Archivio mensile:Febbraio 2015

Ritorno dal Salento

Molti mi hanno chiesto come era finita la storia avuta con Alessandro nel viaggio di andata.
Non era successo niente sul treno, solo qualche bacio romantico con la promessa di stare insieme durante l’estate.
Promesse di una diciottene come me che valevano come il due di picche.
Durante l’estate con Alessandro uscivamo insieme in compagnia, era simpatico, c’era solo qualche bacio, non mi aveva fatto shittare il neurone.
L’avevo tradito con Sandra, si avete capito bene una donna e lui non se era neppure accorto.

Alla fine aveva vinto la mia natura saffica.
Sandra era una ragazza di un paio di anni più grande di me, una mora ricciolona alta, ancora più di me. Almeno standole vicino non facevo la solita figura della perticona..
Eravamo entrate subito in simpatia ed in sintonia. Avevamo preso la confidenza giusta e trovato molto feeling. Lei fidanzata con Antonio ed io flirtavo con Alessandro.
In spiaggia la prima cosa che facevamo era quello di spalmarci la crema.

Personalmente aspettavo con ansia quel momento.
Quando ero io a massaggiarla c’era da impazzire. A volte le abbassavo leggermente il costume già ridotto, per non sporcarlo le dicevo.
Chissà cosa avranno pensato i vicini di ombrellone.  Per fortuna che i miei genitori erano in un altro stabilimento.
Per non parlare della sera, nonostante lei fosse fidanzata con Antonio, eravamo sempre mano nella mano e i relativi maschietti a parlare tra di loro.

Le provocazioni erano continue, minigonne o gonne svolazzanti che in certe occasioni lasciavano intravedere le mutandine e a volte lo spacco della passerotta coperta solo dal leggero tessuto.
Sandra non era bellissima di viso, anzi non lo era per niente, ma aveva due gambe stupende, tornite ed affusolate al punto giusto e messe in risalto ancora di più da scarpe con un leggero tacco.
Un culetto e fianchi alti molto sexy.

Non c’era un uomo che si voltasse a guardarla.
Un po’ anche perchè le gonne erano abbastanza cortine. Quando si metteva seduta, al bar o altrove, la gonna si alzava scoprendo maggiormente le gambe suscitando le fantasie chi si fosse seduto di fronte.
Di solito Sandra si sedeva al mio fianco e mi teneva sempre la mano.
Era una posizione strategica per poterle vedere dall’alto il gonfiore o lo spacco della passerotta coperta da un velo delle mutandine.

A volte mi incantavo, mi soffermavo a guardarla, cercavo di memorizzare più possibile quelle immagini.
Sentivo il suo profumo. La sua pelle era liscia, la morbidezza delle gambe appena depilate la rendeva meravigliosa e terribilmente sexy.
Ero ragazzina e non sfogandomi in altri modi, quando tornavo a casa eccitata davanti allo specchio, cercavo di rivivere quei momenti.
Mi vestivo come lei, la imitavo nelle movenze.
Entravo contemporaneamente nel suo personaggio pur restando nel mio.

Mi toccavo pensando che fossi io a toccare lei immaginando anche le sue reazioni.
Alla fine le toglievo le mutandine ma in realtà mi toglievo le mie.
Le toccavo le parti intime ma toccavo me stessa.
Le parlavo e mi rispondevo da sola.
Mi baciavo allo specchio baciando me stessa.
Alla fine prendevo un cuscino e lo baciavo, lo stropicciavo come se ci fosse lei.
Sognavo di baciarla tutta.

Ero completamente uscita di testa.
Ogni tanto ritornavo in me. La paura di non riuscire ad uscire dal tunnel saffico era alta.
A volte mi avvicinavo ad Alessandro per trovare forze nuove ma capivo che ero trascinata da qualcosa di più forte difficile da controllare.
Sandra di notte mi mancava, non vedevo l’ora di rivederla, sentire ancora quel profumo.
Certo faceva di tutto per provocarmi.
Qualche giorno prima eravamo andate in macchina a comprare il pesce a Otranto e nel tornare indietro prima di ripartire c’eravamo fermate in auto a chiacchierare.

Indossava un copricostume, ma sotto al posto del costume aveva le mutandine.
Sicuramente più eccitanti.
Seduta al volante si era rivolta verso di me e sentendosi in confidenza non badava molto a coprirsi le gambe.
In quella posizione le gambe restavano abbastanza aperte e praticamente scoperte.
Le mutandine erano bianche molto leggere e un pochino trasparenti.
Si vedeva tutta la macchia nera del suo pelo.

Aveva visto che la guardavo ma non si era minimamente coperta.
Ero tentata di spostarle l’elastico e di toccarla.
Sentire con le dita la sua umidità.
Ma anche quella volta non era successo niente. Non ne avevo avuto il coraggio e penso neppure lei.
Anche se aveva solo due anni più di me, secondo me mi vedeva ancora ragazzina. In effetti avevo ancora le movenze da ragazzina e questo probabilmente in qualche modo la frenava.

Avevo trascorso la notte successiva al quel episodio pensandola. Mi ero seduta al bordo del letto imitandola, immaginando di esser in macchina con lei.
Avevo indossato un copricostume molto simile a quello che indossava lei, continuando a vivere le mie tentazioni trasgressive e contemporaneamente le mie paure.
Avevo anche capito che non potevo più viverla cosi.
Ero sicura che anche lei mi desiderava come la desideravo io.
Non potevo stare tutte le notti a toccarmi.

Avevo deciso che la volevo e che dovevo rischiare.
Era ora di muovere gli eventi.
Le faccio vedere io di cosa è capace fare questa ragazzina, mi ero detta.
Non avevo perso un solo attimo. Il mattino successivo c’eravamo riveste in spiaggia come al solito. Come al solito prima cosa che mi chiedeva era quella di spalmarle la crema. Avevo approfittato della situazione creatasi.
Eravamo rimaste da sole, i maschietti si erano allontanati.

Lei si era messa sul lettino a pancia in giù e si era slacciata il reggiseno del costume.
Dopo, averle fatto i complimenti per la sua bellezza e sensualità, le avevo detto che avevo un debole per lei e che ero arrivata a toccarmi per lei.
Le dicevo che solo a starle vicino mi eccitava, che aspettavo con ansia il momento di rivederla e di guardarla.
Lei aveva controllato che non ci fosse nessuno intorno e sottovoce mi aveva risposto che anche per lei era la stessa cosa.

Mi aveva confidato che anche lei si era toccata pensandomi e che stavo diventando la sua ossessione.
Ma non aveva mai avuto un rapporto con una donna, si sentiva attratta da un qualcosa più forte di lei e pur desiderandomi non si sentiva pronta.
Non riusciva a spiegarsi cosa le stesse succedendo ma si sentiva attratta da me. Dal mio profumo di pelle, dalla mia freschezza.
Alla fine aveva chiesto del tempo.

Avevo preso un po’ male quella risposta ed ero parecchio demoralizzata.
L’avevo presa come un rifiuto.
Non mi bastava di sentirmi solo desiderata.
Avevo fatto finta di niente ma per tutto il giorno ero assente.
I miei pensieri come al solito erano altrove.
Da una parte meglio così mi dicevo.
Mi aiuterà nel tentativo di tornare alla normalità.
Era una continuo lottare con me stessa.
Ma aveva vinto ancora la voglia di trasgredire.

Quella sera stessa eravamo andate a fare una corsetta nelle strade di campagna.
Sandra non era allenata, sapeva che i miei ritmi da atleta erano diversi dai suoi ma era venuta lo stesso.
Nonostante io cercassi di non forzare l’andatura, Sandra dopo neppure un chilometro era crollata.
Mi aveva chiesto di continuare da sola mi io mi ero fermata con lei.
La vedevo debole in quel momento.
Vederla con il fiatone mi faceva tenerezza.

Era anche agitata.
Anche per lei non era stato facile cercare di rinunciare alla trasgressione.
L’avevo abbracciata e tenendola stretta la accarezzavo teneramente.
Lei non reagiva si lasciava andare, sembrava indifesa.
Mi ha guardato come per dirmi “hai vinto tu stronzetta”.
Avevo iniziato a darle dei bacini sul viso, sul collo.
La sentivo calda.
Successivamente le avevo accarezzato il seno e scendendo lentamente le avevo infilato la mano dentro i pantaloncini.

Sandra restava immobile come se non avesse la forza di reagire.
Sospirava di piacere mentre le accarezzavo la fighetta ormai strabagnata.
Ma per quanto fossimo in un luogo isolato eravamo pur sempre in mezzo ad una strada.
Lateralmente c’era un terreno con un muro di recinzione in costruzione abbastanza alto.
Non c’era un cancello.
Tenendoci per mano eravamo entrate abusivamente nel terreno e c’eravamo nascoste dietro il muro.

Avevamo ripreso le nostre effusioni.
Lei si lasciava fare. Era partecipe ma non mi toccava.
Le avevo alzato la maglietta , le baciavo e le mordicchiavo i capezzoli
La toccavo ovunque con frenesia per quanto l’avevo desiderata.
Volevo scoprirle ogni angolo di quel meraviglioso corpo.
Quando le avevo abbassato i pantaloncini sembrava quasi che volesse spingere la mia testa in basso per poterle baciare la fighetta.
Aveva una fighetta fantastica.

Pelosa ma curata. Un pelo nero, molto folto a riccio.
Due labbra rosa tutte da baciare.
Si era lasciata baciare li senza reagire raggiungendo un orgasmo intenso.
Sentivo le sue gambe che si irrigidivano per godere meglio.
L’accarezzavo tutta ma avevo voglia di vedere tutto quello che tanto avevo desiderato.
L’avevo fatta voltare.
La voglia di vederle quel culetto alto era diventata una priorità.
Si era appoggiata con le braccia al muro e mostrava vogliosamente quel fisico statuario spingendo il culetto verso di me, ininocchiata
L’avevo baciata ovunque, la mia lingua era impazzita mentre con una mano mi sgrillettavo la passerotta.

Era durato diversi minuti ma ci rendevamo conto che non saremmo potute rimanere li molto.
Eravamo e ci sentivamo poco protette.
Era stata lei a proporre un successivo incontro.
Aveva detto di possedere un terreno recintato, non visibile dalla strada e ci saremmo potute andare in macchina il giorno successivo. Probabilmente era lì che andava con Antonio.
Non avevamo neppure aspettato il pomeriggio.
C’eravamo viste direttamente al mattino successivo, avevamo trovato una scusa che saremmo andate per negozi invece del mare.

La mattina successiva era stata lei a prendere l’iniziativa.
Sembrava un’altra persona. Mi aveva spogliato vogliosamente.
Diceva che voleva sentire il mio profumo, la mia freschezza, accarezzare la mia pelle morbida.
Eravamo completamente nude, ci sentivamo sicure.
Mi baciava i capezzoli mentre mi sfrargugliava la fighetta. Aveva acceso i miei interruttori.
Si era sbloccata completamente al punto che me l’aveva anche baciata.
Mi aveva infilato nella fighetta una lingua da favola.

Faceva tutto con molta delicatezza, forse perché in confidenza le avevo confidato di essere ancora vergine. Non affondava le sue dita fino un fondo, si limitava ad accarezzare il clitoride.
In effetti era vero, non l’avevo mai fatto con un uomo, ma Milena ci aveva infilato dentro di tutto nella mia fighetta.
La lasciavo fare, ma essere toccata, baciata e non sentirmi dentro qualcosa aumentava il mio desiderio.
Nonostante fossero orgasmi continuati avevo ancora voglia quando ce ne siamo andate.

Mi mancava quel qualcosa che solo un uomo poteva darti.
Ci pensavo quando lei mi toccava.
Tutti i miei dubbi su di me restavano. La mia voglia di normalità era ancora forte.
La promessa che c’eravamo fatte era quella di rifarlo ancora nei giorni successivi prima che io partissi.
Certo le promesse, le mie promesse da diciottenne, ormai sappiamo cosa valgono.
Era stata una notte insonne quella successiva.

I miei pensieri erano sempre quelli.
Mi chiedevo cosa sarebbe stato del mio futuro, trasgressione o normalità.
Ma sapete cosa che mi chiedevo di più?
Come mi sarei vestita per il viaggio di ritorno in cuccetta?
Alla prossima
Laura.

Pensavo fosse un sogno ..mia zia ….il giorno dop

IL giorno dopo la febbre era passata mi alzai stavo bene ..mi faccio una doccia …avevo solo. un bellissimo sogno su quello che era successo non ero ancora convinto che fosse successo …anche perché mia zia mi aveva chiamato per sentire come stavo ..il tono della voce era normale ..mi chiese se dopo andavo a pranzo da lei e gli dissi di si …verso le 12. 30 salii a casa sua ..bussai alla porta e lei apri …era vestita con una gonna stretta scarpe con i tacchi alti una camicetta un po aperta avanti..le labbra di colore rosso truccata bene.

. io gli chiesi ma devi uscire e lei mi rispose no no sono uscita per comprare delle cose entra non preoccuparti ..mi chiese allora hai dormito bene ..e io gli dissi di si zia tutto bene ..quel massaggio mi ha fatto proprio bene …parlavo senza paura perché ero convinto che avevo fatto un sogno anche perché lei era molto tranquilla quando mi parlava. ed io convinto di questo stavo a mio agio …appena chiusa la porta lei si accende una sigaretta e si sedie in ginocchio sulla sedia appoggiando i gomiti sul tavolo e già quella posizione mi fece fare un cazzo duro ..le chiesi un bicchiere di acqua le mi disse vai in cucina e prendi pure …lo fece apposta perché il suo culo era rivolto verso la cucina quindi al ritorno avrei notato bene il suo culo ..quando vidi quella posizione lei si tiro un po su la gonna in modo da mettere in evidenza il suo bel culone.

