Archivio mensile:Dicembre 2014

Esibizionismo – Nella sauna (storia vera)

Mi trovavo in vacanza, in un hotel dove vi era un piccolo centro benessere.
Erano le sei di sera e in attesa di andare a cena decisi di andare a fare una sauna.
Mi sono messo in costume , accappatoio, ciabattine e presi l’ascensore. Entrato nel centro benessere notai che non vi era nessuno, nemmeno qualcuno del personale dell’hotel.. Quando entrai in sauna vidi che c’era una ragazza tutta sola, la salutai e lei mi rispose in francese.

Si trattava chiaramente di un ospite dell’albergo, avrà avuto tra i 25 e 30 anni, capelli mossi castano scuro, carnagione chiara, occhi penso verde scuro.
Portava un bikini bianco con delle righe scure, aveva un corpo stupendo, un seno non esagerato ed era tutta sudata.
Io mi misi poco lontano da lei, la sauna era comunque piccola, e senza farmi troppo notare continuai a fissarla.
Mi accorsi che il costume, che era tutto bagnato, diventó leggermente trasparente e scorsi i suoi piccoli capezzoli che probabilmente erano un po’ induriti.

A quel punto inizió a venirmi duro, avevo una gran voglia di masturbarmi e l’idea di farmi vedere da quella bella ragazza mi eccittava tantissimo.
Decisi di togliermi il costume, coprendomi comunque con l’asciugamano. Quando mi sfilai i pantaloncini, vidi che la ragazza si accorse che mi stavo spogliando, fece comunque finta di niente.
Ero nudo, ma coperto con l’asciugamano, si poteva comunque già intravvedere la mia erezione. Piano piano incomincia a toccarmi sopra l’asciugamano, lei non ci faceva caso, così decisi dii togliere l’asciugamano e di mettere l’uccello in mostra.

Restai fermo con l’uccello duro all’aria, a quel punto vidi che lo guardó con un po’ di frustrazione. Compresi che non era il tipo di ragazza che apprezza queste cose, ma per me non fu un problema, mi eccitai ancora di più.
Incominciai a scappellarlo, lei mi guardó e capì subito quello che volevo fare, mi massaggiai la cappella e le palle, poi incominciai ad andare su e giù piano piano. Avevo la cappella tutta bagnata, appoggiavo le dita sopra e poi alzandole si vedevano i fili di precum che restavano appiccicati, lei guardó proprio in quel momento, poi tolse subito lo sguardo.

Incominciai a segarmi in maniera decisa, gambe spalancate, uccello rivolto verso la bella ragazza e sguardo fisso su di lei che ogni tanto dava qualche occhiata.
Stavo per sborrare, lei proprio in quel momento spostó un piede che senza volerlo lo avvicinó a me. Io incominciai a sborrare, ero eccitatissimo dalla situazione, feci degli schizzi potenti, lei purtroppo in quel momento era girata e non vedeva, uno shizzo fu così forte che le arrivó proprio sul piede che aveva appena spostato, in quel momento si giró e mi vide che stavo ancora sborrando e si accorse che un po’ di sperma le era finita sul piede.

Fu la goccia che fece traboccare il vaso, purtroppo si alzó, disse in francese che facevo schifo e andó via.
Io poco dopo tornai in camera, la situazione mi aveva eccitato davvero molto, peccato che non sono riuscito a rimediare altro….

il gusto del potere

Non sono uno scrittore e lo capirete leggendo, ma mi piaceva l’idea di condividere situazioni, pensieri e sogni che vivo o immagino quotidianamente.

Nel momento del suo arrivo, rimase a bocca aperta, per poco non rovesciava il vassoio con il prosecco fresco e alcuni snack che avevo ordinato di portarmi, stavo inculando la sua dolce mogliettina, lei era a carponi, con le ginocchia nel divanetto di poppa, il viso stravolto, dal momento e dal sole feroce, il tendalino non ricopriva tutto il tinello, io ero in piedi e mentre la tenevo nei fianchi, affondavo il mio cazzo nel suo sfintere e girandomi commentavo,
“ cornuto sei arrivato, guarda come gode la tua dolce troietta, mentre lo prende in culo, diglielo anche tu Marika come ti piace” la presi per i capelli e le girai un pochino la testa verso suo marito.

“si amore mi piace cosa fa il sig. Alessandro”
“che ne dici amico, sei contento che le apro il secondo canale per giocarci? Dovresti ringraziarmi, avanti”
e lui appena si riprese un pochino” grazie Ale, sei un amico”
“lo so, tu frocetto certe iniziative non le prendi, per fortuna ci sono io a indirizzarti nel modo corretto, avanti non startene lì, appoggia sul tavolino il vassoio e sfilami il preservativo che ho voglia di scaricarmi nella sua bella boccuccia” detto questo sfilai il cazzo dal culetto di Marika ordinandogli di girarsi e mi porsi verso Paolo, era rosso paonazzo mentre mi toglieva il preservativo, d’altronde stava mostrando alla mogliettina, diversi lati del nostro rapporto, che fino ad una settimana prima lei nemmeno se lo immaginava, mi tolse il preservativo e gli dissi “vai a gettarlo e ritorna con il grembiulino per servirmi il prosecco, non mi piace ripetere sempre le stesse cose” si giro con un accenno di riverenza dicendo”scusa Ale non succederà più” a quel punto lei stava già succhiando il mio cazzo che dopo un po’ eruttava copiosamente nella sua gola, non capivo nemmeno come potevo avere tanta sborra dentro, in una settimana che mi vedeva sempre a scopare e sborrare.

Magari facciamo un passo indietro per presentare me e i miei amici.
Mi chiamo Alessandro, non sono una persona ricchissima ma sono titolare di alcune piccole imprese, che mi permettono una vita sufficientemente agiata, i soldi non mi mancano, provengo da una famiglia molto ricca, che nel tempo ha sperperato molto del proprio patrimonio, io poi non ho aiutato come dovevo mio padre a continuare il concreto lavoro per mantenere una solidità aziendale, che in questi difficili momenti, avrebbe mantenuto il capitale elevato, mi sono goduto il momento fin quando ho capito che se non mi impegnavo perdevo tutto.

Quando ero piccolo vivevo in una villa, con un padre molto autoritario, una madre docile e ubbidiente verso di lui e amorevole verso di me, in villa lavoravano alcune persone tutte sottomesse a mio padre psicologicamente e alle volte, ho scoperto, anche sessualmente, all’epoca ero felice e non mi mancava nulla, a sedici anni scopai la prima volta con la cameriera, una bella ragazza di 25 anni, che vi racconterò un altra volta, Paolo era un mio grande amico, il figlio di un giardiniere che teneva ordinati i giardini di molte ville in quel quartiere, in verità ci andavo d’accordo perchè faceva tutto ciò che volevo, non obbiettava mai, dove volevo andare, si andava, mangiare pizza o panino, al mare o con il motorino,tutto ciò che programmavo lui accettava, inoltre mi aiutava con i compiti, lo mandavo a fare commissioni di mio padre, al posto mio, infatti lo capii più tardi che mi interessava circondarmi solo di persone ubbidienti e sottomesse per il piacere del mio ego, lo scopri nel momento in cui mi negò un suo servizio, anche questo vi racconterò un altra volta, tornando ai giorni nostri, eravamo appunto in barca, mi stavo godendo un momento di relax nel mio tinello di poppa, stravaccato nel salottino, Paolo era tornato, questa volta si era messo un grembiulino, solo quello in quanto nella barca vigeva la mia regola di niente vestiti o costumi, quando si era al largo, era un po’ ridicolo, magro ma non troppo, stava perdendo i capelli e quindi risultava molto stempiato, ma molto peloso sul petto e il resto del corpo, gli dissi di servirmi un prosecco per me, lui lo fece immediatamente, come sempre e in quel mentre arrivava Marika, si era fatta un bidet e una doccia, le dissi di accomodarsi e ordinai a Paolo di preparare altri due prosecchi per bere tutti assieme, mi piaceva mescolare la mia amicizia con il mio potere, parlammo del più e del meno, ascoltando un po’ di musica, bevendo prosecco fresco e mangiando qualche patatina, spiegavo alcuni concetti e programmi del mio lavoro, Paolo era diventato un mio dipendente e lo usavo come tutto fare, servizi semplici e importanti, avevo trovato una persona affidabile, potevo dargli del denaro o documenti da consegnare, controllare i lavori di manutenzione e pulizia, insomma mi fidavo ciecamente e lui era molto attento e premuroso.

