Archivio mensile:Novembre 2014

Inaspettato campeggio

Io e mia moglie siamo una coppia che potrebbe definirsi felice e affiatata. Siamo sposati da solo 2 anni ma stiamo insieme ben 6. Lei è una bellissima 35enne, mora, con fisico slanciato, un seno non troppo grande, bello sodo, ma soprattutto un culo da favola. Il suo viso non rispecchia forse i piu’ classici canoni di bellezza ma è molto affascinante e, quando vuole, estremamente malizioso e seducente.
Il sesso tra di noi è sempre stato piu’ che soddisfacente ma, devo confessare, mai veramente esplosivo.

Lei è di educazione “classica” e molto riservata. Ha difficoltà a lasciarsi andare
completamente, forse anche a causa mia che non risco a trovare i modi giusti. Solo in alcuni rari casi di passione travolgente ho potuto intravedere il suo vero “potenziale”.

Nella vita quotidiana ci piace molto andare a cena fuori, mangiare bene, o coccolarci in casa. Non siamo grandi viaggiatori ma l’estate scorsa, decidemmo di fare una cosa che non facevamo da molto tempo, andare in campeggio! Scegliemmo una graziosa località balneare dell’adriatico, il classico camping super attrezzato, animazione inclusa.

L’arrivo tutta via non fu proprio bene augurante: proprio alla sbarra di ingresso fummo tamponati dalla macchina che ci precedeva, nulla di che per carità solo una piccola botta a velocità ridotta.
Cio’ non mi impedì di scendere con fare agguerrito ma, davanti al ragazzone che scendeva a sua volta dall’altra vettura, ebbi un attimo di esitazione. Sarà stato alto almeno un metro e novanta, ben piazzato e muscoloso, abbronzato e con la faccia del belloccio, solo piu’ tardi avremmo scoperto che si chiamava Davide ed era il capo animatore del villaggio.

Il mio fervore si affievolì subito e, controllando il retro della mia auto dissi:
-Beh, per fortuna non è successo nulla, solo un graffio…
-Buon per te – rispose ridendo – in ogni caso ti saresti attaccato dal momento che non sono assicurato!
Bello stronzo dissi sottovoce a mia moglie che nel frattempo mi aveva affiancato. Solo in quel momento ricordai che, impaziente di farsi un bagno dopo il lungo viaggio, aveva già indossato il bikini ed era scesa cosi dall’auto, a coprirsi solo un pareo semitrasparente.

Praticamente mezza nuda in mezzo alla strada.
Ovviamente questo non sfuggi allo stronzo che risalendo in macchina disse:
-Beh ti saluto. Mi dispiace per la botta – e poi sottovoce, ma non abbastanza da non farsi sentire – A tua moglie pero’ una botta la darei volentieri.
-Che fai lo lascia andare via cosi quello stronzo? – mi disse incazzata mia moglie.
Esitati quanto basta per farlo rilasire in macchina, senza dire nulla.

-Se lo incontro di nuovo gliene dico io quattro. – concluse lei.

Il resto della mattinata prosegui’ senza altri incidenti. Ci rilassavamo in spiaggia, facendo il bagno e prendendo il sole. Verso l’ora di pranzo incontrammo nuovamente Davide, questa volta era in costume e faceva il giro degli ombrelloni invitando le persone all’aperitivo del pomeriggio al bar del camping.
-Ecco la tua occasione – dissi a mia moglie con fare scherzoso – vai a dirgliene quattro! –
Ma lei non rispose, lo stava fissando in modo strano, poi arrossi’ e girandosi verso di me disse:
– Ma no, lasciamo stare –
Davide ci raggiunse:
-Chi si rivede! E’ un piacere rincontrarvi in circostanze diverse!
-Non per me – dissi io.

-Dai non fare il sostenuto, mi dispiace per quanto successo oggi. Anche se mi consideri un po’ stronzo lascia che mi faccia perdonare invitandovi all’aperitivo al locale del campeggio –
-Non saprei – dissi – avevamo altri programmi.. –
-Ma si dai andiamo – intervenne mia moglie – tanto non mi andava di prendere la macchina e andare fuori stasera, rimaniamo qui –
– Perfetto – concluse Davide – ci vediamo dopo! –

Sul tardo pomeriggio ci presentammo al locale del campeggio.

Era un posto carino e accogliente, una via di mezzo tra un ristorante e un pub. Appena entrati fummo intercettati da Davide che ci invito’ ad unirci al suo tavolo.
Non capivo se era cosi “pressante” solo con noi o tutta questa gentilezza rientrava nel suo ruolo di animatore. Ad ogni modo ci sedemmo su di un tavolo in fondo alla sala, sulla panca a ridosso della parete e, non so come, Davide fini’
accanto a mia moglie, io seduto di fronte.

Tra un cocktail e qualche stuzzichino il pomeriggio divenne sera. Come aperitivo era piuttosto rinforzato e, non avendo molto appetito, decidemmo di rimanere per la serata a bere ancora qualcosa.
Ad un certo punto andai al bagno, tappa obbligata dopo aver bevuto tanto, ed al mio ritorno mia moglie mi invito’ ad uscire per fumare una sigaretta.

– Amore- mi disse mia moglie appena usciti – mentre eri via quel porco di Davide ha iniziato provarci spudoratamente con me sai? Ha perfino tentato di accarezzarmi le gambe sotto il tavolo –
– E tu cosa hai fatto? – dissi io
– Che vuoi che abbia fatto! – disse lei incazzata – Lo ho respinto e gli ho fatto fare la figura dell’idiota, cosa pensavi? –
– No, nulla.

E’ solo che oggi in spiaggia ho visto come lo guardavi –
– Ma sei scemo amore? Lo sai che amo solo te, uno stronzo cosi non mi dice proprio nulla! – disse lei, ma poi aggiunse: – Certo pero’ che è un gran fico! –
– Amore!!! – esclamai
– Ahahaha, schezavo scemo! – disse lei dandomi un bacio sulla guancia
– Non ne sono cosi sicuro – aggiunsi
– Dai rientriamo – concluse lei sorridendomi e prendendomi per mano

Al rientro nel locale […] continua a leggere su:.

Insospettabili piaceri – Finalmente sua

Gianni all’indomani di quella focosa masturbazione non guardò più in faccia all’amicizia con Dario. Troppo bella Lucia per lui,un occasione che non si sarebbe mai fatto scappare a costo di giocarsi una caro amico. Mandò un messaggio privato al contatto Facebook di lei e fu piacevolmente sorpreso della risposta immediata della moretta!
“Ciao Lucia,sono Gianni,l’amico di Dario..ci siamo visti giusto ieri sera,ricordi?”
“Beh,certo che ricordo” rispose lei accompagnando il messaggio con uno smile.
“Sarò subito immediato a costo di bruciarmi ma devo dirti che mi piaci moltissimo!”
a quel punto prima della risposta di Lucia passarono degli istanti,lunghissimi per entrambi…
Lucia fu fulminata quando lesse quel messaggio,fu come una botta da droga pesante che ti stordisce e ti disorienta; le gambe le tremavano,i capezzoli le si inturgidirono ,un brivido le percorse la schiena ma sapere che dall’altra parte c’era un ragazzo che aveva subito rotto gli indugi quasi la contagiò e dopo poco rispose:
“Ammetto che pure io ti trovo decisamente piacevole!”
Leggendo quel messaggio Gianni ebbe un erezione istantanea,il pene quasi voleva bucare i boxer,aveva fatto colpo pure lui su quella bella ragazza e allora spinse l’asticella ancora più in alto e scrisse:
“Vorrei incontrarti oggi stesso!”
Lei ebbe un altro sussulto ma stavolta guardò in faccia la realtà:
“Ma Dario???ho paura di quello che potrebbe succedere se ci vediamo…”
“Dario è un mio caro amico,che credi…ma appena ti ho visto per me esisti solo tu..e se non vogliamo rovinare niente possiamo sempre nascondere tutto..”
Lucia ci rifletté qualche istante,ne mentre Gianni scrisse ancora:
“Hai già un impegno con lui oggi?”
“No,con Dario ci vediamo 3-4 volte la settimana ma per oggi non abbiamo pianificato nulla”
“Perfetto allora,dille che esci con amiche così possiamo vederci,sempre se ti va..”
“Certo che mi va ma non vorrei passare per troia…”
“Macché troia,non farti viaggi mentali inutili dai…dimmi a che ora passo a prenderti!”
“Mm, meglio che passo io ,facciamo poco dopo cena,direi verso le 21 e 30,ok?”
“Ok,mi trovi di fronte all’orafo di via De Gasperi,hai presente?
“Si si,certo!”
“Ok,per eventuali problemi ti lascio anche il mio numero..”
E così i due si scambiarono i rispettivi contatti telefonici.

Era una bella sera di settembre,sopra i 22 gradi la temperatura,cielo limpido.
Dario stava davanti alla Play 3 intento a guidare una fuoriserie,ignaro che l’altra fuoriserie che aveva,quella reale e coi capelli neri e lunghi, stava per consumare un tradimento bello e buono.
Si era sentito con Lucia la mattina ,lui a lezione di architettura romana,lei a casa a pulire la sua stanza. Aveva incassato il rifiuto di lei per vedersi la sera,era impegnata con amiche disse.

Il diversivo per serate come quelle erano o baretto con gli amici o serata ai videogames o davanti un bel film. Aveva optato per i videogames,da sempre sua gran passione.
Lei nel mentre si era vestita in tiro,persino la madre ne rimase sorpresa:
“Wow tesoro mio, sto Dario lo vuoi proprio conquistare eh?!sarà mica troppo corta questa gonna?”
“Ahahahah no mamma,esco con Giulia e Simona e stasera mi sentivo di uscire così” rispose Lucia.

Aveva un vestitino piuttosto corto,l’aveva messo giusto una volta qualche mese prima durante il matrimonio di una amica. Viola scuro,arrivava sino a mezza coscia ma non era scollato. Portava tacchi,alti ma non vertiginosi,ci guadagnava 5 cm in altezza. Trucco sottile negli occhi,rossetto forte ma non troppo,una bella catenina d’oro al collo e due orecchini in tinta con la veste. Capelli neri e lucidi tirati dietro con una bella coda. Era provocante ma non volgare e metteva ancora più in risalto le sue curve,quasi da farle storcere il naso…
“Che dici mi fa il culone grosso sto vestito?”
“Macché culone tesoro,vai e divertiti!!!” rise su la madre.

Veniva da una famiglia benestante Lucia.
Aveva 22 anni,era una discreta studentessa universitaria e poteva permettersi di avere una macchina tutta sua. Certo,era una piccola macchina da città,una Fiat 500 rossa,ma di quei tempi non era poco. La crisi finanziaria era già esplosa e termini come spread erano sulla bocca di tutti ormai.
Sta di fatto che salì in macchina e arrivò dopo 10 minuti a destinazione. Guardò l’orologio del cellulare e si accorse di essere in anticipo.

Lei ritardataria cronica era talmente preoccupata di far bella figura di fronte a Gianni che arrivò 10 minuti prima.
Lui invece si fece desiderare,arrivo con 5 minuti di ritardo. Vestito piuttosto casual, jeans e camicia.
Lucia ne fu estasiata comunque,anche casual era intrigante.
Lei dovette abbagliarlo con i fari per farsi notare,aveva un sorriso incredibile e appena lui entrò in macchina e la vide ne rimase colpito:
“Ciao e perdonami il ritardo!…Wow sei molto carina stasera!”
“Figurati,sono arrivata ora e grazie mille per i complimenti!”
Lui la guardò quasi mettendola in imbarazzo
“Questo vestito ti sta di incanto e anche il trucco,mi vuoi torturare eh?!?!” rise Gianni e quel sorriso stregò Lucia.

Quel moretto era proprio carino e a stento stava dentro la sua macchinina.
“Stai comodo?Scusa ma la macchina è un po’ piccola!”
“Meglio,così ti vedo da vicino” Disse lui,altro sorriso e ancora Lucia che si scioglie come neve al sole.
Lo sguardo malizioso di Lucia per qualche secondo si posò sul pacco di lui; coi jeans era ancora più evidente del giorno prima e quel rigonfiamento stava a significare che quel vestitino stava davvero facendo colpo.

Gianni si accorse di quello sguardo e allargò leggermente le gambe mettendo ancora più in evidenza il pacco.
A quel punto Lucia ne rimase incantata,la sotto c’era davvero tanta roba. Si accorse ormai di essersi compromessa.
“Oddio,credo che dovremo spostarci da lei” visibilmente arrossita in viso.
“Direi di si” disse sorridendo Gianni “Conosco un posto grazioso e riservato qua vicino!”
Lucia avviò il motore della macchina,uscì dal parcheggio e si diresse verso una collinetta.

Era una sorta di scopatoio della città,lo conosceva pure lei perché ci aveva fatto qualche sega a qualche ex e anche a Dario. La collinetta era panoramica e ci si saliva solo a piedi ma alla base aveva dei parcheggi alberati dove ci poteva appartare senza guai. Andarono lì,i rischi di esser scoperti erano zero visto che Dario stava in casa e a quell’ora il posto veniva bazzicato esclusivamente da altre coppiette appartate.

Neanche il tempo di spegnere la macchina che Gianni si avvicinò a Lucia e la baciò appassionatamente. Lei ne fu travolta e dopo un attimo di esitazione non oppose minima resistenza.
Era un bacio focoso,deciso,da uomo cacciatore e sicuro di se,un bacio che Dario non le avrebbe mai potuto dare. Le loro lingue si attorcigliavano ed esploravano e le loro mani cominciavano a scoprire l’uno dell’altro. Quella di Gianni cominciò ad accarezzare le cosce nude di lei e intrufolarsi sotto la gonna arrivando fino ad una mutandina già palesemente bagnata.

La mano di lei aveva puntato con decisione la patta del jeans,li dove quel rigonfiamento pulsante la aspettava da un giorno. Lui con l’altra mano libera l’aiutò a slacciare i bottoni e a sfilare giù i pantaloni. Lei nel mentre allargò le gambe ancor di più facendo in modo che la mano di lui arrivasse a bersaglio più facilmente. Non era semplicemente umida,era fradicia la mutandina di lei. Lui cominciò a stuzzicare la vulva di lei prima da sopra le mutandine,poi scansandole ne infilò 2 dita dentro facendola urlare di piacere.

Lei d’altro canto,travolta dalla passione non riusciva ancora ad afferrare con decisione quel pene lungo e grosso che premeva nei boxer di lui.
“Non ti preoccupare,a lui ci penseremo dopo,ora godi!” Disse Gianni a Lucia continuando a masturbarla con le dita.
“Oddio è meraviglioso,tu sei meraviglioso!” Disse una già inebriata Lucia e lo baciò ancora affondando la lingua dentro la sua bocca,assaporandone il palato.
“Spogliati,voglio vederti il seno!”
Disse Gianni che già senza pantaloni cominciò a slacciarsi la camicia e a toglierla.

La temperatura dentro la macchina era già rovente.
Lucia disse:
“Dammi una mano!”
Il vestitino che aveva poteva esser tolto solo abbassando la lampo dietro la schiena. Una volta abbassata ,allontanò leggermente il sedile e lo reclinò,stessa cosa fece Gianni in modo da creare maggior spazio di manovra in quell’ambiente così angusto. Gianni la aiutò a sfilare il vestito dalle gambe,lunghe e slanciate,lisce e profumate. Nelle sue dita invece c’era ancora forte l’odore della vulva di lei,inebriante.

Lei ora rimase in intimo. Slacciò anche la coda e la sua chioma nera e folta si sciolse lungo la schiena,pareva una venere.
“Che meraviglia che sei,leviamo tutto,ti voglio vedere nuda!”
Le sfilò via le mutandine scoprendo la sua bella fichetta rasata e fradicia. Lei nel mentre sfilo il reggiseno mettendo in mostra la sua seconda di seno e i suoi capezzoli turgidi come chiodi.
Lei si coricò sul sedile e lui l’affiancò non senza difficoltà sfruttando il sedile passeggero reclinato.

La baciò nuovamente mentre con una mano le tastò il seno sinistro stuzzicando ancora di più il capezzolo,quindi con la bocca scese e assaggiò prima il seno destro a lui più vicino ,quindi il seno sinistro mentre la mano destra scivolava nella curva del fianco di lei.
“Non sono molto grandi, scusami” Disse Lucia quasi in colpa per le dimensioni del seno.
“Sono stupende” Disse Gianni che nel mentre le succhiava e le ciucciava con avidità.

Si infilava buona parte del seno in bocca,ne leccava il capezzolo facendo uscire di testa Lucia.
La mano destra di Gianni nel mentre,dal fianco era ritornata nella vulva di lei che quasi lo aspettava, calda e umida.
Tolse le dita intrise dei suoi umori e vi infilò la lingua che dopo la bocca,il seno ora voleva assaporare anche la vagina. La leccava avidamente,la baciava e la scopava con la lingua. Lucia raggiunse degli orgasmi incredibili e a ripetizione che mai prima aveva mai avuto.

Mentre lui leccava lei lo toccò sulle spalle tastandone la muscolatura e la definizione.
Erano bastate solo due dita e una lingua per farla impazzire come mai altro uomo prima era riuscito.

Gianni assaporò ed ingoiò tutti gli umori di lei. Mentre affondava la lingua nella vagina la sua mano sinistra ancora giocherellava col seno destro di lei.
Lei ne fu talmente sopraffatta che chiese una pausa,già palesemente sconvolta.

Soprattutto,dopo aver ricevuto tutte quelle attenzioni,era curiosa di vedere lui nudo e lo voleva vedere per bene e non sopraffatta da quegli orgasmi.
“Stenditi tu,ora tocca a me!” disse lei.
Lui si distese e a stento stava nel sedile passeggero. Era completamente nudo tranne nei boxer che erano ancora rimasti addosso seppur stremati dalla pressione costante del grosso pene.
Lei ne ammirò il fisico scolpito,due ampi pettorali,due spalle muscolose e una fascia addominale evidente seppur non definitissima.

Aveva due cosce grosse e muscolose,tipiche di chi pratica calcio da anni ma soprattutto era quel bastone in mezzo alle gambe che faceva impressione,ancora di più nella semi oscurità sotto i boxer bianchi.
Stavolta fu lei ad affiancarsi a lui,lo baciò in bocca e assaporò i suoi stessi umori vaginali,quindi scese nel petto scolpito tastandolo prima con la mano e poi baciandolo e leccandolo. Nel mentre lui allungò il braccio sinistro e cominciò a palpare il fondoschiena di lei,incredibilmente sodo nonostante lei non praticasse molto sport se non qualche corsetta tra amiche.

Era l’unica parte del corpo di lei ancora non esplorata,ora ne aveva l’opportunità e nel mentre poteva godersi i baci e le leccate della mora su tutto il suo corpo.
Lucia scese ancora baciando gli addominali di Gianni,nel mentre quella mano forte e sicura che la stuzzicava nel culo era incredibilmente piacevole e anche il suo ano ora sembrava attratto come mai prima d’ora.
Arrivò quindi il momento di scoprire il pene di Gianni,ormai quasi sul punto di perforare i boxer e uscire allo scoperto in tutta la sua potenza.

Ne sfilò via i boxer liberando un asta grossa e lunga come mai ne aveva visto e toccato e la sua bocca ne fu quasi subito attratta

Di cazzi ne aveva baciato ma mai succhiato; di sicuro mai baciati al primo appuntamento ma quello di Gianni era un opera d’arte. Lo baciò e lo percorse in tutta la sua lunghezza fino allo scroto,voluminoso e carico di seme. Ne tastò la consistenza con le mani,erano due palle pesanti.

“Ti piace?” chiese Gianni estasiato
“E’ stupendo!” rispose Lucia affascinata da tutta quella generosità.
“Succhialo ti prego,è da ieri che aspetto questo momento!”
“Ti prego ,non deridermi,ma io non ho mai succhiato un pisello prima d’ora!”
“Dici sul serio?” disse sorpreso Gianni “Neanche a Dario lo hai mai succhiato?”
“No e non credo lo farò mai!”
“Neanche il mio allora?” chiese quasi deluso Gianni
“No no,aspetta..il tuo lo vorrei provare ma non so se sarò brava!”
“Dai provaci,non morde mica,devi cercare solo di non morderlo e succhialo come fai con un gelato…tipo il calippo,sembra una cazzata ma è vero,fidati!”
“Spero di non farti male” rispose Lucia
Così provò e dovette spalancare un bel po’ la bocca per farcelo entrare.

Oltre la lunghezza era anche bello grosso.
Nel mentre la sua mano sinistra fatata aveva cominciato a segare la lunga asta e Gianni apprezzò subito quel massaggio
“Hai delle mani superbe,oh sii,continua,succhialo e leccalo,vedrai ti piacerà”
Vedere Gianni estasiato diede coraggio a Lucia che con la bocca si fece più intraprendete. Leccò la cappella inumidificandola e poi la lasciò scivolare dentro la sua bocca lavorandola con le labbra.
“Ah sii,così bravissima,hai imparato subito,mm!!!”
Mugolava di piacere Gianni,estasiato e ubriacato da quel pompino fatto per la prima volta da Lucia.

