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I sogni di Krissy

Aveva sempre avuto un unico, secondo lei, bellissimo sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato

meno gentile con lei.

Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose. Atto I: una maialina sulle scale

Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero.

Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.

“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va.

O no? “No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”

“Ma nulla…mi hanno solo scartata”

“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi.

Un programma da cerebrolesi.

“Ti è andata male, eh?” chiesi. “Sì, come sempre”

“Beh, avrai la tua occasione” “Sul serio?”

“Sì, sei una bella ragazza”

“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”

Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno.

In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.

“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.

“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.

“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”

Cristina mi guarda in obliquo.

“Davvero?”

“Sì”

“Chi sei?”

Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom). “Lavori in televisione?”

“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?

Indago e vengo subito a capo della questione.

“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando. “No, nessuno”

“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione” “Davvero?”

“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.

Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene. Cristina passa subito alle domande che contano.

“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”

“Può darsi.

Come ti ho detto conosco parecchia gente” “E…. ”

“Sì, è gente assai influente” Sorride.

“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo. “Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli” “Tutto qui?”
“Tutto qui” “Sei diplomata?” “No”
“Ah”

“E’ un male?” “No…no…”

“A che serve il diploma, sul palco?” “Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”

“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”

“E che lavoro cerchi?”

“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”

“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”

Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole.

Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?

E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare.

Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.

“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella.

Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente” La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.

“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.

“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”

Cristina alza le spalle. “Va bene”

Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!

“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza” “Certo.

Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?” “Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”

“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto” “Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”

Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui.

Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti. “Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”

“Sì, piccola. Arrivo subito”

Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

Padrone VI

“Buon giorno”
“Fino ad adesso non è stato un granché… praticamente uno schifo”
Cercando di far presto e bagnando dappertutto con l’ombrello fradicio passò con un mezzo sorriso davanti alla guardia giurata. Era in ritardo, un terribile ritardo per i suoi standard, con quel diluvio i trasporti pubblici avevano di nuovo dato il loro peggio. In ascensore cercò di darsi una sistemata ma non c’è poi molto da fare quando si è mezzo inzuppati, le porte si aprirono di fronte al capo che la fissava mentre lei cercava di staccarsi in qualche modo i capelli dalla faccia, dall’espressione che gli vide riflessa nello specchio sapeva già che il capo aveva equivocato, lei non era una di quelle smorfiosette che si guarda e si pettina ad ogni specchio incontrato, ma dalla situazione non sembrava proprio.

“Le pare questa l’ora di arrivare in ufficio?”
tuonò lui
“… è che… le strade sono bloccate…”
balbettò qualcosa lei
“Non è una ragione valida. Al lavoro!”
Proprio una bella giornata! Ci mancava anche che il capo la riprendesse. Si vergognava, anche perché quel rimprovero lo avevano sentito quasi tutti ed ora la fissavano mentre si dirigeva nel suo angolino. Mai quella strada le era sembrata così lunga. Che poi fino a quel giorno era sempre arrivata in orario, anzi, molto prima degli altri, ma per quello nessuno la elogiava, per una singola volta che arriva in ritardo non le avevano neanche dato la possibilità di spiegare.

Frustrata e paonazza in viso per la brutta figura si sedette alla sua scrivania.
“Tranquilla, mettiti al lavoro che non è successo nulla”
la voce di Claudia dall’altra parte del divisorio la scosse da quello stato di torpore dove i pensieri le turbinavano incontrollati nella testa. Era vero, si fece forza ed iniziò a lavorare più duramente del solito, senza nessuna distrazione, dritta filata fino all’ora di pranzo. Solo allora si accorse di non aver ancora controllato il cassetto che usava per comunicare, o meglio, che Padrone usava per comunicare con lei.

Lo aprì. Ecco, lo sapeva, giornata pessima! C’era dentro qualcosa, una shitola quadrata e lei la vedeva solo ora, neanche quell’operazione sciocca le era riuscita quella mattina. Si guardò in torno per vedere se c’erano occhi indiscreti nei paraggi, l’ufficio era semi vuoto, prese la shitola e lesse il biglietto che l’accompagnava

Indossalo.
Padrone

Semplice, diretto, come sempre, un modo che le lasciava poca scelta ma che le piaceva. Diede un’altra occhiata intorno ed poi aprì la shitola, al centro c’era una spessa striscia di cuoio grezzo con degli inserti ed una fibbia in metallo.

Troppo grande per essere un braccialetto, pensò lei, poi come folgorata dalla giusta intuizione si portò la mano al collo. Non poteva essere, si disse, Padrone… quella parola le diede la sua risposta, chi si firma Padrone naturalmente poteva regalare quegli oggetti. Ed ora, cosa doveva fare lei? La giornata già la faceva sentire uno schifo non le andava proprio di rischiare un’altra punizione da Padrone. Risoluta si alzò, mise il pacchetto nella borsa ed andò verso il bagno, ma non quello dell’ufficio bensì quello al piano di sotto dove c’era l’archivio e che quindi era sempre deserto.

Infatti già dal corridoio silenzioso sapeva che non avrebbe incontrato nessuno, ma per sicurezza, controllo per bene che non ci fosse nessuno in bagno. Chiuse a chiave la porta che dava sul corridoio ed andò verso il grande specchio, posò la borsa sul ripiano del lavandino e tirò fuori la shitola con timore, come fosse di cristallo e lei potesse romperla. La poggiò con delicatezza vicino la borsa, la aprì e rimase a fissare il contenuto.

Si guardò allo specchio per chiedersi se ne era davvero sicura, annuì titubante e sciolse il foulard, poggiandolo senza curarsene troppo nella borsa. Prese il collare con timore, più lo avvicinava al collo e più il groppo allo stomaco si stringeva, lo poggiò sulla pelle calda ed il freddo degli inserti in metallo le provocarono un brivido che le si propagò per tutta la schiena. Rimase immobile, morse il labbro che non smetteva di tremare, guardando in basso cercava di calmare il respiro affannoso che gonfiava ritmicamente il suo petto dove i capezzoli cominciavano a notarsi da sotto i vestiti.

Quando il suo calore riuscì ad avvolgere anche il collare riuscì a muoverlo per poterlo allacciare, la parte interna era ruvida e solo ora notava il forte odore di cuoio naturale. La differenza con il foulard di seta era netta, si guardò allo specchio per allacciarlo, c’era un solo foro, lo chiuse, era stretto ma riusciva a respirare. Non si sentiva più sé stessa, il respiro tornò affannoso e la sua mente si riempì di pensieri che non riusciva ad afferrare.

Un rumore dal corridoio la fece trasalire, non voleva essere vista in quello stato, il primo istinto fu quello di prendere il foulard e coprire il collare, lo annodò e lo sistemò in fretta per non far vedere la striscia di pelle al di sotto. Prese la borsa e quasi scappò dal bagno, quando tirò la porta la trovò chiusa, l’aveva chiusa lei a chiave! Scoppiò a ridere per la situazione, si era fatta prendere dal panico per nulla, non si sentiva neanche più nulla.

