Archivio mensile:Gennaio 2017

LA PRIMA VOLTA DI MIA MOGLIE

Quella sera si festeggiava la promozione di un collega, io e mia moglie arrivammo un po in ritardo dopo aver portato la bambina dai nonni, il parcheggio era tutto occupato per fortuna dall’altra parte della strada c’era un magazzino col cortile completamente vuoto.

Mi attardai un attimo, il tempo di prendere il regalo e chiudere l’auto, mia moglie era sul ciglio della strada e si apprestava ad attraversare per raggiungere l’entrata del ristorante.

Alcune auto in transito lampeggiavano, altre suonavano il clacson alla vista di mia moglie Sandra sul bordo della strada, mentre la raggiungevo mi chiedevo se per caso l’avessero scambiata per una da marciapiede o se erano solo approvazioni per la sua bellezza.

questo pensiero mi turbava e spesso riaffiorava durante la cena, era la prima volta che immaginavo mia moglie come una puttana. La serata trascorse in allegria, anche Sandra, che di solito è molto chiusa e riservata, si stava divertendo ed ascoltava con piacere le barzellette di fine serata, anche le più spinte.

Devo dire che la cosa mi sorprese un po perchè di solito si scandalizzava e preferiva argomenti più sobri.

Fummo tra gli ultimi a lasciare il locale, l’abbracciai avviandoci verso l’auto, un grosso TIR la nascondeva alla nostra vista, passammo davanti al camion e mentre con una mano stavo azionando il telecomando per aprire l’auto, con l’altra accarezzai il culo di Sandra mentre le ficcavo la lingua in bocca.

La sentii arrendevole come non mai, spingeva il suo pube contro di me e mi divorava la lingua, era da parecchio tempo che non la sentivo così passionale ed eccitata.

quasi quasi provo a scoparla qua – pensai – chissà se ci sta? non abbiamo mai fatto nulla di così trasgressivo e il solo pensiero mi aveva procurato una forte erezione. Improvvisamente sentimmo una voce – eh, beato lei che ha una donna così bella con la quale passare la notte – dal finestrino del TIR sporgeva la testa rasata di un uomo di circa 50 anni, barba incolta e due occhietti vispi che scrutavano Sandra dalla testa ai piedi.

Mi sembrava simpatico, così risposi – eh sì, sono proprio fortunato ad avere una moglie così carina; lei viaggia solo? – no! ho un collega che ora sta dormendo, dobbiamo affrontare un lungo viaggio, e nonostante sia giovane e carino, non c’è certo paragone con la sua signora – Intanto mi ero appoggiato con la schiena all’auto , avevo tirato Sandra contro al mio ventre rivolta verso il camionista ed avevo iniziato a strofinarle il cazzo duro contro il culo – le piace tanto mia moglie? – – sì è bellissima – ha visto che bel seno? scommetto che le piacerebbe vederlo nudo – non so cosa mi abbia preso ma ormai l’avevo detto ed ero eccitatissimo; passai le mani sulle grosse poppe ed iniziai a massaggiarle – ma cosa fai? sei matto.

dai, andiamo a casa – mi sussurrò piano Sandra, a mia volta le risposi leccandole un orecchio – lasciami fare solo per un pò, senti come sono eccitato…

dai, facciamogli vedere qualcosa.

hai sentito, poveraccio, deve affrontare un lungo viaggio – Mia moglie abbandonò la testa sulla mia spalla e lasciò che le sbottonassi la camicetta, l’uomo strabuzzò gli occhi alla vista di cotanta merce, il reggiseno copriva a malapena i capezzoli – allora come le sembra? – – magnifico, stupendo è proprio come piace a me.

Tom, vieni un po a vedere che tette – dopo un pò apparve la testa riccioluta del suo collega, nella notte risaltavano i suoi occhi ed i suoi denti bianchi, era un negro sui 30 anni.

Ormai avevo aperto tutta la camicetta e continuavo a palparla attraverso il reggiseno, Sanra non parlava, si lasciava fare, i due mi pregavano di mostrarla ancor di più, così abbassai le coppe mettendo a nudo il seno stupendo.

I capezzoli erano duri tra le mie dita, a Sandra piace farseli martoriare dolcemente, infatti dopo un pò iniziò a strofinare il culo contro il mio cazzo durissimo, allora pensai di approfittarne ed iniziai a far salire la gonna lentamente, i maschi non parlavano, seguivano attentamente la mia mano che scopriva le cosce sempre più sù. Ormai la gonna era arrotolata in vita i due potevano vedere le mutandine di seta trasparenti coperte solo della mia mano che massaggiava la fica attraverso la sottile stoffa – allora come vi sembra la mia signora? – – gran bel pezzo di fica – commentò l’italiano – ora vi mostro anche il culo -; così dicendo la feci girare contro l’auto sollevandole la gonna oltre le chiappe – sei un porco, non dovresti mostrarmi così – non oppose una gran resistenza e lasciò che le spostassi le mutandine e le scoprissi il culo – lasciati guardare, non vedi che ti stanno mangiando con gli occhi, quelli stanotte si fanno una sega e sborrano pensando a te.

apri un pò le gambe, ti voglio infilare un dito nella fica – per un pò ha tenuto le cosce chiuse poi non ha resistito e si è aperta, era fradicia, in poco tempo i suoi umori hanno impiastricciato le mie dita.

Mia moglie era eccitatissima, era tanto eccitata che forse quella sera avrebbe accettato di farsi scopare da qualcun’altro, non ci pensai due volte e provai ad andare oltre anche se sapevo che il gioco poteva essere rischioso.

– Vi andrebbe di venire a toccare, se promettete di fare i bravi ve la faccio palpare – – ma sei cretino – mi sussurrò Sandra – non voglio che altri mi tocchino – ormai era tardi, i due erano lì di fronte, in un attimo si trovò quattro mani sui seni che la palpavano e le strizzavano i capezzoli, cerco di protestare ma invano, adesso sentiva le mani dappertutto, sul culo, tra le cosce e da come si muoveva direi che le piaceva.

Intanto io mi ero appoggiato alla cabina del camion e mi godevo la scena; il negro aveva in bocca un capezzolo e succhiava e slinguava, mentre l’altro cercava la bocca di mia moglie che non tardò a trovare aperta e disponibile, ormai potevano fare di lei quello che volevano.

Quando misero a nudo i loro cazzi rimanemmo allibiti sia io che Sandra, Gianni, l’italiano aveva un affare sui 20 cm che paragonato ai miei 15 era già enorme, ma quello di Tom, credo superasse i 23, 24 cm.

Appena glieli avevano messi in mano lei li aveva mollati come se bruciassero poi li aveva ripresi e li accarezzava delicatamente con gli occhi pieni di stupore.

Adesso più che eccitato ero preoccupato, la situazione mi stava sfuggendo di mano, all’inizio era un gioco per eccitarci ma adesso la cosa si faceva seria e poi Sandra non era abituata a simili calibri, temevo le facessero male.

Così decisi di intervenire chiedendo a mia moglie se voleva rincasare, per tutta risposta impugnò le due verghe ed iniziò a menarle con vigore – adesso non ho voglia di andare a casa.

e poi questi devono affrontare un lungo viaggio e hanno il diritto di divertirsi un pò – detto questo, l’ho vista abbassarsi lentamente fino ad arrivare all’altezza dei cazzi in tiro.

per una buona mezz’ora è rimasta inginocchiata lavorando di bocca e di lingua, i due appoggiati all’auto coi pantaloni abbassati la lasciavano fare.

Più volte l’ho vista cercare di ingoiarne il più possibile, il bianco riusciva a prenderlo quasi tutto, ma il negro non entrava oltre la metà.

Stanchi di farsi sbocchinare l’hanno fatta appoggiare al cofano della macchina, le hanno tolto le mutandine e a turno hanno iniziato a fotterla.

Il primo è stato Gianni che lentamente dopo avere appoggiato la cappella alle grandi labbra l’ha presa per i fianchi spingendo dentro i suoi 20 cm poi ha iniziato chiavare – sì cosii dai spingi più fortedai scopami, che bello – di fronte a quella scena non potei resistere oltre, tirai fuori il cazzo che ormai mi faceva un male cane ed iniziai a masturbarmi lentamente, anche Tom si massaggiava per essere pronto non appena Gianni avesse liberato il posto, il che avvenne di li a poco – vieni Tom, prendi il mio posto prima che sta troia mi faccia sborrare – il negro si avvicinò, strofinò il cappellone lungo il solco delle chiappe e sul pelo della fica poi iniziò a spingerlo dentro, la fica si dilatava all’inverosimile, al limite della lacerazione – fai piano Tom, è troppo grosso…

piano, ecco così sei bravo no…

si…

ancora un pò…

piano, dai spingi, ancora, si tutto, dammelo tutto oh Tom mi spacchi in due, lo sento, lo sento tutto dentro.

chiavami Tom, chiavami a lungo – anche il negro la prese per i fianchi mentre affondava nella fica bagnata.

Gianni si avvicinò al suo viso col cazzo duro iniziando a scoparla in bocca, andarono avanti a fotterla così per parecchio tempo, uno in fica e l’altro in bocca, poi si sfilarono contemporaneamente, la fecero inginocchiare davanti a loro e a turno le mettevano il cazzo in bocca – succhia puttana, succhia che ti sborriamo in gola – mi avvicinai per vedere meglio proprio mentre Tom stava per scaricarsi.

Vidi la sborra colare dalla bocca di Sandra e finire sul seno, sulla camicetta, sulla gonna ancora arrotolata in vita, sulle cosce…

quanta ne colava.

ma quanta sborra le stava schizzando in bocca quel negro? quando sfilò il cazzo pensavo si fosse svuotato invece un getto copioso le inondò il viso ed altri meno potenti le finirono sulle tette e sui vestiti.

Mentre Tom finiva di sborrare Gianni iniziava, anche lui le inondò la bocca il viso e le tette, poi tutti e due esausti si sono abbandonati contro la macchina mentre mia moglie si alzava spalmandosi la crema che aveva sul viso.

In quel momento mi sborrai in mano rantolando, Sandra mi guardava mentre si puliva le mani con la lingua poi baciò a turno i suoi amanti.

Questi ripresero a palparla infilandogli le dita e la lingua in ogni buco e quando le proposero di salire con loro in cabina per farsi una bella scopata sul lettino di bordo lei acconsenti e li seguì.

Raccolse le mutandine da terra e allungandomele mi disse – tu aspetta in auto, quando ho finito ti raggiungo – Lo sportello si richiuse ed io mi ritrovai solo in macchina ad aspettare che mia moglie finisse di scopare con due sconosciuti, mi pareva di sognare, se penso che fino a poche ore fa eravamo una coppia che viveva nella più assoluta normalità.

Ormai era passata più di un’ora e Sandra era sempre sul camion, non potevo vedere quello che facevano, ma attraverso i finestrini aperti sentivo benissimo i loro sospiri e i gridolini di piacere di mia moglie, la sentivo mentre incitava i maschi a fotterla più forte, a volte la sentivo gridare forte dal piacere.

ben presto mi ritrovai col cazzo in mano a masturbarmi mentre la immaginavo ora a gambe spalancate a farsi trapanare da Tom, ora a cavalcare Gianni fino all’orgasmo, sborrai così quasi all’improvviso imbrattando il cruscotto ed il volante.

Finalmente dopo oltre due ore la portiera del TIR si aprì, Sandra scese aggiustandosi la gonna con una mano e tenendo chiusa la camicetta con l’altra, mi sembrava distrutta, tanto che i suoi passi erano molto incerti.

Salì al mio fianco, poggio la schiena alla portiera, aprì le gambe, la fica era ancora spalancata, i peli sommersi dalla sborra appena ricevuta.

Mi prese una mano, mi tirò a se – leccami dai, pulisci tutto.

dai metti dentro la lingua, sentirai quanta sborra mi hanno dato – mi sono abbassato e come un cagnolino ho passato la lingua tra i peli irrorati e dentro la fica ancora grondante di sborra calda.

Poi mi ha tirato la faccia tra i seni dove c’era un un bel pò di sborra che aveva imprigionato con la stoffa della camicetta, ho bevuto tutto prima di tornare alla fica – cornuto, bevi la sborra dei miei amanti, sapessi come mi hanno fatto godere.

lecca ancora, pulisci bene.

sai che mi hanno inculata.

mi hanno inculata tutti e due – mi sono alzato per guardarla, lei mi ha preso la faccia tra le mani – sì, mi sono fatta inculare come una troia, li ho presi anche insieme, uno in fica e l’altro in culo.

dai finisci di pulire che poi torniamo a casa, sono stanca, ho sonno – Alle quattro del mattino eravamo a casa, una furtiva doccia poi a letto.

Rifacemmo L’amore dopo alcuni giorni durante i quali non parlammo mai dell’accaduto, ero steso sul letto, Sandra mi stava cavalcando – non ti sento, spingi sù, dai, di più, e non sborrare subito come fai di solito cornuto,lo sai vero che sei un gran cornuto.

hai visto che bei cazzoni mi sono presa l’altra sera.

ho voglia di prenderli ancora, mi hanno dato i loro cellulari, credo che presto li chiamerò e tu mi porterai da loro – sborrai dopo due minuti a sentirla parlare così.

Ci siamo incontrati altre due volte con Gianni e Tom, poi hanno cambiato linea.

Adesso devo cercare qualcun’altro che faccia godere mia moglie.

p. s. Perdonatemi,……… copiato, ma lo trovo veramente Bello.

Giorno di pioggia – Capitolo 1

Guardai ansiosamente il parcheggio. Non potevo fare a meno di pensare che se fossi riuscito solamente ad arrivare cinque minuti prima quella mattina, non sarei stato nell’imbarazzo in cui ero. Ma no… in doccia quella mattina, dovevo prendere una decisione. Farla velocemente ed arrivare a scuola in tempo, oppure farmi una sega e correre il rischio di arrivare in ritardo. Essenzialmente era stata una battaglia tra il mio cervello ed il mio cazzo… il mio buon senso ed i miei ormoni furiosi.

Per un momento il mio sguardo aveva saltellato tra il mio orologio ed il mio uccello duro… ed alla fine il mio pene aveva vinto. Era stata una grande sessione… ma di conseguenza avevo dovuto correre a scuola, trovare un posto di merda per parcheggiare e correre il più velocemente possibile per la prima ora di lezione. Comunque riuscii ad arrivare al mio posto solamente cinque secondi prima che la campanella finale suonasse.

Il mio insegnante mi diede un’occhiata di fuoco e di malavoglia mi segnò presente.

Ma la ragione per cui vi ho raccontato la storia affascinante delle mie imprese sessuali mattutine e le loro ripercussioni (so che non è probabilmente la cosa più affascinante che abbiate mai letto) era per farvi sapere perché la mia macchina era parcheggiata in quel posto. Ora, in circostanze normali non sarebbe stato un problema.
Ma quel giorno un torrente di pioggia si era rovesciato.

Un lampo era balenato in distanza e poi si era sentito un rimbombo. Gettai uno sguardo intorno a me e vidi altri studenti accalcati sotto la tettoia accanto al parcheggio. Tutti guardavano verso il parcheggio… come se potessero comandare alle loro macchine di avvicinarsi con un comando telepatico o comandare alla pioggia di fermarsi. Ed anche loro erano vestiti con maglietta e pantaloncini, l’abbigliamento che era sembrato appropriato quella mattina. Dopo tutto il sole splendeva, non c’era una nube in cielo ed l’uomo della radio aveva detto che sarebbe continuato così.

Ah, bene… è giusto aver fiducia nel meteorologo. Il temporale era qualcosa fuori della normalità.

“Ah, all’inferno!i” Mormorai tra di me. Sapevo che stavo solo rinviando l’inevitabile, quindi senza perder tempo, shittai e corsi verso la mia macchina, lasciando là tutti gli spettatori rammolliti. Quando finalmente arrivai alla macchina, ero fradicio. I capelli erano appiccicati alla testa, i vestiti al corpo ed avevo acqua nelle scarpe.
Grande, cercai freneticamente la chiave nella tasca, aprii la portiera ed entrai nella macchina il più velocemente possibile.

Avviai il motore ed i tergicristalli, ingranai la prima e mi diressi verso l’uscita del parcheggio. Alcune altre anime coraggiose l’avevano fatto… ma in gran parte attendevano… e c’era uno sbalorditivo assembramento sotto la tettoia. Risi tra di me. Io ero bagnato ma loro erano ancora là.
Mentre guidavo verso casa, notai che strade e marciapiedi erano vuoti. Non c’era nessuno in giro. Accesi la radio e girai per le stazioni, una cosa molto difficile da fare con la mia vecchia radio.

