Il marinaio

Il sole stava cadendo sotto l’orizzonte quando Tommaso gettò uno sguardo fuori dal finestrino dell’autobus. Stavano andando a tutta velocita’ sulla dritta strada statale fiancheggiata a perdita d’occhio, su ambedue i lati, da fattorie. Tommaso era felice, la scuola era finita ed aveva tre mesi completi prima di dover ritornare in città per l’ultimo anno di liceo. Molte settimane prima, mentre non riusciva a trovare un lavoro per l’estate, era arrivata una lettera da suo zio Roberto con l’invito di passare un mese nella sua fattoria e lui aveva preso al volo l’opportunità.

Era ansioso di lasciare il caos della città e non avendo trovato un lavoro, quella era l’opportunità che stava aspettando.

Zia Alice era morta improvvisamente due anni prima, così zio Roberto ora viveva da solo nella grande casa con suo figlio, Davide che aveva circa la sua età, ma Tommaso non se lo ricordava. La famiglia di zio Roberto non era mai venuta in visita in città, Tommaso era stato alla fattoria una sola volta quando aveva otto anni.

Non vedeva l’ora di incontrare i suoi parenti. Si stirò sul sedile e si sistemò i jeans stretti dove tiravano sull’inguine, si passò le dita tra i morbidi capelli biondi e si aggiustò gli occhiali da sole. Era maturato velocemente ed era orgoglioso del modo che altri lo guardavano. Sorprendeva spesso sguardi di ammirazione che provenivano sia da ragazzi che da ragazze. Indossava il paio di Levis nuovi che sua madre aveva insistito che portasse nonostante lui sostenesse che sarebbe stato più comodo nel suo vecchio paio ammorbidito.

Ma, no, lei voleva che facesse una buona impressione, così stava soffrendo nel sedile. Non solo, le aperture tra i bottoni della patta avevano l’abitudine irritante di aprirsi a sufficienza da mostrare il bianco dei boxer. Aveva già visto due uomini che lo fissavano.

C’erano le poche persone sull’autobus, la maggior parte era già scesa, ma la fattoria di zio Roberto non era lontana. Nel posto davanti a lui c’era un giovane marinaio che stava seduto con la giacca in grembo.

Dapprima pensò che fosse addormentato, ma poi notò che la sua mano destra era sotto la giacca e si stava muovendosi su e giù.

“Oh, wow”, pensò “Mi sembra che si stia masturbando su un autobus pubblico!” Continuando ad osservarlo con la coda dell’occhio, vide i movimenti ritmici diventare sempre più veloci e sentì il marinaio cominciare a respirare più affannosamente. Il cazzo di Tommaso cominciò ad indurirsi mentre si rendeva conto di quello che stava facendo il marinaio.

I jeans cominciarono a strofinare con forza sul suo cazzo che si induriva, sentì la verga, diventata dura e grossa, spingere in su lungo la pancia finché la testa bulbosa arrivò a toccare l’elastico delle mutande. Spinse in fuori la gamba destra allungandola per far spazio nei pantaloni all’uccello. Tommaso aveva scoperto i piaceri della masturbazione da alcuni anni, ma, mentre godeva nel farlo, non avrebbe mai pensato di farlo davanti a qualcun’altro. In quel momento l’autista fermò il bus davanti ad un ristorante ben illuminato.

“Facciamo una fermata di 15 minuti” disse. Il marinaio, dopo una piccola attività sotto la giacca aveva lasciato l’autobus e Tommaso, curioso, lo seguì a distanza di sicurezza e mentre il marinaio scendeva dal bus osservò i contorni delle mutande attraverso la stoffa bianca e stretta dell’uniforme.

Quando arrivò sotto la luce, il marinaio si fermò brevemente al distributore di dolciumi e Tommaso notò che era veramente bello. Non sembrava molto più vecchio di lui, con capelli scuri ed una carnagione ben abbronzata.

Quando arrivò a pagare Tommaso non potè fare a meno di osservare la lunga verga rigida che era perfettamente visibile attraverso i pantaloni stretti.

Il cazzo di Tommaso si agitò di nuovo e lui si chiese: “Cosa mi succede? Perché dovrei trovare questo marinaio così interessante?”

