Sorpresa – cap. III

Capitolo III – Dal divertimento all'innamoramento

Andammo al supermercato a fare la spesa: giacché ospitavo i miei due nipoti per qualche giorno, infatti, dovevo fare altre provviste, come avevano detto loro; mentre giravamo riempiendo carrello, intravidi Roberto che passava davanti al supermercato guidando un carrello elettrico carico di shitoloni.

“Aspettatemi un attimo qui, ragazzi. Continuate a scegliere quello che dobbiamo comprare, io torno subito” dissi loro ed uscii in fretta.

Chiamai Roberto, che stava per entrare nel magazzino.

Lui mi sentì e fermò il carrello. Mi avvicinai a lui. In poche parole, lo misi al corrente della sorpresa che avevo avuto nello scoprire che anche i miei due nipoti fossero gay, poi gli dissi che loro avrebbero voluto fare l'amore in quattro.

Lui sorrise maliziosamente: “E perché no? Mi sono sembrati due bei ragazzi… Vengo a consegnarti quello che state comprando verso le sette, al solito, così mi posso fermare.

Mi inviti a cena, no?” disse con aria divertita.

“Sì, certo. A stasera, allora. “

Rientrai nel supermercato e subito Andrea mi chiese: “Ho visto che parlavi con Roberto… gli hai detto della nostra idea?”

“Sì. Gli ho anche detto di fermarsi a cena con noi. Dice che verrà volentieri” risposi ammiccando.

Tornati a casa, mentre aspettavamo che arrivasse Roberto, Andrea mi chiese: “zio, noi ti abbiamo raccontato di noi due.

A te andrebbe di raccontarci di te, come è andata? Ci piacerebbe sapere come hai capito di essere gay, e con chi l'hai fatto la prima volta. “

“La mia prima volta? Avevo quindici anni e mi ero accorto già da un po' di sentirmi attratto dai ragazzi e non dalle ragazze. Così, ero curioso di provarci, ma non sapevo davvero come fare: a quei tempi, non è che si parlasse di queste cose e se ne sentivi parlare era solo con scherno e disprezzo.

Finocchi, froci o ricchioni, culattoni, busoni, pederasti o sodomiti… erano solo i protagonisti di barzellette sconce e stupide, se non cattive. Ai miei tempi, poi, non c'erano riviste, saune, bar o discoteche gay come ora, anzi, non si usava ancora nemmeno il termine gay. “
“Come scoprii più tardi, c'erano posti in cui si poteva andare a battere: parchi, cessi, cinematografi, ma io ancora non ne sapevo niente, perciò, mi limitavo a farmi seghe sognando di avere qualcuno lì accanto a me che mi toccasse, che si lasciasse toccare da me; mi misi a ritagliare dalle riviste tutte le immagini che rappresentavano maschi più o meno nudi e le incollavo in un album segreto: quando mi facevo seghe, spesso lo sfogliavo, sognando di averli davanti in carne ed ossa.

“Dalle barzellette e dalle battute dei compagni più grandi, avevo capito che quando due ragazzi fanno sesso fra di loro, possono succhiarselo o metterselo in culo… così, cercavo di immaginare che sensazioni potessero dare queste due attività sessuali; a volte, mentre mi masturbavo, m'infilavo un dito di dietro: all'inizio era solo fastidioso, ma poi imparai il modo giusto di farlo e scoprii che dava anche un certo piacere. “

“Quando avevo sedici anni – ero in terza liceo scientifico – accadde finalmente quello che sognavo da tempo.

Era arrivato un nuovo compagno di classe, anzi, di banco, la sua famiglia si era trasferita qui da Salerno. Questo ragazzo si chiamava Cosimo. Appena lo vidi, mi sentii attratto da lui: era davvero un bel ragazzo, alto, con capelli castani ondulati e folti, labbra sensuali, occhi verdi brillanti ed un eterno sorriso in volto. Aveva un corpo snello ed agile, che potevo ammirare durante le lezioni di ginnastica e sognare ad occhi aperti.