Ero sulla stazione giusta o no? Non si poteva mai essere sicuri. Alla fine sentii “Sometimes” di Britney Spears e decisi che andava bene. Senza accorgermene cominciai a cantare le parole.
Quando arrivai vidi che stavo avvicinandomi alla scuola media di mio fratello minore Danny. Era a sei isolati dalla mia scuola. Da lì non c’erano altre macchine sulla strada a quell’ora, diedi un’occhiata.
Completamente deserto, nessuno in giro con quell’acquazzone. Danny avrebbe dovuto essere ancora là in palestra per l’allenamento di basket.

Era decisamente un piccolo atleta, l’orgoglio e la gioia di mio padre. Io, invece… preferivo mondi più interessanti come scrivere e recitare… cose incomprensibili per mio padre… chi vorrebbe stare al chiuso analizzando le proprie emozioni ed esprimendole in forme uniche quando era possibile inseguire una palla e far sanguinare il naso a qualcuno?

Ero quasi alla scuola e stavo allontanando la mia attenzione dalla strada quando qualche cosa attirò la mia attenzione.

Una figura solitaria che camminava lungo la strada. Probabilmente frequentava la scuola di mio fratello, era difficile distinguere qualche cosa con quella pioggia, ma mi pareva che fosse infradiciato sino alle ossa, doveva aver freddo e sembrava anche triste. Teneva la testa bassa ed anche se pioveva a dirotto, sembrava avere fretta. Non sembrava curarsi della pioggia, sembrava avere altre cose per la testa. Immediatamente mi preoccupai per lui.
Non ebbi esitazioni, decisi che l’unica ragionevole cosa da farsi era offrire un passaggio al ragazzo.

Immediatamente fermai la macchina al lato della strada tre metri dopo di lui. Mi chinai per aprire la portiera sull’altro lato della macchina e quando lui fu vicino gridai: “Ehi… vuoi un passaggio?”

Lui guardò e sembrava un po’ spaventato e sorpreso… ed allora vidi la sua faccia, il cuore mi balzò in gola. Doveva essere uno dei, se non il più bel ragazzo che avessi mai visto. Sembrò considerare la mia offerta per un momento, sembrò tentato.

Ma poi… “Ah, no grazie, vado bene così. ”
“Non direi, sei tutto bagnato. Dai, entra. “
“Non voglio disturbare. ” Disse fermo sotto la pioggia.
“Non disturbi. Sali. “
Finalmente l’avevo convinto. Un piccolo sorriso, che mi sembrò tentasse di mascherare, passò sulla sua faccia. Entrò, chiuse la portiera e di allacciò la cintura di sicurezza. Partimmo.
“Grazie” Disse in tono adorabilmente ritroso.
“Nessun problema”, dissi io. “Come ti chiami?”
“Giorgio… Giorgio Guglielmi” Disse.

“Boris Asteri”, mi presentai. “Ti darei la mano se non stessi guidando. “
Lui rise rilassandosi un po’… ed il suo interesse sembrò essere rivolto a qualche cosa che avevo detto. “Asteri? Ehi… hai un fratello?”
“Sì, Danny Asteri, va alla tua scuola. Lo conosci?”
“Sì”, Giorgio accennò col capo, “Ha la mia età ed è piuttosto popolare. “
“Quello è sicuramente Danny”, io alzai le spalle. “Lui sembra pensare di essere eccezionalmente sexy.


“Tutti nella mia scuola sembrano essere d’accordo. “
“Io non sono per cose ed amicizie superficiali. “
“Neppure Io” Ammise Giorgio.
“Quindi siamo solo due perdenti, alla fine” Ho ho scherzato.
“Parla per te!” rise Giorgio.
“Abbiamo appena ammesso di essere fuori dalla massa. “
“Se sei fuori dalla massa sei un perdente?” Chiese alzando un sopracciglio.
“Questo è quello che tutto il mondo sembra pensare” Dissi alzando le spalle.

“Beh, io non sono d’accordo col mondo” Mi piaceva quel ragazzo. Dopo un momento aggiunse, piano, quietamente… quasi fra di sè: “Infatti… io non sono d’accordo col mondo su molte cose. “
“Questo vale per tutti e due. ” e accennai col capo per dichiararmi d’accordo. Mentre lo dicevo osservai il ragazzo, aveva detto che aveva la stessa età di mio fratello, quindi doveva avere sedici anni. Solamente due meno di me. Quasi coetanei.

Ma lui sembrava maturo per la sua età. Decisamente non sembrava un ragazzino. E… mio Dio… il ragazzo era bellissimo. I capelli erano bagnati ed appiattiti dalla pioggia, ma erano piuttosto corti e sembravano essere biondo chiaro. Aveva il corpo ben abbronzato (o almeno quello che potevo vedere), una leggera spolverata di lentiggini sul naso, brillanti labbra rosa e lo sguardo blu più penetrante che avessi mai visto. Portava una elegante camicia hawaianaIgora gialla con alcuni bottoni slacciati in alto a mostrare una stuzzicante piccola visione della carne del suo torace.

Il solo pensiero di quello che c’era sotto mi fece irrigidire l’uccello… anche se non era il momento né il posto migliore perché tale cosa potesse accadere. Ho spostato l’inguine in maniera che il volante lo rendesse invisibile. Intorno al collo portava una collana di gusci di nocciole ed intorno al polso un braccialetto di stoffa. La camicia era completamente impregnata d’acqua. Se l’avessi spremuta ero certo che avrei creato una bella pozza sul pavimento.

Era appiccicata alla sua pelle come incollata (non una cattiva cosa). Riusciva a rivelare qualche cosa della sua forma che, per quando potevo dire, era una vista da vedere. Sembrava essere in quella fase dei ragazzini alti quando i loro corpi di bambini si trasformano in ragazzi muscolosi. Lo trovavo un periodo irresistibile. Indossava dei cargo shorts cachi che gli arrivavano alle ginocchia (anche loro erano fradici), e sotto il pantaloncini c’erano le gambe.

Rotonde, morbide e muscolose, le sue gambe lucenti erano coperte da una leggera spolverata di peli castano chiaro. Avrei potuto sborrare nei pantaloncini solo a guardarlo… proprio così, continuavo a guardarlo furtivamente con la coda dell’occhio… probabilmente un po’ di più di quanto necessitasse la sicurezza dato che stavo guidando.

Per quanto mi riguarda… beh… penso di non aver un cattivo aspetto. Affatto. Più volte mi è stato detto che sono carino.

Non sono sicuro che pensino che io lo sia veramente… ma apparentemente è così. Ho capelli castano chiaro, a livello degli occhi davanti e mediamente lunghi dietro. Occhi marroni, un bel marrone quasi cioccolato, pelle pallida, guance rosee e, come Giorgio, una spolverata di pallide lentiggini sul naso. Il corpo è abbastanza indefinito. Non grasso. Non troppo magro. Solo così…
“Allora… dove ti porto?” Chiesi. Dopo un minuto di esplorazione su di lui, improvvisamente mi ero accorto di non sapere dove lo stavo portando.

“Oh…” e mi disse l’indirizzo, stava guardando fuori del finestrino durante il breve periodo di silenzio, ed io l’avevo distolto.
“So dov’è. Abbastanza vicino a casa mia”
“Veramente?”
“Sì… forse cinquecento metri. “, valutai.
“Oh, bene. Così non ti disturbo. ” E sembrava veramente sollevato.
“Non preoccuparti, ragazzo. ” Insistetti, “Mi sembri preoccupato di non disturbare, non ti preoccupare, non disturbi… Se non ti stessi accompagnando a casa, starei tornando da solo, seduto a farmi una sega.


Cosa avevo detto?
Giorgio rise, sembrava divertito dal mio candore. “Io probabilmente starei facendo lo stesso”, ammise.
“Naturalmente puoi farlo”, alzai le spalle, leggermente sorpreso (e più eccitato) dalla svolta che la nostra conversazione stava prendendo: “Tu sei un maschio. Tutti i maschi si masturbano. Una delle poche verità universali. “

Imboccai la tangenziale.
“Il tragitto è lungo”, dissi, “Perché diavolo lo stavi facendo a piedi?”
Improvvisamente l’allegria che ci poteva essere in Giorgio se ne andò.

Evidentemente avevo colpito un nervo scoperto e ritornò ad essere di cattivo umore, il ragazzo triste che avevo raccolto alcuni minuti prima.
“Oh… mio papà doveva venirmi a prendere, probabilmente si è dimenticato. “
“Se si fosse solo dimenticato non ti avrei trovato piangente”. E poi, tentando di sembrare compassionevole il più possibile. “Raccontami, Giorgio. Qualunque cosa sia. “
Lui scosse la testa. “Non è nulla. “
“Ragazzo”, dissi io tentando di rivolgergli un caldo sorriso, ma lui continuava a guardare il pavimento, “se tu non l’avessi ancora notato, io mi preoccupo.

So che ci conosciamo a malapena… ma io non avrei frenato e non ti avrei offerto un passaggio se me ne fregassi. Sembra che tu abbia bisogno di un amico… ed io voglio esserlo. Solo dimmi cosa c’è. “
Lui fece una pausa: “Mio papà ed io… abbiamo litigato ieri sera… questo è tutto. “
Io sospirai. Mi sembrò che avesse un grosso problema nella sua vita. Questo fu quello che sentii.
“Brutta cosa?” Chiesi.

“Sì”, sospirò Giorgio aprendosi un po’ a me. Capivo che aveva disperatamente bisogno di qualcuno con cui parlare. Ero veramente preoccupato… e penso che lui potesse sentire quel sentimento genuino. “Siamo solo io e mio papà… la mamma è morta alcuni anni fa. Siamo solo io e lui. “
“Mi spiace, uomo. Mio papà è morto quando ero piccolo, so cosa vuol dire. “
“Ti piace tua mamma?”Chiese.
“Beh… sì… naturalmente, la amo, lei è la mia mamma.


“Io amo mio papà… lui è mio papà, non posso non farlo”, Giorgio mi guardò, nei suoi occhi c’era grande serietà. “Ma non penso che lui mi ami. “
Mi fermai ad un semaforo rosso… non sapevo cosa dirgli. Mi limitavo a guardarlo, incontrai il suo sguardo e tentai di metterci tutta la comprensione che potevo. Eravamo là seduti, guardandoci negli occhi, io a bocca aperta. L’unico suono era il picchiettare della pioggia.

Il semaforo diventò verde… ma io non lo vidi. Dopo un momento mi colpì un colpo di clacson dalla macchina dietro di noi, e ripartimmo.

“Si ubriaca molto … ” Giorgio riprese, “Era ubriaco la notte scorsa. Ogni qualvolta è ubriaco, grida sempre contro di me… per le cose più stupide. “
Ancora silenzio. Il mio cuore cominciò a battere per il povero bambino. Sentivo profonda pena per lui, volevo fare qualche cosa… e capii che non potevo permettergli di ritornare là.

“Giorgio… ” Dissi alla fine, “Ora verrai a casa mia. “
Ancora una volta, la sua calma timidezza uscì: “Oh, no… Io…”
“Non ti sto riportando a casa tua. “, dissi. Stavo ragionando. “Puoi stare da me stasera. “

E lui non discusse. Sopratutto, io penso, sapeva che non avrei portato la mia macchina a casa di suo papà. Inoltre… io penso che lui volesse veramente stare a casa mia quella sera.

La sua educazione poteva dirgli che era sbagliato che gli venisse imposto, ma penso che nel suo intimo cercasse disperatamente qualche altro posto dove andare… qualcuno con cui stare… qualcuno che si preoccupasse per lui. E penso che lui potesse sentire che era probabile che io sarei andato bene. La gente mi ha sempre detto che ho un grande cuore… che sono sensibile… che sono uno dei migliori ragazzi che avessero mai conosciuto. Credo che la gente avesse ragione a dirmelo.

Il mio cuore si era allargato e batteva per Giorgio.

Superammo la via dove abitava e presto arrivammo a casa mia.
Parcheggiammo la macchina ed entrammo. “Benvenuto nella mia umile dimora. ” Dissi indicando con un gesto la stanza. Effettivamente non era casa la più bella. Era solo decorosa, come ho già detto la mia famiglia non nuotava nell’oro. “Posso offrirti qualche cosa da bere? O preferisci qualche cosa da mangiare?”
“Oh, no grazie”, e scosse cortesemente la testa.

Dannazione, era così carino, gocciolante e col suo fare cortese. Hmmm… gocciolante. Mi ricordai improvvisamente che ambedue avevamo gli abiti impregnati d’acqua.
“Che ne dici di vestiti asciutti… o perlomeno mettere i tuoi vestiti nell’asciugatrice?”
“Oh, no… non preoccuparti… “
Ma io lo fermai. “Giorgio, smetti di essere così dannatamente educato! Non posso lasciarti così bagnato fradicio. Inoltre io metterò comunque i miei vestiti nell’asciugatrice. Non sarà un disturbo gettarci dentro un’altra camicia ed un paio di pantaloncini.


Lui diede un’alzata di spalle… capendo di essere sconfitto. “Ok. Grazie. “
“Nessun problema. ” Dissi mentre gli facevo segno di seguirmi. Lo condussi nella mia stanza. A dire il vero… era la stanza di Danny e mia. La condividevamo.
Giorgio entrò nella stanza dove vivevo: “Bella la tua stanza. “
“Grazie. A me piace”, dissi. Poi mi tolsi, facendola passare dalla testa, la maglietta bagnata. Poi mi slacciai i pantaloni, abbassai la zip della patta e li lasciai cadere.

Alzai lo sguardo su Giorgio e mi sembrò che fosse leggermente sorpreso dal mio improvviso strip tease. Ma non me ne curai. Eravamo ambedue maschi (anche se mi piacevano i ragazzi…). Lui non sembrò infastidito così non me ne diedi pensiero. In piedi di fronte a Giorgio, in mezzo alla stanza con indosso nient’altro che i boxer blu, chiesi: “Mi vuoi dare i tuoi vestiti così potrò avviare l’essicatrice?”
“Oh… sì… sicuro”, lui disse arrossendo un po’ mentre cominciava lentamente a sbottonarsi la camicia.

Sembrava si vergognasse di spogliarsi davanti ad un estraneo… anche dopo che mi ero tolto, imperturbabile, tutti i vestiti. Ma, dai… non mi stavo lagnando. Più lentamente il ragazzo si toglieva la camicia, più seducente era… ed io lo trovavo già piuttosto seducente. Sentivo un indurimento tra le gambe. Sapendo che l’unica cosa che lo copriva era un paio di sottili boxer, mi sedetti rapidamente, coprendo il mio grembo con l’involto dei miei abiti bagnati.

Dopo di che ripresi il mio divertimento, riportai la mia attenzione al bel ragazzo di fronte a me che si stava togliendo lentamente i vestiti. Era arrivato agli ultimi pochi bottoni ed era visibile una porzione generosa di carne nella V allargato della camicia. Era liscio, morbido e mi faceva impazzire di desiderio… oltre a tutto era abbronzato dappertutto come la faccia e le gambe, doveva passare molto tempo esposto al sole. Finalmente sbottonò l’ultimo bottone.

La camicia si aprì e la fece scivolare via. Credo che la mia bocca fosse aperta come non mai. Giorgio aveva il corpo più favoloso che avessi mai visto. Anche se lui non aveva addominali sviluppati, il suo stomaco era stretto, ben fatto e straordinariamente liscio (mi faceva agonizzare il non poter farci correre sopra le mani e la lingua). Il suo torace era come il resto del suo corpo, se non più splendido.

Vedevo che cominciava a definirsi, evidentemente faceva esercizi. I muscoli pettorali erano morbidi, cedevoli ed in rilievo sul resto del corpo. Su di loro c’erano due piccoli capezzoli rosa. Le spalle erano larghe e forti ed i bicipiti si gonfiavano definiti. Ed a peggiorare la questione (o migliorarla), tutto il suo corpo era umido per la pioggia che dava una scivolosa natura luccicante. Ci volle tutto il mio autocontrollo per non saltare sul ragazzo e divorarlo tutto.

Andò ad appoggiare la camicia sul mio mucchio di vestiti. “Così”, disse. E poi, restando di fronte a me, cominciò ad aprirsi gli shorts. Non ci potevo credere, ero con gli occhi all’altezza dell’inguine del ragazzo, e lui stava spogliandosi! Pensai che avrei potuto morire e sarei andato in paradiso. Il pantaloncini cachi presto scivolarono giù rivelando i boxer grigi. Io stavo sbavando, una protuberanza di considerevoli dimensioni era chiaramente visibile di fronte ai miei occhi… a meno di un metro.

