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Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Io e la mia (ex) prof

La storia che sto per raccontarvi risale a circa 2 anni fa quando avevo appena 18 anni e stavo frequentando l’ultimo anno di superiori con annesso “esame di maturità”.
Con la maturità andò abbastanza bene ma ciò che conta è che iniziai una relazione con una “matura”, trattasi della mia professoressa di economia. Lei 51 anni, una donna in carne, capelli scuri lunghi e un abbondante seno sulla quale una volta mi ero sparato una sega.

Negli ultimi mesi scolastici, il mio andamento non era buono, soprattutto nella sua materia e così mi propose di andare a ripassare di pomeriggio a casa sua (eh no, quel pomeriggio non successe un bel nulla) così seppur inizialmente esitante decisi di andarci senza alcun secondo interesse.

Arrivato a casa sua mi ospita e aveva preparato dei biscotti, così iniziò a farmi da ripetizione dopodichè scambiammo due chiacchiere e mi raccontò della sua passione per il ballo.

Si fece e tardi e vedendo che non tornavano nè il marito nè i figli gli chiesi se facessero sempre così tardi e scoprii che in realtà era divorziata e il figlio viveva con il padre.

Nei giorni successivi continuai ad andare a prendere ripetizioni e man mano si ampliavano le conoscenze reciproche dell’uno e dell’altra. Quella prof che tanto mi sembrava antipatica e rigida in classe si stava rivelando una signora gentilissima, socievole e divertente.

Si avvicinava sempre più l’esame e passavo sempre più ore a ripetere.

In quella casa notai una cosa però, la signora seppur benestante con una casa veramente spaziosa con annesso giardino e piscina all’esterno era sola. Una casa enorme per una signora sola. Così parlando del più e del meno mi disse che sarebbe voluta andare a prendersi un caffè sopra Posillipo io per scherzo dissi: “anch’io” e mi chiese se mi sarebbe fatto piacere farla compagnia.

Infatti il pomeriggio seguente non facemmo ripetizione e andammo a prenderci un caffè lì, la situazione ci metteva entrambi a disagio ma passammo un bel pomeriggio. I giorni successivi proseguimmo le ripetizioni e lei volle “sdebitarsi” il caffè a tutti i costri offrendomi un pranzo al nominato ristorante “La reginella”. Pranzammo e lei mi chiese se dopo l’esame non sarei scomparso perchè si era affezionata tantissimo a me.

In realtà io volevo attendere fino all’esame e poi vaporizzarmi ma la svolta avvenne proprio durante quella settimana.

Fino ad allora l’avevo sempre trovata composta con abiti che nascondevano completamente le forme ma a 4 giorni dall’esame con un caldo torrido mi ospitò con una canottiera molto scollata e pantaloncini scusandosi che era in quelle condizioni per il caldo ma io scherzando dissi magari facciamo anche un bagno in piscina. Lei era molto timida e “signora” e aveva vergogna a farsi vedere in costume ma dopo tanto insistenza accettò mentre io avrei dovuto farmi il bagno in slip.

Ma non avevo considerato che vedendola in costume mi sarebbe venuta un’erezione esagerata quasi volevo scappare ma lei diceva: “dai ora ti vergogni tu? hai gli slip non preoccuparti vieni in acqua” ma appena tolsi pantaloncino si vedeva in modo netto il cazzo gonfio sopratutto quando entrai in acqua lo slip divenne quasi trasparente ed era come se fossi col cazzo di fuori. Lei si fece rossa rossa ma molto imbarazzata fece finta di nulla dopodichè nel giro di 10 minuti si andò a rivestire e mi portò uno slip pulito che gli era rimasto del figlio.

Quando tornai a casa iniziai a segarmi su quelle tettone e iniziò a diventare il mio chiodo fisso. Il giorno seguente ritornai da lei (sarebbe dovuto essere l’ultimo giorno di ripetizione) e lei mi fece trovare due costumi che mi aveva comprato come regalo e una bella cenetta come buon auspicio per l’esame.

La serata terminò dopo aver guardato un pò la tv e tornai a casa, dopodichè la rividi direttamente dopo l’esame per rifesteggiare con un’altra cenetta.

Quella sera venne un temporale fortissimo con il quale non si poteva uscire e lei disse se vuoi puoi dormire qui tanto ho delle camere in più, così avvisai i miei genitori dicendo che ero da un amico e decisi di dormire lì.
Quando si fece orario di andare a letto lei si andò a cambiare in bagno e mi misi a spiare dal occhiello le sue abbondanti linee per poi segarmi e sborrare nel suo stesso letto.

Infatti dormimmo nello stesso letto ma seppur non successe nulla mi segai mentre dormiva sborrando nelle lenzuola e rimanendo col cazzo all’aria. La mattina dopo quando se ne accorse rimase sconvolta e gli spiegai tutta la situazione, AVEVO PERSO LA TESTA PER LEI. Così mi piombai e provai a baciarla e come risposta ricevetti le sue labbra e la sua lingua che non si opposero subito provai a spogliarla per scoparmela ma lei non volle finchè non si decise di concedermi soltanto una semplice sega.

Mi misi disteso sul letto e lei con le sue mani con tanta esperienza mi fece una sega eccezionale, me lo maneggiava con calma e con passione fino a che non la sborrai in 5 minuti tra le sue mani.

Di lì iniziò una vera e propria storia tra noi, mi riempiva di regali, vacanze, crociere ecc.. ma del sesso non se ne parlava al limite mi concedeva qualche sega una quantum dovetti aspettare diverso tempo per la prima scopata (infatti ve la racconterò in una storia separatamente).

Da allora fino ad oggi siamo stati insieme, ormai abbiamo una vita insieme e stiamo progettando di fare un figlio in modo che i miei siano costretti ad accettare la situazione. Mi fa fare il signore insieme a lei senza farmi mancare nulla è quasi come se pensasse lei alla casa però ci sono stati comunque dei problemi nel nostro percorso.

In seguito vi racconterò della nostra prima scopata, dell’incontro con i miei ecc…

Seguite!.

IL CULO DI GILDA IN CAMPEGGIO

Eravamo in campeggio, e quest’anno veniva anche Gilda, la ragazza con il sedere più grosso che avessi mai visto! Avevamo appena festeggiato entrambi il diciottesimo anno, e avremmo passato le vacanze insieme, con i genitori… più o meno. I genitori di Gilda erano un po’ vecchio stampo, e super puliti. Viaggiammo per due giorni, auto traghetto auto, faceva un caldo eccezionale, e al bar vendevano solo cose che ti metevano una sete! Comunque, sarà per il clima o per la dieta, la mattina dopo essere finalmente arrivati a destinazione, Gilda cominciò ad accusare un leggero mal di pancia, e siccome le pareti nei campeggi non esistono, in breve si venne a sapere che era sempre stitica nei viaggi.

Poveretta, le stavano organizzando una bella purga, neanche parlare di sciroppi o pasticche in quel luogo sperduto, per cui non restavano che i rimedi portati dalla madre, i quattro grandi classici: supposta o microclisma, “se fa fatica ad uscire”, clisma chimico o peretta con sapone di marsiglia, “se la pancia fa male e non scende”. Ero un ragazzo di diciotto anni, non potevo non guardare, il culo di Gilda l’avevo sognato un milione di volte, e quanti giri c’avrei fatto! Trovai un’altura tra gli alberi da cui potevo agevolmente sbirciare dall’apertura sul tetto che aveva quella strana tenda, la porta invece era chiusa.

La madre di Gilda, una donna enorme, stava prendendo la busta del pronto soccorso, “Gilda adesso vieni qui e stenditi sulle mie ginocchia”, e Gilda obbediente e zitta ma con una faccia rossa e carica d’odio, perchè la madre non aveva portato anche lo sciroppo? Di certo era per la sua famosa teoria sul prenedere meno sostanze possibile. In realtà sapeva che Gilda se la portava dietro da due giorni prima della partenza. Così le abbasso le mutandone ed eccolo lì di fronte a me, quel culone ciccioso con qualche brufoletto.

