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Una sera in piscina

E sempre stata una mia fantasia vederla nuda e magari che facesse qualcosa con altri, pero lei quando a letto fantasticavo su questo si stizziva.
Quella sera pero …..
L’ho accompagnata ad un corso d’aggiornamento fuori citta, la sera un suo collega invito mia moglie, io e gli altri due colleghi presenti al corso a cenare da lui.
Possedeva una bella casa con piscina un bel giardino mangiammo fuori bevemmo un po’ anche mia moglie che di solito non beve mai.

La giornata di giugno era calda e afosa uno dei presenti propose visto il caldo e la piscina disponibile del collega di un bel tuffo per rinfrescarci un po’. Il proprietario disse e lì a nostra disposizione io non parlai mia moglie chiese ma voi avete i costumi?
La risposta fu no ma ci tuffiamo nudi, mia moglie disse ma voi siete matti io nuda con voi tre maschi siete fuori e poi rivolgendosi a me disse tu lo faresti?
Allora delle chiese ma non hai mai fatto il bagno nuda a mezzanotte in spiaggia, lei rispose di no.

Loro dissero be noi lo facciamo e iniziarono a spogliarsi, mia moglie mi guarda perplessa ed io gli dico dai andiamo a rinfrescarci anche noi intanto cosa vuoi che sia vedono due tette e un po’ di pelo e iniziai a spogliarmi, mi tuffai e la invitai a entrare dicendoli che era magnifico, anche i suoi colleghi la invitarono dicendogli di non vergognarsi intanto era fatta come tutta e loro non era la prima volta che ne vedevano una nuda e non si sarebbero scandalizzati.

Mia moglie si verso un altro bicchiere di vino lo beve tutto d’un fiato si alza e inizia a spogliarsi i suoi colleghi esultarono facendogli un applauso dicendogli brava. Io ero già eccitato un po’ confuso era la prima volta che lo faceva ora, era in intimo in piedi a bordo piscina noi in acqua rimase li ferma un po’ poi ….. si tolse il reggiseno e libero la sua terza che si manteneva ancora su nonostante i suoi 37 anni e dalla piscina ci fu un boato di gioia e vidi che anche gli altri erano eccitati c’è l’avevano duro.

Poi si giro dandoci il lato b e si tolse anche gli slip dicendo chiudete gli occhi che entro, naturalmente nessuno chiuse gli occhi, si giro ed entro mi venne vicino e mi diede un bacio, parlammo un po’ ogni tanto gli tiravano un po’ d’acqua ci divertivamo e vedevo che ogni tanto guardava sotto i loro cazzi duri, la cosa mi eccitava parecchio. Giorgio usci dalla piscina e andò a prendere 5 bicchieri e del limoncello co il suo cazzo duro in bella vista mia moglie lo segui con lo sguardo poi Luca disse Giorgio guarda come te lo guarda e lei divento rossa e si appoggio a me io la abbracciai e le toccai le tette gli diedi un bacchio arrivo Giorgio con i bicchieri di limoncino si sedette a bordo piscina giusto in parte a mia moglie con il suo cazzo ancora dritto gli diede il bicchiere mentre Dario si sedette anche lui a bordo piscina e lo sguardo di mia moglie si sposto su di lui non l’avevo notato sottacqua ma aveva un cazzo enorme penso 24,25 considerando i miei 18.

Vide subito mia moglie che lo guardava e gli disse mai visto cosi grande, dopo alcuni istanti a bocca aperta disse no e divento rossa mentre noi scoppiamo in una risata.
I tre colleghi uscirono rimmanemmo noi due dentro lontani da sguardi e orecchie indiscrette gli dissi ti piaccerebbe mettere in atto le nostre fantasie e lei ma sei fuori ma era un sei fuori bo penso non convinto l’aiutai a uscire arrivo Dario li porse l’asciugamano e la scuadro da testa ai piedi dicendogli sei verramente figa, Luca ridendo disse intanto non ti fa un pompino che gli fai i complimenti mia moglie gli fece il dito medio e disse e chi te lo dice che non glielo faccio.

Tutti di shitto mi guardarono e Luca sempre lui disse non lo fa c’e suo marito e io risposi perche se non ci fossi lo farebbe? Lui siiii credimi e penso non solo a lui poi ci girrammo verso mia moglie e…….. stava toccando quel cazzo enorme di Dario io m i bloccai Luca rimase a bocca aperta Giorgio stava arrivando con altri limoncini si fermo davanti a loro poggio il vassoio per terra mentre vidi la mano di Dario toccarle la figa Giorgio si alzo mi guardo un attimo e inizio a toccarle le tette Luca era sempre fermo si giro verso di me verso loro e mia moglie si stava baciando con Dario e Giorgio le stava succhiando le tette allora io mi avvicino a loro mia moglie si stacca con la bocca da Dario Giorgio si ferma lei mi guarda senza staccare la mano da quel enorme cazzo passano alcuni secondi la bacio ci riguardiamo negli occhi vedo ls sua voglia gli prendo la testa tra le mani gli do un altro bacio poi gli guido la testa verso quel cazzo lei lo prende in bocca e inizia un pompino meraviglioso Giorgio le stava rittocando le tette Luca solo in quel momento realizzo penso quello che stava accadendo e esclamo arrivo mentre io avevo gia la lingua sulla sua figa mai sentita piena di umori cosi me la gustai un po poi fecci spazzio a Giorgio vedi Luca succhiarli le tette mentre lei aveva ancora quel cazzo in bocca lo spompinava con tanta passione mai vista io mi sedetti e mi gustai quella scena tanto fantasticata un po.

Poi Luca disse a Dario basta ora godere della sua bocca ora tocca a me lo scanso e infilo il suo in bocca a mia moglie Dario allora scanso Giorgi e infilo la sua lingua in quella figa fradicia d’umori, Giorgio si avvicino a Luca e mia moglie inizio a succhiare due cazzi cosi mi avicinai a loro ora ne aveva tre. Dario si stacco dalla figa con la lingua e la penetro con qun cazzo enorme mia moglie urlo di piacere.

Continuammo un po finche Dario non disse sto venendo allora mia moglie mollo tutto si giro e lo presse tutto in bocca mentre Luca aprofitto del buco libro e infilo il suo cazzo finche non venne il suo momento e sborro sulle sue tette ora cera Giorgio e sborro anche lui sulle sue tette ora infilai il mio mentre a Dario era tornato duro e stava gia rigodendo della sua bocca io gli venni dentro ,lei intanto continuava con quel pompino meraviglioso.

Aveva la sborra che colava dalla sua bella fighetta e andai a leccarla finche Dario non arrivo col suo cazzo lo avicino alla figa mi sfiorro la lingua la penetro di nuovo io l’asciai posto e andai a baciare mia moglie sapeva da cazzi ma era una cosa fantastica. Dario disse vengo pero questa volta mia moglie non si giro lo prese dentro urlando tutto il suo piacere. UN nuovo tuffo in piscina per lavarci l’odore del sesso uscimmo ci rivestiamo salutiamo lasciandoci con ci rivediamo?.

Io e la mia (ex) prof

La storia che sto per raccontarvi risale a circa 2 anni fa quando avevo appena 18 anni e stavo frequentando l’ultimo anno di superiori con annesso “esame di maturità”.
Con la maturità andò abbastanza bene ma ciò che conta è che iniziai una relazione con una “matura”, trattasi della mia professoressa di economia. Lei 51 anni, una donna in carne, capelli scuri lunghi e un abbondante seno sulla quale una volta mi ero sparato una sega.

Negli ultimi mesi scolastici, il mio andamento non era buono, soprattutto nella sua materia e così mi propose di andare a ripassare di pomeriggio a casa sua (eh no, quel pomeriggio non successe un bel nulla) così seppur inizialmente esitante decisi di andarci senza alcun secondo interesse.