..Capii subito che quello che era successo ieri sera non era un sogno ma era veramente accaduto..le guardavo il culo e bevevo l’acqua ..il cazzo ormai era diventato troppo duro ..non sapevo che fare se avvicinarmi oppure aspettare che lei mi invitasse. ..ma la voglia di possederla era troppo forte ..posai il bicchiere nel lavello e mi avvicinai a lei accarezzando il culo convinto che si incazzasse invece lei si giro e mi disse ti piace come sto adesso io non capivo più niente ..e lei mi disse mettici il cazzo dentro …mi disse quattro parole e io stavo già venendo ..abbassi la cerniera alzai la gonna era stretta la gonna ma era bella perché allargava molto il culo aveva le reggicalze senza mutande ..gli chiesi ..zia dove lo devo mettere ..e lei rispose nel culo …quando allargai il culo notai che era ben olieato quindi la zietta aveva già tutto programmato.

..quando gli misi il cazzo nel culto entrava che era un piacere ma io non riuscivo a trattenermi era troppo la voglia lei fumava e mi guardava con occhi da puttana e mi diceva spingi dai spingi non c’è la feci poco dopo le palle incominciano a spingere fuori tutto quello sperma che aveva e lei sapendo che stavo per venire spingeva velocemente per godere anche lei insieme a me …mi diceva dai dai resisti dai eccolo nipote mio eccolo nipote ..quanto sperma uscì che piacere provai urlavamo insieme e lei che spingeva come una vacca per sentirlo tutto dentro …il mio cazzo era ancora dritto avevo una voglia di continuare ma lei mi disse caccialo dai che te lecco un po ..mi avvicinai al tavolo lei si abbasso e incominciò a succhiare la mia cappella con la sua mano mi indirizzo a toccare la figa da dietro era caldissima tutta bagnata mi si scottavano quasi le dita delle mani tanto che era calda …mamma mia che goduria …dopo mi posizionai ancora dietro e lei mi disse mettilo in figa ma incuriosito mi abbassai per leccare la figa come iniziai lei incominciò da urlare madonna che stai facendo ma sei matto ..non fermarti dai con le dite dai con la lingua ..non c’è la facevo più stavo scoppiando.

. mi alzi e gli misi il cazzo in figa la presi per i fianchi e spingeva forte era troppo bello quel culo bello tutto mio e lei si girava e mi guardava con aria sofferente ma di piacere mi faceva impazzire ..con quei occhi di troia …Più spingevo e più lei urlava di piacere …ero troppo giovane non riuscivo a trattenermi dopo vari colpi mentre stavo per venire lei mi disse subito mettilo nel culo dai e spingi forte ….

mamma mia che piacere sentire quel calore caldo piacevole che avvolge le palle e sale su per il cazzo per uscire e lei che spingeva come una matta fu un orgasmo troppo forte lei riuscì a godere insieme a me e io sfinito dal piacere …ci fermammo un po ma senza staccarmi da lei ..mi disse non ti muovere ..si riaccese un’altra sigaretta ..mi disse ti piace scopare la zia e vero …quante seghe ti sei fatta su di me ..e io tante zia tante …e cosa pensavi quando ti tiravi le seghe …quello che sto facendo adesso proprio così ..mentre parlavamo lei si muoveva piano piano ancora il cazzo duro nel culo lo faceva per non farlo ammosciare …si muoveva dolcemente e parlava e io che incominciavo già a provare piacere ..le dicevo fermati fermati non muoverti se continui così mi fai godere di nuovo ..e lei mi diceva a me mi piace ….

quel buco di culo si allargava e si stringeva ..che piacere stringere quel culo di tante seghe tirate averlo fra le mani …mamma mia volevo che non finisse mai quel momento …era quasi un ora che scopavamo…dissi zia vorrei scoparti sul letto dove dormi con zio ..e lei perché ..perché mi eccita molto scoparti li e lei subito disse di si ..tolsi il cazzo dal suo culo lei scese dalla sedia mi prese la mano e mi accompagno in camera quando camminava io stavo dietro di lei quel culo ballava ..come era bello vederla camminare ..entrati nella sua camera da letto si mise subito a pecorina ..vederla da dietro con quei tacchi e quel culo stavo impazzendo e poi scoparla nel letto di mio zio che rompe sempre i coglioni era un piacere inspiegabile.

. mi zia mi disse dai fammi vedere che vuoi fare ..il culo arrivava proprio all’ altezza del mio cazzo ..gli misi il cazzo nel culo con più violenza ..lei mi disse fai piano non andare di fretta ..appena la prendo per i fianchi per spingere lei senza farmi uscire il cazzo dal culo si sdraio sul letto mise i suoi piedi sopra i miei in modo che lei poteva fare da leva per spingere forte verso il mio cazzo..posizione anomala per me ma bella ..incominciò a spingere il mio cazzo era stretto in mezzo a quel bel culo bloccato ..dovevo solo spingere e lei faceva la stessa cosa ..gli misi le mani al seno e con la lingua li leccavo il collo e le sue orecchie ..lei incominciava ad agitarsi ancora di più ..mi diceva fammi male …e spingi a zia dai non avere paura ..la sentivo dire madonna come bello sto venendo sto venendo e gridava come sono troia ..mamma come sono trova..non riuscivo a trattenermi più gli dissi vengo zia vengo zia e lei dai più forte dai più forte …il terzo orgasmo era più lento sentivo questo piacere alle palle forte ma non saliva ancora lo sperma e spingevo di più perché volevo godere ..e più spingevo e lei più urlava di piacere..mi diceva così ..così così dai così non ti fermare ..così dai ad un certo punto sentii salire lo sperma come un vulcano in eruzione appena uscì vidi mi zia alzare il bacino per prenderlo meglio nel culo lo sperma ..mamma mia che goduria …rimaniamo in quella posizione per un bel po ..non volevo più staccarmi …quel profumo di pelle che lei aveva era qualcosa di indimenticabile …mi dava dei baci come se fossi suon figlio ..dolci affettuosi …io ero semi morto …senza forza ..ma contentissimo ….

ci alzammo dal letto lei si andò a lavare nel bagno io mi sistemai e la aspettai in cucina …arrivo in cucina si sedette e mi disse …mi raccomando questo è il nostro segreto …in settimana vieni con me diciamo a casa che mi devi fare compagnia perché devo compare delle cose ..ti cerco io ..e gli dissi ok zia …poi lei mi chiese perché volevo scolarla in camera da letto e io gli dissi perché tuo marito mi è antipatico e io volevo godere di più scopandoti nel suo letto ..lei sorrise e mi disse hai fatto bene …..in settimana e il suo compleanno mi raccomando non mancare ..vengo zia ma solo per te ..vieni così ti faccio un bel regalo …ok ciao zia scendo a casa ciao ..e la storia continua.

….

Diario di un rapporto molto particolare. – 7

CuckolF – Parte terza

Bull Bruno non si fa sentire praticamente mai, direttamente con me. Manda sempre avanti Marisa.
Parlando infatti con lei al telefono ho avuto conferma del fatto che ha apprezzato le mie prestazioni cuckolF. Spero ciò non preluda al ripetersi della cosa. Ad ulteriore mio scorno personale, mi ha detto mia moglie che bull Bruno le ha riferito di quanto io abbia particolarmente gradito la monta cui mi ha sottoposto, visto che guaivo come una vera e propria cagna in calore per tutto il tempo e che secondo lui ho disperatamente bisogno di più cazzo.

*****

Telefonata di Marisa:

-Paolo…?

-Si…dimmi

-Volevo dirti che domani sera vengo con Bruno a dormire a casa…però non c’è bisogno che prepari niente perché saremo a cena fuori e arriveremo tardi. L’importante è che metti a posto casa e fai trovare la camera da letto in ordine…

-Come mai non rimanete da lui? Stavolta ha pure la casa pulita…

Non riesco a non ironizzare io.

-Ecco…proprio a proposito della sua casa…ti volevo parlare proprio di questo…

Alzo le antenne. Di solito tutte queste esitazioni preludono a qualche fregatura…

-No…niente…siccome Bruno è rimasto molto ben impressionato da come gliela hai sistemata la volta scorsa…ha pensato di approfittarne per fare una pulizia proprio a fondo che avrebbe dovuto fare da tanto…

-“Fare”? Vuole farle in prima persona, intendi?

-Dai non fare lo scemo…quando fai così proprio non ti sopporto! Fare, far, fare…non stiamo a giocare con le parole…insomma hai capito, non mi far incazzare…

Adesso sono IO che faccio incazzare LEI?? Vabbè…me ne sto zitto.

-…insomma dicevo, visto che ti ci vorrà una giornata sana, Bruno avrebbe pensato che potresti occupartene domenica prossima, così non ti crea problemi col lavoro…

Ecco, sta a vedere che adesso finisce pure che lo devo ringraziare…

-…per cui, rimanendo a dormire da noi, domenica mattina, senza perdere tempo, ti porterebbe lì con la macchina e poi ti viene a riprendere la sera, come l’altra volta…

-AH, COME L’ALTRA VOLTA? Allora mi devo portare i soldi per il taxi…30 euro mi è costato, l’ ALTRA VOLTA…ci pagavo direttamente una donna delle pulizie, ci pagavo…

– Senti, sei proprio stronzo quando fai così…mi pare che gli accordi erano chiari fin dall’inizio no? Sei stato tu a dire che ti saresti occupato delle faccende di casa, o mi sbaglio!?

-Delle faccende di casa nostra, non di quelle di casa sua!

-E che differenza fa?? Il rapporto è sempre lo stesso, che la casa sia in un posto o nell’altro cosa cambia?

Mi scoccia ammetterlo, ma il ragionamento non fa una grinza…

-Senti ma…se proprio dovessi andare…ma…verresti pure tu ad accompagnarmi lì, oppure no?

-E che verrei a fare, scusa? Tanto dovresti fare tutto da solo comunque.

E poi ho sentito che ha intenzione di portarti lì presto presto…proprio non ce la posso fare ad alzarmi presto anche di domenica. Così invece almeno mi riposo un altro po’ mentre lui ti accompagna e poi torna qui.

-Ma come “presto presto”…quanto presto?

-Non lo so…poi magari te lo dice meglio lui domani sera, tu magari è inutile che ci aspetti sveglio, ti conviene dormire un po’…poi quando arriviamo magari ti svegliamo noi e ti facciamo sapere di preciso…Okkeiallorarimaniamocosìciao!

Magari, si.

*****

Usualmente al mattino sono io il primo ad alzarmi e a preparare la colazione, ma stamani proprio non ce l’ho fatta.
E’ stata invece Marisa a svegliarmi dopo aver preparato lei la colazione per entrambi, fatto questo abbastanza insolito.
Se è vero infatti che in assenza di bull Bruno i ruoli tra noi sono molto meno rigidi, è altrettanto vero che Marisa approfitta sempre volentieri del suo ruolo di hotwife e del mio di sissy cuckold per farsi servire e riverire in tante piccole cose.

Oggi però, avendo forse la coscienza sporca per quello che mi aveva fatto subire ieri, si è dimostrata subito particolarmente tenera.
Dopo essersi fatta riassumere per sommi capi gli eventi di ieri (ed essendomi io anche un tantino lamentato del mio essere stato praticamente in balia delle mattane di Bull Bruno e delle condizioni disastrose in cui versava la casa), si è dimostrata premurosamente preoccupata tanto del mio stato d’animo che delle mie condizioni fisiche (ha voluto a tutti i costi che le mostrassi le condizioni in cui versava la mia “figa anale” e avendola trovata un bel po’ arrossata ha insistito per applicarmi lei stessa una crema emolliente e rinfrescante).

Ha manifestato una certa sorpresa nel venire a conoscenza dell’ulteriore prestazione sessuale di Bruno, e uso il termine “ulteriore” perché, a quanto sembra, pare che ieri sera si fosse dato particolarmente da fare anche con lei.

Ho molto apprezzato il suo interessamento nei miei riguardi, anche se una cosa mi è suonata un tantino stonata: all’esternare la mia soddisfazione circa l’imminente ritorno della vera colf di bull Bruno, si è dimostrata piuttosto evasiva cercando subito di cambiare discorso e alle mie insistenze per avere rassicurazioni in merito ha risposto con un preoccupante:

-Vabbè, dai…vedremo.

*****

Serata tranquilla in casa con Marisa. Bull Bruno non si è presentato, di solito è da noi le sere del martedì e del giovedì, infatti mi aspetto una sua visita per oggi. Quando lui non c’è le cose tra me e mia moglie scorrono quasi normalmente, più o meno come per una qualunque coppia (sesso a parte, s’intende). Unica anomalia rispetto a una qualunque serata tra marito e moglie, la seconda applicazione di crema emolliente alla mia abusata figa anale, che Marisa ha insistito per somministrarmi.

Ho anche tentato di tornare sull’argomento “cuckolF”, facendole presente che è un tipo di esperienza che va un po’ “oltre”, principalmente per il fatto di essere completamente alla mercé di uno cui, di tanto in tanto, piace eccedere un po’ troppo. Se lei fosse presente sarebbe diverso, ma lo stare a tu per tu con lui soltanto, in una casa isolata a 20 km da casa nostra, mi fa sentire molto poco tranquillo.

