lei con dolcezza e decisione , è grande ma la sua figa lo è di più … gli piace da morire , penetra lentamente e completamente che è un piacere , lei continua a succhiarmelo con impegno , la maiala gode nel farsi sfondare da quel cazzo equino e continua a succhiare … succhia voracemente …
Dopo averla montata come una giumenta per una quindicina di minuti , le ho sfilato il cazzo da cavallo dalla sua toppa , mi sono girato e mi sono messo davanti alle sue cosce … ho insalivato il buco di culo della troia abbondantemente e ho fatto altrettanto col vibro … poi l’ho appoggiato al foro esercitando una discreta pressione … lei ha le gambe divaricate e le ginocchia sollevate a ponte , nel tenerlo premuto , essendo fatto di gomma , il vibro si ottunde ed aumenta il suo diametro , alla vacca non sembra dispiacere e non si sottrae alla spinta , anzi , ondeggiando leggermente il bacino cerca di accogliere il grosso fallo , vedo che cerca di farselo entrare millimetro dopo millimetro nonostante la misura , la vacca vuole quell’affare dentro di sé , è ansiosa di sentirsi sfondata , il suo ventre riflette il suo respiro … affannoso , incerto e timoroso , il vibratore gli fa un certo effetto ed è combattuta fra dolore e piacere … io credo le faccia più piacere … anche se a volte fa’ la schizzinosa , alla maiala piace farsi rompere il culo … continua a dimenarsi finché il fallo dopo alcuni minuti di spinta entra lentamente a fatica nel suo culo rotto da troia , è uno spettacolo , è grosso da far paura , il suo buco è stirato e gli dà sensazioni di gusto estremo , freme come una foglia al vento , lo gusta appieno nonostante gli provochi un po’ di dolore , si sente come una vacca da bordello e si tiene allargato con le mani le natiche mentre io lo muovo ritmicamente , non capisco bene se soffre o se gode da quanto il suo respiro è affannoso … avrei voluto fare qualche shitto ma il suo improvviso e intenso orgasmo ha mandato all’aria il piano … si rigira contorcendosi tutta e mugolando di piacere come una cagna , stringe le chiappe sul povero vibratore che quasi esplode … io continuo a masturbarle il clitoride e lei gode fino allo sfinimento … poi gli sfilo il vibro , la tiro verso di me e la scopo violentemente in figa fino a venirle dentro facendola godere ancora …che troia !!!.

Serata movimentata

Quel pomeriggio faceva un caldo bestiale. Mi fiondai in un cinema più che altro per usufruire del fresco dell’aria condizionata. Non ricordo nemmeno che tipo di film dessero ma stare così in questa penombra e con il fresco mi ridava un po’ di tono.
Dopo un po’ entrò un uomo, si fermò un attimo per abituare gli occhi all’oscurità e poi venne a sedersi di fianco a me. È una cosa che a me da molto fastidio e poi se, addirittura, c’è la sala vuota mi agito di più.

Passato un po’ di tempo mi sentii sfiorare la coscia in maniera molto leggera, quasi si fosse trattato di qualcosa fatto inavvertitamente. Non ci feci molto caso ma di lì a poco sentii il tocco nuovamente. Ora ero quasi certo che il mio vicino lo stava facendo intenzionalmente.
Il terzo “attacco” fu un po’ più deciso e sentii la mano che, oltre a premere più arditamente, cambiava leggermente facendosi strada per raggiungere l’interno coscia e avvicinarsi sempre più verso il mio basso ventre.

Ero in una fase di attesa, cioè da un lato avrei voluto dirgliene quattro ma dall’altro ero molto incuriosito di sapere dove sarebbe finita la storia. O meglio dove sarebbe finita la mano!
Sentivo la pressione farsi sempre più forte e ormai sentivo il suo pollice sfiorare il rigonfiamento sotto il quale si celava il mio tesorino.
Ormai pieno di coraggio portò le sue mani ai miei pantaloni, abbassò la cerniera, sciolse la cintura e sbottonò quello che ormai era rimasto l’ultimo impedimento.

La sua destra si infilò leggera sotto i miei slip per poi riemergere stringendo il trofeo della sua vittoria.
Cominciò a masturbarmi, dapprima molto molto lentamente e poi sempre più freneticamente. Io cercai di resistere ma dopo un poco di tempo sentii gli schizzi di sborra uscire violentemente per finire chissà dove nel buio. Il piacere mi aveva imbambolato, non avevo provato un godimento così intenso come era successo qualche attimo prima.
“Andiamo” disse, “ho la macchina qui all’angolo, raggiungimi che andiamo a casa mia!”.

Detto ciò si alzò e andò verso l’uscita. Io stetti ancora lì un po’, mi sentivo piacevolmente svuotato.
Mi alzai e raggiunsi la biglietteria. Francamente non avevo alcuna voglia di andare con quel tipo. Vedendo che vi era una doppia uscita presi quella opposta a quella che mi aveva indicato l’amico e uscii nel crepuscolo che stava scendendo.
Fatti pochi metri mi sentii chiamare. Mi girai e vidi poco distante l’amico di prima che con un’aria un poco intimidatoria mi indicava la macchina.

“Come” dissi “non dovevi essere sull’angolo vicino all’altra uscita?”.
“Sì” disse “ma ho immaginato che saresti stato scorretto e avresti tentato di svignartela…”.
“No” dissi goffamente “ho sbagliato uscita, ecco tutto. ”.
“Bene allora visto che ci siamo riuniti andiamo. ”.
Arrivammo a casa sua, una villetta piuttosto isolata dal resto del rione. Mi fece scendere e mi fece strada fino all’interno della sua casa. Mi offri qualcosa da bere e poi si offrì di farmi vedere la casa.

Dopo aver visto tutto scendemmo verso quelle che pensai erano le cantine. Passammo una porta, il buio mi impediva di vedere alcunché.
Accese la luce e appena ebbi la possibilità di vedere mi resi conto di che posto fosse. Alle pareti erano appese fruste e frustini di ogni tipo, manette e corde. Al centro vi era un gran tavolaccio in legno con, ai quattro angoli, gli appositi strumenti per bloccare chiunque vi fosse stato adagiato.

“Si è fatto tardi” dissi “è ora che io vada, magari ci si vede una di queste sere. ”.
“Mi spiace, ma sei stato cattivo e devi essere punito. Lo sai bene pure tu!”.
“Io non ho fatto nulla” dissi.
“Beh! Ti sei lasciato fare una sega e poi, quando avresti dovuto ripagare il favore hai tentato di sottrarti. ”.
“Ma a me non piacciono gli uomini. ”.
“Quando hai goduto però ti piaceva.

Ora dovrai soddisfare me. ”.
“Che vuoi che faccia?”.
“Per prima cosa devi spogliarti completamente nudo. ”.
Aderii alla cosa piuttosto malvolentieri. “E ora?”.
“Ora devi metterti in ginocchio, ho una gran voglia di farmi spompinare da te. ”.
“Ma neanche per sogno!”.
Mi si avvicinò e all’improvviso avvertii un forte bruciore sulla natica, la prima sculacciata era partita. Preso di sorpresa non riuscii a contrastare la seconda mossa: si era seduto su una sedia e mi aveva attirato giù sulle sue ginocchia cominciando a sculacciarmi di santa ragione.

Sentivo le mie chiappe in fiamme mentre lui mi spiegava tutto ciò che avrei dovuto fare.
Fu interrotto dallo squillo del cellulare. “Resta qui, brutta troia! Non ho ancora finito con le tue chiappe. ”.
Rispose al telefono mentre io mi massaggiavo le natiche in fiamme. “Ciao Q. , non posso venire questa sera ho per le mani un bel porco a cui sto insegnando ad essere corretto e da cui voglio trarre il massimo del mio piacere.

”. Stette in attesa di udire ciò che diceva il suo amico e poi aggiunse: “Perché non vieni tu a casa mia, ce la godiamo assieme questa troia. Magari strada facendo passa a prendere J. , ha un cazzo talmente considerevole che glielo farà arrivare fino allo stomaco a questa bagascia. ”.
Ricevuta conferma dal suo interlocutore chiuse la conversazione e ritornò verso di me riprendendo a sculacciarmi meno violentemente di prima ma con metodo e continuativamente.

