Archivio mensile:Aprile 2015

La prima Trans non si scorda mai

Si chiamava Silvia.

Non lo sapevo ancora quando, in una fredda serata invernale, la incontrai sui viali.

Non era così facile scopare negli anni ’80: per arrivare a “boccino” con una ragazza ci voleva molto – troppo – impegno. La nostra generazione (almeno quelli che ho conosciuto) ha vissuto la propria tarda adolescenza martellandosi ancora il pistolino di pugnette: nostre muse ispiratrici le grandi attrici porno dell’epoca, i nostri mezzi i mitici giornaletti porno…

In essi vi erano rappresentati i nostri segreti sogni erotici: casalinghe ninfomani, la vicina di casa, la zia…

Guardo cosa offre adesso il web e mi accorgo che il mondo non è poi così cambiato.

Vero è che, a parte il ripetitivo supporto cartaceo, lavoravamo molto più con la fantasia rispetto ad adesso.

Non so chi sia stato più fortunato tra noi e gli attuali adolescenti in fase masturbatoria….

Sì, avevo già scopato con diverse ragazze ma la quotidiana erezione dolorosa andava placata e, alla fine, stufo di “arrangiarmi”, avevo ceduto all’idea di pagare. Mi ricordo ancora la prima “professionista” (non mi piace definirla puttana…) rintracciata grazie ad un settimanale di inserzioni.

Niente cellulari: semplicemente indirizzi e campanelli. Mi ricordo che questa mia prima “professionista” mi accolse come una cara zia in casa sua: mi offrì un caffè mentre finiva di cucinare: la prima scopata a pagamento avvenne in una full immersion di odore di ragù… Non mi piacque molto…

Proprio per questo motivo, vista l’esperienza troppo “familiare”, trovai il coraggio di avventurarmi in esperienze più piratesche: le strade ed i giardini, sul far della sera, si popolavano di signore impellicciate pronte a farti “fibrillare” dietro un cespuglio od appoggiati ad una macchina parcheggiata.

Costi più popolari, rapidità di esecuzione unita ad una bella botta di adrenalina….

Non ero un assiduo frequentatore ma, nel momento in cui si univano i due fattori X – palle troppo piene e qualche spicciolo risparmiato – mi dedicavo alle mie solitarie zingarate in cerca ogni volta di un’esperienza unica. Raramente, vista l’abbondanza dell’offerta, sono tornato due volte dalla stessa “professionista”.

Ero diventato abbastanza esperto della vita notturna della città: sapevo che in certe zone ci stavano le “vecchie” (adesso di direbbe grannies), in centro si incontravano quarantenni con stanza (MILF?), nei giardini di periferia molte straniere e, nelle zone più remote del parco trans e, soprattutto, molti travestiti.

DI quest’ultimo “genere” non avevo mai usufruito convinto come ero che l’idea di andare con un uomo (a pagamento oltretutto) non facesse per me.

Quella sera, dopo aver abbandonato alla chetichella i miei amici, mi ero lanciato in un tour lungo i viali. Spesso le new entry bazzicavano proprio lì per farsi conoscere ed in più di un’occasione mi ero ritrovato tra le mani degli ottimi bocconcini…

Faceva freddo (troppo freddo) e piovigginava.

Il dato meteorologico, unito all’ora tarda (le una erano notte inoltrata in quegli anni…) creava le peggiori condizioni per un’abbondanza di scelta. Infatti, non appena m’incamminai lungo il viale, mi resi conto che quella non sarebbe stata una serata fortunata: poche macchine, poche “professioniste”.

Poche settimane prima, proprio lungo quel viale, avevo abbordato una bionda quarantenne schizzata che mi aveva fatto divertire davvero molto: aveva scelto me (appiedato, squattrinato ma giovane) ad un canuto signore in Mercedes.

Ero stato fortunato…

Senza perdermi d’animo, dando un ulteriore scolata alla bottiglietta di liquore, mi incamminai verso la parte più periferica del viale: in lontananza vedevo macchine fermarsi per poi ripartire.

Alta, lunghi capelli neri, impelliciata in un visone scuro. Camminava in su e giù come ballando…

Le macchine si accostavano, giusto due parole, ripartivano sgommando…

Strano comportamento, mi dissi. Forse aveva un viso orrendo o, forse, chiedeva troppi soldi…

Nella speranza che non me la “fregassero”, mi mimetizzai tra le auto in sosta per capire meglio.

Un’ auto con a bordo due ragazzi con la musica a tutto volume si avvicinò al mio “target”: la vidi avvicinarsi al finestrino, aprirsi la pelliccia per mostrare la “mercanzia”, le urla entusiaste dei ragazzi e, dopo un rapido parlottare, l’auto ripartì sgommando…

Era arrivato il mio turno: viale deserto, nessuna auto in vista.

Ultimo sorso di alcool, accensione sigaretta e, via, camminata indifferente nel controviale.

La oltrepassai.

Lei, voltata di spalle, scrutava l’orizzonte in attesa di clienti: non si era neanche accorta di me.

Proseguii per un centinaio di metri. Oltre lei, quella sera, non c’era anima viva…per cui “o lei o lei” – mi dissi.

Terminai la sigaretta accendendomene a ruota un’altra. Il viale deserto m’incoraggiava all’azione.

Mi stavo preparando mentalmente alle frasi di rito quando, anticipandomi, la vidi venirmi incontro…

“Scusa, hai una sigaretta?….

” – mi chiese abbracciandosi stretta alla pelliccia

Non era una donna, no, non lo era. Ma rimasi come inebetito ugualmente: un visino da cerbiatta, profondi occhi neri che sovrastavano un sorriso malizioso…

Balbettando imbarazzato cominciai a frugarmi nelle tasche alla ricerca del pacchetto.

“Che fai da queste parti? Vuoi scopare?…” – mi chiese sorridendo mentre prendeva la sigaretta dalla mia mano tremante

Attimi, frazioni minime di tempo in cui devi prendere una decisione.

Non dovevo avere un’espressione particolarmente intelligente e, sicuramente, la bocca doveva essere rimasta aperta dalla sorpresa.

“Beh, non mi fai accendere?…” – mi chiese lasciando che la pelliccia le si aprisse sul davanti

E qui la mascella mi deve essere davvero caduta a terra: il viso da cerbiatta sovrastava un corpo giovane e tonico corredato da tette davvero ben fatte. Ed uno sfizioso cespuglietto nero incorniciava un grazioso pisellino ancora pendulo…

“30 di bocca, 50 bocca e culo…” – mi disse con estrema naturalezza mentre si accendeva la sigaretta

La vita è fatta di attimi e quell’attimo mi ha parzialmente cambiato la vita.

Non le risposi, o meglio, le chiesi soltanto dove saremmo potuti andare.

Mi sorrise (bellissimo sorriso !!!) e mi fece l’occhiolino…

“Seguimi un po’ a distanza che da queste parti nessuno si fa i cazzi propri…. ”

Camminammo per due o tre minuti: mi guidò per piccole stradine laterali, scese scale ed aprì cancelletti privati, fino a quando, con mia sorpresa, aprì la porta di una centrale termica di un condominio invitandomi ad entrare.

L’illuminazione stradale illuminava debolmente l’angusto locale con la sua luce arancione. La temperatura era piacevole.

“Mi dai i soldini amore?…” – chiese di prassi la trans togliendosi la pelliccia ed appendendola ad un gancio

Ancora più confuso di prima e con l’erezione in corso, presi la manciata di soldi che avevo in tasca e gliela porsi.

E poi fu il delirio.

Non so quanto durò in termini temporali.

5 minuti? 1 Minuto? 1 Ora?…. So soltanto che anche adesso, quando ripenso a quegli istanti, mi ritrovo nella dimensione in cui lei mi trascinò.

Il suo corpo nudo tra le braccia, le lingue che cominciarono a saettare impazzite, le mani che frugavano ovunque. Mi ritrovai parzialmente nudo anche io con la sua bocca che, mordendo e leccando, esplorava ogni angolo del mio corpo.

C’è poco da fare: solo un possessore di uccello (una trans non è un uomo !!!) sa succhiare l’uccello come si deve.

Me lo ingoiò facendomi venire dei brividi che sembravano orgasmo ma che, per fortuna, orgasmo, non era. Il dedicarsi alle palle con delicatezza facendole diventare dure senza provocar dolore. Tutto eseguito con i ritmi giusti, senza frenesie ma esprimendo nel gesto il gusto di farlo…

Quando si rialzò dalla posizione accucciata mi ritrovai i suoi occhi da cerbiatta puntati nei miei ed il suo “fratellino”, che nel frattempo aveva preso vita, a contatto con il mio.

Li prese entrambi nella sua mano segandoli dolcemente mentre, soffiandomi nell’orecchio, mi proponeva giochi ancora più estremi. Giuro che non ricordo, davvero. So soltanto che mi ritrovai inginocchiato di fronte a quel corpo (perfetto !!!) di quella creatura mitologica che esprimeva in sé il meglio della natura maschile e femminile. Credo che sia proprio questo aspetto a creare il fascino, ormai diffuso, delle trans.

Il suo uccello sapeva di buono e mi sorprendevo a leccarlo con entusiasmo.

L’avevo baciata e adesso la stavo leccando e, giuro, non era colpa dell’alcool.

“Dai, scopami adesso…. ” – mi disse invitandomi ad alzarmi

L’incappucciamento del mio uccello fu rapidissimo e, senza che neanche potessi riflettere, mi ritrovai alle sue spalle. Schiena perfetta, esile ma tonica, e le sue tette non risultavano assolutamente artificiali al tatto.

Non me ne vergogno: tre colpi mi bastarono per riempire il preservativo di sborra.

“Già venuto?…che peccato!!! Mi stavo scaldando adesso…” – mi disse mentre rapidamente provvedeva ad estrarre il goldone ed impacchettarlo nel fazzolettino – “Dai, sarà per la prossima volta…” – aggiunse dolcemente sorridendo

Con i pantaloni abbassati, completamente frastornato dagli eventi, la vidi rimettersi la pelliccia velocemente.

Un bacino a fior di labbra. Sorridendo dolcemente.

“Come ti chiami?” – le chiesi

“Silvia…” – mi rispose uscendo.

Mi hanno chiamata puttana.

Mi hanno chiamata puttana. Perché gli ho sorriso quando mi diceva che avevo un bel culo, gli ho detto si senza aspettare troppo tempo, mi sono fatta toccare ovunque senza particolari impedimenti, gliel’ho preso in mano senza guanti sterilizzati da chirurgo e poi l’ho perfino messo in bocca e non ci eravamo ancora neppure presentati. Mi hanno chiamata troia perché mi è piaciuto, ed eravamo in un piccolo sgabuzzino ricavato dentro il pub, mi sono liberata di mutande, reggiseno, gli ho sbottonato il pantalone e mi sembrava gli piacesse, era felice, lui godeva e devo dire che godevo anch’io.

Mi hanno chiamata sporca perché non ho tenuto a precisare i dettagli della mia intimità, gli ho solo detto “tiè, mettiti ‘sto preservativo” e poi ho sollevato l’anca e l’ho spinto dentro senza indugiare. E se ne avevo voglia non ho capito perché mai avrei dovuto rifiutare. L’unica cosa della quale avrei potuto lamentarmi era il fatto che è venuto troppo presto, era eccitato, c’era da capirlo, allora mi sono toccata e lui mi ha dato una mano, anzi la lingua, per fare arrivare pure me.

