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Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

Sessuofollia

1

Femmina

…. in quei giorni in cui la femminilità esplode rilasciando sanguigni frammenti di un ovulo che fortunatamente o sfortunatamente viene espulso senza essere stato intaccato dalla vita, amo particolarmente lasciarmi solleticare il clitoride dal getto dell’acqua, in piedi nella doccia …
Le piacevoli contrazioni fanno rilasciare ritmicamente il sangue, e mi piace vederlo mescolarsi all’acqua che mi ha dolcemente e tiepidamente eccitata… poi diventare sempre più chiaro, arancio, e poi sparire via ….

Sono particolarmente sensibile, in questi giorni, per cui sento che il piacere massimo non tarderà ad arrivare.
Sono immersa in ogni tipo di liquido tiepido: l’acqua che veicola tutto, il sangue, mi scappa una calda pipì che lascio andare giè per le mie coscie vogliose di dure carezze, e poi …. il MIO il MIO fantastico liquido superbo si mescola a tutto il resto …mancherebbe una sborrata addosso, uno che apre le ante della doccia col cazzo duro e inzia a menarselo davanti allo spettacolo di una calda femmina assatanata…….

fino a sborrarmi addosso per vedere tutti i colori perdersi sul piatto della doccia in un orgasmico connubio di piacere maschile e femminile …
Godo e nel totale torpore di tutti i sensi c’è sempre lui, lui ….. mi ascolto mentre sospiro Max…ahhh godo , sì….. dai, dammelo tutto in figa … tutto…. godo …
Spengo l’acqua, e penso ancora intontita a quento bello è, questo piacere fisico che sento ancora concentrato nella figa contratta….

mi infilo l’assorbente interno precedentemente e accuratamente preparato, scivola su che è una meraviglia, bagnata di piacere come sono.

2
Giulia

Giulia camminava al centro della stanza, in penombra; una sola luce, fioca, illuminava i contorni del letto e della poltrona. Attendeva. Le dita della mano schioccavano ad ogni passo e segnavano l’attesa.
Ogni volta era così: lei arrivava prima e aspettava, ma quella’attesa era magica, preludio del loro momento intimo, lontano dal mondo.

Quella volta, però, Fulvio le aveva fatto una richiesta speciale: “Entra nella stanza, accendi solo l’abat-jour, apri le tende e resta seduta sulla poltrona senza muoverti fino a che non arrivo io. Quando entro, non alzarti, non fare niente… Resta in silenzio… Fidati di me”
Giulia non aveva ancora ceduto… continuava a camminare su e giù per la stanza, camicia bianca e tailleur grigio. Come aveva chiesto lui. Calze autoreggenti, decolletè nere alte e biancheria bianca in pizzo.

Ma questo, Fulvio, non lo sapeva.
Il pensiero che lui potesse entrare da un momento all’altro la eccitava e la teneva in tensione, quel misto di tensione.
Guardò l’ora. 16:55… Fulvio stava per arrivare, era ora. Giulia si sedette sulla poltrona, dava le spalle alla porta e guardava solo la finestra. Novembre. Pioggia. Nebbia, Milano in lontananza… Le mani sul bracciolo, la gambe accavallate, sensualmente.
La porta si aprì e la sua voce le arrivo diritta al cuore, come sempre… “Giulia, sono qui… Non ti muovere, chiudi gli occhi e non dire nulla”.

Si avvicinò alla poltrona e fece scorrere la sua mano sul collo di lei, fino a lambire la scollatura della camicetta. Un solo tocco, delicato ma deciso…. Il cuore di Giulia smise di battere con regolarità!
Fulvio cominciò a cercare qualcosa nella tasca, Giulia lo capiva dal rumore ma non riusciva a immaginare cosa. Poi, in un attimo, capì: voleva bendarla! Morbido, forse seta, il contatto del tessuto fresco con la sua pelle e il contrasto delle mani calde di lui che che la toccavano per sistemarle il foulard.

Fulvio sorrise, soddisfatto. La prese per mano e la fece alzare. La portò al centro della stanza, scivolo con la mano nella scollatura della camicia, fino all’incavo dei seni. Poi risalì con le dita fino alle labbra, le accarezzò dolcemente lasciandole socchiuse. Si chinò sul suo viso, lo sfiorò con un bacio e le sussurrò “sei bellissima” e andò a prendere il suo posto sulla poltrona. In questo modo, lei rimaneva in controluce per lui, tra la luce dell’abat-jour e e quella della strada illuminatache traspariva dalla finestra.

Giulia era tesissima, aveva capito cosa le avrebbe chiesto Fulvio… lo aveva fatto una sola volt a e solo per lui! Ma era successo su whatsapp, una delle prime volte che si erano parlati. Molto diverso dall’essere lì, di persona, e sapere di essere guardata. Da lui…. Ma nel gioco con lui, dall’inizio, tensione e eccitazione si avvicendavano senza sosta…
Fulvio si godette la scena per qualche secondo che a Giulia parve un’eternità, una dolce, emozionante eternità, e poi le disse: “Spogliati per me, lentamente… Fai solo quello che ti dico io…”
Giulia ebbe la sensazione che le gambe le cedessero! Davvero non si era mai spogliata per nessuno ed era una di quelle cose che non avrebbe mai pensato di essere in grado di fare.

Ma lì… per Fulvio… bendata… solo la sua voce a guidare i suoi gesti… DIO, era un sogno! Tremendamente eccitante. E una sfida che con lui non voleva perdere.
Decise di concentrarsi solo sulla sua voce: quella voce che per tanti anni aveva cercato e rincorso ora era lì solo per lei.
E per il loro piacere.

3
Se tu fossi qui

Acqua.
La sento scorrere sulle tegole, picchiettare sulle finestre, ed echeggiare dentro di me, che me ne sto quì, in ascolto, sotto le coperte, sentendo ancora più freddo.

L’acqua ha lo stesso colore dei tuoi occhi, un blu profondo come il mare, un azzurro chiaro come le gocce di pioggia, un grigio cupo, come quello delle mie lacrime.
Vorrei tanto sapere perché sono ancora qua a parlare di te, a raggomitolarmi stretta stretta e a cercare in questo letto ancora una traccia della tua presenza. Se tu fossi qui, ti gireresti fino a starmi addosso, lamentandoti perché mi allontano e cerco un po’ di ossigeno lontano dal tuo viso e fuori dal caldo delle lenzuola; poi mi appoggeresti una mano sul fianco ed il tuo calore inizierebbe a spandersi sul mio corpo.

Anche quella notte era stato così. Era bastato un tuo tocco, un gesto affettuoso per svegliarmi da un brutto sogno che mi stava agitando, mi ero girata verso di te, avevo cercato le tue labbra, e il tuo corpo. Avevo iniziato ad accarezzarti, a cercare la tua pelle sotto la t-shirt, a toccarti la pancia, a scendere e a sfiorarti il pene. Tu eri già eccitato, chissà se per le mie carezze o per qualche sogno che fino a quel momento ti aveva tenuto compagnia.

Mi sono ritrovata la tua mano fra le mie cosce, ed improvvisamente ero sotto di te, con il tuo peso che mi sovrastava. Ti era stato semplice trovarmi, il sesso già libero, senza la costrizione delle mutandine, lanciate in mezzo alla stanza durante l’amplesso precedente; anche tu eri senza slip, ed in un attimo sei entrato dentro di me. Abbiamo fatto l’amore così, ancora nel dormiveglia, il calore dei nostri corpi mescolato a quello delle coperte, un odore strano di umori, di bucato, di pelle eccitata.

Le tue spinte ritmiche, perfette, assecondate dai miei fianchi c’avevano portati al massimo dell’eccitazione, finchè non ti sei fermato, mi hai penetrato per l’ultima volta e sei rimasto lì, con il tuo pene che pulsava dentro di me e il mio piacere che esplodeva. Era stato bellissimo, come sempre, e per un attimo mi ero illusa che tu fossi davvero con me e che quell’incubo che ci aveva svegliati fosse solo un brutto sogno.

Adesso mi giro su un fianco, appoggio la mano sull’altro, e mi ricordo della prima volta che abbiamo fatto l’amore.
I tuoi occhi non si staccavano dal mio corpo, “ guarda che linea perfetta di fianchi” avevi detto, non so se a me o a te stesso, e il tuo sguardo ammirato aveva preceduto ed assecondato ogni tuo gesto, ogni tuo movimento. Sembravamo incastrati come il gioco di fili sottili delle marionette, dove ogni movimento ne porta un altro, senza mai un intralcio,con equilibrio, precisione e armonia d’intenti.

E noi eravamo stati così. La tua bocca era scesa sfiorandomi il ventre, le tue labbra si erano fatte spazio alla ricerca di altre labbra, le mie più intime, ed io ero scivolata su di te, avevo lasciato che il tuo fallo mi sfiorasse il volto, che il mio naso ne annusasse l’odore. La mia lingua aveva iniziato ad istigarti il prepuzio, a scendere sulla lunghezza per poi tornare e accoglierti nella mia bocca.

Ti piaceva ogni succhiata, ogni movimento di bocca e me lo dimostravi con sferzate di lingue nei miei punti più caldi e, già allora, all’unisono, l’orgasmo.
Mi giro ancora, struscio il naso sul cuscino e mi scappa un sorriso: ogni parte del mio corpo mi parla di te. “ …. che strofini il suo naso scuro come fai tu, a volte, nell’incavo delle mie spalle…”; la prima poesia che mi hai dedicato. Un’immagine di un gesto che mi appartiene, che ti è appartenuta, che è appartenuta ad altri prima di te e che apparterrà, ora, a qualcun altro.

Si dice che sia l’olfatto a decidere chi ameremo, ed il mio naso strusciandosi ti riconosceva e decideva di amarti ogni volta. Una scia di profumo e sapevo per quali corridoi eri passato, dove stavi andando.
Quando ci siamo rincontrati, non so più per quale volta, la prima cosa che hai fatto è stata annusarmi: ti sei avvicinato piano, mi hai abbracciato e mi hai respirato, cercando qualcosa di familiare, forse una conferma, di cosa, non me lo chiedo più.

Ed era bastato quello per sapere che sarebbe successo ancora. Le tue mani sotto i mie vestiti, il mio seno sul tuo petto, la tua pelle e le mia bocca; una volta, due, tre: vestirsi, rispogliarsi, ricominciare da capo, alchimia su alchimia, corpi che non smettono di cercarsi, anime che vorrebbero andarsene lontane, brividi conosciuti ma ogni volta più intensi, ed io su di te, muovendomi con golosità per sentirti fino in fondo, per vederti godere, per affondare di piacere.

Come bamboline a molla che si ricaricano l’un l’altra senza fine, come due calamite che s’attraggono per poi urtarsi e cadere lontane.
Allungo le gambe, tiro fuori le braccia dalle coperte e respiro profondamente.
Adesso non ci sono più solo i miei fianchi, il mio naso e i miei ricordi, ci sono anche le braccia che ti hanno respinto e le gambe su cui mi sono allontanata da te. Ora ci sono io, non più spezzettata, non più frantumata dai tuoi discorsi strani, dalle cose che vuoi o non vuoi più.

Sono di nuovo in piedi, intera, una sopravvissuta me stessa. E c’è il mio corpo che ha deciso di amare non più in esclusiva.
Fuori continua a piovere. Afferro il telefonino che occhieggia fra le lenzuola con la sua lampeggiante luce blu.
Forse sei ancora tu. O forse, finalmente, no.

4
La mia discesa negli abissi

Avevo un vestitino nero; lo scollo era a cuore, lungo le maniche e le spalle una retina trasparente nera che faceva intravedere i miei tatuaggi sulle braccia, la lunghezza del vestito era relativamente corta, mi copriva appena le chiappe ma doveva essere così.

Calze rotte e anfibi neri, rossetto color prugna e uno sguardo da cagna che faceva quasi vergogna.
Sono entrata e mi sono presa subito da bere, ero agitata e ancora nel vestitino corto non ci stavo a pennello.
La sala era grande, spaziosa, dal soffitto scendevano gabbie, catene e piano piano anche la mia voglia si faceva sempre più palpabile. Mordevo la cannuccia del mio drink sempre più forte, ci giocherellavo come se avessi dovuto scaldare il muscolo della lingua, guardandola mi sono accorta di averla ridotta a un macello.

Poco importava, volevo esplorare.
Ho sceso le scale, il cartello diceva:
‘Passa il labirinto per arrivare alla sala Sauna’.
La sala era buia, non si vedeva nulla.
Erano cabine disposte in modo tale da tracciare dei percorsi.
Dentro le cabine c’era giusto una panca e uno di quei cosi pieno di fazzoletti che ci sono nei bagni.
Nel buio più totale si sentivano gli spasmi di signorine eccitate, pronte all’orgasmo, fruste che battevano sulla carne e il rumore di qualche catena che batteva sull’acciaio freddo delle cabine.

Camminavo a occhi chiusi, quei rumori mi piacevano, facevano di me una donna senza censure, liberavano la mia vera natura; la mia notte era iniziata bene, nessuno mi avrebbe fermato.
Mirko, non lo pensavo giá più. Uscita dal labirinto mi viene incontro un ragazzo sorridente, mi porta con lui a fianco alla sala sauna e preso da non si sa quale gran voglia di chiacchierare, ci fumiamo due sigarette e affrontiamo diversi argomenti.

La situazione si faceva bollente, le domande sempre più spinte.
Non ama i ruoli Roberto ma sfila la cintura e mi ordina di girarmi.
Arrossisco e mi giro.
Gli ordini vanno eseguiti, mi ripeto, mi chino a novanta gradi, il vestitino lascia scoperte il mio importante sedere, afferro la grondaia con decisione e aspetto.
Una.
Due.
Tre.
Urlo, mi faceva male.
Istintivamente porto le mani sopra le mie doloranti natiche ma lui mi ferma, mi ricompone e continua il suo lavoro.

Quattro.
Cinque.
Mi prende per i capelli e mi porta al labirinto.
Entro per prima, so cosa devo fare.
Mi inginocchio. Lo spoglio.
Sento le sue mani accarezzarmi i capelli, i suoi spasmi da prima leggeri ora si sentivano bene anche da fuori, penso.
Roberto è dolce in verità, era solo una messa in scena, mi accarezza le spalle, i capelli, mi ripete quanto son brava.
Adoro i deep throat, lo lascio scorrere tutto fino alla gola, rimango così, Robi inizia a spingere più forte ed esplode in un orgasmo veramente sentito.

La sento colare dalla bocca, quando esce riesco a vedere solo la miriade di fili di bava e sperma che partivano dalla mia bocca e terminavano sopra quel gran bel cazzo.
Pulisco tutto, mi piace.
‘Non si sentivano pompini così da tanto, sei bravissima, complimenti’
‘Ci metto passione’ rispondo.
Gli passo una salvietta profumata e finito di pulirci usciamo.
Il suo braccio era intorno alla mia vita, mi porta al bar e mi esibisce agli amici come se fossi un trofeo.

Ordina lui per me, Jameson, niente male come scelta.
Scopro che abita vicino a me e che ha quaranta anni.
Rimango basita, non gli avrei dato più di trent’anni, mi complimento e mi attacco al suo collo come se fossi una sanguisuga.
Entriamo per la seconda volta in cabina, regalo al mio quarantenne un altra fellatio, mi prendo tutti i complimenti che accrescono il mio ego e un biglietto da visita con sopra il suo numero, lo ringrazio ed esco.

Nel primo bidone che ho visto ho buttato il biglietto da visita.
Non mi serve.
Giro per la sauna ma è troppo caldo, scendo le scale per tornare al labirinto.
Nel mentre sale un ragazzo sui trenta, ci scambiamo uno sguardo di quelli profondi, non ci stacchiamo gli occhi fino che non lo invito con un dito a seguirmi.
Lui mi segue e con sè ha un amico.
Entriamo in cabina.

Mi ritrovo le loro mani ovunque, ne bacio uno con foga mentre l’altro da dietro alzava il mio vestitino toccando le ferite che mi aveva procurato Roberto.
‘È stata giá usata la puttana’
. L’altro posa la sua mano sulla mia testa cercando di abbassarmi. Facilito la cosa piegando le ginocchia e quindi mi inginocchio a loro.
Me ne ritrovo davanti due, completamente differenti: uno profumava di cazzo l’altro di donna, li avvicino con le mani e inizio a leccarli entrambi, mi sposto da un asta all’altra, massaggiando ad entrambi i testicoli fino ad arrivare all’ano.

Raggiungo una sincronia perfetta, vengono entrambi nello stesso momento; il mio viso era l’immagine dell’estremo del sesso e della perversione, bagnata di sperma fino il decoltè mi ordinano di leccare tutto.
Non esito affatto, con un dito lo raccolgo e lo porto alla bocca, il mio sguardo era fisso su di loro, continuavano a segarsi, uno di loro mi regala un altro orgasmo.
‘Ti piscio in faccia miss pompino’
La cosa mi fa sorridere, non appena terminata la mia debole risata mi ritrovo una manata sulla guancia.

‘Non ridere troia’
Non potevo prendermi una pioggia in faccia, dovevo prendere un treno tra qualche ora e non mi sembrava il caso.
Mi alzo, mi sistemo con il poco che riescono a riparare quei fazzoletti di carta della cabina, uno di loro mi chiede il numero, glielo lascio senza pensarci due volte e esco dalla cabina.
Devo passare in bagno per una sistemata.
Nel buio del labirinto mi sento afferrare da un braccio, oppongo una certa resistenza, ma le mani da due diventano quattro.

Vengo trascinata dentro una cabina, sopra c’era una luce fioca che mi permetteva di vedere chi mi aveva presa e trascinata di forza.
Erano due signori ben distinti, sulla cinquantina.
Ero spaventata, probabilmente avevano sentito tutto da fuori alla cabina, prima, quando ero di altri e hanno aspettato il momento adatto per prendermi e usarmi a loro piacimento.
Mi hanno spogliata nel giro di dieci secondi, mi sono ritrovata a carponi per terra, uno si trovava dietro di me, non era italiano, ricordo che aveva un accento straniero, Francese forse.

Mi massaggia le natiche rosse, inizia a sculacciarmi di foga e poi mi penetra senza nessuna delicatezza.
Sento le sue labbra sulla mia schiena, mi bacia, mi accarezza e allo stesso tempo mi pizzica con le dita e mi sculaccia usando una violenza non indifferente.
L’altro si impossessa della mia bocca, mi chiama ‘dolce bambina’ e mi tiene dai capelli facilitando l’entrata e l’uscita del suo cazzo dalla mia bocca.
Ero completamente abbandonata al piacere, stavo per raggiungere il tanto atteso orgasmo; stringo le gambe, il cazzo del francese si faceva sempre più agitato ma all’ultimo decidono di darsi il cambio.

Me ne ritrovo uno sotto di me e l’altro dietro, doppia penetrazione.
Non resisto due minuti che esplodo in un orgasmo davvero tanto rumoroso.
Si alzano entrambi e mi regalano il loro piacere.
Mi alzo in fretta e furia mi sistemo un pochino e esco lasciando i due signori cinquantenni dentro la cabina, questa volta corro via dal labirinto, raggiungo il bagno e mi guardo allo specchio.
Faccio schifo.

Sistemo il trucco nel giro di pochi minuti, rimetto il rossetto e mi mangio una cingomma alla menta.
Avevo il sapore di cinque uomini diversi dentro la bocca, la cosa iniziava a darmi il volta stomaco.
Esco per fumare una sigaretta, incontro i due amici di prima, uno di loro mi sorride e mi accarezza la guancia.
‘Cucciola lei…’
E se ne vanno.
Mi alzo, spengo la sigaretta nel posacenere e rientro.

Finalmente ritrovo la mia amica, le luci ormai erano accese, il locale stava chiudendo.
‘Vado al guardaroba, prendo le giacche, aspettami qui..’
C’era una fila assurda, mi guardo attorno e non appena mi rigiro mi ritrovo davanti un ragazzo bellissimo.
‘Ti ho seguita per tutta la sera e non sono mai riuscito a prenderti da sola, come ti chiami?’
Gli dico il mio nome, ci scambiamo il contatto facebook e mi porta in macchina con il suo amico.

Sfinita, riesco a scroccargli un passaggio fino la stazione, lo ringrazio con un bacio e faccio per andarmene.
L’amico a malapena mi ha salutata.
Che antipatico.

‘Il treno per Rimini è in arrivo al binario cinque’

Raccolgo le mie ultime forze, convalido il biglietto e corro al mio binario.
Avevo bisogno di tornare a casa, di riposarmi.

Ma giuro che sarei rimasta in quel treno e mi sarei fatta accompagnare ancora più giù di Rimini.

La mia serata.
Le mie fantasie finalmente soddisfatte.
Te, che mi manchi.
Io che sono in pensiero perchè non mi vedo tornare.

5

L’idraulico rumeno

“Stavo per andarmene in cucina per preparare il pranzo quando vedo un’ altro operaio avvicinarsi all’albero, questo è molto diverso dagli altri, oltre ad…” Avevo comprato un appartamento fuori dal paese proprio per evitare il rumore e il traffico delle città, ma ingrandendosi il paese sempre più, un giorno le ruspe hanno cominciato a lavorare anche nel terreno adiacente la costruzione in cui abito.

A causa di una forma influenzale avevo preso dei giorni di malattia e in ufficio non sarei andato, rimanendo così a casa.
Non potendo uscire fuori, passavo il tempo girando stanza per stanza o guardando dalla finestra il lavoro degli operai nel cantiere che avevano aperto. Su quel terreno dove avevano fatto lo sbancamento per la nuova costruzione era rimasto un solo albero tra quelli che c’erano prima e a quell’albero andavano gli operai per scaricare la loro vescica, forse perché ancora non era stato messo un bagno chimico dentro al cantiere.

L’albero consentiva di non essere visti dalla strada ma io che abitavo al secondo piano potevo vedere benissimo gli operai fare i propri bisogni.
Così mentre guardo fuori vedo un’operaio avvicinarsi all’albero calarsi la zip dei pantaloni uscire l’uccello e cominciare ad orinare, da dietro le tende vedendo questo sto per allentarmi, ma in quel momento mi intrigava molto vedere l’uccello dell’operaio per farne un confronto con il mio, perciò rimasi a guardare.

Il suo uccello era più piccolo del mio pensai divertito, continuai a restare nella stanza dando ogni tanto una sbirciata fuori per vedere se altri operai si avvicinavamo all’albero.
Penso di aver visto cinque o sei operai andare ad orinare e di aver visto anche i loro uccelli e soltanto due erano più grandi del mio.
Stavo per andarmene in cucina per preparare il pranzo quando vedo
un’ altro operaio avvicinarsi all’albero, questo è molto diverso dagli altri, oltre ad essere più giovane ha anche un bel fisico, anche lui cala la zip e tira fuori il suo uccello a vederlo spalanco di più gli occhi dicendo fra me e me “ accipicchia che cazzo “ e resto a guardarlo fino a quando non finisce.

Tornando in cucina per prepararmi il pranzo, mi accorgo che il pavimento è pieno d’acqua, sicuramente si era rotto un tubo del lavandino, allora cerco di tamponare la perdita con degli stracci e telefono ad un idraulico, ma quel giorno era sabato e come capita sempre quando hai di bisogno non risponde nessuno.
Non sapendo cosa fare e come riparare il guasto mi viene in mente che nel cantiere forse ci sarebbe stato qualcuno che magari sapeva almeno come fermare l’acqua.

Quindi mi vesto e scendo in strada per chiedere aiuto a qualcuno del cantiere, mi rivolgo a quello che presumo fosse il capocantiere e gli spiego l’accaduto. Lui mi rassicura che tra i suoi operai c’è ne uno che sa fare l’idraulico e che magari con qualche attrezzo avrebbe tamponato la situazione. Così chiama quest’operaio, e con mia grande sorpresa è lo stesso operaio a cui io avevo visto uccello che mi aveva fatto dire “ accidenti che cazzo”.

Io torno a spiegargli la situazione e preso i necessari attrezzi mi avvio insieme a lui al mio appartamento.
Dal suo accento capisco che non è italiano, e mentre saliamo mi dice di chiamarsi Miki, di essere di Bucarest e di essere venuto in Italia perché nel suo paese non c’era lavoro. Quando entriamo in cucina, capisce subito quale è il guasto e riesce a fermare la perdita dell’acqua. Poi in un italiano stentato mi dice che si era rotto il tubo che portava l’acqua al rubinetto che doveva essere sostituito.

Non potendo uscire per andare a comprarlo chiesi se poteva farlo lui per me. Mi rispose che lo avrebbe fatto volentieri e che sarebbe venuto nel primo pomeriggio visto che non doveva lavorare al cantiere, io lo ringraziai e lo accompagnai al portone.
Alle tre sento suonare al citofono e capisco dalla voce che era Miki, aveva con sé una cassetta con gli attrezzi e il tubo che doveva sostituire.
Andiamo in cucina e si mette subito al lavoro, dopo circa una mezz’oretta che lavorava sotto il lavello mi dice che ha finito e sistemato tutto, apre il rubinetto facendomi vedere che non c’era più nessuna perdita.

Io comincio a ringraziarlo per il suo lavoro e chiedo quanti soldi gli devo
dare per poterlo pagare.
Ma invece di sentirmi chiedere dei soldi mi guarda fisso in faccia e nel solito italiano stentato mi dice :
“ Non voglio tuoi soldi, voglio il tuo culo”
Io rimango sorpreso da questa richiesta e sto per buttarlo fuori, ma lui aveva già allungato una mano e stretto con forza la mia natica, non so a questo punto se è stata la paura o perché avevo ancora il mente le dimensioni del suo pene, risposi :
“ Va bene farò come vuoi tu “
Lui lascio le mie natiche e cominciò a slacciarsi i pantaloni, abbassando gli slip vidi il suo uccello pendolargli fra le gambe, adesso lo potevo vedere da molto vicino e sembrava ancora più grande.

Poi mi fa mettere in ginocchio e comincia a strofinarmelo in faccia
“ Mettilo in tua bocca voglio vedere come sei bravo “
Lo prendo fra le mani e lo porto in bocca lui mi tiene la testa e lo spinge fino in gola facendomi quasi soffocare, gli piace fare così e il suo cazzo diventa sempre più grosso e duro
“ Bravo tu avere bocca molto buona”
Dopo un po’ di questo lavoro mi toglie il cazzo dalla bocca e mi dice:
“Adesso ti metto mio cazzo in tuo culo alzati “
Mi fa alzare e appoggiare al mobile del lavandino facendomi mettere a novanta gradi, con le sue ruvide mani mi allarga le natiche e senza che io me ne renda conto, in un solo colpo mi ficca il suo cazzo nel culo, il dolore mi fa abbandonare la posizione a novanta gradi e mi fa mettere dritto.

Ma le sue braccia mi fanno tornare nella posizione iniziale
“ Fermo così ora a te piacerà “
Il dolore era stato tremendo nel mio culo non erano mai entrati cose di quelle dimensioni, soltanto durante il liceo con un mio compagno di classe dopo aver visto una cassetta porno abbiamo voluto provare anche noi quello che avevamo visto, ma era stata una cosa molto leggera data la nostra inesperienza e le dimensioni dei nostri uccelli.

Ma adesso nel mio culo sembrava che fosse entrata una mazza da baseball e il dolore mi faceva quasi piangere.
Miki imperterrito continuava a dare colpi col suo cazzo dentro il mio culo straziato da quella violenta penetrazione che a poco a poco si era adattato al suo cazzo e il dolore aveva dato il posto al piacere.
Adesso sentire il suo cazzo entrare e uscire nel mio culo, e i suoi coglioni sbattermi contro mi faceva andare in estasi.

“Il tuo culo è molto bello e se tuo buco stretto io lo allargo per bene. “
Diceva dando colpi sempre più forti, ed io sentivo veramente il mio buco allargarsi sempre di più.
Poi lo sento fermarsi ed uscire il suo cazzo dal culo e mi ordina di sdraiarmi sul tavolo perché vuole vedermi in faccia quando mi fotte.
Mi fa sdraiare sul tavolo allargandomi le gambe e mettendosele sulle spalle e avvicina il mio culo al bordo del tavolo anche stavolta con un colpo violento mi penetra.

Continua a pompare come un forsennato, affondando il suo cazzo fino ai coglioni nel mio buco che ormai si era allargato quanto il suo cazzo guardandomi in faccia mi dice:
“ Vedi come ti faccio godere … ti piace mio cazzo nel tuo culo… “
Io ero sempre più eccitato ma adesso potevo muovere le braccia perciò allungo una mano per menarmi l’uccello che voleva scaricarsi e che spruzza sul mio petto e nella mia mano una massiccia quantità di sperma che io spalmo sul petto e in parte porto alla mia bocca.

“ Adesso godi non è vero ? .. ti piace lo spruzzo dell’uccello… adesso farò assaggiare anche mio “
Sentivo il suo cazzo dentro il mio culo dare colpi sempre più forti e capivo che stava per sborrarmi, ma lui invece di farlo mi fa scendere velocemente dal tavolo e aprire la bocca giusto in tempo per schizzarmi in faccia e in gola la sua crema bianca e densa che ingoio avidamente.
Fatto questo soddisfatto per quello che mi aveva fatto e per come l’ho fatto godere mi fa leccare l’uccello per lasciarglielo bello pulito.

Fatto questo si alza i pantaloni prende la cassetta di lavoro dicendo
“ Signore il lavoro io fatto grazie per avermi pagato, io sapere fare anche falegname, elettricista, muratore se avere ancora bisogno di me questo
numero mio cellulare”
Mi da un piccolo pezzo di carta con su scritto un numero e si avvia verso il
portone, io non riuscivo a dire una parola quello che mi era successo era stato allo stesso tempo doloroso e piacevole perciò l’accompagno al portone gli stringo la mano e lo saluto.

Ma quando chiudo il portone sono tentato di chiamarlo nuovamente perché mi ero ricordato che la porta che dava sul balcone non apriva bene, ma pensai che l’avrei chiamato domani e visto che lui preferiva il mio culo come forma di pagamento oltre alla porta ci sarebbero stati un sacco di lavoretti da fare in casa mia e che, anche se mi avessero sfondato, il culo avrei risparmiato un sacco di soldi.

6
La mia nipotina

Ho una sorella che vive in Germania da molti anni.

, sposata con figli, due maschietti ed una stupenda femminuccia.
Qualche anno fa andai in visita da lei, ero da solo, potevo rimanere una quindicina di giorni.
Mi sistemai nella camera al terzo piano, in mansarda camera accogliente e calda.
La prima sera facemmo cena in famiglia, cordiali ed ospitali, sono il loro zio preferito.
Qualche giochetto un po’ di regali che avevo portato, poi tutti a nanna ed amen.

Margherita..Margaret più o meno in tedesco, ma per non sbagliare Io la chiamavo Mergi, mi accompagno fino in camera portandomi un piumoncino rosso “ dai Zio con questo starai caldissimo è il mio preferito “
Il giorno dopo andammo in visita a tre castelli fantastici con giardini curati e lussureggianti…
La sera a casa organizzarono una cena con una trentina di persone, amici e vicini.
Tra questi mi saltò subito all’occhio Greta, una signora, di circa quaranta quarantacinque anni, alta un metro e settanta con una capigliatura bionda con un bel culetto e poco seno.

Strano che mi avesse colpito…. a me l’occhio cade subito sulle tettone,,,e lì ce ne erano varie ed interessanti.
Greta, subito si rilevo un ottima compagna di scherzi e giochetti, parlava qualcosa in italiano ed Io un po’ in Inglese un po’ in tedesco mi facevo capire.
La serata andò bene e dopo aver ballato e bevuto incastrai la Greta nell’angolo del bar, le infilai la lingua in bocca e ci sbaciucchiammo per un buon quarto d’ora….

Io apprezzavo Lei godeva….
Fine della serata, saluti baci ed abbracci, ci vediamo nei prossimi giorni…ecc.. ecc..
Torniamo a casa un’altra grappina e tutti a nanna…nel letto non riuscivo a mandar via il pensiero di Greta il suo profumo, ll suo sapore, morale avevo il cazzo dritto e duro, mi agitavo inconsapevolmente sotto il piumone.
Ad un certo punto sentì la porta aprirsi ed entro la piccola Mergi…” E che fai Tu qui ? “ le dissi…
Lei “ Zio ti ho sentito agitare io domo sotto di Tè…che combini ? “.

Io “ Niente piccolina vieni qui vicino a me “… si è infilata nel mio letto ed Io l’ho abbracciata teneramente…. non è successo e non poteva succedere niente, ma lei era a cavallo del mio cazzo duro.. lo stringeva fra le gambe e non diceva niente. Ma le piaceva quel contatto ..lo so…le piaceva.
La mattina ,facciamo colazione e visto che sorella cognato e bambini avevano da vivere la loro vita,
Io decido di andare a fare un giro al centro della cittadina.. ma guarda un po’ chi incontro seduta ad un bar…Greta, era lì con una fettona di torta ed un caffé.

Subito mi invita a sedermi …e da lì è iniziata una lunga movimentata ed impegnativa giornata.
Prima siamo andati a casa sua dove mi ha mostrato quel poco di tette che aveva,ma si è fatta fottere nella patata caldissima con piccolo ciuffetti di peli neri, e nel buco del culo strettissimo perché lo aveva concesso solo due volte al marito che da quel che ho capito lo aveva tipo wurstel…. lungo e sottile.

Ma il bello è avvenuto quando forse circa alle cinque di pomeriggio, mentre noi eravamo ancora stesi a letto sbrodolati di umori e profumati di sesso…che…
Trac trac…( chiave che apre la serratura della porta d’ingresso ), rientra la figlia di Greta, Elga, una ragazza di circa venti anni, studentessa, completamente diversa dalla mamma, bionda certo,ma piccolo culetto e due tette belle gonfie, capelli corti ed occhi verdi.
Entra nella stanza e come se nulla fosse si siede sul letto vicino a noi…
“ Ciao mamma come và??? “ immagino perchè era in tedesco, “ carino questo tuo amico come si chiama ? “ ….

Cazzo ero Io ….. La mamma le spiega chi ero,che ero Italiano e fratello di un’amica che anche Lei conosceva…
Convenevoli vari fatti con una spontaneità che in Italia sarebbe impensabile…( almeno per me !! ).
Dopo qualche altre chiacchiere, un paio di sigarettine ed un drink portato da Elga, Greta si alza , tutta nuda e va a fare una doccia…allontanandosi, dice alla figlia “ non stare qui a giocar vai di la a studiare “…….

Come prevedibile e per tutta risposta appena si sente lo scroscio della doccia…
Elga tira via il piumone dal letto e mi scopre nudo…” Vediamo se è vero che gli Italiani sanno fare bene l’amore “, si sfila la maglietta e tira fuori quelle belle tette grosse e dure da ventenne, si sfila anche i jeans e resta con un perizoma bordeaux.
Si abbassa su di me, e mi afferra il pisello semi moscio, non credevo a quello che stava accadendo…ero frastornato.

Lo sbatte un pò qua un pò lo garrisce e lo prende in bocca…succhia la cappella e scende giù lungo l’asta. , sale e scende, lo stringe con le mani, in due minuti la mia mazza è pronta all’uso, Lei non si fa leccare, non si fa toccare…. mi salta sopra e si Impala.
La sua fighetta bagnata mi si chiude intorno al cazzo duro.. inghiotte tutto, mi cavalca con violenza è un’amazzone , le prendo i capezzoli e li torturo, le piace, geme e gode… muove il bacino come le più esperte concubine.

Si dimena si infilza fino in fondo e poi risale fino a far rimanere solo la cappella dentro di sé…. Fantastica……si piega e mi bacia , la sua lingua è un cazzo che mi entra in bocca ( tanto per dire a me il cazzo fa schifo…però tipo un pezzo di carne duro…. e caldo…), mi lecca fino alle tonsille, Io le agguanto i glutei e spingo forte, ma non posso resistere molto, Lei lo sente, si stacca e si abbassa sul mio ventre.

Lo prende in bocca e succhia da forsennata, Io le spingo la testa giù fino ad infilarglielo in gola,,,,
lei pompa ed Io le riverso il mio caldo nettare in bocca…. Le cola dalle labbra, ma Lei cerca di non perderne una goccia…lecca tutto e pulisce anche il mio pancino,,,Panciotto và che è meglio.
Mi guarda, sono finito e Lei con quella faccina da troia ventenne mi dice “ Ok non male gli Italiani”
Mi dà un bacio sulla bocca e sparisce, bella scopata.

Dopo trentasette secondi rientra Greta in accappatoi bianco, con asciugamano a turbante, mi guarda e dice “ Ti è piaciuto vero ??…Sei Sfiancato, ci vogliamo riprovare ??!! “…
Ho preferito fare una doccia e poi scappare……….
Sono tornato a casa di Greta solo dopo un paio di giorni di riposo, ma bello carico così ho potuto affrontare di nuovo mamma e figlia…. Che figa la mamma e che troia la figlia….
Stare a casa di mia sorella mi rende sempre più felice….

anche sé ho un problemino…
La piccola Mergi, viene sempre più spesso nel mio letto…
Una notte mi sono svegliato e Lei che si era infilata nel mio letto mentre dormivo, stava giocando con il mio cazzo.
Lui era bello duro, si era svegliato prima di me, e Lei, la porcellina ci giocava con tutte e due le mani, una massaggiava le palle l’altra faceva scoprire e coprire la cappella.
Io non feci niente e finsi di dormire, ma il sangue affluiva ed il cazzo era sempre più duro.

Guardavo con gli occhi socchiusi…Lei stava scoprendo qualcosa di nuovo, guardava il glande con occhiettini vispi ed un’espressione stupita.
Ad un certo punto vidi emergere una gocciolona di succo trasparente che proprio in punta al glande troneggiava…. Lei la guardò, poi guardo i miei occhi per capire se mi fossi svegliato.
Indugiò la guardavo e non mi muovevo, eccitatissimo volevo vedere cosa faceva.
Margi avicino l’indice della mano destra e tocco la goccia, tirò in alto e si creò un filamento, poggio di nuovo il dito sulla bocca dell’uccello e tirò di nuovo verso l’alto il filamento era più corposo adesso.

Mi guardò ancora verso gli occhi, poi tirò fuori la linguetta ed afferro il filo di sperma, succhio il dito e tirò via il liquido dalla mia cappella…
Io guardavo con gli occhi socchiusi, il mio cazzo era sempre più duro e il succo d’amore oramai colava lungo la cappella. Margi non disprezzava il sapore giocava, poggiava il dito, tirava e con la lingua tirava il filo di succo viscoso.
Con una mano teneva stretta la mia asta e con la linguetta inarcata si avvicinava alla punta della cappella…stavo morendo sentivo il cazzo che mi stava per scoppiare,non per arrivare, ma era più duro de duro…mi faceva malissimo.

Margi piccola maledetta bambina teneva il mio cazzo in mano, stretto e lo avvicinava alla sua bocca, la sua lingua si appoggiava alla mia carne per assaggiare il sapore del mi nettare.
Dopo una toccatina, una slinguatina, è stato il momento più fantastico della mia vita……
Quella boccuccia di rosa si è appoggiata sulla mia cappella per assaporare il mio nettare.
La linguetta si muoveva con dolcezza girando in tondo per non far scappare neanche una goccia di quel liquido viscoso che a lei piaceva da morire….

Difatti dopo poco come guidata da una mano divina mi prese in bocca il glande con una delicatezza ed un…piacere…una voglia… succhiava solo la parte alta della capocchia,,,voleva solo il succo….
Non sono riuscito più a resistere, facendo un verso gutturale ho dichiarato il fatto che mi stavo risvegliando…. così per darle un preavviso, ma…. contemporaneamente gli ho infilato la mano tra i capelli, così come un massaggio e le ho piano piano spinto la testa per farle prendere meglio il mio cazzo in bocca.

Si è fatta guidare.. e con un po’ di pazienza tanta disponibilità…anche lei ha imparato a fare i pompini.

7
Come una gattina – Una sera d’estate con Amélie

E’ una sera d’estate di tre anni fa, calda e umida, dove i profumi della terra e dei fiori quasi ti inebriano. In una sera così non si può stare a casa. Così decido di andare in un locale all’aperto qui vicino.

Prima di partire mi riprometto di stare fuori solo un’oretta. Arrivo e devo parcheggiare la macchina lontano tanta è la gente che ha avuto la mia stessa idea per passare la serata. Un po’ seccato, entro e mi porto in giardino dove c’è veramente tanta gente. I più fortunati sono seduti ai tavoli e difendono le loro sedie come fossero oggetti di inestimabile valore, la maggior parte invece è in piedi e vaga girando intorno alla grande piscina.

Mi sento pigiato come una sardina. Anch’io comincio a fare il giro della piscina cercando di scorgere qualche faccia conosciuta per scambiare due parole e, soprattutto, qualche ragazza anche sconosciuta da avvicinare. Dopo due giri mi sento quasi pronto per rientrare ai box per il cambio gomme. Il caldo e la confusione mi fanno girare la testa e sto per alzare bandiera bianca, quando vado letteralmente a scontrarmi con due ragazze. “Ma guarda chi si vede dopo tanto tempo!” mi dice la più alta delle due.

Io non la riconosco subito, ma dopo qualche attimo il mio cervello si snebbia e riconosco una vecchia amica che veramente non vedevo da anni. Ci siamo conosciuti al mare, dove io andavo in vacanza da studente e lei lavorava in un negozio. Avevo a quel tempo una bella compagnia e spesso anche lei si aggregava quando finiva di lavorare. E’ sempre una bella ragazza, alta, con la carnagione scura e un sorriso disarmante che trasmette allegria.

Mi presenta anche la sua amica e altre persone che sono in sua compagnia. Le saluto tutte ma dopo un secondo non ricordo il nome di nessuno. Poco male, noi due ci tuffiamo in un revival dei vecchi tempi. Parliamo, parliamo e sembra che la confusione che ci sta attorno sia sparita. E’ vestita in modo semplice ma sexy, e mi comincia a salire qualcosa in testa, sarà il caldo. Sono ipnotizzato dai suoi occhi scuri, i denti bianchi e perfetti e il suo seno che continua ad andare su e giù con il respiro e sembra scoppiare dentro quella maglietta stretta e scollata.

Ad un certo punto butto un occhio all’orologio, e vedo che è tardissimo! Attorno a noi c’è meno gente e si respira l’aria più fresca della notte d’estate. Le dico che devo andare e mi faccio dare il numero di telefono. Lei mi dice di aspettarla, che ha la macchina parcheggiata molto lontano. Io mi offro di accompagnarla a prenderla e così usciamo insieme. Andiamo verso la mia macchina che è più vicina, lei sale e ci dirigiamo verso l’altro parcheggio dove c’è la sua auto.

E’veramente lontana! Nel chiuso dell’auto sento il suo profumo inebriante, la guardo, è serena e rilassata appoggiata voluttuosamente allo schienale. Arriviamo allo spiazzo dove c’è la sua auto e tiro giù i finestrini, intorno non c’è anima viva. Continuiamo a chiacchierare, ma le parole non escono più così fluide, lei butta la testa indietro e i suoi riccioli mori si muovono ammalianti nel riflesso della notte. Non so più cosa pensare, ho il cervello in subbuglio.

Lei mi parla e i suoi denti bianchi mi attirano, le sue labbra mi ipnotizzano, si piega un po’ in avanti e me la trovo vicina. I nostri sguardi si dicono tutto, mi avvicino e comincia un bacio lento, umido, ma carico di tensione. Le mie mani vanno sui suoi fianchi, le alzo un po’ i lembi della maglietta attillata e appoggio i palmi sulla pelle sotto la maglia. E’ calda e morbida. Sento quasi una scossa al mio contatto.

Le stuzzico l’ombelico e sento che lei comincia a scaldarsi. Salgo lungo il suo corpo e arrivo ai seni che libero dal reggiseno. Lei si abbandona nel mio abbraccio. I suoi capezzoli si inturgidiscono sotto le mie dita. La sua lingua sembra attraversata dalla corrente elettrica, geme e il suo respiro si fa più affannoso. Scendo con le dita a cercare il bottone dei suoi pantaloni sottili, armeggio un poco e con un po’ di fatica – data la posizione – le slaccio la cintura, la sbottono e le abbasso la zip.

Entro con una mano e tocco la sue mutandine velate rosa. Sono calde e già un po’ umide. Le scosto e le mie dita incontrano i suoi peli pubici. Lei mi stringe stretto, sento sempre più il calore del suo corpo e il suo profumo. Con l’altra mano scendo lungo la schiena fino ad arrivare a sentire l’elastico delle sue mutandine. Incontro l’osso sacro e subito sotto si apre la fessura delle sue natiche.

Mentre con l’altra mano le sto allargando le grandi labbra salendo verso il punto del suo piacere, con l’altra mi infilo nel meraviglioso spacco tra le natiche. La sensazione è meravigliosa, sento umido e caldo mentre lei si dimena. Arrivo a sfiorarle il bottoncino dell’ano. Le infilo piano un dito dentro. Lei si aggrappa a me con la bocca aperta, quasi nel tentativo di trovare ossigeno, mi strige in modo spasmodico, mentre io introduco sempre più a fondo il dito nel suo culo e con l’altra mano le sto titillando il clitoride.

Di colpo lei si irrigidisce, si tende tutta, spalanca la bocca. Io non capisco più niente. dopo alcuni secondi comincia a vibrare tutta sempre più forte e dalla sua bocca esce un ululato potente, un getto del suo caldo miele esce dal suo sesso palpitante e mi inonda le mani. Le allargo le gambe più che posso e con la lingua gusto i suoi odori e sapori più intimi e la ripulisco tutta. Le sue stille sono buone e al tempo stesso inebrianti.

Ho il mio uccello che preme da sotto i pantaloni. Lei mi da un bacio, con gli occhi che le brillano febbricitanti e felici e capisce come ringraziarmi. Mi libera il willy e lo bacia in modo dolce e umido. Lo prende tra le labbra e lo infila a fondo in bocca. Con una mano mi massaggia le palle fino a stringerle nella sua presa. Lo scappella e lo bagna di saliva, continuando a farlo entrare sempre più a fondo in bocca.

Le sue labbra lo massaggiano in modo sublime e sento tutto il calore della sua bocca, mentre la sua lingua esperta mi sta accarezzando in modo esperto ed irresistibile. Abbasso tutto lo schienale del suo sedile e lei si prende tra le tette il mio uccello ormai bramoso di liberarsi. Sento il calore dei suoi seni che me lo avvolgono, mentre lei tiene la mia cappella tra le sue labbra. Sto per venire. Le prendo per la nuca e le faccio entrare quasi tutto l’uccello in bocca.

Lei mi stringe, capisce il momento, muove la lingua con ancor più intensità e mi avvolge tutto il membro. Esplodo in un incredibile orgasmo e la sua bocca risucchia tutti i miei umori, senza perderne una goccia. Cado tra le sue braccia e siamo tutti e due stremati e appagati. Con la punta della lingua si lecca una goccia di me dall’angolo della bocca, mi guarda sorridente e soddisfatta. “Che bella rimpatriata a sorpresa!” penso.

Ci risistemiamo un po’ e sentiamo l’aria che entra a rinfrescarci dai finestrini aperti. Si disperde così anche l’acre e stordente odore di sesso che ristagna dentro l’abitacolo. E’ ora di andare. Scendiamo dall’auto e ci abbracciamo. Lei non si è rimessa il reggiseno e le sue tette sono in bella mostra, appena velate dalla maglietta leggerissima e scollata. Un ultimo bacio e lei si dirige verso la sua macchina. Resto a guardarla. Vedo che si tocca un orecchio, si volta verso di me e mi dice che deve aver perso un orecchino.

Va verso la porta del passeggero e anziché aprirla si sporge all’interno dell’auto col busto grazie al finestrino completamente abbassato. Le vado vicino per cercare di aiutarla, ma vederla così piegata in avanti mi fa uno strano effetto. Ho davanti a me il suo sedere. La afferro per i fianchi e mi metto dietro a lei. Protesta, cerca di rialzarsi, ma è in una posizione di equilibrio precario. Quando le afferro e stringo i suoi seni da dietro lei si lascia andare.

Le sbottono i pantaloni e li abbasso lentamente. Alla luce di un vicino lampione vedo le sue lunghe gambe e il fondoschiena coperto solo dalle mutandine rosa. Sfilo anche quel po’ di stoffa umida, infilo una mano tra le sue gambe e sento la sua figa completamente bagnata, il suo miele sta scendendo anche lungo le gambe. Sento che ansima e la sua pancia spinge sulla portiera della macchina. Prendo un po’ del suo miele in una mano e comincio a lubrificarle il buchetto posteriore.

Lei cerca di farsi forza sulle gambe ed è sempre più calda. Infilo un dito dentro il buchino, sento che apprezza. Estraggo il dito, mi sporgo in avanti a coprirla e le faccio annusare i suoi odori che così bene hanno impregnato la mia mano. Mi dice di continuare, perché non resiste. Introduco due e poi tre dita nel suo secondo canale. Lei si contorce per il godimento, così provo ad infilarle tutta la mano.

Sento che è stretto, ma con un ultimo sforzo entro e la sensazione di toccarla così in profondità è pazzesca, sento il suo intimo, frugo il suo intestino. Ho il mio sesso che sta per scoppiare, vuole la sua parte. Così la faccio piegare ancora di più ed allargare tutta e le infilo l’uccello nel culo. Le arriva un orgasmo straordinario, ormai non si regge più sulle gambe. Gambe che tutto il suo miele e i suoi liquidi hanno bagnato e ora sono lucide.

Vengo anch’io quasi insieme a lei. Le vengo dentro e le scarico tutta l’energia dei miei lombi. Ci troviamo ansanti e distrutti, ma appagati. Le passo un braccio sulla pancia e la alzo in piedi. E’ bellissima con gli slip alle caviglie e la maglietta sollevata sopra le tette. E’ un po’ instabile sulle gambe e barcolla. La fermo e la faccio sedere sul cofano della macchina per infilarle gli slip. Lei ha le gambe a penzoloni e sopraffatta dalla stanchezza si sdraia sul cofano, dice che è bello caldo.

Le alzo le gambe e con fatica faccio salire le sue mutandine. Superato le ginocchia, tento un ultimo sforzo, ma il suo sedere è appoggiato al cofano. Lotto e spingo e vedo la sua patatina ancora bagnata dai suoi fluidi. Lei è completamente rilassata, praticamente nuda. Allarga appena le gambe e vedo le grandi labbra aperte che emergono dal suo boschetto ben rasato. Le tolgo le mutandine fradice per liberarle le gambe e mi avvicino con la testa a quel paradiso.

Lei sorniona allarga le gambe e io comincio a leccarle la patatina e le grandi labbra. Con la punta della lingua arrivo al clitoride e sento il sapore inebriante dei suoi umori. Non mi stancherei mai di bere da lei. Le tolgo anche la maglietta così posso vederla completamente nuda che si dimena alla mercè della mia lingua. Sia lei che io abbiamo ritrovato un po’ di energie. Anche il mio uccello è pronto.

Mi chino su di lei e le passo le braccia dietro la schiena per avvicinarla al mio sesso. Le sollevo le gambe sopra le mie spalle. Così aperta è uno splendore. Avvicino la cappella alla sua porta e la penetro in profondità con lentezza ed energia. Comincia a fare le fusa e rovescia la testa all’indietro. Intorno a noi la calma e il calore della notte sono dolci e i nostri movimenti si muovono in sintonia con questa magnifica atmosfera.

Mi sento sereno e pieno di energie, in uno stato di grazia. Continuo a penetrarla con movimenti profondi e lenti per toccarla sempre più nel suo intimo segreto. Voglio trasmettergli la magia di questa notte d’estate, farle ricordare questo incontro come qualcosa di speciale. Lei comincia a rantolare e sento che i muscoli interni della sua vagina cominciano ad avviluppare sempre di più la mio sesso. Comincia ad irrigidirsi e cerca di stringermi, sta per venire.

Anch’io sento di non poter trattenermi più a lungo ed estraggo il mio uccello dalla sua fica per sfogarmi sul suo ventre caldo. Non finisco più di godere. Lei raccoglie con le dita i miei umori e se le porta alla bocca. Manda indietro la testa e con gli occhi brillanti mi guarda felice. “E’ stato fantastico” mi sussurra. A vederla distesa sul cofano, così languida, tutta nuda, con le gambe leggermente aperte ancora rigate dai nostri umori, non posso che essere d’accordo con lei.

Ci baciamo e lentamente si veste e si sistema i capelli. Sale nella sua auto, abbassa il finestrino e mi chiama. Mi avvicino, mi da un ultimo bacio e mi mette in mano come regalo le sue mutandine rosa ancora fradice di lei.

8
La rapina in gioielleria

Sono di origini tedesche ma vivo da più di 20 anni in Italia, precisamente in provincia di Roma. Ho 48 anni ben portati sposato con Laura di 40 anni italiana con un fisico da far invidia ad una ventenne.

Abbiamo un gioielleria nel centro del nostro paese. Premesso questo vi voglio raccontare quanto accaduto a me e mia moglie un mese fa.
Era un mercoledì sera, ormai ora di chiusura, le vendite erano andate discretamente, ho preso i gioielli di più valore dal bancone e li ho chiusi nella cassaforte a tempo. Mi accingevo a svolgere tutte le pratiche di fine giornata, Laura era intenta a riparare il cinturino di un orologio, quando all’improvviso fecero irruzione due malviventi con le armi in pugno, il viso era travisato dal passamontagna “Fermi e non succederà nulla !!!”.

Uno di loro aprì il registratore di cassa e prese quel po’ di contante che c’era, circa 200 €, poi andò al bancone per prendere i gioielli ma si accorse che non c’erano. L’altro bandito che avevo accanto mi diede un pugno nello stomaco incazzato perché non avevano trovato i gioielli. Mi ordinò di aprire la cassaforte, gli dissi che era a tempo e non potevo aprirla prima del giorno dopo, a queste parole mi arrivò un altro pugno da farmi cadere a terra.

Laura iniziò a gridare. L’altro le tappò la bocca. Ebbi paura. Il malvivente disse “Ah é così ? e noi non ce ne andiamo prima di domattina, tu chiudi la saracinesca e non farti vedere da nessuno se no uccido tua moglie”. Chiusi la saracinesca della gioielleria. “Adesso mettetevi là e non date fastidio ricordate che siete sotto tiro”. Eravamo in un angolo, Laura con il fazzoletto cercava di fermare il sangue dal taglio che avevo al naso dovuto al pugno ricevuto.

Uno di loro, sembrava il capo, ci guardava insistentemente. Disse al suo complice “Dobbiamo aspettare sino a domattina che ne dici di divertirci un po’?” E l’altro “come?”. “tu tieni il marito sotto tiro con la pistola e lasciami fare”. Venne da noi, prese a Laura per un braccio e la fece alzare dicendo “vieni adesso ci divertiamo, non fare storie e spogliati se no uccidiamo tuo marito”. Laura non aveva scelta iniziò a togliersi la camicetta e ne uscii il suo seno abbondante, a questo cercai di reagire, l’altro mi puntò la pistola alla tempia.

Il capo ridendo disse “guarda tuo marito … é geloso o vuole essere al tuo posto … vediamo, tu togliti i calzoni e gli slip”. Laura aveva tolto la gonna mettendo in mostra due autoreggenti e un tanga mozzafiato. Volevano umiliarmi, dovetti ubbidire e mi tolsi i pantaloni e i boxer. Il capo prese mia moglie, la portò verso il bancone sdraiandola, gli tolse gli slip “wuuuoow che meraviglia” le aprì le gambe iniziando a leccargli la fica.

Laura piangeva e lui affondava la lingua con più decisione. Il suo amico si stava eccitando si toccava il pacco da sopra i pantaloni. Il pianto di Laura aveva preso un ritmo strano, diverso … noooo stava godendo !!! Me ne resi conto quando la sollevò dal bancone e la fece inginocchiare. Lei senza prendere ordini, gli aprì i calzoni e gli prese il cazzo in bocca, succhiava e la testa andava avanti e indietro a ritmo del pompino.

Io purtroppo non potevo fare niente, dovevo assistere alla scena insolita, forse i momenti di paura e del contesto in cui mi trovavo iniziai ad eccitarmi ma cercai di mascherare, per quello che potevo, la mia semi erezione.
Dall’altra parte Laura succhiava e lavorava con la mano quel cazzone, lo segava, gli accarezzava le palle, sembrava che non avesse fatto altro in vita sua. La fece alzare, la mise a pancia in giù sul bancone e lo infilò nella fica fradicia di umori.

Iniziò a cavalcarla con foga, lei mugolava dal godimento. Il malvivente che avevo vicino ormai aveva aperto la patta dei pantaloni e si segava dicendo “dai sbrigati che mi voglio divertire anch’io”. Sentii i gemiti di Laura avere un sussulto, era venuta, approfittando della momento cercai di divincolarmi dalla situazione in cui mi trovavo ma fui bloccato. Mentre ancora scopava Laura mi disse “non hai ancora capito di stare buono mi hai interrotto sul più bello.

Adesso ti faccio vedere” lasciò mia moglie con il culo in bella vista mi prese per il bavero della giacca e mi portò verso il bancone. Nel tirarmi su si accorse della mia erezione e ridendo disse “hai visto il signorino si è eccitato perché scopavo la moglie o voleva essere al suo posto? Lo vediamo subito … “, intanto il suo amico era aldilà del bancone e si stava facendo succhiare da Laura.

Mi mise a 90 gradi sul bancone, Laura da una parte e io dall’altra tanto da poterci vedere in faccia. Sentii dire “che bel culo tondo ha questo frocetto …” E l’altro con il cazzo in bocca a mia moglie “non vorrai fartelo !!!”, rispose “mi ha interrotto quando stavo godendo adesso la deve pagare”. Lo sentii alle mie spalle toccarmi il culo aprendomi le chiappe, un rivolo di saliva si fermò sulla mia rosetta, puntò il suo cazzone e spingendo senza pietà entrò nel mio retto.

Gridai dal dolore “stai zitto non fare storie vedrai ti piacerà” mi sembrava di essere aperto in due. Lui affondava sempre più dentro. Quando il suo cazzo era arrivato a più della metà iniziai a percepire un sottile languore in profondità, ne volevo ancora, il dolore si trasformò in piacere, non volevo però dimostrarlo. Il suo amico intanto tolse il cazzo dalla bocca di Laura, le andò dietro e dall’espressione del viso di mia moglie capii che anche lei lo aveva preso nel culo.

Ci potevamo guardare in faccia, vedevo i suoi occhi chiusi e la sentivo ansimare ad ogni affondo nel suo di dietro, anche io stavo godendo di quel bastone che avevo dentro ormai in profondità nel retto dilatato. Mi cavalcava con foga, le spinte sembravano all’unisono con quelle nel culo di mia moglie. Lei mi guardò facendomi capire che era vicino all’orgasmo. I movimenti si erano fatti più intensi e lunghi, lo sentii irrigidire e una sensazione bollente mi invase le viscere mi stava sborrando dentro.

Anche mia moglie venne, ci baciammo come a scambiarci il godimento. Quella sensazione calda mi sciolse e anch’io venni tumultuosamente senza toccarmi, spruzzando di sperma il bancone. Il capo disse ancora ansimando “accidenti come mi ha fatto godere questo frocetto … é piaciuto anche a te … me ne sono accorto dal pulsare del tuo culo. Vedo che hai sborrato tutto il bancone” e l’altro “io sono ancora eccitato adesso voglio incularlo anch’io, non ho mai provato con un uomo, dai facciamo cambio”.

Si scambiarono di posto il primo lo mise nel culo di Laura ormai dilatato e l’altro lo entrò nel mio culo senza ormai resistenza. Questa volta il piacere fu immediato. Lui stantuffava a fondo ed io dal godimento muovevo la lingua a cercare qualcosa di indefinito. Anche Laura con gli occhi sbarrati ansimava ad ogni affondo. Le nostre lingue si intrecciarono godendo di quello che avevamo nei nostri rispettivi buchi. Ci sborrarono intensamente dentro, il mio retto ormai era pieno e quando uscì il suo cazzo un rivolo consistente di sperma traboccò dal mio sfintere finendomi sui testicoli.

Lui lo prese con le dita e lo avvicinò alla bocca di Laura, che leccò tutto, e disse ridendo ” baciatevi anche adesso”. Lei mi porse le labbra e la lingua ancora bianca del grumo di seme e io, come sotto ipnosi, la baciai sentendo per la prima volta il sapore dello sperma.
Eravamo esausti, ci fecero sistemare per la notte nel retro della gioielleria ancora nelle condizioni di prima, mia moglie nuda e io dalla cintola in giù, ci tenevano d’occhio.

