Esibizioni mentali

Stridono graffianti le rotaie mentre sobbalzo nel regionale della sera che mi porta all’Arena, finestrini spalancati come bocche vogliose soffiano vento caldo e umido sul mio viso regalandomi un leggero sollievo, mentre le cuffie iniettano nelle mie orecchie emozioni, ricordi, desideri, illusioni e sonnolente fantasie. Curiose le vite passeggere degli ospiti dei treni, il mio occhio silenzioso li guarda e si domanda se si è acorto che lei lo desidera e lo desidera ora nel bagno in fondo a sinistra tra l’acre odore delle vite passate, il dondolare ipnotico e il rumore accecante delle rotaie, mentre il marito continua a sfogliare il Sole 24 Ore alla sua sinistra.

Chissà come sarebbe bello trasformare il viso severo della mamma di lato in un viso deformato dal piacere, sciogliere quella compostezza ricercata in una bufera di sudore e piacere di calze rotte, di coscie violate, di occhi spalancati, di sapori dimenticati, come vorrei liberare il tuo Yin.
E tu scosciata a cui piace essere guardata solo perchè protetta dalle cuffie rosa, dalla tua dubbia età e da quello sguardo un pò acido e costruito che fa tanto l****a navigata mentre scavlli le gambe e giochi con i tacchi come vorrei giocassi col mio sesso.

Ogni frenata cigolate mi spinge in avanti e vorrei fosse così anche per il mio bacino contro le tue chiappe aperte, alle spalle dei tuoi denti serrati nascosti dalle labbra bagnate.
Arriva la sera l’aria si fa più fresca, scendo per il cambio del binario e shitto polaroid di passanti, dei loro visi, delle loro gambe, del loro sculettare, dei loro piedi così belli che il viso non li merita, scollature dorate, seni liberi che il vento rende chiodati, profumi mischiati a odori sconosciuti e lezzi fastidiosi.

Fresca scende l’acqua della bottiglietta per la mia gola, una sigaretta inganna la noia, esce il fumo dalla bocca e confonde visi e paesaggi.
Salgo finalmente, vorrei scegliere un posto che stimoli la mia curiosità, ma la stanchezza ha il sopravvento e cedo al primo sguardo. Vagamente destato dalla bigliettaia, donna aggrondata, trucco un pò eccessivo in uno sguardo tanto rigoroso, con delle calze così antiche, delle scarpe asessuate, ma chiusa in una divisa che ricorda più una suora, poi quei capelli tinti di rosso e le unghie rifatte da una amica o al centro estetico, quel rossetto scuro financo fastidioso come vorrei macchiasse la mia cappella mentre le tue labbra gonfie ne accolgono il succo che macula lo stemma Fs.

I finestrini oramai neri della notte diventano specchi mentre l’odore della sera si mischia a quello del treno a fine giornata. In questo spazio di tempo senza luogo mentre la musica si fa più lenta compari tu avvolta
da un tranch nero con dei curiosi occhiali da sole nonostante il buio della sera, dei tacchi indefiniti che spingono le gambe coperte da calze fumo e delineano un polpaccio lineare e slanciato che dalla caviglia si protende verso un sedere che non si intuisce.

Misteriosa. Chiusa nel tuo impermeabile nero non mi permetti di carpire nulla, percepisco la tua sicurezza e l’odore della sfida e il sapore dell’avventura, seguo i tuoi movimenti ipnotizzato, la musica sparisce, esisti solo tu ora. Capelli nocciola scoprono un collo magro che scende verso un seno composto che intravedo quando mi chiedi di aprirti la lattina di coca -…sai le unghie, non vorrei si rompesero…-. Con i denti la aprirei quella lattina tanto altro che -…prego si figuri…-.

Si figure due palle, vorrei vedere come sei vestita sotto l’impermeabile, sono stufo di immaginare, ora desidero. Unghie appena fatte, laccate sembrano caramelle da succhiare. Devo averlo pensato troppo forte e le mordi distratta mostrandomi le labbra aperte e i denti chiari che occultano un assaggio di lingua. Sei così composta e pure sembra tu possa esplodere da un momento all’altro. Forse sono solo stanco e sto per passare per un maniaco visionario. Forse.

