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Avventura tra negozio e piscina

Sospensori leopardati? Qui? All’Olympus!? Beh, io non ero d’accordo,, ma a qualcuno potevano piacere… “Sospensori leopardati fluorescenti… Raccomandatati dai dottori. ” Perché i dottori avrebbero dovuto raccomandare sospensori fluorescenti? Oh bene… scelsi la mia taglia e li sganciai dalla sbarra… Mi guardai intorno nel negozio e vidi che c’erano solamente sei persone, un cliente (io) e cinque del personale… il mio sguardo si spostò sul ragazzo alla cassa verso cui stavo andando. Era alto quasi un metro e novanta, biondo e di circa vent’anni.

Misi il mio acquisto sul banco, lui lo prese, mi rivolse un piccolo sorriso e poi disse: “Le dispiace aspettare un momento, signore, devo andare a controllare una cosa per questo articolo. “
Scomparve in una stanza sul retro, così decisi di dare un’occhiata al resto del personale. Era giovedì pomeriggio e non avevano meglio da fare che chiacchierare tra di loro. Due ragazzi, due ragazze, tutti in tenuta sportiva (ma cosa ci si aspetta in un negozio sportivo?) E non erano molto interessanti, piuttosto tradizionali, niente di eccentrico!
Il biondo ritornò con un sorriso sfacciato sulla faccia, prese una borsa da dietro il banco e ci inserì la shitola, fece una breve pausa che portò la mia attenzione al pezzo di carta sulla shitola dove lessi “Urgente.

” Ero confuso mentre lo guardavo e lui disse “Sono sei e novantanove, per favore signore. ” Misi un biglietto da 10 sul banco: “Grazie, signore, ecco il resto. Ritorni presto. “
Finì con un altro sorriso e c’era dell’ironia alla sua voce. Presi la borsa, il mio resto ed uscii gettando uno sguardo al resto del personale che non sembrava aver notato la mia presenza. Guardai l’orologio. 13 e 15. Ora di pranzo!
McDonalds era il mio prossimo scalo.

Preso il cibo, mi misi a cercare un posto tranquillo (non era difficile, c’erano solo quattro altri clienti, ed uno di loro era un ubriacone che stava quasi per essere buttato fuori…) e l’angolo più privato del posto. Ora, questo era difficile, avete mai provato a trovare un angolo privato da McDonalds che non sia il bagno? Quei luoghi sono progettati per farti sentire vulnerabile mentre mangi, se sei completamente solo. Trovai un posto quasi ideale: al piano superiore, nascosto dietro una pianta di plastica.

A quel punto cedetti alla curiosità, appoggiai il vassoio e presi la shitola dalla borsa di Olympus, l’aprii e ne uscirono tre cose: sospensori nero e rosa; un bigliettino piegato con la scritta “Urgente” e un pacchetto in carta rosa e nero. Misi giù sospensori e pacchetto e aprii il biglietto. C’era scritto:
Ciao!
puoi ritenermi maleducato a mettere una comunicazione nel pacchetto dei tuoi sospensori, in tal caso non leggere questa lettera.

Mettila nel bidone più vicino.
(Io lessi…)
Allora hai deciso di continuare a leggere. Hai appena acquistato un articolo molto interessante e stavo chiedendomi se ti piacerebbe provarlo… presto… e magari con un aiuto.
OK, se non ti va per favore non portare il biglietto al mio direttore. Sto rischiando il mio lavoro nella speranza che tu voglia incontrarmi. Penso che tu l’abbia comprato per attirare l’attenzione e mostrare i sospensori. Quindi, ritorna al negozio e vai al banco accessori (dove sono tutti i sospensori ed i proteggi caviglie), ti incontrerò là così potremo sistemare qualche cosa.

Carlo.
Dannazione! Avevo comprato quei sospensori per attirare l’attenzione. Finii rapidamente il mio pasto, poi andai (leggi “feci una volata”!) da Olympus. Entrai nel negozio e vidi delle famiglie che stavano facendo acquisti per i loro bambini. Ora c’erano sei commessi, Carlo mi vide e si avviò verso il banco degli accessori. Andai a raggiungerlo e decisi di fare ‘la prima mossa. ‘ “Ciao! Ho trovato il tuo biglietto. “
“Sì, um, non hai pensato… “
“No, mi piacerebbe incontrarti.

Dove? “
La sua faccia si accese, e mi fece pensare… forse non era così vecchio. Ora avrei detto circa diciannove anni … quindi solo un anno più di me… e aveva anche un bell’accento. Rispose: “Beh, che ne diresti del centro divertimenti?”
“Sì, va vene. Quando?”
“Io stacco alle due. Posso incontrarti fuori dal centro alle due… e cinque”, e poi, quando uno dei bambini si avvicinò: “No, mi spiace signore, non ne abbiamo verdi fluorescente, solo rosa fluorescente, ma ce ne sono di altro tipo.

” Sorrise di nuovo ed andò ad aiutare il bambino. Mentre uscivo gettai uno sguardo al mio orologio, erano le 13 e 49, così attraversai lentamente la città ed arrivai al centro alle due.
Carlo arrivò in perfetto orario, indossava pantaloni della tuta neri ed una maglietta Olympus bianca, aveva anche una grande borsa “Head” blu. Toccava a lui di avviare la conversazione. “Ciao, vedo che ci sei”, sorrise indicando il centro. “Andiamo a nuotare?”
“Sì, perché no.

” Risposi entusiasta.
Poi lui sorrise e disse: “A proposito, non conosco il tuo nome!”
Risi e risposi: “Gianni per Giovanni. “
“OK, Gianni per Giovanni, entriamo. “
Salimmo la scalinata ed entrammo. La donna dei biglietti ci guardò appena. “Sì…?”
“Uh, due, per per favore per il nuoto. “
“Due euro e trenta. “
“OK, ecco qui, grazie. “
Carlo prese i biglietti e la chiave dell’armadietto, io lo seguii nello spogliatoio.

Come spogliatoio era piuttosto normale: piastrelle bianche, panche di legno, l’odore dolce di sudore, niente di insolito, a parte l’assenza di cabine private. C’erano altre tre persone oltre a Carlo e me, ascoltando le loro conversazioni, scoprii che si chiamavano Davide, Andy ed Igor.
Dovevano avere sui 18 anni e piuttosto ben piantati. Davide era alto un metro e settantacinque, piuttosto pallido e portava slip tradizionali bianchi. Aveva anche capelli bagnati. Capii che avevano già nuotato… quindi le mie speranze di vedere uno di loro nudo erano finite, pensai.

Andy comunque aveva ancora il costume da bagno, Speedo ‘Bikini’ bianchi, molto affascinanti.
In quel momento mi resi conto di non avere costume e asciugamano. Ne parlai a Carlo, lui tirò fuori un paio di Bikini neri ed un asciugamano. “Dunque”, disse sorridendo (che magnifico sorriso!i). “È probabile che tu abbia bisogno di questi!” Mi girai per riportare la mia attenzione su Andy, lo vidi lasciar cadere il costume e girarsi verso il muro.

Bel culo… Carlo mi disse: “Vado in bagno. ”
Poi Igor. Wow! Era alto più di un metro e ottanta, leggermente abbronzato, e molto ben fatto. Era entrato da poco dopo essere stato sotto la doccia, quindi chiaramente era nudo. Era piuttosto peloso, aveva un corpo molto muscoloso ed un grande pene intonso. Mi sorrise, raccolse il suo asciugamano, si voltò e cominciò ad asciugarsi.
Dov’era Carlo? Decisi di andare a cercarlo e mi avviai verso il bagno dove lo vidi che stava pisciando, si voltò e mi sorrise.

Sentii improvvisamente una spinta ad orinare. Quando finimmo ritornammo nello spogliatoio ed andammo al nostro angolo.
Non c’era nessun altro nella stanza ed io mi rivolsi a Carlo. Lui slacciò i bottoni della sua maglietta, se la sfilò dalla testa e la mise nella sua borsa. Si sedette e si tolse sneakers e calze (anch’io decisi a quel punto di togliermi scarpe e calze). Lui aveva uno splendido torace liscio, con braccia muscolose ed un ombelico peloso.

Mise i pollici tra il suo corpo ed i pantaloni e li portò ai fianchi. Li spinse giù, ne uscì e li mise nella sua borsa. Si girò verso di me, indossava sospensori leopardati… ed era enorme! Rimase a gambe aperte di fronte a me e disse: “Cosa ne pensi?”
Mi abbassai e piantai un bacio sul suo ombelico… poi indietreggiai. Le sue gambe erano muscolose come il resto del suo corpo, ed erano anche lievemente pelose.

Si girò, aveva un culo molto bello. Leggermente abbronzato e molto liscio, io gli baciai la schiena.
“Tocca a te” Disse girandosi verso di me, evidentemente eretto. Io mi slacciai i bottoni della camicia, poi me la tolsi e mi misi di fronte a lui, ora indossavo solo i miei Levi 501, senza mutande. Lui aspettò. Lentamente sbottonai la patta e spinsi giù i jeans, ne uscii e lo fissai negli occhi.
Lui si inginocchiò, continuando a guardarmi, e baciò lentamente il mio pene, spingendo la lingua nel mio prepuzio, poi si alzò e si tolse i sospensori.

Era enorme! Mi inginocchiai e lo baciai allo stesso modo. “Abbiamo tutto il tempo dopo che abbiamo nuotato” disse e prese il suo costume da bagno. Io mi misi quello nero che mi aveva dato lui e me lo sistemai, non che fosse troppo piccolo, ero io molto grosso, grazie a lui.
Andammo ai nostri armadietti, mettemmo via la nostra roba, poi uscimmo nella piscina. Lui fece un tuffo in corsa perfetto (gambe e braccia diritte) e nuotò velocemente verso l’altro lato della piscina.

Io, invece, ero più interessato ai corpi che ci circondavano! Contai solo dodici persone, non inclusi i bagnini e Carlo (ed io): sette femmine e cinque maschi. Le donne erano in gruppo, dovevano avere circa 14 anni, ridevano scioccamente e si guardavano intorno. I maschi? C’erano tre uomini più anziani e due ragazzi di circa 14 anni che sembravano conoscere le ragazze del gruppo.

Carlo ed io passammo l’ora seguente nuotando uno vicino all’altro.

Ad un tratto lui mi prese, mi tirò giù il costume e me lo strofinò leggermente, mi rimise il costume e poi ricominciò da capo… nessuno vide. Vedemmo andarsene tutti quando risalimmo e c’era solo un “congresso di donne” che passarono il loro tempo a guardarci guastandoci il divertimento. C’erano anche tre fustacci ma sembravano particolarmente etero.

Quando ritornammo nello spogliatoio, Carlo bisbigliò “Bene, qui è dove comincia il divertimento! Corriamo nelle docce.

” Io mi affrettai ma Carlo non mi seguì: andò al suo armadietto e prese qualche cosa.
I tre ragazzi erano nelle docce, come ho detto erano dei bei fusti e sbirciando oltre il muro della doccia, vidi che si stavano tutti masturbando. Una vista molto bella, ma appena girai l’angolo con un’erezione, scomparvero… evidentemente erano timidi.

Carlo venne dietro di me e mi baciò la nuca, poi cominciò a massaggiarmi l’ano con della gelatina lubrificante.

Proseguì massaggiandomi le palle, poi quando si inginocchiò di fronte a me, vidi che il suo pene, enorme tra le sue cosce, ora stava toccando il pavimento. Iniziò a succhiarmi con cura leccandomi delicatamente il prepuzio… e poi succhiando. Le mie mani andarono ai lati della sua testa a tirarlo lentamente avanti ed indietro lungo la mia asta.

Mi massaggiò ancora l’ano col lubrificante e sul pavimento vidi il tubo di lubrificante ed un involucro di preservativi, chiaramente! Io stavo avvicinandomi lentamente all’orgasmo, lui comprese e smise tutto quello che stava facendo, subito e completamente.

Io quasi venni, ma riuscii a calmarmi e mi ordinò di inginocchiarmi… era il suo turno.

Si mise in piedi di fronte a me e, quando fui inginocchiato, torreggiava sopra di me. Presi lentamente il suo pene nella mia bocca come lui aveva fatto col mio. Prese la mia testa… Io cominciai a leccare la punta del suo pene. Le sue mani cominciarono a fare forza tirandomi avanti ed indietro lentamente, mentre io gli leccavo il prepuzio il più profondamente possibile.

Aveva un sapore tanto buono quanto Carlo era bello. Lui cominciò a lamentarsi, io allungai una mano verso il pavimento, raccolsi il tubo di gelatina e cominciai lentamente a massaggiargli l’ano. Le sue mani fecero più forza…
Io mi fermai, presi il pacchetto dei preservativi e mi alzai. I nostri uccelli si toccarono. “Carlo, io voglio incularti. “
“Mmmmmm, per favore fallo. ” Rispose, e si voltò.

Dissigillai uno dei preservativi e lo srotolai sul mio pene.

Baciandogli un po’ la schiena, lo penetrai. Gemevamo ambedue molto rumorosamente e lui aprì le gambe il più possibile. Io cominciai a muovermi lentamente dentro di lui. Le sue mani mi tenevano le cosce ed io afferrai poi il suo pene, lentamente cominciai a masturbarlo e c’era ancora della gelatina sulla mia mano…

Il nostro grugnire e gemere non era passato inosservato e due ragazzi cominciarono a sbirciare dall’angolo. Io venni! Era l’orgasmo più sorprendente che avessi mai avuto.

I due ragazzi entrarono e cominciarono a masturbarsi mentre ci guardavano.

“Cosa state guardando? ” Disse Carlo (la sua voce era appena percettibile).
“Uh, nulla!”
“Venite qui. “
I ragazzi si avvicinarono. Io mi inginocchiai di fronte a quello col pene più grosso e lo presi in bocca. Mi venne in bocca trenta secondi più tardi, poco prima del suo amico che aveva avuto lo stesso trattamento da Carlo. Poi loro se ne andarono.

“Oh, bene, non erano eccezionali ma…” Dissi, ma fui interrotto da Carlo che mi aveva penetrato improvvisamente. Emisi un forte gemito e mi rilassai. Lui mi prese il cazzo e mi masturbò con forza… indietro ed avanti, mentre cominciava a lamentarsi. Anch’io lo feci e sborrammo insieme!

Appena finito ci facemmo una doccia e ci rilassammo. Io avevo appena avuto l’esperienza più formidabile della mia vita. Andammo a prendere i vestiti nei nostri armadietti e poi ritornammo vicini, avevamo ancora in bocca il sapore dello sperma dei ragazzi… Ci masturbammo… Poi ci asciugammo ed io mi misi i sospensori nuovi.

“Che ne diresti di una sauna ?” Disse Carlo.

Che fessa !!!

All’epoca ero una giovanissima studentessa fuori sede. La grande città mi affascinava. C’era proprio tutto tutto: negozi, locali, cinema, teatri, concerti, traffico, smog…. insomma la vita!!! Vivevo per conto mio in un piccolo monolocale limitrofo al centro storico della città.

Quel giorno era venerdì. Me lo ricordo perfettamente. Avevo inventato l’ennesima balla ai miei pur di non tornare a casa per il fine settimana. Non mi andava di perdere un intero giorno in attese snervanti di treni e corriere.

Avrei preferito starmene per conto mio magari in compagnia di un bel libro. Erano pochi mesi che frequentavo l’università e ancora non avevo inneshito troppe amicizie.

Così quel pomeriggio di inizio primavera decisi di farmi un bel pic nic in solitaria. Scelsi una zona remota del più grande parco della città. Mi conquistai una bella panchina e dopo un bel paio di panini mi dedicai alla lettura di “Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse.

La lettura mi coinvolse talmente che non mi accorsi neanche del tempo che passava. Ogni tanto uno stuzzichino e poi pagine su pagine che scorrevano davanti ai miei occhi. Tanto era bello quel libro che quasi mi dispiaceva divorarmelo così alla svelta.

“Non è il nostro compito quello di avvicinarci, così come s’avvicinano il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra.

La nostra mèta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro, d’imparar a vedere ed a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento. ” – sentii una voce maschile alle mie spalle
“Cosa?…” – sobbalzai guardando con sorpresa l’uomo
“Oh, mi scusi signorina…. non volevo spaventarla. Sono semplicemente rimasto incantato dal gusto, dalla passione, che sta mettendo nel leggere quel libro meraviglioso. Narciso e Boccadoro ….

giusto? …ah… Herman Hesse tocca il cuore!!!…. soprattutto dei giovani…” – disse con pacata serenità l’uomo che, senza chiedere il permesso, si era già seduto sulla panchina
“…sì…effettivamente è affascinante …”
“…ho riconosciuto la copertina…. li ho tutti i libri di Herman Hesse…. anche in edizioni diverse. “

L’uomo, sicuramente pensionato, era vestito in completo grigio di ottima fattura, indossava scarpe inglesi e dal taschino spuntava un elegante fazzoletto ricamato. Il capo canuto, ordinatamente pettinato, emanava un ottimo odore di acqua di colonia.

Gli occhi azzurri vivaci, il parlare saggio e calmo.

Queste caratteristiche mi fecero dimenticare istantaneamente il sobbalzo di paura che mi aveva causato ed i suoi modi eleganti e gentili mi predisposero ad un atteggiamento assolutamente positivo nei suoi confronti. In fondo erano diverse ore che stavo leggendo e scambiare due parole, soprattutto con una persona così gentile e colta, mi faceva davvero piacere.

Mi affascinò con alti ragionamenti filosofici, citando autori classici e consigliandomi letture a me sconosciute.

Il tempo passò velocemente, tanto velocemente che ci trovammo ad uscire dal parco che oramai era già buio. In quelle ore ci eravamo raccontati molto della nostra vita. Mi salutò con cortesia porgendomi la mano come si conviene ad un gentleman.

Tornai a casa che la testa mi girava dall’euforia. Quell’uomo mi aveva affascinata.

Il giorno successivo tornai al parco (e alla solita panchina) nella speranza di trovarlo nuovamente. Ma, ahimè, trascorsi solitaria tutto il pomeriggio in compagnia dei miei libri.

Ero stata sciocca a non chiedergli un appuntamento…o, che ne so, riferimenti per poterlo incontrare di nuovo. Mi sentivo come una scolaretta al suo cospetto: sentivo che da quell’uomo avrei potuto imparare tanto.

Ammetto che anche la domenica provai a cercarlo. Purtroppo sembrava davvero che il nostro incontro fosse stato, oltre che piacevolissimo, assolutamente occasionale.

Il lunedì mi svegliai di malumore. Cielo nero gonfio di pioggia. E le lezioni all’università che mi attendevano per tutto il santo giorno.

Bleah. Avrei preferito starmene sotto le coperte a gozzovigliare. Ma il senso del dovere prevalse e così, infilata la giacca e raccolto libri e zaino mi diressi verso la facoltà trascinando i piedi.

“Signorina…..signorina…..” – sentii una voce trafelata alle mie spalle
“…oh…che bello!!!…mi fa piacere rivederla…. ” – esclamai felice
“…l’ho vista da lontano e l’ho riconosciuta subito. Sta andando a lezione?…”
“…Sì…. ma non ho neanche troppa voglia…. “
“…signorina, non mi deluda !!!….

è importante lo studio…lo sa…. “
“…certo…però oggi…preferirei starmene a parlare come l’altro giorno. È stata una bella giornata…anzi..lo sa?…sabato ho comprato alcuni dei libri che mi ha consigliato…”
“…ne sono felice…senta…. ci possiamo vedere a pranzo se è libera…e se non ha meglio da fare che uscire con vecchietto…eh eh eh…. “
“…ma che dice???…ah ah ah…mi dica dove e quando…”

Mi disse il nome di una trattoria che stava là vicino.

Concordammo l’orario e ci salutammo.
Le lezioni sembravano non finire mai ed ero eccitatissima all’idea di incontrare nuovamente quella persona così affascinante. Arrivai alla trattoria con mezz’ora di ritardo!!! (maledetti professori!!!)

L’uomo era già seduto al tavolo, sempre elegantissimo, profumato e sorridente. Mi scusai del ritardo. Il cameriere presentò velocemente i menù. Marcello (il nome del mio nuovo amico), ordinò come se di quella trattoria fosse un cliente abituale e consigliò anche me di degustare alcuni piatti che, a detta sua, erano i migliori della città.

Accettai di seguire anche nella degustazione del cibo colui che ormai aveva assunto il ruolo di mentore. E durante il pranzo mi affascinò ulteriormente narrando suoi aneddoti, viaggi, conoscenze…era un turbinio di sapere. Aveva girato il mondo, conosceva quattro lingue, dipingeva, suonava il violino…. e poi???

Se solo avesse avuto 20 anni di meno…..ahhhhhhhhhhhhh [languido sospiro]

Effettivamente le scelte dei piatti e del vino furono davvero azzeccate tanto che, a fine pasto, mi ritrovai con i sensi appagati.

Durante l’attesa del cameriere, Marcello, con una semplice penna biro fece un schizzo del mio viso su un tovagliolo di carta. Rimasi stupita dalla sua maestria!!! Quell’uomo non raccontava balle: era davvero un artista.

“Che bello…. accidenti!!!…ma è bravissimo !!!” – esclamai sorpresa
“…ti prego…. diamoci del tu…. te l’ho detto che ne ho fatte tante in vita mia…per un certo periodo ci ho anche campato facendo i ritratti…. e poi tu….

sei talmente bella…. giovane…che è un piacere ritrarti. ”
“Oh…. grazie…” – risposi arrossendo
“…ah…potessi farti un ritratto come si deve…..sarebbe davvero bello. ”

Non risposi al suo sospiro. I suoi commenti mi avevano imbarazzata. Mentre ero immersa nei miei pensieri e il silenzio era sceso tra noi condito solamente da sguardi intensi di Marcello, arrivò il cameriere.

“…i signori…desiderano un caffè?…”
“…ah…io…” – ma fui interrotta da Marcello che, più veloce di me….

“No…. no grazie, giovanotto…. il caffè io lo adoro fatto in casa…con la macchinetta…. adoro sentire l’atmosfera della casa che si satura di aroma…mi piace attendere…berlo caldissimo…l’espresso è un’aberrazione dei nostri tempi che…. bla bla bla…. ”

Tenne lì in piedi il povero cameriere sciorinandogli tutta una sua visione del tempo, del gusto, dei sapori…. etc…etc…. ogni qualsiasi piccolo argomento diventava per Marcello una sorta di stimolo per una lezione. Ma non era pesante o noioso tanto che, anche il cameriere, pur richiesto da altri tavoli, si perse in una dotta disquisizione sui tempi della cucina….

etc…etc. Era un tipo davvero incredibile!!!

E arrivò il conto.

“Oh…ma che sbadato. Daniela, perdonami. Che figuraccia!!!”
“Che è successo?…”
“..Ma niente!!! Ma come??? Ti volevo offrire il pranzo e solo adesso mi accorgo di non aver con me il portafogli…ma che figura!!! Senti vado a parlare con la proprietaria che mi conosce …e…. ”
“Ma no…dai…. che problemi ci sono? Pago io…tranquillo!!!”
“No, assolutamente!!! Non lo posso permettere…una ragazza che mi paga il pranzo!!! Da quando in qua si può permettere una cosa del genere?…”

Discutemmo, un po’ scherzando e un po’ no, e alla fine, strappandogli il conto di mano mi mossi in direzione della cassa e di prepotenza pagai.

“Ma grazie…grazie…. io davvero mi sento in obbligo…”
“…ma su…cosa vuole…. ooops…cosa vuoi che sia?…. sarà per la prossima volta…ok?…”
“Ci puoi scommettere…ho in mente un ristorantino favoloso e ti ci voglio davvero portare…e bla bla bla bla…..”

Avevo però bisogno di un caffè. Avevo mangiato come un camionista e bevuto come un cammello!!!…e fu proprio lui a sottolineare quel bisogno….

“Si…. ora, dopo questo lauto pasto, ci vorrebbe davvero un buon caffè….

tu volevi prendere quell’orribile espresso…. ma vuoi mettere il gusto di farlo in casa, preparare la macchinetta, accendere il fuoco…il rumore del caffè che sale…. l’aroma…ahhhh…..che meraviglia!!!…ti inviterei volentieri anche da me…ma abito lontano e poi…. una ragazza a casa di un uomo solo…..non so quanto sia il caso…. ecco…. ”
“…ah…non vedo grossi problemi per questo. Sono una ragazza moderna…mica devo difendere l’onore…. ah ah ah…. ma via, su…. te lo offro io il caffè…ti va?….

io abito qui vicino…. in due minuti ci siamo…. ”
“…ma non vorrei…insomma…. non vorrei fosse…. sconveniente…ecco…in fondo ci conosciamo appena…. ”
“…stai tranquillo…. abito sola…. e nessuno verrà a sapere di questa cosa “scandalosa”…ah ah ah…e così ti faccio anche vedere i libri che ho comprato…. ”

Col senno di poi direi che quel gesto fu davvero una leggerezza. Una leggerezza di un’ingenua ragazza affascinata da quell’uomo che rappresentava un mondo fantastico.

Ero ammaliata…ipnotizzata. Coi suoi modi gentili e premurosi mi seguì fino al mio monolocale. Addirittura, visto che non vi era altra seduta che il mio letto, si imbarazzò nel sedersi. Preparai il caffè (seguendo i suoi consigli sul rituale!!!), l’aria si riempì d’aroma, bevemmo seduti sul letto in assoluto silenzio l’amara bevanda ustionante.

“Ti posso fare un ritratto?…. ” – mi chiese a bruciapelo
“…non credo di avere materiali da disegno….


“…mi basta un foglio…. una matita…. ”
“…ma dai…mi imbarazzo. Non sono adatta a fare la modella…. ”
“…stai tranquilla. Ho ritratto centinaia di donne…. poche però con la tua bellezza…. e quegli occhi!!!”
“…i miei occhi?…che hanno i miei occhi?…”
“…nessuno ti ha mai detto che i tuoi occhi sono fantastici?…. dentro si nasconde la vita, il sole, la gioia…. e quando ti guardo mi sento giovane anche io…”
“…oh…no…. non me l’ho mai detto nessuno…e onestamente non credo di avere degli occhi particolari….


“…tu giudichi solo l’aspetto…non il carico emotivo dell’espressione…dell’anima…le sensazioni che emani…bla bla bla bla…” – e si dilungò in una sorta di mantra ossessivo nel decantare la mia bellezza, la mia gioventù, la mia freschezza, la mia curiosità…etc…. etc…. etc…

Ero imbarazzatissima anche perché, Marcello, nel dire queste cose aveva preso le mie mani tra le sue e i suoi vivaci occhi azzurri mi avevano come inebetita. Me ne stavo lì seduta accanto a lui, a bocca aperta, a farmi ricoprire di lusinghe tanto che accettai senza riserve di farmi fare il ritratto.

Avevo capito che quell’uomo avrebbe potuto ottenere da me qualsiasi cosa. E non ne avevo paura…anzi. Era, incredibilmente diventato il mio obiettivo quello di gratificare ed assecondare ogni sua richiesta. Tanto che….

“…ti faresti fare un ritratto…. nuda?…”
“…oh…no…io non……mi vergogno…”
“…oh…capisco. Ma non devi considerarmi uomo. Io sono carta…matita…. e tu sei arte…. arte pura. Bellezza che deve essere trasmessa al futuro…. ”
“…ma spogliarmi…. addirittura…. ”
“…mi basta poco…vorrei ritrarti di spalle…i capelli raccolti verso l’alto…un lenzuolo drappeggiato a coprire il seno…capisci cosa vorrei fare?…”

Incredibile.

Con le sole parole e lenti movimenti delle mani, riusci a trasmettermi l’immagine perfettamente…. e mi piaceva. Nessuna volgarità. Nessuna malizia. Accettai. Accettai a condizione che però lui si voltasse mentre mi spogliavo. Non ebbe difficoltà anzi, confermò le sue buone intenzioni uscendo dalla stanza. Quel gesto mi incoraggiò e quindi, trovato un lenzuolo adatto e raccolti i capelli sulla nuca, mi preparai ad essere ritratta.

Quando Marcello rientrò, sistemo le luci in maniera tale che l’immagine risultasse per come ce l’aveva in mente.

Scusandosi, mi accomodò il drappeggio sfiorandomi appena con le sue mani delicate. E fu silenzio…..silenzio rotto solo dallo scorrere veloce della matita…rapidi segni…insistite sfumature.

“Ce la fai a rimanere così?…. ” – mi chiese gentilmente dopo un bel po’ di tempo
“…si…sono comoda…. ”
“…potresti far calare un po’ il telo?…”
“…così?…. ” – dissi facendo scivolare il lenzuolo lungo la schiena
“…no…aspetta…lo sistemo io…. scusa…”

Le sue mani aggiustarono il drappeggio.

Mani morbide, fresche, ben curate…. stavano sfiorando il mio corpo, la mia schiena…. fino ad arrivare al seno. Sospirai per colpa dei brividi che mi stava facendo provare. Lo ammetto. Era riuscito a farmi eccitare. E tanto.

La cosa non sfuggì a Marcello: troppo colto, troppo intelligente, troppo sensibile per non capire che ero totalmente in suo potere. Era in piedi dietro di me. Lo sentivo. Le sue mani sulle spalle come a modellare la forma che poi avrebbe riportato sulla carta.

Il disegno della nuca…le orecchie…. altri brividi…. un mio sospiro più forte. E le sue mani che senza indugio scivolarono dalle spalle al seno a cercare i punti sensibili e il suo corpo mi fu addosso. Percepivo prepotente il suo premere tra le scapole.

Lasciai cadere la testa all’indietro e il suo volto mi fu davanti e il bacio dolce, profondo…. artistico…mi fece girare talmente la testa tanto che il telo fu abbandonato dalle mie mani e mi ritrovai completamente nuda di fronte a lui.

Nessuna vergogna, solo desiderio. Desiderio di un uomo che sarebbe potuto essere mio padre. Ma non lo era. Ero sua. Volevo essere sua.

Mi volle ammirare…. ogni singola parte del mio corpo…esaltandola e decantandola…. tanto che, ancor prima che facesse qualcosa, mi ritrovai sull’orlo di un orgasmo intenso. E poi iniziò a baciarmi ovunque come fossi una dea…non tralasciando i piedi…le mani…gli occhi…. ero abbandonata totalmente ai suoi voleri. E quando, dopo avermi torturata di baci ovunque, mi baciò lì…..la mia resistenza all’orgasmo crollò….

tanto che al primo colpo di lingua…. esplosi in un urlo liberatorio devastante.

Non mi dette neanche il tempo di rifiatare che, sollevandomi le gambe si piazzò di fronte a me e, dopo aver armeggiato velocemente con i suoi pantaloni, mi infilò lasciandomi senza fiato.

Quell’uomo non solo aveva una gran cultura…. aveva anche una gran…WOW !!! Mi sentii piena…. piena come non lo ero mai stata…. sentivo le pareti della vagina al limite dell’espansione.

E così come era abile nel disegno, tanto era abile nello scopare. Lenti colpi, intervallati da accelerazioni improvvise, ritmate…come se capisse perfettamente come lo volevo, dove lo volevo, quanto lo volevo….

E venni…. venni tante di quelle volte che alla fine persi il conto. Lui sembrava completamente ed esclusivamente dedicato al mio piacere come se di fatto sapesse gestire il suo. A questo non ero davvero abituata. I partner che fino ad allora avevo avuto, mettevano quasi sempre in primo piano il loro piacere…magari poi scusandosi e domandando goffamente se mi fosse piaciuto.

Lui no. Sapeva quanto piacere mi stava dando e me ne avrebbe dato finché non fossi stata io a dire basta. E non volevo dire basta…. ero entrata in uno stato di grazia in cui non ero mai stata…e non volevo che finisse….

“Spogliati…. spogliati…ti voglio sentire…” – gli chiesi ebbra di piacere
“…no…perderei la mia dignità…. i corpi dei vecchi sono brutti…. goditi solo il mio amore…chiudi gli occhi e ascolta solo il tuo corpo…il mio sesso….

e bla bla bla…. ” – attaccò una filippica che, onestamente, non riesco a ricordare, sconvolta come ero dal piacere che mi stava dando.

Ricordo solamente che volle che mi mettessi in più posizioni. Sembrava quasi che il tempo si fosse fermato. Io, giovane e distrutta dal piacere e lui, con un’erezione infinita che appagava desideri fino ad allora per me sconosciuti.

Quando, stravolta e sudata, chiesi pietà, mi uscì da dentro producendo un rumore come di bottiglia che si stappa.

Sentiva la vagina pulsare faticando a chiudersi nella posizione naturale.
Mi accasciai sul letto come svenuta. Fu allora che, mettendosi sul letto a mio fianco, mi presentò il suo “scettro dell’amore” davanti al viso…

“Voglio mettere la mia firma su questo tuo corpo…. su questa opera d’arte che ho avuto l’onore di apprezzare…. ”

Onestamente. Non riuscivo a prenderlo in bocca tanto era grosso il glande. Un fragolone violaceo che si staccava per dimensioni da un robusto fusto non lunghissimo ma grosso e venoso.