Ma come, non lo fermi? Non gli dici niente? Non vuoi neppure avere un abbraccio, una parola dolce, qualcosa che possa dare l’illusione di un interesse differente? E dico no, non me ne frega niente. Mi è piaciuto. Dovessi mai incontrarlo un’altra volta può anche ricapitare. Se gli sta bene. Se mi sta bene. Ma al momento dirsi ciao e grazie dopo il sesso e continuare a trascorrere la serata come prima mi sembra la migliore cosa.

Mi hanno chiamata troia perché secondo la mia amica mi sarei comportata come un maschio. E ho chiesto “un maschio gode quando scopa? e perché mai non posso farlo anch’io?“. Mi hanno chiamata puttana perché mi è piaciuto quello che non avrebbe mai dovuto piacermi. Anzi mi eccita, ancora, solo ripensarci. Perché sono fatta di carne e di libido e non c’è alcuna morale che possa convincermi del fatto che mi sono sbagliata.

Mi hanno chiamata sporca perché avrei dovuto, come minimo, sperare che lui mi chiamasse il giorno dopo, a me che non gli ho neppure dato il numero di telefono, avrei dovuto sospirare, innamorarmi, immaginare di mettere su casa e fare mille figli con uno con il quale mi è solo piaciuto scopare. Mi hanno chiamata stronza quando è sembrato che per difendermi dalle accuse ho dato delle bacchettone e moraliste alle mie conoscenti, quelle che mi hanno vista entrare con quel tale dentro lo stanzino e poi mi hanno aspettata fuori.

Una mi ha detto “ero preoccupata… pensavo ti stesse stuprando…“.
Mi hanno chiamata troia perché avessi detto si trattava di uno stupro forse sarebbe stato meglio, avrei evitato di essere processata perché manco dell’aspirazione alla santità. E mi chiedevo se esiste regola che imponga alle donne di sentirsi violate se non rispettano le convenzioni sociali.
Io mi ricordo ancora quelle mani strette, i colpi serrati, il caldo, l’odore, lo rifarei senza problemi, perché certe volte l’intesa s**tta in un momento e di lui non so cosa mi ha colpito, forse la voce, forse.

Ma se dopo il sesso non proclamo di essere una martire profondamente innamorata, se ben distinguo la chimica dal sentimento, allora sono un maschio, che per chi è un po’ specista diventa essere un “a****le”, nel senso becero e deteriore di quel termine.
Io troia, io puttana, io a****le, io sporca. Perché in fondo c’è una mentalità che ci vuole un po’ così: stuprate, sofferenti e infelici o se felicemente scopanti dunque stigmatizzate.

Al massimo sposate figlianti, senza eccessiva eccitazione per gli appuntamenti a letto.
Ho fatto sesso consensuale con un tale che non me l’ha chiesta, io non gliel’ho chiesto, mi è piaciuto e poi non ci siamo mai più visti. Per la mia amica sono ancora quella che avrebbe avuto un trauma da piccola ché altrimenti sarei lì a fare la sentimentale con qualcuno. Mi ha triturato le ovaie con il mio presunto senso di solitudine, ché noi femmine saremmo diverse, che non è possibile che possa piacerci una cosa così, che per sentirsi realizzate per davvero le “donne”, e l’ha detta proprio così declamando teorie al plurale, avrebbero bisogno di sicurezza, stabilità, casa, famiglia, figli.

Le ho detto “stai serena… a te forse non sarebbe piaciuto ma a me invece si“. Lo posso dire che se lei trombasse di più e avesse meno moralismi attaccati sulla pelle forse starebbe meglio e farebbe stare meglio pure me?.

Una sega in macchina.

E’ mattina presto, prendo la moto che sono già in ritardo, vado verso nord. Non ho ne tempo ne voglia di capire come arrivare, mi hai detto che ci vediamo tra non meno di un’ora, potrei prendermela con tutta calma, e invece ho già l’ansia di non arrivare, nelle orecchie mi ritrovo a farmi compagnia la tua vocina suadente, ieri sera ci siamo visti per la prima volta, piuttosto emozionati entrambi direi, sorpresi di questo faccia a faccia a distanza, dopo qualche sessioni di chat su xhamster.

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Arrivo al parco che sono le dieci, parcheggio, metto via il casco, ho mezz’ora almeno d’anticipo sull’appuntamento. Niente male per un vecchio sporcaccione tutta questa premura. Forse dovrei essere più freddo e distaccato, in fondo non è altro che la concretizzazione di tante fantasie scritte di là, provaci mi sono detto, al limite è un altro segaiolo depravato.

Ho cercato di rubarti un attimo d’attenzione, c’ho provato una prima volta, ti ho ricontattato più tardi, tampinata per un po’ ricevendo monosillabi come risposta, non potevo sapere chi eri, per un po’ questo gioco è andato avanti nell’indifferenza sostanziale di parole volgari e situazioni eccitanti, finchè non hai infranto questo tabù custodito con tanta ostinazione, hai deciso tu, la foto con il mio nome mi ha fatto letteralmente cadere dal divano, già che ero in una situazione instabile di mio, la tastiera lontana, la mano ha premere la patta cercando di non accelerare oltre l’indispensabile.

E’ iniziato così, ci siamo masturbati a distanza più volte quel primo giorno per essere così in imbarazzo adesso.

Mi siedo al tavolino del bar, è all’aperto, mi faccio una sigaretta, le mani mi fanno male anche oggi. Caffè per favore, la tipa del bar ha premura, anche lei. L’appuntamento in un luogo all’aperto, pubblico, è stata una mia idea, non si sa mai mi hai confermato tu. Condivido.

Ti siedi a distanza da me, vedo che hai scelto il tavolino più appartato, ai miei occhi sei molto bella, più di quello che ricordavo, capelli neri, lunghi, dritti, lisci, vesti in modo elegante, hai messo la gonna come d’accordo.

Il gioco adesso dovrebbe cominciare, non so bene come procedere, intanto non ti tolgo gli occhi di dosso, hai in mano il cellulare e sembri molto impegnata, un po’ mi preoccupo, scorri le dita su quell’affare con interesse e non mi degni nemmeno di uno sguardo, panico… e se non sei tu? Se quel bel fighino lì è una tipa che aspetta chissà chi o cosa… cazzarola che rottura ‘sto giochino che abbiamo architettato: due sconosciuti al tavolino di un bar all’aperto che si eccitano in un gioco di sguardi, movimenti, intenzioni.

Senza mai avvicinarsi, parlarsi, toccarsi. Mi sembra di leggere un sorriso in quegli occhi da gatta velenosa ma continui a non guardarmi, a far finta di non vedermi. Spero. Voglio sperare.

Passano i minuti e sei sempre più indifferente, sospetto di aver preso un abbaglio, fai un movimento con le gambe e per un istante immagino tu stia aprendoti a me, è un movimento impercettibile ma non ho altro a cui aggrapparmi, mi guardo attorno e non c’è molta gente qua, delle spose più in là giocano con dei bambinetti, qualche cane al guinzaglio, vecchi a passeggio.

E’ passata già una bella mezz’ora qui senza che succedesse nulla, devo trovare un escamotage per rompere questo equilibrio senza senso, mi alzo, vado in bagno, mentre mi asciugo sento qualcuno che vuole entrare, una prima volta, una seconda la maniglia scende e risale, un tuffo al cuore mentre butto l’asciugamani e faccio s**ttare la serratura, apro un poco la porta evitando di sbatterla sul muso di chi è lì fuori. Non sei tu, peccato.

Torno al tavolino, ancora più ansioso di iniziare a giocare con te, la gonna è un feticcio non indifferente nella fantasia che abbiamo costruito insieme, potrai sollevarla un pochino facendomi ammirare le lunghe gambe, porti le calze con il reggicalze mi hai detto, vorrei indovinarlo, ai piedi indossi scarpe nere lucide, tacco sì ma non altissimo. Anche la camicia leggera con maniche larghe, a lasciare libero quel reggiseno che ti scolpisce un decoltè irresistibile.

Aprila quel tanto che basta a farmi immaginare il disegno del pizzo sulla tua pelle.

Torno al parcheggio deluso e incazzato nero, al bar non c’eri più, te ne sei andata così, senza un cenno, nulla. Non erano questi i piani, avevamo detto che potevamo fidarci l’uno dell’altra, sapendo di non avere nulla da temere in un luogo come questo. Faccio manovra ma non riesco ad uscire, già è pesante di suo muoversi all’indietro con la moto,… e sto cazzo di macchinone di merda qui a fianco doveva lasciarmi più spazio,… mi ritrovo a bestemmiare cercando una via d’uscita, a piedi giro intorno alla macchina e vado dall’altra parte, forse di là c’è uno spiraglio, torno indietro con l’intenzione finalmente d’andarmene.

Giornata storta, va beh…

Mentre sono girato dal suv mi sorprende una grassa risata, sei tu, dio ti abbia in gloria…, dal finestrino, bellissima, ridi fieramente guardandomi così trafelato, apri lo sportello e fai cenno di salire, scarico la tensione ancora moccolando… ma in fin dei conti sono contento, hai scelto un bel modo per rompere lo stupido gioco.

In macchina parliamo di niente, ci facciamo i complimenti di rito, ammiro le tue gambe fasciate dalla gonna, nulla di più.

Ora che siamo così vicini non s**tta nessuna scintilla, nulla dell’eccitazione che accompagnava le parole appassionate di solo poche ore prima. La conversazione prosegue piacevolmente, convenevoli per lo più, sono ormai convinto che sia davvero un gioco, in fin dei conti pure assai innocente.

Sto pensando tra me e me a quali parole trovare nel momento dei saluti, quando all’improvviso mi sorprendi di nuovo, ti guardo stupito mentre alzi volutamente lo sguardo oltre il parabrezza, accenni alle persone lì fuori e ti alzi la gonna svelandomi i laccetti del reggicalze, io non parlo, lascio la tua voce procedere senza più ascoltarla, ormai hai fatto salire la gonna fino al limite delle cosce, nei miei pantaloni cresce già l’eccitazione, è ora più che evidente.

Immobile lascio che le tue mani mi slaccino i pantaloni, siamo in un parcheggio assai trafficato in realtà e la situazione potrebbe sfuggirci di mano da un momento all’altro, a stento mi impongo di non reagire, vorrei accarezzarti, baciarti, far scivolare le mani oltre il bordo del tuo slip, sfiorarti le labbra, immagino il calore del tuo sesso, vorrei infilarmi sotto il volante aprendoti con delicatezza per immergermi nel tuo umore…

Vorrei ma non lo faccio, tu hai preso l’iniziativa rompendo i patti, ora tocca a te portarlo avanti, mi accarezzi il cazzo con decisione, lo stringi forte muovendolo lentamente, quasi mi fai male ma ti lascio fare, è una sega lenta, protratta a lungo, all’inizio, ogni tanto, mi bagno le dita con la saliva per lubrificarmi la cappella e tu non accenni a fermarti, sai che mi fai godere, lo decidi tu il momento, la tua voce è quasi sussurro oramai, con l’altra mano ti guardo accarezzarti dolcemente il seno, è un movimento leggerissimo il tuo, io avrei strizzato mentre tu mi mostri una delicatezza per certi versi a me sconosciuta.

La tua mano a ben vedere sa cosa deve fare, i movimenti si sono fatti più decisi, intensifichi il movimento a salire, scendi stringendo forte, hai percepito crescere il mio respiro, muovi la mano su è giù più velocemente tenendo il ritmo della mia eccitazione.