Avrei voluto allungare una mano, spremerla, accarezzarla, bagnarla con la bocca ed assaggiarla. Ma sapevo che quella probabilmente era l’ultima cosa di cui Giorgio aveva bisogno in un momento tanto difficile della sua vita. Inoltre… il ragazzo era probabilmente etero. Lui mise i pantaloncini sul mucchio.
“Grazie”, dissi cercando di evitare che la mia voce rotta fosse imbarazzante. Rimasi seduto per un momento, incapace di distogliere lo sguardo dal bel campione che avevo di fronte.

Le curve lisce del suo corpo, la sua pelle dolcissima, la protuberanza generosa…

Un tuono mi fece uscire dalla trance. Un guaito mi sfuggì dalla bocca per la sorpresa e la mia frequenza cardiaca deve essere triplicata. Ero stato così assorbito dalla visione dell’oggetto dei miei desideri che ero andato in trance. Tentando di salvare quel po’ di dignità rimasta, borbottai: “Torno subito… vado a mettere queste cose nell’asciugatrice. Fai come se fossi a casa tua.


E senza guardarmi indietro, corsi fuori della stanza facendo in modo che il mucchio di vestiti mi coprisse l’inguine. Corsi in lavanderia, chiusi la porta dietro di me, gettai i vestiti nell’asciugatrice e sospirai profondamente. Mi appoggiai all’asciugatrice per sostenermi, chiusi gli occhi e tentai di rilassarmi. Tra quel forte scoppio di tuono e la grande stimolazione di Giorgio, avevo bisogno di rilassarmi un po’. Presi un respiro profondo ed abbassai lo sguardo.

Dentro i miei boxer c’era una protuberanza enorme. Maledizione. Non scendeva. Sospirai mentre guardavo il mio corpo. Era niente male, ma non era eccezionale… niente a che vedere con quello di Giorgio. Non ero precisamente ‘magro’, ma nemmeno grasso o paffuto. Penso che fossi abbastanza magro, ma non era possibile vedere tracce delle mie costole. Avevo una sottile pista di peli castano chiaro che scendeva dall’ombelico e scompariva sotto il giro vita. Il torace era abbastanza piatto, appena definito.

I capezzoli erano rotondi, morbidi, smussati e chiari… appena più scuri della mia pelle. Le braccia erano forti, ma non muscolose. Le gambe sottili e lisce, con una spolverata di peli castano leggero. Dopo tutto niente male suppongo. Non tentatore come il corpo di Giorgio, ma non troppo male. Stavo attento a quello che mangiavo e mi allenavo, ma era ovvio che Giorgio faceva sollevamento pesi e si prendeva molta cura del suo corpo.

Se avessi trattato il mio corpo come Giorgio trattava il suo, potevo aspettarmi di avere un corpo come il suo? Oh, bene comunque non c’era nulla per cui mi dovessi vergognare a confronto del suo corpo.
Dopo che la mia frequenza cardiaca fu un po’ diminuita, aprii l’essicatrice e ci misi i vestiti. Impostai la macchina su un’ora, chiusi il portello e pigiai il bottone di inizio. La macchina cominciò a vibrare e rimbombare mentre cominciava a far roteare i vestiti.

Lavoro fatto… ma sapevo che non potevo ritornare da Giorgio fino a che la mia erezione non si fosse abbassata. Era duro come una pietra, sporgeva dal mio corpo e pulsava di desiderio. Guardandomi sopra la spalla, chiusi piano la porta della lavanderia e poi liberai il mio uccello. Ahh… che sollievo averlo fuori, liberato dall’opprimente confine dei miei boxer. Tutti i quindici centimetri spuntavano dal mio corpo che poteva non essere il più eccitante, ma avevo un bel cazzo.

Abbastanza lungo, bello e spesso. Lo fissai mentre mi strofinavo un capezzolo senza capire perché lo stavo facendo. Non riuscivo a togliermi dalla testa l’immagine di Giorgio in mutande là fuori. E non potevo fare a meno di immaginare cosa c’era sotto la biancheria intima. Quanto era lungo? Era circonciso, come il mio, o no? Quanti peli pubici aveva? Di che colore era? Quanto erano grosse le sue palle? Avevo un milione di domande sul suo pene.

Mi vennero facilmente ed il solo immaginarlo mi fece cedere le ginocchia. Mentre con una mano giocherellavo col mio capezzolo, cominciai lentamente a strofinare il mio uccello con l’altra mano. Chiusi gli occhi e mi lamentai piano in sollievo. Era cooosì bello.
Ma poi mi fermai.
Avevo il tempo di masturbarmi? Il mio cazzo era duro come una pietra e liquido pre seminale ne sgorgava… ma c’era un ragazzo da solo nella mia stanza che aveva bisogno di un amico.

Borbottando tra di me, rimisi l’uccello nei boxer. Poi per essere certo che non formasse una tensione davanti a me, ne piegai la testa sotto la cintura elastica dei boxer e mi diressi verso la mia stanza.

Quando arrivai trovai Giorgio… in piedi, timido, in mezzo alla stanza con indosso i boxer, le braccia dietro la schiena, lo sguardo perso come se non sepesse cosa fare. Era così carino in quello stato.

Ancora una volta il mio cuore si mise a correre per lui. L’unica cosa che fui in grado di fare fu dire: “Awwww…”
Poi: “Hei, ti avevo detto di metterti comodo. “
“Mi spiace…”
“Non scusarti. “
“Non… non sapevo cosa fare. “
“Siediti!” Dissi avvicinandomi e mettendo una mano sulla sua spalla (oooh… il contatto mi fece rabbrividire), lo guidai delicatamente vicino al mio letto e lo feci sedere sull’orlo. Lui mi sorrise.

Io sospirai. “Ora che ne diresti di qualche vestito?”
“I tuoi probabilmente sono troppo grandi per me” Disse.
“Che ne dici di quelli di Danny? Lui ha la tua taglia. “
Giorgio sembrò considerare la cosa per un momento, ma poi scosse la testa.
“Perché no? No puoi stare qui praticamente nudo per la prossima ora” Insistetti enfaticamente.
“È solo…” Cominciò sottovoce, ma poi la sua voce ritornò piena di forza “E’ solo che io non penso di piacere troppo a tuo fratello.


“Non essere ridicolo. “
“Veramente, lo so… tuo fratello è piuttosto popolare… ed io non lo sono. E a lui non piacciono le persone impopolari. ” Fece una pausa. “Una volta mi sono seduto accanto a lui durante una lezione e mi ha rivolto appena la parola… ed ogni volta che lo faceva… sembrava costretto a farlo. ”
Io sospirai. Era proprio la descrizione di Danny: “Sì. Danny qualche volta può essere un coglione.


“Sì, non volevo dirlo ma… “
“Non preoccuparti. Io devo vivere con lui… so cosa voglia dire. Dannazione e devo condividerci la stanza, pensa…!”
Giorgio rise, cominciando finalmente a riguadagnare la calma che aveva avuto durante il tragitto in macchina… prima che si parlasse di suo padre. “Sì, così… dubito che sarebbe felice di entrare nella sua stanza e trovarmi con i suoi vestiti. “
“Quindi? Pensi di restare solo con i boxer per la prossima ora?” Chiesi.

“Perché no? ” Scosse le spalle e poi un’espressione ritrosa e graziosa ritornò sulla sua faccia. “Tu… tu non hai problemi, verò?”
“Perché dovrei averne? Se non ti vestirai saranno problemi tuoi” Feci una pausa. “E poi cosa importa? Siamo ambedue maschi, no?”
“Sì… ” Accennò col capo, la sua voce si fece confidenziale: “Non è come se fossimo, sai, nudi. “
“Sì” Accennai col capo senza fare accenno al fatto che desideravo dannatamente che fossimo nudi.

Comunque… passare l’ora seguente con quel ragazzo con indosso nient’altro che le mutande, era niente male. Dovevo considerarmi fortunato.
“Allora” Dissi, “Vuoi ascoltare della musica?”
“Perché no?”
“Cosa vuoi ascoltare?”
“Cos’hai?”
“La mia raccolta di CD è sulla mensola vicino al mio letto. “
Lui si voltò, si inginocchiò, si allungò verso la fila di cd sulla mensola e nel farlo mi diede una bellissima prospettiva del suo sedere. E che sedere era! Rotondo, morbido e stretto.

Potevo vedere ogni singolo globo attraverso la stoffa stretta dei boxer. Il mio uccello, che finalmente aveva cominciato ad ammorbidirsi, ora era una volta ancora, duro come pietra e versante pre eiaculazione. Mentre non stava guardando, lo aggiustai rapidamente per essere sicuro che rimanesse celato.
“Che ne dici di questo?” Disse tirando fuori la mia copia di “Millennium” dei Backstreet Boys.
“Ti piacciono i BSB?”
“Sì” Accennò col capo timidamente, le sue guance arrossirono.

Quel ragazzo si imbarazzava facilmente. “E a te?”
“Non avrei il loro CD se non mi piacessero!”
“Oh, sì… ” Mi sembrò che si sentisse stupido per averlo chiesto.
Misi il CD nello stereo (non hi-tech, ma niente male. Così come la mia macchina, così come la mia casa, così come il mio corpo…), ed immediatamente sentimmo i ragazzi cominciare a cantare “Larger Than Life. “
“Ehi, Gio” Dissi adottando un nomignolo nuovo per il ragazzo: “Spostati un po’, vuoi?”
“Hmmm?”
“Voglio sedermi anch’io.


“Oh, sì… sicuro” Disse spostandosi all’altro lato del mio letto. C’era abbastanza spazio e mi sdraiai accanto a lui con le braccia dietro la testa. Vedendo che mi mettevo comodo credo che pensasse che anche lui lo poteva fare e si sdraiò mettendo le braccia dietro la testa come avevo fatto io e rivelando un piccolo cespuglio di peli castano chiaro sotto le ascelle. Vi gettai uno sguardo e feci un rapido paragone, io ne avevo il doppio.

Ma vedendolo così… ancora una volta di più mi eccitai. Alzò le gambe, piegando le ginocchia… elevando casualmente il suo pacco, inquadrandolo meglio e dandogli una migliore definizione mentre era leggermente spremuto tra le sue gambe. Mi sentii come se stessi per anelare. Avrei voluto allungare le mani ed abbrancarlo. Era così tentatore. Ma dovevo resistere… dovevo.

Mentre “I Want It That Way” suonava, cominciammo a chiacchierare. Nulla di serio. Conversammo del più e del meno per conoscerci meglio.

Fui lieto di scoprire che avevamo molte cose in comune. Anche lui non sembrava frequentare molto il mondo sportivo che mio fratello trovava così affascinante, ma preferiva il mondo del pensiero, dei sentimenti e la loro espressione. Scrivere, vivendo l’arte… roba del genere. Ci piacevano anche alcuni spettacoli televisivi come “Friends”, “I Simpsons”, “Will & Grace” ed anche i nostri gusti musicali erano abbastanza simili. La conversazione era una sorpresa piacevole dopo l’altra mentre Giorgio ed io sviluppavamo un’affinità crescente fra di noi.

Io cominciai presto a dimenticare la stimolazione ed il mio pene cominciò ad ammorbidirsi. Non importava se stavo sdraiato vicino ad un bel ragazzo quasi nudo… io stavo parlando con un nuovo amico. Tra il morbido rumore della pioggia sullo sfondo, la tranquilla musica dei “Backstreet Boys” e la crescente affinità che si stava sviluppando tra Giorgio e me, il pomeriggio stava diventando uno dei migliori pomeriggi della mia vita. Era così tranquillo… così piacevole… così bello.

“Cosa cazzo!”
Grandio, Danny era a casa. Ed io ero sdraiato quasi nudo sul mio letto con un ragazzo che sembrava non gli piacesse.

Misteri che tali non sono

Da giovani si fanno le cazzate.
Ad essere onesti si fanno anche da vecchi ma… con molta più cognizione in causa, di solito.
Non avevo trent’anni ma ero già da tempo un frequentatore di queste donne ‘con qualcosa in più’. Salvo casi rari, e tutto sommato senza mai perdere il controllo, non mi ero mai ritrovato in situazioni di pericolo. In questi frangenti, non c’é bisogno di spiegare, i rischi sono sempre molti e di svariata natura.

Uno dei maggiori e più sottovalutati è sicuramente il ritrovarsi a scopare senza protezione, per incoscienza generalmente.
Quella sera d’estate avevo bevuto troppo, cosa alquanto inusuale, trascinato da una compagnia di amici in birreria, ambiente a me virtualmente sconosciuto.
Salutati i presenti in tarda serata, la logica avrebbe imposto di proseguire direttamente per casa ma… quell’impropria botta alcolica mi aveva cancellato ogni residua inibizione e, peggio ancora, aveva compromesso il sacrosanto istinto di conservazione.

Guidando già ubriaco, in modo che a pensarci oggi mi provoca soltanto rabbia e sgomento, arrivai comunque all’altezza di Cervia, dove approcciai un’ombra nera lungo la strada. Dovessi dirvi esattamente che tipa era andrei in difficoltà… piuttosto standard, se vogliamo: giovane, bel fisico d’ebano con due tette troppo grosse ed abbastanza mal fatte da un chirurgo economico… Era relativamente vestita, rispetto a quel che si vedeva lungo quella strada, ed il viso, troppo truccato, appariva eccessivamente liscio ed impersonale.

Dal finestrino, prima ancora di ogni altra cosa, mi chiese se l’accompagnavo a casa, ‘vista l’ora’. L’ora ! Era tardissimo ! Non me ne ero neppure accorto… da quanto giravo a vuoto ? Comunque acconsentii senza pensarci troppo e, come dal nulla, si unirono altre due sue amiche all’equipaggio.
La mia autostoppista (?) si presentò ed intavolò pure una conversazione della quale ricordo giusto qualche frammento, ma già la memoria dell’evento inizia a diventare nebulosa… Poi è stato tutto una specie di sogno, un’esperienza onirica della quale, con gli anni, ho ricostruito a grandi linee gli eventi, pur non escludendo di averli in qualche modo inconscio pure modificati.

Di fatto arrivai alla casa dove abitavano assieme le tre signorine, da qualche parte nella periferia di Cervia. Saranno ormai state le quattro di mattina, forse le tre e qualcosa… La mia ospite mi chiese se volevo unirmi a loro per ‘divertirsi’ prima di andare a dormire. Ora… in origine non c’era nessun programma riguardo farsi una serata in questo modo e (previdente lo sono comunque sempre in per certi frangenti) in tasca avevo soltanto la patente e poco più, tanto da chiedermi che cazzo c’ero andato a fare in ‘tour’… Devo aver declinato l’offerta, adducendo la corretta motivazione e preparandomi a salutarle, credo… sta di fatto che una delle altre due, che focalizzo come una nera spigolosa e piuttosto maschile, si mise a parlare con quella frenesia tipica dei brasiliani, additandomi alle altre e ridendo sguaiatamente.

Insomma… mi ritrovai in qualche modo nel loro appartamento, un tugurio pieno di caos, quasi addormentato su di un divano che aveva di certo visto tempi migliori. Forse il quasi è riduttivo. Mentre boccheggiavo, combattendo una battaglia impossibile contro il sonno e l’alcool, mi ritrovai in mano un bicchiere generosamente carico di un qualche superalcolico che, inconsciamente, trangugia in un colpo. Qui inizia il grande buio. Poi sono soltanto scene, flashback inverificabili. Ho l’immagine di un cazzo nerissimo che mi veniva spinto in bocca a forza, di molte mani che mi tolgono i vestiti senza complimenti.

Vividi pochi secondi, con una delle mie carnefici che parla ad un enorme cellulare, un oggetto estremamente raro ed elitario all’epoca.
Poi… Poi mi risvegliai, infreddolito ed intorpidito, in preda ad un furioso mal di testa. Ero dentro la mia macchina, malamente parcheggiata in uno squallido sterrato di campagna, completamente nudo. A fatica mi guardai intorno: i miei vestiti erano stati buttati malamente per l’auto. Recuperando lucidità, cercai la patente che trovai subito.

Le chiavi erano inserite nel cruscotto, a quadro acceso. Altro di mio non c’era, ma non era comunque una grossa perdita…
Intorno nessuno, l’orologio dell’auto (il mio swatch da 4 soldi era sparito) segnava le dieci. In effetti realizzai che ero in un vero e proprio campo arato senza abitazioni nelle vicinanze: forse non mi aveva visto nessuno altrimenti, realizzai, qualcuno avrebbe chiamato la polizia.
Mi vestii in fretta e… prima sorpresa. Ai polsi avevo dei segni, come delle abrasioni.