Ricordo solo che, dopo lo sforzo per cercare di accontentarlo con la bocca, i muscoli della mascella erano come anestetizzati. E il calore della sua “firma” mi bagnò completamente il seno.

Ansimavo come una matta. Ero in piena crisi d’ossigeno. Mi aveva distrutta.

Dolcemente, dopo aver riposto nella custodia il suo cannone, si adagiò al mio fianco coccolandomi come pochi uomini nella mia vita hanno fatto. Dolci parole, carezze gentili….

Gli occhi si chiusero…cullati dalle sue dolci parole.

Mi svegliai dopo non so quanto tempo. Il buio era calato sulla città. Tastai accanto a me alla ricerca di Marcello. Lo chiamai. Nessuna risposta. Accesi la luce del comodino.

Se n’era andato. In silenzio…

Pensai che fosse stato l’ennesimo gesto carino di un uomo davvero eccezionale. Sul tavolo i suoi schizzi del mio ritratto. Tutti degli incompiuti.

Soddisfatta, languida….

mi lanciai sotto la doccia. Avevo bisogno di ristorarmi dopo la folle scopata del pomeriggio. L’accappatoio caldo, il tepore dei termosifoni. Mi sarei accoccolata sul letto per ritemprarmi le forze. Magari leggendo un libro…il libro che mi ero portata dietro…nella borsa…

Dov’era finita la borsa? E il portafoglio?…al ristorante? No…con le chiavi avevo aperto casa.

E mi colse un atroce sospetto quando notai tutti i cassetti dell’armadio aperti.

Tutto bene quello che finisce… a letto

Tutto bene quello che finisce… a letto

La prima volta che Tommaso vide Tim ne fu immediatamente attirato. Era stato introdotto in classe dal segretario del liceo alcuni giorni dopo l’inizio delle lezioni. Il professore evidentemente lo sapeva ed annunciò alla classe:
“Questo è Tim P. , si è appena trasferito qui e quindi comincia un po’ in ritardo. ” Cercò in giro per la classe un posto vuoto e Tommaso vide la nuca di Tim diventare di un rosso acceso mentre gli sguardi di tutta la classe erano incentrati su di lui.

Non aveva nulla di cui aver vergogna. Tim era ben messo, poteva vedere delle spalle larghe sotto il nuovo blazer del liceo. I capelli erano neri e lievemente lunghi dietro e si arricciavano sotto il colletto. La pelle era abbronzata e gli occhi del più chiaro grigio possibile.
L’insegnante indicò un posto vicino a Giorgia: “Per ora siediti là, Tim, finché non ti sarai ambientato e fatto degli amici. ”
Tim scappò al posto indicatogli e si sedette evidentemente desideroso di uscire il più presto possibile dalla ribalta.

Tommaso, che dieci minuti prima aveva chiesto a Kevin di sedersi vicino a lui, bestemmiò sotto voce. Ora si era accollato lo sgraziato Kevin e la sua acne incipiente quando avrebbe potuto avere quell’angelo seduto accanto a se. Guardò e vide che Tim aveva già cominciato a conversare con Giorgia che sembrava contenta di questo.

L’ora di lezione finì e la campanella annunciò la prima ora di matematica, Tommaso raggiunse Giorgia e Tim mentre uscivano dall’aula.

“Ciao” Disse: “Io sono Tommaso: Benvenuto alla Colonia Penale. Sai dov’è l’aula di matematica?”
Tim gli sorrise e Tommaso si sciolse ma Giorgia non mollava così facilmente. “Va bene, Tommaso” Disse: “Il signor Ughi mi ha chiesto di seguirlo oggi. Gli mostrerò l’aula di matematica. ”
“Ma è nel mio gruppo di matematica. ” Obiettò Tommaso: “Non è il caso che tu devii dal tuo percorso. Lo porterò al posto giusto, non lo rapirò.

” Io lo desidero, pensò tra di sé.
Giorgia tuttavia continuava a non mollare ma Tim disse ragionevolmente: “Se siamo nello stesso gruppo” Il cuore di Tommaso diede un grande sobbalzo ma poi Tim aggiunse rivolto alla ragazza: “Ci vediamo più tardi. ”
Giorgia se ne andò, Tim aspettò che fosse fuori della portata dell’udito e poi disse: “Grazie per avermi liberato dal vampiro!” Una cosa scortese ma non particolarmente impropria. Comunque fece ridere Tommaso anche se, ad essere sincero con se stesso, lei stava facendo ne più ne meno quello che lui stava tentando di fare.

Da quel momento cominciarono ad essere i migliori amici scoprendo le cose che avevano in comune e quelle a cui erano interessati individualmente ma l’interesse dell’altro divenne presto il loro.
Tommaso scoprì che la famiglia di Tim stava solo ad un paio di strade da casa sua e presto divenne un frequente visitatore di quella casa.
Quel settembre fu la fine di un’estate perfetta con giornate soleggiate, poco lavoro di scuola e necessità di stare all’aria aperta.

I genitori di Tim erano all’antica e pensavano che soldi vanno guadagnati, così Tim spesso aveva un lungo elenco di lavori da fare in casa per guadagnarsi la mancetta indispensabile, come sapevano i due ragazzi, per comprare le cose essenziali nella vita da teenager. I genitori Tommaso avevano un atteggiamento più lassista, dandogli soldi quando li chiedeva e così lui aiutava spesso l’amico nei suoi lavori. Naturalmente sarebbe andato fino alla fine del mondo se Tim gliel’avesse chiesto.

Un week-end dopo circa tre settimane da quando erano diventati amici, Tim gli disse che avrebbe dovuto pulire il tetto della casa dalle foglie e dal muschio che si era accumulato durante i mesi estivi e che, con l’autunno e la pioggia, l’acqua avrebbe avuto problemi ad evacuare scendendo lungo il muro rovinandolo.
Tommaso diede immediatamente la sua disponibilità, ammettendo tuttavia di non essere molto avvezzo all’altezza.
“Nessun problema” Disse Tim.

“Tutto quello che devi fare è tenere la scala mentre io salgo e mi prendo tutta la gloria. ”
Era un’altra brillante, calda giornata di fine estate e Tim, quando l’amico arrivò, indossava una maglietta grigia e dei pantaloncini molto corti, anche se non particolarmente stretti. Le sue lunghe gambe erano abbronzate per il sole dell’estate. Nelle scarpe da ginnastica non portava calze. Tommaso lo guardò dalla testa fino ai piedi con una familiare ed improvvisa vampata di lussuria, come se stesse facendo correre le mani su quei pantaloncini blu

“OK, comandante.

” Disse Tim: “Alziamo questa scala. ” Alzarono la scala di alluminio sul muro e l’appoggiarono alla grondaia. “Ora appoggia un piede sullo scalino più basso e non falla scivolare. ” Lui salì rapidamente e Tommaso mise obbediente il piede sul piolo più basso. Tim era già quasi in cima e Tommaso guardando in su si accorse che poteva vedere quelle magnifiche gambe. Avrebbe potuto giurare che Tim non indossava mutande e quello che riusciva a vedere sembrava essere la forma di un paio di palle nella gamba sinistra dei pantaloncini.

Ma erano un po’ in ombra, lui si sentiva quasi svenire e non era sicuro se fosse la febbre dell’immaginazione che gli stava dando una stimolazione così intensa, poi capì che gli stava diventando duro nei jeans.
Tim continuò a muoversi appoggiandosi ad una gamba ed all’altra mentre liberava la grondaia e lasciava cadere a terra, sotto di lui, le foglie alla base del muro. Tommaso continuò a tentare di migliorare la visione sbirciando prima in una gamba e poi nell’altra per cercare di vedere più chiaramente, ma Tim era sei metri sopra di lui che aveva il sole splendente negli occhi ed era sempre più frustrato.

Improvvisamente Tim lo chiamò: “Non riesco a lavorare con una sola mano. Pensi di riuscire a venire su e tenermi le gambe per permettermi di farlo con tutte e due le mani?”
La paura di Tommaso per l’altezza era notevole ma il suo desiderio lo era addirittura di più.
Ma non voleva mostrarsi troppo ansioso: “Tenterò” Disse.
“Non guardare giù” Disse Tim incoraggiandolo. “Continua a guardare in su” Gli consigliò, cosa di cui Tommaso non aveva bisogno.

Lentamente si avvicinò a quelle gambe, tenendo lo sguardo incollato all’apertura tra loro ed i pantaloncini. Ora ne era sicuro, Tim non indossava mutande. Poteva vedere la protuberanza del suo culo e, quando Tim si girò per guardarlo e si appoggiò sulla gamba destra, lui riuscì a vedere con chiarezza l’uccello che pendeva annidato nel cespuglio di peli pubici.
Tommaso deglutì, sentì come se la gola gli si fosse chiusa improvvisamente ed era sicuro che l’eccitazione che sentiva fosse chiara sulla sua faccia.

Ma Tim non sembrò notarlo.
“Ben fatto” Disse. “Stai facendo benissimo. ” Tommaso era arrivato a pochi gradini sotto l’amico. La sua faccia era al livello dei polpacci dell’altro ed avrebbe potuto appoggiare la guancia contro i suoi muscoli vellutati.
“OK” Disse Tim: “Ora afferrami la gamba. ” Tommaso gli prese la caviglia ma non andava bene. “No” Disse Tim: “Devi tenermi più in alto. Così non potresti trattenermi se perdessi l’equilibrio.


Tommaso salì un altro paio di gradini e, facendosi audace, mise una mano sulla coscia sinistra, sotto la protuberanza del suo culo ed appena dentro la gamba dei pantaloncini. Tim si irrigidì per un momento, ma poi si rilassò come se quello non fosse quello che aveva voluto dire, ma forse poi aveva deciso che sarebbe stato stupido cavillare su alcuni centimetri. Si rivolse di nuovo alla grondaia e con ambedue le mani tese cominciò a radunare i rifiuti.

Si spostava da una gamba all’altra e Tommaso sentì qualche cosa di molle strisciare sul dorso della mano.
Potevano solo essere le palle o l’uccello. Alzò leggermente le dita e le spostò delicatamente contro qualunque cosa fosse. Non ne era sicuro ma pensò che la protuberanza sul davanti dei pantaloncini si fosse piuttosto sviluppata. Quando Tim spostò di nuovo il peso sulla gamba sinistra, Tommaso alzò la mano di un paio di centimetri ed ora era pressoché nella fessura del culo di Tim, mentre le dita girarono sul davanti appoggiandosi sicuramente ad un paio di palle calde e lievemente sudate.

Ma Tim finì troppo presto di raccogliere la spazzatura ed afferrò la scala con le sue mani.
“Ok, amico. ” Disse: “Ora puoi lasciare andare amenoche tu stia attaccato per non precipitare. Andiamo a ripararci da questo sole. ” Tommaso poteva vedere goccioline di sudore sulla fronte e sui cespugli sotto le braccia. Sembrava aver caldo ed essere piuttosto agitato, non era sicuro fosse per il sole o per le sue attività.

La mamma di Tim era in soggiorno con dei libri sparsi di fronte a sè, studiava sociologia o qualche cosa di noioso a morte secondo Tim che gli disse: “Abbiamo finito con la grondaia, mamma. Ora andiamo di sopra. ”
“Grazie Tim. C’è un po’ di Coca cola nel frigor se vuoi qualche cosa da bere. Potresti approfittarne per mettere ordine nella tua stanza. ”
I ragazzi presero delle lattine ed andarono nella camera di Tim.

Una volta dentro, Tommaso si guardò intorno, non c’era mai stato prima. Il letto era fatto ma c’erano vestiti sul pavimento e libri e CD sparsi su tutte le superfici disponibili. Tommaso mise le lattine sul tavolino accanto al letto. Dal soffitto pendevano modelli di aeroplani, rifiniti a meraviglia e ben dipinti. Alcuni erano della Seconda Guerra Mondiale e Tim riconobbe uno Spitfire.
“Non sapevo che costruivi modelli” Disse Tommaso.
“Non lo faccio più, solo non li ho tirati giù.


“Sei un po’ disordinato!” Commentò l’amico guardando la confusione che c’era intorno.
Tim, invece di rispondere si tolse la maglietta e, prima che Tommaso si rendesse conto di quello che stava facendo, gli avvolse l’indumento sudato intorno alla testa. Aveva un profumo di giovane sudore fresco ma, invece di respingerlo, lo eccitò immediatamente. Respirò profondamente ma poi la cautela gli disse che quella non era proprio una reazione normale così finse di lottare contro la maglietta che l’avvolgeva.

Ma Tim la teneva fermamente intorno alla sua testa e non la lasciava andare.
“Scusati!” Ordinò. “Di ‘Tim, sei di solito molto ordinato ma le cose ti sono uscite di mano’. ”
Tommaso capiva da dove proveniva la sua voce anche se non riusciva a vederlo, fece un affondo improvviso nella sua direzione ed afferrò il suo corpo, sentendo la carne nuda del suo torace e della schiena. Tim lasciò cadere la maglietta e per un momento i due ragazzi lottarono.

Poi Tim, che era il più forte, gettò Tommaso sopra il letto e saltò su di lui.
Si sedette sul suo torace e gli tenne le braccia sopra la testa. Il suo inguine era a pochi centimetri dalla faccia dell’amico. A Tommaso sarebbe piaciuto restare così per sempre ma ancora una volta capì che non era un atteggiamento accettabile. Lottava ma i suoi occhi erano su quella protuberanza così vicina… e contemporaneamente così lontana.

“Dillo!” Disse Tim.
Tommaso non voleva cedere così facilmente. Se l’avesse fatto Tim si sarebbe tolto e lui stava godendo troppo.
Tentò di spingerlo via spingendo in alto il corpo, Tim perse l’equilibrio, precipitò in avanti cadendogli sulla faccia e lui riuscì a sentire l’odore sano, sudato dell’altro e la forma del suo uccello attraverso la stoffa dei pantaloncini. Allungò una mano, afferrò una delle lattine ghiacciate di Coca cola dal tavolino e la portò delicatamente ma sadicamente in mezzo alla schiena surriscaldata del ragazzo.

“Aaaaahhh!” Gridò l’altro ed il suo inguine gli si appoggiò sulla faccia tentando di allontanarsi dalla lattina ghiacciata. Tommaso sentì la verga contro la bocca, l’aprì e premette delicatamente sulla forma con i denti.
Per uno glorioso, meraviglioso momento Tim rimase sdraiato là, un momento prolungato che Tommaso avrebbe voluto durasse mille anni, poi l’amico si spinse rapidamente via e mormorò qualche cosa a proposito di affrettarsi a pulire perché sua madre sarebbe venuta presto a controllare.

Quella sera Tommaso fece la doccia e, mentre si asciugava i capelli, si guardò nello specchio che, di nascosto a suo padre, aveva installato in camera sua. Vide un ragazzo magro, con una faccia sottile ed un caschetto di capelli biondi diritti. Indossava solo un paio di boxer bianchi ed una camicia di denim. Il suo corpo era ancora informe ed angoloso ma almeno il suo stomaco era piatto e non aveva brufoli.

Si chiese se qualcuno poteva pensare che fosse attraente. Se solamente fosse una ragazza, pensò ma poi rabbrividì. Non voleva essere una ragazza.
Quei seni molli e quelle anche grasse! E niente uccello! Infilò una mano nelle mutande e lo toccò. Non avrebbe voluto perderlo. Se solo Tim l’avesse toccato come stava facendo lui, pensò. Avrebbero potuto fare cose ben più eccitanti insieme.
Pensando a quello che era accaduto, o almeno quasi accaduto quel pomeriggio, Tommaso sentì la sua verga indurirsi, la prese nelle sue mani e soddisfece la sua frustrazione nell’unico modo che conosceva.

Il giorno seguente era sabato ed i due ragazzi avevano pensato di salire sulla collina, portandosi dei panini e pensando di stare fuori tutto il giorno. Il sole sorse asciugando rapidamente la rugiada sull’erba e le allodole cantavano mentre loro salivano il ripido pendio che conduceva al tumulo neolitico situato sulla cresta della collina.
Erano felici della compagnia dell’amico e le loro braccia e spalle strusciavano contro quelle dell’altro mentre chiacchieravano sugli eventi importanti della loro vita e rimanevano silenziosi di tanto in tanto quando non era necessario parlare.

C’erano poche persone intorno, solo qualcuno che portava a spasso il cane e cominciarono ad avere caldo. Tim si tolse la camicia, se l’allacciò intorno alla vita e Tommaso ammirò la definizione del corpo del suo amico, nulla di eccessivo prodotto dall’allenarsi in una palestra, ma la naturale bella figura di un sano teenager. Tommaso si tenne la maglietta.

Giunsero in cima alla collina dove il vento soffiava. Tim si rimise la maglietta e si sedettero sul tumulo erboso a mangiare i loro panini.

Cumuli di nubi bianche e lanuginose attraversavano il brillante cielo blu. Era come essere in cima al mondo. Tommaso si sedette con la schiena contro una pietra su cui c’erano delle incisioni. Si chiese da quante migliaia di anni erano là e chi le aveva fatte. Tim si appoggiò sulla schiena vicino a lui e guardò il cielo.
Non parlarono ed ognuno tenne per sé i propri pensieri ma quando il sole cominciò a scaldare i suoi jeans, Tommaso sentì il calore avvolgere il suo corpo, sentendolo sensualmente giocare intimamente con la sua pelle attraverso i vestiti.

Si sdraiò sull’erba e mise le mani dietro la testa, allargando le gambe per offrirsi aperto e vulnerabile in sacrificio al sole. Sentendosi impacciato spostò le gambe e si coprì i lombi, che si stavano gonfiando, con le mani una sopra l’altra, proteggendo, nascondendo, quello che c’era sotto, stringendo delicatamente, scrollando in modo che la verga si stendesse senza impedimenti lungo la sua gamba.
Diede un’occhiata al suo amico che era sdraiato quieto accanto a lui ma ad occhi chiusi, forse era addirittura addormentato.

La maglietta gli si era un po’ alzata mostrando il suo stomaco piatto e le sue gambe erano larghe. Sembrava stravaccato ed indifeso, Tommaso conobbe un momento di completa felicità.
Cosa poteva esserci di meglio di quella pace ed appagamento? Beh, chiaramente lui sapeva quello che poteva esserci di meglio, se solamente Tim avesse potuto vedere la questione che ora aveva bisogno di attenzione ed incalzava nei suoi jeans. O se lui avesse potuto unire la sua mano a quella perenne eccitante protuberanza negli shorts di Tim e sapere che l’azione sarebbe stata ben accolto e reciproca.

Se solo! Sospirò piano, evidentemente non sufficientemente piano perché Tim si alzò a sedere.
“Cosa c’è?” Chiese.
Per un momento Tommaso pensò di dirgli qual’era il problema ma sapeva di non potere.
“Non è nulla. Se solo non dovessimo ritornare, se potessimo stare qui per sempre!”
“Saresti presto affamato, tu sei uno struzzo, giovane Tommaso. Appena il tuo stomaco comincia a brontolare, correresti come un fulmine giù per la collina a chiede una pizza alla mamma.

” E saltò in piedi di fronte a Tommaso.
“Non ti ho mai visto rifiutare il cibo. ” Replicò Tommaso: “Infatti ti sei già sbafato i panini che ci siamo portati. E chi ha mangiato l’altro pezzo di torta di mele che la mamma aveva messo nel sacchetto?”
“Se non la smetti diventerai un grassone” Aggiunse Tim beffandolo.
“Io… grasso!” Disse Tommaso alzandosi ed avanzando minacciosamente.
Fingendo terrore Tim si girò e corse giù per la collina inseguito da Tommaso.

Tim era atletico e sarebbe scappato facilmente se non fosse inciampato in una radice affiorante. Gridò, cadde e rotolò su un paio di volte, dopo di che rimase sdraiato sulla schiena ad occhi chiusi.
Tommaso arrivò un secondo più tardi e si gettò accanto a lui.
“Tutto bene, Tim?” Disse ma Tim non rispose.
“Tim” Ripeté e mise una mano sul suo torace, sentì il cuore battere. Poi si accorse che gli occhi dell’amico erano aperti e che stava sorridendo.

“Bastardo” Disse e si gettò a cavalcioni sul suo corpo. Tim lottò nel tentativo di cacciarlo via, poi improvvisamente rimase sdraiato.
Tim guardò Tommaso ad occhi spalancati: “Ieri… nella mia camera…”
Tommaso si mosse verso il basso trovandosi sull’inguine dell’altro ragazzo. Sentì una forma che stava diventando rapidamente dura. Sentì la sua erezione crescere e capì che stava spingendo contro i jeans.
Con notevole audacia si alzò un po’ e mise sotto una mano a sentire l’attrezzo dell’amico che si stava gonfiando.

I suoi occhi non gli lasciarono mai la faccia. Poi Tim chiuse gli occhi e non proferì parola.
Tommaso rapidamente si girò ed a cavalcioni sul torace di Tim chinò la faccia per essere a pochi centimetri dal suo inguine. La sua mano continuava a palpare l’uccello ora completamente esteso sotto la stoffa. Tremando raggiunse la zip e lentamente l’aprì. Quel giorno Tim indossava un paio di morbide mutande bianche che nascondevano quello che lui stava cercando.

Trovò l’apertura, si tuffò nel calore e sfoderò quell’uccello che aveva sempre sognato. Si alzò, orgoglioso ed eretto, la testa che già trasudava una goccia trasparente di eccitazione.
Lentamente e con grande attenzione, sporse la lingua, leccò via la goccia e poi prese il pene nella sua calda ed umida bocca. Dietro di lui sentì un sospiro.

Erano le otto quando Tommaso arrivò a casa di Tim la sera seguente.

L’amico gli aprì la porta e sembrò contento di vederlo ma una volta che furono seduti intorno al tavolo della cucina a bere una tazza di caffè istantaneo, sembrò piuttosto a disagio.
C’era silenzio.
“Dove sono andati i tuoi genitori?” Chiese Tommaso per rompere il ghiaccio.
“Eh… ad una mostra. ”
“Quando ritorneranno?”
“Oh, verso le undici… Guarda, Tommaso, per ieri…”
‘Ci siamo?’ Pensò Tommaso ma Tim guardava la tavola di fronte a lui e non diceva niente.

“Dovremmo parlarne. ” Disse Tommaso. “Dopo tutto è accaduto. ”
“Non avrebbe dovuto accadere. ” Disse Tim.
“Ti è piaciuto?”
Non ci fu risposta.
“Non è così?” Insistette.
“Era sbagliato. ”
“Io non penso che qualche cosa che non fa danno a qualcun altro possa essere così sbagliata. ”
Di nuovo Tim non disse niente.
“Ti è piaciuto quello che ti ho fatto?”
Ci fu una lunga pausa… poi: “Sì… e…”
“E…?”
“Ed avrei voluto farlo a te.


Fu la volta di Tommaso di non dire niente.
“Tommaso. ”
“Sì?”
“Ti ho detto che i miei genitori sono ad una mostra? Beh, non è vero. Sono via per il fine settimana. Mi hanno lasciato solo. Hanno detto che ero abbastanza vecchio per aver cura di me stesso. ”
Ci fu una pausa ancora più lunga mentre Tommaso assimilava quelle informazioni. Poi disse: “Non pensi che dovremmo metterci più comodi?”
Andarono nella camera di Tim, era una sera fredda e lui accese ambedue i caloriferi.

In breve l’ambiente fu caldo. Si sedettero sul letto, uno di fianco all’altro, così vicini che le loro cosce si toccavano.
Tommaso mise la mano sulla coscia di Tim e lentamente la spostò verso l’alto. Tim si sdraiò sulla schiena, l’amico raggiunse il suo inguine e lo strinse piano attraverso la stoffa dei jeans. Tim lo afferrò per le braccia e lo tirò su di sè. Le loro facce erano vicine e la bocca di Tommaso si allacciò a quella dell’amico.

Ci fu un momento di resistenza e poi Tim rispose aprendo la bocca e lasciando che la lingua si congiungesse con quella di Tommaso. Nello stesso tempo strinsero insieme i loro corpi, pelvi contro pelvi quasi tentando di entrare uno nell’altro.
Tim si staccò per respirare:”Togliamoci i vestiti. ” Disse.
Rapidamente si tolsero scarpe e calze, camicie, maglie, jeans e mutande finché non rimasero completamente nudi uno di fronte all’altro. Rabbrividirono per freddo ed eccitazione e salirono sul letto, tenendosi abbracciati, le lingue e le mani che esploravano il corpo dell’altro.

Tommaso si mosse lentamente in giù sul corpo dell’amico, baciando e leccando. Fece una pausa per succhiargli i capezzoli, poi scese e mise la lingua nell’ombelico. L’altro rise e si contorse e lui andò ancora più giù a sentire la lanugine di peli pubici intorno a quell’uccello che stava germogliando.
“Girati. ” Disse Tim a voce alta ed eccitata: “Così posso fare lo stesso a te. Tommaso non ebbe bisogno di una seconda esortazione e presto le facce di ambedue i ragazzi erano seppellite nell’inguine dell’altro.

Tommaso fece correre la lingua su e giù sull’asta eretta e poi leccò le giovani palle sode, ne prese a turno una in bocca delicatamente. Poi ritornò sull’uccello e lo prese in bocca il più profondamente possibile. Sentì che la sua erezione era stata presa nella calda bocca di Tim e conobbe l’estasi.
Mise un braccio sulle gambe dell’amico ed esplorò delicatamente il suo culo. Trovò il buco corrugato e vi inserì un dito.

Lo sentì ansare e poi lo sentì fare lo stesso. Spinse con più forza mentre continuava a succhiare e lo masturbava con la mano libera.
Tim ansò: “Sto venendo!” E poi strinse di nuovo la bocca sull’attrezzo dell’amico.
Ci fu un caldo e salato spruzzo nella bocca di Tommaso ma soprattutto sentì il suo inguine essere fonte di piacere, esplodendo e pulsando ancora ed ancora.

Dopo di quello rimasero sdraiati, appiccicosi e soddisfatti, felici di essere insieme, carezzandosi di quando in quando, scoprendo lentamente ed attentamente, le parti segrete dell’altro.

Poi Tommaso disse: “Ho fame. ” Si ricordò che non mangiava da mezzogiorno ed ora erano le nove di sera.
“Anch’io. ” Disse Tim: “Sono affamato. ”
Si alzarono e mentre andavano in cucina Tim disse: “Devi andare a casa stasera? Potresti restare qui… se vuoi. ”
Tommaso voleva. Mentre Tim preparava dei toast, lui chiamò casa sperando che non rispondesse suo padre, andò bene, sentì sua madre all’altro capo.
“È un po’ tardi.

” Lui disse: “Posso rimanere da Tim? Sua mamma non ha problemi e domani posso andare dirittamente a scuola da qui. ” Bene, pensò tra di sè, se lei non sa che non ci sono i genitori, non può avere problemi.
Avuta l’autorizzazione ufficiale a rimanere, pensarono alla cena ed a quello da fare poi.
“Vorrei fare una doccia” Disse Tim.
“Facciamola insieme. ” Suggerì Tommaso.
Si spinsero l’un l’altro nel box ridendo.

Tim aprì l’acqua in modo da scaldare l’ambiente e si insaponarono l’un l’altro. Quando arrivarono all’inguine dell’altro, erano eccitati, la schiuma scivolava sugli uccelli eretti e sulle palle.
“Girati!” Disse Tim
Tommaso lo fece e sentì le mani insaponate sfregare la fessura del suo culo. Rilassò i muscoli ed un dito fu inserito, poi due. Lui si curvò per permettere un accesso migliore.
Improvvisamente Tim disse: “Posso metterci dentro il mio uccello?”
Tommaso lo voleva, voleva sentire Tim dentro di lui, essere parte di lui.

“Sì” Disse, poi sentì la punta del pene che premeva contro il buco e poi spingeva. Tentò di rilassarsi ma ansò quando il cazzo di Tim violò il suo sfintere. Ma poi era dentro. Lo sentiva dentro di sé ed il pensiero che era Tim lo faceva eccitare ancora di più.
Lo circondò con le sue mani, gli prese l’uccello e lo strofinò con la schiuma facendole scivolare deliziosamente su e giù.

Spinse indietro per farsi penetrare ulteriormente e Tim cominciò a muoversi dentro e fuori, sempre più rapidamente mentre si avvicinava all’orgasmo.
Poi Tim gli mormorò in un orecchio: “Oh Tom, ti amo, ti amo” e Tommaso lo sentì spruzzare dentro di lui mentre anche lui contemporaneamente veniva sparando fiotti sul pavimento.

Tornarono in soggiorno e rimasero seduti a guardare film sino a tarda notte alla tv, accoccolati sul divano. Più tardi condivisero lo stesso letto e passarono la loro prima notte insieme.

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La mia seconda prima volta

Note al racconto:
Pubblico questa mia prima storia, divisa in cinque capitoli, tutta insieme. Non utilizzerò le strategie che molti usano per avere più numero di letture di centellinare un capitolo per volta. Non me ne frega niente. Chi lo vorrà leggere lo legga (sono proprio curiosa di sapere quanti vorranno sapere come va a finire). Ne sarò felice.

Com’è nel mio stile, non farò abuso di riferimenti espliciti ad atti sessuali.

E’ un racconto erotico giocato sul fil di spada…del dico ma non dico…faccio ma non faccio.

Sono i sogni, le aspettative, i desideri che si nascondevano in una giovane ragazza…tanti anni fa.

Prologo
Ormai mi sono presa l’impegno di scrivere la mia biografia erotica.

E lo farò…piano piano…cercando di ricordare onestamente la strada che mi ha condotto fin qui. Non so se mi farà bene, non so se vi interesserà.

Ma lo farò comunque mi ci volessero anni scriverò dei miei eccessi, delle mie follie, dei miei sbagli.

Ometterò, per pietà nei vostri confronti (e anche dei miei), la prima vera volta in cui ho avuto un rapporto sessuale. Vi dirò solamente che ero giovane, troppo giovane e che, come a molti (molte più che altro!!!) è capitato, l’esperienza non è stata delle più esaltanti. Anzi. Ricordo solo la delusione del gesto.

Mi immaginavo chissà cosa e invece, in pochi secondi, non ero più vergine e mi ero trasformata in donna (insoddisfatta!!!…. ah ah ah). Ma si sa…. le prime volte sono quasi sempre deludenti soprattutto se il fidanzatino è un tuo coetaneo, novizio come te, imbranato, emozionato…etc..etc.

Ricordo che era un sabato d’inverno e che lui aveva casa libera. Ci mettemmo più tempo a trovare il coraggio di farlo che non a farlo.

Come ci spogliammo, entrambi, eravamo in una sorta di sogno onirico. Io terrorizzata, lui eccitato oltre misura. La penetrazione non fu dolorosa e durò talmente poco che quasi non me ne accorsi. Alla delusione dell’evento si sommò anche il suo comportamento da stronzo: una volta ottenuto ciò che desiderava, oltre ad andarlo a raccontare ai quattro venti, non volle più saperne di me. Adolescente mezza sega!!!

Quell’esperienza davvero poco piacevole mi indusse a prendere la determinazione che se avessi dovuto scopare nuovamente, lo avrei fatto solo ed esclusivamente con una persona più matura che fosse in grado, oltre che compiacermi come donna, avesse anche la buona creanza di non sputtanarmi in giro.

Non sto a dirvi se ero minorenne o maggiorenne.
Ero già donna…. e parecchio donna!!! Con i miei sogni, le mie voglie, le mie speranze.

Spesso con Sara (la mia amica del cuore dai tempi delle elementari), parlavamo di sesso, di ragazzi, di sogni erotici tanto che, spesso, ci ritrovavamo eccitate a dismisura sognando che, prima o poi, avremmo incontrato “quello giusto”, quello che “ci avrebbe fatto diventare donne al 100%”.

Sogni adolescenziali che ci portavano, in una sorta di limbo erotico, a giocare reciprocamente con i nostri corpi, simulando quello che aspettavamo succedesse con “un bel maschione”.

Ma di questo ve ne parlerò un’altra volta.

Oggi voglio ricordarmi della mia seconda prima volta. Quella vera…direi. L’esperienza che mi ha fatto diventare donna davvero e che mi ha fatto capire quanto bello fosse il sesso.

L’estate successiva alla “prima volta” sarebbe stata, per mia scelta, l’estate della vera iniziazione alle meraviglie del sesso.

Non sarei tornata in città senza aver scopato come si deve. Me lo presi come punto d’impegno. Anzi, con Sara, il giorno in cui ci salutammo ce lo giurammo vicendevolmente: “O qui si scopa o si muore!!!” (eccessi di gioventù…. ah ah ah).