Arrivato a casa sua mi ospita e aveva preparato dei biscotti, così iniziò a farmi da ripetizione dopodichè scambiammo due chiacchiere e mi raccontò della sua passione per il ballo.

Si fece e tardi e vedendo che non tornavano nè il marito nè i figli gli chiesi se facessero sempre così tardi e scoprii che in realtà era divorziata e il figlio viveva con il padre.

Nei giorni successivi continuai ad andare a prendere ripetizioni e man mano si ampliavano le conoscenze reciproche dell’uno e dell’altra. Quella prof che tanto mi sembrava antipatica e rigida in classe si stava rivelando una signora gentilissima, socievole e divertente.

Si avvicinava sempre più l’esame e passavo sempre più ore a ripetere.

In quella casa notai una cosa però, la signora seppur benestante con una casa veramente spaziosa con annesso giardino e piscina all’esterno era sola. Una casa enorme per una signora sola. Così parlando del più e del meno mi disse che sarebbe voluta andare a prendersi un caffè sopra Posillipo io per scherzo dissi: “anch’io” e mi chiese se mi sarebbe fatto piacere farla compagnia.

Infatti il pomeriggio seguente non facemmo ripetizione e andammo a prenderci un caffè lì, la situazione ci metteva entrambi a disagio ma passammo un bel pomeriggio. I giorni successivi proseguimmo le ripetizioni e lei volle “sdebitarsi” il caffè a tutti i costri offrendomi un pranzo al nominato ristorante “La reginella”. Pranzammo e lei mi chiese se dopo l’esame non sarei scomparso perchè si era affezionata tantissimo a me.

In realtà io volevo attendere fino all’esame e poi vaporizzarmi ma la svolta avvenne proprio durante quella settimana.

Fino ad allora l’avevo sempre trovata composta con abiti che nascondevano completamente le forme ma a 4 giorni dall’esame con un caldo torrido mi ospitò con una canottiera molto scollata e pantaloncini scusandosi che era in quelle condizioni per il caldo ma io scherzando dissi magari facciamo anche un bagno in piscina. Lei era molto timida e “signora” e aveva vergogna a farsi vedere in costume ma dopo tanto insistenza accettò mentre io avrei dovuto farmi il bagno in slip.

Ma non avevo considerato che vedendola in costume mi sarebbe venuta un’erezione esagerata quasi volevo scappare ma lei diceva: “dai ora ti vergogni tu? hai gli slip non preoccuparti vieni in acqua” ma appena tolsi pantaloncino si vedeva in modo netto il cazzo gonfio sopratutto quando entrai in acqua lo slip divenne quasi trasparente ed era come se fossi col cazzo di fuori. Lei si fece rossa rossa ma molto imbarazzata fece finta di nulla dopodichè nel giro di 10 minuti si andò a rivestire e mi portò uno slip pulito che gli era rimasto del figlio.

Quando tornai a casa iniziai a segarmi su quelle tettone e iniziò a diventare il mio chiodo fisso. Il giorno seguente ritornai da lei (sarebbe dovuto essere l’ultimo giorno di ripetizione) e lei mi fece trovare due costumi che mi aveva comprato come regalo e una bella cenetta come buon auspicio per l’esame.

La serata terminò dopo aver guardato un pò la tv e tornai a casa, dopodichè la rividi direttamente dopo l’esame per rifesteggiare con un’altra cenetta.

Quella sera venne un temporale fortissimo con il quale non si poteva uscire e lei disse se vuoi puoi dormire qui tanto ho delle camere in più, così avvisai i miei genitori dicendo che ero da un amico e decisi di dormire lì.
Quando si fece orario di andare a letto lei si andò a cambiare in bagno e mi misi a spiare dal occhiello le sue abbondanti linee per poi segarmi e sborrare nel suo stesso letto.

Infatti dormimmo nello stesso letto ma seppur non successe nulla mi segai mentre dormiva sborrando nelle lenzuola e rimanendo col cazzo all’aria. La mattina dopo quando se ne accorse rimase sconvolta e gli spiegai tutta la situazione, AVEVO PERSO LA TESTA PER LEI. Così mi piombai e provai a baciarla e come risposta ricevetti le sue labbra e la sua lingua che non si opposero subito provai a spogliarla per scoparmela ma lei non volle finchè non si decise di concedermi soltanto una semplice sega.

Mi misi disteso sul letto e lei con le sue mani con tanta esperienza mi fece una sega eccezionale, me lo maneggiava con calma e con passione fino a che non la sborrai in 5 minuti tra le sue mani.

Di lì iniziò una vera e propria storia tra noi, mi riempiva di regali, vacanze, crociere ecc.. ma del sesso non se ne parlava al limite mi concedeva qualche sega una quantum dovetti aspettare diverso tempo per la prima scopata (infatti ve la racconterò in una storia separatamente).

Da allora fino ad oggi siamo stati insieme, ormai abbiamo una vita insieme e stiamo progettando di fare un figlio in modo che i miei siano costretti ad accettare la situazione. Mi fa fare il signore insieme a lei senza farmi mancare nulla è quasi come se pensasse lei alla casa però ci sono stati comunque dei problemi nel nostro percorso.

In seguito vi racconterò della nostra prima scopata, dell’incontro con i miei ecc…

Seguite!.

Padrone VI

“Buon giorno”
“Fino ad adesso non è stato un granché… praticamente uno schifo”
Cercando di far presto e bagnando dappertutto con l’ombrello fradicio passò con un mezzo sorriso davanti alla guardia giurata. Era in ritardo, un terribile ritardo per i suoi standard, con quel diluvio i trasporti pubblici avevano di nuovo dato il loro peggio. In ascensore cercò di darsi una sistemata ma non c’è poi molto da fare quando si è mezzo inzuppati, le porte si aprirono di fronte al capo che la fissava mentre lei cercava di staccarsi in qualche modo i capelli dalla faccia, dall’espressione che gli vide riflessa nello specchio sapeva già che il capo aveva equivocato, lei non era una di quelle smorfiosette che si guarda e si pettina ad ogni specchio incontrato, ma dalla situazione non sembrava proprio.

“Le pare questa l’ora di arrivare in ufficio?”
tuonò lui
“… è che… le strade sono bloccate…”
balbettò qualcosa lei
“Non è una ragione valida. Al lavoro!”
Proprio una bella giornata! Ci mancava anche che il capo la riprendesse. Si vergognava, anche perché quel rimprovero lo avevano sentito quasi tutti ed ora la fissavano mentre si dirigeva nel suo angolino. Mai quella strada le era sembrata così lunga. Che poi fino a quel giorno era sempre arrivata in orario, anzi, molto prima degli altri, ma per quello nessuno la elogiava, per una singola volta che arriva in ritardo non le avevano neanche dato la possibilità di spiegare.

Frustrata e paonazza in viso per la brutta figura si sedette alla sua scrivania.
“Tranquilla, mettiti al lavoro che non è successo nulla”
la voce di Claudia dall’altra parte del divisorio la scosse da quello stato di torpore dove i pensieri le turbinavano incontrollati nella testa. Era vero, si fece forza ed iniziò a lavorare più duramente del solito, senza nessuna distrazione, dritta filata fino all’ora di pranzo. Solo allora si accorse di non aver ancora controllato il cassetto che usava per comunicare, o meglio, che Padrone usava per comunicare con lei.

Lo aprì. Ecco, lo sapeva, giornata pessima! C’era dentro qualcosa, una shitola quadrata e lei la vedeva solo ora, neanche quell’operazione sciocca le era riuscita quella mattina. Si guardò in torno per vedere se c’erano occhi indiscreti nei paraggi, l’ufficio era semi vuoto, prese la shitola e lesse il biglietto che l’accompagnava

Indossalo.
Padrone

Semplice, diretto, come sempre, un modo che le lasciava poca scelta ma che le piaceva. Diede un’altra occhiata intorno ed poi aprì la shitola, al centro c’era una spessa striscia di cuoio grezzo con degli inserti ed una fibbia in metallo.

