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QUELLA METROPOLITANA …..GALEOTTA

Era da tempo che la mia signora, voleva far un giro per Milano, per “ assaporare “ il caos cittadino, cosa alla quale abbiamo rinunciato anni fa, per andar a vivere in campagna.

L’ occasione, era una delle solite fiere fuori salone, e siccome la giornata prevista era di quelle calde, ne avremmo approfittato per un po’ di sole, per le ossa.

Robi, aveva optato per sandali con zeppa, comodi, per evitare affaticamento, una gonnella di jeans, che finiva con una balza di pizzo, forse un po’ corta, e una maglietta aderente color beige, che metteva in mostra la sua 4°.

Diciamo che non passava inosservata, anzi forse un tantino appariscente, ma si sa, alla maiala piace così.

In giro per la città, la solita bolgia, da prendersi a gomitate, per poter veder bene le cose più interessanti, io invece, poco interessato, stavo sempre un paio di passi indietro, tanto per non prendere gomitate gratuitamente.

Questo mi permetteva di guardar la mia piccola, da un punto di vista generico, e devo dire, che ogni volta che si sporgeva in avanti per curiosare da vicino, più approfonditamente, si vedeva benissimo la piega delle chiappe, ed ogni volta producevano un sussulto piacevole al sottoscritto e al ben capitato di turno.

Ad un certo punto, mi accorgo, che un paio di ragazzi, età stimata, circa 28 / 30 anni, curano ogni movimento di lei, e la cosa mi mette sul chi và là.

Li vedo abbassarsi sulle ginocchia, ogni volta che lei si sporge in avanti, per poter osservare meglio, lei chiaramente ignara della cosa.
Allora decido di avvicinarmi a Robi, e facendo finta di esser uno sconosciuto, le chiedo qualcosa in riguardo alle cose esposte, per poi avvisarla dei due ragazzi che la stan curando da qualche tempo, in modo da tener ben salda la borsetta.

Faccio finta di niente e mi allontano, mentre lei, si gira con fare disinteressato, a cercare con lo sguardo, i due ragazzi, che la stanno osservando, i loro sguardi si incontrano, ed entrambi sorridono, con quei sorrisi di circostanza.

Ad un certo punto, i due, si fanno intraprendenti, si avvicinano, tanto, al punto che, quando lei si abbassa come al solito, uno dei due, si trova così vicino da urtarla con il pacco gonfio dei pantaloni.

Robi, si alza di shitto, scusandosi, dicendo che non voleva esser così maldestra, per tutta risposta, il ragazzo sfacciato, le fa notare che invece lui voleva urtarla, mettendo in mostra un notevole rigonfiamento.

A lei scappa una risata, ma la cosa finisce lì. Lei si gira verso me, per capire cosa fare, ed io con un cenno, le faccio capire di entrare nel negozio difronte. Così facendo, i due ragazzi, spiazzati, proseguono lentamente per il loro percorso.

Entro anch’io e subito lei mi viene in contro ridendo, dicendomi, che secondo lei, i ragazzi, non puntavano la borsetta ma ben altro, risata generale.

Dopo qualche minuto, usciamo, e con piacere, notiamo che i ragazzi, non sono più visibili, bene, possiamo finire il nostro giro, senza troppe preoccupazioni, se non qualche altro complimento pesante, rivolto al bel culo che ogni volta lei mette in mostra, qualora si sporge in avanti.

Ma si sapeva, che sarebbe andata così, con una gonnellina inguinale …..ma che attizza ….

Pian piano, ci avviamo alla fermata della metro, meno male, penso, non son abituato alla bolgia, meglio la nostra quiete agreste.
Saliamo sul vagone, e come molte volte capita, non siamo vicini, tra di noi ci sono tre / quattro persone.

Alla prima fermata, la gente si muove, chi scende e chi sale, faccio per avvicinarmi …… e vedo che davanti a Robi, salgono i due della fiera, e si posizionano dietro lei, schiena al vetro.

Mi blocco subito, meglio tener le distanze dal “ nemico “ ….

Robi fa finta di niente, si gira con calma, ed accenna un sorriso. Ad un certo punto, durante il trambusto del cambio passeggeri, vedo Robi sussultare ed irrigidirsi, il solito intraprendente ragazzo, le ha appoggiato una mano su una chiappa, e la tiene lì , ferma, in attesa di reazioni.

Lei si gira con calma, verso di me, per una mia reazione, ma io le faccio intendere, che sia lei a decidere.

Mentre aspetto la sua reazione, guardo la mano del ragazzo, che continua ad accarezzare la chiappa di Robi, che si gira guardando il ragazzo, ma senza un espressione, che sia eloquente, e si rigira.

Dopo un attimo, vedo il secondo ragazzo, sistemarsi in modo da far da paravento, è a questo punto, che vedo lei, che si irrigidisce ulteriormente, mentre rossa in viso, si morsica un labbro.

Penso, ci siamo, shitta la rissa, lei si gira, guardandomi con la faccia paonazza, io le mimo con le labbra la frase: ti tocca la fica ?….

lei con un cenno mi indica si …. Lo fermo …. Le dico con le labbra … e lei fa cenno di no con la testa …. Che troia, penso …..

Mi sposto un po’ per vedere, ed in effetti, vedo il ragazzo che ravana tra le cosce della mia piccola, che comincia ad agitarsi e a mordersi sempre di più il labbro. Io l’ ho così duro, che non stà più nello slip
Anche i ragazzi maiali, hanno il loro problema, a mascherare l’ erezione.

Altro trambusto, con cambio passeggeri, e il porco intensifica il lavoro di dita, nella fica di famiglia.

Robi comincia a tremare, ci siamo, tra un po gode, spero solo che non lo faccia a bocca aperta, altrimenti … che figura …. Di colpo si irrigidisce, e cominciano a scenderle una quantità esagerata di goccioloni di sudore … ha goduto …. la porca.

Altra fermata, i due ragazzi, si spostano dalla postazione, e il porco nel muoversi, le sussurra qualcosa all’ orecchio e poi scende, mentre si richiudono le porte.

A questo punto mi avvicino, e chiedo come và, lei mi guarda con la faccia rilassata, di chi ha appena goduto con due dita nella fica, e mi dice “ Benissimo …. è stata una cosa indescrivibile …. ”

Le chiedo cosa abbia sussurrato il ragazzo passando, e lei mi dice che il porco si è sborrato nei pantaloni, ridendo.

Io la bacio in bocca e le sussurro “ sei una gran troia …..” e lei di risposta, appoggia la mano sul mio pacco ancora duro e sussurra “ si ….. la tua troia ….. porco”

Cazzo ….

ha ragione ….

Afose giornate Mantovane

Con un alias diverso negli episodi “Cugini” ho descritto l’esperienza estiva, quella in cui passai dalle esperienze private a quella pubblica di troietta dei miei cuginetti.
Gli ingredienti del pasticcio sono, un minuscolo paese agricolo della piana mantovana, dove tutti sanno di tutti, un gruppo di ragazzi con età oscillante fra i teenager e la maggiore età, pertanto le ragazze erano frequentabili solo sotto lo sguardo attento di parenti o vicini, ecc le scappatelle erano rare, contingentate come tempi e a forte rischio di sganassone.

Insomma maschi e femmine sempre ben separati.
Noi maschietti potevamo scorrazzare per i campi o andare a fare il bagno al fiume.
Le abitudini erano ferree, nelle ore più cade del pomeriggio, quando il sole picchiava duro, cessavano tutte le attività, il paese intero cadeva nelle braccia di morfeo.
Che palle, per noi pieni di ormoni e di vita, ma era propio in quelle ore che noi attuavamo le nostre strategie.

Ormai dopo quella festa in casa, fra me e i cuginetti erano cessati gli imbarazzi, anzi andavo io da loro sperando in qualche nuova trovata.
Nelle borse della moto portavo sempre il necessario, asciugamano e costume da bagno, la gonna che avevamo abilmente sequestrato alla cugina, le scarpe con zeppa, e l’immancabile Leocrema, tanto utile per tutti gli usi, per evitare troppe manovre mettevo i pantaloncini senza le mutande e una maglietta.
Erano circa le due del pomeriggio decisi di fare una sorpresa a Marco, i suoi lavoravano in fabbrica a Mantova e fino a sera non sarebbero rientrati, sapevo che era sempre eccitato e pronto.

Capitai dalui mentre stava riparando la moto in garage.
Entrai e gli chiesi qualcosa di fresco da bere, tempo di andare a prendere nel frigorifero la classica acqua e tamarindo rapidissimo mi denudai misi le scarpe, la gonna e una dose di crema sullo sfintere. Appena mi vide il suo costume da bagno non fu più in grado di contenere i 24 centimetri di cui era dotato, mentre sulla sua faccia si era disegnato un sorriso idiota di felice sorpresa.

Bando alle ciance partii all’arrembaggio :“Marco ti andrebbe di mettermelo in culo” , contemporaneamente appoggiai una gamba sul vecchio divano e allargai le chiappe con la mano mettendo in evidenza il buco, non fece un fiato appoggiò la cappella spinse forte e me lo infilò tutto in un colpo solo, che volete a me piace farmelo infilare così.
Arrivato in fondo si fermò qualche secondo, e poi iniziò il magico gioco del su e giù dentro e fuori.

Lo incitavo con “Dai inculami , siii cosi tutto in culo”, anzi dirglielo eccitava anche me, mi gustavo le spinte profonde. Purtroppo fu breve era talmente eccitato che gli bastarono dieci minuti per allagarmi il culo, ma che volete non tutti i giorni è festa ma il pomeriggio era ancora lungo.
Vuoi per la prestazione vuoi che non c’era un filo di vento ma il caldo era opprimente, la soluzione: andare al canale a fare il bagno.

Passammo a prendere anche Francesco, il terzo complice e via tra i campi di granoturco fino al canale.
Qualche tuffo una nuotata poi Marco vista la solitudine del posto si tolse il costume, con le braccia appoggiate al bordo del canale mi chiese sottovoce:“Hai mai fatto un pompino ?”.
Effettivamente non ne avevo mai fatti come non mi ero mai fatto inculare fino a quella festa, ero un po’ titubante, ma perché non provarci, ormai puttana ero e puttana rimanevo.

L’acqua del canale arrivava giusta alle mie spalle, con poca fatica gli alzai le gambe mettendolo a galleggiare in orizzontale, avvicinai la bocca alla sua cappella e leccai, il sapore era quello dell’acqua, per cui fui incoraggiato a infilarmelo in bocca, e cominciai ad appoggiare le labbra, lo feci entrare in bocca e sentii il un sospiro di soddisfazione, incoraggiato cominciai a succhiare e ad ogni movimento della mia testa sentivo una vibrazione dalle sue gambe unito a un gemito di piacere, non riuscivo però a farglielo indurire, era l’effetto dell’acqua fredda, purtroppo o per fortuna, la cosa mi piaceva volevo continuare quel gioco.

Uscimmo dall’acqua ci sdraiammo sul prato, sotto il sole caldo le cose migliorarono, mentre mi impegnavo con il pompino sentii salire l’eccitazione, e in quel mentre avvenne quello che speravo succedesse, due mani mi allargarono le chiappe, era Francesco, mi puntò la cappella, bagnata a tal punto che non dovetti nemmeno usare la crema, aspetti il momento della spinta, lo incoraggiai con :“ dai dai adesso mi incula siiii, dai sfonda il culo alla troia” ,spinse la cappella risalì veloce e forte, un calore piacevole si impadronì della mia pancia, entrò fino in fondo e un brivido di piacere profondo piacere mi corse fino al cervello.

Un cazzo in culo e uno in bocca, mai provato, ero eccitatissimo, passammo una mezzora favolosa
i due si alternavano, il piacere era talmente alienante che non riuscii a capire chi dei due me lo stesse sbattendo in culo e chi in bocca bocca, capii che quello dietro veniva quando mi afferrò forte le spalle spingendolo e bloccandolo bene in fondo, ebbi solo una reazione quando il liquido caldo mi schizzò in bocca mentre due mani mi bloccavano la testa, lasciai che la sborra calda colasse e poi ripresi a succhiaire di gusto quella cappella.

Quando tornai sulla terra dalle emozioni capii che fu Marco a godere del pompino con quasi ingoio.
Francesco nonostante mi avesse già allagato il culo non mi toglieva quel palo dal culo, gli si afflosciò un attimo ma poi rispingendolo con due colpetti, se lo fece venire duro di nuovo e senza toglierlo riprese, fu stupendo perché mi riinculò con una calma e una profondità meravigliosa, me lo faceva sentire tutto, mentre Marco si gustava lo spettacolo da vicino di quel cazzo che andava avanti e indietro, anzi si divertiva a dare ordini :”Dai tutto in un colpo, Veloce adesso, dai forte fammi sentire le palle che sbattono”, io igemevo di piacere, mi stavo davvero divertendo e soprattutto stavo godendomi la quarta inculata di quel giorno.

Quando sentii i colpi farsi più decisi e veloci capii che l’apoteosi era vicina appena mi disse “Stingi quel culo puttana che ti vengo dentro” mi masturbai e venimmo quasi in contemporanea. Fu davvero un pomeriggio da favola come altri che seguirono.

Storie di provincia

Ho 42 anni e sono ancora una bella donna. Nata al Sud, avevo studiato per fare la maestra e poi ho seguito un corso di lingua inglese ma, nonostante il mio ottimo curriculum, non ero riuscita a trovare posto in nessuna scuola. Mi sono sposata giovane e poi, per anni, avevo lavorato in una fabbrica di scarpe finché mio marito non era stato trasferito al Nord.
Questa storia comincia un paio d’anni fa… Mia figlia era ormai grande (20 anni) e studiava all’Università.

Io e mio marito avevamo comperato una casa indebitandoci fino al collo finché non accaddero due cose: la ditta in cui lavoravo fallì e a mio marito venne un infarto che lo portò alla tomba. Vedova e piena di debiti, avevo cercato inutilmente un posto di lavoro finché avevo finalmente trovato un buon impiego negli uffici contabili una fabbrica tessile.
La mia ditta aveva un unico proprietario che aveva aveva imposto un regolamento aziendale decisamente severo, e spesso avevo assistito a operaie, operai e personale degli uffici che subivano sanzioni per non avere rispettato le regole.

Le sanzioni andavano dai rimproveri verbali, a lettere di biasimo, a sospensioni dal lavoro e ci furono anche dei licenziamenti per le infrazioni più gravi.
Io, assunta da pochi mesi, non avrei potuto permettermi alcun tipo di sanzione: vedova e piena di debiti mi serviva anche il più piccolo euro se volevo che mia figlia Francy continuasse a studiare. Mantenere stipendio e posto di lavoro era la cosa più importante!
Una collega poi mi mise in guardia da due personaggi; in particolare per noi impiegate, c’era il sig.

Franco, il perito elettronico, addetto ai PC di ufficio e alle macchine elettroniche in officina.
Il sig. Franco aveva anche il compito di controllo del personale e di riferire al proprietario tutto ciò che succedeva.
A sua volta lui si faceva aiutare per il controllo delle operaie dal sig. Giorgio, operaio capo reparto. Due vere spie quindi, che tenevano in continuazione tutti sotto i loro occhi pronti a riferire la minima infrazione.

Quel giorno ero da poco arrivata in ufficio, come al solito in anticipo, e dopo aver avviato il PC aprii la posta elettronica per gli eventuali messaggi dei nostri clienti o fornitori.
C’erano un decina di messaggi, uno dei quali aveva un allegato.
Scordai la disposizione del sig. Franco di non aprire mai e poi mai messaggi con allegati senza prima avvisarlo.
Fu un attimo…e l’allegato aperto fu il veicolo di un virus che infettò immediatamente il mio PC!
Fui presa dal panico!
Non sapevo cosa fare!
In un attimo mi accorsi che il mio posto di lavoro era in pericolo! che fare?
Pensai che l’unico modo che avevo per risolvere il problema era di chiedere aiuto al sig.

Franco per quanto lo temessi e ne provassi repulsione.
Era un uomo orrendo all’apparenza di circa 55 anni, alto e grosso, immagino 100 kg, capelli grigi e faccia sempre contratta in una smorfia di disprezzo. Spesso i suoi sguardi si fermavano su noi ragazze e quando capitava a me mi metteva a disagio.
Stesso personaggio un poco più magro era il suo braccio destro il sig. Giorgio, altrettanto sgradevole di aspetto e di sguardo con la caratteristica comune all’altro di essere un uomo scortese e volgare.

Ero pallida e sudavo freddo quando mi diressi verso l’ufficio del sig. Franco, lo vidi fuori dalla porta che parlava con un collega e beveva un caffè.
Mi avvicinai timidamente e lo chiamai.
“…tu che fai qui..? che vuoi..? non vedi che sto parlando?” mi rispose severamente.
“…hem…veramente avevo bisogno di dirle una cosa…”
“…beh ..allora dilla ‘sta cosa! Che c’è?” incalzò ancor più burbero!
“…avevo bisogno di dirla in privato…”
“..in privato..? va beh…! vai nel mio ufficio che arrivo…”
Mi diressi nel suo ufficio ed entrai; non osai sedermi e lo attesi in piedi vicino alla stanza.

Mi guardai attorno e mi accorsi che era un ufficio disordinato, impregnato di puzzo di fumo e dell’odore di quell’uomo.
Dopo poco entrò chiudendosi la porta alle spalle.
Seduto alla sua scrivania mi chiese in modo sgarbato cosa volevo da lui; con voce tremante raccontai quello che mi era successo.
Non appena ebbi terminato, si alzò in piedi sbattendo una mano sul tavolo ed iniziò, come sua abitudine, ad urlare imprecazioni ed insulti irripetibili, concludendo che con quel danno al PC il mio posto di lavoro aveva le ore contate.

Mentre urlava gli occhi mi si erano riempiti di lacrime ma, con quell’ultima frase, scoppiai in un pianto a dirotto, pregandolo di aiutarmi.
Si rimise seduto.
Con calma riconquistata, mi chiese: “…e se ti aiuto… io che ci guadagno?”
“..la prego! Farò tutto quello che vuole, ma mi aiuti!” dissi disperata.
“ hei…attenzione…hai detto tutto quello che voglio! Una frase importante! Sei sicura di quello che dici?”
“…la prego…non posso perdere il lavoro…io sono vedova piena di debiti per la casa! Mia figlia studia…Saremmo rovinate! …farò tutto quello che vuole se mi aiuta a mettere a posto il guaio!”
Allora il sig.

Franco si alzò, mi venne vicino e abbassando la voce fece le sue richieste…
“Ascolta…bambina…con questo aspetto da suorina…un modo lo avresti per farmi dimenticare la cosa…e mettere a posto quel pc.
Devi sapere che io e mio fratello, e anche il Sig. Giorgio, siamo appassionati di fotografia e piccoli filmati…e…se… tu sei disposta a fare …. qualche foto…. e un filmato …ti metto a posto tutto come se niente fosse successo! …garantito!”
Rimasi a bocca aperta …e..e chiesi “ che genere di filmato?”.

Lui continuò …“tu vieni a casa mia, noi ti facciamo una bella intervista davanti alla telecamera, tu rispondi alle domande, e poi ti chiediamo di fare alcune cose…e se fai tutto tutto quello che vogliamo e se il film viene bene, tutto è dimenticato.
Ricordati che devi fare TUTTO per farmi fare quel lavoretto al pc e coprirti col capo!” e nel dire questo allungo una mano verso il colletto della mia camicia, aprendomelo leggermente, per farmi capire che cosa avrei più o meno dovuto fare.

“Mi devo …svestire… davanti a voi …e poi anche fare cose con voi…???!!! no…no…non voglio…non posso!!!!”
“Fai come vuoi…cretina!
Ma pensaci bene!! il capo non viene nel pomeriggio…hai tempo tutto oggi per pensarci.. se non accetti domani saprà tutto…ed ora fuori di qui! Mi hai già rotto le palle abbastanza!”.
Tornai al lavoro confusa e e preoccupata. Avevo mal di stomaco e mal di testa per la tensione. Per di più il mio PC era fermo e non sapevo cosa fare.

Passai tutta la mattina in crisi e non facevo altro che pensare a cosa fare per togliermi da questo guaio.
Quel i due brutti ceffi mi facevano schifo e rabbia, immaginavo che anche il fratello del sig. Giorgio non sarebbe stato diverso se non peggio.
Cominciavo a pensare che forse avrei potuto provare ad accettare di andare a fare quella intervista e quel film; se mi avessero chiesto di fare cose che proprio non mi sentivo… sarei scappata!
Mi alzai e andai a bussare all’ufficio del sig.

Franco.
Senza avere il coraggio di guardarlo, dissi che mi stava bene la sua proposta a patto che fossero solo foto. Nessun implicazione sessuale!!
“ Benissimo !!! ! Certo: solo foto e un filmino… niente roba porno… solo sexy,,, hai la mia parola. E nessuno ti torcerà un capello… Non siamo delinquenti… Oggi appena usciamo di qui si va a casa mia in campagna…vieni verso le 17,45, così avremo tutto il pomeriggio fino all’ora di cena da dedicarti.

Ci sarai tu, io, mio fratello e Giorgio;. e non vestirti troppo, in pausa pranzo cambiati!”
Mi spiegò come arrivare alla casa e mi fece uscire dal suo ufficio.
Ero sola a casa per pranzo.
Mia figlia sarebbe rientrata solo dopo cena.
Seduta a tavola, con lo stomaco chiuso dalla tensione e dai pensieri, non mi riuscì di mangiare niente.
Prima di uscire per tornare al lavoro mi cambiai.
Mi avevano detto di vestirmi poco, decisi comunque di vestirmi non troppo diversamente dal solito : un vestito nero di cotone che mia arrivava alle ginocchia chiuso da una lampo sulla schiena e una giacchetta in cotone per coprire le spalle; sotto una canottiera leggera,mutande autoreggnti e reggiseno.

Il sig. Franco al pomeriggio non mi prestò la minima attenzione.
Notai però che alle 16,30 uscì dalla ditta insieme al Sig. Giorgio.
Quando arrivai li vidi nel cortile della casa che stavano trafficando attorno a degli attrezzi agricoli. Fu facile capire che il terzo uomo era il fratello del sig. Franco: molto simile a lui nella corporatura e nei tratti del volto, più vecchio, forse anche più sgradevole per via della canottiera sudicia e dei pantaloni vecchi che indossava.

“Eccoti qua!! …brava …puntuale… dai vieni che iniziamo subito”
Li seguii come in trance… come se fosse un’altra e non io, con quegli uomini, in quel posto, in procinto di fare cose che neanche immaginavo.
Era una casa isolata di campagna e si vedeva che non c’era nessuna donna che la curava.
Il disordine era notevole nell’entrata e in cucina, ma loro mi guidarono su per le scale verso una stanza buia ed enorme, credo proprio sopra la stalla.

Accesero le luci e la stanza si illuminò di luci di riflettori come se fosse uno studio fotografico.
Le pareti erano bianche, da un lato c’era un divano pieno di macchie da un altro lato un televisore ed alcune apparecchiature di registrazione con vicino decine di cassette, poi c’era un letto appoggiato al muro, matrimoniale, con lenzuola che non venivano cambiate chissà da quando; oltre a vari riflettori ancora spenti c’erano due telecamere sopra un cavalletto dirette verso il letto e un’altra appoggiata sul divano collegata al televisore.

C’erano anche due macchine fotografiche.
“hai visto che bravi che siamo? Ti piace il nostro studio per le riprese? Sei emozionata? Non parli? Vieni che ti presento mio fratello Achille”.
Lui mi venne incontro con un sorriso strano, mi strinse la mano e allungò le dita per farmi una carezza sulla guancia. D’istinto tentai di ritrarmi.
“Che bella pelle morbida, carina hai paura ?…non ti mangio mica!!! !!”
Diventai rossa e abbassai lo sguardo.

Quella mano enorme, ruvida, da contadino, mi aveva quasi svegliato dalla trance e mi resi conto che ero da sola nelle mani di tre uomini orribili.
Mi feci forza, non volevo perdere il posto di lavoro!
“dai che cominciamo!” disse il Sig. Giorgio e rivolto a me disse “tu mettiti là davanti al letto che accendo i riflettori e intanto leggi questi foglio che poi lo devi leggere ad alta voce davanti alla telecamera e firmarlo….

se non lo firmi e non lo leggi ad alta voce puoi andare via e domani si va dal capo. ”
Mentre leggevo il foglio loro si sedettero sul divano e i riflettori illuminarono la stanza di luce calda.
In pratica lessi che dichiaravo di essere stata io a richiedere di venire in quello “studio cine-fotografico” per effettuare un provino e mettermi alla prova come attrice e che inoltre ero consapevole del contenuto erotico delle riprese per le quali ero assolutamente consenziente; poi avrei dovuto firmare davanti alla telecamera.

Io ancora in realtà non avevo capito tutto quello che avrei dovuto fare; la parola contenuto erotico per me aveva un significato molto vago.
Ero ancora convinta che mi avrebbero fatto solo qualche foto e ripresa con qualche parte del mio corpo scoperta.
Giorgio accese le telecamere sui cavalletti e prese in mano quella sul divano, Franco accese la televisione mentre Achille mi guardava fisso seduto sul divano.
“Ora inizia l’intervista, noi facciamo domande e tu rispondi.

Ti ripeto che se il film viene bene la faccenda del PC si risolve del tutto. Ok?”
Risposi di SI con un filo di voce.
Franco continuò “ fra poco qui farà caldo con tutte queste luci, meglio che ci mettiamo un poco più leggeri tutti quanti…tu togliti quella giacchetta signorina!”
In effetti era una caldo terribile e stavo sudando, così mi tolsi la giacca, e mentre lo facevo notai che i tre uomini si stavano spogliando dalle maglie, rimanendo in canottiera.

I due fratelli erano grassi, grossi e pelosi e sudavano, Giorgio era un poco più magro ma sudava anche lui. Mi facevano schifo!
Giorgio puntò la telecamera verso di me ed iniziò a filmare; mi fece segno di leggere quello che c’era scritto sul foglio; io annuii con la testa e notai che mi potevo vedere nella televisione.
Mi imbarazzai ancora di più ma poi iniziai a leggere, un poco con la
voce tremante ma tutto in un fiato.

Lui si avvicinò con telecamera e penna e mi filmò mentre appoggiata a letto firmavo la “mia” dichiarazione “spontanea”.
Poco dopo iniziarono a farmi le domande:
“Rimani seduta sul letto! Paola…?”
“…Paola”
“quanti anni hai?”
“…fra due mesi compio i 42 anni”
“sei sposata?”
“…vedova…”
“…hai figli?”
“…sì una… studia”
“Hai avuto molti uomini prima di tuo marito defunto?”
“no…no …ci siamo conosciuti da ragazzini e ci siamo fidanzati”
“…allora hai scopato solo con lui,…e con nessun altro…??”
“….

con nessun altro…”
“…e ti piaceva scopare con lui?…ti scopava bene?”
Diventai rossa rossa e non risposi.
“…allora che fai sei muta…ti scopava bene o no il tuo caro maritino?
“…sì…sì..penso di sì…ci volevamo bene!
“Non ti ho chiesto se ti voleva bene !! voglio sapere se godevi!
Quante volte ti scopava e quando ti montava se ci mette molto a sborrare o veniva in tre minuti?
Quel modo volgare di parlare mi metteva in difficoltà, io non usavo certe parole :“… lo facevamo al sabato quando lui non era stanco…io non sono tanto portata per queste cose…e poi…si insomma non è che ci mettavamo molto tempo…”
“…cazzo…abbiamo capito … lui era il classico coniglio…tre minuti e poi dorme! Ha ha ha!”
“ma tu godevi almeno un poco?”
“…sì …credo di sì…mi faceva piacere che lui si soddisfasse…”
“ma che faceva…? ti apriva le gambe ti scopava tre minuti ti sborrava dentro e poi tutto finito?
“…più o meno…è così”
“..e basta…non facevate altro?”
“…no…no..noi facevamo solo quello che vi ho detto..”
Mentre mi facevano le domande avevano iniziato ad accarezzarsi sopra la patta.

Erano eccitati!
Si vedeva dalla forma di quello che si stavano toccando.
Io mi guardai in televisione…ero rossa paonazza e il mio imbarazzo si notava davvero!
“…hai detto che ti veniva dentro…prendi la pillola? Non mi sembri tipa da pillola…!”
“…la prendo per altri motivi…miei personali…”
“…ah …ok!”
“ e altri giochi non ne facevate? Tipo prendergli il cazzo in bocca, farti leccare il culo e la figa, o prendere il cazzo nel culo?”
Nel sentire quei termini chinai lo sguardo e non risposi.

Paola, alzati in piedi …così … brava… e non stare così gobba!! non guardare in terra guarda qua! Se stai così gobba non va bene! Hai delle belle tette grandi, vedo, e le devi mettere in mostra !
Ubbidii, alzai lo sguardo e mi misi più dritta, loro si accarezzavano sempre di più.
“ecco … che misura porti di reggiseno?”
“la terza …”
“Guarda in camera! Hai dei begli occhi… e hai anche dei bei capelli..lì porti sempre così?”
“quasi sempre”
“forse fai bene, ma prova ad alzarli sopra la nuca! ecco così…hai un bel collo…così scoperto…e poi sai più da bambina”
“chissà come sono belle e sode..le tue tette.

! Dai!prova a toccartele…prendile in mano…accarezzati!”
“…no…mi vergogno…”
“il filmino sta venendo bene, non rovinare tutto, ricordati del nostro patto…!! E poi non c’è niente da vergognarsi! Non hai detto che vuoi fare vedere che attrice brava che sei?!”
Piano piano alzai le mani e mi toccai il seno…”va bene così?”
“accarezzati più forte! Stringiti le tette e mentre lo fai apri la bocca e passati la lingua sulle labbra…ecco brava così… tira più fuori la lingua!”
Mentre lo facevo mi vidi in televisione, mi inquadravano le mani sul seno e poi la bocca.

Mi vergognai davvero!
“Sai che hai una bella bocca? Proprio una bella bocca ! E che lingua!!!”
“Con una bocca così puoi fare impazzire gli uomini!!! potresti fare dei bocchini paurosi!!!”
“sai cosa è un bocchino?”
“…sì…credo”
“sai come si deve fare?”
“no…non so fare”
“bene ne parliamo dopo…così vediamo cosa si può fare per insegnarti”
a quelle parole mi venne ancora più angoscia.
“ Il nostro filmino ha un titolo…” bocca , tette e culo” ha ha ha ha!
La bocca l’abbiamo vista, le tette solo dal di fuori, e ora girati….

passiamo al Culo che aspetti??? girati !!!”
Mi girai …
“cazzo…secondo noi anche a culo non sei messa male… hai dei bei fianchi … !!! tirati su il vestito, scopriti!”
esitai…” ALLORA SBRIGATI!!! CHE CAZZO ASPETTI!!” urlò Giorgio.
Mi venne quasi da piangere e mentre singhiozzavo tirai su il vestito fin sopra i fianchi.
“Cazzo che culo che hai!!! che belle chiappe tonde!! appoggia le mani sul letto…chinati in avanti così…dai che viene un bel film!! Ora girati e lascia su il vestito…”
Mi girai ancora singhiozzando con le lacrime che mi scendevano…e col vestito alzato…
“cazzo che figa che sei…chissà che bel pelo che c’è sotto quelle mutande…!”
Achille si alzò e mi si avvicino ancora toccandosi con una mano per farmi vedere come era eccitato.

Gli dissi di non toccarmi ma lui mi si mise dietro e mi ordinò di stare tranquilla e di obbedire. Ebbi paura e mi bloccai in attesa di quello che avrebbe fatto.
Sentii le sue mani sul collo…lasciai andare il vestito e vidi nello schermo del televisore Achille dietro di me, grosso e orribile e le sue mani scendevano verso il mio seno.
Mi toccava e mi ansimava sul collo, mi stringeva fino a farmi male e intanto si strofinava su di me facendomi sentire sui fianchi e sul sedere il contatto del suo corpo e quello che aveva fra le gambe eccitato.

“…NO…. NO…. STIA FERMO…MI…LASCI …MI FA SCHIFO!!!! NOOO!” urlai come una pazza cercando di staccarmi da lui, ma era forte e fu tutto inutile.
“Adesso signorina ti spoglio…vogliamo vederti bene! Quanto sei bella! Voglio sentire quanto sei calda! voglio stringerti e farti sentire il mio cazzo quanto è duro…!!” e con foga mi tiro giù la lampo e mi abbassò il vestito ai piedi.
Ero davanti a loro in lacrime…ma Achille non si fermò.

Ricominciò a strusciarsi e a stringermi il seno , io piangevo…gli chiedevo di smetterla, ma lui mi disse “ STAI ZITTA! Smetti di frignare e fatti toccare…sei una gran figa…hai una culo da favola delle tette dure. Fammi vedere i capezzoli…” infilò le mani sotto la canottiera nel reggiseno e guardò dentro.
Si strusciava stringendomi forte, e prese a leccarmi lungo il collo bagnandomi con la sua saliva. Aveva un odore terribile, le sue mani enormi che mi palpavano mi facevano male.

Mi prendeva i capezzoli fra le dita per stringerli e tirarli.
Nessuno mi aveva mai toccata in quel modo!
Mi teneva prigioniera, era veramente forte la sua stretta, e con una mano si infilò nelle mie mutande.
Cominciai a urlare…”MI LASCI, MI LASCI ANDAREEEE…NOOOO LI’ NOOOO!. “ piangevo.
Ma lui non si fermò, era eccitato e vidi nella televisione la sua faccia mostruosa appoggiata al mio collo…mi leccava sempre più vicino alla bocca fino quasi a leccarmi le labbra…mentre con la mano mi palpava fra le cosce.

