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I sogni di Krissy

Aveva sempre avuto un unico, secondo lei, bellissimo sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato

meno gentile con lei.

Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose. Atto I: una maialina sulle scale

Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero.

Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.

“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va.

O no? “No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”

“Ma nulla…mi hanno solo scartata”

“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi.

Un programma da cerebrolesi.

“Ti è andata male, eh?” chiesi. “Sì, come sempre”

“Beh, avrai la tua occasione” “Sul serio?”

“Sì, sei una bella ragazza”

“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”

Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno.

In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.

“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.

“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.

“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”

Cristina mi guarda in obliquo.

“Davvero?”

“Sì”

“Chi sei?”

Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom). “Lavori in televisione?”

“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?

Indago e vengo subito a capo della questione.

“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando. “No, nessuno”

“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione” “Davvero?”

“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.

Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene. Cristina passa subito alle domande che contano.

“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”

“Può darsi.

Come ti ho detto conosco parecchia gente” “E…. ”

“Sì, è gente assai influente” Sorride.

“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo. “Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli” “Tutto qui?”
“Tutto qui” “Sei diplomata?” “No”
“Ah”

“E’ un male?” “No…no…”

“A che serve il diploma, sul palco?” “Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”

“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”

“E che lavoro cerchi?”

“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”

“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”

Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole.

Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?

E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare.

Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.

“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella.

Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente” La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.

“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.

“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”

Cristina alza le spalle. “Va bene”

Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!

“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza” “Certo.

Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?” “Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”

“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto” “Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”

Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui.

Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti. “Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”

“Sì, piccola. Arrivo subito”

Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

Mia moglie Eliana prima volta al cinema a luci ros

Una piovosa domenica pomeriggio di fine inverno io e la mia signora Eliana bellissima donna minuta alta 155 ha un fisico da ragazzina ma ha 40 anni, magra ma ben fatta seni prima misura ma sodi e ben fatti un bel fondo schiena picccolo ma bellissimo capelli castani corti occhi scuri e una bellissima bocca, abbiamo deciso di andare al cinema la sera prima facendo sesso ne abbiamo parlato e visto che lei non era mai stata in un cinema a luci rosse ho insistito per portarla lei con qualche titubanza alla fine ha accettato, io ci ero stato più volte ho visto che il luogo era tranquillo frequentato da soli uomini gay perlopiù e qualche singolo con i quali avevo scambiato qualche parola il venerdì sera precedente anticipando che la domenica sarei passato con mia moglie Eliana per farle fare un’esperienza diversa loro erano in 5 mi hanno detto che ci sarebbero stati e mi hanno rassicurato che le cose si sarebbero svolte in tranquillità con il dovuto tatto per la signora che doveva essere sedotta guidata in questa sua nuova esperienza.

Ho insistito con la scusa di sapere che indossasse qualcosa di sexy sarebbe stato intrigante in quel luogo affinchè Eliana indossasse intimo nero con calze autoreggenti sopra un vestito con zip davanti scarpe con tacco capottino un leggero trucco che la rendeva sexy ma allo stesso tempo semplice signora per bene che alla mattina era stata a messa, ci siamo avviati in auto e lungo il tragitto lei mi ha fatto delle domande sul luogo dicendo che secondo lei quei posti sono frequentati solo da uomini e che si sentiva un po in inbarazzo ad andarci ma che comunque voleva vedere per togliersi la curiosità e per farmi contento arrivati abbiamo parcheggiato e siamo entrati presi i biglietti siamo entrati in sala Eliana mi ha preso la mano era un po tesa impaurita quando ha visto che la sala buia erano piena di uomini alcuni vicini all’entrata eccitati dal film si sono girati a fissare con libidine Eliana 2 erano singoli con cui avevo parlato tutti sui 60 anni, lei mi stringeva la mano, ci siamo seduti a metà della grande sala al centro della fila che era vuota con nessuno davanti e dietro di noi ideale per stare tranquilli guardare il film che era molto eccitante, ho visto che Eliana con gli occhi si guaradava intorno allora io le ho detto, hai visto? sei l’unica donna in sala lei, si ho visto e io è una situazione intrigante lei mi ha risposto con un mezzo sorriso, io per stimolare la situazione le ho detto ma quanti sono, adesso li conto erano circa 40 uomini qundo ho finito di contarli le ho detto 40 uomini e una sola donna tu Eliana, e tutte le loro attenzioni sono per te lei è una situazione che mi fa sentire strana.