Era quasi l’alba, non vedevamo l’ora che la cassaforte si aprisse e che finisse tutto presto, mancavano ancora due ore. Loro erano seduti sulle poltroncine dell’ufficio li sentivo parlare e ridere. Uno venne da noi e ci fece alzare ci porto da quello che sembrava il capo che ci disse “tra poco sarà tutto finito, ma si sono ancora due ore, vorrei divertirmi ancora … tu bella porcona e tu frocetto inginocchiatevi … e succhiatelo assieme” si abbassò I pantaloni e gli slip ne svettò un cazzo di almeno 20 cm.

con una cappella pronunciata tanto da meravigliarmi come era riuscita ad entrare nel mio culo vergine quella notte. Ci inginocchiammo tra le sue gambe lui era seduto sulla poltrocina, mia moglie, più esperta, lo prese in mano e lo segava mi prese la mano e la portò ai testicoli facendomeli stringere nel palmo della mano. Ne sentivo la consistenza e li accarezzavo. Udivo l’apprezzamento dall’altra parte, Laura aveva preso in bocca la cappella e succhiava come se fosse un gelato, vedevo la lingua roteare intorno ai bordi del glande tenendolo tra le labbra.

All’improvviso sentii l’altro spingermi la testa ordinandomi di succhiare anch’io. Mia moglie mi porse quel cazzo facendomi capire quali erano i movimenti da fare. Lo toccai con la punta della lingua, non aveva un sapore particolare, quindi mi feci coraggio e lo leccai. Leccavo la cappella e la sentivo farsi sempre più dura, Laura leccava la parte sotto del pene e a volte anche le palle. Il suo amico si stava eccitando, seduto si era tolto i calzoni e si masturbava lentamente, per vedere meglio si avvicinò mettendosi al fianco del capo.

Intanto mia moglie mi fece prendere la cappella in bocca e iniziare il movimento del pompino, su e giù, iniziava a piacermi sentirla arrivare a toccarmi la gola. Il capo aveva la testa reclinata all’indietro e si godeva il trattamento e mi ordino’ di fare la stessa cosa al suo amico a lui avrebbe pensato Laura. Infatti come lasciai libera la cappella la imboccò lei con velocità, impugnai l’altro cazzo, un po’ più piccolo come lunghezza ma più grosso, e lo portai alle labbra segandolo, una goccia di liquido trasparente si stava formando sulla cappella bagnandomi le labbra, la assoparai, era salata ma non dava fastidio, presi il glande in bocca iniziando a succhiare e muovere la testa su e giù come mi aveva insegnato Laura.

La mia bocca produceva molta saliva e ogni tanto dovevo lasciare il mio lavoro per mandarla giù e nel frattempo leccavo l’asta e le palle come vedevo fare a Laura dall’altra parte. Il lavoro durava ormai da una decina di minuti mi sentivo le labbra gonfie, formicolanti, ma non mi sarei fermato per nessun motivo, ormai ero diventato una troia affamata di cazzo. Sentii dei gemiti strani dal’altra parte, con la coda dell’occhio vidi le mani del bandito sulla testa di Laura bloccandola, il pomo di adamo di mia moglie andare su e giù, le aveva sborrato in bocca facendole ingoiare tutto.

Intanto io continuavo il va e vieni su quel cazzone che sembrava allungarsi e diventare sempre più duro, mi pareva sentire alla base dell’asta un pulsare che si trasmetteva alla cappella, infatti non mi sbagliavo uno schizzo potente di liquido caldo, denso e salato si mischiò alla mia saliva e mi finì in gola, dovetti ingoiare per non soffocare, questo migliorò le mie sensazioni ridandomi il sapore di uomo che avevo provato, ne seguirono altri più densi ma meno salati che mandai giù con gusto assaporando tutte le sfumature, succhiai ancora per non perdere nulla della sborrata.

Guardai Laura, stava leccando le ultime gocce di sperma da quel cazzo che era ancora in erezione, la mano che avevo sulla testa mi riportò a lavorare con la lingua per raccogliere quel po’ di seme che era finito sull’inguine. Il suo cazzo era ancora duro, erano inesauribili.
Giunse l’ora dell’apertura della cassaforte, ci eravamo ricomposti, prima però io e Laura dovemmo fare un altro bocchino scambiandoci di posto, eravamo esausti avevamo ricevuto quattro sborrate a testa.

Con nostra meraviglia non presero niente ci ordinarono di stare zitti, di non denunciare l’accaduto e sparirono come erano arrivati. La sera dopo tornarono ma non per rapinarci ma per passare ancora altre ore di godimento ma questa è un’altra storia.

9
Io e Martina

Un piccolo movimento a salire del fondo schiena di Martina, praticamente
nudo, mi ha all’improvviso risvegliata dalle mie fantasticherie e dai miei
dubbi virginali. Ero rimasta quasi bloccata un momento prima che i miei
occhi si fossero abituati al nuovo e repentino cambiamento di luce che vi
era nel soppalco.

Con gli occhi un poco strizzati per mettere meglio a fuoco
quello che stava davanti a me ho avvicinato, così inginocchiata come ero, le
mie labbra alla sua caviglia destra. Ho incominciato a baciarla prima sui lati con piccoli baci e poi,
leccandola, ho continuato lungo il polpaccio fino ad arrivare all’incavo
dietro il ginocchio. L’ho baciato, succhiato, leccato, titillato con la
punta della lingua ed ho ottenuto una piacevole reazione da parte di Martina
che ha incominciato a gemere piano ad ogni linguata ed a muovere la gamba in
modo scomposto gridandomi che le facevo solletico.

Rideva e nello stesso tempo gemeva per questa nuova situazione che mai prima
d’ora credo avesse affrontato ed i suoi gemiti erano di vero piacere perché
la sua pelle stava assumendo la classica forma di una buccia d’arancia. Le
mie mani non toccavano niente di lei anche se il mio desiderio di farlo era
molto grande, ma volevo essere forte. Non volevo in nessun modo lasciarmi
prendere dalla foga del piacere e fare finire rapidamente quei momenti che
dovevano invece durare il più a lungo possibile.

Facile pensarlo ma molto più difficile metterlo in atto. Non sempre la
ragione riesce a governare i movimenti e proprio per questo subentra una
sorta di sofferenza talmente intensa e piacevole che ti proietta in un mondo
irreale ed immaginario. Ti sembra quasi che il corpo sia estraneo a tutto
quello che ti sta intorno, mentre sai invece che è parte integrante,
necessaria ed indispensabile. La punta della lingua ha percorso a ritroso il
polpaccio fino alla caviglia e qui le labbra hanno ancora baciato tutto
intorno.

La bocca è passata sull’altra caviglia ed ha ripetuto gli stessi movimenti
di prima ricavandone identiche reazioni. Stavo con la testa nel mezzo delle
gambe di Martina, sempre leggermente divaricate, ed ogni volta che i miei
occhi cambiavano angolo di veduta erano costretti loro malgrado a
focalizzare un rigonfiamento “carnoso”. Era racchiuso dentro un piccolissimo
lembo di stoffa con pizzo da cui spuntava, proprio all’estremità, un piccolo
ciuffo di peli neri un poco arricciati.

Per non parlare dei glutei, che visti così ad altezza occhi, davano
l’impressione
di due cunette o dossi come si vedono nei cartelli stradali. Erano delle
cunette molto attaccate e divise dalla solita piccola strisciolina di
stoffa bianca con bordi di pizzo svolazzanti. Questa visione mi faceva stare
male e cercavo in tutti i modi di tenere la testa bassa ed occuparmi solo
delle gambe di Martina.

Il mio corpo era tutto un vulcano in eruzione, mille piacevoli sensazioni mi
travolgevano ed avvolgevano e diventavano ancora più forti ogni volta che
Martina emetteva anche un piccolo gemito di piacere sotto la “tortura” delle
mie labbra e della mia lingua.

E poi ero nuda a metà, nuda ed inginocchiata
col sedere nudo per aria, con le gambe aperte e con la sensazione che
qualcuno potesse vedermi, che qualcuno potesse a sua volta accarezzarmi con
la sua lingua, o le sue dita, la parte di me che in quel momento aveva
bisogno di essere lenita, blandita e soddisfatta.

Avrei potuto girarmi, avrei potuto portare il mio bacino sopra la testa di
Martina, avrei potuto metterle la mia “patatina” davanti gli occhi, ma per
lo stesso motivo di prima non volevo affrettare gli eventi, volevo gestirli
nel modo che più a me piaceva.

Martina si era completamente abbandonata alle
mie carezze e soprattutto si era rilassata. Mi sembrava che per il momento
non avesse alcuna intenzione di prendere iniziative. E poi, per lei, era la
prima volta e sicuramente le sarebbe piaciuto di essere guidata con calma e
con dolcezza verso la meta che porta al piacere assoluto.

Ero li per questo e non volevo tradire la sua fiducia e soprattutto non
volevo perdermi neanche un secondo, un attimo di quello che lentamente
andavo “costruendo” sia per me che per lei.

Ho appoggiato un ginocchio sul
bordo del letto ed ho incominciato a leccarle ancora la caviglia, il
polpaccio, l’incavo del ginocchio, la parte posteriore della coscia fino ad
arrivare all’attaccatura dei glutei. Ho dato una linguata da sinistra verso
destra sulla fossetta che si forma in quel punto fino quasi a sfiorare la
stoffa del perizoma.

Ancora tanti piccoli baci usando anche la punta della lingua, la lingua che
scende con un guizzo improvviso verso l’interno coscia.

Martina trema, freme
e lancia un piccolo sospiro trattenuto. Poi ancora rapida discesa verso il
basso per poi risalire, sempre con la lingua, lungo la pelle dell’altra
gamba e ripetere le stesse identiche azioni. Martina muove ancora le gambe
in modo scomposto spostandole sia verso destra che verso sinistra col
risultato di allargarle ancora più di prima. Avere quel rigonfiamento di
stoffa ad altezza di occhi, naso, bocca e lingua ed evitare di toccarlo è
una tortura indescrivibile.

Pensare poi a quello che c’è sotto, carpendone pure l’odore, è veramente una
cosa da malati sessuali. Ebbene in quel momento mi sentivo tale e facevo di
tutto per essere ancora più malata, per essere ancora più pazza da
desiderare coscientemente una simile sofferenza. Mi sentivo bene, mi sentivo
padrona del mondo e padrona della situazione. Mi sentivo potente perché
avevo sotto di me una ragazza dolce, sensibile, forse anche innamorata, che
aspettava da me solo dei gesti dolci, teneri, delicati e pieni di amore.

Si era abbandonata completamente e, più di me aspettava e desiderava che
quei momenti non finissero mai pure sapendo che tutto questo mondo ovattato
che eravamo riuscite a crearci con estrema pazienza poteva finire da un
momento all’altro col sopraggiungere del piacere. Non che dopo sarebbe
finito tutto fra di noi, quello no, ma il raggiungimento del piacere avrebbe
fatto finire temporaneamente questo bellissimo sogno fantastico che stavamo
vivendo con i nostri corpi, i nostri pensieri, le nostre parole, i nostri
gemiti, le nostre azioni.

Cosa accadrà adesso a Martina? Cosa inventerò ancora per farla, e farmi,
felice? Sarò capace di portarla talmente in alto con la fantasia e col
desiderio da non potere più fare a meno di me?
18
Il collaudo del giocattolo
“Gentile Caterina, mi chiamo Gina e non sono più una ragazza, infatti ho 60 anni. Nonostante figli e nipoti non potrebbero mai immaginarlo,a volte, di mattina quando sono da sola, leggo qualche tuo racconto.

Mi ci sono imbattuta per caso, attratta da un titolo che credevo trattasse ben altro: “La Madre”.
Come puoi immaginare non sono particolarmente brava col computer ma non essendo nata ieri so anche che ci sono siti pornografici; non avrei mai il coraggio di andarci per due motivi, primo perchè ho paura che i ragazzi se ne accorgano e poi perchè queste cose non mi eccitano particolarmente.
Ma torniamo a noi; cercando qualcosa da leggere, mi imbattei nel tuo racconto e solo dopo qualche capitolo capii dov’ero finita (sorrido)!
In piena sincerità devo dirti che nonostante mi accorsi che era un racconto erotico non volli smettere di leggere e ti devo fare i miei complimenti perchè l’ho trovato molto bello, nonostante le descrizioni, a volte, pornografiche.

Sorrido ancora di me stessa e mi pare impossibile che sto scrivendo di queste cose; comunque mi sono ripromessa di essere sincera e lo farò!
Mi è talmente piaciuto il tuo modo di scrivere di certe cose, che, per me, è diventata una piccola trasgressione casalinga leggere i tuoi racconti (anche quelli tradizionali mi sono molto piaciuti).
Sono una donna all’antica e quel calore pruriginoso che trasmettono certe tue storie è già tanto per me.

Poi, marito non sta bene e sono alcuni anni che non abbiamo più rapporti; viviamo come fratelli, per intenderci.
Seguendoti mi sono imbattuta anche in questa rubrica sull’uso di oggetti erotici, e da questo nasce la mia lettera.
In qualche modo ha risvegliato un mio ricordo del passato e mi è venuta una gran voglia di parlarne, come se volessi sentirmi protagonista per un momento, perchè, cara amica, anche a me, nonostante la “vecchiaia” è capitato di avere per casa un oggetto erotico.

Circa 30 anni fa, mio marito era in trasferta a Milano; da poco avevano aperto i primi Sexy Shop. Conoscendolo, mi sembra di immaginare come abbia trovato il coraggio di entrare… e comunque ci andò.
Qualche giorno dopo il suo ritorno mi chiamò in camera da letto e con aria più ingenua che intrigante mi fece vedere il pacchetto con i suoi acquisti. Non sono un’esperta ma credo che all’epoca ci fosse una scelta di gadget limitata, rispetto a oggi; comunque, nella busta, c’erano: una videocassetta porno di cui non ricordo né il titolo né altro; un completino rosso, mutandine e reggiseno, di misura e qualità indefinite.

Ricordo solo che aveva la particolarità di essere aperto tra le gambe, ma era talmente scadente e piccolo che lo buttai alla prima occasione.
Infine c’era un pene di gomma, non potevo sbagliarmi perchè era un lungo tubo, color carne, e si vedeva chiaramente la forma del glande, a grandezza naturale. Non era particolarmente grosso, ma era veramente stranissimo, almeno per me. Innanzi tutto avevo pochissima esperienza di membri “veri”, figuriamoci di falli di gomma.

Nemmeno sapevo com’erano fatti. Nonostante tutto, quello che vidi mi sembrò veramente incredibile; era un tubo a forma di cazzo (scusa il linguaggio, ma l’argomento, alla fine, è quello ah ah) solo che era lunghissimo, credo circa mezzo metro, e aveva il glande da tutti e due i lati… come spiegare, come se i cazzi fossero due.
Non capivo assolutamente il perchè di quella strana forma e nemmeno come mai la scelta di mio marito fosse caduta su quell’oggetto.

Possibile che li facessero tutti così? Ne dubitavo.
Infatti devo aggiungere che, qualche giorno dopo, nella busta segreta che tenevo nascosta accuratamente, mi accorsi che c’era un catalogo pubblicitario, con tanto di fotografie e, di peni di gomma, ce n’erano di tanti tipi, persino a batteria, elettrici insomma.
Comunque cara amica, tutto questo sproloquio è servito solo a trovare il coraggio di confessarti che, questa vecchia signora, in gioventù (e con molta soddisfazione) ha fatto uso personalmente di un “sex toy” come li chiamate oggi.

E che sono assai grata a quel lungo cazzo, così particolare. Strano a dirsi, mi ha fatto scoprire più cose sul sesso quel pezzo di gomma che la mia quarantennale esperienza di moglie e mamma.
Sì, cara Giovanna, lo abbiamo usato, non spesso, ma ogni tanto sì, e le cose, in quei momenti intimi, prendevano pieghe inaspettate e inconfessabili.
All’inizio mio marito lo usava per infilarmelo in figa e poi lo muoveva con la mano, intanto poteva darmi piacere con l’incessante leccare.

Sono clitoridea e con la bocca mi ha dato gli orgasmi più belli e più lunghi della mia vita.
Poi, quando prese dimestichezza con l’oggetto e si rese conto che anch’io amavo lasciarmi andare, cominciò a usarlo per scavarmi il sedere fino a trovare il coraggio di incularmelo.
Fu così che scoprì che non avevo grosse reticenze a fare sesso anale, solo che non avevo mai avuto il coraggio di confessarglielo.
Spesso mi scopava davanti, mentre dietro avevo il dildo ben infisso tra le natiche; altre volte lo tenevo in figa, mentre succhiavo il pene del mio uomo.

Insomma, quel coso era un vero portento. Mio marito imparò che amavo l’inculata e iniziò a prendermi anche da dietro con sua (e mia) soddisfazione.
Cara Giovanna non essere troppo sorpresa, ricorda che la mia generazione, specialmente in provincia, era ancora abbastanza succube del concetto di verginità fino al matrimonio. Ma chi resisteva?
Credimi, ti posso garantire che le ragazze di un tempo non se ne stavano con le mani in mano… allora si facevano tantissimi pompini e quasi tutte non solo avevamo il culetto rotto ma, le più passionali, usavano l’ano come una vera figa, provandoci un gusto estremo e venendo come, e meglio, del semplice orgasmo vaginale.

Infatti, in gran segreto e nelle più assurde situazioni, si cominciava a prenderlo intorno alla prima pubertà, e si continuava a lasciarsi sodomizzare fino al matrimonio, che in genere avveniva ben dopo la maggiore età!
Ma non è finita.
I giochi che quel lungo pene doppio ci ha permesso non lasciarono perplesso solo il mio amore, anche per me ci fu una sorpresa del tutto inattesa.
La prima volta avvenne una sera in cui eravamo del tutto soli.

Mio marito mi fece voltare nel letto e, pian piano, da dietro, usando molta vaselina, mi penetrò il culetto con estrema dolcezza. Quello che fece dopo, essendo io voltata e delicatamente rilassata, ci misi un po’ a capirlo.
Mio marito si voltò a sua volta; sentii il pene che si muoveva in modo disconnesso, segno che lui stava armeggiando col tubo, ma non sapevo cosa facesse. Alla fine si placò, come si fosse calmato, e rimase immobile.

Continuavo a non capire bene, finché, tastandomi il sedere con le dita, mi accorsi che i nostri culi erano di fronte e che, incredibilmente, il cazzo era infisso anche dietro del mio uomo.
In poche parole il mio “maschio” subiva la stessa penetrazione anale che stavo ricevendo io. Provai una sensazione tremenda, incredibile, e ci misi un po’ per accettare la situazione, ma poi presi la cosa con estrema dolcezza. Credo che quella sia stata una delle notti d’amore più belle che io abbia mai provato…

Forse è inutile dirti che, da quella volta, tante cose sono cambiate tra noi, intendo sessualmente, ed io mi sono sentita di fare cose che, se ci penso adesso, mi sembrano impossibili.

Abbiamo giocato ancora con quell’oggetto di piacere, provando posizioni che altrimenti mi sarebbero state precluse.
Ricordo che mi rendeva folle di piacere installarmi mezzo cazzo in figa e poi fare la parte del maschio, inculandomi il maritino a sangue; attaccata alla sua schiena, mentre lui, a quattro zampe come un cane, subiva l’oltraggio senza lamentarsi.
Per finire, questa lunga confessione, di cui ti chiedo scusa, devo dirti qualcosa che nemmeno lui sa.

Ho usato il dildo a forma di serpentone anche da sola, naturalmente, e ho scoperto qualcosa che consiglio a tutte le donne: quello strano, magico, attrezzo permette un “gioco” meraviglioso.
Se lo piegate completamente, a “U”, per capirci, con un po’ di abilità si riesce a infilarselo in tutt’e due i buchi; cosa accade poi? Essendo elastico, il membro spinge, come se volesse aprirsi di nuovo. Bloccato nei buchetti non riesce a uscire e rimane ben saldo, in tensione.

Da quel momento in poi non viene fuori, a meno che non lo tirate con le mani.
Giovanna, non mi vergogno a dirti che ho passato intere mattinate, a casa e (dio mi perdoni) a volte sono persino andata a far la spesa, in costante e continua doppia penetrazione. La testa mi girava per il piacere e la lunga sollecitazione fisica mi lasciava spossata per alcuni giorni: ma ne valeva la pena, amica cara.

Mio marito non lo ha mai saputo, nè io saprei dirti se si è mai trastullato col nostro cazzo segreto, in solitudine… siamo sempre stati molto discreti al di fuori del letto, e rispettosi.
Io resterò sempre con un dubbio che mi ha assalito spesso, quello di sapere se, il mio uomo, era stato già inculato prima del nostro incontro. Lo stesso vale per lui: sono certa che all’epoca lo ha sospettato, ma non mi ha mai chiesto se e quando mi avessero fatto il culo per la prima volta.

Tua, Gina.

10
Sesso di gruppo

Ho fatto un gan casino ma non me ne pento!! Sono sposato da cinque anni anni con una donna fantastica ma per niente “calda”. La nostra vita sessuale era alquanto piatta e per questo motivo mi son concesso delle distrazioni. Da quasi 6 mesi ho un’amante che mi appaga completamente sessualmente ma che poi ha cominciato a pretendere sempre più del mio tempo mettendomi in difficoltà col menage familiare.

Di separarmi non ne avevo una benchè minima intenzione e decisi di scrollarmi di dosso l’amante ma non dopo aver risollevato il mio rapporto coniugale. Per farlo decisi che era opportuno far capire (e vedere) a mia moglie cosa vuol dire SESSO cosicchè anche lei potesse soddisfarmi. Per farlo scelsi una strada alquanto pericolosa…. Ho una casa in montagna dove regolarmente andavo a scopare con l’amante e dove ebbi delle incredibili avventure sessuali, lei è molto calda ed assetata e con lei non ho mai avuto problemi di nessun tipo al punto che in quella casa siamo andati a scopare anche con altre coppie conosciute in internet, con e****t ed una volta perfino con un trans raccolto per strada.

Insomma era successo più volte che con lei si facesse sesso di gruppo. Un giorno decisi di convolgere lei e mia moglie in un gioco multiplo così da liberarmi dell’amante e provare a sbloccare mia moglie. Invitai due coppie di amici collaudate ed una single mia cara amica di giochi orgiastici ed insieme all’amante mi recai nella casa di montagna, e fin qui nulla di strano…. era già successo altre volte, ma questa volta avevo fatto in modo che mia moglie si trovasse lì all’insaputa di tutto.

Arrivati in montagna chiesi agli amici di concedermi 20 minuti prima di entrare in casa perchè volevo preparare loro una sorpresa. Eccitati accettarono la cosa e si fermarono in auto, promettendo loro che avrei lasciato la porta di casa aperta. Così feci entrai in casa mentre mia moglie stava riassettando la casa, la presi con dolcezza, mi feci vedere arrapato e la portai in bagno dove cominciai a provocarla un pò facendomi la doccia ecc.

Lei mi porse gli asciugamani e io appositamente la tirai sotto la doccia così da bagnarla interamente. A questo punto, ridendo, la chiusi sotto la doccia, usciii dal bagno in accappatoio e trovai nel soggiorno vicino al camino acceso gli amici che erano frattanto entrati. Quando mia moglie finì la doccia fece per uscire dal bagno ma la porta era stata da me chiusa e cominciò a bussare e a chiamarmi; agli amici divertiti della cosa dissi che avevo trovato una nuova single in internet a cui avevo promesso però una serata a due quindi non si aspettava di trovarsi di fronte 7 persone per cui chiesi loro di non vociferare e fare rumore ma di fare solo del sesso come sempre cercando di coinvolgerla per aiutarla a far parte di quell’ammucchiata regalandole attenzioni ma soprattutto tanto tanto piacere.

La mia amante (non sapendo che era mia moglie) accettò con entusiasmo e si nominò paladina e garante della nuova ospite. Cominciammo a spogliarci ed a eccitarci stando attenti a soffocare i mugulii di piacere mentre mia moglie dal bagno bussava e si incazzava, ad un certo punto quando già l’ammucchiata era calda e nel soggiorno giravano corpi nudi ed evidenti erezioni, andai ad aprirle la porta in evidente stato di eccitamento (la mia amante mi aveva appena fatto un pompino incredibile mentre un’altra lei mi leccava le palle).

Appena uscì cominciò a strillare come una pazza e mi mollò un ceffone incredibile mentre corse in camera da letto con me al seguito. Cercai di assecondarla e le raccontai di come conobbi gli altri dicendole che li avevo conosciuti in internet (omettendo ovviamente la verità sull’amante) e che la cosa era piacevole non c’era nulla di male ecc. Restammo in camera almeno 30 minuti mentre nel soggiorno sentivi di tutto, urla di piacere, evidenti rumori orgasmici, mugolii, bocche avide di sesso.

Dopo tanta opera di convincimento riuscii a farla affacciare dalla porta della camera e spiare quell’esplosione orgiastica incredibile quei sessi invitanti, quella passerella di cazzi e splendidi corpi femminili che si incrociavano, si scambiavano, si possedevno, si penetravano….

Mentre era evidente anche lo stato di eccitamento di mia moglie (la vidi mentre guardava e contraeva le sue coscie) feci il segnale alla mia amante (sempre all’oscuro che fosse mia moglie) la quale ci venne incontro, nuda, con un vibratore in mano, prese per mano mia moglie la quale faceva la finta smorfiosa (era evidentissimo il suo desiderio di partecipare all’orgia) e la portò nel soggiorno dove la instradò alle arti amatorie.

Non si dissero nulla (per fortuna) solo la condusse vicino ad un divano dove una donna era sdraiata succhiando le palle ad un uomo che le stava esattamente sopra la bocca. Il suo cazzo era in tiro e lui si stava masturbando, la mia amante si avvicinò chinandosi a quel cazzo e lo stesso fece fare a mia moglie; entrambe a rotazione cominciarono a leccarglielo, a spompinarlo, a fargli cadere la saliva lubrificandolo, mentre l’altra di sotto gli prese in bocca le palle.

Quell’uomo cacciò un urlo pauroso di piacere e cominciò ad invocare di farlo venire mentre gli altri si unirono tutti (me compreso) a leccare, succhiare, stimolare i buchi delle 3 abilissime pompinare. Quella situazione durò circa 3 ore, furono 3 ore indimenticabili, ma per me più che il piacere sessuale era meraviglioso vedere la mia amante che aiutava, proteggeva, stimolava, baciava, eccitava e raccoglieva gli orgasmi di mia moglie!!! INDIMENTICABILE.

Ad un certo punto però cominciai a realizzare che quando quell’orgia sarebbe finita sarebbe emerso che quella era mia moglie, che quell’altra era la mia amante e che improvvisamente mi sarei potuto giocare tutto, ma soprattuto mia moglie che comunque amavo.

La preoccupazione e l’ansia ebbero il sopravvento sulla mia eccitazione con evidenti riflessi sul mio entusiasmo e sulla mia prestazione sessuale. Quella gran troia della mia amante vide la mia situazione di disagio sessuale e lanciò una sfida alla (per lei) nuova arrivata, le disse “ora tocca a te risollevare il nostro padrone di casa” e me la avvicinò. Impugnò un vibratore modello maxi, glielò conficcò dapprima in figa lubrificandolo, poi glielo fece leccare avidamente con evidenti ed abbontanti aggiunte di saliva e poi, dopo avermi fatto sdraiare a viso in sù la fece sedere alla pecorina sopra il mio viso mentre da dietro le aprì il culo con quel grosso vibratore (mia moglie era vergine nel culo).

Mia moglie ormai impazzita dalle gioie del sesso accettò volentieri e pur urlando di dolore lo accolse tutto dentro di se. A quel punto me la fece coricare a livello di bocca e cominciai a leccarle la figa mentre sentivo le vibrazioni che le dava quel grosso vibratore nel culo. La mia amante a questo punto raccogliendo la mia nuova imponente erezione mi prese a smorzacandela mentre baciava, massaggiava e leccava le tette di mia moglie!!! Che spettacolo!!! Mia moglie vibrata nel culo e leccata da me mi inondò la faccia dei suoi umori per ben due volte, mentre quella gran troia dell’amante mi scopò con una violenza inaudita facendomi urlare come un pazzo di piacere finchè mentre stavo per venire, raccolse tutto lo sperma in bocca spompinandomi per poi riversarlo nella bocca avidamente aperta di mia moglie ed intraprendendo con lei un lungo bacio con lingua ingoiando man mano entrambe il mio sperma.

L’orgia finì lì, restammo qualche minuto tutti esausti, chi a contemplare i corpi bagnati, chi a fumare una sigaretta, chi ad asciugarsi le evidenti ed abbondanti presenze di liquidi che uscivano ovunque dai buchi dilatati dei sessi. Mi riassalì il panico.
Quando cominciò il turnover delle docce cominciarono le presentazioni e presentai agli altri (amante compresa) “vi presento mia moglie”.
Avrei voluto stare a 1000 chilometri, qualcuno sorrise, la mia amante mi mollò un calcio ben assestato sulle palle (sgonfie) e cominciò a dare in escandescenze rivelando a mia moglie (allibita) le nostre esperienze dei mesi scorsi, dandomi del porco, del depravato (come darle torto?) ed offendendomi a più non posso ecc.

ecc.
Cosa è successo da allora?? La mia amante non l’ho più vista, quelle coppie conosciute in internet non si son più fatte sentire, la mia amica single tantomeno (un vero peccato era una gran figa) e mia moglie non mi parlò per 10 giorni,ma quando ricominciò a parlarmi lo fece col linguaggio del corpo, mi prese una notte e mi scopò fin quasi alle luci dell’alba. La mattina seguente con assoluta calma mi disse: “ora ho capito dove ho sbagliato negli anni passati, ma sappi che ora hai creato una troia in me e ne pagherai le conseguenze.

Tutto ciò che desidererai lo otterrai e lo stesso varrà per me, ma ricordati che se di nuovo ti farai un’amante ti taglio le palle!!”.

Ahhh dimenticavo… sapete cos’è comparso il giorno dopo in casa?? Un computer con tanto di collegamento ad internet ed una scheda telefonica vergine per gli appuntamenti al buio…. se il buongiorno si vede dal mattino……….

Trattata come una schiava

Una giornata di inverno ,Venezia, ho conosciuto il mio Signore in un sito di incontri BDSM e dopo varie insistenze da parte sua sebbene avessi improntato il nostro rapporto virtualmente accettai di incontrarlo per quello che Lui definì “solo un caffè tra amici”. Mi diede però degli ordini precisi: dovevo indossare sotto i miei abiti maschili questa lista di indumenti intimi: REGGISENO PERIZOMA E REGGICALZE ROSA ,MINISOTTOVESTE TRASPARENTE BIANCA E ROSA CALZE CON LA RIGA NERE.

Dovevo indossare una cavigliera in segno di schiavitù ,le unghie dei piedi dovevano essere smaltate di rosso e le mie natiche dovevano portare una frase umiliante che mi sarei scritta con il rossetto “ROMPIMI IL CULO”. Finita la vestizione avrei indossato un paio di pantaloni piuttosto aderenti ( forse un po troppo visto che ad uno sguardo attento si sarebbe potuto notare il mio reggicalze, un maglione nero cardigan chiuso con una zip e un cappotto grigio.

Gli ordini prevedevano che io fossi andato a prenderlo alla stazione S. Lucia e come segno di riconoscimento dovevo tenere in mano e bene in vista un mensile per sole donne. Lui lo avrei riconosciuto invece da un pacchetto dono dorato di cui non sapevo il contenuto. Attesi il suo treno con il cuore in gola. Alle 10. 30 del mattino in perfetto orario arrivò…scesero i passeggeri…scrutai ad uno ad uno gli uomini che scendevano finchè visi Lui…il mio Signore.

Era alto circa 185 cm robusto barba incolta e capelli grigi corti ,occhi scuri penetranti …tra le sue mani il pacchetto. Le gambe mi tremavano……Mi fissò e mi mise una mano attorno le spalle come fossimo vecchi amici : “Ciao Gabriella” mi disse incurante che qualcuno potesse sentire che si indirizzava a me come ad una femmina. ” Ti ho portato un presente ma lo aprirai tranquilla quando ci siederemo ad un bar a prendere il famoso caffè”.

Annuii….
“Che c’è sei timida? Rispondi e rivolgiti a me come tuo Padrone chiaro?” Si Padrone risposi in un sussurro…..Mollò la presa e mi disse di accompagnarlo in un bar tranquillo…. arrivati sul posto mi fece segno di sedermi al tavolo che ad ordinare ci pensava lui. Vidi che parlava col banconiere mentre ordinava ed entrambi scoppiarono in una sonora risata.
Il cameriere arrivò con uno strano sorriso servì un Cappuccino e una brioche al mio Padrone e a me un “cannolo”.

Padrone sussurai io stupita, a me niente da bere? E perchè quella risata prima? ” La sua risposta fu come un pugno allo stomaco. “Per questa volta ti accontanto troia! La risata era rivolta a te perchè ho detto al banconiere che per te andava benissimo un cannolo perchè ne sei pazza visto che sei una checca! Per quanto riguarda il fatto che non ho ordinato nulla da bere per te lo capirai dopo….

intanto apri il tuo regalo,è solo la prima parte poi avrai la seconda!” Sbiancai ,guardai verso iul personale e mi accorsi dei sorrisi ironici…mi aveva sputtanato per tutto il locale…unica soddisfazione era che non mi conoscevano …..Aprii lentamente il pacchetto …..e appena visto il contenuto richiusi la shitola nervosamente
“Che fai scema non lo tiri fuori? Non ti piace?” “La prego non me lo faccia fare…. “
Rise. ” Daiiiii tira fuori il regalinoooooo” rise nuovamente e chiamò a se il cameriere: ” La mia amica è timida e non ha coraggio di far vedere che bel regalo le ho fatto,potrebbe farlo lei al suo posto? Ha promesso che se lei le farà questa cortesia le darà cento euro di mancia che ne dice? ” Io supplicai ,stavo per alzarmi ed andarmene ma Lui mi intimò che se me ne fossi andata non lo avrei rivisto più…..rimasi…rimasi piangendo quando il cameriere tirò fuori un fallo di lattice nero grosso e lungo oltre 25 cm…oltre ad esso un biglietto….

PER LE TUE SERATE SOLITARIE…IL TUO PADRONE! Scoppiò a ridere e chimò a se i suoi colleghi…. uno di loro mi disse che se non mi fosse bastato quello mi avrebbe dato il suo…meno lungo ma bello caldo. ” Ottima idea disse il mio Padrone,cercavo appunto qualcuno che desse da bere alla mia puttanella,le andrebbe di farsi fare un pompino con l’ingoio? Poverina ha mangiato senza bere!!!!” E via risate.
“ALZATI E VIENI CON NOI CAGNA …mi portarono in uno sgabuzzino mi venne ordinato di inginocchiarmi e di aprire la patta del cameriere.

“SPOMPINALO E INGOIA TUTTO CHIARO? ” Supplicai invano presto mi trovai piangente a eseguire il Suo ordine eccitata ma umiliata…. tenevo gli occhi aperti mentre la carne riempiva la mia gola..vidi un flash..oddio mi stavano fotografando…riprendendo e quello che era peggio avevano il mio cellulare in mano…. tutti i miei contatti
Il mio numero e tutto il resto era nelle loro mani. Dietro di me il mio Padrone armeggiava con il mio cardigan ,lo aprì e lo sfilò….

subito dopo le scarpe e i pantaloni fecero la stessa fine…lasciandomi in intimo…il cameriere mi scopava la bocca e il mio Padrone mi stava infilando il suo cazzo nel culetto…senza nemmeno un pò di saliva…. venivo ripresa,girata mostrata dovevo sorridere con la gola piena…dire il mio nome e cognome reale e che in realtà sono una troia travestita…. venivo inculata e riempita tra le labbra…. il mio Padrone fece un cenno al cameriere e questo annuì.

” Spalanca la bocca cagna” Obbediii e mentre mi veniva intimato di bere ogni goccia di sborra il mio Padrone mi riprendeva in primo piano e mi riempiva l’intestino di caldo sperma…. quando ebbero finito i loro comodi il mio Signore mi disse di vestirmi ridendo del fatto che il suo sperma sarebbe ricaduto sulle mie mutandine e sui miei pantaloni.
Stavo uscendo dal locale mentre il mio Padrone continuava a parlare col cameriere…risate ancora risate di scherno…uscì anche Lui.

” Mi ha detto che vorrebbero usufruire dei tuoi servigi,io ho detto che sei sposata ma che con un pò di preavviso potranno farti ciò che vogliono. ” Mi girava la testa un senso d’ansia mi penetrava il cervello ..la mia vita non sarebbe stata la stessa mai più…” Dimmi una cosa troia” …. COSA PADRONE? A quanto vedo non hai molto pelo ma dovrai privarti anche di quello dovrai essere liscia per sempre e se a tua moglie non va bene non me ne frega un cazzo,inoltre adesso mi devi portare in un luogo dove eseguono i tatuaggi.

SI SIGNORE…. Brava! Rispose Lui dandomi una manata sul culo che attirò gli sguardi della gente attorno a noi…Dopo circa un quarto d’ora in cui attravversammo le calli e i campi di Venezia arrivammo in un piccolo negozio dove sapevo esserci un tatuatore…entrammo e mentre io stavo salutando il mio Padrone mi fecce cenno di stare zitta. “
Buongiorno ,il mio amichetto qui deve farsi un tatuaggio ” -io trasalii. – “Ma una cosa particolare! ” Si appartarono e non riuscii a sentire cosa si stessero dicendo finchè il mio Padrone mi chiamò usando il mio nome femminile….

stava succedendo troppo spesso questa situazione , il mio orgoglio stava andando a farsi fottere…Andai nell’altra stanza e il padrone del negozio un tipo anziano piuttosto brutto e pieno di tatuaggi mi disse che il tatuaggio che mi sarebbe stato fatto era piuttosto particolare e che ci sarebbero dovute più sedute …il prezzo solitamente piuttosto alto in questo caso lo avrebbe barattato con dei piacerini da parte mia come pattuito con il mio Padrone.

Io sbottai piansi e supplicai ma non ci fu nulla da fare ormai non ero più mia…corpo volontà e anima erano del mio Padrone e quindi obbedire ai suoi ordini perchè il tatuaggio fosse eseguito sul mio corpo fu l’unica cosa da fare.
Mi spogliai completamente eccezion fatta per la biancheria,mi venne indicato un seggiolino …dovevo inarcarmi e mettere in mostra le chiappe. “il tatuaggio che ti verrà imposto indicherà cosa sei di chi sei e cosa vuoi,verrà eseguito il disegno di un pene gocciolante verso il tuo buchino il tuo nuovo nome la tua essenza e i tuoi desideri….

perciò un bel cazzo con su scritto “INCULATEMI ” e la dicitura SISSY GABRIELLA SCHIAVA DI …..
di quello che tua moglie penserà e se tua moglie lo accetterà o meno non me ne frega un cazzo…però tu dovrai firmare questo contratto in cui dici che accetterai tutto ciò che ti verrà ordinato da me ivi compreso il tatuaggio ,la graduale proibizione di avere alcun tipo di rapporto sessuale che non sia passivo,la gabbiatura del tuo clitoride e per ultimo ma non meno importante la somministrazione di ormoni femminili e il totale lavaggio del cervello a favore di una personalità totalmente sottomessa e femminile.

Se accetti firma altrimenti quella è la porta…. farò in modo che chiunque ti abbia incontrata dimentichi tutto di te e la tua vita prosegua inalterata…altrimenti sarai la mia schiava totale.
Rigirai tra le mani il contratto il cuore mi batteva a mille…le lacrime mi scendevano…..la mano mi tremava mentre la penna segnava sulla carta l’addio a Gabriele. ” PIEGATI GABRIELLA E LASCIAMI LAVORARE…..DOPO MI DOVRAI SODDISFARE PER BENE E IO SONO PIUTTOSTO PERVERSO” esclamò il tatuatore mentre il mio Padrone al telefono organizzava un’incontro con un non ben definito medico …….

Il tatuatore non pretese nulla quella giornata ma sapevo benissimo che sarei dovuta tornare parecchie volte e parecchie volte avrei dovuto accontentarlo…. stavo per tirarmi su i pantaloni quando il mio Padrone mi fermò…devi ancora avere la seconda parte del regalo…. apriti il culo veloce…. quello che ti metterò ora è un buttplug…lo dovrai tenere sempre ad eccezione di quando che andrai al bagno e quando dovrai soddisfare le voglie di tua moglie..cosa che farai sempre meno…anche perche la cura che ti verrà imposta non ti darà possibiltà per molto tempo di poterlo fare! E mentre parlava mi inseriva il fallo senza alcun problema trovandomi bagnata del suo sperma.

Ora rivestiti ma non mettere il cardigan…. ti accompagno fino a casa tua !
Ma a casa c’è mia moglie! Risposi. Tu fai quello che ti dico…
Una volta dentro il portone di casa lo supplicai di farmi rimettere il cardigan…me lo concesse ma ad un patto: dovevo leccare le sue scarpe…cosa che feci con la paura che qualcuno scendesse le scale e mi vedesse…..una volta eseguito mi restituì la maglia e suonammo il campanello …mia moglie aprì….

Presentai il mio Padrone a mia moglie come un vecchio amico di Padova lei lo fece accomodare e lui approfittando di un suo momento di disattenzione mi palpò il culo e mi spinse il butt ancora più dentro…sudavo tutta.
“Sai Gabriele stavo per uscire mi hai trovato per errore” mi disse
SIGNORA SE DEVE ANDARE VADA PURE TANTO IO NON RIMANGO MOLTO DEVO RIPARTIRE PRESTO lui replicò.
Stavo per convincerla a restare quando invece lei decise di ascoltarlo….

La salutammo mentre in cuor mio sapevo che iniziava la mia fine….

Non aveva ancora sceso le scale che Lui mi sbatte contro il muro …il volto quasi schiacciato contro la parete mentre mi abbassava i pantaloni e mi strappava di dosso il cardigan senza nemmeno aprirlo…..
” Ti prego potrebbe tornare!!!!” supplicai…” Me ne fotto ,anzi meglio cosi vede ciò che sei in realtà!!! ”
Rimasi vestita solo dell’intimo e della sottoveste.

. mi prese per un braccio e mi portò in stanza da letto.
“Ora lo farai con me nel tuo letto matrimoniale e tu sarai la mia sposa schiava, togliti le mutandine il buttplug e toccati il buchino mentre mi spoglio cagna”
Mi rendevo conto del pericolo che correvo ma ero inebriata, inebetita, vogliosa..osservavo il suo corpo nudo mentre mi scopavo con le dita….
” Ti piace il cazzo del tuo uomo vero? Vieni a succhiarmelo svelta…inginocchiati!”
Succhiai come la più esperta delle puttane …l’asta la cappella e le palle nemmeno un millimetro veniva dimenticato dalla mia lingua, pompavo come un’ossessa ma non volevo che mi venisse in gola..lo volevo dentro di me….

mi stava succedendo una cosa sconvolgente mi stavo innamorando del mio Padrone…volevo essere la sua donna.
Distenditi e apri le gambe voglio scoparti come la femmina che sei…..e voglio vederti in faccia mentre lo faccio …voglio baciarti e farti gustare il sapore della mia saliva e della mia lingua in bocca…devi imparare a baciare gli uomini troia!
Detto questo mi infilò la sua virilità dentro di me …mi chiavava nel letto di mia moglie …come fosse stata una luna di miele….

ogni colpo sembrava una stantuffata prima lenta poi veloce il culetto pulsava attorno il suo membro…impazzivo…. ma la cosa non durò molto perché usci da me …mi guardò negli occhi e io languidamente dissi:”Perchè Padrone? “Perché non lo meriti puttana…. ora me ne vado ma mi farò vivo presto…ti contatterò per cellulare o via WhatsApp e seguiranno vari ordini..ora apri il tuo armadio butta in questo sacco tutti i tuoi pantaloni eccetto tre paia di tua scelta poi tieni due paia di slip e due paia di calzini….

qualche maglione e due paia di camicie…nient’altro..mi farò vivo presto prepara dei soldi per fare un po’ di shopping se non li hai procurali….
Se ne andò portando con se il sacco con i miei indumenti e lasciando nel mio corpo il vuoto…mi osservai allo specchio ero vestita come una cagna in calore e dietro di me un tatuaggio che nessuna donna con il cervello a posto avrebbe mai potuto farsi disegnare…mi stavo sedendo decisa di spogliarmi e cambiarmi quando mi suonò il cellulare…numero sconosciuto….

“Pronto?” “Ciao troia sono il tuo tatuatore ti aspetto nel mio negozio tra una mezzora…. “

Accesi la luce del comodino e guardai la sveglia erano le 16:15 ,osservai il cellulare visto che lo avevo tacitato,nessun messaggio ne telefonata. Mi alzai andai in bagno e mi lavai il viso…avevo bisogno di farmi la barba..non amavo vedermi la ricrescita sul volto mi dava un senso di sporco,presi il rasoio e mi accorsi che anche per quanto riguardava il resto del corpo la situazione non era migliore…non sarei davvero piaciuta al mio Padrone…il mio PADRONE oddio dovevo chiamarlo!!!! Composi il numero del cellulare e attesi la sua risposta.

Dopo una decina di suonate un “PRONTO” caldo risponde alla mia chiamata. “pronto Padrone sono Gabriella il signor Nicola mi ha detto di chiamarla. ” E TU OBBEDISCI A NICOLA TESTA DI CAZZO?HO SENTITO QUELLO CHE HAI COMBINATO STANOTTE,FAI PROPRIO DA VOMITARE!!! MA TUTTO SOMMATO HAI GUADAGNATO UNA BELLA SOMMETTA ANCHE SE A TE VERRANNO BEN POCHI EURO IN TASCA. “Si Padrone” risposi aspettandomi che almeno la metà andasse in tasca sua. ALLORA FACCIAMO DUE CONTI 3500 EURO ANDRANNO PER COMPERARTI UN PO’ DI GUARDAROBA 950 EURO LI METTIAMO VIA PER DELLE CURE MEDICHE CHE TI VERRANNO DEDICATE 40 EURO SERVONO A ME PER VENIRTI A TROVARE E 10 EURO LI LASCIO A TE TI VA BENE TROIA?Addio a tutto il guadagno di una notte,sono stata scopata umiliata riempita di sperma filmata il tutto per 10 euro!!!!!!! “Si Signore”
singhiozzai.

“ORA HO DA FARE CAGNA RIMANIAMO D’ACCORDO COMUNQUE CHE CI RITROVIAMO SABATO POMERIGGIO A MESTRE ALLA STAZIONE …IO VERRO’ CON LA MIA MACCHINA ANDREMO A FARE SPESE. DOVRAI INDOSSARE IL BUTTPLUG NIENTE INTIMO NE CALZE NON DEPILARTI TI PORTERO’ IO IN UN SALONE DI BELLEZZA ,DA ORA IN POI TI PROIBISCO DI TAGLIARE I CAPELLI DI USARE INTIMO MASCHILE QUINDI QUEL POCO CHE HAI LO GETTI ,DA OGGI PISCI SEDUTA COME UNA DONNA E QUESTA SERA INIZIERAI A NEGARTI A TUA MOGLIE E LO FARAI SEMPRE PIU’ SPESSO,UN’OTTIMA SCUSA FEMMINILE E’ L’EMICRANIA !!!!!UN’ULTIMA COSA : SONO D’ACCORDO CON NICOLA E CON GIANNI IL CAMERIERE…QUANDO QUALCUNO DAI GUSTI UN PO’ STRANI VORRA’ I TUOI FAVORI TU DOVRAI RISPONDERE IMMEDIATAMENTE ALLA LORO CHIAMATA,ABBIAMO BISOGNO DI SOLDI CHIARO? Mi stava trattando come una puttana ma non riuscivo a dire di no temevo che mi avrebbe lasciato e sentivo che avevo bisogno di lui come dell’aria che respiravo.

“ Si Padrone” BENE TROIA VAI A FARE IN CULO ADESSO HO COSE PIU’ IMPORTANTI DA FARE ORA…A PRESTO! “ CLIK Aveva chiuso la comunicazione. Mi rimanevano ancora un paio d’ore prima di andare a lavorare di notte all’albergo( questa volta per davvero ) Il tempo di prendere turtta la biancheria intima e gettarla via nelle immondizie. Stavo per uscire quando suonò il campanello di casa. “chi è? ( chiesi al citofono) APRI TROIA SONO NICOLA.

Oddio era venuto fino a casa mia come poteva sapere il mio indirizzo? Aprii e in un attimo salì le scale,entro in casa mia e mi prese la testa tra le mani e mi ficcò la lingua in bocca senza nemmeno dire una parola.
PECCATO CHE NON USI UN ROSSETTO ALLA FRAGOLA TROIA…SPERO TI SIA LAVATA I DENTI NON VORREI AVER LECCATO LA SBORRA DEI MIEI AMICI!!! Scoppiò a ridere! “Come mai sei qui? “chiesi.

PASSAVO DI QUI PER DIRTI CHE DOMENICA SERA VERRAI DA ME ,TI FARO’ GUADAGNARE 10000 EURO MA LE COSE CHE DOVRAI FARE SARANNO PIUTTOSTO COMPLICATE ,PRIMA DI TUTTO DEVI ESSERE FEMMINILE SIA FUORI CHE DENTRO…VOGLIO CHE TU SIA VESTITA COMPLETAMENTE COME UNA FEMMINUCCIA SCARPE PARRUCCA E TRUCCO COMPRESI. VERRANNO PER TE UNA VENTINA DI UOMINI DI OGNI ETA’ E PURE UNA DONNA MA NON ESALTARTI NON POTRAI SCOPARLA SOLO LECCARLA E FARTI FOTTERE DAI SUOI GIUOCATTOLINI.

TUTTO COME IL SOLITO SARA’ FILMATO !
“IL mio Padrone lo sa? CERTO CHE SI INFATTI E’ LUI CHE MI HA CHIESTO DI TROVARTI QUALCHE LAVORETTO. SEI CONTENTA GABRI? Pure i diminuitivi ora…. ” Si grazie Signor Nicola.
SECONDO TE BASTA UN GRAZIE? DOV’E’ TUA MOGLIE ORA? “Al lavoro tra poco torna a casa” BENE VIENI! Mi spinse vero il balcone di casa con cui avevo visibilità alla porta di casa mi tirò giù i pantaloni e mi scopò come un’ossesso…non si fermò nemmeno quando mia moglie suonò il campanello accellerò i movimenti e mi sborrò dentro ….

dovetti andare ad aprire con lo sperma che scendeva caldo giu per le mie cosce….

Sabato 14 all’ora prestabilita sono a mestre per l’appuntamento …. indosso pantaloni neri larghi e un pullover scollato a V bianco niente intimo ne calze avendoli eliminati tutti con grande stupore di mia moglie.
A proposito di lei l’altra sera non è stato poco il suo disappunto al mio rifiuto di far all’amore..ho dovuto mentire con tutte le mie forze per risultare credibile…mi sentivo un verme…la stessa cosa ho dovuto fare ieri sera …per fortuna stasera devo incontrarmi con Nicola e perciò per quanto la riguarda stanotte sono di turno.

Una mercedes nera si ferma davanti a me dentro c’è il mio Padrone alla guida e mi fa cenno di salire….
!” ORA ANDIAMO A FARTI BELLA TROIA!” sogghignò Dopo circa 10 minuti ci fermammo davanti un caseggiato …non sembrava proprio un beauty center anzi era proprio misero come posto.
Appena dentro il mio Padrone parlava con un paio di ragazze vestite con un camice rosa e un uomo di mezza età che sembrava un medico.

” Venga”mi fece cenno una delle ragazze. “Si distenda sul lettino , ora ci occuperemo del suo corpicino rendendolo bello liscio dalla testa ai piedi,poi il nostro medico le darà una cura ormonale e le indicherà come verrà assunta…quindi vedrà che il pelo non sarà più un problema per lei…e non solo quello …. RISERO ENTRAMBI lasciandomi sbigottita.
Mi applicarono la ceretta prima sulle gambe poi sul petto intorno al sedere non trattenendo le risate vedendo il mio tatuaggio.

Il dolore della ceretta fu nulla a confronto della vergogna per le loro risate e battutine…ma sopportai …anzi se devo essere sincera mi bagnai pure e lo notarono….
Finita l’operazione mi spalmarono il corpo con della crema profumata …. si presero cura delle unghie delle mani e dei piedi..una volta sistemate chiesero al mio Padrone se potessero smaltarle…lui rispose che potevano usare lo smalto solo per i piedi perchè sono sposata e non voleva per il momento che mia moglie sapesse quanto checca ero.

Si dedicarono poi ai capèlli…non corti ma nemmeno lunghi ma quanto bastava per dar loro un giro femminile che avrei potuto nascondere usando del gel. Allo stesso tempo l’altra estetista si occupava delle soppraciglia assotiglliandole e arricciando le ciglia. Finita l’operazione il medico mi diede una capsula e dell’acqua non ritenendo utile informarmi a cosa fosse servita. Mi fu ordinato di vestirmi e di seguire il mio Padrone ma mentre lo stavo per fare una delle estetiste si rivolse al mio Signore e lui rispose sorridendo : ” PERCHE’ NO?
ABBIAMO UN PO’ DI TEMPO
GABRIELLA E’ DA UN PO’ CHE NON VEDI UNA FIGA VERO? BENE ,LA NOSTRA AMICA MI HA CHIESTO CHE AVREBBE VOGLIA DI FARSI LECCARE DA TE ..TE LA SENTI? OPPURE SEI FROCIA ANCHE DI LINGUA?
Mi sentii morire..mi stava trattando come una merda,ma non ebbi nemmeno il tempo di rispondere che la brunetta si sollevò il camice abbasso le mutandine e mi ficcò la fica sul naso strofinandocela sopra…mi sembrava di soffocare era bagnatissima mi stava lavando la faccia con la sua vagina ..me la fotteva come fosse fosse stata un cazzo..tutti intorno ridevano di me e mi esortavano a leccare strofinare annusare …quando venne lo fece tra i miei capelli dicendomi che quello era il miglior profumo per attirare gli uomini e che io ero stata creata per quello…..
Dentro di me mi sentivo strana la pastiglia che mi aveva dato il dottore mi faceva sentire stranamente debole e con lo stomaco sottosopra….

Uscimmo e ci avviammo verso Marcon all’ipermercato Valecenter…..
“Questa è una lista di indumenti intimi ,di calze ,camicie da notte babydoll abiti gonne e camicie…. tu hai i soldi se non ti bastano ne aggiungerai dei tuoi …. io non vengo con te..devo fare altre cose mentre ti aspetto…. muoviti che dopo devo portarti ad un sexy shop.

Il silenzio assoluto per tutta la durata del viaggio verso lo sexy shop sembrava più assordante delle urla di una scolaresca elementare…Mi sentivo strana ,vuota e lo stomaco sottosopra.

ATTENDI GABRI …. mi disse appena arrivati nei pressi del negozio.
20 minuti che mi sembrarono ore prima che tornasse in macchina accompagnato da un vecchio uomo grasso dalla calvizie incipiente e barba incolta…entrarono nell’auto ,il tipo puzzava di fumo e aglio il sorriso terribile di chi ha i denti ingialliti dalla nicotina e mal curati. GABRI TI PRESENTO ALDO ORLANDI IL TITOLARE DELLO SHOP,ALDO TI FA UN DONO,LA CB6000, ORA MOSTRACI IL TUO CLITORIDE CHE TE LO SISTEMIAMO CONTRO TUTTE LE TENTAZIONI…PER IL MOMENTO TI LASCIO UNA COPPIA DI CHIAVI PER OVVIE RAGIONI FAMILIARI,E’ UN ATTO DI FIDUCIA CAGNA, PIU’ AVANTI INVECE LA TERRO’ IO….

Sollevai la gonna e abbassai le mutandine, aldo mi prese il pene tra le dita infilò l’anello nell’asta del mio membro fino alla base dei testicoli,poi venne la seconda parte del device…lo assicurò con un lucchetto e il gioco era fatto…. in gabbia!
BENE , VISTO CHE IL COSTO DEL CB è PIUTTOSTO ELEVATO VEDI ALMENO DI RINGRAZIARE ALDO….
“Grazie Signor Aldo” dissi timidamente. ” Risero come degli invasati. MA DAI GABRIELLA NON ESSERE RIDICOLA….

TIRA FUORI IL CULO CHE ALDO HA VOGLIA!!!!!
Non feci a respirare che Aldo mi rigirò mi strappò via il perizoma e mi inculò …. piansi come una pazza per il dolore…aveva un cazzo corto ma grosso sembrava volesse spaccarmi gli intestini…sentivo il mio pisello agitarsi nella gabbia ad ogni affondo ma contrariamente al solito non sembrava volersi indurire ma era bagnato…quasi fosse una fica…..Il mio Padrone riprendeva la scena …sembrava che tutti volessero un ricordo di quello che mi facevano.

Aldo mi scopava mi sculacciava e dio solo lo sa quanto fu terribile ,mi prese la testa e mi baciò in gola…tolse il cazzo dal mio sederino e me lo mise in bocca,poi di nuovo in culo e poi nuovamente in bocca…..mi stantuffava la gola le ganasce …le labbra sembravano ventose…. sentivo che stava per venire e pregavo non volesse farlo in bocca……infatti non era quello l’obiettivo ahimè…lo tirò fuori due secondi prima appoggiò la cappella sulle mie narici e venne!!!!!!!!! Mi stava sborrando dentro il nasooooooo!!!!!!!! Lo sperma mi finì in gola attraverso il naso…così non solo il gusto ma pure l’odore rimasero in me per un pezzo!!!!”Te lo hanno mai detto che hai i capelli che odorano di fica Gabriella? ” esclamò Aldo…il mio Padrone scoppiò in una sonora risata…SI GLIELO DICONO SPESSO AHAHAHAHAHAH…..
Aldo salutò il mio Padrone mi guardò mi aprì la bocca e ci sputò dentro…”mi sono accorto sai che la schifavi troia per questo ti sputo addosso”
Ripartimmo verso Venezia …arrivati a Piazzale Roma prendemmo un taxi e andammo verso il negozio di Nicola…ero truccata vestita femminea e ingabbiata….

Nicola nemmeno mi aveva riconosciuta.
“TE LA LASCIO QUI…NELLE BORSE CI SONO I SUOI VESTITI E UN PAIO DI PANTALONI IL MAGLIONE PER RINCASARE…TUTTO IL RESTO E’ CIO’ CHE LE SERVIRA’ IN FUTURO…. QUESTO E’ IL MIO IBAN I PROSSIMI GUADAGNI DI GABRI LI ACCREDITI SUL MIO CONTO A LEI LASCIA UNA DECINA DI EURO…MI RACCOMANDO RIPRENDILA MENTRE VE LA FATE,AHAHAHAHAHHAH…. UN’ULTIMA COSA…DOMANI MATTINA FALLE PRENDERE QUESTA PASTIGLIA…A TE GABRI LASCIO LA shitOLA…NE DOVRAI PRENDERE UNA AL DI’….

AH NICOLA PROSEGUI COL SUO TATUAGGIO CON UN’AGGIUNTA ! A quel momento sussurrò a Nicola qualcosa che non capii…. Risero entrambi…e a me quella risata gelò il sangue.
Il mio Padrone mi salutò ordinandomi di chiamarlo l’indomani..io rimasi con Nicola che proseguì a definire il mio tatuaggio.

Il tatuaggio era stato eseguito velocemente anche perché il più era stato già fatto la volta precedente, quando chiesi a cosa si riferisse il mio Master riguardo la sorpresa invece non ebbi risposta, l’unica cosa che mi era data sapere era che sarebbe stata un ricordo indelebile per me….

Chissà perché mi sentii raggelare dal modo in cui me lo disse. Chiesi se potevo chiamare mia moglie per rassicurarla visto che era dal tardo mattino che ero fuori da casa. Nicola assentì.
“Ciao cara sono Gabriele come va? “L’ultima parola mi rimase strozzata in gola, Nicola mi alzò la gonna estrasse il butt plug senza nemmeno preoccuparsi di sgonfiarlo creando un vuoto dietro con un flop come avesse stappato una bottiglia di spumante…Io stavo ancora parlando con mia moglie mentre lui mi infilava tre dita in culo e mi leccava il lobo dell’orecchio…mi sembrava di impazzire non riuscivo a parlare ma dovevo farlo.