Eppure in quella prima volta la ragazza aveva dimostrato più talento di tante navigate che glielo avevano preso in bocca.
Lucia ormai aveva imparato il movimento e cominciò ad assaporare quel grosso pene. Era la prima volta,la sensazione comunque le piaceva e il sapore non era disgustoso come si aspettava. La faceva impazzire sentire Gianni godere e ansimare mentre lei lo lavorava con le sue mani e la sua bocca.

Gianni godeva ulteriormente nel sapere che quel bocconcino non aveva preso altri cazzi in bocca prima del suo e quasi gustava malignamente che neanche Dario,il fidanzato di Lucia,poteva avere un privilegio simile.

Divenne quasi cattivo quando disse a Lucia:
“Promettimi che lo succhierai solo a me da ora in poi,questi pompinoni li voglio solo per me!”
Lei si staccò un attimo dal pene di lui e disse:
“Sono tutta tua,sei troppo bello!”
Poi riprese a succhiare. Nel mentre la mano destra di Gianni finì sulla testa di Lucia,quasi spingendola a prendere ancora più cm di carne in bocca mentre la sinistra ritornò a concentrarsi sul culo di lei,cercando il buco dove infilarsi.

Quando lo trovò ne notò la strettezza
“Mm sei vergine pure in culo tesoro!”
E con veemenza infilò il dito medio dentro.
La cosa piacque molto a Lucia che lasciò partire un urlo soffocato dal grosso cazzo di lui che continuava a scoparle la bocca.
La combo di quelle due nuove sensazioni la facevano godere da impazzire e la spingevano ad esser ancora più focosa nei suoi pompini e nelle sue seghe e questo piacque molto a Gianni.

La serata tra loro era iniziata da neanche mezz’ora ma la notte era ancora lunga….

il massaggio – storia breve al femminile

IL MASSAGGIO
-Storia breve al femminile-

Avevo partorito sedici mesi prima una bellissima bambina.
Dopo la sua nascita mi dedicai interamente a lei, alle sue esigenze con i suoi ritmi, come qualunque madre fa con i suoi figli. Nel fare ciò cominciai a trascurare me stessa, le mie piccole esigenze di donna, vivendo solo per la mia dolce bambina.
Mio marito accondiscese la mia dedizione, che era il sogno di una vita, lasciandomi tutto il tempo a disposizione per fare la mamma perfetta.

Lasciai il mio lavoro di direttore dell’ufficio acquisti presso una multinazionale per potermi totalmente dedicare a lei. Era un lavoro che mi piaceva molto poiché dovevo assumere il ruolo di parte forte nelle trattative di acquisto e spesso dall’altra parte c’erano uomini con i quali oltre alla professionalità era bello mettere contro anche la femminilità; ho sempre suscitato interesse tra gli ometti, grazie ad un fisico asciutto e ben delineato, un temperamento tosto ed anche un po’ di malizia che non guasta mai! Tutto questo era un’arma infallibile contro quasi tutti i maschietti.

Tendevo la trappola con qualche scosciatina qua e là, qualche mano sulla spalla del rivale, qualche piccola parolaccia a far vedere che non mi impressiono facilmente e…. Taaac, la trappola è shittata!
Comunque la vita di mamma è certamente meno avvincente. Ma l’amore verso la piccola creatura mi aveva rapita, portandomi in una nuova dimensione fatta a misura per lei! Dopo circa un anno cominciai ad accusare strani sintomi che andavano dall’ansia per i posti chiusi al vomito e nasua.

Spaventata, decisi a fare delle visite specialistiche che però non evidenziarono nulla.
Un giorno, parlando con un amica, mi consigliò una visita da un medico specializzato in osteopatia, capace, a suo dire, di intervenire con leggeri massaggi in punti cruciali che permettono al nostro fisico di riprendere energia e funzionalità, punti magari atrofizzati o particolarmente sollecitati da un cambiamento radicale delle abitudini. Ed io le abitudini, dopo la nascita della piccola, le avevo sicuramente cambiate.

Prima della gravidanza avevo la mente sgombra da futili preoccupazioni ed ansie; ciò mi permetteva di avere sempre grande lucidità e determinazione, con una vita sessuale regolare ed appagante, oltre ad una attività masturbatoria quotidiana. Insomma, oltre a dedicarmi scrupolosamente al mio lavoro ed agli impegni domestici, sapevo ritagliarmi tutti i giorni qualche spazio per soddisfare le mie fantasie erotiche che coltivavo nell’ombra dell’apparenza della mia persona retta e devota.
Dopo la gravidanza tutto era cambiato, i miei pensieri erano rivolti solo alla mia piccola; cominciai ad avere mille paure divenendo ogni giorno sempre più insicura.

Anche sessualmente la situazione peggiorò, accontentandomi di qualche fugace masturbatina settimanale e concedendo saltuariamente una veloce scopata notturna a mio marito, fatta perlopiù per senso di colpa nei suoi confronti che per voglia. Decisi così di andare da questo osteopata seguendo il consiglio della mia amica, tanto più che nell’ultimo periodo mi sentivo particolarmente dolorante nelle ossa e acciaccata nei movimenti.
Arrivai nello studio con largo anticipo.
L’ambiente era nuovo ed accogliente, con una musica rasserenante di sottofondo.

Le luci soffuse ed il profumo di pulito mi misero subito a mio agio.
Entrando, dopo la reception, vi era un grande specchio; mi ci riflessi e notai con soddisfazione che ero comunque in forma; la gonna corta con le calze scure rendevano le mie gambe ancora longilinee e ben scolpite come un tempo, la taglia in più di seno che acquisii dopo la gravidanza mi era rimasta dando al mio torace un aspetto sicuramente più formoso, tanto che riempivo decisamente una quarta con un seno sodo e non cadente.

Unico neo era il mio sguardo, un po’ assente e scontato.
Mi sedetti in attesa del turno e mi misi a leggere una rivista di moda. Era molto tempo che non mi distraevo con un giornale mondano.
Sarà stata la temperatura dell’ambiente decisamente calda, la serenità di aver lasciato la piccola in mani sicure, che mi ritrovai per un attimo con la mente sgombra dai soliti pensieri ad apprezzare le figure dei modelli fotografati nella rivista, quasi riscoprendo nelle narici e nel palato, profumi e gusti della mia adolescenza.

All’improvviso venni chiamata ad entrare nella stanza del dottore…mi alzai quasi sentendo freddo come appena uscita dalla doccia e mi avvicinai alla porta.
Entrai in questo locale dalla temperatura ancor più calda della sala di attesa. Era un ambiente poco illuminato se non da qualche monitor che emetteva luci blu e dalla lampada posta sulla scrivania del dottore.
Mi sedetti e mentre lui scribacchiava, alzando leggermente lo sguardo cominciò a presentarsi.

Mi fece una serie di domande alle quali risposi inizialmente in modo attento e scrupoloso, desiderosa di far capire esattamente quello che provavo, ma che lui interrompeva sistematicamente per porne altre, il tutto in modo molto asciutto e distaccato; ero seccata che non volesse sapere quello che avevo da dire e mi irritava sentirlo mugugnare commenti incomprensibili ancora prima che finissi il periodo della mia frase. Il tutto sempre vedendolo chino sulla scrivania ed intento a scribacchiare sopra un foglio.

Finì le domande e lasciò cadere un silenzio imbarazzante. Ero già irritata. In quel momento pensai di alzarmi e mandandolo rispettosamente a cagare, andarmene! Se pensava di avere a che fare con una cretina aveva proprio sbagliato; ero abituata a farmi valere e rispettare, sopratutto dagli uomini!

Ad un certo punto, senza alcun garbo, mi chiese di spogliarmi completamente, restando solo con reggiseno e mutandine. Già irritata ora mi sentivo anche un po’ imbarazzata; soprassedetti e cominciai lentamente a spogliarmi appoggiando i miei indumenti sopra una poltroncina.

Rimasi qualche minuto in piedi praticamente nuda ad aspettare che questo “cafone” finisse di scribacchiare e mi dicesse cosa fare. Meno male che almeno la temperatura era calda, l’ambiente in penombra e la musica di sottofondo rilassante; così feci qualche respiro profondo cercando di calmarmi.
Ad un tratto si alzò dalla sua maestosa poltrona, appoggiò la penna sopra il foglio ormai completamente riempito di appunti e discostandosi dalla scrivania mi si avvicinò, si fermò ritto davanti a me a guardarmi con un mezzo sorriso mi disse “Bene!”.

La sua voce era forte e penetrante. Al chiarore della lampada da tavolo riuscii a scorgere la figura di un bell’uomo sulla quarantina, alto circa un metro e ottantacinque (quindi un po’ più alto di me che sono un metro e sessantotto!) capello brizzolato, leggermente abbronzato, corpulento, con pantaloni e maglietta bianchi ed un paio di ciabatte ortopediche bianche; un dottore ospedaliero in bianco anziché in verde!
Quando mi si avvicino, non so per quale motivo, mi sentii tremare le gambe; sentivo che quell’uomo aveva una forte personalità e mi spaventò.

Senza più dirmi niente mi si avvicinò in modo frontale, alzò le mani verso il mio collo e dolcemente lo accarezzò; per un attimo pensai volesse baciarmi!
Le sue mani calde e morbide cominciarono a massaggiarmi in modo delicato il collo e mascelle; disse qualcosa di incomprensibile a voce bassissima, fece qualche mugugno e poi mi chiese di sdraiarmi sul lettino.
Si allontanò per andare alla porta ed aprendola disse qualcosa all’impiegata che stava fuori alla reception, del tipo “questa è l’ultima?..ok, vai pure e chiudi tutto..Si..Si..Ci vediamo domani pomeriggio.

Ciao..cosa? Si Si… buona serata!”.
Richiese la porta e si avvicinò al lettino.
– Dunque dunque – disse – vediamo un po’! Scusa hai detto che ti chiami?
Ecco, mi stavo incazzando di nuovo! Ma che stronzo! Hai scritto per mezz’ora e non ti ricordi neanche come mi chiamo?
-Adele- risposi, con voce rotta dal nervoso!
-Bene, Adele, ora sdraiati sul lettino! Pancia sotto!
Le sue parole erano ferme e decise, il suo tono di voce pieno e caldo; se un secondo prima il mio cervello al femminile stava già elaborando qualche frase acida per ripristinare gli equilibri, il tono della sua voce mi disorientò tanto che decisi di eseguire senza obiettare.

In fondo mi sentivo veramente a pezzi e volevo che quella seduta mi ritemprasse donandomi tutte le energie le forze che negli ultimi sedici mesi avevo perso.
Mi distesi rassegnata cercando di sdraiarmi sul lettino nel modo più comodo possibile.
Una volta distesa aspettai che cominciasse qualcosa ma.. niente! Trafficava qualcosa nel tavolino lì vicino ed io nervosamente attendevo. Sembravano secondi interminabili fino a quando sentii che mi disse: – Chiudi gli occhi e rilassati! Arrivo subito!-
Ok, cercai di farlo.

In fondo non era difficile! C’era un gran caldo, luci e musica soffuse.. mi riaccomodai e chiusi gli occhi.
Sentii una mano calda che dal tallone mi sfiorò sino ai glutei per poi staccarsi e riprendere da metà schiena; mi salì un brivido emozionante come veder sfiorare la prima pennellata di un maestro pittore sopra una tela bianca. Era una sensazione nuova per me; sposata da ormai dieci anni con la persona che frequentavo da altrettanto tempo, mai una relazione extra coniugale, mai una scappatella, sentirmi toccata da un uomo che non fosse mio marito mi sembrò tanto strano quanto eccitante.

Con il lavoro che facevo di occasioni avrei potuto averne tantissime ma stavo bene così, non mi serviva nulla, soddisfavo il mio corpo regolarmente e da sola e con mio marito il quale, sempre generoso e prestante, mi aveva iniziato alla vita sessuale senza traumi; la mia curiosità prima ed il mio costante appetito dopo, furono gli elementi indispensabili per raggiungere un equilibrio perfetto tra mente e corpo. Ma tutto questo ormai non lo ricordavo neanche più.

Mi ridestai quando si mise, a toccarmi con entrambe le mani in modo dolce ma deciso le scapole, le spalle e la dorsale. Qui partì in formicolio che cominciò ad invadermi prima tutta la schiena poi le braccia ed infine il cervello.
Sentivo ad ogni pressione delle sue mani il mio corpo lasciarsi andare, come trasportato da un’onda a ritmo del massaggio. In un attimo mi sentii come sciolta, morbida ed abbandonata; inoltre il piacevole profumo dell’ambiente ora mescolato ad un profumo di pelle sapido e buono che emanava lui, cominciava ad accendermi.

Non avrei mai pensato che ciò potesse accadere, ovvero lasciarmi palpeggiare da un perfetto sconosciuto e provarne piacere; credo che l’eccitazione era dovuta allo stato di rilassamento in cui stavo entrando. Le sue mani, che inizialmente erano sulla parte alta della schiena, pian piano scesero fino alla base della spina dorsale; in quel punto mi sentivo il bacino leggero, spostarsi avanti ed indietro per poi essere spinto e pressato sul lettino facendomi leggermente sfregare il clitoride sulle mutandine, provocandomi una grande eccitazione.

Cazzo, mi stavo bagnando, non era possibile! Cominciai a sentirmi imbarazzata quando ad un tratto mi disse con voce soffusa
-Quando spingo cerca di espirare con la bocca in modo da espellere l’aria dalla pancia!-
Va bene, pago,una persona per toccarmi ed allora che venga fatto tutto come si deve! Sarà ben abituato lui a certe situazioni, no?
Distratta da ciò che mi aveva appena detto comincio ad eseguire il nuovo comando.

Peccato che questo non fece che eccitarmi ancor di più in quanto mi pareva di ansimare, il che, unito al suo respiro che si faceva leggermente più pesante nella fase di compressione, mi sembrava di ascoltare in diretta due che in una sorda notte di nascosto scopano!
Quando le sue mani, in modo molto delicato, mi spostarono le mutandine verso il basso arrivando oltre i glutei, mi sembrò che la mia figa stesse allagando.

La sentivo pulsare sempre più, come quando da ragazzina andavo a letto la sera ed infilavo il cuscino in mezzo alle gambe in attesa che, pensando a cose porche, il clitoride si esponesse e strusciandolo contro la punta del cuscino con il movimento delle natiche, raggiungevo l’orgasmo.
Le sue mani presero a roteare sui miei fianchi, spingendosi verso l’alto e poi verso il basso; in quel momento la mia eccitazione cominciò a salire vertiginosamente.

Ad un tratto si spostò e si mise davanti alla mia testa con le mani che spingevano verso il centro della schiena con partenza dal collo; sentivo ad ogni movimento la mia nuca avvicinarsi al suo pube! Cazzo era lì! Sentivo il suo pene sulla mia testa! E non solo! Quando si sporgeva per arrivare sino ai miei glutei con le mani sentivo il suo cazzo direttamente sulla fronte! Ma che pacco ha questo dottore??
Lo sentivo morbido ma carnoso, bello pieno per intenderci! E poi profumato! Cioè, voglio dire, tra il profumo di pulito del pantaloncino (che mi sono resa conto che era di cotone molto leggero) mi pareva di scorgere un odore più inteso, di pelle, di carne, di sesso, di… Cazzo! Era un connubio di odori che mi facevano venire l’acquolina!
Ad un tratto si spostò ai piedi del lettino e cominciò a massaggiarmi le gambe partendo dai polpacci in su e poi dai polpacci in giù, alzandomi una gamba alla volta, facendomi roteare le caviglie e massaggiandomi la pianta del piede.

In quel momento decisi di abbassare la guardia, insomma, ero da un dottore, avevo un grande bisogno di riprendermi e se le sensazioni che stavo provando sarebbero state indispensabili per guarire, allora che così fosse!
Mentre ero totalmente abbandonata alle mie sensazioni, sognando che cominciasse a leccarmi i piedi, sentii appoggiare il suo membro sopra il piede che non stava massaggiando…Dio mio che cazzo enorme! E sentivo che si era gonfiato rispetto a prima! Che cosa stava succedendo? Allora non era un sogno, non ero io ad inventarmi il dottore con il cazzone che voleva provarci.. Questo ce l’aveva duro veramente!
Per un attimo non sapevo se essere terrorizzata per quello che stava accadendo e quindi pensare di alzarmi ed andarmene di corsa da quello studio oppure sperare che mi aprisse le gambe con forza e mi scopasse selvaggiamente tenendomi costretta sul lettino per i polsi ed impedendomi di fuggire!
In uno stato di agitazione totale, pensai che fuori era freddo e lì era caldissimo, profumato, tranquillo….

e poi che figure! E se mi stessi sbagliando? Se stessi fantasticando perché in completo relax e quindi distorcendo la realtà?
Mentre cercavo di dirmi – Adele, stai calma, goditi questo relax e fai finta di nulla – mi sentii dire
– Scusa Adele ora puoi girarti con la pancia sopra? –
– ..si..si..subito… – riuscii a balbettare!
Se in quel momento mi avesse chiesto di aprire le gambe per infilarmelo dentro credo che oltre a non obbiettare non avrei minimamente balbettato!
Girandomi mi sentii vacillare; il massaggio stava dando i suoi effetti e probabilmente l’affluenza di sangue alla testa era cambiata.

Riprese dai piedi a massaggiarmi, salendo su con le sue mani calde per tutta la mia gamba, prima l’una poi l’altra, sfiorandomi la vagina in ogni risalita; riuscii solo a pensare che le mie mutande erano sicuramente fradice ma a quel punto non me ne importava più niente! Anzi, pensai che se mi avesse scopato in quel momento mi avrebbe fatto solo piacere; quindi decisi di lasciare accadere qualsiasi cosa, che andasse come doveva andare!
Continuò per un bel po’, spostandosi poi a massaggiarmi il ventre, le braccia, gli avambracci, i palmi delle mani e le dita; non ce la facevo più, ero eccitatissima! Stavo dando di testa.

Non avevo mai provato una cosa simile ed era la prima volta che mi facevo massaggiare. Ero pronta a tutto ma sapevo che non mi avrebbe mai violentata, era un professionista dopotutto. Quindi ero ormai disponibile a prendermi tutte le sensazioni che quell’uomo mi stava dando per riporle in qualche angolo della mia memoria per poterle utilizzare alla prima occasione, magari la sera stessa masturbandomi come una ragazzina forsennata nel lettone!
Ad un tratto si rispostò dietro alla mia testa portando le sue mani dietro al mio collo ma questa volta c’era qualcosa di diverso…Ce l’aveva duro! Ma non gonfio e basta, duro!! Lo sentivo, lo sentivo bene; con la testa mi sembrava di percepire un palo, tipo il manico di un badile! E quando cominciò a massaggiarmi a lato dei seni, spingendosi in su ed in giù, lo sentivo appoggiato prima sulla mia fronte e poi sulla mia guancia! E nel movimento lo sentivo come strofinarsi addosso a me.

Duro ed enorme! Cavolo era più lungo della mia faccia!
– Dio mio! Cosa faccio ora? – pensai…
Ad un certo punto sentii le sue mani che si spostavano dolcemente sui miei seni..avevo i capezzoli che sembravano chiodi! Avrei bucato una gomma di un camion da quanto me li sentivo duri! Quando cominciò a sfiorarli tenendoli con il pollice e l’indice delle sue mani non capii più nulla! Penso di essere venuta, cioè di aver avuto un orgasmo e forse non era neanche il primo! Sentivo i miei genitali pulsare, le gambe mi tremavano! In quel momento decisi.. girai la faccia verso il suo cazzone e aprii la bocca per mordicchiarglielo Appena feci quel gesto lui si abbassò il pantalone e mi ritrovai questo enorme cazzo in bocca! Era stupendo! Rigoglioso, con una pelle morbidissima e delle vene in rilievo da far impallidire una quercia secolare; culminava con una cappella enorme, rossa e lucida, pronta a sfondare una parete di mattoni!
Me lo infilai ripetutamente in bocca prendendolo con la mano.

In un attimo, mentre ero intenta ad assaporare quel dolce sapore di sesso che emanava il suo grosso membro, mi sentii levare le mutandine e subito dopo un enorme calore, quello delle sue labbra carnose che baciavano quelle della mia vagina. Sentivo la sua lingua roteare intorno al mio clitoride che credo stesse scoppiando da quanto il sangue continuava a pompare; ad un tratto, senza rendermene conto mi trovai girata a pancia sotto, con le gambe leggermente divaricate a penzoloni dal lettino e le sue mani che massaggiavano i miei glutei allargandoli sempre più.

