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I sogni di Krissy

Aveva sempre avuto un unico, secondo lei, bellissimo sogno; quello di sgambettare in televisione. Quello di mostrare il culo alle telecamere, di farsi vedere abbracciata al calciatore, al ricco imprenditore o al manager di successo. Non aveva studiato, non è che fosse particolarmente vispa né intelligente. Era ambiziosa, questo glielo riconosco. Un’oca giuliva fuori e una ragazzina piena di debolezze, frustrazioni e dubbi dentro. Questa era Cristina, quando la conobbi. A sapere che sarebbe finita così male sarei stato

meno gentile con lei.

Ma lasciatemi raccontare di come andarono le cose. Atto I: una maialina sulle scale

Piangeva. La prima volta che la vidi piangeva. Era seduta sulla gradinata del palazzo in cui lavoravo ed era vestita come…come…si può essere schietti e sinceri, vero? Mica vi scandalizzate? Ecco, allora, era vestita come una buona mignotta. Minigonna, calze a rete, giacchino strizzato in vita come un tubetto di dentifricio quasi finito, capelli pettinati all’ultima moda (ultima, penultima o terzultima per me fa lo stesso…non seguo le mode) e trucco gradevole ma tutt’altro che leggero.

Lì per lì ho pensato di avere a che fare con una troietta come tante. Beh, a conti fatti la prima impressione era quella giusta. Ma non a tutte le troiette mi affeziono, sapete? Per questo ripensare a quel momento mi fa un po’ male.

“Ciao. Qualcosa non va?” le chiesi, pensando fra me e me a quanto dovesse sembrare stupida quella domanda. Se uno piange, per forza c’è qualcosa che non va.

O no? “No” mi fa lei “Tutto a posto”
“Perché piangi, allora?”

“Ma nulla…mi hanno solo scartata”

“Ah” esclamai. In quel palazzo si tenevano le prove per un programma televisivo che sarebbe andato in onda da lì a due mesi. Lo sapevo da qualche giorno. Il genere del programma ve lo potete immaginare. Quando si fanno le selezioni per scegliere una quarantina di volenterose ragazzine con poco cervellino e gambe lunghe, c’è un unico genere di programma che si può mettere in piedi.

Un programma da cerebrolesi.

“Ti è andata male, eh?” chiesi. “Sì, come sempre”

“Beh, avrai la tua occasione” “Sul serio?”

“Sì, sei una bella ragazza”

“Sì, sono una bella ragazza di ventiquattro anni!”

Disse quel numero come se confessasse un crimine dei più atroci. Ventiquattro anni. Io ne ho trentuno e mi sento ancora un ragazzino, lei ne aveva quasi dieci meno di me e si comportava come se la sua vita dovesse terminare entro l’anno.

In effetti quante veline, letterine e stupidine varie vi sono, di più di ventiquattro anni? A quell’età sei già una pera marcia pronta a cadere dall’albero. Così ti fa credere il dorato mondo della TV. E chi siamo noi, comuni mortali, per obbiettare di fronte a ciò che ci viene proposto dalla Dea TV? Cristina, a ventiquattro anni, si sentiva vecchia e pronta ad essere messa in disparte.

“Dai, ti offro un caffè” le ho detto.

“No, devo andare” mi ha risposto con un po’ di arroganza. Sembrava non vedesse l’ora di togliersi dai piedi questo coglione invadente. Comprensibile, le uniche persone con cui valga la pena mostrare un briciolo di gentilezza sono quelle che ti possono portare in alto. Ma lei non mi conosceva.

“Insisto. Ci sediamo al tavolo di un bar e mi racconti tutta la storia. Magari ti posso aiutare a realizzare il tuo sogno”

Cristina mi guarda in obliquo.

“Davvero?”

“Sì”

“Chi sei?”

Le dico il mio nome (a voi no, accontentatevi di Tom). “Lavori in televisione?”

“Beh, in un certo senso è così. Sono uno scrittore. Di recente mi hanno chiesto di fare il consulente per una serie di documentari in prima serata. Forse ne avrai sentito parlare”
Cristina s’illumina. Per un attimo resto stupito anch’io. E’ bellissima. Come avranno fatto quei froci del casting a scartarla?

Indago e vengo subito a capo della questione.

“Senti, tu conosci qualcuno nell’ambiente?” domando. “No, nessuno”

“Capisco” le dico “In questo caso è naturale che non ti abbiano presa in considerazione” “Davvero?”

“Tutte le ragazze che vanno in televisione hanno…diciamo, qualche aiutino da dietro” Raccomandazione. Una brutta parola.

Raggiungiamo il più vicino bar e ci prendiamo qualcosa da bene. Cristina passa subito alle domande che contano.

“Tu puoi aiutarmi a farmi conoscere?”

“Può darsi.

Come ti ho detto conosco parecchia gente” “E…. ”

“Sì, è gente assai influente” Sorride.

“Parlami di te. Chi sei, da dove vieni” chiedo. “Mi chiamo Cristina. Vengo da Napoli” “Tutto qui?”
“Tutto qui” “Sei diplomata?” “No”
“Ah”

“E’ un male?” “No…no…”

“A che serve il diploma, sul palco?” “Certo, certo…a che serve?” “Lavori?”

“Qualche volta. Ho fatto la hostess. Ma così, una volta e via…lavori fissi non se ne trovano”

“E che lavoro cerchi?”

“E’ ovvio! Lavorare in televisione!”

“Un lavoro…che so, da impiegata…qualcosa di normale?”

Non vi dico che faccia fa Cristina a queste parole.

Sembra che le abbia proposto di scopare un vecchio bavoso con l’HIV. No, il lavoro normale non le piace proprio. A che serve, il lavoro normale, quando si hanno delle belle cosce lunghe e disponibilità d’alloggio per una fava o due lì nel mezzo?

E d’improvviso sento nascere una cordiale antipatia per questa ragazzetta pretenziosa e senza qualità. Andate via le lacrime resta solo una gran voglia di arrivare alla vetta senza faticare.

Senza quel suo visino disfatto dal pianto che ispira tenerezza, Cristina appare per quel che è; una piccola mignottella annebbiata dalle facili promesse del successo.
A questo punto, però, ho promesso di aiutarla e lo farò. Non è nelle mie abitudini, disattendere una promessa. Però la ricompensa è un altro discorso.

“Senti, Cristina…e se io ti aiutassi ad arrivare dove vuoi tu che cosa saresti disposta a fare, per me? Sei bella.

Mi piacerebbe conoscerti…diciamo, più approfonditamente” La ragazza non si scompone più di tanto. Non è granché intelligente, ma sa che in questo mondo, per arrivare, qualche letto lo devi conoscere.

“Io divido l’appartamento con un’altra ragazza” risponde subito.

“Non c’è problema. Verrai da me. Ma ti avverto che io ho gusti un po’ particolari. Mi piace sottomettere le mie amanti”

Cristina alza le spalle. “Va bene”

Come sarebbe a dire “va bene”? Che gran troia ho trovata!

“E mi piace anche veder sottomessa una ragazza da un’altra ragazza” “Certo.

Io quale sarei? Quella che sottomette o che viene sottomessa?” “Quella che viene sottomessa” rispondo bruscamente.
“In che modo, dovrei essere sottomessa? Corde, falli di gomma…”

“No, più semplice. Lingua. La tua. Sul corpo del padrone e della padrona. Dappertutto” “Hummm…beh, come si dice…non si fa niente per niente. Vogliamo andare?”

Ci resto un po’ male. Non ha fatto una piega di fronte ad una proposta che altri giudicherebbero indecente. Mi domando quante, fra le aspiranti telemignotte televisive, siano disposte a tutto come questa qui.

Poi non ho il tempo di fare altri ragionamenti. “Allora” mi fa Cristina “Vogliamo andare?”

“Sì, piccola. Arrivo subito”

Il conto del bar è sulle cinque euro. Ne lascio cadere dieci sul tavolo e me ne vado. Oggi ho idea che prenderò un giorno di riposo.