dopo un quarto d’ora guardando il film ho baciato Eliana un lungo bacio e sentendola eccitata ho iniziato ada accarexxarle le gambe facendole salire il vestito sino a scoprirle le cosce bacindola ancora la sentivo eccitata, intanto i 5 singoli si erano messi in piedi lungo il muro alla fine della fila impedendo ad altri di venire a sedersi vicino a noi per lasciarmi fare con Eliana in tranquillità, ho iniziato a far scendere la zip del vestito aprendolo un po sino alle tette di Eliana lei mi chiese ma cosa fai? ci vedono ed io, non preoccuparti non ci fanno caso al massimo ti guarderanno un po e e lei, ma a te non da fastidio che mi guardino? no la trovo una cosa eccitante trasgressiva e poi sei così bella e sexy prova ad immaginare quanti maschi faresti eccitare e ho fatto scendere la zip del vestito sino in fondo aprendolo leggermente bacindola ho iniziato ad accarezzarla sentendo che era già eccitata con la figa bagnata segno che la cosa stava piacendo ad Eliana così le ho abbassato le coppe del reggiseno scoprendole le tette masturbandola sotto le mutandine lei fremeva e si guardava attorno notando che dietro di lei si erano seduti 2 uomini che la stavano guradando mentre un terzo si stava per sedere ad una poltrona di distanza dalla sua Eliana si è un po irrigidita e si è coperta chiedendo il vestito ma non con la zip ha guardato l’uomo al suo fianco il quale le ha rivolto un tranquilizzante sorriso, Eliana era eccitata ma ancora con qualche freno dovuto al suo essere stata sempre molto pudica e riservata, ho lasciato trascorrere qualche attimo per tranquilizzarla poi baciandola ho ricominciato ada accarezzarla sotto il vestito notavo che nel frattempo apoggiati ai muri in fondo ai duue lati della fila c’erano alcuni uomini in piedi che osservavano Eliana ansiosi di vederla alcuni si masturbavano facendole vedere i loro cazzi duri Eliana ha notandoli si è ulteriormente eccitata lasciandosi andare, le ho aperto nuovamente il vestito scoprendola l’uomo si è seduto vicino gustandosi la visione di Eliana seminuda mostrando asua volta il cazzo che lei ha guardato confusa e travolta dalla situazione davanti anoi intanto si era no suduti altri 3 uomini che la guardavano eccitati l’uomo di fianco le ha appoggiato una mano sulla gamba Eliana è rimasta immobile in attesa lui ha iniziato ad accarezzarla salendo piano facendole aprire con maestria le cosce Eliana era come inebetita emetteva dei piccoli mugugnii e si faceva condurre dall’uomo il quale le faceva togliere il vestito lasciandola in reggiseno e mutandine lei era in sua balia io le ho sganciato il reggiseno togliendolo lui intanto le ha sfilato le mutandine intanto intorno a noi si erano avvicinati altri uomini per guardare Eliana completamente nuda l’uomo a fianco le stava menando la figa facendole allargare le cosceda dietro un’altro le toccava le tette quelli davanti la toccavano dappertutto Eliana era passiva si faceva fare eccitata e travolta da questa nuova sensazione poi l’uomo si è messo con la testa tra le gambe iniziando a leccare la figa di Eliana facendola godere più volte lei mi ha preso il cazzo masturbandolo e con l’altra mano masturbava il cazzo dell’altro uomo mentre gli altri le menavano la figa e le tette in guppo siamo venuti tutti e tre lei godeva come una pazza.

eliana si è rivestita e ce ne siamo andati soddisfatti entrambi dalla bella esperienza vissuta.

Le mie storie (55)

13 marzo. È passata poco più di una settimana dalla partita del Napoli e soprattutto dal dopo partita (la storia precedente ha un’errata corrige nella data di febbraio, naturalmente parlavo di marzo). Davide per tutta la settimana mi ha bombardato di messaggi, dicendo che farlo da dietro era stato meraviglioso. Ho capito che avrebbe voluto rifarlo quanto prima, anche se nei nostri dialoghi gli facevo sempre presente che il sedere ha un’elasticità minore della fica, quindi bisogna andarci cauti.

Ma allo stesso tempo vedere l’esuberanza di un ragazzo di poco più di vent’anni, che scopre grazie a te una cosa nuova nel sesso, beh un po’ gratifica. Questo periodo della mia vita, mi sento leggera, senza pensieri, anche molto giovane; un po’ la stessa sensazione di quando l’estate scorsa sono stata a Cuba con Renata. Così quando lunedì mi scrive dicendo che verrà a casa mia dopo cena, sono emozionata oltre che eccitata.

Incredibilmente voglio farmi “bella” per così dire, per lui. Così decido di dare fondo alla mia poca femminilità e dopo aver alzato il calorifero (visto che sono freddolosa), tiro fuori dall’armadio il mio arsenale sexy (non credete che sa cosa sia, è molto molto risicato), figlio di un’uscita settembrina con Renata appena tornate da Cuba. Decido per le solite autoreggenti ma con la riga dietro nera, un perizoma nero semitrasparente e infine una gonnellina scozzese rossa che avrò avuto da almeno una quindicina danni nell’armadio senza metterla mai (comprata a Londra).

Sopra dopo un paio di prove, scelgo per caso una maglietta nera a collo alto che, senza reggiseno sotto, mostra le tettone in trasparenza. Poi naturalmente indosso la vestaglia anche perché guardandomi allo specchio, mi do da sola della zoccola (ridendo). Mangio un toast velocemente ed accendo la televisione aspettando che arrivi. Verso le nove, lo squillo del citofono mi fa battere il cuore più velocemente delle altre volte, non so perché, forse per le aspettative che lui ma anch’io riponiamo nella serata.

È proprio in questi momenti che torno ad essere la ragazzina diciottenne alle prime esperienze. Neanche il tempo di fargli bussare il campanello che apro la porta. Lui sorride e tira fuori una shitola di cioccolatini (di quelli artigianali per i quali impazzisco letteralmente). Mentre si toglie la giacca, io mi apro la vestaglia, tentando di farlo in maniera sensuale, ma in realtà mi riesce malissimo. Per fortuna il risultato è diverso dal gesto, infatti lui resta letteralmente a bocca aperta e si fionda su di me con tutto il suo metro e ottanta e più.

Mi appoggia al muro e infila la mano dietro la coscia per allargarmela e alzarla contemporaneamente. Io resto come al solito stupita per un attimo, poi appena sento la sua lingua incrociarsi con la mia, comincio ad eccitarmi. Mi aggrappo letteralmente al suo bacino con le gambe, lui ha ancora i pantaloni abbottonati, ma mi tira su la maglietta e comincia a succhiare i capezzoli alternativamente. Con la mano riesco a sbottonare il suo jeans, per un attimo fermo la sua irruenza, il tempo di farglielo cadere giù, poi gli tiro fuori l’uccello e me lo appoggio sulla fica.

Il tempo di sentir premere la sua cappella contro lo slip che la sua mano destra si fionda sul bordo destro del perizoma per sfilarmelo. Riesco a togliere 1 gamba, l’altra resta con la mutandina all’altezza del ginocchio. Mi solleva di nuovo ed incomincia a scoparmi tenendomi letteralmente sollevata da terra con le sue braccia. Mai come questa volta lo sento dentro di me; mentre ci baciamo mi sussurra all’orecchio” lo sai cosa voglio vero?” Io non gli rispondo e gli dico di continuare a muoversi fin quando non godo, il tempo di poggiare nuovamente le gambe per terra che lui mi viene sulla fica.

Mi siedo per riprendere le forze, dopotutto non sono più abituata a certe cose, lui si pulisce tutto soddisfatto e mi passa un fazzolettino di carta. Mentre va in cucina a prendersi da bere, io cerco di togliere da terra “la sua felicità” che in genere è piuttosto copiosa; mi fa i complimenti per l’abbigliamento dicendo che questa versione “scolaretta” lo eccita molto. Io intanto vado in bagno a farmi un bide, anche perché non mi piace essere tutta azzeccata di sperma.