Mi limitai ad inarcare leggermente la schiena quando mi sentii penetrare da un tronco infuocato. Emisi un urlo che forse non avevo mai emesso in vita mia. Il piacere aveva invaso tutto il mio corpo, ero così sensibile in ogni punto della mia pelle che mi pareva di avere un orgasmo infinito; ogni colpo che affondava sprigionava energia fluida che mi pareva di sentirla fuoriuscire da tutti i pori.
Non so quanto sia durato l’amplesso ma di sicuro una cosa simile non l’avevo mai provata.

Quando infine anche lui venne, sentii una colata bollente sulla mia schiena, mentre il suo corpo, come quello di un leone che ha finito la battaglia con il suo rivale per difendere la sua terra, si accasciava dolcemente sopra il mio.
Cercando di riprendere fiato, restammo immobili qualche minuto, ascoltando i nostri respiri affannati; quando mi girai i nostri sguardi si incrociarono penetrando le nostre anime. Pareva che nessuno dei due si sentisse in colpa con qualcuno.

Ci accarezzammo e continuando a guardarci negli occhi, ci lasciammo andare in un lungo e passionale bacio.
Ritornai a casa leggera, svuotata e contenta.
Da quel giorno mi sparirono sia le ansie che i sensi di vomito; ripresi la mia quotidianità con grande serenità.

Oggi sono felice, sicura come una volta, faccio la mamma part-time poiché ho ripreso a lavorare mezza giornata, ho la mia intimità quotidiana con fantasie sessuali sempre più ricche e dettagliate, un rapporto sessuale meraviglioso con mio marito dove abbiamo scoperto nuove frontiere con utilizzo di accessori vari, insomma, tutto perfetto!
Son passati ormai cinque anni da quell’episodio e visto che prevenire è meglio che curare, per sicurezza ogni due mesi un massaggio me lo faccio ancora fare!.

Gioco a tre – Parte 2

Nera, pensando, forse sperando che io non lo notassi, mentre spalmava la crema lenitiva sulle natiche di Rossa, le infilò, se pur per pochi millimetri, il dito medio nell’ano. Questa mossa non sfuggì ai miei occhi, e nemmeno il mugolio di piacere che Rossa emise al seguito. Lasciai che la mia schiava finisse il proprio lavoro di sollievo, per poi punirla. La feci porre in ginocchio davanti a me, testa china, mani dietro la testa.

Le esposi la sua colpa, che lei ammise scusandosi, ben sapendo che comunque le sue scuse non le avrebbero tolto la punizione. Apprezzai la sua ammissione di colpa, glielo comunicai, poi la feci mettere a pecorina, mani ad altezza caviglie, e la legai con una barra munita di manette. Così aveva i due buchi esposti, e non poteva muoversi se non rotolando su un fianco, cosa che non avrebbe mai fatto. Le misi la ball gag, come sempre facevo durante una punizione, ed intimai a Rossa di mettersi ai miei piedi, e di leccarli, mentre la eseguivo.

Subì 50 colpi di cane sul culo, dati con una forza più che discreta. Se dopo le cinghiate era divenuto rosso, ora era solcato di striature violacee, in alcuni punti stava già uscendo il livido. Un paio di giorni e sarebbe diventato un arcobaleno di colori. Le tolsi la ball gag e la slegai. Attaccai il guinzaglio e la portai in bagno, faccia contro il muro, mani dietro la testa. Tornai in stanza, Rossa mi aspettava in ginocchio, testa china, mani sulle cosce.

La feci alzare, presi la corda e cominciai a legarle il seno. Aveva un seno di buona misura, una terza abbondante, e legarlo fu semplice e veloce. Dopo aver stretto per bene, divenne di un bel rosso vivace. Presi il cane e la colpii su seni e capezzoli, senza metterci troppo vigore, per una decina di volte. Questa volta rispose meglio, nessun lamento e nessuna lacrima. Allora feci un’altra sessione da dieci colpi, ma più vigorosi.

Il risultato fu prevedibile: smorfie di dolore e voce più tremolante. Slegai i seni e li strizzai un pò nelle mani quando furono liberi, poi allungai una mano tra le sue gambe, infilandole due dita nella fica. Le ritrassi discretamente umide. Lei arrossì violentemente, posando il suo sguardo sul mio cazzo possente improvvisamente risvegliatosi. La piegai in avanti, a novanta, e frugai nelle sue intimità con le dita, mentre lei emetteva gemiti gutturali sempre più forti.

Indossai il preservativo, e la presi così, scivolando dentro la sua fica come una spada nel fodero. Era così bagnata che quando estrassi il cazzo per passare al culo, era così ben lubrificato che entrò subito. La sentii contrarre il muscolo per un secondo, colta di sorpresa, poi si rilassò ed io entrai dalla porta secondaria, muovendomi dapprima con calma, poi con foga. Rimanendo dentro di lei, mi sdraiai sul letto e la feci cavalcare.

Si impalava sul mio cazzo eretto con una foga a****lesca, sembrava una puledra selvaggia. La posizione però non era consona al suo rango, gliela concedetti solo per mio sfizio. La presi e la sdraiai sul letto, le spalancai le gambe e bevvi avidamente dalla sua fonte zuppa di fragranze umorali. Le misi un cuscino sotto la schiena, tenendole le gambe ben aperte, e ripresi a fotterla. Prima in fica e poi in culo, in alternanza.

Aveva i buchi aperti e pulsanti, era in preda ad un fuoco sensuale inarrestabile. Si vedeva che soffriva, che era pronta ad esplodere, ma non poteva farlo, senza il mio consenso, ed a me questa cosa piaceva da morire. La negazione dell’orgasmo, sopratutto se fatta mentre le scopo a morte, è una pratica che adoro. Dopo una lunga cavalcata, arrivai al momento di esplodere. Qui, a seconda delle occasioni, cambiava il mio percorso. Il più delle volte esplodevo nel preservativo mentre ero dentro, in quale buco era indifferente, altre volte toglievo il preservativo e poi venivo dentro la figa, nel più classico dei cream pie, altre volte ancora glielo schizzavo tutto in gola con l’ordine di ingoiare ogni singola goccia.

Visto che non conoscevo bene la novellina, optai per il primo metodo, esplodendo nel preservativo mentre il mio cazzo sprofondava nel culo fino alla radice. Pochi secondi prima, avevo ordinato a lei di venire. Fu un concerto di voci, urla, gemiti e piacere. Magari in quanto a colpi aveva da migliorare, ma i buchi erano davvero ben aperti. Ne fui soddisfatto. Mi ritrassi, tolsi il preservativo, ed andai in bagno. Nera mi lavò con attenzione il cazzo ed ingoiò tutto lo sperma contenuto nel preservativo.

Continua….

Una vacanza particolare

Una vacanza particolare.

Mi sono svegliata ed e’ ancora notte fonda.
Sento la pelle liscia delle sue gambe che leggermente sfregano le mie. La sue pelle ha un profumo dolce, particolarmente leggero e sa di buono; il suo corpo caldo, appoggiato al mio mi infonde serenità. Ha un corpo bellissimo ed una sensualità strepitosa…mi fà impazzire!
Mi giro leggermente e vedo mio marito, Roberto, anche lui appoggiato a me, con il suo respiro imponente ed il suo viso disteso, comprensivo e buono anche nel sonno.

Ancora non riesco bene a capacitarmi di come tutto ciò sia accaduto, che ci ha portati qui, io, mio marito e Adele nello stesso letto, nudi e sessualmente appagati; forse perché le cose si sono svolte talmente in fretta che ancora oggi faccio fatica e riordinarle.

Mi chiamo Giulia, ho 32 anni.

Mi sono sposata quando avevo vent’anni con Marco; ero sull’altare a pronunciare il fatidico “si” così poco convinta che un anno dopo, il mio rifugio sessuale era la doccia con il suo generoso soffione e dopo due anni ero dall’avvocato a preparare le pratiche della separazione.

Un matrimonio sbagliato, come tanti, dettato dalla consuetudine e dai principi, dalla voglia di uscire dalla casa famigliare e cominciare a sentirsi liberi, grandi ed indipendenti. Insomma, la più facile scelta sbagliata che una persona può fare, scontata dagli anni di fidanzamento che obbligatoriamente sfocia nel matrimonio. Il tutto senza pensare alle opportunità della vita che a quei tempi sembrava disegnata con un tratto possente e scontato.
Dopo la separazione mi sono sistemata in un piccolo appartamento molto accogliente; per nulla dispiaciuta della scelta che avevo fatto, ho cominciato a prendere in mano la mia vita, ricominciando tutto daccapo.

Persi, ovviamente, le amicizie o meglio il contatto con quelle persone che credevo mi volessero bene e che con gli anni trascorsi insieme potessi definire amiche o amici; ma ormai ero così convinta della mia nuova scelta che non avevo nessun rimpianto.
Cambiai anche posto di lavoro e mi ritrovai assunta presso una piccola impresa locale, abbandonando il posto “sicuro” che avevo ottenuto presso una multinazionale farmaceutica.
La mia nuova vita trascorreva felice e serena; mi ero buttata a capofitto nel nuovo lavoro cercando di dare il massimo apporto a tutte le cose che facevo; spesso lavoravo dodici ore al giorno e rincasavo la sera stanca e soddisfatta.

Passavo il mio tempo libero a leggere, fare shopping ed a guardare tutte le mie serie tv preferite in compagnia di popcorn e schifezze varie.
La mia voglia sessuale era ampiamente soddisfatta dai bagni caldi, spazzole ed oggetti vari che mi facevano compagnia quando andavo a letto la sera.
Non avevo più intenzione di pensare ad uomo, dopo la delusione accumulata dalle mie esperienze adolescenziali e concluse con un fallimento matrimoniale.

L’ennesimo uomo che, dedito al lavoro, riempiva il poco tempo libero con il suo passatempo preferito: il calcio!
La tristezza raggiungeva il culmine al giovedì quando, di riposo dal lavoro, passava l’aspirapolvere in casa per poi pretendere il compenso sessuale alla sera nel lettone, come dire “sono bravo, me lo sono guadagnato!”.
A ripensarci anche gli altri non erano poi tanto diversi. Quindi, senza rimpianti di aver lasciato quello giusto per quello sbagliato, decisi di non cercare più nessuno.

Così, chiusi il capitolo uomini, nel senso che ero stanca di pensare che fosse obbligatorio averne uno per poter vivere. Volevo dimostrare a me stessa che si può vivere anche senza, evitando di cadere nelle braccia del primo coglione di turno.
E si poteva vivere bene anche senza la compagnia di quelle persone che credevo mi fossero pure amiche!
Scoprii così di avere tanto tempo a disposizione della mia persona che cominciai a riempire soddisfacendo tutte le mie voglie alle quali prima non potevo dedicare tempo, comprese quelle sessuali in tranquilla solitudine!
Stavo veramente bene.

Un giorno, arrivata in ufficio, vidi il mio capo, Roberto, molto turbato. Non avevo particolare confidenza ma mi spinsi a chiedergli se era tutto a posto e lui mi rispose che la sera prima aveva cacciato la moglie perché l’aveva scoperta a frequentare un’altro e dopo una lunga discussione capi di esser stato più volte cornificato.
Mi venne quasi da sogghignare! Il mio capo era un bell’uomo, giovane per aver tutto quello che aveva e si era fatto da solo; un tipo sicuramente ammirevole e serio, forse anche troppo poiché io fino a quel momento lo giudicavo stronzo! Dopo quello che mi disse mi risultò più simpatico, diciamo più umano.

Nel periodo seguente non accadde nulla di diverso dal solito, a parte il fatto che il mio capo mi era diventato più simpatico; così, spesso, ci trovavamo a parlare del più e del meno.
Sapeva esser molto loquace ed essendo una persona colta ed intelligente, ascoltarlo era piacevole. Inoltre non aveva quel modo di parlare al maschile, i suoi punti di vista nei ragionamenti erano sempre aperti, quasi al femminile. Sapeva parlare di tutto!
Passarono i mesi e ormai erano fissi i pranzi insieme, accompagnati da lunghe e piacevoli chiacchierate sino a quando un giorno, uscendo dall’ufficio, mentre stavo aprendo la porta la sentii chiudere violentemente mentre una mano afferrava il mio braccio; mi girai e vidi i suoi occhi pieni di passione che mi stavano penetrando.. Si avvicinò e cominciò a baciarmi.

Fu un fulmine a ciel sereno! Roberto ci sapeva proprio fare! Dopo quell’episodio mi ci vollero quindici giorni per riprendermi…ma cominciò una storia che dopo quattro anni mi portò per la seconda volta sull’altare! Questa volta in piena coscienza, felice e serena.
Unico problema è che stare con Roberto non ha fatto che peggiorare la poca stima che avevo ormai per gli uomini, fatta eccezione per lui che più passava il tempo e più lo trovavo speciale!
Subito dopo il matrimonio nacque il nostro piccolo Flavio, creatura stupenda che ogni giorno mi riempie di gioia, impegni, panni da lavare e stanchezza! Quindi una vita regolare, serena senza particolari guizzi.

Unico svago sono le vacanze estive.
Ogni anno facciamo due tipi di vacanze, una definita “culturale” ovvero trascorriamo una settimana circa presso qualche città d’arte o storica ed una definita “relax” ovvero per circa tre settimane soggiorniamo presso il nostro piccolo appartamento in Liguria.
Ed anche quest’anno dopo una la vacanza culturale a Londra, partimmo per la Liguria.

Tutto normale, tutto come sempre, ma questa volta accadde qualcosa di inverosimile! Una successione di fatti che credo sia parte di un disegno superiore, del nostro destino.

Partiti da casa, ci fermammo per la solita tappa di metà strada per caffè e bisognini.
Mi diressi verso i bagni ed aprendo la porta per l’ingresso riservato alle donne mi scontrai con una ragazza; come al solito, io che sono tendenzialmente irruenta in tutte le cose che faccio, le sbatto letteralmente la porta in faccia. Mentre lei si copriva il volto, io mi abbassai a raccogliere la sua borsa ed i suoi effetti personali che erano fuoriusciti replicando imbarazzata le mie scuse.

Alzandomi vidi in viso questa bella ragazza che con un sorriso divertito mi rincuorava. Aveva vicino a se un bel bambino che aveva circa l’età del mio Flavio e lei era la sua mamma.
Ci lasciammo con le mie infinite scuse ed i suoi sorrisi.

Devo precisare che tendo sempre a guardare le altre donne, come sono vestite, pettinate, truccate ed i loro atteggiamenti, infantili, altezzosi, boriosi o altro, non per un pettegolezzo da riportare ma per verificare quanto poco mi sentissi di appartenere a quel mondo femminile.

Non che io mi senta, come si suol dire, “un maschiaccio” ma non mi riconosco in quello stereotipo di donne che a parer mio seguono dei cliché a seconda della categoria di appartenenza; io mi sento varia, diversa, senza un archetipo o modello preciso da seguire, senza una marca di vestiti o di gioielli che mi rappresenti, mi sento libera di interpretare le mie giornate dai vestiti agli accessori. Purtroppo dopo aver conosciuto tante donne e ragazze mi sono sempre sentita un po’ diversa e quindi con poco feeling con le altre.

Per cui il mio occhio è sempre attento a vedere le donne che mi stanno intorno così da poterne tracciare immediatamente il profilo e, a priori, pensare se con l’una o l’altra potrei potenzialmente condividere un amicizia; dico questo perché alla fine, dopo la mia separazione e la perdita di tutte le amicizie, sono rimasta sempre sola, prima, e con Roberto, dopo. Dalla delusione provata, non son più riuscita a condividere un’amicizia vera con nessuno, maschio o femmina.

E devo dire che un po’ cominciava a mancarmi, sopratutto femminile, con cui condividere quelle cose o quelle piccole angosce prettamente femminili che Roberto, pur quanto attento e sensibile, non riesce e non può colmare.

Di quello scontro con quella ragazza, mi colpì il suo sorriso estremamente sincero e vero nonché la stravaganza del suo abbigliamento, non eccessivo ma particolare. Quindi, dandomi come sempre della stupida per i miei modi irruenti, tornai al bancone bar per il caffè che Roberto mi aveva già ordinato.

Non riuscii neanche a cominciare il racconto di quanto era appena accaduto in bagno che girandomi urtai involontariamente qualcuno e contemporaneamente sentii infrangersi a terra qualcosa.
Dio mio oggi sono un disastro più del solito! Mi girai incazzatissima con me stessa e mi ritrovai davanti la ragazza del bagno leggermente sporca di caffè sulla maglia che mi guardava incredula.
Mentre lei sfoggiava di nuovo il suo stupendo sorriso io credo di aver assunto la faccia più ebete che riuscissi mai a fare! Non mi uscì una parola.

Mi rimisi a terra per raccogliere i cocci mentre lei si abbassava con me e guardandomi mi disse ” scusa ma c’è l’hai con me?”
La guardai imbarazzata farfugliando qualcosa come dire “.. Scusa..io..non..cioè…” Quando lei cominciò a ridere, con una risata piena, sincera, divertita.
Ci alzammo e mentre continuavo con le mie scuse lei mi tese la mano e mi disse “senti, io sono Adele e lui è Davide. Penso che mi devi un caffè!”
Mentre tendevo la mano per presentarmi e continuare il mio monologo di scuse, Roberto era già alla cassa a prendere un altro caffè.

Bevemmo infine il caffè e facemmo quattro chiacchiere. Anche loro in direzione mare per le vacanze estive.
Uscimmo insieme e ci salutammo con le mie scuse che facevano da eco.

Durante il restante viaggio continuai a parlare con Roby di quanto mi avesse colpito quella ragazza. Sola, con suo figlio, che se ne andava al mare! Quindi tosta, di carattere. In più la serenità e tranquillità che ha dimostrato negli episodi che mi avevano messo in grande imbarazzo.

Ah, che disastro che sono.

Dopo l’episodio della mia separazione, mi sono fatta mille dubbi e mille domande su me stessa. Mi sono ritenuta sciocca e volevo diventare un’altro tipo di donna, indipendente e sicura di se stessa. Cresciuta con una madre invadente, troppo appariscente, vezzosa ed egocentrica, mi son sempre sentita troppo piccola per qualsiasi cosa, sempre apparentemente insicura anche se dentro di me sapevo ciò che volevo. Figlia unica, mi sentivo scaricare quotidianamente addosso tutta la boria di mia madre che mi incitava a truccarmi, vestirmi osé, ad essere spavalda ed in contrapposizione sentirmi dire che non potevo fare questo o quello,perché ero troppo debole, esile, sensibile.

Insomma, paure, angosce, esuberanze e tutto quello che può caratterizzare una madre apparentemente felice ma profondamente delusa della sua vita, del suo matrimonio con un uomo che, a suo dire, non la valorizzava, non la comprendeva o anche non la meritava, veniva sistematicamente vomitato nella mia persona. Da qui forse inizia la mia avversità al mondo femminile alla ricerca precoce di un maschio che mi facesse sentire me stessa. Ma la cosa non andò bene rimanendo ampiamente delusa sino al mio matrimonio.

Le cose cambiarono con la mia separazione, cercando nella mia solitudine la vera Giulia. Cosa che stava funzionando fino a quando mi son messa con Roberto; con lui son tornata ad essere la donna dipendente di sempre, appesa alle sue labbra ed ai suoi pensieri. Forse mi piace essere così poiché sono tendenzialmente una persona generosa che si dedica tanto agli altri; e poi comunque lui mi lascia tutto il tempo e lo spazio che mi serve per sentirmi autonoma, anche se poi nella realtà il mio cervello è sempre connesso al suo.

Ogni tanto i miei pensieri tornano alla mia vera e completa indipendenza da tutti con il dubbio di autostima che si genera pensando a se e come ce l’avrei fatta da sola e di come sarebbe poi stata la mia vita. Comunque con Roberto stavo bene, mi sentivo completa, donna, mamma ed ogni tanto single con i miei piccoli momenti di intimità.

Arrivati a destinazione, dopo aver fatto le faccende casalinghe più urgenti, ci precipitammo in spiaggia a soddisfare il più scontato dei desideri di ogni bambino: il bagno nel mare!
Dopo aver fatto felice il piccolo Flavio, seduti sotto l’ombrellone vedemmo il bagnino venire verso di noi per preparare la postazione vicino.

Era metà luglio e la stagione estiva per i bagnini e’ nel suo pieno fermento. Socchiudo gli occhi in cerca di relax e sento arrivare i nuovi vicini di spiaggia. Nulla di che, cose normali per noi che, soggiornando per tre settimane, ci vedevamo spesso cambiare i vicini di ombrellone.
Ad un tratto mi sento il cuore in gola. Una voce di donna famigliare che parla con il bagnino. Apro gli occhi mi giro e chi vedo? Adele!
“Adele!” Esclamo con un grande sorriso.