Forse un cazzo tu sei una puro sangue, femmina di razza, pronta ad imbizzarrire per essere domata. Domata tu? E come? Senza accorgermi mi sono seduto di fronte a te lasciando zaino e macchina fotografica nel vecchio continente, tu non hai fatto una piega, vuoi dominarmi, sfidarmi…accetto, vediamo le tue carte. Gli occhiali da sole mi infastidiscono non capisco dove sia il tuo sguardo mentre il mio cerca di oltrepassare il i tuoi abiti e la tua mente.

Metti una mano aperta sul collo e decisa la fai scendere aprendo il bavero e lascindo intuire che sotto c’è solo pelle nuda, forse un decoltè. La tua mano si ferma e il mio respiro con essa per poi accellerare quando scompare dentro il mistero. Le gambe aperte ma non a sufficenza da poter capire o vedere qualcosa, però sono aperte e vorrei tuffarmi in ginocchio e leccare la tua passere finchè il mio mento non sbrodoli il tuo umore e la mia gola piena del tuo sapore deglutisca verso il mio ventre il tuo liquore.

Ti alzi e sobbalzo dal terrore che tu scenda, invece vai verso il tuo beauty e ti chini per prendere qualcosa. Niente 626 per una donna così, ti pieghi lasciando semi scoperto il tuo culo a distanza di braccio da me…non porti gonna nè mutande, il mio sangue è diviso tre la testa e le mutande. Vorrei morderti, ma aspetto, mi piace credere che ti ecciti la mia attesa, il mio tenere duro, legarmi da solo e chissà se e quando liberarmi.

Guardi la mia macchina fotografica, seguo il tuo sguardo e mi alzo per prenderla, al mio ritorno il tranch è un mantello e tu sei nuda cosce spalancate, bocca aperta, la mano destra pinza il tuo seno e la sinistra bagna la tua fighetta depilata da cui sbocciano due labbra che succhierei per ore. Non so neanche quando la mia Olympus abbia iniziato a shittare, ma non intende fermarsi, come neanche tu che sfregoli le tua perla mentre hai il mio Trattomarker nero nel tuo culo.

Sei un fiume in piena e io mi faccio travolgere dalle tue acque e ti seguo con l’obiettivo puntato addosso e i pantalono che esplodono. Ti giri e a pecora continui a menarla come mille lotterie.
Mi volgi lo sguardo e ti dirigi sicura verso il bagno, ti seguo come l’ultimo giro di un GranPremio, ti siedi sbottoni la mia patta e sfili il mio uccello scuro e quasi eretto, non so come non so perchè ma ho iniziato a pisciare sul tuo petto mentre la tua testa reclinava dal piacere di sentire calda la mia giornata scorrere su di te e colare tra le tua gambe verso la tua figa per unirsi alla sua urina…un orgarmo così non esisteva prima di estrare in quel bagno.

Scendiamo dal treno e ogni angolo diventa scenografia e cornice della tua nudità. Estrai dalla borsa un Cohiba Robustos e lo passi sotto il mio naso sfilando come una modella, passo incrociato e ti dirigi verso il taxi, apri lo sportello e mi inviti a salire, cosa che faccio dopo averti fotografata ancora. Partiamo e seduta apri le gambe appena sicura che il guidatore possa vederti e infili il sigaro nel suo umidor naturale, alzi gli occhiali per incrociare il suo sguardo e ti chini verso il mio membro che ora può chiamarsi cazzo per la sua maestosa durezza, per quella vena che lo attraversa e per quella cappella rossa che sembra esplodere a momenti.

Lo succhi golosa lasciando sulle mie palle lucide il tuo rossetto misto alla tua saliva, mentre una mano le stringe e l’altra infila l’asta in bocca. Mentre lo tieni passi la lingua verso i testicoli dove ti soffermi prima di leccarmi il buco del culo. Sto per venire, ma maga o strega ti fermi e estratto il sigaro me lo infili in bocca dove si mischiano odori e sapori che inebriano il mio cervello.