Avevo la sensazione che volesse mantenere il mio culo caldo e scarlatto. Smise quando suonarono alla porta e lui dovette andare ad aprire.
Tempo di andare e ritornare entrarono tre uomini. I due che non conoscevo si fregarono le mani vedendomi. “Ma che bravo sei stato lo hai tenuto in caldo per noi?”.
“Certamente, ma nel frattempo si è un po’ raffreddato, io direi di riscaldarlo un altro po’. ”.
Si spogliarono completamente nudi e io riconobbi, anche se non lo conoscevo affatto, J.

Aveva un cazzo che già da moscio era enorme. “Quando vedo un bel culo arrossato mi prende l’eccitazione!”.
“Tranquillo, tu Q. dammi una mano che mettiamo questa baldracca sul tavolaccio. ”.
I due mi sollevarono e mi misero sul tavolaccio a pancia in giù. “Io ora mi metterò a cavalcioni della schiena di questa zoccola e mentre continuo a sculacciare le sue natiche tu Q. mi farai una sega che anch’io ho voglia di essere soddisfatto.

J. ha dotazione adatta e sa come la deve usare. ”.
Sentivo le palle dell’amico strusciare sulla mia schiena prima che, assieme al cazzo, fossero abbrancate dalle abili mani di Q. Riprese la raffica di schiaffi ai miei poveri glutei che non potevo vedere ma che immaginavo ormai paonazzi.
Mentre pensavo al mio culo sentii un paio di mani forti afferrarmi la testa. Era J. che mi stava mettendo in posizione per potermi ficcare in bocca il suo enorme arnese.

“Tranquillo” disse “prima te lo sbatto in bocca spingendotelo fino alle palle e poi, dopo avertela scopata per benino, ti nutro copiosamente. Fai conto di venire allattato da un’enorme capezzolo! Un bel biberon stracolmo di caldo succo tonificante!!! Ah, ah, ah. ”.
Vedevo questo enorme fallo danzare ancora non del tutto duro davanti alla mia faccia. Prima di avvicinarlo alla mia bocca J. se lo prese in mano e usandolo a mo’ di manganello cominciò a colpirmi sulle gote, sulle labbra, sul naso e un po’ dove gli capitava.

Mi fece penetrare due dita in bocca in modo da aprirmela al massimo per poi imboccarmi con il suo grosso poppatoio.
Gli altri due intanto continuavano ad eccitarsi sempre di più: uno segando l’altro e l’altro prendendo a schiaffi il mio povero culetto.
Sentivo il cazzo di J. in gola e vedevo danzare le sue palle davanti agli occhi. Ad ogni colpo di fianchi cercava di entrare sempre più a fondo nella mia bocca.

Era sempre più irruente e avvertivo molto distintamente il suo indurimento dentro la mia bocca. Ad un tratto, fu veramente cosa di un millesimo di secondo, percepii che stava godendo e mi ritrovai con gola e bocca stracolma del caldo sperma di J.
Se possibile cercò di ficcare ancora più a fondo il suo uccello e tenendomi fermo in questa posizione, in maniera che lo sperma, anziché essere sputato scivolasse all’interno della mia gola.

“ Te l’ho detto che volevo sfamarti in notevole quantità. Se ingoi tutto fino all’ultima goccia ti faccio un regalo”.
Anche se avessi voluto non avrei potuto fare diversamente. Trangugiai tutto lo sperma che avevo ancora in bocca. Lui uscì piano piano dalla mia bocca. “E ora il tuo premio, te lo sei proprio meritato!!!”.
Sentii qualcosa di caldo sulla schiena, lo sculacciatore aveva goduto su di me. “Ora però ci diamo il cambio però!”.

Stava dicendo Q. Si dettero il cambio.
J. intanto si era girato e dopo essersi preso i glutei con le mani si avvicinò retrocedendo, li allargò il più possibile e mi si porse dicendo “Baldracca devi leccarmelo parecchio e bene perché è una cosa che mi piace assai. ”.
Sentii un nuovo calore alla schiena che mi fece capire che anche Q. aveva sborrato. Scese dalla mia schiena e tutti e due si avvicinarono a J.

“Guarda come lecca bene il porco. ”. E si misero a ridere a crepapelle.
Riuniti tutti e tre mi presero e mi girarono “ Caspita guarda lì come gli è venuto duro”.
“Gli ho fatto un segone al cinema che non avete idea. ”.
“Mi è venuta un’idea! Datemi una mano!”.
Mi presero e mi legarono sul tavolaccio a gambe e braccia aperte, mi bloccarono con una cinghia alla vita e con altre cinghie alle cosce.

Poi uno estrasse da un comodino un flacone di liquido. Io non capivo ciò che stava succedendo ma loro si erano capiti perché tutti e tre ridacchiavano.
Scoprii che il flacone conteneva olio. Uno me ne verso un poco sul glande e cominciò a massaggiarmelo col palmo della mano. Gli altri due mi si misero a fianco e presero a divertirsi con i miei capezzoli.
Io mi eccitavo sempre di più ma quel depravato che mi stava frizionando il glande svolgeva in modo tremendamente lento la sua incombenza.

Avevo un cazzo talmente duro che quasi scoppiava ed era diventato quasi di colore violaceo. “Banda di debosciati smettetela e fatemi sborrare. ”
“J. vedi di farlo star zitto che ci sta annoiando. ”. L’uomo non se lo fece ripetere due volte salì sopra di me e di nuovo mi infilò in bocca il cazzo enorme, che nel frattempo gli era tornato in tiro dopo essersi a profusione sollazzato a torcere, titillare, mordicchiare i miei capezzoli.

Questo atto ebbe la capacità di eccitarmi ancora di più e schizzai fuori quello che a me sembravano ettolitri di sborra.
Quel depravato lascivo invece di fermarsi continuò a manovrare con ostinazione il mio cazzo e la cosa mi diventava sempre più fastidiosa.
“Sublime” disse J. “continua, continua a segarlo in questa maniera che quando sussulta la puttana succhia meglio. ”.
Dopo avermi riempito di carne mi riempì di nuovo di sperma che dovetti di nuovo ingoiare.

Poco dopo ebbi una nuova eiaculazione.

Jotaro, il mio amore giapponese – Capitolo 7

Capitolo Sette: “1981”

Era il gennaio. 1981. Eravamo insieme di nuovo ed eravamo felici.
Ritornammo a scuola dopo la fine delle vacanze natalizie e ritornammo ai libri di scuola. Avevamo deciso di dedicarci insieme al campo dei computer.
Riuscimmo a stare insieme più spesso che potevamo e godevamo della nostra vicinanza. Qualche volta riuscivamo a fare l’amore, qualche volta no. Non era importante il farlo, lo era lo stare vicini.

Continuammo ad aiutarci l’un l’altro nei compiti in classe ed i miei voti migliorarono. I miei genitori ne erano felici e sembrava pensassero che la mia amicizia con Jotaro fosse una cosa positiva per me. Se avessero saputo davvero che eravamo innamorati, non mi avrebbero permesso di frequentarlo. Oggi mi chiedo se non avessero mai saputo di noi.

Alcuni eventi notevoli si verificarono nel 1981. Una delle mie sorelle stava con un ragazzo che mi piaceva molto.

Io pensavo che fosse così carino! Annunciarono che si sarebbero sposati in estate. La mia famiglia era contenta della notizia ed anch’io lo ero. Voleva dire che avrei avuto una camera tutta per me fra non molto e questo voleva dire più privacy con Jotaro. Fino a quel momento avevo condiviso una stanza con il mio fratello minore, Roby, che era una vera rottura, non lasciava mai che io e Jotaro stessimo un po’ da soli quando lui veniva da noi.

Io non avevo mai privacy quando volevo stare da solo e farmi una sega sognando Jotaro.
Vivere con Roby era estremamente stressante. La mia famiglia era costantemente sull’orlo della crisi e mia mamma era quella più colpita. Il fatto che stesse per tornare a casa dal collegio per l’estate non la rendeva affatto felice. Quando i miei parenti, che stavano dall’altra parte del paese, appresero la notizia del matrimonio, furono molto contenti. Conoscevano la situazione con Roby, ed uno dei miei zii, un orso di uomo, si offrì di venire da noi, dopo che la scuola fosse finita, per aiutare.