Pensandoci non sentiva neanche più il fastidio del collare, tornò allo specchio per controllare se si vedesse da sotto la seta e poi uscì dal bagno e terminò la sua giornata lavorativa.

Tornata a casa si sentì distrutta, dopo il rimprovero del capo non si fermò un attimo e lavorò più duramente del solito ed ora sentiva tutto il peso di quello che aveva fatto. Si fermò davanti lo specchio nel corridoio per vedere quanto dalla faccia si capisse la sua stanchezza.

Aveva proprio bisogno di una dormita, pensò tra sé. Sciolse il foulard e sorrise, per metà giornata aveva indossato quel collare e nessuno si era accorto di nulla, non aveva visto nessuna espressione strana, nessuna faccia interrogativa o divertita. Tolse anche quello, si aspettava la leggera sfumatura più rossa sulla pelle che la ruvidezza della pelle grezza le aveva lasciato, ma non era nulla di irreparabile. Si sentiva troppo stanca per tutto, persino di mangiare, così andò in camera da letto e si mise a dormire.

Quando riaprì gli occhi era ancora buio, solo la luce della Luna rischiarava un po’ la stanza. Ancora mezzo assonnata si guardò intorno, aveva lasciato i vestiti a terra, ma non le andava proprio di alzarsi e metterli a posto, girò ancora gli occhi, c’era qualcosa di strano, una figura che non capiva cosa fosse, quando pensò che potesse essere una persona shittò all’indietro per cercare di allontanarsi. Quella figura rimase immobile.

Era davvero un uomo, spalle larghe e possenti, non riusciva a vedere il viso ma le sembrava fosse squadrato. Perché non si muoveva? Era sveglia del tutto e non si era solo immaginata quella figura? Riprese il respiro che la paura le aveva tolto e si rilassò un minimo per cercare di mettere a fuoco la situazione. Se fosse davvero una persona, vedendola sveglia avrebbe dovuto fare qualcosa, scappare o altro, invece se ne stava immobile nella semi oscurità.

Se fosse un ladro o qualcuno che le volesse fare del male sarebbe andata come pensava e se invece fosse Padrone? Lui sì, non si sarebbe scomposto al suo risveglio.
Fantasticando in questo modo non si accorse che l’uomo si era mosso ed aveva disteso il braccio verso di lei. Una grande mano forte le si chiuse sull’avambraccio, sentiva la pressione di ogni dito che la teneva saldamente ma senza farle del male.

L’uomo la tirò verso di sé come se lei fosse una bambola di pezza senza peso, la portò in corridoio, tenendola per il braccio come una bambina che segue il padre e per la possenza del suo corpo poteva essere così, lei cercava di sbirciare i tratti per cercare di riconoscerlo, per cercare almeno di vederlo in viso, ma era troppo buio e non ci riusciva. Arrivati davanti la porta di casa, il corridoio era completamente al buio, lui si fermò, si girò di fronte a lei e a colpo sicuro prese il collare da sopra la cassettiera dove lei lo aveva lasciato e le cinse il collo.

La scarica di brividi la percorse ancora una volta come era successo a lavoro e… si svegliò veramente questa volta.
La stanza era in ordine come al solito ed il vestito era a terra come nel sogno, ma ormai il sole la rischiarava, si girò per cercare quell’uomo, non lo vide, portò la mano al collo, niente collare. Era stato solo un sogno allora. Si alzò per andare a fare colazione, ma invece di andare in cucina andò verso la porta d’ingresso, si guardò allo specchio, sul collo c’era solo l’ombra del segno del giorno precedente, sorrise, prese il collare e lo indossò.

I suoi occhi non mentirono quando ammise a sé stessa quello che in fondo già sapeva, era Sua.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

Sorpresa per matura

Mi reco spesso al mare vicino a Roma e spesso vado in una spiaggia dpove si pratica il nudismo. Giorni fa c’era una coppia sui 60anni con Lei ancora affascinante e con un bel corpo. Io come al solito mi metto in disparte tranquillo a prendere il sole integrale e la coppia era a circa 10m da me. Quando mi sono spogliato mi sono steso e messo steso tranquillo e beato. però sentivo che qualcuno mi osservava, mi sentivo scrutato e mi alzo e mi accorgo che la Lei di coppia mi osservava ogni tanto.

Guardava il mio corpo ed il mio cazzo beato sotto il sole. Passano circa 20 minuti e la tizia continua a guardarmi e fissarmi. In un attimo il marito si allontana per farsi un bagnetto a mare visto che il caldo iniziava a farsi sentire, e mi accorgo che la sua donna si alza e mi si avvicina per chiedermi se gli facevo una sigaretta visto che Lei le aveva dimentocate in macchina. Io gli faccio la sigaretta ed alla fine prima di tornare sul suo asciugamano, mi dice, “che bel cazzo che hai lo vorrei prendere tutto…” Si gira e si allontana.

Verso le 15. 00 vedo che la coppia si divide, il marito si riveste e va via. Bene adesso prendo io l’iniziativa e mi vado a stendere vicino a lei. Felice sia io che lei di stare vicino mi inizia a raccontare delle sua vita degli ultimi anni e tra questo mi confessa che vorrebbe trovare un uomo che un bel cazzo che la sfondi per bene. Io a questo punto mi offro volontario…..e lei inizialmente si fa una risata, forse incredula della situazione.

Dopo poco mi fa presente che abita vicino alla spiaggia e che il marito era andato via perchè doveva andare a lavoro. Bene Lei mi invita a casa sua. Cazzo già immaginavo di sbattergli il mio cazzo nel culo e sfondarla senza pietà. Arriviamo a casa sue e ci facciamo subito una doccia. Lei sotto la doccia inizia a toccarmi il cazzo che subito dopo diventa durissimo dritto e bello grosso. Io di mio inizio a toccarla tutta ed infilo subito le dita nella sua figa bagnatissima, e dopo gli infilo un dito nel culo cercando di capire se ci sarebbe stata a farselo mettere dietro.

Che lo dico afare? Sia figa che culo erano aperti alla grande. Andammo subito a letto e dopo un bel 69, la giro e gli sbatto in fica i miei 23 cm duri grossi. Lei inizia a godere come una vera troia…. infatti lo era, e io la sbatto con colpi poderosi nella figa facendogli entrare tutto il mio cazzo dentro. Pecosina sublime, poi smorzacandela e varie…. Lei sborra tre volte urlando come una matta.

Alla fine ecco la mio sesso preferito e che amo alla follia. nuova pecorina, Lei che prende il mio cazzo e lo infila nel culo. Appena untrata la cappella, io gli do un colpo forte e lo faccio entare tutto nel suo culo dilaniato ed aperto più che mai, ed inizio ad incularla alla follia con colpi esagerati. lei che si dimenava e che mi confidava che mai aveva preso nel culo un cazzone grosso e che stava realizzando il suo sogno.

