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Quasi amici

Racconto (in parte) immaginario

Quando tornai a casa, dopo l’incontro con il bidello, ero naturalmente spaesato, il mio stato d’animo era agitato, quasi sconvolto. Cosa avevo fatto??? Anni di educazione moralista mi facevano sentire in colpa a tal punto che nelle ore successive la frase che continuavo a ripetermi era; “Hai voluto provare un’esperienza nuova, l’hai fatto, ti sei tolto questo dubbio, ora basta non farlo più. ”

Nel frattempo erano passati giorni, forse una settimana ed ogni tanto il bidello dava segni della sua presenza con un sms, o una chiacchierata veloce nei corridoi.

Chiaramente cercava un approccio, cercava di capire il perché di tanta mia diffidenza. Io nel frattempo inventavo scuse: impegni familiari, i compiti, influenza, ma avevo vergogna a dirgli la verità, a confessargli che non me la sentivo di incontrarlo ancora. Da quella fatidica mattina tante cose erano cambiate in me, soprattutto vedevo le cose con altri occhi, sotto un’altra prospettiva, percependo cose che prima non avrei mai notato. Passai quindi attraverso diversi stati emotivi prima di tornare ad avere un discreto equilibrio, e catapultato in quella nuova dimensione dopo quella volta a casa sua …il gioco mi sfuggi un po’ di mano e cominciammo gradualmente ad incontrarci almeno una volta alla settimana, diventando ufficialmente la sua femminuccia personale!

Purtroppo nella mia scuola quello che facevo con il bidello aveva fatto il giro dell’istituto.

Alcuni bulli vociferavano che io ci stavo con tutti, altri che ero una troia, un ricchione, frocio di merda, ecc.. Ammetto che non è stato facilissimo all’inizio, anche perché tra una lezione e l’altra ero così preso dal dover fare pompini e prenderlo nel culo dal bidello che pure la mia pagella era quasi un disastro! (Continuando così non sarei arrivato al secondo anno.

)
Durante la ricreazione, cercavo sempre di rimanere lontano da Zio Franco, per evitare di alimentare i soliti sospetti su di me… ma cosi facendo Iniziai ad avvicinarmi “involontariamente” ad altri bidelli… Notando anche in loro certi atteggiamenti sempre più ambigui.
“Ormai lo capito da come mi guardano! Come provano il contatto!..” In apparenza sembravano persone tranquille, molto rispettose che salutano sempre gentilmente, però se mi vedevano da solo, lontano dai professori o qualche stupido compagno di classe, cercano in ogni modo il modo di toccarmi, e alcune volte venivano a sbattermi addosso di proposito! Facendomi sentire quei pacchi perennemente in tiro!!!!

Oltre gli sguardi a me rivolti, nel giro di pochissimo tempo, aggiungevano sempre qualche commento volgare! Hanno iniziato con: “Ciao belli capelli! Che belle gambe ” poi… “culo da favola, bocca da pompini, quanto prendi? Ecc..!” Arrivando quindi alla facile conclusione che Zio Franco aveva raccontato tutto ai suoi colleghi… E come una vera (ma ingenua) puttanella, per la prima volta venni anche rimproverata per il mio modo di camminare! “Sempre a sculettare in mezzo ai bidelli! Ma non ti vergogni ?” Mi disse l’anziana Prof di Matematica.

“Non c’è niente da capire! Non lo devi fare più, altrimenti ti gireranno intorno per tutta la vita! Capito?” Dal Io non capivo, limitandomi a dire che non ci vedevo nulla di male.

E’ il mio modo di camminare! Dal mio ingenuo punto di vista, non ancheggiavo! …cioè non lo facevo proprio apposta….

Poi fu la volta del vecchio prof. di Inglese: con la sua espressione arcigna mi fece un sacco di domande sulla mia famiglia, sulle mie abitudini extrascolastiche, su come mi vestivo quando non andavo a scuola, ecc. Facendomi capire che la sessualità fosse un argomento troppo importante, e naturalmente questo all’inizio un po’ mi spaventava. (Anche lui mi guardava sempre in modo strano, ma questa è un’altra storia…)

Ritornando a scuola; (un anonimo lunedì di inizio marzo).

Giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di quel periodo. Volevo essere in qualunque altro posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo. Si scoppiava dal caldo! Ora di matematica! Dio che noia! Sempre le stesse identiche cose, sempre le stesse lagne e prediche della vecchia professoressa che cerca di far capire ad un branco di idioti che: 1 + 1 fa 2 ..? Io invece, com’è mia abitudine, utilizzo questa inutile ora per andare in bagno, dove in genere ho la possibilità di staccare la spina e sgranchirmi un po’ le gambe…Alzai la mano, cercando di avere il mio visino più sofferente possibile, e chiedo alla Prof di poter andare al bagno…Lei! Se pur capendo la sceneggiata, da il via libera per il mio quarto d’ora di libertà! Ripetendomi:“Ragazzino, mi raccomando non stare troppo fuori! Come tuo solito però!”

Mentre sono li a fumarmi la sigaretta dopo nemmeno 5 minuti sentì bussare; Toc, Toc ..e aprì la porta… Pensavo si trattasse di un mio compagno di classe, (anche lui sfuggito a quelle ore di noia mortale).

Ma riconobbi subito quelle mani enormi e callose sulle mie spalle, che mi spinsero indietro con forza… facendomi quasi sedere sulla tazza del cesso!! Tra le novità di quel periodo, c’era la così detta “sveltina” nei bagni di scuola, con zio Franco… “Mah… Cosi si entra ?? Che vuole, ma è impazzito? Se ci vede qualcuno? Se ci sente qualcuno ?? ” Parlando sempre con un filo di voce! Guardandomi con disprezzo rispose; “Tranquillo non esagerare! Ormai lo sanno tutti che sei ricchione!!!” (Gli voglio bene! Però è fatto cosi.

Certe volte dall’eccitazione non sa nemmeno lui quello che dice. ) In quei momenti deliranti… In primis a scuola, avevo solo paura di essere vista dai tanti e anche troppi, ragazzi omofobi che giravano nell’istituto.

(La mia classe ne era piena)

Finita la sigaretta mi feci coraggio! Aprii la bocca e iniziai a ciucciare quel cazzone enorme, in modo veloce. Avevo voluto la bicicletta e ora dovevo pedalare. Certo, il fatto era che la bicicletta in questione era un grosso cazzo da soddisfare in cambio di una misera paghetta, (che non avrebbe mai colmato il vuoto che avevo dentro).

Dopo neanche 2 minuti di gioco, con quella mazza, (sperando invano che sborrasse subito), prendendomi per i capelli mi spinge violentemente faccia al muro! Cominciando a incularmi freneticamente senza pietà, quasi come un a****le! Ormai lo conosco, lo lascio fare. Sperando che finisca il prima possibile. Il mio buchino con un po’ di saliva cominciava ad accoglierlo molto bene, nonostante le grosse dimensioni. Ma all’inizio faceva sempre tanto male… e Lui a dire il vero se ne sempre fregato altamente del mio dolore iniziale, ma in quelle situazioni non lo biasimo troppo.

In bagno, e penso anche nel corridoio… si iniziava a sentire solo i miei gemiti sempre più acuti e il rumore del suo grosso corpo che picchia contro il mio culetto. Ma quella volta! Non contento dei miei mugolii, che assecondavano quelle spinte esagerate, pronta per accogliere la sua sborra ovunque e comunque, mi tolse completamente i pantaloni, e mi annuncia! “Aspetta Bimba, vediamo chi c’è fuori. ”

Chiusa in quel cesso, aspettando che ritornasse al più presto, guardavo tutte quelle scritte oscene sui muri del bagno, e ogni volta che ci entravo per fumare, la voglia di cazzo mi assale, suscitandomi desideri e pensieri indicibili…

Persa tra quelle scritte volgari e ignoranti, un po’ di piscio qua e là, e qualche mozzicone di sigarette dopo qualche minuto, vidi spalancare la porta, all’improvviso! Trovando dall’altra parte; Zio Franco con il resto dei Bidelli!!!
“Stai tranquilla, e fai la brava! Amici sono!!” La mia mente era confusa, in totale imbarazzo! Tranquilla? Amici? Fai la brava? Cosa voleva dire? E cosa volevano fare?
Ammetto che con Tony non mi sarebbe dispiaciuto, ma… Uno che non mi piaceva e mai pensavo ci sarei andata era Stefano, (anche lui bidello, addetto al terzo piano).

Il classico tamarro all’antica di circa 40 anni. Pieno di tatuaggi, anelli, e collane d’oro al collo!!
Inizialmente cercavo di sdrammatizzare presentandomi a loro con un tono di voce da femminuccia. E Tony (il bidello più vecchio del gruppo) con disprezzo spiegava ai colleghi.. “con molto sarcasmo” che faccio la troia solo perché non voglio faticare! “Ma tranquilla qualche giro ce lo facciamo lo stesso!” …rivolgendosi a me!
Che dovevo fa’? Bè…di fronte a quelle parole, non so cosa mi è successo realmente… Ricordo solo che Stefano si piazzò per primo dietro di me cominciando a incularmi lentamente fino a mettermelo tutto nel culo.

(Fortuna che ero già dilatata). Ma nonostante ero in paranoia perché dovevo rientrare in classe, cominciavo a godere, quasi come una pazza…
Devo premettere che pur essendo passivissimo per me la penetrazione anale è sempre dolorosa, soprattutto all’inizio, la causa è dovuta al fatto che il mio ano è stretto e si adatta molto lentamente a chi mi penetra e quella volta, più del solito l’inculata è stata Dolorosissima!!!

Cercai di divincolarmi per riprendermi un attimo, ma la giostra sembrava non si fermasse mai, e quando persero interesse verso il mio culo sfondato, (dopo un intenso quarto dora), si misero in piedi intorno a me, iniziando a sborrarmi in faccia… Tutti Insieme …In modo quasi sincronizzato.

NON avevo Mai provato una cosa così… ho pure due conati come di vomito, per il forte e acido odore di sperma che ho sul viso, nei capelli, ed anche i vestiti!… “E adesso…? Che figura ci faccio in classe?” Ho tutti i capelli fradici di Sborra! Cazzo! E dovevo pure correre immediatamente in classe! (A prescindere dalla sborra che avevo in testa, era passata un abbondante mezzora!!)

In fretta e furia.. iniziai con dei fazzolettini imbevuti, a pulirmi il viso, incazzata per il tempo che mi stava facendo perdere, e malgrado il mio nervosismo, Stefano con un tono malizioso se ne uscì sfottendomi pure; “Puttana, avevamo paura che restavi incinta” La risposta mi offese e mi fece incazzare, anche perché ridevano tutti, e con il mio buchetto che ancora mi bruciava e pulsava, gli dissi che avrebbero potuto venirmi in bocca o nel culo, in mille modi!! Ma non c’era certo bisogno di imbrattarmi i capelli in quel modo.

Quello che hanno fatto, vista la loro età, non me l’aspettavo proprio, e non aveva senso. Comunque ormai quello che era fatto era fatto e non c’era molto da aggiungere..
Dopo quell’orgia ero consapevole di aver firmato con i bidelli l’ennesima condanna per quei 5 anni. Il mio destino da liceale non era più solo quello di studiare, e vedermi ogni tanto con Zio Franco! Ma diventare la puttana della sua comitiva.

(I Bidelli)…

Raku-yaki! – parte 2

“Il match di 3 anni fa a Rimini con quell’agente della Polizia Penitenziaria, deve aver lasciato il segno. Ma sei completamente uscito di senno per fare una cosa del genere?!”
Una lezione che non imparavo mai era che non dovevo mai raccontare a Massimo questo genere di cose.
Il mio amico Massimo era un uomo all’antica per i suoi detrattori; per gli altri, era semplicemente un uomo come non ce ne sono più.

Ormeggiato all’idea di maschio cavaliere senza macchia, fiocinava a punta di biasimo la mia indisciplinata voglia di sesso e goliardia.
“Non credere che certe cazzate incantino le donne: probabilmente penserà che sei il solito macho scemo con la sindrome del pugile suonato. Non facevi prima a parlarci un po’ e a chiederle se era disponibile per un caffè? Hai dimenticato la maturità mentale sul traghetto?”
Il rispetto che avevo per Massimo, persona pragmatica ed istruita, mi fece piegare le gambe: nonostante io serbassi la spregiudicatezza tipica dell’adolescenza, avevo un certo rispetto per la sua vita di padre e marito devoto.

Mio padre se ne andò di casa quando ero bambino, lasciando a mia madre l’ostico compito di crescermi e di escogitare una buona scusa per giustificare il fatto che “papi” se ne evase dal suo ruolo perché incapace di sopportare la torchiatura d’avere una famiglia.
In Massimo vedevo il padre che non ho mai avuto e il suo rimproverarmi infantilismo mi faceva male. Malauguratamente non sapeva che anche Laura, la mia ex, mi lasciò per lo stesso motivo.

Laura era come uno di quegli avversari che nonostante ti sforzi di frantumare a pugni e calci contraendo ogni fibra muscolare che possiedi, non accennano cedimento e ti vengono sempre sotto. La sua loquela era l’arma più arrotata che possedeva, presumibilmente complice il suo essere avvocata. Dialetticamente crudele e sarcasticamente pericolosissima, trovava sempre legittime argomentazioni per disfare le mie difese e conseguentemente, maciullare il mio ego.
Sessualmente parlando come per alcune persone autoritarie, gradiva che la prendessi con forza e che la dominassi.

Non era abituata ad essere contraddetta o subordinata a qualcuno nella sua vita, per cui probabilmente ricercava in quello una sorta di equilibrio.
Amava che le congiungessi i seni con forza, che durante una pecorina le schiaffeggiassi le natiche sino a segnarla; amava che la penetrassi intensamente stringendole una mano sulla gola e che pian piano, le facessi scivolare tutte le dita in bocca fino a provocarle qualche conato.
Fu l’unica donna con cui ebbi una relazione a gradire il sesso anale, facendosi mettere anche in posizioni malagevoli e contorsive in cui la penetrazione era molto profonda e ai limiti del dolore.

Potevo penetrarla anche per lunghi periodi di tempo e sembrava volerne sempre di più. Pareva aver capito che spesso a qualche ora dall’allenamento, i miei livelli ormonali fossero particolarmente bendisposti ad una scopata irruenta; ben consapevole che tailleur e tacchi alti mi rendevano particolarmente libidinoso, mi aspettava a casa con lo stesso vestito indossato al lavoro.
Talvolta trattenere gli orgasmi con lei era piuttosto difficile: aveva una certa telepatia sessuale che creava un’ intesa tra di noi rasentante la perfezione.

Sono fermamente convinto che conoscesse il mio corpo meglio di come lo conosco io.
Mi chiedo se quella e s c o rt che invitò a testimoniare per un caso di giovani squillo, non le avesse insegnato qualcosa, perché oggi a ripensare al suo mascara colato e al suo viso imbrattato di orgasmo dopo essersi ingoiata il mio cazzo fino alla base , torno eccitato; peccato che la nostalgia del suo stringermi stretto alla fine delle asperità, innamorato di una creatura risoluta quanto dolce, disperdeva tutto rendendo la malinconia particolarmente mordace.

