Le mie storie (24)

Prima di tutto voglio ringraziarvi per l’affetto e la costanza con le quali seguite questi miei racconti. Da parte mia provo a rispondere ad ognuno di voi quando mi scrivete in privato e mi scuso se certe volte non lo faccio subito ma evidentemente o sto lavorando o sono lontano dal computer. Proprio da una chiacchierata con uno di voi e grazie ad una sua domanda, mi è venuto in mente l’ episodio che vi racconterò oggi.

Avrete capito ormai che il periodo universitario è stato quello durante il quale mi sono divertita di più ed anche quello dove oggettivamente ho avuto più successo (per così dire). D’altra parte se non a vent’anni, quando è che una donna è nel pieno della sua “bellezza”?
Sarò ripetitiva, io bella non lo sono mai stata, sono stata simpatica, sfiziosa come mi ha definito qualcuno, anche carina, ma bella no. Come avrete capito dai miei racconti una bella mano però me l’ ha data madre natura regalandomi un seno molto grosso che sui maschietti ha sempre un certo effetto.

Ma tornando a noi, il periodo dell’Università con il gruppetto di amiche che avevamo costruito, andavamo sempre almeno una quindicina di giorni insieme al mare, dopo aver finito gli esami. Quando avrò finito i miei ricordi, magari sarò costretta a raccontarvi degli episodi delle mie amiche (e qui potrei scrivere quasi un’enciclopedia, altro che la sottoscritta). Ma per adesso dovrete accontentarvi di questa tipetta piccolina dal carattere docile e dalla curiosità sfrenata.
Eravamo andate in Puglia tutte e cinque, la casa era perfetta, in un piano ammezzato con il terrazzino; bastava attraversare la strada per ritrovarsi sul marciapiede dove cominciava poi la spiaggia con gli ombrelloni.

Una mattina camminando con una di loro sul bagnasciuga, incrociammo dei ragazzi; non ricordo quanti fossero ma uno di loro ci fu una sorta di cenno di saluto niente di più. Non li andammo a cercare, ne loro cercarono noi.
Un pomeriggio tornate a casa dopo “le fatiche” per abbronzarsi, sul tardo pomeriggio, non so perché, anzi per la verità non mi ricordo nonostante da stamattina stia facendo tutti gli sforzi possibili, feci una litigata pesante con una o due di loro.

Eppure io sono di carattere molto mite, anche molto accondiscendente, il fatto di non ricordare il motivo di un comportamento così strano per la sottoscritta, mi dà noia, ma comunque non è come potrete immaginare il centro del racconto. Ricordo che con addosso una specie di vestito/copricostume a jeans uscì di casa arrabbiatissima e dopo aver camminato un po’ me ne andai sulla spiaggia per tranquillizzarmi. Mi sedetti su una sdraio e stavo tranquilla a riflettere.

Ogni tanto passava qualcuno ma quasi non ci facevo caso immersa nei miei pensieri. Ad un certo punto però si accostò alla mia sdraio un ragazzo che poi ricordai essere quello con il quale qualche giorno prima avevo scambiato il sorriso durante la camminata. Si sedette sul bracciolo della mia sedia e vedendomi un po’ scossa, mi chiese se c’erano problemi. Io evidentemente gli risposi di no e lui dicendomi di stare tranquilla mi poggiò una mano sulla spalla.

Io lì per lì non ci feci neanche caso, guardavo il mare cercando la mia tranquillità. Piano piano la sua mano però cominciò ad accarezzarmi i capelli, così per farmi rilassare. E credetemi funzionava a meraviglia. Lui in silenzio, io anche e la sua mano delicata che mi pettinava sfiorandomi il collo. Non so quanto durò quel massaggio ma ero davvero in estasi. Naturalmente però lui non si fermò al collo, e piano piano la sua mano si infilò nel colletto del mio vestito fino ad arrivare al pezzo di sopra del costume che era ancora bagnato.

Non ricordo onestamente se opposi qualche tipo di resistenza, ma ricordo che la sua mano grande prese il mio grosso seno destro e comincio a palparlo. Il capezzolo era già duro di suo freddo a contatto con il costume, le sue dita ci giocavano mentre muoveva tutta la mano ormai nel mio vestito. Continuando nel silenzio più totale prese il mio posto sulla sdraio e mi fece sedere sulle sue ginocchia. Appena seduta il tempo di guardarlo in faccia e la sua mano si era già infilata tra le mie cosce.

In breve arrivò a toccare il costume che era bagnato ma cominciava ad esserlo non solo dell’acqua del mare. Le sue dita entrarono dentro di me ed incominciarono a spingere in fondo. Prima piano piano poi sempre più forte. Io stavo godendo ad occhi chiusi quando ad un certo punto in maniera inaspettata uscì dalla mia micia bagnata. Aprii subito gli occhi per capire cosa fosse successo, e mi resi conto che con la mano si era aperto il pantalone ed aveva tirato fuori il suo uccello duro.

Ricominciò a toccarmi dopo poco tempo anch’io cominciai a giocare con il suo membro. Non un bacio, non una parola, lui che con le mani mi possedeva le tettone e la patata ed io che impugnavo la sua asta. Dopo qualche minuto ebbi l’orgasmo, lui tirò fuori le dita e me le mise in bocca tutte bagnate. Cominciò spingerle tra le mie labbra, mentre io con la mano lo sentii venire. Mi alzai dalla sedia ed andai sulla riva a sciacquarmi le mani ed il vestito che si era sporcato del suo sperma.

Lui rimase seduto. Poi Un ultimo sguardo e ripresi la strada di casa.
Non raccontai niente alle mie amiche, se non alla fine della vacanza quando ognuna di noi fece alle altre il proprio reso conto. Nonostante da quella sera passò almeno un’altra settimana, non incontrai più quel ragazzo di cui non seppi neanche il nome. Non mi è mai più capitata una cosa del genere.

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