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Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

schiava trav per sempre 2

“Fai davvero schifo! Capelli corti piedi e mani non curate ,non sei
truccata e non hai nemmeno i fori per gli orecchini. Ma cosa cazzo
credi di essere? Dovrò lavorare parecchio per trasformarti troia!”
La mia Padrona sogghignò e allo stesso tempo mi fece segno di sedermi
alla scrivania dove vi trovai dei fogli scritti a computer e una
penna,sembrava un contratto ed in effetti lo era,mi venne ordinato di
leggerlo ad alta voce e di firmarlo.

Se non avessi acconsentito ogni
cosa che mi riguardava foto video e quant’altro sarebbero stati
divulgati. Ansiosamente inizia a leggere:
“IO SOTTOSCRITTO GABRIELE ECC ECC NELLE MIE PIENE FACOLTA’ MENTALI E
FISICHE CON QUESTO CONTRATTO ACCONSENTO DI :
1. CONSEGNARE OGNI MIO AVERE AL MIO PADRONE ( nome e cognome)
2. RINUNCIARE AD OGNI DIRITTO E DECISIONE DALLA DATA ODIERNA
3. RINUNCIARE ALL’ IDENTITA’ MASCHILE ALLA VIRILITA’E ALLA SESSUALITA’
PRECEDENTE.
4. RINUNCIARE ALL’ORGOGLIO
5.

RINUNCIARE A QUALSIASI OGGETTO ABITO O ALTRO CHE POSSA RICONDURE
ALLA MIA VITA PRECEDENTE : QUINDI VESTITI FOTO OD OGGETTI PRETTAMENTE
MASCHILI VERRANNO GETTATI VIA O REGALATI
6. ASSUMERE CURA ORMONALE FEMMINILE E SOTTOPORMI A ORCHIECTOMIA E
PROCEDERE LEGALMENTE AL CAMBIO DI IDENTITA’ E CONSEGUENTEMENTE AL
CAMBIO TOTALE ANAGRAFICO PRESSO LE SEDI LEGALI.
7. RINUNCIARE TOTALMENTE ALLE DONNE E PROTENDERE LA PROPRIA
SESSUALITA’ VERSO L’UOMO ADORANDOLO CURANDOLO ED IMPARANDO CON VARI
PROCEDIMENTI DI APPRENDIMENTO AL SUO APPAGAMENTO SESSUALE.

8. ESSERE COMPLETAMENTE NELLE MANI DEL PROPRIO PADRONE E DI CHI LUI INDICHERA’
9. NON RIFIUTARE MAI GLI ORDINI DEL PADRONE
10. AVERE LA CONSAPEVOLEZZA CHE OGNI ERRORE SARA’ PUNITO ANCHE
SEVERAMENTE NELLA MODALITA’ DECISA AL MOMENTO DAL PADRONE
11. DA OGGI IN POI IL MIO NOME E’ FEDERICA GABRIELLA E TALE NOME MI
ACCOMPAGNERA’ PER IL RESTO DELLA MIA VITA.
12. OGNI PROCEDIMENTO SARA’ IRREVERSIBILE E QUINDI SARA’ IMPOSSIBILE
TORNARE ALLA VITA PRECEDENTE.

LETTO COMPRESO E SIGLATO DA:
GABRIELE ………. IN DATA ……………

Ma stavano davvero facendo sul serio???? Davvero pensavano che avessi
firmato? Nemmeno avesse compreso cosa stavo pensando colui che sarebbe
diventato il mio Padrone fece una cosa che mai mi sarei aspettata:
tirò fuori il suo cazzo e iniziò a strofinarmelo sul viso
“Dai che è questo che vuoi troia che aspetti a firmare? Dai che non
vedi l’ora….

se non è vero alzati e vattene altrimenti inizia a
leccarmi i coglioni e capirò la tua volontà…non una parola o ti alzi o
lecchi!”
Passarono alcuni minuti in cui guardai la maestosità del suo
membro…credo fosse almeno 25 cm e grosso non so quanto ma grosso…. le
palle pelose pure erano piuttosto grosse e la cappella umida mi
sbatteva sulle narici come a farsi annusare…oddio amavo il suo
odore…ero nata per quello…. presi in bocca le sue palle e leccai le
succhiai e annusai ,abbassai ulteriormente i pantaloni del mio Master
e lo supplicai di girarsi…non me ne fregava nulla che la Mistress mi
stesse filmando aprii le chiappe del mio Uomo e leccai il buco del
culo e le palle le chiappe le gambe pelose nuovamente i coglioni poi
la cappella e poi tutto il cazzo per intero…sbocchinai come la più
troia delle puttane la più infoiata delle checche la più vacca delle
cagne…..mentre mi sborrava in gola presi in mano la penna e firmai il
mio futuro…..
Max ( il mio Padrone ) aveva una villa enorme ,appena il taxy partì
non mi portò dentro di essa ma mi tirò per le braccia e mi spinse
dentro al garage …sul pavimento si trovava un vecchio tappeto una
ciotola con dell’acqua e un vaso di vetro di cui non capivo l’uso….

“Dormirai qui cagna e cerca di riposare che domani ti aspetterà una
giornata pesante !
“Si Padrone “ esclamai
Al mattino mi alzai tutta dolorante,il tappeto non era abbastanza
spesso per essere comodo e la notte umida e fredda mi ha indolenzito
ogni muscolo,avevo bisogno di fare la pipì ma non vedevo attorno a me
nessun bagno quindi capii a che serviva quel vaso di vetro e feci
quello di cui avevo la necessità senza valutare che poi avrei dovuto
disfarmene del mio liquido.

Dopo quella che presumo sia stata circa un’ora ( non avevo più ne
orologio ne anelli o collane ero stata privata di ogni avere ) Max
entrò,guardò con disappunto il vaso pieno della mia urina ma non fece
commenti,disse solo di seguirlo.
Entrammo nella villa mi consegnò una vestaglia di raso gialla
impreziosita di tulle ai polsi e al collo mi fece cenno di togliermi
il babydoll e mi accompagnò al bagno.

“ Ora ti fai una doccia dopodichè indossi la vestaglia e le ciabattine
e appena finito vieni in sala. Ci sono delle persone venute apposta
per te!”
Esegui ogni direttiva e tutta profumata scesi verso la sala dove
c’erano due ragazze e un uomo vestito da parrucchiere.
“Ora gabriella ti presento Mario ,Francesca e Marta loro si
prenderanno cura del tuo corpo cercando di renderlo femminile. Mario
si occuperà dei tuoi capelli anche se corti vedremo di darci una
parvenza di femminilità.

Marta e Francesca invece si occuperanno delle
tue unghie della foratura dei tuoi lobi e del trucco e della ceretta
…..per il momento ci serviremo di questa poi ho in mente altro per te
. Quando sarà finito tutto questo ritorni alla tua stanza sopra il
letto ci troverai degli abiti ,li indosserai ed uscirai con me
dobbiamo sistemare alcune cose. ”
Mi stava trasformando…..le orecchie mi vennero bucate ed impreziosite
con un paio di orecchini d’oro.

Il corpo completamente liscio le
unghie limate e smaltate di rosso e i miei capelli evevano adottato un
taglio simile a quello di Brigitte Nielsen su Rocky 4 e come lei
decolorati e platinati!un trucco pesante copriva i miei occhi dandoli
risalto e un rossetto vivace ingrossava le mie labbra e le rendeva
sensuali…adatte allo scopo a cui il mio Padrone le avrebbe destinate!
Salii nella stanza sopra un letto matrimoniale vi trovai un’abito nero
senza maniche con una profonda scollatura sulla schiena e una cerniera
che lo richiudeva fino alla base delle mie coscie,un paio di
brasiliane nere trasparenti un reggicalze della stessa tinta e un paio
di calze a rete con la riga dietro,per concludere un paio di scarpe
nere tacco presumo 12 una cavigliera d’argento un’orologio dello
stesso metallo un’anello con una O che penzolava da un secondo
anellino e una collana di cuoio nera con una specie di aggancio come
il collare dei cani…..
Andiamo Gabriella Federica……
Mi ritrovai in una specie di clinica dal nome piuttosto strano
“CLINICA ESTASIA” appena entrati al front office ci indirizzarono al
2° piano dal professor Bergamo.

Mentre salivo sentii il sudore colarmi
dalla schiena non tanto per il caldo ma per un’ansia
incontrollabile,una sorte di sesto senso…non capivo perchè ma
quell’ambiente mi metteva a disagio e mi impauriva.
“Benvenuto Max è questa la signorina che dovevi portarmi?” chiese la
persona di notevole stazza alto all’incirca 190 cm. per circa un
centinaio di kg spalle larghe camice bianco capelli bianchi e occhi
azzurri. Un bell’uomo ma in quel momento non era quello che mi
interessava.

“Si è lei ” rispose il mio Signore.
“bene piccola spogliati completamente e distenditi sul lettino”
“completamente nuda? ” balbettai
“Obbedisci cagna!” Esclamò il mio Padrone
Mi spogliai completamente e mi distesi non senza imbarazzo sul
lettino. Il medico proseguì nella visita prima una visita normalissima
come si eseguono in qualsiasi ambulatorio poi invece iniziò a palparmi
i testicoli fino a farmi quasi male…quando vide che la palpazione
stava eccitandomi si mise a ridere e disse qualcosa che mi raggellò il
sangue:ӏ calda la signorina eh? ma non importa sono gli ultimi fuochi
d’artificio”
Detto questo mi face girare e mettermi a 4 zampe sul lettino
,allargare le gambe e le natiche.

Mi infilò tutto d’un colpo un dito
dentro,ricordo che saltai come una rana seguita dalle loro
risate…..provai una vergogna tremenda quando in seguito alla
penetrazione il mio clito si indurì….
“Le piace proprio tutto eh alla tua schiava,soggetto interessante!
Bene alzati in piedi piccola che ora ti farò una punturina,sei
fortuanata sai è una puntura costosa il tuo Padrone non bada a spese!”
“Ma che puntura è ? Che iniezione mi sta facendo?”
Nessuna risposta….

mi fecero rivestire e ce ne andammo dopo i saluti
e la raccomandazione del medico di tornare dopo una quindicina di
giorni.
La notte non riuscii a dormire bene ,sudavo e avevo una nausea
terribile. Al mattino mi alzai mi feci una doccia e stranamente notai
che la ricrescita del pelo non era così veloce come al solito mentre i
capelli iniziarono già a crescere e mi doleva un pochino i capezzoli
ma non ci badai molto.

Soprà il tavolo della cucina notai un
biglietto: “Sono dovuto uscire molto presto,tu preparati per le 10 che
ti vengo a prendere. MAX
Stranamente non mi diede ordini sul come vestirmi e perciò decisi di
mia volontà cosa indossare…faceva piuttosto caldo e perciò optai per
una gonna nera lucida a pieghe molto leggera e una canotta rosa di
raso sotto indossai una minisottoveste e un paio di perizoma color
carne,un paio di sandali tacco 10 cavigliera orecchini anello e
collana….

non me la sentivo di mettermi le calze troppo caldo.
All’orario prestabilito il mio Signore arrivò mi squadrò dalla testa
ai piedi mi fece cenno di togliermi la collana ed indossare quella che
mi aveva portata lui,una collana di velluto rosa con un pendaglio a
forma di osso con su scritto da una parte “SISSY” e dall’altra :
PROPRIETA’ DI PADRONE MAX.
Una volta agganciata era impossibile toglierla visto che aveva una
chiusura di sicurezza numerica conosciuta solo dal mio Padrone.

“Ora andiamo piccola ci sono un paio di cose che dobbiamo fare e a cui
io tengo ma prima prendi questa pillola!”
Mi porse una pillola grande come certi antibiotici fortunatamente
divisibile in due ,la spezzai e inghiottii prima un pezzo poi
l’altro,sapevo che ra inutile chiedere che fosse non avrei avuto
risposta…ormai io non avevo possibilità di decisione….
Vidi la macchina fermarsi nelle vicinanze di quello che fu il mio
appartamento ,il mio Padrone mi diede delle precise indicazioni di
quello che dovevo fare…mi sentii sprofondare ma tremante mi
indirizzai verso la portineria del condominio.

” Buongiorno Pietro” esclamai ad occhi bassi
“Prego la conosco sign…..ma tu sei Gabriele? “
“Si Pietro sono io…ti prego non interrompere ciò che sto per dirti
altrimenti non troverei più la forza! Io ho donato il mio appartamento
al Signor Massimo Rossi e d’ora in poi qualsiasi lettera o altro che
mi riguardi lo devi mandare a questo indirizzo che ti ho scritto in
questo foglio. Ti ringrazio e ti saluto…non so se capiterò nuovamente
qui quindi ti auguro ogni bene….

ciao”
Me ne andai lasciando quello che spesso è stato un mio caro amico
inebetito e senza parole col foglietto in mano e gli occhi
sbarrati….
Appena in macchina scoppiai in un pianto continuo sapevo che questo
era solo l’inizio.
Seconda meta la banca qui mi aspettava un’altra mazzata.
Riuscii ad avere un colloquio col direttore mio vecchio amico,spiegai
la situazione dissi che ero in un periodo di cambiamento che
probabilmente includeva anche il mio sesso ed identità e che quindi
prima che ciò accadesse avrei spostato completamente il mio conto a
favore di Massimo Rossi …fornii l’iban del mio Padrone e prosciugai
così ogni mio avere
Ero ridotta a non avere più una casa mia e i miei 145.

000 euro che
avevo in conto corrente passarono di mano…non avevo più nulla
nemmeno me stessa perchè ero diventata una schiava…una sissy!
Completamente svuotata seguii il mio Padrone in un ambulatorio
veterinario non riuscendo a capacitarmi che ci facessi…magari il mio
Padrone voleva adottare un cucciolo…magari…. ma non avevo fatto i
conti con la sua mente contorta…ero io il cucciolo e dovevano
inserirmi il microchip sottocutaneo……. il veterinario chiese al mio
Padrone quale fosse il mio nome per farmi il libretto …perfino
registrata come un cane…..lui rispose che mi chiamavo gabriella
federica ma che il mio nome di a****le era lola e indicò la mia coscia
sinistra come posto idoneo per inserire il chip…..
E non era finita..ora veniva la parte legale….

mi portò da un
fotografo e mi fece shittare alcune fototessera e con esse andammo
negli uffici del comune e più precisamente da un amico suo
responsabile all’anagrafe.
“Ciao carissimo Andrea ,il mio Padrone disse stringendoli la mano
“Ho qui con me un’amica a cui devo far cambiare le generalità e tu sai
benissimo perchè ,queste sono le sue foto il suo nome nuovo
l’indirizzo di residenza ecc sono tutti scritti sul foglio che ti
allego ,nello stesso troverai la sua identità originale che deve
sparire completamente dalla faccia della terra come se non fosse mai
esistita quindi questo vale anche per l’atto di nascita e qualsiasi
altro documento precedente ….

puoi farlo? “
“Certo che si ma tu sai che queste cose hanno un costo elevato!”
“Non preoccuparti di questo pagheremo quello che serve e alla fine
anche Gabriella ti ringrazierà a modo suo…vero gabri?”
Risero e Andrea mi palpò il culo per sentirne la consistenza…..
“Niente male…. è ancora vergine? ” chiese
“Non completamente ma bella stretta”
Risate a non finire per loro una somma tristezza per me. Si misero
daccordo per il ritiro della documentazione e per il pagamento e ci
avviamo verso diosolosa dove….

.

Le mie storie (63)

È incredibile come ancora una volta una mia giornata qualunque, prenda una piega assolutamente inaspettata. In passato mi succedeva più spesso, con il passare degli anni la quotidianità accompagna la vita con più certezze. Evidentemente sabato non era così. Con il caldo di questi ultimi giorni, sono scesa a fare la spesa verso le undici. Tornata a casa con due buste piene di roba, dopo averle sistemate in cucina e nel frigorifero, sono andata nel bagno a darmi una sciacquata soprattutto alla parte di sopra (la doccia naturalmente l’avevo già fatta al mattino).

Il tempo di asciugarmi, togliermi quella fastidiosa gonna jeans che mi ostino a mettere nonostante la temperatura, e di indossare un camicione con i bottoni acquistato in Marocco, che sento da lontano squillare il cellulare nella borsa. Non faccio in tempo a rispondere e quando vedo il numero, ignoro assolutamente chi possa essere. In genere non richiamo chi non conosco anche perché la maggior parte delle volte sono i soliti rompishitole. Così mi butto sul letto per riposarmi un po’ e dopo aver guardato per un paio di minuti il cellulare decido di scoprire chi sia.

Dopo un paio di squilli sento la voce inconfondibile di Robert, il suo accento spagnolo. Subito mi viene in mente la nottata passata con lui una decina di giorni fa; ma da allora il silenzio più assoluto. Nessuna notizia né da lui né tanto meno dalla mia amica Renata che, credo sia rimasta un po’ male, a dispetto di ciò che invece volesse far apparire, per quello che è successo. Il mio amico cubano dopo i classici convenevoli, mi racconta che erano di ritorno da Capri (il plurale mi fa capire che erano andati più persone), che Renata li aveva dovuti lasciare per un problema di lavoro e che poiché lunedì sarebbe partito, voleva venirmi a salutare.

In quel momento ho alzato gli occhi al cielo; dirgli di sì avrebbe voluto dire preparare un pranzo che non era assolutamente nei miei piani (mi sarei mangiata un panino veloce), ma dirgli di no sarebbe stato un po’ scortese. Così faccio per invitarlo e lui ribatte con “è un problema se viene pure Mario (Un suo amico cubano che vive a Napoli e fa il maestro di salsa)?” Oramai ero in ballo e chiaramente non ho potuto esimermi dal dirgli di sì.

Improvviso una pennetta pomodoro, provola e melanzane, sacrifico la mozzarella che avrebbe dovuto fare da pranzo per la sottoscritta, in luogo del secondo ed affetto il melone. Nel giro di una mezz’oretta mi sono sbrigata alla grande. Puntuale all’1:30 sento squillare il citofono, sono loro. Naturalmente li accolgo con il mio comodissimo souvenir marocchino, ed un po’ di trucco in faccia giusto per cercare di nascondere (ahimè con grossa difficoltà) la stanchezza. Saluto Robert, che si presenta con il gelato; poi Mario che nel ringraziarmi tradisce una piacevole inflessione napoletana che invade il suo spagnolo.

Ci accomodiamo e dopo un paio di minuti cominciamo a mangiare. Mi raccontano di questa gita a Capri insieme a Renata ed altre persone (ci resto un po’ male per non essere stata invitata anche se avrei avuto da lavorare). Robert magnifica una volta di più la bellezza del nostro golfo e tra una chiacchiera e l’altra si finisce una bottiglia di vino in tre. Prima del gelato faccio il caffè, e mentre armeggio con la macchinetta, Robert sparecchia mentre il suo amico comincia a spulciare i miei cd.

Non faccio in tempo a riempire le tazzine che dal mio stereo comincia ad uscire una musica cubana, figlia di un disco comprato l’anno scorso durante la famosa vacanza. Mario mi prende per mano e mi trascina in mezzo al salone, coinvolgendomi in una salsa improvvisata (molto improvvisata). Sono costretta ad aprire un paio di bottoni in basso al vestito per cercare di non fare proprio la figura dell’imbranata (quale sono). Intanto Robert ci guarda seduto mentre sorseggia il caffè.

Io con gli occhi cerco di ricordargli le figuracce fatte l’anno prima “a casa sua”, ma lui sorride e mi dice che sono brava. Intanto il buon Mario comincia a stringere un po’ più del dovuto, io faccio finta di niente ma avverto le sue mani sui miei fianchi. Poi finalmente la canzone finisce ed io cado sul divano stremata (un po’ per scherzo, un po’ per l’età). Il mio improvvisato compagno di ballo, come se niente fosse si avvia verso il suo amico a prendere il caffè, ed insieme cominciano a parlottare in uno spagnolo stretto che non capisco.

Mentre sono appoggiata con la schiena sul divano e le gambe completamente allungate, non mi rendo conto che il vestito si è sbottonato un po’ troppo e lo spacco centrale arriva fin sopra la mia mutanda nera semitrasparente. Mi tiro un po’ su proprio nel momento in cui Robert viene a sedersi vicino. sto per chiudere un bottone, ma lui poggia la sua mano sopra la mia e dopo avermi fermato, la insinua in mezzo alle cosce.

Io lo guardo esterrefatta, gli faccio segno che il suo amico (in quel momento di spalle) potrebbe beccarci. Lui comincia a succhiarmi il lobo dell’orecchio e mi sussurra “lo puoi mandare via, gli ho detto che avrei avuto piacere a stare solo con te, ma se vuoi può anche restare” In quel momento il cuore comincia a battere all’impazzata (giuro, per un attimo mi sono anche preoccupata). Non sono pronta alla risposta, la sua mano che mi accarezza la micia da sopra lo slip mi sta contemporaneamente eccitando e confondendo.

Il suo respiro nell’orecchio, é come una droga; cerco un punto della stanza da fissare per riprendere il controllo, ma niente, sono completamente andata. Intanto Mario si gira e guarda il suo amico di spalle che gioca con il mio orecchio, mentre i miei occhi tradiscono l’eccitazione. Vorrei dire a Robert di salutare il suo amico, mi sento a disagio per certe cose a casa mia, e come se profanassi un santuario, ma più passano i secondi e più nella mia testa cominciano ad affiorare i ricordi dell’anno scorso nell’albergo cubano.

Guardo la porta d’ingresso terrorizzata che possa squillare all’improvviso il campanello, poi mi ricordo che i miei sono fuori città. Robert intanto con le dita ha spostato la mutandina dall’alto ed ha cominciato a giocare con il mio clitoride. Il tempo passa veloce e lento nello stesso momento, sento le sue mani dappertutto, vedo da lontano lo sguardo di Mario che osserva, poi quasi contemporaneamente Robert appoggia le sue labbra sulle mie, ed il suo dito medio affonda nella mia micia completamente bagnata.

Sono in estasi. Robert continua a farmi godere mentre con l’altra mano comincia a sbottonare il camicione fino a quando non ne tira fuori un seno che porta alle labbra per succhiare il capezzolo. La schiena sul divano ed il capo reclinato all’indietro in preda all’eccitazione massima, il mio respiro affannoso viene coperto da un paio di labbra;apro gli occhi e mi ritrovo il volto di Mario davanti, e la sua lingua che cerca di farsi spazio nella mia bocca; chiudo gli occhi per un attimo, giusto il tempo per capire a cosa sto andando incontro e poi li riapro per intrecciare la mia lingua alla sua.

Robert é con la testa immersa tra i miei seni e la mano destra dentro il mio slip che con due dita continua ad entrare ed uscire. Mario e dietro al divano in ginocchio con il suo viso sopra il mio intento a baciarmi. Dopo qualche minuto di questa situazione, non riesco più a tenermi , e vengo tra le dita del mio amico cubano. Mentre cerco di smaltire l’orgasmo riprendendo fiato, Mario si sposta e si alza in piedi mentre Io sollevo il capo e con le mani accarezzo i capelli di Robert.

Il tempo di cercare un suo bacio che una mano mi gira il volto e mi ritrovo l’uccello di Mario a pochi centimetri dalla bocca. Non è duro, anzi è penzolante, lui lo alza verso la mia bocca, io mi avvicino fino a prenderlo fra le labbra. Comincio a succhiarglielo mentre il peso di Robert che si stacca dal mio corpo mi regala un attimo di respiro e leggerezza. L’uccello è diventato duro intanto ed io mi stacco un attimo per riprendere fiato e capire dove sia finito Robert.

È in ginocchio sul divano che si apre il pantalone, poi mi prende la mano sinistra e se la porta fin sopra lo slip. Io lo guardo, scuoto il capo come per dirgli “hai visto cosa mi stai facendo fare” e poi gli abbasso l’elastico per tirarglielo fuori e cominciare a menarglielo. Mario eccitato quanto mai, me lo rimette in bocca e con una mano spinge il mio viso contro il suo membro; io ricomincio quello che stavo facendo ed un po’ con le labbra, un poco la mano, lo faccio venire (per fortuna sul pavimento).

Robert invece dopo essersi messo a cavalcioni su di me, infila il suo uccello tra le tettone e dopo averlo sfregato alcune volte, gode schizzandomi sotto al collo. Ci guardiamo tutti e tre, e scoppiamo a ridere per come siamo combinati. Mario con il pantalone ancora aperto si avvia in cucina a prendere dei tovaglioli di carta che poi passa alla sottoscritta ed al suo amico. Io mi ripulisco alla bene meglio così come fa Robert, mentre lui si mette in ginocchio a smacchiare il parquet.

Fa molto caldo, dopo una decina di minuti di assoluto riposo, mi alzo per andare a bere ed istintivamente chiudo un bottone del vestito. Mi disseto apprezzando quel bicchiere d’acqua come non mi succedeva da una vita, poi prendo la bottiglia e la porto nel salone dove posso appoggiarla sul tavolino davanti ai due amici seduti sul divano. Mentre bevono, sono di fronte a loro e guardandoli comincio ad abbottonarmi il resto del vestito, pensando chissà perché che la situazione fosse arrivata al termine.

Robert muovendo il capo mi chiede cosa stia facendo, io gli rispondo che mi sto ricomponendo, lui mi dice che non ha ancora finito, l’amico sorridendo annuisce alla sua affermazione. Mi invitano a sedermi in mezzo a loro, io gli dico di andare in camera da letto, ma loro insistono e così, dopo avermi fatto spazio mi fanno accomodare al centro. Mentre mi siedo ricordo al mio amico cubano quanti anni ho, di ricordarsi che non sono più una ragazzina, lui come se nulla fosse, appoggia la sua mano sul mio culo e mi accompagna giù fino al divano.

Li guardo in maniera alternata, in questa situazione non so proprio cosa fare (vi sembrerà strano ma giuro che è così), resto in silenzio, bloccata come a volergli far capire che devono prendere loro l’iniziativa. Passa circa un minuto di assoluto disagio generale, io da un certo punto di vista vorrei chiuderla in quel momento, perché ritrovo quell’inadeguatezza che avevo avvertito un’oretta prima. Prendo coraggio e faccio per alzarmi appoggiando le mie mani sulle loro ginocchia.

Non sono completamente in piedi quando sento la mano di Robert infilarsi sotto il vestito per risalire velocemente fin sopra la mutanda; comincia a massaggiarmi il culo un po’ dentro e un po’ fuori lo slip, poi prende l’elastico di lato e lo tira giù prima a destra e poi a sinistra, poi un’altra volta a destra ed infine a sinistra finché non cade per terra tra le mie gambe. Mario se ne accorge, lo raccoglie dopo avermi fatto alzare i piedi e se lo porta al naso per annusarlo.

Mi fanno sedere di nuovo e insieme mi aprono tutto il vestito. Robert viene verso la mia faccia per baciarmi mentre con la mano solleva e Palpeggia con insistenza il seno sinistro; Mario mi mette la mano tra le cosce per allargarmene bene, poi dopo avermi accarezzato un po’ con la mano, lo sento farsi spazio con la lingua tra i peli della mia fica. La lingua di Robert mi arriva fin quasi in gola, i suoi baci sono veementi ed io ricambio volentieri.

Mario intanto mi solleva la gamba sinistra e mi allarga la micia fino a farci entrare tre dita. I nostri corpi sono incastrati fra loro, ed io non so neanche come, ma mi sfilo le maniche del camicione per rimanere tutta nuda. Ad un certo punto sento tirarmi un po’ più giù il divano, Robert si sposta e mi ritrovo il suo amico davanti senza pantaloni con l’uccello duro che mi solleva ed incomincia a scoparmi.

Sono eccitatissima, ma in un momento di lucidità chiedo di andare in camera da letto. Per un attimo Mario sembra non ascoltarmi e continua a spingerlo dentro, poi appena vede l’amico avviarsi, si ferma, mi dà una mano a sollevarmi ed in silenzio arriviamo sul mio letto. Robert ci aspetta steso sopra, io appoggio le ginocchia sul materasso e con la bocca comincio a succhiargli l’uccello. Il tempo di cominciare. che dietro di me sento divaricarmi le natiche ed entrare nella micia di nuovo Mario.

Ho un orgasmo con l’uccello in bocca, quasi mi manca l’aria, Robert si toglie da sotto e sparisce dalla mia vista. Sono stanca, fa caldo, ma capisco che loro non hanno ancora finito. Si danno il cambio, riprende la scopata, vedo apparire accanto alla mia faccia il membro di Mario che mi accarezza il viso umido di piacere, sposto la bocca un paio di volte poi mi arrendo a riprenderlo in bocca. La mia fica è stanca, lo sono anche io; mi giro e mi siedo sul letto, affannando dico ai ragazzi che sono al capolinea, loro ridono mentre si toccano in ginocchio sul materasso, poi dopo aver scambiato qualche altra frase circostanza che mi da la possibilità di riprendere le forze, comincio a masturbarli insieme, contemporaneamente.

Poi Robert viene vicino al mio orecchio e mi sussurra un qualcosa che sinceramente non capisco se non per l’ultima parola”culo”. Lo vedo spostarsi verso il comodino e rovistare dentra in cerca di qualcosa, gli faccio capire che non è il momento, che non mi va. Lui sorride e desiste. Li faccio avvicinare al mio viso, devo proteggere la mia patata e quindi decido (con piacere) di sacrificare la bocca. Prima uno, poi l’altro, poi tutte e due le cappelle insieme.

Sento l’umido, sento i loro sapori diversi che mi bagnano la lingua; poi Mario si allontana un attimo per poi venirmi addosso all’improvviso. Robert invece continua a spingermelo in bocca fino a quando, avvertendomi del suo orgasmo mi dà il tempo di toglierlo dalla bocca e di poggiarlo sui seni per accogliere il suo sperma.
Sono esausta, Mario guarda l’orologio e si rende conto che è tardi, Robert invece con calma comincia a rivestirsi.

Io ho bisogno di una doccia, così li saluto ancora “bagnata” non prima di aver sussurrato all’orecchio del mio amico cubano “peccato, se fossi rimasto qualche altro giorno… ti avrei accontentato”.
Al momento non lo sapevo ancora, ma quella frase mi è stata per così dire “fatale”, perché mentre scrivo, è lunedì, lui è in volo sull’oceano Atlantico, ma ieri (domenica) me lo sono ritrovato a casa per un ultimo saluto… mi avete capito.

(Non so però se raccontarvelo o meno…).

La mia seconda prima volta

Note al racconto:
Pubblico questa mia prima storia, divisa in cinque capitoli, tutta insieme. Non utilizzerò le strategie che molti usano per avere più numero di letture di centellinare un capitolo per volta. Non me ne frega niente. Chi lo vorrà leggere lo legga (sono proprio curiosa di sapere quanti vorranno sapere come va a finire). Ne sarò felice.

Com’è nel mio stile, non farò abuso di riferimenti espliciti ad atti sessuali.

E’ un racconto erotico giocato sul fil di spada…del dico ma non dico…faccio ma non faccio.

Sono i sogni, le aspettative, i desideri che si nascondevano in una giovane ragazza…tanti anni fa.

Prologo
Ormai mi sono presa l’impegno di scrivere la mia biografia erotica.

E lo farò…piano piano…cercando di ricordare onestamente la strada che mi ha condotto fin qui. Non so se mi farà bene, non so se vi interesserà.

Ma lo farò comunque mi ci volessero anni scriverò dei miei eccessi, delle mie follie, dei miei sbagli.

Ometterò, per pietà nei vostri confronti (e anche dei miei), la prima vera volta in cui ho avuto un rapporto sessuale. Vi dirò solamente che ero giovane, troppo giovane e che, come a molti (molte più che altro!!!) è capitato, l’esperienza non è stata delle più esaltanti. Anzi. Ricordo solo la delusione del gesto.

Mi immaginavo chissà cosa e invece, in pochi secondi, non ero più vergine e mi ero trasformata in donna (insoddisfatta!!!…. ah ah ah). Ma si sa…. le prime volte sono quasi sempre deludenti soprattutto se il fidanzatino è un tuo coetaneo, novizio come te, imbranato, emozionato…etc..etc.

Ricordo che era un sabato d’inverno e che lui aveva casa libera. Ci mettemmo più tempo a trovare il coraggio di farlo che non a farlo.

Come ci spogliammo, entrambi, eravamo in una sorta di sogno onirico. Io terrorizzata, lui eccitato oltre misura. La penetrazione non fu dolorosa e durò talmente poco che quasi non me ne accorsi. Alla delusione dell’evento si sommò anche il suo comportamento da stronzo: una volta ottenuto ciò che desiderava, oltre ad andarlo a raccontare ai quattro venti, non volle più saperne di me. Adolescente mezza sega!!!

Quell’esperienza davvero poco piacevole mi indusse a prendere la determinazione che se avessi dovuto scopare nuovamente, lo avrei fatto solo ed esclusivamente con una persona più matura che fosse in grado, oltre che compiacermi come donna, avesse anche la buona creanza di non sputtanarmi in giro.

Non sto a dirvi se ero minorenne o maggiorenne.
Ero già donna…. e parecchio donna!!! Con i miei sogni, le mie voglie, le mie speranze.

Spesso con Sara (la mia amica del cuore dai tempi delle elementari), parlavamo di sesso, di ragazzi, di sogni erotici tanto che, spesso, ci ritrovavamo eccitate a dismisura sognando che, prima o poi, avremmo incontrato “quello giusto”, quello che “ci avrebbe fatto diventare donne al 100%”.

Sogni adolescenziali che ci portavano, in una sorta di limbo erotico, a giocare reciprocamente con i nostri corpi, simulando quello che aspettavamo succedesse con “un bel maschione”.

Ma di questo ve ne parlerò un’altra volta.

Oggi voglio ricordarmi della mia seconda prima volta. Quella vera…direi. L’esperienza che mi ha fatto diventare donna davvero e che mi ha fatto capire quanto bello fosse il sesso.

L’estate successiva alla “prima volta” sarebbe stata, per mia scelta, l’estate della vera iniziazione alle meraviglie del sesso.

Non sarei tornata in città senza aver scopato come si deve. Me lo presi come punto d’impegno. Anzi, con Sara, il giorno in cui ci salutammo ce lo giurammo vicendevolmente: “O qui si scopa o si muore!!!” (eccessi di gioventù…. ah ah ah).

Sardinia’s dream
Quell’anno i miei avevano fissato una meravigliosa villetta vista mare in Sardegna.

Posto meraviglioso, oltre che dal punto di vista naturalistico, anche dal punto di vista della vita notturna.

Il tutto faceva sperare bene. Vero è che la villetta risultava un pò fuori dall’abitato…. parecchio fuori dall’abitato e, non avendoci la compagnia adatta, mi risultava abbastanza difficile uscire da sola la sera….

In qualche maniera avrei fatto !!!…. anche contro la volontà dei miei che, ovviamente, non volevano che me ne andassi in giro la notte sola soletta (paura del lupo cattivo???).

Di giorno cercavo di frequentare le spiaggie più frequentate da coetanei in maniera tale da trovare un punto d’appoggio per le uscite serali e in men che non si dica, riuscii a fare amicizia con un gruppo di ragazzi (e ragazze) di altre città.

Il problema era quello di raggiungerli in paese la sera. Alcuni, molto gentilmente, si offrirono di venirmi a prendere in motorino ma i miei ebbero, strano a dirsi, da obiettare.

E così mi ritrovai a trascorrere lunghe serate sul bellissimo terrazzo vista mare a giocare a carte con mia mamma !!!…..che palle !!!

Dopo neanche una settimana che eravamo in villeggiatura ci raggiunse Tiziano, il socio in affari di mio padre.

Di diversi anni più giovane di mio padre, Tiziano, era davvero un bell’uomo, atletico, sportivo, dinamico e con quel difettuccio di essere costantemente alla ricerca di donne!!! (o sesso???). Questo “difettuccio” gli era costato non solo la brusca fine del matrimonio ma anche una pesante crisi economica visto che la moglie (giustamente) lo aveva praticamente spogliato di tutti i suoi beni. Mio padre, rigido ed austero com’è tuttora, non lo apprezzava molto dal punto di vista umano ma, visto che ormai la loro collaborazione era più che ventennale, lo considerava una sorta di fratello minore…la pecora nera della famiglia.

Anche mia mamma ci era affezionata nonostante tutto ed il suo arrivo portò un po’ di allegria in casa.

Tiziano, un terremoto vivente, organizzò immediatamente per la serata un barbecue di pesce e la mattina successiva, andò in paese a noleggiare un gommone per poter effettuare escursioni in mare. Beh…qualcosa si stava muovendo e, in cuor mio, speravo davvero che lui si potesse trasformare in una sorta di alleato per le mie uscite serali.

Purtroppo non fu così !!! Nonostante l’aiuto di Tiziano, i miei furono irremovibili e non ne volevano sapere di mie uscite notturne a bordo di scooter guidati da emeriti sconosciuti.

Così, alla fine, mi costrinsero ad architettare un piano di fuga!!! Erano giorni ormai che frequentavo questo gruppo di ragazzi in spiaggia e, con uno di Torino in particolar modo, di cinque anni più grande di me, mi trovavo particolarmente bene. Concordai proprio con lui un appuntamento a tarda sera vicino a casa mia.

Erano circa le undici di sera. Tiziano era l’unico sveglio: per mia fortuna se ne stava sdraiato a fumarsi il suo sigaro toscano e a godersi la brezza marina. Di soppiatto me ne uscii dal retro, scavalcai il cancelletto per evitare rumori e, dopo aver attraversato un piccolo boschetto, raggiunsi il luogo dell’appuntamento: Riccardo (il mio nuovo amico torinese), se ne stava a bordo della sua Vespa in mia attesa…. che carino!!!….

e con la luce della luna che gli illuminava il volto…. mmmmhhh…quegli occhi nerissimi…quei riccioli…le spalle larghe…..oddio…. stavo quasi per saltargli addosso!!! Ma mi trattenni…. (che errore!!!)…e lui, carinissimo, spinse la Vespa a motore spento fino alla strada e poi…. brooom…in un battibaleno fummo in paese.

E via…in giro per locali, e via cocktail…e via…in discoteca…. e poi in spiaggia, il falò…la chitarra…. le canzoni di Battisti…. (bleah!!!)…. e in un balletto furono le quattro di notte.

Riccardo, dopo essere stato gentile nell’accompagnarmi, non mi aveva considerato per quasi tutta la serata e, nonostante lo marcassi stretto, sembrava quasi che mi volesse evitare.

Era tardi. Forse troppo tardi…e mio padre troppo mattiniero. Sarebbe stato meglio se fossi tornata a casa…sperando magari…. come dire…almeno in un “bacino della buonanotte”.
Così come all’andata fu gentile e premuroso, anche al ritorno fu altrettanto galantuomo…. anzi …oserei dire…(purtroppo)…indifferente e, nonostante mi fossi appiccicata alla sua schiena con le tette e che le mie mani scivolarono lungo le sue cosce….

niente…niente di niente. Nessun tipo di reazione. E fu così “gentile” tanto da accompagnarmi a piedi nel boschetto buio abbandonando la Vespa lungo la strada.