Pago e prima di scendere baci sulla guancia il nostro cocchiere e con la mano sfiori il suo collo…credo rimarrà mummificato li per ore….
Danzi per la città come una regina, padrona delle strade, una semidea che non vuole svelarsi agli uomini. Goccia il cielo di quella strana pioggia d’estate, quella che quando cade evapora e lascia sull’asfalto la magia di un odore nascosto. Non resisti e ti liberi di tutto, sola tu, la pioggia i tacchi, le tua pelle, lo sguardo verso il cielo, le braccia alzate….

e il mio occhio di vetro su di te.
In un attimo tutto è asciutto e l’eco dei tuoi tacchi ci accompagna verso il centro dove decidiamo di bere qualcosa e dove con un brindisi decidi di sussurrare al mio orecchio il tuo nome lasciando su di me il tuo sguardo e il tuo sorriso goloso. Ti diverti a stuzzicare una giovane coppia e bevi a collo il tuo bicchiere tanto che straripa dalla tua bocca per scendere sul tuo corpo e nasconderti dove i desideri si annidano.

Ci aggiriamo come anime perse tra le strade tra risate fragorose e frasi sussurrate finchè l’Arena si apre di fronte a noi e uno sguardo d’intesa ci fa sorridere e siamo un sol passo verso il nostro giaciglio, la nostra Aida. Abbiamo strusciato, succhiato, graffiato in ogni pietra fino all’arrivo sul palco.
Nudi come anime sotto l’obiettivo della luna ci mostriamo e ci assaporiamo senza sosta. Ti sento venire tra le mie labbra, sento i tuo ventre fremere e contrarsi dal piacere mentre smetti di succhiarmi per appoggiarlo sulla tua guancia caldo e stretto nella tua mano vicino alla tua bocca aperta ed i tuoi occhi chiusi ad intermittenza.

Ora mi desideri quanto io desidero te e mentre ti giro e appoggio la mia testa rossa sulla tua perla pronto a spingere mi fermo sul tuo sguardo col respiro a mezz’asta coperti e accecati dalla luna aspettiamo una nube che presto ci avvolge nel buio e al suo sparire stiamo schiantandoci un contro l’altro, autoscontri inpazziti mentre le tua gambe colano e tremano. Senti la mia pancia sulla tua respiare mentre poi piego le braccia e stringo i tuoi seni tra le mie labbra e mordo quei capezzoli duri per poi ridistendere i tricipiti e poggiare una mano sul tuo petto e rallentare un respiro che ormai è impazzito e bloccarti al mio corpo.

Sotto il cielo curioso di mille occhi brillanti ti metti a carponi donnagatto vorrei tu avessi una coda, ma mi ricordi che hai unghie che entrano nella carne della mia schena prima che la mia mano spinga la tua schiena a terra lasciando il culo scoperto e aperto al piacere. Si grinza la schiena ed entro deciso, con la mano sgrilletti le tua regina con uno sguardo smorfiato e aggrottato. Arrivato a fine corsa il treno riparte sempre più forte e schiocca come una frusta sulle tua chiappe che stringo e sculaccio a mano aperta.

Vieni urlando e squirtando senza pudore quando spingo la mia anca contro le tue pareti fino a far cedere ogni tua tensione e aprire a una dilatazione senza eguali.
Inginocchiata ti sazi delle mie palle e mi guardi padrona del presente! Lo meni e lo meni , lo senti fremere e quando singhiozza apri la tua bocca e ne accogli il succo infinito mentre gli schizzi raggiungono ogni parte del tuo corpo, stringo con la mano il tuo seno come stringo gli occhi.

Abbiamo disegnato la mappa del nostro tesoro, abbiamo narrato di un avventura per mari burrascosi e salati, abbiamo camminato per strade di pirati e uomini grigi e ora stesi ci abbandoniamo in…finiti coperti dal tuo tranch nero nella notte calda.
Al nostro risveglio gli occhi si apriranno su un nuovo mondo, un nuovo viaggio e un caldo Robustos tra le labbra come bussola….

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