Sardinia’s dream
Quell’anno i miei avevano fissato una meravigliosa villetta vista mare in Sardegna.

Posto meraviglioso, oltre che dal punto di vista naturalistico, anche dal punto di vista della vita notturna.

Il tutto faceva sperare bene. Vero è che la villetta risultava un pò fuori dall’abitato…. parecchio fuori dall’abitato e, non avendoci la compagnia adatta, mi risultava abbastanza difficile uscire da sola la sera….

In qualche maniera avrei fatto !!!…. anche contro la volontà dei miei che, ovviamente, non volevano che me ne andassi in giro la notte sola soletta (paura del lupo cattivo???).

Di giorno cercavo di frequentare le spiaggie più frequentate da coetanei in maniera tale da trovare un punto d’appoggio per le uscite serali e in men che non si dica, riuscii a fare amicizia con un gruppo di ragazzi (e ragazze) di altre città.

Il problema era quello di raggiungerli in paese la sera. Alcuni, molto gentilmente, si offrirono di venirmi a prendere in motorino ma i miei ebbero, strano a dirsi, da obiettare.

E così mi ritrovai a trascorrere lunghe serate sul bellissimo terrazzo vista mare a giocare a carte con mia mamma !!!…..che palle !!!

Dopo neanche una settimana che eravamo in villeggiatura ci raggiunse Tiziano, il socio in affari di mio padre.

Di diversi anni più giovane di mio padre, Tiziano, era davvero un bell’uomo, atletico, sportivo, dinamico e con quel difettuccio di essere costantemente alla ricerca di donne!!! (o sesso???). Questo “difettuccio” gli era costato non solo la brusca fine del matrimonio ma anche una pesante crisi economica visto che la moglie (giustamente) lo aveva praticamente spogliato di tutti i suoi beni. Mio padre, rigido ed austero com’è tuttora, non lo apprezzava molto dal punto di vista umano ma, visto che ormai la loro collaborazione era più che ventennale, lo considerava una sorta di fratello minore…la pecora nera della famiglia.

Anche mia mamma ci era affezionata nonostante tutto ed il suo arrivo portò un po’ di allegria in casa.

Tiziano, un terremoto vivente, organizzò immediatamente per la serata un barbecue di pesce e la mattina successiva, andò in paese a noleggiare un gommone per poter effettuare escursioni in mare. Beh…qualcosa si stava muovendo e, in cuor mio, speravo davvero che lui si potesse trasformare in una sorta di alleato per le mie uscite serali.

Purtroppo non fu così !!! Nonostante l’aiuto di Tiziano, i miei furono irremovibili e non ne volevano sapere di mie uscite notturne a bordo di scooter guidati da emeriti sconosciuti.

Così, alla fine, mi costrinsero ad architettare un piano di fuga!!! Erano giorni ormai che frequentavo questo gruppo di ragazzi in spiaggia e, con uno di Torino in particolar modo, di cinque anni più grande di me, mi trovavo particolarmente bene. Concordai proprio con lui un appuntamento a tarda sera vicino a casa mia.

Erano circa le undici di sera. Tiziano era l’unico sveglio: per mia fortuna se ne stava sdraiato a fumarsi il suo sigaro toscano e a godersi la brezza marina. Di soppiatto me ne uscii dal retro, scavalcai il cancelletto per evitare rumori e, dopo aver attraversato un piccolo boschetto, raggiunsi il luogo dell’appuntamento: Riccardo (il mio nuovo amico torinese), se ne stava a bordo della sua Vespa in mia attesa…. che carino!!!….

e con la luce della luna che gli illuminava il volto…. mmmmhhh…quegli occhi nerissimi…quei riccioli…le spalle larghe…..oddio…. stavo quasi per saltargli addosso!!! Ma mi trattenni…. (che errore!!!)…e lui, carinissimo, spinse la Vespa a motore spento fino alla strada e poi…. brooom…in un battibaleno fummo in paese.

E via…in giro per locali, e via cocktail…e via…in discoteca…. e poi in spiaggia, il falò…la chitarra…. le canzoni di Battisti…. (bleah!!!)…. e in un balletto furono le quattro di notte.

Riccardo, dopo essere stato gentile nell’accompagnarmi, non mi aveva considerato per quasi tutta la serata e, nonostante lo marcassi stretto, sembrava quasi che mi volesse evitare.

Era tardi. Forse troppo tardi…e mio padre troppo mattiniero. Sarebbe stato meglio se fossi tornata a casa…sperando magari…. come dire…almeno in un “bacino della buonanotte”.
Così come all’andata fu gentile e premuroso, anche al ritorno fu altrettanto galantuomo…. anzi …oserei dire…(purtroppo)…indifferente e, nonostante mi fossi appiccicata alla sua schiena con le tette e che le mie mani scivolarono lungo le sue cosce….

niente…niente di niente. Nessun tipo di reazione. E fu così “gentile” tanto da accompagnarmi a piedi nel boschetto buio abbandonando la Vespa lungo la strada.

“Ok” – mi dissi – “…è il momento. Ora o mai più!!!”

Mi bloccai di fronte a lui. Gli occhi negli occhi. Lo abbracciai non lesinando un contatto completo del mio corpo. “…mi piaci…” – gli sussurrai. Silenzio. Alzai lo sguardo verso di lui….

Riccardo sospirò come se cercasse tutto il sangue freddo che aveva a disposizione.

“…lo avevo capito. Anche a me piaci…. però…. ”
“…però?…”
“…sono fidanzato. Fidanzato ed innamorato…e lei…. la mia ragazza, la prossima settimana viene qui da me…. capisci?…non voglio fare cazzate…. scusami se ti ho fatto sperare che ci potesse essere qualcosa tra di noi…. scusami…”

E detto questo, a testa china e camminando veloce, se ne andò. Sentii in lontananza il rumore della Vespa che tornava verso il paese.

PORCA PUTTANA !!!….

ma dico io!!!…fai tanto il carino, il galante…ti lancio messaggi, li assecondi…ci troviamo in una situazione d’oro…..e chi mi va a capitare??? …un bravo ragazzo che è fedele alla sua ragazza???….

Con questa rabbia addosso e con l’ansia che la mia fuga venisse scoperta mi accinsi a rientrare in casa cercando di non fare rumore ma, non appena varcato il cancelletto di servizio…..

“Signorina…. è questa l’ora di tornare a casa???….

Lanciai un urlo soffocato. Guardai in direzione della voce e vidi solamente il tizzone luminoso del sigaro di Tiziano.

“Cazzo…mi hai fatto prendere uno spaghetto…. ”
“Anche a me…ma lo sai che ore sono???…eh?…. mi sono accorto che eri uscita dal retro e mi sono messo qui ad aspettarti…..ma che fai?…esci di nascosto?…. e se ti beccano i tuoi?…. se ti succede qualcosa…lo sai che casino???…”
“…lo so lo so….

è la prima volta…scusami…. non credo che lo farò più…. ” – gli riposi con tono di scusa mista a delusione
“…vieni qua…che ti succede?…è andata storta la serata?…”

Mi stesi accanto a lui su di una sdraio. Gli raccontai di quello che era successo, della sfiga di incontrare l’unico uomo fedele, del fatto che chiusa in casa mi stavo davvero annoiando…. insomma…mi sfogai…mi confessai come mi sarei potuta confessare ad un amico….

quasi ad un fratello.

“Ah ah ah…. ti sei beccato quello “fedele”???…ah ah ah…incredibile…. a me non è mai riuscito resistere ad una cosa del genere…. ah ah ah…. che gioventù!!!…. ”
“…sì…sì…lo so fin troppo bene quali sono le tue…. diciamo…abitudini…. ”
“…ah…non mi giudicare male. Il fatto è che le donne mi piacciono troppo…. e probabilmente anche io piaccio a loro…ah ah ah…. non so resistere…. non ci posso fare niente….

Ci stavamo confidando reciprocamente in piena onestà i nostri segreti. In fondo lui era come uno di famiglia…. che, tra l’altro, mi aveva tenuto sulle sue gambe da piccola.

“Senti…ora andiamo a letto…. ti faccio una promessa…. per il tempo che sarò vostro ospite farò di tutto per farti divertire…. sei d’accordo? Lo so…. avresti il bisogno di stare con quelli della tua età…ma visto che i tuoi sono così…accontentati di me…e, se ti va, domattina escursione alle isolette qui davanti in gommone….

ok?…. ”
“…wow…bellissimo…ok…dai…. grazie…. mi raccomando con i miei…..acqua in bocca!!!…”
“…non ti preoccupare…. e tu promettimi che non farai più cazzate del genere…. ok?….
“…ok…..’notte…”

Una torrida giornata di mare
La mattina successiva, alla notizia che io e Tiziano, avremmo fatto un’escursione alle isolette in gommone, le obiezioni dei miei furono quanto di più noioso una ragazza potesse sopportare.

Adesso, da madre (e zia) mi domando se quelle obiezioni erano davvero di tipo contingente (del tipo: è pericoloso, non sai nuotare bene, tutto il giorno sotto il sole) oppure, di fatto, non nutrissero troppa fiducia in Tiziano considerandolo un po’ il “lupo cattivo”.

Di certo Tiziano non fece niente per tranquillizzare i miei visto che la mattina si presentò in slip bianchi che non nascondevano (anzi esaltavano) la sua esuberante mascolinità. Di certo si sentivano imbarazzati ed impotenti di fronte a quella decisione. Non avrebbero di fatto potuto seguirci visto che mio padre non sa nuotare e che mia madre soffre terribilmente il mal di mare.

Mentre con poderose vogate spingeva il gommone al largo, mi voltai.

Vidi solamente mio padre sul terrazzo con un binocolo seguire i nostri movimenti.

“Certo che non hanno proprio fiducia in noi due…ah ah ah…. ”
“…sono molto apprensivi…. troppo apprensivi!!!”

Di certo, il comportamento dei miei mi fece riflettere. Il loro essere in apprensione era sicuramente dettato dall’uscita in mare aperto…. però…però…anche la pessima reputazione di Tiziano…. e fu proprio in quel momento che vidi per la prima volta quell’abbronzatissimo quarantenne come papabile obiettivo erotico.

In fondo cosa volevo?

Un maschio. E lui era maschio. Parecchio maschio.

Possibilmente che non rompesse troppo le shitole con complicazioni sentimentali.
E lui su questo era una garanzia.

Che fosse decisamente esperto e che sapesse introdurmi ai piaceri del sesso.
E su questo Tiziano, per ciò che raccontava mio padre, era davvero il Number One. Pareva che buona parte del suo successo professionale fosse dovuto alla sua capacità di circuire le clienti.

Quindi…grossa esperienza.

Mentre se ne stava seduto alla guida del gommone lo osservai meglio. Davvero un bell’uomo e quei pochi giorni di mare gli avevano dato anche quell’aspetto più selvaggio che tanto mi piace ancora. Qualche filo bianco sulle tempie, il petto largo e muscoloso…e quello slip bianco che sembrava messo apposta per attirare lo sguardo. Per fortuna gli occhiali da sole mi consentivano di squadrarlo per bene tanto da arrivare alla conclusione che il mio Target Erotico dell’estate….

era proprio lui.

Certo…. c’erano da superare diverse difficoltà e rischi. In fondo mi aveva tenuto sulle gambe da piccola, mi aveva visto crescere ed inoltre, un eventuale gaffe sarebbe stata davvero difficile da gestire visti l’affetto e gli interessi che condivideva con mio padre. Sarebbe stato davvero disposto a scoparsi la figlia del suo socio e amico fraterno? Era davvero, come dicevano, uno senza scrupoli quando c’era da scopare? Dovevo agire con molta cautela ed indurre Tiziano a fare il primo passo.

Non c’è peggior cosa (o migliore?) per un uomo quando una donna si mette in testa che se lo deve scopare!!!

Arrivammo in posto circondato da isolotti, l’acqua celeste, i gabbiani padroni incontrastati. Approdammo su un’isoletta brulla e deserta, la spiaggia bianca. Stendemmo gli asciugamani e dopo un bagno rinfrescante ci stendemmo al sole.

E qui, con assoluta indifferenza, lanciai il primo attacco. Mi tolsi il reggiseno.

Tiziano, quasi come se non fosse successo niente di importante non reagì.

In fondo era “abituato” al corpo femminile. Quindi tetta più tetta meno….

“Tua mamma sarebbe d’accordo?…. ”
“…non credo…ah ah ah…. ma è lontana e non mi vede…”
“…e se ti bruci?…occhio che la pelle lì è molto sensibile…”

Secondo attacco. Crema solare!!!

“…mi spalmo un bel po’ di crema…così evito di ustionarmi…”

Ed iniziai un lento e lungo massaggio alle tette. Così…come se lui non fosse lì a guardarmi…

Infatti era proprio come se lui non ci fosse, visto che se ne stava bello rilassato ad occhi chiusi.

Non voleva guardare per rispetto o…. per evitare…???…

Il primo e il secondo attacco non ebbero grand’ effetto su di lui. In fondo era un uomo navigato che stava al mare con la figlia del suo miglior amico…. mica poteva…..

Mi sdraiai anche io riflettendo quale sarebbe potuto essere il terzo. Tiziano sembrava dormisse.

Decisi che il terzo attacco, dopo aver sollecitato la vista, sarebbe stato basato sul tatto.

Avrei dovuto inventarmi qualcosa per farmi toccare…o toccare io lui…. così decisi di gettarmi di nuovo in acqua. Tiziano si voltò a bocconi. La testa rivolta verso l’interno dell’isola. Manco mi guardava.

Un assalto alle spalle. Ecco…sì…. sarei potuta uscire dall’acqua e simulando un gioco…. un dispetto…stendermi sulla sua schiena col mio corpo gelido e bagnato…. in fondo poteva essere una cosa innocente…. e mi avrebbe consentito il contatto col suo corpo.

Una reazione l’avrebbe pur avuta…no???

Arrivai piano piano alle sue spalle…. sembrava davvero addormentato. Mi stesi sul suo corpo strusciandolo più che potevo. I capezzoli erano eretti a causa degli sbalzi di temperatura, il suo corpo come di fuoco….

“…. ahhhhh…. che bellezza…. mi ci voleva proprio una rinfreshita…. che bello !!!…” – rispose come se il massimo dell’effetto fosse dovuto allo shock termico.

Questo seppe solo dire. Rimasi su di lui finché le temperature dei corpi si equilibrarono.

Immobile a godersi il fresco. Nessun accenno al fatto che il mio corpo nudo strusciava sul suo….

Terzo attacco. Fallito. Speravo in una reazione …in un sobbalzo…magari…voltandosi ci saremmo trovati faccia a faccia…. petto contro petto…. sesso contro sesso…. ed invece…. nulla!!!

Delusa mi stesi nuovamente al sole. Meditando nuove strategie di seduzione. Quell’uomo, forse a ragione, mi giudicava un taboo: troppo giovane, troppo rischiosa. Non sapevo proprio più cosa inventarmi per lanciare segnali a Tiziano.

Caddi per l’ennesima volta in una sorta di smania dovuta alla delusione delle mie aspettative. Ma come??? Un uomo, una donna (anche se troppo giovane), un’isola deserta…il mare, il sole, il canto dei gabbiani…. e non ti viene in mente di fare una bella scopata??? Mi stava montando la rabbia quando, voltandosi supino, il mio sguardo cadde sullo slip bianco che si era gonfiato a dismisura.

“OK. ” – pensai felice tra me e me – “WOW….

allora…ah ah ah…. vuoi resistermi??…ecco…ma effetto te l’ho fatto!!!…non sei di legno…”

Daniela 1 – Tiziano 0

Probabilmente si accorse che il mio sguardo insisteva su quel promettente rigonfiamento e, balzato in piedi di shitto, si lanciò in acqua velocemente. Un raffreddamento gli avrebbe consentito di affrontare la permanenza sull’isolotto più serenamente??? Nuotò un po’, forse per sfogare l’eccitazione che gli avevo causato. Mentre lo osservavo nuotare stavo già studiando il quarto attacco: stimolare l’orgoglio (stupido orgoglio) maschile.

Come fu fuori dall’acqua, e presi di mira con delle battute allusive il suo costumino bianco (adesso sgonfio!!!)…

“Certo…quel costume bianco…. non nasconde proprio niente…” – dissi simulando quasi imbarazzo
“Ah ah ah…sì…è un po’…osé…ah ah ah…tua mamma stamani mi ha guardato come fossi un mostro…ma è davvero così osceno?…a me non sembra…. ”
“…quando è asciutto no…ma bagnato…. è come se tu fossi…. nudo…. ah ah ah…. ”
“…ooops…non volevo davvero imbarazzarti….

” – rispose coprendosi con le mani
“…figurati…. e poi mica sei il primo uomo che vedo nudo…” – gli risposi dandomi le arie di donna vissuta (ah ah ah…. )
“…ah sì?…e quanti uomini nudi hai già visto…signorina?…”
“…abbastanza…per la mia età…. ”
“…anche questo immagino debba restare un segreto tra noi due?…”
“…già…. ”

Cadde nuovamente il silenzio. Lui si rimise supino a prendere il sole. Io inquieta. Il tempo passava e non stava succedendo niente.

Non osavo affondare il colpo.

“…hai mai fatto nudismo?…” – mi chiese a bruciapelo
“…no!!!…ah ah ah…e dove?…. perché tu sì?…”
“…ah…io adoro prendere il sole nudo. Oggi no perché ci sei tu…ma quando sono andato in giro da solo in gommone…mi sdraio sul fondo e zac…. ah…..è una meraviglia…con una mia ex andavamo in Francia…. lì ci sono delle spiagge meravigliose per fare nudismo…e nessuno che rompe le palle…”
“…dev’essere bello…comunque se vuoi levarti il costume…non fare complimenti…non mi imbarazzo di certo….


“…no no…piccola. Non scherziamo. Non voglio creare problemi né a me…né a te…”
“…che problemi?…siamo qui…soli…io e te…. pensi che lo vada a dire ai miei?…ah ah ah”
“…meglio di no. Discorso chiuso. ” – rispose secco senza guardarmi

Mi sdraiai sorridendo. Anche il quarto attacco aveva prodotto risultati. Comunque Tiziano si era aperto, aveva confidato qualcosa di intimo e si era imbarazzato. Il nudismo con me non sarebbe stato solamente pratica di libertà.

Avrebbe potuto assumere aspetti maliziosi.

Daniela 2 – Tiziano 0 (?)

A questo punto dovevo dimostrargli che ero alla sua altezza e che potevo fare le cose che lui faceva (con la sua ex!!!). Senza che lui se ne accorgesse, slacciai il fiocco degli slip e lo feci scivolare rimanendo completamente nuda. La brezza marina che soffiava sul pelo della micina amplificava la sensazione eccitante che stavo vivendo. Lui immobile non si accorse di niente, io ridevo sotto i baffi in attesa di una sua reazione.

Che non si fece attendere.

“Ma che c…. ”
“ah ah ah…..” – gli esplosi a ridere in faccia – “che hai?…ti imbarazzo?…. ”
“Daniela!!!…non fare cazzate ti prego…. rimettiti il costume…. se casualmente qualcuno…”
“…ma qualcuno chi???…dai…mi hai fatto venir voglia di provare con i tuoi racconti…. la sensazione di libertà…il sole sulla pelle…. mica ti stai scandalizzando?…. ”

Struffiò come se fosse in difficoltà. Si mise a sedere meditabondo con lo sguardo lanciato verso l’orizzonte del mare.

Io invece mi sdraiai nuovamente (avendo cura di lasciare le gambe leggermente divaricate…hi hi hi…. malandrina!!!). Chiusi gli occhi in attesa di un qualche evento.

Mi aspettavo una carezza leggera, un dito che casualmente sfiora, un bacio…. o ancor meglio…. lui che si stende sul mio corpo e mi possiede lì…su quella spiaggia deserta…. sarebbe stato davvero un bell’esordio come donna. Persa com’ero in queste immagini, non me ne vergogno, mi bagnai talmente tanto che sentii chiaramente colare piacere tra le mie cosce.

E mi ripetevo mentalmente “dai coglione…che aspetti???…scopami!!!…non la vedi com’è eccitata…pulsa…..forza stallone…fammi diventare donna sul serio!!!…. ”

E invece….

“Ehi…svegliati…. sono quasi le quattro…ci vuole quasi un’ora a tornare…sennò poi i tuoi stanno in pensiero…. dai…. rivestiti che io preparo il gommone…. ”

Nel mio cervello ci fu una specie di CRASH…. come se si fosse spezzata un intero negozio di cristalli…. non feci neanche in tempo ad alzare lo sguardo che Tiziano era già chino sul gommone per preparare il ritorno.

Un po’ triste e sconsolata (per l’ennesima volta), mi rivestii e con il muso lungo, come quello di una bimba a cui è negata la gioia di un giocattolo, salii sul gommone.

Anche Tiziano non aveva molta voglia di parlare durante il ritorno. Qualcosa, di certo, era successo in lui. E il gonfiore del suo slip, per fortuna, me lo stava dimostrando!!!…Almeno quello!!!

Sogni e desideri di una notte d’estate
Come fummo a casa Tiziano fu preso in “consegna” da mio padre.

Se ne andarono sulla terrazza a fumare e vidi che stavano discutendo in maniera molto seria. Io, invece, fui “torchiata” da mia madre che mi seguiva ovunque bombardandomi di domande…del tipo “dove siete stati?…era bello?…c’era altra gente?…ti ha dato noia il mare?…il sole?…ti sei bruciata?…” …e da buona figlia…. le rispondevo evasivamente sottolineando ogni cosa con un bel “che palle !!!”….

Era evidente a quel punto che i miei non avevano troppa fiducia in Tiziano.

E se non avevano fiducia, tanto da sospettare che potesse fare il “lumacone” con la propria figlia…..voleva proprio dire che il nostro ospite era davvero un libertino impenitente.

Fu una cena un po’ mesta. Silenziosa. Tiziano se ne andò a letto molto presto adducendo la stanchezza della giornata in mare, mia madre non aveva voglia di giocare a carte e mio padre preferì mettersi a leggere un libro in terrazza piuttosto che a letto.

Sembrava davvero che qualcosa di strano fosse successo. Vista la situazione un po’ tesa, dopo aver educatamente salutato i genitori, mi diressi verso la mia cameretta.

Salendo le scale uno strano ritmico cigolio proveniente dalla stanza di Tiziano attirò la mia attenzione. Se non avessi saputo che era da solo avrei giurato che lì dentro c’erano due persone che stavano scopando. Con il cuore in gola per la paura di essere scoperta mi avvicinai alla porta e, come la peggiore delle curiose, accostai l’occhio al buco della serratura.

Non vedevo molto visto che l’interno era illuminato soltanto dalla luce della luna. Le lenzuola, i suoi piedi…e il ritmo del cigolio sempre più veloce…lamenti soffocati…. e poi la luce del comodino si accese. Balzai all’indietro riguadagnando la strada di camera mia. Ma la curiosità mi spinse a rischiare. Vedevo da sotto la porta la luce accesa…tremando…avvicinai nuovamente l’occhio.

Seduto sul letto, Tiziano, con l’aiuto di un asciugamano si stava ripulendo del proprio piacere.

Il suo membro pendeva tra le gambe arrossato dalla masturbazione che doveva essere stata particolarmente intensa. Una forte vampata di calore mi assalì tra le gambe. E poi fu buio.

Stesa sul mio letto non riuscivo a prendere sonno dopo quella scena. Si era masturbato pensando a me? Speravo di sì.

Daniela 3 – Tiziano 0 (??) … giochi da ragazzina…

Decisi che per darmi quiete e riuscire a dormire….

avrei ricambiato. Mi ci volle poco…..davvero molto poco. Dopo l’orgasmo davvero intenso crollai in un sonno profondo popolato da immagine erotiche davvero estreme. Ed il protagonista era solo e soltanto lui: Tiziano.
La mattina mi svegliai appagata ma smaniosa. Era come se avessi trascorso una folle notte di sesso e ne avessi avuto ancora voglia. Scesi veloce le scale per raggiungere gli altri. Avevo voglia di rivedere lui. Era diventata una sorta di fissazione.

“Buongiorno mamma, buongiorno papà…. e Tiziano?…. ”
“…mah…è uscito presto…ha preso il gommone…non saprei non ha detto niente…senti ci hanno telefonato i Brambilla…. ci aspettano oggi pomeriggio e poi restiamo a cena da loro…e poi il solito burraco…che ne dici???…. ”
“…non contate su di me…io non ci vengo di certo!!!…due palle…Il burraco poi…ma state scherzando vero?…già non volete che esca la sera…e che debba rimanere confinata qua…ieri perché sono andata con Tiziano in mare mi avete fatto un terzo grado.

Caspita…. ma sono un po’ cresciuta non ve ne siete accorti???…non sono più una bambina…. ”

Me ne tornai in camera continuando ad urlare improperi nei loro confronti. Nessuna reazione da parte loro. Rimasi a leggere tutta la mattina. Ogni tanto mi affacciavo alla finestra per vedere se riuscivo ad intravedere all’orizzonte Tiziano col gommone.

Toc toc…..mia mamma….

“Tesoro…noi andiamo…. sei proprio sicura di voler rimanere qua da sola?…a noi dispiace un po’ saperti sola….


“Starò benissimo…. e poi c’è Tiziano…no?…. mica starò sola tutto il giorno…”
“Senti…. per quanto riguarda Tiziano…. insomma io e tuo padre siamo un po’ sul chi va là…sai che tipo è…no?…e saperti da sola con lui…. ci fa un po’ paura…lo so…è stupido…però…ne ha combinate troppe in vita sua…”
“E pensi che possa insidiare me???…ah ah ah…. dopo che mi ha tenuta in collo da piccola???…ma dai…ieri, se lo vuoi proprio sapere, si è comportato davvero come un fratello maggiore e mi ha fatto passare una bellissima giornata!!! …e tutte le tue domande ansiose al ritorno mi hanno davvero stressato!!!” – risposi pensando che in fondo la miglior tecnica di difesa è proprio l’attacco
“…ok…ok….

scusami…. anzi…scusaci…. Io e tuo babbo siamo stati molto in ansia ieri. Ci sono cose di Tiziano che forse non conosci e probabilmente è bene che tu continui ad ignorare. Tuo padre stava quasi per disdire per oggi. Sono stata io a convincerlo. Ti dico solo una cosa. Stai attenta e comportati bene…. ho fiducia in te…dammi un bacino…. in frigo c’è pronto da mangiare…ok?…. noi torneremo tardissimo…. come al solito quando giochiamo a burraco….

ah ah ah…..ciao…. ”

Quelle parole, quelle raccomandazioni, quella “fiducia” …mi pesarono addosso come un macigno. In fondo ero io a volermi fare Tiziano…e non viceversa come sospettavano loro. Adesso avrei dovuto tradire la loro fiducia e procedere nel mio piano di “diventare donna”.

Il tempo passava. All’orizzonte il gommone non s’intravedeva. Scesi in spiaggia dove incontrai il gruppo di amici: Riccardo mi salutò mentre se ne stava abbracciato alla sua ragazza.

Che rabbia!!! Ed era pure brutta !!!…. ma di lui ormai non mi interessava più…e il mio sguardo, nonostante in maniera molto carina cercassero di coinvolgermi in giochi o discussioni, era piantato verso il mare. I miei pensieri rivolti al ritorno di Tiziano: cosa avrei potuto architettare…come potevo sedurlo???

Tornai alla villa. Il piano era: vestito elegante e scollatissimo, cena a lume di candela in terrazzo, cenetta condita con ottimo vino bianco fresco, musica di sottofondo…magari un languido lento abbracciati…..mi avrebbe resistito???… (quanta banale immaginazione da giovani!!!)

Cena a lume di candela
Tornò (finalmente) al tramonto.

Ed io ero pronta: vestito in lamé scollatissimo e cortissimo, tacchi a spillo, tavolo apparecchiato finemente, vino fresco cibo pronto.

Ed eccitatissima…direi…pronta all’uso!!!

Sembrava cotto dal sale e dal sole. I capelli impiastricciati di sabbia e salsedine, il corpo brunito dal sole di una giornata in mare. Che maschio !!!

“Ta taaaaaa…..i miei stasera non ci sono…. ed ho organizzato una cenetta a lume di candela…che ne dici?…” – esordii balzando in piedi come una stupida bimba
“…bene…sono a digiuno da stamani…ho una fame boia!!!…però prima dammi almeno il tempo di farmi una doccia…guarda in che stato sono ridotto…” – mi rispose bruscamente senza degnarmi di uno sguardo
“…dove sei stato di bello oggi?…perché non mi hai chiamata?…come mai sei rientrato così tardi?…è tutto il giorno che ti aspetto…” – non riusci a trattenere tutta questa valanga di domande come la peggiore delle fidanzate o delle mogli

Lui, che già sembrava stanco e un po’ ombroso nei miei riguardi, si diresse senza neanche considerarmi verso la doccia esterna…e calatosi il costume si gettò sotto il getto d’acqua.

“Oh…ma…. ”
“…passami un bagno schiuma…. e uno shampoo…. ” – mi ordinò bruscamente

Obbedii con le gambe che mi tremavano. Quel cambio di atteggiamento mi aveva spiazzato. Sempre allegro, giocoso e disponibile…. direi riguardoso nei miei confronti…adesso invece prepotentemente maschio che ordina e prende ciò che vuole. C’era una sorta di arroganza nel suo comportamento tanto che, a fine doccia, neanche si rimise il costume e stesosi su di una sdraio si accese il suo (maledetto) sigaro.

In piedi di fronte a lui sembravo una scolaretta sotto interrogazione. Non osavo fiatare ipnotizzata com’ero da quella carica ignorante di testosterone.

“Allora, signorina…. che hai da guardare?…non volevi questo ieri?…ti scandalizzo?…eh?…” – mi chiese in tono di sfida
“…non mi aspettavo che tu…”
“…ti è piaciuto spiarmi stanotte?…credi che non me ne sia accorto?…”
“…ah…scusa…io non…è che…ho…”
“…a me non piace essere spiato…per niente!!!…e tanto meno essere provocato da una ragazzina e dover far finta di niente….

lo sai che non è nella mia natura…cosa vuoi da me?…. cos’è questa carnevalata?…il vestitino elegante?…il vino fresco?…le candele?…. cosa vuoi da me?…. vuoi provocarmi?…per cosa?…ti piace questo gioco?…eh?…. perché sai che io non posso toccarti neanche con un dito?…”
“…io speravo …”
“…lo sai che palle mi ha fatto tuo papà ieri sera quando siamo tornati??? domande su domande…che mi hanno profondamente offeso…e alla fine abbiamo litigato…non so se io e lui potremo continuare a lavorare insieme….

credo che a settembre cercherò una situazione diversa…mi ha rotto veramente le palle!!!…”
“…che domande ti ha fatto?…”
“…nessuna diretta. Ovviamente, non avendo le palle necessarie. Ma era chiarissimo che il suo sospetto fosse quello che ti puoi immaginare…. e immagino che anche tua mamma ti abbia tartassato…”
“…sì…e oggi mi ha fatto anche delle raccomandazioni…” – risposi istintivamente sbagliando
“…. benissimo!!!…a questo punto mi sento definitivamente sciolto da ogni sorta di impegno morale nei loro confronti.

Vado su, preparo la valigia e me ne vado…..”

Gettò il sigaro in mezzo ad un cespuglio e, deciso ed incazzato come non lo avevo mai visto, se ne andò sparato in camera sua. Lo raggiunsi spaventata dagli eventi. Cercai in qualche maniera di rabbonirlo giustificando i miei che erano fatti in quella maniera e che erano preoccupati per me…e che…bla bla bla…

Senza neanche guardarmi con decisione metteva le sue cose dentro il borsone alla rinfusa.

Si infilò deciso un paio di pantaloni (senza neanche le mutande sotto)…una camicia aperta sul davanti. Mi passò accanto guardandomi incazzatissimo.
“…non ti preoccupare. Non ce l’ho con te…e non racconterò di certo a quel coglione di tuo padre tutta questa storia tra me e te…. ” – mi dette un bacino sulla fronte – “…in bocca al lupo, signorina…”

Dopo neanche un minuto la sua macchina stava percorrendo il vialetto sterrato alzando una nuvola di polvere.

In piedi col mio vestitino di lamé osservai il tavolo apparecchiato, il vino fresco, la candela che stava lentamente consumando.

Mi misi a sedere e piansi silenziosamente.

Ero solo una stupida, presuntuosa ed ingenua ragazzina.
E avevo creato, col mio comportamento solo un gran casino.

“…sei bella quando piangi…”

Lo spavento per quella voce mi fece alzare di shitto dalla tavola facendomi rovesciare (e rompere ahimé!!!) i bicchieri di cristallo che avevo scelto per quella cenetta romantica.

