Archivio mensile:Marzo 2017

Al Ticino con mia moglie!

Come accade a molte donne, anche mia moglie andò in menopausa a soli 48 anni e parlando con degli amici le cui mogli lo erano già da tempo venni a sapere che questo aveva abbassato loro il desiderio di fare all’amore e se lo facevano era giusto per soddisfare i loro mariti.
Fui quindi piacevolmente sorpreso che a mia moglie invece questa condizione le aveva aumentato lo stimolo, al contrario di prima ora era lei che cercava e lo facevamo molto più assiduamente di prima e con suo maggiore trasporto.

Alle volte mi precedeva a letto e quando la raggiungevo in camera la trovavo che giocava con il vibratore e mi spronava a raggiungerla.
A noi piace molto passeggiare e nei week end soprattutto nel periodo estivo lo facciamo più che altro perché a lei piace vestirsi in modo provocante e vedere i maschietti che si voltano a guardarla, così nei dopo cena raggiungiamo un parco dall’altra parte della città e facciamo delle belle camminate.

Ma prima d’iniziare vorrei farvi una piccola descrizione di Renata, la mia bella mogliettina. E’ una mora di 48 anni snella, alta 1,60 porta una IIIª di seno coi capezzoli prominenti e un bel culo, nell’insieme è ancora una gran bella figa.
Ogni volta che dobbiamo uscire mi chiede sempre consiglio su come vestirsi perché sa che il mio desiderio è vederla vestita in modo provocante, mi piace un sacco vedere gli uomini che si girano a guardarla.

Questa è la nostra piccola trasgressione anche se io ho sempre sognato di vederla chiavare da un mega dotato.
Era una tiepida serata di Maggio, il cielo era sereno e tutto stellato, così decidemmo di uscire e andare a passeggiare nel parco.
Camminavamo da un po’ quando raggiungemmo il viottolo che ci avrebbe condotto alla nostra panchina preferita e isolata dove di solito ci scambiavamo qualche bacetto. Il luogo si prestava perché era una piccola piazzuola con una panchina attorniata da un’alta e folta siepe.

Eravamo soliti fermarci perché solitamente veniva fino li e proprio per questo noi ci andavamo per fare un po’ di petting.
Quella sera Renata indossava una minigonna di jeans con la cerniera sul davanti a salire, scarpe da tennis e una t-shirt che non lasciava niente all’ immaginazione perché i suoi capezzoli erano ben visibili.
« Ma si può sapere perché mi stai dietro e non a fianco? » Disse lei pur sapendo che le stavo dietro per guardarle il culo che camminando muoveva da vera troia.

Mi avvicinai e le misi la mano sotto la gonna e la trovai senza mutandina.
Lei mi allontanò la mano dicendomi che ero un porco. L’atmosfera era di quelle giusta e la serata prometteva bene.
Poi come per un sesto senso mi girai e vidi che dietro di noi c’era un uomo che percorreva il nostro stesso viottolo e sicuramente aveva visto tutto.
Lo dissi a Renata che si voltò a guardarlo e disse: « Adesso quello lì ci stà dietro tutta sera.

» E infatti fu proprio così.
Quando raggiungemmo la nostra postazione ci sedemmo sulla panchina e guardandoci intorno non vedemmo più l’uomo che ci stava dietro, era sparito.
Aspettammo un po’ per vedere se per caso non venisse fuori, ma passato un po’ di tempo non vedendolo più cominciammo a toccarci.
Mi accorsi di un movimento tra i rami del cespuglio e senza darlo a vedere mi soffermai a guardare fin che lo intravidi.

Era esattamente di fronte a noi nascosto dietro la siepe e lo dissi a Renata.
Lei facendo finta di niente mi sussurrò di fare come se non ci fosse per vedere cosa avrebbe fatto.
Fui sorpreso ma anche felice, di solito di fronte a una situazione del genere si rassettava e voleva subito andarsene via, sennonché a quelle parole il mio cazzo si indurì in maniera incredibile e quando lei lo toccò e ne sentì la durezza stringendolo disse: « Adesso lo facciamo arrapare per bene il signorino.

