Archivio mensile:Maggio 2013

con Carla 12 anni dopo

Dopo aver vissuto per tanti anni fuori, sono tornato a vivere nella mia città grazie ad una buona offerta di lavoro. Ho 30 anni ora e dopo la fugace iniziazione ad opera della mia prof. di inglese, ho avuto altre relazioni con ragazze della mia età, però ho sempre continuato ad avere un debole per le donne mature.
Un giorno ero andato a comprare uno shampoo al supermercato e mentre stavo scegliendo mi accorsi della presenza di una donna accanto a me, stava anche lei scegliendo un bagnoschiuma, guardandola in viso mi accorsi che era Carla, la mia ex prof di inglese ed ex amante.

Non era cambiata molto in 12 anni, a parte un po’ di rughe in più e i capelli più chiari ma sempre corti, indossava sempre i suoi occhiali un po’ retro e l’effetto su di me era sempre lo stesso.
“Carla. ” Dissi con un nodo in gola, lei si volse e dapprima aggrottò le sopracciglia, poi riconosciutomi spalancò gli occhi e la bocca.
“Sei tu!” l’abbraccio fu spontaneo e anche forte, eravamo entrambi sorpresi, le raccontai quello che avevo fatto, l’università eccetera mentre ci avvicinavamo alla cassa.

Parlammo a lungo, del tempo che era passato, dei miei compagni del liceo e dei professori. L’accompagnai fino a casa, visto che era vicina al supermercato, sulla soglia del portone non ce la feci più, non c’era nessuno vicino così potei confessarle che la desideravo ancora. Lei fu sorpresa e restò in silenzio mentre le parlavo.
“Non sono più un ragazzino, sono un uomo, ho avuto tante storie con ragazze della mia età, però nessuna è stata come te!” lei arrossì e abbassò la testa
“Sono vecchia ora.


“Per me sei sempre giovane e bella, ti voglio Carla, ti desidero ancora, tantissimo!” le dissi avvicinandomi un po’, lei mi prese la mano e mi tirò dentro il portone.
“Vieni su che non resisto. ” La seguii su per le scale, arrivati alla porta le ressi le buste della spesa e lei aprì la porta, appena dentro richiusi la porta e l’abbracciai da dietro facendole sentire il mio cazzo già duro e pronto per l’uso.

Presi a leccarle il collo e poi la voltai infilandole la lingua in bocca, le lingue frullavano e la saliva sbavava il suo leggero rossetto. Mi portò nella sua stanza da letto e le tolsi la maglia e lei fece sfilare la gonna mentre mi toglievo la camicia. Lei mi slacciò la cintura e abbassò i jeans, i boxer erano gonfiati dal cazzo già duro, lei li abbassò e lo prese in bocca.
“Amore!” Le dissi in estasi sentendo la sua bocca esperta sul mio membro.

Dopo alcuni minuti le alzai la faccia e la baciai ancora voglioso della sua bocca; intanto le accarezzavo il culo velato dal collant, era ingrossato dall’ultima volta e la cellulite era evidente, ma mi eccitava molto. Le sfilai il collant insieme agli slip, liberando la sua figona pelosa e la buttai sul letto, la zoccola spalancò le gambe iniziando a masturbarsi vogliosa.
Mi ci avventai con tanta voglia di bere il suo miele e la feci godere come una pazza, con la lingua scesi fino al buco del culo ricoperto da una leggera peluria mi rendeva il cazzo ancora più duro.

La prof mi tirò dai capelli per prendere in bocca il suo stesso sapore.
“sputamelo in bocca bastardo!” Mi disse infoiata come non mai. Feci quello che voleva mentre il cazzo già premeva sul suo bosco, bastò una leggera pressione e la cappellona entrò dentro, Carla gemette leggermente, non se l’aspettava, allora diedi alcuni colpi più duri e dopo tanti anni il mio cazzone rientrò nella sua tana preferita.
“mi squarti!” Gridò mentre affondavo dentro di lei, spinsi sempre più in profondo e poi iniziai a chiavarla con foga, sputandole in faccia e leccandola.

Dopo alcuni minuti la girai e la chiavai a pecorina, dandole colpi tremendi e stringendole le chiappone. Le palle mi sbattevano sulla figona e la vecchia zoccola era già fracida di umori. Le tirai i capelli dietro e le sputai in faccia.
“Chiavami porco! Dammelo tutto!” non le diedi tregua per diversi minuti e dopo lo tirai fuori duro e paonazzo.
“vieni che ti chiavo in bocca!” Le dissi, lei lo prese in bocca e le diedi uno schiaffo sulle mani, non volevo che le usasse, le strinsi la testa tra le mani e la chiavai in bocca, i suoi conati mi facevano eccitare e diverse volte eruttò bava e saliva sulle sue tettone cadenti e sul cazzo.

“Ti piace?” le dissi guardandola negli occhi mentre la fottevo.
Dopo l’ennesimo conato sconquassante si lasciò sul letto.
“Voglio che mi rompi il culo. ” Mi disse con aria da troia, con l’età si era imputtanita molto.
“Come vuoi, ma ti farà molto male…”
“non mi interessa, voglio solo il tuo cazzo, prendi l’olio che c’è nel bagno e lubrificalo bene se non entra. ”
Feci quello che mi disse, ma prima di ungerla la leccai a fondo con la lingua.

Poi con due dita infilai dentro un po’ di olio, facendola eccitare ancora di più. Avevo il cazzo di marmo e iniziai la monta, appoggiai la cappella al buco un po’ dilatato e la penetrai. Ci vollero diversi minuti per inserire la cappella e poi presi a chiavarla per fare entrare il resto ma Carla provava tanto dolore.
“Non ti fermare, lo voglio tutto dentro!” non mi fermai e spargendo olio sull’asta riuscii ad affondare un altro po’, aumentando l’andatura della chiavata.

La mia ex professoressa di 65 anni godeva e soffriva allo stesso tempo e le mie palle erano piene di sborra per lei. Con altri colpi duri affondai bene la cappella e arrivai a sentire le sue budella, facendo scorrere dietro l’asta vidi che era sporca, invece di provare schifo mi eccitai ancora di più.
“Ti faccio un bel clistere Carla!” le urlai e presi a chiavarla forsennatamente. Bastarono pochi secondi ed eruttai nella sua pancia, lunghi fiotti di sborra calda che le riempirono l’ano.

Lo tirai fuori piano piano e Carla era ormai sfatta.
“Ah che dolore! Devo andare in bagno!” mi urlò alzandosi di shitto, si posò una mano sul culo e si diresse verso il cesso, la seguii e la vidi sedersi sul water pochi attimi prima di scaricarsi.
Le presi la faccia mentre si svuotava e la baciai con passione mentre ripulivo il cazzo sulle sue mammelle.
“E questo è solo l’inizio amore.

” Le dissi, e Carla sorrise.

Esibizioni mentali

Stridono graffianti le rotaie mentre sobbalzo nel regionale della sera che mi porta all’Arena, finestrini spalancati come bocche vogliose soffiano vento caldo e umido sul mio viso regalandomi un leggero sollievo, mentre le cuffie iniettano nelle mie orecchie emozioni, ricordi, desideri, illusioni e sonnolente fantasie. Curiose le vite passeggere degli ospiti dei treni, il mio occhio silenzioso li guarda e si domanda se si è acorto che lei lo desidera e lo desidera ora nel bagno in fondo a sinistra tra l’acre odore delle vite passate, il dondolare ipnotico e il rumore accecante delle rotaie, mentre il marito continua a sfogliare il Sole 24 Ore alla sua sinistra.

Chissà come sarebbe bello trasformare il viso severo della mamma di lato in un viso deformato dal piacere, sciogliere quella compostezza ricercata in una bufera di sudore e piacere di calze rotte, di coscie violate, di occhi spalancati, di sapori dimenticati, come vorrei liberare il tuo Yin.
E tu scosciata a cui piace essere guardata solo perchè protetta dalle cuffie rosa, dalla tua dubbia età e da quello sguardo un pò acido e costruito che fa tanto l****a navigata mentre scavlli le gambe e giochi con i tacchi come vorrei giocassi col mio sesso.

Ogni frenata cigolate mi spinge in avanti e vorrei fosse così anche per il mio bacino contro le tue chiappe aperte, alle spalle dei tuoi denti serrati nascosti dalle labbra bagnate.
Arriva la sera l’aria si fa più fresca, scendo per il cambio del binario e shitto polaroid di passanti, dei loro visi, delle loro gambe, del loro sculettare, dei loro piedi così belli che il viso non li merita, scollature dorate, seni liberi che il vento rende chiodati, profumi mischiati a odori sconosciuti e lezzi fastidiosi.

Fresca scende l’acqua della bottiglietta per la mia gola, una sigaretta inganna la noia, esce il fumo dalla bocca e confonde visi e paesaggi.
Salgo finalmente, vorrei scegliere un posto che stimoli la mia curiosità, ma la stanchezza ha il sopravvento e cedo al primo sguardo. Vagamente destato dalla bigliettaia, donna aggrondata, trucco un pò eccessivo in uno sguardo tanto rigoroso, con delle calze così antiche, delle scarpe asessuate, ma chiusa in una divisa che ricorda più una suora, poi quei capelli tinti di rosso e le unghie rifatte da una amica o al centro estetico, quel rossetto scuro financo fastidioso come vorrei macchiasse la mia cappella mentre le tue labbra gonfie ne accolgono il succo che macula lo stemma Fs.

I finestrini oramai neri della notte diventano specchi mentre l’odore della sera si mischia a quello del treno a fine giornata. In questo spazio di tempo senza luogo mentre la musica si fa più lenta compari tu avvolta
da un tranch nero con dei curiosi occhiali da sole nonostante il buio della sera, dei tacchi indefiniti che spingono le gambe coperte da calze fumo e delineano un polpaccio lineare e slanciato che dalla caviglia si protende verso un sedere che non si intuisce.

Misteriosa. Chiusa nel tuo impermeabile nero non mi permetti di carpire nulla, percepisco la tua sicurezza e l’odore della sfida e il sapore dell’avventura, seguo i tuoi movimenti ipnotizzato, la musica sparisce, esisti solo tu ora. Capelli nocciola scoprono un collo magro che scende verso un seno composto che intravedo quando mi chiedi di aprirti la lattina di coca -…sai le unghie, non vorrei si rompesero…-. Con i denti la aprirei quella lattina tanto altro che -…prego si figuri…-.

Si figure due palle, vorrei vedere come sei vestita sotto l’impermeabile, sono stufo di immaginare, ora desidero. Unghie appena fatte, laccate sembrano caramelle da succhiare. Devo averlo pensato troppo forte e le mordi distratta mostrandomi le labbra aperte e i denti chiari che occultano un assaggio di lingua. Sei così composta e pure sembra tu possa esplodere da un momento all’altro. Forse sono solo stanco e sto per passare per un maniaco visionario. Forse.

Forse un cazzo tu sei una puro sangue, femmina di razza, pronta ad imbizzarrire per essere domata. Domata tu? E come? Senza accorgermi mi sono seduto di fronte a te lasciando zaino e macchina fotografica nel vecchio continente, tu non hai fatto una piega, vuoi dominarmi, sfidarmi…accetto, vediamo le tue carte. Gli occhiali da sole mi infastidiscono non capisco dove sia il tuo sguardo mentre il mio cerca di oltrepassare il i tuoi abiti e la tua mente.

Metti una mano aperta sul collo e decisa la fai scendere aprendo il bavero e lascindo intuire che sotto c’è solo pelle nuda, forse un decoltè. La tua mano si ferma e il mio respiro con essa per poi accellerare quando scompare dentro il mistero. Le gambe aperte ma non a sufficenza da poter capire o vedere qualcosa, però sono aperte e vorrei tuffarmi in ginocchio e leccare la tua passere finchè il mio mento non sbrodoli il tuo umore e la mia gola piena del tuo sapore deglutisca verso il mio ventre il tuo liquore.