Alla fine io godo sborrandogli in faccia getti continui di sborra, facendola soffocare di sborra. Finito il tutto lei mi mostra il suo buco di culo, che una volta da me allargato con le mani, mi appare una carverna spalancata, che meraviglia. Il tutto nell’attesa che il suo cornuto del marito torni a casa con il suo cazzetto, pronto ad entare nelle caverne che gli ho fatto. questo succede giorni fa, ed oggi la tizia continua a farsi sfondare da me ogni volta che il marito non è in casa.

Che belle le donne mature, le amo.

Voglia di cose porche. parte 1

“Dimmi la verità, che effetto ti fa sapere che quest’uomo quando mi vede mi guarda fisso e mi desidera?”
“Mi ingelosisce terribilmente ma contemporaneamente mi eccita, mi fa venire voglia di cose porche!”

Ecco glielo avevo detto. Era da qualche tempo che lottavo tra me e me, tra la gelosia che un uomo bramoso della mia donna suscitava in me e l’eccitazione che tutto ciò mi provocava fino a farmelo venire duro come la pietra, ed ora finalmente l’avevo detto ad alta voce a me stesso e a Sveva.

Qualcosa ora era cambiato, entrambi abbiamo iniziato a sentirci più veri, autentici, liberi di condividere anche quei pensieri che per qualche motivo avevamo sempre tenuto nascosti per pudore, o forse per paura di ferire reciprocamente la nostra sensibilità.

Di fatto i nostri messaggi sono diventati prima hot poi porno. Ero a lavoro pensando al calore della sua bocca sul mio cazzo o alle acrobazie della sua lingua intorno alle palle? La foto del rigonfiamento che mi portavo tra le cosce era d’obbligo.

Click, invia.
Pochi minuti e mi ritorna il video delle sue dita infilate nella sua figa succosa, con tanto di commenti del tipo “mi raccomando aspetta me stasera che ti svuoto io per bene!”

Verità mai dette, sensazioni mai provate, esperienze mai fatte, ci stavano ingolosendo sempre di più. La nostra fame di “cose porche” cresceva sempre di più, e non perdevamo occasione per dircelo e per fantasticare su come e dove sarebbe stata la prima volta.

Le confessai che mi eccitava da morire pensare di poterla avere insieme ad un’altra donna e/o insieme ad un altro uomo. Ed ogni volta, un suo gemito, un nuovo mugolio di piacere, hanno accresciuto la mia voglia di renderla “la mia puttanella”.

Cominciai a chiamarla così nell’intimità, e a lei è piaciuto così tanto che ha iniziato a concedersi in posizioni da vera pornostar, a cercare penetrazioni sempre più profonde, ad usare e farmi usare il suo corpo comunque ed ovunque per darmi il massimo del piacere, e farmi godere liberamente a voce alta come piace a lei.

Abbiamo sempre scopato ovunque io e Sveva, in casa sul tavolo, sbattuta al muro, a terra, sul divano, vicino al camino, mentre cucinava, ma quell’estate mi venne voglia di portarla fuori in giardino, di prenderla a pecorina sul cofano della sua macchina parcheggiata, e scoparla lì alla mercé della vista di eventuali passanti che ne avessero sentito i gemiti dalla strada o della sua famiglia al piano di sopra. Lei fece dapprima resistenza, diceva di non volere ma le leggevo negli occhi tutta l’eccitazione da cui era attraversata da capo a piedi.

Le infilo una mano tra le cosce ed è così tanto bagnata che quasi faccio fatica a sentire l’ingresso della figa. Sembrava un’unica pozza di umori dalla coscia in su. A quel punto ero un tutt’uno col mio cazzo duro, completamente allagato d’eccitazione le afferro il polso e la strattono con forza verso l’uscita, lei si abbandona al mio impeto e si lascia andare, sento che è in mio volere.
Arriviamo all’auto in pochi attimi.

“Appoggia i gomiti sul cofano!” -le dico-
Lei guarda fuori, cerca passanti, è eccitata ma nervosa, e con un filo di voce misto a mugolio: “Si”
Ha uno dei suoi sensualissimi vestitini estivi, colorati, leggeri da lasciar intravedere tutto in trasparenza, che si appoggia a sfiorare le sue forme, corto da scoprire il culo ogni qual volta accenna a protendersi in avanti. Figurarsi ora, che a gambe strette man mano si china sempre di più fino ad appoggiare completamente gli avambracci sul cofano della sua peugeot bianca; con quel gran bel culo che mi ritrovo davanti, lei che freme in un misto di paura e voglia d’essere scoperta, mi sbottono i pantaloni, ci infilo la mano dentro, afferro e tiro fuori il mio pisello ormai bello duro e pronto all’uso.

La voglia di scoparla è tanta, così con una mano le allargo le chiappe e con l’altra glielo infilo in figa senza fronzoli; non può urlare come le piace fare di solito, ma geme con intensità sotto i colpi della mia verga dura.
“Si.. si.. sbattimi.. sbattimi..” -continua a sussurrare con la voce strozzata.

Quando ecco il rumore di una macchina avvicinarsi al cancello.
“Oddio mio fratello!”, cerca di divincolarsi per liberarsi ma la mia presa è salda e quello non è il rumore della macchina del fratello, perciò continuo a scoparla la mia puttanella senza dare il minimo accenno di volermi fermare.

A quel punto non può fare altro che stendersi ulteriormente sul cofano e di riflesso spalancare completamente le gambe; per me è il paradiso. Non più il cazzo stretto nella morsa delle cosce ma largo e libero nella sua accogliente figa grondante.

Quell’auto passò oltre ed io le riversai nel ventre un violento getto di sperma caldo che l’ha fatta godere ancora di più.
Mi sono sentito sempre più preso ed innamorato di questa donna che stava riuscendo a farmi sentire davvero completamente appagato.

La spinta che in passato mi aveva portato a desiderare un’altra donna, da quando c’era lei si era trasformata nel desiderio di andare sempre più oltre, ma con lei.
Mi confessò poi tutta l’eccitazione che aveva provato in quel momento col rischio d’essere vista dai vicini o da chiunque altro e che il suo sogno erotico era proprio quello di guardarmi mentre mi eccito fissando il culo o le tette di un’altra donna e/o di essere guardata mentre soddisfa un cazzo e gode, con me protagonista o osservatore.

A quel punto il limite era stato consapevolmente varcato.

Una notte da Davide

Quando restavo a dormire nella vecchia casa di Davide, poiché la sua stanza era piccola, dovevo dormire nella stanza degli ospiti. I suoi genitori andavano a letto presto e anche noi perché il giorno seguente c’era scuola. Ora però era estate e noi potevamo stare alzati fino a tardi. La nuova stanza di Davide era nel seminterrato lontano da tutti. La scala era sull’altro lato della casa. Lui aveva la sua TV e anche il telefono!