Per tutta risposta si è limitata ad alzare gli occhi al cielo e ad accusarmi di essere paranoico.
A questo punto sarei stato tanto, ma taaanto, tentato di rivelarle il contenuto dei DVD che avevo avuto modo di visionare, sia pure frettolosamente, martedì sera, ma ho lasciato perdere per paura che non sapesse trattenersi poi dal parlarne con lui, mettendomi così in ulteriori guai.

Per quanto riguarda stasera, sono ancora in attesa di comunicazioni circa la presenza di bull Bruno per cena o meno e dell’eventuale menù richiesto.

***

Grosse novità in materia di castità: ho avuto un cambio di gabbietta!

La cosa si è svolta più o meno così:
Me li vedo entrare in casa verso le 14,00 (evidentemente durante il periodo della loro pausa pranzo), mentre sono in cucina a prepararmi un paio di panini. Vengo convocato in soggiorno e mi è richiesto di spogliarmi completamente, lì, davanti a loro.
Senza sapere come interpretare la cosa (non che abbia molto indosso: solo una felpa e un paio di shorts), rimango un po’ confuso, sul momento, ma non è mia abitudine discutere gli ordini e inoltre la presenza di bull Bruno mi mette come sempre in soggezione, per cui mi sbrigo a fare quanto ordinato.

Una volta nudo, Marisa, con la chiave che porta sempre con lei agganciata ad un braccialetto, come fa ogni volta che mi consente di lavarmi, apre il lucchetto e mi dice di togliere la CB, senza aggiungere altro. In tutto ciò lui si limita a guardarmi in quel solito modo, tra il sarcastico e l’arrogante, che mi intimidisce tanto.

Non sapendo cosa altro pensare, temo che abbiano deciso di darmi un po’ di “sfogo” imponendomi di masturbarmi lì, davanti a loro che, completamente vestiti, se ne staranno lì a guardarmi come ai vecchi tempi.

Nonostante la lunga astinenza, trovo l’idea estremamente umiliante. Ho la sensazione di arrossire violentemente e farfuglio qualcosa del tipo:

-Ma…non ne ho bisogno…davvero.

Loro si guardano e scoppiano a ridermi in faccia dicendomi di non farmi illusioni poiché non hanno nessuna intenzione di porre fine alla mia prolungata castità, ma che, al contrario, sono lì proprio per fare in modo di prolungarla indefinitamente.
A questo punto lui tira fuori un sacchetto di velluto rosso e, tenendolo in mano, mi comunica che è per me.

Ora, vuoi per la particolare situazione in cui mi trovo, vuoi per il mio stato confusionale, (anche se ora mi vergogno perfino di averlo pensato) mi viene in mente che lì dentro possa esserci un qualcosa, uno strumento o che so io, per realizzare una vera e propria castrazione (d’altronde lui non perde occasione per minacciarmi di questo…).

Ovviamente so che mia moglie non arriverebbe mai a tanto e che l’idea in sé è veramente fuori dal mondo, però tant’è: mi si gela il sangue nelle vene e percepisco distintamente nelle orecchie il mio stesso battito cardiaco accelerare all’impazzata.

Non ho altro tempo per pensieri assurdi perché mia moglie mi si rivolge con un “Dai, prendilo, che aspetti?” che mi fa uscire dallo stato di trance e avvicinarmi a Bruno che però, quando sono abbastanza vicino da prendere il sacchetto, lo allontana bruscamente da me dicendomi che, per riceverlo come si conviene, devo inginocchiarmi davanti a lui.

Eseguo.

Una volta preso il sacchetto e allentatone il laccetto che lo tiene chiuso, mi ritrovo tra le mani la mia attuale nuova gabbietta.

Sostanzialmente è composta da due pezzi: un anello in cui far scorrere asta e testicoli e una gabbia metallica da fissarvi poi tramite un lucchetto; il tutto in acciaio inossidabile molto pesante.
Mi viene ordinato di metterla subito, direttamente lì in ginocchio, per cui, dopo aver scelto l’anello della giusta dimensione tra i tre facenti parte della confezione e averci fatto passare, non senza difficoltà, palle e base del pene, faccio scivolare il mio affarino, ancora rattrappito dalla paura e dalla lunga detenzione, nella gabbia vera e propria e collego tra loro i due pezzi.

A questo punto è direttamente lui a prendere dalle mani di Marisa il lucchetto della vecchia CB ancora aperto e, dopo essersi chinato su di me, a farlo shittare al suo posto, imprigionandomi.

Percepisco l’odore del suo dopobarba e ne noto la piacevole fragranza.

A questo punto sono fatto alzare, mia moglie, prendendo in mano la nuova gabbietta, controlla che non mi permetta alcuna possibilità di evasione. Vengo quindi rispedito, nudo così come mi trovo, alle mie faccende.

Appena il tempo di registrare con la coda dell’occhio un bacio appassionato prima di uscire dal soggiorno, che sento il rumore della porta di casa richiudersi alle loro spalle.

Temo che d’ora in poi, dalla nuova gabbietta metallica non uscirò più nemmeno un secondo, dato che, per la sua particolare conformazione, questa, a differenza della CB, permette di lavarsi senza doverla rimuovere. Basta l’impiego di un semplice getto d’acqua, seduto sul bidet o direttamente sotto la doccia.

Ho cercato su internet di che modello si tratti, credo di averlo identificato come un “birdcage”, se non erro.

In effetti, essendo molto più pesante, questo modello si sente di più ma solo se sei nudo. Con un paio di mutande a sorreggerla non c’è differenza. All’inizio mi sembrava dovesse essere più scomoda, invece ora che la sto portando da una dozzina di ore posso affermare che mi pare addirittura più confortevole dell’altra.

La vera grande differenza è di tipo psicologico, comunque. Con l’altra avevi la consapevolezza che in caso di necessità, oppure se ti fossi semplicemente stancato di portarla, avresti sempre potuto tagliare il perno di teflon cui è assicurato il lucchetto e liberarti, con questa invece hai la sensazione di qualcosa di permanente e dalla quale, senza chiave, potresti uscire solo con l’aiuto di un fabbro. Molto differente come stato mentale, credetemi.

Non ho ancora fatto la prova se sia più o meno visibile sotto ai pantaloni.

Lo scoprirò domani.

Pensavo fosse un sogno ..mia zia ….

Questa è una storia vera …me la porto dentro da 30 anni convinto che era un sogno ..ma non lo era..adesso vi spiego il perché …avevo 16 anni avevo la febbre a 39 gradi …. I miei genitori con mio zio dovevano fare visita a un loro parente parente fuori città stavano un paio di giorni fuori …rimase mia zia all’epoca aveva 37 anni lei .. abitava sopra al mio appartamento a fare da guardia a me se avevo bisogno di qualcosa …verso le sei di sera lei aveva le chiavi di casa mia scende per vedere come stavo ..mi misura la febbre ed era ancora alta ..io ero un po intondito dalla febbre ..allora lei decise di farmi un massaggio con l’alcol per farmi abbassare la febbre e per rinfrescarmi un po il corpo ..mi gira di spalle e incominciò a mettermi questo alcol sul corpo ..sembrava acqua ghiacciata ma mi dava già sollievo al corpo ..le sue mani erano calde …provai un senso di piacere incontrollabile …..dopo un mi chiese di girarmi ..ma avevo il cazzo troppo duro ..mi vergognano …ma alla fine era quello che avevo sempre desiderato scopare mia zia …è il sogno di milioni di ragazzini della mia età ..quindi mi girai.

..lei fece finta di non notare che sotto il pigiama il mio cazzo era dritto come un palo di ferro ..incominciò dal petto a spalmarmi l’alcol ..aveva le unghia delle mani di colore rosso …la luce della mia camera era soffusa …stavo quasi per sborrare …la mia fantasia ormai era incontrollabile …arriva con le mani fino a sotto la pancia …poi mi chiese come va ..e io gli dissi bene grazie zia ..mi sento più fresco …lei mi dice adesso ti metto una crema così ti mantieni più fresco vedrai che starai bene …pensai che non aveva notato il cazzo dritto e tirai un sospiro di sollievo …la guardavo mentre camminava nel corridoio per andare a prendere la crema ..aveva un culo esagerato ..con quei tacchetti metteva in evidenza ancora di più il suo culo ..quando torno in camera con la crema si sedette in ginocchio sul letto e non di lato come aveva fatto prima …mi disse adesso stai tranquillo che ti faccio un bel massaggio …mi disse toglimi il pigiama così ti massaggio tutto il corpo ….

vedendola in ginocchio davanti a me con quel culo a pecorina rivolto verso la porta ..il cazzo a momenti esplodeva di sperma. ..e pensai è adesso come faccio …comunque mi aiuto a spogliarmi. ..lei sorrise e mi disse che non dovevo preoccuparmi …inizio a massaggiarmi dal collo ..mi guardava con occhi strani ..quando arrivo quasi vicino al mio cazzo ci mise la crema sopra ma tanta crema ..incominciò a mssaggiare il mio cazzo dolcemente e dopo poco incominciò a tirarmi una sega così dolce così dolce che ebbi un orgasmo violento ..urlai dissi fermati fermati e lei perché mi devo fermare ..sto venendo ..e lei non preoccuparti che non sporchiamo .. come iniziai a sborrare le apri la bocca e succhio tutto …mi ricordo che urlai dal piacere così forte che ancora oggi porto dentro questo grande piacere ..e sono passati trenta anni …a quel punto capii che ormai il piacere mi aveva fatto rompere ogni timidezza nei suoi confronti …il cazzo rimase ancora duro ..lei me lo aveva pulito e ripulito come se mi avessi fatto una doccia …rimasi qualche minuto ad ansimare dal piacere …lei mi guardava soddisfatta di quello che aveva fatto …dopo mi chiese come stai adesso ..ti senti stanco ..io risposi di no ..e lei mi disse perché adesso che ti sei messo in testa ? Voglio scoparti come stai adesso a pecorina …e lei a chi aspetti non vedi che sto aspettando …pensate avevo 16 anni e mi stavo scopando la donna che avevo sempre sognato quando mi masturbavo…mi alzai dal letto con il cazzo dritto come il ferro ..gli alzai appena la vestaglia e vidi quel culo bello grande ..una figa pelosa ..lei si gira con il collo verso di me e mi dice …me lo sai mettere nel culo ..la mia eccitazione arrivo a mille ..come glie lo misi ne culo ..per la prima volta in vita mia pensavo di svenire dalla gioia ..era caldo un po stretto ..lei incominciò a muovere il bacino ..e diceva fai piano ci penso io a muovermi ..io la presi per i fianchi e spingevo ..ma poco dopo qualche colpo urlai zia non c’è la faccio più sto venendo e lei ti prego non tirarlo fuori spingi urlava spingi ..sentii un piacere che partiva dalle palle a salire fino alla cappella un piacere pazzesco ..urlai dicendo eccolo e lei spingi spingi dai che sto venendo anche io ..appena usciva lo sperma dal mio cazzo sentivo il buco del culo che si stringeva era come se abbracciava la mia cappella e mia zia che urlava come una matta ..o madonna ..o madonna ..io pensavo che stava male dal piacere che orgasmo mamma mia ..continuavo a scoparla nel culo …lei si rigira e mi dice ..se non c’è la fai fermati pure ma non subito ti prego mamma mia come mi piace ..ormai lei aveva perso il controllo di tutto il suo corpo …io gli chiesi se potevo metterlo nella sua figa e lei mi disse si però stai attento a non venirmi dentro ..quando stai per venire me lo metti nel culo va bene ..e io si zia faccio come dici tu ….

appena gli misi il cazzo in figa …il mio cazzo venne avvolto da un calore e da un liquido così caldo che non riuscivo a capire che cosa era ..dissi zia ma sei tutta bagnata in figa e lei scopami a zia non ti preoccupare ..teneva un culo cosi sodo che glie lo avrei preso a morsi ..incominciai a scoparla in figa e lei incominciò a muovere il bacino con più forza avanti indietro e poi si sposta a sinistra e dopo a destra ..dopo vari colpi lei incominciò ad urlare di nuovo capii che stava godendo e lei mi chiese di non fermarmi ..il mio cazzo era diventato di fuoco la sua figa sbrodolava di piacere ..dopo un po lei urlava ..urlava e disse spingi spingi spingi ed un certo punto sentii sulla mia cappella un liquido caldo ma così caldo che avvolgeva la mia cappella di piacere ..ormai stavo venendo anche io ..gli dissi zia sto venendo e lei mettilo nel culo presto e spingi forte non avere paura non mi fai del male ..appena glie lo misi nel culo sborrai come un maiale ..e lei continuo a urlare …rimaniamo per un po in silenzio io ancora attaccato al suo culo e lei che si muoveva dolcemente con il suo culo ..si sentivano solo i nostri sospiri con l’affanno …Il suo corpo era caldo mi guardava con occhi dolci pieni di gioia ..Il suo corpo era sfinito ma pieno di gioia ..mi tolsi da dietro a lei mi misi il pigiama e mi stesi sul letto lei si alzò e si sedette di fianco sul letto .. mi disse soltanto questo …hai fatto un bel sogno ..non raccontarlo a nessuno e vedrai che ogni volta che vorrai tu si realizzerà…se ne andò sopra a casa sua ..io rimasi nel letto a pensare cosa avevo fatto è pensavo ..ma è uno scherzo della febbre alta oppure mi è capitato veramente? Il giorno dopo i miei genitori e mio zio non ancora dovevano arrivare ..mia zia mi chiama per sapere come sto e io gli dico la febbre non ce lo ..adesso mi faccio una doccia e lei dopo sali sopra che pranzi da me ..e io ok a dopo …da come parlava non sembrava che avevamo scopato …bussai la porta di casa di mia zia …non avevo paura perché ero convinto che avevo fatto un sogno …lei aprì la porta ..era vestita con una gonna stretta scarpe con tacchi alti una camicetta un po aperta avanti ..le labbra di colore rosso e con un sorriso da chi aveva appena ricevuto una vincita milionaria al super enalotto.

