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La prima volta ….2 cazzi

Ci risiamo, con i primi caldi, torna la voglia di bagni e tuffi, di fresco, di qualche situazione di refrigerio, visto che il mare è lontano, le alternative sono : la piscina …. ma troppo caos …. Il fiume ….. pericoloso …. o il lago …. decisamente abbordabile.

Armati di telo mare costume e bottiglia di acqua ghiacciata, ci incamminiamo sulla riva del lago che abbiamo scelto. Siccome la voglia è di libertà, cerchiamo un posto poco frequentato, e dopo un quarto d’ora di cammino, arriviamo nel luogo perfetto, una radura con erba bassa e schiacciata, segno che è usata sovente, un ingresso in acqua comodo, e piante tutte in torno.

Ci spogliamo completamente di vestiti ed inibizioni, e in un attimo siamo dentro a sguazzare come i bambini nella piscinetta.

Tempo 10 minuti, dalla vegetazione, sbucano tre ragazzi, dalla presunta eta di 25 / 30 anni. Porca miseria, penso, ci hanno invaso il nostro piccolo paradiso terrestre, menomale che hanno avuto l’ intelligenza di star al limite della radura, ovvero una decina di metri.

I tre, fan finta di niente, ma danno delle belle occhiate alla 4° di seno che sballonzola tra i giochi d’ acqua.

Al momento di uscire, Robi mi guarda preoccupata, per il fatto di esser completamente nuda, io la tranquillizzo, non credo ci sian pericoli.

Mentre ci avviamo agli asciugamani, vedo i ragazzi darsi gomitate, facendo finta di esser indifferenti, e parlottando tra loro. Dopo aver confabulato un po’, capisco questa agitazione, eran indecisi sul togliere i costumi o no, chiaramente da sfacciati, si tolgon tutto.

Vedo subito Robi, inforcare gli occhialoni da sole, e far la finta tonta, guardando di traverso i tre cazzi di giovane età, svettare all’ aria.

Poi decide di mettersi la crema solare, insistendo con estenuante lentezza, sul seno bello turgido, fin dove riesce, e poi chiede il mio aiuto, ma son sicuro che se avesse domandato ai ragazzi …. si sarebbe trovata con sei mani ovunque.

Parto dalla schiena, e comincio a schizzare liquido solare, come se fosse una sborrata gigante, poi con movimenti lenti forse fin che mai esasperanti, la spalmo ovunque, soprattutto sul lato del seno, che solitamente resta bianco.

Robi se ne accorge, di tutto questo esagerare, e mi redarguisce con un “ piantala di far il cretino, non vedi i ragazzi che mi divorano con gli occhi, e son lì col cazzo duro in mano …. ”

In effetti, è vero, i ragazzi … son impegnati a non farsi vedere … tutti rigidi ….

Ricomincio con la crema solare, partendo dalle caviglie, salendo con lunghe spalmate verso il culo, e interno coscia, e qui esce la maiala che è in lei … invece di trovar da ridire … allarga le cosce ogni volta che arriva la mano all’ incrocio ….

Dopo queste spalmate … vedo due dei tre ragazzi, alzarsi con il cazzo completamente in tiro, … buttarsi in acqua, forse per evitare spiacevoli figure, solo uno tiene duro, l’ unico di carnagione scura, tipo marocchino o tunisino, lui resta lì imperterrito col cazzo duro in mano … e proprio a dirla tutta un gran cazzo.

Dopo un attimo, Robi si gira a pancia in su, e vedo che si infila il perizoma, alzandosi in piedi, dicendomi che con il caldo, a furia di bere, deve far la pipi….

Ok rispondo reazione naturale, e la vedo infilarsi nella vegetazione.

Io son coricato, e curo i ragazzi in acqua, che si stanno schizzando tra di loro, poi mi giro a guardare il magrebbino e ….. cazzo è sparito.

Immediatamente mi alzo, e seguo il sentiero che ha preso Robi, facendo attenzione a non essere scoperto. Dopo pochi metri, vedo il ragazzo nascosto dietro una pianta, intento a farsi una sega, guardando la mia piccola, che qualche metro più avanti, è accucciata, con la fica in bella vista, dato il perizoma scostato, che sta facendo pipi, tanta pipi, che non finisce mai ….

Arrivo alle spalle del ragazzo, che non mi ha sentito, e gli sussurro all’ orecchio …. ” Ti piace è …. ” Lui si spaventa, si allontana da me per paura e smette di toccarsi

“ Si, mi piace da morire, non ho mai visto un seno così grosso, restare bello alto, e soprattutto così dal vivo”
Mi shitta la scimmia e dico … “ Ti piacerebbe toccarlo …..” ….. “ Non so cosa pagherei per poterlo fare “ e così dicendo, ricomincia a smanacciare il grosso cazzo scuro.

Nel frattempo, lei ha finalmente finito, e cercando di ricomporsi, ci viene in contro, non capendo la situazione, composta da me, con il cazzo duro, che parlo con un ragazzo nudo, anche lui con il suo affarone tra le mani, intento a menarselo

La fermo e le dico “ Amore, guarda il povero ragazzo, come è conciato per colpa tua, fai qualcosa per farlo rilassare “
Lei mi guarda stranita, poi guarda il cazzone del ragazzo, i suoi occhi, spalancati per poter vedere meglio le tette.

“ E cosa devo fare …. ” Dice lei, sapendo già cosa poteva fare …. ” Più che una sega …..”

A queste parole, il movimento della mano , del ragazzo aumenta di ritmo … e gli occhi brillano

Robi si inginocchia sull’ erba, trovandosi faccia / cazzo con il marocchino, allunga una mano, prende in mano il bastone di carne, e comincia un su e giù da professionista, passando la manina sul glande, per poi scendere al sacchetto dei coglioni, gonfio da esplodere, e risalire alla punta.

Io, per non esser da meno, le metto nell’ altra mano il mio, forse meno grosso del ragazzo, ma con altrettanta voglia di esplodere.
Il suo movimento di mani è perfetto, sale e scende alternatamente sui due cazzi rigidi, pensando che quella era la prima volta con due cazzi a disposizione. Dopo un po’ decide di baciare in punta di labbra, la cappella scura, facendo tremare il ragazzo, per poi spostarsi sul mio … infilandolo in bocca per metà.

La cosa si protrae per circa 5 minuti, quando, il ragazzo si fa intraprendente, e chiede se può toccarle le tette, …. un attimo di silenzio …. E poi lei si spinge in avanti, verso il ragazzo.

Che da ragazzo, si era trasformato in polpo, sembrava che le mani si fossero decuplicate, la maiala si sentiva mani ovunque, le tette non si vedevano più …. Scomparse sotto le manone del giovane, che si agitava sempre più, sudava e ansimava.

In mezzo a tutto questo trambusto, la porca non ha mai mollato le prese ai cazzi, anzi aumentava il ritmo, sperando che tutto finisse prima possibile. Ed infatti, ad un certo momento, percepi il trmare del giovane, e fece giusto in tempo a retrocedere quel tanto che basta, per non farsi sborrare in faccia.

Uno, due, tre schizzi enormi, seguiti da altri meno grossi, ma belli densi, coprirono quasi completamente il seno sinistro di Robi, io eccitato come non mai, prendo in mano il mio cazzo e lo punto diritto sul seno destro, e lo schizzo tutto abbondantemente di sborra più spessa di quella del ragazzo.

Che scena, la mia maiala, con tutte le tette colanti sborra, inginocchiata difronte a due cazzi semirigidi, sgocciolanti ….. mmmm che spettacolo

Siccome siamo tutti e tre nudi, a parte il perizoma di Robi, chiaramente umido all’ altezza della fica, non ci resta che incamminarci verso il lago, per poter calmare i bollenti spiriti, e darci una sciaccuata.

Giunti in spiaggia, troviamo gli altri due, finalmente mosci, che ci guardano stupiti, soprattutto lei … con tutto il davanti appiccicato.

Risata generale e bagno. Mentre ero in acqua, vicino a lei, le chiedo se le è piaciuto maneggiare due cazzi contemporaneamente.
Lei facendo si con la testa, si avvicina all’ orecchio sussurrandomi …. ” A te è piaciuto, vedermi con un altro cazzo in mano , che mi sborrava, ….. pensa se lo avessi infilato dentro, lungo e grosso com’è …. ”

Non so che espressione potessi avere, ma lei guardandomi …” Sei il solito porco …” e io nella mia mente penso ….. senti chi parla.

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La palestra

Ero separata da poco e desiderosa di rifarmi una vita. Ero piena di voglia di ricominciare, di tornare a sentirmi viva e desiderata. Essendo madre di due figli e dovendo badare ad una casa molto grande, non avevo però grandi occasioni di vita sociale. Infatti in quei primi due mesi non ero ancora uscita con nessuno e, a dir la verità, anche se ero disposta ad accontentarmi, non riuscivo a venire a capo della mia vita asociale.