Quello che realmente voleva era che Roby si prendesse le sue responsabilità e mamma non dovesse preoccuparsi di lui mentre noi facevamo quadrare le cose per il matrimonio. Mamma sembrò molto felice quando chiuse la comunicazione con lo zio.

Nei mesi che portarono al matrimonio la mamma fu molto occupata dalle infinite cose necessarie. Naturalmente Roby continuava a fare lo stronzo mettendosi nei guai più che mai nei fine settimana. Una semplice visita alla biblioteca divenne una situazione preoccupante, Roby aveva aperto una macchina e preso dei soldi dal cruscotto.

Ricordo che mio papà era furioso. Dopo che lui e Roby ebbero discusso, mio fratello riuscì a sedersi per un paio di giorni. Jotaro capì che ero stressato e fece di tutto per essermi d’aiuto.

Scuola e lavoro in casa mi tennero occupato, ma non troppo da evitare di incontrare Jotaro. La sua famiglia era sempre contenta di vedermi ed io mi sentivo sempre il benvenuto in quella casa. Era anche un rifugio per me, dove potevo scappare quando a casa le cose peggioravano.

C’era molto stress e mi dispiaceva per i miei genitori che dovevano sopportare le cazzate che Roby combinava a scuola. Io facevo quello che potevo per cercare di ridurre la tensione anche se loro non riconoscevano i miei sforzi, di solito lo facevano più tardi.
“Ti senti bene?” Mi chiese Jotaro un pomeriggio di maggio dopo avermi fatto un massaggio intenso.
“Decisamente!” Sospirai: “Dovresti farlo ai miei genitori. ”
“Questa è un’idea, ma non potrei spingermi così in là come faccio con te, amore.

Comunque sono sicuro che l’apprezzerebbero. Ti mostrerò come massaggiare il collo e trovare sulle spalle le aree giuste per rilassarli. ”
Quella notte mi insegnò ed io lo feci a mio papà. Lo rilassai tanto che riuscì a dormire davvero per la prima volta dopo secoli. Gli piacque e quindi lo feci alla mamma. Non dovettero chiederlo una seconda volta, lo facevo automaticamente quando loro erano sulle loro sedie favorite a guardare la tv.

So che li aiutai moltissimo.

Il sesso tra me e Jotaro rallentò per un po’, lui sapeva perché e non si preoccupava. Le poche volte che lo facevamo era come essere in paradiso. Amavo baciarlo e toccarlo, lui amava stringermi e leccare ogni parte di me. Io amavo succhiargli i capezzoli, i rilievi così duri ed eretti, lui amava leccarmi e succhiarmi le palle. Amavamo il 69 e succhiare il cazzo duro dell’altro.

Lui diventava molto focoso mentre mi inculava, io amavo sentire il suo cazzo rigido muoversi dentro di me. Anch’io diventavo focoso con l’uccello profondamente dentro di lui. Era una profonda, gioiosa comunione che ambedue amavamo condividere. Ci faceva sentire bene essere uno con l’altro. Feci tesoro di quei momenti ed ancora ne faccio.

“Come ti va, amore?” Bisbigliò Jotaro nel buio della sua stanza.
“Questa notte è meravigliosa, essere qui da solo con te ed essere amato da te.

” Bisbigliai.
Sentii le sue labbra premere sul lato del mio collo, spedendo brividi su e giù lungo la mia spina dorsale.
“Tu mi fai sentire completamente innamorato. ” Lui bisbigliò, le sue dita solleticarono sotto le mie palle.
“Oh, baby, che…. che bello!” Mi lamentai.
Rotolammo insieme, le nostre labbra si incontrarono e danzarono insieme. Sentii il tocco della sua lingua nella mia bocca e le sensazioni erano meravigliose.

Dimenticai chi ero e mi sentii fuso in lui. Era come se fossimo diventati una cosa unica, il nostro amore ci portava in quel luogo e tempo, un luogo dove il tempo si fermava perché gli innamorati godessero dell’altro. (Non posso fare a meno di piangere un po’ alle emozioni che sto sentendo. ) Jotaro sapeva, capiva quello che sentivo e lo stava anche sperimentando. Non importava quante volte facevamo l’amore, ogni volta che lo facevamo era come la prima volta.

Mio zio Gianni arrivò la seconda settimana di giugno. Io l’avevo incontrato solo una volta ed ero estremamente felice di vederlo; anche lui lo era. Quando Roby capì quello che stava su succedendo, si sextenò. Ma finì molto presto, ricordo che ebbe una discussione con lo zio e Roby filò dritto per il resto dell’estate. Quando lo zio Gianni incontrò Jotaro, capì immediatamente che noi due eravamo innamorati. Avevamo paura che lo raccontasse.

Lui ci disse più tardi che aveva degli amici gay.
Lo zio era etero e non approvava, ma rispettava la nostra decisione di stare insieme. Approvò Jotaro e questo mi fece felice. Se fosse stato un altro tipo di ragazzo, penso che mi avrebbe detto di lasciar perdere rapidamente. Non avevo idea di cosa avesse visto in Jotaro, ma apparentemente gli piaceva molto e ne ero contento.

Fummo davvero occupati dopo l’arrivo di zio Gianni.

Tra lui, io, Roby e Jotaro (lui ci aiutava quando poteva), e la casa, il giardino ed il cortile tornarono rapidamente in forma. Jotaro ed io riuscimmo a fare qualche sveltina qua e là, io che gli succhiavo il cazzo nel capanno degli attrezzi, lui che succhiava il mio nel camper, io che gli davo il sedere in bagno e lui che me lo dava in camera da letto. Quelli erano momenti eccitanti, la possibilità di essere sorpresi era alta, ma era quello che rendeva la cosa più eccitante.

C’è da chiedersi come mai non fummo scoperti.
La settimana del matrimonio arrivò il resto dei parenti. Io ero felice di vederli e presentai loro Jotaro. Mio nonno Enrico (il padre di mio papà), ci prese da parte e ci diede la sua approvazione. Anche zio Luciano indovinò, ma tenne per sé i suoi pensieri.
La casa stava diventando piuttosto piena, così Jotaro offrì di farmi stare da lui in modo che gli altri potessero usare la camera da letto che mio fratello ed io dividevamo.

Era già stato deciso che alcuni di loro sarebbero stati in albergo.
Io avevo una sensazione molto forte dentro di me che qualche cosa stava per accadere a Jotaro e me. Sentivo qualche cosa profondamente dentro di me e finalmente mi resi conto di cosa era. Era il bisogno ed il desiderio di rendere speciale il legame tra di noi. Andai a cercare e trovai un anello d’oro, naturalmente solo uno, nulla di veramente elegante, e lo comprai.

Vi feci mettere le nostre iniziali. Lo tenni in tasca la mattina del matrimonio. Dovevamo andare in chiesa per le ultime cose tre ore prima. Dopo aver finito ci mettemmo ad ammirare la facciata della chiesa. I raggi del sole mattutino attraverso i vetri colorati creavano un effetto arcobaleno. Allora feci la mia mossa.
“Jotaro, ti devo chiedere una cosa. ” Dissi nervosamente.
“Cosa, amore?” Chiese.
Presi la sua mano e lo condussi sui gradini guardandomi intorno per vedere se c’era qualcuno.

Presi l’anello dalla tasca.
“Jotaro, io ti amo tanto. Tu sei tutto per me. Tu mi completi. Tu mi hai fatto felice. Tu mi hai insegnato tanto. Vuoi essere…mio?” Bisbigliai mentre facevo scivolare l’anello sul suo dito.
Lui mi guardò con le lacrime agli occhi: “Sì. ”
E anche lui fece scivolare un anello sul mio dito: “Io prometto di amarti ed occuparmi di te per sempre. ”
Ci baciammo, il tempo si arrestò e diventammo una cosa sola.

Il resto della giornata passò rapidamente. Ad essere sinceri non ricordo bene quello che successe dopo, ma fu grande. Tutto andò per il meglio. Quello era decisamente un giorno speciale per noi. Rimasi da Jotaro quella notte. Facemmo l’amore nella maniera più bella ed appassionata di quanto l’avessimo mai fatto. Eravamo così felici, non penso che avremmo mai potuto sentire qualche cosa del genere. Lo dicemmo ai suoi genitori e loro ci offrirono una bottiglia di champange per celebrare.

