Un semplice annuncio

L’annuncio è molto semplice
“Succhio, lecco e a volte ingoio. Bastano due requisiti. 1) Avere almeno 60 anni; 2) Proporre un posto pubblico…meglio se strano.
A queste condizioni avrai la mia bocca…la mia lingua e la mia gola a tua completa disposizione. Per fare quello che vuoi. Senza limiti”

La risposta è stata sorprendente. Questa città è piena di arzilli uomini maturi con tanta fantasia e la voglia di provare qualche brivido.

Perché questo è il senso del secondo requisito, il posto pubblico.
Il timore di essere comunque scoperti azzera le chiacchiere e ti fa passare subito al sodo: un cazzo che vuole godere e una bocca pronta a soddisfarlo…non servono altre parole.
Ed è questo che cerco tutte le volte…un’occasione per essere dominato, usato, sfruttato…e poi lasciato. Per tornare alla solita vita.

Queste sono le mie storie. Raccontate come le ho vissute.

“Andiamo a succhiare l’uccello”.
Questo è il mio pensiero quando mi alzo dal mio posto di lavoro ed esco dall’ufficio. Ho preso un’ora e mezzo di permesso …. dovrebbe bastare.

Dieci minuti dopo sono all’ingresso del palazzo pubblico che abbiamo concordato. Entro dalla porta principale e mi ritrovo in un grande atrio..deserto. Sono le 17 e la maggior parte degli impiegati avrà già smesso di lavorare.

Due uscieri distratti mi guardano mentre mi dirigo con passo deciso verso l’ascensore. Non fanno domande e io do l’impressione di sapere esattamente dove andare.

Scendo al piano che mi è stato detto e percorro il lungo corridoio sul alto destro, compiendo un paio di svolte ad angolo retto. Non incontro anima viva.
Come sempre sento il cuore che batte all’impazzata per via della situazione. Anche se fin’ora tutto è andato secondo quanto mi aveva detto il rischio di essere scoperti resta alto.

Ad un certo punto mi accorgo di essere arrivato a destinazione. Su lato sinistro una porta indica l’ingresso del bagno per gli uomini.
Mi guardo intorno. Nessuno.
Di colpo sento l’eco di passi che si avvicinano…meglio levarsi di qui.

Entro nel bagno.
E’ enorme, piastrellato e pulito come non mi sarei mai aspettato.
Tre lavabi sul lato destro e, dietro un semi muro, ecco i quattro gabinetti con le loro porte aperte

Secondo le istruzioni che abbiamo concordato, chiudo la seconda porta da sinistra mi infilo nell’ultimo bagno a destra.

Giro la chiave e mi preparo.
Tolgo la giacca e l’appoggio a terra. Per prudenza mi sfilo anche il maglione: se dovessi sporcarmi almeno avrò di che coprire le tracce.

Mi siedo sulla tazza del water e aspetto.

Come sarà? Magro o grasso? Alto o basso? Peloso oppure glabro?
Anche se per lui non farà differenza: qualunque sia il suo aspetto o la sua forma fisica, il suo cazzo verrà servito e riverito dalla mia bocca finché non avrà spurgato l’ultima goccia di sperma.

In realtà anche per me non è davvero importante…anzi…l’idea di dover spompinare per forza mi fa sentire già nella situazione che preferisco.
Servo, impotente utile solo a soddisfare le voglie del padrone.

Guardo l’orologio impaziente.
Mancano ancora sei minuti.
Ripasso mentalmente gli accordi presi con le ultime email: il palazzo è giusto e anche il piano. Il bagno è come me lo aveva descritto…anzi meglio.
Tiro fuori i quadrotti di scottex che mi porto sempre in questi casi.

Li appoggio in cima ai vestiti, in modo tale da poterli prendere con facilità quando mi serviranno.

Fisso la porta marrone di fronte a me, a circa un metro e mezzo dai miei occhi, aspettando che si apra. Ai lati le pareti in muratura arrivano al soffitto.
Sono chiuso dentro.
Guardo l’orologio.
Un minuto

Sento dei passi. Sempre più forti…. sono scarpe con il tacco. , ma tacco da uomo.

Qualcuno è entrato nel bagno. E’ fermo.
Entra nel gabinetto di fianco.
Un getto con una pressione stile canna dei pompieri finisce dell’acqua del cesso.
Gli ultimi scrosci annunciano la fine dello svuotamento, prima che lo sciacquone ne dia conferma definitiva.
Tre colpi alla porta davanti ai miei occhi. Uno lento e due veloci.
Ripetuti.

E’ lui.
Ci siamo.

Mi sollevo e mi allungo fino a sbloccare la porta.

Mentre mi risiedo lui entra e richiude con la sicura.

E’ decisamente alto perché in questa posizione ho gli occhi all’altezza della cintura.
Do solo un rapido sguardo al viso: affilato, con un naso adunco sul quale appoggiano due occhiali dalla montatura sottile. Mi sembra che abbia i capelli lunghi pettinati all’indietro.
Indossa un corto cappottino nero, sotto il quale spunta un abito grigio. Camicia a righe e cravatta blu.

Non dice una parola. Meglio…detesto quelli che cercano di stabilire un rapporto.
Lui si limita ad allentare la cintura e il bottone dei pantaloni.
Lo aiuto a calarli sotto il ginocchio insieme ai boxer rigati.

Sotto la camicia, l’uccello un po’ barzotto spunta desideroso di trovare una collocazione migliore..
Quando avvolge verso l’alto l’indumento vedo un discreto biscione, mezzo ingrossato ma ancora coperto.