Schiava trav per sempre

Ore 9. 00
L’appuntamento è stato concordato alle 9. 15 ma tant’era l’ansia e la
paura che non sono riuscita di restarmene a casa in attesa. Mi
presento: mi chiamo Gabriele ( si avete letto bene sono un maschio o
almeno lo sono all’anagrafe poiché da come leggerete dalla mia storia
le cose stanno cambiando velocemente al riguardo) lavoro coltivo
amicizie ho una famiglia e mille interessi come milioni di persone ma
allo stesso tempo ho un lato molto nascosto della mia personalità….

un
lato che la mia Mistress ha saputo scoprire alla prima occhiata e ha
saputo volgere a suo favore. E’ Lei che mi ha ordinato di raccontare
la mia storia è Lei che mi impone di rivolgere a me stessa come una
femmina ed è Lei che mi ha battezzata con un nuovo nome Gabriella
Fede!
Mi trovo nel bel mezzo del piazzale vestita elegantemente ,nessuno
sospetterebbe che sotto il mio abito di lino potessi indossare un
completo intimo femminile degno di un’e****t di lusso e che ben
piantato dentro me prendesse posto un buttplug gonfiabile con tanto di
pompetta.

Eccola…sta arrivando …. ma non è sola !!!! Con lei ci sono due uomini
piuttosto piccoli e tarchiati vestiti in una tuta blu da operai e
scarpe anti-infortunistiche ,ma cosa diavolo ci fanno ora al nostro
appuntamento?
“Ok ragazzi ci vediamo alla villa poi,mi raccomando la puntualità ! “
disse la mia Padrona mentre si accommiatava dai sue uomini. Meno
male…temevo volesse coinvolgere dei maschi nei nostri giochi! Confesso
che ne avevo il terrore.

“ Che fai puttana non saluti la tua Padrona? Ti devo proprio punire!
Abbassati i pantaloni e fammi vedere come sei carina!”
“Ma Mistress siamo in mezzo alla strada” piagniucolai
“Deve fregarmene? Ora ti abbassi i calzoni mi fai vedere e velocemente
te li tiri su ok troia? “
Eseguii velocemente ma non credo tanto da non poter esser vista da un
gruppo di ragazzini a pochi passi da noi. Sotto indossavo un
reggicalze viola con pizzo nero un perizoma e le calze a rete nere e
ovviamente un reggiseno.

Vidi la mia Padrona confabulare con i ragazzini e sogghignare con loro
guardando verso di me…il cuore si bloccò….
“Vieni cagna andiamo alla macchina! I ragazzi qui vengono con
noi,dovrai fare una cosuccia con loro ,niente di che …un bel pompino
con ingoio a testa e loro per ripagarmi ti riprenderanno con il loro
cellulare e del video potranno farne ciò che vogliono…ovviamente ho
dato il tuo numero di cellulare così te ne mandono una copia ,le
riprese ovviamente devono essere sexy,loro tutti nudi e tu in
lingerie!!!!!! Ahahahahahahah….

dai entra e spogliati puttanona!”
Obbedii in tutto e per tutto ,presi in bocca i loro cazzi sorridetti
nelle riprese e mostrai la mia bocca aperta mentre mi riempivano di
sborra e nell’atto di deglutire il loro sperma denso. Tutto il
materiale era in loro possesso e avrebbero potuto farne ciò che
volevano…..ma in quel momento non me ne importava nulla. ,. ero in
estasi e il sapore del loro seme mi inebriava
Rimasi nell’auto mentre la mia Padrona salutava i ragazzi ,non mi ero
ancora rivestita perchè la mia Signora non mi aveva ancora restituito
i miei abiti,quando rientrò in macchina non disse una parola
…silenzio assoluto mise in moto e si avviò verso la villa….

una
volta arrivate mi fece scendere mi fece indossare un collare ed un
guinzaglio e mi obbligò a seguirla in quello stato: mezza nuda ad
eccezione della biancheria senza scarpe e a 4 zampe come una
cagna…. la sua cagna!
Una volta entrate mi prese per i capelli si sollevò la gonna e mi
ficcò la sua fica in bocca strofinandomela sul viso,sapeva un pò di
odore di urina ma non me ne curai…la adoravo e aspettai solo che mi
desse l’ordine di soddisfarla…avrei fatto di tutto per lei!
“Assaporala bene annusala bene e falla godere….

questa è l’ultima
volta nella tua vita che sentirai l’odore e il gusto della figa!”
La osservai impietrita …. non riuscivo a comprendere se fosse solo
una minaccia o se invece stesse parlando sul serio. Come avrebbe
potuto impedirmi di avere rapporti con il sesso femminile? Ok ero
vestita come una troia stavo sottomettendomi a lei come una schiava ma
da questo a non essere più uomo per il resto della mia esistenza mi
sembrava un pò troppo….

Mentre pensavo a ciò leccavo annusavo e assorbivo i suoi umori e il
suo sapore,venne nella mia faccia e nella mia bocca un’incalcolabile
numero di volte finchè stanca mi spinse a terra allargò le gambe e con
un ghigno iniziò a pisciarmi addosso prima sul corpo e poi in
faccia…. mi stava trattando come un cesso!
“Lava il pavimento schifosa e vatti a fare una doccia che puzzi…. poi
depilati completamente il corpo e le sopracciglia e vattene a letto,”
Feci come ordinato ero liscia come una bimba e le sopracciglia sparite
….

stanchissima andai in camera e sopra il letto trovai un babydoll
rosso trasparente una gabbia rosa anch’essa per il pene con la
chiavetta e un foglio d’istruzioni: ” Indossa ciò che ti ho lasciato
sul letto ,per quanto riguarda la chiave del tuo nuovo giocattolo la
devi infilare sotto la porta di camera mia,d’ora in poi io sono quella
che avrà controllo completo del tuo inutile cosino! Buonanotte a
domani gabriella schiava mia cerca di riposare a fondo domani inizia
la tua formazione e la tua trasformazione”.

ANGELO, IL CAMIONISTA -ultima parte

Bello pulito e risciacquato , ora toccava a me insaponare Angelo. Apri’ l’acqua e dopo essersi ben bagnato, chiuse la doccia. Si posizionò difronte a me, mani dietro la nuca, gambe divaricate, aspettandomi” Da dove vuoi che inizi???” Chiesi. E lui mi disse” prima di iniziare ho un bisogno impellente!!! Però se non ti va dimmelo subito!!” Che cosa doveva fare di così urgente? ” Dimmi pure, senza problemi!!!” Gli ripetei. ” Devo fare la cacca, e dopo vorrei che mi lavassi tu il culo.

Ti va?” Propose. ” Ma certo che mi va, anzi se la fai dandomi le spalle mi piacerebbe guardare da vicino!!” Fece così, si attaccò alla rete dandomi la schiena, accucciandosi un po’, mostrandomi il buco del culo. Al primo sforzo vidi il suo buco dilatarsi e uscire una punta marrone scuro. Al secondo sforzo uscì un paio di cm di uno stronzo, grosso, ma grosso che gli vidi parte dello sfintere ” Cazzo Angelo!!!! Mi sa che devi fare uno stronzo grosso come un cazzo!!! ” esclamai!!! ” Lo so, lo sento, ti andrebbe di fare una cosa per me??? ” ” certo che si!!!” Risposi.

” Quando vedi che lo stronzo è per metà fuori , tu rispingemelo dentro!!! Ti prego!!!” Wow che idea eccitante, pensai!!! ” Come te lo spingo dentro??” Gli chiedo. E lui mi rispose ” Con quello che vuoi, l’ideale sarebbe che me lo spingessi dentro con la bocca, come se stessi facendo un pompino!!! Ma sbrigati perché sta per uscire!!”. Senza commentare mi fiondai verso il suo culo, lo feci alzare a 90, e presi in bocca lo stronzo grosso e duro, risucchiandelo leggermente fuori e subito dopo ,aiutandomi con la lingua, spingendolo di nuovo tutto dentro.