Ti alzi e sobbalzo dal terrore che tu scenda, invece vai verso il tuo beauty e ti chini per prendere qualcosa. Niente 626 per una donna così, ti pieghi lasciando semi scoperto il tuo culo a distanza di braccio da me…non porti gonna nè mutande, il mio sangue è diviso tre la testa e le mutande. Vorrei morderti, ma aspetto, mi piace credere che ti ecciti la mia attesa, il mio tenere duro, legarmi da solo e chissà se e quando liberarmi.

Guardi la mia macchina fotografica, seguo il tuo sguardo e mi alzo per prenderla, al mio ritorno il tranch è un mantello e tu sei nuda cosce spalancate, bocca aperta, la mano destra pinza il tuo seno e la sinistra bagna la tua fighetta depilata da cui sbocciano due labbra che succhierei per ore. Non so neanche quando la mia Olympus abbia iniziato a shittare, ma non intende fermarsi, come neanche tu che sfregoli le tua perla mentre hai il mio Trattomarker nero nel tuo culo.

Sei un fiume in piena e io mi faccio travolgere dalle tue acque e ti seguo con l’obiettivo puntato addosso e i pantalono che esplodono. Ti giri e a pecora continui a menarla come mille lotterie.
Mi volgi lo sguardo e ti dirigi sicura verso il bagno, ti seguo come l’ultimo giro di un GranPremio, ti siedi sbottoni la mia patta e sfili il mio uccello scuro e quasi eretto, non so come non so perchè ma ho iniziato a pisciare sul tuo petto mentre la tua testa reclinava dal piacere di sentire calda la mia giornata scorrere su di te e colare tra le tua gambe verso la tua figa per unirsi alla sua urina…un orgarmo così non esisteva prima di estrare in quel bagno.

Scendiamo dal treno e ogni angolo diventa scenografia e cornice della tua nudità. Estrai dalla borsa un Cohiba Robustos e lo passi sotto il mio naso sfilando come una modella, passo incrociato e ti dirigi verso il taxi, apri lo sportello e mi inviti a salire, cosa che faccio dopo averti fotografata ancora. Partiamo e seduta apri le gambe appena sicura che il guidatore possa vederti e infili il sigaro nel suo umidor naturale, alzi gli occhiali per incrociare il suo sguardo e ti chini verso il mio membro che ora può chiamarsi cazzo per la sua maestosa durezza, per quella vena che lo attraversa e per quella cappella rossa che sembra esplodere a momenti.

Lo succhi golosa lasciando sulle mie palle lucide il tuo rossetto misto alla tua saliva, mentre una mano le stringe e l’altra infila l’asta in bocca. Mentre lo tieni passi la lingua verso i testicoli dove ti soffermi prima di leccarmi il buco del culo. Sto per venire, ma maga o strega ti fermi e estratto il sigaro me lo infili in bocca dove si mischiano odori e sapori che inebriano il mio cervello.

Pago e prima di scendere baci sulla guancia il nostro cocchiere e con la mano sfiori il suo collo…credo rimarrà mummificato li per ore….
Danzi per la città come una regina, padrona delle strade, una semidea che non vuole svelarsi agli uomini. Goccia il cielo di quella strana pioggia d’estate, quella che quando cade evapora e lascia sull’asfalto la magia di un odore nascosto. Non resisti e ti liberi di tutto, sola tu, la pioggia i tacchi, le tua pelle, lo sguardo verso il cielo, le braccia alzate….

e il mio occhio di vetro su di te.
In un attimo tutto è asciutto e l’eco dei tuoi tacchi ci accompagna verso il centro dove decidiamo di bere qualcosa e dove con un brindisi decidi di sussurrare al mio orecchio il tuo nome lasciando su di me il tuo sguardo e il tuo sorriso goloso. Ti diverti a stuzzicare una giovane coppia e bevi a collo il tuo bicchiere tanto che straripa dalla tua bocca per scendere sul tuo corpo e nasconderti dove i desideri si annidano.

Ci aggiriamo come anime perse tra le strade tra risate fragorose e frasi sussurrate finchè l’Arena si apre di fronte a noi e uno sguardo d’intesa ci fa sorridere e siamo un sol passo verso il nostro giaciglio, la nostra Aida. Abbiamo strusciato, succhiato, graffiato in ogni pietra fino all’arrivo sul palco.
Nudi come anime sotto l’obiettivo della luna ci mostriamo e ci assaporiamo senza sosta. Ti sento venire tra le mie labbra, sento i tuo ventre fremere e contrarsi dal piacere mentre smetti di succhiarmi per appoggiarlo sulla tua guancia caldo e stretto nella tua mano vicino alla tua bocca aperta ed i tuoi occhi chiusi ad intermittenza.

Ora mi desideri quanto io desidero te e mentre ti giro e appoggio la mia testa rossa sulla tua perla pronto a spingere mi fermo sul tuo sguardo col respiro a mezz’asta coperti e accecati dalla luna aspettiamo una nube che presto ci avvolge nel buio e al suo sparire stiamo schiantandoci un contro l’altro, autoscontri inpazziti mentre le tua gambe colano e tremano. Senti la mia pancia sulla tua respiare mentre poi piego le braccia e stringo i tuoi seni tra le mie labbra e mordo quei capezzoli duri per poi ridistendere i tricipiti e poggiare una mano sul tuo petto e rallentare un respiro che ormai è impazzito e bloccarti al mio corpo.

Sotto il cielo curioso di mille occhi brillanti ti metti a carponi donnagatto vorrei tu avessi una coda, ma mi ricordi che hai unghie che entrano nella carne della mia schena prima che la mia mano spinga la tua schiena a terra lasciando il culo scoperto e aperto al piacere. Si grinza la schiena ed entro deciso, con la mano sgrilletti le tua regina con uno sguardo smorfiato e aggrottato. Arrivato a fine corsa il treno riparte sempre più forte e schiocca come una frusta sulle tua chiappe che stringo e sculaccio a mano aperta.

Vieni urlando e squirtando senza pudore quando spingo la mia anca contro le tue pareti fino a far cedere ogni tua tensione e aprire a una dilatazione senza eguali.
Inginocchiata ti sazi delle mie palle e mi guardi padrona del presente! Lo meni e lo meni , lo senti fremere e quando singhiozza apri la tua bocca e ne accogli il succo infinito mentre gli schizzi raggiungono ogni parte del tuo corpo, stringo con la mano il tuo seno come stringo gli occhi.

Abbiamo disegnato la mappa del nostro tesoro, abbiamo narrato di un avventura per mari burrascosi e salati, abbiamo camminato per strade di pirati e uomini grigi e ora stesi ci abbandoniamo in…finiti coperti dal tuo tranch nero nella notte calda.
Al nostro risveglio gli occhi si apriranno su un nuovo mondo, un nuovo viaggio e un caldo Robustos tra le labbra come bussola….

iniziato dalla prof

Ero all’ultimo anno di liceo, avevo 18 anni ma non avevo ancora fatto l’amore con una donna. Le ragazze con cui ero stato si facevano palpare e baciare ma niente più, così dovevo terminare da solo; comunque erano tutte stupidine che si facevano corteggiare ma poi al dunque si ritraevano. Cominciavo ad interessarmi alle donne più grandi di me, che mi eccitavano più delle ragazze della mia età.
Il giorno cruciale in cui persi la mia verginità fu alla fine dell’anno scolastico, in una domenica di fine maggio organizzammo una festa d’addio in un ristorante al mare con tutta la classe e i professori.

Tra le varie professoresse, alcune carine, altre racchie, ho sempre avuto un buon rapporto con la prof di Inglese, Carla, una cinquantenne di corporatura normale, capelli corti, grandi occhiali e dalla battuta pronta; non era sposata e viveva da sola in un appartamento poco distante da casa mia, tutti facevamo battute su quanto doveva essere noiosa la sua vita, a me intrigava perché mi faceva sempre battute quando mi vedeva insieme ad altre ragazze.

Quel giorno venne al ristorante con una maglietta leggera grigio chiaro, un po’ scollata e una gonna nera che le arrivava al ginocchio, raramente faceva vedere le gambe, preferiva pantaloni o jeans; indossava collant velatissimi e chiari, infatti la sera prima aveva piovuto e il tempo non era del tutto sereno, ai piedi indossava scarpe con tacco medio, aperte davanti e sulla pianta, in pratica coprivano solo il tallone.
Nonostante le mie compagne di classe fossero anche loro in minigonna o fuseaux, io non avevo occhi che per lei; infatti quando mi propose con una delle sue battute ironiche di sedermi vicino a lei, non me lo feci ripetere, ogni tanto con la scusa di ascoltare quello che dicevano i professori seduti alla sua destra, mi voltavo interamente verso di lei e le sbirciavo quello che la gonna un po’ alzata mi faceva intravedere.

Neanche la supplente di Storia dell’Arte, una morettina di circa 30 anni, gran figa davvero, mi eccitò quanto la mia prof di Inglese, e non riuscivo a capire perché! I miei amici sbavavano dietro a lei e quando restavamo da soli, facevano commenti pesanti sul suo culo meraviglioso fasciato in un paio di jeans stretti.
Il pranzo terminò con un bel brindisi e una torta a forma di pergamena; alle 17 eravamo pronti per tornare in città; eravamo organizzati con le macchine, tra professori e studenti già patentati bastavano per tutti, per il ritorno la professoressa di inglese mi chiese se volevo andare con lei visto che vivevamo nella stessa zona.

Io accettai, pensando di poter continuare a sbirciare le sue gambe, ma non pensavo che saremmo stati soli in macchina.
Una volta in macchina iniziammo a chiacchierare, ma mentre lei guardava la strada io ammiravo le sue ginocchia velate, mi faceva battute chiedendomi quale delle mie compagne mi piaceva di più e cose del genere. Ad un certo punto mi disse:
“Ho visto come guardate la supplente, certo che è una bella ragazza!”
“Sì,” risposi tenendole il gioco “però dovrebbe indossare una gonna invece dei jeans.

“Ah! Volevi guardarle le gambe! Che briccone!”
“Deve avere proprio delle belle gambe” aggiunsi, non potevo immaginare la domanda che mi fece:
“E le mie ti piacciono?” sentii un brivido sulla schiena, e tentai il tutto per tutto.
“Per quello che posso vedere sì. ”
“Davvero?” rispose voltandosi per un attimo verso di me, sorrideva maliziosa, forse anche lusingata.
“Certo, lei ha della gambe bellissime, e le sue ginocchia sono molto…” e adesso che le dico?
“Molto cosa?”
“Molto sexy” dissi con la voce un po’ tremante, lei si mise a ridere, non si aspettava la mia risposta.

“Grazie del complimento, nessuno ha mai detto che ho gambe sexy. ”
“Sono felice di essere stato il primo allora. ” Avevo deciso di flirtare con lei senza pensare a cosa poteva succedere.
“Ma sono meglio o peggio della supplente?” aggiunse lei civettuola
“Mah non lo so, dovrei vederle…” risposi vago intendendo le gambe della supplente, lei invece fraintese, fortunatamente per me!
“Se vuoi guardale, fai pure…” restai per un attimo perplesso, poi lei aggiunse con un sorriso: “Accomodati” ero emozionantissimo, però andai avanti con quel gioco e posai la mano sul suo ginocchio, il contatto con il nylon mi eccitò moltissimo, sentivo il cazzo dentro i jeans che si gonfiava sempre più.

Accarezzavo il ginocchio mentre la prof guidava tenendo un’andatura costante, così da non dover cambiare marcia.
Presi coraggio e andai più su con la mano, scostando il lembo della gonna, arrivai a palparle la coscia e la trovai soda e morbida sotto la mia mano, setosa ed eccitante, l’erezione cominciava a darmi fastidio, non riuscivo a stare fermo sul mio posto, anche la prof sembrava avvampare in viso e la vidi abbastanza emozionata dal mio massaggio, sebbene tenesse sempre lo sguardo sulla strada.

