Archivio mensile:Gennaio 2014

la verginità ad un altro.

Ancora lo ricordo, mi costò un milione di lire.
Mi parlò di loro un collega di mio padre, un signore che ai tempi aveva una quarantina d’anni e con il quale in segreto mi scambiavo dvd e videocassette hard.
Dopo averci pensato e ripensato decisi di farlo e li contattai. Fissai un appuntamento per il giorno seguente.
Mi accolsero direttamente nell’appartamento dove avrebbero fatto tutto, un luogo caldo ed allo stesso tempo retrò, un posto ricco di quadri che con la carta da parati faceva credere di essere ancora fermi agli anni sessanta.

Il team come dicevano di chiamarsi, era composto esclusivamente da loro due, due persone erano più che sufficienti mi spiegarono, altrimenti avrebbero provocato imbarazzo e certamente sarebbe stato più complicato. A grandi linee mi descrissero anche la disposizione e l‘organizzazione del tutto, una videocamera fissa di fronte e l’altra in mano alternandola a seconda di chi instaurava più feeling.
“È importante metterla a suo agio” mi dissero, “in queste circostanze è determinante”.

Parlammo per quasi due ore, mi spiegarono il loro metodo e mi mostrarono i filmati di alcuni incontri precedenti, mi chiesero quanti anni avesse, se l’idea era stata mia oppure fosse venuta da lei e vollero conoscere alcuni particolari su cosa potesse piacerle e cosa no. Una volta sistemate queste cose lasciai una caparra di duecentomila lire e andai via.
Quarantotto ore prima come da accordi mi contattarono per gli ultimi chiarimenti, quarant’otto ore dopo tornai nella loro casa per fargli fare ciò per cui li avevo pagati.

Era il sei aprile del duemilauno, il giorno dopo il compimento della sua maggiore età e i due signori gentili e rassicuranti ai quali mi ero rivolto, come da contratto andarono con la mia fidanzata affinché le togliessero la verginità.
Lei non sapeva nulla, le spiegai che avrebbe dovuto fare una cosa per me ma non aggiunsi altro.
Mi ero messo nelle mani di due esperti, due persone parecchio più grandi di noi che avevano garantito un metodo efficace ed indolore con il quale sarebbero arrivati a compimento, qualsiasi cosa le avessi raccontato sulla verità di quell’incontro avrebbe certamente compromesso tutto, così, come mi avevano consigliato di fare non le spiegai, la portai da loro e li lasciai liberi di fare il resto..
Fecero accomodare la mia fidanzata sul lembo di un letto matrimoniale e le si sederono accanto uno alla sua destra ed uno alla sua sinistra.

Sulla poltrona a pochi passi ero seduto io, la mia presenza a detta loro l’avrebbe rassicurata ed effettivamente avevano ragione.
Per un quarto d’ora le parlarono solamente, le chiesero il nome, cosa facesse, cosa avrebbe voluto fare da grande e tutto accarezzandola e sfiorandola con una delicatezza quasi impercettibile.
Una volta tranquillizzata a sufficienza la mia fidanzata si lasciò anche a qualche piccolo sorriso, nulla di ché, ma un buon segnale secondo loro.

Avevano iniziato da poco è vero, ma tutto quello che stava accadendo era esattamente ciò che mi avevano assicurato sarebbe successo. La sua vergogna che veniva meno, il suo viso via via più rilassato, il respiro meno affannoso, tutto era esattamente come mi avevano descritto.
Ad un tratto le mani degli uomini cominciarono a sfiorarle i seni. Da fuori, da sopra la felpa che indossava. Li per li si tirò indietro, ma la loro garbata insistenza la fece desistere.

“Tranquilla” le ripetevano, “rilassati, stai tranquilla non c’è nulla di male”.
La videocamera stava riprendendo tutto, del milione di lire che avevo speso la metà era andata per il video che mi avrebbero lasciato.
Le dita degli uomini pizzicavano i capezzoli della mia fidanzata decisi ma delicati. Entrambi sorridevano e lei nella sua strana vergogna sorrideva con loro. Oggi credo che se l’avessi fatto anche soltanto cinque anni più tardi sarebbe scappata senza neanche farli arrivare a toccarla come stavano facendo in quel momento.

“Ti piace?” le chiese il più grande. “Non c’è da vergognarsi, è naturale. ”
Lei rispose annuendo con la testa. Le braccia erano appena conserte come a difendersi, così l’altro sorridendo le disse di lasciarlo andar sotto per farle sentire come sarebbe stato più bello se non avesse avuto la felpa addosso.
Quando la mano si insinuò sotto la maglia e la toccò passando per il reggiseno sembrò provare per un istante molto più piacere.

“Sentito? Ti piace di più così?” Gli disse il tizio con il braccio nei vestiti.
Sorrise, sorrise ma anche stavolta non disse nulla.
Lanciandomi un occhiata come a dire “va tutto bene” anche l’altro uomo portò la mano sotto la felpa della mia fidanzata e toccandola come il suo amico la vedemmo sciogliersi quasi come presa da uno strano piacere.
“Toglila” gli disse, “togli la felpa”.
Non mi guardò nemmeno, lasciò i due alzare la maglia e toglierle il reggiseno come se non ci fosse nulla di male, a quel punto i capezzoli nudi e turgidi su quei seni perfetti e sodi divennero sensibili come mai lo erano stati fino ad allora.

Continuarono ad accarezza per molto altro tempo ancora. Ogni tanto una bocca arrivava sull’areola e scivolava per tutta la sua circonferenza passando proprio per l’estremità più gonfia, una volta, due , tre, poi lo fecero entrambi ed uno azzardò un piccolo bacio sulle labbra.
Quello fu una specie di segnale. La reazione al bacio avrebbe determinato il modo in cui proseguire.
Se avesse accettato senza tirarsi indietro sarebbero andati oltre, altrimenti avrebbero continuato a stimolarla ancora nella stessa maniera.

La mia fidanzata per fortuna non disse nulla, si lasciò baciare le labbra e lasciò che la lingua dell’uomo le disegnasse i contorni della bocca senza schifarsi o allontanarlo, a quel punto l’altro le prese la mano e se la poggiò sul pisello.
“Lo hai mai visto quello di un adulto?” Gli disse tenendole il palmo pigiato sui suoi pantaloni. “Vorresti vederlo?”
A questa domanda non pretese risposta. Nella maggior parte dei casi la vergogna, la paura, ma soprattutto l’età l’avrebbero inibita, ma l’uomo se lo tirò fuori senza darle neanche modo di ragionare, in un istante glie lo mise in mano aiutandola a muoverlo come a masturbarlo.

Li mi resi conto che se tutto fosse costato il triplo avrei comunque pagato volentieri, i due uomini erano fantastici, una macchina perfetta e collaudata che non avrei neanche lontanamente potuto immaginare.
“Lentamente” le diceva sussurrandole all’orecchio, “lentamente su e giù”.
Una delle mani dal capezzolo scivolò dentro i pantaloni della tuta che indossava la mia fidanzata.
In quel momento ebbe un attimo di esitazione, forse un rientro nei ranghi che sembrò rovinare tutto, ma la capacità persuasiva di quei due fu talmente forte che in pochissimo tempo non solo la penetrò con un dito, ma inginocchiato sul letto le mise nella bocca anche una prima porzione di cazzo.

La mia fidanzata con in bocca il cazzo di un quarantenne, un quarantenne stempiato, con le gambe magre e la pancia tonda, un quarantenne che forse poteva avere anche qualche anno di più.
Concentrata sul dover gestire in bocca quel coso ingombrante non si accorse che l’altro uomo le aveva abbassato i pantaloni e portato la lingua direttamente sulla farfallina.
La telecamera inquadrava il volto del tizio incastonato tra i freschi peli pubici della mia fidanzata.

Leccava intanto, piano come sempre, come tutto quello che avevano fatto fino quel momento.
La piccola mano intanto sembrava cercare il pene del tizio che ora era sceso nei meandri della sua femminilità, così l’altro signore togliendoglielo per un istante dalla bocca, la baciò per poi farglielo succhiare di nuovo.
Rimasero così per un bel po’, poi finalmente la fecero sdraiare sul letto.
Credo si fossero accordati prima che tutto questo succedesse.

Oggi che ho circa la loro età non credo potrei gestire la verginità di una ragazzina di diciotto anni ed un giorno se non mi fossi organizzato in precedenza con un ipotetico partner. Chi dei due ha rinunciato deve aver compiuto uno sforzo non indifferente quel sei aprile del duemilauno.
Insinuandosi tra le gambe il tizio più grande iniziò a penetrarla lentamente. La mia fidanzata strinse gli occhi, li strizzò, ma lui nei limiti del possibile fu delicato.

Impiegò un po’ di tempo, lo tolse e lo rimise più di una volta ma poi la deflorò.
Lentamente iniziò a muovere il bacino adagiato tra le gambe della mia ragazza, avanti ed indietro piano, molto pacatamente, così pacatamente che dopo pochissimi minuti lei cominciò a sentire quel piacere che solo un rapporto completo è capace di dare. I piedi le si arcuarono nei calzini di spugna,
I sospiri si lasciarono ascoltare da tutti noi, un minuto cinque minuti, dieci, poi il suo primo orgasmo, il suo primo meraviglioso orgasmo.

L’uomo provò a resistere, non avevamo parlato delle loro eiaculazioni e forse neanche lui sapeva cosa fare, alla fine decise di venire fuori, aspettò che lei si calmasse e avvicinò il suo pene al seno nudo della mia fidanzata vendo li sopra.
L’altro tizio allora passò la telecamera al suo amico più fortunato e prese la sua stessa identica posizione precedente.
Penetrò la mia ragazza e con la medesima calma fece l’amore con lei.

Nel giro di quindici minuti la sentii venire per la seconda volta.
Bellissimo il suo sguardo, lo sguardo di chi sente che il mondo è qualcosa di molto più bello di ciò che credeva ma ancora non del tutto padrona di se stessa. L’uomo venne subito dopo di lei nello stesso identico posto dove il suo amico aveva smorzato la sua tensione, sul seno, su quel seno perfetto e sodo come un frutto vellutato.

La mani della mia fidanzata giocavano ciò che rimaneva delle loro erezioni. Sdraiati di fianco a lei carezzavano il volto segnando i tratti del suo profilo, un bacio per uno e poi via.

Questo racconto è stato scritto di getto e si è ispirato ad un video guardato su xhamster, un video di circa 90 minuti dal titolo “russian eighteens”. Non ho idea di chi siano i due uomini, credo sia stato girato 20 anni fa, ma ovunque vivano ora, posso solo dirgli grazie per la meravigliosa poesia che hanno realizzato.

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LE CORNA

E’ una filosofia la mia, è una dimensione nella quale mi rifugio più volte al giorno, perché non ci si abitua alle emozioni, alcune sono impossibili da metabolizzare e convertirle alla normalità, sarebbe un processo innaturale che lo stesso istinto respinge.
Se me lo avessero detto non c’avrei mai creduto, io cornuto, non è possibile.
Invece si, invece faccio parte di quella realtà che ho sempre guardato dal basso verso l’alto con ammirazione e devozione, come capitava se giravano voci su qualcuno che conoscevo o che conosceva la mia famiglia, o come in quei film in cui bellissime mogli tradivano ripetutamente il marito con mille amanti diversi.

Anche io cornuto, come alcuni invidiabili mariti, come mio zio, che senza rendersi conto della fortuna che ha avuto ha lasciato la moglie quando l‘è venuto a sapere.
Io a differenza sua ho dovuto impegnarmi per esserlo, ho lavorato su mia moglie liberandola dalle inibizioni e dalla dottrina, ma lui questo dono lo ha ricevuto senza sforzo, senza abnegazione. Cosa c’è di più bello.
Invece gli uomini in genere fuggono al mostro come se dovessero prenderne le distanze, urlando come se dovessero essere visti da tutti perché loro non c’entrano nulla, sono innocenti, vittime di un male assoluto.

Io la penso diversamente, piuttosto credo solamente che alcuni uomini valgono così poco rispetto alle loro mogli, che scappano via perché ne sono impauriti, impauriti dalla consapevolezza di non esserne all’altezza. In fondo la cosa più bella delle corna è proprio avere una moglie che le mette.
Per i cornuti come me la moglie è un feticcio, una creatura divina, un miracolo da custodire e contemplare in attesa di un nuovo prurito, di una nuova svogliatura che la attirerà tra le braccia di un altro uomo, che la porterà a conquistarlo.

