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Una donna come Michela

Avevo sempre sognato una donna come Michela, ma, dopo l’ennesima delusione, mi ero quasi arreso tentando di convincermi che una donna così albergava solo nel mio immaginario erotico ed in quello di chissà quanti uomini. Poi ho conosciuto lei: capelli lunghi e lisci di un rosso peccaminoso, non molto alta ma con un fisico decisamente atletico che, attraverso la generosa scollatura posteriore del vestito, lascia intravedere i diversi anni passati in palestra. Il vitino da vespa si appoggia su un culetto tondo e sodo il quale prosegue con due gambe che sembrano scolpite da Michelangelo tanto sono perfette.

Poi le caviglie, ho sempre avuto un debole per le caviglie, sottili ma decise, circondate da tre cinghiette nere delle scarpe, punta aguzza e tacco a spillo, in metallo, 12cm. Somigliano molto ai modelli che si trovano nei cataloghi di indumenti dei sexy shop. L’attrazione tra noi era stata fortissima sin dal primo momento, poi con il desiderio di conoscerci meglio, soprattutto sotto il profilo sessuale, avevamo scoperto di amare le stesse cose, praticamente tutto.

Amanti della masturbazione, dei film hard e delle riviste per soli adulti, io con tendenze S/M, lei impazzita per l’a****l-sex. Finalmente avevamo trovato il partner giusto con cui dare sfogo a tutte le nostre fantasie, anche le più spinte, per troppi anni represse. Ed eccoci lì, lei seduta sul tavolo della cucina, con il vestito raccolto in grembo, le cosce spalancate inguainate in un paio di calze nere e rigorosamente con la cucitura, una guepiere con i laccetti sul petto che le stringe la vita tanto da far schizzare fuori le tette, non molto grandi, ma perfette con i capezzoli grossi e sempre in tiro.

I tacchi a spillo conficcati sul mio petto mentre mi dedico alla leccata di turno della passera, ovviamente completamente depilata per aumentarne le sensazioni al contatto con la mia lingua. Sta sfogliando una rivista anal per eccitarsi di più ed intanto dalla sua fica escono in continuazione rivoli di umore che io ingoio avidamente. Lei non riesce a star zitta ed una serie di mugolii misti ad apprezzamenti sul mio operato le escono dalla bocca ed io mi eccito pensando alla baldracca della porta accanto che sicuramente sarà dietro la porta ad ascoltare le nostre evoluzioni erotiche.

A volte mi viene voglia di aprire la porta d’ingresso a sorpresa per vedere se si limita ad ascoltare o si diverte anche a sgrillettarsi.
L’orgasmo di Michela arriva come al solito impetuoso e mi riporta con la mente a quello che sto facendo.
La sua fica cola e palpita sotto le mie stilettate, mi implora di smettere perché la clitoride le è diventata troppo sensibile, ma io le blocco le gambe con le mani e continuo a leccarla sempre più forte godendo di tutte le sue vibrazioni.

Alla fine cedo e le regalo un attimo di relax del quale lei mi ringrazia andando alla ricerca del mio cazzo che ormai è all’ultimo stadio dell’inturgidimento. Sa che non sono un coniglio e che soddisfarmi sarà un impresa e questo la eccita ancora di più. Mentre mi succhia l’uccello facendoci sopra dei delicati giochi di lingua io penso a quale sarà il prossimo gioco.
“Devo assolutamente pisciare,” mi dice lei, “aspettami un attimo che vado in bagno e torno subito”.

Ecco l’idea, mi stendo sul pavimento e la faccio sedere con la fica bene aperta sulla mia bocca e le ordino di pisciare lì. Lei, sempre ubbidiente, si accovaccia in modo da offrirmi la miglior vista della sua vulva e, dopo qualche istante, ecco che le prime gocce di pioggia dorata arrivano a bagnarmi la lingua. Io non resisto e comincio a massaggiarmi l’uccello e lei alla vista della mia eccitazione esplode in una pisciata gigantesca.

Mi prende la testa fra le mani e mi spinge la bocca sulla sua fica in modo che io sia costretto a berla tutta, cosa che io faccio con molto piacere. Poi mi chiede di pulirgliela con la lingua e di dedicarmi un po’ anche al suo culetto. La richiesta è chiara: vuole essere inculata. Non aspettavo altro, inizio ad insalivargli per bene lo sfintere fino a quando lo sento aprirsi alle spinte della mia lingua.

La faccio alzare in piedi e la giro a pecorina con le mani appoggiate al muro. Punto il cazzo e spingo con tutta la forza che ho. Lei grida e vedo che le scendono alcune lacrime dagli occhi, ma questo non fa che aumentare la mia foia e comincio a pomparla senza riserva. Si vede ad occhio che sta soffrendo, ma non si sposta di un millimetro sotto l’incalzare dei colpi del mio cazzo.

Poi il dolore cessa e comincia a salirle l’orgasmo. Stella è una vera maiala e riesce a godere con ogni parte del suo corpo, anche con il culo. L’inculata procede a ritmo serrato, il mio cazzo si fa più grosso ad ogni affondo, ma ormai il suo ano si è talmente allargato che non avverto più nessuna resistenza. È giunto il momento per passare al big boy, un cazzo in lattice di 25cm di circonferenza.

Lentamente esco dal suo sfintere e le ordino di non muoversi; dal suo sguardo eccitato ed impaurito intuisco che lei ha già capito le mie intenzioni, nonostante ciò non dice niente anche se vorrebbe fermarmi. Io sono arrapatissimo e, tirato fuori il fallo, glielo passo sopra la fica per inumidirlo un po’, giusto quanto basta per farlo scivolare meglio. Le faccio allargare le chiappe con le mani e appoggio la punta del cazzone al suo sfintere.

Un po’ di pressione e già comincia a farsi strada, aumento la pressione e riesco a far entrare la cappella. Mi fermo un istante per prendere bene la mira e poi giù, di cattiveria fino alle palle. Adesso 20cm di fallo artificiale le stanno sfondando il culo, penso che di questo passo, prima o poi, sarà pronta anche per ricevere la mia mano dentro al culo ma per il momento mi limito al fallo che comunque non si discosta molto come dimensione.

La vedo mordersi il labbro inferiore con forza e non riesco a capire se quella sbavatura sulla bocca è di rossetto oppure di sangue. La cosa non mi interessa, il solo desiderio è di cominciare a stantuffarla con forza ed è quello che faccio. Lei cerca di allargarsi le chiappe il più possibile per aumentare la facilità di penetrazione e ridurre il dolore, facendo questo la vedo impiantarsi le unghie laccate di rosso sui suoi glutei.

Adesso la mia perversione sta arrivando al limite: con decisione le afferro una mano e gliela posiziono sul fallo costringendola a pomparsi da sola. “Con forza le intimo, devi spingerlo con forza” ed ogni volta che la vedo rallentare il ritmo la sculaccio violentemente sulle natiche. Dopo un po’ di colpi la mano inizia a farmi male ed allora ricorro ad una cinghia in pelle per frustarla a dovere. Lo spettacolo mi ha eccitato all’inverosimile ed ho bisogno di un po’ di sollievo quindi la prendo per i capelli e le ficco il mio cazzo in bocca.

Lei lo succhia avidamente sperando che, una volta venuto, la smetterò con quel gioco sadico, ma io non ho nessuna intenzione di godere subito e quindi controllo la mia sborra che ormai mi sta facendo scoppiare i coglioni. Dopo una ventina di minuti decido di darle un po’ di riposo, ma la obbligo a tenersi il cazzo ben conficcato nel culo. Altra fantasia. Prendo il cuneo vaginale, quello con la pompetta per essere gonfiato e lo sostituisco al fallo, nel suo culo.

La faccio sedere sul tavolo e le faccio mettere il cazzone di gomma nella fica. “Fottiti la fica con questo” le ordino e lei lentamente comincia a trombarsi con il super cazzone toccandosi la clitoride per cercare un po’ di piacere. Ormai non ce la faccio più, devo sborrare. Quindi gli rimetto il cazzo in bocca e comincio a scoparla tra le labbra. Sul tavolo mi accorgo che sono rimaste alcune mollette da bucato e ne prendo due per attaccargliele sui capezzoli i quali si stringono fino ad appiattirsi.

Lei mi guarda, ma non osa toglierle, anche se dal suo sguardo si vede chiaramente che la fanno soffrire, e continua a impalarsi con il fallo, sempre più forte, presa da un’eccitazione che la sta portando violentemente all’orgasmo. Io scopandola in gola comincio ad azionare la pompetta per far gonfiare il cuneo che ha nel culo. Ad ogni spinta di cazzo corrisponde una pompata: la sfida ora è se lei riuscirà a farmi venire prima che io le spacchi completamente lo sfintere.

Quindi con un impegno mai visto comincia a spompinarmi, smettendola anche di sgrillettarsi per aiutarsi con la mano a masturbarmi.
Io godo e continuo a pompare aria nel cuneo. La difficoltà con la quale vedo il cazzone di gomma entrarle nella fica mi fa capire che ormai il culo deve essere allargato al massimo. Il cazzo comincia ad avere le pulsazione pre-orgasmiche e lei, all’idea di sfarsi sborrare nella gola si eccita ancora di più e intensifica la pompate nella fica.

Vengo un istante prima di lei, riempiendole la bocca a tal punto che alcune gocce di sperma le fuoriescono dalle labbra. Ingoia tutto e con un ultimo sforzo si ficca il cazzone nella fica, fino in fondo, talmente in profondità che non riesco a capacitarmi delle dimensioni del suo utero.
Urla e geme in preda ad un orgasmo intensissimo che le fa dimenticare immediatamente tutte le sofferenze patite, lasciandola stravolta distesa sul tavolo, con i due cazzoni ancora ben conficcati nella fica e nel culo, incapace per il momento di toglierli.

Io la guardo e nel compiacermi di quella visione sento la porta della mia vicina guardona aprirsi e richiudersi velocemente.

UN INVITO A CENA

Sono appena tornato a casa , piuttosto brillo, dopo una serata decisamente molto strana. Un invito a cena dell’ultimo momento da parte di un mio dipendente, rumeno, appena tornato in Italia dopo una settimana di ferie in Romania.
Già di per se l’invito è risultato strano, perché io e lui, sebbene lavori per me da anni, non abbiamo mai avuto rapporti al di fuori dell’ambiente di lavoro.
Comunque accetto volentieri perché lui mi piace come persona, bravo lavoratore, simpatico e sempre disponibile.

Ha detto che voleva parlarmi, io e lui soli.
Non avendo idea di dove avesse prenotato, mi vesto sobrio, una camicia a maniche corte a righe blu e nero, pantaloncini stile blue navy, scarpe Adidas bianche e azzurre. Passa lui a prendermi. Alle otto puntuale la sua Golf è sotto casa mia. Entro in macchina e noto che il suo abbigliamento è molto sportivo. Pantaloni della tuta, canotta grigia. Infradito.
Subito gli chiedo dove avesse prenotato, e lui mi risponde che voleva una serata intima, in amicizia, e quindi andiamo a casa sua e cucina lui per me.

Ok, mi sta bene, ma perché mi sei venuto a prendere tu, so dove stai, sarei venuto io, penso e gli chiedo. La sua risposta mi lascia di stucco “Volevo essere galante!”mi dice. Però, mica male , penso.
Arriviamo a casa sua, nel suo appartamento, dove noto che ha già iniziato a preparare la cena. C’è un buon odorino!!!
” Mettiti comodo, fai come fossi a casa tua” mi dice. Lui è un bell’uomo di 54 anni, divorziato, brizzolato, pizzetto, fisico massiccio, peloso.

Mi sono sempre chiesto se ci fosse stato, non so, un sesto senso.
” Apro una bottiglia di vino rumeno, l’ho portato apposta per te!!”. Stappa un vino rosso e lo versa in due bicchieri. Brindiamo. ” A noi due!!” Dice. apprezzo.
Lui si rimette ai fornelli, io sul divano dopo il secondo bicchiere di vino sono già ubriaco.
” Di cosa volevi parlarmi?” Chiedo non sapendo che altro dire. Lui risponde” Dopo cena, ti spiego.

Ma mettiti pure più comodo, ti ho detto di fare come a casa tua. Non mi hai detto una volta che a casa tua stai sempre nudo?”. Io e la mia boccaccia da puttana!!! Ha ragione, una volta gli dissi proprio così.
” Vorresti che mi mettessi completamente nudo?” Chiedo io per essere sicuro. Lui risponde di sì, con naturalezza.
” ok, mi spoglio ma solo se lo fai anche tu” dico io
” ma certo!!” Risponde e si spoglia rimanendo nudo.

Lo seguo a ruota.
” Altro bicchiere di vino?” Chiede lui. Annuisco , e mentre lo versa nei bicchieri non posso non guardare il suo pacco. Un signor pacco!!! Forse arrossisco, ma credo sia colpa del vino. Brindiamo. Questa volta mi permetto di decidere io ” brindiamo al tuo bellissimo uccello!!!” Cazzo, sono ubriachissimo. Ma il brindisi ha successo.
” Tu pensi che il mio cazzo sia così bello da meritare un brindisi?” Chiede lui, e se lo tocca come per sistemarlo e metterlo in posa.

“Io credo che meriti più di un brindisi, hai un pene molto notevole. Ma questo lo sai anche tu. ” Rispondo scolandomi tutto il bicchiere di rosso.
” Allora a questo punto devo dirti il perché di questo invito a cena. Ma tu avrai fame! Vuoi prima mangiare?” Chiede.
Io incuriosito più che mai dal motivo della mia presenza a casa sua, tra l’altro entrambi nudi, gli rispondo che non ho fame, casomai più tardi.

Allora lui spegne i fornelli, viene a sedersi sul divano con me, si accende una sigaretta e mi spiega.
” vedi, caro Guerrino, sono andato una settimana nel mio paese in Romania, perché dovevo firmare le carte del divorzio definitivo. Solo che non pensavo fosse così difficile e doloroso. E quando dopo due anni che non vedevo mia moglie, la mia ex moglie ormai, la vidi entrare nell’aula del tribunale, era così bella che mi ha preso un colpo al cuore.

Mi sono accorto di amarla ancora. Prima di firmare le ho chiesto di poterle parlare in privato. Lei guardandomi con una freddezza spaventosa mi rispose di no. E quando la implorai di concedermi solo 5 minuti, lei rifiutò ancora. Anzi mi disse che potevo dirle la, davanti a tutti quello che desideravo dirle. Allora non avendo alternative le feci una sola domanda “. E si ferma per un attimo di parlare.
” Che cosa le hai chiesto” domando curioso.

” Le ho chiesto perché mi avesse lasciato”. E si ferma ancora. Lo vedo in netta difficoltà.
” Se non te la senti di dirmi cosa lei ti ha risposto non ti preoccupare, posso capire, sono cose molto private” gli dico sentendomi Pinocchio.
“Te lo devo dire , perché è la ragione per cui ti trovi qua. Lei seria e glaciale rispose che il mio cazzo e’ talmente piccolo da non essere riuscito mai a procurarle un solo , un unico, miserabile orgasmo!!!!!” Il silenzio cala nella stanza.

Gli guardo il cazzo, poi lo riguardo meglio, e inizio a riflettere, io di cazzi ne ho visti tanti, un numero non quantificabile, di grandi e di piccoli. Anche molto piccoli. Il suo, seppur non in erezione, aveva una misura medio alta, che se anche eccitandosi non fosse cresciuto di un millimetro, non si può considerare in nessun modo un pene piccolo.
” E tu cosa le hai risposto? Come hai difeso davanti a tutti la tua virilità? Perché non puoi avere accettato una simile menzogna!!!” Gli chiedo anche un po’ alterato.

” Mi vergogno a dirtelo, ma ti confesso che l’imbarazzo è stato talmente forte da ammutolirmi. Volevo solo uscire da quella grande stanza e nascondermi sotto terra. Dopo avere firmato, umiliato e ferito me ne sono tornato a casa dei miei e mi sono chiuso nella mia camera per due giorni!!” Dicendomi questo, non alza neanche lo sguardo, e con le mani si copre il sesso, chiudendo le gambe. È chiaro che seduto di fianco a me c’è un uomo ferito nel l’orgoglio, spogliato di ogni sicurezza e derubato della sua virilità.

Mi ha fatto una pena incredibile. Un uomo come lui, bello, alto, forzuto, maschio, ai miei occhi all’improvviso diventa piccolo e insicuro come un bambino. Devo fare qualcosa, è chiaro che se sono qua è perché ha bisogno di aiuto. Non so perché ha scelto me, non so che cosa voglia da me, ma decido di fare di testa mia. Beviamo un altro bicchiere di vino e a quel punto mi sento un supereroe.

“Tu hai un bellissimo cazzo, e ho intenzione di dimostrarti quanto può far godere una troia come me. Ci stai?” E alzando lo sguardo con un cenno di sorriso mi risponde di SÌ.
” Bene, tu ora lasciati andare e rilassati che in questa prima parte faccio tutto io. Allarga le gambe , accenditi una sigaretta e goditi la prossima ora!!”
Detto e fatto, a gambe larghe si accende una sigaretta, e mi posiziono a 4 zampe davanti a lui.

Inizio a leccargli i piedi. Prima uno, poi l’altro. Mentre lo faccio gli osservo il pacco. Ha davvero due palle grosse e un pene notevole. Passo la lingua sotto le piante dei piedi, succhio le dita, lecco tra una e l’altra, lentamente. Voglio che si senta un Re. Lui apprezza moltissimo, tanto che vedo il suo uccello crescere.
“Chi è il più maschio di tutti?” Chiedo a lui.
“Suppongo che dovrei risponderti IO!!”.

Non ci siamo ancora , devo fare di più. Salgo leccandogli le gambe pelose, fino ad arrivare ai coglioni. Grossi, pelosi, sudati. li divoro letteralmente!!! E lo sento gemere, e lui sente me gustarmi le sue gustose palle.
“Chi è il più maschio di tutti?” Richiedo.
“Inizio a sentirmi io!!!” Bene , continuò. Senza usare le mani, afferro al volo il suo cazzo con la bocca, duro, grosso, nodoso. Lo succhio lentamente.

Mentre lo faccio penso, le donne sono tutte cretine. Lo prendo tutto in bocca, e mentre gli faccio uno dei miei migliori pompini, cerco col culo uno dei piedi e mi infilo l’alluce su per il buco e me lo scopo. Godo io, gode come un pazzo lui. A bocca piena gli chiedo
“Chi è il più maschio di tutti?”
” io cazzo, io sono il più maschio!!!” Ci siamo quasi.
” Allora maschione infilami il cazzo nel culo, e scopami come una Troia!!” Detto e fatto.

Così semplice. Mi prende per i fianchi e mi posiziona a pecorina sul divano. Mi allarga le chiappe e mi sputa sul buco. Ci appoggia la cappella e con un colpo secco mi infila tutto il cazzo dentro. Fa male, ma fa godere da matti. Soprattutto quando inizia a pompare come un matto. Il vino fa la sua parte e io gemo sempre più forte. Mi sbatte in modo superbo. Poi mi gira a gambe all’aria e riprende a trombarmi.

Lo guardo in faccia, e la sua espressione è cambiata. Vedo un uomo, un vero uomo che sa come usare il suo cazzo per far godere una donna o un uomo che sia. Mi fissa con uno sguardo da porco e sento il suo piscio scaldarmi le viscere. Bravissimo.
“Chi è il più maschio di tutti?”chiedo ancora con la voce rotta dal piacere.
” Io sono il più maschio troia!!! Ed è esattamente quello che ho detto a mia moglie mentre piangendo mi supplicava di non lasciarla.

Ma io sai cosa le ho detto”
E continua a sbattermi mentre i miei occhi sgranati rispecchiano la confusione che all’improvviso mi riempie la testa.
“Le ho detto che un maschio come me ha bisogno di scopare delle troie focose, non una frigida e incapace come lei!!!!” E nel dire queste parole mi schizza dentro e lancia un urlo da a****le.
“Cazzo tu si che sai come far godere un uomo, grazie bella troia!!!”.

E mi lascia la, sul divano, confuso, fregato, sporco, fuori e dentro. Mi vesto e mi faccio riaccompagnare a casa. In macchina gli chiedo perché mi avesse raccontato tutta quella storia all’inizio, che ci sarei stato comunque.
“Chissà perché ma quando vedete un uomo in pena, ci mettete più intensità nel fare l’amore, in due parole diventate più troie. Chissà perché, è sempre così “.
Sono passate più di 5 ore e ancora mi sto chiedendo se non avesse ragione.

FINE.

Nottata di Corna..

Serata disko..musica a palla..
Buio e penombra, corpi che si muovono frenetici a ritmi indiavolati, suoni che picchiano, effetti stroboscopici che proiettano strane ombre, laser che tagliano l’aria, abiti succinti, brillanti, odore di corpi, aria colma di voglie libidinose e peccaminose. Tanti giovani..molto giovani..bellissime fighette e stupendi fighetti attorno a me..
Sono appoggiato ad una colonna con un bicchiere di vodkaRedBull in mano, lo scuoto in continuazione, mi piace sentire il rumore dei cubetti di ghiaccio che cozzano tra loro.

Vicino a me ci sono due ragazzetti. Ci danno dentro con la lingua, le mani del tizio sono all’opera sotto la superminigonna della biondina, la quale si muove evidentemente scossa dai continui stimoli che riceve al suo dolce grillettino.
Ma avrà poi le mutandine? Mah? Mi piacerebbe essere al posto del suo lui, le infilerei senza pensarci almeno due dita nella fessurina per farla strillare. Che età avranno? 18/20? Forse un po’ troppo giovani per il sottoscritto, anche se la fica MOLTO giovane alla fine è l’unica che ancora mi attira..
Sento un’alitata nel mio orecchio ed una vocina che sussurra “Vorresti scopartela, vero? Porco…”.