Dopo qualche bicchiere, chiesi a Marika “come stà il tuo culetto dopo aver conosciuto il mio cazzo” lei arrossì e “ bene signore, grazie”, non avevo premesso a Marika di darmi del tu, Paolo si invece m era diverso il legame, “girati e fammi vedere” lei si alzò e si mise a 90 gradi, “allarga le gambe e apriti le natiche con le mani” era veramente eccitante, Paolo era visibilmente eccitato dalla situazione, “che ne dici amico, mi sembra un po’ arrossato” lui “si un pochino” “mettigli un po’ di crema per alienare il rossore” presi un tubetto dal tavolino, era una crema dopo/sole, gliela porsi e lui tremante si mise ad ungere quel bel buchino tutt’attorno, dopo un po’ vedendo il rigonfiamento sotto il grembiulino ordinai a lei di fargli un pompino che mi sembrava meritato, era veramente brava a succhiare, lo faceva con avidità e ingordigia, usava entrambe le manine per aiutarsi, le dissi di guardarmi fisso mentre lo faceva e pochi minuti dopo venne nella sua bocca, mi sedetti accanto a lui e feci sedere lei all’altro lato, li abbracciai sulle spalle e dissi “ che bella la vita”.

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LA FESTA DELLA ZIA

Natale, tutti invitati dalla zia meridionale a pranzo…
Quanti parenti, cugine, cugini, zii e zie…e si sa, natale è una specie di sfilata di moda.
Mia sorella, la solita maiala con vestitino rosso aderente a mezza coscia, manica lunga, legghings neri e tacco 15 rosso.
Varie zie in vestito, stivali, calze, e io che non stavo più nei pantaloni vedendo la zia meridionale indossare delle ballerine argentate, collant color pelle, gonne al ginocchio beige con camicetta in raso bianca.

Essendo lei la cuoca, spesso si alzava da tavola e io la seguivo con le sguardo, mi si induriva solo all’ idea e mia sorella se ne accorse, tanto da appoggiare la sua mano sulla mia coscia e dirmi in un orecchio di non agitarmi troppo.
Il lungo pranzo prosegue tra insulsi discorsi e la mia mente che divaga nel letto della zia…. tanto da bagnarmi le mutandine.
Dal mio posto a tavola, intravvedevo la cucina e anche la zia quando passava, finchè ad un tratto vidi di sfuggita suo marito che andato in cucina pure lui le mette le mano sul sedere e se la tira a se baciandola con la lingua.

Mi saliva la pressione, volevo essere io al suo posto!
Al momento del caffè io dovevo andare in bagno, ma visto la forte presenza di donne quello al piano era sempre occupato, allorchè la zia mi dice di salire e andare in quello della camera!
Salgo…e…mi viene in mente che sono solo in un luogo dove ci sono tutte le cose sue!
In tutto silenzio sbircio in un armadio trovando scarpe e stivali, alcune veramente eccitanti, ma non posso certamente rubargliele!
Proseguo verso il wc e penso che nei cassetti del mobile dovrebbe esserci l’ intimo, gli apro ma non trovo altro che maglie…
Non posso dilungare troppo la mia sosta sopra, darei troppo nell’ occhio; allora mi dirigo al bagno.

Non avrei mai detto…ecco trovato ciò che cercavo.
Uno stenditoio con distesa la sua biancheria lavata, mutandine, canottierine, slip, perizomi e reggiseni.
Tutto bianco e candido come la neve.
Un sussulto per me, non esitai a cercare qualcosa di piacente per me e trovai un paio di slip semitrasparenti, volevo averli e così feci.
Mi calai i pantaloni e mutande, infilai i suoi slip e prima di rivestirmi mi scappò l’ occhio in un cestino dove trovai un paio di autoreggenti nere in pizzo classicissime.

Non esitai a rubare anche quelle e quindi me le infilai.
Tutto eccitatissimo e un po’ sbalordito per quello che stavo facendo scesi di sotto e mi sedetti come niente fosse al tavolo.
Non smetteva più di tirarmi, stavo indossando l’ intimo di quella donna non strafiga, ma fantastica per me.
Finalmente venne l’ ora di andare a casa e dopo i saluti (calorosi), mi fiondai a casa in macchina assieme a mia sorella che non vedeva l’ ora di andare dal suo moroso per chissà cosa fare.

Andai in camera mia, mi spogliai e rimasi solo con l’ intimo della zia.
Le mutandine erano bagnatissime, ero eccitatissimo; ma mi scappò l’ occhio sulle calze…. nella fretta di mettermele, non mi sono accorto che erano piene di macchie bianche,asciutte, sicuramente sperma di suo marito.
Un attimo di stupore e poi iniziai a masturbarmi pensando a che splendida notte aveva passato la zia facendo sborrare il suo uomo tra le sue gambe e immaginando le sue mani che facevano una sega a me sborrai pure io riempiendo ancora una volta quel nylon che tanto mi eccitava.

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Un Natale Indimenticabile Con Mia Cugina Rita!

Anche se ero ospite di mia cugina, non mi andava che facesse tutto da sola. Cosí mentre lei cucinava, io sistemavo la tavola. Era talmente presa nel rendere quella serata perfetta, che non si era nemmeno accorta che la stavo spogliando con gli occhi. Statura di oltre un metro e settanta, ma che grazie alle sue gambe lunghe ed abbronzate, sembrava comunque piú alta agli occhi di chi la osservava nonostante calzasse scarpe basse.

Il suo seno era prosperoso, non eccessivamente grande, ma in ogni caso bello pieno. Qualche volta, quando si chinava per controllare la temperatura del forno, furtivamente lanciavo un’occhiata in mezzo alla sua scollatura, che anche se non era abbondante, comunque lasciava intravedere la parte alta dei suoi seni. Il tutto era incorniciato da un fisico mozzafiato, sicuramemte appariscente, ma non volgare. Ed era proprio questa la sua forza, essere una gran bella gnocca e rimanere comunque molto delicata nel portamento.

Tutte caratteristiche che in una donna mi avevano sempre affascinato. Ma lei non era una qualunque, Rita era mia cugina, ho cercato per una vita di portarmela a letto, ed ora che siamo piú che adulti con le nostre rispettive vite, dovevo farmene una ragione e dimenticarmela sotto quel punto di vista. Peró nessuno mi vietava di fantasticare su di lei, cosí mentre continuavo a portare posate e quant’altro a tavola, mi immaginavo come potesse essere senza vestiti.

