Archivio mensile:Luglio 2013

io e alby – parte 1

premessa: questo è la prima volta che scrivo. perdonate lo stile. tutti i racconti sono storie vere. prossimamente cercherò d postare foto!

io e alby ci vediamo solo d’estate perchè io abito in un paese della calabria dove lei viene con i suoi in vacanza. io, lei, mia sorella e suo fratello eravamo un bel gruppo. da bambini giocavamo insieme ogni giorno e da adolescenti uscivamo insieme ogni sera. da quando è cominciata la mia adolescenza ho però iniziato a provare una forte attrazione per alby.

già da quando io avevo 15 anni, il suo corpo iniziava a trasformarsi, era snella, ma con un bel culetto e due seni una volta solo abbozzati ma ora enormi. lei è stata la prima a causarmi un’erezione, la prima a cui ho pensato masturbandomi, e la prima contro cui mi sono strusciato. infatti le nostre partite a nascondino o a calcio erano diventate per me solo un’occasione per avvicinarla il più possibile. le mie “marcature” erano solo un appostarmi dietro lei e strusciarmi sul suo sedere, mentre a nascondino la portavo con me a nasconderci nei posti più stretti e li facevo entrare in azione la mia “mano morta”, pronta sempre a star vicina al suo sedere quando le dicevo “ferma immobile che arriva qualcuno”.

da ragazzina era molto ingenua!il massimo della palpata è stato però per i miei 18 anni (lei 16). serata con discoteca sulla spiaggia. mia sorella e suo fratello (che diventeranno il “problema” dei nostri futuri incontri) non volevano ballare, perciò eravamo solo noi due. io non sapevo ballare, lei faceva danza da anni, ma nn mi interessava. per due ore non feci altro che ballare col mio pube incollato al suo ventre, sperando che sentisse l’erezione che mi stava provocando, ma lei sembrava nn accorgersene, durante i nostri “balli” più volte le palpai il sedere ma niente.

comunque per me fu un esperienza indimenticabile.
estate dopo. quando la rividi era molto più sviluppata(i seni adesso erano veramente enormi per una della sua età). inoltre mi era giunta voce che avesse anche avuto qualche ragazzo. per tutta l’esate non riuscii ad “approcciarla”, ma, proprio una settimana prima che se ne andasse, successe l’incredibile! stavam tornando a casa dopo una serata, sempre coi nostri fratelli, e decidemmo d farci qualche foto di gruppo.

ci mettemmo in un posto sperduto che era il nostro luogo di ritrovo quando giocavamo da bambini. io mi misi accanto a lei su un muretto per le foto e i nostri fratelli ai nostri piedi. lei teneva la macchina fotografica, e io le misi una mano sulla bassa schiena, iniziando a massaggiarla. che pelle liscia e delicata che aveva. continuavo a dire di fare foto perchè non volevo che quel momento finisse, e foto dopo foto abbassavo sempre più la mia mano, finchè non cominciai ad accarezzare l’inizio del suo sedere.

in quel momento con una specie di shitto tirò via la mia mano da lì, ma non mi guardò. continuammo con le foto, continuai a cercare di entrare nella sua minigonna e lei mi respinse di nuovo. i nostri fratelli a un certo punto si stancarono delle foto e ci dissero “andiam a vedere le stelle che lì si vedono da dio” e io dissi “no dai facciamo un altro paio di foto e vi raggiungiamo”.

non mi aspettavo che alby avrebbe acconsentito. poggia nuovamente la mano sulla sua bassa schiena e la carezzai delicatamente. mentre lei shittava foto, e io le dicevo fanne ancora una (facevo apposta a venir male), scesi sempre più, sapendo che come prima mi avrebbe respinto. arrivato in prosssimita del suo sedere anzichè carezzarlo fino ad essere respinto provai il tutto per tutto e infilai la mano nella sua minigonna. e avvenne qualcosa che mi sorprese: alby mi prese per la maglia e mi baciò.

ma non a stampo. mise la sua lingua mella mia bocca. rimasi immobile. era il mio primo bacio. non sapevo che fare. avevo la lingua di alby in bocca. lei la teneva così rigida che non riuscivo quasi a muovere la mia. non sapevo che fare. l’altra mano libera la poggiai sul suo ginoocchio, ma un secondo dopo non resistetti ed era già sulle sue mutandine. la sentivo calda. sentvo i peli sottili. la massaggiai.

provai a spostare le mutandine e appoggiai le dita su quella cosa che conoscevo solo dai film porno. era morbida, umida e calda. premevo con le mie dita su quel bendidio. lei smise di baciarmi, mi guardò fisso negli occhi ansimando e mentre io le misi stavolta la mia lingua nella sua bocca lei poggiò la sua mano sui miei jeans e cominciò a massaggiare il mio pene, ormai enorme. io continuavo a premere sulla sua figa, ma l’eccitazione e le mutandine non mi permisero di andare oltre un delicato massaggio.

smisi di nuovo di baciarla e vedendola cercare di impugnare il mio pene attraverso i jeans le dissi “vuoi tenerlo in mano?” lei mi sussurrò “si” eio ripresi a baciarla e mi sbottonai i pantaloni, permettendole d entrare nei miei boxer e di impugnare il mio cazzo. mentre lei mi masturbava, anch’essa ostacolata dai mie boxer, cominciai a baciarla sul collo puntando alle sue tette. iniziai a leccare la parte alta del suo seno, e con la testa stavo per infilarmi nella sua camicetta, ma lei mi fermò sorridendo “non puoi spogliarmi qui”.

continuammo ancora un po’ a baciarci e masturbarci reciprocamente. a un certo punto sentimmo i nostri fratelli riavvicinarsi e ci ricomponemmo di colpo. non riuscii nemmeno a venire. tornammo a casa, ci salutammo e lei mi sorrise maliziosamente mentre si apprestava a baciarmi la guancia. mentre ero sul letto mi arrivò un suo messaggio: “eri ubiaco?” risposi: “no. tu?” “io nemmeno :)” ” mi è piaciuto! 🙂 voglio rifarlo” ” anch’io! ma senza i nostri fratelli!” “certo! troveremo un modo” “notte caro! un bacio” “notte alby!”

prossimamente continuazione e foto!.

Quella Vacanza In Montagna Con Mia Cugina Samantha

Non ricordo nemmeno quanto tempo é passato da quella notte di sesso con mia cugina Samantha. Se poi di sesso si puó parlare, visto che avevamo trascorso la sera di Natale a masturbarci a vicenda sotto le coperte. Forse dieci anni, magari di piú. All’epoca frequentavamo ancora la scuole superiori ed ora ci trovavamo entrambi all’ultimo anno dell’Universitá. Non siamo mai andati particolarmente d’accordo, nonostante frequentassimo le stesse amicizie e fossimo obbligati ad incontrarci anche alle feste comandate con le rispettive famiglie.

Mi ricordo che Sam non perdeva occasione per provocarmi a livello sessuale. Sapeva di essere una gran fica: mora, alta e con una carnagione scura tipica delle ragazze con orgini del Sud. Chiunque avrebbe fatto carte false per scoparsela o anche solo per baciarla o toccargli quella terza misura abbondante! Io cercavo di stargli lontano, anche se appartenente al sesso femminile, era pur sempre mia cugina. Cercavo di stargli alla larga anche quando andavo a trovarla a casa sua e Lei faceva finta di non sapere che io fossi lí: apriva la porta del bagno, si mostrava nuda per un secondo e poi la richiudeva dicendomi che pensava non ci fosse nessuno.

Oppure quando andavamo tutti a cena dei suoi: non c’era stata una sola volta che si fosse messa le mutandine. Ogni occasione era buona per mostrarmi la sua fica, come quando si sedeva sul divano ed apriva le gambe per poi richiuderle appena passava la madre o qualcun altro della famiglia. Lo ammetto, me la sarei voluta scopare Samantha, mettergli dentro tutto il mio cazzo e riempirla di sborra fino alle orecchie. Credo che una volta mi fossi fatto anche una sega sotto la doccia pensando a Lei.

Ma non sono mai andato fino in fondo, non volevo dargliela vinta. Se voleva il mio pisello dentro di sé, doveva dirmelo apertamente, perché io non avrei ceduto. Almeno fino a quel giorno, dove le carte si ribaltarono e fui io a provocare Lei.
Era un fine settimana invernale. Avevamo prenotato, con degli amici dell’Universitá, delle camere in un albergo in montagna per tre giorni. L’idea era di regalarci un’ultima vacanza sulla neve, tutti insieme e prima che la stessa scomparisse lasciando posto alla primavera.

Ognuno aveva la propria stanza e quello che accadde tra me e Samantha, si verificó la mattina dopo il nostro arrivo. Mancavano almeno due ore all’appuntamento, avevo appena fatto colazione in camera e decisi che c’era ancora tempo per fare qualche fotografia. Era all’Universitá che inizió la passione per le foto, le foto di nudo, le foto di me nudo! Mi ero reso conto che il mio corpo piaceva, il mio uccello piaceva e quindi pensai di condividerlo con il Mondo.

shittavo foto in ogni occasione: al mare, nei boschi, durante le vacanze, ovunque. Poi le mettevo On-Line sui siti per adulti autorizzati. In fondo non avevo fatto altro che anticipare i moderni Social Network dove tutti si raccontano tutto & tutti mettono le foto di tutti! Solo che qui ci si mostrava al naturale senza inibizioni. Negli anni successivi poi feci anche la conoscenza di ragazze con la mia stessa passione, dove io fotografavo loro & loro fotografavano me.

Ma questa ve la racconto un’altra volta. Torniamo a quella mattina.
Presi tutto il necessario per vestirmi e lo misi nel bagno, poi presi la mia macchina fotografica digitale, una delle prime dell’epoca e la poggiai su una mensola. Mi tolsi il pigiama ed inizia a shittare foto. Ne feci molte a figura intera da diverse angolazioni, poi qualche primo piano sul mio pisello ed infine le ultime con il mio cazzo in erezione.

Ne feci anche qualcuna sotto la doccia mentre mi insaponavo, masturbavo con il bagno schiuma. Facevo scivolare la mia mano lentamente sul mio pisello che iniziava ad ingrossarsi, poi con delicatezza ed aiutato dal sapone toglievo la pelle da sopra la cappella mostrando un grande fungo rosso, ed altre foto in primo piano. Molte ragazze si sarebbero bagnate nel vedere quegli shitti. Dopo quasi un’ora di shitti e con l’uccello che reclamava riposo, decisi che c’era tempo per fare anche un breve filmato mentre sborravo.

Avrei unito l’utile al dilettevole: fare il Video e svuotare le palle dopo che si erano gonfiate durante il servizio fotografico. Impostai la macchina fotografica su REC e mi misi di fronte ad essa. Peccato che a quei tempi non ci fosse ancora l’audio per le riprese, perché sono sicuro che qualcuna si sarebbe eccitata da morire nel sentire il rumore di tutte le schizzate di sborra che avrei diretto sul vetro del box doccia.

Stavo per iniziare a farmi una sega, quando qualcuno suona alla porta. Presi l’asciugamano, me lo misi intorno alla vita ed andai ad aprire. Era mia cugina! Potevo dire “ciao” al mio video.
“Cosa vuoi Sam?”
“Buongiorno anche a te Chase. Voglio farmi una doccia prima di sera. Sabrina é in bagno da piú di un’ora!” Rispose Lei.
“Bhé… tante volte non te ne fossi accorta, stavo per fare anch’io la stessa cosa! E poi ti avevo detto di fare come tutti e prenderti una camera singola” Dissi mentre Lei entrava nella mia stanza.

“Volevo risparmiare, ed allora? Prestami un asciugamano ed in cinque minuti sono fuori” Continuó Sam. Era tanto una gran fica quanto insopportabile e quel leggero pigiama che modellava il suo corpo, iniziava a farmelo diventare duro. Ma dovevo controllarmi, non volevo dargli la soddisfazione di fargli vedere il mio uccello drizzarsi ogni volta che la spogliavo con gli occhi.
“Non ho altri asciugamani a parte questo che ho intorno alla vita” Gli dissi.

“E quindi? Non sarai mica timido? Levatelo e dallo a me!” Disse Samantha con tono spavaldo. Stava servendo la mia vendetta su un piatto d’argento, avevo deciso che prima poi sarei stato io a provocare Lei e quella fu l’occasione giusta. Senza esitazione e con naturalezza, mi tolsi l’asciugamano rimanendo nudo davanti a mia cugina. Non credo si aspettasse una mossa simile, perché diventó completamente rossa! Diversi secondi di silenzio, qualche sguardo piú lungo del solito di Lei rivolto al mio pisello ed infine io che mi prendevo la mia rivincita vedendola imbarazzata.

“Ti sei incantata Sam? Non dirmi che é il primo che vedi? Ecco il tuo asciugamano comunque!” Dissi mentre glielo passavo. Non commentó ulteriormente Sam. Prese l’asciugamano e si chiuse in bagno. Vittoria! Successivamente mi sdraiai sul letto in attesa che finisse di farsi la doccia. Non feci in tempo a rilassarmi un paio di minuti che un pensiero si fissó nella mia mente: la macchina fotografica era rimasta in modalitá REC! Non sapevo se preoccuparmi o essere contento.

Contento perché con la ripresa di Lei nuda avrei potuto fare di tutto, preoccupato perché mi avrebbe fatto qualche domanda sul motivo per cui quella macchina fotografica era in bagno. Ma dopo qualche secondo di meditazione, sorrisi con me stesso. Avevo giá un’idea. Per essere una donna non ci mise comunque molto, poco piú di venti minuti per una doccia. La vidi uscire, stranamente piú sudata di prima, ma in ogni caso pronta a riprendere il controllo di sé dopo l’imbarazzo di avermi visto nudo.