“VUOI STARE ZITTA ALLORA!! MI HAI ROTTO IL CAZZO CON LE TUE STORIE!! cazzo che bel pelo morbido che hai ……uhmm oggi mi sa che con questa ci facciamo delle sborrate a fiumi!!!…ho il cazzo di marmo e le palle gonfie…e voi?
“anche noi …ma dai … anche la troietta dell’altro giorno ci ha fatto fare delle belle sborrate!!
“questa qui però è molto meglio!!! a parte il fisico, questa mi fa eccitare perché è proprio inesperta e si fa comandare, l’altra era una piccola troietta cicciottella… non c’è voluto molto per convincerla a farci divertire.

Con tutte le volte che è venuta qui ormai… fa tutto da sola! ! Che bocchini !!!”
“peccato che abbia la bocca piccola…del mio cazzo prende solo poco sotto la cappella!!!” disse Giorgio.
“Cazzo però la sborra l’ha presa…hahaha!! cazzo se ne ha presa ha ha ha!”
“e il culo?? all’inizio ha fatto fatica…ma poi…ora lo tiene fra le chiappe come una ventosa!!! L’ho pompata come un toro!!!”
“ha un bel culo ma senza il burro non l’avremmo avuto!!”
“una spalmata di burro nel buco del culo e…poi tutto è andato liscio!! ha ha haha!”
Quei discorsi mi avevano impaurita!! ero terrorizzata da quello che avrebbero potuto farmi ! Volevo scappare!!!!
“dai allora…andiamo tutti sul letto…!
Achille mettiti comodo che posizioniamo le telecamere…e tu ragazzina vieni qui da me”
Giorgio mi bloccò per le braccia, “adesso mi raccomando comportati bene che è la parte più importante del film!
Cara la mia attrice troia!
Stai ferma che ti tolgo ‘sta roba di dosso , STAI FERMA TI HO DETTO ! STRONZA!! NON HAI ANCORA CAPITO CHE DEVI UBBIDIRE!!! ALTRIMENTI …!!”
“.. sto ferma… sto ferma.. “e mi lasciai spogliare.

“cazzo…davvero hai delle belle tette dure…vieni a sentirle Giorgio”
Si misero a palparmi in due, Giorgio davanti e Franco da dietro.
Iniziarono a leccarmi.
Provai nausea nel sentire la loro lingua sul mio corpo.
Si alternavano a leccarmi il seno e i capezzoli e a palparmi fra le cosce.
Mi stringevano con i loro corpi sudati.
Sentivo il loro pene eccitato contro di me.
Mi palparono e leccarono a lungo, eccitati, con la faccia dallo sguardo eccitato, come maiali.

Dal seno, Franco passo a leccarmi il collo con foga e poi prendendomi per i capelli salì fino alla bocca obbligandomi a baciarlo…con la sua lingua che esplorava con violenza la mia bocca. Cercai ancora di sottrarmi a questo schifo divincolandomi e urlando, ma loro sempre tenendomi prigioniera per i capelli, si passavano la mia bocca l’un l’altro obbligandomi ai loro baci osceni.
“tira fuori la lingua troia!! DAI TROIA FACCI SENTIRE LA TUA LINGUA IN BOCCA!!!”
“…cazzo Franco…questa c’ ha una bocca e una lingua che di cazzi ne prende due interi alla volta!!! non ha una lingua c’ ha un serpente!!!”
Poi mi trascinarono sul letto sempre presa per i capelli.

Loro tre si piazzarono in fondo, in fila, con la schiena appoggiata al muro ed a dei cuscini, con le gambe aperte.
Io fui costretta ad inginocchiarmi sul letto, davanti a loro. Tutti e tre si tolsero i pantloni e restarono in mutande. ,,Achille stava in mezzo, e fu il primo a voler cominciare, mentre Giorgio con la telecamera in mano ci riprendeva da vicino.
“ dai …ciccia… datti da fare… hai visto che cazzo che ho sotto le mutande?… ALLORA CHE CAZZO ASPETTI!!! DATTI DA FARE CON QUELLE MANI !!!
TOCCAMI!”
Ricominciai a piangere…” no …no… per favore… non voglio…non voglio più fare niente…”
“AVVICINATI E TOCCAGLI IL CAZZO!!! STRONZA!!!” urlò Franco.

Mi avvicinai e lo toccai… “Brava…. brava… accarezza…con tutte e due la mani…le palle e il cazzo senti come cresce? …ecco così…uhm che mani che hai…continua…. ”
Sotto la mutande il pene del vecchio mi sembrava enorme; più grande di quello di mio marito e mentre lo accarezzavo vibrava e si muoveva…ma credo che ancora non fosse completamente eretto.
“ ..dai che aspetti…tiralo fuori…prendilo in mano!”
E mentre sotto gli sguardi orrendi di quei vecchi presi l’orlo delle mutande e lo abbassai …il pene uscì di colpo, grande, e feci come mi aveva ordinato …lo presi in mano…era caldo..grosso…”
“…brava così…ora abbassa la pelle…scopri la cappella…così…brava…uhm che goduria….

uhm..così…su…. e giù…. dai..uhm, con l’altra mano toccami le palle..uhm…mi stai facendo caricare di sborra!!!!! che troia che sei…! scommetto che ti piace il mio cazzo!! Dai così…troia!!!”
lo stavo masturbando come lui voleva…non facevo altro che ubbidire come una robot…come se non fossi io a farlo…con la mano destra impugnavo il suo pene che cresceva sempre di più …. duro e con l’altra accarezzavo i suoi testicoli umidi di sudore.
Tirai giù del tutto la pelle che ricopriva …come la chiamava lui, “la cappella”, piuttosto grande col buchino in alto aperto, poi ritirai su la mano e poi ancora giù…“fermati un attimo adesso!.. se no ti sborro in mano… mi stai facendo impazzire!”
Mi fermai.

Giorgio con la telecamera in mano filmava tutto e Franco con le mani sulle mutande mi fece un cenno…
“dai…bella…vieni da me ora tira fuori anche il mio cazzo!”
Mi spostai e iniziai ad accarezzare anche lui…poi scostai anche le sue mutande e feci uscire il suo pene già in erezione…enorme! anche a lui…poi…abbassai la pelle che copriva la sua “cappella” punta e iniziai a masturbarlo…. lentamente…
Mentre lo facevo tenevo lo sguardo basso non volevo guardarli ne farmi guardare ma durò poco…
“hei …che cazzo fai? Se tieni la testa così bassa non ti vediamo in faccia! Alza lo sguardo e guardaci in faccia ogni tanto! Devi guardare un po’ il cazzo che hai in mano e un po’ in faccia a noi! Non guardare le lenzuola del letto! CAPITO!..sei proprio un’attrice del cazzo!”
Alzai lo sguardo e, mentre continuavo a masturbare e toccare i testicoli guardando quei visi alterati dall’eccitazione che mi guardavano sbavando, riabbassai lo sguardo sul pene rosso e gonfio e sulla “cappella” turgida.

“Ora tocca a me “ disse Giorgio.
Mi spostai da lui che mi inquadrava da vicino con la telecamera.
“…dai…troia…toglimi le mutande sfilamele tutte…ecco…così che con la telecamera non riesco… cazzo che bella che sei… che tette…. ti piace il mio cazzo eh…? ecco …così…scappellalo uhm, hai visto che bella cappella…così…brava…uhm ti piace il mio cazzo …troia troia troia dai così…ora guarda in camera mentre mi tocchi le palle e il cazzo…così…guarda qui…tira fuori la lingua…passala sulle labbra…ecco così …brava che troia che sei!!!”
Continuai a cambiare posizione per un po’ prima uno poi l’altro…erano loro che mi dicevano quando smettere e passare all’altro, intanto avevo sfilato le mutande anche a Franco e ad Achille.

L’odore che emanavano era terribile…misto di sudore e …di…non so neanche io come descriverlo.
Quando mi ordinarono di avvicinarmi con la bocca fu terribile!
Fu Giorgio il primo a chiedermelo.
“ dai troia…ora basta con la mano, fatti riprendere mentre lo lecchi! DAI CAZZO ABBASSA QUELLA TESTA E TIRA FUORI LA LINGUA! “
Mi misi di nuovo a piangere…ma fra le lacrime piano piano scesi col viso…l’odore acre mi bloccava… fu allora che Achille mi prese per i capelli e mi obbligò ad abbassare la faccia sul pene di Giorgio.

“dai troia! Ti piace il cazzo eh …adesso lo lecchi tutto !! dalle palle fino alla cappella! DAI TIRA FUORI QUEL CAZZO DI LINGUA!! “
La tirai fuori e iniziai a leccare con la punta della lingua sempre ghermita per li capelli.
Mi veniva da vomitare.
“…uhm brava così…tirala fuori tutta quella lingua…a cucchiaio! Ecco…così tutta fuori e ora usala tutta! dalle palle fino alla cappella…così…brava…uhm..dai che ti filmo …uhm che lingua che hai, tirala fuori tutta ho detto!.

così ecco …sei brava…troia…!
Achille lasciala andare che continua da sola! Ecco…vedi…vedi come è brava…lo sa fare da sola…. la troia!”
Leccavo il pene dalla punta fino ai testicoli cercando di non pensare a niente…ogni tanto Giorgio con la mano sulla testa mi spingeva ritmicamente per farmi leccare meglio, poi mi disse di spalancare la bocca e mi abbassò la testa obbligandomi con tutta la sua forza ad ingoiare il suo pene…mi spinse fino in fondo e quando lo sentii in gola mi venne uno sforzo di vomito.

“..cazzo..non vomitare!!…non ora…!!riprendimi il cazzo in bocca … ecco così …brava e ora succhia…troia succhia!!! succhia forte!!”
Avevo il suo pene in bocca, in sapore acre…quasi salato, succhiavo e andavo su e giù con la testa, mi aiutavo con la mano per tenerlo fermo, sentivo l’uomo che tremava.
“..Cazzo che troia che sei! Rileccami le palle!!! voglio che siano cariche di sborra per dopo…quando schizzo!!! così…così, prendile in bocca…uff..ferma ferma…..basta se no sborro adesso…”
Mi fermò, e senza darmi tregua, Achille mi prese per i capelli e mi fece leccare anche il suo pene e i suoi testicoli.

Mentre succhiavo e leccavo gemeva e si contorceva mi diceva che ero una troia e che gli stavo facendo riempire le palle di sperma; mi spingeva la testa in basso e quando avevo tutto il suo pene in bocca si inarcava…” TROIA ! TROIA! SUCCHIALO COSI’ !INGOIALO FINO ALLE PALLE arggh uhm che cazzo di bocca che hai !”
Mi venne ancora da vomitare… e lui si arrabbiò… e per fortuna lo sforzo mi passò altrimenti gli avrei vomitato addosso.

Smise di tenermi per i capelli e lasciò che facessi da sola.
Lo leccai lungo tutto il pene e attorno alla punta e si mise anche lui a tremare…”..cazzo fermati se no mi fai sborrare…!”
Mi fermai, non ne potevo più, ero stravolta.
Il Sig. Franco mi lasciò riprendere fiato e poi mi prese fra le sue cosce.
“…dai …ormai dovresti aver capito come si lavora di bocca!…leccami il cazzo e le palle…ecco così…così senza ancora toccare la cappella…così…brava…uhm… fermati sulle palle…ecco leccale e succhiale …brava così mi carico di crema bianca tutta per te!…ed ora lecca il cazzo su e giù fino a lla cappella, ahhhh ahhhh così gira attorno alla cappella…così…brava…uhm e ora prendi tutto il cazzo in bocca! Ahhhh così così…così che troia che sei!! mentre lo hai in bocca dacci di lingua….

ecco ecco…ma tu mi vuoi far sborrare!!! non mi sono mai fatto fare una pompa da una bocca così! Cazzo come è fonda!!! fermati fermati!!!”
Mi fermai ansimando con un filo di saliva che mi scendeva dalle labbra fino al suo pene bagnato, ero distrutta ma… non sapevo che ero solo a metà e che volevano fare altri “giochi”.
“riposati un attimo…sei stata brava…e intanto sdraiati a pancia in su con le gambe fuori dal letto.

Noi spostiamo le telecamere”
Feci come avevano detto mentre loro trafficavano, guardavo nel vuoto e pensavo a come ero potuta finire in quella storia.
Forse avrei fatto meglio ad affrontare il capo, ma d’altra parte la paura d rovinare la mia vita non mi aveva lasciato alternative.
Si riavvicinarono al letto.
Ero ancora sdraiata.
Achille si inginocchiò di fianco a me, Giorgio dall’altro fianco con la telecamera, e davanti a me ai piedi del letto si mise Franco.

Lo guardai aprirmi le gambe e abbassarsi con la testa in mezzo alle mie cosce.
Mi accarezzò sopra le mutande, poi spostandole un poco di lato, mi accarezzava anche sotto“…cazzo che bella figa che hai! …via questo cazzo di mutande!”
Me le abbassò di colpo, e mentre io cercavo di fermarlo, quasi strappandole me le tolse di dosso.
Iniziai ad urlare “NOOOOO NON VOGLIOOO “ lui mi disse di stare tranquilla.

“…ehi che pensi io rinunci a scoparti??? La tua figa ha bisogno di sapere cosa vuol dire farsi scopare! E poi tu hai bisogno di sapere cosa vuol dire godere!…. ora ti lecco fino a farti godere, ti lecco anche il culo, ti voglio ficcare la lingua dentro per aprirlo!”
Sentii la su lingua percorrere le grandi labbra su e giù fino al sedere, mi allargava le natiche e si infilava dentro con la lingua nel buco penetrandomi per poi tornare su a cercare il clitoride allargandomi con le dita.

sentivo solo nausea mentre i porci commentavano…
“…ti piace eh!? Ti piace farti leccare la figa … ti faremo bagnare come una troia!
.. e mi leccò ancora più forte, con violenza poi sentii il suo dito farsi largo fra le mie natiche spalancate e penetrare nel mio sedere.
Non mi fece male, sentii che scivolò dentro facilmente bagnato credo di saliva, e mentre continuava a leccarmi il clitoride mi penetrava ritmicamente col dito, spingendolo in fondo, per poi tirarlo fuori.

Ogni tanto toglieva il dito, e poi lo sentivo ritornare nel buco più in alto dentro di me…poi…due dita…dentro con forza…con movimenti anche circolari, e poi di nuovo nel sedere allargandomi fino a…. entrare con due dita, affondando nel mio sedere sempre più bagnato di saliva. Provavo schifo!!
“Calma…dopo ti faccio strillare col mio cazzo! “
Franco si alzò in piedi ed i tre si cambiarono posto.
Mi leccarono tutti e tre, mi fecero tremare ed urlare…
Mentre uno mi leccava gli altri mi giravano la testa prendendomi per i capelli e mi facevano succhiare il loro grosso pene, e con l’altra mano mi stingevano i seni fino quasi a farmi male, ma ormai ero in loro potere…in tutti i sensi.

Quando all’improvviso chi mi stava leccando, in quel momento, Franco, disse: “…e ora basta…lingua ..è ora di prendere il cazzo!
Mi spalancò le gambe, e mentre io iniziai ad urlare di lasciarmi stare …di non farlo, mi puntò la sua cappella all’entrata della fica e mi penetrò, in un colpo solo, fino in fondo.
Lo sentii arrivare tutto dentro di me e il mio pianto, piano piano, si trasformò in singhiozzi, sotto i suoi colpi violenti.

Sentivo i testicoli sbattere sul mio sedere, e lui emettere dei rantoli che mi ricordavano un grugnito, ritmicamente ad ogni spinta dentro di me.
Si passarono l’un l’altro il mio corpo e la mia bocca per un po’, poi…arrivò il momento che temevo…“…. dai ragazzina ora facci sborrare, che non ne possiamo più!
Uno alla volta…prendilo in gola…leccalo…come prima… ci fai un bel lavoro di bocca!”
Cercai di non pensare e ubbidii.

Mi infilai fra le gambe aperte di Franco e iniziai a leccare…aiutandomi con le mani…leccavo e succhiavo come volevano loro.
“ ecco troia …prendimi il cazzo in bocca così …ingoialo fino alle palle …uhm così …lo senti come è duro? LE SENTI COME E’ DUROOO!”
“…sì…è duro …lo sento…”risposi io e ripresi a succhiarlo.
Capii che era quasi al suo culmine e avevo capito che sarei stata obbligata a succhiare e leccare… tutto…e avevo paura, paura dello schifo, non avevo vai visto lo sperma di altri uomini, ne tanto meno messo in bocca; cercavo di immaginarne il sapore e allo stesso tempo pensavo al disgusto di avere in bocca quel liquido.

Sapevo che mi avrebbero costretta e che non avevo altra scelta.
Decisi di non pensarci e e di affrettare la cosa.
Con la mano presi a mastrurbarlo più velocemente, alternavo con il succhiarlo in tutta la sua lunghezza, per poi estrarlo e leccare la punta fino ai testicoli.
Lo sentii tremare sotto di me e gonfiarsi e indurirsi nella mia mano…ero pronta…
“cazzo che brava …. godoooo.
Fra poco sborroooo, eccomi, dai TROIA, dai dai ecco ecco AAAAAAHHHHH! SBORROOOOOO!!”
D’istinto, mentre con la mano lo mastrurbavo, alzai la testa per guardare, ed uno spruzzo denso e caldo mi colpì sulla guancia e sulle labbra, e dalla punta gonfia del pene ad ondate continue, lo sperma bianco usciva, colando sulla mia mia mano.

“ che cazzo fai puttana!!?? continua a succhiare che voglio riempirti la bocca di sborra “e con la mano mi spinse la testa in basso.
Mi costrinse a leccare…e…cominciando dai testicoli… tirai fuori la lingua e leccai.
Rapidamente lo sperma caldo, che colava lungo il pene, mi entro in bocca.
Cercai di reprimere il vomito fermandomi, con la bocca spalancata, in un conato, che per fortuna passò.
Poi con le labbra e la faccia piene di quella viscida crema, salii verso la punta.

Non era il sapore dolciastro a farmi schifo…..ma era l’idea di leccare, mettere in bocca e ingoiare lo sperma proveniente da quel vecchio orrendo.
“…ecco…. così…. troia ti piace la sborra, succhia…troia, riprendimi il cazzo in bocca fino alle palle …. aahhhhhh così così…cosìì succhiami tutto. Aahhhhh che sborrata!!”
Mi fermai solo quando lui smise di tenermi per la testa e mi disse di smettere.
Ero piena di sperma su tutta la faccia, gli occhi, lungo il collo ed anche i capelli e… molto ne avevo in bocca.

Giorgio passò la telecamera a un altro e disse ” e ora tocca noi a sborrare… mettiti seduta in fondo al letto appoggiata al muro sui cuscini che voglio scoparti fra le tette!”
Mi spostai e come mi girai e appoggiando la schiena al mucchio di cuscini mi ritrovai la faccia di Giorgio davanti a me.
Seduto a cavalcioni sulla a mia pancia, e il pene eretto fra il solco dei miei seni.

“ecco ragazzina, fammi una bella sega con le tette… aspetta che mi sistemo meglio…dai prenditi le tette con le mani e stringi il cazzo…in mezzo …così …cazzo che tette …abbassa la testa e leccalo quando la cappella è sulle tue labbra…. dai abbassa quel cazzo di testa!!”
Era un godimento assoluto per lui …il suo pene masturbato dal mio seno e succhiato tutte le volte che lo spingeva in avanti dentro la mia bocca aperta.

Con le mani mi teneva la testa spinta in giù con forza.
Si muoveva col bacino avanti e indietro sempre più eccitato spingendomi forte la punta la punta del suo pene sulla lingua e in bocca.
“ ti piace eh? Troia! Ti piace si o no?… eh?”
“…sì…. sì…mi piace…” mentii
“…sì …dai che fra poco ti sborro in bocca…sulle tette…. ti annego di sborrare. Eccomi …ECCOMI… ARRIVA…..AAAAAHHHHHH ! DAI …CAZZOOOO CHE POI TI SCOPO IN BOCCA!! ”
Mi tenne con forza la testa e tutti gli schizzi caldi arrivarono sulla mia lingua, sulle mie labbra…sul collo e fra i seni.

Non finivano mai i getti, e sempre andando avanti e indietro mi costrinse a leccare.
Sputai quello che riuscii a sputare.
Quando mi costrinse a prenderlo tutto in bocca per accogliere gli ultimi getti, ne lasciai colare ai lati della bocca, ma altri ne inghiottii.
Achille prese velocemente il posto di Giorgio.
“spalanca le labbra troia che voglio scoparti in bocca, ti voglio sborrare in gola!!! riempirti la bocca della mia crema !!!”
Mi prese la testa a due mani e si alzò un poco sulle ginocchia.

Avevo il suo enorme pene davanti a me.
Prima mi fece leccare i testicoli poi salire fino alla punta, e una volta dischiuse le labbra, affondò nella mia bocca.
Mi faceva andare con forza le testa avanti e indietro, ed ogni volta che arrivava in gola mi provocava un conato di vomito, ma non se ne curava, come se proprio volesse farmi vomitare.
“…dai troia, prendilo tutto il mio cazzo! voglio riempirti di cazzo! Fino in gola….

aaahhh mi piace guardarti quando lo senti in gola. Mi piace quando stai per vomitare…. sì…dai …dai !”
Lui voleva farmi vomitare! Il porco schifoso! E ci riuscì quasi.
Nell’ultimo conato, non riuscii quasi a a trattenermi, proprio nel mentre lui era al culmine dell’orgasmo, e con la bocca spalancata nello sforzo, lui si fermò un attimo a guardarmi eccitatissimo.
Fu quella vista che lo fece eccitare ancora di più.
“…cazzo ora sborro….

ECCO ECCO ECCOOO, INGOIAAAA TROIAAA!!”
Lo sentii indurirsi e gonfiarsi in bocca e poi una marea calda mi schizzò sul palato allagando la gola , la lingua…tutto.
Mi obbligò a bere… stringendomi la bocca fra le dita, e continuando a colarmi dentro il suo sperma.
Un poco usciva gocciolando sul seno, ma molto ne ingoiai, fra le sue urla e le risate degli altri.
“BEVI TROIA! INGOIA TUTTO!! BEVI AAAHHHHHH!!!MI FAI GODERE COSI’ !”
Non si accontentò di quello che mi aveva messo dentro…mi fece leccare tutto quello che aveva fra le sue cosce e, parte di quello che avevo su di me togliendolo con le sue dita e facendomele leccare.

Finalmente mi lasciarono libera: nuda sul letto, piena di sperma dalla testa alla pancia, e mi inquadrarono per un ultima volta con la telecamera in quella umiliante condizione compiacendosi del risultato finale.
In quel momento presi coscienza del mio stato, e cercai di coprirmi in qualche modo.
Mi vergognavo della mia nudità.
Cercai anche i miei vestiti.
Loro si stavano ripulendo, e gettarono sul letto anche per me, un rotolo di scottex per pulirmi.

Mi girai dall’altra parte e mi tolsi di dosso tutto lo sperma che avevo, poi infilai le mutande, il reggiseno, la canottiera ma, quando passai al vestito mi fermarono…. ”..hei…che fai…aspetta…c’è tempo!…non sono ancora le sette!…adesso ci beviamo un poco di vino dolce …coi biscotti del forno…Tu vieni sul divano con noi e ci tieni compagnia.
Non hai mai visto dei filmini porno?”
“…no…no …non li ho mai visti…ma io voglio andare a casa…!
“CAZZO! SE DICO CHE TU DEVI VENIRE QUI , VIENI QUI E NON ROMPERE IL CAZZO!” CHIARO ???”
Achille andò giù; tornò poco dopo con un vassoio carico di roba: vino, bicchieri, biscotti e una ciottolina di burro.

Appoggiò tutto sul mobile della televisione.
Mi convinsero a bere e mangiare.
Il vino era buono e ne bevvi abbastanza assieme ai biscotti.
La testa mi girava un pochino, e quando iniziammo a guardare i filmini che loro avevano girato con ragazze della ditta probabilmente ricattate come me, fu normale lasciarmi di nuovo toccare dai tre uomini.
Riconobbi varie ragazze e signore.
Guardare in tv quello che a cui erano state sottoposte mi turbò un poco.

Le vidi in varie posizioni, costrette come me, a soddisfare i loro ricattatori.
Alcune sembravano quasi esperte, e non tanto dispiaciute, ma altre piangevano in continuazione, provando ogni tanto a ribellarsi e ricevendo in cambio urla e minacce.
Le vidi prese da uno da dietro mentre davanti erano costrette a ingoiare il pene di un altro.
Le vidi piangere mentre venivano sodomizzate con forza, tra le risate e le urla di godimento.

La situazione si era scaldata di nuovo, le loro carezze su di me, mentre guardavamo i filmini si erano fatte più eccitate.
Non mi lasciarono il tempo neanche di finire di bere: seduta in mezzo a loro ripresero a baciarmi in bocca spingendo la loro lingua dentro a cercare la mia.
Mi spogliarono in fretta e poi, a turno, mi abbassarono la testa prima per leccare loro il collo… il petto villoso…il loro ventre …e infine il loro pene non ancora eretto.

Il vino e forse i filmini avevano fatto effetto su tutti, me compresa.
Uno alla volta li feci eccitare di nuovo aiutandomi con le mani e la lingua, facendo crescere grosso e duro il loro penne dentro la mia bocca, masturbando e succhiando con foga, come ubriaca del vino.
“…cazzo che troia che sei! Ci sai fare col cazzo! Ti piace il cazzo duro!!”
Mi misi in ginocchio sul pavimento e già loro avevano ricominciato a riprendere con la telecamera.

Passavo da uno all’altro velocemente
Il grosso dito di Franco entrò facilmente, mi stava spalmando il sedere di burro, capii cosa voleva fare.
“…no..nel sedere no…mi fa male…. non voglio…”
Lui non mi ascoltò..e stavolta entrò con due dita unte, spingendole dentro tutte fino in fondo e roteandole come per allargare di più il buco.
“…nooooooo mi lasci! non voglio…nel sedere, nooooo!”
“Apri le chiappe e rilassati che vedrai che si infila bene nel tuo bel culo caldo!! non vedo l’ora, e voi due tenetela ferma.

Mi bloccarono e mentre io piangevo, sentii la punta del suo grosso pene appoggiata al mio buco del sedere…mi prese per le natiche allargandomele.
Con la prima spinta sentii, con molto dolore, la punta penetrarmi, e con la seconda tutto in un colpo affondo il suo pene dentro di me.
Un urlo di dolore mi usci dalla bocca spalancata per lo sforzo, era un dolore terribile essere penetrata nel sedere.
Mi scappò un altro urlo quando lo sentiì nel mio ventre, ma anche lui si mise ad urlare come un pazzo…
“ ARRGGHH CHE CAZZO DI CULO!” poi con dei versi che sembravano dei grugniti di un maiale inizio a sodomizzarmi con forza, ripetutamente, a lungo, sbattendomi forte.

Io stringevo i denti, ma per fortuna il male iniziale era quasi scomparso.
Il burro lo aiutava a scivolare nel mio ventre ed i muscoli del mio sedere avevano ceduto, adattandosi ad accogliere la carne dura di quel uomo.
Sentirlo dentro di me, nella mia pancia, era una sensazione terribile…violenta… e stringevo i denti…tremando…mentre venivo sodomizzata.
“dai troia che ti piace essere inculata …ti piace troia…troia! Aventi, dillo che ti piace dai dillo DILLOO!!
“…sì mi piace….

mi piace …mi piace…” mentii di nuovo
Durò a lungo poi si fermò, mi fece alzare, ci spostammo dietro al divano poi mi fece chinare in avanti appoggiata con la pancia sullo schienale del divano.
“…dai puttana che ora ti inculo di brutto…!
Mi allargò ancora le natiche e mi penetrò in un colpo solo, sodomizzandomi con colpi violenti.
“…TI PIACEEEE?? EH? TROIAAA? DILLO !! TI PIACEEE?”
“…Siiii…siiii…mi piaceee…. ” dissi sottovoce sconvolta dalla vergogna.

All’improvviso Franco si portò davanti a me e mi obbligò a prendere in bocca il suo pene durissimo.
Stava per godere di nuovo, ed allora io iniziai a succhiarlo forte mentre lui andava avanti e indietro nella mia bocca.
Achille si mise dietro di me “ ora voglio incularti io, a dovere!
Mentre succhi il cazzo di Franco, voglio vedere come ti lecchi la sborra mentre si sfondo il culo!”
All’improvviso mi allargò le natiche e mi penetrò fino in fondo, in un solo colpo!
Lui mi sodomizzò lentamente…grugnendo come un porco ad ogni spinta in avanti fermandosi e spingendo contro le mie natiche come se dovesse infilare dentro anche i testicoli.

Non mi dava colpi violenti perché si stava “godendo lo spettacolo” di quello che stavo facendo con la bocca.
Franco con un urlo mi riempì la bocca di sperma…liquido…caldo..che ingoiai e non smisi di farlo fino a che lui non si staccò dalla mia bocca esausto.
“…cazzo…mi hai prosciugato i coglioni…troia…bocchinara!”
Achille però non mi diede tregua. Si chinò in avanti ed aggrappandosi al mio seno iniziò a sodomizzarmi con violenza, mi faceva male al seno tanto lo stringeva e il suo enorme pene affondava in modo spaventoso dentro di me.

Strinsi i denti ancora. Poi si fece portare una cinghia e mentre mi sodomizzava cominciò a frustarmi sulla schiena.
“ ahhhh che inculata!!! che culo che hai puttana!!! troia !!! ti voglio ti voglio ti voglio, sei mia!!! sei stata brava a succhiare la sborra!!! “
Credetti che volesse venire dentro di me, tanto mi sbatteva con eccitazione , invece si fermò e sbuffando dalla fatica, si tirò fuori, correndo rapidamente verso la mia bocca, senza arrivare in tempo; il primo schizzo caldo mi colpì in faccia colandomi lungo il naso, ma subito dopo aprii la bocca e ingoiai anche il suo sperma succhiando forte.

Giorgio sempre con la telecamera in mano volle filmarsi, chiese aiuto ad Franco che mi aprì le natiche, e poi sentii anche il suo pene duro farsi strada nel mio sedere. , tutto fino in fondo.
Franco mi teneva sempre per le natiche e mi spingeva con ritmo verso Giorgio.
Fui sodomizzata a lungo. E tutti avevano anche cominciato a usare la cinghia sulla mia schiena e sulle natiche. Ero distrutta e non vedevo l’ora che finisse questa sottomissione.

Giorgio dopo avermi sbattuta a lungo si cavò fuori e mi disse di girarmi e d inginocchiarmi.
Mi inquadrò con la telecamera dall’alto mentre a bocca spalancata, la lingua fuori e il suo pene in mano mi facevo inondare il volto dal suo sperma abbondante.
Mi inquadrò a lungo mentre il liquido bianco mi colava dagli occhi, dal naso e dalle guance, lungo il collo e sui seni.
Speravo di aver concluso quella mia umiliante performance ma evidentemente mi sbagliavo.

Giusto il tempo di ripulirmi che Giorgio, instancabile era nuovamente su di me.
Mi costrinse nuovamente a prendere in mano il suo pene in modo da eccitarlo e quando, fu nuovamente in tiro, si stese sul materasso, obbligandomi ad impalarmi fronte a lui.
Io iniziai un movimento lento, mentre le sue mani mi martoriavano le tette ed i capezzoli.
Poi mi fece abbassare sul suo ventre, ed io capii le sue intenzioni.

Da dietro, Franco era salito sul letto e puntava la sua asta al mio culo.
“Oh mio Dio, una doppia penetrazione, non credo che riuscirò a resistere” pensai.
Non feci in tempo a rendermene conto che mi trovai infarcita, con un pene nella fica e l’altro nel culo.
Achille riprendeva tutto con la telecamera.
I due si muovevano all’unisono, grugnendo.
Di lì a poco i miei due aguzzini scaricarono nella mia fica e nelle mie viscere il loro liquido caldo.

Mi adagiai sul materasso colando sperma da tutti gli orifizi.
Fu l’ultima scena del film: ripiena di sperma, con tre uomini soddisfatti attorno a me. Pensavo tutto fosse ormai finito e mi alzai per andare in bagno prima di rivestirmi.
“Dove vai, sgualdrina?”
Dissi che non potevo vestirmi se prima non avessi fatto una doccia. Franco si mise a ridere “Doccia?! Ma quella te la facciamo noi adesso, puttana!! Andiamo in bagno… a lavarci tutti e quattro!”
Feci per alzarmi ma Franco me lo impedì… “Ferma lì… tu sei una cagna e quindi ti porteremo in bagno al guinzaglio… Achille, porta qui collare e guinzaglio di Sansone…” Nel giro di pochi secondi mi misero al collo un collare di cuoio al quale assicurarono un guinzaglio “Su da brava, vieni a quattro zampe in bagno… ti ci porta il tuo padrone…” e mi trascinò nuda e lurida di sperma, con le autoreggenti tutte sporche e smagliate mezze arrotolate sulle gambe, fino in bagno.