Sicuramente in mezzo alle gambe doveva avere un gran bel bosco come quando era una ragazzina, quando facevamo quel “gioco” dove ci mettevamo io, lei e sua sorella Sara sul balcone, ed a turno infilavamo una mano negli slip dell’altro per toccare le rispettive parti intime. Come funzionava questo gioco? Se non ve lo ricordate, ma soprattutto se volete “conoscere” meglio, prima di andare avanti con la lettura, le mie due cugine Rita e Sara, sapere quali “esperienze” abbiamo condiviso insieme, vi consiglio di andare a leggere (o rileggere) due miei precedenti racconti dal titolo “Le Mie Prime Masturbazioni” e “Un Capodanno Indimenticabile Con Mia Cugina Sara” scritti diversi anni fa.

Finalmente tutto é pronto, a tavola non manca nulla ed il maiale al forno sembra essere cotto a puntino. Cosí io e Rita ci sediamo sul divano, come sottofondo una tranquilla musica da camera, ed attendiamo tra una chiacchiera e l’altra gli altri ospiti. In tutto dovevamo essere in cinque: io con i miei due fratelli, Rita e la sorella. Ma poi all’ultimo Roberto, mio fratello più piccolo, dovette rinunciare per una forte influenza intestinale lasciandoci in quattro.

Mia cugina aveva organizzato questa cena per salutare tutti, o meglio, per salutare noi, unici cugini che aveva al di fuori della sua Puglia. Invece per i restanti parenti e amici, aveva programmato per la settimana successiva una mini festa nel solito capannone del comune del suo paese. Oggi Rita vive in una provincia del Lazio distante circa sessanta Km da casa mia. Si era trasferita lí da circa cinque anni per lavoro. Poi grazie alla sua esperienza e soprattutto alle sue competenze lavorative, arrivó la fatidica promozione per la quale aveva tanto studiato all’universitá….. ad una piccola condizione: trasferirsi! Ora questo non sarebbe stato un problema per vederci di tanto in tanto, ormai in aereo puoi fare tratte come Roma/Milano o Milano/Cagliari in meno di un’ora.

Ma Rita accettando la promozione come Direttrice, aveva anche implicitamente detto si alla sua nuova sede lavorativa che si trovava….. in Australia!
Giá, proprio quell’Australia dall’altra parte del mondo. Ed ecco perché aveva organizzato questa serata. Per un ultimo brindisi prima della sua nuova vita. Aveva scelto come data simbolica il 24 Novembre, oggi, visto che le feste non le avrevrebbe trascorse con noi ma con chi sá chi dall’altro capo del mondo, questa serata sarebbe stato il nostro Natale!
– “Allora cugino? Sei contento per me?” Mi domanda Rita.

– “Scherzi? Sono stracontento! Hai studiato tanto per questo lavoro, frequentando l’universitá lontano da casa tua per anni, facendo piccoli lavoretti per pagarti gli studi e la casa in affitto… certo che sono contento” Gli risposi cercando un contatto fisico e poggiando una mano sulla sua coscia abbronzata.
– “Dici sul serio? Perché ti vedo strano! Guarda che anche se non ci vedremo tutti i giorni, abbiamo altri mezzi per sentirci spesso: messaggi, webcam e cose simili” Mi risponde mettendo la sua mano sopra la mia.

In effetti non aveva tutti i torti. Ed io forse non ero riuscito bene a nascondere il disappunto per la sua partenza, o forse semplicemente le donne sembra che sentano quando gli stai nascondendo qualcosa, sta di fatto che se fosse andata via, avrei perso per sempre la possbilitá di fare sesso con lei. Ma non era solo quelo. Con lei e sua sorella avevo vissuto le mie prime esperienze sessuali, o meglio, con loro avevo iniziato a scoprire questo mondo un pó alla volta.

Le prime con le quali non perdevo occasione per mostrarmi nudo: porte del bagno volutamente aperte, cambi di costume al mare cercati, voluti e forzati per mostrargli il mio pisello (tanto lo sapevo che anche loro erano curiose), notti passate a “giocare” sotto le coperte quando da bambini eravamo in due a dormire nello stesso letto. E poi c’erano le uscite con gli amici, le cene con i parenti… insomma, potrei continuare all’infinito, la veritá é che Rita non mi sarebbe mancata solo per il sesso, con lei (loro) ero (sono) parecchio legato.

Ecco perché mi vedeva “strano”, egoistigamente parlando, se si fosse trasferita in Australia l’avrei persa per sempre anche sotto quell’aspetto, mentre se fosse rimasta in Italia, la speranza che prima o poi accadesse qualcosa (in modo naturale o forzando un incontro) l’avrei avuta. Cosí decido di tentare il tutto per tutto, mentre continuo ad accarezzargli la gamba, a far scivolare la mano lentamente verso il suo posto piú intimo ed avvicinando il mio viso al suo, dicendogli:
– “Prima che tu te ne vada…..” Provo a finire la frase quando sento suonare il campanello.

– “Eccoli! Sono loro, mia sorella e tuo fratello” Mi dice Rita sorridendo ed alzandosi dal divano.
Si, eccoli! Cazzo! Non ce la faró mai. Sara e Nicola una volta entrati si scusano per il ritardo. Poi sistemano i loro cappotti in camera da letto e finalmente siamo tutti a tavola. La serata si svolge come una classica cena. Senza nè alti nè bassi. Ogni tanto, come da manuale, i nostri discorsi vanno a finire su temi del sesso, ma per fortuna non saltano fuori scheletri dagli armadi.

In particolare su di me e mia cugina. Mio fratello, come quello minore, non ha mai saputo che io e Sara abbiamo fatto sesso insieme diversi anni fa, mentre invece Rita ne era a conoscenza. Ma forse lo aveva rimosso, o forse aveva catalogato quella nostra “storia” come un’esperienza da giovani e incoscienti, visto che in questi anni non l’aveva mai menzionata in nessuna occasione.
Guardo l’orologio e mi accorgo che il tempo é passato velocemente, sono quasi le due del mattino.

Sara e Nicola sono giá andati via, Rita sembra dormire sul divano, ed io accanto a lei osservo passivamente la TV che sponsorizza l’acquisto di un set di padelle. Ma una volta a quest’orario non trasmettevano quelle signorine mezze nude che ti invitavano a chiamarle su uno di quei numeri che ti costavano 800 €uro il secondo? Mentre vago con la mente, spengo dal telecomando la TV e penso che sia ora di andare anche per me.

Mentre cerco di dare operatività a quella decisione mentale, osservo nuovamente mia cugina. Sembra proprio che dorma, forse colpa anche del vino e dello spumante, oltre alla stanchezza. Con la testa poggiata sul cuscino, le mani “morte” sui lati e le gambe leggermente divaricate, non posso che fantasticare nuovamente su di lei. Mentre dó forma alle mie fantasie, allungo impavidamente una mano sulla sua coscia sinistra. Un brivido mi corre lungo la chiena ed uno spasmo attraversa il mio pisello.

Guardo Rita sul volto, sembra non sentire nulla. Quindi continuo, è piú forte di me. Accarezzo dolcemente il suo interno coscia, facendo scivolare lentamente la mano verso il suo sottobosco, mentre con la destra mi tocco come un ragazzino il pisello gonfio attraverso i tessuti. Non arrivo fino al suo posto piú intimo, tolgo la mano per palpare il suo seno. Anche se coperto dalla maglia, avvertivo senza problemi la consistenza di quel melone.