“Alberto per cortesia…” Il marito, assistente, sapeva già cosa fare. Separò le natiche rivelando un inaspettatamente folto pelo che separò con le dita per scoprire l’ano di Gilda, un buchetto arrossato e stretto. Infatti la madre dovette ricorrere a due scullaccioni per riuscire ad infilare il dito nel sedere di Gilda, che si dimenava e lamentava, nonostante l’abbondante vasellina. “Sento il tappo, sei molto costipata Gilda. Alberto passami direttamente due clismi”. Il marito aprì le shitole e preparò stappati i clismi.

Per farle i due clisteri dovettero tenerla ferma, e partirono altre due sonore sculacciate. Guardai con passione mentre le infilavano, per ben due volte, il beccuccio bianco nel buchetto sperduto tra i peli e le natiche. Spremettero senza troppe cautele il primo, perchè Gilda non stava ferma, e con molta lentezza il secondo, dicendo a Gilda di respirare a fondo che poi sarebbe stata bene. Dopo cinque minuti la prima scarica, su una bacinella posta al centro della tenda.

Ne aveva veramente bisogno, ma non si liberò bene. “Alberto è meglio fare altre due perette di camomilla tiepida, No Gilda, devi metterti con la testa sul cuscino. Certo, e il culo per aria. Quei gorgoglii mi fecero definitivamente venire. Gilda si liberò del problema, e tutti vissero felici e contenti.

UN INVITO A CENA, IL MARTEDÌ

Lunedì pomeriggio, quando torno dal lavoro, sembro un sedicenne in piena tempesta ormonale!!! Mi sego almeno tre volte. L’ultima a letto prima di dormire. Non so a che ora ho preso il sonno, so solo che l’ultima cosa a cui penso è lui, il suo cazzo. In piena notte, mi arriva un mess sul cellulare. Guardo la sveglia, sono le due e mezza precise. Chi cazzo mi scrive a quest’ora? Preoccupato e infastidito prendo il telefonino in mano e mi accorgo che il mess è da parte di Ioan.

” Domani mattina vieni al lavoro con addosso un perizoma di pizzo, notte troia!!”. Ma sogno o son desto??? Ma questo è fuori di testa!!! Ma come si permette? Più infastidito ed eccitato che mai, mi rimetto a dormire. La sveglia squilla. Mi alzo e la prima cosa che faccio , rileggo il messaggio. È chiaro e inequivocabile. Viole che vada al lavoro con un paio di mutandine da donna. La domanda che mi pongo è come fa lui a sapere che io ho dell’intimo femminile in casa!!! Ci penso un po’, e poi mi convinco che lui non lo può sapere.

Certo la voglia di stupirlo è forte, ma non mi voglio concedere così facilmente. Decido di usare proprio questa scusa. Anche per capire come mai lui fosse sicuro del contrario. Non metto il perizoma. Vado al lavoro e fino a metà mattinata tutto tranquillo. Alle 10. 30 puntuale Ioan entra in ufficio e mi chiede appena ho 5 minuti di andare in magazzino per vedere come risolvere quel problema, ed esce.
” Ma si può sapere di quale problema state parlando da ieri?” chiede ovviamente mia sorella.

” Nessun problema serio, non ti preoccupare. Ti racconto dopo. ” E finisco di mandare una email e vado camminando verso il magazzino 3, convinto di chiarire una volta per tutte quale è il ruolo di entrambi al lavoro. Il portone è appena aperto, il muletto parcheggiato fuori, entro.
” Dove sei? Ioan non ti vedo. Ci sei?” chiedo con tono serio.
” Troia sono qua, vieni avanti” risponde lui, e vedo il fuoco di una sigaretta che si accende.

E’ nell’ombra, ma ora lo vedo bene.
” Prima che mi dici qualunque cosa , sappi che non ho messo alcun perizoma. Non ti devi più permettere di mandarmi mess di notte, e soprattutto qua io sono il capo e tu un mio dipendente!!!” Esclamo con fermezza. Lui rimane un attimo in silenzio, poi accende una parte della luce del capannone e si illumina proprio dove eravamo noi. Lo guardo e mi accorgo che ha il cazzo duro fuori dai pantaloni.

” Guarda come ti aspettavo al solo pensiero di vederti in perizoma, troia!! E tu mi deludi così? Perché? Perché non hai messo quello che ti avevo chiesto ??” La sua voce non è quella di un uomo incazzato, ma quasi deluso.
” Prima cosa io non ho perizoma in pizzo a casa, e anche se ne avessi uno non lo indosserei mai al lavoro. Se vuoi, stasera, a casa mia o casa tua, ci troviamo e faccio quello che vuoi” gli dico fissandogli il cazzo che a sua volta fissava me!!!
” No, no ,no!! Troppo facile a casa mia, ti scopo e mi dici che sei la mia troia ma magari lo dici solo perché vuoi il mio cazzo.

Il mio uccello ti vuole qua!! Non lo vedi troia?? Devo essere sicuro che quando mi dirai che sei la mia troia tu lo pensi davvero!!!” Risponde e il suo discorso non fa una piega. Puttana che non sono altro!
” Allora scusami dai, dimmi cosa devo fare! Vuoi un pompino ora?” Disposto a farmi perdonare.
” Adesso non voglio nulla, ci penserò. Vai pure troia!” Ed esco e torno al lavoro. Un po’ triste, sia per non essere riuscito ad impormi, sia per averlo deluso.

A mezzogiorno io e mia sorella ci prepariamo per uscire ed andare a casa in pausa pranzo.
” Lo sai che oggi non ci sono vero? Te lo ricordi ?” Mi dice mia sorella.
” Ah si è vero, neanche papà viene oggi,mi pare. ” Le chiedo
” eh già. Oggi sei solo. Anzi siete soli tu e Ioan. Capito ? Siete soli voi due!!!” La furba ha già intuito qualcosa, ma non mi chiede nulla.

” Ok allora a domani! Vai avanti che avviso Ioan che arrivo alle due. ” Ma lei mi blocca e mi dice che il rumeno è già andato via. Vabbè, salgo in macchina e vado a casa. Non ho fame, ho solo voglia del suo cazzo. Penso a come era grosso e duro in magazzino. Prima di tornare al lavoro, decido di indossare un perizoma di pizzo nero. Gli farò una sorpresa!!! Ma appena prima di uscire mi arriva un messaggio.

” ciao troia, lo sai che oggi siamo soli vero? porta un dildo. Ok ? Mi raccomando non deludermi!!” Cazzo!!! Che richiesta impegnativa!!! Ok, prendo uno dei miei dildo, non il più grosso, lo metto in borsa e corro al lavoro. Il caldo oggi è insopportabile!!! Meno male che in ufficio c’è l’aria condizionata!!!
Dalla finestra vedo Ioan arrivare dal piazzale col muletto a petto nudo!! Già mi eccito !!! Entra in ufficio ed è tutto sudato.

” Cazzo che caldo oggi. Qua dentro si sta benissimo!!! Anzi così sudato rischio di prendermi qualcosa. Hai qualcosa per asciugarmi troia???” Mi dice con tono talmente maschile che mi fa uscire il mio istinto da troia. Mi alzo, vado verso lui e inizio a leccarlo ovunque. Petto, pancia, ascelle, schiena, spalle collo, finché non resta una sola goccia di sudore. Lui rimane zitto per tutto il tempo. Poi quando finisco mi guarda e sorride.

” Tu non sei una troia, tu sei una gran troia!!! E non sarò contento finché non sarai la mia troia!!!” Parole sante!!!
” Dai spogliati, voglio vederti nuda !!!!” Mi ordina. Consapevole che non sarebbe venuto nessuno, mi spoglio e resto in perizoma.
” Che ci fai in perizoma??? Questo dovevi metterlo stamattina!!! Ora non mi interessa più troia!!” E afferra il perizoma con una mano e con l’altra si fa forza sulla mia schiena e me lo strappa di dosso!! Un unico colpo !!! a****lesco.