Adoro quando accade, quando arriva il momento in cui le sue attenzioni si rivolgono ad un altro maschio dimenticandomi del tutto, mi fa sentire la strana ed emozionante sensazione di averla persa, ed io adoro perderla.
In quei momenti in me quindi imperversa un unico pensiero, mia moglie.
Quando mi sveglio, quando vado a dormire, quando lavoro, quando sono con i miei amici non posso fare a meno di pensare a mia moglie, a lei che bacia, che accarezza un altro uomo e si fa accarezzare da lui, a lei clandestina in un auto tra mille auto nel parcheggio di un centro commerciale, a lei che succhia accovacciata sul sedile, a mani grandi e forti che le tengono la testa, ai suoi sorrisi, alla sua soddisfazione, all’appagamento di essere riuscita a conquistare il suo desiderio.

Tutto questo mi rende felice, mi rende felice perché lei è felice e darei la mia vita per la sua felicità.
Sono dell’idea che non c’è differenza tra il mio e l’amore di un qualsiasi altro marito, è cosa lo sprigiona a differire ma non il sentimento. Sentirmi cornuto è come vivere continuamente nell’idillio dei primi mesi, quando tutto funziona perfettamente e sembra non dover finire mai.
Senza alcun indugio posso dire che per lei vale lo stesso discorso.

Mia moglie ha rapporti sessuali con altri uomini, alcuni completamente diversi da me, ma non ha mai sentito il bisogno di trasformare quegli incontri in qualcosa di profondo. Ci sono persone con le quali si incontra ripetutamente mentre con altre è bastata una sola volta, ci sono uomini adulti, ma anche ragazzi, però nulla si è spinto oltre il sesso. È il sesso la sua linfa, è quel desiderio di sentirsi preda e cacciatrice allo stesso tempo, quel bisogno ripetuto di conferme che hanno tutti gli esseri umani, la necessità di sapersi belli, attraenti, capaci di conquistare e di essere conquistati.

Mia moglie può avere bisogno di un ragazzino di diciotto anni come di un uomo di sessanta, può desiderare di essere legata per le mani come invece di essere trattata da Regina, è il suo modo di vivere, il suo modo di stare al mondo e credo che questo sia uno degli aspetti che più di tutti amo in lei.
Mia moglie è una donna libera e per libera intendo nel senso più alto e nobile della parola stessa.

La maggior parte delle altre donne, fedifraghe o meno, non sanno cosa sia la libertà. Tradiscono i loro mariti ed il più delle volte lo fanno con un solo uomo del quale si innamorano perché diverso da quello che hanno sposato. Non si rendono conto che è la novità ad attrarle, non valutano l’uomo in quanto essere umano con gli stessi identici difetti del proprio marito, credono di avere davanti il principe azzurro che per il resto della vita sarà sempre profumato, intelligente ed galante come nei giorni del corteggiamento e delle prime avventure assieme.

Essere traditi è comunque bello e forse se non avessi avuto quello che ho mi sarei accontentato anche di questo, ma non sarebbe stato come è adesso.
Dentro di me, nei miei pensieri, c’è la gioia di essere cornuto, la felicità dell’essere cornuto.
Quando scorgo la mia immagine riflessa nelle vetrine dei negozi vedo un uomo felice, una persona invidiata da tutti gli altri uomini come me. Lo griderei se fosse per me, farei sapere a tutti che sono un cornuto e che mia moglie mi tradisce continuamente.

Ci sono volte durante le quali so che lo sta facendo in quel preciso istante e sono volte in cui la consapevolezza di essere cornuto si concretizza magicamente con la realtà dei fatti.
Non capita sempre ma succede.
È successo con il proprietario di un locale che se l’è portata nel suo ufficio mentre eravamo li con altra gente. Una scusa stupida e per un ora e mezza sono spariti mentre fingevo che fosse tutto normale.

È stata un’esperienza straordinaria, difficilissima da spiegare nella sua semplicità, ma realmente eccezionale.
Ho galleggiato per tutto il tempo in un pensiero ovattato, come le barchette delle clessidre che da bambini trovavamo nelle uova di pasqua. Sotto di me l’azzurro, sopra il rosso ed in mezzo il bianco dell’acqua.
In quella culla le persone che mi circondavano fingevano di non capire e volevano non capire.
I loro dubbi leciti e legittimi trovavano nella sfacciataggine degli eventi la categorica negazione dei pensieri, come nel più assurdo dei paradossi.

Eppure un affascinante imbarazzo aleggiava su tutti, sulle mie amiche, sui loro fidanzati, sui miei compagni.
Anche i baristi e le cameriere sembravano guardarmi, loro che più di chiunque altro conoscevano il proprietario del locale e la sua matrice di maschio dominante. Chissà quali pensieri avranno avuto, quante parole e risate sulla troia e sul cornuto che non immaginavano minimamente cosa li avrebbe aspettati.
Intanto idee, emozioni ed elucubrazioni convivevano con la naturalezza che dovevo agli altri, nulla da far t****lare, soprattutto il piacevole imbarazzo che stavo provando.

Nel frattempo il pensiero di cosa stessero facendo elargiva adrenalina al mio organismo senza interruzione.
L’immaginazione volava e con lei i miei sensi si amplificavano minuto dopo minuto. C’erano attimi in cui mi sembrava sentire gemiti provenire da un luogo lontano, rumori sordi di poltrone che sbattevano, scrivanie che si spostavano.
Ogni tanto mi assentavo con la mente ed i pensieri finivano inesorabilmente li, a loro, a mia moglie che se ne era andata ridendo e sorridendogli come se noi altri neanche ci fossimo.

Per me è questo essere cornuto e non c’è nulla di più bello.
Mia moglie era andata con un altro uomo in barba alle apparenze, si era chiusa nel suo ufficio fregandosene dell’etichetta e dei pensieri che gli altri avrebbero avuto, se ne era fregata di me e dell’ umiliazione che mi avrebbe procurato e tutto questo perché è così, una fantastica egoista che adoro esattamente per questo motivo.
Chissà come starà godendo pensavo, chissà quanto sarà stata forte la voglia per arrivare a tanto e chissà come sarà felice adesso sbattuta su quella scrivania.

Me la immagino con la gonna alzata mentre il tizio in piedi me la sodomizza fiero e soddisfatto. Un’altra troia da aggiungere alla lista, da raccontare agli amici.
So che il suo cazzo è enorme, è enorme come tutti i cazzi che ho dovuto immaginare ogni volta che mia ha tradito e so che più è grosso, più mia moglie è contenta di prenderlo in bocca, di dietro o nel suo ventre.

Io la conosco la mia principessa, conosco il suo stato d’animo in quei momenti, vuole toccarlo, vederlo, sentirlo, non aspetta altro ed io fuori da li ho i suoi stessi identici bisogni di saperglielo fare.
Vorrei che la mia vita fosse tutti i giorni così.
Tornando non sembrò neanche troppo scomposta, solo io avevo la certezza di cosa avesse fatto. È una specie di simbiosi che ci lega ci fa comunicare a distanza.

Gesti, parole, occhi, anche semplici pieghe del vestito possono rispondere alle nostre domande ed io sapevo che lo aveva fatto. Gli altri galleggiavano sempre nel dubbio ma io No.

IL MATRIMONIO

A cosa serve il matrimonio, a cosa serve essere sposati.
Non credo che in merito abbiamo tutti la mia stessa posizione, le donne in generale vedono l’inizio di un film del quale finalmente saranno loro protagoniste, una favola che inizia camminando con un abito sognato una vita intera.

Nulla è poi lontanamente simile alla realtà.
Purtroppo le persone riversano nel matrimonio la loro esistenza, le loro ambizioni, tutto ciò che è stato viene accantonato, scansato. Una nuova partenza che magicamente cambierà i loro giorni a venire, un po’ come accade con i figli finché non ne hanno avuto uno.
Nessuno sembra in grado di capire che il prima ed il dopo rimarranno tremendamente simili, il tempo libero, le scelte, il lavoro, nulla subirà le variazioni che credono.

Le persone delegano ai sogni le speranze di un cambiamento ma non provano minimamente a rimboccarsi le maniche per ottenerlo davvero. Tutto il loro mondo si ferma all’obiettivo, come in un gioco dell’oca, una volta vinto ci si alza dal tavolo orgogliosi ma senza saper che fare. Il matrimonio, un figlio, per loro sono traguardi, non griglie di partenza. Fatto il bimbo e creata la famiglia si è completi, ma i giorni passano e le esigenze si moltiplicano e per queste persone è come sopperire perché non hanno mai pensato a ciò che sarebbe accaduto dopo, ma peggio ancora, non hanno più sogni ai quali delegare le loro speranze.

Quello che è accaduto a me è stato esattamente l’opposto. Il matrimonio ha significato costruire un mondo dove noi due decidiamo chi far entrare e chi tener fuori, un inizio vero grazie al quale ho potuto dedicarmi a ciò che ho sempre desiderato assecondando anche i miei sogni, i miei desideri, le mie distrazioni.
È stato il matrimonio a dare un colore alla mia condizione di cornuto, come un sigillo che in una qualche misura mi ha regalato l’inconscia consapevolezza che nessuno me la porterà via.

Possono usarla o essere usati da lei, ma resterà mia moglie anche con il loro cazzo in bocca.
È questo per me il matrimonio, ciò che definisce il reale cambiamento di vita che esso rappresenta.
È mia moglie la donna che raccontano di aver sporcato con il loro sperma, è mia moglie quella conquista di una sera ed in parte è mio quel buco del culo che hanno posseduto e che lei gli ha permesso di possedere.

Quanti maschi l’avranno presa, dieci, cento, mille? Per ognuno è stata qualcosa di diverso, una troia, una soddisfazione, una gioco, una conquisa, ma per me è sempre stata mia moglie.
Il mondo intero potrebbe fotterla e per me non cambierebbe nulla, al massimo sarebbe solo un bellissimo sogno che si realizza, ma noi rimarremmo comunque legati assieme, io rimarrei comunque suo marito, il suo salvatore, la sua ancora di salvezza nei momenti di sconforto.

Mia moglie deve essere solamente felice, mia moglie deve preoccuparsi solamente di aver il maggior numero di orgasmi possibili, con chiunque, con chi vuole, con uno o più uomini assieme, con chi stima, con chi ama o con chi odia a tal punto da farsi scopare.
È così bella mia moglie che tutti dovrebbero avere la possibilità di averla per mostrargli le loro abilità di amanti. Tutti gli uomini sono capaci di far sognare una donna e lei dovrebbe sognare con tutti loro.

Quanti sono i mariti che con lei riscoprirebbero soddisfazioni che in casa sembrano essersi perse, solo nel nostro palazzo ne conto almeno tre.
Questi dovrebbero venire da me e sedersi sulla mia poltrona, al resto penserebbe lei, gli succhierebbe il cazzo con tanta di quella devozione che il loro amor proprio tornerebbe allo splendore di dieci o venti anni prima, diffonderebbe così tanta fiducia che affronterebbero la vita in maniera diversa.
Purtroppo invece a ceti uomini il matrimonio li schiaccia, li annienta, addirittura li sconfigge.

La metà di loro darebbe qualsiasi cosa per tornare indietro, per cambiare le cose.
Quando durante la quotidianità mi capita di aver a che fare con ragazzi in procinto di sposarsi io sono l’unico a dir loro che stanno facendo una cosa bellissima, gli altri più o meno seriamente li dissuadono, li sconsigliano, io li incoraggio.
Il matrimonio non è la tomba dell’amore, il matrimonio è l’essenza della vita e le corna il più bel dono che esso possa dare.

IL SESSO

Mia moglie lo prende in culo.
Un pensiero schietto, fulmineo. Feroce.
Ci sono volte in cui mi fermo ad analizzare il perché delle cose, il loro valore, la loro importanza, ma anche la loro incredibile e disarmante semplicità.
Non è un gioco il mio, non è un esercizio di stile, mia moglie si fa sodomizzare senza obiezione e senza opporre resistenza ed io, oltre ad esserne felice, da tutto questo sono anche molto affascinato.

Cosa la spinge a dirottare il piacere certo e concreto dell’orgasmo verso un probabile dolore, verso un possibile fastidio. Mi ha raccontato di un uomo che l’ha portata con se esclusivamente per possederla dietro, la poggiata al muro di un bagno e la sodomizzata fino a venirle dentro. Quanto fascino deve aver avuto costui per convincerla ad alzarsi da un tavolo dove conversava con altre dieci persone, cosa l’ha spinta a dire si, ad accettare di essere usata senza ottenere nulla in cambio.