Lo stronzo non sapeva di nulla , tanto era duro e compatto, ma cazzo era lungo e grosso come un cazzo di un attore porno. Angelo si stava facendo scopare il culo dallo stronzo e godeva. Lo succhiavo velocemente sempre più fuori e con la stessa rapidità lo risputavo tutto sul per il suo culo. Il suo buco era così dilatato che poteva prendere un cazzo senza problemi. Allora tentai velocemente di sostituire lo stronzo col mio uccello grosso e duro.

Lasciai uscire tutto lo stronzo facendolo cadere a terra, e con shitto felino mi alzai e gli infilai su per il culo il mio uccello già duro e grosso. Angelo se ne accorse ma non disse nulla. Così iniziai a scoparmelo con irruenza, sentendolo godere. I miei colpi si facevano sempre più potenti e profondi, finché fece una cosa che mi lascio allibito. Col mio cazzo in culo, spinse fuori un altro stronzo grosso quanto il primo!!! Una sensazione bellissima, che mi fece sborrare dentro di lui.

Quando mi tolsi, guardai a terra e i due cannoli di cacca erano integri, anche il secondo che uscì mentre avevo il mio cannolo di carne dentro il suo buco. ” Ti è piaciuto?” Mi chiese. ” Moltissimo!!!” E gli insaponai la schiena e il culo, lavandoglielo per bene. Poi si girò, e mentre gli lavavo il petto peloso mi baciò. Un bacio lungo e passionale. Maschio, barba contro barba. Mi succhio’ i capezzoli, come volesse bere latte materno.

Mi fece impazzire!!!!! Gli insaponai il pacco, le cosce , e baciandoci ci risciacquammo sotto l’acqua ancora fresca. Il sole batteva ancora forte, e ci asciugammo colpiti dai suoi raggi. ” Non pensavo fossi così porco !!!'” Gli dissi. ” Senti chi parla!!!!” E ridemmo mentre il sole asciugava i nostri corpi nudi. ” Ti piace la figa?” Mi chiese. E io risposi di no. ” ti piace fare la figa?” A quella domanda risposi di si.

” Dai fammi una camminata sculettando!” Mi ordinò. Tanto non ci vedeva nessuno, e iniziai a camminare verso il fondo del tir sculettando. E poi lo stesso muovendo i fianchi tornando indietro. ” Sei proprio una troia!!!” Certo, perché negarlo. ” E tu sei un gran bel maschio!!!” Ricambiai il complimento. Sentimmo una macchina passare, oramai era quasi l’ora di inizio del solito batuage. Mi chiese dove avessi i vestiti. Mi mandò a vestirmi facendomi passare sotto la portiera.

Andai velocemente verso la mia auto e mi ricomposi. Poi tornai per salutarlo. Lui si era messo un paio di pantaloncini e una canotta. Mi lasciò il cell e dopo un lungo bacio mi disse” chiamami quando vuoi!!!” E me ne andai. Non lo chiamai mai. Mi sono tenuto il suo ricordo per tutti questi anni. Angelo, il camionista. Il numero uno!!!! FINE.

Una donna si racconta

Mi farò sborrare dentro da tre ragazzi contemporaneamente questa notte. E quando avranno finito si sentiranno più leggeri e io più pesante. Sarò carica delle loro sborrate. Mi farò sborrare nella passerina perché sono porca; mi farò sborrare in bocca perché sono una golosona maliziosa; mi farò sborrare nel culo perché sono troia. E mi farò sborrare da tutti e tre contemporaneamente perché stanotte voglio essere piena di sborra.
Mi vestirò come una puttana.

Metterò le calze a rete e la mini nera. Sopra indosserò una camicetta trasparente e un super push up. Trucco appena appena, da ragazzina monella-innocente, con il solito lucidalabbra rosa pronto a stamparsi sui loro cazzi. E per finire un bel tacco 12. Ecco, così vestita potranno fare di me ciò che vogliono. Sarò alla mercé della loro porcaggine.
Mi divertirò a mettere un preservativo a ognuno di loro usando solo la bocca, così da fargli capire quanto sono troia.

È da ragazzina che mi esercito a metterli sui falli di gomma; non è difficile, ci vuole solo pratica: basta appoggiarlo sulla punta della cappella dal lato giusto e spingere con la bocca facendo attenzione che i denti che non lo rompano fino a quando non si arriva fino in fondo. Non giungo mai a srotolarlo tutto fino alla base ma l’importante è metterne una buona parte, poi mi aiuto con la mano. Infilerò i preservativi a ognuno e succhierò assaporando il lattice, proprio come fanno le puttane.

Poi lo toglierò in tempo e li farò schizzare nella mia bocca, che si riempirà come un preservativo. La mia bocca sarà il vuotatoio delle loro palle. Dopo potranno farsi un altro giro su di me e scoparmi come vogliono.
Farò tutto questo perché me l’hai ordinato, perché mi hai ordinato di farmi sbattere come una troia, di vestirmi come una puttana e di comportarmi come una sgualdrinella. Il mio culo è di tua proprietà, così come la bocca e la fica.

Se hai deciso di fittarli a degli sconosciuti obbedirò come una cagnetta in calore.
Dal tizio numero 1 mi farò prendere da dietro e impalare il culo, mentre sarò appoggiata sopra al tizio numero 2 che, sdraiato sul letto con il cazzo in tiro dentro la mia fica bollente, mi scoperà senza pietà. Sentirò il cazzo numero 1 aprirmi il culo e dovrò cercare di essere alla sua altezza, muovendo i fianchi per il cazzo numero 2 senza che nessuno di questi abbandoni il mio corpo.

Il cazzo numero tre sarà in piedi ai bordi del letto scopando la mia bocca e cercando così di attutire i forti gemiti da essa shituriti. Il mio corpo si annullerà completamente in favore delle loro voglie più perverse. Riceverò più di un orgasmo, e questo farà capire a tutti quanto sono troia.
Quando avranno finito si rivestiranno e se ne andranno, mentre io rimarrò qualche minuto sul letto con la loro sborra che inizierà a colarmi dappertutto, tranne che dalla bocca.

A quel punto la loro lunga astinenza –mantenuta appositamente per l’occasione – si sarà già fatta sentire e il tutto inizierà a colare sporcandomi l’interno coscia e macchiando le lenzuola. Rimarrò lì ancora qualche minuto, con ancora indosso le calze e i tacchi. Rimarrò lì, con indosso le loro calde sborrate e con la mia vergogna da troia. Incomincerò a sentire più forte il dolore battermi sul culo arrossato, scopato con forza e schiaffeggiato con veemenza.

Avrò ancora in bocca il sapore dell’ultima ricca sborrata, mandata giù senza troppi indugi. Poi mi toglierò il foulard nero che ha fatto da benda ai miei occhi per tutto il tempo e mi rivestirò con calma.
Tornerò a casa e non appena arrivata scriverò questa esperienza come una scrittrice troia, che annota le sue porcate con frenetica lussuria e che mentre sta scrivendo è completamente bagnata là sotto. Scriverò in questo modo perché tu mi hai detto di farlo in questo modo.

Le scriverò come se non fossero ancora accadute, come se stessero per accadere tra poco. Scriverò così in modo tale da potermi bagnare ogni volta che rileggerò quanto scritto, con l’eccitazione che cavalcherà i ricordi di una serata indimenticabile e con la vivida sensazione di stare per riviverli.

Mi hai domata e ora faccio parte della tua collezione. Sei la mia Dea e io la tua schiava. Ordina e obbedirò.

COME UNA PROSTITUTA PARTE 1^ (STORIA VISSUTA)

COME UNA PROSTITUTA

Si dimostrò un tipo originale, Lucio, l’amico che aveva risposto alla mia inserzione con la quale cercavo tori da monta per quella vacca di mia moglie; chiedevo, pulizia, cervello e buona dotazione mostrando una foto di lei a gambe divaricate, pancia in giù su bordo letto mentre un negro le sfondava il culo. Nella sua lettera si era dimostrato interessatissimo alla cosa, aveva fatto grossi complimenti a Gioia, sia per lo splendido corpo sia per la sua GRANDE APERTURA MENTALE ma soptrattutto ANALE dimostrata nel farsi inculare da un negro, poi aveva descritto cosa era solito fare alle donne, iniziando con delle carezze alle mammelle, una lunga leccata alla figa per arrivare, diceva lui con un crescendo rossiniano, alla chiavata, all’inculata, per finire con una copiosa sborrata in bocca alla fortunata di turno; poi era passato a dire cosa desiderava dalle donne e risultava chiarissimo che la cosa che preferiva di gran lunga erano i pompini con l’ingoio, ed a completamento aveva allegato tre foto, una, vestito a figura intera e due della sua dotazione che era considerevole.