Sento il cazzo eplodermi nei boxer, quando la mano di mia cugina si posa sulla mia che palpeggia la sua tetta e con voce quasi assonnata mi dice:
– “Chase….. che stai facendo?”
– “Io….. niente… deve essere stato lo spumante, non volevo…” gli dico ancora con la mia mano sul suo seno.
– “Mi chiedevo quanto ci avresti messo…” continua mia cugina ormai del tutto sveglia.
E prima che possa rispondergli, avvicina la sua testa alla mia fino a quando le nostre bocche non si incontrano.

Un lungo, intenso e profondo bacio ci coinvolge. Le nostre lingue si incrociano ed esplorano rispettivamente la bocca l’una dell’altro. Poi mia cugina si mette a cavallo su di me, un movimento che gli fà alzare naturalmente la gonna fin sopra il suo sedere. Quindi si siede sul mio pisello gonfio schiacciandolo con il suo peso. A questo punto porto entrambe le mie mani sui suoi seni, li tasto con forza, li spremo con vigore.

La voglia di vederle, baciarle e fargli qualunque cosa mi passi per la testa, é tanta. Allora prendo la maglia per i lati e gliela sfilo. Cazzo che panorama! Meglio di quanto mi aspettassi: due enormi cocomeri si palesano davanti ai miei occhi, due enormi seni chiaramente naturali mi invitano a toccarli nuovamente. Ma non ne ho il tempo. Sara si alza, mette i suoi piedi a terra e mentre si inginocchia, mi slaccia i pantaloni, afferra gli stessi e me li tira giú portandosi dietro anche i boxer.

Il mio cazzo dritto, fino a quel momento soffocato sotto il suo peso, spunta fuori come una molla! Quindi mia cugina gli si avvicina accarezzandolo dolcemente, sfiorandolo qui e lí con la sua mano. Gesto che mi fá impazzire provocandomi uno spasmo lungo tutta l’asta. Sempre inginocchiata inizia ad accarezzarmi l’interno coscia, dal basso verso l’alto e viceversa. Il mio cazzo pulsa ad ogni suo tocco. Poi mi afferra i testicoli, una presa decisa ma non forte, li tira verso il basso mettendo in tensione tutto l’asta del mio pisello scoperchiando la cappella e facendo scivolare la pelle giú.

Quindi con il dito medio leggermente piegato a metà, accarezza la parte bassa della mia cappelle e poi per tutta la lunghezza del mio uccello. Movimento che esegue lentamente piú di una volta andando su e giú. Quasi al culmine del godimento, ma comunque carico di sperma da una vita per lei, non trattengo una fuoriuscita di sborra all’ennesima salita del suo dito verso la punta della mia cappella. Non è proprio una schizzata, ma una semplice eruzione volntaria delle mie palle per espellere il primo carico di sperma.

Cosí dopo un paio di eruzioni di lava seminale che scorrono in tutte le direzioni lungo il mio pisello pulsante, Rita si alza allontanandosi da me ed invitandomi a fare altrettanto. Mi alzo dal divano togliendomi definitivamente tutto quello che ho nella parte bassa e mentre faccio altrettando con quello che indosso di sopra, anche mia cugina esce dai suoi indumenti camminando e rimanendo solo con gli slip ed il reggiseno. La vedo entrare in quella che probabilmente deve essere la sua camera da letto, cosí la seguo con il cazzo ancora dritto e che si perde qualche goccia di sperma durante il tragitto! Una volta nella sua camera me la trovo di fronte al letto, ferma, immobile, quasi aspettasse la mossa successiva.

Allora mi avvicino a lei, piano, piano. Quando sono a pochi centimetri da lei, inizio nuovamente a baciarla ovunque. Le mie mani intanto si fanno strada verso le sue tette, prima giocano con loro e tutto il reggiseno, poi dolcemente lo slacciano buttandolo da qualche parte e lasciando che quelle grosse bocce cadano per il loro peso lentamente verso il basso. Non posso non baciarle, non posso non succhiare quei capezzoli enormi circondati da quelle areole esagerate ed invitanti.

Con la lingua gioco con la punta dei seni, mentre con la mano stringo quell’enorme gonfiore quasi volessi mungerlo. Quindi decido di passare finalmente al suo posto più intimo, il suo posto segreto che da una vita cerco di scardinare. Lentamente mi inginocchio e mentre mi piego, lascio scivolare le mie mani lungo i suoi fianchi sfilandogli lo slip. La guardo, Rita intendo, negli occhi ed il suo sguardo mi fá capire che si stà eccitando da morire.

Poi mi concentro sulla sua fica, non è il sottobosco che mi aspettavo, ma è comunque un panorama da mozzare il fiato. Pelosa al punto giusto e depilita sui lati interno coscia. Affondo il mio viso tra le sue gambe, fin dentro la sua intimità, respiro profondamente i suoi umori. La sento umida, bagnata. Ora ne ho la certezza, è eccitata davvero. Rimango ancora qualche secondo tra le sue grandi labbra zuppe, affondando il mio naso tra di esse cercando di masturbarla quel tanto da non farla ancora venire.

Ma anche lei è al culmine, lo spasmo che avverto della sua fica ed un leggero gemito che esce dalla sua bocca, mi fanno capire che anche lei ha avuto almeno un orgasmo.
Quindi torno in piedi di fronte a lei. Il suo viso è rosso ed il mio cazzo ancora dritto tra le sue gambe, reclama la sua parte. La prendo per mano e la trascino con naturalezza sopra il letto. Lei è sotto, ma prima di affondare la mia asta nel suo posto più intimo, penso che prima di perderla per quel posto sperduto che risponde al nome di Australia, devo averla in tutti i modi! Afferro le sue gambe, altezza ginocchio e le sollevo piegandole.

Voglio scoparmi anche il suo culo. Avvicino il mio pisello al suo ano cercando di penetrarla, ma ho qualche difficoltà e Rita non fà nulla per aiutarmi, anzi, sembra quasi non voglia essere posseduta da quel punto di vista. Peró nemmeno fà nulla per ostacolarmi. Allora decido di preparare la strada al mio cazzo ormai esausto, infilandogli prima un dito nel culo e poi due. Li faccio scivolare dentro e fuori più volte, poi una volta aperto il varco, afferro il mio pisello in tiro, faccio scivolare la pelle avanti lungo l’asta e sicuro che diverse gocce di sperma sarebbero uscite da quel gesto, uso la sborra per lubrificare il suo ano! Quindi torno in azione, velocemente afferro un’altra volta le sue gambe e lentamente mi avvicino al suo buco.

La mia cappella gonfia tocca quel foro nero, si insinua dentro di esso e finalmente lascia che il resto del mio pisello sia dentro di lei. Rita non trattiene un piccolo grido, ed io inizio un movimento a stantuffo dentro il suo culo. Lascio più volte che il mio cazzo scivoli dentro di lei avanti e indietro. Sento che stò per venire, quel suo culetto così stretto mi provoca spasmi incontrollati. Avverto la sborra incanalarsi lungo il mio pisello.

Così cerco di controllarmi e lentamente mi fermo, voglio svuotarmi dentro la sua fica. Mi sfilo dal suo culo e cerco di farle capire che la voglio sopra di cambiando posizione. Ora sono io sotto di lei, ma invece di scoparmi da sopra, la vedo allungare un braccio verso un cassetto sulla destra. “ah già, i preservativi” penso. Invece prende delle salviettine inumidite ed iniziai a lavarmi l’uccello. “sveglia la cugina, quello che entra da dietro, non entra davanti senza un’accurata pulizia” dico a me stesso.