Fortunatamente ebbi modo, in quel periodo di stringere una bella e sincera amicizia con la mamma di un compagno di scuola di mio figlio, anche lei separata: con Veronica nacque una notevole empatia e mi sentii subito in confidenza. E anche lei nei miei confronti er spontanea e molto a suo agio. Così un pomeriggio le raccontai una serie di disavventure e le confessai che avevo parecchio “arretrato” in quanto a desiderio di sano e libero sesso! Mi sfogai con lei, raccontandole che con due figli non avevo purtroppo una vita sociale adeguata a poter colmare quei miei vuoti.

E Veronica si fece grasse risate e mi diede della stupida. Senza remore mi consigliò di iscrivermi in palestra. Io rimasi un po’ perplessa, ma lei mi raccontò che, da quando andava in quella palestra, non aveva più avuto problemi di letto. Mi confidò che gli istruttori erano tutti e tre molto disponibili e carini, soprattutto uno, che era un gran marpione, uno di quelli da non sposare, ma essendo molto ben dotati di misure e di esperienza, era un ragazzo che poteva davvero far stare bene una donna.

Andai insieme a lei in un negozio di articoli sportivi per acquistare l’abbigliamento adeguato e dopo aver sbirgato alcune faccende burocratiche (iscrizione, certificato medico, assicurazione) mi presentai in palestra insieme alla mia amica. Ci accolse un ragazzo sui 25 anni, non di più, fisico perfetto, un biondino carinissimo, simpatico, di quelli che hanno sempre la battuta pronta. Gli spiegai che mi dovevo rimettere in allenamento per una serie di ragioni, sottolineando il fatto che ero separata e volevo essere in forma.

Lui capì benissimo. Mi presentò anche Paolo, il marpionazzo, quello che la mia amica a quanto avevo capito si era ripassata già varie volte, e lui, bel moro, molto virile, mi diede a intendere che l’esercizio andava fatto tutti i giorni, probabilmente invitandomi ad andare in palestra più spesso: questo, ahimè mi era impossibile, visti i miei impegni e il mio stile di vita. Ma l’idea che mi venne fu geniale, diciamolo…..dettata anche dalla voglia che avevo di tornare a essere bella come non mai.

Dovevo perdere chili, rassodare i glutei e i muscoli pettorali visto il mio seno abbondante. Attrezzai nella taverna di casa una piccola palestra: comperai una panca per addominali, alcuni pesi e una cyclette. Fatto questo lo dissi a Paolo: guarda, lo puntai dritto negli occhi, ho approntato una piccola palestra in casa mia, visto che non posso venire qui spesso. E lui rilanciò: bisogna, allora, che venga a controllare, non si s mai tu abbia preso le cose sbagliate.

Detto fatto l’appuntamento era per le 15 del giorno successivo. Casa libera, i bimbi erano da mia madre, io mi agghindai con dei leggins, omettendo le mutandine, e un top striminzito in cui le mie bocce ( ho una quinta) stavano dentro a mala pena. Quando mi vide ebbe un sussulto e capì benissimo che volevo quella cosa lì. Scendemmo in taverna vide gli attrezzi, si avvicinò a cominciò a farmi complimenti per i miei glutei, me li fece tastando con mano e io lasciai fare molto compiaciuta nel notare il rigonfiamento della sua patta.

Lo accarezzai e si ingrossò parecchio, poi le mani raggiunsero i miei seni, la mia fica si allagò e poi fu un assalto reciproco. Gli strappai i vestiti finimmo per terra in un 69 divorante. Poi lui prese il sopravvento, mi lasciai prendere, dominare, mi scopò come una cagna in calore, io gridavo in preda al piacere sotto i suoi colpi forti regolari, la mia eccitazione cresceva sempre più. Il primo orgasmo fu sulla panca: lui mi teneva aperte le cosce con le braccia e mi infilzava col suo cazzo enorme, piantandomelo da cima a fondo, con le mani mi stringeva i seni.

Accelerò e io squirtai tutto quello che avevo sui suoi addominali che, lubrificati dai miei umori, mi sembravano ancora più belli ed eccitanti. Poi mi mise sulla cyclette e mi scopò da dietro. Altro orgasmo, seguito da un’inculata impietosa, mentre mi mordeva il collo e mi infilava quattro dita nella fregna. Lo pregai di non venire, non lì, non così…volevo bere, bere tutto. Uscì di botto, mi acchiappò, quasi scaraventandomi a terra: me lo infilò in bocca e io succhiai come una dannata.

Lui mi ordinò di aprire la bocca, voleva vederla mentre si riempiva di bianco: apri la bocca, troia! Aprila tutta!!! Era infoiato al massimo, io tirai fuori la lingua e la sua cappella appoggiata cominciò a sparare fiotti di sborra a non finire. Una marea, calda, dal sapore di maschio, ci giocai, poi me la feci scivolare sul mento, mi colò sulle tette e lui si ingrifò ancora, glielo ripresi in bocca e lo feci indurire come il marmo.

Mi mise sulla panca, mi aprì e me lo ficcò nel culo, con prepotenza e violenza mi chiavò, io strillavo ( mipiace esagerare) pregandolo di continuare a sfondarmi, e lui andò fino in fondo, era una bestia, un toro da monta, le mie pere ballavano sotto i suoi colpi, io ero già piena del suo sperma che mi sgocciolava addosso, ma ne volevo ancora e glielo chiesi per piacere, ma non ci fu niente da fare…..mi sborrò nel culo, come una furia, poi quando si calmò un poco mi disse: SEI UNA TROIA MERAVIGLIOSA, voglio farlo tutti i mercoledì questo esercizio, tutti i meroledì alle tre.

Io gli risposi: non vedo l’ora venga mercoledì prossimo, ma ogni tanto porta anche il tuo amico biondo…. per favore!.

IL CULO DI GILDA IN CAMPEGGIO

Eravamo in campeggio, e quest’anno veniva anche Gilda, la ragazza con il sedere più grosso che avessi mai visto! Avevamo appena festeggiato entrambi il diciottesimo anno, e avremmo passato le vacanze insieme, con i genitori… più o meno. I genitori di Gilda erano un po’ vecchio stampo, e super puliti. Viaggiammo per due giorni, auto traghetto auto, faceva un caldo eccezionale, e al bar vendevano solo cose che ti metevano una sete! Comunque, sarà per il clima o per la dieta, la mattina dopo essere finalmente arrivati a destinazione, Gilda cominciò ad accusare un leggero mal di pancia, e siccome le pareti nei campeggi non esistono, in breve si venne a sapere che era sempre stitica nei viaggi.

Poveretta, le stavano organizzando una bella purga, neanche parlare di sciroppi o pasticche in quel luogo sperduto, per cui non restavano che i rimedi portati dalla madre, i quattro grandi classici: supposta o microclisma, “se fa fatica ad uscire”, clisma chimico o peretta con sapone di marsiglia, “se la pancia fa male e non scende”. Ero un ragazzo di diciotto anni, non potevo non guardare, il culo di Gilda l’avevo sognato un milione di volte, e quanti giri c’avrei fatto! Trovai un’altura tra gli alberi da cui potevo agevolmente sbirciare dall’apertura sul tetto che aveva quella strana tenda, la porta invece era chiusa.

La madre di Gilda, una donna enorme, stava prendendo la busta del pronto soccorso, “Gilda adesso vieni qui e stenditi sulle mie ginocchia”, e Gilda obbediente e zitta ma con una faccia rossa e carica d’odio, perchè la madre non aveva portato anche lo sciroppo? Di certo era per la sua famosa teoria sul prenedere meno sostanze possibile. In realtà sapeva che Gilda se la portava dietro da due giorni prima della partenza. Così le abbasso le mutandone ed eccolo lì di fronte a me, quel culone ciccioso con qualche brufoletto.

“Alberto per cortesia…” Il marito, assistente, sapeva già cosa fare. Separò le natiche rivelando un inaspettatamente folto pelo che separò con le dita per scoprire l’ano di Gilda, un buchetto arrossato e stretto. Infatti la madre dovette ricorrere a due scullaccioni per riuscire ad infilare il dito nel sedere di Gilda, che si dimenava e lamentava, nonostante l’abbondante vasellina. “Sento il tappo, sei molto costipata Gilda. Alberto passami direttamente due clismi”. Il marito aprì le shitole e preparò stappati i clismi.

Per farle i due clisteri dovettero tenerla ferma, e partirono altre due sonore sculacciate. Guardai con passione mentre le infilavano, per ben due volte, il beccuccio bianco nel buchetto sperduto tra i peli e le natiche. Spremettero senza troppe cautele il primo, perchè Gilda non stava ferma, e con molta lentezza il secondo, dicendo a Gilda di respirare a fondo che poi sarebbe stata bene. Dopo cinque minuti la prima scarica, su una bacinella posta al centro della tenda.

Ne aveva veramente bisogno, ma non si liberò bene. “Alberto è meglio fare altre due perette di camomilla tiepida, No Gilda, devi metterti con la testa sul cuscino. Certo, e il culo per aria. Quei gorgoglii mi fecero definitivamente venire. Gilda si liberò del problema, e tutti vissero felici e contenti.