“Il tuo asciugamano é nel bagno, io ho finito” Disse Sam.  
“Ce ne hai messo di tempo! Non é che ti stavi facendo un ditalino pensando al mio cazzo?” Le risposi alzando la posta del dialogo. Non avevo nessuna intenzione di smettere di provocarla. Una volta tanto doveva essere Lei a sentirsi a disagio. E mentre ci scambiavamo battute e frecciatine varie, mi diressi verso il bagno, non intenzionato comunque a coprirmi e presi la macchina fotografica.

Controllai subito quello che aveva ripreso e… e quello che vidi andava oltre ogni mia aspettativa, oltre ogni mia immaginazione. Nel video non c’era mia cugina nuda, o meglio, lo era….. ma… ma oltre che nuda, si stava facendo un ditalino sotto la doccia. Si vedeva distintamente Lei a gambe divaricate con la mano in mezzo alla sua fica, per poi toglierla e lasciare alla pressione dell’acqua del soffione della doccia masturbare le sue grandi labbra.

Non ci potevo credere. Ora si che mi sarei divertito. Tagliai subito la parte iniziale dove c’ero io, cancellai tutte le foto del mio uccello e mi preparai a sferrare l’ultimo colpo a Samantha.
“Mi stai ascoltando Chase? E poi cosa hai da ridere?” Disse Lei.
“Si, certo che ti ascolto Sam, ma vedi… fai tanto la fica, quella che se la tira, quella che sá che tutti se la vogliono scopare e poi… e poi alla vista del pisello di tuo cugino corri in bagni a masturbarti” Colpita.

Divenne di nuovo rossa, ma cercó di difendersi come meglio poteva.  
“Ti piacerebbe cugino mio. Ma mi stavo semplicemente facendo una doccia, al tuo uccello non ci pensavo aminimamente. Anche perché di quelli ne posso avere quanti ne voglio e quando li voglio!” Mi rispose cercando di attaccarmi. Era arrivato il momento di affondarla.
“Questo é quello che racconti a te stessa? Io non ci credo. Lo sai….. stamattina volevo fare qualche ripresa al paesaggio qui fuori, dal bagno si vede uno splendido panorama.

Cosí ho preso la macchina digitale ed ho iniziato a fare un Video, fino a quando tu non hai bussato alla porta… allora per la fretta di aprirti, l’ho poggiata su quella mensola ancora in modalitá REC e dopo…” Non c’era bisogno che continuassi, ancora rossa in volto, si avvicinó e mi strappó dalle mani la macchina fotografica. Aveva immediatamente capito tutto. Lasció passare qualche secondo, il tempo di sincerarsi che i suoi sospetti fossero fondati.

Non appena visionó il video con Lei che si faceva un ditalino, aggiunse:
“Sei un maiale, cosa vorresti farci con questo?”
“Cosa voglio farci? Assolutamente niente! Appena sarai uscita da questa stanza cancelleró tutto quello che c’é sulla scheda, ogni singolo dato! Ma tu sai che io so e questo mi basta” risposi sicuro di me.
“Chase tu… tu sei…. tu sei un…..” balbettó Samantha. Non la feci finire di parlare e mi avvicinai sempre piú a Lei.

Sentivo il sangue fluire al mio cazzo. Senza dire una parola gli presi la macchina digitale e la buttai su una poltrona. Contemporaneamente avvicinai il mio viso al suo, mentre posai la mano destra sulla sua fica. Non oppose resistenza. Iniziai a baciarla ed intanto strofinavo i pantaloncini tra le sue grandi labbra. Rimanemmo cosí per qualche minuto, tra baci e toccate varie. Fino a quando non ebbi la sensazione che il suo pigiama iniziava ad inumidirsi.

Si stava bagnando tutta ed io sentivo il mio pisello che iniziava a drizzarsi. Mi staccai da Lei, misi entrambe le mani su i suoi fianchi e lentamente gli abbassai il pantaloncino. Fece un passo indietro, alzó una gamba, poi l’altra e glielo sfilai del tutto. Con la mia faccia di fronte alla sua fica dannatamente pelosa, misi il mio naso in mezzo al suo spacco, volevo sentire il profumo della sua intimitá. Poi mi alzai, di nuovo con le mani suoi suoi fianchi, ma stavolta per toglierli la magliettina.

Ora era completamente nuda anche mia cugina. Inizia nuovamente a baciarla, con entrambe le mani che poggiavano sui suoi enormi seni. Poco dopo anche Lei inizió a darsi da fare, prendendo con una mano il mio pisello ormai dritto, gonfio e pulsante. Lo toccava dolcemente, facendo piccoli movimenti su e giú. Poi si fece piú audace: mi mise spalle al letto e con un delicato colpo mi diede una spinta facendomi cadere morbidamente su di esso.

Disteso e con il cazzo dritto tipo periscopio da sottomarino, aspettai la mossa successiva di mia cugina che non tardó ad arrivare. Salí anche Lei sul letto, si avvicinó lentamente a me muovendosi sulle ginocchia, si fermó all’altezza del mio pisello e con una mano afferró le mie palle gonfie. Le strinse con vigore, ma non troppo, quel tanto che fu necessario per tirarle e mettere in tensione tutta l’asta del mio uccello. Quello stiramento di coglioni fece scivolare la pelle giú dalla cappella, mostrando un’enorme testa rossa pronta ad esplodere! Sempre con quella presa saldamente ancorata alle mie palle, avvicinó la sua lingua al mio pisello, inizió a leccarlo dall’attaccatura dello scroto fino alla punta della cappella.

Lo fece piú di una volta, tanto che sentivo ad ogni leccata un carico di sborra che si incanalava lungo l’asta. Dopo diversi secondi lasció respirare il mio uccello per un pó, ma non la mia bocca. Avvicinó le sue grosse tette alle mie labbra e stringendole con forza mi spruzzó in faccia qualcosa che sembrava latte. Poi continuó di nuovo con l’inquilino di sotto. Tutto quel sesso represso per anni pensando a me, lo stava tirando fuori.

Con una mano prese il mio cazzo e lo spinse con forza sul mio addome. Ricordo che gli dissi di fare piano, perché era talmente gonfio e dritto come un palo di legno, che rischiava di spezzarmelo! Alla fine riusci a “poggiarmelo” sullo stomaco e mentre toglieva la sua mano, si mise seduta con la sua fica su di esso. Non se lo mise dentro, semplicemente lo spacco della sua fica era a cavallo del mio pisello.

Inizio a strusciarmela lungo l’asta. Sentivo chiaramente il suono dei suoi peli strofinarsi sul mio uccello ed ero talmente pieno di sborra che bastó quel rumore a far partire dal mio cazzo una prima schizzata che arrivó fino al mio petto. Lei se ne accorse e smise subito di farmi una sega con le sue grandi labbra. Immediatamente, per evitare che svuotassi le mie palle prima di essermela scopata veramente, si tolse da sopra di me e con due dita della mano spinse con molta forza il frenulo sotto la cappella, fermando di conseguenza eventuali successive sborrate.

Sentivo il mio cazzo pulsare, ma non vidi nessuna fuoriuscita di sperma. Quella sborra bloccata nelle mie palle iniziava a farmi male, decisi di giocare ancora un pó con Lei, prima di riempire di crema la sua fica. Questa volta ero io sopra mia cugina, misi il mio uccello su quel soffice ammasso di pelo senza penetrarla, ed inizia a toccare le sue tette, le sue enormi tette. Sentivo i suoi capezzoli rigidi, segno di un’eccitazione anche da parte sua ai massimi livelli.

Le toccavo. le massaggiavo, anche se le mie mani ogni tanto avevano difficoltá a contenere tutta quella roba. Poi la feci girare di spalle e mettere in ginocchio come una pecora. Volevo entrare prima nel suo culo e poi nella sua fica. Da dietro continuai a stringere le sue tette e delicatamente cercavo di infilare il mio uccello nel suo buco di dietro. Sentivo una leggera resistenza del suo ano, nonostante ormai fosse bagnata ovunque ed entrare dentro di Lei non doveva creare difficoltá.

Ma poi capii tutto dalle sue parole: “piano Chase, dietro non me lo ha mai messo nessuno!”. Hai capito la cugina, dentro quella fica avrá fatto svuotare le palle a chissá quanti ragazzi, ma il culo non glielo aveva mai letteralmente rotto nessuno! Questo non fece che eccitarmi di piú, sentivo il sangue confluire e gonfiare sempre piú il mio cazzo. Provai di nuovo ad entrare nel suo culo, con una mano afferrai il mio uccello con forza e stringendolo come una spugna feci scivolare la pelle su verso la cappella.

Lo spermo incanalato lungo l’asta schizzó sulla sua schiena, lo toccai con le mani e lo passai intorno al mio uccello ed alla mia cappella. Poi sempre con la sborra sulle mie dita, gli misi un dito dentro per farmi strada. Era pronta. Con entrambe le mani sui suoi fianchi avvicinai il mio cazzo dritto al suo culo ed iniziai a spingere. Lentamente vidi scomparire il mio pisello dentro di Lei e la sentii gridare.

Continuai a spingere con forza, fino a quando non ho sentito le mie palle doloranti sbattere contro il suo culo. Non smetteva di ansimare Samantha, un misto di dolore da prima volta e orgasmo. Ho continuato a sbattermela in quel modo ancora per un pó. Il rumore delle palle che sbattevano su di Lei era un suono che me lo faceva gonfiare ad ogni spinta. Quando inizia a sentire che ormai ero troppo carico e che da un momento all’altro potevo sborrare, lo sfilai dal suo culo.

Presi di nuovo la posizione io sotto Lei sopra. Era il momento di riempirla di tutto lo sperma che avevo accumulato in tutti questi anni. Ora era a cavallo su di me, sopra il mio pisello pronto ad accogliere la sua fica. Abbassó piano i suoi fianchi e fece scivolare la mia asta dentro di Lei. Mi stavo scopando mia cugina. Adesso ero completamente dentro la sua fica, sentivo le sue labbra abbracciare il mio cazzo.

Inizió a muoversi su e giú, a spingerlo sempre piú dentro ad ogni spinta pelvica. Sentivo la sborra salire, sentivo le mie palle cercare una via d’uscita per tutto lo sperma che ormai non trovava piú spazio all’interno di esse. Misi le mie mani sul suo culo, aiutandola a spingere il mio cazzo sempre piú in profonditá. Il battito delle sue piccole labbra, il loro pulsare, mi fecero rendere conto che stava avendo l’ennesimo orgasmo.

Anche io ero arrivato, stringendo con forza il suo culo, le diedi un’ultima spinta dentro, sentii la sborra salire lungo l’asta e poi schizzare. Non potevo non trattenere anch’io un gemito, ero veramente carico. Sentivo il mio cazzo schizzare dentro di lei, sentivo lo sperma colare ed avvolgere il mio uccello, continuavo a sborrare senza fermarmi. Per un secondo ho pensato “adesso gli esce anche dal naso”! Samantha gridava “ancora… ANCORA!” ed io continuavo a schizzare, a sborrare come una fontana, ad eruttare come un vulcano che da troppo tempo tratteneva la lava al suo interno.

Fu una delle mie piú grandi sborrate di tutti i tempi e quando Lei si sfiló dal mio cazzo, ne ebbi la conferma. Vidi la cappella del mio cazzo rossa come non mai e notai che dalla sua fica grondavano gocce di sperma. Le avevo fatto il pieno di sborra. Poi si distese di fianco a me, rimanemmo qualche minuto in silenzio con lo sguardo rivolto verso il soffitto e giocando con le mie palle ormai sgonfie e doloranti, disse quella frase che usó anche quel Natale: Finalmente ce l’hai fatta a scoparmi palle mosce! Ancora qualche minuto di silenzio, tolse la mano dal mio uccello, si giró verso di me e mi diede un bacio… un bacio sulla guancia! La guardai e con gli occhi lucidi aggiunse: Ti voglio bene Chase! 
Quel giorno, quelle sue parole, quei suoi occhi, quel semplice bacio sulla guancia, cambiarono per sempre il nostro rapporto.

In meglio! Non só cosa accadde di preciso, forse avevamo ripreso i nostri ruoli di cugini dopo esserci levati uno sfizio che portavamo avanti da anni o forse eravamo cresciuti. In ogni caso quella mattina, quella scopata, ci legó per sempre. Non andammo piú a letto insieme, niente piú sesso o giochi strani tra di noi. Eravamo diventati due ottimi amici prima ancora che cugini. Continuammo a frequentarci: ogni tanto Samantha mi dava una mano con le ragazze ed io l’aiutavo con i ragazzi, controllando sempre che fossero “a posto” per Lei.

Ci siamo trovati spesso negli anni successivi a fare altre vacanze insieme, sulla neve, al mare, nelle grandi cittá Europee. Qualche volta é capitato di trovarci nuovamente sotto la doccia insieme, qualche volta nudi, ma senza fare sesso. Altre volte ci cambiavamo nelle stessa stanza, non avevamo piú problemi a mostrarci senza vestiti, ormai non sentivamo piú attrazione l’uno per l’altra, come é giusto che sia! Nessuno capí mai veramente cosa cambió tra di noi, come mai ci eravamo legati cosí tanto.

Qualcuno ogni tanto fece delle battute, diceva che se non fossimo stati cugini, saremmo stati una bellissima coppia! Noi ogni volta che sentivamo dirci quella frase, ridevamo.
Se solo avessero saputo il nostro piccolo grande segreto!.

SIGNORA PAOLA LA PADRONA DI CASA 001

SIGNORA PAOLA LA PADRONA DI CASA 001

Qualche anno fa mi sono trasferito con la mia compagna, una splendida modella del nord Europa che chiameremo Sanna, in una città del centro Italia.
Ci trovammo un appartamento al secondo piano in pieno centro in un palazzo signorile ad angolo su di una strada principale di proprietà di una amica di mia madre…
Questa, la signora Paola abitava tutto il primo piano, al piano terra c’era uno studio di medici ed al terzo due appartamenti sfitti, il secondo appartamento al nostro piano, era utilizzato come deposito…
Praticamente eravamo solo in due ad occupare tutto il palazzo….