“Giulia! No, non ci posso credere!” Risponde lei.
“Non avrai intenzione di chiudermi l’ombrellone in testa spero!” E scoppiò nella sua fantastica risata!
Ero imbarazzata ma felice!
Cominciammo subito a parlare mentre i bambini si scambiavano i giochi e scavavano enormi fosse nella sabbia.
Roberto si inserì inizialmente nei discorsi del più e del meno ma poi si isolò a prendersi la tintarella.
Il pomeriggio trascorse in un baleno ed alla fine ci salutammo con il classico “ci vediamo domani!”.

La sera, a casa ero eccitatissima. Continuavo a parlare, raccontando a Roby di quello che ci eravamo dette. Per la prima volta ero contenta di aver parlato così tanto con una ragazza senza aver di che dire o di polemizzare. Mi piaceva.
La sera andammo a letto e facemmo sesso con grande entusiasmo. Mi sentivo bene, felice, appagata ed ero eccitata per l’indomani. Non sarebbe stata la vacanza con la solita routine, piacevole, ma sempre la solita.

La mattina di buon ora mi alzai a preparare le colazioni sul terrazzo. Il nostro appartamento ha un bel soggiorno, con una cucina a vista, che si affacciava sul grande terrazzo che si affaccia sul mare, un disimpegno porta nella zona notte che accoglie la cameretta di Flavio, un bagno e la nostra camera che ha un bel balcone che si affacciava ai monti retrostanti coltivati ad uliveti.
Eravamo all’ultimo piano di una piccola costruzione di appartamenti a schiera e per come era stato progettato l’edificio godevamo di una notevole privacy.

Il terrazzo ha un pergolato in ferro con agganciata una tenda retrattile, utile a ripararci dal sole ed alla sera dall’umidità. Il tutto è contornato da grossi vasi addobbati con piante mediterranee che fanno da cornice al mare.
Un appartamento veramente grazioso che avevamo comperato qualche anno fà e che con il tempo abbiamo personalizzato.

Finita la colazione scendemmo in spiaggia e ritrovai Adele. Lei soggiornava in una pensione vicino a casa nostra ed aveva prenotato per due settimane.

Trascorsero così i primi giorni, tra spiaggia, bagni ed anche uscite serali, sempre in compagnia di Adele e suo figlio Davide. I ragazzi si trovavano bene insieme, condividevano giochi e passatempi. Penso di non aver mai visto Flavio star così in armonia con un altro bambino.
Intanto con Adele continuavamo a parlare del tutto e di più. Avevamo sempre qualcosa da dire e da raccontarci, delle nostre vite, esperienze e di qualche pettegolezzo su vip e non vip.

La cosa che mi faceva veramente piacere e che in tutto ciò che dicevamo ci trovavamo sempre in perfetto accordo, anche sull’educazione dei bambini.

La storia di Adele era un po’ particolare. Anche lei si era sposata giovanissima con una persona atipica, un ragazzo dolce delicato ed alternativo. Con lui lei aveva provato mille cose, vacanze alternative all’insegna dell’autostop, spiagge naturaliste, qualche tiro di canna, serate con chitarra e rum, e persino una notte a tre, lui, l’amico di lui e lei; mi raccontò che pur quanto le apparisse riluttante la cosa non voleva deludere il suo uomo che pareva ci tenesse moltissimo.

Sicura dell’amore reciproco di prestò anche a questa esperienza. Adele si dimostrava una persona veramente aperta e con un grado di intelligenza superiore, portando per ogni casa fatta vista e vissuta una morale ed un insegnamento significativo.

Esteticamente mi somigliava abbastanza, tutte e due alte un metro e sessantotto, longilinee con una terza di seno. Lei aveva capelli mori, perfettamente spettinati, con un taglio apparentemente sbarazzino ma complesso. Il viso dai lineamenti fini e dolci, non spigolosi, con gli occhi di un azzurro molto intenso.

Curata nelle mani e nei piedi, con smalti colorati in abbinamento ai suoi vestiti. Perfettamente depilata, non sembrava aver problemi di peluria fulgida.

Io sono meno attenta ai dettagli, le mie unghie non sono sempre perfettamente smaltate ed i miei peli sulle gambe sono abbastanza insistenti. Cerco di radermi quotidianamente con il rasoio anche se mi rendo conto che una buona ceretta avrebbe dei risultati più efficaci. Fondamentalmente sono un po’ pigra sulla mia cura personale anche se ammiro le donne semplici ed impegnate che, come lei, riescono ad arrivare anche li.. Io purtroppo, anche quando mi ci metto di buona lena, dopo un po’ mi perdo! Anche io ho un taglio di capelli abbastanza corto e scompigliato ma in un modo meno preciso di quello di Adele.

Insomma, mi definisco pratica e poco esteta, anche se a volte Roby me lo fa notare e non posso che riconoscergli la ragione.
Adele mi raccontò di tutto il periodo del suo matrimonio fino alla sua separazione con conseguente divorzio.

Quando entrò nel dettaglio delle motivazioni che la portarono a quella sofferta decisione rimasi letteralmente a bocca aperta.
Mi raccontò che una sera, rientrando a casa dal lavoro ad un orario imprevisto, trovò suo marito in camera da letto insieme al suo amico che facevano sesso.

Adele si sentì mancare. Era si una ragazza aperta ed a suo marito aveva già dato molto in tal senso ma quello che stava vedendo andava oltre. Suo marito legato al letto con il suo amico che sodomizzava. Chiuso l’episodio, cercarono di parlarne insieme per capirne le ragioni; per Adele c’era anche il torto subito per la sua estromissione a questa cosa.

Lei lo aveva seguito in tutte le sue scorribande condividendone le mille situazioni, anche sessuali, fino ad avere un esperienza a tre con il suo migliore amico, situazione generata per esaudire un tormentoso desiderio che lui aveva da quando era adolescente.

Passarono diversi mesi alla ricerca di ritrovare l’intesa e l’armonia, psicologica e sessuale, ma ormai sembrava che qualcosa si fosse definitivamente rotto. Adele era ormai delusa, non tanto per l’atto sessuale, che con grande fatica aveva in qualche modo cercato di digerire, ma perché lui lo aveva fatto di nascosto, quindi aveva tradito quel rapporto basato sulla totale lealtà e trasparenza.
Così circa un anno dopo decisero di finire il loro matrimonio. Adele dopo quella esperienza si fece un idea dell’uomo ancor più degenera di quella che mi ero fatta io! Decise così che avrebbe vissuto sola con suo figlio, abbandonando l’idea di avere ancora bisogno di qualche uomo per il resto della sua vita, fatta salva l’ipotesi di trovarne uno così eccezionale da fargli cambiare idea.

Ma per lei il capitolo era chiuso ritenendo che di tempo per cercare il giusto principe non ne aveva e non ne voleva dedicare.

Mi spiegò poi, in chiave molto umoristica, tutte le sue tecniche e l’elenco dei suoi giocattoli per un appagamento sessuale che non lasciasse minimo spazio al ripensamento di poterlo fare con una figura umana! “Se proprio ne voglio uno vero lo trovo in cinque secondi!” Mi disse. E proprio questa sua sicurezza la portava a non cercare nessuno.

Aveva quello con la ventosa da appiccicare alla sponda del letto per simulare una pecorina, aveva quello,per il punto “g”, aveva i cosiddetti “rabbit” per una stimolazione completa, vibratori vari anche tascabili tipo finto rossetto per ogni evenienza, insomma, di tutto e di più per sentirsi appagata e senza impegno, per soddisfarsi in ogni momento con un giochino diverso utile in funzione del tempo che poteva avere a disposizione. Mi disse anche che il suo preferito era uno stimolatore tipo “rabbit” particolarmente silenzioso che utilizzava la sera quando andava a letto; lo infilava e si coricava a pancia sotto, lasciandolo inserito e con un telecomando lo azionava.

Si poteva muovere e strofinare nel massimo silenzio e raggiunto l’orgasmo, senza nulla fare, lo spegneva con il bottone del telecomandi o che teneva con la mano sotto il cuscino. Poi si addormentava e durante la notte rigirandosi nel sonno senza neanche accorgersene lo sfilava. Diceva che era il modo più bello per godere senza fare la minima fatica, con la goduria di potersi addormentare subito dopo senza impegni, parole, baci ed oneri aggiuntivi.

Il suo modo di essere, così decisa e determinata, semplice e pratica, mi affascinava ogni giorno di più, ad ogni parola che diceva, ad ogni pensiero che esprimeva.

Dopo un po’ di giorni passati insieme ed al fiume di parole fatte, mi sembrava di conoscere Adele da sempre.
Parlavamo ormai senza alcun minimo riserbo su tutto. Sembravamo le classiche amiche di sempre che avevano trascorso la loro vita insieme.

Ci spalmavamo la crema solare reciprocamente, ci abbracciavamo nelle passeggiate serali, con Roby che brontolava dicendo di sentirsi escluso, ci davamo il bacino serale prima di rincasare, insomma Adele non era più un estranea, era diventata parte della mia vita. Sarà forse stato per tutto quello che ci eravamo raccontate o forse perché stavamo così bene insieme, che la sentivo veramente una parte importante di me.

E tutto in pochi giorni.

Alcune sere non avendo voglia di passeggiare ci ritrovavamo sul terrazzo di casa nostra a chiacchierare e bere mirto ghiacciato, mentre i bambini giocavano in cameretta. In quelle sere era l’occasione per Adele, che portava con sè la sua attrezzatura da estetista amatoriale, per curarmi le unghie della mani e dei piedi. La cosa che mi lasciò inizialmente a disagio è che dopo avermi lavorato le unghie, mi passava e sulle mani e sui piedi una crema che diceva essere rilassante.

Dopo avermi unto per bene, stava lì a massaggiarmi, sopratutto i piedi.
Già io sono particolarmente sensibile sui piedi, tanto che appena qualcuno me li massaggia mi vengono i brividi; nelle mani di Adele sentivo di provare anche di più.

Via le prime volte, che come ho detto ero imbarazzata, poi ci godevo veramente a farmi massaggiare i piedi da lei; mi piaceva anche pensare che proprio lei, Adele, si prendesse cura del mio corpo.

Mi piaceva il suo gusto, ammiravo il suo carattere; sapere di essere fuggita dalle grinfie delle finte cure di mia madre con i suoi gusti dozzinali per essere ora lì, coccolata ed iniziata alla giusta cura di eleganza, da una persona dotata buon gusto, alternativa, sbarazzina ma allo stesso tempo fine e delicata, mi dava serenità e sicurezza. Mi sentivo bene, Adele mi dava sicurezza, nel senso che sapeva alimentare la mia autostima valorizzandomi sia moralmente che fisicamente.

Sentivo che il mio corpo e la mia mente cominciavano a rispondere in modo diverso, diciamo che forse iniziavano a comunicare tra di loro.

Spesso mi sono trovata ad analizzarmi cercando di capire come potessi sentirmi divisa in due; da una parte il mio corpo e dall’altra quello a cui pensavo io. C’è’ sempre stata discordanza, nel senso che se la mia mente diceva una cosa il resto di me ne percepiva un’altra.

Questo problema me lo sono trascinato per anni ed in queste occasioni sentivo dentro me un coro all’unisono.

Tutto si stava riallineando come le corde di una chitarra che premute nei punti giusti suonano un accordo.

Il nostro terrazzo era arredato con un grande tavolo in ferro con il piano di appoggio rivestito in maiolica, sedie in ferro con gonfi cuscini bianchi e da un angolo in cui vi è un grande divano corredato da due poltrone il tutto realizzato in ratan di color panna con grandi cuscini bianchi.

Quando passavamo le serate a chiacchierare io e Adele ci mettevamo sul divano mentre Roby stava seduto al tavolo con i piedi appoggiati su di una sedia. Ci piaceva creare un atmosfera particolare con delle candele che scaldavano la penombra della luna e delle luci provenienti dalla città che vedevamo sottostante.

Una sera, mentre Adele mi massaggiava con grande cura e delicatezza i piedi, mi accorsi che il mio tallone poggiava sopra il suo pube mentre la punta del mio alluce strofinava leggermente il suo seno.

Mi accorsi che aveva il capezzolo turgido ed il mio alluce continuava a sfiorarlo in seguito ai movimenti circolari che lei faceva con le mani sul mio piede. Sentivo, durante il movimento delle sue mani, una leggera pressione del mio tallone sul suo pube, quasi ritmica.
Quella sera ero un po’ più stanca del solito, forse per il sole pomeridiano, e quindi più silenziosa. Mentre Adele e Roby parlavano animatamente sulla fedeltà maschile, io mi abbandonavo in quella bellissima sensazione che mi procurava il massaggio.

Ero così rilassata e priva di moralismi che l’idea del mio alluce che sfregava il capezzolo di Adele oltre al mio tallone lì sopra al suo pube caldo, a contatto della sua morbida e liscia gonna in seta e lino, cominciai ad eccitarmi. Mi sentivo particolarmente bagnata.
Nella penombra dell’ambiente, facendo finta di niente, infilai la mano dentro la mia mutandina e cominciai a toccarmela. Ero fradicia. Non volevo spaventarmi come sempre, facendomi mille domande inutili.

Decisi di godermi il momento, continuando a toccarmela dolcemente.

Ero in estasi.

Meno male che a stento ci si vedeva in viso poiché in quella circostanza penso di aver avuto una faccia con una espressione da drogata.

Non raggiunsi l’orgasmo perché ero così goduriosa che volevo non finisse mai. Era un momento strano, particolare, una sensazione mai provata prima.
Le loro voci calme, la serenità che mi assaliva, la stanchezza…non sò per quale alchimia ma mi sentivo veramente bene, a posto, come dire, non avevo debiti con nessuno.

Ad un tratto Adele mi guardò e con un sorriso dolce e malizioso mi strizzò l’occhio. “Cazzo mi ha sgamata? Che figura!” Pensai. Ma lei imperterrita si rigirò a parlare con Roby e continuò a massaggiarmi il piede tanto quanto e come prima. Questa cosa mi fece subito stare molto bene. Nessun debito, nessun imbarazzo, nessun rimpianto. Quello che avevo e quello che stavo provando era giusto ed era tutto per me, meritato!

Quando Adele quella sera decise di rincasare in albergo per portare il piccolo Davide a letto, ci salutammo con un piccolo abbraccio ed il solito bacio serale.

Questa volta percepii sull’angolo della mia bocca le sue labbra morbide, carnose, calde e particolarmente umide. Mi girai ed attenta che nessuno mi vedesse con la lingua raccolsi l’umido lasciatomi al bordo della bocca. Che buon sapore. Che eccitazione.

Che serata fantastica! Stavo bene, sopratutto con me stessa. Sentivo un equilibrio interiore che non avevo mai provato prima.

Quella notte con Roby fu una guerra di sesso! Non riuscivo a placare il mio desiderio.

Penso che mi fece venire tre volte; o meglio, penso di esser venuta tre volte! Per me era un avvenimento dato che in genere, dopo la prima volta, mi stendo stecchita a dormire!

Sentivo il mio corpo particolarmente ricettivo, sentivo la mia pelle strofinare contro quella di Roberto e tutto mi dava eccitazione e desiderio. Mi sentivo come una lamina di rame pronta a trasmettere il più piccolo impulso elettrico ai miei sensi.

Una cosa mai provata prima. Avevo preso coscienza del mio corpo e della mia mente e li stavo gestendo in contemporanea come un direttore di orchestra fá con i suoi componenti, il tutto senza fare il minimo sforzo!

Sentivo di aver fatto un passo avanti con me stessa, un passo importante. Non premeditato.

Il giorno dopo fu tutto fantasticamente normale.
Con Adele nessun riferimento specifico.

In spiaggia, oltre a parlare del tutto e di più, come di abitudine ormai, ci divertivamo a fare apprezzamenti sul corpo dei passanti.

Come sempre la nostra attenzione ricadeva sui corpi femminili; tanto con lusinghe tanto con commenti dispregiativi. Eravamo sicuramente attratte di più dai corpi di donna e, se ne valeva la pena, anche sottili riferimenti sessuali. Se poi si univa anche Roby, le lusinghe finivano in apprezzamenti espliciti!
Spesso poi cadevamo in complimenti personali, da Adele verso me e viceversa.

Quel pomeriggio, come usavamo ormai fare, Adele mi stava spalmando una crema protettiva e rassodante sulla schiena, mentre io, sdraiata e goduriosa sul lettino della spiaggia, non potevo non guardarla con gli occhi socchiusi.

Vedevo il suo corpo, veramente bello, femminile, sensuale, curato ma allo stesso tempo dinamico, onesto, reale. Non so come dire esattamente ma quello che voglio descrivere è il corpo di una persona sincera onesta trasparente solare simpatica bella e dove tutte queste caratteristiche prettamente caratteriali venivano istantaneamente riprodotte dal suo corpo.

Tendenzialmente non mi sono mai eccitata a guardare un corpo, tantomeno femminile. Quello che mi ha sempre colpito delle persone sono sempre stati gli atteggiamenti.

Fino a quel momento solo quelli mi portavano all’eccitazione.

Adesso, per la prima volta, riuscivo a stabilire un connubio tra atteggiamenti e forme, tra carattere e corpo.

Il problema è che stavo parlando di una donna!
Non sarò diventata lesbica?

Eppure il membro maschile mi piace, caldo, possente ed imprevedibile nelle movenze. Sopratutto quello di Roby, generoso nelle dimensioni, elegante e pulito. Di quello certo non potrei farne a meno!

Però dovevo anche riconoscere che il corpo di Adele, unito alla sua persona, effettivamente mi eccitava.

Stavo cominciando a vedere il suo corpo come uno strumento di piacere ma avevo paura a soffermarmi su questo pensiero. Quando toccò a me cospargere la schiena di Adele con la crema e massaggiarla per farla assorbire dalla pelle, mi resi conto che in quel momento la stavo toccavo in modo diverso dal solito. Ero più sensuale nei movimenti e mi piaceva seguire le sinuosità del suo corpo con le mie mani.

Da quell’istante cominciai a guardarla con occhi diversi; spesso ero attratta dai suoi seni, dalle sue natiche, dalle sue mani, dal suo collo, dalle sue labbra.

Due sere dopo ci ritrovammo a salire molto tardi dalla spiaggia poiché i ragazzi vollero fare l’ultimo bagno alle sette di sera.
Poveri ragazzi, per loro era stata una giornata lunga, caldissima ed a quell’ora si poteva assaporare la tranquillità del mare.
Decidemmo con Roberto di invitare a casa Adele e Davide per la cena, visto che in albergo probabilmente avrebbero dovuto accontentarsi degli avanzi.

Roby appena rincasati si mise alla griglia per scottare dei gamberi e degli scampi comperati freschi la mattina al porto. Io e Adele eravamo impegnate a fare la doccia alle piccole pesti.

Una volta sistemati i ragazzi dissi ad Adele se voleva farsi anche lei una doccia. Dapprima non voleva accettare per non occupare lo spazio di Roberto ma poi quando gli dissi che potevamo recuperare facendola insieme subito accettò.
Ci spogliammo ed entrammo in doccia.

Fortunatamente Roby, quando comprammo l’appartamento, fece togliere la vasca da bagno esistente e nello stesso spazio fece realizzare una grande doccia. Pertanto era comoda anche per due persone.

Entrate nella doccia non riuscii a non guardare il corpo nudo di Adele. Mi sembrò che anche lei fece lo stesso.
Cominciammo a lavarci sghignazzando come due ragazzine fino a quando io gli dissi “girati che ti lavo la schiena”.
Lei si girò, mi passò il sapone ed io cominciai delicatamente ad insaponarla.

Mentre lo facevo, dolcemente portai le mie mani al suo collo e vidi che lei si inarcò leggermente emettendo un piccolo gemito. Continuai con le mie mani che dalla schiena pian piano scivolavano sulla sua pancia e risalivano sino ai suoi seni. Mi fermai, le mie mani tornarono sulla sua schiena e piano piano scivolavano verso i suoi glutei. Avevo un corpo sodo, perfetto. Lei dolcemente si girò, prese la saponetta e cominciò a passarmela sul petto.

La appoggiò e cominciò a massaggiarmi.
Pian piano scese sopra i miei seni, li prese delicatamente da sotto e li strizzò pian piano verso l’alto e poi verso il basso. Io ero intenta a guardare le sue mani che mi toccavano e quando alzai gli occhi mi ritrovai il suo viso a meno di un centimetro di distanza.
Chiusi gli occhi e appoggiai le mie labbra sulle sue. Fu un bacio sensazionale, morbido, delicato, sensuale.