“Fermati altrimenti andiamo a sbattere…” disse con un fil di voce, intanto eravamo arrivati ad un bivio, mise la freccia e ci dirigemmo verso il mare, pensai che voleva appartarsi con me e io ero pronto a tutto. Svoltò per una via che lambisce il lungomare e finì davanti ad una villetta ad un piano.
“Questa villetta è mia. ” Mi disse senza neanche guardarmi, prese dalla borsa un telecomando ed aprì il cancello, entrammo dentro e spense il motore, scendemmo insieme e la seguii mentre apriva il portone, richiusi mentre lei accendeva la luce in un salotto, le fui subito dietro e la abbracciai baciandola sul collo, lei ebbe un gemito, io le stringevo la vita e lei sempre in un filo di voce mi disse: “Andiamo sopra” lei si diresse verso la scala interna, io la seguivo, a metà scala tornai ad aggrapparmi a lei baciandola nuovamente sul collo e stringendole una tetta.

“Dai, andiamo su, diavoletto!” Disse lei sorridendo. Una volta sopra entrammo nella prima stanza sulla destra, c’era un letto matrimoniale basso con un lenzuolo sopra e due cuscini, un comodino e un armadio, niente più, la prof andò ad aprire leggermente le imposte per far entrare un po’ di luce, io intanto mi tolsi la maglietta e le scarpe da ginnastica.
La abbrancai e le sfilai la maglia, lei quindi si tolse il reggiseno mostrandomi due belle tette sode, nonostante l’età, iniziai a ciucciarle come un forsennato mentre lei emetteva gemiti di approvazione, con le mani le alzai la gonna e le presi in mano il suo bel culo coperto dal collant, che eccitazione! Lei mi premeva la testa sul seno, dicendomi che mi voleva, che voleva sentire il mio cazzo tutto dentro, così io alzai la faccia e la baciai infilandole la lingua più dentro che potessi, intanto mi aggrappavo alle sue natiche spingendo il cazzo duro e gonfio contro il suo ventre.

Così stretti cademmo sul letto, le abbassai i collant e le mutandine, alla vista della figa nera e pelosa non resistetti più, mi sfilai i jeans e le mostrai il cazzo enorme che stava per esplodere.
“È questo che vuoi vero?” dissi brandendo la mia spada
“Sì, lo voglio tutto!” disse lei afferrandolo con una mano, iniziò a farmi una sega avvicinandosi con la lingua alla cappella, diede solo poche leccate perché non resistetti e sborrai copiosamente sulla sua faccia.

Non si aspettava quella sborrata e i miei schizzi la coprirono tutta.
“Sei stato troppo veloce…” Disse con un molto dispiacere, avrebbe preferito un altro esito al nostro incontro, io le presi la sborra con le dita e glie le infilai in bocca, lei succhiò le mie dita avidamente e ingoiò la sborra senza dire niente.
“Fammelo indurire ancora, ci vorrà poco. ” La esortai prendendole una mano e posandola sul mio cazzo, lei lo prese e lo portò alla bocca, ripulendolo dalla crema, quindi iniziò a succhiarlo, e in pochi minuti l’avevo di nuovo duro.

“Questa volta ti riempio tutta!” le dissi facendola sdraiare di schiena, le alzai le gambe portandomele sulle spalle e premendo la cappella sul buchetto la penetrai dolcemente ma con decisione. Lei iniziò a mugugnare di piacere, ben presto l’andatura accelerò, intanto le leccavo i piedi coperti dal nylon e questo non faceva che mantenere duro il mio cazzo dentro di lei, mi abbassai su di lei, e la baciai con foga, la nostre lingue si mischiavano turbinando.

“Ti sborro dentro. ” Le dissi.
“Sono da poco in menopausa…” rispose, non me lo feci ripetere due volte e aumentai l’andatura, aveva gli occhi chiusi e godeva come una matta.
“Vengo!” Gridai dando un colpo secco ed eruttando la mia lava nella sua caverna, anche lei emise un grido soffocato, era sconquassata da quella scopata si dimenava come un’ossessa mentre io restavo con il cazzo dentro di lei per svuotarmi completamente.

Siamo restati a letto un’altra oretta, baciandoci come fidanzatini, poi al tramonto decidemmo di tornare in città.
Un paio di giorni dopo ci incontrammo a scuola e io provai ad attaccare bottone e parlare del nostro incontro, ma eravamo sempre circondati da altri studenti. Quel pomeriggio la chiamai a casa, avevo trovato il numero sull’elenco, parlammo un sacco e provai a convincerla per rivederci, ma lei si era come pentita di quello che aveva fatto.

Non facemmo più sesso, l’unica volta in cui ci vedemmo da soli fu dopo l’esame di maturità, il giorno che andai a ritirare il diploma, eravamo nel cortile davanti alla scuola, lei stava aprendo la portiera della sua auto, le dissi che sarei andato in un’altra città per studiare, lei fece un cenno con la testa, mi chiese se volessi un passaggio e accettai.
Non dicemmo niente per tutto il tragitto, intanto si era messo a piovere, un improvviso acquazzone estivo.

“Lasciami qui. ” Le dissi poco distante da casa. “Passo a comprare il giornale”
“Addio allora” mi disse dopo aver accostato, ci guardammo, le afferrai la testa con una mano e la attirai a me, ci demmo un bacio lungo e intenso, con i vetri coperti di acqua nessuno poteva vederci, le misi una mano sotto la gonna, strinsi le sue cosce tra le mani e provai a salire verso la figa, ma la sua mano mi fermò.

“Basta così, è meglio. ” Non dicemmo nient’altro, scesi e corsi verso il giornalaio, entrai dentro tutto zuppo e intanto vedevo la sua auto andare via.

Dimenticare Joli

DIMENTICARE JOLI

Siamo appena arrivati in Grecia per la sospirata vacanza estiva.
Il viaggio è stato allucinante, scioperi in aeroporto, niente taxi o macchine a noleggio, insomma un disastro totale, quasi dodici ore contro le cinque previste.
Però ne è valsa la pena: come al solito Rossella è stata brava a trovare la soluzione giusta, fuori dai soliti giri turistici.
Il nostro residence è molto piccolo, con un’ala separata dal corpo centrale, una piccola fila di appartamentini, ciascuno con un piccolo patio esterno separato da una piccola siepe, in posizione defilata e rialzata rispetto al resto.

Rossella è nervosa e stremata dal viaggio e si butta sul letto per un veloce sonnellino prima di cena, io invece mi faccio un giretto per prendere confidenza col luogo.
Davanti all’albergo c’è una piccola spiaggia attrezzata, ma dall’alto vedo anche un paio di calette poco distanti, sono defilate e sicuramente lì Rossella sarà meno imbarazzata e sfoggerà un topless mostrando le sue belle tettine.
Lei è di solito timida e riservata e non ama farsi vedere mezza nuda in spiaggia.

La sera però le piace indossare capi leggeri senza reggiseno, spesso i suoi bottoncini sono ben visibili sotto le camicette, di solito bianche, così come sono sempre a vista in trasparenza le mutandine.
Spero che la piccola spiaggia che ho visto dall’alto sia ben riparata come sembra, magari ci scappa anche una scopatina all’aperto come piace a me.
Dopo un bel giretto mi metto sulla poltroncina fuori dalla nostra stanza a fumarmi una sigaretta in pace, godendomi il silenzio di pace del posto.

Sento le voci dei nostri vicini, sono italiani, sembrano giovani. Noto che nel loro patio sono appesi ad asciugare dei costumi da bagno, un paio calzoncini da uomo e un bikini molto colorato ma soprattutto molto succinto. Chissà se sono fortunato e ho una bella coppia da guardare, negli ultimi tre anni abbiamo conosciuto solo dei mostri, oltretutto anche noiosi ed antipatici.
Dalla finestra dei vicini non arrivano più voci ma sospiri e mugolii inequivocabili, stanno trombando alla grande, facendo cigolare il letto.

Sento lui che le dice qualcosa ma sono troppo lontano per capire, cerco di avvicinarmi un po’ senza farmi vedere. La tenda è chiusa e non riesco a vedere nulla se non una piccola parte delle loro gambe: sonno sdraiati fianco a fianco.
Ho l’uccello in fiamme: la vacanza promette bene!
Rossella si è svegliata e mi chiama dentro, mentre si prepara per la cena. Dopo una rapida doccia si veste davanti a me, eccitandomi ancora di più, Le racconto che ho sentito scopare i nostri vicini e che sono arrapato.

Mi avvicino a lei palpandola un po’, ma lei si ritrae, ha fame e non ha in mente altro.
Mi rassegno e richiudo a fatica i pantaloni.
Scendiamo al ristorante, piccolo e confortevole, ci sono pochi coperti, i tavoli sono quasi tutti occupati da gruppi di coppie olandesi, tutte di una certa età. Bene! E’ quello che cerchiamo sempre per le nostre vacanze: posti defilati senza troppo casino, niente ragazzi giovani o bambini.

Tranquillità e relax sono garantiti.
Ci accomodiamo ad un tavolo d’angolo da dove abbiamo una visione di tutta la sala e, come di consueto, cominciamo ad osservare e commentare i presenti.
Ridiamo insieme di un paio di matrone vestite super sexy, ma sono sulla settantina e peseranno duecento chili a testa, nonostante tutto fanno le civette con il cameriere più giovane, un ragazzo sui venti anni con la pelle olivastra, un bel fisico atletico e occhi nerissimi.

Lui è a suo agio e sorride amichevolmente a tutte, evidentemente è abituato alle avances.
Faccio notare a Rossella che sta passando sempre molto vicino al nostro tavolo e che ha fermato il suo collega più anziano quando stava per venire da noi a prendere le ordinazioni.
“Hai fatto colpo, hai visto che ha occhi solo per te e ha bloccato il collega?”
“Dai, scemo, ha la metà dei miei anni, figurati se mi guarda, chissà quante belle turiste giovani ha per le mani!”
“Staremo a vedere, scommetto che prima della fine della cena farà il cascamorto!”
“Sei geloso?”
“Sai bene che non lo sono affatto, come ti ho sempre detto in vacanza puoi fare tutto quello che vuoi, basta che non lo faccia di nascosto!”
Mi rivolge un sorriso enigmatico ma non mi risponde.

Però mi fa notare che in cucina c’è una ragazza niente male.
“Più facile che faccia il maialino tu con quella lì che io col cameriere!”
“Potremmo fare un bel quartetto,no?”
“Smettila scemo!”
L’arrivo di una coppia giovane interrompe il nostro discorso.
“Finalmente qualcuno con meno di cento anni!”
Si siedono non lontano da noi, sento che parlano italiano, sono evidentemente i nostri vicini.
Li osservo bene: hanno una trentina di anni, lui è ben messo, lei non è male, forse qualche chiletto di troppo, che però su di lei sta bene, due belle tette prosperose, sotto l’ampia gonna di cotone intuisco un bel culotto, un bel viso aperto e due occhietti vivaci.

Sono entrambi un po’ abbronzati, evidentemente sono qui da qualche giorno.
Infatti il cameriere più giovane si avvicina loro immediatamente e si ferma a parlare con un sorriso a trentadue denti stampato sulla faccia.
Lei ricambia il sorriso e si muove sulla sedia come una civetta.
Quando lui si sposta un poco capisco il perché: la sua ampia scollatura mette in mostra le sue belle tette coperte a malapena da un leggero reggiseno bianco.

Lui spudoratamente tiene gli occhi fissi lì in mezzo, lei sembra apprezzare, mentre il suo ragazzo sembra far finta di niente.
“Visto? Il cameriere ha decisamente di meglio di una vecchietta come me”
Subito viene smentita: il ragazzo viene da noi, ci da il benvenuto, si presenta come Stavros e si dichiara a nostra disposizione per ogni evenienza, sottolineando bene l’”ogni”.
Quando Rossella si complimenta per il suo italiano ci dice che ha studiato in Italia e che lì ha potuto apprezzare le donne italiane, secondo lui molto più sensuali delle greche.