( uno sballo )
Certo lo spazio non era molto abituati alla grande villa, ma le prospettive lavorative ci facevano sopportare la sistemazione provvisoria.
La prima sera dopo una cena al ristorante torniamo a casa e Sanna volle fare una doccia prima di andare a letto, Io la segui e come ci capitava spesso ci lavammo insieme con insaponate e massaggi vari,…. sarà stata la nuova situazione l’eccitazione della prima notte nel nuovo appartamento iniziai a toccare il suo corpo…le sue tette perfette, i suoi capezzoli duri, iniziai a succhiarli e massaggiarli….

facemmo l’amore sotto il fiotto d’acqua della doccia.
La piegai e la presi con lei a novanta gradi, le mie mani sulle sue belle chiappe sode…..tutto normale lo abbiamo fatto tante volte non ci eravamo mai preoccupati dei rumori e dai tempi, anche se in quel frangente abbiamo evitato di alzare la voce sapendo che il bagno affacciava nel cortile interno del fabbricato dove qualsiasi voce o rumore si amplificava.
Ci asciughiamo ed andammo a letto felici contenti ed appagati dall’amplesso avuto nella vasca da bagno.

Il giorno dopo nel pomeriggio andai a salutare la Sig. ra Paola per farle sapere che tutto andava bene…e lei parlando e rallegrandosi di aver conosciuto me e la mia “ bella “ragazza…mi disse, spiazzandomi…..Ho sentito che stanotte avete fatto la doccia alle due…!!!???…
Mi preoccupai di aver dato fastidio e la rassicurai che saremmo stati più attenti e meno rumorosi…..
Ma lei mi risponde…”non dovete trattenervi…mi fa piacere sentire due giovani che si amano….


Queste parole mi lasciarono con qualche dubbio, ma la salutai, lei mi baciò come una mamma, la ringraziai ed andai via.
Nei giorni successivi con Sanna ridevamo della cosa e pensavamo che la signora stesse sempre li ad ascoltare ogni volta che facevamo l’amore, il marito non c’era quasi mai o dormiva in piedi, il figlio altrettanto.
Spesso lo facevamo ad ora di pranzo in cucina Io la prendevo anche sul tavolo magari con violenza….

con forza …il tavolo si spostava e faceva rumore…ma la vita andava avanti naturalmente.
La signora Paola ogni tanto ci veniva a trovare e faceva sempre apprezzamenti su Sanna e su di me…” Come siete belli, che bella coppia…ecc.. ecc..”, si informava sul nostro lavoro e si preoccupava che ogni tanto rimanevamo da soli per l’impegno o i viaggi dell’altro.

Un pomeriggio di primavera, uno dei giorni in cui Sanna era a Milano per lavoro, la Sig.

ra Paola venne a bussare alla mia porta.
Le aprii e lei subito senza pensarci due volte mi portò in bagno con la scusa che i tubi dell’acqua facevano rumore….
Era una donna normalissima sopra la cinquantina molto più piccola di me con due occhi celesti ed un capello bianco curato e soffice…
Quel pomeriggio aveva una camicetta bianca ed una gonna beige sotto al ginocchio..
Si tolse le scarpe ed entro nella vasca ad armeggiare con i rubinetti…mi tirò a sé per farmi sentire che quando aprivamo l’acqua si sentivano dei rumori…
Iniziai a sentire il suo profumo da donna matura lei mi cingeva il collo per avvicinarmi alla parete….

Poi “casualmente “ aprì l’acqua della doccia che ci bagnò entrambi..
Cosa ho combinato disse e si girò verso di me, eravamo tutti bagnati, l’acqua continuava a cadere sui nostri corpi la sua camicetta era diventata trasparente, si vedevano due seni ancora ben torniti, due capezzoli chiari spingevano il tessuto, non aveva reggiseno.
Mi toccava il corpo sotto la maglietta bagnata mi stuzzicava i capezzoli ed il ventre, era una situazione irreale…la signora Paola mamma e moglie irreprensibile era seminuda sotto il getto dell’acqua.

Mi guardava con uno sguardo lascivo e mi toccava…. ” Da i fammi vedere come fai l’amore sotto la doccia con la tua ragazza” queste furono le sue sole parole. Poi mi mise la mano fra le gambe ed afferro con forza i miei testicoli….
Non capivo più niente, il mio cazzo diventò durissimo in un secondo, le mie mani presero a massaggiarle i suoi seni un po’ scesi ma ancora gonfi, iniziai a leccare quei capezzoli rosa e duri poi la girai e le abbassai la gonna che lei già aveva sbottonato.

Mi trovai davanti un culetto bianco e morbido …. l’acqua schizzava sulla sua schiena inarcata. La penetrai fra le gambe leggermente divaricate ed entrai nella sua morbida figa da cinquantenne………….
Era stretta, ma soffice quel suo corpo bianco burroso, era in preda delle mie spinte si dimenava Lei mugolava…Io spingevo ed iniziai a massaggiarle il buchetto del culo che non sembrava mai essere stato esplorato, era rosa e chiuso…. Piano piano, le infilai il pollice della mano destra dentro e lei non diceva niente oltre ad ansimare a ritmo… allora usci dalla figona bollente ed appoggiai la cappella al suo sfintere… Lei con una voce flebile disse …”sono la Tua vergine sotto la doccia “
Aveva cinquant’anni ed era ancora vergine di culetto.. iniziai a spingere la cappella dura tra le chiappette aperte dalle mie mani …la misi sotto l’acqua tiepida che pioveva dall’alto e la cosparsi di bagnoschiuma…
Entrava con molta facilità lei no aveva più forze ed in un minuto il mio cazzo era infilato fino in fondo all’intestino ….

La porcellona gemeva ma le piaceva e spingeva ritmicamente il culo contro il mio ventre …ero tutto dentro e battevo sulle sue morbide chiappe.
Lei godeva , le piaceva e mi diceva porcate……fino a quando non riuscì più a tenermi …la presi la girai e le infilai il cazzo in bocca…era accovacciata nella vasca, tutta bagnata a gambe larghe la mia cappella l’ammutoliva tenendo le labbra aperte allo spasimo…e poi un fiotto di sperma che le riempi la gola … cercò di ingoiare tutto, ma non abituata ne lasciò cadere tanta sul suo corpo…
Non è mai più venuta a casa mia quando non c’era la mia ragazza…..
Ma si è fatta scopare sempre e solo sulle scale del palazzo….

…..Questa però sono altre storie….

La Prima Scopata Estiva – Il Giorno Dopo

Mi aveva lasciato cosí, spalle al muro, palle svuotate e con un’erezione che lentamente andava scomparendo. Avrei preferito venire dentro di Lei, ma era stata chiara: se il giorno dopo avessi portato qualcosa, avrebbe aperto le gambe e fatto accomodare il mio pisello nella sua fica! Ma per quella giornata non potevo lamentarmi: avevo toccato le sue tette, visto la sua fica pelosa e strusciato il mio cazzo in mezzo alle sue gambe per poi sborrarci sopra.

Ma questo giá lo sapete, sempre se avete letto il racconto “La Prima Scopata Estiva” che precede questa storia. Se cosí non fosse, vi consiglio di dargli un’occhiata. Altrimenti continuate la lettura tranquillamente, questo racconto tutto sommato é indipendente dall’altro.
La guardai chiudere la porta della cabina, osservando un’ultima volta il suo culo e le sue lunghe gambe lisce, quelle gambe su cui due minuti prima aveva spalmato con le sue mani la mia sborra come fosse crema solare.

Non potendo farsi una doccia, aveva pensato che quello fosse il miglior modo per “pulirsi” senza dare nell’occhio. Rimasi ancora qualche minuto nella cabina, aspettando che il mio cazzo si ammosciasse del tutto per potermi rimettere il costume. Poi presi una magliettina dal tavolino, forse era la sua o di una delle sue amiche e me la passai sul pisello per pulirlo alla meglio. Qualcuna dopo avrebbe trovato delle inspiegabili macchie. Dopo un paio di ore eravamo sul Bus che ci avrebbe riportato a casa.

Per tutto il viaggio non feci che pensare a Lei, non che fosse la prima volta che una ragazza mi masturbava, ma certamente fu una delle poche con tanta int****ndenza, aveva pianificato tutto: la scusa della passeggiata, la cabina ed infine quella sega! Di norma ero io, soprattutto a scuola, che con scuse di vario genere cercavo di portarmi in bagno le mie compagne per cercare di rubare qualche bacio o qualche leccata di fica.

Comunque l’estate non poteva iniziare in modo migliore, ero stato promosso e l’anno successivo il diploma sarebbe stato mio, prima settimana di ferie e giá una ragazza appena conosciuta mi aveva omaggiato di una grande ed elaborata sega: si, le vacanze promettevano davvero bene! Il giorno dopo, al mare, arrivai organizzato portandomi un preservativo. Questa volta me la sarei davvero scopata Milena, non mi sarei accontentato di farmi masturbare con le sue mani delicate.

Avrei trovato posto e situazione per metterglielo dentro a quella sua fica. Il giorno dopo la giornata inizió come sempre: il Bus che passa a prenderci sotto casa, quasi un’ora di viaggio verso la costa Laziale ed infine arrivo. Allo stabilimento balneare cercai subito Lei, dovevo mostarmi intraprendente ma non troppo. Non volevo pensasse, per quanto fosse vero, che volevo solo il suo buchetto. Cosí passammo l’intera mattinata trascorrendo il tempo con le solite cose che fanno i ragazzi in spiaggia: racchettoni, prese in giro, pallone, chiacchiere sotto l’ombrellone e roba simile.

Fino a quando, dopo pranzo, chiesi a Milena di fare una passeggiata per digerire il pranzo. Non se lo fece ripetere due volte, prese la sua borsetta ed il telo da mare, io il mio marsupio (a quei tempi andava di moda) e ci allontanammo dal gruppo. Iniziammo a passeggiare sulla spiaggia, volevo allontanarmi il piú possibile da tutto e da tutti. E mentre parlavamo di tutto un pó, la mia mente tornava al giorno precedente, quando vidi per la prima volta Milena nuda: le sue tette fresche e sode, ma anche la sua meravigliosa fica piena di peli.

A quei tempi non era ancora di moda rasarsela, per fortuna. Giá….. perché se c’era (se c’é) una cosa che in una ragazza mi faceva drizzare il cazzo, era la fica naturale, quella pelosa. E quei pensieri che attraversavano la mia mente, uniti agli sguardi che la stavano spogliando, iniziavano a farmelo gonfiare. Milena se ne accorse, tanto che mentre camminavamo , mi chiese che intenzioni avevo. “Come che intenzioni ho? Nessuna. Solo stare un pó con te”.

Provai a mentire. “Sicuro? Perché quel gonfiore che hai nei boxer sembra avere un altro programma” rispose Lei. A quel punto era meglio giocare a carte scoperte per evitare di fare la figura del novellino. “Che vuoi che ti dica Milena? Ieri mi hai chiesto se mi piacevi ed ora l’inquilino lí sotto mi sembra ti abbia risposto, si é anche messo sull’attenti! Sei carina e non poco, non posso smettere di guardarti” gli risposi.

Avevo fatto centro, ero stato diretto e sincero, ma non volgare. L’avevo riempita di complimenti, con le ragazze funziona sempre. Ed infatti apprezzó non poco quanto gli dissi, perché ci fermammo qualche minuto, si mise di fronte a me e mentre una mano si faceva strada nei miei boxer, mi diede un bacio. Un lungo bacio, ed intanto la sua mano continuava a tocare il mio pisello ormai dritto e gonfio. Poi Lei si guardó attorno e prese di nuovo la situazione in mano… in tutti i sensi.

Si staccó da me, mi guardó per un pó e dopo qualche secondo si tolse il reggiseno. Il mio cazzo pulsava nell’ammirare quello splendido panorama, due tette gonfie con l’areola ed i capezzoli bianchi, segno evidente di un’abbronzatura non in topless. Davvero eccitante. Poi come una squillo di alto borgo, si tolse lentamente anche la parte bassa del costume: gli slip. Anche lí un immagine da urlo: la sua fica pelosa con dei contorni bianchi.

Il sole non aveva mai battuto da quelle parti. Sentivo le palle esplodore, dovevo prenderla e mettergli dentro tutto quel carico di sperma che avevo accumulato. Ma quando feci per avvicinarmi, Lei sorrise, prese la maschera da sub dalla sua borsa e si buttó nel mare. Mi fece un cenno per seguirla ed io non me lo feci ripetere due volte. Mi tolsi il costume, spuntó fuori il mio cazzo dritto e poco dopo ero in acqua con Lei.

Mi ricordo un milione di sensazioni legate a quel momento. Tra le tante quella di sentire il mio pisello in libertá che fluttuoava nell’acqua. Una lenta sega naturale. Avrei potuto sborrare in qualunque istante ormai. Se le mie palle si fossero staccate dal mio cazzo, per quanto erano gonfie avrebbero galleggiato! Ma non sarei mai venuto se non nella fica di Milena. Mi avvicinai a Lei, sentivo il mio petto premere contro il suo seno ed il mio cazzo insinuarsi in mezzo alle sue gambe.

Il tutto con il mare che ci cullava… masturbava! Ci baciammo ancora ed ancora e poco dopo sentii una strana sensazione di caldo sul mio pisello stretto nelle sue cosce. Stava pisciando sul mio cazzo. Quando poi la sua viscica fu completamente svuotata, si staccó da me, si mise la maschera da sub e lasció che il suo corpo galleggiasse in mare. Fece quello che comunemente veniva definito il “morto a galla”. Ma tanto morta non era Milena.

Con la testa sotto l’acqua diresse le sue mani sul mio pisello in erezione. Inizió a farmi una sega in mare, percepivo le sue mani che inizialmente tolsero la pelle dalla cappella e successivamente iniziarono un movimento su & giú lungo l’asta del mio cazzo! Poi smetteva e si limitava ad accarezzarlo aiutata dall’acqua. Potevo dire “ciao” all’idea di scoparmela, ero pronto per una lunga ed intensa sborrata marina. Ma Lei come una maga o forse per pura fortuna, smise di masturbarmi e si mi mise in piedi di fronte a me.