Sapevamo che io non potevo dirlo ai miei genitori per paura di quello che poteva accadere, ma vorrei e spero che un giorno loro capiranno. Io non avevo mai immaginato che essere innamorato potesse essere così magnifico, così grande, ma lo è. Non c’è niente di più grande. Eravamo la coppia più felice del mondo. Pensavamo che nulla avrebbe mai potuto farci smettere di stare insieme. La vita andava alla grande per noi.

Conclusione

Avevo deciso di terminare qui la nostra storia.

Ci amammo sia nei tempi duri che nei tempi buoni. La mia vita cambiò notevolmente dopo di ciò. La mia famiglia scoprì di noi e quello che videro in noi, li cambiò. La nostra relazione cambiò molte cose in tutte e due le famiglie.

Poi Jotaro scoprì che dopo il suo ventesimo compleanno sarebbero tornati in Giappone. Passammo insieme ogni momento possibile. Sapere che dopo due anni ci saremmo separati ci provocò molto dolore.

Non c’era nulla che potevamo fare.
Facemmo tesoro di ogni momento possibile. La notte dell’annuncio non facemmo nulla se non tenerci stretti l’uno all’altro sperando che fosse un cattivo sogno. Non lo era ed il suo ventesimo compleanno giunse troppo presto.
L’ultima notte facemmo l’amore nel modo più appassionato e completo. Lui mi tenne a lungo dentro di sé dopo che ero venuto ed io lo tenni in me a lungo dopo che mi ebbe penetrato.

Non avrei mai pensato che potesse esserci tanta tristezza come quando se ne andò.

La tragedia colpì la sua famiglia un anno dopo il loro ritorno. Tutti, eccetto Jotaro rimasero uccisi in un incidente stradale. Noi ci tenemmo in contatto ed io avrei voluto essere là per dargli il mio appoggio. Mi chiamò e passammo quattro ore al telefono. Continuammo a scambiarci lettere fino a ventisei anni.
I nostri compleanni erano nello stesso giorno.

Quel giorno lui era andato nella fabbrica dove lavorava come direttore della produzione. Un dannato incidente prese la sua vita quel giorno.
Nello stesso momento ebbi una visione di lui che entrava nella mia stanza e si sedeva sul mio letto. Lo riconobbi e parlammo. Lui mi baciò e mi disse che sarei stato di nuovo felice. Si girò e se ne andò attraverso il muro. Allora compresi che gli era successo qualche cosa.

Un settimana più tardi due giapponesi bussarono alla mia porta. Mi diedero una shitola. Dentro c’era un chimono di cotone nero. Mi dissero quello che era accaduto. Piansi per ore. Fui inconsolabile per mesi.

Ci sono dei momenti in cui mi sento triste o depresso, allora sento le sue braccia intorno a me e lui che mi parla a bassa voce: “Sono qui, Davide. Voglio sempre essere qui.

Io ti amerò sempre anche se ho dovuto andarmene. Io ti amerò, per come ci siamo amati e perché io ti ho amato tanto. Il mio essere è profondamente dentro di te e nulla potrà rimuoverlo. ”

Si dice che se si ama qualcuno profondamente e l’amato muore, il suo spirito rimane con te per il resto della tua vita. Io ci credo con tutto il mio cuore, perché è accaduto a me ed è verissimo.

Non c’è nessun potere più grande in questo universo dell’amore.

Lui avrebbe voluto che andassi in Giappone per presentarmi ai suoi parenti. Un giorno o l’altro ci andrò per trovare anche la sua tomba e piangere. Poi andrò a visitare i luoghi che avevamo progettato di vedere insieme. So che lui ne sarà felice.

Una chiusura triste, ma la vita riserva gioie e dolori, l’importante è godere delle gioie ed utilizzarle per superare i dolori.

Se vi è piaciuto il racconto fatemelo sapere, come sempre i vostri commenti sono molto importanti per me.

I MIEI NIPOTI -seconda parte

Con Maddy che mi succhia il cazzo e jacopo che mi lecca il buco del culo mi sento lo zio più fortunato del mondo!!! E più mi sentono godere e gemere più i due diavoletti ci danno sotto, e devo dire che hanno i geni di famiglia. Si perché nella mia numerosa famiglia tra troie, puttanieri, gay, e pure pedofili si potrebbe riempire un albero genealogico. ” Cazzo Jacopo, come fai a dire che tua sorella spompina male? È bravissima! Sei bravissima Maddy ” accarezzandole la testa.

” Piuttisto tu che fai tanto il gradasso, devi ancora imparare come si prepara con la lingua un buco del culo per essere scopato. Sei fortunato che allo zio non serve una grande preparazione. Lo senti come è già bello rilassato il mio buco ?” Rivolgendomi a mio nipote. Lui fa cenno di si con la testa senza staccare la lingua dal mio orefizio peloso. ” Hai ancora il tuo bellissimo uccello da 10 e lode in tiro?” Gli chiedo.

E mi risponde la sorella buttando uno sguardo al cazzo del fratello ” Si zio, ha la tega dura come il marmo!!!”. Allora rivolgendomi a lei ” Tesoro, ti dispiace riposarti un po’ finché la zia si fa spaccare il culo dal porco di tuo fratello?” E lei alzandosi in piedi , va a prendere la sedia dove era legata e la posiziona proprio davanti a me. Si siede, a gambe unite, e dice ” Appoggiati pure a me zio, così ti metti col culo a pecora e stai più comodo.

E tu idiota, vedi di scopartelo bene, con forza, da uomo che sei. Lo zio se lo merita dopo tutto quello che ha fatto per noi in questi anni!!!” Sembrava timida, invece è lei quella tosta!!!! Mi appoggio con la testa sulle gambe di mia nipote e mi metto in posizione. Sento Jacopo che cerca tra il pelo il mio buco umido e ci appoggia la cappella. ” Zio, colpo secco o delicato?” Chiede.

Guardo la Maddy senza dire parola. Lei capisce al volo. ” Secondo te????? ” dice al fratello. E con un unica botta mi penetra fino in fondo, fino alle palle. Affondo la faccia tra le vellutate cosce di mia nipote che avverte il mio dolore. Mi accarezza i capelli e sussurra” Questo è solo l’inizio ,zio!!!!”. Mai parole furono così profetiche. Jacopo , il mio Jacopo a cui facevo ripetizioni di latino e greco, inizia a scoparmi.

Diciamo che più che scopare, il suo modus operandi è più simile a quello di uno stupro. Ad ogni colpo subito ,affondo sempre più tra le cosce di Maddy , soffocando i miei gemiti di dolore e piacere. ” Ti piace zio ?” Mi chiede lei e il mio si vibra tra le sue perfette e morbide gambe che attutiscono ogni colpo profondo del fratello. ” Com’è quella frase che ci citavi sempre in latino?… aspetta, ah si!! ALEA IACTA EST !! Vero zio? “.

Bastarda troia secchiona!!! Hai ragione!! Percepisco uno scambio di cenni tra i due. Hanno qualcosa in mente!! Infatti Jacopo esce dal mio corpo, mi sputa dentro il buco ormai dilatato e entra solo con la punta della cappella. Inizia a schiaffeggiarmi le chiappe. Sempre più forte, sempre con più potenza. ” Ti ricordi zio che una volta, avevo dieci anni, avevo rubato dei soldi dal tuo cassetto e tu te ne accorgesti e mi hai sculacciato facendomi piangere?” Sono sincero, non lo ricordo, ma gli rispondo di sì.

” Ecco, questa è la mia vendetta!!!!” E va avanti a sculacciarmi quasi fino a farmi piangere. Porco vendicativo, così tratti la zia? Troppo preso dal bruciore infertomi da ogni singola sberla , non mi rendo conto che la Maddy, afferrando le mie mani , con una capacità e una velocità degna del grande mago Houdini , mi ammanetta un polso allo schienale della sedia. E subito dopo, quasi nello stesso istante lui fa lo stesso con l’altro mio polso.