Quella lenta pulizia masturbatoria non fà altro che aumentare il carico di sperma nelle mie palle. Le sue mani che su e giù preparano il mio cazzo all’entrata verso il portone principale di Rita, non fanno altro che regalarmi un altra sborrata incontrollata. Un enorme schizzo che finisce sullo stomaco di mia cugina. E poi un secondo. Non riesco a fermare quell’ondata di sborra che ormai da troppo tempo mi stava gonfiando le palle.

Anche Rita se ne accorge, ed anche lei vuole sentirmi dentro di sè. Così butta in una direzione qualunque le salviettine e come una maestrina del sesso, smette di provocare il mio pisello, mentre con una mano si poggia alla base della mia asta spingendo fortemente con il pollice l’attaccatura delle palle e l’inizio del mio cazzo cercando di bloccare la sborrata. Provo quindi a trattenermi ancora un pó, anche io voglio entrare nel suo posto più intimo e svuotarmi dentro di lei.

Così mentre provo a rilassarmi, mentre sento le mie palle spingere sperma ed il mio cazzo pulsare, noto che il tappo che Rita ha fatto lungo l’asta mi regala ancora qualche minuto prima della grande eruzione.
In ginocchio davanti a me, l’ammiro in tutta la sua bellezza mentre allungo le mani sulle sue tette per un’ultima mungitura. Lei si piega per favorirmi la presa e per baciarmi nuovamente. Contemporaneamente la vedo abbassarsi sopra il mio cazzo, lentamente, centimetro dopo centimetro.

Ora avverto le sue grandi labbra sfiorare la mia cappella, non devo nemmeno guidare il mio cazzo dentro di lei, la sua fica fradicia ed il mio pisello dritto come un palo di legno, lentamente si fà strada nel suo posto piú intimo. Lo sento entrare, avverto la pelle viva ed umida della sua fica lungo il mio pisello. Sono dentro di lei, lo spasmo delle sue labbra mi dicono che la strada di Rita verso orgasmi multipli è iniziata e che ora posso liberarmi.

Mia cugina inarca la schiena e poggia le mani sul letto. Inizia a spingere ed a muoversi sopra di me. Spinge, poi si alza ed abbassa lungo il mio pisello. Io provo a spingere dal basso verso l’alto il mio cazzo ormai esausto, nelle sue profondità più nascoste. Spingo e spingo più volte, i miei reni sono messi a dura prova, sento le mie palle esplodere. Afferro con forza le coperte, percepisco la sborra risalire il canale del mio cazzo… un forte gemito esce dalla mia bocca, seguito da quello di Rita… aah… stò per venire… si… avverto quel secondo di pre sborrata arrivare… sento il carico di sborra salire… vengo… un primo schizzo riempie la fica di mia cugina, poi un secondo… ed un terzo… avverto il calore dello sperma intorno al mio cazzo suguito da diversi spasmi della fica di Rita… continuo a sborrare… quattro, cinque, sei, sette volte… mi lascio andare continuando a svuotarmi… spingo con il bacino usando le mie ultime forze per delle ultime intense spruzzate… infine mi fermo, capisco che non c’è più nulla da tirare fuori dalle mie palle, quindi esausto esalo un ultimo gemito di godimento.

Rita sembra ancora in forma, ma vedendo la mia resa ed il mio corpo sudato come avessi fatto una sauna, si sfila dal mio cazzo che pulsa senza eiaculare e mi guarda con un sorriso. Poi con una mano lo afferra cercando di svuotarlo più di quanto non avesse già fatto, ma nonostante cercasse di masturbarmi facendo scivolare la sua mano dall’alto verso il basso lungo la mia asta completamente sporca ed unta di sperma, capisce che il mio pisello è arrivato quando lo sente afflosciarsi lentamente tra le sue mani! Quindi getta la spugna pure lei, delicatamente si mette al mio fianco sdraiandosi sul letto e per qualche secondo il silenzio cala tra noi.

La mattina dopo è lei la prima a svegliarsi, quando io apro gli occhi, lei è gia in piedi davanti a me completamente nuda e con due tazze di thè in mano:
– “Non hai fatto abbastanza sesso ieri sera?” Mi dice sorridendo.
– “Vuoi scherzare? È stataaa… bhè… in tutta sincerità….. è stata una splendida serata… in tutti i sensi!” Gli rispondo ricambiando il sorriso.
– “Bhè….. a me non sembra” Continua Rita questa volta ridendo maliziosamente ed indicando con lo sguardo il mio pisello in completa erezione mentre posa le tazzine sul comodino.

– “No, No… lascia che ti spieghi… ah, ho capito… tranquilla… non sei tu, ce l’ho così tutte le mattine… cioè, no… non voglio dire con questo che non me lo fai drizzare, è che…” Cerco di continuare la mia arringa quando lei mi interrompe.
– “Lo so, Lo so! Stavo scherzando” Mi risponde avvicinandosi a me baciandomi dolcemente.
Quella mattina facemmo nuovamente sesso, erano anni che sognavo questo momento, ed adesso, ad un mese da Natale, me l’ero scopata due volte.

Niente male come regalo per il 2014.
Dovrò ricordarmi di ringraziare anticipatamente Babbo Natale, per quest’anno non posso chiedere di più!

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Profumo di Dafne da mistress a schiava 4

L’umiliazione di quella sera fu solo la prima tappa di un lungo percorso di schiavitù a cui Profumo di Dafne dovette sottostare che colpiva il suo corpo, ma soprattutto la sua mente.. Master Jack le ordinò di non indossare più le mutandine e per provarlo avrebbe dovuto consegnargliele in modo che le metesse sotto chiave per tutto il periodo della schiavitù. Inoltre doveva presentarsi in ufficio con una minigonna sopra le ginocchia col rischio che un cliente o un fornitore pensasse di avere davanti una cagna o una troia..
Il pensiero di quella mattina mentre percorreva la strada da casa sua a quella di Master Jack con la borsetta piena delle sue mutandine mentre una fresca brezza le passava sotto la gonna le procura va ricordi che rimaranno indelebili nella mente di Profumo di Dafne, ricordi di eccitazione ed umiliazione insieme.

L’umiliazione di doversi vestire in quella maniera con gonna sempre corta in un ambiente maschile la metteva in forte imbarazzo anche se nessuno glielo faceva notare essendo la padrona. Master Jack le aveva imposto anche di mettere degli ovetti vibranti comandabili con un telecomando wifi che su ordine del suo padrone lei era obbligata a usare: si trattava di una tortura indicibile, incredibile.
Dopo circa una settimana si presentò Master Jack in ufficio in una delle ore in cui il lavoro era più intenso dicendole che la voleva scopare, Profumo di Dafne cercò di resistere facendogli presente il grave carico di lavoro che aveva in quel momento, ma Master Jack fu inamovibile ricondandole l’accordo.

Profumo di Dafne reagì chinando il capo dicendo si padrone. Master Jack la prese da senza lubrificazione ben sapendo che il sedere di Profumo di Dafne era quasi vergine e quindi conscio del dolore che le avrebbe provocato date le dimensioni del suo cazzo. Finito l’amplesso infatti a Profumo di Dafne bruciava in modo impressionante il culetto, sembrava quasi che fosse stata introdotta una dose massicia di peperoncino o di zenzero. Master Jack fu assolutamente un bruto e sborrò nel sedere di Profumo di Dafne, costringendola poi a pulirgli il cazzo.