Ci incontrammo preliminarmente, solo io e lui, ad un bar per prendere un caffè e iniziare a conoscerci, ribadì i complimenti a Gioia e mi chiese se ero un marito che assisteva solo o se partecipava.
Gli dissi che all’inizio assistevo per mettere a proprio agio l’amico di turno ma dopo partecipavo, solo con lei, non essendo bisex.
Per lui andava benissimo, “ma c’è un problema, ti debbo confessare che per eccitarmi debbo avere la sensazione di andare a puttane, quindi, posso usare il turpiloquio con tua moglie? e poi per farmi arrapare di più puoi farla vestire come una prostituta?”.

“Mia moglie si sextena quando le parlano in modo sboccato e non avrò alcun problema a farla vestire come piace a te, è molto esibizionista”.
Bevemmo il caffè e fissammo l’appuntamento per l’indomani alle diciotto.
Dissi a mia moglie del desiderio di Lucio e quindi prima che arrivasse la invitai a prepararsi in modo adeguato.
Indossò calze a rete rosse, una guepiere anch’essa rossa da dove fece uscire completamente le tette, tacchi a spillo, trucco pesantissimo, niente slip in modo da far vedere il folto cespuglio di peli intorno alla fica, e completò l’abbigliamento con una leggerissima vestaglia bianca completamente trasparente.

Sembrava veramente una puttana da casino.
Alle diciotto in punto sentimmo bussare, andammo verso la porta e la invitai ad aprire.
Nel vederla così conciata, l’amico rimase senza fiato, immobile sull’uscio della porta, “vuoi rimanere fuori o preferisci entrare?”,
chiese, ammiccando, Gioia.
Lucio ebbe un sussulto, “entro, entro” e chiuse la porta alle sue spalle.
La mia gentile signora si avvicinò al ragazzo, aderì perfettamente al suo corpo, avvicinò le sua labbra a quelle dell’amico e lo baciò infilandogli la lingua in bocca e con una mano gli accarezzò la patta.

“Accidenti non solo sei bello ma hai anche un bel pacco”.
“Grazie questo è un gran bel complimento perché fatto da una puttanona che di cazzi se ne intende, vedrai il mio non ha niente da invidiare a quello dei negri”.
“La cosa mi incuriosisce, voglio verificare subito”, si inginocchiò, aprì la patta e fece uscire dalle mutande il cazzo dell’amico.

Misteri che tali non sono

Da giovani si fanno le cazzate.
Ad essere onesti si fanno anche da vecchi ma… con molta più cognizione in causa, di solito.
Non avevo trent’anni ma ero già da tempo un frequentatore di queste donne ‘con qualcosa in più’. Salvo casi rari, e tutto sommato senza mai perdere il controllo, non mi ero mai ritrovato in situazioni di pericolo. In questi frangenti, non c’é bisogno di spiegare, i rischi sono sempre molti e di svariata natura.

Uno dei maggiori e più sottovalutati è sicuramente il ritrovarsi a scopare senza protezione, per incoscienza generalmente.
Quella sera d’estate avevo bevuto troppo, cosa alquanto inusuale, trascinato da una compagnia di amici in birreria, ambiente a me virtualmente sconosciuto.
Salutati i presenti in tarda serata, la logica avrebbe imposto di proseguire direttamente per casa ma… quell’impropria botta alcolica mi aveva cancellato ogni residua inibizione e, peggio ancora, aveva compromesso il sacrosanto istinto di conservazione.

Guidando già ubriaco, in modo che a pensarci oggi mi provoca soltanto rabbia e sgomento, arrivai comunque all’altezza di Cervia, dove approcciai un’ombra nera lungo la strada. Dovessi dirvi esattamente che tipa era andrei in difficoltà… piuttosto standard, se vogliamo: giovane, bel fisico d’ebano con due tette troppo grosse ed abbastanza mal fatte da un chirurgo economico… Era relativamente vestita, rispetto a quel che si vedeva lungo quella strada, ed il viso, troppo truccato, appariva eccessivamente liscio ed impersonale.

Dal finestrino, prima ancora di ogni altra cosa, mi chiese se l’accompagnavo a casa, ‘vista l’ora’. L’ora ! Era tardissimo ! Non me ne ero neppure accorto… da quanto giravo a vuoto ? Comunque acconsentii senza pensarci troppo e, come dal nulla, si unirono altre due sue amiche all’equipaggio.
La mia autostoppista (?) si presentò ed intavolò pure una conversazione della quale ricordo giusto qualche frammento, ma già la memoria dell’evento inizia a diventare nebulosa… Poi è stato tutto una specie di sogno, un’esperienza onirica della quale, con gli anni, ho ricostruito a grandi linee gli eventi, pur non escludendo di averli in qualche modo inconscio pure modificati.

Di fatto arrivai alla casa dove abitavano assieme le tre signorine, da qualche parte nella periferia di Cervia. Saranno ormai state le quattro di mattina, forse le tre e qualcosa… La mia ospite mi chiese se volevo unirmi a loro per ‘divertirsi’ prima di andare a dormire. Ora… in origine non c’era nessun programma riguardo farsi una serata in questo modo e (previdente lo sono comunque sempre in per certi frangenti) in tasca avevo soltanto la patente e poco più, tanto da chiedermi che cazzo c’ero andato a fare in ‘tour’… Devo aver declinato l’offerta, adducendo la corretta motivazione e preparandomi a salutarle, credo… sta di fatto che una delle altre due, che focalizzo come una nera spigolosa e piuttosto maschile, si mise a parlare con quella frenesia tipica dei brasiliani, additandomi alle altre e ridendo sguaiatamente.

Insomma… mi ritrovai in qualche modo nel loro appartamento, un tugurio pieno di caos, quasi addormentato su di un divano che aveva di certo visto tempi migliori. Forse il quasi è riduttivo. Mentre boccheggiavo, combattendo una battaglia impossibile contro il sonno e l’alcool, mi ritrovai in mano un bicchiere generosamente carico di un qualche superalcolico che, inconsciamente, trangugia in un colpo. Qui inizia il grande buio. Poi sono soltanto scene, flashback inverificabili. Ho l’immagine di un cazzo nerissimo che mi veniva spinto in bocca a forza, di molte mani che mi tolgono i vestiti senza complimenti.

Vividi pochi secondi, con una delle mie carnefici che parla ad un enorme cellulare, un oggetto estremamente raro ed elitario all’epoca.
Poi… Poi mi risvegliai, infreddolito ed intorpidito, in preda ad un furioso mal di testa. Ero dentro la mia macchina, malamente parcheggiata in uno squallido sterrato di campagna, completamente nudo. A fatica mi guardai intorno: i miei vestiti erano stati buttati malamente per l’auto. Recuperando lucidità, cercai la patente che trovai subito.

Le chiavi erano inserite nel cruscotto, a quadro acceso. Altro di mio non c’era, ma non era comunque una grossa perdita…
Intorno nessuno, l’orologio dell’auto (il mio swatch da 4 soldi era sparito) segnava le dieci. In effetti realizzai che ero in un vero e proprio campo arato senza abitazioni nelle vicinanze: forse non mi aveva visto nessuno altrimenti, realizzai, qualcuno avrebbe chiamato la polizia.
Mi vestii in fretta e… prima sorpresa. Ai polsi avevo dei segni, come delle abrasioni.

Ad una più attenta analisi fu facile intuire si trattasse del segno di legacci di corda, stretti comunque senza convinzione. Molto più preoccupante in resto: rivestendomi mi resi conto di essere impregnato di colla ovunque… aspetta… ovviamente non era colla… Il mio sedile era inzuppato di sperma, seccato eppur ancora m*****o: da dove fosse venuto era fin troppo chiaro. Mi toccai ovunque: non sembravo avere altri residui se non dall’ombelico in giù, ma fra le gambe ero davvero un disastro.