” Hai portato quello che ti avevo chiesto??”
” Certo!!” E prendo dalla borsa il dildo. Lui mi fa cenno di darglielo.
” Potevi fare di meglio troia. Ma va bene per sta volta. In ginocchio !!” Mi ordina. Il dildo ha una ventosa sotto. Con un colpo lo attacca al lato della mia scrivania.
” Ciuccialo troia!!! Fammi vedere come te lo infili tutto in gola!!” Detto e fatto.

Inizio a spompinare il dildo, pensando che sia il suo cazzo, e ci metto tutta la passione che mi caratterizza. Lui mi osserva , si accende una sigaretta e commenta.
” Che gran troia bocchinara che sei!!! Guarda come succhi un pezzo di gomma!! Vorresti il mio vero?? Vero che vorresti in bocca il mio ?” E si slaccia i pantaloni e li cala insieme alle mutande. Ed eccolo in tutto il suo splendore, duro, eretto, fiero !!! Potevo sentire il suo odore.

” Si lo voglio!!! Ti prego dammelo!!” Lo imploro a bocca piena.
” Allora dimmi e guardami negli occhi, senza smettere di sbocchinare il dildo, sei la mia troia ???” Mi chiede e mi fuma sulla faccia.
” Si, sono la tua troia!!!” Gli rispondo forte.
” Bugiarda!!!! Sei solo una troia bocchinara!!! Me lo dici solo perché vuoi succhiare il mio cazzo!!! Vero??” Mi urla addosso e inizia a segarsi il cazzo.

” Non è vero!!! Sono la tua…” e mi ferma
” Zitta!!! Taci puttana e continua a succhiare. Quello è il cazzo che ti meriti ora. Un pezzo di gomma freddo e insapore. Non sa di nulla, eppure guarda come te lo mangi, lo divori. Te lo insaporisco io!!!” E mentre continuo a spompinare il dildo, Ioan ci sborra sopra , lo riempie di sperma caldo. E io continuo a succhiare il fallo di gomma pieno della sua sborra!!! Saporito, gustoso.

” Bene troia, per oggi può bastare, puliscitelo bene quel dildo del cazzo!!!” E si riveste e se ne va. Rimango a succhiare finché non rimane una sola traccia della sua sborra. Poi all’improvviso mi fermo. Mi rendo conto di quello sto facendo e mi prende un senso di vergogna e mi sento schifoso. Cazzo come posso essere caduto così in basso. È questo che vuole? Umiliarmi?? Mi rivesto, pulisco e torno a casa.

Stanotte il cell lo tengo spento. Giuro!!!!.

Insonnia d’Amore

La tua partenza è domani. Ci siamo salutati con eccessiva cordialità. In una tensione gravida di cose non dette. Io avrei potuto darti risposte concrete e assolute. Tu, troppo occupato ad inseguire il treno colmo d’iniziatici miraggi, hai dimostrato indolenza nel carpire e afferrare tutti i miei appunti di volo. E’ oramai notte fonda e devo ripararmi nella mia dimora. Ho fatto predisporre un piccolo scrittoio di legno di cedro. Pout pourri e coppe con petali di fiori, incensieri d’ottone e vasetti di cristallo pieni di confetti con tappi d’ambra molata.

Tovagliato e cortesia in morbido tessuto di fiandra e cuscini sparsi ovunque, odorosi di tegumenti d’olio essenziale di macis. Nella scelta della qualità dei singoli prodotti, regna un’indescrivibile eccitazione. Come una proverbiale direttrice di scena, ho immediatamente intuito l’esaltazione nell’occhio del mio sovrapposto. Ingiustificata, senza comprensione. Poiché la mia veglia cronica non è altro che una costipazione. Un’intossicazione di carta e d’Amore. Il giovane portiere, al piano terra, mi rifila tra le mani un prisma di bacetti al cioccolato.

Appeso alla corolla di raso blu, recita il biglietto: “Ora è notte”. Strano per la scrittura ed anche per lo stile. Quasi il nutrimento in un voluttuoso precetto di un immacolato utente dall’inchiostro simpatico. Deduco alla fine, sia l’omaggio dolce di un altro uomo, uscito timidamente in avanscoperta dal mio piccolo branco di scorpene melliflue. Ho lo stomaco pieno d’assenzio che mi torna in bocca, mentre l’ascensore del Grand Hotel Royal precipita verso le stelle.

Nella metafora comune dei più nobili Sentimenti, devo escogitare qualcosa per diluire ed evaporare la tua presenza. Questa modesta alterazione di nefandezze mi permette di rimirarmi ancora allo specchio con lo stesso coraggio di sempre. E depredare ogni palpito in eccesso. Senza cipria né rossetto, sento l’ultima stilla d’alcool adulterarmi il grembo. Nella peculiarità di un sentore intrepido, decido che qualcosa è incompiuto e devio il percorso, per raggiungerti nella tua stanza. E calare finalmente le mie carte.

Come nella chimica della libido, attribuisco lo stato d’agitazione e spoliazione, alla stessa stregua di una droga o di una pozione miracolosa. Per solitudine ritrovata, rinascerò stavolta nella sterminata fascia di petali del mio notturno, che tutti gli altri allentano, per seguire il ritmo del sonno confortevole. Sempre sposa alla naturale onniscienza, sto per congiungermi all’evento. Nell’incandescente fornace di ricercato stile, passerò le ore a macchiarti di percezione e penna. Conoscendo oramai a memoria tutte le tue pieghe e le opere stampate nei vecchi trafiletti di giornale.

Mirabilie che hanno germogliato fatua luce, per corrompere e adulterare il mio cuore. Ceralacca nobile e carta da lettere profumata. Incastro il passpartout e apro la porta. La notte appare semplice come una linea retta.
Nel mio delirante vanto mi aggiro intorno al letto matrimoniale disfatto. Tu dormi. Con circospezione, in gran segreto. Come un’ospite che non vuole disturbare, mi avvicino allo scrittoio, bruciando alla candela tutti i vessilli corteggiati sulle requie. Le parole che non hai detto.

Guardando il corpo disteso e nudo e mi convinco che ho ragione. Quella carne bianca e tenera come burro da spalmare sul pane degli Angeli. Pronta a lasciarsi infiltrare, bacio dopo bacio in una croccante competizione dietro la quale non ha mai smesso di pulsare l’arduo gioco delle sistole e delle diastole. Se potessi raccontarti i dettagli della mia vera storia, non riusciresti mai a capire. Oramai sei tu, invischiato in un groviglio d’apparenza e casualità obbligata.

Io ti ho solo istruito a svolgere un compito nel quale ogni mossa disorienta e porta lontano. Il mistero del passato, il corteggiamento degli animi, il minuetto degli aggettivi e della sintassi. Sei talmente confuso che non sai nemmeno distinguere in un abisso di benessere, il solenne godimento che interviene e soccorre gli amplessi trasudati di riflesso nelle specchiere lucenti. La mia maniacale propensione a vivisezionare tutte le ammonizioni illustrate e le intonazioni della voce.

Sono io che ti opprimo con i miei muri spessi, nei quali ho vissuto prigioniera spalancando porte e finestre per dare alla luce una libertà alacre ed evanescente. Aprendo i cancelli che non portano a nessun luogo, ieri come oggi, con tutta la sorveglianza rivolta alla mia insonne materia lignea, così visibilmente complice nel conservare la sua corteccia densa e contorta che annuso e sfoglio, a filo di pagina. La nostra camera. Le pause insolite in una fede di cavezza, più forte delle catene e più tenaci dei grani liberati nella galleria di quadri viventi.