Sono praticamente ammanettato alla sedia con mia nipote seduta sotto di me. ” Che diavolo significa questo? ” riemergendo dalle calde cosce di Maddalena, che divarica le gambe mostrandomi la figa. Come un tendone di un teatro che si apre e al centro del palco vedi una figura quasi aliena , che sembra morta dal fetore che emana. E invece è viva , respira, suda, viscida e spaventosa. Penso tra me e me , non vorranno mica che…???? Non faccio in tempo a formulare il terribile pensiero, che Jacopo mi penetra con tutta la forza che ha spingendomi con il suo bacino in avanti , in modo che io, privo di equilibrio e appoggio non posso evitare di affondare con la faccia nella vulva di Maddalena, che subito richiude le gambe bloccando la mia testa tra le sue cosce, e lui alzando una gamba, si appoggia con il piede sulla mia nuca obbligandomi a rimanere con la testa bloccata.

Non respiro. Inizio a sudare. E lui ricomincia a trombarmi. Apro la bocca e mi ritrovo il clitoride di Maddy a portata di lingua. Provo a liberarmi da quella morsa mortale, ma Jacopo spinge col piede ancora più forte. Mi hanno fregato. Eccome se mi hanno fregato!!!! Piccoli, cari, dolci nipoti. ” Zio, se vuoi che ti lasciamo andare ci devi far godere di bocca e di culo,ok?” Ordina Jacopo con voce dura e ferma.

Ecco il momento in cui torna inesorabile e accusatorio nella mia mente quel pensiero: ma chi cazzo me l’ha fatto fare di mettermi in questo casino? Non potevo starmene a casa mia stasera? E come tutte le volte, mi abbandono al destino, e visto che ormai ci sono, divertiamoci. E così faccio. Lecco la figa a mia nipote che gode come una pazza, e io di conseguenza godo come una pazza a farmi trombare dall’altro nipote!!!! Vedendo che la cosa era di gradimento a tutti e tre, ci rilassiamo e ci facciamo sopraffare dal piacere.

Un piacere intenso e stranamente coinvolgente che per il resto dell’amplesso ci fa diventare una cosa unica, tre corpi e menti fuse assieme. Non a caso nello stesso momento Maddy ha il suo orgasmo , uno tsunami che mi inonda la faccia, la barba. Jacopo sborra dentro di me, e mi riempie il culo di sperma caldo e denso. Io vengo insieme a loro senza il bisogno di una sega, di niente. Solo grazie al piacere mentale.

Ognuno riempie la mansarda con le proprie urla e gemiti. Con i propri odori corporei. Con i propri sudori. E per ultimo con i propri respiri pesanti ma liberatori. Restiamo ognuno appoggiato all’altro senza parlare per un po’. Forse si aspettano che sia io a parlare per primo. Penso a cosa dire. Non voglio fare romanzine, è stato bellissimo. Non voglio nemmeno lamentarmi del trattamento subito, è stato bellissimo. Non voglio nemmeno stare zitto, vestirmi e andare via senza dire una parola, ripeto : è stato bellissimo!!!!! Allora senza muovermi, rimanendo ancora schiacciato tra i loro giovani corpi dico con quel tono scherzoso che da sempre mi caratterizza” Quando tornano i vostri genitori????”.

FINE.

Padrone II

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Quella mattina era più sorridente del solito. Le sembrava che andare al lavoro avesse un motivo in più, non che prima ci andasse senza voglia, era sempre stata una ragazza diligente, sempre fatto tutto quello che le si chiedeva di fare ma la storia del gioco le sembrava che aggiungesse qualcosa alla giornata, delle sfide imprevedibili che cominciavano a stuzzicare la sua immaginazione.
Arrivata alla sua postazione era tutto come lo aveva lasciato lei, tranne per il fatto che non c’era più la matita spezzata.

Che siano state le signore delle pulizie? Possibile. Questo la rattristò come se dopo il suo impegno e sapendo di aver fatto tutto a dovere non avesse superato la prova, ma forse c’era ancora qualche speranza. Andò al cassetto dove aveva trovato l’ultimo biglietto sperando ce ne fosse un altro per continuare il gioco, lo aprì ed invece del biglietto trovò un piccolo piatto bianco in ceramica sopra al quale era disposta una salvietta in lino grezzo al centro della quale c’era un piccolo bottoncino di colore scuro.

Guardò più attentamente, era una caramella tra il blu ed il viola. Timorosamente allungò la mano per afferrarla, era morbida, l’avvicinò al viso e ne sentì il profumo intenso di mirtilli. Macchinalmente mise la caramella in bocca, al contatto con la lingua si sprigionò tutto il sapore, i suoi pensieri rimasero sospesi per qualche istante e quando ripresero, tornarono ad un’estate della sua adolescenza, ricordava bene il caldo ed il mare, la caricatura della rana sul pacchetto di quelle caramelle e la prima volta che gustò il loro sapore, così diverso da tutte le altre caramelle, erano subito diventate le sue preferite.

Anni dopo aveva provato a cercarle nei negozi ma nessuno ne aveva ed aveva finito per pensare che non venissero più prodotte e smise di cercarle. Invece ora ne stava mangiano una. Come poteva essere possibile? La provenienza era quasi scontata, lo stile di presentazione poteva essere solo di chi le lasciava i biglietti, ma come faceva a sapere di quelle caramelle?
Con aria sognante, seduta sulla sedia, rispose con un sorriso all’arrivo di Claudia, aspettò che la caramella svanisse del tutto nella sua bocca prima di iniziare a lavorare ma per tutto il giorno l’accompagnò il ricordo di quell’estate così spensierata.

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Se fosse possibile il ticchettio dei suoi tacchi nell’atrio dell’ufficio sembrava un suono gioioso. La settimana precedente si era conclusa con un sapore familiare, inaspettato e soprattutto che considerava suo personale. Chi aveva cominciato quel gioco o la conosceva molto a fondo tanto da venire a conoscenza dei suoi gusti da adolescente oppure per un caso fortuito aveva usato proprio la marca giusta.
Con questi pensieri, senza quasi accorgersene, arrivò al suo angolino.

Tutto in ordine, come sempre, ma ormai la sua routine era cambiata. La prima cosa fu andare al solito cassetto, un respiro profondo prima di aprirlo e per cercare di fare la cernita tra tutti gli obbiettivi che durante il fine settimana aveva pensato che sarebbero stati i probabili da trovare in ufficio il lunedì e poi con un gesto deciso ma lento aprì il cassetto. C’era una shitola di cartone laccato rosso e sopra di essa un bigliettino piegato in due.

Non aveva mai pensato che ci sarebbe stato qualcos’altro oltre al biglietto, con attenzione sollevò la shitola con ancora il bigliettino sopra, la poggiò sulla scrivania e si sedette per ammirare ancora e cercare di capire dall’esterno cosa potesse essere. Preso il biglietto tra le mani scoprì la scritta Gai Mattiolo sul shitola. Quel nome le era familiare ma non afferrando subito un collegamento diresse le sue attenzioni al biglietto. Dispiegandolo trovò la scritta

Indossalo.

Padrone

Incuriosita, sollevò il coperchio della shitola ed arrotolata al suo interno c’era una stoffa disegnata, sfiorandola con le dita le sembrò seta tanto era soffice e liscia. Non aveva mai avuto una cosa del genere, aveva quasi paura a toccarla. Con cura la tirò fuori e lasciando che si sciogliesse da sé vide che era un magnifico foulard, decisamente costoso ma che non corrispondeva al suo stile. Dopotutto, forse, questo “Padrone” non la conosceva poi molto.

Ma più guardava quella stoffa delicata e più le veniva voglia di sentirla sulla pelle. Con un gesto lento la fece scivolare intorno al collo, era soffice e leggera, più di quello che si aspettava dalla seta. La sensazione di avere la pelle protetta ma senza sentire il peso o l’impedimento di ciò che la proteggeva era unico, le piaceva.
“Ti sta d’incanto…”
Fu l’espressione di Claudia quando la vide
“… Grazie…”
le rispose Rossana un poco imbarazzata mentre accarezzava il regalo intorno al suo collo.

Le piaceva la sensazione di accarezzare qualcosa di così liscio, sui polpastrelli percepiva come una leggera scossa mentre scivolavano senza impedimento.
Andò in bagno per guardarsi allo specchio, era meraviglioso, non si aspettava che le stesse così bene. Guardò la sua immagine sorridente al di là del vetro e convinta nel tenerlo al collo tornò alla sua postazione.
Rimase raggiante tutta la giornata. Di tanto in tanto con una mano andava a sfiorare quella stoffa leggera per assicurarsi che fosse ancora al suo posto e per avere quella sensazione al tatto così nuova.