Era un tipo simpatico, allegro e buono. Diventammo subito amici. “

“Siccome al suo liceo di provenienza avevano fatto un programma un po' diverso dal nostro, lui si trovava un po' indietro per alcune materie, così lo invitai a venire a studiare da me il pomeriggio, ch'ero a casa da solo: per me, sarebbe stato un utile ripasso e frattanto l'avrei aiutato a colmare le sue lacune. Un giorno, durante una pausa nei nostri studi, gli feci vedere uno dei miei giochini elettronici.

Lui mi disse che aveva sempre desiderato proprio quel gioco, ma che quando era andato a comprarlo, purtroppo era esaurito e non l'aveva trovato da nessuna parte. Visto quanto gli piaceva, gli dissi che glielo regalavo. “

“Cosimo sprizzava felicità da tutti i pori e d'istinto mi abbracciò e mi baciò sulle labbra. Io risposi al suo bacio tirando fuori la punta della lingua: lessi come un lampo di sorpresa sui suoi occhi, ma poi anche lui tirò fuori la sua lingua e si mise a giocare con la mia.

Il nostro bacio lentamente divenne sempre più intimo e profondo. Lui allora mi strinse di più a sé e sentii la sua erezione premermi addosso e dopo poco anche lui sentì la mia… allora, scese con una mano a carezzarmi sulla patta e mi chiese se volevo fare ‘quelle cose' con lui. Gli dissi immediatamente di sì, ma gli spiegai, vergognandomi un po', che per me era la prima volta. Lui sorrise e mi chiese di nuovo se davvero volevo farlo con lui, se ne ero proprio convinto.

Io di nuovo gli dissi di sì. “

“Lui cominciò a sbottonarmi la camicia e io a lui. Dopo poco, eravamo sul mio letto, seminudi, che ci palpavamo per tutto il corpo, che ce lo toccavamo a vicenda. Poi lui si chinò e me lo prese in bocca: era fantastico, non m'era mai venuto così duro, prima! Dopo un po' che me lo succhiava, Cosimo mi chiese se glielo volevo mettere dietro. Mi guidò lui, e così lo penetrai: gli entrai dentro senza problemi e scoprii che anche questo era bello da matti! Lui dopo mi raccontò che a Salerno aveva già avuto due amanti, prima un vicino di casa di ventidue anni che faceva il barista, poi un ragazzo di diciotto che aveva conosciuto in una sala giochi.

“E così siete diventati amanti?” mi chiese allora Andrea.

“Non proprio. Abbiamo continuato a fare l'amore, e anche piuttosto spesso, almeno quattro o cinque volte alla settimana, ma eravamo solo due buoni amici. “

“E poi?” chiese ancora Andrea.

“Poco dopo gli esami di maturità, la sua famiglia si trasferì di nuovo, a causa del lavoro del padre, ed io mi iscrissi all'Isef, perciò, ci perdemmo di vista.


“Ma mentre eri con questo Cosimo, avevi anche altre avventure?” mi chiese Marco.
“Sì, però, le prime avventure le ebbi circa un anno dopo che era successo con Cosimo, cioè quando avevo già compiuto diciassette anni. “

“E ne hai avute tante, di avventure, zio?” chiese Marco.

“Beh, abbastanza… ma mai nessuna veramente duratura, realmente seria. “

“E dopo Cosimo, hai avuto qualche altra relazione un po' più lunga? Qualcosa di bello?” chiese Andrea.

“Sì. Ero al secondo anno dell'Isef. Era luglio e papà e mamma, cioè i vostri nonni, erano andati a fare una crociera, vostra madre era andata in ferie in Irlanda per perfezionare il suo inglese e così io ero a casa da solo. Una sera, avevo deciso di andare a mangiare una pizza in una pizzeria in cui avevano un forno a legna, così uscii di casa ed andai, a piedi, verso la stazione.

“Stavo passando proprio sotto i portici della stazione, quando un ragazzo di colore mi fermò per chiedermi se potevo indicargli un posto dove si potesse mangiare spendendo poco perché, mi spiegò, gli avevano rubato la carta-assegni ed aveva pochi liquidi con sé. Era un ragazzo più o meno della mia età, decisamente bello e con un'aria simpatica, così, senza doppi fini, lo invitai a venire a mangiare la pizza con me, dicendogli che gliela avrei offerta io.