Terminato di parlare con Massimo, mi organizzai per una capatina in spiaggia tanto per distendere i nervi, quando nel raggiungere l’auto vengo sorpreso da un “buongiorno!” e da un sorriso inaspettato. La bella ceramista mi incrocia per la strada ed io, tachicardico e arrossito, le faccio un cenno con la testa sorridendo d’imbarazzo.
Con indosso un vestitino estivo a fiori a fasciare un seno generosissimo, sandali infradito neri con anellini e cavigliera ad abbellirle dei piedi magnifici, mi irradia con un insperato sorriso luminoso che avrebbe sciolto un ghiacciaio.

“Allora, quando viene a trovarmi in negozio?” chiede, lasciandomi spiazzato; penso che a meno che non abbia modellato e cotto qualcosa con cui percuotermi, poteva rivelarsi una buona occasione per conoscerla meglio.
“Le va bene verso le cinque?”
“Facciamo verso orario di chiusura che se lo gradisce le mostro anche il laboratorio a patto che mi dia del tu. Sara!” dice porgendomi la mano.
“Sandro” rispondo io.
“Quindi, a stasera?”
Annuisco deglutendo con forza saliva al pensiero che la cosa potesse avere audaci sviluppi.

(continua).

Tutto bene quello che finisce… a letto

Tutto bene quello che finisce… a letto

La prima volta che Tommaso vide Tim ne fu immediatamente attirato. Era stato introdotto in classe dal segretario del liceo alcuni giorni dopo l’inizio delle lezioni. Il professore evidentemente lo sapeva ed annunciò alla classe:
“Questo è Tim P. , si è appena trasferito qui e quindi comincia un po’ in ritardo. ” Cercò in giro per la classe un posto vuoto e Tommaso vide la nuca di Tim diventare di un rosso acceso mentre gli sguardi di tutta la classe erano incentrati su di lui.

Non aveva nulla di cui aver vergogna. Tim era ben messo, poteva vedere delle spalle larghe sotto il nuovo blazer del liceo. I capelli erano neri e lievemente lunghi dietro e si arricciavano sotto il colletto. La pelle era abbronzata e gli occhi del più chiaro grigio possibile.
L’insegnante indicò un posto vicino a Giorgia: “Per ora siediti là, Tim, finché non ti sarai ambientato e fatto degli amici. ”
Tim scappò al posto indicatogli e si sedette evidentemente desideroso di uscire il più presto possibile dalla ribalta.

Tommaso, che dieci minuti prima aveva chiesto a Kevin di sedersi vicino a lui, bestemmiò sotto voce. Ora si era accollato lo sgraziato Kevin e la sua acne incipiente quando avrebbe potuto avere quell’angelo seduto accanto a se. Guardò e vide che Tim aveva già cominciato a conversare con Giorgia che sembrava contenta di questo.

L’ora di lezione finì e la campanella annunciò la prima ora di matematica, Tommaso raggiunse Giorgia e Tim mentre uscivano dall’aula.

“Ciao” Disse: “Io sono Tommaso: Benvenuto alla Colonia Penale. Sai dov’è l’aula di matematica?”
Tim gli sorrise e Tommaso si sciolse ma Giorgia non mollava così facilmente. “Va bene, Tommaso” Disse: “Il signor Ughi mi ha chiesto di seguirlo oggi. Gli mostrerò l’aula di matematica. ”
“Ma è nel mio gruppo di matematica. ” Obiettò Tommaso: “Non è il caso che tu devii dal tuo percorso. Lo porterò al posto giusto, non lo rapirò.

” Io lo desidero, pensò tra di sé.
Giorgia tuttavia continuava a non mollare ma Tim disse ragionevolmente: “Se siamo nello stesso gruppo” Il cuore di Tommaso diede un grande sobbalzo ma poi Tim aggiunse rivolto alla ragazza: “Ci vediamo più tardi. ”
Giorgia se ne andò, Tim aspettò che fosse fuori della portata dell’udito e poi disse: “Grazie per avermi liberato dal vampiro!” Una cosa scortese ma non particolarmente impropria. Comunque fece ridere Tommaso anche se, ad essere sincero con se stesso, lei stava facendo ne più ne meno quello che lui stava tentando di fare.

Da quel momento cominciarono ad essere i migliori amici scoprendo le cose che avevano in comune e quelle a cui erano interessati individualmente ma l’interesse dell’altro divenne presto il loro.
Tommaso scoprì che la famiglia di Tim stava solo ad un paio di strade da casa sua e presto divenne un frequente visitatore di quella casa.
Quel settembre fu la fine di un’estate perfetta con giornate soleggiate, poco lavoro di scuola e necessità di stare all’aria aperta.

I genitori di Tim erano all’antica e pensavano che soldi vanno guadagnati, così Tim spesso aveva un lungo elenco di lavori da fare in casa per guadagnarsi la mancetta indispensabile, come sapevano i due ragazzi, per comprare le cose essenziali nella vita da teenager. I genitori Tommaso avevano un atteggiamento più lassista, dandogli soldi quando li chiedeva e così lui aiutava spesso l’amico nei suoi lavori. Naturalmente sarebbe andato fino alla fine del mondo se Tim gliel’avesse chiesto.

Un week-end dopo circa tre settimane da quando erano diventati amici, Tim gli disse che avrebbe dovuto pulire il tetto della casa dalle foglie e dal muschio che si era accumulato durante i mesi estivi e che, con l’autunno e la pioggia, l’acqua avrebbe avuto problemi ad evacuare scendendo lungo il muro rovinandolo.
Tommaso diede immediatamente la sua disponibilità, ammettendo tuttavia di non essere molto avvezzo all’altezza.
“Nessun problema” Disse Tim.

“Tutto quello che devi fare è tenere la scala mentre io salgo e mi prendo tutta la gloria. ”
Era un’altra brillante, calda giornata di fine estate e Tim, quando l’amico arrivò, indossava una maglietta grigia e dei pantaloncini molto corti, anche se non particolarmente stretti. Le sue lunghe gambe erano abbronzate per il sole dell’estate. Nelle scarpe da ginnastica non portava calze. Tommaso lo guardò dalla testa fino ai piedi con una familiare ed improvvisa vampata di lussuria, come se stesse facendo correre le mani su quei pantaloncini blu

“OK, comandante.

” Disse Tim: “Alziamo questa scala. ” Alzarono la scala di alluminio sul muro e l’appoggiarono alla grondaia. “Ora appoggia un piede sullo scalino più basso e non falla scivolare. ” Lui salì rapidamente e Tommaso mise obbediente il piede sul piolo più basso. Tim era già quasi in cima e Tommaso guardando in su si accorse che poteva vedere quelle magnifiche gambe. Avrebbe potuto giurare che Tim non indossava mutande e quello che riusciva a vedere sembrava essere la forma di un paio di palle nella gamba sinistra dei pantaloncini.

Ma erano un po’ in ombra, lui si sentiva quasi svenire e non era sicuro se fosse la febbre dell’immaginazione che gli stava dando una stimolazione così intensa, poi capì che gli stava diventando duro nei jeans.
Tim continuò a muoversi appoggiandosi ad una gamba ed all’altra mentre liberava la grondaia e lasciava cadere a terra, sotto di lui, le foglie alla base del muro. Tommaso continuò a tentare di migliorare la visione sbirciando prima in una gamba e poi nell’altra per cercare di vedere più chiaramente, ma Tim era sei metri sopra di lui che aveva il sole splendente negli occhi ed era sempre più frustrato.

Improvvisamente Tim lo chiamò: “Non riesco a lavorare con una sola mano. Pensi di riuscire a venire su e tenermi le gambe per permettermi di farlo con tutte e due le mani?”
La paura di Tommaso per l’altezza era notevole ma il suo desiderio lo era addirittura di più.
Ma non voleva mostrarsi troppo ansioso: “Tenterò” Disse.
“Non guardare giù” Disse Tim incoraggiandolo. “Continua a guardare in su” Gli consigliò, cosa di cui Tommaso non aveva bisogno.

Lentamente si avvicinò a quelle gambe, tenendo lo sguardo incollato all’apertura tra loro ed i pantaloncini. Ora ne era sicuro, Tim non indossava mutande. Poteva vedere la protuberanza del suo culo e, quando Tim si girò per guardarlo e si appoggiò sulla gamba destra, lui riuscì a vedere con chiarezza l’uccello che pendeva annidato nel cespuglio di peli pubici.
Tommaso deglutì, sentì come se la gola gli si fosse chiusa improvvisamente ed era sicuro che l’eccitazione che sentiva fosse chiara sulla sua faccia.

Ma Tim non sembrò notarlo.
“Ben fatto” Disse. “Stai facendo benissimo. ” Tommaso era arrivato a pochi gradini sotto l’amico. La sua faccia era al livello dei polpacci dell’altro ed avrebbe potuto appoggiare la guancia contro i suoi muscoli vellutati.
“OK” Disse Tim: “Ora afferrami la gamba. ” Tommaso gli prese la caviglia ma non andava bene. “No” Disse Tim: “Devi tenermi più in alto. Così non potresti trattenermi se perdessi l’equilibrio.


Tommaso salì un altro paio di gradini e, facendosi audace, mise una mano sulla coscia sinistra, sotto la protuberanza del suo culo ed appena dentro la gamba dei pantaloncini. Tim si irrigidì per un momento, ma poi si rilassò come se quello non fosse quello che aveva voluto dire, ma forse poi aveva deciso che sarebbe stato stupido cavillare su alcuni centimetri. Si rivolse di nuovo alla grondaia e con ambedue le mani tese cominciò a radunare i rifiuti.

Si spostava da una gamba all’altra e Tommaso sentì qualche cosa di molle strisciare sul dorso della mano.
Potevano solo essere le palle o l’uccello. Alzò leggermente le dita e le spostò delicatamente contro qualunque cosa fosse. Non ne era sicuro ma pensò che la protuberanza sul davanti dei pantaloncini si fosse piuttosto sviluppata. Quando Tim spostò di nuovo il peso sulla gamba sinistra, Tommaso alzò la mano di un paio di centimetri ed ora era pressoché nella fessura del culo di Tim, mentre le dita girarono sul davanti appoggiandosi sicuramente ad un paio di palle calde e lievemente sudate.

Ma Tim finì troppo presto di raccogliere la spazzatura ed afferrò la scala con le sue mani.
“Ok, amico. ” Disse: “Ora puoi lasciare andare amenoche tu stia attaccato per non precipitare. Andiamo a ripararci da questo sole. ” Tommaso poteva vedere goccioline di sudore sulla fronte e sui cespugli sotto le braccia. Sembrava aver caldo ed essere piuttosto agitato, non era sicuro fosse per il sole o per le sue attività.

La mamma di Tim era in soggiorno con dei libri sparsi di fronte a sè, studiava sociologia o qualche cosa di noioso a morte secondo Tim che gli disse: “Abbiamo finito con la grondaia, mamma. Ora andiamo di sopra. ”
“Grazie Tim. C’è un po’ di Coca cola nel frigor se vuoi qualche cosa da bere. Potresti approfittarne per mettere ordine nella tua stanza. ”
I ragazzi presero delle lattine ed andarono nella camera di Tim.

Una volta dentro, Tommaso si guardò intorno, non c’era mai stato prima. Il letto era fatto ma c’erano vestiti sul pavimento e libri e CD sparsi su tutte le superfici disponibili. Tommaso mise le lattine sul tavolino accanto al letto. Dal soffitto pendevano modelli di aeroplani, rifiniti a meraviglia e ben dipinti. Alcuni erano della Seconda Guerra Mondiale e Tim riconobbe uno Spitfire.
“Non sapevo che costruivi modelli” Disse Tommaso.
“Non lo faccio più, solo non li ho tirati giù.


“Sei un po’ disordinato!” Commentò l’amico guardando la confusione che c’era intorno.
Tim, invece di rispondere si tolse la maglietta e, prima che Tommaso si rendesse conto di quello che stava facendo, gli avvolse l’indumento sudato intorno alla testa. Aveva un profumo di giovane sudore fresco ma, invece di respingerlo, lo eccitò immediatamente. Respirò profondamente ma poi la cautela gli disse che quella non era proprio una reazione normale così finse di lottare contro la maglietta che l’avvolgeva.

Ma Tim la teneva fermamente intorno alla sua testa e non la lasciava andare.
“Scusati!” Ordinò. “Di ‘Tim, sei di solito molto ordinato ma le cose ti sono uscite di mano’. ”
Tommaso capiva da dove proveniva la sua voce anche se non riusciva a vederlo, fece un affondo improvviso nella sua direzione ed afferrò il suo corpo, sentendo la carne nuda del suo torace e della schiena. Tim lasciò cadere la maglietta e per un momento i due ragazzi lottarono.

Poi Tim, che era il più forte, gettò Tommaso sopra il letto e saltò su di lui.
Si sedette sul suo torace e gli tenne le braccia sopra la testa. Il suo inguine era a pochi centimetri dalla faccia dell’amico. A Tommaso sarebbe piaciuto restare così per sempre ma ancora una volta capì che non era un atteggiamento accettabile. Lottava ma i suoi occhi erano su quella protuberanza così vicina… e contemporaneamente così lontana.

“Dillo!” Disse Tim.
Tommaso non voleva cedere così facilmente. Se l’avesse fatto Tim si sarebbe tolto e lui stava godendo troppo.
Tentò di spingerlo via spingendo in alto il corpo, Tim perse l’equilibrio, precipitò in avanti cadendogli sulla faccia e lui riuscì a sentire l’odore sano, sudato dell’altro e la forma del suo uccello attraverso la stoffa dei pantaloncini. Allungò una mano, afferrò una delle lattine ghiacciate di Coca cola dal tavolino e la portò delicatamente ma sadicamente in mezzo alla schiena surriscaldata del ragazzo.

“Aaaaahhh!” Gridò l’altro ed il suo inguine gli si appoggiò sulla faccia tentando di allontanarsi dalla lattina ghiacciata. Tommaso sentì la verga contro la bocca, l’aprì e premette delicatamente sulla forma con i denti.
Per uno glorioso, meraviglioso momento Tim rimase sdraiato là, un momento prolungato che Tommaso avrebbe voluto durasse mille anni, poi l’amico si spinse rapidamente via e mormorò qualche cosa a proposito di affrettarsi a pulire perché sua madre sarebbe venuta presto a controllare.

Quella sera Tommaso fece la doccia e, mentre si asciugava i capelli, si guardò nello specchio che, di nascosto a suo padre, aveva installato in camera sua. Vide un ragazzo magro, con una faccia sottile ed un caschetto di capelli biondi diritti. Indossava solo un paio di boxer bianchi ed una camicia di denim. Il suo corpo era ancora informe ed angoloso ma almeno il suo stomaco era piatto e non aveva brufoli.

Si chiese se qualcuno poteva pensare che fosse attraente. Se solamente fosse una ragazza, pensò ma poi rabbrividì. Non voleva essere una ragazza.
Quei seni molli e quelle anche grasse! E niente uccello! Infilò una mano nelle mutande e lo toccò. Non avrebbe voluto perderlo. Se solo Tim l’avesse toccato come stava facendo lui, pensò. Avrebbero potuto fare cose ben più eccitanti insieme.
Pensando a quello che era accaduto, o almeno quasi accaduto quel pomeriggio, Tommaso sentì la sua verga indurirsi, la prese nelle sue mani e soddisfece la sua frustrazione nell’unico modo che conosceva.