Ad una più attenta analisi fu facile intuire si trattasse del segno di legacci di corda, stretti comunque senza convinzione. Molto più preoccupante in resto: rivestendomi mi resi conto di essere impregnato di colla ovunque… aspetta… ovviamente non era colla… Il mio sedile era inzuppato di sperma, seccato eppur ancora m*****o: da dove fosse venuto era fin troppo chiaro. Mi toccai ovunque: non sembravo avere altri residui se non dall’ombelico in giù, ma fra le gambe ero davvero un disastro.

Mentre l’adrenalina data dalla preoccupazione faceva velocemente sparire i fumi di quella maledetta sbornia, tornavo velocemente a casa, maledicendomi ad ogni metro: intanto un sordo dolore iniziava a salirmi dal retto, come degli spasmi. Saltando le scale che portavano al mio appartamento controllavo di non incontrare nessuno: i miei pantaloncini estivi erano visibilmente imbrattati. A casa rimasi un’ora sotto la doccia e rimasi a lungo sconsolato guardandomi in mezzo alle gambe… per fortuna sono molto elastico, ma quel giorno mi ritrovavo davvero l’equivalente di una figa slabbrata.

Dormii per il resto della giornata. Nei giorni seguenti tentai di ricostruire l’accaduto, tutto sommato palese ma comunque pressoché assente nel mio ricordo. Quel che è successo è talmente chiaro… Le signorine si devono essere divertite un mondo a riempirmi il culo di aborra senza riguardo ! Chiaro che i mesi seguenti furono pesanti: per fortuna non sono ipocondriaco e conosco abbastanza l’argomento, tuttavia avevo vissuto un’esperienza ad altissimo rischio quindi mi tenni sotto controllo più del solito, con ripetuti esami ematici ed usando molto di più ogni precauzione, per salvaguardare me ma anche gli altri.

La fortuna mi diede assistenza e non ebbi problemi. Poteva comunque essere un disastro, in quello come da tanti altri punti di vista. In epoca odierna immagino mi sarei ritrovato 1000 foto esplicite in giro per la rete ! Comunque rimane una rabbia: aver fatto evidentemente una mega scopata bareback, che sarebbe sicuramente il sogno di molti mio compreso, e non ricordarsene affatto….

Non ha resistito al fascino del muscolo

Da qualche mese, frequentiamo una palestra, di un paese vicino al nostro, purtroppo, quasi mai contemporaneamente, avendo orari ed impegni sfalsati, quindi nessuno sa che stiamo insieme.

L’ altro ieri, son riuscito ad arrivare, mentre lei era già lì da circa una mezzora, entrando nella sala pesi, non la vedo, boh … penso, sarà in bagno, ed invece, ad un certo punto, vedo un ragazzone enorme, che mi pare sia di origine tedesca, spostarsi su un lato ed apparire Robi.

Praticamente le stava addosso appoggiato dietro alla schiena, correggendole la posizione dell’ esercizio, ma sicuramente facendoglielo sentire nella schiena.

Il tedescone, è il tipico esempio di ragazzo “ michelin “ tutto gonfio di muscoli, braccia esagerate, pettorali enormi e gambe da far invidia ad un puledro da corsa, ma la cosa strana che mi ricordo, è che in palestra non porta mai gli slip, sotto i pantaloncini attillati.

Dopo qualche esercizio quà e là, vedo che Robi parlotta con il tipo, e poi saluta un paio di altre persone e mi si avvicina, dicendomi che esce un attimo prima, perché il tedesco le ha chiesto se le và un caffè, quindi ci si vede a casa.

Le dico ciao a dopo.

Difatti qualche minuto dopo, il tipo saluta tutti, con un sorriso a 60 denti e va via veloce, come tutto eccitato.
Dopo circa un ora, decido che sia abbastanza, e quindi mi avvio verso casa, pensando alla mia maiala, chissà cosa avra da dirmi.

Per strada, ad un certo punto, vedo parcheggiata l’ auto di Robi, o cazzo, non è ancora a casa, sarà nel bar difronte all’ auto, chiaramente, non mi fermo e arrivo a casa.

Mi faccio una bella doccia, pensando alla porca, chissà cosa starà facendo, e solo questo, mi fa indurire il cazzo, lo sego un po’

Mentre mi appresto a guardar in frigo, cosa ci potrebbe esser per cena, suona il campanello, è lei, che entra con il viso tutto rosso, e i capelli arruffati.

“ Ciao, cosa è successo, come sei conciata, pensavo di trovarti già a casa, e invece …” lei prontamente risponde “ te lo avevo detto che andavo a bere qualcosa …” e dicendo così, si sfila il giaccone, restando in tuta, e non posso far a meno di vedere che all’ altezza del seno, è tutta macchiata

“ E quelle macchie ? ….. non mi sembra caffè…” “ Vero, perché quando ci siamo fermati davanti a bar, mi ha chiesto di salire sul suo fuoristrada, per usare un auto sola, e poi è ripartito, verso un posto isolato, dove poter parlare tranquilli “
“ E quindi niente caffè, ha cominciato a parlarmi di lui, che si è invaghito di mè, dal primo giorno che mi ha visto, e mentre parlava, si vedeva il pacco gonfiarsi, e così io per assecondarlo, gli ho messo sopra una mano.

L’ avessi mai fatto, …. È diventato un altro, ha cominciato a limonarmi, toccandomi le tette, prima da sopra, e poi da sotto la tuta. “
Naturalmente il racconto mi eccitava, pensare il muscoloso, che impazzisce per la mia maiala, che a sua volta si eccita e và matta per i muscoli …

“ Ad un certo punto, mi son trovata con la lingua in bocca, che non mi lasciava respirare, ma soprattutto, con 2 dita che mi frugavano nella fica, già tutta bagnata, che mi facevan tremare tutta.

A stò punto, anch’io ho voluto saggiare la situazione, e non immaginerai mai che cazzone strano mi son trovata in mano. Non tanto lungo, saran stati 15 cm, ma largo come una tazzina da caffè. ”

“ E quindi ti sei seduta sopra “…..” Ma mi hai preso per una troia ? “ …. “ Perché non è così ! “ …. “ No, al limite bongustaia, ahahah, lui voleva che io mi ci sedessi sopra, ma siccome è praticamente la prima volta che ci troviamo faccia a faccia, per non passar per un troione, mi son limitata ad un gran bel pompino.

“ Intanto che vai avanti con il racconto, piglia in mano questo e fai andar su e giù la pelle “

“ All’ inizio, ho avuto dei problemi, ad infilarlo in bocca, mi sentivo tirare gli angoli delle labbra, ed intanto lui mi rovistava le altre labbra. Aveva un profumo ed un sapore dolce, però quando lo spingeva fino in fondo, mi venivano i conati, da quanto era grosso, gli leccavo la cappella, girando tutto in tondo e sentivo che tremava ad ogni colpo di lingua, e nel frattempo, mi titillava i capezzoloni… che brividi, scendevo a succhiargli le palle, gonfie ed implumi, e poi risalivo fin su, alla cappella, e nuovamente tutto in gola.

Siamo andati avanti così per almeno venti minuti, fin quando non è più riuscito a trattenersi, e mi ha riempito la gola e la bocca di un grosso getto caldo di sborra dolce. Mi son sentita soffocare, non so da quanto non sborrava, a meno che sia sempre così abbondante. ”

A sto punto non sono più riuscito a trattenermi, e le ho riempito la mano, e sborrato sulla tuta, e lei portandosi alla bocca la mano appiccicata, la ha leccata, dicendomi che quella di prima, era più dolce.

Che troia, lo dice solo per farmi eccitare ancora.

“ E poi …” finendo di leccarsi la mano …” e poi ho cercato di ingoiare il tutto, ma era troppa, e così mi è colata dalla bocca, formando le macchie che hai notato prima. Lui insisteva per farmi godere con le dita, ri infilandomele nella fica dilatata dalla voglia, ma io ho preferito sfilarmi i fuseau, e farmi dare una bella leccata alla fica fradicia.

Era un piacere, vedere tutti quei muscoli tesi per tenermi con le gambe aperte, e guardare un ragazzone così succube per una fica allagata. Credo di essergli venuta in bocca almeno 2 volte, non tirava mai su la faccia dalla fica larga e fradicia, ed intanto gli stava tornando duro, …. Ci ho pensato un momento sul da farsi, se fare la pudica, e quindi continuare a fargliela leccare ancora un po’, oppure sfondarmi la fica vogliosa, con quel gran bel cazzo corto ma largo.

Poi ho pensato a tè, … e così ho tenuto la fica per il vecchio cazzo di famiglia, anche se un po’ mi è spiaciuto. ”

“ Che brava mogliettina troia, vai a farti una doccia, che puzzi di sudore e sborra, così dopo cena, mi racconti ancora qualche particolare che ti è sicuramente sfuggito, mentre ti darò una bella ripassata “

“ Sei proprio un gran porco, non ne hai mai abbastanza, di quello che ti dico, vuoi sempre tutti i particolari, tipo, ….. che ogni tanto mi leccava il buco dietro, per infilarci un dito, e io tremavo…..ok, ora doccia….

La prossima volta che sarò negli spogliatoi della palestra, assieme al tedesco, lo guarderò sicuramente in modo diverso dal solito, soprattutto il suo cazzo.

CON MIA MOGLIE IN DISCOTECA

Con Mia Moglie In Discoteca

:

Il buio della sala era interrotto dalle luci psichedeliche sparse ovunque nel soffitto, la pista da ballo era piena di ragazzi che saltavano e si strofinavano al ritmo di una musica assordane. seduto di fronte a noi un signore distinto, che poi scopriremo chiamarsi Aldo, non distoglieva lo sguardo da mia moglie che seduta al mio fianco esibiva un bel paio di cosce ben tornite.

Quella sera, eravamo in vacanza in una località balneare della riviera Romagnola, eravamo soli, nostro figlio di 8 anni aveva preferito andare dai nonni; così, visto che pioveva abbiamo deciso di andare in discoteca. Era da quando ci siamo sposati, circa dieci anni fa, che non frequantavamo più simili locali. Per l’occasione Gianna aveva indossato una gonna ampia abbottonata sul lato destro e una camicetta bianca trasparente con reggiseno del medesimo colore; io avevo un paio di pantaloni estivi, di quelli allacciati con un cordoncino, e una maglitta nera.

Mi chiamo Marco, ho 34 anni, due in più di Gianna e conduciamo una vita tranquilla sia moralmente che sessualmente. L’unica trasgressione, se così si può chiamare, l’abbiamo avuta da fidanzati, quando un giorno mentre stavamo facendo l’amore in un prato, ci siamo accorti che tra le foglie c’era qualcuno che ci spiava. In un primo momento pensammo di andare via, poi visto che Gianna non si decideva a scendere da cavallo, continuammo a scopare fregandocene del guardone, la cosa ci eccitò parecchio ma in futuro la cosa no si rietè.

Torniamo alla discoteca; mia moglie era seduta al mio fianco, accavallando le gambe la gonna le era salita parecchio e l’uomo di fronte a noi fissava le cosce con un’insistanza imbarazzante – Marco, cambiamo posto, quello mi sta spogliando con gli occhi – mi dissa Gianna senza però far scendere la gonna – ma no dai, questo è un angolino tranquillo, quello se si accontenta di guardare lascialo fare. – Intorno a noi qualche coppietta impegnata a pomiciare audacemente tanto che avevo l’impressione che qualche coppia stesse scopando.

Abbracciai mia moglie che subito si strinse a me, la baciai attorcigliando la lingua alla sua, le posai una mano sul seno e lo massaggiai attraverso la stoffa. Quando ci staccammo guardai il nosro vicino, aveva gli occhi fissi su di noi e mi sorrideva, vidi che aveva la barba di venti giorni circa, i capelli lunghi con una ciocca che gli scendeva sopra un occhio, abbronzato, col volto rugoso da sembrare un vecchio indiano, avrà avuto 45-50 anni e devo dire che emanava un certo fascino.

Sentii la mano di Gianna sul mio viso,voleva ancora la mia bocca e la mia lingua, mi chinai su di lei e ci perdemmo in un altro bacio molto

passionale, stavolta la mia mano era corsa tra le sue cosce e stava salendo alla ricerca delle mutandine.
Aldo mi face un gran sorriso e con le mani mi fece cenno di aprirle ulteriormente, mia moglie teneva gli occhi chiusi ed io ripresi a slinguarla, le mie dita avevano raggiunto la meta, una leggera pressione alle cosce che si aprirono leggermente.

L’uomo si era inginocchiato per vedere meglio e carponi stava avanzando verso di noi – ecco – pensai –
Quando Gianna aprirà gli occhi e vedrà Aldo così vicino, succederà un casino – Invece niente, mia moglie vide l’uomo ormai contro la sua gambe, non ebbe nessuna reazione, anzi si avvicinò al mio orecchio e sorprendendomi disse – Porco!sei un porco, continua – spostai l’elastico delle mutandine mettendo a nudo la fica. Aldo ormai era lì, ripresi a baciarla mentre la masturbavo quando improvvisamente sentii qualcosa di umido contro la mia mano, era la lingua di Aldo che cercava di farsi spazio per entrare dentro la fica, mia moglie aprì ancora un pò le cosce per permettere al volto dell’uomo di raggiungere quel paradiso.

Con la barba che le carezzava le cosce e la lingua dentro la fica,
Gianna raggiunse l’orgasmo mordendomi le labbra.
Aldo si sollevò mentre ci stavamo ancora baciando ed unì la sua lingua alle nostre, io rimasi un pò turbato non avevo mai sentito la lingua di un uomo, invece Gianna sembrò molto divertita, tanto che mi prese la testa e la tirò di nuovo contro di loro.
– è la tua donna? – mi chiese – è mia moglie – risposi – magnifico, è tutta bagnata, ha una gran voglia di cazzo, controlla che non arrivi qualcuno.

– Gianna teneva gli occhi chiusi e non vide quello che Aldo fece uscire dai pantaloni, un affare grossissimo, il mio faceva un 15-16 cm, quello era almeno 20cm. Lo strofinò un pò sui peli poi lo infilò tutto dentro, mia moglie sgranò gli occhi cercando di capire cosa le avesse messo dentro poi cominciò ad ansimare sempre più forte. Lui la baciò e lentamente iniziò a pomparla, io mi unii al loro bacio e per la seconda volta sentii la lingua saettante di Aldo.

Una mano mi stava abbassando la cerniera per poi estrarre il cazzo. Poco dopo realizzai che si trattava della mano di Aldo, che strano, avevo l’impressione che quell’uomo si stesse impadronendo di noi, e questo mi piaceva, stava scopando mia moglie mentre mi faceva una splendida sega. – Avete la macchina? – sì – allora cosa stiamo a fare quà,…venite andiamo in un posto più tranquillo – si sfilò da mia moglie, l’aiutò a ricomporsi e guadagnarono l’uscita con me dietro.

Stavo guidando alla ricerca di un posticino tranquillo, loro dietro stavano pomiciando, finalmente una strada sterrata che conduceva ad una pineta, il sedile vuoto al mio fianco venne occupato dai vestiti che man mano si toglievano. Quando fermai l’auto i due erano completamente nudi, mia moglie aveva in bocca oltre venti cm di cazzo e da come lo succhiava sembrava non avere intenzione di mollarlo tanto presto. – dai Marco, spogliati e vieni dietro con noi – disse Aldo mentre spingeva il cazzo in gola a Gianna.

Ero nudo di fianco a loro, mia moglie era irriconoscibile, succhiava e leccava come non le avevo mai visto fare, la mano dell’uomo si era impossessata del mio cazzo e mi stava masturbando.
Poi Aldo la fece sedere al mio fianco e cominciò a leccarle la fica; stavo baciando Gianna quando sentii una bocca ingoiarmi l’uccello, cazzo, Aldo mi stava facendo un pompino e lo faceva benissimo, tanto bene che mi appoggiai allo schienale e lo lasciai fare.

Mia moglie prese a menarmi mentre aldo mi leccava le palle poi scese anche lei, adesso avevo due bocche che si occupavano del mio cazzo,…che magnifica goduria. Dopo un pò però mi abbandonarono, Gianna si sistemò sul sedile a gambe spalancate, Aldo le ficcò dentro il suo cazzone teso e cominciò a fotterla brutalmente, dopo cinque minuti sentii mia moglie gridare – vengoo, dai, ancora,chiavami ancora,ecco, godo, godo –
Fù scossa da violenti brividi di piacere poi si abbandonò.