“Si cara sono un po’ stanco ma devo fare sto turno maledetto speriamo che sia una notte tranquilla…no non chiamarmi stanotte c’è anche il padrone dell’albergo non voglio farmi vedere ricevere telefonate private…buonanotte tesoro m…. ” Altre due dita mi stava infilando la manoooooooo. Chiusi la comunicazione. “Ti supplico Nicola mi fa male…..” Questo è nulla vedrai più tardi..mi rispose.
Mangiammo un paio di panini bevendo vino lui e acqua io. Verso le 20.

30 mi fece fare una doccia …mi fece lavare i capelli e arricciarli, mi ordinò di truccarmi di smaltarmi le unghie di indossare l’intimo ( reggiseno e reggicalze lillà calze nere mini sottoveste dello stesso colore molto trasparente…niente mutandine. Completamente depilata pube compreso. Poi fu la volta di una gonna a fiori al ginocchio svasata e di una camicia rosa trasparente. Scarpe tacco 12 lillà. Mi riempì di profumo J’ADORE DIOR …perfino dentro il buchino lo spruzzò….

“Bene sembri pronta…manca solo la collana da cagna e il guinzaglio, poi ti metti al centro della stanza in ginocchio …la testa china verso il basso …non guarderai finchè non te lo dico”
Le luci si abbassarono…musica classica non saprei dire l’autore…poi la voce di Nicola.
“Signori sedete ognuno al vostro posto , questa sera prima di poter godere delle grazie di gabriella vi delizierò di uno spettacolo a cui il suo Padrone mi ha richiesto di rendervi partecipi.

Gabriella avrà un segno tangibile della sua appartenenza al suo Signore in modo che chiunque,quindi voi compresi ,sappiate che possiederete il suo corpo ma non la sua anima. Perchè da stasera gabriella appartiene totalmente al suo Master. Gabriella verrà MARCHIATA!
Alzai la testa di shitto vidi di fronte a me una trentina di persone sedute come fossero al cinema giovini e vecchi uomini e alcune donne…poi Nicola e altri due uomini dalla stazza imperiosa muscolosi e virili.

Stavo per alzarmi…scappare…ma mi bloccarono …piansi supplicai promisi di fare ciò che volevano ma pregavo di non venir marchiata…..invano.
I due uomini mi tenevano bloccata per le braccia…una ballgag mi venne inserita tra le labbra e una mascherina mi impedì la visione di ciò che mi stava per succedere……
Mi venne alzata la gonna fino all’ombelico…. mi vennero aperte le gambe, tutt’intorno un silenzio surreale.
“Adesso stai ferma…vedrai che poi ti piacerà troietta….

sentirai un po’ di male all’interno della coscia sinistra ,lo faccio li perché non sia molto visibile,verrai marchiata con le sigle del tuo Padrone per ricordarti per tutta la vita chi sei e a chi appartieni…. sopra delle iniziali il tuo stato di schiava verrà indicato dalla parola sissy di… Questo è tutto…. ”
“SIGNORI E SIGNORE LA MARCHIATURA DI GABRIELLA” appena finito di nominarmi il ferro rovente incise le mie carni. Urlai come una cagna scalciai sbattevo i piedi verso terra la testa si muoveva spasmodicamente come fossi un’ossessa..il dolore fu lancinante …piansi….

piangevo come una bambina e Nicola mi accarezzava la testa e mi asciugava gli occhi dopo avermi tolta la mascherina..i due uomini visto che mi ero calmata mollarono la presa. Ero stata marchiata come una vacca …la vacca di FB.

“ORA SIGNORE E SIGNORI DIVIDETEVI PER SESSO, LE SIGNORE TUTTE A SINISTRA I MASCHIETTI A DESTRA! GABRIELLA ORA SI TOGLIERA’ LA GONNA E LA CAMICETTA,SI METTERA’ A 4 ZAMPE E VOI MASCHIETTI UNO ALLA VOLTA PRENDERETE POSSESSO DEL SUO CORPO, CHI ASPETTA IL SUO TURNO SI MASTURBERA’ OPPURE SI FARA’ MASTURBARE DELLE SIGNORE PRESENTI TRA NOI…POTRETE VENIRLE IN CULO IN BOCCA IN FACCIA TRA LE MANI SUI CAPELLI MA NON SPORCATELE GLI INDUMENTI,FATTE ATTENZIONE A NON TOCCARE LA FERITA ALLA FINE DELLA NOTTATA DEVE ESSERE MEDICATA E COPERTA..PER IL MOMENTO ABBIAMO USATO UNA MEDICAZIONE PER SCOTTATURE DOMANI MATTINA FINIREMO L’OPERA,UN’ULTIMA COSA PER QUANTO RIGUARDA LE DONNE…IL SUO CLITORIDE NON DEVE ESSER LIBERATO DALLA GABBIA PERCIO’ QUELLO CHE POTRETE FARE E’ INCULARLA CON DEI STRAPON O FARVELA MANGIARE,VEDETE VOI.

LA PUTTANELLA QUI DAVANTI A VOI GRADUALMENTE NON POTRA’ SCOPARE MA BENSI’ VENIR UNICAMENTE SCOPATA. AI SUOI PIEDI C’E’ UNA CASSETTA SIETE PREGATI/E DI LASCIARE UN VOSTRO CONTRIBUTO. BUON DIVERTIMENTO. “
Un ragazzo di circa 20 anni si avvicinò a me si tirò fuori il cazzo dai pantaloni…. mi guardava mentre si segava e mentre lo faceva il membro cresceva a dismisura…o mio dioooooooo…..non so la misura esatta ma credo che si avvicinasse ai 25-30 cm…era già duro e lungo ..si sputò sulla mano e lo segò…..si mise dietro di me tirò su la sottoveste e mi ordinò di aprirmi le natiche….

appoggiò la cappella al buco la inserì dolcemente : “ avanti inculati scema!” spinsi all’indietro piano mi sembrava di esser penetrata da un palo…avevo paura…altro paio di centimetri…non ero nemmeno a metà…. ”M’hai rotto i coglioni me lo fai ammosciare!” Mi prese per i fianchi e spinse il cazzo interamente nel mio intestino. “Nooooooo ti pregoooooo mi rompiiiiiiiii” E tutti nella stanza a cantare alcune strofe di teorema modificata a loro piacimento “ PRENDI UNA TROIA ROMPILE IL CULO FALLE SENTIRE CHE E’ DUROOOOOOOO….

FALLO SENTIRE FINO ALLE PALLE ,FALLE UN CASINO DI MALEEEEEEEEEEE AHAHAHAHAHHAAHAHAH “Risero tutti mentre dal sedere mi uscivano dei rigoli di sangue. “DAI CHE HAI SVERGINATO LA CHECCA SERGIO AHAHAHAHAHHAHA” Mi prendeva come un ossesso mi pizzicava i seni mi scullacciava mi tirava i capelli e mi metteva le dita in bocca…. mi inculava mentre un vecchietto col cazzo mezzo moscio si segava nella mia bocca. ” DAI NONNO CHE CE LA FAIIIII STAI ATTENTO A NON PISCIAREEEEE AHAHAHHAAHHAH”Sentii sergio venirmi dentro urlando ,un suo amico lo rassicurò del fatto che non potevo rimanere incinta e rise…il vecchio invece venne nella mia bocca con il cazzo mezzo moscio…per fortuna due o tre gocce di sperma se così si può chiamare.

Liberarono il mio corpo lasciano il posto ad altri 5 uno in bocca uno in culo uno si faceva segare mentre uno dei due si segava dentro uno dei miei orecchi e l’altro tra i miei piedi velati di nero. Il ragazzo che mi stava scopando in bocca venne subito al suo posto arrivò una donna di mezza età…si tolse la gonna e le mutande si sedette in una poltroncina allargò la figa e mi obbligò a mangiarla ….

dio puzzava di piscio i conati di vomito mi facevano quasi svenire…. ma non era finita ..il tipo che si segava sui miei piedi prese posto sull’altro orecchio e assieme all’altro mi riempirono i due buchi nati per ben altri scopi…. sborra negli orecchi in culo in bocca sulle mani…non capivo più nulla …. Nicola prese un’altra volta voce tra i presenti:
“SIGNORI UOMINI ORA FACCIAMO UN ALTRO GIOCHINO ,DIECI DI VOI SI SIEDANO IN PRIMA FILA….

GABRIELLA SI INCULERA’ DA SOLA SU COLORO CHE CE L’HANNO DURO MENTRE LO SUCCHIERA’ A COLORO CHE CE L’HANNO ANCORA MOLLE O SEMIDURO”
Mi prese per un braccio e mi alzò…. mi infilò due dita dentro per controllare se ero umida a sufficienza….
“ INIZIA TROIA!”
Uno dopo l’altro mi impalavo o lo succhiavo ,il buco del culo era un cratere e la mandibola mi doleva da quanto avevo succhiato …quando finivo con i cazzi toccava alle fighe ai buchi di culo ai piedi ai baci in bocca….

mi facevo schifo da sola ma allo stesso tempo mi eccitai…. ma un’eccitazione strana…non sentivo più una capacità di erezione…ma diedi la colpa alla gabbia…. verso le 3 di notte crollammo un po’ tutti…chi se ne andò a casa chi si mise a dormire per terra stremato come me…..
Al mattino verso le 7 mi svegliai…non c’era più nessuno eccetto Nicola ed io. “ PRENDI UN CAFFE’ CALDO GABRI E LA TUA PILLOLA” “Grazie signor Nicola.

” TI FA MALE IL MARCHIO? TI HO MEDICATA E TI HO MESSO NELLA BORSA TUTTO L’OCCORRENTE PER FARLO POI DA SOLA,VISTO IL POSTO DOV’E’ SITUATO NON CREDO TUA MOGLIE LO NOTERA’,TI HO APERTO ANCHE LA GABBIA,UNA VOLTA A CASA SE TUA MOGLIE CHIEDERA’ UNA NOTTE DI SESSO LA POTRAI SODDISFARE. I SOLDI LI ACCREDITERO’ POI SUL CONTO DEL TUO PADRONE..SONO PARECCHI STAVOLTA CIRCA 10000 EURO. UNA COSA GABRIELLA TE LA DEVO CHIEDERE…IO HO MASSIMO RISPETTO DEL TUO PADRONE E QUINDI NON HO FATTO SESSO CON TE MA VORREI BACIARTI COME UN UOMO BACIA UNA DONNA…..TI VA?
Lo guardai …ero ancora vestita di soli i miei indumenti intimi femminili.. mezza truccata stanchissima..avvicinai la mia bocca alla sua elo baciai…lui mi infilò la lingua dentro ..giocava con la mia….

sentii il suo membro premere contro di me…duro…. volli premiarlo anche se non sapevo realmente perché…. glielo presi in mano ,mi inginocchia e lo spompinai fino all’orgasmo…..
Indossai i miei pantaloni e il maglione…non mi sentivo più a mio agio nei miei abiti maschili…..salutai Nicola mi avviai con le borse cariche di indumenti femminili e del mio destino.

Mia zia Rosa

Qualche settimana fa’ venne a trovarci a casa, mia zia Rosa, la sorella maggiore di mia madre, una donna di 53 anni anche se ne dimostra 40 ,alta 160 cm, capelli neri non molto lunghi, una 6° di seno, un culo bello grosso (ho sempre amato vederla in costume), fianchi larghi e di bellezza normale; ho sempre avuto un debole per lei sin da piccolo quando alle medie mi si iniziava ad alzare l’uccello, lei è stata la mia dea e il soggetto per ogni mia sega, è un segreto che non ho mai rivelato a nessuno.

Venne da noi per un caffè e chiacchierare con mia madre, erano verso le 14:00, che suonò al campanello:
-DING DONG-

IO: Chi è?
ZIA: Sono zia Rosa, apri Gianni.
-APRO LA PORTA-
IO: Ciao zia
-LA BACIO SULLE GUANCE E LA ABBRACCIO STRETTA PER SENTIRE L’IMMENSITA’ DELLE SUE TETTONE-
ZIA: Non c’è mamma?
IO: No zia, non so dov’è andata, se vuoi la chiamo sul cellulare, ma entra pure siediti in cucina…

mamma era stata fuori tutto il giorno con mia sorella ed io rimasi a casa da solo tutto il pomeriggio… immediatamente corsi un camera mia per chiudere tutti i video porno che stavo vedendo e spensi il PC… quando d’un tratto mia zia mi chiama dalla cucina

ZIA: Gianni non chiamarla sul cellulare, forse ha da fare, vieni qui…

Vado da lei ed iniziamo a fare due chiacchiere che da tanto che non ne facevamo, infondo con lei mi confidavo molto più che con mia madre:
ZIA: Allora come va’ a scuola
IO: Bene
ZIA ti vedo inquieto oggi è successo qualcosa?
IO: No Zia è solo che non so proprio che fare oggi
ZIA: ti senti annoiato? Con le ragazze come va?
IO: abbastanza bene
ZIA: fai sesso?
a quella domanda rimasi di stucco ma risposi:
IO: si certo
ZIA: e come lo fai? te lo sei già fatto succhiare ?
IO: si da alcune ragazze a scuola, ma la cosa che mi piace di più è quando lo infilo nel culo
a quelle parole la conversazione di venne più intrigante… non riuscivo a credere che mia zia mi stesse parlando di sesso e come le interessi sapere la mia vita sessuale…
ZIA: davvero ti piace fare sesso anale? Anche a me piace tanto, sai ti confido un segreto, mi piace farmi montare con violenza il culo, però sono tantissimi anni che non lo faccio, mi raccomando è un segreto che resta fra noi questo
IO: certo zia
sa che quello che mi dice resta sempre fra noi
ZIA: spero che ci sia qualche tua amica che le piace nel culo
IO: non proprio sai, però mi piace sentirle godere… in quei momenti mi eccito da matti
ZIA: come le invidio queste ragazzine, mi piacerebbe farmi inculare
IO: però zia se mi posso permettere tu hai un bellissimo culo e a me piace molto
ZIA: ti ringrazio davvero di piace? Anche se non più bello sodo?
IO: Si si certo
d’un tratto si alza viene davanti a me si gira di spalle, si alza il vestitino estivo e si abbassa le mutandine
IO: zia ma che fai?
ZIA: è un mio regalo per il bel complimento che mi hai fatto
Non riuscivo a capire se fosse un sogno o la realtà, mia zia davanti a me che si strofina il culone sul mio cazzo da sopra gli jeans,
dopo di che si leva completamente le mutandine da sotto al vestitino, poi si gira e mentre lo fa’ le do’ una pacca sul culo e lei ne sembra felice.

ZIA: cosa ti piace del mio culo?
IO: che è grosso
ZIA: cosi ti piace il culo grosso?
IO: anche il seno grosso se per questo
a quel punto il gioco messo in atto da mia zia continua si alza la maglietta scollata e se la toglie e mi mostra il suo generosissimo seno, prende la mia mano destra e ma la porta sul suo seno
ZIA: dai stringilo tranquillo non essere timido
ed io senza farmi pregare le strinsi il seno con entrambe le mani, dopo di che si rimette la maglietta e mi ringrazia per la mia sincerità ed onestà nei suoi confronti, però sentivo sotto il mio pene che era diventato duro,

così mia zia decide di andarsene e mi saluta con una carezza sul pacco.

Passarono due giorni da quel pomeriggio, quando mia zia ritornò a casa mia, ma questa volta c’era anche mia mamma, dopo circa un’ora che parlassero mia mamma dice:
MAMMA: Rosa ti dispiace aspettare qui? devo accompagnare Patrizia (mia sorella) a fare ripetizioni di matematica
ZIA: tranquilla va’ pure
e ci ritrovammo nuovamente soli in casa, mia zia stava pulendo delle tazzine e spazzando per terra in cucina ed indossava una gonna che le arrivava poco sopra il ginocchio e una maglietta scollata e abbastanza trasparente dal quale si vedeva che non portava il reggiseno,

mentre era china a raccogliere la polvere da terra, io da gran furbo le passai accanto e le diedi una pacca sul sedere, lei sobbalzò un attimo e mi sorrise
ZIA: se ti va fallo tutte le volte che vuoi
IO: grazie Zia, come posso resistere ad un culo così bello
dopo l’aiutai a scendere dalla sedia mentre riponeva le tazzine nella mensola e l’afferrai per i fianchi, dopo essere scesa (oramai avevo avuto il permesso) le do un’altra pacca sul sedere e come risposta sempre un suo sorriso…poi mentre risistema il detergente per piatti sotto il lavandino, mi avvicino e l’abbraccio da dietro

ZIA: che fai?
IO: ho voglia di abbracciarti
il mio pene era talmente duro che anche lei se ne era accorta
ZIA: guarda che da sotto non porto le mutandine
come sentii quelle parole le misi una mano in mezzo alle gambe fin sotto la gonna per accertarmi che fosse vero ed infatti era senza mutandine, a quella scoperta il mio pene divenne ancora più duro e la voglia salì in me, iniziai a palparle la fica con tutta la mano mentre lei si ritraeva indietro spingendo il suo culo contro il mio pene, poi con le dita piano piano le allargo la patata, fino a farle entrare dentro e iniziare a masturbarla, ad ogni movimento sentivo il suo ansimare sempre più forte e la sua fica bagnarsi sempre di più:
ZIA: dai su continua, fammi godere …
IO: certo che ti faccio godere
la faccio abbassare in avanti, le alzo la gonna, le faccio divaricare le gambe e la inizio a baciare il culo, poi le infilo le dita nella fica già bagnata ed inizio a masturbarla sempre di più sempre più forte e lei gode come una porca non riesce a trattenersi le piace troppo
ZIA: si continua così, ancora continua più forte nipotino mio… mmm…
le alzai completamente la gonna e continuai a masturbarla e sentivo fra le dita lo sciacquettio dei suoi umori che colavano dalla fica sul pavimento sembrava si fosse urinata a dosso e dopo essersi liberata si accasciò ansimante gonfiando ripetutamente il suo seno, nel frattempo mi abbasso i pantaloni e le mutande e tiro fuori il mio cazzo oramai durissimo e lo punto sulla fica oramai aperta di mia zia, lei sente il mio glande

ZIA: Su fallo entrare ho voglia di cazzo
non me lo feci ripetere due volte e le penetrai e continuai a spingere sempre di più aggrappandomi ai suoi fianchi mentre lei godeva
ZIA_ dai si più forte, più forte dai montami, sbatti la zia violentemente, fammelo sentire fino in fondo,dimmi che sono una troia!
IO: sei la mia troia ! la mia zia puttana da sfondare!
ZIA: si bravissimo così ancora di più!

continuai a sbatterla fino a quando le sborrai nella fica, tirai fuori il cazzo , lei si girò verso di me e con voce gonfia ed ancora eccitatissima mi dice
ZIA: ne voglio ancora e poi mi devi inculare ricordi che mi piace?! Vieni stallone mio ora ti porto in paradiso
mi portò in camera mia mentre la sua fica grondava ancora dei suoi umori e di sperma, si spogliò completamente si mise a pancia sotto e culo in su sul mio letto con la copertina di Dragon Ball Z e lì la montai ed iniziai a sfondarle il culo facendola urlare di piacere
ZIA: si dai continua più forte, rompimi il culo dai lo voglio!
IO: si zia troia ti spacco il culo!

e così continuai ancora mentre dalla sua fica i suoi umori avevano oramai bagnato tutte le lenzuola, fino a quando vengo per la seconda volta sborrandola tutto dentro il culone rosso e gonfio!
Restai su di lei per un po’ , poi le sfilai il cazzo dal culo, lei si sdraio sul letto sfinita e mi ringrazia per la bella scopata
ZIA: ti ringrazio infinitamente Gianni, ne avevo davvero una gran voglia
IO: tutte le volte che lo vuoi mi chiami ed io corro da te
ZIA: grazie porcellino mio
dandomi un bacio in bocca e leccandomi il pene.

.

Giovani guardoni crescono al circolo culturale

Il mio esibizionismo nacque così, quasi per caso…

Io e mio marito ci eravamo da poco trasferiti nella graziosa cittadina di Pordenone. Avevamo qualche amico e conoscente ma dovevamo ancora ambientarci. All’epoca io avevo 27 anni e mio marito 30.
Le prime persone con cui iniziammo ad entrare in confidenza furono alcuni vicini che abitavano sullo stesso pianerottolo del nostro condominio. Lei, Stefania, faceva un lavoro come segretaria part time, e nel tempo libero faceva sorveglianza pomeridiana presso un centro culturale, una sorta di oratorio a gestione civile, nel nostro ampio quartiere residenziale.

Lo seppi quando, incrociandoci sulle scale una sera, scambiammo un paio di parole ed entrammo nel discorso di come io e mio marito avremmo voluto ambientarci di più in questa zona. Subito Stefania mi propose di andare a darle una mano; dopo poco iniziai ad andarci con lei, ma sporadicamente.
Non c’era granché da fare: aprire o chiudere alcuni ambienti, gestire il prestito dei materiali (materiali sportivi, libri, materiali da cancelleria…) e talvolta sedare qualche futile lite tra alcuni frequentanti di quell’ambiente.

Poche volte vi andai, più che altro per stare in compagnia di Stefania e darle una mano. Un pomeriggio di metà giugno lei mi chiese la cortesia di sostituirla e di fare tutto da sola perché aveva un impegno inderogabile. Accetai di buon grado, seppur con un po’ di timore nel caso dovessi fare qualcosa che non sapevo ancora.

E dunque eccomi lì. Visto il caldo afoso di quelle giornate vi andai con un bel vestitino di tela, e visto che porto una seconda, una bella seconda sincera, preferii usare una canottiera al posto del reggiseno, per stare più comoda.

Quelle tre orette pomeridiane passarono tranquillamente, stavo in una stanzetta vicino all’ingresso dietro un tavolo con una sorta di bancone rialzato, un po’ come quelli delle banche, così dietro quel bancone che mi separava potevamo tenere quello che ci portavamo (da leggere e mangiare) e poi si teneva bene in ordine il telefono, un vecchio computer, e la cassetta di sicurezza con tutti i mazzi di chiave dell’ambiente.

Tutto bene, non c’erano nemmeno troppi giovani che gironzolavano, più che altro diversi ragazzi delle superiori che erano venuti a terminare le tesine (sempre all’ultimo sti giovani…) e altri che venivano a fare qualche tiro a pallone nel campetto.

Alle 18. 00, un’ora prima che fosse tutto chiuso, avevo chiuso il mini spogliatoio che lasciamo a disposizione di chi viene a giocare, e quelli che giocavano ormai se n’erano andati da un po’. Arrivò invece, subito dopo, tutto di corsa, questo ragazzo, probabilmente tra i 16 e i 19 anni, un po’ in carne (ma non troppo) e che sembrava preso dal panico. Col fiatone mi disse:
“Buongiorno, ha mica chiuso lo spogliatoio”
io: “Guarda, ho appena riposto le chiavi”
e lui sembrò ancora più preoccupato, allora gli domandai: “Di cosa hai bisogno?”
lui: “Non trovo più il portafoglio, forse l’ho dimenticato in spogliatoio”.

io: “Beh, andiamo a vedere”.

Sentivo il suo respiro nervoso e affannato, avrà fatto una corsa per tornare al centro culturale. Da dietro il bancone mi chinai in cerca del mazzo giusto, e mi ci volle un po’ perché alcuni portachiavi si erano incastrati tra di loro. Mentre cercavo le chiavi mi parve che quel ragazzo si calmò perché d’improvviso smise d’avere il fiatone. Quando mi rialzai notai che era quasi immobilizzato e aveva gli occhi fissi su di me.

In un lampo capii che inclinandomi in avanti avevo lasciato a favore di sguardo i miei seni, attraverso la scollatura, e quel ragazzo ne approfittò per rifarsi gli occhi.
Stranamente non mi sentivo offesa, anzi, ne ero un po’ compiaciuta e mi piaceva pensare d’averlo fatto eccitare un pochino.

Presi le chiavi e assieme andammo nello spogliatoio. Nella camminata continuavo a pensare a quel piccolo inconveniente e iniziai a provare piacere anch’io al punto che volevo quasi continuare a battere il chiodo finché era caldo… ma non avevo nulla in mente.

Ma ecco l’occasione: arrivati allo spogliatoio, aprii la porta ed entrammo a cercare il suo portafoglio. Lo trovai quasi subito, dietro una panchina, ma quasi istintivamente (un istinto un po’ da porcellina) per raccoglierlo stetti con le gambe ben dritte in piedi e chinai solo il busto lasciando il mio bel sedere puntato verso il giovane ragazzo. Certo il vestito non era poi così corto e portavo le mutante, ma indugiai un po’ in quella posizione, così che potesse almeno godere delle mie forme.

Una volta alzata lui non riuscì a chiudere la bocca e restò qualche istante con la bocca socchiusa e gli occhi persi in chissà quali pensieri.

Gli restituii il portafoglio, mi ringraziò, richiusi la porta a chiave e tornari alla mia postazione.
Alle 18. 40 iniziai il giro di controllo per sistemare qualche gioco rimasto in giro. Ormai non c’era più nessuno, o almeno così credevo. Per ultimo mi lasciai i bagni da chiudere.

Ormai erano le 19. 00. Arrivata al bagno dei ragazzi sentii un rumore non del tutto famigliare, accompagnato da qualche sporadico sospiro. Allora mi abbasso per sbirciare dallo spazio sotto le porte per vedere se c’è qualcuno, e nell’ultimo cesso noto due gambe. In quei bagni, ormai, erano pochi i catenacci che ancora funzionassero e quell’ultimo cesso non faceva eccezione, anzi, l’anta aveva un po’ di fessura, da cui sbirciai. Vidi il ragazzone del portafoglio, di schiena, che si stava masturbando.

Senza percepirne la lunghezza notai che aveva il cazzo bello duro. D’improvviso ebbi l’intuizione che potesse segarsi ripensando ai miei seni sbirciati e alla forma del mio culo.

Mmh, mi eccitava l’idea che si stesse segando pensando a me. Allora decisi: non c’è due senza tre, ed aprii la porta di colpo facendo la finta tonta:
io “Oh, scusa, non sapevo…” (ma intanto non richiusi la porta, eh eh…)
lui era talmente immerso che le sue mani continuarono ad andare su e giù afferrate al suo duro pisello anche se, allarmato, girò di colpo la testa in un’espressione tra l’imbarazzato e lo spavento.

Provò solo a dire un “Scus…. ” ma la frase si tramutò in un vocalizzo misto di piacere e sgomento: ejaculò proprio in quel momento.

A quel punto, e solo a quel punto, chiusi la porta senza dire una parola e tornai alla mia postazione. Ero soddisfatta e un pizzico orgogliosa d’aver fatto provare quell’emozione. Mentre rivedevo mentalmente gli episodi di quel pomeriggio iniziai a provare anche una certa eccitazione, nel frattempo quel ragazzone uscì dal centro culturale a testa bassa, di corsa, e pieno di imbarazzo…

Un’altra volta gli spiegherò che non deve essere imbarazzato, ma questo episodio lo racconterò più avanti….

STORIA IN AUTOGRILL 1

Siamo a luglio e sono stata invitata ad un matrimonio, per raggiungere il ristorante ci tocca fare circa 10minuti di autostrada dalla chiesa.
C’e un caldo infernale l aria condizionata non funziona molto, il sudore ha un po sciolto il trucco..mentre percorro l’autostrada vedo in lontananza un autogrill, guardandomi nello specchietto retrovisore mi accorgo del difetto al trucco e accosto… provo a sistemarlo ma niente…ho bisogno di un bagno.. scendo dall’auto 40 gradi di sole spezzano il respiro… (ah già il mio abbigliamento giusto… vestito nero lungo dietro corto avanti con le bratelline scollo a cuore e cinturina sotto il seno…tanga e autoreggenti colorcarne orecchini pendenti (8) e collana con ciondlo a forma di R… pochette con catenina tracolla).

Entro in autogrill..mi avvicino al bancone dei caffè (dove ci sono una 10ina di signori che bevono il caffè e mangiano, appena mi avvicino al bancone si girano tutti a fissarmi)chiedo al barista:

io: Scusi, è possibile utilizzare la toilette??
Barista: Certo..si si…infondo a sinistra trova le scale scende e lo trova li
io: grazie mille
(scendo al bagno mi risistemo il trucco faccio anche la pipi e risalgo)

Ripasso dal bancone dei caffè faccio per andare verso la cassa..e si avvicina un signore…sulla 50ina:
Lui: Eh ma dove ce ne andiamo cosi tutta bella preparata?!?Permette?!? Roberto piacere (mi porge la mano)
io: Ehm piacere Rita…beh sono stata ad un matrimonio di un amica..ora mi aspettano al ricevimento…
Lui: ah ma va già via?!? su dai si faccia offrire qualcosa prima…(e fa un cenno ad un altra persona che si avvicina) vero Marco?
Marco: mah si dai resti un attimo qui tanto gli sposi sicuramente faranno le foto..Permette?!? Marco piacere..

E mentre parliamo mi deviano verso i tavolini (dicendomi di non farmi pregare per prendere qualcosa e mi fanno sedere)

Roberto: Allora io sono Roberto e lui e Marco…siamo in giro per l italia…(indica fuori 2 camion) vedi il rosso e il mio il blu e di Marco…
Marco: e tu? bella signorina cosa fai di bello oltre andare a matrimoni?? (sorride ironico)
Io: Sono studentessa di legge…ma ho quasi finito… (intanto arrivano dei drink ordinati da loro)

li beviamo e chiacchieriamo..una mezz oretta… a un certo punto ricordo ai 2 che si è fatto tardi mentre mi alzo:

Marco e Roberto si guardano e mi chiedono hai mai visto l’interno di un camion??
(un po incuriosita) rispondo di no…e
Marco: Allora devi vedere quello di Roberto sembra un astronave dentro..
Io: è davvero tardi devo andare…
Roberto: Dai che ci vuole 5 minuti e poi vai via…

Esco a braccetto con loro…(mentre altri dentro li guardano invidiati)

Arriviamo sotto al camion e Roberto apre la cabina e sale prima di me per aiutarmi a salire mentre Marco mi aiuta da sotto…siamo tutti e 3 nel camion e Marco si chiude la portiera dietro e dice ahahah Roberto ora possiamo partire…

Mi mostrano lo stereo le luci che si abbassano il letto dietro ai sedili…e abbassano anche le tendine dei vetri…

ora iniziavo ad avere un po di paura…i due si avvicinano e iniziano ad annusarmi i capelli…
Che buon profumo dicono quasi in coro…sai che sei bellissima…(mentre mi accarezzano le braccia tirano le spalline del vestito sulle braccia…)iniziano a baciarmi il collo mentre mi palpano le cosce…
Ragazzi devo andare..dai fatemi andare…
Roberto: dove vai?? ora sei nostra.. (e mi tira giù il vestito)
Marco: cazzooo Robe te lo dicevo ke aveva 2 kili di tette e ke non portava il reggiseno sta zoccola(e iniziano a succhiarmi i capezzoli mentre mi portano le mani sui loro cazzi duri)massaggia questi ora…

Passando le mani sui loro cazzi gonfi mi rendevo conto che erano durissimi ma anche dotatissimi (22-24 cm)

Mentre succhiano i capezzoli da sotto mi sfilano il vestito…

Roberto si stacca dal seno: Pure il tanga cià mmm (e me lo strappa via )

continua.

Dopo i quaranta la voglia è tanta

Sono stata, proprio oggi pomeriggio, in un nuovo negozio di abbigliamento intimo. I prezzi sono invitanti. I costumi da bagno splendidi e anche l’intimo e’ carino.
Cosi’ ho infilato in borsa la carta di credito e mi sono preparata psicologicamente allo shopping selvaggio ! La mia intenzione era di acquistare un paio di bikini per il mare, qualche mutandina carina e un paio di reggiseni. Il negozio e’ molto carino, open space. Oltre all’abbigliamento esposto ordinatamente sulle grucce, vi sono angoli accoglienti con divani e poltroncine.

Mi e’ venuta incontro una bella signora sui 45 – 50 anni, molto elegante, ben truccata. Ha allontanato con garbo la giovane commessa , e , stimando che la mia eta’ fosse vicina alla sua , ha deciso che sarebbe stato suo compito accontentarmi, mentre la ragazza avrebbe pensato ad un gruppetto di studentesse curiose e vocianti.
Ho chiesto subito alla proprietaria di poter provare qualche costume e qualche reggiseno. Dopo essersi accertata di quali fossero le mie preferenze e la mia taglia , mi ha fatta accomodare in camerino e , poco dopo , e’ arrivata con una montagna di costumi….

uno piu’ bello dell’altro.
“Provi con comodo, fra poco tornero’ e mi dira’ quali siano le sue preferenze”.
Mi e’ parso che la signora, nel chiudere la porta, abbia lanciato uno sguardo di ammirazione alle mie lunghe gambe snelle , ormai nude…Io infatti, nell’attesa , avevo gia’ sfilato la gonna e mi preparavo a slacciare anche la camicetta.
Ho pensato che la colpa fosse tutta della mia fantasia e della mia “voglia di donna” che , in questo periodo, piu’ che in altri, mi accompagna e mi eccita.

Non so cosa darei, infatti, per provare le attenzioni di una lesbica.
E’ un desiderio, un sogno che coltivo da almeno vent’anni. Non ho mai avuto una vera esperienza lesbo. Una sola volta nella vita ho invitato a casa una cara amica , dopo averle fatto confessare che anche lei sarebbe stata curiosa di provare…ma non fu una serata particolarmente eccitante…probabilmente entrambe avremmo desiderato che fosse l’altra a prendere l’iniziativa. Cosi’ fini’ che ci masturbammo a vicenda senza provare il desiderio di ripetere l’esperienza.

Personalmente ho continuato a desiderare di restare in balia di una vera

lesbica per alcune ore, sarei disposta ad assoggettarmi a tutte le sue voglie ed ai suoi capricci, pur di godere della sua lingua esperta e delle sue attenzioni.
Quindi , probabilmente, la mia permanente eccitazione e la mia fervida fantasia …. hanno fatto scorgere, nello sguardo della Signora, un interesse piu’ profondo di quello che solitamente riserva una proprietaria di boutique ad una cliente bendisposta agli acquisti.

Infatti la Signora (la chiamero’ in questo modo, ignorando il suo nome) poco dopo ha discretamente bussato al camerino chiedendo di poter entrare per constatare di persona quali fossero le mie esigenze e quale fosse la vestibilita’ dei costumi che mi aveva proposto. In quel momento indossavo un due pezzi Calvin Klein color petrolio che mi stava davvero bene. La Signora , molto soddisfatta, mi ha aiutato ad aggiustare le spalline ed e’ tornata di corsa in magazzino per sottopormi premurosamente altri modelli e colori.

Nella totale solitudine del camerino mi sono sentita un tantino disillusa. Di nuovo, per l’ennesima volta, avevo creduto di poter suscitare l’interesse sessuale di una donna…e invece, come al solito, avevo preso lucciole per lanterne.
Nel frattempo la Signora entrava ed usciva sottoponendomi una quantita’ di modelli e colori da capogiro. Ero stanca di provare ed avevo quasi deciso per due modelli semplici ma decisamente sexy…Si avvicinava l’ora di chiusura , non mi ero resa conto di avere trascorso quasi 40 minuti chiusa in quel bugigattolo privo di aerazione.

Ho sentito la Signora congedare la commessa e mi sono affrettata ad indossare l’ultimo costume …per lasciare che la Signora potesse chiudere e tornare a casa.
Indosso lo slip e sto per afferrare il reggiseno, sto studiando i lacci ed i ganci, giusto per capire come andra’ allacciato …. quando la porta del camerino si apre.
La Signora non ha bussato, questa volta……imbarazzata, mi copro come posso il seno, abbondante e prosperoso.

La Signora si scusa. Credeva che io lo avessi gia’ indossato, e si offre di aiutarmi ad allacciarlo.
Si pone alle mie spalle. Afferra il reggiseno e lo appoggia sui miei seni nudi. Sento le sue mani che cercano di afferrare i lacci per la chiusura, ma curiosamente le sue mani indugiano abbastanza a lungo sui miei fianchi e sulla schiena.
Sara’ colpa della mia solita immaginazione….
Le mani di lei , alla ricerca dei lacci, quasi accarezzano i miei fianchi, poi si

attardano sulle coppe del costume, quasi a sistemarlo meglio….

poi , inequivocabilmente, le sue mani scivolano sotto la stoffa e , da dietro, indugiano alla ricerca dei capezzoli che, pronti, si induriscono al contatto. Percepisco il suo respiro sul collo e sento il suo corpo aderire completamente alla mia schiena ed ai miei glutei, appena coperti da un misero slip da mare. Questa volta non posso dare la colpa alla mia fervida fantasia. La Signora mi sta accarezzando lentamente, languidamente. Le sue mani e le sue dita stuzzicano i miei seni , vedo nello specchio ,che campeggia di fronte a me , la sua sagoma alle mie spalle.

Sento che con abilita’ e dolcezza sta liberandomi del’inutile stoffa del costume che avrei dovuto provare. Lo fa scivolare sfilandomelo dalla testa. Ora sono in piedi, mi vedo allo specchio. Ho indosso solo la parte inferiore del costume ed ho una magnifica donna alle mie spalle che mi massaggia sapientemente il seno. Vedo le sue dita abilissime stringersi intorno ai capezzoli per eccitarli. Mi sfugge un gemito. Ho paura di cio’ che potrebbe accadere , ma al contempo ho una voglia folle di abbandonarmi al piacere.

La Signora interpreta il mio gemito come un apprezzamento alla sua abilita’ ed ora le sue mani scendono sui miei fianchi ed abbassano lo slip. Sono immobile come una statua. Ho voglia ed ho paura di cio’ che potrebbe accadere. Attendo, fremente, che Lei si spinga a fare di piu’. Ora sono nuda. La Signora e’ sempre alle mie spalle ed accarezza il mio corpo in silenzio, con lentezza passa dai seni al monte di Venere, si sofferma sui fianchi, scende alle cosce, risale al seno.

Percepisco ora la sua lingua sul collo ..la sento guizzare , umida, la sento leccare la nuca …. Percepisco un comando dolcissimo e vi obbedisco diligentemente. Le sua mani spingono affinche’ io ruoti su me stessa ed offra la totale visione del mio corpo nudo ed inerme alle sue voglie perverse. Mi guarda. Mi studia. Mi sorride ora… Mi spinge verso la poltroncina che campeggia in un angolo, straripante di costumi. Le sue braccia , forti e volitive, mi accompagnano affinche’ io mi sieda.

Subito lei e’ sopra e dentro di me. La sua bocca sfiora la mia e vi penetra con dolce violenza. La sua lingua esplora tutta me stessa , strappandomi nuovi gemiti di sorpresa e di piacere. Le sua mani sono inarrestabili, irraggiungibili e giocano, carezzano, titillano, si muovono…
Ora la sua lingua scende verso i seni , li bagna di saliva e carezza dolcemente prima un capezzolo, poi l’altro. Percepisco un lieve morso su entrambi.

Gemo. Non posso fare altro. Lei non parla. Io non oso pronunciare altro che gemiti di sommesso piacere.
E’ come se fra noi fosse nata una tacita intesa…godere senza sapere nulla l’una dell’altra…. senza presentazioni, senza nomi…. sono sufficienti i nostri corpi e le nostre voglie.
La Signora scende verso l’ombelico , vi penetra con la punta della lingua. Io, oltre a godermi le mille sensazioni che Lei sa donare…mi godo lo spettacolo allo specchio.

Mi vedo semisdraiata sulla poltroncina, in totale balia di questa insaziabile troia, che vuole farmi godere….
La sua lingua sa farsi desiderare. Ormai io la vorrei sentire dentro di me, profondamente …vorrei godere fra le sue labbra senza ritegno alcuno…. ma la porca sa bene come farsi desiderare e presto abbandona il mio ventre per dedicarsi alle braccia…. ora scende dolcemente a leccarmi le cosce…. dopo un istante lambisce con lussuria il polpaccio ed afferra il mio piede.

Infila alcune delle mie dita nella sua bocca, bagnandole di saliva e senza smettere di guardarmi negli occhi.
Io vorrei urlare. Vorrei implorarla di farmi godere, di farmi venire ,ma non oso interrompere questo silenzio carico di tensione e di attesa….
Sta deliberatamente succhiando i miei piedi come fossero falli maschili, infila il mio alluce frale labbra umide e succhia…. lecca…. La mia vagina ormai ha abbondantemente bagnato la poltroncina in attesa di quanto desidera piu’ d’ogni altra cosa …e finalmente la Signora abbandona il mio piede, sale lentissimamente, sempre fissando il mio viso , con la lingua , a lambire la gamba, si avvicina alla coscia , istintivamente mi apro..Ora la voglio, lo voglio ! Lei alza lo sguardo , mi fissa e fa comparire la lingua fra le labbra , la muove velocemente guardandomi negli occhi …Io gemo e per la prima volta imploro:

“ Ti prego….


Sorride, abbassa il capo e finalmente percepisco il muscolo bagnato e bollente guizzarmi fra le cosce.
Mi apro ancora di piu’.
Lei raggiunge il mio bottoncino e lo accudisce con amore, con perizia, con esperienza consumata.
Sento finalmente un brivido bollente partire dal cervello e raggiungere il clitoride. Finalmente godo…. finalmente mi abbandono alle sensazioni straordinarie di questa porca abilissima ed esperta. Mi sento gemere, mi sento gridare, le afferro il capo e me lo spingo contro.

La sua lingua saetta sul clito, le sue labbra lo afferrano e lo suggono , simulando un pompino. La sua lingua scende fra le mie labbra e penetra in me. Sento un cazzetto bagnato , piccolo , ma muscoloso …. che mi penetra con piccoli colpi ben assestati… Non so quante volte abbia gridato ed abbia implorato di non smettere, di continuare, di farmi venire ancora e ancora…. Ora Lei torna sul clitoride duro e percepisco due, forse tre delle sue dita spingersi dentro di me…prepotenti ed abili…fino a farmi urlare per l’ennesimo orgasmo….

mentre la lingua e le labbra non smettono di succhiare e leccare il bottoncino durissimo e teso. Non so per quanto tempo Lei si sia divertita a farmi godere…. Sono semplicemente certa di non avere mai goduto tanto. La Signora si e’ dedicata alla mia fica per minuti interminabili, ore …. Senza nulla chiedere in cambio. Ancora completamente vestita ha semplicemente dedicato al mio piacere tutte le sue abilita’. Ma ora sento che si muove….

Si allontana da me e mi lascia , sola ed abbandonata sulla poltroncina del camerino. Penso che , dopo tanta dedizione, abbia diritto ad un attimo di pausa, magari a bere un sorso d’acqua…. chissa’…
Sento che sta trafficando a qulche passo da me. Porte che si aprono e si richiudono. Passi che tornno verso il camerino. La Signora ricompare sulla porta. In braccio tiene un magnifico cagnolino bianco, un batuffolo di peli candidi circonda un musetto malizioso e vispo…In un istante mi domando dove abbia tenuto nascosto quel cane durante le ore di apertura negozio…a poi un altro pensiero attraversa fulmineamente la mia mente…Mi chiedo cosa voglia fare la mia dolce e perversa Signora offrendomi quel dolcissimo esemplare di White Terrier da guardare.

Un breve istante ed immediatamente comprendo. La Signora e’ sola , sicuramente e’ una lesbica convinta e …. probabilmente quando la voglia di sesso la possiede…si concede alle grazie di una linguetta maliziosa e discreta.
Non ho il tempo di riflettere. Lei appoggia il batuffolo a terra poi afferra le mie mani e , con decisione mi costringe ad accomodarmi sul pavimento del camerino. Mi accompagna con la schiena a terra, dolcemente.

Apre le mie cosce e tiene divaricate le mie gambe forzando le mie ginocchia. Quasi immediatamente percepisco un soffio caldo sulla fica …e subito dopo sento il nasino bagnato del Terrier farsi strada fra i miei umori , abbondantissimi ed umidi. Ho sentito dire che molte donne stimolano il cane con del burro o dello yogurth …. ma probabilmente il Terrier non ne ha bisogno in questo momento. Io sono talmente bagnata ed eccitata che lui , immediatamente , si insinua a leccare voracemente la mia femminilita’.

La Signora sorride e si accomoda sulla poltroncina. Io sono a terra, completamente umiliata dalla sua volonta’ ed , al contempo, eccitata in modo estremo dalla situazione …. Apro , mio malgrado, le gambe fino a poggiare quasi le ginocchia sul pavimento…la linguetta di lui non si fa attendere. Dopo avermi annusata ed avere percepito la mia calda eccitazione il cane insinua con consumata abilita’ la linguetta fra e mie labbra gonfie e inizia una estenuante, terribile, lunghissima ….

danza sul mio clito e nella mia vagina dischiusa, Sento l sua lingua dura e muscolosa muoversi velocissima sul clitoride…. sento la stessa lingua frugarmi dentro a caccia di umori e di liquidi…. che non si fanno certamente attendere.
Godo copiosamente sulla lingua del Terrier che mi penetra e mi fa gridare…..Ho gli occhi quasi sempre chiusi, ma quando il coraggio di un istante mi spinge ad aprirli, intravvedo la Signora che osserva lo spettacolo con ingorda ammirazione….

La sento incitare il fedele amico , sottovoce, quasi il suo fosse un linguaggio segreto e totalmente incomprensibile.
Certamente deve essere estremamente eccitante guardare la mia passerina lambita dalle avide e velocissime leccate del cagnolino…. Mi sollevo lievemente alzando il bacino…il piccolo si insinua fino a leccarmi il culetto…poi torna, disordinatamente , all’imbocco della vagina..per poi tornare al clitoride, ormai durissimo, estremamente eccitato e gonfio…. Sto impazzendo, sto sognando…sto venendo in modo vergognoso.

E mi rendo conto che e’ eccitante da morire il fatto che lei mi guardi mentre lo faccio. Mi contorco, nell’ultimo , spasmodico orgasmo…. in modo esageratamente plateale…per darle l’opportunita’ di beneficiare fino in fondo di questo mio anomalo spettacolo… Espello un ultimo fiotto di piacere che il cane sugge avidamente …fino a ripulirmi completamente. Sono scioccata, sconvolta, distrutta dalla vergogna, dal piacere, dallo stupore. Lei afferra semplicemente il cane, lo accarezza con amore e se ne va con lui.

Probabilmente lo riaccompagna la’ dove lui e’ abituato a stare durante le ore di apertura del negozio. Poi torna da me. Io mi sono rivestita in qualche modo…. lei e’ tornata da me sorridendo …. mi ha accompagnato all’uscita sul retro del negozio.
Per la prima volta l’ho sentita parlare….
“ Sei una troia formidabile, ti aspetto domani sera , dopo la chiusura…per continuare a giocare con te. Ma domani, ricorda bene, dovrai anche tu farmi godere.


E dopo avermi leccato con sensualita’ le labbra per l’ultima volta, mi ha spinta fuori dal suo negozio chiudendo a chiave il portoncino del retro- bottega.

Lezioni di vero
di antonio andrea fusco
Collegamento:.

Amori imperfetti

-Pronto?

Mia moglie al telefono:

-Paolo? Ti ho chiamato per dirti che veniamo a cena…così se non hai ancora fatto la spesa hai il tempo di andare almeno all’alimentari in piazzetta…

-Ciao Marisa… nessun problema sono andato al supermercato stamattina…

-Che ci potresti preparare in un’ora di tempo? Oh…considera che Bruno alle otto massimo vuole stare in tavola che alle nove meno un quarto c’è il Milan…

-In un’ora? Aspè… fammi pensare…beh, per il secondo ho due spigole fresche, potrei farle al forno con patate e pomodorini, ma per il primo dovrò improvvisare una cosa veloce…vi vanno bene spaghetti alla bottarga?

Sento che all’altro capo del telefono si sta consultando con lui, ripetendogli il menù parola per parola.

-Vabbè dai…però mi raccomando che sia tutto in tavola per le otto!…Il vino bianco c’è?

-Si, c’è tutto, non ti preoccupare…

-OK, ci vediamo tra poco allora ciao…no, aspè…casa è pulita? Camera, bagno…?

-E’ tutto a posto…

-A dopo allora.

E attacca.

Guardo l’orologio: ho quasi un’ora e un quarto. Cerco di fare mente locale. Se non mi organizzo bene non farò mai in tempo e non ho nessuna intenzione di contrariare Bruno: quando qualcosa non va come dice lui sono sempre io a rimetterci…

Schizzo in cucina e metto sul piano tutto quello che occorre, controllo non manchi niente.

Mi congratulo mentalmente con me stesso per aver preso il pesce già pulito e le patate precotte: non ce l’avrei mai fatta altrimenti.

Per prima cosa però decido di preparare me stesso; potrei non averne più tempo dopo, nella concitazione, e anche questo potrebbe farlo incazzare.

Vado in bagno, mi esamino il viso allo specchio per accertarmi di essermi rasato con cura; la barba l’ho fatta da poco ma meglio essere prudenti, non si sa mai, qualche pelo potrebbe essere sfuggito e se mai venisse notato gli fornirebbe un buon pretesto per punirmi.

Tutto a posto, fortunatamente.

Mi libero rapidamente di tutto ciò che indosso e lo imbuco nel cesto della biancheria sporca. Arraffo i sandali da troia dal mobiletto sotto al lavabo ma non li indosso ancora: più tardi lo farò e più tardi mi faranno male ai piedi. Per il momento mi limiterò a portarli in cucina con me, calzandoli solo all’ultimo istante.
Rimango ancora un minuto davanti allo specchio per sistemarmi un foulard sui capelli (modello governante nera in piantagione di cotone di inizio ottocento, per intendersi) e schizzo di nuovo in cucina (non che la cosa della governante nera sia una loro esplicita richiesta, ma le mie chiappette conservano ancora memoria dei 30 colpi accuratamente inferti col dorso di una pesante spazzola di legno in occasione del rinvenimento di un capello in una pietanza, circa un annetto fa…).

Indosso un perizoma di pizzo rosa e allaccio la pettorina nera posteriormente, in vita, cercando di realizzare un bel fiocco che ricada con grazia sul mio culetto esposto (questa cura dei particolari potrebbe forse sembrarvi maniacale, ma considerate che è frutto di due anni di condizionamenti, di errori commessi e dei conseguenti prezzi pagati…).

Ricontrollo l’ora: mi rimangono ancora 68 minuti.

Venticinque minuti dopo, la teglia con le spigole, le patate e i pomodorini è in forno, l’acqua per la pasta è sul fuoco e il padellino con l’olio e l’aglio è pronto.

La bottarga la aggiungerò a crudo sugli spaghetti al momento.
Mi auguro solo che le spigole abbiano il tempo di cuocersi, ma 40 minuti dovrebbero bastare.
Vado di là ad apparecchiare, per due, ovviamente. Tutte le volte che mangiano in casa, infatti, il mio compito, oltre quello di cucinare, è di rimanere in piedi accanto alla tavola per servirli. Solo dopo aver sparecchiato, se non mi è stato richiesto altro nel frattempo, posso andare a sedermi in cucina per mangiare qualcosa anch’io.

Mi muovo velocemente avanti e indietro per apparecchiare con cura, sono ancora a piedi nudi. Gli anelli d’oro che porto alle dita dei piedi ticchettano contro il parquet.
Mancano 15 minuti alle 8, decido che non è il caso di sfidare ulteriormente la sorte e infilo i sandali ai piedi: allacciarli è un’operazione che richiede sempre qualche minuto e non voglio rischiare.

Butto gli spaghetti in pentola e, mentre aspetto gli undici minuti regolamentari, do un ultima occhiata in giro per accertarmi che tutto sia a posto…CAZZO! NON HO MESSO IL VINO IN FRIGO!
La bottiglia è ancora sul piano della cucina e manca troppo poco perché riesca a raffreddarsi come si deve…ok, faccio spazio in freezer e la butto lì per il tempo che rimane.

Speriamo vada bene lo stesso…
Proprio mentre sto condendo la pasta, appena scolata nell’insalatiera, sento la porta di casa aprirsi e poi richiudersi.
Tiro un sospiro di sollievo: tempistica perfetta.

Marisa si affaccia in cucina e mi saluta. Il suo profumo per un attimo si sovrappone a quello della cucina, mentre mi dà un bacio sulla guancia. Penso che, nonostante tutto, sono sempre dannatamente innamorato di lei.
-Vedo che è tutto pronto, bravo…noi intanto ci sediamo a tavola, sbrigati a servire, mi raccomando, non far aspettare Bruno.

La cena scorre via liscia liscia, a parte le solite mani di Bruno a tastarmi il culo mentre servo, niente di particolarmente oltraggioso viene richiesto a me o a Marisa. Dico questo perché spesso, durante queste cene, vengono pretese da me e/o da Marisa una notevole quantità di prestazioni bizzarre. A Marisa infatti è stato svariate volte richiesto di mangiare: a) completamente nuda, b) vestita e truccata come una troia da bassifondi, c) in abito da sera ma con le tette al vento, d) senza posate, solo con le mani.

A me invece, di servire in tavola: a) completamente nudo ma in tacchi alti e guanti bianchi, b) facendomi inginocchiare ad ogni portata servita, c) spompinadolo da sotto al tavolo tra una portata e l’altra, e) leccando la figa di lei, sempre da sotto al tavolo tra una portata e l’altra f) dovendo raccattare e mangiare, senza impiego delle mani, avanzi gettati in terra, f) servire con i più svariati e fantasiosi oggetti conficcati nel culo (cito per tutti un macinapepe di notevoli dimensioni).

Evidentemente il Maschio di Casa è in apprensione per l’imminente inizio della partita e non ha tempo da perdere con giochi e giochini.

Alla fine del primo tempo il Milan è già sotto di un gol, il nostro Maschio di Casa, sdraiato sul divano, manifesta il suo malumore ad ogni piè sospinto, Marisa si è buttata sul letto di là in camera per recuperare un po’(mi sa che non deve aver dormito tanto stanotte…), io me ne sto buono buono all’altro capo del divano con i piedi nudi del nostro Milanista Signore in grembo, massaggiandoglieli discretamente, come da sua richiesta.

Parte la pubblicità.

-Fighetta…che ne diresti di andarmi a prendere un altro goccio di gin?

Secondo me ha bevuto già troppo, ma mi guardo bene dall’esprimere questo pensiero e shitto in piedi per non farlo attendere.

-Fighetta…vai un po’ a vedere che sta facendo Marisa…

Gli porgo il bicchiere colmo e vado a buttare un occhio in camera, sculettando sui tacchi. Marisa è sdraiata sul letto, ancora vestita, e dorme beatamente nonostante la luce del comodino accesa.

-Dorme.

-Mmm…cazzo…avevo proprio voglia di un pompino per calmare i nervi che mi fa venire questa squadra di merda…

-Se vuole la sveglio…

-No dai, fighetta…lasciala dormire che stanotte le ho fatto fare gli straordinari…hehehee! Vorrà dire che ci dovrai pensare tu…

Così dicendo si slaccia i pantaloni e se lo tira fuori, senza mai abbandonare la sua posizione orizzontale.
So quello che devo fare e non mi tiro indietro.

Non che la cosa mi faccia impazzire di gioia, specie perché prevedo che, con tutto l’alcol che ha in corpo, mi spetterà sicuramente un bel po’ di lavoro di lingua e di bocca, per farlo venire.

Sono inginocchiato sul tappeto, perpendicolarmente al divano, all’altezza del suo sesso. Lo sto “lavorando” da un bel po’, visto che la partita è ricominciata da un pezzo. Sono stanco, tutto quel “su e giù” con la testa mi sta facendo venire la nausea, anche perché alla fine ho rinunciato a mangiare e ho lo stomaco vuoto.

Il suo cazzo è appena barzotto e la distrazione procurata dalla partita non aiuta.

La sua mano sinistra, mollemente poggiata sul mio culo, non ha cessato un momento di ravanarmi, ogni tanto mi infila dentro una o due dita, oppure mi prende per le palle e me le stringe allo stesso ritmo delle pompate che gli sto somministrando di bocca. Poggio la guancia destra sul suo ventre muscoloso mentre continuo a tenerglielo in bocca lavorandoglielo di lingua.

-EHNNO’ CAZZO!!!

Un sonoro schiaffone dato col palmo della mano aperta mi squassa il culo. Sobbalzo e per un attimo non capisco cosa cavolaccio posso aver fatto di male.

Invece è solo il Milan che ha preso il secondo gol.

Tirando giù tutto il calendario dei santi mi allontana con uno spintone da sé. Cado di lato sul tappeto perdendo l’equilibrio sulle ginocchia.
E’ incazzato come una iena, ma quantomeno sembra che le mie prestazioni orali non siano più, per il momento, richieste.

Finisce di vedere la partita in silenzio, imprecando giusto di tanto in tanto a denti stretti.
Mi ignora, ne approfitto per andarmene in cucina con la scusa di rassettare e per poter finalmente avere un po’ di pace.

Spenta la tv senza nemmeno seguire i commenti in studio, mi chiama per farsi accompagnare in bagno. Evidentemente ha continuato a tracannare gin anche dopo che me ne sono andato in cucina, perché sembra piuttosto groggy.

Mi tocca quasi sorreggerlo mentre accendo la luce in bagno, lo accompagno fino al water e gli alzo la tavoletta per farlo pisciare. Ho paura che vomiti da un momento all’altro.
Invece mi tocca soltanto tenergli il cazzo in mano per aiutarlo a pisciare dritto senza farla sul pavimento, mentre si appoggia con un braccio alle mie spalle.
E’ in uno stato pessimo, non l’ho mai visto così.

-Grazie Paoletta…(strano, ma vero, è la prima volta da quando lo conosco che mi rivolge così e non “fighetta”), sei davvero una brava persona tu…

E mi stampa un bacio ad elevato tasso alcolico sulla guancia!
E vabbè…
Lo trascino in camera da letto, Marisa mi aiuta a spogliarlo e a metterlo a letto già mezzo addormentato, poi anche lei si spoglia completamente e si infila sotto le coperte con lui.

Rimango a guardarli dormire abbracciati per qualche minuto. Poi spengo la luce del comodino e mi vado a buttare sul divano.

*

Stamani mentre preparavo loro la colazione, lui mi ha raggiunto in cucina. Aveva recuperato completamente il suo buonumore e, dandomi un pizzicotto sul sedere, ci ha tenuto a comunicarmi:
-Fighetta ci sarai rimasta male che ieri sera non sono riuscito a darti il dessert, eh? Beh…sarà per la prossima volta.

Dimenticavo…mi è stato anche comunicato che in settimana (mi faranno sapere loro quando) dovrò tenermi una mezza giornata libera per andare a casa di lui: sembra che abbia la colf fuori Roma e che abbia bisogno dei miei servigi di…domestica.

Ultime novità in merito al mio impiego come colf.

Ricevo questa telefonata da Marisa:

-Paolo…ciao, senti per quella cosa di andare a dare una mano a Bruno per le faccende di casa…

-Si?

-Nientee…mi ha detto di farti trovare pronto domani alle 13,30 che passa a prenderti e ti porta a casa sua…

-Domani? Ma come faccio col lavoro? Pensavo mi avrebbe dato un preavviso maggior per potermi organizzare per tempo…

-Dai su…non rendere le cose difficili che non sai come è stato complicato per lui poter ottenere un permesso domani a ora di pranzo…non ti puoi mica tirare indietro proprio adesso…avevi detto che ci saresti andato, devi farlo per me!

-Ok, ok…d’accordo…digli che alle 13,30 va bene, sposterò quello che avevo da fare…

-Grazie, sei un tesoro! Ah…senti…ci sarebbe un’altra cosa…

Ecco, lo sapevo… sentiamo cos’altro esce fuori adesso…

-Niente…una sciocchezza…sai come è fatto Bruno no?

-Lo so benissimo come è fatto, è per questo che mi preoccupo…

-E dai…non fare sempre il lamentoso…in fondo fa parte del nostro gioco no?

-Dai, non ci girare intorno…spara.

-Insomma, niente di cui preoccuparsi, credimi…solo che…avrebbe fatto anche una richiesta sul tuo abbigliamento…vorrebbe che ti vestissi esattamente nel modo che ha pensato lui…

-Cioè??

-Dai…è tanto per giocare…niente di che…

-Dimmelo nel dettaglio e non scordarti niente, per cortesia…

Lo sapevo che c’era l’inghippo.

-Niente di speciale…auotoreggenti velate nere, perizoma nero, pettorina sempre nera e naturalmente i sandali alti che ti ha regalato…

-Vabbè, non posso dire che non me lo aspettavo, ok, stasera stessa mi preparo il borsone…

-No.

In realtà ci sarebbe un’altra cosa…

-Ti avevo pregato di non omettere niente…

-Ma no, nient’altro, fidati, solo che…beh in realtà vorrebbe che ci partissi da casa direttamente, non che ti vestissi lì.