Inizió a baciarmi di nuovo mettendomi le mani sul sedere. Mentre la mia lingua esplorava ogni angolo della sua bocca, la mia mano fece altrettanto nella parte bassa di Milena, nel Suo posto piú intimo. Toccai quel soffice pelo umido, sembrava di sfiorare delle alghe, solo che le alghe quando le tocchi non ti fanno esplodere le palle. Inizia ad accarezzarla lentamente, cercando di infilare il mio dito medio dentro le sue grandi labbra.

Scivoló con facilitá, iniziai a muoverlo in senso antiorario e poi lentamente su e giú. La sentii ansimare e mugulare strani suoni. Sentire poi le sue piccole labbra e tutta la parte dentro della sua fica pulsare, stringersi intorno al mio dito, mi fecero rendere conto che le avevo provocato un primo orgasmo. Portai dopo le mie mani sul suo seno, continuando a baciarla. Ma Lei mi fermó quasi subito, delicatamente mi staccó le mani dalle sue tette e con la sua mano destra afferró il mio uccello sempre piú gonfio.

Non voleva farmi una sega, ma trascinarmi a riva usando il mio pisello come guinzaglio. Lo afferró con vigore, con sufficiente forza che la sua stretta aveva spremuto l’asta lungo il mio pisello facendo uscire la sborra incanalata dentro. “Non ancora Chase” disse Milena vedendo quell’unica schizzata uscita per forza di inerzia. Mi porto a riva, con la sua mano che continuava a tirarmi il cazzo e di conseguenza me. Arrivati in spiaggia prese l’asciugamano e lo distese sulla sabbia, mi fece sdraiare e mi chiese se lo avessi portato.

“Il preservativo é nel marsupio” gli risposi. Allungó la sua mano su di esso, prese il profilattico ed aprí la confezione. Prima di mettermelo, tenendolo saldamente in una mano, con la lingua mi diede un’unica leccata lungo il mio cazzo per essere sicura che non perdessi l’erezione. Poi con estrema familiaritá lo infiló sul mio pisello. Fece un piccolo massaggio alle mie palle ormai doloranti e lentamente si mise a cavallo sopra di me.

Poi aiutandosi con una mano, si abbassó delicatamente sul mio pisello infilandoselo nella sua fica. Ero dentro! Inizió a spingere con vigore, leggeri ma continui movimenti su e giú. Spinse con tanta forza che ebbi la sensazione che potesse arrivargli in gola il mio cazzo. Una, due, tre, quattro….. cinque stantuffate di fica, insieme alle piccole labbra che stavano avendo il loro secondo orgasmo pulsando contro il mio pisello, fecero salire un carico di sperma lungo l’asta.

Stavo sborrando alla grande, sentivo gli schizzi di crema calda colare sopra la mia cappella. Dopo l’ennesimo colpo di bacino che indicava ormai che il serbatoio era completamente vuoto, feci alzare Milena da sopra di me. Sfiló la Sua fica dal mio cazzo e si mise al mio fianco. Concludemmo quell’amplesso con un lungo bacio. Successivamente Lei si alzó e come se non ne avesse abbastanza, mi sfiló il preservativo velocemente sensa curarsi dello sperma che coló sulle mie palle e lungo il mio uccello.

Poi chinandosi leggermente mi prese per mano e disse: “Andiamo in acqua, te lo pulisco e torniamo indietro”. Qualche minuto dopo avevamo giá indossato il costume e mano nella mano ci direggemmo verso i nostri amici allo stabilimento. Quello stesso giorno, quella stessa estate, ci mettemmo insieme. Non duró molto, quando si é giovani le relazioni si consumano in fretta.
Siamo stati insieme per quasi un anno, per poi lasciarci l’estate successiva dove avevamo giá preso strade diverse.

.

Volevi le corna? Eccoti accontentato!

“VOLEVI LE CORNA? ECCOTI SERVITO!”

DEDICATO AD UN CARO AMICO

Finalmente sono riuscito a ritagliarmi una intera giornata di tempo libero.
Ti ho seguito e so dove abiti, mi hai detto che dopo il lavoro andrai in palestra.
Mi presento a casa tua con due bottiglie di prosecco gelato e una vaschetta di gelato.
Sfodero il mio sorriso più accattivante quando lei mi apre la porta di casa e mi guarda un po’ stupita e anche sospettosa.

Mi presento come il tuo nuovo collega, le lascio intendere di essere un tuo superiore, lei è imbarazzata quando le dico che mi hai tanto parlato di lei.
Faccio il galante e le dico che è ancora più bella di come la descrivi.
Arrossisce imbarazzata e mi fa accomodare in sala scusandosi per la tenuta da casa e dicendo che va a cambiarsi.
Le dico di non formalizzarsi per me e che sta benissimo anche così, che vista la confidenza che ho con te non c’è bisogno che si metta in ghingheri.

Non può non accorgersi di come la guardo ammirato, sa perfettamente che il grembiule che indossa non nasconde che non ha il reggiseno, è consapevole che posso vedere in trasparenza sia i suoi capezzoli che le mutandine di cotone bianco.
Mi vedo davanti agli occhi le foto che mi hai mandato, conosco le sue mutande come fossero quelle di mia moglie ormai.
Solo a sentire la sua voce il cazzo mi si è indurito nei calzoni.

Senza far rumore la seguo in cucine e quando si abbassa per mettere il gelato in frigorifero faccio fatica a resistere alla vista del leggero tessuto che si tende attorno alle sue chiappe.
Mi dice che dopo il lavoro non verrai subito a casa e che ti chiama per farti rientrare prima.
Ribatto che non è il caso, dicendole che so che ci tieni molto alla palestra e che fa bene ai tuoi chiletti di troppo.

Mi alzo e le dico che tornerò più tardi, ma lei gentilmente insiste perché ti aspetti lì.
Si siede davanti a me e chiacchieriamo del più e del meno.
Non stacco gli occhi dalla sua scollatura e dalle sue labbra, immaginando di infilare il mio cazzo in mezzo alle sue tette prima di farmelo succhiare.
E’ molto imbarazzata, complice il caldo ha un velo di sudore sul labbro superiore e mi vedo già a leccarlo.

Mi offre una bibita fresca, le propongo di aprire una bottiglia di vino.
Si schernisce dicendo che non è abituata a bere, ma insisto.
Le tremano le mani, si vede benissimo che non è a suo agio sola in casa con me, non riesce a stappare la bottiglia.
Mi avvicino a lei per aiutarla, lei è seduta ed io in piedi accanto a lei. Mi chino e copro le sue mani con le mie.

Con indifferenza appoggio il mio uccello duro al suo braccio e lo lascio lì per qualche secondo.
Arrossisce ancora di più e fa cadere qualche goccia di vino sul tavolo tanto è nervosa.
So di essere stronzo, ma non faccio nulla per tranquillizzarla, anzi, le fisso spudoratamente le tette mentre le parlo.
Dopo soli due bicchieri è già un po’ brilla, ridacchia nervosamente un pochino imbarazzata alle mie battute.
Le chiedo se non le pesa avere tanto tempo libero mentre tu sei al lavoro e quando mi dice che va spesso in spiaggia approfitto per chiederle quanti ragazzi le fanno la corte.

Si schernisce dicendo che ormai è vecchia per queste cose.
La copro di complimenti, e fissandola negli occhi le dico che la trovo estremamente sexy.
“Se non fossi amico e collega di Alex…”
Mi stupisce rispondendo
“Cosa farebbe?”
“Farei esattamente così: mi alzerei, mi avvicinerei a lei, le metterei una mano nella scollatura e la bacerei sulla bocca”
“Meglio di no, mio marito potrebbe tornare da un momento all’altro”
“Non regge come scusa, non rientrerà prima di un’ora.


E’ davvero molto agitata adesso, accavalla le gambe e si tocca nervosamente i capelli.
Sorrido tra me e me pensando a quanto poco la conosci, si capisce lontano un chilometro che l’idea la solletica nonostante tutte le sue convinzioni.
“C’è tutto il tempo per fare ciò che ho in mente”
“Sarebbe a dire?”
“Non mi limiterei certo a baciarla, le metterò anche le mani sotto la gonna”
Apro la seconda bottiglia e le verso una dose abbondante di vino.

“Se mi fa bere ancora mi ubriacherò”
“Meglio, così avrà una scusa per lasciarmi fare”
Guarda l’orologio, non capisco se non vede l’ora che tu rientri o stia solo calcolando quanto tempo abbiamo a disposizione.
Non ho più voglia di giocare con lei, mi alzo e mi avvicino lentamente.
Lei abbassa la testa e non mi guarda.
Le metto una mano sotto il mento e le sollevo il viso verso di me.

Non perdo tempo e le infilo tutta la lingua in bocca.
Lei appoggia le mani sul mio petto per allontanarmi, ma faccio resistenza e le metto una mano nella scollatura.
Le afferro una tetta e la maneggio rudemente, tenendo il grosso capezzolo indurito tra le dita.
Lei finalmente risponde al mio bacio intrecciando la sua lingua con la mia.
Si dimena sulla sedia, ansima.
Sposto la mia mano dalle tette e la infilo senza sotto il vestito che si è sollevato a mostrare le sue belle cosciotte.

Stringe istintivamente le gambe, ma ha aspettato un secondo di troppo, così la mia mano è imprigionata proprio contro la sua fica.
Riesco a muoverla quanto basta per massaggiarla un po’ proprio nel punto giusto e sento il tessuto delle mutande completamente intriso di umori.
Mi stacco dalla sua bocca per vederla in viso: è sudata ed arrossata, ha gli occhi chiusi e sta tremando.
Le bacio il collo coperto da un velo di sudore, ha un buon sapore, leggermente salato.

“Voglio scoparti, adesso, qui e subito”
Lei scuote la testa e sussurra ripetutamente “No, no,no, non posso” mentre cerca di spingermi via.
Arretra la sedia su cui è seduta ma ormai è appoggiata al mobile e non può andare oltre.
Le infilo un ginocchio tra le gambe e le apro con decisione.
Lei offre resistenza per un po’, ma poi cede di schianto e le spalanca.
Posso finalmente infilare due dita sotto le mutandine bianche e le passo su è giù sulla fica bollente.

E’ talmente eccitata che appena le appoggio all’orifizio mi sembra di esserne risucchiato.
Rovescia la testa all’indietro, la bocca è spalancata in una spasmodica ricerca di ossigeno.
La scopo velocemente con due dita e lei dimena i fianchi.
Nonostante stia godendo per bene continua a sussurrare come una litania “No,no,no, basta, fermati, non posso, non voglio”
“No, che non mi fermo, anzi, adesso te lo sbatto dentro e ti faccio godere”
Ricomincio a baciarla in bocca e senza smettere di pasticciarle la fica la faccio alzare per appoggiarla al mobile della cucina.

Cerca di nuovo di spingermi via mettendo entrambe le mani sul mio petto, ma ho troppo voglia di infilarle dentro il mio uccello e non mi fermo di certo.
Impugno una manciata dei lunghi peli neri della sua passera fradicia e tiro.
So che le sto facendo un po’ male, ma voglio che capisca chi sta conducendo il gioco.
La prendo per i fianchi e la sollevo, facendola sedere sul ripiano a fianco del lavello.

Lei ne approfitta per serrare di nuovo le cosce.
Le prendo allora entrambe le tette con le mani e le stringo.
Appoggio il mio uccello duro come un sasso alla sua gamba e ricomincio a limonarla.
Il vestito è risalito e mi mostra tutte le sue belle cosce carnose.
Avevi ragione,quando è eccitata la pelle su tutto il corpo è arrossata, se possibile mi arrapo ancora di più.

A fatica mi slaccio i calzoni , libero il mio uccello e le porto una mano su di esso.
Lei la lascia abbandonata senza fare nulla, allora le chiudo le dita attorno e la costringo a farmi una sega.
Di nuovo cerca di divincolarsi e ne approfitto per infilare un ginocchio tra le sue gambe, divaricandole un poco.
Appoggio le mie mani sulle sue ginocchia e con decisione le spalanco.

Le sue mutande sono talmente bagnate da essere ormai trasparenti e riesco a vedere in mezzo ai peli scuri la sua fica spalancata.
Ai lati spuntano ancora peli, è davvero come me la immaginavo: una ficona pelosa, carnosa e ben bagnata.
Tento di sfilargliele ma lei oppone ancora resistenza, così le afferro saldamente e do uno strappo deciso strappandole.
Adesso è troppo per lei, spalanca le cosce e mi avvolge con le sue gambe tirandomi contro di sé.

Mi mette le braccia al collo e affonda il viso sul mio petto.
Il mio cazzo è appoggiato di piatto sulla sua fica e mi tiene talmente stretto che non riesco a scostarmi per infilarlo.
E’ talmente fradicia che sento i suoi umori scivolarmi lungo l’asta tesa fino a bagnarmi le palle.
La spingo indietro e le porto la mano sul mio uccello:
“Prendilo e mettitelo dentro, voglio che ti chiavi da sola”
Esita solo un momento, poi esegue puntando la mia cappella sulla sua passera spalancata.

Lo infilo in un solo colpo strappandole un ansito violento.
Lo lascio lì piantato a godermi il calore bollente e la stretta della sua fica.
Riesco a malapena a darle un paio di colpi quando sento armeggiare alla porta.
Ci stacchiamo velocemente, a fatica riesco a mettere il mio cazzo nei pantaloni, lei si abbassa il vestito e si siede cercando di ripigliarsi.
Entri un cucina e resti paralizzato sulla soglia.