Ritorno in sala e vedo che ad un paio di domande stupide non mi risponde. Gli chiedo se sia arrabbiato per qualcosa (in realtà so benissimo il motivo di quei silenzi), mi risponde a mezza bocca ed accende la televisione. So che lui è venuto oltre chiaramente per il piacere di stare con la sottoscritta anche per il mio culo che deve essergli piaciuto particolarmente la settimana prima. Così lo vedo in penombra con le gambe allungate sul divano, penso a quanto mi stia facendo sentire bene, sia fisicamente che psicologicamente, a quanto mi senta ventenne in questo periodo; allora decido di prendere l’iniziativa.

Mi frappongo tra lui ed il televisore, gli sorrido, mi giro ed improvviso un maldestro twerking, sollevandomi la gonna per sbandierargli il mio sedere. Lui ride, mi tira a sé e mi confessa che gli piaccio anche perché sono simpatica. So benissimo di esserlo, è stata sempre una delle mie armi fondamentali; mentre ridiamo insieme io poggiata di schiena sul suo petto, sento le sue labbra baciarmi il lobo dell’orecchio, la sua mano sollevarmi la maglietta nera e prendermi un seno, mentre l’altra velocemente finisce nella mutandina con un dito nella fica.

Comincia a masturbarmi, spingendo prima due poi tre dita sempre più dentro. Io comincio a bagnarmi, ad ansimare, gli dico di non fermarsi, di continuare a fare ciò che vuole. Poi, sotto le natiche sento distintamente il suo uccello che comincia ad indurirsi, lo sento strusciarsi in mezzo al mio sedere. Ci muoviamo come due adolescenti, lui che continua ad esplorare la mia fica, io che affanno dall’eccitazione. Poi non so neanche come e perché ma mi esce spontaneamente un “lo voglio nel culo”.

Lui si ferma, mi bacia sulle labbra ed insieme ci alziamo dal divano per andare in camera mia. Io mi tolgo le mutande e la gonna e mi metto direttamente a pecorina, lui resta in piedi, prende l’olio lubrificante (che già aveva adocchiato prima) dal mio comodino, lo mette un po’ dappertutto, poi con le mani mi allarga letteralmente le chiappe e me lo infila dietro. Questa volta non fa nemmeno male, entra ed esce dal mio culo con facilità, lui si esalta contento e si muove sempre più velocemente, io riesco appena a mettere un dito nella fica che godo subito.

Poi lo toglie, mi chiede di girarmi e quando sono stesa sul letto viene sulle tettone. Stanco si stende di fianco a me e mi confessa che non ha mai fatto del sesso così bello. Mi ringrazia, intanto infila un dito nella mia fica lo bagna completamente poi lo succhia. Si è fatto tardi, deve tornare a casa. Lo saluto che sono ancora tutta piena del suo sperma sul corpo. Vado a farmi una doccia; mentre cammino con il sedere leggermente dolorante, penso a quanto, dopo tanti anni di “vergogna”, adesso cominci particolarmente ad apprezzarlo visti i successi cubani e nostrani.

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MAMMA E FIGLIA PER L’ACQUISTO

MAMMA E FIGLIA PER L’ACQUISTO… 001

Ciao ragazzi, è molto che non inserisco storie.., ma solo perchè non riesco a completarle visto i miei impegni…. Ma questa vorrei raccontarvela…. in breve…

Sono stato all’estero e me la sono spassata, ma tornato in Italia avevo bisogno di guadagnare qualcosa e visto le offerte veramente minime del mercato mi sono proposto come venditore di un prodotto per la pulizia della casa….

In primis ho agganciato la reclutatrice … manager top e non so che altro,,,, gli sono piaciuto subito, una cinquantenne con la passera affamata di lingua e cazzo….

Mi ha inserito subito in un giro di appuntamenti dove dovevo presentare un aspirapolvere fantastico…. A donne sole in casa…..

Non mi sembrava il massimo… fino a quando sono andato da una signora nel parco Matilde di Bologna…

Marcella, mi fa fare la mia presentazione in una mattinata di febbraio poi mi offre un caffé e si siede a gambe larghe sul suo divano di pelle bianca.

E già il mio cazzo sussulta nel pantalone aderente…inizio a sudare !!!! Ma faccio l’offerta…

La mia richiesta le sembrava troppo alta ……mi chiede uno sconto, che io non posso farle…..

Allora chiama la figlia , una biondina che si presenta con un tanga e due tette enormi fasciate da un reggiseno in lycra da cui svettano due capezzoli turgidi da infarto….

Il mio cazzo, arriva alla tasca mi sento davvero in imbarazzo….., ma la ragazzina…..

“ Dai mamma anche un mio amico vende così, fagli un assegno e portiamocelo in piscina…. sono sicura che saprà ringraziarci a dovere…!!! “

Non vi racconto il resto, ma lascio immaginarvelo, mamma e figlia nude in piscina che hanno abusato del mio palo di carne……

Mi hanno presentato molte loro amiche…..e sto guadagnando un sacco di soldi e fighe…..

Viva l’Italia…..

MAMMA E FIGLIA PER L’ACQUISTO… 002

Qualcuno mi ha scritto che non potevo solo lasciagli immaginare cosa sia successo in piscina con la mamma e la figlia….

E allora, sempre in breve vi racconto come è andata….

La signora… Marcella… ha firmato l’assegno mentre mi guardava mentre la figlia mi tirava fuori l’uccello….

La ragazzina, Silvana, mi ha spinto nella piscina coperta…..acqua tiepida e mani che mi stingevano un pisellone che mi era diventato di marmo.

Non si erano spogliate nessuna delle due, ma la mamma in piedi sul bordo piscina ci guardava con una passerona gonfia nei suoi leggins che sembravano voler esplodere da un momento all’altro, mentre la figlia continuava a tenermi a galla tenendomi il cazzo fuori dall’acqua…

Le sue mani iniziano a massaggiarmi i coglioni mentre la mamma, si spoglia del suo vestitino … mostrando due tette enormi un po’ cadenti con due capezzoloni bruni e turgidi….