Tutto questo senza staccare gli occhi dal seno di Rossella, che se ne è accorta benissimo e pur arrossendo non fa nulla per sottrarre le sue belle tette agli sguardi arrapati del bel morettone.
Appena si allontana le chiedo se si è eccitata a mostrargli le tette e arrossisce
“Ma sei scemo, figurati se un ragazzo così giovane e carino si mette a guardare proprio le mie tette, con tutte le belle turiste che girano”
Le faccio notare che in tutta la sala non c’è una donna carina quanto lei.

“Uffa, ma sei difficile! L’italiana non ti piace?”
“Beh, non è male, forse un po’ piccoletta per i miei gusti, aspetto di vederla più da vicino e meno vestita”
A fine cena usciamo sulla veranda per fumare una sigaretta e poco dopo ci raggiungono i due italiani.
Si presentano come Christian e Giorgia, sono una bella coppia, lui alto quanto me, lei in piedi è davvero piccoletta, porta con disinvoltura i chiletti di troppo.

Ha un paio di occhiali da vista molto carini, che evidenziano i suoi occhietti furbi.
Lui è un tipo tranquillo, lei non perde tempo a sedersi sulla poltrona di vimini con le gambe sotto di sé, mostrando una discreta parte di coscia.
Parla a mitraglia, si muove in continuazione con le sue tette in continuo movimento.
Chiediamo subito informazioni sulle spiagge qui attorno.
Loro ne hanno già visitata qualcuna, hanno trovato una caletta interessante e per niente frequentata, perché la strada di accesso è sterrata e poco confortevole e abbastanza pericolosa da percorrere col motorino che hanno a disposizione.

Quando dico loro di avere noleggiato una piccola jeep, lui è contento e si offre di farci da guida.
Rossella mi lancia uno sguardo di fuoco, in vacanza non ama socializzare e avere, come le chiama lei, delle “palle al piede”
Intanto all’interno del ristorante le balene olandesi hanno finito di cenare e hanno lasciato libera la sala.
Stavros ci raggiunge fuori e ci suggerisce una bottiglia di retsina gelata per concludere la serata.

Accettiamo volentieri e quando lui torna con un secchiello del ghiaccio, Giorgia con la scusa di ammirare il panorama si appoggia alla balaustra, portando in fuori il suo bel culotto generoso.
Sculetta al ritmo della musica che viene dall’interno del ristorante.
Io e Rossella ci guardiamo sorridendo, di sicuro sta facendo uno spettacolino ad uso e consumo del giovane cameriere.
Un’ improvvisa folata del meltemi le fa svolazzare l’ampia gonna colorata, mostrando a tratti le sue gambe.

Lei ridacchia e finge di abbassarla, aprendola sempre di più.
Non ci giurerei, ma da quanto ho visto non porta le mutandine.
Incuriosito le fisso il culo, Rossella se ne accorge e mi da’ un calcetto sotto il tavolo, indicando Christian.
Il suo sguardo corre tra la sua mogliettina ed il cameriere, che indugia nel servirci il vino per approfittare della visione delle chiappe di Giorgia che fissa spudoratamente.
Si sta toccando con indifferenza il pacco, evidentemente sono una coppia bella assortita, lei una puttanella esibizionista e lui un guardone di prima classe.

Sono convinto che la vacanza ci riserverà delle belle sorprese!
Rossella dice di essere stanca e vuol tornare in camera, prendiamo velocemente accordi per il giorno seguente.
Appena arrivati nella nostra camera Rossella fa il verso a Giorgia: si appoggia alla finestra che dà sul patio e sculetta. :
“Non dirmi che ti ha eccitato lo spettacolino di prima, ma hai visto la cellulite? Ha venti anni meno di me e pesa venti chili in più!”
Lo so che non lo dice con cattiveria, ma solo per provocarmi scherzosamente, decido di stare al gioco.

“Hai ragione, tu sei molto più carina, ma sei anche molto più vestita! Lei mostrava un po’ di più di quanto stai facendo tu!”
“Cosa avrai visto mai, era completamente vestita!”
“Dalla tua posizione non hai visto ma il venticello mostrava parecchio!”
“Io ho visto delle gran cosciotte e anche un filo di cellulite!”
“Beh, io ho visto che non aveva le mutande”
“Che puttanella, scommetto che l’ha fatto apposta per farsi vedere da te!”
“Da me e dal cameriere, per me è una gran porcellina, si capisce da come dimenava il suo bel culetto”
Rossella comincia a dimenare un po’ il suo bel culo.

“Sculettava così?”
“Un po’ di più, ma coi pantaloni non è la stessa cosa!”
Inaspettatamente si abbassa i calzoni alle caviglie.
“Così è meglio?”
“Direi di sì, anche se Giorgia le mutande non le aveva”
“Allora così?”
“Mmmm, me lo stai facendo venire duro”
“Anche Giorgia te l’ha fatto venire duro?”
“Beh, sai com’è, davanti ad un culo non so resistere!”
“Mi pare che tu adesso stai proprio resistendo, te ne stai lì seduto a chiacchierare…”
Accolgo ben volentieri l’invito, tolgo in un sol colpo bermuda e mutande e le mostro l’uccello svettante.

Lei si avvicina al letto, ma la fermo e la riporto verso la finestra appoggiandola al davanzale, lei mi asseconda sporgendo il suo culone nudo verso di me.
Mi avvicino e lo appoggio.
“Sentilo, solo tu me lo fai diventare così duro”
Non dice nulla e porta la mano dietro la schiena per afferrarmelo.
Mi dà un paio di colpi veloci con la mano e poi lo indirizza verso la sua patatina.

Entro facilmente tanto è bagnata.
“Mmmm, c’è un lago qua sotto, non dirmi che è tutto merito mio, non sarà che il bel cameriere moro ti ha fatto venire cattivi pensieri?”
“No, ma la situazione è stata interessante, Christian felice di mostrare a tutti la sua mogliettina infoiata, voi maschietti con la lingua di fuori, lei che si godeva i vostri sguardi da maiali…”
“E tu eri gelosa!”
“Ma va là, gelosa di una così mai e poi mai, ma adesso taci e scopami”
Appoggia la testa sulle braccia e comincia a dimenarsi.

Le tende sono sottili ma non abbastanza e le apro, lei se ne accorge.
“Che stai facendo?”
“Ti metto in mostra, magari passa il tuo Stavros e si fa una bella sega”
“Smettila scemo!”
Anche io sono piuttosto arrapato da quanto successo e a fatica riesco ad aspettare l’orgasmo di Rossella prima di venirle dentro.
Resto appoggiato ansante alla sua schiena e quando il respiro si regolarizza le sussurro in un orecchio:
“Solo tu mi fai godere così, ma se vuoi posso farlo anche con Giorgia, tanto Christian ne sarebbe solo felice!”
“Non cominciare a fare il porco, stiamo a vedere cosa succede”
Si alza le mutandine senza lavarsi, a volte le piace tenersi dentro la mia sborra dopo avere scopato, e si stende sul letto appisolandosi subito.

Esco sulla veranda a fumare una sigaretta.
E’ buio e non c’è in giro nessuno per cui non sto a vestirmi e resto nudo..
Poco dopo si apre la porta dei vicini: è Christian che mi vede e mi fa un cenno con la mano.
Si avvicina al muretto che separa le nostre verande.
“Ciao, ti va una birra fresca?”
“Magari, siamo arrivati tardi e non siamo riusciti a fare la spesa”
Ritorna poco dopo e mi invita a raggiungerlo.

Gli faccio notare che sono nudo ma dice di fregarmene.
Stiamo parlando del più e del meno quando lui di punto in bianco mi chiede:
“Secondo te Giorgia mi tradisce?”
Mi va di traverso la birra.
“Che stai dicendo?”
“Beh, l’hai vista stasera, ha fatto vedere le tette a tutti”
“Se è per questo non solo le tette”
“Già, ho visto!”
“E a te non dà fastidio?”
“Non lo so, mi piace l’idea che altri uomini la trovino attraente, anche a casa fa sempre la civetta.

Le hai visto anche tu le tette? Ti piacciono? E le sue gambe?”
Mentre lo dice si tocca il pacco, capisco che la cosa lo eccita e decido di non mentire.
“Certo che mi piacciono le sue tette, ti dirò che anche il culo non è niente male, anzi”
“Come lo sai?”
“Non dirmi che non ti sei accorto di come ha lasciato che la gonna le se alzasse per il vento!”
“Ho visto, ma non so quanto hai visto tu!”
“Ho potuto dare solo un’occhiata, quanto basta per capire che non aveva le mutandine”
“Quando è eccitata e vuole fare la zoccoletta non le mette mai.

L’hai visto bene?”
“No, solo di sfuggita”
”Ti piacerebbe vederlo meglio?”
“Certo che sì!”
“Aspetta”
Entra in camera, apre le tende e accende l’ abat-jour prima di uscire di nuovo.
“Vieni”
Mi fa accostare alla finestra.
Giorgia è sul letto, stesa su un fianco, coperta solo parzialmente dal lenzuolo.
Vista la situazione decido di osare.
“Scusa, ma quel lenzuolo…”
“Hai ragione, aspetta”
Rientra e piano piano la scopre totalmente.
Ora la posso vedere per bene: le cosce abbondanti, il bel culo e soprattutto due magnifiche tette.

Non vedo la sua passera, chiedo a lui com’è.
“Per il mare l’ha rasata quasi tutta, ha solo una striscia in mezzo. Dimmi ti piace? Ti eccita? La vorresti scopare?”
“Certo, è molto eccitante e me la scoperei davvero con molto gusto!”
“Vuoi entrare?”
“No, grazie. Ho avuto una giornata pesante e ho appena finito di scopare con mia moglie.
Tanto abbiamo tutta una settimana, no?”
Dopo un’ultima occhiata alla bella Giorgia lo saluto e torno nella mia camera.

Lui si deve essere parecchio infoiato perché pochi minuti dopo sento ancora il letto cigolare.
La mattina seguente mi alzo come al solito prima di Rossella e scendo al bar per un caffè.
Giorgia è lì da sola. Resto a guardarla mentre fa la civetta con il solito cameriere.
Indossa un pareo colorato e trasparente che non nasconde minimamente il costume succinto e le sue forme generose. Ha le gambe accavallate in modo sapiente per mostrare le cosce.

Non appena si accorge della mia presenza mi saluta con la mano e mi invita al suo tavolo.
Si alza per darmi due baci sulle guance mentre cinguetta un chiaro “Buongiorno!”
Approfitto per appoggiare una mano sui suoi fianchi, morbidi e voluttuosi.
“Anche tu mattiniero vedo”
Mentre ci sediamo le chiedo del marito.
“Dorme ancora il pigrone. E’ stanco morto, sai ieri ha voluto fare l’amore due volte”
“Lo dici come se ti dispiacesse!”
“Ma no, è solo che dopo tanti anni è diventato un po’ noioso!”
Mi dice strizzando un occhio.

“Noioso lui o noioso farci sesso?”
“No, lui no. E’ solo che a volte mi piacerebbe proprio cambiare minestra”
Ricordando le parole di Christian della sera prima le chiedo se abbia già provato minestre differenti.
“Niente di che, sai sul lavoro le occasioni capitano, ma c’è sempre troppa gente in giro. Nulla più di qualche toccatine fugace e poco di più”
“Cosa intendi per poco di più”
Finge di essere imbarazzata, ma si vede benissimo che non lo è affatto.

“Dai, mi fai vergognare”
“Vediamo, mani sotto la gonna? Dentro le mutandine? O solo nella camicetta?”
“Beh, qualche volta è capitato”
“E tu, qualche palpatina l’hai restituita?”
“Solo qualcuna”
“Dai, non fare la ritrosa! Hai toccato qualche bel pisellone o no?”
“Solo qualcuno”
“Cavoli, mi sembra di estorcere una confessione! Racconta senza farti strappare le parole di bocca!”
“Beh, qualcuno non l’ho solo toccato”
“Cioè?”
“Dai mi vergogno troppo”
“Mi stai dicendo che ti fai toccare le tette e la patata da mezzo mondo, che hai succhiato l’uccello a metà dei tuoi colleghi e poi dici che ti vergogni? Ma lo sai che sei strana!”
“Non essere volgare! Non l’ho fatta toccare a mezzo mondo, solo a qualche collega…beh, anche a mio cognato a dire il vero!”
“Però, pure il cognato!”
“Sai com’è, ci vediamo spesso, mia sorella ha un bimbo piccolo e lui si lamenta che da quando è nato non vuole più fare sesso ed è sempre arrapato.