Aldo continuava a pompare lentamente, le sollevò le gambe fin sulle spalle poi lo vidi trafficare col cazzo, pensavo si masturbasse per sborrarle sui peli, invece lo diresse al culo e con un colpo deciso entrò dentro – noooh, mi sei troppo grosso, hai, fai piano, non l’ho mai fatto – un’ altra spinta e scivolò tutto dentro. Dopo un attimo di stasi cominciò a muoversi prima lentamente, poi sempre più forte; adesso mia moglie non si lamentava più, anzi, avevo l’impressione le piacesse, tanto che dopo un pò ebbe un nuovo orgasmo proprio mentre veniva inculata.

L’uomo tornò a succhiare il mio cazzo mentre Gianna giaceva spossata contro la portiera, saliva con la bocca fino al mio petto, fino a leccarmi il collo.
Quando saliva così, sentivo il suo cazzo sfiorare il mio, poi tornava giù a leccarmi, era piacevole e lo lasciavo fare. Poi mi prese per il mento e mi ficcò tutta la lingua in bocca, dopo un attimo di sorpresa mi ritrovai a rispondere con altettanto vigore
una fitta acuta, mi sentii lacerare dentro.

Senza che mi rendessi conto si era posizionato in modo tale che con una spinta unica me lo ritrovai tutto in culo.
Ormai non potevo più farci nulla, era tutto dentro di me e stava iniziando a pompare, mi girai e vidi mia moglie che mi sorrideva – lascialo fare, vedrai che ti piacerà – Restammo dentro l’auto con Aldo quasi fino al mattino, lo facemmo sborrare tre volte, Gianna era molto felice quando le riempiva la fica, insieme l’abbiamo bevuto e leccato.

Anch’io mi sono scaricato nella sua bocca e lui ha ingoiato tutto. Alla fine lo abbiamo accompagnato dandoci appuntamento per il giorno dopo, abbiamo passato il resto delle vacanze insieme a lui e insiame a lui abbiamo scoperto nuovi piaceri e nuovi orizzonti sessuali. Sia io che mia moglie siamo tornati da qualla vacanza completamente cambiati grazie a Aldo e alla sua autorità.

mia mogli e i fuochi

Mia Moglie E I Fuochi D’artificio

Eravamo ai primi di luglio, nostro figlio spedito al mare coi nonni per 20 giorni,io e mia moglie preferiamo la tranquillità della montagna, amiamo entrambi fare camminate nei sentieri in mezzo ai boschi, o sederci a leggere un buon libro so. tto alberi ombrosi. Visto che avevamo 10 giorni di ferie, siamo partiti alla ricerca di un posto che rispondesse alle nostre esigenze; siamo partiti senza prenotare, tanto per noi un posto valeva l’altro, dopo un’ora di viaggio, passata una curva alberata, spuntò davanti a noi un grazioso paesino tipico delle montagne appenniniche.

Si estendeva lungo un valle, per circa un km. con una piazzetta al centro, chiesa, comune e servizi vari, tutti ordinati intorno alla piazza; ai lati del breve corso, una trattoria, un bar, una pizzeria, una gelateria, forno, tabaccheria e qualche negozietto. la piazzetta, tra l’altro, la sera era l’unico ritrovo per paesani e turisti; avevo appena attraversato il paese, quando vidi in una piccola casina un cartello ” affittasi”. parcheggiare, rintracciare il proprietario, fare il contratto, fù un attimo, il prezzo era talmente modico che la prenotammo fino alla fine di agosto, saremmo venuti nei fine settimana e per le ferie d’agosto.

casa indipendente, pian terreno, con ampio giardino, arredato con gusto, molto funzionale. la prima giornata si può dire che la passammo ad organizzarci tipo fare la spesa, il giornale, raccogliere acqua alla fontana, conversare con la gente del luogo, tutti molto cordiali. La sera a letto nel fare l’amore sentii mia moglie più passionale del solito – stasera amore cerca di resistere più a lungo del solito che ho tanta voglia, è da un pò che godi troppo in fretta ed io non faccio in tempo ad arrivare – era la prima volta che mi parlava con tale franchezza( sarà l’aria di montagna pensai) intanto mi cavalcava – senti come vado piano, è per farti durare di più, dai resisti ancora un pò che vengo, ecco ci sono – restistetti quel tanto che bastò a farla venire poi mi scaricai in lei.

mi disse che era da un pò che non godeva così, poi con le mani e con la bocca cercò di rianimarmi ma inutilmente. Avevo l’impressione di non averla soddisfatta…Saranno state le 23,30 che sentimmo degli spari, ci affacciammo alla finestra e in lontananza si vedevano dei fuochi d’artificio, mia moglie Paola era affascinata dallo spettacolo. L’indomani i paesani ci dissero che nel periodo estivo tutti i paesini limitrofi e non, facevano sagre che terminavano sempre coi fuochi, ci dissero anche che quella sera nel paesino di “villamedia”ci sarebbe stata una festa.

Così alla sera decidemmo di andare a cenare alla sagra; più che un paesino, era un borgo con poche case

ed una chiesa; i tavoli erano sotto un tendone, quasi tutti occupati. una cameriera in costume locale ci accompagnò ad un tavolo occupati da due ragazzoni del luogo, si presentarono, aldo e Lollo, ci dissero che il menù era composto da gnocco fritto con affettato o polenta con cacciatora e ci consigliarono quest’ultima col vino che stavano bevendo loro, anzi ci proposero di finire prima quello già in tavola, per poi avere un bottiglia sempre fresca, accettammo i consigli ringraziandoli della loro cortesia.

Era tutto molto buono, e la compagnia dei giovanotti era amabile, anche mia moglie conversava volentieri con loro. Dopo la cena diedero inizio alle danze, Aldo e Lollo trscinarono Paola in pista e la fecero volteggiare al ritmo di latino-americani, salsa- merenghe ecc. raramente l’avevo vista ballare e mai così sextenata, si muoveva in modo sinuoso, si sollevava i folti capelli neri dalle spalle per poi lasciarli ricadere, era proprio sensuale come richiedeva la danza, la più bella in quel momento sulla pista e tutti gli occhi erano sù di lei.

Tornarono a sedersi, Paola venne sulle mie ginocchia sussurrandomi – mi sto divertendo un sacco – sono proprio contento, sai che stai attirando gli sguardi di tutti i maschi presenti – non sarai mica geloso – assolutamente, mi fa molto piacere essere invidiato per avere una così bella mogliettina – finito un giro di ballo liscio, ripresero i ritmici e Paola coi ragazzi tornarono in pista, io che non ballo, ammiravo mia moglie destreggiarsi nel ballo, 37 anni, senza un filo di grasso con tutte le curve al posto giusto, messe in risalto da una camiciola aderente ed una gonna leggera e larga che durante le danze si sollevava a volte anche troppo.

Mentre suonava una lambada, i due ragazzi, con la scusa del ballo le si strusciavano contro ed allungavano anche le mani, lei continuava a ridere lasciandoli fare. Stranamente la cosa mi stava eccitando nonostante una punta di gelosia. Tornati al tavolo chiesi loro un posto dove potere vedere bene i fuochi, Aldo e Lollo si guardarono un pò e dopo essersi consultati Aldo disse – I razzi li lanciano da quel monte, se noi andiamo su quell’altura di fronte vedremo benissimo, tra l’altro è di mia proprietà (dei genitori), c’è ancora sulla cima la piccola vecchia casetta dei miei avi ed il fienile che usiamo ancora – capii che faceva l’agricoltore e Lollo era un loro dipendente – se volete seguirci, è meglio prendiate la vostra auto perchè poi noi proseguiremo a sud mentre voi dovrete tornare a nord.

Arrivammo in uno spiazzo tosato da poco tempo, la casetta era proprio piccola e a ridosso del bosco vi era il fienile. Aldo entrò in casa e ne usci con una coperta imbottita invernale, la stese sull’erba e ci invitò a sdraiarci – io preferisco fare un giro e godermi il panorama – così mi allontanai facendo il giro intorno alla casa, la luna era piena e le stelle da lassù sembravano più vicine, erano solo le 22, mancava ancora un’ora e mezza al lancio dei fuochi.

Tornai verso la coperta, mia moglie al centro dei due ragazzi che appoggiati ai gomiti le parlavano facendola ridere – sai caro cosa mi stavano dicendo? che non hanno mai toccato dei seni grossi come i miei – non sò perchè, non sò come ma replicai – ragazzi dovreste palparli per sentire come sono sodi – poi mi incamminai per un’altro giro che stavolta feci di corsa per raggiungere l’altro angolo della casa a 4 m da loro e protetto da una pianta di rosmarino mi misi a spiare.

I ragazzi non avevano perso tempo, le loro mani erano dentro la camicetta e le strizzavano le tette, poi Aldo cominciò a slacciarle i bottoni, lei lasciava fare, anche quando hanno abbassato il reggiseno ed estratto le tette non ha protestato – ragazzi cosa fate, sono una signora per bene e poi c’è mio marito – Lollo si attaccò ad un capezzolo e Aldo le ficcò la lingua in bocca, lei pose le sue mani sulle loro teste stringendoli più a sè, poi si scambiarono, adesso era Lollo a baciarla mentre l’altro le succhiava le tette.

intanto le avevano sollevato la gonna e le stavano abbassando le mutandine, non potendo vedere bene, li raggiunsi – continuate pure – dissi loro sedendomi lì vicino. Paola spalancò le cosce e i maschi le pastrugnarono la fica a due mani, finchè Aldo scese con la bocca ed iniziò una leccata forsennata, mentre la bocca di Lollo era tornata ad occuparsi dei seni, lei mugolava di piacere, si contorceva e li incitava a continuare.

Si scambiarono i ruoli, Lollo la leccava più delicatamente, le succhiava il grilletto diventato turgido come un piccolo cazzo, mia moglie sollevava il culo cercando di sbatterlgli la fica in bocca e mentre Lollo la brucava ebbe il privo violento orgasmo, un grido di piacere le uscì dal ventre. Mentre si riprendeva, i due si sono denudati esibendo due verghe di tutto rispetto, pensavo che mia moglie si impressionaste, invece si mise in ginocchio davanti loro che erano in piedi ed iniziò prima a menarli, poi a succhiarli entrambi, li leccava fino alla cappella che martellava con la punta della lingua per riscendere fino ai coglioni succhiandogli le palle e tirandogliele fino a farli urlare.

intanto i cazzi si erano tostati al massimo; quello di Aldo, lungo e grosso più del mio, diritto e liscio con la cappella di modeste dimensioni; quello di Lollo, era il doppio del mio, leggermente curvo, tutto venato con una cappella impressionante per larghezza. Paola dopo vari tentativi riuscì ad ingoiare tutto il cazzo di Aldo, con una mano sollevò le palle e con la bocca piena di cazzo, riuscì a tirare fuori la lingua e a leccarle a lungo, poi prima di soffocare, si ritrasse e si portò sul cazzo enorme di Lollo che intanto si era steso a terra.

Mentre Lollo si faceva succhiare , Aldo da dietro stava per inforcarla a pecorina, posò la cappella sulla fica fradicia e lentamente le scivolò dentro con grande piacere di mia moglie che continuava a sbocchinare, ogni tanto staccava la bocca per respirare – che bei cazzi che avete ragazzi, dai Aldo chiavami forte, fammi godere, spingilo più in fondo, così, cosììì, guarda caro maritino che bei cazzi mi sto prendendo, guarda come sono duri, guarda come mi fanno godere e come sono resistenti, guarda e impara ummmm – poi si rimise a succhiare.

Io andai dietro il culo e potevo vedere il cazzo di Aldo andare e venire dentro la fica che colava succhi in continuazione; misi le mani sulle chiappe e poi giù sulla fica e mentre la pompava ,io l’aprivo. Poi sentii Lollo urlare, mi girai Paola era riuscita a prenderlo tutto in gola e lui aveva sborato, vidi la crema uscire dalla bocca di mia moglie e coprire tutto il cazzo, quando lo sfilò, dalla cappella sgorgava ancora sbora, lei mi prese la testa e mi baciò, passandomi in bocca parte della crema che era nella sua.

Anche Aldo cacciò un urlo e si scaricò dentro mia moglie prima di accasciarsi al suolo, io mi precipitai dietro cominciando a leccare la sbora che stava uscendo dalla fica, lei con un movimento e premendosi una mano sul ventre, fece uscire una buona dose di crema che finì nella mia bocca. I due furono concordi nel definire mia moglie una delle più grandi puttane che avessero mai chiavato, Paola rispose che era stata la più bella scopata della sua vita.

Iniziarono i fuochi, io ancora col cazzo duro(non ero ancora venuto) loro tre acora nudi, ci stavamo godendo lo spettacolo che sarebbe durato circa mezz’ora, ma dopo dieci minuti, sentii Paola sospirare forte, mi girai, si stava impalando sul cazzone durissimo di Lollo, scendeva lentamente, sembrava che la fica dovesse lacerarsi da un momento all’altro. dopo qualche secondo che l’ebbe tutto dentro iniziò un lento sù e giù, un ritmo che via via andava aumentando, poi si fermava di colpo,per poi ripartire, era lei che conduceva la chiavata.

Finchè Aldo, eccitato dallo spettacolo, si portò dietro di lei e glielo ficcò tutto nel culo stretto, lei cacciò un urlo fortissimo poi si accasciò sul petto di Lollo mentre i due la trombavano di brutto – ragazzi mi state aprendo in due, mi piace, continuate, così scopatemi forte, fatemi godere, dai riempitemi la fica e il culo di sbora, dai daiiii – fù il quarto orgasmo per mia moglie, poi fù la volta di Aldo che le riempì il culo, subito seguito da Lollo che iniziò, urlando, a spruzzare dentro la fica, ad ogni getto vedevo Paola sussultare.

Si era fatto tardi per loro, salutarono, ringraziarono e se ne andarono di fretta, gurdai mia moglie ancora nuda stravaccata sulla coperta, le leccai ancora la fica ricoperta di sbora, poi si girò e mi fece leccare anche il culo, io la ripulii tutta con la lingua. In macchina mi baciò e disse che mi amava, io le chiesi se si era divertita – spero di scopare ancora con quei due torelli, mi hanno fatta godere tanto – Li abbiamo incontrati ancora, fù un asettimana di fuoco.

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la prima volta con la nonna

Sono cresciuto figlio unico, coccolato, vezzeggiato e schermato contro le brutture della vita da mamma, nonne, zie e via dicendo. Quando finalmente sono riuscito a tirar fuori la testa e a cominciare a far da solo, non senza dover lottare per strappare coi denti scampoli di libertà, ho scoperto di non essere così perfetto come credevo. Sono un bel ragazzo secondo i canoni e le ragazze non fuggono, anzi, se le invito mi dicono anche si.

Ultimamente sono persino piuttosto ricercato però ho un complesso che mi assilla. Da poco mi sono iscritto ad una palestra e lì, vedendo altri uomini, ragazzi e non, nudi, mi sono reso conto di avere l’uccello piccolo!! Ora vivo appunto col complesso che si venga a sapere in giro e che mi si additi per strada. La cosa mi rende altresì scontroso e diverso dal Paolo che tutti conoscono. Qualche giorno fa, sono arrivato a casa proprio dalla palestra, dove avevo appunto presa visione di bigoli penzolanti e comparati mentalmente col mio mucchietto di pelle nascosto tra i peli.

Arrivato a casa mi dirigo verso il bagno per una sacrosanta doccia. Non la facevo in palestra appunto perchè mi vergognavo. E lì trovo mia nonna. Ester, una romagnola sanguigna, sempre pronta alla battuta e al divertimento. La mia nonna preferita. Aveva appena finito di farsi il bagno ed stava finendo di ritoccarsi, l’accappatoio aperto sulle sue tettone e il suo cespuglio ancora scuro.
“Scusa nonna, ero sop****nsiero.

Se hai finito mi faccio il bagno anch’io.


“Vieni, vieni che ho fatto! Com’è andata oggi?”
“Come al solito. Nonna, sai che hai sempre le tette più belle del mondo!”
La bacio sulla guancia e intanto le do una bella palpata ad una tetta matura ma ancora un piacere da ravanare.
“Vai, vai, baciapile! Vai a guardare le tette delle ragazze, non le mie che sono vecchie!!”
Ma so che le faceva piacere. Era un nostro vecchio gioco e non si era mai tirata indietro.

“Già, magari le ragazze le avessero come le tue!”
La sollevo e le bacio il capezzolo, poi apro l’acqua e comincio a spogliarmi mentre lei finisce di darsi la crema e parliamo del più e del meno. Improvvisamente, nudo, in piedi nella vasca, le chiedo:
“Nonna, tu pensi che il mio uccello sia piccolo?”
“E dove ti è venuta quest’idea?”
Così le racconto dei miei dubbi e delle mie ansietà mentre lei mi lava la sciena e i capelli come aveva fatto innumerevoli volte prima.