Riccardo, imbarazzato come un bimbo, se ne stava a pochi metri da me con la testa bassa a fissare il pavimento

“…che ci fai qui?…come sei entrato?…”
“…scusa…non volevo spaventarti…è che…oggi al mare…ti ho vista agitata…guardavi il mare…eri triste…e credevo che la colpa fosse mia…”
“…ma no…no…è che è successo un casino…”
“…ho litigato con la mia ragazza…. ci siamo lasciati…e se n’è già andata via…e allora sono corso qui…sono passato dal boschetto…e ho visto quel signore che se ne andava…e che eri sola…allora…ho trovato il coraggio di entrare…scusami io…”
“…che vuoi Riccardo?…questa è già una vacanza abbastanza di merda…”
“…sei bellissima…e io sono solo un coglione a non aver capito subito che ti amo…”

Le parole lasciarono spazio ai fatti.

La serata fu lunga, intensa e, alla fine di essa, mi ritrovai donna.

Epilogo
Riccardo mi fece diventare donna. Molto donna!!! Riuscimmo con complicati sotterfugi a vederci praticamente ogni sera. Una volta tornati nelle rispettive città, dopo un paio di lettere di amore intenso, scomparve nel nulla. Adesso siamo (incredibilmente) “amici” su Facebook!!!

I miei il giorno dopo, resesi conto della partenza di Tiziano e dopo un lungo interrogatorio a me, decisero che in fondo era meglio che le cose fossero andate così.

Erano anni che mio padre si lamentava del socio e del suo “stile” di vita e di lavoro.

Sentii solamente mio padre al telefono che urlava parole di fuoco nei confronti dell’ex amico fraterno.

Tiziano, per le notizie che ho potuto avere da mia madre, aprii a settembre un’agenzia per fare concorrenza spietata a papà.

Le cose non gli andarono troppo bene tanto che, dopo aver cercato di far pace con mio padre, dovette chiudere.

Pare che abbia trovato lavoro in tutt’altro settore come dipendente. Dopo alcuni anni si accasò con una ragazza russa bellissima.

Adesso Tiziano ha due figli, un’utilitaria rugginosa, un cane ed una suocera a carico.

Al mare con una coppia di amici! 02

La mattina seguente mi svegliai lentamente, appesantito dal sonno. La luce del sole entrava da uno spiraglio della finestra e illuminava a malapena la stanza. Giulia non era a letto, ma la sentivo parlare e ridere nell’altra stanza. Guardai l’orario sul cellulare scoprendo che erano passate le 11.
Mi alzai lentamente e mi diressi verso gli amici. Stavo strofinando gli occhi quando mi affacciai alla loro porta, vedendo una scena tanto simpatica quanto strana: erano tutti e tre sul letto, completamente nudi, tranne per la mia ragazza che indossava un perizoma quasi invisibile; Luca era steso sul letto a pancia in su e con le gambe aperte; Claudia con il rasoio gli stava radendo i peli pubici e Giulia sosteneva il pene mezzo duro così che non intralciasse la rasatura.

Dissi ridendo e con voce arrocata:”Cosa cazzo state facendo?”

Allora si accorsero della mia presenza e scoppiarono a ridere.

Giulia:”Preparati che poi tocca a te, ti vogliamo tutto pulito e senza peli!”

Non mi ero mai depilato integralmente. Forse era una buona idea visto che ormai avevo peli ovunque che mi davano fastidio. Andai in cucina e preparando il caffè mi accorsi di essere nudo e di avere ancora l’alza bandiera mattutino.

Finita la colazione e dopo essere stato al bagno, tornai dagli altri e vidi un’altra scena eccitante. Questa volta Luca era a pecorina sul letto e Claudia lo stava depilando sul culo e tra le chiappe mentre Giulia continuava ad accarezzargli il cazzo, ormai duro, mungendolo. Non potei far a meno di notare quanto mi piacesse ora quel culo senza peli. Il pene mi si innalzò immediatamente.

Quando toccò a me, le ragazze si dimostrarono molto dolci e sensuali.

Giulia doveva tenere sempre in mano il mio palo di carne perchè sempre duro. Luca andò a farsi una doccia mentre la procedura su di me procedeva velocemente e senza intoppi. Dal petto al pube, dallo scroto ai polpacci, dalla schiena al culo, ogni pelo mi venne tolto di dosso.
Mi sentivo stranamente alleggerito e pulito, come mai mi ero sentito prima d’ora.

Anch’io feci una rapida doccia per togliermi ogni residuo di peluria.

Tornai in camera per cercare qualcosa da mettermi addosso quando sopraggiunse Luca.

Luca:”Non metterti niente dai, in casa possiamo stare comodi!”
Io:”Hai ragione…ma sicuro che non dia fastidio a te o a Claudia se giro nudo?”
Luca:”Ma no, tranquillo! Ah già, le ragazze sono andate al supermercato a comprare del cibo per fare da mangiare. Se hai bisogno di qualcosa chiamale ora così ti prendono quello che vuoi. ”
Io:”Va bene grazie, ma non mi serve nulla di particolare per adesso.


Luca:”Ok, ascolta ti propongo una cosa. ” Disse con aria maliziosa e mostrandomi i due piccoli plug che avevano messo la notte precedente le nostre ragazze. “Ti andrebbe di metterlo?”
Io:”Metterlo io?” Mi aveva spiazzato.
Luca:”Si, io e te. Sarà eccitante e divertente. Possiamo fare una gara se vuoi, chi lo tiene più a lungo vince. ”
Io:”Ah, divertente. E cosa si vince?”
Luca:”Mmm potremmo fare che chi lo tiene più a lungo si può scopare la morosa dell’altro!
Io:”Davvero? E saranno d’accordo le altre?”
Luca:”Credo proprio di si, insomma ormai stiamo facendo di tutto e di più insieme quindi non penso rifiuterebbero.

Comunque sia è meglio se glielo diciamo solo quando avremo finito la gara!”
Ero divertito e un po’ imbarazzato. Allo stesso tempo intrigato dal provare una nuova cosa:”Va bene, perfetto. Ma tu sei già abituato a tenerlo? Perchè altrimenti sei avvantaggiato!”
Luca:”Non l’ho mai tenuto per più di 10 minuti…si, sono in vantaggio rispetto a te perchè sono leggermente abituato alla cosa mentre tu non l’hai mai provato. Credo comunque che valga la pena di giocare, non pensi?”
Io:”Si, giochiamo.

L’amico si posizionò sul letto a pecorina e mi passò il lubrificante. In quella posa mi eccitava tantissimo vedere il suo culo e la sua rosellina perfetta, con sotto le palle gonfie ed il pene pendulo. Non resistetti ed appoggiai la lingua al suo buchetto, leccando profondamente. Era profumato e morbidissimo. I mugolii di piacere di Luca mi ridestarono.

Io:”Scusa, mi sono lasciato andare. ”
Luca:”Non preoccuparti, mi è piaciuto molto!

Spruzzai il lubrificante sull’ano, ora rilassato grazie alla mia lingua e lo massaggiai delicatamente con il pollice.

Cominciavo a sentire un certo desiderio nel culo, una voglia che mai prima avevo sentito. Feci scivolare dentro di lui il plug, con un colpo secco fu tutto dentro. Soddisfatto, il ragazzo si alzò e mi invitò a prendere il suo posto.
Speravo di non sentire troppo male ma ero rilassato e voglioso di provare. Mi misi a pecorina e subito dopo sentii le dita di Luca che mi stimolavano l’orifizio anale, lubrificate dal gel.

Mi stava piacendo. Inseriva lentamente la punta dell’indice per poi ritrarla, entrando un po’ di più la volta successiva. Stava lavorandomi il culo proprio come aveva fatto con Giulia. Dopo qualche minuto di piacere, inserì lentamente il plug. Quando fu tutto dentro di me, mi sentivo riempito ed appagato. Ora volevo vedere quanto sarei resistito con il dildo nell’intestino; sicuramente avrei fatto il possibile per vincere la gara, in modo da potermi scopare la formosa Claudia!
Le ragazze tornarono con la spesa e si misero subito ai fornelli.

Preparavano pasta al tonno con qualche contorno semplice. Luca ed io eravamo mezzi coricati sul divano, chiaramente nudi, guardando la tv. Le nostre donne non ci misero molto tempo a capire che portavamo saldamente piantati nel culo i plug anali e divertite si stupirono della nostra scelta.

Io:”Vogliamo vedere chi di noi due lo tiene più a lungo!” Spiegai.
Giulia:”E ti piace Mattia? Vero che è bello?” Mi disse maliziosamente.
Io:”Si mi piace!”

Infatti godevo nel sentire il dildo dentro di me, anche se dopo una mezz’oretta di tempo cominciava a darmi leggero fastidio.

Volevo assolutamente farmi Claudia perciò avevo intenzione di resistere il più possibile.

Finito di mangiare ci preparammo per andare in spiaggia, erano già le due del pomeriggio! Luca guidò per la solita stradina impervia, stretta e piena di curve. Ci alternavamo solo io e lui al volante, le fanciulle erano capaci di guidare ma molto maldestre, come si dice delle maggior parte delle donne. Luca era un guidatore tranquillo, poche volte correva, il tipo ideale per quel genere di strade.

Raggiungemmo la spiaggia del giorno precedente e dopo aver piantato gli ombrelloni ci stendemmo a prendere il sole. Le ragazze in topless, mostravano orgogliose le loro tette ricevendo, di tanto in tanto, commenti sussurrati dagli uomini che passavano vicino. Luca ed io portavamo slippini aderenti.

Dopo un’ora e dopo due birre, il plug mi faceva quasi male. Dovevo resistere.
In acqua giocammo a pallavolo ed oltre alla palla, volavano palpate a destra e a manca.

Toccavo tette e culi delle donne e a volte anche le chiappe di Luca. Cosi facevano pure gli altri, in un movimento di mani confuso. Il mio pacco era massaggiato a turno dalle due fanciulle quando cercavano di prendermi il pallone: erezione perenne inevitabile.

Usciti dall’acqua entrambi noi maschietti avevamo i cazzi in tiro, che quasi uscivano dagli slip. Le altre si divertivano e ci prendevano in giro.
Ad un tratto Luca disse:”Mattia, hai vinto, lo devo togliere perchè mi sta facendo un male cane!”

Infilò una mano nelle mutande e piano estrasse il dildo con estrema compiacenza.

Quasi non ci credevo, avevo vinto la sfida! Subito tirai fuori il mio plug, stremato dalla sua presenza dentro di me.

Io:”Ora ragazze vi sveliamo il premio che avevamo fissato per chi vinceva la sfida!” Dissi contento.
Luca:”Chi vince si scopa la ragazza dell’altro. ” Pronunciò queste parole a malincuore.
Giulia:”Che cosa!?” Sorpresa.
Claudia:”Quindi dovrei scopare con Mattia!” La donna sembrava molto interessata.
Io:”Cosa ne pensate? Ovviamente solo se tu, Giulia, mi dai il permesso.

Anche Claudia deve essere d’accordo. ”

Seguì un attimo di silenzio, ci guardavamo negli occhi tutti e quattro, sorridendo.

Giulia:”Ci sto. Hai vinto quindi è giusto che ti prenda il tuo premio. Però vorrei essere presente per assistere. ”
Claudia:”Anche per me va bene! Se Luca sarà al mio fianco, sarà divertente per tutti!”

La giornata aveva preso una piega molto favorevole. Mi venne un’idea.

Io:”Che ne dite se lo facciamo in una spiaggia? Non vorrei creare falsi illusioni, ma magari qui vicino c’è ne una non frequentata.

Chiedo a quel ragazzo. ”
Claudia:”Daii, sarebbe fantastico!”

Mi avvicinai ad un giovane sui 25 anni e gli chiesi chiaramente se nei dintorni ci fosse una spiaggia deserta, in cui poter fare cose sconcie.

Lui:”A due chilometri da qui, andando verso sud seguendo la riva del mare, c’è un posto come quello che stai cercando. Ci si arriva solamente a piedi quindi ti conviene lasciare qui l’auto. Quel luogo sarà al massimo di quindici metri quadrati, circondato dagli scogli, non ti vede nessuno.

E’ spesso frequentato poichè è l’ideale per chi fa sesso in spiaggia e lo conoscono in molti. Solitamente vi entra solo una coppia alla volta per lasciare l’intimità. Non so il motivo ma esiste questa regola non scritta: se trovi un indumento davanti al passaggio tra gli scogli, per accedere alla spiaggetta, devi attendere finchè quelle persone non hanno finito. Poi quando entri tu, lasci una maglietta o un costume nello stesso posto, così nessuno ti disturba.

Però fai attenzione con l’alta marea perchè potrebbe anche diventare pericoloso. ”

Salutai il nuovo prezioso amico e andai subito a riferire queste notizie sorprendenti agli altri.
Come mi aspettavo, non persero tempo e accettarono la nuova meta. Stipammo gli ombrelloni in macchina, per poi incamminarci cantando verso sud, con qualche telo in spalla e l’acqua del mare che ci lambiva i piedi.

Dopo dieci minuti di passeggio la spiaggia finì e ci inoltrammo in un boschetto di bassi arbusti e pochi alberi; più proseguivamo seguendo la costa e più la vegetazione si infittiva.

Dopo un altro quarto d’ora di cammino trovammo il nostro covo. Era impossibile sbagliare poichè gli scogli interrompevano la riva e si allungavano per una ventina di metri verso il mare. Girammo attorno a quella specie di anello di roccia per cercarne l’entrata. Quest’ultima non si vedeva perchè coperta da folti cespugli, ma ben legato ad uno di essi vedemmo un reggiseno. Da quel particolare capimmo sia dove si trovasse l’entrata, sia che la spiaggia oltre gli scogli era occupata.

Non potemmo far altro che allontanarci di una cinquantina di metri e restare ad attendere.
Per fortuna dopo una dozzina di minuti vedemmo uscire una coppia di mezza età. La signora recuperò il reggiseno e se ne andarono. Contenti e eccitati corremmo agli scogli. Mi tolsi il costume e lo incastrai nel cespuglio in modo che fosse ben visibile, mi abbassai ed entrai nell’antro segreto.
Quello che vidi non era esattamente come me lo ero immaginato, ma una semplice piccola spiaggia attorniata da alti scogli.

Una parte era all’ombra mentre un’altra al sole. Posizionammo i teli coprendo una vasta area. Ci sedemmo. Io e Claudia ci guardammo intensamente. Era il nostro momento.

Le saltai addosso voglioso, prendendole la testa con una mano, baciandola. Con l’altra mano le sfilavo la parte inferiore del costume, l’unico pezzo rimasto. La sua bocca era dolce e la sua lingua si muoveva moltissimo. La ragazza era molto vogliosa, come me, eccitata ed ansimante.

Toccai la sua figa umida e cominciai a masturbarla con due dita, infilandole in modo deciso. Il mio cazzo scivolava tra le due mani duro e teso.
Passai a baciarle i seni, mordendo i capezzoli e succhiando tutto quello che le mie labbra trovavano. La fanciulla gemeva ingorda, premendomi la testa sulla mammella che stavo baciando.

Lussurioso mi alzai in piedi, invitandola a prendere il bocca il membro. Non esitò, posizionandosi sotto di me ed aprendo bene le fauci affamate.

Il cazzo entrò quasi tutto nella sua gola, lo faceva scivolare rapido dentro e fuori e in un attimo fui ricoperto di saliva. Mi guardava dritto negli occhi mentre mi faceva godere. Era bravissima, succhiava l’asta e la cappella senza fermarsi un attimo. Ogni tanto scendeva con la bocca a leccare e ciucciare le palle continuando a masturbarmi il cazzo.

Guardai gli altri. Erano nudi vicino a noi, ci osservavano ammirati e rapiti, mentre si masturbavo a vicenda.

Giulia teneva in mano il grosso cazzo di Luca e gli regalava una lenta ma profonda sega. Lui invece lavorava freneticamente con due o tre dita dentro di lei, forse anche mettendogliene uno nel culo. Stavano godendo con noi.

Mi accorsi di essere quasi al limite. Non sono mai stato uno che dura tanto, purtroppo. Interruppi Claudia dall’ottimo pompino che mi stava facendo, per metterla a pecora sul telo. Andai dietro di lei e con il membro le accarezzai la passera, dal clitoride alla vagina, per poi entrare con un colpo secco.

Lei urlò di piacere. Cominciai a pompare con decisione, aiutandomi con le mani sui suoi fianchi. La figa era stretta al punto giusto e soprattutto cremosa, stracolma di umori, tanto che li sentivo scendere sulle gambe ad ogni affondo.
Le piantavo dentro il cazzo senza fermarmi; le tiravo qualche sonoro schiaffo sul suo bel culo tondo; mi aggrappavo alle sue tettone stringendole. Il ritmo aumentava ancora, i suoi gemiti pure. Quando le strizzai un capezzolo e nello stesso momento infilai il pollice dell’altra mano nel suo ano intriso di liquidi, lei venne in un orgasmo incredibilmente potente.

Pigiavo ancora il pisello nella sua caverna bollente per tutto il tempo in cui urlava il suo godimento.

Dopo quasi un minuto di piacere, uscii da lei che spossata si ricompose soddisfatta. Mi prese il cazzo e cominciò a menarlo velocemente. Mi bastarono pochi attimi per venire e riempirle le tette di sborra. Godetti incredibilmente, euforico per la scopata fantastica appena compiuta scaricai tutto me stesso su di lei.

Quando sentii gli altri due urlare, li vidi godere insieme.

Luca schizzava ovunque il suo seme grazie alla sega fatta da Giulia che aveva occhi chiusi e testa all’indietro, gemeva per i ditalini dell’amico. Appena si ripresero, si avvicinarono a Claudia e presero a leccarle un seno ciascuno, succhiando tutto il mio succo.

Un rapido bagno in mare ci permise di darci una pulita. Abbandonammo quell’angolo di paradiso con dispiacere. Stavamo lasciando un luogo che oramai era nostro, nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Un altro giorno in spiaggia si concludeva, stanchi ma estremamente soddisfatti e felici ci incamminammo verso casa.
La serata prometteva bene. Ordinammo delle pizze e ce le gustammo bevendo dell’ottima birra danese, densa, rossa e amara al punto giusto. Alle ventidue i nostri programmi per la notte furono spazzati via da un temporale insistente. Dovevamo visitare qualche nuovo locale, un pub ed una discoteca all’aperto, ma ci trovammo a dover restare chiusi in casa a guardare la televisione.

Non faceva freddo, ma tenevamo i termosifoni accesi per poter rimanere nudi. Era ormai diventata una necessità, una libertà che dovevamo concederci tra noi, nel nostro appartamento, sempre!

Le birre e le partite a briscola proseguivano, come gli show sullo schermo. Eravamo annoiati, privi di quella scintilla che animava l’atmosfera. Verso mezzanotte Giulia disse che sarebbe andata in camera a leggere uno di quei suoi libri sdolcinati. Luca volle farsi la doccia.
Io e Claudia continuammo a giocare a carte per un po’ ma dopo l’ennesima partita rinunciammo.

Le presi la mano dolcemente e le dissi:”Dimmi la verità, ti è piaciuto oggi?”
Claudia:”Sai già la risposta. ” Sorrise.
Io:”Voglio sentirmelo dire!”
Claudia:”Mattia..certo che mi è piaciuto! Sei uno stallone!”
Io:”Hahaha, ti ringrazio! E’ stato bellissimo davvero e poi fai dei pompini fantastici. ”
Claudia:” Chissà magari potremmo rifarlo, anche quando torneremo a Milano. ”
Io:”Mi piacerebbe molto. ”

Detto questo, sentimmo dalla camera da letto arrivare dei gemiti, chiaramente appartenenti a Giulia.

Claudia mi guardò curiosa, ci alzammo insieme e ci dirigemmo nell’altra stanza.
L’abat joure dava una calda e soffusa atmosfera alla sala: Luca era steso sul letto, ancora bagnato dopo essersi lavato; sulla sua faccia era inginocchiata la mia ragazza, si stava muovendo ritmicamente e stringeva i seni con le mani. Dal quello che vedevo capii che Luca era un ottimo leccatore di figa, stava facendo impazzire quella donna solamente con qualche rapido tocco di lingua sul clitoride.

Claudia salì sul materasso e si avvicinò a Giulia, cominciò a palparle il culo ed il seno mentre le baciava il collo con passione. L’arrivo dell’amica aumentò il piacere provato dalla fanciulla che ora ansimava pesantemente.

Mi accorsi di come Luca fosse eccitato, il suo randello si stendeva durissimo e teso in cerca di qualcuno che potesse dargli sollievo. Le due lesbiche però erano impegnate tra loro. Non persi tempo e mi sedetti sul letto tra le sue gambe aperte.

Avvicinai lentamente la mano al cazzo in tiro, toccandolo prima con i polpastrelli. Le vene in rilievo sembravano scoppiare, la cappella era tirata al limite. Lo impugnai con decisione. Il ragazzo grugnì la sua approvazione. Sentirlo nella mano così forte e tenace, mi eccitò all’inverosimile; iniziai a fargli una sega, facendo scivolare le dita dalle palle alla cappella. Era grosso e lungo, più del mio. Mi sembrava fantastico avere a disposizione un arnese di quell’ottima qualità, possente, energico e terribilmente mascolino.

I testicoli andavano su e giù insieme alla mia mano, sbattevano sul materasso colmi di dolce nettare.
Avvicinai la lingua alla cappella violacea: era calda. Passai tutta l’asta e leccai tutto, fino alle palle. Lo scroto era morbidissimo. La masturbazione continuava e lappavo le dolci ghiandole genitali, le succhiavo piano, le prendevo in bocca ed assaporavo sul palato, lisce ed invitanti.
Mi scostai poi, per prendere in bocca l’arnese. Lo infilai in gola fino a metà, per poi farlo uscire e riprenderlo dentro.

Era il primo pompino che facevo, ma scoprii di amare moltissimo quella pratica. La grossa cappella pulsava sotto i colpi della mia lingua, era succosa, tesa e sensibile. Giocherellavo con le dita sullo scroto, andando ad accarezzare anche il buchetto. Presi a succhiare il glande con passione, mi piaceva un sacco tenere il bocca quel pezzo di carne durissimo. Luca godeva e boccheggiando mi faceva capire quanto gli piacesse il sesso orale che stavo fornendo.

Intento nel mio lavoro non mi accorsi che Claudia aveva abbandonato la postazione per piazzarsi dietro di me, che abbassato a succhiare il pene, tendevo il culo verso l’alto. La ragazza mi accarezzò le chiappe pelate palpandomi, mentre con una mano afferrò il mio cazzo rigido e portandolo verso di se, iniziò una sega liberatoria. Appoggiò la lingua al mio ano voglioso ed iniziò a leccarmi profondamente; nel frattempo mungeva il bastone con perizia.

Sentire la lingua della fanciulla lavorare sull’orifizio mi portò all’estasi. Mai avrei creduto di poter provare tanto piacere in quel punto; contraevo i muscoli ad ogni passaggio di lingua, eccitato oltre ogni limite, la risucchiavo dentro di me.

Abbandonai il pompino per impegnare la bocca nel succhiare i testicoli, mentre la mia mano procedeva furiosa la sua corsa sul quel cazzo enorme e stupendo. Masturbarlo era un privilegio, mi sentivo al settimo cielo.

All’improvviso lo sentii contrarsi tra le dita e subito dopo eruttò una valanga di sperma bollente che mi finì soprattutto in faccia. Mentre spremevo il poderoso cilindro, mi precipitai a raccogliere tutta la sborra con la bocca, leccando e succhiando pube, cosce e cazzo.

Giulia venne subito dopo, finalmente. Luca era riuscito a far godere quella cagna in calore, che urlò profondamente il suo desiderio coprendo di umori il muso del ragazzo.

Sentirla gemere mi permise di lasciarmi andare. La lingua sul mio culo non si fermava mai e mi regalava momenti intensi. Claudia masturbò il mio pene allo stremo, fino a che pure io scoppiai il mio seme. Uno schizzo. Due. Tre. Quattro. Cinque. Riempii il materasso sotto di me bagnandolo, ma godendo come un pazzo. Gemetti forte durante l’orgasmo, liberato ed esaltato da esso.

Appagati e soddisfatti ci riprendemmo lentamente, per poi abbracciarci insieme, con amore.

Luca:”Cazzo Mattia, mi hai fatto un pompino coi fiocchi!”
Sorrisi contento e dissi:”Grazie Claudia, mi hai fatto vedere le stelle!” Accarezzandola in viso.
Giulia:”Complimenti Luca, hai una lingua di fuoco! Non avevo mai avuto un orgasmo del genere!”

La povera Claudia però era ancora vogliosa. Ci chiese gentilmente di occuparci di lei. Giulia si stese a pancia in su sul materasso, Claudia sopra di lei a 69 per ricevere sesso orale dall’amica.

Io infilai il cazzo moscio tra le fauci di Claudia che lo accolse volentieri, mentre Luca glielo piantava nell’utero. Eravamo tutti a disposizione, lavorando ad un unico scopo: farla impazzire di piacere.

La mia donna succhiava il clitoride con passione e trasporto, infondendole un continuo ed inesorabile benessere, ma subendo continuamente colpi sul naso dai testicoli di Luca. Quest’ultimo la scopava ferocemente, scivolando dentro e fuori dalla sua fica bollente per farla godere al massimo livello.

Io intanto avevo tra le mani la testa di Claudia, muovevo il bacino avanti e indietro facendo scomparire il cazzo tra le sue labbra. Il pene mi tornò duro in pochi secondi vedendo la donna che mi fissava negli occhi, eccitata e vogliosa, ma sottomessa da due giovani contemporaneamente. Le ficcavo il palo fino in gola, tanto che con le labbra arrivava a toccarmi il pube. Lacrime sottili presero a scendere dai sui occhi marroni a causa della mia presenza in lei, ma non mi fermai per un solo attimo poichè sapevo che la stavo facendo godere come una cagna.

Pochi minuti di quel rude trattamento permisero alla fanciulla di esplodere: le tremavano convulsamente le gambe e urlava come poteva, nonostante il mio cazzo continuasse a scoparla. Chiuse gli occhi e si abbandonò alla lussuria.

Claudia si riprese del tutto solo dopo qualche minuto e ci ringraziò tutti per l’orgasmo ed il piacere che le avevamo fatto provare. Fui soddisfatto per il mio lavoro, d’altra parte a volte, una donna gode davvero se viene trattata come una troia.

Quella notte dormimmo tutti sullo stesso letto, vicini, entusiasti per la serata emozionante appena passata. Avevo provato nuove esperienze e scoperto nuovi piaceri, mi sentivo assolutamente appagato, in paradiso.
Il mattino seguente fummo svegliati da un tuono spaventoso. Erano già le dieci, ma nessuno si era alzato prima, eravamo troppo stanchi dalle fatiche della serata.
Il temporale che impazzava sopra le nostre teste dichiarava la solita sentenza: dovevamo rimanere chiusi in casa.

Ci trascinammo lentamente in cucina e assonnati facemmo colazione.
Le ragazze avevano indossato due perizomini blu, uguali, che le rendevano ancora più sexy. I loro culetti ballavano in giro per la casa, mantenendo l’erezione mattutina sia per me che per Luca. Il latte freddo ci risvegliò un po’ dal torpore.

Andai in bagno ed entrai in doccia. L’acqua calda era un piacere sulla pelle, rilassava i muscoli e rassodava la pelle.

Mi insaponai a lungo, beandomi del benessere provocato dal sapone sui pori.
Quando decisi di spegnere l’acqua, Luca si precipitò nel bagno.

Luca:”Aspetta dai, vengo anche io!” Sorridendo.

Aprì l’anta della doccia ed entrò sotto il caldissimo getto. La doccia era davvero piccola, perciò i nostri corpi erano vicinissimi. Uno di fronte all’altro ci guardavamo compiaciuti. Mi piaceva il suo corpo. Più basso di me era dotato di massa muscolare soda ed elastica.

Gli addominali soprattutto attiravano la mia attenzione: non troppo esposti, ma abbastanza in rilievo da poter mangiarli con gli occhi.

Si avvicinò a me ancora di più e le nostre labbra si incontrarono. Le lingue danzavano tra noi, scambiandosi effusioni. Con una mano gli palpavo il culo e con l’altra accarezzavo la sua pancia muscolosa. Lui invece mi prese la testa per baciarmi con una passione estremamente erotica. I nostri falli si alzarono insieme e si incrociarono come lame duellanti.

Gli stimolavo il buchetto con dolcezza, lasciandomi trasportare dal bacio. L’acqua calda si infrangeva su di noi, lubrificando i nostri corpi bollenti di passione.

Luca si staccò da me e mi guardò negli occhi sorridendo:”Devo ringraziarti per quello che hai fatto ieri sera. ”

Si abbassò inginocchiandosi di fronte a me, afferrò il mio sesso e se lo portò alla bocca. Gemetti. La sua bocca era calda e morbida, il pene scivolava facilmente dentro di essa e godevo di ogni suo tocco di lingua.

Mi abbandonai al piacere appoggiandomi al muro, chiusi gli occhi e smisi di pensare. Volevo godermi quel magico momento, volevo ascoltare tutti i miei sensi. Sentivo il rumore dell’acqua che perennemente sprizzava dalla doccia, sentivo lo schiocco ritmico prodotto dal mio cazzo che entrava ed usciva dalla gola dell’amico. Percepivo il calore sulle spalle e sul busto, mentre dal pube mi arrivavano stimoli di piacere intensi.

Il ragazzo si alzò, contento per il lavoro svolto e mi chiese una cosa inaspettata:”Per favore, inculami.

Voglio sentirti dentro di me. ”

Rimasi un attimo spiazzato.

Fino ad allora avevamo giocato con mani e bocche, con cazzi e culi, ma non credevo che avrei affrontato così apertamente il sesso anale con Luca. Quando assimilai l’informazione, capii che non mi sarebbe dispiaciuto affatto scoparlo. Sarebbe stato il mio primo ragazzo.

Presi il sapone e lo portai al culo dell’amico che prontamente si girò dandomi le spalle e chinandosi in avanti.

Massaggiai per bene il buchetto, ora rilassato e voglioso, pronto per ricevermi. Il mio pene era di marmo al solo pensiero di entrare in lui. Lo appoggiai all’ano e lentamente lo spinsi dentro. Luca mi veniva incontro con il bacino, smanioso, gemeva ogni qual volta mi sentiva avanzare. Il buco era strettissimo, ma con calma e insistenza riuscii a scivolare per intero nella cavità. Quando il mio pube arrivò a toccargli il culo, il ragazzo urlò di piacere.

Iniziai a pompare dentro di lui lentamente, godendomi il momento, le pareti intestinali mi provocavano impulsi fantastici. Il pene moscio e lo scroto sbattevano qua e la seguendo la mia danza.
Quando ci presi davvero gusto, afferrai Luca per una spalla ed un fianco, aumentando la velocità e la forza delle spinte. Volevo spaccargli il culo, godere dentro lui e riempirlo di sborra calda. Non sapevo se l’avesse già preso da un uomo, ma era mia intenzione fare in modo che quell’inculata gli rimasse ben impressa nella mente come un momento di goduria assoluta.

Il giovane infatti ansimava, boccheggiava, gemeva ad alta voce.

Abbandonai la presa sulla spalla per rifilargli uno schiaffo feroce sulla chiappa, poi mi abbassai per cercare il suo fallo. Quando lo trovai mezzo eretto, lo strinsi forte insieme ai testicoli, non per fargli male ma per elevare il suo piacere.

Ero al limite. Mani a stringere i fianchi e via, galoppata finale. Quella caverna bollente mi stava facendo impazzire. Spinsi più forte che potei fino a quando arrivò l’orgasmo.

Una tempesta lussuriosa si infranse su di me, nella mia testa. Urlai il mio desiderio mentre una gran quantità di sperma riempiva il culo a Luca, anche lui errante di piacere. Pompai fino a quando l’ultima goccia fuoriuscì da me.

Ci staccammo e ci abbracciammo contenti, felici per tutto quello che stavamo vivendo. Un bacio sancì il nostro definitivo legame.

vendita

Era un appassionato di fotografia,aveva inserito un annuncio su varie riviste e finalmente era arrivata una risposta,tra l’altro l’incontro ci sarebbe stato in un bar alla stazione del paese vicino,prezzo accettato,l’unica seccatura provare la macchina ,l’acquirente aveva uno studio lì vicino.
Non aveva problemi , camera usata e trattata bene,si trattava di perdere un paio d’ore e chiacchierare naturalmente. Se andava tutto bene come sembrava,avrebbe cambiato l’attrezzatura e sostituita con il nuovo sistema digitale.