…chiuse la porta di casa …e dopo se piace continuo ….

prima dell’autunno

Nico era venuto a conoscerci una sera dopo alcune telefonate conoscitive. Avevamo cenato con lui in un bel locale della nostra zona,degustato le prelibatezze del luogo e chiacchierato tantissimo. Erano le 23 eravamo stanchi ma felici di averlo conosciuto. Nico era un bell’uomo capelli brizzolati occhi neri un po’di pancetta come in quasi tutti gli uomini di mezz’eta’. Anche Nico come noi era appassionato cinofilo e condivideva l’amore x i cani oltre all’amore x tutti gli a****li.

Ci eravamo sentiti varie volte al cell. ma x reciproci impegni professionali non eravamo mai riusciti a concordare un incontro. Nico bramava vedere il nostro piccolo zoo e sopratutto i nostri cani,kira la nostra doberman dolcissima e chicco il nostro meticcio adorato,denominato il musicista x i suoi concerti fatti di abbai assordanti. Dopo la cena ci rechiamo a casa nostra e appena entrati Nico esulta,ma sono bellissimi Moni e si innamora subito della nostra doberman molto mansueta educata e coccolona.

Un bel caffe’è di rigore x una persona come lui molto socievole,educato,cortese ed ospitale. Si siede con Carlo sul sofa’e mi appresto a preparare un buon caffe’. Nico scusami per favore mi prenderesti la caffettiera li’in alto? certo carissima,scusami sai gli dico Carlo ha il brutto vizio di spostarmi sempre le cose poi non arrivo a prenderle. Nico mi allunga la caffettiera osservandomi con occhi lucidi che paiono stelle che illuminano un bellissimo cielo primaverile.

Scorgo il suo bel sorriso che mi illumina l’anima. Pur non essendo un adone Nico si presenta molto bene e soprattutto denoto la sua finezza,educazione e disponibilita’. Sorseggiamo un buon caffe’e conversiamo ancora di cinofilia. Io sto’anche frequentando un corso x diplomarmi educatrice cinofila. Dopo poco Nico mi chiede di andare in bagno,lo accompagno e chiudo la porta. Esce dopo circa 10 minuti. Scusatemi ma avevo caldo mi sono messo un po’piu’comodo ci dice Nico.

Torna sul sofa’con noi mentre guardiamo un bellissimo testo sull’educazione cinofila. I suoi occhi neri luminosi e brillanti come stelle mi scrutano e pare mi entrino nell’anima. Sento il suo respiro sul collo il calore del suo braccio vicino al mio mentre visioniamo un libro sulle razze canine. Carlo mio marito ha intenzione di adottare un altro cane un siberian husky o un alaskan malamute. Nico si è gia’accorto dela mia eccitazione mista ad un po’di imbarazzo e mi sussurra,Moni ma sei stanca o hai mangiato troppo?No affatto non preoccuparti gli rispondo.

Carlo da tempo si è gia’accorto dell’atmosfera che si sta creando,Nico mi intriga e dopo poco mi sento pervadere da un calore intenso. Scusatemi ma vado in camera a cambiarmi fa’troppo caldo. Carlo mi prende per mano e senza proferire sillaba mi trattiene sul sofa’. Inizia a sbottonarmi la camicetta in seta a slacciarmi il reggiseno,mi sento imbarazzata ma nel contempo eccitata e lo lascio fare. Il mio viso pare infuocato in un misto di imbarazzo ed eccitazione che mi pervade sempre piu’.

Nico ci osserva,pare mangiarmi con gli occhi. Moni mi sussurra lasciatelo dire sei bellissima ed hai un decolte’sublime. Chiudo gli occhi e mi lascio andare. Dopo poco mi ritrovo con sole mutandine e reggiseno tra di loro. Sento crescere il desiderio,i capezzoli sono turgidi e il mio intimo gonfio e umido. Carlo mi accarezza e bacia dappertutto,Nico mi tocca sopra le piccole mutandine rosse in pizzo trasparenti. Ansimo,gemo e non riesco a trattenermi. Apro gli occhi e inzio a spogliare Carlo gia’eccitato e voglioso.

Nico è rimasto in slip,pare un Dio greco. Dopo poco sento il membro turgido di entrambi fra le mie labbra,li succhio. li lecco avidamente come mai avevo fatto e l’eccitazione in me raggiunge l’apice. Mi ritrovo dopo poco completamente nuda tra le loro braccia,il mio clito pare scoppiare sotto i colpi della lingua di Nico mentre assaporo il turgido membro di Carlo tra le labbra caldo e pulsante di desiderio,pare un dardo infuocato tra le labbra e lingua vogliose.

Ansimo,gemo,sospiro mente Carlo mi gira alla pecorella e inizia penetrarmi,sento i colpi decisi ma dolcissimi dentro di me,intanto succhio avidamente il bel membro di Nico turgido e pulsante tra le mie labbra. Il sublime piacere che mi stanno dando mi manda in estasi,perdo ogni freno inibitore e squirto a fiotti ovunque,pare una fontanella la mia patatina,non mi trattengo piu’,gemo urlo e mentre il caldo e copioso nettare di Carlo mi entra nell’intimo il seme caldo e copioso di Nico inonda il mio viso.

.

IO LA ZIA E IL SENEGALESE

Arrivai a casa dagli zii un sabato pomeriggio.
Lo zio era sul divano che guardava la TV, mentre la zia era intenta a
fare le pulizie.
La salutai e notai subito che era in ciabatte ed indossava delle rht
nere, che me lo fecero intostare.
Lei se ne accorse, mi diede un bacino e una palpata al pacco “bello!
sei venuto per stare un po’ con zia?”.
Lo zio disse “vedi se la porti al centro commerciale, così non rompe i
coglioni!”.

Mi feci dare le chiavi dell’auto e aspettai che la zia si preparasse.
Si truccò ed indossò un paio di sandali aperti e capii che le prudeva
e non voleva passare inosservata.
In auto mi disse: “c’è una novità!”.
“dimmela”.
“finalmente ho scopato con un nero”
“Nooo! Davvero?..Raccontami”
“è un egiziano, me lo ha portato lo zio in casa. è un pizzaiolo, un
ragazzo di 28 anni.

Ha 28 anni e 28 centimetri di cazzo. Mi ha
smontata! Lo ha invitato a cena. Lo zio gli aveva pagato le analisi
del sangue, perchè volevo farlo senza preservativo. Mi ha scopato per
un’ora abbondante, in tutte le posizioni: alla pecora, io sopra, lui
sopra, sul divano, sul tavolo… sono venuta 6 volte! E lui mi è
venuto 3 volte in figa, ma continuava ad averlo in tiro.

Oltre che
lungo, ce l’aveva largo e mi ha fatto urlare parecchio.
Sono stata 3 giorni che camminavo a gambe larghe, ma ho goduto come
una puttana”.
Mi venne duro e accostai. Mi sfilai i jeans, le presi la testa e
glielo misi in bocca.
“Non ho più scopato da quella volta… saranno passati due mesi…e
ora ho tanta voglia, ma lui è tornato in egitto. Ora che ho provato il
cazzo nero, non posso più tornare indietro”.

Portai il sedile indietro, le feci togliere le mutande e la feci
salire sul cazzo.
Sentii che era più larga, però era vogliosa e bagnata. Mi fece venire
e venne anche lei.
“mi ci voleva proprio, grazie nipote!”
“ora staremo un weekend insieme, quindi ci rifaremo!”.
Ci rivestimmo ed arrivammo nel centro commerciale.
C’erano dei vucumprà che ci volevano vendere degli oggetti.
“io prenderei volentieri quello che hai tra le gambe” disse la zia.

Lui rimase sbigottito e parlò con i suoi amici.
Entrati nel centro commerciale, la zia mi disse “la tua sborra mi sta
colando dalla figa e mi sta inzuppando le calze. Devo andare a
comprarne un paio nuove”.
Mentre eravamo nel negozio di intimo, nel quale la zia scelse delle
calze da buongustaia, le suggerii il colore: “comprane un paio color
carne ed uno color bianco, voglio scoparti con le calze bianche”.

Con la coda dell’occhio mi accorsi che il senegalese ci aveva seguito
e faceva la posta davanti al negozio.
La zia se ne accorse e mi disse “quello mi vuole scopare… e non mi
dispiacerebbe. Chissà come ce l’ha grosso. Accompagnami in bagno”.
Entrammo in bagno e mi infilai con lei, per tenerle la borsa. si
spogliò e si cambiò le calze.
Mi venne duro e l’appuntellai al lavandino, piantandoglielo in figa da
dietro.

“come entra bene ora, zia! ha fatto un bel lavoro l’egiziano!”.
Qualcuno bussò alla porta. “Occupato” dissi.
“apri” disse una voce e riconobbi il senegalese.
Guardai la zia, la quale fece cenno di si con la testa ed aprii la porta.
Il negro, vedendola nuda, sfoderò la nerchia. “Mamma mia!” disse la zia.
Sarà stata una mazza da una trentina di centimetri. La zoccola ci
aveva visto giusto.

Si mise in ginocchio e glielo prese in bocca. Da quanto era larga la
cappella, faceva fatica a prenderlo.
Gli diventò duro e fece girare la zia. La sorressi, mentre glielo
metteva in figa da dietro.
La zia gemette e, per non farla urlare glielo misi in bocca.
Il negro cominciò a martellarla da dietro, dandole colpi che faticavo
a sostenerla. La sentii venire più volte e aveva gli occhi ribaltati
all’indietro dal piacere.

Dopo un po’, il negro venne dentro la zia e,
quando lo sfilò, alla zia cedettero le gambe. Dovetti tenerla per non
farla cadere. L’aveva sfiancata.
“Quante volte sei venuta?”
“cinque” disse rantolando. “sono sfinita”.
Lui le lasciò il numero di telefono “questo era solo un antipasto.
quando hai fame, chiamami e vieni a casa mia…ti farò divertire sul
serio”.
Accompagnai la zia a braccetto alla macchina.

“le calze color
carne…sono piene di sborra del negro”.
“A casa metterai le bianche..hai bisogno di riposo ora”.
“Riposo? stasera mi potresti accompagnare? ho voglia di farmi sfondare
da quel ragazzo… non hai idea di quanto ho goduto in quel bagno”.

Incontro sul ghiaccio

Bruno era il ragazzo più grazioso che Massimo avesse mai visto. La prima volta che era sfrecciato davanti a lui sul ghiaccio era stato come contemplare una visione della bellezza fatta uomo, aveva grazia ed eleganza nel suo pattinaggio. Le guance lisce avevano un lieve rossore e dall”espressione nei suoi occhi si capiva che era perso nel suo mondo mentre pattinava sulla Terra.
Massimo si sentì come un elefante o un ippopotamo a confronto del magnifico ragazzo snello, ottimo pattinatore.

La prima sera andò a casa e si masturbò come un pazzo, ora aveva una ragione per andare spesso a pattinare ed in breve cominciò a sentirne i benefici. Tutto il grasso in eccesso di birra e pizza cominciò a sciogliersi e lentamente cominciò a ritrovare la sua forma. Si sentiva così bene con se stesso che sentì che poteva avvicinarsi al ragazzo che ogni volta ammirava sul ghiaccio.
“Sei un gran pattinatore.

” gli disse un giorno.
“Grazie. Anche tu non sei male. “
“Ce ne vorrà prima di raggiungere la tua forma. “
“Mi piace la tua forma, io sono troppo magro… nulla a cui appendersi a letto. Comunque a me piace stare sotto, così mi piace che il mio ragazzo abbia le maniglie dell’amore da poter afferrare. “
Massimo arrossì, sembrava un invito, ma non ne era sicuro.
“Prendiamo un hamburger?”
“Pensavo che non me lo avresti mai chiesto.

” Rispose Bruno prima di far scintillare un sorriso magnifico.
Bruno era un ragazzo veramente sexy e durante tutto il pasto Massimo sbavò sul piccolo fusto. Pendeva dalle sue labbra guardandolo profondamente in quei chiari occhi blu e dicendo le sue migliori sciocchezze per poter vedere quelle labbra sexy aprirsi in un sorriso.
Era troppo incantato per vedere che anche Bruno era un po’ preso da lui. Gli piaceva la sua faccia aperta, onesta ed i suoi caldi occhi marroni.

Immaginava di baciare quelle piene labbra rosse e far sentire l’ombra della barba pomeridiana solleticando il suo stomaco mentre glielo baciava scendendo alla zona di piacere. Bruno poteva vedere un ciuffo di peli scuri sopra il primo bottone della camicia di Massimo e si chiese se avesse anche un culo peloso. Non c’era niente che amava di più che un sedere sodo, carnoso, leggermente spolverato da peli di seta. L’impressione era che Massimo avesse tutte quelle qualità, certamente riempiva bene i jeans e la foresta di peli sul torace sembrava promettente.