“Ok” – mi dissi – “…è il momento. Ora o mai più!!!”

Mi bloccai di fronte a lui. Gli occhi negli occhi. Lo abbracciai non lesinando un contatto completo del mio corpo. “…mi piaci…” – gli sussurrai. Silenzio. Alzai lo sguardo verso di lui….

Riccardo sospirò come se cercasse tutto il sangue freddo che aveva a disposizione.

“…lo avevo capito. Anche a me piaci…. però…. ”
“…però?…”
“…sono fidanzato. Fidanzato ed innamorato…e lei…. la mia ragazza, la prossima settimana viene qui da me…. capisci?…non voglio fare cazzate…. scusami se ti ho fatto sperare che ci potesse essere qualcosa tra di noi…. scusami…”

E detto questo, a testa china e camminando veloce, se ne andò. Sentii in lontananza il rumore della Vespa che tornava verso il paese.

PORCA PUTTANA !!!….

ma dico io!!!…fai tanto il carino, il galante…ti lancio messaggi, li assecondi…ci troviamo in una situazione d’oro…..e chi mi va a capitare??? …un bravo ragazzo che è fedele alla sua ragazza???….

Con questa rabbia addosso e con l’ansia che la mia fuga venisse scoperta mi accinsi a rientrare in casa cercando di non fare rumore ma, non appena varcato il cancelletto di servizio…..

“Signorina…. è questa l’ora di tornare a casa???….

Lanciai un urlo soffocato. Guardai in direzione della voce e vidi solamente il tizzone luminoso del sigaro di Tiziano.

“Cazzo…mi hai fatto prendere uno spaghetto…. ”
“Anche a me…ma lo sai che ore sono???…eh?…. mi sono accorto che eri uscita dal retro e mi sono messo qui ad aspettarti…..ma che fai?…esci di nascosto?…. e se ti beccano i tuoi?…. se ti succede qualcosa…lo sai che casino???…”
“…lo so lo so….

è la prima volta…scusami…. non credo che lo farò più…. ” – gli riposi con tono di scusa mista a delusione
“…vieni qua…che ti succede?…è andata storta la serata?…”

Mi stesi accanto a lui su di una sdraio. Gli raccontai di quello che era successo, della sfiga di incontrare l’unico uomo fedele, del fatto che chiusa in casa mi stavo davvero annoiando…. insomma…mi sfogai…mi confessai come mi sarei potuta confessare ad un amico….

quasi ad un fratello.

“Ah ah ah…. ti sei beccato quello “fedele”???…ah ah ah…incredibile…. a me non è mai riuscito resistere ad una cosa del genere…. ah ah ah…. che gioventù!!!…. ”
“…sì…sì…lo so fin troppo bene quali sono le tue…. diciamo…abitudini…. ”
“…ah…non mi giudicare male. Il fatto è che le donne mi piacciono troppo…. e probabilmente anche io piaccio a loro…ah ah ah…. non so resistere…. non ci posso fare niente….

Ci stavamo confidando reciprocamente in piena onestà i nostri segreti. In fondo lui era come uno di famiglia…. che, tra l’altro, mi aveva tenuto sulle sue gambe da piccola.

“Senti…ora andiamo a letto…. ti faccio una promessa…. per il tempo che sarò vostro ospite farò di tutto per farti divertire…. sei d’accordo? Lo so…. avresti il bisogno di stare con quelli della tua età…ma visto che i tuoi sono così…accontentati di me…e, se ti va, domattina escursione alle isolette qui davanti in gommone….

ok?…. ”
“…wow…bellissimo…ok…dai…. grazie…. mi raccomando con i miei…..acqua in bocca!!!…”
“…non ti preoccupare…. e tu promettimi che non farai più cazzate del genere…. ok?….
“…ok…..’notte…”

Una torrida giornata di mare
La mattina successiva, alla notizia che io e Tiziano, avremmo fatto un’escursione alle isolette in gommone, le obiezioni dei miei furono quanto di più noioso una ragazza potesse sopportare.

Adesso, da madre (e zia) mi domando se quelle obiezioni erano davvero di tipo contingente (del tipo: è pericoloso, non sai nuotare bene, tutto il giorno sotto il sole) oppure, di fatto, non nutrissero troppa fiducia in Tiziano considerandolo un po’ il “lupo cattivo”.

Di certo Tiziano non fece niente per tranquillizzare i miei visto che la mattina si presentò in slip bianchi che non nascondevano (anzi esaltavano) la sua esuberante mascolinità. Di certo si sentivano imbarazzati ed impotenti di fronte a quella decisione. Non avrebbero di fatto potuto seguirci visto che mio padre non sa nuotare e che mia madre soffre terribilmente il mal di mare.

Mentre con poderose vogate spingeva il gommone al largo, mi voltai.

Vidi solamente mio padre sul terrazzo con un binocolo seguire i nostri movimenti.

“Certo che non hanno proprio fiducia in noi due…ah ah ah…. ”
“…sono molto apprensivi…. troppo apprensivi!!!”

Di certo, il comportamento dei miei mi fece riflettere. Il loro essere in apprensione era sicuramente dettato dall’uscita in mare aperto…. però…però…anche la pessima reputazione di Tiziano…. e fu proprio in quel momento che vidi per la prima volta quell’abbronzatissimo quarantenne come papabile obiettivo erotico.

In fondo cosa volevo?

Un maschio. E lui era maschio. Parecchio maschio.

Possibilmente che non rompesse troppo le shitole con complicazioni sentimentali.
E lui su questo era una garanzia.

Che fosse decisamente esperto e che sapesse introdurmi ai piaceri del sesso.
E su questo Tiziano, per ciò che raccontava mio padre, era davvero il Number One. Pareva che buona parte del suo successo professionale fosse dovuto alla sua capacità di circuire le clienti.

Quindi…grossa esperienza.

Mentre se ne stava seduto alla guida del gommone lo osservai meglio. Davvero un bell’uomo e quei pochi giorni di mare gli avevano dato anche quell’aspetto più selvaggio che tanto mi piace ancora. Qualche filo bianco sulle tempie, il petto largo e muscoloso…e quello slip bianco che sembrava messo apposta per attirare lo sguardo. Per fortuna gli occhiali da sole mi consentivano di squadrarlo per bene tanto da arrivare alla conclusione che il mio Target Erotico dell’estate….

era proprio lui.

Certo…. c’erano da superare diverse difficoltà e rischi. In fondo mi aveva tenuto sulle gambe da piccola, mi aveva visto crescere ed inoltre, un eventuale gaffe sarebbe stata davvero difficile da gestire visti l’affetto e gli interessi che condivideva con mio padre. Sarebbe stato davvero disposto a scoparsi la figlia del suo socio e amico fraterno? Era davvero, come dicevano, uno senza scrupoli quando c’era da scopare? Dovevo agire con molta cautela ed indurre Tiziano a fare il primo passo.

Non c’è peggior cosa (o migliore?) per un uomo quando una donna si mette in testa che se lo deve scopare!!!

Arrivammo in posto circondato da isolotti, l’acqua celeste, i gabbiani padroni incontrastati. Approdammo su un’isoletta brulla e deserta, la spiaggia bianca. Stendemmo gli asciugamani e dopo un bagno rinfrescante ci stendemmo al sole.

E qui, con assoluta indifferenza, lanciai il primo attacco. Mi tolsi il reggiseno.

Tiziano, quasi come se non fosse successo niente di importante non reagì.

In fondo era “abituato” al corpo femminile. Quindi tetta più tetta meno….

“Tua mamma sarebbe d’accordo?…. ”
“…non credo…ah ah ah…. ma è lontana e non mi vede…”
“…e se ti bruci?…occhio che la pelle lì è molto sensibile…”

Secondo attacco. Crema solare!!!

“…mi spalmo un bel po’ di crema…così evito di ustionarmi…”

Ed iniziai un lento e lungo massaggio alle tette. Così…come se lui non fosse lì a guardarmi…

Infatti era proprio come se lui non ci fosse, visto che se ne stava bello rilassato ad occhi chiusi.

Non voleva guardare per rispetto o…. per evitare…???…

Il primo e il secondo attacco non ebbero grand’ effetto su di lui. In fondo era un uomo navigato che stava al mare con la figlia del suo miglior amico…. mica poteva…..

Mi sdraiai anche io riflettendo quale sarebbe potuto essere il terzo. Tiziano sembrava dormisse.

Decisi che il terzo attacco, dopo aver sollecitato la vista, sarebbe stato basato sul tatto.

Avrei dovuto inventarmi qualcosa per farmi toccare…o toccare io lui…. così decisi di gettarmi di nuovo in acqua. Tiziano si voltò a bocconi. La testa rivolta verso l’interno dell’isola. Manco mi guardava.

Un assalto alle spalle. Ecco…sì…. sarei potuta uscire dall’acqua e simulando un gioco…. un dispetto…stendermi sulla sua schiena col mio corpo gelido e bagnato…. in fondo poteva essere una cosa innocente…. e mi avrebbe consentito il contatto col suo corpo.

Una reazione l’avrebbe pur avuta…no???

Arrivai piano piano alle sue spalle…. sembrava davvero addormentato. Mi stesi sul suo corpo strusciandolo più che potevo. I capezzoli erano eretti a causa degli sbalzi di temperatura, il suo corpo come di fuoco….

“…. ahhhhh…. che bellezza…. mi ci voleva proprio una rinfreshita…. che bello !!!…” – rispose come se il massimo dell’effetto fosse dovuto allo shock termico.

Questo seppe solo dire. Rimasi su di lui finché le temperature dei corpi si equilibrarono.

Immobile a godersi il fresco. Nessun accenno al fatto che il mio corpo nudo strusciava sul suo….

Terzo attacco. Fallito. Speravo in una reazione …in un sobbalzo…magari…voltandosi ci saremmo trovati faccia a faccia…. petto contro petto…. sesso contro sesso…. ed invece…. nulla!!!

Delusa mi stesi nuovamente al sole. Meditando nuove strategie di seduzione. Quell’uomo, forse a ragione, mi giudicava un taboo: troppo giovane, troppo rischiosa. Non sapevo proprio più cosa inventarmi per lanciare segnali a Tiziano.

Caddi per l’ennesima volta in una sorta di smania dovuta alla delusione delle mie aspettative. Ma come??? Un uomo, una donna (anche se troppo giovane), un’isola deserta…il mare, il sole, il canto dei gabbiani…. e non ti viene in mente di fare una bella scopata??? Mi stava montando la rabbia quando, voltandosi supino, il mio sguardo cadde sullo slip bianco che si era gonfiato a dismisura.

“OK. ” – pensai felice tra me e me – “WOW….

allora…ah ah ah…. vuoi resistermi??…ecco…ma effetto te l’ho fatto!!!…non sei di legno…”

Daniela 1 – Tiziano 0

Probabilmente si accorse che il mio sguardo insisteva su quel promettente rigonfiamento e, balzato in piedi di shitto, si lanciò in acqua velocemente. Un raffreddamento gli avrebbe consentito di affrontare la permanenza sull’isolotto più serenamente??? Nuotò un po’, forse per sfogare l’eccitazione che gli avevo causato. Mentre lo osservavo nuotare stavo già studiando il quarto attacco: stimolare l’orgoglio (stupido orgoglio) maschile.

Come fu fuori dall’acqua, e presi di mira con delle battute allusive il suo costumino bianco (adesso sgonfio!!!)…

“Certo…quel costume bianco…. non nasconde proprio niente…” – dissi simulando quasi imbarazzo
“Ah ah ah…sì…è un po’…osé…ah ah ah…tua mamma stamani mi ha guardato come fossi un mostro…ma è davvero così osceno?…a me non sembra…. ”
“…quando è asciutto no…ma bagnato…. è come se tu fossi…. nudo…. ah ah ah…. ”
“…ooops…non volevo davvero imbarazzarti….

” – rispose coprendosi con le mani
“…figurati…. e poi mica sei il primo uomo che vedo nudo…” – gli risposi dandomi le arie di donna vissuta (ah ah ah…. )
“…ah sì?…e quanti uomini nudi hai già visto…signorina?…”
“…abbastanza…per la mia età…. ”
“…anche questo immagino debba restare un segreto tra noi due?…”
“…già…. ”

Cadde nuovamente il silenzio. Lui si rimise supino a prendere il sole. Io inquieta. Il tempo passava e non stava succedendo niente.

Non osavo affondare il colpo.

“…hai mai fatto nudismo?…” – mi chiese a bruciapelo
“…no!!!…ah ah ah…e dove?…. perché tu sì?…”
“…ah…io adoro prendere il sole nudo. Oggi no perché ci sei tu…ma quando sono andato in giro da solo in gommone…mi sdraio sul fondo e zac…. ah…..è una meraviglia…con una mia ex andavamo in Francia…. lì ci sono delle spiagge meravigliose per fare nudismo…e nessuno che rompe le palle…”
“…dev’essere bello…comunque se vuoi levarti il costume…non fare complimenti…non mi imbarazzo di certo….


“…no no…piccola. Non scherziamo. Non voglio creare problemi né a me…né a te…”
“…che problemi?…siamo qui…soli…io e te…. pensi che lo vada a dire ai miei?…ah ah ah”
“…meglio di no. Discorso chiuso. ” – rispose secco senza guardarmi

Mi sdraiai sorridendo. Anche il quarto attacco aveva prodotto risultati. Comunque Tiziano si era aperto, aveva confidato qualcosa di intimo e si era imbarazzato. Il nudismo con me non sarebbe stato solamente pratica di libertà.

Avrebbe potuto assumere aspetti maliziosi.

Daniela 2 – Tiziano 0 (?)

A questo punto dovevo dimostrargli che ero alla sua altezza e che potevo fare le cose che lui faceva (con la sua ex!!!). Senza che lui se ne accorgesse, slacciai il fiocco degli slip e lo feci scivolare rimanendo completamente nuda. La brezza marina che soffiava sul pelo della micina amplificava la sensazione eccitante che stavo vivendo. Lui immobile non si accorse di niente, io ridevo sotto i baffi in attesa di una sua reazione.

Che non si fece attendere.

“Ma che c…. ”
“ah ah ah…..” – gli esplosi a ridere in faccia – “che hai?…ti imbarazzo?…. ”
“Daniela!!!…non fare cazzate ti prego…. rimettiti il costume…. se casualmente qualcuno…”
“…ma qualcuno chi???…dai…mi hai fatto venir voglia di provare con i tuoi racconti…. la sensazione di libertà…il sole sulla pelle…. mica ti stai scandalizzando?…. ”

Struffiò come se fosse in difficoltà. Si mise a sedere meditabondo con lo sguardo lanciato verso l’orizzonte del mare.

Io invece mi sdraiai nuovamente (avendo cura di lasciare le gambe leggermente divaricate…hi hi hi…. malandrina!!!). Chiusi gli occhi in attesa di un qualche evento.

Mi aspettavo una carezza leggera, un dito che casualmente sfiora, un bacio…. o ancor meglio…. lui che si stende sul mio corpo e mi possiede lì…su quella spiaggia deserta…. sarebbe stato davvero un bell’esordio come donna. Persa com’ero in queste immagini, non me ne vergogno, mi bagnai talmente tanto che sentii chiaramente colare piacere tra le mie cosce.

E mi ripetevo mentalmente “dai coglione…che aspetti???…scopami!!!…non la vedi com’è eccitata…pulsa…..forza stallone…fammi diventare donna sul serio!!!…. ”

E invece….

“Ehi…svegliati…. sono quasi le quattro…ci vuole quasi un’ora a tornare…sennò poi i tuoi stanno in pensiero…. dai…. rivestiti che io preparo il gommone…. ”

Nel mio cervello ci fu una specie di CRASH…. come se si fosse spezzata un intero negozio di cristalli…. non feci neanche in tempo ad alzare lo sguardo che Tiziano era già chino sul gommone per preparare il ritorno.

Un po’ triste e sconsolata (per l’ennesima volta), mi rivestii e con il muso lungo, come quello di una bimba a cui è negata la gioia di un giocattolo, salii sul gommone.

Anche Tiziano non aveva molta voglia di parlare durante il ritorno. Qualcosa, di certo, era successo in lui. E il gonfiore del suo slip, per fortuna, me lo stava dimostrando!!!…Almeno quello!!!

Sogni e desideri di una notte d’estate
Come fummo a casa Tiziano fu preso in “consegna” da mio padre.

Se ne andarono sulla terrazza a fumare e vidi che stavano discutendo in maniera molto seria. Io, invece, fui “torchiata” da mia madre che mi seguiva ovunque bombardandomi di domande…del tipo “dove siete stati?…era bello?…c’era altra gente?…ti ha dato noia il mare?…il sole?…ti sei bruciata?…” …e da buona figlia…. le rispondevo evasivamente sottolineando ogni cosa con un bel “che palle !!!”….

Era evidente a quel punto che i miei non avevano troppa fiducia in Tiziano.

E se non avevano fiducia, tanto da sospettare che potesse fare il “lumacone” con la propria figlia…..voleva proprio dire che il nostro ospite era davvero un libertino impenitente.

Fu una cena un po’ mesta. Silenziosa. Tiziano se ne andò a letto molto presto adducendo la stanchezza della giornata in mare, mia madre non aveva voglia di giocare a carte e mio padre preferì mettersi a leggere un libro in terrazza piuttosto che a letto.

Sembrava davvero che qualcosa di strano fosse successo. Vista la situazione un po’ tesa, dopo aver educatamente salutato i genitori, mi diressi verso la mia cameretta.

Salendo le scale uno strano ritmico cigolio proveniente dalla stanza di Tiziano attirò la mia attenzione. Se non avessi saputo che era da solo avrei giurato che lì dentro c’erano due persone che stavano scopando. Con il cuore in gola per la paura di essere scoperta mi avvicinai alla porta e, come la peggiore delle curiose, accostai l’occhio al buco della serratura.

Non vedevo molto visto che l’interno era illuminato soltanto dalla luce della luna. Le lenzuola, i suoi piedi…e il ritmo del cigolio sempre più veloce…lamenti soffocati…. e poi la luce del comodino si accese. Balzai all’indietro riguadagnando la strada di camera mia. Ma la curiosità mi spinse a rischiare. Vedevo da sotto la porta la luce accesa…tremando…avvicinai nuovamente l’occhio.

Seduto sul letto, Tiziano, con l’aiuto di un asciugamano si stava ripulendo del proprio piacere.

Il suo membro pendeva tra le gambe arrossato dalla masturbazione che doveva essere stata particolarmente intensa. Una forte vampata di calore mi assalì tra le gambe. E poi fu buio.

Stesa sul mio letto non riuscivo a prendere sonno dopo quella scena. Si era masturbato pensando a me? Speravo di sì.

Daniela 3 – Tiziano 0 (??) … giochi da ragazzina…

Decisi che per darmi quiete e riuscire a dormire….

avrei ricambiato. Mi ci volle poco…..davvero molto poco. Dopo l’orgasmo davvero intenso crollai in un sonno profondo popolato da immagine erotiche davvero estreme. Ed il protagonista era solo e soltanto lui: Tiziano.
La mattina mi svegliai appagata ma smaniosa. Era come se avessi trascorso una folle notte di sesso e ne avessi avuto ancora voglia. Scesi veloce le scale per raggiungere gli altri. Avevo voglia di rivedere lui. Era diventata una sorta di fissazione.

“Buongiorno mamma, buongiorno papà…. e Tiziano?…. ”
“…mah…è uscito presto…ha preso il gommone…non saprei non ha detto niente…senti ci hanno telefonato i Brambilla…. ci aspettano oggi pomeriggio e poi restiamo a cena da loro…e poi il solito burraco…che ne dici???…. ”
“…non contate su di me…io non ci vengo di certo!!!…due palle…Il burraco poi…ma state scherzando vero?…già non volete che esca la sera…e che debba rimanere confinata qua…ieri perché sono andata con Tiziano in mare mi avete fatto un terzo grado.

Caspita…. ma sono un po’ cresciuta non ve ne siete accorti???…non sono più una bambina…. ”

Me ne tornai in camera continuando ad urlare improperi nei loro confronti. Nessuna reazione da parte loro. Rimasi a leggere tutta la mattina. Ogni tanto mi affacciavo alla finestra per vedere se riuscivo ad intravedere all’orizzonte Tiziano col gommone.

Toc toc…..mia mamma….

“Tesoro…noi andiamo…. sei proprio sicura di voler rimanere qua da sola?…a noi dispiace un po’ saperti sola….


“Starò benissimo…. e poi c’è Tiziano…no?…. mica starò sola tutto il giorno…”
“Senti…. per quanto riguarda Tiziano…. insomma io e tuo padre siamo un po’ sul chi va là…sai che tipo è…no?…e saperti da sola con lui…. ci fa un po’ paura…lo so…è stupido…però…ne ha combinate troppe in vita sua…”
“E pensi che possa insidiare me???…ah ah ah…. dopo che mi ha tenuta in collo da piccola???…ma dai…ieri, se lo vuoi proprio sapere, si è comportato davvero come un fratello maggiore e mi ha fatto passare una bellissima giornata!!! …e tutte le tue domande ansiose al ritorno mi hanno davvero stressato!!!” – risposi pensando che in fondo la miglior tecnica di difesa è proprio l’attacco
“…ok…ok….

scusami…. anzi…scusaci…. Io e tuo babbo siamo stati molto in ansia ieri. Ci sono cose di Tiziano che forse non conosci e probabilmente è bene che tu continui ad ignorare. Tuo padre stava quasi per disdire per oggi. Sono stata io a convincerlo. Ti dico solo una cosa. Stai attenta e comportati bene…. ho fiducia in te…dammi un bacino…. in frigo c’è pronto da mangiare…ok?…. noi torneremo tardissimo…. come al solito quando giochiamo a burraco….

ah ah ah…..ciao…. ”

Quelle parole, quelle raccomandazioni, quella “fiducia” …mi pesarono addosso come un macigno. In fondo ero io a volermi fare Tiziano…e non viceversa come sospettavano loro. Adesso avrei dovuto tradire la loro fiducia e procedere nel mio piano di “diventare donna”.

Il tempo passava. All’orizzonte il gommone non s’intravedeva. Scesi in spiaggia dove incontrai il gruppo di amici: Riccardo mi salutò mentre se ne stava abbracciato alla sua ragazza.

Che rabbia!!! Ed era pure brutta !!!…. ma di lui ormai non mi interessava più…e il mio sguardo, nonostante in maniera molto carina cercassero di coinvolgermi in giochi o discussioni, era piantato verso il mare. I miei pensieri rivolti al ritorno di Tiziano: cosa avrei potuto architettare…come potevo sedurlo???

Tornai alla villa. Il piano era: vestito elegante e scollatissimo, cena a lume di candela in terrazzo, cenetta condita con ottimo vino bianco fresco, musica di sottofondo…magari un languido lento abbracciati…..mi avrebbe resistito???… (quanta banale immaginazione da giovani!!!)

Cena a lume di candela
Tornò (finalmente) al tramonto.

Ed io ero pronta: vestito in lamé scollatissimo e cortissimo, tacchi a spillo, tavolo apparecchiato finemente, vino fresco cibo pronto.

Ed eccitatissima…direi…pronta all’uso!!!

Sembrava cotto dal sale e dal sole. I capelli impiastricciati di sabbia e salsedine, il corpo brunito dal sole di una giornata in mare. Che maschio !!!

“Ta taaaaaa…..i miei stasera non ci sono…. ed ho organizzato una cenetta a lume di candela…che ne dici?…” – esordii balzando in piedi come una stupida bimba
“…bene…sono a digiuno da stamani…ho una fame boia!!!…però prima dammi almeno il tempo di farmi una doccia…guarda in che stato sono ridotto…” – mi rispose bruscamente senza degnarmi di uno sguardo
“…dove sei stato di bello oggi?…perché non mi hai chiamata?…come mai sei rientrato così tardi?…è tutto il giorno che ti aspetto…” – non riusci a trattenere tutta questa valanga di domande come la peggiore delle fidanzate o delle mogli

Lui, che già sembrava stanco e un po’ ombroso nei miei riguardi, si diresse senza neanche considerarmi verso la doccia esterna…e calatosi il costume si gettò sotto il getto d’acqua.

“Oh…ma…. ”
“…passami un bagno schiuma…. e uno shampoo…. ” – mi ordinò bruscamente

Obbedii con le gambe che mi tremavano. Quel cambio di atteggiamento mi aveva spiazzato. Sempre allegro, giocoso e disponibile…. direi riguardoso nei miei confronti…adesso invece prepotentemente maschio che ordina e prende ciò che vuole. C’era una sorta di arroganza nel suo comportamento tanto che, a fine doccia, neanche si rimise il costume e stesosi su di una sdraio si accese il suo (maledetto) sigaro.

In piedi di fronte a lui sembravo una scolaretta sotto interrogazione. Non osavo fiatare ipnotizzata com’ero da quella carica ignorante di testosterone.

“Allora, signorina…. che hai da guardare?…non volevi questo ieri?…ti scandalizzo?…eh?…” – mi chiese in tono di sfida
“…non mi aspettavo che tu…”
“…ti è piaciuto spiarmi stanotte?…credi che non me ne sia accorto?…”
“…ah…scusa…io non…è che…ho…”
“…a me non piace essere spiato…per niente!!!…e tanto meno essere provocato da una ragazzina e dover far finta di niente….

lo sai che non è nella mia natura…cosa vuoi da me?…. cos’è questa carnevalata?…il vestitino elegante?…il vino fresco?…le candele?…. cosa vuoi da me?…. vuoi provocarmi?…per cosa?…ti piace questo gioco?…eh?…. perché sai che io non posso toccarti neanche con un dito?…”
“…io speravo …”
“…lo sai che palle mi ha fatto tuo papà ieri sera quando siamo tornati??? domande su domande…che mi hanno profondamente offeso…e alla fine abbiamo litigato…non so se io e lui potremo continuare a lavorare insieme….

credo che a settembre cercherò una situazione diversa…mi ha rotto veramente le palle!!!…”
“…che domande ti ha fatto?…”
“…nessuna diretta. Ovviamente, non avendo le palle necessarie. Ma era chiarissimo che il suo sospetto fosse quello che ti puoi immaginare…. e immagino che anche tua mamma ti abbia tartassato…”
“…sì…e oggi mi ha fatto anche delle raccomandazioni…” – risposi istintivamente sbagliando
“…. benissimo!!!…a questo punto mi sento definitivamente sciolto da ogni sorta di impegno morale nei loro confronti.

Vado su, preparo la valigia e me ne vado…..”

Gettò il sigaro in mezzo ad un cespuglio e, deciso ed incazzato come non lo avevo mai visto, se ne andò sparato in camera sua. Lo raggiunsi spaventata dagli eventi. Cercai in qualche maniera di rabbonirlo giustificando i miei che erano fatti in quella maniera e che erano preoccupati per me…e che…bla bla bla…

Senza neanche guardarmi con decisione metteva le sue cose dentro il borsone alla rinfusa.

Si infilò deciso un paio di pantaloni (senza neanche le mutande sotto)…una camicia aperta sul davanti. Mi passò accanto guardandomi incazzatissimo.
“…non ti preoccupare. Non ce l’ho con te…e non racconterò di certo a quel coglione di tuo padre tutta questa storia tra me e te…. ” – mi dette un bacino sulla fronte – “…in bocca al lupo, signorina…”

Dopo neanche un minuto la sua macchina stava percorrendo il vialetto sterrato alzando una nuvola di polvere.

In piedi col mio vestitino di lamé osservai il tavolo apparecchiato, il vino fresco, la candela che stava lentamente consumando.

Mi misi a sedere e piansi silenziosamente.

Ero solo una stupida, presuntuosa ed ingenua ragazzina.
E avevo creato, col mio comportamento solo un gran casino.

“…sei bella quando piangi…”

Lo spavento per quella voce mi fece alzare di shitto dalla tavola facendomi rovesciare (e rompere ahimé!!!) i bicchieri di cristallo che avevo scelto per quella cenetta romantica.

Riccardo, imbarazzato come un bimbo, se ne stava a pochi metri da me con la testa bassa a fissare il pavimento

“…che ci fai qui?…come sei entrato?…”
“…scusa…non volevo spaventarti…è che…oggi al mare…ti ho vista agitata…guardavi il mare…eri triste…e credevo che la colpa fosse mia…”
“…ma no…no…è che è successo un casino…”
“…ho litigato con la mia ragazza…. ci siamo lasciati…e se n’è già andata via…e allora sono corso qui…sono passato dal boschetto…e ho visto quel signore che se ne andava…e che eri sola…allora…ho trovato il coraggio di entrare…scusami io…”
“…che vuoi Riccardo?…questa è già una vacanza abbastanza di merda…”
“…sei bellissima…e io sono solo un coglione a non aver capito subito che ti amo…”

Le parole lasciarono spazio ai fatti.

La serata fu lunga, intensa e, alla fine di essa, mi ritrovai donna.

Epilogo
Riccardo mi fece diventare donna. Molto donna!!! Riuscimmo con complicati sotterfugi a vederci praticamente ogni sera. Una volta tornati nelle rispettive città, dopo un paio di lettere di amore intenso, scomparve nel nulla. Adesso siamo (incredibilmente) “amici” su Facebook!!!

I miei il giorno dopo, resesi conto della partenza di Tiziano e dopo un lungo interrogatorio a me, decisero che in fondo era meglio che le cose fossero andate così.

Erano anni che mio padre si lamentava del socio e del suo “stile” di vita e di lavoro.

Sentii solamente mio padre al telefono che urlava parole di fuoco nei confronti dell’ex amico fraterno.

Tiziano, per le notizie che ho potuto avere da mia madre, aprii a settembre un’agenzia per fare concorrenza spietata a papà.

Le cose non gli andarono troppo bene tanto che, dopo aver cercato di far pace con mio padre, dovette chiudere.

Pare che abbia trovato lavoro in tutt’altro settore come dipendente. Dopo alcuni anni si accasò con una ragazza russa bellissima.

Adesso Tiziano ha due figli, un’utilitaria rugginosa, un cane ed una suocera a carico.

Stra-ordinaria amministrazione familiare

A circa 50 km dalla città, in un fitto bosco di querce secolari sorge una vecchia costruzione che si erge su tre livelli. La costruzione è vecchia solo esternamente. Gli ambienti interni sono stati ristrutturati senza alterare l’architettura originale. Al piano rialzato vi dimora una signora di 45 anni. È una bella donna. Il tempo è passato invano sul suo corpo. Ha un fisico ancora giovanile. Le sue forme sono come scolpite nel marmo.

Da quando ha perso il marito in un incidente d’auto si è segregata, insieme ai due figli, un maschio ed una femmina, in questa costruzione. I figli sono cresciuti e si sono sposati. Entrambi vivono nella stessa palazzina. La femmina abita al primo piano. Ha 30 anni; un marito che l’ama ed un figlio di sedici anni. È una bellissima donna. È bruna. Occhi blu. Alta 175 cm. Lunghe gambe, un ben tornito culetto ed un seno (4^ taglia) da suscitare invidia in molte donne.

Il maschio un ragazzone di 32 anni abita al secondo piano. Anche lui ha un figlio di sedici anni ed una moglie che in quanto a bellezza fa concorrenza alla cognata. Le due donne sono gelose non dei loro mariti ma del loro corpo. Entrambe, insieme alla matriarca, frequentano palestre e centri di benessere. Ogni giorni le tre donne dedicano almeno un ora del loro tempo alla cura del corpo. Nel piano interrato hanno ricavato, oltre al locale magazzino, uno spazio attrezzato a palestra ed uno a sauna che usano regolarmente.

I due cugini sono nel pieno del loro sviluppo fisico e mentale. Entrambi hanno le sembianze di due guerrieri dell’antica Sparta. Sono l’orgoglio dei genitori ed in particolare della nonna. Questa li adora. Hanno molte ammiratrici. Ogni giorno ragazze, colleghe di scuola dei due cugini, riempiono i piani della casa con la loro presenza. Tutte corteggiano spietatamente i due ragazzi i quali ben consci del loro sex appeal si pavoneggiano e fanno nascere false speranze.

Queste frequentazioni femminili danno fastidio alle padrone di casa. Alla nonna perché, per un verso, si vede invadere la casa da ragazzine che rompono la sua tranquillità e, per altro verso, perché le rubano l’attenzione dei ragazzi. Alle madri perché sono gelose dei propri figli. Ai due cugini questo atteggiamento della nonna e delle loro madri fa piacere. Il loro comportamento è continuamente rivolto ad incrementare i sentimenti astiosi delle donne di casa nei confronti delle loro spasimanti.

Questo ha una ragione precisa. Tutto ha inizio in una afosa giornata d’estate. I due cugini insieme alle rispettive madri ed alla nonna si trovano nella palestra di casa. Il caldo è eccesivo. Tutti sono sudati. Le donne hanno i costumi completamente impregnati di sudore. La prima a non resistere al caldo è la nonna. La donna si reca nella doccia e si libera del costume. Dimentica di chiudere la porta. I ragazzi dalla posizione in cui si trovano hanno una visuale completa della nudità della loro nonna.

La bellezza del fisico di Yvonne (questo è il nome) magnetizza i loro sguardi. Ne restano abbagliati. La donna si accorge di loro. Invece di chiudere la porta si gira completamente offrendo ai loro occhi i magnifici globi di alabastro che danno corpo alle sue mammelle, il suo ventre piatto, le sue belle gambe e il cespuglietto di neri peli. Resta ferma per circa due minuti e poi si gira facendo si che gli sguardi dei nipoti si posino sulle rotondità del suo splendido culo.

È il colmo. I ragazzi non resistono. Entrambi si allontanano velocemente dalla palestra. La nonna li vede allontanarsi e sul suo viso si allarga un sorriso di compiacimento. Nuda rientra nel locale palestra. La nuora e la figlia al vederla nuda si guardano intorno alla ricerca dei ragazzi. Yvonne: “State tranquille. Sono andati via” La donna racconta loro quello che è accaduto poco prima. Le due donne la guardano incredule poi i loro sguardi si incrociano e scoppiano a ridere.

Yvonne si unisce a loro. “Mamma li hai scioccati. Poverini. Perché l’hai fatto?” “Ho voluto mostrare loro com’è fatta una vera donna” “Sei gelosa delle marmocchiette che ronzano intorno ai tuoi nipoti?” “Si! Perché voi forse non lo siete?” “Non so se tua nuora lo è. Parlo per me. E’ vero. Sono gelosa, ma non per questo mi spoglio per farmi vedere nuda da mio figlio. Tu non solo ti sei fatta vedere nuda ma con il tuo comportamento li hai anche provocati.

Ti rendi conto di quello che hai fatto. Loro non vedranno più in te la loro nonna” “Questa è la vera ragione per cui ho dato loro in visione il mio corpo nudo. Volevo vedere se piaccio ancora e il fatto di vedere due ragazzini, anche se miei nipoti, che alla vista della mia nudità scappano per andarsi a masturbare mi riempie di felicità. Voglio che mi vedano come una donna. Voglio suscitare in loro desideri inconfessabili.

Ogni volta che mi vedono la loro mente deve lavorare di fantasia. Devono fare cattivi pensieri” È la nuora (Janet) a intervenire nel dialogo: “L’assenza di un uomo nel letto di tua madre le sta giocando dei brutti scherzi. I cattivi pensieri li fa anche lei” Holly: “Che intendi dire?” Janet: “Penso proprio che la mia bella suocera entrerebbe volentieri nel letto dei nostri figli. Ti dico di più. Se succederà non mi dispiacerà” Holly: “Che cavolo ti salta in mente? Troveresti giusto che tuo figlio si facesse una galoppata con tua suocera, ovvero con sua nonna?” Janet: “Perché tu non ti faresti cavalcare da mio figlio? Non fare la santarellina.

E talmente palese che lo desideri che non fai niente per nasconderlo. Quando è nel tuo raggio visivo lo mangi con gli occhi. Confessalo” La figlia di Yvonne arrossisce. L’espressione del suo viso è la prova che sua cognata ha visto giusto. Holly: “Sì, lo confesso. Amo tuo figlio e desidero che mi scopi. Da quando ho capito anche tu vorresti che mio figlio ti chiavasse. Ecco perché hai detto che non ti dispiacerebbe che i nostri figli entrassero nel letto della loro nonna.

Però non è giusto. Lei avrebbe a disposizione due giovani puledri ed a noi ne toccherebbe uno solo” “Non è detto” È stata Yvonne ha parlare. La figlia e la nuora la guardarono con un espressione interrogativa dipinta sul volto. “Ora ragazze, ci facciamo una bella e rigenerante sauna; dopo andremo da me e continueremo il discorso. Mentre parlavate mi è balenata un’idea che risolverebbe il vostro e mio problema”. Dopo la sauna fanno anche una doccia e con i loro corpi avvolti in bianchi accappatoi si recano nell’appartamento di Yvonne.

Qui si liberano degli involucri di stoffa e, nude, si siedono sul divano. Yvonne: “Se le cose vanno in porto e spero ardentemente che avvenga, voi due sapete a cosa andiamo incontro? Con l’entrata nei nostri letti dei due puledrini noi consumeremmo quello che il mondo esterno a queste mura chiama i****to. Io sono la loro nonna e voi due siete le loro zie” Janet: “Yvonne non è proprio come dici. L’i****to lo consumereste solamente tu e tua figlia.

Per quanto mi riguarda il mio non sarebbe i****to perché il figlio di Holly non è mio consanguineo. Sì, è mio nipote perché la madre è la sorella di mio marito, ma fra me ed il ragazzo non c’è nessun legame di sangue. Potrei anche farmi ingravidare. Il bambino che nascerebbe non avrebbe problemi” Holly: “Hai capito, mamma? La mia cara cognata viaggia sul sicuro. Lei si scoperebbe mio figlio e non correrebbe nessun rischio se non quello, in caso che mio fratello scopra la tresca, di arrivare al divorzio” Yvonne: “Al divorzio ci arriveresti anche tu se tuo marito viene a sapere che ti fai chiavare da tuo nipote.

Smettetela di beccarvi a vicenda ed ascoltatemi. In primo luogo dovete promettere che tutto quello che diremo e faremo sarà un nostro segreto e nessuno dovrà mai sapere niente di quello che accadrà fra queste mura. Siete d’accordo?” Le due cognate si guardarono ed all’unisono diedero il loro assenso. Yvonne: “Bene. Quando io parlo di i****to non lo dico senza ragion veduta. Quello che dice Janet a proposito di tuo figlio è vero. Ma è anche vero che i due ragazzi vivono sotto lo stesso tetto.

Fino a quando credete che la relazione che avrete separatamente con loro resterà chiusa nella loro mente. Tenuto conto che entrambi verranno a stare nel mio letto e questo per loro non sarà un segreto, essi si parleranno e si confideranno l’un l’altro. La vostra relazione verrà a galla. Scoppieranno le gelosie fra loro. Questa è una cosa che non dovrà mai nascere altrimenti sarà la fine” Holly: “Perché dovrebbero essere gelosi? E di chi?” Yvonne: “Bimbe, sveglia! Loro due insieme si sollazzano con la propria nonna e non si domanderanno il perché con voi non dovrebbe essere lo stesso?” Janet: “Yvonne …..” Holly: “Mamma dove vuoi arrivare?” Janet: “Holly, tua madre sta dicendo che noi due dovremmo fare così come farà lei.

