La prima Trans non si scorda mai

Si chiamava Silvia.

Non lo sapevo ancora quando, in una fredda serata invernale, la incontrai sui viali.

Non era così facile scopare negli anni ’80: per arrivare a “boccino” con una ragazza ci voleva molto – troppo – impegno. La nostra generazione (almeno quelli che ho conosciuto) ha vissuto la propria tarda adolescenza martellandosi ancora il pistolino di pugnette: nostre muse ispiratrici le grandi attrici porno dell’epoca, i nostri mezzi i mitici giornaletti porno…

In essi vi erano rappresentati i nostri segreti sogni erotici: casalinghe ninfomani, la vicina di casa, la zia

Guardo cosa offre adesso il web e mi accorgo che il mondo non è poi così cambiato.

Vero è che, a parte il ripetitivo supporto cartaceo, lavoravamo molto più con la fantasia rispetto ad adesso.

Non so chi sia stato più fortunato tra noi e gli attuali adolescenti in fase masturbatoria….

Sì, avevo già scopato con diverse ragazze ma la quotidiana erezione dolorosa andava placata e, alla fine, stufo di “arrangiarmi”, avevo ceduto all’idea di pagare. Mi ricordo ancora la prima “professionista” (non mi piace definirla puttana…) rintracciata grazie ad un settimanale di inserzioni.

Niente cellulari: semplicemente indirizzi e campanelli. Mi ricordo che questa mia prima “professionista” mi accolse come una cara zia in casa sua: mi offrì un caffè mentre finiva di cucinare: la prima scopata a pagamento avvenne in una full immersion di odore di ragù… Non mi piacque molto…

Proprio per questo motivo, vista l’esperienza troppo “familiare”, trovai il coraggio di avventurarmi in esperienze più piratesche: le strade ed i giardini, sul far della sera, si popolavano di signore impellicciate pronte a farti “fibrillare” dietro un cespuglio od appoggiati ad una macchina parcheggiata.

Costi più popolari, rapidità di esecuzione unita ad una bella botta di adrenalina….

Non ero un assiduo frequentatore ma, nel momento in cui si univano i due fattori X – palle troppo piene e qualche spicciolo risparmiato – mi dedicavo alle mie solitarie zingarate in cerca ogni volta di un’esperienza unica. Raramente, vista l’abbondanza dell’offerta, sono tornato due volte dalla stessa “professionista”.

Ero diventato abbastanza esperto della vita notturna della città: sapevo che in certe zone ci stavano le “vecchie” (adesso di direbbe grannies), in centro si incontravano quarantenni con stanza (MILF?), nei giardini di periferia molte straniere e, nelle zone più remote del parco trans e, soprattutto, molti travestiti.

DI quest’ultimo “genere” non avevo mai usufruito convinto come ero che l’idea di andare con un uomo (a pagamento oltretutto) non facesse per me.

Quella sera, dopo aver abbandonato alla chetichella i miei amici, mi ero lanciato in un tour lungo i viali. Spesso le new entry bazzicavano proprio lì per farsi conoscere ed in più di un’occasione mi ero ritrovato tra le mani degli ottimi bocconcini…

Faceva freddo (troppo freddo) e piovigginava.

Il dato meteorologico, unito all’ora tarda (le una erano notte inoltrata in quegli anni…) creava le peggiori condizioni per un’abbondanza di scelta. Infatti, non appena m’incamminai lungo il viale, mi resi conto che quella non sarebbe stata una serata fortunata: poche macchine, poche “professioniste”.

Poche settimane prima, proprio lungo quel viale, avevo abbordato una bionda quarantenne schizzata che mi aveva fatto divertire davvero molto: aveva scelto me (appiedato, squattrinato ma giovane) ad un canuto signore in Mercedes.

Ero stato fortunato…

Senza perdermi d’animo, dando un ulteriore scolata alla bottiglietta di liquore, mi incamminai verso la parte più periferica del viale: in lontananza vedevo macchine fermarsi per poi ripartire.

Alta, lunghi capelli neri, impelliciata in un visone scuro. Camminava in su e giù come ballando…

Le macchine si accostavano, giusto due parole, ripartivano sgommando…

Strano comportamento, mi dissi. Forse aveva un viso orrendo o, forse, chiedeva troppi soldi…

Nella speranza che non me la “fregassero”, mi mimetizzai tra le auto in sosta per capire meglio.

Un’ auto con a bordo due ragazzi con la musica a tutto volume si avvicinò al mio “target”: la vidi avvicinarsi al finestrino, aprirsi la pelliccia per mostrare la “mercanzia”, le urla entusiaste dei ragazzi e, dopo un rapido parlottare, l’auto ripartì sgommando…

Era arrivato il mio turno: viale deserto, nessuna auto in vista.

Ultimo sorso di alcool, accensione sigaretta e, via, camminata indifferente nel controviale.

La oltrepassai.

Lei, voltata di spalle, scrutava l’orizzonte in attesa di clienti: non si era neanche accorta di me.

Proseguii per un centinaio di metri. Oltre lei, quella sera, non c’era anima viva…per cui “o lei o lei” – mi dissi.