Silvana, sposta la sua mano dal cazzo alle palle, mi massaggia e poi mi si infila fra le natiche, mi massaggia il buchetto del culo…. questo mi fa eccitare ancora di più, mentre guardo la mamma che si sfila le mutandine mostrandomi una passerona gonfia e pelosa…..

Un triangolo perfetto, peli lisci curati da un parrucchiere di classe…. , ma ho un dito nel culo…. È il cazzo durissimo….

La giovane troietta mi gira verso il bordo in travertino della piscina.. si sfila il costume e mi struscia le sue grosse tette sulla schiena… sono durissime ha due bulloni al posto dei capezzoli.

La mamma si siede a gambe larghe davanti al mio viso…. Sono a ad un tiro di lingua dalla sua grossa e gonfia figa pelosa….

Labbra Viola e interno rosa…che fantastica visione….

La giovane troietta mi tira il cazzo indietro e mi spinge la testa fra le cosce della mamma, io inizio a succhiare avidamente le sue labbra scure, un dolce nettare già mi scorre in bocca, lei ansima spingendomi la testa fra e sue gambe mi piace scoparla con la mia grossa lingua, mentre la bambina mi masturba sottacqua…..

Cinque dieci minuti……e sono steso a pancia all’aria con la mamma che mi cavalca e silvana seduta sulla mia faccia….

Il sapore è diverso la fighetta è più stretta è rosa e molto più appiccicosa…. Sta sbrodolando nella mia bocca mentre io sborro nella rovente passera della madre…….

Mi hanno violentato per tutto il pomeriggio…. Marcella ama prenderlo nel culo e Silvana ancora verginella adora succhiarmelo dopo che le ho chiavato la mamma…..
P. S. : succhiare le tette a tutte e stato uno sballo…….

Una donna si racconta

Mi farò sborrare dentro da tre ragazzi contemporaneamente questa notte. E quando avranno finito si sentiranno più leggeri e io più pesante. Sarò carica delle loro sborrate. Mi farò sborrare nella passerina perché sono porca; mi farò sborrare in bocca perché sono una golosona maliziosa; mi farò sborrare nel culo perché sono troia. E mi farò sborrare da tutti e tre contemporaneamente perché stanotte voglio essere piena di sborra.
Mi vestirò come una puttana.

Metterò le calze a rete e la mini nera. Sopra indosserò una camicetta trasparente e un super push up. Trucco appena appena, da ragazzina monella-innocente, con il solito lucidalabbra rosa pronto a stamparsi sui loro cazzi. E per finire un bel tacco 12. Ecco, così vestita potranno fare di me ciò che vogliono. Sarò alla mercé della loro porcaggine.
Mi divertirò a mettere un preservativo a ognuno di loro usando solo la bocca, così da fargli capire quanto sono troia.

È da ragazzina che mi esercito a metterli sui falli di gomma; non è difficile, ci vuole solo pratica: basta appoggiarlo sulla punta della cappella dal lato giusto e spingere con la bocca facendo attenzione che i denti che non lo rompano fino a quando non si arriva fino in fondo. Non giungo mai a srotolarlo tutto fino alla base ma l’importante è metterne una buona parte, poi mi aiuto con la mano. Infilerò i preservativi a ognuno e succhierò assaporando il lattice, proprio come fanno le puttane.

Poi lo toglierò in tempo e li farò schizzare nella mia bocca, che si riempirà come un preservativo. La mia bocca sarà il vuotatoio delle loro palle. Dopo potranno farsi un altro giro su di me e scoparmi come vogliono.
Farò tutto questo perché me l’hai ordinato, perché mi hai ordinato di farmi sbattere come una troia, di vestirmi come una puttana e di comportarmi come una sgualdrinella. Il mio culo è di tua proprietà, così come la bocca e la fica.

Se hai deciso di fittarli a degli sconosciuti obbedirò come una cagnetta in calore.
Dal tizio numero 1 mi farò prendere da dietro e impalare il culo, mentre sarò appoggiata sopra al tizio numero 2 che, sdraiato sul letto con il cazzo in tiro dentro la mia fica bollente, mi scoperà senza pietà. Sentirò il cazzo numero 1 aprirmi il culo e dovrò cercare di essere alla sua altezza, muovendo i fianchi per il cazzo numero 2 senza che nessuno di questi abbandoni il mio corpo.

Il cazzo numero tre sarà in piedi ai bordi del letto scopando la mia bocca e cercando così di attutire i forti gemiti da essa shituriti. Il mio corpo si annullerà completamente in favore delle loro voglie più perverse. Riceverò più di un orgasmo, e questo farà capire a tutti quanto sono troia.
Quando avranno finito si rivestiranno e se ne andranno, mentre io rimarrò qualche minuto sul letto con la loro sborra che inizierà a colarmi dappertutto, tranne che dalla bocca.

A quel punto la loro lunga astinenza –mantenuta appositamente per l’occasione – si sarà già fatta sentire e il tutto inizierà a colare sporcandomi l’interno coscia e macchiando le lenzuola. Rimarrò lì ancora qualche minuto, con ancora indosso le calze e i tacchi. Rimarrò lì, con indosso le loro calde sborrate e con la mia vergogna da troia. Incomincerò a sentire più forte il dolore battermi sul culo arrossato, scopato con forza e schiaffeggiato con veemenza.

Avrò ancora in bocca il sapore dell’ultima ricca sborrata, mandata giù senza troppi indugi. Poi mi toglierò il foulard nero che ha fatto da benda ai miei occhi per tutto il tempo e mi rivestirò con calma.
Tornerò a casa e non appena arrivata scriverò questa esperienza come una scrittrice troia, che annota le sue porcate con frenetica lussuria e che mentre sta scrivendo è completamente bagnata là sotto. Scriverò in questo modo perché tu mi hai detto di farlo in questo modo.

Le scriverò come se non fossero ancora accadute, come se stessero per accadere tra poco. Scriverò così in modo tale da potermi bagnare ogni volta che rileggerò quanto scritto, con l’eccitazione che cavalcherà i ricordi di una serata indimenticabile e con la vivida sensazione di stare per riviverli.