“Ora ci laviamo tutti… e tutto… anche i buchi del culo…” disse Franco. “Ma prima devo cagare…”
E si accomodò sul water, sempre tenendomi al guinzaglio. mentre gli altri due ridevano.
Franco fece tutti i suoi bisogni poi mi strattonò fino ad avermi vicina.
“Puliscimi il culo, cagna! Prendi la carta igienica… un foglietto soltanto!! Ti consiglio di usarlo bene, perché finito quello non ne potrai prendere altri… se rimane il buco ancora sporco lo finirai di pulire con la lingua… Eccoti il pezzetto di carta” disse dandomi quel rettangolino di carta e poi alzandosi in piedi e girandosi col culo verso di me.

“Pulisci, zoccola!”
Mi ritrovai davanti agli occhi e al naso quel culo peloso, puzzolente, con i peli sporchi di merda. Mi venne un conato di vomito… riuscii a stento a trattenermi.
“Cosa aspetti? Pulisci!!! Se non lo fai ti costringerò a pulire tutto solo con la lingua… comincia!!”
Non avevo scampo. Cercai con il quadratino di carta di togliere il più merda possibile dal buco e dall’interno chiappe, ma la carta era così esigua… la piegai e ripiegai più volte finché fu possibile… poi mi ritrovai in mano un quadratino di pochi centimetri tutto pieno zeppo di merda.

Usarlo ancora sarebbe solo servito a peggiorare la situazione. Lo buttai nel water.
“Brava… ora pulisci di fino con la lingua… quando hai finito passerò un fazzoletto bianco tra le chiappe, proprio sul buco del culo… voglio che rimanga candido… se vedo anche una sola ombra leggera di sporco… tutto quello che hai fatto oggi sarà stato inutile… ti farò licenziare comunque !! Perciò ora datti da fare…”
Avevo cercato di pulire il più possibile… ma ancora qualche striscia di merda sporcava quel culo peloso… e la puzza che emanava era insopportabile.

Non avevo scelta e cominciai a leccare. Lecai con la lingua piatta, poi misi la lingua arrotolata a sigaro per poter pulire bene all’interno del buco. Franco nel frattempo si dimenava.. e mi incitava a pulire bene. Leccai senza posa per almeno un quarto d’ora poi, esausta, staccai la mia lingua da quell’orrendo culo.
Franco si girò: aveva il membro d’acciaio teso davanti a sé. “Brava, me lo fai tirare… ma prima di sborrarti ancora in gola fammi controllare il lavoro fatto”.

Prese un fazzoletto di lino bianco e se lo strusciò per bene sul buco del culo. Poi, non contento, lo infilò col dito su per il buco e lo fece girare più volte all’interno. Poi controllò il risultato.
“Sì… hai fatto un lavoro discreto… non perfetto… ma discreto… ne terrò conto… ora esegui lo stesso lavoro sui miei due compari”.
Sia Giorgio sia Achille pretesero lo stesso servizio e lo stesso risultato.

Ma Achille, dopo quasi venti minuti di leccamento, non fu del tutto soddisfatto e lo disse a Franco.
“Male… molto male… dovrò valutare stanotte il tuo comportamento… ma cercherò di essere comprensivo. Ora finiamo questo bel pomeriggio con tre bei bocchini” e me lo infilarono a turno in bocca obbligandomi poi a bere tutto lo sperma fino all’ultima goccia.
Tornai a casa distrutta nell’anima ma anche nel fisico. Dopo molte ore di pompini e di leccamenti avevo bocca in fiamme e le mascelle indolenzite.

Presi una pillola di sonnifero per non ripensare a ciò che avevo subito, mi infilai nel letto e cercai di dormire.
Al mattino seguente, arrivata al lavoro trovai un bigliettino sul mio PC -“TUTTO A POSTO”-
Franco non era nel suo ufficio. Ma pensai: come aveva potuto in così poco tempo rimettere a posto il mio PC infetto? Forse, il famoso virus…l’aveva mandato lui??
Un piccolo virus creato apposta per spaventarmi e obbligarmi a un pomeriggio di sesso e ricatti??…mah!?.

Comunque, dopo circa venti minuti, squillò il telefono. Era la segretaria del grande capo: il proprietario della ditta, il padrone, voleva vedermi! Io lo avevo incontrato solo un paio di volte nei corridoi della fabbrica e l’avevo trovato arcigno. La sua fama, peraltro, era terribile: aveva modi burberi e il licenziamento facile. Un vero e proprio padrone, di quelli che c’erano una volta.
Corsi in bagno, cercai di darmi una pettinata e di controllare che fossi a posto e andai verso il suo ufficio.

Le sue tre segretarie mi fecero aspettare in piedi pochi minuti. Inutilmente chiesi se sapessero qualcosa, il perché di quella strana convocazione, ma furono tutte glaciali. “Non bene” pensai.
Finalmente una di loro venne avvisata dal gran capo che era giunto il mio momento e mi accompagnò fino alla porta.
All’interno di quell’ufficio, tutto in boiserie e in pelle verde bottiglia con una libreria immensa, dietro a un’imponente scrivania c’era lui, il commendator Salvini.

Davanti alla scrivania c’erano due grandi poltrone: una era vuota, l’altra era occupata ma non potevo vedere chi ci fosse seduto perché gli alti schienali facevano da schermo.
“Ah, eccola, signora Cantoni… stia pure in piedi ma si avvicini…” Aveva lo sguardo glaciale e la voce non prometteva nulla di buono… Che quel mascalzone di Franco non le avesse aggiustato il pc? Perché il padrone aveva voluto vederla?
Restai di ghiaccio quando, fatti pochi passi fino a raggiungere la scrivania vidi, seduto alla poltrona c’era proprio Franco!
“Dunque signora Cantoni, il signor Franco mi ha riferito che lei è una brava ragazza, lavoratrice… ma con i pc davvero non ci sa fare… se non fosse stato per lui avremmo avuto dei problemi con un virus che lei aveva fatto entrare in azienda… ma il signor Franco ha un cuore d’oro e, dopo averle aggiustato il pc è venuto da me ad avvisarmi.

Io volevo sbatterla fuori dalla ditta ma lui mi ha chiesto di non farlo… dice che si fa garante lui e che in qualche mese la trasformerà in una donna superesperta di pc. Perciò mi ha chiesto – e ottenuto – di averla come segretaria particolare: da subito lavorerà nel suo ufficio alle sue dirette dipendenze. L’ufficio del signor Franco non è grande, ma c’è posto per una scrivania supplementare… Veda di non deluderlo perché altrimenti si troverà fuori ditta in un attimo! E gli dica “GRAZIE” perché se non fosse stato per lui io l’avrei già spedita a casa.

Lo ringrazi, svelta!”
“Grazie”, balbettai, ancora sotto choc.
“Bene, signor Franco… ora può andare… lei invece, signora Cantoni, rimanga qui”.
Quando Franco fu uscito il commendator Salvini mi squadrò da capo a piedi più volte. Indossavo una camicetta di nylon rosa e una gonna blu notte. Avevo un collant scuro e scarpe con tacco medio… dopo l’esperienza di ieri non volevo essere appariscente… in quel momento il sesso e gli uomini mi disgustavano…
“Venga qui, di fianco a me!” disse con tono burbero.

Io ubbidii e mi misi al suo fianco.
Sul piano della scrivania c’erano tre foto grandi: nella prima ero seminuda con le mie autoreggenti, nella seconda facevo un pompino, nella terza ero posseduta da Giorgio mentre sbocchinavo il fratello di Franco.
“Non sarà brava coi pc ma per altre cose ci sa fare…”
Ero impietrita dalla situazione e non riuscivo ad aprir bocca.
“Sollevi un po’ la gonna… presto che ho molte cose da fare…”
Ero sconvolta ma sapevo anche che il mio lavoro era appeso a un filo… sollevai la gonna.

“Di più… di più…”
Ubbidii.
“Ah… le donne d’oggi… i collant… li odio i collant… da domani verrà in ufficio con calze e reggicalze, come piace a me, chiaro?”
Annuii con la testa.
“Bene, adesso si sbottoni la camicetta e si metta qui sotto la scrivania… in ginocchio.. svelta!!”
Quando fui sotto, lui si aprì la patta dei pantaloni e tirò fuori il membro. Era grosso ma flaccido.
“Lo lecchi bene, signora Cantoni… palle, asta e cappella.. in continuazione finché non glielo dico io.. chiaro? Adesso cominci a leccare.. svelta!”
Pochi secondi dopo che la mia lingua accarezzava quel cazzo, il membro iniziò a gonfiarsi e indurirsi.

Continuai a lungo mentre il grande capo si impegnò in alcune telefonate di lavoro.
“Bene… ora cominci a succhiare, signora Cantoni… e non smetta finché non glielo ordino io, chiaro? Quando verrò nella sua bocca lei dovrà inghiottire ogni cosa… odio vedere in giro rimasugli… del mio sperma… e quando ha smesso di succhiare la mia linfa continui a tenerlo in bocca… chiaro? Decido io quando dovrà smettere. “.

Con la complicità di mia sorella

Io e mia sorella siamo gemelli,anche se non ci somigliamo neanche un po’. abbiamo compiuto da poco la maggiore età. siamo complici e porci. ci piace scopare e farlo con chi ci va. anche tra di noi lo abbiamo fatto. mia sorella,non ha più un buco vergine. spesso,porto gli amici di scuola a casa e ce la scopiamo. lei contraccambia,portando delle sue amiche che poi convince a farsi scopare da me.
Nella nostra relazione i****tuosa,tutto è valido.

lo scorso autunno,siamo stati sul mar rosso. era il regalo dei nostri genitori per il 18° compleanno. andammo là senza di loro. alla sera,vedemmo una coppia di novelli sposini,tutti belli felici e mano nella mano.
ci guardammo e sadicamente decidemmo che loro sarebbero state le nostre vittime per quella vacanza. alla sera,con un pretesto,facemmo la loro conoscenza. anche noi ci spacciammo per una coppia in luna di miele. iniziò il loro martirio. allo spettacolo,le moglie erano sedute al centro con i rispettivi mariti ai fianchi.

iniziato lo spettacolo,iniziai a frugare tra le cosce di mia sorella,alias mia moglie. allargò bene le gambe per consentirmi di lavorare al meglio. l’altra sposina guardava sbigottita. il giorno successivo,il maritino,era sottoposto a tutta una serie di sollecitazioni da parte di mia sorella che avrebbero fatto prendere un infarto a chiunque. era l’unica ad essere senza reggiseno e aveva un micro bikini che la fica era spesso fuori. io non ero da meno. martellavo la sposina di continuo.

Con falsi pretesti le tenevo sempre le mani addosso.
la sera proposi una unica tavolata. mia sorella era con un abito bianco che in controluce faceva vedere quello che non c’era. era priva di biancheria intima. iniziò a far piedino al povero malcapitato. era sempre più in imbarazzo. io senza ritegno,facevo apprezzamenti sulla mogliettina e le tenevo gli occhi puntati sulla scollatura. dopo lo spettacolo,facemmo un giro per il villaggio. andaì giù pesante:raccontavo le ns prestazioni sessuali.

ad un cero punto,mia sorella,abbraccio al collo il ragazzo da dietro,in modo che potesse sentire le sue tete e disse:perchè non venite su da noi in camera. i due erano impacciati e declinarono. la mattina successiva,iniziò nuovamente il bombardamento. la ragazza,fu costretta a togliersi pure lei il reggiseno. aveva due gran belle tette. glielo dissi immediatamente e le dissi pure che avrei voluto leccarle volentieri. mia sorella le dette la crema protettiva. il massaggio che ne shiturì era da vera troia.

all’ora di cena eravamo già pronti. mia sorella,aveva una mini gonna mozzafiato e una camicetta abbottonata quel tanto o quel poco per far vedere le sue splendide tette. andammo a bussare alla porta delle ns vittime. lei era quasi pronta,lui ancora con l’accappatoio indosso. mia sorella prese subito l’iniziativa e disse alla ragazza. carino il vestito,ma il reggiseno va tolto. lei arrosì. mia sorella le infilò le mani nel vestito e tolse il reggiseno.

era uno schianto. che mutandine hai?le chiese. normali,rispose lei. fai vedere cosa ti sei portata. era tutta roba castigata. quando è pronto lui,vieni da me che è meglio,le disse. forza dai cambiati,non vorrai venire in accappatoio?chiese mia sorella. si avvicinò al ragazzo e gli tolse l’accappatoio. era nudo e con l’uccello ritto. ehi..è tua moglie senza reggiseno,o sono io a farti quell’effetto?ci mettemmo a ridere e si vestì rapidamente. andammo in camera ns per cambiare le mutandine alla ragazza.

le scelse un perizzoma che averlo o non averlo,sinceramente era la stessa cosa. la ragazza di tolse le sue e si infilò le altre,badando bene di non far vedere nulla durante il cambio. embè?disse mia sorella,non ci fai vedere come ti stanno?scosse la testa in segno di diniego. forza timidona…facci vedere come ti stanno?mia sorella le si avvicinò e le sollevò la gonna del vestito. aveva un gran bel culo,altro che,la volto e le labbra della fica,avevano fatto prigioniero il perizzoma.

il pelo era tuuto fuori la stoffa. complimenti,dicemmo in coro. mia sorella,andò oltre,le passò la mano dal culo verso la fica. lei fece un sussulto. ma sei bagnata…. allora sei una porcellina…e lì giù a ridere. a cena proposi di dividere le coppie,così fu fatto. non sò cosa diceva mia sorella a quel ragazzo,ma lo vedevo spesso toccarsi il cazzo,lo doveva avere gonfio. per quanto mi riguarda la frase più dolce che dissi alla ragazza,fu:te lo pianterei tutto in quel bel culo.

dopo lo spettacolo,salirono su da noi. in un attimo,mia sorella fu nuda. il ragazzo e la ragazza,erano ammutoliti. si avvicino alla ragazza e iniziò a palparla e a strusciarle con le labbra e la lingua il collo..la ragazza,tentava di non tradire le proprie emozioni…ma fu impossibile. le sganciò il vestito e le tolse il perizzomino. era stupenda. la portò sul letto e iniziò a leccarla come sa fare solo mia sorella. iniziò a mugolare.

stava godendo,sotto quei colpi di lingua dati con maestria da mia sorella..iniziai a spogliarmi,il ragazzo mi segui e rimanemmo nudi. aveva il cazzo già in tiro. si avviò verso mia sorella e iniziò a leccarle fica e culo:era alla pecorina,per leccare la ragazza. mi avvicinai alla ragazza e iniziai a baciarla e a toccarla. allontanai mia sorella e iniziai a fottere la sposina. mia sorella,si stava facendo montare dal ragazzo. più scopavamo,più mugolavamo,più mugolavamo,più ci eccitavamo.

feci mettere a pecorina la ragazza e iniziai a fotterla da dietro. si voltò verso il marito e disse:godo,amore mio,godo tantissimo. feci cenno al ragazzo di prendere il mio posto. tolse il cazzo dalla fica di mia sorella e lo infilò in quella di sua moglie. io passai davanti per farmelo succhiare. niente male come pompinara. feci sdraiare il ragazzo e feci salire la moglie su di lui. la scopava,mentre mia sorella le leccava i seni,io le leccavo la schiena e le toccavo il culo.

la ragazza era al centro delle ns attenzioni. eravamo tutti per lei. dai mugolii,sembrava proprio che le piacesse. feci togliere mia sorella che si mise con la fica sopra al ragazzo per farsela leccare. io spinsi in avanti la ragazza e le piantai il cazzo in culo. era stretto e per questo mi faceva godere. pompavo a più non posso,lei gridava di piacere. ripeteva,ancora-ancora-non vi fermate-più forte. il ragazzo si tolse e volle inculare mia sorella.

io continuavo a sfondare il culo alla sposina. le arrivai in culo,lei era esanime. il ragazzo,volle arrivare in bocca a mia sorella….
cazzo…che luna di miele ha fatto questa coppia…indimenticabile, penso.

21

Come acqua sulla pelle

La ragazza gemette languidamente e si spinse contro di lui, premette il sedere contro il sesso turgido del ragazzo e lo stuzzicò muovendolo provocante. Senza rendersene conto si ritrovò dentro di lei
Non era tipo dal rimpianto facile, ma in quel frangente si malediceva per non aver mai acquistato un navigatore satellitare portatile.

– Eppure… non posso già essere qui! – mormorò mentre fissava un punto sulla carta IGM
Estrasse la vecchia bussola in ottone per orientare la carta mentre analizzava la vegetazione per valutare la quota in cui si trovava, in modo da stimare la propria posizione.
Studiò per qualche istante la carta quindi si convinse.
– Se non mi si è fermato l’orologio ho percorso tre ore di sentiero in meno di due… qualcosa non quadra.

Dinanzi a lui il sentiero nel bosco si divideva in tre rami, due ben battuti ed il rimanente chiaramente abbandonato da tempo. In questo la vegetazione ne aveva, quasi completamente, cancellato il tracciato.
Si sedette per risposare qualche istante mentre ripensava alle parole del vecchio, giù al paese, ed alle indicazioni sulla strada da seguire; giunto in quel punto doveva continuare a salire lungo la costa della montagna costeggiando il torrente che scendeva verso valle.

In cima al sentiero, dopo altre due ore di marcia, avrebbe trovato la cashita che alimentava il lago di Aela.
Si era incamminato nel primo pomeriggio per giungere al lago al tramonto in modo da poterlo fotografare in quell’ora particolare. Secondo il vecchio solo al calar del sole il lago si tingeva di un blu profondo nonostante riflettesse il rosso del cielo mentre la cashita si colorava di giallo oro. Uno spettacolo unico in quella zona che meritava la fatica per raggiungerlo ed il pericolo del ritorno a valle nella notte.

Proprio per evitare di dover ripercorrere il sentiero al buio si era attrezzato con sacco a pelo e numerose provviste, avrebbe dormito sulle sponde del lago, magari su di un materasso di morbida erba in compagnia della borraccia di grappa ed un buon sigaro per poi ridiscendere al mattino.
Qualcosa, però, non coincideva con le istruzioni ricevute, aveva raggiunto il bivio troppo presto, quindi o non era il sentiero giusto oppure le indicazioni non erano poi così precise.

Inutile dire che il lago sulla carta non era segnalato, solo uno scarabocchio del vecchio ne indicava la posizione.
– E se fosse il tipico scherzo dei vecchi del luogo?
Ricordava la notte trascorsa, tempo prima in valle d’Aosta, alla ricerca dei “Dahù”: i tipici erbivori valligiani con le zampe anteriori più corte a furia di brucare l’erba in salita. Oppure dei fantomatici volatili che atterrando sui ghiacciai scivolavano sui genitali emettendo il loro richiamo “hoy-hoy” e da qui il loro nome volgare.

Almeno quegli scherzi non li aveva subiti da solo, chi lo aveva macchinato si era passato la notte con lui su per i monti.
(nda: questa non me la sono inventata!)
Forse qui, all’imbocco della valle di Susa, erano peggio degli altri montanari quando si trattava di prendere in giro il nuovo arrivato o, forse, aveva solamente camminato più veloce del previsto.
Riprese il cammino lungo il sentiero in stato d’apparente abbandono.

Si rese conto di sentire solamente il rumore dei propri passi nonostante prestasse attenzione a non calpestare rami secchi o foglie, non un refolo di vento tra le foglie e nessun segno di vita a****le se non qualche traccia. Era circondato dal silenzio assoluto. Per questo riuscì a cogliere in anticipo l’avvicinarsi alla cashita, il fragore dell’acqua gli giungeva all’orecchio attraverso i faggi rifratto dai tronchi a tal punto che era impossibile stabilirne l’origine.

Non era salito molto di quota, il sentiero dopo una ripida impennata si era stabilizzato quasi in piano e correva lungo tutto il fianco della montagna. La meta era un piccolo altipiano posto a metà tra il fondo valle e la vetta, qui si trovava il lago e da una parete verticale di almeno cinquanta metri cadeva l’acqua proveniente dai ghiacciai.
Accelerò il passo spronato dal suono che annunciava l’approssimarsi della meta senza rendersi conto che il sentiero andava nettamente migliorando.

I faggi lottavano per contendere lo spazio alle prime betulle e alle conifere, segno che il clima di quella zona era generalmente più fresco, ma così non pareva quel pomeriggio tanto che l’acqua sicuramente fresca del lago iniziava ad apparire come un miraggio. E come tale apparve all’improvviso dietro una curva del sentiero.
Dapprima vide la cashita. Non appariva maestosa come s’era immaginato, la minima portata dovuta alla stagione avanzata e la relativamente scarsa altezza non giocavano a suo favore, ma le rocce rosse ed il verde della rigogliosa vegetazione la rendevano bellissima.

La lunga marcia stava dando i suoi frutti.
Il lago apparve poco dopo, appena guadagnati i pochi metri che lo separavano dal pianoro. Era un piccolo specchio d’acqua circondato per almeno tre quarti del perimetro da altissime conifere. Da un lato, però, confinava con i limiti del pianoro e nessun albero nascondeva il paesaggio sottostante. Il gioco ottico dei piani e la superficie riflettente dell’acqua lo facevano apparire inclinato verso valle, come se fosse un fiume che si precipitava giù.

Era davvero un luogo di rara bellezza e vivo. Pareva che gli a****li della montagna si fossero radunati tutti lì, se prima tutto appariva silenzioso e privo di vita ora era un concerto di richiami. Riconobbe varie specie di volatili ed in lontananza vide alcuni caprioli pasteggiare tranquillamente.
Non si era ancora fermato, i muscoli reclamavano una sosta ma intendeva raggiungere la riva prima di riposarsi, e fu qui che scoprì qualcosa di inaspettato.

Sul momento pensò ad una visione mistica generata dalla stanchezza e dal caldo, poi si rese conto di non sognare.
Seduta su di un sasso affiorante a pochi metri dalla cashita, levigato dai secoli, stava una figura femminile, splendidamente nuda, dai lunghissimi capelli corvini. Lei era voltata verso la parete di roccia e non poteva né vederlo, né sentirlo a causa del fragore. S’avvicinò con il timore di rompere un incantesimo e vederla sparire all’improvviso, quindi s’accomodò sulla riva e sganciò finalmente lo zaino.

La ragazza era intenta in quello che pareva un solitario bagno ristoratore, raccoglieva l’acqua con le mani e se la versava lentamente sulla pelle chiara, quasi albina. Era bellissima vista di spalle, la schiena ed i fianchi emanavano una sensualità incredibile grazie ai lenti e sinuosi movimenti. Non poteva scorgere il resto ma riusciva ad indovinarlo. Era tentato di denunciare la sua presenza ma quella figura nell’acqua riempiva la totalità dei suoi pensieri.

Lentamente lei si alzò e, barcollando elegantemente sui sassi del fondo, s’avvicinò alla cashita. Ora si mostrava in tutta la sua armonia, i glutei e le lunghe gambe erano il degno complemento di quella schiena e dei magnifici capelli.
In quel momento, il ragazzo, si ricordò della macchina fotografica. Mentre apriva la custodia con mani tremanti pensava d’avere pochissimo tempo prima che lei s’accorgesse della sua presenza ed immaginava il suo risentimento nel scoprirlo con una fotocamera in mano.

Scacciò quei pensieri per concentrarsi sulle regolazioni della temperatura colore, sensibilità del sensore e diaframma; preferiva shittare sempre in priorità di diaframmi, in modo d’avere il controllo sulla profondità di campo. Quando la inquadrò era pienamente cosciente e non più vittima del suo fascino, mise a fuoco e si preparò a shittare. La ragazza aveva il busto inclinato da un lato ed il braccio opposto sollevato per cercare un equilibrio sulle rocce del fondo; le gambe unite e tese nello sforzo tendevano i glutei.

Era perfetta!
Il dito del ragazzo sfiorò il pulsante di shitto, la macchina regolò ancora una volta la messa a fuoco e calcolò l’esposizione. Era pronta a shittare ma lui indugiò, aveva l’impressione di “rubare” l’intimità di quella ragazza, di violare il suo segreto piacere, d’irrompere nei suoi sogni. Poi il dito scese da solo per shittare la prima immagine. Il delicato suono dell’otturatore lo riportò alla realtà, allora iniziò a shittare in sequenza, variando solamente la focale dell’obbiettivo.

La vide entrare sotto il getto della cashita e sollevare le mani verso l’alto mentre inarcava la schiena, era un immagine carica d’erotismo, pareva che la ragazza si offrisse ad un immaginario amante, che esponesse il suo corpo al gelido abbraccio dell’acqua. Dolcemente lei portò le mani sotto i capelli e li aprì a ventaglio, li fece inzuppare poi se li buttò dietro la schiena.
Il tempo non aveva più senso in quel luogo, il ragazzo era attratto a tal punto da quello spettacolo da non accorgersi che il sole stava calando.

Improvvisamente la cashita assunse i colori dell’oro, il corpo della ragazza pareva un gioiello, un diamante bianco e lucente, incastonato in un meraviglioso fascione di quel metallo prezioso. Il giovane non si chiedeva come lei potesse resistere tanto a lungo sotto quel getto di acqua gelida dei ghiacciai, shitto ancora delle foto dopo aver aumentato la sensibilità equivalente del sensore. Sperava solamente di non saturare la scheda di memoria per non rischiare di perdere nemmeno un fotogramma durante la sostituzione.

Quando lei uscì da sotto la cashita riprese la via verso il masso affiorante, sempre con molta cautela camminava nel centro di uno specchio blu profondo increspandone appena la superficie. Il contrasto del suo corpo bianco con l’acqua ed il cielo rosso era un altro spettacolo inaspettato, ma il ragazzo preferì non portare la macchina al viso per shittare altre immagini ora che lei poteva vederlo. Ripose la fotocamera nella sua sacca e si sollevò in piedi in modo da farsi notare.

Si aspettava tutta una serie di reazioni da lei, tranne un sorriso.
Una ragazza intenta a bagnarsi nuda nelle solitarie acque di un lago montano che si scopriva spiata da uno sconosciuto, normalmente, avrebbe urlato il suo sdegno inveendo contro il guardone; invece lei sorrise. Oltrepassò il masso dove l’aveva vista accomodata la prima volta e si diresse verso lui seguendo un percorso serpeggiante sopra le pietre affioranti. Era davvero bella, ora che i dettagli del viso e del corpo si facevano sempre più chiari appariva incredibilmente attraente.

Giunta dinanzi al ragazzo tese una mano verso di lui e disse:
– Mi aiuti?
Lui, stordito da quanto vedeva, non comprese subito e tentenno, quindi finalmente afferrò la sua mano e l’aiutò a salire sulla riva.
– Grazie! – disse lei
La ragazza superò il giovane per dirigersi verso un faggio, lì vicino, dove stava appeso ad un basso ramo un vestito bianco. Lui rimase con gli occhi fissi sui glutei sin che la ragazza non si voltò offrendogli una vista ancora più piacevole del suo corpo, quindi stese sull’erba il vestito e vi si accomodò sopra.

Per nulla imbarazzata dalla propria nudità si presentò:
– Ange! – disse fissandolo negli occhi – È un diminutivo, ma tutti mi chiamano così.
– Luca. – rispose lui impacciato.
– Non viene molta gente quassù, cosa ti ha portato sin qua? – domandò lei mentre raccoglieva i lunghi capelli per strizzarli esponendo in modo spettacolare il seno.
– Emm… mi hanno tanto parlato di questo lago e della sua bellezza al tramonto che non ho potuto fare a meno di salire.

– Già, questo lago è davvero unico… come quella cashita!- ammise lei voltandosi verso lo specchio d’acqua.
– Vuoi… vuoi qualcosa per asciugarti? – domandò lui che non riusciva a staccare gli occhi da alcune gocce d’acqua che scivolando sul seno cadevano dai capezzoli sulle gambe della giovane.
– No, ti ringrazio, ma tra pochi minuti il vento mi avrà asciugata del tutto. – rispose lei, poi continuò – Parlami di te… da dove vieni?
Il ragazzo si sforzò di non fissarla nelle parti intime e di non puntare spudoratamente gli occhi nei punti erogeni, quindi iniziò a raccontarle la sua storia.

Scoprì che era davvero facile parlare con lei, liberarsi d’ogni cosa, aprirsi completamente rivelandole anche i più intimi segreti. Non provava alcun dolore nel ricordare eventi, più o meno recenti, che ancora lo facevano soffrire, come la recente conclusione della sua storia d’amore che lo aveva spinto ad accettare quel lavoro in valle, lontano dalla città e dai ricordi. Parlare con quella splendida ragazza completamente nuda gli faceva bene, sentiva di potersi fidare di lei anche se ancora non sapeva chi era in realtà.

Aveva intervallato le sue rivelazioni con alcune domande mirate, ma lei le aveva sempre abilmente eluse; oltre al suo nome non aveva scoperto altro.
La pelle della ragazza si stava asciugando ed i capelli avevano riacquistato il loro volume quando lei esordì domandando:
– Non hai fame?
– Sì, in effetti, inizio a sentire un feroce buco allo stomaco. – ammise lui mentre afferrava lo zaino. – Se vuoi qui ho un po’ di provviste.

– Vediamo! – rispose lei allungandosi verso la sacca.
Il ragazzo svuotò lo zaino sull’erba per iniziare l’inventario ma lei lo precedette:
– Carne in shitola, insaccati, formaggio… due uova ed un po’ di pane… hai solo questo?
– Sì… è roba nutriente e golosa… poi ho anche da bere.
– Non ti offendi vero se offro io? – domandò lei
Senza attendere risposta si alzò in piedi e lo invitò con un gesto a seguirla.

– Qui! – indicò poco dopo – Raccogli le more… solo quelle più mature, io vado a cercare dei lamponi!
Il ragazzo fissò il cespuglio spinoso e ripensò al salame che aveva nello zaino, quindi gli ormoni vinsero la battaglia con lo stomaco ed iniziò la sua raccolta mentre seguiva con lo sguardo la ragazza. Notò come si muoveva agilmente, nonostante non indossasse alcuna calzatura, sulle rocce e tra i cespugli, la sicurezza che dimostrava lo convinse che doveva essere nata in quei luoghi.

Non sapeva attribuirgli con sicurezza un’età, appariva molto giovane ma dimostrava una sicurezza ed una proprietà di linguaggio inusuale. Quando lei tornò aveva raccolto in una larga foglia una gran quantità di lamponi ed alcuni frutti più grandi.
– Pesche? – domandò lui
– Sì, c’è un albero poco più in là… tempo fa qualcuno aveva impiantato un piccolo frutteto quassù, c’era anche un ciliegio ma poi un fulmine lo ha abbattuto. Il clima di questo piccolo anfratto è davvero unico.

– Incredibile! – riuscì solo a commentare lui
Tornarono al loro posto, lui si accomodò su di una roccia e lei tornò a stendersi sul vestito. Il giovane apprezzò questa scelta, temeva che si sarebbe rivestita. Si era in qualche modo abituato alla sua nudità, ed ora non era più in difficoltà dinanzi alle sue grazie, ma era sempre fortemente attratto da lei.
Mangiarono lentamente mentre lei lo incitava a parlare, ben presto s’accorse di non aver più nulla da dire, aveva raccontato tutto di sé e continuava a non sapere nulla di lei.

Allora decise di forzarla a parlare con domande pressanti.
– Assaggia questo! – disse lei, eludendo una delle tante domande.
La ragazza si sporse per infilargli tra le labbra un lampone enorme e profumatissimo. Fu in quel momento che vide per la prima volta i suoi occhi da vicino. Grigi, profondi, sinceri, grandi ed illuminati dalla luna erano magnifici. Rimase immobile senza riuscire ad ingoiare il lampone.
– Cosa c’è? – domandò lei sottovoce
Non ottenendo risposta avvicinò il viso tanto da recuperare con le proprie labbra il lampone da quelle del ragazzo.

Avvenne tutto in un modo così naturale che lui si stupì di non averlo fatto prima, le loro labbra s’incollarono poi le lingue si cercarono. Fu un bacio per certi aspetti casto, sicuramente dolce, ma carico di passione. Venne invaso dal naturale profumo della ragazza, la sua pelle ed i capelli sapevano di femmina. Non quell’odore di sesso tanto eccitante per l’a****le che si nasconde nell’uomo, ma un aroma naturale, primordiale, che risvegliava lo spontaneo istinto riproduttivo.

Iniziò a sognare un lungo amplesso con quella ragazza, doveva accoppiarsi con lei non tanto per soddisfare la ricerca del piacere ma per qualcosa di più profondo. Spesso identifichiamo la ricerca del piacere sessuale con l’istinto a****le, ma gli a****li si accoppiano per riprodursi, il piacere che ne ricavano è solamente un sottoprodotto estremamente appagante. Siamo noi uomini ad aver elevato il sesso oltre alla pura procreazione, ad averne fatto una delle principali fonti di piacere.

In quel momento il ragazzo stava regredendo allo stato a****le: doveva inseminare quella femmina che profumava di fertilità.
Timidamente il ragazzo avvicinò le mani al corpo della ragazza e le posò sulla pelle ricavandone una sensazione di soda morbidezza un contrasto che nasceva dai muscoli tesi nella tensione erotica e dalla pelle liscia, morbida, ma tesa. Era calda, straordinariamente calda, emanava un’energia che si riversava, attraversando le mani, direttamente nella zona genitale del giovane.

Ora la desiderava più d’ogni altra cosa. Si ritrovò a giocare con i suoi capezzoli, a raccogliere nei palmi il seno per poi disegnare strani ghirigori sfiorando la pelle con le dita. Lei osservò le mani sorridente sin che non sollevò lo sguardo per fissarlo sugli occhi del ragazzo, dalle labbra socchiuse pareva in procinto d’uscire una frase, qualche parola, forse un offerta o una richiesta. Il giovane si fermò nell’attesa ma meglio d’ogni parola quella luce negli occhi, le labbra umide e la lingua stretta tra i denti indicavano chiaramente il desiderio della ragazza.