Subito dopo una mano mi tocca la patta leggermente gonfia strizzando un po’ l’arnese.
Ho un lieve sussulto, sorrido e mi giro. É mia moglie che mi sta guardando con occhi da felino. È sera di caccia, sta cercando prede. Le rispondo “Come fai a saperlo?” e lei “ Hai il CAZZO già duro, maiale”.
Ridiamo, poi ci fermiamo disturbati, per così dire, dal gemito della nostra vicina, deve essere venuta.
Ci osserva ancora provata per l’orgasmo, arrossisce un po’ per l’imbarazzo, sposta la mano del suo ragazzo e si tira giù la mini, quindi se ne va verso i bagni.

Lui ne approfitta per dirigersi al bancone, vedo che si annusa le dita, sapranno dei suoi umori, sembra le voglia ostentare come un trofeo.
Devo pisciare, indico a mia moglie che vado al cesso, lei si prende il mio bicchiere finendosi con un sorso la mia vodkaRedBull. Si siede su un divanetto, lascia di proposito scoperte gambe e parte dell’interno coscia.
Sto scaricando l’uccello su un orinatoio attaccato al muro, quando si posiziona un signore su quello accanto al mio.

Tira fuori il pisello e mentre si svuota mi sorride abbassando poi lo sguardo sul mio di pisello. Ricambio il sorriso, mentre lo scuoto per far uscire le ultime gocce e prima che riesca a riposizionarlo nelle mutande, la mano del tipo si impossessa della mia cappella lisciandola con le dita.
“Vuoi che te lo succhi?” mormora, cominciando a menarmelo con foga. “Ehi ehi” ribatto “frena bello…” lo blocco immediatamente staccando la sua mano.

“Vabbè che sei un bel ragazzo..ma diciamo che stasera non è la serata giusta perché sono assieme alla gelosona di mia moglie, ok?”. “Come vuoi…ma non sai cosa ti perdi, ti farei venire in un minuto da quanto bene lo aspiro il CAZZO” ribatte con un sorrisetto famelico.
Esco di corsa dal bagno pensando “Peccato..aveva davvero una gran voglia di sukkiarmelo e potevamo spassarcela un pochino!”. Però mi ha fatto venire decisamente voglia di godere, di spruzzare in qualche modo stasera..
È cominciata una musica tipo martello che sfonda i timpani, le luci sono psichedeliche, il bianco degli abiti lampeggia come fari nella notte, mani e teste si liberano in movimenti incontrollati.

Non vedo più Valeria, la cerco invano. Mi fermo al bancone a prendermi un altro VodkaRedBull, sono colto da un po’ d’ansia.
Sento vibrare il cellulare in tasca, leggo il messaggio, mi aspetta alla macchina.
Mi precipito al parcheggio pensando chissà cosa e la trovo accucciata dietro la nostra auto a spompinare un paio di ragazzi della stessa età di quelli visti all’interno poco fa.
La sua bocca famelica si avventa su quelle nerchie gonfie insalivandole per bene, i filamenti che lasciano le sue labbra ad ogni risucchio mi provocano sconquassi interiori.

Le cappelle sono enormi e sembrano voler prendere il volo come una mongolfiera dal resto del bastone. La troia di Valeria manco mi degna di uno sguardo, continua a succhiare avidamente, colpi precisi dentro e fuori, prima uno poi l’altro. Mentre ingoia quello del ricciolino sega con maestria quello più piccolo ma grosso del biondo.
I due stronzetti penseranno di aver fatto bingo stanotte, andranno tutti super eccitati come dopo una sniffata di coca a raccontare le lodi della loro conquista “Oh raga ma sapete che ieri ci siamo scopati una milf.

Si un puttanone di quarantanni, le abbiamo sborrato in bocca alla troia…mmm..”
Ho il CAZZO che mi esplode se ci penso.
Sono seminascosto da un suv nero per gustarmi la scena, loro non mi vedono. Il ricciolino ha un fisico atletico ed una mazza niente male, dritta e fiera con un glande a punta, quasi un missile, da un pugno al suo compare ridendo, poi prende la testa di Valeria bloccandogliela. Ora gli scopa con forza la bocca, lei lo guarda con gli occhi spalancati subendo quell’atto senza nulla proferire, lasciandosi gonfiare le guance ad ogni colpo.

Intanto il biondo più fighetto e gracile si è abbassato e sta infilando una mano esplorativa tra le cosce della moglie pure lei accucciata a gambe divaricate. La vedo gemere, vuol dire che la sta sditalinando.
Valeria ora si alza e si appoggia alla portiera alzando le natiche ed offrendo il culo ai due tizi “Scopatemi porci…dai… voglio sentirlo fino in fondo…!!!”
Il biondo le alza la gonna, le tira giù il tanga e senza indugiare le lecca da dietro la fregna pelosa e colma di umori.

Ne vedo il luccichio mentre la sua lingua entra in contatto con le labbra gonfie. Si muove da basso verso l’alto andando a violare anche lo sfintere strettino.
Il suo amico si masturba tenendosi il CAZZO bello in tiro. Il belloccio si prepara a fotterla a pecorina, mi sego più velocemente, mmm… eccolo che entra, come coltello nel burro. La cappella si perde nel suo ventre ed inizia un movimento a stantuffo che fa sussultare e gridare Valeria.

I due si invertono, mia moglie fa una smorfia di dolore nel momento in cui viene sventrata dal ricciolo (lo dicevo che il suo pisello era impegnativo), il piacere aumenta. Infatti le sue dita scivolano sempre più velocemente sul clitoride fino a provocarle l’orgasmo. I decibel della sua voce si alzano, è incontrollata come il lago che le esce dalla passera.
Il ragazzo non smette di spingere, nel mentre l’amico si sta facendo menare l’uccello dalle mani sapienti di lei.

Non resisto e sborro sulla carrozzeria del macchinone, lasciando sul nero lucido delle belle macchie bianche gocciolanti, giusto nel momento in cui il ricciolo estrae la mazza e la lascia scaricarsi sulle chiappe di mia moglie. Il biondo contorcendo il volto in smorfie evidenti viene pure lui sulle sue tette, è talmente potente il getto che alcune gocce le raggiungono il viso ed i capelli.
Appena il duo dei giovani BULL si allontana, mi avvicino a Valeria.

Lei mi guarda e sorride “Hai goduto guardone?”. “Certo amore, sei troppo fica quando scopi con gli altri, poi se giovani e carini ancor di più”.
Ride, poi si accuccia e fa uscire una pioggia dorata deliziosa dalla sua fessurina aperta. Il mio CAZZO torna in tiro, lo posiziono a contatto sulle sue labbra e lascio che la cappella vi si strofini sopra. Le apre dolcemente baciandomela e poi inghiottendola con molta delicatezza.

Il rumore del piscio mi istiga pensieri turpi, ho voglia di leccarle la fica.
Mi lascio spompinare un po’, quindi apro la portiera dell’auto e la sbatto sul sedile, mi piego ed inizio a baciarla e leccarla ovunque attorno alla patonza. L’odore acre mi investe le narici, i peletti mi solleticano, mi trasformo in un toro, la mia lingua è una girandola mossa dal vento, veloce entra ed esce da quel pertugio, arriva sino alla mini protuberanza, la mordicchia e poi torna giù.

Gli umori la invadono nuovamente, come i gemiti di piacere.
Sto per impalarla quando una voce alle mie spalle mi disturba “Signori per favore, questo è un luogo pubblico”.
Mi giro e vedo solo una maglietta attillata che ricopre una montagna di carne con un mega pacco in evidenza tra le gambe.
Balbetto qualcosa imbarazzato, ma la moglie interviene “Voglio scoparmelo, lasciamelo”.
Hulk fa un ghigno malefico e si slaccia la cinta dei pantaloni, le mutande fanno fatica a contenere il cannone.

Mi prende una mano all’improvviso e me la sbatte sulla sua nerchia facendomela palpare per bene.
“Fatti dire dal tuo maritino qua, che cosa ti trapana a breve”. Il suo palo esce ancora un po’ molliccio, vorrei spostare la mano ma l’energumeno non mi lascia, la stringe e mi fa male.
Mi fa impugnare il coso e accompagna il movimento su e giù. Non riesco a proferir parola, Valeria si sta masturbando come una pazza, l’altra mano di Neanderthal le sta stringendo la tetta, facendole esplodere il capezzolo.

Sento il suo arnese gonfiarsi mentre lo sto segando, che bello, mi eccita, ora è duro come roccia. Me lo fa accompagnare all’imbocco della fregna. Mi da uno spintone e comincia a fottersi quella troia di mia moglie che lo accoglie e gambe oscenamente divaricate. È talmente grosso che Valeria urla dal dolore all’impatto del missile nel bunker, poi si rilassa e lo lascia entrare, sprofonda sotto i colpi poderosi del gigante, si agita, gode.

“Dai CORNUTO mettiti in ginocchi dietro di me e guarda come ti scopo la vacca della tua consorte… sta puttana mangiacazzi…”.
Obbedisco e mi gusto sta scena da dietro queste due palle d’artiglieria che penzolano, sbattono sulle chiappe di Valeria, la figa tirata al massimo e sconquassata dall’urto del tornado che la sta invadendo.
“Toccami le palle e strizzamele che sto per venire CORNUTO”.
Obbedisco di nuovo, nuovi spasmi di piacere dentro di me, sto perdendo gocce dall’uccello quasi senza accorgermene, mentre Hulk ha lasciato partire una fontana sul monte di venere di Valeria.

Finisco di scoparmi la mogliettina che vuole venire pure lei, urla al secondo orgasmo ed io sborro nel suo ventre. Il buttafuori mi prende la testa di forza e mi fa leccare tutto lo sperma dal suo pube e parte del mio che fuoriesce dalla pesca.
Sono sazio e carico come non mai, Valeria è sudata. Ci ricomponiamo pronti a tornare a casa, quando passano davanti a noi i due ragazzini visti dentro la disco a fare i porcellini.

Salgono sulla macchina a fianco la nostra, io metto la retro, ma con la coda dell’occhio noto che lei si toglie la maglietta restando con le tettine al vento, i capezzolini sono dritti come chiodi. Si stanno baciando focosamente. Lui è in ginocchio pronto per la monta ed ha già fuori dai jeans un CAZZO eretto e duro come mai il mio lo sia mai stato..
Mi fermo di colpo, mi giro verso Valeria, sguardo d’intesa immediato..io la conosco, lei mi conosce..
Scendiamo dall’auto contemporaneamente.

Busso al loro finestrino.
Si girano spaventati, mi riconoscono, lo abbassano.
Dico “Buonasera…. che ne dite se giochiamo insieme…”
Sorridono…e ci chiedono 200euro..
Bhè alla fine per farsi due diciottenni non credo si tratti di una grossa cifra..accetto e sgancio due pezzi da cento ed invito a seguirli a casa nostra..
Valeria per tranquilizzarli ulteriormente sale i auto con loro..
Passeremo ancora un’ora di sesso perverso e le mie CORNA avranno modo di crescere ancora..il ragazzetto si farà Valeria e la sua fidanzatina si lascerà solo sfiorare dalle mia mano..
Praticamente alla fine dei giochi mi ritroverò (come al solito) la moglie scopata da sconosciuti con la consapevolezza di aver anche speso 200euro per farmela scopare ulteriormente..
Adoro essere CORNUTO..Valeria adora godere e fare la TROIA…

La mia esperienza con una coppia cuckold parte 45

-Quarantacinquesima parte-

La mattina successiva ci svegliammo tardi, erano le undici passate quando le labbra di Simona mi fecero aprire gli occhi:
– “Sveglia dormiglione, a che ora devi essere al campo?”;
– “Buongiorno, alle 14,00, giochiamo alle 15, sono a pezzi stamattina, il tempo fuori com’è?”;
– “Piove a dirotto tesoro, ti bagnerai come un pulcino oggi pomeriggio…. ”;
– “La cosa non mi preoccupa, mi piace giocare sotto l’acqua. ”;
Andammo in cucina, vista l’ora presi solo un caffè, Paolo non era in casa, era andato a prendersi un aperitivo con il direttore dell’assicurazione dove lavoravo, guardammo un po’ di TV e dopo aver pranzato andammo al campo per la partita.

La strana coppia composta da Simona e Roberta quel giorno era completata da Paolo e Mario, il direttore dell’assicurazione dove lavoravo, pioveva tantissimo e giocammo una partita molto dura, scontri e fallacci dovuti anche al campo che era davvero in pessime condizioni. Vincemmo la partita 3 a 1, segnai una doppietta, verso la metà del secondo tempo mi rifilarono un calcione da dietro sulla caviglia che mi piegò letteralmente le gambe, non ebbi nemmeno la forza di reagire, la botta era stata davvero forte, mi fecero uscire e mi portarono nell’infermeria per un controllo, poi al pronto soccorso dove mi diagnosticarono una forte distorsione alla caviglia destra, avrei dovuto restare a riposo per almeno 15 giorni.

Tornammo a casa verso le 18, 00, la caviglia era gonfia e mi faceva male, me l’avevano fasciata stretta, Simona si calò nei panni dell’infermiera e la cosa la riempiva di soddisfazione. Mi fece accomodare sul divano con la gamba sulla poltrona, lei si sarebbe occupata di ogni cosa, mi portò un aperitivo con delle tartine e si sedette accanto a me, mentre Paolo aveva iniziato a preparare la cena:
– “Sei molto gentile Simona, ma non sono un invalido…”;
– “Hai sentito cosa hanno detto in ospedale? Devi tenere la caviglia a riposo e non fare sforzi, poi lo sai che mi piace viziarti…”.

Prese una tartina e mi imboccò, subito dopo un bacio, intanto la sua mano scivolava nei pantaloni, lo tirò fuori cominciando a segarmelo, poi si abbassò e prese in bocca la cappella:
– “La cosa mi piace, forse è proprio quello di cui ho bisogno in questo momento…. ”;
– “Di cosa avresti bisogno in particolare?”;
– “Di un tuo pompino, di quelli sconvolgenti che sai fare solo tu…”;
– “E’ proprio quello che avevo intenzione di fare…rilassati tesoro, lascia fare a me…”.

Delicatamente mi sfilò i pantaloni e gli slip, cominciò a leccarmi il piede che non era fasciato, era da un po’ che non si dedicava alle mia estremità, intanto si masturbava, baciò a lungo anche quello fasciato, i suoi occhi erano fissi su di me, salì lungo le gambe baciandole e leccandole, arrivò alle palle e si soffermò a lungo mentre mi segava con una mano, ansimava eccitata mentre mi sussurrava parole dolci, in quel momento entrò Paolo:
– “Ragazzi la cena era quasi pronta…”.

Simona lo guardò mentre era intenta a leccarmi le palle e con tono di disprezzo lo apostrofò:
– “Non vedi che sono impegnata, siediti e guarda in silenzio oppure vai fuori dai coglioni, Gianluca ha bisogno delle mie cure…”;
– “Scusate, vado a spegnere altrimenti si brucia tutto. ”;
– “Fai quello che vuoi basta che non rompi più le palle!”.
Mi scappò una risata, quell’ometto era proprio un pirla, Simona si prese il cazzo in bocca subito dopo, preso dall’eccitazione spinsi la sua testa con violenza verso il basso, senza fare una piega restò ferma a farsi dirigere, cominciai a scoparle con forza la bocca, respirava a fatica, sapeva che mi piaceva, sbavava moltissimo, quando rallentai prese fiato e dopo averlo asciugato con la lingua mi guardò con gli occhi lucidi sussurrandomi:
– “Ti prego fallo ancora…”.

Non me lo feci ripetere, quando tornò Paolo sua moglie aveva il viso completamente devastato, lo guardai mentre le sbattevo il cazzo in gola con forza, lui ammirava la scena evidentemente compiaciuto di come la stavo trattando, le tirai su la testa prendendola dai capelli, sospirò guardandomi con gli occhi lucidi e pieni di eccitazione:
– “Ti piace il cazzo vero?”;
– “Da morire, mi piace il tuo cazzo, solo ed unicamente il tuo…”;
– “Fammi sborrare Simona, manca poco…”;
– “Posso farti venire con i piedini?”;
– “Fai quello che vuoi…”.

Si sfilò le autoreggenti, mi fece allungare le gambe sul divano, ricominciò a succhiarmelo con passione, intanto accarezzava le palle, quando sentì che stavo per venire si coricò anch’essa, mi prese il cazzo tra i suoi piedi segandomelo dolcemente, sborrai in maniera copiosa, schizzando ovunque, accarezzò ancora un po’ il mio cazzo, poi prese un piede e cominciò a leccarselo, ingoiando lo sperma di gusto, sorridendo e guardandomi negli occhi eccitata, lo aveva fatto altre volte e mi era piaciuto tantissimo, mi piaceva vederglielo fare.

Leccò accuratamente lo sperma che colava in mezzo alle dita dei suoi piedi, essendo agile e snodata passava la lingua facilmente anche sulle piante, i suoi occhi erano fissi su di me, sorrideva soddisfatta, presi la sua testa facendola scendere in mezzo alle mie gambe, la sua calda lingua adesso leccava palle e buco del culo, riprese a succhiarmi il cazzo che era rimasto perennemente duro, lo gustava con una passione ed una dedizione assoluta, accompagnai la sua testa sulle gocce che erano cadute sulla pelle del divano, non esitò a ripulire anche quelle, sempre con gli occhi su di me, ero stravolto dalla sua porcaggine assoluta, il dolore era passato in secondo piano, non mi sarei mai abituato ad una donna così, ogni volta riusciva a sorprendermi e farmi perdere la testa.

La baciai a lungo mentre continuava a segarmi, non ne aveva mai abbastanza, la sentivo sottomessa, la volevo usare fino in fondo, riusciva a tirar fuori la parte più spregiudicata di me, la presi per i capelli tirandole la testa indietro, spalancò la bocca e sorrise, mi guardò intensamente e mi disse:
– “Dimmi, cosa devo fare?”;
– “Devo pisciare…”;
– “Falla addosso a me ti prego…”;
– “Lo sai che sei una troia vero?”;
– “Si, sono la tua cagnetta…”.

Mi prese per mano accompagnandomi in bagno, non sentivo nemmeno più il dolore talmente ero eccitato, entrò nella vasca, si inginocchiò al suo interno, si raccolse i capelli legandoseli dietro, mi avvicinai e si prese il cazzo in bocca all’istante, leccava la cappella e restava con la bocca aperta, pronta a ricevere la mia urina, pisciai piano riempiendole la bocca e fermandomi quando la vedevo piena, la ingoiava e si rimetteva nella posizione di prima, lo feci più volte fino a svuotarmi completamente, alla fine era completamente stravolta in viso, aveva ingoiato fino all’ultima goccia della mia urina ed era visibilmente soddisfatta, guardò Paolo che si era gustato la scena ad occhi spalancati e gli disse:
– “Lo vedi quanto sono sporca Paolo?”.

Lui non le rispose, la guardava senza parlare, leccò nuovamente il mio cazzo e poi gli disse:
– “Sono sua Paolo, solo sua, tu non conti niente, lo spettacolo è finito scemo, vai a preparare la cena che ho fame!”.
Se ne andò a testa bassa mentre lei mi sorrideva soddisfatta, mi feci un bidet, lei una doccia e poco dopo raggiungemmo il marito per cenare.
Dopo cena Paolo se ne andò a casa sua, noi guardammo un film per poi andare a letto verso mezzanotte.

La mattina successiva mi svegliai per andare al lavoro, la caviglia era un po’ meno gonfia ma facevo fatica a camminare, Simona mi accompagnò in ufficio, non riuscivo a guidare.
Ci vollero alcuni giorni per poter tornare ad essere autonomo, la caviglia cominciò a funzionare decentemente nel fine settimana, in quel periodo scopammo in maniera selvaggia almeno tre volte al giorno, con la scusa che non potevamo uscire mi consumò letteralmente il cazzo e le serate erano all’insegna del sesso, senza tregua e limiti.

Venerdì andai per la prima volta al lavoro da solo, nella pausa pranzo non tornai a casa, mangiai in un bar con i colleghi, uno di loro festeggiava il compleanno e volle offrirci il pranzo. Alla fine della giornata andai a trovare i miei prima di rincasare, mentre uscivo da casa loro incontrai Roberta con una sua amica, parlammo della mia caviglia e del fatto che non mi ero fatto vedere al bar per tutta la settimana, quella sera ci saremmo andati, mi parlava in maniera sensualissima, sentivo un gran desiderio di possederla.

Tornai a casa e dopo aver cenato andammo al bar, avevo voglia di Roberta, era più di una settimana che non stavo con lei e la desideravo molto, quella sera poi era una gioia per gli occhi; indossava un vestitino rosso molto corto che la fasciava in maniera straordinaria, le lanciai diverse occhiate sensuali, ricevendone in cambio altrettante, Simona seguiva il mio comportamento con molto interesse, era eccitata nel vedermi flirtare con lei a distanza, ero particolarmente caldo, mi avvicinai e le sussurrai:
– “Ti voglio fuori all’istante!”.

Senza aggiungere altro percorsi il corridoio che portava nel vicolo a passo lento, dopo aver aperto la porta restai fermo ad aspettarla, comparve subito dopo, mentre si dirigeva verso di me la guardavo con il sangue che mi ribolliva nelle vene, il suo modo di camminare ed il suo sorriso mi fecero perdere ogni tipo di controllo, aspettai che uscisse, chiusi la porta, mi appoggiai con la schiena contro il muro, la presi da dietro abbracciandola, la baciai sul collo, lei spostò i capelli dall’altro lato permettendomi di poterlo fare meglio, spinse il culo contro il mio cazzo che era duro come il marmo, lo ondeggiò mentre le succhiavo il lobo dell’orecchio, si eccitava moltissimo quando lo facevo, infilai una mano sotto al suo vestito sollevandoglielo, spostai il perizoma e cominciai a passare il dito sul suo clitoride, colava umori in maniera esagerata, solitamente era restìa a certe effusioni in luoghi potenzialmente pericolosi nell’essere scoperti, quella sera invece sembrava incurante di dove ci trovassimo e che qualcuno potesse vederci.