Il giorno seguente era sabato ed i due ragazzi avevano pensato di salire sulla collina, portandosi dei panini e pensando di stare fuori tutto il giorno. Il sole sorse asciugando rapidamente la rugiada sull’erba e le allodole cantavano mentre loro salivano il ripido pendio che conduceva al tumulo neolitico situato sulla cresta della collina.
Erano felici della compagnia dell’amico e le loro braccia e spalle strusciavano contro quelle dell’altro mentre chiacchieravano sugli eventi importanti della loro vita e rimanevano silenziosi di tanto in tanto quando non era necessario parlare.

C’erano poche persone intorno, solo qualcuno che portava a spasso il cane e cominciarono ad avere caldo. Tim si tolse la camicia, se l’allacciò intorno alla vita e Tommaso ammirò la definizione del corpo del suo amico, nulla di eccessivo prodotto dall’allenarsi in una palestra, ma la naturale bella figura di un sano teenager. Tommaso si tenne la maglietta.

Giunsero in cima alla collina dove il vento soffiava. Tim si rimise la maglietta e si sedettero sul tumulo erboso a mangiare i loro panini.

Cumuli di nubi bianche e lanuginose attraversavano il brillante cielo blu. Era come essere in cima al mondo. Tommaso si sedette con la schiena contro una pietra su cui c’erano delle incisioni. Si chiese da quante migliaia di anni erano là e chi le aveva fatte. Tim si appoggiò sulla schiena vicino a lui e guardò il cielo.
Non parlarono ed ognuno tenne per sé i propri pensieri ma quando il sole cominciò a scaldare i suoi jeans, Tommaso sentì il calore avvolgere il suo corpo, sentendolo sensualmente giocare intimamente con la sua pelle attraverso i vestiti.

Si sdraiò sull’erba e mise le mani dietro la testa, allargando le gambe per offrirsi aperto e vulnerabile in sacrificio al sole. Sentendosi impacciato spostò le gambe e si coprì i lombi, che si stavano gonfiando, con le mani una sopra l’altra, proteggendo, nascondendo, quello che c’era sotto, stringendo delicatamente, scrollando in modo che la verga si stendesse senza impedimenti lungo la sua gamba.
Diede un’occhiata al suo amico che era sdraiato quieto accanto a lui ma ad occhi chiusi, forse era addirittura addormentato.

La maglietta gli si era un po’ alzata mostrando il suo stomaco piatto e le sue gambe erano larghe. Sembrava stravaccato ed indifeso, Tommaso conobbe un momento di completa felicità.
Cosa poteva esserci di meglio di quella pace ed appagamento? Beh, chiaramente lui sapeva quello che poteva esserci di meglio, se solamente Tim avesse potuto vedere la questione che ora aveva bisogno di attenzione ed incalzava nei suoi jeans. O se lui avesse potuto unire la sua mano a quella perenne eccitante protuberanza negli shorts di Tim e sapere che l’azione sarebbe stata ben accolto e reciproca.

Se solo! Sospirò piano, evidentemente non sufficientemente piano perché Tim si alzò a sedere.
“Cosa c’è?” Chiese.
Per un momento Tommaso pensò di dirgli qual’era il problema ma sapeva di non potere.
“Non è nulla. Se solo non dovessimo ritornare, se potessimo stare qui per sempre!”
“Saresti presto affamato, tu sei uno struzzo, giovane Tommaso. Appena il tuo stomaco comincia a brontolare, correresti come un fulmine giù per la collina a chiede una pizza alla mamma.

” E saltò in piedi di fronte a Tommaso.
“Non ti ho mai visto rifiutare il cibo. ” Replicò Tommaso: “Infatti ti sei già sbafato i panini che ci siamo portati. E chi ha mangiato l’altro pezzo di torta di mele che la mamma aveva messo nel sacchetto?”
“Se non la smetti diventerai un grassone” Aggiunse Tim beffandolo.
“Io… grasso!” Disse Tommaso alzandosi ed avanzando minacciosamente.
Fingendo terrore Tim si girò e corse giù per la collina inseguito da Tommaso.

Tim era atletico e sarebbe scappato facilmente se non fosse inciampato in una radice affiorante. Gridò, cadde e rotolò su un paio di volte, dopo di che rimase sdraiato sulla schiena ad occhi chiusi.
Tommaso arrivò un secondo più tardi e si gettò accanto a lui.
“Tutto bene, Tim?” Disse ma Tim non rispose.
“Tim” Ripeté e mise una mano sul suo torace, sentì il cuore battere. Poi si accorse che gli occhi dell’amico erano aperti e che stava sorridendo.

“Bastardo” Disse e si gettò a cavalcioni sul suo corpo. Tim lottò nel tentativo di cacciarlo via, poi improvvisamente rimase sdraiato.
Tim guardò Tommaso ad occhi spalancati: “Ieri… nella mia camera…”
Tommaso si mosse verso il basso trovandosi sull’inguine dell’altro ragazzo. Sentì una forma che stava diventando rapidamente dura. Sentì la sua erezione crescere e capì che stava spingendo contro i jeans.
Con notevole audacia si alzò un po’ e mise sotto una mano a sentire l’attrezzo dell’amico che si stava gonfiando.

I suoi occhi non gli lasciarono mai la faccia. Poi Tim chiuse gli occhi e non proferì parola.
Tommaso rapidamente si girò ed a cavalcioni sul torace di Tim chinò la faccia per essere a pochi centimetri dal suo inguine. La sua mano continuava a palpare l’uccello ora completamente esteso sotto la stoffa. Tremando raggiunse la zip e lentamente l’aprì. Quel giorno Tim indossava un paio di morbide mutande bianche che nascondevano quello che lui stava cercando.

Trovò l’apertura, si tuffò nel calore e sfoderò quell’uccello che aveva sempre sognato. Si alzò, orgoglioso ed eretto, la testa che già trasudava una goccia trasparente di eccitazione.
Lentamente e con grande attenzione, sporse la lingua, leccò via la goccia e poi prese il pene nella sua calda ed umida bocca. Dietro di lui sentì un sospiro.

Erano le otto quando Tommaso arrivò a casa di Tim la sera seguente.

L’amico gli aprì la porta e sembrò contento di vederlo ma una volta che furono seduti intorno al tavolo della cucina a bere una tazza di caffè istantaneo, sembrò piuttosto a disagio.
C’era silenzio.
“Dove sono andati i tuoi genitori?” Chiese Tommaso per rompere il ghiaccio.
“Eh… ad una mostra. ”
“Quando ritorneranno?”
“Oh, verso le undici… Guarda, Tommaso, per ieri…”
‘Ci siamo?’ Pensò Tommaso ma Tim guardava la tavola di fronte a lui e non diceva niente.

“Dovremmo parlarne. ” Disse Tommaso. “Dopo tutto è accaduto. ”
“Non avrebbe dovuto accadere. ” Disse Tim.
“Ti è piaciuto?”
Non ci fu risposta.
“Non è così?” Insistette.
“Era sbagliato. ”
“Io non penso che qualche cosa che non fa danno a qualcun altro possa essere così sbagliata. ”
Di nuovo Tim non disse niente.
“Ti è piaciuto quello che ti ho fatto?”
Ci fu una lunga pausa… poi: “Sì… e…”
“E…?”
“Ed avrei voluto farlo a te.


Fu la volta di Tommaso di non dire niente.
“Tommaso. ”
“Sì?”
“Ti ho detto che i miei genitori sono ad una mostra? Beh, non è vero. Sono via per il fine settimana. Mi hanno lasciato solo. Hanno detto che ero abbastanza vecchio per aver cura di me stesso. ”
Ci fu una pausa ancora più lunga mentre Tommaso assimilava quelle informazioni. Poi disse: “Non pensi che dovremmo metterci più comodi?”
Andarono nella camera di Tim, era una sera fredda e lui accese ambedue i caloriferi.

In breve l’ambiente fu caldo. Si sedettero sul letto, uno di fianco all’altro, così vicini che le loro cosce si toccavano.
Tommaso mise la mano sulla coscia di Tim e lentamente la spostò verso l’alto. Tim si sdraiò sulla schiena, l’amico raggiunse il suo inguine e lo strinse piano attraverso la stoffa dei jeans. Tim lo afferrò per le braccia e lo tirò su di sè. Le loro facce erano vicine e la bocca di Tommaso si allacciò a quella dell’amico.

Ci fu un momento di resistenza e poi Tim rispose aprendo la bocca e lasciando che la lingua si congiungesse con quella di Tommaso. Nello stesso tempo strinsero insieme i loro corpi, pelvi contro pelvi quasi tentando di entrare uno nell’altro.
Tim si staccò per respirare:”Togliamoci i vestiti. ” Disse.
Rapidamente si tolsero scarpe e calze, camicie, maglie, jeans e mutande finché non rimasero completamente nudi uno di fronte all’altro. Rabbrividirono per freddo ed eccitazione e salirono sul letto, tenendosi abbracciati, le lingue e le mani che esploravano il corpo dell’altro.

Tommaso si mosse lentamente in giù sul corpo dell’amico, baciando e leccando. Fece una pausa per succhiargli i capezzoli, poi scese e mise la lingua nell’ombelico. L’altro rise e si contorse e lui andò ancora più giù a sentire la lanugine di peli pubici intorno a quell’uccello che stava germogliando.
“Girati. ” Disse Tim a voce alta ed eccitata: “Così posso fare lo stesso a te. Tommaso non ebbe bisogno di una seconda esortazione e presto le facce di ambedue i ragazzi erano seppellite nell’inguine dell’altro.

Tommaso fece correre la lingua su e giù sull’asta eretta e poi leccò le giovani palle sode, ne prese a turno una in bocca delicatamente. Poi ritornò sull’uccello e lo prese in bocca il più profondamente possibile. Sentì che la sua erezione era stata presa nella calda bocca di Tim e conobbe l’estasi.
Mise un braccio sulle gambe dell’amico ed esplorò delicatamente il suo culo. Trovò il buco corrugato e vi inserì un dito.

Lo sentì ansare e poi lo sentì fare lo stesso. Spinse con più forza mentre continuava a succhiare e lo masturbava con la mano libera.
Tim ansò: “Sto venendo!” E poi strinse di nuovo la bocca sull’attrezzo dell’amico.
Ci fu un caldo e salato spruzzo nella bocca di Tommaso ma soprattutto sentì il suo inguine essere fonte di piacere, esplodendo e pulsando ancora ed ancora.

Dopo di quello rimasero sdraiati, appiccicosi e soddisfatti, felici di essere insieme, carezzandosi di quando in quando, scoprendo lentamente ed attentamente, le parti segrete dell’altro.

Poi Tommaso disse: “Ho fame. ” Si ricordò che non mangiava da mezzogiorno ed ora erano le nove di sera.
“Anch’io. ” Disse Tim: “Sono affamato. ”
Si alzarono e mentre andavano in cucina Tim disse: “Devi andare a casa stasera? Potresti restare qui… se vuoi. ”
Tommaso voleva. Mentre Tim preparava dei toast, lui chiamò casa sperando che non rispondesse suo padre, andò bene, sentì sua madre all’altro capo.
“È un po’ tardi.

” Lui disse: “Posso rimanere da Tim? Sua mamma non ha problemi e domani posso andare dirittamente a scuola da qui. ” Bene, pensò tra di sè, se lei non sa che non ci sono i genitori, non può avere problemi.
Avuta l’autorizzazione ufficiale a rimanere, pensarono alla cena ed a quello da fare poi.
“Vorrei fare una doccia” Disse Tim.
“Facciamola insieme. ” Suggerì Tommaso.
Si spinsero l’un l’altro nel box ridendo.

Tim aprì l’acqua in modo da scaldare l’ambiente e si insaponarono l’un l’altro. Quando arrivarono all’inguine dell’altro, erano eccitati, la schiuma scivolava sugli uccelli eretti e sulle palle.
“Girati!” Disse Tim
Tommaso lo fece e sentì le mani insaponate sfregare la fessura del suo culo. Rilassò i muscoli ed un dito fu inserito, poi due. Lui si curvò per permettere un accesso migliore.
Improvvisamente Tim disse: “Posso metterci dentro il mio uccello?”
Tommaso lo voleva, voleva sentire Tim dentro di lui, essere parte di lui.

“Sì” Disse, poi sentì la punta del pene che premeva contro il buco e poi spingeva. Tentò di rilassarsi ma ansò quando il cazzo di Tim violò il suo sfintere. Ma poi era dentro. Lo sentiva dentro di sé ed il pensiero che era Tim lo faceva eccitare ancora di più.
Lo circondò con le sue mani, gli prese l’uccello e lo strofinò con la schiuma facendole scivolare deliziosamente su e giù.

Spinse indietro per farsi penetrare ulteriormente e Tim cominciò a muoversi dentro e fuori, sempre più rapidamente mentre si avvicinava all’orgasmo.
Poi Tim gli mormorò in un orecchio: “Oh Tom, ti amo, ti amo” e Tommaso lo sentì spruzzare dentro di lui mentre anche lui contemporaneamente veniva sparando fiotti sul pavimento.

Tornarono in soggiorno e rimasero seduti a guardare film sino a tarda notte alla tv, accoccolati sul divano. Più tardi condivisero lo stesso letto e passarono la loro prima notte insieme.

.

Schiava trav per sempre

Ore 9. 00
L’appuntamento è stato concordato alle 9. 15 ma tant’era l’ansia e la
paura che non sono riuscita di restarmene a casa in attesa. Mi
presento: mi chiamo Gabriele ( si avete letto bene sono un maschio o
almeno lo sono all’anagrafe poiché da come leggerete dalla mia storia
le cose stanno cambiando velocemente al riguardo) lavoro coltivo
amicizie ho una famiglia e mille interessi come milioni di persone ma
allo stesso tempo ho un lato molto nascosto della mia personalità….

un
lato che la mia Mistress ha saputo scoprire alla prima occhiata e ha
saputo volgere a suo favore. E’ Lei che mi ha ordinato di raccontare
la mia storia è Lei che mi impone di rivolgere a me stessa come una
femmina ed è Lei che mi ha battezzata con un nuovo nome Gabriella
Fede!
Mi trovo nel bel mezzo del piazzale vestita elegantemente ,nessuno
sospetterebbe che sotto il mio abito di lino potessi indossare un
completo intimo femminile degno di un’e****t di lusso e che ben
piantato dentro me prendesse posto un buttplug gonfiabile con tanto di
pompetta.

Eccola…sta arrivando …. ma non è sola !!!! Con lei ci sono due uomini
piuttosto piccoli e tarchiati vestiti in una tuta blu da operai e
scarpe anti-infortunistiche ,ma cosa diavolo ci fanno ora al nostro
appuntamento?
“Ok ragazzi ci vediamo alla villa poi,mi raccomando la puntualità ! “
disse la mia Padrona mentre si accommiatava dai sue uomini. Meno
male…temevo volesse coinvolgere dei maschi nei nostri giochi! Confesso
che ne avevo il terrore.