Accettò. “

“In pizzeria, chiacchierammo. Seppi che suo padre era nato ad Ancona ed era un tecnico in una ditta che in passato aveva costruito acquedotti in Africa. Così lì, precisamente in Senegal, aveva conosciuto una donna nera, se ne era innamorato, si erano sposati ed era nato lui, poi altri tre fra fratelli e sorelle. Lui, che si chiamava Simon, aveva fatto le scuole in Italia, dove si trovava molto bene, e mi disse anche che lui ormai si sentiva italiano.

Mi spiegò che frequentava l'università a Urbino, ma che in quei giorni era venuto qui perché aveva intenzione di trasferirsi nel nostro Politecnico e di studiare qui. “
“Allora, gli chiesi se avesse un posto dove passare la notte, se avesse già prenotato e pagato un albergo, ma lui disse di no. Sapendo che era senza soldi, e poiché mi era simpatico, gli spiegai che io ero a casa da solo e gli proposi di venire a dormire a casa dei miei.

“Speravi di poterci fare qualcosa?” mi chiese a questo punto Marco.

“Beh, no, non proprio. Semplicemente m'era simpatico, era in difficoltà e pensavo di dargli una mano. Non è che solo perché uno mi attrae, io automaticamente ci provi, inoltre, Simon non mi aveva per niente dato idea di essere gay, e anche se lo fosse stato, che io fossi il suo tipo. “
“Comunque, dicevo, Simon accettò volentieri, così lo portai a casa con me.

Gli chiesi se volesse farsi una doccia e gli diedi un mio accappatoio. Quando uscì dal bagno, avvolto nel mio corto accappatoio di cotone, venne a sedere sul divano accanto a me, che stavo guardando un programma di quiz alla TV. Io mi sentivo un po' turbato dalla sua vicinanza, attratto, ma feci in modo che non se ne rendesse conto, per non metterlo in imbarazzo. “
“Finito il programma, durante il quale facevamo a gara a chi dava più risposte esatte, gli dissi che poteva andare a dormire nella camera di mia sorella, cioè di vostra madre.

Così, ci demmo la buona notte ed anche io andai a letto. Mi addormentai quasi subito, pensando a lui che dormiva al di là del muro che divideva le nostre stanze e chiedendomi se dormiva nudo come me o no…”

“Il mattino dopo mi alzai, andai in bagno e, con i soli boxer indosso, perché le giornate erano calde, andai in cucina a preparare la colazione per tutti e due. Stavo facendo saltare due uova in padella, quando anche lui arrivò in cucina.

Mi salutò. Mi girai un po' sorpreso, perché non l'avevo sentito arrivare: era sulla porta, anche lui con i soli boxer indosso. Aveva un gran bel fisico e, mio malgrado, nel guardarlo mi venne un'erezione che i leggeri boxer di cotone non riuscivano minimamente a nascondere, perciò, feci in modo di non girarmi verso di lui, perché mi vergognavo a farmi sorprendere in quello stato. “
“Ma Simon venne accanto a me, mi guardò e, inevitabilmente, notò che ero eccitato.

Mi sorrise e mi mise un braccio sule spalle, chiedendomi se era lui la causa di quella erezione. Io negai, cercando di buttarla sullo scherzo, ma arrossii come uno scolaretto colto in fallo. Lui allora mi sorrise di nuovo e mi disse che invece la sua erezione, che io non avevo ancora notato, era proprio causata da me. “
“Mi disse anche che aveva avuto l'impressione che lui mi piacesse e che io fossi attratto da lui almeno quanto lo era lui da me e mi chiese, chiaro e tondo, se non mi sarebbe andato di fare l'amore.

Io lo guardai a bocca aperta, quasi incredulo, allora Simon mi forzò a girarmi verso di lui e mi baciò in bocca, mentre con la mano mi carezzava fra le gambe. Lo abbracciai e risposi al suo bacio quasi con violenza, lasciandomi finalmente andare. “

“Le uova stavano bruciando, così dovemmo staccarci ed io mi occupai di nuovo dei fornelli. Lui allora disse che forse prima era meglio fare colazione, poi andare in camera per divertirci un po'.