Incapace di frenarsi seguì il marinaio nel cesso degli uomini. Entrato vide la porta dell’ultimo scomparto che si stava chiudendo e sotto vide il marinaio voltarsi e lasciar cadere i pantaloni sul pavimento.

Esitante, entrò nello scomparto vicino e si sfibbiò i jeans. Quando li abbassò sentì il suo uccello eretto spingere contro la morbida stoffa bianca dei boxer. Tracciò il contorno della verga dura prima di tirarsi giù le mutande e sedere sulla toletta, chiedendosi cosa stava succedendo di fianco a lui. Fu un po’ turbato nel vedere che molti buchi erano stati trivellati nella parete.

“Potrebbe vedermi?” Pensò e spinse il cazzo eretto giù tra le gambe.

Tentò di tenere gli occhi fissi davanti a se ma, sentendo un rumore ritmico e morbido nella cabina vicina, gettò uno sguardo furtivo verso uno dei buchi. Era piccolo e dapprima non riuscì a vedere niente. Improvvisamente ci fu un movimento e, mettendo a fuoco, vide un lungo e grosso cazzo che spuntava dalla patta di un paio di mutande strette, delicatamente massaggiato dalla mano del marinaio. L’uccello di Tommaso si stava tendendo tra le sue gambe e lui cominciò a carezzarlo lentamente in modo che movimenti non si potessero sentire.

Sentì il marinaio che si avvicinava alla parete. “Sta ascoltando o guardando attraverso il buco?” Si chiese. Vide un foglio arrotolato di carta igienica spinto attraverso il buco. Con mani tremanti l’estrasse, lo spiegò, e lesse quello che era stato scritto in fretta con una penna: ‘Perché non lo spingi attraverso il buco grosso?’

Tommaso era atterrito, cosa voleva quel ragazzo? C’era solo un buco da quattro centimetri di fronte a lui. “Vorrà vedere il mio cazzo”, pensò Tommaso, “Oh bene, perché no; cosa ho da perdere?”

Si alzò di fronte al muro con pantaloni e mutande al pavimento e mise la sua lancia eretta attraverso il buco.

Era un sospiro che aveva sentito? Stava quasi per tirarlo indietro, quando sentì un morbido tocco come se le dita del marinaio, leggere come una piuma, carezzassero la rossa testa tesa. Lentamente scesero all’asta, giocando con le pieghe della pelle, pizzicando i peli esili intorno alla base.

Tommaso era pietrificato, ma non si mosse. Sentiva la più strana e meravigliosa sensazione. Poi qualche cosa di umido toccò l’asta. La lingua del marinaio aveva preso il posto delle dita e stava tracciando cerchi sulla sua carne calda.

“Oh wow”, mormorò Tommaso mentre la bocca del marinaio si chiudeva delicatamente sulla cappella e cominciava un movimento lento, succhiante.

Tommaso piegò le ginocchia e si appoggiò al muro. Facendosi seghe non aveva mai sentito niente del genere. Il suo cazzo si stava espandendo sempre più finché pensò che sarebbe scoppiato. L’estasi sopraffece Tommaso.

“Oh, ragazzi”, esclamò, “Continua, non si fermarti… non fermarti… oh, ragazzi, ohhhh!” Tommaso non riuscì a trattenere l’orgasmo e sparò nella bocca avida; venne a lungo mentre il marinaio leccava ogni ultima goccia di sperma spesso.

Tommaso precipitò indietro sul sedile chiudendo gli occhi per rivivere la deliziosa sensazione. Dio mio, non aveva mai sentito niente del genere in tutta la sua vita.

“L’autobus numero 2846 riparte”, squillò l’altoparlante facendolo uscire dalla sua fantasticheria.

Mentre si tirava sù mutande e pantaloni, notò che il marinaio era già ritornato all’autobus. Si affrettò a tornare al suo posto proprio nel momento in cui l’autobus si avviava. Gettò lo sguardo al di là del corridoio e vide che il marinaio lo guardava sorridendo.

Tommaso contracambiò il sorriso e lentamente cadde in un sonno tranquillo.

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