“ Che fai puttana non saluti la tua Padrona? Ti devo proprio punire!
Abbassati i pantaloni e fammi vedere come sei carina!”
“Ma Mistress siamo in mezzo alla strada” piagniucolai
“Deve fregarmene? Ora ti abbassi i calzoni mi fai vedere e velocemente
te li tiri su ok troia? “
Eseguii velocemente ma non credo tanto da non poter esser vista da un
gruppo di ragazzini a pochi passi da noi. Sotto indossavo un
reggicalze viola con pizzo nero un perizoma e le calze a rete nere e
ovviamente un reggiseno.

Vidi la mia Padrona confabulare con i ragazzini e sogghignare con loro
guardando verso di me…il cuore si bloccò….
“Vieni cagna andiamo alla macchina! I ragazzi qui vengono con
noi,dovrai fare una cosuccia con loro ,niente di che …un bel pompino
con ingoio a testa e loro per ripagarmi ti riprenderanno con il loro
cellulare e del video potranno farne ciò che vogliono…ovviamente ho
dato il tuo numero di cellulare così te ne mandono una copia ,le
riprese ovviamente devono essere sexy,loro tutti nudi e tu in
lingerie!!!!!! Ahahahahahahah….

dai entra e spogliati puttanona!”
Obbedii in tutto e per tutto ,presi in bocca i loro cazzi sorridetti
nelle riprese e mostrai la mia bocca aperta mentre mi riempivano di
sborra e nell’atto di deglutire il loro sperma denso. Tutto il
materiale era in loro possesso e avrebbero potuto farne ciò che
volevano…..ma in quel momento non me ne importava nulla. ,. ero in
estasi e il sapore del loro seme mi inebriava
Rimasi nell’auto mentre la mia Padrona salutava i ragazzi ,non mi ero
ancora rivestita perchè la mia Signora non mi aveva ancora restituito
i miei abiti,quando rientrò in macchina non disse una parola
…silenzio assoluto mise in moto e si avviò verso la villa….

una
volta arrivate mi fece scendere mi fece indossare un collare ed un
guinzaglio e mi obbligò a seguirla in quello stato: mezza nuda ad
eccezione della biancheria senza scarpe e a 4 zampe come una
cagna…. la sua cagna!
Una volta entrate mi prese per i capelli si sollevò la gonna e mi
ficcò la sua fica in bocca strofinandomela sul viso,sapeva un pò di
odore di urina ma non me ne curai…la adoravo e aspettai solo che mi
desse l’ordine di soddisfarla…avrei fatto di tutto per lei!
“Assaporala bene annusala bene e falla godere….

questa è l’ultima
volta nella tua vita che sentirai l’odore e il gusto della figa!”
La osservai impietrita …. non riuscivo a comprendere se fosse solo
una minaccia o se invece stesse parlando sul serio. Come avrebbe
potuto impedirmi di avere rapporti con il sesso femminile? Ok ero
vestita come una troia stavo sottomettendomi a lei come una schiava ma
da questo a non essere più uomo per il resto della mia esistenza mi
sembrava un pò troppo….

Mentre pensavo a ciò leccavo annusavo e assorbivo i suoi umori e il
suo sapore,venne nella mia faccia e nella mia bocca un’incalcolabile
numero di volte finchè stanca mi spinse a terra allargò le gambe e con
un ghigno iniziò a pisciarmi addosso prima sul corpo e poi in
faccia…. mi stava trattando come un cesso!
“Lava il pavimento schifosa e vatti a fare una doccia che puzzi…. poi
depilati completamente il corpo e le sopracciglia e vattene a letto,”
Feci come ordinato ero liscia come una bimba e le sopracciglia sparite
….

stanchissima andai in camera e sopra il letto trovai un babydoll
rosso trasparente una gabbia rosa anch’essa per il pene con la
chiavetta e un foglio d’istruzioni: ” Indossa ciò che ti ho lasciato
sul letto ,per quanto riguarda la chiave del tuo nuovo giocattolo la
devi infilare sotto la porta di camera mia,d’ora in poi io sono quella
che avrà controllo completo del tuo inutile cosino! Buonanotte a
domani gabriella schiava mia cerca di riposare a fondo domani inizia
la tua formazione e la tua trasformazione”.

Irreversibile

Questo non è solo un “racconto” ma quasi una confessione di come sono stato abusato da un vero Porco! Già da piccolo adoro mettere i vestiti di mia madre, nei pomeriggi solo in casa… cosi come mi piace provare i suoi trucchi, mettere l’ombretto, il rossetto ed anche un po’ di cipria …e osservarmi con il volto femminile.

Il mio è sempre stato un corpo molto esile, poco maschile: spalle strette, capelli lisciatissimi lunghi con un taglio più femminile che maschile. Sono nata a Palermo, in una famiglia umile ma felice, mio padre muratore, un vero è onesto lavoratore, e mia madre, la classica casalinga di carattere allegra e maniaca delle pulizie.
Il passaggio dalle medie al liceo è stato traumatico sotto tantissimi punti di vista, anche perché; L’intero istituto era composto per lo più da ragazzi, con cui non avevo un grandissimo rapporto,(quasi tutti).

All’epoca frequentavo il mio primo anno di liceo…e stavo lentamente e confusamente, scoprendo la mia personalità piena di complessi, desideri contraddittori, pulsioni contrastanti e voglie a cui non sapevo se dar sfogo o reprimere.
Un giorno una mia compagna di classe (Alessia) mi chiese se volessi andare con lei travestito da femmina ad una festa di carnevale organizzata dal nostro istituto. Dicendo: “ E normale travestirsi, lo stiamo facendo tutti! Dai ti prego!! Io voglio travestirmi da Jessica Rabbit! e tu? ..Se vuoi, puoi usare se vuoi le mie cose o di mie sorella!!” Ovviamente mi piaceva travestirmi… ma segretamente, sempre e solo in privato…E quale miglior e unica occasione per farlo in pubblico? Il presto era ideale…
Aldilà di tutto si trattava solo di una festicciola scolastica, come tutte le altre…
La mattina seguente, verso le 8 , la raggiunsi puntuale a casa sua… Penso di aver cambiato mille colori per il misto di voglia, eccitazione e vergogna che provavo mentre Alessia e le sorella mi preparavano, facendomi indossare un po’ di tutto! “Dai non fare il difficile, hai pure i capelli lunghi, sarai uno spettacolo, prova questo, metti questo ecc..” Indossando tutte quelle cose attillate la mia eccitazione era anche alle stelle, avevo una voglia incredibile di indossare nuovamente abiti femminili e di uscire finalmente in pubblico, che nessuno poteva immaginare.. Ma anche tanta paura… Per la reazione dei miei “amici”…
Avendo un guardaroba stracolmo di vestitini da far invidia a qualsiasi sex shop.

Come mi aspettavo.. Il lavoro delle mie nuove amichette è stato più che soddisfacente!! Indossavo: una mini nera di pelle lucida, calze di seta nere con la riga dietro ed un paio di scarpe rosse col tacco a spillo! Sopra avevo un corpetto anch’esso nero a tono con la mini gonna e per finire, trucco molto pesante!! Naturalmente, mi vergognavo un po’, avevo paura delle conseguenze, anche perché; Più che una donna.. Sembravo una vera puttana!! Loro erano divertite e con un sorriso complice mi rassicurarono con un: “Fidati di noi Farai un successone!” Di sicuro quella scelta è stata anche la mia e come tante altre volte, alcune scelte si scontano per tutta la vita!
Verso le 8:30, il papà di Alessia, un po’ indispettito per il nostro travestimento eccessivo, specialmente il mio! Ci accompagnò in auto a scuola, dicendo però: che dovevamo trovarci un passaggio per il ritorno.

In macchina ricordo che mi guardava moltissimo per come ero conciata… A disagio in quel momento pensavo mille cose!!! (Se si è un ragazzo e ci si è travestiti da donna per divertimento magari la cosa non suona più tanto giusta). Ma ero troppo eccitata conciata in quel modo , , e dei suoi sguardi indispettiti e del passaggio per il ritorno non ci volevo pensare assolutamente… al momento.
La festa….. si svolgeva in una palestra molto piccola! Il campo di pallavolo adibito a sala da ballo era illuminato solo con luci basse e colorate, e chi non ballava stava seduto ai lati di quello spazio quasi immerso nella totale oscurità.

Conciato in quel modo, notai subito una serie di sguardi e battutine su di me. Inutile dire che tutto ciò mi imbarazzava parecchio, avevo anche previsto tutto questo, però mi sono sentito solo ed abbandonato. Alcuni ragazzi (che non conoscevo), di qualche anno più grandi di me, iniziarono perfino ad urlarmi qualsiasi oscenità in dialetto stretto davanti hai professori, che guardavano divertiti la scena.. Oggi si direbbe bullismo? Allora era semplicemente uno scherzo… e ovviamente più andava avanti la festa più si beveva, e più i ragazzi diventavano fastidiosi.

Fino a quando…
Cominciai a notare anche lo sguardo sempre più insistente del bidello!! “ per tutti Zio Franco”. Un omone di mezz’età. La mascolinità fatta persona con quella testa rasata, alto sul metro e novanta, robusto, scapolo e di moralità molto chiacchierata. Lo guardai sorpresa tutto il tempo, ma lui continuava a fissarmi….
(Faccio una premessa: non avevo mai capito che a zio Franco piacessero i ragazzini, era un po’ grezzo ma molto gentile con noi, ci sorrideva sempre, era sempre molto disponibile insomma un gigante buono).

La situazione è stata imbarazzante fin da subito, con i miei compagni di classe, ero sempre meno a mio agio, ma nonostante tutto sbirciavo quel suo pacco, che sembrava scoppiare all’interno dei jeans, e quando mi sorprendeva a fissarlo mi sorrideva, abbassava lo sguardo e faceva correre le dita su quella Mazza!
Avendo tutta la mattinata per stare insieme a me senza interferenze con troppi professori, subito è diventato Mio amico, e tra una chicchera e l’altra mi ritrovai poco dopo, seduto sulle sue ginocchia a guardare gli altri che ballano… In braccio mi raccontava storie delle sue avventure, in breve: Cercava di farmi capire che la vita sarebbe stata divertente e piacevole solo che io mi fossi conformata ai suoi consigli.. Mi soffiava nelle orecchie e mi dava piccole leccatine e bacetti molto dolci.. Inoltre sotto il mio culetto avvertivo una cosa grossa e calda che cercava di farsi posto fra le mie natiche!…Devo dire che tutto ciò mi piaceva, è stato quasi Romantico.

Ma nel posto e nel momento sbagliato! Quando avvertì che mi stava piacendo molto cominciò a toccarmi senza esitazione le cosce e mi spiegò, Blaterando assurde logiche confusionali, che se volevo avere le tette come quelle delle mie compagne di liceo dovevo farmi scopare da lui!!!!
A disagio dopo quella Teoria assurda, un po’ per la musica alta e qualche drink di troppo… Decisi di allontanarmi da lui un attimo, sentivo troppo caldo, dovevo rilassarmi e corsi in bagno.

Entrando chiusi la porta, semi distrutta… Accendo una sigaretta, tiro le prime boccata e comincio tranquillizzarmi… Finalmente, ci voleva proprio ..un po’ di silenzio…
Poco dopo però, sentì dei passi pesanti e veloci dall’altra parte della porta, il fumo è rimasto denso intorno a me, e quando si aprì la porta entrò Lui.. zio Franco! (il bidello). “Ehi signorina ha sbagliato questo è il bagno degli uomini..” disse sorridendo. Io Diventai come un peperone e subito mi alzai dalla tazza, cercando di spegnere la sigaretta.

“Rilassati scema, lo sai già non lo dico a nessuno!” .. Mentre fumavo parlava continuando a massaggiarsi il cazzo, che notai si stava ingrossando sempre di più. Tempestandomi con mille e inutili complimenti… sapevo benissimo dove voleva arrivare!
“Stai benissimo vestito cosi, E dimmi: Non ho ancora capito bene! Di cosa ti sei travestita? Da puttana he?” Mentre ricominciava l’ennesimo e ambiguo scambio di parole, sentì la sua grossa mano alzarmi la mini.. (Premetto che: Non mi era mai successo niente del genere con nessun’uomo, figuratevi con un tipo di quell’età!) Scioccata, rimasi bloccata tra il terrore e lo stupore di ciò che stava facendo….

E non so come, ma con molta naturalezza, di colpo si aprì pure la patta per farmelo vedere… e lo tirò fuori!! (Ha Un Cazzone Enorme!! Grossissimo!! Sembra una lattina di coca-cola, un po’ più più lunga!)
In un attimo facendo finta di nulla, lo aggirai di shitto, maldestramente.. Volevo uscire dal bagno.

Per me era l prima volta che vedevo un cazzone cosi grosso dal vivo, e malgrado il mio disagio, senza un briciolo di vergogna si avvicino dietro di me e iniziò pure a strusciarsi pesantemente.
Pietrificata dalla vergogna nel sentirmi puntare da quel grosso e viscido affare, sentivo una sensazione mai provata fino ad allora, e mentre Il suo respiro aumentava insieme alla mia voglia, sottovoce mi disse: “…Minchia che culo! Te lo voglio fottere! Sai? Tanto Lo so che ti piace!” Tentò sia con le buone che con le cattive di aprirmi le gambe, rassicurandomi che solo all’inizio avrei potuto provare fastidio.

Ma le gambe le tenevo strette, nell’imbarazzo più assoluto. che mai avevo provato prima!
Aveva grande esperienza nel toccarmi, e pensavo a quanti culetti di ragazzine e ragazzini avrà deflorato, aperto.

In una parola sola, sfondato! Nel silenzio più assoluto, continuando a toccarmi, non contento prese la mia mano e la mise sul suo uccello che evidentemente era in erezione da quasi tutta la mattinata.
E stato il primo per me! Non ne avevo mai toccato uno in vita mia e quando la mia mano lo toccò, sentii un brivido pazzesco, ma nello stesso tempo non sapevo dove iniziare!!!! Come un maestro e la sua allieva, mise la sua mano sulla mia e cominciò a farmela muovere sul suo coso.

Io quasi in maniera automatica, per pochi secondi continuai da sola quel gesto per me assolutamente nuovo, senza sapere bene cosa stessi facendo.
Sapevo che Stavo rischiando troppo, e sopraffatta dalle paure, e dal timore che qualcuno scoprisse le mie più intime voglie inconfessabili, Scappai come un fulmine da quel bagno in piena paranoia. Lasciandolo li, ancora con il suo cazzo sudicio in mano! (Temevo tantissimo di essere classificato a scuola come un “frocetto”)
In palestra la festa era quasi finita, e non ho capito quanto tempo ho perso in bagno! ..La mia amica Ale? l’avevo vista appartarsi con il suo fidanzato, bidonandomi li, e non sapendo che fare, rimasi un paio di minuti da solo in cortile a pensare a tutto ciò che mi era capitato.

Quella sorta di trauma dentro i cessi con il bidello, aveva sfondato una porta già aperta nel mio inconscio!!!!! Lo vissuta quasi come una definitiva rivelazione..
A piedi e lontanissimo da casa, decisi a malincuore di incamminarmi dondolando sui i tacchi, con non poche difficoltà.