Gli uomini per indole amano i rapporti impari. L’atto sessuale quando diverge dalla sacralità della procreazione crea dinamiche dalle quali siamo tutti dipendenti. Porgere il cazzo nella bocca di un’altra persona, dominarla o in qualche maniera usarla ed umiliarla per il nostro piacere sono dinamiche naturali, forse inconsce ma naturali. L’incontro di una bocca con un pene equivale a dissacrare la delicatezza e la purezza attraverso la possenza e la virilità e lo stesso può valere se a congiungersi sono anatomie meno nobili ma nate comunque per scopi differenti.

Anche le posizioni spiegano cosa intendo, esse assumono un importanza estetica esaltante, volti distanti o impossibilitati a guardarsi, sensi che si amplificano perché occultati dalle circostanze.
Tutto questo ha un valore emotivo non indifferente, ma subirlo cosa dona?
Me lo chiedo continuamente pensando a mia moglie.
È la sfida che la attrae? La possibilità di dimostrare di esserne all’altezza, di esserne capace, di non provare dolore nei confronti di una virilità sovradimensionata, oppure è coprire quel ruolo di preda impotente ed indifesa che la spinge a dire si, ad offrirsi per cinque minuti di soddisfazione altrui.

Mi piacerebbe capirlo, mi piacerebbe essere nella sua mente in quel momento, ascoltare i suoi pensieri soffocare il dolore, oppure accentuarlo sapendosi inculata da un maschio che la sta dominando.
Una vota soltanto mi ha permesso di vederla, di assistere al momento di un rapporto anale mentre era con un suo amico in casa mia.
Attendevo in sala da pranzo, loro erano già in camera da letto. Dopo trenta minuti mi mandò un messaggio con scritto “vieni ora”.

Entrai nella camera e la trovai carponi con un uomo completamente nudo dietro di lei, io non lo avevo mai visto. In un silenzio tombale le sue mani si portarono alle natiche allargandole e il tizio quindi la penetrò.
Poche volte nella vita il piacere suscita debolezza e senso di svenimento. Per me quella fu forse la prima in assoluto.
Davanti agli occhi il buco del culo di mia moglie ed il cazzo di uno sconosciuto che lo stava elegantemente possedendo.

Entrava ed usciva pacatamente, dilatandolo come non avrei mai potuto immaginare.
Quel piccolo fiorellino che appena mi era possibile leccavo ascoltando i racconti delle sue avventure, ora sembrava un enorme bocca di pesce gatto che cercava di ingurgitare la sua grossa preda.
“E’ per questo che mi piace farlo ed è per questo che non lo faccio fare a te”.
Mi disse così ed in quella amara verità racchiuse tutto il senso della mia vita.

Mi mandò via dopo dieci minuti appena, il rapporto anale era terminato e non c’era motivo per cui restassi con loro.
Le sue allusioni e la sua crudeltà mi cullarono e continuano a cullarmi ancora oggi ed ogni volta che sento il bisogno di rifugiarmi in qualcosa di rassicurante.
Forse alle mille domante, nella sua semplicità, la risposta è una soltanto. Mia moglie si fa inculare perché è femmina. Una risposta elementare, ma l’unica plausibile e allora ben vengano uomini affascinanti, ben vengano avventure nei bagni, che il suo corpo continui ad unirsi a quello degli altri e che gioiscano nel sentirsi vivi.

LA MIA MENTE

Cosa possa aver shiturito in me questo modo di essere non credo di saperlo.
A dir la verità ho smesso di pensarci quando ho capito che una risposta avrebbe potuto metter fine alle mie passioni, al mio modo di essere.
Non è una novità spiegare che cornuto mi ci senta sempre, che suscita in me un orgoglio maggiore di qualsiasi altra cosa, ma a volte mi piace capire quanti e quali siano gli aspetti che mi rendono così sereno e felice di esserlo ed allora penso, peso ai motivi elencandoli in una sorta di gioco infinito che conosco soltanto io.

Amo farmi scopare mia moglie perché è bella, perché sarebbe un peccato se la scopassi solo io o una persona sola, amo farmi scopare mia moglie perché il mio cazzo non è abbastanza grande e perché nessuno ce l’ha mai abbastanza grande da potergli chiedere di andare soltanto con lui, amo farmi scopare mia moglie perché sentirla considerata una puttana per me è un privilegio vero.
Avevo forse dodici anni quando vidi per la prima volta nella mia vita una prostituta.

Scendeva dall’auto di un uomo vestita solo di una pelliccia bianca e dell’intimo nero. Quando chiesi chi fosse e perché uscisse vestita così mi dissero la verità, era una donna che per lavoro andava con altri uomini. Generico e poco chiaro ed io non conoscevo ancora il sesso e la malizia, ma sapevo che non era un lavoro normale quello. Lo percepii come una specie di missione ed allo stesso tempo una costrizione.

Mia madre e le madri dei miei amici erano sempre state con un solo uomo, sempre affezionate ad un solo uomo, come poteva una donna essere la donna di tutti gli uomini.
Non lo dissi a nessuno, ma me ne innamorai.
Naturalmente non di lei, non della prostituta che avevo visto, mi innamorai di quel modo di essere, di quell’idea sfuggente di donna difficile da conquistare ed impossibile da tenere per se, una donna che va con altri uomini, per lavoro, come fosse normale.

Qualcuno a casa aspettava il suo rientro, doveva esserci qualcuno accanto a lei, un marito, un fidanzato, un compagno che sapeva quello che faceva eppure non diceva nulla. Volevo essere lui, volevo essere quell’uomo e lo volevo più di ogni altra cosa al mondo.
A volte penso a quanto la volontà possa aiutare l’essere umano. Ho costruito il mio destino quasi come l’avevo immaginato e sognato, forse non me ne sono neanche reso conto del tutto ma alla fine ho raggiunto un equilibrio, un traguardo.

Sono riuscito a scegliere la persona giusta, ho avuto il coraggio di farle sapere chi ero, cosa cercavo e quale fosse per me il modo migliore di essere amato e lei lo ha capito, lo ha accettato ed ora anche lei vive una vita soddisfatta e serena, una vita diversa da quella che credeva affrontare ma pur sempre piacevole.
Il nostro amore è una continua complicità, un intesa perfetta fatta di sesso e dominazione ma anche di affetto e di pari opportunità, lei va con altri uomini, lei sa come farmi soffrire ed allo stesso tempo rendermi felice e per questo la amo più di ogni altra cosa al mondo.

Mi racconta le sue avventure, me le descrive e mi indica i luoghi dove poi mi reco da solo in un pellegrinaggio emozionante ed intimistico.
Amo quei posti. Parcheggi, anfratti isolati, portoni di palazzi o negozi dove ha avuto avventure con i proprietari. Arrivo li ed immagino come sia andata, come sia stata presa, come si sia offerta per la loro felicità.
Lo avrà preso in bocca accucciata ed accovacciata per non essere vista? Lo avrà succhiato coperta da un cappotto? O magari lo ha fatto alla luce del sole senza neanche preoccuparsi troppo.

L’avranno vista forse? Sarà passato qualcuno che conosco e che l’ha potuta riconoscere? Forse si, forse lo sanno tutti. Forse qualcuno credendola facile le ha anche chiesto di succhiarglielo, alla prima occasione se l’è tirato fuori brandendoglielo davanti agli occhi e dicendole di prenderlo in bocca. Voglio pensare che sia successo, voglio pensare che qualche conoscente neanche troppo intimo si sia permesso di fare una cosa del genere e che lei abbia dovuto accettare.

Amo questi processi mentali, queste storie al limite dell’inverosimile in cui mia moglie è vittima e carnefice di se stessa, degli altri, di tutti.
Se dovessi smettere di usare la mia mente, di elaborare le sue avventure esasperandole fino a sentirne l’odore credo realmente che morirei.

IL CAZZO

C’è una cosa che accomuna tutti gli uomini di tutte le razze del mondo. Il cazzo.
Nascosto tra le pieghe dei pantaloni e celato per comune senso del pudore il cazzo è la più alta rappresentazione del sesso che ci sia.

Non c’è piacere e non c’è peccato che non costringa l’uomo al pensiero del cazzo, il mezzo con il quale arrivare al fine, la rappresentazione della nostra forza e della nostra virilità.
Il cazzo può offendere, può dare sollievo, il cazzo può regalare emozioni.
Ogni uomo, ogni individuo incontrato per strada non è che un cazzo raccolto nei pantaloni, non è che un oggetto sessuale al quale attaccherei mia moglie per la bocca e dove la lascerei per ore senza darle la possibilità di respirare.

Il maschio in fondo non è nulla senza l’idea di avere un cazzo tra le gambe, senza l’utilità che esso stesso fornisce al suo corpo rendendolo appena qualcosa di più.
Un uomo che va in bagno ad esempio è soltanto un uomo che va in bagno, ma un uomo che urina per strada è un uomo che per strada si tira fuori il cazzo e lo mostra a tutti. La differenza ovviamente non è in loro, ma nel mio modo di guardarli, nel mio modo di considerarli per ciò che si tengono in mano piuttosto che per ciò che sono.

È più forte di me, è un richiamo, un associazione istintiva che mette mia moglie inesorabilmente vicino all’organo sessuale maschile, come se entrambi non sarebbero nulla senza l’altro. Così non posso fare a meno di pensare che la cosa più giusta in assoluto sarebbe farla scendere dall’auto, dirle di aiutare quegli sconosciuti tenendoglielo in mano aiutandoli ad urinare.
Sono gesti semplici ma ricchi di erotismo perché in fondo l’erotismo è solo rendere piccante ciò che consideriamo la normalità.

Una donna scende dall’auto e le si vedono le autoreggenti, si china e le si alza la gonna, mia moglie si avvicina e lo prende in mano ad uno sconosciuto.
Credo che per quanto possa sembrare assurdo o strano, il cazzo sia nato per stare tra le mani di mia moglie, tra le mani come nella sua bocca, nel suo corpo. Non ho idea se per gli altri mariti valga lo stesso che per me, ma il cazzo abbellisce il suo volto.

So che sorride quando l’uomo di turno se lo tira fuori, sembra quasi che aspetti quel momento da sempre.
Me lo ha detto un mio amico al quale un suo amico ha raccontato di esserselo fatto succhiare da mia moglie.

I segreti di Monteforte 2

La versione di Ben
Ok, questa è la fottuta storia. Quella cagna della nostra di un insegnante mi appioppò come partner di studio Ezio Bruni. Il ragazzo è innamorato di mia sorella Anna che è innamorata del mio miglior amico, Cristiano che è appena uscito dal c***. Cristiano ed io eravamo piuttosto intimi; come fratelli. Facevamo tutto insieme ed intendo tutto! Dannazione, lo presi nel culo da lui un paio di volte. Quindi quando era in un c*** io ero fottutamente solo, senza un altro ragazzo con cui farlo.

Voglio dire che noi viviamo in una piccola città, quindi se qualcuno ti scopre è meglio che sia mentre stai in ginocchio davanti ad una figa.
Dunque, io ho 18 anni, biondo, alto un metro ed ottanta, muscoloso ed abbastanza ben fatto. Per un ragazzo come me il sesso è una necessità e molto. Quindi senza Cristiano per mesi ho avuto solo la mia mano destra che potesse aiutarmi. Questo fino a poco fa.

Ezio Bruni era un ragazzo nuovo, ad essere sincero era abbastanza eccitante ma sempre più spesso mi trovai a pensare a suo papà, il dottor Bruni, quando mi masturbavo.
E’ stato alcune settimane fa, il giorno della tremenda bufera di neve, che la vita diventò molto più interessante. Andai a casa di Ezio per poter lavorare insieme alla nostra ricerca. Suo papà aprì la porta. Ragazzi, mi diventò subito duro come la pietra al vedere quel fusto e quasi mi lasciai cadere sulle ginocchia.

Mi disse di entrare e poi mi aiutò a togliermi il cappotto mentre Ezio era nella sua stanza, probabilmente era di cattivo umore. Suo papà lo chiamò e poi salì per dirgli che ero arrivato. Quindi scese, chiacchierammo e dopo un po’ lui si tolse la camicia. Probabilmente ha una quarantina di anni ma il suo torace muscoloso e peloso era magnifico.
Avevo uno stiramento al muscolo della spalla ed essendo lui un dottore, si offrì di dargli un’occhiata.