Movimenti involontari mi inarcano la schiena, sul sedile mi contraggo, mi allungo puntando forte con le gambe, la tua mano è ora inondata dal mio godere, schizzo forte, a lungo, tu non accenni a diminuire l’intensità del tuo procedere, penso di aver mugolato di piacere ma non ne ho piena consapevolezza, la tua voce mi ha accompagnato nel lungo momento dell’eiaculazione, un attimo ancora, svelto penso a dove siamo, riapro gli occhi e mi tiro su i pantaloni, ho le mutande bagnate ma il luogo e il momento non mi permettono troppe attenzioni.

Tu fai cenno alle salviettine nel portaoggetti, con quelle mentre ti asciughi la mano, mi sorridi felice. Sei bellissima, davvero, bellissima sega in macchina.

Un incontro in spiaggia trasgressiva

Se ho deciso di condividere questa esperienza trasgressiva sul web, in accordo con la mia compagna, è principalmente per un motivo: iniziare un dibattito con altri utenti e conoscere altre esperienze simili (possibilmente vere perché in caso contrario non ha senso).
Per difendere la privacy delle persone coinvolte nella storia vi chiediamo di non chiedere luoghi, incontri, ulteriori info che vadano oltre l’aspetto puramente sessuale.

Io e la mia compagna nella nostra intimità fantastichiamo spesso di giocare con altre coppie (ma non cerchiamo incontri né mettiamo foto sul web).

A volte pratichiamo nudismo ed è capitato di avventurarci in spiagge o pinete un po’ più appartate per curiosare in modo molto soft.
Descrivo la mia lei: 4° di seno, fianchi larghi, belle cosce che palperei per ore, fichetta piccola a volte totalmente depilata oppure con un eccitantissimo sottile filetto di peli. Per me è la donna più eccitante del mondo, il mio desiderio erotico.

A me l’idea di mostrarla e di immaginarla con altri è la cosa che mi eccita di più.

E viceversa a lei eccita l’idea che io mi seghi guardando altre donne nude, oppure che le palpi e le sborri addosso.
Un esempio: la volta che in una pineta abbiamo incrociato per caso il cammino di un guardone maturo col cazzo già bello duro (o magari ci seguiva, chissà), che vedendoci si è fermato e ha preso a segarsi sborrando quasi subito con gli occhi fissi sull’inguine nudo e depilato della mia lei.

Ho dovuto sborrare anche io dall’eccitazione, con lui ancora lì che si scrollava le ultime gocce. Ovviamente io l’ho fatto sulle tette e lei non s’è pulita, continuando a camminare fino alla battigia con lo sperma addosso. Sono stato in estasi per giorni!E anche lei devo dire. Ma più io.

Ora vengo al dunque: in una di queste sporadiche giornate dedicate al nudismo e alle ancora più sporadiche esplorazioni in parti di spiaggia più osé, ecco che capita l’inimmaginabile.

E l’inimmaginabile è stato incontrare la madre di uno dei miei migliori amici ovviamente in compagnia di G. (iniziale di fantasia) il suo secondo marito. Persone che io conosco fin dal liceo. Non è uno scherzo, è successo davvero.
Lui era nudo e lei in topless e con un micro tanga di quelli che hanno la sola funzione di attirare lo sguardo lì: triangolino sintetico con labbra della fica totalmente di fuori e clitoride ben visibile in trasparenza.

Fica depilata.

Potete capire il mio imbarazzo e la mia incredulità quando abbiamo incrociato gli sguardi e ci siamo riconosciuti!
Loro scoppiarono a ridere con lei che ripeteva “non ci credo… che figura…”, mentre a me, rosso come un peperone, mi sono passati davanti immediatamente tutti gli anni che andavo a casa loro a fare i compiti col mio amico, le cene, le vacanze, le volte che si sono visti con i miei.

E ora li vedevo lì nudi in una spiaggia trasgressiva e lei con quell’eloquentissimo micro-tanga.
In più la mia compagna non ci capiva niente ed era visibilmente inquieta perché per un attimo ha creduto che frequentassi di nascosto coppie trasgressive.
Quando le dico chi sono e si ricorda di averli conosciuti anche lei, una volta sola, qualche tempo fa… non vi dico! Le è preso il panico.

A questo punto come ci si comporta?
Non è che puoi far finta di niente e dire “Vabbè ciao, buona passeggiata, alla prossima, salutami Tal dei Tali”.

E’ un casino. E l’unico modo è parlare, spiegarsi.

Ci invitano al loro ombrellone, ci sediamo e cominciamo a spiegarci, raccontarci e soprattutto tranquillizzarci tutti sulla privacy e sul fatto che nessuno sta facendo nulla di male e non farà del male a nessuno.
La cosa che ha colpito di più me e la mia compagna è stata la loro naturalezza, eppure mi conoscono da quasi vent’anni!
Ovviamente il mio amico non sa nulla della loro trasgressione! Della mia un po’ sì, anni fa mi ero confidato, ma è un’altra storia.

Mai è poi mai avrei pensato una cosa del genere di loro. Ma proprio parlando ci siamo accorti che anche loro non si aspettavano certo di trovare noi su quella spiaggia! Alla fine se c’era imbarazzo era perché ci eravamo conosciuti in altri contesti e che continuavamo ad essere persone normali.

Lei (che chiamerò per comodità B. ) è sempre stata una donna normalissima sia nei comportamenti che nel fisico, di quelle che se la incontri per strada non ti giri, ma comunque piacente e ben tenuta anche adesso a sessant’anni.

Avendola vista nuda ve la descrivo con precisione: bassina, terza di seno, fianchi larghi, cosce consistenti, un po’ di sana cellulite che a me personalmente piace nelle donne, fica con clito un po’ sporgente come la mia lei. Anche il buco del culo rasato. (ci credete che mi sto eccitando scrivendo questo e pensando che si tratta della madre del mio migliore amico?).
Da giovane, se capitava accidentalmente di vederle una coscia, le mutande sotto la gonna o un decoltè un po’ generoso, mi eccitavo e mi segavo, ma più per la parte di corpo che avevo visto.

Niente di strano quando sei adolescente e hai gli ormoni a cavallo.

Volete sapere se alla fine abbiamo “giocato” e concluso qualcosa? La risposta è Sì.
Perché parlando ci siamo rilassati molto e, raccontandoci le nostre trasgressioni e fantasie, abbiamo cominciato a eccitarci.
Soprattutto loro ci hanno parlato delle loro esperienze di esibizionismo con guardoni e altre coppie.
Ricordo tutto come se lo avessi appena vissuto, ma mi servirebbe un libro per descrivere ogni particolare, ogni frase.

E’ stato tutto molto cerebrale.
Pensare a G. , imprenditore tutto d’un pezzo, elegante, a modo, che ora è nudo col cazzo duro che gode nel mostrare sua moglie a me mentre io godo nel mostrargli la mia donna, di quasi trent’anni più giovane di lui.

Siamo ovviamente stati sul soft, guardandoci, qualche leggerissima palpata e infine le venute.
Un momento estremamente eccitante è stato quando, dopo aver confidato a tutti che da liceale mi sono masturbato le volte che riuscivo a vederle le cosce o le mutande, B.

nel massimo dell’eccitazione si è lasciata scappare una frase inaspettata veramente molto hard “… e ora che mi puoi vedere tutta nuda fammi vedere come sborri per me”.
Sentendo quella frase non ho più resistito, ho sentito il flusso di sperma che saliva e il pisello talmente duro da farmi male e ho sborrato verso di lei che era con le gambe spalancate. Gli schizzi erano così potenti che le hanno inondato le cosce.

La mia lei s’è goduta tutto con gli occhi.
Un’altra immagine che non riesco più a togliermi dalla testa è quella di G. che, dopo la mia schizzata, sborra sul seno della mia lei che segandolo si bagna anche l’avambraccio e la mano destra. Ormai i freni inibitori si erano particolarmente allentati.

Sono troppe le emozioni provate tutte insieme. Io e la mia lei una cosa del genere non l’avevamo mai fatta e purtroppo non l’abbiamo più fatta in seguito, anche perché ora ha paura di tornare nelle spiagge nudiste per non incontrare gente che conosciamo.

Ma ci masturbiamo e scopiamo come matti rivivendola.

C’è un ultimo fatto eccitantissimo successo qualche tempo dopo, circa 1 mese fa, quando il mio amico ha pensato bene di organizzare una cena a casa sua con noi e loro due.
Figuratevi l’imbarazzo che avevamo nuovamente! Noi 4 più il mio amico con la moglie e il primogenito neonato. I più imbarazzati eravamo io e la mia lei e abbiamo parlato pochissimo.

Poi quando il mio amico con la moglie sono andati a mettere a letto il bimbo è accaduto questo.
B. si alza in piedi di s**tto e si alza il vestito come una ragazzina impertinente di sessant’anni, mostrandoci il micro perizoma che aveva indossato apposta, sperando di avere occasione di mostrarcelo. Poi se lo scosta esponendo la fica.
La mia lei di getto allarga le gambe, alza pure lei la sua gonna svolazzosa, scosta il perizoma e allarga le grandi labbra con due dita.

G. si alza dalla sedia per vedere meglio. Il tutto dura qualche decina di secondi, neanche un minuto. Che voglia avrei avuto di tirarmi fuori l’uccello e sborrare (cosa che poi ho fatto a casa aiutato dalla mia lei).
Poi le due donne si ricompongono e ci scambiamo tutti uno sguardo di complicità. Da allora non abbiamo più avuto l’occasione di vederli. Non so cosa succederà la prossima volta. Comunque giocare così è divertente ed eccitante.

Abbiamo tutti e 4 il veto di non vederci mai da soli, ma per quanto riguarda me e la mia compagna non accadrà di certo. Ha senso fare queste cose assieme, perché assieme e solo assieme l’eccitazione va alle stelle.

Andiamo…

Ehi, lascia quello che stavi facendo e andiamo… dai prendi le chiavi della macchina, sono lì, vicino al telefono.

E ricorda, quando dico andiamo, devi lasciare tutto e venire via, non voglio ne scuse ne tentennamenti, vai, ora chiama l’ascensore che scendiamo in garage a prendere la macchina. Certo che sei proprio sciatta con quella tuta addosso sai? dimmi, che intimo hai su stasera, mutandine di cotone bianco o tulle ricamato nero? Non hai messo niente sotto i pantaloni, indossi solo il reggiseno, hai delle belle tette, sei una bella donna, la prossima volta voglio che ti valorizzi di più, devi vestirti da gran figa quale sei, da strafiga direi.

Ora vai a prendere la macchina e raggiungimi…a prima vieni qui, no non voglio che accendi la luce, vieni qui, muoviti, avvicinati di più…

Ecco ora slacciami la patta dei pantaloni e tirami fuori l’uccello, dai… voglio liberarmi, prendimi l’uccello moscio con due dita e… stai ferma con quella mano, ma che fai? non vedi che così ti bagni i piedi, gran vacca che sei, ti piace sentire il caldo scorrerti giù lungo le gambe, ehhh… adesso asciugati ben bene che andiamo.

Fatto… ora saliamo in macchina, guida tu… muoviti per dio, no io sto dietro non preoccuparti, qui a fianco deve rimanere libero

Ho una sorpresa per te piccola vacca che sei, prendi per viale alberti, dietro la stazione ci sono puttane ben messe che aspettano

Ora prima di arrivare, dimmi quale fighetta vorresti guardare mentre mi lecca la cappella, voglio che tu guardi…, che tipo vorresti questa sera per me?