Mi hai domata e ora faccio parte della tua collezione. Sei la mia Dea e io la tua schiava. Ordina e obbedirò.

le mie prime volte – 2 – in bocca

Io Giovanni lo avevo sempre amato, dal primo momento in cui lo avevo visto, che praticamente eravamo bambini e ancora non conoscevamo niente, sesso, amore, gioia, piacere, eccitazione. Crescendo mi dicevo che avrei voluto sposarlo, ma non potevo perché i maschietti dovevano sposare le femminucce e sebbene io mi sentissi più femminuccia di certe femmine brutte e acide, non potevo dirlo in giro, perché non stava bene e c’era il precipizio che ci aspettava.

Crescendo ancora di più l’infatuazione si era trasformata in cotta e poi in passione violenta, amore incontenibile, trasporto totalizzante, ma c’era sempre quel punto di non ritorno, c’erano le colonne d’Ercole della mia innocenza che non potevano essere oltrepassate, c’era la vergogna di essere scoperti o che lui, per vantarsi, andasse in giro a raccontare a tutti quelli che con me ci avevano provato – ma che erano pronti a giurare che non gli piacevo, anzi quasi di provare ripugnanza per me, essere effeminato e ambiguo – che lui ci era riuscito.

Il pomeriggio del bicchiere gli offrii le tette e prima me le palpò, toccò e massaggiò vestite, poi – dopo che gli avevo aperto la strada – le massaggiò finalmente nude, poi mi sbatté sul letto e cominciò a succhiarmele, leccarmele, baciarmele, mordermele, mettendosele tutte in bocca, succhiando i capezzoli come un bimbo vorace che vuol essere allattato e infine mi cercò lì sotto, mi toccò in maniera insidiosa, indovinò il contorno del pistolino e in un silenzio pazzesco mi masturbò, conducendomi pian piano sulla soglia del primo orgasmo che, nella mia vita, mi veniva indotto, donato da un’altra persona, fortunatamente non da uno qualsiasi ma dal ragazzo che amavo e desideravo.

Venni fragorosamente, dentro le mutandine, dentro i pantaloni, sporcai e allagai tutto, mugolai in falsetto, con la vocina da ragazzina maialetta, gli dissi di amarlo da morire e un attimo dopo avere goduto avrei voluto sotterrarmi, mi vergognavo da morire, mi distesi sulla pancia, in modo da coprire in parte il mio corpo nudo, ma lui non mollò e prese ad accarezzarmi in maniera conturbante le spalle.
– Tranquilla, gioia, va tutto bene, tranquilla – e cominciò a parlarmi al femminile – forza piccola, dai bella, è tutto okay.

Trovai la forza di girarmi, cercai qualcosa con cui coprirmi il piccolo ma delizioso seno, lui me lo impedì.
– Non abbiamo finito – disse con un mezzo ghigno sardonico sul volto, si mise in piedi e si piazzò a gambe leggermente divaricate davanti a me, la virilità evidentissima sotto i jeans. Non ebbe bisogno di parlare, di dire nulla. Mi prese per mano e mi fece mettere a sedere sul letto, mi carezzò le guance, mi portò una mano sulla fibbia della sua cintura, mentre lui si toglieva la maglietta, scoprendo due pettorali niente male.

La mia mano schizzò via dalla sua cintura: avevo paura, mi vergognavo, era più forte di me.
Allora mi fece alzare, mi accostò a sé, era più alto e le mie piccole tette si poggiarono poco sotto il suo petto, sugli addominali che indurì al contatto con la mia pelle, strusciò i capezzoli scuri sui miei, rosei, duri e ritti, i suoi muscoli poggiati sulle mammelle da latte che avevo io, sembravamo in tutto e per tutto una coppia, un maschio e una femmina, mi abbracciò e mi strinse forte.

Mi poggiò un bacio delicato sul viso, poi un altro e un altro e un altro ancora: temetti che mi cercasse la bocca, ci andò vicino e allora preferii tornare giù, mi rimisi a sedere e lui mi riportò stavolta entrambe le mani sulla fibbia della cintura, non fuggii ma la slacciai e poi feci saltare il bottone dei jeans, frugai e trovai la zip della cerniera, lo guardavo dal basso in alto, l’espressione mezza smarrita e mezza maliziosa, un po’ ingenua e un po’ mignotta, sentii il rumore della lampo che si apriva, mi ritrovai davanti uno slip rosso che faticava enormemente a trattenere un coso che sembrava enorme, avvertii il suo intenso odore di maschio, chissà se qualcuno ci aveva mai messo mano, a parte lui, sentii un forte sospiro, sembrò leggermi nel pensiero.

– Sei la prima, amore.
Eccitata da quella affermazione che mi trasformava nella prima padrona del corpo del ragazzo che amavo, tuffai il viso sul suo inguine, baciai quelle mutande umide e un po’ puzzolenti – ma a me quell’odore piaceva da morire, un misto di urina e sperma che sintetizzava una virilità dirompente, una vitalità inarrestabile – e nel giro di un istante me lo ritrovai nudo, semieretto a un centimetro dalla punta del naso.

Spuntava da una intensa peluria rossiccia: era grosso, roseo e stava su a meraviglia, era emozionato e partecipe, impaurito e orgoglioso.
– Coraggio, gioia.
Se lo prese in mano, mi fece capire cosa dovevo fare, voleva che glielo scappucciassi. Ci misi poco a sgusciarlo, anche se un po’ lo feci sussultare mi ritrovai il suo prepuzio nudo e violaceo a un millimetro dalla bocca, ero timida e inesperta, sebbene lo avessi sognato mille volte non avevo mai preso in bocca un pisello e il suo mi sembrava veramente enorme, era nodoso e lungo, grosso e duro, durissimo, ma anche odoroso, ancora di più adesso che era completamente libero, ci poggiai su un leggerissimo bacio, ma lui voleva di più e allora tirai fuori una puntina di lingua e lo sfiorai, poi diedi una prima leccatina a quella cappella gonfia, lui si spinse in avanti e me lo schiaffò tra le labbra, aprii la bocca e cominciai a leccare la coppola, con la mano destra lo masturbavo, lui con le dita mi allargò le labbra e me lo spinse dentro, capii cosa dovevo fare, spalancai la bocca evitando di toccarlo con i denti e lo presi fin dove potevo, pochi centimetri all’inizio, ma lui mi guidò, si fece strada, me lo cacciò dentro togliendomi quasi il fiato, ebbi un conato e lo tirò fuori.