Non ero certo io a volermi tirare indietro. Mangiando, chiacchierammo, parlando delle nostre esperienze, delle cose che ci piaceva fare a letto… ed eccitandoci ancora di più tutti e due. “
“Così, lasciando le stoviglie sporche sul tavolo e tutto in disordine, finito di mangiare, lo guidai nella camera dei miei genitori, sul letto matrimoniale. Lui m'aveva detto, mentre facevamo colazione, che a lui piaceva soprattutto essere penetrato e la cosa mi andava giusto bene.

Arrivati sul letto, ci togliemmo a vicenda i boxer e ci stendemmo. Dopo un po' di baci e di carezze, lui si girò protendendo il suo bel culetto scuro verso di me ed offrendomisi. “
“Io prima lo preparai lavorandogli ben bene con la lingua il foro, roseo e palpitante per il desiderio, quindi finalmente mi inginocchiai dietro di lui e glielo infilai dentro, con una spinta decisa e costante. Lui gemeva per il piacere, incoraggiandomi a bassa voce; finalmente, quando gli fui completamente dentro, mi coricai quasi su di lui e cominciai a pompargli dentro con piacere ed energia.

Lui girò la testa in modo che ci si potesse baciare. “
“Dopo un po', cambiammo posizione: lui si tese sulla schiena ed allargò le gambe, cingendomici la vita e lo presi da davanti, mentre ci baciavamo di nuovo. Era molto sensuale ed eccitante. Cambiammo posizione più volte, interrompendoci per non venire troppo presto, così lo presi anche su un fianco, da dietro, poi lui si fece prendere a smorzacandela ed in tutti i modi possibili ed immaginabili.


“Fu una lunga e piacevolissima scopata, che ebbe fine solo quando lui, essendo troppo eccitato, venne e con le sue contrazioni dell'orgasmo, fece venire anche me; dopo aver goduto, restammo semiabbracciati sul letto, contenti e soddisfatti tutti e due, chiacchierando a bassa voce e riprendendo a raccontarci di noi e delle nostre esperienze. “

“Per farla breve, lui rimase con me per le tre settimane in cui ero a casa da solo; frattanto, aveva fatto tutte le carte per avere il trasferimento al Politecnico ed avendo una buona media, aveva anche avuto una camera al collegio universitario.

Tornò ad Urbino per fare le valigie e trasferirsi qui. “
“Continuammo a vederci per un paio d'anni, anche se tutti e due, a volte, avevamo altre avventurette, finché lui si innamorò del buttafuori di una discoteca ed andò a vivere da lui: la nostra relazione ebbe fine; oltretutto, il suo amante era un tipo piuttosto geloso, così finì che non ci incontrammo neanche più, se non casualmente e di rado. “

“Quindi, non eravate innamorati, tu e Simon.

” disse Marco.

“No, non lo eravamo e non eravamo neppure una vera e propria coppia fissa: solo due buoni amici, a cui piaceva scopare assieme. “

“Ti piacerebbe avere un compagno fisso?” mi chiese Andrea.

“Certo, ma non è facile. “

“E gli saresti fedele?” mi chiese Marco.

“Penso proprio di si. Se ci si vuole bene, se si è veramente innamorati, credo che non ci sia nemmeno il posto per un altro nel proprio cuore.

“Andrea ed io ci vogliamo bene, però ci piace, qualche volta, farlo anche con altri” mi disse allora Marco.

“Ognuno è fatto a modo suo. Ma secondo me, fareste bene a trovarvi ognuno un diverso compagno, prima o poi. “

“Non è facile, noi due stiamo davvero molto bene assieme, ci conosciamo troppo bene, come mai sarebbe possibile con un altro” disse Andrea.

“Ma… siete ancora giovani.

Può darsi che le cose cambino, quando sarete più maturi” dissi loro.

“Tu non approvi, zio, che lo facciamo fra di noi, vero?” chiese Marco.

“Non sta a me approvare o no. Solo penso che il tipo di rapporto fra due fratelli e quello fra due amanti sia molto diverso e credo anche che siano difficilmente conciliabili. Però potrei anche sbagliarmi. Sia come sia, dovete essere voi a decidere, nessun altro può farlo per voi.