( mi piace molto indossare tacchi altissimi, però non sono indicate per le lunghe camminate).
Completamente da sola! Vestita in quel modo (con il ricordo di quel cazzone che avevo toccato in bagno che mi perseguitava), iniziai subito a percorrere strade e stradine secondarie e meno trafficate per raggiungere casa. Inutile dirvi che Avevo una Fifa pazzesca! Del giudizio degli altri, In primis!! La mia famiglia.. ma anche gli amici, che ho sempre snobbato fin dalle scuole medie, sentendomi fuori posto in loro presenza ma di cui adesso temo il giudizio,( è tutto assurdo, io sono assurda).

Dondolando in modo maldestro e incerto, con quelle scomode scarpe, i piedi ed i polpacci mi si erano indolenziti, non ero abituata a camminare cosi tanto sui tacchi alti! Osservavo con on molta attenzione alcune macchine che procedevano lentamente, quasi stupiti dalla mia presenza, alcuni facendo anche più di un giro per osservarmi attentamente. Come una prostituta, mi sono sentita! …Un oggetto. Avanzando veloce, ma in modo maldestro ( maledette scarpe!) dentro di me avvertivo un grande senso di impotenza.

Pensando che mi sarebbe potuto succedere di tutto e di più! La mia ansia e angoscia aumentava ad ogni macchina che passava pensavo si trattasse di mia madre o peggio…( mio padre), e tra le tante auto che passarono quel giorno.. Ne notai una in particolare. Mi seguiva da lontano, lentamente…
Nel giro di pochi minuti, (ad un centinaio di metri da casa mia), si fermo davanti a me, e lentamente il finestrino si abbassò.

Mentre mi avvicinai mi accorsi che sempre Lui.. il bidello era tornato alla carica!! ”Ciao piccola.

Sei ancora offesa con me?? Scusami se ti ho fatto paura in bagno…Dai non fare la bambina!” “Gioia mia! Vivo in aperta campagna qua vicino, e sono desideroso di invitarti a casa mia!”
Quella sue parole, la sua voce sicura, da vero Uomo, accompagnata dal mio pensiero di essere finalmente trattata come una donna, mi fece offuscare la vista.

Diciamo che Persi la ragione! Ma Al di là del sesso, c’era l’aspetto di essere veramente apprezzata per la mia femminilità, e tramite Lui, avrei potuto scoprire ogni mia fantasia con tranquillità.
“Dai non ti vergognare, lo capito che ti piace la minchia!!! Fidati..daii. Dimmi quanti soldi vuoi per venire con me ??”
Il panico mi attacco lo stomaco, ed il cuore mi balzò in gola, quasi impedendomi di parlare, mentre quelle sue parole attraversavano la mia mente.. Paura, voglia di scappare, di scopare, ecc….. Quando, ad un tratto sentii la mia voce uscire di sua spontanea volontà, totalmente incontrollata, chiedendogli ” 30 Euro”!!! (Per uno studente come me sarebbe un ottimo extra per potermi permettere alcune piccole spese inutili che sogno da tempo…)
Quello ti apre! Vattene di corsa!!! Urlava parte della mia coscienza!
Colto all’improvviso da quella mia assurda richiesta inaspettata, apri lo sportellone felice come un bambino e mi disse in fretta e furia; “Va bene.

Dai Sali, Andiamo…”
Era impossibile tornare indietro, ma provate ad immaginate voi le mie sensazioni! Ero confusa spaventata, curiosa ma anche eccitata. Vicino a Lui Non ero più io, Il solo pensiero che un uomo cosi maschio, della sua stazza, che mi aveva corteggiato tutto quel tempo e offerto anche dei soldi, mi faceva sentire speciale…
Zio Franco è un uomo deciso molto autoritario, non mi chiede mai il permesso per nulla!, Fa e basta! Seduto in macchina sentii subito, la sua mano posarsi sulla mia coscia sinistra, stringerla un poco e poi accarezzarla.

La cosa mi colse di sorpresa all’inizio, soprattutto nel bel mezzo del traffico l’imbarazzo m’impediva quasi di respirare. Lui Raccontava alcune delle sue esperienze avute con tanti ragazzini. Come se nulla fosse! Tutto questo: continuando ad accarezzarmi e stringermi le cosce!
In quei momenti lo ascoltavo in silenzio, non sapevo più che altro cosa dire o fare!… Io avevo ben poco da raccontare se non storielle poco soddisfacenti, considerata la mia verginità, e totale inesperienza, con il sesso.

Strada facendo lontani dal traffico. Poco dopo lo guardai armeggiare freneticamente con i pantaloni. All’inizio sembrava avesse un forte bisogno! Di quelli urgenti! Ma poi… sentii la sua mano sulla mia nuca……Spingendomi la testa verso il basso….
“Hai preso i soldi? Ora tocca a te …giusto?… Dai piccola ciuccialo un po’ mentre guido!”
Naturalmente era la prima volta che incontro un uomo, non era più solo una fantasia; “Ho paura!”.

Scioccato dai suoi modi grezzi, mi abbassai verso le sue gambe, infilai la mia mano e lo sentii Durissimo! Tenendo vicino quel cazzone riuscivo a sentire quanto fosse forte quell’odore pungente.. Tremolante dal piacere misto alla paura, e con la mia coscienza che urlava “ Basta!Basta! Fermati!Stop!” Inizio ad accompagnare il suo palo , dentro la mia bocca!! ( ero eccitato un po, lo ammetto), ma quel cazzone viscido la prima volta mi faceva un po’ schifo sul mio volto ingenuo, da liceale tutto casa e chiesa!
Cercando di essere gentile e servizievole, credevo di gestire quella folle situazione, ma in realtà non voleva sborrare adesso, preannunciandomi che dovevo essere ancora penetrata a dovere!!!.

Il suo stile esplicito da maniaco mettono sicuramente paura, però allo stesso tempo mi lusingava l’aspetto di essere considerata quasi come una donna…
(In quell’auto , si può dire ho vissuto i miei primi 15 minuti più intensi della mia vita, con quel seppur veloce, mio primo pompino!)
Appena arrivammo a casa sua!!! Il casolare, somiglia ad una casa strega, perennemente avvolta da una fitta nebbia. L’abitazione è isolata nella campagna a ridosso della zona industriale, con un breve e malmesso vialetto d’accesso.. Appena entrati c’è una sorta di vecchio salottino con divano, TV e un angoletto per cucinare …tutto molto lugubre… Come il bagno (pessimo), ed una sola camera con un lettone vecchio.

Ancora con la mandibola indolenzita e la bocca impastata dal mio primo pompino, con una scusa gli chiesi, se potevo sistemarmi velocemente il trucco ed i capelli in bagno…. Avvisandomi; “NON perdiamo TROPPO tempo però!!”
In quei secondi chiusa in bagno ero agiatissima! (Adesso che faccio?) Avevo troppa paura…Cosa mi sarebbe successo al culo?? Perché ero stata così incosciente? Si può essere più pazzi di cosi? …non avevo scelta
Poco dopo entrai in camera un po’ impaurita ma convinta… Lui era disteso sul letto! In totale silenzio! Sicuramente Non avevo mai visto un uomo di quell’età comportarsi cosi ” Sembrava un pazzo furioso.

” Nudo, pieno di peli, e agitatissimo con quella mazza sempre dritta tra le mani come un depravato mi squadrava dalla testa ai piedi..
Appena mi fece cenno, per avvicinarmi a lui.. mi tirò subito a se’ come una bambola, e gli finii proprio sopra.

Tra le sue grosse e pelose braccia, sentivo il suo cazzo umido e appiccicoso strusciarmi tra le mie gambe… Poi mi fece leccare per bene il suo dito medio e infilò la sua mano nelle mutandine.

Ebbi immediatamente un sussulto, quando senti il suo dito calloso nel culo. “ Ti piace adesso? “ mi chiese. Ero frastornata, lo guardai con occhi tristi e dissi; “Però brucia!“
“ Tranquilla TROIA, quando te lo sfondo quel culo poi vedrai che ti abitui e ti passa subito!”
Lo avevo sognato una vita al pensiero di stare con un ragazzo,( Ma non immaginavo cosi !! ) Ma perché insultarmi cosi? Ci siamo conosciuti questa mattina in modo civile, e adesso a casa sua mi chiamava puttana! Se vi chiedete la motivazione che mi spingeva a restare li, (oltre i soldi che sono solo un ottimo pretesto), devo ammettere che il suo modo grezzo, Maschio, egoista e opportunista, aveva fatto shittare nella mia testolina qualcosa che mi spingeva a sottomettermi…
Ho solo cercato di mettere dei paletti “a parole”, volevo precisare alcuni limiti, ad esempio il preservativo.. Ma lui quella volta neanche mi ascoltò, e quando si decise che era arrivata l’ora di impalarmi si alzo di shitto, mi prese per un braccio (facendomi male) bloccandomi a pancia in giù sul letto.

Per la paura… vista anche la sua stazza, ma anche per l’eccitazione non opposi più alcuna resistenza, mentre sentivo il suo petto pesante, sudato e peloso schiacciarmi la mia schiena. il mio sederino pieno di saliva, iniziava a dilatarsi piano piano e con molto dolore e fatica, accolsi quel primo cazzo nel Culo!!!!
In quei momenti provavo un mix di dolore e piacere mentre il suo cazzo mi scivolava lentamente in profondità, potevo quasi sentire le sue palle pelose pungermi le chiappe … e quando pensai che il peggio fosse passato… Il Porco iniziò a scoparmi sempre più forte, talmente forte che mi stava letteralmente aprendo! “ Zio Basta!! Mi fai male!! Fermati!!” gli ripetevo, urlavo e mi dimenavo come se mi stesse violentando, ma al tempo stesso .. era quello che avevo sempre sognato!!
Adesso c’era la realtà, non si trattava più di fantasia, ma uomini, Uomini Veri.. Quel giorno ogni briciolo di mascolinità residuo in me, svani per SEMPRE mentre vengo sodomizzata con forza e senza sosta… Dopo un bel quarto d’ora… stravolta con quel palo tra le chiappe gli ripetevo, piangendo, se il mio buchetto sarebbe ritornato come prima! “Ora Sta t’zitt che voglio sborrarti in gola! Succhia sta minchia Dai”.

…il culo mi brucia da morire…
Farsi imbrattare la bocca quella volta è stato un atto di sottomissione Lui ….

soprattutto d’umiliazione per me.. Confusa ed in preda a mille sensi di colpa (sono fatta cosi), lo presi in bocca e iniziai a sentirlo pulsare, pensavo che la saliva fosse d’improvviso troppa!! Caldissima, ma con un sapore.. era stano!! ma pochi secondi dopo, In pratica stavo annegando con la sua sborra!! E ovviamente non ce la feci a bere tutto quel suo orgasmo gelatinoso, perché mi faceva troppo schifo, più che latte sa di piscio!! .. di sapore salato direi…
Quando lo tolse dalla mia bocca, la sua sborra caldissima, mi fini anche sui vestiti, in viso, tra i capelli….

E’ appiccicosissima! Non l’avrei mai immaginata cosi abbondante! E mentre immagino, come spiegare ad Alessia tutte quelle macchie sulla sua minigonna, le scarpe, calze ecc.. Una miriade di altri schizzi roventi e violenti, continuano a piovere sulla mia faccia. Quasi come un battesimo!
In macchina verso casa con grande sicurezza ed esperienza parlava solo lui, e non ricordo bene di cosa ma alla fine, parlandomi come una vera prostituta; mi chiese se e quando avremmo potuto rivedermi… Io non gli promisi mai nulla, anche perché; faceva tutto lui.

E non vi nascondo che in auto con quell’ uomo, avevo il terrore che mio padre, mi trovasse in auto con lui, piena di sborra e travestita come una zoccola.
Quella mattina provai gioie così smodate che mi stravolsero tutta la vita in maniera irreversibile. Inconsapevole allora di quello che sarei diventata, pensai che: prendendo nel culo un cazzo del genere, più troia di così non sarei mai potuta essere! …Anche se.. In futuro mi sarei smentito/a.

LA CUGINA ASSETATA

LA CUGINA ASSETATA

Ciao a tutti, i protagonisti sono veri, ma i loro nomi non importano perciò li inventerò e ai fini della storia mi chiamerò Tito.
D’aspetto appaio un po’ di sovrappeso, cioè non sono magro ma neanche una palla sproporzionata, sono alto 1. 78 per 95 Kg non molto allenato.
Questa storia si svolge in un giorno molto caldo, ero andato a trovare mia cugina Ramona, ora devo dire che lei è sempre stata stupenda, ha un fisico atletico corredato da due tette 2° misura di forma perfetta e un culo rotondo e ora che è una milf ha un valore aggiunto.

Ora quando arrivai a casa sua non sapevo cosa aspettarmi, questa volta ero carico di mio perché scoparmela era desiderio di lunga data, tanto che per tre giorni non mi ero masturbato per avere le palle abbastanza piene, di contro Ramona ha famiglia e avrei potuto dover passare tutta la visita con anche il resto della sua famiglia, fui fortunato.
Quando lei apri la porta fu una apparizione, aveva un vestito leggero di colore bianco e tutto era come me lo ricordavo, tranne che per i capelli che ora erano rosa confetto.

Mi fece accomodare, la villa era nel silenzio, allora chiesi dove erano gli altri, lei rispose “mio marito è in viaggio, Martina e Olmo sono al parco acquatico con gli amici”, dentro di me stavo già sentendo crescere un tumulto mentre tenevo gli occhi sul suo sedere mentre mi conduceva verso il giardino sul retro dove aveva due sedie, un tavolo, un divanetto, una sdraio e una doccia fa esterno (tanto di vicini non ne ha)
Io mi buttai sul divanetto, Ramona si sedette su una delle sedie accavallando le gambe dandomi la possibilità di vedere sotto la gonna su per tutta la coscia sinistra fino ad un pezzetto di mutandine bianche.

Mentre parlavamo faticavo a non fissare la sotto, tanto che lei doveva essersene accorta visto che inizio a provocarmi.
Prima iniziò “involontariamente” a farsi aria con la gonna per poi ad un certo punto balzare in piedi esclamando “Tito, ti disturba se mi metto a prendere il sole?”, io risposi balbettando per non sbavare “certo che non disturbi, sei a casa tua” sentite le mie parole prontamente si sfilò l’abito e rimase con un 2 pezzi bianco (forse era già nei suoi piani?) il cuoi reggiseno erra composto da due triangoli di stoffa e i cordoncini per sostegno e chiusura.

Si stese prima sul dorso lasciandomi rimirare il suo corpo lucido di crema mentre mi parlava ad occhi chiusi, a questo punto non potevo evitare un’erezione, poi si girò pancia sotto e mi chiese “Tito mi spalmi la crema?” “non riesco ad arrivarci”, io non me lo feci ripetere e mentre spalmavo le feci sentire il mio uccello duro contro il braccio, quando passai alle gambe ebbi la conferma che si stava eccitando anche lei perché le mutandine iniziavano a mostrare l’alone da passera grondante e la sentivo tremare mentre passavo sull’interno cosce.