Troppo grande per essere un braccialetto, pensò lei, poi come folgorata dalla giusta intuizione si portò la mano al collo. Non poteva essere, si disse, Padrone… quella parola le diede la sua risposta, chi si firma Padrone naturalmente poteva regalare quegli oggetti. Ed ora, cosa doveva fare lei? La giornata già la faceva sentire uno schifo non le andava proprio di rischiare un’altra punizione da Padrone. Risoluta si alzò, mise il pacchetto nella borsa ed andò verso il bagno, ma non quello dell’ufficio bensì quello al piano di sotto dove c’era l’archivio e che quindi era sempre deserto.

Infatti già dal corridoio silenzioso sapeva che non avrebbe incontrato nessuno, ma per sicurezza, controllo per bene che non ci fosse nessuno in bagno. Chiuse a chiave la porta che dava sul corridoio ed andò verso il grande specchio, posò la borsa sul ripiano del lavandino e tirò fuori la shitola con timore, come fosse di cristallo e lei potesse romperla. La poggiò con delicatezza vicino la borsa, la aprì e rimase a fissare il contenuto.

Si guardò allo specchio per chiedersi se ne era davvero sicura, annuì titubante e sciolse il foulard, poggiandolo senza curarsene troppo nella borsa. Prese il collare con timore, più lo avvicinava al collo e più il groppo allo stomaco si stringeva, lo poggiò sulla pelle calda ed il freddo degli inserti in metallo le provocarono un brivido che le si propagò per tutta la schiena. Rimase immobile, morse il labbro che non smetteva di tremare, guardando in basso cercava di calmare il respiro affannoso che gonfiava ritmicamente il suo petto dove i capezzoli cominciavano a notarsi da sotto i vestiti.

Quando il suo calore riuscì ad avvolgere anche il collare riuscì a muoverlo per poterlo allacciare, la parte interna era ruvida e solo ora notava il forte odore di cuoio naturale. La differenza con il foulard di seta era netta, si guardò allo specchio per allacciarlo, c’era un solo foro, lo chiuse, era stretto ma riusciva a respirare. Non si sentiva più sé stessa, il respiro tornò affannoso e la sua mente si riempì di pensieri che non riusciva ad afferrare.

Un rumore dal corridoio la fece trasalire, non voleva essere vista in quello stato, il primo istinto fu quello di prendere il foulard e coprire il collare, lo annodò e lo sistemò in fretta per non far vedere la striscia di pelle al di sotto. Prese la borsa e quasi scappò dal bagno, quando tirò la porta la trovò chiusa, l’aveva chiusa lei a chiave! Scoppiò a ridere per la situazione, si era fatta prendere dal panico per nulla, non si sentiva neanche più nulla.

Pensandoci non sentiva neanche più il fastidio del collare, tornò allo specchio per controllare se si vedesse da sotto la seta e poi uscì dal bagno e terminò la sua giornata lavorativa.

Tornata a casa si sentì distrutta, dopo il rimprovero del capo non si fermò un attimo e lavorò più duramente del solito ed ora sentiva tutto il peso di quello che aveva fatto. Si fermò davanti lo specchio nel corridoio per vedere quanto dalla faccia si capisse la sua stanchezza.

Aveva proprio bisogno di una dormita, pensò tra sé. Sciolse il foulard e sorrise, per metà giornata aveva indossato quel collare e nessuno si era accorto di nulla, non aveva visto nessuna espressione strana, nessuna faccia interrogativa o divertita. Tolse anche quello, si aspettava la leggera sfumatura più rossa sulla pelle che la ruvidezza della pelle grezza le aveva lasciato, ma non era nulla di irreparabile. Si sentiva troppo stanca per tutto, persino di mangiare, così andò in camera da letto e si mise a dormire.

Quando riaprì gli occhi era ancora buio, solo la luce della Luna rischiarava un po’ la stanza. Ancora mezzo assonnata si guardò intorno, aveva lasciato i vestiti a terra, ma non le andava proprio di alzarsi e metterli a posto, girò ancora gli occhi, c’era qualcosa di strano, una figura che non capiva cosa fosse, quando pensò che potesse essere una persona shittò all’indietro per cercare di allontanarsi. Quella figura rimase immobile.

Era davvero un uomo, spalle larghe e possenti, non riusciva a vedere il viso ma le sembrava fosse squadrato. Perché non si muoveva? Era sveglia del tutto e non si era solo immaginata quella figura? Riprese il respiro che la paura le aveva tolto e si rilassò un minimo per cercare di mettere a fuoco la situazione. Se fosse davvero una persona, vedendola sveglia avrebbe dovuto fare qualcosa, scappare o altro, invece se ne stava immobile nella semi oscurità.

Se fosse un ladro o qualcuno che le volesse fare del male sarebbe andata come pensava e se invece fosse Padrone? Lui sì, non si sarebbe scomposto al suo risveglio.
Fantasticando in questo modo non si accorse che l’uomo si era mosso ed aveva disteso il braccio verso di lei. Una grande mano forte le si chiuse sull’avambraccio, sentiva la pressione di ogni dito che la teneva saldamente ma senza farle del male.

L’uomo la tirò verso di sé come se lei fosse una bambola di pezza senza peso, la portò in corridoio, tenendola per il braccio come una bambina che segue il padre e per la possenza del suo corpo poteva essere così, lei cercava di sbirciare i tratti per cercare di riconoscerlo, per cercare almeno di vederlo in viso, ma era troppo buio e non ci riusciva. Arrivati davanti la porta di casa, il corridoio era completamente al buio, lui si fermò, si girò di fronte a lei e a colpo sicuro prese il collare da sopra la cassettiera dove lei lo aveva lasciato e le cinse il collo.

La scarica di brividi la percorse ancora una volta come era successo a lavoro e… si svegliò veramente questa volta.
La stanza era in ordine come al solito ed il vestito era a terra come nel sogno, ma ormai il sole la rischiarava, si girò per cercare quell’uomo, non lo vide, portò la mano al collo, niente collare. Era stato solo un sogno allora. Si alzò per andare a fare colazione, ma invece di andare in cucina andò verso la porta d’ingresso, si guardò allo specchio, sul collo c’era solo l’ombra del segno del giorno precedente, sorrise, prese il collare e lo indossò.

I suoi occhi non mentirono quando ammise a sé stessa quello che in fondo già sapeva, era Sua.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

IL CULO DI GILDA IN CAMPEGGIO

Eravamo in campeggio, e quest’anno veniva anche Gilda, la ragazza con il sedere più grosso che avessi mai visto! Avevamo appena festeggiato entrambi il diciottesimo anno, e avremmo passato le vacanze insieme, con i genitori… più o meno. I genitori di Gilda erano un po’ vecchio stampo, e super puliti. Viaggiammo per due giorni, auto traghetto auto, faceva un caldo eccezionale, e al bar vendevano solo cose che ti metevano una sete! Comunque, sarà per il clima o per la dieta, la mattina dopo essere finalmente arrivati a destinazione, Gilda cominciò ad accusare un leggero mal di pancia, e siccome le pareti nei campeggi non esistono, in breve si venne a sapere che era sempre stitica nei viaggi.

Poveretta, le stavano organizzando una bella purga, neanche parlare di sciroppi o pasticche in quel luogo sperduto, per cui non restavano che i rimedi portati dalla madre, i quattro grandi classici: supposta o microclisma, “se fa fatica ad uscire”, clisma chimico o peretta con sapone di marsiglia, “se la pancia fa male e non scende”. Ero un ragazzo di diciotto anni, non potevo non guardare, il culo di Gilda l’avevo sognato un milione di volte, e quanti giri c’avrei fatto! Trovai un’altura tra gli alberi da cui potevo agevolmente sbirciare dall’apertura sul tetto che aveva quella strana tenda, la porta invece era chiusa.