» e come se fossimo soli iniziò a sextenarsi, aprì un po’ di più la cerniera della minigonna scoprendo le cosce fino a intravedere la figa.
Le misi una mano tra le cosce e lei per agevolami spinse il bacino sul bordo della panchina allargandole.
Il chiarore della luna piena in quella serata stellata consenti allo sconosciuto di vedere tutto quasi come fosse giorno.
Col cuore che batteva a mille per l’eccitazione per questa cosa a noi nuova iniziai a farle un ditalino, era già talmente bagnata che si sentiva distintamente lo sciacquettio che facevano le mie dita dentro di lei e eccitata mi tirò fuori il cazzo e cominciò a menarmelo.

A quel punto guardai il cespuglio facendo capire al tipo che ci eravamo accorti di lui, così prese coraggio e uscì mostrandosi, poi visto che lo guardavamo senza che noi smettessimo tirò fuori il cazzo e iniziò a menarselo.
Avrà avuto una sessantina d’anni e una pancia molto prosperosa, ma non fu certo quella ad attirare la nostra attenzione, teneva tra le mani un cazzo da paura.
Renata a quella scena si eccitò ancora di più e con la figa grondante si alzò, fece il giro della panchina vi si appoggiò coi gomiti e facendosi sentire anche da lui sollevò il culo e mi disse di chiavarla.

Era la prima volta che facevamo sesso davanti a qualcuno, lui sentendosi accettato si avvicinò mettendosi a un metro da Renata menandosi il cazzo come un forsennato. Quando Renata iniziò a godere, i suoi versi eccitarono ancora di più lo sconosciuto che con versi gutturali e inarcando la schiena cominciò a sborrare.
Fu una cosa talmente eccitante che riempii la figa di mia moglie come mi sembrava di non aver mai fatto.

Rimettendosi il cazzo nei pantaloni il tipo ci fece un cenno di saluto con la testa e se ne andò, noi ci demmo una ripulita e ci avviammo a prendere la macchina per fare ritorno a casa.
Durante il tragitto riparlando dell’accaduto scoprimmo che a entrambi la cosa era piaciuta ripromettendoci di ripeterla il più presto possibile.
Purtroppo però nonostante avessimo ripetuto quelle passeggiate serali al parco, l’occasione non si ripresentò.

Non potendo più aspettare dalla voglia di ripetere quel’esperienza cominciai a smanettare su internet per cercare dei luoghi che meglio si prestavano a tali pratiche.
Ne trovammo un’infinità e tra questi scegliemmo dei posti su dei fiumi Lombardi dove in alcune località si praticava il naturismo e non solo stando a quanto leggemmo.
Ne visitammo alcuni eliminandone parecchi troppo frequentati e cominciammo a cercarne altri non segnalati trovandone alcuni discretamente appartati che si prestavano ai nostri desideri.

Eravamo in uno di quei posti sul Ticino da circa un’ora stesi al sole sperando in cuor nostro che arrivasse qualche guardone per poter iniziare a esibirci quando d’un tratto sentimmo il rumore in avvicinamento di ciottoli calpestati, segno che qualcuno si stava avvicinando.
Però con nostro disappunto ci accorgemmo che il rumore dei passi una volta raggiunta la siepe che ci nascondeva alla vista iniziò ad allontanarsi da noi.

Mi alzai e andai a sbirciare oltre la siepe, vidi un ragazzo in costume con uno zaino in spalla che camminava allontanandosi e per il timore di perdere l’occasione anche quel giorno feci una risata in modo che mi sentisse e si accorgesse che dietro alla siepe ci fosse qualcuno.
Spiegai la cosa a Laura e anche lei per fargli capire che cera anche una donna scoppiò in una grossa risata.

Poco dopo sentimmo il rumore dei ciottoli che veniva verso di noi, ci scambiammo un segno d’intesa e lei si mise a pancia in giù mettendo il culo in bella vista con il triangolino del microscopico perizoma brasiliano che lo impreziosiva.
Io aprii la rivista delle parole incrociate e feci finta di essere assorto.
Sentimmo muoversi i rami dei cespugli alle nostre spalle e poco dopo apparve un giovane sui trent’anni.

Ci voltammo come sorpresi che fosse arrivato qualcuno e rispondemmo al suo saluto.
Con gentilezza ci chiese visto che il posto era ampio e pieno di sabbia se non ci desse fastidio se si stendeva anche lui li, guardai Renata la quale gli disse che non c’erano problemi e che la cosa non ci dava fastidio.
Stese l’asciugamani proprio nella direzione sperata, cioè di fronte a mia moglie.