Sentii un brivido dentro di me, come una scossa elettrica. La presi da un fianco con la mano e la avvicinai a me. Mentre l’acqua ci scrosciava addosso, sentivo il calore del suo corpo sul mio ed i nostri pubi si sfioravano. Sentivo il suo pelo contro il mio che forte irrompeva nella mie labbra vaginali solleticandomi il clitoride! Ci staccammo un attimo e lei sorridendo mi disse ” facciamo fare la doccia anche a Roby o ci chiudiamo dentro?”
Ribaciandola velocemente le dissi
“già non lo caghiamo, se poi gli togliamo anche la doccia stavolta mi sa che si incazza!”.

Ridemmo, finimmo di lavarci, ci asciugammo e ci rivestimmo. Poi andammo in cucina a dare il cambio a Roberto. Mi sentivo un po’ in colpa con Roberto ma ero sicura dentro di me che in qualche modo lui aveva già capito tutto e mi stava lasciando fare.
Gli chiedemmo di aprirci una bottiglia di prosecco prima andare a farsi la doccia.
Lui ci guardò con occhio strano, prima l’una e poi l’altra.

Poi disse “Tutto a posto stronzette? Mi state nascondendo qualcosa?” Ed all’unisono noi rispondemmo “Ma figurati!” Con una risata reciproca finale. E qui capii che Roby era con me!
Bonfocchiò qualcosa e se ne andò a farsi al doccia.

Intanto io e Adele ci dedicammo alla cena dei ragazzi sorseggiando vino e rubacchiando qualche scampo al piatto che Roberto aveva appena preparato e lasciato al caldo sopra la griglia.
La serata trascorse come tante altre.

Io e Adele sul divanetto mentre Roby spedito vicino al tavolo.
I miei piedi nelle mani di Adele ed io a goducchiarmi il massaggio plantare.
I ragazzi si erano addormentati, stravolti dalla calda giornata e dal bagno serale.
Io è Adele decidemmo di metterli a letto e lasciarli dormire tranquilli. Semmai Adele sarebbe venuta all’indomani mattina prima che si fossero svegliati.

Ad un tratto Roby disse che lui sarebbe entrato in casa per l’appuntamento televisivo con il motomondiale.

È un fan di Valentino Rossi!
Io e Adele ci ritrovammo quindi sole a chiacchierare e a coccolarci. Ad un tratto Adele si sporse verso me, mi prese dietro la nuca, mi avvicinò al suo viso e cominciò a baciarmi. Ovviamente io non feci alcuna resistenza, anzi, stavo giusto pensando alla stessa cosa, forse da tutta la sera; anzi, pensandoci bene da quando, per forza di cose, siamo dovute uscire dalla doccia.

Fu un bacio emozionante. Pieno di saliva e di sesso. Sentivo la quantità di umido aumentare tanto nella bocca tanto in mezzo alle mie gambe. A dire il vero il mio pensiero non era focalizzato sul fatto che stavo baciando una donna ma che stavo baciando e quel bacio mi piaceva.
Ero eccitata dall’uso di un corpo e non dalla persona che lo deteneva.
Una sensazione che avevo provato per la prima volta solo la sera prima con Roberto, quando eccitatissima riuscii a fare sesso in modo diverso dal solito, con grande godimento.

Stavo finalmente provando la sensazione di usare il corpo a soli fini sessuali, senza pensieri, senza legami.
In quel momento stavo assaporando Adele con massima serenità poiché sentivo che lei mi stava dando parte del suo corpo per il solo piacere fisico.
Ad un tratto, non stando più nella pelle la guardai e le dissi “Andiamo in camera?”
Lei mi guardò con un piccolo sorriso compiaciuto ma con lo sguardo rivolto all’interno del soggiorno e mi disse:
“Cosa diciamo a Roby?”
Ero così presa dall’eccitazione che prontamente gli risposi:
“Bè, gli diciamo che se vuole può guardare!”
Adele mi rifilò un altro bacio e poi mi disse:
“A me va bene! Andiamo!”

Eccitatissima mi alzai e avvicinandomi a Roberto, mano nello mano con Adele, lo baciai con la lingua e gli dissi
“noi andiamo un po’ di là nel lettone.

Se vuoi puoi venire a vedere!”
Lo ribaciai sempre con la lingua e poi, io e Adele, andammo in camera.

Ci sdraiammo sul letto e con molta calma cominciammo a baciarci. Baci passionali e salivosi.
Io a letto sono sempre stata una persona definita “passiva” fino alla sera prima.
Effettivamente mi sono sempre rinchiusa nella mia mente a cercare di assaporare le sensazioni per trovare il mio godimento. Ho sempre ritenuto dannoso per la mia goduria qualsiasi rumore, interferenza e partecipazione attiva.

Dovevo concentrarmi per raggiungere l’orgasmo e qualsiasi cosa mi portava distrazione facendomi poi disperdere le sensazioni.

Adesso provavo una sensazione diversa. Avevo un desiderio di sfregamento dei nostri corpi, avevo voglia di sentirla e di godere del suo corpo.
Mentre ci baciavamo, ci stavamo spogliando reciprocamente. Io le tolsi la maglietta e lei mi sbottonò la camicetta. Che strana sensazione. Sentivo un profumo buono ed estremamente femminile; non ne ero abituata.

Cominciai a leccarle i seni, la mia lingua girava delicata intorno ai suoi capezzoli. Li succhiavo leggermente e li sentivo divenire sempre più turgidi e sodi. Intanto Adele si rilassava, stendendosi e togliendosi con gesta morbide la sua gonna; poi si tolse anche le mutandine con un gesto estremamente elegante e sensuale, aprendo poi le gambe ed invitandomi a scendere.
Non volevo essere precipitosa, volevo godermi il momento. Annusavo la sua pelle che emanava un profumo di sesso.

Più la leccavo e più sentivo profumo di sesso.
Il mio cervello cominciò ad impazzire quando sentii l’umore sprigionato dalla sua vagina. Era un profumo incredibile, buono, pieno. Prima di scendere la feci girare sulla pancia. Volevo mordicchiarle quel culo sodo.
Intanto sentivo dei rumori provenire dal soggiorno. Era Roby che stava venendo in camera accompagnato da una sedia! Entrò senza dire nulla, socchiuse la porta ed uscì nel balcone. Si accomodò sulla sedia e si accese una sigaretta.

Lo guardai di sfuggita un po’ imbarazzata e lui prontamente mi fece l’occhiolino con il pollice destro alzato.
Mi sentii a posto, sicura, autorizzata.
Adele alzò la testa, guardò la scena di Roby, fece un sorriso e si allungò per baciarmi.
Ci baciammo passionalmente e poi ripresi la mia esplorazione del suo corpo.
La leccai dappertutto, schiena, glutei gambe, polpacci e piedi. Anche i suoi piedi profumavano di sesso. Lei si girò e mi invitò nuovamente verso il suo ventre.

Me la presi con calma, passando la mia lingua fino ad arrivare li. Mi piaceva.
La leccai con tutta la saliva che avevo in bocca. Anche se non c’è n’era affatto bisogno poiché già lei era un lago!
La leccavo dolcemente, roteavo la mia lingua intorno alle sue labbra vaginali succhiandole ogni tanto il clitoride.
La sentivo gemere.
Il suo bacino cominciava ad inarcarsi con un ritmo sempre più intenso.

La cosa strana fu che cominciavo a provare piacere non nel sentirla gemere ma nel leccarla e toccarla.
Sembrava che il mio corpo fosse diventato istantaneamente ricettivo, che ogni poro della mia pelle fosse collegato al mio sesso.
Mi venne istintivo, ad un tratto, pormi sopra di lei, strusciando il mio bacino sopra il suo.
La vedevo in viso, negli occhi, vedevo la sua bocca carnosa aperta che tremava.
Mi buttai a capofitto a baciarla continuando a muovermi con andamento rotatorio del mio bacino.

Sentivo il suo pube appiccicato al mio, la sentivo bagnata; anch’io non scherzavo.
Scivolava tutto così facilmente e naturalmente che ad un tratto non sapevo se ero con un uomo o con una donna.
Ero con il sesso, lo sentivo, lo percepivo come una presenza che ti entra dentro ed in un attimo venni pervasa da una fitta tremenda con un istantaneo calore che bruciava tutti i miei nervi, al limite del dolore ed al massimo dell’intensità.

Credo di aver urlato poiché poco dopo vidi Roby che trafficava con le finestre!

Mentre ancora ero invasa da queste scosse alternate, sentivo Adele che stendeva le sue gambe con una serie di sussulti. Era venuta anche lei!

Ancora fortemente eccitata non riuscivo a staccare le mie labbra da quelle di Adele che ricambiava con concitata passione.
Sentii un tremendo desiderio di mettere le mie labbra vaginali nella sua bocca.

Così mi girai ed appoggiai il mio ventre sopra il suo viso.
Adele non perse tempo e subito cominciò a leccarmela.
Ad ogni passata della sua lingua ancora partivano delle scosse nelle mie gambe.
Mi misi anch’io a leccargliela.
La sentivo bene, le sue labbra calde dentro di me.
Ci muovevamo insieme, all’unisono. Sino a quando non venni per la seconda volta! Ma non mi abbandonai a me stessa come ero solita fare, continuavo nell’azione con più passione, trasmettendo ad Adele la mia sensazione di estasi.

Bastò ancora poco, credo, che anche Adele raggiunse ancora l’orgasmo, con una contrazione ancora più violenta della prima. La sentivo gemere in modo profondo, completo, pieno.

Stavolta mi lasciai andare. Mi accasciai su di un fianco e subito Adele si girò e cominciò a baciarmi. Sul collo, sui seni, sulle braccia ed infine le mani. Cosa strana. Piacevolissima!

Mentre cercavamo di prendere fiato, si presentò Roberto vicino a noi.
Povero, pensai.

Da un lato credo sia l’uomo più fortunato del mondo, uno dei pochi che abbia potuto assistere ad una scena del genere dal vivo, fatta da persone che non stavano fingendo, dall’altra pensai che ormai anche il suo cervello doveva essere devastato, insieme ai suoi testicoli gonfi e trepidanti.
Mentre lui mi dava una carezza in viso, io allungai una mano verso il suo pene.
Urka! Era durissimo, un palo enorme.

Sentivo il suo sangue pompare come verso un tunnel chiuso e che tra un po’ sarebbe scoppiato.
Non sapevo che fare.
Guardai Adele che mi sorrise leggermente e mi sussurrò:
“Povero Roby. Gli verrà un colpo!”
Ci sorridemmo, complici di aver escluso lui, l’uomo, quello che in genere si siede a capotavola e vuole essere servito per primo!
Ma questo non era Roberto, lui era diverso e non meritava questo supplizio.

Subito glielo tirai fuori dai boxer e comincia a toccarglielo, mentre ancora baciavo Adele.
Non sapevo se essere un po’ gelosa di Roberto o di Adele.
Sta di fatto che cercai di non pensarci, perché se veramente avessi dovuto pensare, non sapevo a quale parte rinunciare.
Mentre toccavo il membro di Roby, Adele allungò una mano verso le sue natiche avvicinandolo alle nostre bocche.
Cominciammo quindi al leccarglielo mentre ancora ci stavamo baciando; le nostre bocche divise, o meglio unite, dal grosso membro di Roberto.

Poi alternativamente cominciammo a succhiarglielo. Roberto non durò moltissimo.
Probabilmente era troppo eccitato.
Ci inondo le bocche con la sua sperma mentre noi ce la dividevamo da buone amiche con la lingua.
Poi, ci stendemmo tutti e tre sul letto, spossati e goduriosi.
Io mi addormentai subito come un sasso.

Mi svegliai la mattina con un bacione di Adele! Aprii gli occhi e la vidi splendente e sorridente.

Mi disse “facciamo colazione? Ho una fame tremenda!” Le sorrisi subito anch’io, senza nessun pensiero o pregiudizio sulla notte appena passata.
Roby era già sul terrazzo che si beveva un caffè e trafficava con il suo ipad.
Si svegliarono anche i ragazzi e riprendemmo le abitudini di tutti i giorni, spiaggia, bagni e sole.

Per tutta la giornata nessuno disse niente, tutto era normale. Una piccola parentesi, un piccolo segreto.

Anche se il nostro feeling era migliorato.
Anche Roby era tranquillo e sereno. Spesso mi si avvicinava e mi baciava con un dolce sorriso accompagnata da un “ti amo”!
Invece con Adele si limitava a fargli qualche carezza sui capelli, ma sempre attento a non invadere e a non offendere.

Quella giornata fini con una passeggiata serale, con Roby in mezzo a noi che abbracciandoci ci proteggeva. Era una sensazione molto strana.

Era già capitato che io e Adele facessimo le estremità laterali di Roby con lui che ci appoggiava le sue braccia sulle nostre spalle ma questa volta era diverso.

Avevamo fatto del sesso insieme!

Credevo che vedere un’altra donna vicino a Roberto mi avesse fatto impazzire di gelosia.
Invece con Adele no.
Forse perché sono stata io a scegliere lei e ad imporla a lui. O forse perché io volevo così tanto lei che pur di averla ero disposta e lasciarle anche un po’ di Roberto.

Sta di fatto che mi sentivo bene.

Passeggiando quella sera, io e Adele ci tenevamo le mani, congiunte dietro la schiena di Roby. E a dirla tutta mi divertivo a farle palpeggiare il culo di Roberto mente Adele sorrideva e mi faceva facce strane.

Quella notte quando andai a letto sentivo le lenzuola accarezzarmi la pelle.
Ero particolarmente sensibile e molto eccitata.
Chiudevo gli occhi e vedevo le scene della sera, prima con Adele e poi insieme con Roberto.

Che spettacolo.
Non ero mai stata così, una goduria piena, un insieme di emozioni e sensazioni che rendevano il mio corpo dilatato in ogni suo poro, pronto a raccogliere ogni sensazione, ogni movimento, ogni filo di aria che mi circondava per filtrarne il nettare pieno di sapori ed umori. Ed in tutto questo, per la prima volta in vita mia, mi sentivo padrona del mio corpo; il mio cervello raccoglieva le informazioni che provenivano dai miei sensi, le elaborava secondo il mio desiderio e le rilasciava al mio corpo per le più belle sensazioni che questo poteva regalarmi.

Mentre rivedevo le immagini scolpite nella mia mente, cominciai a toccarmi. Roberto era lì, vicino a me, assopito. Non ero sicura che stesse dormendo o se fosse ancora sveglio alla ricerca del sonno. Decisi di toccarmi ugualmente. In quel momento non avevo voglia di stancarmi a fare del sesso con lui. Avevo voglia di riprovare un po’ di goduria ma in pieno relax.
E fare sesso comunque è impegnativo!

Quindi cominciai a toccarmi.

Ero a pancia sotto, mi infilai prima una mano sotto la pancia e poi anche l’altra. Se Roby fosse stato sveglio e mi avesse sentito…tanto meglio! Era ancora più eccitante! Anzi, speravo proprio fosse sveglio e mi sentisse. Magari poteva masturbarsi anche lui se la cosa lo eccitava o meglio ancora che mi lasciasse godere di me stessa e poi mi cacciasse all’ultimo secondo il suo grosso membro in bocca e venire dentro di me.

Il mio corpo cominciò ad avere un moto circolatorio e sussultorio. Ansimavo, piano ma ansimavo. Non volevo nascondermi, ero finalmente sicura di me stessa. Stavo cominciando a godere e sentii Roberto muoversi; continuai, senza aprire gli occhi e sentendomi ancora più eccitata. Non vedere quello che poteva fare mi elettrizzava ancora di più di quanto già lo fossi. Conosco bene Roby e sò che è un gran porco. Continuai fino a quando un onda di calore non invase il mio corpo, partendo dalla punta dei piedi fin sù, al mio cervello, con scosse di brivido continue.

Mentre tutto ciò accadeva mi sentii letteralmente inondare una natica di liquido caldo che poi lentamente scendeva verso il mio interno cosia.
Roberto sei grande! Pensai.
Si era veramente masturbato guardandomi nella penombra della camera ed al posto della mio bocca aveva scelto il mio fondoschiena come punto di raccolta del suo seme.
Ora lo sentivo,leggermente accasciato sulla mia schiena che ansimava tremolante poco dopo mi spalmava con l’estremità del suo membro il liquido seminale su tutta la mia chiappa.

Si ridistese al mio fianco e cominciò e leccarmi l’angolo della mia bocca. Io la aprii leggermente per fare entrare la sua succosa lingua ed assaporarmi il suo alito di sesso.
Poi mi sussurrò “bella goduta! Ti amo troietta!”. Si distese a pancia all’aria ed io allungai la mano sul suo membro a raccogliere ancora qualche impulso mentre lo sentivo,lentamente sgonfiarsi.

Che esperienza. Che vittoria.

Da oggi non mi sarei più nascosta a masturbarmi nei vari angoli della casa agli orari più impensabili con l’ansia che non ci fosse e non mi sentisse nessuno.

Da oggi l’avrei fatto comodamente nel mio letto, rilassata e senza paura. Roberto aveva inteso il messaggio al volo, ovvero mi tocco da sola perché voglio solo una coccola, non impegnativa, non stancante.
Una semplice coccola della buonanotte, come da adolescente ero abituata a farmi tutte le sere prima di addormentarmi.
Fare l’amore o fare sesso è un altra cosa; ci vuole impegno ed energia. Questa è e deve rimanere una semplice coccola.

E se Roberto mi sentirà quando me la farò, potrà godere di se stesso in mia compagnia, utilizzando anche il mio corpo se vuole, ma senza chiedermi niente.

Avevo fatto un altro grande passo in avanti; stavo veramente cambiando! Mi sentivo ogni giorno più sicura, decisa ed in armonia con me stessa.
E stavo crescendo insieme a Roberto che mi seguiva in modo discreto.

Dio quanto lo amo!

Sa starmi vicino senza essere invadente, sa capirmi, sa stimolarmi.

Mi ricordo ancora quando mi regalò il primo sex-toy che inizialmente usammo insieme e poi mi spinse ad usarlo da sola, alla ricerca della mia femminilità e sessualità.
Mi rendo conto di aver avuto una adolescenza sessualmente castrata. Saranno stati quei deficienti di ragazzi che mi sono frequentata, sarà stata la figura di mia madre e ciliegina quel coglione di primo marito che mi sono sposata!
Avevo poi ripreso un attimo in mano me stessa quando andai a vivere da sola ma forse ormai era troppo tardi.

O forse questo è quello che ho creduto fino a questo momento. Non è mai troppo tardi. Adele per me è stata la giusta miccia che probabilmente è arrivata al momento giusto, in un momento della mia vita dove con maturità posso affrontare le situazioni e gestirle.

Se Adele è la miccia Roby ? la miscela con i giusti ingredienti e, grazie al cielo, è mio marito!

Mi alzai leggermente e diedi a Roberto un lungo bacio.

“Ti amo!” Gli dissi. “Io di più!” Mi rispose con voce assonnata lui. Lo abbracciai e mi addormentai soddisfatta e felice.

Il giorno a venire era l’ultimo giorno per Adele e Davide.
Mi sentivo triste.
Non volevo che andassero via! Stavo vivendo un momento particolare della mia vita e non volevo che finisse così. Volevo e dovevo capire di più!
A pranzo parlai con Roby sulla possibilità di ospitare per ancora qualche giorno Adele a casa nostra.

Lui mi guardò serio e mi disse ” Sei sicura? È veramente quello che vuoi? Non voglio che questa cosa incida negativamente nel nostro rapporto… Va bene tutto ma.. Io ti amo e non voglio perderti!”.
Rimasi in silenzio, in cerca di risposte sincere. Poi alzai lo sguardo e risposi ” Roby, non so cosa mi stia succedendo ma credimi, ti giuro che per te non è cambiato nulla, ti amo forse ancor più di prima, tenuto presente che prima ti amavo da morire… Nulla può toccare l’amore che provo per te! E che questa cosa mi sta facendo capire ancora di più me stessa e ti giuro che se a te va bene, che non ti urta, tutto questo non ti porterà via niente…anzi…”
Non riesco a finire la frase che lui sorridendo mi dice ” anzi vuol dire che non devo stare li a guardare come un pirla, vero?”
“sei il solito porco!” Gli rispondo, alzandomi ed abbracciandolo!
“La chiamo subito per chiederglielo?”
“Chiama!” Mi rispose Roby con sguardo amoverovole.

Chiamai Adele e dovetti insistere mezz’ora per convincerla. Alla fine dopo due ore erano a casa nostra con i loro bagagli!
Di nuovo eccitata di gioia, prendemmo gli asciugamani ed andammo in spiaggia.
Wow, ancora qualche giorno insieme.
Quel pomeriggio mi sono gustata il suo corpo, guardandola mentre prendeva il sole, mentre giocava con i bimbi, mentre facevamo il bagno. E li non mancava occasione per toccarci. Volevo ancora usare quel corpo.