Cominciò a strofinandomi le spalle. Ragazzi, avrei voluto girarmi, baciarlo e prendere in gola il suo grosso cazzo, ma non potevo dirglielo. Il dottor Bruni mi disse che sua figlia era a visitare dei parenti e che c’erano “solo i ragazzi” (intendendo lui ed Ezio ) in casa. Parlò della neve che aveva cominciato a scendere. Sapevo che ci si aspettava una bufera di neve, ma decisi di non dirlo. Mi dissi che la neve poteva essermi utili per restare con padre e figlio.

Ok, non pensavo che sarebbe mai accaduto, ma con un uomo mezzo nudo che mi strofinava le spalle potevo sognare. Ma le cose cambiarono quando per prendere il mio quaderno mi abbassai; il mio culo andò contro il grembo del dottor Bruni e lo sentii, ce l’aveva duro. Decisi di provare a divertirmi, mi chinai fingendo di raccogliere delle carte che erano uscite del quaderno. Cominciai lentamente a strisciare il culo muscoloso contro il suo inguine.

Ambedue sapevamo quello che stava per accadere. Le sue mani si muovevano allegramente sulle mie anche e spingeva in avanti. Mi alzai, mi voltai e misi il quaderno girato vicino a lui. Poi lui fece la prima mossa e la sua lingua era a in fondo alla mia gola prima che potessi dire una parola.
“Ben, mi spiace, non avrei dovuto farlo. ” disse. Io sorrisi e gli baciai il torace peloso mordicchiandogli i capezzoli duri mentre gli slacciavo la cintura.

“Non possiamo!” disse mentre gli tiravo giù i jeans. Le sue mani trovarono la mia nuca mentre io prendevo il suo uccello duro tra le mani e cadevo sulle ginocchia. Senza una parola lo guardai negli occhi e presi la cappella in bocca. Cristiano mi aveva insegnato come succhiare un uccello come un professionista ed il dottor Bruni era il primo uomo con cui stavo dai tempi di Cristiano.
Scesi completamente sul suo cazzo pulsante ficcandomelo in gola.

Lui chiuse gli occhi e si lamentò “oh, sì!” afferrandomi fermamente la nuca. Rimasi quasi soffocato sulla sua carne palpitante per quasi 5 minuti prima che lui desse quello per cui stavo lavorando, un carico cremoso, spesso ed enorme. Mi alzai e lo baciai profondamente. Oh sì, avevo trovato quello che cercavo, un bel stallone che poteva alimentarmi con un grande attrezzo.
Il dottor Bruni si tirò su goffamente i jeans e disse: “Sarà meglio che vada a chiamare Ezio.

” Fece una pausa e poi disse “Ah, sarà meglio se non diciamo niente di questo. ” Lo baciai profondamente poi gli sorrisi e dissi: “Non si preoccupi dottore, non lo dirò a nessuno, è più divertente così. ” Il dottor Bruni andò di sopra da suo figlio, quando tornò mi disse che Ezio non era pronto e mi offrì la colazione. Io sorrisi ed accettai. Stavo facendo colazione quando Ezio entrò nella stanza.

Non l’avevo mai osservato veramente bene prima, ma era fottutamente carino e mi fece venire subito un’erezione. Dopo la colazione Ezio ed io siamo andati nella sua stanza. Lavorammo per la maggior parte della mattina e producemmo molto. Ezio stava seduto al computer davanti a me ed io mi chinai intenzionalmente su di lui toccandogli le spalle, avrei voluto strappargli la camicia e fargli sentire mio uccello duro. Ragazzi, come lo volevo! Era circa l’una quando decidemmo di fare una pausa ed andammo nella loro cantina.

Attrezzature d’allenamento, Tivù a grande schermo, tavolo da bigliardo; ragazzi, era magnifico! Giocammo ai video giochi. Mio papà li odia, così non ho occasione di giocarci spesso. Passammo molti livelli ed io decisi di agire eccitato. Ogni volta che uccidevamo un nemico nel gioco, io urlavo e l’afferravo. Faceva piuttosto caldo nella stanza, così dopo una mezz’ora mi tolsi la camicia sperando che Ezio facesse lo stesso. Il tempo passò e suo papà ci chiamò dicendo che la cena era pronta.

Una volta di sopra ci sedemmo tutti e tre a tavola senza camicia. Ragazi, tutto quello che volevo fare era pomiciare col dottor Bruni e se Ezio non fosse stato là mi sarei fatto montare alla pecorina sul tavolo. Dopo la cena Ezio ed io ci siamo alzati per ritornare nella sua stanza a lavorare ma, nel momento in cui stavamo per lasciare la tavola, il dottor Bruni disse che la bufera di neve era troppo forte e sarebbe stato meglio che dormissi lì.

Ezio non sembrò aver problemi, io speravo di vedere quello che Ezio aveva nei jeans, mi chiedevo se avesse le stesse misure dell’uccello enorme di suo papà. Ezio salì ad accendere il computer. Io gli dissi che l’avrei raggiunto dopo aver aiutato suo papà coi piatti. Una volta soli sparecchiammo ed andammo in cucina.
Penso di averlo fatto impazzire quando dissi: “Stasera voglio quell’uccello enorme nel mio culo. ” Lui sorrise e disse che aveva un piano; lo discutemmo poi io andai di sopra per metterlo in opera.

Andai nella stanza di Ezio e mi sedetti dietro di lui chinandomi sopra lui. Ragazzi avrei voluto subito fottere quel bel culo. Gli strofinai le spalle, pensai che se ne sarebbe accorto, ma lui non sembrò notarlo. Alle 9 ero maledettamente eccitato ed in quel momento il dottor Bruni entrò. Mi disse che avrei dovuto chiamare i miei genitori per dire che sarei rimasto per la notte. Scesi in cucina lasciando lui ed Ezio come avevamo progettato.

Quando ritornai dissi che i miei genitori erano stati avvisati ed in quel momento mancò la tensione. Ezio attraversò la stanza scura per cercare una candela. Mi incontrò per caso e ci abbracciammo. Dio, come volevo baciarlo. Lui si spostò e trovò una candela, poi scese a prenderne altre. Quando ritornò raccontai come erano costruite queste case. Il dottor Bruni disse che c’era una stufa a legna in cantina. Io mostrai loro come chiudere tutti i fori eccetto che nelle camere di Ezio e suo papà per conservare il calore mentre non c’era tensione.

“Ezio, perché tu e Ben non andate a dormire sul mio letto, io prenderò il tuo. ” Suggerì il dottor Bruni. Se non avessi saputo che era parte del piano sarei rimasto di sasso… io volevo che il dottor Bruni mi inculasse quella sera! Il dottor Bruni scese a controllare la stufa ed io cominciai a discutere con Ezio. Era veramente dura; proprio come il mio uccello. Quando suo papà ritornò stavamo gridando uno contro l’altro.

Suo papà allora disse: “Ok, Ben può prendere la tua stanza e tu puoi venire da me. ” Ma Ezio disse che non avrebbe passato la notte nella stanza di suo padre dato che lui parteggiava per me. Allora il dottore disse: “Va bene, rimani nella tua stanza e Ben starà nella mia. ” Ezio era incazzato, gridò “Eccellente!” ed io mi precipitai fuori della stanza seguito da suo padre.
Una volta nella stanza del dottor Bruni, ci spogliammo, ragazzi! Eravamo ambedue duri come pietra.

Ci mettemmo a letto e lui si mise su di me, essere faccia a faccia era magnifico. I nostri uccelli duri erano pigiati tra di noi mentre lui mi leccava. Stava diventando più freddo, ma io non me ne curavo, io avevo il dottor Bruni che mi scaldava. Gli dissi di Cristiano e me e di quanto ero eccitato. Lui mi disse che voleva incularmi. Che cosa grande!
Una cosa conduceva all’altra ed io mi trovai a quattro zampe sul letto col dottor Bruni che mi sbatteva duramente e profondamente.

Era il miglior sesso che avessi mai fatto. Cristiano era forte, ma il dottor Bruni sapeva veramente come incularmi. Io continuai a lamentarmi. Non mi preoccupavo che Ezio sentisse o no, quell’uomo era un chiavatore professionista ed io stavo godendo di ogni suo centimetro duro dentro di me. Mi allargò. “Ohhh Dio!” mi lamentai e lo sentii dire “Rilassati, puoi prenderlo!” E me lo mise dentro alla pecorina. Quando si tolse gli chiesi perché si stava fermando.

Lui mi gettò sulla schiena, mise le mie gambe sulle sue spalle larghe e forti, mi sorrise e disse. “Chi ha parlato di fermarsi?”
Prima che me ne rendessi conto stava impalandomi di nuovo sul suo lungo uccello da 22 centimetri. Cristiano non mi aveva mai inculato così bene. Mi alzò un po’ e mi baciò profondamente. Per altri 20 minuti spinse dentro di me poi riempì il mio culo stretto con un altro carico enorme.

Io ero innamorato (beh forse era lussuria)!
Quando finalmente si estrasse dal mio culo eravamo ambedue esausti. Ci pulimmo ed io rimasi sdraiato tra le sue braccia mentre ci addormentavamo. Un po’ desideravo che Ezio ci sorprendesse così la mattina dopo. Ragazzi come sarebbe stato eccitante essere stretto in mezzo tra padre e figlio!.

Anna, il dentista e l’ avvocato

Avevamo provato i giochi di ruolo in passato ma, a causa di persone sbagliate, senza grossi successi, poi avevamo conosciuto Claudio in un privé, gli incontri successivi furono da lui, era un dentista e la sua casa molto bella e particolare, il centro era un soffice tappeto con grandi cuscini, sempre bella musica soft e drinks adeguati; su quel tappeto Anna ci era passata già numerose volte anche con altre coppie sue amiche; quella sera eravamo solo noi tre e dopo una prima scopata Anna stava coricata a pancia in giù mentre Claudio le accarezzava la schiena, fu in quel momento che lui fece la proposta : ” mi faresti da sexy infermiera ? ” Anna rispose immediatamente ” non se ne parla neanche ! ” ma bastò che la mano di Claudio scendesse nel solco delle natiche fino ad arrivare tra le sue gambe, Anna con un gemito allargò le cosce per lasciare entrare le sue dita nella fica di nuovo bagnata…”così non vale ” disse ed era chiaro che la proposta di Claudio si riteneva accettata.

Il socio di Claudio sarebbe andato via per il week end e lo studio sarebbe stato il set ideale, lui organizzo tutto , con la scusa di un controllo chiamo Francesco, un suo amico avvocato, e diede appuntamento alle 10 di mattina.

Quando arrivammo nello studio Anna indossava jeans e felpa, sotto solo calze autoreggenti e tacchi alti, Claudio le diede un camice bianco e lei si andò a preparare; io ero già nella saletta d’ attesa ed avrei dovuto fingermi secondo paziente quando arrivò Francesco un uomo sulla quarantina dal fisico sportivo, fu Anna ad accompagnarlo nella saletta, era una visione sublime! i suoi capelli neri erano posati sul camice immacolato, al collo una collana di perle, poi calze velate e tacchi….

ed io sapevo che sotto era nuda ! ” il dottore arriva subito” disse con tono professionale e chiuse la porta.

Restammo in silenzio pochi minuti per poi parlare del più e del meno dandoci del lei, lui sicuramente non immaginava il resto della mattinata ed io, sapendo che a breve sarebbe entrato dentro mia mia moglie, non volevo tradire la mia eccitazione.

Anna aprì la porta e disse a Francesco che il dottore lo attendeva, lui si alzò e la seguì …la mezz’ ora seguente è frutto del racconto che Anna mi fece tornado a casa.

Nella sala Francesco venne fatto accomodare, Claudio impartiva piccoli ordini alla mia Anna dandole del lei e tutto sembrava normale, poi Claudio uscì con la scusa che doveva occuparsi di me e li lasciò soli.
A questo punto Anna, che aveva il camice con una generosa scollatura, si avvicinò al paziente e mentre regolava l’ altezza del lettino e sistemava il bavaglino si piegò verso di lui quel tanto che bastava per non lasciare dubbi sull’ abbigliamento, si vedevano chiaramente i piccoli seni e giù un ciuffetto nero; dall’ agitazione di Francesco ebbe la conferma che era ora entrare in azione…posò una mano sui suoi pantaloni e chiese se era tutto ok, lui annuì ed Anna aprì lentamente la cerniera per poi appoggiare le labbra sul cazzo già duro di lui.

Lo stava succhiando quando anche Claudio si unì, senza dire nulla le sollevò il camice ed iniziò a masturbarla.