La madre di Gilda, una donna enorme, stava prendendo la busta del pronto soccorso, “Gilda adesso vieni qui e stenditi sulle mie ginocchia”, e Gilda obbediente e zitta ma con una faccia rossa e carica d’odio, perchè la madre non aveva portato anche lo sciroppo? Di certo era per la sua famosa teoria sul prenedere meno sostanze possibile. In realtà sapeva che Gilda se la portava dietro da due giorni prima della partenza. Così le abbasso le mutandone ed eccolo lì di fronte a me, quel culone ciccioso con qualche brufoletto.

“Alberto per cortesia…” Il marito, assistente, sapeva già cosa fare. Separò le natiche rivelando un inaspettatamente folto pelo che separò con le dita per scoprire l’ano di Gilda, un buchetto arrossato e stretto. Infatti la madre dovette ricorrere a due scullaccioni per riuscire ad infilare il dito nel sedere di Gilda, che si dimenava e lamentava, nonostante l’abbondante vasellina. “Sento il tappo, sei molto costipata Gilda. Alberto passami direttamente due clismi”. Il marito aprì le shitole e preparò stappati i clismi.

Per farle i due clisteri dovettero tenerla ferma, e partirono altre due sonore sculacciate. Guardai con passione mentre le infilavano, per ben due volte, il beccuccio bianco nel buchetto sperduto tra i peli e le natiche. Spremettero senza troppe cautele il primo, perchè Gilda non stava ferma, e con molta lentezza il secondo, dicendo a Gilda di respirare a fondo che poi sarebbe stata bene. Dopo cinque minuti la prima scarica, su una bacinella posta al centro della tenda.

Ne aveva veramente bisogno, ma non si liberò bene. “Alberto è meglio fare altre due perette di camomilla tiepida, No Gilda, devi metterti con la testa sul cuscino. Certo, e il culo per aria. Quei gorgoglii mi fecero definitivamente venire. Gilda si liberò del problema, e tutti vissero felici e contenti.

QUELLA METROPOLITANA …..GALEOTTA

Era da tempo che la mia signora, voleva far un giro per Milano, per “ assaporare “ il caos cittadino, cosa alla quale abbiamo rinunciato anni fa, per andar a vivere in campagna.

L’ occasione, era una delle solite fiere fuori salone, e siccome la giornata prevista era di quelle calde, ne avremmo approfittato per un po’ di sole, per le ossa.

Robi, aveva optato per sandali con zeppa, comodi, per evitare affaticamento, una gonnella di jeans, che finiva con una balza di pizzo, forse un po’ corta, e una maglietta aderente color beige, che metteva in mostra la sua 4°.

Diciamo che non passava inosservata, anzi forse un tantino appariscente, ma si sa, alla maiala piace così.

In giro per la città, la solita bolgia, da prendersi a gomitate, per poter veder bene le cose più interessanti, io invece, poco interessato, stavo sempre un paio di passi indietro, tanto per non prendere gomitate gratuitamente.

Questo mi permetteva di guardar la mia piccola, da un punto di vista generico, e devo dire, che ogni volta che si sporgeva in avanti per curiosare da vicino, più approfonditamente, si vedeva benissimo la piega delle chiappe, ed ogni volta producevano un sussulto piacevole al sottoscritto e al ben capitato di turno.

Ad un certo punto, mi accorgo, che un paio di ragazzi, età stimata, circa 28 / 30 anni, curano ogni movimento di lei, e la cosa mi mette sul chi và là.

Li vedo abbassarsi sulle ginocchia, ogni volta che lei si sporge in avanti, per poter osservare meglio, lei chiaramente ignara della cosa.
Allora decido di avvicinarmi a Robi, e facendo finta di esser uno sconosciuto, le chiedo qualcosa in riguardo alle cose esposte, per poi avvisarla dei due ragazzi che la stan curando da qualche tempo, in modo da tener ben salda la borsetta.

Faccio finta di niente e mi allontano, mentre lei, si gira con fare disinteressato, a cercare con lo sguardo, i due ragazzi, che la stanno osservando, i loro sguardi si incontrano, ed entrambi sorridono, con quei sorrisi di circostanza.

Ad un certo punto, i due, si fanno intraprendenti, si avvicinano, tanto, al punto che, quando lei si abbassa come al solito, uno dei due, si trova così vicino da urtarla con il pacco gonfio dei pantaloni.

Robi, si alza di shitto, scusandosi, dicendo che non voleva esser così maldestra, per tutta risposta, il ragazzo sfacciato, le fa notare che invece lui voleva urtarla, mettendo in mostra un notevole rigonfiamento.

A lei scappa una risata, ma la cosa finisce lì. Lei si gira verso me, per capire cosa fare, ed io con un cenno, le faccio capire di entrare nel negozio difronte. Così facendo, i due ragazzi, spiazzati, proseguono lentamente per il loro percorso.

Entro anch’io e subito lei mi viene in contro ridendo, dicendomi, che secondo lei, i ragazzi, non puntavano la borsetta ma ben altro, risata generale.

Dopo qualche minuto, usciamo, e con piacere, notiamo che i ragazzi, non sono più visibili, bene, possiamo finire il nostro giro, senza troppe preoccupazioni, se non qualche altro complimento pesante, rivolto al bel culo che ogni volta lei mette in mostra, qualora si sporge in avanti.

Ma si sapeva, che sarebbe andata così, con una gonnellina inguinale …..ma che attizza ….

Pian piano, ci avviamo alla fermata della metro, meno male, penso, non son abituato alla bolgia, meglio la nostra quiete agreste.
Saliamo sul vagone, e come molte volte capita, non siamo vicini, tra di noi ci sono tre / quattro persone.

Alla prima fermata, la gente si muove, chi scende e chi sale, faccio per avvicinarmi …… e vedo che davanti a Robi, salgono i due della fiera, e si posizionano dietro lei, schiena al vetro.

Mi blocco subito, meglio tener le distanze dal “ nemico “ ….

Robi fa finta di niente, si gira con calma, ed accenna un sorriso. Ad un certo punto, durante il trambusto del cambio passeggeri, vedo Robi sussultare ed irrigidirsi, il solito intraprendente ragazzo, le ha appoggiato una mano su una chiappa, e la tiene lì , ferma, in attesa di reazioni.

Lei si gira con calma, verso di me, per una mia reazione, ma io le faccio intendere, che sia lei a decidere.

Mentre aspetto la sua reazione, guardo la mano del ragazzo, che continua ad accarezzare la chiappa di Robi, che si gira guardando il ragazzo, ma senza un espressione, che sia eloquente, e si rigira.

Dopo un attimo, vedo il secondo ragazzo, sistemarsi in modo da far da paravento, è a questo punto, che vedo lei, che si irrigidisce ulteriormente, mentre rossa in viso, si morsica un labbro.

Penso, ci siamo, shitta la rissa, lei si gira, guardandomi con la faccia paonazza, io le mimo con le labbra la frase: ti tocca la fica ?….

lei con un cenno mi indica si …. Lo fermo …. Le dico con le labbra … e lei fa cenno di no con la testa …. Che troia, penso …..

Mi sposto un po’ per vedere, ed in effetti, vedo il ragazzo che ravana tra le cosce della mia piccola, che comincia ad agitarsi e a mordersi sempre di più il labbro. Io l’ ho così duro, che non stà più nello slip
Anche i ragazzi maiali, hanno il loro problema, a mascherare l’ erezione.

Altro trambusto, con cambio passeggeri, e il porco intensifica il lavoro di dita, nella fica di famiglia.