Mi dava sensazioni strane, piacevoli, bellissime. E lei mi faceva stare bene. Capivo che non mi ero innamorata, Adele mi faceva parlare, star bene ma amare è una cosa diversa. Mi ero affezionata ma una cosa era chiara nella mia mente. Non era amore, era amicizia e sesso. Amore era quello che provavo per Roby. E chiarito questo, mi sono immediatamente sentita benissimo, perfetta, pronta a riprendermi quel corpo e goderne delle sue forme e dei suoi profumi.

Ma stavolta anche con Roby.
Non volevo che lui fosse tagliato fuori, dove sono io c’è lui, ciò che mangio io mangia lui, ciò che scopo io scopa lui! E questo è amore!
Unico problema era sapere cosa ne pensava Adele!
Per tutta la vacanza abbiamo fatto apprezzamenti a tizia e a caio, scambiandoci furbesche occhiate quando vedevamo un bel culo di una ragazza o un generoso pacco di qualche ragazzo.

Nonché scambiandoci complimenti ed apprezzamenti sui nostri corpi.
Quindi, avevo ben capito che Adele non era lesbica ma si trovava in una fase dove la presenza di un uomo era ancora ingombrante per lei, per quello che aveva vissuto e provato; e certo non cercava una donna poiché non era lesbica. Forse anche se più aperta e disinibita di me in qualche modo aveva anche lei delle problematiche interiori da risolvere e forse io, come lei per me, ero lo strumento giusto per cominciare mettere in ordine qualcosa, per cominciare a tornare a sorridere al sesso ed a tutte le sue componentistiche, spirituali e fisiche che esso è in grado di regalarci.

Rientrati a casa subito di routine la doccia bimbi, doccia io insieme ad Adele e per ultimo, dopo aver preparato qualcosa di sfizioso alla griglia, doccia Roby.
Ovvio che nella doccia con Adele non potevano mancare palpatine e baci!
Cenetta e chiacchierata sulla politica con bicchierini di mirto come contorno!
Messi a nanna i ragazzi, io e Adele eravamo sul divanetto a criticare un giornale di moda senza farci mancare le coccole- massaggi, sia ai piedi, sia alla schiena e sul collo; Roby era entrato ormai in casa a trafficare con il pc per via di alcune mail di lavoro.

Pensavo ancora alla situazione che si era creata con Adele ed avevo qualche sassolino da sistemare prima che fosse tutto chiaro e trasparente. Dovevo in qualche modo dirgli che il mio non era amore, accertarmi che non lo fosse neanche per lei e poi la cosa più imbarazzante, capire come gestire Roberto. Non volevo escluderlo, piuttosto avrei rinunciato ad Adele. Nello stesso momento avevo comunque una gran voglia, voglia di lei di lei e me, di Roberto, di tutto.

Mi cominciava a surriscaldarsi il cervello.
Così, ad un certo punto, presi coraggio e cominciai a parlare con Adele dell’argomento.
Guardandola le dissi “ho voglia, voglia di te!”.
Lei mi guardo dolce e mi rispose “anch’io , tanta tanta!”
Aspettai un attimo e ripresi a parlarle “Sai, Roby si è offerto di dormire sul divano… Ma devo essere sincera…un po’ mi dispiace. “
Il viso di Adele si fece serio.

Abbassò per un attimo lo sguardo e poi mi disse con voce pacata “Senti Giulia, io detesto gli uomini… E tu lo sai! Mi fanno schifo! Ma tendenzialmente anche le donne mi fanno schifo! Come te, anch’io mi ritrovo in questa situazione nuova e .. strana… Tu mi piaci molto, sei carina, particolarmente simpatica e mi stò affezionando a te alla velocità della luce..ma con questo non pensare che mi sia innamorata di te… Mi piaci e non so per quale strano motivo mi ecciti!
Sono anni che non ho rapporti sessuali con nessuno e tu mi sei piaciuta…non so neanche io perché…non sono mai stata prima con una donna…e neanche avevo mai pensato di farlo…cioè non veramente..cioè..”
La interruppi sorridendole e le risposi subito sollevata per quello che aveva appena detto “ma guarda che anche per me è così…”.

Un attimo di silenzio e poi un reciproco sorrisone!
Quelle parole erano la liberazione reciproca!
Niente sentimenti, se non pura stima ed amicizia.
Niente che pregiudicasse il nostro futuro sessuale pensando di esser d’un tratto diventate lesbiche.
Niente, solo un gioco, un apprezzamento fisico reciproco.
Un modo per crescere, in serenità reciproca.
Un ritorno alle origini, alla scoperta della propria sessualità, come delle bambine che capiscono che il loro corpo è in grado di regalare delle sensazioni meravigliose e che riescono ad unire il corpo e la mente e si uniscono sviluppando con giochi banali, come il dottore e la paziente, il loro istinto sessuale.

Forse entrambe queste esperienze non le avevamo avute alla giusta etá, trovandoci poi già cresciute e catapultate nel mondo sessuale; un mondo che ha cominciato qualcun altro a gestire per noi su di noi e non da noi per noi. Quindi una corsa per adattarci alle esigenze altrui trascurando le nostre, proprio perché le nostre non le conoscevamo. E non parlo di poter raggiungere semplicemente un orgasmo sotto la doccia o con il cuscino, parlo di avere un identità sessuale, una fantasia ed in qualche modo una partecipazione attiva.

Come esser in un tavolo con persone che discutono e ritrovarsi a non parlare o peggio non aver nulla da dire, quando invece rinchiusi nella propria camera di cose da dire c’è n’erano tante, tantissime. Adesso probabilmente stavamo cominciando a parlare anche noi a quel tavolo e potevamo liberamente dire la nostra e forse..avere anche ragione!

Ci fu un lungo abbraccio, forte e sincero.
Poco dopo lei, scostandosi e guardandomi negli occhi mi disse “Giulia, con Roby per me non ci sono problemi.. Se non li avete voi…senza offesa, sopratutto per Roby ma per me in questa occasione lui è solo un fallo di carne…” Poi la sua bocca fece un mezzo ghigno e continuò “si cioè, direi .. molto meglio di quello in silicone che uso di solito!”.

Scoppiai a ridere sia perché pensavo alla faccia che avrebbe potuto fare Roberto se avesse sentito questa cosa, lui permaloso com’è, poi perché pensai alla piccola collezione di giocattoli che avevo a casa ed a quante volte, mentre li usavo, speravo si tramutassero in calda carne profumata.
Adele, preoccupata di aver parlato male, per cercare di spiegarsi meglio subito aggiunse “non fraintendere, ti prego! Volevo dire che non mi dispiace come persona..cioè, non che provi un’attrazione particolare, cioè ..insomma.. È tuo marito e sò che vi amate e sono contenta, io non c’entro niente…Se devo pensare al sesso con te ed insieme condividiamo un gioco in più e che quel gioco è lui..beh…non mi dà nessun fastidio..se poi so che tu ci tieni…beh, insomma, in tutta verità anche a me non fà proprio schifo! E poi, ripeto, so che è tuo marito, e non mi chiede niente, nessun impegno, è pulito, discreto…e ce l’ha pure grosso…insomma…” Accennando ad un sorriso malizioso continuò “…insomma dai, ..per me va bene!”.

Il cuore mi si riempì di gioia!
L’abbracciai nuovamente. Mi sentivo eccitatissima, come se fossi una bambina golosa che, portata nella più grande pasticceria del mondo che esponeva interminabili banchi pieni di dolcetti, qualcuno le aveva appena detto di prenderne e mangiarne quanti ne avesse voluti senza che ognuno di quei dolcetti potesse farli male o ingrassare!
A quel punto le sussurrai nell’orecchio “io me la sento parecchio bagnata…e tu?”
Prontamente mi prese la mano e se la infilò sotto la gonnella fiorata.

Era senza mutande ed era bagnatissima anche lei!

Entrammo in casa, ci assicurammo che i ragazzi dormissero. Erano due angioletti cotti di stanchezza! Chiudemmo la porta per bene e poi mano nella mano andammo da Roby. Lui si girò guardandoci prima negli occhi e poi si soffermò sulle nostre mani congiunte. Io mi abbassai al suo orecchio e gli sussurrai “..noi andiamo di lá..se vuoi raggiungerci noi ne saremmo molto contente..” Lo baciai con la lingua e insieme ad Adele mi diressi verso la camera da letto.

Da uomo intelligente che è Roberto, non si precipitò immediatamente in camera. Ci lasciò un generoso lasso di tempo che io ed Adele sfruttammo al meglio, tra baci, leccate, carezze ed esplorazioni varie. Io mi sentivo travolta di eccitazione e passione.
Cominciammo sedendoci sul letto e con molta calma iniziammo a baciarci. Alternavamo lunghi baci con la lingua e molta saliva togliendoci reciprocamente qualche indumento. Sempre con calma e dolcezza.

Quando ci toglievamo qualcosa, lo facevamo a rallentatore, per gustarci quanto veniva nascosto dall’indumento. Poi la sensazione dei tessuti che scivolano lentamente sulla pelle danno una sensazione molto eccitante. Con molta passione poi affondavamo reciprocamente la nostra bocca sulla parte di corpo appena scoperta e lasciata nuda. Quando Adele mi tolse le mutandine, me le fece scivolare piano sulle gambe accompagnando con la sua bocca salivosa l’indumento sino a sfilarlo dai piedi. A quel punto mi prese la gamba e cominciò a leccarmi e succhiarmi ogni dito del piede, prima l’uno e poi l’altro, alternando con qualche piccolo morso che mi dava un impulso elettrico direttamente al mio cervello.

Poi risalì ancora piano, leccando accuratamente ogni millimetro quadrato della mia pelle, arrivando poi lateralmente alle mie labbra vaginali. Cominciai a risentire quel piacevole calore che mi invadeva il cervello. Ero in estasi. Raggiunsi l’orgasmo in un attimo. Ero troppo carica! Delicatamente Adele si distaccò leggermente e continuò la risalita verso la mia bocca passando dall’ombelico, da entrambi i seni soffermandosi non poco sui miei capezzoli che parevano degli interruttori che se toccati riaccendevano il desiderio sessuale e la voglia di godere ancora.

Arrivata alla mia bocca ci soffermammo per un succoso e saporito bacio. Poi la presi delicatamente e la feci sdraiare a pancia sotto. Cominciai dalla sua bellissima schiena, perfettamente inarcata da poter mettere in risalto le forme del suo perfetto sedere, sodo, atletico ma carnoso. Leccai le sue ascelle assaporando un profumo sapido e pieno. Scesi piano sino a quel magnifico culo che a quel punto cominciai a mordicchiare. Adele si mise un cuscino sotto la pancia in modo da mostrarsi ancor più verso il mio viso e divaricando le gambe, aiutarmi a poter infilare la mia lingua in mezzo a quelle carnose labbra del sesso.

Anche Adele non durò moltissimo ed in men che non si dica sentivo le forti contrazioni orgasmiche che risucchiavano la mia lingua dentro di lei.
Rimasi ancora li a gustarmi il suo profumo e quella splendida visione.
Ad un tratto, senza che neanche me ne accorgessi sentii la mano di Roberto accarezzarmi i capelli mentre ancora ero intenta nelle gambe di Adele. Alzai la testa e lui cominciò a baciarmi, prosciugando la mia bocca del succo di Adele.

Poi si diresse verso il viso di Adele e le diede un semplice bacio sulla bocca. Adele ricambiò e gli fece un grande sorriso. Poi Adele si girò e prese con la mano destra la sua testa e con la mano sinistra la mia accompagnandole entrambe verso il suo ventre. Io e Roby stavamo leccando insieme per la gioia di Adele. Quando Adele fu sazia, si alzò leggermente e mi prese per mano tirandomi vicino a se.

Cominciò a baciarmi in modo passionale mentre Roby si dedicava al mio bassoventre. Poi Roby si eresse per penetrarmi e Adele scese con il viso giù a condurre il gioco con le sue mani. Mi penetrava a ritmo che diceva lei alternando a piacere di Roberto qualche succhiata al suo membro. E quando poi riprendeva la penetrazione lei dolcemente accompagnava la sua lingua con movimenti circolari sul mio clitoride. Esplosi poco dopo in un orgasmo mai provato prima.

Mi si contrassero i muscoli addominali così forte che mi pareva di aver dei crampi. Delicatamente Roby uscì da me senza venire mentre Adele si distendeva sopra il mio corpo. Vidi Roby che cominciava a penetrare Adele. Sentivo i colpi che penetravano Adele e nel sussulto sentivo rimbalzare i generosi testicoli di Roby che sbattevano ritmicamente sul mio sesso, facendomi ancora sussultare data l’estrema sensibilità lasciata dall’orgasmo appena sfogato. Il tutto mentre Adele appoggiava delicatamente il suo viso sopra la mia guancia e la sua bocca sul mio orecchio, facendomi sentire ogni minimo sussulto di respiro, un respiro sempre più affannoso e sempre più profondo finché non la sentii gemere per l’orgasmo che stava invadendo il suo corpo.

Roby era stato bravissimo ed era riuscito a non venire ancora. Aspettai che Adele si godesse appieno questo momento tenendola stretta a me mentre le accarezzavo i capelli.
Dopo tutti quegli anni finalmente un membro maschile! In carne e ..pelle!
Quando poi lei alzo la testa, ci baciammo intensamente. Poi di nuovo con la testa sollevata mi guardò con quel l’occhio di intesa per farmi capire che ora dovevamo sistemare Roby per le feste!
Ci alzammo e lo prendemmo buttandolo a schiena sul letto.

Io da un fianco e Adele dall’altro cominciammo a leccargli il membro mentre lui con le mani continuava a giocare con le nostre fighe bagnatissime. Esplose anche lui con un getto che io ed Adele condividemmo fino all’ultima goccia. Stremate ci appoggiammo al petto di Roberto guardandoci soddisfatte negli occhi. Era stata un esperienza fantastica. Sorridemmo a Roby che ancora stava cercando di regolarizzare il respiro ed io gli dissi “Senta capo, come siamo andate? È stato tutto di suo gradimento?” E Roby prontamente rispose “è troppo presto per esprimere un giudizio.

C’è ancora molto lavoro da fare prima!”. “Che stronzo!” Dissi sogghignando guardando Adele che subito replicò con un accenno di sorriso “perdonami socia ma credo che questa volta abbia ragione il capo!”.
Fecimo tutti una soffocata risata e poi nel massimo rilassamento, sfiniti, ci distendemmo tutte e tre abbracciati nel lettone.

I seguenti giorni furono stupendi.
Estremamente rilassate io e Adele facevamo le mamme, di giorno e le geishe la notte.

Quando cominciavamo a chiamare Roberto con il titolo di “capo” voleva dire che stava shittando il momento porco! Meno male che la presenza dei ragazzi ci dava un freno altrimenti penso che avremmo passato quei giorni chiusi dentro tra camera e frigorifero per mangiare.

Purtroppo era arrivato il momento di tornare a casa.
Cercammo con contegno di lasciarci con la promessa di rivederci entro la settimana seguente. Certo che poi arrivati a casa sarebbe diventato tutto più complicato ma decidemmo che ci avremmo pensato.

Alla fine era importante anche solo poterci vedere!

Ripresa la quotidianità, tutto tornò come prima. O meglio, quasi tutto.
Io sono letteralmente cambiata. Sono molto più sicura, decisa, determinata e meno pasticciona. Con Roberto va tutto alla grande, anche grazie al mio miglioramento sia di sicurezza psicologica sia fisica. Facciamo sesso regolarmente con grande soddisfazione e quando invece sono stanca mi masturbo tranquillamente a letto con Roberto. A volte partecipa a volte dorme veramente!
Son passati nove mesi da quella vacanza.

Con Adele ci sentiamo telefonicamente tutti i giorni.
Ci vediamo almeno una volta la settimana per fare shopping, bere il caffè o pranzare insieme. Le nostre abitazioni distano circa trenta minuti di macchina e quindi è facile trovarsi a metà strada.
Quando ci vediamo da sole siamo due amiche modello, niente sesso niente baci. Ci guardiamo sempre con attenzione e con eccitazione ma tutto si deve fermare li.
Roberto ha preso un piccolo appartamento in affitto in un paese che si trova equidistante tra noi.

Una volta ogni quindici giorni sistemiamo i rispettivi pargoli dai nonni e ci troviamo tutti e tre, io Adele e Roberto. In genere ceniamo in qualche ristorantino, ci godiamo la serata e poi ci rifugiamo in quella che abbiamo chiamato la “cuccia del piacere”.
Il modo di fare sesso tra di noi si è leggermente evoluto; ora abbiamo degli accessori, nulla di estremo, tipo dei frustini, manette di cuoio bende per il viso e qualche giocattolo.

Chi si è comportato male nel precedente periodo subisce poi una piccola punizione! A volte entrambe a volte l’una o l’altra! Nella cenetta che svolgiamo prima, infatti, alla fine ognuna di noi due deve raccontare gli episodi che a loro avviso sono reputati dei brutti comportamenti, tipo esser arrivata tardi al lavoro, aver guardato il pacco di qualche uomo, essersi toccata di nascosto o sciocchezze simili. Insomma un modo piacevole per aprire la fantasia e lo spirito di quello che potrà accadere dopo nella cuccia del piacere, il tutto a discrezione del “capo” che per l’occasione si mette maschera e maglia di pelle nera!
A volte invece improvvisiamo dei veri teatrini, sempre con il solito preambolo a cena che poi si trasforma in spettacolo nel nostro rifugio.

Abbiamo fatto anche la paziente con il dottore e l’infermiera, il professore e le alunne, insomma aperti ad ogni fantasia.
Un gioco sessuale in continua evoluzione con il solo spirito di divertirsi e provare un po’ di piacere; un anti stress collettivo tra persone che si vogliono bene, una condivisione di amore e amicizia.

Questa sera abbiamo giocato come tre bambini, con entusiasmo, serenità e appagamento. È bellissimo. Ora non vedo l’ora delle prossima vacanze estive che stiamo sognando e programmando da quando siamo ritornati l’ultima volta.

Non so quanto questa cosa potrà andare avanti ma non voglio neanche preoccuparmene. La cosa più importante è che ho trovato completamente me stessa.

Mi chiamo Giulia, ho 33 anni e sono stramaledettamente felice ed appagata.

Intimo della sorella!

Mia sorella è qualche anno più giovane di me, ha circa 22 anni, molto spigliata e con un fisico interessante.
Quarta di seno, non del tutto magra ma con gambe longilinee,capelli biondi ricci di media lunghezza; insomma la classica ragazza che ispira sesso.
Veste sempre in maniera provocante, mette in mostra il seno e le cosce; le piace indossare tacchi e calze, vestitini attillati e audaci.
Ha un ragazzo da qualche mese, ma secondo me quando lui non c’è non si perde d’ animo e raddrizza qualche altro cazzo…
Una sera, ero a casa e lei era in camera sua col suo boy.

A notte abbastanza inoltrata passai davanti alla porta chiusa della sua camera e sentii dei gemiti provenire dal’ interno.
La cosa mi ha incuriosito-eccitato e allora sono andato sul terrazzo e facendo attenzione a non farmi scoprire mi sono messo a sbirciare..
Lui seduto sulla sedia in canottiera nera attillata, lei inginocchiata davanti a lui; indossava un baby doll bianco in raso, calze autoreggenti color carne e un paio di scarpe decolté nere opache con tacco e punta rotonda!!!
Io vedevo lei di schiena che sbocchinava il suo lui, il quale se la godeva di gusto.

Mi sono eccitato, mi tirava e mi bagnavo!
Poi quando lei si alzò vidi il cazzo del fidanzato…. cavoli che sberla di palo aveva!
Mi piaceva! E mi faceva pure invidia!
Lei prese un preservativo, glielo mise e poi si sedette su di lui accogliendolo tutto tra le sue cosce.
Non oso immaginare il piacere che stesse provando! Movimenti lenti e lunghi, su e giù ad un ritmo irresistibile.
Lui la stringeva sulla vita e ne gestiva un pò il movimento, io sbavavo dalla voglia!
Ad un tratto il movimento divento più deciso, stava per venire.

Mia sorella si rizzò sulle gambe e glielo prese in mano, strinse fra le dita e in due pompate gli fece riempire il preservativo mentre lui si teneva al
babydoll!
Cavoli! Sorellina! Mi farei masturbare anche io da te, magari mentre succhio il tuo boy (pensavo)!!!
Mi allontanai prima che mi scoprissero e mi coricai nel mio letto, presi un preservativo e lavorai di immaginazione! Immaginavo di avere a che fare con tutti e due, ma mi eccitava di più pensare al suo cazzone!
Me lo menavo tenendolo stretto nella mano, lentamente su e giu!
Ad un tratto sento che escono dalla porta della camera, poi escono di casa e allora vado a vedere dalla finestra dove andassero.