Io entrai poco dopo, Anna era distesa sul lettino con le gambe che pendevano e tra le cosce aperte la testa di Francesco che la stava leccando, Anna si strizzava i capezzoli come se volesse mungersi ed il cazzo di Claudio andava su e giù nella sua bocca; avevo fantasticato tutta la settimana aspettando il momento ed adesso lei era lì offerta a due uomini che a breve l’ avrebbero penetrata, mi spogliai anche io ad andai ad accarezzarla baciandole i seni proprio mentre Francesco si alzò indugiando un attimo con il cazzo che massaggiava il clitoride per poi entrare prepotentemente dentro di lei.

La scopò per per qualche minuto mentre Anna alternava i nostri cazzi nella sua bocca poi Claudio chiese di spostarci alla recepiton,
lui si sedette sul divanetto e disse ad Anna di salire sopra si lui, la vidi bagnare con abbondante saliva il cazzo di Claudio per poi infilarlo piano nel buchetto, appena iniziò ad andare sù e giù prese a masturbarsi per poi offrire nuovamente il suo fiore a Francesco iniziando così una doppia penetrazione, ero troppo eccitato per resistere…avvicinai il cazzo alla bocca di mia moglie che disse “fammi bere” poi aprì la bocca per ricevere il mio sperma.

Nelle oltre due ore in cui restammo nello studio i cazzi di Claudio e Francesco si alternarono dentro di lei fino a quando quest’ ultimo, sfilato il cazzo dalla sua fica le venne copiosamente sul ventre, Anna raccolse il seme con le dita e lo portò alla bocca poi toccò nuovamente a Claudio scopare la sua fica ormai insensibile, le venne dentro, come di solito faceva nei precedenti incontri e quando lo sfilò un fiotto di sperma colò dalla fica di Anna sul tessuto del divanetto che ormai era tutto una macchia umida.

Anna si alzò ed andò in bagno lasciandoci da soli, fu Francesco a fare il primo commento ” che bastardo che sei ! hai organizzato tutto ! ma chi è questa vaccona ? ” Claudio rispose che era la moglie di un paziente senza approfondire oltre e Francesco ribadì ” pensa a quel cornuto di suo marito che la immagina a fare compere o in palestra mentre sta troia era qui a beccare cazzi ! ” ; fu interrotto dal ritorno di Anna che si era rivestita con jeans e felpa , “dottore se non avete più bisogno di me io andrei…” Claudio si alzo per un’ ultimo bacio sulla bocca io feci finta di nulla e la ringraziai, ci saremmo incontrati dopo pochi minuti nel bar a due isolati, anche Francesco si alzò e dopo averla salutata andò’ a rivestirsi.

Claudio mi chiese se era tutto ok, poi tornò Francesco ancora sù di giri per l’ accaduto ancora una volta si informò su Anna, forse temeva che fosse una puttana pagata per lo scherzo, ma Claudiò ribadì che era una moglie normalissima, solo un po’ troia, a cui piacevano i cazzi.

Al tavolino del bar Anna mi aspettava, “ti è piaciuto amore ? ora torniamo a casa ho bisogno di una lavanda rinfrescante” mentre guidavo sulla via del ritorno rivedevo come in un kaleidoscopio mia moglie alla mercè dei due uomini e pensavo che non è male essere cornuti.

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Un Capodanno Indimenticabile Con Mia Cugina Sara!

Stavo giocando con il fuoco. Poteva svegliarsi in un momento qualunque. Ma fu piú forte di me. Vederla su quel letto, in tutto il suo splendore, decisi comunque di toccare le tette di mia cugina assumendomi tutti i rischi. Aiutato da qualche bicchiere di vino in piú a tavola, iniziai a palpeggiarla. Nonostante la sua leggera maglietta ed il reggiseno, non potevo non percepire che lí sotto, mia cugina Sara, aveva due grandi meloni.

I suoi seni riempivano completamente le mie mani. Erano belle sode per la loro grandezza, ma allo stesso tempo morbide. Toccarle era un piacere. Sentivo il mio pisello crescere negli slip. Se si fosse svegliata, trovare una scusa per quello che stavo facendo, sarebbe stata dura. Ma erano anni che cercavo di scoparmi mia cugina, anzi, le mie due cugine. Sara aveva una sorella, Rita. La prima volta che mi avvicinai al fisico di loro due, anzi, alla loro fica, fu quando ancora frequentavo le superiori.

Era un pomeriggio che andai a trovarle a casa loro e per passare il tempo, decisi di fare uno strano gioco, dove a turno dovevamo toccare le parti intime dell’altra. In altre parole, una masturbazione reciproca. Ma questa storia forse qualcuno di voi l’ha giá letta. Per chi non l’avesse fatto o per chi semplicemente volesse rileggerla, vi rimando ad un mio racconto del passato dal titolo: “Le Mie Prime Masturbazioni”. Ma torniamo a quella sera, anzi, partiamo proprio dall’inizio, prima che entrassi nella stanza per toccare il toccabile di quel gran pezzo di fica di mia cugina.

Era la sera di un Capodanno recente, quest’anno, l’anno prima ancora, non importa il tempo. La certezza é che eravamo giá belli che adulti. Sopra gli “enta” e molto vicini agli “anta”! Come quasi tutti gli anni, a rotazione, trascorrevamo i pranzi e le cene delle festivitá in famiglia, a casa. Quell’anno andammo tutti, compresa mia cugina Sara, la sorella ed i genitori, per il cenone del 31 Dicembre, da mia nonna. Come sempre passammo la serata a tavola, tra primi, secondi, contorni e bevende a non finire.

Per poi trascorrere il tempo, in attesa della mezzanotte del nuovo anno, tra tombole, carte e bevende alcoliche varie. La serata passó velocemente e verso le tre di notte, uno alla volta, iniziammo a prendere la direzione delle nostre rispettive abitazioni. La famiglia di mia cugina, che arrivava dalla Puglia, rimase a dormire a casa di mia nonna. Mentre Sara e Rita, dato che i posti letto erano finiti, vennero rispettivamente a casa mia e di mio fratello.

Durante il tragitto in auto, notai che Sara era letteralmente distrutta, ma notai anche che aveva due gambe lunghissime ed abbronzate, tipiche delle ragazze del Sud. Anche il suo seno era bello prosperoso, la cintura di sicurezza della mia auto evidenziava le sue grandi forme, passando in mezzo allo spacco delle sue tette, divideva “in due” il seno sinistro da quello destro. Bisognava essere onesti, mia cugina era una gran topa, solo guardandola, sentivo il pisello crescere tra le mie gambe.

Ne avrá svuotate di palle, pensai. Mentre fantasticavo con la mente, Sara prese dalla sua borsa delle aspirine per il mal di testa. Durante la serata non aveva fatto altro che mangiare e bere senza freni, cosa che gli causó un fortissimo mal di testa ed una stanchezza senza limiti. Finalmente eravamo arrivati a casa e dato che mia cugina era in uno stato pietoso, cercai di dargli una mano per raggiungere la stanza degli ospiti.

Non cercó nemmeno di cambiarsi, di indossare qualcosa per la notte, si buttó sul letto non appena varcammo la soglia di casa mia. Io non stavo tanto meglio, ma trovai comunque la forza di preparare una camomilla per lei e nel frattempo di farmi una doccia. Finalmente rinfreshito e con il bicchiere in mano, andai nella stanza dove si era sdraiata Sara. Entrai piano e cercai di chiamarla con una voce soft:
– “Sara… Sara….. ti ho portato una camomilla calda!”
Ma lei sembrava non sentirmi.

– “Sara… Sara… cerca di berne un pó” Continuai a sussurrarle, mentre con una mano gli toccai una spalla nel tentativo di svegliarla.
Niente. Era completamente andata. Era in un sonno profondo. Il mix aspirina piú alcolici non era stata una buona idea. Per qualche secondo pensai che stesse poco bene, ma vedendo il suo petto fare su e giú, mi tranquillizzai. Se non altro respirava. Tornai in cucina, rovesciai la camomilla nel lavandino e spensi tutte le luci.

Mentre prendevo la direzione della mia stanza da letto, mi fermai ancora qualche secondo davanti alla porta dove dormiva mia cugina. “Che gambe. Che tette. Che fica. Me la scoperei anche cosí, nel sonno!” Pensai osservandola. Rimasi qualche secondo sulla soglia, ad ammirare le sue lunghe gambe, cercando uno spiraglio tra le sue cosce per intravedere il suo posto piú intimo. Alla fine feci l’impensabile, entrai dentro la camera con intenzioni che definirei non proprio da cavaliere.

Inizialmente la osservai solamente, poi cercai di toccarla. Stavo giocando con il fuoco. Poteva svegliarsi in un momento qualunque. Ma fu piú forte di me. Vederla su quel letto, in tutto il suo splendore, decisi comunque di toccare le tette di Sara assumendomi tutti i rischi. Aiutato da qualche bicchiere di vino in piú a tavola, iniziai a palpeggiarla. Giá carico dal tragitto in auto, il mio pisello inizió ad indurirsi quasi subito. Per fortuna gli slip lo tenevano a bada, in gabbia.

Iniziai a palpeggiarla, Sara era davvero gonfia. Che misura di reggiseno portava? Una terza? Una quarta? Non lo so. Ma le mie mie mani erano piene delle sue tette. Poi ne feci scivolare delicatamente una verso il basso, direzione fica. Infilai la mano dentro/sotto la gonna e sempre molto lentamente, mi feci strada tra le sue mutandine. Ero eccitato ed allo stesso tempo sentivo l’adrenalina/paura nel mio corpo. Giunto alla sua fica, rimasi fermo ad assaporare quel soffice posto.

Sara apparteneva alla categoria di quelle che tenevano la topa al naturale, pelosa! Il cazzo mi stava esplodendo. Non mi stavo masturbando, ma toccando mia cugina, era come se lo stessi facendo. Sentivo il mio uccello pulsare. Continuai a “massaggiare” la fica di mia cugina, ma senza forzare la mano, se avessi provato ad infilargli un dito dentro, per quanto fosse in un sonno profondo, un ditalino sarebbe stato rischioso. Poi sfilai la mano dalle sue mutandine e decisi di abbassarmi i pantaloni del pigiama.

Volevo farmi una sega su di lei, o meglio, volevo masturbarmi con una mano, mentre con l’altra avrei continuato a toccarla. Non appena avessi sentito la sborra salire lungo il mio cazzo, mi sarei fermato ed avrei preso la direzione del bagno per svuotarmi le palle. Stavo davvero rischiando alla grande, ma se si fosse svegliata, gli avrei rifilato la scusa che volevo “rivivere” il vecchio gioco che facevamo da adolescenti. Ormai a cazzo dritto e di fronte a lei, inizia a farmi una sega.

Mentre con l’altra mano gli toccai le tette, ma stavolta passando da sotto la maglietta. Ora le sentivo dal vivo, in tutta la loro morbidezza e consistenza. Porca miseria che bombe! Il mio cazzo stava per eruttare, sentivo lo sperma salire lungo l’asta. Allora tolsi la mano dalle tette di mia cugina, dovevo immediatamente correre in bagno prima di sporcare tutto con il mio sperma. Ma prima volevo che mia cugina “toccasse” il mio pisello.

Afferrai la sua mano “morta” e la guidai lungo il mio cazzo. Che stupenda sensazione, quella sua mano cosí fredda! Ma non appena la misi sul mio uccello, quel semplice tocco cosí leggero, mi provocó un immeddiata sborrata che non fui in grado di controllare. Una lunga schizzata partí verso Sara, finendo sulle sue gambe. In una frazione di secondo mollai la sua mano, cercavo un modo per fermare quelle sborrate, prima di innaffiare completamente mia cugina con una pioggia di sperma! Afferrai con entrambe le mani il mio cazzo dritto che eruttava e velocemente portai la pelle dello stesso sopra la mia cappella, per cercare di “chiudere” il buco che sputava sperma.

Ce l’avevo fatta. Ma comunque, in quel brevissimo lasso di tempo, una seconda schizzata era partita verso mia cugina. Di nuovo sulle sue gambe. Ora si riusciva ad intravedere nella penombra una colata di sborra che scendeva lungo l’interno della sua coscia. Che macello! Accadde tutto in pochi nano secondi. Intanto mi allontanai da lei, con il mio cazzo che continuava a sborrare e stringendo con forza la pelle che avevo “riportato” sopra la mia cappella.

Ora lo sperma si stava accumulando in una “bolla”. Arrivai in pochissimi secondi al bagno, alzai la tazza del water, mollai la presa del mio pisello e lasciai che una “palla” di sborra finisse dentro di essa. Che liberazione! Ora il mio pisello “esalava” le ultime schizzate dentro quella tazza del cesso. Infine, dopo essermi svuotato le palle e lavato il mio uccello, era ora di ripulire tutto quel casino. Tornai nella stanza di Sara con un tovagliolo di carta, cercai di togliere alla meglio la sborra che io stesso le avevo schizzato sulle cosce ed infine andai anch’io a dormire.