Terminai la sigaretta accendendomene a ruota un’altra. Il viale deserto m’incoraggiava all’azione.

Mi stavo preparando mentalmente alle frasi di rito quando, anticipandomi, la vidi venirmi incontro…

“Scusa, hai una sigaretta?….

” – mi chiese abbracciandosi stretta alla pelliccia

Non era una donna, no, non lo era. Ma rimasi come inebetito ugualmente: un visino da cerbiatta, profondi occhi neri che sovrastavano un sorriso malizioso…

Balbettando imbarazzato cominciai a frugarmi nelle tasche alla ricerca del pacchetto.

“Che fai da queste parti? Vuoi scopare?…” – mi chiese sorridendo mentre prendeva la sigaretta dalla mia mano tremante

Attimi, frazioni minime di tempo in cui devi prendere una decisione.

Non dovevo avere un’espressione particolarmente intelligente e, sicuramente, la bocca doveva essere rimasta aperta dalla sorpresa.

“Beh, non mi fai accendere?…” – mi chiese lasciando che la pelliccia le si aprisse sul davanti

E qui la mascella mi deve essere davvero caduta a terra: il viso da cerbiatta sovrastava un corpo giovane e tonico corredato da tette davvero ben fatte. Ed uno sfizioso cespuglietto nero incorniciava un grazioso pisellino ancora pendulo…

“30 di bocca, 50 bocca e culo…” – mi disse con estrema naturalezza mentre si accendeva la sigaretta

La vita è fatta di attimi e quell’attimo mi ha parzialmente cambiato la vita.

Non le risposi, o meglio, le chiesi soltanto dove saremmo potuti andare.

Mi sorrise (bellissimo sorriso !!!) e mi fece l’occhiolino…

“Seguimi un po’ a distanza che da queste parti nessuno si fa i cazzi propri…. ”

Camminammo per due o tre minuti: mi guidò per piccole stradine laterali, scese scale ed aprì cancelletti privati, fino a quando, con mia sorpresa, aprì la porta di una centrale termica di un condominio invitandomi ad entrare.

L’illuminazione stradale illuminava debolmente l’angusto locale con la sua luce arancione. La temperatura era piacevole.

“Mi dai i soldini amore?…” – chiese di prassi la trans togliendosi la pelliccia ed appendendola ad un gancio

Ancora più confuso di prima e con l’erezione in corso, presi la manciata di soldi che avevo in tasca e gliela porsi.

E poi fu il delirio.

Non so quanto durò in termini temporali.

5 minuti? 1 Minuto? 1 Ora?…. So soltanto che anche adesso, quando ripenso a quegli istanti, mi ritrovo nella dimensione in cui lei mi trascinò.

Il suo corpo nudo tra le braccia, le lingue che cominciarono a saettare impazzite, le mani che frugavano ovunque. Mi ritrovai parzialmente nudo anche io con la sua bocca che, mordendo e leccando, esplorava ogni angolo del mio corpo.

C’è poco da fare: solo un possessore di uccello (una trans non è un uomo !!!) sa succhiare l’uccello come si deve.

Me lo ingoiò facendomi venire dei brividi che sembravano orgasmo ma che, per fortuna, orgasmo, non era. Il dedicarsi alle palle con delicatezza facendole diventare dure senza provocar dolore. Tutto eseguito con i ritmi giusti, senza frenesie ma esprimendo nel gesto il gusto di farlo…

Quando si rialzò dalla posizione accucciata mi ritrovai i suoi occhi da cerbiatta puntati nei miei ed il suo “fratellino”, che nel frattempo aveva preso vita, a contatto con il mio.

Li prese entrambi nella sua mano segandoli dolcemente mentre, soffiandomi nell’orecchio, mi proponeva giochi ancora più estremi. Giuro che non ricordo, davvero. So soltanto che mi ritrovai inginocchiato di fronte a quel corpo (perfetto !!!) di quella creatura mitologica che esprimeva in sé il meglio della natura maschile e femminile. Credo che sia proprio questo aspetto a creare il fascino, ormai diffuso, delle trans.

Il suo uccello sapeva di buono e mi sorprendevo a leccarlo con entusiasmo.

L’avevo baciata e adesso la stavo leccando e, giuro, non era colpa dell’alcool.

“Dai, scopami adesso…. ” – mi disse invitandomi ad alzarmi

L’incappucciamento del mio uccello fu rapidissimo e, senza che neanche potessi riflettere, mi ritrovai alle sue spalle. Schiena perfetta, esile ma tonica, e le sue tette non risultavano assolutamente artificiali al tatto.

Non me ne vergogno: tre colpi mi bastarono per riempire il preservativo di sborra.

“Già venuto?…che peccato!!! Mi stavo scaldando adesso…” – mi disse mentre rapidamente provvedeva ad estrarre il goldone ed impacchettarlo nel fazzolettino – “Dai, sarà per la prossima volta…” – aggiunse dolcemente sorridendo

Con i pantaloni abbassati, completamente frastornato dagli eventi, la vidi rimettersi la pelliccia velocemente.

Un bacino a fior di labbra. Sorridendo dolcemente.

“Come ti chiami?” – le chiesi

“Silvia…” – mi rispose uscendo.

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