Oltre che giacere ognuna con il proprio nipote dovremmo farci chiavare anche dai nostri rispettivi figli”. La donna non crede alle proprie orecchie. Guarda la madre. Holly: “E’ vero quello che sta dicendo Janet? Tu vuoi che io mi faccia chiavare oltre che da mio nipote anche da mio figlio? E lo stesso dovrebbe fare mia cognata? E tutto per evitare tragedie? Mamma l’età ti fa brutti scherzi. Piuttosto che farmi montare da mio figlio preferisco rinunciare anche a trastullarmi con il figlio di Janet” Yvonne: “Che male faresti? La tua passera darebbe ospitalità ad un bel ragazzo.

” Holly: “Ma è mio figlio. Mamma sei decisamente impazzita. ” Si alza, indossa l’accappatoio ed esce di corsa dal salone. Si sente sbattere la porta. Sono rimaste in due. Janet:“Hai combinato un bel casino. Così hai mandato tutto al monte. ” Yvonne: “Tu non hai detto come la pensi?” Janet: “Avevo bisogno di una piccola spinta. Cara Yvonne io mio figlio lo desidero già da un bel po’ e sono sicura che anche lui sia innamorato di me.

Lo so perché un giorno ho avuto l’occasione di leggere quello che lui chiama giornale di bordo. È una cartella elettronica dove tiene conservate tutta una serie di lettere a me dedicate. Iniziano tutte con: -Al mio unico amore: mia madre-. Ha una fervida immaginazione. Oltre a scrivere i suoi sentimenti che nutre nei miei confronti descrive anche quello che lui farebbe se si accoppiasse con me. Cara suocera i suoi scritti fanno invidia a scrittori di racconti hard.

” Yvonne: “Che amorevole porcellino. E tu?” Janet: “Dopo quel giorno ho cominciato a guardarlo con occhi diversi e ho concretizzato nelle mie fantasie i suoi scritti. Mi sono masturbata desiderandolo. L’ho provocato più e più volte. Ma oltre a trovare i suoi slip pieni di sperma non ci sono mai state altre reazioni. ” Yvonne: “Poverino. Deve essere frustrante avere tutti i giorni una bella donna che ti ronza intorno, desiderarla e non avere il coraggio di confessarle il proprio amore.

Lui ti vuole ma il fatto di essere tuo figlio lo blocca. A mio parere devi essere tu a fare il primo passo. ” Janet:“Credo che tu abbia ragione. Ti giuro che a partire da questo momento appena capiterà l’occasione lo violenterò. E poi dedicherò le mie attenzioni al figlio di Holly. A proposito. E tua figlia? Cosa credi che farà?” Yvonne: “Non stiamo a preoccuparci. Lasciamole il tempo di metabolizzare la mia proposta.

Vedrai che si convincerà. Da oggi anche lei guarderà suo figlio con occhi diversi. La bellezza del ragazzo la coinvolgerà fino al punto di concedersi. ” Janet: “Abbiamo parlato dei tuoi nipoti e abbiamo trascurato gli altri due stalloni. Come faremo a nascondere loro le nostre maialate? Io amo mio marito e non voglio correre il rischio di divorziare da lui. ” Yvonne: “Perché non lo coinvolgi nella tua storia? Le armi non ti mancano.

” Janet: “Certo sarebbe bello averli entrambi: padre e figlio nel mio letto e farmi possedere da loro due insieme. ” Yvonne:“Hai una fervida fantasia. Immagino la scena. Tu fra loro due. Uno ti prende davanti e l’altro ti chiava dietro. Chi dei due sarebbe il fortunato a romperti il culo?” Janet: “Nessuno dei due. Il culo l’ho dato ad un mio cugino quando ero ancora una ragazzina. Mi facevo chiavare nel culo per non correre il rischio di essere ingravidata.

” Yvonne: “Che donna che sei. Mi hai suggerito una splendida idea. Per non farli entrare in competizione farò in modo che i miei nipoti mi stringano in un unico abbraccio” Janet: “E chi sarebbe il primo a farti il culo?” Yvonne: “Credi di essere la sola ad essersi fatta sodomizzare? Cara nuora, tu hai una suocera lussuriosa. Io, sessualmente parlando le ho provate tutte. E prima che me lo chiedi ti dico che le mie performance sessuali si sono tutte consumate in ambito familiare.

” Janet: “Che intendi per ambito familiare?” Yvonne: “Quello che stai pensando. Il mio corpo è stato il giocattolo con cui i maschi di famiglia hanno giocato. Prima il mio defunto marito. Fu lui a deflorare il mio culo. Dopo la sua morte, in un momento di sconforto, mio figlio mi fece sua. Disse che mi aveva sempre amata. Divenni la sua amante. La storia dura ancora anche se con minore intensità. Mio figlio mi chiavò anche il giorno del vostro matrimonio.

Ricordo ancora quel giorno. Eravamo al pranzo matrimoniale. Stavo, con Holly, seduta insieme ai tuoi genitori allo stesso tavolo. Sentivo i suoi occhi cercarmi. Lo guardai. Lui si alzò e venne verso di noi. Si avvicinò al tavolo a cui stavo seduta e chinandosi mi sussurrò all’orecchio il suo desiderio di avermi. Mi invitò a seguirlo. Lo seguii. Passammo per il tuo tavolo e ti dicemmo che ci allontanavamo perché lui aveva necessità di parlarmi.

Ricordi? Ti diedi anche un bacio sulla fronte. Ci allontanammo e andammo nella stanza che l’albergo aveva riservato a voi due per il dopo pranzo. Appena dentro, chiudemmo la porta a chiave, ci liberammo dei vestiti e ci amammo. La nostra carica di libidine non si esauriva. Mai come quella volta fui amata con tanta intensità. Tuo marito nello spazio di un ora mi prese più volte. Poi dopo esserci ricomposti nell’aspetto ritornammo nel salone del ricevimento.

Da allora mio figlio, pur continuando ad amarmi, raramente viene a visitare il mio letto. ” Janet aveva ascoltato in silenzio la confessione della suocera. Alcuni minuti di silenzio scesero fra loro. Janet allungò il viso verso quello della suocera e la baciò sulle labbra. “Yvonne, finalmente so che mi vuoi bene. Ho tanto aspettato questa tua confessione. Ho sempre saputo che tuo figlio è uno dei tuoi amanti. Non farmene una colpa ma vi ho spiati.

Questo non mi ha mai sconvolta. Ti dirò di più. Quando intuivo che veniva da te ero contenta. Mi dicevo che era preferibile fossi tu la donna che riusciva a dargli amore piuttosto che saperlo fra le braccia di un’altra. Se fosse andato con un’altra donna lo avrei perso. Saperlo fra le tue braccia mi rassicura. Lo ami molto?” “È il mio tormento. Quando non viene a trovarmi vado in ansia. ” Janet: “Ora che so.

Che ne diresti se organizzassimo un incontro a tre con lui quale interprete principale” “Tu faresti questo? Ti faresti amare da tuo marito in mia presenza?” “Per la verità è al contrario. Desidero vedere tuo figlio mentre ti chiava. Voglio vedere il suo pene sparire nella tua vagina” “E poi?” “Vedremo gli sviluppi” “Dio. Che porca che sei. ” “Credevi di essere la sola? Hai altro da confidarmi? Questo è il momento adatto” “Hai ragione.

Voglio che i veli che mi circondano siano tutti strappati. Si ho altro da confidarti. Poi lo farò anche con Holly. Voglio che anche lei sappia che donna ha per madre. Janet, oltre tuo marito e tua cognata ho un altro figlio. Ha la stessa età di tuo figlio. L’ho concepito nello stesso periodo” “Non dirmi che il padre è tuo figlio?” “Non dire scemenze. Sono sì una pervertita ma non fino al punto da farmi ingravidare da mio figlio anche se tuo marito ha più volte espresso il desiderio di mettermi incinta.

No. Il padre è il marito di Holly” “Ecco chi è l’altro uomo che ti frequenta. Sapevo che doveva esserci qualcun altro oltre tuo figlio ma non sono mai riuscita a capire chi fosse. Ti sei fatta chiavare da tuo genero e gli hai partorito un figlio? E dove lo tenete?” “Vive con i nonni. Riuscii a nascondere la gravidanza fino al quinto mese. Poi il pancione cresceva e dovetti allontanarmi. Andai a vivere con i miei genitori ai quali dissi tutta la verità sulle origini della gravidanza.

Vi restai per circa due anni. È stato un periodo carico di tensione ed allo stesso tempo pieno di felicità. Avevo un figlio da far crescere. Lo allattavo. Mio genero, il padre del bambino, ci faceva visita di continuo. Ancora oggi il padre gli fa visita tutti i giorni. Io lo vedo tre volte alla settimana. Il ragazzo sa tutto. È a conoscenza che suo padre non è mio marito e sa che la moglie del padre è mia figlia.

Il mio desiderio è di vederlo in questa casa. Il padre ed io lo vorremmo con noi” “Ti aiuterò a farlo venire” “Te ne sarò per sempre riconoscente e grata” “Non lo farò per niente. Voglio essere pagata per il mio aiuto e voglio che tu mi dia un acconto” “Vuoi che ti paghi per aiutarmi a portare il mio secondo figlio a vivere con me? Cosa vuoi? Soldi?” “Non sono soldi quelli che voglio da te.

Sei mai stata corteggiata da una donna?” “Non lo so. Se è successo non me ne sono accorta. Perché lo chiedi?”. Janet si avvicina alla suocera fino ad entrare in contatto con il corpo nudo della madre di suo marito. Solleva una mano e la poggia su una delle tette di Yvonne. La fa scorrere su quella splendida superficie con delicatezza. La suocera ha un sussulto. “Cosa fai?” “Yvonne, ti voglio. Ti desidero. Ti amo” “Mi ami? Parli come un uomo” “E’ cosi.

Ti amo come un uomo ama la sua donna. Voglio fare l’amore con te” “Oh dio. Vuoi scoparmi? Sei una donna. Non l’ho mai fatto con una donna”. Intanto le carezze delle mani di Janet sul prosperoso seno della suocera si fanno più insistenti. Ogni tanto le dita pizzicano i grossi capezzoli che nel frattempo si sono inturgiditi. La nuora avvicina la sua bocca a quella della suocera e vi posa le sue labbra.

Inconsciamente Yvonne dischiude le labbra e la lingua della nuora guizza veloce invadendo la sua cavità orale. Un bacio carico d’amore ha inizio. Anche se la lingua che gli sta rovistando la bocca è quella di una donna a Yvonne piace essere baciata. Risponde a quella invasione mettendo in azione la sua lingua. La incrocia e insieme danno vita ad un lungo e dolce duello. Le lingue si attorcigliano, si avviluppano. Yvonne succhia la lingua della nuora come fosse un capezzolo.

Di colpo Janet smette di baciare la suocera e porta la sua bocca sul bianco collo. Lo morde strappandole gemiti di piacere. La bocca scorre sul corpo della matriarca. Arriva sulle mammelle. Yvonne gonfia il torace ed offre le sue grosse mammelle alla vorace bocca della nuora. La lingua di Janet vibra veloce sulle rotondità delle grosse mammelle della suocera che si abbandona a gemiti sempre più sonori facendo così capire alla nuora che il trattamento che sta subendo è di suo gradimento.

La punta della lingua di Janet gioca con i grossi capezzoli di Yvonne. Li lecca, li titilla e infine li ospita, a turno, nella sua bocca e li succhia con rabbia. Il modo di succhiare le mammelle della suocera da parte di Janet è quello di una bambina affamata che si arrabbia perché latte non ne esce. Intanto una mano di Janet si è portata fra le gambe di Yvonne ed ha raggiunto il fitto cespuglio di neri peli che nascondono l’entrata della vagina.

Le dita si muovono frenetiche fra i neri peli. Yvonne allarga le cosce per favorire la manovra della nuora. Prima un dito e poi due si inoltrano fra lo spacco che divide le grandi labbra della polposa fica della suocera e penetrano nell’orifizio vaginale. Incomincia lentamente a chiavarla. Il corpo di Yvonne sotto l’azione congiunta della bocca e delle dita della nuora va in fibrillazione. Accompagna il piacere che prova con urla e nitriti e questa dimostrazione di piacere fa si che Janet intensifichi la sua azione.

Le sue dita si muovono con più velocità nella fica di Yvonne. Le mammelle sono prese d’assalto anche dai denti. I capezzoli vengono sottoposti a dei morsi dati non con l’intento di provocare dolore ma di dare piacere che raggiunge il suo culmine in uno sconvolgente orgasmo che invade il corpo di Yvonne scuotendolo tutto. La mano di Janet raccoglie il frutto del suo lavorio e lo porta alla sua bocca. Con la lingua lo raccoglie nel cavo orale.

Lo trattiene. Si allunga sul corpo di Yvonne. Porta la bocca sulla bocca della suocera e le travasa nel cavo orale gli umori prima raccolti dalla vagina. Yvonne li accetta di buon grado. Prima li assapora schiacciandoli sotto al palato e poi li ingoia. “Hai un buon sapore” “Mi è piaciuto molto. Non pensavo di avere un buon sapore. Non credevo che una donna potesse darmi tanto piacere. Mi hai fatto godere. Dobbiamo approfondire questo tema.

Credo proprio che noi due ci intenderemo. Sarai la mia amante donna” “Anche per me è la mia prima volta con una donna. Sono contenta che ti sia piaciuto. Quanti amanti vuoi avere. Tuo figlio, tuo genero, io, i tuoi nipoti. Chi altro?” “Tutti quelli che vivono sotto questo tetto dovranno passare per il mio letto e amarmi come io li amo” “Anche tua figlia?” “Dopo oggi? Si anche lei? Prima però devo diventare brava e tu sarai lo strumento che mi permetterà di esercitarmi.

Non è facile far godere una donna”. La nuora la guarda divertita. La bacia e si rannicchia al suo fianco. Yvonne l’abbraccia e insieme si assopiscono. È così che i due giovani rampolli le trovano. La porta di casa non è stata completamente chiusa da Holly. È socchiusa. Loro entrano e vanno nel salone. Li giunti vedono la nonna distesa nuda sul divano che stringe con le braccia il corpo nudo di Janet. Si fermano a guardare.

Si riempiono gli occhi delle magnificenze che quei splendidi corpi stanno offrendo alla loro vista. Ne sono ammaliati. Piano, senza fare rumore, si allontanano ed escono dalla casa. In silenzio si addentrano nel folto degli alberi. Raggiungono uno spiazzo erboso e si siedono sull’erba. Erik (figlio di Janet): “Hai visto? Sono nude e abbracciate fra loro. La nonna già l’avevamo vista ma non credevo che mia madre avesse un corpo cosi arrapante. Cosa credi che abbiano fatto?” Robby (figlio di Holly): “Ehi! Quella è tua madre”.

Erik: “E’ vero, ma è una donna e purtroppo anche bella”. Robby: “Andresti a letto con tua madre? La chiaveresti?” Erik: “Che male ci sarebbe. È una donna e questo giustifica qualsiasi azione nei suoi confronti. Sì, la chiaverei e sono sicuro che a lei piacerebbe essere chiavata da suo figlio” Robby: “Sei un depravato” Erik: “In quanto a questo lo sei anche tu. Non dimenticare che siamo andati dalla nonna per tentare di entrare nel suo letto.

Non vedo che differenza ci possa essere nel chiavare la propria nonna e chiavare la propria madre. Eppoi credo che anche a te piacerebbe chiavare mia madre. Ti ho visto quando la guardi. Hai sempre gli occhi pieni di libidine. E trovandoci in tema ti dico subito che tua madre mi fa una corte spietata. Anche lei mi vorrebbe nel suo letto” Robby: “Che mia madre ti fa la corte me ne sono accorto anch’io.

Che tua madre mi piaccia hai pienamente ragione. Ti dico di più. Io amo mamma da molto tempo. Fino ad ieri mi sono masturbato pensando a lei. Vorrei essere il suo amante. ” Erik: “Credo che nostra nonna possa aiutarci ad entrare nel letto delle nostre madri. Dobbiamo però riuscire ad entrare nel suo letto. Torniamo da lei e vediamo cosa succede. Più di una sberla non può darci. Non penso che ce la darà.

Ricordati che si è mostrata nuda ben sapendo che noi eravamo li a guardarla. A mio parere la nonna sta aspettando una nostra avance. ” Robby: “Non credo che sia il momento. Insieme a lei c’è anche tua madre. Le hai viste. Stanno nude, abbracciate, distese sul divano. Ho il sospetto che abbiano avuto un rapporto lesbico. ” Erik: “Sospetto? Caro cugino quelle due hanno scopato. Si sono amate. Seguimi. Vedrai che i nostri desideri si realizzeranno presto.

” Intanto Yvonne e Janet sono ancora sul divano. Yvonne sta dicendo alla nuora che ha visto i due puledri entrare nel salone e fermarsi a guardarle. Janet: “Credi che abbiano capito?” Yvonne: “Sì. E ci ricatteranno. Noi staremo al loro gioco. Faremo finta di spaventarci e cederemo alle loro richieste. Questo è il momento di piegare tuo figlio alle tue voglie. Io mi prenderò cura del figlio di Holly. Impareranno a loro spese con chi hanno a che fare.

Fra poco li vedremo entrare da quella porta. Mi raccomando. Non far trasparire la tua libidine. Facciamo finta di continuare a dormire. ” L’attesa non si fa sentire. Dopo circa un’ora la porta si apre e i due cugini fanno il loro ingresso nel salone. Alla vista dei due corpi nudi avvinghiati fingono sconcerto. Robby: “Nonna!” – Erik: “Mamma” Le due donne, al sentire le voci dei ragazzi, hanno un sobbalzo. La prima a mettersi seduta è Janet che raccoglie il proprio accappatoio si copre le mammelle e il centro delle cosce.

Yvonne si mostra ancora assonnata. Lentamente si mette a sedere e si copre, anche lei, con l’accappatoio. Lo fa in modo maldestro. Di proposito lascia scoperta una mammella che attira l’attenzione dei ragazzi. Janet: “Come siete entrati? Perché siete qui? Cosa volete?” Robby: “La porta è aperta. Volevamo parlare con la nonna. Piuttosto voi cosa stavate facendo nude ed abbracciate. ” Yvonne: “Non credo che dobbiamo dare a voi spiegazioni del perché stavamo abbracciate.

In quando all’essere nude avevamo caldo. Adesso girate i tacchi e andate via. ” Janet ha chinato la testa come fosse stata colta in fragranza di reato. Anche lei con una accorta mossa fa balzare fuori dall’accappatoio una tetta con il capezzolo inturgidito. Erik alla vista della tetta della madre sgrana gli occhi. Guarda il cugino che ha gli occhi incollati sulla mammella della nonna. Erik: “Sappiamo benissimo come avete trascorso il vostro tempo.

Vi siete sollazzate. Avete fatto l’amore. Siete due lesbiche. Lo dirò a mio padre. ” Janet prima lancia un’occhiata alla suocera e poi: “No! Ti prego non dire niente a tuo padre. Sì! È vero ci siamo amate. È stato un momento di debolezza. Fa caldo e ci siamo eccitate. Ti prometto che non accadrà più” Erik: “Delle tue promesse non ho che farmene. Ci vuole ben altro per farmi stare zitto” Yvonne si alza in piedi e lascia cadere l’accappatoio.

È completamente nuda. I due ragazzi guardano affascinati quella fulgida bellezza. Le sue sode e grosse mammelle, nonostante l’età, riescono ancora a vincere la forza di gravita ed i capezzoli sembrano le testate di due missili che puntano verso il cielo. Sculettando in modo impressionante la maliarda va a chiudere la porta a chiave. “Così nessuno ci disturberà. Hai capito cosa vogliono questi due mascalzoncelli per non palesare al resto della famiglia la nostra debolezza?” Janet imita la suocera.

Anche lei lascia scivolare via l’accappatoio. I ragazzi incominciano a sudare. Credevano di avere in pugno le due donne invece si stanno rendendo conto che sono loro ad essere accalappiati. Janet si avvicina al figlio. Gli gira intorno. Con voce flebile gli sussurra nell’orecchio parole suadenti: “Guardami. È me che vuoi per stare zitto? Ho letto le tue lettere. So che mi desideri. Su dillo?” Erik si sente venire meno. Si sente un topo in trappola.

Sua madre sa dei suoi reconditi desideri. Continua ad esplorare con occhi avidi il corpo nudo della madre. Janet allunga una mano e la poggia sul pantalone del figlio, all’altezza del fallo. Lo stringe. Il ragazzo ha un sussulto. “Gridalo. Voglio sentirti gridare il tuo desiderio di avermi” Erik: “Sì Mamma. È vero. Ti voglio. Voglio fare l’amore con te. ” Janet: “Finalmente l’hai detto. Poverino quando hai penato? Lo sai che anche la tua mammina ti vuole? Lo sai che sei l’incubo dei miei sogni? Bastava un tuo minimo cenno ed io sarei caduta ai tuoi piedi pronta ad offrirti il mio corpo.

Vieni. Oggi i tuoi desideri si concretizzeranno. Sarò tua. ” Yvonne: “E tu mio bel porcellino non vuoi bene alla tua nonnina? Vieni lasciamoli soli. Hanno molte cose da dirsi e noi siamo di troppo. ” Prima di uscire dal salone Yvonne si gira ancora una volta e vede la nuora che sta spogliando suo figlio. Sorride. Prende per mano il nipote e lo trascina nella propria camera da letto.

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Storie in famiglia 3

Robby segue la nonna come un cucciolo.

I suoi occhi sono puntati sull’ondeggiare delle bianche e sode natiche di Yvonne. Non riesce a staccare gli occhi da quella meraviglia. “Non hai altro cui guardare? Ti piace il mio culo?” Il ragazzo non risponde. Giungono alla camera da letto. Yvonne l’apre ed entra trascinandosi dietro il nipote. Chiude la porta e raggiunto il centro della stanza si gira verso il ragazzo. Gli sta davanti. Robby, di fronte a quello splendore di donna, deglutisce più volte.

“Eccoci arrivati. Che intenzioni hai? Vuoi continuare a mangiarmi con gli occhi? Scommetto che il tuo pisellino non è d’accordo. ” Si avvicina. Afferra la cintura dei pantaloni e la sgancia. Fa scorrere la zip e introduce la mano nell’apertura. Incontra l’asta turgida del nipote che preme contro la stoffa degli slip. L’aggancia con le dita e lo stringe. “Ho ragione. Lui è più propenso ad interpretare il ruolo per cui è nato. Vieni.

Accontentiamolo. ” Senza lasciare la presa indietreggia verso il letto facendo in modo che il ragazzo la segua. Si siede sul letto. “Ora liberiamo quest’uccello del paradiso dalla gabbia e vediamo com’è fatto. ” Nel mentre la nonna armeggia con i suoi pantaloni Robby ha gli occhi puntati sulle due grosse lune che seguendo il respiro della proprietaria si sollevano e si abbassano con un ritmo regolare. Intanto la nonna è riuscita nel suo intento.

Il cazzo del nipote è lì svettante come un missile pronto a partire. “Dio com’è bello e quanto è grosso. È una meraviglia. Non ho mai visto un fallo cosi bello come il tuo. Lascia che lo guardi. Voglio che le sue fattezze si imprimano nella mia mente. ” Il cazzo del ragazzo sotto lo sguardo avido della nonna vibra. Sembra essere dotato di vita propria. “Oh dio, deve essere molto arrabbiato. Ci penso io a calmarlo.

” Avvicina la bocca al grosso glande e schiocca un sonoro bacio sulla punta. Robby nitrisce come un puledrino. La nonna lo guarda negli occhi e senza distogliere lo sguardo continua a baciare il glande. Poi con le dita esercita una pressione sull’asta di carne facendola appoggiare sul ventre del nipote. La bocca della nonna si sposta dal glande e va a posarsi sulla borsa scrotale. Dilata le labbra e il cavo orale è pronto ad accogliere i coglioni del nipote.

Le labbra si richiudono imprigionando i testicoli che subito vengono prima leccati e poi succhiati. “Nonnaaa Sìììì!“. La donna lascia i testicoli e facendo vibrare la lingua sulla superficie del salsicciotto di dura carne risale fino al glande e poi fa il percorso inverso. Il povero Robby incomincia a magnificare l’azione della nonna sul suo cazzo. “Sì, nonna. È stupendo quello che mi stai facendo. Non smettere. Dio, quando ho sognato questo momento. ” La nonna smette di leccare l’asta e giunta con la bocca in cima al glande fa in modo che il bastone del nipote trovi alloggio nella sua cavità orale.

Tenendolo ben fermo con le labbra incomincia a succhiarlo. Lo tratta come fosse un capezzolo da cui deve sgorgare latte. Le labbra lo mungono e la lingua lo schiaccia contro il palato. Il respiro del ragazzo si fa pesante. I guaiti sono più frequenti. Il denso latte sta montando lungo il condotto uretrale. Arriva in cima al glande e dilaga nella bocca di Yvonne. I primi fiotti di sperma le arrivano direttamente in gola.

I successivi è lei che, dopo averli schiacciati contro il palato per gustarne il sapore, li convoglia nella sua gola. Per il giovincello è troppo. Come un fuscello si abbatte sul letto. La nonna gli è sopra. Lo libera di tutti gli indumenti. Lo cavalca. Il suo culo è sulla pancia del nipote. Le sue mani sono sul petto del ragazzo. Lo guarda. “Hai visto? Non c’è voluto molto per calmare la tua bestia” “Nonna ma tu le bestie le calmi sempre in questo modo?” “Ti è piaciuto?” “E lo domandi? A un certo punto mi sono sentito leggero come una piuma.

Mi auguro che ci sia un continuo” “Dipende da te. Non è solo il tuo coso che ha bisogno di essere calmato. Anche la mia fucina reclama il suo pompiere. È da stamane che è infuocata. Sta aspettando che il tuo idrante spenga il fuoco che la divora” “Dammi una mezzora e sarò pronto a spegnere il tuo fuoco” “Non posso aspettare mezz’ora. Hai un altro strumento che puoi utilizzare: usa quello. Lo sai fare?” “L’ho visto fare nei filmini porno.

Si credo che riuscirò a spegnere l’incendio che ti sta bruciando dentro” “Non l’hai mai fatto?” “No!” “Oh dio, alla tua età non hai mai leccato la fica di una donna? Scusa ma tu con le ragazze che ci fai?” “Nonna quelle che vedi gironzolare per casa non sono le mie ragazze. Io sono sì innamorato ma di nessuna di loro” “Non voglio essere impicciona ma posso sapere chi è questa donna che ami? Sono tua nonna, a me puoi dirlo” “Ho vergona” Yvonne guarda suo nipote dritto negli occhi.

“Ho capito. Scommetti che indovino chi è?” “Non credo che ci riuscirai” “Mi prometti che mi dirai la verità se indovino?” “Si!” “Allora vediamo un po’. Tu ami una donna che per te rappresenta tutto. Allo stesso tempo altre donne sono oggetto dei tuoi desideri. Di queste due una sono io e fin qui ci siamo. La seconda è tua zia Janet. Prima che continui mi dici se sono sulla pista giusta?” “Sì nonna lo sei.

Tu e la madre di Erik siete parte dei mie sogni erotici” “Non ti spaventa avere una relazione con una donna della mia età? La stessa cosa vale per tua zia. Anche se è di molto più giovane di me ha il doppio della tua età. ” Robby allunga le mani ed artiglia le mammelle di Yvonne. Le strizza. ”Dimmi quale ragazza della mia età ha tette belle come le tue e quale ragazza ha un culo come il tuo.

Nonna tu le quindicenni le batti tutte. Lo stesso vale per zia Janet. ” “Non stringerle troppo forte che mi fai male. Esagerato. Comunque la mia micina ti ringrazia del complimento ed è in attesa di una visita del tuo alieno. Con me problemi non ne sono sorti perché sono stata io, e con piacere, a volerti nel mio letto. Con tua zia problemi non ne sorgeranno perché anche lei sta aspettandoti. La terza donna che poi è la prima è quella che per te rappresenta il problema più grosso.

Ha la stessa età di Janet e si chiama Holly. Mio piccolo puledrino tu sei innamorato di tua madre. E’ così? Ho indovinato?” Robby diventa più rosso di un peperoncino. Allenta la presa sulle tette della nonna e le mani cadono sul letto. “Dai, dimmi se ho visto giusto? Hai promesso? Anche se il tuo silenzio ed il tuo rossore mi dicono che ho indovinato voglio sentirtelo dire. Se lo dirai ti farò parte dei miei segreti.

Ami tua madre?” Robby smette di guardare sua nonna. Gira la testa in altra direzione e un flebile sì gli esce dalla bocca. “Non ho capito. Liberati. Gridalo che ami tua madre. Non commetti nessun peccato. La storia e piena di amori tra madri e figli e di padri e figlie. Su piccolino liberati della tua angoscia. Dillo”. Robby torna a guardare la nonna si solleva e l’abbraccia. Yvonne si china in avanti e poggia le sue tette sul torace del nipote.

“Si nonna. Amo mia madre. L’amo al punto da sognarla tutte le notti. Il mio desiderio di lei è diventato un ossessione. Non so cosa fare”. Yvonne si china e gli da un bacio sulla fronte poi sugli occhi ed infine sulla bocca. “Hai mai provato a dirglielo?” “E’ mia madre. Come si fa a dire alla propria madre ti amo. Vorrei essere il tuo amante. ” “Eppure è facile. In questo momento Erik sta, nel salone, facendo sesso con la madre.

Tuo zio, il fratello di tua madre, mio figlio, in un giorno di mio sconforto, mi fece distendere sul divano e mi chiavò. Lo fa ancora. Lo amo. Trovandoci in tema ti dico che anche tuo padre è un mio amante. Con lui ho generato un figlio che ha la tua stessa età. Serghej, tuo zio e Janet ne sono a conoscenza. Janet sa anche che il marito di tanto in tanto viene a trascorrere qualche giorno nel mio letto.

Anche tua madre sa della relazione che ho con Serghej e con tuo padre. Aggiungi all’elenco il tuo nome e quello di Erik e vedrai che tua nonna non è una santarellina. Ritornando a tua madre non tormentarti va da lei e dille che l’ami. Vedrai che ti accoglierà a braccia aperte. ” “Nonna sei straordinaria. Ti amo” “Lo so. Perché non dedichi il tuo tempo a spegnere il focherello che continua a divampare nella mia fornace”.

Yvonne si appoggia alla spalliera del letto. Tira su le gambe e le allarga al massimo. La sua vagina è in piena esposizione. Robby la guarda affascinato. Yvonne mette le dita sulle grandi labbra ed esercitando una pressione le dilata scoprendo le piccole labbra l’inizio dell’orifizio vaginale, l’uretra ed infine il clitoride. Poco più sotto un altro forellino si mostra agli occhi avidi di Robby. “Dio, nonna. Che meraviglioso spettacolo. Hai una fica magnifica” “Veramente la trovi bella.

Ti piace?” “E lo domandi? Non vedo l’ora di mangiarla. Deve essere squisita” “Accomodati. Lei desidera sentire le tue calde labbra sulla sua bocca. Vuole che la tua lingua la frughi in ogni suo anfranto. Dio non resisto più. Vieni e fa il tuo dovere”. Il ragazzo si pone carponi fra le bianche cosce della nonna. Avvicina la testa verso la stupenda visione. Vi poggia sopra le sue labbra e incomincia a baciarla. La nonna lancia un lungo ululato.

Robby le morde le grandi labbra. “Si, così. Mangiala tutta. Oh dio come mi piace quando la mordi”. Il ragazzo porta una mano in prossimità dell’orifizio vaginale. Un suo dito si insinua nell’oscuro antro. La nonna lo accoglie con un lungo nitrito. La bocca del ragazzo si sposta sulle piccole labbra. Le sente fremere. Pulsano. Le circuisce con le labbra e le imprigiona. Le succhia e le lecca. “Nonna hanno uno squisito sapore”. Un altro dito si accompagna a quello già dentro la vagina.

Il ragazzo incomincia a stantuffare le dita nella vagina della nonna la quale solleva il bacino andando incontro alle dita del nipote. Intanto la sua bocca continua a lavorarle le piccole labbra. Robby per un attimo smette di leccare le piccole labbra quel tanto che basta per accorgersi che una protuberanza fa capolino dall’angolo alto della stupenda vagina. E’ un piccolo ma ben evidente glande di un pronunciato clitoride. Il ragazzo ci si avventa con la bocca; lo aggancia con le labbra e ci gioca con la lingua.

Yvonne lo accoglie con un lungo e sonoro nitrito. “Si mio dolce ed amorevole nipotino. Hai trovato il mio organo del piacere. Fallo vibrare. Fa che esprima la sua gioia di sentire la tua lingua vibrare sul suo capo. ” Robby non ha bisogno dell’incitamento della nonna. La sua lingua sta già vibrando, frenetica, intorno a quel luccicante pistoncino. Ancora pochi attimi e dopo un ultima leccatina comincia a succhiarlo. Senza saperlo sta praticando un pompino alla nonna.

Yvonne gli dimostra il suo gradimento portando le mani sulla testa del ragazzo, afferra i capelli e spinge la testa del nipote contro la sua vagina. Intanto le dita di Robby continuano a pistonare nella grossa fica della matriarca. Il corpo di Yvonne è attraversato da vibrazioni. La donna sta per avere un orgasmo. Un grido più forte comunica al ragazzo che la nonna sta per raggiungere il suo piacere. Smette di spompinarle il clitoride.

Allontana la testa dalla vagina e punta gli occhi sull’intera vagina. E’ cosi che vede l’eiaculazione della nonna. Dalla uretra, ad ondate costanti, fuoriesce un denso liquido giallognolo. È lo sperma di sua nonna. Gli piace vederla godere. “Nonna sei magnifica. La tua vagina sembra un vulcano. Sta eruttando magma. Mi piacerebbe assaggiarlo. ” “Perché non lo fai? Io il tuo l’ho bevuto e l’ho trovato buono. ” “Veramente posso lapparlo?” “Cosa aspetti?” Robby si precipita a lappare quel denso liquido che continua ad uscire dall’uretra di Yvonne.

Con la lingua raccoglie lo sperma di sua nonna e lo convoglia nella sua gola. “Nonna è squisito” “Sono contenta che ti piaccia. Lappane pure quanto ne vuoi”. Robby lappa tutto ed opera anche una accurata pulizia dentro e fuori la vagina. “Nonna. Girati e mettiti carponi come fossi una cagna” “Perché?” “Voglio chiavarti” “Oh dio. È quello che desidero anch’io. Non puoi chiavarmi standomi davanti” “No. Se ti chiavo standoti davanti non ti sento mia.

Invece prendendoti standoti dietro non solo ti chiavo ma ti possiedo. Sarai veramente mia” “Ho sempre pensato che ad un uomo bastasse mettere il suo cazzo nella fica di una donna per sentirsi soddisfatto. Non ho mai pensato al possesso. Tu non solo vuoi chiavarmi ma vuoi anche possedermi? Vuoi che sia la tua cagna?” “Si nonna. Tu dovrai appartenermi. Dovrai essere mia. Quando saremo insieme ti chiaverò sempre standoti dietro” “Amore non ti facevo così perverso”.

Yvonne si gira e posiziona il suo corpo cosi come gli ha chiesto suo nipote. “Allarga le cosce e poggia le spalle sul letto”. Yvonne esegue la richiesta di suo nipote. “Vuoi altro?” Robby si porta dietro la nonna. Con una mano afferra il suo cazzo e lo accompagna contro lo spacco che divide in due le grandi labbra della polposa vagina della nonna. Una spinta ed il grosso glande si fa strada verso l’interno.

Yvonne lancia un gemito. Il puledro si stende sulla schiena della nonna e le passa le braccia intorno al torace ancorandosi con le mani alle grosse mammelle. Un ulteriore spinta ed il grosso cazzo affonda completamente nella vagina della nonna. La spinta si esaurisce solo quando il glande si scontra con il collo dell’utero. La cagna Yvonne lancia un lungo ululato. “Mio possente stallone. Sono tua. Possiedimi”.
Robby incomincia a pompare il suo cazzo nella vagina della nonna.

Lo fa lentamente. Le sue dita strizzano i grossi capezzoli. “Nonna ti piace il mio idrante?” “Oh amore. È stupendo. Hai un cazzo da far invidia ai bronzi di Riace. Pompa e spegni il fuoco nella mia fornace” “Nonna. Spegnerò il tuo fuoco. Ti farò gridare di fermarmi”. Il torello non sa di avere sotto di se una cagna in calore e non sa che quando sua nonna è infoiata non basta un cazzo, che per quanto grosso possa essere, a farla gridare di smettere.

Eppure riesce a farle raggiungere le vette del piacere. Il suo lento modo di stantuffare il suo cazzo nella vagina della nonna è esilarante. La donna esprime il suo gradimento gemendo, ululando e nitrendo in continuazione ed ad ogni affondo del cazzo del nipote nella sua infuocata vagina. Il ragazzo pur essendo giovane dimostra di avere esperienza. Eppure per lui è la prima volta che sta con una donna. È la sua prima chiavata.

In effetti sta mettendo in pratica tutto quello che ha letto nei libri e visto su internet e tutto quello che ha sentito nei discorsi dei suoi compagni. E ci riesce bene. Sta chiavando una donna bellissima e lo sta facendo come un uomo adulto. Forse meglio. Che poi questa donna che sta sotto di se è anche sua nonna poco importa. Lui l’ama e l’amore è importante in un rapporto. Il cazzo di Robby entra ed esce dalla pucchiacca di Yvonne alla velocità di un millimetro al secondo e trattandosi di un fallo lungo 180 mm ci vogliono circa tre minuti perché il possente randello completi l’operazione del dentro fuori.

Yvonne è completamente partita. La sua mente si è svuotata. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. In uno sprazzo di lucidità prega il nipote di porre fine a quel dolce tormento. “Basta. Non ce la faccio più. Ti prego poni fine a questo piacevole supplizio”. Robby si sente riempire di orgoglio. È riuscito a farsi implorare dalla nonna di smetterla. La cagna è giunta alla fine della resistenza. L’azione di pompaggio del cazzo nella vagina della nonna subisce una variazione di ritmo.

La cavalcata passa dal passo lento al trotto e poi al galoppo sfrenato. Yvonne sembra ritrovare vigore. Invece il ragazzo le usa violenza. Con il suo ariete assesta del violenti colpi nella fica della donna da sembrare che voglia sfondarla. La donna grida il suo piacere. Il suo corpo sembra percosso da uno tsunami di ormoni. Anche Robby sta per avere il suo tsunami. Insieme giungono all’apice del piacere. Insieme godono. Yvonne eiacula riempiendo la sua vagina di succulenti liquidi e Robby eiacula nella vagina della nonna innaffiandola con il suo sperma.