“Sei peloso?” Bruno richiese improvvisamente.
Massimo arrossì, non per la prima volta.
“Troppo peloso. ” rispose “Mi sono prenotato per una ceretta la settimana prossima. “
“Oh no… no. Non farlo!”
“Veramente?”
“Assolutamente. ” fece le fusa Bruno. “Io aaamooo un culo peloso!”
“Io penso che un culo peloso disgusti. ” disse Massimo. “Io odio il mio. Quando mi guardo nello specchio, è come guardare una scimmia, o qualche cosa del genere.

Mi piacerebbe avere un bel piccolo culo, liscio come una pesca. “
“Te lo dico. ” bisbigliò Bruno avvicinando la faccia a Massimo. “Io ho un culo così, ti lascerò giocare col mio se mi lascerai giocare col tuo. “
“Affare fatto. ” disse Massimo alzandosi ed afferrando il cappotto.
Mezz’ora più tardi i due giovani arrapati arrivavano all”appartamento di Massimo. Entrarono in soggiorno e Bruno, sebbene più giovane, prese l’iniziativa, spinse Massimo sul sofà, si mise a gambe divaricate sulle sue anche e cercò le sue labbra succose, mature.

Massimo sentì di essere più vicino che mai a quanto aveva sognato nella sua vita. Parlare di culo e roba del genere l’aveva maledettamente eccitato, ma non era come aveva immaginato. Lui avrebbe voluto prenderlo nelle sue braccio ed abbracciarlo stretto, annusare lo shampoo nei suoi capelli, carezzargli la nuca e baciarlo lentamente. Questo era più della sua fantasia.
Bruno era maledettamente un bravo amante e Massimo era su di una nube. Il suo uccello era incollato nelle mutande ed era così duro da far male.

Le loro lingue duellarono mentre le mani di Massimo scivolavano sotto la camicia del ragazzo e danzavano sulla liscia e calda pelle della sua schiena. Non era mai stato così infoiato per qualcuno prima di allora; quel ragazzo così sexy gli toglieva il respiro e lui voleva baciarlo e coccolarlo per sempre, ma voleva anche incularlo alla morte.
Fu Bruno a prendere ancora l’iniziativa, interruppe di malavoglia il bacio dando un ultimo piccolo pizzico alle labbra sexy di Massimo, si alzò e cominciò a spogliarsi.

Gli occhi di Massimo
erano incollati al bel ragazzo che cominciava a mostrare il corpo che era proprio come Massimo pensava. Bruno aveva un corpo ben fatto, senza un grammo di grasso. Il torace e lo stomaco erano completamente lisci; i piccoli capezzoli marroni erano come una gomma di matita che aspettavano solo di essere pizzicati. Si sbottonò i jeans e lentamente abbassò la cerniera. Con un dimenio delle anche i jeans scivolarono al pavimento e lui rimase con un paio di strette mutande bianche che lasciavano poco all’immaginazione.

Un paio di belle palle stirava la parte inferiore della stoffa, mentre alla sinistra stava un grosso uccello che aveva depositato una macchia bagnata sulla stoffa.
“Oh sì… ” Gemette Massimo. “Fammene avere un po’!”
Tirò Bruno a se e seppellì la faccia nella protuberanza nelle mutande. Strinse tra le mani il suo piccolo culo rotondo mentre leccava la macchia appiccicosa dove la pre eiaculazione era filtrata attraverso la stoffa. Il gusto e l’odore dell”eccitazione di Bruno infiammarono tanto Massimo da non riuscire a pensare correttamente.

Tentò di fissare quel momento nel suo cervello mentre abbassava la cintura della mutande del ragazzo. Caddero alle sue ginocchia e saltò fuori il suo uccello carnoso che sembrava esagerato a confronto con la sua vita snella e lo stomaco liscio. Era il grosso uccello nerboruto che probabilmente ci si aspetta di vedere su un uomo più grosso e più vecchio che non su un ragazzo snello come Bruno.
Con un sospiro felice Massimo mise le mani intorno alla base di quel bell’uccello e notò che non riusciva ad unire le dita.

L’uccello si restringeva dalla base alla corona, culminando con una testa snella di un brillante e profondo rosa.
Massimo alzò lo sguardo a Bruno che aveva gli occhi chiusi mentre si pizzicava la protuberanza del piccolo capezzolo; spalancò la bocca e lasciò che la bella testa scivolasse oltre la lingua nella gola. Bruno ora era in punta di piedi, sbuffava, ansava e farfugliava mentre sentiva la magia della bocca di Massimo e la sua lingua che lavoravano il suo attrezzo.

Quello che aveva sperimentato precedentemente prima di allora era nulla a confronto di questo. Se Massimo gli avesse chiesto in quel momento di trasferirsi da lui e essere il suo innamorato per sempre, avrebbe detto di sì solo in forza di quel magico pompino.
Massimo lasciò il pene di Bruno e cominciò a baciargli le cosce facendolo contorcere di piacere. Poi gli baciò lo stomaco liscio e piatto ed il torace. Gli stuzzicò i piccoli capezzoli coi denti e la lingua prima di leccare tra le scapole e poi mordicchiargli i lobi delle orecchie.

Bruno era un naufrago tremante a cui la lingua di Massimo tentava di attraversare le labbra che si arresero al suo bacio affamato.
“Andiamo in camera da letto. ” bisbigliò Massimo nell”orecchio del suo innamorato.
Lo prese per mano e lo condusse in camera. Si sdraiarono e cominciarono ad appagarsi nel più dolce sessantanove che avessero mai sperimentato. Bruno carezzò le ben sviluppate cosce pelose di Massimo mentre lui leccava lentamente la lunghezza della sua asta e le pendenti grosse palle pelose.

L’aroma di Bruno gli riempì le narici mentre leccava e pizzicava la pelle sexy del suo innamorato. Gli accarezzò le palle pelose godendo del loro peso sul palmo della mano. Poi prese in bocca il fungo scivoloso di pre eiaculazione. Succhiando delicatamente quel bel pezzo di carne lasciò che le sue mani risalissero a solleticare le palle pelose di Massimo e stuzzicassero il cespuglio peloso.
Bruno si tirò via improvvisamente da Massimo con tale forza da preoccuparlo di aver fatto qualche cosa di male.

Ma Bruno fece girare rapidamente Massimo sopra lo stomaco in modo da vedere quelle colline sode che erano precisamente come gli piacevano. Erano ben fatte, sode e piene, coperte di peli scuri, lunghi e setosi. Accarezzò avidamente i globi e li massaggiò profondamente prima di allargarli. Un nido scuro di peli ricci proteggevano il buco d’amore. Il culo di Massimo era ancora sudato per la pattinata e Bruno ne fu inebriato; in breve fu grufolante come un maiale in un trogolo mentre il ricco profumo di feromone riempì le sue narici e lo fece impazzire tanto da non riuscire a respirare.

Massimo si contorse sul letto mentre Bruno con l’abilità più sorprendente ed entusiasmo leccava. Mai prima di allora Massimo si era sentito così ad agio col suo culo che aveva pensato troppo grasso e troppo peloso. Ed ecco che l’uomo più caldo che avesse mai visto impazziva per il suo sedere; come era fortunato! Non resistette quando sentì il ragazzo far scivolare un dito bagnato di saliva nella sua condotta anche se normalmente non gli piaceva essere inculato.

Questa volta aveva capito che non aveva alcuna alternativa e per Bruno avrebbe fatto qualsiasi cosa. Allungò una mano verso il comodino, trovò la bottiglia di lubrificante e la diede all’amico.
Il cuore di Bruno batteva nel torace mentre prendeva la bottiglia. Era il miglior risultato che avesse potuto sperare. Non stava pensando di fottere Massimo quando aveva cominciato a leccarglielo: stava rispondendo semplicemente ad un profondo desiderio a****le dentro di se. Spalmò un po’ di quella roba scivolosa nel culo di Massimo e godette a sentire quanto meraviglioso fosse sentire il culo scivoloso chiudersi intorno al suo dito.

Lentamente cominciò a fotterlo col dito fino a che lo stallone dal bel culo peloso non cominciò a spingere il bel culo avanti ed indietro sul dito. Era difficile dire chi stesse fottendo chi e Bruno pensò che il culo di Massimo era pronto.
Con le farfalle nello stomaco Bruno si posizionò sopra quel culo che lo faceva sentire debole di desiderio. Fece scivolare lentamente l’uccello tra le natiche di Massimo e stuzzicò su e giù la fessura.

Massimo emise un forte sospiro mentre quel caldo uccello scivolava oltre il buco in attesa. Non aveva mai voluto niente così dannatamente e quando finalmente Bruno scivolò dentro, Massimo era l”uomo più felice dell’intera città. Contorse le anche e di posizionò in modo che la lancia che lo invadeva eccitasse di piacere ogni nervo del culo.
Bruno si sdraiò sulla larga schiena di Massimo e gli mordicchiò la nuca. Gli bisbigliò qualcosa di dolce in un orecchio prima di elevarsi leggermente sulle mani e cominciare ad incularlo lentamente con tutta la tenerezza e passione che poteva chiamare a raccolta.

Massimo perse l”uso della parola e borbottò, gemette e sospirò in risposta alle onde di piacere che gli attraversavano il corpo. Questo fu tutto; aveva trovato la chiave che poteva aprire la porta. Quel bel uccello grosso nel suo culo lo stava portando più in alto di un aereo, ad altezze mai raggiunte. Si arrese completamente alle spinte di Bruno e fu sorpreso dall”improvviso sgorgare di sborra dal suo uccello.
“Oh merda!” gemette.

“Ho sborrato. “
Bruno stava continuando e finalmente, dopo secoli, fu pronto a sparare; rapidamente aumentò il ritmo delle spinte, poteva sentire punture di spillo dietro alle palpebre chiuse, ora stava anelando come un cane ed il suo uccello era così sensibile quasi da torturarlo.
“Urrrrghhh!” gridò mentre il suo pene esplodeva spedendo un geyser di spesso e cremoso sperma profondamente nel culo di Massimo.
“Ho paura che non potrò andar via di qui fino a che non mi avrai fottuto.

” disse Bruno mentre si estraeva dalla condotta scivolosa di Massimo.
“È probabile che tu debba aspettare un’ora o due. ” Rispose Massimo ed andò ad aprire la doccia.
Bruno guardò il culo peloso del suo nuovo innamorato che rimbalza su e giù mentre camminava e non vedeva lora che arrivasse il secondo round.

“Le corna hanno un Sapore e un Odore”

Noi lo facciamo da circa 4 anni ha 2 amanti per essere preciso un Bull che è una macchina da Guerra nel letto e un ‘Amante tra cui ha più affinità un’Amico speciale,abita molto distante e un paio di volte all’anno la porto da lui, non vi dico come si fà scopare..mia moglie ci mette anima e corpo per prendere il suo cazzone, potete immaginare la lontananza e lo stuzzicarsi per via chat ….

Le fa assaporare meglio l’incontro ( e io assaporo meglio le corna e non solo)

la settimana scorsa siamo andati da lui e abbiamo trascorso quattro giorni, questa volta mia moglie prima di partire mi ha detto:
“Caro le corna hanno un sapore e un odore”

Nei giorni seguenti capii molto bene quella frase,
non ci ha pensato due volte a travasarmi in bocca lo sperma del suo Amante dopo un curato ed energico pompino… “Il sapore”

Il secondo giorno mentre io ero in salotto a lavorare, la signora mi disse “bravo rispondi all’e-mail dei tuoi clienti..non trascurare il lavoro” nel frattempo trilla il citofono… Era Lui…
Lo fece entrare accogliendolo a braccia aperte, lo prese immediatamente per la minchia portandolo in camera da letto per fare i loro porci comodi senza minimamente preoccuparsi del sottoscritto.

Lavorare mentre udivo i colpi di minchia su mia moglie era impossibile, la troia non si preoccupava affatto nell’espletare commenti ad alta voce mentre la penetrava e tanto meno tratteneva le urla e mugugni di piacere nei svariati orgasmi, sentire le scocchiate della bocca di mia moglie sulla cappella del porco mentre lo spompinava con grande maestria…

La troia non chiuse completamente la porta della camera da letto lasciò uno spiraglio per permettere al cornuto di udire soprattutto di vedere le mie corna in diretta dal vivo.

Quatto quatto mi avvicinai alla porta e vidi mia moglie con il cazzo in gola fino alla radice, piegò la testa verso di me e guardandomi negli occhi si scuoteva il membro contro la lingua mi fece un mezzo sorriso e continuò a salire e scendere con vigore fino a toccare le palle con la lingua del toro.

Lui si dimenava i suoi piedi si torcevano dal piacere non riusciva a espellere frasi comprensibili si vedeva nettamente la radice del cazzo che pulsava stava per esploderle in bocca…

Ma la signora con grande maestria si fermò prese una pausa si girò verso di lui le mise la lingua in bocca….

si voleva farsi riempire…ma dentro di lei.

Lui con vigore la girò sotto aveva voglia di sborrare ,vidi il suo membro che sgocciolava di liquido pre seminale mia moglie senza indugio spalancò le gambe per farsi penetrare…sentii un urlo di piacere mentre gli affondava il cazzo dentro
vedevo le mani di mia moglie accarezzarli dolcemente la schiena…con tre colpi lui svuotò un fiume di sperma mugugnando come un maiale..rimase dentro di lei, fermo quasi immobile e si vedevano nettamente le pulsazioni delle palle che continuavano a svuotarsi….