Mentre l’adrenalina data dalla preoccupazione faceva velocemente sparire i fumi di quella maledetta sbornia, tornavo velocemente a casa, maledicendomi ad ogni metro: intanto un sordo dolore iniziava a salirmi dal retto, come degli spasmi. Saltando le scale che portavano al mio appartamento controllavo di non incontrare nessuno: i miei pantaloncini estivi erano visibilmente imbrattati. A casa rimasi un’ora sotto la doccia e rimasi a lungo sconsolato guardandomi in mezzo alle gambe… per fortuna sono molto elastico, ma quel giorno mi ritrovavo davvero l’equivalente di una figa slabbrata.

Dormii per il resto della giornata. Nei giorni seguenti tentai di ricostruire l’accaduto, tutto sommato palese ma comunque pressoché assente nel mio ricordo. Quel che è successo è talmente chiaro… Le signorine si devono essere divertite un mondo a riempirmi il culo di aborra senza riguardo ! Chiaro che i mesi seguenti furono pesanti: per fortuna non sono ipocondriaco e conosco abbastanza l’argomento, tuttavia avevo vissuto un’esperienza ad altissimo rischio quindi mi tenni sotto controllo più del solito, con ripetuti esami ematici ed usando molto di più ogni precauzione, per salvaguardare me ma anche gli altri.

La fortuna mi diede assistenza e non ebbi problemi. Poteva comunque essere un disastro, in quello come da tanti altri punti di vista. In epoca odierna immagino mi sarei ritrovato 1000 foto esplicite in giro per la rete ! Comunque rimane una rabbia: aver fatto evidentemente una mega scopata bareback, che sarebbe sicuramente il sogno di molti mio compreso, e non ricordarsene affatto….

borchie e veleno

Il frastuono arriva dal fondo del tunnel. Rumori ossessivi, il rantolo di un a****le ferito. Solo un ruggito. I nostri tre eroi si stagliano come figure mitologiche. Sono lunghe lingue di fuoco, sono felini dagli artigli d’acciaio. Sono guerrieri di un mondo oscuro. Così si entra nei personaggi. Una sola regola: non si torna mai indietro.
Avanzano con passo deciso, urtando con noncuranza chi gli para casualmente davanti. Iron, guerriero folle e ossesso, gli occhi rossi, le pupille dilatate.

Un’ascia di guerra nella sua testa. Muscolo, enorme guerriero, si compiace della sua forza. Non ha bisogno di ruggire. Desy. La ninfa dai capelli decolorati, dalle calze a rete strappate. Gatta e tigre graffiante.
Avanzano così. Creature siderali. Difronte a loro un’orgia di ossessi. Forse è un ballo, sono sputi, calci e graffi. Poco più in alto un essere di un altro pianeta vomita parole. Allargando lo sguardo, quattro facce dannate emettono rumore.

E’ così che si mette in scena il delirio.
Si respira sudore, si vibra febbrilmente. Si annusa l’aria corrotta. Le fiere fiutano il sangue, cercano la loro orgia. Arrivano al limitare del delirio. Qualche spinta li coinvolge. Si guardano tra loro, guardano quella folla impazzita. Desy sgrana gli occhi, osserva i suoi guerrieri. Attende le loro gesta. Inizia a saltellare convulsamente abbracciandoli. Li incita. Una luca accende i loro occhi, si cercano, si scambiano qualche spinta e poi lo sguardo torna sempre all’aggregato di quell’orgia.

Vogliono tracciare una linea. Una linea indelebile. Tra chi sono loro e chi sono gli altri. Cominciano a ondeggiare. Cercano la loro febbre, la fanno salire dentro di loro. Iron da una spinta più decisa a Muscolo, lui risponde facendolo sobbalzare all’indietro. Desy guarda eccitata. iniziano a spingersi più energicamente, poi rimangono bloccati misurando le loro forze. L’adrenalina cresce. Il rumore continua ritmico e ossessivo. E’ un ondeggiare di creste, borchie e anfibi. Iron improvvisamente si getta di spalle contro quel mucchio di tarantolati.

Si aggrappa a loro, li spinge, li sposta a gruppi. Chi si muove in una direzione diversa dalla sua spinta viene sopraffatto dalla sua furia. Il demonio si è acceso, l’orgia è rotta, si è creato un vuoto di qualche metro intorno a lui. Desy ci si tuffa ballando scomposta e divina. Muscolo dall’altra parte chiude il cerchio. Delimitano il loro spazio di predatori. Si scontrano selvaggiamente contro chi entra in quello spazio. Sono duelli tra bestie di un altro mondo.

Desy eccitata si getta contro la bocca di Iron sbranandola come un a****le primitivo. Lo scontro di una creatura malata, rompe quel bacio. Iron ingaggia il suo duello. Ora Desy cerca la bocca di Muscolo.
Nella danza ossessa Iron si ritrova sbalzato contro una panca sul bordo della sala, rovesciando una bottiglia. Qualcuno non la prende bene. Iron riceve uno sputo in faccia. Non è il riconoscimento tra pari. E’ un gesto di disprezzo.

Iron fissa il suo avversario negli occhi, il suo pugno è li per colpirlo, ma poi ha un’illuminazione. Raccoglie quella saliva dalla sua faccia con la mano e la lecca con aria di sfida. La provocazione è disinneshita, l’onta lavata. Così torna alla sua guerra. La sua danza forsennata.
Continuano a dominare la scena ancora per un po’. Fino a quando Desy si ferma, guarda i suoi due eroi per dire qualcosa ed esplode in un getto di vomito.

I suoi due guerrieri immediatamente la afferrano e la portano fuori da quell’orgia. Si muovono in quel labirinto, si allontanano dal caos, dalla musica. Trovano una saletta vuota e buia. Depongono li la loro venere tigrata. Lei si riposa, recupera le sue forze e accarezza i volti dei suoi eroi. I loro occhi trasudano desiderio. Desy alza la sua maglietta e offre loro i suoi capezzoli nudi e turgidi. I due si dividono il dono, lei accarezza le loro teste, passa le mani tra i loro capelli e recuperando le energie.

I due emettono grugniti come cani che mangiano il loro pasto, lei gode nel sentirli. Desy alza la sua minigonna leopardata e si abbassa le mutandine fino alle ginocchia. Gira le teste dei suoi uomini per mostrargli il suo sesso nudo. I due si sbottonano e tirano fuori i loro membri. Muscolo esibisce il suo fallo turgido e voglioso, Iron il suo cazzo addormentato, anestetizzato dall’anfetamina. Iron non perde tempo, sposta il bacino di Desy verso se e inizia a leccarla con foga.

Muscolo cerca il suo spazio, sragiona, vorrebbe affondare il suo membro dentro Desy. Scava tra la coscia di Desy e la guancia di Iron per cercare di insinuarsi ma non ci riesce. La piccola tigre inizia a emettere rantoli di piacere, Iror è una furia. Usa tutta la sua adrenalina accumulata su Desy. Muscolo prova a scansarlo, vuole usare il suo cazzo turgido. Sposta per un attimo la testa di Iron… Desy grida: Noooo è afferra la testa per i capelli rimettendola al suo posto… scoppia a piangere… è in preda a una distentio animi lisergica… colano gli occhi e il naso supplicando… non ti fermare, non ti fermare…ti prego… Dice singhiozzando.

Muscolo, cerca il suo spazio si fa strada dietro, due sputi di catarro come lubrificante. La posizione non è comoda… prova ad entrare deciso ma non orienta bene il suo fallo; Desy si piega emettendo un grido di dolore. Afferra quel membro schiumante e lo trascina verso la sua bocca. Ha la faccia rossa, è attraversata da mille suggestioni, i suoi occhi puntano il vuoto. Prende quel cazzo in bocca e subito un grido spezza la scena.