Cominciò immediatamente a gemere, si girò con la testa verso di me baciandomi con passione:
– “Mi sei mancato tanto la settimana scorsa…”;
– “Anche tu, avrei voluto chiamarti ma ero sempre con Simona oppure al lavoro. ”;
– “Avrei voluto esserci io a prendermi cura di te…”;
– “Lo stai facendo adesso…”;
– “Si, tra poco ti farò vedere quanto mi sei mancato, voglio il tuo cazzo Gianluca…”.
Era sfacciata, eccitata, le mie dita cominciarono a penetrarla, ansimava mentre continuava a parlarmi:
– “Non ti fermare Gianluca, sento il tuo cazzo in mezzo alle mie chiappe, lo voglio dentro di me…”.

Con una mano la masturbavo e con l’altra accarezzavo i suoi seni mentre le baciavo il collo, continuava ad ondeggiare con il culo contro il mio cazzo, sentivo il desiderio di penetrarla crescere, si girò, mi slacciò la cintura, mi sfilò i pantaloni e gli slip, lo prese in bocca e cominciò un pompino strepitoso, accompagnando con la mano ed insalivandomelo abbondantemente, girai lo sguardo e notai che qualcuno ci stava osservando, riconobbi la sagoma di Simona, era uscita dal bar ed aveva raggiunto il vicolo, approfittando che Roberta era con il volto contro di me si era avvicinata senza che la potesse vedere, presi la sua testa facendogliela aderire alla mia pancia, Simona arrivò a pochi metri da noi, mettendosi dietro ad un muretto sul lato sinistro rispetto alla mia visuale.

In quel modo poteva godere di una totale visuale di quello che stava succedendo, mi eccitava da impazzire la cosa, Roberta era completamente persa, senza inibizioni in quel modo non mi era mai successo di ammirarla, non si preoccupava minimamente che ci potessero scoprire, la feci alzare, la girai con il sedere verso di me nella posizione precedente al pompino, mi abbassai leggermente per essere all’altezza giusta e la penetrai nella figa, era così bagnata che sentivo i suoi umori che colavano abbondanti.

La scopavo lentamente ma con un ritmo costante, lei muoveva il suo meraviglioso corpo affondando ogni colpo fino in fondo, la abbracciai stringendola forte girandole la testa sul lato destro, baciandola sul collo, intanto guardavo Simona, si stava masturbando, vedevo chiaramente le sue mani muoversi sotto il suo vestito ed il suo volto in estasi, Roberta ansimava tantissimo, ebbe un orgasmo, sentii chiaramente che stava schizzando umori come mai le avevo sentito fare, non era necessario che mi fermassi con lei e credo che ne ebbe altri in sequenza a giudicare da quanto si dimenava e gemeva.

Stavo per esplodere, se ne accorse, se lo sfilò e si inginocchiò davanti a me, mi segai davanti al suo viso schizzandolo abbondantemente, le sporcai parecchio anche i capelli, quando finii di sborrare era completamente ricoperta di sperma, sorrise, si spostò quella che aveva sugli occhi e prima di riprenderlo in bocca mi disse:
– “Ma quanta ne avevi?”.
Ripulì lo sperma dal suo volto usando il mio cazzo, spostandoselo in bocca ed ingoiandolo:
– “Non ti riconosco più Roberta, fino a poco tempo fa non avresti mai fatto certe cose…”;
– “E’ colpa tua, sei tu che mi stai facendo fare cose che non avrei mai pensato di accettare, pensa che mi piace perfino il sapore del tuo sperma ultimamente.

E tu quale Roberta preferisci? Quella più innocente oppure come sono ora?”;
– “Mi piacciono entrambe, forse adesso è più divertente fare sesso con te, questo si…”;
– “Mi sono dovuta adeguare, l’amante deve essere più disinibita a letto, non trovi? Adesso vado in bagno a ripulirmi, mi hai ridotta malissimo e mi devo rifare il trucco, è stato bellissimo tesoro, ci rivediamo tra un po’, racconterai tutto a Simona anche questa volta?”.
Girai lo sguardo verso Simona, si era rimessa dietro al muretto per non farsi vedere ma mi stava guardando, la fissai negli occhi per un istante, poi tornai a rivolgermi a Roberta e le risposi:
– “Credo che abbia capito quello che siamo venuti a fare qui…”.

Roberta mi sorrise, si alzò, mi baciò con passione e tornò nel bar. Raggiunsi Simona che mi abbracciò baciandomi:
– “Siete stati favolosi, sta diventando una vera troietta la tua Roberta…”;
– “Mai quanto te comunque, adesso torniamo dentro, passa da dove sei arrivata, non voglio che ci veda rientrare insieme…”;
– “Ti voglio anch’io, adesso…”;
– “A casa, non ti preoccupare, avrai anche te la tua dose…”;
– “Dai adesso, qui!”;
– “Non insistere Simona, ho detto che voglio rientrare al bar adesso.

”.
A malincuore ci congedammo, rientrai nel bar e mi fermai in bagno, quando uscii Roberta stava anche lei raggiungendo gli altri, percorremmo il corridoio insieme, in silenzio, scambiandoci unicamente un paio di sguardi d’intesa, quando arrivammo Simona la guardò sorridendole, lei capì tutto, sgranò gli occhi e sorridendo mi sussurrò all’orecchio:
– “Siete due depravati! C’era anche lei li fuori con noi vero?”.
Mi limitai a sorriderle, il solo fatto che avesse intuito tutto e non si fosse arrabbiata mi fece letteralmente esplodere il cazzo nei jeans, tornai a fantasticare su come sarebbe stato straordinario averle entrambe a letto, la sua reazione mi stupì, passò il resto della serata a sorridere quando i nostri sguardi si incrociavano e la cosa mi mandò in pappa il cervello.

Quando salimmo in macchina per rientrare a casa Simona iniziò subito a parlare di quello che era successo:
– “Secondo me Roberta è pronta per entrare nelle nostre serate…”;
– “Non credo Simona. ”;
– “Invece ne sono convinta, dovresti parlargliene, è bellissima, l’ho guardata prima mentre la scopavi, non hai idea di quanto avrei voluto leccarla mentre il tuo cazzo era dentro di lei…”;
– “Così mi mandi in tilt, sarebbe il mio sogno avervi a letto insieme…”.

Entrammo in casa e si buttò su di me, trascinandomi a letto all’istante, ci baciammo e spogliammo in un baleno, si mise con la testa in mezzo alle mie gambe leccandomelo avidamente:
– “Sento il profumo della sua figa sul tuo cazzo…”.
Leccava di gusto e lo succhiava in maniera straordinaria, era eccitata, bollente e desiderosa quanto me di provare questa esperienza:
– “Immaginaci entrambe intente a succhiarti il cazzo, le nostre lingue passerebbero su ogni cm del tuo corpo a lungo…”;
– “Non ti fermare Simona…”;
– “Mentre io te lo succhio lei ti lecca le palle, tu staresti li a goderti il nostro lavoro di bocca, scommetto che saresti in estasi…”;
– “Lo sono anche adesso, ma immaginarvi entrambe in mezzo alle mie gambe sarebbe un sogno….

”;
– “Poi mentre io te lo succhio tu le leccheresti la figa, sarebbe grondante di umori come lo era prima, vorresti scopare prima lei, la prenderesti a pecorina, io sarei sotto a leccarti le palle mentre la penetri…”;
– “Mi stai facendo impazzire Simona…”;
– “Poi passeresti a scopare me, prima nella figa e poi nel culo, forte come sai che adoro…”.
Raccontava eccitata entrando nei minimi dettagli mentre mi faceva un pompino a dir poco straordinario, mi guardava negli occhi come al solito, sentivo il calore della sua bocca e della sua lingua in ogni centimetro del mio sesso, avrei voluto che non si fermasse mai, le accarezzavo la testa, lei accompagnava il mio gesto come una gattina che fa le fusa.

– “Dopo avermi fatto godere come solo tu sai fare passeresti al suo culetto, il suo è più stretto, per agevolare la penetrazione te lo insaliverei io per bene, mentre la inculi io leccherei il suo clitoride e le tue palle, ogni tanto lo tireresti fuori per fartelo succhiare, lo dirigerei io dentro al suo ano, finchè la sentiresti godere, infine toccherebbe a te venire, ci inginocchieremmo davanti al tuo cazzo e ci inonderesti di sperma, ce lo scambieremmo leccandolo dai nostri volti mentre tu ci guarderesti soddisfatto…”;
– “Cazzo Simona basta, adesso vieni qui!!!”.

La feci sedere sul mio cazzo inculandola senza prepararla minimamente, comparve una leggera smorfia di dolore sul suo viso ma scomparve all’istante, cominciò a cavalcarmi come una forsennata, era così bagnata che i suoi umori colavano e schizzavano sul mio corpo ad ogni affondo, ebbe un orgasmo in tempo record, mi chiese di fermarmi lasciandosi il cazzo piantato tutto dentro nel suo ano, le gambe le tremavano fortissimo, appoggiò le mani sul mio petto, quasi a sorreggersi per non cadere, una pozza di umori si era formata sulla mia pancia, chiuse gli occhi e si passò la lingua sulle labbra, ruotai leggermente il bacino e le sue gambe tornarono a tremare:
– “Mi fai impazzire Gianluca…”.

Vedevo la sua figa pulsare, il suo culo si contraeva ripetutamente, colava sudore dalla sua fronte, stava avendo ripetuti orgasmi, sapevo che questa sua caratteristica la portava al limite dello svenimento, in quel momento era quello il suo desiderio e la lasciavo fare, si sapeva gestire, se lo sfilò poco dopo:
– “Ho bisogno di prendere fiato scusa…”.
Leccò i suoi umori dalla mia pancia, sempre con gli occhi puntati su di me, la adoravo in quei momenti, sentivo che stavo per scoppiare e lo intuì anche lei, tornò a cavalcarmi, stavolta nella figa, era così bagnata che quasi non mi rendevo conto di averla penetrata, bastarono pochi colpi per fare in modo che scoppiassi dentro di lei, la inondai di sperma, inarcò la schiena leggermente indietro, cominciò a colare fuori dalla sua vagina, la raccolse con le dita e la ingoiò spalmandosela prima sulle labbra, mi guardava soddisfatta e sorridente:
– “Cazzo Simona quanto sei bella…”;
– “Cazzo Gianluca quanto mi scopi bene…”.

Restò in quella posizione a lungo, continuando a ripetere gli stessi gesti, sentivo che l’eccitazione non cessava, il cazzo restava duro nonostante mi bruciasse ed ero esausto, lei invece dimostrava di non averne avuto ancora abbastanza.
Scese, mi prese per mano e mi accompagnò sotto la doccia, la invitai ad inginocchiarsi e cominciai a pisciarle addosso, era divertita e la ingoiava sorridente, quella donna ormai non mi sorprendeva più e queste depravazioni facevano parte dell’ordinarietà.

Continua….

storia in autogrill 2

la continuazione

Sono totalmente ostaggio dei 2 che si denudano e tirano fuori 2 cazzi durissimi e gonfi e sono vogliosi di me…

mi sfilano le calze e mi spingono sul letto dietro ai sedili (mi mettono in posizione pecorina mentre marco viene avanti al mio viso e roberto si mette dietro e mi lecca l’ano e la figa a ritmo alternato e forsennato)

Marco mi scioglie i capelli e li raccoglie in una coda tra le sue mani e porta la capella a poggiare sulle mie labbra e mi dice:
Apri la bocca non farmi incazzare (e mi tira un ceffetto sulla guancia)brava cosi (e inizia scoparmi la bocca)…

Sento roberto dietro armeggiare con le dita e le labbra tra culo e figa…a un certo punto nn lo sento +…e inizia a sfregare la sua enorme cappella contro le grandi labbra…chiedendomi:
lo vuoi?lo desideri? (neanche il tempo di rispondere che entra con tutta forza dentro e inizia a scoparmi la vagina a mo di porno attore con forza e colpi secchi e ripetuti mentre mi afferra per le tette penzolanti)

Circa una 10ina di minuti e mi ritrovo la bocca piena di sperma di Marco che prima mi fa ingoiare e poi dice a Roberto
(dai ora vieni tu avanti)mentre roberto si sfila (mando giu il sapore dello sperma di marco..che ne fa talmente tanta che esce dalla bocca)roberto viene avanti e la sua cappella e molto + grande fatico ad aprire la bocca… mentre marco passa dietro e inizia a schiaffeggiarmi il sedere e dice (o roby hai visto che culone che cià sta troia) e inizia a sfregare la cappella contro le grandi labbra..

Mentre roberto me lo infila in bocca riprendono tutti e 2 allo stesso ritmo di prima con un po di difficoltà in + per la bocca… Marco da colpi ancora + violenti e secchi che tolgono il respiro..mentre roberto dalla troppa eccitazione in bocca dura pochissimo e mi schizza nell uscire dalla bocca in faccia…

Mentre nn vedo quasi nulla (ne ho molta sugli okki) sento roberto uscire dalla vagina ed entrare durissimo e di forza nel culo (vergine tra l altro) dio come e stretta marcooo…(e inizia ad aprirmi e molto umido ma io son molto secca) urlo dal dolore ma nessuno può sentirmi (tendine calate e vetri insonorizzati) e continua a pompare gridandomi zitta troia zitta… (marco passa a sukkiarmi i capezzoli e maneggiare le tette mentre si masturba)….

A un certo punto (circa una 20ina di minuti dopo) un urlo di piacere (ohooooo) e una forte sensazione di calore pervade il mio culo (roberto mi era venuto dentro e stava continuando a dare colpi di eiaculazione e di cazzo…

(si sposta quasi sfinito sul sedile mentre Marco) anche io voglio il tuo culo anche io… e si mette dietro…io lo supplico perchè mi avrebbe fatto male (ti prego no no) ma lui durissimo prima si inumidisce della mia figa e poi apre le chiappe e lo spinge dentro con forza facendomi urlare tanto ke roberto si preoccupa (ohi tt ok??) gli faccio cenno di si (cn le lacrime agli okki) mentre marco inizia a pompare sempre più forte…sempre più forte… e mi fa dondolare (mentre mi afferra per le tette e le palpa forte) prendi vacca prendi (ta…ta…ta…ta…ta…) e poco dopo viene dentro anche lui (urlando di piacere)…

Mentre mi lasciano un po li sul letto stanca e dolorante…bussano alla porta del camion…ero un po rasserenata forse qualcuno aveva sentito le mie urla…invece era un loro amico che vedendo il camion era passato a salutarli…

Da sotto vedendoli nudi e non vedendo me, pensava che stessero amoreggiando tra di loro e ha iniziato a prenderli in giro… i 2 vistisi costretti gli dicono no…no..shhhh che dici… (lo fanno salire e mi vede sul letto) oddio e questa ki è??
E loro è una vacca che abbiamo incontrato in autogrill ci stavamo divertendo tutti insieme… (fissandomi nuda si lecca anche lui le labbra e si avvicina…)che bella che sei,guarda che tette e che culo…oh raga (gli sussura all orekkio se può divertirsi anke lui) i 2 dicono si si certo (timorosi di qualche denuncia forse) e si cala i pantaloni….

Fortunatamente la sua dote non era gran chè ed ero già “larga”,mi mette a pecorina e inizia a battermi anche lui dietro ma nn sentivo nulla ormai (mi tastava le tette ma dietro nn lo sentivo…sentii solo quando anche lui venne dentro) si risistemò i calzoni ringraziò i 2 e se ne andò…

Ormai ridotta in quelle condizioni e i 2 ormai sazi, mi aiutarono a rivestire e a scendere dal camion mi ringraziarono tante volte, presi l auto e guidai fino casa… fortunatamente non incontrai nessuno lungo la strada erano tutti al matrimonio… alla sposa dissi che avevo forato ed avevo fatto tardi….

un esperienza unicaaaaa.

Voglia di cose porche. parte 1

“Dimmi la verità, che effetto ti fa sapere che quest’uomo quando mi vede mi guarda fisso e mi desidera?”
“Mi ingelosisce terribilmente ma contemporaneamente mi eccita, mi fa venire voglia di cose porche!”

Ecco glielo avevo detto. Era da qualche tempo che lottavo tra me e me, tra la gelosia che un uomo bramoso della mia donna suscitava in me e l’eccitazione che tutto ciò mi provocava fino a farmelo venire duro come la pietra, ed ora finalmente l’avevo detto ad alta voce a me stesso e a Sveva.

Qualcosa ora era cambiato, entrambi abbiamo iniziato a sentirci più veri, autentici, liberi di condividere anche quei pensieri che per qualche motivo avevamo sempre tenuto nascosti per pudore, o forse per paura di ferire reciprocamente la nostra sensibilità.

Di fatto i nostri messaggi sono diventati prima hot poi porno. Ero a lavoro pensando al calore della sua bocca sul mio cazzo o alle acrobazie della sua lingua intorno alle palle? La foto del rigonfiamento che mi portavo tra le cosce era d’obbligo.

Click, invia.
Pochi minuti e mi ritorna il video delle sue dita infilate nella sua figa succosa, con tanto di commenti del tipo “mi raccomando aspetta me stasera che ti svuoto io per bene!”

Verità mai dette, sensazioni mai provate, esperienze mai fatte, ci stavano ingolosendo sempre di più. La nostra fame di “cose porche” cresceva sempre di più, e non perdevamo occasione per dircelo e per fantasticare su come e dove sarebbe stata la prima volta.

Le confessai che mi eccitava da morire pensare di poterla avere insieme ad un’altra donna e/o insieme ad un altro uomo. Ed ogni volta, un suo gemito, un nuovo mugolio di piacere, hanno accresciuto la mia voglia di renderla “la mia puttanella”.

Cominciai a chiamarla così nell’intimità, e a lei è piaciuto così tanto che ha iniziato a concedersi in posizioni da vera pornostar, a cercare penetrazioni sempre più profonde, ad usare e farmi usare il suo corpo comunque ed ovunque per darmi il massimo del piacere, e farmi godere liberamente a voce alta come piace a lei.

Abbiamo sempre scopato ovunque io e Sveva, in casa sul tavolo, sbattuta al muro, a terra, sul divano, vicino al camino, mentre cucinava, ma quell’estate mi venne voglia di portarla fuori in giardino, di prenderla a pecorina sul cofano della sua macchina parcheggiata, e scoparla lì alla mercé della vista di eventuali passanti che ne avessero sentito i gemiti dalla strada o della sua famiglia al piano di sopra. Lei fece dapprima resistenza, diceva di non volere ma le leggevo negli occhi tutta l’eccitazione da cui era attraversata da capo a piedi.

Le infilo una mano tra le cosce ed è così tanto bagnata che quasi faccio fatica a sentire l’ingresso della figa. Sembrava un’unica pozza di umori dalla coscia in su. A quel punto ero un tutt’uno col mio cazzo duro, completamente allagato d’eccitazione le afferro il polso e la strattono con forza verso l’uscita, lei si abbandona al mio impeto e si lascia andare, sento che è in mio volere.
Arriviamo all’auto in pochi attimi.

“Appoggia i gomiti sul cofano!” -le dico-
Lei guarda fuori, cerca passanti, è eccitata ma nervosa, e con un filo di voce misto a mugolio: “Si”
Ha uno dei suoi sensualissimi vestitini estivi, colorati, leggeri da lasciar intravedere tutto in trasparenza, che si appoggia a sfiorare le sue forme, corto da scoprire il culo ogni qual volta accenna a protendersi in avanti. Figurarsi ora, che a gambe strette man mano si china sempre di più fino ad appoggiare completamente gli avambracci sul cofano della sua peugeot bianca; con quel gran bel culo che mi ritrovo davanti, lei che freme in un misto di paura e voglia d’essere scoperta, mi sbottono i pantaloni, ci infilo la mano dentro, afferro e tiro fuori il mio pisello ormai bello duro e pronto all’uso.

La voglia di scoparla è tanta, così con una mano le allargo le chiappe e con l’altra glielo infilo in figa senza fronzoli; non può urlare come le piace fare di solito, ma geme con intensità sotto i colpi della mia verga dura.
“Si.. si.. sbattimi.. sbattimi..” -continua a sussurrare con la voce strozzata.

Quando ecco il rumore di una macchina avvicinarsi al cancello.
“Oddio mio fratello!”, cerca di divincolarsi per liberarsi ma la mia presa è salda e quello non è il rumore della macchina del fratello, perciò continuo a scoparla la mia puttanella senza dare il minimo accenno di volermi fermare.

A quel punto non può fare altro che stendersi ulteriormente sul cofano e di riflesso spalancare completamente le gambe; per me è il paradiso. Non più il cazzo stretto nella morsa delle cosce ma largo e libero nella sua accogliente figa grondante.

Quell’auto passò oltre ed io le riversai nel ventre un violento getto di sperma caldo che l’ha fatta godere ancora di più.
Mi sono sentito sempre più preso ed innamorato di questa donna che stava riuscendo a farmi sentire davvero completamente appagato.

La spinta che in passato mi aveva portato a desiderare un’altra donna, da quando c’era lei si era trasformata nel desiderio di andare sempre più oltre, ma con lei.
Mi confessò poi tutta l’eccitazione che aveva provato in quel momento col rischio d’essere vista dai vicini o da chiunque altro e che il suo sogno erotico era proprio quello di guardarmi mentre mi eccito fissando il culo o le tette di un’altra donna e/o di essere guardata mentre soddisfa un cazzo e gode, con me protagonista o osservatore.

A quel punto il limite era stato consapevolmente varcato.