Il giorno dopo mi alzai molto tardi, ma ricordavo alla perfezione quello che accadde la sera prima. E tra una reazione spontanea mattutina di noi appartenenti al sesso maschile, ed il pensiero di mia cugina nell’altra stanza, guardandomi tra le gambe, notai il mio cazzo in una evidente erezione! Andai in cucina a preparare il caffé e dopo pochi minuti ero di fronte alla camere di Sara portando con me un bicchiere di latte macchiato.

– “Sara… Sara, sei sveglia? Ti ho portato la colazione!” Dissi sussurrando.
– “Si… Si, entra pure Chase!” Rispose.
Aprendo la porta, con le prime luci del giorno che entravano nella stanza, notai che mia cugina non era come l’avevo lasciata la sera prima, cioé vestita! Ora era coperta, se cosí si puó dire, da uno slip microscopico ed un reggiseno altrettanto piccolo per quelle forme cosí abbondanti!
-“Se….

Se vuoi torno dopo, appena ti rivesti” Dissi con un finto imbarazzo.
– “Andiamo, non fare il finto timido. Mi hai visto piú di una volta in costume, cosí non é poi tanto diverso. Non potevo dormire con i vestiti, cosí… e poi dopo ieri sera…..” Rispose Sara non terminando la frase.
Entrai nella stanza e vederla in biancheria intima, non era come lei sosteneva. Era piú eccitante che osservarla in costume.

Intanto il mio pisello non ne voleva sapere di afflosciarsi, ma d’atronde, con quello spettacolo, la vedevo difficile! Mi misi seduto vicino a lei e gli diedi il bicchiere con il latte.
– “Sei sempre in splendida forma Sara. Ma….. ma che intendevi dire con: e poi dopo ieri sera?” Cercai di indagare.
– “Forza Chase! Credi davvero che non mi sia accorta di niente ieri? Ero si stanca e forse un pó brilla, ma non cosí tanto da non accorgermi che ti stavi masturbando su di me!” Rispose lei sorridendo.

E mentre diceva quelle parole, poggió il bicchiere sul comodino alla sua destra e poi fece scivolare la mano sui mie pantaloni. Lentamente salí verso l’alto fino ad afferrare il mio cazzo duro con tutto il pigiama.
– “Non mi dirai che questo bel pisello dritto é solo frutto di una erezione mattutina? Continuó lei.
– “Sara… io, veramente…”
Non mi fece finire di parlare, con la mano sinistra mi chiuse delicatamente la bocca e con la destra molló la presa del mio uccello, per cercare di liberarlo dalla morsa dei miei slip che lo tenevano prigioniero.

Tiró indietro l’elastico dei pantalancini, poi quello dello slip ed il mio cazzo spuntó fuori come una molla. Dritto e duro come un palo di ferro. Sara lo accarezzó dolcemente, poi lo prese interamente in mano ed inizió a farmi una sega. Mentre mi masturbava, mi guardava dritta negli occhi, come per dire “lo só che ti piace da morire cugino mio”! Ed era cosí. Giá dopo sette, otto movimenti della sua mano lungo l’asta del mio pisello, sentivo la sborra “fermentare” dentro le mie palle.

Allora mi piego verso di lei, decido di prendere tra le mie mani la testa di Sara, l’avvicino alla mia, ed inizio a baciarla. Con la lingua esploro ogni angolo della sua bocca, mentre la sua mano non molla la presa del mio uccello. Quindi mi alzo, sfilo il mio pisello dalla sua morsa ed invito anche lei ad alzarsi. Siamo in piedi, uno di fronte all’altro. Ci baciamo ancora, mentre il mio cazzo in perenne erezione, trova spazio tra le sue gambe, strusciando sotto i suoi slip.

Sara lo sente e mentre continua a baciarmi, stringe leggermente le sue cosce ed inizia leggermente a muoverle. Cerca di farmi una sega con le sue gambe. Poi prende lei la situazione in mano, anzi…in bocca! Si abbassa, cerca di inginocchiarsi e mentre lo fa, le sue mani scivolano sui miei fianchi abbassandomi i pantaloni del pigiama. Adesso sono mezzo nudo ed il suo viso é di fronte al mio pisello. Afferra con entrambe le mani il mio culo ed avvicina la sua bocca al mio pisello.

Glielo metto tutto dentro, sento la sua lingua muoversi sotto la mia cappella. Diversi spasmi del mio uccello mi fanno capire che lo sperma inizia a salire lungo l’asta del mio cazzo. Gli prendo la testa e sfilo il mio cazzo dalle sue labbra. Non era il momento di sborrare, volevo, dovevo venire dentro la sua fica. Riempirla di sperma fino a farla esplodere. Lei si mette di nuovo in piedi ed intanto mi sfila anche la magliettina.

Ora sono completamenete nudo! É il momento che lo sia anche lei! Parto dal basso, inginocchiandomi gli sfilo le mutandine. Rimango qualche secondo ad ammirare quel bosco nero, quel posto oscuro che Sara ha in mezzo alle gambe! Mi ha sempre fatto impazzire la topa pelosa. Metto la testa in mezzo alla sua fica, respiro lentamente immerso in quell’esagerazione di peli neri. Strofino la punta del naso in cerca delle sua grandi labbra. Sento la sua pelle, sento la sua pelle “viva”, umida.

bagnata! Ci sono. Lo muovo in mezzo allo spacco della sua fica. Con le mani afferro il suo bel sederino e cerco di spingermi ancora piú dentro. Qualche suono esce dalla bocca di mia cugina, forse ha un principio di orgasmo. Continuo a muovermi in cerca del suo buchetto. Quel gioco, quella piccola masturbazione, doveva piacergli. Assaporato la sua fica, mi metto di nuovo in piedi. La bacio e contemporaneamente gli slaccio il reggiseno.

Ora anche lei é completamente nuda! Finalmente posso ammirare in tutto loro splendore quelle enormi tette di Sara. Le afferro dal basso sollevandole, mi attacco con le labbra ai suoi enormi capezzoli come farebbe un bambino piccolo in cerca del suo latte. Le succhio, le mordo, le stringo tra le mie mani. Poi mi stacco, osservo le sue grandi areole per qualche secondo e torno a baciarla sulla bocca. Adesso é mia cugina a condurre il gioco.

Si distacca da me di qualche centimetro, mi mette una mano sul petto e delicatamente, ma decisa, mi spinge sul letto. Sdraiato ed a cazzo dritto, vedo Sara raggiungermi. Come un equilibrista, rimane in piedi sopra di me. La osservo dal basso verso l’alto, cosí sembra piú alta quanto giá non fosse. Mentre il mio sguardo si concentra sulla sua fica ed ansioso di mettere il mio cazzo lá dentro, mia cugina inizia a giocare con il mio pisello.

Poggia la pianta del suo piede sulle mie palle ed inizia a schiacciarle, a muoverle, a “stirarle” verso il basso. Sento il mio cazzo gonfiarsi sempre di piú e sento anche la sborra cercare una via d’uscita. Sara continua a masturbarmi con i suoi piedi, fino a quando, facendo scivolare il suo pollice lungo tutta l’asta, vede le prime gocce di sperma uscire dalla punta della mia cappella. Allora smette. E mentre si abbassa, mentre avvicina la sua fica al mio cazzo, io allungo le mie mani verso le sue tette.

Lentamente si inginocchia. É vicina al mio pisello. Ci siamo. Sara si siede sul mio uccello. Glielo infilo tutto dentro, fino all’ultimo centimetro. Mollo la presa dei suoi enormi seni e posiziono le mie mani lungo il suo fondo schiena. Spingo fino in fondo il mio cazzo. Mi cugina poggia le mani sul letto, poco dietro le sue spalle e spinge anche lei la sua fica verso mio uccello. Si muove sopra di me senza fermarsi.

Sento che stó pervenire, percepisco gli spasmi del mio cazzo. La sborra inizia a salire. Sara ansima, grida, mi precede con un primo orgasmo. La sua fica pulsa attorno al mio cazzo. La tiro verso di me, spingo sempre piú, lo sperma sale… ci sono… ecco… arriva la prima sborrata… sento chiaramente quella crema calda avvolgere la mia cappella… vengo di nuovo… schizzo ancora e ancora dentro la fica di mia cugina… lei continua ad ansimare… urla, grida… io continuo a schizzare senza limiti… a sborrare non só quante volte… godo! Finalmente mi svuoto.

Sara rimane ancora qualche secondo con il mio cazzo dentro di lei, poi sfila la sua fica ed afferra il mio pisello con una mano. Lo stringe con forza, lo strizza con vigore e tirando su la pelle del mio cazzo, un’ultima schizzata riesce a rubarmela. Adesso avevo…aveva davvero svuotato le mie palle! Dieci minuti dopo eravamo entrambi sotto la doccia e pronti per il pranzo di Capodanno da mia nonna!
Quel pomeriggio stesso incontrai, ovviamente, anche la sorella di Sara, Rita.

Sapevo che erano molto unite e quello mi disse dopo, me ne diede la conferma. In un momento in cui nella sala da pranzo non c’era nessuno e forse con un pizzico di incoscenza, Rita si avvicinó a me, dicendomi:
– “Sara mi ha detto che vi siete divertiti stanotte. Guarda che sono gelosa!”
E contemporaneamente a quelle parole, toccó la tuta all’altezza del mio pisello, stringendolo per qualche secondo. Poi, con un sorriso malizioso, si allontanó per raggiungere gli altri in cucina.

E cosí Sara aveva giá condiviso il nostro piccolo segreto. Ora non mi restava che regalare il mio pisello anche a Rita, appena ne avessi avuto l’occasione.
Ma questa ve la racconto un’altra volta!.

Una sera d’ estate ( anna ed neri )

Era una sera della seconda metà di agosto, in città faceva caldo e non avevamo voglia di cenare, verso le 23 insieme ad un po’ di fame ci è venuta anche un’altra voglia…perchè non metterla in pratica? decidiamo di andare in una pizzeria a Torino frequentata anche da ragazzi di colore ( per chi conosce Torino sa quale è la zona ) fa caldo e lei si veste poco…un vestitino blu leggero tanto da lasciare intravedere i capezzoli ed il tanga; non c’e molta gente in giro e parcheggiamo praticamente davanti al locale, ci sediamo ed ordiniamo dello chardonnay freddo e cominciamo a guardarci attorno, un paio di coppie e altra gente sola… niente di interessante, ma all’arrivo delle pizze anche un’ altra sorpresa ! entrano due ragazzi neri e si siedono due tavoli dopo di noi.

Forse per il vino bevuto nell’ attesa o forse solo perchè è quello che aspettavamo, cresce una certa allegria ed eccitazione, lei cerca di farsi notare ed io la incoraggio ma per un pò non succede nulla, per paura che se ne vadano senza notarla lei si alza con la scusa di andare in bagno passa proprio di fianco al loro tavolo…l’hanno vista ! specie perchè l’abitino è davvero trasparente, io li guardo e vedo che la seguono con gli occhi e che commentano tra di loro.

Dopo pochissimo lei torna e non ci metto molto a capire che non indossa più il tanga e se ne accorgono anche loro. Nel locale non c’è più nessuno e non succede nulla, poi uno dei due, quello più intraprendente si avvicina con la scusa di accendere e inizia a chiacchierare…il caldo, i pochi luoghi aperti ecc. naturalmente gli chiediamo da dove viene, Costa d’Avorio lui ed il suo amico è la risposta, e quindi lo invitiamo ad unirsi a noi per un limoncello..per una mezz’ora chiacchieriamo ma loro non tolgono gli occhi dalle sue piccole tette e dai capezzoli che segnano bene il vestito, forse è ora di fare la domanda fatidica : venite da noi a bere qualcosa di fresco ? non aspettavano altro ! paghiamo ed usciamo e li invitiamo a salire in macchina con noi, l’intraprendente dice all’altro qualche parola in una lingua a noi incomprensibile e questi, ubbidiente sale davanti con me…loro due dietro e partiamo; la città è quasi deserta e non c’è traffico , io sbircio nello specchietto e vedo dopo pochi isolati che l’intraprendente ha appoggiato una mano sulla sua gamba, sono eccitatissimo e non vedo l’ora di arrivare; parcheggiamo sotto casa e saliamo, lei davanti sale le scale con la scusa di aprire e mostra il suo corpo nudo sotto il vestitino blu; una volta in casa li facciamo accomodare sul sofà lei mette un po’ di musica ed io vado in cucina a prendere qualche birra e della sprite, li sento parlare e volutamente mi attardo, poco dopo non sento più voci arrivare dal soggiorno e mi presento, lei e’ in piedi con l’intraprendente davanti a lei, è ancora vestito e la sta baciando, l’altro è dietro di lei la sta accarezzando e le solleva il vestitino, le sue natiche bianche e sode appaiono nella loro nudità, i ragazzi mi vedono ma non danno importanza al fatto che io sia li’ sono concentrati su di lei che si volta, mi sorride ammiccante e comincia a baciare l’altro; l’intraprendente di inginocchia e comincia a leccarla tra le gambe mentre l’altro le sfila il vestito e la bacia sul collo e le accarezza i seni.