Ecco sganciata la bomba: BANG!

-COOOSA?? Io uscire da casa vestito…o meglio, NON vestito così? MA CHE VI SIETE IMPAZZITI!?

-Ma noo, che hai capitoo…certo che non ti faccio scendere in autoreggenti e tacchi alti…si tratterebbe comunque di mettere sopra un paio di pantaloni e un soprabito…e le scarpe normali.

Poi quando siete in macchina sfili i pantaloni e cambi le scarpe…

-IN MAACCHINAAA? Ma che c’avete nel cervello? E se mi vede qualcuno che mi conosce? E poi quando arriviamo lì e devo scendere?? Ma voi siete tutti matti…

-Guarda, quando arrivate lì non c’è problema…te l’ho detto che abita in una villetta isolata, no? E poi dovresti ringraziarmi! Sono stata io ad ottenere che potessi uscire coi pantaloni e le scarpe da uomo; lui avrebbe voluto che tu scendessi con l’ascensore in autorimessa direttamente in tacchi alti, lui sarebbe venuto con l’auto a prenderti lì.

Sono stata io che gli ho fatto capire che non si poteva proprio fare perché avresti sempre potuto incontrare qualcuno del palazzo…per cui non fare tante storie per sfilarti un paio di pantaloni in macchina che ti poteva andare molto peggio!

-Ma qual è il problema se mi cambio direttamente a casa sua, scusa!?

-Oh…lo sai come è fatto, no? Se preferisce così vuol dire che è così punto e basta…oramai se l’è messo in testa…Dai non mi deludere, lo sai che se fai contento lui fai contenta anche me… Occheei…alloraglidicocheloaspettidomaniallunaemezzociao!

E attacca senza lasciarmi la possibilità di replicare.

Ho dovuto fare le corse per riuscire ad essere a casa all’una. Voglio fare le cose per tempo senza troppa fretta.

Mi sto guardando allo specchio e devo proprio riconoscere che sembro una specie di passabilmente mascolino da non risultare imbarazzante, comunque, nell’insieme.
Sotto però porto il perizoma, le autoreggenti e la pettorina da sissymaid. Le scarpe da troia le ho in mano, dentro una busta di plastica del supermercato.

Suona il citofono.

-Si?

-Scendi fighetta, fai presto che sono in doppia fila.

Scendo. Fortunatamente non incrocio nessuno.

Salgo in macchina senza dire niente e si parte. So che dovrebbe abitare in una zona residenziale periferica sulla Nomentana, nient’altro.

Alla prima stazione di servizio sul raccordo anulare, mette la freccia, esce e parcheggia in una piazzola di sosta. Fortunatamente tutte le altre auto sono parcheggiate lontane dalla nostra, in prossimità dell’ingresso dell’ Autogrill.

Capisco l’antifona e inizio a cambiarmi. Tolgo le scarpe da ginnastica e sfilo i pantaloni, prendo i sandali dalla busta di plastica, li calzo e li allaccio, ripongo i pantaloni, assieme alle scarpe che mi sono tolte, nella busta.

-Lo vedi come stai meglio così, fighetta? Me lo ha detto Marisa che hai provato a fare obiezioni, sai? Comunque brava per aver capito che era giusto così…

E intanto mi scorre una mano lungo la coscia, inguainata dal nylon, con fare possessivo.

-Scendiamo a prendere un caffè?

Aggiunge. Poi, di fronte alla mia faccia terrorizzata, scoppia a ridere.

-No…scherzo, dai.

Prima di ripartire però mi prende la busta dalle mani, scende e la ripone nel portabagagli.

-Ma…lì dentro ho tutte le mie cose…chiavi, cellulare, portafogli…

Cerco di obiettare io.

-E a che ti servono, scusa? Oppure sei preoccupata che qualcuno te le rubi? Lì dentro non te le tocca nessuno di sicuro, vedrai.

Ripartiamo, direzione Roma Nord.

Durante il viaggio mi anticipa che avrò diverse cose di cui occuparmi nel pomeriggio: spazzare e lavare i pavimenti, pulire il bagno e la cucina (ci sono pure un po’ di piatti sporchi da lavare…), rifare il letto e stirare un po’ di biancheria. Insomma…niente che non si possa fare con tre o quattro ore di lavoro.
Io invece sto valutando la triste situazione di ritrovarmi a qualche decina di km da casa mia, senza soldi, senza cellulare e sostanzialmente senza vestiti.

Semmai gli saltasse in mente di farmi qualche brutto scherzo, tipo ad esempio abbandonarmi in un’area di sosta per camionisti, sarei decisamente nella merda.
Sono certo che ne sarebbe pure capace. Fortunatamente però, ciò non accade.

Usciti dal raccordo sulla Nomentana, direzione fuori Roma, e percorsi pochi km, prende una stradina laterale. Percorriamo ancora qualche centinaio di metri, poi ferma l’auto davanti ad un cancello oltre il quale intravedo un giardino con una palazzina di due piani al centro.

Tutt’intorno solo altre palazzine simili, nessun esercizio commerciale in vista.
Mentre il cancello automatico si richiude alle nostre spalle, gira attorno alla palazzina e infine parcheggia sul retro, all’ombra di un albero.

Scendiamo. Mi guardo intorno. Vedo una sorta di porticato e quello che sembra un portoncino di ingresso. Fatti giusto un paio di passi per avvicinarci ad esso, siamo raggiunti da ben 3 cani di grosse dimensioni: un pastore tedesco, un meticcio e quello che sembra essere una sorta di pastore maremmano ingiallito.

Ci attorniano facendoci feste e Bruno dispensa pacche e carezze a destra e a manca. Io sono un tantinello impaurito.

-Tranquilla fighetta, non ti fanno niente…sono buoni come il pane.

Sarà…certo che, una volta varcata la soglia del portoncino, mi sento molto più tranquillo.
Qui mi sarei aspettato di ritrovarmi di già all’interno di casa e invece mi rendo conto di essere soltanto nell’androne di quella che, più che l’ingresso di una casa unifamiliare, sembra la scala di un condominio.

-Ma…non è tutta casa tua, scusa?

-Si, è tutta mia, ma essendo due appartamenti distinti, ho affittato quello al primo piano a degli studenti. Io sto al secondo.

Mi blocco. Ma come? Non doveva essere una villetta isolata, cazzo!?

Lui mi legge nel pensiero e, cominciando a salire le scale:

-Tranquilla fighetta…adesso non ci sono, non ti vede nessuno.

Non posso che augurarmi che quell’ “adesso” stia per “in questi giorni” e non per “in questo preciso momento”.

Arriviamo al pianerottolo del secondo piano. Tira fuori una chiave e apre. Entriamo.
Mi fa fare un giro conoscitivo. Sono curioso. Mi sono sempre chiesto come fosse questa benedetta casa in cui mia moglie viene a farsi scopare da almeno quattro anni e nella quale, negli ultimi due, passa anche quasi tutti i fine settimana.

Mmm…niente di che, direi: un solo bagno, due camere da letto un soggiorno e una cucina, il tutto disposto piuttosto approssimativamente attorno ad un disimpegno centrale.

Ad una prima occhiata neanche l’arredamento è degno di nota, ha solo l’aspetto di roba accostata casualmente e con scarso gusto.

Quello che salta agli occhi però è il generale stato di caos che regna ovunque: piatti e pentolame incrostato accatastati in cucina, indumenti sporchi e/o da stirare gettati alla rinfusa un po’ dovunque (tra questi riconosco anche qualche capo di biancheria intima di mia moglie), bagno in condizioni pietose.
Nella camera da letto principale noto una cabina armadio con dentro alcune rastrelliere cariche di vestiti.

Ne chiude la porta a chiave.
Chiave che poi sfila e si mette in tasca. Me ne chiedo il perché.

-Allora fighetta…hai visto tutto. Adesso togli l’impermeabile e mettiti al lavoro. Comincia pure da dove vuoi, tanto, finché non avrai messo a posto tutto, da qui non potrai nemmeno sognarti di andare via.

Tolgo l’impermeabile e faccio per appoggiarlo su una sedia, ma lui me lo toglie dalle mani.

-Questo lo prendo io, che tanto tu non ne hai bisogno.

Poi, dandomi una pacca sul culo nudo, aggiunge:

-Al lavoro, adesso!

Attacco subito dalla cucina, prima lavando, asciugando e infine riponendo tutte le stoviglie sporche, poi spazzando e passando lo straccio umido in terra.
Sono appena passato al bagno quando mi comunica che deve uscire e che tornerà a prendermi ad un’ora imprecisata, comunque non prima di cena.

Aggiunge che, già che ci sono, dovrei pure dare una spazzata alle scale e all’androne di ingresso e che per farlo dovrò usare le scope che troverò nel capanno attrezzi che si trova in giardino.
Detto ciò, portando con sé il mio impermeabile, mi dà una allegra tastata al culo e se ne va.
Sento il rumore dell’auto che si allontana e sospendo le pulizie per far mente locale. Giudico il fatto di essere rimasto da solo una cosa buona, ma al tempo stesso sono scoraggiato per la gran mole di lavoro che mi aspetta.

Giudico invece assolutamente grave che io sia rimasto privo di qualsivoglia indumento decente, di soldi, documenti e cellulare.
Capisco soltanto ora il perché abbia chiuso a chiave la cabina armadio: sa benissimo che, conciato come sono, anche qualora mi saltasse in mente di abbandonare il campo, non avrei certo modo di farlo. Gli unici indumenti cui ho accesso sono infatti quelli sparsi per casa: intimo, magliette, calzini, al massimo camicie. Tutto rigorosamente da lavare o da stirare.

Niente vestiti, pantaloni o scarpe, quelli sono tutti al sicuro nella cabina armadio.
Ho deciso di sospendere quello che stavo facendo e dedicarmi alla pulizia delle scale: considerata la momentanea quanto indeterminata assenza degli inquilini del primo piano, sarà opportuno occuparsi degli spazi comuni al più presto.
Cosa mi serve? Ah si…le scope nel capanno.
Esco in giardino per cercare il maledetto capanno e subito le tre belve mi sono attorno, annusandomi piedi e gambe, il meticcio spinge addirittura il muso umido tra le mie chiappe ad annusarmi il culo.

Non mi fanno muovere liberamente, rendono ancora più difficile il già di per sé non facile mantenersi in equilibrio coi tacchi sul ghiaietto del giardino. Per fortuna almeno, sono ragionevolmente certo di non essere visibile dalla strada.
Ho preso le scope dal capanno attrezzi e sto spazzando le scale. Sono partito dall’alto.
La quantità di polvere accumulata è incredibile; evidentemente nessuno si occupa mai di ripulire la parte comune. L’operazione è resa ancora più complicata dalla enorme quantità di pelo canino presente in tutto il vano scale: ne alzo batuffoli enormi ad ogni colpo di scopa.

Devo infatti specificare che, nel rientrare nell’androne, non mi è stato possibile impedire ai cani di rimanere fuori. Si sono intrufolati velocissimi prima che io avessi la possibilità di richiudere la porta e ora sembrano godersi le mie fatiche, comodamente sdraiati sul pavimento in marmo del pianerottolo più alto. Segno evidente che sono abituati così.

Mi ci vuole una buona mezz’ora solo per spazzare tutti i gradini. La polvere e i peli li getto in giardino e decido di non passare lo straccio umido, visto che non mi è stato espressamente richiesto.

Il bello è che le finestre delle scale non hanno imposte e che solo alla fine mi rendo conto di essere stato perfettamente visibile da chi si fosse trovato a passare in auto sulla via parallela, per tutto il tempo in cui ho spazzato i pianerottoli, culo nudo compreso.
Decido di fottermene completamente: sua la casa, sua la figura di merda.

E’ il momento di tornare a lavorare in casa.

Si tratta solo di riuscire ad entrare senza permettere alle tre belve sul pianerottolo di seguirmi, ma non sono sicuro di riuscirci. Ogni volta che mi avvicino alla porta infatti, i tre cani si accostano, rivolgendomi sguardi speranzosi di non so cosa, e me li ritrovo tra i piedi. Non riesco a impedire al solito meticcio di infilarmi il muso tra le gambe e passarmi la lingua ruvida tra buco di culo e gabbietta.

Sono un po’ intimorito, non ho mai avuto troppa dimestichezza con gli a****li.

Com’è come non è, sono riuscito a rientrare lasciandoli tutti fuori. Decido di riprendere da dove mi ero interrotto.
In successione finisco di pulire il bagno, poi spazzo e passo lo straccio sui pavimenti di tutta casa, spolvero, cambio le lenzuola al letto matrimoniale (non potete avere idea della quantità di sborra secca di cui sono incrostate; dubito possa averne prodotta una quantità simile in un solo giorno, si vede che non le cambia tanto spesso.

E pensare che a casa mia ne pretende di fresche di bucato anche più di una volta per sera…), mando un paio di lavatrici, stendo i panni umidi, svuoto e pulisco i posacenere, rassetto un po’ ovunque e inizio finalmente a stirare, attività che mi sono lasciata per ultima: ODIO stirare!
Non sono certo di che ora sia, ma è buio da qualche ora e, considerata la stagione in corso, dovrebbero essere almeno le 8 di sera, se non le 9.

Ho finito di stirare da un pezzo e oramai ho pure smesso di curiosare intorno. Ero certo di poter scoprire un po’ di più su di lui, sui suoi gusti, magari osservando i libri sugli scaffali o i suoi dischi preferiti, ma di libri ne ho trovati solo due, uno su Franco Baresi e uno sulle Coppe vinte dal Milan, e di CD nemmeno l’ombra. Sono stato tentato di curiosare sul suo pc, ma ho lasciato perdere, temendo se ne potesse successivamente, in qualche modo, accorgere.

Sostanzialmente, dell’uomo esce un quadro piuttosto squallido e sinceramente mi chiedo cosa possa trovare di tanto entusiasmante in lui Marisa, ma poi ripenso alle dimensioni del suo cazzo e al suo insaziabile appetito sessuale e mi do da solo la risposta.

Provo ad accendere la tele, tanto per ingannare un po’ l’attesa, ma l’antenna satellitare deve essere fuori fase, perché non riesco a ricevere distintamente che pochi canali esteri. Il lettore DVD invece funziona, ma gli unici DVD che sembrano essere presenti sono quelli inerenti, guarda caso, ai passati successi del Milan in campo internazionale.

Ad un tratto ricordo di aver notato, su uno scaffale della seconda camera, una shitola di scarpe particolarmente pesante che, spostata per spolverare, aveva prodotto un rumore simile a quello di oggetti di plastica stipati assieme che cozzino l’uno contro l’altro.
Prima non avevo perso tempo ad indagare ulteriormente; ora però, pare proprio che di tempo ne avrò a volontà…
Sollevo il coperchio e…BINGO! Una ventina di DVD-TDK. E’ roba registrata in proprio, niente di prestampato.

Sulle copertine, a pennarello, una serie di sigle scritte a mano. CP/VT, CP/LT, TS/BR etc. Che la sigla CP, la più ricorrente, stia per “COPPIA”? A Marisa ha confessato di aver avuto esperienze con qualche altra coppia, prima di noi, ma… QUALCHE, non una ventina!

Sto visionando i DVD freneticamente, con un orecchio all’eventuale arrivo di automobili.
I filmati, quasi tutti girati in questa casa, sono perlopiù inerenti incontri di sesso con coppie, come avevo giustamente intuito.

La telecamera, ad inquadratura fissa, doveva trovarsi nella camera principale, puntata sul lettone, ma ho controllato: adesso non ve n’è traccia alcuna.
In alcuni filmati si possono ammirare veri e propri rapporti a tre, la femmina è sempre una, i maschi (uno dei quali è immancabilmente Bruno) due. In altri, il secondo maschio non partecipa, si intravede soltanto sullo sfondo, a volte mentre si masturba. In qualcuno il secondo maschio è addirittura legato ad una sedia posta accanto al letto.

Circa quelli contrassegnati con la sigla TS, scopro invece che si tratta di incontri sessuali a due, con varie trans, probabilmente mercenarie, alcune delle quali, ammetto, veramente degne di nota. Noto che, nel corso di tali incontri, il mio caro Bull Bruno, sia pure mantenendo un ruolo sempre attivo, “penetrativamente” parlando, non disdegna di giocare, spesso anche di bocca, col cosino (o cosone, a seconda dei casi) delle varie partecipanti. Hai capito il “macho”…

Ne scorro il più possibile per controllare se, disgraziatamente, ci possano essere anche DVD inerenti la mia signora, registrati magari anche a sua insaputa, ma non ne trovo.

Inoltre in tutti i filmati lui appare leggermente più giovane di come è adesso, sicuramente è roba di qualche anno fa.

Alla fin fine, non posso altro che congratularmi mentalmente con lui per la infaticabile attività sessuale dimostrata e rimettere tutto al suo posto.

Passa ancora altro tempo e sto iniziando a preoccuparmi seriamente, quando sento una macchina entrare nel vialetto…
Sono le 11 di sera, l’ho letto sul suo orologio da polso.

Sta ispezionando stanza per stanza, controlla attentamente il mio lavoro.

-Mmm…va bene fighetta, hai fatto un lavoro passabile (bontà sua…). Potrei anche prendere in considerazione l’eventualità di affidarti le faccende di casa in pianta stabile…
OH…non facciamo scherzi eh!?
-Grazie.
-Ti è andata bene, se non fossi rimasto soddisfatto, stasera ti avrei lasciata sulla Salaria, in mezzo alle nere e alle trans. Per tornare a casa mi sa che avresti dovuto metterti a battere per rimediare un passaggio…hehehee!

Sempre gentilissimo…un vero Lord.

-Comunque, davvero…sono soddisfatto…MA…

-Ma…?

-Come mai ho trovato i cani dentro? Non è che li hai fatti entrare per soddisfare i tuoi pruriti di cagna in calore?

Stai calmo, non gli rispondere…non abboccare alle sue provocazioni…

-Mmm…mi sa proprio che dovrò controllarti la figa per vedere se ti sei fatta montare…

E adesso dove vuole arrivare?

-Girati e piegati a novanta gradi, su…mostrami il culo.

Ok…stiamo al gioco, tutta quella storia della Salaria mi ha un po’ intimorito…
Mi giro, mi piego ad angolo retto e mi allargo le natiche con le mani, mostrandogli il culo.

Aspetto.
Mi scosta il perizoma con la sinistra, passandomi poi le dita della destra sull’ano, facendo finta di controllare se sia bagnato o meno.

-Sembra di no…strano. Avrei pensato che una cagnetta come te, avendo ben 3 bei maschioni a disposizione avrebbe ceduto alla tentazione…

Sto al gioco e continuo a farmi umiliare in silenzio…

-…ad ogni modo…credo proprio che adesso, se vuoi essere riaccompagnata a casa, dovresti piegarti da brava sul tavolo della cucina e supplicarmi di prenderti in figa…

-Senta…è tardi…non vorrei che Marisa si preoccupasse, non si potrebbe rimandare?

-Marisa in questo momento sarà al settimo sonno, la ho lasciata nel tuo letto che aveva solo un gran bisogno di recuperare le forze, non certo di preoccuparsi per la sua maritina.

Anzi…vuoi sapere una cosa? Non me lo sono nemmeno lavato, prima di uscire da casa tua. Volevo fartelo assaggiare con sopra il sapore della tua signora, però, visto che hai fretta, vorrà dire che il suo miele servirà da lubrificante…
Non avevo idea del fatto che, mentre mi prodigavo a rassettare questa specie di bicocca in cui abita, se ne stesse comodamente a casa mia a fottersi mia moglie, ma a pensarci bene la cosa, di certo, non mi stupisce.

Sarei tentato di mandarlo a cagare, ma di certo non sono nella posizione di farlo, per cui appoggio il busto sul tavolo della cucina tenendomi forte con le mani al bordo, allargo le gambe e ce la metto tutta per risultare convincente:

-Posso avere l’onore di essere penetrata?

-Non va bene…specifica meglio chi deve essere penetrata.

-Questa cagna può avere l’onore di essere penetrata?

-Non ci siamo ancora, ti avevo detto di supplicare.

-La supplico, Signore, di concedere a questa cagna l’onore di essere penetrata.

-Puoi fare di meglio…

-La supplico, Signore, di concedere a questa umile schiava l’onore di ricevere il Suo meraviglioso cazzo nella propria indegna figa di lurida cagna in calore!

-Va un po’ meglio…ora implorami di essere lubrificata e vedi di essere convincente, altrimenti te lo infilo a secco…

-La imploro, Signore, di concedere a questa indegna schiava il beneficio di venire abbondantemente lubrificata, non per evitare la sofferenza che invece meriterei, ma solo affinché la mia figa di cagna possa più confortevolmente accogliere il Suo meraviglioso cazzo.

Comincio decisamente a stufarmi di tutte queste menate, se devo essere inculato affinché questo pezzo di merda possa ribadire la sua posizione di maschio dominante nei miei confronti, me lo sbatta in culo alla svelta e facciamola finita!

-Brava, cagnetta, mi fa piacere che tu ammetta di meritare un po’ di sofferenza…avevo intenzione di essere magnanimo, ma visto che me lo hai chiesto così umilmente voglio proprio accontentarti…userò giusto il minimo indispensabile di saliva per fare entrare la cappella, poi…via! Tutto dentro in un sol colpo! Contenta?

Maledizione a me! Ma perché cavolo mi è saltato in mente di nominare la sofferenza??
Sento prima il rumore della zip dei pantaloni, poi quello liquido della saliva che con la mano sta passandosi sul cazzo.

Si sega un po’ per farselo venire duro. Trattengo il fiato.
Mi allarga le chiappe con le mani e mi centra il buco con un paio di sputi ben mirati, poi me li spalma sulla rosa usando direttamente la grossa cappella turgida per farlo, prima di puntarmela contro.
Mi afferro forte con le mani ai due lati del tavolo e stringo i denti…
Spinge la punta dentro con lentezza esasperante, sento lo sfintere cedere poco a poco a quella controllata ma inesorabile pressione…
Fa scivolare le braccia sotto le mie ascelle, mi afferra le spalle, da sotto, con le mani forti…

-Sei pronta, cagna? PRENDILO ALLORA! E’ TUTTO TUO!

E tirandomi contro di sé per le spalle, affonda spietatamente l’enorme uccello dentro di me.

L’ho preso oramai tante volte, ma ancora non riesco ad abituarmi ai primi istanti della penetrazione: ogni volta è come se mi sverginasse di nuovo. Stavolta poi il dolore è amplificato dalla brutale velocità dell’atto. Mi lascio sfuggire un mezzo urletto soffocato che deve eccitarlo ancora di più, perché inizia a pomparmi a tutto spiano. Mi meraviglia il ritmo forsennato che riesce a tenere, non l’ho visto mai così accanito, nemmeno nello scopare Marisa.

Mi costringe a inarcare la schiena all’indietro tenendomi la mano destra attorno al collo, mentre con la sinistra alterna sonori ceffoni su entrambe le mie natiche allo stesso ritmo dei colpi di cazzo che mi sta infliggendo in culo. L’aria mi esce dai polmoni in perfetto sincrono con quei colpi, tramutandosi mio malgrado in mugolii e guaiti, ogni qualvolta mi attraversa la gola.
Sento la mia stessa sborra invadere tutto lo spazio libero della CB per poi colarne via dalla feritoia in punta.

La sua invece tarda ad arrivare, tanto che ad un certo punto preferisce sfilarsi via per finirsi poi con la mano, sempre tenendomi premuto contro il tavolo, rilasciando potenti getti di sperma caldo che sento dapprima colpirmi sull’ano ancora dilatato, poi di lì lentamente colarmi lungo le cosce, quasi fino a raggiungere i piedi.

Mi molla lì in cucina e va a sciacquarsi in bagno, mentre cerco di recuperare un po’ di fiato e un minimo di dignità.

Siamo in giardino, in piedi davanti al portabagagli aperto della sua auto. Non mi ha nemmeno dato il tempo di ripulirmi. Ho il perizoma e le autoreggenti inzuppati del suo sperma ormai freddo, non mi sento più i piedi, da ore costretti nei sandali, e il sedere mi fa un male cane.
Mi permette di recuperare la mia roba e poi di rivestirmi. Interpreto la cosa come il voler evitare di farsi sporcare i sedili di sborra.

Mi consola solo il sapere che tra poco sarò a casa mia, lontano da questo posto che detesto.
Quando però faccio per aprire lo sportello e sedermi in macchina, col telecomando che stringe in mano, fa shittare la chiusura automatica, serrandolo.

-Senti, ho cambiato idea…sono stanco e ho voglia di andare a letto subito. Mi sa che ti tocca chiamare un taxi.

Detto ciò, apre il cancello automatico e mi butta praticamente in strada.

Non ho avuto nemmeno il tempo di chiedergli il nome della via, me ne rendo conto solo al momento di chiamare un radiotaxi dal cellulare. Così sono obbligato a percorrere la strada deserta e semibuia fino all’incrocio con la Nomentana, dove finalmente posso leggere il cartello toponomastico e dare un riferimento al servizio taxi.

Arrivo a casa che è mezzanotte e mezza. Marisa dorme. Faccio velocemente una doccia e mi butto sul divano in soggiorno, cercando di prendere sonno, ma è inutile: sono tutto indolenzito e non ci riesco proprio….

Le vacanze di Giulia

Mi sono svegliata ed e’ ancora notte fonda.
Sento la pelle liscia delle sue gambe che leggermente sfregano le mie. La sue pelle ha un profumo dolce, particolarmente leggero e sa di buono; il suo corpo caldo, appoggiato al mio mi infonde serenità. Ha un corpo bellissimo ed una sensualità strepitosa…mi fà impazzire!
Mi giro leggermente e vedo mio marito, Roberto, anche lui appoggiato a me, con il suo respiro imponente ed il suo viso disteso, comprensivo e buono anche nel sonno.

Ancora non riesco bene a capacitarmi di come tutto ciò sia accaduto, che ci ha portati qui, io, mio marito e Adele nello stesso letto, nudi e sessualmente appagati; forse perché le cose si sono svolte talmente in fretta che ancora oggi faccio fatica e riordinarle.

Mi chiamo Giulia, ho 32 anni.

Mi sono sposata quando avevo vent’anni con Marco; ero sull’altare a pronunciare il fatidico “si” così poco convinta che un anno dopo, il mio rifugio sessuale era la doccia con il suo generoso soffione e dopo due anni ero dall’avvocato a preparare le pratiche della separazione.

Un matrimonio sbagliato, come tanti, dettato dalla consuetudine e dai principi, dalla voglia di uscire dalla casa famigliare e cominciare a sentirsi liberi, grandi ed indipendenti. Insomma, la più facile scelta sbagliata che una persona può fare, scontata dagli anni di fidanzamento che obbligatoriamente sfocia nel matrimonio. Il tutto senza pensare alle opportunità della vita che a quei tempi sembrava disegnata con un tratto possente e scontato.
Dopo la separazione mi sono sistemata in un piccolo appartamento molto accogliente; per nulla dispiaciuta della scelta che avevo fatto, ho cominciato a prendere in mano la mia vita, ricominciando tutto daccapo.

Persi, ovviamente, le amicizie o meglio il contatto con quelle persone che credevo mi volessero bene e che con gli anni trascorsi insieme potessi definire amiche o amici; ma ormai ero così convinta della mia nuova scelta che non avevo nessun rimpianto.
Cambiai anche posto di lavoro e mi ritrovai assunta presso una piccola impresa locale, abbandonando il posto “sicuro” che avevo ottenuto presso una multinazionale farmaceutica.
La mia nuova vita trascorreva felice e serena; mi ero buttata a capofitto nel nuovo lavoro cercando di dare il massimo apporto a tutte le cose che facevo; spesso lavoravo dodici ore al giorno e rincasavo la sera stanca e soddisfatta.

Passavo il mio tempo libero a leggere, fare shopping ed a guardare tutte le mie serie tv preferite in compagnia di popcorn e schifezze varie.
La mia voglia sessuale era ampiamente soddisfatta dai bagni caldi, spazzole ed oggetti vari che mi facevano compagnia quando andavo a letto la sera.
Non avevo più intenzione di pensare ad uomo, dopo la delusione accumulata dalle mie esperienze adolescenziali e concluse con un fallimento matrimoniale.

L’ennesimo uomo che, dedito al lavoro, riempiva il poco tempo libero con il suo passatempo preferito: il calcio!
La tristezza raggiungeva il culmine al giovedì quando, di riposo dal lavoro, passava l’aspirapolvere in casa per poi pretendere il compenso sessuale alla sera nel lettone, come dire “sono bravo, me lo sono guadagnato!”.
A ripensarci anche gli altri non erano poi tanto diversi. Quindi, senza rimpianti di aver lasciato quello giusto per quello sbagliato, decisi di non cercare più nessuno.

Così, chiusi il capitolo uomini, nel senso che ero stanca di pensare che fosse obbligatorio averne uno per poter vivere. Volevo dimostrare a me stessa che si può vivere anche senza, evitando di cadere nelle braccia del primo coglione di turno.
E si poteva vivere bene anche senza la compagnia di quelle persone che credevo mi fossero pure amiche!
Scoprii così di avere tanto tempo a disposizione della mia persona che cominciai a riempire soddisfacendo tutte le mie voglie alle quali prima non potevo dedicare tempo, comprese quelle sessuali in tranquilla solitudine!
Stavo veramente bene.

Un giorno, arrivata in ufficio, vidi il mio capo, Roberto, molto turbato. Non avevo particolare confidenza ma mi spinsi a chiedergli se era tutto a posto e lui mi rispose che la sera prima aveva cacciato la moglie perché l’aveva scoperta a frequentare un’altro e dopo una lunga discussione capi di esser stato più volte cornificato.
Mi venne quasi da sogghignare! Il mio capo era un bell’uomo, giovane per aver tutto quello che aveva e si era fatto da solo; un tipo sicuramente ammirevole e serio, forse anche troppo poiché io fino a quel momento lo giudicavo stronzo! Dopo quello che mi disse mi risultò più simpatico, diciamo più umano.

Nel periodo seguente non accadde nulla di diverso dal solito, a parte il fatto che il mio capo mi era diventato più simpatico; così, spesso, ci trovavamo a parlare del più e del meno.
Sapeva esser molto loquace ed essendo una persona colta ed intelligente, ascoltarlo era piacevole. Inoltre non aveva quel modo di parlare al maschile, i suoi punti di vista nei ragionamenti erano sempre aperti, quasi al femminile. Sapeva parlare di tutto!
Passarono i mesi e ormai erano fissi i pranzi insieme, accompagnati da lunghe e piacevoli chiacchierate sino a quando un giorno, uscendo dall’ufficio, mentre stavo aprendo la porta la sentii chiudere violentemente mentre una mano afferrava il mio braccio; mi girai e vidi i suoi occhi pieni di passione che mi stavano penetrando.. Si avvicinò e cominciò a baciarmi.

Fu un fulmine a ciel sereno! Roberto ci sapeva proprio fare! Dopo quell’episodio mi ci vollero quindici giorni per riprendermi…ma cominciò una storia che dopo quattro anni mi portò per la seconda volta sull’altare! Questa volta in piena coscienza, felice e serena.
Unico problema è che stare con Roberto non ha fatto che peggiorare la poca stima che avevo ormai per gli uomini, fatta eccezione per lui che più passava il tempo e più lo trovavo speciale!
Subito dopo il matrimonio nacque il nostro piccolo Flavio, creatura stupenda che ogni giorno mi riempie di gioia, impegni, panni da lavare e stanchezza! Quindi una vita regolare, serena senza particolari guizzi.

Unico svago sono le vacanze estive.
Ogni anno facciamo due tipi di vacanze, una definita “culturale” ovvero trascorriamo una settimana circa presso qualche città d’arte o storica ed una definita “relax” ovvero per circa tre settimane soggiorniamo presso il nostro piccolo appartamento in Liguria.
Ed anche quest’anno dopo una la vacanza culturale a Londra, partimmo per la Liguria.

Tutto normale, tutto come sempre, ma questa volta accadde qualcosa di inverosimile! Una successione di fatti che credo sia parte di un disegno superiore, del nostro destino.

Partiti da casa, ci fermammo per la solita tappa di metà strada per caffè e bisognini.
Mi diressi verso i bagni ed aprendo la porta per l’ingresso riservato alle donne mi scontrai con una ragazza; come al solito, io che sono tendenzialmente irruenta in tutte le cose che faccio, le sbatto letteralmente la porta in faccia. Mentre lei si copriva il volto, io mi abbassai a raccogliere la sua borsa ed i suoi effetti personali che erano fuoriusciti replicando imbarazzata le mie scuse.

Alzandomi vidi in viso questa bella ragazza che con un sorriso divertito mi rincuorava. Aveva vicino a se un bel bambino che aveva circa l’età del mio Flavio e lei era la sua mamma.
Ci lasciammo con le mie infinite scuse ed i suoi sorrisi.

Devo precisare che tendo sempre a guardare le altre donne, come sono vestite, pettinate, truccate ed i loro atteggiamenti, infantili, altezzosi, boriosi o altro, non per un pettegolezzo da riportare ma per verificare quanto poco mi sentissi di appartenere a quel mondo femminile.

Non che io mi senta, come si suol dire, “un maschiaccio” ma non mi riconosco in quello stereotipo di donne che a parer mio seguono dei cliché a seconda della categoria di appartenenza; io mi sento varia, diversa, senza un archetipo o modello preciso da seguire, senza una marca di vestiti o di gioielli che mi rappresenti, mi sento libera di interpretare le mie giornate dai vestiti agli accessori. Purtroppo dopo aver conosciuto tante donne e ragazze mi sono sempre sentita un po’ diversa e quindi con poco feeling con le altre.

Per cui il mio occhio è sempre attento a vedere le donne che mi stanno intorno così da poterne tracciare immediatamente il profilo e, a priori, pensare se con l’una o l’altra potrei potenzialmente condividere un amicizia; dico questo perché alla fine, dopo la mia separazione e la perdita di tutte le amicizie, sono rimasta sempre sola, prima, e con Roberto, dopo. Dalla delusione provata, non son più riuscita a condividere un’amicizia vera con nessuno, maschio o femmina.

E devo dire che un po’ cominciava a mancarmi, sopratutto femminile, con cui condividere quelle cose o quelle piccole angosce prettamente femminili che Roberto, pur quanto attento e sensibile, non riesce e non può colmare.

Di quello scontro con quella ragazza, mi colpì il suo sorriso estremamente sincero e vero nonché la stravaganza del suo abbigliamento, non eccessivo ma particolare. Quindi, dandomi come sempre della stupida per i miei modi irruenti, tornai al bancone bar per il caffè che Roberto mi aveva già ordinato.

Non riuscii neanche a cominciare il racconto di quanto era appena accaduto in bagno che girandomi urtai involontariamente qualcuno e contemporaneamente sentii infrangersi a terra qualcosa.
Dio mio oggi sono un disastro più del solito! Mi girai incazzatissima con me stessa e mi ritrovai davanti la ragazza del bagno leggermente sporca di caffè sulla maglia che mi guardava incredula.
Mentre lei sfoggiava di nuovo il suo stupendo sorriso io credo di aver assunto la faccia più ebete che riuscissi mai a fare! Non mi uscì una parola.

Mi rimisi a terra per raccogliere i cocci mentre lei si abbassava con me e guardandomi mi disse ” scusa ma c’è l’hai con me?”
La guardai imbarazzata farfugliando qualcosa come dire “.. Scusa..io..non..cioè…” Quando lei cominciò a ridere, con una risata piena, sincera, divertita.
Ci alzammo e mentre continuavo con le mie scuse lei mi tese la mano e mi disse “senti, io sono Adele e lui è Davide. Penso che mi devi un caffè!”
Mentre tendevo la mano per presentarmi e continuare il mio monologo di scuse, Roberto era già alla cassa a prendere un altro caffè.

Bevemmo infine il caffè e facemmo quattro chiacchiere. Anche loro in direzione mare per le vacanze estive.
Uscimmo insieme e ci salutammo con le mie scuse che facevano da eco.

Durante il restante viaggio continuai a parlare con Roby di quanto mi avesse colpito quella ragazza. Sola, con suo figlio, che se ne andava al mare! Quindi tosta, di carattere. In più la serenità e tranquillità che ha dimostrato negli episodi che mi avevano messo in grande imbarazzo.

Ah, che disastro che sono.

Dopo l’episodio della mia separazione, mi sono fatta mille dubbi e mille domande su me stessa. Mi sono ritenuta sciocca e volevo diventare un’altro tipo di donna, indipendente e sicura di se stessa. Cresciuta con una madre invadente, troppo appariscente, vezzosa ed egocentrica, mi son sempre sentita troppo piccola per qualsiasi cosa, sempre apparentemente insicura anche se dentro di me sapevo ciò che volevo. Figlia unica, mi sentivo scaricare quotidianamente addosso tutta la boria di mia madre che mi incitava a truccarmi, vestirmi osé, ad essere spavalda ed in contrapposizione sentirmi dire che non potevo fare questo o quello,perché ero troppo debole, esile, sensibile.

Insomma, paure, angosce, esuberanze e tutto quello che può caratterizzare una madre apparentemente felice ma profondamente delusa della sua vita, del suo matrimonio con un uomo che, a suo dire, non la valorizzava, non la comprendeva o anche non la meritava, veniva sistematicamente vomitato nella mia persona. Da qui forse inizia la mia avversità al mondo femminile alla ricerca precoce di un maschio che mi facesse sentire me stessa. Ma la cosa non andò bene rimanendo ampiamente delusa sino al mio matrimonio.

Le cose cambiarono con la mia separazione, cercando nella mia solitudine la vera Giulia. Cosa che stava funzionando fino a quando mi son messa con Roberto; con lui son tornata ad essere la donna dipendente di sempre, appesa alle sue labbra ed ai suoi pensieri. Forse mi piace essere così poiché sono tendenzialmente una persona generosa che si dedica tanto agli altri; e poi comunque lui mi lascia tutto il tempo e lo spazio che mi serve per sentirmi autonoma, anche se poi nella realtà il mio cervello è sempre connesso al suo.

Ogni tanto i miei pensieri tornano alla mia vera e completa indipendenza da tutti con il dubbio di autostima che si genera pensando a se e come ce l’avrei fatta da sola e di come sarebbe poi stata la mia vita. Comunque con Roberto stavo bene, mi sentivo completa, donna, mamma ed ogni tanto single con i miei piccoli momenti di intimità.

Arrivati a destinazione, dopo aver fatto le faccende casalinghe più urgenti, ci precipitammo in spiaggia a soddisfare il più scontato dei desideri di ogni bambino: il bagno nel mare!
Dopo aver fatto felice il piccolo Flavio, seduti sotto l’ombrellone vedemmo il bagnino venire verso di noi per preparare la postazione vicino.

Era metà luglio e la stagione estiva per i bagnini e’ nel suo pieno fermento. Socchiudo gli occhi in cerca di relax e sento arrivare i nuovi vicini di spiaggia. Nulla di che, cose normali per noi che, soggiornando per tre settimane, ci vedevamo spesso cambiare i vicini di ombrellone.
Ad un tratto mi sento il cuore in gola. Una voce di donna famigliare che parla con il bagnino. Apro gli occhi mi giro e chi vedo? Adele!
“Adele!” Esclamo con un grande sorriso.

“Giulia! No, non ci posso credere!” Risponde lei.
“Non avrai intenzione di chiudermi l’ombrellone in testa spero!” E scoppiò nella sua fantastica risata!
Ero imbarazzata ma felice!
Cominciammo subito a parlare mentre i bambini si scambiavano i giochi e scavavano enormi fosse nella sabbia.
Roberto si inserì inizialmente nei discorsi del più e del meno ma poi si isolò a prendersi la tintarella.
Il pomeriggio trascorse in un baleno ed alla fine ci salutammo con il classico “ci vediamo domani!”.

La sera, a casa ero eccitatissima. Continuavo a parlare, raccontando a Roby di quello che ci eravamo dette. Per la prima volta ero contenta di aver parlato così tanto con una ragazza senza aver di che dire o di polemizzare. Mi piaceva.
La sera andammo a letto e facemmo sesso con grande entusiasmo. Mi sentivo bene, felice, appagata ed ero eccitata per l’indomani. Non sarebbe stata la vacanza con la solita routine, piacevole, ma sempre la solita.

La mattina di buon ora mi alzai a preparare le colazioni sul terrazzo. Il nostro appartamento ha un bel soggiorno, con una cucina a vista, che si affacciava sul grande terrazzo che si affaccia sul mare, un disimpegno porta nella zona notte che accoglie la cameretta di Flavio, un bagno e la nostra camera che ha un bel balcone che si affacciava ai monti retrostanti coltivati ad uliveti.
Eravamo all’ultimo piano di una piccola costruzione di appartamenti a schiera e per come era stato progettato l’edificio godevamo di una notevole privacy.

Il terrazzo ha un pergolato in ferro con agganciata una tenda retrattile, utile a ripararci dal sole ed alla sera dall’umidità. Il tutto è contornato da grossi vasi addobbati con piante mediterranee che fanno da cornice al mare.
Un appartamento veramente grazioso che avevamo comperato qualche anno fà e che con il tempo abbiamo personalizzato.

Finita la colazione scendemmo in spiaggia e ritrovai Adele. Lei soggiornava in una pensione vicino a casa nostra ed aveva prenotato per due settimane.

Trascorsero così i primi giorni, tra spiaggia, bagni ed anche uscite serali, sempre in compagnia di Adele e suo figlio Davide. I ragazzi si trovavano bene insieme, condividevano giochi e passatempi. Penso di non aver mai visto Flavio star così in armonia con un altro bambino.
Intanto con Adele continuavamo a parlare del tutto e di più. Avevamo sempre qualcosa da dire e da raccontarci, delle nostre vite, esperienze e di qualche pettegolezzo su vip e non vip.

La cosa che mi faceva veramente piacere e che in tutto ciò che dicevamo ci trovavamo sempre in perfetto accordo, anche sull’educazione dei bambini.

La storia di Adele era un po’ particolare. Anche lei si era sposata giovanissima con una persona atipica, un ragazzo dolce delicato ed alternativo. Con lui lei aveva provato mille cose, vacanze alternative all’insegna dell’autostop, spiagge naturaliste, qualche tiro di canna, serate con chitarra e rum, e persino una notte a tre, lui, l’amico di lui e lei; mi raccontò che pur quanto le apparisse riluttante la cosa non voleva deludere il suo uomo che pareva ci tenesse moltissimo.

Sicura dell’amore reciproco di prestò anche a questa esperienza. Adele si dimostrava una persona veramente aperta e con un grado di intelligenza superiore, portando per ogni casa fatta vista e vissuta una morale ed un insegnamento significativo.

Esteticamente mi somigliava abbastanza, tutte e due alte un metro e sessantotto, longilinee con una terza di seno. Lei aveva capelli mori, perfettamente spettinati, con un taglio apparentemente sbarazzino ma complesso. Il viso dai lineamenti fini e dolci, non spigolosi, con gli occhi di un azzurro molto intenso.

Curata nelle mani e nei piedi, con smalti colorati in abbinamento ai suoi vestiti. Perfettamente depilata, non sembrava aver problemi di peluria fulgida.

Io sono meno attenta ai dettagli, le mie unghie non sono sempre perfettamente smaltate ed i miei peli sulle gambe sono abbastanza insistenti. Cerco di radermi quotidianamente con il rasoio anche se mi rendo conto che una buona ceretta avrebbe dei risultati più efficaci. Fondamentalmente sono un po’ pigra sulla mia cura personale anche se ammiro le donne semplici ed impegnate che, come lei, riescono ad arrivare anche li.. Io purtroppo, anche quando mi ci metto di buona lena, dopo un po’ mi perdo! Anche io ho un taglio di capelli abbastanza corto e scompigliato ma in un modo meno preciso di quello di Adele.

Insomma, mi definisco pratica e poco esteta, anche se a volte Roby me lo fa notare e non posso che riconoscergli la ragione.
Adele mi raccontò di tutto il periodo del suo matrimonio fino alla sua separazione con conseguente divorzio.

Quando entrò nel dettaglio delle motivazioni che la portarono a quella sofferta decisione rimasi letteralmente a bocca aperta.
Mi raccontò che una sera, rientrando a casa dal lavoro ad un orario imprevisto, trovò suo marito in camera da letto insieme al suo amico che facevano sesso.

Adele si sentì mancare. Era si una ragazza aperta ed a suo marito aveva già dato molto in tal senso ma quello che stava vedendo andava oltre. Suo marito legato al letto con il suo amico che sodomizzava. Chiuso l’episodio, cercarono di parlarne insieme per capirne le ragioni; per Adele c’era anche il torto subito per la sua estromissione a questa cosa.

Lei lo aveva seguito in tutte le sue scorribande condividendone le mille situazioni, anche sessuali, fino ad avere un esperienza a tre con il suo migliore amico, situazione generata per esaudire un tormentoso desiderio che lui aveva da quando era adolescente.

Passarono diversi mesi alla ricerca di ritrovare l’intesa e l’armonia, psicologica e sessuale, ma ormai sembrava che qualcosa si fosse definitivamente rotto. Adele era ormai delusa, non tanto per l’atto sessuale, che con grande fatica aveva in qualche modo cercato di digerire, ma perché lui lo aveva fatto di nascosto, quindi aveva tradito quel rapporto basato sulla totale lealtà e trasparenza.
Così circa un anno dopo decisero di finire il loro matrimonio. Adele dopo quella esperienza si fece un idea dell’uomo ancor più degenera di quella che mi ero fatta io! Decise così che avrebbe vissuto sola con suo figlio, abbandonando l’idea di avere ancora bisogno di qualche uomo per il resto della sua vita, fatta salva l’ipotesi di trovarne uno così eccezionale da fargli cambiare idea.

Ma per lei il capitolo era chiuso ritenendo che di tempo per cercare il giusto principe non ne aveva e non ne voleva dedicare.

Mi spiegò poi, in chiave molto umoristica, tutte le sue tecniche e l’elenco dei suoi giocattoli per un appagamento sessuale che non lasciasse minimo spazio al ripensamento di poterlo fare con una figura umana! “Se proprio ne voglio uno vero lo trovo in cinque secondi!” Mi disse. E proprio questa sua sicurezza la portava a non cercare nessuno.

Aveva quello con la ventosa da appiccicare alla sponda del letto per simulare una pecorina, aveva quello,per il punto “g”, aveva i cosiddetti “rabbit” per una stimolazione completa, vibratori vari anche tascabili tipo finto rossetto per ogni evenienza, insomma, di tutto e di più per sentirsi appagata e senza impegno, per soddisfarsi in ogni momento con un giochino diverso utile in funzione del tempo che poteva avere a disposizione. Mi disse anche che il suo preferito era uno stimolatore tipo “rabbit” particolarmente silenzioso che utilizzava la sera quando andava a letto; lo infilava e si coricava a pancia sotto, lasciandolo inserito e con un telecomando lo azionava.

Si poteva muovere e strofinare nel massimo silenzio e raggiunto l’orgasmo, senza nulla fare, lo spegneva con il bottone del telecomandi o che teneva con la mano sotto il cuscino. Poi si addormentava e durante la notte rigirandosi nel sonno senza neanche accorgersene lo sfilava. Diceva che era il modo più bello per godere senza fare la minima fatica, con la goduria di potersi addormentare subito dopo senza impegni, parole, baci ed oneri aggiuntivi.

Il suo modo di essere, così decisa e determinata, semplice e pratica, mi affascinava ogni giorno di più, ad ogni parola che diceva, ad ogni pensiero che esprimeva.

Dopo un po’ di giorni passati insieme ed al fiume di parole fatte, mi sembrava di conoscere Adele da sempre.
Parlavamo ormai senza alcun minimo riserbo su tutto. Sembravamo le classiche amiche di sempre che avevano trascorso la loro vita insieme.

Ci spalmavamo la crema solare reciprocamente, ci abbracciavamo nelle passeggiate serali, con Roby che brontolava dicendo di sentirsi escluso, ci davamo il bacino serale prima di rincasare, insomma Adele non era più un estranea, era diventata parte della mia vita. Sarà forse stato per tutto quello che ci eravamo raccontate o forse perché stavamo così bene insieme, che la sentivo veramente una parte importante di me.

E tutto in pochi giorni.

Alcune sere non avendo voglia di passeggiare ci ritrovavamo sul terrazzo di casa nostra a chiacchierare e bere mirto ghiacciato, mentre i bambini giocavano in cameretta. In quelle sere era l’occasione per Adele, che portava con sè la sua attrezzatura da estetista amatoriale, per curarmi le unghie della mani e dei piedi. La cosa che mi lasciò inizialmente a disagio è che dopo avermi lavorato le unghie, mi passava e sulle mani e sui piedi una crema che diceva essere rilassante.

Dopo avermi unto per bene, stava lì a massaggiarmi, sopratutto i piedi.
Già io sono particolarmente sensibile sui piedi, tanto che appena qualcuno me li massaggia mi vengono i brividi; nelle mani di Adele sentivo di provare anche di più.

Via le prime volte, che come ho detto ero imbarazzata, poi ci godevo veramente a farmi massaggiare i piedi da lei; mi piaceva anche pensare che proprio lei, Adele, si prendesse cura del mio corpo.

Mi piaceva il suo gusto, ammiravo il suo carattere; sapere di essere fuggita dalle grinfie delle finte cure di mia madre con i suoi gusti dozzinali per essere ora lì, coccolata ed iniziata alla giusta cura di eleganza, da una persona dotata buon gusto, alternativa, sbarazzina ma allo stesso tempo fine e delicata, mi dava serenità e sicurezza. Mi sentivo bene, Adele mi dava sicurezza, nel senso che sapeva alimentare la mia autostima valorizzandomi sia moralmente che fisicamente.

Sentivo che il mio corpo e la mia mente cominciavano a rispondere in modo diverso, diciamo che forse iniziavano a comunicare tra di loro.

Spesso mi sono trovata ad analizzarmi cercando di capire come potessi sentirmi divisa in due; da una parte il mio corpo e dall’altra quello a cui pensavo io. C’è’ sempre stata discordanza, nel senso che se la mia mente diceva una cosa il resto di me ne percepiva un’altra.

Questo problema me lo sono trascinato per anni ed in queste occasioni sentivo dentro me un coro all’unisono.

Tutto si stava riallineando come le corde di una chitarra che premute nei punti giusti suonano un accordo.

Il nostro terrazzo era arredato con un grande tavolo in ferro con il piano di appoggio rivestito in maiolica, sedie in ferro con gonfi cuscini bianchi e da un angolo in cui vi è un grande divano corredato da due poltrone il tutto realizzato in ratan di color panna con grandi cuscini bianchi.

Quando passavamo le serate a chiacchierare io e Adele ci mettevamo sul divano mentre Roby stava seduto al tavolo con i piedi appoggiati su di una sedia. Ci piaceva creare un atmosfera particolare con delle candele che scaldavano la penombra della luna e delle luci provenienti dalla città che vedevamo sottostante.

Una sera, mentre Adele mi massaggiava con grande cura e delicatezza i piedi, mi accorsi che il mio tallone poggiava sopra il suo pube mentre la punta del mio alluce strofinava leggermente il suo seno.

Mi accorsi che aveva il capezzolo turgido ed il mio alluce continuava a sfiorarlo in seguito ai movimenti circolari che lei faceva con le mani sul mio piede. Sentivo, durante il movimento delle sue mani, una leggera pressione del mio tallone sul suo pube, quasi ritmica.
Quella sera ero un po’ più stanca del solito, forse per il sole pomeridiano, e quindi più silenziosa. Mentre Adele e Roby parlavano animatamente sulla fedeltà maschile, io mi abbandonavo in quella bellissima sensazione che mi procurava il massaggio.

Ero così rilassata e priva di moralismi che l’idea del mio alluce che sfregava il capezzolo di Adele oltre al mio tallone lì sopra al suo pube caldo, a contatto della sua morbida e liscia gonna in seta e lino, cominciai ad eccitarmi. Mi sentivo particolarmente bagnata.
Nella penombra dell’ambiente, facendo finta di niente, infilai la mano dentro la mia mutandina e cominciai a toccarmela. Ero fradicia. Non volevo spaventarmi come sempre, facendomi mille domande inutili.

Decisi di godermi il momento, continuando a toccarmela dolcemente.

Ero in estasi.

Meno male che a stento ci si vedeva in viso poiché in quella circostanza penso di aver avuto una faccia con una espressione da drogata.

Non raggiunsi l’orgasmo perché ero così goduriosa che volevo non finisse mai. Era un momento strano, particolare, una sensazione mai provata prima.
Le loro voci calme, la serenità che mi assaliva, la stanchezza…non sò per quale alchimia ma mi sentivo veramente bene, a posto, come dire, non avevo debiti con nessuno.

Ad un tratto Adele mi guardò e con un sorriso dolce e malizioso mi strizzò l’occhio. “Cazzo mi ha sgamata? Che figura!” Pensai. Ma lei imperterrita si rigirò a parlare con Roby e continuò a massaggiarmi il piede tanto quanto e come prima. Questa cosa mi fece subito stare molto bene. Nessun debito, nessun imbarazzo, nessun rimpianto. Quello che avevo e quello che stavo provando era giusto ed era tutto per me, meritato!

Quando Adele quella sera decise di rincasare in albergo per portare il piccolo Davide a letto, ci salutammo con un piccolo abbraccio ed il solito bacio serale.

Questa volta percepii sull’angolo della mia bocca le sue labbra morbide, carnose, calde e particolarmente umide. Mi girai ed attenta che nessuno mi vedesse con la lingua raccolsi l’umido lasciatomi al bordo della bocca. Che buon sapore. Che eccitazione.

Che serata fantastica! Stavo bene, sopratutto con me stessa. Sentivo un equilibrio interiore che non avevo mai provato prima.

Quella notte con Roby fu una guerra di sesso! Non riuscivo a placare il mio desiderio.

Penso che mi fece venire tre volte; o meglio, penso di esser venuta tre volte! Per me era un avvenimento dato che in genere, dopo la prima volta, mi stendo stecchita a dormire!

Sentivo il mio corpo particolarmente ricettivo, sentivo la mia pelle strofinare contro quella di Roberto e tutto mi dava eccitazione e desiderio. Mi sentivo come una lamina di rame pronta a trasmettere il più piccolo impulso elettrico ai miei sensi.

Una cosa mai provata prima. Avevo preso coscienza del mio corpo e della mia mente e li stavo gestendo in contemporanea come un direttore di orchestra fá con i suoi componenti, il tutto senza fare il minimo sforzo!

Sentivo di aver fatto un passo avanti con me stessa, un passo importante. Non premeditato.

Il giorno dopo fu tutto fantasticamente normale.
Con Adele nessun riferimento specifico.

In spiaggia, oltre a parlare del tutto e di più, come di abitudine ormai, ci divertivamo a fare apprezzamenti sul corpo dei passanti.

Come sempre la nostra attenzione ricadeva sui corpi femminili; tanto con lusinghe tanto con commenti dispregiativi. Eravamo sicuramente attratte di più dai corpi di donna e, se ne valeva la pena, anche sottili riferimenti sessuali. Se poi si univa anche Roby, le lusinghe finivano in apprezzamenti espliciti!
Spesso poi cadevamo in complimenti personali, da Adele verso me e viceversa.

Quel pomeriggio, come usavamo ormai fare, Adele mi stava spalmando una crema protettiva e rassodante sulla schiena, mentre io, sdraiata e goduriosa sul lettino della spiaggia, non potevo non guardarla con gli occhi socchiusi.

Vedevo il suo corpo, veramente bello, femminile, sensuale, curato ma allo stesso tempo dinamico, onesto, reale. Non so come dire esattamente ma quello che voglio descrivere è il corpo di una persona sincera onesta trasparente solare simpatica bella e dove tutte queste caratteristiche prettamente caratteriali venivano istantaneamente riprodotte dal suo corpo.

Tendenzialmente non mi sono mai eccitata a guardare un corpo, tantomeno femminile. Quello che mi ha sempre colpito delle persone sono sempre stati gli atteggiamenti.

Fino a quel momento solo quelli mi portavano all’eccitazione.

Adesso, per la prima volta, riuscivo a stabilire un connubio tra atteggiamenti e forme, tra carattere e corpo.

Il problema è che stavo parlando di una donna!
Non sarò diventata lesbica?

Eppure il membro maschile mi piace, caldo, possente ed imprevedibile nelle movenze. Sopratutto quello di Roby, generoso nelle dimensioni, elegante e pulito. Di quello certo non potrei farne a meno!

Però dovevo anche riconoscere che il corpo di Adele, unito alla sua persona, effettivamente mi eccitava.

Stavo cominciando a vedere il suo corpo come uno strumento di piacere ma avevo paura a soffermarmi su questo pensiero. Quando toccò a me cospargere la schiena di Adele con la crema e massaggiarla per farla assorbire dalla pelle, mi resi conto che in quel momento la stavo toccavo in modo diverso dal solito. Ero più sensuale nei movimenti e mi piaceva seguire le sinuosità del suo corpo con le mie mani.

Da quell’istante cominciai a guardarla con occhi diversi; spesso ero attratta dai suoi seni, dalle sue natiche, dalle sue mani, dal suo collo, dalle sue labbra.

Due sere dopo ci ritrovammo a salire molto tardi dalla spiaggia poiché i ragazzi vollero fare l’ultimo bagno alle sette di sera.
Poveri ragazzi, per loro era stata una giornata lunga, caldissima ed a quell’ora si poteva assaporare la tranquillità del mare.
Decidemmo con Roberto di invitare a casa Adele e Davide per la cena, visto che in albergo probabilmente avrebbero dovuto accontentarsi degli avanzi.

Roby appena rincasati si mise alla griglia per scottare dei gamberi e degli scampi comperati freschi la mattina al porto. Io e Adele eravamo impegnate a fare la doccia alle piccole pesti.

Una volta sistemati i ragazzi dissi ad Adele se voleva farsi anche lei una doccia. Dapprima non voleva accettare per non occupare lo spazio di Roberto ma poi quando gli dissi che potevamo recuperare facendola insieme subito accettò.
Ci spogliammo ed entrammo in doccia.

Fortunatamente Roby, quando comprammo l’appartamento, fece togliere la vasca da bagno esistente e nello stesso spazio fece realizzare una grande doccia. Pertanto era comoda anche per due persone.

Entrate nella doccia non riuscii a non guardare il corpo nudo di Adele. Mi sembrò che anche lei fece lo stesso.
Cominciammo a lavarci sghignazzando come due ragazzine fino a quando io gli dissi “girati che ti lavo la schiena”.
Lei si girò, mi passò il sapone ed io cominciai delicatamente ad insaponarla.

Mentre lo facevo, dolcemente portai le mie mani al suo collo e vidi che lei si inarcò leggermente emettendo un piccolo gemito. Continuai con le mie mani che dalla schiena pian piano scivolavano sulla sua pancia e risalivano sino ai suoi seni. Mi fermai, le mie mani tornarono sulla sua schiena e piano piano scivolavano verso i suoi glutei. Avevo un corpo sodo, perfetto. Lei dolcemente si girò, prese la saponetta e cominciò a passarmela sul petto.

La appoggiò e cominciò a massaggiarmi.
Pian piano scese sopra i miei seni, li prese delicatamente da sotto e li strizzò pian piano verso l’alto e poi verso il basso. Io ero intenta a guardare le sue mani che mi toccavano e quando alzai gli occhi mi ritrovai il suo viso a meno di un centimetro di distanza.
Chiusi gli occhi e appoggiai le mie labbra sulle sue. Fu un bacio sensazionale, morbido, delicato, sensuale.

Sentii un brivido dentro di me, come una scossa elettrica. La presi da un fianco con la mano e la avvicinai a me. Mentre l’acqua ci scrosciava addosso, sentivo il calore del suo corpo sul mio ed i nostri pubi si sfioravano. Sentivo il suo pelo contro il mio che forte irrompeva nella mie labbra vaginali solleticandomi il clitoride! Ci staccammo un attimo e lei sorridendo mi disse ” facciamo fare la doccia anche a Roby o ci chiudiamo dentro?”
Ribaciandola velocemente le dissi
“già non lo caghiamo, se poi gli togliamo anche la doccia stavolta mi sa che si incazza!”.

Ridemmo, finimmo di lavarci, ci asciugammo e ci rivestimmo. Poi andammo in cucina a dare il cambio a Roberto. Mi sentivo un po’ in colpa con Roberto ma ero sicura dentro di me che in qualche modo lui aveva già capito tutto e mi stava lasciando fare.
Gli chiedemmo di aprirci una bottiglia di prosecco prima andare a farsi la doccia.
Lui ci guardò con occhio strano, prima l’una e poi l’altra.