Elisa libera di essere troia

Elisa libera di essere troia

Ciao, i protagonisti sono veri, ma i loro nomi non importano perciò li inventerò e ai fini della storia mi chiamerò Tito.
D’aspetto appaio un po’ di sovrappeso, cioè non sono magro ma neanche una palla sproporzionata, sono alto 1. 78 per 95 Kg non molto allenato.
Questa storia si svolge non molti giorni fa quando Elisa si è mollata con il suo ragazzo.
Elisa è sempre stata una ragazza solare e un po’ sprovveduta o almeno così tutti pensavamo, le capitava spesso di fare degli (ops!!!) Tipo mostrare le mutande sempre dai colori molto appariscenti o di vestirsi in modo provocante per poi dire che si vergognava per i centimetri di pelle nuda.

Ma ora torniamo alla storia, due giorni dopo essere tornata single Elisa mi invitò ad andare a casa sua dicendo che stava male per la solitudine, io non vidi niente di strano, erano 2 giorni che su i social si lamentava per la solitudine.
Quella sera stessa andai a casa sua trovando già la altri amici, eravamo in sei tutti maschi, ma facendo i lavori più diversi non era la prima volta che arrivavamo ad orari diversi.

Salimmo in casa trovando la porta aperta e lei dalla cucina ci urlo “Accomodatevi in salotto che arrivo subito”, dopo qualche minuto lei arrivò con le bevande, era vestita con un vestito a fiori lungo e calzava le pantofole. Iniziammo la serata parlando aspettando che arrivassero le ragazze, non pensavamo lei non le avesse neanche chiamate.
fatto sta che non so cosa ci fosse dentro le bevande ma io personalmente mi senti avvampare d’eccitazione e gli altri non sembravano sentirsi diversamente, lei nel frattempo ci provocava, prima si chinò a 90° mostrando per bene il suo sederino per prendere il vassoio con i bicchieri da portare via e andando in cucina ancheggiava.

Tornata si sedette tra me e Renzo, mentre parlavamo continuava a far cadere la mano sulle nostre gambe (la maiala stava controllando il punto di cottura).
Nessuno le saltava addosso solo perché c’erano gli altri, all’improvviso Elisa balzò in piedi e disse “devo farvi vedere una cosa” e svanì in un’altra stanza, a questo punto ci sentivamo come arieti proti a scornarci per la femmina, ci aveva caricati per bene.
Quando tornò nella stanza non crederete mai come si presentò, indossava un completo reggiseno nero di pizzo che conteneva seni di quarta misura di cui si intravedevano i capezzoli, scendendo mutandine tanga di pizzo nero da cui si intravedeva un monte pronunciato con peluria tagliata a striscia, poi calze autoreggenti che fasciavano gambe atletiche e in fine sandalo di vernice nero con tacco.

Gli sguardi di tutti erano calamitati come fossimo leoni con la gazzella, Elisa vedendo la nostra reazione si girò di trequarti mostrandoci il suo sedere sodo e tondo esclamando “qualcuno vuole darsi da fare? ”, aggiungo che la sua espressione e il suo sguardo sembravano dire, vieni qui che ti succhio anche l’anima.
Fu come a Pamplona, ci fiondammo da lei come tori e togliendoci i vestiti come se andassero a fuoco.

Qui il ricordo si fa confuso, posso dirvi con certezza poco di cosa fecero gli altri, cosa feci io invece me lo ricordo benissimo.
Ero il più vicino, perciò fui il primo ad accomodarmi, mi attaccai al suo collo mentre le sfilavo le spalline, un istante dopo c’era già qualcuno che armeggiava con la chiusura del reggiseno e qualcuno le stava sfilando le mutandine, una volta nuda lei esclamò “ragazzi ora calmatevi, vi voglio prendere tutti e sfogarmi ” si gettò in ginocchio e prese a spompinare e segare tutti i cazzi che trovava, inutile dire che rimanemmo poco li passivi ad aspettare il ritorno del nostro turno, la sollevammo, la portammo al divano per poi uno la impalava mentre gli altri si alternavano a incularla, farsi spompinare e segare.

Elisa ululava quando non aveva la bocca piena, io dalla mia stavo provando tutti i suoi buchi, quando fui pronto per venire ero nella sua passera e pensai “vengo fuori o la farcisco?”, pensiero inutile perché stavo già svuotandomi nel suo utero, lei mollò l’uccello che aveva in bocca e strillo “riempitemi tutti i buchi” eseguimmo tutti, chi nella passera e chi nel culo ma nessuno in bocca, Elisa non tardò a dimostrare la sua delusione e imbronciata disse “Uffa, volevo provare cosa si prova ad assaggiare almeno la sborra di uno di voi” e iniziò a raccogliere con le dita quello che le colava dalla passera per portarselo alla bocca.

Renzo sornione e con un mezzo sorriso esclamò “Ragazzi non ce la faccio a vedere una bella ragazza delusa, che ne dite di soddisfarle anche questo desiderio?” accettammo tutti e dopo esserci ripresi, con l’aiuto di pompini, seghe e spagnole la esaudimmo scaricandoci uno dopo l’altro riempiendole la bocca e imbiancandole anche la faccia e le tette.
finito tutto pareva uscita da un porno, tutta coperta di sperma che anche le colava fuori da tutti i buchi e avidamente lei raccoglieva tutto per gustarselo con una faccia di godimento.

Non so se capiterà più una gangbang , ma lei afferma che non vuole più dover pensare a qualcuno d’altro oltre se stessa e alle sue esigenze.
Pregusto che succederà ancora o quantomeno che io me la scoperò ancora sperando di soddisfare una tigre divoratrice inaspettata come lei.

Le mie prime esperienze con il CAZZO..

Da adolescente facevo nuoto con frequenza quasi giornaliera per recuperare una postura sbagliata.
La piscina era frequentata da pallanuotisti..i semi professionisti avevano dai 25 ai 30anni..
Contrariamente al “pensiero comune” la piscina è un ambiente molto, molto gay..
A causa degli orari di studio intensi..mi trovavo negli spogliatoi spesso con il turno serale dei pallanuotisti.
Avendo spesso la testa tra le nuvole mi attardavo e spesso rimanevo tra gli ultimi ad uscire..
Non ho un ricordo di cosa kakkio facessi tutto quel tempo per prepararmi ma sta di fatto che negli spogliatoi ci passavo quasi un’oretta buona..
Ricordo in realtà, di quanto tempo passassi a guardare i loro corpi perfetti e scolpiti con qualcosa in più della normale invidia..una sorta di venerazione direi..
A metà inverno mi era capitato più di una volta di subire episodi di “nonnismo” tipici degli ambienti sportivi agonistici..
Tra di loro, credo tra i più grandi, c’era un ragazzo antipaticissimo e borioso..
Bello..alto..una statua..un bronzo di Riace..sguardo “malefico” e dotazione SUPER!!
Purtroppo mi aveva preso di mira e forse aveva anche notato che io (involontariamente spero) lo guardassi un pò troppo.

All’epoca ero ancora vergine..un adolescente timido ma curioso di scoprire qualsiasi cosa riguardasse il sesso in ogni sua forma..
Iniziarono gli “sfottò” un pochino più pesanti e iniziarono a prendermi in giro per il fatto che fossi ancora vergine in quanto il mio pisello non penzolava libero fuori dalla sua guaina ma era ancora chiuso come un “bocciolo prematuro”..
Non ho una grande “misura” e i miei 15 cm contribuivano a rendermi più inadatto al luogo ed a loro..
Una sera..mi bloccarono nella doccia..come in quelle scene dei film americani dove poi fanno qualche terribile scherzo al malcapitato di turno!
Bè qualcosa del genere..ma il finale fu diverso..molto diverso!
Di scherzoso c’era ben poco ed a lì a poco avrei capito che quella curiosità e quella maledetta voglia di guardarli e fissarli mi avrebbe messo in una situazione difficile..
In due mi tennero fermo nella doccia e lui, questo rompipallefacciadikazzo, mi allargò le gambe e prese la mia pisella tra le sue mani..
Iniziarono a schernirmi dicendo che erano settimane che li fissavo insistentemente..mi prese il cazzetto tra le mani ed iniziò a palparlo ed strofinarlo sulle sue grandi mani..io non mi scomposi e rimasi praticamente immobile..nè gridai né detti di matto..staccai semplicemente la mente dal corpo (fiducioso che in un luogo del genere avrebbero solo cercato di spaventarmi!!).

