Ritorno dal Salento

Molti mi hanno chiesto come era finita la storia avuta con Alessandro nel viaggio di andata.
Non era successo niente sul treno, solo qualche bacio romantico con la promessa di stare insieme durante l’estate.
Promesse di una diciottene come me che valevano come il due di picche.
Durante l’estate con Alessandro uscivamo insieme in compagnia, era simpatico, c’era solo qualche bacio, non mi aveva fatto shittare il neurone.
L’avevo tradito con Sandra, si avete capito bene una donna e lui non se era neppure accorto.

Alla fine aveva vinto la mia natura saffica.
Sandra era una ragazza di un paio di anni più grande di me, una mora ricciolona alta, ancora più di me. Almeno standole vicino non facevo la solita figura della perticona..
Eravamo entrate subito in simpatia ed in sintonia. Avevamo preso la confidenza giusta e trovato molto feeling. Lei fidanzata con Antonio ed io flirtavo con Alessandro.
In spiaggia la prima cosa che facevamo era quello di spalmarci la crema.

Personalmente aspettavo con ansia quel momento.
Quando ero io a massaggiarla c’era da impazzire. A volte le abbassavo leggermente il costume già ridotto, per non sporcarlo le dicevo.
Chissà cosa avranno pensato i vicini di ombrellone.  Per fortuna che i miei genitori erano in un altro stabilimento.
Per non parlare della sera, nonostante lei fosse fidanzata con Antonio, eravamo sempre mano nella mano e i relativi maschietti a parlare tra di loro.

Le provocazioni erano continue, minigonne o gonne svolazzanti che in certe occasioni lasciavano intravedere le mutandine e a volte lo spacco della passerotta coperta solo dal leggero tessuto.
Sandra non era bellissima di viso, anzi non lo era per niente, ma aveva due gambe stupende, tornite ed affusolate al punto giusto e messe in risalto ancora di più da scarpe con un leggero tacco.
Un culetto e fianchi alti molto sexy.

Non c’era un uomo che si voltasse a guardarla.
Un po’ anche perchè le gonne erano abbastanza cortine. Quando si metteva seduta, al bar o altrove, la gonna si alzava scoprendo maggiormente le gambe suscitando le fantasie chi si fosse seduto di fronte.
Di solito Sandra si sedeva al mio fianco e mi teneva sempre la mano.
Era una posizione strategica per poterle vedere dall’alto il gonfiore o lo spacco della passerotta coperta da un velo delle mutandine.

A volte mi incantavo, mi soffermavo a guardarla, cercavo di memorizzare più possibile quelle immagini.
Sentivo il suo profumo. La sua pelle era liscia, la morbidezza delle gambe appena depilate la rendeva meravigliosa e terribilmente sexy.
Ero ragazzina e non sfogandomi in altri modi, quando tornavo a casa eccitata davanti allo specchio, cercavo di rivivere quei momenti.
Mi vestivo come lei, la imitavo nelle movenze.
Entravo contemporaneamente nel suo personaggio pur restando nel mio.

Mi toccavo pensando che fossi io a toccare lei immaginando anche le sue reazioni.
Alla fine le toglievo le mutandine ma in realtà mi toglievo le mie.
Le toccavo le parti intime ma toccavo me stessa.
Le parlavo e mi rispondevo da sola.
Mi baciavo allo specchio baciando me stessa.
Alla fine prendevo un cuscino e lo baciavo, lo stropicciavo come se ci fosse lei.
Sognavo di baciarla tutta.

Ero completamente uscita di testa.
Ogni tanto ritornavo in me. La paura di non riuscire ad uscire dal tunnel saffico era alta.
A volte mi avvicinavo ad Alessandro per trovare forze nuove ma capivo che ero trascinata da qualcosa di più forte difficile da controllare.
Sandra di notte mi mancava, non vedevo l’ora di rivederla, sentire ancora quel profumo.
Certo faceva di tutto per provocarmi.
Qualche giorno prima eravamo andate in macchina a comprare il pesce a Otranto e nel tornare indietro prima di ripartire c’eravamo fermate in auto a chiacchierare.