Mia moglie le disse dolcemente “ora tu stai qui fumati una bella sigaretta e non ti muovere”

Si alzò dal letto e con la mano trattenendosi le parti intime venne da me in punta di piedi… Mi guardò.. E con il capo mi fece il cenno di mettermi sul divano… Si sdraiò e spalanco le gambe… Con un sorriso mi disse ora fai il tuo dovere…In prima battuta non vidi molto ma la troia con astuzia spinse il frutto del porco..mi prese la testa e me la spinse verso la vagina colante…

E li sentii “l’Odore delle Corna “

Non ci pensai due volte.. incominciai a leccare piano… piano… Lei continuava a contrarre la vagina per far uscire lo sperma affogandomi nella sborra del suo Amante.

Non era così male il gusto mischiato con gli umori di mia moglie…

Cominciai a succhiarle il clitoride che durante la pulizia si era notevolmente gonfiato..non l’avevo visto mai cosí grosso, si vedeva nettamente che le piaceva e le provocava un piacere immenso fino a squirtarmi in bocca facendomi nettamente quasi affogare.. continuava a spingere e a sfregare la vagina sulla faccia fino al suo orgasmo.

Dopo di che era il mio turno avevo il cazzo grosso turgido, nervoso come un cavallo la penetrai come mai avevo fatto, sentirla allargata ,morbida e sbattuta da un’altro cazzo è una sensazione bellissima.. continuai a cavalcarla fino a che mi disse
“svuotati bastardo, sei un porco mangia sborra”

In un’attimo mi uscì l’impossibile ..feci una sborrata sublime… Rimasi dentro di lei senza forze… Lei mi sussurra nell’orecchio Ti Amo…ora caro mio cornuto devi prendere atto che
“Le corna hanno un Sapore e un Odore”

Era tangibile… Non c’erano dubbi…
Jean Paul La Fajette (il sottoscritto).

Vacanza in salento

Di solito non amavamo viaggiare in treno ma mio padre era reduce da un intervento alla schiena e fare un viaggio di oltre mille chilometri gli era stato consigliato di non usare l’auto.
Avremmo poi noleggiato una macchina sul posto ma solo per i piccoli spostamenti.
La sua grande passione, la corsa, lo aveva appiedato e fatto finire sotto i ferri. Era una passione che aveva poi tramandato agli altri componenti della famiglia, me compresa.

Eravamo tra la metà e la fine degli anni novanta. Ero appena diventata maggiorenne e fisicamente ben sviluppata. Una perticona ma con le forme giuste.
La nostra destinazione era il Salento, allora ancora abbastanza tranquillo. Eravamo abitudinari di quei posti, ai miei piacevano ed ogni anno prenotavamo lì qualche giorno di vacanza.
Con noi viaggiavano degli amici di famiglia, una bella coppia ed il loro figlio Alessandro, un ragazzo di qualche anno più grande di me.

Non avevo mai preso in considerazione Alessandro. Un po’ perchè non lo frequentavo, lui abitava a Bologna ma soprattutto non era per niente il tipo che poteva far sognare una ragazza.
Tutto precisino, sempre perfetto, non lo definirei cicciotello ma diciamo robusto.
Viaggiavamo di notte ed avevamo prenotato da Bologna una cuccetta
Noi eravamo partiti da Milano ma avevamo fatto cambio a Bologna per viaggiare insieme a loro.
Eravamo in sei, giusto giusto una cuccetta da sei posti.

C’eravamo subito accomodati nello scompartimento, i genitori nei posti di sotto, io ed Alessandro nei posti superiori.
Indossavo un paio di Jeans a vita bassa ed una maglietta altrettanto corta.
Per coprirmi il pancino avevo legato sui fianchi una felpa leggera da usare in caso di temperature notturne più fresche anche se quel giorno faceva un caldo africano.
Nel nostro scompartimento avevamo l’aria condizionata ma i genitori non avevano voluta accendere o almeno era stata messa al minimo.

“Fa male dormire con l’aria accesa” avevano detto. pur non condividendo la loro decisione non avevamo fatto polemiche.
Non avevo il ragazzo, non ne avevo mai avuto uno, diciamo vero, solo un paio di qualche flirt leggero a livello di baci ma niente di più.
Non mi mancavano i corteggiatori, ero carina ma ero io a rifiutare il contatto con un ragazzo.
Non ero di certo una santarellina, anzi ero già abbastanza smaliziata, ma diciamo non erano proprio i ragazzi la mia preferenza.

In quel periodo mi frequentavo con Milena, una ragazza della mia età, la mia grande passione di gioventù.
Ma pian pianino mi stavo avvicinando al sesso maschile, almeno mi impegnavo a farlo.
Volevo una vita normale andando contro quello che era la mia tendenza naturale.
Poco dopo che il treno era partito, ognuno di noi si era sdraiato e messo comodo.
Mi ero sdraiata rimanendo vestita. Avevo solo tolto la felpa dai fianchi anche perché in alto il caldo
si faceva sentire.

Tenevo accesa una piccola luce da lettura e mi leggevo una giornalino.
Alessandro aveva fatto altrettanto solo che lui leggeva un libro, non ricordo il titolo, ma ricordo
solo che era abbastanza tosto.
Non avevamo scambiato molte parole, ogni tanto ci giravamo uno verso l’altro e ci si contraccambiava un sorriso di cortesia.
Avevo però notato un suo sguardo furtivo sul mio pancino scoperto e devo dire che non mi dispiaceva essere spiata, in qualche maniera mi eccitava.

Siccome una santarellina non ero, avevo deciso di provocarlo.
Senza abbassare i pantaloni, facendo finta che mi andavano stretti, un po’ era anche vero, avevo sbottonato il primo bottone in alto e abbassato leggermente la cerniera.
Sottovoce gli avevo sussurrato fingendo una smorfia che i Jeans mi andavano stretti.
“In effetti si sta meglio slacciati” aveva risposto slacciandosi a sua volta i suoi jeans.
Furbetto il ragazzo, avevo pensato.

Le mie mutandine bianche facevano contrasto con i Jeans ma effettivamente erano molto a vita bassa.
Quasi a filo della leggera peluria che mi copriva la passerotta.
Anzi qualcosina si intravedeva o almeno la vedevo io guardandomi dall’alto verso il basso.
Anche Alessandro se pur di sbieco intravedeva, ma era quello che desideravo.
Facendo finta di niente anch’io guardavo i pantaloni leggermente slacciati di Alessandro.
Lui era stato meno sfacciato di me, non avendo la cerniera aveva sbottonato solo i primi due bottoni.

Era un provocarsi a vicenda, da parte mia ogni tanto facevo finta di alzarmi le mutandine, ma era solo una scusa.
Nel fare quel gesto volutamente alzavo l’elastico delle mutandine e solo per qualche attimo la vista del pelo della passerotta era più visibile.
Da parte sua Alessandro dava una sistematina al suo uccello ormai visibilmente gonfio.
La mia attenzione era anche rivolta ai nostri genitori. Dall’alto controllavo la situazione che sembrava tranquilla visto che si erano ormai addormentati.

Avevo voglia di toccarmi o di toccare o di farmi toccare, ma come si poteva fare?
La luce di lettura un po’ frenava, avevo deciso di spegnerla, anche se successivamente con il buio non avremmo più potuto spiarci.
Anche Alessandro aveva spento la sua sussurrandomi la buonanotte.
Ma voglia di dormire proprio non ne avevamo. I nostri occhi pian pianino si erano abituati al buio al punto che riuscivamo a vedere quello che vedevamo prima, ma con il vantaggio che con il buio ci dava più protezione e in qualche modo ci portava ad osare di più.

La voglia di togliermi i pantaloni era tanta. Ma se i genitori si fossero svegliati?
Cercavo di incrociare lo sguardo di Alessandro ma solo per trovare un conforto ad osare, ma lui faceva finta di dormire.
Faceva finta si vedeva. Avevo notato che aveva la sua mano sopra i pantaloni e la muoveva lentamente molto lentamente accarezzandosi l’uccello. Si stava masturbando insomma.
Avevo capito che dovevo muovere gli eventi, nonostante ancora verginella di cazzo ero smaliziata.

Dovevo osare.
“Alessandro dormi”? Gli avevo sussurrato.
Aveva avuto un sobbalzo e secondo me era diventato rosso come un peperone.
Aveva allontanato velocemente la mano da sopra i suoi Jeans come se si fosse sentito scoperto.
“No no, non riesco ad addormentarmi” aveva risposto
“Neanch’io” gli avevo risposto, guardandolo maliziosamente.
Era rimasto sorpreso dal mio atteggiamento ed ancora di più quando gli avevo detto di continuare a toccarsi.

Prima si era dimostrato sorpreso dalla mia richiesta, ma quando aveva visto la mia mano che si infilava nelle mie mutandine e sollecitato da un mio “Dai, continua, tocchiamoci insieme” aveva ripreso a toccarsi.
Aveva controllato che i genitori dormivano, slacciato i bottoni restanti e dalle mutande era uscito allo scoperto un cazzo già duro.
Non l’aveva scoperto tutto , la prudenza non era mai troppa.
Lo accarezzava lentamente, non poteva muoversi più di tanto, spingeva la mano su e giù.

Vedere la punta del suo cazzo fuori dalle sue mutande mi eccitava. Avevo la fighetta in un lago, eccitatissima.
Alessandro mi aveva fatto segno con le mani di scoprirmi un po’di più.
Le mie mutandine non erano abbassate. Sottovoce mi aveva chiesto di abbassarmele
Sarebbe stato troppo rischioso accontentarlo. Avevo fatto il gesto con la mani come dirgli “dopo”
Ma la voglia di accontentarlo era troppa.
Mi ero girata verso di lui, arretrando contro lo schienale in modo da togliere maggiormente la visuale dai posti inferiori.

Avevo preso e tenuto la felpa a portata di mano in modo da potermi coprire in caso di urgente necessità.
In quel modo mi ero abbassata leggermente i pantaloni e le mutandine, quando bastava per mostrarli la fighetta ormai bollente. Con le mani avevo aperto le sue labbra per mostrargliela meglio.
Mi ero ricomposta quasi subito, ero troppo spaventata e la paura di essere scoperta mi deconcentrava. Tutt’al più che eravamo sempre in penombra e non è che si vedesse poi così tanto.

Mi ero rimessa nella posizione di prima e mentre intravedevo la punta del suo cazzo con la mano mi stropicciavo la passerotta.
Ci muovevamo con piccoli ma eccitanti movimenti. C’erano altre quattro persone nello scompartimento.
Dovevamo anche rispettare il silenzio, contenendo i nostri sospiri di godimento.
Il momento più intenso era stato quando Alessandro aveva messo un fazzoletto sul suo cazzo.
Stava venendo.
Mi sembrava quasi di sentire quel suo caldo e abbondante sperma.

Mi sarebbe piaciuto allungare e prendergli in mano l’uccello e sentire le sue vibrazioni di quel momento.
C’eravamo addormentati quasi subito.
Non avevo allacciato i miei pantaloni, cosa che aveva fatto lui, ma avevo messo la felpa sui fianchi anche perchè girandomi di notte avrei sicuramente mostrato altre parti intime.
Al mattino successivo mi ero svegliata presto e uscendo dallo scompartimento ero rimasta in corridoio a guardare il panorama dal finestrino.

Fa luce presto in Puglia.
Pensavo a quanto successo.
Ero contenta, ero stata attratta dal sesso maschile anche se era per Milena che vivevo le mie passioni.
Per me era un avvicinamento alla normalità.
Lo dovevo ai miei genitori che non sospettavano minimamente della mia situazione e delle mie tendenze.
Era stato Alessandro ad interrompere i miei pensieri.
“Un cent per ogni tuo pensiero” aveva detto e poi aggiunto “Posso farti una confidenza”
Non gli avevo risposto ma avevo lasciato intendere che poteva.

“Lo sai che pensavo che a te piacevano le donne”
“Tu sei matto” gli avevo risposto facendo una finta faccia da contrariata.
“Vieni” aveva detto prendendomi per mano e senza darmi il tempo di rispondergli.
L’avevo seguito contenta.
Eravamo andati nell’ultima carrozza in fondo al treno.
Guardavamo le case, gli alberi tutto il panorama che si allontanava velocemente.
“Qui siamo più tranquilli, in fondo al treno non passa nessuno” aveva detto prima di baciarmi.

In effetti non passava e non c’era nessuno.
Tutto si allontanava, oltre agli alberi ed al panorama anche il mio passato.
Peccato che Lecce e il Salento si avvicinavano velocemente e la gente si svegliava.
Ma sarà stato davvero un peccato?
Laura.

Diario di un rapporto molto particolare. – 6

CuckolF – Parte seconda

Ultime novità in merito al mio impiego come colf.

Ricevo questa telefonata da Marisa:

-Paolo…ciao, senti per quella cosa di andare a dare una mano a Bruno per le faccende di casa…

-Si?

-Nientee…mi ha detto di farti trovare pronto domani alle 13,30 che passa a prenderti e ti porta a casa sua…

-Domani? Ma come faccio col lavoro? Pensavo mi avrebbe dato un preavviso maggior per potermi organizzare per tempo…

-Dai su…non rendere le cose difficili che non sai come è stato complicato per lui poter ottenere un permesso domani a ora di pranzo…non ti puoi mica tirare indietro proprio adesso…avevi detto che ci saresti andato, devi farlo per me!