Lui la baciò ancora cercando di credere a quanto gli stava accadendo, pareva impossibile salire su di un monte e trovare una splendida ragazza nuda e pronta a donarsi completamente a lui. Se ci pensava stentava a credere che fosse la realtà, forse aveva già scolato la riserva di grappa e stava sognando nel suo sacco a pelo steso sotto le stelle. Poi lei fece la mossa decisiva: con estrema disinvoltura appoggiò la mano sui calzoni del giovane all’altezza dei genitali, lo accarezzo apprezzando l’erezione che percepiva attraverso il tessuto, quindi li slacciò liberando il membro.

Il giovane abbassò lo sguardo e vide quella mano stringersi intorno al pene, allora prese coraggio e spinse la sua mano verso la vulva della ragazza. Lei non oppose alcuna resistenza, anzi aprì leggermente le gambe per facilitarlo. La scoprì ancora più calda in mezzo alle gambe, era umida ed invitante, chiaramente disponibile. Voleva dire qualcosa, una frase qualsiasi, un complimento forse o una domanda diretta del tipo: “lo vuoi?”. Non ebbe il tempo di formulare alcunché, lei lasciò la presa sul membro e si voltò per mettersi carponi con il sedere rivolto verso di lui.

Ancheggiò invitante mentre sistemava le ginocchia sul fondo irregolare del prato, quindi voltò il viso verso di lui e sorrise ancora una volta, sempre più invitante.
Il messaggio del corpo era chiaro, desiderava essere presa in quella posizione e a lui non dispiaceva affatto l’idea. Ammirò il sedere perfetto, esaltato dalla posizione che aveva assunto, e mentre si levava i calzoni per essere più libero si domandava per quale motivo parlasse così poco.

Non le sarebbe dispiaciuto sentire la sua voce in quel momento, il suono delle parole poteva essere eccitante quando il quel corpo esposto ed offerto in quel modo, ma l’istinto prese il controllo. Si pose dietro di lei e guidò il membro verso la vulva, lo punto tra le labbra strofinandolo per aprirsi la strada e si preparò a spingere quando la sentì aprirsi. Lei fu più veloce, spinse in alto ed indietro il sedere risucchiando completamente il membro.

Finalmente sentì il suono della sua voce anche se limitato ad un lungo gemito. Era scivolato in lei con una facilità estrema, indice di quanto fosse eccitata e questa considerazione lo indusse a spingere con forza per entrarle ancora più dentro. La cinse per i fianchi e la trattenne mentre si muoveva sempre più veloce, lei pareva gradire molto il ritmo, si contorceva e gemeva, cercava di muoversi a tempo con lui ma spesso perdeva il controllo.

I suoi capelli disegnavano ampi archi ogni volta che reclinava indietro la testa per poi tornare a posarla a terra. Era fantastica! Non era solo bella da guardare con quella magnifica schiena che terminava in uno splendido sedere, ma si muoveva in un modo tale da amplificare le sensazioni. Il ragazzo temeva di non reggerla a lungo, benché fosse completamente dilatata e bagnata al punto da lubrificare alla perfezione l’asta del pene, il suo ventre si stringeva ogni volta che era tutto dentro di lei.

Non potendo osservarne il viso non capiva quanto stesse godendo, non riusciva a capire quanto dovesse forzare il suo controllo per non venire immediatamente. Voleva, doveva, chiederle a che punto era, ma non osava rompere quell’incanto. Deciso a farla urlare di piacere al più presto fece scivolare una mano sotto il ventre e quindi la spinse sino al pube, cercò tra le labbra il clitoride ma trovò subito il proprio pene che entrava in lei, poi a tentoni trovo il punto giusto.

N’ebbe conferma da un suo improvviso rantolo e da un lungo fremito che scosse tutto il corpo. La ragazza appoggiò il viso in terra e sollevò ancora di più il sedere, rimase immobile a godersi la penetrazione e lo stimolo esterno sin che, finalmente, un lunghissimo sospiro precedette un urlo di piacere. Lui continuò a stimolarla e a muoversi dentro di lei, vederla godere gli donava un ulteriore aiuto nella gestione del proprio piacere.

Voleva con tutte le sue forze farla godere sino allo sfinimento, sognava di vederla crollare distesa e di portarsi sopra di lei per farle bere tutto il suo seme, attendeva solo il momento giusto ma lei piegò la testa in modo da guardarlo negli occhi e lui comprese.
Rallentò il ritmo della penetrazione ma allungò al massimo la corsa. Usciva completamente da lei per poi rientrare penetrandola a fondo. Lei rimaneva immobile, con lo sguardo sognante e languido, accettava tutto, era totalmente disponibile e la sentiva sua come mai nessuna aveva sentito prima di lei.

Sapeva che stava per iniettarle dentro tutto il seme che aveva ma voleva godersela ancora un po’, desiderava che quel momento non avesse mai fine ma lei mosse il bacino, spostò il pube verso il basso stringendosi intorno al membro del ragazzo che non riuscì più a trattenere l’orgasmo. Quando stava per venire guardò in direzione del viso della ragazza, in cerca di una conferma che ottenne quindi riversò in lei il proprio succo vitale.

Si separarono a malincuore per crollare stesi a terra. Lei gli si fece contro dandogli le spalle per farsi abbracciare, non disse nulla solo il suo respiro rompeva il silenzio della notte. L’intenso calore del corpo della giovane spinse nel torpore il ragazzo. In qualche sprazzo di lucidità pensò di tirare fuori il sacco a pelo dallo zaino per coprire i loro corpi appagati, ma la ragazza era così calda e morbida tra le sue mani che si addormentò.

Fu un sonno agitato dal timore di risvegliarsi solo, stringeva la ragazza per convincersi che era reale, che aveva davvero fatto l’amore con lei quella sera. Lei mugolava soddisfatta nel sonno e si spingeva istintivamente contro di lui alla ricerca di calore e, forse, protezione. Tanti sogni interrotti e continui risvegli non avevano giovato al suo riposo, per questo alle prime luci dell’alba fu tentato di alzarsi. Osservo i lungi capelli della ragazza mentre avvicinava il viso inspirando a fondo con il naso, fu invaso dal loro profumo e si ritrovò nuovamente schiavo dei suoi istinti.

Spinse lo sguardo lungo la schiena ed i fianchi accompagnando la mano che scivolava su quella pelle morbida, raggiunse i glutei ed indugiò su di essi prima di spingersi verso il bacino ed il pube. La ragazza gemette languidamente e si spinse contro di lui, premette il sedere contro il sesso turgido del ragazzo e lo stuzzicò muovendolo provocante. Senza rendersene conto si ritrovò dentro di lei, il torpore della notte andava lentamente dissolvendosi rendendo sempre più chiare e forti le piacevoli sensazioni dell’amplesso.

Lei si muoveva in modo da far scorrere completamente il membro, una danza erotica resa ancora più efficace dalle contorsioni che imprimeva al pube. Lui fece scivolare una mano sotto il busto all’altezza del seno e l’altra sopra, afferrò quindi con forza le mammelle e la strinse a sé. Erano strettamente vincolati e si muovevano all’unisono, pareva che il bosco si fosse fermato per assistere al loro amplesso, persino il fragore della cashita era ridimensionato dai lunghi gemiti.

Lei iniziò a fremere, una vibrazione che si estese in tutto il corpo unendosi alle contorsioni erotiche, sembrò che le si bloccasse il respiro ma inarcò la schiena e spinse la testa contro il petto del ragazzo prima di immobilizzarsi per godere del suo orgasmo. Le convulsioni interne della ragazza spinsero anche lui verso il piacere e, per la seconda volta, le riversò dentro tutto il suo seme.
La tenne stretta a sé mentre il respiro si regolarizzava, lei era avida di coccole e lo comunicava gemendo sommessamente ad ogni carezza.

Sarebbe rimasto così tutto il giorno se lei, improvvisamente, non avesse proposto un bagno nel lago.
Il ragazzo era indeciso, la guardò mentre si avvicinava alla sponda per poi entrare in acqua. Nonostante i suoi richiami lui tentennava, era sicuro che l’acqua fosse gelata e non se la sentiva di congelarsi di primo mattino. Tuttavia, osservandola giocare con l’acqua, si sentì fortemente attratto da lei al punto di sfidare il freddo. Si avvicinò alla sponda e mise un timidamente un piede a mollo, scopri con suo stupore che l’acqua non era fredda, anzi pareva tiepida, invitante quanto la ragazza.

Entrò deciso e la raggiunse.
Giocarono per un tempo indefinibile sin che il sole non si trovò quasi sulla loro verticale, a quel punto la ragazza disse che doveva andare e, senza badare alle sue proteste, si diresse verso la riva. Quando la raggiunse lei si era già infilata il vestito, era la prima volta che non se la trovava dinanzi nuda e scoprì che era bellissima anche così.
– Dove vai? – domandò lui
– Devo tornare a… casa.

– E dove?
– Di la… – rispose lei enigmatica.
– Non sapevo ci fosse un sentiero in quella direzione.
– Oh! Sono tante le strade che conducono a questo lago, solo che pochi le conoscono… per fortuna!
– Senti, Ange… vorrei rivederti! – ammise lui
– Anche io!
– Ma come…
– Ogni volta che lo vorrai… tranquillo!
Senza aggiungere altro lei si diresse lungo la sponda del lago nella direzione opposta al sentiero tramite il quale era giunto lui, s’infilò nel bosco e poco prima di scomparire dietro ad un cespuglio di rovi lo salutò.

Lui rimase attonito dalla veloce fuga della ragazza, perché proprio di una fuga si trattava, inutile definirla in altro modo. Il maggior stupore era dovuto al fatto che lui non avesse fatto nulla per trattenerla o per strapparle almeno un indirizzo dove ritrovarla. Non sapeva neppure da quale paese o frazione venisse. Non riusciva a spiegarsi la sua stessa arrendevolezza, non era nel suo carattere accettare gli eventi senza almeno un tentativo.
Dentro di sé sentiva che l’avrebbe rivista, credeva alla promessa della ragazza.

Senz’altro indugio si mise a recuperare le sue cose per conficcarle con forza nello zaino, giunto alla macchina fotografica fu tentato di controllare nel piccolo monitor le riprese della sera prima, ma si stava facendo tardi e la strada era lunga. S’incamminò stupendosi di non sentire la fatica nelle gambe e si complimentò con se stesso meditando su frasi del genere: “complimenti, due scopate e non ne risenti affatto… che fisico!”. Amenità del genere che lo misero di buon umore.

Giunto in prossimità del paese a valle decise di far sosta dal vecchio che gli aveva indicato la via, per ringraziarlo e, forse, raccontargli la sua avventura. Abitava fuori del paese, ma era di strada. Avvicinandosi alla sua casa notò che le finestre erano sbarrate e una piccola selva d’erbacce cresceva intorno alle mura in pietra. Si fermò dinanzi al vialetto domandandosi che fine avesse fatto il vecchio quando una voce lo richiamò:
– Cerca qualcuno?
– Sì… qui non abitava un uomo… anziano…
– E lei chi sarebbe? – domandò la voce sospettosa di un’energica vecchietta.

– Ah. sì, sono il nuovo guardaparco e stavo scendendo al paese da quel sentiero…
La vecchietta si avvicinò quasi a sfiorarlo fissandolo con due occhi miopi ma vivaci.
– Il vecchio Giuspin è morto due anni fa.
– No… non è possibile… – stava per raccontarle di averci parlato solo il giorno prima ma l’anziana donna lo precedette.
– Se va al cimitero lo trova la! – disse lei seccata e se ne andò.

Sconcertato dalla notizia si recò di buon passo verso il camposanto, era convinto di scoprire che l’uomo cui si riferiva l’anziana non era il vecchio che conosceva lui. Aveva stampata in mente l’immagine di un anziano montanaro seduto sulla soglia di casa intento a decantare le meraviglie di quel lago poco conosciuto. Erano fatti accaduti solo pochi giorni prima, quindi non poteva essere morto da due anni!
Quando trovò la lapide il mondo prese a girare intorno a lui, all’improvviso nulla aveva più senso.

La fotografia incollata sulla pietra ritraeva il viso del vecchio, non c’erano dubbi. S’inginocchiò per studiare meglio i dettagli, sfiorò con le mani l’immagine e le parole incise nella pietra per convincersi di non sognare.
– Lo avevo detto che era qui… ma lei non mi voleva credere! – disse la voce della vecchietta dietro di lui.
– Ma… ma, non è possibile! Io ho parlato con quest’uomo solo due giorni fa! – ammise lui senza voltarsi ma domandandosi come poteva già essere lì con il suo passo malfermo.

– Ci ha parlato! – non era una domanda.
– Sì. Sono sicuro che era lui… due giorni fa sulla soglia di quella casa che ora pare abbandonata. – Si liberò lui.
– Succede! – ammise candidamente lei
“Succede?” si domandò mentalmente lui prima di voltarsi e trovare solo l’aria dietro di lui.
– Cosa vuol dire che “succede”? – domandò ad alta voce in mezzo al cimitero deserto.
Diede ancora uno sguardo alla lapide poi riprese il cammino verso casa.

Lungo la strada si rifiutò di pensare, di ricordare o analizzare tutti i dati che premevano nel suo cervello. Gli ultimi eventi avevano quasi cancellato la stupenda notte con la ragazza dai suoi pensieri, solo quando collegò la fotocamera al pc tutte quelle magnifiche sensazioni lo invasero nuovamente. Era talmente sicuro del risultato degli shitti che scaricò tutta la memoria prima di visualizzarli sul monitor. Aprì la prima immagine della serie e stentò a credere a ciò che vedeva.

Il lago appariva in tutta la sua bellezza, ma oltre all’acqua e al bosco intorno non c’era altro. Passò in rapida sequenza tutte le foto ma in nessuna di esse appariva la ragazza. Pensò d’impazzire, prima il vecchio che non esisteva più poi la ragazza che non appariva in alcun’immagine. Eppure le inquadrature testimoniavano la volontà di riprendere un soggetto preciso, non un panorama; aveva shittato a qualcosa che ora non veniva visualizzato.
“Impossibile!” pensò.

Ingrandì qualche immagine nella zona centrale, la dove avrebbe dovuto trovarsi il soggetto, ma non scoprì nulla. Quasi sull’orlo della disperazione iniziò ad ingrandire una delle immagini della cashita e qui notò, finalmente, qualcosa di innaturale: l’acqua che scendeva s’infrangeva contro un ostacolo invisibile. La forma non era chiara ma qualcosa fermava le gocce d’acqua prima che giungessero a terra. Ridusse ed ingrandì più volte il dettaglio nel tentativo di scoprire una forma umana in quello strano disturbo, quindi iniziò ad applicare dei filtri in successione senza una regola precisa non ottenendo nulla di chiaro sin che non attivò il filtro basso rilievo e qui, finalmente, riuscì ad intravedere qualcosa.

Pareva che a deviare le gocce d’acqua fosse un quadrupede dal collo massiccio e molto lungo. Fissò a lungo l’immagine nel tentativo d’identificare quell’a****le ma non riuscì a capire a quale specie appartenesse. Richiamò alla mente i suoi studi, la sua esperienza di lavoro nei vari parchi naturali, ma la linea di quell’a****le gli era sconosciuta, e poi era sicuro d’aver fotografato una splendida ragazza!
Stanco e con gli occhi che bruciavano spense il computer e si buttò sul letto senza spogliarsi, crollò immediatamente rapito da un sonno profondo che lo trattenne sino al mattino quando si svegliò con un pensiero preciso in mente: “centauro”.

Questo era l’essere ritratto nella foto.
Stentava a crederci ma si sforzò di non lasciar campo alla parte razionale del suo cervello, non richiamò neppure la foto che aveva elaborato la notte precedente. Si preparò una veloce ma abbondante colazione mentre verificava il contenuto dello zaino che non aveva ancora svuotato, quindi s’infilò gli scarponi e uscì incamminandosi verso il sentiero del lago.
Ora che conosceva la via camminava spedito e raggiunse la meta stabilendo un record personale.

Il lago era deserto, si era immaginato di trovare la ragazza ad attenderlo ma comprese che era solo un’illusione. Deluso si sedette su di un masso e fissò la cashita come se intendesse contare le gocce d’acqua. Rimase immobile con lo sguardo fisso per un tempo indeterminato e sarebbe rimasto lì sino alla fine del tempo se:
– Ciao! Mi aspettavo di trovarti qui. – disse la voce della ragazza alle sue spalle.
Lui si voltò lentamente, quasi timoroso di trovare conferma alla teoria che aveva sviluppato nelle ultime ore, ma trovò semplicemente la ragazza con il suo vestito bianco.

– Ciao! – rispose lui
– Cosa ti ha portato qui? – domandò lei
– Fai sempre le stesse domande?
– Mi piace sentire come cambiano le risposte.
Allora, cosa ti ha portato qui questa volta?
– Tu! – ammise lui

La ragazza sorrise e fece un passo verso di lui.
– Voglio sapere chi sei. – la bloccò lui
– Non mi vedi?
– No, devo sapere chi sei realmente.

La ragazza fece ancora un passo sino a giungere a pochi centimetri da lui quindi disse:
– Sono quella che tu vuoi vedere.
– Intendo dire che voglio conoscere il tuo vero aspetto.
– Quello che vedi ora.
– No, non è questo. Ti ho shittato delle foto e….
– Non stai sognando e tutto questo è reale… qui, e solo qui, intorno a questo lago.
Lui la fissò negli occhi e seppe che non mentiva.

Lei sollevò il viso offrendogli le labbra che lui accettò.
Il mattino seguente scese a valle per procurarsi l’occorrente per costruire un rifugio, una casa, dove vivere sulle sponde di quel lago. Lontano da tutti, dal mondo intero e dalle sue assurde regole, insieme a quella incredibile stupenda ragazza.

Al mare con una coppia di amici! 03

Io e Luca uscimmo dal bagno, rilassati ed appagati. La doccia insieme si era rivelata un momento di intensa magica passione. Non spiegammo nulla alle ragazze, ma loro capirono che qualcosa tra noi era successo.

Il pranzo ci permise di recuperare le forze: bistecche di pollo e patate fritte, contornate da un’insalata mista e formaggi sardi. La nostra vacanza stava quasi per finire, ma noi eravamo contenti e spensierati.

Io:”Ragazzi, quando torneremo a casa, continueremo a vederci vero? Cioè, oltre che come al solito, anche in privato?”
Claudia:”Ma certo Mattia..! Dove la troviamo un’altra coppia di porcellini come voi due?”

Ridemmo divertiti.

Parlando con loro capii che io e Giulia eravamo le prime due persone che facevano sesso insieme ad essi, quindi il nostro legame era davvero speciale. Non si trattava di semplice attrazione fisica, ne tantomeno amicizia. Parlare di amore è esagerato. Una via di mezzo. Nessuno di noi sapeva per certo come chiamare il nostro feeling.

In quei giorni avevo capito quanto mi piacesse Luca, il suo cazzone e soprattutto il suo culo.

Allo stesso tempo adoravo bombarmi la sua ragazza e anche scopare tutti insieme. Le tre persone con cui sedevo a tavola mi deliziavano immensamente.

Il mio arnese era allo stremo; difficilmente si induriva ancora, figuriamoci vederlo completamente eretto. Le ininterrotte scopate mi avevano ridotto così, per un po’ dovevo farlo riposare.

Quel pomeriggio la pioggia diminuì di intensità, ma continuò per molto tempo. Il sole si mostrava ogni tanto, pallido.

Noi ragazzi uscimmo alle 14. 00 per andare a vedere la partita al bar del paese. Un’amichevole estiva tra Juventus e Newcastle. La maggioranza delle persone nel locale tifava ovviamente Cagliari, perciò si trovavano li solo per passatempo, dato anche il tempaccio. La birra scorreva a fiumi e noi non ci tiravamo indietro.

La Juve fece una figuraccia, incassò 5 gol e gli avversari portarono facilmente a casa la partita. Leggermente delusi io e Luca tornammo a casa dopo le quattro.

Entrammo e subito ci spogliammo mentre criticavamo la nostra squadra del cuore.

Io:”Dovevamo vendere Pogba, cazzo! Hai visto che partita di merda ha fatto oggi?!!”
Luca:”E’ già da buttare! Fino alla settimana scorsa valeva 100 milioni, ora non lo vuole più nessuno!”

Sentimmo dei gemiti inequivocabili. Scambiammo un rapido sguardo per poi precipitarci, cercando di non far troppo rumore, verso la camera da letto. La porta era mezza aperta e lo spettacolo che ci si parò davanti era magnifico: le nostre ragazze erano impegnate in un focoso sessantanove, i plug nel culo, le lingue lavoravano frenetiche, i corpi che si muovevano ansanti, gemiti si alzavano dalle loro gole e dita che massaggiavano tette e culi.

Restammo fermi a guardarle per almeno 5 minuti, i cazzi si alzarono maestosi alla vista delle fanciulle.

Quando entrammo, eccitati, le ragazze ci guardarono per un secondo e poi tornarono a darsi piacere. Noi sedemmo sul letto, per gustarci da vicino lo show. Guardarle mentre si leccavano a vicenda mi piacque moltissimo. Afferrai il grosso cazzo di Luca e cominciai a menarlo lentamente, altrettanto fece lui. L’arnese era duro ma non troppo, facilmente maneggiabile e sensibile alle mie carezze.

Il mio pene mi faceva un po’ male ma non potevo rifiutare una sega fatta dall’amico!

Le donne si sistemarono sul letto e Giulia prese a succhiare le grosse mammelle dell’altra, mentre le infilava due dita in figa. Claudia godeva un sacco, urlava il suo piacere, premeva la testa della mia ragazza sul seno, voleva sentirla succhiare più forte! La ragazza scese e cominciò a leccarle la figa, bagnatissima, un dito lavorava dentro di lei.

Claudia si stringeva le tette e strabuzzava gli occhi godendo come una maiala. Dopo pochi secondi venne copiosamente e urlò di gioia mentre Giulia continuava a leccarle il clitoride fino ad esaurimento dell’orgasmo.

Si guardarono negli occhi e si baciarono dolcemente. Queste scene stavano eccitando moltissimo me e Luca che ancora con i cazzi in mano ci masturbavamo a vicenda. Anche tra noi shiturì un bacio intenso, le lingue danzano tra le nostre bocche e i nostri culi furono riempiti da un dito dell’altro.

Ora avevo il cazzo durissimo.

Le donne nel frattempo si erano scambiate i ruoli, Giulia si stese e iniziò a gustarsi le attenzioni dell’amica che aveva preso a leccarle il collo, mordere le spalle e succhiare i capezzoli. Claudia si mise più in basso e iniziò a leccare la figa, stuzzicando bene il clitoride, mentre due dita lavoravano nella vagina.

Luca ed io non resistemmo più. Dopo esserci messi d’accordo, ci avvicinammo a Giulia che continuava a tremare di lussuria, e iniziammo a masturbarci furiosamente sul suo viso, io alla sua destra e Luca a sinistra.

Venimmo insieme, puntando i cazzi alla faccia della ragazza, la riempimmo di sperma. Una moltitudine di schizzi la colpi sul naso, sugli occhi e sulla bocca aperta. Subito dopo anche lei urlò il suo piacere e venne in un orgasmo potente.

Quella notte dormimmo insieme, tutti e quattro abbracciati. L’ultima notte in Sardegna.
Il giorno successivo partimmo per tornare a casa. Tristi per la fine dell’avventura ma contenti per le esperienze vissute.

Inizio settembre. Giulia mi aveva abbandonato per un viaggio-studio che durava due settimane ed io non potei far altro che lasciarla andare, sperando che il tempo passasse in fretta.
Dopo una settimana di astinenza dal sesso e dalla masturbazione, iniziai a ripensare ai bellissimi momenti passati in Sardegna con gli amici, a quell’eccitazione e quella lussuria che ci ha permesso di raggiungere l’apice del piacere. Steso a letto, iniziai a sfogliare le foto di Claudia presenti su tutti i social, soffermandomi su quelle dov’era in costume; una in particolare mi eccitò parecchio: la ritraeva in piedi sul terrazzo, di schiena, con un tanga quasi invisibile tra le stupende chiappe e soprattutto era senza reggiseno.

Mi spogliai e presi in mano il cazzo già eretto, deciso e rassegnato a spararmi un segone. Il sangue correva nelle vene e la voglia cresceva osservando quella foto così sexy. Ripensai a poco tempo prima, quando sulle spiagge sarde mi stavo scopando quel culo splendido, e all’improvviso la mano si fermò, assieme ai miei pensieri.
Me l’ero già scopata, perchè non rifarlo invece di accontentarmi di una stupida sega? La chiamai.

Claudia: “Hei, ciao!! Come stai?”
Io:”Hei, bene dai e tu? Giulia è partita e mi ha lasciato qui tutto solo!”
Claudia:”Ah mi spiace…dai non manca molto perchè torni!”
Io:”Si…ehm, mi chiedevo, non so, se era possibile magari venire a trovarti…”
Claudia:”Beh, certo che puoi venire a trovarmi!”
Io:”Ho visto quella tua nuova foto dove sei praticamente nuda e mi è venuta un’estrema voglia di rivivere l’esperienza con te…hai capito, no?”
Claudia:”Ah, ahah, ora capisco! Mi fa piacere e sai che io non avrei problemi.

Devo però chiedere a Luca, e poi ti faccio sapere, va bene!?”
Io:”Ah, certo Luca, va bene, anzi se pensi che non sia il caso lasciamo stare…”
Claudia:”Ma no scemo, ti scrivo più tardi, ciao!”

Luca cazzo! Non avevo minimamente considerato che la ragazza avesse intenzione di chiedere il permesso al fidanzato, non dopo le scopate fatte in Sardegna.
Rimasi in attesa con l’uccello in mano, perennemente eccitato, sperando in una risposta positiva da parte dell’amico.

Dieci minuti più tardi arrivò un sms da parte di Claudia: “Luca è d’accordo, vieni domani mattina alle 10. 00, buonanotte :*”.
Mi feci una doccia ghiacciata per sbollire la voglia, ma con scarsi risultati. Dormire non fu affatto facile quella notte.

Mi presentai alle 10 in punto alla porta di Claudia, voglioso ma allo stesso tempo imbarazzato per la situazione quasi assurda.

Claudia:”Buongiorno!” Mi sorrise aprendo l’uscio e ricambiai il saluto con piacere vedendo quelle sue guance paffutelle ma soprattutto notando che era nuda, tranne per il sottile perizoma nero, proprio come nella foto.

Mi fece entrare ed accomodare sul divano, si sedette vicino a me con le tette che sobbalzavano felici.

Claudia:”Come stai? Sai che mi sei mancato parecchio?” Mi chiese mentre afferrava i lembi della maglietta e me la toglieva.
Io:”Ah bene bene ora che sono qui e ti vedo! Cavolo che accoglienza calorosa” Risi.
Claudia:”Sai, aspettavo proprio una tua chiamata, non ho mai dimenticato i vari giochi fatti da noi quattro” Si mise di fronte a me e prendendo l’elastico degli shorts mi tolse tutto, mutande comprese.

Io:”Cazzo, si, anche io non faccio altro che ripensarci, sei bellissima” Il cazzo svettava tra le mie gambe.

Claudia tornò al mio fianco e lo prese in mano, guardandomi negli occhi, era felice e soddisfatta. Osservava il movimento della mano sull’asta che lentamente scivolava prima su e poi giù. Ero già in paradiso: quella bellissima ragazza, così porca, con quel seno eccezionale che mi masturbava lentamente e la voglia cresceva.

“E così vuoi farti la mia ragazza senza invitarmi, pezzo di merda!” Una voce aspra stracciò il silenzio e l’eccitazione del momento.

Luca era entrato in salotto, completamente nudo con l’uccellone che si muoveva moscio tra le gambe ad ogni passo; sedette sulla poltrona vicino a noi e rimase a guardarmi serio.

Io:”Oh, ciao Luca, ah beh, pensavo tu fossi d’accordo!” Guardai Claudia e poi Luca e poi ancora Claudia, preoccupato e stupito.
Luca:”Sono d’accordo infatti, ma noi abbiamo deciso di voler divertirci entrambi con te!” Un largo sorriso si dipinse sul volto dell’amico, a scoprire i denti bianchi.

Io:”Cazzo si, sarebbe fantastico!” Risposi titubante ma sollevato dalla svolta.
Luca:”Ti sei già dimenticato della doccia in Sardegna? Pensavamo di divertirci con te ma a modo nostro!”
Io:”Direi di no, non potrei mai dimenticare tutto quello che è successo in vacanza! Beh a me sta bene, so che mi farete divertire parecchio!” Ero contento.
Luca:”Fantastico! Vedi quell’oggetto a terra, là in fondo? Ti ci devi sedere sopra!”

Indicava il pavimento, in un angolo della stanza: un grosso dildo era eretto al centro di una mattonella, attaccato con una ventosa.

Lo guardai preoccupato. Luca si alzò e si avvicinò, sussurrandomi all’orecchio: “Non preoccuparti, ti diamo una mano noi, mettiti a pecorina”.
Subito ascoltai il consiglio dell’amico e mi misi a quattro zampe sul divano, lui si sedette proprio di fronte a me, impugnando il pene mezzo duro e facendomi cenno di avvicinare il viso.
Gli sorrisi divertito dalla situazione ed aprii la bocca per accogliere lo stupendo arnese; in tre secondi di leccate sulla cappella ed era completamente eretto, morbido e succoso sul palato, duro nella sua interezza e forte, carico di erotica tensione, profumava di limone.

Nel frattempo sentivo Claudia muoversi dietro di me, accucciato come’ero immaginavo già cosa stava per farmi. Sentii un rivolo freddo scivolarmi tra le chiappe e subito dopo due dita che mi accarezzavano la rosellina scura e rilassata.

Affondai il viso nelle grosse palle di Luca, completamente prive di peli e leccai tutto, le presi in bocca prima una poi l’altra, succhiando lievemente. Erano grosse, pesanti, piene di bianchissimo sperma caldo.

Di colpo avertii un dito della ragazza farsi strada dentro di me, piano piano, fino in fondo, per poi tornare fuori, e poi ancora dentro lentamente. Inebriato dalla sensazione ripresi tra le labbra il cazzo durissimo e iniziai un pompino vero e proprio, cercando di far provare più piacere possibile a Luca che oramai ansimava voglioso.
Ed ecco il vuoto nel mio sfintere, lubrificato a dovere, subito riempito da qualcosa di freddo, metallico ma di misure accettabili, che senza fretta si insinuava dentro di me provocandomi un estremo godimento.

Claudia ci sapeva fare col mio culo; con il dildo procedeva alla penetrazione, aumentando progressivamente la velocità.
Il cazzo mi scivolava tra le fauci rapido, il ragazzo mi aveva preso per la testa ed iniziato a scopare quasi violentemente facendomi sbattere i coglioni sul mento su cui colavano fiumi di saliva che non riuscivo a contenere. Lo sentivo contrarsi sulla lingua, era giunto il momento. Mi colpì in gola potente, irrefrenabile, uno schizzo, poi un altro e non si fermava nel scoparmi.

Lo sentivo dolce e salato, aspro e amaro e fino a che l’ultima goccia non fu spruzzata nella mia cavità orale, l’uccello non uscì. Luca mi chiuse le labbra subito dopo divertito, guardandomi negli occhi e soddisfatto per l’abbondante sborrata. Ero pieno di sperma ma non ci pensai due volte e mandai giù tutto, troppo eccitato da quello che mi stavano facendo. Tra le gambe la mia voglia era palese.

Claudia estrasse definitivamente il dildo e mi fece alzare in piedi, ancora scombussolato.

Mi afferrò per la nuca e mi baciò con passione, ficcandomi la lingua in bocca. Risposi appassionatamente palpandole il culo perfetto, così sodo e morbido allo stesso tempo.

Claudia:”Adesso sei pronto. ” Disse seria, indicando il grosso dildo a terra. Non vedevo l’ora di provarlo!
Claudia mi accompagnò ancheggiando verso l’angolo della stanza, prendendomi per mano come una valletta di un programma tv. Era bellissima, i seni che dondolavano liberi ad ogni suo passo ed il mio uccello li imitava sballottato tra le gambe, perennemente in tiro.

Mi avvicinai al grosso cazzo di plastica saldamente piantato a terra e un certo timore si fece strada nella mia mente. Non avevo mai preso nulla di simile, saranno stati 18 cm di lunghezza e 14 di circonferenza.

Claudia:”Sei pronto tesoro?”

Disse toccandomi un gluteo e osservando la mia espressione preoccupata.

Io:”Non proprio…”

Prese il lubrificante e ne versò in abbondanza sul fallo e poi con la mano direttamente sul mio orifizio, ancora aperto dopo il trattamento a pecorina.

Luca:”Forza, siediti sopra. Se riesci a godere e a eiaculare usando solamente quello, potrai scoparti il culetto di Claudia”

Wow. Anale con quella ragazza stupenda. Lo volevo. Il membro, sentendo quelle parole, ebbe un sussulto. Per rendere ancora più concreta la proposta, l’amica si girò di spalle chinandosi e aprendo le chiappe formose. La sua rosellina saltò fuori allegra, contraendosi e facendomi eccitare all’inverosimile.

Mi abbassai avvicinando il culo all’arnese.