Quella Primavera appesa che mi hai regalato. Il gruppo immobile di persone vive, sospese nel rossore del bengala su quello di tenue arancio. Il quadro che mi ha adeshito in silenzio, giace arrampicato verso l’arcata e sfrangiato d’antica filigrana. La tua bellezza arresa davanti ai miei occhi, vivifica una volontà di riaffermare la più grande Passione d’Amore in una stagione di picche senza prese né regine su cui puntare. Sul tavolo delle possibilità ancora esistenti, nell’onnipresenza potenziale dove ogni lembo di carta forma una coppia, solo io rimango in gara.

Tu, mio compagno, sei degnamente scartato. Mi avvicino al letto attraverso un fluido invisibile che mi unisce, la vena connettiva che ci lega l’uno l’altro e disegna un cerchio nuovo, freddo. Rotondo, come la ruota di uno zero. A quest’ora il silenzio è talmente profondo che pare di udire perfino il fruscio dell’acqua scorrere nelle vecchie tubature idrauliche. Come per vocazione, rimango in balia a seguire le scintillanti linee gemelle delle sopracciglia e le labbra morbide che si schiudono.

Sento le palpitazioni che mi picchiano le tempie, mentre fisso disfatta i tuoi occhi serrati e forieri. Se solo volessi, potrei scorgere sotto le lenzuola la collinetta rigonfia del tuo sesso. Che non oso toccare. Seguo il solco delle vive rughe con tenerezza. Io che non ho paura dei silenzi e delle facce vuote e bianche. Tremo di fronte a queste fessure cremisi, tralignando fuori dai limiti di questa nuova straripante contingenza. Le ombre si adagiano su di me, coprendomi con un fitto strato di tinte scure.

Penetro in grassetto la fitta cabala d’associazioni con parole sfatte e incantatrici. Sangue e inchiostro. Perché ogni esistenza ha la sua croce ed ogni corpo la sua crepa. Una convulsa fascia ludica intessuta di dialoghi morsicati. Spari, fuochi, dispacci, smentite. L’improvvisa esplosione avvolta in un omogeneo e insensato gioco di valori. L’esperienza drammatica d’Amore e Delitto forma blocchi imprevedibili. Sbocchi impossibili. Con te volevo credere che era ancora possibile amare ad antri aperti e scoscesi.

Che ogni volta appaiono più morbidi e impregnati. Rimangono lì, appesi alla parete o legati alle mie mani per invischiarmi nella viscosa ragnatela del pentimento fulmineo. Mi afferra la gola invece che le labbra e disonora la mia sbiadita e crudele Sindone che protegge il tempo e il ricordo. Quindi non è possibile sperare nell’umido scalpiccio di due cervi impigliati per le corna. Ammettere di aver perso è sventrarsi della prima crepa. Poi della seconda.

Mi chiedo oggi a che serve perseverare con una sensazione obliqua che è solo apparenza all’inclinazione degli eventi. Forse è venuto il momento di restituirmi quello che ho perduto. Se non per me, per l’altra donna che viene dopo di me. Magari più ironica e generosa, meno azzardata e attentatrice. Fuggo via nell’articolato intrigo di cunicoli, sporgenze, falsi angoli che rendono il mio animo complicato e labirintico. Sto per sgusciare da un’oscura lotta intestina o forse è un semplice cambio di guardia.

I recalcitranti Inseparabili cominciano a pestarsi la coda. Il risveglio brusco nella cesura netta tra la notte e il giorno, segue modalità squisitamente crude e accecanti. Oramai sono solo un trofeo da esibire con diritto e rassegnazione alla luce del sole. Il punto d’osservazione in cui mi trovo non mostra più niente di quello che ho scritto stavolta. Il riposo e la simulazione non sono richieste, in questo versante d’esplorazioni. Sono una somma d’immagini deformate dei miei trofei, che messe insieme celano dall’indiscrezione degli sguardi altrui.

Le identità utili, che più per compagnia e consolazione, sembrano sopravvissute per la solitudine e la viandanza. Rientro nel mio appartamento e sorprendo qualcuno in piedi, davanti allo scrittoio di legno di cedro, con le spalle curve e le mani nervose. Sta frugando tra i miei fogli segreti. E’ il giovane portiere. “Ora è giorno” mi sorride. Tra zuccherosi baci e note fresche come la vita buia scolpita dagli eventi, approda l’epilogo appassionato di una partita a carte, capace di rallegrare ogni specie d’indivisibile congiunto.

Consumiamo insieme la colazione, tra fasci ingombranti di giornali e novelle e indiscrezioni. Sussurrati e ridenti nella fragranza dei petali di fiori ed essenze di macis. Ho la lingua dolce di cioccolata mentre l’ascensore del Grand Hotel Royal si affretta a planare al piano terra. Grata di Veglia e d’Amore, costringerò anche oggi i miei interventi ad una morsa d’ali d’Angelo e di Demonio, per spalancare buoni modelli di vita in trama leggera. Capaci di ospitare e raccontare ogni specie d’Inseparabile riunito.

Noto in tutti i reparti, che qualche eletto ha predisposto celle aperte e spiragli su un qualsiasi lato. Un reticolato intelligente e adatto ad un fornito e ardito allevamento. Oramai il tuo sonno interminabile non mi riguarda. Ci penserà qualcun altro a somministrarti il conto, alla partenza. Non riconoscendo ostacoli mentali e sensibili, né penne sbavate d’inchiostro indelebile, rientro serena in ufficio. Le sistemazioni migliori per me insonne, rimangono sempre gli appunti di volo.

Non rischiando d’obliterare il biglietto, per un nuovo e surreale Romanzo d’Amore.

Esordi BSX a 15 anni…..