Poi disse “Tutto a posto stronzette? Mi state nascondendo qualcosa?” Ed all’unisono noi rispondemmo “Ma figurati!” Con una risata reciproca finale. E qui capii che Roby era con me!
Bonfocchiò qualcosa e se ne andò a farsi al doccia.

Intanto io e Adele ci dedicammo alla cena dei ragazzi sorseggiando vino e rubacchiando qualche scampo al piatto che Roberto aveva appena preparato e lasciato al caldo sopra la griglia.
La serata trascorse come tante altre.

Io e Adele sul divanetto mentre Roby spedito vicino al tavolo.
I miei piedi nelle mani di Adele ed io a goducchiarmi il massaggio plantare.
I ragazzi si erano addormentati, stravolti dalla calda giornata e dal bagno serale.
Io è Adele decidemmo di metterli a letto e lasciarli dormire tranquilli. Semmai Adele sarebbe venuta all’indomani mattina prima che si fossero svegliati.

Ad un tratto Roby disse che lui sarebbe entrato in casa per l’appuntamento televisivo con il motomondiale.

È un fan di Valentino Rossi!
Io e Adele ci ritrovammo quindi sole a chiacchierare e a coccolarci. Ad un tratto Adele si sporse verso me, mi prese dietro la nuca, mi avvicinò al suo viso e cominciò a baciarmi. Ovviamente io non feci alcuna resistenza, anzi, stavo giusto pensando alla stessa cosa, forse da tutta la sera; anzi, pensandoci bene da quando, per forza di cose, siamo dovute uscire dalla doccia.

Fu un bacio emozionante. Pieno di saliva e di sesso. Sentivo la quantità di umido aumentare tanto nella bocca tanto in mezzo alle mie gambe. A dire il vero il mio pensiero non era focalizzato sul fatto che stavo baciando una donna ma che stavo baciando e quel bacio mi piaceva.
Ero eccitata dall’uso di un corpo e non dalla persona che lo deteneva.
Una sensazione che avevo provato per la prima volta solo la sera prima con Roberto, quando eccitatissima riuscii a fare sesso in modo diverso dal solito, con grande godimento.

Stavo finalmente provando la sensazione di usare il corpo a soli fini sessuali, senza pensieri, senza legami.
In quel momento stavo assaporando Adele con massima serenità poiché sentivo che lei mi stava dando parte del suo corpo per il solo piacere fisico.
Ad un tratto, non stando più nella pelle la guardai e le dissi “Andiamo in camera?”
Lei mi guardò con un piccolo sorriso compiaciuto ma con lo sguardo rivolto all’interno del soggiorno e mi disse:
“Cosa diciamo a Roby?”
Ero così presa dall’eccitazione che prontamente gli risposi:
“Bè, gli diciamo che se vuole può guardare!”
Adele mi rifilò un altro bacio e poi mi disse:
“A me va bene! Andiamo!”

Eccitatissima mi alzai e avvicinandomi a Roberto, mano nello mano con Adele, lo baciai con la lingua e gli dissi
“noi andiamo un po’ di là nel lettone.

Se vuoi puoi venire a vedere!”
Lo ribaciai sempre con la lingua e poi, io e Adele, andammo in camera.

Ci sdraiammo sul letto e con molta calma cominciammo a baciarci. Baci passionali e salivosi.
Io a letto sono sempre stata una persona definita “passiva” fino alla sera prima.
Effettivamente mi sono sempre rinchiusa nella mia mente a cercare di assaporare le sensazioni per trovare il mio godimento. Ho sempre ritenuto dannoso per la mia goduria qualsiasi rumore, interferenza e partecipazione attiva.

Dovevo concentrarmi per raggiungere l’orgasmo e qualsiasi cosa mi portava distrazione facendomi poi disperdere le sensazioni.

Adesso provavo una sensazione diversa. Avevo un desiderio di sfregamento dei nostri corpi, avevo voglia di sentirla e di godere del suo corpo.
Mentre ci baciavamo, ci stavamo spogliando reciprocamente. Io le tolsi la maglietta e lei mi sbottonò la camicetta. Che strana sensazione. Sentivo un profumo buono ed estremamente femminile; non ne ero abituata.

Cominciai a leccarle i seni, la mia lingua girava delicata intorno ai suoi capezzoli. Li succhiavo leggermente e li sentivo divenire sempre più turgidi e sodi. Intanto Adele si rilassava, stendendosi e togliendosi con gesta morbide la sua gonna; poi si tolse anche le mutandine con un gesto estremamente elegante e sensuale, aprendo poi le gambe ed invitandomi a scendere.
Non volevo essere precipitosa, volevo godermi il momento. Annusavo la sua pelle che emanava un profumo di sesso.

Più la leccavo e più sentivo profumo di sesso.
Il mio cervello cominciò ad impazzire quando sentii l’umore sprigionato dalla sua vagina. Era un profumo incredibile, buono, pieno. Prima di scendere la feci girare sulla pancia. Volevo mordicchiarle quel culo sodo.
Intanto sentivo dei rumori provenire dal soggiorno. Era Roby che stava venendo in camera accompagnato da una sedia! Entrò senza dire nulla, socchiuse la porta ed uscì nel balcone. Si accomodò sulla sedia e si accese una sigaretta.

Lo guardai di sfuggita un po’ imbarazzata e lui prontamente mi fece l’occhiolino con il pollice destro alzato.
Mi sentii a posto, sicura, autorizzata.
Adele alzò la testa, guardò la scena di Roby, fece un sorriso e si allungò per baciarmi.
Ci baciammo passionalmente e poi ripresi la mia esplorazione del suo corpo.
La leccai dappertutto, schiena, glutei gambe, polpacci e piedi. Anche i suoi piedi profumavano di sesso. Lei si girò e mi invitò nuovamente verso il suo ventre.

Me la presi con calma, passando la mia lingua fino ad arrivare li. Mi piaceva.
La leccai con tutta la saliva che avevo in bocca. Anche se non c’è n’era affatto bisogno poiché già lei era un lago!
La leccavo dolcemente, roteavo la mia lingua intorno alle sue labbra vaginali succhiandole ogni tanto il clitoride.
La sentivo gemere.
Il suo bacino cominciava ad inarcarsi con un ritmo sempre più intenso.

La cosa strana fu che cominciavo a provare piacere non nel sentirla gemere ma nel leccarla e toccarla.
Sembrava che il mio corpo fosse diventato istantaneamente ricettivo, che ogni poro della mia pelle fosse collegato al mio sesso.
Mi venne istintivo, ad un tratto, pormi sopra di lei, strusciando il mio bacino sopra il suo.
La vedevo in viso, negli occhi, vedevo la sua bocca carnosa aperta che tremava.
Mi buttai a capofitto a baciarla continuando a muovermi con andamento rotatorio del mio bacino.

Sentivo il suo pube appiccicato al mio, la sentivo bagnata; anch’io non scherzavo.
Scivolava tutto così facilmente e naturalmente che ad un tratto non sapevo se ero con un uomo o con una donna.
Ero con il sesso, lo sentivo, lo percepivo come una presenza che ti entra dentro ed in un attimo venni pervasa da una fitta tremenda con un istantaneo calore che bruciava tutti i miei nervi, al limite del dolore ed al massimo dell’intensità.

Credo di aver urlato poiché poco dopo vidi Roby che trafficava con le finestre!

Mentre ancora ero invasa da queste scosse alternate, sentivo Adele che stendeva le sue gambe con una serie di sussulti. Era venuta anche lei!

Ancora fortemente eccitata non riuscivo a staccare le mie labbra da quelle di Adele che ricambiava con concitata passione.
Sentii un tremendo desiderio di mettere le mie labbra vaginali nella sua bocca.

Così mi girai ed appoggiai il mio ventre sopra il suo viso.
Adele non perse tempo e subito cominciò a leccarmela.
Ad ogni passata della sua lingua ancora partivano delle scosse nelle mie gambe.
Mi misi anch’io a leccargliela.
La sentivo bene, le sue labbra calde dentro di me.
Ci muovevamo insieme, all’unisono. Sino a quando non venni per la seconda volta! Ma non mi abbandonai a me stessa come ero solita fare, continuavo nell’azione con più passione, trasmettendo ad Adele la mia sensazione di estasi.

Bastò ancora poco, credo, che anche Adele raggiunse ancora l’orgasmo, con una contrazione ancora più violenta della prima. La sentivo gemere in modo profondo, completo, pieno.

Stavolta mi lasciai andare. Mi accasciai su di un fianco e subito Adele si girò e cominciò a baciarmi. Sul collo, sui seni, sulle braccia ed infine le mani. Cosa strana. Piacevolissima!

Mentre cercavamo di prendere fiato, si presentò Roberto vicino a noi.
Povero, pensai.

Da un lato credo sia l’uomo più fortunato del mondo, uno dei pochi che abbia potuto assistere ad una scena del genere dal vivo, fatta da persone che non stavano fingendo, dall’altra pensai che ormai anche il suo cervello doveva essere devastato, insieme ai suoi testicoli gonfi e trepidanti.
Mentre lui mi dava una carezza in viso, io allungai una mano verso il suo pene.
Urka! Era durissimo, un palo enorme.

Sentivo il suo sangue pompare come verso un tunnel chiuso e che tra un po’ sarebbe scoppiato.
Non sapevo che fare.
Guardai Adele che mi sorrise leggermente e mi sussurrò:
“Povero Roby. Gli verrà un colpo!”
Ci sorridemmo, complici di aver escluso lui, l’uomo, quello che in genere si siede a capotavola e vuole essere servito per primo!
Ma questo non era Roberto, lui era diverso e non meritava questo supplizio.

Subito glielo tirai fuori dai boxer e comincia a toccarglielo, mentre ancora baciavo Adele.
Non sapevo se essere un po’ gelosa di Roberto o di Adele.
Sta di fatto che cercai di non pensarci, perché se veramente avessi dovuto pensare, non sapevo a quale parte rinunciare.
Mentre toccavo il membro di Roby, Adele allungò una mano verso le sue natiche avvicinandolo alle nostre bocche.
Cominciammo quindi al leccarglielo mentre ancora ci stavamo baciando; le nostre bocche divise, o meglio unite, dal grosso membro di Roberto.

Poi alternativamente cominciammo a succhiarglielo. Roberto non durò moltissimo.
Probabilmente era troppo eccitato.
Ci inondo le bocche con la sua sperma mentre noi ce la dividevamo da buone amiche con la lingua.
Poi, ci stendemmo tutti e tre sul letto, spossati e goduriosi.
Io mi addormentai subito come un sasso.

Mi svegliai la mattina con un bacione di Adele! Aprii gli occhi e la vidi splendente e sorridente.

Mi disse “facciamo colazione? Ho una fame tremenda!” Le sorrisi subito anch’io, senza nessun pensiero o pregiudizio sulla notte appena passata.
Roby era già sul terrazzo che si beveva un caffè e trafficava con il suo ipad.
Si svegliarono anche i ragazzi e riprendemmo le abitudini di tutti i giorni, spiaggia, bagni e sole.

Per tutta la giornata nessuno disse niente, tutto era normale. Una piccola parentesi, un piccolo segreto.

Anche se il nostro feeling era migliorato.
Anche Roby era tranquillo e sereno. Spesso mi si avvicinava e mi baciava con un dolce sorriso accompagnata da un “ti amo”!
Invece con Adele si limitava a fargli qualche carezza sui capelli, ma sempre attento a non invadere e a non offendere.

Quella giornata fini con una passeggiata serale, con Roby in mezzo a noi che abbracciandoci ci proteggeva. Era una sensazione molto strana.

Era già capitato che io e Adele facessimo le estremità laterali di Roby con lui che ci appoggiava le sue braccia sulle nostre spalle ma questa volta era diverso.

Avevamo fatto del sesso insieme!

Credevo che vedere un’altra donna vicino a Roberto mi avesse fatto impazzire di gelosia.
Invece con Adele no.
Forse perché sono stata io a scegliere lei e ad imporla a lui. O forse perché io volevo così tanto lei che pur di averla ero disposta e lasciarle anche un po’ di Roberto.

Sta di fatto che mi sentivo bene.

Passeggiando quella sera, io e Adele ci tenevamo le mani, congiunte dietro la schiena di Roby. E a dirla tutta mi divertivo a farle palpeggiare il culo di Roberto mente Adele sorrideva e mi faceva facce strane.

Quella notte quando andai a letto sentivo le lenzuola accarezzarmi la pelle.
Ero particolarmente sensibile e molto eccitata.
Chiudevo gli occhi e vedevo le scene della sera, prima con Adele e poi insieme con Roberto.

Che spettacolo.
Non ero mai stata così, una goduria piena, un insieme di emozioni e sensazioni che rendevano il mio corpo dilatato in ogni suo poro, pronto a raccogliere ogni sensazione, ogni movimento, ogni filo di aria che mi circondava per filtrarne il nettare pieno di sapori ed umori. Ed in tutto questo, per la prima volta in vita mia, mi sentivo padrona del mio corpo; il mio cervello raccoglieva le informazioni che provenivano dai miei sensi, le elaborava secondo il mio desiderio e le rilasciava al mio corpo per le più belle sensazioni che questo poteva regalarmi.

Mentre rivedevo le immagini scolpite nella mia mente, cominciai a toccarmi. Roberto era lì, vicino a me, assopito. Non ero sicura che stesse dormendo o se fosse ancora sveglio alla ricerca del sonno. Decisi di toccarmi ugualmente. In quel momento non avevo voglia di stancarmi a fare del sesso con lui. Avevo voglia di riprovare un po’ di goduria ma in pieno relax.
E fare sesso comunque è impegnativo!

Quindi cominciai a toccarmi.

Ero a pancia sotto, mi infilai prima una mano sotto la pancia e poi anche l’altra. Se Roby fosse stato sveglio e mi avesse sentito…tanto meglio! Era ancora più eccitante! Anzi, speravo proprio fosse sveglio e mi sentisse. Magari poteva masturbarsi anche lui se la cosa lo eccitava o meglio ancora che mi lasciasse godere di me stessa e poi mi cacciasse all’ultimo secondo il suo grosso membro in bocca e venire dentro di me.

Il mio corpo cominciò ad avere un moto circolatorio e sussultorio. Ansimavo, piano ma ansimavo. Non volevo nascondermi, ero finalmente sicura di me stessa. Stavo cominciando a godere e sentii Roberto muoversi; continuai, senza aprire gli occhi e sentendomi ancora più eccitata. Non vedere quello che poteva fare mi elettrizzava ancora di più di quanto già lo fossi. Conosco bene Roby e sò che è un gran porco. Continuai fino a quando un onda di calore non invase il mio corpo, partendo dalla punta dei piedi fin sù, al mio cervello, con scosse di brivido continue.

Mentre tutto ciò accadeva mi sentii letteralmente inondare una natica di liquido caldo che poi lentamente scendeva verso il mio interno cosia.
Roberto sei grande! Pensai.
Si era veramente masturbato guardandomi nella penombra della camera ed al posto della mio bocca aveva scelto il mio fondoschiena come punto di raccolta del suo seme.
Ora lo sentivo,leggermente accasciato sulla mia schiena che ansimava tremolante poco dopo mi spalmava con l’estremità del suo membro il liquido seminale su tutta la mia chiappa.

Si ridistese al mio fianco e cominciò e leccarmi l’angolo della mia bocca. Io la aprii leggermente per fare entrare la sua succosa lingua ed assaporarmi il suo alito di sesso.
Poi mi sussurrò “bella goduta! Ti amo troietta!”. Si distese a pancia all’aria ed io allungai la mano sul suo membro a raccogliere ancora qualche impulso mentre lo sentivo,lentamente sgonfiarsi.

Che esperienza. Che vittoria.

Da oggi non mi sarei più nascosta a masturbarmi nei vari angoli della casa agli orari più impensabili con l’ansia che non ci fosse e non mi sentisse nessuno.

Da oggi l’avrei fatto comodamente nel mio letto, rilassata e senza paura. Roberto aveva inteso il messaggio al volo, ovvero mi tocco da sola perché voglio solo una coccola, non impegnativa, non stancante.
Una semplice coccola della buonanotte, come da adolescente ero abituata a farmi tutte le sere prima di addormentarmi.
Fare l’amore o fare sesso è un altra cosa; ci vuole impegno ed energia. Questa è e deve rimanere una semplice coccola.

E se Roberto mi sentirà quando me la farò, potrà godere di se stesso in mia compagnia, utilizzando anche il mio corpo se vuole, ma senza chiedermi niente.

Avevo fatto un altro grande passo in avanti; stavo veramente cambiando! Mi sentivo ogni giorno più sicura, decisa ed in armonia con me stessa.
E stavo crescendo insieme a Roberto che mi seguiva in modo discreto.

Dio quanto lo amo!

Sa starmi vicino senza essere invadente, sa capirmi, sa stimolarmi.

Mi ricordo ancora quando mi regalò il primo sex-toy che inizialmente usammo insieme e poi mi spinse ad usarlo da sola, alla ricerca della mia femminilità e sessualità.
Mi rendo conto di aver avuto una adolescenza sessualmente castrata. Saranno stati quei deficienti di ragazzi che mi sono frequentata, sarà stata la figura di mia madre e ciliegina quel coglione di primo marito che mi sono sposata!
Avevo poi ripreso un attimo in mano me stessa quando andai a vivere da sola ma forse ormai era troppo tardi.

O forse questo è quello che ho creduto fino a questo momento. Non è mai troppo tardi. Adele per me è stata la giusta miccia che probabilmente è arrivata al momento giusto, in un momento della mia vita dove con maturità posso affrontare le situazioni e gestirle.

Se Adele è la miccia Roby ė la miscela con i giusti ingredienti e, grazie al cielo, è mio marito!

Mi alzai leggermente e diedi a Roberto un lungo bacio.

“Ti amo!” Gli dissi. “Io di più!” Mi rispose con voce assonnata lui. Lo abbracciai e mi addormentai soddisfatta e felice.

Il giorno a venire era l’ultimo giorno per Adele e Davide.
Mi sentivo triste.
Non volevo che andassero via! Stavo vivendo un momento particolare della mia vita e non volevo che finisse così. Volevo e dovevo capire di più!
A pranzo parlai con Roby sulla possibilità di ospitare per ancora qualche giorno Adele a casa nostra.

Lui mi guardò serio e mi disse ” Sei sicura? È veramente quello che vuoi? Non voglio che questa cosa incida negativamente nel nostro rapporto… Va bene tutto ma.. Io ti amo e non voglio perderti!”.
Rimasi in silenzio, in cerca di risposte sincere. Poi alzai lo sguardo e risposi ” Roby, non so cosa mi stia succedendo ma credimi, ti giuro che per te non è cambiato nulla, ti amo forse ancor più di prima, tenuto presente che prima ti amavo da morire… Nulla può toccare l’amore che provo per te! E che questa cosa mi sta facendo capire ancora di più me stessa e ti giuro che se a te va bene, che non ti urta, tutto questo non ti porterà via niente…anzi…”
Non riesco a finire la frase che lui sorridendo mi dice ” anzi vuol dire che non devo stare li a guardare come un pirla, vero?”
“sei il solito porco!” Gli rispondo, alzandomi ed abbracciandolo!
“La chiamo subito per chiederglielo?”
“Chiama!” Mi rispose Roby con sguardo amoverovole.

Chiamai Adele e dovetti insistere mezz’ora per convincerla. Alla fine dopo due ore erano a casa nostra con i loro bagagli!
Di nuovo eccitata di gioia, prendemmo gli asciugamani ed andammo in spiaggia.
Wow, ancora qualche giorno insieme.
Quel pomeriggio mi sono gustata il suo corpo, guardandola mentre prendeva il sole, mentre giocava con i bimbi, mentre facevamo il bagno. E li non mancava occasione per toccarci. Volevo ancora usare quel corpo.

Mi dava sensazioni strane, piacevoli, bellissime. E lei mi faceva stare bene. Capivo che non mi ero innamorata, Adele mi faceva parlare, star bene ma amare è una cosa diversa. Mi ero affezionata ma una cosa era chiara nella mia mente. Non era amore, era amicizia e sesso. Amore era quello che provavo per Roby. E chiarito questo, mi sono immediatamente sentita benissimo, perfetta, pronta a riprendermi quel corpo e goderne delle sue forme e dei suoi profumi.

Ma stavolta anche con Roby.
Non volevo che lui fosse tagliato fuori, dove sono io c’è lui, ciò che mangio io mangia lui, ciò che scopo io scopa lui! E questo è amore!
Unico problema era sapere cosa ne pensava Adele!
Per tutta la vacanza abbiamo fatto apprezzamenti a tizia e a caio, scambiandoci furbesche occhiate quando vedevamo un bel culo di una ragazza o un generoso pacco di qualche ragazzo.

Nonché scambiandoci complimenti ed apprezzamenti sui nostri corpi.
Quindi, avevo ben capito che Adele non era lesbica ma si trovava in una fase dove la presenza di un uomo era ancora ingombrante per lei, per quello che aveva vissuto e provato; e certo non cercava una donna poiché non era lesbica. Forse anche se più aperta e disinibita di me in qualche modo aveva anche lei delle problematiche interiori da risolvere e forse io, come lei per me, ero lo strumento giusto per cominciare mettere in ordine qualcosa, per cominciare a tornare a sorridere al sesso ed a tutte le sue componentistiche, spirituali e fisiche che esso è in grado di regalarci.

Rientrati a casa subito di routine la doccia bimbi, doccia io insieme ad Adele e per ultimo, dopo aver preparato qualcosa di sfizioso alla griglia, doccia Roby.
Ovvio che nella doccia con Adele non potevano mancare palpatine e baci!
Cenetta e chiacchierata sulla politica con bicchierini di mirto come contorno!
Messi a nanna i ragazzi, io e Adele eravamo sul divanetto a criticare un giornale di moda senza farci mancare le coccole- massaggi, sia ai piedi, sia alla schiena e sul collo; Roby era entrato ormai in casa a trafficare con il pc per via di alcune mail di lavoro.

Pensavo ancora alla situazione che si era creata con Adele ed avevo qualche sassolino da sistemare prima che fosse tutto chiaro e trasparente. Dovevo in qualche modo dirgli che il mio non era amore, accertarmi che non lo fosse neanche per lei e poi la cosa più imbarazzante, capire come gestire Roberto. Non volevo escluderlo, piuttosto avrei rinunciato ad Adele. Nello stesso momento avevo comunque una gran voglia, voglia di lei di lei e me, di Roberto, di tutto.

Mi cominciava a surriscaldarsi il cervello.
Così, ad un certo punto, presi coraggio e cominciai a parlare con Adele dell’argomento.
Guardandola le dissi “ho voglia, voglia di te!”.
Lei mi guardo dolce e mi rispose “anch’io , tanta tanta!”
Aspettai un attimo e ripresi a parlarle “Sai, Roby si è offerto di dormire sul divano… Ma devo essere sincera…un po’ mi dispiace. “
Il viso di Adele si fece serio.

Abbassò per un attimo lo sguardo e poi mi disse con voce pacata “Senti Giulia, io detesto gli uomini… E tu lo sai! Mi fanno schifo! Ma tendenzialmente anche le donne mi fanno schifo! Come te, anch’io mi ritrovo in questa situazione nuova e .. strana… Tu mi piaci molto, sei carina, particolarmente simpatica e mi stò affezionando a te alla velocità della luce..ma con questo non pensare che mi sia innamorata di te… Mi piaci e non so per quale strano motivo mi ecciti!
Sono anni che non ho rapporti sessuali con nessuno e tu mi sei piaciuta…non so neanche io perché…non sono mai stata prima con una donna…e neanche avevo mai pensato di farlo…cioè non veramente..cioè..”
La interruppi sorridendole e le risposi subito sollevata per quello che aveva appena detto “ma guarda che anche per me è così…”.

Un attimo di silenzio e poi un reciproco sorrisone!
Quelle parole erano la liberazione reciproca!
Niente sentimenti, se non pura stima ed amicizia.
Niente che pregiudicasse il nostro futuro sessuale pensando di esser d’un tratto diventate lesbiche.
Niente, solo un gioco, un apprezzamento fisico reciproco.
Un modo per crescere, in serenità reciproca.
Un ritorno alle origini, alla scoperta della propria sessualità, come delle bambine che capiscono che il loro corpo è in grado di regalare delle sensazioni meravigliose e che riescono ad unire il corpo e la mente e si uniscono sviluppando con giochi banali, come il dottore e la paziente, il loro istinto sessuale.

Forse entrambe queste esperienze non le avevamo avute alla giusta etá, trovandoci poi già cresciute e catapultate nel mondo sessuale; un mondo che ha cominciato qualcun altro a gestire per noi su di noi e non da noi per noi. Quindi una corsa per adattarci alle esigenze altrui trascurando le nostre, proprio perché le nostre non le conoscevamo. E non parlo di poter raggiungere semplicemente un orgasmo sotto la doccia o con il cuscino, parlo di avere un identità sessuale, una fantasia ed in qualche modo una partecipazione attiva.

Come esser in un tavolo con persone che discutono e ritrovarsi a non parlare o peggio non aver nulla da dire, quando invece rinchiusi nella propria camera di cose da dire c’è n’erano tante, tantissime. Adesso probabilmente stavamo cominciando a parlare anche noi a quel tavolo e potevamo liberamente dire la nostra e forse..avere anche ragione!

Ci fu un lungo abbraccio, forte e sincero.
Poco dopo lei, scostandosi e guardandomi negli occhi mi disse “Giulia, con Roby per me non ci sono problemi.. Se non li avete voi…senza offesa, sopratutto per Roby ma per me in questa occasione lui è solo un fallo di carne…” Poi la sua bocca fece un mezzo ghigno e continuò “si cioè, direi .. molto meglio di quello in silicone che uso di solito!”.

Scoppiai a ridere sia perché pensavo alla faccia che avrebbe potuto fare Roberto se avesse sentito questa cosa, lui permaloso com’è, poi perché pensai alla piccola collezione di giocattoli che avevo a casa ed a quante volte, mentre li usavo, speravo si tramutassero in calda carne profumata.
Adele, preoccupata di aver parlato male, per cercare di spiegarsi meglio subito aggiunse “non fraintendere, ti prego! Volevo dire che non mi dispiace come persona..cioè, non che provi un’attrazione particolare, cioè ..insomma.. È tuo marito e sò che vi amate e sono contenta, io non c’entro niente…Se devo pensare al sesso con te ed insieme condividiamo un gioco in più e che quel gioco è lui..beh…non mi dà nessun fastidio..se poi so che tu ci tieni…beh, insomma, in tutta verità anche a me non fà proprio schifo! E poi, ripeto, so che è tuo marito, e non mi chiede niente, nessun impegno, è pulito, discreto…e ce l’ha pure grosso…insomma…” Accennando ad un sorriso malizioso continuò “…insomma dai, ..per me va bene!”.

Il cuore mi si riempì di gioia!
L’abbracciai nuovamente. Mi sentivo eccitatissima, come se fossi una bambina golosa che, portata nella più grande pasticceria del mondo che esponeva interminabili banchi pieni di dolcetti, qualcuno le aveva appena detto di prenderne e mangiarne quanti ne avesse voluti senza che ognuno di quei dolcetti potesse farli male o ingrassare!
A quel punto le sussurrai nell’orecchio “io me la sento parecchio bagnata…e tu?”
Prontamente mi prese la mano e se la infilò sotto la gonnella fiorata.

Era senza mutande ed era bagnatissima anche lei!

Entrammo in casa, ci assicurammo che i ragazzi dormissero. Erano due angioletti cotti di stanchezza! Chiudemmo la porta per bene e poi mano nella mano andammo da Roby. Lui si girò guardandoci prima negli occhi e poi si soffermò sulle nostre mani congiunte. Io mi abbassai al suo orecchio e gli sussurrai “..noi andiamo di lá..se vuoi raggiungerci noi ne saremmo molto contente..” Lo baciai con la lingua e insieme ad Adele mi diressi verso la camera da letto.

Da uomo intelligente che è Roberto, non si precipitò immediatamente in camera. Ci lasciò un generoso lasso di tempo che io ed Adele sfruttammo al meglio, tra baci, leccate, carezze ed esplorazioni varie. Io mi sentivo travolta di eccitazione e passione.
Cominciammo sedendoci sul letto e con molta calma iniziammo a baciarci. Alternavamo lunghi baci con la lingua e molta saliva togliendoci reciprocamente qualche indumento. Sempre con calma e dolcezza. Quando ci toglievamo qualcosa, lo facevamo a rallentatore, per gustarci quanto veniva nascosto dall’indumento.

Poi la sensazione dei tessuti che scivolano lentamente sulla pelle danno una sensazione molto eccitante. Con molta passione poi affondavamo reciprocamente la nostra bocca sulla parte di corpo appena scoperta e lasciata nuda. Quando Adele mi tolse le mutandine, me le fece scivolare piano sulle gambe accompagnando con la sua bocca salivosa l’indumento sino a sfilarlo dai piedi. A quel punto mi prese la gamba e cominciò a leccarmi e succhiarmi ogni dito del piede, prima l’uno e poi l’altro, alternando con qualche piccolo morso che mi dava un impulso elettrico direttamente al mio cervello.

Poi risalì ancora piano, leccando accuratamente ogni millimetro quadrato della mia pelle, arrivando poi lateralmente alle mie labbra vaginali. Cominciai a risentire quel piacevole calore che mi invadeva il cervello. Ero in estasi. Raggiunsi l’orgasmo in un attimo. Ero troppo carica! Delicatamente Adele si distaccò leggermente e continuò la risalita verso la mia bocca passando dall’ombelico, da entrambi i seni soffermandosi non poco sui miei capezzoli che parevano degli interruttori che se toccati riaccendevano il desiderio sessuale e la voglia di godere ancora.

Arrivata alla mia bocca ci soffermammo per un succoso e saporito bacio. Poi la presi delicatamente e la feci sdraiare a pancia sotto. Cominciai dalla sua bellissima schiena, perfettamente inarcata da poter mettere in risalto le forme del suo perfetto sedere, sodo, atletico ma carnoso. Leccai le sue ascelle assaporando un profumo sapido e pieno. Scesi piano sino a quel magnifico culo che a quel punto cominciai a mordicchiare. Adele si mise un cuscino sotto la pancia in modo da mostrarsi ancor più verso il mio viso e divaricando le gambe, aiutarmi a poter infilare la mia lingua in mezzo a quelle carnose labbra del sesso.

Anche Adele non durò moltissimo ed in men che non si dica sentivo le forti contrazioni orgasmiche che risucchiavano la mia lingua dentro di lei.
Rimasi ancora li a gustarmi il suo profumo e quella splendida visione.
Ad un tratto, senza che neanche me ne accorgessi sentii la mano di Roberto accarezzarmi i capelli mentre ancora ero intenta nelle gambe di Adele. Alzai la testa e lui cominciò a baciarmi, prosciugando la mia bocca del succo di Adele.

Poi si diresse verso il viso di Adele e le diede un semplice bacio sulla bocca. Adele ricambiò e gli fece un grande sorriso. Poi Adele si girò e prese con la mano destra la sua testa e con la mano sinistra la mia accompagnandole entrambe verso il suo ventre. Io e Roby stavamo leccando insieme per la gioia di Adele. Quando Adele fu sazia, si alzò leggermente e mi prese per mano tirandomi vicino a se.

Cominciò a baciarmi in modo passionale mentre Roby si dedicava al mio bassoventre. Poi Roby si eresse per penetrarmi e Adele scese con il viso giù a condurre il gioco con le sue mani. Mi penetrava a ritmo che diceva lei alternando a piacere di Roberto qualche succhiata al suo membro. E quando poi riprendeva la penetrazione lei dolcemente accompagnava la sua lingua con movimenti circolari sul mio clitoride. Esplosi poco dopo in un orgasmo mai provato prima.

Mi si contrassero i muscoli addominali così forte che mi pareva di aver dei crampi. Delicatamente Roby uscì da me senza venire mentre Adele si distendeva sopra il mio corpo. Vidi Roby che cominciava a penetrare Adele. Sentivo i colpi che penetravano Adele e nel sussulto sentivo rimbalzare i generosi testicoli di Roby che sbattevano ritmicamente sul mio sesso, facendomi ancora sussultare data l’estrema sensibilità lasciata dall’orgasmo appena sfogato. Il tutto mentre Adele appoggiava delicatamente il suo viso sopra la mia guancia e la sua bocca sul mio orecchio, facendomi sentire ogni minimo sussulto di respiro, un respiro sempre più affannoso e sempre più profondo finché non la sentii gemere per l’orgasmo che stava invadendo il suo corpo.

Roby era stato bravissimo ed era riuscito a non venire ancora. Aspettai che Adele si godesse appieno questo momento tenendola stretta a me mentre le accarezzavo i capelli.
Dopo tutti quegli anni finalmente un membro maschile! In carne e ..pelle!
Quando poi lei alzo la testa, ci baciammo intensamente. Poi di nuovo con la testa sollevata mi guardò con quel l’occhio di intesa per farmi capire che ora dovevamo sistemare Roby per le feste!
Ci alzammo e lo prendemmo buttandolo a schiena sul letto.

Io da un fianco e Adele dall’altro cominciammo a leccargli il membro mentre lui con le mani continuava a giocare con le nostre fighe bagnatissime. Esplose anche lui con un getto che io ed Adele condividemmo fino all’ultima goccia. Stremate ci appoggiammo al petto di Roberto guardandoci soddisfatte negli occhi. Era stata un esperienza fantastica. Sorridemmo a Roby che ancora stava cercando di regolarizzare il respiro ed io gli dissi “Senta capo, come siamo andate? È stato tutto di suo gradimento?” E Roby prontamente rispose “è troppo presto per esprimere un giudizio.

C’è ancora molto lavoro da fare prima!”. “Che stronzo!” Dissi sogghignando guardando Adele che subito replicò con un accenno di sorriso “perdonami socia ma credo che questa volta abbia ragione il capo!”.
Fecimo tutti una soffocata risata e poi nel massimo rilassamento, sfiniti, ci distendemmo tutte e tre abbracciati nel lettone.

I seguenti giorni furono stupendi.
Estremamente rilassate io e Adele facevamo le mamme, di giorno e le geishe la notte.

Quando cominciavamo a chiamare Roberto con il titolo di “capo” voleva dire che stava shittando il momento porco! Meno male che la presenza dei ragazzi ci dava un freno altrimenti penso che avremmo passato quei giorni chiusi dentro tra camera e frigorifero per mangiare.

Purtroppo era arrivato il momento di tornare a casa.
Cercammo con contegno di lasciarci con la promessa di rivederci entro la settimana seguente. Certo che poi arrivati a casa sarebbe diventato tutto più complicato ma decidemmo che ci avremmo pensato.

Alla fine era importante anche solo poterci vedere!

Ripresa la quotidianità, tutto tornò come prima. O meglio, quasi tutto.
Io sono letteralmente cambiata. Sono molto più sicura, decisa, determinata e meno pasticciona. Con Roberto va tutto alla grande, anche grazie al mio miglioramento sia di sicurezza psicologica sia fisica. Facciamo sesso regolarmente con grande soddisfazione e quando invece sono stanca mi masturbo tranquillamente a letto con Roberto. A volte partecipa a volte dorme veramente!
Son passati nove mesi da quella vacanza.

Con Adele ci sentiamo telefonicamente tutti i giorni.
Ci vediamo almeno una volta la settimana per fare shopping, bere il caffè o pranzare insieme. Le nostre abitazioni distano circa trenta minuti di macchina e quindi è facile trovarsi a metà strada.
Quando ci vediamo da sole siamo due amiche modello, niente sesso niente baci. Ci guardiamo sempre con attenzione e con eccitazione ma tutto si deve fermare li.
Roberto ha preso un piccolo appartamento in affitto in un paese che si trova equidistante tra noi.

Una volta ogni quindici giorni sistemiamo i rispettivi pargoli dai nonni e ci troviamo tutti e tre, io Adele e Roberto. In genere ceniamo in qualche ristorantino, ci godiamo la serata e poi ci rifugiamo in quella che abbiamo chiamato la “cuccia del piacere”.
Il modo di fare sesso tra di noi si è leggermente evoluto; ora abbiamo degli accessori, nulla di estremo, tipo dei frustini, manette di cuoio bende per il viso e qualche giocattolo.

Chi si è comportato male nel precedente periodo subisce poi una piccola punizione! A volte entrambe a volte l’una o l’altra! Nella cenetta che svolgiamo prima, infatti, alla fine ognuna di noi due deve raccontare gli episodi che a loro avviso sono reputati dei brutti comportamenti, tipo esser arrivata tardi al lavoro, aver guardato il pacco di qualche uomo, essersi toccata di nascosto o sciocchezze simili. Insomma un modo piacevole per aprire la fantasia e lo spirito di quello che potrà accadere dopo nella cuccia del piacere, il tutto a discrezione del “capo” che per l’occasione si mette maschera e maglia di pelle nera!
A volte invece improvvisiamo dei veri teatrini, sempre con il solito preambolo a cena che poi si trasforma in spettacolo nel nostro rifugio.

Abbiamo fatto anche la paziente con il dottore e l’infermiera, il professore e le alunne, insomma aperti ad ogni fantasia.
Un gioco sessuale in continua evoluzione con il solo spirito di divertirsi e provare un po’ di piacere; un anti stress collettivo tra persone che si vogliono bene, una condivisione di amore e amicizia.

Questa sera abbiamo giocato come tre bambini, con entusiasmo, serenità e appagamento. È bellissimo. Ora non vedo l’ora delle prossima vacanze estive che stiamo sognando e programmando da quando siamo ritornati l’ultima volta.

Non so quanto questa cosa potrà andare avanti ma non voglio neanche preoccuparmene. La cosa più importante è che ho trovato completamente me stessa.

14
Una collaboratrice,
Anni fa viaggiavo moltissimo per la mia attività. 50 mila chilometri all’anno in auto erano la regola. Oggi dopo aver assunto due venditori interni negli ultimi otto anni, il mio ruolo è prevalentemente interno e mi consente quindi una costante presenza anche qui sul sito.

Questa storia narra del mio ritorno anticipato da un viaggio in Toscana che ancora oggi ho tenuto per me in quanto adoro come gente e come regione.

Ho la fortuna di avere un team di collaboratori davvero unito e propositivo e non nego che il piacere della mia attività è anche avere a che fare con un ambiente che mi segue in modo spontaneo.
Credo di aver contribuito a tutto questo in quanto di carattere sono molto aperto e come ho imparato da mio padre, amo rispettare la gente.

Le mie collaboratrici sanno di poter contare su un rapporto schietto e sincero.
A loro chiedo solo di essere professionali ed aiutarmi a mantenere sereno il clima lavorativo.
Questa premessa è d’ obbligo per descrivere quanto accadde allora.

Alle 18 rientro in anticipo dal viaggio e decido quindi di fare una scappata in ufficio.
Utilizzo l’entrata per gli uffici che pensavo di trovare deserti in quanto il mio socio quella settimana era in ferie.

Con sorpresa vedo invece una luce provenire dal laboratorio dove svolgiamo un’attività di conto lavoro per la nostra clientela.
Nel laboratorio lavorano 4 ragazze fisse ed una quinta che ha scelto il part-time per motivi familiari.
Ho pensato che si fossero dimenticate di spegnere, ma con sorpresa vi ho trovato Sara. E’ la responsabile del laboratorio, una delle veterane visto che è con noi dal 1997, una delle più fidate.

A quel tempo 35 anni, sposata con un bimbo di 7.

Tipica bellezza mediterranea dovuta all’origine siciliana dei suoi genitori. Capelli neri ricci, occhi marroni , corpo flessuoso ed insieme prosperoso nei fianchi e nella terza di seno, belle gambe, sguardo aperto, un filo malizioso.
Integerrima nella sua fedeltà matrimoniale, a detta delle sue colleghe.

La trovo al computer, le arrivo alle spalle e solo quando vicino mi faccio sentire.

La sua reazione è stranamente scomposta. La vedo digitare velocemente i tasti e cambiare immagine della videata. Non avendo gli occhiali, purtroppo non riesco a leggere nulla.

“Ciao, scusa, sono rimasta un poco a chattare con mia sorella, tra 10 minuti me ne vado”
“Fai con comodo, io sono in ufficio per un’oretta se hai bisogno”

Dopo 15 minuti bussa alla mia porta per salutarmi e se ne va.

Rimango perplesso.

In lei c’era qualcosa che prima non mi aveva convinto, soprattutto il suo atteggiamento e la sua reazione che erano state eccessive se effettivamente stava solo dialogando con la sorella.

Decido di approfondire se possibile la cosa. Vado al laboratorio, accendo il PC, logicamente conosco la sua password e clicco l’icona riguardante la posta aziendale.

Mi appaiono in entrata una serie di mail di clienti conosciuti, mi sembra tutto regolare, vado alla posta inviata, idem come sopra.

Sto per desistere pensando ad un mio errore, quando vedo una cartella denominata “archivio”.

Tento di aprirla, ma mi viene richiesta un’ulteriore password. Digito allora il nome del marito, accesso negato. Faccio un ulteriore tentativo con il nome del figlio e la finestra si apre. Nessuna traccia di mail della sorella, piuttosto una lunga fila di mail con il nostro ex responsabile della contabilità.

In 29 anni di attività non abbiamo mai licenziato nessuno, abbiamo solo costretto ad andarsene due persone per comportamenti veramente scorretti: un magazziniere perennemente assente e questo contabile che non faceva nulla di quanto gli venisse richiesto, tra l’altro ci dava informazioni errate sui pagamenti dei clienti e sul loro stato, facendoci fare spesso cattive figure con loro a cui andavamo a chiedere spiegazioni mentre i loro bonifici erano già stati correttamente inviati.

Sapevo che era molto amico di Sara, non sapevo che a distanza di due anni dal suo allontanamento, si sentissero ancora.
Apro l’ultima mail inviata quella sera e capisco e…. capisco tutto.

Era il forward di alcune altre scambiate quel giorno, anche in orari di lavoro, dove Sara parlava, oddio meglio insultava pesantemente il mio socio. Una serie di invettive e di giudizi negativi sul suo operato e i suoi modi di fare.

Non una parola su di me, ma la cosa mi crea un fastidio tremendo anche perché un paio erano indirizzate, forse per errore anche ad altri indirizzi.

So bene che il mio socio non sia il massimo della simpatia, ama far sentire il suo potere ed è assurdo con persone che sai essere fidate e professionali al massimo,
Posso capire quindi che generi qualche antipatia, ma il suo comportamento è stato sempre assolutamente integerrimo con tutte ed in ogni caso non meritorio di questo atteggiamento.

Spengo il PC e passo il giorno dopo a chiedere in giro con discrezione se Sara parla di lui in modo cosi negativo anche in altri ambiti. Più di una mia collaboratrice mi conferma frasi dure e commenti sarcastici.

Mi sento tradito, anche se tutto questo non riguarda me; non pretendo che le nostre dipendenti ci adorino, ma nemmeno che sparlino in giro.

Decido, vista anche l’ assenza del mio socio di non parlare subito con lui e di affrontare invece Sara alla fine del giorno dopo.

Verso le 1600 le chiedo se può fermarsi un attimo dopo l’orario di lavoro.
Non è una richiesta sospetta perché capita che a fine giornata si parli del lavoro svolto.
Entra con indosso il camice di lavoro bianco. In luglio pur essendoci l’aria condizionata, le ragazze in laboratorio lavorano solo con il camice, si sentono più libere nei movimenti.
Si siede compita davanti alla mia scrivania

“Sara, mi confermi che l’altra sera parlavi con tua sorella vero?”
Di colpo la vedo nervosa, si stringe con forza le mani.

“Certo, scusami se ho usato il Pc aziendale invece di farlo a casa”
“Quello sarebbe nulla lo sai e di cosa dialogavate se non sono indiscreto?”

Sembra tranquillizzarsi
“Oh di un poco di tutto, bimbi, prossime vacanze, i soliti discorsi”
“Discorsi tipo questi?”

Apro il cassetto e le porgo le mail incriminate che ho stampato la sera prima.
La vedo sbiancare, le guarda a lungo, farfuglia qualcosa di incomprensibile.

“Da te non me lo sarei mai aspettato Sara”
“Ti prego scusami, è stato quello stronzo; mi ha tirata dentro, lo sai che non sopportava il tuo socio”

“Sei una delusione, oltre a scaricare su altri colpe tue continui a mentirmi. Non ti dico chi me lo ha detto, ma so per certo che sono settimane che questi discorsi li fai anche in pubblico, in pausa pranzo”

Non reagisce, non dice nulla, abbassa solo il capo
“Peccato, ne parlerò con lui lunedì prossimo”

“No ti prego, sai come è fatto, quello mi sbatte fuori in cinque minuti; non posso perdere il lavoro con il mutuo e le altre spese in ballo”

“Sara, sai bene come concepisco il lavoro qui e un fatto simile non posso soffocarlo nel nulla”
“Ti prego, ti giuro che non succederà più”

La guardo, ha il respiro pesante dalla tensione; il camice si riempie ad evidenziare il suo splendido seno.

“Ti stimo molto Sara, hai fatto tanto per noi, ma non posso passarci sopra quindi nei prossimi giorni dovrai dimostrami che hai capito di avere sbagliato, perché non ammetterò un secondo episodio simile”

“Grazie sei come sempre un tesoro, non te ne pentirai”

“Me lo auguro, ora libera due bottoni sopra e due in basso del camice”

Era sul punto di alzarsi pensando fosse finita e di averla scampata; si blocca e mi guarda stranita
“Che… Che cosa dovrei fare?”

“Hai capito bene” “ il mio tono diventa di colpo autoritario e la mia voce bassa amplia l’effetto dell’ordine su di lei.

Mi guarda allibita, mi conosce, non si aspetta una simile richiesta da colui che mai l’ha tentata né importunata.

Sostengo il suo sguardo fissandola negli occhi, capisce che non sto scherzando

Incomincia a slacciare i due bottoni sopra lasciando intravvedere un reggiseno nero che contiene a malapena il suo seno.
Poi passa alla parte sotto mostrando un perizoma ridotto dello stesso colore.

“Intimo succinto, interessante, visto che hai le mani già in zona, apri del tutto il camice e divarica le gambe”

“No dai, basta cosi, ho capito di aver sbagliato, non puoi chiedermi questo”

Come reazione mi spingo leggermente indietro con la sedia e comincio a passare la mano sul mio inguine che mostra pantaloni eleganti tesi per quello che sto vedendo.

Capisce che non è finita e che non ammetto discussioni
Si apre tutto il camice sotto, solo un paio di bottoni a metà camice evitano una completa visione del suo corpo di giovane puledra.

“Sei proprio una gran figa, l’ho sempre immaginato, ora toccati”
“Che cosa?, non chiedermi questo, non lo farò mai”

Per me è come se non avesse parlato, deve pagare per quello che ha fatto; all’inizio avevo pensato di fermarmi a questo punto, ma mi sto eccitando e il suo tono è ancora troppo deciso e arrogante.

In momenti passati della mia attività, due collaboratrici mi avevano fatto capire in modo esplicito di desiderare un rapporto con me, ma per una forma di rispetto dei ruoli, non avevo mai dato speranze ai loro desideri. Sara non era tra di loro, e questo ora, forse, mi eccita ancora di più.

“Prima sopra il tessuto, poi sotto”

Mi guarda con durezza, non avevo mai visto quello sguardo prima, ma la mano va in mezzo alle gambe; la muove lentamente sul perizoma.

Assumo un espressione diversa volutamente laida, mano sul mento e l’altra sul pacco.

Comincia ad ansimare: eccitazione? tensione?

Quando la sua mano va sotto il perizoma mi alzo. Rimango in piedi davanti a lei come per osservarla. In realtà voglio farle vedere tutta la mia eccitazione.

Dopo un lungo sguardo tra di noi, il suoi occhi cadono proprio ai miei pantaloni e credo non sia la mia immaginazione che mi porta a vedere una mano che si muove più veloce sotto il perizoma.

Mentre si sta toccando comincio a girarle intorno, la sua mano si muove ora decisa.

Le accarezzo i capelli, le sfioro le spalle, le percorro le braccia.

Mugola di piacere, le slaccio un ulteriore bottone e faccio un giro intorno a lei.
“mmmmh sei un bastardo, questo è un prezzo troppo caro”

Non le rispondo, mi fermo dietro di lei, le slaccio l’ultimo bottone ed il camice si apre totalmente

Ho una visuale stordente.

La testa leggermente reclinata, i seni che si alzano e si abbassano veloci, la mano che scompare sotto il perizoma, le sue cosce tornite, la sua pelle liscia
Appoggio il mio bacino alla sua nuca. Le faccio sentire il mio cazzo duro attraverso i pantaloni leggeri. Lo strofino a lungo.

“dai bas..ta, lasci..ami anda…re”

Noto però che non rifiuta quel contatto, mi sembra anzi che lo acuisca.

Le porgo in mano il righello che avevo preso dalla mia scrivania durante il mio muovermi intorno a lei.

“passa la parta piatta sulla figa sotto il perizoma …esegui”

“sei uno…str…”

“muta, esegui!” le faccio capire che nella sua posizione non deve permettersi commenti. Prende il righello…. allarga oscenamente le gambe, lo infila dall’alto nel perizoma e comincia a farlo scorrere sulla figa.

Il respiro aumenta…. vorrebbe dire qualcosa, ma non ci riesce presa da tensione e da eccitazione.

“Ora piegalo di sbieco e continua”

Il suo viso comincia a denotare il cambiamento per l’eccitazione dovuta allo spigolo del righello quando sfiora il clitoride.

“Ora slacciati il reggiseno!”

Posa lentamente il righello, smette di toccarsi, rimane a lungo immobile.

Poi sospirando porta le mani dietro, sotto il camice, e dopo pochi attimi il reggiseno scivola verso il basso liberando due seni duri e sodi che rimangono sostenuti anche senza aiuti. E’ proprio splendida.

“Si, sei davvero splendida, una puledra da montare”
“Ma come ti permet…” La prendo per i capelli.

“Vuoi che io non parli a chi sai e quindi salvarti il culo?”

Dopo un lungo attimo, fa un cenno d’assenso con la testa.

“Bene allora muta….. riprendi il righello e passalo sulle tette e sui capezzoli. Ti rimando cosi dal maritino, con le tette che sanno della tua figa. E ora succhiami il cazzo”

Mi guarda dura, quasi con odio. Le sue mani vanno incerte ai miei pantaloni. Abbassa la zip ed il mio cazzo duro le si presenta come una molla davanti alla bocca

“Succhia, tutto dentro”

Rimane a fissare il mio fallo scuro senza fare nulla.

Prendo allora dalla giacca che ancora indosso il cellulare, lei capisce cosa sto per fare.

Dischiude la bocca e se lo infila in bocca incominciando a lavorare con labbra e lingua.
Ha una bocca molto carnosa, da pompinara; mi ha sempre dato quest’idea.

“mmm.. brava, continua, allora la bocca la sai usare anche per altre cose… non solo per insultare”

Con le mani le palpo le tette con durezza.

Anche se non vuole darmelo a vedere, capisco che le piace ed insisto.
Le pizzico i capezzoli, la palpo a piene mani.

Aumenta il ritmo della bocca, pensa di finire in fretta e di cavarsela.
Ad un certo punto la fermo ed inizio a scoparle la bocca….

“mmmh non resp, non respiro”

Con una delle mani scendo al perizoma, lo scosto e la penetro con due dita.

Interrompe un attimo…. mugola e poi riprende a pompare come se non vedesse cazzo da mesi.

“Ti stai bagnando puttana, ti piace vero?”

Fa cenno di no con la testa.
Aumento con forza il ritmo della penetrazione, ansima in continuo e la sua bocca si stringe sempre di più sul mio cazzo.

“senti il rumore delle mie dita, sei un lago”
“mmmmh, aaaaah, mmm ferm… fermati ti t.. prego”

Come risposta aumento il ritmo, è troppo eccitante vedere i suoi seni ballonzolare senza sosta.

“alzati, ora ci mettiamo qualcosa di più duro nella tua fighetta”
“no, dai, ti fin..isco con la bocc..a por. co ”

La faccio alzare, la faccio sedere sulla mia scrivania, le divarico le gambe, le strappo il perizoma, glielo infilo in bocca e sempre completamente vestito in un colpo secco la penetro

“noooo, aaghh mmmm…. “

Comincio a spingere prendendola per i fianchi, l’ho ficcata cosi perché voglio vederla in faccia; vedere l’eccitazione che prende posto della durezza nel suo sguardo.

Non devo aspettare molto.

I colpi che affondano nella sua figa sono secchi, duri

“non ti scopa cosi il tuo maritino vero?”
“mmm, n.. no, lui mi, mi vuole .. ben.. bene”

“ma a te pia.. ce cosi vero zoccola?”
“s.. sei un.. un porco”
“ma a te piace cosi vero?” le urlo

La faccio stendere sulla scrivania, porto le sue gambe sulle mie spalle, mi appiglio ai suoi seni e continuo a scoparla entrando fino in fondo

“dimmelo….

ti piace cos..ì vero troia?”
“mmmmh si, è vero, mmmm, mi piace c… cosi”

Alterno colpi secchi a un ritmo più dolce. Colpi corti ma ripetuti a ficcate lente e prolungate.

“mmmmh mio dio, sto, sto per ven.. venire”
“prendilo tutto puttana, tutto”
“aaaaaah vengo, aaaaah nooo…. ”

Non resisto più a lungo nemmeno io, faccio appena tempo ad uscire schizzandola sul viso e sul petto.
L’aria nel mio ufficio è davvero pesante.

“Ti serva di lezione Sara, il posto l’hai conservato, ma non ammetterò altri episodi simili. Ora rivestiti senza lavarti, andrai a casa sapendo di troia”

Si riveste e senza nemmeno guardarmi ne salutarmi, esce e se ne va.

La mattina dopo arrivo in ufficio che lei è già presente..
Saluto tutte e mi aspetto di non ricevere risposta da lei
La mia sorpresa è totale quando girandosi mi guarda, sorride e dice

“Buona giornata capo, spero sia gradevole e positiva come ieri.

15
Indecente come il cazzo di Satana
Questa è una storia vera, una mia fantasia appagata che non ho più rifatto, ma che un giorno ripeterò.
La dedico a una lettrice che mi ha contattato che ha fantasie assai simili.

Un giugno di diversi anni fa, come spesso fortunatamente mi capita ero in Toscana per lavoro regione che adoro. Mentre guidavo verso Arezzo ricordavo un episodio avvenuto anni prima in compagnia.

Si era bevuto bene durante una cena al ristorante e si decise di fare un gioco. Quattro coppie, ognuno di noi doveva confessare una sua fantasia erotica. Io espressi proprio questa pensando di scandalizzare le fidanzate dei miei amici, la mia era già al corrente della cosa. Invece con mia sorpresa due su tre ridendo, ammisero che…. con me l’avrebbero fatto anche per metà prezzo che avevo indicato.

Torniamo alla Toscana; adoro la sua gente, il territorio verdeggiante ondulato, la possibilità di avere nel raggio di poche decine di chilometri città d’arte perfettamente conservate, mare, colline.

Per non parlare poi della cucina; la Val d’Orcia, la strada del Chianti classico o come preferite del Gallo Nero partendo da Castellina, ti lasciano a bocca aperta per bellezza e opportunità enogastronomiche

Quel pomeriggio tornavo da Castiglion Fiorentino che nonostante il nome è in provincia d’Arezzo, felice per una trattativa importante conclusa con un cliente che corteggiavo da tempo. Ero euforico e volevo qualcosa di particolare per festeggiare, ma senza sapere che cosa.

Entrando per la via principale di Arezzo scorgo una donna che cammina sul marciapiede.
Ero in coda e ho avuto tempo per osservarla. Sui 40/42, altezza intorno al 1. 60 forse meno senza tacchi, elegante in un completo blu scuro castigato ma che la fasciava in modo sensuale, camminata molto sexy.

Mi balena di colpo un’idea, ardita, illogica, forse folle. Di mettere in pratica quella fantasia che durante il viaggio era riapparsa nella mia mente.

16

La prima volta in tre

La prima volta che la mia compagna ha deciso di provare l’esperienza in tre è stato durante un nostro viaggio ad Istanbul!
Essere lontani da chi ci conosce dalle nostre abitudini disinibisce più di ogni altra cosa.
Era stata una lunga giornata in giro a visitare la moschea blu, il topkapi, Santa Sofia seduti su una panchina a riposare lei non si era curata di coprirsi le gambe ne di stringerle quel pò che basta.

Di fronte a noi dei giovanotti cominciano a guardare con insistenza, si alzano girano cercano di guadagnare una visuale migliore, le dico nell’orecchio che sta facendo arrapare questi giovanotti e lei di rimando : “e non ti eccita?”
Fra il dire e il fare c’è il mare ma la mia erezione è stata immediata, le propongo di sceglierne uno da portare in albergo, lei nicchia e si tira indietro. La sera in albergo ricordiamo l’accaduto e lei mi dice che parecchie volte nelle file è stata palpata, le chiedo dettagli e mi dice che il culo e le tette sono state oggetto di molte attenzioni, uno in particolare, nel gran bazar mentre contrattavo l’acquisto, le ha carezzato il sedere infilandole le mani nel solco fino a toccarle l’ano.

La mia eccitazione è a mille e di li a scopare il passo è stato breve….
Dopo il sesso un pò di fame, le propongo di restare in camera e prendere qualche sandwich, andata ordiniamo.
Restiamo nudi, dopo una decina di minuti di chiacchiere con molte fantasie, suonano alla porta, indosso l’accappatoio e vado ad aprire, il cameriere con i nostri sandwich, lo lascio passare e richiudo la porta alle mie spalle, percorro il brevissimo tratto fra la porta e la camera e noto il cameriere che cerca di organizzare il carrello mentre lei è lì sul letto coperta con il lenzuolo solo fra le gambe, le sue belle tette sono lì in bella vista, è la prima volta, Lisa si lascia guardare, palpare ma è la prima volta che si mostra.

Il ragazzotto è anche attraente, ci provo!
“Vuoi dargli tu la mancia?” le dico in inglese affinchè il ragazzo capisca.
Lisa mi guarda eccitata “Ma certo!”
La risposta, insperata, è arrivata, si alza dal letto è nuda, i suoi 42 anni sono molto ben portati, il seno ancora sodo, un pò di pancetta per la gravidanza la rende ancora più attraente, arriva davanti al ragazzo si inginocchia gli apre la patta e tira fuori un bell’uccello consistente, si vede che Lisa fa ancora effetto, subito lo porta alla bocca e inizia un pompino.

E’ incredibile, mi aspettavo lo baciasse e si lasciasse toccare, invece ha cominciato un pompino.
Il ragazzo apprezza, le dice in inglese che è una brava pompinara e lei insiste per bene, il cazzo del ragazzo cresce nella sua bocca che lo lubrifica per bene.
Sono eccitato mi tolgo l’accappatoio e mi avvicino, Lisa ha il cazzo di un altro uomo in bocca!!!!!!
Mi eccita molto, le porgo anche il mio, lei lo afferra con la mano libera, me lo stringe sta spompinando come una pazza, poi passa a me ma solo per pochi secondi, torna a concentrare la sua attenzione sul bel cazzo che ha fra le labbra.

Mi abbasso la tocco fra le gambe è già fradicia…….. le sussurro all’orecchio “scopalo”, non se lo fa ripetere si alza aiuta il ragazzo a spogliarsi, lo tocca dappertutto poi si gira e si inginocchia sul letto, il bel culo alto,il ragazzo non esita un secondo le fionda in figa il suo cazzo senza esitazione, per tutta la lunghezza!
Prima di conoscerci Lisa ha avuto ovviamente altri uomini tutti bendotati ma la sento ululare come non ha mai fatto con me, mi guarda con gli occhi sbarrati e dice “è grosso!!”
Le chiedo se vuole che smetta, il ragazzo la sta pompando con un ritmo ed una forza notevoli e lei mi guarda dicendomi “NO!!!”
La vedo che è vicina a godere, conosco i segni, lui pompa come un forsennato, le sue tette ballano, mi stendo vicino a lei, Lisa mi si appoggia addosso, mi bacia, sento le nosre lingue battere per i colpi del ragazzo, mi dice “ti amo” e viene urlando tutto il suo piacere e si abbandona su di me.