Vedi quella piccola troia di colore là in fondo, non è niente male no? seni piccoli, culo perfetto, un po’ troppo minuta forse, ma belle gambe slanciate ummmhh… tu preferisci il tipo caucasico?.. ok, fai il giro che dall’altra parte dovremmo trovare quello che fa per te

Dai accosta e contratta per farla salire, è un bel tipo, davvero un bel fighino, finta bionda, seni generosi e culo atletico all’insù ben evidenziato dai pantacollant, non parla l’italiano? Falle capire che deve venire dietro con me e spompinarmi a lungo, ok? Ti ho detto che il prezzo non è un problema, pagala e andiamo

Tu stai davanti e guardami in faccia mentre la troietta mi succhia il cazzo, guardami, voglio vedere i tuoi occhi mentre mi stantuffa il cazzo, ummm… ci mette del suo questa qui… mi lecca ben bene e con la saliva bagna tutta la turgida cappella… con le mani mi stimola il prepuzio, mi massaggia le palle, sale scende senza fretta, davvero un bel vedere… e tu? Che fai con quella mano sotto i pantaloni, ti stai eccitando a guardare? Sei già bagnata e vuoi venire dietro a leccarmi il cazzo? Ehi non c’è posto qui cara, tocca stare lì ha soffrire mentre questa si becca il meglio…

No, non preoccuparti, c’è ne anche per te, ora scendi dalla macchina, spiega a sta troia che voglio che si metta in ginocchio qui davanti allo sportello, tu vieni vicino e prendimi il cazzo in mano, lecca e muovimi la cappella verso la sua bocca, dille di star ferma, la paghi… deve fare ciò che vogliamo, d’accordo?

Senti devi farmi una sega nella sua bocca, ci siamo capiti, muovi la mano, su e giù, più piano, lentamente, scappellami il cazzo nella sua bocca.

Lentamente per dio, non voglio sborrare adesso, muoviti dai che questa anche senza parlare ci sta prendendo gusto, ahhh… lo sapevo che ti sarebbe piaciuto, gran figa che sei…, le accarezzi le tette mentre con la lingua lecchi il mio cazzo nella sua bocca, ohhh… prendimelo fino in fondo, succhia e godi anche tu…, quella ti ha già infilato una mano tra le gambe, sì lo so sgoccioli… sei eccitata da morire. Leccale i capezzoli, strizzali, sono piccoli e duri, ha un gran bel corpo sta zoccola, con le mani le accarezzi il culo, le passi le dita tra le natiche, sta godendo anche lei

Ora voglio sborrare, prendile la testa e spingila su di me, voglio che lecchiate insieme la mia cappella, con la saliva bagnala ben bene e muovila su e giù, più svelte troie… ohhh

Mi alzo in piedi, voi due state sotto di me in ginocchio a bocca aperta, leccatevi e baciatevi infoiate, io mi accarezzo con calma, mi scappello lentamente intanto mi avvicino alle vostre bocche, mi sto segando piano piano mentre ti guardo, i nostri occhi si incontrano nel momento in cui il primo schizzo raggiunge la tua faccia, tiri fuori la lingua dalla sua bocca e raccogli il rigagnolo che scorre sul labbro, la sega non finisce e già il tuo viso è innondato dalla mia voglia, vi leccate a vicenda, continuando a baciarvi mentre io mi finisco su di voi, è uno spettacolo, miagolate di piacere mentre ti guardo il viso schizzato di sborra, la tua bocca la cerca ancora, baci intensamente le sue labbra bagnate, la tua lingua ora si infila nella bocca di lei, vi baciate intensamente, le vostre lingue si cercano, la saliva mista al mio seme esce dalla tua bocca e scende giù lungo le guancie, ufff…

E’ ora, andiamo.

Guido io adesso, riportiamo questa sui viali e intanto tu mettiti dietro e ricomponiti, non voglio che sembri una troia.

Sognando (Seconda parte)

Alle 6 e 50 ero al luogo dell’appuntamento ad aspettare Enrico. Ero dannatamente nervoso. E se non fosse venuto? Se fosse venuto e poi se ne fosse andato?
Non ero mai stato così nervoso ad un primo appuntamento, poi non ero mai stato ad un appuntamento con un altro ragazzo. C’ero stato con donne ed avevo fatto sesso con altri ragazzi, ma mai le due cose insieme. Se aggiungiamo il fatto che Enrico era un buon amico da cui ero molto attirato, era praticamente troppo.

Erano le 6 e 54, il tempo stava passando troppo lentamente. Perché ero andato là così presto? Chiaramente se non fossi arrivato presto, sarei stato molto in ritardo, il bus non aveva l’orario adatto.
Il mio orologio sembrava stesse beffandosi di me per la mia impazienza, erano solamente le 6 e 57. Sorrisi e parlai un po’ a persone che riconoscevo. Perché Enrico non arrivava in anticipo una volta in vita sua.

Finalmente le 7, dovevo essere lì da 25 minuti, veramente erano stati 11 minuti ma giuro che il tempo passava così lentamente che sembravano 25 minuti.
Alle 7 e 02 il panico cominciò a prendermi, mille pensieri correvano attraverso la mia mente. “Non viene. ” “Ha cambiato idea. ” “Mi sono spinto troppo lontano questa mattina. ” “Lo dirà a tutti. ” “Forse è solo in ritardo, di solito lo è.


Alla fine rinsavii: “Calma, fermati e pensa, se lui non è qui tra un minuto lo chiamerai, potrebbe essere successa qualche cosa. Malgrado tutto il panico non aiuta. “
Facile per la parte razionale della mia mente, mentre il resto di me era in subbuglio. Fortunatamente lo vidi venire verso di me sul marciapiede.

“Sei è in ritardo di 5 minuti, hai idea di come stavo?”
Lui mi sorrise con quel suo sorriso timido per il quale nessuno poteva essere arrabbiato con lui a lungo.

Non che fossi arrabbiato, ero soprattutto sollevato perché era arrivato.
“Allora dove vuoi andare a mangiare?” Gli chiesi, quel genere di dettagli era importante.
“Hmmm. Che ne dici di… ?”
“Ok mi sembra buono. ” Quindi cominciammo a camminare per prendere di nuovo il bus verso la periferia.
Sfortunatamente all’ora di cena il bus era stracolmo, ma trovammo un punto dove stare vicini.
Chiacchierammo per tutto il viaggio, quando finalmente arrivammo decidemmo di prendere cibo cinese per cena.

Fu una grande cena, il cibo era niente male. Parlammo tra di noi, a chi ci stava vicino sembravamo solo buoni amici che chiacchieravano a cena. Invece tra di noi era come se stessimo tessendo una rete di intimità.

Dopo cena andammo al cinema, nonostante la coda ci sbrigammo in fretta. Avevamo scelto un film che non sembrava molto popolare e riuscimmo a trovare dei posti a sedere appartati senza qualco vicino a noi.

Appena le luci si spensero Enrico mi sorprese afferrandomi la mano. Restammo così per l’intero film. Era fantastico, essere vicino a lui tenendogli la mano, un delicato contatto intimo.
Avrei desiderato restare così per sempre, ma il film finì così uscimmo ed andammo a prendere di nuovo il bus. Questa volta era molto più vuoto di prima e trovammo anche una panca dove poter continuare a sedere vicini. Le panche del bus non sono molto grandi e normalmente questo dà l’impressione di essere accalcati, ma non ci facevo caso, potevo stare seduto un po’ più vicino ad Enrico.

“Allora cosa vuoi fare ora?” Gli chiesi sperando in qualche cosa che coinvolgesse ambedue.
“Non so, tu cosa vuoi fare?”
“Potremmo tornare a casa mia e guardare la TV. “
“OK. ” Nel mio appartamento avevo la TV via cavo che lui non nella sua stanza, così potevamo avere più scelta.

Arrivammo di nuovo al mio appartamento. “Qualche cosa da bere?”
“OK. “
Ritornai in soggiorno con le due bibite e trovai Enrico allungato sul divano.

Appoggiai la sua bibita e mi avviai verso la sedia quando lui disse: “Vieni qui, sdraiati con me. “
Io ero più alto di lui di cinque centimetri per cui gli dissi: “Mi piace a parte una cosa, io sono più alto di te, se mi metto davanti a te non vedrai la TV. “
“Oh, giusto. ” Si alzò e mi fece sdraiare per primo sul sofà, sdraiandosi poi accanto a me. Gli feci scivolare un braccio intorno e non lo sentii lagnarsi, così l’abbracciai più stretto.

Non andai oltre, non volevo che si spaventasse.
Parlammo a lungo quella sera, nulla di più, solo parole. Tacevamo di quando in quando per ascoltare la TV. Durante uno di questi momenti di silenzio mi resi conto che Enrico si era addormentato tra le mie braccia.
Ero comodo ed evidentemente anche lui lo era, così spensi la TV, lo tenni abbracciato contro di me e mi addormentai. Penso di non aver mai dormito più saporitamente di quanto feci quella notte tenendolo contro di me.

Nessun sogno tuttavia.

Quando mi svegliai il sole splendeva attraverso la finestra, avrei dovuto chiudere le imposte la sera prima, ma non sapevo sarebbe stato un problema fino a che non mi ero sdraiato con Enrico e poi non ce n’era stata la possibilità. Pochi minuti dopo essermi svegliato mi resi conto che lui era già sveglio.
“Buon giorno. ” Era veramente un buon giorno, naturalmente ogni risveglio con Enrico lo sarebbe stato.

“Buon giorno, hai dormito bene?”
“Cosa ne pensi? Quanto tempo sei rimasto sveglio?”
“Circa 25 minuti. “
“Perché non ti sei alzato?”
“Cosa vuoi fare oggi?”
“Mi piacerebbe stare qui così ma devo andare a pisciare e qualche cosa da mangiare sarebbe un bell’inizio. “
“Vanno bene uova ed un toast?”
“Per me va bene. “
Si alzò ed andò in bagno, io andai in cucina. Misi il toast nel tostapane e misi sul fuoco la caffettiera.

Quando lui uscì entrai io e vuotai la vescica dolorante. Poi mi lavai i denti.
Quando ritornai in cucina mi diede un bacio.
“Non è giusto, ti sei lavato i denti, io non ho uno spazzolino qui. “
“Bene se vuoi puoi usare il mio, ma ce n’è uno di ricambio nell’armadietto, quello ti può servire. “
“Grazie. “
Uscì dalla stanza ed io cominciai a cucinare le uova. Pochi minuti dopo ritornò e la colazione era pronta.

“Non mi hai risposto, cosa vuoi fare oggi?”
Il cibo e la caffeina dovevano essergli arrivate alla testa perché rispose: “L’ho fatto, ho già fatto quello che volevo fare. “
Sì, ora era completamente sveglio. “OK così hai fatto quello che volevi fare, e ora?”
“Mi piacerebbe fare una doccia. Dopo non so. “
“Bene fai una doccia qui se vuoi, ma dovrai tornare alla tua stanza se ti vuoi cambiare i vestiti, non so se qualche cosa di mio è della tua taglia me è probabile che qualche cosa potrai trovare.