Lui si mise insistente ad armeggiare con il glande tirando giù la pelle della pisella..
Pizzicava con forza la cappella mentre un altro di loro mi tappava la bocca..
Ero fermo..bagnato della doccia..i vapori rendevano l’ambiente umido e caldo..
Iniziò con un accenno di sega a due mani..tipo prima una poi l’altra..
Il cazzetto ovviamente non rispondeva alle loro insistenti manovre..ero troppo agitato..troppo..
Poi lui dall’accappatoio fece spuntare il suo boa e come per mostrarmi quanto fosse più MASKIO di me iniziò a menarselo dicendo di fissarlo attentamente..iniziò a raccontarmi di quanti culi avesse rotto con quella mazza..e quante ragazzine si fosse portato a letto a differenza mia!
Poi quella mano me la fece annusare..e l’odore di CAZZO era forte, intenso..quel gesto, quel maledetto gesto provocò in me una sorta di sussulto nelle parti basse..
Se ne accorsero tutti..mollarono un attimo la presa quasi sorpresi anche loro della mia improvvisa erezione!!
Poi il bullo..riprese il mio cazzetto in mano e disse a tutti che ero eccitato come un FROCETTO!!
Ripartirono le offese..e lui iniziò a segarmi davvero..
Io chiusi gli occhi..immobile, mi abbandonai a loro..
Li sentivo tutti attorno a ,e..stringersi ed avvicinarsi..fino a quando capii che i loro CAZZI avevano voglia di usarmi..
E mi ritrovai con la mia pisella sempre più rigida nelle loro mani..
La sega divenne reale e fatta bene..
Sentivo i loro corpi vicino a me ed in quel fastidioso caldo umido mi lasciai così andare..
Un attimo prima..solo un attimo prima..lui arrestò la sua mano ed interruppe il mio inaspettato piacere di colpo!
Il bullo..direi oggi BULL..mi tirò la testa a se ed io capii che avrei dovuto assecondarlo..
Aprii la bocca e finalmente lui mise dentro il suo enorme boa odoroso..
Non avevo né mai fatto né mai ricevuto un pompino..lo avevo solo guardato sui giornaletti e su una videocassetta..
Inspiegabilmente però..mi trovai a mio agio e dopo pochi secondi passavo da un CAZZO all’altro succhiandomeli tutti avidamente quasi fossi una kazzo di skiavetta da gang..
Spompinai avidamente..con foga..sapevo bene che per levarmi da quella situazione avrei dovuto farli venire..e così feci..uno dopo l’altro..insalivandoli..gemendo..scodinzolando..sukkiando come una lurida cannetta..li feci venire tutti..skizzarono ovunque..sul mio viso..sul petto..
LUI però fu perfido..
Aspettò che tutti avessero dato al loro parte di “seme caldo” e mi costrinse ad ingoiare tutta la sua sbobba..calda..densa..non dimenticherò mai quella sensazione di impotenza e di sottomissione totale!
Mi disse che avrei dovuto segarmi anche io..e mi fece rendere conto che ormai..fino a quel punto ci ero arrivato da solo..perchè da diversi minuti non mi teneva più nessuno con forza!
Mi fecero girare verso la doccia..mi piegai in avanti un pochino e completai quell’opera di perversione davanti a loro..
Feci uno spruzzo pazzesco sotto i loro gridolini di apprezzamento!
Poi rientrai in doccia..aprii l’acqua e aspettai che tutti loro fossero andati via prima di uscire!
Fu una nottata complicata..ma strana..ebbi modo di agitarmi in preda a colpe che non avevo per poi lasciare andare in due seghe assurde sul ricordo di quando successo..
In quella piscina non tornai più..il timore e la profonda vergogna di rivederli mi tenne lontano da lì..
Ancora oggi non percorro mai quell’isolato a piedi..timoroso di essere attirato all’interno di quel luogo di sodomia e oblio totale..
Quella fu la mia prima esperienza bsx..ma da quel giorno capii che prima o poi mi sarebbe tornato il desiderio di CAZZO e di MASKIO..
Fu grazie alla TROIA di mia moglie che a distanza di tanti anni ebbi la riprova e conferma di essere cmq un passivo ossequioso e bisognoso di CAZZO..
A furia di vedere lei prenderne tanti così spesso mi ci sono ributtato a capofitto..ad oggi un pompino ad un grosso CAZZO è di sicuro una delle cose che preferisco fare..oltre che chiavarmi quella lurida di MIA MOGLIE!!.

mobili Ikea

Ciao, è Adele che vi scrive oggi. Vi racconterò come abbiamo giocato e stuzzicato un’altra coppietta. La cosa bella anche di questa situazione è che tutto è iniziato in maniera estremamente naturale.

L’anno scorso, ad Agosto, finita l’università e trovato un lavoretto, la cugina di mio marito Luca ha deciso di andare a convivere con il suo ragazzo. Hanno trovato un appartamentino in affitto a Portogruaro, in provincia di Venezia, non troppo distante da Pordenone, dove abitiamo noi.

Come molti giovani hanno deciso di prendere i mobili aggiuntivi della casa all’Ikea – nell’appartamento il proprietario forniva solo i mobili della cucina.

Facendo lavori un po’ precari e con turni da negozio, Cecilia e Andrea (la cugina di Luca e il suo ragazzo) avrebbero rischiato di dormire per terra per molte settimane, in quanto non avevano molto tempo per montare i mobili e i tempi in cui entrambi fossero a casa assieme contemporaneamente erano pochi.

Così noi due ci siamo offerti di aiutarli nel montaggio mobili (tanto ormai siamo espertissimi montatori di mobili Ikea). Visti anche i nostri impegni saremmo andati di sabato e domenica.

Visto il caldo e visto il lavoro da fare siamo andati entrambi vestiti alla buona: pantaloni corti stile “tuta da ginnastica” e maglietta o canotta. Il sabato Andrea lavorava per cui in casa c’era solo Cecilia. Come immaginate montare mobili Ikea in un appartamento piccolo è un po’ come giocare a twister… ve lo ricordate? ci si accuccia, ci si piega, si strofina il corpo sul mobile per aiutarsi nel fissaggio… ecc.

E così notai, non molto contenta a dire il vero, che Luca di tanto in tanto sbirciava nella canottiera della cugina Cecilia. Certo aveva anche il reggiseno sotto la canottiera, ma sapete com’è: con certi movimenti il seno iniziava a sgusciarle fuori e io stessa notai un po’ di capezzolo di Cecilia, figuratevi mio marito…

Fu così che ebbi una certa idea.

Ed eccoci a domenica: in questa giornata Cecilia lavorava al centro commerciale (poverina) mentre Andrea, il suo ragazzo, era a casa; io e Luca presenti ad aiutare.

Premetto che io Andrea proprio non lo conoscevo: giovane di 26 anni, non palestrato ma tenuto bene, simpatico ma a pelle non era proprio il mio tipo… per fortuna. Però la domenica sarebbe stato il mio bersaglio.

Eh già, guardando come mio marito sbirciava sua cugina ho avuto una certa idea, e questa idea parte dall’abbigliamento. Canottiera con scollo a V ma non troppo scollacciata, shorts stile ginnasti anni ’80 e sotto niente reggiseno (vi ricordo che porto una seconda) e tanga intimissimi, di quelli in tessuto sintetico senza cuciture.

Per non essere sfacciata e gustarmi appieno il mio piano, ho atteso il momento adatto per ciò che bramavo. Finalmente iniziamo a montare la struttura del letto, per cui era necessario essere almeno in due. Con un po’ di fortuna Luca è rimasto in bagno a montarsi dei mobili da solo (bravo, fuori dai piedi amore mio) ed io sono rimasta ad aiutare Andrea.
Per iniziare a farlo abboccare parto offrendogli un bel downblouse che non coglie subito però: per alzare delle lunghe assi mi metto praticamente a novanta di fronte a lui dall’altro capo dell’asse.

Siccome non alza la testa verso me e le mie tette lo richiamo con un discorso senza senso, tipo “allora Andrea, dove le spostiamo? …” ma niente lui risponde guardando in giro, ma io non demordo e richiamo la sua attenzione domandando in maniera sciocca: “chissà se è comoda questo modo di sollevare gli assi”.
Oh… Alleluja, Andrea finalmente volge lo sguardo a me e nota i miei seni, i miei capezzoli ciondolanti che attendevano d’essere rubati con uno sguardo proprio da lui.

Sì, li ha visti, lo so: ha avuto un attimo in cui è rimasto incantato. Evvai: un primo colpo messo a segno.
Più avanti dobbiamo lavorare molto vicini, per fissare gli angoli della struttura del letto. Così lascio a lui di fare l’uomo mentre io, gli reggo i montanti di legno. Io, per far ciò, mi siedo col culo sul pavimento, rannicchio un po’ le gambe, portandomi le ginocchia al petto, ma divarico bene le gambe, le apro bene permettendo ad Andrea di intravedere l’attacco tra gamba e pube, mostrando spudoratamente il tanga.

Andrea lo nota e anch’io, da questa breve distanza, noto che qualcosa bolle sotto i pantaloni. stringendo le viti porta il suo sguardo al centro delle mie gambe, verso la mia figa coperta ancora da un lembo di tessuto, ma facendogli vedere per bene sotto i miei shorts.
A questo punto dalla porta passa Luca, mio marito, che butta l’occhio dentro la stanza e nota la mia posizione. Ci guardiamo e con mio sommo piacere noto che gradisce quello che sto facendo e mi mostra che si morde il labbro, come se stesse godendo di ciò che stava succedendo.

Luca se ne va e mi lascia fare il mio gioco.
Io, mentre Andrea si gira in cerca dell’ennesima vite Ikea da fissare, con un movimento fulmineo riesco a scostare le mutandine, però è anche vero che sono un po’ stufa di stare seduta sul pavimento, per cui mi metto in ginocchio; e così riesco a inclinarmi in avanti, con la scusa di prendere una vite per passarla (inutilmente) ad Andrea, e gli mostro le mie belle tettine ancora una volta, ma da molto più vicino.

