mobili Ikea

Ciao, è Adele che vi scrive oggi. Vi racconterò come abbiamo giocato e stuzzicato un’altra coppietta. La cosa bella anche di questa situazione è che tutto è iniziato in maniera estremamente naturale.

L’anno scorso, ad Agosto, finita l’università e trovato un lavoretto, la cugina di mio marito Luca ha deciso di andare a convivere con il suo ragazzo. Hanno trovato un appartamentino in affitto a Portogruaro, in provincia di Venezia, non troppo distante da Pordenone, dove abitiamo noi.

Come molti giovani hanno deciso di prendere i mobili aggiuntivi della casa all’Ikea – nell’appartamento il proprietario forniva solo i mobili della cucina.

Facendo lavori un po’ precari e con turni da negozio, Cecilia e Andrea (la cugina di Luca e il suo ragazzo) avrebbero rischiato di dormire per terra per molte settimane, in quanto non avevano molto tempo per montare i mobili e i tempi in cui entrambi fossero a casa assieme contemporaneamente erano pochi.

Così noi due ci siamo offerti di aiutarli nel montaggio mobili (tanto ormai siamo espertissimi montatori di mobili Ikea). Visti anche i nostri impegni saremmo andati di sabato e domenica.

Visto il caldo e visto il lavoro da fare siamo andati entrambi vestiti alla buona: pantaloni corti stile “tuta da ginnastica” e maglietta o canotta. Il sabato Andrea lavorava per cui in casa c’era solo Cecilia. Come immaginate montare mobili Ikea in un appartamento piccolo è un po’ come giocare a twister… ve lo ricordate? ci si accuccia, ci si piega, si strofina il corpo sul mobile per aiutarsi nel fissaggio… ecc.

E così notai, non molto contenta a dire il vero, che Luca di tanto in tanto sbirciava nella canottiera della cugina Cecilia. Certo aveva anche il reggiseno sotto la canottiera, ma sapete com’è: con certi movimenti il seno iniziava a sgusciarle fuori e io stessa notai un po’ di capezzolo di Cecilia, figuratevi mio marito…

Fu così che ebbi una certa idea.

Ed eccoci a domenica: in questa giornata Cecilia lavorava al centro commerciale (poverina) mentre Andrea, il suo ragazzo, era a casa; io e Luca presenti ad aiutare.

Premetto che io Andrea proprio non lo conoscevo: giovane di 26 anni, non palestrato ma tenuto bene, simpatico ma a pelle non era proprio il mio tipo… per fortuna. Però la domenica sarebbe stato il mio bersaglio.

Eh già, guardando come mio marito sbirciava sua cugina ho avuto una certa idea, e questa idea parte dall’abbigliamento. Canottiera con scollo a V ma non troppo scollacciata, shorts stile ginnasti anni ’80 e sotto niente reggiseno (vi ricordo che porto una seconda) e tanga intimissimi, di quelli in tessuto sintetico senza cuciture.

Per non essere sfacciata e gustarmi appieno il mio piano, ho atteso il momento adatto per ciò che bramavo. Finalmente iniziamo a montare la struttura del letto, per cui era necessario essere almeno in due. Con un po’ di fortuna Luca è rimasto in bagno a montarsi dei mobili da solo (bravo, fuori dai piedi amore mio) ed io sono rimasta ad aiutare Andrea.
Per iniziare a farlo abboccare parto offrendogli un bel downblouse che non coglie subito però: per alzare delle lunghe assi mi metto praticamente a novanta di fronte a lui dall’altro capo dell’asse.

Siccome non alza la testa verso me e le mie tette lo richiamo con un discorso senza senso, tipo “allora Andrea, dove le spostiamo? …” ma niente lui risponde guardando in giro, ma io non demordo e richiamo la sua attenzione domandando in maniera sciocca: “chissà se è comoda questo modo di sollevare gli assi”.
Oh… Alleluja, Andrea finalmente volge lo sguardo a me e nota i miei seni, i miei capezzoli ciondolanti che attendevano d’essere rubati con uno sguardo proprio da lui.