Con lentezza inserii la cappella, enorme, mi fece male per un attimo. Calai leggermente, ormai inginocchiato a prendere quel cazzo finto in culo, come una vera puttana. Sentivo le venature e la circonferenza che aumentava leggermente. Piano piano e senza fermarmi, con un po’ di dolore, riuscii a infilarlo tutto, fino alla radice.
Mi bloccai così, a cazzo duro e ritto, con un dildo piantato dentro, ed osservai i miei spettatori.

Lei era di lato a me e osservava attentamente il mio culo, quasi meravigliata che fossi riuscito a sedermici sopra.

Luca invece, sulla poltrona di fronte, mi guardava contento toccandosi con piacere.
Cominciai a muovermi su quel coso, sentendolo scivolare abilmente grazie al gel abbondante. Tutte le irregolarità plastiche riuscivo a captarle sull’ano godendo della sensazione.
Aumentai la velocita, facendo forza sulle ginocchia a terra e muovendo su e giù il bacino. Mi stava piacendo sempre di più. Il mio pene però invece che restare dritto e eretto si ammosciò, ma il piacere continuò a pervadermi intensamente.

Non sapevo se sarei riuscito a venire con quel sistema, ma se prima la cosa mi sembrava difficile, ora la credevo più fattibile.
Le chiappe saltavano sul quel dildo sempre più frenetiche, lo sentivo penetrante nelle pareti dell’intestino e stavo godendo come mai avrei immaginato.

Improvvisamente venni distratto dalla coppia che in un cenno d’assenso si posizionarono davanti a me, ad un metro di distanza, lei a 90 e lui dietro.

Mi guardavano con attenzione mentre scopavano, i loro occhi lussuriosi passavano dal mio viso al mio pene mollo saltellante al fallo che spariva in me.

La grossa cappella mi stimolava all’interno, provocando brividi incontrollabili di pura goduria.
Claudia gemeva sotto i colpi del fidanzato, e inconsciamente ero io a godere del cazzo di Luca. Mi immedesimai nella ragazza, sentendo esattamente ogni spinta nel mio sfintere, sempre più largo, sempre più affamato.

Un bellissimo uccello di carne, lo stupendo arnese del mio amico mi stava fottendo, lo sentivo dentro pulsante, pronto a sborrarmi in culo.
I gemiti della giovane divennero i miei, lei che mi guardava boccheggiando e chiedendo di essere scopata ancora più forte, ancora più veloce.
Lui pure mi guardava, tronfio, i muscoli tesi del petto e delle braccia, impegnati nell’amplesso, e il pene che entrava ed usciva senza sosta, irrefrenabile come un pistone.

Mi sentii strano…sentivo l’avvicinarsi del culmine del piacere, ma contemporaneamente una sensazione diversa, mai provata prima. L’istinto, o forse il desiderio, mi consigliarono di proseguire e lasciarmi andare alla lussuria.

Aumentai ulteriormente la velocità e la forza con cui mi lasciavo cadere su quel pezzo di plastica, ed eccolo, improvviso, un orgasmo devastante.
Il cazzo moscio cominciò a buttar fuori sperma, seme liquido che uscì rapidamente, e il piacere mi pervase.

Emettei senza accorgermene un verso gutturale, mi si spalancarono gli occhi ed aprii la bocca. Non riuscivo a respirare. Ogni mia cellula era impegnata ad assaporare la goduria.

Dopo non so quanto tempo mi accasciai a terra, distrutto. Respiravo affannosamente per recuperare in fretta l’ossigeno smarrito e non riuscivo ad aprire gli occhi.
La voglia, il desiderio, la passione, erano spariti, sparsi sul pavimento col mio seme.
Si fece strada dentro di me la vergogna.

Avevo goduto dal culo.

Alcune mani mi presero dalle ascelle e cercarono di sollevarmi. Sentii ancora dentro il dildo che premeva e faceva malissimo. Li aiutai e mi alzai piano, facendolo uscire completamente.
Luca e Claudia si sedettero con me sul divano, abbracciandomi.

Luca:”Ehi amico, stai bene? Sei stato fantastico!”
Claudia:”Mattia, ci hai fatto godere un sacco. Spero sia stato bello anche per te… e sai, la tua ricompensa ti aspetta” Mi baciò.

La vergogna scomparve. Mi ripresi completamente dopo qualche minuto, ringraziando la coppia per quell’esperienza incredibile che avevo appena vissuto grazie a loro.

Io:”Domani, venite a casa mia. Il tuo culetto me lo prendo volentieri”

Accettarono entusiasti. Prima di lasciarmi andare, a turno presero a baciarmi e a succhiarmi l’uccello, che però non accennava a risvegliarsi.

ANGELO, IL CAMIONISTA -ultima parte

Bello pulito e risciacquato , ora toccava a me insaponare Angelo. Apri’ l’acqua e dopo essersi ben bagnato, chiuse la doccia. Si posizionò difronte a me, mani dietro la nuca, gambe divaricate, aspettandomi” Da dove vuoi che inizi???” Chiesi. E lui mi disse” prima di iniziare ho un bisogno impellente!!! Però se non ti va dimmelo subito!!” Che cosa doveva fare di così urgente? ” Dimmi pure, senza problemi!!!” Gli ripetei. ” Devo fare la cacca, e dopo vorrei che mi lavassi tu il culo.

Ti va?” Propose. ” Ma certo che mi va, anzi se la fai dandomi le spalle mi piacerebbe guardare da vicino!!” Fece così, si attaccò alla rete dandomi la schiena, accucciandosi un po’, mostrandomi il buco del culo. Al primo sforzo vidi il suo buco dilatarsi e uscire una punta marrone scuro. Al secondo sforzo uscì un paio di cm di uno stronzo, grosso, ma grosso che gli vidi parte dello sfintere ” Cazzo Angelo!!!! Mi sa che devi fare uno stronzo grosso come un cazzo!!! ” esclamai!!! ” Lo so, lo sento, ti andrebbe di fare una cosa per me??? ” ” certo che si!!!” Risposi.

” Quando vedi che lo stronzo è per metà fuori , tu rispingemelo dentro!!! Ti prego!!!” Wow che idea eccitante, pensai!!! ” Come te lo spingo dentro??” Gli chiedo. E lui mi rispose ” Con quello che vuoi, l’ideale sarebbe che me lo spingessi dentro con la bocca, come se stessi facendo un pompino!!! Ma sbrigati perché sta per uscire!!”. Senza commentare mi fiondai verso il suo culo, lo feci alzare a 90, e presi in bocca lo stronzo grosso e duro, risucchiandelo leggermente fuori e subito dopo ,aiutandomi con la lingua, spingendolo di nuovo tutto dentro.

Lo stronzo non sapeva di nulla , tanto era duro e compatto, ma cazzo era lungo e grosso come un cazzo di un attore porno. Angelo si stava facendo scopare il culo dallo stronzo e godeva. Lo succhiavo velocemente sempre più fuori e con la stessa rapidità lo risputavo tutto sul per il suo culo. Il suo buco era così dilatato che poteva prendere un cazzo senza problemi. Allora tentai velocemente di sostituire lo stronzo col mio uccello grosso e duro.

Lasciai uscire tutto lo stronzo facendolo cadere a terra, e con shitto felino mi alzai e gli infilai su per il culo il mio uccello già duro e grosso. Angelo se ne accorse ma non disse nulla. Così iniziai a scoparmelo con irruenza, sentendolo godere. I miei colpi si facevano sempre più potenti e profondi, finché fece una cosa che mi lascio allibito. Col mio cazzo in culo, spinse fuori un altro stronzo grosso quanto il primo!!! Una sensazione bellissima, che mi fece sborrare dentro di lui.

Quando mi tolsi, guardai a terra e i due cannoli di cacca erano integri, anche il secondo che uscì mentre avevo il mio cannolo di carne dentro il suo buco. ” Ti è piaciuto?” Mi chiese. ” Moltissimo!!!” E gli insaponai la schiena e il culo, lavandoglielo per bene. Poi si girò, e mentre gli lavavo il petto peloso mi baciò. Un bacio lungo e passionale. Maschio, barba contro barba. Mi succhio’ i capezzoli, come volesse bere latte materno.

Mi fece impazzire!!!!! Gli insaponai il pacco, le cosce , e baciandoci ci risciacquammo sotto l’acqua ancora fresca. Il sole batteva ancora forte, e ci asciugammo colpiti dai suoi raggi. ” Non pensavo fossi così porco !!!'” Gli dissi. ” Senti chi parla!!!!” E ridemmo mentre il sole asciugava i nostri corpi nudi. ” Ti piace la figa?” Mi chiese. E io risposi di no. ” ti piace fare la figa?” A quella domanda risposi di si.

” Dai fammi una camminata sculettando!” Mi ordinò. Tanto non ci vedeva nessuno, e iniziai a camminare verso il fondo del tir sculettando. E poi lo stesso muovendo i fianchi tornando indietro. ” Sei proprio una troia!!!” Certo, perché negarlo. ” E tu sei un gran bel maschio!!!” Ricambiai il complimento. Sentimmo una macchina passare, oramai era quasi l’ora di inizio del solito batuage. Mi chiese dove avessi i vestiti. Mi mandò a vestirmi facendomi passare sotto la portiera.

Andai velocemente verso la mia auto e mi ricomposi. Poi tornai per salutarlo. Lui si era messo un paio di pantaloncini e una canotta. Mi lasciò il cell e dopo un lungo bacio mi disse” chiamami quando vuoi!!!” E me ne andai. Non lo chiamai mai. Mi sono tenuto il suo ricordo per tutti questi anni. Angelo, il camionista. Il numero uno!!!! FINE.

Le “tettine” di mia moglie

Come diamanti nel fango
di antonio andrea fusco e altri

Alcuni anni fa mia moglie e io abbiamo deciso di passare il fine anno in montagna e abbiamo prenotato l’albergo compresa la festa di fine anno.
Mentre la vacanza procede tranquilla incontriamouna giovane coppia, anche loro nello stesso albergo, due giovani gradevoli e simpatici: lui un giovane sui trent’anni, alto e atletico, lei sui venticinque, mora, molto attraente.

Con loro passiamo alcune mattinate incontrandoci spesso per la colazione.
Fin da subito noto che mia moglie incontrava il loro interesse, molto spesso la guardavano e poi si bisbigliavano qualcosa all’orecchio; la cosa un po’ mi diverte e un po’ mi sembra strana; di certo la compagnia di Sonia a Elena fa bene, la rende meno rigida, più alerta e disponibile.
Il suo atteggiamento e il suo abbigliamento, grazie a Sonia cambiano, rendendola più sicura di sé e del proprio corpo, il suo grosso seno non sembra più essere un problema (spesso Elena diceva che era troppo grosso e volgare); alcune volte sento Sonia dirle “Il tuo seno é così bello, non dovresti nasconderlo ma esibirlo con scollature ampie e profonde” quasi che Sonia provi una certa attrazione per Elena o, quanto meno, per il suo seno prosperoso, visto che spesso le sue mani lo sfiorano e, in almeno un paio di occasioni, é netta l’impressione di una palpata di tette da parte di Sonia alle quali Elena reagisce con risate sonore senza sottrarvisi.

Sandro, dal canto suo, spesso mi chiede dettagli di Elena e non perde occasione, soprattutto dopo che aver bevuto un po’, di accennare alla prosperosità di Elena con frasi del tipo: “certo che con tutto quel ben di Dio te la spasserai un sacco”, oppure, “lì in mezzo ti ci divertirai un sacco”.
Insomma, in me si va formando l’idea che in Sandro e Sonia ci sia una certa debolezza per la prosperosità di Elena e le sue tettone.

L’ultimo dell’anno Elena e Sonia passano tutto il pomeriggio insieme a fare shopping e la sera mi diventa evidente il motivo: le due hanno passato un sacco di tempo assieme per prepararsi.
Quando Elena mi si presenta davanti resto senza fiato, il suo abituale abbigliamento castigato ha lasciato il posto a qualcosa di estremamente sexy e provocante: indossa un paio di pantaloni di velluto stirato rosso che disegnano le forme del suo sedere, e un top molto corto e attillato che lascia scoperto l’ombelico e mette in evidenza il grosso seno, la scollatura è così larga, profonda e schiaccia assieme e verso l’alto le tettone che sembrava ti vogliano saltare addosso; insomma dà l’idea di una di quelle starlette che fanno di tutto per farsi strada a colpi di tette; devo dire la verità: la cosa, oltre a sorprendermi, mi eccita molto e non posso non pensare a tutti quegli sguardi vogliosi che si sarebbero soffermati con libidine nella sua scollatura senza sentire il desiderio di vedere le sue tettone toccate, palpate e usate in tutti i modi per il sesso
Devo ammetterlo: quando ci sono di mezzo le tette di Elena divento un vero porco, del resto non ho certo limiti nell’usarle e, per fortuna, Elena non si tira indietro.

Con l’inizio della festa mi é subito evidente che Sandro e Sonia hanno qualcosa in mente: Sonia continua a riempire il bicchiere di Elena, mentre Sandro le guarda le tette senza ritegno.
Il bere comincia a fare effetto su Elena, riducendo le sue inibizioni e così si dimena ballando incurante del fatto che le sue pesanti tette molto spesso rischiano di saltare fuori dalla scollatura; questo fà si che in molti si presentano per ballare con lei per strusciarsi contro il suo seno pesante, in modo più o meno evidente, senza che Elena se ne abbia a male.

Poco prima di mezzanotte Sandro chiede di ballare un lento con Elena, mentre stanno ballando vedo le mani di lui soffermarsi sui suoi fianchi per poi spostarsi ai lati del seno schiaccinadolo a volte con dolcezza e a volte con vigore, strappando a Elena dei gridolini divertiti; la scena mi provoca uan certa eccitazione che non riesco a nascondere; in fianco a me Sonia inizia a parlarmi: “certo che sei fortunato, Elena ha davvero delle belle tette” io riesco solo ad annuire e lei: “hai mai pensato di condividerle con qualcuno?”
La domanda mi coglie di sorpresa e mi scopro a risponderle: “Si molte volte, ma vorrei condividere solo il suo seno e non altro e non credo che questa limitazione sarebbe accettata, in più Elena non ne vuole sapere”.

Le mi sorride e: “beh si tratta di trovare le persone giuste, che sia interessate solo al suo seno e non ad altro, magari una coppia, entrambe attratti dal suo seno, nella quale lei limiti il suo lui, che te ne pare dell’idea?”
Io sorrido: “una coppia un po’ come voi due?”
Lei ricambia il sorriso: “direi di si, le sue tette piacciono molto a tutti e due, anzi, a tutti e tre.


Io: “Resta il problema che lei non vorrà. “
Lei: “Diciamo che se fosse ‘fuori combattimento’ non potrebbe avere nulla da obiettare. “
Io: “tipo farla bere a sufficienza?”
Lei: “e magari qualcosa per farla dormire un po’. “
Io: “giusto, mi domando cosa le fareste. “
Lei: “dimmi cosa le fai tu alle tette e noi ci limiteremo, ovviamente ci sarai anche tu a verificare, credo di avere capito che ti piacerebbe molto assistere.


Io: “si assolutamente, mi diverto molto con le sue tette, con ben poche limitazioni, per fortuna non ha mai grosse obiezioni, soprattutto quando é eccitata. “
Lei: “gliele maltratti anche un po’?”
Io mi accorgo che anche lei si sta eccitando e il suo respiro si fa più veloce: “si certo, é una bellezza schiaffeggiargliele e strizzarle. “
Lei, un po’ titubante: ” ….. legarle…..?”
Io: “si, certo, aggiunge qualcosa di estremo alla spagnola.


Lei emette un sospiro di sollievo: “mmmmm bene. “
In quel momento arrivano Elena e Sandro, Sonia fa un cenno di assenso a Sandro mentre io mi rivolgo ad Elena: “Rimettiti a posto, i due monumenti sono quasi usciti. ” in effetti le pesanti tette quasi traboccano dalla scollatura e un’areola fa capolino.
La festa continua tranquilla; dopo la mezzanotte, dopo aver bevuto un altro bicchiere di vino, dove Sonia deve aver messo qualcosa, Elena crolla addormentata; io la prendo in braccio e Sonia con Sandro si offrono di aiutarmi.

Appena arrivati in camera stendo Elena sul letto e subito i due giovani si mettono ai suoi lati, ognuno estrae un seno dal top.
Sonia si rivolge a me: “goditi lo spettacolo!”
Con le mani, Sandro e Sonia, fanno ondeggiare le tette di Elena e subito Sandro: “che meraviglia, e averle tutte per noi!”
Sonia: “dì che sei già duro e gocciolante. “
Detto questo Sonia si tuffa con la testa sul seno che sta maneggiando, subito imitata da Sandro che inizia a succhiare voracemente l’altra tetta.

Nella stanza si sentono i rumori del loro succhiare con frequenti schiocchi dovuti ai succhiotti che stanno facendo alle tettone di Elena.
Io gli dico: “attenti a non consumargliele con tutto quel succhiare. “
Sandro si solleva un attimo per togliersi la camicia: “Io succhierei fino a fargliele gonfiare di latte, altroché. “
Sonia si solleva per togliersi il top, guarda sorpresa il seno che stava succhiando: “cazzo guarda che roba! Il capezzolo le é diventato lungo quasi come quello di una mucca” e Sandro “E noi siamo dei mungitori.


I due giovani si rituffano a succhiarle le tettone e subito Elena comincia a gemere, io mi rivolgo ai due giovani “Siete stati bravi, é già eccitata. ” e Sandro “Forse lo era un po’ già da prima, quando stavamo ballando gliele ho schiacciate un po’ contro il mio cazzo ed ho sentito subito i suoi capezzoli indurirsi. ” e Sonia, scherzando “Porco!!” subito Sandro ricambia “Parli tu! Ho visto come gliele pastrugnavi stasera quando vi preparavate.

” tutti e due scoppiano a ridere e si rituffano a succhiare strappando a Elena mugolii di piacere.
Dopo un poco Sandro “Cazzo non ce la faccio più, mi scoppia. ” io “Ma se vieni di già poi ti rovini la continuazione. ” Sonia “Chi lui? Per due teftone come quelle di Elena é capace di venire sei o sette volte in una nottata, fidati, avvicinati e vieni a vedere. “
Poi Sonia si rivolge a Sandro “Come vuoi che facciamo?” e Sandro “Usa tu le sue tette per farmi sborrare, so che ti piace.


Io mi avvicino e Sonia rivolgendosi a me “É vero, mi piace farlo sborrare maneggiando delle belle tette grosse, in questo modo viene come un cavallo. “
Sandro si mette a ca alcioni del ventre di Elena e lascia scivolare in mezzl alle sue tette il proprio membro; a me sfugge un’esclamazione sorpresa “Cazzo!! Hai proprio un bell’affarone. ” e lui “Per le tette di tua moglie ci vorrebbe quello di un cavallo.

” e io “Non so bene come prenderla questa frase, la considererò un complimento. ” e Sandro “Lo é, fidati. “
Sonia prende con le due mani i capezzoli di Elena e solleva le grosse tette che vengono a contatto del cazzo di Sandro che ha un brivido “Cazzo che bello!! Sono bollenti e morbidissime. ”
Sonia inizia a muoverle avanti e indietro; la scena di Sonia che usa le tettone di mia moglie per segare suo marito é davvero eccitante.

Sandro mugola come un cane mentre anche Elena emette dei gemiti di piacere; il membro di Sandro si ingrossa sempre più con la testa che diventa paonazza per lo sfregamento contro le tette di mia moglie.
Sonia mi dice di avvicinarmi, prende i due capezzoli con una mano sola sballottando le tettone di Elena e senza preavviso infila una mano nei miei pantaloni tirandomi fuori il cazzo e io “Ma Sonia! Cosa ne pensa tuo marito di questo?” Sandro scoppia a ridere “Mi sto scopando le tette di tua moglie, non é certo un problema se la mia ti fà una sega.


Sonia continua a strattonare a spingere con violenza le tette di Elena mentre mi masturba, ben presto i gemiti di Sandro si tramutano in grugniti, il suo cazzo é durissimo e gocciola come un rubinetto, Sonia si appoggia alle tette di Elena deformandole tutte e schiacciandole contro il cazzo di Sandro che grugnisce più forte, io vedo che, tra le tette di Elena zampilla la sborra di Sandro formanro una pozza di liquido appiccicoso biancastro; la scena é così erotica che sto per venire anche io, Sonia dirige il mio membro verso le tette di Elena e ben presto la mia sborra va ad aggiungersi a quella di Sandro che sembra piuttosto soddisfatto “Cazzo che sborrate che abbiamo fatto.

” Sonia lo riprende subito “Adesso però é il mio turno, sai cosa devi fare. “
Sandro prende alla base le tettone sborrate di Elena e le stringe forte e Sonia ci si siede sopra strappando a Elena un breve lamento.
Sonia inizia a poi a moversi avanti e indietro sulle tettone di Elena strofinando la fica e il clitoride contro i capzzoli duri di Elena; il movimento di Sonia diventa più violento schiacciando con forza il seno di Elena mentre entrambe le donne mugolano di piacere con Sonia che dice fasi scurrili “Adesso le tue tettone sono mie vacca che non sei altro, te le massacro a shon di scolartele.


Dopo alcuni minuti anche Sonia viene inondando Elena con il suo orgasmo.
Sandro mi guarda e mi dice “Guarda adesso, lo spettacolo non é ancora finito. ” Sonia mi guarda con aria di sfida “Guarda cosa ci faccio adesso alle tette di tua moglie. ” si sente il tipico suono e sul seno di Elena, sempre schiacciato dal peso di Sonia, si vede scorerre un piccolo fiume di pp che va a lavare i residui di sborra che si trovavano tra le tette mentre Sonia quasi urla “Questo é quello che si meritano le tettone di tua moglie: essere trattati come giocattoli per il sesso e come sborratoi !

Un ex collega di lavoro

“No, vengo io da te in ufficio, dopo il lavoro” così gli rispondo.

Non ce lo voglio oggi in casa mia, nel mio letto, non lo voglio il suo ricordo, il suo odore sui cuscini, le lenzuola che profumano prima di lui e poi umide del suo sudore e del suo sperma. Ex collega del mio ex. Sono io a voler andare nel suo ufficio, sono io che lo spingerò a farlo sulla scrivania e non una qualunque. Io quell’ufficio lo conosco, io su quella scrivania ci ho già fatto l’amore, col mio ex, nei tempi in cui facevo “l’amore”…
Ma oggi non era organizzata la cosa.

E’ lui che mi scrive: “Oggi alle 13. 30?” e io rispondo ok. Non sono particolarmente in tiro con l’abbigliamento né con l’intimo. Sì, ma poi alla fine sono sempre io che mi faccio queste seghementali, con lui poi… che mi chiede spesso di farmi trovare già nuda a toccarmi…

Al lavoro, prima di andare da lui, vado in bagno. Mi ha chiesto una mia foto nell’attesa. Ok, ubbidisco, anche se mi ha sempre dato fastidio eseguire gli ordini, ma a volte lo faccio.

Ho portato con me una penna rossa per aggiungere il mio tocco personale. Mi sollevo la maglia, tiro giù soltanto una spallina del reggiseno e scopro un seno soltanto, su cui scrivo in rosso: “Mordilo”. Io a certe cose ci tengo… shitto la foto e gliela invio. Per il momento si può accontentare. Mi guardo allo specchio per l’ultima volta, mi vedo carina, lui come mi vedrà? In mente sorrido, credo che apprezzerà più che altro doti non visibili di me.

Ok, sono pronta, piuttosto eccitata ma tranquilla, mi rendo conto di quello che sto facendo, sono consapevole.
Mi metto in macchina, mentre guido mi invia un messaggio. E’ la foto del suocazzo… “Vieni a prendertelo” mi scrive. E sto arrivando, dammi un attimo! E lo sa che non riesco a scrivere messaggi e guidare contemporaneamente, quindi non gli rispondo. Raggiungo il suo ufficio, parcheggio, attraverso la strada, è a piano terra, la porta è aperta, entro, lui esce da un’altra stanza e mi viene incontro.

“Ti sei fatta attendere” dice. Niente ciao, viva la sintesi, e va bene così. Diosanto ma lui mi piace da morire, ma non poteva essere meno attraente, così non avrei capitolato? Dieci anni più di me, fisico… da paura, tatuaggi… il mio debole, simpatico, ci sa fare alla grande e no, non gli manca niente, non ci andrei a cena fuori, ma no, non gli si può proprio dire di no.
Mi viene incontro e mi bacia.

Anzi no, lui non bacia, lui divora, lui mangia, lui assapora la mia bocca, la mia lingua, le mie labbra. Ci si fionda contro, dentro, e ne è padrone, rubandomi il fiato. Mi infila una mano sotto la maglia e fa esattamente ciò che ho fatto io in bagno prima, abbassa una coppa del reggiseno e mi stringe il capezzolo tra le dita. Un brivido… dolore, piacere… dolore, piacere… sono corrente alternata…
Mi spinge verso la scrivania che è all’entrata ma io gli dico: “Andiamo nella stanza dietro, così non ci vedono dalla strada” e così mi ritrovo nella stessa stanza di dieci anni fa… cazzosepassa il tempo, ma la scrivania è la stessa, lo ricordo bene.

Lui mi ci fa sedere sopra, mi spinge facendomi allungare, stendere, e mi spoglia, i jeans, gli slip, mentre io mi tiro su la maglia senza toglierla, solo per scoprire i seni, su cui campeggia ancora la scritta. La vedo, sorrido e gli dico: “Ricordati quello che devi fare…” e infatti si abbassa con la bocca su di me e inizia a mordermi i capezzoli mentre la mano strizza l’altro seno.
“Intanto toccati” mi ordina.

Io lo adoro… Lo adoro per questo… Perché è stato il primo a chiedermi di farlo, chissà perché poi, è un gesto così splendido, toccarsi mentre si è osservata da un uomo. E lui lo chiede sempre, vuole che lo faccia in ogni momento, anche mentre glielo prendo in bocca, in ogni posizione, vuole vedermi così. E allora appoggio i piedi su due sedie, così da tenere aperte le gambe e la mano scivola giù…
Ma ci sarà un giorno in cui smetterò di stupirmi di me stessa, del mio corpo, del lago che divento quanto sono così eccitata? No, non credo, neppure adesso.

Sono liquida tra le gambe… sono desiderio liquido… carne non più solida ma sciolta… talmente pulsante e sensibile da divenire quasi dolorosa al contatto con le dita.
Lui mi osserva stesa, è in piedi, é nudo anche lui dalla vita in giù, i pantaloni e boxer a terra, si sta toccando. E io chiudo gli occhi… so che lui c’è, che mi osserva, sento la sua voce, che mi ripete spesso in questi momenti: “Sei uno spettacolo…” Effettivamente vorrei vedermi, vorrei uno specchio sul soffitto.

Mi vedrei persa, completamente, perché, quando mi tocco così, ci sono solo io… io e il mio corpo… e mi piace godere di ogni singola sensazione, seguendo le dita che entrano dentro, ne escono umide, le lascio scivolare più giù per stimolarmi tra le due aperture e poi raggiungere anche l’altra più stretta… e che lui conosce bene.
Sento le sue mani sulle mie gambe, mi interrompe, sposta le due sedie, lascia che le mie gambe scendano giù e lui si posiziona in mezzo.

Mi prende per i fianchi e mi fa scivolare verso il bordo della scrivania… lo affonda in me… senza toccarmi prima, l’avevo già fatto io… esce e rientra… un paio di volte… completamente… La sua forza, le mani che mi stringono e mi attirano a sé, le spinte sempre più profonde, una dietro l’altra… io tutto questo lo desidero, mi piace, mi fa godere…
Mi fa godere la forza che usa su di me, l’idea che lui mi consideri solo un corpo.

Non posso credere a quello che ho scritto… Godere dell’essere usata? Ma sì. Perché io sto facendo esattamente lo stesso con lui, per aumentare la distanza dal passato e sbiadire i ricordi, e proprio qui, su questa scrivania… E lo so che per questo motivo lui si porterà via per sempre un pezzetto di me perché ci sta riuscendo, perché provo finalmente piacere con un altro uomo. A occhi chiusi non mi torna in mente il mio ex ma sento solo il suocazzo che entra ed esce da me… ed è una sensazione che mi dà i brividi…
Mi dice di guardarlo, mi sollevo sui gomiti e la visione è sempre esaltante perchè lui è bellissimo da vedere, e osservare quel suo tratto di carne dura che ci lega, per questi attimi, che scorre facile in me, lo esalta, egocentrico che non è altro, anzi cazzocentrico… come si direbbe, ma aumenta anche la mia di eccitazione anche se so che in quella posizione non raggiungerò l’orgasmo.

Ma io godo anche solo nel far godere, così come gli avevo risposto quando mi aveva chiesto cosa volessi vedere in foto, prima di incontrarlo. “Voglio solo vederti godere…” e così fa… E mi viene dentro… e no, non glielo ho mai chiesto di venirmi addosso, sul seno, come mi piace, non so, si è preso tutto di me però questo non so, decido che non se lo merita ancora.
Ci salutiamo sulla porta, si avvicina e mi deposita un bacio sulle labbra.

Lo guardo stranita e me ne vado. E no, il bacio veloce in bocca sulla porta, come un marito che esce di casa devoto al lavoro, non lo voglio…
Tornerò a lavorare nel pomeriggio stravolta e euforica, come le altre volte in pausa pranzo, con un sorriso sulle labbra che faticherò a trattenere e la mia collega si domanderà: “Ma come mai questa non ride mai e ogni tanto il pomeriggio se ne arriva tutta euforica? Secondo me si fa di qualcosa…” Sì, effettivamente mi sono “fatta”, ma qualcuno…
Quando fai una cosa è perché ne hai voglia, perché ti sembra che in quel momento sia quella più giusta.

Ma poi, guardandola con gli occhi di poi… forse mi chiederò “Ma che cazzo ho fatto?” Ancora non ci credo di essere finita con lui. E sì, dai, anche se non lo ammetterò mai, anche un po’ per vendicarmi del passato, non solo per soddisfare una pura voglia. E un pensiero che mi viene in mente è ogni volta quello di inviare un sms al mio ex: “Mi sto scopando il tuo ex collega.

Viva gli ex!” ma è solo un pensiero passeggero, non scrivo nulla, trattengo ogni istinto autolesionista, ho già dato, per oggi.
Mi metto in macchina e torno a casa, avrei voglia di bere, fino a farmi girare la testa, o semplicemente vagare, con la mente, in auto, senza meta. Intanto mi sballo alzando al massimo il volume della radio e premendo a fondo l’acceleratore… chissà perché io per stare bene, per stare meglio, devo sempre prima farmi un po’ male, devo prima sentirmi un po’ male… E poi non ho voglia di pensare, nè sentire in bocca l’eventuale sapore amaro della vendetta o dei probabili rimorsi o sensi di colpa futuri.

E ogni volta che mi passerà per la testa che la Vendetta è solo l’altra faccia della Giustizia, beh… dovrò ricordarmi di ripetermi che è soltanto una grande sciocchezza.

La passione di Julie

La vidi per la prima volta ad un matrimonio, ricordo che mi passò vicino mentre chiacchieravo tra gli invitati, era vestita con un abito corto blu con drappi azzurri e al collo portava una sciarpa di seta dagli stessi colori.

Era la tipica ragazza mediterranea dal fisico piacevolmente formoso, fluenti capelli mori a boccoli, la pelle abbronzata e occhi scuri, profondissimi.
Rimasi colpito dalla sua bellezza, dalla femminilità, dal portamento, dall’eleganza con cui teneva la pochette tra le mani, dalla spontanea sensualità che trasmetteva nonostante la sua evidente giovane età.
Con una scusa assieme ad altri riuscii ad approcciarla al buffet e tra una battuta e un drink shittammo alcune foto insieme.

Da vicino era ancora più bella, il suo profumo mi inebriava, era proprio una ragazza fantastica, ma forse troppo giovane per me, un mediocre trentenne difficilmente in grado di soddisfare le aspettative di una ragazza bella e giovane come lei.
Decisi di conservare quelle foto nel pc, guardandole di tanto in tanto e fantasticandoci sopra. Fortunatamente questa passione non degenerò mai in ossessione e rimasi col sogno che un giorno avrebbe potuto diventare mia.

Passarono gli anni, riuscii ad avere la sua amicizia su Facebook e potetti così seguire la sua vita, le sue passioni, i suoi amori. Nel frattempo cercavo educatamente di farle sempre complimenti e di incoraggiarla nelle sue attività, sperando di tenermi così vivo nei suoi pensieri. Avevo infatti l’impressione che i complimenti e la mia corte le fossero graditi, così cercai di non farglieli mai mancare!
Non vedendola quasi mai in giro, le mie fantasie erano legate soprattutto a ciò che vedevo dalle poche foto che metteva sul suo profilo Facebook, immaginavo come poteva essere fare sesso con lei, le varie posizioni, come avrebbero potuto essere le sue espressioni mentre mi spompinava o me lo segava, alle cose che poteva dirmi mentre era eccitata…non poche volte mi sono masturbato pensandola.

Un giorno, dal nulla e dopo diverso tempo che non ci sentivamo, ricevo un suo messaggio in cui mi chiede strane informazioni lavorative, forse una scusa per parlarmi, penso io.
Rispondo alla sua domanda e intanto ne approfitto per chiederle come sta e se gradisce un’uscita per un aperitivo.
Con mio estremo piacere accetta e ci vediamo così in un locale.
Parlando mi racconta di essersi lasciata col suo ex dopo una storia abbastanza lunga, mi parla un po’ del suo lavoro ecc.