Oramai era una guerra a chi avesse per far fare all’altro il passo oltre la linea, lei ebbe l’idea di provare a farsi una doccia per far calmare i suoi bollenti spiriti e mimetizzare la chiazza che le bagnava gli slip.
Fu un errore da parte sua, beati i tessuti scadenti, non appena si bagnò tutte le parti del costume diventarono trasparenti, aderenti e per giunta gli si erano induriti i capezzoli, mi sentivo come un cavallo con le briglie tirate, mi trattenevo a stento, lei era diventata rossa appena resasi conto di cosa era successo e ancora di più quando si accorse che i miei pantaloni gonfi da paura.

Gli occhi le luccicavano e si mordeva il labbro, accidenti era inutile andare avanti a giocare, ruppi gli indugi, andai da lei e le presi la mano, la posai sul mio pacco ed esclamai “Ramona questo è merito tuo” e le infilai la lingua in bocca, dopo un leggera titubanza lei iniziò a ricambiare.
Era ora di fare un passo oltre, mentre con una mano ero saldamente ancorato al sedere con l’altra slaccia il laccio attorno al collo e quello sulla schiena facendo cadere il reggiseno a terra, lei nel frattempo continuava a palpare senza sfoderarmelo, dovetti tirarlo fuori e piantarglielo in mano e mentre io ero passato a succhiare quelle tette ancora sode lei iniziò un sega lenta.

Ad un certo punto lei esclamò “Ho sete, non faccio un pompino da quando mi sono sposata, ha mio marito non piacciono”, per me era musica e la feci inginocchiare al volo.
Mai avrei immaginato fosse così esperta e affamata, prima gli diede una leccata dalla radice alla cappella, poi turbinò tutto intorno alla cappella per poi ingoiarlo in un sol colpo e via che lo succhiava avidamente.
Era il paradiso, ma avevamo giocato troppo prima e non resistetti più riempiendole la bocca, lei si staccò un attimo, alzò lo sguardo, inghiottì e con un rivolo di sperma al lato della bocca mi disse “Tito, di già sei venuto?” io le risposi “Ramona, questa è solo la prima ondata, è un po’ che non mi masturbo e ne ho ancora molti di colpi nel caricatore”, lei sorridendo raccolse con il dito il rivolo che le era sfuggito, se lo lecco e poi ripulì fino all’ultima goccia il mio uccello.

A questo punto avevo bisogno un momento per potermi riprendere e avere un’altra erezione, l’idea per passare il tempo non tardò ad arrivare, lei esclamò “Tito, guarda che sorpresa che ho” e si sfilò le mutandine mostrando orgogliosa la sua passera con il pelo scolpito a triangolo tinto di verde prato e riprese “doveva essere una sorpresa per mio marito, ma penso che tu l’apprezzerai di più cugino”, detto questo mi buttò sul divano e lei prese a fare uno spettacolo di danza sexy, accidenti se era brava ed eccitante, non tardai a sentire il serpente che si stava riprendendo, non aspettai che fosse completamente sveglio, volevo brucare quel praticello.

Quindi presi Ramona la buttai sul lettino e affondai la faccia tra le sue cosce, le spalancai la passera, la leccai e succhiai da ogni goccia dei suoi umori, la masturbai anche, fino a che non mi esplose in faccia con un urlo
fortissimo.
Quando riprese respiro sorridendo maliziosamente esclamò “Ora che hai brucato il mio praticello hai anche di intenzione di ararmelo e annaffiarmelo?” “Sai mi sento l’utero inaridito”.
Che avreste fatto voi?
Io ingranai la marcia e dentro, ma lei mi fermò e chiese “Tito, che ne dici se ti cavalco io?” “La missionaria la faccio con mio marito e sono stufa”.

Mi hanno sempre detto di ubbidire a chi ha più anni di me, anche se non si riferissero a questo caso Hahaha.
Una volta sotto lei si impalò lentamente, accidenti era bollente a tal punto che temevo potesse scottarmi, una volta dentro tutto iniziò a dimenarsi come una pornostar e cavalcarmi, io tenevo saldamente le mani sulle sue tette strizzandole di tanto in tanto facendole fare qualche urlo alternato.
Volevo fare ancora una cosa prima di venire, allora gli dissi “Girati che ti voglio mungere come una vacca”.

La cosa le piacque tanto che rispose “sono una vacca da latte, desidero che tu mi munga” e detto questo si sfilò per girarsi e riprendere a cavalcarmi, ma a questo punto avevo le labbra saldamente su i suoi capezzoli, accidenti se erano dolci, quando fui prossimo a venire per la seconda volta le dissi “sto per venire, voi farti un’altra bevuta?” e lei velocemente mi rispose, “ti ho detto che voglio che mi inondi l’utero, ne ho tanto bisogno”.

Allora strinsi il suo pube contro il mio e con un bel colpo gli spinsi lo schizzo quanto più in profondità che potevo, lei urlò “cazzo, sei proprio un fiume in piena”, la trattenni su di me fino all’ultimo schizzo.
Quando mollai la presa lei si sfilò e su mise a sedere sulla sedia a gambe aperte e disse “Ahh, per ora mi sono saziata, ma ho ancora un po’ di fantasie, non sparire, voglio che mi aiuti a realizzarle”.

Prossimamente vi parlerò delle altre fantasie di Ramona, per ora un saluto e commentate.

L’odore del sesso

Cos’è successo?
Dove sei andata? Dove è finita la ragazzina a cui infilavo le margherite
tra i capelli, quelli fluenti, lunghi e lisci come seta, non quella
acconciatura da matrona romana che hai ora, che giocava e si rotolava nei
prati con me e rideva e si scherniva e poi mi baciava d’impluso con tutta
la foga spensierata dei vent’anni?

Ti guardo ora. Non sei più la stessa. L’espressione indurita tra gli occhi
e lo sguardo cupo che non si accende più per me.

Niente più corse nella
spiaggia deserta all’imbrunire, niente più falò e stelle cadenti e baci e
carezze e ansimi e sussurri e il tuo corpo morbido e il mio teso e proteso
verso di te.

Una fila interminabile di ombrelloni. Tutti dello stesso color ruggine,
perfettamente allineati. In questo nostro nuovo mondo non c’è più spazio
per il disordine.
Una casa di proprietà, due figli, un rassicurante conto in banca e un suv
nuovo fiammante come si conviene ad una famiglia come la nostra.

Tutte le
cose giuste e al loro posto.

Lo vedo. Lo vedo come lo guardi, non è una novità per me quel tuo sguardo
sornione e malizioso.
Mediamente alto, mediamente sovappeso e mediamento sposato. Pizzetto e
tempia rasata. Occhi azzurri.
Io gli occhi ce li ho marroni, il colore più anonimo dell’universo. Come me.
Sguardi ricambiati e insistenti tra le sdraio e i lettini unti di crema
solare e corpi bagnati.

Sguardi azzurri e neri che si intrecciano, sopra i nostri bambini che
giocano assieme, sopra la noia del matrimonio, sopra la noia di tutta
questa vita.
`Allora vado’
`Sì, resto io con i bambini’
Si è truccata. Solo un velo leggero, ma c’è. Non ci sarebbe nessun bisogno
di restare. Giulia e Federico dormono come sassi e in ogni caso sono
abbastanza grandi per poter stare qualche ora da soli.
Ma non ne ho voglia.

Non ho più voglia di attrezzatissimi villaggi con le
palme, di vialetti lindi e ordinati, di animatori forsennati e insistenti
e dei loro giochini demenziali. Ho voglia di disordine.
Chiudo gli occhi. In questo momento vorrei essere su una spiaggia deserta,
con il vento dell’oceano che ti soffia forte sul viso e una ragazza che si
lasci infilare fiori tra i capelli.

E invece esco. D’impulso. Aria. Ho bisogno di aria.

Il tirreno non è
l’atlantico ma se chiudo gli occhi potrei farlo diventare, non sono poi
così vecchio da non saper più sognare.
Passo accanto all’anfiteatro, tronfio di musica e baldoria.
Dall’altoparlante la voce del capo animazione che arringa la folla in
delirio da vacanza. Stanno facendo un gioco, mi sembra ci capire,
reclutano coppie tra gli uomini-bambini e li fanno giocare insieme proprio
come grossi bambinoni ritardati. Sto per passare oltre quando qualcosa mi
induce a fermarmi.

Una risata che ben conosco, in quel bosco di rumori e
schiamazzi. Una risata argentina, fresca e allegra come non la sentivo più
da vent’anni.
Infatti è lei sul palco. Accanto, tra lei e l’animatore c’è il tipo della
spiaggia.
Ondeggia, si muove e ride in quel gioco per bambini deficenti.
Il tipo col pizzetto è istrionico, si vede lontano un miglio che cerca di
far colpo su di lei, che d’altro canto non si rifiuta affatto.

Se volete
far colpo su mia moglie fatevi venire gli occhi blu. Sono una garanzia.
Ecco, dovrei sentire dolore adesso, gelosia la chiamano, e invece nulla.
Il vuoto.
Il gioco prevede che i due si struscino e si intrecciano in posizioni
complicatissime, chiaramente erotiche. I suoi seni si posano sulla schiena
dell’uomo, che si volta sopreso. Ha chiaramente gradito e lo sguardo che
le getta nella scollatura è carico di cupidigia.

Sorride soddisfatta. Ha notato l’abbraccio azzuro sui propri seni e lo
sguardo che gli rivolge è più di una promessa.
Non so perché lo faccio.
Perché me ne sto acquattato dietro un salice, nell’ombra deserta dei campi
sportivi a spiare come un guardone mia moglie che si concede ad uno
sconosciuto.
Neanche una traccia di quel dolore che dovrebbe arrivare e non arriva.
Rimango a guardarlo mentre le palpa il seno, lo stringe con forza, le mani
a coppa sopra la stoffa leggera del vestito estivo.

Non le aveva così grandi una volta le tette. Credo le siano cresciute con
le gravidanze e dopo sono rimaste lì voluminose e ingombranti, pronte a
far la gioia di qualche infedele con gli occhi azzurri e il pizzetto.
La bacia sul collo e subito vedo mia moglie arrendersi languidamente con
la libido sul viso.
Se volete scoparvi mia moglie baciatela sul collo. Non resiste, garantito.
Affonda una mano nella scollatura, impasta a lungo, a semicerchio poi le
sbottona il vestito.

Una mammella, grossa e pesante sguscia fuori dal reggiseno, mezzo
abbassato.
E’ bianca come il latte e la sua apparizione imprevista e prepotente
squarcia il buio della notte e mi suscita un brivido del tutto inspettato.
Non lo conosco più il tuo corpo. Non conosco queste tue nuove forme
procaci da signora. Troppo tempo è passato dall’ultima volta che ti ho
sfilato la camicia da notte e ammirato il tuo corpo nudo nella luce
tiepida e discreta della nostra camera.

Ti bacia le tette. Una alla volta. Succhia, e quei larghi alveoli viola
che così tante volte ho leccato, spariscono ingoiati nel lordo pizzetto di
una bocca estranea e sconosciuta.
Ti solleva la gonna, mentre tutto intorno i grilli iniziano a frignare
salmi ossequiosi.
Le mutandine bianche, nel fondo delle cosce abbronzate. La sua mano che vi
penetra, tu che reclini il capo e sospiri.
E’ fatta, chiaramente si è arresa, niente più impedirà a quest’uomo di
scoparsi mia moglie nel silenzio complice di quest’angolo appartato.

Non certo io che me ne sto impietrito dietro questo albero piangente a
ruminare sentimenti che dovrei provare e non provo e altri nuovi che non
dovrei avere e ho.
Si inginocchia davanti a te e la sua nuca rasata sparisce sotto la gonna
nera, le mutandine cadono alle caviglie e tu strabuzzi gli occhi, sospiri
e lasci che quest’uomo, di cui non conosci neanche il nome, ti lecchi
voluttuosamente la fregna.

Te l’ho insegnato io questo gioco. All’inizio non volevi saperne di
rapporti orali. Cose da a****li dicevi. Solo poco alla volta ti sei
lasciata andare ai miei baci e alle mie esplorazioni bagnate.
`porca miseria, sto venendo!’ mi hai urlato con voce ridicolmente ingenua
quella prima volta. Mi sembra di sentire ancora il bruciore delle tue
cosce sulle guance, il tuo sapore sozzo sulle lingua.
E’ la vampata di un attimo poi torno al presente.

Il presente ora è
davanti a me, sotto la luce diafana dei lampioni del campo di
pallacanestro. E’ mia moglie, quella che ho sposato più di dieci anni fa,
è la madre dei miei figli che poggiata contro un albero, le mutande calate
e le gambe divaricate, si fa leccare la fica da quest’uomo.
In fondo sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Lo sapevo dal giorno
in cui ho iniziato a non guardarla più mentre si spogliava, la sera.

Ad
ignorarla per giornate intere a respingere digustato l’idea di dover fare
qualcosa con quell’arpia velenosa con cui avevo appena finito di
azzuffarmi per una luce lasciata accesa o per il volume troppo alto.
Qualche estemporanea e sbrigativa avventura extraconiugale, mi aveva
definitivamente spento ogni residuo trasporto.
Eppure mi sembra di scoprirti in una luce nuova mentre quest’uomo ti
spoglia e si spoglia a sua volta davanti a te.
Forse sarà per quel seno bianco che ciondola mollemente fuori dalla
spallina, o forse sarà anche per la mano che ora gli insinui nei
pantaloni, ma qualcosa mi si muove dentro.

Un desiderio nuovo che credevo
ormai scomparso mi assale nel vedere quella mano muoversi nei pantaloni
dello sconosciuto.
Gli stai toccando il cazzo. Stai stringendo un cazzo che non è il mio. E
muovi quella mano stancamente mentre lui ti abbassa vestito e reggiseno in
unica soluzione e le mammelle ti balzano fuori tremolando come due
sacchetti di gelatina.
Lavori per liberarlo, cinghia bottoni, lampo e infine arrivi.
Un brivido e una fitta violenta al costato quando finalmente ti vedo
stringergli il cazzo eretto.

Lo masturbi mollemente, con quel ritmo stanco
che ben conosco. Non dura molto. Lui ti pone le mani sulle spalle
costringendoti ad abbassarti. Lo sappiamo tutti e tre cosa devi fare, ora.
O almeno quello che lui pretende da te.
Ecco. Ora voglio proprio vedere cosa succederà. Se davvero mia moglie se
lo farà mettere in bocca quel cazzo schifoso. Perché lei la odia sul serio
questa cosa qui.
Dopo anni di insistenze e tentativi io ci avevo perso ogni speranza a
farmi fare una pompa da mia moglie finchè nella più inaspettata delle
sere, per la prima ed unica volta, successe davvero.

Era morta sua madre quella stessa mattina e non so se per la depressione
seguita o cosa ma finimmo a letto praticamente subito e lì tra un
singhiozzo e una lacrima mia moglie finalmente acconsentì a farselo
mettere in bocca.
Mi sembrò di toccare il cielo con un dito, anche se tecnicamente non fu
una gran cosa. Era la prima volta in vita sua che lo faceva e non sapeva
bene come muoversi.

Se lo strofinò un po’ tra le labbra aperte e quando
finalmente si decise ad infilarselo in bocca non gli riuscì di andare
oltre il glande.
Io comunque eiaculai quasi subito. Non me ne accorgo al momento, ma anche i grilli hanno smesso di lagnarsi e ora siamo tutti lì ad aspettare e vedere cosa farà mia moglie.
E finalmente Marianna si muove. Lo tiene tretto nel pugno, apre la bocca,
si china e –proprio in quel momento con un gran fracasso partono gli
irrigatori automatici.