Arrivo’ in macchina alla stazione di Grandate,la persona era gia’ lì,una borsa per macchine fotografiche come concordato,si presento’ ,si diressero al bar dove ordinarono un caffe’ e si sedettero. Il nostro Marco comincio’ a tirare fuori la mercanzia e l’altro comincio’ a provarla,shitti,messa a fuoco,esame degli obiettivi ,cerco’ di tirare un po’ sul prezzo senza insistere troppo,chiese di provarla con un rullino che avrebbe sviluppato in camera oscura,veniva con lui o l ‘avrebbe aspettato lì?
Che domanda,certo che andava con lui penso’ ” se poi non torni?”
Era modestamente solo un fotomaatore,viveva ina villa vicina e nella cantina teneva una piccola camera oscura,faceva servizi fotografici e ogni tanto l’aiutava una vecchia amica che gli faceva da aiuto badava alla casa, un po’ da segretaria,,lui con i computer non ci capiva molto.

Salirono in macchina e si lascio’ indicare la strada,uscirono dal paese ,su per una collina ed arrivarono alla villa,un po’ fuori mano,cancello automatico ed entrarono,parcheggiando davanti casa,un edificio di due piani,grandi finestre ma tutte con le inferriate,l’altro sembro’ capire e gli spiego’ che gli avevano rubato gia’ tre volte,anche l’attrezzatura fotografica,per quello ne cercava una, sperava che con il nuovo sistema le cose andassero meglio.
Li stava aspettando una signora,vestiva da cameriera,un po’ strana veramente,non giovane, truccata,grembiulino,crestina sembrava quasi la protagonista di uno spettacolo teatrale in costume.

“E’ Daniela,come ti dicevo,adesso la usero’ come modella con la tua attrezzatura,facciamo in fretta ch anche tu avrai da fare,vieni giu’ in cantina che ti faccio vedere la sala posa,poi ci pigliamo un te’,almeno io, tu quello che vuoi,intanto sviluppo i negativi”
Scendemmo,sala grande,luci,anelli alle pareti,una pedana,le solite cose,Daniela era scesa con noi,schiaccio’ un po di interruttori e si mise in pedana,caricarono la macchina,la misero su un treppiedi , la collegarono ai flash e il tizio si mise a fotografarla mentre si muoveva a suon di musica,fecero in fretta,salirono di sopra,mentre l’altro si era chiuso in un’altra stanza per sviluppare.

La Daniela mi fece accomodare in un salotto e dopo avermi chiesto cosa desideravo bere mi lascio’ da solo,c’erano dei raccoglitori di foto ,tutte primi piani di uomini e donne,sempre uomini e donne,era l’atteggiamento che era strano,sembravano sorrisi come un po’ forzati,non so.. non erano naturali,le fotomodelle raramente sorridono ma si capisce ,e’ il loro modo,ma queste….
Ritorno’ Daniela,si era cambiata,sempre strana pero’…gonna nera lunga,camicia bianca,sempre col trucco inappuntabile,una collana strana,sembrava quasi un collare,va be’ fatti suoi,sali’ anche il suo amico”Fatto ,ho messo le pellicole in bagno,dieci minuti e abbiamo finito,visto i miei album?Mi strizzo’ l’occhio,naturalmente questo e’ quello che si puo’ vedere gratis,il resto e’ sotto chiave,sai gli piacciono le foto un po’spinte,io li accontento e li vendo,cioe’ le vendo ,le foto voglio dire e per questo c’e’ Daniela che con Internet e’ un genio..comunque un po’ di pazienza e finiamo subito,vuoi vedere?”
Le pellicole erano in un armadio essiccatore e si erano asciugate,ritaglio’ dei negativi e li mise in un ingranditore e li proietto’,aveva un bella tecnica di ripresa perche’ la Daniela era stata fotografata benissimo,merito suo e anche della mia attrezzatura modestamente.

“Sì,sì riconobbe tutto perfetto,torniamo su e pago quello che e’ stato concordato,un te’ mentre conti. Ti interesserebbe un bel servizio fotografico?Te lo farei gratis,hai un bel fisico,te lo ha mai detto nessuno,un po’ effeminato,non offenderti,ma proprio un bel fisico.
Cercai si svicolare sul discorso, tornammo di sopra per il te’ in modo da chiudere lì e andarmene,certe allusioni mi avevano sempre dato fastidio.
La Daniela era li’ a servire,”Te’ verde?Te’ nero?Altro?”,bevevo mentre contavo i soldi e si parlava di tutto e di niente,pero’ mi sentivo girare la testa,il cliente e la Daniela si zittirono e si guardavano sogghignando.

“E anche questo e’ fatto” mi parve di aver sentito prima di addormentarmi..

II
Mi risvegliai mezzo intontito,facevo fatica a muovermi,anzi non ci riuscivo proprio,mi sentivo la gambe e le braccia spalancate,cercavo di chiuderle e di girarmi ma ero come impedito,cominciavo a rendermi conto di essere legato,non solo ero anche imbavagliato,avevo qualcosa in bocca che mi permetteva di mugolare ma non di gridare,sembrava una palla di gomma,una ball gag ?Ma dove diavolo mi trovavo ?
facevo fatica a vedere,ero al buio un po’ di luce nella penombra
filtrava da dietro,una finestra quasi chiusa?
Stavo tornando lucido,ma ero sempre legato e imbavagliato,cominciavo a ricordare…il te’…la villa…la stazione..l’annuncio,la villa!Ero finito in mano a qualche gruppo di pervertiti?La Daniela me la ricordavo,ma l’altro il fotografo ?Non sapevo neanche come si chiamava.

Dove diavolo ero?Ero su un letto,duro,ma sicuramente un letto,non riuscivo a capire cosa mi bloccava le caviglie e i polsi,ma erano fissi,non riuscivo a muoverli.
Ad un certo punto si accesa la luce,davanti a me una porta ed una voce che diceva di stare tranquillo,stavano per arrivare ad aiutarmi.
Aiutarmi?Mugolavo ancora piu’ forte ma non risposero,continuavo a cercare di gridare ma mi usciva solo qualche gemito e nient’altro.
Non capivo quanto tempo era passato,finalmente la porta si apri’ ed entrarono la Daniela e il fotografo con una bottiglia d’acqua.

“Tranquillo. Se stai tranquillo ti leviamo il bavaglio e ti diamo un po’ d’acqua,guarda la bevo io cosi’ sei sicuro che non ti facciamo altri scherzi”
Scherzi?Brutti bastardi!Feci si’ con la testa e mi tolsero dalla bocca la palla. Cercavo di parlare ma non ci riuscivo avevo la bocca indolenzita e cominciai a bere.
“Allora bello mio,hai capito,ti abbiamo preso ed ora ci fai divertire,un po’ di foto e tutto si sistema”
Che scemi,altro che un po’ di foto,una denuncia non ve la leva nessuno pensavo.

“Noi ci divertiamo a fotografare i nostri soggetti,prima e dopo la cura. Si’ la cura perche vi trasformiamo in trans e vi vendiamo su internet,e’ un affare che rende un bel po’ e come ti ho detto ci fa divertire perche’ dopo un po’vi facciamo diventare collaborativi!Adesso la Daniela ti fa vedere come”
Daniela si avvicino’ con un frustino ,mi alzo’ i calzoni e mi sfioro’. Una scossa elettrica ed un sussulto. ancora una scossa ed io tremavo tutto.

III
Ritornarono dopo un po’,mentre continuavo a pensare al loro strano discorso,con una siringa in mano.
“Trnaquillo,serve solo a rilassarti un po’,senza fare troppe storir,adesso ti spogliamo e ti portiamo giu’ per un po’ di foto,dobbiamo mostrarti alla nostra clientela e vediamo cosa gli piace”
Mi liberarono e seduto sul letto cominciai a spogliarmi,mi meraviliavo di me stesso,gli ubbidivo senza reagire,mi fecero alzare,polsi legati messi sul davanti,un bavaglio ,un collare con la catena e mi fecero uscire.

La stanza dava su un corridoio con in fondo una scala che portava giu’ alla loro maledetta sala di posa.
Mi girava un po’ la testa e Marco mi sorreggeva ,mentre Daniela mi tirava con lacatena,scesi in basso vidi che’ c’era una specie di baldacchino,ci avvicinammo…. era una specie di gogna,mi fecero inginocchoare e mi ci infilarono la testa.
“Bravo,adesso accendiamo le luci e cominciamo lo spettacolo,la vedi la telecamera?”
Cominciarono con le scosse,un mugolio,una scossa e un altro mugolio,io continuavo a gemere mentre una mano mi allargava il sedere e mi infilava qualcosa di grosso e freddo dentro il buco.

“Su,su,quasi ci siamo e’ un bel gioiellino quello che ti porti dentro,da ora in poi sarai il verde come il suo colore,agitati un po’ mentre ti guardano rendi l’asta piu’ piccante”
Comincio’ con un frustino vero e continuava con le scosse.
“OK,per adesso basta,tirati su che ti incateno con la faccia al muro
Cosa c’e’?” era la Daniela che si era avvicinata e gli bisbiglio’ qualcosa.
“Si’?Vogliono vederlo in erezione?va bene ,pero’ tocca a te darti da fare”
Mi misero davanti alla telecamera e cominciarono a massaggiarmi il sesso,era proprio brava,in poco tempo quella troia mi aveva fatto venire.

mi lascio’ e torno’ al computer,dopo un po’ di smanettare torno’ dal mio seviziatore.
“Cosa?Ma questa e’ nuova!Comunque se serve alla vendita…..
si rivolse a me “Senti sai che sei il primo?Te lo avevo detto che mi sembravi un po’ …diciamo ..effeminato,bene qualcuno ti vuole vedere vestito da donna e mi chiede anche cosa metterti,meno male che c’e’ la Daniela che ha l’occorrente”.
Sparirono tutti e due e dopo un po’ tornarono,comincio’ il calvario:calze autoreggenti,tacchia a spillo,reggicalze,corsetto,
“No le mutandine non servono e’ ammosciato,se lo vogliono diritto ci pensera’ ancora Daniela”
Mi misero faccia al muro,ero anche bendato e ricominciarono con la frusta,poi con le scosse elettriche,era un continuo ,poi si fermarono e sentivo qualcuno smanettare la computer,era la Daniela ,lo capii da un suono di meraviglia seguito da un silenzio.

La sentivo parlottare con qual bastardo di Marco e anche li’ altro suono di stupore seguito da una risata.
“Non e’ possibile,non ci credo,e’ la prima volta ed e’ la somma piu’ alta per una vendita…. allora …carina. lo sai chi ti vuole ..verdina..una coppia di anziani,lei e’ una lesbica matura …ti vuole operata e con la quinta di seno,ha degli agganci con una clinica di chirurgia plastica,qui vicino,in Svizzera. Noi cominciamo con una curetta ormonale poi ti vengono a prendere per l’operazione,su coraggio bella c’e’ sempre una prima volta…e’ il mercato bellezza !!!”
Mi sentii svenire

IV

Mi risvegliai a letto,ero libero piu’ o meno, a parte un collare che mi teneva legato
Ero sempre vestito con le scarpe,la calze,il busto stretto con le giarrettiere,mentre cercavo di svestirmi,si accese la luce e si apri’la porta,erano sempre loro il fotografo e la Daniela.

“Allora come va?Dobbiamo parlare. forse si potrebbe evitare quello che hai saputo,ma dovresti essere sincera o meglio sincero. che preferisci?Sai come?cosa puoi offrirci in cambio ,conosci qualche donna da vendere al tuo posto? Carina almeno,anche se con la chirurgia ora si fanno miracoli,dobbiamo pero’ drogarti per essere sicuri che tu non menta e poi devi tacere,non offenderti ma non possiamo rischiare ,il nostro e’ un business che ci rende bene ed e’ un peccato finirlo,una chiacchierata tranquilla e la finiamo qui.

Ero cosi’ preoccupato e spaventato che dissi subito che ero d’accordo,l’unico problema era… chi dargli in cambio?L’importante era restare uomo ,poi avrei sistemato tutto con una bella denuncia.
Daniela sembrava avere gia’ saputo ,perche’ tiro’ fuori una siringa e mentre mi pungeva diceva “Adesso ce ne parli un po’,cosi’non puoi fotterci”
Come al solito mi ripresi,sempre legato al letto e sempre vestito da donna,accanto a me incatenata ad una sedia e con la testa coperta da un cappuccio pesante,come per una deprivazione sensoriale una donna.

“Brava,sei stata sincera,abbiamo catturato anche tua moglie,non e’ quella che ci avevi descritto,ma sara’ un omaggio per i compratori. E’ passata una settimana da quando abbiamo parlato ma l’abbiamo addestrata bene,niente cibo e acqua,solo pompini,ti fara’ un bel regalo prima dell’operazione,non avrai certo pensato che ti lasciassimo andare,ora che siete spariti tutti e due, siamo tranquilli che nessuno vi cerchera’,vedrai che meraviglia e’ diventata,non la riconoscerai piu’ per come l’abbiamo addestrata,non hai idea di che abile troia sia diventata,adesso la provi,vedrai sara’ un piacere anche se l’ultimo,
Mi misero una ball gag,mi misero su un’altra sedia,li vidi tirarla su , inginocchiata davanti a me,polsi e caviglie legate”Ti mettiamo un bel cappuccio per non farti sentire,lo leviamo a lei e la facciamo lavorare,vedrai sara’ un piacere,capisci non deve riconoscerti.

La mia compagna era diventata bravissima,bocca stretta,lingua guizzante. calda e morbida ,non l’aveva mai fatto cosi’ bene la stronza da quando stavamo insieme,ingoio’ tutto mentre prima si rifiutava.
Chiaramnete non potevo gemere ne’ sentire niente.
Dopo un po’ mentre ancora godevo per il lavoro della mia compagna,mi sentii trascinare per terra e mi levarono il cappuccio e la pallina.
“Adesso cominciamo il tuo addestramento,devi imparare a sollazzare le signore e lavorarle come si deve,alla tua donna ci ho pensato io e mi sembra diventata una esperta,no?Adesso tocca a te fare lo stesso con Daniela,mattina,pomeriggio e sera e se non lo farai bene..”
Imparai presto come si lavorara,Daniela non diceva niente,scosse elettriche sui capezzoli e frustate sul sedere se non usavo bene la lingua,purtroppo capii come aveva fatto ad addestrare mia moglie diventai anch’io un esperto.

Una mattina non so come ma capii che erano nervosi,mi bendarono,mi fecero scendere le scale e fui legata in ginocchio su un tappeto,avevo capito che era la sala,le scosse e le frustate furono parecchie,c’era un profumo diverso e quando mi tolsero il foulard dagli occhi vidi una signora anziana che mi aveva tenuto la testa premuta sul suo sesso.
“Si’,disse ai due seduti accanto a lei,manca di entusiasmo ,ma a questo col tempo si rimedia”,poi rivolto a me,”Sono la tua nuova padrona,posso farti operare del tutto , limitarmi ai seni,lasciarti cosi’,un po’ trans dipende da te,se sei piu’ brava..adesso ricomincia e datti da fare”
Mi detti da fare al massimo,perche’ la sentivo sospirare a piu’ non posso…e mia moglie?Ma che si arrangiasse adesso ho altro a cui pensare.. dovevo salvare le mie pall….

!

 V

“bene,ti stai dando fare,adesso ti sta arrivando l’entusiasmo ,basta un po’ di incoraggiamento “vero?
Si mise a ridacchiare e mi bendo’
Dopo un po’ che mi davo da fare sentii la voce dell’altro. il suo compagno.
“Adesso basta con lei e vediamo cosa sai fare con me,dovrebbe essere piu’ facile,sai cosa ci piace. ma devi giocare diversamente che con mia mogli,smetti e apri la bocca”.
Che dovevo fare,ubbidii e mi mise in in bocca qualcosa che sembrava un anello e mi costringeva a tenere la bocca spalancata senza poterla chiudere.

“Capirai che e’ meglio stare sicuri!” e mi spinse la testa verso di lui.
“Vediamo un po’ se lo sai risvegliare,senti come e’ piccolo,datti da fare”
“Basta una scossa sui capezzoli?C’e’ qualcosa che ti fara’ lavorare meglio”. Qulacosa di freddo mi entro’ nel sedere.
“Si’ caro mio e’ di metallo e fa passare meglio la corrente”
Arrivarono le scosse sui capezzoli e all’interno di intensita’ sempre piu’ forte.
“Allora vuoi farmi sentire la lingua?Accarezzalo sulla punta e scendi piano piano sull’anello.

sono qui aspetto”
Che dovevo fare ?i capezzoli anche senza le scosse mi facevano male,cominciai a leccarlo. ad ascoltare i suoi “consigli”,bene lo stavo facendo crescere,lo sentivo sempre piu’ in bocca e in gola,respiravo a fatica e mi spingeva la testa sempre piu’ a fondo
“Avanti giu’,giu’..continua…su e giu’,voglio sentire le labbra scorrere,scommetto che non lo chiedevi a quella puttana di tua moglie,a proposito abbiamo comprato anche lei,ci farete divertire tutti e due..datti da fare schiavo,piu’ veloce fammi godere o ti frusto”
Lo sentivo ansimare e gemere ,mentre qualcosa di caldo mi schizzava in gola.

“non so se e’ la prima volta per te,ma ho sempre pensato che solo un uomo sa come si fanno i pompini al suo padrone,adesso comunque leccalo ancora e puliscilo bene”,una scossa sottolineo’ l’ordine.
Rivolto alla mogle”Bene mia cara,mi pare che lui e la moglie vadano bene,da addestrare ancora un po’, che ne dici se lo diciamo anche a lei che lo schiavo e’ suo marito?”
“Aspetta ancora un po’. la sorpresa sara’ ancora piu’ grande quando la vedra’” e si mise a sghignazzare.

Quando…. la vedra’…. cosa significava?
Sentii dei rumori come se si alzassero e si misero a parlare con chi mi aveva catturato.
Qualcuno mi levo’ il dildo,ma il sollievo duro’ poco ,fu sostituito da un altro piu’ grande,
Comincio’ a parlare Daniela”Devi abituarti a farti allargare il buchetto cara mia,la tua padrona vuole giocare a farti fare la donna. Domani ti porta in clinica per l’operazione,comunque visto che ti considera un buon acquisto vuole essere carina con te,vuole che tua moglie ti faccia godere come uomo per l’ultima volta in vita tua,non sa ancora chi sei,un bavaglio e un cappuccio a entrambi cosi’ tu non puoi parlare per farti riconoscere.

A proposito,non so se l’hai capito,ma ormai e’ drogata,non so se faranno lo stesso con te,preparati a goderti la serata”
Mi slego’ l’anello che avevo in bocca,mi mise un bavaglio a forma di pene,un cappuccio,mi fece alzare e mi tiro’ con un guinzaglio fuori dalla stanza.

 .

Condivisa da padre e figlio

Mi chiamo Liliana, ho quasi trentanove anni, da diciotto, sono sposata con Carlo, che ne ha due più di me. Abbiamo un figlio di nome Luca che avrà diciotto anni fra un mese. Sono appena uscita dalla doccia, sono nuda, ammiro il mio corpo. Alta uno e settantacinque, seno terza, anzi più quarta, capelli castano chiari, occhi scuri, viso aperto, sorriso solare bocca ampia e labbra carnose.
Gambe abbastanza lunghe, ben tornite e sedere che molti definiscono, “ un bel culo!”, mani ben curate nonostante la mia sola occupazione di casalinga.

Mentalmente faccio un resoconto della mia esistenza fino a questo momento della mia vita, e non mi lamento. Sono giunta al matrimonio “quasi vergine. ” dico, quasi perché a sedici anni avevo un debole per un mio cugino più grande. All’epoca abitavamo insieme, e fra noi vi era molta confidenza.
Fra un gioco e l’altro mi ritrovai il suo cazzo in bocca. All’inizio fu una vera sorpresa, poi lentamente imparai a succhiarlo veramente bene, e quando mi scaricò in bocca, la sua semenza ne fui veramente estasiata.

Mi piaceva molto ingoiare il suo sperma, ne ero diventata golosa e non perdevo occasione per gustarlo. Ovviamente anche da parte sua la cosa lo riempiva di vero orgoglio, mi chiamava “ la sua piccola bocchinara ” io ne ero veramente fiera. Poi i suoi genitori decisero di emigrare, un mese prima della partenza ci ritrovammo io e lui da soli in casa mia.
Ero dispiaciuta e nello stesso tempo desideravo donargli un ricordo indelebile, volevo essere sua!.

Dopo averlo succhiato molto e a lungo, ero eccitatissima, lui mi leccava la lumachina facendomi schiumare da matti, ero pronta, glie lo dissi, ma lui dopo un momento mi disse che era una cosa che dovevo donare al mio futuro marito, mentre lui si sarebbe accontentato di un altro regalo. Mentre parlava, un suo dito mi stuzzicava il fiorellino anale, compresi e approvai all’istante la sua idea.
Mi fece una vera preparazione, leccandomi molto e infilando lentamente le dita dentro l’ano per farlo abituare.

Mi lubrificò con dell’olio profumato, ero pronta, lo volevo, mi misi distesa di lato, e lui si distese dietro di me. Mi pose la mia gamba sopra la sua e mentre sentivo la dura cappella appoggiarsi dietro di lui, con la mano mi torturava davanti il bottoncino provocandomi delle sensazioni di immenso piacere.
Spinse per metà il cazzo dentro, con un colpo deciso ma delicato, sentii un dolore che subito fu sostituito dal piacere che mi dava davanti.

Dopo un momento mi spinse tutto il randello dentro.
aaaaaahhhhhhhh..uuummmhhhmm. sssssssssiiiiiiiiiiiiiii
Un lungo gemito di misto piacere /dolore uscì dalla mia bocca. Rimase immobile per un po’, sempre toccandomi davanti, poi quando si rese conto che mi ero rilassata, prese a muoversi dentro e fuori. Prima lentamente, poi sempre più velocemente con il risultato che io incominciai a godere e lo incitavo a fare più forte.
. sssssssssiiiiiiiiiiiiiii. ddddaaaaaaiiiiii..sfondamiiiiiiiii!!!!!! vengooooooooo!!.
Dopo che avevo ripetutamente goduto, lui esplose dentro di me con un grido bellissimo.

Sentire l’ano riempito da un calore intenso, mi provocò l’ennesimo orgasmo. Non ci furono altre occasioni, e da allora non l’ho più fatto, nemmeno mio marito me l’ha mai chiesto ed io per serbare ancora quel ricordo non e l’ho mai cercato. Dopo un po anche i miei genitori si sono trasferiti in città, ed io avevo già conosciuto Carlo, uno studente dell’ultimo anno, mi piaceva, sentivo la mancanza di mio cugino, e ci fidanzammo.

Per giustificare la mia particolare bravura nel succhiarlo dissi che me lo aveva insegnato un precedente fidanzato. Una sera, quando avevamo festeggiato il mio diciottesimo compleanno, fui sua. Fu subito piacere anche con lui. Fu bravo, mi portò a un tale livello di eccitazione che quando mi sverginò ho sentito solo un lieve fastidio, poi tanto piacere. Inesperti e incoscienti nessuno dei due si prese la briga di prendere delle precauzioni, così mi ritrovai incinta.

Dopo un comprensibile casino, le nostre famiglie si accordarono per farci sposare.
Carlo aveva terminato gli studi di ragioneria e grazie a una conoscenza di mio suocero iniziò a lavorare in banca. Poi che possedevano una casa grande ci ricavarono una camera matrimoniale e andammo a vivere con loro. Lavorando tutti, io restavo a casa ad accudire mio figlio e a prendermi cura della casa. All’inizio mi sembrò un po dura, poi lentamente la cosa incominciò a piacermi.

Passarono gli anni, morirono sia i miei genitori che mia suocera, lei dopo una lunga malattia sempre accudita da me. Con mio marito non ho mai avuto problemi, il classico uomo tutto casa lavoro. Pochi svaghi e molta famiglia.
A letto è molto attivo, anche ben messo fra le gambe. Mi scopa sempre con molto impeto, non mi lascia mai insoddisfatta, anche se non ha molta fantasia, io ne sono soddisfatta. Dopo tutti questi anni mi ritrovo ad ammirare il mio corpo, ne sono fiera, l’ho sempre curato molto, mi riguardo nello specchio che abbiamo nella piccola palestra che abbiamo ricavato nella nostra nuova casa che abbiamo acquistato dopo che abbiamo venduto le altre proprietà.

Nuda mi trasferisco di sopra, vado in camera per vestirmi esento il rumore del portone chiudersi, e Franco mio suocero che ritorna dalla sua passeggiata quotidiana. Da due mesi è in pensione, e mi stò abituando alla sua presenza. Prima ero sempre sola, ora invece pranziamo insieme ci facciamo compagnia, mentre Carlo torna tardi dal lavoro e Luca ha sempre il pomeriggio impegnato fra studio, sport e ragazze.
Franco, è un bell’uomo.

Alto, spalle larghe, fisico asciutto, ha sessantadue anni, ma non li dimostra. Di recente ho sentito una signora dire a un altra che si sarebbe fatta un giretto volentieri con lui. Mi reco in cucina mentre lui generalmente legge il giornale, ma quando lo vedo, ho come l’impressione che mi guardi in modo diverso, più intenso e poi ignoro la vistosa erezione che gli gonfia il pacco. Mentre pranziamo, lui mi osserva decisamente, con occhi diversi, mentre i nostri discorsi finiscono sulle imminenti feste di Natale.

“ mi piacerebbe farvi un regalo, che ne dici se si va una settimana in montagna?” – mi chiede sempre con lo sguardo fisso su di me.
Mi sento un poco a disagio per l’insistenza del suo sguardo, ma gli rispondo che non vi sono problemi, sia a Carlo che Luca piace tantissimo sciare. Così al pomeriggio del giorno di Natale partiamo per la montagna. Arrivati, ci sistemiamo in una piccola baita affittata per noi.

Carlo ed io, in camera insieme mentre lui e Luca dormono nella cameretta con i letti singoli. I due giorni a seguire furono tutto un girare di funivie e piste di sci.
Poi Luca trovò degli amici che lo invitarono assieme al padre a fare il giro delle piste nere. Poi che era molto bello decisero di accettare, anche se questo comportava di dormire una sera in un rifugio in alta quota. L’indomani partirono di buon mattino, mentre, Franco ed io, ci dedicammo al puro relax.

Nel pomeriggio eravamo in paese con la moto slitta, compresa nell’affitto della baita, vedemmo delle foto di alcune cashite completamente gelate, quindi prese delle informazioni e trovato il sentiero che vi conduceva siamo partiti. Dopo circa una mezza ora di viaggio abbiamo trovato il posto, era meraviglioso. shittate tante foto, ci siamo rimessi in viaggio per il ritorno, anche perche si stava facendo velocemente notte, quando improvvisamente a iniziato una vera tormenta di neve.

Ci troviamo subito in seria difficoltà.
Nevica fortissimo e nel buio il piccolo faro del mezzo non fa vedere bene il sentiero, con il rischio di finire in un dirupo. Improvvisamente Franco nota delle cataste di tronchi a poca distanza dal sentiero, e si dirige verso di loro. Ci sono tronchi grandi e altri piccoli, fra le cataste è stato ricavato un piccolo rifugio, coperto, chiuso dietro e con dentro un grosso telo, lui mette la motoslitta davanti e copre con la neve l’ingresso, stende il telo e ne ricava un posto asciutto e riparato.

Sono congelata.
Batto i denti in maniera incontrollata, stò quasi al limite dell’ipotermia.
“ spogliati!, togliti i vestiti bagnati” – mi ordina perentorio. Lo guardo stupita, mi ordina di spogliarmi ed io muoio di freddo! Deve essere matto!
Non aspetta la mia reazione, si toglie la giacca a vento, poi la mia e la mette sotto di noi, poi mi denuda parzialmente e velocemente lui fa lo stesso. Mi avvolge con il telo e si distende su di me e mi stringe fra le braccia donandomi il suo calore.

Per un momento credo di morire, poi lentamente il piccolo rifugio si rivela provvidenziale, mi sto riscaldando, e sento che sul mio ventre qualche cosa di duro preme.
Fuori infuria la tormenta mentre dentro di me un turbine d’idee stà lasciando il posto alla ragione. I nostri occhi abituati al buio s’incontrano, poi senza che nessuno dica nulla le nostre bocche si uniscono in un bacio furioso, fatto di labbra che si mordono, lingue che s’intrecciano e succhiano impazzite.

Le sue mani mi tolgono quel poco che è rimasto dei miei indumenti e mentre mi bagno in maniera assolutamente inusuale, lo sento premere con la dura cappella delle labbra della mia vagina che lo lascia entrare senza opporre nessuna resistenza.
Scivola dentro di me fino in fondo. Sento il suo corpo aderire al mio, sento le palle battere sui glutei, mentre il mio clito è schiacciato meravigliosamente dal suo peso. Godo all’istante! Tremo, e non per il freddo ma per il piacere che mi da sentirlo dentro.

Mi sembra molto più grande di quello di Carlo, e lo lascio sbattermi senza nessun ritegno. Lo incito, lo invito a farmi godere, cosa che fa meravigliosamente.
. sssssiiiiii..dddddaiiii spacccaaamiiiiii..ssiiiiiiiii goddddoooooo..oraaaaa!!.
Mi pompa con esperta maestria. Lo sento affondate e poi uscire e ricominciare fin quando non gli urlo il mio piacere, poi mi pompa ancora più forte e mi fa urlare di nuovo. Infine lo avvolgo con le mie gambe, le serro dietro di lui e lo imploro di venire.

Mi sbatte con furia selvaggia. In fine gode con un grido che lo scuote tutto.
aaaaaaaahhhhhhhhhhh..SSSIIIIII…SBORROOOO!!..
Mi scarica dentro un fiume di caldo seme che non riesco a trattenere. Lo sento colare dalle labbra della mia dilatata fichetta. Immobili e in silenzio ci addormentiamo mentre fuori la tormenta infuria. All’alba ci guardiamo in faccia, mentre cerchiamo di recuperare la nostra roba per tornare alla baita. Lui mi sorride. Poi andiamo a casa. Dentro ci infiliamo sotto la doccia.

Lui mi lava mentre l’acqua calda tonifica i nostri corpi. Siamo eccitati e lui mi prende da dietro. Lo sento entrare con impeto, mi apre, scopa divinamente, godo lo assecondo spingendo indietro il mio corpo andando incontro al suo meraviglioso palo che mi sfonda meravigliosamente.
sssiiiii..spingiiii..piùù..forteeee..sssiiiii…ddaiiiii..godoooooo..
Mi serra per i fianchi, mi sbatte…Ti piace è?. lo sapevo che eri una troia nascosta..ti ho visto qualche giorno fa mentre ti ammiravi davanti allo specchio, mi sono dovuto segare per quanto ero eccitato….. senti come ti sfondoooo….

Intuisco ora la sua insistenza a tavola, mi eccita ancora di più sapere che mi ha spiata.
ssscopammiiiii…ssssiiiii. sono una troiaaaa..ma fammiii godereeeee…
Mi pompa a lungo, resto stupita dalla sua resistenza, poi si sfila da me. Sento come un senso di vuoto, lasciato da quel cuneo di carne. Lo sento lubrificarmi il fiorellino anale, mi giro lo guardo, lo voglio anche lì.
“ fai piano, sono quasi vergine. ” – gli dico e mi giro di nuovo, appoggio le mani al muro e inarco indietro il culo per riceverlo meglio.

“ Quasi vergine? Mi vuoi far credere che mio figlio non si gode tutto questo splendore?”
Lo guardo e annuisco. Mi lubrifica con della schiuma, poi lentamente mi penetra fino in fondo, molto lentamente, facendomi assaporare centimetro dopo centimetro per tutta la sua lunghezza. Godo. Mi fa impazzire e sento che dentro di me qualche cosa sta cambiando. Mi sento troia e ne vado fiera. Mi sbatte il culo come un dannato. Mi serra i fianchi, poi esplode dentro facendomi provare la stessa sensazione di allora e ne godo in maniera sconvolgente.

Dopo esserci rivestiti, sentiamo mio marito al cellulare. M’informa che essendo rimasti bloccati anche loro per la tormenta e che ora che splende il sole, vorrebbero approfittare per un po di fuori pista, quindi tornano l’indomani.
Franco ascolta, poi finita la conversazione, mi dice che la sera mi porta cena fuori. Passiamo tutto il resto della giornata distesi davanti al caminetto a scambiarci coccole ed io glie lo succhio ripetutamente senza farlo venire.

Mi eccita tantissimo sentire quel palo in gola, lui ne gode tantissimo e mi apostrofa i più sconvolgenti epitaffi.
. dai succhialo troia…ssssiiiii cosiiiii a che bocchinara seiiii…vacca ..puttana.. troia da bordello…ti faccio impazzire di piacere…ti sfondo anche la gola..zoccola!!!
Godo nel sentirlo parlare, gode del piacere delle mie labbra e questo mi fa impazzire. La sera usciamo a cena, mi metto così in tiro che a lui viene subito di nuovo duro.