Quando Profumo di Dafne lo prese in bocca stava per vomitare la combinazione dell’odore della sborra, con l’odore del sedere dove Master Jack aveva messo il cazzo era nauseabondo. Una volta soddisfatto Master Jack le disse che l’avrebbe aspettata la sera a casa sua per la mancanza di rispetto che aveva dimostrato nei confronti del suo padrone. Profumo di Dafne reagì facendo di si col capo, ma Master Jack non fu soddisfatto, allora lei disse si padrone e allora l’uomo affermò che cos’ andava bene.

Tutto il pomeriggio Profumo di Dafne non riuscì a lavorare con la mente sgombràa in quanto era angustiata dalla punizione che avrebbe dovuto subire la sera e diversi collaboratori capirono che c’era qualcosa di strano, ma nessuno osò dire niente.
La sera Profumo di Dafne si presentò a casa di Master Jack che la accolse con un cane uno strumento di punizione delle scuole inglesi fino a non molto tempo fa e le ordinò di alzare la gonna dicendole che per l’affronto di oggi l’avrebbe colpita con trenta colpi sulle terga.

Per ogni colpo per Profumo di Dafne era una tortura, dopo dieci colpi cominciarono ad apparire delle piaghe sul sederino e i colpi le sembravano una vera e propria tortura fino a quando giunse la fine che fu una vera e propria liberazione. La schiavitù a cui era sottoposta stava diventando una prova sempre più difficile da sostenere, una cosa che non aveva mai pensato nel momento in cui aveva accettato.
Master Jack la congedò dicendole che per oggi era sufficiente, ma per i prossimi quindici giorni avrebbe dovuto stare in castità forzata, non avrebbe potuto scopare con suo marito(vabbè questo era un problema relativo), nè toccarsi, mè masturbarsi in alcun modo e questa era un impresa molto difficile che non sapeva se era in grado di realizzare.

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Profumo di Dafne da mistress a schiava 3

da mistress a Schiava

Profumo di Dafne fu sconvolta dall’incontro con l’amministratore dell’amministratore delegato della società che forniva il gasolio, infatti era vero che la sua azienda era finanziariamente solida, ma di certo sarebbe stato difficile riuscire a pagare il gasolio nei nuovi termini contrattuali e quindi presto sarebbero nati sicuramente problemi finanziair, mentre accettando la proposta dell’uomo le cose sarebbero sicuramente andate come dovevano andare.
Il prezzo però era altissimo avrebbe dovuto diventare schiava dell’uomo per un anno che se era stato attirato dall’idea di schiavizzare una mistress sicuramente era un sadico e gliene avrebbe fatto passare di tutti i colori e questo la terrorizzava.

Profumo di Dafne per giorni non riusciva a dormire e il pensiero di quale decisione avrebbe potuto essere la migliore la angustiava e si sentiva in trappola, entrambe le decisioni avrebbero avuto conseguenze devastanti per la sua vita proprio in un momento in cui aveva trovato la pace con sé stessa. La scelta era chiara avere problemi finanziari contro subire le peggiori umiliazioni da un uomo sadico: si convince che in realtà non era una scelta e che non aveva alternative dare problemi finanziari all’azienda significava potenzialmente dare problemi economici alla sua famiglia e potenzialmente costringere lei e il marito a cambiare tenore di vita.

Dopo tre giorni quindi chiamò l’uomo e gli disse che avrebbe accettato la sua offerta lui sadicamente gli rispose che sarebbe bastato un solo no a un solo ordine durante l’anno perchè la sua offerta non avesse più valore e profumo di Dafne disse sconsolata di si.
L’uomo allora le disse che da ora in poi per lei si sarebbe chiamato Master Jack e avrebbe dovuto presentarsi a casa sua il venerdì sera per cominciare questo percorso di addestramento e schiavitù.

I due giorni che mancavano all’inizio del suo percorso di schiavitù furono tremendi i pensieri si accavallano sia di giorno che di notte in Profumo DI Dafne incubi compresi.
Alla fine il venerdì sera arriva e Profumo di Dafne si presenta nella villa di Master Jack che le fa firmare un contratto dove si ribadisce quanto detto al telefono vengono considerati estinti i debiti dell’azienda di Profumo di Dafne che in cambio sarà sua schiava per un anno e basterà solo una sua disobbedienza per mandare tutto a monte.

Quella prima sera fu tremenda e piena di vergogna per Profumo di Dafne, le fu ordinato di vestirsi con un microbikini che lasciava veramente poco all’immaginazione e di fare sfilata davanti a un pubblico di amici di Master Jack che la deridevano. Finito di sfilare Profumo di Dafne fu legata a un muro e poco dopo arrivò Master Jack vestito da legionario romano il quale disse al pubblico di amici che guardavano che quella fino ad adesso era stata una mistress e che da ora in poi sarebbe stata la sua schiava.

Per Profumo di Dafne l’umiliazione fu tremenda. , Master Jack prese una frusta e cominciò a frustare il sederino di Profumo di Dafne, il suo sedere per ogni frustata diventava sempre più rosso e dolorante finchè chiese pietà a Master Jack, il quale chiese al pubblico di amici se esserlo e questi rispondevano sempre implacabilmente di no, arrivato a cinquanta frustate Master Jack si fermò dicendo per oggi può bastare.
La schiavitù di Profumo di Dafne era cominciata e con una terribile prova e il pensiero che poteva andare avanti per un anno da così a peggio la terrorizzava, ma non aveva scelta.

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Il primo cornificatore

Da ragazzo frequentavo un salone da barbiere, che all’epoca erano quasi una sorta di circoli privati dove si incontravano spesso i vecchi saggi del paese che dispensavano lezioni a noi ragazzi.
Uno di questi, una volta, parlandosi di donne e di moralità, mi fece un discorso che ritenni banale e senza senso quasi, ma poi avrei riscoperto molti anni dopo come veritiero.
Mi disse: “caro ragazzino, tu ancora di donne non hai capito niente: loro sono come noi, quando vedono un uomo che gli piace ci pensano e ci andrebbero pure ma hanno paura di due cose, del peccato e del marito.

Le donne nostre crescono già sapendo che la devono dare ad uno, ma gli spiegano che la devono dare solo a uno che deve essere il marito e se no fanno peccato. Il loro vero problema perciò non è calarsi le mutande con il primo uomo che di solito è il marito o lo diventa, ma calarsele con il secondo, se rompono quel tabù che possono farsi fottere anche da un altro, allora si sextenano e vedrai che chiunque gli piace se lo fanno”:
Poi a raccontarmi di signore ritenute bene, non facendo i nomi, che però nei suoi anni d’oro la davano a ripetizione, fregandosene di essere sposate.

Pensavo fossero le solite cazzate di vecchi che volevano darsi arie e vantarsi con noi pivellini che ancora non sapevemo granchè di sesso.
Invece quelle sue considerazioni mi vennero in mente quando mi scoprii cornuto e quando poi mia moglie mi ammise che ne aveva avuto diversi amanti nel tempo.
Lei infatti era stata solo con me, non aveva avuto altre storie prima di mettersi con me, anche se appartenevamo alla generazione in cui cambiavano i costumi, però cresciuta con il mito che al matrimonio ci doveva arrivare vergine ed effettivamente si concesse solo quando avevamo deciso la data di quando sposarci e cominciammo a organizzare le nozze.