Il ragazzo si ferma, il suo cazzo è ben piantato dentro la mia Lisa, mi guarda si sfila e mi sorride, capisco cosa vuole comincia a toccarle il culo prima dolcemente poi le sue mani diventano più ardite, un dito nel suo buchetto, due dita lei apre gli occhi, mi guarda e mi chiede “vuoi lasciargli anche il culo?”
Le sussurro che la amo la faccio scivolare su di me e mi piazzo in modo da penetrarla lei capisce mi dice che non ha mai provato così.

Sento le dita del ragazzo che si fanno strada nel suo culetto, geme mi dice che sono un porco, un maiale, che mi piace farla scopare dagli altri, sono bene dentro di lei, l’attiro contro di me, la bacio lei si irrigidisce un attimo.
Il ragazzo gli ha piantato la cappella nel culo, la sento cedere, sento il suo cazzo che si fa strada nel culo di Lisa, lentamente ma senza incertezze, lei dice è troppo, ma sento che il ragazzo spinge ancora non accenna a fermarsi.

Lisa mi dice che è troppo grosso che le uscira dalla gola!!!!!
E’ tutto dentro il suo culo!
Comincia a sfilarsi pochi centimetri poi spinge dentro ancora, la guardo è completamente persa, io sono ancora fermo dentro di lei, le dico “godi amore”.
Il ragazzo comincia a pompare il suo culo come un trapano a percussione, io comincio a muovermi, Lisa sta già godendo e poi ancora, dopo pochi minuti le dico che sto venendo e spingo la mia sborra profondamente nella sua figa, aiutato dai miei susslti e daquelli di Lisa che continua a venire sento il ragazzo irrigidirsi e piantarsi profondamente nel culo di Lisa sborrandole dentro e dandole della puttana.

Le dico nell’orecchio che Lei è davvero una troia, la mia troia

23

Un patto con il diavolo

1
– Signora, le medicine, ancora… ma insomma? – sapevo che Maria se la prendeva davvero e la cosa, come sempre, mi faceva sorridere.
– Maria cara, non mi sgridare… non mi servono più! – il sorriso lento si spense. Non solo per la tristezza, che ormai faceva parte della mia vita di tutti i giorni, come un ombra che non schiarisce, ma per il dolore fisico che adesso mi costava ogni piccolo gesto.

La povera donna non capiva che quegli intrugli non curavano niente. Non c’era cura per la mia malattia: in realtà prendevo solo dei potenti antidolorifici. Ero talmente assuefatta ai farmaci che a mala pena blandivano il mio malessere.
– Portami in terrazza, voglio godermi l’ultimo sole dell’autunno. Quest’anno è stato caldo, mai come il sole di Atene o di Capri, intendiamoci, ma… – Maria ascoltava poco, lo sapevo. La maledetta serva mi trattava come fosse mia madre, e se lo poteva permettere.

Certamente aveva fatto di più lei per me, che la mia madre vera; sempre assetata di soldi, come tutta la famiglia del resto.
Sulla grande terrazza, c’erano i soliti mazzi di fiori: si ricordavano ancora di me. Non erano tanti, certo, non come una volta.
Ricevevo dei bigliettini da “abituè” che non saltavano una sola settimana, che cari.
Il maggiordomo aspettò che Maria mi sistemasse nella poltroncina di rattan, sapeva che non volevo essere vista, ero incapace persino di camminare da sola.

La Tour era lontana ma rassicurante, quella mattina nell’autunno incombente, chissà perché ripensai a lui, dopo tanti anni…
– Ci sarebbe la signorina Corbett de “Le Figarò”, ormai passa tutte le mattine. – Stavolta non mi arrabbiai ma ne risi. Comunque non la ricevetti: megera.
Sapevo bene cosa voleva da me: l’intervista, il giornale, tutte balle! Lei voleva conoscere il mio segreto. Stupida, illusa! Era grassottella ma sana e robusta, ma non era certo per invidia che non mollavo, anzi… era per il suo bene!
2

-… osservava uno stagno dove tre cigni facevano evoluzioni graziose.

Conosceva bene quei meravigliosi uccelli! L’anatroccolo si lanciò disperato verso di loro gridando: “ Ammazzatemi, non sono degno di voi!” –
Jane stavolta era certa, non si sbagliava: le piccole dita si erano mosse, anche se impercettibilmente. Emozionata incalzò la sua lettura, scandendo bene le ultime parole della fiaba:
– Lui che era stato per tanto tempo un brutto anatroccolo era finalmente felice e ammirato. –
Un piccolo bagliore proprio vicino all’occhio sinistro: era una lacrima.

La volontaria shittò in piedi e corse verso il corridoio:
– Infermiera… presto, presto: si sta svegliando! –
Fu una festa per tutto il reparto, la bambina era stata data per spacciata, invece ora si riprendeva lentamente.
Aveva passato quasi un mese in c***, dopo l’incidente; peccato che quando iniziò a riprendere conoscenza la sua mamma non fosse lì.

Ricordare quei momenti del passato mi seccava la lingua e la gola; riprendendomi dai ricordi, scartai sulla sedia.

Avevo sempre dato grande importanza a quei momenti. Non l’avevo mai confessato a nessuno ma da ragazzina mi convinsi che ero nata due volte, la prima volta per volere di Dio, ma la seconda volta per intercessione del diavolo…
Naturalmente, in entrambi i casi, la mia avida e disamorata “mammina” era, sentimentalmente assente. Sorrisi amara tra me e me, ero talmente rassegnata all’inimicizia di mia madre che quasi non mi faceva più male.

Qualcuno suonava il violino, sulla Senna, rallegrando i turisti del Bateaux mouches.
Eh sì, della mia prima vita non ricordavo più niente, ma dopo l’incidente, decisi che sarei diventata un Cigno, a qualunque costo! Anch’io sarei stata tanto ammirata, da dover nascondere il viso sotto le ali, per schernirmi. Ero solo una bambina ma mantenni la promessa.
Tornai in casa.
Decisi di cambiarmi, avevo quasi voglia di uscire ma rinunciai. In casa mi sentivo forte, nonostante i dolori insopportabili, ma debole e vulnerabile fuori.

Maria mi seguiva discreta. Ci ‘perdemmo’ nel guardaroba: vestiti, sete, broccati, abiti di scena… un mare di scarpe.
Il mio bauletto; i trucchi: lo aprii. Sul fondo trovai la piccola fiala, non la aprivo da 20 anni; sul fondo l’ultima goccia ambrata. La presi, la strinsi tra le mani.
Uscendo, mi venne in mente un’altra cosa:
– Ferma! – dissi – Devi fare una cosa, ti ricompenserò, lo giuro! – risi: era un vecchio gioco, tra di noi.

Maria conosceva bene la mia tirchieria ma ero certa che non me ne volesse, dopotutto lei sapeva gestirla al meglio.
Ero legata a tutte le cose, persino alle monete; Maria era l’unica che riusciva a farmi spendere i soldi per vivere, senza di lei saremmo morti tutti di fame!
– Vedi quella piccola valigia di cartone? Sai cosa contiene? – la serva mi guardò, sorpresa:
– Oh no, che non lo so è chiusa, con la combinazione… –
– Hai sbirciato, allora…? –
– No, che non ho sbirciato, signora – disse educatamente annoiata – solo che quella… ‘cosa’ l’abbiamo presa, per poi posarla, decine di volte, e lei non si è mai decisa ad aprirla! Mai.

– recitò, come fosse una cantilena.
– Ah, Mery, sei insostituibile. – Era vero, solo lei mi teneva allegra – Non c’è bisogno di aprirla. E poi mi sono scordata la combinazione: è passato troppo tempo. Eppure, c’è stato un periodo in cui l’aprivo tutti i giorni, come il cestino della merenda per la scuola da bambina. Prendila! – poi ci allontanammo nel corridoio – Ascoltami bene – dissi seria – domattina questa ‘cosa’ deve sparire dalla faccia della terra: so che mi posso fidare di te.

– Maria non rispose.
Mi feci sistemare in poltrona, davanti alla finestra, con la ‘nostra cartella’ sulle gambe e, dopo tanti anni, mi decisi a ripensare a quei giorni.

17

L’assoluzione

– Padre… ho peccato… –
La grata del confessionale, in alluminio traforato, gli impediva di vedere il volto del confessore.
Era entrato in chiesa, una chiesa scarsamente illuminata, austera e praticamente deserta, a parte due donne anziane che pregavano sedute sulle panche di legno, e subito si era diretto verso il confessionale di sinistra.

Aveva intravisto un movimento nell’ombra, e da quello aveva arguito che il prete si accingesse alle confessioni.
E così si era messo in ginocchio di fronte alla grata.

– Padre… ho peccato… –
Un movimento nel confessionale, seguito da uno schiarirsi di voce.
– Padre… –
– Ehm… sì, figliolo… ho sentito… sono qui –
– Padre… ho gravemente peccato, e ho bisogno di confessarmi… –
– E’ un pò tardi figliolo… ero entrato nel confessionale solo per riprendere il breviario… devo dire Messa tra pochi minuti… perché non torni domani… –
– No ! Non posso aspettare ! Devo liberarmi la coscienza… ora… subito… il peccato che ho commesso mi opprime e… e… –
– E va bene figliolo… cerchiamo però di essere concisi al massimo… –
– Grazie Padre, e che Dio gliene renda merito –
Un nuovo movimento nel confessionale, seguito da un lungo e stanco sospiro.

– Allora figliolo… dimmi tutto… –

– Ecco… vede Padre… lei deve sapere che io sono sposato da dodici anni, con una donna brutta, grassa, cattiva, acida e insopportabile… una vera e propria arpia… –
– Non è bello ciò che dici… tua moglie è la tua compagna nella vita… –
– Lo so… ma questa è la verità… è una donna bisbetica e arrogante… la sposai solo perché era ricca sfondata… ed oggi me ne pento… ma allora… –
– Bisognava che tu ci pensassi prima, però… ora è troppo tardi… comunque… vai avanti… che devo dire Messa… –
– Certo Padre… grazie… allora… ieri sera sono andato ad una cena fra colleghi di lavoro… sa, quelle riunioni alle quali non ci si può sottrarre… e a questa cena erano presenti due ragazze, assunte da pochi mesi, e che lavorano nella segreteria generale… –
– Uhm… non credo sia rilevante sapere dove loro lavorino… –
– Ha ragione, Padre… mi scusi se sono prolisso… –
– Non ti preoccupare… e che peccato tu puoi mai aver commesso ad una cena fra colleghi ? Magari qualche pensiero impuro su queste due ragazze… ? –
– No… cioè… i pensieri ci sono anche stati… ma è quello che è accaduto dopo la cena che mi angoscia… –
– Dopo la cena ? –
– Sì… perché le due ragazze, che vivono insieme in un appartamentino in affitto, mi hanno chiesto di accompagnarle a casa con la macchina… –
– Ahi… ora inizio a capire… e immagino che le due in questione non siano brutte e antipatiche come tua moglie… –
– Brutte ? Quelle due ? Sono due pezzi di fi… ehm… mi scusi Padre… a volte ho la tendenza ad avere un linguaggio un pò troppo scurrile… sono splendide… bionde e prorompenti… con le curve al punto giusto… –
– Figliolo ! –
– Mi scusi Padre… è che mi lascio prendere la mano… sono bellissime… e poi sono giovani… –
– Uhm… capisco… sai, a volte il diavolo assume sembianze suadenti e conturbanti… –
– E’ vero padre… verissimo… e questa volta quel diavolaccio non si è risparmiato di certo… due sventole da urlo… due zocc… ehm… due bellezze assolutamente straordinarie… –
– Cerca si moderare il linguaggio, figliolo… siamo in una chiesa, via… insomma… le hai dunque riportate a casa e … –
– Già… e così mi hanno invitato a salire su da loro… –
– Povero figliolo… ora capisco la tua pena infinita… sei caduto in tentazione… –
– E’ proprio così, Padre.

Mi hanno offerto da bere (eravamo tutti già un pò brilli) e poi… poi… –
– Liberati figliolo… alleggerisciti dal peso che ti opprime senza imbarazzi… coraggio… io sono qui per questo… –
– E poi, Padre… sì, insomma… hanno messo della musica… una musica che ha creato una certa atmosfera… e si sono spogliate… –
– Uhm… dunque i tuoi occhi hanno assistito ad uno spogliarello vero e proprio ?… e com’erano… com’erano… ? –
– Prego, Padre ? –
– Volevo dire, figliolo… cioè… immagino che la vista oscena e disgustosa di quei due corpi… –
– Oscena e disgustosa un cavolo padre… mi scusi, ma… ero eccit… ehm… ero arrap… ehm… ero interessato da quelle nudità… –
– Capisco.

Rabbrividisco al solo pensiero, ma capisco la tua debolezza… dimmi, figliolo… ma sono rimaste completamente nude ? –
– Sì, nude nude, ma… non vedo che importanza abbia… –
– Bisogna che io conosca i dettagli, figliolo… l’assoluzione di un peccato così grave passa per la conoscenza… devi essere preciso ed accurato nella tua esposizione… –
– Se lo dice lei, Padre… comunque… le due ragazze sono rimaste completamente nude… e poi si sono sedute accanto a me, sul divano… –
– Oh Gesù… non c’è limite alla spudoratezza… quale volgarità… quale maleducazione… –
– Già… e poi mi hanno spogliato in un attimo… le loro mani erano voraci, frenetiche, dannatamente esperte… lei capisce, Padre… sono rimasto vittima di quelle due troi… ehm… delle due colleghe… –
– Eh… vittima… si fa presto a dire vittima… potevi scappare, fuggire, respingerle… se proprio non ti andava di restare lì… –
– Scappare ?… e mica sono matto, Padre… cerchi di capire… tutta quel ben di Dio a mia disposizione… –
– Lascia stare Dio, figliolo… –
– Scusi, Padre… –
– Di nulla… e che la carne sia debole è risaputo, figliolo… –
– Insomma… lei ha capito perfettamente… e non credo sia necessario che io vada avanti… –
– I dettagli, figliolo… i dettagli sono fondamentali… l’assoluzione piena necessita che tu sia preciso ed esaustivo… –
– E’ un pò imbarazzante, Padre… non vorrei farle perdere troppo tempo… lei deve dire Messa… –
– La Messa può aspettare… è più importante la salvezza di un’anima che si è persa nel peccato… –
– Lei è molto buono, Padre… allora, come le dicevo… eravamo nudi, seduti sul divano, e le due ragazze hanno iniziato ad accarezzarmi e a baciarmi… –
– Dove ? Su una guancia ? Sugli occhi ? Ti hanno messo una mano tra i capelli ? –
– Ehm… no… mi baciavano sul… sul… sul coso… –
– Uuuhhhhh… ooohhhhh… e magari con la lingua, eh ? –
– Non ho capito, Padre… –
– No… dicevo… parlavano la nostra lingua, le due ragazze ? –
– Sì… sì… sono italiane… ma non vedo come… –
– Vai avanti, figliolo… –
– Ecco… insomma… mi hanno spompin… ehm… baciato a lungo… ed io godevo come un porc… ehm… come mai mi è accaduto in passato, Padre… –
– E ti credooohhh !!! –
– Prego ? –
– No… stavo recitando il Credo… per preparare l’assoluzione da questo grave e ignobile peccato… e poi che è successo ? –
– Ecco… questa è la parte più difficile… francamente eviterei di… –
– I dettagli, figliolo, i dettagli… ricordiamoci della loro vitale importanza…-
– Va bene, va bene… è lei l’esperto… una delle due si è messa in ginocchio sul tappeto e mi ha chiesto di… –
– Umpf… vai avanti… ma che te le devo strappare di bocca le parole, cazzo… –
– Padre !! –
– Ho solo detto che avresti dovuto scappare come un razzo… –
– Non ho potuto, Padre, ero troppo infoia… ehm… coinvolto dalla situazione… –
– Anch’io… ohhhhhhh… –
– Anche lei, Padre ?? –
– Quando sento di simili peccati, ne rimango coinvolto e soffro assieme al peccatore… ma vai avanti… –
– Ehm… insomma… mi ha chiesto di… come dire…non trovo il termine giusto… ecco… sodomizzarla, Padre… sodomizzarla, ha capito ? –
– Ho capito… mica sono scemo… e tu… uuuhhhhh… immagino l’hai incula… uuuhhh… presa, figliolo, verooohhh ? –
– Sì, Padre… certo… me la sono inchiapp… ehm … montata… –
– Bravo… bene…uhhhh… ahhhhhh… e com’era ? Stretta… ooohhhh ?? –
– Ma Padre… –
– Devo conoscere i dettagli… mmmmhhhh… –
– No… non era stretta per nulla… tutto l’ufficio se la sbat… ehm… la frequenta… –
– E l’altra ragazzaaahhhh ? –
– No… l’altra non ha voluto darmi il cu… ehm… –
– Brutta stronza… –
– Padre !! –
– No… mi rivolgevo a questa mosca che mi tormentaaahhhh… –
– Ah… ecco… –
– Quindi l’altra… ohhhhh… ha solo assistito alla scena ? –
– Macchè.

Mentre io… insomma… facevo quella roba lì… lei si è messa davanti all’amica… ha spalancato le gambe… e si è fatta leccare la fig… ehm… come dire… il davanti…-
– Uhhhhhh… lurida troiona lesbica… ahhhhh…. –
– Padre !! –
– Tranquillo… è sempre con la mosca che me la prendooohhhh… –
– Uhm… credevo che… –
– Su… su … l’assoluzioneeehhhhhh è vicina… stavi dicendo cheeehhhhh… –
– Niente Padre… abbiamo scop…. ehm… ci siamo accoppiati per quasi tre ore di fila… una vera e propria orgia… erano diaboliche ed insaziabili… –
– Che bucio di culo che hai avuto a beccare due ninfomani… ahhhhh… ohhhhhhh… –
– Padre !! –
– Non ti preoccupare… ohhhhhh….

fa tutto parteeehhhh dell’espiazione del peccato… uhhhhhh… –
– Padre… ma… si sente bene ? –
– Aspetta… mmmhhh…. un attimo ancoraaaahhhhh…. ohhhhhhhhhh… sììhhhhh… ecco… fiuuuuuu… ora sto proprio bene… –
– Mi assolve, Padre ??
– Ti ho già assolto, figliolo. Dovrai dire una decina di Ave Maria…
– Una decina, Padre ??
– Una decina, sì… nove, dieci, undici… dinne quante caz…. quante ti senti di dirne… –
– Va bene, Padre… grazie… mi sento meglio… ora la lascio alla Messa….


– Aspetta, figliolo… non avresti per caso un fazzolettino… sai… ho un brutto raffreddore… –
– E no, Padre… mi dispiace… –
– Poco male, figliolo… farò con la tonaca… –

18

Corteggiare una donna offrendole una somma di denaro per qualche ora di sesso. Non di certo una professionista del settore, viene a mancare del tutto la competizione, giustamente lei accetta praticamente chiunque, basta che paghi, in poche parole non c è alcun gusto, mentre io amo le imprese difficili e più difficili sono più riesco a tirare fuori la parte più intensa di me.

Riesco ad accostare mentre sta giungendo e con la solita banale scusa le chiedo una via che non trovo. La targa non toscana mi aiuta ad essere credibile.

La donna è molto gentile e nel piegarsi in avanti il giacchino si apre un poco permettendomi la visione di una terza davvero notevole.

“Grazie Signora, lei è stata molto gentile e se mi posso permettere è davvero attraente”
Arrossisce ma prontamente risponde
“Ma anche molto sposata” come per mettere subito dei paletti invalicabili.

“Non ne dubito, una donna bella come lei, non rimane di certo single. Se la tranquillizza lo sono anch’ io. Sarebbe cosi cortese da dedicarmi 5 minuti del suo tempo, avrei una cosa delicata da chiederle. Penso che dai miei modi abbia intuito che non rischia nulla”

Vedo che si guarda intorno
“Va bene, basta che siano 5 minuti, anche perché penso di star facendo una cosa sbagliata”

La faccio salire e ci dirigiamo verso un parcheggio periferico lì vicino.

Nel tragitto le racconto qualcosa di me e del mio lavoro poi arrivo al punto.

“Onestà per onestà la via era solo una scusa per conoscerla, conosco la città benissimo visto che ci vengo diverse volte l’anno”
“Beh almeno è sincero, però ora mi riferisca quello che voleva dirmi così poi la saluto”

“La verità è che lei mi piace davvero tantissimo e dal primo istante ho pensato che devo averla”
Deglutisce ed è imbarazzata
“La ringrazio, un complimento garbato anche se forte, fa sempre piacere, ma non mi sembra il caso di continuare”
Non le lascio il tempo di andare oltre

“Vede, vorrei tanto avere il tempo per corteggiarla come meriterebbe una donna della sua classe.

E’ vero che vengo spesso ad Arezzo, ma non cosi spesso per poterlo mettere in pratica. Ma prima mi sono detto che avrei dovuto fare di tutto per averla”

Mentre parlo vedo il suo volto che si contrae, si vede che è nervosa
.
“So che sto per proporle un qualcosa che potrebbe offenderla, farla arrabbiare e le assicuro che sarebbe giustificato perché so di non essere per niente etico e galante, ma quel che vedo vale di sicuro il rischio di una sua legittima reazione negativa.

Ad Arezzo mi fermo due notti in quanto domani vado in giornata a Roma, le offro 500 euro per qualche ora di sesso”

Le parole escono di getto colpendola, di sicuro non se lo aspettava.

Rimane in silenzio, mi aspetto una reazione negativa, magari uno schiaffo, invece dopo un poco le appare un sorriso stentato sebbene nervoso.

“In effetti dovrei sentirmi offesa, e difatti lo sono, perché mi sta trattando alla stregua di una puttana, ma devo ammettere che un’altra parte di me è lusingata dalle sue poco etiche attenzioni.

Ha usato parole e modi garbati e forse quella parte di me che oggi non viene troppo desiderata e considerata da mio marito e dal suo crescente disinteresse ne è lusingata. Il problema è che non l’ho mai tradito e non vado con il primo che passa, anche se la sua proposta ammetto mi intriga anche perché fatta da un uomo che ispira fiducia”

Con un sorriso la ringrazio per le parole e per non essersi inalberata.

“Magari la deludo, ma devo pensarci, in questo momento non so proprio che fare. Lei avrà di certo un cellulare, mi dia il numero e se sarà il caso la chiamerò. Ma non ci conti troppo. Per il tempo non avrei problemi in quanto gioco spesso a bridge con le mie amiche al club visto che mio marito lavora sempre”

“Domani ho un appuntamento da un cliente sul raccordo anulare alle 11.

Al massimo alle 16 sarò di ritorno ad Arezzo, spero lei accetti”
Ci salutiamo e mi dirigo verso Bibbiena dove di solito dormo in un Relais delizioso e tranquillo con vista panoramica sul Casentino.

La mattina dopo arrivo puntuale dal mio cliente senza aver ricevuto telefonate. Considero svanito il tutto, ma all’uscita quando riaccendo il cellulare, trovo un numero sconosciuto di Arezzo.

Salgo in auto e lo compongo. Risponde lei e dopo qualche chiacchera banale, le parole che mi fanno venire una forte erezione non trattenuta dai pantaloni eleganti che quel giorno indossavo.

“Ci ho pensato a lungo e stanotte mi sono data anche della stupida per non aver accettato subito e alla fine.. beh lei ha vinto. Se le va bene ci possiamo trovare al parcheggio di ieri alle 16. Fino a mezzanotte non avrò’ problemi a restare. A proposito mi chiamo Rossana e ho una Smart gialla”

Incredibile, non ci eravamo nemmeno presentati

“Ne sono felice, io sono Marco, al suo arrivo mi troverà, ah voglio lei si vesta …in tema, mi raccomando”

”Porco, non si preoccupi lei paga per avermi troia e una troia avrà”
Quando riattacco sono talmente duro che potrei venire in pochi secondi”

Per le 1545 sono al parcheggio, non voglio rimanga sola se arriva in anticipo.

La vedo arrivare, parcheggia di fianco a me, apre la portiera e rimango basito.
Indossa una gonna gialla al ginocchio con ampio spacco centrale e una canotta abbottonata, ma leggermente scollata, scarpe nere con tacco alto.

Poggia una gamba per scendere e la gonna si apre fino all’inguine. Rimane in quella posizione il tempo di prendere borsetta e giacchino. La visuale è tremendamente sexy in contrasto con la donna elegante e casta del giorno prima.

Il mio cazzo reagisce subito. Entra nel mio Suv e mi dà un bacio sulla guancia.

“Non mi intendo troppo di questi paraggi, ha un’idea di dove andare?”
Accavalla le gambe, mi guarda maliziosa e dice.

“Prima di dirti dove andare, ho voglia di un bacio” Bene è già passata al tu, è già nella parte e il suo viso denota una gran voglia.

Ci scambiamo un lungo e sensuale bacio dove la mia mano va alla sua schiena nuda e la sua percorre tutta con le unghie mentre lei accarezza la mia gamba fino a constatare la mia eccitazione.

“mmmmh, baci davvero bene, ora so che ho fatto bene ad accettare, prendi per Cortona”

Durante il tragitto di circa 15 minuti il mio sguardo cade più volte sullo spacco aperto e sui seni che il suo respiro affannoso rendono eccitanti nel loro movimento.

Le metto una mano sulla gamba nuda che lei accompagna con la sua sopra la mia.

“Se non ti copri un poco mi fermo alla prima laterale e ti scopo in auto”

“Bla bla bla quante parole, vedremo dopo” e mi sorride maliziosa

Le prendo allora la mano e la porto sul mio pacco.

Sente il cazzo ancora duro, deglutisce, si avvicina e mi sussurra da pochi centimetri
“in quella camera ti farò morire”

Sceglie un bell’alberghetto vicino a Cortona
Appena in camera la spingo contro la parete

“ti sei divertita ad eccitarmi prima vero?”

“mmmmh e lo sei ancora, fammi sentire puttana oggi”

Una mano va subito sotto la gonna mentre ci baciamo con furia e passione. Sento le sue labbra ovunque , prima sul collo, poi sbottonati in fretta alcuni bottoni della camicia, sul petto
Le rovisto per un po’ la figa sotto il perizoma in pizzo poi passo al suo seno.

Le slaccio la canotta dopo averla prima sollevata per nascondere le mie mani sotto a pastrugnare le sue tette

“mmmmh ti piacciono vero? Ho visto come le guardavi ieri mentre ero piegata”

“Sei più troia di quel che pensavo, girati zoccola”
La faccio girare, le sfilo la canotta, le sgancio il reggiseno che lascia cadere e le prendo da dietro, baciandole a lungo il collo e spingendo il mio bacino contro il suo culo a mimare la penetrazione

“mmmh porco, mi fai morire, sono un lago”

“lo sento, volevi sentirti una puttana eccoti servita”
Mi stacco vado al portafoglio, tiro fuori i 500 Euro e glieli metto nella borsetta tranne una banconota con cui le titillo a lungo il clitoride

“Cosi quando spenderai questa si sentirà il tuo profumo di troia eccitata”
“Porco”

Mi appoggio alla parete togliendomi la camicia
“spogliami tu”

Mi sorride con malizia avvicinandosi molto lentamente, è sexy da morire nuda con solo la gonna e le scarpe alte.

Va diritta al mio pacco e comincia a percorrere più volte il mio cazzo attraverso i pantaloni.

Poi guardandomi negli occhi, si abbassa e comincia a leccarlo e a morderlo sempre sopra i pantaloni. Mentre lo fa mi guarda toccandosi tra le cosce. Slaccia poi la cintura, abbassa la lampo, il mio cazzo colpisce la sua guancia come una frustata.

Sembra non veda un cazzo da una vita tanta è la voglia che ci mette nel succhiarmelo con le sue mani a tastare i miei coglioni duri.

“Via le mani, usa solo la…bocca troia”
Obbedisce subito mugolando, le piace essere apostrofata e guidata, piantando le sue unghie nelle mie cosce muscolose.

Ad un certo punto le metto una mano sulla nuca e comincio a scoparla in bocca.

Mugola di continuo “ti piace succhiare vero troietta”
Fa un cenno d assenso con la testa senza fermarsi, sono di marmo, ho voglia di farmela.

La fermo di colpo, la giro mettendole le mani contro la parete, le alzo la gonna, ansima che è un piacere, le strappo il perizoma

“tanto con quello che ti ho dato ne compri quanti ne vuoi” e la infilo con un colpo secco.

Entro con facilità tanto è bagnata, muove all’indietro il bacino per cercare tutta la penetrazione, ad un certo punto mi fermo
“scopati da sola puttanone”

E’ incredibile come con movimenti circolari del bacino riesca ad arrivare alla punta del mio cazzo per poi riaccoglierlo tutto. E’ bravissima

Le faccio girare la bocca e ci baciamo con dolcezza e passione

“mmmmh, dio che bello, n… non… god…. godevo più cosi da tempo”

“datti da fare bambina che poi voglio farti anche il culo”

Glielo schiaffeggio i mentre con la mano vado alla sua bocca infilandone due dita.

Quasi me le stacca, mi irrigidisco, è troppo eccitante, lei lo capisce
“che bello tesoro, vengo anch’io, insiemeeeee”

Prendo il mio cazzo con la mano, lo estraggo, la faccio girare e flettere davanti a me e la inondo tutta.

“Su troietta ora pulisciti con le dita succhiandole perbene”
Nel farlo alterna la sua bocca e con la mia che capta cosi il suo profumo di figa misto alla mia eccitazione.

Ci stendiamo sul letto stanchi ma abbracciati.
E’ languida da morire, una gattina

“Sai, adesso te lo posso confessare. Non ho bisogno di soldi, mio marito mi tiene in un lusso quasi eccessivo e questo mi fa pensare mi nasconda qualcosa, forse un’altra donna, anche perché mi cerca sempre meno”

Da come vestiva e da come si poneva l’avevo intuito.

“Diciamo che senza volerlo, hai incontrato una mia fantasia.

Farmi pagare una volta nella vita da uno sconosciuto. Mi ha sempre solleticato, ma avevo paura. Tu hai saputo stuzzicare questo mio lato. Oggi prendo i tuoi soldi perché è giusto, ma dalla prossima volta, se tu vorrai ci sarà, potrai fare di me quello che vuoi senza un euro perché mi sta piacendo da morire, e… spero non mmm sia fini. ta oggi mmm cazzo ”

Parla in quel modo e a fatica in avevo preso a solleticarle il foro anale con un dito, che la troia cercava con i movimenti del suo bacino.

La faccio stendere sul letto con le gambe appoggiate e lentamente la lecco tutta scendendo verso il suo interno cosce. Adoro leccare e credo lei senta quanto mi piace perché mugola di continuo

Mentre le sto leccando la figa, con una mano prendo il suo cellulare sul comodino accanto.

“Telefona al cornuto…ora”

“Che…por..co ma tu…fermati mentre parlo”

L’accontento, rimango in mezzo alle sue cosce soffiando sulla figa calda

“Ciao amore tutto bene? volevo solo sentirti per vedere se andava tutto bene”

Dopo una breve pausa
“Guarda la solita parti..ta.. no.. iosa”

La voce di colpo le si rompe….

ho ricominciato a leccarle la figa a tradimento. La prendo per il culo e la spingo forte contro la mia lingua. Con la mano libera tenta di tenermi lontano, ma sono troppo forte per lei, così si arrende…

“Amo…re cre..do che…verso …mezzanotte…torno…. ” Una volta parlato, la mano va a coprire il cellulare

“mmmmmmmmmmmmm sei un…o str…onzo mmmmm”

“Va …… bene…amore…. no no…. st..o be…ne …. ti…amo”

Una volta chiusa la telefonata
“aaahgghhhhh venggoooo mmmmmmmmmmm”

Ci baciamo per l’ennesima volta e sarà cosi per molte volte quel pomeriggio.

Lei mi guarda sorridendo
accarezzando con lentezza la mia erezione

“ho capito porco, so cosa vuoi ora” e girandosi mormora ” inculami ”

Abbiamo fatto l’amore a lungo, fu bellissimo. Ci siamo rivisti un mese dopo poi un poco per lontananza, un po’ perché forse era giusto cosi la cosa è finita rimanendo per entrambi un bel ricordo
Una fantasia appagata e non più ripetuta, per ora…….

16

Oltre ogni censura

Giuro che non lo so.

Davvero, non ho idea di come noi si sia finiti a
parlare di vibratori alle nove del mattino. In un bar, in mezzo a gente
che beve caffè con la faccia stropicciata dal sonno.
Non lo so e non me ne frega un cazzo, persino; è più quello che mi è
scappato di bocca ad un certo punto, che mi preoccupa. No, dico, se
proprio mi dovevo impegolare in un discorso a base di roba da sbattersi
nella figa o nel culo, potevo restare sul vago, no?
Che so, conversazione salottiera, sguardo scafato e battutine lievi.

No,
dovevo proprio dirti “Che poi, non so perché, non ne ho mai posseduto uno,
di vibratore”.
Voilà. Piatta, banale, e ingenua che neanche Heidi. L’ho vista proprio, la
lampadina che ti si accendeva nello sguardo. Bling! ha fatto, tipo
flipper.

“Ah, beh, se è per questo si rimedia. Ne ho alcuni, a casa, te li faccio
provare, così poi decidi quale preferisci. ”
O vacca miseria. Non è che hai cercato una forma dubitativa qualsiasi,
chessò “UNA VOLTA CHE HAI TEMPO passi da me, SE TI VA, e
MAGARI, ci dai un’occhiata, COSI’ PER RIDERE, EH”.

No, no, dai per scontato che io poi ci venga, a casa tua. A PROVARLI,
cazzo. Si intende davanti a te, o con la tua collaborazione, o magari…
che minchia ne so. Scenari sempre più imbarazzanti mi si disegnano in
mente. E si vedono tutti dalla mia faccia, a giudicare da come stai
sorridendo.
Lascio schiantare il discorso in un rovinìo di nessi logici.

Ma tanto lo so, che non finisce qui.

Tu, figurati, boia chi molla.
Che poi lo so già che clima c’è a casa tua. Intanto, chiamala casa: uno
scannatoio da intellettuale simil-etnico, coi libri per terra, il mega
flat
screen e l’armadio da scarestia del ‘700, che ti pare di esser lì per
farti scopare dal parroco.
Mi innervosisce, casa tua. Così piena di cose morbide,
divani/tappeti/cuscini, che è fin troppo facile scivolarci sopra, e così
piena di robe cogli occhi, statue e maschere e ritratti dell’antenato, che
una si crede all’esame di maturità.

Già un’altra volta, sono uscita di lì con le ginocchia molli e la faccia
in fiamme.
Avevi così insistito perché venissi da te a pranzo, che come minimo mi ero
aspettata che mi venissi ad aprire in vestaglia di seta
leopardata, sventolando un goldone.
Naturalmente, tutto il contrario: pranzo normalissimo, seduti a distanza
di sicurezza, caffè e convenevoli vari. Mi ero alzata per andarmene
che ero quasi rilassata, vè.

Poi, sulla porta, mi sono girata a mezzo per
salutarti. E com’è come non è, mi ero ritrovata la tua lingua in bocca.

E mica poca, no: un bacio sfacciatissimo e bagnato, labbra succhiate e
lingua in giro fra i denti, e poi solo labbra e di nuovo lingua, un
sacco. Tutto senza toccarmi, senza stringermi o tenermi ferma. Solo bocca
spalancata e occhi socchiusi, per un momento lunghissimo.

Pensa te se di mezzo ci mettiamo anche un vibratore.

Gesù, Giuseppe e
Maria.

E’ ovvio che adesso sono qui, spostando il peso da un piede all’altro,
davanti a questa pregiata porta di noce. Anche oggi, nessuna
vestaglia leopardata; quasi quasi ci resto male. Dentro c’è una luce
strana, azzurrognola, che fa abbastanza ospedale. Mi siedo rigida al
tavolo da pranzo, mentre tu mi ronzi intorno, chiacchierando del più e del
meno. Ti accomodi sul divano, batti con la mano sul cuscino,
invitante (“qua, Fuffi!”); io esito, chissà perché.

Se non volevo venire,
potevo anche restare a casa, col gatto sulle ginocchia e affrontare
serena la vecchiaia. Senza saper niente di vibratori, né di biondini un
po’ pelati che mi porgono una tazza.

Oddìo, che è? Cioccolata. Setosa e profumata di vaniglia, nonché di
qualchecosaltro che individuo solo al terzo sorso. Rum, porca troia.
Bevi e mi sorridi sopra l’orlo della tazza. Io mi abbarbico alla mia, e
cerco spasmodica di tenere viva la conversazione.

Tu, figurati. Sorridi,
mi
versi un altro po’ di diabolica bevanda. Ho la bocca foderata di
dolcissimo veleno. Manco lo schienale, e mi accascio semisghemba sui
cuscini. Ti siedi ai miei piedi, mi prendi la tazza. E poi tutte e due le
scarpe, sfilandole una alla volta, senza mollarmi con gli occhi.

“Comoda?” (eh, comenò, ora mi addormento pure)
Ti alzi e sparisci alle mie spalle; la luce ora ha toni da acquario
tropicale, macchie di buio si allargano, scivolando dagli angoli.

Ho
caldo, il rum, probabilmente. Ma anche no. Chiudo gli occhi. Un oggetto
tiepido mi scivola lungo il collo. Non voglio guardare.

“Ehi, apri gli occhi. ” (ecco, appunto)
Nella luce bluastra della stanza un oggetto scintilla freddo nella tua
mano. Sono quasi delusa. E’ una sorta di cilindro satinato, argenteo,
che somiglia a un portapenne, e ricorda un cazzo solo per calibro e
lunghezza. Se lo sapevo, evitavo tutto sto cancan e rimanevo in ufficio
a contemplare l’Uniposca indelebile blu, che mi sa che era lo stesso.

“Toccalo. “

L’attrezzo è gradevole al tatto: tiepido (dài: l’hai scaldato prima? nel
microonde?) e liscio senza essere scivoloso. Lo reggi dalla base, mi
trovo ad accarezzarlo con tutte e due le mani, provo a stringerlo, a
meneggiarlo come se fosse vero. Non è molto convincente; molto
meglio i tuoi occhi che mi ridono in faccia, mentre ti avvicini. Mi baci,
solo il labbro inferiore, mentre mi appoggi il portapenne al collo.

La
gola mi vibra, dolcemente, senza rumore, e la tua bocca mangia la mia,
piano. Chiudo di nuovo gli occhi, mentre continui a baciarmi, e
passeggiarmi ‘sto accidenti di tubo sulla pelle, sempre più giù.
Sento i bottoni cedere, slacciarsi, la camicia scivolarmi dalle spalle. La
mia pelle è percorsa da brividi meccanici e da tremori maledettamente
reali; la tua lingua segue una traiettoria che si incrocia e diverge,
capricciosa, da quella del tubo, ho la gola, le tette tremule e bagnate,
e
sempre più caldo.

Intingi un dito, poi due, nella mia bocca; ci stropicci i miei capezzoli,
quasi meditabondo. Mi manca un po’ il fiato. Uno, due respiri
profondi, e l’ossigeno finisce di ubricarmi per bene. Tiro indietro la
testa, ti offro la gola, le tette umide e tremanti, tipo vittima al
sacrificio.
Ora il diabolico aggeggio staziona dalle parti del mio ombelico scoperto:
la tua lingua continua ad esplorarmi qua e là, capricciosamente,
bocca collo tette e adesso pancia, maledetto te.

Così, tanto per darmi un tono, ti sbottono la camicia: odore di limone e
muscoli lisci ma duri, sei magro ma ben fatto, porca miseria. Tiro in
dentro la pancia, proprio mentre stai iniziando a mordicchiarla, vibro e
vengo risucchiata fra i tuoi denti, sempre più in basso, e zio fanale,
com’è come non è, mentre fuori è ormai notte e il divano mi inghiotte
(notare la rima) son qui che scalcio quel che resta delle mie mutande.

Eh ben, ci siamo: chiudo gli occhi, non ce la faccio, ‘sto eros
semi-cyborg ancora non mi convince, e invece. Invece sento solo dita e
lingua, uno scalpiccìo umido e irresistibile fra le cosce aperte, baci e
morsi e carezze lente e spinte, morbidissime, tremanti spinte contro la
mia passera, spinte DENTRO la mia passera, porca la miseriaccia porca, sei
qui che mi baci e mi scopi col portapenne e manco me n’ero accorta.

No, mi
pare solo che la mia carne, e la mia testa soprattutto, siano solo un
tenerissimo, tremolante budino in cui affondi la bocca, e
le dita, e, ma sì, anche un cucchiaio, un magico cucchiaio vibrante che
scava, scava, mi scava fuori sospiri e piaceri.

Spalanco gli occhi, sulla tua schiena nuda e bluette, sputando un po’ di
anima e di fiato, e mi dico che in fondo, la vita del collaudatore
mica ha da essere così male.

17
Sono la cagna di mio padre

Mi padre stava intrattenendosi con un collega, i loro sguardi erano rivolti a me, appena avvicinata riuscii ad ascoltare le ultima frasi, beato te ad avere…” Eccomi a Torino ad accompagnare mio padre per un convegno, ufficialmente sono al sua nuova segretaria.
Arrivati in albergo ci sistemiamo nella camera; letti separati, una veloce doccia e trovandomi lui nudo davanti avrei voluto qual cos’altro, ma non vi era tempo ci attendevano per il ricevimento, indossa un intimo color carne, perizoma sottilissimo e minuscolo reggiseno a balconcino, calze autoreggenti un vestito corto abbastanza scollato sul dietro capelli raccolti, scarpine nere tacco undici.

Ben truccata ma non pesantemente, ero pronta non sto a dire quanti complimenti ricevetti dal mio uomo padre, prendemmo il taxi e ci portò a destinazione, appena entrati non vi dico i complimenti che si sprecavano su di me, molti si complimentavano con mio padre, dove hai trovata una segretaria come questa, beato te e altro ancora.
Durante il ricevimento dovetti recarmi in bagno, una signora segretaria di un collega di mio padre si offrì di accompagnarmi dicendomi, vorrei farmi una sigaretta, appena entrate tentai di chiudere la porta, ma, disse, non chiudere, la volta scorsa una collega è rimasta bloccata dentro, mi alzo il vestito, sfilo il perizoma e cerco di fare pipì vedo aprirsi la porta, è lei, dicendomi scusami, ho visto la vigilanza se mi vedono che fumo sono cazzi amari, il suo sguardo si posa sulla mia fica depilata, che bella fica che hai e, senza attendere risposta, prese della carta igienica, chinatasi, iniziò ad asciugarmela io immobile non sapevo che dire, né che fare, lei vedendo il mio stato, disse rilassati ora ti faccio sentire una cosa che non avrai mai provato, inizio a leccarmi la fica, in effetti, sapeva il fatto suo, era un’abile leccatrice, sapeva dove insistere, poco dopo estrasse dalla borsetta un piccolo vibro, mi disse, sai lo porto sempre con me, è abbastanza utile durante il viaggio, me lo fece leccare e subito dopo me lo trovai infilato nella fica, leccava e mi scopava iniziai godere, prese a leccarmi e succhiarmi il clito facendomi impazzire raggiunsi un orgasmo fenomenale mi disse se ti va potresti ricambiare il favore, accettai e alzatasi il vestito, si mise a pecorina appoggiando le mani sul water, da dietro iniziai a leccarle la fica e il buchetto del culo, rimase meravigliata da come leccavo, si voltò e mi disse: “allora non sei una santarellina sei una bella troietta bisex, ti piace vero?”

“certo…..”, risposi e ripresi il mio lavoro, con il vibratore in mano, iniziai a farmi strada nel suo culetto, vidi che la cosa era di suo gradimento, iniziai a incularla e contemporaneamente leccavo la sua fica, venne inondandomi la faccia con i suoi umori, ci baciammo, rimettemmo a posto il trucco e ritornammo al ricevimento.

Ritornando da mio padre, mi disse: “tutto a posto”, “sì certo” rispose lei, la sua segretaria aveva avuto un leggero mancamento, ma ora era tutto apposto, il ricevimento continuò per diverso tempo, la signora spesso restava ad osservarmi e nel momento di incrociare i nostri sguardi mi sorrideva passandosi la lingua sulle labbra. Finito il tutto chiesi a mio padre che volevo essere accompagnata in albergo, mi chiese che problema avessi, risposi; “nulla e che voglio stare un po’ con te sai ho fame”

“se è fame di lui – rispose indicandomi il pacco – ti accontento subito, chiamo un taxi e partiamo”
Arrivati in camera, mi spogliai subito restando in intimo, lui disse: “dammi il tempo di una rinfreshita e arrivo subito.


Lui è dentro la doccia, tolgo l’intimo ed entro anch’io nella doccia, inizio a lavargli le spalle, gli dico: “dai la mamma te lo fa sempre, visto che ora ci sono io te lo posso fare”, inizio a insaponare la schiena, e non solo la schiena, quando arrivo ai suoi glutei gli dico “hai un bel culetto papi, e inizio a insaponare quel bellissimo pezzo di carne.
Anche lui insapona me, parte dalle spalle soffermandosi ai miei seni e poi arriva direttamente alla mia fica, siamo pieni di schiuma, con una sciacquata, inginocchiandomi, gli do un antipasto, prendo a succhiargli il cazzo, lui posa le mani sulla mia testa bloccandomela e inizia scoparmi in bocca.

Io nel frattempo mi sparo un ditalino, mentre lui mi scopa in bocca porto una mano al suo sedere, inizio a massaggiare le palle e intrufolando le dita nel solco delle chiappe arrivo al suo buchetto soffermandomi all’ingresso, non so che mi prese, ma iniziai a spingere quel dito nel suo culetto e,con mio stupore, notai che la cosa era di suo gradimento.
Mi chiese di continuare, lui scopava me in bocca, io inculavo lui con il dito, e con l’altra mano mi sditalinavo, venne riempiendomi la bocca di sperma, il mio orgasmo non ci mise molto ad arrivare, ingoiai tutto lo sperma che tenevo in bocca, stremata mi sedetti nel piatto doccia, lui mi baciò in bocca dicendomi “sei stata formidabile, ma questo è solo l’antipasto sapessi, dopo cena ti farò toccare il cielo.


Tornati in camera, indossai un pantalone a vita bassa color bianco una maglietta corta che lasciava libero l’ombelico, avevo indossato un perizoma rosa, che traspariva abbastanza dal pantalone, uscimmo e ci recammo al ristorante, i camerieri molto gentili ci fecero accomodare, portarono acqua e del vino bianco la cena si svolse tutta a base di pesce, feci una scorpacciata di ostriche, mi disse: sai che stiamo consumando una cena molto afrodisiaca e io di risposta mi tolsi una scarpina e allungai il piede andato a toccare il suo pacco, lui sorrise e mi accarezzò il piede tenendoselo sul pacco che si andava gonfiando.

Dovemmo smettere, potevano scoprirci, la cena si protrasse a lungo, la mia eccitazione era alle stelle, sentivo il perizoma inzuppato di umori, alzandomi dissi a papi che avevo necessità di andare in bagno, appena entrata sfilai pantalone e perizoma e iniziai a torturarmi il clito: dovevo godere non ce la facevo più, avevo nella borsetta una bottiglietta di profumo, la presi, la leccai per bene, passandomela tra le tette e subito dopo la infilai dentro la fica, piena di umori, l’accolse tutta , con una mano mi scopava e con l’altra alternavo a toccarmi i capezzoli e il clitoride, dopo un po’ la volli provare anche dietro, mi chinai leggermente in avanti sporgendo il culetto e messa abbastanza saliva iniziai a spingerla dentro il mio forellino.

La bottiglietta entrò in un baleno, l’orgasmo stava crescendo, ero quasi all’apice del piacere la bottiglietta stava dando i suoi frutti, alternavo tra il culetto e la conchiglietta, venni esplodendo un orgasmo formidabile, mi girava la testa, per la forte goduta, mi diedi una rimessa appunto e ritornai in sala.
Mio padre stava intrattenendosi con un collega, i loro sguardi erano rivolti a me, appena avvicinata riuscii ad ascoltare le ultime frasi, “beato te ad avere una segretaria come quella, appena mi congiunsi a loro, lui mi disse porgendomi il suo biglietto da visita: signorina se decidi di mollare il tuo datore di lavoro non perdere tempo, telefonami un posto per te lo trovo immediatamente”, accennai ad un piccolo sorriso, avrei voluto buttare le braccia al collo di mio padre baciarlo promettendogli che non sarebbe mai successa una cosa del genere , ma dovevo contenermi, altrimenti scopriva la magagna, erano guai, tornammo a sederci, eravamo solo noi lui mi disse: “ehi porcellina… ti vedo un po’ pallidina sono sicuro che in bagno non hai fatto solo pipì, vero? Dimmi la verità ormai ti conosco troppo bene dal lato sessuale, ti sei masturbata.

” Annuii con la testa, “brava qui ne abbiamo ancora per un po’, ma, credo che tra un’oretta sarà tutto finito, poi ci pensa papi a farti un bel regalino, ridemmo e continuammo la cena con tutto il solito tran tran. Finito il tutto e salutati i commensali rientrammo in albergo, giunti in camera mi buttai sotto la doccia, io iniziai a prepararmi, indossai un completino intimo rosso comprendente un perizoma a fiorellini ricamato, un reggiseno a balconcino sempre rosso smerlettato, calze a rete autoreggenti nere con bordo rosso, per l’occasione mi ero portata un paio di sandali tacco nove, sempre rossi, infilai un vestito elasticizzato nero cortissimo arrivava appena sotto i glutei, mi truccai abbastanza pesante,mettendo fard e un rossetto rosso fuoco, una bella pettinata raccogliendo i capelli con delle forcinelle guardandomi allo specchio ero una troia di alta classe, appena apparve alla porta con addosso l’accappatoio aperto, il mio sguardo andò al suo pezzo forte, in un baleno gli venne duro, senza bisogno di toccarlo.

Mi disse “amore mio mi stupisci sempre di più, sei una Venere, vuoi farmi morire, vero? – ed io – “sì amore mio voglio farti morire di piacere” e mi buttò le braccia al collo baciandomi e sfregandomi la lingua in bocca, mi disse: vorresti farmi uno spogliarello?
Dopo aver cercato sul satellite un canale musicale, iniziai a ballare, lui seduto sul letto appoggiato di schiena al muro si gustava il mio gioco, ogni tanto toccava le sue parti intime, mentre stavo sfilandomi l’abito mi disse “aspetta, balla ancora un po’ senza togliertelo di dosso sei troppo bella” , dopo poco si alzò con il suo bel cosone durissimo si avvicinò baciandomi di nuovo, prese a palpare il seno, lentamente fece scendere il vestito liberandomi il seno che subito fu preda della sua bocca, una mano la portò sotto il vestito in cerca della mia nocciolina che trovò allagata di umori, mi prese in braccio e mi posò sul letto, mi allargò le gambe, sfilandomi il perizoma e la sua lingua prese a titillarmi il più bel posto.

Lui con la lingua è un maestro sa dove leccarmi, alternava clito interno, fica e culetto, ogni volta che si posava sul mio culetto i brividi di piacere mi arrivavano al cervello e poi, quando cercava di forzarlo infilandomela dentro, allora mi rilassavo e non capivo più nulla, venne sopra di me mettendoci alla classica posizione del 69, presi in bocca il suo membro durissimo, con il movimento del bacino prese a scoparmi in bocca, lavoravo solo con la lingua al resto pensava lui.

La mia dolce albicocca stava scoppiando, voleva essere penetrata: gli dissi “papi ti voglio dentro non resisto più”, scese dal letto, ed io, “papi fai di me quello che vuoi. ”
Prese le mie gambe se le poggiò sulle spalle, e presosi il pezzo in mano iniziò a passarmelo sulla passerina soffermandosi sul clito, diedi un urlo dicendogli mettimelo dentro non resisto e subito dopo iniziò a farsi strada dentro di me, mi sentivo aprire nonostante ormai fossi abituata a prenderlo, mi pareva sempre la prima volta, un leggero dolorino, ma subito passò e iniziai a sentire il cielo, mi stava scopando in un modo fantastico, a volte veloce e poi subito rallentava, con le mani mi strapazzava i capezzoli, dopo quasi quindici minuti di scopata nella classica posizione mi disse “cambiamo posizione….

, voglio fotterti dappertutto e farta latrare com una vecchia cagna. ”
Così presi in mano il suo cazzo guidandomelo dentro e me lo infilai in un sol colpo tutto dentro. Non avrei mai pensato di poter essere così troia.
Era fantastico, salivo e scendevo dal quel palo, ogni volta che scendevo pareva che se ne infilasse sempre di più, con le gambe indolenzite continuai a cavalcare, dovetti arrendermi, mi alzai e senza dire nulla mi misi a pecorina sul letto, lui venne dietro di me e riprese a scoparmi, dopo un po’ sentii i suoi pollici farsi strada nel mio sfintere, era giunto il momento del buchetto.

Dopo averlo allenato preparandolo con le dita, sfilò il cazzo dalla fica e prese lentamente a incularmi, non ci volle molto, infatti, lentamente me lo infilò tutto dentro accusando pochissimo dolore, mi diede delle sensazioni formidabili ogni volta il mio papino mi faceva toccare il cielo. Cambiammo posizione perché le gambe non mi reggevano più.
Ritornammo alla classica posizione del missionario, con le gambe poggiate sulle spalle, riprese ad incularmi, ormai non reagivo più, erano trascorse quasi due ore, le volte che ero venuta non le ricordavo più, e lui sempre duro usciva dal mio culetto ed entrava nella fica, questo per parecchie volte.

Quando ormai anche lui era giunto a capolinea mi disse “dove vuoi essere riempita” – ed io – “su tutto il corpo” così, sfilato il cazzo dal culetto, si posizionò in ginocchio di fronte alla fica e iniziò a masturbarsi e subito mi scaricò addosso ad una marea di sperma, i primi schizzi mi arrivarono in faccia subito tirai fuori la lingua cercando di leccarli, mi trovai tutto il corpo impiastricciato della sua roba, mi venne vicino, con la punta del suo cazzo mi spalmò tutto il suo nettare che avevo sul corpo soffermandosi sui capezzoli, poi con il cazzo in bocca, cercai di raccogliere le ultime gocce di sperma rimaste, quando il cazzo era ormai tornato a riposo, lui mi baciò e senza darmi una ripulita mi addormentai.

18

Colpi decisi e appassionati

La missione nell’ex Jugoslavia è finita. Adesso si torna a casa fino alla prossima esigenza naturalmente, giacché è una normale rotazione e un ideale ricambio dei reparti e delle sezioni. Questi abituali e ordinari pensieri attraversavano la mente del sergente, intanto che lasciava scorrere il vassoio alla mensa del “self service” del campo base. Il suo umore non era né euforico né triste, poiché era il suo lavoro.

Lo attendevano lunghi mesi d’addestramento e di stancanti esercitazioni fino alla prossima missione operativa, però era anche giunto il momento di tirare un po’ il fiato per curarsi e occuparsi delle faccende di casa sua. Quando era fuori, sembrava così come se tutto restasse congelato, quasi interrotto e sospeso. Il tempo però scorreva ugualmente e i problemi grandi e piccoli da risolvere pigramente e in modo silenzioso s’accumulavano.  

Quella sera, l’ultima sera al campo prima della partenza, l’unica lieta e piacevole novità era donata dalla presenza in fila accanto a lui di Sandra, la volontaria dell’ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), con la quale aveva appoggiato e partecipato a tanti servizi in sua compagnia.

Lui per una sera si era sganciato dai suoi uomini concedendosi un colpo di vita, anche se ciò gli avrebbe attirato addosso i loro commenti linguacciuti e pettegoli. Lui l’aveva incontrata nel pomeriggio al campo e le aveva rivolto un cortese invito per la cena, certo il posto non era molto poetico né intimo, eppure non c’erano altre scelte. Non era infatti possibile uscire da soli in città per una cena romantica e comunque senza essere armati fino ai denti.

Quanti servizi di scorta ai convogli umanitari avevano svolto lui e i suoi uomini in quei mesi? Non li contava più. Quante volte lui e Sandra si erano trovati a fianco a fianco in quelle occasioni? In sostanza tutte, ciononostante il loro rapporto era sempre stato correttamente professionale e di collaborazione. Niente di più, ma per una sera, in realtà l’ultima, si poteva fare un’eccezione, dopotutto a lui la ragazza era sempre piaciuta, pressapoco sui trent’anni d’età, non si può dire che fosse bella, tuttavia era cortese e carina anche negli atteggiamenti e nei modi.

In particolare lo avevano colpito i suoi occhi verdi, seppure il fisico scomparisse infagottato com’era dentro quella divisa di servizio dell’ACNUR, però s’intuiva solamente che lei era snella e che appariva un esemplare di donna dinamica e solerte, in ogni modo aveva un suo fascino.  

Sandra, viceversa, non aveva mai guardato il sergente con gli occhi che non fossero rigorosamente e strettamente professionali. Del resto aveva dei saldi principi etici e morali, inoltre un fidanzato che aveva conosciuto frequentando un’associazione di volontariato cattolica.

Solamente quella sera, quando il sergente l’aveva invitata lei si era concessa d’ammirarlo con un’attenzione e un interesse diverso, con occhi nuovi. Aveva compreso che il sergente era un uomo sui quarant’anni, di statura media, stempiato con i capelli cortissimi, un fisico sportivo, gli occhi scuri e penetranti, assieme a due braccia forti che sbucavano dalle maniche della mimetica arrotolate sui bicipiti.  
Quello che lei aveva sempre saputo, apprezzandolo ed elogiandolo, era che il sergente era un tipo deciso e risoluto senza essere però mai arrogante né scortese, per queste prerogative i suoi uomini lo rispettavano e si fidavano di lui, per il fatto che in diverse occasioni la sua risolutezza aveva tratto Sandra fuori dagli impicci.

Sandra ricordava bene di quando il sergente era dovuto intervenire con i suoi uomini per difenderla da quei miliziani che volevano assaltare il camion degli aiuti umanitari dei quali si volevano appropriare, mentre i volontari erano impegnati a distribuire i viveri alla popolazione bisognosa, in mezzo sovente a popolazioni inospitali e ostili. E di quando, ancora alcuni individui inquietanti e maligni armati l’avevano infastidita e m*****ata per lungo tempo insieme con alcune sue colleghe.

 
In quell’occasione erano lì, uno di fronte all’altra e la conversazione scorreva piacevole, a tratti intima, con le impressioni, i ricordi e persino i progetti da compiere. Durante tutti quei mesi Sandra non aveva mai percepito né provato un desiderio fisico, considerato che lei era troppo impegnata e assai stanca, poi da ultimo il suo fidanzato era addirittura lontano. Lei lo avrebbe rivisto il mese prossimo, in quanto i loro rapporti fisici erano sempre stati piacevoli e soddisfacenti.

E poi lui era sempre così delicato, gentile e premuroso, ma durante tutto quel periodo Sandra non ci aveva mai pensato. Walter sì, lui il desiderio lo aveva provato e lo sperimentava ancora adesso. Le rigide norme di comportamento nei confronti della popolazione locale avevano sempre dissuaso e sconsigliato qualsiasi approccio, quindi, come tutti o quasi, a parte i trasgressori, avevano dovuto lavorare di fantasia e di genialità. E’ alquanto inconsueto come in certe situazioni anche l’ambiente più freddo e anonimo, possa diventare intimo e caldo secondo il nostro temperamento.

Tale era in quel momento la situazione sia per Walter che per Sandra, in quanto presi dalla conversazione non si curavano di ciò che avveniva loro intorno, perché anche si fossero trovati in uno dei ristoranti più eleganti e raffinati sarebbe stata la stessa cosa.  

Sandra si stava sciogliendo lentamente, quella fredda e rigorosa volontaria era in quel momento diventata una donna sensibile. Condizionava e influiva certo l’addio imminente, eppure c’era nell’aria una sensazione che si stesse perdendo qualcosa che non sarebbe tornato mai più.

Le emozioni personali adesso trovavano spazio, la mano di Sandra scorreva spesso fra i capelli insolitamente sciolti, perché forse cominciava a capire perché aveva accettato quell’invito senza pensarci troppo su. Terminarono la cena, si alzarono e riposero i vassoi, giacché la sera era tiepida e invogliava a fare due passi. Innegabile ed evidente, poiché tutte quelle installazioni del campo non potevano essere definite e descritte come uno scenario particolarmente complice, però la luna che splendeva in cielo e che rischiarava i loro volti era quella di sempre.

La stessa in realtà che si sarebbe potuta ammirare benissimo anche da una spiaggia dei tropici. In giro si vedevano poche persone, intorno c’era abbastanza buio. I due conversavano tranquillamente, stavano bene, erano rilassati, scherzavano e ogni tanto restavano in silenzio per un po’ senza avvertire alcun disagio, senza pensare al domani.  