Dopo cena torniamo e la notte ci vede uniti in un instancabile amplesso che mi sfinisce. Alla fine sono costretta ad arrendermi, lui è sempre in tiro. Gli chiedo come fa e lui mi risponde che non scopava così dalla morte di mia suocera e che sono io che lo eccito, anche se poi ho scoperto certe pasticchine blu ben nascoste. Nel pomeriggio tornano gli altri. Sono sfiniti, Carlo decide di andare alla sauna per rilassarsi mentre Luca va a dormire, la sera esce con gli amici e vuole essere in forma.

Alla sauna, data l’ora del pomeriggio, non c’è nessuno, io sono tentata di farmi scopare da mio marito. Dopo qualche moina lui è già in tiro, mentre io ho bisogno di scaldarmi di più. Mi distendo sulla lastra di marmo calda, e lui si mette in ginocchio, mi lecca divinamente, ora mi sto veramente eccitando. Siamo così intenti a divertirci che non ci accorgiamo di Luca, che non riuscendo a dormire ha deciso di raggiungerci.

Ci osserva attraverso il vetro che c’è sulla porta, mi vede succhiare il cazzo di suo padre, poi che apro le cosce e mi lascio penetrare fino in fondo. Godo, non posso urlare ma la situazione intrigante mi eccita da morire. Carlo mi scopa di buona lena, mi fa raggiungere alcuni orgasmi, mi sento veramente troia, la notte con il suocero e il pomeriggio con mio marito, godo e impazzisco quando voltato lo sguardo, incrocio quello estasiato di mio figlio che ci osserva.

Ho un tremendo orgasmo e sento anche Carlo che sta per venire, lo esorto a uscire e me lo infilo in gola, facendo in maniera che Luca si goda bene la scena.
Quando rialzo il capo lui se ne andato, io dentro di me sento che ora voglio anche lui. Non ho nessuna remora, voglio godermi anche mio figlio! Il giorno dopo è un continuo scambio di dolci occhiate fra me e lui, piccole provocazioni e casuali contatti.

Ci stiamo eccitando, ma nessuno dei due vuole fare il primo passo. A cena siamo in compagnia dei loro amici con cui sciano, io indosso una gonna e degli stivali. A tavola lo sento vicino a me, che spesso tocca con la mano la mia coscia. Dopo cena decidono di recarsi a giocare a curling, uno strano gioco con bocce di pietra da far scivolare sul ghiaccio.
Luca ed io, ci sediamo sugli spalti a guardare, ma poi che il mio abbigliamento non è appropriato, sento freddo, decido di tornare e mi faccio accompagnare da mio figlio, che saluta tutti e scambia un cenno di saluto con il padre.

A casa, appena dentro mi abbasso per ravvivare il fuoco nel caminetto, lui è in piedi davanti a me, vedo il gonfiore del pacco sui suoi pantaloni.
“ ti sei divertito a spiarci nella sauna?, ti è piaciuto? E chissà cosa pensi ora di tua madre? – gli chiedo sempre restando accovacciata davanti al focolare.
“scusa, ma eri così erotica che non ho potuto resistere, e devo dire che sei molto bella e brava, in quanto a cosa penso è presto detto, sei meravigliosa, e papà è molto fortunato ad avere una bella donna come te al fianco.

” – mi risponde abbassando lo sguardo mentre arrossisce in viso.
“ Grazie, ma anche tu sei fortunato ad avermi come madre, anche se non mi reputo tanto bella, confrontata poi con le giovani ragazze che frequenti io sono da buttare. ” – gli rispondo guardandolo negli occhi.
“ da buttare???.. ma scherzi, io se non fossi mia madre non so cosa ti farei!!” – mi risponde con impeto.
Era quello che volevo sentire.

Mi avvicino gli apro i pantaloni e infilo la mano nei suoi boxer. Sento subito un bel cazzo duro che vibra fra le mie dita, lo estraggo e senza dire nulla lo infilo in bocca.
ooooooohhhhhhh mammaaaaaa!!!.. seiii meravigliosaaa..sborroooooooo..
Non regge il gioco, m’inonda di calda semenza la bocca. L’ingoio è tanta e devo deglutire velocemente, ma riesco a mandarla tutta giù. Mi spoglio e anche lui lo fa velocemente, poi ci trasferiamo sul letto, lui mi lecca avidamente è stupenda la sua esuberante inesperienza che mi fa impazzire.

Lo faccio calmare un poco poi lo voglio dentro di me. Segue attentamente i miei consigli, si muove bene e mi pompa a lungo. Godo, e ho due orgasmi bellissimi, poi anche lui è al limite, mi pompa con vigore, io urlo l’ennesimo orgasmo e anche lui si svuota dentro il mio ventre.
Restiamo un momento abbracciati, poi, lo invito ad andare in camera sua, non voglio che suo padre lo trovi con me, lui esce e quando è sulla porta, si gira e mi guarda con un sorriso allusivo che non comprendo al momento Poco dopo tornano mio marito e mio suocero, si salutano e Carlo entra subito nel letto, è eccitato, mi penetra rapidamente con impeto.

Resto un poco sorpresa, ho ancora dentro di me il seme di Luca, non ho avuto modo di lavarmi, e ho, paura che lui, se ne renda conto, invece lui mi scopa con tale vigore che mi fa godere subito e poi anche lui esplode dentro di me riempiendo ulteriormente la mia fica di seme che si mischia all’altro.
Finito, vado a lavarmi in bagno, quando torno, ho una grande sorpresa. Distesi sul letto trovo tutti e tre che mi guardano nudi con i loro cazzi gia in tiro.

“ amore vieni a letto che ora ti facciamo impazzire. ” – mi dice Carlo invitandomi a braccia aperte.
Li guardo stupita. Loro mi sorridono, poi Carlo mi trascina fra loro, mi sussurra che poi mi spiega tutto, ma ora vuole che io goda fra loro. Una notte indimenticabile, mi hanno scopato ripetutamente in tutti i buchi e ricoperto ogni millimetro del mio corpo di caldissima sborra. All’alba sfiniti ci siamo addormentati, poi nel pomeriggio, fatti i bagagli siamo ripartiti e lungo il viaggio di ritorno mi hanno dato tutte le spiegazioni che volevo, ma c’era poco da spiegare, i tre si erano messi d’accordo per condividermi fra loro e io ora mi godo le loro mazze, ma con la chiara promessa che Luca deve trovarsi una giovane donna per lui, magari un po troia da condividere con noi.

Una studentessa e la sua perdizione
Pamela era una bella ragazza. Non era magra come tutte le veline che si vedono in tv, ma era molto bella: alta, con un bel paio di tette (una quinta abbondante), un culo alto e sodo, abbondante, fianchi morbidi, gambe tornite. Un gran bel pezzo di gnocca, insomma.
E lei lo sapeva, si vestiva sempre in modo provocante, con minigonne attillate, top e reggiseni a balconcino, per mettersi in mostra.

Nonostante questo, però, non si era mai spinta più in là di qualche pompino, le piaceva tantissimo la sborra, ma i ragazzi della sua età non la soddisfacevano.
Pamela voleva essere dominata, trattata come la puttana che era, le sarebbe piaciuto molto un uomo più vecchio di lei.
Spesso, anzi, almeno tre, quattro volte al giorno, si masturbava furiosamente, immaginando di essere usata come una puttana, dominata e scopata a sangue.

Quella mattina, quella in cui tutto ebbe inizio, era vestita come sempre, da zoccola.
Una minigonna di jeans, che le arrivava appena sotto il culo, coprendo a stento la figa, come sempre leggermente umida, solo a guardarsi allo specchio si eccitava come una cagna.
Una maglia che le copriva a stento le tette, lasciando scoperto il solco; i lunghi capelli neri erano sciolti lungo la schiena, fino al culo, e i grandi occhi verdi, da bambina e da puttana, erano circondati da uno spesso strato di eye-liner.

Quel giorno andava in una nuova scuola, doveva attirare l’attenzione.
Pamela era stata sbattuta fuori dalla scuola che frequentava prima perché troppo sfacciata e maleducata e suo padre, un importante uomo d’affari, l’aveva spedita nel suo nuovo istituto, rinomato per la sua severità. Adesso vi doveva affrontare la quinta superiore, e sapeva che sarebbe stata bocciata, Pamela non studiava mai, passava i pomeriggi a masturbarsi.
Lei non aveva potuto obiettare, sua madre era scappata, la vacca, anni prima, e suo fratello maggiore non la difendeva mai, lo stronzo.

Alla fine si era rassegnata ed era andata a scuola. Era arrivata abbastanza soddisfatta, sul pullman un uomo di circa una quarantina d’anni le aveva palpato il culo e le aveva infilato il cazzo tra le natiche, strusciandosi contro di lei. Ovviamente, Pamela si era eccitata come una troia, e aveva la fica grondante.

Appena entrata in classe, salutati senza entusiasmo i suoi compagni di classe, era andata in bagno fingendo un’urgenza impellente.

In effetti un’urgenza l’aveva, ficcarsi qualcosa su per la fica. Si guardò intorno nel corridoio, nessuno. E una porta socchiusa prima dell’angolo. Si chiuse dentro ed accese la luce, uno sgabuzzino…
Estrasse dalla borsetta, che portava sempre dietro, un piccolo vibratore, delle dimensioni di un rossetto. Sorrise tra sé e lo leccò, abbassandosi il perizoma.
Si sedette su uno shitolone, divaricando al massimo le gambe, e se lo infilò dentro, accendendolo alla massima velocità.

Cominciò presto ad ansimare, cercando di soffocare i gemiti, mentre si tormentata le tette e si artigliava i capezzoli.

– Ahh, fottimi, scopami dai, sfondami… – sussurrava tra sé, ficcandosi un dito su per il culo.

Venne velocemente, eccitata dalla situazione, e si riassettò i vestiti, pulendo accuratamente il vibratore e rimettendolo al suo posto.

Uscì e si guardò attorno con noncuranza, andando verso alla sua classe. Erano passate ben cinque ore e Pamela non ce la faceva più.

Aveva solo professoresse vecchie e bigotte, che l’avevano guardata malissimo.

“Che due coglioni” pensò, rifacendosi il trucco nello specchietto. I suoi compagni la guardavano con la bava alla bocca, pensando a come farsela (avrebbe giurato di aver visto due con delle erezioni davvero notevoli) e le ragazze sembravano sul punto di accoltellarla.
Sospirò, chiudendo lo specchio all’entrata dell’ultimo insegnante della giornata, il prof. di latino, italiano e storia, il signor Rainelli Matteo.

Gioia selvaggia, l’avrebbe visto ben 12 ore la settimana. Alzò lo sguardo e incontrò quello dell’uomo. Era esattamente il suo tipo d’uomo.
Alto, leggermente stempiato, coi capelli brizzolati, il viso leggermente squadrato, occhiali rettangolari e sguardo duro. Nonostante dimostrasse più di quarant’anni, quasi cinquanta, aveva un bel fisico…

“Dio, quanto mi piacerebbe che mi scopasse” pensò, sentendo la figa che si infradiciava.

Restò tutto il tempo a fissarlo, tremando dal desiderio di masturbarsi davanti a tutti.

A fine ora quasi sospirò di sollievo, mentre si alzava.

– “Un attimo, signorina Ambrosi. Devo parlarle. “

Fremendo d’eccitazione e di aspettativa, la puttanella si avvicinò alla cattedra.

Come le sarebbe piaciuto che lui la sbattesse sulla cattedra e le sbattesse nella figa colante il suo grande, caldo, pulsante cazzo.

Quasi gemette quando la porta si chiuse e l’uomo le fece cenno di andare vicino a lui.

– “Professore, io dovrei andare…”

– “Zitta. Tu parli quando lo dico io, puttana. “

Lei spalancò gli occhi, ma prima che potesse capire cosa stava succedendo, aveva già risposto.

– “Sì signore…” – il suo corpo aveva agito bene, era esattamente quello che voleva.

L’uomo estrasse il cellulare di tasca e lo aprì, schiacciando qualche tasto.

– “Guarda. ” – glielo mise davanti, e lei si ritrovò a guardarsi mentre si masturbava.

– “Ma cosa…lei…”

– “Ti ho filmato oggi, puttanella. ” – lei ancora fremette, eccitata da quella parola.

Anche se la sua mente era confusa, il suo corpo urlava di desiderio.

– “Da oggi sarai la mia puttana, altrimenti questo video finirà nelle mani di tutti, anche di tuo padre. “

Lei sgranò gli occhi.

– “Sì, lo conosco da anni, siamo amici dal liceo, e se vedrà questo filmato la tua vita finirà.

Cosa vuoi fare?”

Che domanda stupida, era ovvio quello che avrebbe fatto, non avrebbe mai rinunciato alla possibilità di farsi sfondare da quello stallone.

Sorrise.

– “Tutto quello che vuole lei, signore”

– “Dammi del voi puttana! E chiamami padrone!” – esclamò l’uomo, tirandole un ceffone.

– “Sì padrone. ” – mormorò lei.

– “Vieni qui e alza la gonna. “

Pamela si avvicinò si più a lui e si sollevò la gonna, mostrando la sua fica depilata e grondante, coperta appena dal perizoma.

– “Sei proprio una cagna, guarda, stai sbrodolando. ” – mormorò lui. Poi, prima che lei potesse fare qualunque cosa, le afferrò i laccetti laterali del perizoma e tirò con forza verso l’alto.

Lei quasi urlò, aggrappandosi alla cattedra: il filo centrale del perizoma si era conficcato della sua figa, premendo direttamente sul clitoride.

Matteo cominciò a muovere le mutandine, sfregandole avanti e indietro, tirandole sempre più un su, strappando a Pamela dei guaiti.

– “Guarda, una cagnetta in calore” – mormorò.

Prese un evidenziatore dalla cattedra e glielo sbattè su per la figa, strappandole un urletto.

Lo tolse subito e, con un sorriso sadico, glielo infilò su per il culo.

Lei gemette, piegandosi in avanti.

– “In ginocchio, zoccoletta!”

– “Sì, padrone” – si inginocchiò davanti a lui, slacciandogli i pantaloni con desiderio.

Si ritrovò davanti ad una nerchia enorme, solcata di vene pulsanti, dalla cappella rossa e congestionata.

Nessuno dei coetanei aveva una verga del genere.

– “Apri la bocca, puttana. ” – lei schiuse le labbra e Matteo, senza aspettare un minuto, le ficcò l’asta in bocca, fino ad urtarle il fondo della gola ed ancora ne avanzava fuori.

Cominciò a scoparle la bocca, facendole fare avanti e indietro lungo il suo cazzo, tenendola per i capelli.

Lei gemeva, gli occhi socchiusi e lucidi, eccitata come una puttanella.

– “Che bocca che hai, forse perfino meglio della fica. Quanti cazzi hai succhiato, cagna? Sei un cesso, apposta per scaricarci la sborra e così ti userò, puttana schifosa. “

Un attimo prima di venire si staccò da lei, sbattendola per terra, e si masturbò furiosamente, scaricandole una quantità enorme di sborra in bocca, sulla faccia, nei capelli…

Pamela beveva tutto con ingordigia, leccandogli il cazzo e gemendo, tre dita su per la fica che grondava di umori, tanto che aveva fatto una pozza per terra.

Matteo si riallacciò i pantaloni e si alzò, tirandole un calcio.

– “Rivestiti puttana. Domani ci rivediamo e anche domani pomeriggio. Tuo padre mi ha chiesto di darti ripetizioni, ci vedremo ogni giorno…”

Pamela a quelle parole quasi svenne dalla gioia.

48

Segregata e abusata

Come posso raccontare l’indicibile? Tutt’ora faccio troppa fatica a parlarne, perché la storia di cui sono stata protagonista in prima persona non ha nulla di umano.

Provo persino vergogna a raccontarla. E’ così esagerata e crudele che potrebbe persino sembrare incredibile. Troppo l’orrore, troppa la violenza, troppa la sofferenza che ho patito per colpa degli uomini.
Per un anno intero sono stata segregata nella cantina di un casolare di campagna, trattata peggio di una schiava da un gruppo di rumeni che hanno fatto di me ciò che volevano. Ogni mattina mi svegliavo e avevo la certezza che sarei tornata a vivere un’altra giornata d’inferno.

Ho urlato, pianto, supplicato, ho cercato aiuto, ma le mie grida sono rimaste inascoltate, perse nel vuoto di quattro umide mura.
Per dodici mesi sono stata costretta alle più umilianti delle violenze, brutalizzata e sodomizzata da uomini che non avevano niente di umano, mentre le loro donne, complici in un reiterato silenzio, pur non partecipando alle violenze di cui sono stata fatta oggetto, vedevano e tacevano senza mai ribellarsi.
All’inizio ho sperato nel loro aiuto, sbagliando, perché tutto quello che ho ricevuto dalle loro mani è stato soltanto un po’ di cibo e dell’acqua, alimenti che mi hanno permesso di sopravvivere durante tutto il tempo in cui sono rimasta prigioniera.

La mia storia potrebbe concludersi qua, ma a distanza di tre anni dal compimento di questa triste vicenda, di cui sono stata vittima, ho finalmente trovato la forza di raccontarla per intero, a cominciare dalla sera in cui ha avuto inizio.
Sento il bisogno di ripulirmi per tornare a essere quella che ero prima di essere violentata, ma per raggiungere questo obiettivo devo raccontarmi perché solo in questo modo potrò uscire dallo stato comatoso in cui sono precipitata.

L’orrore che mi porto dentro di quei giorni di prigionia, in un incredibile labirinto di folli perversioni, occupa stabilmente la mia mente. Provo un senso di vergogna, sono angosciata, e seguito a rimproverare me stessa per quanto è accaduto, invece non dovrei farlo, lo so bene, ma non ci riesco.
Lo psicologo che mi ha in cura, cui sono stata affidata dai servizi sociali della ASL, sostiene che il senso di colpa di cui soffro rientra nella normalità di una donna che come me ha subito un’ aggressione sessuale.

Mi esorta continuamente a parlare dell’accaduto, vuole che ricordi anche i minimi particolari, persino quelli che a me appaiono meno importanti, perché a suo dire parlare mi restituirà la salute, mentre se tengo tutto dentro non potrò che peggiorare il mio stato.

Sono trascorsi quattro anni dalla notte in cui la banda di rumeni mi ha fatto prigioniera. Quel sabato sera stavo facendo ritorno a casa, dopo avere trascorso la serata in discoteca, quando il motore della Mini Cooper di cui ero alla guida si spense d’improvviso mentre percorrevo la Via Emilia.

Ormai ero prossima a Parma, mancavano solo una decina di chilometri al cartello che indicava la città. Feci appena in tempo ad accostare la vettura al ciglio della strada prima che la Mini Cooper sospendesse definitivamente la corsa.
Dopo alcuni inutili tentativi di fare ripartire il motorino d’avviamento mi arresi. Alla sfiga d’essere rimasta in panne si aggiunse anche quella di non essere in grado di effettuare una qualsiasi telefonata.

Il cellulare che custodivo nella borsetta, malauguratamente, aveva le pile scariche.
Bloccata e impossibilitata a fare ripartire l’automezzo decisi di percorrere a piedi la distanza che mi separava dalla città. Neanche per un istante presi in considerazione l’eventualità di effettuare l’autostop. Troppo pericoloso, pensai.
Quella sera indossavo un vestito abbastanza scollacciato, lungo a mezza coscia, che durante il cammino verso la città non mancò di attirare su di me l’attenzione di un gran numero di automobilisti che percorrevano la Via Emilia.

Impedita a muovermi agevolmente per colpa dei tacchi da 12 centimetri che calzavo ai piedi, mi liberai delle scarpe e proseguii a piedi scalzi camminando sulla striscia d’erba, a lato della strada, dove trovavano posto i paracarri.
Fatta segno di frasi ingiuriose, pronunciate dagli automobilisti di passaggio, scambiata per una prostituta intenta ad adescare clienti, stanca e impaurita, accettai un passaggio da un ragazzo dal viso angelico che si fermò con la sua Citroen station-wagon chiedendomi, unico fra tutti, se avevo bisogno d’aiuto.

Mica potevo immaginare che quello sarebbe stato uno dei miei carnefici. Tuttora, ripensando a quei giorni di prigionia, faccio fatica a pensare a lui come a uno dei mostri che mi hanno violentata ripetutamente.
Per un anno intero, la banda di rumeni, mi ha tenuta prigioniera in una cantina, priva di luce elettrica, carente di servizi igienici, impossibilita persino a lavarmi, subendo una infinita serie di abusi.
I giorni di prigionia, trascorsi in quella cantina, sono stati un continuo incubo.

Nella solitudine di quelle quattro mura mi sono interrogata più volte sul senso della vita. Non sapevo quali fossero le loro reali intenzioni, oltre a quelle di violentarmi e godere del mio corpo. La mia paura era che prima o poi mi avrebbero uccisa e seppellita in una fossa scavata in aperta campagna. Probabilmente erano queste le loro intenzioni se non fossero intervenuti i carabinieri a liberarmi. Liberazione avvenuta in modo del tutto casuale perché le forze dell’ordine raggiunsero il casolare per caso, seguendo una pista del traffico di droga.

Oltre a essere obbligata a subire i loro appetiti sessuali fui costretta a portare a termine, in più di una occasione, per loro divertimento, a dei rapporti sessuali con uno dei loro cani; un dobermann, che probabilmente si era congiunto con altre donne prima di me, perché quando si trattò di infilare il suo coso nella mia vagina trovò subito la strada fra le cosce, nonostante mi divincolassi, tenuta ferma dai miei aguzzini.

I rumeni parevano divertirsi nel vedermi cavalcata da quell’a****le, lo stesso che durante il giorno faceva da cane da guardia nell’aia mentre loro erano assenti. Quando il ragazzo si premurò di farmi salire sulla station- wagon, dopo che gli ebbi rivelato quanto era accaduto alla mia autovettura, mi propose garbatamente di aiutarmi, carpendo la mia fiducia.
– Ti accompagno a casa mia, dista solo un paio di chilometri. Lì potrai telefonare a un elettrauto.

Oppure se vuoi ti accompagno a casa tua. – disse il ragazzo
Dopo la serata trascorsa in discoteca, dove avevo ecceduto nel bere e assunto un po’ di roba, non mi ero accorta che il ragazzo alla guida della station-wagon non era italiano, altrimenti non avrei mai accettato il passaggio in auto. Abbandonata la Via Emilia, raggiungemmo una cascina. Solo allora, nella oscurità di quel luogo, lontano dalla strada statale, presi coscienza dell’errore che avevo fatto e cominciai a essere preoccupata.

Bloccata l’auto nel cortile della cascina il ragazzo fu lesto ad abbandonare il posto di guida. Scese dalla macchina e venne nella mia direzione. Una volta aperta la portiera mi trascinò fuori dalla vettura e mi spinse verso la cascina. Tutt’a un tratto da una porta della casa colonica uscirono fuori un paio di uomini che ci vennero incontro. Spaventata cercai di fuggire rincorsa dappresso dal ragazzo che stava alle mie spalle. Sollevata di peso dai tre uomini fui trasportata nel casolare.

Quella notte, fino al sorgere del nuovo giorno, dovetti subire le ripetute violenze di quel gruppo di rumeni che abusarono a turno di me in tutti i modi, lacerandomi le pareti del culo fino a farlo sanguinare con i loro atti violenti. Dopo lo shock provocatomi dalle botte ricevute perché mi ero ribellata all’aggressione sessuale, cercando d’oppormi in tutti i modi alle violenze, mi ritrovai preda di un profondo stato di confusione.

Intorpidita in tutto il corpo a causa delle ecchimosi e delle scorticature, residui delle botte ricevute e dalle tracce di sangue rappreso attorno alle mie cavità, ero disperata.
I primi giorni trascorsi in quella casa furono i più terribili da sopportare. Non sapevo rassegnarmi a essere ripetutamente violentata dai miei aguzzini. Rifiutavo il ruolo di schiava, mentre l’unica cosa a cui pensavo era di fuggire da lì, anche se non sapevo come sarei riuscita a farlo.

Col passare delle settimane diventai insensibile a tutto ciò che mi accadeva. Sopportai passivamente ogni tipo di violenza, perché quello che desideravo non era più di fuggire, ma soltanto morire.
Il ricordo di quei lunghi mesi trascorsi da schiava, privata della libertà, sottoposta ad abusi infami e vergognosi, mi si ripresentano quotidianamente nella mente, ma soprattutto mi tengono compagnia di notte quando mi sveglio nel letto della mia casa impaurita e tutta sudata.

Oramai sono trascorsi tre anni da quando ho riacquistato la libertà. Non sono ancora tornata alla normalità, mi sento intorpidita, distaccata, come se la realtà in cui sono costretta quotidianamente a vivere sia soltanto un sogno.
Percepisco il mondo che mi circonda in modo del tutto irreale, come se il mio inconscio riconoscesse come unica realtà il periodo vissuto dentro quella cascina. Rivivo continuamente i momenti di quelle aggressioni. Sono pensieri ossessivi, ricordi, incubi, visoni mostruose.

Vorrei mettere fine a quelle brutture, rimuovendo i particolari di quei giorni e delle aggressioni subite, invece ho difficoltà a concentrarmi sulle cose di tutti i giorni.
Soffro di crisi di ansia e la sera fatico a prendere sonno. Sempre più spesso penso che dovrei farla finita con questa vita. Ho tanta rabbia in corpo e non so come fare a sfogarla. Da quando sono stata liberata ho evitato il contatto con l’altro sesso.

Ho paura di innamorarmi di un uomo e d’avere con lui un qualsiasi rapporto sessuale. Ho messo in atto delle strategie per difendermi dal dolore, anche se mi stanno provocando troppo disagio, ma che potrei fare di diverso?
Ho provato a contenere l’ansia che mi porto addosso assumendo degli psicofarmaci, poi ho assunto dell’alcool, ma non è servito a niente, anzi, assumere queste sostanze ha contribuito soltanto a fare diminuire quelle energie positive che dovrebbero servirmi a contenere le mie paure.

Parlare di quanto mi è accaduto spero che possa servire a guarire dagli attacchi di panico che a distanza di tre anni da quell’accadimento seguitano a colpirmi. Mi manca solo una cosa, il tempo per guarire.

Come diamanti nel fango
di antonio andrea fusco e altri
Collegamento:.

Cristina

Sono le 9. 25 e sei in attesa che il treno parta per raggiungermi. Di solito prendevi quello precedente ma l’ordine ricevuto era chiaro. Dovevi prendere questo treno!
Hai pensato che forse lui non poteva arrivare prima.
Come sempre hai scelto il posto vicino al finestrino sperando poi di rimanere sola, senza nessun scocciatore accanto anche se è più difficile a quest’ora.
Il vagone infatti è più pieno e la cosa ti preoccupa un po’ visto che a lui piace molto metterti in difficoltà durante il viaggio.

Non passano neanche 5 minuti che senti vibrare il cellulare e con esso anche il clitoride che è in perfetta armonia con il tuo pensiero.
Infatti è arrivata, e sinceramente attesa anche se non lo vuoi ammettere, la sua mail.
Sapevi che sarebbe arrivata perché anche oggi sei reggiseno e mutandine ed, inoltre, sei stata obbligata ad indossare un paio di leggings che nulla nascondono alla vista dei guardoni.
I spacchi della fica, glabra, e del culo ben in vista sono un attentato per chi soffre di cuore!
La apri mordendoti il labbro come fai sempre quando l’eccitazione inizia a superare la vergogna, quando il desiderio cresce al punto di farti bagnare come un pulcino.

La leggi e rimani sorpresa
“vai al bagno”
ti alzi automaticamente prima ancora di mettere in stand by il cellulare e ti dirigi verso il bagno.
La tua camminata, seguita passo passo dai numerosi pendolari, si ferma quando mi vedi. Sono lì davanti alla parte sorridente in attesa di gustarmi la tua reazione.
Abbassi gli occhi per non mancarmi di rispetto. Due spuntoni fanno capolino sulla camicia all’altezza dei capezzoli, ti manca il respiro per un secondo, fino a quando non arrivi davanti a me.

Ti pongo una shitolina e
“fai quello che trovi scritto nella shitola” dico andando verso il tuo posto.
Entri nel bagno con le gambe che ti tremano e quando finalmente sei dentro tiri un sospiro di sollievo. Ti guardi allo specchio notando all’istante i capezzoli irti e senti la figa che cola come sempre quando mi vedi. Ti ricordi che sei senza mutandine e ti allarmi per quello che potranno vedere tutte le persone presenti nel vagone, sembrerà che ti sei pisciata sotto prima di arrivare al bagno! Per fortuna hai la borsa con cui potrai fare schermo alla macchia che sai si sta allargando davanti alla fica.

Apri la shitola, vedi il contenuto e leggi il biglietto
“sai dove metterlo”
queste sole poche parole ti gelano. Ci eri arrivata da sola, addirittura avevi sentito parlare di certe esperienze, avevi letto alcuni racconti su ciò, ma mai avresti pensato di farlo nella realtà.
Abbassi i pantaloni e prendi l’ovulo contenuto nella shitola. Per facilitare l’ingresso (ma servirà?) lo bagni con la tua saliva, lo lecchi e lo imbocchi e poi lo infili dentro.

Entra all’istante senza nessun problema. Le labbra si sono aperte al semplice contatto sperando che fosse qualcosa di diverso ma pazienza, pensi, succederà a breve.
Prima di uscire passi la mano sulla fica cercando di prendere più fluidi possibile e li lecchi. Sei diventata ghiotta di questo sapore, del tuo sapore!
Esci dal bagno e torni al tuo posto. Mi vedi seduto sul sedile alle tue spalle, e capisci che ero lì già da prima.

“Sarà salito dopo di me” pensi mentre mi passi accanto.
Il viaggio continua tranquillo fino a quando non passa il controllore.
La vibrazione la intuisci prima di percepirla dentro di te e un gemito roco ti sfugge dalle labbra prima di riuscire a controllarlo.
Le vibrazioni variano di intensità mandandoti in estasi ed è con somma difficoltà che riesci a far vedere al controllore il cellulare con scritta la tua prenotazione.

Lui legge il numero, controlla la lista, ti guarda e va via. Ti stai vergognano perché i pensieri che girano nella tua mente sono sempre gli stessi. Perché quello mi guarda? Sa qualcosa? Perché tutti mi guardano?
Poi capisci che nessuno ti guarda, che nessuno sa delle tue attuali sensazioni, della fica che si sta contraendo con spasmi sempre più forti al punto da sembrare crampi, vorresti assecondare il tutto muovendo il bacino strusciando il clitoride ormai impazzito sul tessuto dei leggings, vorresti godere, vorresti ….

ma non puoi.
Finalmente le vibrazioni terminano e ti ritrovi quasi esausta afflosciata sul sedile del treno che corre veloce verso la meta, ma non troppo veloce per te.
Lentamente il fiato ritorna normale, l’eccitazione svanisce (ma non troppo con l’ovulo nella fica), i capezzoli tornano normali, ora non spuntano più sulla camicetta, il tempo passa lentamente in attesa che passi qualcun altro.
Perchè sai che appena apparirà qualcuno le vibrazioni torneranno, forse anche più forti.

Vorresti girarti e guardarmi, chiedermi di fermarmi, ma non lo fai per due ragioni. La prima è che sai che non accetterò mai le tue preghiere e la seconda è che temi la punizione che riceveresti.
Sai che c’è una terza ragione, la più importante, quella che il tuo cervello non vuole ammettere ma il tuo cuore sì, e cioè che non vuoi che io smetta.
Per me, dopo altri due “controllori”, il gioco diventa monotono.

Ed è allora che mi siedo vicino a te, subito dopo aver spento il controllo per la terza volta. Tu sei imperlata di sudore, la camicia ha due macchie di sudore sotto le ascelle, io ne posso vedere solamente una ma è naturale che anche l’altra lo sia, i capezzoli hanno quasi bucato la camicetta per quanto sono eccitata, sui leggings, davanti alla fica, noto una vistosa macchia.
Tu stai guardando i tuoi piedi.

Senti il mio sguardo che vaga su di te. Sei intimorita perchè non sai cosa potrò ordinarti di fare. Ma lo farai qualunque cosa sia.
Allungo una mano e imprigiono il tuo capezzolo destro, quello più lontano da me, tra due dita. Il contatto ti fa uscire un leggero lamento dalla bocca. All’inizio lo stringo con delicatezza, ti piace quando ci gioco, poi aumento la pressione, sempre di più fino a quando non apri la bocca in un muto grido di dolore.

Allora lo lascio e prendo l’altro a cui faccio lo stesso trattamento. Tu cerchi di non pensare ad eventuali spettatori. Provi a fare la furba aprendo troppo presto la bocca facendo la stessa mossa di prima ma io non ci casco e stringo ancora più forte. Quando lo rilascio avresti voglia di piangere.
Ti passo una busta e ti ordino di andare al bagno e di fare quello che trovi scritto nel foglio senza mai toccarti, senza godere.