I tuoi occhi corrono veloci da me a lei e viceversa.
Lei ti farfuglia un saluto.
Io ti sorrido sornione senza dire una parola.
Capisci subito, non potrebbe essere altrimenti, la conosci bene e così sudata e paonazza in volto non può nascondere quello che stavamo facendo.
Nonostante tutto vedo un bozzo nei tuoi calzoni, il tuo sguardo scorre veloce fino a notare le mutandine strappate rimaste per terra.

Con voce rotta ti parla e, cercando di essere disinvolta ti dice che sono appena arrivato.
Tu non parli, io neppure.
Poi lei ci spiazza:
“Dai, non stare lì impalato, abbiamo un ospite e nulla da offrirgli, perché non vai a comprare un gelato?”
Sei quasi uscito quando lei ti richiama indietro:
“Mi raccomando compralo dalla Marisa”
“Ma devo prendere la macchina!”
”Non importa, lì è molto più buono”
“Ma ci metterò almeno mezz’ora!”
“Non discutere, vai e basta!”
Chini il capo docile e prendi le chiavi della macchina mentre ti volti a guardarmi.

Mi spiace un po’ vedere la tua espressione triste e sconsolata, forse non ti piace poi così tanto che le tue fantasie si siano finalmente avverate.
Ma poi penso che te la sei cercata, che in fondo mi hai portato tu fino a qui, che mi hai detto per mesi che volevi sentirti cornuto ed ora lo sei per davvero.
Finalmente potrai capire cosa significa davvero tornare a casa e trovare tua moglie con la fica sfondata e ben riempita da un altro.

Quando siamo soli mi avvicino a lei sorridendo:
“Non ti piace il gelato che ti ho portato? Bella scusa per restare ancora un po’ soli e finire quel che abbiamo iniziato”
“Ma che dici? L’ho mandato via con la prima scusa che mi è venuta in mente, ho bisogno di riprendermi da quello che è successo prima di poterlo guardare ancora in faccia! Che cavolo mi hai costretta a fare?”
“Non ti ho costretta a fare nulla che tu non volessi”
“Non so cosa mi abbia preso, mi hai preso alla sprovvista e non è da me fare certe cose.

Sono assieme a mio marito da quasi trent’anni e non ho mai desiderato e tanto meno avuto un altro uomo”
“Evidentemente i tempi erano maturi perché accadesse!”
Mentre parliamo si aggira nervosa per la cucina sistemando le cose un po’ a caso, sposta tre volte le bottiglie vuote, poi decide di lavare i bicchieri che abbiamo usato.
Solo allora sembra accorgersi delle mutandine strappate e le gambe le tremano al punto di doversi appoggiare al banco della cucina.

Senza voltarsi mi dice:
“Dici che le ha viste? Sono rovinata, che succederà appena torna?”
Mi avvicino piano, le appoggio il cazzo duro al culo, la abbraccio da dietro e le tocco le tette.
“Smettila, vai via, lasciami stare”
“Guarda che tu non conosci tuo marito!”
“Certo che lo conosco!”
“Non credo proprio, pensi che non abbia capito cosa stavamo facendo prima che arrivasse? Ha visto benissimo in che stato eri e certamente ha anche notato le mutandine nel lavandino”
“Come fai a dirlo?”
“Da come mi ha guardato”
“E allora perché non mi ha detto niente e se ne è andato lasciandoci soli?”
Sono molto tentato di raccontarle tutta la verità, su Xhamster, sulle tue fantasie e la tua voglia di farla scopare da un altro, ma poi decido che non sono affari miei e mi limito a dirle:
“Guarda che è abbastanza comune che dopo tanti anni di matrimonio ti vengano certi desideri”
“Quali desideri?”
“A qualcuno viene voglia di provare un nuovo partner, ad altri piace immaginare che qualcuno gli scopi la moglie.

Sai la vecchia storia della minestra riscaldata e di dare pepe ad un rapporto un po’ stanco”
“Guarda che a me va bene così, sono soddisfatta del mio rapporto”
”Mah, da come ti sei appena fatta scopare da me non mi sembra”
E’ paonazza.
“Non mi sono fatta scopare, mi hai costretta!”
“Forse ti ho spinta un pochino, ma non ti ho certo dovuta violentare! E poi, non mi sembra che in questo momento tu stia respingendomi con tutte le tue forze visto che ti sto toccando le tette”
“Lasciami stare! Sei sicuro che lui abbia capito?”
“Certo che sì, e sono anche convinto che ci abbia lasciato soli apposta”
“Che stronzo, quando torna mi sente! Dai lasciami stare, vado a sistemarmi”
“Prima dammi un bacio”
“No, dimentica quello che è successo, non dovrà mai più accadere niente del genere”
“Dammi almeno un bacio d’addio!”
“Ti ho detto di no!”
“Dai, piccolo piccolo”
“Smettila!”
“Dai, non fare così, vieni qua”
La faccio girare, lei tiene la testa bassa, le metto una mano sotto il mento e gentilmente le sollevo il viso.

Ci guardiamo negli occhi per un istante, non riesco a decifrare il suo sguardo.
Mi abbasso e le appoggio un lieve bacio a labbra chiuse, poi un altro ed un altro ancora.
Lei non si sposta, ma
lei metto una mano sulla nuca ed al bacio successivo trovo le sue labbra aperte ad accogliermi.
Infilo la mia lingua nella sua bocca e la bacio profondamente.
Lei si appoggia a me, è più bassa e non può non sentire la mia erezione contro la sua pancia.

Le accarezzo la schiena, la sento remissiva, quindi cerco di essere dolce mentre la mia mano scende lenta verso il suo culo.
Le accarezzo le chiappe morbide attraverso la stoffa sottile.
Ha gli occhi chiusi e comincia a diffondersi sul suo viso il rossore che ormai ben conosco.
Abbasso anche l’altra mano a massaggiarle il culo, piano piano faccio risalire il vestito fino a sentire la sua pelle nuda.
Quando insinuo un dito lì in mezzo a raggiungere il suo buchetto la sento trasalire.

Si stacca da me di un centimetro e mi sussurra sulle labbra:
“No, lì no”
Lo prendo come un invito a proseguire, scendo ancora fino ad arrivare ai peli della sua fica.
E’ bagnata fradicia, ancora una volta il mio dito non fa alcuna fatica ad entrare nella sua bella passera.
E’ eccitata e muove i fianchi strusciando la pancia su mio cazzo sempre più duro.
“Voglio mettertelo dentro, voglio fare l’amore con te”
“No, ti prego, sono troppo confusa, non devo, sono sposata, amo mio marito, non so cosa mi prende, non dovrei fare queste cose”
“Sssst, taci, non parlare e baciami”
“No, ti prego, fermati tu, io non posso”
Non smetto di muovere le mie dita dentro di lei, è sempre più bagnata, difficilmente ho visto tanti umori uscire da una fica.

Non parla più adesso e trema tutta, il corpo sembra squassato dai fremiti.
“Fammi vedere la tua fica, voglio vederla da vicino”
“No, ti prego, mi vergogno”
Mi inginocchio in mezzo alle sue gambe, lei le chiude contro le mie orecchie, la mia bocca è appoggiata direttamente in mezzo alla folta peluria.
Muovo la lingua su e giù lungo la sua fessura bevendo la sua crema dolce.
“Smettila ti prego, così mi fai godere e non voglio”
La ignoro e continuo a passare la lingua sul suo clitoride gonfio e proteso mentre le metto prima due e poi tre dita nella fica, più in fondo possibile.

E’ talmente vogliosa da essere letteralmente spalancata, provo a infilarci anche il quarto che entra con poco sforzo. Penso che se avessi un po’ più di tempo potrei infilarci tutta la mano, ma so che presto tornerai e ho troppa voglia di sentire ancora una volta la stretta bollente della sua fica avvolta attorno al mio uccello.
Lei si agita sempre di più, si muove come un’ossessa dice cose che non riesco a capire perché la sua voce è rotta da ansiti e gemiti.

Capisco che sta godendo come una pazza e che sta per venire ma non si decide a lasciarsi andare all’orgasmo.
Accelero i movimenti delle mie dita raccolte a cuneo dentro di lei, ruotandole ed aprendole quando sono all’interno della sua figa, la dilato sempre di più mentre prendo il suo clitoride tra le labbra e lo succhio stringendolo sempre più forte.
“Fermati, ti prego, smettila, non ce la faccio più”
La ignoro e proseguo nella mia opera appassionata fino a quando le sue mani mi prendono la testa schiacciandola forte contro si sé.

Espira violentemente e rumorosamente.
Mentre sento le contrazioni della sua fica sulle mani le scappa un piccolo getto di pipì che mi cola sul mento e sul polso.
Vorrei poterla bere direttamente dalla sua fica, ma non voglio smettere si succhiarla.
Anziché rallentare gli spasmi dell’orgasmo aumentano di intensità e sembra non smettere di godere.
Sono orgoglioso dell’orgasmo che le sto procurando e sorrido tra me e me pensando a quante volte mi hai raccontato che lei con te si tira indietro prima di lasciarsi travolgere in questo modo.

Sembra indemoniata e scuote la testa violentemente.
Quando sento che sta scemando la sua goduta mi alzo in piedi e le sbatto dentro il mio cazzo che sta per esplodere.
La prendo per i fianchi e la tiro con decisione verso di me appoggiando le sue gambe sulle mie spalle senza smettere di fotterla con profondi e violenti colpi di uccello.
“Mio marito potrebbe rientrare da un momento all’altro”
“Vuoi che smetta di fotterti?”
“Sì, smettila, anzi no, continua ti prego, non fermarti”
La sbatto per bene per almeno dieci minuti, facendole ballare le sue belle tette morbide.

Lei ricomincia a godere rumorosamente e quando mi sembra stia per venire di nuovo la incito.
“Dai, godi, fammi sentire come godi, voglio godere insieme a te”
Le mie parole la eccitano e comincia di nuovo a mugolare e a dimenarsi.
“Dimmelo che stai godendo, voglio che me lo dici”
Lei scuote la testa, si sta mordendo un labbro, capisco che vorrebbe gridare ma si trattiene.
Sento che la sua fica si sta contraendo per l’orgasmo, così affondo il mio cazzo dentro di lei fin dove riesco ad arrivare e lo tengo fermo appoggiato alla bocca del suo utero.

Non ce la faccio più e comincio a sborrare con lunghi e abbondanti fiotti.
“Ti sto sborrando dentro, la senti com’è calda? Senti come ti sto inondando?”
“Sì, lo sento, continua non smettere, la sento calda dentro di me”
Il mio orgasmo sembra non finire mai, così come il suo.
Finalmente mi abbandono stremato contro di lei, che appoggia il viso sul mio collo.
Restiamo fermi qualche minuto, poi mi scosto e la bacio dolcemente sulla bocca.

Risponde teneramente al mio bacio. Ma presto mi spinge via.
“Che abbiamo combinato? Non doveva accadere, perché non ti sei fermato? Ma ti rendi conto che sono sposata?”
“Non abbiamo combinato nulla di grave, abbiamo solo dato corso alla natura, l’attrazione fisica era troppo forte per potere resistere!”
Il mio cazzo è ancora saldamente piantato dentro di lei e sembra non avere intenzione di ammosciarsi.
“Lo senti che è ancora duro? Non mi capita spesso che lo resti dopo che sono venuto! Sei una gran donna e mi ecciti da morire, se solo potessimo avere più tempo! Vedrai la prossima volta, ti farò godere cento volte di più”
“Non ci sarà una prossima volta, non so come sia potuto accadere, ma non accadrà mai più, ti prego di sparire dalla mia vita e non tornare più a casa mia.


“Non so se riuscirai a resistermi, scommetto che ci saranno ancora molte occasioni per rifarlo!”
“”No di sicuro, come potrò guardare in faccia mio marito dopo quello che ho combinato? Se solo lo sapesse”
“Guarda che lo sa benissimo!”
“Ma che dici?”
“Ha capito benissimo quello che stavamo facendo, eppure ha accettato di andare a comprare il gelato ed è fuori da almeno quaranta minuti…secondo te perché?”
L’orologio preoccupata.
“Mio Dio, è tardissimo, arriverà da un momento all’altro”
“Non credo proprio, scommetto che se guardi dalla finestra lo vedrai qua sotto in macchina ad aspettare che abbiamo finito.

“Non ci credo, è impossibile!”
“Facciamo una scommessa: arriverà cinque minuti dopo che avrà visto accendersi la luce del bagno”
Mi guarda sospettosa:
“Come fai a dirlo?”
“Te lo dico con certezza, sono assolutamente sicuro che non vedeva l’ora che ti facessi scopare da un altro, me lo immagino seduto in macchina mentre si tocca il cazzo duro pensando a noi due”
”Non ci credo, lui non è certo il tipo, è sempre così geloso”
“Sarà, ma fino a che non saprà con certezza che abbiamo finito non rientrerà, a costo di far sciogliere il gelato!”
Mi fissa negli occhi con uno sguardo indagatore:
“Non mi stai dicendo tutta le verità, giusto?”
“No, se vorrà sarà lui stesso a dirtela, per ora fidati di me.

A proposito, se perdi la scommessa mi dovrai fare un pompino”
Arrossisce fino alle orecchie.
“Ma se la perdi?”
“Sono talmente sicuro di avere ragione che se dovessi perdere ti prometto che non mi vedrai mai più”
E’ curiosa, adesso e la vedo concentrata sulle mie parole.
“Dai fammi andare a sistemarmi prima che arrivi davvero”
Mi allontana da lei, il mio cazzo esce da lei con un rumore vischioso e solo allora lei sembra realizzare che le ho sborrato dentro
“Mamma mia, che disastro ma che hai combinato? Guarda che roba! Per fortuna ho appena finito il ciclo, altrimenti sarebbe stato un disastro, non prendo la pillola!”
Si guarda tra le gambe, la mia sborra sta fluendo copiosa da lei, ha già formato una piccola pozza sul ripiano della cucina.