Walter notò che la chiusura lampo della felpa di Sandra era insolitamente abbassata fino a lasciare intravedere il solco fra i seni della ragazza.

Walter si fermò, agguantò la mano di Sandra e l’avvicinò a sé, la cinse con un braccio e iniziò a baciarla. L’onda del desiderio e della lussuria si faceva sentire prepotentemente. Sandra cercò di resistere mentendo a sé stessa, poiché tentò di sottrarsi da quell’abbraccio senza troppa convinzione, infine cedette lasciando che gli eventi facessero il loro corso, schiuse le labbra e lasciò che la lingua di Walter andasse a incontrare la sua.  

L’uomo sentiva il calore della bocca della ragazza, il suo cuore che batteva forte nel petto insieme alla dolce morbidezza dei suoi seni.

Lui la strinse con sempre maggiore foga e impeto, Sandra ricambiava il suo abbraccio con energia, dopo si baciarono con un trasporto esclusivo, per lunghi minuti, del tutto incuranti di ciò che avveniva intorno, senza il minimo imbarazzo né timore che qualcuno potesse vederli. Walter sentiva le sue tempie pulsare, il sangue che si scaldava, la testa che non ragionava, avvertiva l’urgenza del desiderio, ora subito, perché anche lo sguardo della ragazza spifferava e tradiva lo stesso desiderio.

La vita esigeva e reclamava la sua parte.  

Dopo tutti gli orrori e le violenze di cui erano stati testimoni in quei mesi, era come se la tensione accumulata e stoccata da entrambi, si scaricasse sui loro sensi affrancando prima e liberando in seguito un’onda d’energia e di vivacità inarrestabile. Walter l’afferrò per mano e dopo si diressero verso il piazzale dove erano sistemati i container del materiale e degli aiuti umanitari.

Al momento era buio, in giro non c’era nessuno in giro, tuttavia non era comunque il caso di farsi notare, perché a poca distanza in sordina si trovava in giro un servizio di ronda. Lui provò ad aprire la porta d’un container, poi un’altra, però nulla da fare. Sandra s’appoggiò con le spalle alla parete di uno di essi e lo tirò a sé. Entrambi ansimavano come presi da una febbre, Sandra poteva sentire il membro di Walter crescere contro il suo ventre, alquanto stretto nei pantaloni della mimetica.

Non poteva arrestare le proprie mani che in quel momento gli aprivano la cerniera dei pantaloni e frugavano nelle mutande per liberare quel prigioniero in cerca di spazio. Ora finalmente il cazzo di Walter era nella sua mano, grosso, duro, teso verso di lei e pulsante. Questo episodio l’eccitava da morire, vederlo protendersi dalla patta dei pantaloni della mimetica. Lei era sorpresa della sua stessa audacia e intraprendenza, in quell’occasione fece scorrere la sua mano su e giù lungo il membro coprendone e scoprendone a intervallo la punta e suscitando i gemiti del sergente, che intanto la pressava contro la parete del container.

L’uomo doveva prenderla, doveva averla subito, ora, lì e possederla.  

Con dolce ma decisa energia la fece girare, la cinse e intanto strofinava il suo cazzo contro di lei. Sandra appoggiò le mani alla parete e si chinò leggermente, inarcando la schiena e protendendosi verso Walter per sentirlo meglio. Lui le calò i pantaloni della tuta e le mutandine fino alle caviglie scoprendo il suo sedere. Walter non ragionava più, delirava, era fuori di sé per il desiderio e per l’assoluta urgenza con cui voleva prenderla.

Sandra allargò le gambe più che poté, perché lui con una mano potesse stringere e accarezzare la sua fica ormai calda e bagnata a dovere. La ragazza sentiva i suoi fluidi scivolarle lungo le cosce e Walter avrebbe voluto leccarla per abbeverarsi a quella fonte, ma non c’era tempo. Una mano di Sandra si posò su quella di Walter accompagnandola nel movimento, poi con il cuore tremante afferrò il cazzo di Walter e lo guidò dentro di sé.

 

I loro respiri erano affannosi, Walter con una dolce ma decisa pressione, spinse fino in fondo liberando un grido soffocato della ragazza, poi si ritrasse e di nuovo spinse fino in fondo. I colpi erano decisi, energici e profondi, Walter affondava con furia, affamato com’era. Le sue mani stringevano con forza i fianchi della ragazza mentre le sue braccia poggiate alla parete del container si piegavano talora sotto i colpi. Sandra si sorprese nel pensare che le piacesse essere scopata così, senza nessuna dolcezza, come travolta da un uragano.

E tutto ciò non somigliava per niente agli amplessi pieni di tenerezza che aveva avuto con il suo ragazzo.
I pantaloni abbassati sulle caviglie di Sandra non le consentivano di allargare le gambe come Walter avrebbe voluto. Allora lui la fece voltare e la sollevò prendendola con le mani dietro le ginocchia appoggiandola con la schiena alla parete del container. Le liberò una gamba e lasciò che i pantaloni e le mutandine restassero a penzolare sull’altra caviglia, poi spinse di nuovo con forza il suo cazzo dentro di lei.

Walter non rifletteva più, sragionava, perché pensava soltanto al suo intimo piacere e a quello della ragazza accumulato e inespresso da troppo tempo che sentiva crescere e che stava per giungere rapido, tumultuoso e veemente. A ogni affondo vigoroso di Walter, il culo di Sandra andava a percuotere la parete del container che rimandava indietro un concavo e cupo suono metallico.   Sandra si toccò il clitoride per accelerare il suo godimento, mentre il cazzo di Walter scorreva agevolmente dentro di lei.

Lui sentì i testicoli indurirsi e il suo ventre contrarsi, finché con un rantolo liberò il getto caldo, denso e gelatinoso del suo sperma dentro di lei. Forse per il piacere di sentirsi inondata, probabilmente per il calore che avvertiva o per la gioia del piacere che stava dando all’uomo, il suo orgasmo giunse subito dopo come un’onda, improvviso, rapido e liberatorio. Allora Walter affondò ancora qualche colpo per assecondare tutto il piacere della ragazza.

 
Sandra, spossata e ansimante s’abbandonò fra le braccia di Walter che continuava a sostenerla, in seguito lui lasciò le sue gambe, ma Sandra esausta infine s’accasciò. Le gambe si piegavano, a quel punto lei si sedette con le spalle appoggiate alla parete del container con la bocca socchiusa per riprendere fiato. Anche Walter era ormai senza pensieri, senza volontà, in quanto brividi di piacere ancora attraversavano e facevano sussultare il suo corpo, da ultimo anche lui cadde giù.

 
Al momento entrambi erano seduti per terra, appoggiati con la schiena al container senza fiato, con le bocche semiaperte e ansimanti. Lei agguantò nella sua mano il cazzo di Walter che ancora usciva dai pantaloni, lo strinse e lo accarezzò lentamente.  
Casualmente e incolpevolmente però, qualche vellutata goccia tardiva di sperma scivolò lungo le sue dita e andò a confondersi e a mescolarsi con le altre macchie della tuta mimetica.

19

Sonia, sorellina mia…

“Mi dispiace Sonia, non so cosa mi è preso, fatto sta che leggere quello che scrivevi, beh, hai visto no che reazione?”
“Ho visto sì scemino” “E…” “Pensaci per Martedì ….


Cosa mi devo aspettare adesso? Una volta premuto INVIO non si torna indietro, e da una semplice battuta ne è nato un invito in piena regola, un invito a casa mia, per Martedì mattina, da me, io e lei ….

Era da un po’ che non ci sentivamo, le nostre vite non riuscivano a combaciare, vuoi il lavoro, vuoi le famiglie, anche se questo termine mi fa un po’ sorridere, visto che lei E’ parte della mia famiglia ….

Sonia, trenta anni di sorella, sorellastra per la precisione, figlia di mio papà e …. Più di dieci anni di differenza, un legame mai sbocciato definitivamente, c’è sempre stato affetto ma con distanza, negli ultimi anni qualche messaggio di circostanza, gli auguri per le ricorrenze, niente di più.

Io, 42 anni persi per la nebbia, traducendo una locuzione tipicamente veneziana, una famiglia persa per strada, una moda degli ultimi anni evidentemente questa, un padre che non c’è mai stato, una sorella, una sorellastra, Sonia appunto, un fratellastro da qualche parte nel mondo, credo, e mi fermo qui, nessun cugino perché mio papà ha compensato anche per il resto della famiglia.

Con Sonia ci siamo sentiti ultimamente perché giravano voci che suo marito le facesse le corna, la volevo mettere in guardia su quello che si diceva in giro, poi un messaggio tirava l’altro, un prima confidenza velata, una seconda meno velata, fino a che è sbottata, confessandomi con non poco imbarazzo la loro situazione. Io leggevo attonito quello che lei mi scriveva, senza dir niente scoprivo che lo sapeva, che non ne andava di certo orgogliosa, ma che comunque era ricambiato, lei sapeva di lui ma non il contrario.

Mi ha confidato il nome dell’amante e per poco non mi prendeva un colpo visto che lo conosco bene, mi ha confidato com’è cominciata, quando si vedevano, poi come per togliersi un sasso dallo stomaco, ha iniziato a raccontarmi cosa facevano nei loro incontri, a grandi linee come uno scambio di messaggi può lasciar immaginare, ma pur sempre confidenze parecchio intime….
Non mi sono sconvolto dai racconti, mi ha fatto pensare solo il fatto che la povera ed innocente sorellina fosse in realtà capace di architettare una cosa del genere.

Poi si sa che la mente di un uomo vola in un istante quando si parla di sesso, e immaginarla in quegli atteggiamenti è stato un attimo, e, sempre come un lampo, un certo desiderio si è fatto strada in me ….
Non che mi facesse schifo la sorellina, anzi, c’è da dire che papà ha dei buoni geni in corpo da trasmettere, e le sue compagne non sono state da meno, quindi ci difendiamo egregiamente tutti quanti in famiglia, Sonia probabilmente ha una marcia in più, almeno adesso nella mia mente, e immaginarla nuda nel mio letto, beh, fa il suo bel effetto.

Tra una sua confidenza e l’altra sono riuscito a mandarle anch’io qualche messaggio, facendo un po’ il cascamorto dicendole quanto fosse una bella donna, di come capivo tutti gli uomini che le ronzavano attorno, le confessavo la mia solitudine, la mia voglia di avere una donna vicino, dal canto suo qualche complimento di facciata, sul fatto che fossi un bell’uomo anch’io, per metterla in ridere poi mi ha detto che se solo avesse avuto l’occasione mi avrebbe fatto la festa ….

E l’occasione perché non crearla?
“Sonia, martedì sono a casa da solo la mattina, visto che sei in ferie, passa a trovarmi no? Che un paio di idee ce le avrei per sopperire a questa sensazione di solitudine che ho …. “

E’ partita un po’ così la cosa

“Ah si? Visto che siamo fratello e sorella non so proprio cosa tu possa avere in mente, perché niente possiamo fare … “ la sua risposta

“Ti mando una foto così vedi che effetto FRATERNO mi stai facendo???”

E senza attendere risposta le invio una mia foto a torso nudo, in slip aderenti, con l’AMICO in piena salute compresso tra gli elastici.

“TU SEI FUORI………!!!!!!”

“Scusa Sonia, mi sono lasciato prendere un po’ la mano, ma sai …. “

E lascio il discorso cadere, sperando che il mio finto pentimento la faccia restare, e non scappare come temo ….

Sono seguiti altri messaggi, fino all’ultimo, dopo averle augurato la buonanotte, senza risposta da parte sua …

Non mi aspetto niente, anche se idee ne ho tante, nella mia mente ho già preparato l’incontro, nei piccoli dettagli, dal farla accomodare in divano all’offrirle da bere, dal chiederle come vanno le cose a casa al parlare anche di frivolezze, dal volerla abbracciare al darle un casto bacio sul collo, dal tenerla stretta sperando che non si voglia staccare al cominciare a sussurrarle quanto bella è nell’orecchio ….

NUOVO MESSAGGIO

“E’ sempre valido l’invito per stamattina?”

Mezzo infarto ….

“Certo!!!! Sempre per te!!!”

“Arrivo tra mezz’ora, ma non farti strane idee però Emoticon wink “

Ecco, mani avanti, e adesso?

Al momento della premiazione agli Oscar come miglior film erotico del secolo, ecco che mi sveglia dal sogno col suo pragmatismo, mettendo ste benedette mani avanti!!!!

La mezz’ora vola via velocissima per sistemare la casa, suona alla porta, le apro, sale le scale, entra, si accomoda, mi sta ad almeno un metro di distanza, il sorriso che avevo stampato in faccia lascia il posto ad un velo di tristezza, me l’ero immaginata diversamente la mattinata ….

Sono in piedi come un ebete e lei è seduta in cucina, un po’ spazientita della scarsa accoglienza, un po’ nervosa, le dita delle mani che tamburellano sulla tavola, mani lisce, mani curate, mani affusolate che al solo pensiero di cosa potrebbero prendere in quel momento ….

Mani che mi passano davanti agli occhi

“Ehi??? Ci sei??? Sei imbambolato????”

“Scusa Sonia, ero un attimo sov****nsiero”

“Ho visto….

comunque un’altra volta evita di mandarmi foto del genere, per due motivi, mio marito l’ha vista e non ti dico che rottura di palle, gli ho spiegato che avevi sbagliato numero e non era per me, che nella foto eri tu, se ne è capacitato solo dopo che ha riconosciuto il tatuaggio in un’altra foto che avevo per fortuna …. “

“Mi dispiace Sonia, non so cosa mi è preso, fatto sta che leggere quello che scrivevi, beh, hai visto no che reazione?”

“Ho visto sì, scemino”

“E scusa, ma mi ha detto per due motivi, o sbaglio? Uno è tuo marito, l’altro?”

“L’altro è ….

Un lampo

“Ma Sonia, che fai?”

“Che faccio? Mi hai fatto venire una voglia l’altra sera stronzo !!!!”

Il film ha preso una piega un po’ diversa, dal provarci, adesso mi ritrovo piacevole vittima della sua voglia, la sua mano che mi prende il membro nel pieno della sua erezione, la sua bocca che mi cerca, il suo corpo che si fa contro il mio ed non sto certo lì a guardare e “subire”.

Con la forza della mia età la faccio sentire bella, desiderata, la spoglio con la foga e la capacità che l’esperienza mi ha dato in questi anni, un piacevole gioco eccitante, non volgare, non banale, la sento sempre contro di me, la sento desiderosa e desiderabile, le mie mani che per la prima volta la scoprono in questa nuova veste di amante, mani che cercano di capire perché la natura ci ha fatti così, belli ma fratelli, mani che se ne fregano di questi spiacevoli convenevoli, mani che le uniche barriere che incontrano non sono quelle mentali ma i vestiti che abbiamo addosso ….

La bimba è capace, si sente, si vede, la maestria con cui mi accarezza la dice lunga su quello che mi aspetta, quelle mani nervose hanno lasciato il posto a mani sicure, che sanno, che vogliono, che fanno ….

Mi massaggiano, l’asta, la base, i testicoli, il glande, indistintamente, con leggerezza ed erotismo, mani che accarezzano il mio corpo, mani che mi regalano piacere, mani che aiutate dalla bocca si prodigano in un pompino da brividi alla schiena, lingua che da piacere infinito, occhi che mi guardano complici mentre la testa esegue il più naturale dei movimenti …

Le mie accompagnano i movimenti della testa, la tentazione di spingerla verso di me è forte, forte come la sua capacità di far sparire dentro la sua bocca tutto il mio pene, senza soffocare ….

Ma voglio godere anch’io di quel corpo tanto bello, di quel regalo che Madre Natura ha fatto a noi uomini, la prendo sopra la tavola, lei bagnata si lascia andare, sentire quel piacevole calore è una sensazione che non sentivo da un po’, sempre un bel posto, sempre un bel porto dove approdare.

La guardo distesa sulla tavola, i seni liberi, le mani che si tengono le gambe, per darle più piacere gioco un po’ con il suo clitoride mentre la penetro, cosa che le piace tanto anche, e quel piacere non me lo voglio perdere, mi sfilo, mi chino, mi tuffo con tutta la faccia tra le sue gambe, a godere appieno dei suoi umori, della sua voglia, del suo desiderarmi ….

I suoi piedi mi spingono via delicatamente, scende dalla tavola e si gira, si china regalandomi lo spettacolo del suo culetto in primo piano, mi rialzo e senza pensarci rientro dentro, per la porta principale, le prendo i capelli con la mano destra, glieli tiro un po’ così da farle inarcare la schiena, si morde le labbra, si prende i seni tra le mani, io la prendo per un fianco, la cavalco a più non posso, forti mugolii le escono dalle labbra che si sta mordendo, sta godendo, ed io con lei, non c’è tempo in questo momento, non ci sono né le ore né i minuti, un secondo come una vita, un piacere infinito, un piacere che non tarda però a venire, in tutti i sensi.

Lei trema, le lascio i capelli, la testa si appoggia al tavolo, le prendo i fianchi con entrambe le mani, gli ultimi affondi, uno, due, esco, me lo prendo in mano, grosso e duro, le appoggio il glande sul solco delle natiche, il contatto col suo corpo mi fa venire, le vengo lungo la schiena fino a prenderle i capelli ….

Il tempo di recuperare due forze in croce, e poi a far la doccia, assieme, dove li abbiamo ancora qualcosa da dirci, da darci, forse anni di desideri soffocati ed inespressi …

20
Il diario erotico di Brigitte

Caro diario, oggi in ufficio è stata un’agonia, non ne potevo più.

Non vedevo l’ora di tornare a casa! Peccato che a casa non ci fosse nessuno ad aspettarmi, che palle! Così ho ripreso a fantasticare sulla mia titolare, che ha l’ufficio in fondo al corridoio. Anche oggi la sentivo parlare al telefono incazzata nera. Come vorrei che usasse con me quel tono furioso e perentorio che usa con suo marito! Almeno credo lo usi con suo marito… Comunque ad un certo punto se n’è uscita dall’ufficio traballando dalla rabbia sui suoi tacchi e io con la porta spalancata la
fissavo seduta alla mia scrivania.

Mi ha anche fatto un cenno di saluto e io le ho risposto annuendo con la testa! Ha delle gambe veramente da urlo e… beh, detta fra noi a me piacerebbe far urlare lei! Vabbè dai, questo può andare bene come passatempo in ufficio quando non ce la faccio più a stare con la faccia sul monitor del computer, però non posso andare avanti così! Devo assolutamente trovarmi qualche donnina con cui… diciamo elegantemente “amoreggiare”.

Ma che amoreggiare! Voglio uscire con qualcuna per poi portarmela a casa e dopo aver bevuto un bicchierino scoparmela fino allo sfinimento! Che porca che sono, diario. Sei l’unico con cui riesca a usare questo linguaggio. Vabbè, per stasera basta, vado a dormire, domani guarderò ancora le splendide gambe della mia titolare e cercherò
di conoscere qualcuna in chat. Buona notte 🙂
02-04-2012

Ieri sera ho fatto colpo in chat! Non ci posso credere! Ho conosciuto una sulla quarantina, bella… beh, in effetti non ho visto una sua foto, ha scritto che per motivi di riservatezza non si fa vedere in foto.

La cosa assurda è che lo faccio anch’io, solo

che quando lo fanno gli altri mi da fastidio! Vabbè. Comunque stasera ci vediamo in un locale frequentato soprattutto da scambisti o comunque da gente che vuole rimanere più o meno in incognito, sono straemozionata! Non vedo l’ora! Devo solo pensare a come vestirmi. Oddio, non ci devo pensare se no mi vengono le paranoie. Comunque, visto che a te posso dire tutto.. te lo dico.

Spero sia una gnocca da paura e di farmela fino allo sfinimento! Sono o non sono una porca, diario? Bene, ora corro a prepararmi!
A presto! 03-04-2012
Caro diario, non ci posso credere! Non hai idea di quello che è successo! Te lo devo assolutamente raccontare!
Allora, mi preparo, esco e mi dirigo al famigerato locale in cui devo beccare BellaMonella (scusa, ieri avevo dimenticato di dirti qual’era il suo nick). Insomma, mi siedo a un tavolo e ci appoggio una rosa rossa, simbolo che doveva identificarmi, dato che non c’eravamo viste in foto.

Aspetto e aspetto e non arriva nessuno. A un certo punto vedo una scarpa con tacco nero accompagnata da una caviglia sexy spuntare sotto un tendaggio che porta alle toilette e marciare con agitazione. Così rimango immobile a fissarla per almeno cinque minuti, cercando di indovinare il motivo che la spinge ad essere così sulle spine. Mi decido ad alzarmi per andarmene ormai convinta che BellaMonella mi abbia dato buca, quando la sexy caviglia se ne esce dal retro del tendaggio svelando anche le forme del resto del corpo.

Insomma, vedo due gambe da urlo reggersi sulle scarpe nere, una minigonna molto corta, sempre nera, due… scusa se lo dico… tette da far paura e alla fine il viso. E qui viene la parte migliore! La donna si avvicina al tavolo dicendomi “sono BellaMonella”, si siede, toglie gli occhiali da sole e chi è? La mia titolare! Voglio dire, è mai possibile?! Una sorpresa simile non me la sarei mai aspettata! Insomma, io rimango a bocca aperta e lei si mette a ridere.

Per cercare di distogliermi dallo stupore chiedo di bere una birra, lei invece prende un’acqua minerale. Alla fine, dopo avermi fatto una breve panoramica della sua insoddisfazione di coppia (eterosessuale ci tengo a precisare), mi chiede di andare nel privé del locale. Secondo te io che faccio? Accetto ovviamente! Insomma, ci dirigiamo nello stanzino, non è neanche male. Insomma lei si siede sul letto, ma io la invito subito ad alzarsi e la sbatto contro il muro.

Vedendomi agire così mi chiede di continuare a farlo, anche di più. Insomma, le tiro giù di colpo la gonna e annuso il pizzo nero delle sue mutandine. Accarezzo quelle sue cosce che desideravo da tanto tempo, le lecco, le graffio. Lei è in estasi, sembra volesse da un po’ la stessa cosa. Le palpeggio i glutei con entrambe le mani, continuando a leccarle e morderle le gambe. Poi lei mi prende la testa con le mani e mi preme la faccia tra le due gambe.

Continuando a palpeggiarle e graffiarle i glutei infilo la faccia sotto i suoi slip neri e mi addentro tra le sue labbra con la lingua, per esplorare anche l’interno. La mia lingua continua a scavare in lei, che in piedi contro il muro non sta più nella pelle. Insomma, facendola venire in quel modo porto una mano sulla mia vagina e i dedico anche a me, con le dita. Alla fine mi rialzo la bacio in bocca e le dico che aspettavo quel momento da tempo.

Lei risponde dicendomi che lo stesso era per lei. Così ci salutiamo con la promessa di rivederci ancora in ambito extra lavorativo e questo mi rende molto felice.
Certo però… se la cosa continua non avrà più senso che continui a scriverti le mie frustrazioni sessuali, caro diario. Grazie per l’attenzione.
Brigitte
21
La confessione di suor Clarissa
“Qualche volta, Madre… quando mi trovo sola nel buio… penso a cose impure”, sussurrò suor Clarissa, inginocchiata nella penombra di una stanza gelida.

“Si, dimmi, sorella, non ti preoccupare, siamo qui per confessare i nostri peccati”, rispose la Madre Superiora con il suo lento sussurrare. Suor Clarissa sospirò nell’ombra e, dopo una breve pausa, riprese il suo racconto. “A volte immagino di non essere sola e di…”, si fermò. “Tranquilla sorella, raccontami tutto”, la invitò la Superiora. “No, non posso dirlo”, disse suor Clarissa in tono risoluto, quasi aggressivo. “Avanti, non ti preoccupare”, insisté la Madre. Nel buio, suor Clarissa estrasse da un punto segreto dell’ampia veste una fiaschetta
e bevve una lunga boccata del liquido alcolico contenuto.

“Che stai facendo, sorella?”, chiese la Superiora, “stai bevendo? Durante la confessione non si mangia e non si beve, dovresti saperlo”. “Ogni tanto penso a voi, Madre”, confessò suor Clarissa, aiutata dai poteri dell’alcol. Rasserenata, la Madre disse: “Bene, tutte noi ci pensiamo l’una l’altra, siamo tutte sorelle…”. “No!”, esclamò, secca, suor Clarissa, “io la penso… carnalmente, Madre”. “Oddio”, sussurrò la Superiora, “non può essere…”. “Invece può essere, Madre, lei… non pensa forse a me nello stesso modo?!”, gridò la suora.

“No… no, non accetto questa conversazione… questa confessione, no, vattene”, disse la Madre Superiora alzandosi di shitto, “torna nella tua cella, non voglio più sentire neanche una parola da te per almeno una settimana, rimani lì questo tempo a riflettere sui tuoi peccati”, concluse in tono severo allontanandosi, per poi scomparire dietro la porta della piccola cappella. Suor Clarissa si piegò sulle ginocchia e pianse con disperazione, l’alcol l’aveva indotta ad essere più sincera di quanto potesse immaginare e ora quella sincerità la stava gettando in un baratro di disperazione.

Dopo una mezzora di pianto, se ne tornò, lenta e sfiancata, alla sua cella, per gettarsi sul letto come un sacco di patate. Inizialmente si assopì, poi ripensò alla Madre Superiora e al suo tono di spietata severità. Questo pensiero iniziò a creare in lei quella ormai nota sensazione, la stessa che aveva tentato di descrivere alla Superiora. Cercò in tutti i modi possibili di scacciare quel pensiero impuro ma non vi riuscì. Finì con l’alzarsi a sedere sul letto a gambe divaricate, con una mano che cercava di intrufolarsi sotto l’ingombrante veste, nel disperato tentativo di raggiungere il pube.

“Ah, Madre…”, disse fra sé chiudendo gli occhi e toccandosi finalmente la vagina, dopo una lunga lotta con le infinite pieghe del tessuto. Le sue dita riuscirono ad intrufolarsi sotto gli scomodi mutandoni di lana e si strofinarono per la prima volta sulle grandi labbra, umide di desiderio. D’improvviso qualcuno bussò in modo secco alla porta della cella. “Chi è?”, chiese spaventata suor Clarissa, ricoprendosi le grazie a tutta velocità. “Sono suor Agata, aprimi, devo dirti una cosa importante!”, rispose una voce allarmata.

La suora si affrettò ad aprire la porta e si trovò faccia a faccia con l’espressione stravolta della consorella. “Vogliono mandarti via!”, esclamò suor Agata, “se ne parla già in tutto il convento, la Madre superiora vuole trasferirti! Ma com’è possibile?”. “Forse è colpa mia”, sussurrò suor Clarissa abbassando lo sguardo al pavimento, “per caso si sa anche già quando?”, aggiunse poi con un sorriso venato di sarcasmo. “Dicono già domani mattina! Ma cos’è successo? Come può essere che ti mandino via così?”, gridò la sorella.

“Non ti preoccupare”, rispose teneramente suor Clarissa voltando le spalle, “va tutto bene, questa è l’ultima notte in cui… io e la Madre Superiora saremo assieme”. “Cosa? Che vuol dire? Non capisco…” insisté l’altra, ma la monaca senza aggiungere altro si richiuse nella cella e ritornò al suo letto. Si addormentò e dopo un’oretta di sogni irrequieti si svegliò, scoprendosi bagnata tra le gambe. Iniziò a piangere sottovoce, ma d’un tratto decise di seguire il caldo impulso che sentiva dentro di sé.

Divaricò quindi le gambe, sollevò la veste e andò in cerca ancora una volta della vagina. Iniziando precocemente a gemere, si sfiorò molto delicatamente, quasi assecondando un lieve ripensamento ma, nel sentire il piacere che nasceva dal tocco delle dita, continuò in modo più deciso. Nel suo scoprire le gioie della carne non si accorse dei passi che si avvicinavano furibondi. Senza annunciarsi, la Madre Superiora irruppe come una furia dentro la cella semibuia, sgranando gli occhi nel trovare la suora intenta a fare ciò che stava facendo.

“Colta persino in flagrante peccato!”, gridò la Madre con voce sconvolta. Oramai il danno era fatto, così Suor Clarissa decise di non fermarsi e continuò a toccarsi guardando la Superiora, il proibito oggetto del suo desiderio, aumentando per di più la foga del gesto. “Come ti permetti?”, urlò la Superiora irrompendo nella cella, ma l’altra lasciò cadere pesantemente la testa sul cuscino, continuando a guardarla in faccia. “Vi voglio Madre”, balbettò ansimando e agitando la mano sotto la veste, mentre la Superiora la fissava con aria sempre più indignata.

“Poche storie”, concluse la superiora cambiando tono e voltandosi verso la porta, “domani sarai trasferita”. La Superiora rimase immobile per un lungo momento, dando le spalle all’altra, e sospirò profondamente. “Quello che tu mi proponi…”, sussurrò, con tono ora devastato, “mi stuzzica, ma… non è possibile”. Detto questo agguantò la maniglia con l’intenzione andarsene, ma suor Clarissa si alzò di shitto, afferrò la sottana e trascinò la Superiora nella cella, chiudendo infine la porta con un colpo secco.

“È da tanto tempo che vi desidero, Madre”, ammise andando incontro alla superiora con passo felpato, “non è sbagliato, forse la cosa sbagliata era non dirvelo”. La Madre si ammutolì guardando un punto nel buio. Suor Clarissa si avvicinò ancora e quando fu abbastanza vicina, posò una mano sul viso della Madre e lo voltò in direzione del suo. Quindi, ad occhi chiusi, posò le labbra su quelle dell’altra, che dopo un primo sobbalzo si afflosciò, lasciandosi scivolare sul letto.

Suor Clarissa si stese al suo fianco e, nonostante l’ingombrante abito, riuscì a intrufolarsi con una mano nei mutandoni della Superiora. “No, che fai…”, cercò di resistere la Madre, cedendo però immediatamente ai propri sensi. Come avesse improvvisamente perso l’uso della parola, la Superiora rimase immobile, accasciata sul letto a bocca spalancata, con un’espressione di stupore per l’inedito calore che sentiva tra le gambe. La sua volontà era stata ormai annientata dai sensi, che si esprimevano crudi e turbolenti nella carne grazie al gesto penetrante della giovane suora.

“Madre…”, sussurrò dopo un paio di minuti suor Clarissa, gemendo lei stessa. Ma la Superiora non rispose, continuava a fissare il soffitto a bocca aperta, come ipnotizzata dal piacere. Suor Clarissa sentì le pareti vaginali della Madre dilatarsi, così si addentrò ancora un po’ più a fondo, mentre l’altra iniziava a gemere sottovoce. Suor Clarissa alzò lo sguardo verso la Madre, il cui corpo sembrava sottostare alla sua volontà, e nel vedere l’espressione di godimento sul suo viso raggiunse il culmine dell’eccitazione.

Spinse quindi le dita dell’altra mano dentro di sé, sentendosi travolgere da cima a fondo da un piacere mai sentito fino a quel momento. Ansimando ad occhi strabuzzati, suor Clarissa si accasciò sul gelido pavimento della cella, abbandonando la Madre sola sul letto. I respiri affannosi di entrambe sembravano suonare all’unisono, diventando gradualmente più lenti, fino a scomparire del tutto nel buio. “Vi confesso, madre”, disse sottovoce dopo un po’ suor Clarissa, “che sognavo questo momento da molto tempo.

Questa è la confessione che volevo farvi oggi”.

22

Wild sex con Giorgia

Quando ho lasciato il suo appartamento serbavo nitido sulla pelle l’odore pregnante del sesso consumato nel corso di una notte intera. Un sesso sfrenato, assurdo, delirante, ma irrinunciabile perché follemente vitale.
Non avrei mai pensato, dopo avere scambiato poche parole con uno sconosciuto, incontrato casualmente al bancone di un bar dove avevo appuntamento con Giorgia, di finire nel suo letto.

Invece mi sono ritrovata a intrecciare il mio corpo con la sua carne, sniffare gli odori, scambiare gli umori, in un susseguirsi di deliranti amplessi impreziositi da gemiti di piacere.
Mentre scendevo in tutta fretta le scale, con i capezzoli turgidi per effetto dei suoi baci, decisa a raggiungere come ogni mattina il posto di lavoro in ospedale, pensavo a come avevo potuto soggiacere, senza ribellarmi, alle violenze di cui ero stata vittima consenziente per una notte intera.

Scendendo i gradini del condominio percepivo, insistente, un forte dolore all’ano, effetto delle sevizie brutali a cui mi aveva sottoposto quell’uomo, ma del suo piacere sadico non mi importava granché poiché non avevo alcuna intenzione di ripetere, perlomeno con lui, quel tipo di esperienza. Finalmente libera e non più sottomessa al suo potere ero certa che sarei riuscita a dimenticare quell’uomo, ma non avrei potuto scordare tanto facilmente quanto era accaduto fra le mura di quell’appartamento.

Una volta raggiunto androne del condominio, dopo avere disceso in tutta fretta i quattro piani di scale, mi sono fermata. Il tempo di riassestare la gonna, sistemare il reggiseno, stirare la camicetta verso il basso, dopodiché mi sono affacciata sulla strada.
Mentre camminavo sui lastroni sconnessi del marciapiede il bruciore all’ano mi disturbava parecchio. Quello che provavo era un dolore del tutto simile a quello che mi coglie ogni volta che ho prurito vaginale, anzi, no, molto peggio.

Seppure dolorante mi sono trovata, senza rendermene conto, a succhiare il dito che, dietro sua sollecitazione, gli avevo infilato più volte nel buco del culo che ancora odorava della notte di travolgente passione.
Alla fermata dell’autobus, distante poco più di un isolato dall’appartamento che avevo lasciato, sono salita sul primo mezzo pubblico diretto verso l’ospedale. Una volta in clinica, scambiate le consegne con le colleghe del turno di notte, sono andata dritta nella stanza della caposala.

Da uno degli armadietti che custodiscono i medicinali ho recuperato una confezione di Gentalyn pomata, dopodiché mi sono affrettata a cospargere l’unguento dentro e fuori l’orifizio anale.
A pensarci bene avrei potuto fare ricorso a un farmaco antifungino, scegliendolo fra quelli di cui faccio abitualmente uso per ridurre il prurito procuratomi da infezioni da candida, ma le ripetute violenze a cui mi aveva costretto quell’uomo mi avevano lacerato il lume dell’ano e procurato una perdita di sangue.

Era questa la vera ragione per cui avevo preferito fare ricorso all’antibiotico piuttosto che a qualsiasi altro farmaco.

La notte trascorsa a fare sesso con quell’uomo era stata shockante. Per tutto il tempo trascorso in sua compagnia avevo cloroformizzato la mia coscienza e accettato che facesse di me tutto quello che voleva. Quando alle prime luci dell’alba ho accennato ad andarmene, per recarmi sul posto di lavoro, ha ricominciato a scoparmi trattenendomi con la forza accanto a sé.

Ho faticato non poco a convincerlo che dovevo assolutamente recarmi in clinica. Prima di lasciarmi libera ha voluto scoparmi ancora un’ultima volta nel culo. E io non ho potuto esimermi dal compiacerlo.

Ancora stento a credere di avere fatto sesso con uno sconosciuto per una notte intera. Eppure non è frutto della mia fantasia o di un brutto sogno. E’ accaduto per davvero. Ci siamo incontrati per caso all’Happy Bar ed è stato un colpo di fulmine.

Stavo tranquillamente seduta davanti al bancone del pub, intenta a sorseggiare un long-drink, in attesa dell’arrivo di Giorgia, quando ha occupato lo sgabello a trampolo accanto al mio e ha cominciato a parlarmi in modo confidenziale.
Il ricordo di quanto è accaduto successivamente si fa confuso nella mia mente. Non ho memoria di nient’altro, ma soltanto che abbiamo seguitato a bere entrambi. Suppongo che abbia lasciato cadere nel mio bicchiere qualche droga perché, tutt’a un tratto, mi sono sentita disinibita, euforica, fortemente attratta da lui e ammaliata dalle parole che gli uscivano dalla bocca.

Non scarto nemmeno l’idea che mi abbia ipnotizzata perché mi sono trovata indifesa alla sua mercé, ubbidiente, docile e remissiva. Così quando mi ha detto – Andiamo! – l’ho assecondato e gli sono andata appresso, seguendolo fuori dal pub senza fare nessun tipo di resistenza, infischiandomene dell’appuntamento che avevo fissato con Giorgia.
– Togliti le mutandine. – ha detto mentre in ascensore salivamo i quattro piani che ci separavano dalla sua abitazione. Non ho avuto alcuna esitazione, ho dato seguito alla sua richiesta e ho fatto scendere il tanga sino alle caviglie.

Lui le ha raccolte, dopodiché ha accostato il tessuto alle narici procurandosi una singolare ebbrezza nello sniffare l’odore di cui era pregno il tanga; quello della mia figa.
Appena varcata la soglia dell’appartamento ha chiuso la porta, sbattendola con un calcio dietro sé, e mi ha spinto contro una parete. Senza scomporsi mi si è messo davanti. Ha sollevato le braccia e le ha stese sopra le mie spalle facendo aderire il palmo delle mani contro la parete.

Mi ha guardata fissa negli occhi e mi ha detto:
– Sei bella da morire. Ti voglio, adesso!
Conquistata da quelle parole mi sono sciolta i capelli, sino allora tenuti insieme da un nastro e, mentre mi baciava sul collo, ho allentato la cerniera della gonna che lui si è subito premurato di trascinare sino al pavimento. Mi sono ritrovata col pube esposto, privo delle mutandine, completamente indifesa e alla sua mercé. Allora si è inginocchiato ai miei piedi e ha posto il muso all’altezza delle labbra grondanti di umore della figa.

– Ce l’hai bellissima. – ha detto sorprendendomi non poco.
– Ripetilo ancora. – l’ho supplicato con un filo di voce, poi gli ho accostato il capo contro la pelliccia di peli neri che mi veste la figa.
– Ce l’hai bellissima.
– Sì?
– Voglio godere sino allo stremo delle forze di ogni buco del tuo bellissimo corpo. – ha detto prima di tuffarsi col muso fra le mie cosce.

Allora mi sono premurata di spalancare le gambe per meglio fargli cogliere l’odore che ardeva prepotente dentro di me, certa che gli avrei facilitato l’accesso della lingua nella figa.
Allupata com’ero non stavo più nella pelle. Desideravo farmi succhiare il clito e raggiungere al più presto l’orgasmo, dopodiché mi sarei fatta penetrare dal suo cazzo.
Si è messo a leccarmi la figa con dei movimenti disordinati, incaponendosi con la punta della lingua a blandirmi l’ingresso della vulva.

Ho lasciato cadere ogni difesa, contravvenendo alle mie convenzioni morali, e ho lasciato che depredasse il mio corpo come meglio lo appetiva. A ogni leccata di lingua ho cominciato a spargere nell’aria dei gemiti di piacere. L’ho fatto in maniera sfacciata perché volevo dargli a intendere che gradivo il suo operato. Ha seguitato a leccarmi come un forsennato fintanto che mi ha fagocitato il clito, oramai gonfio ed esteso, fra le labbra. Ha scappucciato il tessuto che lo avvolgeva e ha iniziato a succhiarmelo muovendo la bocca avanti e indietro.

Sottoposta a questo tipo di sollecitazioni sono stata colta da istintivi fremiti piacere che mi hanno scosso lo scheletro da capo a piedi.
Ero eccitatissima, anzi da stare male. Ho cominciato a dibattermi, poi ho preso a urlare come una matta e ho tentato di svincolarmi dalla sua stretta. Più volte ho accennato a chiudere le cosce per il troppo piacere, diventato dolore, che avvertivo. Lui invece, persuaso del godimento che stava procurandomi, ha mantenuto strette le mani intorno alle cosce, attento a conservarmi le gambe bene allargate e ha seguitato a succhiarmi il clito sino a farmi raggiungere l’orgasmo.

Soltanto allora si è staccato da me. A quel punto si è messo ritto in piedi, ha abbassato pantaloni e boxer, e mi ha spinto il capo verso il basso. Mi sono ritrovata inginocchiata ai suoi piedi con la cappella davanti alla bocca. Senza che me lo chiedesse mi sono affrettata a stringere il cazzo nel palmo della mano. Ho infilato la cappella fra le labbra e l’ho spinta in avanti sino a farla sbattere contro le adenoidi, sul fondo della gola, poi ho preso a spompinarlo spingendomi con le labbra sino alla radice del cazzo.

Non troppo grosso, in verità.
Ho seguitato a succhiare per un tempo che mi è parso interminabile. Sembrava non dovesse mai eiaculare, anche se dai suoi gemiti riuscivo a cogliere che stava godendo.
Nel momento in cui ha incominciato a tremare tutto, trascinato in un incontrollato vortice di piacere, perché prossimo a eiaculare, ho smesso di succhiare. Il flusso di liquido lattiginoso e continuo mi ha riempito la bocca. Pareva non dovesse mai cessare di sborarre.

Non ha estratto immediatamente la cappella dalla bocca. Ce l’ha lasciata ancora un po’ perché potessi godere sino all’ultima pulsazione del cazzo. Ho fatto in modo che non andasse dispersa una sola goccia del suo prezioso nettare. Ho deglutito tutto lo sperma prima di mettermi a leccare le residue tracce che gli fluivano dalla cappella, mentre il cazzo perdeva di consistenza e si ammosciava.
Abbiamo seguitato a fare sesso per tutta la notte dando sfogo ai nostri istinti primitivi.

E’ stato un sesso travolgente, violento, brutale. Ci siamo addentati, picchiati, presi a schiaffi, lasciando sui nostri corpi tracce di ecchimosi sanguinolente. A più riprese ho spalmato sul mio corpo lo sperma che gli fuoriusciva dal cazzo prima che lui decidesse di leccarlo asportando ogni residua traccia dalla mia pelle.
Quando mi ha sistemata carponi, obbligandomi a tenere le mani appoggiate sul pavimento e il culo sollevato, ho subito intuito quali fossero le sue intenzioni.

Non mi sono ritratta e ho lasciato che mi penetrasse l’ano con un dito umido di saliva. Lo ha fatto con molta delicatezza, ruotando più volte il dito nella cavità, ritraendolo e spuntandoci sopra ogni volta dei grumi di saliva.
Ha proseguito nella sua azione, dilatandomi sempre di più il buco del culo, sino a quando si è messo a gambe flesse, cavallo del mio deretano, e ha accompagnato la cappella nella cavità dell’ano.

In attesa di quel momento avevo fatto in modo di rilassare la muscolatura dell’orifizio anale, vogliosa di accogliere il cazzo nella sua interezza dentro me. Nell’attimo in cui ho avvertito la cappella risalire nella cavità intestinale mi è scoppiato in gola un urlo di dolore che non sono riuscita a trattenere.
Quando ho avuto il cazzo tutto dentro l’uomo ha cominciato a muoverlo con cautela, inanellando dei lievi movimenti del bacino, sospingendo avanti e indietro la cappella, poi ha impresso un ritmo più violento alla scopata.

Ho morso le labbra per mitigare il dolore che avvertivo persistere all’ano. Ma dopo un po’ che mi inculava il bruciore e la sofferenza hanno fatto spazio a un impulsivo piacere. Ho cominciato a godere di quella penetrazione e ho preso ad ansimare.
Per niente pago dei miei gemiti ha mutato atteggiamento ed è diventato ancora più violento. Ha cominciato a estrarre la cappella e mi ha penetrata ripetutamente dilatandomi a dismisura lo sfintere.

A ogni penetrazione ho avuto l’impressione che il cuore stesse per uscirmi dal petto. Godevo ogni qualvolta sentivo il cazzo risalire nell’intestino e urlavo. Urlavo come una indemoniata.
Ha seguitato a scoparmi in quel modo rabbioso senza un attimo di tregua smanioso di raggiungere l’orgasmo. Tutt’a un tratto mi ha afferrata per i capelli e mi sono trovata ancora una volta inginocchiata ai suoi piedi. Ha avvicinato il cazzo impiastricciato di escrementi alla mia bocca e mi ha obbligata a fagocitarlo così com’era.

Desiderava venire nella mia bocca e anch’io lo volevo. Una somma di fiotti di sperma mi ha riempito la gola. Ho deglutito il fluido lattiginoso ingerendolo fino all’ultima goccia, poi sono andata a sdraiarmi sul letto dove mi aveva accompagnata in precedenza.

Fare sesso con uno sconosciuto, farlo in tre, o magari scopare davanti a delle persone che stanno a guardare sono soltanto alcuni degli inconfessati desideri erotici di noi donne.

Questo è quanto è emerso da uno studio portato avanti da un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan e pubblicati di recente sul Journal of Sexual Medicine. La rivista americana ha pubblicato anche la top five dei desideri erotici che riguardano noi donne. Al primo posto c’é quello di fare sesso con uno sconosciuto, un uomo di cui non si sa nulla e di cui non si deve sapere nulla anche dopo avere fatto sesso.

Proprio come è accaduto a me quella notte. Tutto sommato non sono un pervertita, anzi secondo quanto asseriscono quei ricercatori la mia condotta rientra nella normalità.

23

La donna di classe

Sono solo, sulla scrivania del mio ufficio. Sono il dirigente di un’impresa di un certo rilievo, sempre preso da problemi : affari e procedure complicate, incontri e trattative convulse. L’intero stabile, è la sede dell’azienda. Diverse stanze, sempre riempite dal vivai di dipendenti, segretarie, clienti.

Ora, per un attimo, mi ci trovo da solo. E’ un momento di stanchezza. Mi lascio andare sullo schienale della poltroncina. : pensieri particolari si impossessano di me. Lascio un attimo i pensieri del lavoro, e mi abbandono a fantasie erotiche. Già, il mio ruolo è quello che, nell’immaginario collettivo e nei films, viene collegato a grandi quantità di amanti e di avventure trasgressive; quello che, vista la posizione, con un semplice schiocco delle dita può avere donne a completa disposizione! Invece, la realtà è ben diversa, e diverse sono anche le mie fantasie.

Sono molto attaccato alla famiglia, a mia moglie Flavia. Oggi lei ha trentotto anni: è sempre una gran bella donna, raffinata ed elegante. Le voglio davvero bene. E sono certissimo che mi è sempre stata fedele.
Ora, sento un trambusto provenire dalle stanze vicine : il personale del mio ufficio ha ripreso il lavoro. Mi avvio, a passi lenti nel corridoio: alcuni degli impiegati stanno discorrendo tra loro, in una stanza; non si sono accorti della mia presenza.

Sento che parlano di donne. Sono Valerio, un maturo ragioniere, e Fausto, il giovane ventunenne da poco assunto : un ragazzo un po’ “sparone”, che si vanta spesso di conquiste amorose. Una frase di Valerio mi colpisce : “Perché, non te la faresti la moglie del capo?”. Resto immobile ad ascoltare, senza essere visto. Fausto risponde “Me la farei, sì”, afferma, “ma mi sembra una donna irraggiungibile, troppo di classe. ”
Valerio, sogghignando, aggiunge: “Sono proprio quelle che sembrano così, le più grandi troie!”.

Fausto riprende : “Beh, certo che darle una passata non mi dispiacerebbe”.
Resto un attimo allibito: stanno parlando certamente di mia moglie Flavia. Ho sempre immaginato che, ogni volta che viene qui, alla ditta, susciti desideri tra gli uomini: ma sentirlo dire così, esplicitamente, mi dà una sensazione strana. Rimango incerto, senza capire bene quale reazione effettiva quelle frasi mi stiano dando. Poi, un senso strano, indescrivibile, si impossessa, improvvisamente, dei miei sensi.

Mi suggerisce idee particolari. I due uomini non si sono accorti che ho sentito tutto.
Torno nella mia stanza. Ripenso a qualche giorno fa : quando mia moglie ha visto, per la prima volta, Fausto e mi ha detto di essere colpita dal suo aspetto fisico, dagli occhi celesti.
Alzo il telefono, chiamo Flavia. Tante volte l’ho pregata di raggiungermi in ufficio, per impegni sopraggiunti. Così non si stupisce quando le dico: “Vieni, ho una sorpresa.

Vestiti
molto elegante, ben truccata. ” Mi dice che indosserà la camicia bianca, la giacca e la gonna scure, calze nere e stivali. Sarà qui fra una ventina di minuti. Sicuramente, pensa che abbiamo ricevuto qualche invito importante, come talvolta capita. Mi siedo sulla poltrona, e sento un fuoco sempre crescente che si sviluppa dentro di me. Un desiderio, forse folle, si sta impadronendo dei miei sensi.
Flavia arriva nei tempi previsti. Entra: è straordinariamente sexy.

Sicuramente, nel passaggio, i miei dipendenti l’avranno divorata con lo sguardo. La faccio sedere sulla poltrona. Poi alzo la cornetta e chiamo la segretaria : le chiedo di mandarmi Fausto, e poi, per un po’, non passarmi telefonate, perché ho una riunione importante. Pochi secondi, e il ragazzo entra. Lo invito a richiudere la porta, che si apre solo dall’interno. Lui mi guarda con aria interrogativa, lo invito a sedersi sull’altra poltrona. Dalla mia scrivania, scruto entrambi : uno sguardo dissimulato è già scivolato tra loro due.

Quindi, in maniera diretta e brutale, rompo il silenzio : “Allora, Fausto, ho sentito che gradiresti scopare mia moglie. ” Inutile descrivere lo stupore e il senso di smarrimento che, istantaneamente, si dipinge sui volti di entrambi. Lui bofonchia qualcosa tipo: “Ma no…”, arrossendo spaventosamente. Capisco l’immenso imbarazzo che gli incute il mio ruolo, la paura di un rimprovero, la vergogna di fronte a quella signora che ha descritto così alta ed irraggiungibile. Flavia, invece, mi sembra sul punto di esplodere d’ira…ma, subito, si rasserena e mi guarda semplicemente stupita.

E’ il segnale che aspettavo, la conferma che il gioco da me programmato può andare avanti con successo.
“E’ una donna irraggiungibile, piena di classe?”, domando ancora a Fausto. Lui fa un sorriso amaro : ha compreso che ho sentito il discorso; si aspetta forse un rimprovero. Invece, sorrido e mi rivolgo a Flavia: “Hai capito, quali sentimenti ispiri?” Non dice nulla, ma accavalla le gambe sulla poltrona. Probabilmente quelle parole hanno soddisfatto la sua femminilità.

Ma non so fino a che punto accetterà di collaborare col gioco che sto dirigendo. Mi rivolgo ancora a Fausto : “Cosa ti piace di lei?”. L’uomo, come in una repentina liberazione dall’imbarazzo, la guarda e dice: “Tutto. ”
“Bene. ” dico allora; “Questo giovane ti ammira, Flavia. E tu come lo vedi?”
Mia moglie ha un attimo di esitazione. Comprende che, da questa risposta, dipende il seguito della vicenda. Poi, con naturalezza, risponde : “Beh, è un bel ragazzo.

Più giovane ed aitante di te. ”
Tutto sta andando secondo la migliore delle ipotesi. Allora dico a Flavia: “Non ti sembrerebbe opportuno fargli vedere, di te, qualcosa di più?”
Il dado è tratto! Lo sguardo del giovane è sempre più stupefatto. Flavia comincia a togliersi la giacca. Poi ha un attimo di esitazione e mi dice: “Ehi, ricorda : sei tu che mi hai dato l’ordine!” Vuole puntualizzare! Capisco che il gioco l’attira, è disponibile.

Ma, forse, ha paura che voglio solo metterla alla prova : cerca una conferma ufficiale da parte mia, per garantirsi il “dopo”. Io, con tono scherzoso, le rispondo: “Sai bene che qui dentro sono il capo. Quindi, tutto ciò che dico io si può fare…anzi, si deve fare”, ed emetto una risata. Lei si sbottona lentamente la camicetta e la fa volare sul bordo della scrivania. Con mia grande sorpresa, scopro che non indossava il reggipetto: le sue tette maestose sventolano liberamente, i capezzoli appaiono turgidi.

Fausto resta immobile a guardarla, con gli occhi spalancati. Quel po’ di eccitazione che già avevo dentro, sale a dismisura. Ma resto tranquillamente seduto alla mia scrivania: la mia postazione di comando.
“Adesso, via le calze!” dico, con tono perentorio. Flavia si toglie, elaboratamene, uno stivale alla volta. Poi, con gesto misurato, forse volutamente lento, sfila, una alla volta, le calze scure, lasciandole cadere sul pavimento. Quindi, resta così, ritta a piedi nudi sul pavimento, con le gambe completamente scoperte sotto la gonna.

Vedo Fausto che comincia a massaggiarsi la patta. Provo un’eccitazione sconfinata : penso che, appena al di là della porta, c’è una gran quantità di persone che vedono mia moglie come donna elegante e irraggiungibile; e, se, invece, potessero guardare qui dentro, la vedrebbero così totalmente disponibile! Avrei la tentazione di spalancare quella porta, invitando tutti ad entrare e guardare! Ma, per ora, mi limito a parlare a Fausto. “Allora? Non ti sembra il caso di dimostrare la tua credibilità di donnaiolo?” Finalmente, il ragazzo si avvicina a Flavia.

Si sta sbloccando, ha compreso che tutto ciò non è una trappola o un inganno. Le pone le mani sui seni, accarezza, palpa, stringe. Lei sembra lasciarsi andare: mi sorprende un po’, forse da tempo desiderava qualcosa del genere. E’ lei per prima a baciarlo in bocca, mentre si lascia nuovamente cadere sulla poltrona: le lingue si avviluppano. Io guardo con un eccitazione incredibile. Mi viene il dubbio che Flavia possa avermi già tradito, in questi anni: l’idea mi dà un fastidio terribile.

Ma non per le corna in sé: per il fatto che, se così fosse stato, non ne sarei stato partecipe; mi avrebbe fatto perdere un piacere incredibile, come quello che, in questo momento, mi sta avvolgendo.
I due corpi si separano un attimo: Flavia deve liberarsi degli ultimi ingombri: la gonna e le mutande. Poi, i due accennano a rituffarsi sulla poltrona, ma li fermo un attimo. “Ehi, prima voglio una prova di fedeltà”.

Loro sembrano domandarsi dove voglio arrivare. Faccio cenno a Flavia di porsi di fronte a me, sul bordo opposto della scrivania. Quindi le prendo le mani e le piego il corpo in avanti, verso di me. Resta così, piegata con il davanti sulla scrivania ed il culo rivolto allo spazio dove Fausto è ritto in piedi. Nonostante stiamo insieme da molti anni, solo recentemente, e con una certa ritrosia, Flavia mi ha concesso il didietro.

Ora lo metto a disposizione di quel giovane quasi sconosciuto. Lascio libere la mani di mia moglie: è lei stessa, con quelle stesse mani, ad aprire il buco posteriore, per consentire l’ingresso del giovane. Questi estrae finalmente l’uccello, le va dietro e affonda con pochi colpi nel deretano di Flavia. La vedo esprimere inizialmente una smorfia, poi prende lei stessa a seguire il ritmo della penetrazione, a guidarlo coi movimenti del bacino. Fausto affonda sempre più forte, ma lo invito a trattenersi, a non chiudere quel gioco così presto.

E penso alla particolarità di tutto questo gioco: io svolgo, in esso, il ruolo del cornuto, quello che, nell’immaginario collettivo, è visto con disprezzo e derisione. In realtà, invece, sto conducendo io tutta la questione : sono io il vero padrone, anche se Flavia e Fausto, indubbiamente, vi stanno partecipando con godimento. Il mio ruolo di potere, il potere di capo della ditta : anziché utilizzarlo per sedurre altre donne, lo sto sfruttando per farmi cornificare da mia moglie, davanti ai miei occhi.

Solo chi l’ha provato, può capire l’immenso piacere che da una simile situazione deriva! Solo chi lo condivide, può comprendere perché, in questo momento, morirei dalla voglia di chiamare tutto il personale di là, per mostrare la mia donna elegante ed irraggiungibile, completamente nuda sul pavimento, mentre l’ultimo dei ragazzetti le sta sfondando il culo.
E’ Flavia che, a un certo punto, si divincola da quella morsa. Attraversando il pavimento a piedi nudi, torna a sdraiarsi sulla poltrona, col ventre in avanti.

E’ un invito. Fausto le monta sopra. Finalmente, la penetra davanti. Vedo le gambe di mia moglie che si avvinghiano strettamente al bacino dell’uomo, le piante dei suoi piedi, un po’ impolverate per le camminate, si strofinano su e giù lungo la sua schiena. Lo spettacolo è incredibilmente eccitante: mi scopro anch’io con l’uccello in mano. Sono ancora combattuto, nell’ultimo, esiguo, sprazzo di lucidità, tra l’immensa voglia, suggerita dalla passione, di aprire la porta affinché qualcuno veda; e le considerazioni che mi spingono a non “sputtanarmi” troppo sul lavoro, per poter tornare, domani, ai normali rapporti professionali.

Certo, non potrà essere così con Fausto, che sempre più violentemente pompa nel corpo di mia moglie. Sta per venire. Io so bene che Flavia, in questo periodo, non prende alcuna precauzione antigravitazionale. Ma l’eccitazione è per me tale che, mi rendo conto, fermarlo ora sarebbe un peccato. Il rischio, invece, aumenta immensamente il piacere. Così gli grido: “Fagli tutto dentro : riempila”. Flavia potrebbe fermarlo, e l’accetterei. Invece, lei non si ribella : anzi, vedo le sue gambe che si agitano ancor più velocemente.

Un mugghio lamentoso dell’uomo annuncia che sta riempiendo l’utero di Flavia. Anche lei appare invasata, estasiata.
Appena il ragazzo si solleva, e vedo lo sperma che cola dalla fessura di mia moglie, esplodo anch’io un fiotto incredibile di sperma, inondando il pavimento.
Per ricomporci, basta qualche momento. Mi rivolgo a Fausto: “Vestiti, svelto. Vai da Valerio e controllate insieme la pratica che sapete: mi serve una relazione entro domani. ” Immediatamente, ho ripreso con lui il ruolo che mi compete.

Indirettamente, gli faccio capire che, per ora, deve tacere. Non so se Fausto vorrà raccontare a qualcuno l’accaduto: ma, certamente, sapremo impedirlo, oppure fare in modo che nessuno possa crederlo vero.
Lui lascia la stanza, Flavia riprende lentamente a vestirsi. Entrambi, evitiamo qualsiasi commento sulla vicenda. Sì, ora non possiamo e non vogliamo trarre conclusioni : avremo tempo, poi, di parlare, riflettere e valutare su quanto accaduto. Di stabilire se sia un episodio da rimuovere o l’inizio di un diverso rapporto di vita.

La aiuto a ricomporsi: uscendo, apparirà ancora la donna elegante e di classe, come sempre. Di nuovo, la guarderanno passare, con desiderio, come donna irraggiungibile : senza immaginare che passa con la vagina ripiena dello sperma di un estraneo.
Ecco, ora sono di nuovo solo, alla mia scrivania. Guardo, intorno a me, le carte del lavoro. E comincio a domandarmi se quanto descritto sia accaduto veramente, o non sia stato piuttosto soltanto il sogno di un momento di assopimento, provocato dall’immensa stanchezza.

24

Claudia

Toccami!
Claudia s’alza improvvisamente dalla poltrona e si dirige verso il tavolo da pranzo che abbiamo in sala, solleva un po’ la gonna e ci si siede sopra, poi appoggia le mani dietro il sedere e reclina un po’ la schiena. Non capisco a chi sia rivolto l’invito, se a me o a Marco.
La sua reazione è stata così inaspettata che ci coglie di sorpresa tutti e due, è vero che la discussione stava vertendo su temi come dire… piccanti, ma lei non dava alcun segno esteriore d’eccitazione.

La guardiamo, ci guardiamo e restiamo indecisi; il suo invito era chiaramente al singolare. Il tempo è nostro nemico, non vogliamo rischiare che l’attesa la raffreddi. D’istinto, dopo un’ ulteriore rapida occhiata, facciamo per alzarci tutti e due.

Toccami tu, Sonia! – chiede lei in quel preciso momento.
Marco ed io restiamo di sasso, non voleva noi. Ci risediamo e ci accontentiamo del ruolo di spettatori per ora.
Sonia, la ragazza di Marco, si alza lenta dal divano e raggiunge Claudia.

Si pone davanti a lei e appoggia le mani sulle ginocchia velate dalle calze. Quelle mani sottili e slanciate con le unghie curatissime risaltano sul nero del Lycra mentre le muove piano verso l’orlo della gonna. Quando passano nell’interno delle cosce, Claudia sospira e si apre sin dove la gonna lo consente.
Sonia sa come toccare una donna, accarezza Claudia come piace essere accarezzata a lei. È dolce, ma le sue mani premono forte, si fanno sentire mentre s’insinuano sotto la gonna.