Ha cominciato a darmi qualche palpatina scherzosa, poi una cosa tira l’altra e…”
“…e ci sei andata a letto?”
“Solo un paio di volte, perlopiù ci tocchiamo a vicenda, il tempo è sempre poco e il rischio è alto”
“Vi toccate a vicenda significa che glielo succhi,vero?”
“Sì, di solito sì”
“Beato lui!”
“Mi trovi attraente?”
“Direi proprio di sì”
“Non mi trovi troppo grassa?”
“Non sei grassa, sei voluttuosamente formosa”
“Il mio culo non è troppo grande?”
“Direi proprio di no”
“Dici così perché non mi hai ancora vista in costume”
“Lascia stare, ti ho vista per bene, proprio ieri sera mentre dormivi”
Questa volta arrossisce per davvero.

“Ci hai spiati?”
“Solo un pochino, avevate la finestra aperta e ho dato solo un’occhiatina veloce”
“Sei un porco!”
“Sì, lo sono. Ti spiace che ti abbia spiata?”
”Sì, non mi piace essere guardata di nascosto, soprattutto se lo fa un bel ragazzo come te. Basta che tu lo chieda se vuoi vedere di più”
Mentre lo dice si china verso di me mostrandomi per bene le sue tette.
“Ti piacciono? Le vorresti toccare?”
Il suo sguardo è un misto di malizia e libidine, per cui sto al gioco.

“Certo che mi piacerebbe toccarle, ma non qui e adesso. Stai tranquilla che presto lo farò e non sarà la sola cosa di te che toccherò”
“E le mie gambe ti piacciono? Non sono un po’ troppo grosse?”
“Quelle le ho viste bene, visto che da quando siamo qua non fai altro che accavallarle per mostrarle.
Direi che non sono le gambe più snelle che abbia mai visto, ma sono come tutto il resto, sexy e invitante…e decisamente arrapante”
“Stai dicendo che ti piacerebbe venire a letto con me?”
“Non sto dicendo che lo vorrei fare, ma che lo farò!”
“Wow, sei molto sicuro di te, mi piacciono gli uomini così decisi!”
“E a me piacciono le ragazze maialine come te!”
L’arrivo di Christian ci interrompe.

Lei non fa una piega per ricomporsi, anzi, approfitta del suo arrivo per sollevare ancor più il pareo allargando le gambe davanti a me.
Non ci giurerei, ma scommetto che i suoi slip sono un po’ bagnati lì davanti.
Lui senza essere visto mi sorride e mi strizza l’occhio.
“Bravi, state facendo amicizia?”
“Sì, Giorgia mi stava raccontando del suo lavoro e di quanto siano simpatici i suoi colleghi”
“Che dici, tu e Rossella venite alla nostra spiaggetta?”
“Boh, deve ancora alzarsi, fate colazione che vado a chiamarla”
In camera trovo Rossella già vestita da mare che sta preparando la borsa con la solita quantità industriale di creme.

“Al bar ho trovato Christian, chiede se vogliamo andare con loro”
“Uffa, lo sai che voglio stare tranquilla al mare! Tu lo fai solo per goderti la puttanella”
“Ma figurati! E’ il nostro primo giorno e non conosciamo la zona, ci facciamo un giro e se loro si rivelano dei mattoni li molliamo per il resto della settimana”
“Basta che non esageri a fare lo scemo con quella là!”
“Sarai mica diventata gelosa, adesso?”
Non mi risponde, ma mi manda bonariamente a quel paese.

Dopo una veloce colazione montiamo tutti sul Suzuki che ho noleggiato per la settimana, Rossella ovviamente sta davanti perché soffre la macchina.
Sono tutti e due appoggiati ai nostri sedili, Christian concentrato ad indicarmi la strada le a parlare con Rossella.
Lui mi batte sulla spalla e con un cenno della testa mi indica la scollatura della moglie.
Messa così il pareo si apre e scopre le belle tette prosperose.

Lui mi strizza l’occhio ammiccando.
Mi chiedo se lui sia solo eccitato all’idea di mostrare le grazie della sua mogliettina o se sarebbe anche davvero disposto a farmela scopare.
Sicuramente l’idea di vedere fino a che punto è zoccola è intrigante, se penso poi a lui che la offre spudoratamente mi viene duro in un baleno.
Finalmente mi indica una stretta strada sterrata che scende verso il mare.
“Sei sicuro? Mi sembra stretta e impervia, l’importante è che poi si riesca a fare manovra”
“Fidati, in moto è quasi impossibile, ma arriviamo direttamente sulla spiaggia e lì puoi tranquillamente girare”
Mi avventuro con prudenza, sono anni che non faccio fuoristrada sul serio.

Arrivo in fondo sudato, ma appena vedo il posto capisco che ne è valsa decisamente la pena.
E’ una caletta riparata dal vento, le rocce incombenti forniscono un riparo naturale, una striscia di sabbia bianca lunga non più di trenta metri, l’acqua azzurra e trasparente.
Rossella mi guarda con un certo disappunto, sicuramente preferiva fossimo soli, a lei piace fare l’amore sulle spiagge deserte.
Giorgia saltella felice: “Non è un posto magnifico? Possiamo fare ciò che ci pare!”
Lascia che Christian scarichi la macchina e si toglie immediatamente il pareo, restando coperta solo dal minuscolo bikini.

La guardo per benino, decisamente il costume è di un paio di taglie troppo piccolo per contenere tutto quel ben di dio, le tette trabordano da tutte le parti, le chiappe sono praticamente tutte scoperte. E’ decisamente pienotta ma sembra non farci caso da come esibisce con naturalezza anche un principio di cellulite.
Lascio che piazzino per primi ombrellone e spugne, per poi sistemarmi il più lontano possibile, almeno per quanto consentano le dimensioni della spiaggia.

“Scusate, ma mi metto qua, così se dopo faccio un pisolino non rompete le palle”
Loro si buttano subito in acqua, Rossella inizia il rito della crema. Come al solito ne ha almeno cinque tipi diversi.
Si sdraia per farsi spalmare la schiena, slaccia il reggiseno senza toglierlo.
Poi mi dice, guardando i due:
“Sbaglio o quella lì è un po’ svampita?”
“Ma no, è giovane ed estroversa!”
“Estroversa mi sembra riduttivo, la definirei esibizionista”
“Le piace farsi guardare, le piace il suo corpo e lo mostra con piacere”
“Beh, lui non dice niente? Il cameriere ieri sera aveva la lingua penzoloni mentre le guardava le tette!”
Decido di raccontarle quello che è accaduto ieri sera, di come me l’ha mostrata e anche che mi ha chiesto se la volessi scopare.

“Sei uno stronzo! Ecco perché sei venuto qui con loro, per scoparti la puttanella! Togliti dalla testa di coinvolgermi in qualche maialata con quei due lì, se vuoi scopati pure la ninfomane, ma scordati che mi faccia scopare da quello lì”
Cerco di calmarla spiegandole che se avessi voluto scopare Giorgia sarebbe bastato accettare l’invito del marito, che ho acconsentito solo perché sapevo che la spiaggia sarebbe stata fantastica, ma nulla da fare.

E’ incavolata nera e si stende al sole.
Intanto i due stanno uscendo dall’acqua. Il costume bagnato di Giorgia è diventato trasparente e mostra quel poco che copre: si vedono i due bei cappezzoloni e la striscia di pelo scuro.
Mentre si asciuga i capelli le scappa una tetta, lei se ne accorge e ridacchia senza tentare di nasconderla.
Poi si stende sull’ asciugamano chiedendo a Christian di metterle la crema.

Lui risponde fissandomi negli occhi:
“Sai che odio le mani impiastricciate, perché non lo chiedi a Stefano?”
Io ho il pisello duro come un sasso, ma so che se mi avvicinassi a lei prima che Rossella abbia sbollito la rabbia sarebbero cavoli amari, così declino l’invito.
Lui ha un’espressione delusa e si rassegna a spalmarle la crema.
Le slaccia il reggiseno e cerca di convincerla a togliere le mutandine, ma lei si rifiuta.

Inizia dalle spalle e scende velocemente al culo, impastandole le chiappe. Sta facendo di tutto per esibirla il più possibile, le allarga le gambe, le sposta il costume.
La scena è eccitante, non c’è che dire, ma non posso permettermi di sextenare Rossella il primo giorno di vacanza. Così, a malincuore fingo di leggere un libro, mentre lui è sempre più intristito.
Evidentemente aveva fantasticato di iniziare un’orgia appena arrivati.
La scenetta va avanti parecchio, lei fa finta di niente ma collabora al punto di girarsi sempre più verso di me a cosce larghe.

Visto che non mi decido a far nulla Christian le mette una mano tra le cosce e inizia a masturbarla.
Lei inizia a mugolare sempre più forte, certamente sta godendo, ma sono sicuro che enfatizza apposta per farsi sentire da me.
Li lascio fare, poi mi addormento immerso in sogni davvero sconci.
Quando mi sveglio Rossella non è accanto a me, si è messa a fianco di Giorgia e stanno chiacchierando.

Non vedo Christian, ma non vedo nemmeno la sua attrezzatura da sub e deduco si a fare snorkeling.
Rossella si accorge che mi sono svegliato e mi invita a raggiungerle.
Mi siedo sulla sabbia al loro fianco. Giorgia ha rimesso le mutandine ma non il reggiseno.
Scherzando chiedo a Rossella se non si sente fuori posto a tenersi addosso il costume.
Lei mi guarda storto ma so bene che non sa resistere alle sfide e si leva il pezzo sopra del bikini lasciando libere le sue tette ancora magnifiche nonostante l’età.

Mi chiede di portarle la crema che usa per le parti più sensibili che inizia a spalmarsi delicatamente.
Il mio sguardo passa dalle sue tette massaggiate a quelle molto più grosse di Giorgia mollemente adagiate sul suo petto.
Devo dire che la scena mi arrapa molto più dell’esibizione di prima e inizio fantasticare su un bel numero a tre.
Quando Rossella chiude il flacone Giorgia le fa notare che ha lasciato uno sbuffo di crema a lato di una seno e allunga una mano per spalmarlo meglio.

Stranamente mia moglie la lascia fare, di solito non le piace il contatto con sconosciuti.
Giorgia lo fa con una lentezza esasperante e Rossella si appoggia all’indietro per favorirla.
Ha gli occhi socchiusi e un sorrisetto sul volto.
So che ha in mente qualcosa, ma so anche che la mia presenza potrebbe darle fastidio, così mi alzo dicendo loro che mi faccio un bagnetto.
Nuoto fino allo scoglio al lato della caletta e nascosto dal grosso masso vedo che Rossella si è sdraiata a pancia in giù e che si sta facendo massaggiare la schiena.

Giorgia lo fa in modo energico, facendo ballonzolare le sue grosse poppe in modo ipnotizzante.
Indugia a lungo sul culo di Rossella che sembra decisamente gradire da come tiene le gambe larghe e rotea lentamente il bacino.
Prevedo una bella scenetta e il mio uccello sotto l’ acqua non sta nel costume.
Come nelle fantasie più comuni Giorgia sta massaggiando l’ interno delle cosce di mia moglie, sempre più vicino alla sua passera.

Da questa distanza non riesco a vedere, ma sono convinto che in quella posizione buona parte di lei è certamente sfuggita agli slip ed è alla mercé di Giorgia.
All’improvviso però Rossella chiude le gambe e si mette seduta, parlando fitto fitto con la ragazza.
Le dà un bacio sulla guancia e poi si sdraiano entrambe al sole.
Aspetto che il mio uccello deluso quanto me si rilassi ed esco dall’acqua, tornando al mio posto.