Ti avvii con un passo dondolante verso il bagno e per tutto il tragitto, o almeno fino a dove arriva il raggio del telecomando, subisci di nuovo le vibrazioni. Questa volta sono al massimo della potenza e fatichi molto a camminare.
Finalmente sei dentro al bagno e leggi subito il biglietto.
“grazie, Sir” pensi mentre ti togli i leggings per mettere i slip e una gonna per poi tornare da me.

Logicamente l’ovulo è rimasto dove era ma siamo quasi arrivati e non hai più quella vistosa macchia davanti alla fica esposta con quei leggings che non nascondevano nulla.
Scendiamo dal treno e usciamo dalla stazione.
“Ora andiamo al sexy shop” ti dico chiamando un taxi
Sei troppo preoccupata per rispondermi ed io attendo di essere seduti nel tassì per fartelo notare.
Il tuo volto arrossisce di colpo e sottovoce mi dici “si Sir”
Al tassista chiedo di portarci al mercato più vicino mentre rido dentro di me
Il mercato è pieno di gente indaffarata a fare la spesa.

Ci sono tanti banchi di frutta, verdura, carne e qualunque altro cibo. Ci dirigiamo verso uno che vende verdura e prima di fermarci ti dico”stai attenta alle dimensioni di quello che comprerai perchè lo userò su di te. Però non fare la furba come prima, hai capito che non ti conviene!”
Giri per il banco guardando il cibo esposto, ma più che altro per recuperare parte della lucidità che hai perso quando hai sentito la mia frase, e poi, intelligentemente, prendi una busta e scegli tre/quattro pezzi di zucchine e cetrioli.

Sul tassì che ci riportava verso la stazione, e di conseguenza verso la squallida camera d’albergo che per entrambi noi rappresentava l’agognata meta, ho “sollecitato” di nuovo la tua voglia usando continuamente il telecomando. Il tempo delle interruzioni a volte erano talmente minime che non facevi in tempo neanche a recuperare il respiro. Ad un certo punto il tassista ci ha chiesto se stavi bene e la mia risposta lo ha lasciato sconcertato perché ho detto solamente “non potrebbe stare meglio” aumento le vibrazioni al massimo facendo in modo che tu arrivassi quasi all’orgasmo.

Lui si è zittito e non ha più parlato ma deve aver intuito qualcosa perché guardava continuamente nello specchietto retrovisore facendoti arrossire ancora di più.
Finalmente siamo entrati in camera e come sempre ti sei spogliata in un secondo inginocchiandoti poi davanti a me in attesa che iniziassero le danze, qualunque danza a questo punto, pur di poter dare sfogo a questo orgasmo che ti portavi indietro da Milano.
Ho tirato fuori il cazzo già ben inturgidito e l’ho avvicinato a te senza neanche bendarti.

Hai visto la mia cappella già gonfia e lucida pronta a sparare il nettare di cui sei golosa.
Anche io ero arrivato al limite dell’eccitazione e sicuramente se te l’avessi messo in bocca avrei goduto in un secondo.
“stenditi sul letto e allarga bene le gambe” ti ho detto con il tono più brusco che potevo
Pensavi che volessi toglierti l’ovulo e scoparti selvaggiamente ed invece ho cominciato a massaggiarti prima un piede e poi l’altro, facendoti anche un leggero solletico a cui tu rispondevi non tanto con le risate ma con i movimenti del corpo che cercava di sfuggire a quel tocco “fastidioso”, per poi passare ai polpacci e alle gambe avvicinandomi sempre di più alla fica che aveva cominciato a perdere umori come se fosse una fontanella.

Quando ci sono arrivato eri in estasi e allo stesso tempo tremavi per non perdere il controllo del tuo corpo e perdere la battaglia contro l’orgasmo che stavi cercando di trattenere
Ho acceso l’ovulo mettendolo alla velocità più bassa. Il clitoride impazzito è diventato ancora più gonfio, i capezzoli turgidi come mai avevi avuto prima, gli occhi chiusi in quel paradiso/inferno. Ho portato la bocca sulla fica per leccare quel prezioso e dolce liquido e mentre il tuo corpo impazziva ho aumentato la velocità al massimo dandoti contemporaneamente la possibilità di godere.

La mia bocca ha atteso poco gli spruzzi del tuo godimento come anche le mie orecchie l’urlo che hai fatto nel momento dell’orgasmo.
L’ovulo continuava a vibrare, la mia lingua ora torturava il clitoride, tu continuavi a godere. Il massimo del piacere per te.
Io non ce la facevo più e per non correre il rischio di prendere un morso ho goduto davanti al tuo viso riempiendolo di caldi fiotti di sperma che tu hai cercato inutilmente di catturare aprendo la bocca e ripulendo con la lingua dove potevi arrivare.

Nel frattempo l’ovulo continuava a vibrare nella fica allagata. L’orgasmo ti aveva sconvolto. Mai prima d’ora eri arrivata a questi livelli e ti sentivi esausta.
Pensavi che ora sarebbe arrivata la parte discendente dell’altalena, quella relativa al dolore, ma non ti importava, anzi la stavi aspettando in attesa della nuova fase ascendente.
“che troia sono diventata!” pensavi tra te e te ma io avevo altri piani nella mente.
Avevo deciso di cambiare registro per metterti in difficoltà, per non darti nessun riferimento, per farti vivere una seconda “prima sessione”.

L’ovulo, quando l’ho tolto dalla fica grondava dei tuoi piaceri, e l’ho messo davanti alla tua bocca per fartelo ripulire e farti sentire il sapore che tu conoscevi benissimo anche se solo dopo la masturbazione.
Il sapore era lo stesso ma più intenso a causa della quantità di fluidi. Mi sembravi una bambina alle prese con un lecca lecca. Ad un certo punto lo hai imboccato e succhiato come se fosse il mio cazzo che non avevi finora preso.

Ho inserito due dita nella fica e dopo averle imbrattate le ho avvicinate all’ano che, aiutato dal liquido, le ha accolte facilmente Ho spinto con calma, senza forzare, e mi sono fermato solamente quando erano tutte dentro. Con relativa calma ho tirato fuori le dita e le ho reinserite aggiungendo un terzo dito. Quando hai cominciato a lamentarti ho usato l’altra mano per sgrillettare il clitoride. In pochi secondi la tua apprensione è scomparsa, ti sei rilassata favorendo l’ingresso delle tre dita, e hai cominciato a muovere il bacino per sentire sempre il contatto con le mie dita sul clitoride.

“Fai da sola” ti ho detto lasciando il clitoride alle tue esperte dita “godi quando vuoi fino a quando non ti dirò di non farlo. Tutte le volte che vorrai”
Hai iniziato a muovere velocemente le dita ed io ho cercato di mantenere il tuo ritmo spingendo e ritirando le dita nel culo a mo’ di stantuffo.
Piano piano lo sfintere ha ceduto e il tuo buco del culo si è allargato abbastanza da permettermi di prendere un cetriolo di medie dimensioni e inserirlo per un breve tratto.

Neanche ti sei accorta di questo. Ho preso l’ovulo che giaceva ormai sul letto e l’ho inserito di nuovo dentro la fica e ho inserito la vibrazione più bassa.
Mentre accusavi i primi spasmi che annunciavano l’arrivo del nuovo orgasmo hai cominciato a roteare il bacino, gli occhi si sono rovesciati verso l’alto come se stessi svenendo dal piacere, ed io ho aumentato la velocità spingendo allo stesso tempo il cetriolo per tutta la sua lunghezza e ho cominciato a stantuffare il culo con un ritmo veloce e forte.

L’orgasmo è stato più forte del dolore che pensavi dovessi sentire e hai urlato di piacere mentre l’ovulo, ormai alla massima velocità, impazziva nella fica gonfia, spalancata e “sputante” ed io spingevo a fondo il cetriolo.
Ho lasciato il cetriolo ben piantato nel culo e, dopo averlo spento, ho tolto l’ovulo dalla fica che mi si è mostrata spalancata, gonfia e succosa.
Non potevo certo rifiutare un tale invito quindi ho provveduto a succhiare quei dolci succhi che ne uscivano copiosi.

Tu nonostante i due orgasmi violenti e ravvicinati hai cominciato subito ad assecondare la mia lingua muovendo e roteando il bacino. Quando poi ho preso le gambe, le ho allargate al massimo consentito, le ho alzate per avere a disposizione tutta la fica aperta ora come un’ostrica e mi ci sono tuffato sopra scopandoti con la lingua non hai resistito ed hai goduto una terza volta.
Alla fine eri esausta, distrutta e preoccupata.

preoccupata perché era ancora molto presto e, se la giornata fosse continuata così, non sapevi in quali condizioni saresti tornata a casa.
Io invece mi stavo eccitando sempre di più e non avevo intenzione di smettere di giocare con il tuo corpo. Ho infilato di nuovo l’ovulo nella fica chiedendomi se avevo portato delle pile di scorta e mi sono seduto sulla sedia aspettandoti.
Tu non hai avuto bisogno di ordini o di parole.

Mi hai guardato di sfuggita solamente un secondo perché non capivi se potevi togliere il cetriolo.
“buttalo nel cestino” ti ho detto bruscamente ma più per la mia dimenticanza che per il tuo dubbio
lo hai tolto facilmente, in fin dei conti è più difficile inserire che togliere. Sulla punta del cetriolo c’era una sospetta macchia che ti ha imbarazzato ma poi lo hai gettato nel cestino e ti messa nella giusta posizione per ricevere la punizione.

Hai barcollato, e non poco, mentre mi hai raggiunto.
eri pronta!
I miei occhi avevano una vista fantastica,
ll tuo ancora cinereo sedere, il tuo buco del culo ancora leggermente aperto, i capelli spettinati che ricadevano scomposti sulle spalle. Le mie gambe godevano del tocco dei tuoi turgidi capezzoli a cui ancora non aveva dato nessuna attenzione, il bagnato della fica che toccava la mia gamba destra.
Ho passato con delicatezza le mani su tutto questo ben di Dio, facendoti rabbrividire e sospirare da questo diverso tipo di piacere.

Ho acceso il telecomando al minimo sentendo quel ronzio nascosto e gustandomi il movimento delle natiche, l’ano che si apriva e si chiudeva, i tuoi gemiti di piacere, e
“fino a quando non godrai non smetterò. Quindi concentrati altrimenti farai il viaggio di ritorno in piedi perchè non potrai sederti”
tu hai sentito la mia eccitazione aumentare ed hai capito che non scherzavo
le sculacciate sono iniziate quasi impercettibili e con un ritmo blando e regolare.

Dopo circa un minuto però le cose sono cambiate. I colpi sono diventati più forti e senza uno schema, colpivano non più con una cadenza ritmica ma a caso creandoti una specie di confusione nella testa. Così sarebbe stato più difficile godere! Poi per tua fortuna ho rallentato un minuto per gustarmi il calore delle natiche diventate rosse ed ho aumentato al massimo le vibrazioni, ho atteso che il tuo corpo cominciasse la danza dell’orgasmo quasi raggiunto e poi ho ripreso con colpi forti ma alternati che neanche sentivi per l’imminente orgasmo.

Quando hai goduto, cosa per te inconcepibile fino a qualche tempo fa, piangevi. Dolore e piacere mischiati insieme, felicità e umiliazione, libertà e sottomissione, rispetto e amore.
Tutto questo vorticava nella tua testa mentre ti portavo sul letto.
Distesa eri in mia balia.
Ho portato il cazzo davanti alla bocca che tu hai aperto inghiottendo tutto per darmi piacere, per ringraziarmi, per dirmi che eri la mia sottomessa.
Ti ho scopato la bocca come se fossi una troia da due soldi ma non volevo godere così, non oggi.

Mi sono alzato e ho preso un altro cetriolo, più grande del precedente. Alla sua vista dei sbiancata per paura che prendesse il posto dell’altro.
Mi sono seduto sul letto appoggiandomi alla parete ho detto di impalarti da sola, di incularti sul mio cazzo dandomi le spalle. Ti sei girata e seduta su di me, hai preso il cazzo e lo hai puntato su quello che consideravi il tuo orifizio intoccabile per poi calarti lentamente per gustare le sensazioni che provavi.

Il tocco del cazzo sull’ano, la sua apertura, l’agevole ingresso e il profondo inserimento e l’affondo. Tutto questo da sola. Ho afferrato le tette e tirato a me facendoti appoggiare la schiena sul mio petto ed ho guidato il tuo su e giù molto lento. Salivi fino alla punta del cazzo per poi scendere lentamente fino a toccare il mio pube e poi su e poi giù.
Già stavi iniziando a godere quando ti ho gelato negandoti la possibilità di farlo.

Sei rimasta delusa ma non hai cambiato il ritmo, brava,
Poi ho messo il cetriolo davanti alla fica nascosta alla mia vista e dopo un paio di tentativi sono riuscito a infilarcelo. Ti sentivi piena come non mai. Quel cetriolo era enorme e ti riempiva la fica in contatto con il mio cazzo che ti riempiva il culo.
Con una mano mantenevo il cetriolo in posizione e con l’altra pizzicano e torcevo i capezzoli che rimpiangevano quando non li toccavo.

Ma a te piaceva. Tutto piaceva.
Ero vicino all’orgasmo quindi li ho trascurati per occuparmi del clitoride. L’ho sgrillettato dandoti una scossa, non ce la facevi più, volevi urlare e godere, hai aumentato la velocità della scopata o meglio dell’inculata, ora mi cavalcavi veloce e spingevi sempre di più per sentire il cazzo sfondare il culo, per soffrire per non godere ma poi ti ho concesso l’orgasmo e tu hai aumentato ancora di più e ancora di più fino a quando non hai sentito i caldi fiotti di sperma riempirti le viscere e … hai goduto.

Il culo ti faceva male per le sculacciate e per le profonde inculate ma tu eri veramente felice.
Dopo questa maratona abbiamo fatto una doccia insieme con l’intenzione di riposarci un po’ prima di riprendere.
Fare la doccia insieme è stato un momento molto intenso e piacevole. Ci siamo lavati a vicenda come una normale coppia di innamorati senza stare a guardare troppo il rapporto Sir/sottomessa.
Quando ti ho insaponato le tette e la figa restando alle tue spalle ti sei appoggiata a me per facilitare il lavaggio e sentire il mio corpo, cosa molto rara.

Effettivamente le parti del mio corpo che tocchi sono rappresentate sempre dal cazzo, dalla bocca, mani e dalle gambe quando ti sculaccio mentre il resto del corpo è quasi tabù come se ti fosse interdetto.
Io invece mi godo tutto il tuo corpo perchè tu sei la mia sottomessa ed è tuo compito darmi piacere come voglio, senza nessuna interdizione e/o tabù.
Alla fine della doccia avevi quasi goduto. Spingevi indietro le natiche per sentire il mio cazzo che era ancora moscio e le mie palle svuotate
Prima di sdraiarci sul letto ti ho fatto inginocchiare e ti ho lasciato in attesa in quella posizione scomoda ma amata fino a quando non sono tornato.

“Cristina questa semplice collana ha un significato che solamente noi conosceremo. Non lo dovrai togliere mai se non per dirmi addio”
Ho allacciato la collana, semplice e nera, sul collo e tu hai atteso che bloccassi la chiusura prima di iniziare a lacrimare dicendomi allo stesso tempo e con voce soffocata
“grazie Sir”
Dopo poco dormivo tranquillamente mentre tu cercavi di muoverti il meno possibile per non disturbarmi.
Infatti nonostante la stanchezza fisica non riuscivi a prendere sonno.

Ripensavi a quando non mi conoscevi, a quando ti sentivi insoddisfatta senza capirne il motivo, a quando la tua vita era di una noiosa normalità.
Ti vengono in mente i passi che hai fatto per conquistare quello che ora senti di avere
La prima foto del corpo, vergognosa e titubante, l’esecuzione del primo ordine ricevuto come quello di vestirsi con una gonna senza slip, il rossore, la vergogna e l’eccitazione per essere riuscita a farlo, i continui periodi di astinenza o di continuo godimento fino a sentirti vuota, la prima volta che ti sei scopata con un cetriolo, la prima volta che hai fotografato la tua fica bagnata, il culo in una posizione che mostrasse al tuo Sir quello che sognavi ti rompesse, la prima volta che ti hai mostrato il tuo volto vestita mentre andavi a lavoro, la prima volta che lo hai incontrato, la prima volta che hai sentito il suo odore, la consistenza del suo cazzo in bocca fino alla gola, la prima volta che hai ingoiato il suo seme riuscendo a distinguere anche il sapore del tuo orgasmo, la prima volta che ti scopato, ti ha inculato, ti ha sculacciato, ti ha fatto godere e soffrire, la prima volta che …
Ti accorgi che questi pensieri ti hanno eccitato di nuovo e vorresti svegliarmi per farti fottere ancora e ancora ma rimani ferma respirando lentamente per calmare la tua eccitazione.

Giri lo sguardo per la stanza e si ferma quando vede la melanzana,
“ma cosa ci vorrà fare con quella? non entra da nessuna parte o vuole sfondarmela veramente? mi farà male?”
il pensiero ti preoccupa ma la fica ti tradisce perchè è bagnatissima.
Finalmente mi sveglio e ….

Le mie storie (59)

La settimana con il mio giovane amico passa veloce con lui che di tanto in tanto mi manda dei messaggi, quasi tutti piuttosto espliciti, nei quali mi chiede di soddisfare le sue fantasie. Io dall’altra parte cerco di rallentare i suoi entusiasmi, ma nello stesso tempo, senza dirglielo, sono contenta di poterlo farlo felice (nei limiti delle mie possibilità di quarantenne). Così le giornate trascorrono veloci in attesa dei nostri incontri che quasi sempre avvengono il weekend quando io sono finalmente libera e lui si prende una pausa dallo studio.

Sabato scorso eravamo rimasti d’accordo che sarebbe passato da me la domenica mattina, munito di colazione, per una domenica delle palme piuttosto erotica. Così ad ora di cena mi lascio convincere da un paio di amiche a prendere qualche cosa ai baretti giù a chiaia. Mi vesto un po’ alla buona, con una gonna a jeans e una maglia pesante con il giubbino sopra. Sotto decido di mettere i collant perché nonostante durante il giorno sia praticamente estate, la sera c’è un’escursione termica incredibile, sembra di essere in inverno.

Naturalmente le mie amiche sembrano non avvertire questo freddo, e senza nessun problema si presentano come al solito “da rimorchio”. Verso le undici decido di tornare a casa approfittando della funicolare ancora in funzione; saluto la compagnia e mentre mi avvio con passo spedito (per così dire) mi arriva un messaggio sul cellulare “sei a casa?” Gli rispondo di no, che sono uscita. Lui ribatte “mia madre mi ha incredibilmente dato la macchina, non muoverti ti vengo a prendere…” neanche il tempo di tornare indietro dalle mie amiche che mi sento bussare.

Vedo il suo sorriso e la stanchezza che si era impadronita di me già da un po’ di tempo, mi passa d’un botto. “Sali che ho voglia di te” mi dice allungandosi e aprendomi la portiera. Io sorrido e con la mano gli faccio segno di stare calmo, ma naturalmente lui non mi dà neanche lontanamente ascolto e appena mi siedo mi ficca la lingua in bocca e la mano tra le cosce. Viene interrotto dai clacson delle macchine che devono passare, io cerco di riprendermi dal saluto e timidamente gli dico “mi accompagni a casa?” Lui mi guarda con quell’aria da furbetto che mi fa letteralmente impazzire e mi dice “ma come, riesco a farmi dare la macchina da mia madre e vuoi andare già a casa?’ Mentre finisce la frase imbocca la tangenziale.

Io ribadisco che non vorrei fare tardi anche perché indomani mattina lo aspetto a casa con i cornetti (e la verdura, che è stata la protagonista dei nostri scambi di messaggi a proposito delle sue fantasie). Mi promette che a mezzanotte sarò a letto anche perché, più tardi deve andare a prendere la madre ad una cena. Usciamo a fuorigrotta, prende un paio di strade un po’ appartate e poi si ferma. Io intanto mi sono tolta il giubbino.

Lui mi dice di andare dietro che siamo più comodi (effettivamente la macchina della madre è un suv enorme); mi siedo sopra di lui e cominciamo a baciarci… le mie labbra lentamente scendono lungo il suo corpo mentre le mie mani contemporaneamente gli aprono la camicia e poi il pantalone. Gli abbasso lo slip ed il suo uccello non è ancora duro; appoggio le labbra sopra la sua cappella ancora coperta e poi piano piano scendo più giù sino ad arrivare alla base.

Lo sento muovere nella mia bocca, lento ma inesorabile diventa più grande è sempre più duro fin quando non esce anche la punta bella grossa e umida. Lui con una mano mi spinge la testa verso il basso, io faccio fatica ad andare in fondo, per farlo devo mettermi in una posizione particolare e tirare il respiro. Con l’altra mano intanto risale velocemente la parte posteriore delle mie cosce fino ad arrivare al culo (coperto dalle calze).

Non sa come scoprirlo poi non so come ma riesce a fare un buco in mezzo (decretandone quindi la fine, anche se le avevo comprate da pochi giorni). La sua mano sposta il lembo delle mutandine e finalmente arriva alle chiappe. Mentre io continuo il mio lavoro con la bocca, lui con un dito entra nella mia micia e comincia a spingerlo in fondo. Comincio a sentire in bocca l’odore e sapore del suo seme, mentre l’eccitazione mi porta a bagnarmi tanto.

Lui mi solleva, mi sposta verso il finestrino e dopo avermi abbassato le mutandine e quel che resta delle calze comincia a scoparmi a pecorina. Con le mani si aggrappa ai miei seni, è sopra di me, ed è pesante, io mi mantengo appoggiata al vetro mentre godo e quasi contemporaneamente lo sento togliere il suo uccello da me ed urlare che sta venendo. Poco dopo mi rendo conto che mi ha letteralmente imbrattato tutta la gonna.

Mi chiede per cortesia di rimanere ferma affinché lui possa pulire per non lasciare tracce sui sedili. Io intanto continuo ad affannare ma riesco a trovare la forza di mandarlo a quel paese in maniera scherzosa. Poi usciamo entrambi e ci ricomponiamo per tornare a casa. È mezzanotte, puntuale come un orologio svizzero mi lascia fuori dal portone di casa dandomi appuntamento alle indomani mattina… per continuare il discorso.
Tornata a casa, un po’ per l’eccitazione della serata un po’ per l’attesa del giorno dopo, fatico a prendere sonno, per fortuna poi riesco ad addormentarmi ma quando apro gli occhi sono le sette del mattino.

Io di natura sono mattiniera, ma in genere soprattutto il fine settimana riesco a svegliarmi un po’ più tardi per la stanchezza accumulata. Fatto sta che mentre sono letto non so neanche come e perché incomincio a toccarmi da sola, pensando a ciò che potrà succedere di lì ad un paio d’ore. Mi bagno ma non ho l’orgasmo, poi mi alzo per farmi un caffè, vado in bagno, mi lavo (soprattutto le parti basse) e poi finalmente quando l’orologio segna le 8:35 sento squillare il citofono.

Lo accolgo vestita solo di una maglietta lunga, senza niente sotto. Lui entra con le mani occupate da un pacchetto con i cornetti e da una busta che evidentemente contiene “Le sue fantasie”. Mi bacia, è tutto sudato, ha appena finito la sua oretta di corsa, mentre si toglie la maglia mi dice che ha bisogno di una doccia urgentemente. Andiamo in camera mia, lui finisce di spogliarsi e sparisce in bagno. Io rimango seduta sul letto, dopo aver dato un morso ad un cornetto, apro una busta di plastica e trovo una zucchina, una carota ed un cetriolo.

Sorrido da sola, capendo le sue intenzioni, poi prendo l’iniziativa: mi tolgo la maglia e vado anche io in bagno. Gli chiedo se c’è posto, lui sorpreso per il mio arrivo mi fa entrare e si mette dietro di me. Subito comincia a palparmi le tettone, poi scende con una mano sino ad accarezzare la mia fica pelosa (di un mesetto). Io intanto con la mano indietro gli ho impugnato l’uccello ed ho cominciato ad accarezzarglielo.

Ad un tratto lui mi dice di aspettarlo, ed esce completamente bagnato dalla doccia. Dopo qualche secondo ritorna con in mano la zucchina che prima avevo visto nella busta. Gli sorrido e gli dico che avevo già sbirciato, lui mi guarda in faccia e con la mano me la infila tutta nella micia. Io comincio a godere, mentre lui la muove dentro e fuori e contemporaneamente mi bacia. Mi appoggio al muro mentre l’acqua continua a scendere ed io fatico a stare in piedi dall’eccitazione.

Poi mi gira e mi sussurra di continuare con la mia mano, io obbedisco. Per un attimo non lo sento più, mi volto e vedo che mi sta guardando, poi mi prende per i fianchi e mi tira un po’ a se fino ad appoggiarmi la cappella tra le natiche. Il suo membro scivola giù per il mio sedere, io fermo un attimo la mia mano, sento la punta dura premere contro il buco del mio culo, poi una spinta secca, due secondi di dolore ed è dietro di me.

Mi monta letteralmente, con le mani sopra i seni e la bocca che mentre mi bacia l’orecchio mi sussurra di continuare a spingere dentro la zucchina. Non fa neanche in tempo a dirmelo che godo, godo godo. Lascio cadere l’ ortaggio mentre lui continua a giocare dentro e fuori il mio sedere. Viene sulla mia schiena, mi giro e mi viene sulla pancia. Poi mi abbraccia e mi bacia dicendomi teneramente che è stato bellissimo.

Lui esce per primo, io continuo a lavarmi per togliere di dosso tutto il suo sperma, poi finalmente prendo l’accappatoio anche io e torniamo in camera.
Metto su un vassoio una serie di cornetti e dolcetti che ha portato, poi prendo il latte ed il caffè e li appoggio sopra uno di quei tavolini da letto. Mi godo la colazione più che abbondante, e mentre parliamo del più e del meno mi confessa che il suo sogno sarebbe farlo insieme ad altre due donne.

Gli dico di andare piano, che non tutto quello che fantastica può avverarsi, nello stesso tempo però comincio a pensare e a sognare anche io. Mi chiede di poter fotografarmi nuda, ma sa che quello è l’unico paletto al nostro rapporto: niente fotografie né filmini di nessun genere. Magari in un’altra occasione vi racconterò il perché di questo mio divieto assoluto. Tornando a noi, lui mi domanda delle volte in cui io l’ho fatto a tre, e cerca di entrare in particolari che nonostante l’intimità che abbiamo raggiunto, io non riesco a raccontargli tranquillamente.

Vado a posare quel che resta del cibo in cucina, e al mio ritorno intuisco che sotto il lenzuolo si sta toccando l’uccello. Entro nel letto e prendo in mano io la situazione, mentre lui mi propone di giocare anche con la carota ed il cetriolo. Gli faccio presente che non riesco ad immaginare dove poter mettere tutta quella roba, lui ride e mi bacia dicendo di stare tranquilla. Intanto la mia mano, come al solito, ha fatto ampiamente il suo dovere ed in maniera quasi automatica, mi infilo con la testa sotto il lenzuolo per continuare a giocare con la bocca.

Glielo succhio che è un piacere, lui accompagna con le mani sul mio capo i miei movimenti ed incomincia ad eccitarsi, la situazione in breve ritorna incandescente. Esco allo scoperto e piano piano con la lingua risalgo tutto il suo corpo fino ad indugiare sui pettorali per poi arrivare alle labbra. Lui è lì pronto ad accogliermi mentre sento la sua mano insinuarsi tra le mie cosce per mettermi la carota nella fica. Io gli sussurro che voglio il suo uccello, ma lui continua a spingerla dentro fino a farla sparire.

Continuammo così per un po’, poi finalmente la tira fuori e cominciamo a scopare sul serio. Sono sopra di lui che mi muovo, lui si aggrappa alle mie tette, poi mi abbraccia, riprende la carota e la fa scivolare con la mano lungo il mio culo. Vorrebbe mettermela indietro, ma io lo freno, è troppo ruvida e non voglio sentire dolore. Ci giriamo, adesso sono sotto e lui scende con le labbra tra le mie cosce per giocare un po’ con le zone proibite.

Mentre le dita mi fanno godere, mi dice “e se la copro con un preservativo?” Io non capisco bene, ma sono troppo eccitata e credo di dargli il mio assenso. Lui gioca con la lingua, io ansimo guardando il soffitto, poi mi solleva il sedere dal materasso e ci mette un cuscino sotto, io lì per lì non capisco ma sono troppo eccitata per fare domande, dopo qualche secondo sento spingere qualcosa dietro, provo un attimo di dolore, gli dico di no ma è già dentro il mio culo.

Sollev la testa per guardare in basso, incrocio i suoi occhi ed intravedo la carota nel preservativo che esce per metà dal mio sedere. Lui comincia a muoverla, io ormai sono in estasi, vengo mentre mi lecca e con le cosce gli stringo la faccia. Poi dopo avermi liberato il sedere dalla verdura, infila finalmente il suo arnese. Questa storia del sesso anale cominci a prendermi sul serio. Per la prima volta lo facciamo con la sottoscritta poggiata di schiena sul letto e non a pecorina come al solito.

Col bacino sollevato a mezz’aria, mi sorprendo dell’elasticità delle mie gambe alla mia età, intanto prendo la zucchina e comincio a masturbarbi. Sembriamo due contorsionisti, lui non sa più dove mettere le mani, vorrebbe farmi chissà cosa, dopo tutto è giovane, la sua esuberanza viene fuori da tutti i pori. Dopo aver sussurrato nell’enfasi del momento “bella la doppia penetrazione, bella bella”, mi libera il fondoschiena, si prende la micia e dopo avermi dato due o tre colpi ben assestati mi viene dentro, e quasi contemporaneamente vengo anch’io stremata dalla fatica e dall’orgasmo.

Mi ci vogliono una decina di minuti per riprendere completamente le mie capacità intellettive, lui intanto si è andato a prendere un succo di frutta in cucina. Mentre io lentamente mi alzo dal letto, lui mi conferma che per Pasqua probabilmente riusciremo a fare due giorni insieme. Io sono contenta ma in quel momento mi chiedo se sono in grado di mantenere i ritmi di un ragazzo così pieno di vita e di voglia di sesso.

Beh ci penserò quando sarà il momento, intanto la domenica delle palme è cominciata bene… benissimo.

Master Roberto e la sua sissy gabriella

Era la fine di febbraio inizi di marzo e gabriella era sola annoiata e un po’ triste per la vita di tutti i giorni,la sua natura scalpitava celata da abiti maschili che mal si addicevano con il suo corpo e la sua anima. Sotto di essi un corpo privo di peluria liscio e bianco come il latte,nella sua vita aveva visto ben poca spiaggia e men che meno il sole anche se a dirla tutta di melanina ce n’era ben poca e il suo colorito cambiava ben poco se non prendersi delle sonore scottature….

Quanto le mancavano i suoi abitini le sue gonne e il suo intimo morbido e colorato di rosa…. quella era la vera lei!
Fu così che decise più per noia che per speranza reale di mettere un annuncio su un sito BDSM con cui ricercava un Master che si prendesse cura di lei.
Passarono solo un paio di giorni e il mio annuncio comparve tra molti altri,spiccava per la foto in cui indossava la sua mascherina rosa ,la sua bocca piena e rossa formava un petalo di rosa per la posa a bacio in cui l’aveva esibita,al collo una collana di perle la rendeva ancora più dolce docile soffice….

lasciva.
Le risposte non si fecero attendere ma molte di esse non furono nemmeno prese in considerazione non per superbia ma per mancanza di educazione o per semplice mancanza di incompatibilità tra quello che cercava e i supposti masters.
Tra queste però spiccò una che fece battere il cuore a gabriella…Lui era Master Roberto ,le sue maniere erano educate ma ferme decise e tra le cose che colpirono gabriella fu proprio la libertà che in qualche modo colui che sarebbe diventato il suo Padrone le lasciò…una sorta di libero arbitrio che per certi versi la legavano di più delle catene.

Si scambiarono alcune lettere alcune foto e molte confidenze…. poi vennero le telefonate in cui gabriella era costretta a dialogare con voce femminea al limite del ridicolo col pericolo di venire sentita e derisa. Poi iniziarono i veri e propri ordini. Doveva sopportare un periodo di castità non poteva assolutamente toccarsi eccezion fatta per il suo buchino…le fu proibita la vita normale di qualsiasi uomo se non quando ne fosse costretta ,quindi da casa sua sparirono fumetti films riviste o libri prettamente di gusto maschile.