Claudia fa forza sui polsi e solleva il sedere per facilitare Sonia che le sta scoprendo del tutto le gambe spingendo sempre più in alto la gonna.
Carlo ed io ci guardiamo, nei suoi occhi leggo un’eccitazione che deve essere del tutto simile alla mia, vedere le nostre donne che si toccano attiva la nostra fantasia e ci fa sognare. Mi pare di sentire i suoi pensieri, so esattamente cosa gli passa per la testa.

Non è telepatia, solo esperienza; tanti anni passati insieme, tante donne avute in comune, tanti giochini come questo organizzati l’uno con la complicità dell’altro hanno fatto in modo che le nostre perversioni non fossero più un segreto per noi. Tutti e due stiamo aspettando che le mani di Sonia s’infilino sotto gli slip di Claudia per sfilarglieli.
Rimaniamo leggermente delusi quando lei, dopo aver sfiorato attraverso il tessuto, il pube di Claudia sposta le mani sulla camicetta ed inizia a sbottonarla.

“Donne!” pensiamo all’unisono Marco ed io, sempre così attente ai preliminari. Un uomo le avrebbe prima di tutto sfilato gli slip e stimolato il clitoride. Invece una donna stuzzica un’altra donna stimolandole tutto il corpo. Dovremmo imparare da loro.
Sonia le sfila la camicetta, Claudia è praticamente passiva, poi s’interessa al seno racchiuso nelle coppe del reggipetto. Ne segue il contorno sfiorando con un dito la pelle sul bordo del reggiseno. Claudia ha chiuso gli occhi e ascolta.

Sonia passa sulla sua schiena e libera il seno, con grazia sfila il reggiseno poi lo ripone sul tavolo. Ora ha i suoi capezzoli davanti e non resiste alla tentazione di prenderli tra le dita, accarezza il seno di Claudia senza mai prenderlo tra le mani, scivola con le dita sulle mammelle, ne segue la forma, si sofferma su capezzoli, ma non lo stringe mai.
Claudia riapre gli occhi, li fissa su Sonia e socchiude le labbra estasiata dalle sue mani.

Sei stupenda! – le dice – Grazie!
Sonia lascia cadere le mani nuovamente sulle gambe e avvicina il viso a quello di Claudia. Le loro labbra si uniscono per un istante, poi si allontanano di poco per colmare quello spazio con le rispettive lingue.
Sonia si allontana da Claudia mentre lei dice:
– Toccami tu ora! – e con gli occhi punta me
Mi alzo dal divano per prendere il posto della nostra amica, raggiungo Claudia e le appoggio le mani sulle gambe proprio come Sonia aveva fatto poco prima di me.

Prima di continuare volgo lo sguardo verso i due amici: Carlo è sul divano che pare una civetta tanto ruota il collo per non perdersi la scena, Sonia è sulla poltrona che prima occupavo io. È emblematica la scelta di quella posizione, evidentemente non vuole avvicinarsi al suo ragazzo, non intende distrarlo e distrarsi con lui, vuole godersi lo spettacolo.
Lascio scivolare le mani sulle gambe della mia donna, salgo sino al pube e lo sfioro solamente.

Claudia geme sommessamente a mo’ d’invito, ma memore delle valutazioni di poco prima risalgo il suo corpo sino al seno. Io, però, lo stringo tra le mani; mi piace troppo la sua consistenza ed il suo volume. Lo palpeggio, le stuzzico i capezzoli, poi scendo con le mani sulla vita e la cingo mentre avvicino il mio viso al suo.
Che intenzioni hai? – le sussurro in un orecchio
Toccami! – è l’unica cosa che riesce a dire con la voce che tradisce una forte eccitazione.

L’accontento.
Infilo una mano tra i suoi capelli per accarezzarle la nuca mentre con l’altra seguo le linee del busto, aspetto che il suo respiro divenga più veloce poi, finalmente, raggiungo il pube. Infilo un dito sotto gli slip e le accarezzo la morbidissima e ridotta peluria, lei ama depilarsi completamente ma ogni tanto lascia ricrescere una striscia sottile, è calda. Separo, con qualche difficoltà, le grandi labbra e la trovo bagnata, non resisto e le spingo un dito dentro trovandola dilatata e pronta.

Inizio ad eccitarmi sul serio e a desiderare il suo corpo; le sfilo gli slip aiutato da lei. Come li ho riposti sul tavolo vicino al reggiseno lei dice.
Adesso toccami tu! – rivolta a Marco.
Devo controllare la mia eccitazione, altrimenti non riesco ad assecondare il suo gioco. Mi faccio da parte mentre arriva Marco. Non ritorno sul divano ma resto in piedi al centro della stanza in modo da avere una visione migliore.

Marco si ritrova davanti Claudia praticamente nuda con la gonna raggrumata sul suo bacino, le calze autoreggenti, le scarpe e nient’altro. Una donna eccitata e pronta che vuole solo più essere presa, non le resta molto da fare e difatti la sua prima mossa è quella di penetrarla con un dito mentre con l’altra mano le stringe la vita. Claudia geme più forte adesso, appoggia i piedi su due sedie e si lascia cadere distesa sul tavolo.

Marco continua a stimolarla sul clitoride e sui capezzoli mentre lei muove il pube invitante. La sente sempre più aperta ed invitante, allora lo vedo appoggiare l’altra mano poco sotto il pube, tra le natiche, e cercare per un istante prima di spingerle un dito profondamente nell’ano. Claudia geme più forte ora che è stimolata nei suoi due punti preferiti, solleva leggermente il bacino per facilitare il compito del suo amico e si lascia godere.

Sonia si è alzata dalla poltrona per vedere meglio. Mi sfiora prima di raggiungere il divano e inginocchiarsi sul sedile. Prima di inclinarsi in avanti solleva la sua gonna sino in vita; è un invito per me.
Intanto Claudia non riesce più a contenersi, dimena il pube tanto che Marco fatica a seguirlo con la mano.
Toccami di più! – rantola Claudia – ma… non con la mano!
Marco capisce al volo, era ciò che stava aspettando: velocemente si apre i pantaloni e libera il membro che sta per scoppiare, lo avvicina alla vulva della mia donna e la penetra subito a fondo.

Claudia lascia uscire un grido rauco mentre spinge in alto il bacino. Si lascia prendere in quel modo passiva, poi si solleva sui gomiti ed inizia a collaborare. Nel frattempo mi avvicino a Sonia che è praticamente a novanta gradi sul divano e le accarezzo le natiche ed i fianchi. Non voglio prenderla ora, prima intendo godermi lo spettacolo di Claudia e Marco.
Claudia non dura a lungo, evidentemente si era eccitata per tutta la serata al pensiero di cosa intendeva fare; raggiunge quasi subito l’orgasmo lasciando stupito Marco.

Lei ansima stimolata dalle ondate di piacere e dalle penetrazioni di Marco, vedo il suo corpo teso dal piacere e ne traggo come sempre una profonda eccitazione.
Continua a toccarmi! – lo prega Claudia quando intuisce che Marco sta per uscire da lei.
Lui è ben felice di soddisfarla e torna a muoversi nel suo ventre con colpi lenti e profondi che le fanno sobbalzare il seno.
È troppo per me e per Sonia.

Lei si volta verso di me e con gli occhi mi chiede di prenderla. Si alza dal divano e velocemente si spoglia, rimane solo con le calze come Claudia e si pone innanzi a me appoggiando una mano sui miei genitali.
Sono indeciso tra il farla inginocchiare sul divano come stava prima e prenderla così o portarla sul tavolo al fianco di Claudia. Ricordo quella volta che ci siamo scambiati il partner sul letto, una coppia a fianco dell’altra, è stato molto eccitante ma Sonia ha un sedere ed una schiena in grado di generare un orgasmo solo con la loro vista, la spingo delicatamente verso il divano.

Lei capisce al volo le mie intenzioni e si posiziona. Mi metto dietro di lei e mi libero velocemente dei calzoni, brandisco il membro e sto per guidarlo dentro di lei quando sento Claudia gemere per un nuovo orgasmo. Sonia ed io restiamo immobili a guardarli, vogliamo sorbire tutto il loro piacere prima di prenderci il nostro. Marco è ormai allo stremo stimolato dal pube di Claudia, che si muove come se volesse risucchiare tutta la sua essenza dentro di se, rimane immobile dentro di lei lasciandole il compito di farlo godere.

Claudia sta ancora godendo, si capisce da come si muove e dai suoi mugolii, spinge il bacino contro Marco poi alza il pube indi esegue il movimento contrario più volte. Continua il quel modo sin quando lo sente spingere in avanti il membro, allora capisce che sta per venire e si fa incontro per prenderlo tutto quanto dentro. Appena lo sente pulsare si ferma e rimane immobile ad ascoltare il seme che si allarga nel suo ventre.

I suoi occhi hanno un’espressione di malizioso piacere, non li rivolge verso di noi ma sa che la stiamo osservando rapiti.
Quando lei si lascia andare sul tavolo rilassando tutti i muscoli Marco esce lentamente da lei, un rigolo di sperma segue il suo membro e inizia a fuoriuscire dalla vulva di Claudia. Lui appoggia le mani sul ventre e l’accarezza dolcemente.
Sonia si volta verso di me e con gli occhi mi chiede di farle provare quello che la mia donna ha appena avuto, sto per accontentarla quando Claudia chiede:
Toccatemi!
… toccatemi tutta… tutti!
Usa un tono di voce al quale non si può resistere, Sonia ed io lasciamo i divano per accontentarla, uniamo le nostre mani a quelle di Marco sul corpo di Claudia e l’accarezziamo dappertutto, in ogni anfratto, non trascuriamo nessuno dei suoi punti erogeni.

Lei si gode le nostre carezze, pare che riesca a seguire ognuna delle sei mani che ha addosso. Marco è appagato dal rapporto appena concluso e la tocca con dolcezza ma Sonia ed io siamo eccitati e ancora carichi, la tocchiamo con voglia, scarichiamo sulla sua pelle il nostro desiderio e lei pare apprezzare.
Il membro mi duole tanto sono eccitato, ogni tanto sfiora una natica di Sonia al mio fianco e mi pare d’esplodere, ma la serata è stata avviata e guidata da Claudia; lasciamo che sia lei per ora a godere delle nostre attenzioni.

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Sottomissioni umilianti

Le fedi alle dita dei piedi le porto sempre, le tolgo solo quando sono in pubblico a piedi nudi, tipo al mare.
Proprio a proposito di queste fedi, ricordo il dialogo scambiato col bull quando mi fu imposto di portarle ai piedi, non più alle mani.

-Lo sai, fighetta, perché voglio che le porti lì?

-Per ricordarmi che non ho più alcun diritto su mia moglie?

-Anche, ma il senso principale non è quello…

-E quale sarebbe allora?

-Davvero non sai cosa significa portare un anello al secondo dito di entrambi i piedi nella simbologia cuckold-hotwife?

-No, non lo so… mi spiace.

-Fighetta fighetta… mi deludi. Credevo che una come te con una lunga carriera di seghe sparate su siti cuck alle spalle fosse un po’ più preparata in materia… comunque, così come per il braccialetto portato alla caviglia destra dalla hotwife, anche l’uso dei due anellini ha un preciso significato… a proposito… almeno il significato del braccialetto alla caviglia destra lo conosci vero?

-Si… che la hotwife è disponibile per rapporti sessuali al di fuori della coppia.

-Brava fighetta… lo vedi che qualcosa allora lo hai imparato, a forza di menarti il pisellino in internet… allora, dicevamo… i due anelli al secondo dito di ciascun piede significano che la hotwife è PARTICOLARMENTE disponibile a ricevere cazzi neri. Chiaro che di solito è la hotwife a portarli ma, siccome tua moglie me la scopo solo io e non ho intenzione di dividerla con nessuno, e in considerazione che pure tu in fondo sei femmina, io e Marisa abbiamo deciso che è più giusto che gli anelli stiano a TUOI piedi e non ai suoi.

E poi, se vogliamo dirla tutta… non dirmi che una che si sgrilletta per tre volte di filato guardando foto di maschioni neri, non è particolarmente disponibile a ricevere cazzi neri… o no?

***

Ok, faccio mente locale su quelli che per me sono stati i momenti nei quali ho sentito di aver attraversato una barriera fino ad allora mai oltrepassata…

Tra queste, sicuramente ricordo ancora con vergogna la prima volta in cui pretese che mi venisse somministrato un clistere prima di essere posseduto.

Era successo infatti che, nel corso di una delle prime volte in cui mi aveva sodomizzato, avessi avuto un… chiamiamolo “incidente”, in seguito al quale si era ritrovato il cazzo particolarmente sporco (facilmente intuibile di cosa). Non l’aveva presa per niente bene.
Contrariamente però a quanto mi sarei aspettato, aveva provveduto da solo a pulirsi, in bagno, con un abbondante abluzione effettuata direttamente nel nostro lavabo. Avevo veramente temuto mi costringesse a ripulirlo con la lingua e ammetto di non essere proprio portato per cose del genere.

In quell’occasione avevo imparato che anche lui, come me, fortunatamente trova lo “shit” assolutamente detestabile e antierotico. Ciò non significava però che avrebbe consentito il ripetersi di un evento del genere, per cui, la volta successiva, si presentò in casa nostra con un kit per l’enema completo, espressamente acquistato in farmacia.

E’ chiamato “kit da viaggio” ed è costituito da una sacca pieghevole di colore azzurrino dotata di un gancio da appendere in una qualsivoglia posizione elevata, un tubicino in plastica lungo un metro e mezzo circa e due differenti beccucci dotati di valvola a farfalla da introdurre: uno per le lavande anali, diritto e con un foro in cima, un altro per le lavande vaginali, più lungo, leggermente ricurvo e dotato di vari forellini tutt’intorno alla punta.

Me lo mostrò con un certo compiacimento, poi mi invitò a seguirmi in bagno per una dimostrazione pratica…

Dovetti ricevere tre sacche complete di acqua calda mista a sapone neutro, a quattro zampe nella vasca da bagno (beccuccio da lavanda vaginale). Al termine di ciascuna di esse venivo fatto accomodare sulla tazza per evacuare. Soltanto quando l’acqua evacuata si presentò completamente limpida, mi fu consentito di sciacquare e riporre tutto via con l’espresso ordine che da allora in poi, prima di ogni sua visita in casa nostra, avrei dovuto effettuare la stessa operazione (fortunatamente per conto mio), per poter fornire una figa anale pulita e profumata al maschio di casa.

Lo so, forse non sembrerà una cosa particolarmente dura, ma sicuramente la ricordo tra una delle più umilianti esperienze cui mi sia mai dovuto sottoporre.

***

Anche il seguente episodio, prima vista non particolarmente duro, è stato per me molto umiliante, all’epoca.

Si tratta della prima volta in assoluto in cui Bull Bruno pretese che io lo masturbassi fino a farlo venire, in presenza di Marisa.
Avvenne nei primi tempi del nostro mènage à trois e lo percepii come una forma di umiliante sottomissione al nuovo maschio di casa.

Più ancora dell’essere montato, anche se potrà sembrerà strano.

Ma procediamo col racconto vero e proprio…

Sono le sette di sera e Bull Bruno ha appena annunciato il suo imminente arrivo. Ho meno di un’ora per preparare Marisa, perciò, senza perdere tempo: doccia, crema emolliente, controllo dei peli pubici, vestizione. Per l’occasione opta per un paio di calze di seta bianche con tanto di reggicalze, reggiseno e perizoma ridottissimo di pizzo bianco, sandali bianchi con tacco 13.

Io sono nudo e non mi è stata ancora imposta la gabbietta. Più di una volta, nel corso della preparazione, il mio pisello tradisce la mia eccitazione, con conseguente ilarità di mia moglie.

Quando mancano ormai pochi minuti all’arrivo del bull, mia moglie sbianca in volto e corre in bagno. Non so come interpretare la cosa. Dopo un po’ mi chiama e mi mette al corrente che ha avuto il più imbarazzante degli incidenti per una donna in procinto di essere montata: le è improvvisamente arrivato il ciclo.

Come forse ho già avuto modo di dire, Marisa non può avere figli per colpa di una malformazione congenita delle ovaie; oltre a ciò, non so se per diretta conseguenza o meno, il suo ciclo risulta estremamente irregolare e, pertanto, imprevedibile.

Mentre le sto procurando un bicchiere d’acqua, una pastiglia di “Buscopan” e la shitola dei tampax, suona il citofono: Bull Bruno.

-Ohccavolo… ma tu guarda se mi dovevano venire proprio adesso! Bruno ci rimarrà malissimo! Corri… vai ad aprire e spiegagli la situazione mentre io finisco qui.

Un paio di minuti dopo sto spiegando la situazione a Bull Bruno che, in effetti, sembra alquanto contrariato.

-Ma non me lo potevate dire prima, che mi sarei risparmiato un’ora di traffico per venire qui??

-No… è che… è successo proprio ora, l’avremmo avvertita ma non ne abbiamo avuto nemmeno il tempo…

Mi scavalca senza prestarmi la minima attenzione e si dirige in camera da lei. Lo seguo.

-Che mi tocca sentire, bella mia… ti si sono aperti i rubinetti? Proprio adesso? Ma guarda che sfiga… vabbè… vorrà dire che invece di starcene qui a scopare per la gioia di quella fighetta della tua maritina, ce ne andremo a cena fuori…

-Scusa tanto Bruno… sono davvero mortificata…

-Ma no, dai. Nessun problema… preparati che ti porto fuori.

Lei sembra sollevata e comincia a cambiarsi per la serata, io me ne sto lì non sapendo bene se doverla aiutare oppure farmi i fatti miei, in un angolo della stanza, quando lui se ne esce con un:

-Certo che…

Marisa si blocca e, guardandolo interrogativamente:

-Certo che…?

-Dicevo… certo che arrapato come sono, un po’ mi dispiace di non fare proprio nulla…

Marisa lo guarda teneramente e dice:

-Vuoi che ti faccia un pompino? E’ il minimo che possa fare per farmi perdonare…

-No no… pensavo ad altro, veramente…

Stavolta siamo in due a guardarlo interrogativamente.

Fa una pausa di qualche secondo, poi continua:

-Pensavo che la tua maritina qui… per una volta tanto potrebbe rendersi utile…

Deglutisco in silenzio, non so cosa abbia in mente ma so che non sarà una cosa buona per me.

-Ma certo!- fa lei – Sarà più che felice di rendersi utile… non è vero Paoletto?

-Ehmm… si, certo.

Faccio io.

-Allora… tu continua a prepararti e intanto Paoletta qui penserà a darmi un po’ di sollievo…

Detto ciò, inizia a slacciarsi la cinta dei pantaloni.

-C…cosa dovrei fare?

-Niente di troppo impegnativo, soprattutto per una sgrillettatrice cronica come te, fighetta… voglio solo che tu mi faccia una bella sega, prima che io porti tua moglie a cena fuori, tutto qui.

E, mentre dice ciò, finisce di sfilarsi i pantaloni e si sdraia a gambe aperte sul letto.
Io, dopo qualche attimo di comprensibile esitazione, faccio per avvicinarmi e prenderglielo in mano per dargli ciò che chiede, ma vengo bloccato dalle sue parole:

-No, fighetta… non così… Voglio che tu indossi per me quello che aveva indossato tua moglie per me stasera… sarebbe un peccato lavare quella bella biancheria senza che un vero maschio ne abbia goduto prima, no? Avanti, metti tutto e non tralasciare niente.

Ti voglio vestita esattamente come lei prima. Sarà come se fosse la sua… riserva, a scendere in campo, stasera.

*

Ho indossato calze e giarrettiera, reggiseno, perizoma e sandali (stretti da morire, ma ci sono riuscito) e mi sento un bel po’ ridicolo. Ho perso giusto un attimo davanti al perizoma macchiato del suo mestruo, ma poi ho indossato anche quello.

Me ne sto lì impacciato ai piedi del letto, non sapendo bene cosa fare.

Marisa continua a vestirsi per la serata fuori. Bull Bruno mi dà ulteriori istruzioni:

-Adesso sdraiati qui vicino a me, e prendimelo in mano…

Faccio come dice.

-Brava… adesso comincia a menarmelo lentamente… di certo non dovrò insegnarti io come fare…

In effetti, da segaiolo incallito, quale sono sempre stato e sono, non mi manca sicuramente né l’esperienza, né la competenza per saper come segare propriamente un cazzo.

-Mmmhhh… brava, continua così… metti una gamba sopra la mia, intanto che mi seghi…

Sono imbarazzatissimo, specie perché Marisa, che ha ormai terminato di prepararsi, se ne sta ai piedi del letto a rimirare beatamente la scena.

Ce la metto tutta, ricorrendo alla mia pluriennale sapienza in fatto di seghe. Il suo cazzo sembra (e dopotutto lo è) enorme, tra le mie dita. Non mi riesce nemmeno di chiuderle attorno alla sua circonferenza.

-MMhh… brava, così, ancora… sei una vera esperta in fatto di seghe eh? Magari, se lo fossi stata un po’ meno, la tua mogliettina qui, invece di farsi scopare da me, avrebbe potuto ancora farsi scopare da te …vero, Marisa?

Marisa non risponde, limitandosi a guardare la scena, mentre io arrossisco per l’umiliazione.

– …magari anche no: avrebbe comunque avuto bisogno di un vero maschio, con un vero cazzo, che si prendesse cura di lei come una vera femmina merita.

Non è così, Marisa?

Marisa continua a starsene in silenzio, e lui insiste nell’ottenere una risposta:

-Non è così, Marisa? Per quanto tempo ancora avresti continuato a farti scopare da una fighetta come la tua maritina, qui, senza aver bisogno di un vero maschio tra le cosce, eh? Non è questo che mi hai sempre detto, Marisa? Che volevi sentire un vero maschio e non una femmina mancata, dentro? Dillo anche a Paoletta, Marisa, diglielo come lo hai sempre detto a me…

-Si… è così…

Fa lei sottovoce.

-Come? Non ho sentito, dillo forte!

-SI, E’COME DICI TU!

Ripete Marisa, arrossendo lei, stavolta.

Mio malgrado, il mio insufficiente (almeno per gli standard di mia moglie) cazzetto tradisce la mia eccitazione e ciò non passa inosservato agli occhi di Bull Bruno:

-Ma guarda guarda come si ingrossa la clito alla tua maritina a sentire parlare di veri maschi! Avanti su! Accelera! Muovi quella mano che voglio schizzare!

Aumento il ritmo e d’un tratto percepisco il suo cazzo contrarsi prima dell’eiaculazione.

Sborra di colpo con foga sorprendente. Lunghi archi di sperma si librano nell’aria, incurvandosi per poi depositarsi sull’ addome dai poderosi muscoli contratti nell’orgasmo; ne conto una dozzina.

Ho ancora il suo cazzo tra le dita, che va lentamente sgonfiandosi, quando mi mette una mano sulla nuca, ordinandomi:

-Adesso pulisci tutto con la lingua, fighetta, che non ho tempo di farmi una doccia.

***

Serata in casa mia con mia moglie e il bull.

Ore 19. 00

-Allora, Paolo… io e Bruno staremo a cena fuori, come ti avevo detto, però poi veniamo a dormire qui. Tu metti tutto a posto e poi fatti trovare pronto per quando torniamo, ok?

-D’accordo, ma non sai dirmi a che ora verrete, più o meno?

-Prima delle 11 proprio non credo, comunque tu preparati da prima… che ti costa?

“Prepararmi” significa indossare calze, sandali, pettorina e per il resto rimanere completamente nudo; col freddo che fa in questi giorni significa quindi anche mettere sopra qualcosa da poter velocemente togliere e far sparire al momento giusto, prima che bull Bruno entri in casa.

A lui non piace avermi in giro coperto.

-D’accordo allora. Buona serata, divertiti.

-Aspetta… prima che io esca dovresti fare una cosa per me…

Oddio… quando comincia così di solito sono dolori…

-…da quant’è che non ti dai una lavata…”lì sotto”? Hai capito cosa intendo, no?

Rimango un po’ sorpreso. Il rituale del lavaggio controllato del mio pisello è stato definitivamente abolito da quando mi hanno imposto la gabbietta metallica, dato che è molto semplice poter lavarsi senza toglierla.

Da quando la porto infatti non ne sono più uscito nemmeno per un nanosecondo.

-Ma… mi lavo ogni giorno, lo sai, …perché mi fai questa domanda?

-Beh… penso che lavarsi rimuovendo tutto una volta ogni tanto non sia una cosa sbagliata, non credi?

-Beh no… ma vuoi che lo faccia proprio ora? Non devi uscire, scusa?

-Appunto… dai forza, togli i pantaloni e vieni in bagno.

Mi suona molto strano, ma non so cosa pensarne.

Faccio come dice e la seguo in bagno.

Una volta aperto il lucchetto e rimossa la gabbia vera e propria, ancor più strana mi suona la sua richiesta di togliere anche l’anello alla base del cazzo. Rimozione del tutto superflua ai fini igienici. Continuo comunque a non obiettare e mi godo il bidet “in libertà”.

All’inizio della “prigionia” del mio pisello, trovavo molto imbarazzante questa pratica di dover fare bidet sotto sorveglianza, ma ormai, dopo tutte le volte in cui ciò è accaduto, ci ho fatto il callo.

C’è anche da dire che, dopo mesi di gabbietta, in maniera inversamente proporzionale alla tua voglia di poter avere un qualche sfogo, il pisello stesso sembra prendere atto della propria inutilità al punto che, nonostante tutta la voglia che tu possa avere, le sue dimensioni sembrano ridursi. Credo infatti che a seguito della mancanza di erezioni vere e proprie, i suoi tessuti si ritirino e, anche in posizione di riposo, puoi notare una sensibile riduzione di volume rispetto a prima.

E’ una riduzione temporanea, d’accordo, ma piuttosto evidente. Il mio, che già in condizioni normali è piuttosto piccolo quando non in erezione, diventa ancora più corto e sottile. Le dimensioni della cappella, in particolare, si riducono a quelle della cappella di un ragazzino prepubescente. Una cosina minima da prendere in mano, insomma.

Questo è ciò che sto constatando mentre faccio in modo che il getto d’acqua rimuova il sapone, facendone scorrere indietro il prepuzio con le dita.

-Ok, metti questa, per oggi.

Così dicendo, Marisa mi porge la vecchia CB, dopo averla tirata fuori da non so dove.
Intuisco che deve esserci dell’altro sotto.

-Questa? Perché questa e non l’altra?

-Oh… fai così e basta. Dai che non ho tempo…

Ok… ormai è chiaro: questa deve essere una richiesta di Bull Bruno. Per forza.
Quando Marisa reagisce così alle mie domande vuol dire che l’idea non è la sua.

Vediamo stavolta dove vogliono andare a parare…
Rimetto la vecchia CB6000 e lascio che mia moglie faccia shittare il lucchetto.

-Ciaocivediamodopomiraccomandofattitrovarepronto!

E mi lascia lì a interrogarmi sul perché di questo strano cambio..

Ore 23. 40

Sono arrivati da una ventina di minuti e se ne stanno sdraiati assieme sul divano. Devono aver già bevuto parecchio a cena perché hanno rifiutato ulteriori alcolici. Io, che ho fatto appena in tempo a farmi trovare nel regolamentare abbigliamento (autoreggenti, perizoma, tacchi alti e pettorina), sto servendo loro il caffè.

-Fighetta… da quant’è che non hai un’erezione?

Domanda il Maschio di Casa, poi, senza aspettare una mia risposta, aggiunge:

-Ho letto che non è salutare non averne per prolungati periodi di tempo e parlandone con tua moglie mi è sembrato di capire che fosse preoccupata per te… Io come sai sarei per soluzioni più drastiche, visto che proprio non capisco cosa serva a una femmina, quale tu certamente sei, quell’inutile affarino che hai tra le gambe… comunque, per tranquillizzare Marisa più che altro, stasera ho deciso di concedertene una come si deve.

Qualcosa nel tono di questo discorso non mi convince. Trovo tutto piuttosto strano, però ammetto che la prospettiva di poter avere un orgasmo dopo tanti mesi non mi fa andare troppo per il sottile, perciò voglio ringraziarlo.

-Grazie… davvero grazie… cosa devo fare?

-Fai bene a ringraziarmi, fighetta, non sono molti i padroni che permettono alle loro schiave di avere erezioni così facilmente… Ad ogni modo… siccome sono convinto che.

da fighetta pallemoscie quale sei, potresti avere qualche problema a fartelo venire duro, ho pensato di fornirti un aiutino…

Si mette una mano in tasca e tira fuori qualcosa. In principio non capisco cosa sia, poi, quando mette la mano sotto al mio naso col palmo aperto, riconosco subito l’“aiutino” di cui sta parlando: compresse di VIAGRA 75, due.

Ho provato il Viagra, qualche anno fa, quando ancora tentavo di recuperare il mio rapporto con Marisa fornendo prestazioni da maschio.

Me lo ero fatto prescrivere dal mio medico curante, non senza imbarazzo, per ovviare ai problemi psicologici che non mi consentivano di avere erezioni durature durante i miei rapporti con lei. La cosa aveva funzionato solo parzialmente.
Ora però, dopo cinque mesi di castità assoluta, l’utilizzo di questo coadiuvante mi sembra superfluo. Tento di farglielo presente:

-Ma… veramente… credo proprio non ce ne sia bisogno…

-Ce n’è bisogno eccome, fighetta! Fidati di zio Bruno… vai a prendere un bel bicchierone d’acqua, poi torna qui e butta giù…

Ore 00.

10

Inizio a sentire gli effetti collaterali che già conoscevo: lieve bruciore agli occhi, costipazione delle mucose nasali e percepibile aumento della temperatura corporea.

Contrariamente a quanto comunemente ritiene chi non ha mai provato questo farmaco, il Viagra NON è un afrodisiaco. Esso non incide affatto sulla libido e di sicuro non genera appetito sessuale se non già non lo hai. Agisce solo sulla capacità di reagire agli stimoli sessuali agevolando l’afflusso di sangue agli organi erettili, favorendo pertanto l’erezione e il mantenimento della stessa.

Comunque… dopo cinque mesi in castità assoluta guardando tua moglie e il suo bull scopare come ricci davanti ai tuoi occhi senza avere nessuna possibilità di partecipare, l’appetito sessuale è l’ultima cosa che ti manca, ve lo assicuro.

-Cominci ad essere pronta adesso, fighetta? Vieni un po’ qua che controlliamo la clito…

Mi avvicino al divano e il bull guida la mano di lei a prendermi le palle in mano, dopo aver scostato di lato il perizoma.

Inizia a manipolarle lentamente.
Nel giro di pochi secondi sento il mio povero cazzo occupare tutto lo spazio a disposizione all’interno della CB, tentando di andare anche oltre.

-Secondo te la clito di Paoletta sta reagendo bene? Che ne dici, Marisa?

-Mmhmm…

Si limita a mugugnare lei in segno di assenso.

-Mah… io non sono convinto. Secondo me le ci vorrebbe un aiutino… Sdraiati in terra Paoletta, a pancia in su… e tu, Marisa, metti le ginocchia ai lati della testa di Paoletta e abbassati in modo che possa sentire bene l’odore della figa….

Brava, così… alza la gonna e sposta le mutandine… fagliela leccare un po’… Io intanto mi tolgo i pantaloni…

Mi sto chiedendo perché nessuno abbia ancora aperto il lucchetto… anzi… avrei proprio bisogno che qualcuno lo facesse rapidamente perché il cazzo continua ad indurirmisi e l’anello della CB, tirando le palle verso la punta del pisello, inizia a fare male.
Intanto, tra le mie labbra e quelle della figa di Marisa, si sta intrufolando il cappellone turgido di Bull Bruno.

Scoparla sulla mia faccia in questa posizione è una cosa che ha già fatto altre volte, ma solo raramente, soprattutto nei primi tempi.
Sono secoli che non accade, ma so perfettamente come comportarmi: lascio che la punta del cazzone di lui si faccia strada tra le mie labbra mentre gli passo la lingua tutt’intorno, insalivandola bene, poi, con la punta della lingua, la sollevo fino ad allinearla con la figa dischiusa di Marisa e continuo a leccare l’asta mentre scivola dentro, penetrandola.

Sento le grosse palle del bull poggiarmisi sulla fronte, poi scorrermi lungo il naso e infine, quando è tutto dentro di lei, depositarsi sulle mie labbra. Le lecco delicatamente, come so che vuole che io faccia. Sanno di maschio e di sudore.
Leccare le palle del toro mentre monta la tua signora: niente male come umiliazione, no?

-Allora fighetta? Ti piace lo spettacolo dalla prima fila? Scommetto che la clito adesso risponde bene, vero? Lo so che tenerla dura non è mai stato il tuo forte… perciò ha pensato a tutto Zio Bruno… dovresti ringraziarmi per tutto questo…

Mi dice Bull Bruno ansimando, mentre ammiro il suo cazzone pompare con forza la mia dolce metà, ipnotizzato.

Intanto la CB sta praticamente strappandomi via le palle…

-Era proprio giusto che ti consentissi di avere un’erezione, dopo tanto tempo… non è così, fighetta? Beh… goditela tutta… magari ti starai chiedendo quand’è che ti apriremo la gabbietta per farti schizzare, vero? Beh… non succederà! Ovviamente non ho mai detto che te l’avremmo aperta… ma tanto è un dettaglio, per te, giusto? Le femminucce come te non hanno bisogno di far vedere agli altri che sono capaci anche loro di venire… anzi…

Ormai è chiaro: altro che darmi un po’ di sollievo dopo 5 mesi di castità… è solo un’ulteriore parto della mente malata del Maschio di Casa per ridere con Marisa alle mie spalle! NON hanno mai avuto intenzione di farmi sborrare ma anzi di rendermi la castità forzata ancor più penosa.

Sento il cazzo pulsare per il dolore. Vorrei poter rilassarmi e in qualche modo perdere questa erezione così dolorosa, ma l’effetto combinato del Viagra e di ciò che sta accadendo a pochi centimetri dal mio viso me lo rendono impossibile. Mettiamoci pure che i gemiti di piacere di Marisa proprio non aiutano…

L’agonia dura una mezz’ora buona, poi sento sulla lingua la vena spermatica del suo cazzone contrarsi ritmicamente a pompare sperma caldo dentro la figa di lei, poi lui che si ritira e se lo fa leccare da me, infine il suo stesso sperma colarmi in gola dalla figa ancora dischiusa.

Finalmente sono libero di alzarmi. Ho il cazzo e le palle viola.

L’effetto del Viagra è durato tutta la notte. Notte durante la quale sono riuscito a dormire in maniera molto poco continuativa, svegliato ogni oretta circa da dolorosissime erezioni.

L’indomani mattina, prima di uscire, Marisa mi ha fatto cambiare di nuovo gabbietta, rimettendomi quella metallica e le cose sono decisamente migliorate. Ho portato comunque segni fino ad oggi: lividi tutt’attorno alla base del cazzo in corrispondenza dell’anello e leggere escoriazioni sulla cappella in corrispondenza della fessura che si trova in punta alla CB.

Fessura dalla quale il mio povero pisellino si era forse illuso di poter passare…

4
-Umiliazioni- Femmina di scorta

Non portavo ancora la CB e spesso, quando non mi veniva accordato il permesso di segarmi assistendo alle monte, rimanevo per tutto il tempo in erezione. Bull Bruno già da un po’ aveva cominciato a fare battute sul fatto che, non potendomi considerare maschio, non avrei avuto nemmeno il diritto di esibire il cazzetto eretto.

Quasi sempre indossavo le mutandine che toglieva a Marisa prima di iniziare a scoparla ma, essendo queste come potete immaginare piuttosto ridotte, non è che nascondessero molto.

L’episodio che sto per raccontarvi inizia durante il pomeriggio di un giorno in cui era prevista la venuta serale del bull. Marisa già da un po’ mi girava attorno come di solito fa quando deve dirmi una cosa ma non ne trova il coraggio…

-Paolo…stavo pensando…

-Cosa?

-…stasera lo sai viene Bruno…

-Lo so, me lo hai già detto.

-…si, non è questo il punto… è che pensavo che una volta tanto si potrebbe fare qualcosa di diverso…cioè…ho pensato che…visto che ogni volta ti tocca aspettare fino alla fine per venire pure tu…ecco…magari una volta avresti piacere di venire prima, così non soffri tutto quel tempo ad aspettare…

Mi suona un po’ strano, ma non ci faccio troppo caso.

-Ma no…non preoccuparti, gli accordi sono quelli e a me sta bene così.

E poi scusa…ma a Bruno non dava fastidio se venivo prima di lui?

-No, ecco…non intendevo prima in quel senso…intendevo…prima prima.

-In che senso “prima prima”?

-Prima…prima che lui venga qui, insomma. Anche adesso se vuoi; magari ti do’ pure una mano io…

-Ma dai…che poi magari se ne accorge e s’incazza pure…

-Ma no, anzi…vedrai che starà bene anche a lui…

-Aspè…che cos’è ‘sta storia? E’ un’idea tua o di Bruno, questa?

-Ooh che palle! Mia, sua…che importanza ha? Ti va o no di venire adesso!?

-Ok…e come dovrei venire, di grazia? Vuoi scopare?

-Non dire cazzate…dai! Lo sai che quando ti ci metti sei proprio insopportabile? Sto parlando seriamente…

-Lo so, provocavo soltanto…allora cosa vorresti che faccia?

-Ma niente, ti fai un paio di seghe adesso…se ti aiuta mi metto pure nuda.

-UN PAIO?? Fammi capire bene…te lo ha chiesto Bruno di farmele fare? E perché mai?? Guarda che se non mi dici tutto io non mi faccio nessuna sega…

-Uffff…e va bene visto che ci tieni tanto…Bruno avrebbe piacere una volta tanto di non averti in giro a sbavare a cazzo dritto come un maniaco…

-Un maniaco…IO? Ma non è lui quello che non è soddisfatto se non scopa almeno un paio d’ore di filato!? Comunque non c’è problema, se non mi volete di là con voi vorrà dire che me ne rimarrò in soggiorno per conto mio.

-Ma no…non ha detto questo…lo sai che gli sta bene che tu guardi. Non è il caso di offendersi…è solo che ti vuole avere intorno un po’ più… femminile, diciamo.

-Cioè?

-Insomma, non ti vuole avere attorno col cazzo dritto, tutto qui. Preferirebbe che stasera il tuo cosino se ne restasse a riposo…anzi, testualmente ha detto che vorrebbe avesse un “aspetto inoffensivo”.

-“Inoffensivo”?? Beh…detto da uno che abitualmente se ne va in giro nudo per casa nostra con mezzo metro di cazzo duro come la pietra, suona un po’ singolare, lo ammetterai! Ad ogni modo…ok, va bene dai…

Mantengo comunque la mia aria offesa e mi alzo dal divano.

-Dove vai, adesso?

-Vado a segarmi in bagno. Non ho bisogno di aiuti.

Mi dirigo in bagno e mi chiudo la porta alle spalle. Mi raggiunge la voce di Marisa attraverso la porta chiusa:

-Guarda che te ne devi fare almeno due…per sicurezza.

La prima sega me la tiro facendo una doccia. Non ho particolari problemi a raggiungere l’orgasmo anche se, a dire il vero, sono un po’ incazzato con Marisa.

Per la seconda ovviamente devo far passare un po’ di tempo, per cui esco dal bagno e mi metto a guardare un po’ di tele.
Marisa ha il buonsenso di evitare di chiedermi com’è andata, anche se intuisco che vorrebbe.

Passata un’oretta, me ne ritorno discretamente in bagno per il secondo round. Stavolta però ho difficoltà di concentrazione e, soprattutto, poca voglia. Accarezzo l’idea di barare e dire a Marisa che anche la seconda è fatta, ma sono solo le sette di sera e temo che per le nove e mezzo-dieci, ora in cui Bull Bruno e Marisa saranno in piena azione sotto ai miei occhi, la voglia potrebbe essermi tornata e il pisello potrebbe tradirmi.

Provo ancora per un po’, poi getto la spugna. Maledico in cuor mio le strampalate richieste di Bruno, esco dal bagno e chiedo aiuto a Marisa.

E’ sul divano a guardare lei la tele, stavolta.

Mi scoccia un po’ adesso, dopo aver fatto il sostenuto, chiederle una mano per potermi eccitare, ma, dato che mettermi al pc a segarmi davanti a lei sarebbe ancora peggio, mi tocca ingoiare il rospo.

-Senti…la prima l’ho fatta, però magari se potessi darmi quella mano di cui parlavi almeno per la seconda…mi sarebbe utile per essere più veloce.

Mi guarda con aria falsamente sorpresa, senza scomporsi.

-Credevo avessi detto che avresti fatto da solo…cos’è…non riesci più a farti rizzare il pisellino?

Sarei tentato di mandarla a quel paese e lasciar perdere, ma tanto oramai la faccia l’ho persa già e molto altro da perdere non mi rimane.

Tento comunque un’ultima patetica giustificazione:

-Beh, ma è la seconda in poco tempo…da solo non ho stimoli…

-Strano…eppure credevo fossi un esperto, nel settore (e fa con la mano il gesto di chi si tira una sega, per illustrare meglio a che settore si riferisce)…guarda…non te lo meriteresti…lo faccio solo per non dispiacere Bruno.

Però, invece di mettersi nuda come aveva promesso prima, si limita ad tirarsi su la gonna e a spostare di lato lo slippino aprendo un po’ le gambe.

Rimane sul divano senza nemmeno smettere di guardare il programma tv. Non un buon inizio.

Sono imbarazzatissimo mentre slaccio i pantaloni e me lo tiro fuori prendendolo in mano, non so bene come mettermi e cosa fare. La sua indifferenza di certo non aiuta.
Scarto l’idea di rimanermene lì in piedi a segarmi accanto a lei come un idiota e opto per sedermi sulla poltrona lì vicino. Inizio a menarmelo.

Le cose non vanno tanto meglio e le frasi che di tanto in tanto mi rivolge, senza nemmeno staccare gli occhi dalla tv.

peggiorano la situazione; sono commenti del tipo: “Come va?” oppure “Ti manca ancora molto?” o anche “Vedi di non sporcare la poltrona, quando vieni”.

Alla fine ha pietà di me e mi dice di andarle vicino:

-Mi sa che da lì combini poco…vieni qui dai…no, non sul divano, inginocchiati qui tra le mie gambe…ecco così…annusami la figa dai, non smettere di toccarti però…

Faccio come dice e le cose migliorano abbastanza, raggiungo rapidamente un sufficiente grado di erezione e accelero il ritmo…

-Lo vedi che così va meglio? Dai che ci sei quasi e credo proprio che dopo questa non dovremmo davvero avere più problemi, per stasera…

E’ vero che ci sono quasi, ma sono ancora frenato dall’imbarazzo della situazione, fatico a raggiungere l’orgasmo.

La cosa si risolve quando decide di darmi un’ulteriore aiuto massaggiandomi le palle col collo del piede mentre continuo a segarmi.
Schizzo in terra la poca sborra che ho ancora nelle palle e ringrazio il cielo che sia finita. Lei risistema slippino e gonna e si concentra di nuovo sulla tele, dicendomi:

-Prendi un kleenex e pulisci bene in terra, adesso. Poi vai a lavarti che devi finire di prepararti.

Prepararmi?

Quando esco dal bagno dopo essermi sciacquato il pisello, trovo disposte sul letto un paio di autoreggenti di un bel rosa acceso. Sono particolarmente belle, con grossi fiocchi di seta rosa attorno al bordo superiore di ciascuna gamba. Potrebbero essere per Marisa o per me, non ne sono sicuro finché non vedo anche i miei sandali da troia: sono decisamente per me.

-E queste?

Faccio a mia moglie che è lì in camera a rovistare in un cassetto.

-Sono per te, dai mettile, su.

Non discuto e le indosso.
Le calze femminili mi sono sempre piaciute e sentirmele sulla pelle mi ha sempre eccitato, ora però, dopo due seghe consecutive, non hanno molto effetto sul mio cazzetto stanco.
Marisa ha smesso di rovistare e in mano stringe un piccolo oggetto cilindrico: un rocchetto di nastro di seta rosa.

-Vieni qua, dai, che voglio metterti una cosa…

Taglia con le forbici un pezzo di nastro lungo più o meno come il mio braccio e mi fa cenno di avvicinarmi.

Mi avvicino perplesso e prima che abbia il tempo di dire nulla, me lo passa attorno alla base del cazzo, sotto alle palle. Lo annoda, non molto stretto in verità, e poi realizza un bel fiocco sul davanti.

-E questo a che servirebbe?

-A dargli un’aria carina, no?

-Ma insomma…non bastava che se ne stesse moscio…adesso anche il fiocchetto rosa? Non se ne potrebbe fare a meno?

-Ma daaai che ti sta benissimo…e poi…guarda che aria più femminile che ti dà! Fa pure pendant coi fiocchi delle calze.

A Bruno piacerà tantissimo!

Mi guardo allo specchio e devo ammettere che, così confezionato, il mio pisellino sembra più una grossa clito infiocchettata che un organo genitale maschile. Ha un’aria tenera, gentile. Inoltre il mio pisello, pur non del tutto da disprezzare quando eretto (sui 17 cm), quando è a riposo si riduce molto di dimensione, assumendo l’aspetto di quello di un ragazzino (5-6 cm) e la sacca delle palline appena svuotate, completamente depilata come sempre, ha l’aspetto di un morbido batuffolo rosa.

Nonostante l’imbarazzo di vedermi conciato così, devo ammettere che quel fiocco ha un notevole impatto visivo.

Un paio d’ore dopo me ne sto in piedi accanto al letto sul quale bull Bruno sta riprendendo le forze tra la prima e la seconda monta.
Pare abbia molto apprezzato il modo in cui sono agghindato e soprattutto la totale mancanza di velleità mostrata dal mio pisellino infiocchettato.
Al punto che mi ha concesso di leccare la figa di Marisa prima che la penetrasse e ha addirittura voluto che fossi io a prenderglielo in mano e a guidarlo nella figa bagnata di lei che aspettava a 4 zampe sul letto.

Per tutto il tempo che è durata, il mio cazzetto si è comportato benissimo, rimanendosene al suo posto, in assoluto riposo.

Mia moglie ha ora il capo poggiato sul torace muscoloso di lui mentre con una mano manipola languidamente il suo membro asinino per farglielo venire duro di nuovo. Evidentemente non le è bastato e ne vuole ancora.

-Paola… vai in bagno e portaci l’olio Johnson, da brava…

Quando bull Bruno chiede l’olio Johnson vuol dire una cosa soltanto: vuole scoparla nel culo.

Sto per andare, ma Marisa pare abbia qualcosa in contrario:

-No…dai Bruno…nel culo no oggi…non è che non mi piace, lo sai bene, ma l’ultima volta mi hai fatto male e sono ancora indolenzita…mettimelo ancora in figa, dai.

L’olio in tal caso non servirà, vuoi per la naturale umidità della figa di mia moglie quando ha a che fare col cazzo di Bruno, vuoi per lìabbondante quantità di sborra che le ha schizzato dentro non più di 20 minuti fa e che sta ancora colandole dalla figa.

Ragion per cui, mi fermo.

Bull Bruno sembra deluso, ci pensa un po’ sopra, poi si riscuote:

-Vai a prenderlo lo stesso, Paoletta…ho troppa voglia di culo di femmina, oggi…

Vado e torno con il flacone dell’olio.

-Vabbè…se la femmina n. 1 rifiuta le attenzioni del maschio di casa…vorrà dire che ci penserà la femmina n. 2 a ritirare il premio…

Ohssantinumi…lo sapevo…lo vuole buttare al culo a me, adesso!

-Sali sul letto e mettiti in posizione come Marisa prima, Paoletta.

Non ne avrei la minima voglia, ma non me la sento di contraddirlo. Salgo sul letto e mi metto alla pecorina, dopo avergli consegnato il flacone.

-Marisa…hai rifiutato il tuo maschio e va bene, ma potresti almeno renderti utile…ungimi bene il cazzo dai…coosì, brava…adesso anche la figa anale di Paoletta…ecco versagliene un po’ sopra poi fanne entrare un po’ con le dita…peeerfeetto!

Premo il viso sul materasso, culo in aria, mentre vengo lubrificato, poi tocca a Marisa, stavolta, guidargli il cazzo dentro di me.

Spinge forte e, anche se l’olio ne facilita l’introduzione, come sempre sento dolore e mi tocca stringere i denti. La mancanza di appetito sessuale derivante dalle eiaculazioni forzate cui mi sono sottoposto nel pomeriggio rende la cosa ancor più sgradevole.

Mi monta come un ossesso per una buona mezz’ora. Noto che ogni volta che sta per venire si interrompe, contrariamente a quanto spero vivamente, riguadagna fiato e controllo e poi ricomincia. Non riesco a capire se lo sta facendo per prolungare il suo piacere e, di conseguenza, la mia agonia, oppure per vendicarsi in qualche modo di Marisa che prima lo ha rifiutato.

Lei, dal canto suo, per un po’ fa l’indifferente, poi, quando oramai è chiaro che difficilmente le toccherà una seconda dose di cazzo stasera, si poggia con la schiena alla spalliera del letto, apre le cosce e inizia a sgrillettarsi freneticamente godendosi lo spettacolo.

Commento finale di bull Bruno dopo essersi svuotato i coglioni dentro di me:

-Avere una femmina di scorta ha i suoi vantaggi, bisogna ammetterlo.

5
CuckolF – Parte prima.

-Pronto?

Mia moglie al telefono:

-Paolo? Ti ho chiamato per dirti che veniamo a cena…così se non hai ancora fatto la spesa hai il tempo di andare almeno all’alimentari in piazzetta…

-Ciao Marisa… nessun problema sono andato al supermercato stamattina…

-Che ci potresti preparare in un’ora di tempo? Oh…considera che Bruno alle otto massimo vuole stare in tavola che alle nove meno un quarto c’è il Milan…

-In un’ora? Aspè… fammi pensare…beh, per il secondo ho due spigole fresche, potrei farle al forno con patate e pomodorini, ma per il primo dovrò improvvisare una cosa veloce…vi vanno bene spaghetti alla bottarga?

Sento che all’altro capo del telefono si sta consultando con lui, ripetendogli il menù parola per parola.

-Vabbè dai…però mi raccomando che sia tutto in tavola per le otto!…Il vino bianco c’è?

-Si, c’è tutto, non ti preoccupare…

-OK, ci vediamo tra poco allora ciao…no, aspè…casa è pulita? Camera, bagno…?

-E’ tutto a posto…

-A dopo allora.

E attacca.

Guardo l’orologio: ho quasi un’ora e un quarto. Cerco di fare mente locale. Se non mi organizzo bene non farò mai in tempo e non ho nessuna intenzione di contrariare Bruno: quando qualcosa non va come dice lui sono sempre io a rimetterci…

Schizzo in cucina e metto sul piano tutto quello che occorre, controllo non manchi niente.

Mi congratulo mentalmente con me stesso per aver preso il pesce già pulito e le patate precotte: non ce l’avrei mai fatta altrimenti.

Per prima cosa però decido di preparare me stesso; potrei non averne più tempo dopo, nella concitazione, e anche questo potrebbe farlo incazzare.

Vado in bagno, mi esamino il viso allo specchio per accertarmi di essermi rasato con cura; la barba l’ho fatta da poco ma meglio essere prudenti, non si sa mai, qualche pelo potrebbe essere sfuggito e se mai venisse notato gli fornirebbe un buon pretesto per punirmi.

Tutto a posto, fortunatamente.

Mi libero rapidamente di tutto ciò che indosso e lo imbuco nel cesto della biancheria sporca. Arraffo i sandali da troia dal mobiletto sotto al lavabo ma non li indosso ancora: più tardi lo farò e più tardi mi faranno male ai piedi. Per il momento mi limiterò a portarli in cucina con me, calzandoli solo all’ultimo istante.
Rimango ancora un minuto davanti allo specchio per sistemarmi un foulard sui capelli (modello governante nera in piantagione di cotone di inizio ottocento, per intendersi) e schizzo di nuovo in cucina (non che la cosa della governante nera sia una loro esplicita richiesta, ma le mie chiappette conservano ancora memoria dei 30 colpi accuratamente inferti col dorso di una pesante spazzola di legno in occasione del rinvenimento di un capello in una pietanza, circa un annetto fa…).

Indosso un perizoma di pizzo rosa e allaccio la pettorina nera posteriormente, in vita, cercando di realizzare un bel fiocco che ricada con grazia sul mio culetto esposto (questa cura dei particolari potrebbe forse sembrarvi maniacale, ma considerate che è frutto di due anni di condizionamenti, di errori commessi e dei conseguenti prezzi pagati…).

Ricontrollo l’ora: mi rimangono ancora 68 minuti.

Venticinque minuti dopo, la teglia con le spigole, le patate e i pomodorini è in forno, l’acqua per la pasta è sul fuoco e il padellino con l’olio e l’aglio è pronto.

La bottarga la aggiungerò a crudo sugli spaghetti al momento.
Mi auguro solo che le spigole abbiano il tempo di cuocersi, ma 40 minuti dovrebbero bastare.
Vado di là ad apparecchiare, per due, ovviamente. Tutte le volte che mangiano in casa, infatti, il mio compito, oltre quello di cucinare, è di rimanere in piedi accanto alla tavola per servirli. Solo dopo aver sparecchiato, se non mi è stato richiesto altro nel frattempo, posso andare a sedermi in cucina per mangiare qualcosa anch’io.

Mi muovo velocemente avanti e indietro per apparecchiare con cura, sono ancora a piedi nudi. Gli anelli d’oro che porto alle dita dei piedi ticchettano contro il parquet.
Mancano 15 minuti alle 8, decido che non è il caso di sfidare ulteriormente la sorte e infilo i sandali ai piedi: allacciarli è un’operazione che richiede sempre qualche minuto e non voglio rischiare.

Butto gli spaghetti in pentola e, mentre aspetto gli undici minuti regolamentari, do un ultima occhiata in giro per accertarmi che tutto sia a posto…CAZZO! NON HO MESSO IL VINO IN FRIGO!
La bottiglia è ancora sul piano della cucina e manca troppo poco perché riesca a raffreddarsi come si deve…ok, faccio spazio in freezer e la butto lì per il tempo che rimane.

Speriamo vada bene lo stesso…
Proprio mentre sto condendo la pasta, appena scolata nell’insalatiera, sento la porta di casa aprirsi e poi richiudersi.
Tiro un sospiro di sollievo: tempistica perfetta.

Marisa si affaccia in cucina e mi saluta. Il suo profumo per un attimo si sovrappone a quello della cucina, mentre mi dà un bacio sulla guancia. Penso che, nonostante tutto, sono sempre dannatamente innamorato di lei.
-Vedo che è tutto pronto, bravo…noi intanto ci sediamo a tavola, sbrigati a servire, mi raccomando, non far aspettare Bruno.

La cena scorre via liscia liscia, a parte le solite mani di Bruno a tastarmi il culo mentre servo, niente di particolarmente oltraggioso viene richiesto a me o a Marisa. Dico questo perché spesso, durante queste cene, vengono pretese da me e/o da Marisa una notevole quantità di prestazioni bizzarre. A Marisa infatti è stato svariate volte richiesto di mangiare: a) completamente nuda, b) vestita e truccata come una troia da bassifondi, c) in abito da sera ma con le tette al vento, d) senza posate, solo con le mani.

A me invece, di servire in tavola: a) completamente nudo ma in tacchi alti e guanti bianchi, b) facendomi inginocchiare ad ogni portata servita, c) spompinadolo da sotto al tavolo tra una portata e l’altra, e) leccando la figa di lei, sempre da sotto al tavolo tra una portata e l’altra f) dovendo raccattare e mangiare, senza impiego delle mani, avanzi gettati in terra, f) servire con i più svariati e fantasiosi oggetti conficcati nel culo (cito per tutti un macinapepe di notevoli dimensioni).

Evidentemente il Maschio di Casa è in apprensione per l’imminente inizio della partita e non ha tempo da perdere con giochi e giochini.

Alla fine del primo tempo il Milan è già sotto di un gol, il nostro Maschio di Casa, sdraiato sul divano, manifesta il suo malumore ad ogni piè sospinto, Marisa si è buttata sul letto di là in camera per recuperare un po’(mi sa che non deve aver dormito tanto stanotte…), io me ne sto buono buono all’altro capo del divano con i piedi nudi del nostro Milanista Signore in grembo, massaggiandoglieli discretamente, come da sua richiesta.

Parte la pubblicità.

-Fighetta…che ne diresti di andarmi a prendere un altro goccio di gin?

Secondo me ha bevuto già troppo, ma mi guardo bene dall’esprimere questo pensiero e shitto in piedi per non farlo attendere.

-Fighetta…vai un po’ a vedere che sta facendo Marisa…

Gli porgo il bicchiere colmo e vado a buttare un occhio in camera, sculettando sui tacchi. Marisa è sdraiata sul letto, ancora vestita, e dorme beatamente nonostante la luce del comodino accesa.

-Dorme.

-Mmm…cazzo…avevo proprio voglia di un pompino per calmare i nervi che mi fa venire questa squadra di merda…

-Se vuole la sveglio…

-No dai, fighetta…lasciala dormire che stanotte le ho fatto fare gli straordinari…hehehee! Vorrà dire che ci dovrai pensare tu…

Così dicendo si slaccia i pantaloni e se lo tira fuori, senza mai abbandonare la sua posizione orizzontale.
So quello che devo fare e non mi tiro indietro.

Non che la cosa mi faccia impazzire di gioia, specie perché prevedo che, con tutto l’alcol che ha in corpo, mi spetterà sicuramente un bel po’ di lavoro di lingua e di bocca, per farlo venire.

Sono inginocchiato sul tappeto, perpendicolarmente al divano, all’altezza del suo sesso. Lo sto “lavorando” da un bel po’, visto che la partita è ricominciata da un pezzo. Sono stanco, tutto quel “su e giù” con la testa mi sta facendo venire la nausea, anche perché alla fine ho rinunciato a mangiare e ho lo stomaco vuoto.

Il suo cazzo è appena barzotto e la distrazione procurata dalla partita non aiuta.

La sua mano sinistra, mollemente poggiata sul mio culo, non ha cessato un momento di ravanarmi, ogni tanto mi infila dentro una o due dita, oppure mi prende per le palle e me le stringe allo stesso ritmo delle pompate che gli sto somministrando di bocca. Poggio la guancia destra sul suo ventre muscoloso mentre continuo a tenerglielo in bocca lavorandoglielo di lingua.

-EHNNO’ CAZZO!!!

Un sonoro schiaffone dato col palmo della mano aperta mi squassa il culo. Sobbalzo e per un attimo non capisco cosa cavolaccio posso aver fatto di male.

Invece è solo il Milan che ha preso il secondo gol.

Tirando giù tutto il calendario dei santi mi allontana con uno spintone da sé. Cado di lato sul tappeto perdendo l’equilibrio sulle ginocchia.
E’ incazzato come una iena, ma quantomeno sembra che le mie prestazioni orali non siano più, per il momento, richieste.

Finisce di vedere la partita in silenzio, imprecando giusto di tanto in tanto a denti stretti.
Mi ignora, ne approfitto per andarmene in cucina con la scusa di rassettare e per poter finalmente avere un po’ di pace.

Spenta la tv senza nemmeno seguire i commenti in studio, mi chiama per farsi accompagnare in bagno. Evidentemente ha continuato a tracannare gin anche dopo che me ne sono andato in cucina, perché sembra piuttosto groggy.

Mi tocca quasi sorreggerlo mentre accendo la luce in bagno, lo accompagno fino al water e gli alzo la tavoletta per farlo pisciare. Ho paura che vomiti da un momento all’altro.
Invece mi tocca soltanto tenergli il cazzo in mano per aiutarlo a pisciare dritto senza farla sul pavimento, mentre si appoggia con un braccio alle mie spalle.
E’ in uno stato pessimo, non l’ho mai visto così.

-Grazie Paoletta…(strano, ma vero, è la prima volta da quando lo conosco che mi rivolge così e non “fighetta”), sei davvero una brava persona tu…

E mi stampa un bacio ad elevato tasso alcolico sulla guancia!
E vabbè…
Lo trascino in camera da letto, Marisa mi aiuta a spogliarlo e a metterlo a letto già mezzo addormentato, poi anche lei si spoglia completamente e si infila sotto le coperte con lui.

Rimango a guardarli dormire abbracciati per qualche minuto. Poi spengo la luce del comodino e mi vado a buttare sul divano.