Rossella mi guarda ma non si avvicina se non dopo il ritorno di Christian.
La vedo pensierosa e le chiedo se va tutto bene.
Nega, ma la conosco troppo bene e capisco che è nervosa perché qualcosa la disturba.
So che è inutile che la forzi sarà lei a parlarne quando sarà il momento.
Infatti poco dopo comincia.
“Ti devo dire una cosa…”
Alzo gli occhi dal libro e la guardo senza dire una parola.

“Hai visto che Giorgia mi ha toccato il seno…”
”Beh, non esattamente toccato, ti ha solo messo la crema…”
“Dai, hai visto bene che me l’ha spalmata per benino…”
“…e quindi?”
“Quando sei andato a fare il bagno si è offerta di mettermela anche sulla schiena e di farmi un massaggio…”
“Bene, innanzitutto ti piacciono i massaggi, poi sai che io odio sporcarmi le mani con la crema, ben venga se qualcuno lo fa al mio posto”
“Beh, ad un certo punto ho capito che stava andando un po’ oltre il semplice massaggio, ha smesso di parlare quando ha iniziato a massaggiarmi il fondoschiena, poi è scesa alle cosce mettendosi a cavallo della mia gamba.

Ha cominciato a sfregarsi su di me, ho sentito benissimo che era bagnata là sotto”
“Là sotto…in Australia?”
“Scemo! Ha cominciato a palparmi l’interno delle cosce sempre più in alto fino a sfiorarmi la passerina”
“Mmmm, la cosa si fa interessante! Ti è piaciuto?”
“Sì, molto. È proprio questo il problema!”
“Perché problema? Sai come la penso, in vacanza tutto è concesso, basta che non lo fai di nascosto, quante volte te lo devo ripetere?”
“Non è quello, lo sai bene, è solo che dopo la storia con Joli…”
Ecco, finalmente dopo un paio di mesi risalta fuori l’argomento che sembrava tabù.

La sparizione di Joli dopo il weekend sul lago ha sconvolto Rossella che non ne ha mai più voluto parlare.
“Beh, il fatto che ci sei rimasta male una volta non significa che debba capitare ogni volta! Basta che mantieni le cose sul piano giusto, se ti va di scopare Giorgia fallo e non pensarci basta che non ti faccia coinvolgere dai sentimenti!”
“Tu sai quanto ho sofferto per colpa di Joli, avevo perso la testa per lei e poi da un giorno all’altro è sparita.

Chissà cosa sarà successo…”
”Avrà trovato qualcosa o qualcuno che le interessa di più, oppure semplicemente non era quello che voleva far credere! Lascia perdere, inutile rovinarsi la vita, accetta il fatto di essere stata usata da lei. Dimmi piuttosto, la Giorgia ti intriga? Non mi sembra esattamente il tuo tipo, non è un po’ troppo piccola e cicciotella per i tuoi gusti?”
“Boh, mi intriga il fatto che sia così puttanella, prima mi ha raccontato di avere fatto sesso una sola volta con una sua amica e che le è rimasta la voglia.

Credo che in realtà sotto sotto sia un po’ ingenua. Mi piace l’idea di capire fino a dove arriverebbe veramente! Ma davvero lui te l’ha mostrata per bene e ti ha chiesto di scoparla?”
“Certo, credo che siano entrambi due bei porcellini!”
“E tu te la scoperesti?”
“Perché no? La trovo intrigante anche io, poi sono curioso di vedere fino a che punto arriverebbe davvero suo marito. Che ne pensi di lui?”
“Mah, bel fisico, sembra simpatico ma non so perché ma non mi attizza sessualmente”
”Questo potrebbe essere un problema, non sono sicuro che accetti di restare in disparte mentre ci scopiamo sua moglie!”
“Vabbé, inutile stare a pensarci, lasciamo andare le cose e vediamo che succede, sai che non mi piace programmare”
“Già, anche se non ti nascondo che mi piacerebbe avervi tutte e due nel mio letto!”
“Non avevo dubbi, visto quello che hai nel costume!”
“Come pretendi che non mi venga duro al pensiero??”
“Fammi sentire quanto è davvero duro”
Con aria maliziosa allunga una mano tra le mie gambe e mi tocca da sopra il costume.

“Vuoi fare uno spettacolino anche tu?”
Non aspetto la risposta e con un solo movimento mi levo il bermuda restando con l’uccello svettante.
La mossa non sfugge a Giorgia, che rotola sulla pancia per mettersi in una posizione dalla quale ha una visione migliore.
Rossella me lo prende in mano e comincia una lenta sega, mentre io mi metto comodo, sdraiato sulla schiena.
In questo modo non ci sono dubbi su cosa mi stia facendo e offriamo una chiara visione ai due vicini del mio uccello e della sua mano che va su e giù pigramente lungo tutta la sua lunghezza.

Giorgia dice qualcosa a Christian che si inginocchia dietro di lei e le mette una mano tra le gambe da dietro mentre infila l’altra nel costume tenendo gli occhi fissi su di noi.
Sono molto eccitato dalla situazione e chiedo a Rossella di venirmi sopra ma lei esita.
“Non esagerare, non mi va di farmi vedere scopare”
“Spiegami la differenza tra quello che stai facendo e scopare!”
Intanto Giorgia ha alzato il suo bel culone abbassando il costume del marito e si sta facendo scopare da dietro.

“Guarda un po’, c’è qualcuno che non si fa certo i tuoi problemi!”
Rossella guarda nella loro direzione e con un forte sospiro mi balza a cavalcioni, si sposta il costume di lato e aiutandomi con la mano si infila dentro il mio pisello.
Inizia a cavalcarmi velocemente, lo sguardo fisso verso i nostri due nuovi amici.
La situazione mi eccita da morire e, complice la mezza sega che mi sono fatto in acqua poco prima, sento l’orgasmo che mi sale.

Fermo Rossella tenendola per i fianchi e le dico di rallentare se non vuole che finisca troppo in fretta.
Lei si porta la mano dentro il costume toccandosi il clitoride.
“Sto per venire anche io, resisti che vengo”
Riesco a tener duro ancora pochi secondi, poi comincio a spruzzarla.
Veniamo insieme con un bell’orgasmo intenso e travolgente, subito anche i due fanno rumorosamente capire di avere goduto.
Restiamo tutti e quattro immobili a goderci il momento, scambiandoci sorrisi soddisfatti.

Dico a Rossella quanto mi è piaciuto farmi guardare da loro e lei si dichiara assolutamente d’accordo.
“E se si fossero avvicinati?”
“Mi sarei eccitata ancora di più!”
“Bene, lo terrò presente per la prossima occasione!”
Sono soddisfatto della piega che ha preso la nostra vacanza…ed è solo il primo giorno!
(continua…).

Vent’anni

Avevo vent’anni:non lascerò dire a nessuno che è l’età più bella della vita. Una cosa però la dirò e la lascerò dire: vent’anni è l’età in cui il cazzo si addrizza per un soffio d’aria, magari provocato dalle gonne di una ragazza, o addirittura per mezzo pensiero, per l’idea di una bocca o di una tetta.
Era scoppiata un’estate travolgente: le giornate bruciavano, e le voglie con loro. era scoppiata anche una moda femminile, altrettanto, ma diversamente, travolgente: morbidi abiti di lino bianco, semitrasparenti; a coprire, poco, succinta biancheria nera.

Un trionfo, un trionfo. Di tette strizzate, di culi triangolati da perizomi, di strisce nere sotto il bianco.
Ero all’università, e c’era da impazzire. Un’altra cosa dirò e lascerò dire: a vent’anni, le femmine umane sono le creature più meravigliose che il pianeta ospiti.
C’era una Nicoletta, lasciate che ve la descriva.
Statura media, una massa di capelli neri e crespi, la carnagione scura e, piantati sul viso, due incredibili occhi azzurri.

Si abbronzava subito, e gli occhi erano sempre più azzurri. Labbra piene, grandi, naturalmente segnate da solchi. Nasino all’insù.
Il corpo:un’esplosione ferma. Due tette come due colline, tonde, sode; le cosce e il culo erano capolavori.
Mi piaceva, piaceva a tanti. Parlavamo, non facevo nulla per nasconderle l’eccitazione provocata dal suo corpo; lei vedeva, sorrideva.
Un tardo pomeriggio, potevano essere le sette, fuori il sole splendeva glorioso, eravamo rimasti solo noi in biblioteca.

seduti vicini.
lei si accosta per chiedermi una cosa, e con i ricci mi sfrega ripetutamente la guancia.
Avevo vent’anni, bei tempi: un’erezione immediata, incontenibile, evidente sotto i pantaloni leggeri. Lei si accosta ancora, mi tocca la coscia con la sua: sempre più duro.
Nel corridoio non c’era nessuno: arriviamo al bagno, deserto.
Sono passati molti anni, un po’ ricordo, un po’ ricostruisco, scrivere purtroppo vuol dire anche, sempre, immaginare, inventare, contare balle.

Lei si inginocchia e si slaccia la camicetta, io libero il cazzo ormai marmoreo davanti al suo viso. Me lo prende prima fra le labbra, poi in bocca, piano, bagnandolo di saliva: un massaggio delicato con la lingua intorno alla cappella, e con le mani mi carezza le cosce, poi con una passa alle palle, gonfie fino a far male.
Quando il cazzo è semicoperto dalla sua saliva, lo tiro fuori e glielo metto tra le tette, senza togliere il reggiseno: poi le stringo con le mani e comincio a muovermi lì in mezzo, paradiso, valle dell’Eden.

Abbiamo poco tempo, a minuti passeranno a chiudere i bagni, li hanno già puliti.
Lei sa che il suo corpo fantastico mi farà venire in pochi minuti, e decide di assecondarmi,tira giù il reggiseno, si strofina il cazzo sui capezzoli, prima uno, poi l’altro, lo lecca e lo succhia ancora… quando lo rimette fra le tette sborro come una fontana, come un vulcano… sul suo mento, sul suo collo… lei continua a massaggiarmi mentre lo sperma le scende sulle tette…
Nicoletta, dovunque tu sia, sappi che quella scena, reale o immaginaria, vissuta o scritta, è fissa, come una pietra preziosa, nella mia memoria.

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Al mare dalla cugina adottata (storia vera)

Ciao a tutti,
era un po che non scrivevo e vista l’insistenza con cui mi hanno scritto diverse persone (ovviamente grazie dei complimenti, sempre molto apprezzati), ho deciso di condividere con voi una storia realmente accaduta quando come ogni estate mi recavo in vacanza in romagna.
Ad oggi io ho 24 anni, e la storia è di dieci anni fa circa, e mia cugina è mia coetanea (ragazza di origini ucraine, adottata dai miei zii quando ancora era molto piccola, e cha sempre vissuto in Italia).

Come dicevo, ogni anno, da Giugno ad Agosto ero solito passare con mia nonna e mia sorella, molto più piccola, le vacanze estive in Romagna, dove vivono i miei zii.
Durante tutta la stagione ovviamente i miei zii lavorando lasciavano mia cugina con noi tutto il giorno, e a volte se voleva anche la sera per uscire insieme andare in spiaggia ecc..
Lei biondissima, occhi azzurro ghiaccio, pelle molto chiara che ovviamente al sole diventava dorata, e due tette che per l’età erano già parecchio abbondanti, giurerei una terza.

Capirete anche voi che a quell’età, per me era già difficile non eiaculare al solo pensiero di averla vicino per tre mesi.

Veniamo a noi, dopo un mesetto passato tra abbracci e carezze innocue, più che altro scherzi l’evento che cambiò la mia estate, o almeno una parte di essa.
Venerdì pomeriggio in spiaggia decidiamo che la sera saremmo andati in una discoteca poco lontano per passare la serata, ovviamente io e lei soltanto, con l’aggiunta teorica di un gruppo di amici e amiche (che non si presentarono mai).

“posso farmi vero la doccia in albergo da voi?ho anche già il cambio per stasera con me” chiede lei, e cosa le vuoi rispondere, certo che si, era una cosa naturale.
Rientriamo dalla spiaggia e mentre io guardavo la tv, non potei fare a meno di notare che la porta del bagno dove si stava cambiando mia cugina aveva la classica serratura da “spionaggio”, così mi fiondo allo spioncino e inizio a spiarla.