Le chiedo se vuole vedere la mia nuova attività, avendo da poco aperto un piccolo locale e lei con mia enorme gioia accetta.
Dopo averle mostrato il locale la faccio accomodare nel retro.
Il cuore mi batte a mille, la stanza è piena del suo profumo, io non vedo e non penso che a lei in quel momento.
Gli anni sono passati e Julie è ora più matura, più donna, più in grado di apprezzare i piaceri della vita…
Capisco che è il mio momento, mentre mi trovo dietro di lei mi faccio coraggio e le appoggio le mani sui fianchi, accarezzandoglieli…
Lei si gira con aria sorpresa quindi io la prendo e spingendola contro al muro inizio a baciarla intensamente sul collo e sulla bocca, tenendole le mani strette sul culo cercando di sollevarle il vestito.

Sento il suo respiro affannato, vorrebbe dire qualcosa, non so, io continuo a limonarla e a tenerla stretta…le infilo una mano nelle mutandine, fradicie di umori…
Non voglio staccare la bocca dalla sua e continuando a baciarla mi slaccio i pantaloni e li abbasso lasciandole il membro a portata di mano.
Le prendo una mano, gliela guido sul cazzo e sento con piacere il suo delicato tocco che mi scappella l’asta ormai durissima.

Non ci diciamo una parola, ora è solo il piacere che ci guida, in un attimo sbaragliando gli oggetti sulla scrivania la faccio sdraiare senza nemmeno finire di spogliarla.
Dopo averla baciata, leccata e accarezzata sul seno e sulle gambe tornite e lisce scendo verso il basso e spostandole le mutandine inizio una sapiente leccata su clitoride, piccole e grandi labbra.
Mentre la lecco cerco il suo sguardo, la vedo godere, gemere, respirare affannosamente, mordersi le labbra, sento che è mia…più che mai.

Mi alzo e mi avvicino al suo viso portandole il cazzo alla bocca.
Immediatamente lo accoglie tra le sue labbra carnose, succhiandolo avidamente, mentre io con la mano le sditalino la figa.
“Scopami” mi dice dopo avermelo spompinato per un po’.
Torno dall’altro lato della scrivania, la sistemo a mio piacere tirandola verso di me, prendo le sue gambe, me le metto sulle spalle, appoggio la cappella sulle labbra della sua figa ormai allagata e la faccio entrare lentamente…sento i suoi sospiri, tutta la sua voglia, le scappa un “ahh che bel cazzo hai” e questo non fa altro che arraparmi ulteriormente.

Inizio a sbatterla con forza, stando attento a non venire subito perché la voglio far godere come si deve, glielo spingo dentro fino alle palle, mentre con le mani le accarezzo un po’ le gambe, un po’ il seno che balla su e giù ad ogni colpo…osservo il suo viso, ascolto i suoi gemiti, ci guardiamo, non diciamo nulla, ci fissiamo, sento che non posso sopportare ancora a lungo l’accoglienza della sua figa e i suoi occhi nei miei, ma lei continua a fissarmi, è bellissima, mi fa godere, sempre di più…sei la mia puttana, la mia troia, sto per godere, i miei occhi sono fissi nei suoi….

vengo, vengo, vengooooooooo…. arrivo in un orgasmo violentissimo, dentro di lei, sento che anche lei viene, si inarca per godere meglio, la sente tutta, sente tutta la sborra che schizza dentro, le pulsazioni del cazzo, le sue contrazioni, siamo un corpo unico che gode con intensità incredibile, ho brividi dappertutto, poi caldo, poi ancora brividi, sono in estasi…ci baciamo mentre glielo tengo ancora dentro, non voglio toglierlo, voglio che resti ancora un po’ dentro di lei, nel suo corpo, nella sua femminilità che dopo tanto tempo sono riuscito finalmente a possedere, nel più bello e fantastico dei modi.

Ti amo Julie…

Alexandra: e le altre
di antonio andrea fusco

Lezioni di vero
di antonio andrea fusco.

Tramonto II

Cosa stava facendo? Non si riconosceva più… All’inizio pensava fosse solo una curiosità da parte sua, innocente, senza conseguenze. Poi aveva sbirciato oltre quel labile confine del moralmente accettato ed era stata risucchiata. Mentre percorreva a grandi falcate il nuovo mondo era fermamente convinta di riuscire a tornare alla sua normalità in qualunque momento. Ma allora che ci faceva lì? Era metà mattina e non aveva un appuntamento, eppure si trovava a guardare quel vecchio portone al di là della strada.

Era un caso che era semi-nascosta dietro un suv? Per niente. Si vergognava di essere lì, ma non riusciva a farne a meno. Continuava ad essere indecisa se attraversare la strada ed andare a suonare al campanello con la targhetta sbiadita. E se le avesse aperto?! Cosa avrebbe detto? Come giustificarsi? Che poi non era neanche detto che fosse in casa, dal di fuori non si intuiva nessun movimento, quindi magari…
In quel momento il pesante portone si aprì e lui apparve in strada, a lei venne un colpo quando le parve che l’avesse vista e si appiattì, per quello che poté, addosso alla macchina.

Sempre più stupida, pensò tra sé mentre si malediceva per la sua reazione. Prendendo un minimo di coraggio guardò attraverso i finestrini per capire se lui l’avesse effettivamente riconosciuta. Non sembrava, stava camminando nella direzione opposta, fino a sparire dietro l’angolo.
Alla fine si era rivelato tutto inutile essere andata fin sotto casa. Era più che plausibile che non sarebbe tornato a breve e non poteva mica starsene lì in strada per delle ore per poi finire di nuovo a chiedersi se era il caso di suonare al campanello.

Sovrappensiero iniziò a camminare, era solo un caso che si stesse dirigendo nella stessa direzione di lui. Arrivata alla svolta, senza accorgersene, diete un’occhiata proprio per quella via e lo vide in lontananza camminare con calma. Ancora una volta si sorprese nello scoprire, come osservandosi dall’esterno, quasi se non avesse il controllo di sé, che lo stava seguendo, da molto distante, non per raggiungerlo, ma per vedere effettivamente dove era diretto. Si fermò a comprare un quotidiano e poi riprese a camminare fino ad arrivare ad un bar, si sedette ad uno dei tavolini all’esterno ed iniziò a leggere.

Ed ora? Lui si era fermato, lei era nascosta dietro un albero, che patetica, una stalker del peggior tipo, proprio senza dignità, solo questo le passava in mente mentre lo vedeva lì fermo mentre spiegava le grandi pagine o mentre dava il suo ordine al cameriere. Che fare? Era in pubblico, troppa gente, doveva andare via, se qualcuno che la conosceva l’avesse vista sarebbe stato difficile dare una spiegazione, o magari poteva rimanere nascosta lì ed aspettare che lui tornasse a casa… ma non c’era nessuna garanzia che sarebbe andato e poi, tra quanto?
Basta, si disse, ed iniziò a muoversi verso il bar a passo deciso.

Man mano che si avvicinava però, si rese conto che non sapeva cosa dire ed inconsciamente rallentò l’andatura. In testa le giravano solo le frasi fatte più scontate e prevedibili, troppo sciocche per essere dette. Ormai era arrivata di fronte a lui, che non l’aveva ancora notata, si fermò, lo guardò da vicino, era agitata e pronta a scappare via ed invece le uscì un balbettante:
“Ciao. ”
Lui alzò gli occhi dall’articolo, la guardò con aria impassibile e poi tornò a leggere.

Cosa significava? Perché non le aveva detto nulla? Doveva andare via? Doveva restare? Doveva dire qualcosa? Ma cosa? Si guardava attorno per la paranoia che qualcuno che la conosceva l’avesse vista lì, che poi stare impalata di fronte a qualcuno seduto attira di più l’attenzione, nella smania scostò una sedia e gli si mise seduta davanti. Ora andava meglio, ma diventò un fascio di nervi quando le parve di scorgere un sorriso sulle sue labbra.

Gli voleva dire qualcosa, giustificarsi, spiegarsi o perfino attaccarlo per quel sorrisetto ma nel momento in cui stava per farlo le comparve di fianco il cameriere
“Posso portare qualcosa alla signora?”
Eh? Stava parlando con lei? Cosa dire? La prima cosa che le venne in mente
“Un latte macchiato freddo… per favore. ”
“La signora prende solo un tè freddo alla pesca, grazie. ”
Le parole secche di lui stupirono gli altri che lo guardarono interrogativi, poi si guardarono tra loro e lei annuì abbassando lo sguardo dalla vergogna per la situazione.

Quando il cameriere si allontanò non ebbe il coraggio di dire nulla, le sembrava che aver cambiato il suo ordine era per mettere di nuovo in chiaro i loro ruoli, anche al di fuori di quella stanzetta spoglia. Il tè arrivo in breve e per prima cosa lo assaggiò per evitare di dare l’impressione che non apprezzava ciò che lui aveva ordinato per lei. Era buono, ne prese un altro sorso e si distese un minimo, abbastanza per farle alzare di nuovo lo sguardo verso di lui che continuava, imperterrito, a leggere.

“Passavo da queste parti per caso e ti ho visto seduto qui…”
Iniziò lei, lui non si mosse, non disse nulla
“Bella giornata… per fortuna ho la mattinata libera…”
Niente, nessun effetto, non sembrava nemmeno disturbarlo nella lettura
“… mi stavo chiedendo… sei libero?”
Si sentiva andare a fuoco per la spudoratezza delle sue parole, quando alzò il viso e la guardò con quello sguardo duro, le tornarono in mente tutti i modi in cui la puniva e le si gelò il sangue pensando che avrebbe potuto punirla lì, davanti a tutti.

Si guardò attorno per controllare se qualcuno li stesse guardando, quando tornò a guardare lui intimorita, vide di nuovo quel suo sorrisetto
“Perché non mi dici il vero motivo per cui mi hai seguito fin qui?”
Lui sapeva! L’aveva vista sotto casa! Cosa dire? Che imbarazzo! Sembrava davvero una stalker allora. Continuava a fissarla, era passato troppo tempo da quando le aveva fatto la domanda, doveva rispondere qualcosa
“… è che… come ti dicevo… ho la mattinata libera… ed ho pensato che se anche tu… magari…”
Continuava a guardarla impassibile ma lei leggeva in ciò un rifiuto
“Lo so che non avevamo un appuntamento, sarai sicuramente impegnato- abbassando per un attimo lo sguardo e poi tornando alla carica -Ma se sei libero magari… Ti pago!”
Ed infilò una mano nella borsa che teneva sulle gambe, non ci credeva che aveva detto una cosa del genere.

Pagarlo, come una disperata! Lui rimase ancora impassibile.
“Il vero motivo. ”
Tre parole, ben scandite e poi il silenzio.
Il vero motivo. Era andata fin lì senza pensarci, forse proprio perché non aveva pensato che lo aveva fatto. Aveva seguito l’istinto, aveva sentito quella necessità, per giorni, già subito dopo il loro ultimo incontro, aveva persino provato a contattarlo su quel sito, ma lui non rispondeva, e più passava il tempo e più sentiva di non resistere più.

Sentiva la necessità viscerale di essere legata, costretta all’immobilità incondizionata per poi far uscire finalmente quella parte nascosta nel suo profondo. Voleva che quelle mani, forti e ferme, la muovessero come se fosse senza peso, voleva essere posseduta, totalmente, da lui.
Il suo sguardo si accese per la rivelazione interna.
“Voglio essere posseduta da te. ”
Ormai lo aveva detto, se qualcuno l’avesse sentita non le importava, le importava soltanto sapere se la sua voglia sarebbe stata soddisfatta.

Il sorriso di lui si fece meno beffardo, si alzò, lasciò i soldi ed il giornale sul tavolo e si incamminò verso casa, lei allibita, senza neanche essere convinta che potesse, lo seguì, ad un passo di distanza. Un tragitto così breve sembrò infinito a quell’animo così agitato, ma presto furono nell’atrio, e poi in cima le scale ed infine dietro l’uscio.
Lui si tolse le scarpe e le lasciò vicino la porta e poi rimase a fissare lei imbambolata.

Tranne che per il loro primo incontro era abituata ad entrare in quel corridoio da sola, e sempre da sola, dopo qualche incontro in cui aveva fatto la conoscenza iniziale di quel mondo, si spogliava completamente. Ora invece le stava di fronte e la fissava, in qualche modo si vergognava di più nello spogliarsi che nel restare nuda, era il passaggio dalla vita normale a quella che viveva soltanto lì dentro che la imbarazzava.

Al solo pensiero di ciò che avveniva nella stanza lì vicino le si accese un calore nel ventre. Sarebbero successe di lì a poco quelle stesse cose ed iniziò a spogliarsi, senza però guardarlo, facendo finta di essere sola. Quando fu nuda il suo stato mentale era cambiato, era tranquilla, era entrata negli schemi della sua parte, ora sapeva cosa fare. Lui si mosse di lato per lasciarla passare e le andò dietro entrando nella stanza.

In quell’istante non vide più nulla per la mano di lui che le bendava gli occhi stringendola contro il petto, per lo stupore urlò ma l’altra mano le bloccava già la bocca. Si sentiva soffocare, non riusciva a muoversi, cominciava a sentire dolore, nel panico cercò di afferrarlo dai polsi per liberarsi ma lui l’alzò di peso, lei che non capiva più nulla cercò di sbracciare per divincolarsi ma scoprì che lasciare la presa le faceva ancora più male e rimase aggrappata alle braccia di lui mentre sentiva di essere spostata.

Non capiva più nulla, era appesa alle braccia e veniva spostata così dolorosamente, senza la possibilità di divincolarsi. In un istante la su mente percorse tutti gli scenari, anche i più nefasti, che stupida ad affidarsi così completamente ad un perfetto sconosciuto, moralmente emarginato dalla società ed ora ne pagava le conseguenze. Le mani di lui la stringevano forte e se lei avesse lasciato la presa lui avrebbe stretto ancora di più per tenerla sospesa ed avrebbe sentito tutto il suo peso tirarle il collo, quindi preferiva tenersi aggrappata a lui ed aiutarlo a farsi portare verso il patibolo.

Quando i suoi piedi poggiarono di nuovo a terra non ebbe neanche il tempo di provare a divincolarsi che le parve di cadere, portò le braccia avanti per parere il colpo ma lui l’accompagnava saldamente a terra.
Le liberò la bocca e la vista.
“Sei impazzito?”
Urlò, ma nonostante le parole il suo tono era di chi è spaventato fino alla disperazione. Era sempre nella loro stanza speciale, vicino al mobile, stesa faccia a terra, non lo vedeva, ma lo sentiva su di sé a bloccarla.

Le mise un ginocchio tra le scapole e si poggiò con la maggior parte del peso
“Zitta!”
Con la gabbia toracica così compressa non riusciva a respirare, era peggio che soffocare con un bavaglio. Cosa stava succedendo? Era uno dei loro soliti incontri o qualcosa di molto peggio? Con la coda dell’occhio lo vide prendere delle corde, senza molti complimenti le fece scorrere la corda ruvida sui polsi dietro la schiena, più e più volte, fino a legarla saldamente.

Solo in quel momento le tolse il ginocchio dalla schiena e finalmente tornò a respirare, era agitata oltre ogni misura e le era mancato così tanto l’ossigeno che i suoi respiri corti e frenetici sembravano soffocarla ancora di più. Nel frattempo lui le aveva legato le caviglie e si era allontanato, lo guardava attraverso i capelli che le si erano appiccicati al sudore del viso, lui con la solita espressione la fissava mentre si sbottonava con calma la camicia fino a rimanere a torso nudo.

Prese il capo della corda che pendeva dalla carrucola dal soffitto e si diresse verso di lei.
“No, no…”
provò ad opporsi e persino a rotolare via da lui, ma quando la raggiunse, con un semplice strattone alle caviglie distrusse tutte le sue resistenze ed iniziò a lacrimare silenziosamente, mentre lui univa la nuova corda con quella che già si trovava sulle gambe.
Era così che doveva finire? La sua intera vita, i suoi figli, suo marito, non li avrebbe più rivisti a causa della sua perdizione, per quella sua parte oscura che li avrebbe ricoperti di vergogna e sdegno, una volta che avessero scoperto il motivo per cui era lì.

Aveva un groppo in gola, non respirava, piangeva soltanto, disperata ed ormai abbandonata al suo destino.
“No…!”
L’unica cosa che riuscì a dire quando sentì di essere tirata dalle gambe. Lo cercò con lo sguardo, era vicino la finestra a tirare la corda senza strattonare, ma con un movimento fluido che faceva tendere uno dopo l’altro tutti i muscoli delle braccia e del torso. Lei strisciava a terra, con i piedi che cominciavano a puntare al soffitto, verso la carrucola.

La pelle umida di sudore si attaccava al parquet, si tendeva e poi scivolava al limite dell’escoriazione, cercava di muoversi, rotolare per attenuare il dolore, fino a quando non ebbe le braccia sotto la schiena e le gambe ormai rivolte al cielo.
“Ti prego…”
Ma lui tirò ancora, staccandole le natiche dal pavimento, e tirò ancora facendola poggiare solo con le spalle e la nuca a terra, ma finalmente alleviando il dolore alle braccia.

Assicurò la corda e le si accovacciò affianco
“Sei tu che sei venuta da me e volevi esattamente questo. ”
Non era affatto così, non era vero, lei non voleva… Come se le avesse letto la mente, lui riprese
“Guarda- afferrandole un capezzolo e massaggiandolo appena -lo vedi che sei eccitata?”
Con il mento poggiato sul petto a stringerle la gola guardò i suoi seni, non ci credeva, ma era vero, i suoi capezzoli erano turgidi, era diventata davvero perversa.

Riacquistata la calma percepiva nettamente che il suo grembo caldo attendeva solo un piccolo segnale per diffondere quel calore, non dovette aspettare. La mano di lui, larga e maschile, si fece strada tra le cosce morbide ed iniziò a massaggiarle, chiuse gli occhi e lasciò andare un sospiro, era diventata irrecuperabilmente perversa ma non voleva pensarci in quel momento, voleva godersi ogni istante fino al suo rientro nel mondo normale.
Il massaggio di lui diventava sempre più forte, sempre più intenso, quando la penetrò con due dita lei si risvegliò da quel torpore estatico e cercò il suo viso, sentiva gli occhi gonfi dal sangue che le si accumulava in testa e la sua visione era appannata, ma non riusciva a smettere di guardare il solo che le faceva raggiungere quel grado di piacere.

I movimenti veloci di lui rivelavano con un suono inconfondibile quanto fosse bagnata, il ché la faceva eccitare ancora di più. Lui la guardava dall’alto in basso con quell’espressione ferma ed impassibile, ma lei era sempre più eccitata, fino ad iniziare a ruotare il bacino per giocare il proprio ruolo in quella stimolazione.
Troppo sangue alla testa ed anche i suoni cominciavano a confondersi, chiuse gli occhi e si abbandonò completamente a lui.

Sentiva che i suoi umori le colavano addosso, indiscriminatamente sul ventre o sulla schiena, era pronta ad accogliere quell’orgasmo che le stava montando dentro. Poi più niente, non sentiva più la sua mano tra le cosce o dentro, aprì gli occhi. Lui la guardava, ma non la toccava più, lei rimase in attesa con lo sguardo desideroso. Un forte schiaffo sulla natica la fece ondeggiare tutta, facendola persino muovere dal suo appoggio a terra, l’urlo che trattenne le si bloccò in gola forzandola all’immobilità.

Lui intrufolò di nuovo la mano tra le cosce e riprese a massaggiarla, dedicando ulteriori attenzione al clitoride gonfio. I pensieri di lei si annebbiarono ancora, quel posto, quelle mani, non erano per la razionalità. Chiuse di nuovo gli occhi godendosi quei movimenti ruvidi alleviati solo dal suo desiderio. Le dita uscirono di nuovo da lei ed immediatamente dopo si abbatté sulla stessa natica un altro colpo. Protestò con un mugolio ma in realtà ne avrebbe voluto un altro.

Sempre più perversa!
Lui riprese a massaggiarla, stavolta tentò di guardarlo dritto in volto ma quando l’eccitazione arrivò all’apice, un attimo prima di raggiungere l’orgasmo agognato, chiuse di nuovo gli occhi e lui di nuovo la sculacciò forte. Non resistendo oltre cercò di procurarselo da sola stringendo le gambe e strofinandole, ma lui che aveva già slegato la corda cominciava a calarla lasciandola cadere gravemente per gli ultimi centimetri col bacino a terra, schiacciandole le braccia sotto la schiena.

L’urlo sommesso di lei era più per il mancato piacere che per il dolore.
Ora che era di nuovo distesa il sangue tornava a fluire nelle gambe come fosse composto da schegge di vetro che la pungevano dall’interno, era insopportabile ma non voleva che finisse tutto, non prima di essere venuta. Lui velocemente le liberò anche le caviglie e la guardava immobile a terra, lo guardava a sua volta ma non riusciva a muoversi sentendo che finalmente la pesantezza della testa si stava affievolendo mentre dalla vita in giù il sangue sembrava tagliare la carne per trovare nuove valli in cui fluire.

Rimase così per qualche minuto, ma quando si mosse lui le fu di nuovo sopra e giratola su un fianco le legò saldamente la caviglia opposta con la rispettiva coscia, poi senza convenevoli la ruotò sull’altro fianco e ripeté l’operazione. Le mani di lui, così vicine all’inguine pulsante di desiderio, le facevano partire scariche di piacere, pronta a ricominciare ancora.
Bloccate le gambe la mise in ginocchio e cominciò a stringerle le braccia al torso con spire di canapa.

Non riusciva più a fare a meno di quella sensazione, le pareva che solo in quel modo si sentisse completa. Lui chiuse il nodo e le si inginocchiò di fronte. Come poteva lei lasciarsi andare così completamente con un ragazzo di una quindicina di anni più giovane? Si sentiva dominata fin nel più piccolo pensiero, l’età di lui non importava, era lei che in qualche modo aveva vissuto fino ad allora senza essersi lasciata andare per davvero, ma ora aveva lui, che la legava, che le dava piacere, che aveva così vicino… senza accorgersene si sbilanciò verso di lui e con le labbra tentò di raggiungere quelle serie di lui.

Una mano forte le afferrò il collo e la tenne ferma a così breve distanza dal suo obbiettivo che aveva già sentito i nasi sfiorarsi. Si lasciò scappare un sospiro torrido di frustrazione che però non andò a scalfire l’autocontrollo di lui che, continuando a tenerla per il collo le girò alle spalle e si appoggiò col petto nudo contro la schiena di lei, che a sua volta si appoggiò a lui fino a sentire il nodo della corda che le premeva forte contro la spina dorsale e le mani sfiorargli gli addominali.

Lui la accoglieva contro il suo corpo e mentre la mano sul collo comandava i movimenti di lei, l’altra mano si fece di nuovo strada all’inguine e riprese a massaggiarla. Dita sapienti quelle che entravano ed uscivano dal sesso pulsante e che andavano a raggiungere tutti i punti più sensibili. Si sentiva bloccata, con la mano alla gola che diminuiva ancora la sua capacità di respirare per il busto stretto dalla corda. Sembrava accogliesse lava nel suo ventre che le dita di lui lasciavano colare all’esterno quando discostava le labbra carnose del suo sesso.

Eccolo, stava arrivando, chiuse gli occhi, abbandonò la nuca sulla spalla di lui ed iniziò a gemere sempre più rumorosamente. Lui non si fermava, lo sentiva che le respirava a poca distanza dall’orecchio e lo sentiva entrare dentro di sé. All’improvviso, senza riuscire a controllarlo, il suo corpo iniziò a tremare, scuotendola dal più profondo, anche la voce era rotta dagli scossoni, ma lui, imperterrito continuava a masturbarla, senza sosta, senza ritegno, fino a farla esplodere in un altro orgasmo, molto più intenso del primo, facendola crollare a terra, dopo aver spezzato la costrizione delle sue braccia.

Non sentiva il minimo controllo sui propri muscoli, sentiva solo che le corde le stavano penetrando a fondo nella carne.

Potete trovare tutte le mie storie sulla mia pagina dei Racconti di Milu.

Mia moglie Marisa si fotte il cazzone del bingo bo

Con la gabbietta la masturbazione per me è ovviamente assolutamente off-limits, ma per un lungo periodo di tempo è stato un atto che mi veniva addirittura imposto (ammetto che non mancavo occasione di dedicarmici anche in separata sede, spesso e volentieri), sempre rigorosamente da consumarsi davanti a loro che, ben sapendo quanto io fossi vergognoso e timido al riguardo, non perdevano occasione di umiliarmi in questo modo.
Di solito la cosa si svolgeva durante i loro amplessi, in altre occasioni mi veniva richiesto di segarmi di punto in bianco, magari durante momenti e situazioni in cui non erano impegnati a fare sesso, così insomma, per loro esclusivo divertimento.

In ciascun caso però la regola era sempre la stessa: masturbarsi si, ma senza venire prima che me ne fosse dato il permesso.
Ovviamente quando mi segavo guardandoli scopare il permesso mi sarebbe stato accordato soltanto dopo che avessero finito e che, se richiesto, li avessi ripuliti.
Quasi sempre mi era consentito di schizzare in terra o sui piedi nudi di lei (da ripulire con la lingua, in questo ultimo caso), sempre rigorosamente in ginocchio.

Pur dovendo essere sempre forzato a cominciare, una volta partita la mano, la mia libido prendeva però il sopravvento: resistere fino alla fine senza schizzare era sempre un vero tormento.
Avevo fino ad allora avuto qualche “incidente”, sborrando in anticipo e privandoli così del divertente spettacolo della mia umiliazione, ma la cosa non aveva mai avuto alcuna conseguenza, se non frasi di derisione del tipo:
“Soffriamo di eiaculazione precoce eh, fighetta? Ora capisco perché non hai mai soddisfatto tua moglie… dimensioni a parte si intende”
E giù a ridere entrambi.

Oppure:
“Duri meno di un ragazzino di tredici anni alle prime seghe, fighetta… beh d’altronde hai anche il pisellino di un ragazzino di tredici anni… come potrebbe essere altrimenti?”
E altre amenità del genere.
Però quel giorno non me la fecero passare così liscia.
Io la ricordo cosi:
Me ne sto ai piedi del letto, in ginocchio, con la mano che fa avanti e indietro sul cazzo, nemmeno troppo velocemente.

Da quella posizione godo di un punto di vista privilegiato per ammirare il cazzo del bull che pompa vigorosamente nella figa della mia signora.
Sto ammirando le grandi labbra della figa allungarsi attorno all’asta lucida di umori di lui ogni volta che lo tira indietro, quasi a volerlo trattenere, a non volerlo far uscire nemmeno un secondo. Lui è sopra di lei che gli tiene le gambe avvinghiate attorno ai fianchi.
I muscoli delle natiche strette e muscolose del toro si muovono con un ritmo fluido, quasi ipnotico.

Puntato sulle ginocchia, con le gambe leggermente piegate, tiene le cosce larghe in modo che io possa guardare bene come me la sta scopando.
I grossi testicoli pendenti oscillano al ritmo delle pompate, battendo sull’ano con un rumore incessante, ipnotico anch’esso: Ciaff… Ciaff… Ciaff…
Lei non si trattiene, mugola, ansima, dice che ne vuole ancora e sempre di più. Lui si limita a respirare affannato.
Non mi rendo conto di essere così vicino a venire fino a quando non è ormai troppo tardi per trattenermi: rilascio convulsamente nell’aria lunghi getti di sperma, alcuni dei quali, disgraziatamente, vanno a posarsi sulle lenzuola, nella precisa direzione dei loro sessi che si sfregano, l’uno nell’altro.

Realizzo subito che la cosa non sarà affatto gradita; vorrei allungare una mano per tirar via quelle strisce di sborra dal letto, ma non oso muovermi.
Me ne sto lì col pisello che mi si ammoscia lentamente in mano, ad aspettare che finiscano.
Posso solo sperare che la cosa passi inosservata. E invece lui, una volta pompata la solita equina razione di denso sperma a farcirle la figa (non so come faccia a farne sempre così tanta, se è dovuto alla sua dieta, a quanta acqua beve, o forse più semplicemente al fatto che è più maschio di me e ha i coglioni più grossi), si stacca da lei tirando indietro il busto e se ne accorge subito.

-Che cazzo…..

Torcendosi verso di me, posa lo sguardo sul mio pisello moscio, ancora gocciolante.

-Ma che schiiifo! Guarda che cazzo ha combinato quella troietta lurida della tua maritina…

Si tira su pure lei, con la sborra candida che le cola dalla figa ancora dilatata e, guardando le lenzuola:

-Ma Paolooo… ma stai un po’ attento… non lo vedi che casino hai fatto??
Queste considerazioni però me le tengo per me, mentre lui, tenendomi premuta la faccia sul lenzuolo macchiato come si fa con i cuccioli che fanno pipì in casa, mi sta sibilando in un orecchio:

-Adesso non solo svuotiamo le palline senza permesso… ma ci permettiamo pure di schizzare quasi addosso al padrone, EEH?

-N..non l’ho fatto apposta… davvero… non volevo!

-E ci mancherebbe pure lo avessi fatto apposta, fighetta… male, molto male… se continui così finisce che te le taglio via, quelle palline! Cos’è… ti sei eccitata a guardare la figa della tua signora? Ahh noo… ho capito… ti sei bagnata tutta a vedere da vicino il cazzo di un vero maschio, giusto!? Hai ragione, povera piccola… anche tu hai le tue esigenze di femmina calda, vero? Ma non ti preoccupare che adesso zio Bruno te le fa sfogare lui le voglie, così per un po’ ci togliamo questo brutto vizio…

Questa ultima frase l’ha pronunciata col tono di voce che di solito si usa con i bambini piccoli.

Mi sento piuttosto intimidito.
Tra l’altro non ho capito bene quello che ha in mente e comincio ad essere leggermente preoccupato…

Un quarto d’ora dopo, finito di cambiare le lenzuola per la seconda volta nella giornata, sto raccogliendo quelle sporche per metterle direttamente in lavatrice.
Marisa è in bagno che fa un bidet (sento l’acqua scorrere), lui è in soggiorno a non so fare cosa da un po’, quando lo sento chiamarmi da di là:

-Fighettaaa… vieni un po’ qua… vieni, vieni che zio Bruno ti fa vedere una cosa…

OHSSANTINUMI.. che si sarà inventato adesso?
Lo raggiungo in soggiorno con ancora il fagotto delle lenzuola sporche in mano e l’aria da cane bastonato.

Se avessi la coda, in questo momento la terrei stretta tra le gambe.
Sta armeggiando col pc, ma da qui non riesco a vedere lo schermo.
-Vieni vieni… avvicinati. Guarda cosa ti ha trovato lo zio Bruno per farti sfogare come si deve… poi non dire che non teniamo conto delle tue esigenze…
Giro attorno alla scrivania e finalmente posso vedere ciò di cui sta parlando:
E’ una clip proveniente da qualche sito porno, esattamente si tratta dello slideshow di una interminabile sequenza di enormi cazzi neri (appartenenti ovviamente ad altrettanti muscolosi omaccioni) e sta facendola scorrere dopo aver settato la riproduzione in modalità “loop”.

Non ne capisco la necessità perché leggo dal timer che il filmato dura più di mezz’ora…
Mezz’ora dopo invece lo capisco benissimo, mentre mi trovo, esattamente da mezz’ora, inginocchiato davanti allo schermo a menarmi disperatamente l’uccello per raggiungere il secondo dei 3 orgasmi necessari a che io possa ottenere il permesso di alzarmi di lì. Tra le mie ginocchia doloranti e il pavimento c’è fortunatamente un po’ di morbido: il fagotto di lenzuola ancora bagnate della sua (tanta) e della mia (poca) sborra.

Ha preteso che anche Marisa assistesse alla mia umiliazione e adesso mi guardano entrambi dal divano sul quale sono sdraiati, lanciando qualche divertito incoraggiamento al mio indirizzo, tra una slinguata e l’altra.
I cazzi neri continuano a scorrermi incessantemente davanti agli occhi, mentre il mio povero pisello è tutto arrossato e dolente. Sono appena riuscito a recuperare un po’ di rigidità dopo il primo dei tre orgasmi impostimi, avvenuto buoni venti minuti fa, e confido di poter raggiungere il secondo entro i prossimi venti.

Sborrare la prima volta (che poi sarebbe la seconda, dopo quella mentre stavano scopando) è stato relativamente facile, non venivo da almeno 3 giorni e vedere il toro montare la mia signora mi aveva caricato ulteriormente: mi è stato sufficiente segarmi per qualche minuto apprezzando i cazzi neri che mi scorrevano davanti agli occhi e ho schizzato in terra, davanti a me. L’evento è stato salutato da complimenti e applausi da parte del mio divertito pubblico.

Ora però la cosa non si sta rivelando altrettanto semplice. Sono costretto a cambiare mano continuamente perché il braccio destro comincia a farmi male, ma con la sinistra al massimo riesco a tenermelo duro, non riesco a raggiungere la intensità di ritmo necessaria per venire, per cui sono costretto a tornare alla mano destra non appena il braccio si è riposato un po’.
Esattamente mezz’ora dopo la prima sborrata davanti allo schermo (posso asserire con certezza che sono trenta minuti esatti perché ho sborrato proprio davanti alla stessa foto davanti cui ho sborrato prima: un maschio nero, piuttosto sovrappeso, seduto sul bordo di un letto, aria assorta e in mezzo alle gambe un arnese largo e lungo, da moscio, più o meno come il mio avambraccio), conseguo la seconda grazie a un’accelerazione disperata che riesco ad imporre al mio braccio esausto.

