Il primo cornificatore

Da ragazzo frequentavo un salone da barbiere, che all’epoca erano quasi una sorta di circoli privati dove si incontravano spesso i vecchi saggi del paese che dispensavano lezioni a noi ragazzi.
Uno di questi, una volta, parlandosi di donne e di moralità, mi fece un discorso che ritenni banale e senza senso quasi, ma poi avrei riscoperto molti anni dopo come veritiero.
Mi disse: “caro ragazzino, tu ancora di donne non hai capito niente: loro sono come noi, quando vedono un uomo che gli piace ci pensano e ci andrebbero pure ma hanno paura di due cose, del peccato e del marito.

Le donne nostre crescono già sapendo che la devono dare ad uno, ma gli spiegano che la devono dare solo a uno che deve essere il marito e se no fanno peccato. Il loro vero problema perciò non è calarsi le mutande con il primo uomo che di solito è il marito o lo diventa, ma calarsele con il secondo, se rompono quel tabù che possono farsi fottere anche da un altro, allora si sextenano e vedrai che chiunque gli piace se lo fanno”:
Poi a raccontarmi di signore ritenute bene, non facendo i nomi, che però nei suoi anni d’oro la davano a ripetizione, fregandosene di essere sposate.

Pensavo fossero le solite cazzate di vecchi che volevano darsi arie e vantarsi con noi pivellini che ancora non sapevemo granchè di sesso.
Invece quelle sue considerazioni mi vennero in mente quando mi scoprii cornuto e quando poi mia moglie mi ammise che ne aveva avuto diversi amanti nel tempo.
Lei infatti era stata solo con me, non aveva avuto altre storie prima di mettersi con me, anche se appartenevamo alla generazione in cui cambiavano i costumi, però cresciuta con il mito che al matrimonio ci doveva arrivare vergine ed effettivamente si concesse solo quando avevamo deciso la data di quando sposarci e cominciammo a organizzare le nozze.

Fedele lo era stata per i primi anni e fino alla nascita della nostra seconda figlia, poi successe l’imprevisto e per una situazione molto casuale si ritrovò anche lei a doversi calare le mutande con il secondo uomo.
Uno che faceva parte della nostra cerchia di amicizie, più maturo di lei di almeno dieci anni, quarantenne quando lei era neppure trentenne, neppure considerato bell’uomo, antipatico anzi a tanti nella comitiva.
Quando cominciò a confidarmi il suo passato di donna infedele, mi raccontò come iniziò la cosa, e le prime volte non si dimenticano mai.

Questo qui per una questione di lavoro con noi, doveva effettuare dei sopralluoghi su un terreno con villetta che avevamo messo in vendita; successe che un pomeriggio io rimasi bloccato altrove e così mia moglie ci andò da sola con lui ad effettuare questo sopralluogo.
Tra una battutina con doppi sensi e qualche strusciata della mano nelle sue cosce, mentre cambiava le marce, arrivarono a destinazione e quando entrati nella villette lui da dietro la prese e la tirò a sè cominciando a toccarla sui seni e sbaciucchiarla sul collo.

Lei dice che rimase impietrita e non in condizione di reagire, a parole gli diceva di fermarsi che non voleva, nei fatti non lo fermava e continuava a farsi toccare, lo pregava di smettere ma non opponeva resistenza fino a quando lui riuscì ad alzarle la gonna e calarle gli slip facendoglielo sentire a contatto.
La fece piegare a ponte, qualche strusciata di cappella e subito dentro di lei.
Fu un rapporto intenso, mia moglie ricorda che quella scopata sembrava non finire mai, che quei colpi la sfinivano, che sentiva dentro un cazzo durissimo e grosso come mai pensava di avere sentito con me, che si vergognava di quello che stava facendo, gli diceva di finire che non gli piaceva e non voleva continuare, ma al contrario dentro di se godeva da morire.

Lui gli venne dentro, lei nascose l’orgasmo per paura di apparire troppo conseziente.
Si ricomposero, lei a non dire più nulla a lui e invitarlo a riaccompagnarla a casa, all’arrivo non lo salutò neppure.
Ma il giorno dopo gli telefonò per dirgli che il pomeriggio era libera e che voleva rivederlo di nuovo in quella villetta.
Così iniziarono sei anni di scopate di lui con mia moglie.

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