“Passami un pezzo di Scottex”
“No, voglio che te la tenga dentro tutta quanta!”
“Smettila, scemo, mica posso restare così”
La bacio dolcemente sulle labbra e lei mi ricambia con un sorriso.
Scende dal ripiano della cucina tenendo una mano a coppa sulla sua fica e si allontana svelta verso il bagno.
Sta per accendere la luce ma poi si gira a guardarmi e la lascia spenta.
Seduta sul bidet lascia scorrere l’acqua mentre sono seduto al suo fianco, il cazzo mezzo duro e coperto dei nostri umori ancora fuori dai calzoni.

“Ma quanta ne fai? Lui ne farà un quinto!”
“Beh, ha anche il cazzo più piccolo del mio!”
“Come fai a saperlo?”
“Boh, lo immagino”
Me lo guarda un po’ soprappensiero, penso stia facendo il confronto.
“Mettilo via”
”Perché, ti fa venire brutti pensieri?”
Non risponde e si concentra sul lavaggio della sua fica da cui continuano a uscire lunghi filamenti bianchi.
La voglio mettere alla prova, così mi alzo e mi avvicino a lei.

“Non posso metterlo via in queste condizioni”
Lei non alza la testa e mi guarda con la coda dell’occhio.
“Cosa intendi dire?”
”Che prima di metterlo via dovrei dargli una ripulita,no?”
“Ho quasi finito,ti lascio il posto”
”Avrei in mente qualcosa d’altro!”
Le prendo la testa e la giro verso il mio cazzo.
“Dai, prendimelo in bocca, a lui piacerebbe lo facessi e sarebbe deluso se sapessi che non l’hai neppure assaggiato”
Mi guarda perplessa.

“Non mi racconti tutta la verità”
”Fidati di me, avrai tutto il tempo di chiedere conferma a lui”
La tiro deciso verso il cazzo, ma lei tiene la bocca chiusa, così lo sfrego sulle sue labbra, lasciandole una striscia biancastra su labbra e mento.
“No, basta, mi sento già abbastanza sporca così, ti prego, finiscila”
“Come vuoi, tanto perderai la scommessa e me lo succhierai per benino la prossima volta”
”Non ci sarà una prossima volta!”
”Fossi in te non ne sarei così sicura!”
“Dai, vai un cucina ad aspettarmi mentre mi rivesto.


Non le tolgo gli occhi di dosso mentre platealmente mi pulisco l’uccello sul tuo accappatoio appeso lì vicino.
Lei sta per dire qualcosa, ma poi scuote la testa e si avvia verso la camera da letto.
La seguo e resto a guardarla restando sulla soglia.
“Vai via, non mi guardare mentre mi cambio”
“Non mi muovo, voglio vedere quel poco di te che non ho ancora visto per bene dal vivo”
Si ferma immobile e si gira verso di me
“Che vorresti dire?”
“Scusa?”
“Che vorresti dire con ciò che non hai ancora visto ‘ dal vivo ‘ ??”
“Niente, sbrigati che così possiamo far rientrare il tuo maritino che non starà nella pelle per tornare ed avere la certezza di essere cornuto”
“Non parlare così di mio marito”
E’ scocciata al punto da fregarsene di me, si toglie il vestito dalla testa restando nuda davanti a me.

Mi godo la vista del suo corpo pieno e morbido, la sua pancetta, le cosce carnose, le morbide tette coi capezzoli ancora eretti.
Avevi ragione, il suo corpo ha un alone rossastro e sulle chiappe ha ancora i segni di dove era appoggiata sul mobile della cucina.
Mi avvicino a lei e le do un lieve bacio.
“Sei bellissima, sei così attraente, sei una donna splendida”
Arrossisce ancora di più.

“Smettila, dai, non vedi che sono un disastro!”
“Direi di no, mi piaci da morire, guarda qua che effetto mi fai”
Le mostro il mio cazzo duro nei calzoni.
“Sei eccitante e splendida, opulenta e sexy”
La abbraccio da dietro e tenendole le mani a coppa sulle tette la giro verso il vostro lettone, facendole sentire la mia erezione appoggiandomi al suo bel culone.
“Guarda, pensa alla prossima volta, quando avremo tutto il tempo che vorremo e ti scoperò su questo letto fino a farti svenire.


Sento il suo corpo fremere tra le mie braccia.
Le do un lieve bacio sul collo e le sussurro in un orecchio:
“Sarà ancora più bello di oggi, e sarà ancora più eccitante sapere che tuo marito ci lascerà soli un intero pomeriggio e si masturberà pensando a noi due proprio sul vostro letto!”
La lascio sola così che possa ben digerire quello che le ho appena sussurrato e torno in cucina ad aspettare il tuo ritorno….

ma non prima di avere acceso la luce del bagno!
L’aspetto seduto al tavolo della cucina e torna dopo pochi minuti.
Ha indossato un paio di fuseaux viola e sopra una semplice maglietta bianca che lascia intravedere il reggiseno, anche lui bianco.
Ha un paio di ciabattine aperte e solo ora mi accorgo che ha davvero dei bei piedi, ben curati con le unghie dipinte di rosso.
Si è data una rinfreshita veloce e si è pettinata alla meglio, ma tu che la conosci non puoi non capire che è ancora sottosopra.

Si siede di fronte a me e non riesce a guardarmi in faccia.
Ha la voce rotta quando mi dice:
“Credo tu abbia perso la scommessa, ho visto che hai acceso la luce del bagno ma non si vede. Credo abbia trovato qualche conoscente”
Le sorrido sornione:
“Forse sta solo aspettando che si spenga la luce, vado e te lo dimostro”
Per andare a spegnere la luce passo dietro di lei e non posso fare a meno di buttare l’occhio nella sua scollatura.

Mi fermo e mi chino a baciarle il collo.
“Sei bellissima, anche così al naturale sei una donna splendidamente conturbante”
Arrossisce un poco e non risponde.
Torno a sedermi di fronte a lei:
“Hai dei piedi magnifici”
Lei imbarazzata cerca di nasconderli.
“Abbiamo un paio di minuti, fammeli vedere per bene”
“Smettila, dai”
Mi inginocchio davanti a lei, le prendo delicatamente una caviglia tra le mani, le levo la ciabatta e le bacio il collo del piede.

Le accarezzo la caviglia e risalgo fino al bordo del fuseaux.
Le si appoggia allo schienale del divano rassegnata.
Le bacio tutte le dita uno per uno e prendo in bocca il suo alluce succhiandolo piano.
“Basta, per favore” La sua voce è un sussurro.
Sento armeggiare alla porta e le schiaccio l’occhio:
“Credo proprio tu abbia perso la scommessa, ragazza mia!”
Ti guardiamo entrare col sacchetto della gelateria.

Ti affacci alla porta della sala dicendo di aver trovato un sacco di traffico e che porti il gelato in frigo.
Le dico sottovoce:
“Hai visto il bozzo che aveva nei calzoni?”
“Smettila, adesso basta, guai a te se dici una sola parola”
Torni in fretta, le dai un rapido bacio sulla guancia e ti siedi in modo di poter vedere entrambi.
“C’è stato un incidente e tutto il traffico era bloccato, mi spiace avervi fatto aspettare.


“Vai tranquillo, tua moglie mi ha intrattenuto da brava donna di casa, stavamo appunto parlando di te”
Sgrani gli occhi e deglutisci rumorosamente, poi le chiedi di servirci il gelato.
Appena soli mi sussurri:
“Come è andata? Sei riuscito a scoparla? Dai racconta”
Hai gli occhi sgranati e sei visibilmente eccitato, ma la vedo che mentre prepara il gelato ha l’orecchio teso verso di noi e mi limito a sorriderti sornione.
Aspetti che lei torni e la fissi cercando di scoprire qualcosa dai suoi movimenti.

E’ tesa e nervosa, non ti guarda in faccia.
La conosci bene e capisci che l’ha fatto davvero.
“Scusate, devo andare in bagno”
Appena rimasti soli la afferro per un braccio e me la tiro vicina.
Sottovoce mi dice di smetterla ma non cedo.
La bacio sulla bocca e le sussurro sulle labbra:
“Che ti avevo detto? Ha capito benissimo e adesso è andato a masturbarsi”
“Ma che dici, mica si masturba lui!”
“Mah, fossi in te non ne sarei così sicura! Mi dà l’idea di una che le seghe se le fa eccome!”
“Ma è sposato!”
“Beata donna, proprio gli sposati sono i peggio segaioli”
Le rimetto le labbra sopra le sue e lei mi apre la bocca.

Le nostre lingue serpeggiano un poco, poi lei si scosta
“Basta, te l’ho detto non deve più succedere. Anzi, finito il gelato te ne vai immediatamente”
Torni dal bagno dopo cinque minuti, sei arrossato in volto, io le sorrido e lei ti guarda con una strana luce negli occhi.
Siete entrambi nervosi e decido di andarmene appena ne ho l’occasione.
Mi alzo e scusandomi vi dico che è ora che vada.

Tu vorresti che rimanga ancora un po’, ma sono deciso ad andarmene davvero, siete troppo tesi e l’ambiente non mi piace.
“Aspetta, ti accompagno, ho una cosa in garage da mostrarti, prima però vado a lavarmi le mani”
Ci lasci ancora una volta da soli e ne approfitto per salutare bene tua moglie, la bacio e mentre le palpo le belle tettone sento i capezzoli che si inturgidiscono.
“Ci rivedremo, sei in debito con me!”
Non mi dice di no e sono ora sicuro che ci sarà una prossima volta.

Ci metti un po’ a tornare e lo faccio notare a lei
“Hai visto quanto ci mette a lavare le mani? Cosa significa se non che è d’accordo a lasciarti in mano mia?”
La saluto con una stretta di mano e un innocente bacio sulla guancia e ti seguo in garage.
Appena dentro chiudi la porta e mi chiedi ansioso:”Dai racconta, l’hai scopata? Sei venuto dentro? Te lo sei fatto succhiare? Raccontami tutto”
Parto dall’inizio e subito la tua mano va a massaggiare il cazzo duro nei calzoni.

Quando ti racconto che le strappato le mutandine sembra tu stia per collassate.
”Guarda che se vuoi puoi tranquillamente masturbarti, non mi da certo fastidio. L’hai fatto anche prima in bagno vero?”
Annuisci in silenzio mentre ti abbassi i calzoncini e impugni il tuo cazzo già bello duro.
“Vai avanti ti prego”
Assorbi ogni parola del mio racconto e quando ti dico che l’ho riempita con la mia sborra godi schizzando sul pavimento.

Le gambe ti cedono e ti devi appoggiare al muro.
Continuo e ti racconto di lei che corre in bagno trattenendo a stento la mia crema che le cola tra le dita.
L’hai di nuovo duro e ricominci a menartelo.
“Continua dai, mi fai morire”
Terminato il mio racconto inizi a farmi delle domande:
“Ha goduto? L’hai fatta venire? Ha gridato? Cosa ti diceva mentre la scopavi? Ma è successo davvero o mi stai prendendo in giro?”
“Sapevo che me l’avresti chiesto! Puoi andare in bagno e guardare il tuo accappatoio dove ho ripulito il mio uccello, di sicuro ci trovi delle belle tracce di umori! Ma se vuoi puoi sentire adesso che il mio uccello sa ancora della fica di tua moglie, non l’ho lavato apposta”
“Sul serio non l’hai lavato? Me lo faresti davvero vedere?”
Senza dire una parola faccio scendere i calzoni a mezza gamba e te lo mostro.

“Mmmm, che bell’uccello ci credo che me l’hai fatta godere per bene! Posso avvicinarmi?”
Ti inginocchi davanti a me e con gli occhi socchiusi lo annusi inspirando profondamente.
La tua mano scorre sempre più veloce sul tuo cazzo.
“Mi spiace solo di non avere avuto il tempo di sborrarle in bocca ma la prossima volta lo farò di certo”
“La scoperai ancora? Ti è piaciuto così tanto?”
“Certo, lei è una gran fica e non vedo l’ora di averla tra le mie mani per tutto un pomeriggio.

Te la sbatterò per bene sul tuo lettone e le farò anche il culo”
“Mmmmm, e la riempirai di sborra per me? Le verrai dentro?”
“Certamente, la chiaverò a sangue e poi la sborrerò ovunque, adesso però me l’hai fatto venire duro, vedi di porre rimedio, succhiamelo tu visto che per colpa tua lei non ha potuto farlo, non ci hai lasciato abbastanza tempo!”
“Ma…. ”
Ti prendo per la testa e ti appoggio la cappella alle labbra:
“Taci e succhia”
Esiti ancora un secondo poi spalanchi la bocca ad accogliere il mio cazzo.

“Cazzo, piano con quei denti”
Con gran foga ti dedichi al mio uccello senza smettere di menartelo.
“Bravo, succhia così, pensa a come me lo succhierà tua moglie la prossima volta e ringraziami per aver realizzato il tuo sogno, volevi essere cornuto finalmente lo sei”
Mi eccita l’idea di fare un po’ lo stronzo con te, so che in fondo ti piace.
E’ la prima volta che lo metto in bocca ad un uomo e la cosa mi agita un po’, ma in fondo una bocca è sempre una bocca.

Penso a lei, alla sua fica bagnata e pelosa davanti al mio viso, alle sue belle tette che mi sono goduto per bene, a come ha appoggiato le sue gambe sulle mie reni mentre la fottevo con gusto appoggiata al mobile della cucina e presto sento montarmi un orgasmo.
Quando il mio primo schizzo ti scende in gola stai per ritrarti ma ti prendo per la testa e ti tengo fermo fino a che non finisco di sborrare.

Presto sborri anche tu in terra.
Ti faccio rialzare, ripongo il mio uccello ancora mezzo duro e ti tendo la mano:
“Grazie per la splendida serata, ci rivedremo presto, te l’assicuro!”.

Incubo di mezza primavera prima parte

Questa è la prima volta che scrivo una storia.. Beh io sono Katia, 20 anni, 1 e 82 seno 3a più che piena. Sono sempre stata una ragazza precoce, decisamente precoce. A 13 anni già sfilavo in passerella per le sfilate locali, ricevendo un sacco di complimenti. Ma la mia vera vita è iniziata con la maggiore età, quando ho finalmente guadagnato la tanto sognata libertà di gestire la mia vita. Ho preso un piccolo appartamento in affitto nella mia città ed è iniziata la mia vita senza le noie dei miei genitori.