Fedele lo era stata per i primi anni e fino alla nascita della nostra seconda figlia, poi successe l’imprevisto e per una situazione molto casuale si ritrovò anche lei a doversi calare le mutande con il secondo uomo.
Uno che faceva parte della nostra cerchia di amicizie, più maturo di lei di almeno dieci anni, quarantenne quando lei era neppure trentenne, neppure considerato bell’uomo, antipatico anzi a tanti nella comitiva.
Quando cominciò a confidarmi il suo passato di donna infedele, mi raccontò come iniziò la cosa, e le prime volte non si dimenticano mai.

Questo qui per una questione di lavoro con noi, doveva effettuare dei sopralluoghi su un terreno con villetta che avevamo messo in vendita; successe che un pomeriggio io rimasi bloccato altrove e così mia moglie ci andò da sola con lui ad effettuare questo sopralluogo.
Tra una battutina con doppi sensi e qualche strusciata della mano nelle sue cosce, mentre cambiava le marce, arrivarono a destinazione e quando entrati nella villette lui da dietro la prese e la tirò a sè cominciando a toccarla sui seni e sbaciucchiarla sul collo.

Lei dice che rimase impietrita e non in condizione di reagire, a parole gli diceva di fermarsi che non voleva, nei fatti non lo fermava e continuava a farsi toccare, lo pregava di smettere ma non opponeva resistenza fino a quando lui riuscì ad alzarle la gonna e calarle gli slip facendoglielo sentire a contatto.
La fece piegare a ponte, qualche strusciata di cappella e subito dentro di lei.
Fu un rapporto intenso, mia moglie ricorda che quella scopata sembrava non finire mai, che quei colpi la sfinivano, che sentiva dentro un cazzo durissimo e grosso come mai pensava di avere sentito con me, che si vergognava di quello che stava facendo, gli diceva di finire che non gli piaceva e non voleva continuare, ma al contrario dentro di se godeva da morire.

Lui gli venne dentro, lei nascose l’orgasmo per paura di apparire troppo conseziente.
Si ricomposero, lei a non dire più nulla a lui e invitarlo a riaccompagnarla a casa, all’arrivo non lo salutò neppure.
Ma il giorno dopo gli telefonò per dirgli che il pomeriggio era libera e che voleva rivederlo di nuovo in quella villetta.
Così iniziarono sei anni di scopate di lui con mia moglie.

Il piacere dell’essere cornuti

Siamo una coppia matura, io 53 anni, lei 48 portati benissimo, da sembrare massimo quarantenne.
Da quattro anni abbondanti ho scoperto di essere cornuto, cosa che mai avrei immaginato in tutti questi anni di matrimonio, 26 esattamente.
Scoperta la cosa nel modo più bruciante per un uomo che ritiene fedele la propria moglie, ma proprio perchè più bruciante, ancor più eccitante dopo, quando si entra mentalmente nella logica dell’essere cornuti.
Una giornata come le altre, una missione di lavoro fuori sede saltata mentre si era per strada e l’insolita idea di passare da casa prima di tornare in ufficio, dove trovai la scena che ancora oggi a ripensarla mi fa impazzire di eccitazione: aprire la porta di casa, sentire strani rumori e mugolii di sottofondo, avvicinarmi al soggiorno e vedere mia moglie seminuda adagiata a ponte sul divano e un suo collega che la sbatteva da dietro, con colpi mica male mentre lei gli diceva “dai così … quanto mi piace così …”
Scena che a caldo mi ferì tantissimo, andai via subito sbattendo la porta e solo allora si accorsero che qualcuno era entrato a casa mentre fottevano.

Qualche mese di separazione di fatto, ma io quella scena sempre davanti, scena che invece di continuare a ferirmi, cominciava ad eccitarmi, sempre di più.
Fui io stesso a tornare sui miei passi, a chiederle di riconciliarci, e poco tempo dopo a dire che quello che avevo visto mi aveva colpito e mi era piaciuto.
Lei non voleva credermi inizialmente, pensava fosse una trappola per poi separarci definitivamente facendola passare in giudizio per troia che ammetteva la sua colpa; fino a quando non accadde che un altro amico, comune a entrambe, cominciò a farle il filo.

O meglio glielo faceva da un pò, ma con lei refrattaria.
Una sera me lo confidò, ed io la incoraggiai ad accettare, per tante ragioni, una delle quali quella che l’amico in questione, compagno nostro in palestra, aveva un attrezzo consistente.
Fu lì che mi sentii dire da lei:
“se è così e lo usa bene, allora potrei pensarci, visto che sei d’accordo tu, ma se pensi che io non abbia provato attrezzi di dimensioni superiori, ora ti posso confessare che qualcuno davvero notevole l’ho già provato a tua insaputa”:
Così venni a sapere, a poco a poco, che in 26 anni di matrimonio, lei mi era stata fedele solo i primi 7 – 8 anni, che il suo primo amante era stato un mio parente acquisito, che per sei anni se l’era scopata a ripetizione, che quello con cui l’avevo beccata era il suo quarto partner da quando sposati, e che con altri aveva fatto cose mai fatte con me.

Come ad esempio farsi sborrare in faccia dal mio parente acquisito, farsi spalmare in viso e sulle labbra la sborra, farsi inculare da lui e tante altre belle cosette che con me non voleva fare perchè diceva troppo spinte e sconce per lei.
Adesso, le sue confidenze del suo passato da troia con altri uomini, il suo presente di amante di questo comune amico, sono la mia principale fonte di piacere e di eccitazione, perchè quando si entra mentalmente nel ruolo del cornuto contento, più si è fatti cornuti, più la propria moglie è stata sfondata e fatta oggetto di giochi sessuali spinti, più si è contenti ed eccitati.

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Quando le coppie andavano al cinema a luci rosse

Che emozione questo post… quanti ricordi… Noi facevamo così alla metà degli anni ’80. Abitavamo a Viareggio e in Passeggiata (chi conosce Viareggio capisce dove si trova il posto) c’era un cinema a luci rosse dove portavo mia moglie il mercoledì. Nelle serate del giovedì, venerdì, sabato e domenica venivano molte coppie della Versilia, anche da Massa Carrara e da Lucca ma a me non piaceva la confusione. I singoli, a frotte, ti tormentavano e anche se mia moglie avesse voluto spompinare o segare qualcuno si sarebbe creato l’affollamento.

Io la portavo il mercoledì perché era il giorno che al cinema venivano rappresentanti e funzionari commerciali che erano in Toscana per trasferte e a metà settimana avevano voglia di segarsi al cinema porno. Anche noi ci accomadavamo in galleria, nelle file laterali, occupando mia moglie la terza poltroncina verso il centro, io la seconda e la prima della fila la lasciavamo libera perché se quello che si sarebbe avvicinato a mia moglie non le fosse piaciuto lei si sarebbe alzata e scavalcandomi si sarebbe seluta nella prima poltroncina lasciando da solo il singolo.

Mia moglie usava lo sguardo che se l’uomo che si era portato nei pressi le fosse piaciuto lei lo avrebbe sfiorato un paio di volte con lo sguardo soffermandosi un istante. Che emozione ripensando alle manovre del singolo per avvicinarsi… In genere si fermavano ad un posto da mia moglie e la fissava. Se il lui era gradito mia moglie lo sfiorava nuovamente con lo sguardo soffermandovisi e lui capiva, spostandosi per occupare il posto vicino a mia moglie.