Muscolo ritrae il suo membro dandole uno schiaffo. Ahi! ma che cazzo fai? Esamina il suo fallo. I due si guardano, per un secondo sono lucidi. Lei si riprende il cazzo, lo lecca delicatamente, Muscolo è in estasi. In meno di un minuto esplode. Così, senza cognizione, senza poesia. Intanto Iron continua a scavare in Desy che comincia a tremare, stringe le cosce, piange, si dispera, le cosa il naso furiosamente. continua a contorcersi.

La lingua di Iron continua a smuovere quella figa bagnata, sudata, lacrimante. La sua mente non ha pensieri. Desy vive il suo piacere in modo disperato, onirico. Muscolo la guarda, si avvicina alla tua testa accarezzandola. Lei gli solleva la maglietta, afferra con la bocca il suo petto e inizia a succhiare e mordere selvaggiamente. Muscolo emette un grido di dolore ma non la ferma. Morde la pelle di Muscolo convulsamente, poi deve lasciare.

E’ in preda al suo pianto, inizia a scalciare con le gambe, si inarca, stringe a se con entrambe le mani la testa di Iron. Ormai il suo è solo un singhiozzo rotto. Poi i suoi gemiti rallentano. ha raggiunto il suo piacere. Iron toglie lentamente la testa dal suo pube. La guarda. Sorride. Si pulisce il naso passandoci l’avambraccio. Poi si strofina gli occhi, si da tanti schiaffetti sulle guance come per riprendersi.

Il suo volto è disperato e luminoso. Per i suoi due eroi è l’espressione della bellezza.
Si guardano tutti e tre con volti rilassati. Sorridono. Sono felici. Sono così tutti e tre distesi a terra, vicini. Desy guarda il petto di Muscolo. Vede una macchia rossa, i segni dei suoi denti. Un punto in cui il rosso è vivo. Si avvicina con la bocca e lecca quelle gocce di sangue. Muscolo è incantato.

Il suo membro riprende vigore. Desy porta il suo indice su quella ferita. Raccoglie un po’ di rosso sul dito e lo passa sulle labbra di Muscolo. Poi lo bacia intensamente.
Ora si volge a Iron. Lui la guarda pieno di desiderio, ridisegna anche le sue labbra. Segue un bacio profondo. Offre così loro la sua bocca acida del suo vomito, del seme ingoiato e delle sue lacrime.
Ora i loro volti sono sognanti, leggeri, c’è complicità.

Lo sguardo di Desy finisce sul membro di Iron addormentato. Lui lo solleva e lo lascia ricadere, come per confermare la situazione. I due guerrieri si guardano con complicità e scoppiano a ridere. Desy lo fissa con aria di rimprovero. Sgrana i suoi grandi occhi scuri. Sta pensando qualcosa. Le da uno schiaffo sulle palle. Iron si piega stupito e dolorante. Muscolo fissa la scena con stupore e a bocca aperta. Iron accenna un movimento.

Desy lo blocca puntando la suola del suo anfibio sulla sua gola. Prende quel lembo avvizzito in bocca, lo mastica tra le labbra, ne scopre il glande con la lingua, schiacciandolo nella sua bocca. Il tutto mentre con la sua mano tiene le sue palle strette. Sente quel corpo rianimarsi nella sua bocca, prendere vita, battere contro il suo palato.
Qualcuno entra nella saletta è si trova davanti a questa scena assurda. Tre demoni nel mezzo di un amplesso.

Vedono questo angelo caduto premere con il piede sulla gola di quel leone sopraffatto. La sua gamba avvolta da una calza a rete strappata. Il suo sesso nero e fradicio nudo e scoperto alla loro vista. Lei che divora il suo membro e Muscolo che si sta masturbando. Uno sguardo minaccioso di quest’ultimo mette in fuga i malcapitati.
Desy continua il suo lavoro. Riporta in vita il suo uomo, lo conosce, si prende ciò che gli appartiene.

Un fiotto caldo premia la sua perseveranza. Poi toglie la sua bocca e mostra ai due quel fallo eretto e lacrimante. I due guerrieri si scambiano una pacca con le mani e lo sguardo di Iron va agli occhi di Desy. Sta venerando la sua Dea.
Si stringono così abbracciati intorno a Desy. In lontananza la musica rumoreggia ancora. Ma ora è tutto più lontano. I tre sono distrutti, attraversati da emozioni fortissime che ora liberano nei loro corpi vibranti e dolci sensazioni di quiete.

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Dedicata ad un Giovane

Storia di due amanti.
Giovanni e l’amante si erano conosciuti in rete.
Per colpa del marito di lei. Ma andiamo con ordine.
Giorgio 55 anni e Milly 47, sono una coppia assolutamente nella norma. Sposati da tanti anni erano giunti al punto che il loro rapporto si affievoliva, nel tempo, e un giorno lui, Giorgio, smanettando annoiato in rete decise di registrarsi ad un sito in cui, con un profilo privato, ha iniziato a postare le immagini della propria compagna.

Certamente la cosa intrigante era leggere i commenti che gli altri uomini facevano su di lei. Il piacere che Giorgio provava nel vedere le foto della sua signora come oggetto dei “tributi” degli altri uomini era indescrivibile, la immaginava al centro delle attenzioni di più’ maschi che lo portavano ad un livello solo onirico di cornuto felice e contento mai provato prima.
Però un benedetto giorno che lei era uscita per andare dall’estetista, trovò l’auto in garage con una gomma a terra, e subito rientrata senza che egli se ne accorgesse lo trovò intento a chattare con un altro uomo.

Sbigottita ascoltava i dettagli su ciò che dicevano, parlavano di sesso. E di lei, di che avrebbe fatto a Milly se l’avesse avuta a disposizione per un paio di ore e Giorgio, in preda ad un’eccitazione orgasmica incontenibile, si stava segando di gusto all’idea.
Ovviamente Milly andò su tutte le furie, almeno inizialmente, ma poi, lasciando spiegare il marito , iniziò a leggere anche lei quello che si scrivevano ed una certa eccitazione iniziò a pervaderla lasciandola per questo assolutamente basita e contrariata.

Ecco perchè lui nel spingerla in rete la lasciava spesso sola a letto, per cercarle uomini. Il problema che per lei l’astinenza continuava visto che lui iniziava a contattare profili di “bull” con cui poi le chiedeva di interagire, chattando o scrivendo con mail parlando di sesso.
Ma lui Giorgio spesso si accontentava di questo, e forse proprio per questo non la soddisfaceva più, mentre lei sessualmente per queste fantasie era come un vulcano in attesa di eruzione.

Fatto sta che alla fine lei decise di invitare un prescelto, Giovanni a passare da lei. Sulla mail era stato chiaro: il prescelto era tale perché aveva spiegato che era in grado di resistere per ore, ben dotato ma che erano più di due settimane che non scopava e aveva tantissime fantasie in questi giorni con la sua cremina. Lui le aveva chiesto di non farsi problemi, era per una botta e via, di farsi trovare pronta, senza mutandine, con autoreggenti, sopra camicetta e gonna, e ovviamente tacchi.

Così lei lo aspettò. Appena aperta la porta, accomodato in casa, nel piccolo appartamento in penombra, Milly chiese senza perder tempo che tipo di venute piacevano al giovane maschio.
Senza imbarazzo lo stallone disse che adora quelle di mano, di bocca ma con venuta fuori.
Nemmeno il tempo di mettersi comodi sul divano, ricoperto da una lenzuolo pulito e stranamente ben illuminato da un faretto a luce calda, che lei lo accarezzò sopra i pantaloni, e aperto lo zip iniziò a segarlo, in pratica, con lei ancora in camicetta e gonna e lui non ancora del tutto nudo: i suoi primi approcci sono stati tutti di bocca e mano.

Lei faceva tutto, facendo venire lui la prima volta solo dopo mezz’ora accarezzando e valutando il sesso di lui con la mano, bloccandolo quando stava per venire.
Vedendo che rischiava di venire subito per l’eccitazione, lui dopo alcuni minuti aveva un po’ di sperma che già usciva, Milly si è fermata, ha stretto la base del cazzo e quando lui si era calmato ha ripreso con calma, leccando delicatamente il pre-cum, in pratica facendo una sega e un pompino molto molto lenti, ottenendo uno schizzo abbondante entro la prima mezz’ora.