Indossava un copricostume, ma sotto al posto del costume aveva le mutandine.
Sicuramente più eccitanti.
Seduta al volante si era rivolta verso di me e sentendosi in confidenza non badava molto a coprirsi le gambe.
In quella posizione le gambe restavano abbastanza aperte e praticamente scoperte.
Le mutandine erano bianche molto leggere e un pochino trasparenti.
Si vedeva tutta la macchia nera del suo pelo.

Aveva visto che la guardavo ma non si era minimamente coperta.
Ero tentata di spostarle l’elastico e di toccarla.
Sentire con le dita la sua umidità.
Ma anche quella volta non era successo niente. Non ne avevo avuto il coraggio e penso neppure lei.
Anche se aveva solo due anni più di me, secondo me mi vedeva ancora ragazzina. In effetti avevo ancora le movenze da ragazzina e questo probabilmente in qualche modo la frenava.

Avevo trascorso la notte successiva al quel episodio pensandola. Mi ero seduta al bordo del letto imitandola, immaginando di esser in macchina con lei.
Avevo indossato un copricostume molto simile a quello che indossava lei, continuando a vivere le mie tentazioni trasgressive e contemporaneamente le mie paure.
Avevo anche capito che non potevo più viverla cosi.
Ero sicura che anche lei mi desiderava come la desideravo io.
Non potevo stare tutte le notti a toccarmi.

Avevo deciso che la volevo e che dovevo rischiare.
Era ora di muovere gli eventi.
Le faccio vedere io di cosa è capace fare questa ragazzina, mi ero detta.
Non avevo perso un solo attimo. Il mattino successivo c’eravamo riveste in spiaggia come al solito. Come al solito prima cosa che mi chiedeva era quella di spalmarle la crema. Avevo approfittato della situazione creatasi.
Eravamo rimaste da sole, i maschietti si erano allontanati.

Lei si era messa sul lettino a pancia in giù e si era slacciata il reggiseno del costume.
Dopo, averle fatto i complimenti per la sua bellezza e sensualità, le avevo detto che avevo un debole per lei e che ero arrivata a toccarmi per lei.
Le dicevo che solo a starle vicino mi eccitava, che aspettavo con ansia il momento di rivederla e di guardarla.
Lei aveva controllato che non ci fosse nessuno intorno e sottovoce mi aveva risposto che anche per lei era la stessa cosa.

Mi aveva confidato che anche lei si era toccata pensandomi e che stavo diventando la sua ossessione.
Ma non aveva mai avuto un rapporto con una donna, si sentiva attratta da un qualcosa più forte di lei e pur desiderandomi non si sentiva pronta.
Non riusciva a spiegarsi cosa le stesse succedendo ma si sentiva attratta da me. Dal mio profumo di pelle, dalla mia freschezza.
Alla fine aveva chiesto del tempo.

Avevo preso un po’ male quella risposta ed ero parecchio demoralizzata.
L’avevo presa come un rifiuto.
Non mi bastava di sentirmi solo desiderata.
Avevo fatto finta di niente ma per tutto il giorno ero assente.
I miei pensieri come al solito erano altrove.
Da una parte meglio così mi dicevo.
Mi aiuterà nel tentativo di tornare alla normalità.
Era una continuo lottare con me stessa.
Ma aveva vinto ancora la voglia di trasgredire.

Quella sera stessa eravamo andate a fare una corsetta nelle strade di campagna.
Sandra non era allenata, sapeva che i miei ritmi da atleta erano diversi dai suoi ma era venuta lo stesso.
Nonostante io cercassi di non forzare l’andatura, Sandra dopo neppure un chilometro era crollata.
Mi aveva chiesto di continuare da sola mi io mi ero fermata con lei.
La vedevo debole in quel momento.
Vederla con il fiatone mi faceva tenerezza.

Era anche agitata.
Anche per lei non era stato facile cercare di rinunciare alla trasgressione.
L’avevo abbracciata e tenendola stretta la accarezzavo teneramente.
Lei non reagiva si lasciava andare, sembrava indifesa.
Mi ha guardato come per dirmi “hai vinto tu stronzetta”.
Avevo iniziato a darle dei bacini sul viso, sul collo.
La sentivo calda.
Successivamente le avevo accarezzato il seno e scendendo lentamente le avevo infilato la mano dentro i pantaloncini.