Prima di uscire si sentì in obbligo di ringraziare lo sconosciuto, prese un post-it e con la sua grafia veloce scrisse:

Ti ringrazio per il prezioso regalo.
Chi sei?
R.

Sghignazzante come un’adolescente alla prima cotta prese la borsa e tornò a casa.

La mattina seguente, ancora tutta eccitata per il regalo e per avere finalmente la possibilità di conoscere l’identità di chi le aveva cambiato gli ultimi giorni, quasi volò per i corridoi con il suo nuovo foulard al collo.

Andò dritta al solito cassetto, un foglietto piegato in due le aprì la bocca in un sorriso enorme. Era fatta, finalmente avrebbe scoperto chi fosse.

Sei ancora una cucciola e per questa volta ti perdono.
Non parlare se non ti viene ordinato.
Padrone

Cadde sulla sedia completamente abbattuta per quel rimprovero. Le era parso che con il regalo quell’assurdità del “Padrone” ed i toni autoritari erano solo uno scherzo di chi non aveva il coraggio di parlare viso a viso e che si fosse inventato quella sorta di gioco per rompere il ghiaccio.

Nessuno fa un regalo del genere a chi tratta in quel modo e poi cosa aveva mai fatto lei di così grave?! Aveva ringraziato. Aveva chiesto chi fosse, era forse un peccato mortale? Con una lacrima trattenuta a stento nell’angolo dell’occhio si decise che quel foulard lo avrebbe tenuto come risarcimento per tutto quello che le stava facendo passare lo sconosciuto.
Le fu difficile concentrarsi sul lavoro per tutto il giorno.

Alina

<<E vieni…>> dice con un lento sorriso, il mio cervello anestetizzato recepisce piacere in tutto il corpo, la cappella è ben stretta tra alluce e indice del suo piede destro, mi munge così in un olio di noci commestibile…
Il mio cazzo freme e raggiunge l’orgasmo, schizzando a ripetizione al tocco fresco e duro del suo piede, il mio sistema nervoso si spegne per qualche secondo, il mio corpo si svuota in una libidine segreta.

Al mio risveglio un suo piede gioca ancora con il mio pene convalescente, l’altro è imperlato di seme e mi sfrega la coscia nuda, le dita squadrate passano sul mio inguine innaffiato di sperma tiepido…guardo le sue gambe nude nel muto piacere dell’orgasmo, io non indosso nulla, lei è scalza ma ho intravisto la sua fica da sotto la gonna.
Il piacere che provai a venire al tocco del suo piede la prima volta, io adagiato su un sottile materasso a terra, lei seduta su una poltrona ad armeggiare dall’alto sul mio pene con i piedi scalzi e lubrificati…l’orgasmo fu così intenso che il giorno successivo mi masturbai pensando al nostro incontro…nel mentre, i suoi piedi mi parvero senza odore, ma andando via, in auto, mi sentii la faccia pervasa da un aroma perverso di piedi femminili, piedi di una donna sulla cinquantina che in un buio pomeriggio di febbraio mi praticò un footjob – puro piacere, più forte di molte scopate, il mio cazzo da adolescente duro sotto le mutande grigie bagnate di liquido prima ancora di spogliarmi…mi dimenticai di tutto per circa un’ora, i suoi piedi stampati sulla faccia cieca per quasi tutto il tempo…
<<Come sei carino…>>
Leccai le sue piante nude come un bambino lecca il suo primo gelato…mezzo svenuto, un piede premuto sulla faccia priva di espressione, gli occhi chiusi mentre respiravo tra le sue dita…l’altro piede a sfregarmi il cazzo duro contro le mutande grigie, il tocco legnoso del suo piede, il peso della sua gamba attraverso la pianta, le dita ad artiglio che uncinavano la cappella, facendomi sibilare di piacere… i suoi tacchi neri riversi sul pavimento, le calze poggiate su una sedia…mi chiese di togliermi le mutante, era ora di farlo…il pene guizzò fuori dritto, godevo ad avere i suoi occhi sul mio corpo…me lo prese così, che ero ancora in piedi…lei seduta di fronte a me, i piedi asciutti, nudi, si chiusero delicatamente intorno al mio cazzo, mi voltai a guardare la scena nello specchio alla mia sinistra, lo smalto arancione nella fioca luce arancione della stanza…provai un piacere forte e innaturale quando mi schiacciò il pene contro lo stomaco con la pianta, un piacere molto vicino all’orgasmo…purtroppo non ho più sperimentato quel piacere…
Il nostro secondo incontro ebbe luogo qualche mese dopo, credo a maggio, subito prima della maturità…trovai una diversa disposizione dell’arredamento nella stanza, riconobbi il divano color sabbia…non indossava calze, e poco dopo essere entrato, mi ritrovai con il suo piede nudo sulla faccia, ad annusarlo selvaggiamente in una folle ricerca di molecole di sudore e acidi grassi…non ricordo molto, non mi tolsi la maglietta che finì per rimanere inzaccherata di sperma…appena uscito mi diressi verso la macchina, cercando di nascondere maldestramente la macchia dallo sguardo di una ragazza che avrà avuto la mia età…riflettei sul fatto che preferivo di gran lunga essere masturbato dai piedi di una donna col doppio dei miei anni, che perder tempo dietro alle ragazze…mi fece arrivare sfregandomi il pene in un’altra maniera, ma non ricordo quale…
Nel nostro ultimo incontro mi prese il pene con entrambe le mani, masturbandomi in una doppia sega oliata e rumorosa che si concluse con un orgasmo incontenibile…mi svuotai in preda a forti schizzi ritmati, un brivido mi sconquassava mentre il piacere mi accecò con un lampo incolore sotto le palpebre.

<<Forse l’abbiamo strapazzato un po’ troppo…>> sorrise con dolce ammiccamento.
Avevo passato la mezz’ora precedente sdraiato sul divano con lei, la faccia sepolta nelle sue piante, totalmente stordito….

Sensazioni di un giovane depravato: La signora Lui

Avevo ** anni e appena finita la scuola andai a trovare mia sorella Lisa che si trovava in un’altra città per seguire un corso post laurea. Lisa aveva trovato una stanza presso una vedova, in modo da pesare meno sul bilancio della casa. Dopo due giorni che ero li di domenica venne a casa la signora Luisa, una amica della padrona di casa. Luisa aveva ** anni ed era vedova. Appena mi vide con i miei fumetti preferiti mi invitò ad andare a casa sua.

Il marito aveva collezionato fumetti di ogni tipo. Io accettai. Ho sempre adorato i fumetti.
Il giorno dopo verso le dieci ero già dalla signora Luisa. La proprietaria di casa di mia sorella non venne ad accompagnarmi. Ma mi diede tutte le istruzioni per raggiungere la casa della sua amica. La signora Luisa mi accolse e mi portò nello studio del marito. Il marito aveva collezionato tantissimi fumetti di ogni genere. Lei mi lasciò li da solo e mi invitò a pranzo chiedendomi di farle compagnia.

La signora Luisa era una donna curata e piacente. Dimostrava almeno dieci anni in meno. Io guardai i fumetti e ne trovai di bellissimi, appena ne trovavo uno interessante lo poggiavo sulla scrivania. Appena giunsi dietro la poltrona trovai dei fumetti che attirarono subito la mia attenzione. Fumetti porno. MMMMMM ne presi due a caso e mi sedetti su una poltrona. La prima storia parlava di un rapporto di dominazione: la moglie dominava il marito in vari modi Il mio cazzo reagì all’istante e mi immersi nella lettura con un cazzo durissimo nelle mutande.

Continuavo la lettura e il cazzo m si gonfiava. Ad un tratto apparve la signora Luisa. Non avevo sentito i suoi passi. Lei si sedette sul bracciolo e disse <<Erano i preferiti di mio marito. Ti piace questa storia?>> io un po imbarazzato risposi vagamente << stavo dando solo un’occhiata, non è il mio genere preferito…>> cercavo di mentire per uscire da quella situazione. La signora Luisa guardando la mia vistosa erezione mi interruppe << al lui piace>>, indicando il mio cazzo duro.