Bene bene…
Lei portava in macchina il fidanzato a casa sua!
Mi fiondai in camera sua e trovai calze, baby doll e tacchi buttati in un angolo!
Non ci pensai neanche un attimo, presi tutto e ritornai in camera mia!
Mi tolsi il mio intimo e indossai quello di mia sorella, prima il babydoll, scendeva soffice sulla mia pelle, arrivava appena 10 cm sotto il sedere!
Poi infilai le calze e mi venne un brivido, mi piaceva da matti!
Infine le scarpe…erano un po strette ma se non ci pesavo su con tutto il mio peso potevo portarle.

Mi sentivo figa!
Il mio cazzo tirava a piu non posso!
Mi guardavo allo specchio, stavo da favola, e quel profumo di sesso che era rimasto sui vestiti mi faceva impazzire!
Non durai molto, sborrai nel preservativo e provai una sensazione unica ed essere vestito da donna!
E sapevo che nella camera a fianco alla mia c’erano tante cosette che nei giorni successivi avrebbero potuto allietare le mie “giornate”!!!.

I ragazzi Marchi

Sarebbe stato impossibile ignorare i ragazzi Marchi. I due fratelli vivevano dall’altra parte della strada. Ambedue erano relativamente piccoli, ma solidi per la loro età, con grosse spalle e pettorali, addominali scolpiti ed arrotondati, bicipiti venati. I loro culi erano rotondi e sodi.
Io ero allenatore di lotta e quei ragazzi erano fatti per la lotta. Potete immaginare il mio piacere quando il loro padre mi avvicinò per chiedermi di prenderli nella squadra.

Marco era una versione più anziana dei figli. Massiccio, capelli neri corti, occhi blu ed un timido sorriso. Era stato lottatore ai tempi del liceo e dell’università ed evidentemente aveva continuato con gli allenamenti.
I ragazzi erano molto amichevoli e non timidi, quasi immediatamente mi chiesero se potevano usare la mia piscina ed io diedi il permesso.
Come al solito stavo facendo il mio allenamento mattutino in piscina quando i ragazzi arrivarono per la loro nuotata quotidiana.

Dovendo interrompere la mia routine, dissi loro di entrare attraverso il cancello laterale. Sembravano affascinati dalla protuberanza nel mio costume da bagno. Mentre parlavamo, era duro per i due fratelli tenere a lungo gli occhi al di sopra della mia vita.
Normalmente i fratelli arrivavano, salutavano e poi si spogliavano fino agli speedo. Facevano delle vasche come parte della loro preparazione alla stagione di lotta. Un giorno mentre mi stavo allenando sulla panca, notai che la piscina era terribilmente quieta.

Girai la testa per vedere cosa stavano facendo i ragazzi.
Marco stava nella piscina, appoggiato ad un bordo e mi guardava intensamente. I suoi occhi erano piantati sul mio inguine mentre io appoggiavo la testa alla sbarra. Michele stava direttamente dietro a suo fratello, le sue braccia avvolgevano affettuosamente le spalle nerborute del fratello maggiore. Dal movimento dell’acqua sospettai che lui stava appoggiato delicatamente al culo sodo del fratello.
Il mio uccello cominciò ad indurirsi nei pantaloncini di lycra.

Mi alzai ed aggiunsi altri pesi alla sbarra. I ragazzi furono ancora paralizzati dalla protuberanza nei miei pantaloncini. “Avrò bisogno di aiuto. ” Dissi loro. “Uno di voi ragazzi mi dà una mano?” Michele aveva smesso di spingere contro il culo di suo fratello e Marco si era girato verso di lui. Dopo una breve discussione Marco uscì dalla piscina e venne verso di me mentre Michele continuava a guardare dall’acqua.
Il ragazzo era pronto ad afferrare la sbarra se necessario.

Il mio vero obiettivo era far uscire il cazzo del ragazzo dai suoi speedos e farlo entrare nel mio culo. Feci due set di dieci alzate e poi mi fermai. Mentre pompavo il peso avevo notato che Marco stava avendo una rispettabile erezione nel costume. Finii il terzo set di alzate ed una volta lasciata la sbarra, allungai le mani sopra la testa ed afferrai l’inguine del ragazzo.
“Sembri piuttosto interessato al mio uccello, figliolo.

Vuoi vedere di più?”
Marco spinse contro la mia mano che lo esplorava. “Sì, signore. Mi piacerebbe. ”
Mi tirai giù il costume e liberai il pene eretto e lo scroto gonfio. La carne del ragazzo ora era completamente eretta e spuntava dalla cintura del costume. Vedevo con piacere che suo papà aveva optato per lasciarlo intonso.
Mi tolsi il costume e lo posai accanto alla panca. Michele era a pochi metri da noi con gli speedos intorno alle caviglie e si stava vigorosamente masturbando il grosso cazzo.

Mentre avanzava verso di noi con l’uccello in mano, io tirai il costume di Marco alle sue caviglie. Lui ne uscì, io misi una mano intorno alle spalle dei due ragazzi tirandoli a me in modo che i nostri peni si strofinassero insieme.
Michele si rivolse al fratello con un sorriso di accordo: “Vedi, te l’avevo detto che era veramente grosso! È anche più grosso di quello di papà!” L’ultima frase attirò la mia attenzione.

“Avete visto vostro papà con un’erezione?” Chiesi.
Marco sparò al fratello più giovane un’occhiata di avvertimento, ma Michele non la percepì. “Sicuro, che l’abbiamo visto! L’abbiamo toccato. L‘abbiamo anche assaggiato. ”
Mi rivolsi a Marco che ora stava carezzando con esitazione la mia verga dura.
“Così voi ragazzi l’avete fatto con vostro papà?”
“Sì, ci siamo masturbati l’un l’altro, succhiati l’un l’altro, e poi papà ha inculato mee Michele. Lui dice che gli uomini lo fanno quando sono arrapati e non c’è della figa intorno.

” Rispose Marco.
Io ero vicino a sparare. Tolsi delicatamente la mano di Marco dal mio palo che sbavava. “E’ vero, ragazzi. Quello è ciò che fanno molti uomini quando hanno bisogno di scaricarsi. Infatti è quello che noi dovremmo fare adesso, non credete?”
I due ragazzi accennarono col capo e sorrisero. Io avevo un’idea. Guardando Michele gli chiesi: “E tui? Hai fottuto Marco o tuo papà?”
“Io sono il più giovane, io devo essere la topa.


Presi la rigida erezione di seta del ragazzo. “Ti piacerebbe incularmi?”
Gli occhi di Michele si accesero. “Sicuro!” Sorrise. “Per davvero? Mi piacerebbe!” Io afferrai l’erezione di Marco con l’altra mano. “Vi piacerebbe incularmi contemporaneamente?”
Sembrarono scioccati. Questo era qualche cosa che evidentemente non avevano mai fatto col loro papà. “Possiamo farlo?” Chiese a Marco. “Voglio dire, è fisicamente possibile?”
“Sicuro!” Risposi. “Voi ragazzi vi sdraiate sull’erba sula schiena, cazzo a cazzo. Fatemi prendere del lubrificante e vi mostrerò come.


Lasciai i fratelli arrapati per prendere del gel lubrificante. Quando ritornai in cortile Marco e Michele erano sdraiati sullo spesso morbido tappeto erboso della piscina, i loro culi e scroti erano pigiati l’uno contro l’altro. Presi due manciate di gel dalla lattina e cominciai a lubrificare l’uccello rigido di ogni ragazzo. Poi ne spinsi un po’ nel mio buco del culo e mi misi coi piedi ai lati delle cosce allacciate dei ragazzi.

Mentre mi accosciavo tenevo insieme i due cazzi rigidi per formarne un grosso pene e pigiai le teste contro il mio buco del culo. Mi spinsi verso il basso costringendo le loro cappelle a passare il mio sfintere e penetrare nel mio culo affamato. Sentii un bruciore momentaneo quando l’anello del mio culo si tese per accogliere il duplice cazzo, poi una sensazione di pienezza e beatitudine
quando la doppia asta scivolò oltre la prostata per riempire completamente il mio buco.

Con la faccia verso Michele cominciai ad incularmi sugli uccelli dei ragazzi mentre prendevo i morbidi capezzoli eretti del bel ragazzo, stringendoli e tirandoli con le dita, facendogli inarcare la schiena e chiudere gli occhi per il piacere.
Continuai a rimbalzare su e giù sul duplice cazzo mentre Michele cominciava a carezzare la mia erezione enorme. Marco cominciò a fottere ardentemente il mio culo, spingendo in su quando io mi accosciavo completamente giù e tirandosi indietro quando alzavo il sedere.

Ci vollero solo pochi minuti prima che Michele cominciasse a gemere e lanciasse un consistente ruscello di sperma dentro di me rivestendo di sborra il cazzo di suo fratello che aveva cominciato a vuotare il suo carico nel mio intestino. Sostituii la mano del fratello minore sul mio uccello con la mia e schizzai il bianco liquido bollente sulla sua faccia ed il suo torace.
Mi tolsi lentamente dagli uccelli colanti dei ragazzi e sentii il mio buco spasimare per il vuoto creatosi, ansioso di essere riempito di nuovo.

I ragazzi rimasero sdraiati sull’erba dalla piscina ansimando. Michele si passò una mano sulla faccia coperta di sperma e si succhiò la mia sborra dalle dita.
Mentre ci pulivamo e vestivamo, Marco sembrava piuttosto preoccupato; gli chiesi cosa c’era che non andava. “Non abbiamo mai fatto sesso con qualcuno che non fosse papà. Non voglio nasconderglielo, ma non so come dirglielo. ”
Gli strinsi affettuosamente la spalla soda. “Non preoccuparti, ci penserò io, fammi chiamare da tuo papà stasera, digli che voglio parlargli per prendervi nella squadra di lotta.


Carlo chiamò quella sera, gli dissi che volevo parlargli dei suoi figli e l’invitai a cena per la sera seguente. Piuttosto di malavogliai accettò ed offrì di portare del vino. La sera dopo all’ora precisa lui era alla mia porta. Gli diedi la mano, lo feci entrare ed accomodare sul divano mentre stappavo il vino.
Quando ritornai in soggiorno mi sedetti vicino al bel papà. Lasciai che la mia gamba pigiasse leggermente contro il suo ginocchio e la sensazione iniziò a far crescere l’uccello nei miei pantaloncini.

Carlo sembrava nervoso e pensai fosse per cercare un soggetto di conversazione. “Prima di tutto volevo dirti che penso che i tuoi ragazzi non avranno problemi di integrazione nella squadra. ” La faccia di Carlo si accese e sembrò si rilassasse un po’. “Sono forti, veloci e, cosa più importantemente, sono abili. Penso che diventeranno dei bravi lottatori. ”
Carlo continuò a sorridere. “Speravo che lo dicessi. ” Mi spiegò. “Come forse ti avrò detto io facevo lotta al liceo ed all’università.


Misi una mano sul suo avambraccio muscoloso. “Sembra che continui ad allenarti. ” Mossi la mano dal braccio dell’uomo ai suoi bicipiti massicci e strinsi delicatamente il muscolo duro come pietra. “Fai ancora lotta?” Carlo sembrò deluso. “No, da anni. Ho paura di essere arrugginito. Vado in palestra, ma non c’è nessuno con cui allenarmi. ”
Spinsi con più forza la mia gamba contro la sua. “Che ne diresti di un piccolo ripasso? Ho la stuoia nella camera degli ospiti.

Potremmo fare un piccolo match prima di cena. ”
Carlo sembrò un po’ combattuto. Si leccò le labbra mentre pensava alla mia offerta. “Forse un’altra volta, ho indosso solo gli shorts. ” Spiegò. Capii che lo voleva quanto me.
“Ho dei vecchi pantaloncini da lotta che dovrebbero andarti bene. ” Offrii. “Dai! Sarà divertente!”
Quando mi alzai era ovvio a tutti e due che il mio dick era completamente eretto e pronto per l’azione.

Incapace di resistere il mio vicino di casa si alzò ed accennò col capo. Indicando la strada lo guidai nella mia camera da letto.
Presi un paio di pantaloncini da lotta dal mio armadio e glieli gettai. Girandomi la schiena scivolò fuori dei suoi vestiti e indossò gli stretti shorts di lycra dandomi un’eccellente prospettiva del suo bel sedere muscoloso. Io scivolai nei miei a mala pena capaci di stringere la mia erezione nella borsa generosamente proporzionata.

Carlo si girò ed arrossì mentre guardava in giù al suo cazzo rigido chiaramente delineato dal lycra. “Bene. ” Disse alzando le spalle. “Credo di essere pronto. ”
‘Sicuro che lo sei!’ Pensai mentre mostravo a Carlo la mia stanza di lotta. “Sopra o sotto?” Chiesi.
“Sotto, credo. ” Rispose. Carlo si mise a quattro zampe ed io mi inginocchiai accanto a lui, una mano sul suo braccio, l’altra intorno al suo torace massiccio.

Anche con le mie braccio lunghe non riuscivo a trovare una presa comoda. L’uomo poteva essere arrugginito, ma era grosso e sodo. Non sarebbe stato facile.
Al tre tentai di girarlo sopra la schiena, ma lui si lasciò cadere sopra la pancia ed abbracciò la stuoia. Io precipitai sopra di lui. Pigiando il mio torace contro la sua larga schiena, provai a mettergli le mani sotto il torace mentre gli afferravo le cosce tra le mie gambe.

I miei sforzi diedero luogo al posizionare il mio cazzo eretto tra i suoi glutei carnosi. Quando lottò, i suoi muscoli del culo si strinsero spremendoci in mezzo il mio uccello, Carlo rispose spingendo il suo sedere contro il mio cazzo.
Feci scivolare rapidamente le mie mani sotto la sua pelvi afferrando il suo pene con la destra. Sorpreso, Carlo alzò a sufficienza le anche per farmi fare leva e girarlo sopra la schiena.

Io piantai il mio culo contro il suo inguine. Il cazzo di Carlo si seppellì nelle profondità del mio culo.
Incapace di spingerlo sul pavimento, spostai le mani sul suo torace e scavai con le dita nelle sode tette carnose dell’uomo. Carlo si irrigidì per la sorpresa. “Nessuno ha detto che dovevamo lottare correttamente!” Lo stuzzicai aumentando la pressione sui suoi pettorali. Carlo apparentemente fu d’accordo perché improvvisamente allungò una mano e tirò giù il davanti del mio costume facendo uscire la mia erezione massiccia.

La mia carne precipitò sopra la sua pancia arcuata con un forte ceffone. Distratto dal rumore e dal peso del mio cazzo e delle mie palle, Carlo crollò sulla stuoia con me sopra di lui. Il mio cazzo eretto era pigiato contro la sua pancia dura. Lo tenni per le spalle e portai la faccia vicino alla sua. “Il round è mio. ” Dissi. “Vuoi tentare di nuovo?”
Carlo mi sorrise cospirativamente. “Sai, mi sto divertendo più di quanto avessi immaginato! Ci puoi scommettere il sedere, voglio la rivincita!”
Carlo si inginocchiò accanto a me ed avvolse il suo braccio enorme intorno al mio torace afferrandomi il braccio con l’altra mano.

Il takedown fu veloce e lui riuscì a tirarmi su di se. Sentii l’uccello rigido di Carlo pigiare di nuovo contro il mio sedere.
Carlo fece un ponte costringendo più profondamente il suo cazzo nella valle fra i miei glutei stretti. Invece di rompere la sua presa, feci scivolare le mani dietro di me e gli tirai giù i pantaloncini mettendo in mostra il suo sedere. Usando ambedue le mani afferrai le sue natiche pelose dure come pietra e lo tirai contro di me.

Girai la testa ed eravamo faccia contro faccia.
“Voglio quel cazzo nel mio sedere, amico. Voglio che tu mi inculi per bene!” Ringhiai.
Carlo sembrò considerare la mia proposta. Improvvisamente, crollando sotto me, rilasciò la sua presa, permettendomi di girarmi in modo che giacessi contro di lui, torace a torace, le mie mani che continuavano ad afferrare il suo sedere. “No. ” Rispose. “Voglio che sia tu ad incularmi! Ho desiderato il tuo cazzo nel mio culo dalla prima volta che ci siamo incontrati.


Non potevo credere a quello che stavo sentendo, ma non avrei certamente rifiutato. Rilasciando la presa sul suo sedere, l’afferrai per le massicce spalle, piantai le mie labbra sulla sua bocca per ricevere un profondo lingua in bocca. Carlo spinse il suo inguine contro il mio lamentandosi di piacere.
Sentendomi al limite dell’orgasmo, intrruppi il bacio e mi alzai dal corpo sudato sotto di me. “Andiamo in camera da letto. Ti inculerò alla pazzia se è questo che vuoi!”
Aiutai il mio vicino di casa ad alzarsi e lo condussi in camera da letto.

Senza una parola scivolammo fuori dei nostri equipaggamenti di lotta e ci sdraiammo torace a torace sul letto. Presi un vasetto di lubrificante da sotto il letto e, mentre riprendevamo a baciarci, massaggiai il suo buco del culo ben disposto con la mia mano.
Carlo appoggiò il suo cazzo duro contro il mio e, interrompendo il bacio, guardò disperatamente nei miei occhi. “Per favore inculami papà. Voglio il tuo uccello nel mio sedere.

Tuo figlio vuole dentro il tuo sperma. Fottimi ora!”
Ero intrigato dal ruolo che Carlo stava giocando, ma decisi di chiederglielo più tardi. Inginocchiandomi sul suo bel sedere, unsi il mio cazzo e lo feci scivolare profondamente nella sua condotta. Carlo allungò una mano ad afferrare il mio culo tirandomi ulteriormente nel suo buco del culo.
Mi abbassai pigiando il torace contro la schiena larga e muscolosa dell’uomo e spinsi il mio uccello nel suo buco caldo, schiaffeggiando le palle contro il suo sedere ed allungando le mani al suo torace per torcere e tirare i suoi grandi capezzoli scuri.

Volendo dare a Carlo ciò di cui aveva bisogno, ringhiai nel suo orecchio per tutto il tempo. “Sì, figlio. Ti sto fottendo dannatamento il culo! Sto per sparare il mio sperma così profondamente nel tuo culo che ne sentirai il sapore! Papà sta chiavando il tuo bel buco!”
Mentre continuavo a spingere nel suo culo sul letto, lui alzò le anche ad incontrare ogni spinta. Carlo cominciò a gemere: “Cazzo, papà mi stai tirando fuori la sborra! Mi stai facendo sparare, papà! Oh, Dio.

Vengo. Sborro!”
Le parole di Carlo mi fecero partire, allagai il suo buco col mio sperma mentre lui sparava il suo carico sopra le lenzuola del letto. Sembrò che eiaculassi per sempre. Alla fine, lamentandomi di piacere, mi tolsi dal suo culo che mi mungeva e rotolai via mettendomi a giacere accanto a lui.
Carlo si girò verso di me con un sorriso trasognato. “E’ stato grande!” Disse. “Quello di cui avevo bisogno!”
“Tuo papà ti inculava, non è vero?” Chiesi carezzando la sua larga chiena fradicia di sudore.

“Sì, lo faceva e mi piaceva. Era un’importante parte del nostro rapporto. ”
“E tu inculi i tuoi ragazzi, non è vero?” Chiesi.
Carlo sembrò essere colto dal panico per un minuto, ma il tono della mia voce e le mie carezze dovevano avere un effetto calmante.
“Sì, lo faccio. È come con mio papà. È per mostrare che li amo. ”
“Lo so. ” Risposi. “Anch’io ho ‘giocato’ con loro.

Sono dei bravi ragazzi. ”
Carlo mi guardò interrogativaente.
“No, non li ho inculati. ” Spiegai rispondendo alla sua muta domanda. “Infatti sono stati loro ad inculare me. Non volevo invadere il tuo territorio. ”
Carlo sorrise di nuovo e, tirando la mia faccia alla sua, mi diede un altro bacio profondo. “Tutto ok, papà. Tu puoi fotterci ogni volta che vuoi. ”
Così dicendo chiuse gli occhi e si addormentò coccolato dalle mie braccia.

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Gioco a tre – Parte 1

A volte la realtà supera ogni immaginazione. O è il contrario?

Mi trovai nelle condizioni di affiancare una sorellina alla mia schiava. La ricerca per trovare questa sorellina era stata assegnata a lei. Un compito come altri, ma di diversa natura. Solitamente i compiti che le assegnavo riguardavano masturbazione, colpi auto-inflitti, self-bondage, esibizionismo e privazione del piacere. Il compito di trovare una sorellina, al principio, fu pensato per affiancare la mia persona quando dovevo svolgere determinate fasi complesse delle sessioni, senza poter riprendere il tutto in quanto impossibilitato dalla mancanza di 4 se non 6 mani, novella versione maschile della Dea Kali di antica memoria.

