Scopata

Sapeva che avremmo scopato. Lo sapeva appena l’avevo invitata a cena. Ristorante romantico, luci soffuse, cucina ottima. Lo avevo capito quando aveva bevuto un paio di bicchieri in più del solito di vino. Di solito lo assaggiava appena. E poi aveva guidato veloce verso casa sua. Appena entrati si era diretta in bagno. Senza dire niente, non c’era bisogno di parlare, mi ero spogliato anche io e infilato nudo nel letto, con il mio cazzo già duro e scappellato.

Lei era apparsa in slip e niente altro. Un metro e sessanta scarsi, terza abbondante di tette, un filo di pancetta. Quando mi aveva visto nudo si era sfilata gli slip e si era sdraiata nuda nel letto. Sapevo che cosa voleva, anche senza parlare. Avevo iniziato a leccarle le tette e i capezzoli, lentamente, ma lei aveva preso la mia mano e l’aveva portata sul suo sesso. Voleva essere toccata, impazziva ad essere toccata.

Ero sceso sul suo sesso, quasi glabro.
Una leccata, un’altra, un’altra ancora. Un gemito di piacere. Poi più deciso, avevo affondato la mia lingua tra le grandi labbra, aprendole a poco a poco. Ne aveva voglia, lo percepivo e lei lo dimostrava offrendomi il suo sesso, alla mia lingua, alle mie mani. Iniziava a bagnarsi. Un dito dentro, poi un altro, poi tre. Altri gemiti. Poi la mia lingua dentro con delicatezza, con passione.

Ormai era bagnata. Avevo offerto il mio cazzo alle sue labbra e le lo aveva preso, leccandolo avidamente e bagnandolo di saliva. “Adesso lo voglio sentire dentro”. Le prime parole che diceva da quando eravamo entrati in casa. Ero entrato facilmente dentro di lei e lei si era aperta tutta per accogliermi. Un lungo sospiro di piacere.
“Adesso scopami come mi piace”. Le piaceva essere toccata con il cazzo dentro. Avevo allungato la mano per cercare il suo clitoride, già sensibile.

“Così”, mi aveva detto. Con una mano avevo iniziato a masturbarla, mentre il mio cazzo si muoveva lentamente nella sua vagina. A poco a poco avevo trovato il ritmo giusto, muovendo velocemente la mano e lentamente il cazzo. Lei aveva chiuso gli occhi, ma dalla sua bocca socchiusa sapevo che assaporava tutto il piacere che le stavo dando e che le riceveva. Aveva iniziato lentamente a muovere i fianchi, ad assecondare il mio ritmo, a cercare il suo, il nostro.

“Non fermarti”. No, non mi sarei fermato. Percepivo le sue ondate di piacere, che andava e veniva. “Più veloce con la mano”. Stava per venire. Sentivo la sua vagina contrarsi sul mio cazzo. “Così…così…così…non ti fermare…” E poi l’esplosione, un lungo gemito di piacere, interminabile, le contrazioni della sua vagina sul mio cazzo. “Vengo, vengo, godo”. Quando aveva riaperti gli occhi, ancora un po’ annebbiati dall’orgasmo “Scusa, ma a me piace così, lo sai ! Sono venuta da lontano ! Adesso vieni tu”.

Ero ancora dentro di lei, con il cazzo duro nella sua figa, ormai bagnata dall’orgasmo appena raggiunto. Le avevo appena dato piacere e lei sapeva come ricambiare. Si era sistemata nel letto con le gambe oscenamente aperte. “Scopami come vuoi, io sono venuta come una troia, adesso vieni tu dentro di me”. Non era da lei usare questi termini, ma sapeva che mi piacevano e mi eccitavano. Lentamente avevo iniziato a muovermi dentro di lei.

Piano piano, facendo scivolare lentamente il cazzo dentro e fuori, tutto. Avevo preso il mio ritmo e lei mi assecondava. Gemeva nuovamente, anche se, lo sapevo, non sarebbe arrivata ad un secondo orgasmo, ma come prima ero stato tutto per lei adesso lei era tutta per me. Non sarei riuscito a resistere a lungo. E allora avevo accelerato il ritmo della scopata. “Vieni vieni vieni lo sento tutto dentro vieni dentro di me !!!” Ero esploso dentro di lei, il mio cazzo, la mia cappella, la mia sborra dentro di lei, in un orgasmo lungo e interminabile.

Più tardi, ancora un po’ stravolti dal piacere, mi aveva accarezzato il cazzo ormai andato e mi aveva detto: “Mi piace così, lo sai, e poi quando sei venuto ho sentito il tuo cazzo pulsare dentro di me, mi sentivo tutta piena, del tuo cazzo e dei tuoi schizzi”.

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