Io arrossì in un secondo e farfugliai << si…. in effetti>>. Lei mi chiese << fammi vedere quanto ti piace il fumetto. Apri la cerniera e mostrami quanto ti è venuto duro>>. Cazzo mi stava dicendo queste cose. Evvai. In un secondo avevo aperto a cerniera e il mo membro svettò fuori dai pantaloncini. Lei prese delicatamente il mio cazzo e lo scappellò invitandomi a stare tranquillo e rilassato. Mise un po di saliva sull’altra mano e iniziò ad accarezzare la cappella.

Io chiusi gli occhi, ero in estasi. Dopo qualche secondo non sentì più la sua mano sul mio cazzo aprì gli occhi e la signora Luisa era in piedi. <<Seguimi e porta con te il fumetto. >> io la segui in camera da letto. Lei mi fece stendere sul letto, diede un’occhiata al fumetto e mi chiese<< ti piacerebbe se ti facessi le cose che hai visto nel fumetto?>>. Io non potevo crederci. <<Siiiiiiiiiii >>.

Allora lei con un sorrisino mi disse << a volte sentirai un po di dolore, ma vedrai che ti piacerà moltissimo. Tu fidati di me. Al porco di mio marito piacevano tantissimo. Tu sei un depravato come lui. >>.
Aprì l’armadio e prese una piccola borsetta. La aprì e tirò fuori una cordicella. <<Adesso ti legherò coglioni e cazzo così non sborri in un secondo e potrai goderti le mie mani per molto tempo.

>> Si inginocchiò mi massaggio le palle e iniziò a legarle. Fece passare la cordicella alla base del cazzo e dei coglioni. Poi in mezzo tra le palle e poi solo alla base del cazzo. Avevo le palle strizzate e separate. <<vedrai come ti farò godere porco>>. Si sollevò la gonna, mostrandomi le autoreggenti, si sfilò le mutandine senza mostrarmi la sua figa nascosta dalla gonna. Fece dondolare le sue mutandine prima sul mio cazzo eretto accarezzandolo e poi me li fece dondolare sul mio viso.

<< Da quanto annusi gli slip delle ragazze porco?>>. Io risposi << da qualche anno>> e lei ribattè <<come quel maiale del mio maritino. Apri la bocca pervertito e ciuccia le mie mutandine>>. Io esegui e mi ritrovai con le sue mutandine in bocca. <<Ciucciale come se fossero il mio capezzolo, lecca i miei umori, la mia piscia. >>. Io mugolavo e sentivo il mio cazzo contrarsi. << guarda quanto ti piace leccare i miei umori.

Sei un porco nato ora voglio sentire quante sono piene le tue palline. >> prese una palla con la destra e l’altra con la sinistra e mentre le accarezzava lentamente mi diceva<< mica ti sarai svuotato le palle sulle mutandine di tua sorella? le sento vuote, brutto porcellone. >> Poi afferro la mia asta duro e rossa e iniziò ad accarezzarla lentamente. << Su e giù porcellino, la vedi la mia mano come ti accarezza il cazzo?>>.

Io mugolavo di piacere era bellissimo. Ad un certo punto mi sferrò uno schiaffo sul cazzo. << Non devi sborrare>>. Al dolore immediato segui una piacevolissima sensazione. << Ti piace maialone, sei un vero schiavetto. L’ho subito capito. >>. Fantastico era una situazione bellissima. Luisa prese l’olio si lubrificò le mani e iniziò a segarmi prima lentamente, poi più veloce. Poi si fermava e mi accarezzava i coglioni tirandoli verso di se. Poi riprendeva a segarmi lentamente e poi veloce.

Ero in paradiso ma appena stavo per sborrare lei giù con quattro bei schiaffoni al cazzo. <<Decido io quanto devi sborrare. Sei il mio schiavo. >> Continuò a torturarmi il cazzo per un bel po. poi mi porto in bagno e mi fece un bidè con acqua fredda. Spense l’erezione dl mio cazzo. <<Ora si mangia>>.
Dopo pranzo lei si distese sul letto<< Non devi toccarti il cazzo altrimenti il gioco finisce qua.

>> Si tiro fuori le tette e i disse di succhiare i suoi capezzoli. Iniziai a succhiarli con passione. Lei nel frattempo si accarezzava la fica. Poi avvicinava il suo dito colmo di umori della sua fica al capezzolo e me li faceva ciucciare insieme. <<Senti il sapore della mia fica. Senti come è umida. Succhia porco la mia broda>>.

Dopo un po sentivo il suo respiro accorciarsi , le sue dita era sempre più umide e raggiunse l’orgasmo.

Poi mi disse<<Ora sono stanca vai a casa, ma mi raccomando non sborrare e non segarti. Voglio che i tuoi coglioni siano piene di sborra per me. Stasera annusa gli slip di Lisa ma non toccarti non devi sborrare altrimenti non gioco più con te. >>. Le diedi un bacio sulla bocca e andai a casa.
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Il giorno dopo alle dieci ero già davanti al portone della Signora Luisa. Avevo già il cazzo in erezione.

Luisa mi aprì in vestaglia.
# << Ciao prego>>
<< Salve>> risposi e mi chiusi la porta alle spalle.
#<< vedo che hai già il cazzo duro. Sei un vero porcellino ti viene duro appena senti l’odore di fregna>>
<<Si, ieri mi è piaciuto moltissimo>>
#<< A casa ti sei toccato?>>
<<No. >>
#<< Hai annusato gli slip di Lisa?>>
<<Si li ho annusati e leccati>>
#<< Ma non hai sborrato, non ti sei toccato , ma ti sarà venuto duro, vero?>>
<<Si duro come il marmo>>
#<< Bravo porcellino, sei uno schiavetto ubbidiente.

Seguimi>>
La signora mi condusse nello studio del marito, lei si sedette sulla poltrona e mi aprì i pantaloncini. Il mio cazzo uscì all’improvviso e lei esclamò
#<< Bene, bene è già duro come la pietra. Te lo faccio indurire porco?>>
<<Si tantissimo>>
Luisa aprì la borsetta e tirò fuori un attrezzo in pelle. Una fibbia larga ed una stretta. Lei mi prese il cazzo e strinse la fibbia stretta alla base del cazzo.

Poi la fibbia più larga la strinse intorno alle palle. I coglioni erano spinti in fuori e lontani dal cazzo.
#<< Mi piace vedere i cazzi legati e le palline costrette. >>
Luisa iniziò ad accarezzarmi le palle con le sue mani unte di olio.
#<< Vedere il tuo cazzo in questo stato mi fa bagnare la fica. >>
Si avvicinò con la bocca al mio cazzo tirò fuori la lingua e colpì il frenulo.

Poi diede una piccola leccata alla cappella.
#<<Ora ti sego, ma tu non devi venire. >>
Afferrò il cazzo è iniziò a menarmelo velocemente.
<<Uhhhhhhhh sto per venire…. >>
#<< No porco. >> e sferrò un bello schiaffo al mio cazzo durissimo.
Il dolore sparì subito e si trasformò in piacevole calore. Poi un altro schiaffo sul cazzo. Poi con la sinistra teneva il cazzo contro la mia pancia e con la destra iniziò a dare degli schiaffetti alle palle.

#<< Guarda come ballano. Vedrai che ti piacerà. Sei uno schiavetto meraviglioso. >>
L’orgasmo si smorzò e così anche il dolore. Lei iniziò a menarmelo prima lentamente e poi velocemente. Non si fermava me lo segava come una forsennata. Poi si fermò e mi schiaffeggiò le palle.
#<< Ti piace farti schiaffeggiare le palle?>>
<< Si Signora>>
#<<Bravo mi devi chiamare Signora o Padrona. CAPITO?>>
<<Si>>
Lei mi strinse fortissimo le palle nella sua mano
#<<COME?>> urlò
<<Si Padrona>>
#<<Ora vieni con me al bagno che ti lavo il culetto>>
Aprì l’acqua calda e mi insaponò il culetto e lo lavò per bene.

Una sensazione piacevolissima.
Poi mi portò in camera da letto e mi fece mettere a quattro zampe.
#<<Bravo fai il cagnolino. Perché ora la tua zietta vuole aprire il tuo culetto>>
<<No il culo no>>
#<<come osi porco di merda. Ora ti devo punire per bene>>
Prese una cinghia dall’armadio e mi diede 3 cinghiate forti sul culo. Le chiappe avvamparono in un secondo e il dolore mi fece uscire le lacrime.