Dopo cena l’aiutai a scaricare le sue shitole, ognuna aveva scritto il suo nome ed erano accatastate in sala e nell’ingresso.

Avevamo spostato parecchia roba quando decidemmo di andare a letto. Io ero veramente stanco e anche se l’idea di stare su fino a tardi fosse allettante, avevo voglia di andare a letto.

Andai in bagno per primo e mi lavai i denti, mi misi il pigiama e una maglietta pulita. Da giovane ero piuttosto timido e non ero abituato ad essere visto nudo. Davide era più disinvolto, quando uscii per lasciargli il posto in bagno, aveva solo le mutande.

Quando uscì io ero già a letto e lui scivolò vicino a me e spense la luce.

Parlammo della sua casa nuova, di scuola e di alcune delle cose che avevamo progettato di fare quell’estate. Penso di essermi addormentato perché non ero sicuro di cosa mi avesse svegliato. Ero sdraiato ed ascoltavo, ma l’unico rumore che sentivo era il respiro di Davide. Mi sentivo tranquillo ma era duro capire perché. Mentre ero sdraiato cominciai a capire quello che mi aveva svegliato.

Mentre stavo ricominciando a sonnecchiare notai che Davide si era girato borbottando incoerentemente qualche cosa. Quando si girò il suo braccio si appoggiò leggermente sul mio stomaco. Io stavo per girarmi sopra la schiena per farglielo cadere altrove, quando lui cominciò a borbottare e cominciò a muoversi. Pensai che fosse scomodo ed avrebbe spostato il braccio ma scoprii che la sua mano ora era vicina il mio inguine. Io stavo cominciando ad essere più sveglio, mi stava diventando un po’ duro e mi sentivo a disagio.

La sua mano si stava muovendo lentamente più vicino al mio inguine e non ero sicuro di cosa volesse fare. Avevo pelle d’oca dappertutto quando la sua mano toccò il mio pene. Lasciò che la sua mano restasse là per qualche secondo. Non sapevo se fosse sveglio o no e non sapevo cosa avrei detto se avessi dovuto parlare. Avrei potuto girarmi, ma ero in una condizione così strana che non lo feci. Mi piaceva la sensazione e volevo che continuasse.

Dopo qualche secondo le dita di Davide cominciarono a strofinare lentamente su e giù sulla protuberanza nel mio pigiama. Capii che probabilmente era sveglio e mi stavo chiedendo cosa stesse facendo. Io non mi ero mai masturbato e non sapevo che strofinando ci si potesse sentire così. Specialmente quando qualcun’altro lo faceva per me.

Il mio uccello si era impigliato nelle pieghe del pigiama, col movimento si liberò; alla fine la testa cominciò a spuntare dalla patta del pigiama.

Davide stava facendo correre le dita sul mio cazzo. La sua mano ora stava strisciando sulla cima del mio pene ed era così bello, io ero veramente eccitato.

Avevo cominciato a respirare più affannosamente e questo fece capire che anch’io ero sveglio. Davide smise di toccarmi e si girò verso di me. Dopo aver aspettato qualche secondo per vedere se ero ancora addormentato, estrasse lentamente il mio cazzo dalla patta. Ora era duro come doveva essere ed io ero in paradiso.

Tentai di non respirare troppo pesantemente.

Lui cominciò a far correre leggermente le dita lungo l’asta del mio pene toccandolo appena. Mi masturbava mentre lo faceva. Su e giù, su e giù andavano le sue dita. Io non potevo muovermi. Era troppo bello per fare qualcosa che lo facesse fermare. Le sue dita si chiudevano lentamente sul mio cazzo, tiravano lentamente la pelle su e giù mentre mi strofinavano.

Il suo ritmo stava aumentando ed io mi sentivo piuttosto strano.

Mentre la pelle saliva e scendeva avevo quasi la sensazione di dover andare in bagno. Avevo paura di fare la pipì su di noi. Tentai di fare del mio meglio per respingere quella sensazione. Ora stava masturbandomi piuttosto forte e quella sensazione che avevo stava cambiando. Non so come descriverlo, ma era veramente eccezionale.

I miei occhi erano chiusi ma vedevo, sapevo che non stavo sognando ma vedevo Davide. Lui stava stando in piedi vicino il lago senza vestiti.

Anch’io non li avevo, volevamo fare il bagno nudi e stavamo andando verso l’acqua. Io continuavo a guardare per vedere quello sembrava il suo cazzo ma non riuscivo a vederlo.

Le dita di Davide erano intorno al mio uccello e stavano muovendosi alla velocità del lampo. Il mio ‘sogno’ sembrò scomparire quando sentii una sensazione come di qualche cosa che si muoveva su per il mio cazzo. Sentivo quel formicolio nelle mie palle e quella sensazione di voler sparare qualche cosa che era nel mio pene.

Stavo ansando e sentii un’esplosione dalla punta del mio pene. Stavo sprizzando sulla mano di Davide, sulla mia t-shirt e dappertutto. La sensazione durò per un quella che sembrò un’eternità. Davide continuava a tenermi l’uccello e questo continuava a farmi venire. Io ero in un’altra dimensione! Colori ed immagini balenavano oltre i miei occhi chiusi ed era meraviglioso.

Prima che me ne rendessi conto Davide aveva fatto scivolare il mio pene nel mio pigiama.

Io non me n’ero accorto e lui mi stava scuotendo il braccio tentando di svegliarmi. Aprii gli occhi, chiedendomi perché non mi lasciava dormire, come non capivo quello che diceva: “Svegliati! Hai un incubo!”
Guardai e vidi quel fluido appiccicoso e bianco latteo sulla mia t-shirt. Davide disse: “Sembra che tu abbia avuto un sogno bagnato! “. “Cosa intendi?” Lui spiegò che crescendo qualche volta il mio cazzo sarebbe esploso così mentre sognavo di persone che mi piacevano.

Penso tentasse di farmi credere che avevo avuto un sogno e per questo era accaduto, ma sapevo che non era così. Lui toccò lo sperma e ne strofinò dentro le dita:. “Dio, che casino hai fatto! Sarà meglio che tu pulisca. ” Andò in bagno e prese un asciugamano per me. Cominciai a passarlo su t-shirt e pigiama quando lui mi prese l’asciugamano, mi alzò la t-shirt e cominciò a strofinarmi lo stomaco per pulirmi, poi mi tirò giù il pigiama e strofinò l’asciugamano sul mio cazzo: “Sei veramente sporco, facciamo una doccia.