I due densi liquidi si fondono e danno origine ad un lago i cui confini sono tracciati dalle rosse pareti della vagina di Yvonne. Quando il culmine del piacere incomincia a defluire Yvonne si abbatte sul letto e perde conoscenza. Anche Robby si abbatte di schiena sul letto. Da bravo ometto non si cura minimamente delle condizioni della nonna. È pieno di sé. Ha posseduto e chiavato una delle tre donne di casa. Ora tocca alle altre due.

Con l’immagine della madre proiettata sul soffitto della stanza si addormenta. Yvonne è la prima a recuperare la cognizione del tempo. Andando con il pensiero a quanto è successo qualche ora prima il suo viso si apre ad un sorriso di compiacimento. Suo nipote l’ha chiavata e posseduta e questo basta a farla sentire soddisfatta. Guarda il nipote steso nudo al suo fianco. Il primo obiettivo è stato raggiunto. Un gemito richiama la sua attenzione.

Robby si sta svegliando. “Non credere che il nostro discorso si sia esaurito. Tu, mio giovane mandrillo, hai ancora molte cose da dirmi”. Il resto della notte trascorre con i loro corpi sempre avvinghiati in un unico abbraccio. Il mattino li sorprende con il ragazzo che sta facendo colazione succhiando una tetta della nonna che gli sorregge la mammella come lo stesse allattando. Yvonne guarda il nipote succhiare la sua mammella ed il pensiero corre al mattino precedente quando tese la rete per accalappiare i due nipotini.

Ne ha catturato uno solo. Il secondo gli è momentaneamente sfuggito. La mancata cattura dell’altro nipote è dovuta alla discesa in campo di sua nuora che ha preso la splendida decisione di farsi cavalcare dal figlio. La sera prima, mentre trascina il figlio di sua figlia nella propria stanza si è voltata ed ha visto che Janet, sua nuora, sta spogliando Erick. Il che significa che la cattura dell’altro nipote è rinviata a data da destinarsi.

Nel frattempo si sarebbe sollazzata con il puledro che sta nel suo letto.

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Storie in famiglia 4

È intenta a sbottonare la camicia di suo figlio e con la coda dell’occhio vede la suocera allontanarsi insieme al nipote in direzione della stanza da letto. Cosa avrebbero fatto i due una volta chiusosi dentro è facilmente immaginabile ma a lei non interessa. Importa, invece, quello che si accinge a fare lei.

Avrebbe amato Erick. Di li a qualche minuto suo figlio l’avrebbe posseduta. Il solo pensarlo la eccita al punto da farla bagnare fra le cosce. La camicia è completamente sbottonata. Gliela fa sfilare. Il torace nudo del ragazzo e ben visibile. È liscio. Non vi è ombra di peli. Lei lo accarezza con delicatezza facendo scorrere sul petto del ragazzo i polpastrelli delle sue dita. “Dai. Non stare lì come una mummia. Toccami anche tu.

Si vede lontano un miglio che desideri toccarmi. Sono qui per questo. Voglio, desidero che tu faccia scorrere le tue mani sul mio corpo. ” “Sei mia madre. ” “Sono anche una donna. E qui ora, davanti a te, c’è una donna desiderosa di essere amata. Quindi niente moralismi. ” La donna si avvicina al figlio quel tanto che basta a schiacciare le sue mammelle contro il torace del figlio il quale sentendo la pressione dei turgidi capezzoli contro il suo petto ha un sobbalzo.

“Mamma?” “Si?” “Hai un seno favoloso. È duro e i tuoi capezzoli sono due bulloni. Sembrano voler perforarmi il petto. ” “Ti piacciono?” “Sì. Non ho mai viste mammelle cosi belle. ” “Sono tue. Vieni andiamo sul divano. Staremo più comodi. ” La madre gli prende una mano e insieme si dirigono verso il divano. “Spogliati. Togliti i pantaloni e gli slip. Voglio vedere come sei fatto. ” Erick sotto lo sguardo arrapato della madre si sfila i pantaloni e toglie anche gli slip.

Il pudore lo porta a coprire il pene con le mani. Janet sorride. Si siede sul divano e prendendo una mano del figlio lo attira a se. Quando gli è vicino prende l’altra mano che ancora copre il pene e la tira via. Il cazzo di Erick si libra nell’aria come un uccello che ha acquistato la sua libertà. La madre lo guarda compiaciuta. “È come l’ho immaginato. Bello, lungo e grosso. ” Allunga le mani e le porta sulle natiche del figlio.

Il cazzo di Erick giunge in contatto con la bocca della madre. La donna avvicina le labbra al glande e gli da uno schioccante bacio. Erick geme. “Mammaaaaaa. ” Janet tira fuori la lingua e lo lecca. “Hai un buon sapore. ” La lingua di Janet scorre sulla superficie della grossa asta di carne. Scende giù fino a raggiungere i testicoli. Apre la bocca e la borsa scrotale sparisce al suo interno. Le labbra si chiudono intorno ai testicoli.

La lingua vibra sulla grinzosa pelle. Li succhia. Erick non riesce a trattenere un lungo nitrito. “iiihihih Mamma mi fai morire” La donna continua a succhiare i testicoli gonfi di ormoni impazziti. “Mamma non ce la faccio più. Sto per venire”. Janet smette di succhiare le palle e, veloce, porta la bocca sul glande. Lo avvolge con le labbra e aspetta. Uno, due secondi e dalla uretra vengono eruttati potenti ed abbondanti fiotti di denso sperma.

Sembra un vulcano in eruzione. I fiotti di sperma invadono la bocca di Janet e scivolano nella arida gola. Li ingoia tutti. Con le labbra munge la bestia per far uscire i residui fermatisi lungo il condotto uretrale. Poi si ritrae e poggia la schiena contro la spalliera del divano. Il figlio è davanti a lei nudo e con il cazzo che si sta afflosciando. “Amore da quanto tempo è che non ti scarichi.

Sembravi un fiume in piena. Sono contenta perché significa che ti è piaciuto. ” “Mamma l’ultima l’ho fatta insieme a Robby dopo aver visto la nonna nuda. Certo che mi è piaciuto. Mi hai fatto un pompino che dire favoloso è poco. Non ti fa schifo ingoiare il mio sperma?” “Amore ti ho solo succhiato le palle. Il pompino è altra cosa. Quando te lo farò allora sì che morirai di piacere. Perché dovrebbe farmi schifo.

È buono. Tuo padre mi innaffia la gola ogni qualvolta facciamo sesso. E solo più acidulo. Il tuo ha un buon sapore. Un poco asprigno ma gradevole al palato. Vieni a baciarmi. Ne ho ancora qualche goccia in bocca. Vedrai, piacerà anche a te. ” Il ragazzo si siede sul divano ed abbraccia la madre che gli porge la sua bocca. Erick accosta le sue labbra a quelle della madre e la bacia. La sua lingua guizza verso le labbra dischiuse di Janet.

Le valica e si addentra nella bocca dove incontra la lingua della madre ed insieme danno vita ad un furioso duello. Si avviluppano e si succhiano le rispettive lingue. Erick, succhiando la lingua della madre, sta anche assaporando il suo stesso sperma di cui la bocca di Janet è ancora impregnata. Una mano della donna si avventura verso il basso ventre del figlio. Incontra il pene che sta rinvigorendosi. Lo artiglia con le dita e lo stringe.

Il cazzo comincia a fremere. Lentamente si indurisce e cresce nella mano di Janet. “Ecco. È così che ti voglio. Sempre pronto a rispondere alle mie necessità. Ora mi stendo e tu mio amato ometto entrerai lì da dove anni addietro sei uscito. ” Janet si stende sul divano. Tira su le gambe e le porta verso il suo corpo. Le allarga. “Vieni. Entra in me. Possiedimi. Chiavami”. Erick è affascinato dalla posizione assunta da sua madre.

Per la prima volta vede la vagina di sua madre. E’ da lì che è passato per venire alla luce. La rosea fica di Janet è un magnete. Lui si lasca attrarre. La sua bocca è sulla vagina della madre. Le sue labbra sono sulle grandi labbra della prima meraviglia del mondo. Sono anni che sogna quel momento. La bacia. La madre geme. Incomincia a leccarla. La madre nitrisce. La lingua si insinua fra le grandi labbra e incontra le piccole labbra.

Le avviluppa. Le titilla. Le succhia. Janet guaisce. La lingua del figlio sta rovistando il roseo orifizio vaginale. Ne esplora le pareti. La vulva incomincia a riempirsi di secrezioni vaginali. Erick in un primo momento ha una reazione di disgusto. Vorrebbe tirarsi indietro. Le mani della madre non glielo permettono. Lo trattiene premendo la testa del figlio sulla sua figa. Il ragazzo è costretto a leccare i succhi vaginali di sua madre. Li trova di suo gusto.

Li lappa e li ingoia. Janet lo afferra per i capelli e sposta la testa quel tanto che basta a far si che le labbra del figlio incontrino il suo inturgidito ed allungato clitoride. “Lo vedi? Quello che stai guardando è un altro dei miei organi del piacere. Forse il più importante. Rassomiglia ad un cazzo di piccole dimensioni. Aggancialo e trattalo come fosse un vero cazzo. Fammi un pompino. Voglio eiaculare nella tua bocca cosi come tu hai scaricato il tuo sperma nella mia.

” “Dio, mamma. Sei eccitante quando ti esprimi. ” “E’ la voglia di te che mi fa essere così. ” Erick si lancia sul clitoride della madre. Lo imprigiona fra le sue labbra e con la punta della lingua titilla il glande del clitoride materno. Janet lancia un lungo muggito. Il ragazzo lecca e succhia la parvenza di cazzo che sta nell’angolo in alto della vagina della madre, Il corpo di Janet comincia a tremare.

La pressione delle mani sulla testa di Erick si fa più forte. Il respiro diventa affannoso. L’orgasmo sta montando possente e veloce. Un urlo da maiala sgozzata le esce dalla gola. Solleva il bacino e viene. Dalla sua uretra scorgono fiotti di denso e cremoso liquido perlaceo che si riversano nella bocca del figlio. Le ondate di sperma si susseguono una dietro l’altra. Il ragazzo fa fatica a ingurgitarle. La madre si calma e si lascia andare sul divano.

Il ragazzo opera un’accurata pulizia della vagina materna. Poi si solleva e si distende sul corpo della madre. “Ora tocca a te assaggiare i tuoi succhi. Baciami. ” Janet non se lo fa ripetere. Avvicina la bocca a quella del figlio e introduce la sua lingua fra le caldi labbra. Con la lingua frulla il cavo orale del suo puledro e raccoglie gli umori che il figlio non ha ingoiato. “Sei un vero mandrillo.

Chi è la tua maestra?” “Sei tu mamma. ” “Non dire cretinate. ” “Sì mamma. Tutto quello che fin qui abbiamo fatto lo avevo già fatto nei miei sogni. ” “Vuoi dire che non sei mai stato con una ragazza? Sei ancora vergine?” “Si. La ragazza che voglio sei tu e non ci sono altre. ” “Oh amore. Lasciati stringere. Io sono la tua prima donna. Dio come sono contenta. Io tua madre sono la donna che raccoglierà la verginità di suo figlio.

Vieni entra in me. ” Con una mano afferra il cazzo del figlio e lo guida a trovare lo spacco della sua vagina. Erick si lascia condurre. Quando Janet sente il glande del cazzo del figlio farsi strada fra le grandi labbra della sua vagina lo circonda con le gambe incrociandole sulla schiena del ragazzo. Porta le mani sulle natiche del figlio e lo attira a se. Allo stesso tempo solleva il bacino e aiuta il figlio a penetrarla.

Il cazzo di Erick affonda nel ventre materno così come un piolo affonda nella bruna terra. Le pareti della vagina secernono liquidi sufficienti a favorire il cammino del cazzo nel profondo del ventre materno. “Mamma. Dimmi che non sto sognando. Sono dentro di te. Ti sto chiavando” “Sì figlio mio. Amore mio. Il tuo sogno si è realizzato. Mi stai possedendo. Sono orgogliosa di te. Da oggi sei il mio dolce amante”. Erick non riesce a capacitarsi di stare chiavando la propria madre.

Questa volta non è un sogno. La donna dei suoi sogni proibiti sta li, distesa sotto di lui e la sua vagina sta ospitando il suo cazzo. Sta effettivamente chiavando sua madre. Sta sollevato sulle braccia e guarda sua madre negli occhi che lo ricambia con uno sguardo carico d’amore.
“Erick, figlio mio anche per me quello che sto vivendo insieme a te è un momento fantastico e meraviglioso. Anch’io sto concretizzando un mio desiderio.

Sto accogliendo nel mio ventre il frutto da me stessa generato. ”
Il ragazzo incomincia a pompare il suo grosso fallo nella polposa e calda fica di sua madre. Il ritmo che impone al suo dentro fuori è lento. Janet sembra apprezzare il modo di chiavare di suo figlio. I suoi gemiti e i suoi nitriti sono l’espressione concreta di quando gradisce il modo in cui suo figlio la sta possedendo. Lo sfregamento del cazzo del figlio contro le pareti della sua vagina le provocano sensazioni che fanno navigare la sua mente negli spazi infiniti del piacere.

Janet sta vivendo una seconda prima volta. Il figlio continua a stantuffare il cazzo dentro il ventre della madre e lo fa con amore. Gradualmente il dentro fuori aumenta di intensità. Erick avverte che il proprio corpo vuole esplodere. “Mamma mi stanno venendo meno le forze”
“Amore cerca di resistere. Voglio godere insieme a te. Ti dirò io quando puoi”
Janet porta una mano fra il suo corpo e quello del figlio.

Aggancia il clitoride con le dita e lo picchietta sul glande. Le sensazioni si propagano per tutto il suo corpo. Le invadono il cervello. Esplodono in miriadi di scintille. Urla il suo piacere. “Siii Dai Lasciati andare”. Erick imprime alla chiavata un ritmo più veloce. La madre ulula e grida. L’orgasmo sta giungendo implacabile. Afferra il figlio per i capelli e attira la testa verso di se. Incolla le labbra su quelle del figlio e gode.

“Oh amore. Come è bello”. Erick sente la madre godere e questo gli procura una gioia infinita che si trasforma in godimento. Sente lo sperma salire lungo il condotto uretrale. “Mamma, sto…. ” “Si, figlio mio. ho capito. Scarica pure il tuo piacere dentro il mio ventre. Non preoccuparti. Innaffia la mia infuocata fucina e spegni il fuoco che la pervade. ” Il ragazzo affonda con forza il cazzo nella fica di sua madre e dal glande vengono sparati una sequela di abbondanti fiotti di sperma che vanno ad infrangersi contro l’utero di Janet.

L’atto d’amore tra madre e figlio ha raggiunto il suo apice. Erick si lascia andare sul corpo della madre. “Mamma ti amo” “Lo so. L’ho sempre saputo. Oggi abbiamo concretizzato i nostri desideri e realizzati i tuoi e miei sogni. Mi hai chiavato ed io ti ho posseduto. Questo è l’inizio di un lungo ed infinito rapporto. Da oggi sono la tua amante. Ora ritiriamoci nella nostra casa. Verrai a dormire nel mio letto” “E papà?” “E’ fuori.

Starà via alcuni giorni per lavoro. ” Si alzano dal divano. Janet raccoglie il suo accappatoio e insieme al figlio esce dalla casa di Yvonne. Salgono al secondo piano e si infilano nel loro appartamento. Raggiugono di corsa la camera matrimoniale e si infilano sotto le lenzuola. Si abbracciano e si addormentano. Nel corso della notte Erick si sveglia. Sua madre è lì, nuda, stretta tra le sue braccia e con la schiena che preme contro il suo petto.

Le sue braccia le cingono il torace e le mani sono chiuse sulle prorompenti mammelle. Il respiro della madre è regolare. Sta dormendo. Lui solleva la testa e la guarda. Janet ha il viso disteso e sembra sorridere. Riporta la testa sul cuscino e la mente va a quanto è accaduto in casa della nonna. Lì, lui e sua madre si sono amati. Hanno fatto sesso consensualmente. Anzi lo hanno cercato, invocato. Le immagini dell’amplesso avuto con sua madre sono ancora presenti nella sua mente.

È stato sconvolgente. Quei pensieri gli stimolano gli ormoni che rispondono subito alle sue sollecitazioni. Il cazzo si inalbera e si indurisce. Con le mani allarga le natiche della madre e lo infila nella fenditura. Incomincia a spingere. Il glande e vicino al buco del culo di Janet. La donna si sveglia allarmata. Il figlio sta tentando di sodomizzarla. “Cosa stai tentando di fare?” “Mamma voglio farti il culo. ” “Vuoi sodomizzarmi? È passato un bel pò di tempo da quando un cazzo è entrato nel mio culo.

Sentirò dolore e non mi piace soffrire. ” “Mamma non ti userò violenza. Fammi entrare. Se mi dirai di fermarmi mi fermerò. ” La donna resta in silenzio per qualche minuto. Pensa al suo sogno di avere nel letto il marito ed il figlio contemporaneamente. ”Lo prometti? Se mi sentirai gridare per il dolore ti fermerai?” “Sì mamma. ” “Va bene. Io ho preso la tua verginità ed è giusto che tu abbia qualcosa in cambio.

Non posso darti la mia verginità perché quella la prese tuo padre però ti darò il mio culo che tenuto conto del tempo trascorso dall’ultima volta che sono stata inculata è come se fosse vergine. Vai in bagno. Nell’armadietto troverai della crema emolliente. Prendila e ritorna qui. ” Il ragazzo si precipita ed un minuto dopo è di ritorno. La madre è già pronta. Si è messa carponi a pancia in giù. Il culo sollevato e con le gambe allargate.

“Vieni. Aiutami a prepararlo a ricevere il tuo cazzo. ” “Cosa vuoi che faccia?” “Devi leccarmi il buchetto. Mi dovrai eccitare. Mi spalmerai la crema intorno al buchetto non trascurando di introdurla anche dentro e poi …. Ti dirò io quando puoi farlo entrare”. Erick si china dietro sua madre e affonda il viso fra le bianche natiche del culo della madre. Tira fuori la lingua e comincia a leccare il roseo sfintere. La madre guaisce.

Lui continua imperterrito. Non si limita solo a leccare il buco del culo di Janet. Porta una mano fra le cosce della madre e aggancia il clitoride. Lo strizza. Lo tortura. Sua madre lancia un lungo ululato. “Mamma sembri una cagna. ” “Siiii; soooono la tua cagna. Mi stai deliziando. È la prima volta che mi leccano il culo ed è eccitante. ” L’azione delle dita di Erick sul clitoride della madre producono il loro effetto.

Janet è partita per un viaggio astrale. “Dai spalma la crema. Non dimenticare di metterla anche dentro e spalmala anche sul tuo cazzo. ” Erick affonda le dita nel vasetto della crema e ne tira fuori una quantità abbondante. La spalma sullo sfintere del culo della madre. Un suo dito si fa strada nel buco anale. Riempie il buco di crema emolliente. “Mamma dovrebbe bastare” “Figliolo non credi che sia opportuno calzare il preservativo?” “No mamma.

Voglio sentire la nuda carne del tuo culo stringersi attorno al mio cazzo e voglio che il mio sperma non sia trattenuto da involucri estranei. Quando eiaculerò voglio farlo nel tuo retto” “Non ti facevo così maiale. Dai comincia. ” Erick punta il glande contro il buco del culo di Janet e comincia a spingere. Il grosso glande ha difficoltà a penetrare lo stretto buco del culo. Janet vincendo il dolore tenta di rilassarsi in modo da favorire la penetrazione.

Dopo una serie di tentativi il glande riesce a valicare lo stretto orifizio anale. Janet lancia un grido di dolore che viene soffocato dal cuscino che sta mordendo. Erick ferma la spinta. “Mamma mi dispiace; non voglio farti male. ” “Non preoccuparti. Continua a spingere. ” Il ragazzo riprende la spinta. Il cazzo, favorito dalla crema, scivola nel culo della donna. Sale lungo il condotto anale e si inoltra nell’intestino retto. La spinta si esaurisce allorché lo scroto urta contro la vagina.

“Mamma sono tutto dentro. Ho il cazzo affondato nel tuo culo. Ora posso dire che sei veramente mia. Ti sto possedendo” “Prima di chiavarmi il culo aspetta che mi sia abituata ad avere il tuo cazzo nel buco”. Erick si abbandona sulla schiena di Janet e le circonda il torace con le braccia. Con le dita artiglia le mammelle della madre e le strizza; le pastrugna; gioca con i capezzoli. Tutte manovre per dare piacere alla madre e fatte per alleviare il dolore provocato dalla penetrazione del suo cazzo nel culo materno.

Janet apprezza le attenzioni del figlio e glielo fa capire emettendo mugolii di piacere. I minuti passano veloci. È Janet a dare il via al figlio. “Dai Erick, figlio mio, completa l’opera iniziata. Chiava il mio culo e godi. Innaffiami l’intestino con il tuo caldo sperma. ” Erick si lancia al galoppo e stantuffa con veemenza il suo cazzo nel culo della madre. Janet si sente come se la stessero spaccando in due. Incita il figlio con frasi e parole oscene che in condizioni normali mai avrebbe pronunciato.

Erick è ormai preda di un raptus. Sta inculando la madre e questo è il massimo delle sue voglie. “Mamma il tuo culo mi è sempre piaciuto ma mai avrei pensato che tu mi concedessi di chiavarlo. ” Il pompaggio del suo cazzo nel culo della madre aumenta d’intensità. Diventa più frenetico. La madre lancia grida di dolore miste a muggiti di piacere. Le piace che il figlio le stia fottendo nel culo. Erick raggiunge il culmine ed eiacula nel culo della madre.

Il suo sperma viene espulso dal glande come fosse un vulcano in eruzione e dilaga nel retto materno. La sodomizzazione di Janet da parte del figlio ha cosi termine. Erick sfila il cazzo dal buco del culo della madre e si precipita in bagno dove viene raggiunto da Janet. Entrambi entrano nel vano doccia e si lavano a vicenda. Janet, con amore materno, lava e pulisce il cazzo del figlio facendo molto attenzione a liberarlo delle impurità di cui si è impregnato stando infilato nel suo culo.

I due si abbracciano e si baciano più volte. Hanno scoperto che il loro amore è aperto ad ogni perversione e sono pronti a tutto pur di soddisfarle. Dopo essersi asciugati ritornano a letto tenendosi per mano come due fidanzatini. Il resto della notte lo trascorrono continuando ad amarsi. Il mattino li sorprende mentre sono lanciati in uno sconvolgente 69. Janet ha la testa fra le gambe del figlio e gli sta succhiando il cazzo.

Erick ha la testa fra le cosce della madre e le sta leccando la vagina. Entrambi mugolano e nitriscono. Entrambi raggiungono il culmine del godimento eiaculando l’uno nella bocca dell’altro il piacere raggiunto. Poi si abbandonano sul letto e, esausti, si addormentano. I giorni che seguono quella loro prima notte sono, per i due amanti, una vera e propria luna di miele. Si avvicina, però, il momento del rientro del padre e questo innervosisce Erick.

Vede nel padre la figura che si frappone fra lui e la madre. “Mamma, non ti importa quando papà sarà a casa? La sua presenza ci impedirà di stare assieme. Non potrò più amarti. ” “Chi ti dice che non potremo più amarci? Non darti pensiero. Noi due continueremo a stare nello stesso letto cosi come abbiamo fatto in tutti questi giorni. Tuo padre non è un ostacolo al nostro amore. ” “Cosa stai cercando di dirmi?” “Sappi che io amo tuo padre e non sarà certamente il mio amore per te che me lo farà perdere.

Del resto nemmeno tua nonna è riuscita ad allontanarlo da me. ” “Che centra la nonna in tutto questo?” “Bimbo tua nonna è come me. Anche lei ha ospitato suo figlio nel suo letto. Tuo padre è il suo amante. E da quel giorno che sai anche tuo cugino è entrato a far parte del suo harem. Sono sicura che anche tu mi tradirai con tua nonna. Lei ti vuole e non sarò certamente io a impedirle di possederti.

C’è di più. Il marito di tua zia fa parte dell’entourage della nonna. Con Geoffry la relazione è stata più profonda. I due hanno messo al mondo un bimbo che oggi ha la tua stessa età. Vuoi sapere altro? OK. Tuo zio vorrebbe possedermi cosi come ha fatto con la suocera. Vuole ingravidarmi. Lo so perché l’ha confidato alla moglie. Fino ad oggi ho resistito alle sue avance. Il perché della mia resistenza? È presto detto.

C’eri tu. Ti volevo. Mi rubavi il sonno. Ora che il mio giovane stallone mi ha cavalcato credo che gli cederò. Anche a me attizza il pensiero di farmi fecondare. Ti darò un fratellino o una sorellina. E poi c’è tuo cugino. Non posso certo lasciarlo senza concedermi. Un’ultima cosa. Tuo padre è anche l’amante di tua zia: la sorella. ” “Dio che famiglia. Ma non mi hai detto come intendi agire con mio padre.

Gli dirai di noi due?” “Certo che glielo dirò. Farò di più. La sera stessa che lo metterò al corrente della nostra relazione tu verrai a dormire insieme a me e insieme a tuo padre. Io starò in mezzo e voi due ai miei lati. Ci divertiremo. ” “Mamma sei impareggiabile. Questo rafforza il mio amore per te. ” “Tu non hai niente da confidarmi? Non hai qualche desiderio nascosto? Oltre me e tua nonna non è che hai fatto un pensierino anche sulla madre di tuo cugino?” “Come hai fatto a capirlo? Sì desidero chiavarla” “Sono una donna e so vedere un uomo che sbava per una mia simile.

Approfitta del fatto che tuo cugino sta ancora trastullandosi con tua nonna. Vai da lei e digli che la vuoi” “Non sei gelosa?” “Perché dovrei esserlo? Quando tornerai da me avrai sempre il tuo cazzo attaccato al tuo corpo. Tua zia si farà chiavare ma non ti staccherà il cazzo”

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Storie in famiglia 5

Erick non sta nella pelle. Sua madre gli ha detto che non si stancherà nel farsi cavalcare e lo farà anche in presenza di suo padre.

Gli ha anche detto che zia Holly lo vorrebbe nel suo letto. Incomincia a pensare ad Holly sempre con più insistenza. Sua madre lo percepisce. A letto la sua irruenza si è affievolita. Decide di dare una piccola spinta psicologica al figlio. “Erick, figliolo, non ti sembra che sia giunto il momento che tu faccia visita a tua zia?” “Mamma è un po’ che ci sto pensando. Non te l’ò detto per non offenderti” “Domani mattina, dopo che tuo zio sarà uscito, andrai da lei.

Non avere paura di tuo zio; ci penserò io a tenerlo lontano. Tu pensa solo a fare il tuo dovere con tua zia. Non tornare da me se non l’avrai sessualmente soddisfatta. Da questo momento, per evitarti tentazioni che possono influire sulle tue prestazioni, ti starò lontana. Non mi cercare. ” Esce dalla stanza e sparisce dalla casa; in effetti va in giardino e chiama suo cognato col telefonino portatile. Gli chiede, prima di rientrare a casa, di passare da lei.

Poi chiama suo marito e gli suggerisce di allungare i suoi impegni per almeno un altro mese. Serghej intuisce il perché dell’invito a tenersi lontano da casa per un tempo così lungo. Senza fare domande assicura la moglie che non farà ritorno a casa fino a quando non sarà lei a chiamarlo. Le augura di trascorrere delle giornate di piacevole divertimento. Janet è soddisfatta. Lei e suo figlio hanno campo libero e tempo a disposizione.

Rientra in casa e vede il figlio che si sta preparando per uscire. Sorride. Non gli chiede niente. Ha capito. Erick dopo essersi fatto la doccia indossa una maglietta, gli slip ed i jeans ed esce di casa. Prima che la porta si chiude alle sue spalle sente la voce della madre che gli augura di avere successo. Senza voltarsi il ragazzo esce e si precipita giù per le scale. Raggiunge la porta dell’appartamento della zia e pigia il dito sul pulsante del campanello.

Pochi minuti e la porta si apre. Holly, sua zia, gli è davanti. È avvolta in un accappatoio ed ha i capelli bagnati. È appena uscita dalla doccia. “Oh! Sei tu. Vieni entra. ” Erick entra e chiude la porta. Segue la zia fin dentro il salone. “Aspettami qui. Cinque minuti e sono da te. ” I minuti diventano sessanta. Holly è ritornata in bagno e si sta guardando allo specchio. Una vampata di calore la pervade il corpo.

Il viso diventa rosso. La micetta che alberga fra le sue gambe lancia miagolii sempre più forti. I capezzoli si inturgidiscono e le mammelle si induriscono. Uno degli oggetti di desiderio di cui ha discusso con sua madre e sua cognata sta lì in casa sua. Non che le dispiaccia. Al contrario il suo corpo lo desidera. È come lo aspettasse. Avrebbe preferito che ad aspettarla nel salone ci fosse suo figlio. Purtroppo Yvonne non lo lascia andare.

Non può lasciarlo ancora ad aspettare. Si libera dell’accappatoio e indossa una camicia che le arriva fino a metà coscia. Sotto non ha niente. La micetta e le tette sono libere. Non sono costrette ad essere circondate da indumenti di cui si può benissimo farne a meno. L’abbottona fino sotto la linea delle tette. Holly ha delle mammelle che farebbero la felicità delle più belle dive del mondo della celluloide. Ne sanno qualcosa suo marito e suo fratello che si sono deliziati leccandole e succhiando latte dai suoi capezzoli.

Ne sa qualcosa sua cognata che, nonostante abbia tette altrettante favolose, la invidia. Holly è orgogliosa delle sue mammelle. Ne va fiera. Il resto delle gambe che sbucano da sotto la camicia sono altrettanto belle. Come pure è bello il suo culo bianco con le fattezze di un mandolino capovolto. Per non parlare delle labbra carnose che si ritrova e degli splendenti occhi di colore blu. Ama il suo corpo. Con questo pensiero nella mente arriva nel salone.

Al vederla il nipote schizza in piedi dal divano. Sua zia, bella, seducente, solare è lì davanti a lui. Ne è ammaliato. “Come mai sei qui. È un bel pò che non ti fai vedere. Dove sei stato tutto questo tempo?” Erick non può certamente dirle che per circa un mese si è trastullato fra le braccia di sua madre. Il ragazzo non sa che sua zia è al corrente di quello che sta succedendo al piano superiore della villa.

“Mi è venuto voglia di vederti. Lo so. Sono stato assente, ma ero molto impegnato. ” Holly sa in che tipo di impegno si è trovato ad affrontare il nipote. “Non è che tua madre c’entri qualcosa con le tue mancate visite? Ti ha forse impedito di venirmi a trovare?” Il ragazzo abbassa lo sguardo verso il pavimento. “No zia! Sono io che avevo timore di venire a trovarti. ” Holly lo guarda e capisce.

Deve incalzarlo. Non deve lasciarselo sfuggire. “Timore? Perché dovresti averne? Mica ti mangio. Sono forse una strega?” “Ecco l’hai detto. Sei una strega e mi hai stregato” “Che cavolo dici? Ti ho stregato?” “Sì. Zia Sono innamorato di te. Tu mi piaci da morire. Voglio fare l’amore con te” “Tu … Tu vuoi scoparmi? Sono tua zia: La sorella di tuo padre” “Sei anche una donna e per di più molto bella. Sono sicuro che anche tu desideri essere montata da me.

” Può benissimo abbandonare la tattica di circuirlo. Suo nipote non si dimostra affatto complessato dal fatto di stare parlando a sua zia. “Sei uno sfrontato. Non so chi mi trattenga dal prenderti a schiaffi” “Quello che ti trattiene è la voglia che hai di me. Sono sicuro che è così” “Cosa ti da questa certezza?” Erick si avvicina alla zia alza le mani e, sotto lo sguardo di Holly, sbottona tutti i bottoni della camicia.

Infila le mani nell’apertura e le poggia sulle tette. “La tua nudità è la certezza. Il tuo seno sodo libero dal reggiseno e la tua fica libera da mutande. E poi c’è il tempo che hai impiegato per fare ritorno. Mi hai lasciato solo per circa un’ora. Hai impiegato tutto questo tempo per convincerti che le cose devono andare così come le hai sognate. Tu mi ami” Holly deve riconoscere che suo nipote ha ragione.

“Sì ti amo. Baciami. ” È fatta. Sua madre ha ragione. Bastava dirglielo e sua zia si sarebbe concessa senza porre ostacoli. Le loro bocche si uniscono in un lungo bacio carico di desideri. Le loro lingue si sfidano. Si avviluppano e danno vita ad un lungo e furioso duello. La zia non smette di frullare la sua lingua nella bocca del nipote il quale diventa cianotico per mancanza d’aria. La donna è una furia.

Lo spinge facendolo cadere seduto sul divano. Si libera della camicia. Si siede sulle gambe del nipote. Porta le mani sotto le mammelle. Gonfia il torace e offre i suoi globi d’alabastro a suo nipote. “Baciale. Leccale. Succhiale. So che ti piacciono. I tuoi occhi non le danno tregua. Hai sempre sbirciato nelle mie scollature. Prendile, sono tue. ” Gli occhi di Erick brillano di cupidigia. Sua zia lo invita a giocare con le sue tette.

Lui ci si avventa. Le sue mani strizzano le sode poppe. Con i polpastrelli dell’indice e del pollice torce i capezzoli e li tira come volesse allungarli. “Così mi fai male. Fai piano. Non trattarle male. Non scapperanno” “Zia hai delle tette favolose. Non ho mai visto mammelle belle come le tue. Nemmeno la nonna e mamma le hanno cosi belle” “Hai visto le tette di mia madre e di tua madre. Quando? Dove?” “A casa della nonna.

Era presente anche tuo figlio”. Erick non dice che dopo si è trastullato con il corpo della madre e che ha giocato con le tette materne. Sa di essersi sbilanciato. Per riparare all’errore fatto si precipita a prendere fra le labbra uno dei grossi e scuri capezzoli e comincia a succhiare come un cucciolo affamato che si aggrappa alla mammella della propria madre per trarne sostentamento. Holly ha già allattato suo nipote. L’ha fatto quando Erick era un cucciolo d’uomo.

Gli ha dato latte cosi come l’ha dato al figlio. A lei piaceva tenerli attaccati al proprio seno e allattarli. Ora, però, le sue tette non producono latte e non può sfamare il porcellino che è attaccato alle sue voluminose poppe. La mancanza di latte non sembra dispiacere suo nipote che succhia le mammelle di sua zia come se ce ne fosse. L’atto d’amore di suo nipote le provoca piacere. Sente l’utero contrarsi e poi rilassarsi.

Una sua mano si insinua fra le sue gambe. Le dita agganciano il clitoride e si spara una sega. Dopo pochi minuti sta già godendo. Raccoglie i suoi umori con le dita e li spalma sui suoi capezzoli costringendo il nipote a leccarli come fossero gocce di latte. Erick è contento. Sua zia lo sta nutrendo. A lui piace quel sapore asprigno. “Basta succhiare. Ho la micetta in fiamme. Spetta a te spegnere le fiamme che la divorano” Lo costringe ad alzarsi dalle sue gambe.

Si libera della camicia e poi fa spogliare il ragazzo. Di fronte al corpo nudo di suo nipote Holly non riesce a trattenere una esclamazione di meraviglia. Il ragazzo è ben fatto. Un particolare del corpo del nipote attira la sua attenzione: il cazzo. Sembra un ariete. Ne è magnetizzata. “Erick, hai una verga che è favolosa. Ed è puntata verso la mia bocca. Vuoi che ti faccia un pompino?” Dalla bocca del ragazzo non esce nessun suono.

Nonostante abbia trascorso gli ultimi giorni della sua vita fra le braccia della madre non riesce a superare il senso di vergogna. Solo un lieve cenno del capo dice che accetta la proposta della zia. “Vieni. Avvicinati” Il glande è alla portata delle sue labbra. Holly china la testa e poggia le sue labbra sul lucido glande. Uno schiocco ed il ragazzo geme. È l’inizio della scalata alla vetta del piacere. La zia ha dato il primo bacio alla vibrante asta di carne del nipote.

La donna fa scorrere le sue caldi labbra sulla superficie del cazzo. Raggiunge i testicoli. Apre la bocca e li accoglie nel suo caldo cavo orale. Le labbra si chiudono su di loro. La zia glieli succhia. Erick ulula. Holly li libera dall’abbraccio delle sue labbra. La sua lingua guizza verso l’esterno e la fa vibrare sull’inturgidita asta di rosea carne. Lentamente risale leccando lungo il pennone che le è davanti. Arriva in cima e lo fa entrare nella sua bocca.

Lascia che scivoli verso il profondo della sua gola. Lo munge con le labbra. Lo succhia. Il nipote è in preda al delirio. La zia gli sta facendo un pompino di quelli con la P maiuscola. Di certo è più brava della madre. Ha un modo di succhiare il cazzo che sembra voglia svuotarlo della sua linfa vitale. “Dio. Zia. Continuando a succhiarmi il cazzo così come stai facendo presto ti eiaculerò in bocca” La zia non gli risponde.

Imperterrita continua a succhiare il cazzo del nipote. Erick è ormai sul punto di esplodere. Afferra la testa della zia e la blocca contro il suo pube. Spinge il bacino in avanti e il piacere lo invade. Dalla sua uretra vengono espulsi copiosi fiotti di caldo sperma che si riversano nella gola della donna che li ingoia tutti. La zia si sta nutrendo dello sperma del nipote. Con le labbra continua a mungere il possente cazzo per far uscire tutto il miele che ancora stagna nel condotto uretrale.

Alla fine il ragazzo si sente svuotato e si lascia andare sul divano. Holly lo guarda. È compiaciuta per aver dato piacere a suo nipote. Ha bevuto l’elisir direttamente dalla fonte. Gli è piaciuto. La sua mente gli dice che quanto prima tornerà ad abbeverarsi. Urge calmare la fame della micina i cui miagolii si fanno sentire a grande distanza. Conscia che il nipote è ancora scioccato per il pompino ricevuto Holly ha necessità che il ragazzo riprenda al più presto il proprio vigore.

Con una mano avvolge il cazzo del nipote e lo mena. Erick sa che la zia non gli darà tregua. La madre è stata un ottima maestra. Sa che deve impegnarsi a fondo se vuole calmare la libidine di sua zia. Veloce spinge la zia a sedersi sul divano. La costringe ad allargare le cosce in modo tale che la vagina è pronta ad accoglierlo. Fionda la testa al centro delle cosce e porta la bocca sulla vagina.

Prima la bacia e poi la lecca. Al contatto della lingua sulle grandi labbra la zia ha un brivido e nitrisce. La lingua di Erick guizza veloce sulla superficie della polposa vagina facendo delle rapide puntate all’interno dell’orifizio vaginale. Nella sua esplorazione la lingua di Erick incontra le piccole labbra e si sofferma a titillarle nonché a succhiarle. Holly dimostra il suo gradimento, per il lavoro che il nipote sta facendo sulla vagina, con lunghi miagolii alternati a possenti nitriti.