Sandra restava immobile come se non avesse la forza di reagire.
Sospirava di piacere mentre le accarezzavo la fighetta ormai strabagnata.
Ma per quanto fossimo in un luogo isolato eravamo pur sempre in mezzo ad una strada.
Lateralmente c’era un terreno con un muro di recinzione in costruzione abbastanza alto.
Non c’era un cancello.
Tenendoci per mano eravamo entrate abusivamente nel terreno e c’eravamo nascoste dietro il muro.

Avevamo ripreso le nostre effusioni.
Lei si lasciava fare. Era partecipe ma non mi toccava.
Le avevo alzato la maglietta , le baciavo e le mordicchiavo i capezzoli
La toccavo ovunque con frenesia per quanto l’avevo desiderata.
Volevo scoprirle ogni angolo di quel meraviglioso corpo.
Quando le avevo abbassato i pantaloncini sembrava quasi che volesse spingere la mia testa in basso per poterle baciare la fighetta.
Aveva una fighetta fantastica.

Pelosa ma curata. Un pelo nero, molto folto a riccio.
Due labbra rosa tutte da baciare.
Si era lasciata baciare li senza reagire raggiungendo un orgasmo intenso.
Sentivo le sue gambe che si irrigidivano per godere meglio.
L’accarezzavo tutta ma avevo voglia di vedere tutto quello che tanto avevo desiderato.
L’avevo fatta voltare.
La voglia di vederle quel culetto alto era diventata una priorità.
Si era appoggiata con le braccia al muro e mostrava vogliosamente quel fisico statuario spingendo il culetto verso di me, ininocchiata
L’avevo baciata ovunque, la mia lingua era impazzita mentre con una mano mi sgrillettavo la passerotta.

Era durato diversi minuti ma ci rendevamo conto che non saremmo potute rimanere li molto.
Eravamo e ci sentivamo poco protette.
Era stata lei a proporre un successivo incontro.
Aveva detto di possedere un terreno recintato, non visibile dalla strada e ci saremmo potute andare in macchina il giorno successivo. Probabilmente era lì che andava con Antonio.
Non avevamo neppure aspettato il pomeriggio.
C’eravamo viste direttamente al mattino successivo, avevamo trovato una scusa che saremmo andate per negozi invece del mare.

La mattina successiva era stata lei a prendere l’iniziativa.
Sembrava un’altra persona. Mi aveva spogliato vogliosamente.
Diceva che voleva sentire il mio profumo, la mia freschezza, accarezzare la mia pelle morbida.
Eravamo completamente nude, ci sentivamo sicure.
Mi baciava i capezzoli mentre mi sfrargugliava la fighetta. Aveva acceso i miei interruttori.
Si era sbloccata completamente al punto che me l’aveva anche baciata.
Mi aveva infilato nella fighetta una lingua da favola.

Faceva tutto con molta delicatezza, forse perché in confidenza le avevo confidato di essere ancora vergine. Non affondava le sue dita fino un fondo, si limitava ad accarezzare il clitoride.
In effetti era vero, non l’avevo mai fatto con un uomo, ma Milena ci aveva infilato dentro di tutto nella mia fighetta.
La lasciavo fare, ma essere toccata, baciata e non sentirmi dentro qualcosa aumentava il mio desiderio.
Nonostante fossero orgasmi continuati avevo ancora voglia quando ce ne siamo andate.

Mi mancava quel qualcosa che solo un uomo poteva darti.
Ci pensavo quando lei mi toccava.
Tutti i miei dubbi su di me restavano. La mia voglia di normalità era ancora forte.
La promessa che c’eravamo fatte era quella di rifarlo ancora nei giorni successivi prima che io partissi.
Certo le promesse, le mie promesse da diciottenne, ormai sappiamo cosa valgono.
Era stata una notte insonne quella successiva.

I miei pensieri erano sempre quelli.
Mi chiedevo cosa sarebbe stato del mio futuro, trasgressione o normalità.
Ma sapete cosa che mi chiedevo di più?
Come mi sarei vestita per il viaggio di ritorno in cuccetta?
Alla prossima
Laura.

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