Una volta sciacquato, mi fa alzare di nuovo in piedi.
“Vediamo un po’. Dici che ti sembra piccolo. Mah!! Visto così tutto nascosto, magari potrebbe sembrarlo, ma sono sicura che se gli facciamo alzare la testa. Ecco, vedi? A me sembra proprio un bell’uccello, normalissimo. Anche tuo nonno l’aveva così, più o meno. Stai fermo un pò. Mmmmm, sai che era un po’ che non ne facevo drizzare uno?
“Nonna, dai!! Mi metti in imbarazzo!”
“Ma che imbarazzo? Mi fai delle domande strane ed io cerco di darti una risposta.

Ma se non guardo, come faccio a saperlo!”
“Si, però, se continui così, io….. sei sicura che non è piccolo?”
“Paolino, certo non è un bazooka, ma per la mia esperienza, e ti devo dire che in vita mia di questi affari la mia parte l’ho vista, ti dico che è perfettamente normale. ”
“Ne hai visti tanti?”
“Beh, da ragazza sono cresciuta in campagna e allora si era un po’ più promiscui di adesso.

Vediamo: padre, nonno, zio, due fratelli, qualche cugino, poi due fidanzatini. Infine tuo padre e altri quattro figli e ora ci sei tu e i tuoi cugini. Cosa dici, abbastanza? Mi sembra un bel campionario ornitologico!!”
“Nonna, va bene, ti credo. E’ normale. Ma allora perchè gli altri sembrano sempre più grossi?”
“Ma, forse perchè se li fanno venire un po’ basanotti quando sono in pubblico. Voi uomini avete tutti il complesso dell’uccello!! Come se fosse importante.

Guarda che se una ragazza ti vuole bene, non le importa se sei un attore porno. E questo coso che ho in mano va benissimo per quello che deve fare. Far felice una fanciulla e metterle dei bambini nella pancia. Anzi, tanto che ci siamo, vediamo un po’ la produzione!!”
“Nonnaaaa. E adesso cosa fai?”
“Beh, quello che fai sempre tu da solo. Dai che voglio vedere. Non ti dispiace vero? In fin dei conti hai cominciato tu.


“Si, ma ti ho solo fatto una domanda, mica volevo che … oohhh… nonna, attenta, nonna, uuuhhh…. ecco, nonnaaaaaa!!”
“Uhhhh, bravo Paolino, mmmmmm, è tantissima!! Si, si, qui c’è tutto per far divertire una ragazza e contenta una moglie. Non ti devi proprio preoccupare!!”
“Waoh nonna.. mi hai fatto venire le gambe molli!!”
“Si, si, ti ho fatto venire eccome!!! Eri proprio bello pieno eh! Beh, adesso sciacquati. ”
Obbedisco e intanto la guardo.

Ha una mano a coppa dove ha raccolto tutta la mia sborra. La tocca col dito, l’odora, poi si porta il dito alla bocca e l’assaggia. L’accappatoio si era di nuovo aperto sulle tettone e i sui capezzoli erano duri. Vede che la guardo. Sorride leccandosi il dito.
“Mmmm, sto solo guardando che sia tutto normale. ” Si lava le mani. Poi segue il mio sguardo “Ma allora ce l’hai con le mie tette oggi!” Se le alza sfiorandosi i capezzoli duri con le dita.

“Vuoi giocarci un po’? Tutto quel lavoro sul volatile mi ha scaldata un po’. Anche le nonne sono femmine sai!! Non credere che sia fatta di legno!! E poi è già un po’ che sono vedova. Credi che non venga voglia anche a me di fare certi giochini? Non sono poi così vecchia sai!!”
La guardo un po’ allibito mentre continua con tutta la solfa. Avrei capito dopo che si stava creando un alibi.

Al momento vedo solo che l’accappatoio è tutto aperto, le sue mani stanno tirando i capezzoloni, si è fatta rossa in faccia e la sua voce più roca. L’assieme mi eccita da matti. Esco dalla vasca e l’abbraccio, baciandola sul collo.
“Nonnina, prima ero io ad aver bisogno di essere consolato. Adesso mi sa che tocca a me consolarti. ”
“Paolino, ma cosa hai capito? Io…”
Sentire il suo corpo nudo contro il mio mi da un’altra frustata.

Allungo la mano sulla tetta libera. Stavolta non ride ma spalanca gli occhi. L’uccellino comincia a volare di nuovo. Davanti a sè ha il suo nido naturale. Sento il suo pelo sulla punta e anche lei lo sente. E’ il suo turno di allungare la mano.
“Mio Dio Paolino! Sono tua nonna! Sono vecchia…. ”
Ma la mano sull’uccello non scappa, anzi, se lo strofina contro il cespuglio. Sollevo la testa e acchiappo anche l’altra tetta, guardandola negli occhi.

Io sono un pò più alto di lei.
“….. non è giusto. Certi giochi devi farli con le ragazze!”
“Hai detto che ti sei scaldata, che non sei fatta di legno! Nonna, sei bellissima. Le ragazze che conosco non sono belle come te. ”
“Già, quella canzone l’ho già sentita. Scommetto che lo dici a tutte. Vero birbante? Oddio Paolino, io.. io non so… mi stai facendo perdere la testa!”
“Dai allora, insegnami a giocare con una vera donna!!”
“Oh, oddio Paolino, cosa mi fai fare!! Dio mi perdoni ma stai risvegliando cose che pensavo addormentate per sempre! Va bene! Andiamo di là.


La seguo col cazzo dritto mentre lei continua a mugunare “mio Dio”. Appena entra in camera mi avvicino, da dietro le sfilo l’accappatoio. Lei si blocca. Sempre da dietro l’abbraccio facendoglielo sentire tra le natiche burrose. La mordicchio sul collo e le orecchie e intanto mi impadronisco di entrambe le tette, impastandogliele allegramente. Geme e si appoggia a me, poi si appoggia sul letto spingendo mi il culo contro. Non ricordo averlo mai avuto così duro.

Lascio a dura forza le tette e la prendo per i fianchi. Il mio cazzo spinge tra le sue chiappe, Lei apre le gambe e prendendolo con una mano, comincia a pennellarselo su e giù lungo le labbra della fica, gemendo ad ogni passaggio. Io mi beo delle sue chiappe tra le mani. Ha ancora un bel culone la nonna. Ogni volta che le mie mani le aprono, mi saluta il suo occhiello di un bel bruno caffelatte.

Quell’occhio che sembra guardarmi, che segue i miei movimenti, mi attizza parecchio. Il buco del culo. Chi avrebbe detto che fosse così interessante. É talmente bagnata che la mia cappella scorre veloce tra le sue labbra.
“Vuoi scopare nonna?”
“Ma cosa dici Paolino. Scopare la nonna? Vuoi mettere a bagno il biscottino eh? Non l’hai mai fatto vero? Non l’hai mai messo dentro vero?”
“No nonna! Non ho mai scopato!”
“Ah birbante! Mi hai proprio messa in mezzo!! Ma guarda un po’, alla mia età cosa sto facendo!”
“Dai nonna! In fin dei conti è tanto che non scopi anche tu vero? Prometto che non lo dirò mai, a nessuno!!”
“E si, ci mancherebbe ancora che lo raccontassi in giro.

Hai ragione sai. E’ una vita che non provo queste sensazioni, questa voglia. Credevo non sarebbe mai più successo, e invece eccoti qui a rovinare tutto. A ricordarmi che sono ancora una donna, con le voglie di una donna. Mmmmm Paolino…. vieni allora. Vieni che la nonna te lo fa mettere al caldo. Vuoi scopare? Vieni, mettilo dentro!! Piano, piano, calma… lasciami sistemare. Ecco, vienimi sopra. Bravo, così. Vedi che è proprio al posto giusto! Forza, allora, spingi che entra! Ooohhh, mmmmmm, Paolino che bello!! Mi stai facendo rinascere.

Mi ero dimenticata cosa volesse dire avere un cazzo dentro. Dai, forza adesso. Muoviti. Scopami. Si, così, forza Paolino, scopa la nonna! Mmmm, mi piace tanto! E a te? Ti piace scopare?”
“Oddio nonna, è bellissimo. Sei tutta calda e ….. bagnata! Non ti faccio male vero?”
“No, no, dai Paolino che è fatta apposta per questo! Siiii, dai, sbattiiiii!! Riempimi tutta di crema. Oooohhh siii Paolino, siiii, ti sentoooooo! Dammela tutta, dalla tutta alla nonna! La mia fica ha fatto astinenza per troppo tempo.

Daiiiiii, siiiii, adesso. Adessoooooooo!!! Uuaagggrrrrrhhhhhh!!!”
La prima scopata della mia vita!! E ho fatto godere la nonna. Mi sento proprio un macho e per un po’ dimentico che il mio pisello non è proprio come gli altri.
Naturalmente l’esperienza mi ha entusiasmato e ad ogni occasione tento di ripeterla. La nonna fa qualche storia allinizio, ma poi si dimostra molto ricettiva e vogliosa. Un paio di settimane e non prova neanche a dire di no.

Lei pensava che passata la novità mi sarei calmato, io invece ne ho sempre voglia, e lei accondiscende. Se proprio va male e il tempo è poco, ci scappa un bel pompino. Nonna succhia il cazzo come fosse la cosa più bella del mondo. Lo adora. Lo lecca da cima a fondo e quando prende in bocca le palle, se lo trofina su tutta la faccia. Naturalmente mi ha insegnato a leccarle la fica, cosa che faccio spesso con vero gusto.

Quello che però mi prende di più è il suo culo. Ce l’ha bello burroso, con quell’occhiello scuro nel mezzo. Un giorno me la stavo godendo a pecorina. L’occhio tra le chiappe si apriva di fronte a me. Un’attrazione fatale. Lo tocco col dito, lo sondo. Lei sembra gradire. Le infilo il dito dentro e lei comincia a godere. Così un pomeriggio le chiedo:
“Nonna, te lo posso mettere nel culo?”
“Ehi, e questa idea dove l’hai presa?”
“Da nessuna parte.

E’ già un po’ che quando te lo vedo, mi viene voglia di infilarcelo dentro. Me lo fai fare?”
“Paolino, ma non è mica normale sai, inculare la nonna!”
“Beh, se è per questo, non è mica tanto normale neanche scoparsela!”
“Già…. se la vedi da questo punto di vista!”
“Dai allora, fattelo mettere nel culo! Lo so che si fa. L’ho visto nei filmini e i ragazzi ne parlano un sacco!”
“Si, sono sicura di si.

Ne parlano perchè non ne fanno!! Sai, a tuo nonno piaceva farlo così. Era una cosa speciale per tutti e due. Mi faceva sentire così… sua!!”
“Nonna!! Dai, su, non essere triste! Lo so che ti manca tanto. Ma, magari, se lo fai con me, magari ti ricordi quando lo facevi con lui. Sarà bellissimo vedrai!!”
“Paolino, mi sa che se parlerai a tutte così, non ci saràò nessuna capace di dirti di no.

Va bene, mi hai convinta. Vieni, che la nonna ti fa provare l’entrata posteriore!”
“Accidenti, davvero!! Me lo fai mettere nel culo? Whao… non ci speravo proprio. Guarda! Mi è venuto duro solo a pensarci. ”
“Birbante!! Tu ce l’hai sempre duro! Aspetta però. Prima devo andare a fare un po’ di preparazione. Una signora non si può mica incularsela così, di punto in bianco!”
“E perchè no?”
“Perchè ti verrebbero tristemente ricordate le funzioni naturali.


“Nonnaaaa!!”
“Paoloooo!!! Hai chiesto e ti ho risposto. Allora, fai il bravo dieci minuti e poi….. è tutto tuo!!”
“Il culo? Promesso?”
Nonna sparisce in bagno. Io mi spoglio e vado ad aspettarla in camera. Mi guardo allo specchio. No, non sono male. Ho un bel fisico, però…. però a me sembra sempre più piccolo degli altri.
Nonna torna. Ha la vestaglia addosso, ma se la leva subito. Sa che mi piace vederla nuda.

Mi guarda mentre mi accarezzo.
“Sei proprio un porco sai? Chiedere certe cose alla nonna! Vieni, fammelo succhiare un po’, che mi mette di buon umore. ”
Lei si sdraia ed io mi inginocchio al suo lato, Giusto a portata di bocca. Mentre si diletta a slinguarmi, approfitto per infilarle la mano tra le cosce. Se anche avessi avuto dei dubbi, me li tolgo subito. Fradicia. Le mie dita la frugano e lei mugola, mugugna col cazzo in bocca.

La masturbo con tre dita, poi con quattro. Entrano che è una meraviglia. Col pollice mi occupo del clitoride. Ogni tanto lo leva di bocca ed esclama “Porco”. Poi si decide.
“Adesso o mai più! Forza, fai il tuo dovere!”
“Ma… non ti giri?”
“No, voglio guardarti negli occhi mentre hai il coraggio di incularti la nonna! Basta che alzo un po’ le gambe. Ecco. Lo vedi?”
“Oh si che lo vedo! Il buco di culo più bello del mondo ed ora sarà mio!!”
Mi accomodo tra le sue cosce.

Lei alza le gambe e me le appoggia sulle spalle. Io lo punto e spingo. “Piano, piano” fa lei, ma è già dentro. Entrato come un grissino nel tonno. Nessun dolore. Ve l’ho detto che è piccolo no? Anzi, nonna comincia a goderselo subito. Mi do da fare a pomparla mentre lei grida, sbraita e si ravana la fica. Il culo è meraviglioso. Me lo agguanta appena arrivo a fondo e me lo munge mentre lo estraggo.

Sembra dotato di una volontà propria.
“Nonna è bellissimo. Ti piace? Ti sto inculando bene? Mmmm, a me piace da matti. Sembra una bocca. Non sapevo che fosse così bello nel culo!”
“Uuuuggghhh, zitto!! Zitto e pompa! Fammelo sentire tutto dentro. Siiii, sbattimi, rompimelo il culo, dai, daiiiii!! Siiii, godooooo, siiiiii, dai, ancora, daiiiiiiiiiii!!”
Sono talmente concentrato su quelo che faccio e su come se la gode, un’orgasmo dietro l’altro, che quasi mi dimentico di venire.

Pompo allegramente per un po’, poi all’improvviso, intattenibile eccola ribollirmi nei coglioni e straripare impetuosa. Una sborrata vulcanica, un’eruzione potente e copiosa. Ruggisco svuotandomi dentro di lei che mi stringe nell’ennesimo orgasmo.

Il culo, la bocca e la ficona della nonna, mi hanno ‘consolato’ per tutto il resto dell’adolescenza e non solo!! Tutte le volte che mi sentivo un po’ giù, eccola lei sempre pronta a ‘consolarmi’. Allo stesso tempo sono venuto a patti col mio uccello che, è si sotto la media, ma funziona perfettamente ed ha reso felici tante fanciulle.

A suo tempo ho conosciuto mia moglie con cui ora ho due figli. Un rapporto aperto e bellissimo, senza complessi. Mai una lamentela per le mie dimensioni.
Domani è il suo compleanno. Ho deciso di portarla fuori. Dopo cena, faremo una capatina al privè.
“Tesoro, ho chiamato Gianni, ci sarà anche lui!…”
Gianni è un giovanotto dotato di un a****letto di circa 24 centimetri.
“Amore…. tu si che sai cosa regalare ad una donna!!”

Dedicato a tutti quelli col complesso del pisellino, alle signore che ci giocano, a quelli e quelle che li vorrebbero solo grandi e a chi dice che le dimensioni non contano!!
E a tutte le nonne, zie, mamme, che ci consolano… sempre!!!.

erotica gelosia

Quel giorno Mg uscí prima da lavoro, voleva fare una sorpresa. Aveva in mente una serata di candele, massaggi, oli profumati e molto altro. Quando arrivò a casa però la sorpresa gliela feci trovare Luca. Era sul divano intento a chiaccherare con la sua ex, Francesca.
La cosa la infastidí piacevolmente. Luca la salutò in tutta tranquillità, Francesca un po’ meno. “volete qualcosa da bere?” suggerí MG, riempí per loro tre calici di vino abbondanti e si uní alla conversazione.

“non sai quante volte ti ho immaginata scopare con lui” pensò MG guardandola, Luca trattenne un sorriso leggendole nel pensiero. Francesca aveva indosso un vestitino che da seduta lasciava intravedere delle mutandine di pizzo, MG alzò lo sguardo e incrociò quello di lei a cui si uní quello di lui. Bastò un secondo per capirsi. Luca spostò una mano sulla coscia di Francesca guardando MG negli occhi e lentamente salí verso l’apertura delle sue gambe, sfiorandola con le dita, il suo corpo fu scosso da un brivido.