Mi concedo un paio di minuti per flettere un po’ il braccio e recuperare un po’ di fiato prima di attaccare di nuovo.
La quantità di sperma questa volta è stata davvero esigua e puntualmente la cosa viene sottolineata con simpatici frizzi e lazzi.

-Beh? Tutto lì?? Ma non è che fino ad oggi ci siamo sbagliati e che quelle che hai lì sotto non sono palline come abbiamo sempre creduto, ma una sorta di ovaie esterne?

Fa lui.

Lei non mi usa nemmeno la cortesia di astenersi dal ridere, e la cosa mi umilia un bel po’.
Riprendo volenterosamente a segarmi ma stavolta prima di ottenere un minimo segno di vita impiego almeno il doppio del tempo rispetto alla volta precedente. Comincio a pensare di non potercela fare, sono ricoperto di sudore e ogni colpo che infliggo al cazzo mi fa stringere le labbra dal dolore, in certi momenti mi gira anche un po’ la testa.

I cazzi neri continuano a popolare lo schermo e temo proprio che popoleranno anche i miei peggiori incubi per i prossimi mesi.
Sto per gettare la spugna, non posso farcela.

Devono essersi sono accorti della mia difficoltà perché li sento bisbigliare tra loro a lungo. Spero stiano deliberando la mia grazia.
Poi lui si alza e mi viene dietro, si china e comincia a battermi una mano sul sedere al ritmo della mia sega, come per darmi il tempo.

-Op… Op… Op… avanti fighetta ci sei quasi, non ti deconcentrare… guarda quei bei cazzi neri… mmhh… scommetto che ti fanno venire l’acquolina in bocca, vero? D’altronde alle femminucce i bei cazzoni neri fanno sempre quest’effetto, giusto? Avanti… ancora… non ti fermare… Op… Op… Op…
Non è che mi stia sculacciando con forza, sono sculacciatine leggere di derisione le sue e, inaspettatamente, stanno ottenendo l’effetto di farmi riacquistare un minimo di turgore.

Ne approfitto per tentare un altro sprint.
-Scommetto che hai la fighetta tutta bagnata per quei bei maschioni, vero?
Sento scivolare la sua mano più in basso, a cercarmi l’ano, e subito dopo un dito infilarvisi in un sol colpo fino alle nocche.
E’ quello, che fa il miracolo: sento gli spasmi del piacere arrivare, il mio cazzetto inizia a muoversi su e giù senza nemmeno che io continui a menarmelo (ho poggiato la mano destra in terra per non perdere l’equilibrio nel momento stesso in cui mi sono sentito penetrare) e ho un orgasmo.

Ridicolo si, quasi a secco (appena un rivolo di sborra che mi cola giù lungo l’asta), ma pur sempre un orgasmo.
Cado in avanti a 4 zampe, esausto.
Sento lei ridacchiare dal divano mentre lui commenta così:
-Che ti avevo detto, Marisa? Hai visto che avevo ragione? E tu che non ci volevi credere… te l’avevo detto che sarebbe bastato toccarle la figa, alla maritina, per farla venire… Sei convinta adesso? Quella è più femmina in calore di te!
-Umiliazioni- In assenza di mia moglie
Divenute le visite del bull a casa nostra una normale routine, ci siamo dovuti porre il problema dei lavori domestici.

Fino ad allora, avevamo sempre avuto una signora polacca, per un paio di ore tre volte alla settimana, ad occuparsene, ma l’eventualità che il bull si fermasse da noi a dormire e al mattino si potessero incrociare non era assolutamente auspicabile. Inoltre, se anche non si fossero mai incrociati, sarebbe stato comunque imbarazzante dover giustificare la costante presenza di lenzuola sporche in quantità industriale (vengono cambiate prima e dopo ogni visita del bull) nonché di tutto il campionario di intimo particolare che usa mia moglie per compiacerlo.

In conseguenza di ciò decidemmo di fare a meno dell’aiuto di questa signora. Avrei dovuto essere quindi io, nei miei momenti liberi (vedi i fine settimana in casa da solo), a svolgere quelle faccende al posto suo.

Nei fine settimana devo pertanto occuparmi di fare il bucato (almeno 2 lavatrici solo di lenzuola, sempre), di stirare tutto una volta asciutto, di svolgere le pulizie di casa e infine di recarmi al supermercato a fare la spesa per il settimanale approvvigionamento di generi alimentari e prodotti per la pulizia.

Lo faccio da un paio di anni e ormai sono un vero esperto, anche se ho dovuto imparare praticamente tutto. Fino ad allora infatti non sapevo nemmeno come si caricasse una lavatrice.
Durante la settimana invece c’è molto meno da fare e qualche volta mia moglie mi da una mano, anche se tocca sempre a me cambiare le lenzuola e rifare il letto prima e dopo le visite del bull, occuparmi di servire bevande e stuzzichini, cucinare e servire in tavola quando, occasionalmente, rimangono a cena.

Che il bull sia presente in casa nostra in assenza di lei capita davvero molto raramente, in due anni e passa ricordo giusto una mezza dozzina di occasioni in tutto; sempre in concomitanza con imprevisti che hanno fatto ritardare lei di qualche decina di minuti al massimo.
Soltanto due casi hanno fatto eccezione: una volta in cui, poco dopo la solita telefonata per annunciare il suo arrivo, al bull si scaricò la batteria del cellulare e mia moglie, che dovette uscire per un’emergenza riguardante i propri genitori, non riuscì ad avvertirlo, e un’altra volta in cui, pur con mia moglie fuori città, si presentò lo stesso per vedere non so che partita di calcio sulla mia pay tv perché a lui non funzionava l’antenna satellitare, e che finì per passare la notte in casa mia.

La volta della partita è stata quella in cui mi sono trovato a dover passare più tempo in assoluto da solo in sua compagnia. Almeno per quanto riguarda casa mia.
Userò il presente indicativo, per raccontarla, perché credo che ciò renda i racconti più vivi ed immediati.
Sono in casa da solo, lei è fuori per motivi di famiglia. In casa c’è poco da fare, sto pensando di prepararmi qualcosa di buono per cena e spararmela poi comodamente sul divano davanti a un bel dvd quando squilla il telefono.

Rispondo con tono scocciato, già pronto a declinare l’ennesima offerta di cambio di gestore telefonico della giornata:
-Proonto?
-Fighetta… sono io… volevo sapere… a casa tua funziona la tele?
Riconosco immediatamente la voce di Bruno, il nostro bull, ma non mi aspettavo proprio di sentirlo, stasera. Sono sorpreso.
-Oh… si, buonasera… cosa? Non ho capito bene…
Sono cosciente che sto facendo la solita figura da scemo, davanti a lui mi capita sempre, quest’uomo mi intimidisce.

D’altronde come potrebbe non intimidirti uno che si scopa regolarmente tua moglie, che si fa ripulire il cazzo con la bocca da te ogni volta che viene e che per sovrappiù ogni tanto te lo sbatte pure in culo?
-Lo capisci l’Italiano, fighetta? T E L E… D E CO D E R… a casa tua funziona?

Non riesco a capire dove vuole arrivare, però non ho il coraggio di chiedere ulteriori chiarimenti.

-Si, credo di si…
-CREDI o ne sei sicuro? Controlla.
Mi affretto ad accendere tv e decoder. Ormai è una specie di riflesso condizionato per me: ad ogni suo ordine, shitto.

-Allooora? Quanto ci vuole…?

-Si, sto controllando, un attimo… si funziona tutto, perché?

-Tu non ti preoccupare, fighetta… tra poco arrivo, fammi trovare una bella cenetta.

E riattacca.

-Pronto? Pronto..?

Sono sorpreso, non so cosa pensare, non è mai capitato che telefonasse quando lei non c’è e per un attimo sono tentato di ritelefonargli per dirgli che stasera lei sarà fuori città, magari non se lo ricorda…
Decido che è impossibile che non lo sappia e lascio perdere.

Scorro rapidamente la programmazione della serata e mi accorgo che c’è un turno di campionato infrasettimanale… è vero, me ne ero scordato. Ora si spiega tutto…

La cosa mi scoccia e non poco. Va bene fare il padrone in casa mia quando c’è lei, ma adesso anche quando sono da solo…
Ma, come ho detto prima, quest’uomo mi incute soggezione e non me la sento di contrariarlo… passerà pure questa…

Ho giusto il tempo di preparare per lui la cenetta che avevo intenzione di preparare per me, quando sento la chiave girare nella toppa del portoncino di casa: è arrivato.

-Allora, fighetta… è tutto pronto? Dove sei?

Sono impegnato con le pentole sul fuoco e prima che possa mollare tutto e raggiungerlo in soggiorno si affaccia lui in cucina.

-Beh? Non ci siamo proprio eh!

Mi limito a guardarlo con aria ebete non capendo a cosa si riferisca, in fondo la cenetta gliela sto preparando… O NO!?
Mi indica con la mano destra, il palmo aperto verso l’alto.

-Da quando in qua ci si fa trovare vestiti quando arriva il padrone? … e con vestiti maschili poi… ti vuole entrare in quella testolina che sei una femminuccia ora? E le femminucce non si vestono da maschietti…

Ora… è pur vero che, come ho già detto, è abituato al fatto che io lo accolga completamente nudo, ma questo accade quando viene a scopare lei; non pensavo lo pretendesse anche solo per venirsi a vedere una partita a casa mia!

Ingoio il rospo e chiedo, cercando di evitare che nella mia voce traspaia l’irritazione che sto provando:

-Devo spogliarmi?

Si avvicina ai fornelli e comincia a spiluccare qualcosa senza degnarmi di uno sguardo, poi sempre di spalle e con la bocca piena:

-Non me lo dovresti nemmeno domandare, fighetta, comunque non ti voglio completamente nuda ché mentre mangio la vista di quel cazzetto che ti pende tra le gambe mi disturba… metti un paio di mutandine carine.

Alzando gli occhi al cielo (tanto lui è di spalle e non mi vede), senza obiettare, mi vado a cambiare lasciandolo lì.

Quando sono davanti al cassetto degli slippini di mia moglie intento a sceglierne uno, mi raggiunge la sua voce dal soggiorno.

-Fighettaa… voglio che indossi pure i sandali che ti ho regalato per il tuo compleanno, non te ne dimenticare!

Poi sento che ha acceso la televisione.

OH NO, CAZZO! Mi dico dentro di me I SANDALI TUTTO IL TEMPO NO…
Qui è necessaria una digressione: come forse ho già accennato precedentemente, lui è un vero feticista per tutto quello che riguarda scarpe, stivali, pantofole, e soprattutto i suoi preferiti: Sandali con tacco alto e sottile, meglio se con suola spessa uno o due cm e che lascino più possibile il piede femminile nudo. Ho detto femminile? Si, ho detto bene; e dato che anche io secondo lui sono incluso nel genere femminile, anche i miei piedi sono soggetti alla Legge del Sandalo.

Pretende infatti che mia moglie lo riceva sempre in questo tipo di sandali e che li tenga su anche mentre la scopa, dice che lo eccitano. Fin qui, niente da obiettare, ma da un po’ di tempo pretende che li indossi anch’io. Inizialmente aveva provato a farmi infilare quelli di lei, ma dato che io porto il 42 e mia moglie il 39, avevamo dovuto, suo malgrado e per mia felicità, farne a meno.

Fino al giorno del mio compleanno, però.
Come regalo infatti si presentò con un bel paio di sandali argentati da troia n. 42, tacco 12, ordinati appositamente per me su internet.
Da allora pretende che li indossi sempre.

Intendiamoci, non è dell’umiliazione di doverli indossare in sé che mi lamento (a quello ho fatto il callo e in fondo in fondo ci provo pure gusto), ma della loro infernale scomodità.

Passare una serata con questi sandali ai piedi, sia pure in casa, è una vera e propria forma di tortura.
Ho anche dovuto imparare a camminarci come si deve (mi ha insegnato mia moglie), mettendo un piede davanti all’altro (non di fianco, come per le scarpe basse) e di conseguenza sculettando leggermente.
Comunque… fine della digressione e torniamo al punto.

OH NO, CAZZO! ripeto dentro di me I SANDALI TUTTO IL TEMPO NO…

Però, dopo essermi denudato ed aver indossato un tanga di pizzo verde bottiglia, li metto e torno di là.

E’ stravaccato sul divano come al solito, sta ascoltando le ultime novità sulle formazioni che scenderanno in campo, sente il rumore dei tacchi e si gira verso di me
-OOHH… brava! Ti voglio sempre così quando sono in casa, non te lo far ripetere un’altra volta… vieni un po’ qui vicino… girati… fatti un po’ vedere…
Faccio come chiede, mi avvicino, unisco i piedi e giro lentamente sui tacchi come un’indossatrice.
Mi molla una sonora pacca sul culo con la mano aperta e mi spedisce in cucina.

-Dai sbrigati a portarmi il vassoio con la cena che tra poco comincia! Voglio mangiare adesso che ancora parlano che poi iniziano a giocare e non mi voglio distrarre…

Dopo qualche minuto gli sto sistemando in grembo il vassoio con la MIA cena. Ho già portato la birra e il bicchiere e glieli ho sistemati su un tavolino lì accanto.

-Serve altro?

Mi guarda assorto.

-Lo sai che come camerierina non saresti nemmeno male, fighetta?

Fa poi, mentre comincia ad ingozzarsi.

-Non è mica che avresti un grembiulino, per caso?

Ecco, ci manca solo il grembiulino, adesso…

-No, non ce l’ho il grembiulino.

Faccio io con tono un po’ troppo secco, forse.

-Oh… fighetta… abbassiamo la cresta eh? Lo sai che al maschio di casa devi sempre portargli rispetto, non mi costringere a ricordartelo in un altro modo…

E si tocca allusivamente il pacco.

-No… scusi, non intendevo mancarle di rispetto…

-Così va già meglio… adesso fai la brava vai in cucina e metti una di quelle pettorine che si usano per cucinare… non dirmi che non ce l’hai perché le ho viste prima appese, ce ne sono tre! Metti quella di tela nera e aspetta che ti chiamo io quando ho finito di mangiare così porti via il vassoio.

Eseguo senza fiatare.
Un paio d’ore dopo le partite sono finite. Io, sui miei tacchi scomodi, ho continuato a sculettare incessantemente dalla cucina al soggiorno per tutto il tempo, in ottemperanza alle sue continue richieste di acqua, caffè, ammazzacaffè, sigarette, accendino, posacenere… e chi più ne ha più ne metta. Non vedo l’ora che finisca di sentire le interviste dal campo e i vari commenti dei giornalisti in studio e se ne vada finalmente a casa sua lasciando anche a me la possibilità di sbracarmi un po’ sul divano.

Mi sa che non è di buonumore, perché la sua squadra ha perso.

*

Me ne sto a sciacquare i piatti nel lavello, quando mi accorgo di averlo dietro di me. Il rumore dell’acqua che scorre e la televisione accesa hanno evidentemente coperto quello dei suoi passi. Sussulto, sorpreso, e faccio per girarmi ma lui mi mette le mani sui fianchi impedendomelo. Mi irrigidisco.

-Calma… volevo solo farti i complimenti per il servizio… quasi perfetto, davvero.

Sento il suo fiato sul collo mentre mi parla nell’orecchio. Sa di alcool e sigarette.

Faccio un altro timido tentativo di staccarmi dal lavello. Le sue mani mi artigliano le reni, subito sopra i fianchi, mi sta facendo male. Mi immobilizzo.

-Tranquilla fighetta, rilassati…

Sento il suo pacco premermi lascivamente tra le natiche nude, rimango immobile, non so cosa fare.

-Ma… ma… non mi sembra il caso… non c’è nemmeno Marisa…

Farfuglio io.

-Tranquilla fighetta, non voglio fare quello che pensi tu… lo so che ti piacerebbe se ti inculassi infilandotelo tutto dentro così, contro il lavello, come in un filmetto porno di quart’ordine, ma oggi non è il tuo giorno fortunato, non sono in vena… e poi scommetto che non ti sei nemmeno fatta il clisterino, vero? Male… molto male. Lo sai che devi essere sempre pulita e profumata per ogni evenienza quando vengo qui… non basta che lo faccia solo Marisa, devi farlo anche tu assieme a lei, vi voglio tutt’e due sempre pronte, lo sai…

Mentre mi dice tutto questo continuando a premermi col bacino contro il lavello, lo vedo allungare una mano e intingerla in una pentola sporca.

Raccoglie con le dita un po’ di salsa dal fondo e la ritrae. Me le passa sulle labbra, se le fa succhiare. Non era male la salsa, anche se un po’ troppo piccante per i miei gusti. Ne raccoglie ancora…
Con l’altra mano sta scostandomi dal centro delle natiche il perizoma e, prima che possa in qualche modo oppormi, mi spalma la salsa direttamente su quella che lui chiama la mia “figa posteriore”. Mi preparo per il peggio.

Sento un dito infilarmisi in culo, poi due…, mi sta trattando come un suo giocattolo, al solito.
Mi passa un braccio attorno alla vita bloccandomi anche le braccia, lo sento armeggiare con l’altro braccio sul tavolo dietro di noi, poi di colpo mi infila qualcosa su per il culo, non capisco cosa sia, è duro, lungo e sembra anche ruvido, fortunatamente non è molto largo, però. Me lo stantuffa dentro una decina di volte aumentando via via la velocità.

L’attrito mi fa male e inizio a sentire anche gli effetti della salsa piccante…
Mi lascio sfuggire qualche lamento e questo provoca la sua ilarità.

-Di che ti lamenti fighetta? Alla fin fine sei fortunata che invece della bottiglia che cercavo, ho trovato solo un mestolo di legno… o no? Dovresti ringraziarmi invece di lamentarti…

Mi ha mollato, finalmente sono libero di muovermi. Mi giro verso di lui e istintivamente porto una mano dietro: è vero, il bastardo mi ha scopata con un mestolo di legno!

-NON TOGLIERLO FINO A CHE NON TE NE DO’ IL PERMESSO, TROIA!

Il suo tono mi blocca.

Lascio dentro il mestolo anche se brucia, il peperoncino presente nella salsa sta avendo il suo effetto. Ho letteralmente le lacrime agli occhi.

-Braava fighetta… adesso ringraziami come si deve, però…

E, poggiandomi con forza le mani sulle spalle nude, mi spinge in basso per farmi inginocchiare. Cosa vuole da me è chiarissimo.
Gli slaccio la cintura e gli abbasso la zip, non porta nemmeno le mutande oggi. Forse è venuto preparato…
Gli prendo il cazzo in mano, non è del tutto moscio ma nemmeno del tutto rigido.

Oramai glielo ho preso tra le mani tante volte e posso dire di conoscerlo bene, eppure ogni volta la sensazione di come si gonfia lentamente tra le mie dita e le sue dimensioni asinine mi incutono soggezione e di colpo mi sento sottomesso, inferiore, totalmente alla sua mercé.

Lo sego un po’: prima riesco a farglielo indurire, meno tempo mi ci vorrà a farlo venire poi di bocca. E’ talmente grosso che mi si indolenzisce sempre la mandibola, quando ci mette troppo a venire.

Mentre faccio per portarlo alle labbra mi blocca, afferra uno straccio e me lo passa ruvidamente sulle labbra.
-Il sugo.
Mi spiega laconicamente. Poi lascia che glielo prenda in bocca.
E così me ne sto lì in ginocchio, con un cucchiaio di legno sporco di salsa piccante infilato nel culo e la sua grossa cappella in bocca fino a che il particolare grugnito che ormai ho imparato a riconoscere mi preannuncia l’imminente rilascio dei getti di sperma.

Provo a farmi scivolare la cappella violacea in punta alle labbra come faccio di solito ma una mano premuta sulla nuca mi costringe a ricevere gli schizzi caldi in gola. Ingoio per non soffocare.
E’ in bagno ora, lo sento svuotarsi la vescica e poi l’acqua che scorre nel bidet.
Tra poco se ne andrà a casa e sarà tutto finito, per fortuna.
Sto cercando di ripulirmi dal sugo con un fazzolettino umido, in attesa che lasci libero il bagno consentendo anche a me di sciacquarmi con un po’ di acqua fredda.

Finalmente esce dal bagno ma, invece di essersi rivestito come mi sarei aspettato facesse, si è spogliato del tutto. Mi guarda e con l’aria più naturale del mondo mi dice:

-Hai già cambiato le lenzuola?

Mi sa tanto che questa nottata è appena iniziata…
Ho appena terminato di mettere un set di lenzuola fresche di bucato al letto matrimoniale. Non ce ne sarebbe stato bisogno perché le avevo cambiate ieri, ma ha preteso così ed è inutile mettersi a discutere con lui.

Porto ancora i sandali alti e i piedi mi fanno un male da morire. Temo che avrò i segni delle scarpe per 24 ore almeno, anche dopo che le avrò tolte.
Ho sempre avuto dei bei piedi, belli al punto di poter passare per quelli di una donna e lui se ne è accorto subito, quindi, siccome è un feticista per queste cose, non si accontenta di farmi portare scarpe femminili ma si diverte anche a farmi smaltare le unghie (non sempre, fortunatamente).

Tra l’altro ha preteso che io spostassi al secondo dito del piede sinistro la fede nuziale e al secondo dito di quello destro la fedina d’oro del fidanzamento, che portavo prima di sposarmi. Dice che è più appropriato, visto che mia moglie ormai è cosa sua, e che inoltre portare anelli alle seconde dita di entrambi i piedi è una specie si simbolo universale per significare che ti piace ricevere cazzi neri… bah, sarà…
Gli sto comunicando che il letto è pronto e che io vado a dormire sul divano, come sempre, quando lui rimane qui per la notte.

Aggiungo anche che, semmai dovesse servirgli qualcosa durante la notte (e spero vivamente di no, perché sono distrutto), può sempre chiamarmi e arriverò subito.
-Mmmhh… stavo pensando che non mi va di dormire da solo stasera, fighetta… Marisa non c’è… come potrei fare se mai avessi qualche bisogno impellente? Non ci hai pensato a questo??
La prospettiva di dover dividere il letto con lui non mi esalta affatto.
-Basta chiamare e arrivo subito… davvero… non c’è problema

-Se c’è problema o no lo decido io, fighetta… cmq non bagnarti che non ho nessuna intenzione di dividere il mio letto con te… però voglio che tu dorma qui, stanotte.

Puoi accomodarti sul pavimento.

Io sono abituato a dormire sul morbido e con due cuscini e so per certo che sul pavimento non chiuderei occhio, per cui cerco di insistere un po’:

-Ma davvero… è uguale… e poi non vorrei disturbare…

Mi accorgo che lo sto contrariando e, onde evitare guai peggiori, decido di cedere con il segreto intento di spostarmi sul divano non appena si sia addormentato. So che ha il sonno profondo, non sarà certo un problema.

*

ORE 2. 00 am, circa.

Lo sento russare forte. Mi ha costretto a indossare una specie di babydoll trasparente di mia moglie prima di farsi dare un bel bacio della buonanotte (sul cazzo ovviamente) e di farsi rimboccare le coperte.
Lui dorme nudo, a me non ha consentito nemmeno di togliere le scarpe.

Mi alzo, cercando di evitare il minimo rumore, ma sono al buio più totale e indosso ancora i tacchi che non ho avuto ancora il coraggio di togliere (semmai mi addormentassi, lui si svegliasse e si accorgesse che li ho tolti sarei nei guai seri): inciampo, cado, faccio rumore.

La luce della lampada sul comodino mi acceca. Quello che non doveva succedere è successo: si è svegliato.

-Che cazzo stai facendo, fighetta?

Dice con voce impastata dal sonno.

-Err… no, niente, mi dispiace… andavo in bagno, continui pure a dormire…

Abbozzo pure un sorriso innocente, ma mi sa che non ci casca…

-Ah si? Ti scappa la pipì, povera?

Mi sta scrutando con aria sospettosa.

-Eh si…

-Va bene… e siccome io sono di buon cuore, so che hai paura del buio e voglio evitare che tu faccia brutti incontri… ti accompagnerò in bagno, guarda un po’!

E’ evidente che non mi ha creduto, ma faccio finta lo stesso di non aver raccolto e di interpretarla come una semplice battuta. Faccio anche finta di essere divertito:

-Ah ah… vado e torno in un attimo…

E con questo imbocco il corridoio, direzione bagno, sperando che la cosa finisca lì.

Invece lui si alza e mi viene dietro.

Entro in bagno, accendo la luce e, naturalmente, non mi sogno nemmeno di chiudermi la porta dietro: si incazzerebbe di sicuro.

Alzo la tavoletta e tiro fuori il pisellino. Dannazione, non mi scappa… (all’epoca non portavo ancora la CB e ancora pisciavo in piedi, oggi il problema non si porrebbe perché sono costretto a sedermi, per fare pipì, proprio come una femmina).

Lui è poggiato allo stipite della porta e mi sta osservando con aria strafottente.

-Allora, fighetta? Non ti scappava al punto di non poter fare a meno di rischiare di svegliarmi? Non è che per caso, invece di pisciare, volevi andartene a dormire sul divano??

– No, no… è che mi succede sempre così quando qualcuno mi guarda… mi blocco…

Provo ad imbastire su due piedi io.

-Mmm… io invece penso che tu mi stia prendendo per il culo…

-Ma no, per carità…

Sento che sto perdendo terreno e sono preoccupato di quello che potrebbe succedermi.

-IN CAMERA DA LETTO, SUBITO!

Il tono delle sua voce mi colpisce come uno schiaffo in piena faccia.
Senza stare a discutere, lo seguo in camera per non contrariarlo ulteriormente.

Sto ascoltando il suo pistolotto ai piedi del letto, lui è di nuovo sdraiato, sembra soddisfatto di sé.
-Pensavi davvero di potermi fare fesso, fighetta? Ringrazia che adesso ho sonno e non mi va di darti la lezione che meriteresti… ne parliamo domattina, però.

Ah… a proposito, per me sveglia alle 9 in punto, ovviamente con un pompino di buon giorno… attenta che controllerò… un minuto prima o un minuto dopo e sono cazzi tuoi… Adesso chiudi la porta con la chiave, poi sfilala e dalla a me…

Eseguo.

ORE 9. 00 am, in punto.

Sto pompando il suo cazzo con la bocca, gentilmente. Non so nemmeno se sono riuscito poi a chiudere occhio o meno, forse si, ma è da prima delle otto che non faccio altro che controllare l’orologio sul comodino per evitare di non essere puntuale.

Ha un sapore orribile, sa di sudore e di sborra rancida ma questo non mi ferma: ha detto alle 9 e alle 9 sarà. Non ho abbastanza palle per disobbedirgli, me ne rendo conto.

Sono convinto che si sia svegliato non appena glielo ho preso in bocca, ma che continui a far finta di dormire, forse per umiliarmi ulteriormente. Lo sento crescere tra le labbra, diventare duro come pietra.

-Mmmhhh… brava la mia fighetta, sei puntuale!

Finalmente ha deciso di smetterla con questa pantomima del bell’addormentato…

-STOP! So che il mio uccello ti piace tanto, ma mollalo! Non voglio sborrare prima di averti dato quanto promesso… Molla il mio uccello, da brava, e assumi la posizione della punizione: a quattro zampe sul letto, tette contro il materasso e culo in aria!

Stoppo la fellatio e mi arrampico sul materasso evitando di guardarlo negli occhi, mi sento umiliato e infelice come non mai, ma assumo la posizione richiesta.

Spero solo non sia una cosa lunga, di qualunque cosa si tratti…

Lo sento sputarsi sulle dita e passarle poi sul mio buchetto, mentre continua a sproloquiare:

-Non sei malaccio, come femminella di riserva, ma devi ancora imparare che il padrone non si prende mai in giro…

Ecco la punta del suo enorme arnese fare capolino contro il mio buchino indifeso…

-Se ti dico di fare una cosa devi farla, lo capisci, troia?

Inizia a spingere…

-Sai perché hai l’onore che io mi occupi delle necessità di quella vacca di tua moglie?

E intanto mi scivola dentro…

Mi colpisce col palmo della mano aperta sulla natica destra, forte…

-N..no… perché?

-Perché sa stare al suo posto, ecco perché, accetta da me quello che viene, senza fiatare, così come è giusto che sia e così come devi fare tu…

E giù un altro schiaffo, mentre sento il suo cazzo farsi strada dentro di me…

-…le vere femmine, ai maschi, si sottomettono senza limitazioni e senza sotterfugi, capito, fighetta? Perché tu sei una vera femmina, giusto? Sei quasi più femmina di quella vacca di tua moglie… lo ho capito dal primo minuto che ti ho vista…

E giù schiaffi sul culo come se piovessero…

Io, da parte mia, mi sento totalmente dominato e annullato da questo maschio arrogante e insopportabile.

-…non osare mai più tentare di prendermi per il culo come hai fatto questa notte, chiaro? La prossima volta che mi accorgo di una cosa del genere ti castro, capito!?

E, a questo punto, mi prende, da sotto, le palle e me le strizza a morte nella sua mano ruvida.

-Se ti dico che voglio una cosa da te, significa che VOGLIO una cosa da te, non accetto ”se” o “ma”! Tu ancora non mi conosci bene, ma ti garantisco che imparerai a conoscermi… adesso chiedi scusa e implorami di darti il mio sperma, da brava femminella.

E aumenta ancora di più la stretta attorno alle mie palle…

-CHIEDO SCUSA, CHIEDO SCUSA CON TUTTA ME STESSA! NON CERCHERO’ PIU’ D’INGANNARLA! LO GIURO! ADESSO… PER… FAVORE… MI… LASCI LE… PALLE, PERO’!

Adesso mi stantuffa il suo cazzo prepotente nel culo ad un ritmo forsennato, mi fa male, continua a tenermi per le palle con la sinistra e a mollarmi ceffoni feroci sul culo con la destra…

-Implorami, dai… prega per la mia sborra… lo so che sei gelosa di tua moglie quando la do tutta a lei… a me puoi dirlo che sei femmina, che lo sei sempre stata… dillo, dillo troia… Non ti pare vero di avere dentro il cazzo del tuo maschio senza la concorrenza di quella vacca di tua moglie eh? Dillo che adori il mio cazzo!

-Adoro… il tuo… cazzo! Dammi la… tua… sborra…

-CHI E’ IL TUO MASCHIO? DILLO, DI’ CHE SEI UNA FEMMINA E CHE IO SONO IL TUO MASCHIO!

-TU! …tu sei il mio maschio… io sono una femmina… adoro il tuo cazzo e tu sei il mio maschio!

Qualunque cosa purché la smetta presto: ho il culo sfondato, le chiappe in fiamme, le palle stritolate e anche un po’, in fondo, comincio quasi a credere veramente a ciò che sto dicendo…

Riesco a percepire i getti di sborra che mi inondano dentro, sono umiliato, dolente, spezzato fisicamente e moralmente, ma, contro ogni logica, anche appagato.

Per la prima volta da quando tutta questa follia è cominciata, sto cominciando a temere di prenderci gusto…

Mentre gli bacio le palle in segno di ringraziamento e sottomissione, come richiesto, lo sento dire:
-Non c’è bisogno di raccontare tutto questo a tua moglie, tientelo per te, intesi?
Forse ha paura del suo giudizio, forse sto intravedendo la prima crepa nella sua impenetrabile corazza… Buono a sapersi.

Con Roberta

Con Roberta

Ero a Roma per lavoro, e vista l’occasione avevo preso un appuntamento con
Roberta, un incontro che avrebbe dovuto essere solo di socialità e per
conoscerci da vicino. Ero sceso alla stazione Garbatella della metro B, ed
ora camminavo lungo Circonvallazione Ostiense. Avevo un passo spedito,
abbastanza deciso, e procedevo verso via Colombo: avevamo appuntamento in
un bar verso la fine della strada, prima di arrivare a via Colombo, sulla
sinistra, all’angolo di una traversa di cui non ricordo bene il nome, forse
via Usodimare, ma potrei sbagliarmi essendo passato qualche anno.

Mentre procedevo, ripassavo mentalmente come ero arrivato a quell’incontro.
Io e Roberta ci eravamo conosciuti su Internet, e prima di allora non mi
era mai successo di prendere un appuntamento con una persona conosciuta in
Rete. Tra l’altro non è che l’avessi conosciuta in qualche luogo virtuale
dove si parlasse di sesso, perchè lì non ci vado mai, neanche roba BDSM,
perchè non ci muoio dietro al BDSM, preferisco il bondage, anche spinto,
quello dove c’è un totale impedimento dei movimenti, ovviamente mi piace
subirlo, mettermi nelle mani della mia predatrice.

Invece Roberta l’avevo
conosciuta su un forum dove si parlava di politica! Una cosa strana, no?
Scrivendo su un forum di politica, non di partito sia chiaro (io non ho
tessere di partito e mai ne avrò), non avrei mai immaginato di trovare una
donna che prima praticasse il tacchinaggio e poi passasse direttamente
al “provarci”…

L’avvicinamento era stato strano, mi aveva colto alla sprovvista, visto che
oltre a commentare quel che scrivevo sul forum, mi scriveva messaggi
privati in cui mi parlava esclusivamente di temi politici a livello
mondiale, come il riscaldamento globale, la salvaguardia delle balene e dei
delfini, la difesa della foresta amazzonica, la produzione energetica
mondiale, tutte cose che, non lo nascondo, suscitano da sempre un mio
attento interesse ed impegno.