Da adolescente facevo nuoto con frequenza quasi giornaliera per recuperare una postura sbagliata.
La piscina era frequentata da pallanuotisti..i semi professionisti avevano dai 25 ai 30anni..
Contrariamente al “pensiero comune” la piscina è un ambiente molto molto gay..
A causa dei miei orari di studio intensi, mi trovavo negli spogliatoi spesso con il turno serale dei pallanuotisti.
Avendo spesso la testa tra le nuvole mi attardavo e spesso rimanevo tra gli ultimi ad uscire..
Non ho un ricordo di cosa kakkio facessi tutto quel tempo per prepararmi ma sta di fatto che ci mettevo un’oretta buona..
Ricordo però che guardavo i loro corpi perfetti e scolpiti con qualcosa in più della normale invidia!
A metà inverno mi era capitato più di una volta di subire episodi di “nonnisno”..tipici degli ambienti sportivi agonistici..
Io poi ero davvero giovane..tra i 15 ed i 16 anni..ovviamente ancora più che palesemente vergine..
Tra di loro, credo tra i più grandi, c’era un ragazzo antipaticissimo e borioso..
Purtroppo mi aveva preso di mira e forse aveva anche notato che io (involontariamente spero) li guardassi tutti un pò troppo e con insistenza attirato da quei corpi perfetti e da quei maestosi uccelli!
Iniziarono gli “sfottò” un pochino più pesanti e iniziarono a prendermi in giro per il fatto che fossi ancora vergine in quanto il mio pisello non penzolava libero fuori dalla sua guaina ma era ancora chiuso come un bocciolo prematuro ahimè..
Arrossivo..mi agitavo..tentavo di rispondere alle loro “battitacco”..ma alla fine “subivo”..ogni giorno di più..
Una sera..mi bloccarono nella doccia..tipo quelle scene dei film americani dove poi fanno qualche terribile scherzo al malcapitato di turno?
Bè qualcosa del genere..ma con un finale diverso..
In due mi tennero fermo nella doccia e lui, questo rompipallefacciadikazzo, mi allargò le gambe e prese il mio tenero pisello tra le mani..
Iniziarono a schernirmi dicendo che erano settimane che li fissavo insistentemente (io guardavo più che altro le loro spalle enormi e dritte..)..mi strinse l’uccello tra le mani ed iniziò a palparlo..io non mi scomposi e rimasi praticamente immobile..nè gridai né detti di matto..staccai semplicemente la mente dal corpo (certo del fatto che in un luogo del genere avrebbero solo cercato di spaventarmi)..
Lui si mise insistente ad armeggiare con il glande tirando giù la pelle del pisello..
Pizzicava con forza la cappella e uno dei due che mi tappava la bocca in modo cmq maldestto mi infilò due dita in gola..
Ero fermo..bagnato della doccia..i vapori rendevano l’ambiente umido e caldo..
Iniziò con un accenno di sega a due mani..tipo prima una e poi l’altra..
Il pisello ovviamente non rispondeva alle loro insistenti manovre..
Poi lui dall’accappatoio fece spuntare il suo boa e come per mostrarmi quanto fosse più MASKIO di me iniziò a menarselo dicendo di fissarlo attentamente..iniziò a raccontarmi di quante fike e culi avesse rotto con quella mazza..e quante pupe si fosse portato a letto a differenza mia!!
Mi stava umiliando..insultando..ma non avevo ancora capito cosa mi sarebbe successo..
Quella sua mano me la fece annusare..non c’era alcun odore perché anche lui era fresco di doccia..ma quel gesto..quel maledetto gesto provocò in me una sorta di sussulto nelle parti basse..ebbi un’erezione immediata..fulminea..il pisello diventò dritto e duro duro..
Se ne accorsero tutti..mollarono un attimo la presa quasi sorpresi anche loro!!
Poi il bullo..riprese il mio pisello in mano e disse a tutti che mi ero eccitato!!
Gli sguardi cambiarono..i loro occhi diventarono occhi di predatori..ed io sentii che stavo per diventare la loro preda!
Ripartirono le offese..e FINALMENTE iniziò a segarmi di nuovo..questa volta per davvero..
Provai una sensazione di felicità..sentii quasi le farfalle allo stomaco..
Lo strinsi a me più forte che potetti..aggrappandomi a quelle braccia di MASKIO!
Io chiusi gli occhi a memoria..ricordo vagamente..ero eccitato..avevo anche il pisello umido da una sorta di preeiaculazione!!
E mi ritrovai con il pisello sempre più rigido nella sua mano..
La sega divenne reale e fatta bene..
Si avvicinarono tutti..tutti attorno a me..quasi fossi la loro “vittima sacrificale”!!
Sentivo i loro enormi corpi vicino a me ed in quel fastidioso caldo umido mi lasciai così andare..
I loro UCCELLONI erano così vicini..ma così vicini che sembrano ancora più grandi!!
Un attimo prima..solo un attimo prima che io venissi..lui arrestò la sua mano ed interruppe il “mio piacere” di colpo!
Mi disse che avrei dovuto continuare da solo..e mi fece rendere conto che ormai..fino a quel punto ci ero arrivato da solo..perchè da diversi minuti non mi tenevano più con la forza..ero rimasto lì di mia volontà!
Mi fecero girare verso la doccia..mi piegai in avanti un pochino e completai quell’opera di perversione davanti a loro..
Feci uno spruzzo pazzesco sotto i loro gridolini di apprezzamento!
Poi uno ad uno mi accerchieranno con le loro maestose minkie in mano e mi infilarono in successione le loro cappelle in bocca..
Fu così che andò..li sbokkinai tutti..uno dopo l’altro mi inondarono la bocca, il viso ed il petto..
Fui bravissimo..a mio agio..in un ruolo che avevo intravisto solo sulle riviste porno..
Ma invece di una pornodiva ero stato IO a farli godere..io..un ragazzetto allora esile e timido li aveva fatti GODERE TUTTI..wow!
Fui felice di questo..appagato..soddisfatto di vare il loro seme bollente che mi colava addosso!
Poi rientrai in doccia..aprii l’acqua e aspettai che tutti loro fossero andati via prima di uscire!
Fu una nottata complicata..ma strana..ebbi modo di agitarmi in preda a “colpe e timori” che non avevo per poi lasciare andare in due seghe assurde sul ricordo di quanto successo..
In quella piscina non ci tornai più..
Quella fu la mia prima esperienza bsx, anzi gay..da quel giorno capii che prima o poi mi sarebbe tornato il desiderio di CAZZO e di MASKIO FORTE e VERO..
Ho atteso per anni ed una volta sposato con Valeria finalmente ho potuto dare libero sfogo alle mie pulsioni..condividere con LEI la passione per il CAZZO è stato liberatorio!
Ci piace il CAZZO..si lo ammettiamo!!!!
Lo adoriamo!!!.

Padrone IV

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Da qualche giorno non era più la prima ad arrivare in ufficio, il che la disturbava un poco ma non le importava più molto. Era la chiusura del trimestre e tutto l’ufficio era in subbuglio e molti erano costretti ad arrivare prima per poter consegnare in tempo i propri rendiconto. Per la prima volta da quando aveva iniziato a lavorare era stressata, doveva lavorare in fretta e con precisione, senza delle vere pause.

Padrone non si faceva sentire, si sentiva un po’ triste per questo, accarezzava spesso il foulard e si diceva che comunque stava bene anche senza quel gioco, che poi lei non aveva fatto nulla di male, anzi, l’ultima volta era anche stata premiata e che quindi non era colpa sua se non andava avanti, sospirava e si intristiva sperando che non fosse tutto finito.
Arrivata nel suo angolino, come tutte le mattine, andò al cassetto, lo aprì non aspettandosi nulla ma sul fondo trovò qualcosa di pesante avvolto in una stoffa rosa.

Lo tirò fuori e le sembrava proprio fosse una bottiglia al cui collo, per tenere chiuso il sacchetto, c’era un nastro a cui era appeso un foglietto, uguale a tutti gli altri che aveva ricevuto.
Finalmente, pensò, dopo tutto questo tempo di nuovo un segno di Padrone, era felice, dall’incarto le sembrava che fosse un regalo e quindi aspettare pazientemente senza scrivere ancora lei stessa dei biglietti aveva pagato. Aprì il bigliettino

Tre manciate in acqua calda.

Padrone

Non capiva. Non importava in quel momento, sciolse con cura e lentamente il nastro. L’incarto si aprì da solo come una corolla e rivelò la bottiglia in vetro dalla bocca larga. All’interno c’era come della finissima ghiaia rosa, l’etichetta diceva “Sali da bagno”. Oh, pensò, mai avuti… Tolse il tappo in sughero, il profumo di rosa e gelsomino l’avvolse con forza, era inebriante, le servì tutta la sua forza di volontà per riporre nella confezione la bottiglia e metterla nella borsa prima di cominciare a lavorare.

Arrivata a casa era distrutta, la giornata era stata nuovamente pesante ma il suo animo era leggero. Quello nella sua borsa era il primo regalo che non aveva potuto usare immediatamente, era qualcosa che poteva usare solo in casa e dovette aspettare per tutto il lunghissimo giorno prima di seguire le indicazioni del biglietto. Posò la borsa, prese la bottiglia ed andò subito in bagno. Tolse le scarpe che non sopportava più, rilesse il bigliettino per sicurezza ed aprì l’acqua calda.

Da quando si era trasferita nell’appartamento aveva sempre pensato che fare la doccia in una vasca da bagno era la cosa più scomoda del mondo, troppo ingombrante, il bordo da scavalcare ogni volta e la tenda che puntualmente sgocciolava in terra. Invece ora aprì completamente la tenda e la appiattì per bene contro il muro. Mentre l’acqua continuava a sgorgare fragorosamente dal rubinetto si spogliò e ripose gli indumenti nel cesto dei panni sporchi, il foulard per ultimo, lo piegò con cura e lo lasciò in bella vista sul ripiano degli asciugamani da dove ne prese uno pulito che lasciò cadere a terra vicino la vasca.