Robi comincia a tremare, ci siamo, tra un po gode, spero solo che non lo faccia a bocca aperta, altrimenti … che figura …. Di colpo si irrigidisce, e cominciano a scenderle una quantità esagerata di goccioloni di sudore … ha goduto …. la porca.

Altra fermata, i due ragazzi, si spostano dalla postazione, e il porco nel muoversi, le sussurra qualcosa all’ orecchio e poi scende, mentre si richiudono le porte.

A questo punto mi avvicino, e chiedo come và, lei mi guarda con la faccia rilassata, di chi ha appena goduto con due dita nella fica, e mi dice “ Benissimo …. è stata una cosa indescrivibile …. ”

Le chiedo cosa abbia sussurrato il ragazzo passando, e lei mi dice che il porco si è sborrato nei pantaloni, ridendo.

Io la bacio in bocca e le sussurro “ sei una gran troia …..” e lei di risposta, appoggia la mano sul mio pacco ancora duro e sussurra “ si ….. la tua troia ….. porco”

Cazzo ….

ha ragione ….

Cristina – una cena speciale

Quando mi vedi rimani impietrita!
Sei a cena in un ristorante famoso in compagnia del tuo compagno e di un paio di coppie di amici vestita elegantemente con un completo che risalta le tue forme nascondendo allo stesso tempo quel po’ di pancia (che dici di avere ma che non posso confermare) e una camicetta, semplice ma anch’essa elegante, che mette in risalto il tuo seno.
“come è possibile?” continui a domandarti impaurita dall’insolita situazione.

Anche io sono in compagnia, di una mia amica di vecchia data, all’oscuro di tutto ma mia complice per questa sera, perchè cenare da solo avrebbe dato troppo nell’occhio, non sarei passato inosservato.
Ti lancio uno sguardo furtivo ed un sorriso e tu abbassi all’istante lo sguardo arrossendo nel sentirti la fica bagnata nonostante la situazione proibitiva. Ti succede sempre quando mi incontri, la fica inizia a gocciolare senza mai fermarsi se non dopo essere ritornata a casa.

è vero che io non faccio nulla per calmare la tua eccitazione, anzi sapendo come stai ci gioco sopra, in tutti i sensi, possedendoti come preferisco sapendo che non mi dirai mai la parola di sicurezza prestabilita.
Dopo aver fatto l’ordinazione mi alzo per andare al bagno e mentre ti sto mandando il segno di seguirmi tu sei già in piedi scusandoti con la comitiva
“ho bevuto troppo oggi” dici alzandoti dirigendoti poi verso i bagni, separati ma vicini, per poi raggiungermi davanti alla porta del bagno degli uomini
Io non parlo, ti guardo solo e ti passo una bustina (che tu già riconosci, vero porcella mia!) che prendi al volo sfiorandomi la mano e dicendo sottovoce “Buonasera Sir, grazie Sir” prima di entrare nel bagno, eccitatissima e pronta a leggere le istruzioni
La busta contiene il solito vibratore interno e le istruzioni per la serata
Dopo aver inserito il vibratore nella fica già bagnatissima mi ringrazi tra te e te per non averti ordinato di rimanere senza mutande
Nel tornare al tavolo passi accanto al mio posto e mi lanci uno sguardo impaurito e shoccato che mi conferma la tua esecuzione dell’ordine
Io continuo a parlare con la mia amica che non vedo da tanto tempo e mi preparo a “stuzzicarti”.

Finalmente vi portano l’antipasto, a occhio veramente molto gustoso, che tutti iniziano a mangiare, anzi a divorare, facendo scendere il silenzio.
Anche tu stai mangiando, molto piano rispetto agli altri, ma vedo che sei agitata, non sei tranquilla, ed allora ti faccio capire che puoi stare tranquilla accendendo il vibratore alla velocità minima.
Forse avevi paura che si potesse sentire il ronzio del vibratore ma quando lo senti muoversi, quando inizia a suscitare in te le solite sensazioni di piacere, ti accorgi che nessuno sente il rumore, neanche il lamento che ti sei lasciata sfuggire al momento dell’accensione.

Il vibratore rimane acceso per pochi secondi e tu ti sforzi a controllare le tue reazioni agli occhi degli altri.
Solamente io ti vedo diversa da un minuto prima, solamente io so il perchè e solamente io in questo momento ho il cazzo duro come un macigno al punto da essere impossibilitato ad alzarmi (a meno che non mi voglia portare a letto l’amica, cosa che non mi passa neanche per un secondo nella testa)
Quando lo spengo ti vedo rilassarti e tornare a mangiare per poi scambiare quattro parole, chiaramente controvoglia, con la tua amica che si trova di fronte.

Hai paura che questo solleciti il mio desiderio di “torturarti” e quindi so che stai cercando di prepararti all’arrivo dell’impulso, magari stringendo le gembe facendo proprio l’effetto contrario
Ti lascio tranquilla per una decina di minuti prima di accendere di nuovo l’apparecchio.
Lo faccio nel momento in cui il tuo compagno, facendo il cavaliere, ti versa del vino nel tuo bicchiere.
Il tuo grazie esce stridulo dalla tua bocca e gli occhi si rivoltano verso l’alto a causa delle veloci vibrazioni che stanno pulsando nella fica in quel preciso momento
Lui non si accorge di nulla troppo preso a riprendere la chiacchierata con l’amico del cuore ma io vedo tutto e so che se non spengo presto tu arriverai all’orgasmo senza riuscire a mascherarlo.

Quindi sono costretto a diminuire l’intensità delle vibrazioni e poi, dopo un minuto, a spengerlo del tutto
Vedo che sei rossa in viso e che stai sudando abbondantemente cosa che viene notata anche dalla tua amica che sta di fronte a te
“ti senti bene (nome)?”
“si grazie, ho avuto solo un attacco di caldo. Grazie comunque” rispondi con un sorriso smagliante che ti esce naturale al pensiero che lei non avrà mai un’esperienza del genere
Per tutta la cena hai continuamente questi attacchi di caldo (come dici tu) e molti del tavolo iniziano a pensare che tu abbia problemi di stomaco, una passata di dolori, e che per questo motivo hai mangiato molto poco.

Appena cominciavi a masticare, dopo un paio di bocconi al massimo, diventavi rossa in viso a volte alzando gli occhi al cielo. Questo perchè eri intenta a controllare l’orgasmo che ormai era diventato impellente.
Dentro di te ridevi del loro evidente pensiero e non vedevi l’ora che ti facessi il segno per scappare al bagno per una “sosta” lunga
Io controllavo continuamente il bagno e nel momento in cui è rimasto libero mi sono alzato per andarci seguito dopo pochi secondi da te che sempre più rossa in viso chiedevi scusa e scappavi verso il bagno
Erano due minuti che le vibrazioni erano al massimo dell’intensità, non ce facevi più, e non sei riuscita a controllarti per raggiungermi.

Sei entrata nel bagno delle donnei trovandomi davanti alla porta di uno dei due e subito ti sei inginocchiata facendo attenzione a non macchiare il vestito portando la bocca già aperta all’altezza del mio cazzo
Non hai atteso il mio permesso. Lo hai ingoiato e cominciato a succhiare con tanta foga, dovuta in parte alla paura che entrasse qualcuno ed in parte perchè volevi ringraziarmi per l’esperienza appena vissuta, ed io ti ho lasciato fare.

Succhiavi come mai avevi fatto fino a quel momento ingoiando il cazzo per intero, fino in fondo, per poi risalire succhiando l’asta fino alla punta della cappella e poi riprendevi affondando lentamente.
Ti ho fermato e ti ordinato di toglierti il vibratore dalla fica e di ripulirlo mentre io mi mettevo un preservativo.
Quando lo hai visto sei rimasta sorpresa perchè non l’avevo mai utilizzato prima.
Ti ho fatto girare e chinare facendoti poggiare le mani al muro e poi ho appoggiato il cazzo sul tuo ano che si offriva voglioso ed accogliente
Con estrema lentezza l’ho fatto entrare dentro mentre le mani si impossessavano delle tette stringendole.