Si avviò verso il bagno ed io lo seguii. Aprì la doccia ed aggiustò la temperatura dell’acqua mentre io scivolavo fuori dai miei vestiti. Saltai nel box e chiusi la porta. Dopo pochi secondi la porta si aprì e Davide entrò. Un brivido mi salì su per la schiena. Mi girai e provai ad uscire, ero imbarazzato, confuso e volevo andare a casa. “Guarda questo” lui disse. Quando girai la testa, vidi la sua mano sul suo uccello.

Era duro e lo stava strofinandolo, come aveva fatto con me. Non riuscivo a distogliere gli occhi da quello che stava facendo. Non sapevo cosa dire.

“Sai che puoi strofinarlo quando è duro così e sparerà come hai fatto a letto. Forza, prova, è veramente super!” Lo guardai per un altro secondo o due, non sapendo cosa fare. Poiché non mi toccavo, allungò una mano, prese la mia e la mise sul suo pene, poi sposto la mia mano su e giù, io cominciavo di nuovo a sentirmi strano,a guardarlo masturbarmi.

Quando lui tolse la mano, mi accorsi che la mia continuava a muoversi. Non riuscivo a fermarmi e guardavo, quella sensazione stava tornando e non volevo fermarmi. Lui cominciò a sparare sperma sulle pareti della doccia.

Rimasi stupito, sparò come un estintore. Io venni di nuovo, ma uscirono solo poche gocce. Tuttavia la sensazione era là mentre la mia testa stava esplodendo. Restammo là a guardarci giocare con noi stessi.

Eravamo amici da tempo, ma io non sapevo che lui era così, avevamo parlato di tutto ma mai di sesso.

Parlavamo solo di scherzi sexy come tutti. Non parlammo più di quella notte o della mattina dopo. Cominciammo a mettere le sue cose sulle mensole e non parlammo molto. Io non sapevo cosa avrei potuto dire su quello che era accaduto. Tutto sembrava come un sogno.

Quando mi vennero a prendere e stavo salendo in macchina, Davide mi disse: “Torna presto a dormire da me. ” Ci pensai per un secondo o due e dissi: “Sicuro, forse il prossimo fine settimana.

” Non so perché ero così pronto a provarlo di nuovo, ma penso che ci fossero ancora delle cose che Davide poteva insegnarmi!.

Daniela…la mia amica su internet

Mi trovavo solo a casa, ero molto annoiato, cosi accendo il computer e navigando su vari siti pornografici inizio a cercare qualcosa di nuovo per potermi masturbare. Dopo una breve ricerca di alcuni minuti ne apro uno riguardante solo giovani ragazze di zona. Non appena si è caricata la pagina inizio a sfogliare le varie foto e mi salvavo le più belle in un hardisk apposito per rivederle con calma dopo, fino a quando la mia attenzione non si sofferma su un album in particolare, è di una fantastica ragazza mora in intimo, eccitato clicco sopra e non appena aperto mi appaiono sullo schermo una quindicina di immagini.

Capisco subito che sono fotografie amatoriali. Nella prima c’e il primo piano del seno ( direi una terza abbondante ) in quella dopo mostra da vicino il suo magnifico culetto mentre indossa un piccolo perizomino nero che le va a scomparire tra le chiappe. Le altre la mostravano mentre si era messa a pecorina, poi con le gambe aperte o a candela e in altre posizioni varie ma in nessuna di loro si riusciva a vederla in viso, nonostante cio mi ero fissato su di lei…mi ero completamente innamorato…aveva un fisico perfetto che con la lingerie addoso mi riusciva ad eccitare in un modo pazzesco.

Cliccando sul nick dell’autore apro la chat erotica e senza perdere tempo gli scrivo subito un messaggio. Il giorno seguente tornando su quel sito lo apro e trovo nei messaggi la sua risposta, fortunatamente è anche online cosi comincio a parlarci facendogli prima i soliti complimenti per la sua bellezza, poi dopo aver rotto il ghiaccio iniziamo a raccontarci un po per uno le nostre varie voglie e desideri erotici, anche i più strani o perversi.

Presa confidenza con lei le chiedo se le va di mandarmi altre sue foto hot in privato e per mia fortuna accetta dicendomi solo di aspettare un momento che si prepari. Inizia a inviarmi tutte foto…una piu sexy dell’altra, ma dopo una trentina ancora non le vedo la faccia. sfogliando quelle che mi ha mandato noto alcuni particolari, ingrandisco e osservo il luogo in cui sono shittate, mi sembra familiare, di averlo gia visto.

Pensando a lungo mi viene in mente la casa di una mia amica, oltretutto somiglia anche a la modella ma pensavo di sbagliarmi cosi le scrivo dove abita e mi rispornde che sta propio nella mia zona. Messaggiando ancora con domande a tranello riesco ad evere la certezza che è proprio lei, la mia amica daniela! mi sarebbe sempre piaciuto scopare con lei ma non immaginavo che fosse cosi porca. Daniela ormai la conosco da tantissimi anni e spesso mi sono masturbato pensandola e poi sinceramente l’aria da porcona ce l’ha sempre avuta.

Deciso a portare a termine il mio sogno continuo a parlare con lei per giorni fino a proporgli un appuntamento, lasciandogli di scegliere anche il luogo che preferiva. Riservata non vuole farsi vedere in giro cosi mi da appuntamento per la sera successiva in un posto abbastanza buio e isolato dicendomi di prepararmi a tutto perche le perversioni che ci siamo detti per chat sono vere e che ha voglia di sfogarle su di me.

Nell’attesa continuavo a masturbarmi su quelle foto immaginando già cosa avrei fatto con la mia amica daniela e pensavo alla sua reazione nel trovare me all’appuntamento, con la consapevolezza che ora sapevo tutte le sue perversioni, le sue voglie erotiche e soprattutto dal fatto che possedevo una quantità enorme delle sue foto pornografiche.

Misteri che tali non sono

Da giovani si fanno le cazzate.
Ad essere onesti si fanno anche da vecchi ma… con molta più cognizione in causa, di solito.
Non avevo trent’anni ma ero già da tempo un frequentatore di queste donne ‘con qualcosa in più’. Salvo casi rari, e tutto sommato senza mai perdere il controllo, non mi ero mai ritrovato in situazioni di pericolo. In questi frangenti, non c’é bisogno di spiegare, i rischi sono sempre molti e di svariata natura.

Uno dei maggiori e più sottovalutati è sicuramente il ritrovarsi a scopare senza protezione, per incoscienza generalmente.
Quella sera d’estate avevo bevuto troppo, cosa alquanto inusuale, trascinato da una compagnia di amici in birreria, ambiente a me virtualmente sconosciuto.
Salutati i presenti in tarda serata, la logica avrebbe imposto di proseguire direttamente per casa ma… quell’impropria botta alcolica mi aveva cancellato ogni residua inibizione e, peggio ancora, aveva compromesso il sacrosanto istinto di conservazione.