Con la complicità di mia sorella

Io e mia sorella siamo gemelli,anche se non ci somigliamo neanche un po’. abbiamo compiuto da poco la maggiore età. siamo complici e porci. ci piace scopare e farlo con chi ci va. anche tra di noi lo abbiamo fatto. mia sorella,non ha più un buco vergine. spesso,porto gli amici di scuola a casa e ce la scopiamo. lei contraccambia,portando delle sue amiche che poi convince a farsi scopare da me.
Nella nostra relazione i****tuosa,tutto è valido.

lo scorso autunno,siamo stati sul mar rosso. era il regalo dei nostri genitori per il 18° compleanno. andammo là senza di loro. alla sera,vedemmo una coppia di novelli sposini,tutti belli felici e mano nella mano.
ci guardammo e sadicamente decidemmo che loro sarebbero state le nostre vittime per quella vacanza. alla sera,con un pretesto,facemmo la loro conoscenza. anche noi ci spacciammo per una coppia in luna di miele. iniziò il loro martirio. allo spettacolo,le moglie erano sedute al centro con i rispettivi mariti ai fianchi.

iniziato lo spettacolo,iniziai a frugare tra le cosce di mia sorella,alias mia moglie. allargò bene le gambe per consentirmi di lavorare al meglio. l’altra sposina guardava sbigottita. il giorno successivo,il maritino,era sottoposto a tutta una serie di sollecitazioni da parte di mia sorella che avrebbero fatto prendere un infarto a chiunque. era l’unica ad essere senza reggiseno e aveva un micro bikini che la fica era spesso fuori. io non ero da meno. martellavo la sposina di continuo.

Con falsi pretesti le tenevo sempre le mani addosso.
la sera proposi una unica tavolata. mia sorella era con un abito bianco che in controluce faceva vedere quello che non c’era. era priva di biancheria intima. iniziò a far piedino al povero malcapitato. era sempre più in imbarazzo. io senza ritegno,facevo apprezzamenti sulla mogliettina e le tenevo gli occhi puntati sulla scollatura. dopo lo spettacolo,facemmo un giro per il villaggio. andaì giù pesante:raccontavo le ns prestazioni sessuali.

ad un cero punto,mia sorella,abbraccio al collo il ragazzo da dietro,in modo che potesse sentire le sue tete e disse:perchè non venite su da noi in camera. i due erano impacciati e declinarono. la mattina successiva,iniziò nuovamente il bombardamento. la ragazza,fu costretta a togliersi pure lei il reggiseno. aveva due gran belle tette. glielo dissi immediatamente e le dissi pure che avrei voluto leccarle volentieri. mia sorella le dette la crema protettiva. il massaggio che ne shiturì era da vera troia.

all’ora di cena eravamo già pronti. mia sorella,aveva una mini gonna mozzafiato e una camicetta abbottonata quel tanto o quel poco per far vedere le sue splendide tette. andammo a bussare alla porta delle ns vittime. lei era quasi pronta,lui ancora con l’accappatoio indosso. mia sorella prese subito l’iniziativa e disse alla ragazza. carino il vestito,ma il reggiseno va tolto. lei arrosì. mia sorella le infilò le mani nel vestito e tolse il reggiseno.

era uno schianto. che mutandine hai?le chiese. normali,rispose lei. fai vedere cosa ti sei portata. era tutta roba castigata. quando è pronto lui,vieni da me che è meglio,le disse. forza dai cambiati,non vorrai venire in accappatoio?chiese mia sorella. si avvicinò al ragazzo e gli tolse l’accappatoio. era nudo e con l’uccello ritto. ehi..è tua moglie senza reggiseno,o sono io a farti quell’effetto?ci mettemmo a ridere e si vestì rapidamente. andammo in camera ns per cambiare le mutandine alla ragazza.

le scelse un perizzoma che averlo o non averlo,sinceramente era la stessa cosa. la ragazza di tolse le sue e si infilò le altre,badando bene di non far vedere nulla durante il cambio. embè?disse mia sorella,non ci fai vedere come ti stanno?scosse la testa in segno di diniego. forza timidona…facci vedere come ti stanno?mia sorella le si avvicinò e le sollevò la gonna del vestito. aveva un gran bel culo,altro che,la volto e le labbra della fica,avevano fatto prigioniero il perizzoma.

il pelo era tuuto fuori la stoffa. complimenti,dicemmo in coro. mia sorella,andò oltre,le passò la mano dal culo verso la fica. lei fece un sussulto. ma sei bagnata…. allora sei una porcellina…e lì giù a ridere. a cena proposi di dividere le coppie,così fu fatto. non sò cosa diceva mia sorella a quel ragazzo,ma lo vedevo spesso toccarsi il cazzo,lo doveva avere gonfio. per quanto mi riguarda la frase più dolce che dissi alla ragazza,fu:te lo pianterei tutto in quel bel culo.

dopo lo spettacolo,salirono su da noi. in un attimo,mia sorella fu nuda. il ragazzo e la ragazza,erano ammutoliti. si avvicino alla ragazza e iniziò a palparla e a strusciarle con le labbra e la lingua il collo..la ragazza,tentava di non tradire le proprie emozioni…ma fu impossibile. le sganciò il vestito e le tolse il perizzomino. era stupenda. la portò sul letto e iniziò a leccarla come sa fare solo mia sorella. iniziò a mugolare.

stava godendo,sotto quei colpi di lingua dati con maestria da mia sorella..iniziai a spogliarmi,il ragazzo mi segui e rimanemmo nudi. aveva il cazzo già in tiro. si avviò verso mia sorella e iniziò a leccarle fica e culo:era alla pecorina,per leccare la ragazza. mi avvicinai alla ragazza e iniziai a baciarla e a toccarla. allontanai mia sorella e iniziai a fottere la sposina. mia sorella,si stava facendo montare dal ragazzo. più scopavamo,più mugolavamo,più mugolavamo,più ci eccitavamo.

feci mettere a pecorina la ragazza e iniziai a fotterla da dietro. si voltò verso il marito e disse:godo,amore mio,godo tantissimo. feci cenno al ragazzo di prendere il mio posto. tolse il cazzo dalla fica di mia sorella e lo infilò in quella di sua moglie. io passai davanti per farmelo succhiare. niente male come pompinara. feci sdraiare il ragazzo e feci salire la moglie su di lui. la scopava,mentre mia sorella le leccava i seni,io le leccavo la schiena e le toccavo il culo.

la ragazza era al centro delle ns attenzioni. eravamo tutti per lei. dai mugolii,sembrava proprio che le piacesse. feci togliere mia sorella che si mise con la fica sopra al ragazzo per farsela leccare. io spinsi in avanti la ragazza e le piantai il cazzo in culo. era stretto e per questo mi faceva godere. pompavo a più non posso,lei gridava di piacere. ripeteva,ancora-ancora-non vi fermate-più forte. il ragazzo si tolse e volle inculare mia sorella.

io continuavo a sfondare il culo alla sposina. le arrivai in culo,lei era esanime. il ragazzo,volle arrivare in bocca a mia sorella….
cazzo…che luna di miele ha fatto questa coppia…indimenticabile, penso.

21

Come acqua sulla pelle

La ragazza gemette languidamente e si spinse contro di lui, premette il sedere contro il sesso turgido del ragazzo e lo stuzzicò muovendolo provocante. Senza rendersene conto si ritrovò dentro di lei
Non era tipo dal rimpianto facile, ma in quel frangente si malediceva per non aver mai acquistato un navigatore satellitare portatile.

– Eppure… non posso già essere qui! – mormorò mentre fissava un punto sulla carta IGM
Estrasse la vecchia bussola in ottone per orientare la carta mentre analizzava la vegetazione per valutare la quota in cui si trovava, in modo da stimare la propria posizione.
Studiò per qualche istante la carta quindi si convinse.
– Se non mi si è fermato l’orologio ho percorso tre ore di sentiero in meno di due… qualcosa non quadra.

Dinanzi a lui il sentiero nel bosco si divideva in tre rami, due ben battuti ed il rimanente chiaramente abbandonato da tempo. In questo la vegetazione ne aveva, quasi completamente, cancellato il tracciato.
Si sedette per risposare qualche istante mentre ripensava alle parole del vecchio, giù al paese, ed alle indicazioni sulla strada da seguire; giunto in quel punto doveva continuare a salire lungo la costa della montagna costeggiando il torrente che scendeva verso valle.

In cima al sentiero, dopo altre due ore di marcia, avrebbe trovato la cashita che alimentava il lago di Aela.
Si era incamminato nel primo pomeriggio per giungere al lago al tramonto in modo da poterlo fotografare in quell’ora particolare. Secondo il vecchio solo al calar del sole il lago si tingeva di un blu profondo nonostante riflettesse il rosso del cielo mentre la cashita si colorava di giallo oro. Uno spettacolo unico in quella zona che meritava la fatica per raggiungerlo ed il pericolo del ritorno a valle nella notte.

Proprio per evitare di dover ripercorrere il sentiero al buio si era attrezzato con sacco a pelo e numerose provviste, avrebbe dormito sulle sponde del lago, magari su di un materasso di morbida erba in compagnia della borraccia di grappa ed un buon sigaro per poi ridiscendere al mattino.
Qualcosa, però, non coincideva con le istruzioni ricevute, aveva raggiunto il bivio troppo presto, quindi o non era il sentiero giusto oppure le indicazioni non erano poi così precise.

Inutile dire che il lago sulla carta non era segnalato, solo uno scarabocchio del vecchio ne indicava la posizione.
– E se fosse il tipico scherzo dei vecchi del luogo?
Ricordava la notte trascorsa, tempo prima in valle d’Aosta, alla ricerca dei “Dahù”: i tipici erbivori valligiani con le zampe anteriori più corte a furia di brucare l’erba in salita. Oppure dei fantomatici volatili che atterrando sui ghiacciai scivolavano sui genitali emettendo il loro richiamo “hoy-hoy” e da qui il loro nome volgare.

Almeno quegli scherzi non li aveva subiti da solo, chi lo aveva macchinato si era passato la notte con lui su per i monti.
(nda: questa non me la sono inventata!)
Forse qui, all’imbocco della valle di Susa, erano peggio degli altri montanari quando si trattava di prendere in giro il nuovo arrivato o, forse, aveva solamente camminato più veloce del previsto.
Riprese il cammino lungo il sentiero in stato d’apparente abbandono.

Si rese conto di sentire solamente il rumore dei propri passi nonostante prestasse attenzione a non calpestare rami secchi o foglie, non un refolo di vento tra le foglie e nessun segno di vita a****le se non qualche traccia. Era circondato dal silenzio assoluto. Per questo riuscì a cogliere in anticipo l’avvicinarsi alla cashita, il fragore dell’acqua gli giungeva all’orecchio attraverso i faggi rifratto dai tronchi a tal punto che era impossibile stabilirne l’origine.

Non era salito molto di quota, il sentiero dopo una ripida impennata si era stabilizzato quasi in piano e correva lungo tutto il fianco della montagna. La meta era un piccolo altipiano posto a metà tra il fondo valle e la vetta, qui si trovava il lago e da una parete verticale di almeno cinquanta metri cadeva l’acqua proveniente dai ghiacciai.
Accelerò il passo spronato dal suono che annunciava l’approssimarsi della meta senza rendersi conto che il sentiero andava nettamente migliorando.

I faggi lottavano per contendere lo spazio alle prime betulle e alle conifere, segno che il clima di quella zona era generalmente più fresco, ma così non pareva quel pomeriggio tanto che l’acqua sicuramente fresca del lago iniziava ad apparire come un miraggio. E come tale apparve all’improvviso dietro una curva del sentiero.
Dapprima vide la cashita. Non appariva maestosa come s’era immaginato, la minima portata dovuta alla stagione avanzata e la relativamente scarsa altezza non giocavano a suo favore, ma le rocce rosse ed il verde della rigogliosa vegetazione la rendevano bellissima.

La lunga marcia stava dando i suoi frutti.
Il lago apparve poco dopo, appena guadagnati i pochi metri che lo separavano dal pianoro. Era un piccolo specchio d’acqua circondato per almeno tre quarti del perimetro da altissime conifere. Da un lato, però, confinava con i limiti del pianoro e nessun albero nascondeva il paesaggio sottostante. Il gioco ottico dei piani e la superficie riflettente dell’acqua lo facevano apparire inclinato verso valle, come se fosse un fiume che si precipitava giù.

Era davvero un luogo di rara bellezza e vivo. Pareva che gli a****li della montagna si fossero radunati tutti lì, se prima tutto appariva silenzioso e privo di vita ora era un concerto di richiami. Riconobbe varie specie di volatili ed in lontananza vide alcuni caprioli pasteggiare tranquillamente.
Non si era ancora fermato, i muscoli reclamavano una sosta ma intendeva raggiungere la riva prima di riposarsi, e fu qui che scoprì qualcosa di inaspettato.

Sul momento pensò ad una visione mistica generata dalla stanchezza e dal caldo, poi si rese conto di non sognare.
Seduta su di un sasso affiorante a pochi metri dalla cashita, levigato dai secoli, stava una figura femminile, splendidamente nuda, dai lunghissimi capelli corvini. Lei era voltata verso la parete di roccia e non poteva né vederlo, né sentirlo a causa del fragore. S’avvicinò con il timore di rompere un incantesimo e vederla sparire all’improvviso, quindi s’accomodò sulla riva e sganciò finalmente lo zaino.

La ragazza era intenta in quello che pareva un solitario bagno ristoratore, raccoglieva l’acqua con le mani e se la versava lentamente sulla pelle chiara, quasi albina. Era bellissima vista di spalle, la schiena ed i fianchi emanavano una sensualità incredibile grazie ai lenti e sinuosi movimenti. Non poteva scorgere il resto ma riusciva ad indovinarlo. Era tentato di denunciare la sua presenza ma quella figura nell’acqua riempiva la totalità dei suoi pensieri.

Lentamente lei si alzò e, barcollando elegantemente sui sassi del fondo, s’avvicinò alla cashita. Ora si mostrava in tutta la sua armonia, i glutei e le lunghe gambe erano il degno complemento di quella schiena e dei magnifici capelli.
In quel momento, il ragazzo, si ricordò della macchina fotografica. Mentre apriva la custodia con mani tremanti pensava d’avere pochissimo tempo prima che lei s’accorgesse della sua presenza ed immaginava il suo risentimento nel scoprirlo con una fotocamera in mano.

Scacciò quei pensieri per concentrarsi sulle regolazioni della temperatura colore, sensibilità del sensore e diaframma; preferiva shittare sempre in priorità di diaframmi, in modo d’avere il controllo sulla profondità di campo. Quando la inquadrò era pienamente cosciente e non più vittima del suo fascino, mise a fuoco e si preparò a shittare. La ragazza aveva il busto inclinato da un lato ed il braccio opposto sollevato per cercare un equilibrio sulle rocce del fondo; le gambe unite e tese nello sforzo tendevano i glutei.

Era perfetta!
Il dito del ragazzo sfiorò il pulsante di shitto, la macchina regolò ancora una volta la messa a fuoco e calcolò l’esposizione. Era pronta a shittare ma lui indugiò, aveva l’impressione di “rubare” l’intimità di quella ragazza, di violare il suo segreto piacere, d’irrompere nei suoi sogni. Poi il dito scese da solo per shittare la prima immagine. Il delicato suono dell’otturatore lo riportò alla realtà, allora iniziò a shittare in sequenza, variando solamente la focale dell’obbiettivo.

La vide entrare sotto il getto della cashita e sollevare le mani verso l’alto mentre inarcava la schiena, era un immagine carica d’erotismo, pareva che la ragazza si offrisse ad un immaginario amante, che esponesse il suo corpo al gelido abbraccio dell’acqua. Dolcemente lei portò le mani sotto i capelli e li aprì a ventaglio, li fece inzuppare poi se li buttò dietro la schiena.
Il tempo non aveva più senso in quel luogo, il ragazzo era attratto a tal punto da quello spettacolo da non accorgersi che il sole stava calando.

Improvvisamente la cashita assunse i colori dell’oro, il corpo della ragazza pareva un gioiello, un diamante bianco e lucente, incastonato in un meraviglioso fascione di quel metallo prezioso. Il giovane non si chiedeva come lei potesse resistere tanto a lungo sotto quel getto di acqua gelida dei ghiacciai, shitto ancora delle foto dopo aver aumentato la sensibilità equivalente del sensore. Sperava solamente di non saturare la scheda di memoria per non rischiare di perdere nemmeno un fotogramma durante la sostituzione.

Quando lei uscì da sotto la cashita riprese la via verso il masso affiorante, sempre con molta cautela camminava nel centro di uno specchio blu profondo increspandone appena la superficie. Il contrasto del suo corpo bianco con l’acqua ed il cielo rosso era un altro spettacolo inaspettato, ma il ragazzo preferì non portare la macchina al viso per shittare altre immagini ora che lei poteva vederlo. Ripose la fotocamera nella sua sacca e si sollevò in piedi in modo da farsi notare.

Si aspettava tutta una serie di reazioni da lei, tranne un sorriso.
Una ragazza intenta a bagnarsi nuda nelle solitarie acque di un lago montano che si scopriva spiata da uno sconosciuto, normalmente, avrebbe urlato il suo sdegno inveendo contro il guardone; invece lei sorrise. Oltrepassò il masso dove l’aveva vista accomodata la prima volta e si diresse verso lui seguendo un percorso serpeggiante sopra le pietre affioranti. Era davvero bella, ora che i dettagli del viso e del corpo si facevano sempre più chiari appariva incredibilmente attraente.

Giunta dinanzi al ragazzo tese una mano verso di lui e disse:
– Mi aiuti?
Lui, stordito da quanto vedeva, non comprese subito e tentenno, quindi finalmente afferrò la sua mano e l’aiutò a salire sulla riva.
– Grazie! – disse lei
La ragazza superò il giovane per dirigersi verso un faggio, lì vicino, dove stava appeso ad un basso ramo un vestito bianco. Lui rimase con gli occhi fissi sui glutei sin che la ragazza non si voltò offrendogli una vista ancora più piacevole del suo corpo, quindi stese sull’erba il vestito e vi si accomodò sopra.

Per nulla imbarazzata dalla propria nudità si presentò:
– Ange! – disse fissandolo negli occhi – È un diminutivo, ma tutti mi chiamano così.
– Luca. – rispose lui impacciato.
– Non viene molta gente quassù, cosa ti ha portato sin qua? – domandò lei mentre raccoglieva i lunghi capelli per strizzarli esponendo in modo spettacolare il seno.
– Emm… mi hanno tanto parlato di questo lago e della sua bellezza al tramonto che non ho potuto fare a meno di salire.

– Già, questo lago è davvero unico… come quella cashita!- ammise lei voltandosi verso lo specchio d’acqua.
– Vuoi… vuoi qualcosa per asciugarti? – domandò lui che non riusciva a staccare gli occhi da alcune gocce d’acqua che scivolando sul seno cadevano dai capezzoli sulle gambe della giovane.
– No, ti ringrazio, ma tra pochi minuti il vento mi avrà asciugata del tutto. – rispose lei, poi continuò – Parlami di te… da dove vieni?
Il ragazzo si sforzò di non fissarla nelle parti intime e di non puntare spudoratamente gli occhi nei punti erogeni, quindi iniziò a raccontarle la sua storia.

Scoprì che era davvero facile parlare con lei, liberarsi d’ogni cosa, aprirsi completamente rivelandole anche i più intimi segreti. Non provava alcun dolore nel ricordare eventi, più o meno recenti, che ancora lo facevano soffrire, come la recente conclusione della sua storia d’amore che lo aveva spinto ad accettare quel lavoro in valle, lontano dalla città e dai ricordi. Parlare con quella splendida ragazza completamente nuda gli faceva bene, sentiva di potersi fidare di lei anche se ancora non sapeva chi era in realtà.

Aveva intervallato le sue rivelazioni con alcune domande mirate, ma lei le aveva sempre abilmente eluse; oltre al suo nome non aveva scoperto altro.
La pelle della ragazza si stava asciugando ed i capelli avevano riacquistato il loro volume quando lei esordì domandando:
– Non hai fame?
– Sì, in effetti, inizio a sentire un feroce buco allo stomaco. – ammise lui mentre afferrava lo zaino. – Se vuoi qui ho un po’ di provviste.

– Vediamo! – rispose lei allungandosi verso la sacca.
Il ragazzo svuotò lo zaino sull’erba per iniziare l’inventario ma lei lo precedette:
– Carne in shitola, insaccati, formaggio… due uova ed un po’ di pane… hai solo questo?
– Sì… è roba nutriente e golosa… poi ho anche da bere.
– Non ti offendi vero se offro io? – domandò lei
Senza attendere risposta si alzò in piedi e lo invitò con un gesto a seguirla.

– Qui! – indicò poco dopo – Raccogli le more… solo quelle più mature, io vado a cercare dei lamponi!
Il ragazzo fissò il cespuglio spinoso e ripensò al salame che aveva nello zaino, quindi gli ormoni vinsero la battaglia con lo stomaco ed iniziò la sua raccolta mentre seguiva con lo sguardo la ragazza. Notò come si muoveva agilmente, nonostante non indossasse alcuna calzatura, sulle rocce e tra i cespugli, la sicurezza che dimostrava lo convinse che doveva essere nata in quei luoghi.

Non sapeva attribuirgli con sicurezza un’età, appariva molto giovane ma dimostrava una sicurezza ed una proprietà di linguaggio inusuale. Quando lei tornò aveva raccolto in una larga foglia una gran quantità di lamponi ed alcuni frutti più grandi.
– Pesche? – domandò lui
– Sì, c’è un albero poco più in là… tempo fa qualcuno aveva impiantato un piccolo frutteto quassù, c’era anche un ciliegio ma poi un fulmine lo ha abbattuto. Il clima di questo piccolo anfratto è davvero unico.

– Incredibile! – riuscì solo a commentare lui
Tornarono al loro posto, lui si accomodò su di una roccia e lei tornò a stendersi sul vestito. Il giovane apprezzò questa scelta, temeva che si sarebbe rivestita. Si era in qualche modo abituato alla sua nudità, ed ora non era più in difficoltà dinanzi alle sue grazie, ma era sempre fortemente attratto da lei.
Mangiarono lentamente mentre lei lo incitava a parlare, ben presto s’accorse di non aver più nulla da dire, aveva raccontato tutto di sé e continuava a non sapere nulla di lei.