Per una attimo la scena è comica, tu balzi in piedi
nuda e lui, che ti viene dietro, con quel cazzo penzoloni sembra quasi un
satiro che rincorre la preda.
Si rincorrono e cercando di allontanarsi dal getto d’acqua finiscono per
cadervi proprio sotto e avvinghiati uno all’altra tentano di liberarsi
degli ultimi indumenti che hanno indosso.

E ora guardate me. Sono quello di spalle, stempiato e un po’ ingobbito.
Guardatemi mentre mi masturbo guardando mia moglie fare sesso con un altro
uomo.

Guardatemi mentre le ammiro il corpo nudo e abbronzato e la riscopro
come fosse la prima volta.
Tra le pieghe della gonna sollevata in vita, le si intravede la fica.
Smetto anche di masturbarmi per osservare meglio questo buco che una volta
mi apparteneva e dove presto un altro uomo penetrerà al posto mio, se non
faccio niente.
E’ da così tanto tempo che non gliela vedo che mi sorprendo a scoprirla
perfettamente liscia e glabra.

Non sapevo si depilasse là. Ai nostri tempi
o alla nostra età, non c’era e non c’è questa moda di radersi il pube. Il
fatto che l’abbia fatto me la fa riscoprire più giovane e disponibile.
Forse non è ancora gelosia ma inizio a provare quantomeno invidia per
questo stronzo con gli occhi azzurri che è riuscito a portarsi a letto,
cioè sul prato, mia moglie con le sue nuove tette e la figa depilata.

Succede senza che me ne accorga. Lei è distesa prona e lui le è sopra
mordicchiandogli l’orecchio. Adesso dovrei intervenire e strappargliela
via. Mi accorgo che sta succedendo qualcosa solo quando vedo il culo nudo
di lui muoversi ritmicamente su e giù.
Una fitta mi trapassa il cuore. Dovrei scappar via ora oppure saltargli
sopra e strapparglielo di dosso, qualunque cosa. E invece rimango qui a
soffrire guardando mia moglie che si fa scopare come una cagna da un altro.

Vi vedo bene ora che ti ha fatto mettere carponi. Non si è preso neanche
il disturbo di toglierti il vestito. Hai la gonna arrotolata sulla schiena
e dalle spalline abbassate le pesanti mammelle, fuori dal reggiseno
oscillano violentemente, dal viso allo stomaco, infrangendosi con un tonfo
sordo ora su uno e poi sull’altro.
Neanche le più trucide mignotte si fanno sbattere così in mezzo al campo
di uno squallido giardino periferico.

Puttana! Puttana! Puttana! Grido.
Poi vengo sborrando copiosamente sulle margherite. Rientri che è quasi l’alba. Sgaiattoli in bagno cercando di non far
rumore. Mi assicuro che i bambini dormano e ti raggiungo. In mano tengo
stretta una sbarra di ferro.
Sei davanti allo specchio e ti bagni il viso. Hai gli occhi cerchiati di
rosso. Devi aver pianto. Sollevi lo sguardo e guardi senza capire la mia
faccia truce riflessa nel chiarore del neon.

Hai dei lividi sul collo e sulle braccia. Una spallina del vestito è
strappata e sotto si vede la mammella gonfiare il reggiseno. Puzzi di
sesso ed erba bagnata.
Sento un brivido alla schiena mentre sollevo la pesante sbarra. Mi fai
schifo, ti odio come non mai e ho una voglia matta di scoparti.
Senza una parola ti vengo dietro con la sbarra spianata. Ti strappo di
nuovo il vestito, denudantoti il petto e affondo il viso nell’incavo del
collo.

Ti irrigidisci, poi chiudi gli occhi e ti lasci andare e mi
carezzi, cercando con la tua bocca la mia. Sobbalzi quando senti la mia
sbarra infilarsi tra le tue chiappe.
Ti faccio chinare sul lavandino, scopro la tua fica, la tua nuova fica,
depilata e sozza e guardo la tua faccia attonita rattrappirsi in una
smorfia di piacere mentre la mia sbarra penetra lentamente dentro di te.

QUELLA METROPOLITANA …..GALEOTTA

Era da tempo che la mia signora, voleva far un giro per Milano, per “ assaporare “ il caos cittadino, cosa alla quale abbiamo rinunciato anni fa, per andar a vivere in campagna.

L’ occasione, era una delle solite fiere fuori salone, e siccome la giornata prevista era di quelle calde, ne avremmo approfittato per un po’ di sole, per le ossa.

Robi, aveva optato per sandali con zeppa, comodi, per evitare affaticamento, una gonnella di jeans, che finiva con una balza di pizzo, forse un po’ corta, e una maglietta aderente color beige, che metteva in mostra la sua 4°.

Diciamo che non passava inosservata, anzi forse un tantino appariscente, ma si sa, alla maiala piace così.

In giro per la città, la solita bolgia, da prendersi a gomitate, per poter veder bene le cose più interessanti, io invece, poco interessato, stavo sempre un paio di passi indietro, tanto per non prendere gomitate gratuitamente.

Questo mi permetteva di guardar la mia piccola, da un punto di vista generico, e devo dire, che ogni volta che si sporgeva in avanti per curiosare da vicino, più approfonditamente, si vedeva benissimo la piega delle chiappe, ed ogni volta producevano un sussulto piacevole al sottoscritto e al ben capitato di turno.

Ad un certo punto, mi accorgo, che un paio di ragazzi, età stimata, circa 28 / 30 anni, curano ogni movimento di lei, e la cosa mi mette sul chi và là.

Li vedo abbassarsi sulle ginocchia, ogni volta che lei si sporge in avanti, per poter osservare meglio, lei chiaramente ignara della cosa.
Allora decido di avvicinarmi a Robi, e facendo finta di esser uno sconosciuto, le chiedo qualcosa in riguardo alle cose esposte, per poi avvisarla dei due ragazzi che la stan curando da qualche tempo, in modo da tener ben salda la borsetta.

Faccio finta di niente e mi allontano, mentre lei, si gira con fare disinteressato, a cercare con lo sguardo, i due ragazzi, che la stanno osservando, i loro sguardi si incontrano, ed entrambi sorridono, con quei sorrisi di circostanza.

Ad un certo punto, i due, si fanno intraprendenti, si avvicinano, tanto, al punto che, quando lei si abbassa come al solito, uno dei due, si trova così vicino da urtarla con il pacco gonfio dei pantaloni.

Robi, si alza di shitto, scusandosi, dicendo che non voleva esser così maldestra, per tutta risposta, il ragazzo sfacciato, le fa notare che invece lui voleva urtarla, mettendo in mostra un notevole rigonfiamento.

A lei scappa una risata, ma la cosa finisce lì. Lei si gira verso me, per capire cosa fare, ed io con un cenno, le faccio capire di entrare nel negozio difronte. Così facendo, i due ragazzi, spiazzati, proseguono lentamente per il loro percorso.

Entro anch’io e subito lei mi viene in contro ridendo, dicendomi, che secondo lei, i ragazzi, non puntavano la borsetta ma ben altro, risata generale.

Dopo qualche minuto, usciamo, e con piacere, notiamo che i ragazzi, non sono più visibili, bene, possiamo finire il nostro giro, senza troppe preoccupazioni, se non qualche altro complimento pesante, rivolto al bel culo che ogni volta lei mette in mostra, qualora si sporge in avanti.

Ma si sapeva, che sarebbe andata così, con una gonnellina inguinale …..ma che attizza ….

Pian piano, ci avviamo alla fermata della metro, meno male, penso, non son abituato alla bolgia, meglio la nostra quiete agreste.
Saliamo sul vagone, e come molte volte capita, non siamo vicini, tra di noi ci sono tre / quattro persone.

Alla prima fermata, la gente si muove, chi scende e chi sale, faccio per avvicinarmi …… e vedo che davanti a Robi, salgono i due della fiera, e si posizionano dietro lei, schiena al vetro.

Mi blocco subito, meglio tener le distanze dal “ nemico “ ….

Robi fa finta di niente, si gira con calma, ed accenna un sorriso. Ad un certo punto, durante il trambusto del cambio passeggeri, vedo Robi sussultare ed irrigidirsi, il solito intraprendente ragazzo, le ha appoggiato una mano su una chiappa, e la tiene lì , ferma, in attesa di reazioni.

Lei si gira con calma, verso di me, per una mia reazione, ma io le faccio intendere, che sia lei a decidere.

Mentre aspetto la sua reazione, guardo la mano del ragazzo, che continua ad accarezzare la chiappa di Robi, che si gira guardando il ragazzo, ma senza un espressione, che sia eloquente, e si rigira.

Dopo un attimo, vedo il secondo ragazzo, sistemarsi in modo da far da paravento, è a questo punto, che vedo lei, che si irrigidisce ulteriormente, mentre rossa in viso, si morsica un labbro.

Penso, ci siamo, shitta la rissa, lei si gira, guardandomi con la faccia paonazza, io le mimo con le labbra la frase: ti tocca la fica ?….

lei con un cenno mi indica si …. Lo fermo …. Le dico con le labbra … e lei fa cenno di no con la testa …. Che troia, penso …..

Mi sposto un po’ per vedere, ed in effetti, vedo il ragazzo che ravana tra le cosce della mia piccola, che comincia ad agitarsi e a mordersi sempre di più il labbro. Io l’ ho così duro, che non stà più nello slip
Anche i ragazzi maiali, hanno il loro problema, a mascherare l’ erezione.

Altro trambusto, con cambio passeggeri, e il porco intensifica il lavoro di dita, nella fica di famiglia.

Robi comincia a tremare, ci siamo, tra un po gode, spero solo che non lo faccia a bocca aperta, altrimenti … che figura …. Di colpo si irrigidisce, e cominciano a scenderle una quantità esagerata di goccioloni di sudore … ha goduto …. la porca.

Altra fermata, i due ragazzi, si spostano dalla postazione, e il porco nel muoversi, le sussurra qualcosa all’ orecchio e poi scende, mentre si richiudono le porte.

A questo punto mi avvicino, e chiedo come và, lei mi guarda con la faccia rilassata, di chi ha appena goduto con due dita nella fica, e mi dice “ Benissimo …. è stata una cosa indescrivibile …. ”

Le chiedo cosa abbia sussurrato il ragazzo passando, e lei mi dice che il porco si è sborrato nei pantaloni, ridendo.

Io la bacio in bocca e le sussurro “ sei una gran troia …..” e lei di risposta, appoggia la mano sul mio pacco ancora duro e sussurra “ si ….. la tua troia ….. porco”

Cazzo ….

ha ragione ….

Voglia di cose porche. parte 1

“Dimmi la verità, che effetto ti fa sapere che quest’uomo quando mi vede mi guarda fisso e mi desidera?”
“Mi ingelosisce terribilmente ma contemporaneamente mi eccita, mi fa venire voglia di cose porche!”

Ecco glielo avevo detto. Era da qualche tempo che lottavo tra me e me, tra la gelosia che un uomo bramoso della mia donna suscitava in me e l’eccitazione che tutto ciò mi provocava fino a farmelo venire duro come la pietra, ed ora finalmente l’avevo detto ad alta voce a me stesso e a Sveva.

Qualcosa ora era cambiato, entrambi abbiamo iniziato a sentirci più veri, autentici, liberi di condividere anche quei pensieri che per qualche motivo avevamo sempre tenuto nascosti per pudore, o forse per paura di ferire reciprocamente la nostra sensibilità.

Di fatto i nostri messaggi sono diventati prima hot poi porno. Ero a lavoro pensando al calore della sua bocca sul mio cazzo o alle acrobazie della sua lingua intorno alle palle? La foto del rigonfiamento che mi portavo tra le cosce era d’obbligo.

Click, invia.
Pochi minuti e mi ritorna il video delle sue dita infilate nella sua figa succosa, con tanto di commenti del tipo “mi raccomando aspetta me stasera che ti svuoto io per bene!”

Verità mai dette, sensazioni mai provate, esperienze mai fatte, ci stavano ingolosendo sempre di più. La nostra fame di “cose porche” cresceva sempre di più, e non perdevamo occasione per dircelo e per fantasticare su come e dove sarebbe stata la prima volta.

Le confessai che mi eccitava da morire pensare di poterla avere insieme ad un’altra donna e/o insieme ad un altro uomo. Ed ogni volta, un suo gemito, un nuovo mugolio di piacere, hanno accresciuto la mia voglia di renderla “la mia puttanella”.

Cominciai a chiamarla così nell’intimità, e a lei è piaciuto così tanto che ha iniziato a concedersi in posizioni da vera pornostar, a cercare penetrazioni sempre più profonde, ad usare e farmi usare il suo corpo comunque ed ovunque per darmi il massimo del piacere, e farmi godere liberamente a voce alta come piace a lei.

Abbiamo sempre scopato ovunque io e Sveva, in casa sul tavolo, sbattuta al muro, a terra, sul divano, vicino al camino, mentre cucinava, ma quell’estate mi venne voglia di portarla fuori in giardino, di prenderla a pecorina sul cofano della sua macchina parcheggiata, e scoparla lì alla mercé della vista di eventuali passanti che ne avessero sentito i gemiti dalla strada o della sua famiglia al piano di sopra. Lei fece dapprima resistenza, diceva di non volere ma le leggevo negli occhi tutta l’eccitazione da cui era attraversata da capo a piedi.

Le infilo una mano tra le cosce ed è così tanto bagnata che quasi faccio fatica a sentire l’ingresso della figa. Sembrava un’unica pozza di umori dalla coscia in su. A quel punto ero un tutt’uno col mio cazzo duro, completamente allagato d’eccitazione le afferro il polso e la strattono con forza verso l’uscita, lei si abbandona al mio impeto e si lascia andare, sento che è in mio volere.
Arriviamo all’auto in pochi attimi.

“Appoggia i gomiti sul cofano!” -le dico-
Lei guarda fuori, cerca passanti, è eccitata ma nervosa, e con un filo di voce misto a mugolio: “Si”
Ha uno dei suoi sensualissimi vestitini estivi, colorati, leggeri da lasciar intravedere tutto in trasparenza, che si appoggia a sfiorare le sue forme, corto da scoprire il culo ogni qual volta accenna a protendersi in avanti. Figurarsi ora, che a gambe strette man mano si china sempre di più fino ad appoggiare completamente gli avambracci sul cofano della sua peugeot bianca; con quel gran bel culo che mi ritrovo davanti, lei che freme in un misto di paura e voglia d’essere scoperta, mi sbottono i pantaloni, ci infilo la mano dentro, afferro e tiro fuori il mio pisello ormai bello duro e pronto all’uso.

La voglia di scoparla è tanta, così con una mano le allargo le chiappe e con l’altra glielo infilo in figa senza fronzoli; non può urlare come le piace fare di solito, ma geme con intensità sotto i colpi della mia verga dura.
“Si.. si.. sbattimi.. sbattimi..” -continua a sussurrare con la voce strozzata.

Quando ecco il rumore di una macchina avvicinarsi al cancello.
“Oddio mio fratello!”, cerca di divincolarsi per liberarsi ma la mia presa è salda e quello non è il rumore della macchina del fratello, perciò continuo a scoparla la mia puttanella senza dare il minimo accenno di volermi fermare.