Guidando già ubriaco, in modo che a pensarci oggi mi provoca soltanto rabbia e sgomento, arrivai comunque all’altezza di Cervia, dove approcciai un’ombra nera lungo la strada. Dovessi dirvi esattamente che tipa era andrei in difficoltà… piuttosto standard, se vogliamo: giovane, bel fisico d’ebano con due tette troppo grosse ed abbastanza mal fatte da un chirurgo economico… Era relativamente vestita, rispetto a quel che si vedeva lungo quella strada, ed il viso, troppo truccato, appariva eccessivamente liscio ed impersonale.

Dal finestrino, prima ancora di ogni altra cosa, mi chiese se l’accompagnavo a casa, ‘vista l’ora’. L’ora ! Era tardissimo ! Non me ne ero neppure accorto… da quanto giravo a vuoto ? Comunque acconsentii senza pensarci troppo e, come dal nulla, si unirono altre due sue amiche all’equipaggio.
La mia autostoppista (?) si presentò ed intavolò pure una conversazione della quale ricordo giusto qualche frammento, ma già la memoria dell’evento inizia a diventare nebulosa… Poi è stato tutto una specie di sogno, un’esperienza onirica della quale, con gli anni, ho ricostruito a grandi linee gli eventi, pur non escludendo di averli in qualche modo inconscio pure modificati.

Di fatto arrivai alla casa dove abitavano assieme le tre signorine, da qualche parte nella periferia di Cervia. Saranno ormai state le quattro di mattina, forse le tre e qualcosa… La mia ospite mi chiese se volevo unirmi a loro per ‘divertirsi’ prima di andare a dormire. Ora… in origine non c’era nessun programma riguardo farsi una serata in questo modo e (previdente lo sono comunque sempre in per certi frangenti) in tasca avevo soltanto la patente e poco più, tanto da chiedermi che cazzo c’ero andato a fare in ‘tour’… Devo aver declinato l’offerta, adducendo la corretta motivazione e preparandomi a salutarle, credo… sta di fatto che una delle altre due, che focalizzo come una nera spigolosa e piuttosto maschile, si mise a parlare con quella frenesia tipica dei brasiliani, additandomi alle altre e ridendo sguaiatamente.

Insomma… mi ritrovai in qualche modo nel loro appartamento, un tugurio pieno di caos, quasi addormentato su di un divano che aveva di certo visto tempi migliori. Forse il quasi è riduttivo. Mentre boccheggiavo, combattendo una battaglia impossibile contro il sonno e l’alcool, mi ritrovai in mano un bicchiere generosamente carico di un qualche superalcolico che, inconsciamente, trangugia in un colpo. Qui inizia il grande buio. Poi sono soltanto scene, flashback inverificabili. Ho l’immagine di un cazzo nerissimo che mi veniva spinto in bocca a forza, di molte mani che mi tolgono i vestiti senza complimenti.

Vividi pochi secondi, con una delle mie carnefici che parla ad un enorme cellulare, un oggetto estremamente raro ed elitario all’epoca.
Poi… Poi mi risvegliai, infreddolito ed intorpidito, in preda ad un furioso mal di testa. Ero dentro la mia macchina, malamente parcheggiata in uno squallido sterrato di campagna, completamente nudo. A fatica mi guardai intorno: i miei vestiti erano stati buttati malamente per l’auto. Recuperando lucidità, cercai la patente che trovai subito.

Le chiavi erano inserite nel cruscotto, a quadro acceso. Altro di mio non c’era, ma non era comunque una grossa perdita…
Intorno nessuno, l’orologio dell’auto (il mio swatch da 4 soldi era sparito) segnava le dieci. In effetti realizzai che ero in un vero e proprio campo arato senza abitazioni nelle vicinanze: forse non mi aveva visto nessuno altrimenti, realizzai, qualcuno avrebbe chiamato la polizia.
Mi vestii in fretta e… prima sorpresa. Ai polsi avevo dei segni, come delle abrasioni.

Ad una più attenta analisi fu facile intuire si trattasse del segno di legacci di corda, stretti comunque senza convinzione. Molto più preoccupante in resto: rivestendomi mi resi conto di essere impregnato di colla ovunque… aspetta… ovviamente non era colla… Il mio sedile era inzuppato di sperma, seccato eppur ancora m*****o: da dove fosse venuto era fin troppo chiaro. Mi toccai ovunque: non sembravo avere altri residui se non dall’ombelico in giù, ma fra le gambe ero davvero un disastro.

Mentre l’adrenalina data dalla preoccupazione faceva velocemente sparire i fumi di quella maledetta sbornia, tornavo velocemente a casa, maledicendomi ad ogni metro: intanto un sordo dolore iniziava a salirmi dal retto, come degli spasmi. Saltando le scale che portavano al mio appartamento controllavo di non incontrare nessuno: i miei pantaloncini estivi erano visibilmente imbrattati. A casa rimasi un’ora sotto la doccia e rimasi a lungo sconsolato guardandomi in mezzo alle gambe… per fortuna sono molto elastico, ma quel giorno mi ritrovavo davvero l’equivalente di una figa slabbrata.

Dormii per il resto della giornata. Nei giorni seguenti tentai di ricostruire l’accaduto, tutto sommato palese ma comunque pressoché assente nel mio ricordo. Quel che è successo è talmente chiaro… Le signorine si devono essere divertite un mondo a riempirmi il culo di aborra senza riguardo ! Chiaro che i mesi seguenti furono pesanti: per fortuna non sono ipocondriaco e conosco abbastanza l’argomento, tuttavia avevo vissuto un’esperienza ad altissimo rischio quindi mi tenni sotto controllo più del solito, con ripetuti esami ematici ed usando molto di più ogni precauzione, per salvaguardare me ma anche gli altri.

La fortuna mi diede assistenza e non ebbi problemi. Poteva comunque essere un disastro, in quello come da tanti altri punti di vista. In epoca odierna immagino mi sarei ritrovato 1000 foto esplicite in giro per la rete ! Comunque rimane una rabbia: aver fatto evidentemente una mega scopata bareback, che sarebbe sicuramente il sogno di molti mio compreso, e non ricordarsene affatto….

Mia moglie concessa ad un amico

Vorrei condividere questa esperienza con chi l’ha provata o con chi vorrebbe.
Dopo anni di fantasie sessuali , foto , chat , naturismo ed esibizionismo ,
io e mia moglie volevamo un brivido in
piu’ cosi’ quando si e’ presentata l’occasione , un amica di mia moglie lei
le ha proposto un trio e ci siamo divertiti in 3 per diverso tempo piu’ e piu’
volte.
Ma non e’ di questo che volevo parlare , dopo un po mi si e’ presentata
l’occasione contraria, un amico decisamente piu’ vecchio di noi
( io 45 mia moglie 35 l’amico 65) mi fa dei complimenti molto espliciti su di
lei e afferma che se lo coinvolgessimo non si tirerebbe indietro nonostante sia
sposato.