Allora decise di forzarla a parlare con domande pressanti.
– Assaggia questo! – disse lei, eludendo una delle tante domande.
La ragazza si sporse per infilargli tra le labbra un lampone enorme e profumatissimo. Fu in quel momento che vide per la prima volta i suoi occhi da vicino. Grigi, profondi, sinceri, grandi ed illuminati dalla luna erano magnifici. Rimase immobile senza riuscire ad ingoiare il lampone.
– Cosa c’è? – domandò lei sottovoce
Non ottenendo risposta avvicinò il viso tanto da recuperare con le proprie labbra il lampone da quelle del ragazzo.

Avvenne tutto in un modo così naturale che lui si stupì di non averlo fatto prima, le loro labbra s’incollarono poi le lingue si cercarono. Fu un bacio per certi aspetti casto, sicuramente dolce, ma carico di passione. Venne invaso dal naturale profumo della ragazza, la sua pelle ed i capelli sapevano di femmina. Non quell’odore di sesso tanto eccitante per l’a****le che si nasconde nell’uomo, ma un aroma naturale, primordiale, che risvegliava lo spontaneo istinto riproduttivo.

Iniziò a sognare un lungo amplesso con quella ragazza, doveva accoppiarsi con lei non tanto per soddisfare la ricerca del piacere ma per qualcosa di più profondo. Spesso identifichiamo la ricerca del piacere sessuale con l’istinto a****le, ma gli a****li si accoppiano per riprodursi, il piacere che ne ricavano è solamente un sottoprodotto estremamente appagante. Siamo noi uomini ad aver elevato il sesso oltre alla pura procreazione, ad averne fatto una delle principali fonti di piacere.

In quel momento il ragazzo stava regredendo allo stato a****le: doveva inseminare quella femmina che profumava di fertilità.
Timidamente il ragazzo avvicinò le mani al corpo della ragazza e le posò sulla pelle ricavandone una sensazione di soda morbidezza un contrasto che nasceva dai muscoli tesi nella tensione erotica e dalla pelle liscia, morbida, ma tesa. Era calda, straordinariamente calda, emanava un’energia che si riversava, attraversando le mani, direttamente nella zona genitale del giovane.

Ora la desiderava più d’ogni altra cosa. Si ritrovò a giocare con i suoi capezzoli, a raccogliere nei palmi il seno per poi disegnare strani ghirigori sfiorando la pelle con le dita. Lei osservò le mani sorridente sin che non sollevò lo sguardo per fissarlo sugli occhi del ragazzo, dalle labbra socchiuse pareva in procinto d’uscire una frase, qualche parola, forse un offerta o una richiesta. Il giovane si fermò nell’attesa ma meglio d’ogni parola quella luce negli occhi, le labbra umide e la lingua stretta tra i denti indicavano chiaramente il desiderio della ragazza.

Lui la baciò ancora cercando di credere a quanto gli stava accadendo, pareva impossibile salire su di un monte e trovare una splendida ragazza nuda e pronta a donarsi completamente a lui. Se ci pensava stentava a credere che fosse la realtà, forse aveva già scolato la riserva di grappa e stava sognando nel suo sacco a pelo steso sotto le stelle. Poi lei fece la mossa decisiva: con estrema disinvoltura appoggiò la mano sui calzoni del giovane all’altezza dei genitali, lo accarezzo apprezzando l’erezione che percepiva attraverso il tessuto, quindi li slacciò liberando il membro.

Il giovane abbassò lo sguardo e vide quella mano stringersi intorno al pene, allora prese coraggio e spinse la sua mano verso la vulva della ragazza. Lei non oppose alcuna resistenza, anzi aprì leggermente le gambe per facilitarlo. La scoprì ancora più calda in mezzo alle gambe, era umida ed invitante, chiaramente disponibile. Voleva dire qualcosa, una frase qualsiasi, un complimento forse o una domanda diretta del tipo: “lo vuoi?”. Non ebbe il tempo di formulare alcunché, lei lasciò la presa sul membro e si voltò per mettersi carponi con il sedere rivolto verso di lui.

Ancheggiò invitante mentre sistemava le ginocchia sul fondo irregolare del prato, quindi voltò il viso verso di lui e sorrise ancora una volta, sempre più invitante.
Il messaggio del corpo era chiaro, desiderava essere presa in quella posizione e a lui non dispiaceva affatto l’idea. Ammirò il sedere perfetto, esaltato dalla posizione che aveva assunto, e mentre si levava i calzoni per essere più libero si domandava per quale motivo parlasse così poco.

Non le sarebbe dispiaciuto sentire la sua voce in quel momento, il suono delle parole poteva essere eccitante quando il quel corpo esposto ed offerto in quel modo, ma l’istinto prese il controllo. Si pose dietro di lei e guidò il membro verso la vulva, lo punto tra le labbra strofinandolo per aprirsi la strada e si preparò a spingere quando la sentì aprirsi. Lei fu più veloce, spinse in alto ed indietro il sedere risucchiando completamente il membro.

Finalmente sentì il suono della sua voce anche se limitato ad un lungo gemito. Era scivolato in lei con una facilità estrema, indice di quanto fosse eccitata e questa considerazione lo indusse a spingere con forza per entrarle ancora più dentro. La cinse per i fianchi e la trattenne mentre si muoveva sempre più veloce, lei pareva gradire molto il ritmo, si contorceva e gemeva, cercava di muoversi a tempo con lui ma spesso perdeva il controllo.

I suoi capelli disegnavano ampi archi ogni volta che reclinava indietro la testa per poi tornare a posarla a terra. Era fantastica! Non era solo bella da guardare con quella magnifica schiena che terminava in uno splendido sedere, ma si muoveva in un modo tale da amplificare le sensazioni. Il ragazzo temeva di non reggerla a lungo, benché fosse completamente dilatata e bagnata al punto da lubrificare alla perfezione l’asta del pene, il suo ventre si stringeva ogni volta che era tutto dentro di lei.

Non potendo osservarne il viso non capiva quanto stesse godendo, non riusciva a capire quanto dovesse forzare il suo controllo per non venire immediatamente. Voleva, doveva, chiederle a che punto era, ma non osava rompere quell’incanto. Deciso a farla urlare di piacere al più presto fece scivolare una mano sotto il ventre e quindi la spinse sino al pube, cercò tra le labbra il clitoride ma trovò subito il proprio pene che entrava in lei, poi a tentoni trovo il punto giusto.

N’ebbe conferma da un suo improvviso rantolo e da un lungo fremito che scosse tutto il corpo. La ragazza appoggiò il viso in terra e sollevò ancora di più il sedere, rimase immobile a godersi la penetrazione e lo stimolo esterno sin che, finalmente, un lunghissimo sospiro precedette un urlo di piacere. Lui continuò a stimolarla e a muoversi dentro di lei, vederla godere gli donava un ulteriore aiuto nella gestione del proprio piacere.

Voleva con tutte le sue forze farla godere sino allo sfinimento, sognava di vederla crollare distesa e di portarsi sopra di lei per farle bere tutto il suo seme, attendeva solo il momento giusto ma lei piegò la testa in modo da guardarlo negli occhi e lui comprese.
Rallentò il ritmo della penetrazione ma allungò al massimo la corsa. Usciva completamente da lei per poi rientrare penetrandola a fondo. Lei rimaneva immobile, con lo sguardo sognante e languido, accettava tutto, era totalmente disponibile e la sentiva sua come mai nessuna aveva sentito prima di lei.

Sapeva che stava per iniettarle dentro tutto il seme che aveva ma voleva godersela ancora un po’, desiderava che quel momento non avesse mai fine ma lei mosse il bacino, spostò il pube verso il basso stringendosi intorno al membro del ragazzo che non riuscì più a trattenere l’orgasmo. Quando stava per venire guardò in direzione del viso della ragazza, in cerca di una conferma che ottenne quindi riversò in lei il proprio succo vitale.

Si separarono a malincuore per crollare stesi a terra. Lei gli si fece contro dandogli le spalle per farsi abbracciare, non disse nulla solo il suo respiro rompeva il silenzio della notte. L’intenso calore del corpo della giovane spinse nel torpore il ragazzo. In qualche sprazzo di lucidità pensò di tirare fuori il sacco a pelo dallo zaino per coprire i loro corpi appagati, ma la ragazza era così calda e morbida tra le sue mani che si addormentò.

Fu un sonno agitato dal timore di risvegliarsi solo, stringeva la ragazza per convincersi che era reale, che aveva davvero fatto l’amore con lei quella sera. Lei mugolava soddisfatta nel sonno e si spingeva istintivamente contro di lui alla ricerca di calore e, forse, protezione. Tanti sogni interrotti e continui risvegli non avevano giovato al suo riposo, per questo alle prime luci dell’alba fu tentato di alzarsi. Osservo i lungi capelli della ragazza mentre avvicinava il viso inspirando a fondo con il naso, fu invaso dal loro profumo e si ritrovò nuovamente schiavo dei suoi istinti.

Spinse lo sguardo lungo la schiena ed i fianchi accompagnando la mano che scivolava su quella pelle morbida, raggiunse i glutei ed indugiò su di essi prima di spingersi verso il bacino ed il pube. La ragazza gemette languidamente e si spinse contro di lui, premette il sedere contro il sesso turgido del ragazzo e lo stuzzicò muovendolo provocante. Senza rendersene conto si ritrovò dentro di lei, il torpore della notte andava lentamente dissolvendosi rendendo sempre più chiare e forti le piacevoli sensazioni dell’amplesso.

Lei si muoveva in modo da far scorrere completamente il membro, una danza erotica resa ancora più efficace dalle contorsioni che imprimeva al pube. Lui fece scivolare una mano sotto il busto all’altezza del seno e l’altra sopra, afferrò quindi con forza le mammelle e la strinse a sé. Erano strettamente vincolati e si muovevano all’unisono, pareva che il bosco si fosse fermato per assistere al loro amplesso, persino il fragore della cashita era ridimensionato dai lunghi gemiti.

Lei iniziò a fremere, una vibrazione che si estese in tutto il corpo unendosi alle contorsioni erotiche, sembrò che le si bloccasse il respiro ma inarcò la schiena e spinse la testa contro il petto del ragazzo prima di immobilizzarsi per godere del suo orgasmo. Le convulsioni interne della ragazza spinsero anche lui verso il piacere e, per la seconda volta, le riversò dentro tutto il suo seme.
La tenne stretta a sé mentre il respiro si regolarizzava, lei era avida di coccole e lo comunicava gemendo sommessamente ad ogni carezza.

Sarebbe rimasto così tutto il giorno se lei, improvvisamente, non avesse proposto un bagno nel lago.
Il ragazzo era indeciso, la guardò mentre si avvicinava alla sponda per poi entrare in acqua. Nonostante i suoi richiami lui tentennava, era sicuro che l’acqua fosse gelata e non se la sentiva di congelarsi di primo mattino. Tuttavia, osservandola giocare con l’acqua, si sentì fortemente attratto da lei al punto di sfidare il freddo. Si avvicinò alla sponda e mise un timidamente un piede a mollo, scopri con suo stupore che l’acqua non era fredda, anzi pareva tiepida, invitante quanto la ragazza.

Entrò deciso e la raggiunse.
Giocarono per un tempo indefinibile sin che il sole non si trovò quasi sulla loro verticale, a quel punto la ragazza disse che doveva andare e, senza badare alle sue proteste, si diresse verso la riva. Quando la raggiunse lei si era già infilata il vestito, era la prima volta che non se la trovava dinanzi nuda e scoprì che era bellissima anche così.
– Dove vai? – domandò lui
– Devo tornare a… casa.

– E dove?
– Di la… – rispose lei enigmatica.
– Non sapevo ci fosse un sentiero in quella direzione.
– Oh! Sono tante le strade che conducono a questo lago, solo che pochi le conoscono… per fortuna!
– Senti, Ange… vorrei rivederti! – ammise lui
– Anche io!
– Ma come…
– Ogni volta che lo vorrai… tranquillo!
Senza aggiungere altro lei si diresse lungo la sponda del lago nella direzione opposta al sentiero tramite il quale era giunto lui, s’infilò nel bosco e poco prima di scomparire dietro ad un cespuglio di rovi lo salutò.

Lui rimase attonito dalla veloce fuga della ragazza, perché proprio di una fuga si trattava, inutile definirla in altro modo. Il maggior stupore era dovuto al fatto che lui non avesse fatto nulla per trattenerla o per strapparle almeno un indirizzo dove ritrovarla. Non sapeva neppure da quale paese o frazione venisse. Non riusciva a spiegarsi la sua stessa arrendevolezza, non era nel suo carattere accettare gli eventi senza almeno un tentativo.
Dentro di sé sentiva che l’avrebbe rivista, credeva alla promessa della ragazza.

Senz’altro indugio si mise a recuperare le sue cose per conficcarle con forza nello zaino, giunto alla macchina fotografica fu tentato di controllare nel piccolo monitor le riprese della sera prima, ma si stava facendo tardi e la strada era lunga. S’incamminò stupendosi di non sentire la fatica nelle gambe e si complimentò con se stesso meditando su frasi del genere: “complimenti, due scopate e non ne risenti affatto… che fisico!”. Amenità del genere che lo misero di buon umore.

Giunto in prossimità del paese a valle decise di far sosta dal vecchio che gli aveva indicato la via, per ringraziarlo e, forse, raccontargli la sua avventura. Abitava fuori del paese, ma era di strada. Avvicinandosi alla sua casa notò che le finestre erano sbarrate e una piccola selva d’erbacce cresceva intorno alle mura in pietra. Si fermò dinanzi al vialetto domandandosi che fine avesse fatto il vecchio quando una voce lo richiamò:
– Cerca qualcuno?
– Sì… qui non abitava un uomo… anziano…
– E lei chi sarebbe? – domandò la voce sospettosa di un’energica vecchietta.

– Ah. sì, sono il nuovo guardaparco e stavo scendendo al paese da quel sentiero…
La vecchietta si avvicinò quasi a sfiorarlo fissandolo con due occhi miopi ma vivaci.
– Il vecchio Giuspin è morto due anni fa.
– No… non è possibile… – stava per raccontarle di averci parlato solo il giorno prima ma l’anziana donna lo precedette.
– Se va al cimitero lo trova la! – disse lei seccata e se ne andò.

Sconcertato dalla notizia si recò di buon passo verso il camposanto, era convinto di scoprire che l’uomo cui si riferiva l’anziana non era il vecchio che conosceva lui. Aveva stampata in mente l’immagine di un anziano montanaro seduto sulla soglia di casa intento a decantare le meraviglie di quel lago poco conosciuto. Erano fatti accaduti solo pochi giorni prima, quindi non poteva essere morto da due anni!
Quando trovò la lapide il mondo prese a girare intorno a lui, all’improvviso nulla aveva più senso.

La fotografia incollata sulla pietra ritraeva il viso del vecchio, non c’erano dubbi. S’inginocchiò per studiare meglio i dettagli, sfiorò con le mani l’immagine e le parole incise nella pietra per convincersi di non sognare.
– Lo avevo detto che era qui… ma lei non mi voleva credere! – disse la voce della vecchietta dietro di lui.
– Ma… ma, non è possibile! Io ho parlato con quest’uomo solo due giorni fa! – ammise lui senza voltarsi ma domandandosi come poteva già essere lì con il suo passo malfermo.

– Ci ha parlato! – non era una domanda.
– Sì. Sono sicuro che era lui… due giorni fa sulla soglia di quella casa che ora pare abbandonata. – Si liberò lui.
– Succede! – ammise candidamente lei
“Succede?” si domandò mentalmente lui prima di voltarsi e trovare solo l’aria dietro di lui.
– Cosa vuol dire che “succede”? – domandò ad alta voce in mezzo al cimitero deserto.
Diede ancora uno sguardo alla lapide poi riprese il cammino verso casa.

Lungo la strada si rifiutò di pensare, di ricordare o analizzare tutti i dati che premevano nel suo cervello. Gli ultimi eventi avevano quasi cancellato la stupenda notte con la ragazza dai suoi pensieri, solo quando collegò la fotocamera al pc tutte quelle magnifiche sensazioni lo invasero nuovamente. Era talmente sicuro del risultato degli shitti che scaricò tutta la memoria prima di visualizzarli sul monitor. Aprì la prima immagine della serie e stentò a credere a ciò che vedeva.

Il lago appariva in tutta la sua bellezza, ma oltre all’acqua e al bosco intorno non c’era altro. Passò in rapida sequenza tutte le foto ma in nessuna di esse appariva la ragazza. Pensò d’impazzire, prima il vecchio che non esisteva più poi la ragazza che non appariva in alcun’immagine. Eppure le inquadrature testimoniavano la volontà di riprendere un soggetto preciso, non un panorama; aveva shittato a qualcosa che ora non veniva visualizzato.
“Impossibile!” pensò.

Ingrandì qualche immagine nella zona centrale, la dove avrebbe dovuto trovarsi il soggetto, ma non scoprì nulla. Quasi sull’orlo della disperazione iniziò ad ingrandire una delle immagini della cashita e qui notò, finalmente, qualcosa di innaturale: l’acqua che scendeva s’infrangeva contro un ostacolo invisibile. La forma non era chiara ma qualcosa fermava le gocce d’acqua prima che giungessero a terra. Ridusse ed ingrandì più volte il dettaglio nel tentativo di scoprire una forma umana in quello strano disturbo, quindi iniziò ad applicare dei filtri in successione senza una regola precisa non ottenendo nulla di chiaro sin che non attivò il filtro basso rilievo e qui, finalmente, riuscì ad intravedere qualcosa.

Pareva che a deviare le gocce d’acqua fosse un quadrupede dal collo massiccio e molto lungo. Fissò a lungo l’immagine nel tentativo d’identificare quell’a****le ma non riuscì a capire a quale specie appartenesse. Richiamò alla mente i suoi studi, la sua esperienza di lavoro nei vari parchi naturali, ma la linea di quell’a****le gli era sconosciuta, e poi era sicuro d’aver fotografato una splendida ragazza!
Stanco e con gli occhi che bruciavano spense il computer e si buttò sul letto senza spogliarsi, crollò immediatamente rapito da un sonno profondo che lo trattenne sino al mattino quando si svegliò con un pensiero preciso in mente: “centauro”.

Questo era l’essere ritratto nella foto.
Stentava a crederci ma si sforzò di non lasciar campo alla parte razionale del suo cervello, non richiamò neppure la foto che aveva elaborato la notte precedente. Si preparò una veloce ma abbondante colazione mentre verificava il contenuto dello zaino che non aveva ancora svuotato, quindi s’infilò gli scarponi e uscì incamminandosi verso il sentiero del lago.
Ora che conosceva la via camminava spedito e raggiunse la meta stabilendo un record personale.

Il lago era deserto, si era immaginato di trovare la ragazza ad attenderlo ma comprese che era solo un’illusione. Deluso si sedette su di un masso e fissò la cashita come se intendesse contare le gocce d’acqua. Rimase immobile con lo sguardo fisso per un tempo indeterminato e sarebbe rimasto lì sino alla fine del tempo se:
– Ciao! Mi aspettavo di trovarti qui. – disse la voce della ragazza alle sue spalle.
Lui si voltò lentamente, quasi timoroso di trovare conferma alla teoria che aveva sviluppato nelle ultime ore, ma trovò semplicemente la ragazza con il suo vestito bianco.

– Ciao! – rispose lui
– Cosa ti ha portato qui? – domandò lei
– Fai sempre le stesse domande?
– Mi piace sentire come cambiano le risposte.
Allora, cosa ti ha portato qui questa volta?
– Tu! – ammise lui

La ragazza sorrise e fece un passo verso di lui.
– Voglio sapere chi sei. – la bloccò lui
– Non mi vedi?
– No, devo sapere chi sei realmente.

La ragazza fece ancora un passo sino a giungere a pochi centimetri da lui quindi disse:
– Sono quella che tu vuoi vedere.
– Intendo dire che voglio conoscere il tuo vero aspetto.
– Quello che vedi ora.
– No, non è questo. Ti ho shittato delle foto e….
– Non stai sognando e tutto questo è reale… qui, e solo qui, intorno a questo lago.
Lui la fissò negli occhi e seppe che non mentiva.

Lei sollevò il viso offrendogli le labbra che lui accettò.
Il mattino seguente scese a valle per procurarsi l’occorrente per costruire un rifugio, una casa, dove vivere sulle sponde di quel lago. Lontano da tutti, dal mondo intero e dalle sue assurde regole, insieme a quella incredibile stupenda ragazza.

Mia moglie e Said

Domenica pomeriggio, pieno inverno, fuori è giorno ma l’aria è permeata da una triste luce soffusa, la televisione è accesa su una rete privata dove quattro bambocci simulano una specie di salotto di discussione infamandosi uno con l’altro per dimostrare a tutti quanto siamo caduti in basso. Sdraiati sul divano annoiati e assenti, fissiamo quasi ipnotizzati il cubo luminoso che mostra immagini che per noi non hanno senso in quel momento. Mia moglie è vestita solo con una vestaglietta che le copre appena il culo e lascia in evidenza seno e gambe.

E’ sempre così bella anche quando è in desabillè, la amo anche per questo, sa essere sexy in qualunque momento della giornata. Amo l’inverno ed amo anche questi momenti di stallo, dove quasi il tempo sembra essersi fermato anche solo per un istante, ed ecco che l’istante finisce in un attimo. Il campanello suona rompendo quell’ipnosi irreale che si era venuta a creare. Quasi in trance mia moglie si alza per andare a vedere chi è, scosta lo spioncino e sorridendo apre la porta con un sorriso, dall’alto delle scale la sento dire: “Ciao, vieni entra pure, non aver paura del cane, è tanto buono” “Chi è amore?” dico quasi assonnato “E’ un ragazzo di colore che ha dei bellissimi tappeti” “Chi? Come scusa? Tu fai entrare uno sconosciuto coi tempi che corrono senza neanche pensarci su?” “Ma dai, non ti preoccupare, voglio solo vedere che merce vende” sorride e nel frattempo ecco che entra il tappetaro.