Poi, un giorno ai primi di ottobre (l’anno
non lo dico) mi scrisse facendomi domande più personali, ma le solite cose
che si chiedono quando si diventa amici di penna, anzi “amici di tastiera”:
dove vivi, cosa fai nella vita, cosa hai fatto in passato, insomma nulla di
speciale.
Poi, al passare dei giorni, ma dico proprio dei giorni, non delle settimane,
i suoi messaggi assunsero uno spirito più provocatorio, di quel
provocatorio che, a livello mentale, gradisco particolarmente.

Infatti non
erano provocazioni che lasciavano sottintendere un “ci sto”, ma malcelavano
un “io prendo”, che su di me ha ben altro effetto. Certo, non abbastanza da
cedere. Neanche quando mi mandò una sua foto, ed io le mandai la mia,
neanche quando ci scambiammo i cellulari. Non cedevo, al punto in cui una
sera al telefono mi disse: “Tu sei troppo uno spirito libero, o così vuoi
apparire pubblicamente, pertanto direi che vai domato.

Domato e legato. “

Ora camminavo lungo Circonvallazione Ostiense e pensavo a come sarei stato
eventualmente legato.
Mentre già mi sentivo la sensazione delle corde sulla pelle, la mente – come
una scimmia sugli alberi – riprendeva a vagare tra i ricordi. Roberta mi
telefonava, dimostrava interesse per me. Un interesse schietto, senza
secondi fini, un interesse anche dimostrato con intraprendenza e
trasmettendo di proposito di avere dolcezza e decisione, molta decisione.

Così, facendo leva psicologica con la sua risoluta intenzione di conoscermi,
era riuscita a convincermi ad incontrarla, e quella era l’occasione giusta.
Continuavo a camminare lungo il marciapiede, incrociavo tante persone, di
quelle che si possono incrociare in una grande città, e mi domandavo se
potessero intuire quali fossero i miei pensieri da preda.
Di questi miei pensieri e di queste mie tendenze nel vivere la sessualità,
non avevo parlato a Roberta.

Un po’ perchè certe cose mi vergogno di dirle
(ebbene sì, nella vita reale sono anche tremendamente timido), un po’ per
vederla “spontanea”, e lasciava presagire una voglia di dominare che mi
spingeva a cedere.
Ero arrivato all’ingresso del bar. Indugiai un attimo, come se la timidezza
prendesse il sopravvento, come se qualche remora volesse farmi tirare
indietro. In certi momenti, la paranoia arriva, e sa arrivare al momento
giusto. Mi feci coraggio, respirai profondamente, ed entrai, decidendo
automaticamente di fare questo salto nel buio che non avevo mai fatto
prima.

La riconobbi subito, all’ultimo tavolo in fondo a destra, accanto alla
vetrina. La riconobbi perchè era uguale a come era nelle foto che mi aveva
mandato. Anche lei mi riconobbe e sorrise. Andai a sedermi, finalmente ci
presentammo da vicino.
Sapevamo entrambi che non eravamo lì per parlare di politica, ma per
prendere un caffè assieme e conoscerci. Ma anche per punzecchiarci un po’,
visto il tono dei nostri ultimi scambi di mail e telefonate.

Intanto ne approfittavo per osservarla meglio e farmi osservare. I suoi
capelli a caschetto neri lasciavano cadere una frangetta sulla fronte,
facendo ombra sugli occhi nocciola cerchiati da occhiali rettangolari con
la montatura azzurra che mi facevano impazzire.
Vedevo che anche lei mi osservata, a volte mordendosi il labbro inferiore
mentre mi ascoltava. Ed era abbastanza furba da farmi sentire il suo
interesse fisico nei miei confronti. Me lo faceva sentire in
quell’inflessione di voce tenera, timida, un po’ imbarazzata, dolcissima,
che faceva di tutto per non farsi percepire come invadente.

Insomma,
dimostrava di essere quel che avevo capito che fosse, ma aveva stile e
classe nel farlo, sapeva sedurre, sapeva condurre dove voleva. Se fosse
stato un uomo, sarebbe stata etichettata come un play boy.
Poi, molto dopo il secondo caffè, si fece seria: “Allora, sei un uomo che
prende il controllo della situazione?”
“Io? No, mai…”
“Ahh, caratterino sottomesso e assecondante?”
“L’hai capito eh? Docilissimo, garantito”.
“Sai che farei ora? Una cosa grandiosa, bella, non so neanche io…”
“Ma che dici, Roberta…”
“Sono un po’ briccona… lo so…”
“Direi parecchio… Beh? Cosa faresti?”
“Mi vergogno e ti faccio un pò alla brace prima di dirtelo…”
“Che proprio tu ti vergoni, non ci credo proprio, se permetti!”
“Ah non ci caschi, eh? Io ti voglio toccare, baciare, spingerti contro il
muro, fare miei i tuoi capelli….


“Beh, se non ti togli mai gli occhiali, te lo permetto. “
“Oh! Esce fuori il tuo lato feticista! Avevo visto bene, quando ho notato
che li guardavi…”
“Già”.
“Vuol dire che me li toglierò solo per farteli leccare”.
A quel punto ero fritto. Con una frase del genere, resto sempre fritto. A
lei non restò che l’affondo finale: “Vieni con me, seguimi. Paga il conto e
seguimi, così scopri anche perchè ti ho dato appuntamento qui.

Scoprii che ci eravamo visti lì perchè ci abitava. Aveva un piccolo
appartamento proprio nella traversa accanto, al primo piano. Un
appartamento modesto, giusto due camere bagno e cucina, dove viveva sola.
Di nuovo la paranoia, per me. Non mi era mai successo di trovarmi in una
situazione erotica al primo appuntamento. Mai. Era la prima volta che ci
vedevamo, e già ero in casa sua. Mi corse un brivido lungo la schiena.

Una delle due camere era il salotto. Si accomodò sul divano e mi fece cenno
di non sedermi, per poi aggiungere: “Prima di tutto spogliati, fammi vedere
come sei fatto, almeno. Poi, ti dovrò fare alcune domande… nel frattempo
spiegami cosa ti piace subire…”
“Sono molto attratto dal bondage, Roberta, mi piace farmi impedire i
movimenti, farmi legare, farmi possedere mentre non posso muovermi, dare
piacere alla mia partner senza poterla toccare e senza poter godere.


“Ma che bravo, avevo capito bene allora, che tipo sei… Ho avuto un buon
intuito, come al solito. “
Ero nudo, completamente, lei si alzò e mi girò attorno, poi aprì il primo
cassetto in alto di una cassettiera, e prese una corda da sei millimetri,
di quelle che passano negli anelli dei gazebo che si vedono in strada o
nelle fiere, lunga circa un metro, tornò da me, e me l’avvolse attorno ai
polsi, facendo un nodo finale, non stretto da far male, ma abbastanza da
non farmi muovere le mani, che ora tenevo unite sulla pancia.

“Vatti a sedere, che ho un po’ di cose da chiederti, per capire dove
possiamo arrivare”.
Mi lasciai cadere sul divano, lei iniziò a spogliarsi, e intanto faceva
domande.
“Hai detto che ti piace il bondage, ma la legatura come la vuoi? Solo
stretta, anche scomoda, o preferisci qualcosa di estremo e dolorante?”, e
intanto il jeans le era saltato via.
“Guarda, per me va bene tutto, posso arrivare fino all’estremo e
dolorante… certo, senza esagerare…”
Si tolse la maglietta, e poi chiese ancora: “Quali sensazioni preferisci?”
“Tra… quali?”
“Tra tutte! Pressare, strizzare, pizzicare, mordere, colpire, pungere!”
“Escludo il pungere, odio aghi e spilli, e lo reputo poco igienico e poco
salutare… Il resto, lo accetto con piacere, certo non esagerare nel
colpire, ma per il resto puoi esagerare”.

“Sei disposto a farti imbavagliare?”
“Certo…”
“E bendare?”
“Anche!”, intanto anche il reggiseno di Roberta era finito sul pavimento.
“Non ho ancora finito con le domande. Te le faccio a raffica, però aspetta
che mi metto comoda. “
Si denudò completamente. Rimase con addosso solo gli occhiali, cioè proprio
come piaceva a me, e come sapeva di piacermi. Giusto per abbassare le mie
difese.
Venne a sedersi anche lei sul divano, accanto a me.

La pelle delle sue gambe
era a contatto con quella delle mie, iniziò a venirmi un’erezione. Aveva il
viso rivolto verso di me, mi guardava negli occhi.
“Sei pronto?”
“Sì Roberta. “
“Bene, rispondi con un sì o un no alle cose bondage che ora ti dico, mi
serve per capirti…”
“Sono pronto”.
“Solo corde? O anche nastro adesivo”
“Va bene anche il nastro adesivo”.
“Bracciali e cinture?”
“Sì. “
“Incappucciato?”
“Sì”
“Capelli legati?”
“Considerato che al momento li porto lunghi, sì.


“Collare e guinzaglio?”
“Sì. “
“Preferisci le mani legate davanti, dietro, o in alto?”
“Non fa alcuna differenza”.
“Oggetti di metallo, come manette, catene e lucchetti?”
“Sono gli oggetti che preferisco. Mi piacciono più delle corde. “
“Legare i genitali?”
“Sinceramente non so se me la sento…. “
“Ok, allora è no. Legamenti al torace e stimolazioni ai capezzoli?”, e prima
che potessi rispondere, mi strinse i capezzoli tra le dita, molto forte.

“Sì, è una delle cose che prediligo”.
“Legato alla sedia?”
“Certo!”
“Incaprettamento…?”
“Non saprei, è una cosa che non ho mai fatto…”
“Braccia e gambe aperte?”
“Certo. “
“Gomiti legati”.
“Nessun problema”.
“In ginocchio”
“Nessun problema”.
Mi prese il pene eretto nella mano destra e me lo strinse con una forza tale
che sembrava stritolarlo. Mugolai di piacere.
“Ti posso avvolgere completamente nel domopak e mummificarti?”
“Ho la paranoia della respirazione… devi permettermi di respirare”.

“Benissimo, assolutamente non male, allora non si fa… Ho dato per scontate
le sculacciate, mollette e morse, anche con pesi. Confermi?”
“Certo che confermo…”
“Bene… non c’è che dire… proprio un bravo sub, mi sa che ci divertiremo,
assieme…”
“Avrei una sola domanda, io, per te…”
“Falla. “
“Sei brava a fare i nodi alle corde?”
“Lo scoprirai presto sulla tua pelle, bel cucciolo”, mise una nota
sarcastica e provocatoria in quel “bel cucciolo”.

Rimasi zitto a contemplarla, lei si alzò ed andò di nuovo verso la
cassettiera, camminando lentamente e facendo ondeggiare apposta il sedere,
ridacchiava, certamente pensava a come stessi ammirando le sue forme.
Prese un altra corda, e tornò da me. Prima di chinarsi, mi fece passare i
seni vicinissimi alla faccia, ma non abbastanza da poterli toccare, poi mi
legò le caviglie tra loro, unite, mettendo le corde strette a forma di
otto.

Ora non potevo più alzarmi e camminare.
“Aspettami qua, ed impara a goderti l’attesa. “, e senza attendere risposta,
si allontanò, uscendo dalla stanza. Rimasi solo, nudo e legato.

Non so dopo quanto tempo sia tornata. Non meno di mezz’ora. Nel frattempo la
sentii chiudere la porta del bagno, sentii il rumore della doccia, poi
silenzio. La immaginai nell’accappatoio, poi sentii il rumore
dell’asciugacapelli, per molto tempo. La mia posizione era abbastanza
comoda, ero pur sempre seduto su un morbido divano, anche se con mani e
piedi legati come un coniglio.

L’unico fastidio era rappresentato dai
testicoli, che erano rimasti schiacciati tra le gambe unite, ma avevo il
forte sospetto che Roberta l’avesse fatto apposta. Ma mi piaceva molto,
quella ragazza, e quando una ragazza mi piace le permetto tutto, anche di
farmi stare scomodo. E intanto sognavo, sognavo ad occhi aperti cosa
avrebbe potuto farmi, anche se nel frattempo avrei volentieri fumato una
sigaretta.
Roberta rientrò nel salotto, con addosso solo l’accappatoio aperto che
mostrava generosamente il suo corpo, nuda se non fosse per le pantofole e
gli occhiali, mi sorrideva.

Venne subito accanto a me, aveva nel pugno
sinistro un foulard nero. Continuando a sorridere, mi spinse con una mano
sul petto. Avendo mani e piedi legati, non potei fare altro che cadere, e
ritrovarmi steso sul divano. Mi prese per i piedi, e mi distese anche le
gambe sul divano. Poi senza smettere di sorridere, con un lampo erotico
negli occhi, mi prese i testicoli, tirandoli fuori dalla leggera morse
delle gambe, e gli diede una strizzata dolorosa, che ebbe come effetto
quello di ridurmi momentaneamente l’erezione.

Per un attimo vidi le stelle
e mi si bloccò il respiro. Non parlava, Roberta, non parlava e sorrideva.
Notai che nella mano in realtà erano due, i foulard neri. Il primo me lo
avvolse, facendo anche un doppio nodo, attorno al pene ed ai testicoli. Con
l’altro mi imbavagliò, in modo molto stretto.
Restò un minuto a guardarmi, sempre con quel tenero sorriso sulle labbra,
poi si decise a dirmi qualcosa: “Ma che carino che sei, proprio un
bell’oggettino indifeso nelle mie mani… Ma non so se voglio ridurti ad un
vibratore, infatti credo proprio di no…”, mi strizzò i capezzoli
abbastanza forte, poi riprese: “No, prima devo tenerti sulla brace per un
po’, prima devo assoggettarti, mente e anima, poi prenderò il tuo corpo.


Rimasi fermo, ma sentivo che mi tornava l’erezione. Lei lo vide, e scoppiò a
ridere: “Non credere che potrai approfittarne per godere! I tuoi orgasmi
saranno rari, e a volte dolorosi! Spiacente, ma tu servi al mio piacere,
non sono io che servo al tuo”.
Non so perchè abbia detto questa frase, se sperava di intimorirmi, sbagliò
di grosso, perchè ottenne solo l’aumento della mia erezione.
“Ti dico subito come stanno le cose, mio dolce cucciolo di uomo-oggetto.

Non
mi va che fai il furbetto, che godi e te ne vai. Quindi tu non godi, e te
ne vai solo quando la tua voglia di godere, che resterà insoddisfatta, sarà
tale da farti ritornare. Così io mi diverto di più, ad averti ai miei
piedi. “
Mi sovrastava completamente, io steso sul divano legato, imbavagliato e con
i genitali infiocchettati, lei all’impiedi, con la gamba destra sollevata
per appoggiare il piede sul divano, ed offrendomi la vista di quel che
aveva tra le gambe, lì davanti a me, vicinissima ma allo stesso tempo
irraggiungibile.

“Senza che ci speri, cucciolo, difficilmente sarai slegato prima di domani
mattina, chiaro?”
Pensai che avesse intenzione di farmi saltare la cena, avevo ragione.
Di colpo, senza preavviso, mi prese di nuovo le gambe e me le tirò giù dal
divano, poi fece altrettanto con le spalle. Mi mise giù con molta
attenzione, attenta a non farmi cadere, d’altronde non avrei potuto
ripararmi con le braccia da un evenutuale urto. Poi tornò alla cassettiera
e prese una terza corda, me la passò dietro la schiena e attorno alle
spalle, strinse e fece un bel nodo stretto, in modo da intrappolarmi le
braccia al busto, fino ai gomiti.

Ora ero completamente in trappola.
L’erezione tornò a farsi sentire, e lei strinse di più il nodo del foulard
che mi intrappolava i genitali, ottenendo però di darmi una piacevole
sensazione di stretta, ma so che era esattamente quel che voleva. A quel
punto si sedè sul divano, poggiò i piedi nudi sulla mia pancia, e si mise a
leggere un libro. Quale libro? Un classico: Germinal di Emile Zolà, e si
accese una sigaretta.

Ah, come avrei voluto fumare, in quel momento. Ma avevo i movimenti
completamente impediti, e più la guardavo fumare, più mi veniva voglia.
Ogni tanto, passava un piede sopra il mio pene, controllava se fosse eretto
o no. Se l’erezione era passata, iniziava a strusciare il piede, dandomi
piacere, ma soprattutto voglia di provare piacere, fino a quando l’erezione
non tornava. A quel punto, tornava ad appoggiarmi il piede sulla pancia. In
altri momenti, passava l’altro piede sul mio petto, strusciandone la pianta
sui capezzoli.

Mi faceva anche oscillare il busto. Dalla posizione in cui
ero, non la vedevo: il divano aveva una seduta molto larga, per cui vedevo
solo dalle sue ginocchia in giù.
In questi momenti arriva anche la paranoia. Era evidente che Roberta sapeva
il fatto suo, in materia. Era evidente che aveva le idee chiare e che non
era alle prime armi. Questo non me l’aspettavo.
Proprio perchè non era alle prime armi, era stata molto attenta a non dire
fin dove voleva arrivare, e questo generava la paranoia.

Ero immobilizzato
dalla cintola in su, legato, nudo, con il pene ridicolmente avvolto e
annodato in un foulard, non avevo idea del limite fino al quale voleva
spingersi la perfetta sconosciuta che in quel momento mi usava come
poggiapiedi. Certo, non ero nuovo a questo genere di esperienze, ma quelle
passate erano sempre successe con persone che conoscevo bene, con le quali
avevo relazioni anche affettive. Lei invece… beh eravamo al primo
incontro. Per questo la paranoia aumentava, ma la paranoia in questi casi
fa parte del gioco, quindi tanto valeva viversela fino in fondo.

E se lei
fosse stata una folle assassina, che poi scioglie nell’acido i suoi amanti?
L’unico rumore prodotto da Roberta era lo sfogliare le pagine del libro. Non
si sporgeva verso di me, non vedevo nulla di lei. Quando fuori di lì iniziò
ad imbrunire, si alzò, accese la luce, e poi andò verso l’uscita del
salotto, dicendomi semplicemente: “Mangio qualcosa e torno”.
Di nuovo solo. Di nuovo attesa. Attesa forse di nulla.

Dopo un po’ mi passò anche l’erezione. Rimasero solo la pressione
psicologica e la paranoia, oltre alle corde che iniziavano un po’ ad
arrossarmi la pelle. In questi momenti, con la paranoia che galoppa, la
mente vola. Pensai a cosa sarebbe successo se fosse scoppiato un incendio,
non avrei potuto muovermi, legato com’ero. Poi mentalmente ci risi su. E
rimasi in attesa, a meditare su quanto era bella Roberta e su cosa mi
avrebbe fatto.

Rientrò che fuori era buio, ancora in accappatoio, mostrandomi il suo corpo
magro e slanciato, e si rivolse a me come se avesse letto i miei pensieri
peccaminosi: “Non credere che io ti faccia qualcosa, o chissà cosa. Nella
vita ho imparato a mie spese una cosa, cioè che agli uomini non bisogna
dare molto, altrimenti se ne vanno e corrono dietro a qualcun’altra. Per
tenerli legati occorre che gli si faccia agognare i piaceri, l’orgasmo,
farglieli desiderare, ma senza dare troppo.

Ho imparato che bisogna prima
prendere, e poi semmai dare, ma sempre con il contagocce”.
Provai a borbottare qualcosa, ma il bavaglio mi impediva di far uscire
parole comprensibili, ma lei capì lo stesso cosa volessi dire: “Sì, bel
cucciolo, hai capito bene, io ti ho scelto, non voglio una storia di una
serata, ma qualcosa di più lungo, nel tempo. Quindi, mi è necessario
legarti anche mentalmente, forzarti a farti tornare da me, per il desiderio
di piacere.


Ammutolii. Le sue parole, da sole, mi stavano facendo tornare un’erezione
che non potevo nascondere.
Si tolse le pantofole e l’accappatoio, rimase nuda con addosso solo gli
occhiali. L’erezione arrivò subito, potente, da far girare la testa. Invece
che sedersi sul divano, si sedè per terra, davanti ai miei piedi,
perpendicolare a me, in modo che da steso la vedessi di profilo. Allungò la
mano verso il telecomando, ed accese prima il televisore, poi una
sigaretta.

Fece un po’ di zapping tra i vari canali, mentre fumava, ogni tanto
allungava la mano destra verso di me, e mi accarezzava i testicoli. Andò
avanti così per circa un’ora, con il pene che mi scoppiava per l’erezione,
e con lei che non me lo toccava mai, stando anche attenta.
“Vedi, caro cucciolo, non ti nascondo che mi piacerebbe scoparti subito, ma
so che poi ti perderei, e andresti altrove. Invece preferirei tenerti.

Allora prima voglio godere un po’ io, senza darti niente, poi in futuro ti
userò come vibratore, e poi più in là vedremo se è il caso di farti godere.
Ti piace quando ti si nega l’orgasmo?”
Annuii un po’ pomposamente, visto che è una pratica che gradisco davvero
nella vita. Il motivo è che mi piace di più l’eccitazione che la sua stessa
soddisfazione.
Roberta si accese un’altra sigaretta e riprese a fare zapping.

Era notte, il
tempo passava. Il mio corpo era stanco di quella tensione erotica in cui mi
teneva, mi passò l’erezione. Se ne accorse, e mi sciolse il nodo del
foulard, liberadomi pene e testicoli da quella stretta. Le bastò il farlo,
bastò quel rapido contatto, fugace, quasi involontario, e mi eccitai di
nuovo. Lei rise, guardandomelo. Faceva anche il gesto di avvicinargli la
faccia, poi se ne allontanava e ridacchiava.
Mi squadrò da capo a piedi, con un sorriso complice sulle labbra, poi mi
accarezzò le gambe, al di sopra del ginocchio.

Mi stava eccitando, voleva
farsi desiderare fino allo spasmo.
“Sai che mi stai eccitando cucciolo?”, senza alzarsi si spostò carponi sul
mio lato, si sedè accanto al mio petto, con le gambe rivolte verso di me,
poi con la gamba destra mi scavalcò, mettendola tra me e il divano. Mi
offrì la sua vista pià completa, senza che io potessi toccarla. Iniziò
lentamente ad accarezzarmi il petto con la mano destra, mentre con la
sinistra iniziò a masturbarsi lentamente, senza fretta, e con il bacino
messo in modo che io potessi vedere tutto.

“Ti piace lo spettacolo,
cucciolo?”
Annuii, socchiuse gli occhi, passandomi una mano sui capezzoli, e senza
smettere mai di masturbarsi. Poi mi tolse il foulard che mi copriva la
bocca, facendomi segno di restare zitto.
“Mi piaci, ammazza e quanto mi piaci… non ti preoccupare, non mi masturbo
fino alla fine, un po’ di lavoro lo farò fare a te, per questo ti ho
liberato la bocca, solo per questo. Ma tu non emettere suoni.


Mi sentivo esplodere di voglia. E contemporaneamente mi rendevo conto di
quanto accidenti mi piace quando quella voglia matta mi viene in qualche
modo repressa, non accontentata, non soddisfatta. Roberta si stava
arrossando in viso, e dal come erano umide le sue dita compresi che doveva
essere eccitata molto. Fu un attimo, si mosse di sorpresa, alzò il bacino
facendosi leva con la gamba che mi aveva scavalcato, e fu sopra di me.

Sopra la mia faccia. Si sedè di peso con il suo sesso sulla mia bocca. La
voglia mi aumentò, ma non potevo sfogarla in nessun modo, potei invece solo
affondare la lingua dentro di lei e leccarla con una passione tale che io
stesso non la credevo possibile.
Dalla quantità di umori che mi colarono sulla faccia, capii che era eccitata
parecchio. Avrei voluto tanto toccarla, tenerla per i fianchi o per le
natiche mentre l’amavo con la bocca, ma non potevo, con le braccia e i
polsi legati com’erano.

Continuai a muovere la lingua su di lei, su quella
dolcezza che mi si dischiudeva davanti.
Con la mano sinistra, si puntellava al divano per non perdere l’equilibrio,
con la destra iniziò ad aiutarmi nella masturbazione, passandosi le dita
sul clitoride, con dolcezza e decisione.
Quando iniziò a togliermi il respiro con i movimenti convulsi del bacino, mi
sentii mancare, ma leccai più forte. E intanto sentivo dentro montarmi una
gioia, la gioia per quel suo orgasmo che sentivo arrivare.

Mi premè il bube
sulla bocca, ed urlò il suo orgasmo senza più contenersi, in modo
prolungato, muovendo veloce le dita sul clitoride, gustandosi i movimenti
ossessivi della mia lingua.
L’orgasmo di Roberta finì con un singulto, che si trasformò in un suono
rauco. Poi il silenzio, ed i suoi sospiri. Restai fermo con la mia lingua
tra le sue gambe. A gustarmi lo straordinario calore che emanava, il suo
meraviglioso sapore che ricordava vagamente quello dei gamberetti.

Con gli
occhi cercavo di sbirciare il suo viso, il viso con l’espressione
dell’orgasmo.
Rimanemmo così, con le sue cosce strette ai lati del mio viso, con me che
respiravo a fatica, finchè lei non si riprese. Era scossa dal piacere che
le aveva fatto vibrare il corpo, ma anche stanca, sembrava che fosse
sfinita dalla stessa attesa alla quale aveva condannato me. La mia
eccitazione non era diminuita.
“Ehi cucciolo, ma tu sei qui a Roma per lavoro, vero?”
Annuii senza parlare.

“Beh, sono le 11 di sera, passate da un po’… dai ti slego, e andiamo a
dormire…”
Mi slegò solo le caviglie, e mi aiutò a rialzarmi, visto che non potevo
muovere le braccia. Mi condusse in camera da letto spingendomi per una
natica. Aveva un grande letto matrimoniale, con le spalliere in ferro
battuto, disegnate a ghirigori e spirali, di quelle che si vendono
all’Ikea. Mi slegò le braccia. Stavo per crollare sul letto, e sentivo
finalmente le braccia intorpidite riprendere vita.

Mi sorrise e mi fece
cenno di stendermi a pancia in giù, mentre stavo obbedendo, mettendomi
nella posizione da lei voluta, mi accorsi che alle spalliere del letto
aveva già preparato altre corde. Esitai un attimo, poi mi stesi, ma lei
notò la mia esitazione, e spiegò: “Ci sono uomini che una volta liberati,
durante la notte poi o ti saltano addosso per godere scopandoti, o
attendono che ti addormenti per masturbarsi. Siccome non deve succedere,
dovrai dormire legato.


Mi legò le braccia alla spalliera, per cui rimasi con le mani stese in
avanti, sopra la testa, mi lasciò i piedi liberi.
Si stese anche lei. Mi accarezzò le natiche per qualche minuto, poi spense
la luce, e si stese sopra di me, pesantemente, come succede che ci si
lascia andare di peso dopo aver provato piacere, distesa sulla mia schiana,
con la faccia sulla mia spalla destra.
Si addormentò quasi subito.

Per me invece fu più difficile. Eccitato come ero, sentivo il mio ed il suo
peso assieme caricati sopra la mia erezione, ero spossato ma troppo
eccitato, e fin troppi pensieri erotici si sovrapponevano nella mia testa,
compreso il ricordo del suo meraviglioso orgasmo di poco prima. Poi arrivo
la paranoia. Ancora il pensiero di un eventuale incendio notturno, o di una
fuga di gas, o di lei che si svegliava e mi prendeva a coltellate.

Poi,
preso dalla stanchezza, e complice la fine di quell’erezione insoddisfatta,
mi addormentai. Sognai per tutta la notte varie posizioni erotiche in cui
io e Roberta facevamo l’amore. Lei dormì quasi tutta la notte sopra di me,
si tolse solo molto tardi, quasi al mattino.

Quando mi svegliai, era giorno inoltrato. Ero ancora legato. Lei era seduta
sul letto e mi guardava sorridente: “Buongiorno cucciolo! Ma sei qui per
lavoro… vero??”, insistè su quel “vero”.

Annuii, ma stavolta parlai anche: “Ho un appuntamento alle 9. 30…”
“E allora guarda che sono già le 9. 00! Se non ti sbrighi, farai tardi!”
“Se mi sleghi…”
“Certo! Ti slego! Tu corri a fare la doccia, e non ti permettere di
masturbarti… se no guai a te. Chiaro? Poi, dipende da cosa vuoi fare…
se vuoi perdermi, allora fallo, e mi perderai. “
“No che non mi masturbo”.
Mi liberò dalle corde.

Massaggiai un po’ i polsi intorpiditi, e corsi nel
bagno a lavarmi.

Entrai nella doccia, o meglio nella vasca: era una normale vasca da bagno
munita di doccia, circondata da una tendina di plastica per non far andare
l’acqua a spasso per il pavimento. Aprii l’acqua, iniziai a bagnarmi la
pelle. Subito vidi la tendina spostarsi, aprendosi. Lei era davanti alla
vasca, sorrideva e mi guardava: “Voglio vederti mentre ti fai la doccia”.

Arretrò un po’ e si poggiò alla parete di fronte, a gustarsi quel che forse
per lei doveva essere uno spettacolo (per me non lo era). Iniziai ad
insaponarmi, lei sorrideva. Non ho un bel fisico, di quelli palestrati, ho
un corpo normale, sono una persona comune. Però lei voleva guardarmi lo
stesso, ed io avevo scelto coscientemente di permetterle tutto. Feci per
posare il docciaschiuma, ma lei mi bloccò: “Insaponati ancora, mi piace
vedere come ti passi le mani sulla pelle… ogni tanto girati, mi piace
guardarti le natiche, anzi fai una cosa, insaponatele.


Obbedii silenziosamente. Mi sentivo i suoi occhi puntati addosso. Mi sentivo
la schiuma colare sulla pelle. Lei diede altre direttive.
“Stuzzicati un po’ i capezzoli, dai! Pizzicateli, tirateli, ruotaci le dita
sopra, proprio come a voi uomini piace vedere farlo a noi donne. E siccome
vi piace vederci giocare con i nostri capezzoli, ora tu restituisci il
favore!”
Sul momento non trovavo la cosa molto eccitante per me, ma sapevo che lo era
per lei, infatti si gustò lo spettacolo mordendosi il labbro, per poi
dirmi: “Che carino, con le gocce di schiuma che ti colano addosso…
proprio come a voi uomini piace vedere noi donne con delle gocce bianche
che ci colano addosso, no? Ed ora mi gusto queste gocce che solcano la tua
pelle.

Stimolati i capezzoli con le falangi degli indici”.
Obbedii annuendo, stimolandomi ancora i capezzoli, intanto lei sbizzarriva
la sua fantasia: “Ascolta, adesso riempiti la mano destra di schiuma. Bravo
così, piena piena di schiuma, bravo. Masturbati lentamente, così, con la
destra, riempiti di schiuma. Con la mano sinistra invece, acchiappati il
capezzolo sinistro, fallo roteare tra pollice e indice, mentre ti masturbi.
Vai, procedi! E non ti permettere di venire! Mi raccomando, contieniti! E
stringi di più quel capezzolo!”
Mentre mi davo da fare sul mio corpo, lei iniziò a masturbarsi, poi mi
disse: “Apri l’acqua, via tutta quella schiuma.

E non chiudere l’acqua,
devi stare sotto il flusso. Masturbati ancora, sotto l’acqua, e datti da
fare con l’altra mano sul capezzolo, come prima! Cosa aspetti? Muoviti!
Masturbati veloce, e fattelo venire duro!”
Il masturbarmi in quel modo, certo mi accaldava, ma per contrasto ero sotto
il getto d’acqua, che mi rinfrescava. La guardai, era bellissima, così
presa dal darsi piacere nel guardarmi. Mi dava l’illusione che godesse di
una mia inesistente bellezza, mi faceva sentire oggetto, mi faceva sentire
come si sentono tante donne quando i loro uomini chiedono loro di fare
giochini particolari, ad uso e consumo del loro piacere maschile.

Io invece
mi sentivo finalmente ad uso e consumo del suo piacere femminile.
Rimasi così a guardarla mentre mi davo da fare su di me, ma la cosa non le
piacque: “Non guardarmi mentre mi masturbo! Reclina il capo all’indietro,
come se stessi godendo! A voi uomini piace guardarci così, eh? Vi piace
vederci in atteggiamenti da apice del piacere! Ma ora sono io a godermi lo
spettacolo! Non guardarmi! Masturbati! Stuzzicati ancora quel capezzolo!”
Così, mentre mi masturbavo, occhi chiusi e viso rivolto al soffitto,
pizzicandomi ancora il capezzolo sinistro, la sentii ansimare, poi emise un
urletto che era più che altro un mugolio, ed un sospiro profondo mi informò
che era venuta.

Io continuai ancora, sapevo che mi stava guardando, e
continuai finchè non mi fermò: “Basta così, asciugati, mettiti l’accapatoio
e vai in cucina a preparare un bel caffè. Nel frattempo mi lavo io, ma non
potrai vedermi. E mi raccomando: non masturbarti! Non ti è concesso venire
se io non ci sono e se non voglio! E muoviti!”
Mi misi un accappatoio, un asciugamano sulla testa, ed andai a preparare il
caffè, concentrandomi per farmi passare quell’eccitazione che sarebbe
rimasta insoddisfatta.

Dopo il caffè, mi vestii e, ancora eccitato, uscii di casa per andare a
lavorare, cercando un modo per non far notare l’erezione.
Al momento di salutarmi, mi disse: “Ora sta a te scegliere, do sempre una
possibilità di fuga alle prede. Se vuoi fuggire, vai. Altrimenti, se vuoi
che si continui, se vuoi guadagnarti un po’ di piacere, allora stasera
finito il lavoro tornerai qui, da me. A te la scelta”.

Mi diede un bacio sulle labbra. Già sapevo che sarei tornato da lei.

Lezioni di vero (Edizione Italiana)
di Antonio andrea fusco.