– Succhialo piano. Come fosse una banana. Leccalo tutto attorno.
Parlava come un consumatore abituale di porno e ora capivo perché era così interessato a farmi vedere le scene dei pompini in quei giornaletti che procurava chissà dove e chissà come, e che avevamo letto con me distesa sul letto, a pancia sotto, per non fargli vedere quanto piccola fosse la mia erezione, e con lui seduto, a sfogliare le pagine sovrapponendo le sue mani alle mie e sfiorandomi le braccia nude con le sue, cosa che mi aveva eccitata da morire e costretta a una notte intera di seghe, per sfogare tutto il desiderio che avevo dovuto reprimere quell’altro pomeriggio.

Finalmente la pompa gliela stavo facendo sul serio, lui era lì, in mio possesso, leccavo l’asta e i coglioni, baciavo il ventre e l’inguine pelosi e lui mi strizzava leggermente i capezzoli e le tette, cosa che mi piaceva da impazzire, ancora di più mentre lo spompinavo avida.
– Prendilo, vengo, amore.
Lo disse avvertendo l’orgasmo incipiente e io non sapevo che fare, se ritrarmi o aprire la bocca, optai per la seconda e lui me lo piazzò dentro, mi mise entrambe le mani sulla nuca, dettandomi un movimento forsennato e facendo avanti e indietro tra le mie labbra, sentii la cappella che si dilatava, il buchino che quasi si ritraeva, fino a quando un primo fiotto caldo non mi schizzò dritto in gola, ma era niente rispetto a quello che arrivò un attimo dopo, un altro fiotto ancora più lungo e potente, che si incanalò dritto per l’esofago.

– Succhia, puttana, succhia!
Venne una quantità indecente di sperma, lo presi praticamente tutto in bocca, ingoiando per non soffocare e anche perché mi piaceva, mi faceva sentire tanto, tanto troia, ma poi ebbi un colpo di tosse, me lo tirai fuori e gli ultimi schizzi mi colpirono gli occhi e il collo, scivolando lungo le tette nude e che furono felici di ricevere anche loro una parte del piacere del mio amore.

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la sua cappella

Ragazzi, che emozione.
Ricordo solo le sue dita stupende, mentre quasi brillavano di candida sborra nel portarmela alle labbra per farmi completare l’opera in larga parte ormai a termine con un generoso ingoio.

Pensare che tutto era iniziato al cinema.
Ma sì, uno di quei film pieni di mezzetroie, le Lilli Carati e le Gloria Guida del momento…
Lui non era bello, no. Ma nel buio della sala mi si avvicinò con gentilezza chiedendomi se potesse sedersi accanto a me.

La cosa carina di questo posto, di questo cinema, e’ che al mercoledi’ il biglietto costava la meta’: nonostante questo pero’ eravamo in tre, in tutta la sala.
Che sfrontato! Perche’ doveva sedersi proprio accanto a me?
Certo, anch’io pero’, a mettere quella mini rosso fuoco senza gli slip sotto…. in effetti.

…..e’ stato davvero un attimo: ho accettato.
“Ma perche’ NO?”, mi sono detta.

Non avevo calcolato che mentre Lilli scopriva le sue splendide tette, sul grande schermo, lui mi si avvicinava e si’, sedeva accanto a me, ma subito dopo si sarebbe chinato per bagnare di saliva la mia vagina.

E poi leccare, leccare, leccare instancabilmente….. Questo per sette, forse otto minuti. Naturalmente non l’ho fermato, finendo per venirgli in bocca.
E’ stato un flash, di nuovo: mentre Lilli si mostrava tutta, all’acqua della doccia, io ancora fradicia del mio squirtare mi sono appoggiata allo schienale e l’ho invitato a sfondarmelo.
Si’: avrei premiato il suo coraggio, gli avrei regalato il culo, in quella strana serata.

…Molto strana: perche’ c’era un terzo spettatore, no?
Ecco.

Tempo di dare il culo a quel signore sui 45 mai visto prima di quel momento, che lo spettatore s’e’ avvicinato tantissimo a noi, inizialmente impaurendomi un po’…..

Macche’.
Era sua moglie.
Lo facevano da tanto, quel giochino: lui ci provava, se la botta gli riusciva s’era fatto una trombata. Ma la cosa stupenda era…. era quella ragazzina.
25 anni, forse, nera, corporatura media, quarta piena: si e’ messa nel sedile davanti e mi teneva le mani, mentre suo marito mi inculava alla grande.

E dopo essersi spogliata mi ha offerto le sue tette da succhiare e da mordere. E mi baciava.

Quasi per tutto il tempo…… Quasi.
Perche’ poi ha fatto il giro, la troia.
E dopo essersi spogliata completamente, mentre io avevo davanti alla bocca la cappella ormai enorme e tracimante di quell’uomo che ansimava come un a****le lei, in attesa che mi riempisse la gola, ha piazzato la sua lingua davanti alla mia fica e mi ha leccato abbondantemente, fino a farmi squirtare di nuovo, come una cagna in calore, e bere tutto il liquido mio, e farsi fotografare da quel bastardo.

Subito dopo, appena ebbi il mio orgasmo sulla sua lingua rosa, il marito mi sborrò in bocca e in faccia.
Mentre un applauso veniva spontaneo dal proiezionista, che era appena venuto dopo essersi masturbato per tutto il tempo godendosi la scena indisturbato coi calzoni calati e l’uccello in mano, io trovai naturale mandar giu’ tutto lo sperma.

Quasi tutto, gia’.
Alcune gocce bollenti erano finite sulle tette di quella gran porca…
Naturale che lui, dopo il mio ingoio, con le dita le ripulisse per farmi finire il lavoro.