-Ok, ok…d’accordo…digli che alle 13,30 va bene, sposterò quello che avevo da fare…

-Grazie, sei un tesoro! Ah…senti…ci sarebbe un’altra cosa…

Ecco, lo sapevo… sentiamo cos’altro esce fuori adesso…

-Niente…una sciocchezza…sai come è fatto Bruno no?

-Lo so benissimo come è fatto, è per questo che mi preoccupo…

-E dai…non fare sempre il lamentoso…in fondo fa parte del nostro gioco no?

-Dai, non ci girare intorno…spara.

-Insomma, niente di cui preoccuparsi, credimi…solo che…avrebbe fatto anche una richiesta sul tuo abbigliamento…vorrebbe che ti vestissi esattamente nel modo che ha pensato lui…

-Cioè??

-Dai…è tanto per giocare…niente di che…

-Dimmelo nel dettaglio e non scordarti niente, per cortesia…

Lo sapevo che c’era l’inghippo.

-Niente di speciale…auotoreggenti velate nere, perizoma nero, pettorina sempre nera e naturalmente i sandali alti che ti ha regalato…

-Vabbè, non posso dire che non me lo aspettavo, ok, stasera stessa mi preparo il borsone…

-No.

In realtà ci sarebbe un’altra cosa…

-Ti avevo pregato di non omettere niente…

-Ma no, nient’altro, fidati, solo che…beh in realtà vorrebbe che ci partissi da casa direttamente, non che ti vestissi lì.

Ecco sganciata la bomba: BANG!

-COOOSA?? Io uscire da casa vestito…o meglio, NON vestito così? MA CHE VI SIETE IMPAZZITI!?

-Ma noo, che hai capitoo…certo che non ti faccio scendere in autoreggenti e tacchi alti…si tratterebbe comunque di mettere sopra un paio di pantaloni e un soprabito…e le scarpe normali.

Poi quando siete in macchina sfili i pantaloni e cambi le scarpe…

-IN MAACCHINAAA? Ma che c’avete nel cervello? E se mi vede qualcuno che mi conosce? E poi quando arriviamo lì e devo scendere?? Ma voi siete tutti matti…

-Guarda, quando arrivate lì non c’è problema…te l’ho detto che abita in una villetta isolata, no? E poi dovresti ringraziarmi! Sono stata io ad ottenere che potessi uscire coi pantaloni e le scarpe da uomo; lui avrebbe voluto che tu scendessi con l’ascensore in autorimessa direttamente in tacchi alti, lui sarebbe venuto con l’auto a prenderti lì.

Sono stata io che gli ho fatto capire che non si poteva proprio fare perché avresti sempre potuto incontrare qualcuno del palazzo…per cui non fare tante storie per sfilarti un paio di pantaloni in macchina che ti poteva andare molto peggio!

-Ma qual è il problema se mi cambio direttamente a casa sua, scusa!?

-Oh…lo sai come è fatto, no? Se preferisce così vuol dire che è così punto e basta…oramai se l’è messo in testa…Dai non mi deludere, lo sai che se fai contento lui fai contenta anche me… Occheei…alloraglidicocheloaspettidomaniallunaemezzociao!

E attacca senza lasciarmi la possibilità di replicare.

*

Ho dovuto fare le corse per riuscire ad essere a casa all’una. Voglio fare le cose per tempo senza troppa fretta.

Mi sto guardando allo specchio e devo proprio riconoscere che sembro una specie di passabilmente mascolino da non risultare imbarazzante, comunque, nell’insieme.
Sotto però porto il perizoma, le autoreggenti e la pettorina da sissymaid. Le scarpe da troia le ho in mano, dentro una busta di plastica del supermercato.

Suona il citofono.

-Si?

-Scendi fighetta, fai presto che sono in doppia fila.

Scendo. Fortunatamente non incrocio nessuno.

Salgo in macchina senza dire niente e si parte. So che dovrebbe abitare in una zona residenziale periferica sulla Nomentana, nient’altro.

Alla prima stazione di servizio sul raccordo anulare, mette la freccia, esce e parcheggia in una piazzola di sosta. Fortunatamente tutte le altre auto sono parcheggiate lontane dalla nostra, in prossimità dell’ingresso dell’ Autogrill.

Capisco l’antifona e inizio a cambiarmi. Tolgo le scarpe da ginnastica e sfilo i pantaloni, prendo i sandali dalla busta di plastica, li calzo e li allaccio, ripongo i pantaloni, assieme alle scarpe che mi sono tolte, nella busta.

-Lo vedi come stai meglio così, fighetta? Me lo ha detto Marisa che hai provato a fare obiezioni, sai? Comunque brava per aver capito che era giusto così…

E intanto mi scorre una mano lungo la coscia, inguainata dal nylon, con fare possessivo.

-Scendiamo a prendere un caffè?

Aggiunge. Poi, di fronte alla mia faccia terrorizzata, scoppia a ridere.

-No…scherzo, dai.

Prima di ripartire però mi prende la busta dalle mani, scende e la ripone nel portabagagli.

-Ma…lì dentro ho tutte le mie cose…chiavi, cellulare, portafogli…

Cerco di obiettare io.

-E a che ti servono, scusa? Oppure sei preoccupata che qualcuno te le rubi? Lì dentro non te le tocca nessuno di sicuro, vedrai.

Ripartiamo, direzione Roma Nord.

Durante il viaggio mi anticipa che avrò diverse cose di cui occuparmi nel pomeriggio: spazzare e lavare i pavimenti, pulire il bagno e la cucina (ci sono pure un po’ di piatti sporchi da lavare…), rifare il letto e stirare un po’ di biancheria. Insomma…niente che non si possa fare con tre o quattro ore di lavoro.
Io invece sto valutando la triste situazione di ritrovarmi a qualche decina di km da casa mia, senza soldi, senza cellulare e sostanzialmente senza vestiti.

Semmai gli saltasse in mente di farmi qualche brutto scherzo, tipo ad esempio abbandonarmi in un’area di sosta per camionisti, sarei decisamente nella merda.
Sono certo che ne sarebbe pure capace. Fortunatamente però, ciò non accade.

Usciti dal raccordo sulla Nomentana, direzione fuori Roma, e percorsi pochi km, prende una stradina laterale. Percorriamo ancora qualche centinaio di metri, poi ferma l’auto davanti ad un cancello oltre il quale intravedo un giardino con una palazzina di due piani al centro.

Tutt’intorno solo altre palazzine simili, nessun esercizio commerciale in vista.
Mentre il cancello automatico si richiude alle nostre spalle, gira attorno alla palazzina e infine parcheggia sul retro, all’ombra di un albero.

Scendiamo. Mi guardo intorno. Vedo una sorta di porticato e quello che sembra un portoncino di ingresso. Fatti giusto un paio di passi per avvicinarci ad esso, siamo raggiunti da ben 3 cani di grosse dimensioni: un pastore tedesco, un meticcio e quello che sembra essere una sorta di pastore maremmano ingiallito.

Ci attorniano facendoci feste e Bruno dispensa pacche e carezze a destra e a manca. Io sono un tantinello impaurito.

-Tranquilla fighetta, non ti fanno niente…sono buoni come il pane.

Sarà…certo che, una volta varcata la soglia del portoncino, mi sento molto più tranquillo.
Qui mi sarei aspettato di ritrovarmi di già all’interno di casa e invece mi rendo conto di essere soltanto nell’androne di quella che, più che l’ingresso di una casa unifamiliare, sembra la scala di un condominio.

-Ma…non è tutta casa tua, scusa?

-Si, è tutta mia, ma essendo due appartamenti distinti, ho affittato quello al primo piano a degli studenti. Io sto al secondo.

Mi blocco. Ma come? Non doveva essere una villetta isolata, cazzo!?

Lui mi legge nel pensiero e, cominciando a salire le scale:

-Tranquilla fighetta…adesso non ci sono, non ti vede nessuno.

Non posso che augurarmi che quell’ “adesso” stia per “in questi giorni” e non per “in questo preciso momento”.

Arriviamo al pianerottolo del secondo piano. Tira fuori una chiave e apre. Entriamo.
Mi fa fare un giro conoscitivo. Sono curioso. Mi sono sempre chiesto come fosse questa benedetta casa in cui mia moglie viene a farsi scopare da almeno quattro anni e nella quale, negli ultimi due, passa anche quasi tutti i fine settimana.

Mmm…niente di che, direi: un solo bagno, due camere da letto un soggiorno e una cucina, il tutto disposto piuttosto approssimativamente attorno ad un disimpegno centrale.

Ad una prima occhiata neanche l’arredamento è degno di nota, ha solo l’aspetto di roba accostata casualmente e con scarso gusto.

Quello che salta agli occhi però è il generale stato di caos che regna ovunque: piatti e pentolame incrostato accatastati in cucina, indumenti sporchi e/o da stirare gettati alla rinfusa un po’ dovunque (tra questi riconosco anche qualche capo di biancheria intima di mia moglie), bagno in condizioni pietose.
Nella camera da letto principale noto una cabina armadio con dentro alcune rastrelliere cariche di vestiti.

Ne chiude la porta a chiave.
Chiave che poi sfila e si mette in tasca. Me ne chiedo il perché.

-Allora fighetta…hai visto tutto. Adesso togli l’impermeabile e mettiti al lavoro. Comincia pure da dove vuoi, tanto, finché non avrai messo a posto tutto, da qui non potrai nemmeno sognarti di andare via.

Tolgo l’impermeabile e faccio per appoggiarlo su una sedia, ma lui me lo toglie dalle mani.

-Questo lo prendo io, che tanto tu non ne hai bisogno.

Poi, dandomi una pacca sul culo nudo, aggiunge:

-Al lavoro, adesso!

Attacco subito dalla cucina, prima lavando, asciugando e infine riponendo tutte le stoviglie sporche, poi spazzando e passando lo straccio umido in terra.
Sono appena passato al bagno quando mi comunica che deve uscire e che tornerà a prendermi ad un’ora imprecisata, comunque non prima di cena.

Aggiunge che, già che ci sono, dovrei pure dare una spazzata alle scale e all’androne di ingresso e che per farlo dovrò usare le scope che troverò nel capanno attrezzi che si trova in giardino.
Detto ciò, portando con sé il mio impermeabile, mi dà una allegra tastata al culo e se ne va.
Sento il rumore dell’auto che si allontana e sospendo le pulizie per far mente locale. Giudico il fatto di essere rimasto da solo una cosa buona, ma al tempo stesso sono scoraggiato per la gran mole di lavoro che mi aspetta.

Giudico invece assolutamente grave che io sia rimasto privo di qualsivoglia indumento decente, di soldi, documenti e cellulare.

Capisco soltanto ora il perché abbia chiuso a chiave la cabina armadio: sa benissimo che, conciato come sono, anche qualora mi saltasse in mente di abbandonare il campo, non avrei certo modo di farlo. Gli unici indumenti cui ho accesso sono infatti quelli sparsi per casa: intimo, magliette, calzini, al massimo camicie. Tutto rigorosamente da lavare o da stirare.

Niente vestiti, pantaloni o scarpe, quelli sono tutti al sicuro nella cabina armadio.

Ho deciso di sospendere quello che stavo facendo e dedicarmi alla pulizia delle scale: considerata la momentanea quanto indeterminata assenza degli inquilini del primo piano, sarà opportuno occuparsi degli spazi comuni al più presto.
Cosa mi serve? Ah si…le scope nel capanno.

Esco in giardino per cercare il maledetto capanno e subito le tre belve mi sono attorno, annusandomi piedi e gambe, il meticcio spinge addirittura il muso umido tra le mie chiappe ad annusarmi il culo.

Non mi fanno muovere liberamente, rendono ancora più difficile il già di per sé non facile mantenersi in equilibrio coi tacchi sul ghiaietto del giardino. Per fortuna almeno, sono ragionevolmente certo di non essere visibile dalla strada.

Ho preso le scope dal capanno attrezzi e sto spazzando le scale. Sono partito dall’alto.
La quantità di polvere accumulata è incredibile; evidentemente nessuno si occupa mai di ripulire la parte comune. L’operazione è resa ancora più complicata dalla enorme quantità di pelo canino presente in tutto il vano scale: ne alzo batuffoli enormi ad ogni colpo di scopa.

Devo infatti specificare che, nel rientrare nell’androne, non mi è stato possibile impedire ai cani di rimanere fuori. Si sono intrufolati velocissimi prima che io avessi la possibilità di richiudere la porta e ora sembrano godersi le mie fatiche, comodamente sdraiati sul pavimento in marmo del pianerottolo più alto. Segno evidente che sono abituati così.

Mi ci vuole una buona mezz’ora solo per spazzare tutti i gradini. La polvere e i peli li getto in giardino e decido di non passare lo straccio umido, visto che non mi è stato espressamente richiesto.

Il bello è che le finestre delle scale non hanno imposte e che solo alla fine mi rendo conto di essere stato perfettamente visibile da chi si fosse trovato a passare in auto sulla via parallela, per tutto il tempo in cui ho spazzato i pianerottoli, culo nudo compreso.
Decido di fottermene completamente: sua la casa, sua la figura di merda.

E’ il momento di tornare a lavorare in casa.

Si tratta solo di riuscire ad entrare senza permettere alle tre belve sul pianerottolo di seguirmi, ma non sono sicuro di riuscirci. Ogni volta che mi avvicino alla porta infatti, i tre cani si accostano, rivolgendomi sguardi speranzosi di non so cosa, e me li ritrovo tra i piedi. Non riesco a impedire al solito meticcio di infilarmi il muso tra le gambe e passarmi la lingua ruvida tra buco di culo e gabbietta.