Luisa iniziò ad accarezzarmi delicatamente la carne arrossata dalle cinghiate.
#<<La zietta ti ha fatto male povero porcellino. Adesso passerà tutto. Solo ce sei stato disubbidiente. Hai capito chi decide?>>
<<Si>>
La sua mano strinse le mie palle
#<<Come?>>
<<Mi scusi Padrona>> riuscì a dire mentre sentivo i miei testicoli schiacciati nella sua mano.
#<<Bravo pervertito>> disse, mentre sentì il suo dito umidificato accarezzarmi il buchetto del culo.

Il piacere era tantissimo. lei massaggiò anche la mia prostata.
#<< Uhhhhh che bel culetto stretto stretto. Dovrò allargarlo piano piano. Vedrai come ti piacerà porco. >>
Il suo dito indugiò un po sul mio buchetto e lo massaggiò roteando e spingendo lentamente verso l’interno. Il mio cazzo riprese ad erigersi quasi subito.
#<< vedi che ti piace porcellino di un depravato. Il cazzo non mente mai. Mio marito mi implorava di sfondargli il culetto e così farai tu.

Ora stenditi>>. Io mi distesi e lei si tolse la vestaglia. Il suo seno splendido si manifestò ai miei occhi. Indosso aveva i collant neri. lei salì sul letto e si sedette sul mio viso.
#<< senti l’odore della mia figa? Vedere il tuo cazzo eretto, il tuo culo vergine e stretto mi fa bagnare la fregna. Ora sniffa la fica e leccala con la tua lingua. Mentre ti accarezzo il cazzo.

Ma stai attento a non sborrare. CAPITO?>>
<<Si padrona>>
L’odore della sua figa mi penetrava le narici. Era la prima volta che l mia bocca toccava una fica anche se coperta dal nylon. Il mio cazzo era di marmo e sentivo che avrei sborrato ad un solo suo tocco.
#<<Quanto è duro. Il mio odore ti fa arrapare. Sei un cagnolino. Ahhhhhhhhh. Basterebbe che te lo sfiorassi per farti sborrare come un maialino.

Ma ancora non voglio. Ahhhhhhhhhhh>>
Lei muoveva il suo bacino strofinando culo e figa sul mio viso. Lei mugolava e aumentava il ritmo.
#<<Bravo cagnolino, fammi venire. Fai sborrare la tua zietta. Si così bravo lecca maialino>>
Iniziò a muoversi come una forsennata. Il nylon era zuppo di saliva e dei suoi umori.
#<<vai, vai lecca sto venendoooooooo>> e urlò.

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Il terzo giorno la Signora Luisa venne a casa della Signora Anna, la proprietaria di casa di Lisa, per uscire a far compere insieme.

Dopo aver preso il caffè le due uscirono di casa. Ma prima di uscire la Signora Luisa mi diede un sacchetto.
#<<Ci sono dei fumetti di mio marito. Leggili mentre siamo a far compere>>. Io ringraziai. Appena loro uscirono io andai nella mia camera. Lisa aprì la porta e mi disse << Ciao fratellino io vado. La Signora Luisa ti ha portato dei fumetti? E’ dolcissima vero?>> io annuì. Appena fui solo aprì il sacchetto.

Subito vidi un fumetto BDSM e un sacchetto. Nel sacchetto c’era lo strumento che la Signora usava per stringermi le palle e il cazzo e una videocassetta. Aprendo il fumetto trovai un messaggio della Signora Luisa.

“Ciao schiavetto,
ora eseguirai le mie istruzioni, mentre siamo fuori. Prendi le cinghie di cuoio e ti leghi le palline e il cazzetto come ti ho insegnato.
Ti metti nudo in salone e ti guardi il film porno della cassetta.

Dovrai menarti il cazzetto per 10 secondi e poi non lo tocchi per 30 secondi. Devi fare questo per tutta la durata del film. ATTENZIONE NON DOVRAI SBORRARE. QUANDO STAI PER VENIRE SCHIAFFEGGIATI IL CAZZO.
Finito il film vai in stanza di Lisa e ti leggi il fumetto annusando gli slip di Lisa. NON TIDOVRAI TOCCARE IL CAZZO.
appena finirai il fumetto vai in camera tua e ASPETTACI SENZA TOCCARE IL CAZZETTINO.

Dopo pranzo io andrò a casa e dopo mezz’ora tu uscirai di casa e verrai da me. Ad Anna dirai che ti vai a fare un giro.
RIPORTA IL SACCHETTO. NON SBORRARE PORCELLINO PERVERTITO.
LA TUA PADRONA”

Io esegui le sue indicazioni. Vidi il film segandomi secondo le regole datemi dalla mia Padrona. Dovetti schiaffeggiarlo parecchie volte per evitare di sborrare. Alla fine del film con il cazzo eretto all’inverosimile mi spostai in stanza di Lisa e cercai nel cesto dei panni sporchi.

Trovai due slip belli zozzi e odorosi. Li annusai e li leccai come un porco depravato. Iniziai a leggere il fumetto in cui la moglie sodomizzava il marito in diversi modi. Avrei voluto toccarmi il cazzo e sborrare. Ma la costrizione datami dalla mia Padrona mi dava molto piacere. Dovetti schiaffeggiare il mio cazzo duro come il marmo per scongiurare una sborrata. L’odore intenso della fregna di Lisa e i disegni di quel fumetto mi rendevano sempre più porco.

Il mio cazzo si contraeva. Iniziai a desiderare di subire le medesime azioni che la moglie infliggeva al marito. Ero eccitatissimo. Non sborravo da un po. Iniziai a sentire il mio culetto stringersi quando il mio cazzo sobbalzava a causa dell’odore pungente della fica di mia sorella. Quella piacevole tortura finì.
Andai in camera e attesi il loro ritorno. I pensieri perversi non mi abbandonarono e mi fecero stare con il cazzo eretto per quasi tutta l’attesa.

Rivedevo nella mia mente le scene del fumetto, del film risentivo nelle mie narici il profumo della micetta di Lisa e il cazzo andava su. Poi il pensiero di subire la sodomizzazione mi eccitava maggiormente.

Anna e Luisa tornarono. Dopo pranzo Luisa andò via e io la segui dopo mezz’ora.
Suonai il campanello. Lei mi aprì in vestaglia e con i tacchi. Entrai e subito mi apostrofò
#<< Porco pervertito vai in bagno.

Hai voglia vero?>>
Io risposi << Si>>
#<<Lo sai che oggi ti sverginero’ il buchetto del culo?>>
Io <<Si Padrona>>
In bagno lei mi fece il bidè. Mi lavo’ con cura cazzo e culetto. Le sue mani sul mio ano mi facevano eccitare come un porco.
#<< Quanto sei maiale. Vedi quanto vuoi che io giochi con il tuo culetto? guarda il tuo cazzetto come si gonfia appena sfioro il tuo buco del culo.

Pervertito>>
Mi portò in stanza da letto. Mi lego’ coglioni e cazzo e mi fece sedere su una poltrona con le gambe sui braccioli. Il mio culetto era a sua disposizione…..

Lei iniziò ad accarezzarmi le palline a baciarle e a leccarle. Poi con l’indice accarezzò il mio ano lentamente e la mia prostata. Poi la sua bocca ancora sulle mie palle tese e con i denti mordicchiò la pelle dello scroto.

Prese del lubrificante e mi massaggiò il buchetto.
La signora Luisa mi guardò e prese un piccolo oggetto a forma di cazzo. Lo bagno’ con la sua saliva e iniziò a massaggiarmi il culo.
Lentamente e con calmo lo infilò nel mio culetto. Il mio cazzo era durissimo e teso. Mosse il piccolo fallo nel mio culetto avanti e indietro lentamente e a volte lo faceva roteare. Io stavo godendo come un porco.

Mentre mi stava scopando il culetto con l’altra mano delicatamente afferro il mio cazzo e lo avvicinò alla sua bocca. La sua lingua massaggiò il mio frenulo e la mia cappella mostruosamente tesa. Mentre con l’altra continuava a giocare con il mio buchetto.

…………………