Ma il giovane stallone ne aveva, si era risparmiato per giorni e che cercava una donna come lei che volesse concedersi un pomeriggio intero di pompini, scopate, seghe e tutto per farlo sborrare.
Lei teneva lui al centro dell’attenzione, come fosse un nuovo giocattolo da usare. Messa comoda e ancora seminuda si è resa disponibile per una pecorina, che Giovanni concluse con uno schizzo sulla sua schiena. Dopo un paio d’ore in cui lei fece sborrare 5 volte il forte maschio, lui si ricompose, si rivestì e la salutò ringraziandola di avergli svuotato le palle ed uscì rapido come era entrato, senza troppi convenevoli.

Lei, invece si rimise, seminuda e sfatta, sul divano in un profluvio di odori, sperma e sudori, in cui l’odore di sesso del giovane era regnante, e rivolta alla pesante tenda disse maliziosamente:
“Allora Giorgio, ti è piaciuto lo spettacolo dal vivo?”.

Quella calda estate

Era l’estate che da poco aveva preceduto gli esami di 3à media,ero un adolescente come tanti con
la smania del mio motorino e la voglia di spaccare il mondo.
Però poi come sempre però ci si cala nella dura realtà quotidiana,niente miscela nel motorino,niente mare e a casetta.
Era una giornata caldissima di quelle che ti levano la voglia di tutto,annoiato sul divano di sala a guardare video music, decido di alzare un po’ la tapparella con la vana speranza che potesse entrare qualche refolo d’aria anche calda ma comunque di aria.

Mi alzo svogliatamente e mi accingo a compiere questa vitale operazione, quando sto per tornarmene sul divano scorgo la sagoma della mamma di I. una mia compagna di scuola che abitava a fianco a me.
La signora si aggirava sul terrazzo di casa indossando un kimono bianco di seta,visto che non c’era di meglio da fare decisi di star un poò li alla finestra ad osservare magari avrei visto I. e ci avrei scambiato due parole era bruttina la ragazza ma in tempo di crisi….

Invece no,la signora B. continuava ad entrare ed uscire dal terrazzo per svolgere le sue mansioni e di tanto in tanto cercavo di sbirciare attraverso la sua vestina,giusto magari per cercare l’ispirazione per farmi una sega ed ammazzare un po’ il tempo.
Evidentemente la smania di sporgermi fece si che la signora scorgesse la mia presenza alla finestra e con fare molto intrigante inizio a dar da bere alle piante.
Si chinava e allargava leggermente le gambe,mi stavo eccitando anche perché per come la conoscevo io l’avevo sempre vista come una grandissima rompicoglioni,adesso di colpo mi faceva diventare il cazzo duro.

Sono sempre stato attratto più dalle donne che dalle ragazzine e quello che stava accadendo mi piaceva.
Il suo muoversi così malizioso aveva fatto aprire leggermente il kimono ed in alcuni momenti scorgevo anche una piccola visione di una parte del seno.
Avevo il cazzo in mano e mi gustavo una lenta ma piacevole sega,quando d’improvviso sento la voce di mia madre che mi chiamava “dimmi cosa vuoi mamma” risposta “niente volevo sapere cosa stai facendo”,ecco adesso niente proprio “guardo la tele…”.

L’idillio si era rotto l’urlo di mia madre aveva fatto si che la signora rientrasse ed io…scappai in bagno a finire il mio lavoretto perché ogni lavoro va portato al termine,con quelle immagini in mente venni in copiosa sborrata.
Il giorno seguente le feci la posta tutto il pomeriggio ma ahimè niente da fare.
Stetti di guardia per alcuni giorni ma purtroppo non la vidi più in quelle vesti ormai pensavo che quello fosse stato un episodio a se.

La settimana seguente una mattina ero solo in casa i miei erano andati al mare e con il caldo mi alzai dal letto sudato e decisi di far colazione,mentre stavo mangiando la briosches un rumore
desta la mia attenzione,mi affaccio alla finestra del salotto,era lei con il suo kimono bianco,che apriva le ante del balcone,mi nascosi per vedere cosa succedesse e spiavo quella donna che ormai turbava i miei pensieri
Stava spazzando il balcone e ogni tanto alzava lo sguardo per scorgere se fossi lì.

Decisi di far capolino e far sentire la mia presenza e come d’incanto lo show ripartì le sue movenze si fecero più lente e sinuose ogni movimento era studiato per farmi impazzire avevo capito il gioco le piaceva e non solo a lei.
Si chinò per sistemare un vaso di fiori ed aprì spudoratamente le gambe,la visione mi provocò un erezione potente la vista della sua fichetta celata da mutandine di pizzo nero mi aveva stordito non capivo più niente,mi guardava facendo finta di non vedermi.

Avevo deciso di farle capire che mi stavo facendo una sega con smorfie del viso e movimenti eloquenti del braccio e del collo la guardavo fissa e scorsi un movimento del viso che mi fece espolodere in un orgasmo,si morse un labbro come per farmi capire che anche lei stava godendo.
La immaginavo bagnata nelle sue mutandine di pizzo,avevo il cazzo sporco di sperma ma ancora duro continuai a guardare quel film che mi eccitava all’ennesima potenza e proseguii a masturbarmi
ma di li a poco la signora decise che era finito si alzo e rientrò in casa.

Anch’io smisi di smanettarmi e corsi a pulire il pavimento.
Ormai me la sognavo anche di notte mi facevo delle seghe multiple,cioè più di una consecutivamente con l’immagini di quella mattinata.
Era diventata quasi un ossessione affacciarmi alla finestra de salotto,ma ogni volta la mia delusione era sempre più grande.
Un pomeriggio di quella torrida estate mentre ero li in casa a girottolare sentii la voce della signora che imprecava perchè non ce la faceva a spostare dei grossi vasi in giardino.

Mi affacciai alla finestra sperando di poter assistere a qualche ottima visione quando sentii “invece di star lì a guardare potresti scendere e darmi una mano che non ce la faccio” e poi “gioventù bruciata”
Corsi in camera indossai un paio di pantalocini da calcio e scesi le scale anzi volavo.
Arrivato in giardino dalla mia parte mi affacciai alla rete confinate dicendo “B. hai bisogno eccomi..”
e lei “se non avessi avuto non ti avrei chiamato,cosa fai salti la rete oti devo aprire da fuori?”
Non aveva ancora finito di parlare che avevo già saltato la rete,”pronti cosa devo fare “aiutami facciamo rotolare questi vasi fino in capanna.

Era caldo ed effettivamente erano pesanti a pezzi e bocconi cercavo di farli rotolare senza romperli,quando si accorse che ero in difficoltà,mi disse -lascia fare,sarà meglio che chiami R.
lui è un uomo.
Mi sentii piccolo ed inutile,R. Era un nostro vicino e poi dei vasi a me fregava il giusto era quella frase “LUI E’ UN UOMO” che mi aveva umiliato, perchè ero un ragazzino ma avevo già un bel cazzo grosso ed abbastanza ungo tanto che le ragazzine a volte si trovavano in difficoltà.

Ripresi quel grosso vaso con forza ed ostinazione e ricominciai a farlo girare fù lì che la signora nel tentativo di aiutarmi si avvicinò,lo stretto contatto il suo profumo mi fece avere un erezione che non si poteva non notare,il mio gomito a contatto con il suo seno fece il resto.
Portammo il vaso nella baracca in fondo al giardino li rifiatati e riprendendo la postura normale si notò la mia potente eccitazione.

La vide il momento fu d’imbarazzo poi come se tutto fosse normale mi chiese di montare sulla scala per prendere delle funi legate ad una trave,in un attimo mi trovai con la mia erezione in bella mostra a pochi centimetri dal suo viso,in quanto lei si era posizionata in modo da reggere la scala.
Sentivo il suo fiato sulle cosce ero in trace presi le corde e nello scendere dalla scala mi strofinai con il mio attrezzo contro il suo seno ero inesperto ma ci pensò lei.