L'importante è che, se dovesse capitare che uno di voi due si innamorasse di un altro, non faccia soffrire suo fratello, capite?”
Venne la sera. Coi miei due nipoti, aspettando che arrivasse Roberto, avevamo preparato una cenetta semplice, ma gustosa. Quando finalmente arrivò, fatte le presentazioni, ci mettemmo a tavola. Marco e Andrea stavano letteralmente spogliando con gli occhi Roberto ed una forte tensione erotica presto pervase la stanza, anche se si parlava del più e del meno.

Dopo cena, proposi di trasferirci in soggiorno per prendere il caffè e io mi fermai in cucina per prepararlo e riordinare un poco. Quando arrivai anche io in soggiorno con il vassoio con le quattro tazzine di fumante caffè, Roberto era seduto sul sofà con Marco ed Andrea seduti ai suoi fianchi. Andrea stava baciando Roberto e Marco gli stava massaggiando il bel pacco fra le gambe con una mano infilata nella sua patta aperta.

Non si scomposero minimamente al mio arrivo, ma quando li invitai a non far freddare il caffè, smisero per un attimo.

Sorseggiandolo, Roberto mi disse: “Sono proprio due bei ragazzi, i tuoi nipoti, mi piacciono molto. Sono belli e… piuttosto intrapredenti. “
“Sì, indubbiamente. Sono d'accordo con te, specialmente riguardo alla loro intraprendenza” risposi io sorridendo.
Posate le tazzine vuote sul basso tavolinetto di vetro, Marco subito infilò nuovamente la sua mano nella patta di Roberto: “Bene, ce l'hai ancora bello duro.

Vieni anche tu qui con noi sul sofà, zio, c'è posto per tutti” disse con un sorrisetto invitante.

“Non è meglio se ci trasferiamo tutti sul letto di zio, piuttosto?” propose allora Andrea alzandosi e tendendomi una mano.
Ci alzammo tutti e quattro e ci trasferimmo nella mia camera da letto. Mentre Andrea spogliava me ed io lui, Marco toglieva gli abiti di dosso a Roberto e questi a mio nipote.

In breve, fummo tutti e quattro nudi. Vidi le nostre quattro immagini riflesse nello specchio dell'armadio e pensai che era una gran bella scena, e che la mia stanza non aveva mai ospitato quattro esseri ben fatti ed affamati di sesso come ora.

Andrea fece stendere Roberto sul mio letto, poi si accoccolò sul suo palo eretto, facendosi infilare con evidente piacere. Cominciò a molleggiargli sopra, su e giù, poi mi attirò verso di lui e prese in bocca il mio palo duro.

Allora Marco venne alle mie spalle e mi infilò con decisione, iniziando a pomparmi dentro mentre con le mani mi sfregava i capezzoli. Io di nuovo guardai lo specchio e pensai che la scena che vi vedevo riflessa era ben più eccitante del miglior filmetto porno che avessi mai visto. Questo, e la duplice sensazione di essere contemporaneamente succhiato e penetrato dai miei due bei nipoti, mi fecero eccitare moltissimo.

Poi ci sciogliemmo e Roberto subito prese Marco, facenolo mettere alla pecorina.

Allora io mi stesi sotto di Marco, in modo di unirci in un piacevolissimo sessantanove. Dopo poco, Andrea si inginocchiò alle mie spalle e mi infilò con energia. Sopra di noi, Roberto si chinò in avanti, attirò a sé Andrea e presero a baciarsi rumorosamente.
Cambiammo di nuovo posizione, io feci stendere Andrea sulla schiena e, sceso dal letto, lo infilai e cominciai a battergli dentro con vigore. Marco venne alle mie spalle e mi fece chinare su suo fratello, che mi attirò a sé e mi baciò in bocca, e allora Marco me lo infilò dentro.

Roberto per un po' se lo fece leccare e succhiare ora da me ora da Andrea, poi si spostò alle spalle di Marco e glielo ficcò tutto dentro, cominciando a martellarlo con energia, sì che ad ogni colpo di Roberto, Marco me lo spingeva più dentro ed io lo immergevo tutto in Andrea…
Continuammo così, tutti e quattro più che mai infoiati, prendendoci e facendoci prendere, succhiando e facendoci succhiare, finché prima venne Andrea nella mia bocca, poi venni io nel bel culetto di Marco ed infine venne anche Roberto, fieramente piantato dentro il mio canale posteriore.