Credo stesse per scoppiare in quel momento allora da stronzetta quale sono me lo sono giocato e l’ho guardato dritto neglio occhi sorridendogli sorniona, poi quel che capirà saranno affari suoi… anche se il mio intento è quello di dirgli “godi pure guardandomi le tette… slurp”.
Arriva il momento della regolazione dei piedini del letto… mmh che fremito. Non ero convinta di fare quello che ho fatto, iniziavo a temere d’aver esagerato, ma poi ho pensato che le mutandine le avevo scostate apposta, così ho preso un bel respiro e via: per regolare un piedino mi accuccio sulle ginocchia tenendo il culo in alto e puntandolo dritto verso la faccia di Andrea, insistendo in quella posizione, con gli shorts cortissimi e la figa per metà esposta.

Io avevo la sensazione di essere completamente nuda, sentivo che le grandi labbra erano scoperte, all’aria, anche se sotto delle mutandine messe male e degli shorts che ormai non coprivano nulla. A quel punto non ho capito più nulla e così ho iniziato a dondolare il culo avanti e indietro, come se mi stessi masturbando. desideravo essere presa lì in quel momento, desideravo farmi impalare da un semisconosciuto con mio marito nell’altra stanza. Volevo che mi leccasse la figa, che ci mettesse dentro due o tre dita, oppure uno di quei cazzo di pezzi dell’Ikea…
tutto d’un tratto torno in me stessa e mi rendo conto di aver iniziato ad andare oltre, per cui mi ricompongo e finisco di regolare il piedino del letto assumendo una posizione meno provocatoria.

Quando mi girai mi sentivo un po’ in colpa, temevo d’aver esagerato. Andrea dal canto suo era imbarazzato e quando mi aveva di fronte non riusciva a guardarmi negli occhi.

Finito il pomeriggio di lavoro tornammo a casa. A casa Luca mi disse che aveva montato solo un paio di cosette, perché per il resto del tempo restò dietro la porta, alle spalle di Andrea, a sbirciare quel che stavo facendo.

Luca ad un certo punto non ce la fece più e così si chiuse in bagno e si fece un bel segone dopo avermi visto esibire così.

Quante occasioni di montare… con Ikea!.

Esordi BSX a 15 anni…..

Da adolescente facevo nuoto con frequenza quasi giornaliera per recuperare una postura sbagliata.
La piscina era frequentata da pallanuotisti..i semi professionisti avevano dai 25 ai 30anni..
Contrariamente al “pensiero comune” la piscina è un ambiente molto molto gay..
A causa dei miei orari di studio intensi, mi trovavo negli spogliatoi spesso con il turno serale dei pallanuotisti.
Avendo spesso la testa tra le nuvole mi attardavo e spesso rimanevo tra gli ultimi ad uscire..
Non ho un ricordo di cosa kakkio facessi tutto quel tempo per prepararmi ma sta di fatto che ci mettevo un’oretta buona..
Ricordo però che guardavo i loro corpi perfetti e scolpiti con qualcosa in più della normale invidia!
A metà inverno mi era capitato più di una volta di subire episodi di “nonnisno”..tipici degli ambienti sportivi agonistici..
Io poi ero davvero giovane..tra i 15 ed i 16 anni..ovviamente ancora più che palesemente vergine..
Tra di loro, credo tra i più grandi, c’era un ragazzo antipaticissimo e borioso..
Purtroppo mi aveva preso di mira e forse aveva anche notato che io (involontariamente spero) li guardassi tutti un pò troppo e con insistenza attirato da quei corpi perfetti e da quei maestosi uccelli!
Iniziarono gli “sfottò” un pochino più pesanti e iniziarono a prendermi in giro per il fatto che fossi ancora vergine in quanto il mio pisello non penzolava libero fuori dalla sua guaina ma era ancora chiuso come un bocciolo prematuro ahimè..
Arrossivo..mi agitavo..tentavo di rispondere alle loro “battitacco”..ma alla fine “subivo”..ogni giorno di più..
Una sera..mi bloccarono nella doccia..tipo quelle scene dei film americani dove poi fanno qualche terribile scherzo al malcapitato di turno?
Bè qualcosa del genere..ma con un finale diverso..
In due mi tennero fermo nella doccia e lui, questo rompipallefacciadikazzo, mi allargò le gambe e prese il mio tenero pisello tra le mani..
Iniziarono a schernirmi dicendo che erano settimane che li fissavo insistentemente (io guardavo più che altro le loro spalle enormi e dritte..)..mi strinse l’uccello tra le mani ed iniziò a palparlo..io non mi scomposi e rimasi praticamente immobile..nè gridai né detti di matto..staccai semplicemente la mente dal corpo (certo del fatto che in un luogo del genere avrebbero solo cercato di spaventarmi)..
Lui si mise insistente ad armeggiare con il glande tirando giù la pelle del pisello..
Pizzicava con forza la cappella e uno dei due che mi tappava la bocca in modo cmq maldestto mi infilò due dita in gola..
Ero fermo..bagnato della doccia..i vapori rendevano l’ambiente umido e caldo..
Iniziò con un accenno di sega a due mani..tipo prima una e poi l’altra..
Il pisello ovviamente non rispondeva alle loro insistenti manovre..
Poi lui dall’accappatoio fece spuntare il suo boa e come per mostrarmi quanto fosse più MASKIO di me iniziò a menarselo dicendo di fissarlo attentamente..iniziò a raccontarmi di quante fike e culi avesse rotto con quella mazza..e quante pupe si fosse portato a letto a differenza mia!!
Mi stava umiliando..insultando..ma non avevo ancora capito cosa mi sarebbe successo..
Quella sua mano me la fece annusare..non c’era alcun odore perché anche lui era fresco di doccia..ma quel gesto..quel maledetto gesto provocò in me una sorta di sussulto nelle parti basse..ebbi un’erezione immediata..fulminea..il pisello diventò dritto e duro duro..
Se ne accorsero tutti..mollarono un attimo la presa quasi sorpresi anche loro!!
Poi il bullo..riprese il mio pisello in mano e disse a tutti che mi ero eccitato!!
Gli sguardi cambiarono..i loro occhi diventarono occhi di predatori..ed io sentii che stavo per diventare la loro preda!
Ripartirono le offese..e FINALMENTE iniziò a segarmi di nuovo..questa volta per davvero..
Provai una sensazione di felicità..sentii quasi le farfalle allo stomaco..
Lo strinsi a me più forte che potetti..aggrappandomi a quelle braccia di MASKIO!
Io chiusi gli occhi a memoria..ricordo vagamente..ero eccitato..avevo anche il pisello umido da una sorta di preeiaculazione!!
E mi ritrovai con il pisello sempre più rigido nella sua mano..
La sega divenne reale e fatta bene..
Si avvicinarono tutti..tutti attorno a me..quasi fossi la loro “vittima sacrificale”!!
Sentivo i loro enormi corpi vicino a me ed in quel fastidioso caldo umido mi lasciai così andare..
I loro UCCELLONI erano così vicini..ma così vicini che sembrano ancora più grandi!!
Un attimo prima..solo un attimo prima che io venissi..lui arrestò la sua mano ed interruppe il “mio piacere” di colpo!
Mi disse che avrei dovuto continuare da solo..e mi fece rendere conto che ormai..fino a quel punto ci ero arrivato da solo..perchè da diversi minuti non mi tenevano più con la forza..ero rimasto lì di mia volontà!
Mi fecero girare verso la doccia..mi piegai in avanti un pochino e completai quell’opera di perversione davanti a loro..
Feci uno spruzzo pazzesco sotto i loro gridolini di apprezzamento!
Poi uno ad uno mi accerchieranno con le loro maestose minkie in mano e mi infilarono in successione le loro cappelle in bocca..
Fu così che andò..li sbokkinai tutti..uno dopo l’altro mi inondarono la bocca, il viso ed il petto..
Fui bravissimo..a mio agio..in un ruolo che avevo intravisto solo sulle riviste porno..
Ma invece di una pornodiva ero stato IO a farli godere..io..un ragazzetto allora esile e timido li aveva fatti GODERE TUTTI..wow!
Fui felice di questo..appagato..soddisfatto di vare il loro seme bollente che mi colava addosso!
Poi rientrai in doccia..aprii l’acqua e aspettai che tutti loro fossero andati via prima di uscire!
Fu una nottata complicata..ma strana..ebbi modo di agitarmi in preda a “colpe e timori” che non avevo per poi lasciare andare in due seghe assurde sul ricordo di quanto successo..
In quella piscina non ci tornai più..
Quella fu la mia prima esperienza bsx, anzi gay..da quel giorno capii che prima o poi mi sarebbe tornato il desiderio di CAZZO e di MASKIO FORTE e VERO..
Ho atteso per anni ed una volta sposato con Valeria finalmente ho potuto dare libero sfogo alle mie pulsioni..condividere con LEI la passione per il CAZZO è stato liberatorio!
Ci piace il CAZZO..si lo ammettiamo!!!!
Lo adoriamo!!!.