Dall’acqua si alzava un sottile strato di vapore, immerse una mano, perfetta, proprio la temperatura che piaceva a lei. Prese la bottiglia, la stappò e annusò di nuovo il contenuto fino a riempirsene i polmoni. Versò attentamente nel cavo della mano i sali e poi li lasciò cadere nella vasca per tre volte, come diceva il bigliettino, immerse la mano fino a toccare il fondo e scosse l’acqua per farli sciogliere completamente.
Il livello dell’acqua le sembrava giusto, la temperatura perfetta ed il profumo invitante, si decise ad entrare.

Immerse un piede, poi l’altro ed i polpacci tesi già le facevano meno male. Si sedette lentamente osservando il livello dell’acqua che saliva senza andare oltre il livello di pericolo di allagamento del bagno. Fece scivolare i pollici sulla nuca per raccogliere i capelli ed evitare di bagnarli.

“Mai più capelli legati”

Le tornò in mente una delle richieste di Padrone, aprì le mani e lasciò che i capelli si sciogliessero di nuovo sulla pelle nuda della schiena.

Se non li legava tanto valeva bagnarli completamente per tenerli composti, lasciandosi scivolare nella vasca si immerse completamente con gli occhi chiusi e senza la fretta di prendere di nuovo fiato, l’acqua era così calda ed accogliente, come le coperte calde in una fredda giornata invernale. Riemerse e con le mani lisciò i capelli per sistemarli, appoggiò la testa al bordo e chiuse di nuovo gli occhi per godersi appieno quel momento.
Il vapore caldo che si alzava dall’acqua portava con sé il profumo di rosa e gelsomino, si sentiva meglio, le piaceva quella fragranza e ne respirava a pieni polmoni.

Ogni respiro però, correndo sulla pelle nuda e bagnata del petto la raffreddava e lei muovendo sinuosamente la mano si portava dell’acqua a riscaldare quella parte esposta. Accarezzandosi la pelle nuovamente calda trovò che i capezzoli inturgiditi dal freddo non avevano affatto perso il proprio gonfiore, sorresse i seni tra le mani e con le dita continuò a stimolare quei due bottoncini sensibili. Dalla sensazione al basso ventre sapeva il motivo per cui i capezzoli erano ormai ben ritti, incrociando e stringendo con forza le cosce sentiva il suo sesso pulsante e voglioso.

Con un respiro liberatorio immerse la mano destra e la fece scivolare più in basso dell’ombelico, giù attraverso i peli pubici fino a trovare il clitoride, per un istante perse il respiro e strinse forte il capezzolo che aveva ancora le attenzioni dell’altra mano.
Il calore dell’acqua ed il suo profumo sembravano averla ubriacata, sapeva di essere pronta, fece scivolare l’indice tra le pieghe soffici della sua carne. Entrando dentro sé stessa riconobbe come frutto del suo desiderio e non dell’acqua tutto intorno a lei quella sensazione di viscosità che le circondava il dito.

Andò dritta ed immediata a quel punto magico che… ancora una volta le prese il respiro e le fece contrarre tutti i muscoli nel tentativo di controllarsi.
Sentiva già le gote in fiamme e che il respiro le si faceva sempre più affannato, quel punto è sempre lì e lei si è chiesta ogni volta come sia possibile che i suoi ragazzi non lo avessero mai trovato. Accarezzandosi con il massimo dell’amore per sé stessa aveva la convinzione che Padrone invece lo avrebbe trovato subito e che con la Sua mano tra le gambe lei si sarebbe sentita appagata, ma la mano di un uomo come lui doveva sicuramente essere più forte e decisa della sua così, cercando di figurarsela, premette anche il medio all’entrata del suo sesso fino a farlo scivolare dentro a raddoppiare il piacere.

Ma non sarebbe stato soltanto da dentro che le avrebbe dato piacere, sapeva che si sarebbe sentita felicemente sopraffatta dalla sua presenza e così iniziò a massaggiarsi il clitoride con le pressioni del palmo.
Chiuse gli occhi e dipinse nella sua immaginazione quell’uomo che le avrebbe dato piacere in quel modo così totale e mentre pensava questo la sua mano continuava a stimolarla, le gambe ormai spalancate per accogliere tutta la forza della sua passione.

Sentiva la testa girare per il caldo, i respiri troppo frenetici e per i movimenti ritmati della mano. Sull’orlo del piacere contrasse le dita per sfiorare di nuovo quel punto così intimo e sensibile e l’onda di appagamento che ne shiturì si estese a tutto il corpo scuotendola dal profondo.
Negli istanti successivi rimase immobile a godersi gli ultimi istanti di annebbiamento dei pensieri, immerse un poco il viso nell’acqua calda per rinfrescare i tizzoni ardenti dei suoi zigomi.

Si abbandonò completamente al relax dell’acqua che la cullava stingendola nel suo abbraccio, stanca, distrutta ma appagata.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

Voglia di cose porche. parte 4 – finale

Avevo la mano sinistra ancora impiastricciata dei suoi succhi perciò tirandole giù il vestito per scoprirle il seno le avevo cosparso le mammelle dei suoi umori ed ora ero lì che mi gustavo la consistenza dei suoi capezzoli ed il sapore della figa in un unico assaggio godurioso. Gliele leccavo, le succhiavo, le mordicchiavo e poi le succhiavo ancora in un amplesso frenetico che mi stava mandando in paradiso. O all’inferno se volete, ma stavo godendo troppo di quella dicotomia tra il suo sapore di candido latte e l’uso peccaminoso che riesce a farne.

Io amo questa donna e con lei voglio andare oltre ogni limite.

Sveva sentiva quanto stessi godendo delle sue tette, ed entrambi ora godevamo anche del fatto che ci fosse un terzo, un uomo a godere del nostro piacere, questo dovette mandarla completamente in estasi perché mi afferrò la testa con la mano sinistra e continuava a schiacciarmela contro quelle magnifiche poppe che si ritrova fino a ficcarmele quasi completamente in bocca.

Non ci capimmo più niente, eravamo solo carne e piacere infinito.

Non so se in quegli attimi lei guardasse il nostro voyeur, ho sempre pensato di si, e lo pensai soprattutto in quel momento visto il suo inaspettato gesto, era la prima volta che mi costringeva ad ingoiare le sue porche tette, ma devo dire che non mi dispiacque, anzi mi infoiò ulteriormente. Ripresi un minimo di controllo sul mio corpo ed infilai nuovamente prima tre dita e subito dopo quattro nella sua grondante figa, ma di forza come si fa con le puttane.

Fece un sussulto tale che sobbalzò dalla mia gamba, e a quel punto inarcò la schiena all’indietro appoggiandosi con le spalle al pilastrino del gazebo sotto il quale eravamo e allargò le cosce all’inverosimile. Con questo gesto improvviso mi stappò le mammelle dalla bocca e con la mano penzoloni mi afferrò il cazzo un po’ per reggersi e non cadere ma soprattutto perché ormai aveva un gran bisogno di sentirsi in contatto diretto con quel pezzo di carne che già da un po’ mi esplodeva nei pantaloni.

Stava per sbottonarmeli infatti ma non ci riuscì perché cominciai a rovistarle la figa con un ardore tale che le tolsi la forza di fare qualunque gesto, non potette far altro che abbandonarsi alla lussuria e lasciarsi fare tutto ciò che volevo. A quel punto avevo di nuovo io il controllo della situazione e lo sapevo. Sentii il porco che è in me lacerare i vestiti e venir fuori come Hulk. Alzai lo sguardo e cercai il guardone..
Che delusione! Non aveva nemmeno il cazzo fuori, si stava a mala pena palpando da sopra il pantalone..

Sveva era lì in preda alle mie voglie di cose porche, con gli occhi chiusi e a cosce larghe che mugolava da vera troia, e l’unico spettatore era un voyeur ortodosso a cui bastava guardare.. io volevo di più!
Finii comunque il lavoro iniziato e le misi la figa veramente in subbuglio infilandoci a tratti l’intera mano dentro fino alle nocche, venne come non mai davanti all’omino che si ritrovò davanti una gocciolante brioche slabbrata.