Appena sceso ridendo mi disse- perchè ti sei messo una bottiglia nei pantalocini,forse per sembrare più grande??- ed io
-bottiglia cosa stai dicendo??
-non mi dirai che quella è roba tua dai…-
-eccome -risposi io
-non ci credo nemmeno se lo vedo-
era il momento ora o mai più
-eccolo- sfoderai il mio cazzo in tutto il suo splendore,rimase a ipnotizzata,si avvicinò tese una mano ed iniziò a sfiorarlo,toccarlo feci una smorfia e si accorse che stavo per venire dette due colpi e voilà una sborrata che gli macchiò persino il vestito,si inginocchiò con fare sapiente se lo mise in bocca iniziando un favoloso pompino,il primo vero della mia giovane vita.

Lo succhiava,poi lo leccava,si alzo mi prese una mano se la portò sulle mutandine non avevo mai sentito una fica così bagnata sempre con la mia mano guidata da lei iniziò un ditalino che in poco tempo le provocò un orgasmo,era tutto nuovo per me ma magnifico.
Si inginocchio di nuovo finendo il pompino che aveva iniziato,mi faceva impazzire quando sentiva che stavo per venire rallentava per poi continuare le sue labbra avvolgevano il mio pene in maniera delicata fino a che stavo venendo di nuovo.

Si staccò e diresse lo sperma per terra,mi guardava mentre eiaculavo con soddisfazione.
Mi passò un fazzoletto per pulirmi, si alzo e mi disse vai che si fa tardi.
Di lì a poche settimane mi chiamo I. dicendomi che si sarebbero trasferiti.
Io B. non l’ho mai più rivista.

Paul , che sorpresa!!

Ciao a tutti ,
ultimamente sono stato in giro con un amico gay con il quale frequento in palestra e con il quale vado a correre la mattina presto e la sera tardi. Bravissimo ragazzo con il quale mi confronto qualche volta che magari conosco qualcuno che mi piace e intendo farmelo.

Lui è un tipo tranquillo , posato e molto educato anche se si nota che è gay,

la scorsa settimana stavamo pensando di trovarci qualche bel ragazzo che ci consolasse visto il freddo pungente, quindi giro per negozi , the con pasticcini e magari poi al cinema per vedere qualche bel film.

In un grande magazzino, in C. Buenos Aires, all’ingresso scorgiamo due bellissimi uomini di colore, sicurezza che ormai è quasi in tutti i grossi centri
Uno dei due era un conoscente del mio amico , secondo me magari si era fatto un avventura , comunque la scusa è buona per conoscerli visto che uno dei due sembra interessato al mio amico col quale scambiano delle frasi sottovoce e si salutano velocemente.
Come ci congediamo il mio amico mi dice che potrebbero raggiungerci dopo la chiusura e magari prendere un aperitivo con noi.

Sembra proprio che uno dei due voglia ri assaggiare il mio amico un’altra volta.
Sono un pò geloso, l’altro avrà almeno 50 anni non ho notato tanto ma a parte i due metri e il fisico enorme da palestrato non mi diceva molto.
Continuiamo il nostro giro attendendo la chiusura e mi dimentico anche dell’appuntamento fino a chè non arriva una chiamata al telefono del mio amico.
Sono in arrivo e noi prendiamo un tavolo in un baretto vicino a P, Venezia
Appena arrivati si accomodano e beviamo insieme un paio di aperitivi.

I due piccioncini si parlano cercando di organizzarsi per dopo un appuntamento il mio amico ha gli occhi che brillano per questo incontro e quando gli parlo neanche mi risponde.
Mi giro verso l’amico del quale non ricordo il nome ma perche non si era presentato. Lui mi dice che si chiama Paul ma con una voce così mascolina che mi vengono i brividi una bellissima voce profonda che mi squote e attrae.

Continuo ad intervistarlo proprio per sentire questa sua bellissima voce che mi fa eccitare solo a pensare come può essere il resto.
Anche lui comunque sembra interessato , si alza, va a pagare e ci chiede di seguirlo visto che ha la sua casa li vicino ci vorrebbe invitare per due spaghetti.
Accettiamo entusiasti , acquistiamo 2 bottiglie di vino e ci incamminiamo
Ho la vaga impressione che la cosa sia quasi programmata ma non voglio rovinare i giochi , vediamo cosa succede.

Arrivati a casa ci mettiamo in libertà , loro cucinano e noi prepariamo la tavola , nel giro di circa mezzora stiamo cenando
Io bevo due calici di vino perche la sera non mangio mai mentre discorro amabilmente con Paul che è di origine giamaicana
visto il fisico pensavo nigeriano o Angolano.
Ad un certo punto vedo che il mio amico e il suo amico si alzano e vanno in un altra stanza sorridendo, io rimango basito perr questo comportamento ma capisco la voglia, e poi se non dice niente il padrone di casa?
continuo a conversare ma devo dire che anche a me comincia a prudere il culetto e comincio a guardarlo in modo sempre più interessato, lui si accorge e mi sorride dicendomi che sa bene cosa io vorrei da lui , io gli rispondo : cosa aspetti allora.

Ci spostiamo su una parte della camera su un comodo divano , lui comincia a spogliarsi , si leva la maglietta esta sfilandosi i pantaloni , è pelosissimo anche sulla schiena ed io sono completamente depilato e bianchissimo. rimane in mutande,si sdraia e mi chiede di avvicinarmi, io sono completamente nudo , indosso solo dei collant a rete che mi ero messo nel pomeriggio per provare una giarrettiera che mi piaceva e volevo comprare ,lui mi chiede di tenerli dicendomi che sono una vera troia di quelle che non si incontrano spesso e che mi farà godere come una troia.

Io mi avvicino accarezzando la sua peluria fino ad abbracciarlo. E’ una sensazione bellissima come abbracciare un orso enorme o una grossa scimmia che fra poco mi farà suo. Improvvisamente mi bacia infilando una grossa lingua nella mia bocca , io ho un travaso di libidine e assecondo le sue avances, ha delle braccia fortissime e mentre mi bacia e mi lecca mi blocca e mi fa suo sollevandomi e spostandomi come fossi un fuscello.

io comincio a calargli le mutande liberando un grosso cazzo nero di circa 22 centimetri molto grosso metre lo bacio comincio a maneggiarlo scappellandolo ,a lui piace, mi si butta addosso allargandomi le gambe e comincia a strusciarmi il mio culo , mi mette anche due cuscini sitto per sollevarmi ulteriormente mentre struscia la sua enorme cappella sul mio buco voglioso. La mia paura è che non faccia niente senza protezione e sopratutto senza gel che comunque porto sempre nel borsello.

questo suo esercizio rischia di farmi godere , meno male si è fermato
Adesso mi fa girare mettendomi a pancia a terra e mentre gli do il gel, comincia a leccarmi il buchetto sempre più eccitato e dilatato
si infila un condom e spruzza con il gel il mio buchetto massaggiandolo e poi la sua cappella.
si posiziona su un lato e mi avvicina sollevandomi una gamba e con una mano mi avvicina la sua cappella all’apertura e spinge piano cercando di entrare, sarà la voglia ma entra subito il mio pertugio è sempre allenato sento che entra bene grazie alla crema ma gli chiedo di far piano , lui orgoglioso mi dice che ho la sua misura , io lo chiamo amore e gli dico di continuare.

sono in sua balia, mi scopa in diverse posizioni ripetutamente mi butta sul suo corpo peloso tutto sudato impalandomi e pompando dentro di me quel meraviglioso cazzo nero mentre mi stringe a se e mi lecca la bocca, la faccia ,libidine totale finche non vengo sulla sua pancia.
lui continua a sbattermi e viene anche lui nel condom dentro di me
Io mi avvicino al suo cazzo ancora duro, sfilo il condom e comincio a ciucciare quel magnifico palo scuro che mi ha fatto godere
mi avvicino a lui e gli sussurro : grazie amore sei stato fantastico lui mi bacia appassionatamente
Poi crolliamo esausti
Bellissima notte d’amore.

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