Bevvi tutto, e venni per la terza volta, e di nuovo lei volle bere dalla mia fica.

puttana maltese

Capita che per settimane mia zia non sia disponibile a fare sesso. Una volta è l’organizzazione, gli impegni familiari, qualche altra volta la paura di essere scoperti; forse si inventa scuse (l’ultima è quella di un poco di emorroidi) a chavarmela in santa pace in un letto è un esercizio non molto frequente, se sono fortunato una volta al mese. L’autunno scorso sono dovuto andare per lavoro a Malta con due colleghi ingegneri. Abbiamo preso camere in un hotel della zona turistica e in quattro giorni avevamo appuntamenti con varie ditte del posto.

In serata eravamo abbastanza liberi e i miei colleghi mi hanno portato al casinò. Trattandosi di tre giovanotti in salute e con un poco di soldi, sembra che non fosse troppo difficile acchiappare. Già la prima sera i miei amici pareva avessero fatto colpo, ma con delle signorine profumiere che si sono fatte offrire un aperitivo e poi si sono svincolate. Io ero un poco per i cazzi miei, anche se l’idea di farmi una scopata mi attraversava la testa.

Il secondo giorno, nel pomeriggio, di ritorno dal lavoro, con un taxi abbiamo attraversato alcuni quartieri paesani. A un certo punto su una strada il tassista ci ha detto confidenzialmente che lì vicino c’erano prostitute, i colleghi ridendo hanno chiesto di fare il giro in auto, ma forse era troppo presto e a parte una ragazzina magra e biondastra sembra non ci fosse quasi nessuno. Stavamo per svoltare in una strada più larga quando da una porta a piano terra è apparsa una vecchiazza con ridicola salopette e un corpo bestiale: grande culone, bella panzona e tettone come angurie.

La donna ci ha sorriso, ma i ragazzi si sono messi subito a ridere e scompisciarsi, quel tipo di femmina, sessantenne e sovrappeso, gli faceva schifo e si davano di gomito per scherzare tra di noi e prenderla in giro. La vecchia ci ha guardato, dignitosamente si è girata su se stessa ed è rientrata in casa. Anche io ridevo, ma disperatamente pensavo a quel culo e cercavo di memorizzare il posto. Tornammo verso l’hotel e mentre pagavo chiesi il numero di cellulare del tassista.

I miei colleghi erano già scesi e avevano fretta di farsi una doccia per poi uscire per cena. Il tassista mi diede la ricevuta e io gli dissi, se dopo dieci minuti fosse stato disponibile a riportarmi dalle prostitute. L’uomo ha annuito. Sono andato in camera a farmi una pisciata, ho mandato un sms ai colleghi, dicendo che facevo un giro e che non dovevano aspettarmi per cena e poi sono ridisceso in strada.

Ero eccitato. Ho ripreso il taxi di prima e dopo 15 minuti eravamo nella stessa strada di prima. Il conducente si guardava in giro e mi disse dispiaciuto che forse la ragazzina era già andata via o era impegnata. Gli risposi che mi interessava la vecchia dalle spropositate tette. Non disse nulla. Mi indicò la porta e scesi. Mi disse pure che due strade più in basso c’era la linea dei bus e passavano i taxi.

Bussai al campanello e mi venne ad aprire un ragazzo. Mi squadrò, mi chiese se ero lì per Terry, feci un gesto per mimare l’ingombro dei seni e lui mi lasciò entrare. C’era puzza di cibo fritto, ma quando la vecchia in salopette uscì dalla cucina, dimenticai ogni cosa. Notevole, veramente notevole. Alta circa un metro e sessanta aveva una circonferenza di natiche e di seno che dovevano più o meno arrivare alla stessa lunghezza.

Parlava un poco di italiano e asciugandosì le mani bagnate sulla maglietta, mi disse che mi aveva visto in auto un’ora prima e che dalla faccia che avevo fatto, aveva pensato che sarei ritornato a trovarla; mi indicò una porta. Prima però, chiarimmo costo e prestazioni. Purtroppo nonostante insistessi che non ne facevo un problema di prezzo, il buco del culo era escluso, mi disse che ficcando (usò proprio questa parola) nell’ano il preservativo poteva rompersi, ma che mi avrebbe soddisfatto lo stesso.

Comunque ci infilammo nella camera. Il letto era alto, all’antica. Già in piedi, iniziai a carezzarle il corpo sulla stoffa, le grandi chiappe, le tette, il basso ventre mentre lei faceva lo stesso con me e mi massaggiava il volto e la patta. Lo aveva fatto mille volte, ma sembrava sinceramente contenta della mia eccitazione, quando mi calò le mutande e vide il cazzo in erezione. Poi si è tolta la maglietta e il reggiseno e non sono rimasto scontento, anzi: tettone bestiali e un poco asimmetriche.

Massiccia carne bianca con grandi aureole scure. Le ho baciato e ciucciato i capezzoli sino a farli diventare duri, lei intanto mi masturbava senza fretta. A mutande calate la vecchia aveva poi qualcosa di ancestrale, di antico, una dea neolitica, con una grande monte di venere peloso e molto pronunciato. Si è messa sopra di me e mi ha cominciato a lavorare il glande con la bocca e la lingua. Poi ci ha ripensato, ha preso da una borsa un preservativo e me lo ha infilato, riprendendo il caldo pompino.

Poi mi ha cavalcato e si introdotta il pistone nella vulva. La scopavo carezzandole le mongolfiere, è durato abbastanza ed era immensamente gradevole, poi si è girata e mentre la fottevo le potevo vedere e carezzare le natiche cellulitiche e il buco del culo, una visione magnifica, sino a che sono venuto. Che scopata, viva le vecchie vacche! Ai miei colleghi non ho raccontato nulla, ma non credo possano capire.