Ero in estasi, visuale perfetta, lei di schiena leggermente piegata in avanti mentre cercava difetti nel suo viso che non esistevano,
potevo vedere il suo culetto perfetto e anche un po di fighetta con pochissimo pelo biondo.
Si accarezzava ricalcando le sue forme incredibilmente sexy passando dal seno ai fianchi come in un ballo hot.
Io stavo impazzendo, e mentre lei era intenta ad entrare nella doccia arrivò mia nonna… azzz.. mi lancio sul letto e classica faccia da finta di niente.

Finita li? Ovviamente no..
Serata a ballare, come detto io e lei, soli, un po di alcol, lei che regge molto poco, io non meglio, e succede.. mi prende in mezzo alla pista e mi bacia intensamente, la più bella limonata adolescenziale della mia vita, era ciò che in quel momento più desideravo.
Ci tocchiamo, ci vogliamo.
Usciamo dalla discoteca, ci dirigiamo verso la spiaggia, soli, sulla sabbia, nascosti dietro una cabina porta sdraio.

Le sollevo il vestitino e inizio a toccarla da sopra le mutandine, è bagnata fradicia, io sono duro come il marmo e se ne accorge toccandomi da sopra i pantaloni.
In un attimo sono col cazzo al vento, mentre me lo accarezza, lo stringe forte e inizia una lenta sega, mentre io continuo con il mio massaggio sempre più deciso, tra le sue cosce, azzardando un dito tutto dentro di lei che ansima.

mi blocca e mi fa appoggiare al gabbiotto, si inchina e inizia un gran pompino, senza mani, solo con la lingua e la bocca,
io so che non resisterò tanto in quella condizione, cosi prima di venire voglio contraccambiare, dando per la prima volta nella mia vita una leccata di figa, che non scorderò mai, per il sapore, per il profumo che emanava, avrei voluto leccarla ore intere, ma
come me anche lei stava arrivando, e così uno vicino all’altro ci continuiamo a toccare finchè non veniamo praticamente insieme, io sulle sue mani e lei sulle mie.

E’ stato veloce, è stato frenetico, inesperto, ma è stato uno degli episodi più belli della mia vita sessuale.
Ovviamente non è finita qui, ma questa è tutta un altra storia (sempre vera ovviamente)

Alla prossima se volete…

come una tempesta parte 3

Arrivammo per primi, la temperatura era abbastanza più alta, benchè l’inverso stesse per finire, comunque al mio paese ancora non superavamo i 10 gradi, qui eravamo intorno ai 20, probabilmente anche dovuto alla bella giornata di sole che trovammo. decidemmo di aspettare gli altri prima di entrare in reception e pagare. Parcheggiammo la macchina, lasciai giù la giacca, ci dirigemmo verso il lungo mare. L’aria profumava di primavera, sembrava esser di colpo arrivata, qui vi erano alberi in fiore e si poteva facilmente respirare il profumo dei fiori dell’osmarea già sbocciati e il cielo era completamente azzurro, non vi era una nuvola sopra di noi.

Raggiungemmo il mare, mi affacciai alla balconata e mi persi con lo sguardo verso l’orizzonte, respirando a pieni polmoni il meraviglioso profumo del mare. Ci movemmo poche decine di metri man mano scendendo verso la spiaggia e ci fermammo ad un bar dove consumammo la nostra colazione e camminammo verso il bagnasciuga. Salii sugli scogli e mi spinsi fino in fondo dove decisi di perdermi per un’altra manciata di secondi a osservare il panorama.

Ricevettimo la chiamata degli altri ragazzi che erano ormai prossimi all’arrivo, così tornammo verso il campeggio. Arrivarono prima loro di noi e fui sorpreso nel vedere che anche Katy fosse li. Katy ed io, ora, siamo solo amici ma l’anno scorso uscimmo insieme e scopammo per qualche settimana. Ricordo ancora la prima volta che la vidi, ci conoscemmo alla festa a casa di Eric dove lei indossava quei leggins neri piuttosto leggeri, attraverso i quali era facile vedere la mutandina bianca che vi era sotto.

Arrivai alla festa che già avevo bevuto un paio di birre, non ero brillo ma l’alcol cominciava a mettermi il sorriso e levarmi i freni. Entrai e la vidi, ci scambiammo subito un occhiata, stava li nell’angolo con la sua amica Irene quella gran vacca. AVrei voluto scoparla ma cambiai idea quando i ragazzi della squadra di rugby mi dissero che a dispetto dei pompini che faceva aveva non era un granchè a letto.

Andai da Eric per salutarlo e stappammo un’altra bottiglia di birra, nel frattempo continuavamo a scambiarci occhiate ed entrambi continuavamo a bere. Comunque a fine serata uscii a fumare e la trovai seduta sulle scale che fumava uno spinello e sorseggiava la sua birra di tanto in tanto. Tentai un approccio con lei che mi portò nella camera da letto del fratello di Eric e dopo averle bucato i pantacollant e aver giocato e mordicchiato la sua passera per una decina di minuti riempii quella piccola boccuccia col mio uccello.

Scopammo e venni, anche se a fatica a causa delle birre che avevo in corpo. Ci scambiammo i numeri e uscimmo qualche settimana poi mi stufai e chiudemmo la nostra avventura. Mi pareva ingrassata di qualche chiletto, ma ancora molto bella. Insieme a lei c’erano altri ragazzi che conoscevo solo di vista. Entrammo, pagammo ed il resto della giornata passò a montando tutte le tende, sistemando la roba ed infine ci rilassammo sulle sdraio.

Katy mi raggiunge si sedette sulla mia sdraio e spendemmo qualche minuto a parlare. Avevo il sole in faccia facevo fatica a guardarla in faccia, mi spostai. Il suo viso era quello di sempre, lineamenti molti fini, occhi da cerbiatto e quella boccuccia piccola dalle labbra sottili. Ammetto che man mano che parlavamo e la guardavo mi balenava sempre più l’idea in testa di scoparla un’altra volta. La sera mangiammo tutti insieme e finalmente l’ultimo gruppo di ragazzi arrivò.

vidi Katy andare verso le docce con l’asciugamano, presi la mia roba e la seguii. Una doccia era ciò che ci voleva ed allo stesso tempo speravo che qualcosa potesse succedere, avevo una gran voglia di scopare e l’alternativa sarebbe stata una sega sotto la doccia. Mi vide poco prima di entrare e mi sorrise, peferii non rischiare di creare situazioni imbarazzanti ed entrai nelle docce dei maschi. Mi segai pensando a lei, rimasi sotto l’acqua una decina di minuti e tornai verso la tenda.

Mi diressi subito a letto ma benchè fossi stanco non riuscivo a prender sonno, finchè dopo una ventina di minuti crollai. Mi svegliai piuttosto presto e ebbi il piacere di rivedere pure Ellen ultima arrivata, questa mattina. Bionda occhi castani, poco seno ma bellissimo fondo schiena, era la secchiona del corso di lettere. Anche la seconda giornata passò e nel tardo pomeriggio preparammo tutto per la grande cena e verso il termine di essa venne proposto un gioco con l’alcool a cui parteciparono tutti con molto entusiasmo.

ci spingemmo un po oltre e quando ormai tutti o quasi eravamo belli ubriachi interrompemmo il gioco. Mi allontanai ed andai a fumare una sigaretta. Vidi Katy, la raggiunsi ed anche lei si accese una sigaretta, rimanemmo a parlare e dopo due minuti provai a baciarla inizialmente sembrò starci ma poi si tolse. Io ero ubriaco e avevo una gran voglia di farlo, riprovai a baciarla e mi disse che non voleva. Mi allontanai e feci due passi stetti via una quindicina di minuti quando tornai e vidi Bryan entrare nelle docce con Katy, li seguii e come già successo rimasi ad origliare.

Sentii lui chiederle la bocca mentre lei lo segava ma lei non sembrava volere, Bryan insistette e mentre lei un po’ esitava la fece inginocchiare e le spinse la cappelle in bocca. Lei succhio per un paio di minuti io avevo l’uccello durissimo, mi sarei segato anche stasera, poi lui le chise se poteva venirle in bocca ma lei rispose di no, lui insistette ancora lei ridacchiando continuò a dir di no e lui in procinto di sborrare le fece aprire la bocca e le schizzò un paio di volte quando poi lei si spostò e sputò tutto.

Io tornai verso il campeggio dove vidi Ellen piegata su di una roccia, corsi pensando stesse male e la trovai ridente. Si girò verso di me e ridendo mi disse che era ubriachissima, allungai la mano per tirarla su ma lei tirò giù me e rimasimo per terra a ridere per circa un minuto, ad occhio e croce. Si alzò di shitto e mi disse di seguirla, forse c’era della figa anche per me stasera, forse avrei potuto spaccarmi Questa bella figa di Ellen e venirle nel buco del culo come sognavo da tempo.

Mi portò verso i boschi dove si rannicchiò e mi chiese di guardare se arrivava qualcuno perchè doveva fare pipì. Si rialzò mi porto su una collinetta con una grossa panchina in legno sotto una tettoia, ci sedemmo mi guardò ridendo e mi infilò la lingua in bocca. Cercai di non pensare a niente e di far evolvere le cose il più in fretta possibile, subito dopo mi mise una mano sul pacco ed iniziò a toccarlo finchè non la mise nei boxer e lo prese in mano.

Ci gioco un pò e poi interruppi il bacio e accerezzandole il collo feci una leggera pressione sulla sua testa che si piegò e cominciò a leccarmi la punta dell’uccello. L feci chinare difronte a me e finalmente lo porese bene in bocca e cominciò a succhiare………….

Nel camerino del centro commerciale

Questa mattina avevo deciso di accompagnare Monica a comprare il vestito che avrebbe indossato la domenica per la cresima di sua sorella.
Lei era molto eccitata da questo fatto insolito e dopo aver fatto colazione nel nostro bar preferito, cominciammo a girare guardando le vetrine e alla fine ci trovammo davanti alle vetrine di un grande magazzino e decidemmo di fare un giro dentro per vedere se c’era qualche cosa di interessante. Sulla scala mobile che ci portava al piano superiore, sono rimasto leggermente indietro ad osservare Monica da sotto con la mini della famosa ”uscita” a torino poco tempo fa, potendo ammirare meglio il suo bel culo.

Quando la raggiunsi glielo dissi ad un orecchio ” hai davvero un bel culo ” be lei si mise a ridere in modo un po civettuolo e la cosa cominciava ad eccitarmi. Girammo un po tra i vestiti e ad un tratto uno nero con dei minuscoli pois bianchi attiro la sua attenzione ” e questo come ti sembra ?” mi chiese voltandosi verso di me ” non male … provalo ” risposi. Dopo aver girato un po per trovare una commessa che ci indicò i camerini dal lato opposto del piano camminavo dietro di lei e confesso che facevo fatica a toglierle lo sguardo dal culo.

Dopo aver lasciato che la mia Monica entrasse e si tirasse dietro la tenda ma cercavo di sbirciare da un angolo. la vidi sfilarsi la minigonna e la maglia che aveva e la vidi chinarsi mostrando il culo nascosto solo dal filo del perizoma ( , le gambe avvolte dalle auoreggenti e sentii il cazzo diventarmi durissimo, riaprì la tenda per mostrarsi con il nuovo abito addosso che le stava benissimo, la scollatura ampia metteva in risalto il seno e lei ruotò più volte su stessa guardandosi nello specchio.

” che dici ? lo prendo ? ” ” certamente , se ti piace ” risposi guardandomi attorno studiando la situazione attorno a noi, il negozio era ancora quasi vuoto , la commessa non si vedeva … così , quando mia bella Monica tornò nel camerino,misi anche io la testa dentro ” allora lo vuoi ? lo prendi ? ” lei mi rispose ” si lo prendo …” nel mentre io mi ero aperto la patta e avevo tirato fuori il cazzo e tenendomelo in mano scostai la tenda facendoglielo vedere ” … e questo lo vuoi ? vuoi prendere anche questo ?” lei si mise a ridere ” sei pazzo .. e se ci vedono ?” “tu comincia a succhiare e non ti preoccupare …” le risposi entrnado e chiudendo la tenda alle mie spalle ma mettendomi in modo da poter vedere fuori da uun angolo appena scostato.