Alto, pelle scura, lineamenti alquanto grossolani fanno da cornice ad un viso che ha comunque un certo fascino. La sua pelle odora di selvaggio, non di sporco, ma di un aroma intenso che è tipico della razza di colore. La cosa mi irrita alquanto, non sono razzista anzi, ammiro chi viene in Italia e almeno prova a fare qualcosa, però uno sconosciuto in casa mia di domenica mi fa proprio incazzare. Ormai la cosa è fatta, si presenta con il suo armamentario di tappeti e comincia a sciorinare la solita storia, viene dal Senegal, ha fame, deve mangiare e così via.

Scopro che si chiama Said, e a dire il vero è anche simpatico e per nulla invadente. Mia moglie per niente intimidita dal fatto di essere seminuda davanti ad un estraneo, si mostra interessata ai tappeti, mentre noto Said che non le stacca gli occhi di dosso. Maliziosa come non mai, comincia a fargli domande sulla qualità dei tappeti e se per caso avesse dei tabriz. Il ragazzo dice che per il momento ne è sprovvisto, ma alcuni amici di sua conoscenza potevano procurargliene alcuni.

Vedendo che la situazione si stava protraendo per le lunghe dei tappeti non men ne poteva interessare nulla, decido di sbarazzarmi di Said,dicendo che non ci interessava la merce e comunque per aiutarlo gli avremmo regalato 10 euro. Acconsentendo alla mia proposta, mia moglie va in camera e ritorna con la cifra pattuita. Said nell’accettare il denaro accarezza con malizia la mano di mia moglie e ringraziando saluta e se ne va. Avendo notato la cosa, mi ero leggermente incazzato, ma allo stesso tempo l’idea di mia moglie con uno stallone di colore che la trapana ben bene mi eccitava alquanto.

Sentivo uno strano piacere misto a perversione nell’immaginare la mia donna che gode ad essere stantuffata da una colosso di ebano, il suo corpo bianco e candido, le sue tettine con i capezzoli rosa e la sua fighina stretta e calda, che accoglie un grosso cazzone nero. Sapevo comunque che poteva solo essere una mia fantasia, non sarebbe mai stata possibile una simile situazione nella relatà, troppi timori e troppe paure avrebbero frenato questa folle idea.

Rimasti soli comincio a parlare con mia moglie dei vari problemi che questi ragazzi devono sopportare, le umiliazioni che sono costretti a subire, i viaggi su quei barconi e le speranze che ripongono nella nostra terra. “Mi ha fatto piacere aiutare Said, mi sento meglio, è come aver fatto una buona azione, non trovi caro?” “Si, effettivamente 10 euro non sono nulla, però almeno qualcosa da mangiare si può procurare. Ma hai visto come ti guardava? Certo che potevi almeno ricomporti un attimo, ci mancava solo che ti saltava addosso davanti a me” rispondo io.

“Ma dai smettila, guardare ma non toccare, e poi almeno si è rifatto un po’ gli occhi poverino, chissà se ha mai visto un corpo di donna italiana” “Ma sai che sei davvero una civetta? Comunque vedi di stare attenta, perchè non ci vuole niente che te lo ritrovi davanti al portone, e se sei sola un po’ mi preoccuperei fossi in te” “Ma dai amore, cosa vai a pensare, e poi sembrava così dolce, sono sicura che non è come pensi tu” “Speriamo” ribatto un po’ sull’incazzereccio “non ho per niente voglia di portati al commissariato per stupro subito, la devi smettere di comportarti come se tutti fossero dei santi a questo cazzo di mondo” La breve parentesi ci aveva comunque svegliati dal torpore ipnotico in cui eravamo sprofondati, e aveva eccitato entrambi.

Vedere mia moglie così seminuda mi aveva fatto tirare l’uccello da matti, così senza pensarci due volte l’ho presa sul divano, lasciando scorrere la fantasia a briglie sciolte. Uccelli di dimensioni enormi la trapanavano ovunque, sandwich e gang bang si alternavano nella mia mente, dove io ero spettatore incredulo ed ammutolito dal piacere. Godemmo entrambi come due forsennati, scambiandoci i nostri pensieri più sconci fatti di doppie penetrazioni e sodomie selvagge.
L’indomani andai di buon ora al lavoro, salutando la mia consorte, che si attardava ancor a letto prima di sbrigare le faccende di casa.

Al lavoro non facevo altro che pensare a Said, sperando nel mio cuore che si presentasse a casa proprio mentre non c’ero, e che costringesse quella porcona di mia moglie a soddisfarlo in tutti i modi. Era un tarlo che mi trapanava il cervello, al solo pensiero l’uccello si svegliava dal torpore del lunedì e diventava turgido, non ne potevo più. Dopo pranzo alla mensa dò uno squillo a casa che trova risposta immediata “Pronto?” “Ciao sono io.

Come va? Ho finito di pranzare ora torno in ufficio” “Ciao tesoro qui il solito tram tram, ho appena finito di pulire casa. Ha chiamato mio fratello, mi ha chiesto se stasera ceniamo con loro” “Ok, digli che va bene, ci vediamo stasera allora, non penso di fare tardi. Ciao a dopo” “Ok a stasera allora” Nel momento di attaccare il telefono, ho percepito in maniera nitida il campanello di casa che suonava. Chi cazzo era? Un turbine di pensieri si avvicendavano nella mia mente.

Chi poteva essere? Said? Qualche parente? Ero in preda ad una strana eccitazione, dovevo sapere. Telefono immediatamente in ufficio accampando una scusa patetica riguardo al pranzo in mensa, dovevo assolutamente tornare a casa, dovevo sapere e vedere. Mi precipito in macchina, metto in moto e mi avvio verso ciò che spero sia una intrigante sorpresa. Fortunatamente lavoro a pochi chilometri quindi in 10 minuti sono arrivato. Mi fermo un po’ prima, non voglio che mi senta nessuno, non voglio che nessuno sappia che non sono al lavoro.

Cammino di foga, le tempie battono forte, uno strano formicolio pervade tutto il mio corpo, ho le mani fredde, sono eccitatissimo, spero che la mia paura sia realtà, anzi lo desidero con tutto mè stesso, lo voglio dal profondo. Le finestre sono tutte chiuse, gli scuri serrati, strano, molto strano pur essendo inverno è una splendida giornata di sole. In silenzio quasi senza respirare salgo le scale che mi separano dal portone di casa, appoggio per un attimo l’orecchio alla porta, sento dei rumori o per lo meno mi sembra.

Non sono sicuro, non sono sicuro più di nulla ma devo sapere. Infilo lentamente la chiave nella toppa, la giro trattenendo il respiro e apro. Varco l’uscio con passo felpato, e sento dei lamenti provenire dalla camera da letto. L’uccello mi si rizza in men che non si dica in un orgia di desiderio, paura, eccitazione elevata all’ennesima potenza, mi tolgo le scarpe per non fare nessun tipo di rumore e lentamente mi avvicino.

Sento distintamente le voci di due uomini più quella di mia moglie che si limita a emettere dei gemiti sommessi “Mmmmm, mmmm” I due parlano una lingua che non capisco, solo quando si rivolgono a lei stentano un italiano molto strano che lascia comunque intendere che le stanno per fare la festa. Mi sembra di morire, la stanno per scopare selvaggiamente. Sempre al limite di una malsana eccitazione voglio vedere, non mi basta più ascoltare, voglio che i miei occhi si inebrino di ciò che ho desiderato dal profondo delle mie viscere, ma mentre mi avvicino, urto un vaso.

Il rumore li mette in allarme ed entrambi si recano verso il corridoio dove ero accovacciato. Said e un suo amico mi si presentano con indosso solo un paio di jeans, che comunque rivelano un pacco notevole. “Che cazzo state facendo?” sento mia moglie gemere dalla stanza come se finalmente con il mio arrivo la situazione sia cambiata. Non ho il tempo di reagire, mi prendono e mi portano in camera da letto, dove vedo mia moglie imbavagliata e legata alla spalliera del letto a gambe divaricate.

Mi prendono mi spogliano e mi costringono a sedere su una sedia, dove meticolosamente mi legano mani e piedi. Sono immobilizzato e devo guardare, la situazione è un misto di eccitazione e paura, a fatica riesco a non mostrare un erezione da paura. Il mio cazzo con la cappella turgida fa bella vista di sè, i due ridono e si avvicinano al letto. Sanno che hanno tutto il tempo, e si vogliono godere la cavalcata che si presenta alquanto lunga ed eccitante.

Nel frattempo mia moglie tenta di divincolarsi e liberarsi dalla stretta delle corde, ma non ce n’è bisogno Said la slega e le dice di stare calma che è meglio per tutti, tanto suo marito a quanto pare apprezza la situazione. Guardandomi si rende conto che è la verità, e quasi per volermi punire si abbandona come un manichino nelle mani dei due porci, che nel frattempo si sono spogliati e mostrano in bella vista due uccelli veramente grossi, Said fa bella mostra di una canna molto lunga ma non grossa di circonferenza, l’amico che scopro chiamarsi Moad, o per lo meno penso, ha un cazzo con una circonferenza spaventosa.

Si mettono ai lati della donna e la costringono a masturbarli entrambi, poi con forza le schiaffano il cazzo in bocca, prima uno poi l’altro “No, non voglio. Mmmm ba…..sta, vi pre….. mmmm” mentre la porca succhia, le stringono le tette, i capezzoli, le loro mani le frugano la figa. Dopo qualche minuto di succhiate la prendono e la mettono a pecorina, Moad le si mette con la bocca sotto la figa, quasi a chiederle di sedersi sulla sua faccia, e Said intanto le schiaffa l’uccello in bocca.

Non resisto più e schizzo copiosamente senza neanche potermi toccare. I due ridono e mia moglie si limita a dirmi tra un gemito e l’altro “Bastardo, ti eccita così tanto vedermi scopata vero? Mmmmm, guarda cosa mi stanno facendo cornuto. ” Intanto la ritrosia iniziale della porcona, comincia a far largo a un certo godimento visibile da come sta succhiando l’uccello del negrone. Moad intanto si è messo a leccare con abili colpi anche il culo, passando, come se avesse un pennello, dalla base della figa fino al buco del culo, dove incede spingendo sempre più a fondo la lingua nel forellino.

“Ooooooo, sssssiiiiiiii, bravo bel negrone, leccami tutta. Dai così che… vengoooo” Non fa a tempo a dire questo che Said le riversa in gola un fiotto di sborra bollente che le inonda faccia e bocca. “Mmmm, quanta crema calda” L’uccello del negrone rimane comunque in tiro e non sembra essere soddisfatto per ora. Moad intanto ha appoggiato il cazzo nel fighino stretto della porca e con un colpo solo lo infila fino ai coglioni.

“Aaahh” un urlo di dolore squarcia l’aria che odora di sesso e sudore, “così mi sfondiiiii. ” Inizia un lento su e giù, mia moglie è un lago di umori che le colano lungo le cosce, l’andrivieni dell’a****le comincia a farsi sempre più intenso, e sempre più intenso diventa il piacere della maiala che dopo aver pulito ben bene la sua bocca di sperma comincia a urlare come un cagna, proferendo sconcezze immonde da far rabbrividire la più navigata troia da strada.

Said intanto si gode lo spettacolo masturbandosi ed infilando ritmicamente l’uccello in bocca a mia moglie che si cimenta in un ingoio spaventoso. Moad al limite dell’orgasmo, mostrando una resistenza fuori dal normale sfila il cazzo dalla figa e si stende sul letto. Said prende mia moglie e sollevandola come un manichino la fa sedere sulla pancia dell’amico, spalancandole oscenamente le gambe le alza il bacino e appoggia l’orifizio del culo su quel totem di carne.

“Noooooo, sei pazzo, mi sfonda” Said con sguardo diabolico ride e per tutta risposta la mette a pecora affinchè Moad la possa trapanare ancora in figa. “Eccooo siiiii, così mi piace. Dio com’è grosso, che cazzo enorme lo sento fino in gola. Guarda maritino, cornuto che non sei altro, mi stanno scopando come volevi tuuuuu, siiiiiii. ” Un altro orgasmo sopraggiunge scuotendola da dentro, mentre Said le ha infilato un dito nel culo per prepararla ad un tremendo ed infernale sandwich.

Dopo averle umettato ben bene il buchetto proibito appoggia la cappella del suo lungo cazzone e lentamente comincia a penetrarla, su e giù, su e giù, e ad ogni colpo l’uccello entra sempre di più. Moad con ancora il cazzo ben piantato nella figa stringe le tettine di mia moglie e le infila la lingua in bocca. “Mmmm sono tutta piena, bravo così inculami lentamente, piano piano, dai, dai haaaaa” non fa in tempo a dire così che con un colpo l’uccello le si pianta nel culo fino ai coglioni.

I due cominciano a muoversi in perfetta sincronia quando Moad usciva dalla figa, Said entrava nel culo e viceversa fino ad aumentare il ritmo in un sandwich mostruoso che aveva come ripieno la mia amata mogliettina. Sborro per la seconda volta dando della troia a mia moglie, che ormai non sente più nulla presa da orgasmi che le sconquassano figa e culo. Che spettacolo vedere il suo bianco corpo chiuso tra due giganti di ebano che le stantuffano i due buchetti.

Dopo averla trombata in maniera forsennata per 10 minuti le si levano da dentro e cambiano posizione, ora è pronta per farsi impalare da Moad, che rimasto steso sul letto e col cazzo in tiro è in attesa del piatto forte, il culo di mia moglie. Said la solleva prendendola in braccio e tenendole divaricato il culo me lo mostra, era completamente dilatato e rosso. Avevo di nuovo il cazzo in tiro “Slegatemi urlavo non ne posso più, la voglio scopare è troppo” ma era come se la mia voce non venisse sentita, in tutta risposta la impalano su quel cazzone che le scivola in culo come se fosse di burro.

“Haaaaaa. E’ enorme” urla la troia ma sono parole al vento, Moad comincia a pomparla lentamente ma ritmicamente “Ho ancora un buco libero, dai infilamelo nella figa negro di merda, riempitemi tutti i buchi” seduta su Moad e col culo pieno da quel cazzo enorme dopo un po’ di movimento per goderselo ben bene si stende e allargando le gambe, offre la figa a Said, che col cazzo ancora in tiro le sbatte l’uccello fino alle palle, e di nuovo il sandwich ricomincia, ritmicamente Moad esce dal culo e Said entra in figa, fino a che entrambi escono ed entrano assieme.

“Godooooooo, rompetemi tutta, sono una vaccaaaa, daiiii sborratemi in culo e in figa, spaccatemi. Siiiii” Con un urlo i due le riversano litri di sborra calda dentro i due buchetti, continuando a pomparla per un po’ fino a che esausti crollano ai due lati, lasciandola completamente distrutta da una scopata memorabile. Riavutasi dallo sconquassante orgasmo, la mia lei mi si avvicina e prendendomi in bocca l’uccello comincia a pomparmelo come una cagna, ancora legato le sborro in bocca dicendole quanto la amo.

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Al mare con una coppia di amici! 03

Io e Luca uscimmo dal bagno, rilassati ed appagati. La doccia insieme si era rivelata un momento di intensa magica passione. Non spiegammo nulla alle ragazze, ma loro capirono che qualcosa tra noi era successo.

Il pranzo ci permise di recuperare le forze: bistecche di pollo e patate fritte, contornate da un’insalata mista e formaggi sardi. La nostra vacanza stava quasi per finire, ma noi eravamo contenti e spensierati.

Io:”Ragazzi, quando torneremo a casa, continueremo a vederci vero? Cioè, oltre che come al solito, anche in privato?”
Claudia:”Ma certo Mattia..! Dove la troviamo un’altra coppia di porcellini come voi due?”

Ridemmo divertiti.

Parlando con loro capii che io e Giulia eravamo le prime due persone che facevano sesso insieme ad essi, quindi il nostro legame era davvero speciale. Non si trattava di semplice attrazione fisica, ne tantomeno amicizia. Parlare di amore è esagerato. Una via di mezzo. Nessuno di noi sapeva per certo come chiamare il nostro feeling.

In quei giorni avevo capito quanto mi piacesse Luca, il suo cazzone e soprattutto il suo culo.

Allo stesso tempo adoravo bombarmi la sua ragazza e anche scopare tutti insieme. Le tre persone con cui sedevo a tavola mi deliziavano immensamente.

Il mio arnese era allo stremo; difficilmente si induriva ancora, figuriamoci vederlo completamente eretto. Le ininterrotte scopate mi avevano ridotto così, per un po’ dovevo farlo riposare.

Quel pomeriggio la pioggia diminuì di intensità, ma continuò per molto tempo. Il sole si mostrava ogni tanto, pallido.

Noi ragazzi uscimmo alle 14. 00 per andare a vedere la partita al bar del paese. Un’amichevole estiva tra Juventus e Newcastle. La maggioranza delle persone nel locale tifava ovviamente Cagliari, perciò si trovavano li solo per passatempo, dato anche il tempaccio. La birra scorreva a fiumi e noi non ci tiravamo indietro.

La Juve fece una figuraccia, incassò 5 gol e gli avversari portarono facilmente a casa la partita. Leggermente delusi io e Luca tornammo a casa dopo le quattro.

Entrammo e subito ci spogliammo mentre criticavamo la nostra squadra del cuore.

Io:”Dovevamo vendere Pogba, cazzo! Hai visto che partita di merda ha fatto oggi?!!”
Luca:”E’ già da buttare! Fino alla settimana scorsa valeva 100 milioni, ora non lo vuole più nessuno!”

Sentimmo dei gemiti inequivocabili. Scambiammo un rapido sguardo per poi precipitarci, cercando di non far troppo rumore, verso la camera da letto. La porta era mezza aperta e lo spettacolo che ci si parò davanti era magnifico: le nostre ragazze erano impegnate in un focoso sessantanove, i plug nel culo, le lingue lavoravano frenetiche, i corpi che si muovevano ansanti, gemiti si alzavano dalle loro gole e dita che massaggiavano tette e culi.

Restammo fermi a guardarle per almeno 5 minuti, i cazzi si alzarono maestosi alla vista delle fanciulle.

Quando entrammo, eccitati, le ragazze ci guardarono per un secondo e poi tornarono a darsi piacere. Noi sedemmo sul letto, per gustarci da vicino lo show. Guardarle mentre si leccavano a vicenda mi piacque moltissimo. Afferrai il grosso cazzo di Luca e cominciai a menarlo lentamente, altrettanto fece lui. L’arnese era duro ma non troppo, facilmente maneggiabile e sensibile alle mie carezze.

Il mio pene mi faceva un po’ male ma non potevo rifiutare una sega fatta dall’amico!

Le donne si sistemarono sul letto e Giulia prese a succhiare le grosse mammelle dell’altra, mentre le infilava due dita in figa. Claudia godeva un sacco, urlava il suo piacere, premeva la testa della mia ragazza sul seno, voleva sentirla succhiare più forte! La ragazza scese e cominciò a leccarle la figa, bagnatissima, un dito lavorava dentro di lei.

Claudia si stringeva le tette e strabuzzava gli occhi godendo come una maiala. Dopo pochi secondi venne copiosamente e urlò di gioia mentre Giulia continuava a leccarle il clitoride fino ad esaurimento dell’orgasmo.

Si guardarono negli occhi e si baciarono dolcemente. Queste scene stavano eccitando moltissimo me e Luca che ancora con i cazzi in mano ci masturbavamo a vicenda. Anche tra noi shiturì un bacio intenso, le lingue danzano tra le nostre bocche e i nostri culi furono riempiti da un dito dell’altro.

Ora avevo il cazzo durissimo.

Le donne nel frattempo si erano scambiate i ruoli, Giulia si stese e iniziò a gustarsi le attenzioni dell’amica che aveva preso a leccarle il collo, mordere le spalle e succhiare i capezzoli. Claudia si mise più in basso e iniziò a leccare la figa, stuzzicando bene il clitoride, mentre due dita lavoravano nella vagina.

Luca ed io non resistemmo più. Dopo esserci messi d’accordo, ci avvicinammo a Giulia che continuava a tremare di lussuria, e iniziammo a masturbarci furiosamente sul suo viso, io alla sua destra e Luca a sinistra.

Venimmo insieme, puntando i cazzi alla faccia della ragazza, la riempimmo di sperma. Una moltitudine di schizzi la colpi sul naso, sugli occhi e sulla bocca aperta. Subito dopo anche lei urlò il suo piacere e venne in un orgasmo potente.

Quella notte dormimmo insieme, tutti e quattro abbracciati. L’ultima notte in Sardegna.
Il giorno successivo partimmo per tornare a casa. Tristi per la fine dell’avventura ma contenti per le esperienze vissute.

Inizio settembre. Giulia mi aveva abbandonato per un viaggio-studio che durava due settimane ed io non potei far altro che lasciarla andare, sperando che il tempo passasse in fretta.
Dopo una settimana di astinenza dal sesso e dalla masturbazione, iniziai a ripensare ai bellissimi momenti passati in Sardegna con gli amici, a quell’eccitazione e quella lussuria che ci ha permesso di raggiungere l’apice del piacere. Steso a letto, iniziai a sfogliare le foto di Claudia presenti su tutti i social, soffermandomi su quelle dov’era in costume; una in particolare mi eccitò parecchio: la ritraeva in piedi sul terrazzo, di schiena, con un tanga quasi invisibile tra le stupende chiappe e soprattutto era senza reggiseno.