Lo solleva verso l’alto e lo scappella.

L’odore di sesso, sudore e urina mi investe prepotente: è l’odore di un cazzo che ha già vissuto gran parte della giornata.
Mi appoggia la cappella sopra il labbro superiore strofinandomela sotto il naso, a destra e a sinistra.
Me lo aveva scritto, che gli sarebbe piaciuta una bocca che non facesse storie e fosse disponibile a succhiargli l’uccello senza lamentarsi.
E io avevo garantito che con me non avrebbe avuto problemi.

Il fetore è forte e io ho voglia di prenderlo in bocca anche per mettere fine a questo annusare.
Apro la bocca e tiro fuori la lingua.
Sempre senza dire una parola, il tizio infila il suo arnese al caldo della mia bocca.
Appena serrate le labbra, con la lingua mi do da fare per leccargli tutta la cappella, roteando come le spugne rotanti di un autolavaggio.
Un sapore dolciastro e pungente si diffonde per tutta la lingua, impadronendosi dei miei sensi.

IL lavoro di lingua produce saliva che mi permettere di scendere lungo l’asta carnosa che va sempre più indurendosi.
In quattro affondi riesco ad ingoiare tutto l’uccello che ne frattempo ha raggiunto quello che so essere il suo massimo fulgore.

Alla terza volta che arrivo fino alla base del cazzo, con il naso piantato tra i suoi peli pubici mi fermo e sollevo lo sguardo, incrociando il suo.
Ha la bocca aperta in una smorfia di piacere.

Mi accorgo adesso che porta dei sottili baffi grigi.

Ok. Adesso ti pompo l’uccello a dovere.
Con una costanza frequente aumento sempre di più il ritmo dei miei affondi, ingoiandogli il cazzo quasi per intero.
Cerco di evitare conati che potrebbero portare a suoni sospetti, anche se il rumore della saliva che scorre tra le mie labbra e la pelle del cazzo potrebbe comunque essere sentita da un orecchio attento.

Dopo quelli che mi sono sembrati almeno due minuti di pompa continua, ho bisogno di un attimo di pausa.
Tenendogli la mano destra sul cazzo, glielo sego mentre mi abbasso a leccargli i coglioni pelosi.
Ma vuole fare da solo e quindi mi ritrovo a lavare le palle con la lingua mentre lui si masturba in solitaria.

Non resiste a lungo.
La mano mi prende la testa e la inclina facendomi capire che quello che vuole è la mia bocca
Si padrone.

tutto quello che vuoi.
Riprendo a pompargli l’uccello con la stessa lena di prima.
Avendo una certa esperienza questa volta tengo le mani sulle sue chiappe. Quando sento che iniziano a contrarsi, capisco che siamo vicini alla fine.
Alterno quattro/cinque affondi veloci ed un ingoio fatto e finito fino alla base dell’uccello.
Non riesco ad arrivare a quattro volte che vedo la pancia muoversi e contrarsi. Il suo respiro farsi più rapido e affannato.

“V-vengo…vengo…” – sussurra in maniera quasi impercettibile.
L’avevo capito, non preoccuparti.

E’ il momento della mia firma.
Interrompo il pompino e lo fisso negli occhi, trovando il suo sguardo completamente infoiato.
“Sborrami in bocca” – dico con un labiale che si sente a malapena.
Spalanco la bocca tenendo sulla lingua la cappella pulsante e bagnata.
La muovo leggermente mentre con poche dita afferro l’asta insalivata e la stimolo.

Non serve di più
Il primo fiotto di sperma si stende, caldo e denso sulla mia lingua servile. Mentre spara il secondo le mie labbra si sono già richiuse intorno alla cappella e continuano a pompare leggermente il cazzo per stimolare un completo svuotamento.
Quando non sai chi incontri, non puoi nemmeno sapere quanto sperma può avere nei coglioni.

Tre, quattro, cinque, …sei, sette…otto
Mi piace contarli. I fiotti si sborra che mi riempiono la bocca.

Non smetto comunque si succhiarlo per un altro mezzo minuto mentre lui, scosso dai brividi, si appoggia alle pareti laterali perdendo ogni forza.
MI sembra che sia venuto tutto.
Con delicatezza e attenzione mi stacco dal biberon che ho appena svuotato e prendo i quadrotti di scottex che avevo appoggiato sui vestiti.
Ci sputo dentro il contenuto della bocca, attento sempre a non fare rumore.
Lui si sta già rivestendo.

Appositamente evito di guardarlo, perché non voglio si senta in obbligo di dire qualcosa.

Sollevo la testa solo quando sento che ha aperto la sicura della porta.
Lo vedo uscire e richiudo la porta alle sue spalle.

L’odore di cazzo e il sapore acro dello sperma rimangono persistenti.
E le immagini di quanto ho appena fatto, mi scorrono vivide davanti agli occhi.
Sono eccitato.
Mi basta toccarmi la patta per accorgermi che l’uccello urla di potersi sfogare.

E quando è così sono quasi pericoloso: l’uomo che è appena uscito non sa che in questa condizione potrei soddisfare qualunque genere di perversione.
E purtroppo una volta è accaduto.

Mi alzo in piedi e, liberato l’uccello dai vestiti di troppo, mi masturbo freneticamente.
Vengo in meno di due minuti.

Finalmente tranquillo, esco da bagno e per la stessa strada da cui sono venuto ritorno all’aria aperta.

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