Ci ho pensato parecchio a che cosa avrei provato in quella situazione e poi l’ho
raccontato a mia moglie che con mio grande stupore mi ha detto di combinare che
a lei sarebbe piaciuto provare quello che avevo provato io con la sua amica.
Anche se un po dubbioso l’ho detto al mio amico che e’ stato ben felice e mi
ha detto che per lui una giovane donna come mia moglie era un sogno.

L’occasione l’ha creata lui , ci ha invitati a casa sua un giorno che non era
in casa sua moglie con la scusa di un massaggio 😉
In quel momento ho capito che non ero preparato a quella situazione ma non ho
potuto piu’ tirarmi indietro. Mia moglie e’ andata in bagno ed e’ uscita
completamente nuda e il mio amico si e’ subito spogliato anche lui , mi ha
chiesto di accomodarmi sul divano e guardare.

Bhe mi son detto in fondo e’ un massaggio e mia moglie nuda l’hanno vista in
tanti nelle spiagge naturiste ma dopo pochi minuti il mio amico con l’esperienza
dell’eta’ e’ passato subito a cose piu’ avanzate.
Mi chiama e mi dice “guarda” , aveva due dita nella figa di mia moglie!!!!!
Quest’ olio per il corpo e’ molto buono , hai visto come sono scivolate dentro
facilmente…. lei aveva gli occhi chiusi e non diceva niente.

Non avevo fatto in tempo ad assimilare quella scena che lo vedo chinarsi e
cominciare a leccarle la figa dicendomi quanto gli piace leccare le fighe
giovani e pelose.
Resta li a leccarla per una decina di minuti e quella scena non mi stava
eccitando ma mi infastidiva e ingelosiva ma visto che la moglie non diceva niente
ho continuato a stare su quel divano limitandomi a guardare.
Ovviamente in lui l’eccitazione cresceva e vedevo crescere anche il suo cazzo ,
ha iniziato a dire cio’ che pensava in quel momento , che figa tua moglie , mi
sta eccitando ora glielo metto dentro , sono intervenuto tempestivamente e gli
ho detto di mettere il preservativo!!!! Mi ha risposto si si.

Le ha tirato su le gambe e come un fulmine glielo ha buttato dentro e ha iniziato
a pomparla e pomparla sempre piu’ forte per qualche minuto.
A quel punto mia moglie spalanca gli occhi , mi guarda e mi dice amore vengo….
E si fa una goduta di un paio di minuti……
In lui cresce l’eccitazione di averla fatta godere e viene anche lui dentro mia
moglie , poi si sfila e vedo uscire il preservativo pieno di sperma , lui mi dice
vedi e’ grazie a tua moglie! hai visto che sborrata che mi ha tirato fuori!!!!
Dopo quella volta e’ diventato un simpatico diversivo e ogni tanto lo chiamiamo
a casa nostra , quando ne ha voglia mia moglie mi dice , chiami il nostro vecchietto?
Io la accontento quasi sempre , ormai anche per me e’ diventato un piacere
guardarli e masturbarmi , nel frattempo con la conoscenza tutto si e’
evoluto , lei gli fa i pompini , lui la scopa in tutte le posizioni e solo
ultimamente lei gli ha concesso anche il culetto con grande piacere di tutti e 3.

Solo che il mio amico mi ha confessato di faticare molto ultimamente e non
sa per quanto riuscira’ ancora a soddisfarla e che se troviamo un altro da
affiancare a lui o anche per sostituirlo non si offende.
Mi avete regalato gli anni piu’ belli della mia vita! E io ne sono contento!
Se qualcuno volesse piu’ particolari o vedere delle foto / video puo’ contattarmi via mail [email protected] it
Noi siamo in zona Torino.

.

VISITA ALLA SAUNA 4 MIGLIO

Dopo anni di sogni, immagini nella mia mente ecco che mi decido a realizzare una mia vecchissima voglia. In un caldo sabato di agosto salgo in macchina e decido di raggiungere la sauna tanto blasonata di 4 miglio a roma. Avrei voluto andarci da trav come è mia natura ma essendo la prima volta decido per una cosa esplorativa no trav non conoscendo le abitudini ed il posto. Finalmente parcheggio ed entro, subito il primo imbarazzo alla cassa c’è una dolce fanciulla che mi squadra e mi consegna asciugamani e flip flop pago saluto e vado verso gli armadietti.

Giunto li ancora in imbarazzo noto alcuni uomini attempati brutti e con delle pance notevoli intenti a cambiarsi come me, cerco un camerino e sono pronto sperando di realizzare il mio sogno da troia. È tutto molto buio e non so cosa fare vedo gruppetti di uomini che parlano altri soli appoggiati al muro alcuni rilassarsi in piscina ma nessun movimento. A questo punto tiro un bel respiro e decido di raggiungere la Dark room ed il labirinto.

Nel quasi buio vedo una trans altissima ed alcuni uomini intorno che armeggiano, mi avvicinò e cerco di propormi toccando di qua e di là ma senza essere cagata neanche un po, tra l altro sembrava infastidita anche la trans. Ad un certo punto intravedo nella penombra un arco completamente buio ed intuisco che forse all interno potrebbe esserci la Dark con il labirinto, altro respirone ed entro. Non si vede assolutamente nulla faccio piccoli passi con le braccia tese stile sonnambula x paura di sbattere su un muro e continuo.

Sento la presenza di qualcuno il respiro il rumore delle ciabatte ma non vedo nulla. Improvvisamente mi ritrovo un cazzo tra le mani direi bello cicciotto e duro come la pietra e di lì a pochi secondi una mano che mi rovistare il pacco sotto l asciugamano. Evviva era quello che cercavo! L esperienza che desideravo, l idea di essere in un posto e fare la troia del primo che passa in silenzio senza vederlo ed subendo tutte le sue porcate mi fa impazzire.

Mi inginocchio ed immediatamente mi affonda il cazzo con decisione fino in gola, mentre ingoiavo quella nerchia con le mani cercavo lentamente altri cazzi x attirare l’attenzione su di me in modo da essere preda di un branco. Ogni tanto sfioravo qualche pancia grande, culo, petto ed anche qualche cazzo moscio che si a girava nella Dark in cerca di soddisfazione, ma era tutto troppo frenetico tranne l omone panciuto che mi stava trapanando la gola instancabile.

All improvviso un attimo prima di venire l omone sfila il cazzo è gli sento dire” scusa ma sono arrivato da poco” e svanisce. Rimango come una cretina li seduta ad aspettare sempre in modalità sonnambula con le mani tese sperando di toccare qualcosa di interessante. Nulla non sento più nessuno non sfioro più niente, allora mi alzo e mi sposto sempre a piccoli passi, all improvviso tocco un uomo lo esploro con le mani, era piccolo e con una grossa pancia per toccarli il cazzo mi sono dovuta chinare.