Con un lungo gemito di piacere e di misto dolore hai accompagnato la lenta penetrazione fino alla fine. Poi quando ho cominciato a muovermi più velocemente e profondamente si è tramutato in un mascherato sospiro neanche interrotto dall’ingresso di qualcuna nel bagno
Per quanto ero eccitato ho continuato solo per un paio di minuti prima di uscire dal tuo favoloso culo e farti inginocchiare di nuovo mentre mi toglievo il macchiato preservativo.
“Cristina per questa volta ti sei salvata ma la prossima volta te lo faccio succhiare così comè, quindi ti consiglio di farti spesso dei clisteri” ti ho detto mentre mi impossessavo della tua bocca cominciando a scoparla fino a godere
Sei riuscita a ingoiare tutto il contenuto delle mie palle, forse con una piccola difficoltà per quanto era, e poi dopo averlo ripulito e sistemato nei miei slip mi hai detto
“grazie Sir”
Prima di uscire ho ripreso la bustina con il vibratore e ti ho salutato dicendoti
“buonanotte Cristina”.

Ventisei. -parte terza- (storia vera)

La suoneria passò i giorni successivi a tormentarmi i coglioni insistentemente. Un carico di inutili sms con domande cretine stile “Dove sei?” o “Cosa stai facendo?” non solo erano uno spreco di credito, ma anche un illogico spreco di tempo. Calcolando che non facevo certo la vita di James Bond, non potevo che stare nei soliti posti dove generalmente tutti noi pisquani con uno stipendio medio restiamo.
Principiai a palesare che fosse una persona molto solitaria e con scarsi interessi; sul primo aspetto della cosa nessun problema , sul secondo iniziarono i primi seri problemi di interazione tra di noi.

La frase “Non cacarmi il cazzo e fatti una vita tua” era qualcosa che per empatia faticavo sempre di più ad evitare mi varcasse l’arcata dentaria.
La accontentai per vederci la sera dopo, andando a bere qualcosa. Vagliando che stava per ordinarmi una birra dopo che le avevo già largamente rivelato precedentemente di essere totalmente astemio, mi fece fiutare che le sue orecchie erano congiunte da un dotto che aggirava completamente la sua materia grigia.

Riflettendo che il più delle volte ero io ad iniziare le conversazioni, le lasciai campo libero e disgraziatamente ottenetti il mutismo supremo. Persino il casello automatico dell’autostrada che percorrevo per incontrarla, era più loquace di lei.
Cercai di riparare alla situazione pagando il conto e invitandola a fare un giro a piedi e quando le tornarono le parole, mi propose di fare una capatina in un motel.
Accettai rincretinito dalla curiosità di venire al dunque, considerando che ormai ella non voleva che quello.

Varcata la soglia della stanza, fui sollevato nel constatare che il posto non era poi male; rilassato dalle luci soffuse me la tirai vicino e iniziammo a baciarci. Tra una pausa e l’altra mi spogliai, ma lei espresse il desiderio di strapparmi di dosso la camicia, cosa che rifiutai considerando che poi non sarebbe certo toccato a lei raccattare e rammendare i bottoni sparsi in giro. Non contenta volle che io indossassi i suoi collant neri e le risposi “Non ho voglia di imitare Renato Zero, abbi pazienza” e mi calai i pantaloni alle caviglie e sorpresa delle sorprese, lei scoprì con ilare delizia che non portavo la biancheria.

Lei ridacchiò divertita, con il cazzo che per il moto di calata dei jeans, ancora scampanava battendomi sulle cosce. Un po’ arrossita l’eccitata segretaria, si inginocchiò e mi fece una fellatio.
Mi godetti la sua graziosa testa rossa fare avanti indietro, con il tepore bagnato della sua bocca gettare benzina sul fuoco della mia libido.
Dovetti sospendere prima che la cosa potesse procurarmi un orgasmo anticipato e la accompagnai verso il letto.

Scoprii che era piuttosto reticente a spogliarsi interamente e non insistetti: sventuratamente non tutte le curvy hanno un buon rapporto con la proprio corpo e la cosa mi fece una certa tenerezza.
Denudai lo spogliabile, per cui restò con la camicetta aperta, i seni fuori dalle coppe del reggiseno e a intimo sfilato. Le “divorai” i seni e lei accettò di farsi infilare il cazzo tra i due. Fu la prima volta che potei farlo perché sciaguratamente non conobbi altre “tettone” all’infuori di lei.

Per ricambiare le passai la lingua sul clitoride, alternando di tanto in tanto le dita e quando la temperatura toccò lo Zenith sessuale, infilai un preservativo e varcai la sua soglia più intima.
Percepivo il tepore caldo e bagnato della sua cervice, accogliente e dolce sul mio membro; le sue mani si aggrapparono alla mia schiena con forza, quando iniziai ad aumentare il ritmo con il bacino.
Si aggrappò alle mie natiche e tentò di penetrarmi l’ano con un dito, cosa che mi fece trasalire considerando che quell’ispezione rettale non solo non era richiesta, ma non gradita.

Mi sussurrò “Voglio che tu sia il mio schiavo. ” e io non riuscendo a formulare una battuta a tono bruciante come una folgore divina, tra un ansare l’atro replicai con un semplice “Mammanco per il cazzo!” e la pompai più forte.
Quel sussurrare fu l’unico abbassamento di tono di una serie infinita di grida da set della Evil Angel, condita di continui “Oh siii, porco!” e altre amenità che mi fecero esplodere in una risata atomica.

La feci mettere su un fianco, le strinsi le mani sulla spalla che stava aderente al materasso e ricominciai a spingermi nuovamente dentro di lei. Ricevetti qualche eccitante sculacciata sul fianco, per cui mossi una gamba per offrirle parte di un gluteo venendo incontro a tutta la sua smania di punirmi e dominarmi.
Quando la misi a carponi, ammirai il suo rubicondo culo dividersi il due emisferi perfetti, al cui centro c’era un ampio ano per cui il primo pensiero ardito fu quello di un eccitante rapporto anale che non avvenne, anche perché mi accorsi poco dopo che ella trovava piuttosto fastidiosa la posizione anche su una penetrazione vaginale.

Nonostante i 26 anni, cominciavo a sentire la fatica: abbandonarmi ai bollenti spiriti di una donna tanto formosa, era un compito piuttosto faticoso e la breve pecorina mi aveva abbastanza fiaccato; inoltre, ormai l’orgasmo era alle porte e la voglia di ricoprirle quelle favolose lentiggini di sperma era incontenibile.
Mi sfilai il condom e lei si sdraiò e mi misi con il pene vicino al suo seno; lei mi accarezzava alternativamente cosce, scroto e petto, ma fu quando mi titillò un capezzolo che l’eruzione di sperma che si abbatté sui suoi seni fu bollente, abbondante e sfinente.

(fine terza parte).

Le mie storie (55)

13 marzo. È passata poco più di una settimana dalla partita del Napoli e soprattutto dal dopo partita (la storia precedente ha un’errata corrige nella data di febbraio, naturalmente parlavo di marzo). Davide per tutta la settimana mi ha bombardato di messaggi, dicendo che farlo da dietro era stato meraviglioso. Ho capito che avrebbe voluto rifarlo quanto prima, anche se nei nostri dialoghi gli facevo sempre presente che il sedere ha un’elasticità minore della fica, quindi bisogna andarci cauti.

Ma allo stesso tempo vedere l’esuberanza di un ragazzo di poco più di vent’anni, che scopre grazie a te una cosa nuova nel sesso, beh un po’ gratifica. Questo periodo della mia vita, mi sento leggera, senza pensieri, anche molto giovane; un po’ la stessa sensazione di quando l’estate scorsa sono stata a Cuba con Renata. Così quando lunedì mi scrive dicendo che verrà a casa mia dopo cena, sono emozionata oltre che eccitata.