La vagina produce secrezioni che il giovane Erick lappa con golosità il nettare che sua zia produce in continuazione. Nella sua esplorazione vaginale la lingua si imbatte in una piccola rosea e lucida protuberanza. È il clitoride. L’organo genitale femminile che opportunamente stimolato è capace di mandare in estasi la più fredda delle donne. Non è il caso di Holly. Appena la punta della lingua di suo nipote si posa sul glande del clitoride un ululato riempie il salone.

È il momento atteso da Erick. Il ragazzo sa che quello è il momento. Deve far godere sua zia. Avvolge il pistoncino con le sue labbra e lo succhia. Holly muggisce. Un dito del ragazzo penetra la vagina e la chiava. L’azione combinata della bocca di Erick sul clitoride e il pistonare del dito nella vagina provocano nella donna grandi esplosioni ormonali. Il corpo di Holly vibra. Accompagna il raggiungimento dell’orgasmo con lungi nitriti di piacere.

Erick si alza in piedi e costringe sua zia a girarsi a pancia sotto. Le fa assumere la posizione cosiddetta “alla pecorina”. Si posiziona dietro di lei e la penetra. Sua zia grida per la violenza del colpo ricevuto ma non si sottrae. Al contrario lo incita. Il grosso glande si apre la strada fra i ricci e folti peli che ornano la vagina di Holly; ne profana l’entrata ed entra nella calda alcova.

Lei lo accoglie adattando le sue pareti alla grossa circonferenza del cazzo. Comprime i muscoli vaginali e munge il muscolo di carne che è dentro il suo ventre. Erick appoggia le mani sui fianchi di Holly e comincia a chiavarla. Lo fa lentamente. Il suo lento dentro fuori è dettato dal desiderio di non solo avere piacere, ma di dare piacere alla zia. Lui desidera che la zia goda. È estasiato. Il solo pensare di stare chiavando la sorella di suo padre gli provoca scariche di adrenalina.

Attraverso lo specchio si vedono le mammelle della donna che, sotto la spinta dei colpi che il suo cazzo da alla vagina, dondolano come due campane. La donna è sovrastata dal piacere. Dalla sua bocca escono suoni incomprensibili. Il ragazzo si stende sulla schiena della donna; le circonda il torace con le braccia e con le mani si aggrappa alle dondolanti mammelle. Le dita artigliano i capezzoli e li strizzano fino a farle male.

La donna grida. Gli morde il collo. Il corpo di Holly è attraversato da scosse. Il nipote accelera il ritmo delle spinte. Il cazzo di Erick entra ed esce dal ventre della zia sempre più veloce. Un urlo squassa il silenzio del salone. La donna ha raggiunto un orgasmo seguito subito dopo da un secondo e poi da un terzo. Anche il ragazzo è all’apice della vetta del piacere. Un grugnito accompagna l’esplosione del vulcano.

Come lava che esce dal vulcano cosi lo sperma esce dal cazzo di Erick. Tre, quattro fiotti di denso e caldo sperma si riversano nel ventre di Holly. La innaffiano e la riempiono dando vita ad un lago in cui si perdono le secrezioni vaginali di Holly e del suo stesso sperma- I due corpi madidi di sudore, esausti, si abbattono l’uno sull’altro ponendo fine al loro amplesso. La prima a riprendersi è Holly.

La bella donna guarda il guerriero steso al suo fianco. Fa scorrere lo sguardo sul corpo nudo del ragazzo. I suoi occhi si fermano sul fallo del nipote. Nonostante sia afflosciato riconosce che è un bel cazzo. Il suo ventre ha dato ospitalità a quella meraviglia. Ne ha goduto e ne godrà ancora per l’intera durata del giorno e della notte. il desiderio di avere il figlio nel proprio letto è per il momento accantonato.

Allunga una mano e prende il telefono. Compone il numero della cognata. La voce di Janet la raggiunge. “Voglio avvisarti che tuo figlio è qui con me e ci resterà fino a domattina. ” La cognata gli risponde che lo sa. “Sono stata io ad incoraggiarlo a venire da te” “Sai che fine abbia fatto mio figlio?” “Non dirmi che ti sei decisa a farti cavalcare? In questo momento è di certo ancora a trastullarsi con tua madre.

La conosci. Quando tua madre ha un giovane puledro che si lascia cavalcare diventa una ninfomane. Dovrai aspettare che la sua libidine si esaurisca. Un ultima cosa. Tuo marito è qui con me e ci resterà per un bel po’. Ho deciso di farmi ingravidare. Lui è d’accordo. Spero che non ti dispiaccia” Holly guarda il ragazzo steso al suo fianco. Sua madre gli darà un fratellino o una sorellina. “Ti faccio i miei auguri più felici”.

Riattacca il telefono e aspetta che il nipote si svegli. La guerra è appena iniziata.

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Da quando Holly ha vinto la guerra ingaggiata con suo nipote Erick è trascorso quasi un anno.

La cognata Janet è al nono mese di gravidanza. Mancano pochi giorni al parto. Il padre del bambino che porta in grembo è il marito di Holly. Geoffry dopo aver ingravidato Janet si è trasferito nell’appartamento della suocera. Il figlio nato dal loro rapporto è venuto a stare con la madre. Yvonne ha lasciato libero suo nipote Robby di fare ritorno nella casa materna. Il vuoto lasciato dal nipote è stato occupato da suo genero.

Erick è ritornato ad occuparsi del corpo della madre reso più attraente dalla gravidanza. Serghej, il marito di Janet, chiamato dalla moglie ha fatto ritorno a casa. Ha trovato il suo posto nel letto occupato dal figlio. Hanno discusso della situazione venuta a crearsi e di comune accordo, così come Janet ha previsto, decidono di far costruire un letto più grande dove è possibile stare comodamente in tre: la donna, il marito ed il figlio-amante.

Nel frattempo Serghej trova ospitalità nel letto dell’amante: sua sorella Holly che, tenuto conto delle condizioni fisiche in cui suo figlio è ridotto dopo la lunga permanenza nel letto della nonna, è ben lieta di accogliere suo fratello nella camera da letto. Di giorno dedica le sue attenzioni al recupero delle forze di suo figlio e di notte soddisfa la sue voglie sessuali facendosi cavalcare forsennatamente da suo fratello. Il tempo passa. Janet partorisce una bella bambina.

Yvonne, nonostante l’età, è nuovamente gravida. Serghej è tornato nel proprio appartamento. Insieme al figlio giocano con il corpo di Janet che si dona con grande soddisfazione alle voglie dei due uomini. Robby il figlio di Holly recupera, grazie alle cure amorevoli della madre e grazie alla forzata astinenza sessuale, le proprie forze. Il suo fallo è tornato ad indurirsi. Holly sorveglia con malcelato interesse il recupero del figlio. Ogni notte si reca nella stanza di Robby e si siede in poltrona con gli occhi fissi su un punto del corpo del ragazzo in attesa di qualche segno di ripresa.

Il segnale arriva. Un mattino Holly va dal figlio a portargli la colazione a letto. Il ragazzo sta ancora dormendo. Holly poggia il vassoio sul comodino e va ad aprire la finestra/balcone. La luce entra nella stanza. Holly ritorna verso il letto e vede. Il figlio sta dormendo nudo. È disteso sulla schiena. Il suo sguardo è attratto dal pennone che dal basso ventre del figlio si inalbera verso il cielo. Un palo lungo almeno 20 cm.

e con un diametro di 3 cm. e con un glande lucido e splendente è quanto di più bello abbia visto circolare in quella casa ed appartiene a suo figlio. Un cazzo di quelle dimensioni non l’ha mai visto. Ne suo marito, ne suo fratello e tantomeno suo nipote Erick l’hanno cosi lungo e così grosso. Ecco spiegato il motivo per cui sua madre non lasciava che suo nipote tornasse da lei. Al suo posto avrebbe fatto lo stesso.

Prende la poltrona e l’avvicina al letto. Ci si siede e si ferma a guardare la meraviglia delle meraviglie: il cazzo di suo figlio. Pensieri perversi le turbinano nella mente. Una mano si infilla nello spacco della camicia e si sofferma su una mammella. L’accarezza. Con due dita aggancia un capezzolo e lo strizza. Un mugolio le esce dalle labbra. L’altra mano è scivolata fra le sue gambe e con le dita si picchietta il clitoride.

È talmente presa dai pensieri osceni che non si accorge che il figlio si è svegliato. Robby non è per niente infastidito dalla presenza della madre. Ne tantomeno gli da fastidio il fatto che sua madre si stia masturbando. Sua nonna Yvonne lo faceva spesso in sua presenza. A lui piaceva vedere la nonna mentre si masturbava. Si eccitava. La stessa cosa gli accade vedendo sua madre che con una mano si tortura un capezzolo e con l’altra si sgrilletta il clitoride.

Un urlo liberatorio gli dice che sua madre sta avendo un orgasmo e sta godendo. È un urlo che lo eccita al punto tale da fargli indurire il cazzo fino ad avere la sensazione che stia per scoppiare. Si alza e si avvicina alla madre. Prende il cazzo con una mano e lo avvicina alla bocca della donna. Holly istintivamente dischiude la labbra e il glande vi si intrufola fra loro. Le viene naturale leccare e succhiare la poderosa verga di calda carne.

Robby afferra la testa della madre con le mani e la blocca contro il suo pube. Holly avviluppa il glande con la lingua e lo lecca mentre la sue labbra mungono il favoloso cazzo del figlio. Robby sente il piacere invadere il corpo cavernoso. Lo sente scorrere verso la cima del glande ed esplodere nella bocca della madre la quale ingoia tutta la lava che il vulcano del figlio sta eruttando nella sua bocca.

L’eruzione si estingue. Il ragazzo si distende sul letto, Il cazzo perde la sua boria e si affloscia. Holly ritorna sulla terra. Avverte il sapore dello sperma impiastricciarle la bocca. Guarda il figlio e nota che il palo si è afflosciato. “Cosa è successo?” “Quello che ho sempre desiderato. Ho goduto nella tua bocca. ” ”Oh dio. Ti ho fatto un pompino?” “No, mamma. Non credo proprio che quello sia stato un pompino. Se cosi fosse ne resterei deluso.

No. Hai solo bevuto il mio sperma. ” Indicando il fallo afflosciato. “Che fine ha fatto il tuo attrezzo?” “Sta riposando. ” “Lo sa che deve trasformarsi in idrante? Deve spegnere il fuoco che divampa nella mia vagina. Lo sa che deve trasformarsi in un ariete? Deve sfondare le mura della mia fortezza. Lo sa che la mia micina vuole ospitarlo per un periodo indefinito nella sua casa?” “Mamma lo sai che sto aspettando questi momenti già da quando ho cominciato a fantasticare sul sesso? Lo sai che sei l’incubo dei miei sogni notturni? Lo sai che le mie prime polluzioni notturne erano a te dedicate? Lo sai che ti amo e voglio stare sempre con te? Dormire nel tuo letto.

Essere il tuo amante? Mamma, voglio fecondarti; voglio ingravidarti. ” Holly non si aspetta questa dichiarazione d’amore da parte del figlio. Si fa prendere dal panico. “Non ho capito. Ripeti le ultime parole. ” “Hai sentito bene. Voglio che tu partorisca un figlio mio. ” Robby, suo figlio, vuole inseminarla. È decisamente impazzito. Una cosa è farsi chiavare e un’altra è dargli un figlio. Stare con sua nonna lo ha fatto uscire di senno.

“Non si può. Noi possiamo amarci all’infinito ma io e te non possiamo mettere al mondo dei bambini. Non ne faccio una questione morale. Lo dico perché è geneticamente sbagliato. Se non ci fossero conseguenze mi farei ingravidare. Per favore, amore mio, scaccia questo assurdo pensiero dalla tua mente. Prendi pure il mio corpo. Possiedimi. Chiavami. Ma non chiedermi di essere la tua scrofa. Niente figli. ” Cosa sta succedendo? Il cucciolo d’uomo vuole che la donna di suo padre ovvero sua madre gli dia un figlio.

Cosa deve fare per distogliere la mente del figlio da quell’assurdo pensiero. “Vuoi un figlio? L’unica donna in questa villa che può dartelo è tua zia Janet. Chiedilo a lei. Ha da poco partorito un figlio di tuo padre. Vedrai che sarà contenta di farsi nuovamente ingravidare. ” “Mamma il figlio voglio farlo con la donna che amo e quella sei tu. ” Che pasticcio. Ha penato per averlo con lei ed ora corre il rischio di perderlo di nuovo per una gravidanza.

Ha creduto che il figlio volesse solo possederla. Chiavarla. Ma mai avrebbe pensato che si spingesse fino al punto di chiederle di fargli un figlio. Quella assurda richiesta l’ha gettata nello sconforto più assoluto. Ha bisogno di parlarne con qualcuno. Le vengono in mente due sue amiche: Una psicologa ed una ginecologa. Esce dalla stanza di Robby e va nella sua stanza. Si chiude dentro. Prende il telefono e compone il primo numero. Poi chiama anche il secondo numero.

Ha parlato con entrambe ed ha fissato per il fine settimana, a casa della ginecologa, un incontro a tre. Il sabato mattina si reca all’appuntamento con le amiche. È la prima ad arrivare a casa della ginecologa. “Ciao Holly. Ti trovo in perfetta forma. Sei sempre più bella. Spero che ti tratterrai a tenermi compagnia. ” L’amica le da un bacio sulle labbra e l’abbraccia stringendola forte. Cinque minuti ed ecco che anche la psicologa è ad abbracciare la bella Holly.

“È trascorso molto tempo dall’ultima volta che sei venuta a farmi visita. A che dobbiamo questa chiamata?” Holly le guarda. Sono le sue più care amiche. Tra loro non ci sono segreti. Ognuna di loro conosce vita, morte e miracoli delle altre. Hanno in comune molte cose tranne una. L’unica ad essere sposata è Holly. Le altre due sono libere. Non hanno legami tranne quelli con i figli di cui non ne conoscono la paternità.

Tutte e tre sono bisex. Piacciono agli uomini come alle donne. Fra loro tre ci sono stati e ci sono ancora anche legami omosessuali. Le tre donne sono state compagne di letto. Anche se i loro incontri amorosi durano ancora raramente si vedono. “Ragazze, mi trovo in un grosso pasticcio. Sono innamorata. ” Le due amiche la guardano e poi si guardano. È la psicologa a parlare. “Ci hai chiesto di incontrarci per dirci che sei innamorata? Questo sta ad indicare che l’uomo in questione non appartiene alla ristretta cerchia familiare.

Da quel che sappiamo gli uomini di famiglia sono assidui frequentatori del tuo talamo. Tuo marito e tuo fratello fanno a gara per depositare il loro cazzo nella tua vagina. Tu ne sei soddisfatta. Perché ti vuoi imbarcare in una nuova storia. E chi è questo stallone che ha attirato le tue attenzioni su di se?” “Sappiate che gli uomini di famiglia sono diventati tre. Oltre i due di cui già sapete se ne aggiunto un terzo: mio nipote.

” È il turno della ginecologa. “Tuo nipote? Il figlio di tuo fratello. Ma è un ragazzo. Ti sei portata a letto Erick? Lo hai scopato. Scusa se te lo dico: sei diventata una puttana. È di lui che sei innamorata?” “Ti prego di non offendere. No. Non è di Erick che sono innamorata ma di suo cugino, mio figlio Robby. ” Le due la guardano a bocca aperta. “Tu ami tuo figlio? Tu che hai sempre detto che non avresti mai fatto sesso con un tuo figlio vai ad innamorarti proprio di Robby.

” “Riconosco di aver avuto torto. Come mia madre che si fa chiavare da mio fratello, anch’io desidero farmi cavalcare da mio figlio. ” “Vuoi dire che non lo hai ancora chiavato?” “No. Ha solo scaricato il suo squisito sperma nella mia gola. ” “Gli hai fatto un pompino?” “No. Ha messo il suo cazzo nella mia bocca ed ha goduto. ” “Deve essere un vero maiale. ” “Lo ha addestrato sua nonna, mia madre.

” “Tua madre ti ha preceduto e gli ha fatto da maestra. Brava Yvonne. Merita un encomio solenne. Ancora non ci hai detto la vera ragione per cui ci hai convocate. Sono sicura che non è l’amore per tuo figlio che ti ha spinto a chiamarci. ” Holly le fissa negli occhi. “Vuole un figlio. ” “Chi vuole un figlio?” “Robby vuole fecondarmi. Vuole ingravidarmi. Ha detto che solo concependo un figlio suo gli do la dimostrazione di amarlo veramente.

Ecco perché vi ho chiamate. Cosa devo fare?” Le due amiche le si avvicinano. La psicologa è la prima a parlare. “Poverina. Sei in un bel pasticcio. ” La ginecologa le dice di non farne un dramma. “Continua a prendere la pillola. Portalo a letto. Digli che hai bisogno di riflettere sulla sua richiesta. Mentre rifletti ti fai chiavare. E poi…” “Poi verrà pure il momento che dovrò dargli una risposta. ” La ginecologa la prende per mano e la invita a seguirla.

La psicologa le sta dietro. Raggiungono una stanza. La porta viene aperta ed entrano. Nella camera ci sono un ragazzo di circa 20 anni; una ragazza di 18 anni ed una bambina di due anni. I tre sono tutti figli della ginecologa la quale si china sulla bambina e la prende in braccio. “Questa è il poi. ” E indicando suo figlio “e questo è suo padre. ” Holly la guarda con aria sconvolta.

Esce dalla stanza e ritorna nel salone. La psicologa e la ginecologa con la bambina in braccio la seguono. “Hai partorito una figlia che è frutto del rapporto che hai con tuo figlio. Ti sei fatta ingravidare dal tuo primogenito? L’hai tenuto nascosto anche a noi due. Perché?” “L’unica a non saperlo eri tu. Non te l’ho detto perché sapevo in anticipo le tue reazioni. Eppoi non sono l’unica a trovarsi in questa situazione.

” Holly sposta i suoi occhi sulla psicologa la quale tende una mano verso il viso dell’amica e l’accarezza. “Amore. Sono nella stessa condizione. Anch’io ho una figlia avuta con il mio primogenito e sono contenta. ” Holly è sconvolta. Le sue compagne di letto si sono accoppiate come bestie con i rispettivi figli e dall’accoppiamento sono nati due bambini. È questa la sorte che le spetta se si fa chiavare da suo figlio? Anche lei sarà come se fosse una cagna che soggiace alle voglie del maschio.

Con la mente in subbuglio Holly raccoglie la sua borsa e va via. Rientra a casa e si dirige in camera sua. Si spoglia lasciando solo il reggiseno e le mutande di pizzo nero. Si distende sul letto e chiude gli occhi. Immagini da film hard le si proiettano nella mente. Si vede lei stessa in posizione carponi e il figlio che le è dietro disteso sulla sua schiena con le mani ancorate alle sue tette.

Si vede nuda con il pancione cresciuto a dismisura e il figlio che la monta standogli dietro. Si vede con un bambino fra le braccia che sta succhiando latte dalle sue mammelle mentre Robby la guarda. Mentre le scene si susseguono uno dietro l’altra avverte una presenza ad un lato del letto. Apre gli occhi e lo vede. È Robby. È nudo. La sua figura la sovrasta. “Mamma sei bellissima. ” La sta guardando con occhi carichi di desiderio.

“Mamma mi faresti un pompino. Di quelli con la P maiuscola. ” Solo allora si accorge che il cazzo del figlio si erge imperioso e punta verso di lei. L’oggetto dei suoi desideri, l’incubo dei suoi sogni è lì davanti ai suoi occhi e le sta parlando. Vuole essere baciato; leccato; succhiato. Holly si sbottona il reggiseno e le sue bellissime tette esplodono balzando sotto gli occhi avidi del figlio. “Stenditi. ” Il ragazzo prende posto sul letto.

La madre si porta fra le gambe del figlio e gliele fa allargare. Circonda il cazzo del giovane puledro con le sue mammelle e lo massaggia. “Mamma è bellissimo quello che mi stai facendo. ” Lei non risponde. Continua a massaggiare quel grosso fallo con le sue tette per diversi minuti. Poi smette. Con la mano avvolge il giovane fallo e lo stringe. China la testa verso il luccicante glande e lo bacia. Robby geme.

La madre tira fuori la lingua e la fa vibrare sopra ed intorno a quel grosso glande. Le papille della lingua lo sentono pulsare. Senza staccare la lingua dalla superficie del favoloso oggetto scende leccando l’intera asta. Giunge sui testicoli. Sono gonfi e bollenti. Li lecca. Apre la bocca e con le labbra li circonda. Li succhia. Il figlio mugola di piacere. Sostituisce la bocca con il palmo di una mano. Leccando risale lungo la verga.

Fa scorrere la lingua più volte sulla superficie del cazzo. Ritorna sul glande. Con la punta della lingua solletica il prepuzio. Dischiude le labbra ed il grosso glande sparisce nella bocca materna. Robby ha un sussulto. Sente la lingua della madre avviluppare il suo glande. Gli piace. Lancia un lungo ululato. Deve fare un grosso sforzo per non sollevare il bacino e affondare il cazzo nella gola della madre. A farlo scivolare verso la profondità della sua gola ci pensa la madre.

Holly incomincia a farsi penetrare la bocca. Lo fa lentamente. Il cazzo di Robby scivola nella bocca della madre che lo riceve facendo lavorare la sua lingua che lecca veloce la lunga asta di carne. Le labbra di Holly toccano il pube del figlio. Gli ispidi peli che formano la corona che circonda la base del fallo le solleticano il naso. Il cazzo del figlio, 20 cm di dura carne, è interamente affondato nella sua bocca.

Il glande ha raggiunto la trachea. Lei stessa è sorpresa della capacità di ricezione della sua bocca. Pochi secondi di sosta e poi riprende a far indietreggiare lentamente la bocca senza smettere di far vorticare la lingua intorno al glande. Quando le labbra incontrano il prepuzio Holly riprende a far scorrere la bocca di nuovo verso la radice del cazzo. L’operazione si ripete per diverse volte. Ad ogni su e giù gli ululati di Robby si fanno sempre più intensi è più ravvicinati.

Holly capisce che il figlio sta per avere il suo momento di godimento. Il ragazzo sente salire lungo il condotto uretrale il suo piacere che culmina in una esplosione di sperma che fuoriuscendo come lava da un vulcano raggiunge la gola di Holly. Uno, due, tre, quattro potenti bordate di denso sperma vengono sparate nella gola materna che si premunisce di convogliarle nel proprio stomaco. Quando è sicura che il cazzo del figlio non ha più il denso liquido da farle bere Holly si solleva e si siede a cavalcioni del figlio.

Poggia le mani sul petto del ragazzo e aspetta. Robby apre gli occhi e guarda sua madre. Holly vede negli occhi del figlio il compiacimento per quello che ha ricevuto. “Mamma, sei stata fantastica. Hai succhiato il mio cazzo come nessun’altra ha mai fatto. Hai superato tua madre che pure è una maestra nell’arte del succhiare cazzi. ” Holly è soddisfatta. “Sono contenta che ti sia piaciuto. Non credi che meriti un premio. ” “Cosa vuoi che ti dia?” “Perché non mi ripaghi della stessa moneta.

La mia micina vorrebbe essere baciata e leccata. ” “Non sia mai detto che non faccia godere mia madre. Dai scendi dalla mia pancia ed allarga le cosce che voglio mangiartela la tua fighetta. ” Holly si sfila le mutandine; poggia la schiena contro la spalliera del letto; allarga le cosce a 160°; tira su le gambe contro il suo corpo; poggia le dita sulle grandi labbra e facendo pressione le allarga mettendo in mostra le parti nascoste della sua polposa vagina.

“Il piatto è servito. Puoi mangiare. Spero che ti piaccia. ” Robby resta affascinato dalla bellezza della figa materna. “Mamma, è stupenda. Hai una pucchiacca grossa, rosea e luccicante. ” Si mette carponi fra le cosce della madre. Passa le braccia sotto i glutei e ancora le mani alle bianche natiche. Fionda la testa sull’organo da cui ha avuto origine il suo essere uomo. La sua bocca entra in contatto con le grandi labbra.

Le morde. I peli che fanno da corona alla superba vagina gli entrano nel bocca. L’odore di fregna in calore gli penetra nel naso. Lo inebria. Continua a mordere. La madre geme. “Figliolo da quant’è che non mangi?” Robby smette di mordere e incomincia a leccare. La sua lingua spazia sulla intera superficie vaginale della madre. La punta della lingua incontra le piccole labbra che fanno da ali all’orifizio vaginale. Le circonda con le labbra e dopo aver fatto guizzare la punta della lingua su quelle gonfie e pulsanti ali di farfalla incomincia a succhiarle.

Holly ha un brivido. Le piace quello che il figlio sta facendo alla sua sorca. Il sangue che le circola nelle vene aumenta di velocità. Il ragazzo penetra l’orifizio vaginale con la lingua e spazia sulle rosee pareti leccandole e lappando le secrezioni vaginali che, abbondanti, colano verso la sua bocca. Ai brividi che le percorrono il corpo Holly vi aggiunge anche dei tremiti e nitriti di piacere. La donna ha un primo orgasmo.

L’esplorazione dell’organo genitale materno prosegue instancabile. Le sue labbra incontrano il clitoride che è del tutto fuoriuscito dal suo nascondiglio. Il glande clitorideo viene circondato dalle labbra di Robby. Prima lo titilla con la punta della lingua poi lo lecca. La donna solleva il bacino. Il figlio smette di leccare e comincia a succhiare l’inturgidito clitoride. Sta facendo un pompino a sua madre. La donna si dimena sul letto in preda a forti convulsioni.

Un secondo orgasmo la invade. Questo è accompagnato dalla fuoriuscita dall’uretra materna di liquido denso e cremoso. Holly sta godendo. Robby lappa il nettare materno e lo ingoia. Lo trova squisito e gradevole al palato. Quando l’ape regina smette di produrre miele Robby si solleva e si distende sul corpo della madre. Non deve darle tregua. La sua verga punta dritto verso l’orifizio vaginale. Il grosso glande è fra le grandi labbra. Una spinta del bacino e l’ariete si apre la strada verso l’interno.

Favorito dalle secrezioni vaginali il cazzo di Robby scivola nel ventre della madre. Il grosso glande incontra il collo dell’utero e la spinta si ferma. Durante la penetrazione Holly lancia lunghi ululati. Suo figlio è entrato nel suo corpo. La sta chiavando. Non avrebbe mai creduto di arrivare a farsi chiavare dal proprio figlio. Il DNA ereditato da sua madre Yvonne ha favorito l’incontro tra la propria figa ed il cazzo del figlio. Solleva le gambe e le porta dietro la schiena del figlio circondandolo in un forte abbraccio.

Il sogno finalmente si sta realizzando. Nessun dubbio le attraversa la mente. Sa che sta avendo un rapporto i****tuoso. Ma non è forse i****tuoso anche il rapporto che da anni ha con il fratello? Lo ha cercato; lo ha voluto. Lei vuole possedere suo figlio come uomo. Ci è riuscita. Con una spinta i due corpi rotolano sul letto e si fermano solo quando Robby si ritrova disteso di schiena e la madre gli è a cavalcioni con il cazzo saldamente piantato nel suo ventre.

I muscoli vaginali di Holly avvolgono il cazzo del figlio in un caldo e piacevole abbraccio. Spetta a lei cavalcarlo. Poggia le mani sul torace del figlio e da inizio ad un lento galoppo. Le sue mammelle schiaffeggiano il viso di Robby che non se le lascia sfuggire. Riesce ad afferrare, uno per volta, i grossi capezzoli ed a succhiarli. Le unghia di Holly affondano nei muscoli pettorali di Robby. I grosso globi d’alabastro sono due campane in movimento continuo.

La donna, ad ogni sgroppata, lancia possenti nitriti imitata dal figlio che emette suoni di cui non si capisce a quali a****li paragonarli. Di sicuro appartengono all’a****le uomo. Il galoppo gradualmente aumenta l’andatura fino a diventare sfrenato. Il corpo di Holly incomincia a tremare. L’orgasmo sta salendo verso il cervello. Lo invade. La sconvolge. Urla. Gode. Viene. Allo stesso istante il figlio eiacula nel ventre materno. Lei sente il caldo sperma del figlio inondarle la vagina e schiacciarsi contro il suo utero.

Arriva la quiete. I due si guardano negli occhi. Sorridono. Non serve parlare per dirsi che si amano. Da quel giorno madre e figlio non smetteranno più di amarsi. Robby si trasferisce nella camera da letto della madre e insieme si lanciano in furiose galoppate. La mente di Holly raggiunge la tranquillità psicologica. Le notti non sono più prede di sogni carichi di sesso. Dorme tranquilla sapendo che il figlio è sempre pronto a soddisfare i sui istinti a****leschi.

 .

Insonnia d’Amore

La tua partenza è domani. Ci siamo salutati con eccessiva cordialità. In una tensione gravida di cose non dette. Io avrei potuto darti risposte concrete e assolute. Tu, troppo occupato ad inseguire il treno colmo d’iniziatici miraggi, hai dimostrato indolenza nel carpire e afferrare tutti i miei appunti di volo. E’ oramai notte fonda e devo ripararmi nella mia dimora. Ho fatto predisporre un piccolo scrittoio di legno di cedro. Pout pourri e coppe con petali di fiori, incensieri d’ottone e vasetti di cristallo pieni di confetti con tappi d’ambra molata.

Tovagliato e cortesia in morbido tessuto di fiandra e cuscini sparsi ovunque, odorosi di tegumenti d’olio essenziale di macis. Nella scelta della qualità dei singoli prodotti, regna un’indescrivibile eccitazione. Come una proverbiale direttrice di scena, ho immediatamente intuito l’esaltazione nell’occhio del mio sovrapposto. Ingiustificata, senza comprensione. Poiché la mia veglia cronica non è altro che una costipazione. Un’intossicazione di carta e d’Amore. Il giovane portiere, al piano terra, mi rifila tra le mani un prisma di bacetti al cioccolato.

Appeso alla corolla di raso blu, recita il biglietto: “Ora è notte”. Strano per la scrittura ed anche per lo stile. Quasi il nutrimento in un voluttuoso precetto di un immacolato utente dall’inchiostro simpatico. Deduco alla fine, sia l’omaggio dolce di un altro uomo, uscito timidamente in avanscoperta dal mio piccolo branco di scorpene melliflue. Ho lo stomaco pieno d’assenzio che mi torna in bocca, mentre l’ascensore del Grand Hotel Royal precipita verso le stelle.

Nella metafora comune dei più nobili Sentimenti, devo escogitare qualcosa per diluire ed evaporare la tua presenza. Questa modesta alterazione di nefandezze mi permette di rimirarmi ancora allo specchio con lo stesso coraggio di sempre. E depredare ogni palpito in eccesso. Senza cipria né rossetto, sento l’ultima stilla d’alcool adulterarmi il grembo. Nella peculiarità di un sentore intrepido, decido che qualcosa è incompiuto e devio il percorso, per raggiungerti nella tua stanza. E calare finalmente le mie carte.

Come nella chimica della libido, attribuisco lo stato d’agitazione e spoliazione, alla stessa stregua di una droga o di una pozione miracolosa. Per solitudine ritrovata, rinascerò stavolta nella sterminata fascia di petali del mio notturno, che tutti gli altri allentano, per seguire il ritmo del sonno confortevole. Sempre sposa alla naturale onniscienza, sto per congiungermi all’evento. Nell’incandescente fornace di ricercato stile, passerò le ore a macchiarti di percezione e penna. Conoscendo oramai a memoria tutte le tue pieghe e le opere stampate nei vecchi trafiletti di giornale.

Mirabilie che hanno germogliato fatua luce, per corrompere e adulterare il mio cuore. Ceralacca nobile e carta da lettere profumata. Incastro il passpartout e apro la porta. La notte appare semplice come una linea retta.
Nel mio delirante vanto mi aggiro intorno al letto matrimoniale disfatto. Tu dormi. Con circospezione, in gran segreto. Come un’ospite che non vuole disturbare, mi avvicino allo scrittoio, bruciando alla candela tutti i vessilli corteggiati sulle requie. Le parole che non hai detto.

Guardando il corpo disteso e nudo e mi convinco che ho ragione. Quella carne bianca e tenera come burro da spalmare sul pane degli Angeli. Pronta a lasciarsi infiltrare, bacio dopo bacio in una croccante competizione dietro la quale non ha mai smesso di pulsare l’arduo gioco delle sistole e delle diastole. Se potessi raccontarti i dettagli della mia vera storia, non riusciresti mai a capire. Oramai sei tu, invischiato in un groviglio d’apparenza e casualità obbligata.

Io ti ho solo istruito a svolgere un compito nel quale ogni mossa disorienta e porta lontano. Il mistero del passato, il corteggiamento degli animi, il minuetto degli aggettivi e della sintassi. Sei talmente confuso che non sai nemmeno distinguere in un abisso di benessere, il solenne godimento che interviene e soccorre gli amplessi trasudati di riflesso nelle specchiere lucenti. La mia maniacale propensione a vivisezionare tutte le ammonizioni illustrate e le intonazioni della voce.

Sono io che ti opprimo con i miei muri spessi, nei quali ho vissuto prigioniera spalancando porte e finestre per dare alla luce una libertà alacre ed evanescente. Aprendo i cancelli che non portano a nessun luogo, ieri come oggi, con tutta la sorveglianza rivolta alla mia insonne materia lignea, così visibilmente complice nel conservare la sua corteccia densa e contorta che annuso e sfoglio, a filo di pagina. La nostra camera. Le pause insolite in una fede di cavezza, più forte delle catene e più tenaci dei grani liberati nella galleria di quadri viventi.

Quella Primavera appesa che mi hai regalato. Il gruppo immobile di persone vive, sospese nel rossore del bengala su quello di tenue arancio. Il quadro che mi ha adeshito in silenzio, giace arrampicato verso l’arcata e sfrangiato d’antica filigrana. La tua bellezza arresa davanti ai miei occhi, vivifica una volontà di riaffermare la più grande Passione d’Amore in una stagione di picche senza prese né regine su cui puntare. Sul tavolo delle possibilità ancora esistenti, nell’onnipresenza potenziale dove ogni lembo di carta forma una coppia, solo io rimango in gara.

Tu, mio compagno, sei degnamente scartato. Mi avvicino al letto attraverso un fluido invisibile che mi unisce, la vena connettiva che ci lega l’uno l’altro e disegna un cerchio nuovo, freddo. Rotondo, come la ruota di uno zero. A quest’ora il silenzio è talmente profondo che pare di udire perfino il fruscio dell’acqua scorrere nelle vecchie tubature idrauliche. Come per vocazione, rimango in balia a seguire le scintillanti linee gemelle delle sopracciglia e le labbra morbide che si schiudono.

Sento le palpitazioni che mi picchiano le tempie, mentre fisso disfatta i tuoi occhi serrati e forieri. Se solo volessi, potrei scorgere sotto le lenzuola la collinetta rigonfia del tuo sesso. Che non oso toccare. Seguo il solco delle vive rughe con tenerezza. Io che non ho paura dei silenzi e delle facce vuote e bianche. Tremo di fronte a queste fessure cremisi, tralignando fuori dai limiti di questa nuova straripante contingenza. Le ombre si adagiano su di me, coprendomi con un fitto strato di tinte scure.

Penetro in grassetto la fitta cabala d’associazioni con parole sfatte e incantatrici. Sangue e inchiostro. Perché ogni esistenza ha la sua croce ed ogni corpo la sua crepa. Una convulsa fascia ludica intessuta di dialoghi morsicati. Spari, fuochi, dispacci, smentite. L’improvvisa esplosione avvolta in un omogeneo e insensato gioco di valori. L’esperienza drammatica d’Amore e Delitto forma blocchi imprevedibili. Sbocchi impossibili. Con te volevo credere che era ancora possibile amare ad antri aperti e scoscesi.

Che ogni volta appaiono più morbidi e impregnati. Rimangono lì, appesi alla parete o legati alle mie mani per invischiarmi nella viscosa ragnatela del pentimento fulmineo. Mi afferra la gola invece che le labbra e disonora la mia sbiadita e crudele Sindone che protegge il tempo e il ricordo. Quindi non è possibile sperare nell’umido scalpiccio di due cervi impigliati per le corna. Ammettere di aver perso è sventrarsi della prima crepa. Poi della seconda.

Mi chiedo oggi a che serve perseverare con una sensazione obliqua che è solo apparenza all’inclinazione degli eventi. Forse è venuto il momento di restituirmi quello che ho perduto. Se non per me, per l’altra donna che viene dopo di me. Magari più ironica e generosa, meno azzardata e attentatrice. Fuggo via nell’articolato intrigo di cunicoli, sporgenze, falsi angoli che rendono il mio animo complicato e labirintico. Sto per sgusciare da un’oscura lotta intestina o forse è un semplice cambio di guardia.

I recalcitranti Inseparabili cominciano a pestarsi la coda. Il risveglio brusco nella cesura netta tra la notte e il giorno, segue modalità squisitamente crude e accecanti. Oramai sono solo un trofeo da esibire con diritto e rassegnazione alla luce del sole. Il punto d’osservazione in cui mi trovo non mostra più niente di quello che ho scritto stavolta. Il riposo e la simulazione non sono richieste, in questo versante d’esplorazioni. Sono una somma d’immagini deformate dei miei trofei, che messe insieme celano dall’indiscrezione degli sguardi altrui.

Le identità utili, che più per compagnia e consolazione, sembrano sopravvissute per la solitudine e la viandanza. Rientro nel mio appartamento e sorprendo qualcuno in piedi, davanti allo scrittoio di legno di cedro, con le spalle curve e le mani nervose. Sta frugando tra i miei fogli segreti. E’ il giovane portiere. “Ora è giorno” mi sorride. Tra zuccherosi baci e note fresche come la vita buia scolpita dagli eventi, approda l’epilogo appassionato di una partita a carte, capace di rallegrare ogni specie d’indivisibile congiunto.

Consumiamo insieme la colazione, tra fasci ingombranti di giornali e novelle e indiscrezioni. Sussurrati e ridenti nella fragranza dei petali di fiori ed essenze di macis. Ho la lingua dolce di cioccolata mentre l’ascensore del Grand Hotel Royal si affretta a planare al piano terra. Grata di Veglia e d’Amore, costringerò anche oggi i miei interventi ad una morsa d’ali d’Angelo e di Demonio, per spalancare buoni modelli di vita in trama leggera. Capaci di ospitare e raccontare ogni specie d’Inseparabile riunito.

Noto in tutti i reparti, che qualche eletto ha predisposto celle aperte e spiragli su un qualsiasi lato. Un reticolato intelligente e adatto ad un fornito e ardito allevamento. Oramai il tuo sonno interminabile non mi riguarda. Ci penserà qualcun altro a somministrarti il conto, alla partenza. Non riconoscendo ostacoli mentali e sensibili, né penne sbavate d’inchiostro indelebile, rientro serena in ufficio. Le sistemazioni migliori per me insonne, rimangono sempre gli appunti di volo.