Colpi decisi

La missione nell’ex Jugoslavia è finita. Adesso si torna a casa fino alla prossima esigenza naturalmente, giacché è una normale rotazione e un ideale ricambio dei reparti e delle sezioni. Questi abituali e ordinari pensieri attraversavano la mente del sergente, intanto che lasciava scorrere il vassoio alla mensa del “self service” del campo base. Il suo umore non era né euforico né triste, poiché era il suo lavoro. Lo attendevano lunghi mesi d’addestramento e di stancanti esercitazioni fino alla prossima missione operativa, però era anche giunto il momento di tirare un po’ il fiato per curarsi e occuparsi delle faccende di casa sua.

Quando era fuori, sembrava così come se tutto restasse congelato, quasi interrotto e sospeso. Il tempo però scorreva ugualmente e i problemi grandi e piccoli da risolvere pigramente e in modo silenzioso s’accumulavano.  

Quella sera, l’ultima sera al campo prima della partenza, l’unica lieta e piacevole novità era donata dalla presenza in fila accanto a lui di Sandra, la volontaria dell’ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), con la quale aveva appoggiato e partecipato a tanti servizi in sua compagnia.

Lui per una sera si era sganciato dai suoi uomini concedendosi un colpo di vita, anche se ciò gli avrebbe attirato addosso i loro commenti linguacciuti e pettegoli. Lui l’aveva incontrata nel pomeriggio al campo e le aveva rivolto un cortese invito per la cena, certo il posto non era molto poetico né intimo, eppure non c’erano altre scelte. Non era infatti possibile uscire da soli in città per una cena romantica e comunque senza essere armati fino ai denti.

Quanti servizi di scorta ai convogli umanitari avevano svolto lui e i suoi uomini in quei mesi? Non li contava più. Quante volte lui e Sandra si erano trovati a fianco a fianco in quelle occasioni? In sostanza tutte, ciononostante il loro rapporto era sempre stato correttamente professionale e di collaborazione. Niente di più, ma per una sera, in realtà l’ultima, si poteva fare un’eccezione, dopotutto a lui la ragazza era sempre piaciuta, pressapoco sui trent’anni d’età, non si può dire che fosse bella, tuttavia era cortese e carina anche negli atteggiamenti e nei modi.

In particolare lo avevano colpito i suoi occhi verdi, seppure il fisico scomparisse infagottato com’era dentro quella divisa di servizio dell’ACNUR, però s’intuiva solamente che lei era snella e che appariva un esemplare di donna dinamica e solerte, in ogni modo aveva un suo fascino.  
Sandra, viceversa, non aveva mai guardato il sergente con gli occhi che non fossero rigorosamente e strettamente professionali. Del resto aveva dei saldi principi etici e morali, inoltre un fidanzato che aveva conosciuto frequentando un’associazione di volontariato cattolica.

Solamente quella sera, quando il sergente l’aveva invitata lei si era concessa d’ammirarlo con un’attenzione e un interesse diverso, con occhi nuovi. Aveva compreso che il sergente era un uomo sui quarant’anni, di statura media, stempiato con i capelli cortissimi, un fisico sportivo, gli occhi scuri e penetranti, assieme a due braccia forti che sbucavano dalle maniche della mimetica arrotolate sui bicipiti.  
Quello che lei aveva sempre saputo, apprezzandolo ed elogiandolo, era che il sergente era un tipo deciso e risoluto senza essere però mai arrogante né scortese, per queste prerogative i suoi uomini lo rispettavano e si fidavano di lui, per il fatto che in diverse occasioni la sua risolutezza aveva tratto Sandra fuori dagli impicci.

Sandra ricordava bene di quando il sergente era dovuto intervenire con i suoi uomini per difenderla da quei miliziani che volevano assaltare il camion degli aiuti umanitari dei quali si volevano appropriare, mentre i volontari erano impegnati a distribuire i viveri alla popolazione bisognosa, in mezzo sovente a popolazioni inospitali e ostili. E di quando, ancora alcuni individui inquietanti e maligni armati l’avevano infastidita e m*****ata per lungo tempo insieme con alcune sue colleghe.

 
In quell’occasione erano lì, uno di fronte all’altra e la conversazione scorreva piacevole, a tratti intima, con le impressioni, i ricordi e persino i progetti da compiere. Durante tutti quei mesi Sandra non aveva mai percepito né provato un desiderio fisico, considerato che lei era troppo impegnata e assai stanca, poi da ultimo il suo fidanzato era addirittura lontano. Lei lo avrebbe rivisto il mese prossimo, in quanto i loro rapporti fisici erano sempre stati piacevoli e soddisfacenti.

E poi lui era sempre così delicato, gentile e premuroso, ma durante tutto quel periodo Sandra non ci aveva mai pensato. Walter sì, lui il desiderio lo aveva provato e lo sperimentava ancora adesso. Le rigide norme di comportamento nei confronti della popolazione locale avevano sempre dissuaso e sconsigliato qualsiasi approccio, quindi, come tutti o quasi, a parte i trasgressori, avevano dovuto lavorare di fantasia e di genialità. E’ alquanto inconsueto come in certe situazioni anche l’ambiente più freddo e anonimo, possa diventare intimo e caldo secondo il nostro temperamento.

Tale era in quel momento la situazione sia per Walter che per Sandra, in quanto presi dalla conversazione non si curavano di ciò che avveniva loro intorno, perché anche si fossero trovati in uno dei ristoranti più eleganti e raffinati sarebbe stata la stessa cosa.  

Sandra si stava sciogliendo lentamente, quella fredda e rigorosa volontaria era in quel momento diventata una donna sensibile. Condizionava e influiva certo l’addio imminente, eppure c’era nell’aria una sensazione che si stesse perdendo qualcosa che non sarebbe tornato mai più.

Le emozioni personali adesso trovavano spazio, la mano di Sandra scorreva spesso fra i capelli insolitamente sciolti, perché forse cominciava a capire perché aveva accettato quell’invito senza pensarci troppo su. Terminarono la cena, si alzarono e riposero i vassoi, giacché la sera era tiepida e invogliava a fare due passi. Innegabile ed evidente, poiché tutte quelle installazioni del campo non potevano essere definite e descritte come uno scenario particolarmente complice, però la luna che splendeva in cielo e che rischiarava i loro volti era quella di sempre.

La stessa in realtà che si sarebbe potuta ammirare benissimo anche da una spiaggia dei tropici. In giro si vedevano poche persone, intorno c’era abbastanza buio. I due conversavano tranquillamente, stavano bene, erano rilassati, scherzavano e ogni tanto restavano in silenzio per un po’ senza avvertire alcun disagio, senza pensare al domani.  

Walter notò che la chiusura lampo della felpa di Sandra era insolitamente abbassata fino a lasciare intravedere il solco fra i seni della ragazza.

Walter si fermò, agguantò la mano di Sandra e l’avvicinò a sé, la cinse con un braccio e iniziò a baciarla. L’onda del desiderio e della lussuria si faceva sentire prepotentemente. Sandra cercò di resistere mentendo a sé stessa, poiché tentò di sottrarsi da quell’abbraccio senza troppa convinzione, infine cedette lasciando che gli eventi facessero il loro corso, schiuse le labbra e lasciò che la lingua di Walter andasse a incontrare la sua.  
L’uomo sentiva il calore della bocca della ragazza, il suo cuore che batteva forte nel petto insieme alla dolce morbidezza dei suoi seni.

Lui la strinse con sempre maggiore foga e impeto, Sandra ricambiava il suo abbraccio con energia, dopo si baciarono con un trasporto esclusivo, per lunghi minuti, del tutto incuranti di ciò che avveniva intorno, senza il minimo imbarazzo né timore che qualcuno potesse vederli. Walter sentiva le sue tempie pulsare, il sangue che si scaldava, la testa che non ragionava, avvertiva l’urgenza del desiderio, ora subito, perché anche lo sguardo della ragazza spifferava e tradiva lo stesso desiderio.

La vita esigeva e reclamava la sua parte.  
Dopo tutti gli orrori e le violenze di cui erano stati testimoni in quei mesi, era come se la tensione accumulata e stoccata da entrambi, si scaricasse sui loro sensi affrancando prima e liberando in seguito un’onda d’energia e di vivacità inarrestabile. Walter l’afferrò per mano e dopo si diressero verso il piazzale dove erano sistemati i container del materiale e degli aiuti umanitari. Al momento era buio, in giro non c’era nessuno in giro, tuttavia non era comunque il caso di farsi notare, perché a poca distanza in sordina si trovava in giro un servizio di ronda.

Lui provò ad aprire la porta d’un container, poi un’altra, però nulla da fare. Sandra s’appoggiò con le spalle alla parete di uno di essi e lo tirò a sé. Entrambi ansimavano come presi da una febbre, Sandra poteva sentire il membro di Walter crescere contro il suo ventre, alquanto stretto nei pantaloni della mimetica. Non poteva arrestare le proprie mani che in quel momento gli aprivano la cerniera dei pantaloni e frugavano nelle mutande per liberare quel prigioniero in cerca di spazio.