“Bene perché non andiamo a dare un’occhiata, vediamo se c’è qualche cosa. “
Alla fine trovammo qualche vestito che non era male nonostante la differenza di altezza.
“Vai per primo a fare la doccia, sei l’ospite. “
“Perché non fai la doccia con me. “
“Mi piacerebbe, ma sei sicuro di essere pronto a questo?”
“Sì, penso di sì. ” Poi mi sorrise, come potevo dire di no a quel punto, chiaramente era quello che aveva programmato.

Mi stava sorridendo in maniera così sexy che non potevo non farlo. Mi incamminai verso il bagno ma quando gli fui vicino, mi girai improvvisamente e lo baciai. Lo sorpresi nel prendere l’iniziativa ma non ci lo volle molto perché rispondesse al mio bacio. Feci scivolare la lingua nella sua bocca e lo strinsi tra le braccia. Sì, era decisamente pronto, dal modo in cui la sua lingua lottava con la mia potevo dire che stava aspettando da molto tempo quel momento.

Alla fine interrompemmo il bacio. Lo circondai con le mie braccia e ci dirigemmo verso il bagno. Volevo lasciare ancora a lui il controllo della situazione, non volevo spaventarlo e così offrii:
“Come vuoi farlo, ci spogliamo da soli o ci spogliamo l’un l’altro. “
Sul suo viso balenò un ghigno maligno e sexy e mi si avvicinò, mi alzò la maglia sopra la testa e mi baciò il capezzolo mentre lo faceva.

Era un modo di rispondere alla mia domanda.
Dopo avermi tolto la maglia mi baciò di nuovo. Io gli sbottonai la camicia e seguii le mie mani con la bocca, scendendo col bacio al collo, al torace fino ad arrivare alla fine alla cintura.
A quel punto risalii a baciargli lo stomaco, amavo quella bella pista che correva da sotto la vita, su al torace in mezzo agli addominali. Quando ritornai alla sua testa lo baciai di nuovo sulla bocca.

Era di nuovo il suo turno e mi slacciò i pantaloni, li allentò lasciandoli cadere al pavimento ed io ne uscii. Slacciai la fibbia della sua cinghia, slacciai il bottone e gli aprii la patta lasciando che i suoi jeans precipitassero a terra.
La sua erezione faceva una protuberanza ben visibile e deliziosa nei boxer. Mi avvicinai baciandolo di nuovo e pigiando il mio uccello coperto dalla stoffa contro il suo.
Si lamentò piano ed io decisi che se fossi morto in quel momento sarei stato felice.

Fortunatamente tuttavia non accadde. Interruppi il bacio ed aprii la doccia per scaldare l’acqua. Poi ritornai, era ora. Quando gli fui vicino misi le mani sotto la cintura dei suoi boxer. Dando una carezza rapida al suo uccello li feci scivolare giù sulle sue anche e li feci cadere alle caviglie.
Il suo pene era diritto ed ondeggiava orgogliosamente nell’aria. Lui mise una mano sulla parte anteriore dei miei boxer, massaggiandomi il cazzo attraverso la stoffa che si stava tendendo.

Poi con un movimento fluido lasciò cadere i miei boxer ai miei piedi. Entrammo nella doccia. La mia doccia non era stata costruita per due persone ma non avevamo problemi a stare vicini.
Enrico prese la salviettina ed il sapone e insaponò la stoffa. Mise da parte il sapone e cominciò a lavarmi il torace, poi mi tirò a se e mi baciò di nuovo.
Mi lavò il torace finché non raggiunse il mio capezzolo destro che pizzicò attraverso la stoffa.

Mi lavò scendendo sulle braccia ritornando poi su ed io alzai il braccio per farlo lavare sotto.
Era una carezza sensuale e lenta. Non avevo avuto nessuno che mi lavasse da quando ero bambino, ed io ero di nuovo come un bambino, sottomesso. È un atto di fiducia quando qualcuno ti lava, ti arrendi alla sua volontà ed è molto più intimo.
Mi lavò tutto il davanti ed io lavai il suo con la stessa gentilezza, poi lui si voltò e mi fece lavare la sua schiena.

Quando ebbi finito si voltò ed io mi girai. La sensualità della situazione aveva eccitato entrambi.
Uscimmo dalla doccia e ci asciugammo l’un l’altro, poi andammo in camera da letto. Ci baciammo, bocche chiuse in passione, lingue che scivolavano una contro l’altra. I nostri corpi erano così pigiati insieme che eravamo pressoché una persona sola.
Ci sdraiammo sul letto e continuammo a baciarci, nessuno ne aveva abbastanza dell’altro. Io gli carezzai il cazzo.

Feci correre un dito lungo la cresta sulla parte inferiore della sua erezione. Sentivo il suo corpo tendersi e sensazioni di piacere attraversare il suo corpo. Mentre continuavo la stimolazione sul suo uccello, leccavo e mordicchiavo prima il suo capezzolo destro e poi il sinistro.
Era ora di passare alla fase seguente. Smisi di carezzarlo e leccarlo e baciando scesi tra i suoi pettorali, giù ai suoi addominali, leccando in mezzo ed intorno.

Poi gli stuzzicai l’ombelico per un minuto con la lingua prima di continuare ad abbassarmi.
Leccai la sua asta dura come l’acciaio ed avvolsi le labbra intorno alla testa dell’uccello, colpendo leggermente con la lingua la fessura per farlo impazzire. Feci scivolare la testa giù sull’asta e poi scivolai di nuovo su.
Spinto oltre la resistenza possibile ci vollero solo pochi secondi ed Enrico venne. Il suo corpo si contorse in estasi e lui sparò colpo dopo colpo del suo sperma dolce e salato.

Quando finalmente si calmò, risalii alla sua testa baciandolo con forza sulla bocca. “Allora come’è stata la tua prima volta?”
“Eccellente ma ora tocca a me”, e lui scivolò giù sul letto e sul mio corpo.
Invece di andare diretto come avevo fatto io, decise di stuzzicarmi ulteriormente.
Mise una mano intorno al mio cazzo, quindi fece scivolare leggermente un dito sulle mie palle spedendo brividi attraverso il mio corpo. Poi indietro al mio pene tracciando sino alla cappella e correndoci sopra, ritornando poi alla base ed attraverso le palle ad accarezzare il punto sensibile tra le mie gambe.

Per essere la sua prima volta con un altro uomo certamente sapeva come farmi impazzire.
Quando ne ebbe abbastanza di stuzzicarmi con la mano, abbassò la bocca alle miei noci e le leccò. Poi le succhiò nella sua bocca una alla volta. Leccando e succhiando le faceva rotolare in bocca.
Io mi lamentai piano, non faccio rumore quando faccio sesso, e finalmente lui decise di fare la sua mossa. Alzò la testa al mio uccello e leccò intorno alla cappella suscitando in me un altro lamento.

Poi proseguì tentando di ingoiare il mio uccello, succhiandolo e leccandolo. Usò un po’ troppo i denti ma era ancora un novizio e non potevo lagnarmi.
In pochi minuti la sua tecnica era migliorata rapidamente e mi aveva fatto lamentare di piacere frequentemente. Alla fine mi portò ad un orgasmo tremendo.
Dopo che ebbi finito di godere si alzò e mi baciò sulle labbra. “Grazie per essere stato il mio primo uomo.


“Oh grazie a te, ma come hai imparato a farlo così bene?”
“Sopratutto le storie sulla rete. ” e sorrise
Mi accorsi di sorridere perché lui lo stava facendo. “E ora cosa vuoi fare?”
“Perché non ci vestiamo ed andiamo fuori un po’. “
“Mi piace. “

Ci vestimmo ed uscimmo, andammo a guardare le vetrine e ci approvvigionammo di generi alimentari per la cena.
Quando finalmente tornammo a casa erano le 7,30.

Cenammo insieme. quindi disse che doveva tornare alla sua stanza, non voleva che il suo compagno di camera facesse troppe domande.
“Mi piacerebbe che tu stessi qui stanotte. “
“Anche a me, ma… “
“Avremo il fine settimana…. “
Lui sorrise, io lo baciai: “Allora è stato abbastanza bello per la tua prima volta? Era come speravi?”
“Sì e di più. ” E mi baciò.
Ci sedemmo godendo dell’essere l’uno con l’altro, ma lui doveva ritornare alla sua camera.

Quando se ne andò tornai a pensare al fine settimana, a come ci eravamo trovati improvvisamente insieme e come sembrava che fossimo sempre stati insieme. Io ero felice e passai quella notte sognando di essere con lui.

—————

Il suono strillante della mia sveglia mi ricordò a che era ora di alzarsi. Era ben diverso dallo svegliarsi con Enrico, ma non potevo aspettarmi che accadesse ogni giorno, anche se potevo sperarlo.

C’era almeno un lato brillante alle lezioni di quel giorno: Enrico. Quando arrivai in classe lui c’era già; mi sedetti vicino a lui che si girò, sorrise e mi fece l’occhiolino.
“Hai avuto un buon fine settimana? “
“Oh è stato ok. ” Gli feci l’occhiolino mentre lo dicevo.
Ebbe appena il tempo di sorridere prima che il professore entrasse, quindi non parlammo più fino alla fine della lezione. Quando finalmente il professore ebbe finito, prendemmo i nostri libri ed uscimmo.

Andammo al bar per un caffè da seduti. Chiacchierammo per un po’ godendo della nostra compagnia. Enrico doveva andare in bagno e questo mi diede un’idea.
“Perché non andiamo in cantina?”
Naturalmente rispose piuttosto confuso: “Perché andare là? Ci sono bagni qui e quello è fuori mano. “
“Precisamente. ” Improvvisamente capì quello che stavo suggerendo.
Uscimma dalla porta posteriore che conduceva direttamente in cantina. I bagni laggiù erano abbastanza piccoli, ma avevano altre caratteristiche che li rendevano più utili per certi tipi di riunione.

Essendo piuttosto fuori mano non erano molto usati e per la loro posizione era difficile capire se erano occupati ed ancora più difficile se erano occupati da due persone.
Lasciai cadere i miei libri in un box e chiusi la porta, dopo di che tirai Enrico con me nell’altro.
“Perché hai lasciato di là la tua roba?”
“Così sembrano ambedue occupati e sarà meno probabile che qualcuno entri. “
Per non fargli fare altre domande lo tirai a me e lo baciai.

Amo un bacio appassionato e lungo, un senso di fiamme corre attraverso il tuo corpo, Il cuore corre e c’è il sapore di un’altra bocca chiusa contro la tua. Con Enrico sembrava che ogni bacio fosse così.
Ma non avevamo molto tempo da sprecare, a breve avremmo avuto un’altra lezione. Abbassai una mano tra di noi a stringere il suo cazzo fino a che non gli tese i pantaloni.
Mi sedetti sull’orlo del water e gli abbassai la chiusura lampo.

I boxer che portava erano tesi contro la sua asta rigida. Potevo chiaramente vedere la testa del suo uccello attraverso la stoffa bagnata di pre eiaculazione intorno alla punta.
Gli leccai la cappella attraverso la stoffa rendendola ancora più bagnata e facendolo lamentare per la sensazione. Poi liberai l’uccello dalla sua prigione per permettergli di svettare orgoglioso.
Appoggiai la lingua alla fessura per assaggiare la pre eiaculazione che ne gocciolava fuori. Succhiai la testa nella mia bocca.

Enrico afferrò la mia nuca per mantenere l’equilibrio mentre io cominciavo a far scivolare il suo uccello dentro e fuori della mia bocca.
Lo succhiai profondamente nella mia gola mentre la mia lingua scivolava lungo la sua asta. Poi lo feci scivolare di nuovo fuori finché solo la sua cappella vellutata rimase nella mia bocca, ne tracciai la cresta e leccai ritornando al suo pube.
Pochi minuti e lui stava anelando forte, il suo uccello si stava contorcendo nella mia bocca pronto ad eruttare.