Non rischiando d’obliterare il biglietto, per un nuovo e surreale Romanzo d’Amore.

Sessuofollia

1

Femmina

…. in quei giorni in cui la femminilità esplode rilasciando sanguigni frammenti di un ovulo che fortunatamente o sfortunatamente viene espulso senza essere stato intaccato dalla vita, amo particolarmente lasciarmi solleticare il clitoride dal getto dell’acqua, in piedi nella doccia …
Le piacevoli contrazioni fanno rilasciare ritmicamente il sangue, e mi piace vederlo mescolarsi all’acqua che mi ha dolcemente e tiepidamente eccitata… poi diventare sempre più chiaro, arancio, e poi sparire via ….

Sono particolarmente sensibile, in questi giorni, per cui sento che il piacere massimo non tarderà ad arrivare.
Sono immersa in ogni tipo di liquido tiepido: l’acqua che veicola tutto, il sangue, mi scappa una calda pipì che lascio andare giè per le mie coscie vogliose di dure carezze, e poi …. il MIO il MIO fantastico liquido superbo si mescola a tutto il resto …mancherebbe una sborrata addosso, uno che apre le ante della doccia col cazzo duro e inzia a menarselo davanti allo spettacolo di una calda femmina assatanata…….

fino a sborrarmi addosso per vedere tutti i colori perdersi sul piatto della doccia in un orgasmico connubio di piacere maschile e femminile …
Godo e nel totale torpore di tutti i sensi c’è sempre lui, lui ….. mi ascolto mentre sospiro Max…ahhh godo , sì….. dai, dammelo tutto in figa … tutto…. godo …
Spengo l’acqua, e penso ancora intontita a quento bello è, questo piacere fisico che sento ancora concentrato nella figa contratta….

mi infilo l’assorbente interno precedentemente e accuratamente preparato, scivola su che è una meraviglia, bagnata di piacere come sono.

2
Giulia

Giulia camminava al centro della stanza, in penombra; una sola luce, fioca, illuminava i contorni del letto e della poltrona. Attendeva. Le dita della mano schioccavano ad ogni passo e segnavano l’attesa.
Ogni volta era così: lei arrivava prima e aspettava, ma quella’attesa era magica, preludio del loro momento intimo, lontano dal mondo.

Quella volta, però, Fulvio le aveva fatto una richiesta speciale: “Entra nella stanza, accendi solo l’abat-jour, apri le tende e resta seduta sulla poltrona senza muoverti fino a che non arrivo io. Quando entro, non alzarti, non fare niente… Resta in silenzio… Fidati di me”
Giulia non aveva ancora ceduto… continuava a camminare su e giù per la stanza, camicia bianca e tailleur grigio. Come aveva chiesto lui. Calze autoreggenti, decolletè nere alte e biancheria bianca in pizzo.

Ma questo, Fulvio, non lo sapeva.
Il pensiero che lui potesse entrare da un momento all’altro la eccitava e la teneva in tensione, quel misto di tensione.
Guardò l’ora. 16:55… Fulvio stava per arrivare, era ora. Giulia si sedette sulla poltrona, dava le spalle alla porta e guardava solo la finestra. Novembre. Pioggia. Nebbia, Milano in lontananza… Le mani sul bracciolo, la gambe accavallate, sensualmente.
La porta si aprì e la sua voce le arrivo diritta al cuore, come sempre… “Giulia, sono qui… Non ti muovere, chiudi gli occhi e non dire nulla”.

Si avvicinò alla poltrona e fece scorrere la sua mano sul collo di lei, fino a lambire la scollatura della camicetta. Un solo tocco, delicato ma deciso…. Il cuore di Giulia smise di battere con regolarità!
Fulvio cominciò a cercare qualcosa nella tasca, Giulia lo capiva dal rumore ma non riusciva a immaginare cosa. Poi, in un attimo, capì: voleva bendarla! Morbido, forse seta, il contatto del tessuto fresco con la sua pelle e il contrasto delle mani calde di lui che che la toccavano per sistemarle il foulard.

Fulvio sorrise, soddisfatto. La prese per mano e la fece alzare. La portò al centro della stanza, scivolo con la mano nella scollatura della camicia, fino all’incavo dei seni. Poi risalì con le dita fino alle labbra, le accarezzò dolcemente lasciandole socchiuse. Si chinò sul suo viso, lo sfiorò con un bacio e le sussurrò “sei bellissima” e andò a prendere il suo posto sulla poltrona. In questo modo, lei rimaneva in controluce per lui, tra la luce dell’abat-jour e e quella della strada illuminatache traspariva dalla finestra.

Giulia era tesissima, aveva capito cosa le avrebbe chiesto Fulvio… lo aveva fatto una sola volt a e solo per lui! Ma era successo su whatsapp, una delle prime volte che si erano parlati. Molto diverso dall’essere lì, di persona, e sapere di essere guardata. Da lui…. Ma nel gioco con lui, dall’inizio, tensione e eccitazione si avvicendavano senza sosta…
Fulvio si godette la scena per qualche secondo che a Giulia parve un’eternità, una dolce, emozionante eternità, e poi le disse: “Spogliati per me, lentamente… Fai solo quello che ti dico io…”
Giulia ebbe la sensazione che le gambe le cedessero! Davvero non si era mai spogliata per nessuno ed era una di quelle cose che non avrebbe mai pensato di essere in grado di fare.

Ma lì… per Fulvio… bendata… solo la sua voce a guidare i suoi gesti… DIO, era un sogno! Tremendamente eccitante. E una sfida che con lui non voleva perdere.
Decise di concentrarsi solo sulla sua voce: quella voce che per tanti anni aveva cercato e rincorso ora era lì solo per lei.
E per il loro piacere.

3
Se tu fossi qui

Acqua.
La sento scorrere sulle tegole, picchiettare sulle finestre, ed echeggiare dentro di me, che me ne sto quì, in ascolto, sotto le coperte, sentendo ancora più freddo.

L’acqua ha lo stesso colore dei tuoi occhi, un blu profondo come il mare, un azzurro chiaro come le gocce di pioggia, un grigio cupo, come quello delle mie lacrime.
Vorrei tanto sapere perché sono ancora qua a parlare di te, a raggomitolarmi stretta stretta e a cercare in questo letto ancora una traccia della tua presenza. Se tu fossi qui, ti gireresti fino a starmi addosso, lamentandoti perché mi allontano e cerco un po’ di ossigeno lontano dal tuo viso e fuori dal caldo delle lenzuola; poi mi appoggeresti una mano sul fianco ed il tuo calore inizierebbe a spandersi sul mio corpo.

Anche quella notte era stato così. Era bastato un tuo tocco, un gesto affettuoso per svegliarmi da un brutto sogno che mi stava agitando, mi ero girata verso di te, avevo cercato le tue labbra, e il tuo corpo. Avevo iniziato ad accarezzarti, a cercare la tua pelle sotto la t-shirt, a toccarti la pancia, a scendere e a sfiorarti il pene. Tu eri già eccitato, chissà se per le mie carezze o per qualche sogno che fino a quel momento ti aveva tenuto compagnia.

Mi sono ritrovata la tua mano fra le mie cosce, ed improvvisamente ero sotto di te, con il tuo peso che mi sovrastava. Ti era stato semplice trovarmi, il sesso già libero, senza la costrizione delle mutandine, lanciate in mezzo alla stanza durante l’amplesso precedente; anche tu eri senza slip, ed in un attimo sei entrato dentro di me. Abbiamo fatto l’amore così, ancora nel dormiveglia, il calore dei nostri corpi mescolato a quello delle coperte, un odore strano di umori, di bucato, di pelle eccitata.

Le tue spinte ritmiche, perfette, assecondate dai miei fianchi c’avevano portati al massimo dell’eccitazione, finchè non ti sei fermato, mi hai penetrato per l’ultima volta e sei rimasto lì, con il tuo pene che pulsava dentro di me e il mio piacere che esplodeva. Era stato bellissimo, come sempre, e per un attimo mi ero illusa che tu fossi davvero con me e che quell’incubo che ci aveva svegliati fosse solo un brutto sogno.

Adesso mi giro su un fianco, appoggio la mano sull’altro, e mi ricordo della prima volta che abbiamo fatto l’amore.
I tuoi occhi non si staccavano dal mio corpo, “ guarda che linea perfetta di fianchi” avevi detto, non so se a me o a te stesso, e il tuo sguardo ammirato aveva preceduto ed assecondato ogni tuo gesto, ogni tuo movimento. Sembravamo incastrati come il gioco di fili sottili delle marionette, dove ogni movimento ne porta un altro, senza mai un intralcio,con equilibrio, precisione e armonia d’intenti.

E noi eravamo stati così. La tua bocca era scesa sfiorandomi il ventre, le tue labbra si erano fatte spazio alla ricerca di altre labbra, le mie più intime, ed io ero scivolata su di te, avevo lasciato che il tuo fallo mi sfiorasse il volto, che il mio naso ne annusasse l’odore. La mia lingua aveva iniziato ad istigarti il prepuzio, a scendere sulla lunghezza per poi tornare e accoglierti nella mia bocca.

Ti piaceva ogni succhiata, ogni movimento di bocca e me lo dimostravi con sferzate di lingue nei miei punti più caldi e, già allora, all’unisono, l’orgasmo.
Mi giro ancora, struscio il naso sul cuscino e mi scappa un sorriso: ogni parte del mio corpo mi parla di te. “ …. che strofini il suo naso scuro come fai tu, a volte, nell’incavo delle mie spalle…”; la prima poesia che mi hai dedicato. Un’immagine di un gesto che mi appartiene, che ti è appartenuta, che è appartenuta ad altri prima di te e che apparterrà, ora, a qualcun altro.

Si dice che sia l’olfatto a decidere chi ameremo, ed il mio naso strusciandosi ti riconosceva e decideva di amarti ogni volta. Una scia di profumo e sapevo per quali corridoi eri passato, dove stavi andando.
Quando ci siamo rincontrati, non so più per quale volta, la prima cosa che hai fatto è stata annusarmi: ti sei avvicinato piano, mi hai abbracciato e mi hai respirato, cercando qualcosa di familiare, forse una conferma, di cosa, non me lo chiedo più.

Ed era bastato quello per sapere che sarebbe successo ancora. Le tue mani sotto i mie vestiti, il mio seno sul tuo petto, la tua pelle e le mia bocca; una volta, due, tre: vestirsi, rispogliarsi, ricominciare da capo, alchimia su alchimia, corpi che non smettono di cercarsi, anime che vorrebbero andarsene lontane, brividi conosciuti ma ogni volta più intensi, ed io su di te, muovendomi con golosità per sentirti fino in fondo, per vederti godere, per affondare di piacere.

Come bamboline a molla che si ricaricano l’un l’altra senza fine, come due calamite che s’attraggono per poi urtarsi e cadere lontane.
Allungo le gambe, tiro fuori le braccia dalle coperte e respiro profondamente.
Adesso non ci sono più solo i miei fianchi, il mio naso e i miei ricordi, ci sono anche le braccia che ti hanno respinto e le gambe su cui mi sono allontanata da te. Ora ci sono io, non più spezzettata, non più frantumata dai tuoi discorsi strani, dalle cose che vuoi o non vuoi più.

Sono di nuovo in piedi, intera, una sopravvissuta me stessa. E c’è il mio corpo che ha deciso di amare non più in esclusiva.
Fuori continua a piovere. Afferro il telefonino che occhieggia fra le lenzuola con la sua lampeggiante luce blu.
Forse sei ancora tu. O forse, finalmente, no.

4
La mia discesa negli abissi

Avevo un vestitino nero; lo scollo era a cuore, lungo le maniche e le spalle una retina trasparente nera che faceva intravedere i miei tatuaggi sulle braccia, la lunghezza del vestito era relativamente corta, mi copriva appena le chiappe ma doveva essere così.

Calze rotte e anfibi neri, rossetto color prugna e uno sguardo da cagna che faceva quasi vergogna.
Sono entrata e mi sono presa subito da bere, ero agitata e ancora nel vestitino corto non ci stavo a pennello.
La sala era grande, spaziosa, dal soffitto scendevano gabbie, catene e piano piano anche la mia voglia si faceva sempre più palpabile. Mordevo la cannuccia del mio drink sempre più forte, ci giocherellavo come se avessi dovuto scaldare il muscolo della lingua, guardandola mi sono accorta di averla ridotta a un macello.

Poco importava, volevo esplorare.
Ho sceso le scale, il cartello diceva:
‘Passa il labirinto per arrivare alla sala Sauna’.
La sala era buia, non si vedeva nulla.
Erano cabine disposte in modo tale da tracciare dei percorsi.
Dentro le cabine c’era giusto una panca e uno di quei cosi pieno di fazzoletti che ci sono nei bagni.
Nel buio più totale si sentivano gli spasmi di signorine eccitate, pronte all’orgasmo, fruste che battevano sulla carne e il rumore di qualche catena che batteva sull’acciaio freddo delle cabine.

Camminavo a occhi chiusi, quei rumori mi piacevano, facevano di me una donna senza censure, liberavano la mia vera natura; la mia notte era iniziata bene, nessuno mi avrebbe fermato.
Mirko, non lo pensavo giá più. Uscita dal labirinto mi viene incontro un ragazzo sorridente, mi porta con lui a fianco alla sala sauna e preso da non si sa quale gran voglia di chiacchierare, ci fumiamo due sigarette e affrontiamo diversi argomenti.

La situazione si faceva bollente, le domande sempre più spinte.
Non ama i ruoli Roberto ma sfila la cintura e mi ordina di girarmi.
Arrossisco e mi giro.
Gli ordini vanno eseguiti, mi ripeto, mi chino a novanta gradi, il vestitino lascia scoperte il mio importante sedere, afferro la grondaia con decisione e aspetto.
Una.
Due.
Tre.
Urlo, mi faceva male.
Istintivamente porto le mani sopra le mie doloranti natiche ma lui mi ferma, mi ricompone e continua il suo lavoro.

Quattro.
Cinque.
Mi prende per i capelli e mi porta al labirinto.
Entro per prima, so cosa devo fare.
Mi inginocchio. Lo spoglio.
Sento le sue mani accarezzarmi i capelli, i suoi spasmi da prima leggeri ora si sentivano bene anche da fuori, penso.
Roberto è dolce in verità, era solo una messa in scena, mi accarezza le spalle, i capelli, mi ripete quanto son brava.
Adoro i deep throat, lo lascio scorrere tutto fino alla gola, rimango così, Robi inizia a spingere più forte ed esplode in un orgasmo veramente sentito.

La sento colare dalla bocca, quando esce riesco a vedere solo la miriade di fili di bava e sperma che partivano dalla mia bocca e terminavano sopra quel gran bel cazzo.
Pulisco tutto, mi piace.
‘Non si sentivano pompini così da tanto, sei bravissima, complimenti’
‘Ci metto passione’ rispondo.
Gli passo una salvietta profumata e finito di pulirci usciamo.
Il suo braccio era intorno alla mia vita, mi porta al bar e mi esibisce agli amici come se fossi un trofeo.

Ordina lui per me, Jameson, niente male come scelta.
Scopro che abita vicino a me e che ha quaranta anni.
Rimango basita, non gli avrei dato più di trent’anni, mi complimento e mi attacco al suo collo come se fossi una sanguisuga.
Entriamo per la seconda volta in cabina, regalo al mio quarantenne un altra fellatio, mi prendo tutti i complimenti che accrescono il mio ego e un biglietto da visita con sopra il suo numero, lo ringrazio ed esco.

Nel primo bidone che ho visto ho buttato il biglietto da visita.
Non mi serve.
Giro per la sauna ma è troppo caldo, scendo le scale per tornare al labirinto.
Nel mentre sale un ragazzo sui trenta, ci scambiamo uno sguardo di quelli profondi, non ci stacchiamo gli occhi fino che non lo invito con un dito a seguirmi.
Lui mi segue e con sè ha un amico.
Entriamo in cabina.

Mi ritrovo le loro mani ovunque, ne bacio uno con foga mentre l’altro da dietro alzava il mio vestitino toccando le ferite che mi aveva procurato Roberto.
‘È stata giá usata la puttana’
. L’altro posa la sua mano sulla mia testa cercando di abbassarmi. Facilito la cosa piegando le ginocchia e quindi mi inginocchio a loro.
Me ne ritrovo davanti due, completamente differenti: uno profumava di cazzo l’altro di donna, li avvicino con le mani e inizio a leccarli entrambi, mi sposto da un asta all’altra, massaggiando ad entrambi i testicoli fino ad arrivare all’ano.

Raggiungo una sincronia perfetta, vengono entrambi nello stesso momento; il mio viso era l’immagine dell’estremo del sesso e della perversione, bagnata di sperma fino il decoltè mi ordinano di leccare tutto.
Non esito affatto, con un dito lo raccolgo e lo porto alla bocca, il mio sguardo era fisso su di loro, continuavano a segarsi, uno di loro mi regala un altro orgasmo.
‘Ti piscio in faccia miss pompino’
La cosa mi fa sorridere, non appena terminata la mia debole risata mi ritrovo una manata sulla guancia.

‘Non ridere troia’
Non potevo prendermi una pioggia in faccia, dovevo prendere un treno tra qualche ora e non mi sembrava il caso.
Mi alzo, mi sistemo con il poco che riescono a riparare quei fazzoletti di carta della cabina, uno di loro mi chiede il numero, glielo lascio senza pensarci due volte e esco dalla cabina.
Devo passare in bagno per una sistemata.
Nel buio del labirinto mi sento afferrare da un braccio, oppongo una certa resistenza, ma le mani da due diventano quattro.

Vengo trascinata dentro una cabina, sopra c’era una luce fioca che mi permetteva di vedere chi mi aveva presa e trascinata di forza.
Erano due signori ben distinti, sulla cinquantina.
Ero spaventata, probabilmente avevano sentito tutto da fuori alla cabina, prima, quando ero di altri e hanno aspettato il momento adatto per prendermi e usarmi a loro piacimento.
Mi hanno spogliata nel giro di dieci secondi, mi sono ritrovata a carponi per terra, uno si trovava dietro di me, non era italiano, ricordo che aveva un accento straniero, Francese forse.

Mi massaggia le natiche rosse, inizia a sculacciarmi di foga e poi mi penetra senza nessuna delicatezza.
Sento le sue labbra sulla mia schiena, mi bacia, mi accarezza e allo stesso tempo mi pizzica con le dita e mi sculaccia usando una violenza non indifferente.
L’altro si impossessa della mia bocca, mi chiama ‘dolce bambina’ e mi tiene dai capelli facilitando l’entrata e l’uscita del suo cazzo dalla mia bocca.
Ero completamente abbandonata al piacere, stavo per raggiungere il tanto atteso orgasmo; stringo le gambe, il cazzo del francese si faceva sempre più agitato ma all’ultimo decidono di darsi il cambio.

Me ne ritrovo uno sotto di me e l’altro dietro, doppia penetrazione.
Non resisto due minuti che esplodo in un orgasmo davvero tanto rumoroso.
Si alzano entrambi e mi regalano il loro piacere.
Mi alzo in fretta e furia mi sistemo un pochino e esco lasciando i due signori cinquantenni dentro la cabina, questa volta corro via dal labirinto, raggiungo il bagno e mi guardo allo specchio.
Faccio schifo.

Sistemo il trucco nel giro di pochi minuti, rimetto il rossetto e mi mangio una cingomma alla menta.
Avevo il sapore di cinque uomini diversi dentro la bocca, la cosa iniziava a darmi il volta stomaco.
Esco per fumare una sigaretta, incontro i due amici di prima, uno di loro mi sorride e mi accarezza la guancia.
‘Cucciola lei…’
E se ne vanno.
Mi alzo, spengo la sigaretta nel posacenere e rientro.

Finalmente ritrovo la mia amica, le luci ormai erano accese, il locale stava chiudendo.
‘Vado al guardaroba, prendo le giacche, aspettami qui..’
C’era una fila assurda, mi guardo attorno e non appena mi rigiro mi ritrovo davanti un ragazzo bellissimo.
‘Ti ho seguita per tutta la sera e non sono mai riuscito a prenderti da sola, come ti chiami?’
Gli dico il mio nome, ci scambiamo il contatto facebook e mi porta in macchina con il suo amico.

Sfinita, riesco a scroccargli un passaggio fino la stazione, lo ringrazio con un bacio e faccio per andarmene.
L’amico a malapena mi ha salutata.
Che antipatico.

‘Il treno per Rimini è in arrivo al binario cinque’

Raccolgo le mie ultime forze, convalido il biglietto e corro al mio binario.
Avevo bisogno di tornare a casa, di riposarmi.

Ma giuro che sarei rimasta in quel treno e mi sarei fatta accompagnare ancora più giù di Rimini.

La mia serata.
Le mie fantasie finalmente soddisfatte.
Te, che mi manchi.
Io che sono in pensiero perchè non mi vedo tornare.

5

L’idraulico rumeno

“Stavo per andarmene in cucina per preparare il pranzo quando vedo un’ altro operaio avvicinarsi all’albero, questo è molto diverso dagli altri, oltre ad…” Avevo comprato un appartamento fuori dal paese proprio per evitare il rumore e il traffico delle città, ma ingrandendosi il paese sempre più, un giorno le ruspe hanno cominciato a lavorare anche nel terreno adiacente la costruzione in cui abito.

A causa di una forma influenzale avevo preso dei giorni di malattia e in ufficio non sarei andato, rimanendo così a casa.
Non potendo uscire fuori, passavo il tempo girando stanza per stanza o guardando dalla finestra il lavoro degli operai nel cantiere che avevano aperto. Su quel terreno dove avevano fatto lo sbancamento per la nuova costruzione era rimasto un solo albero tra quelli che c’erano prima e a quell’albero andavano gli operai per scaricare la loro vescica, forse perché ancora non era stato messo un bagno chimico dentro al cantiere.

L’albero consentiva di non essere visti dalla strada ma io che abitavo al secondo piano potevo vedere benissimo gli operai fare i propri bisogni.
Così mentre guardo fuori vedo un’operaio avvicinarsi all’albero calarsi la zip dei pantaloni uscire l’uccello e cominciare ad orinare, da dietro le tende vedendo questo sto per allentarmi, ma in quel momento mi intrigava molto vedere l’uccello dell’operaio per farne un confronto con il mio, perciò rimasi a guardare.

Il suo uccello era più piccolo del mio pensai divertito, continuai a restare nella stanza dando ogni tanto una sbirciata fuori per vedere se altri operai si avvicinavamo all’albero.
Penso di aver visto cinque o sei operai andare ad orinare e di aver visto anche i loro uccelli e soltanto due erano più grandi del mio.
Stavo per andarmene in cucina per preparare il pranzo quando vedo
un’ altro operaio avvicinarsi all’albero, questo è molto diverso dagli altri, oltre ad essere più giovane ha anche un bel fisico, anche lui cala la zip e tira fuori il suo uccello a vederlo spalanco di più gli occhi dicendo fra me e me “ accipicchia che cazzo “ e resto a guardarlo fino a quando non finisce.

Tornando in cucina per prepararmi il pranzo, mi accorgo che il pavimento è pieno d’acqua, sicuramente si era rotto un tubo del lavandino, allora cerco di tamponare la perdita con degli stracci e telefono ad un idraulico, ma quel giorno era sabato e come capita sempre quando hai di bisogno non risponde nessuno.
Non sapendo cosa fare e come riparare il guasto mi viene in mente che nel cantiere forse ci sarebbe stato qualcuno che magari sapeva almeno come fermare l’acqua.

Quindi mi vesto e scendo in strada per chiedere aiuto a qualcuno del cantiere, mi rivolgo a quello che presumo fosse il capocantiere e gli spiego l’accaduto. Lui mi rassicura che tra i suoi operai c’è ne uno che sa fare l’idraulico e che magari con qualche attrezzo avrebbe tamponato la situazione. Così chiama quest’operaio, e con mia grande sorpresa è lo stesso operaio a cui io avevo visto uccello che mi aveva fatto dire “ accidenti che cazzo”.

Io torno a spiegargli la situazione e preso i necessari attrezzi mi avvio insieme a lui al mio appartamento.
Dal suo accento capisco che non è italiano, e mentre saliamo mi dice di chiamarsi Miki, di essere di Bucarest e di essere venuto in Italia perché nel suo paese non c’era lavoro. Quando entriamo in cucina, capisce subito quale è il guasto e riesce a fermare la perdita dell’acqua. Poi in un italiano stentato mi dice che si era rotto il tubo che portava l’acqua al rubinetto che doveva essere sostituito.

Non potendo uscire per andare a comprarlo chiesi se poteva farlo lui per me. Mi rispose che lo avrebbe fatto volentieri e che sarebbe venuto nel primo pomeriggio visto che non doveva lavorare al cantiere, io lo ringraziai e lo accompagnai al portone.
Alle tre sento suonare al citofono e capisco dalla voce che era Miki, aveva con sé una cassetta con gli attrezzi e il tubo che doveva sostituire.
Andiamo in cucina e si mette subito al lavoro, dopo circa una mezz’oretta che lavorava sotto il lavello mi dice che ha finito e sistemato tutto, apre il rubinetto facendomi vedere che non c’era più nessuna perdita.

Io comincio a ringraziarlo per il suo lavoro e chiedo quanti soldi gli devo
dare per poterlo pagare.
Ma invece di sentirmi chiedere dei soldi mi guarda fisso in faccia e nel solito italiano stentato mi dice :
“ Non voglio tuoi soldi, voglio il tuo culo”
Io rimango sorpreso da questa richiesta e sto per buttarlo fuori, ma lui aveva già allungato una mano e stretto con forza la mia natica, non so a questo punto se è stata la paura o perché avevo ancora il mente le dimensioni del suo pene, risposi :
“ Va bene farò come vuoi tu “
Lui lascio le mie natiche e cominciò a slacciarsi i pantaloni, abbassando gli slip vidi il suo uccello pendolargli fra le gambe, adesso lo potevo vedere da molto vicino e sembrava ancora più grande.

Poi mi fa mettere in ginocchio e comincia a strofinarmelo in faccia
“ Mettilo in tua bocca voglio vedere come sei bravo “
Lo prendo fra le mani e lo porto in bocca lui mi tiene la testa e lo spinge fino in gola facendomi quasi soffocare, gli piace fare così e il suo cazzo diventa sempre più grosso e duro
“ Bravo tu avere bocca molto buona”
Dopo un po’ di questo lavoro mi toglie il cazzo dalla bocca e mi dice:
“Adesso ti metto mio cazzo in tuo culo alzati “
Mi fa alzare e appoggiare al mobile del lavandino facendomi mettere a novanta gradi, con le sue ruvide mani mi allarga le natiche e senza che io me ne renda conto, in un solo colpo mi ficca il suo cazzo nel culo, il dolore mi fa abbandonare la posizione a novanta gradi e mi fa mettere dritto.

Ma le sue braccia mi fanno tornare nella posizione iniziale
“ Fermo così ora a te piacerà “
Il dolore era stato tremendo nel mio culo non erano mai entrati cose di quelle dimensioni, soltanto durante il liceo con un mio compagno di classe dopo aver visto una cassetta porno abbiamo voluto provare anche noi quello che avevamo visto, ma era stata una cosa molto leggera data la nostra inesperienza e le dimensioni dei nostri uccelli.

Ma adesso nel mio culo sembrava che fosse entrata una mazza da baseball e il dolore mi faceva quasi piangere.
Miki imperterrito continuava a dare colpi col suo cazzo dentro il mio culo straziato da quella violenta penetrazione che a poco a poco si era adattato al suo cazzo e il dolore aveva dato il posto al piacere.
Adesso sentire il suo cazzo entrare e uscire nel mio culo, e i suoi coglioni sbattermi contro mi faceva andare in estasi.

“Il tuo culo è molto bello e se tuo buco stretto io lo allargo per bene. “
Diceva dando colpi sempre più forti, ed io sentivo veramente il mio buco allargarsi sempre di più.
Poi lo sento fermarsi ed uscire il suo cazzo dal culo e mi ordina di sdraiarmi sul tavolo perché vuole vedermi in faccia quando mi fotte.
Mi fa sdraiare sul tavolo allargandomi le gambe e mettendosele sulle spalle e avvicina il mio culo al bordo del tavolo anche stavolta con un colpo violento mi penetra.

Continua a pompare come un forsennato, affondando il suo cazzo fino ai coglioni nel mio buco che ormai si era allargato quanto il suo cazzo guardandomi in faccia mi dice:
“ Vedi come ti faccio godere … ti piace mio cazzo nel tuo culo… “
Io ero sempre più eccitato ma adesso potevo muovere le braccia perciò allungo una mano per menarmi l’uccello che voleva scaricarsi e che spruzza sul mio petto e nella mia mano una massiccia quantità di sperma che io spalmo sul petto e in parte porto alla mia bocca.

“ Adesso godi non è vero ? .. ti piace lo spruzzo dell’uccello… adesso farò assaggiare anche mio “
Sentivo il suo cazzo dentro il mio culo dare colpi sempre più forti e capivo che stava per sborrarmi, ma lui invece di farlo mi fa scendere velocemente dal tavolo e aprire la bocca giusto in tempo per schizzarmi in faccia e in gola la sua crema bianca e densa che ingoio avidamente.
Fatto questo soddisfatto per quello che mi aveva fatto e per come l’ho fatto godere mi fa leccare l’uccello per lasciarglielo bello pulito.

Fatto questo si alza i pantaloni prende la cassetta di lavoro dicendo
“ Signore il lavoro io fatto grazie per avermi pagato, io sapere fare anche falegname, elettricista, muratore se avere ancora bisogno di me questo
numero mio cellulare”
Mi da un piccolo pezzo di carta con su scritto un numero e si avvia verso il
portone, io non riuscivo a dire una parola quello che mi era successo era stato allo stesso tempo doloroso e piacevole perciò l’accompagno al portone gli stringo la mano e lo saluto.

Ma quando chiudo il portone sono tentato di chiamarlo nuovamente perché mi ero ricordato che la porta che dava sul balcone non apriva bene, ma pensai che l’avrei chiamato domani e visto che lui preferiva il mio culo come forma di pagamento oltre alla porta ci sarebbero stati un sacco di lavoretti da fare in casa mia e che, anche se mi avessero sfondato, il culo avrei risparmiato un sacco di soldi.

6
La mia nipotina

Ho una sorella che vive in Germania da molti anni.

, sposata con figli, due maschietti ed una stupenda femminuccia.
Qualche anno fa andai in visita da lei, ero da solo, potevo rimanere una quindicina di giorni.
Mi sistemai nella camera al terzo piano, in mansarda camera accogliente e calda.
La prima sera facemmo cena in famiglia, cordiali ed ospitali, sono il loro zio preferito.
Qualche giochetto un po’ di regali che avevo portato, poi tutti a nanna ed amen.

Margherita..Margaret più o meno in tedesco, ma per non sbagliare Io la chiamavo Mergi, mi accompagno fino in camera portandomi un piumoncino rosso “ dai Zio con questo starai caldissimo è il mio preferito “
Il giorno dopo andammo in visita a tre castelli fantastici con giardini curati e lussureggianti…
La sera a casa organizzarono una cena con una trentina di persone, amici e vicini.
Tra questi mi saltò subito all’occhio Greta, una signora, di circa quaranta quarantacinque anni, alta un metro e settanta con una capigliatura bionda con un bel culetto e poco seno.

Strano che mi avesse colpito…. a me l’occhio cade subito sulle tettone,,,e lì ce ne erano varie ed interessanti.
Greta, subito si rilevo un ottima compagna di scherzi e giochetti, parlava qualcosa in italiano ed Io un po’ in Inglese un po’ in tedesco mi facevo capire.
La serata andò bene e dopo aver ballato e bevuto incastrai la Greta nell’angolo del bar, le infilai la lingua in bocca e ci sbaciucchiammo per un buon quarto d’ora….

Io apprezzavo Lei godeva….
Fine della serata, saluti baci ed abbracci, ci vediamo nei prossimi giorni…ecc.. ecc..
Torniamo a casa un’altra grappina e tutti a nanna…nel letto non riuscivo a mandar via il pensiero di Greta il suo profumo, ll suo sapore, morale avevo il cazzo dritto e duro, mi agitavo inconsapevolmente sotto il piumone.
Ad un certo punto sentì la porta aprirsi ed entro la piccola Mergi…” E che fai Tu qui ? “ le dissi…
Lei “ Zio ti ho sentito agitare io domo sotto di Tè…che combini ? “.

Io “ Niente piccolina vieni qui vicino a me “… si è infilata nel mio letto ed Io l’ho abbracciata teneramente…. non è successo e non poteva succedere niente, ma lei era a cavallo del mio cazzo duro.. lo stringeva fra le gambe e non diceva niente. Ma le piaceva quel contatto ..lo so…le piaceva.
La mattina ,facciamo colazione e visto che sorella cognato e bambini avevano da vivere la loro vita,
Io decido di andare a fare un giro al centro della cittadina.. ma guarda un po’ chi incontro seduta ad un bar…Greta, era lì con una fettona di torta ed un caffé.

Subito mi invita a sedermi …e da lì è iniziata una lunga movimentata ed impegnativa giornata.
Prima siamo andati a casa sua dove mi ha mostrato quel poco di tette che aveva,ma si è fatta fottere nella patata caldissima con piccolo ciuffetti di peli neri, e nel buco del culo strettissimo perché lo aveva concesso solo due volte al marito che da quel che ho capito lo aveva tipo wurstel…. lungo e sottile.

Ma il bello è avvenuto quando forse circa alle cinque di pomeriggio, mentre noi eravamo ancora stesi a letto sbrodolati di umori e profumati di sesso…che…
Trac trac…( chiave che apre la serratura della porta d’ingresso ), rientra la figlia di Greta, Elga, una ragazza di circa venti anni, studentessa, completamente diversa dalla mamma, bionda certo,ma piccolo culetto e due tette belle gonfie, capelli corti ed occhi verdi.
Entra nella stanza e come se nulla fosse si siede sul letto vicino a noi…
“ Ciao mamma come và??? “ immagino perchè era in tedesco, “ carino questo tuo amico come si chiama ? “ ….

Cazzo ero Io ….. La mamma le spiega chi ero,che ero Italiano e fratello di un’amica che anche Lei conosceva…
Convenevoli vari fatti con una spontaneità che in Italia sarebbe impensabile…( almeno per me !! ).
Dopo qualche altre chiacchiere, un paio di sigarettine ed un drink portato da Elga, Greta si alza , tutta nuda e va a fare una doccia…allontanandosi, dice alla figlia “ non stare qui a giocar vai di la a studiare “…….

Come prevedibile e per tutta risposta appena si sente lo scroscio della doccia…
Elga tira via il piumone dal letto e mi scopre nudo…” Vediamo se è vero che gli Italiani sanno fare bene l’amore “, si sfila la maglietta e tira fuori quelle belle tette grosse e dure da ventenne, si sfila anche i jeans e resta con un perizoma bordeaux.
Si abbassa su di me, e mi afferra il pisello semi moscio, non credevo a quello che stava accadendo…ero frastornato.

Lo sbatte un pò qua un pò lo garrisce e lo prende in bocca…succhia la cappella e scende giù lungo l’asta. , sale e scende, lo stringe con le mani, in due minuti la mia mazza è pronta all’uso, Lei non si fa leccare, non si fa toccare…. mi salta sopra e si Impala.
La sua fighetta bagnata mi si chiude intorno al cazzo duro.. inghiotte tutto, mi cavalca con violenza è un’amazzone , le prendo i capezzoli e li torturo, le piace, geme e gode… muove il bacino come le più esperte concubine.

Si dimena si infilza fino in fondo e poi risale fino a far rimanere solo la cappella dentro di sé…. Fantastica……si piega e mi bacia , la sua lingua è un cazzo che mi entra in bocca ( tanto per dire a me il cazzo fa schifo…però tipo un pezzo di carne duro…. e caldo…), mi lecca fino alle tonsille, Io le agguanto i glutei e spingo forte, ma non posso resistere molto, Lei lo sente, si stacca e si abbassa sul mio ventre.

Lo prende in bocca e succhia da forsennata, Io le spingo la testa giù fino ad infilarglielo in gola,,,,
lei pompa ed Io le riverso il mio caldo nettare in bocca…. Le cola dalle labbra, ma Lei cerca di non perderne una goccia…lecca tutto e pulisce anche il mio pancino,,,Panciotto và che è meglio.
Mi guarda, sono finito e Lei con quella faccina da troia ventenne mi dice “ Ok non male gli Italiani”
Mi dà un bacio sulla bocca e sparisce, bella scopata.

Dopo trentasette secondi rientra Greta in accappatoi bianco, con asciugamano a turbante, mi guarda e dice “ Ti è piaciuto vero ??…Sei Sfiancato, ci vogliamo riprovare ??!! “…
Ho preferito fare una doccia e poi scappare……….
Sono tornato a casa di Greta solo dopo un paio di giorni di riposo, ma bello carico così ho potuto affrontare di nuovo mamma e figlia…. Che figa la mamma e che troia la figlia….
Stare a casa di mia sorella mi rende sempre più felice….

anche sé ho un problemino…
La piccola Mergi, viene sempre più spesso nel mio letto…
Una notte mi sono svegliato e Lei che si era infilata nel mio letto mentre dormivo, stava giocando con il mio cazzo.
Lui era bello duro, si era svegliato prima di me, e Lei, la porcellina ci giocava con tutte e due le mani, una massaggiava le palle l’altra faceva scoprire e coprire la cappella.
Io non feci niente e finsi di dormire, ma il sangue affluiva ed il cazzo era sempre più duro.

Guardavo con gli occhi socchiusi…Lei stava scoprendo qualcosa di nuovo, guardava il glande con occhiettini vispi ed un’espressione stupita.
Ad un certo punto vidi emergere una gocciolona di succo trasparente che proprio in punta al glande troneggiava…. Lei la guardò, poi guardo i miei occhi per capire se mi fossi svegliato.
Indugiò la guardavo e non mi muovevo, eccitatissimo volevo vedere cosa faceva.
Margi avicino l’indice della mano destra e tocco la goccia, tirò in alto e si creò un filamento, poggio di nuovo il dito sulla bocca dell’uccello e tirò di nuovo verso l’alto il filamento era più corposo adesso.

Mi guardò ancora verso gli occhi, poi tirò fuori la linguetta ed afferro il filo di sperma, succhio il dito e tirò via il liquido dalla mia cappella…
Io guardavo con gli occhi socchiusi, il mio cazzo era sempre più duro e il succo d’amore oramai colava lungo la cappella. Margi non disprezzava il sapore giocava, poggiava il dito, tirava e con la lingua tirava il filo di succo viscoso.
Con una mano teneva stretta la mia asta e con la linguetta inarcata si avvicinava alla punta della cappella…stavo morendo sentivo il cazzo che mi stava per scoppiare,non per arrivare, ma era più duro de duro…mi faceva malissimo.