Ora finalmente il cazzo di Walter era nella sua mano, grosso, duro, teso verso di lei e pulsante. Questo episodio l’eccitava da morire, vederlo protendersi dalla patta dei pantaloni della mimetica. Lei era sorpresa della sua stessa audacia e intraprendenza, in quell’occasione fece scorrere la sua mano su e giù lungo il membro coprendone e scoprendone a intervallo la punta e suscitando i gemiti del sergente, che intanto la pressava contro la parete del container.

L’uomo doveva prenderla, doveva averla subito, ora, lì e possederla.  

Con dolce ma decisa energia la fece girare, la cinse e intanto strofinava il suo cazzo contro di lei. Sandra appoggiò le mani alla parete e si chinò leggermente, inarcando la schiena e protendendosi verso Walter per sentirlo meglio. Lui le calò i pantaloni della tuta e le mutandine fino alle caviglie scoprendo il suo sedere. Walter non ragionava più, delirava, era fuori di sé per il desiderio e per l’assoluta urgenza con cui voleva prenderla.

Sandra allargò le gambe più che poté, perché lui con una mano potesse stringere e accarezzare la sua fica ormai calda e bagnata a dovere. La ragazza sentiva i suoi fluidi scivolarle lungo le cosce e Walter avrebbe voluto leccarla per abbeverarsi a quella fonte, ma non c’era tempo. Una mano di Sandra si posò su quella di Walter accompagnandola nel movimento, poi con il cuore tremante afferrò il cazzo di Walter e lo guidò dentro di sé.

 
I loro respiri erano affannosi, Walter con una dolce ma decisa pressione, spinse fino in fondo liberando un grido soffocato della ragazza, poi si ritrasse e di nuovo spinse fino in fondo. I colpi erano decisi, energici e profondi, Walter affondava con furia, affamato com’era. Le sue mani stringevano con forza i fianchi della ragazza mentre le sue braccia poggiate alla parete del container si piegavano talora sotto i colpi. Sandra si sorprese nel pensare che le piacesse essere scopata così, senza nessuna dolcezza, come travolta da un uragano.

E tutto ciò non somigliava per niente agli amplessi pieni di tenerezza che aveva avuto con il suo ragazzo.
I pantaloni abbassati sulle caviglie di Sandra non le consentivano di allargare le gambe come Walter avrebbe voluto. Allora lui la fece voltare e la sollevò prendendola con le mani dietro le ginocchia appoggiandola con la schiena alla parete del container. Le liberò una gamba e lasciò che i pantaloni e le mutandine restassero a penzolare sull’altra caviglia, poi spinse di nuovo con forza il suo cazzo dentro di lei.

Walter non rifletteva più, sragionava, perché pensava soltanto al suo intimo piacere e a quello della ragazza accumulato e inespresso da troppo tempo che sentiva crescere e che stava per giungere rapido, tumultuoso e veemente. A ogni affondo vigoroso di Walter, il culo di Sandra andava a percuotere la parete del container che rimandava indietro un concavo e cupo suono metallico.   Sandra si toccò il clitoride per accelerare il suo godimento, mentre il cazzo di Walter scorreva agevolmente dentro di lei.

Lui sentì i testicoli indurirsi e il suo ventre contrarsi, finché con un rantolo liberò il getto caldo, denso e gelatinoso del suo sperma dentro di lei. Forse per il piacere di sentirsi inondata, probabilmente per il calore che avvertiva o per la gioia del piacere che stava dando all’uomo, il suo orgasmo giunse subito dopo come un’onda, improvviso, rapido e liberatorio. Allora Walter affondò ancora qualche colpo per assecondare tutto il piacere della ragazza.

 
Sandra, spossata e ansimante s’abbandonò fra le braccia di Walter che continuava a sostenerla, in seguito lui lasciò le sue gambe, ma Sandra esausta infine s’accasciò. Le gambe si piegavano, a quel punto lei si sedette con le spalle appoggiate alla parete del container con la bocca socchiusa per riprendere fiato. Anche Walter era ormai senza pensieri, senza volontà, in quanto brividi di piacere ancora attraversavano e facevano sussultare il suo corpo, da ultimo anche lui cadde giù.

 
Al momento entrambi erano seduti per terra, appoggiati con la schiena al container senza fiato, con le bocche semiaperte e ansimanti. Lei agguantò nella sua mano il cazzo di Walter che ancora usciva dai pantaloni, lo strinse e lo accarezzò lentamente.  
Casualmente e incolpevolmente però, qualche vellutata goccia tardiva di sperma scivolò lungo le sue dita e andò a confondersi e a mescolarsi con le altre macchie della tuta mimetica.

QUELLA METROPOLITANA …..GALEOTTA

Era da tempo che la mia signora, voleva far un giro per Milano, per “ assaporare “ il caos cittadino, cosa alla quale abbiamo rinunciato anni fa, per andar a vivere in campagna.

L’ occasione, era una delle solite fiere fuori salone, e siccome la giornata prevista era di quelle calde, ne avremmo approfittato per un po’ di sole, per le ossa.

Robi, aveva optato per sandali con zeppa, comodi, per evitare affaticamento, una gonnella di jeans, che finiva con una balza di pizzo, forse un po’ corta, e una maglietta aderente color beige, che metteva in mostra la sua 4°.

Diciamo che non passava inosservata, anzi forse un tantino appariscente, ma si sa, alla maiala piace così.

In giro per la città, la solita bolgia, da prendersi a gomitate, per poter veder bene le cose più interessanti, io invece, poco interessato, stavo sempre un paio di passi indietro, tanto per non prendere gomitate gratuitamente.

Questo mi permetteva di guardar la mia piccola, da un punto di vista generico, e devo dire, che ogni volta che si sporgeva in avanti per curiosare da vicino, più approfonditamente, si vedeva benissimo la piega delle chiappe, ed ogni volta producevano un sussulto piacevole al sottoscritto e al ben capitato di turno.

Ad un certo punto, mi accorgo, che un paio di ragazzi, età stimata, circa 28 / 30 anni, curano ogni movimento di lei, e la cosa mi mette sul chi và là.

Li vedo abbassarsi sulle ginocchia, ogni volta che lei si sporge in avanti, per poter osservare meglio, lei chiaramente ignara della cosa.
Allora decido di avvicinarmi a Robi, e facendo finta di esser uno sconosciuto, le chiedo qualcosa in riguardo alle cose esposte, per poi avvisarla dei due ragazzi che la stan curando da qualche tempo, in modo da tener ben salda la borsetta.

Faccio finta di niente e mi allontano, mentre lei, si gira con fare disinteressato, a cercare con lo sguardo, i due ragazzi, che la stanno osservando, i loro sguardi si incontrano, ed entrambi sorridono, con quei sorrisi di circostanza.

Ad un certo punto, i due, si fanno intraprendenti, si avvicinano, tanto, al punto che, quando lei si abbassa come al solito, uno dei due, si trova così vicino da urtarla con il pacco gonfio dei pantaloni.

Robi, si alza di shitto, scusandosi, dicendo che non voleva esser così maldestra, per tutta risposta, il ragazzo sfacciato, le fa notare che invece lui voleva urtarla, mettendo in mostra un notevole rigonfiamento.

A lei scappa una risata, ma la cosa finisce lì. Lei si gira verso me, per capire cosa fare, ed io con un cenno, le faccio capire di entrare nel negozio difronte. Così facendo, i due ragazzi, spiazzati, proseguono lentamente per il loro percorso.

Entro anch’io e subito lei mi viene in contro ridendo, dicendomi, che secondo lei, i ragazzi, non puntavano la borsetta ma ben altro, risata generale.

Dopo qualche minuto, usciamo, e con piacere, notiamo che i ragazzi, non sono più visibili, bene, possiamo finire il nostro giro, senza troppe preoccupazioni, se non qualche altro complimento pesante, rivolto al bel culo che ogni volta lei mette in mostra, qualora si sporge in avanti.

Ma si sapeva, che sarebbe andata così, con una gonnellina inguinale …..ma che attizza ….

Pian piano, ci avviamo alla fermata della metro, meno male, penso, non son abituato alla bolgia, meglio la nostra quiete agreste.
Saliamo sul vagone, e come molte volte capita, non siamo vicini, tra di noi ci sono tre / quattro persone.

Alla prima fermata, la gente si muove, chi scende e chi sale, faccio per avvicinarmi …… e vedo che davanti a Robi, salgono i due della fiera, e si posizionano dietro lei, schiena al vetro.

Mi blocco subito, meglio tener le distanze dal “ nemico “ ….

Robi fa finta di niente, si gira con calma, ed accenna un sorriso. Ad un certo punto, durante il trambusto del cambio passeggeri, vedo Robi sussultare ed irrigidirsi, il solito intraprendente ragazzo, le ha appoggiato una mano su una chiappa, e la tiene lì , ferma, in attesa di reazioni.

Lei si gira con calma, verso di me, per una mia reazione, ma io le faccio intendere, che sia lei a decidere.

Mentre aspetto la sua reazione, guardo la mano del ragazzo, che continua ad accarezzare la chiappa di Robi, che si gira guardando il ragazzo, ma senza un espressione, che sia eloquente, e si rigira.

Dopo un attimo, vedo il secondo ragazzo, sistemarsi in modo da far da paravento, è a questo punto, che vedo lei, che si irrigidisce ulteriormente, mentre rossa in viso, si morsica un labbro.