Poi iniziavano i primi sfioramenti. Mia moglie si spostava un pò ma senza fuggire. Poi generalmente lui le prendeva la mano per essere certo che mia moglie ci stesse. Mia moglie un pò la ritirava, ma poi lui la riportava verso di se portandosela sulla patta. Io avevo le fauci secche e dovevo respirare a bocca aperta tanta era l’emozioni. Il cuore batteva all’impazzata. Quando il cazzo dell’uomo usciva dalla patta se ne sentiva l’odore maschio e io vedevo la manina di mia moglie impugnarlo.

Mia moglie si voltata verso di lui, si guardavano fissamente, si davano qualche bacetto. Poi la mano partiva per la sega mentre lui si intrufolava con la mano fra le cosce di mia moglie che spingeva avanti il bacino divaricando le cosce, lasciandogli campo libero.
Io estraevo il cazzo e mi segavo. Lui poi la baciava con passione e se il bacio a mia moglie piaceva -mia moglie dice che il bacio profondo per lei è l’inizio della trombata- allora si chinava sul suo cazzo spompinandolo.

Dopo un pò mia moglie sollevava la testa e si sporgeva verso di me baciandomi in bocca per farmi sentire il sapore del cazzo dell’uomo. Era un segnale di totale gradimento. Io le chiedevo se lo voleva trombare lei rispondeva di si. Allora io mi rivolgevo a lui e lo invitavo a uscire per andare in macchina. Quelle poche volte che questa scena -quattro in tutto sono andate a buon fine- si è verificata lui è sempre uscito con noi.

Fuori in genere andavamo a prendere un caffè o un liquore li a pochi passi, in Passeggiata e facevamo amicizia. Dopo un pò si andava alla mia auto e lui e mia moglie si sedevano dietro. Mentre uscivamo dalla cittadina loro parlavano e ridevano o iniziavano subito a baciarsi. Sentivo arrivare le corna… era una sensazione inebriante, folle. Non ndavo in pienta, che era nei pressi, ma salivo in collina dove avevo un posticino panoramicissimo.

Li fermavo la machia e spengevo il motore, voltandomi verso di loro. In macchina i classici suoni dell’amore: sospiri, gemiti, rantoli d’amore, risucchio di baci, sciabordio di fluidi che mia moglie quando era eccitata produceva in quantità. Un forte odore di sesso pervadeva l’ambiente. Poi mia moglie partiva per l’orgasmo e si scuoteva tutta. Abbiamo avuto la fortuna di trovare dei veri maschi che si sono fatti anche la seconda. Devo dire che con due dei tre poi ci siamo rivisti quando venivano in Toscana.

Non c’era l’ AIDS e non c’era soverchi rischi. Mia moglie aveva occhio e faceva selezione. Sempre, prima di manifestare gradimento, voleva che ci fosse l’intervallo per guardare l’uomo, anche se le luci non serano al massimo. Mi ricordo bene un uomo di Modena che impazziva per il culo di mia moglie. Sua moglie non glielo dava, mentre a mia moglie piace un casino e lui era al settimo cielo.

Beh, dai… ricordi di un tempo che fu….

La sorpresa.

Questa è veramente successa a me.

Una sera d’estate del 2002, erano circa le 21:30 mentre con il T. I. R. arrivavo a Vercelli da Milano, all’incrocio ero obbligato a svoltare a sinistra, dopo circa 300 metri in uno spiazzo ben illuminato vidi una Jaguar parcheggiata con la portiera aperta, sopra c’era una prostituta che sembrava una fotomodella in minigonna e tacchi vertiginosi.
Mi fermai e gli chiesi subito quanto voleva, mi disse che sul camion non faceva niente e in camera erano 150 Euro, non potevo farmela scappare avevo una voglia matta di scopare, accettai, chiusi il camion e salii sulla sua Jaguar.

Non abbiamo fatto molta strada, arrivati al suo appartamento gli chiesi subito dov’era il bagno, mi feci una doccia veloce e la raggiunsi in camera nudo, lei mi ha aspettato vestita, mi fece sedere sul letto e iniziò a spogliarsi. Ad ogni indumento che toglieva rimanevo allibito dalla sua bellezza, aveva una pelle olivastra, due seni generosi, una quarta, un sedere che era fatto per ammirare, rimase con le autoreggenti tacchi e string. Mi fece sdraiare sul letto di schiena e iniziò a massaggiarmi, dopo cinque minuti mi fece girare, il mio cazzo svettava tra le gambe, lei imperterrita fini il massaggio poi d’un sol colpo si infilò fino in gola i miei 20 cm, ero felice, si mise sopra di me per fare un bel 69, presi lo string dai lati per toglierlo e li….. SORPRESA???
La mai fotomodella era un trans, preso dall’eccitazione del pompino iniziai a leccargli l’asta fino alle palle, non era molto grosso quindi aprii la bocca e per la prima volta stavo facendo anch’io un pompino, dai gemiti che lei emetteva si capiva che le piaceva ma la fermai perchè il mio cazzo nella sua bocca vorace stava per scoppiarmi.

La feci stendere supina, le nostre bocche si incontrarono, fù un bacio appassionante in cui ci scambiammo i nostri sapori a vicenda, iniziai a toccargli il seno poi con la bocca scesi ad assaggiargli i capezzoli, gli infilai in mezzo il mio cazzo e mi feci una bella spagnola. Lei si mise a pecorina, l’invito era chiaro, il suo stupendo sedere mi stava chiamando, mi ci tuffai a capofitto, gli sputai sopra e iniziai a leccarlo, la sua rosellina cedette così prima con la lingua delicatamente poi con le dita la penetrai mentre con una mano non smettevo di segarlo.

Ad’un tratto si girò, il suo sguardo era carico d’eccitazione, mi prese il cazzo e ricominciò a pomparmi, prese un preservativo e me lo mise poi disse.
“Tu adesso con questo bel cazzo devi farmi godere. “
Non me lo feci ripetere, gli puntai il cazzo sul culo e con un colpo secco la penetrai.
“AAAHHH così me lo spacchi. “
Per niente intimorito dalle sue parole iniziai a scoparlo.
“Siii è proprio quello che voglio fare troia…..”
“Te lo voglio spaccare in due questo culo.


“Voglio aprirtelo come si deve. “
“Pensavo fossi una donna e invece sei un trans. “
Con le mani le accarezzavano la schiena e i seni, ero eccitatissimo, lo presi per i capelli mentre sentivo i miei coglioni battere su i suoi lui mi disse.
“SSSììììì….. dai. “
“Sono la tua troia. “
“Non smettere mi piace. “
Dopo queste parole ero pronto a venire così spostai una mia mano sul suo cazzo e gli dissi.

“Bene, se tu sei la mia troia dobbiamo godere assieme. “
Mi bastarono pochi colpi ed iniziò a godere spruzzando il suo seme sul letto mentre io riempivo il serbatoio del preservativo, si accasciò sul letto ma io non ancora soddisfatto mi tolsi il preservativo la voltai e gli dissi.
“Cara la mia troia per finire in bellezza bevi il mio nettare. “
Aprì la bocca e gli versai l’intero contenuto del mio preservativo, lei ingoiò tutto e mi disse.

“Mai assaggiato nettare più dolce. “
La ringraziai schioccandogli un bacio sulle labbra, sarei voluto restare li tutta la sera con lei ma per entrambe il lavoro non ce lo permetteva, ci rivestimmo e lei mi riporto al camion, un ultimo bacio e le nostre vite non si incontrarono più.
Addio mia bella fotomodella in Jaguar.