Vanno avanti così per un po’ poi velocemente si spogliano e lei inizia ad accarezzare i loro corpi ed i loro cazzi duri già puntati come indici accusatori verso di lei, l’intraprendente sa cosa deve fare e poco dopo toglie da una tasca dei jeans, finiti a terra, un preservativo e ne passa anche all’altro, poi si distende sul sofà e le chiede di salire sopra ma non con il viso verso di lui, lei obbedisce e mentre si cala lui bagna il preservativo con un po’ si saliva ed a sorpresa prova ad infilarlo nel culo, per un attimo lei indugia poi si rilassa e lascia che entri piano dentro di lei; inizia una lenta inculata , i due ivoriani si parlano e l’altro vedendo le sue gambe aperte non si fa pregare, indossa il preservativo e la prendono a sandwich; vanno avanti per un po’ poi cambiano, l’intraprendente sembra essere quello che dirige il gioco ed i due la prendono cambiando spesso posizione, infilando i cazzi nella sua bocca a turno, il tutto davanti ai miei occhi ma come se non esistessi…dopo più di un’ora, complice il preservativo lei dice che basta, che un po’ le brucia, forse è solo un pretesto, ed allora si inginocchia davanti a loro e comincia a succhiare e spompinare i loro cazzi con avidità, ha la bocca aperta quando l’altro le schizza in bocca un primo getto di seme, ne seguiranno altri sulle guance, mi avvicino per non perdermi la scena lei ha gli occhi chiusi e fiotti di sperma che colano dalla bocca aperta nel momento in cui anche l’intraprendente viene con grandi spruzzi bianchi accompagnati da gemiti.

Dalla sua bocca scendono sul collo rivoli densi, gocce cadono sui seni, si incanalano tra essi e colano sul ventre sudato fino a scomparire tra i riccioli scuri del pube, ridono soddisfatti tutti tre, lei si pulisce la bocca con uno scottex e si distende sul tappeto loro si ricompongono e dicono di volere andare, torneranno a piedi per rilassarsi non abitano troppo lontano…chiedo a lei di accompagnarli alla porta, si lamenta ma acconsente ed io mi godo ancora per un attimo la vista del suo corpo nudo insieme a questi due sconosciuti; mentre la sento che li saluta mi spoglio e la aspetto, quando appare mi vede e mi chiede: ti è piaciuto? Con lo sguardo indico il mio uccello dritto, lei non si fa pregare e senza una parola si impala, scorgo ancora lo sperma rappreso dei due ragazzi tra i peli della fica mentre la penetro ed il suo corpo è reso appicicoso dalle abbondanti eiaculazioni; chiudo gli occhi e rivedo il suo corpo bianco alla mercè dei due negri…vengo, la inondo prima che si possa togliere, lei smette di cavalcarmi e si abbandona per un attimo sul mio corpo.

Questa sera è stata lei la regina, andiamo a farci una doccia e a dormire sono le 3…chi dice che ad agosto in città è una noia ?.

Anna sexy cameriera a casa del bull

Da un po’ di tempo frequentavamo Marco, lui e Anna si vedevano anche da soli, ma spesso si organizzava in tre; lei era molto attratta e non rifiutava mai nessuna proposta che arrivasse da lui, ecco perché alla richiesta di presentarsi a cena a casa sua per fare da sexy cameriera a lui e due suoi amici ignari Anna ha acconsentito senza battere ciglio, il suo look doveva comprendere guanti bianchi, calze autoreggenti e tacchi…niente altro sotto il cappotto !.

Arriviamo nella sua mansarda ed appena usciti dall’ ascensore sentiamo musica e risate arrivare dall’ interno, chiedo se è pronta e suoniamo, Marco viene ad aprire e ci presenta i suoi amici, entrambi sulla quarantina, quattro convenevoli poi, con la scusa di preparare Anna va in cucina. Marco aveva anticipato ai suoi amici che a cena ci sarebbe stata una coppia con lei molto “frizzante” ma senza specificare, per cui quando si è aperta la porta della cucina ed Anna è uscita praticamente nuda con in mano il vassoio con il berlucchi i due sono rimasti paralizzati; attimo di imbarazzo poi per stemperare Marco si è avvicinato ad Anna e con la scusa di aiutarla ha iniziato ad accarezzarla e spiegare ai due che in quel momento lui era il terzo e che a me piaceva guardare tanto quanto a mia moglie piaceva farsi scopare; finito il primo giro di bollicine ne sono seguiti un altro paio fino a quando il più giovane non ha resistito e, calato i pantaloni e tirato fuori l’ arnese ha messo Anna a pecorina e senza farsi scrupoli o domande sulla’ eventuale utilizzo di preservativo, ha iniziato a penetrarla, anche l’ altro nel frattempo si era spogliato e con la bocca di Anna ad altezza cazzo non ha esitato ad infilarglielo in bocca come del resto Marco.

In questo modo sono andati avanti un bel po’ e la mia eccitazione aumentava sempre di più fino a quando Anna non ha ricevuto il primo creampie, a questo punto tutti si sono spostati sul tappeto dove Anna , ancora piena dello sperma del nuovo amico, ha iniziato a cavalcare Marco sdraiato sul tappeto con l’atro bull che continuava a spingerglielo in gola. Anna era eccitatissima e quando poteva si voltava a cercare il mio sguardo ma fondamentalmente si godeva il suo Marco cavalcandolo con forza.

Il secondo bull lasciata la sua bocca ha tentato di penetrarla nel culo ma Anna ha glissato staccandosi da Marco ed aprendo a lui la fica già bagnatissima; la scopata è durata poco…probabilmente per l’ eccitazione le è venuto subito dentro indugiando per godersi a pieno il momento; alto bull ko è di nuovo il turno di Marco che la fa piegare in avanti appoggiata al divano e comincia a prenderla da dietro dopo averle fatto chiudere le gambe, l’ ho visto scopare decine di volte Anna in quel modo e so che è la sua posizione preferita; mentre Marco la fa gemere sotto i colpi i due amici si riprendono e tornano alla carica piazzando i loro cazzi davanti alla bocca di mia moglie che inizia nuovamente a spompinarli; credo per l’eccitazione della situazione ( io ero l’unico vestito mentre in tre si scopavano mia moglie ) ad uno ad uno sono venuti, il giovane praticamente in bocca , Marco nella fica ormai piena del seme di tutti e tre e l’ altro in faccia ad Anna mentre ancora leccava lo sperma dal cazzo del giovane.

Ripresi dalle fatiche Anna è andata in bagno ed i due amici di Marco , forse anche per il momento di imbarazzo, hanno iniziato a mettere qualcosa sul tavolo cercando di non incrociare il mio sguardo temporeggiando fino a quando lei è riapparsa in un accappatoio di Marco; altra bottiglia qualche fetta di torta salata poi data l’ ora, uno era sposato e doveva tornare a casa, i due si sono congedati.

Con Marco abbiamo fatto i commenti sulla serata, vedevo ancora Anna eccitata e con la scusa di sparecchiare li ho lasciati soli, al mio ritorno dalla cucina non li ho ho più visti ma sentivo i mugoli di mia moglie provenire dalla camera da letto, chiaro che non erano ancora sazi ed allora ho preso ad ascoltare un po’ di musica seduto su quel divano che era stato il campo di battaglia.

Verso l’ una Anna e’ uscita dalla camera da letto ormai già pronta per tornare a casa, nel viaggio poche parole…non volevamo rovinare la gioia della serata; arrivati a casa subito a letto e appena vicino ho appoggiato la mano sulla sua figa, era ancora bollente, ho pensato a tutti quegli schizzi di sperma che le avevano inondato la fica quella sera ed anche io ho cominciato a scoparla da dietro..pochi colpi e sono venuto, lei mi ha accarezzato e dato un bacio.

Quando sono tornato dal bagno lei era già addormentata ma io non ho potuto fare a meno di guardare le gocce sul lenzuolo …forse tra quelle macchie c’ era ancora traccia del seme dei bulls.

Anna al club privè

Questo racconto risale a tre anni fa quando l’ attenzione di Anna per i bei cazzi era ormai assodata così come la mia passione nel vederla presa da altri uomini.

Non mancavano di certo le possibilità di nuovi incontri per cui una volta a settimana contattavamo dei singoli sul sito Morenasex, non sempre andava benissimo ma alcune volte si trovavano persone interessanti.

Era un venerdì ed avevamo programmato di incontrare un singolo, scambio di mail e accordo sulla’ orario, tutto perfetto se non che ad un paio di ore dall’ incontro scoprimmo che abitava abbastanza vicino a noi ! Anna disse subito di no, temeva che potesse riconoscerla o che peggio diventasse appiccicaticcio per cui annullammo l’ incontro, peccato mi sarebbe piaciuto vedere mia moglie alle prese con un nuovo cazzo; fu lei a venirmi incontro…andiamo in un privè disse, li troveremo senz’ altro qualche bel maschio sconosciuto.

Frequentavamo di rado i Club ma era pur sempre una degna possibilità di incontro, era primavera avanzata ed Anna indossò una lupetto nera senza maniche, era molto attillata ed i piccoli seni sotto la maglia lasciavano poco all’ immaginazione, per completare l’ abbigliamento minigonna senza mutandine e tacchi alti.

Entrammo abbastanza presto e dopo un giro nel “lupanario” ancora deserto ci dirigemmo al bar, la musica era alta ed un paio di coppie ballavano in pedana; dopo circa un’ ora eravamo già stufi e l’ eccitazione stava scemando quando una voce conosciuta disse: ciao cosa ci fate qua? gelo ! avevamo rinunciato ad un singolo perché potenzialmente a rischio riconoscimento per incontrare Alberto che non era proprio un amico ma ci si vedeva spesso con amici comuni.

Dopo l’ imbarazzo iniziale lui ci presentò Mauro, il suo amico, ci disse che erano andati lì a bere qualcosa e ci chiese se frequentassimo spesso i privé, Anna arrossì ma negammo con fermezza, era la prima volta ed eravamo lì solo per curiosità disse Anna, peccato che il suo abbigliamento dimostrasse l’ esatto contrario; sperando che se ne andassero subito dopo ordinammo una consumazione anche per loro ed andammo a sederci su dei divanetti, Anna vicino ad Alberto io e Mauro di fronte, chiacchierammo del più e del meno cercando di non portare il discorso sul sesso ma fu inevitabile; Mauro parlava poco ma era di certo attratto da quello che vedeva…la minigonna di Anna si era sollevata abbastanza da mostrargli la figa quasi completamente depilata, Anna se ne accorse ma invece di sistemarla schiuse leggermente le gambe, che fosse eccitata si vedeva anche dai capezzoli che si stavano indurendo sotto la maglietta.

Quando Alberto e Mauro si alzarono per andare a prenderci da bere Anna mi disse che voleva assolutamente farsi scopare da Mauro, le ricordai che avrebbe dovuto prendere il pacchetto completo che includeva anche Alberto ma non fece tempo a rispondere i nostri amici stavano tornando con i bicchieri; Mauro questa volta si sedette di fianco a lei.

La musica era alta e per parlare ci si doveva avvicinare molto, fu così che mia moglie ed il nuovo amico cominciarono a fare conversazione a parte mentre io ed Alberto osservavamo e guardavamo in giro le poche coppie che stavano ballando; non fui sorpreso quando Mauro appoggiò una mano sulle sue cosce e mi chiesi cosa stesse pensando Alberto.