Improvvisamente il suo corpo si tese e la sua sborra fuoriuscì nella mia bocca in attesa. Dopo che ebbe finito di sparare pulii via lo sperma dal suo glande e mi alzai per baciarlo in modo che potesse assaggiare il suo sapore.
Contemporaneamente tenevo in mano il suo cazzo che si stava ammorbidendo finché non fu possibile reintrodurlo nelle mutande. Alla fine interrompemmo il lungo bacio.

Era ora di lezione ma purtroppo le nostre lezioni erano diverse e non saremmo più stati insieme per quel giorno.

“Perché non vieni stasera nel mio appartamento? Potremmo ordinare una pizza o qualche cosa d’altro e lavorare a quel compito per un po’. “
“Ok, ti dispiace se porto la mia roba per fermarmi?”
“Ottimo, mi piacerebbe svegliarmi di nuovo vicino a te. ”
“Anche a me. ” E mi lanciò quel suo sorriso seducente mentre lo diceva. “A che ora devo venire, va bene le sette?”
“Benissimo. ” A quel punto ci separammo ed andammo alla nostra lezione.

Il giorno passò relativamente in fretta e presi il bus per andare a casa. Alle sette meno un quarto chiamai per ordinare la pizza prima che fosse troppo tardi.
Alle 7 e 5 bussarono alla porta, era Enrico. Lo tirai dentro, chiusi la porta e lo baciai. Sparpagliammo i libri ed i quaderni sulla tavola di cucina, avremmo studiato davvero quella sera, quasi niente sesso.
Lavorammo finché non arrivò la pizza, poi andammo in soggiorno per guardare la TV mentre mangiavamo.

Dopo cena siamo ritornati a lavorare. Alle 9 abbiamo finito e siamo ritornati al divano.
Mi sdraiai per primo e lui si accoccolò contro di me. Era un modo comodo di passare una notte. Ero già stato con altri ragazzi, ma si arrivava subito al sesso. Il tempo che passavo con Enrico era diverso, era più di solo sesso. Noi eravamo più intimi, un’amicizia, praticamente gemelli.
“Sai che non abbiamo mai parlato di quello che è accadeva nei nostri sogni.

” Il suo commento mi fece uscire dalla mia piacevole fantasticheria.
“Non l’abbiamo mai fatto. Vuoi parlarne?”
“Sì. ” Afferrò il telecomando, spense la TV e si girò verso di me. “Credo che comincerò col mio, anche se non sono sicuro di riuscire a spiegarmi. “
“Ok va avanti, spiegati meglio che puoi. “
“Bene, noi eravamo in classe e tu eri seduto vicino a me, il professore entrò con una bracciata di quaderni…
Enrico proseguì a descrivere il mio sogno, dalla sua prospettiva naturalmente.

Ascoltai attentamente per un minuto prima di continuare a raccontare il sogno. Lui fu scioccato nello scoprire che avevo avuto lo stesso sogno.

L’avevo sospettato ma non ne ero sicuro. Mi era già successo. Nel mio anno di matricola c’era un studente di biologia che viveva due stanze dopo la mia. In qualche modo il mio sogno ed il suo finirono insieme.
Io ero saltato in qualche modo dal mio sogno nel suo.

Io ero vicino a un fiume e mi trovavo improvvisamente con lui. Eravamo nel laboratorio di biologia (dove non ero mai stato). La stanza era piena di serpenti (che io odio e di cui ho una paura tremenda). Più tardi sentii che i serpenti si presentavano quando io lo facevo, sospetto che fosse perché nel fiume c’erano stati serpenti.
Quando vidi il laboratorio di biologia pieno di serpenti capii che era un sogno, il pensiero dei serpenti mi infuocava.

Poi ritornai al fiume dove due miei giovani cugini erano circondati da serpenti, in qualche modo Will, il ragazzo del pensionato, era finito là con me. Diedi fuoco ai serpenti e rispedii i miei cugini a casa e poi mi svegliai. Non chiedetemi perché, ma devo correggere sempre i problemi nel mio sogno quando comprendo che è un sogno.

Quindi quello che era accaduto aveva senso. Enrico era confuso nel trattare il problema.

Ne parlammo a lungo ma l’unica cosa che trovammo era che ora eravamo insieme, avevo scoperto che mi voleva da tanto tempo e che io lo volevo… se solo l’avessi saputo l’anno prima.
La prova emotiva della notte ci aveva reso molto stanchi così andammo a letto. Quella notte non ci fu sesso, abbiamo solo dormito insieme, uno vicino all’altro.

Ancora una volta Enrico si alzò prima di me, quella mattina decise di svegliarmi, ma che modo di svegliare! Il mio cazzo che si irrigidiva mi svegliò mentre lui mi leccava le palle, poi prese in bocca la testa della mia asta.

Quando guardò su e vide che ero sveglio lasciò che il mio uccello scivolasse fuori della sua bocca e disse: “Ora è il mio turno, tu l’hai avuto ieri. ” Mi sorrise e riprese a succhiare il mio uccello.
“Bene, buon giorno anche a te. ” fu tutto quello che mi uscì prima di abbandonarmi al piacere che irradiava dal mio inguine. Considerato che era solo la seconda volta che faceva un pompino, lo stava facendo incredibilmente bene.

Amavo il contatto con la sua lingua rugosa che scivolava lungo il mio pene e la suzione faceva concorrenza ad un’aspirapolvere.
Improvvisamente decise di stuzzicarmi di più. Chiaramente questo non era un problema per me. Cominciò di nuovo a leccarmi le palle succhiandole poi nella sua bocca e facendole rotolare sulla lingua. Dopo un po’ decise di cambiare di nuovo e spostò le sue attenzioni al mio stomaco.
Fece correre la lingua sui miei addominali facendomi un solletico sensuale col movimento.

Continuò a far scivolare la lingua spedendomi in un parossismo di desiderio. Io non potevo sopportarlo più a lungo, le sensazioni che attraversavano il mio corpo stavano spingendomi all’orlo.
Subito prima che fossi pronto ad eiaculare, Enrico si fermò e si alzò a baciarmi. Prima che potessi protestare interruppe il bacio, si leccò la punta di un dito e lo strofinò sulla testa del mio uccello mentre mi baciava di nuovo. La sensazione improvvisa sul mio cazzo spedì un flusso di
adrenalina attraverso di me mentre venivo esplodendo tra di noi.

Mi lamentai nella sua bocca durante l’esplosione dell’orgasmo. Finalmente mi rilassai nel suo abbraccio e coi suoi baci. Restammo sdraiati per un po’ prima di poter parlare.

“Buon giorno. ” Enrico fu il primo a interrompere il bacio e parlare.
“Buon giorno anche a te. Stai migliorando sai. “
Lui sorrise e mi baciò di nuovo. Dopo di ciò uscimmo dal letto ed andammo in doccia insieme. Ci lavammo l’un l’altro, lui mi lavò per primo, poi io gli resi il favore.

Diedi lunghe e sensuali carezze al suo corpo eccitandolo. Insaponai lentamente il suo corpo lasciando poi che l’acqua lo risciacquasse. Alla fine raggiunsi il suo membro congestionato e vi avvolsi la mano.
Lui pigiò la sua schiena contro di me mentre gli facevo una sega. Lo baciai dolcemente e lo mordicchiai sul collo, sulle orecchie e sulle spalle mentre lo accarezzavo. Cominciò a lamentarsi ed mossi la mano lungo la sua asta più velocemente, poi rallentai per prolungare il piacere.

Quando si avvicinò all’orgasmo il suo corpo cominciò a contorcersi e lui pigiò il suo inguine con forza contro il mio. Presi il ritmo e le sue ondulazioni aumentarono. Con l’altra mano lo circondai e cominciai a pizzicare e stuzzicare i suoi capezzoli mentre continuavo la stimolazione del suo uccello.
Lui incastrò le sue anche contro di me mentre raggiungeva l’orgasmo “Uh, ahhh, oooh…” anelò mentre si rilassava contro di me nella beatitudine post orgasmica.

Finimmo la doccia ci asciugammo rapidamente l’un l’altro e ci vestimmo. Una rapida colazione e poi via per non arrivare tardi alla lezione.

Il resto della settimana passò come al solito: lezioni, studio, sonno e di quando in quando sesso. Enrico rimase solo un’altra notte quella settimana.
Venerdì sera avevamo progettato di cenare insieme e speravamo di passare insieme il fine settimana.

Ma che sorpresa inaspettata….

D. E. S.

Si era presentata puntuale all’appuntamento previsto per le 18. 00.
Si sentiva perfettamente a suo agio, in pieno controllo e quasi divertita. La sua amica le aveva detto, sotto un sorrisone ammiccante, di mettersi il piu’ semplice possibile.
Così aveva indosso un paio di pantaloni neri abbastanza svasati sulle gambe e senza cinta, scarpe tipo polacchina con un bel tacco, bordeaux, una camicetta bianca con un bel collo aperto ed un golfino grigio scuro che intonava con il tutto.

Capelli in ordine , sorriso di circostanza e anche una buona dose di curiosita’.
Non aveva mai lavorato in un ristorante di lusso ma si sentiva pronta per quel posto.
Le sue esperienze in materia di servizio ai tavoli spaziavano dal Burghy alla Birreria irlandese, aveva anche fatto qualche extra nei giorni di grande affollamento presso ristoranti del centro ed una volta, un lunedì di pasqua di tre anni prima, in un ristorante di un albergo sul mare per un matrimonio.

Sapeva che l’esperienza e’ tutto in un lavoro come quello ma contava anche sulla sua capacita’ di sapersi promuovere bene. E sulla sua bella figura di ragazza.
Il ristorante aveva la luci soffuse ed all’ingrasso venne ad accoglierla una signora, una che sembrava avesse molta fretta.
“Buonasera, sono Esse, sono quì per parlare con il caposala. “
“E’ per un colloquio di lavoro, vero?”
“Si, certo, mi scusi non avevo…”
“Non si preoccupi, signorina.

Il caposala sono io ma sto andando via. “
“Oh..mi dispiace…io sapevo che l’appuntamento era stato fissato per le 18. 00…..”
“Si accomodi, entri la prego. In effetti e’ così, solo che non saro’ io a farle il colloquio ma il proprietario stesso.
Oggi e’ il nostro giorno di riposo e non e’ il mio turno di lavoro”
“Ah…quindi e’ la stessa cosa? Cioe’ …posso fare il colloquio ugualmente”
“Naturalmente si. Nessuno meglio del nostro chef puo’ farle l’eventuale assunzione.

E’ lui che decide. Mi segua”
Durante la conversazione la signora, una bella donna dai lineamenti femminili ma marcati, decisa e molto cordiale, l’aveva osservata da capo a piedi, in modo quasi scientifico.
Esse la seguì nel ristorante che le parve molto bello. Nella penombra i suoi passi quasi non si sentivano sul parquet di cedro perfettamente lucidato ed i tavoli erano semi apparecchiati, senza ne bicchieri ne posate, con le tovaglie di lino e uncinetto e dei portacandele di diversa fattura che lei rimase a guardare, sola, mentre la donna era sparita dietro un ingresso, dove alcune piante di orchiedee facevano da cornice ad un acquario pieno di pietre colorate.