Ossession. Cap. III

Il sesso con M

Quella sera, uscendo dalla doccia, M era stupenda. Abbronzata, come se il suo corpo fosse stato intagliato nell’ebano, era uscita dal bagno del nostro appartamento a Ibiza, avvolta in un morbido asciugamano bianco. Aveva i capelli bagnati raccoti tutti sul lato destro del collo, mentre la sua pelle era ancora lucida per l’acqua che non aveva asciugato. Il suo seno, strizzato in quel salviettone bianco, sembrava volesse esplodere. Mi guardava, avanzando lentamente in direzione del letto sul quale ero sdraiato, nudo, godendomi l’aria fresca della sera, la quale faceva il suo piacevole ingresso dalla vetrata aperta sul balcone.

Ero nudo e il mio sesso aveva subito risposto a quella vista, iniziando a gonfiarsi per il sangue pompato. Mi si stava chiudendo la gola.
Quando M si comporta così, io non so resistere. Potrebbe farmi fare qualsiasi cosa.
Era arrivata al bordo del letto e aveva abbandonato la presa sull’asciugamano, lasciandolo cadere a terra. Le sue mani, con le unghie smaltate di rosso vivo, si erano allungate verso le mie gambe nude, percorrendole dai piedi verso le ginocchia.

Le sue labbra si erano posate sulle mie estremità inferiori, depositando sulla mia pelle piccoli baci umidi. Mi leccava i piedi, risalendo piano, mentre ora le sue ginocchia salivano sul letto. Era fatta d’ebano, intagliata perfettamente, con quei suoi addominali che per la posizione, le scolpivano il pancino.
“Che fai, M?” le chiesi, cercando i suoi capelli umidi con le mie mani. Volevo tesserli, come trame di un canto, ma prima che potessi ricevere risposta, sentii chiaramente la sua lingua umida posarsi sul mio sesso.

Poi il caldo della sua bocca.
Le piaceva sentirlo crescere in bocca, le piaceva sentire la pressione del sangue pompare tra le sue labbra. Reclinai la testa all’indietro.
Sapevo che mi avrebbe succhiato fuori anche l’anima. E così fu.
M non mi fece un pompino, M mi fece il miglior pompino che io abbia mai ricevuto nella mia vita.
Mentre con le mani mi massaggiava abilmente i testicoli, prendendosi qualche libertà di troppo con il mio ano, la sua bocca si era stampata sulla mia cappella, che sentivo gonfia come non mai.

La teneva chiusa nella sua bocca, mentre la sua lingua non mi dava tregua. Succhiava e leccava, succhiava e leccava, senza darmi tregua, senza darmi nemmeno il tempo di poter occupare la mia mente con qualsiasi tipo di pensiero.
Succhiava e leccava, succhiava e leccava, mentre sentivo la sua saliva e i miei umori colare caldi lungo l’asta, fino ai miei testicoli. Con le palle bagnate, il massaggio che M mi stava riservando divenne ancora più piacevole, fino a che, in completa balia di lei, la invitai a spingere il suo indice dentro il mio culo.

Lei lo fece, stimolandomi sapientemente la prostata. E io venni, prendendole rabbiosamente i capelli e spingendole il mio cazzo gonfio a dismisura fin giù in gola. Lei non fece una piega, ritrovandosi i miei coglioni attaccati al suo mento, mentre io, completamente fuori di testa, riuscivo solo a gridare “Sborro! Sborro!”.
Non avevo mai provato nulla del genere. Quando le scosse che sentivo nel basso ventre cessarono, lasciai andare la presa, buttandomi indietro sul cuscino.

Respiravo a pieni polmoni, quindi riaprii gli occhi, cercando il suo sguardo.
Lo sperma e la saliva le erano colate sul tutto il viso. Lei stava li, con la testolina posata sulla mia coscia, con il mio pene semi duro tra le mani. Mi fissava, senza dire nulla. Poi sorrise, mi diede un bacio sulla cappella e si alzò, perfetta, dirigendosi in bagno.
“Hai sborrato anche l’anima. ” disse, poco prima di aprire il rubinetto per lavarsi.

Amo M, dio quanto la amo.

Il balcone.

M giaceva sul letto, addormentata. Quel pompino mi aveva sconvolto, non credevo nemmeno fosse possibile provare tutto quel piacere. Non fumavo da giorni, ma avevo voglia di una sigaretta. Avevo bisogno di fumare, avevo maledettamente bisogno di fumare. Quindi mi alzai, mi arrotolai una sigaretta correggendola con un po’ d’erba e mi andai ad accomodare sulla sedia di plastica sul balcone.

Fumavo, assorto nei miei pensieri, quando notai qualcosa oltre la parete di lamiera forellata che divideva il nostro balcone da quello del vicino. Una figura, una figura femminile seduta esattamente come mei.
Quando misi a fuoco il suo volto, attraverso i piccoli fori della parete divisioni, sentii il cuore scoppiarmi in gola.
Era Chiara, la ragazzina di 18 anni che tre giorni prima mi aveva preso il pene in mano durante un bagno in mare.

Smisi di respirare, cercando di non emettere nessun suono. Spensi la sigaretta nel posacenere e feci per alzarmi e tornare in camera.
Ma non lo feci.
Restai li per un attimo a fissarla, attraverso la grata, sicuro che lei non mi avrebbe visto, sicuro che lei non mi avrebbe notato.
Lei era li, seduta sulla sua sedia, con i capelli ricci e biondi sciolti, i quali le ricadevano su una maglietta azzurrina a manica corta.

Sotto, solo gli slip.
La osservavo, silente, ripensando al suo seno scoperto, al suo tocco leggero sul mio sesso.
E in quel momento, incrociai il suo sguardo attraverso la lamiera forellata.
E lei sorrise. Sorrise in un modo che mi fece aspettare che si, che lei mi stesse aspettando.
Fu in quel momento che abbassò la mano tra le gambe, scostando le mutandine, iniziando a toccarsi tra quelle labbra rosse, incorniciate dalla sua pelle chiarissima.

Si stava masturbando per me. E io sentivo il mio cazzo gonfiarsi di nuovo, con tutti i dolori dovuti al sesso orale precedentemente ricevuto. Solo in quel momento mi resi conto di essere nudo. Nudo, seduto di fronte a lei, con il mio cazzo duro, separato da quella fichetta giovane da una semplice lamiera forata.
Mi alzai di shitto, rientrando.
Volevo scoparmela e me la sarei scopata.

To be continued.

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