Incredibilmente voglio farmi “bella” per così dire, per lui. Così decido di dare fondo alla mia poca femminilità e dopo aver alzato il calorifero (visto che sono freddolosa), tiro fuori dall’armadio il mio arsenale sexy (non credete che sa cosa sia, è molto molto risicato), figlio di un’uscita settembrina con Renata appena tornate da Cuba. Decido per le solite autoreggenti ma con la riga dietro nera, un perizoma nero semitrasparente e infine una gonnellina scozzese rossa che avrò avuto da almeno una quindicina danni nell’armadio senza metterla mai (comprata a Londra).

Sopra dopo un paio di prove, scelgo per caso una maglietta nera a collo alto che, senza reggiseno sotto, mostra le tettone in trasparenza. Poi naturalmente indosso la vestaglia anche perché guardandomi allo specchio, mi do da sola della zoccola (ridendo). Mangio un toast velocemente ed accendo la televisione aspettando che arrivi. Verso le nove, lo squillo del citofono mi fa battere il cuore più velocemente delle altre volte, non so perché, forse per le aspettative che lui ma anch’io riponiamo nella serata.

È proprio in questi momenti che torno ad essere la ragazzina diciottenne alle prime esperienze. Neanche il tempo di fargli bussare il campanello che apro la porta. Lui sorride e tira fuori una shitola di cioccolatini (di quelli artigianali per i quali impazzisco letteralmente). Mentre si toglie la giacca, io mi apro la vestaglia, tentando di farlo in maniera sensuale, ma in realtà mi riesce malissimo. Per fortuna il risultato è diverso dal gesto, infatti lui resta letteralmente a bocca aperta e si fionda su di me con tutto il suo metro e ottanta e più.

Mi appoggia al muro e infila la mano dietro la coscia per allargarmela e alzarla contemporaneamente. Io resto come al solito stupita per un attimo, poi appena sento la sua lingua incrociarsi con la mia, comincio ad eccitarmi. Mi aggrappo letteralmente al suo bacino con le gambe, lui ha ancora i pantaloni abbottonati, ma mi tira su la maglietta e comincia a succhiare i capezzoli alternativamente. Con la mano riesco a sbottonare il suo jeans, per un attimo fermo la sua irruenza, il tempo di farglielo cadere giù, poi gli tiro fuori l’uccello e me lo appoggio sulla fica.

Il tempo di sentir premere la sua cappella contro lo slip che la sua mano destra si fionda sul bordo destro del perizoma per sfilarmelo. Riesco a togliere 1 gamba, l’altra resta con la mutandina all’altezza del ginocchio. Mi solleva di nuovo ed incomincia a scoparmi tenendomi letteralmente sollevata da terra con le sue braccia. Mai come questa volta lo sento dentro di me; mentre ci baciamo mi sussurra all’orecchio” lo sai cosa voglio vero?” Io non gli rispondo e gli dico di continuare a muoversi fin quando non godo, il tempo di poggiare nuovamente le gambe per terra che lui mi viene sulla fica.

Mi siedo per riprendere le forze, dopotutto non sono più abituata a certe cose, lui si pulisce tutto soddisfatto e mi passa un fazzolettino di carta. Mentre va in cucina a prendersi da bere, io cerco di togliere da terra “la sua felicità” che in genere è piuttosto copiosa; mi fa i complimenti per l’abbigliamento dicendo che questa versione “scolaretta” lo eccita molto. Io intanto vado in bagno a farmi un bide, anche perché non mi piace essere tutta azzeccata di sperma.

Ritorno in sala e vedo che ad un paio di domande stupide non mi risponde. Gli chiedo se sia arrabbiato per qualcosa (in realtà so benissimo il motivo di quei silenzi), mi risponde a mezza bocca ed accende la televisione. So che lui è venuto oltre chiaramente per il piacere di stare con la sottoscritta anche per il mio culo che deve essergli piaciuto particolarmente la settimana prima. Così lo vedo in penombra con le gambe allungate sul divano, penso a quanto mi stia facendo sentire bene, sia fisicamente che psicologicamente, a quanto mi senta ventenne in questo periodo; allora decido di prendere l’iniziativa.

Mi frappongo tra lui ed il televisore, gli sorrido, mi giro ed improvviso un maldestro twerking, sollevandomi la gonna per sbandierargli il mio sedere. Lui ride, mi tira a sé e mi confessa che gli piaccio anche perché sono simpatica. So benissimo di esserlo, è stata sempre una delle mie armi fondamentali; mentre ridiamo insieme io poggiata di schiena sul suo petto, sento le sue labbra baciarmi il lobo dell’orecchio, la sua mano sollevarmi la maglietta nera e prendermi un seno, mentre l’altra velocemente finisce nella mutandina con un dito nella fica.

Comincia a masturbarmi, spingendo prima due poi tre dita sempre più dentro. Io comincio a bagnarmi, ad ansimare, gli dico di non fermarsi, di continuare a fare ciò che vuole. Poi, sotto le natiche sento distintamente il suo uccello che comincia ad indurirsi, lo sento strusciarsi in mezzo al mio sedere. Ci muoviamo come due adolescenti, lui che continua ad esplorare la mia fica, io che affanno dall’eccitazione. Poi non so neanche come e perché ma mi esce spontaneamente un “lo voglio nel culo”.

Lui si ferma, mi bacia sulle labbra ed insieme ci alziamo dal divano per andare in camera mia. Io mi tolgo le mutande e la gonna e mi metto direttamente a pecorina, lui resta in piedi, prende l’olio lubrificante (che già aveva adocchiato prima) dal mio comodino, lo mette un po’ dappertutto, poi con le mani mi allarga letteralmente le chiappe e me lo infila dietro. Questa volta non fa nemmeno male, entra ed esce dal mio culo con facilità, lui si esalta contento e si muove sempre più velocemente, io riesco appena a mettere un dito nella fica che godo subito.

Poi lo toglie, mi chiede di girarmi e quando sono stesa sul letto viene sulle tettone. Stanco si stende di fianco a me e mi confessa che non ha mai fatto del sesso così bello. Mi ringrazia, intanto infila un dito nella mia fica lo bagna completamente poi lo succhia. Si è fatto tardi, deve tornare a casa. Lo saluto che sono ancora tutta piena del suo sperma sul corpo. Vado a farmi una doccia; mentre cammino con il sedere leggermente dolorante, penso a quanto, dopo tanti anni di “vergogna”, adesso cominci particolarmente ad apprezzarlo visti i successi cubani e nostrani.

.

Telefonata erotica

Lui: “Pronto”
La telfonista “pronto , ciao amore chi sei?”
“Sono Franco”
“Io sono Silvia. da dove chiami Franco?”
“Da verona “
“Io sono di Milano”
“Hai una bella voce, molto provocante”
“grazie amore, vuoi sapere come sono fatta?”
“Si”
“Sono alta 1,75 , mora , ho una terza di reggiseno , è una figa calda con un bel ciuffetto di pelo morbido, ti piaccio amore?”
” si che mi piaci”
“Bene son contenta , vuoi che ci divertiamo un pò assieme ?”
“Quand’è l’ultima volta che l’hai fatto?”
“Due giorni fa , e tu?” rispose Silvia
“Io sono due mesi.