Passato qualche minuto, ci riprendemmo entrambi, salutammo il nostro spettatore e facemmo un giro per il locale. Non so perché ma quell’individuo così imprigionato nella sua perversione ci turbò, all’inizio sembrava quasi dispiacere per quello che poteva essere e non era stato, ma a pensarci bene, ci aveva proprio turbato, ci aveva lasciato paradossalmente una sensazione di sporco. Per carità, nulla contro i voyeur, racconto solo la nostra esperienza, che in quel caso, in quel contesto, poteva essere più aperta e di condivisione, ed invece percepimmo quell’uomo come solo, capace di provare piacere solo se fosse rimasto “solo”, e ciò ci fece sentire sporchi, inanimati, oggetti da non toccare ma da cui trarre solo quel proprio specifico piacere, e non ci piacque affatto.

Non ce lo dicemmo, ma per qualche minuto io e Sveva pensammo di andarcene, non era come ce lo aspettavamo. Infatti eravamo partiti per farci un giro del locale ma vedemmo passare quell’uomo e tornammo immediatamente indietro. Ci venne la botta romantica per cui uscimmo di nuovo fuori a guardare la luna; era bellissima quella sera e ci abbracciamo forte.

Stavamo quasi per andare via quando indicando la capannina etnica dissi a Sveva:
“Ti va di stare un po’ lì e poi andiamo via?”
“Si, va bene” replicò.

Si trattava di una capannina rotonda, semitrasparente perché costruita completamente con quelle cannucce di bambù che si trovano nelle località di mare, ed un tetto conico. Al posto della porta una tendina millefili sempre realizzata con pezzetti del medesimo materiale, di quelle che il venticello delle sere di fine estate sposta e suona soffiandoci attraverso. All’interno solo un lettone a tre piazze in similpelle con ai lati due poltroncine.

Ci piacque.

Dava la sensazione di intimità poiché era chiusa ma allo stesso tempo era intrigante poiché in realtà molto si poteva sentire ed intravedere da fuori. Sveva si stese sul lettone ed io accanto a lei.
Ora era anche più bella, aveva sul viso la paura e l’ingenuità di chi si affida a te perché sa che è in un mondo ancora troppo sconosciuto, ed inoltre il chiarore della luna e quei bambù di sfondo le donavano un’aria troppo particolare.

La fissai dritto negli occhi, la strinsi forte al mio petto e la baciai con amore. Fu un bacio delicato, sentimentale, di quelli che dai alla donna della tua vita e che vorresti non finissero mai. E infatti non finiva più e si andava trasformando; man mano che la mia bocca accarezzava la sua, la sua massaggiava la mia, e ci succhiavamo a vicenda le labbra e le nostre lingue andavano danzando su un immaginario crescendo rossiniano fino ad arrivare al suo apice quando mi ritrovo Sveva a farmi un pompino alla lingua.

Meraviglioso!

La afferro per le spalle, la stringo ancora di più a me, la bacio con ancora più passione e comincio a strusciarmi sulla sua coscia destra per farle sentire il mio cazzo gonfio e ormai dolorante, era così stracolmo di sperma che sarebbe bastato che lei me lo guardasse per farmi eruttare. Lei era lì abbandonata e serena tra le mie braccia, la vidi lasciarsi andare sempre di più con gli occhi chiusi ed allora li chiusi anch’io.

Allo stesso tempo non ce la facevo più, dovevo tirar fuori il cazzo e infilarglielo da qualche parte, e così feci. Abbassata la zip il pisello shittò fuori come la molla di un marchingegno quindi mi accinsi verso di lei strizzandole le tette e affondando ancora di più la mia lingua nella sua bocca. Sveva cominciò allora ad ansimare focosamente, volevo scoparla perciò cercai di scavalcare la sua gamba con la mia lasciando sempre il pene in contatto con la sua pelle, ma mi resi conto che non potevo.

Sveva aveva le cosce serrate e mugolava sempre di più, ma non era solo per le fantasie a cui si era abbandonata, sull’altra coscia, quella lontana da me, c’era una mano ed io l’avevo urtata col ginocchio. Forse era la sua, “ma no non starebbe godendo così tanto” -pensai- perciò ritrassi un po’ il ginocchio ed eccone un’altra, sull’altra coscia, quella su cui mi stavo arrampicando, ed era proprio in mezzo alle mie gambe che accarezzava Sveva ma che io strusciandomi su di lei sfioravo con la cappella.

Ero così eccitato che non riuscivo ad aprire gli occhi, non volevo vedere per paura di venirmene nei calzoni per quanto le mie palle fossero piene.

Più queste mani si muovevano più Sveva gemeva come una puttanella alla prima penetrazione; feci per muovermi ancora quando sentii una terza mano all’altezza del suo polpaccio. Ora era troppo, non potevo continuare a stare con gli occhi chiusi, dovevo vedere, li apro e ci sono due giovani uomini sui 30-35 anni che la stavano accarezzando ovunque con una modalità che conoscevo: la accarezzavano in maniera decisa nel tentativo di allargarle le cosce.

Pochi istanti e decisi, dovevo ritrarre la mia gamba per agevolarli e così feci. Uno di loro si era spinto sotto il vestitino ma non le toccava la figa da sopra, le aveva invece infilato di forza la mano all’inguine tra le cosce serrate nel tentativo di stimolarla da sotto e fargliele aprire, mentre l’altro si prodigava in un massaggio più delicato per tutta la lunghezza delle sue bellissime gambe.

Ero estasiato, guardavo questi due bramosi di avere la mia donna, che senza chiedere nulla si erano infilati nel nostro letto e la stavano toccando ovunque.

Mi girai per guardarla in volto e mi resi conto che era travolta dall’eccitazione, alcuni spasmi alle gambe invece preannunciavano che stava quasi per mollare e lasciarsi sopraffare da quei maschi vogliosi di possederla. Mi immaginai subito disteso supino sul letto, Sveva che mi faceva il pompino migliore di sempre a pecora e quei due a sbatterla con vigore da dietro come piace a lei.

La nostra voglia di cose porche stava trovando soddisfazione ed ancora di più ne avrebbe trovato a breve.

Ma non tutte le ciambelle riescono col buco.

Sveva infatti ebbe un sussulto, spalancò gli occhi improvvisamente, mi abbracciò e mi chiese di mandarli via.
“Avete chiesto il permesso a qualcuno?” -feci a loro con tono minaccioso-
“Ma noi.. veramente.. pensavamo ve ne foste accorti..”
“Ripeto, avete chiesto il permesso a qualcuno?” -incalzai alzando ancora di più il tono-
“No, ci dispiace..”
E andarono via.
“Ora è tutto ok.

Ti sei spaventata?” -le chiesi dolcemente-
“Si un po’ si. Non me lo aspettavo!”
“Però stavi godendo come una monella!”
“Si” e mi sorrise maliziosa e ingenua allo stesso tempo.

Quell’avventura si concluse comunque con un suo magistrale pompino. Glielo chiesi esattamente nella posizione che avevo sognato e col culo rivolta verso la porta:
“Così chiunque si affacci deve poter ammirare la tua figa spalancata!”
“Si ma promettimi che non fai entrare nessuno!”
“Promesso!”
Le inondai la bocca di tutto il seme caldo accumulato durante l’intera serata, e lei fiera svettava il suo culo all’aria come la gran puttanella che è dentro, anche se la sua parte “bambolina svampita” mi ha lasciato con un sogno nel cassetto che spero vorrà presto riaprire!.

lei e la mia cravatta

Racconto scritto per una mia cara amica:

Dopo essere riuscita a superare l’ingorgo di traffico, giungo in agenzia e, come sempre, saluto tutti i dipendenti con il buongiorno.
Andrea, elegante come sempre, è già al lavoro ed oggi indossa giacca e pantaloni di lino, camicia con cravatta e un paio di mocassini.
Mi avvicino a lui e gli sussurro: “ricordati che stasera sei a cena a casa mia, non dimenticarlo!”
E lui: “Non potrei dimenticare il tuo invito per nessun motivo “.