Presero il loro posto “Harmony” riviste rosa fumetti e film romantici e libri che parlassero esclusivamente di amori di figli e di sissy. Mi vennero concessi anzi obbligati video porno a cui avrei dovuto assistere tutte le sere senza mai toccarmi …. la loro particolarità era che in questi film non appariva mai la donna…sesso tra uomini ,sissies e trans passivissimi…. giorno dopo giorno il mio desiderio cresceva sempre di più e con esso il dolore fisico di non poterlo soddisfare …la visione poi dei video non aiutava certamente….

ero giunta ad un punto che nemmeno più per strada guardavo più le donne ma mi attraevano gli uomini le loro cosce le loro spalle il loro torace e le loro “patte”…si avevo una voglia matta di CAZZO!!!!!
Dopo un po’ di giorni mi arrivò una telefonata dl mio Padrone …. speravo mi dicesse che voleva incontrarmi ma invece la chiamata mi lascio l’amaro in bocca…..” Per un periodo non mi farò più sentire né al telefono ne per mail,non ho idea di quando e se mi vedrai ma voglio una cosa da te”
“COSA Padrone? “ dissi io con il pianto in gola.

“ Devi indossare giorno e notte solo intimo femminile perfino quando vai al lavoro..fare tutte le cose che ti ho ordinato finora compresa l’astinenza ecc ecc. se e come mi farò vivo lo deciderò …. la decisione se aspettarmi o andartene rimane TUA. ” Non feci in tempo a replicare che riagganciò.
Passò quasi un mese niente telefonate ne mail ne niente di niente.
Tutti i giorni la stessa vita…. non indossai più nulla sotto i miei abiti che non fosse femminile…me ne ero talmente abituata che ormai non lo facevo più per obbedienza ma per vera e propria abitudine come fosse la cosa più naturale del mondo…non mi toccai più ma proseguivo invece con la penetrazione con le dita con i plug e con i falli di diverse dimensioni…una sera stavo quasi venendo scopandomi e dovetti fermarmi…mai avrei pensato di avere un’orgasmo anale…… Andai al lavoro ( ah dimenticavo lavoro in una libreria come commessa) la giornata trascoreva come al solito vari clienti ma pochi affari,internet non aiuta certamente il cartaceo ).

“Buonasera” una voce maschile esclamò alle mie spalle,mi voltai ,era un bell’uomo sui 50 anni camicia bianca aperta su un torace virile,peloso…. i pantaloni neri piuttosto stretti mostravano una virilità non indifferente non riuscivo a staccarne gli occhi…. anche il suo volto mi piaceva…. i suoi occhi avevano qualcosa di magnetico ma non volevo andare oltre non mi sembrava giusto verso il mio Padrone anche se non sapevo nemmeno se si sarebbe rifatto vivo….

a proposito di Lui non lo avevo nemmeno mai visto…solo sentito e letto…magari era un uomo mediocre…risatina.
“ CHE FAI TROIA NON SALUTI IL TUO PADRONE?” mi sussurrò all’orecchio.
Oddio era LUI…. o mamma che bello il mio Padrone…è LUIIIIII…… “Buon…. buona sera !” “BUONA SERA COSA?”
“Buona sera …. Signore”
“VIENI VIA USCIAMO VIENI CON ME!”
“Ma non posso devo lavorare”
“TRA QUANTO FINISCI?”
Guardai l’orologio e risposi al mio Padrone che mi mancavano ancora una quarantina di minuti alla fine del mio turno.

“TI ASPETTO IN BAR QUI DI FRONTE !”
Uscì e io quasi inebetita lo guardai chiudere la porta a vetri del negozio.
Alle 19. 25 presi la mia borsa indossai il cappotto sopra la giacca ( nonostante fosse marzo non era proprio ancora caldo…anzi ) salutai i colleghi ed uscii per entrare subito dopo al pub di fronte…scrutai l’ambiente in cerca del mio Master,lo trovai seduto assieme ad una donna stavano conversando allegramente come fossero vecchi amici….

oddio al buio del locale non mi ero accorta che stava parlando con la mia direttrice…stavo quasi per scappare quando mi sentii
chiamare: “ “Dove vai…. GABRIELLA!” oddio mi aveva chiamato al femminile in presenza della proprietaria della libreria…mi sentii sprofondare,per fortuna che al pub non c’era anima viva eccezion fatta per il vecchio proprietario ed era troppo lontano per sentire.
“SIEDITI QUI !” obbediii. “NON AVER PAURA LA TUA PADRONA SA TUTTO DI TE LE HO RACCONTATO TUTTO…DI COME TI VESTI E CHE VAI MATTA PER IL CAZZO” risero entrambi.

“ Ma…ma io…. forse è meglio che me ne vada”
DOVE CAZZO VAI? PRENDI POSTO SOTTO IL TAVOLO E PRENDIMELO IN BOCCA MUOVITI!” “SAI BETTY ALLA NOSTRA AMICA GABRIELLA PIACE DA MORIRE IL CAZZO NON VIVE D’ALTRO…. SE LE TIRI GIU’ I PANTALONI VEDRAI DELLE BELLE MUTANDINE E DELLE AUTOREGGENTI DA UN PO’ DI TEMPO NON PUO’ INDOSSARE ALTRO …. SE ASPETTI DOPO LA INCULO CHE NE DICI? “ E via con le risate.

Mi prese per i capelli e mi costrinse a scendere fin sotto il tavolo,piangendo aprii i pantaloni e lui mi spinse la bocca verso i suoi slip ripieni della sua carne esortandomi a darmi da fare…leccai la stoffa bagnandola tutta sentii il suo membro ingrossarsi ed indurirsi …lo prese tra le dita e lo fece uscire dai slip allo stesso tempo armeggiava con il cellulare..oddio riprendeva il mio volto e il suo cazzo che stava facendosi strada tra le mie labbra.

“ SPOGLIA QUESTA TROIA BETTY MENTRE MI FA LA POMPA” Non potevo parlare ero impegnata a far altro con la mia bocca ma la disperazione e l’eccitazione si alternavano in me mentre sentivo prima le mie scarpe poi i pantaloni e la camicia lasciare il mio corpo..ero rimasta in perizoma reggiseno e autoreggenti!!!!
Il padrone del pub chiuse il locale e ci fece cenno di andare nell’altra sala…. spense le luci mentre nella sala adiecente sembrava di essere in pieno giorno…Il mio Padrone mi fece cenno di rimanere in ginocchio e di camminare a 4 zampe come una cagnetta….

chissa quanto ridicola devo essere apparsa ai loro occhi…il mio Padrone seduto su un divanetto si faceva pompare da me mentre la mia direttrice e il padrone del pub osservavano riprendevano e si masturbavano alla visione di quella patetica finocchia che ero io ormai priva di alcuna vergogna …pompavo leccavo i coglioni il buco del culo e perfino le scarpe del mio Signore…al momento in cui il suo membro stava per venire lo vidi fare un cenno al titolare del pub….

si avvicinò e mi venne fatto cenno di mettere le mani sul divano ed incurvare la schiena…. i due uomini armeggiarono con il mio buchino…ci sputarono dentro e prima uno poi l’altro alternativamente mi scoparono facendomi urlare dal dolore e dal piacere..mi inculavano senza pietà e la lunga astinenza face il resto…. venni copiosamente sebbene fossi completamente moscia mentre lo sperma prima di uno poi dell’altro mi riempiva il corpo come volessero lasciarmi incinta! “ Hai visto puttana ? Hai goduto come una vera sissy! E questo sarà il modo con cui godrai d’ora in poi! Puliscici i cazzi e poi pulisciti il buco cagna!”
Tutto veniva ripreso anche mentre ripulivo nella mia bocca i loro cazzi e quando ripulii le loro dita che mi avevano esplorata ripulita e prosciugata della loro sborra…in bocca sentivo un unico sapore…quello del maschio.

“ Sa prenderlo solo in culo e in bocca o sa anche trattare con le donne? “ Rise la mia capa” CON LE DONNE LE CONCEDO UNA LESBICATA …QUINDI SE VUOI TE LA LECCA MA NON FARLE PRENDER GUSTO,AHAHAHAHAH!” Mentre la leccavo e la portai a più orgasmi al punto che non sentivo più la mandibola vidi che il mio Padrone consegnava i miei abiti eccetto il cappotto e le scarpe al titolare che si occupava a gettarli nel sacco delle immondizie
Oltre a soddisfarla dovetti sottomettermi alle sue umiliazioni ,camminare con le sue scarpe ( ahime di almeno tre taglie inferiori ai miei piedi ) infilarmi di tutto ( le mie mutandine il cellulare forchette tovaglioli ) nel mio buchino ,profumarmi con i suoi succhi ( mi strofinò la fica sul volto sui capelli sul petto sul sedere sulle
gambe) fichè stremata non caddi stesa sul divano ,lei se ne andò salutando il mio Padrone che mi ordinò di indossare il cappotto e di uscire con Lui.

“Ma Padrone come posso uscire così indossando solo l’intimo sotto il cappotto?”
VUOI CHE TI TOLGA ANCHE QUELLO?” Capii l’antifona e tremando uscii con lui..ringraziavo il cielo che l’orario tardo mi venne in aiuto ,in giro non c’era nessuno e nessuno scorse quella specie di femminuccia che girava per la città…. il mio Padrone mi face salire nella sua BMW nel sedile posteriore avviò la macchina chiedendomi prima il mio indirizzo e ordinandomi di consegnarli il cappotto….

poco prima della mia abitazione fermò l’auto…. mi fece cenno di aprire un pacchetto color viola…vi trovai un abitino che avrei dovuto indossare…si trattava di un’abito nero di pizzo quasi trasparente per cui il mio perizoma e il mio reggiseno mi vennero tolti …oltre all’abito un’ulteriore regalino mi venne donato..un paio di scarpe di vernice nera dal tacco credo 12,indossai anche quelle e rimasi in posizione…il mio Padrone uscì dall’auto e prese posizione dietro di me….

nemmeno vidi che tra le mani teneva qualcosa che mi avrebbe ricordato di lui per sempre…. mi sollevò l’abitino…. mi carezzò le natiche …mi sentii languida…vogliosa…. ”AHHHHHHHHH” urlai …. il dolore fu per certi versi insostenibile non sapevo cosa mi aveva fatto ma non ebbi nemmeno il tempo di lamentarmi che mio prese come una vacca e mi scopò a secco senza ritegno senza dolcezza senza pietà! Ad ogni colpo sentiii sempre meno dolore ..anzi nel momento in cui lui venne dentro di me io venni con lui seppur per un piccolo istante provai gioia…mise il dito sulla mia ferita e piansi supplicai ma lui nulla..premeva e mi scopava fino all’ultima goccia del suo sperma.

, “VATTTENE ORA PUTTANA,PRENDI QUESTA POMATA TI SERVIRA’ PER ALLEVIARE IL TUO DOLORE E PREVENIRE QUALSIASI INFEZIONE,DA OGGI TI RENDERAI CONTO DI ESSERE TOTALMENTE MIA!”
“Ma Padrone la prego mi dia il cappotto e le mie scarpe come faccio a rincasare così?”
“COSI’ VUOI IL CAPPOTTO…. ESCI TROIA …” Uscii dalla macchina ..lui mise in moto e mi lasciò li nel mio abitino di pizzo autoreggenti e scarpe col tacco…sembravo una puttana se non fosse stato per i capelli corti e la ricrescita della mia barba che sebbene rada c’era… Rientrai a casa con la consapevolezza di esser stata fortunata che nessuno mi avesse vista e con la necessità di vedere cosa mi avesse fatto il mio Padrone..oltre allo sperma che mi colava sentivo ancora un dolore forte sulla mia carne e un puzzo di pelle bruciata.

Mi guardai allo specchio e reallizai! Mi aveva bruciata con l’accendino dell’auto!!!
Un cerchio rosso e largo..come mi avesse marchiata..come una mucca…la sua mucca! Piansi mi tolsi il vestito e le calze…mi medicai e misi una garza ma il dolore non passava…mi addormentai…..
Al mattino suonò il cellulare. Era Betty. “Ciao, non prenderti la briga di venire al lavoro sei licenziato ..o dovrei dire licenziata? “ Io impallidii. “ Ma perché che ho fatto? E adesso cosa farò? Io non ho ne parenti ne casa…come farò a pagare l’affitto le bollette e vivere?”
“Questi non sono cazzi miei piccola pervertita,potresti sempre fare la puttana del tuo padrone visto come lo sai fare bene! In ogni caso non prendertela con me visto che è stato lui a chiedermi di lasciarti senza lavoro! Comunque ti aspetto domani ,ti darò ciò che ti spetta !
Nella portineria del tuo condominio ho lasciato un pacco,vai a prenderlo ma non aprirlo fino a domani …io ti aspetto qui al negozio intorno alle 20 quando tutti i tuoi ex colleghi se ne sono andati quindi il pacco lo apri un paio d’ore prima …vi troverai alcune istruzioni e delle cosucce per te!” CLICK Aveva agganciato….

Cosa avrei fatto ora? Con lo stipendio e la buona uscita sarei andata avanti per un po’ ma poi? Passai la giornata a fare compere al supermercato pulizie in casa e guardando la tv,del mio Padrone nemmeno l’ombra e dentro di me tanta angoscia mentre il dolore nella natica stava quasi scomparendo.
Alle ore 17 del giorno dopo decisi di aprire il pacco…al suo interno trovai : una chiavetta USB una minigonna nera una camicia bianca una minisottoveste un reggiseno un reggicalze ,perizoma tutti color rosso e calze a rete nere.

Una parrucca dai capelli neri lunghi …trucchi rossetto e smalto…ciglia finte …un buttplug , una gabbia per pene con lucchetto …collare e guinzaglio! Misi la chiavetta USB nel pc convinta che ci fossero delle istruzioni al suo interno. Vi trovai due file zippati. Uno si chiamava “ Cinema Paradiso” e l’altro “Istruzioni per una senzapalle”
Aprii il secondo per primo,c’era un file doc in cui mi veniva ordinato di truccarmi di indossare tutto ciò che mi era stato donato parrucca e scarpe comprese…non potevo indossare cappotti o altro…potevo andare con la mia macchina e l’avrei posteggiata sul parcheggio vicino al negozio,avrei suonato alla porta dello stesso e atteso….

Aprii anche l’altro file…..un colpo al cuore mi assalì..un video completo della mia “esibizione” al pub…..
Mi feci la doccia mi smaltai le unghie dei piedi e delle mani ,mi truccai e mi misi la parrucca e le ciglia…sembravo davvero una bella donnina. Indossai la lingerie e le calze la gonna ( il pizzo della sottoveste fuoriusciva rendendola ancora più sexy) e la camicetta e per finire le scarpe. Presi l’ascensore e appena davanti la portineria ricambiai i saluti del portiere ( se solo avesse immaginato chi fossi) uscii e presi la macchina …in quel mentre mi suonò il cellulare.

“Si pronto? Chiesi”
“CHE CAZZO DI VOCE FAI? TU SEI LA MIA CHECCA…PARLA COME UNA CHECCA! “ Era il mio Padrone. “ Padrone che piacere!” “NON DIRE PUTTANATE,LO SO DOVE STAI ANDANDO CRETINA SONO IO CHE HO ORGANIZZATO TUTTO! TI SEI VESTITA E PREPARATA PER BENE? “ Replicai che avevo fatto tutto alla lettera. “BENE TI ASPETTIAMO CAGNA”. Mi aspettavano…chi ? Lui e la Signora Betty e poi? Forse il vecchio Antonio del pub? Cosa mi sarebbe aspettato li? Perché mi volevano vestita completamente da femmina? Con collare e guinzaglio poi….

Arrivai all’appuntamento parcheggiai e a testa bassa per la paura di venir riconosciuta suonai al videocitofono. Attesi finchè mi rispose Betty…” Ah sei tu…. fai cinque passi indietro ti sollevi la gonna e la sottoveste prima davanti poi dietro e ti aprirò. Feci come ordinato guardando prima che non ci fosse nessuno…la porta si aprì…entrai e davanti a me trovai betty…senza proferire parola mi diede uno schiaffo che mi fece girare la testa.

“ Cosa ho fatto ? Perche mi ha dato uno schiaffo? “piagnucolai. “Perché quando ti viene ordinato qualcosa non devi accertarti di essere sola,lo fai e basta!Ora seguimi andiamo nel salone adiacente il negozio,dammi il guinzaglio. ” La seguii trainata per il guinzaglio,arrivammo al salone completamente buio mi venne ordinato di mettermi in ginocchio e di tenere tra le mani il mio stesso guinzaglio. Si accesero le luci…il mio Padrone sedeva in una sorta di trono dal velluto rosso ed intarsi dorati.

Vicino a lui la Betty vestita con una tuta nera di pelle e stivali alla coscia. Tutto intorno alla stanza una ventina di uomini di tutte le età dai membri che partivano ad occhio minimo dai 20 cm. Tutti completamente nudi.
Intorno alla stanza dei spot e due telecamere professionali e quelli che sembravano due cameramen.
Il mio Padrone iniziò a parlare: “ CARISSIMI SIGNORI,VI PRESENTO LA MIA SCHIAVA gabriella! E’ LEI CHE SI DEDICHERA’ A VOI DELIZIANDOVI DELLE SUE ARTI DI AMATRICE ! NESSUN MILLIMETRO DI LEI VI E’ PROIBITO E NESSUN VOSTRO DESIDERIO O PERVERSIONE INIBITI.

LE UNICHE COSE CHE VOI NON POTRETE FARE E’ LASCIARLE SEGNI PERMANENTI SE NON LO VORRO’ IO NE OVVIAMENTE UCCIDERLA…PER IL RESTO E’ VOSTRA. PER QUANTO RIGUARDA TE gabriella STASERA DOVRAI DELIZIARE QUESTI SIGNORI E MENTRE LO FARAI VERRAI RIPRESA DALLE DUE TELECAMERE AD OGNI ANGOLAZIONE E DURANTE QUALSIASI PRESTAZIONE…. QUESTO E’ CIO’ CHE TI OFFRIAMO AL POSTO DI QUELLO CHE TI ERA DOVUTO…NON AVRAI SOLDI MA SOLO CORPI E POSSESSO.
QUANDO SARA’ PASSATA QUESTA FESTA IN TUO ONORE TE NE TORNERAI A CASA SAPENDO CHE QUESTO E’ SOLO L’INIZIO ….

TI OFFRIAMO UN NUOVO LAVORO IN UN NEGOZIO DI INTIMO NON AVRAI PIU’ ACCESSO A DENARO PENSEREMO NOI A TE IN TUTTI I SENSI..QUALSIASI COSA TU DESIDERI AL DI FUORI DEL CIBO DI UNA CASA E DEI TUOI VESTITI PUOI RICHIEDERLA MA AVRA’ UN PREZZO…. TI FACCIO UN’ESEMPIO: SE UN GIORNO VOLESSI ANDARE AL CINEMA O VOLESSI GUARDARE UN PROGRAMMA IN TV LO POTRAI FARE MA IN CAMBIO DOVRAI DARE UNA PARTE DEL TUO CORPO ….

LA BOCCA IL CULO LE MANI O QUALSIASI ALTRA COSA…OK?
TU HAI UN FRATELLO E DEI CUGINI VERO? BENE D’ORA IN POI NON LI HAI PIU’ PERCHE’ TU NON SEI PIU’ GABRIELE O GABRIELLA SEI LA NOSTRA SCHIAVA CAMBIERAI IL NOME E IL COGNOME AVRAI ANCHE DEI DOCUMENTI CHE LO ATTESTERANNO…SEI DI NOSTRA PROPRIETA’..POTRESTI ANCHE RIFIUTARE MA IL VIDEO CHE TI ABBIAMO FATTO AL PUB POTREBBE DIVENTARE PUBBLICO,VEDI TU!
Abbassai gli occhi ed esclamai che ero pronta…una lacrima mi scendeva….

“ ORA TI TOGLI LA GONNA E LA CAMICIA, I SIGNORI QUI PRESENTI SI METTONO IN RIGA A 4 ZAMPE TU ANDRAI DIETRO DI LORO LECCHI I PIEDI DEL PRIMO DELLA FILA POI SALI PER LE GAMBE E ARRIVI AL CULO,LO APRI E CON LA LINGUA INIZI A PENETRARLO MENTRE CON LE MANI SEGHI IL CAZZO…. QUANDO IL SUO CAZZO SARA’ DURO COME PIACE A TE FAI LO STESSO LAVORO AL SECONDO MENTRE IL PRIMO TI INCULA,CON IL SECONDO OVVIAMENTE CI VAI PIU’ LENTAMENTE PERCHE’ IL PRIMO DEVE AVERE IL TEMPO DI VENIRE DENTRO DI TE E POI DOPO DI LUI VERRANNO TUTTI GLI ALTRI CON LO STESSO PROCEDIMENTO DI ECCITAZIONE E DI PENETRAZIONE…QUANDO VERRANNO DENTRO DI TE DOVRAI URLARE QUESTE PAROLE: IL MIO MASCHIO NUMERO UNO MI HA SBORRATO DENTRO E VIA COSI FINO AL VENTESIMO,LECCHI PIEDI CULO E TI FAI INCULARE E SBORRARE E LO URLI AL MONDO! QUANDO TUTTI SARANNO VENUTI E SI RIPOSERANNO TU VAI A FARTI UNA DOCCIA TI PROFUMI TI CAMBI E TORNI QUI….

TI ESIBIRAI NEL SEGUENTE MODO,AVRAI A TUA DISPOSIZIONE UNA FUCKING MACHINE LO SAI COS’E’ VERO? BENE TI SCOPERA’ MENTRE OGNUNO DI LORO TE LO METTERA’ IN BOCCA E CI SBORRERA’ DENTRO E OVVIAMENTE INGOIERAI…PER OGNI SBORRATA CHE INGHIOTTERAI DOVRAI URLARE QUESTE
PAROLE: “HO INGOIATO LO SPERMA DEL MIO MASCHIO NUMERO UNO E COSI VIA…PIU’ VELOCEMENTE FINISCI MEGLIO E’ PER IL TUO CULO VISTO CHE LA MACCHINA TI FOTTERA’ FINCHE’ NON AVRAI FINITO CON I POMPINI.

POI VERRA’ L’ULTIMA FASE : IL FISTING…TI METTERAI A 4 ZAMPE…MENTRE UNA TELECAMERA RIPRENDERA’ IL TUO CULO L’ALTRA INVECE RIPRENDERA’ IL TUO VOLTO…INIZIERA’ IL PRIMO E TI INFILERA’ UN DITO IN CULO IL SECONDO 2 ECC ECC …FINO AD ARRIVARE AL QUINTO CHE TI INFILERA’ TUTTA LA MANO …TI ALZERAI CON LA MANO DENTRO DI TE E ANDRAI VERSO LA FINESTRA LA APRI…E OGNI QUALVOLTA PASSERA’ QUALCUNO LA MANO TI VERRA’ SPINTA DENTRO…ALLA QUINTA VOLTA CHE PASSA QUALCUNO PER LA STRADA TI VERRA’ INSERITA LA SECONDA MANO…QUINDI AVRAI DUE MANI DENTRO DI TE! TI VERRANNO TIRATE FUORI E RIMESSE DENTRO ALMENO FINCHE’ NON CI PREGHERAI DI SMETTERE….

MA TUTTO HA UN PREZZO..VEDREMO QUALE SARA’ POI…..
Iniziai ad uno ad uno leccai piedi più o meno saporiti gambe pelose o meno culi piccoli grandi larghi o stretti…segai venti cazzi, le mani la lingua non le sentivo più e il culo non riuscivo più a capire quando era pieno o vuoto…. la loro sborra mi riempì mi sembrava uscisse persino dalla gola…ero distrutta ma non era che la prima parte…. quando tutti ebbero finito con me a malapena riuscii a farmi la doccia ,indossai una guepiere bianca e calze rosa…entrai nella sala al centro c’era il macchinarioche mi aspettava appoggiai la cappella del fallo sul mio buchino mi venne dato un comando in cui oltre all’accensione e lo spegnimento si potevano regolare le velocità….

iniziai con la 1…lo sperma nonostante la doccia non mi era fuoriuscito totalmente e mi fece da lubrificante…dentro fuori dentro fuori…mi venne fatto cenno di aumentare la velocità..obbediii
2 …..poi 3 poi la massima …mi sembrava di impazzire…. il primo si parò davanti alla mia bocca…iniziai a sbocchinarlo leccavo le palle la cappella l’asta me lo strofinavo assattanata sul viso e con la mano segavo velocemente quando lui mi fece cenno che stava per venire lo inghiottii e i fiotti di sborra mi scesero giù per la gola: “ HO INGOIATO LA SBORRA DEL PRIMO MASCHIO,GRAZIE PADRONE” aggiunsi l’ultima frase come atto di devozione e vidi il mio Signore sorridere.

Dopo il 15mo bocchino e quasi 2 ore di penetrazioni sborrate loro e mie (ormai venivo di continuo ad essere penetrata) arrivò il turno del 16mo …un ragazzo magro ma muscoloso…si mise davanti al mio volto e mi sputò in faccia …. la saliva scendeva giù dai miei occhi poi il naso e sulle labbra…”Inghiottila cretina!” Aprii la bocca e la saliva entrò …. mi tolse la parrucca mi prese per le orecchie e mi infilò il cazzo in bocca fino ai testicoli….

fece cenno al cameramen di avvicinarsi,le orecchie mi facevano male da tanto tirava le lacrime rovinavano il mio trucco e la gola si stava riempiendo per l’ennesima volta di sperma mentre il culo era diventato una caverna…dopo avermi sborrata non tolse il cazzo ma continuò a stantuffare finchè venne ancora una volta…tolse il cazzo dalla mia gola e se lo pulì sui miei capelli..si girò mi mise il culo in faccia e mi disse di urlare la solita frase e mentre lo facevo mi spingeva il culo in faccia facendo ridere tutti nella sala…mentre dal 17mo al 19mo tutto filò come il solito l’ultimo si rivelò molto diverso…mi fece spostare dalla macchina mi girò e mostrò a tutti il prolasso a cui la macchina e i cazzi mi avevano ormai destinata…allargò il buco e ci spinse il cazzo dentro poi me lo mise in bocca e mi costrinse a dire che il sapore del mio culo era buono…..mi portò a passeggio per la sala al guinzaglio e mi ordinò di simulare una cagna che fa la pipi ….

”MAGARI LA PROSSIMA VOLTA TE LO TAGLIAMO COSI’ FAI LA CAGNA PER DAVVERO” risate.
Iniziò a frustarmi con il guinzaglio …. sulle cosce sul culo sul petto e sulla schiena…mi prese a schiaffi poi mi prese per i capeli e mi trascino per la stanza mi tolse le calze e mi legò le mani dietro la schiena ed inizio a fottermi la bocca poi spinse dentro le orecchie e contro il naso,fu in questo momento che disse: “ORA TI SBORRERO’ IN GOLA MA NON ATTRAVERSO LA BOCCA MA ATTRAVERSO IL NASO…VEDI DI NON PERDERNE NEMMENO UNA GOCCIA” Elo fece….

mi sentii soffocare i conati di vomito furoni strozzati ma mi fecero star male…piansi ebbi una crisi di nervi ma anche questa volta ringraziai…..Il mio Padrone si avvicinò
: “ FORZA PUTTANA LA PROSSIMA PROVA PER OGGI SARA’ L’ULTIMA , AMI IL TUO PADRONE? “ “Si Padrone l’adoro per Lei farei di tutto”
“BENE RIPOSATI UNA MEZZ’ORA POI VERRAI SOTTOPOSTA AL FISTING…. LO SAI CHE IL FISTING INCREMENTERA’ IL TUO PROLASSO VERO? “ “Si Padrone ma ormai di me non mi importa più….

mi faccia ciò che vuole,spero solo che mi voglia un po’ di bene…. ” Per tutta risposta mi girò e mi infilò la sua mano per intero nel mio buco mi fece camminare davanti a tutti ed esclamò: “RICORDATEVI BENE CHE LEI E’ MIA IO SOLO POSSO FARNE CIO’ CHE VOGLIO E SE LEI OBBEDISCE A VOI LO FA SOLO PERCHE’ IO LO VOGLIO…VEDETE LA FACCIO CAMMINARE COL CULO PIENO ..LA STO ROVINANDO APRENDO SOTTOMETTENDO …DOPO DI ME NON SARA’ PIU’ LA STESSA ! VERO SCHIAVA?” Vero Padrone mio solo lei è Padrone del mio corpo.

” “ANCHE SE IL TUO CLITORIDE DIVENTASSE INSERVIBILE? ANCHE SE IL TUO CULETTO DIVENTASSE UNA CAVERNA? ANCHE SE DICESSI A TUTTI COMPRESI I TUOI COSA SEI DIVENTATA? ANCHE SE DECIDESSI DI RIEMPIRTI DI ORMONI ?
FARESTI TUTTO QUESTO PER ME?” Mi guardava e con lui tutti gli altri compresa Betty…. Mi sfilai dalla sua mano …sentii che il buco faticava a richiudersi…. mi inginocchiai e mi presi a schiaffi finchè le lacrime non scesero copiose:” Queste lacrime sono di dolore come il dolore pervade il mio corpo per quello che mi è stato fatto questa notte ,ma nulla di paragonabile ad essere ripudiata dal mio Padrone…si Signore mio accetto tutto da Lei e per Lei….

sono pronta per il fisting e per tutto quello che avrà in mente per me poi…..
Il fisting andò avanti fino al mattino ma non pregò ne supplicò…Il suo Padrone decise di chiudere la sessione parlò con la Betty e poi venne verso di me…. adesso ti porto a casa …devi prendere degli antibiotici per prevenire eventuali infezioni se mai ce ne saranno …. Ho già ordinato una buona colazione e poi te ne vai a letto,quando ti sveglierai avrò delle novità per te..te le elencherò poi e starà in te decidere se accettare o meno.

Per qualsiasi cosa tu abbia bisogno chiama me o la Betty. Quando Lui se ne andò lei con le ultime energie scrisse un messaggio al cellulare del suo Padrone: “Grazie a Lei io non sarò più la stessa,in mezzo a tanti uomini io vedevo solo LEI! Sua sempre sua gabriella. ” “ NON IMMAGINI QUANTO CAMBIERAI GABRIELLA,SE SOLO TU VORRAI! TVB ROBERTO.
Il giorno dopo la Betty entrò in casa ( ormai aveva anche lei le chiavi ) “Ciao piccola come ti senti? Sembri uno straccio” Abbastanza bene ho solo un po’ di mal di testa e ho bisogno di fare una doccia” “ Fatti vedere dietro,chinati e apri su” Mi chinai e aprii le natiche.

“Bene dai non c’è male è rientrato. Fatti una doccia che poi ti devi preparare che ti porto con me. “ Fatta la doccia mi preparavo a vestirmi ma Betty mi fermò. “Oggi ti vesti completamente da uomo e ti chiamerò Gabriele…è così che vuole il tuo Padrone. “ Mi sembrava così strano,fuori luogo e contro la mia natura indossare quegli abiti…anche fuori mi sentivo a disagio…mi sembrava quasi che tutti mi osservassero.

Arrivammo in una casa di campagna dove c’era il mio Padrone. Appena lo vidi mi inginocchiai e mi scusai per essere vestita in quel modo.
“Non devi scusarti Gabriele,tu sei questo. Oppure no? “ Tacqui,poi presi un respiro lungo e poi tutto di seguito dissi:” No io non sono questo…io sono questa ! Sono gabriella o qualsiasi modo voglia chiamarmi…sono la sua schiavA! Non voglio più essere un’uomo…. ” “VIENI CON ME”
Mi portò in giro per la casa…non era grandissima ma bella tendine stile montagna divani a fiori tavolini e sedie in bambù quadri in ogni dove…la camera da letto poi tutta rosa e rosa le lenzuola e le coperte…tutta la casa traspirava femminilità….

aprì l’armadio …abiti gonne camicette magliette lingerie…. tutto femminilissimo…. ci perdetti la testa.
“Se vorrai tutto questo sarà tuo ma dovrai essere decisa perché tu cambierai gabriella iniziando dal tuo nome…. ti senti pronta? Avrai due seni il tuo clito perderà sensibilità e verrai sottoposta ad orchiectomia. Io preferisco i seni naturali ma se ne vorrai di più grandi faremo un’operazione e li avrai. Lavorerai al negozio ma solo quando sarai pronta per il resto ti occuperai della tua casa e del tuo Padrone.

Ora se la tua decisione sarà positiva spogliati e mettiti questa gonna e questa maglietta ,per casa vanno benissimo ma fuori ti voglio sempre elegantissima. Allora che mi dici?”
Mi chiami gabriella Padrone ,mi chiami schiava cagna o qualsiasi cosa lei decida ma non si rivolga a me mai più come un maschio la supplico.
“Alzati e spogliati”. Una volta nuda mi prese il clito in mano e strinse le palle nella mano fino a farmi male….

benvenuta gabriella.