MG si accoccolò sulla poltrona osservando i due ex amanti. Vide lei dischiudere le gambe per accogliere la sua mano, vide Luca prenderla per i capelli con l’altra mentre le faceva scorrere bagnandola la lingua sulla bocca. Luca le aveva raccontato quanto le piacesse essere scopata da lui e MG non poteva darle torto.
Luca nel frattempo le aveva abbassato il vestito e stava baciando il suo seno, lei mormorava tra i denti “ti voglio..”.

mentre lui con due dita la stava masturbando violentemente lei continuò a chiederlo “scopami ti prego..” a quel punto MG era davvero troppo eccitata, Luca allungò una mano verso di lei per farla unire al gioco ma lei rifiutò, per ora preferiva godersi lo spettacolo. Non faceva parte di quel quadro ma ne amava l’armonia. Sorseggiò il vino gustandolo a fondo mentre sentiva la sua fica bagnarsi sempre piú ad ogni gemito di lei e guardando Luca spogliarsi e possederla da dietro, le piaceva vederlo perfettamente a suo agio dentro ad un corpo che lui conosceva cosi bene.

Ben presto arrivò anche il suo momento, s’intromise fra loro prendendo in bocca l’uccello di Luca mentre lui si protendeva a leccare per bene Francesca..Luca muoveva delicatamente il bacino scopando la. bocca di MG. Francesca guardava quella scena tanto coinvolta quanto sorpresa. Avrebbe voluto scoparlo da sola ma anche così tutto sommato le andava bene. Per un attimo si raggelo e fu sorpresa…. si alzò in piedi si inginocchio accanto a MG e con la mano le sfilo delicatamente il cazzo di Luca dalla bocca….

allungo una mano sfidando il seno della sua nuova amica e la bacio delicatamente per un secondo poi si stacco, sorrise, e con l’altra mano afferrò la testa di MG e inizio a a baciarla con più vigore. Luca si prese il cazzo in mano e inizio a strusciarlo sui due visi e sulle bocche. MG si giro lo afferrò fece un paio di affondi ci sputo sopra e lo infilo nella bocca di Francesca che lo accolse avidamente.

Le due iniziarono a succhiarlo insieme facendo colare cosi tanta saliva che sul pavimento si formò una piccola pozza. “Ah ahhhhh sboro sboro ahhhh” tutti e due i volti sotto e fu tanta e calda per dissetare entrambe. Ma le due non si curarono del fatto che Luca aveva finito, per un po continuarono tra loro. Accarezando con lo sperma il corpo de l’altra, ma fu in quel momento che suonarono alla porta. Luca si vestí in fretta ed andò ad aprire, assicurandosi di tenere la porta socchiusa.

Era il signor De Marchi: “Ciao! Mi chiedevo se aveste un po’ di sale da prestarmi..”.

lei lo cornifica…lui gode

Lei Lo Cornifica…..Lui Ci Gode

Scritto il 24. 04. 2009 | Visualizzazioni: 29. 180 | Votazione 7. 0:

Rita e Nicola sono felicemente sposati da 7 anni con un figlio di 5; il loro menage è fondato sul reciproco rispetto, sull’onestà e sulla fedeltà, questo almeno fino a qualche mese fa.

In quel periodo avevano acquistato un lotto di terreno e stavano selezionando un ingegnere che si occupasse di progettare e seguire i lavori della loro nuova casa. La scelta cadde sull’ing Davide, un uomo di 54 anni distinto e serio, sia come persona che professionalmente. Quel pomeriggio, l’ingegnere si recò per l’ennesima volta a casa dei coniugi con un nuovo progetto da mostrare a Nicola con l’intento di convincerlo. Niente da fare, Nicola voleva la casa come quella vista in foto; Davide si ostinava a dire che non aveva mai ripetuto la stessa costruzione e che non era corretto nei confronti di chi l’aveva commissionata.

Nicola guardò l’orologio ancora una volta poi sbuffo – beh!,.. faccia come vuole, ma il nuovo progetto non mi piace, l’altro invece mi garba molto sia esteticamente che internamente… beh, adesso devo andare, Rita cerca di convincerlo tu – Salutò e se ne andò, gli impegni di lavoro lo chiamavano.
La sera al rientro, trovò come al solito la cena pronta, sua moglie e suo figlio che lo attendevano, dopo cena, Rita gli comunicò che Davide aveva accettato e gli aveva lasciato il progetto da esaminare.

Felice l’uomo si recò nel suo ufficio e cominciò a studiare il progetto poi verso le 23 raggiunse la moglie a letto.
Lei si accovacciò contro il suo petto lasciando scivolere una mano tra le cosce dell’uomo – Ma come hai fatto a convincerlo? – mah, sai noi donne quando voglimo sappiamo essere molto convincenti – accidenti, non mi dirai che ci sei andata a letto – ma cosa dici? sei fuori di testa, certo che nò, però.. – però cosa, dai dimmi cos’è successo? – Nicola aveva uno strano presentimento, quella sera sentiva sua moglie diversa dal solito e la spronò di nuovo a raccontare cos’era avvenuto – Beh, hai visto anche tu come sbirciava nella mia scollatura,…e quando te ne sei andato, ho fatto in modo di slacciare altri bottoni senze che se ne accorgesse, poi mi sono avvicinata a lui e con qualche moina mi sono strofinata al suo petto pregandolo di accettare la tua idea – e lui cos’ha fatto – lui mi ha detto che se glielo chidevo in quel modo non sapeva come fare a rifiutare, poi mi ha posato una mano sui seni – che porco, a quel punto tu sarai scappata via vero? – noo, tu mi avevi detto di convincerlo e per un pò l’ho lasciato fare –
La donna sentiva il cazzo

del marito gonfiarsi sotto gli slip – poi cos’è successo? – poi, non sò come, mi sono ritrovanta contro la parete con la sua bocca sulle mie tette e una mano che mi frugava tra le cosce, dopo un pò ha cercato di baciarmi – e tu l’hai lasciato fare? – sì, ma solo per un pò, quando ho sentito la sua lingua gli ho dato la mia – Nicola era confuso, sua moglie gli stava confessado di essere stata tra le braccia di un altro uomo e lui si sentiva sì geloso, ma anche molto eccitato.

Anche Rita lo aveva notato, visto che lo stringeva forte tra le dita e lentamente lo menava e lo palpava – continua, dimmi tutto – mentre mi baciava mi ha infilato una mano sotto le mutandine,
proprio lì, sui miei peli, poi mi ha infilato dentro un dito e mi ha masturbata – ti piaceva? – sì,
mi piaceva tanto che ho perso la testa, mi sono ripresa solo dopo che sono venuta nella sua mano, intanto lui lo sai cosa ha fatto? – no, cosa? – ha tirato fuori l’uccello e me lo ha messo in mano – allora c’hai scopato? – ti ho detto di no, non c’ho scopato, anche se ne avevo voglia – detto questo, Rita
si chinò e prese in bocca il cazzo di Nicola e con la mano continuava a menarlo – ummm come sei brava stasera continua, continua…hai fatto così anche a lui, dai, dimmi come l’hai fatto venire – lei sembrava non sentire, continuava imperterrita a succhiare finch’è lui la prese per i capelli sollevandola – allora troietta, comè finita con Davide? – Rita prima di rispondere si impalò sul cazzo del marito iniziando una lenta scopata – visto che ormai l’avevo in mano, l’ho segato un pochino, poi mi sono chinata e l’ho leccato bene, gli ho succhiato un pò la cappella poi l’ho richiuso dentro i pantaloni e gli ho detto che il resto lo avrebbe avuto dopo la firma del contratto.

Lui ha insistito un pò per scoparmi poi se n’è andato – Che puttana, sei tutta bagnata, non ti ho mai sentita così fradicia,…non mi hai ancora detto com’è il suo cazzo – oh, è molto più grosso e lungo del tuo, è proprio un gran bel cazzo, non sò come ho fatto a resistere – non avrai intenzione di farti scopare? – se firmi il contratto sì, ormai gliel’ho promesso, dai spingi su, io sono molto bagnata, ma anche tu sei più eccitato del solito stasera – Nicola la rovesciò sotto si sè ed iniziò a fotterla forte – puttana, puttana, adesso ti scopo come si deve – sì dai scopami forte, dai riempimi di sborra che presto mi faccio chiavare da Davide – A quelle parole il maschio non resistette oltre e si scaricò dentro la fica della moglie.

Passarono alcuni giorni senza che nessuno dei due tornasse sull’argomento, Nicola passava spesso presso l’ufficio dell’ingegnere per mettere a puto gli ultimi
dettagli del progetto. Finalmente una sera annunciò alla moglie che avevano firmato il contratto, presto Davide gli avrebbe consegnato le copie correte da consegnare all’impresa costruttrice. Passò così un’altra settimana quando una sera che erano appena andati a letto, Rita disse che era passato Davide e aveva lasciato un plico per lui.

– come mai? gli avevo detto che sarei passato io dal suo ufficio – beh, evidentemente voleva prendersi quello che gli spettava e che io gli avevo promesso – vuoi dire che stavolta ci sei andata a letto? – eh sì mio caro, stavolta ci sono finita a letto e ti ho fatto un bel cornetto – seguì un lungo silenzio prima che Nicola le chiedesse di raccontarle tutto – aspetta un attimo,
prima voglio metterti in tiro – Rita buttò le coperte e vide che suo marito non aveva bisogno di essere messo in tiro era già bello duro, bastava solo tirarlo fuori dalle mutande e mentre lo menava iniziò il racconto – è arrivato stamattina alle 10,30 siamo subito venuti a letto, mi ha accarezzata e leccata per quasi un’ora prida di scoparmi – ti ha leccata bene? e tu l’hai leccato? – io l’ho succhiato a lungo,
all’inizio non riuscivo a prenderlo tutto in gola tanto era grosso, ma poi poco a poco ci sono riuscita e lui ne è stato molto felice, dovevi vedere come si contorceva sotto di me e dovevi sentire cosa mi diceva – Nicola era eccitatissimo nella mano di Rita che si muoveva lentamente per non farlo godere troppo in fetta – dai, dimmi cosa avete fatto, come ti ha scopata? – Rita tolse la mano dal cazzo, mise la testa vicino all’orecchio del marito e gli sussurrò
– prenditelo in mano tu, io sono un pò stanco sai, ho menato tanto il cazzone di Davide – puttana, dai dimmi cos’hai fatto – abbiamo fatto di tutto, mi sono fatta chiavare in tutti i modi, in tutte le posizioni,
pensa che da stamattina fino alle 17 siamo sempre stati in questo letto – dimmi dove l’hai fatto godere,
voglio saperlo – ummm, sai che sei un bel curiosone, comunque la prima sborrata me l’ha spruzzata in gola ed io l’ho bevyta quasi tutta, è buonissima sai, poi è venuto dentro la mia fica , sui peli e sulle tette, è stato molto bravo sai, mi ha regalato tantissima sborra.

Dopo quelle due godute l’ho rimesso in piedi con un bel pompino e l’ho fatto sborrare un’altra volta – ti sei fatta sborrare di nuovo in bocca ci scometterei – disse Nicola mentre ormai era prossimo a godere – sì, lo desiderava tanto che ho lasciato che mi colasse di nuovo in bocca, stavolta però non l’ho bevuta, ho lasciato che mi scivolasse sulla mano e sulle palle, poi però con la lingua l’ho pulito tutto per bene – Il rantolo di Nicola arrivò all’improvviso, Rita si abbasò un pò, il primo getto la colpì in pieno viso, gli altri finirono tra le sue grosse tette.

Cazzo non aveva mai visto suo marito fare tanta sborra – hai goduto caro? – molto, tanto che mi fanno male le palle, e tu,
hai goduto oggi con Davide? – moltissimo, ho avuto tanti orgasmi, davide è un amante favoloso – quindi si sono abbracciati e addormentati. Nei giorni a venire non è più successo niente, Nicola conduceva la sua vita normalmente, – forse – pensava, – mia moglie si è inventata tutto solo per eccitarmi.

– Intanto i lavori alla casa erano iniziati e Rita ne seguiva l’esecuzione con entusiasmo. Una sera mentre rincasava per la cena, vide l’auto dell’ingegnere che si allontanava, in casa trovò la moglie sul divano ancora accaldata e tutta spettinata, le si avvicinò, le carezzò il viso – ho incontrato Davide, è stato qua da te? – si,…l’ho chiamato io, avevo bisogno di un ripasso sui lavori da fare – e lui te l’ha dato? –
sì, è stato molto carino.

mi ha dato una bella ripassata…. guarda – ha aperto la vestaglia, all’uomo è apparsa una visione straordinaria, una sottoveste trasparente completamente lacerata da strappi, una calza strappata dal reggicalze era arrotolata fino al ginocchio e sborra, sborra dappertutto, i peli non si vedevano più tanto erano ricoperti di crema bianca e densa, ne aveva tra le tette, sui capezzoli, sul collo e anche nei capelli. L’uomo a quella visione non capì più nulla, si spogliò in fretta e si tuffo con la bocca su quel corpo ancora fremente di voglia.

Finì di strappare la sottoveste di seta ed iniziò con la lingua a ripulirla da tutta la sborra che aveva sul corpo. Per la prima volta sentì in bocca il sapore del maschio che scopava sua moglie e quando arrivò alla fica dove la quantità era abbondante si ritrovò in breve con la bocca piena. andò a baciare Rita e mentre lo faceva gli scaricava in gola tutta la sborra che aveva raccolto, lei apprezzò molto – oh, grazie amore mio,..sei un tesoro, dai leccami ancora un pò la fica, è tutta piena di sborra, ecco così bravo, adesso chiavami dai, immergi il tuo cazzetto nella sborra di Davide, dai vedrai come ti piace – Nicola prese a scoparla con violenza, quasi volesse farle male lei assecondava ogni colpo
poi improvvisamente lo fermò lo fermò
– aspetta un momento, non sborrare adesso, prima voglio un’altra cosa – cosa vuoi? – mettimelo nel culo, Davide lo ha fatto oggi, subito non voleva saperne di entrare, ma poi con un pò di burro… è stato bellissimo, non l’avevo mai fatto prima, ma Davide è stato così bravo che non ho sentito alcun dolore – porca, sei una troia , una puttana, ti amo – lo so, ma adesso inculami, pompami fino a sborrarmi dentro –
Si fecero una doccia poi in pizzeria – che strano – pensava Nicola, aveva di fronte a sè la brava moglie che tutti gli invidiavano, adesso sembrava proprio una donna per bene, tutta casa famiglia e chiesa, mentre solo poche ore fà…..
Il tempo passava, la casa cresceva e Rita si incontrava regolarmente con L’ingegnere due o tre volte al mese per una ripassata, come la chiamava lei.

Un’altro sabato pomeriggio, mentre il loro bambino era dai nonni, Rita si presentò nell’ufficio dove il marito era intento al computer, indossava una di quelle gonne ampie e leggere abbottonata su un fianco, una maglietta molto aderente che metteva maggiormente in risalto i suoi seni – caro non ti spiace se esco vero? – no amore, dove vai così tirata? – ho appuntamento con Davide nel suo ufficio –
dicendogli questo si è chinata su di lui per dargli un bacetto, poi gli ha preso una mano e se l’è portta su una coscia.

Come se avesse capito cosa voleva, lui
ha iniziato a salire finch’è ha incontrato la pelle nuda e il cinturino del reggicalze. A quel contatto ha sentito un brivido lungo la schiena che gli è arrivato fino al cazzo facendolo indurire, con la mano è salito ancora fino a sentire i peli nudi. Cazzo, sua moglie stava uscendo senza mutande e con la fica bagnata, la strizzò un pò strappandole un gridolino, introdusse un dito poi se lo leccò, lei per ringraziarlo gli passò le dita sulla patta sentendo che il cazzo era in tiro – porco, ti sei già eccitato all’idea che vada a farmi scopare, adesso vado, tu non ti segare eh, aspetta il mio ritorno….

ah sai, forse da Davide c’è anche un geometra che vuol farmi conoscere, poi ti racconto –
Prima che lui potesse obiettare era già uscita lui continuò per un pò il lavoro, ma la sua mente era altrove era nell’ufficio di Davide dove immaginava sua moglie stesa sula scrivania a farsi leccare o chiavare da un maschio o forse due. Non potè resistere oltre, estrasse il cazzo ed iniziò una masturbazione interminabile. Rita rientò molto tardi, era distrutta, andò a sedersi sulle ginocchia del marito – sei stata via molto – ho avuto molto da fare,
ho conosciuto anche Antonio, è molto simpatico, ma sopratutto ha un gran bel cazzo, li ho fatti godere entrambi più di una volta – e tu sei venuta? quante volte? – mah, non le ho contate, ma più di una volta sono sata sull’orlo di uno svenimento, e tu cos’hai fatto? – io non ho resistito e mi sono masturbato fino a sborrare sulla scrivania – porco,
almeno hai pensato a me – sì, ho immaginato te mentre ti facevi chiavare – bravo, è così che ti voglio, vieni adesso andiamo a letto, non ho ancora fatto la doccia, ti va di darmi una ripulitina con la tua linguetta – sì – rispose Nicola felice di quella richiesta.