Sì, li ha visti, lo so: ha avuto un attimo in cui è rimasto incantato. Evvai: un primo colpo messo a segno.
Più avanti dobbiamo lavorare molto vicini, per fissare gli angoli della struttura del letto. Così lascio a lui di fare l’uomo mentre io, gli reggo i montanti di legno. Io, per far ciò, mi siedo col culo sul pavimento, rannicchio un po’ le gambe, portandomi le ginocchia al petto, ma divarico bene le gambe, le apro bene permettendo ad Andrea di intravedere l’attacco tra gamba e pube, mostrando spudoratamente il tanga.

Andrea lo nota e anch’io, da questa breve distanza, noto che qualcosa bolle sotto i pantaloni. stringendo le viti porta il suo sguardo al centro delle mie gambe, verso la mia figa coperta ancora da un lembo di tessuto, ma facendogli vedere per bene sotto i miei shorts.
A questo punto dalla porta passa Luca, mio marito, che butta l’occhio dentro la stanza e nota la mia posizione. Ci guardiamo e con mio sommo piacere noto che gradisce quello che sto facendo e mi mostra che si morde il labbro, come se stesse godendo di ciò che stava succedendo.

Luca se ne va e mi lascia fare il mio gioco.
Io, mentre Andrea si gira in cerca dell’ennesima vite Ikea da fissare, con un movimento fulmineo riesco a scostare le mutandine, però è anche vero che sono un po’ stufa di stare seduta sul pavimento, per cui mi metto in ginocchio; e così riesco a inclinarmi in avanti, con la scusa di prendere una vite per passarla (inutilmente) ad Andrea, e gli mostro le mie belle tettine ancora una volta, ma da molto più vicino.

Credo stesse per scoppiare in quel momento allora da stronzetta quale sono me lo sono giocato e l’ho guardato dritto neglio occhi sorridendogli sorniona, poi quel che capirà saranno affari suoi… anche se il mio intento è quello di dirgli “godi pure guardandomi le tette… slurp”.
Arriva il momento della regolazione dei piedini del letto… mmh che fremito. Non ero convinta di fare quello che ho fatto, iniziavo a temere d’aver esagerato, ma poi ho pensato che le mutandine le avevo scostate apposta, così ho preso un bel respiro e via: per regolare un piedino mi accuccio sulle ginocchia tenendo il culo in alto e puntandolo dritto verso la faccia di Andrea, insistendo in quella posizione, con gli shorts cortissimi e la figa per metà esposta.

Io avevo la sensazione di essere completamente nuda, sentivo che le grandi labbra erano scoperte, all’aria, anche se sotto delle mutandine messe male e degli shorts che ormai non coprivano nulla. A quel punto non ho capito più nulla e così ho iniziato a dondolare il culo avanti e indietro, come se mi stessi masturbando. desideravo essere presa lì in quel momento, desideravo farmi impalare da un semisconosciuto con mio marito nell’altra stanza. Volevo che mi leccasse la figa, che ci mettesse dentro due o tre dita, oppure uno di quei cazzo di pezzi dell’Ikea…
tutto d’un tratto torno in me stessa e mi rendo conto di aver iniziato ad andare oltre, per cui mi ricompongo e finisco di regolare il piedino del letto assumendo una posizione meno provocatoria.

Quando mi girai mi sentivo un po’ in colpa, temevo d’aver esagerato. Andrea dal canto suo era imbarazzato e quando mi aveva di fronte non riusciva a guardarmi negli occhi.

Finito il pomeriggio di lavoro tornammo a casa. A casa Luca mi disse che aveva montato solo un paio di cosette, perché per il resto del tempo restò dietro la porta, alle spalle di Andrea, a sbirciare quel che stavo facendo.

Luca ad un certo punto non ce la fece più e così si chiuse in bagno e si fece un bel segone dopo avermi visto esibire così.

Quante occasioni di montare… con Ikea!.

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