Margi piccola maledetta bambina teneva il mio cazzo in mano, stretto e lo avvicinava alla sua bocca, la sua lingua si appoggiava alla mia carne per assaggiare il sapore del mi nettare.
Dopo una toccatina, una slinguatina, è stato il momento più fantastico della mia vita……
Quella boccuccia di rosa si è appoggiata sulla mia cappella per assaporare il mio nettare.
La linguetta si muoveva con dolcezza girando in tondo per non far scappare neanche una goccia di quel liquido viscoso che a lei piaceva da morire….

Difatti dopo poco come guidata da una mano divina mi prese in bocca il glande con una delicatezza ed un…piacere…una voglia… succhiava solo la parte alta della capocchia,,,voleva solo il succo….
Non sono riuscito più a resistere, facendo un verso gutturale ho dichiarato il fatto che mi stavo risvegliando…. così per darle un preavviso, ma…. contemporaneamente gli ho infilato la mano tra i capelli, così come un massaggio e le ho piano piano spinto la testa per farle prendere meglio il mio cazzo in bocca.

Si è fatta guidare.. e con un po’ di pazienza tanta disponibilità…anche lei ha imparato a fare i pompini.

7
Come una gattina – Una sera d’estate con Amélie

E’ una sera d’estate di tre anni fa, calda e umida, dove i profumi della terra e dei fiori quasi ti inebriano. In una sera così non si può stare a casa. Così decido di andare in un locale all’aperto qui vicino.

Prima di partire mi riprometto di stare fuori solo un’oretta. Arrivo e devo parcheggiare la macchina lontano tanta è la gente che ha avuto la mia stessa idea per passare la serata. Un po’ seccato, entro e mi porto in giardino dove c’è veramente tanta gente. I più fortunati sono seduti ai tavoli e difendono le loro sedie come fossero oggetti di inestimabile valore, la maggior parte invece è in piedi e vaga girando intorno alla grande piscina.

Mi sento pigiato come una sardina. Anch’io comincio a fare il giro della piscina cercando di scorgere qualche faccia conosciuta per scambiare due parole e, soprattutto, qualche ragazza anche sconosciuta da avvicinare. Dopo due giri mi sento quasi pronto per rientrare ai box per il cambio gomme. Il caldo e la confusione mi fanno girare la testa e sto per alzare bandiera bianca, quando vado letteralmente a scontrarmi con due ragazze. “Ma guarda chi si vede dopo tanto tempo!” mi dice la più alta delle due.

Io non la riconosco subito, ma dopo qualche attimo il mio cervello si snebbia e riconosco una vecchia amica che veramente non vedevo da anni. Ci siamo conosciuti al mare, dove io andavo in vacanza da studente e lei lavorava in un negozio. Avevo a quel tempo una bella compagnia e spesso anche lei si aggregava quando finiva di lavorare. E’ sempre una bella ragazza, alta, con la carnagione scura e un sorriso disarmante che trasmette allegria.

Mi presenta anche la sua amica e altre persone che sono in sua compagnia. Le saluto tutte ma dopo un secondo non ricordo il nome di nessuno. Poco male, noi due ci tuffiamo in un revival dei vecchi tempi. Parliamo, parliamo e sembra che la confusione che ci sta attorno sia sparita. E’ vestita in modo semplice ma sexy, e mi comincia a salire qualcosa in testa, sarà il caldo. Sono ipnotizzato dai suoi occhi scuri, i denti bianchi e perfetti e il suo seno che continua ad andare su e giù con il respiro e sembra scoppiare dentro quella maglietta stretta e scollata.

Ad un certo punto butto un occhio all’orologio, e vedo che è tardissimo! Attorno a noi c’è meno gente e si respira l’aria più fresca della notte d’estate. Le dico che devo andare e mi faccio dare il numero di telefono. Lei mi dice di aspettarla, che ha la macchina parcheggiata molto lontano. Io mi offro di accompagnarla a prenderla e così usciamo insieme. Andiamo verso la mia macchina che è più vicina, lei sale e ci dirigiamo verso l’altro parcheggio dove c’è la sua auto.

E’veramente lontana! Nel chiuso dell’auto sento il suo profumo inebriante, la guardo, è serena e rilassata appoggiata voluttuosamente allo schienale. Arriviamo allo spiazzo dove c’è la sua auto e tiro giù i finestrini, intorno non c’è anima viva. Continuiamo a chiacchierare, ma le parole non escono più così fluide, lei butta la testa indietro e i suoi riccioli mori si muovono ammalianti nel riflesso della notte. Non so più cosa pensare, ho il cervello in subbuglio.

Lei mi parla e i suoi denti bianchi mi attirano, le sue labbra mi ipnotizzano, si piega un po’ in avanti e me la trovo vicina. I nostri sguardi si dicono tutto, mi avvicino e comincia un bacio lento, umido, ma carico di tensione. Le mie mani vanno sui suoi fianchi, le alzo un po’ i lembi della maglietta attillata e appoggio i palmi sulla pelle sotto la maglia. E’ calda e morbida. Sento quasi una scossa al mio contatto.

Le stuzzico l’ombelico e sento che lei comincia a scaldarsi. Salgo lungo il suo corpo e arrivo ai seni che libero dal reggiseno. Lei si abbandona nel mio abbraccio. I suoi capezzoli si inturgidiscono sotto le mie dita. La sua lingua sembra attraversata dalla corrente elettrica, geme e il suo respiro si fa più affannoso. Scendo con le dita a cercare il bottone dei suoi pantaloni sottili, armeggio un poco e con un po’ di fatica – data la posizione – le slaccio la cintura, la sbottono e le abbasso la zip.

Entro con una mano e tocco la sue mutandine velate rosa. Sono calde e già un po’ umide. Le scosto e le mie dita incontrano i suoi peli pubici. Lei mi stringe stretto, sento sempre più il calore del suo corpo e il suo profumo. Con l’altra mano scendo lungo la schiena fino ad arrivare a sentire l’elastico delle sue mutandine. Incontro l’osso sacro e subito sotto si apre la fessura delle sue natiche.

Mentre con l’altra mano le sto allargando le grandi labbra salendo verso il punto del suo piacere, con l’altra mi infilo nel meraviglioso spacco tra le natiche. La sensazione è meravigliosa, sento umido e caldo mentre lei si dimena. Arrivo a sfiorarle il bottoncino dell’ano. Le infilo piano un dito dentro. Lei si aggrappa a me con la bocca aperta, quasi nel tentativo di trovare ossigeno, mi strige in modo spasmodico, mentre io introduco sempre più a fondo il dito nel suo culo e con l’altra mano le sto titillando il clitoride.

Di colpo lei si irrigidisce, si tende tutta, spalanca la bocca. Io non capisco più niente. dopo alcuni secondi comincia a vibrare tutta sempre più forte e dalla sua bocca esce un ululato potente, un getto del suo caldo miele esce dal suo sesso palpitante e mi inonda le mani. Le allargo le gambe più che posso e con la lingua gusto i suoi odori e sapori più intimi e la ripulisco tutta. Le sue stille sono buone e al tempo stesso inebrianti.

Ho il mio uccello che preme da sotto i pantaloni. Lei mi da un bacio, con gli occhi che le brillano febbricitanti e felici e capisce come ringraziarmi. Mi libera il willy e lo bacia in modo dolce e umido. Lo prende tra le labbra e lo infila a fondo in bocca. Con una mano mi massaggia le palle fino a stringerle nella sua presa. Lo scappella e lo bagna di saliva, continuando a farlo entrare sempre più a fondo in bocca.

Le sue labbra lo massaggiano in modo sublime e sento tutto il calore della sua bocca, mentre la sua lingua esperta mi sta accarezzando in modo esperto ed irresistibile. Abbasso tutto lo schienale del suo sedile e lei si prende tra le tette il mio uccello ormai bramoso di liberarsi. Sento il calore dei suoi seni che me lo avvolgono, mentre lei tiene la mia cappella tra le sue labbra. Sto per venire. Le prendo per la nuca e le faccio entrare quasi tutto l’uccello in bocca.

Lei mi stringe, capisce il momento, muove la lingua con ancor più intensità e mi avvolge tutto il membro. Esplodo in un incredibile orgasmo e la sua bocca risucchia tutti i miei umori, senza perderne una goccia. Cado tra le sue braccia e siamo tutti e due stremati e appagati. Con la punta della lingua si lecca una goccia di me dall’angolo della bocca, mi guarda sorridente e soddisfatta. “Che bella rimpatriata a sorpresa!” penso.

Ci risistemiamo un po’ e sentiamo l’aria che entra a rinfrescarci dai finestrini aperti. Si disperde così anche l’acre e stordente odore di sesso che ristagna dentro l’abitacolo. E’ ora di andare. Scendiamo dall’auto e ci abbracciamo. Lei non si è rimessa il reggiseno e le sue tette sono in bella mostra, appena velate dalla maglietta leggerissima e scollata. Un ultimo bacio e lei si dirige verso la sua macchina. Resto a guardarla. Vedo che si tocca un orecchio, si volta verso di me e mi dice che deve aver perso un orecchino.

Va verso la porta del passeggero e anziché aprirla si sporge all’interno dell’auto col busto grazie al finestrino completamente abbassato. Le vado vicino per cercare di aiutarla, ma vederla così piegata in avanti mi fa uno strano effetto. Ho davanti a me il suo sedere. La afferro per i fianchi e mi metto dietro a lei. Protesta, cerca di rialzarsi, ma è in una posizione di equilibrio precario. Quando le afferro e stringo i suoi seni da dietro lei si lascia andare.

Le sbottono i pantaloni e li abbasso lentamente. Alla luce di un vicino lampione vedo le sue lunghe gambe e il fondoschiena coperto solo dalle mutandine rosa. Sfilo anche quel po’ di stoffa umida, infilo una mano tra le sue gambe e sento la sua figa completamente bagnata, il suo miele sta scendendo anche lungo le gambe. Sento che ansima e la sua pancia spinge sulla portiera della macchina. Prendo un po’ del suo miele in una mano e comincio a lubrificarle il buchetto posteriore.

Lei cerca di farsi forza sulle gambe ed è sempre più calda. Infilo un dito dentro il buchino, sento che apprezza. Estraggo il dito, mi sporgo in avanti a coprirla e le faccio annusare i suoi odori che così bene hanno impregnato la mia mano. Mi dice di continuare, perché non resiste. Introduco due e poi tre dita nel suo secondo canale. Lei si contorce per il godimento, così provo ad infilarle tutta la mano.

Sento che è stretto, ma con un ultimo sforzo entro e la sensazione di toccarla così in profondità è pazzesca, sento il suo intimo, frugo il suo intestino. Ho il mio sesso che sta per scoppiare, vuole la sua parte. Così la faccio piegare ancora di più ed allargare tutta e le infilo l’uccello nel culo. Le arriva un orgasmo straordinario, ormai non si regge più sulle gambe. Gambe che tutto il suo miele e i suoi liquidi hanno bagnato e ora sono lucide.

Vengo anch’io quasi insieme a lei. Le vengo dentro e le scarico tutta l’energia dei miei lombi. Ci troviamo ansanti e distrutti, ma appagati. Le passo un braccio sulla pancia e la alzo in piedi. E’ bellissima con gli slip alle caviglie e la maglietta sollevata sopra le tette. E’ un po’ instabile sulle gambe e barcolla. La fermo e la faccio sedere sul cofano della macchina per infilarle gli slip. Lei ha le gambe a penzoloni e sopraffatta dalla stanchezza si sdraia sul cofano, dice che è bello caldo.

Le alzo le gambe e con fatica faccio salire le sue mutandine. Superato le ginocchia, tento un ultimo sforzo, ma il suo sedere è appoggiato al cofano. Lotto e spingo e vedo la sua patatina ancora bagnata dai suoi fluidi. Lei è completamente rilassata, praticamente nuda. Allarga appena le gambe e vedo le grandi labbra aperte che emergono dal suo boschetto ben rasato. Le tolgo le mutandine fradice per liberarle le gambe e mi avvicino con la testa a quel paradiso.

Lei sorniona allarga le gambe e io comincio a leccarle la patatina e le grandi labbra. Con la punta della lingua arrivo al clitoride e sento il sapore inebriante dei suoi umori. Non mi stancherei mai di bere da lei. Le tolgo anche la maglietta così posso vederla completamente nuda che si dimena alla mercè della mia lingua. Sia lei che io abbiamo ritrovato un po’ di energie. Anche il mio uccello è pronto.

Mi chino su di lei e le passo le braccia dietro la schiena per avvicinarla al mio sesso. Le sollevo le gambe sopra le mie spalle. Così aperta è uno splendore. Avvicino la cappella alla sua porta e la penetro in profondità con lentezza ed energia. Comincia a fare le fusa e rovescia la testa all’indietro. Intorno a noi la calma e il calore della notte sono dolci e i nostri movimenti si muovono in sintonia con questa magnifica atmosfera.

Mi sento sereno e pieno di energie, in uno stato di grazia. Continuo a penetrarla con movimenti profondi e lenti per toccarla sempre più nel suo intimo segreto. Voglio trasmettergli la magia di questa notte d’estate, farle ricordare questo incontro come qualcosa di speciale. Lei comincia a rantolare e sento che i muscoli interni della sua vagina cominciano ad avviluppare sempre di più la mio sesso. Comincia ad irrigidirsi e cerca di stringermi, sta per venire.

Anch’io sento di non poter trattenermi più a lungo ed estraggo il mio uccello dalla sua fica per sfogarmi sul suo ventre caldo. Non finisco più di godere. Lei raccoglie con le dita i miei umori e se le porta alla bocca. Manda indietro la testa e con gli occhi brillanti mi guarda felice. “E’ stato fantastico” mi sussurra. A vederla distesa sul cofano, così languida, tutta nuda, con le gambe leggermente aperte ancora rigate dai nostri umori, non posso che essere d’accordo con lei.

Ci baciamo e lentamente si veste e si sistema i capelli. Sale nella sua auto, abbassa il finestrino e mi chiama. Mi avvicino, mi da un ultimo bacio e mi mette in mano come regalo le sue mutandine rosa ancora fradice di lei.

8
La rapina in gioielleria

Sono di origini tedesche ma vivo da più di 20 anni in Italia, precisamente in provincia di Roma. Ho 48 anni ben portati sposato con Laura di 40 anni italiana con un fisico da far invidia ad una ventenne.

Abbiamo un gioielleria nel centro del nostro paese. Premesso questo vi voglio raccontare quanto accaduto a me e mia moglie un mese fa.
Era un mercoledì sera, ormai ora di chiusura, le vendite erano andate discretamente, ho preso i gioielli di più valore dal bancone e li ho chiusi nella cassaforte a tempo. Mi accingevo a svolgere tutte le pratiche di fine giornata, Laura era intenta a riparare il cinturino di un orologio, quando all’improvviso fecero irruzione due malviventi con le armi in pugno, il viso era travisato dal passamontagna “Fermi e non succederà nulla !!!”.

Uno di loro aprì il registratore di cassa e prese quel po’ di contante che c’era, circa 200 €, poi andò al bancone per prendere i gioielli ma si accorse che non c’erano. L’altro bandito che avevo accanto mi diede un pugno nello stomaco incazzato perché non avevano trovato i gioielli. Mi ordinò di aprire la cassaforte, gli dissi che era a tempo e non potevo aprirla prima del giorno dopo, a queste parole mi arrivò un altro pugno da farmi cadere a terra.

Laura iniziò a gridare. L’altro le tappò la bocca. Ebbi paura. Il malvivente disse “Ah é così ? e noi non ce ne andiamo prima di domattina, tu chiudi la saracinesca e non farti vedere da nessuno se no uccido tua moglie”. Chiusi la saracinesca della gioielleria. “Adesso mettetevi là e non date fastidio ricordate che siete sotto tiro”. Eravamo in un angolo, Laura con il fazzoletto cercava di fermare il sangue dal taglio che avevo al naso dovuto al pugno ricevuto.

Uno di loro, sembrava il capo, ci guardava insistentemente. Disse al suo complice “Dobbiamo aspettare sino a domattina che ne dici di divertirci un po’?” E l’altro “come?”. “tu tieni il marito sotto tiro con la pistola e lasciami fare”. Venne da noi, prese a Laura per un braccio e la fece alzare dicendo “vieni adesso ci divertiamo, non fare storie e spogliati se no uccidiamo tuo marito”. Laura non aveva scelta iniziò a togliersi la camicetta e ne uscii il suo seno abbondante, a questo cercai di reagire, l’altro mi puntò la pistola alla tempia.

Il capo ridendo disse “guarda tuo marito … é geloso o vuole essere al tuo posto … vediamo, tu togliti i calzoni e gli slip”. Laura aveva tolto la gonna mettendo in mostra due autoreggenti e un tanga mozzafiato. Volevano umiliarmi, dovetti ubbidire e mi tolsi i pantaloni e i boxer. Il capo prese mia moglie, la portò verso il bancone sdraiandola, gli tolse gli slip “wuuuoow che meraviglia” le aprì le gambe iniziando a leccargli la fica.

Laura piangeva e lui affondava la lingua con più decisione. Il suo amico si stava eccitando si toccava il pacco da sopra i pantaloni. Il pianto di Laura aveva preso un ritmo strano, diverso … noooo stava godendo !!! Me ne resi conto quando la sollevò dal bancone e la fece inginocchiare. Lei senza prendere ordini, gli aprì i calzoni e gli prese il cazzo in bocca, succhiava e la testa andava avanti e indietro a ritmo del pompino.

Io purtroppo non potevo fare niente, dovevo assistere alla scena insolita, forse i momenti di paura e del contesto in cui mi trovavo iniziai ad eccitarmi ma cercai di mascherare, per quello che potevo, la mia semi erezione.
Dall’altra parte Laura succhiava e lavorava con la mano quel cazzone, lo segava, gli accarezzava le palle, sembrava che non avesse fatto altro in vita sua. La fece alzare, la mise a pancia in giù sul bancone e lo infilò nella fica fradicia di umori.

Iniziò a cavalcarla con foga, lei mugolava dal godimento. Il malvivente che avevo vicino ormai aveva aperto la patta dei pantaloni e si segava dicendo “dai sbrigati che mi voglio divertire anch’io”. Sentii i gemiti di Laura avere un sussulto, era venuta, approfittando della momento cercai di divincolarmi dalla situazione in cui mi trovavo ma fui bloccato. Mentre ancora scopava Laura mi disse “non hai ancora capito di stare buono mi hai interrotto sul più bello.

Adesso ti faccio vedere” lasciò mia moglie con il culo in bella vista mi prese per il bavero della giacca e mi portò verso il bancone. Nel tirarmi su si accorse della mia erezione e ridendo disse “hai visto il signorino si è eccitato perché scopavo la moglie o voleva essere al suo posto? Lo vediamo subito … “, intanto il suo amico era aldilà del bancone e si stava facendo succhiare da Laura.

Mi mise a 90 gradi sul bancone, Laura da una parte e io dall’altra tanto da poterci vedere in faccia. Sentii dire “che bel culo tondo ha questo frocetto …” E l’altro con il cazzo in bocca a mia moglie “non vorrai fartelo !!!”, rispose “mi ha interrotto quando stavo godendo adesso la deve pagare”. Lo sentii alle mie spalle toccarmi il culo aprendomi le chiappe, un rivolo di saliva si fermò sulla mia rosetta, puntò il suo cazzone e spingendo senza pietà entrò nel mio retto.

Gridai dal dolore “stai zitto non fare storie vedrai ti piacerà” mi sembrava di essere aperto in due. Lui affondava sempre più dentro. Quando il suo cazzo era arrivato a più della metà iniziai a percepire un sottile languore in profondità, ne volevo ancora, il dolore si trasformò in piacere, non volevo però dimostrarlo. Il suo amico intanto tolse il cazzo dalla bocca di Laura, le andò dietro e dall’espressione del viso di mia moglie capii che anche lei lo aveva preso nel culo.

Ci potevamo guardare in faccia, vedevo i suoi occhi chiusi e la sentivo ansimare ad ogni affondo nel suo di dietro, anche io stavo godendo di quel bastone che avevo dentro ormai in profondità nel retto dilatato. Mi cavalcava con foga, le spinte sembravano all’unisono con quelle nel culo di mia moglie. Lei mi guardò facendomi capire che era vicino all’orgasmo. I movimenti si erano fatti più intensi e lunghi, lo sentii irrigidire e una sensazione bollente mi invase le viscere mi stava sborrando dentro.

Anche mia moglie venne, ci baciammo come a scambiarci il godimento. Quella sensazione calda mi sciolse e anch’io venni tumultuosamente senza toccarmi, spruzzando di sperma il bancone. Il capo disse ancora ansimando “accidenti come mi ha fatto godere questo frocetto … é piaciuto anche a te … me ne sono accorto dal pulsare del tuo culo. Vedo che hai sborrato tutto il bancone” e l’altro “io sono ancora eccitato adesso voglio incularlo anch’io, non ho mai provato con un uomo, dai facciamo cambio”.

Si scambiarono di posto il primo lo mise nel culo di Laura ormai dilatato e l’altro lo entrò nel mio culo senza ormai resistenza. Questa volta il piacere fu immediato. Lui stantuffava a fondo ed io dal godimento muovevo la lingua a cercare qualcosa di indefinito. Anche Laura con gli occhi sbarrati ansimava ad ogni affondo. Le nostre lingue si intrecciarono godendo di quello che avevamo nei nostri rispettivi buchi. Ci sborrarono intensamente dentro, il mio retto ormai era pieno e quando uscì il suo cazzo un rivolo consistente di sperma traboccò dal mio sfintere finendomi sui testicoli.

Lui lo prese con le dita e lo avvicinò alla bocca di Laura, che leccò tutto, e disse ridendo ” baciatevi anche adesso”. Lei mi porse le labbra e la lingua ancora bianca del grumo di seme e io, come sotto ipnosi, la baciai sentendo per la prima volta il sapore dello sperma.
Eravamo esausti, ci fecero sistemare per la notte nel retro della gioielleria ancora nelle condizioni di prima, mia moglie nuda e io dalla cintola in giù, ci tenevano d’occhio.

Era quasi l’alba, non vedevamo l’ora che la cassaforte si aprisse e che finisse tutto presto, mancavano ancora due ore. Loro erano seduti sulle poltroncine dell’ufficio li sentivo parlare e ridere. Uno venne da noi e ci fece alzare ci porto da quello che sembrava il capo che ci disse “tra poco sarà tutto finito, ma si sono ancora due ore, vorrei divertirmi ancora … tu bella porcona e tu frocetto inginocchiatevi … e succhiatelo assieme” si abbassò I pantaloni e gli slip ne svettò un cazzo di almeno 20 cm.

con una cappella pronunciata tanto da meravigliarmi come era riuscita ad entrare nel mio culo vergine quella notte. Ci inginocchiammo tra le sue gambe lui era seduto sulla poltrocina, mia moglie, più esperta, lo prese in mano e lo segava mi prese la mano e la portò ai testicoli facendomeli stringere nel palmo della mano. Ne sentivo la consistenza e li accarezzavo. Udivo l’apprezzamento dall’altra parte, Laura aveva preso in bocca la cappella e succhiava come se fosse un gelato, vedevo la lingua roteare intorno ai bordi del glande tenendolo tra le labbra.

All’improvviso sentii l’altro spingermi la testa ordinandomi di succhiare anch’io. Mia moglie mi porse quel cazzo facendomi capire quali erano i movimenti da fare. Lo toccai con la punta della lingua, non aveva un sapore particolare, quindi mi feci coraggio e lo leccai. Leccavo la cappella e la sentivo farsi sempre più dura, Laura leccava la parte sotto del pene e a volte anche le palle. Il suo amico si stava eccitando, seduto si era tolto i calzoni e si masturbava lentamente, per vedere meglio si avvicinò mettendosi al fianco del capo.

Intanto mia moglie mi fece prendere la cappella in bocca e iniziare il movimento del pompino, su e giù, iniziava a piacermi sentirla arrivare a toccarmi la gola. Il capo aveva la testa reclinata all’indietro e si godeva il trattamento e mi ordino’ di fare la stessa cosa al suo amico a lui avrebbe pensato Laura. Infatti come lasciai libera la cappella la imboccò lei con velocità, impugnai l’altro cazzo, un po’ più piccolo come lunghezza ma più grosso, e lo portai alle labbra segandolo, una goccia di liquido trasparente si stava formando sulla cappella bagnandomi le labbra, la assoparai, era salata ma non dava fastidio, presi il glande in bocca iniziando a succhiare e muovere la testa su e giù come mi aveva insegnato Laura.

La mia bocca produceva molta saliva e ogni tanto dovevo lasciare il mio lavoro per mandarla giù e nel frattempo leccavo l’asta e le palle come vedevo fare a Laura dall’altra parte. Il lavoro durava ormai da una decina di minuti mi sentivo le labbra gonfie, formicolanti, ma non mi sarei fermato per nessun motivo, ormai ero diventato una troia affamata di cazzo. Sentii dei gemiti strani dal’altra parte, con la coda dell’occhio vidi le mani del bandito sulla testa di Laura bloccandola, il pomo di adamo di mia moglie andare su e giù, le aveva sborrato in bocca facendole ingoiare tutto.

Intanto io continuavo il va e vieni su quel cazzone che sembrava allungarsi e diventare sempre più duro, mi pareva sentire alla base dell’asta un pulsare che si trasmetteva alla cappella, infatti non mi sbagliavo uno schizzo potente di liquido caldo, denso e salato si mischiò alla mia saliva e mi finì in gola, dovetti ingoiare per non soffocare, questo migliorò le mie sensazioni ridandomi il sapore di uomo che avevo provato, ne seguirono altri più densi ma meno salati che mandai giù con gusto assaporando tutte le sfumature, succhiai ancora per non perdere nulla della sborrata.

Guardai Laura, stava leccando le ultime gocce di sperma da quel cazzo che era ancora in erezione, la mano che avevo sulla testa mi riportò a lavorare con la lingua per raccogliere quel po’ di seme che era finito sull’inguine. Il suo cazzo era ancora duro, erano inesauribili.
Giunse l’ora dell’apertura della cassaforte, ci eravamo ricomposti, prima però io e Laura dovemmo fare un altro bocchino scambiandoci di posto, eravamo esausti avevamo ricevuto quattro sborrate a testa.

Con nostra meraviglia non presero niente ci ordinarono di stare zitti, di non denunciare l’accaduto e sparirono come erano arrivati. La sera dopo tornarono ma non per rapinarci ma per passare ancora altre ore di godimento ma questa è un’altra storia.

9
Io e Martina

Un piccolo movimento a salire del fondo schiena di Martina, praticamente
nudo, mi ha all’improvviso risvegliata dalle mie fantasticherie e dai miei
dubbi virginali. Ero rimasta quasi bloccata un momento prima che i miei
occhi si fossero abituati al nuovo e repentino cambiamento di luce che vi
era nel soppalco.

Con gli occhi un poco strizzati per mettere meglio a fuoco
quello che stava davanti a me ho avvicinato, così inginocchiata come ero, le
mie labbra alla sua caviglia destra. Ho incominciato a baciarla prima sui lati con piccoli baci e poi,
leccandola, ho continuato lungo il polpaccio fino ad arrivare all’incavo
dietro il ginocchio. L’ho baciato, succhiato, leccato, titillato con la
punta della lingua ed ho ottenuto una piacevole reazione da parte di Martina
che ha incominciato a gemere piano ad ogni linguata ed a muovere la gamba in
modo scomposto gridandomi che le facevo solletico.

Rideva e nello stesso tempo gemeva per questa nuova situazione che mai prima
d’ora credo avesse affrontato ed i suoi gemiti erano di vero piacere perché
la sua pelle stava assumendo la classica forma di una buccia d’arancia. Le
mie mani non toccavano niente di lei anche se il mio desiderio di farlo era
molto grande, ma volevo essere forte. Non volevo in nessun modo lasciarmi
prendere dalla foga del piacere e fare finire rapidamente quei momenti che
dovevano invece durare il più a lungo possibile.

Facile pensarlo ma molto più difficile metterlo in atto. Non sempre la
ragione riesce a governare i movimenti e proprio per questo subentra una
sorta di sofferenza talmente intensa e piacevole che ti proietta in un mondo
irreale ed immaginario. Ti sembra quasi che il corpo sia estraneo a tutto
quello che ti sta intorno, mentre sai invece che è parte integrante,
necessaria ed indispensabile. La punta della lingua ha percorso a ritroso il
polpaccio fino alla caviglia e qui le labbra hanno ancora baciato tutto
intorno.

La bocca è passata sull’altra caviglia ed ha ripetuto gli stessi movimenti
di prima ricavandone identiche reazioni. Stavo con la testa nel mezzo delle
gambe di Martina, sempre leggermente divaricate, ed ogni volta che i miei
occhi cambiavano angolo di veduta erano costretti loro malgrado a
focalizzare un rigonfiamento “carnoso”. Era racchiuso dentro un piccolissimo
lembo di stoffa con pizzo da cui spuntava, proprio all’estremità, un piccolo
ciuffo di peli neri un poco arricciati.

Per non parlare dei glutei, che visti così ad altezza occhi, davano
l’impressione
di due cunette o dossi come si vedono nei cartelli stradali. Erano delle
cunette molto attaccate e divise dalla solita piccola strisciolina di
stoffa bianca con bordi di pizzo svolazzanti. Questa visione mi faceva stare
male e cercavo in tutti i modi di tenere la testa bassa ed occuparmi solo
delle gambe di Martina.

Il mio corpo era tutto un vulcano in eruzione, mille piacevoli sensazioni mi
travolgevano ed avvolgevano e diventavano ancora più forti ogni volta che
Martina emetteva anche un piccolo gemito di piacere sotto la “tortura” delle
mie labbra e della mia lingua.

E poi ero nuda a metà, nuda ed inginocchiata
col sedere nudo per aria, con le gambe aperte e con la sensazione che
qualcuno potesse vedermi, che qualcuno potesse a sua volta accarezzarmi con
la sua lingua, o le sue dita, la parte di me che in quel momento aveva
bisogno di essere lenita, blandita e soddisfatta.

Avrei potuto girarmi, avrei potuto portare il mio bacino sopra la testa di
Martina, avrei potuto metterle la mia “patatina” davanti gli occhi, ma per
lo stesso motivo di prima non volevo affrettare gli eventi, volevo gestirli
nel modo che più a me piaceva.

Martina si era completamente abbandonata alle
mie carezze e soprattutto si era rilassata. Mi sembrava che per il momento
non avesse alcuna intenzione di prendere iniziative. E poi, per lei, era la
prima volta e sicuramente le sarebbe piaciuto di essere guidata con calma e
con dolcezza verso la meta che porta al piacere assoluto.

Ero li per questo e non volevo tradire la sua fiducia e soprattutto non
volevo perdermi neanche un secondo, un attimo di quello che lentamente
andavo “costruendo” sia per me che per lei.

Ho appoggiato un ginocchio sul
bordo del letto ed ho incominciato a leccarle ancora la caviglia, il
polpaccio, l’incavo del ginocchio, la parte posteriore della coscia fino ad
arrivare all’attaccatura dei glutei. Ho dato una linguata da sinistra verso
destra sulla fossetta che si forma in quel punto fino quasi a sfiorare la
stoffa del perizoma.

Ancora tanti piccoli baci usando anche la punta della lingua, la lingua che
scende con un guizzo improvviso verso l’interno coscia.

Martina trema, freme
e lancia un piccolo sospiro trattenuto. Poi ancora rapida discesa verso il
basso per poi risalire, sempre con la lingua, lungo la pelle dell’altra
gamba e ripetere le stesse identiche azioni. Martina muove ancora le gambe
in modo scomposto spostandole sia verso destra che verso sinistra col
risultato di allargarle ancora più di prima. Avere quel rigonfiamento di
stoffa ad altezza di occhi, naso, bocca e lingua ed evitare di toccarlo è
una tortura indescrivibile.

Pensare poi a quello che c’è sotto, carpendone pure l’odore, è veramente una
cosa da malati sessuali. Ebbene in quel momento mi sentivo tale e facevo di
tutto per essere ancora più malata, per essere ancora più pazza da
desiderare coscientemente una simile sofferenza. Mi sentivo bene, mi sentivo
padrona del mondo e padrona della situazione. Mi sentivo potente perché
avevo sotto di me una ragazza dolce, sensibile, forse anche innamorata, che
aspettava da me solo dei gesti dolci, teneri, delicati e pieni di amore.

Si era abbandonata completamente e, più di me aspettava e desiderava che
quei momenti non finissero mai pure sapendo che tutto questo mondo ovattato
che eravamo riuscite a crearci con estrema pazienza poteva finire da un
momento all’altro col sopraggiungere del piacere. Non che dopo sarebbe
finito tutto fra di noi, quello no, ma il raggiungimento del piacere avrebbe
fatto finire temporaneamente questo bellissimo sogno fantastico che stavamo
vivendo con i nostri corpi, i nostri pensieri, le nostre parole, i nostri
gemiti, le nostre azioni.

Cosa accadrà adesso a Martina? Cosa inventerò ancora per farla, e farmi,
felice? Sarò capace di portarla talmente in alto con la fantasia e col
desiderio da non potere più fare a meno di me?
18
Il collaudo del giocattolo
“Gentile Caterina, mi chiamo Gina e non sono più una ragazza, infatti ho 60 anni. Nonostante figli e nipoti non potrebbero mai immaginarlo,a volte, di mattina quando sono da sola, leggo qualche tuo racconto.

Mi ci sono imbattuta per caso, attratta da un titolo che credevo trattasse ben altro: “La Madre”.
Come puoi immaginare non sono particolarmente brava col computer ma non essendo nata ieri so anche che ci sono siti pornografici; non avrei mai il coraggio di andarci per due motivi, primo perchè ho paura che i ragazzi se ne accorgano e poi perchè queste cose non mi eccitano particolarmente.
Ma torniamo a noi; cercando qualcosa da leggere, mi imbattei nel tuo racconto e solo dopo qualche capitolo capii dov’ero finita (sorrido)!
In piena sincerità devo dirti che nonostante mi accorsi che era un racconto erotico non volli smettere di leggere e ti devo fare i miei complimenti perchè l’ho trovato molto bello, nonostante le descrizioni, a volte, pornografiche.

Sorrido ancora di me stessa e mi pare impossibile che sto scrivendo di queste cose; comunque mi sono ripromessa di essere sincera e lo farò!
Mi è talmente piaciuto il tuo modo di scrivere di certe cose, che, per me, è diventata una piccola trasgressione casalinga leggere i tuoi racconti (anche quelli tradizionali mi sono molto piaciuti).
Sono una donna all’antica e quel calore pruriginoso che trasmettono certe tue storie è già tanto per me.

Poi, marito non sta bene e sono alcuni anni che non abbiamo più rapporti; viviamo come fratelli, per intenderci.
Seguendoti mi sono imbattuta anche in questa rubrica sull’uso di oggetti erotici, e da questo nasce la mia lettera.
In qualche modo ha risvegliato un mio ricordo del passato e mi è venuta una gran voglia di parlarne, come se volessi sentirmi protagonista per un momento, perchè, cara amica, anche a me, nonostante la “vecchiaia” è capitato di avere per casa un oggetto erotico.

Circa 30 anni fa, mio marito era in trasferta a Milano; da poco avevano aperto i primi Sexy Shop. Conoscendolo, mi sembra di immaginare come abbia trovato il coraggio di entrare… e comunque ci andò.
Qualche giorno dopo il suo ritorno mi chiamò in camera da letto e con aria più ingenua che intrigante mi fece vedere il pacchetto con i suoi acquisti. Non sono un’esperta ma credo che all’epoca ci fosse una scelta di gadget limitata, rispetto a oggi; comunque, nella busta, c’erano: una videocassetta porno di cui non ricordo né il titolo né altro; un completino rosso, mutandine e reggiseno, di misura e qualità indefinite.

Ricordo solo che aveva la particolarità di essere aperto tra le gambe, ma era talmente scadente e piccolo che lo buttai alla prima occasione.
Infine c’era un pene di gomma, non potevo sbagliarmi perchè era un lungo tubo, color carne, e si vedeva chiaramente la forma del glande, a grandezza naturale. Non era particolarmente grosso, ma era veramente stranissimo, almeno per me. Innanzi tutto avevo pochissima esperienza di membri “veri”, figuriamoci di falli di gomma.

Nemmeno sapevo com’erano fatti. Nonostante tutto, quello che vidi mi sembrò veramente incredibile; era un tubo a forma di cazzo (scusa il linguaggio, ma l’argomento, alla fine, è quello ah ah) solo che era lunghissimo, credo circa mezzo metro, e aveva il glande da tutti e due i lati… come spiegare, come se i cazzi fossero due.
Non capivo assolutamente il perchè di quella strana forma e nemmeno come mai la scelta di mio marito fosse caduta su quell’oggetto.

Possibile che li facessero tutti così? Ne dubitavo.
Infatti devo aggiungere che, qualche giorno dopo, nella busta segreta che tenevo nascosta accuratamente, mi accorsi che c’era un catalogo pubblicitario, con tanto di fotografie e, di peni di gomma, ce n’erano di tanti tipi, persino a batteria, elettrici insomma.
Comunque cara amica, tutto questo sproloquio è servito solo a trovare il coraggio di confessarti che, questa vecchia signora, in gioventù (e con molta soddisfazione) ha fatto uso personalmente di un “sex toy” come li chiamate oggi.

E che sono assai grata a quel lungo cazzo, così particolare. Strano a dirsi, mi ha fatto scoprire più cose sul sesso quel pezzo di gomma che la mia quarantennale esperienza di moglie e mamma.
Sì, cara Giovanna, lo abbiamo usato, non spesso, ma ogni tanto sì, e le cose, in quei momenti intimi, prendevano pieghe inaspettate e inconfessabili.
All’inizio mio marito lo usava per infilarmelo in figa e poi lo muoveva con la mano, intanto poteva darmi piacere con l’incessante leccare.

Sono clitoridea e con la bocca mi ha dato gli orgasmi più belli e più lunghi della mia vita.
Poi, quando prese dimestichezza con l’oggetto e si rese conto che anch’io amavo lasciarmi andare, cominciò a usarlo per scavarmi il sedere fino a trovare il coraggio di incularmelo.
Fu così che scoprì che non avevo grosse reticenze a fare sesso anale, solo che non avevo mai avuto il coraggio di confessarglielo.
Spesso mi scopava davanti, mentre dietro avevo il dildo ben infisso tra le natiche; altre volte lo tenevo in figa, mentre succhiavo il pene del mio uomo.

Insomma, quel coso era un vero portento. Mio marito imparò che amavo l’inculata e iniziò a prendermi anche da dietro con sua (e mia) soddisfazione.
Cara Giovanna non essere troppo sorpresa, ricorda che la mia generazione, specialmente in provincia, era ancora abbastanza succube del concetto di verginità fino al matrimonio. Ma chi resisteva?
Credimi, ti posso garantire che le ragazze di un tempo non se ne stavano con le mani in mano… allora si facevano tantissimi pompini e quasi tutte non solo avevamo il culetto rotto ma, le più passionali, usavano l’ano come una vera figa, provandoci un gusto estremo e venendo come, e meglio, del semplice orgasmo vaginale.