“Sono tutte delle piccole opere di artisti affermati. Sono state commissionate da me, una mia idea per soddisfare il vanto dei miei clienti. Piacere signorina…..?”
“Esse, sono Esse”
disse lei sorridendo a questo uomo che le appariva silenzioso alla spalle e che si era inevitabilmente annunciato come il vero proprietario.
Era vestito con una divisa da cuoco, nera e con dei pantaloni ocra acceso, variopintamente imbrattati da tracce di colore che incrociabvano in ogni direzione.

Sicuramente una divisa originale, indossata su delle scarpe Churces’s di rara bellezza.
Aveva i capelli piuttosto lunghi, che brillavano di argento ,visto la sua eta’. Ed inforcava ancora gli occhiali, segno evidente che stava leggendo. Se li tolse mentre le porgeva la mano.
“Piacere miss, io sono Chef, il proprietario di questo folle nido di sogni”
“Salve…. piacere…davvero sono opere di artisti questi portalampada…cioe’ , portacandela?”
“Signorina, non mentirei mai su una cosa del genere, e non mentirei certo ad una ragazza che non conosco.

Si, lo sono come molte altre cose quì dentro. Questo per esempio e’ Pomodoro, quest’altro e’Aulenti…. alle pareti puo’ trovare Balla, Boccioni, Cagli, Morandi…. ma lei e’ venuta per altro, immagino…”
Ormai Esse aveva perso la sua spavalderia e temette di un tratto di essere rimasta sola con ques’uomo dal fisico asciutto, che esprimeva forza e inamovibilita’ allo stesso tempo.
“Si, disse sorridendo, sono quì per il posto di assistente al caposala”
” Oh, si…me la ha detto Ingrid.

E’ la mia caposala, una donna molto esperta ma che dovra’ lasciarci entro qualche tempo. Si trasferisce ed io ho bisogno di rinnovare lo staff. Sono anni che lavora con me e lei non immagina cosa sa fare quella donna”
La sensazione di disagio stava aumentando ma Esse si disse che voleva quel lavoro.
Non solo perche’ ne aveva bisogno, qualcosa la stava sempre piu’ attraendo. come un senso di languore e di piacevole turbamento.

Una sfida, ecco cosa stava diventando, una sfida.
Quell’uomo la stava sfidando.
” E Lei, cosa sa fare?”
Esse si sforzo’ di comprendere la domanda in un senso.
” Ho sempre servito bene. Ai tavoli, voglio dire…. sono una cameriera”
“Una cameriera…..ci vuole tempo , dedizione , senso del piacere, innata disposizione per essere una cameriera. Per diventare una caposala in un ristorante di lusso”
I suoi occhi la stavano scrutando e tutta la mente di lui era concentrata su di lei, su quello che avrebbe detto.

“Si…ecco..sono una cameriera, cioe’ faccio la cameriera, e …vorrei poter lavorare qui. Mi piacerebbe. “
A quel punto lui si sedette sul tavolo piu’ vicino , in silenzio prese un cucchiaino di argento e lo lascio cadere ai suoi piedi. Rimase proprio lì, davanti ai suoi piedi, sul grandioso tappeto che era nel mezzo della sala.
“Puo’ raccogliere questo cucchiaio, miss?”
Lei aveva ancora la borsetta nelle mani e si rese conto che quella era una prova.

Nascondendo il suo imbarazzo poso’ la borsetta sul tavolo e si chino’ per raccogliere.
La sua faccia si trovava a pochi centimetri dalle scarpe di lui e rimase un istante a vedersi in quell’atto.
Il suo senso di languore stava aumentando.
Si alzo’ e poso’ il cucchiano sul tavolo, vicino alla mano di lui.
“Bene”, disse lui.
“Giusto. Ci si china per raccogliere qualcosa che e’ caduto, non ci si piega mai.

Ma quello che si raccoglie in terra non si riposa mai, ne si rimette al suo posto. Deve sparire dalla vsta del cliente, deve essere come se non fosse mai successo, se non fosse caduto nulla”
“Oh si…mi dispiace non dovevo..ma io non sapevo cosa…dove..”
“Basta così. Fortunatamente lei, miss Esse, non stava servendo ai miei tavoli. Lei ha da fare ora?”
Esse era in piena soggezione ma non avrebbe ceduto per nulla al mondo.

Sapeva che ra un posto molto ben retribuito, sapeva anche che avrebbe conosciuto e frequentato, da cameriera s’intende, persone famose di una societa’ che la incuriosiva. Ma non era piu’ nemeno per questo, a lei stava piacendo quella sfida.
“No…. o almeno non ho da fare nulla di importante. Sono quì per un colloquio, del resto…. “
“Io non amo chiedere referenze e non ne chiedero’ per lei. I miei colleghi mentirebbero se lei fosse bravissima ed e’ l’unica cosa che a me interessa.

Che lei sia la migliore. “
Ormai ogni cosa che lui le diceva la faceva trasalire, era come se ad ogni frase le togliesse un pezzo del suo abbigliamento. E lei si scopriva sempre piu’ in dissoluzione.
“Piacerebbe anche a me…. “
Disse lei debolmente, sostenendo a fatica la sguardo verso di lui.
“Si tolga il soprabito ed anche il golfino, si metta a suo agio”
Era una parola! A suo agio non poteva proprio, poteva provare a rilassarsi,a seguire i comandi ma dirsi a suo agio…non lo sperava davvero.

Torno’ vicino al tavolo con la sola camicetta ed i pantaloni neri.
“Bene”, disse ancora lui. “così siamo in due ad essere in divisa, no? Ora le preparero’ un piatto, in cucina. Lei nel frattempo apparecchiera’ questo tavolo. Di tutto punto. le indichero’ dove trovare le stoviglie, i bicchieri,le posate. Quando sara’ pronto, sara’ lei a servire me. Le piace l’idea?”
Piacergli…ora Esse non era in grado dire cosa le piacesse e cosa no.

Obbediva.
Non avrebbe detto no a nulla e temeva, in cuor suo, che lui lo sapesse benissimo.
“Va bene..”disse lei diligentemente.
“Ingrid e’ andata via, non ci siamo che lei ed io. Trovo che sia la cosa migliore per…. valutare appieno. Appena saro’ pronto la chiamero’ “
Lai rispose ancora con un va bene, e si mise a preparare il tavolo dopo che lui le aveva indicato dove trovare il necessaire.

Il cuore le batteva, voleva prendere e mollare tutto ma continuo’ a fare con cura il suo lavoro.
Mise, come lui le aveva richiesto, in serie di bicchieri secondo il suo gusto e le sue conoscenze, sistemo’ con precisione le posate, rispettando l’ordine che le avevano insegnato.
In quei venti minuti in solitudine quasi si distese, riprese il controllo di se stessa e si divertì anche a vedersi in quel ruolo ed in quella veste, insolita per lei, sempre così aggressiva e determinata.

Improvvisamente lui ricomparse con una pirofila fumante e la chiamo’.
“Ora dovrai servire questo risotto a me che staro’ seduto al tavolo che hai appena apparecchiato.
Se questo biglietto c’e scritto il nome del piatto. Su quest’altro il nome del vino che mi servirai, In questo terzo biglietto c’e scritto altro e lo leggerai quando io te lo diro’. Questo e’ il vino. “
Era passato a darle del tu.
Lui prese da un’anta di un armadio aperto un bottiglia di vino rosso, la appoggio’ sul carrello dove aveva posato anche la pirofila ed una bottiglia di acqua minerale Ty nant e si sedette al tavolo lasciandola sola.

Esse deglutì e si fece coraggio. Avvicino’ il carrello al tavolo.
Prese il primo biglietto e lesse il nome del piatto prima di servirlo: risotto mantecato con rognone, midollo di bue ed estragon con purea di piselli napoletani.
Porse con cura il piatto a lui, che rimase impassibile.
Apri’ il vino e nel versarlo lesse il nome: Chambolle Musigny 2000, Chanson pere’ et fils. Lesse bene, conosceva il francese e non ebbe incertezze.

Lui aspetto’ qualche istante, assaggio’ il risotto. Prese il bicchiere del vino. lo annuso’ , sembro’ tradire un emozione di sorpresa, lo bevve di un fiato.
Lei era vicina, intimidita , con la mani raccolte dietro le spalle.
“Ottimo il vino, buono il risotto” Disse lui. Diede un ‘altra forchettata, fece un cenno di si con la testa e poi le disse: Leggi ora il terzo biglietto. Ad alta voce. “
Lei scarto’ il biglietto e lesse senza tradire emozioni ma con la voce tremante.

” Sono una stupida troia che non sa fare il suo lavoro di cameriera. Si serve prima il vino e poi il cibo e si serve in un bicchiere adeguato: Borgogna nel bicchiere da Borgonga. “
Lui bevve ancora e le disse: “Secondo te meriti una punizione per avermi fatto perdere tempo?”
“Sssii…”disse lei con la voce rotta dai singhiozzi
Lui si verso’ un generoso bicchiere di acqua, la bevve con gusto e poi disse:
“Avvicinati a quel tavolo sparecchiato, Togliti i pantaloni ed abbassati le mutandine”
Dopo un istante Esse eseguì l’ordine,si diresse verso il tavolo, si sbottono’ i pantaloni e si abbasso’ sia quelli che il perizoma bianco che aveva scelto con cura per evitare che si vedesse sotto i pantaloni attillati sul bacino.

Lui venne da dietro, le intimo’ di chinarsi in avanti. Lei appoggio’ i gomiti sul tavolo, mosse la testa di lato sotto i capelli ed attese. Senti l’acciaio gelato della paletta da pasticceria strofinargli le belle chiappe che aveva e le venne anche per quello la pelle d’oca. Il primo colpo la raggiunse senza che quasi lo sentisse, la pelle del suo culo reagi’ d’istinto, schiocco’ e lei si sorprese a contare. “Uno” penso’.

Il secondo arrivo’ sullo stesso identico punto e le fece male. “Due” conto’.
Il terzo ed il quarto si succederono veloci e lei si morse un labbro, piena di avidita’.
Il quinto ed il sesto le fecero sollevare la gamba destra, ma lei continuava a contare, incredula.
Gli altri la colsero sempre preparata, in attesa della schiaffo bruciante. la sua pelle stava diventando rossa, piacevolmente viva almeno per lei.
Mai piu’ avrebbe immaginato di trovarsi in quasta magnifica situazione.

Ed il bello doveva ancora venire.

Un’ amica

Frequentavo l’ultimo anno del liceo.
Ero a casa mentre terminavo di studiare le ultime due pagine di storia quando sento di suonare alla porta, nella mia mente chiesi “Chi sarà mai”? Non ero sola a casa, ma c’era anche mia madre.
Vado ad aprire ed era un’amica di mia madre di nome Antonella.
Antonella era una vecchia amica di mia madre, di età 50, sposata con un figlio e una figlia sposati.

Lei veniva a casa mia perché passava la maggior parte del tempo sola in casa visto che il marito era quasi sempre a lavoro.
La salutai e andai di nuovo nella mia camera per riprendere lo studio.
Terminato lo studio, incominciai a sentire dei rumori un po’ strani, incuriosita uscii dalla mia camera andai a vedere in casa: in cucina non c’era nessuno e non c’era nulla di strano, in salatto lo stesso, idem nel bagno e mentre mi avvicinai in camera da letto, notai dalla porta socchiusa mia madre e la sua amica sfogare le loro voglie fra di loro.