Penso, ci siamo, shitta la rissa, lei si gira, guardandomi con la faccia paonazza, io le mimo con le labbra la frase: ti tocca la fica ?….

lei con un cenno mi indica si …. Lo fermo …. Le dico con le labbra … e lei fa cenno di no con la testa …. Che troia, penso …..

Mi sposto un po’ per vedere, ed in effetti, vedo il ragazzo che ravana tra le cosce della mia piccola, che comincia ad agitarsi e a mordersi sempre di più il labbro. Io l’ ho così duro, che non stà più nello slip
Anche i ragazzi maiali, hanno il loro problema, a mascherare l’ erezione.

Altro trambusto, con cambio passeggeri, e il porco intensifica il lavoro di dita, nella fica di famiglia.

Robi comincia a tremare, ci siamo, tra un po gode, spero solo che non lo faccia a bocca aperta, altrimenti … che figura …. Di colpo si irrigidisce, e cominciano a scenderle una quantità esagerata di goccioloni di sudore … ha goduto …. la porca.

Altra fermata, i due ragazzi, si spostano dalla postazione, e il porco nel muoversi, le sussurra qualcosa all’ orecchio e poi scende, mentre si richiudono le porte.

A questo punto mi avvicino, e chiedo come và, lei mi guarda con la faccia rilassata, di chi ha appena goduto con due dita nella fica, e mi dice “ Benissimo …. è stata una cosa indescrivibile …. ”

Le chiedo cosa abbia sussurrato il ragazzo passando, e lei mi dice che il porco si è sborrato nei pantaloni, ridendo.

Io la bacio in bocca e le sussurro “ sei una gran troia …..” e lei di risposta, appoggia la mano sul mio pacco ancora duro e sussurra “ si ….. la tua troia ….. porco”

Cazzo ….

ha ragione ….

Giovani guardoni crescono al circolo culturale

Il mio esibizionismo nacque così, quasi per caso…

Io e mio marito ci eravamo da poco trasferiti nella graziosa cittadina di Pordenone. Avevamo qualche amico e conoscente ma dovevamo ancora ambientarci. All’epoca io avevo 27 anni e mio marito 30.
Le prime persone con cui iniziammo ad entrare in confidenza furono alcuni vicini che abitavano sullo stesso pianerottolo del nostro condominio. Lei, Stefania, faceva un lavoro come segretaria part time, e nel tempo libero faceva sorveglianza pomeridiana presso un centro culturale, una sorta di oratorio a gestione civile, nel nostro ampio quartiere residenziale.

Lo seppi quando, incrociandoci sulle scale una sera, scambiammo un paio di parole ed entrammo nel discorso di come io e mio marito avremmo voluto ambientarci di più in questa zona. Subito Stefania mi propose di andare a darle una mano; dopo poco iniziai ad andarci con lei, ma sporadicamente.
Non c’era granché da fare: aprire o chiudere alcuni ambienti, gestire il prestito dei materiali (materiali sportivi, libri, materiali da cancelleria…) e talvolta sedare qualche futile lite tra alcuni frequentanti di quell’ambiente.

Poche volte vi andai, più che altro per stare in compagnia di Stefania e darle una mano. Un pomeriggio di metà giugno lei mi chiese la cortesia di sostituirla e di fare tutto da sola perché aveva un impegno inderogabile. Accetai di buon grado, seppur con un po’ di timore nel caso dovessi fare qualcosa che non sapevo ancora.

E dunque eccomi lì. Visto il caldo afoso di quelle giornate vi andai con un bel vestitino di tela, e visto che porto una seconda, una bella seconda sincera, preferii usare una canottiera al posto del reggiseno, per stare più comoda.

Quelle tre orette pomeridiane passarono tranquillamente, stavo in una stanzetta vicino all’ingresso dietro un tavolo con una sorta di bancone rialzato, un po’ come quelli delle banche, così dietro quel bancone che mi separava potevamo tenere quello che ci portavamo (da leggere e mangiare) e poi si teneva bene in ordine il telefono, un vecchio computer, e la cassetta di sicurezza con tutti i mazzi di chiave dell’ambiente.

Tutto bene, non c’erano nemmeno troppi giovani che gironzolavano, più che altro diversi ragazzi delle superiori che erano venuti a terminare le tesine (sempre all’ultimo sti giovani…) e altri che venivano a fare qualche tiro a pallone nel campetto.

Alle 18. 00, un’ora prima che fosse tutto chiuso, avevo chiuso il mini spogliatoio che lasciamo a disposizione di chi viene a giocare, e quelli che giocavano ormai se n’erano andati da un po’. Arrivò invece, subito dopo, tutto di corsa, questo ragazzo, probabilmente tra i 16 e i 19 anni, un po’ in carne (ma non troppo) e che sembrava preso dal panico. Col fiatone mi disse:
“Buongiorno, ha mica chiuso lo spogliatoio”
io: “Guarda, ho appena riposto le chiavi”
e lui sembrò ancora più preoccupato, allora gli domandai: “Di cosa hai bisogno?”
lui: “Non trovo più il portafoglio, forse l’ho dimenticato in spogliatoio”.

io: “Beh, andiamo a vedere”.

Sentivo il suo respiro nervoso e affannato, avrà fatto una corsa per tornare al centro culturale. Da dietro il bancone mi chinai in cerca del mazzo giusto, e mi ci volle un po’ perché alcuni portachiavi si erano incastrati tra di loro. Mentre cercavo le chiavi mi parve che quel ragazzo si calmò perché d’improvviso smise d’avere il fiatone. Quando mi rialzai notai che era quasi immobilizzato e aveva gli occhi fissi su di me.

In un lampo capii che inclinandomi in avanti avevo lasciato a favore di sguardo i miei seni, attraverso la scollatura, e quel ragazzo ne approfittò per rifarsi gli occhi.
Stranamente non mi sentivo offesa, anzi, ne ero un po’ compiaciuta e mi piaceva pensare d’averlo fatto eccitare un pochino.

Presi le chiavi e assieme andammo nello spogliatoio. Nella camminata continuavo a pensare a quel piccolo inconveniente e iniziai a provare piacere anch’io al punto che volevo quasi continuare a battere il chiodo finché era caldo… ma non avevo nulla in mente.

Ma ecco l’occasione: arrivati allo spogliatoio, aprii la porta ed entrammo a cercare il suo portafoglio. Lo trovai quasi subito, dietro una panchina, ma quasi istintivamente (un istinto un po’ da porcellina) per raccoglierlo stetti con le gambe ben dritte in piedi e chinai solo il busto lasciando il mio bel sedere puntato verso il giovane ragazzo. Certo il vestito non era poi così corto e portavo le mutante, ma indugiai un po’ in quella posizione, così che potesse almeno godere delle mie forme.

Una volta alzata lui non riuscì a chiudere la bocca e restò qualche istante con la bocca socchiusa e gli occhi persi in chissà quali pensieri.

Gli restituii il portafoglio, mi ringraziò, richiusi la porta a chiave e tornari alla mia postazione.
Alle 18. 40 iniziai il giro di controllo per sistemare qualche gioco rimasto in giro. Ormai non c’era più nessuno, o almeno così credevo. Per ultimo mi lasciai i bagni da chiudere.

Ormai erano le 19. 00. Arrivata al bagno dei ragazzi sentii un rumore non del tutto famigliare, accompagnato da qualche sporadico sospiro. Allora mi abbasso per sbirciare dallo spazio sotto le porte per vedere se c’è qualcuno, e nell’ultimo cesso noto due gambe. In quei bagni, ormai, erano pochi i catenacci che ancora funzionassero e quell’ultimo cesso non faceva eccezione, anzi, l’anta aveva un po’ di fessura, da cui sbirciai. Vidi il ragazzone del portafoglio, di schiena, che si stava masturbando.

Senza percepirne la lunghezza notai che aveva il cazzo bello duro. D’improvviso ebbi l’intuizione che potesse segarsi ripensando ai miei seni sbirciati e alla forma del mio culo.

Mmh, mi eccitava l’idea che si stesse segando pensando a me. Allora decisi: non c’è due senza tre, ed aprii la porta di colpo facendo la finta tonta:
io “Oh, scusa, non sapevo…” (ma intanto non richiusi la porta, eh eh…)
lui era talmente immerso che le sue mani continuarono ad andare su e giù afferrate al suo duro pisello anche se, allarmato, girò di colpo la testa in un’espressione tra l’imbarazzato e lo spavento.

Provò solo a dire un “Scus…. ” ma la frase si tramutò in un vocalizzo misto di piacere e sgomento: ejaculò proprio in quel momento.

A quel punto, e solo a quel punto, chiusi la porta senza dire una parola e tornai alla mia postazione. Ero soddisfatta e un pizzico orgogliosa d’aver fatto provare quell’emozione. Mentre rivedevo mentalmente gli episodi di quel pomeriggio iniziai a provare anche una certa eccitazione, nel frattempo quel ragazzone uscì dal centro culturale a testa bassa, di corsa, e pieno di imbarazzo…

Un’altra volta gli spiegherò che non deve essere imbarazzato, ma questo episodio lo racconterò più avanti….