Si sedette e si sfilò il costume poi si distese a pancia in giù poggiando la fronte sulle braccia ripiegate.
Ero a mille e lei pure, il giovane non era male e il fisico nel’insieme era piacevole.
Dopo circa una decina di minuti Renata mi fece un cenno complice e come da accordi presi precedentemente disse: « Amore mi metti un po’ di protezione, non vorrei prendere un’insolazione.

»
« Sulla schiena? » risposi, e lei: « Come sulla schiena. , e le gambe? Devi metterla dappertutto!»
Con movimenti studiati cominciai dalle spalle per poi scendere lentamente sulla schiena, quando iniziai a massaggiarle i reni lei disse: « Amore forse è meglio che mi togli il perizoma, altrimenti si unge tutto. » « Si. » risposi, « è meglio. »
Slacciai i due laccetti sui fianchi e glielo sfilai da sotto, poi ripresi.

Le misi l’olio sulle chiappe e con la scusa di ungerla tutta le allargai le gambe in modo che lui potesse vedere bene e cominciai a spalmarlo.
Poi, visto che cera oliata dappertutto le passai le mani tra le chiappe fino a strofinarle l’ano e la figa. Lei che era già tutta bagnata di umori allargò di più le gambe e sollevò il culo ed io a quella vista non resistetti e la penetrai un attimo con le dita.

Le dissi poi di voltarsi che l’avrei spalmata anche davanti.

« No » Disse lei, « davanti lo faccio da me. »
Si mise seduta, prese l’olio e cominciò a passarlo sulle gambe e salendo le allargò per spalmarselo al’interno delle cosce, poi guardando il giovane negli occhi aprì le cosce e si passò la mano unta d’olio sulla la figa massaggiandola con le dita.

A quella scena il giovane cambiò posizione, si tirò su mettendosi accovacciato con le gambe intrecciate con il cazzo che puntava al cielo. Lo prese in mano e senza vergogna iniziò a scappellarlo fino a farne uscire la grossa cappella a forma di fungo.
Era un cazzo di tutto rispetto e lei mentre continuava a toccarsi non gli levava gli occhi di dosso.
Anche io vedendo la scena mi toccai il cazzo, era fantastico vedere quanto piacesse a mia moglie fare la troia, chi l’avrebbe mai detto.

Passato quel momento lo invitammo a sedersi accanto a noi e ci mettemmo tutti e tre a chiacchierare e a parlare di quel luogo che tanto si prestava al naturismo ecc…
Passammo così una mezzoretta a fare conoscenza, poi Renata si stese a pancia in giù davanti a noi e mi disse di metterle ancora dell’olio perché aveva paura di ustionarsi nonostante fosse al’ombra di un telo che avevo steso poco prima per proteggerla dai raggi solari.

Mi apprestavo a farlo quando mi venne spontaneo di allungare la boccetta verso il ragazzo e chiedergli se gli andava di farlo lui.
Renata si voltò a guardarci poi senza dire nulla si mise supina in attesa.
Iniziò dai piedi, sembrava ci sapesse fare, era lentissimo nei movimenti e il massaggio sembrava fatto da un professionista.
Poi passò alle gambe, vedere le mani di uno sconosciuto che la toccavano mi eccitò, ma ancora mi eccitava l’idea che lui osasse e non indugiasse a toccarla nelle parti intime, non mi restava che aspettare.

L’adrenalina Salì a mille quando il massaggio arrivò alla parte alta delle cosce che lei prontamente allargò.
Il cazzo di lui sembrava un totem tanto era in tiro, era presissimo da lei che da quando aveva iniziato mi aveva completamente ignorato e facendo un paragone potei constatare che il suo cazzo era di dimensioni decisamente più importanti delle mie.
Le massaggiava le cosce salendo fino alle chiappe ma non osava spingersi oltre, fui io che gesti gli feci capire che doveva spalmarla anche sulle parti intime.