Il sesso l’ho assaggiato presto, poco dopo i 14 anni, però sempre con la curiosità di provare cose nove, di spingermi oltre i limiti della normalità.
Poco dopo i miei 18 anni, conobbi dei ragazzi di un paesino vicino la mia città, durante una serata, e cosi parlando e sentendoci, decisi di accettare un loro invito, nella casa in campagna di uno di questi, un certo Marco.
Pensando si trattasse di una di quelle festicciole in campagna, optai per un abbgliamento carino e sensuale, top, mini gonna e leggins, quelli strappati avete presente? Ovviamente con tacco 13 abbinato.

Mi venne a prendere Mario, simpatico, gentile, un pò introverso e dopo qualche tempo arrivammo in questa magnifica casetta in campagna, con tanto di piscina. Era proprio una bella festa, e da brava teenager decisi di fiondarmi subito sugli alcolici, e sextenarmi a tempo di musica.
Ad un certo punto, venne questo Marco, e presentandosi come il padrone di casa, mi invitò a bere qualcosa con lui. Aveva non più di 24-25 anni, molto carino e decisamente attraente.

Parlando del più e del meno, come spesso accade, si arrivò all’agomento clue, il sesso.
Marco senza troppi complimenti, mi chiese se avessi voglia di rimanere da lui, e con qualche amico nel dopo serata, e che magari ci si poteva divertire un po’. Ero un po’ imbarazzata e timorosa, ma alla fine mi dissi “e falla sta follia che potrà mai succedere”.
E così verso le 4 di notte, eravamo rimasti in pochi: io, Marco, Andrea ed il suo amico Matteo, anche lui molto carino.

Io ero decisamente ubriaca, anche se mantenevo un ottimo auto controllo.
L’aria si era fatta fresca, così decidemmo di rientrare in casa.
Mentre camminavo, loro confabulavano su chissa cosa, ed io mi ripetevo che avevo fatto bene a restare. Ad un tratto sentii una mano sulla spalla, era Marco: “e adesso cosa facciamo piccolì?” “beviamo un altro po’” risposi io ridendo. E così ad un certo punto, mentre ero seduta sul divano, fu questo Matteo a farsi avanti e poggiò la sua mano sulle mie gambe….

Io ero imbarazzata, ma lasciai fare “l’alcol” pensai.
Ma la sua mano risali fin la gonna, e ad un tratto, mentre gli altri ci guardavano, piombò bruscamente li in mezzo. Io emisi un gemito naturale e gli altri risero. Senza pensarci due volte, con spirito di vendetta gli presi i gioielli con la mano e lui anzichè stupirsi, guardò gli altri e disse “vediamo se ci sta”. La sua seconda mano afferrò il mio seno sinistro, e mi baciò.

Ero eccitatissima, e ricambiai il bacio, allentando la presa sui gioielli. Avevo capito cosa stava succedendo, ma lo volevo e se fosse stato necessario avrei preso anche gli altri due. Le attese non si fecero tardare, Marco subito mi spalancò le gambe e strappò i miei leggins senza timore, mentre Andrea si fiondò sui miei seni, abbassando il top e strizzandoli per bene. Matteo mi prese per i capelli e mi sussurrò “andiamo in camera da letto” e con uno strattone mi mise in piedi con gli altri due al nostro seguito.

Capii solo allora che avevano preparato tutto, in camera era già tutto li pronto ad aspettarci. Gel lubrificante, qualche vibratore, e un qualche sottospecie di set da bondage, sapete manette, corde, cinghie…
Ancora in piedi, Andrea prese le manette, e vedendo nessuna cattiva reazione in me, mi ammanettò; a quel punto, marco mi afferrò prima dai capelli, e dopo con foga mi prese tra le gambe, fini di strappare ciò che era rimasto e mi fece inginocchiare.

Dio che sensazioni, la mia patatina già grondava, ma nemmeno il tempo di godere quel momento che Matteo, come un treno irrompette nella mia bocca, che pisello… me lo spinse fino in gola una decina di volte, poi fu il turno di Marco e di Andrea. Stavo sbavando molto, ma nonostante ciò loro continuavano a fottermi la bocca, con estrema irruenza. Ad un tratto mi rialzarono e Marco infilò le sue dite dentro di me e mi tirò a lui.

“sei bellissima e davvero fradicia piccolì, adesso ti fottiamo per bene” e io risposi “forza stronzo, datti una mossa”. Non l’avessi mai fatto, mi gettò sul letto, mi spogliarono di tutto, scarpe a parte… Andrea si dedicò a leccarmi per bene, ad assaggiarmi, mentre Marco continuava a scoparmi la bocca, con violenza; Matteo balzo sui miei seni, prima li strinse e poi iniziò a schiaffeggiarli, tentai di urlare ma con la bocca piena era impossibile.

Passò qualche minuto ed io ero gia stremata, si fermarono e mi guardarono, bisbigliavano tra loro….
“è troppo per te?” mi dissero, ma io risposi affannatamente “sono vostra” ero troppo eccitata per tirarmi indietro “ cosa possiamo fare con te” chiesero, e io “tutto quello che volete”.
Matteo si fiondò su di me, mi infilò un dito nell’ano con forza, sentivo le loro mazze alternarsi dentro di me, io godevo come una pazza, e nonostante i loro colpi decisi, iniziavo a divertirmi davvero.

Mi stavano aprendo, ma all’improvviso uno dei tre, non so chi di preciso, punto il mio buchetto, e vi penetrò con violenza, io urlai di dolore, lui non contento usci e rientro diverse volte, mi stavano inculando e io ero li a prenderlo senza poter fare nulla, mi fecero rimettere sul letto, girata sul fianco e mentre Matteo mi inculava, Marco riprese a fottermi la bocca, non potevo più urlare.
Andrea prese un dildo enorme… e lo infilò dentro la mia patatina, ero dannatamente piena.

Lo fissò con del nastro, la sensazione fu incredibile, tremavo e tentavo di ribellarmi, ma allo stesso tempo continuavo a venire, gli occhi lacrimavano, il trucco si scioglieva, il mio sedere era impotente, e la mia patatina dilatata come non mai…
Di colpo si fermarono, Andrea mi prese per i capelli e mi infilo in gola il suo modesto uccello, e senti tutto il suo brodo scendere in me…. Marco mi alzò le gambe me lo reinfilò nel sedere e lo riempii per bene, mentre Matteo tornò nella mia bocca, mi tirò due schiaffi ben assestati e tirò la mia testa a lui… non respiravo, tale fu la sua violenza, che non riuscivo a restistere… mi lasciai andare e dopo che lui ebbe scaricato in me, caddi al suolo, incapace di muovermi.

Sentivo il seme fuoriuscire dall’ano e dalla mia bocca, Matteo mi rialzò prendendomi dal seno e mi gettò sul letto: guardandomi disse “ecco qui troia, come prima va bene, dopo facciamo sul serio, hai da obiettare?” non dissi nulla e rimasi li distesa, distrutta e usata, in attesa del secondo round.

Il lento scivolare di una coppia nell’abisso

le tre ragazze Ivana, Francesca e Marta vengono portate in un grande salone dove sarebbe cominciata la festa che Peter avrebbe dato ai suoi ospiti tutta gente dell’alta società che amava godere delle disgrazie altrui.
Il salone era diviso in due spazi da una parte c’erano gli ospiti del loro aguzzino Peter ,persone più o meno di tutte le età anche se la maggioranza veleggiava verso la cinquantina, e dall’altra parte erano presenti una quindicina di ragazze tra cui Ivana, Francesca e Marta che rappresentavano la pietanza che sarebbe stata fornita durante la serata.

Le schiave era tutte vestite solo in costume, tranne Ivana, Francesca e Marta che sarebbero state le star della serata che erano state vestite con un miniabito aderente con scollatura ad U.
All’inizio della serata venne proiettato il video in cui Ivana, Francesca e Marta violavano l’obbligo della castità forzata. Finita la proiezione Peter chiese alle sue ospiti e ai suoi ospiti quale sarebbe stata la punizione migliore a cui le tre schiave avrebbero dovuto essere sottoposte: le idee non furono molto originale anche perchè molte delle cose che venivano proposte erano già state realizzate.

Allora Peter chiamò al centro del salone Maria una donna di 60 anni con una lunga carriera di mistress alle spalle. Peter la accolse al centro del salone imbastastendone le lodi di fronte ai suoi ospiti e dicendo che si trattava di una padrone di grande esperienza e che avrebbe saputo dare una lezione a queste schiavette indisciplinate alle prime armi.
Quando Maria si avvicinò Ivana ebbe un sussulto di terrore, infatti era la madre di una sua vecchia compagna di università e il terrore che potesse circolare la voce che invece di essere una brava madre di famiglia era solo una schiava, una cagna che partecipava a questo tipo di feste la atterì.

Maria si avvicinò alle tre schiave strizzando I capezzoli con unghie in modo violento attraverso il vestito a tutte e tre e affermò: Cari amici vedrete uno spettacolo che vi ha divertirà come non mai e queste troie si ricorderanno la punizione che infliggerò loro per tutta la vita.
Toglietevi questi straccetti intimò loro e Ivana, Francesca e Marta si ritrovarono completamente nude davanti a tutti quei depravati che urlarono immediatamente complimenti volgari nei loro confronti.

Maria fece portare una poltrona dove si sedette aprendo le gambe costringendo Ivana a leccare la sua figa ormai glabra, mentre Marta e Francesca furono costrette a pulirle gli stivali con la lingua.
Per Ivana fu una prova terribile le stavano venendo I conati di vomito a leccare quella figa larga, glabra e con qualche pelo bianco e da un odore nauseabondo che era il segnale che Maria non la lavava da almeno una settimana, ma non osò togliere la bocca per paura di essere punita.

Dopo circa dieci minuti Maria fece segno alla tre schiave di fermarsi e chiese al pubblico di dare un giudizio sul comportamento delle tre schiave dovevano fare mettere police verso se si erano comportate male e dovevano essere ulteriormente punite cosa che fece la maggioranza del pubblico in preda ai peggiori istinti sadici.
Maria con sorriso beffardo disse il pubblico ha deciso per un ulteriore punizione, prese allora dei morsetti e li attaccò sui cappezzoli delle tre schiave ordinando loro di fare una passeggiata tra il pubblico.

Vedendo che le tre schiave camminavano troppo velocemente ordinò loro di fermarsi davanti a ognuno degli ospiti di Peter quasi tutti toglievano e rimettevano I morsetti che le ragazze avevano sui cappezzoli procurando loro dei dolori lancinanti ripetendosi questa cosa per tutte le persone presenti nella sala.
Una volta finita questa tortura le ragazze tornarono da Maria che disse inizialmente vi siete comportate male inizlamente con gli ospiti del padrone di casa di questa bella festa dovremmo chiedere loro se meritate una nuova punizione o è sufficiente così.

Purtroppo per le ragazze il pubblicò votò che la punizione non era stata eseguita correttamente e che quindi Maria avrebbe dovuto sottoporle a una nuova prova.
La prova consisteva nel fatto che Ivana, Marta e Francesca dovevano ripassare tra il pubblico che poteva fare loro quello che volevano. Questa volta stettero molto attente a non dare l’impressione di volersi tirare indietro, ma la prova fu terribile le donne soprattutto quelle con le unghie lunghe strizzavano in modo violento I cappezzoli, altre strizzavano sempre con unghie il clitoride, per non parlare di schiaffi violenti sulla passerina, dita in bocca da parte di vecchi bavosi.

Dopo aver ripassato tutti gli ospiti I dolori fisici delle ragazze nelle parti intime e ancor di più quelli psicologici di essere state state sottoposte a una prova del genere furono tremendi.
La loro punizione era finita anche se la serata sarebbe continuate in forma privata nella villa di Peter infatti ogni ragazza sarebbe stata assegnata a un ospite per concludere la serta.

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Marco e Luisa entrano nel mondo BDSM 2

Marco parte l’indomani per un viaggio di lavoro che lo terrà a new york per una quindicina di giorni, durante i quali non disponendo della chiave con la quale la sua padrona Luisa ha messo in gabbia il suo cazzo non potrà darsi piacere in alcun modo, nè concedersi una scapatella, spera inoltre di non dover andare qualche sera con i colleghi ad assistere spettacoli di lap dance o anche più semplicemente in discoteche con cubiste procaci che lo stimolino senza che lui possa avere possibilità di sfogo.

L’illusione però di non essere provocato dura poco. D’accordo con Luisa la sua segretaria si presenta fin dall’imbarco in aereoporto con minigonna inguinale e un vestito che lascia poco alla fantasia per quanto riguarda le sue belle mammelle. Marco pensa che la sua padrona per questi quindici giorni gli ha organizzato un inferno e che forse Jessica in realtà è una sua complice fin dall’inizio.
Il viaggio in aereo è tremendo infatti Jessica è seduta vicino a lui edopo qualche ora Marco è sempre più eccitato e sempre più frustrato anche se l’erezione gli è impedita dal fatto che la cintura di castità fa pendere il suo cazzo verso il basso impendendola di fatto quindi il viaggio praticamente diventa un inferno.

Una volta arrivati a new york Marco piomba in albergo e fa subito una doccia fredda cercando di raffredare i bollenti spiriti, infatti dopo si sentì decisamente meglio quasi come se non avesse quella cintura che tenesse il suo piacere bloccato.
Il lavoro con lo staff americano della sua azienda sarebbe iniziato il giorno successivo e quindi Marco decise di fare un po’ di shopping e riuscì in qualche modo di divincolarsi da Jessica almeno per quella giornata in modo di non impazzire.