Fu Anna a prendere l’ iniziativa, andiamo di là ? chiese certa della risposta, ci alzammo ed entrammo nell’ area riservata ai giochi, scegliemmo una sistemazione relativamente accogliente per quattro e ci sdraiammo, atro attimo d’ imbarazzo poi iniziai togliendomi la camicia subito seguito da Mauro ed Alberto, Anna tirò su la gonna e sfilò la maglietta rimanendo così in mezzo a noi tre ormai nudi, Alberto era un bel ragazzo di una decina d’ anni meno di noi, un bel fisico normalmente dotato, Mauro invece era più tarchiato sicuramente nostro coetaneo e decisamente più dotato, forse per questo motivo Anna iniziò con lui.

Tutte le inibizione erano sparite, Anna aveva cominciato a succhiare il cazzo di Mauro mentre con una mano segava Alberto che, forse non proprio a suo agio, mostrava qualche attimo di defaillance, poi Anna distese Mauro sul lettino e dopo avere infilato un preservativo a Mauro si tolse la gonna ed iniziò a cavalcarlo, era bagnatissima e si sentiva lo sbattere dei loro corpi; andarono avanti un po’ poi Mauro mise Anna a pecorina ed Alberto potè infilare il cazzo, finalmente duro, nella bocca di Anna.

Dopo un po’ decisero di fare cambio e mentre Alberto indossava il preservativo vidi che dalle barre che recintavano la nostra postazione alcuni singoli se lo stavano menando godendosi lo spettacolo che la mia Anna offriva; Alberto provò ad entrare dentro di lei ma il suo cazzo si ammosciava, Anna andava in soccorso succhiandolo ma al momento di penetrarla non c’era verso così fu di nuova Mauro a scoparla facendola gemere sotto i suoi colpi decisi fino a venire rumorosamente, liberatasi dal cazzo di Mauro mia moglie si dedicò ad Alberto che senza la costrizione del preservativo e sotto gli abili colpi di lingua di Anna tornò in tiro fino a venirle in bocca ed in faccia.

Rimanemmo tutti e tre sul lettino sfatto Anna si ricordò di me che fino a quel momento l’ avevo al massimo accarezzata ed iniziò a succhiare anche il mio cazzo, io ero in ginocchio e lei a quattro zampe, la girai leggermente offrendo ai singoli che osservavano lo spettacolo del suo culetto e della fica bagnata, erano a pochi centimetri, ed un paio di loro le schizzarono lo sperma sulle natiche e sulla schiena, credo fu quest’ ultimo spettacolo che mi fece venire…

Anna era fradicia di sperma, il seme mio e di Alberto in faccia oltre a quello rimediato dai guardoni, mancava ancora uno schizzo di Mauro per completare il quadretto, non si fece pregare e le sborrò direttamente sulle tette, ecco ora era turo a posto, Anna si pulì con le dita mischiano lo sperma di tutti e leccandosele disse che voleva farsi una doccia ed andare a bere qualcosa di meno appiccicoso.

Quando ci lasciammo dopo un’ ora ci scambiammo i numeri di cellulare, ci siamo rivisti alcune volte tutti e quattro ma Mauro ed Anna si sono incontrati anche da soli, e tutte le volte che lei tornava a casa aveva una faccia rilassata e soddisfatta…. meno male che non volevamo incontrare persone conosciute !!!.

Anna e i ragazzi ucraini

Al colorificio avevamo scelto i colori per le pareti ed il commesso ci aveva consigliato di prendere uno dei biglietti da visita sul bancone, sono ragazzi svegli, aveva detto, onesti e prima delle ferie faranno il lavoro. Oltre al cellulare c’era solo il nome: Michele e le specifiche sulla professione; la sera stessa lo abbiamo chiamato ed abbiamo capito che non era italiano, ci ha dato appuntamento per la sera dopo per venire a fare il preventivo.

Alle 7 di sera si è presentato Michele ( Michail ) un ragazzo sulla trentina bruno di pelle e di capelli, viso leggermente orientale, robusto; ci siamo accordati sul prezzo e dopo pochi giorni si è presentato con il collega ( Kiril o quacosa di simile ) anche lui sul metro e settantacinque biondo, robusto e tipicamente russo ed hanno iniziato con il lavoro, spostavano da soli i mobili grattavano imbiancavano sempre parlando la loro lingua che ci hanno detto essere ucraino.

Dopo alcuni giorni erano un po’ di casa, rifiutavano il caffè ma bevevano litri di acqua ed a volte qualche birra, ridevano volentieri e dopo un pò Anna era già diventata “signora bella” e per ogni cosa chiedevano a lei; ho chiesto a mia moglie se era interessata ad una scopata a tre, ma lei ha assolutamente rifiutato ! sono troppo giovani e poi non voglio mischiare le cose. I giorni passavano ed io ero sempre più arrapato nel vederli “corteggiare” la mia Anna, purtroppo il loro lavoro stava finendo e non succedeva nulla, con un pressing infinito l’ho convinta almeno a tentare, per farmi contento; così lei ha cominciato ad indossare magliettine sottili ed aderenti o abitini leggeri, ma nulla, loro parlavano fitto tra loro e noi capivamo solo Da Da.

Sapendo che sarebbero tornati l’indomani solo per acuni ritocchi in camera da letto, da noi richiesti, ho giocato il tutto per tutto: spostato lo specchio in bagno abbiamo iniziato la recita. Dopopranzo quando sono arrivati Anna ha detto loro che io ero fuori per il pomeriggio, mentre invecie io ero ben sistemato nella stanzetta degli armadi a pochi metri da loro, fatti vedere i ritocchia da fare, Anna è andata nel bagno adiacente a farsi la doccia lasciando “inavvertitamente” la porta socchiusa, l’avrebbero senz’altro vista nuda nello specchio e forse sarebbe sucesso qualcosa.

Uscita dal bagno con solo l’asciugamano addosso ha incrociato i loro sguardi, Michele ha detto: noi avremmo finito, cosa vuoi che facciamo ? In che senso ha detto Anna, la risosta è stata: quando torna tuo marito? tra un paio d’ore ha risposto Anna…poi per un po’, dal mio nascondiglio, non ho più sentito nulla; Anna mi ha poi raccontato che senza dire una parola il biondo le ha slacciato l’asciugamano, con Anna nuda davanti a loro non hanno perso tempo, l’hanno baciata e si sono rapidamente spogliati, il biondo l’ha subito leccata tra le coscie mentre il bruno la baciava e le succhiava le tette.

Dopo un po’ ho sentito i mugolii di Anna che ormai era distesa dul letto con loro sopra, sentivo i gemiti il loro parlare in russo. L’accordo tra noi era che Anna avrebbe fatto un po’ di cronistoria per me che sentivo a pochi metri ma che non potevo vedere, invecie lei niente, godeva e basta. Sapevo che erano dentro di lei, bagnata, si sentiva il rumore dei colpi, ogni tanto uno dei due veniva e per un attimo i gemiti calavano per iniziare nuovamente poco dopo.

Anna, forse ricordandosi il nostro patto, chiedeva: riempimi oppure fammi bere e loro parevano accontentarla. Ero scomodo nel mio nascondiglio ma per nulla al mondo avrei rinunciato a quei momenti, neanche il non vedere mi mancava, era già appagante sapere che lei era tra loro due che la scopavano pensando che fosse sola in casa. In meno di un paio d’ore tutto e’ finito, loro sono andati in bagno e prima di uscire Michele ha detto Mamma bella, quando noi venire di nuovo? Anna si è messa a ridere… ma non siete “venuti” abbastanza?…anche loro hanno riso ed uscendo uno dei due ha detto : salutami tuo marito, c’era una vena ironica nella sua voce… Appena usciti sono piombato in camera da letto, Anna era tornata e si era buttata sul letto sfatto e mi ha chiesto: piaciuto ? e tu? ho chiesto io, il letto parlava da solo ..macchie di sperma ovunque, concentrate dove probabilmente lei stava distesa e che le era sicuramente colato dalla fica che nel frattempo aveva assunto un colore rossastro; mi sono avvinato per baciargliela ma lei ha detto: non se ne parla neanche ! ce l’ho in fiamme ! e poi mi ha raccontato i particolari, mi ha descritto i loro cazzi: uno medio e l’ altro corto ma tozzo e molto largo, di come li usavano, di quante volte sono venuti… proprio lei che credeva non l’avrebbero neanche guardata….

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Anna al ristorante

Da qualche mese era tornato di moda Marco e spesso si usciva tutti tre insieme, un aperitivo, una cena…quasi sempre se c’era un’ evento si organizzava, spesso a fine serata Marco ricompensava Anna con una bella scopata per la gioia di tutti.

Eravamo a fine luglio e per festeggiare il compleanno di Anna, siamo andati a cena fuori, lei si è vestita come al solito poco: tanga , vestitino leggerissimo e tacchi alti; scegliamo un ristorante in collina con dehor , era metà settimana e c’era poca gente, un paio di tavoli occupati da coppie un tavolo con quattro uomini ed un piccolo gruppo famigliare; serata tranquilla ed io già immaginavo sarebbe finita a casa di Marco con Anna bel lieta di concedere le sue grazie.

Al nostro arrivo Anna è stata subito notata da quelli del tavolo vicino, un po’ per il vestito abbastanza trasparente ed anche perché lei sembrava la donna di entrambi data l’ intimità che aveva con noi; durante la cena poi ogni occasione era buona per noi per accarezzarla tanto da incuriosire uno dei quattro che non le toglieva gli occhi di dosso.

Siamo andati avanti flirtando entrambi con Anna ed anche la sua eccitazione aumentava e quando Marco le ha chiesto se era già bagnata lei ha risposto che avrebbe potuto scoparlo anche sul tavolo del ristorante.

Marco a questo punto le ha proposto un gioco: vediamo se riesci a farti uno di quei quattro ! …impossibile rispose Anna, che comunque si era accorta che uno dei tizi la fissava da un pò.

Era destinata a rimanere una fantasia, giusto per accrescere l’ eccitamento e finire la serata con una scopata a casa di Marco, quando ecco la svolta ! il tizio che la fissava si alza e va all’ interno forse per pagare… e se andasse in bagno ? Lo seguimmo con lo sguardo e lo vedemmo infilare il corridoio che portava alle toilette…era ora ! Anna avrebbe dovuto seguirlo e fargli un pompino ! per qualche secondo lei rifiutò ma Marco aveva un ascendente troppo grande su di lei ed in un attimo la vidi alzarsi prendere la borsetta ed avviarsi nel locale.

Passarono dieci minuti buoni o forse anche di più, la prima ad apparire fu Anna che con aria di sfida tornò a sedersi , la tempestammo di domande ma lei non voleva rispondere… “dopo, dopo vi racconto,,,” ; nel frattempo anche il tizio era tornato, era imbarazzato e non guardava più verso il nostro tavolo; la cena era finita e noi eravamo troppo curiosi per cui decidemmo di avviarci verso casa e conoscere i dettagli; nel passare vicino al tavolo il tizio arrossi e guardò Anna quasi a volerla fermare ma con noi al seguito rinunciò all’ impresa.

Marco andò alla cassa con Anna dietro, io seguivo e con gioia mi accorsi che non indossava più le mutandine ! ..allora qualcosa era successo ! nell’ attesa del conto guardai verso il tavolo dei nostri vicini, il tizio stava raccontando qualcosa e gli occhi degli altri tre erano su mia moglie; Marco pagò ed uscimmo passando nuovamente vicino a loro, questa volta tutti e quattro ci salutarono con un ciao, come se con l’ esperienza del loro amico i legami tra noi si fossero stretti, ma quale esperienza ! ? nel parcheggio intimai ad Anna di raccontare i particolari, lei non ripose ma aprì la borsetta ed esibì le mutandine piene di sperma; cazzo lo aveva fatto ! ma cosa? una scopata o un pompino ? lei ci raccontò che appena entrata nell’ antibagno non vide il tizio per cui si infilò diretta nel bagno degli uomini, lui aveva ancora l’ uccello in mano e lei, senza dire una parola, gli ha fatto una pompa facendolo venire in pochi minuti, poi sfilate le mutandine si è pulita del seme di lui raccontandogli che era una scommessa che aveva fatto con noi e che aveva perso per cui il pompino era la penale.

Eravamo eccitatissimi, io sono salito alla guida e Anna si è seduta dietro con Marco, era ormai buio e loro si sono spogliati completamente, mentre guidavo sentivo il loro amplesso, lei lo cavalcava e lo implorava di riempirla; dopo essere venuti entrambi sono rimasti nudi sul sedile posteriore.

Arrivati sotto casa di Marco si sono rivestiti e lui ha proposto di salire ma Anna decisa ha risposto che per quella sera aveva già festeggiato abbastanza … già …chissà se era il compleanno anche del tizio al ristorante ….