Mia mogli si abbasso sul mio cazzo e cominciò a spompinarmi come lei sa fare benissimo. mi piace come lo fa , con tanta saliva e facendomi sentire i denti lungo il fusto e strizzandomi i coglioni con le mani. Le tirai su il vestito e le diedi una leccata sola tra figa e culo , anche io abbondando con la saliva, poi le puntai il cazzo tra le chiappe e lo feci scorrere fino alla figa dove cominciai a spingere facendoglielo scorrere tutto dentro.

Cominciai a sbattermela fortissimo tenendole una mano sulla bocca per ricordarle di stare zitta e non lasciarsi andare a quei soliti suoi mugolii che a volte diventano quasi muggiti. la cosa non durò molto, perchè ero preso dalla paura che potesse arrivare qualcuno proprio sul più bello. Le riempii il culetto di sborra e quando lo tirai fuori le se lo infilò ancora un poco in bocca succhiando le ultime gocce di sperma. Poi mi ricomposi ed uscii furtivamente e aspettai qualche minuto per vederla uscire perfettamente vestita con il culetto che sgocciolava sborra macchiando il perizoma.

andammo alla cassa , guardandoci e sorridendoci pieni di complicità. Ci ho pensato e devo ammettere che farò shopping così molto più spesso.

TI IMMAGINO

Sono le 9:30 di una domenica mattina di maggio. Da solo nel mio letto, non riesco a dormire: mi vieni in mente te.
Ormai sono passati un po’ di mesi da quando ti ho lasciata, ma non riesco a dimenticarti.
Ho voglia di vederti, di scriverti, di sentire la tua voce, di toccare le tue mani, la tua pelle, di baciare le tue morbide labbra, di fare l’amore con te. Perché non riesco invece a dimenticarti? Eppure sono stato io a prendere la decisione.

Sono qua, nel letto, semi-nudo, con il cazzo in tiro al pensiero di te che, nel letto, i pensi.
Ti immagino addormentata sul tuo letto. Ti svegli con la voglia di vedermi, ma non vuoi scrivermi e allora decidi di guardare le nostre foto sul tuo pc. Lo accendi e vai subito sulla cartella chiamata “NOI”. Le sfogli tutte e, tra le tante foto, ci sono anche quelle di noi nudi. Senza neanche accorgertene, allunghi una mano sul tuo seno e te lo accarezzi.

Ti sta venendo voglia. Ti riprendi un attimo da quel momento di eccitazione, scendi dal letto e, facendo finta di dover andare in bagno, controlli che tuo padre e tuo fratello siano andati a lavorare. Perfetto, non c’è nessuno! Ma per precauzione, ti chiudi comunque a chiave dentro la tua stanza.
Ti siedi sul letto, appoggiando la schiena sull’armadio ed il pc sul tuo fianco. Guardi le foto di me e di te mentre eravamo vestiti con le robe osé che ci eravamo regalati nel tempo.

Guardi e riguardi volte le mie foto nudo, ti soffermi su tutte quelle dove si vede i miei 18cm di pene in erezione. La tua mano di nuovo si muove da sola, ti sei tolta la maglietta di pigiama ed i tuoi stupendi, grossi seni sono liberi. I tuoi rosei capezzoli sono turgidi all’inverosimile, li sfiori, li stringi, li tiri leggermente, immagini che sia io a farlo, come una volta. Con la mano scendi, sfiorandoti la pancia ormai piatta grazie alla dieta ed alla palestra.

Per un momento smetti di guardare le foto e ti sfili via anche i pantaloni; come sempre, dormi senza mutande e ti trovi completamente nuda. Riprendi a guardare le mie foto, il mio cazzo duro, hai una sensazione strana misto tra l’eccitato ed il rammarico; vorresti che fossi li con te. Vorresti che quella mano che ti sta sfiorando il clitoride, sia la mia e non la tua. Sposti il pc a terra e ti sdrai, chiudi gli occhi ed allunghi di nuovo la mano sulla tua figa, che continua ad essere completamente rasata solo per me; con l’altra mano ti tocchi le tette.

Ansimi. Ti sfiori le grandi labbra, ti senti tutta bagnata e ti ricordi le mille volte che ti masturbavo e che ti leccavo il monte di venere, ti ricordi quanto fossi avido di sentire i tuoi umori in bocca e, immaginando quelle scene, ti infili un dito e lo muovi su e giu, all’inizio piano; poi, man mano che senti l’orgasmo crescere, sempre più forte. Ti giri a pancia in giu, muovi un pochino il bacino come se stessi facendo l’amore con il materasso, quasi fossi io.

Distendi il braccio e ti infili di colpo un dito dentro la figa, anche se lo sapevi cosa avresti fatto, il fatto che il dito sia entrato dentro velocemente di ha fatto aprire per un secondo gli occhi e ti ha fatto uscire un piccolo urletto di piacere. Il tuo respiro si fa più profondo, gli occhi chiusi, la testa rivolta all’indietro, senti che stai già per venire, ma ti fermi, vuoi che sia qualcosa di me a farti godere.

Ti alzi, apri un cassetto della tua scrivania di fronte al letto e, dentro una shitolina, nascosto, c’è il piccolo vibratore che ti avevo regalato. Ti rimetti sul letto, riprendi a toccarti la tua adorabile fighetta rasata. Accendi il vibratore. Con un dito ti masturbi e con l’altra mano tieni il vibratore appoggiato sul clitoride. Hai sempre saputo quanto mi sarebbe piaciuto vederti in questi momenti e per qualche istante, sei tentata di prendere il cellulare e di filmarti per poi inviarmelo per farmi sapere quanto ancora mi desideri; ma desisti e non lo fai, più che altro perché non vuoi smettere di toccarti.

Sei al limite. Senti l’orgasmo che si avvicina sempre di più, inesorabile. Immagini di avere me li. Vorresti immaginarmi mentre sto venendo anche io con te, ma sei così presa dall’orgasmo, che non sai deciderti su come farmi venire. Allora rallenti per qualche istante; vorresti immaginarmi che ti vengo dentro la figa? Vorresti immaginarmi mentre ti schizzo sulla pancia e sui seni? Ma non ce la fai davvero più a resistere, vuoi godere ora! Eccolo! Sta arrivando! Stai godendo! Ma vuoi assolutamente un’immagine di me in questo momento di godimento e decidi di immaginarmi venire nel modo che sai adoro come lo fai te: in bocca! mi immagini in piedi davanti a te, il mio cazzo in bocca che mi stai facendo il miglior pompino che tu mi abbia mai fatto; immagini che, proprio nel momento che stai venendo te, vengo anche io.

Ti riempio la bocca di sperma e te che, per far felice me, ingoi tutto. Sei venuta, ma la voglia di me ti è rimasta. Vorresti sentirmi, vedermi, toccarmi, baciarmi; ma hai una sensazione strana, quasi come se sapessi che anche io sto pensando la stessa cosa in questo momento, come se sapessi che la nostra telepatia in qualche modo non sia mai scomparsa. Continui a sfiorarti, stremata, il clitoride. Ti ricordi molto bene quanto mi piacesse fare l’amore con te.

Vorresti quasi masturbarti ancora, solo per me.
Senti un rumore strano arrivare dal piano di sotto. Ti spaventi e ti vesti di fretta e furia. Vai a controllare, è tuo padre che ha finito di lavorare ed è tornato a casa.
Triste per non aver potuto iniziare il secondo round, ma molto felice del primo, saluti tuo padre, sali in camera e metti via tutto, promettendoti di riprendere da dove avevi smesso appena possibile.

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Il lento scivolare di una coppia verso abissi

Ca 10

Arrivata la macchina in aeroporto le schiave furono costrette a tirare fuori i bagagli dalla macchina. Le valigie pesavano quasi il doppio di loro e quasi le faceva cadere anche e soprattutto per i tacchi da dodici centimetri che il loro padrone Peter le aveva costrette ad indossare.
Una volta estratte le valigie dalla macchina furono costrette a portarle dentro in aeroporto, la scena era esilarante un uomo Peter che si faceva portare i bagagli da delle donne le sue schiave.

Per Ivana l’umiliazione fu veramente devastante anche perché la gente le insultava in continuazione, la maggior parte a bassa voce, ma qualcuno anche ad alta voce. La cosa che più la umilio fu una donna che disse:”vengono su donne con sempre meno dignità non gli basta accompagnarsi a vecchi bavosi, ma gli fanno anche da serve per quattro soldi”, Ivana avrebbe voluto reagire, ma sapeva benissimo che se le avesse fatta sarebbe stata punita con una severità e umiliandosi ancora di più fece finta di non aver sentito.

Per fortuna il check fu una cosa breve avendo Peter prenotato in prima classe.
Montate in aereo Ivana e le sue compagne si resero conto che era stata prenotata tutta la prima classe il che le terrorizzò un po’, infatti pensavo che il peggio per loro sarebbe avvenuto una volta a disposizione, mentre probabilmente avrebbero subito qualcosa anche nel corso del viaggio, però per fortuna il trattamento loro riservato durante il volo non fu così tremendo come avevano temuto fosse, quando avevano visto che Peter aveva acquistato tutta la prima classe.

Peter per prima cosa le presentò voi siete Ivana, Francesca, Marta, ma dal momento che vi abbiamo affittato siete diventate solo degli a****li al nostro servizio, siete state sottoposte tutte alla prova della castità forzata e so bene che nella condizione in cui siete sognate grandi cazzi di notte e vi basta poco per bagnarvi, ma siete state sottoposte a questa prova perchè dovete capire che la possibilità di godere non è più nella vostra disponibilità, ma è e rimarrà nella disponibilità del vostro padrone.

Peter mise quindi nelle passerine di Ivana, Marta e Francesca degli ovetti vibranti che manovrava con un telecomando wi fi e usò sapientamente il dispositivo per tenerle eccitate e bagnate, ma senza farle godere nel senso che faceva vibrare gli ovetti a velocità lenta e quando vedeva che le sue schiave stavano per venire spegneva il dispositivo, questo supplizio durò un oretta praticamente fino a che arrivarono a destinazione.
Una volta arrivati a destinazione anche qui le schiave vennero costrette a portare i bagagli nell’auto che avrebbero utilizzato per arrivare nella villa di Peter subendo le stesse umiliazioni che avevano subito.

Arrrivate a destinazione Peter disse alla schiave che dovevano essere lavate o meglio igienizzate e una volta spogliate le legò mani e piedi in giardino e con la gomma dell’acqua gelida le lavò e con ghigno sarcastico disse pure oltre ad avervi lavate l’acqua gelida vi ha anche raffredato i bollenti spiriti e resisterete meglio alla castità.
Nel pomeriggio vennero portate al Mare furono vestite con bikini e costume bianco, una cosa abbastanza insolita, infatti Ivana pensava che sarebbero state costrette a frequentare una spiaggia di nudisti e non una spiaggia normale, ma poi capì il perchè la castità forzata aveva fatto diventare le loro passerine molto sensibili a qualunque stimolo e quando dei bei ragazzi le puntavano l’eccitazione arrivava puntuale e dato il colore bianco del costume si vedeva pure tra la loro vergogna.

Verso le sette tornarono insieme al loro padrone nella villa, quella notte era stato loro ordinato di dormire nude nello stesso letto e di non pensare di toccarsi a vicenda dandosi piacere perchè sarebbero state scoperte. Le ragazze però osservarono che non c’erano telecamere né sui muri, né sopra il letto, né sotto e guardandosi in faccia si dissero:” ma si ragazze lesbichiamo un po’ e finalmente godiamo qui non c’è niente in questo caso l’aguzzino è stato tanto fumo e poco arrosto”

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