Ci abbandonammo tutti e quattro sul mio letto devastato dalle nostre acrobazie, semiabbracciati, carezzandoci e baciandoci tutti e quattro, momentaneamente soddisfatti. Poi, mentre Marco andava in bagno, io andai in cucina a preparare di nuovo quattro caffè. Quando tornai con il vassoio, Andrea s'era seduto in grembo a Roberto e di nuovo si faceva infilare di sotto in su, cavalcando il giovanotto con l'energia di un cow boy che stia facendo il rodeo.

Ebbi appena il tempo di posare il vassoio sul comodino, che tornò anche Marco, che mi abbracciò, mi baciò profondamente in bocca e mi sussurrò: “Zio, io ho ancora voglia di fotterti, sai?”
“E che aspetti, allora?” gli chiesi io con un sorriso.
Marco mi venne alle spalle. Io mi chinai e baciai in bocca Roberto, mentre mio nipote mi inforcava di nuovo. I caffè si freddavano sul comodino, eravamo tutti troppo occupati nel secondo round.

Dopo poco, io ero steso sulla schiena mentre Andrea mi fotteva ed accanto a me era steso Marco, con Roberto su di lui che gli pompava dentro. Io e Marco ci baciammo, mentre i due stalloni sopra di noi continuavano a fotterci allegramente e con gusto.

Quando alla fine Roberto decise che era ora che tornasse a casa, visto che era già l'una di notte, i miei due nipoti insistettero che si fermasse a dormire con noi.

Mentre Marco ed Andrea andavano a dormire nel loro letto, Roberto restò con me.

“I tuoi nipotini sono dinamite pura!” osservò Roberto quando fummo soli.

“Puoi dirlo. E sono sempre pieni di voglia… ah, beata gioventù!”

“Anche io sono sempre pieno di voglia, anche se sono il più vecchio qui dentro. E tu sei quello che mi fa arrapare più di tutti, lo sai?”

“Anche a me, Roberto, tu piaci un sacco.

“Che ne diresti se ci vedessimo più spesso, tu ed io?” mi chiese lui.

“Direi che ne sarei felice” gli risposi carezzandogli il bel petto muscoloso.

Quando Marco ed Andrea dovettero tornare in collegio a Losanna, Roberto continuò a venire da me ogni sera. Poi cominciò a fermarsi con me per il week end… ed io mi accorsi di aspettare con ansia il suo arrivo e provare dispiacere quando se ne andava dopo che avevamo fatto l'amore o anche semplicemente passato il nostro tempo assieme, finché un giorno gli chiesi perché non si trasferiva da me.

“Davvero mi vorresti qui con te?” mi chiese il giovanotto con occhi brillanti.

“Sì, sto molto bene con te. “

“E io con te. Ma sai, a volte è facile stare assieme quando si tratta di poche ore, o di un paio di giorni, ma può diventare pesante vivere veramente assieme” obiettò Roberto, pensoso.

“Penso di no, nel nostro caso. Comunque, non abbiamo che da provarci” ribattei io.

Così, Roberto si trasferì da me. Stavamo veramente bene assieme, non solo perché mi piaceva come faceva l'amore, ma anche per il suo carattere. Presto ci accorgemmo che non solo stavamo bene l'uno con l'altro, ma che ci si stava innamorando l'uno dell'altro. Un giorno, infine, Roberto me lo disse e io gli risposi che era lo stesso per me.

“Ma se tu diventi il mio amante” mi disse Roberto, “io non voglio che tu lo faccia anche con altri, nemmeno con i tuoi nipotini.

Logicamente, neppure io lo farò più con gli altri: se dobbiamo essere una coppia, dobbiamo giurarci di essere fedeli l'uno all'altro. “

“Sì, Roberto, sono pienamente d'accordo con te, anzi, ora scriveremo una lettera a Marco e ad Andrea per comunicare loro la notizia e per spiegargli la nostra decisione. “.

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