Il giorno si cominciò a lavorare: il primo passo fu una riunione plenaria con tutti i colleghi anche americani in cui Jessica spiegò per sommi capi le carrateristiche principali dei prodotti che avrebbero presentato alla fiera, Marco poi avrebbe risposto ad eventuali domande che sarebbero sorte da parte dei colleghi. La presentazione di Jessica fu così tanto efficace che molti pensavano quasi che Jessica fosse il manager e Marco il segretario e per lui fu una cosa parecchia umiliante, ma provò un quasi irrazionale piacere che gli faceva chiedere che forse la gabbia che aveva sull’uccello oltre che incidere sul suo organo sessuale, forse cominciava a condizionare in generale la sua psiche.

Dopo la riunione o meglio il briefing come si direbbe con un terribile termine importato dalla lingua di Shakspeare ci fu un mini incontro tra Jessica e Marco. Jessica gli fece qualche domanda sul perchè si facesse umiliare davanti a tutti, se non avesse istinti masochistici o peggio se fosse gay dato che tutti i capi ci provano con la segretaria, mentre lui pur essendo lei svestita più spesso che volentieri non ci aveva mai provato.

Jessica lo provocò ben sapendo cosa avesse adosso perchè Luisa glielo aveva detto e che quindi non le poteva saltare adosso cosa che però Marco non sapeva e si sentì ancora più umiliato.
Il lavoro proseguì poi serenamente per circa una settimana. La sofferenza per Marco era sempre tanta, in quanto le sue palle erano sempre piene quasi blu e nonostante non avesse ricevuto più grosse provocazioni da parte di Jessica, la continua visione delle colleghe con minigonne inguinali, con Jessica sempre più provocante anche se apparantemente normalmente vestita lo faceva stare sempre di più come un straccio, ma pensò che forse dipendeva dalla durata dell’astinenza.

Luisa lo chiamava ogni sera, ma era una classica chiamata tra una moglie e un marito che sono distanti per motivi di lavoro di lui quindi nulla di che, ma quando mancorono circa tre giorni dal ritorno in Italia le cose cambiarono: lo provocava insistentemente con frasi tipo hai le palle blu ormai vero cagnolino? Ti immagini la mia lingua che scorre lungo tutto il tuo cazzo fino a farti esplodere? Lo sai che mi piacerebbe scorrere la lingua lungo tutta la tua cintura di castità per farti soffrire ancora di più? Marco non rispondeva mai all’inizio, ma poi Luisa lo redarguì dicendole che doveva ringraziarla per occuparsi dell’educazione di un verme come lui.

Ora che il viaggio di lavoro stava volgendo a termine e da un punto di vista professionale con un certo successo Marco temeva quello che poteva succedere, spesso infatti i colleghi uomini primi di congedarsi facevano una festa in un noto locale di lap dance della grande male e per non dare sospetti non avrebbe certo potuto dire di no.
Mentre le ragazze soprattutto dell’est e sudamericane facevano il loro solito tour tra i tavoli gli sculettavano davanti all’inguine, ma contrariamente a quanto faceva di solito cercava di allontarne e ciò apparì molto strano ai suoi colleghi che gli chiesero se c’era qualcosa non va, ma qualcuno fece la battutina: non è che sei diventato gay Marco? Ma che dite lui e allora come mai non vai a fare il privè come al solito? Perchè questa volta non ho voglia e loro risposero che la cosa era alquanto strano e decisero tutti insieme di offrirgliela pagando loro e ridachiando dissero adesso ti rifiuti? Purtroppo non poteva rifiutarsi e andò in privè: la ragazza una bellissima sudamericana capì benissimo cosa aveva tra le gambe e si mise a ridere, ma pensò che fosse tutta una cosa organizzata e che il suo compito fosse provocarlo.

Quindi le strusciò le tette in faccia, fino a scendere lentamente passando sulla pancia e poi sopra alal cintura di castità che chiudeva il suo uccello. La sua resistenza era messa a dura prova e uscì dal privè quasi barcollando. I colleghi capirano che c’erano qualcosa che non andava, ma lo riportarono in albergo senza indagare più di tanto.
Il giorno dopo si ritornava in Italia e Marco sperava che Luisa lo avrebbe finalmente liberato e gli avrebbe consentito di esplodere.

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Marco e Luisa entrano nel mondo BDSM 1

Marco e Luisa sono due giovani e brillanti manager milanesi, lui è ingegnere delle telecomunicazioni e si occupa della progettazione di infrastrutture di telefonia mobile, lei invece è direttore marketing della stessa società, anche se in sede diverse lui a Milano lei a Roma.
I due si sono conosciuti all’università quando studiavano ingegneria lui e Filosofia lei, in una quelle feste studentesche dal tono abbastanza allegro che favoriscono spesso le conoscenze reciproche, lui il classico ingegnere che pensa solo allo studio e al lavoro, lei invece allegra, esuberante dinamica e piena di iniziative e come spesso capita gli opposti si attraggano.

Dopo gli anni studio e il fidanzamento continuarono a frequentarsi anche dopo l’università fino a che si sposarono.
Il loro matrimonio non ha avuto sussulti particolari fino a che nell’ufficio in cui lavora Marco non arrivò una segretaria molto appariscente che si vestiva con abiti molto appariscenti minigonna sopra le ginocchia e abiti molto eleganti che mettevano in risalto le sue sinuose forme. La segretaria si chiamava Jessica e per molto tempo la loro relazione restò professionale, anche se spesso sembrava che lei fosse il capo e lui la segretaria e non viceversa, ma a parte le solite chiacchere da ufficio nessuno aveva mai dato molto rilievo alla cosa, anche se Jessica aveva cominciato a frequentare lo stesso parucchiere della moglie di Marco.

Un giorno Jessica che si trovava da questo parecchiere ed era presente anche Luisa le chiese di scambiare due parole. Le due donne entrate in un bar ordinano un aperitivo e Jessica dice a Luisa se le poteva chiedere una cosa in modo un po’ sfrontato: ho notato che tu sei la moglie del mio capo Marco lui è una persona parecchio timida e introversa, mentre tu sei così altera e spocchiosa come me non è che anche tu fai parte del dorato mondo del BDSM milanese e sei una mistress e lui è il tuo schiavo perchè sai io faccio parte di questo mondo e voi due sembrate proprio una mistress e uno schiavo.

Luisa in modo molto elegante disse di no e la conversazione finì lì.
Questa discussione però non finì indolore nella mente di Luisa e la fece riflettere per parecchio tempo sulla sua natura, su quello che era e cominciò anche se solo per curiosità a guardare su internet cosa sono una mistress e uno schiavo e in generale il mondo BDSM.
Tutto scorse tranquillamente fino a quando Luisa vise dei filmati su internet che vedevano delle padrone alle prese con i loro schiavi e ne fu terribilmente eccitata e decise che avrebbe fatto di tutto per schiavizzare suo marito Marco che aveva tutte le caratteristiche dello schiavo, ma per convincerlo a diventarlo sarebbe servito un ulteriore molla, quindi pensò a qualcosa con cui ricattarlo e chiese aiuto a Jessica che ebbe una brillante idea, mettere qualcosa nel suo computer in ufficio dato che come qualsiasi uomo sicuramente si connetteva a youporn ogni tanto e infatti Jessica in poco tempo lo scoprì e passò il file con le prove a Luisa.

Luisa qualche giorno dopo disse a Marco ti devo parlare e gli mostrò il filmato passato da Jessica dicendogli che da oggi o sarebbe diventato suo schiavo o avrebbe chiesto il divorzio perchè non voleva stare con un pipparolo, Marco Balebettando disse di si.
Bene disse Luisa da oggi comincia il tuo addestramento spogliati tutto e fammi vedere quel vermiaciatolo che hai al posto del cazzo, Marco sebbene umiliato senza fiatare si spogliò e restò nudo, Luisa gli mise collare e guinzaglio e lo portò al guinzaglio per tutta la stanza.

A un certo punto si fermò dicendogli che da ora in poi avrebbe dovuto chiamarla solo padrona e le uniche risposte che doveva dare erano si padrone e grazie padrona.
Ora cominceremo il tuo addestramento e Luisa cominciò a fare un pompino a quello che era diventato il suo schiavo, inizialmente Marco ne sembrò sollevato pensando di essere stato trattato bene, ma non sapeva che il suo supplizio era appena cominciato, infatti ogni volta che stava per sborrare Luisa si fermava qualche secondo, la frustrazione per Marco col tempo diventava insostenibile, continuò per una buona ora e per le palle di Marco diventò una vera e propia tortura fino a quando Luisa decise di farlo venire, ma senza farlo godere cioè quando il suo marito diventato schiavo arrivò al punto di non ritorno smise di stimolarlo e lui sborrò, ma con molta frustazione, non godendo.

Poi pulì il cazzo e gli disse so che sarai via per 15 giorni per lavoro e quindi la tua padrone ti farà un regalo una stupenda cb6000 una cintura di castità: impedisce l’erezione anche in caso di stimolo e c’è il buco per fare la pipì, non si vede nei vestiti e non avrai problemi con il metal detector, in compenso sarai fedele alla tua padrona

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GIANNI OSPITE DELLA SORELLA A MILANO PARTE PRIMA

Dopo quell’estate ritornai a casa profondamente soddisfatto,avevo fatto sesso con tre ragazze e mi ero addirittura fidanzato con una di queste……fantastico. Naturalmente dovevo ringraziare mia sorella che grazie a qualche cazzata compiuta a Milano aveva allontanato i miei genitori lasciandomi campo libero. Ben presto però venni a conoscenza di ciò che era accaduto a Milano e mi resi conto che non si trattava di nulla di piacevole , mia sorella era stata rapinata da alcuni balordi e solo grazie all’intervento provvidenziale di un ragazzo era riuscita a ritornare a casa sana e salva.

Ammetto che dopo quella notizia inizia ad avvertire i primi sensi di colpa , in ogni caso i miei mi convinsero a prendere il treno per Milano dicendomi che la mia presenza avrebbe aiutato mia sorella Angelica a superare meglio il trauma. Tra me e Angelica è sempre esistito un rapporto d’affetto profondo , nei racconti precedenti non vi ho raccontato tutta la mia storia , in realtà io sono stato adottato a 7 anni dopo la morte dei miei genitori biologici in un incidente stradale , sono stato trattato con affetto da tutti e mia sorella più grande di me di quattro anni ha sempre avuto un rapporto molto protettivo con me.

Arrivato a Milano venni raggiunto alla stazione da mia sorella e dal suo nuovo fidanzato Ricardo , si trattava del ragazzo brasiliano che aveva soccorso mia sorella dopo la rapina. Ricardo è un ragazzo di colore , molto muscoloso e alto , pensai che a mia sorella non era andata poi così male come pensavo. Ricardo ci accompagnò a casa salutandoci e dando appuntamento ad Angelica in serata , nel frattempo conobbi la coinquilina di mia sorella che si chiama Valeria ed è una ragazza molto magra , biondina , occhi azzurri , con il classico accento bergamasco , mi arrapai al primo sguardo.

L’unico difetto di Valeria è il carattere molto scontroso e duro , in ogni caso si fece presto sera e dopo aver cenato ci dirigemmo tutti e quattro nelle rispettive stanze , Valeria nella sua stanza , io sul divano del salottino e mia sorella con Ricardo nella sua stanza. Dopo circa dieci minuti iniziai a sentire dei rumori strani provenienti dalla stanza di mia sorella , incuriosito non mi trattenni e andai a sbirciare dal buco della serratura , Angelica e Ricardo ci stavano dando dentro di brutto , Angelica era inginocchiata e succhiava il suo cazzo gigantesco.

Ero senza parole , non mi sarei mai aspettato che mia sorella praticasse sesso orale , l’avevo sempre vista come una ragazza casa e chiesa e in quel momento spompinava quel cazzone come la miglior puttana di Milano , baciava la cappella e la spalmava sulle labbra come un rossetto , poi lentamente spalancava la bocca e ingoiava totalmente quella belva mastodontica. Devo dire che Angelica nuda era molto eccitante , lei è un tipo mediterraneo , capelli ricci neri , due tettone alla Monica Bellucci , bassina e un po’ tozza ma con un gran bel culo tondo.

Dopo il pompino la guardai posizionarsi quel grandissimo cazzo tra le tette realizzando una spagnola con i fiocchi , sputava sul cazzo e sulle tette per lubrificare meglio il tutto. Ricardo al culmine dell’eccitazione afferrò violentemente i fianchi di Angelica sistemandola a pecorina e dicendole – ” ora facciamo quello che mi avevi promesso l’altra sera” -. La mia sorellina non ebbe neppure il tempo di fiatare , Ricardo iniziò a penetrarle il culo con una difficoltà spaventosa , lei iniziò ad urlare dal dolore e dopo poco si ritrovò la mano di Ricardo a tapparle la bocca per evitare di farsi sentire dal resto della casa.

La cappella di Ricardo ci mise più di un minuto per farsi strada nell’ano di Angelica che rossa dal dolore sudava e tratteneva le grida , dopo quasi un altro minuto il cazzo sprofondò totalmente facendo a quel punto urlare Angelica. Quell’urlo eccitantissimo e meraviglioso mi fece indurire il cazzo quasi a scoppiare , da quel momento iniziai ad immaginare Angelica nelle situazione e nei pensieri più osceni. Ricardo aumentava sempre di più il ritmo dilatandole il culo in modo impressionante , abbracciandola per le tette , succhiandole , mordendo i capezzoli e afferrandola per il collo come una pornostar.

Dopo poco Angelica si stese completamente sul letto , era sfinita ed esausta ma Ricardo non aveva ancora terminato , afferrò il suo bel visino , le fece spalancare la bocca e le gettò dentro una quantità spaventosa di sperma e lei ingoiava senza far cadere neppure una goccia. Dopo quell’ultima scena mi precipitai sul divano del salotto perchè temevo che entrambi potessero uscire dalla stanza e mentre mi trovavo steso tra i cuscini e le lenzuola pensavo a quanto fosse stata porca mia sorella.

Continua……….