Infatti, in gran segreto e nelle più assurde situazioni, si cominciava a prenderlo intorno alla prima pubertà, e si continuava a lasciarsi sodomizzare fino al matrimonio, che in genere avveniva ben dopo la maggiore età!
Ma non è finita.
I giochi che quel lungo pene doppio ci ha permesso non lasciarono perplesso solo il mio amore, anche per me ci fu una sorpresa del tutto inattesa.
La prima volta avvenne una sera in cui eravamo del tutto soli.

Mio marito mi fece voltare nel letto e, pian piano, da dietro, usando molta vaselina, mi penetrò il culetto con estrema dolcezza. Quello che fece dopo, essendo io voltata e delicatamente rilassata, ci misi un po’ a capirlo.
Mio marito si voltò a sua volta; sentii il pene che si muoveva in modo disconnesso, segno che lui stava armeggiando col tubo, ma non sapevo cosa facesse. Alla fine si placò, come si fosse calmato, e rimase immobile.

Continuavo a non capire bene, finché, tastandomi il sedere con le dita, mi accorsi che i nostri culi erano di fronte e che, incredibilmente, il cazzo era infisso anche dietro del mio uomo.
In poche parole il mio “maschio” subiva la stessa penetrazione anale che stavo ricevendo io. Provai una sensazione tremenda, incredibile, e ci misi un po’ per accettare la situazione, ma poi presi la cosa con estrema dolcezza. Credo che quella sia stata una delle notti d’amore più belle che io abbia mai provato…

Forse è inutile dirti che, da quella volta, tante cose sono cambiate tra noi, intendo sessualmente, ed io mi sono sentita di fare cose che, se ci penso adesso, mi sembrano impossibili.

Abbiamo giocato ancora con quell’oggetto di piacere, provando posizioni che altrimenti mi sarebbero state precluse.
Ricordo che mi rendeva folle di piacere installarmi mezzo cazzo in figa e poi fare la parte del maschio, inculandomi il maritino a sangue; attaccata alla sua schiena, mentre lui, a quattro zampe come un cane, subiva l’oltraggio senza lamentarsi.
Per finire, questa lunga confessione, di cui ti chiedo scusa, devo dirti qualcosa che nemmeno lui sa.

Ho usato il dildo a forma di serpentone anche da sola, naturalmente, e ho scoperto qualcosa che consiglio a tutte le donne: quello strano, magico, attrezzo permette un “gioco” meraviglioso.
Se lo piegate completamente, a “U”, per capirci, con un po’ di abilità si riesce a infilarselo in tutt’e due i buchi; cosa accade poi? Essendo elastico, il membro spinge, come se volesse aprirsi di nuovo. Bloccato nei buchetti non riesce a uscire e rimane ben saldo, in tensione.

Da quel momento in poi non viene fuori, a meno che non lo tirate con le mani.
Giovanna, non mi vergogno a dirti che ho passato intere mattinate, a casa e (dio mi perdoni) a volte sono persino andata a far la spesa, in costante e continua doppia penetrazione. La testa mi girava per il piacere e la lunga sollecitazione fisica mi lasciava spossata per alcuni giorni: ma ne valeva la pena, amica cara.

Mio marito non lo ha mai saputo, nè io saprei dirti se si è mai trastullato col nostro cazzo segreto, in solitudine… siamo sempre stati molto discreti al di fuori del letto, e rispettosi.
Io resterò sempre con un dubbio che mi ha assalito spesso, quello di sapere se, il mio uomo, era stato già inculato prima del nostro incontro. Lo stesso vale per lui: sono certa che all’epoca lo ha sospettato, ma non mi ha mai chiesto se e quando mi avessero fatto il culo per la prima volta.

Tua, Gina.

10
Sesso di gruppo

Ho fatto un gan casino ma non me ne pento!! Sono sposato da cinque anni anni con una donna fantastica ma per niente “calda”. La nostra vita sessuale era alquanto piatta e per questo motivo mi son concesso delle distrazioni. Da quasi 6 mesi ho un’amante che mi appaga completamente sessualmente ma che poi ha cominciato a pretendere sempre più del mio tempo mettendomi in difficoltà col menage familiare.

Di separarmi non ne avevo una benchè minima intenzione e decisi di scrollarmi di dosso l’amante ma non dopo aver risollevato il mio rapporto coniugale. Per farlo decisi che era opportuno far capire (e vedere) a mia moglie cosa vuol dire SESSO cosicchè anche lei potesse soddisfarmi. Per farlo scelsi una strada alquanto pericolosa…. Ho una casa in montagna dove regolarmente andavo a scopare con l’amante e dove ebbi delle incredibili avventure sessuali, lei è molto calda ed assetata e con lei non ho mai avuto problemi di nessun tipo al punto che in quella casa siamo andati a scopare anche con altre coppie conosciute in internet, con e****t ed una volta perfino con un trans raccolto per strada.

Insomma era successo più volte che con lei si facesse sesso di gruppo. Un giorno decisi di convolgere lei e mia moglie in un gioco multiplo così da liberarmi dell’amante e provare a sbloccare mia moglie. Invitai due coppie di amici collaudate ed una single mia cara amica di giochi orgiastici ed insieme all’amante mi recai nella casa di montagna, e fin qui nulla di strano…. era già successo altre volte, ma questa volta avevo fatto in modo che mia moglie si trovasse lì all’insaputa di tutto.

Arrivati in montagna chiesi agli amici di concedermi 20 minuti prima di entrare in casa perchè volevo preparare loro una sorpresa. Eccitati accettarono la cosa e si fermarono in auto, promettendo loro che avrei lasciato la porta di casa aperta. Così feci entrai in casa mentre mia moglie stava riassettando la casa, la presi con dolcezza, mi feci vedere arrapato e la portai in bagno dove cominciai a provocarla un pò facendomi la doccia ecc.

Lei mi porse gli asciugamani e io appositamente la tirai sotto la doccia così da bagnarla interamente. A questo punto, ridendo, la chiusi sotto la doccia, usciii dal bagno in accappatoio e trovai nel soggiorno vicino al camino acceso gli amici che erano frattanto entrati. Quando mia moglie finì la doccia fece per uscire dal bagno ma la porta era stata da me chiusa e cominciò a bussare e a chiamarmi; agli amici divertiti della cosa dissi che avevo trovato una nuova single in internet a cui avevo promesso però una serata a due quindi non si aspettava di trovarsi di fronte 7 persone per cui chiesi loro di non vociferare e fare rumore ma di fare solo del sesso come sempre cercando di coinvolgerla per aiutarla a far parte di quell’ammucchiata regalandole attenzioni ma soprattutto tanto tanto piacere.

La mia amante (non sapendo che era mia moglie) accettò con entusiasmo e si nominò paladina e garante della nuova ospite. Cominciammo a spogliarci ed a eccitarci stando attenti a soffocare i mugulii di piacere mentre mia moglie dal bagno bussava e si incazzava, ad un certo punto quando già l’ammucchiata era calda e nel soggiorno giravano corpi nudi ed evidenti erezioni, andai ad aprirle la porta in evidente stato di eccitamento (la mia amante mi aveva appena fatto un pompino incredibile mentre un’altra lei mi leccava le palle).

Appena uscì cominciò a strillare come una pazza e mi mollò un ceffone incredibile mentre corse in camera da letto con me al seguito. Cercai di assecondarla e le raccontai di come conobbi gli altri dicendole che li avevo conosciuti in internet (omettendo ovviamente la verità sull’amante) e che la cosa era piacevole non c’era nulla di male ecc. Restammo in camera almeno 30 minuti mentre nel soggiorno sentivi di tutto, urla di piacere, evidenti rumori orgasmici, mugolii, bocche avide di sesso.

Dopo tanta opera di convincimento riuscii a farla affacciare dalla porta della camera e spiare quell’esplosione orgiastica incredibile quei sessi invitanti, quella passerella di cazzi e splendidi corpi femminili che si incrociavano, si scambiavano, si possedevno, si penetravano….

Mentre era evidente anche lo stato di eccitamento di mia moglie (la vidi mentre guardava e contraeva le sue coscie) feci il segnale alla mia amante (sempre all’oscuro che fosse mia moglie) la quale ci venne incontro, nuda, con un vibratore in mano, prese per mano mia moglie la quale faceva la finta smorfiosa (era evidentissimo il suo desiderio di partecipare all’orgia) e la portò nel soggiorno dove la instradò alle arti amatorie.

Non si dissero nulla (per fortuna) solo la condusse vicino ad un divano dove una donna era sdraiata succhiando le palle ad un uomo che le stava esattamente sopra la bocca. Il suo cazzo era in tiro e lui si stava masturbando, la mia amante si avvicinò chinandosi a quel cazzo e lo stesso fece fare a mia moglie; entrambe a rotazione cominciarono a leccarglielo, a spompinarlo, a fargli cadere la saliva lubrificandolo, mentre l’altra di sotto gli prese in bocca le palle.

Quell’uomo cacciò un urlo pauroso di piacere e cominciò ad invocare di farlo venire mentre gli altri si unirono tutti (me compreso) a leccare, succhiare, stimolare i buchi delle 3 abilissime pompinare. Quella situazione durò circa 3 ore, furono 3 ore indimenticabili, ma per me più che il piacere sessuale era meraviglioso vedere la mia amante che aiutava, proteggeva, stimolava, baciava, eccitava e raccoglieva gli orgasmi di mia moglie!!! INDIMENTICABILE.

Ad un certo punto però cominciai a realizzare che quando quell’orgia sarebbe finita sarebbe emerso che quella era mia moglie, che quell’altra era la mia amante e che improvvisamente mi sarei potuto giocare tutto, ma soprattuto mia moglie che comunque amavo.

La preoccupazione e l’ansia ebbero il sopravvento sulla mia eccitazione con evidenti riflessi sul mio entusiasmo e sulla mia prestazione sessuale. Quella gran troia della mia amante vide la mia situazione di disagio sessuale e lanciò una sfida alla (per lei) nuova arrivata, le disse “ora tocca a te risollevare il nostro padrone di casa” e me la avvicinò. Impugnò un vibratore modello maxi, glielò conficcò dapprima in figa lubrificandolo, poi glielo fece leccare avidamente con evidenti ed abbontanti aggiunte di saliva e poi, dopo avermi fatto sdraiare a viso in sù la fece sedere alla pecorina sopra il mio viso mentre da dietro le aprì il culo con quel grosso vibratore (mia moglie era vergine nel culo).

Mia moglie ormai impazzita dalle gioie del sesso accettò volentieri e pur urlando di dolore lo accolse tutto dentro di se. A quel punto me la fece coricare a livello di bocca e cominciai a leccarle la figa mentre sentivo le vibrazioni che le dava quel grosso vibratore nel culo. La mia amante a questo punto raccogliendo la mia nuova imponente erezione mi prese a smorzacandela mentre baciava, massaggiava e leccava le tette di mia moglie!!! Che spettacolo!!! Mia moglie vibrata nel culo e leccata da me mi inondò la faccia dei suoi umori per ben due volte, mentre quella gran troia dell’amante mi scopò con una violenza inaudita facendomi urlare come un pazzo di piacere finchè mentre stavo per venire, raccolse tutto lo sperma in bocca spompinandomi per poi riversarlo nella bocca avidamente aperta di mia moglie ed intraprendendo con lei un lungo bacio con lingua ingoiando man mano entrambe il mio sperma.

L’orgia finì lì, restammo qualche minuto tutti esausti, chi a contemplare i corpi bagnati, chi a fumare una sigaretta, chi ad asciugarsi le evidenti ed abbondanti presenze di liquidi che uscivano ovunque dai buchi dilatati dei sessi. Mi riassalì il panico.
Quando cominciò il turnover delle docce cominciarono le presentazioni e presentai agli altri (amante compresa) “vi presento mia moglie”.
Avrei voluto stare a 1000 chilometri, qualcuno sorrise, la mia amante mi mollò un calcio ben assestato sulle palle (sgonfie) e cominciò a dare in escandescenze rivelando a mia moglie (allibita) le nostre esperienze dei mesi scorsi, dandomi del porco, del depravato (come darle torto?) ed offendendomi a più non posso ecc.

ecc.
Cosa è successo da allora?? La mia amante non l’ho più vista, quelle coppie conosciute in internet non si son più fatte sentire, la mia amica single tantomeno (un vero peccato era una gran figa) e mia moglie non mi parlò per 10 giorni,ma quando ricominciò a parlarmi lo fece col linguaggio del corpo, mi prese una notte e mi scopò fin quasi alle luci dell’alba. La mattina seguente con assoluta calma mi disse: “ora ho capito dove ho sbagliato negli anni passati, ma sappi che ora hai creato una troia in me e ne pagherai le conseguenze.

Tutto ciò che desidererai lo otterrai e lo stesso varrà per me, ma ricordati che se di nuovo ti farai un’amante ti taglio le palle!!”.

Ahhh dimenticavo… sapete cos’è comparso il giorno dopo in casa?? Un computer con tanto di collegamento ad internet ed una scheda telefonica vergine per gli appuntamenti al buio…. se il buongiorno si vede dal mattino……….

QUELLA METROPOLITANA …..GALEOTTA

Era da tempo che la mia signora, voleva far un giro per Milano, per “ assaporare “ il caos cittadino, cosa alla quale abbiamo rinunciato anni fa, per andar a vivere in campagna.

L’ occasione, era una delle solite fiere fuori salone, e siccome la giornata prevista era di quelle calde, ne avremmo approfittato per un po’ di sole, per le ossa.

Robi, aveva optato per sandali con zeppa, comodi, per evitare affaticamento, una gonnella di jeans, che finiva con una balza di pizzo, forse un po’ corta, e una maglietta aderente color beige, che metteva in mostra la sua 4°.

Diciamo che non passava inosservata, anzi forse un tantino appariscente, ma si sa, alla maiala piace così.

In giro per la città, la solita bolgia, da prendersi a gomitate, per poter veder bene le cose più interessanti, io invece, poco interessato, stavo sempre un paio di passi indietro, tanto per non prendere gomitate gratuitamente.

Questo mi permetteva di guardar la mia piccola, da un punto di vista generico, e devo dire, che ogni volta che si sporgeva in avanti per curiosare da vicino, più approfonditamente, si vedeva benissimo la piega delle chiappe, ed ogni volta producevano un sussulto piacevole al sottoscritto e al ben capitato di turno.

Ad un certo punto, mi accorgo, che un paio di ragazzi, età stimata, circa 28 / 30 anni, curano ogni movimento di lei, e la cosa mi mette sul chi và là.

Li vedo abbassarsi sulle ginocchia, ogni volta che lei si sporge in avanti, per poter osservare meglio, lei chiaramente ignara della cosa.
Allora decido di avvicinarmi a Robi, e facendo finta di esser uno sconosciuto, le chiedo qualcosa in riguardo alle cose esposte, per poi avvisarla dei due ragazzi che la stan curando da qualche tempo, in modo da tener ben salda la borsetta.

Faccio finta di niente e mi allontano, mentre lei, si gira con fare disinteressato, a cercare con lo sguardo, i due ragazzi, che la stanno osservando, i loro sguardi si incontrano, ed entrambi sorridono, con quei sorrisi di circostanza.

Ad un certo punto, i due, si fanno intraprendenti, si avvicinano, tanto, al punto che, quando lei si abbassa come al solito, uno dei due, si trova così vicino da urtarla con il pacco gonfio dei pantaloni.

Robi, si alza di shitto, scusandosi, dicendo che non voleva esser così maldestra, per tutta risposta, il ragazzo sfacciato, le fa notare che invece lui voleva urtarla, mettendo in mostra un notevole rigonfiamento.

A lei scappa una risata, ma la cosa finisce lì. Lei si gira verso me, per capire cosa fare, ed io con un cenno, le faccio capire di entrare nel negozio difronte. Così facendo, i due ragazzi, spiazzati, proseguono lentamente per il loro percorso.

Entro anch’io e subito lei mi viene in contro ridendo, dicendomi, che secondo lei, i ragazzi, non puntavano la borsetta ma ben altro, risata generale.

Dopo qualche minuto, usciamo, e con piacere, notiamo che i ragazzi, non sono più visibili, bene, possiamo finire il nostro giro, senza troppe preoccupazioni, se non qualche altro complimento pesante, rivolto al bel culo che ogni volta lei mette in mostra, qualora si sporge in avanti.

Ma si sapeva, che sarebbe andata così, con una gonnellina inguinale …..ma che attizza ….

Pian piano, ci avviamo alla fermata della metro, meno male, penso, non son abituato alla bolgia, meglio la nostra quiete agreste.
Saliamo sul vagone, e come molte volte capita, non siamo vicini, tra di noi ci sono tre / quattro persone.

Alla prima fermata, la gente si muove, chi scende e chi sale, faccio per avvicinarmi …… e vedo che davanti a Robi, salgono i due della fiera, e si posizionano dietro lei, schiena al vetro.

Mi blocco subito, meglio tener le distanze dal “ nemico “ ….

Robi fa finta di niente, si gira con calma, ed accenna un sorriso. Ad un certo punto, durante il trambusto del cambio passeggeri, vedo Robi sussultare ed irrigidirsi, il solito intraprendente ragazzo, le ha appoggiato una mano su una chiappa, e la tiene lì , ferma, in attesa di reazioni.

Lei si gira con calma, verso di me, per una mia reazione, ma io le faccio intendere, che sia lei a decidere.

Mentre aspetto la sua reazione, guardo la mano del ragazzo, che continua ad accarezzare la chiappa di Robi, che si gira guardando il ragazzo, ma senza un espressione, che sia eloquente, e si rigira.

Dopo un attimo, vedo il secondo ragazzo, sistemarsi in modo da far da paravento, è a questo punto, che vedo lei, che si irrigidisce ulteriormente, mentre rossa in viso, si morsica un labbro.

Penso, ci siamo, shitta la rissa, lei si gira, guardandomi con la faccia paonazza, io le mimo con le labbra la frase: ti tocca la fica ?….

lei con un cenno mi indica si …. Lo fermo …. Le dico con le labbra … e lei fa cenno di no con la testa …. Che troia, penso …..

Mi sposto un po’ per vedere, ed in effetti, vedo il ragazzo che ravana tra le cosce della mia piccola, che comincia ad agitarsi e a mordersi sempre di più il labbro. Io l’ ho così duro, che non stà più nello slip
Anche i ragazzi maiali, hanno il loro problema, a mascherare l’ erezione.

Altro trambusto, con cambio passeggeri, e il porco intensifica il lavoro di dita, nella fica di famiglia.

Robi comincia a tremare, ci siamo, tra un po gode, spero solo che non lo faccia a bocca aperta, altrimenti … che figura …. Di colpo si irrigidisce, e cominciano a scenderle una quantità esagerata di goccioloni di sudore … ha goduto …. la porca.

Altra fermata, i due ragazzi, si spostano dalla postazione, e il porco nel muoversi, le sussurra qualcosa all’ orecchio e poi scende, mentre si richiudono le porte.

A questo punto mi avvicino, e chiedo come và, lei mi guarda con la faccia rilassata, di chi ha appena goduto con due dita nella fica, e mi dice “ Benissimo …. è stata una cosa indescrivibile …. ”

Le chiedo cosa abbia sussurrato il ragazzo passando, e lei mi dice che il porco si è sborrato nei pantaloni, ridendo.

Io la bacio in bocca e le sussurro “ sei una gran troia …..” e lei di risposta, appoggia la mano sul mio pacco ancora duro e sussurra “ si ….. la tua troia ….. porco”

Cazzo ….

ha ragione ….

Serata movimentata

Quel pomeriggio faceva un caldo bestiale. Mi fiondai in un cinema più che altro per usufruire del fresco dell’aria condizionata. Non ricordo nemmeno che tipo di film dessero ma stare così in questa penombra e con il fresco mi ridava un po’ di tono.
Dopo un po’ entrò un uomo, si fermò un attimo per abituare gli occhi all’oscurità e poi venne a sedersi di fianco a me. È una cosa che a me da molto fastidio e poi se, addirittura, c’è la sala vuota mi agito di più.

Passato un po’ di tempo mi sentii sfiorare la coscia in maniera molto leggera, quasi si fosse trattato di qualcosa fatto inavvertitamente. Non ci feci molto caso ma di lì a poco sentii il tocco nuovamente. Ora ero quasi certo che il mio vicino lo stava facendo intenzionalmente.
Il terzo “attacco” fu un po’ più deciso e sentii la mano che, oltre a premere più arditamente, cambiava leggermente facendosi strada per raggiungere l’interno coscia e avvicinarsi sempre più verso il mio basso ventre.

Ero in una fase di attesa, cioè da un lato avrei voluto dirgliene quattro ma dall’altro ero molto incuriosito di sapere dove sarebbe finita la storia. O meglio dove sarebbe finita la mano!
Sentivo la pressione farsi sempre più forte e ormai sentivo il suo pollice sfiorare il rigonfiamento sotto il quale si celava il mio tesorino.
Ormai pieno di coraggio portò le sue mani ai miei pantaloni, abbassò la cerniera, sciolse la cintura e sbottonò quello che ormai era rimasto l’ultimo impedimento.

La sua destra si infilò leggera sotto i miei slip per poi riemergere stringendo il trofeo della sua vittoria.
Cominciò a masturbarmi, dapprima molto molto lentamente e poi sempre più freneticamente. Io cercai di resistere ma dopo un poco di tempo sentii gli schizzi di sborra uscire violentemente per finire chissà dove nel buio. Il piacere mi aveva imbambolato, non avevo provato un godimento così intenso come era successo qualche attimo prima.
“Andiamo” disse, “ho la macchina qui all’angolo, raggiungimi che andiamo a casa mia!”.

Detto ciò si alzò e andò verso l’uscita. Io stetti ancora lì un po’, mi sentivo piacevolmente svuotato.
Mi alzai e raggiunsi la biglietteria. Francamente non avevo alcuna voglia di andare con quel tipo. Vedendo che vi era una doppia uscita presi quella opposta a quella che mi aveva indicato l’amico e uscii nel crepuscolo che stava scendendo.
Fatti pochi metri mi sentii chiamare. Mi girai e vidi poco distante l’amico di prima che con un’aria un poco intimidatoria mi indicava la macchina.

“Come” dissi “non dovevi essere sull’angolo vicino all’altra uscita?”.
“Sì” disse “ma ho immaginato che saresti stato scorretto e avresti tentato di svignartela…”.
“No” dissi goffamente “ho sbagliato uscita, ecco tutto. ”.
“Bene allora visto che ci siamo riuniti andiamo. ”.
Arrivammo a casa sua, una villetta piuttosto isolata dal resto del rione. Mi fece scendere e mi fece strada fino all’interno della sua casa. Mi offri qualcosa da bere e poi si offrì di farmi vedere la casa.

Dopo aver visto tutto scendemmo verso quelle che pensai erano le cantine. Passammo una porta, il buio mi impediva di vedere alcunché.
Accese la luce e appena ebbi la possibilità di vedere mi resi conto di che posto fosse. Alle pareti erano appese fruste e frustini di ogni tipo, manette e corde. Al centro vi era un gran tavolaccio in legno con, ai quattro angoli, gli appositi strumenti per bloccare chiunque vi fosse stato adagiato.

“Si è fatto tardi” dissi “è ora che io vada, magari ci si vede una di queste sere. ”.
“Mi spiace, ma sei stato cattivo e devi essere punito. Lo sai bene pure tu!”.
“Io non ho fatto nulla” dissi.
“Beh! Ti sei lasciato fare una sega e poi, quando avresti dovuto ripagare il favore hai tentato di sottrarti. ”.
“Ma a me non piacciono gli uomini. ”.
“Quando hai goduto però ti piaceva.

Ora dovrai soddisfare me. ”.
“Che vuoi che faccia?”.
“Per prima cosa devi spogliarti completamente nudo. ”.
Aderii alla cosa piuttosto malvolentieri. “E ora?”.
“Ora devi metterti in ginocchio, ho una gran voglia di farmi spompinare da te. ”.
“Ma neanche per sogno!”.
Mi si avvicinò e all’improvviso avvertii un forte bruciore sulla natica, la prima sculacciata era partita. Preso di sorpresa non riuscii a contrastare la seconda mossa: si era seduto su una sedia e mi aveva attirato giù sulle sue ginocchia cominciando a sculacciarmi di santa ragione.

Sentivo le mie chiappe in fiamme mentre lui mi spiegava tutto ciò che avrei dovuto fare.
Fu interrotto dallo squillo del cellulare. “Resta qui, brutta troia! Non ho ancora finito con le tue chiappe. ”.
Rispose al telefono mentre io mi massaggiavo le natiche in fiamme. “Ciao Q. , non posso venire questa sera ho per le mani un bel porco a cui sto insegnando ad essere corretto e da cui voglio trarre il massimo del mio piacere.

”. Stette in attesa di udire ciò che diceva il suo amico e poi aggiunse: “Perché non vieni tu a casa mia, ce la godiamo assieme questa troia. Magari strada facendo passa a prendere J. , ha un cazzo talmente considerevole che glielo farà arrivare fino allo stomaco a questa bagascia. ”.
Ricevuta conferma dal suo interlocutore chiuse la conversazione e ritornò verso di me riprendendo a sculacciarmi meno violentemente di prima ma con metodo e continuativamente.

Avevo la sensazione che volesse mantenere il mio culo caldo e scarlatto. Smise quando suonarono alla porta e lui dovette andare ad aprire.
Tempo di andare e ritornare entrarono tre uomini. I due che non conoscevo si fregarono le mani vedendomi. “Ma che bravo sei stato lo hai tenuto in caldo per noi?”.
“Certamente, ma nel frattempo si è un po’ raffreddato, io direi di riscaldarlo un altro po’. ”.
Si spogliarono completamente nudi e io riconobbi, anche se non lo conoscevo affatto, J.

Aveva un cazzo che già da moscio era enorme. “Quando vedo un bel culo arrossato mi prende l’eccitazione!”.
“Tranquillo, tu Q. dammi una mano che mettiamo questa baldracca sul tavolaccio. ”.
I due mi sollevarono e mi misero sul tavolaccio a pancia in giù. “Io ora mi metterò a cavalcioni della schiena di questa zoccola e mentre continuo a sculacciare le sue natiche tu Q. mi farai una sega che anch’io ho voglia di essere soddisfatto.

J. ha dotazione adatta e sa come la deve usare. ”.
Sentivo le palle dell’amico strusciare sulla mia schiena prima che, assieme al cazzo, fossero abbrancate dalle abili mani di Q. Riprese la raffica di schiaffi ai miei poveri glutei che non potevo vedere ma che immaginavo ormai paonazzi.
Mentre pensavo al mio culo sentii un paio di mani forti afferrarmi la testa. Era J. che mi stava mettendo in posizione per potermi ficcare in bocca il suo enorme arnese.

“Tranquillo” disse “prima te lo sbatto in bocca spingendotelo fino alle palle e poi, dopo avertela scopata per benino, ti nutro copiosamente. Fai conto di venire allattato da un’enorme capezzolo! Un bel biberon stracolmo di caldo succo tonificante!!! Ah, ah, ah. ”.
Vedevo questo enorme fallo danzare ancora non del tutto duro davanti alla mia faccia. Prima di avvicinarlo alla mia bocca J. se lo prese in mano e usandolo a mo’ di manganello cominciò a colpirmi sulle gote, sulle labbra, sul naso e un po’ dove gli capitava.

Mi fece penetrare due dita in bocca in modo da aprirmela al massimo per poi imboccarmi con il suo grosso poppatoio.
Gli altri due intanto continuavano ad eccitarsi sempre di più: uno segando l’altro e l’altro prendendo a schiaffi il mio povero culetto.
Sentivo il cazzo di J. in gola e vedevo danzare le sue palle davanti agli occhi. Ad ogni colpo di fianchi cercava di entrare sempre più a fondo nella mia bocca.

Era sempre più irruente e avvertivo molto distintamente il suo indurimento dentro la mia bocca. Ad un tratto, fu veramente cosa di un millesimo di secondo, percepii che stava godendo e mi ritrovai con gola e bocca stracolma del caldo sperma di J.
Se possibile cercò di ficcare ancora più a fondo il suo uccello e tenendomi fermo in questa posizione, in maniera che lo sperma, anziché essere sputato scivolasse all’interno della mia gola.

“ Te l’ho detto che volevo sfamarti in notevole quantità. Se ingoi tutto fino all’ultima goccia ti faccio un regalo”.
Anche se avessi voluto non avrei potuto fare diversamente. Trangugiai tutto lo sperma che avevo ancora in bocca. Lui uscì piano piano dalla mia bocca. “E ora il tuo premio, te lo sei proprio meritato!!!”.
Sentii qualcosa di caldo sulla schiena, lo sculacciatore aveva goduto su di me. “Ora però ci diamo il cambio però!”.

Stava dicendo Q. Si dettero il cambio.
J. intanto si era girato e dopo essersi preso i glutei con le mani si avvicinò retrocedendo, li allargò il più possibile e mi si porse dicendo “Baldracca devi leccarmelo parecchio e bene perché è una cosa che mi piace assai. ”.
Sentii un nuovo calore alla schiena che mi fece capire che anche Q. aveva sborrato. Scese dalla mia schiena e tutti e due si avvicinarono a J.

“Guarda come lecca bene il porco. ”. E si misero a ridere a crepapelle.
Riuniti tutti e tre mi presero e mi girarono “ Caspita guarda lì come gli è venuto duro”.
“Gli ho fatto un segone al cinema che non avete idea. ”.
“Mi è venuta un’idea! Datemi una mano!”.
Mi presero e mi legarono sul tavolaccio a gambe e braccia aperte, mi bloccarono con una cinghia alla vita e con altre cinghie alle cosce.

Poi uno estrasse da un comodino un flacone di liquido. Io non capivo ciò che stava succedendo ma loro si erano capiti perché tutti e tre ridacchiavano.
Scoprii che il flacone conteneva olio. Uno me ne verso un poco sul glande e cominciò a massaggiarmelo col palmo della mano. Gli altri due mi si misero a fianco e presero a divertirsi con i miei capezzoli.
Io mi eccitavo sempre di più ma quel depravato che mi stava frizionando il glande svolgeva in modo tremendamente lento la sua incombenza.

Avevo un cazzo talmente duro che quasi scoppiava ed era diventato quasi di colore violaceo. “Banda di debosciati smettetela e fatemi sborrare. ”
“J. vedi di farlo star zitto che ci sta annoiando. ”. L’uomo non se lo fece ripetere due volte salì sopra di me e di nuovo mi infilò in bocca il cazzo enorme, che nel frattempo gli era tornato in tiro dopo essersi a profusione sollazzato a torcere, titillare, mordicchiare i miei capezzoli.

Questo atto ebbe la capacità di eccitarmi ancora di più e schizzai fuori quello che a me sembravano ettolitri di sborra.
Quel depravato lascivo invece di fermarsi continuò a manovrare con ostinazione il mio cazzo e la cosa mi diventava sempre più fastidiosa.
“Sublime” disse J. “continua, continua a segarlo in questa maniera che quando sussulta la puttana succhia meglio. ”.
Dopo avermi riempito di carne mi riempì di nuovo di sperma che dovetti di nuovo ingoiare.

Poco dopo ebbi una nuova eiaculazione.

Kevin massaggiatore cubano

Ciao ragazzi,
ancora dolorante per la fantastica festa con i miei amichetti di circa 10 giorni fa’
mi sono concesso qualche giorno di digiuno sessuale, ero davvero arrossato e per almeno 3 giorni non riuscivo neanche ad andare al bagno, mi succede sempre quando esagero con grossi pistoloni.
Dopo qualche giorno torno per il mio appuntamento settimanale dalla mia estetista Gloria
che da qualche anno si occupa del mio fisico facendo di me una gran figa con una pelle vellutata come afferma soddisfatta lei.

In realtà mi ha chiamato chiedendomi di passare per provare un nuovo massaggiatore assunto qualche giorno prima che secondo lei sta risquotendo un discreto successo tra le sue clienti.
Più incuriosito che altro mi reco presso il salone e comincio a fare tutti i trattamenti di routine
mi fanno accomodare in una saletta per massaggi e mi sdraio aspettando il mio turno e socchiudendo gli occhi.
Improvvisamente la mia estetista entra accompagnando una persona che non conosco ma non vedo perchè sdraiato, passati davanti io sollevo la testa e vedo questo bellissimo ragazzo sorridente.

gloria ci presenta e si raccomanda di trattarmi bene e di fare tutto ciò che richiedo, lui sorride dicendo che vedrà di accontentarmi. Detto ciò comincia a massaggiarmi con le sue grandi mani , un massaggio energico, maschio che mi eccita tanto che per due volte chiedo di interrompere. ad occhi chiusi lo immagino nudo che mi massaggia a letto e poi mi scopa dolcemente come piace a me.
Finito il massaggio sono eccitatissimo, lui mi ha anche massaggiato le chiappe facendomi i complimenti per il mio fisico e la mia pelle bianchissima e soffice, io lo ringrazio lasciandogli una mancia e dicendo che non mi dispiacerebbe prendere un cafe fuori dal salone e lasciando il mio numero; spero ardentemente che mi chiami, mi sono innamorato di quella voce, del fisico e del modo gentile che ha di mostrarsi e comportarsi.

Ieri pomeriggio mi squilla il telefono , era Kevin, che piacevole sorpresa, ciao come va? Bene rispondo , tu?
lui mi ribatte: bene grazie, mi avevi chiesto di chiamarti e come vedi?
Sono al lavoro ma se vuoi alla chiusura ci possiamo vedere.
Sono basito, non pensavo di interessargli e invece….
Gli rispondo che sono a casa e non ho impegni, e se vuole possiamo vederci per un aperitivo.

Lui mi ribatte che mi chiama appena finisce e ci risentiamo più tardi.

Sono eccitatissimo, è davvero carino e chissà il resto, mi preparo mettendo roba comoda , non si sa mai. esco e vado all’appuntamento , in centro dove di solito mi fermo per l’aperitivo e dove ho conosciuto gran parte dei miei amanti.
il barman che mi conosce mi lascia sempre il solito tavolo, dico sempre che mi porta fortuna.

Kevin arriva con un pò di ritardo , si accomoda e mentre beviamo mi chiede sei conthai visto che ti ho chiamato?
Pur essendo contentissimo ed eccitato mantengo un contegno sobrio dicendo che comunque mi ha fatto piacere si sia ricordato e propongo un film al cinema, quindi ci alziamo e ci incamminiamo.
Vedo che lui non mi sembra entusiasta e a metà strada cambio idea: perchè non andiamo a casa mia dico
e lui :no , andiamo a casa mia, non mi sento di contraddirlo e lo accontento.

Zona loreto mi dice, viale Monza
mi dirigo verso lindirizzo indicatomi e in 10 minuti siamo a casa sua, piccolina ma molto bella e accogliente.
mi mette subito a mio agio: accomodati, mi dice mentre arriva con una bottiglia di vino bianco e due calici.
versa il vino e brindiamo , poi mi chiede: due minuti che mi cambio scusa
Mentre sorseggio il vino lui arriva con una canotta e un paio di calzoncini aderenti, BELLISSIMO, fisico da paura nerissimo e con due metri di altezza… un grosso mandingo che tra poco……..
Allora dimmi di te ,mi dice, io sono un pò confuso e lui lo sa, magari ha parlato con la mia estetista e lei , che mi vuole bene gli ha chiesto di farmi divertire.

In men che non si dica mi ritrovo il suo braccio dietro che mi avvicina a lui , siamo vicinissimi con i visi e io lo bacio teneramente, lui ricambia avvolgendomi tra le sue braccia, bacia benissimo ed ha un buonissimo sapore
mentre mi bacia mi accarezza dicendomi che tra poco mi farà impazzire.
E’ da quando mi ha massaggiato che non vede l’ora di possedermi. io sono arrapatissimo e gli chiedo: fammi andare in camera che mi spoglio e ti aspetto a letto amore, non avere fretta e alzandomi corro in camera da letto e in 30 secondi sono nudo sotto le lenzuola.

Condom e gel sul comodino, lo chiamo con voce soffusa, caro vieni.
Le luci sono basse e lui arriva nella penombra , si presenta con un grosso cazzo nero di almeno 23 cm. molto grosso almeno 5/6 cm di diametro eretto ,io mi avvicino e lo bacio sulla capela leccando l’apertura e dicendo :piacere di conoscerti spero non mi deluderai!!.
Si sdraia a fianco a me abbracciandomi e baciandomi, mi stringe a se, io allargo le gambe e mi faccio strusciare lo scroto dal suo grosso cetriolo nero che va avanti e indietro, sempre nella stessa posizione mi butto sopra , lui continua a pompare , è cosi lungo che viene fuori come se mi trapassasse.

Lui mi solleva con le sue grosse braccia e mi gira per un 69 , comincia a leccarmi il buchetto avidamente e io altrettanto avidamente comincio a leccare e ciuppare il suo grosso palo nero.
dopo qualche minuto mentre infoiatissimo lo lecco e succhio viene improvvisamente inondandomi la bocca con una quantita industriale di sperma.
Io eccitatissimo la lecco ed ingoio avidamente dicendo: ti è piaciuto allora??
Sei bravissimo ed io sono eccitatissimo, ma non è finita.

Lo credo bene ribatto, metti il condom gli dico mentre mi spalmo il gel nel buchetto avido, lui vuole fare la tua conoscenza, non si accontenta di una leccata e mettendomi nella mia posizione preferita: su un fianco aspetto che il mio amore mi penetri.
AAAhh è davvero grosso piano, fai piano amore è molto grosso.
Sento che quando entra la sua cappella le mie carni si allargano, decidiamo di cambiare gel, lui ne ha uno che usa da tanto che non conoscevo, appena spalmato lui comincia ad entrare , sento un enorme calore, ma niente dolore, lui è dentro e mi pompa lentamente sento tutta la sua grossezza e una goduria come non mai.

mi viene voglia di prenderlo a pecora e gli chiedo di uscire mettendomi in questa nuova posizione,
Dai inculami adesso amore, lui non si fa ripetere l’invito e spruzzando un po di gel mi incula mettendosi dietro di me.
AhHh dai bello esclamo mentre lui mi pompa , che bello, che grosso, come sono troia.
Sento che lui è eccitatissimo, si butta a pancia in aria e mi mette su di lui, e mi incula a smorzacandela
E’ bellissimo lui pompa velocemente ormai il mio culo lo ospita senza problemi, sto godendo cosi tanto che vengo sul suo petto, vengo sospirando e baciandolo in bocca con la sua lingua annodata alla mia
lui senza uscire mi gira su un lato e continua ad incularmi stringendomi a se finchè non viene spruzzando all’interno del condom nel mio culo.

Non ti fermare amore gli sussurro, non ti fermare sto per godere lui indemoniato continua finche non vengo nuovamente , quasi svengo dal piacere.
Lui estrae il suo cazzo e me lo infila in bocca, io succhio avidamente per ripulirlo mentre lui mi lecca il mio buchetto seviziato dicendomi che non aveva mai scopato una troia come me e che vuole rivedermi e conoscermi meglio.
Poi cadiamo esausti e dormiamo fino alla mattina dopo.

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