A quel punto non può fare altro che stendersi ulteriormente sul cofano e di riflesso spalancare completamente le gambe; per me è il paradiso. Non più il cazzo stretto nella morsa delle cosce ma largo e libero nella sua accogliente figa grondante.

Quell’auto passò oltre ed io le riversai nel ventre un violento getto di sperma caldo che l’ha fatta godere ancora di più.
Mi sono sentito sempre più preso ed innamorato di questa donna che stava riuscendo a farmi sentire davvero completamente appagato.

La spinta che in passato mi aveva portato a desiderare un’altra donna, da quando c’era lei si era trasformata nel desiderio di andare sempre più oltre, ma con lei.
Mi confessò poi tutta l’eccitazione che aveva provato in quel momento col rischio d’essere vista dai vicini o da chiunque altro e che il suo sogno erotico era proprio quello di guardarmi mentre mi eccito fissando il culo o le tette di un’altra donna e/o di essere guardata mentre soddisfa un cazzo e gode, con me protagonista o osservatore.

A quel punto il limite era stato consapevolmente varcato.

Jotaro, il mio amore giapponese – Capitolo 7

Capitolo Sette: “1981”

Era il gennaio. 1981. Eravamo insieme di nuovo ed eravamo felici.
Ritornammo a scuola dopo la fine delle vacanze natalizie e ritornammo ai libri di scuola. Avevamo deciso di dedicarci insieme al campo dei computer.
Riuscimmo a stare insieme più spesso che potevamo e godevamo della nostra vicinanza. Qualche volta riuscivamo a fare l’amore, qualche volta no. Non era importante il farlo, lo era lo stare vicini.

Continuammo ad aiutarci l’un l’altro nei compiti in classe ed i miei voti migliorarono. I miei genitori ne erano felici e sembrava pensassero che la mia amicizia con Jotaro fosse una cosa positiva per me. Se avessero saputo davvero che eravamo innamorati, non mi avrebbero permesso di frequentarlo. Oggi mi chiedo se non avessero mai saputo di noi.

Alcuni eventi notevoli si verificarono nel 1981. Una delle mie sorelle stava con un ragazzo che mi piaceva molto.

Io pensavo che fosse così carino! Annunciarono che si sarebbero sposati in estate. La mia famiglia era contenta della notizia ed anch’io lo ero. Voleva dire che avrei avuto una camera tutta per me fra non molto e questo voleva dire più privacy con Jotaro. Fino a quel momento avevo condiviso una stanza con il mio fratello minore, Roby, che era una vera rottura, non lasciava mai che io e Jotaro stessimo un po’ da soli quando lui veniva da noi.

Io non avevo mai privacy quando volevo stare da solo e farmi una sega sognando Jotaro.
Vivere con Roby era estremamente stressante. La mia famiglia era costantemente sull’orlo della crisi e mia mamma era quella più colpita. Il fatto che stesse per tornare a casa dal collegio per l’estate non la rendeva affatto felice. Quando i miei parenti, che stavano dall’altra parte del paese, appresero la notizia del matrimonio, furono molto contenti. Conoscevano la situazione con Roby, ed uno dei miei zii, un orso di uomo, si offrì di venire da noi, dopo che la scuola fosse finita, per aiutare.

Quello che realmente voleva era che Roby si prendesse le sue responsabilità e mamma non dovesse preoccuparsi di lui mentre noi facevamo quadrare le cose per il matrimonio. Mamma sembrò molto felice quando chiuse la comunicazione con lo zio.

Nei mesi che portarono al matrimonio la mamma fu molto occupata dalle infinite cose necessarie. Naturalmente Roby continuava a fare lo stronzo mettendosi nei guai più che mai nei fine settimana. Una semplice visita alla biblioteca divenne una situazione preoccupante, Roby aveva aperto una macchina e preso dei soldi dal cruscotto.

Ricordo che mio papà era furioso. Dopo che lui e Roby ebbero discusso, mio fratello riuscì a sedersi per un paio di giorni. Jotaro capì che ero stressato e fece di tutto per essermi d’aiuto.

Scuola e lavoro in casa mi tennero occupato, ma non troppo da evitare di incontrare Jotaro. La sua famiglia era sempre contenta di vedermi ed io mi sentivo sempre il benvenuto in quella casa. Era anche un rifugio per me, dove potevo scappare quando a casa le cose peggioravano.

C’era molto stress e mi dispiaceva per i miei genitori che dovevano sopportare le cazzate che Roby combinava a scuola. Io facevo quello che potevo per cercare di ridurre la tensione anche se loro non riconoscevano i miei sforzi, di solito lo facevano più tardi.
“Ti senti bene?” Mi chiese Jotaro un pomeriggio di maggio dopo avermi fatto un massaggio intenso.
“Decisamente!” Sospirai: “Dovresti farlo ai miei genitori. ”
“Questa è un’idea, ma non potrei spingermi così in là come faccio con te, amore.

Comunque sono sicuro che l’apprezzerebbero. Ti mostrerò come massaggiare il collo e trovare sulle spalle le aree giuste per rilassarli. ”
Quella notte mi insegnò ed io lo feci a mio papà. Lo rilassai tanto che riuscì a dormire davvero per la prima volta dopo secoli. Gli piacque e quindi lo feci alla mamma. Non dovettero chiederlo una seconda volta, lo facevo automaticamente quando loro erano sulle loro sedie favorite a guardare la tv.

So che li aiutai moltissimo.

Il sesso tra me e Jotaro rallentò per un po’, lui sapeva perché e non si preoccupava. Le poche volte che lo facevamo era come essere in paradiso. Amavo baciarlo e toccarlo, lui amava stringermi e leccare ogni parte di me. Io amavo succhiargli i capezzoli, i rilievi così duri ed eretti, lui amava leccarmi e succhiarmi le palle. Amavamo il 69 e succhiare il cazzo duro dell’altro.

Lui diventava molto focoso mentre mi inculava, io amavo sentire il suo cazzo rigido muoversi dentro di me. Anch’io diventavo focoso con l’uccello profondamente dentro di lui. Era una profonda, gioiosa comunione che ambedue amavamo condividere. Ci faceva sentire bene essere uno con l’altro. Feci tesoro di quei momenti ed ancora ne faccio.

“Come ti va, amore?” Bisbigliò Jotaro nel buio della sua stanza.
“Questa notte è meravigliosa, essere qui da solo con te ed essere amato da te.

” Bisbigliai.
Sentii le sue labbra premere sul lato del mio collo, spedendo brividi su e giù lungo la mia spina dorsale.
“Tu mi fai sentire completamente innamorato. ” Lui bisbigliò, le sue dita solleticarono sotto le mie palle.
“Oh, baby, che…. che bello!” Mi lamentai.
Rotolammo insieme, le nostre labbra si incontrarono e danzarono insieme. Sentii il tocco della sua lingua nella mia bocca e le sensazioni erano meravigliose.

Dimenticai chi ero e mi sentii fuso in lui. Era come se fossimo diventati una cosa unica, il nostro amore ci portava in quel luogo e tempo, un luogo dove il tempo si fermava perché gli innamorati godessero dell’altro. (Non posso fare a meno di piangere un po’ alle emozioni che sto sentendo. ) Jotaro sapeva, capiva quello che sentivo e lo stava anche sperimentando. Non importava quante volte facevamo l’amore, ogni volta che lo facevamo era come la prima volta.

Mio zio Gianni arrivò la seconda settimana di giugno. Io l’avevo incontrato solo una volta ed ero estremamente felice di vederlo; anche lui lo era. Quando Roby capì quello che stava su succedendo, si sextenò. Ma finì molto presto, ricordo che ebbe una discussione con lo zio e Roby filò dritto per il resto dell’estate. Quando lo zio Gianni incontrò Jotaro, capì immediatamente che noi due eravamo innamorati. Avevamo paura che lo raccontasse.

Lui ci disse più tardi che aveva degli amici gay.
Lo zio era etero e non approvava, ma rispettava la nostra decisione di stare insieme. Approvò Jotaro e questo mi fece felice. Se fosse stato un altro tipo di ragazzo, penso che mi avrebbe detto di lasciar perdere rapidamente. Non avevo idea di cosa avesse visto in Jotaro, ma apparentemente gli piaceva molto e ne ero contento.

Fummo davvero occupati dopo l’arrivo di zio Gianni.

Tra lui, io, Roby e Jotaro (lui ci aiutava quando poteva), e la casa, il giardino ed il cortile tornarono rapidamente in forma. Jotaro ed io riuscimmo a fare qualche sveltina qua e là, io che gli succhiavo il cazzo nel capanno degli attrezzi, lui che succhiava il mio nel camper, io che gli davo il sedere in bagno e lui che me lo dava in camera da letto. Quelli erano momenti eccitanti, la possibilità di essere sorpresi era alta, ma era quello che rendeva la cosa più eccitante.

C’è da chiedersi come mai non fummo scoperti.
La settimana del matrimonio arrivò il resto dei parenti. Io ero felice di vederli e presentai loro Jotaro. Mio nonno Enrico (il padre di mio papà), ci prese da parte e ci diede la sua approvazione. Anche zio Luciano indovinò, ma tenne per sé i suoi pensieri.
La casa stava diventando piuttosto piena, così Jotaro offrì di farmi stare da lui in modo che gli altri potessero usare la camera da letto che mio fratello ed io dividevamo.

Era già stato deciso che alcuni di loro sarebbero stati in albergo.
Io avevo una sensazione molto forte dentro di me che qualche cosa stava per accadere a Jotaro e me. Sentivo qualche cosa profondamente dentro di me e finalmente mi resi conto di cosa era. Era il bisogno ed il desiderio di rendere speciale il legame tra di noi. Andai a cercare e trovai un anello d’oro, naturalmente solo uno, nulla di veramente elegante, e lo comprai.

Vi feci mettere le nostre iniziali. Lo tenni in tasca la mattina del matrimonio. Dovevamo andare in chiesa per le ultime cose tre ore prima. Dopo aver finito ci mettemmo ad ammirare la facciata della chiesa. I raggi del sole mattutino attraverso i vetri colorati creavano un effetto arcobaleno. Allora feci la mia mossa.
“Jotaro, ti devo chiedere una cosa. ” Dissi nervosamente.
“Cosa, amore?” Chiese.
Presi la sua mano e lo condussi sui gradini guardandomi intorno per vedere se c’era qualcuno.

Presi l’anello dalla tasca.
“Jotaro, io ti amo tanto. Tu sei tutto per me. Tu mi completi. Tu mi hai fatto felice. Tu mi hai insegnato tanto. Vuoi essere…mio?” Bisbigliai mentre facevo scivolare l’anello sul suo dito.
Lui mi guardò con le lacrime agli occhi: “Sì. ”
E anche lui fece scivolare un anello sul mio dito: “Io prometto di amarti ed occuparmi di te per sempre. ”
Ci baciammo, il tempo si arrestò e diventammo una cosa sola.

Il resto della giornata passò rapidamente. Ad essere sinceri non ricordo bene quello che successe dopo, ma fu grande. Tutto andò per il meglio. Quello era decisamente un giorno speciale per noi. Rimasi da Jotaro quella notte. Facemmo l’amore nella maniera più bella ed appassionata di quanto l’avessimo mai fatto. Eravamo così felici, non penso che avremmo mai potuto sentire qualche cosa del genere. Lo dicemmo ai suoi genitori e loro ci offrirono una bottiglia di champange per celebrare.

Sapevamo che io non potevo dirlo ai miei genitori per paura di quello che poteva accadere, ma vorrei e spero che un giorno loro capiranno. Io non avevo mai immaginato che essere innamorato potesse essere così magnifico, così grande, ma lo è. Non c’è niente di più grande. Eravamo la coppia più felice del mondo. Pensavamo che nulla avrebbe mai potuto farci smettere di stare insieme. La vita andava alla grande per noi.

Conclusione

Avevo deciso di terminare qui la nostra storia.

Ci amammo sia nei tempi duri che nei tempi buoni. La mia vita cambiò notevolmente dopo di ciò. La mia famiglia scoprì di noi e quello che videro in noi, li cambiò. La nostra relazione cambiò molte cose in tutte e due le famiglie.

Poi Jotaro scoprì che dopo il suo ventesimo compleanno sarebbero tornati in Giappone. Passammo insieme ogni momento possibile. Sapere che dopo due anni ci saremmo separati ci provocò molto dolore.

Non c’era nulla che potevamo fare.
Facemmo tesoro di ogni momento possibile. La notte dell’annuncio non facemmo nulla se non tenerci stretti l’uno all’altro sperando che fosse un cattivo sogno. Non lo era ed il suo ventesimo compleanno giunse troppo presto.
L’ultima notte facemmo l’amore nel modo più appassionato e completo. Lui mi tenne a lungo dentro di sé dopo che ero venuto ed io lo tenni in me a lungo dopo che mi ebbe penetrato.

Non avrei mai pensato che potesse esserci tanta tristezza come quando se ne andò.

La tragedia colpì la sua famiglia un anno dopo il loro ritorno. Tutti, eccetto Jotaro rimasero uccisi in un incidente stradale. Noi ci tenemmo in contatto ed io avrei voluto essere là per dargli il mio appoggio. Mi chiamò e passammo quattro ore al telefono. Continuammo a scambiarci lettere fino a ventisei anni.
I nostri compleanni erano nello stesso giorno.

Quel giorno lui era andato nella fabbrica dove lavorava come direttore della produzione. Un dannato incidente prese la sua vita quel giorno.
Nello stesso momento ebbi una visione di lui che entrava nella mia stanza e si sedeva sul mio letto. Lo riconobbi e parlammo. Lui mi baciò e mi disse che sarei stato di nuovo felice. Si girò e se ne andò attraverso il muro. Allora compresi che gli era successo qualche cosa.

Un settimana più tardi due giapponesi bussarono alla mia porta. Mi diedero una shitola. Dentro c’era un chimono di cotone nero. Mi dissero quello che era accaduto. Piansi per ore. Fui inconsolabile per mesi.

Ci sono dei momenti in cui mi sento triste o depresso, allora sento le sue braccia intorno a me e lui che mi parla a bassa voce: “Sono qui, Davide. Voglio sempre essere qui.

Io ti amerò sempre anche se ho dovuto andarmene. Io ti amerò, per come ci siamo amati e perché io ti ho amato tanto. Il mio essere è profondamente dentro di te e nulla potrà rimuoverlo. ”

Si dice che se si ama qualcuno profondamente e l’amato muore, il suo spirito rimane con te per il resto della tua vita. Io ci credo con tutto il mio cuore, perché è accaduto a me ed è verissimo.

Non c’è nessun potere più grande in questo universo dell’amore.

Lui avrebbe voluto che andassi in Giappone per presentarmi ai suoi parenti. Un giorno o l’altro ci andrò per trovare anche la sua tomba e piangere. Poi andrò a visitare i luoghi che avevamo progettato di vedere insieme. So che lui ne sarà felice.

Una chiusura triste, ma la vita riserva gioie e dolori, l’importante è godere delle gioie ed utilizzarle per superare i dolori.

Se vi è piaciuto il racconto fatemelo sapere, come sempre i vostri commenti sono molto importanti per me.