Mi spogliai e presi in mano il cazzo già eretto, deciso e rassegnato a spararmi un segone. Il sangue correva nelle vene e la voglia cresceva osservando quella foto così sexy. Ripensai a poco tempo prima, quando sulle spiagge sarde mi stavo scopando quel culo splendido, e all’improvviso la mano si fermò, assieme ai miei pensieri.
Me l’ero già scopata, perchè non rifarlo invece di accontentarmi di una stupida sega? La chiamai.

Claudia: “Hei, ciao!! Come stai?”
Io:”Hei, bene dai e tu? Giulia è partita e mi ha lasciato qui tutto solo!”
Claudia:”Ah mi spiace…dai non manca molto perchè torni!”
Io:”Si…ehm, mi chiedevo, non so, se era possibile magari venire a trovarti…”
Claudia:”Beh, certo che puoi venire a trovarmi!”
Io:”Ho visto quella tua nuova foto dove sei praticamente nuda e mi è venuta un’estrema voglia di rivivere l’esperienza con te…hai capito, no?”
Claudia:”Ah, ahah, ora capisco! Mi fa piacere e sai che io non avrei problemi.

Devo però chiedere a Luca, e poi ti faccio sapere, va bene!?”
Io:”Ah, certo Luca, va bene, anzi se pensi che non sia il caso lasciamo stare…”
Claudia:”Ma no scemo, ti scrivo più tardi, ciao!”

Luca cazzo! Non avevo minimamente considerato che la ragazza avesse intenzione di chiedere il permesso al fidanzato, non dopo le scopate fatte in Sardegna.
Rimasi in attesa con l’uccello in mano, perennemente eccitato, sperando in una risposta positiva da parte dell’amico.

Dieci minuti più tardi arrivò un sms da parte di Claudia: “Luca è d’accordo, vieni domani mattina alle 10. 00, buonanotte :*”.
Mi feci una doccia ghiacciata per sbollire la voglia, ma con scarsi risultati. Dormire non fu affatto facile quella notte.

Mi presentai alle 10 in punto alla porta di Claudia, voglioso ma allo stesso tempo imbarazzato per la situazione quasi assurda.

Claudia:”Buongiorno!” Mi sorrise aprendo l’uscio e ricambiai il saluto con piacere vedendo quelle sue guance paffutelle ma soprattutto notando che era nuda, tranne per il sottile perizoma nero, proprio come nella foto.

Mi fece entrare ed accomodare sul divano, si sedette vicino a me con le tette che sobbalzavano felici.

Claudia:”Come stai? Sai che mi sei mancato parecchio?” Mi chiese mentre afferrava i lembi della maglietta e me la toglieva.
Io:”Ah bene bene ora che sono qui e ti vedo! Cavolo che accoglienza calorosa” Risi.
Claudia:”Sai, aspettavo proprio una tua chiamata, non ho mai dimenticato i vari giochi fatti da noi quattro” Si mise di fronte a me e prendendo l’elastico degli shorts mi tolse tutto, mutande comprese.

Io:”Cazzo, si, anche io non faccio altro che ripensarci, sei bellissima” Il cazzo svettava tra le mie gambe.

Claudia tornò al mio fianco e lo prese in mano, guardandomi negli occhi, era felice e soddisfatta. Osservava il movimento della mano sull’asta che lentamente scivolava prima su e poi giù. Ero già in paradiso: quella bellissima ragazza, così porca, con quel seno eccezionale che mi masturbava lentamente e la voglia cresceva.

“E così vuoi farti la mia ragazza senza invitarmi, pezzo di merda!” Una voce aspra stracciò il silenzio e l’eccitazione del momento.

Luca era entrato in salotto, completamente nudo con l’uccellone che si muoveva moscio tra le gambe ad ogni passo; sedette sulla poltrona vicino a noi e rimase a guardarmi serio.

Io:”Oh, ciao Luca, ah beh, pensavo tu fossi d’accordo!” Guardai Claudia e poi Luca e poi ancora Claudia, preoccupato e stupito.
Luca:”Sono d’accordo infatti, ma noi abbiamo deciso di voler divertirci entrambi con te!” Un largo sorriso si dipinse sul volto dell’amico, a scoprire i denti bianchi.

Io:”Cazzo si, sarebbe fantastico!” Risposi titubante ma sollevato dalla svolta.
Luca:”Ti sei già dimenticato della doccia in Sardegna? Pensavamo di divertirci con te ma a modo nostro!”
Io:”Direi di no, non potrei mai dimenticare tutto quello che è successo in vacanza! Beh a me sta bene, so che mi farete divertire parecchio!” Ero contento.
Luca:”Fantastico! Vedi quell’oggetto a terra, là in fondo? Ti ci devi sedere sopra!”

Indicava il pavimento, in un angolo della stanza: un grosso dildo era eretto al centro di una mattonella, attaccato con una ventosa.

Lo guardai preoccupato. Luca si alzò e si avvicinò, sussurrandomi all’orecchio: “Non preoccuparti, ti diamo una mano noi, mettiti a pecorina”.
Subito ascoltai il consiglio dell’amico e mi misi a quattro zampe sul divano, lui si sedette proprio di fronte a me, impugnando il pene mezzo duro e facendomi cenno di avvicinare il viso.
Gli sorrisi divertito dalla situazione ed aprii la bocca per accogliere lo stupendo arnese; in tre secondi di leccate sulla cappella ed era completamente eretto, morbido e succoso sul palato, duro nella sua interezza e forte, carico di erotica tensione, profumava di limone.

Nel frattempo sentivo Claudia muoversi dietro di me, accucciato come’ero immaginavo già cosa stava per farmi. Sentii un rivolo freddo scivolarmi tra le chiappe e subito dopo due dita che mi accarezzavano la rosellina scura e rilassata.

Affondai il viso nelle grosse palle di Luca, completamente prive di peli e leccai tutto, le presi in bocca prima una poi l’altra, succhiando lievemente. Erano grosse, pesanti, piene di bianchissimo sperma caldo.

Di colpo avertii un dito della ragazza farsi strada dentro di me, piano piano, fino in fondo, per poi tornare fuori, e poi ancora dentro lentamente. Inebriato dalla sensazione ripresi tra le labbra il cazzo durissimo e iniziai un pompino vero e proprio, cercando di far provare più piacere possibile a Luca che oramai ansimava voglioso.
Ed ecco il vuoto nel mio sfintere, lubrificato a dovere, subito riempito da qualcosa di freddo, metallico ma di misure accettabili, che senza fretta si insinuava dentro di me provocandomi un estremo godimento.

Claudia ci sapeva fare col mio culo; con il dildo procedeva alla penetrazione, aumentando progressivamente la velocità.
Il cazzo mi scivolava tra le fauci rapido, il ragazzo mi aveva preso per la testa ed iniziato a scopare quasi violentemente facendomi sbattere i coglioni sul mento su cui colavano fiumi di saliva che non riuscivo a contenere. Lo sentivo contrarsi sulla lingua, era giunto il momento. Mi colpì in gola potente, irrefrenabile, uno schizzo, poi un altro e non si fermava nel scoparmi.

Lo sentivo dolce e salato, aspro e amaro e fino a che l’ultima goccia non fu spruzzata nella mia cavità orale, l’uccello non uscì. Luca mi chiuse le labbra subito dopo divertito, guardandomi negli occhi e soddisfatto per l’abbondante sborrata. Ero pieno di sperma ma non ci pensai due volte e mandai giù tutto, troppo eccitato da quello che mi stavano facendo. Tra le gambe la mia voglia era palese.

Claudia estrasse definitivamente il dildo e mi fece alzare in piedi, ancora scombussolato.

Mi afferrò per la nuca e mi baciò con passione, ficcandomi la lingua in bocca. Risposi appassionatamente palpandole il culo perfetto, così sodo e morbido allo stesso tempo.

Claudia:”Adesso sei pronto. ” Disse seria, indicando il grosso dildo a terra. Non vedevo l’ora di provarlo!
Claudia mi accompagnò ancheggiando verso l’angolo della stanza, prendendomi per mano come una valletta di un programma tv. Era bellissima, i seni che dondolavano liberi ad ogni suo passo ed il mio uccello li imitava sballottato tra le gambe, perennemente in tiro.

Mi avvicinai al grosso cazzo di plastica saldamente piantato a terra e un certo timore si fece strada nella mia mente. Non avevo mai preso nulla di simile, saranno stati 18 cm di lunghezza e 14 di circonferenza.

Claudia:”Sei pronto tesoro?”

Disse toccandomi un gluteo e osservando la mia espressione preoccupata.

Io:”Non proprio…”

Prese il lubrificante e ne versò in abbondanza sul fallo e poi con la mano direttamente sul mio orifizio, ancora aperto dopo il trattamento a pecorina.

Luca:”Forza, siediti sopra. Se riesci a godere e a eiaculare usando solamente quello, potrai scoparti il culetto di Claudia”

Wow. Anale con quella ragazza stupenda. Lo volevo. Il membro, sentendo quelle parole, ebbe un sussulto. Per rendere ancora più concreta la proposta, l’amica si girò di spalle chinandosi e aprendo le chiappe formose. La sua rosellina saltò fuori allegra, contraendosi e facendomi eccitare all’inverosimile.

Mi abbassai avvicinando il culo all’arnese.

Con lentezza inserii la cappella, enorme, mi fece male per un attimo. Calai leggermente, ormai inginocchiato a prendere quel cazzo finto in culo, come una vera puttana. Sentivo le venature e la circonferenza che aumentava leggermente. Piano piano e senza fermarmi, con un po’ di dolore, riuscii a infilarlo tutto, fino alla radice.
Mi bloccai così, a cazzo duro e ritto, con un dildo piantato dentro, ed osservai i miei spettatori.

Lei era di lato a me e osservava attentamente il mio culo, quasi meravigliata che fossi riuscito a sedermici sopra.

Luca invece, sulla poltrona di fronte, mi guardava contento toccandosi con piacere.
Cominciai a muovermi su quel coso, sentendolo scivolare abilmente grazie al gel abbondante. Tutte le irregolarità plastiche riuscivo a captarle sull’ano godendo della sensazione.
Aumentai la velocita, facendo forza sulle ginocchia a terra e muovendo su e giù il bacino. Mi stava piacendo sempre di più. Il mio pene però invece che restare dritto e eretto si ammosciò, ma il piacere continuò a pervadermi intensamente.

Non sapevo se sarei riuscito a venire con quel sistema, ma se prima la cosa mi sembrava difficile, ora la credevo più fattibile.
Le chiappe saltavano sul quel dildo sempre più frenetiche, lo sentivo penetrante nelle pareti dell’intestino e stavo godendo come mai avrei immaginato.

Improvvisamente venni distratto dalla coppia che in un cenno d’assenso si posizionarono davanti a me, ad un metro di distanza, lei a 90 e lui dietro.

Mi guardavano con attenzione mentre scopavano, i loro occhi lussuriosi passavano dal mio viso al mio pene mollo saltellante al fallo che spariva in me.

La grossa cappella mi stimolava all’interno, provocando brividi incontrollabili di pura goduria.
Claudia gemeva sotto i colpi del fidanzato, e inconsciamente ero io a godere del cazzo di Luca. Mi immedesimai nella ragazza, sentendo esattamente ogni spinta nel mio sfintere, sempre più largo, sempre più affamato.

Un bellissimo uccello di carne, lo stupendo arnese del mio amico mi stava fottendo, lo sentivo dentro pulsante, pronto a sborrarmi in culo.
I gemiti della giovane divennero i miei, lei che mi guardava boccheggiando e chiedendo di essere scopata ancora più forte, ancora più veloce.
Lui pure mi guardava, tronfio, i muscoli tesi del petto e delle braccia, impegnati nell’amplesso, e il pene che entrava ed usciva senza sosta, irrefrenabile come un pistone.

Mi sentii strano…sentivo l’avvicinarsi del culmine del piacere, ma contemporaneamente una sensazione diversa, mai provata prima. L’istinto, o forse il desiderio, mi consigliarono di proseguire e lasciarmi andare alla lussuria.

Aumentai ulteriormente la velocità e la forza con cui mi lasciavo cadere su quel pezzo di plastica, ed eccolo, improvviso, un orgasmo devastante.
Il cazzo moscio cominciò a buttar fuori sperma, seme liquido che uscì rapidamente, e il piacere mi pervase.

Emettei senza accorgermene un verso gutturale, mi si spalancarono gli occhi ed aprii la bocca. Non riuscivo a respirare. Ogni mia cellula era impegnata ad assaporare la goduria.

Dopo non so quanto tempo mi accasciai a terra, distrutto. Respiravo affannosamente per recuperare in fretta l’ossigeno smarrito e non riuscivo ad aprire gli occhi.
La voglia, il desiderio, la passione, erano spariti, sparsi sul pavimento col mio seme.
Si fece strada dentro di me la vergogna.

Avevo goduto dal culo.

Alcune mani mi presero dalle ascelle e cercarono di sollevarmi. Sentii ancora dentro il dildo che premeva e faceva malissimo. Li aiutai e mi alzai piano, facendolo uscire completamente.
Luca e Claudia si sedettero con me sul divano, abbracciandomi.

Luca:”Ehi amico, stai bene? Sei stato fantastico!”
Claudia:”Mattia, ci hai fatto godere un sacco. Spero sia stato bello anche per te… e sai, la tua ricompensa ti aspetta” Mi baciò.

La vergogna scomparve. Mi ripresi completamente dopo qualche minuto, ringraziando la coppia per quell’esperienza incredibile che avevo appena vissuto grazie a loro.

Io:”Domani, venite a casa mia. Il tuo culetto me lo prendo volentieri”

Accettarono entusiasti. Prima di lasciarmi andare, a turno presero a baciarmi e a succhiarmi l’uccello, che però non accennava a risvegliarsi.

Al mare con una coppia di amici! 02

La mattina seguente mi svegliai lentamente, appesantito dal sonno. La luce del sole entrava da uno spiraglio della finestra e illuminava a malapena la stanza. Giulia non era a letto, ma la sentivo parlare e ridere nell’altra stanza. Guardai l’orario sul cellulare scoprendo che erano passate le 11.
Mi alzai lentamente e mi diressi verso gli amici. Stavo strofinando gli occhi quando mi affacciai alla loro porta, vedendo una scena tanto simpatica quanto strana: erano tutti e tre sul letto, completamente nudi, tranne per la mia ragazza che indossava un perizoma quasi invisibile; Luca era steso sul letto a pancia in su e con le gambe aperte; Claudia con il rasoio gli stava radendo i peli pubici e Giulia sosteneva il pene mezzo duro così che non intralciasse la rasatura.

Dissi ridendo e con voce arrocata:”Cosa cazzo state facendo?”

Allora si accorsero della mia presenza e scoppiarono a ridere.

Giulia:”Preparati che poi tocca a te, ti vogliamo tutto pulito e senza peli!”

Non mi ero mai depilato integralmente. Forse era una buona idea visto che ormai avevo peli ovunque che mi davano fastidio. Andai in cucina e preparando il caffè mi accorsi di essere nudo e di avere ancora l’alza bandiera mattutino.

Finita la colazione e dopo essere stato al bagno, tornai dagli altri e vidi un’altra scena eccitante. Questa volta Luca era a pecorina sul letto e Claudia lo stava depilando sul culo e tra le chiappe mentre Giulia continuava ad accarezzargli il cazzo, ormai duro, mungendolo. Non potei far a meno di notare quanto mi piacesse ora quel culo senza peli. Il pene mi si innalzò immediatamente.

Quando toccò a me, le ragazze si dimostrarono molto dolci e sensuali.

Giulia doveva tenere sempre in mano il mio palo di carne perchè sempre duro. Luca andò a farsi una doccia mentre la procedura su di me procedeva velocemente e senza intoppi. Dal petto al pube, dallo scroto ai polpacci, dalla schiena al culo, ogni pelo mi venne tolto di dosso.
Mi sentivo stranamente alleggerito e pulito, come mai mi ero sentito prima d’ora.

Anch’io feci una rapida doccia per togliermi ogni residuo di peluria.

Tornai in camera per cercare qualcosa da mettermi addosso quando sopraggiunse Luca.

Luca:”Non metterti niente dai, in casa possiamo stare comodi!”
Io:”Hai ragione…ma sicuro che non dia fastidio a te o a Claudia se giro nudo?”
Luca:”Ma no, tranquillo! Ah già, le ragazze sono andate al supermercato a comprare del cibo per fare da mangiare. Se hai bisogno di qualcosa chiamale ora così ti prendono quello che vuoi. ”
Io:”Va bene grazie, ma non mi serve nulla di particolare per adesso.


Luca:”Ok, ascolta ti propongo una cosa. ” Disse con aria maliziosa e mostrandomi i due piccoli plug che avevano messo la notte precedente le nostre ragazze. “Ti andrebbe di metterlo?”
Io:”Metterlo io?” Mi aveva spiazzato.
Luca:”Si, io e te. Sarà eccitante e divertente. Possiamo fare una gara se vuoi, chi lo tiene più a lungo vince. ”
Io:”Ah, divertente. E cosa si vince?”
Luca:”Mmm potremmo fare che chi lo tiene più a lungo si può scopare la morosa dell’altro!
Io:”Davvero? E saranno d’accordo le altre?”
Luca:”Credo proprio di si, insomma ormai stiamo facendo di tutto e di più insieme quindi non penso rifiuterebbero.

Comunque sia è meglio se glielo diciamo solo quando avremo finito la gara!”
Ero divertito e un po’ imbarazzato. Allo stesso tempo intrigato dal provare una nuova cosa:”Va bene, perfetto. Ma tu sei già abituato a tenerlo? Perchè altrimenti sei avvantaggiato!”
Luca:”Non l’ho mai tenuto per più di 10 minuti…si, sono in vantaggio rispetto a te perchè sono leggermente abituato alla cosa mentre tu non l’hai mai provato. Credo comunque che valga la pena di giocare, non pensi?”
Io:”Si, giochiamo.

L’amico si posizionò sul letto a pecorina e mi passò il lubrificante. In quella posa mi eccitava tantissimo vedere il suo culo e la sua rosellina perfetta, con sotto le palle gonfie ed il pene pendulo. Non resistetti ed appoggiai la lingua al suo buchetto, leccando profondamente. Era profumato e morbidissimo. I mugolii di piacere di Luca mi ridestarono.

Io:”Scusa, mi sono lasciato andare. ”
Luca:”Non preoccuparti, mi è piaciuto molto!

Spruzzai il lubrificante sull’ano, ora rilassato grazie alla mia lingua e lo massaggiai delicatamente con il pollice.

Cominciavo a sentire un certo desiderio nel culo, una voglia che mai prima avevo sentito. Feci scivolare dentro di lui il plug, con un colpo secco fu tutto dentro. Soddisfatto, il ragazzo si alzò e mi invitò a prendere il suo posto.
Speravo di non sentire troppo male ma ero rilassato e voglioso di provare. Mi misi a pecorina e subito dopo sentii le dita di Luca che mi stimolavano l’orifizio anale, lubrificate dal gel.

Mi stava piacendo. Inseriva lentamente la punta dell’indice per poi ritrarla, entrando un po’ di più la volta successiva. Stava lavorandomi il culo proprio come aveva fatto con Giulia. Dopo qualche minuto di piacere, inserì lentamente il plug. Quando fu tutto dentro di me, mi sentivo riempito ed appagato. Ora volevo vedere quanto sarei resistito con il dildo nell’intestino; sicuramente avrei fatto il possibile per vincere la gara, in modo da potermi scopare la formosa Claudia!
Le ragazze tornarono con la spesa e si misero subito ai fornelli.

Preparavano pasta al tonno con qualche contorno semplice. Luca ed io eravamo mezzi coricati sul divano, chiaramente nudi, guardando la tv. Le nostre donne non ci misero molto tempo a capire che portavamo saldamente piantati nel culo i plug anali e divertite si stupirono della nostra scelta.

Io:”Vogliamo vedere chi di noi due lo tiene più a lungo!” Spiegai.
Giulia:”E ti piace Mattia? Vero che è bello?” Mi disse maliziosamente.
Io:”Si mi piace!”

Infatti godevo nel sentire il dildo dentro di me, anche se dopo una mezz’oretta di tempo cominciava a darmi leggero fastidio.

Volevo assolutamente farmi Claudia perciò avevo intenzione di resistere il più possibile.

Finito di mangiare ci preparammo per andare in spiaggia, erano già le due del pomeriggio! Luca guidò per la solita stradina impervia, stretta e piena di curve. Ci alternavamo solo io e lui al volante, le fanciulle erano capaci di guidare ma molto maldestre, come si dice delle maggior parte delle donne. Luca era un guidatore tranquillo, poche volte correva, il tipo ideale per quel genere di strade.

Raggiungemmo la spiaggia del giorno precedente e dopo aver piantato gli ombrelloni ci stendemmo a prendere il sole. Le ragazze in topless, mostravano orgogliose le loro tette ricevendo, di tanto in tanto, commenti sussurrati dagli uomini che passavano vicino. Luca ed io portavamo slippini aderenti.

Dopo un’ora e dopo due birre, il plug mi faceva quasi male. Dovevo resistere.
In acqua giocammo a pallavolo ed oltre alla palla, volavano palpate a destra e a manca.

Toccavo tette e culi delle donne e a volte anche le chiappe di Luca. Cosi facevano pure gli altri, in un movimento di mani confuso. Il mio pacco era massaggiato a turno dalle due fanciulle quando cercavano di prendermi il pallone: erezione perenne inevitabile.

Usciti dall’acqua entrambi noi maschietti avevamo i cazzi in tiro, che quasi uscivano dagli slip. Le altre si divertivano e ci prendevano in giro.
Ad un tratto Luca disse:”Mattia, hai vinto, lo devo togliere perchè mi sta facendo un male cane!”

Infilò una mano nelle mutande e piano estrasse il dildo con estrema compiacenza.

Quasi non ci credevo, avevo vinto la sfida! Subito tirai fuori il mio plug, stremato dalla sua presenza dentro di me.