Sono un po’ intimorito, non ho mai avuto troppa dimestichezza con gli a****li.

Com’è come non è, sono riuscito a rientrare lasciandoli tutti fuori. Decido di riprendere da dove mi ero interrotto.
In successione finisco di pulire il bagno, poi spazzo e passo lo straccio sui pavimenti di tutta casa, spolvero, cambio le lenzuola al letto matrimoniale (non potete avere idea della quantità di sborra secca di cui sono incrostate; dubito possa averne prodotta una quantità simile in un solo giorno, si vede che non le cambia tanto spesso.

E pensare che a casa mia ne pretende di fresche di bucato anche più di una volta per sera…), mando un paio di lavatrici, stendo i panni umidi, svuoto e pulisco i posacenere, rassetto un po’ ovunque e inizio finalmente a stirare, attività che mi sono lasciata per ultima: ODIO stirare!

*

Non sono certo di che ora sia, ma è buio da qualche ora e, considerata la stagione in corso, dovrebbero essere almeno le 8 di sera, se non le 9.

Ho finito di stirare da un pezzo e oramai ho pure smesso di curiosare intorno. Ero certo di poter scoprire un po’ di più su di lui, sui suoi gusti, magari osservando i libri sugli scaffali o i suoi dischi preferiti, ma di libri ne ho trovati solo due, uno su Franco Baresi e uno sulle Coppe vinte dal Milan, e di CD nemmeno l’ombra. Sono stato tentato di curiosare sul suo pc, ma ho lasciato perdere, temendo se ne potesse successivamente, in qualche modo, accorgere.

Sostanzialmente, dell’uomo esce un quadro piuttosto squallido e sinceramente mi chiedo cosa possa trovare di tanto entusiasmante in lui Marisa, ma poi ripenso alle dimensioni del suo cazzo e al suo insaziabile appetito sessuale e mi do da solo la risposta.

Provo ad accendere la tele, tanto per ingannare un po’ l’attesa, ma l’antenna satellitare deve essere fuori fase, perché non riesco a ricevere distintamente che pochi canali esteri. Il lettore DVD invece funziona, ma gli unici DVD che sembrano essere presenti sono quelli inerenti, guarda caso, ai passati successi del Milan in campo internazionale.

Ad un tratto ricordo di aver notato, su uno scaffale della seconda camera, una shitola di scarpe particolarmente pesante che, spostata per spolverare, aveva prodotto un rumore simile a quello di oggetti di plastica stipati assieme che cozzino l’uno contro l’altro.
Prima non avevo perso tempo ad indagare ulteriormente; ora però, pare proprio che di tempo ne avrò a volontà…
Sollevo il coperchio e…BINGO! Una ventina di DVD-TDK. E’ roba registrata in proprio, niente di prestampato.

Sulle copertine, a pennarello, una serie di sigle scritte a mano. CP/VT, CP/LT, TS/BR etc. Che la sigla CP, la più ricorrente, stia per “COPPIA”? A Marisa ha confessato di aver avuto esperienze con qualche altra coppia, prima di noi, ma… QUALCHE, non una ventina!

Sto visionando i DVD freneticamente, con un orecchio all’eventuale arrivo di automobili.
I filmati, quasi tutti girati in questa casa, sono perlopiù inerenti incontri di sesso con coppie, come avevo giustamente intuito.

La telecamera, ad inquadratura fissa, doveva trovarsi nella camera principale, puntata sul lettone, ma ho controllato: adesso non ve n’è traccia alcuna.
In alcuni filmati si possono ammirare veri e propri rapporti a tre, la femmina è sempre una, i maschi (uno dei quali è immancabilmente Bruno) due. In altri, il secondo maschio non partecipa, si intravede soltanto sullo sfondo, a volte mentre si masturba. In qualcuno il secondo maschio è addirittura legato ad una sedia posta accanto al letto.

Circa quelli contrassegnati con la sigla TS, scopro invece che si tratta di incontri sessuali a due, con varie trans, probabilmente mercenarie, alcune delle quali, ammetto, veramente degne di nota. Noto che, nel corso di tali incontri, il mio caro Bull Bruno, sia pure mantenendo un ruolo sempre attivo, “penetrativamente” parlando, non disdegna di giocare, spesso anche di bocca, col cosino (o cosone, a seconda dei casi) delle varie partecipanti. Hai capito il “macho”…

Ne scorro il più possibile per controllare se, disgraziatamente, ci possano essere anche DVD inerenti la mia signora, registrati magari anche a sua insaputa, ma non ne trovo.

Inoltre in tutti i filmati lui appare leggermente più giovane di come è adesso, sicuramente è roba di qualche anno fa.

Alla fin fine, non posso altro che congratularmi mentalmente con lui per la infaticabile attività sessuale dimostrata e rimettere tutto al suo posto.

Passa ancora altro tempo e sto iniziando a preoccuparmi seriamente, quando sento una macchina entrare nel vialetto…
Sono le 11 di sera, l’ho letto sul suo orologio da polso.

Sta ispezionando stanza per stanza, controlla attentamente il mio lavoro.

-Mmm…va bene fighetta, hai fatto un lavoro passabile (bontà sua…). Potrei anche prendere in considerazione l’eventualità di affidarti le faccende di casa in pianta stabile…

OH…non facciamo scherzi eh!?

-Grazie.

-Ti è andata bene, se non fossi rimasto soddisfatto, stasera ti avrei lasciata sulla Salaria, in mezzo alle nere e alle trans. Per tornare a casa mi sa che avresti dovuto metterti a battere per rimediare un passaggio…hehehee!

Sempre gentilissimo…un vero Lord.

-Comunque, davvero…sono soddisfatto…MA…

-Ma…?

-Come mai ho trovato i cani dentro? Non è che li hai fatti entrare per soddisfare i tuoi pruriti di cagna in calore?

Stai calmo, non gli rispondere…non abboccare alle sue provocazioni…

-Mmm…mi sa proprio che dovrò controllarti la figa per vedere se ti sei fatta montare…

E adesso dove vuole arrivare?

-Girati e piegati a 90 gradi, su…mostrami il culo.

Ok…stiamo al gioco, tutta quella storia della Salaria mi ha un po’ intimorito…
Mi giro, mi piego ad angolo retto e mi allargo le natiche con le mani, mostrandogli il culo.

Aspetto.
Mi scosta il perizoma con la sinistra, passandomi poi le dita della destra sull’ano, facendo finta di controllare se sia bagnato o meno.

-Sembra di no…strano. Avrei pensato che una cagnetta come te, avendo ben 3 bei maschioni a disposizione avrebbe ceduto alla tentazione…

Sto al gioco e continuo a farmi umiliare in silenzio…

-…ad ogni modo…credo proprio che adesso, se vuoi essere riaccompagnata a casa, dovresti piegarti da brava sul tavolo della cucina e supplicarmi di prenderti in figa…

-Senta…è tardi…non vorrei che Marisa si preoccupasse, non si potrebbe rimandare?

-Marisa in questo momento sarà al settimo sonno, la ho lasciata nel tuo letto che aveva solo un gran bisogno di recuperare le forze, non certo di preoccuparsi per la sua maritina.

Anzi…vuoi sapere una cosa? Non me lo sono nemmeno lavato, prima di uscire da casa tua. Volevo fartelo assaggiare con sopra il sapore della tua signora, però, visto che hai fretta, vorrà dire che il suo miele servirà da lubrificante…

Non avevo idea del fatto che, mentre mi prodigavo a rassettare questa specie di bicocca in cui abita, se ne stesse comodamente a casa mia a fottersi mia moglie, ma a pensarci bene la cosa, di certo, non mi stupisce.

Sarei tentato di mandarlo a cagare, ma di certo non sono nella posizione di farlo, per cui appoggio il busto sul tavolo della cucina tenendomi forte con le mani al bordo, allargo le gambe e ce la metto tutta per risultare convincente:

-Posso avere l’onore di essere penetrata?

-Non va bene…specifica meglio chi deve essere penetrata.

-Questa cagna può avere l’onore di essere penetrata?

-Non ci siamo ancora, ti avevo detto di supplicare.

-La supplico, Signore, di concedere a questa cagna l’onore di essere penetrata.

-Puoi fare di meglio…

-La supplico, Signore, di concedere a questa umile schiava l’onore di ricevere il Suo meraviglioso cazzo nella propria indegna figa di lurida cagna in calore!

-Va un po’ meglio…ora implorami di essere lubrificata e vedi di essere convincente, altrimenti te lo infilo a secco…

-La imploro, Signore, di concedere a questa indegna schiava il beneficio di venire abbondantemente lubrificata, non per evitare la sofferenza che invece meriterei, ma solo affinché la mia figa di cagna possa più confortevolmente accogliere il Suo meraviglioso cazzo.

Comincio decisamente a stufarmi di tutte queste menate, se devo essere inculato affinché questo pezzo di merda possa ribadire la sua posizione di maschio dominante nei miei confronti, me lo sbatta in culo alla svelta e facciamola finita!

-Brava, cagnetta, mi fa piacere che tu ammetta di meritare un po’ di sofferenza…avevo intenzione di essere magnanimo, ma visto che me lo hai chiesto così umilmente voglio proprio accontentarti…userò giusto il minimo indispensabile di saliva per fare entrare la cappella, poi…via! Tutto dentro in un sol colpo! Contenta?

Maledizione a me! Ma perché cavolo mi è saltato in mente di nominare la sofferenza??
Sento prima il rumore della zip dei pantaloni, poi quello liquido della saliva che con la mano sta passandosi sul cazzo.

Si sega un po’ per farselo venire duro. Trattengo il fiato.
Mi allarga le chiappe con le mani e mi centra il buco con un paio di sputi ben mirati, poi me li spalma sulla rosa usando direttamente la grossa cappella turgida per farlo, prima di puntarmela contro.
Mi afferro forte con le mani ai due lati del tavolo e stringo i denti…
Spinge la punta dentro con lentezza esasperante, sento lo sfintere cedere poco a poco a quella controllata ma inesorabile pressione…
Fa scivolare le braccia sotto le mie ascelle, mi afferra le spalle, da sotto, con le mani forti…

-Sei pronta, cagna? PRENDILO ALLORA! E’ TUTTO TUO!

E tirandomi contro di sé per le spalle, affonda spietatamente l’enorme uccello dentro di me.

L’ho preso oramai tante volte, ma ancora non riesco ad abituarmi ai primi istanti della penetrazione: ogni volta è come se mi sverginasse di nuovo. Stavolta poi il dolore è amplificato dalla brutale velocità dell’atto. Mi lascio sfuggire un mezzo urletto soffocato che deve eccitarlo ancora di più, perché inizia a pomparmi a tutto spiano. Mi meraviglia il ritmo forsennato che riesce a tenere, non l’ho visto mai così accanito, nemmeno nello scopare Marisa.

Mi costringe a inarcare la schiena all’indietro tenendomi la mano destra attorno al collo, mentre con la sinistra alterna sonori ceffoni su entrambe le mie natiche allo stesso ritmo dei colpi di cazzo che mi sta infliggendo in culo. L’aria mi esce dai polmoni in perfetto sincrono con quei colpi, tramutandosi mio malgrado in mugolii e guaiti, ogni qualvolta mi attraversa la gola.
Sento la mia stessa sborra invadere tutto lo spazio libero della CB per poi colarne via dalla feritoia in punta.

La sua invece tarda ad arrivare, tanto che ad un certo punto preferisce sfilarsi via per finirsi poi con la mano, sempre tenendomi premuto contro il tavolo, rilasciando potenti getti di sperma caldo che sento dapprima colpirmi sull’ano ancora dilatato, poi di lì lentamente colarmi lungo le cosce, quasi fino a raggiungere i piedi.

Mi molla lì in cucina e va a sciacquarsi in bagno, mentre cerco di recuperare un po’ di fiato e un minimo di dignità.

*

Siamo in giardino, in piedi davanti al portabagagli aperto della sua auto. Non mi ha nemmeno dato il tempo di ripulirmi. Ho il perizoma e le autoreggenti inzuppati del suo sperma ormai freddo, non mi sento più i piedi, da ore costretti nei sandali, e il sedere mi fa un male cane.
Mi permette di recuperare la mia roba e poi di rivestirmi. Interpreto la cosa come il voler evitare di farsi sporcare i sedili di sborra.

Mi consola solo il sapere che tra poco sarò a casa mia, lontano da questo posto che detesto.
Quando però faccio per aprire lo sportello e sedermi in macchina, col telecomando che stringe in mano, fa shittare la chiusura automatica, serrandolo.

-Senti, ho cambiato idea…sono stanco e ho voglia di andare a letto subito. Mi sa che ti tocca chiamare un taxi.

Detto ciò, apre il cancello automatico e mi butta praticamente in strada.

Non ho avuto nemmeno il tempo di chiedergli il nome della via, me ne rendo conto solo al momento di chiamare un radiotaxi dal cellulare. Così sono obbligato a percorrere la strada deserta e semibuia fino all’incrocio con la Nomentana, dove finalmente posso leggere il cartello toponomastico e dare un riferimento al servizio taxi.

Arrivo a casa che è mezzanotte e mezza. Marisa dorme. Faccio velocemente una doccia e mi butto sul divano in soggiorno, cercando di prendere sonno, ma è inutile: sono tutto indolenzito e non ci riesco proprio….