Con chi l’hai fatto?”
“Con mio marito…”
“LO fai solo con lui?”
“Ma sai amore , io sono una maialina molto , ma molto vogliosa con mio marito la faccio due , tre volte alla settimana e negli altri giorni se mi viene voglia mi scopo qualcun’altro. Faccio male?”
“No, no fai bene anche la figa ha le sue esigenze …” disse Franco menandosi il cazzo
“E’ vero amore ! Menoo male che mi capisci ,penso che adesso a parlando con te mi sto iniziando ad eccitare… “
Franco interrompendola ” A me l’anno scorso in vacanza una sera sento bussare alla porta della mia camera e quando ho aperto mi sono trovato davanti una matura rossa…”
“Ah si’ e cosa voleva?”
“E’ entrata è mi ha infilato la sua lingua in bocca…”
“Woow! così subito e poi cosa è successo , dai dimmi che mi stai facendo eccitare ancor di più “
“ha cominciato a limonarmi come una furia e mi ha messo una mano sul pacco”
“che maialona continua amore che mi sto bagnando tutta…” soggiunse Silvia ansimante
“Ho tentato di togliere la sua lingua dalla mia bocca e lei mi ha detto sono due settimane che non scopo e non ce la faccio più a stare senza cazzo”
“E tu”
“Lei mi ha rifficato la lingua in bocca , io con una mano ho iniziato ad andarle sotto la gonnellina palpandole il culo”
“Era un bel culo ?”
“Si , le ho infilato una mano sotto le mutandine per abbassargliele e poi le ho strofinato una mano sulla figa che era già tutta bagnata premendo con un dito per entrarle dentro.


“bravo amore così si fa , io mi sto eccitando e tu ti stai eccitando mentre racconti?”
“ce l’ho come il marmo”
“dai continua allora che godiamo insieme” continuò silvia
“Lei con una mano mi tiro giù i pantaloni e le mutande e mi spinse sul letto, avevo il cazzo già duro; si tolse il vestitino che aveva indosso , il reggiseno e si sfilò le mutandine che erano già alle ginocchia , saltò sul letto a cavalcioni su di me , con una mano si infilò il cazzo nella figa e iniziò a scopare come una bestia, ad un ritmo indiavolato”
“Dai che bello continua amore che piace tanto , mi sto sditalinando la figa e tu menati il cazzo…”
“Io dopo poco con quel ritmo ho urlato che stavo per venire così lei si è levata il mio cazzo dalla figa e menandomelo mi ha fatto sborrare sulle sue mani che poi si è leccate tutte.


“Ma che puttanona , che bella avventura che ti è capitata , poi amore l’hai più rivista?”
“Non è mica finita lì ” ripose Franco
“Ma dai e cosa è successo ancora?” chiese Silvia.

IL MIO PRIMO ORGASMO

La vita per me è stata sempre molto monotona, sono nata in un paesino del centro della Sardegna, dove il profumo del mosto si mischiava quello delle capre, dove i sapori erano buoni e i tramonti sempre mozzafiato.

Nei viottoli del mio paese si affacciavano case dipinte di colori pastello gialle, verdi, rosa, dicevano che questi colori allontanavano gli spiriti. Io avevo paura dei demoni, guardavo sempre con sospetto quelle case che mi sembravano spettrali.

Avevo 16 anni ricordo ancora, e la paura non mi era ancora passata, era mia abitudine quando rientravo dalla piazza verso casa, di passare al centro del viottolo, fatto di pietre e di piscio.

Per andare in piazza quella sera avevo messo una gonnellina corta appena sopra le ginocchia , rossa, ero senza calze, c’era ancora caldo, a settembre i miei amici facevano ancora il bagno nel laghetto.

Quella tardo pomeriggio osai, e mi avvicinai alla casetta rosa, la toccai per la prima volta, il muro era già freddo, mi guardai la mano era diventata rosa anche lei.

Sorrisi.

Avevo vinto la paura!

So chi abitava in quella casa, in via Sassari, abitava il postino, Marieddu lo storpio, cosi lo chiamavano.
Era un uomo sulla trentina, ma non capivo perché lo chiamassero lo storpio, camminava bene, ci sentiva bene, e non aveva l’occhio finto come il becca morto.

Un istante dopo fui colta dalla paura, senti delle urla, che provenivano dalla casa.

La finestra era semi aperta e una luce fioca proveniva dal salotto buono.

Mi affacciai, ero determinata, dovevo vincere la paura, mi misi in punta di piedi, ma non riuscivo a vedere nulla, sentivo solo dei gemiti più forti. pensai..

Presi il blocchetto che Marieddu usava per fermare la porta quando c’era il maestrale e lo avvicinai alla finestra, poggiai le mie mani sul muro rosa, e in punta di piedi e ci sbirciai dentro

Come misi a fuoco la scena, presa dalla paura, scesi immediatamente dal blocchetto, e mi misi spalle al muro, il mio cuore batteva cosi forte, che sembrava volesse uscire dal mio petto.

Mi rimase impressa quella scena.
Cercando di mantenere la calma, fui vinta non dalla paura ma dall’eccitazione.
Sali sul blocchetto, e guardai dentro.

Adesso avevo capito perché lo chiamavano Marieddu lo storpio, e che sorpresa fu vedere Benedetta e Maria Laura le figlie grandi della lattaia in compagnia del postino.

Lui era comodamente seduto sul sofà, con i pantaloni di velluto nero scesi sino alle scarpe ancora indossate, e le due si mettevano a turno in bocca quell’arnese, che mi sembrava più un bastone che un cazzo.

Era quasi nero, era grosso, nerboruto,
Benedetta lo teneva con due mani, vicino alle palle, e la sorella tutta contenta si ingoiava il resto, con un
sali e scendi che procurava gemiti e occhi in bianco a Marieddu.

Maria Laura, mentre leccava il cazzo di Marieddu, aveva il culo di fuori, era inginocchiata di fronte a Lui , e con una mano si toccava la figa pelosa e metteva un dito o anche due nel buco del culo.

Per quello che urlava.

Presa da questa scenda torbida, fui sconvolta, ma coinvolta allo stesso tempo. Non mi accorsi che la mia mano finì in mezzo alle mie cosce, pensai, la mano è sporca, ma questo pensiero puro scomparve all’istante, quando il mio dito medio senti tutta l’umidità della mia passerina bagnata.

Continuai a guardare, e a toccarmi, Marieddu, tolse la testa di Benedetta dal suo cazzo, un po’ come si sposta una pecora che hai appena smesso di mungere.

Si alzo, e rimasi sbalordita, vedendo quel cazzo che quasi arrivava all’altezza del suo petto.
Disse alle due sorelline vogliose “mettetevi cosi tutt’e due” ” come l’altra volta” le due ubbidirono, servizievoli pronte, e vogliose.
Si misero con il culo per aria e le mani appoggiate al sofà. Marieddu si sputo due volte il cazzo, chiese in tono volgare alle due

“sputate anche voi che ora vi faccio vedere e sentire”

e rise “hahahaha”

Il postino, puntò il culo di Benedetta, la quale implorò

“nooo la no ti prego ”

Non volle sentire ragioni, un colpo di reni ed era dentro di lei.

Pianse Benedetta, o mi sembrava almeno, forse no,
Iniziò una danza tribale, feroce, a****lesca.

Si sentiva l’odore acre del sesso che usciva da quella finestra e inondava le mie narici, riempendo la mia voglia che cresceva sempre più

Tolse quel coso dal buco del culo di Benedetta e lo porse alla sorella, che pronta succhio e lecco con voracità quel bastone.
Lui iniziò ad urlare sempre di più e disse, bevete troie.

Dal suo cazzo usci un liquido biancastro che sporco la bocca e la faccia e le tette bianche e ancora sode delle due lattaie.

La mia mano era ancora la, le mie dita frugavano la mia femminilità, c’era caldo, molto caldo, non capivo, ero frastornata, fremevo, mi agitavo, continuavo in maniera spasmodica a toccarmi pensando a quella scena, chiusi gli occhi, e ecco, ad un certo punto senti un brivido un altro ancora, ancora un altro.

ERA IL MO PRIMO ORGASMO.