Con il passare del tempo, però, valutai insieme alla mia schiava di introdurre questo terzo elemento anche, ma non solo, per avere uno stimolo sessuale ulteriore. La dominazione di due schiave in contemporanea era un’esperienza che non avevo mai provato, così come non mi era mai capitato di fare sesso a tre, sia che il terzo incomodo fosse un uomo oppure una donna. Ragionando su questo, anche se comunque l’indole sottomessa era necessaria, in quanto lei avrebbe dovuto sottostare anche alle voglie della mia schiava, se io le avessi concesso questa opportunità, che la ricerca si ampliò, fino ad avere il risultato voluto.

Dopo un classico caffè esplorativo, passò ancora un breve periodo, e ci fu l’incontro vero e proprio. Per questioni di privacy relative ai nostri propri alloggi, ci accomodammo in un motel della zona.

Saliti in stanza, le schiave indossarono il collare, nero per la mia schiava principale, e rosso per la schiava novizia. Quei colori sarebbero stati anche i loro nomi, in quella sessione. Chiamare schiava avrebbe comportato possibili fraintendimenti.

Nera o rossa, e non ci si poteva sbagliare. Attesero in ginocchio, in bagno, mani dietro la schiena, mentre disponevo le attrezzature sulla panca posta ai piedi del letto. Quando ebbi finito le chiamai, e loro arrivarono, da brave cagne, camminando a 4 zampe. Agganciai il mio guinzaglio al collare di Nera, e la feci trottelerrare un pò per la stanza, fino in bagno, e la feci entrare nella doccia. Staccai il guinzaglio e lo attaccai a Rossa, anche lei zompettò un pò in giro, infine in bagno, la feci sedere sulla tazza.

Mi sbottonai i pantaloni, e tirai fuori il cazzo ben duro, andai dentro il box doccia e la gola di Nera lo accolse fino ai coglioni. Le scopai un pò la bocca, praticando anche il breath control, poi tornai da Rossa, le indicai Nera per farle capire che volevo lo stesso da lei, la feci scendere dalla tazza e mettere in ginocchio davanti a me, mani dietro la schiena, bocca spalancata. Anche la sua gola sentì il turgore del mio cazzo.

Non abituata, comunque sicuramente meno abituata di Nera a questa pratica, reagì con diversi conati al breath control.

Erano ancora vestite, l’unico senza pantaloni e mutande ero io, così decisi di farle spogliare, completamente. Notai qualche sguardo di imbarazzo lanciato da Rossa a Nera. Nera, forte della sua esperienza, guardava fieramente davanti a se. Mi posi di fronte a loro, palpeggiai i seni di entrambe. Quelli di Nera conoscevano bene le mie mani, quando le torsi i capezzoli mugolò di piacere.

Aveva un filo diretto tra capezzoli e figa, appena glieli strizzavo, lei si bagnava. Così non parve con Rossa, perchè quando glieli strizzai guaì di dolore, che strappò un mezzo sorriso dalla faccia di Nera. Andai verso il divano e presi clip da capezzolo, e le applicai ad entrambe. Presi poi dei pesi, e li agganciai alle clip di Nera. Il seno, allenato, si estese, e Nera non fece un fiato. Misi dei pesi dalla massa nettamente inferiore al seno di Rossa, e di nuovo guaì per il dolore.

Cominciavo a capire perchè aveva detto, durante il caffè, di avere poca esperienza. Aveva un carattere sottomesso, questo era fuori discussione, ma il corpo non era stato esattamente allenato. Staccai le clip ed i pesi, feci sdraiare sul letto Nera, culo di fuori, e Rossa in ginocchio. Presi la cinghia dal divano, e mentre sentivo il sospiro di Nera, che sapeva cosa la aspettava, feci mettere faccia a terra Rossa, a leccarmi i piedi.

Le 30 cinghiate fecero assumere alle natiche un colore rosso molto acceso. Quando feci alzare Rossa, e vide ciò che era diventato il culo di Nera, le sua guance avvamparono. Ora toccava a lei. Prese posto sul letto mentre Nera si dedicava ai miei piedi, con una dedizione ed una passione che Rossa non aveva manifestato. Con Rossa, vista la sua scarsa esperienza, mi limitai a 10 colpi. Se Nera aveva subito i colpi, contanto e ringraziando ad ogni colpo, senza altro proferire, con Rossa non fu così.

Contò e ringraziò, ma la voce si fece sempre più rotta e flebile, e lunghe e calde lacrime le rigarono il volto. Le natiche di Rossa, dopo i colpi, erano segnate per bene, in certi punti erano comparsi dei lividi, che le natiche di Nera non avevano. Anche stavolta, questione di abitudine. Feci assistere la schiava novella dalla schiava esperta, che le spalmò un unguento lenitivo, approfittando della situazione per allungare le mani…

Continua….

Insospettabili piaceri – L’incontro

Dario si impegnava,il sudore le colava dalla fronte e dalla schiena mentre stantuffava Lucia.
Il missionario rappresentava un buon 80% di ciò che facevano a letto. Le altre posizioni risultavano difficili per Dario e per il suo pene,in particolare la pecorina.
Tutto lo sforzo che il ragazzo metteva era l’unico modo per poterle provocare godimento. Lucia d’altro canto apprezzava l’impegno e cercava di venire incontro al partner incitandolo e offrendo il più possibile spazio al membro di lui.

Godeva,ma non troppo. Per quanto quel docile fidanzatino si impegnasse, i cm mancanti si facevano sentire e il fatto che il corpo nudo di lui non la attraeva particolarmente da principio,non l’aiutava di certo. Spesso Lucia era costretta a volare di fantasia ma anche in quei casi la goduria era limitata. La nascondeva bene sapendo anche che col profilattico addosso lui non poteva sentire e sue mancate venute.
L’amplesso terminava col classico avviso di Dario “Tesoro sto per venire!!!”.

A quel punto Lucia allungava una mano verso il basso ventre ,pronta ad impugnare il membro di Dario che usciva dalla sua vagina. Tre,quattro avanti e indietro e Dario veniva imbiancando il condom. Lucia guardava il viso estasiato di Dario ma quasi mai il pene e il condom pieno di seme; quel tipo di visione non l’attraeva proprio.
Finiva così quasi sempre,lui stremato e soddisfatto,lei sfinita dalla pazienza e in quasi costante recita.

“A te è piaciuto amore?”
“Certo tesoro,è sempre bello fare l’amore con te!” rispondeva sistematicamente lei,mentendo.
Le settimane passavano,i rapporti amorosi tra i due non erano frequenti e Lucia era quasi costretta a sopportarli. Non erano spiacevoli ma neanche goduriosi come si era illusa di poterli trovare.
Dario continuava a comportarsi come fidanzato ideale: tenero,affettuoso,fedelissimo e leale e nel sesso era ammirevole come impegno. Ecco perché Lucia riusciva comunque a sopportare quei 20 minuti ,gli voleva bene.

Di questa insoddisfazione ancora non ne aveva confidato nulla alle amiche.
Dario di tanto in tanto provava ad azzardare qualcosa di più ma con scarso successo.
Quasi timidamente le chiese: “Ti va di prenderlo in bocca amore?”
Ma lei declinava sempre l’offerta: “No,mi spiace tesoro,io certe cose non voglio farle,spero che questo non pesi per te”
e Dario,seppur deluso ,annuiva: “Va bene amore,se un giorno ti andasse di farlo non esitare a dirmelo!”
Dario sentiva dai suoi amici quanto fosse bello il sesso orale.

Lo sentiva da quando era adolescente e in qualche storiella passata lo aveva ricevuto ma mai con passione.
Non voleva passare per sfigato e mentiva spudoratamente dicendo di riceverne sempre molto e di aver toccato il paradiso diverse volte.
Sapere che Lucia non lo faceva però nella realtà lo rattristava. Quel visino da ragazza dolce e carina era perfetto per lui,avrebbe fatto volentieri dei facial con lei,la scena lo avrebbe sicuramente fatto godere il doppio.

Non poteva neanche accennarle dell’anale poi,lì era proprio fantascienza con lei che trovava fastidioso persino che lui avvicinasse il dito al buco.
Era un peccato,lei aveva due natiche splendide di cui stupidamente era complessata.
Lucia era troppo schizzinosa e non era minimamente disposta a concedere quel tipo di cose.
Non shittava proprio la molla che la sbloccasse se mai esistesse.
Dario riusciva comunque a farsi consolare dalle mani di lei che nei preliminari e nell’amplesso finale lavoravano come quelle di una fata; era un abile mungitrice e sapeva farlo venire con facilità.

Arrivarono i giorni delle presentazioni agli amici. Fu prima Dario a farsi conoscere dalle amiche di Lucia. Erano passati già due mesi dalla loro relazione ma entrambi si erano tenuti sul vago con i rispettivi amici: “frequento una persona” dicevano. Dopo quelle fasi iniziali di assestamento avevano deciso di farsi conoscere.
Dario fece buona impressione; era simpatico e buono anche se esteticamente non era una cima.
Passava come un tipo anonimo e anche per le amiche di Lucia lo fu.

Loro mentivano all’amica “Dai,è carino e simpatico,siamo felici per te!”. In realtà pensavano ad altro “Sarà pure simpatico ma Lucia poteva sicuramente trovarne uno più carino!Ha gusti strani lei” e Lucia conoscendole intuiva quali erano i veri pensieri. Poco male,a lei andava bene Dario,almeno per ora.
Quando fu il turno delle presentazioni di Lucia agli amici di Dario avvenne la vera svolta.
Mario,Davide e Gianni li aspettavano in un bar del centro,seduti al tavolino.

Lei si era vestita bene,elegante,sexy ma non di sicuro volgare o provocante. Era fine estate, magliettina verde orlata, piccola scollatura,gonna lunga anch’essa verde e sandali bassi. Smalto rosa.
Sapeva truccarsi bene e passava da ragazza carina a bella ragazza.
Già vedendoli arrivare da lontano Davide e Mario iniziarono a commentare tra loro:
“Va che bella fica ha trovato Dario!”
Erano piacevolmente sorpresi. Le altre esperienze di Dario erano state con ragazze anonime quanto lui,ne carne ne pesce.

Lucia a confronto pareva una modella e truccata e vestita elegante per l’occasione aveva già raccolto consensi. In tutto ciò però passò quasi inosservato il silenzio di Gianni. Li aveva visti arrivare ma non riusciva a staccare gli occhi da Lucia,ne fu folgorato.
Mora,slanciata,due fianchi stupendi ,femminile ma mai volgare,viso con occhi profondi,scuri da verace mediterranea. Il pene ebbe un sussulto ma la situazione non doveva scadere così,rivolse quindi subito lo sguardo a Dario e i cattivi pensieri svanirono.

Tutti e tre si alzarono dalle sedie e si presentarono. Mario e Davide erano anonimi un po’ come Dario.
Ragazzi normali senza particolari attributi fisici ma cordiali e simpatici,gente per bene.
Quando Lucia notò Gianni invece per un attimo arrossì,fu questione di secondi e sotto il sole estivo passò inosservata a tutti ,tranne a Gianni ovviamente. Era nettamente il più bello dei 4 ,Dario compreso. Moro,alto 1 metro e 80, spalle larghe, petto ampio, cosce grosse e natiche potenti, praticava calcio con una squadretta della città, mediocre giocatore.

La visione di quel figliuolo provocò in Lucia una vampata. Si strinsero la mano e si presentarono. Entrambi sorrisero imbarazzati e tra loro pensarono “Dio mio che sfiga,doveva capitare a me?!?!?!”.
Già,in quella stretta di mano passò elettricità,passarono ormoni,sensazioni ed emozioni.
La sfiga sembrava averli travolti. Era mai possibile trovare tanta chimica in così poco tempo in una persona così vicina ma così distante?!?!?! Vicini lo erano fisicamente ma la distanza era tanta.

Lui caro amico del fidanzato di lei,lei a sua volta fidanzata del caro amico. L’ormone però ormai era impazzito e entrambi intuivano che l’attrazione era shittata sia in lui che in lei. Erano bastati pochi secondi e in quei pochi secondi Dario,Mario e Davide parevano non esistere.
Furono riportati comunque alla realtà e come nulla fosse si sedettero tutti insieme allo stesso tavolo facendosi conoscere. Tra una chiacchiera e l’altra tra i due ci furono occhiate fugaci sperando di non esser notati da Dario.

In cuor loro non volevano esser infedeli al povero ragazzo,amico e fidanzato premuroso ma quella molla chimica ormai era esplosa, arrestarla o accettarla e dare il tutto in mano al destino? Pensieri che li avrebbero accompagnati da quel giorno in poi.
Arrivò l’ora di andare via per Dario e Lucia. Salutarono gli amici ,giusto l’ultimo sguardo tra Lucia e Gianni che sapeva di un dolce arrivederci e poi via,ognuno tornò per la sua strada.

Lucia fece l’amore con Dario cercando di non pensare troppo a Gianni ma ottenne l’opposto e mentre Dario la scopava senza successo lei era in un altro pianeta,con pensieri non ancora peccaminosi ma vicini all’esserlo.
Gianni dal canto suo la vide allontanarsi mano nella mano con Dario. In quell’istante invidiò il suo caro amico che avrebbe potuta spogliarla da li a poco,toccata ed esplorata nell’intimo e chissà cos’altro. La vide da dietro e notò quel fondo schiena bello e importante…per pochi secondi immaginò la possibilità di afferrare quelle natiche

Pensieri scacciati via quando gli amici lo richiamarono nel mondo reale.

“Beh che te ne pare di sta Lucia?Mi sa che Dario ci ha fatto bingo stavolta!”
“Non male direi,forse troppo piccole le tette” disse Gianni facendo il finto perfezionista. Lucia le era piaciuta eccome,seno piccolo compreso.
Entrambi,Lucia e Gianni,si pensarono.
Appena la sera Dario accompagnò Lucia a casa,dopo l’ennesimo amplesso tra il goduto e il recitato,lei una volta infilatasi a letto sbirciò nel suo smartphone,cercò Gianni su Facebook e sbirciò incuriosita negli album pubblici.

Le piaceva in tutto,dal viso da furbo a quel corpo…Già quel corpo statuario l’ammaliava. Definito,curato,possente…L’album delle foto al mare lo divorò. In una delle foto Gianni si mostrava con addosso degli slip troppo provocanti per una donna. Il numero di like femminili sotto la foto ne era la prova. Qualcuna quasi spudoratamente commentava con battute sul pacco. Nonostante nella foto il pene fosse a riposo Lucia ne apprezzò il consistente volume e sottovoce,sotto le coperte disse fissando la foto:
“Oddio ma è meraviglioso!”
Faceva troppo caldo ora,levò le coperte,aprì ancora di più la finestra della sua camera e si chiuse dentro a chiave per non esser disturbata dai genitori…si masturbò come mai prima immaginando Gianni su di lei…

A qualche km di distanza,in un altro condominio,in un altro appartamento anche Gianni sbirciò le foto di Lucia sul noto social network.

Quel viso ,quel corpo lo stuzzicavano non poco e il suo membro premeva sui boxer eccitato da quei pensieri. L’idea del farselo mungere da quella fanciulla lo faceva impazzire

Pensieri osceni che trovarono soddisfazione per entrambi con l’automasturbazione e con abbondanti venute. Dario non esisteva più,erano bastati ad entrambi 30 minuti di un semplice incontro tra amici per capire che dovevano vedersi,dovevano frequentarsi in qualche modo,dovevano scoparsi!
Questo per loro fu solo l’inizio e purtroppo per Dario il meglio doveva ancora venire….

Consapevole.

Questa è una storia vera al 85% ho cambiato pochissimo per via che qualcuno risalga a noi. Circa dieci anni fa lavoravo come commessa è ho avuto una storia col mio datore di lavoro che qui chiamerò Pino. Era da 1 anno circa sposata e quando mio marito seppe il tutto divento una bestia, ma poi col passare del tempo le cose cambiarono, lui voleva che gli raccontassi tutto ,di quanto l’aveva lungo e grosso, quanto durava, se io godevo ecce cc….

tutto ciò lo eccitava come un cornuto e mi scopava più frequentemente di prima e quasi meglio.
Vado al sodo e risaliamo ad oggi ,cioè dieci anni dopo. Un giorno, l’ho rincontro nel supermercato dove io andavo a fare la spesa, ci salutiamo, e parlando del più e del meno, d’ un tratto mi dice , sai Sissi….., tu sei molto più sensuale di prima, mi fai eccitare solo a guardarti, ti andrebbe di appartarti da qualche parte in intimità.

Io gli risposi no meglio che vieni a casa mia ,mio marito rientra tardi e abbiamo oltre 2 ore disponibili prima che rientrino i miei figli, lui mi chiedeva se ero sicura, perché se tuo marito lo venisse a sapere succedeva il finimondo…………lui non era al corrente che mio marito sapeva della nostra ex storia.. Accettò l’invito anche se onestamente era un pò titubante…. bhe’ per farla breve arriviamo casa mia,lo faccio accomodare in un divano, gli offro un caffè, mi sentivo anche un po’ imbarazzata onestamente….

Lui è bravissimo a tranquillizzarmi è veramente piacevole la sua compagnia ad un certo punto si alza dicendomi che deve andare in bagno ………. al suo ritorno noto la cerniera dei suoi pantaloni abbassata e si notava il cazzo duro, ed ho pensato di farlo sedere davanti a me sul divano, gli tira fuori il cazzo che da duro si era afflosciato di colpo, gli dico di rilassarsi, e gli do un bacino sul cazzo ancora molle… mi fa segno di toglierli i pantaloni….

lo faccio, e riprendo a dargli dei bacini sulla cappella, scendo sino ai coglioni e inizio a leccarmeli, lo tiro verso di me facendogli allargare le gambe e iniziare a leccargli sotto i coglioni dalla fine dei coglioni al buco del culo lo lecco e succhio gli è tornato duro in un’ attimo, e abbiamo iniziato un bel 69 , Pino mi ha detto sospirando che non resisteva che stava per godere, neanche il tempo di finire la frase che mi ha sborrato in bocca anche l’ anima.

Io non ha fatto una piega anzi…. lui mi guardava sorridendomi. intanto che lui riprende le forze, io mi scuso dicendo che devo telefonare a mio marito e vado nella mia stanza da letto , appena ritorno, mi siedo accanto a Pino e lui mi dice se mi è piaciuto’ Gli dico di si e che ho tanta voglia di fare l’amore con lui, mi avvicino all’orecchio dicendogli, voglio sapere se ti proponessi un gioco …..come reagiresti.

dipende dal gioco mi risponde Pino …. …..giochiamo a carte scoperte gli rispondo, tu mi piaci molto e tu lo sai benissimo. Io amo molto mio marito, e lui prova piacere a vedermi scopare con te …lui è felice di essere cornuto, io sono felice di fare la tua troia, tu accetteresti questa situazione’???? Pino era onestamente molto sbigottito, era la prima volta che si trovava in una situazione del genere, in quel momento lo attraversavano mille pensieri pe la testa, io nel frattempo mi riabbasso con la bocca sul suo cazzo e lo risucchio facendolo ridiventare duro….

me lo caccio tutto in bocca sino ai coglioni ……Pino mi dice sei davvero una fantastica vacca, su e giù con la bocca su tutta la lunghezza del suo cazzo un po’ di volte poi mi fermo.
Pino si siede meglio sul divano, io mi inginocchio su di Pino e mi infilo il cazzo nella figa , ci guardiamo in faccia, e gli sussurro …. a lui piace quello che ti ho proposto….

mi piace scoparti mi risponde Pino aggiungendo sei favolosa………io gli sussurro dolcemente,sai cosa sono salita a fare prima? no e non me ne frega niente risponde Pino….. io , fermo il bacino col suo cazzo ben piantato dentro e vicino all’ orecchio gli dico…. stai tranquillo…..perchè ti fermi Sissi? io”’ ripeto stai tranquillo, mio marito è nella stanza da letto e ci stà guardando prima sono andata la a baciarlo col sapore del tuo sperma in bocca….

e riprendo a scoparlo… CAZZO…. esclamò lui ma dai non è vero……io rido…. Pino al quel punto capisce che è tutto vero ma stranamente a posto d’incazzarsi si eccità di più, mi fa scendere dal divano, mi mette alla pecorina e comincia a pomparmi con foga…. sei una troia , sei una gran troia…. mi scopa con decisione ed io sto per godere……dai Pino… non fermarti …scopami …. continua a pompare ….

Lui,Sissi hai una figa fantastica…sente i miei sospiri più frequenti si sfila da me e si gira dicendomi aprimi la bocca …. lo prendo in bocca
in ginocchio, lui in piedi mi abbraccia mettendomi tutto il cazzo, e prendendomi a colpi di cazzo sulla mia bocca …..sborra nuovamente nella mia gola urlando Sissi sei una troia………la mia troia finito di venire mi guarda e mi dice…mi piaci tanto…. chiama tuo marito….

lui viene con un sorriso cordiale e la bacia in bocca …..….