IO E LA MIA NIPOTINA PREFERITA (PART 2)

Katrina usci’ dal bagno dopo circa 15 minuti avvolta in un accappatoio bianco
e si diresse verso la camera da letto.
– Ho fatto presto zio – disse – vado in camera, mi metto qualcosa e sono tutta
per te. –
– Per me puoi rimanere anche cosi’ – dissi.
– Ah – rispose lei puntandomi il dito e facendo un sorrisetto ambiguo.
Entro’ in camera e chiuse la porta.

Riusci’ poco dopo con addosso una vestaglietta leggera, si giro’ per prendere
il telefonino che era sul mobile e la vestaglietta si apri’ facendomi vedere
le sue lunghe gambe.
Ora era di spalle e stava guardando il display del telefonino.
La vestaglietta si adagiava sulle sue forme, sul suo bel culo rotondo e sodo,
un po’ abbondante, ma che a me piaceva moltissimo.
Il tessuto della vestaglietta si infilava tra le sue cosce, facendomi capire
che sotto non indossava mutandine oppure c’era un nuovo perizoma il cui
cordoncino stretto spariva tra le sue cosce sode dividendo in due perfetti
semicerchi il buchetto del culo.

Si venne a sedere vicino a me e poggio’ la sua testa sulla mia spalla.
Io alzai il braccio e lo appoggiai sulle sue spalle.
– Ti ricordi come dormivo cosi’ in braccio a te quando ero piccola – disse
– Certo che me lo ricordo, eri cosi’ carina e dolce. Sei sempre stata la mia
nipotina preferita –
– E anche tu il mio zio preferito – disse lei.

Mi ricordo si, quando si metteva a cavalcioni sulle mie gambe, e mi poggiava
la sua fichetta sul mio uccello e me lo faceva diventare duro mentre simulava
di andare a cavallo muovendo il suo culetto avanti e indietro, certo che me lo
ricordo.

– Sono un po’ stanca, oggi il negozio mi ha distrutta –
Chiuse gli occhi e rimase un po’ cosi’ con la sua testa sulla mia spalla.

Si era addormentata profondamente, doveva essere veramente stanca.
La presi e la feci scivolare sul divano, poggiando la sua testa sulle mie
gambe, sarebbe stata piu’ comoda.

Cosi’ facendo la vestaglietta si apri’ portando alla luce due meloncini sodi e
abbronzati con i capezzoli dritti e duri.
Sfiorai i capezzoli con il palmo della mano.

Vidi la pelle d’oca sbocciare sui suoi seni e lei ebbe un fremito, ma non si
sveglio’.

Osai di piu’.
Aprii la vestaglietta sulle sue gambe e…..avevo ragione, non indossava
mutandine.
Il monte di Venere era ricoperto da una folta peluria, come quella vista prima
sotto le ascelle.
Ci passai sopra le mie dita.
Era morbidissima e setosa.
Passai il mio dito medio tra i peli fino ad arrivare alle grandi labbra.
Mi fermai per vedere la reazione…. dormiva.
Proseguii, e il mio dito si avventuro’ tra le grandi labbra incontrando
immediatamente il suo roseo bottoncino.

Era morbido. Tolsi il dito e lo odorai. Sapeva di fresco e di lei.
Lo immersi di nuovo tra le grandi labbra e cominciai a muoverlo sul
bottoncino.
Dopo alcuni secondi sentii un gemito uscire dalla sua gola e le sue gambe si
aprirono a compasso quasi a voler ricevere qualcosa.
le grandi labbra si aprirono facendo scorgere le piccole labbra e l’ingresso

della sua fica calda.

Volevo vederla.

Le sollevai la testa dalle mie gambe, scivolai via, e la poggiai sul divano.
Mi inginocchiai davanti a lei e misi la mia testa fra le sue gambe.
L’odore della sua fica mi arrivo’ sul naso, era inebriante.
Potevo vedere le grandi labbra aperte e all’interno le piccole labbra ancora
chiuse come a proteggere quel tesoro.
Le gambe erano aperte a compasso e la peluria nera faceva da contorno a quel
quadro d’autore.

(2-continua).

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