Pensai che avevano una gran voglia ma allo stesso tempo ero un po disgustata.
Andai veloce in camera mia e cercai di dimenticare quella scena.
Passò una settimana circa da quel giorno.
Ero sola in casa ed ero stesa sul mio letto con il cellulare in mano che bussano alla porta.
Vado ad aprire ed era Antonella che cercava mia madre, le dissi che non c’era ma se voleva poteva rimanere qui con me, anche perché sarebbe rientrata fra poco.

Andammo in salotto e incominciammo a parlare del più e del meno, le solite cose. Incominciò a parlarmi della sua famiglia e di suo marito che non stando mai a casa non la soddisfa..
Era una giornata calda così decisi di andare a prendere una bibita fresca, gliela portai e per sbaglio gliela versai addosso!!
La portai in camera mia per darle una maglia e le dissi che mi dispiacque.
Si tolse la maglia davanti a me senza vergognarsi, aveva delle grandi tette che non riuscivo più a smettere di guardarle e lei se ne accorse.

Mi disse che se volevo le potevo toccare e così feci e mi chiese se potesse togliersi il reggiseno.
La mia domanda fu si, erano stupende, perfette direi, incominciai a toccarle e non la finì più e lei prese l’iniziativa di baciarmi, e le ricambiai il bacio, mentre ci baciavamo le toccavo il seno e lei scese le sue mani verso la mia vagina..
La toccò prima sopra i pantaloncini e poi sotto le mutande..incominciai a bagnarmi e la sua mano piena di eccitazione la leccò…
Mi spogliò tutta, lei lo stesso, ad un tratto eravamo entrambe nude…
Posò le sue grandi labbra sulla mia vagina bagnata e poi ci mise due dita ma non riusci a infilarle perché io ero ancora vergine…
Mi chiese se volessi essere sverginata e così fu…all’inizio provai dolore dopodiché solo ed eslusivamente piacere … e parecchi orgasmi.

Fu il mio turno, ma stavolta decisi di leccarli il culo, e ci misi due dita dentro, mi piaceva vederla godere e farla venire…
Poi si mise su di me e incominciò a strisciarsi su di me, vagina contro vagina e tra un’orgasmo e l’altro ci stancammo…
Il nostro letto era super bagnato!!
Terminato tutto andammo a farci una doccia insieme, ci facemmo due o tre ditalini e ci rivestimmo di nuovo, cambiammo le lenzuola e subito sentimmo la porta di aprire era mia madre!
Questo è un piccolo segreto che abbiamo io e lei e nonostante tutto continuamo a soddisfarci un’una con l’altra…

Festa

Ero ad una festa, qualche mese fa, organizzata dalla mia classe. Una mia compagna di classe carina si è messa i tacchi per l’occasione, senza tener conto che il locale (una pizzeria con saletta privata) ero pieno di scale e senza portarsi dietro le scarpe basse di ricambio nel caso in cui i suoi piedi avessero cominciato a fargli male. Erano dei meravigliosi tacchi neri alti 12 centimetri, semplici ma in raso con dei brillantini piccoli che abbellivano la scarpa.

Ad un certo punto della serata, quando io avevo bevuto un po’ di alcolici (ma non troppi), decidemmo di uscire per andare a fare compagnia ad altri della festa che fumavano. Facendo le scale la vedevo in difficoltà e le domandai se aveva qualche problema. Lei mi rispose che le facevano male i piedi per colpa dei tacchi e allora decisi di darle una mano a fare le scale. Usciti fuori sentivamo freddo (io e lei perché non fumavamo), allora decidemmo di entrare e di sederci vicino all’entrata dove c’era un tavolino coperto da una tovaglia lunga che arrivava fino a terra con delle sedie.

Appena si sedette mi chiese se potevo andare nella saletta privata della festa dalla padrona della pizzeria (un’altra mia compagna di classe) a chiederle se poteva prestarle il cambio di scarpe basse alla mia compagna seduta dolorante al tavolo. La padrona della pizzeria era ubriaca e non capiva cosa le chiedevo così lasciai stare. Tornai al tavolo a dire alla mia compagna che l’altra ragazza era troppo ubriaca e non capiva niente e mi sedei al tavolo con lei.

Sedendomi dovetti alzare la tovaglia per non inciampare e notai che la mia compagna aveva mezza scarpa sfilata per far riposare i piedi. Dato che lei non aveva visto che stavo guardando i suoi meravigliosi tacchi e piedi decisi di alzare la tovaglia di nuovo, nel mentre in cui mi stava fissando, per dirle che doveva togliersi completamente le scarpe e poggiare i piedi per terra per farli riposare bene. Lei era contraria a quello che dicevo perché sosteneva che i piedi non erano in tensione e riposavano lo stesso.

Allora che decisi, data anche l’euforia degli alcolici, di abbassarmi, di prenderle i tacchi e di appoggiarle i suoi piedi per terra. Mentre glieli appoggiai, potei notare il suo smalto azzurro e le sue calze velate dello stesso colore della sua pelle che non ero riuscito a notare prima. Mi rialzai, mi sedetti e incomincia a guardarmi i tacchi da vicino mettendo le mani dentro a dove lei aveva i piedi un attimo prima.

Sentii il calore e l’odore delle calze che provenivano dall’interno delle scarpe. Avevo il cazzo durissimo ed ero eccitato al massimo. Dopo 5 minuti che avevo le sue scarpe in mano mia, mi chiese se ne avevo ancora per tanto. Evidentemente aveva visto che mi stavo godendo il momento e nel dirmelo mi accennò un sorriso. Poco dopo le chiesi se il male le stava passando e lei mi rispose di no. Allora, ormai fuori di me, le chiesi se voleva che le facessi un massaggio ai piedi.

Lei sotto al tavolo mi allungò i piedi e cominciai a toccarglieli. Il passo successivo sarebbe stato leccarglieli con mia immensa gioia ma purtroppo per me, gli altri che fumavano fuori (che si erano un po’ dilungati) rientrarono e la mia compagna per non fare brutta figura, tirò indietro i suoi piedi e mi chiese di ridarle i tacchi velocemente. Presi i suoi tacchi dandogli un’ ultima occhiata e glieli ridai. Lei se li mise velocemente su e mi ringraziò.

Arrivò un’altra compagna al tavolo a le disse che doveva andare perché i suoi genitori erano arrivati a prenderla. Mi salutò e se ne andò (per mia sfortuna). Poco dopo arrivarono anche i miei genitori e tornai a casa pure io. Avevo ancora le mani calde e non avevo toccato niente dall’ultima volta che avevo toccato le calze e i tacchi alla mia compagna. Le mie mani sapevano ancora quel meraviglioso odore di calze.

Arrivato a casa mi masturbai con immensa goduria. Quella meravigliosa scena dei suoi piedi massaggiati da me non me la dimenticherò mai. Peccato non essere riuscito a leccarglieli. Il mio sogno è di riaccompagnarla a casa da un’altra festa organizzata dalla classe, dove si porta il cambio delle scarpe basse, e si dimentica i tacchi in macchina mia in modo che io possa sborrargli dentro e restituirgliele senza pulirgliele (e vedere la sua espressione).

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Pompino

Tralasciando come sono arrivato a casa sua…… ( non pensavo che suo marito arrivasse a questo…..)
^*^
Quale potrebbe essere la reazione di un marito che entra in casa e trova la propria adorata mogliettina inginocchiata con un cazzo in bocca e per di più grossetto?

Eravamo sul divano ( io e sua moglie ) dove poco prima suo marito leggeva il giornale………
Lei inginocchiata davanti a me alle prese con il mio “grosso cazzo” da subito capii della loro complicità e sopratutto dal loro desiderio che da tempo covava nelle loro fantasie.

LEI: leccava, ingoiava in modo indecente in tutta la mia dote cominciando dalla base fino alla punta, poi una volta arrivata in cima lo faceva entrare in bocca quasi completamente. Sembrava che lo volesse ingoiare tutto e lo faceva lentamente quasi volesse assaporare fino in fondo il piacere che le procurava sentirsi fra le labbra il mio cazzo così duro.
LEI: quando mi accorgo del suo rientro ( marito ) ebbi un momento di smarrimento, non sapevo cosa fare…….. ma in breve la lingua e le labbra di lei mi fece capire che non aveva niente da temere, anzi tornò a rinchiudere gli occhi e sempre più rilassata gemeva per il piacere.

Tra un gemito e l’altro farfugliava qualcosa a suo marito, immagino che lo ringraziasse per quel dono inaspettato.
LEI: lasciò per un attimo la mia cappella con la bocca continuando sempre però a carezzarlo con le due mani, e rivolgendosi a suo marito, con sadico piacere, disse
“Guarda che bello, questo si che è un cazzo! Altro che il tuo…….. lui ce l’ha duro! Guarda mi sembra di pietra. ” E così dicendo di nuovo si rituffò a succhiarlo.

IO: godevo in modo sempre più sfrontato, anzi mi sorrideva anche suo marito che era consapevole del piacere che le stavo dando. Chissà da quanto tempo era in attesa di questo momento…… gli stringevo la testa di lei tra le mie mani e le premevo sul mio cazzo che mi stava massaggiando tutto l’asta ……stavo letteralmente esplodendo nella sua bocca.
Le mie contorsioni sul divano durarono tantissimo, sento che sto per esplodere……….

Lei si accorge che stavo per venire tira su la bocca rimanendo solo la cappella in bocca e inizia velocemente a menarmelo con le mani ( il marito osservatore a pochi cm da noi ) si stacca solo per un attoimo dal mio cazzo con la bocca e dice: “svuotami la tua sborra nella mia bocca….. rimasi immobile e dopo qualche secondo che lei aveva ripreso la mia cappella in bocca esplisi un’ondata di sborra a fiocchi violenti e densi nella sua bocca, ne feci talente tanta che nbon riusva a trattenerla tutta in bocca lasciandola colare sul suo petto nel solco delle due tette piccole ( una seconda ) con capezzoli grossi e turgidi.

Dopo avermelo massaggiato a lungo sia con le mani sia con la bocca, s’alzò e sorridendomi si avvicinò alle labbra del marito e lo baciò in bocca ancora unta del mio sperma sulle sue labra…. fu un bacio particolare, molto particolare.
LEI: stacco un attimo di baciarlo e gli disse: “grazie amore… finalmente le nostre fanatsie sono diventate realtà…… baciami ancora e senti il sapore della mia saliva mista allo sperma del mio “stallone” e gli scaricava in bocca il resto della mia sborra mista alla sua saliva che declutiva.

LEI, dopo mi disse, che non aveva ingoiato una sola goccia per fargli quel regalo al suo adorato maritino, chissà quanto si divertiva in quel momento.
Poi si fermò e sempre guardandolo negli occhi gli disse bacarla e di ingoiare i residui della mia sborra. Con grande disgusto lui deglutiva la sua saliva mista al mio sperma e lei di nuovo riprese a baciarlo scaricandogli in bocca fino all’ultima goccia del mio liquido.

Alla fine mi poggiò una mano sul cazzo, ne tastò la consistenza ancora duro e mi disse ”Accontentati di questo!”
Suo marito: Ecco questa è mia moglie ……e questo sono io. Se hai compreso ciò che noi desideriamo, e se ti va , questa è stata la nostra prima volta e speriamo che non sia l’ultima con te…..daccene conferma altrimenti non resta che salutarci. Secondo voi ho colto l’invito?
carpe diem !![image].