Ormai entrambi avevano capito di cosa avevano bisogno per essere felici, si addormentarono contenti ed innamorati.

tutto in una notte

TRIO

Mia Moglie, Tutto In Una Notte

Carla, 32 anni; io, Gianni,36 sposati da sei con un figlio di 4 anni; lei maestra elementare, con pochi grilli in testa, tutta casa e lavoro, molto bella, con tutte le curve al posto giusto, il seno è un pò abbondante, ma ben sostenuto. Di carnagione scura, come tutte le more naturali, ha capelli neri corvini che incorniciano un viso da eterna bambina; anche i suoi peli sono nerissimi, folti e ricci.

Dopo qualche anno di sacrifici, il mio lavoro di artigiano, aveva cominciato a rendere molto bene da poterci permettere di acquistare un appartamento in una piccola palazzina di sole 4 unità e siccome i due appartamenti al piano terra erano indipendenti, le spese di condominio si limitavano solo alla scala che portava al nostro pianerottolo, dove abitava anche il sig. Marco,63 anni, pensionato e vedovo da tre anni, senza figli. Era proprio quello che cercavamo, mia moglie era raggiante di felicità, il bimbo pure.

da quando ci siamo insediati nel nuovo alloggio, Carla sembra rinata, anche se continua a vestire un pò all’antica, devo dire che a letto mi sorprende sempre di più, lasciandosi andare a posizioni e turpiloqui che un tempo le erano tabù. Un sabato pomeriggio, avevo deciso di acquistare una videocamera con l’intento di riprendere la mia famigliola; sapendo che Carlo era appasionato di fotografia e cose del genere, chiesi un consiglio; lui, come al solito fù molto cortese e fù felice di potermi accompagnare in un negozio di sua fiducia.

così, districandomi fra centinaia di offerte presi una V. C. in grado di riprendere anche al buio senza bisogno di luce artificiale (su consiglio di Marco). Avevo avvisato Carla che saremmo arrivati per la cena, appena entrati, trovammo i piatti fumanti in tavola, Marco non voleva disturbare, ma ormai non poteva rifiutare, poi dissi io = devi illustrarmi bene come funziona la videocamera= finita la cena ci sedemmo in salotto e Marco iniziò la spiegazione = adesso riprendo tua moglie, vedrai come viene bene anche con poca luce = mia moglie si schernì un pò asserendo di essere in disordine = sei molto bella così come sei e poi sei molto fotogenica, un qualche giorno mi picerebbe fotografarti = detto questo ,Carla si lasciò riprendere, io andai vicino a lei che era ancora in piedi vicino al tavolo e Marco mi suggerì = dai abbracciala un pò mentre vi riprendo, ecco bravi così state proprio bene insieme = preso da una strana eccitazione, passai una mano sul seno e l’altra su una coscia sollevando un pò la gonna, lei mi lasciò fare senza reagire, allora la girai e la baciai in bocca, lei rispose con foga inaspettata, sembrava molto eccitata.

poi ci sedemmo vicino a Marco, il quale

dal monitor della camera ci mostrò il video appena fatto, devo dire che le immagini erano molto nitide e mia moglie sembrava una diva del cinema = adesso prova tu = mi disse Marco mettendomi in mano la macchina, io mi alzai ed iniziai la ripresa dicendo a marco di sedersi vicino a Carla, non se lo fece dire due volte, poi mi chiese se poteva abbracciarla, io dissi di si, lei mi sorrideva.

Marco passò un braccio sopra la sua spalla e poco a poco lasciò scivolare la mano fino al seno e visto che lei non reagiva iniziò a palparle una tetta attraverso la stoffa della camicetta. Io intanto riprendevo, mentre l’altra mano di Marco che aveva posato sù un ginocchio di Carla, iniziò a risalire lentamente verso l’interno delle cosce, mia moglie chiuse gli occhi e poco a poco aprì le gambe; così potei riprendere le dita di Marco che spostavano le mutandine scoprendo la bella fica tutta bagnata.

Non avrei mai pensato che mia moglie si lasciasse fare così e nemmeno che Marco fosse così intrapprendente e che io mi eccitassi in quel modo. Quado risalii con l’inquadratura lungo il corpo di Carla, vidi un seno completamente denudato e le dita di Marco che le strizzavano un capezzolo, lei si mordeva le labbra in una smorfia di piacere. Fù a quel punto che iniziò a baciarla, lei per un pò sembrò impassibile poi iniziò a rispondere attorcigliando e cercando la lingua di Marco; le loro lingue, ora si prendevano furiosamente, ora si sfioravano appena; intanto due dita si erano intrufolate dentro la fica fradicia di mia moglie.

Carla sembrava in trance, Marco poteva fare di lei quello che voleva; io non sapevo che fare, se interrompere il tutto prima che fosse troppo tardi, o continuare a riprendere seguendo l’istinto che mi suggeriva il cazzo duro che avevo nei pantaloni. Visto che nessuno obiettava, Marco prese una mano di Carla e se la posò sulla patta, mia moglie strinse e massaggiò a lungo quella protuberanza, poi con mia grande sorpresa iniziò a slacciare i bottoni, gli abbassò pantaloni e mutande, trovandosi in mano un cazzo mai visto, sgranò gli occhi in segno di meraviglia, poi iniziò a far correre la mano lungo l’asta turgida.

la mia videocamera inquadrava un cazzo di almeno 26 cm. di lungezza, molto grosso, un pò curvo, circondato da grosse vene gonfie e sormontato da una grossa cappella. Piano piano, Carla avvicinò la bocca ed iniziò a leccare tutta la canna fino alle palle poi sù fino alla cappella, Marco si gustava la leccata lodandola= sei brava a leccare dai continua così, adesso prendilo bene in mano e menalo piano altrimenti mi fai sborare troppo presto, sai è molto carico, è più di una settimana che non godo;= fù allora che Carla aprì le labbra e fece entrare tutta la cappella e parte del cazzo, lui le prese la testa e le diede il ritmo che preferiva, e quando tolse le mani, lei continuò il saliscendi arrivando ormai ad ingoiare più di metà cazzo.

Marco si contorceva sul divano mentre Carla lo sbocchinava a tutta birra = mamma mia che pompino mi sta facendo tua moglie è proprio brava, se continua così fra un pò le riempio la bocca di sbora,spero le piaccia perche ne ho un casino = non ne ha mai bevuta prima d’ora = risposi = c’è sempre una prima volta vero Carla dai succhia ancora che sei la migliore, cazzo se mi piace, dai che ho le palle piene, dai svuotale per bene= mia moglie si sfilo il cazzo dalla bocca, gli lecco tutto il petto e salì fino alla bocca, con la mano continuava a menarlo; dopo averlo baciato a lungo gli chiese = vuoi davvero sborarmi in bocca = sì, ne ho una gran voglia = intanto lei aveva ripreso il pompino, mentre io stavo facendo un primo piano della sua bocca piena di cazzo, poi la vidi fermarsi un attimo a metà canna, respirare profondamente col naso fino a riempirsi i polmoni, poi in apnea ha ingoiato tutto il cazzo fino alla radice, fino alle palle, e mentre risaliva aspirava e ciucciava forte, fino a farsi uscire la cappella dalla bocca.

Fece quel servizio una decina di volte, ad ogni ingoio lui rantolava = cazzo che pompa, sei la prima che lo ingoia tutto, aaah mi fai impazzire, daiii, ci sonooo,aaah, vengo, sboro, sboro,aaah = poi si accasciò sul divano come svenuto. intanto mia moglie non aveva mollato la presa e durante la sborata aveva serrato bene le labbra intorno al cazzo, le sue guance si erano gonfiate e la sua gola deglutiva a più non posso, ma la quantità era tale e tale era la pressione che buona parte le uscì dalla bocca colando lungo l’asta scavalcando la mano,ancora impegnata in una lenta pugnetta,per poi immergersi tra i peli delle palle, che lei, finito l’ingoio, si affrettò a raccogliere con la lingua.

poi guardandomi disse = caro è stato bellissimo, avevo proprio voglia di farmi una bella bevuta, è cpsì buona la sbora di Marco che quasi quasi ne berrei ancora= poi alzandosi venne da me e mi baciò facendomi sentire il sapore della sbora che aveva ancora in bocca, intanto mi palpava l’uccello e sentendolo duro mi diede del porco, poi sparì in cucina e tornò con bibite e pasticcini. Dopo essersi rifocillato, Marco si inginocchio tra le gambe di Carla, le tolse le mutandine ed iniziò a leccarle le cosce avvicinandosi sempre più alla fica ma più si avvicinava più rallentava, facendo impazzire di voglia mia moglie che cercava in tutti i modi di mettere la fica sotto la bocca di Marco, ma questi con grande esperienza si allontanava, facendogli sentire solo la punta della lingua sui peli, lei non potendone più, spalancò de tutto le cosce, gli prese la testa e lo tirò sulla fica = leccami bene dai fammi godere con la lingua, cosììì, continua dai, dammi il cazzo, dammelo tutto = Marco si sollevò col cazzo in mano di nuovo duro, prese a strofinarlo sui peli intorno alla fica, poi piano piano iniziò a penetrarla e quando fù tutto dentro, prese i suoi piedi e se li mise sulle spalle, poi le mise le mani sotto il culo ed iniziò a pomparla, prima lentamente, poi velocemente, sempre più veloce.

Carla sbatteva la testa a destra e sinistra, pintandogli le unghie nella schiena per aggrapparsi a lui, prima di esplodere con un grido, in un orgasmo che la fece tremare tutta. Marco si sfilò e le leccò di nuovo la fica, poi si sedette e lei lo scavalcò, impugnò il cazzo, se lo puntò alla fica e con un colpo solo se lo impalò tutto dentro = Dio com’è bello, com’è grosso, come mi hai fatto godere, non ho mai sborato tanto con mio marito, adesso lasciati cavalcare che ti voglio fare sborare dentro la mia fica = si, fammi quello che vuoi, si così cavalcami piano non farmi godere subito, voglio starti dentro a lungo, brava, come ti muovi bene sul mio cazzo = Sul monitor della videocamera, appariva la fica di mia moglie tutta tesa, impegnata a salire e scendere sull’ucello incannato e lucido.

per inquadrare meglio mi ero inginocchiato tra le gambe aperte di Marco, ora i due organi sessuali coprivano tutto il video, la fica, fradicia di umori, così come i peli, sliva lentamente verso la cappella e quando questa stava per sfilarsi, tornava a scendere ingoiandolo tutto, quindi iniziava a scorrere avanti e indietro tenendo il cazzo ben piantato dentro, poi riprendeva il saliscendi, e così via per più di 20 minuti. Improvvisamente sentii Marco = cazzo sto per sborare, rallenta altrimenti ti riempio la fica = col cazzo che rallento, sto per sborare anch’io, dai che godiamo insieme= vidi le cosce di lui vibrare e dare due colpi di reni dentro la fica e lei abbandonarsi immobile sul cazzo che si stava scaricando facendola sospirare ad ogni schizzo.

quando Carla si sfilò il cazzo, un rivolo di sbora uscì dalla fica, si mise seduta sul bordo del divano e mentre Marco dall’altra parte giaceva esausto, mi prese per mano e mi trascinò tra le sue cosce dicendomi = leccami adesso se mi ami, infila bene la lingua dentro la fica e raccogli più sbora che puoi, così , bravissimo, è così che ti voglio, senti quanta sbora c’è, bevila che è buona; guarda Marco comìè bravo mio marito mi sta pulendo tutta la fica dalla tua sbora, spero che tornerai ancora a chivarmi e a sborarmi addosso che mi voglio fare pulire ancora da mio marito = per me sarà un piacere a patto che Gianni sia D’accordo = Carla mi prese per i capelli e sollevandomi la testa = vero amore che sei d’accordo che Marco torni a far godere la tua mogliettina col suo bel cazzone duro e pieno di sbora = io con la faccia tutta impiastricciata di sbora mi girai e vidi Marco che mi guardava estasiato = si vieni ancora a chiavare Carla, vieni quato vuoi = poi mi rispinse la testa fra le sue gambe e finii di pulirla.

quando ci ritrovammo soli nel letto, visto che non ero ancora venuto, Carla mi prese in mano il cazzo ed inizio a farmi una sega come non aveva mai fatto = ora lasciami fare che ti faccio godere, te lo sei meritato, sai, non credevo ti piacesse tanto vedermi scopare con un altro, mentre mi filmavi vedevo i tuoi pantaloni sempre gonfi, eri eccitato vero? = si, ero molto eccitato, ed anche geloso, ma più eccitato, non ti ho mai sentita gridare così forte dal piacere = ma hai visto che cazzo, è il doppio del tuo, poi è molto resistente, anche la sua sbora è più abbondante e molto buona, m’è piaciuto molto bergliela, tu credi che sia stata troppo puttana = beh, puttana lo sei stata, ma mi sei piaciuta molto e credo anche a Marco, visto la quantità di sbora che ti ha dato = adesso rilassati stò per farti godere = ed iniziò a menarlo velocemente, ormai non resistevo più, stavo per venire e lei lo sentiva = ecco il mio cornutone che sta per sborarmi in mano come un porco, così dai che ci sei, così spuzzami le tette, ecco bravo così, ancora dai che ti svuoto tutto= Ci addormentammo sfiniti.

Marco è tornato a fottere Carla parecchie volte ed ogni volta lei si donava sempre più a lui ed io ero sempre più trattato da schiavo, come quella volta che mi chiamò vicino a lei mentre lo succhiava, mi prese la mano e la portò sull’uccello di Marco = adesso mentre gli faccio un bocchino ‘, tu lo meni per benino = e così fece, si mise a succhiare e visto che tentennavo’ mi prese la mano con la sua e mi diede il ritmo della pugnetta che dovevo fare, mentre continuavo nella mia mansione, lei , abbandonato il cazzo andò a baciarlo, intanto gli chiedeva = ti piace la mano di mio marito? ti sta segando benino eh, Gianni, tienilo più dritto, accelera un pochino, così, adesso rallenta, ecco così, adesso passagli il pollice sulla cappella che gli piace tanto = intanto aveva ripreso a baciarlo, ed io, come un’automa,eseguivo i suoi ordini e devo dire che non mi dispiaceva poi tanto sentirmi vibrare in mano una verga così dura e palpitante.

quando mia moglie tornò con la bocca a cercare il cazzo che stavo menando, lo sollevai e gli misi in bocca la cappella, lei sorrise, mi prese per i capelli e mi tirò a se per baciarmi, poi non so come mi ritrovai con la lingua sulla cappella di Marco; Carla fece pressione sulla mia testa così che metà cazzo mi entrò in gola = adesso gli fai un bel pompino mentre io mi faccio leccare la fica = e così fece, mentre si faceva leccare, mi leccava un orecchio = ciuccialo bene, aspiralo forte, lecca bene la cappella mentre lo succhi, mordicchialo coi denti, adesso leccalo tutto, così bravo , anche le palle, sei proprio bravo, adesso riprendilo in bocca, un pò di più dai che ce la fai, così, sai che più lo ciucci bene e meglio mi lecca; su da bravo datti da fare e fai godere la tua mogliettina attraverso il cazzo di Marco che poi ti faccio sborare in bocca = a quelle parole presi a succhiare avidamente la verga turgida mentre il mio cazzo mi scoppiava nelle mutande.

Mia moglie tolse la fica dalla bocca del suo amante, ed insieme ci occupammo del cazzo e quando Carla si accorse che stava per venire, iniziò a fargli una sega nella mia bocca = quando senti la cappella gonfiarsi di più preparati a bere che sta per sborare, ingoia tutta quella che puoi come una troia, il resto lasciala scivolare fuori che me la bevo io = e così accadde. per la prima volta feci un pompino con ingoio con la supervisione di mia moglie.

Mia moglie diventava sempre più autoritaria sia co me che col suo amante’ ed un giorno ci costrinse ad incularci a vicenda, per lui non fù molto doloroso visto le scarse dimensioni del mio cazzo, ma per me la cosa fu diversa, ma a forza di pomate e vaselina riuscii a prenderlo tutto dentro con grande felicità di mia moglie.