La giornata trascorre veloce tra gli impegni lavorativi e alle 18 , usciamo dall’ufficio dandoci appuntamento per le 20. 30.
Andrea mi saluta in maniera amichevole con un bacio sulle guance.
Che fatica fare finta che tra noi non ci sia nulla, in ufficio sembriamo due estranei, mentre la nostra passione con l’andare del tempo ci ha coinvolti sempre di più, ed ora non possiamo fare a meno l’uno dell’altro.
Finalmente alle 20.

30 Andrea, sempre puntualissimo, suona al citofono di casa e, varcata la soglia della mio appartamento lo faccio accomodare in salotto nell’attesa che la cena sia pronta.
Nell’attesa sorseggiamo un aperitivo e, mentre chiacchieriamo, gli dico: “stasera sarai il mio toyboy, sarò io a condurre il gioco e tu mi soddisferai come io deciderò”.
Andrea eccitato e sorpreso dalla mia proposta, non ha neppure il tempo di accettare o rifiutare che si ritrova bendato e con le mani legate dietro la schiena…ma mi lascia fare perché sa che posso condurlo alle vette del piacere.

Mi siedo e, prendendolo per la cravatta, lo faccio inginocchiare ai miei piedi e gli ordino di annusarli, baciarli e leccarli.
Prontamente obbedisce ai miei ordini…poi, lentamente, lo tiro verso l’alto facendo in modo che continui a baciare e leccare le mie gambe.
La situazione sta eccitando entrambi..il respiro diventa sempre più affannoso e quando porto la sua testa sotto la mia gonna un gridolino di piacere sfugge alle mie labbra.

Andrea è infoiato, vorrebbe denudarsi e prendermi con violenza ma non può, glielo consento…e gli spingo la testa sulle mie mutandine ormai fradice.
Con la lingua e con le labbra cerca di farsi strada per arrivare al mio frutto del piacere ma voglio che l’attesa che intensifica l’eccitazione, raggiunga vette inesplorate.
Quindi lo costringo a leccarmi ancora da sopra le mutandine e a fargli aspirare i miei umori.
Ormai è un a****le infoiato..un a****le che non vede l’ora di essere liberato per prendere il comando sulla sua preda…ma questa sera è lui la preda.

Anche io non ne posso più, voglio sentire la sua lingua sulla mia carne, voglio godere..e così, sempre bendato e legato lo tiro per la cravatta facendolo sdraiare sul tappeto.
Mi sfilo le mutandine ormai zuppe e gliele faccio annusare e leccare..e nel frattempo slaccio ed abbasso i suoi pantaloni consentendo, così, al suo gioiello di carne di emergere…e difatti emerge nella sua imponenza, lucido e svettante verso l’alto.
Mi abbasso e faccio in modo che le mie mutandine lo sfiorino dolcemente…e lui ad ogni tocco sussulta e pulsa sempre più vistosamente.

Andrea è al limite…è eccitatissimo e sta per godere…ma altrettanto lo sono io…quindi mi metto a cavalcioni su di lui e nell’istante in cui gli schiaccio la figa in faccia..affondo la mia bocca sul suo membro prendendolo interamente.
In quell’istante preciso un orgasmo a****lesco invade entrambi che godiamo nelle reciproche bocche…
Continuiamo a leccarci reciprocamente fino a quando il respiro diventa nuovamente normale e poi..dopo un po andiamo a consumare la cena che, nel frattempo, si è completamente raffreddata.

Se interessati, potrei raccontarvi il dopocena.
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lei e la mia cravatta

Racconto scritto per una mia cara amica:

Dopo essere riuscita a superare l’ingorgo di traffico, giungo in agenzia e, come sempre, saluto tutti i dipendenti con il buongiorno.
Andrea, elegante come sempre, è già al lavoro ed oggi indossa giacca e pantaloni di lino, camicia con cravatta e un paio di mocassini.
Mi avvicino a lui e gli sussurro: “ricordati che stasera sei a cena a casa mia, non dimenticarlo!”
E lui: “Non potrei dimenticare il tuo invito per nessun motivo “.

La giornata trascorre veloce tra gli impegni lavorativi e alle 18 , usciamo dall’ufficio dandoci appuntamento per le 20. 30.
Andrea mi saluta in maniera amichevole con un bacio sulle guance.
Che fatica fare finta che tra noi non ci sia nulla, in ufficio sembriamo due estranei, mentre la nostra passione con l’andare del tempo ci ha coinvolti sempre di più, ed ora non possiamo fare a meno l’uno dell’altro.
Finalmente alle 20.

30 Andrea, sempre puntualissimo, suona al citofono di casa e, varcata la soglia della mio appartamento lo faccio accomodare in salotto nell’attesa che la cena sia pronta.
Nell’attesa sorseggiamo un aperitivo e, mentre chiacchieriamo, gli dico: “stasera sarai il mio toyboy, sarò io a condurre il gioco e tu mi soddisferai come io deciderò”.
Andrea eccitato e sorpreso dalla mia proposta, non ha neppure il tempo di accettare o rifiutare che si ritrova bendato e con le mani legate dietro la schiena…ma mi lascia fare perché sa che posso condurlo alle vette del piacere.

Mi siedo e, prendendolo per la cravatta, lo faccio inginocchiare ai miei piedi e gli ordino di annusarli, baciarli e leccarli.
Prontamente obbedisce ai miei ordini…poi, lentamente, lo tiro verso l’alto facendo in modo che continui a baciare e leccare le mie gambe.
La situazione sta eccitando entrambi..il respiro diventa sempre più affannoso e quando porto la sua testa sotto la mia gonna un gridolino di piacere sfugge alle mie labbra.

Andrea è infoiato, vorrebbe denudarsi e prendermi con violenza ma non può, glielo consento…e gli spingo la testa sulle mie mutandine ormai fradice.
Con la lingua e con le labbra cerca di farsi strada per arrivare al mio frutto del piacere ma voglio che l’attesa che intensifica l’eccitazione, raggiunga vette inesplorate.
Quindi lo costringo a leccarmi ancora da sopra le mutandine e a fargli aspirare i miei umori.
Ormai è un a****le infoiato..un a****le che non vede l’ora di essere liberato per prendere il comando sulla sua preda…ma questa sera è lui la preda.

Anche io non ne posso più, voglio sentire la sua lingua sulla mia carne, voglio godere..e così, sempre bendato e legato lo tiro per la cravatta facendolo sdraiare sul tappeto.
Mi sfilo le mutandine ormai zuppe e gliele faccio annusare e leccare..e nel frattempo slaccio ed abbasso i suoi pantaloni consentendo, così, al suo gioiello di carne di emergere…e difatti emerge nella sua imponenza, lucido e svettante verso l’alto.
Mi abbasso e faccio in modo che le mie mutandine lo sfiorino dolcemente…e lui ad ogni tocco sussulta e pulsa sempre più vistosamente.

Andrea è al limite…è eccitatissimo e sta per godere…ma altrettanto lo sono io…quindi mi metto a cavalcioni su di lui e nell’istante in cui gli schiaccio la figa in faccia..affondo la mia bocca sul suo membro prendendolo interamente.
In quell’istante preciso un orgasmo a****lesco invade entrambi che godiamo nelle reciproche bocche…
Continuiamo a leccarci reciprocamente fino a quando il respiro diventa nuovamente normale e poi..dopo un po andiamo a consumare la cena che, nel frattempo, si è completamente raffreddata.

Se interessati, potrei raccontarvi il dopocena.
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