Io:”Ora ragazze vi sveliamo il premio che avevamo fissato per chi vinceva la sfida!” Dissi contento.
Luca:”Chi vince si scopa la ragazza dell’altro. ” Pronunciò queste parole a malincuore.
Giulia:”Che cosa!?” Sorpresa.
Claudia:”Quindi dovrei scopare con Mattia!” La donna sembrava molto interessata.
Io:”Cosa ne pensate? Ovviamente solo se tu, Giulia, mi dai il permesso.

Anche Claudia deve essere d’accordo. ”

Seguì un attimo di silenzio, ci guardavamo negli occhi tutti e quattro, sorridendo.

Giulia:”Ci sto. Hai vinto quindi è giusto che ti prenda il tuo premio. Però vorrei essere presente per assistere. ”
Claudia:”Anche per me va bene! Se Luca sarà al mio fianco, sarà divertente per tutti!”

La giornata aveva preso una piega molto favorevole. Mi venne un’idea.

Io:”Che ne dite se lo facciamo in una spiaggia? Non vorrei creare falsi illusioni, ma magari qui vicino c’è ne una non frequentata.

Chiedo a quel ragazzo. ”
Claudia:”Daii, sarebbe fantastico!”

Mi avvicinai ad un giovane sui 25 anni e gli chiesi chiaramente se nei dintorni ci fosse una spiaggia deserta, in cui poter fare cose sconcie.

Lui:”A due chilometri da qui, andando verso sud seguendo la riva del mare, c’è un posto come quello che stai cercando. Ci si arriva solamente a piedi quindi ti conviene lasciare qui l’auto. Quel luogo sarà al massimo di quindici metri quadrati, circondato dagli scogli, non ti vede nessuno.

E’ spesso frequentato poichè è l’ideale per chi fa sesso in spiaggia e lo conoscono in molti. Solitamente vi entra solo una coppia alla volta per lasciare l’intimità. Non so il motivo ma esiste questa regola non scritta: se trovi un indumento davanti al passaggio tra gli scogli, per accedere alla spiaggetta, devi attendere finchè quelle persone non hanno finito. Poi quando entri tu, lasci una maglietta o un costume nello stesso posto, così nessuno ti disturba.

Però fai attenzione con l’alta marea perchè potrebbe anche diventare pericoloso. ”

Salutai il nuovo prezioso amico e andai subito a riferire queste notizie sorprendenti agli altri.
Come mi aspettavo, non persero tempo e accettarono la nuova meta. Stipammo gli ombrelloni in macchina, per poi incamminarci cantando verso sud, con qualche telo in spalla e l’acqua del mare che ci lambiva i piedi.

Dopo dieci minuti di passeggio la spiaggia finì e ci inoltrammo in un boschetto di bassi arbusti e pochi alberi; più proseguivamo seguendo la costa e più la vegetazione si infittiva.

Dopo un altro quarto d’ora di cammino trovammo il nostro covo. Era impossibile sbagliare poichè gli scogli interrompevano la riva e si allungavano per una ventina di metri verso il mare. Girammo attorno a quella specie di anello di roccia per cercarne l’entrata. Quest’ultima non si vedeva perchè coperta da folti cespugli, ma ben legato ad uno di essi vedemmo un reggiseno. Da quel particolare capimmo sia dove si trovasse l’entrata, sia che la spiaggia oltre gli scogli era occupata.

Non potemmo far altro che allontanarci di una cinquantina di metri e restare ad attendere.
Per fortuna dopo una dozzina di minuti vedemmo uscire una coppia di mezza età. La signora recuperò il reggiseno e se ne andarono. Contenti e eccitati corremmo agli scogli. Mi tolsi il costume e lo incastrai nel cespuglio in modo che fosse ben visibile, mi abbassai ed entrai nell’antro segreto.
Quello che vidi non era esattamente come me lo ero immaginato, ma una semplice piccola spiaggia attorniata da alti scogli.

Una parte era all’ombra mentre un’altra al sole. Posizionammo i teli coprendo una vasta area. Ci sedemmo. Io e Claudia ci guardammo intensamente. Era il nostro momento.

Le saltai addosso voglioso, prendendole la testa con una mano, baciandola. Con l’altra mano le sfilavo la parte inferiore del costume, l’unico pezzo rimasto. La sua bocca era dolce e la sua lingua si muoveva moltissimo. La ragazza era molto vogliosa, come me, eccitata ed ansimante.

Toccai la sua figa umida e cominciai a masturbarla con due dita, infilandole in modo deciso. Il mio cazzo scivolava tra le due mani duro e teso.
Passai a baciarle i seni, mordendo i capezzoli e succhiando tutto quello che le mie labbra trovavano. La fanciulla gemeva ingorda, premendomi la testa sulla mammella che stavo baciando.

Lussurioso mi alzai in piedi, invitandola a prendere il bocca il membro. Non esitò, posizionandosi sotto di me ed aprendo bene le fauci affamate.

Il cazzo entrò quasi tutto nella sua gola, lo faceva scivolare rapido dentro e fuori e in un attimo fui ricoperto di saliva. Mi guardava dritto negli occhi mentre mi faceva godere. Era bravissima, succhiava l’asta e la cappella senza fermarsi un attimo. Ogni tanto scendeva con la bocca a leccare e ciucciare le palle continuando a masturbarmi il cazzo.

Guardai gli altri. Erano nudi vicino a noi, ci osservavano ammirati e rapiti, mentre si masturbavo a vicenda.

Giulia teneva in mano il grosso cazzo di Luca e gli regalava una lenta ma profonda sega. Lui invece lavorava freneticamente con due o tre dita dentro di lei, forse anche mettendogliene uno nel culo. Stavano godendo con noi.

Mi accorsi di essere quasi al limite. Non sono mai stato uno che dura tanto, purtroppo. Interruppi Claudia dall’ottimo pompino che mi stava facendo, per metterla a pecora sul telo. Andai dietro di lei e con il membro le accarezzai la passera, dal clitoride alla vagina, per poi entrare con un colpo secco.

Lei urlò di piacere. Cominciai a pompare con decisione, aiutandomi con le mani sui suoi fianchi. La figa era stretta al punto giusto e soprattutto cremosa, stracolma di umori, tanto che li sentivo scendere sulle gambe ad ogni affondo.
Le piantavo dentro il cazzo senza fermarmi; le tiravo qualche sonoro schiaffo sul suo bel culo tondo; mi aggrappavo alle sue tettone stringendole. Il ritmo aumentava ancora, i suoi gemiti pure. Quando le strizzai un capezzolo e nello stesso momento infilai il pollice dell’altra mano nel suo ano intriso di liquidi, lei venne in un orgasmo incredibilmente potente.

Pigiavo ancora il pisello nella sua caverna bollente per tutto il tempo in cui urlava il suo godimento.

Dopo quasi un minuto di piacere, uscii da lei che spossata si ricompose soddisfatta. Mi prese il cazzo e cominciò a menarlo velocemente. Mi bastarono pochi attimi per venire e riempirle le tette di sborra. Godetti incredibilmente, euforico per la scopata fantastica appena compiuta scaricai tutto me stesso su di lei.

Quando sentii gli altri due urlare, li vidi godere insieme.

Luca schizzava ovunque il suo seme grazie alla sega fatta da Giulia che aveva occhi chiusi e testa all’indietro, gemeva per i ditalini dell’amico. Appena si ripresero, si avvicinarono a Claudia e presero a leccarle un seno ciascuno, succhiando tutto il mio succo.

Un rapido bagno in mare ci permise di darci una pulita. Abbandonammo quell’angolo di paradiso con dispiacere. Stavamo lasciando un luogo che oramai era nostro, nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Un altro giorno in spiaggia si concludeva, stanchi ma estremamente soddisfatti e felici ci incamminammo verso casa.
La serata prometteva bene. Ordinammo delle pizze e ce le gustammo bevendo dell’ottima birra danese, densa, rossa e amara al punto giusto. Alle ventidue i nostri programmi per la notte furono spazzati via da un temporale insistente. Dovevamo visitare qualche nuovo locale, un pub ed una discoteca all’aperto, ma ci trovammo a dover restare chiusi in casa a guardare la televisione.

Non faceva freddo, ma tenevamo i termosifoni accesi per poter rimanere nudi. Era ormai diventata una necessità, una libertà che dovevamo concederci tra noi, nel nostro appartamento, sempre!

Le birre e le partite a briscola proseguivano, come gli show sullo schermo. Eravamo annoiati, privi di quella scintilla che animava l’atmosfera. Verso mezzanotte Giulia disse che sarebbe andata in camera a leggere uno di quei suoi libri sdolcinati. Luca volle farsi la doccia.
Io e Claudia continuammo a giocare a carte per un po’ ma dopo l’ennesima partita rinunciammo.

Le presi la mano dolcemente e le dissi:”Dimmi la verità, ti è piaciuto oggi?”
Claudia:”Sai già la risposta. ” Sorrise.
Io:”Voglio sentirmelo dire!”
Claudia:”Mattia..certo che mi è piaciuto! Sei uno stallone!”
Io:”Hahaha, ti ringrazio! E’ stato bellissimo davvero e poi fai dei pompini fantastici. ”
Claudia:” Chissà magari potremmo rifarlo, anche quando torneremo a Milano. ”
Io:”Mi piacerebbe molto. ”

Detto questo, sentimmo dalla camera da letto arrivare dei gemiti, chiaramente appartenenti a Giulia.

Claudia mi guardò curiosa, ci alzammo insieme e ci dirigemmo nell’altra stanza.
L’abat joure dava una calda e soffusa atmosfera alla sala: Luca era steso sul letto, ancora bagnato dopo essersi lavato; sulla sua faccia era inginocchiata la mia ragazza, si stava muovendo ritmicamente e stringeva i seni con le mani. Dal quello che vedevo capii che Luca era un ottimo leccatore di figa, stava facendo impazzire quella donna solamente con qualche rapido tocco di lingua sul clitoride.

Claudia salì sul materasso e si avvicinò a Giulia, cominciò a palparle il culo ed il seno mentre le baciava il collo con passione. L’arrivo dell’amica aumentò il piacere provato dalla fanciulla che ora ansimava pesantemente.

Mi accorsi di come Luca fosse eccitato, il suo randello si stendeva durissimo e teso in cerca di qualcuno che potesse dargli sollievo. Le due lesbiche però erano impegnate tra loro. Non persi tempo e mi sedetti sul letto tra le sue gambe aperte.

Avvicinai lentamente la mano al cazzo in tiro, toccandolo prima con i polpastrelli. Le vene in rilievo sembravano scoppiare, la cappella era tirata al limite. Lo impugnai con decisione. Il ragazzo grugnì la sua approvazione. Sentirlo nella mano così forte e tenace, mi eccitò all’inverosimile; iniziai a fargli una sega, facendo scivolare le dita dalle palle alla cappella. Era grosso e lungo, più del mio. Mi sembrava fantastico avere a disposizione un arnese di quell’ottima qualità, possente, energico e terribilmente mascolino.

I testicoli andavano su e giù insieme alla mia mano, sbattevano sul materasso colmi di dolce nettare.
Avvicinai la lingua alla cappella violacea: era calda. Passai tutta l’asta e leccai tutto, fino alle palle. Lo scroto era morbidissimo. La masturbazione continuava e lappavo le dolci ghiandole genitali, le succhiavo piano, le prendevo in bocca ed assaporavo sul palato, lisce ed invitanti.
Mi scostai poi, per prendere in bocca l’arnese. Lo infilai in gola fino a metà, per poi farlo uscire e riprenderlo dentro.

Era il primo pompino che facevo, ma scoprii di amare moltissimo quella pratica. La grossa cappella pulsava sotto i colpi della mia lingua, era succosa, tesa e sensibile. Giocherellavo con le dita sullo scroto, andando ad accarezzare anche il buchetto. Presi a succhiare il glande con passione, mi piaceva un sacco tenere il bocca quel pezzo di carne durissimo. Luca godeva e boccheggiando mi faceva capire quanto gli piacesse il sesso orale che stavo fornendo.

Intento nel mio lavoro non mi accorsi che Claudia aveva abbandonato la postazione per piazzarsi dietro di me, che abbassato a succhiare il pene, tendevo il culo verso l’alto. La ragazza mi accarezzò le chiappe pelate palpandomi, mentre con una mano afferrò il mio cazzo rigido e portandolo verso di se, iniziò una sega liberatoria. Appoggiò la lingua al mio ano voglioso ed iniziò a leccarmi profondamente; nel frattempo mungeva il bastone con perizia.

Sentire la lingua della fanciulla lavorare sull’orifizio mi portò all’estasi. Mai avrei creduto di poter provare tanto piacere in quel punto; contraevo i muscoli ad ogni passaggio di lingua, eccitato oltre ogni limite, la risucchiavo dentro di me.

Abbandonai il pompino per impegnare la bocca nel succhiare i testicoli, mentre la mia mano procedeva furiosa la sua corsa sul quel cazzo enorme e stupendo. Masturbarlo era un privilegio, mi sentivo al settimo cielo.

All’improvviso lo sentii contrarsi tra le dita e subito dopo eruttò una valanga di sperma bollente che mi finì soprattutto in faccia. Mentre spremevo il poderoso cilindro, mi precipitai a raccogliere tutta la sborra con la bocca, leccando e succhiando pube, cosce e cazzo.

Giulia venne subito dopo, finalmente. Luca era riuscito a far godere quella cagna in calore, che urlò profondamente il suo desiderio coprendo di umori il muso del ragazzo.

Sentirla gemere mi permise di lasciarmi andare. La lingua sul mio culo non si fermava mai e mi regalava momenti intensi. Claudia masturbò il mio pene allo stremo, fino a che pure io scoppiai il mio seme. Uno schizzo. Due. Tre. Quattro. Cinque. Riempii il materasso sotto di me bagnandolo, ma godendo come un pazzo. Gemetti forte durante l’orgasmo, liberato ed esaltato da esso.

Appagati e soddisfatti ci riprendemmo lentamente, per poi abbracciarci insieme, con amore.

Luca:”Cazzo Mattia, mi hai fatto un pompino coi fiocchi!”
Sorrisi contento e dissi:”Grazie Claudia, mi hai fatto vedere le stelle!” Accarezzandola in viso.
Giulia:”Complimenti Luca, hai una lingua di fuoco! Non avevo mai avuto un orgasmo del genere!”

La povera Claudia però era ancora vogliosa. Ci chiese gentilmente di occuparci di lei. Giulia si stese a pancia in su sul materasso, Claudia sopra di lei a 69 per ricevere sesso orale dall’amica.

Io infilai il cazzo moscio tra le fauci di Claudia che lo accolse volentieri, mentre Luca glielo piantava nell’utero. Eravamo tutti a disposizione, lavorando ad un unico scopo: farla impazzire di piacere.

La mia donna succhiava il clitoride con passione e trasporto, infondendole un continuo ed inesorabile benessere, ma subendo continuamente colpi sul naso dai testicoli di Luca. Quest’ultimo la scopava ferocemente, scivolando dentro e fuori dalla sua fica bollente per farla godere al massimo livello.

Io intanto avevo tra le mani la testa di Claudia, muovevo il bacino avanti e indietro facendo scomparire il cazzo tra le sue labbra. Il pene mi tornò duro in pochi secondi vedendo la donna che mi fissava negli occhi, eccitata e vogliosa, ma sottomessa da due giovani contemporaneamente. Le ficcavo il palo fino in gola, tanto che con le labbra arrivava a toccarmi il pube. Lacrime sottili presero a scendere dai sui occhi marroni a causa della mia presenza in lei, ma non mi fermai per un solo attimo poichè sapevo che la stavo facendo godere come una cagna.

Pochi minuti di quel rude trattamento permisero alla fanciulla di esplodere: le tremavano convulsamente le gambe e urlava come poteva, nonostante il mio cazzo continuasse a scoparla. Chiuse gli occhi e si abbandonò alla lussuria.

Claudia si riprese del tutto solo dopo qualche minuto e ci ringraziò tutti per l’orgasmo ed il piacere che le avevamo fatto provare. Fui soddisfatto per il mio lavoro, d’altra parte a volte, una donna gode davvero se viene trattata come una troia.

Quella notte dormimmo tutti sullo stesso letto, vicini, entusiasti per la serata emozionante appena passata. Avevo provato nuove esperienze e scoperto nuovi piaceri, mi sentivo assolutamente appagato, in paradiso.
Il mattino seguente fummo svegliati da un tuono spaventoso. Erano già le dieci, ma nessuno si era alzato prima, eravamo troppo stanchi dalle fatiche della serata.
Il temporale che impazzava sopra le nostre teste dichiarava la solita sentenza: dovevamo rimanere chiusi in casa.

Ci trascinammo lentamente in cucina e assonnati facemmo colazione.
Le ragazze avevano indossato due perizomini blu, uguali, che le rendevano ancora più sexy. I loro culetti ballavano in giro per la casa, mantenendo l’erezione mattutina sia per me che per Luca. Il latte freddo ci risvegliò un po’ dal torpore.

Andai in bagno ed entrai in doccia. L’acqua calda era un piacere sulla pelle, rilassava i muscoli e rassodava la pelle.

Mi insaponai a lungo, beandomi del benessere provocato dal sapone sui pori.
Quando decisi di spegnere l’acqua, Luca si precipitò nel bagno.

Luca:”Aspetta dai, vengo anche io!” Sorridendo.

Aprì l’anta della doccia ed entrò sotto il caldissimo getto. La doccia era davvero piccola, perciò i nostri corpi erano vicinissimi. Uno di fronte all’altro ci guardavamo compiaciuti. Mi piaceva il suo corpo. Più basso di me era dotato di massa muscolare soda ed elastica.

Gli addominali soprattutto attiravano la mia attenzione: non troppo esposti, ma abbastanza in rilievo da poter mangiarli con gli occhi.

Si avvicinò a me ancora di più e le nostre labbra si incontrarono. Le lingue danzavano tra noi, scambiandosi effusioni. Con una mano gli palpavo il culo e con l’altra accarezzavo la sua pancia muscolosa. Lui invece mi prese la testa per baciarmi con una passione estremamente erotica. I nostri falli si alzarono insieme e si incrociarono come lame duellanti.

Gli stimolavo il buchetto con dolcezza, lasciandomi trasportare dal bacio. L’acqua calda si infrangeva su di noi, lubrificando i nostri corpi bollenti di passione.

Luca si staccò da me e mi guardò negli occhi sorridendo:”Devo ringraziarti per quello che hai fatto ieri sera. ”

Si abbassò inginocchiandosi di fronte a me, afferrò il mio sesso e se lo portò alla bocca. Gemetti. La sua bocca era calda e morbida, il pene scivolava facilmente dentro di essa e godevo di ogni suo tocco di lingua.

Mi abbandonai al piacere appoggiandomi al muro, chiusi gli occhi e smisi di pensare. Volevo godermi quel magico momento, volevo ascoltare tutti i miei sensi. Sentivo il rumore dell’acqua che perennemente sprizzava dalla doccia, sentivo lo schiocco ritmico prodotto dal mio cazzo che entrava ed usciva dalla gola dell’amico. Percepivo il calore sulle spalle e sul busto, mentre dal pube mi arrivavano stimoli di piacere intensi.

Il ragazzo si alzò, contento per il lavoro svolto e mi chiese una cosa inaspettata:”Per favore, inculami.

Voglio sentirti dentro di me. ”

Rimasi un attimo spiazzato.

Fino ad allora avevamo giocato con mani e bocche, con cazzi e culi, ma non credevo che avrei affrontato così apertamente il sesso anale con Luca. Quando assimilai l’informazione, capii che non mi sarebbe dispiaciuto affatto scoparlo. Sarebbe stato il mio primo ragazzo.

Presi il sapone e lo portai al culo dell’amico che prontamente si girò dandomi le spalle e chinandosi in avanti.

Massaggiai per bene il buchetto, ora rilassato e voglioso, pronto per ricevermi. Il mio pene era di marmo al solo pensiero di entrare in lui. Lo appoggiai all’ano e lentamente lo spinsi dentro. Luca mi veniva incontro con il bacino, smanioso, gemeva ogni qual volta mi sentiva avanzare. Il buco era strettissimo, ma con calma e insistenza riuscii a scivolare per intero nella cavità. Quando il mio pube arrivò a toccargli il culo, il ragazzo urlò di piacere.

Iniziai a pompare dentro di lui lentamente, godendomi il momento, le pareti intestinali mi provocavano impulsi fantastici. Il pene moscio e lo scroto sbattevano qua e la seguendo la mia danza.
Quando ci presi davvero gusto, afferrai Luca per una spalla ed un fianco, aumentando la velocità e la forza delle spinte. Volevo spaccargli il culo, godere dentro lui e riempirlo di sborra calda. Non sapevo se l’avesse già preso da un uomo, ma era mia intenzione fare in modo che quell’inculata gli rimasse ben impressa nella mente come un momento di goduria assoluta.

Il giovane infatti ansimava, boccheggiava, gemeva ad alta voce.

Abbandonai la presa sulla spalla per rifilargli uno schiaffo feroce sulla chiappa, poi mi abbassai per cercare il suo fallo. Quando lo trovai mezzo eretto, lo strinsi forte insieme ai testicoli, non per fargli male ma per elevare il suo piacere.

Ero al limite. Mani a stringere i fianchi e via, galoppata finale. Quella caverna bollente mi stava facendo impazzire. Spinsi più forte che potei fino a quando arrivò l’orgasmo.

Una tempesta lussuriosa si infranse su di me, nella mia testa. Urlai il mio desiderio mentre una gran quantità di sperma riempiva il culo a Luca, anche lui errante di piacere. Pompai fino a quando l’ultima goccia fuoriuscì da me.

Ci staccammo e ci abbracciammo contenti, felici per tutto quello che stavamo vivendo. Un bacio sancì il nostro definitivo legame.