Il suo cazzo era stranissimo moscio con una bella cappella ma senza praticamente l asta insomma tutta cappella. Mi leva l asciugamano lo mette in terra e mi ci fa sedere sopra, le spalle e la testa appoggiate al muro, si avvicina e sento la sua cappellona moscia sfiorare le mie labbra allungo le mani e sento le sue cosce. Mi viene un enorme dubbio, come può un uomo in piedi avere il cazzo a tiro della mia bocca quando sono seduta x terra.

“Cazzo ma che sto facendo un pompini ad un nano”. in quel momento presa da un improvviso slancio di troiaggine pura socchiudo le mie labbra e comincio a roteare la lingua morbida intorno a quella cappella importante. Il mio lavoro delicato e morbido di lingua la stava facendo ingigantire schiudendola e scappellandola come un fiore. Provo con le labbra, quasi non entra nella mia bocca allora non potendo vedere lo prendo in mano per capire meglio le sue dimensioni.

Era diventato un cazzo bellissimo non lungo ma durissimo con la base larga ed una cappella x lo meno il doppio, allungo le mani per capire il resto ed alzandole gli tocco il viso…….. cazzo è davvero un nano. Stavo li tutta nuda seduta con il culo per terra a gambe larghe con un nano deforme dalla cappella gigante. Nulla mi ha mai fatto sentire più troia. Allargo le labbra e lui mi tiene la testa ferma con entrambe le mani e ci spinge la cappella dentro, ma non riesce ad entrare allora comincio a lavorare con labbra e lingua con una passione ed una maestria che mi stupisco da sola.

Era bella liscia grandissima dura e morbida, estremamente pronunciata riuscivo a sentirla distintamente con la lingua. Lui spingeva ma non c era verso di infilarla in bocca, volevo farlo godere a tutti costi e gli dico sottovoce “proviamo così ” mi giro in un attimo e mi metto come una cagna inginocchiata con la schiena inarcatissima e i gomiti appoggiati sul divanetto, lui capisce al volo mi sputa un paio di volte tra le chiappe e mi appoggia il cappellone, attende qualche secondo e parte con un colpo secco.

Dolore lancinante, ma non glie lo faccio notare con la mano lo fermo un attimo per riprendermi poi lo lascio andare, sento la sua cappella scorrere dentro di me come un pugno nel culo ma oramai è solo piacere. Oramai me l ha decisamente sfondato facendolo diventare largo come la fica di una vecchia ed in quel momento comincia a sfilarlo e a rimetterlo con colpi secchi e ben piazzati, insomma mi stava letteralmente prendendo a cappellate fino a quando non decide di ingropparmi come una vacca, mi affonda il cazzo è mi salta sopra tenendosi con le braccia e le gambe a penzoloni, sento la sua pancia calda e sudata sulla schiena e la sua cappellona scavare veloce dentro di me ed ecco arrivare da li a poco un siluro di sborra bollente e copiosa.

Come per scendere da cavallo quando sfila il cazzo il momento in cui esce la cappella ormai enorme fa quasi lo stesso rumore di quando stappi il vino.

USATA DA TROIA

Ho sempre sognato qualcuno che mi portasse in giro per offrirmi al primo che passa come vacca da monta. Beh recentemente il mio sogno si è avverato inaspettatamente. Conosco quest uomo su annunci sembrava un incontro come altri, ma dopo poco parlando mi sono accorto di essere incappato in un vero porco a tutto tondo. Appena sfilato i pantaloni mi sono detta e lui. Un uomo non molto alto di fisico normalissimo con un viso qualunque si è spogliato e Ha sfoderato una specie ti cotechino con un grosso cappellone.

Ero seduto sul letto e lui Si è piantato davanti al mio viso con quel cazzone che ciondolava davanti alle mie labbra. Insomma comincia a scoparmi in bocca con forza infilandomi quel mostro fino in gola come se fossi una fica da sbattere
mi incula infilandomelo fino ai coglioni poi mi rifotte in gola così per un oretta buona. Poi ci fermiamo e mi dice che vorrebbe fare qualcosa di veramnete trasgressivo con me.

Capirai io troia come sono non vedevo l ora che me lo dicesse. Allora tra le tante idee salta fuori quella del cinema. Io mi cambio levo il trucco e la parrucca ma mi lascio tutto l intimo con la giarettiera e le calze con reggiseno sotto, metto i pantaloni e usciamo. il cinema ulisse è poco distante da casa mia quindi ci avviamo per raggiungerlo. Entriamo paghiamo il biglietto ed entriamo dentro la sala.

Troviamo Un ambiente veramente promiscuo con decine di uomini che giravanoper la sala nervosi ed indecisi. Facciamo un giro anche ai bagni e non facciamo altro che incontrare vecchi e giovani loschi con la faccia da maiali o addirittura fatti. rientriamo nella sala, io ero un po in imbarazzo ma il cuore mi andava a mille e non facevo altro che pensare a come manifestare la mi troiaggine in quel posto. Il mio nuovo amico stava facendo un altro pensiero ma molto simile solo che lui voleva offrirmi come regalo di natale a tutta la sala.

Ad un certo punto ci sediamo e proprio dietro a noi c era un omone che guardando bene si stava scappellando, non si capiva bene l età era molto buio. nel frattempo dentro il cinema continuava il girovagare di gente ed ogni tanto girava la mascherina a controllare che qualcuno non esaggerasse. Il mio amico mi sussurra vai a fare una sega al signore di dietro, mi faccio forsa mi alzo faccio il giro e mi siedo vicino a lui.

Mi tremavano le gambe. Si stava proprio segando ma il cazzo non si vedeva era grosso e ciccione, allora allungo la mano e gli afferro il cazzo e scopro nella mia mano una cappellona notevole. Anche lui allunga la mano e comincia a frugarmi tra le chiappe intanto il mio amico ci raggiunge e nel frattempo si forma una nuvoletta di guardoni intorno. Mi abbasso i pantaloni mostro la mia biancheria e poi afferro i due cazzoni con le mani.

Il cazzo del mio amico si era raddoppiato dall eccitazione. Sfoderavo quelle due belle cappelle con le mani su e giu davanti agli occhi indiscreti della sala, ingoiavo tutte e due le aste a turno fino ai coglioni inginocchiata come una troia mostrando il mio intimo a tutti. Ho veramente sperato che qualcuno nella sala con un grosso cazzo mi impalasse da dietro all improvviso mentre pompavo quei due cazzoni fantastici. Ma non è stato possibile la mascherina girava in continuazione e non era possibile trasformare il cinema in un grande bordello.

Siamo tornati a casa con l omone e con il mio amico che mi hanno usata fino a quando non hanno scaricato dentro di me tutta la loro sborra copiosa. Spero prorpio che il mio amico porcone mi usi un altra volta…