Non si fece pregare e iniziò subito a passarle le mani tra le chiappe e scendendo giù fino a strofinarle la figa.
« Che te ne pare? » chiesi a Renata. Lei si voltò e vedendo l’erezione di lui disse: « Mi pare che a stò ragazzaccio gli piaccia parecchio fare i massaggi, ed è pure bravo. » Poi gli disse che andava bene così, si alzò e si mise seduta di fronte a lui con le gambe incrociate e guardando la sua eccitazione gli chiese: « E’ così per colpa mia? »
« Bè » rispose lui « Non capita tutti i giorni di avere l’occasione di toccare un corpo di una donna così eccitante.

» intervenni io dicendo: « Ma secondo te un ragazzo della sua età che si trova a spalmare d’olio una gnocca come te come fa a non venirgli duro, ora per colpa tua gli faranno male le palle dall’eccitazione. »
Lei lo guardò e gli chiese « E’ vero quello che ha detto mio marito a proposito del dolore alle palle? »
« Per il momento ancora no ma tra poco mi sa che comincerò a sentirlo» rispose lui.

Allora intervenni io e dissi a Renata: « Sarebbe meglio che gli mettessi un po’ d’olio a stò ragazzo, mi pare che si stia arrossando. »
«Dai mettiti giù » gli disse lei «non vorrei che per colpa mia ti prendi un’insolazione. »
Lo fece sdraiare a pancia in su e dopo essersi accovacciata a fianco lo cosparse d’olio iniziò a spalmarlo.
Poi come se niente fosse gli prese il cazzo, lo unse e cominciò lentamente a menarglielo.

«Ce l’hai proprio duro!» gli disse, « devi avere davvero tanta voglia, ti piace come ti stò massaggiando?» «Oh si » sospirò lui, sei bravissima.
«Che troia pensai, non vedeva l’ora di toccarglielo» e da come si muoveva capii anche che il suo desiderio non si fermava solo a segarlo….
Comunque io ero in estasi, guardavo quella scena e me lo menavo pure io e ogni qualvolta sentivo che stavo per venire mi fermavo per prolungare il piacere.

Ora si era sdraiata accanto a lui appoggiata su un gomito con il viso vicino al cazzo e se lo mangiava con gli occhi mentre faceva su e giù con la mano, intanto lui le palpava le grosse tette e le strizzava i capezzoli facendola trasalire.
Poi il ragazzo cominciò a dar segni di non farcela più e iniziò a sussultare, lei avvicinò la bocca e con la lingua lo solleticò sotto la cappella mandandolo in estasi e qualche istante dopo la cappella violacea rilasciò dei getti copiosi di sborra bianca tanto densi che quando si mosse gli restarono appiccicati addosso senza scivolare di un millimetro.

Renata si beò di quella densa eiaculazione tanto che penetrandosi con le dita raggiunse pure lei l’orgasmo.
Era ora di andare, salutammo il giovane promettendoci di rivederci ancora: non sarebbe più accaduto fino al’estate successiva perché per motivi famigliari non potemmo più andarci.

INSEGNANTE DI POMPINI-prima parte

Che io fossi un abile bocchinaro questo già lo sapevo, ma che un giorno avessi dovuto usare questo mio dono, frutto di anni di studio e bocconi amari, al servizio di mogli inesperte mai me lo sarei aspettato!!! Tutto iniziò da un incontro furtivo con uno dei tanti uomini sposati vogliosi di ricevere una pompa fatta come si deve o anche una pompa semplice, visto che le mogli rifiutano o addirittura sono disgustate dal rapporto orale col proprio marito.

Premessa: cari miei, ma perché vi sposate queste donne per cosi dire timorate di Dio, castigate, poco inclini al sesso, inorridite da una pratica antica più dell’uomo stesso che dicesi fellatio? per chi volesse qualche cenno storico. Insomma incontro quest’uomo sulla quarantina, un uomo molto bello, sexy, simpatico, con tutte le sue cose al punto giusto, anzi direi sopra la media. Sposato. Amo gli uomini sposati, hanno sempre qualcosa che non ti aspetti , in questo caso la moglie dopo la nascita del loro primo genito, non gli aveva più preso l’uccello in bocca.

Un classico della mitologia matrimoniale!!! Insomma 15 anni che non le faceva un pompino. Povera creatura!!! Ma come puoi solo pensare di sopravvivere a questa tortura. Tra l’altro mi confessa che neanche prima lei era tutto sto granché di abilità. Ma piccolo mio, che te la sei sposata a fare dico io????? Vieni da zio Guerrino che sistemiamo le cose. Diamo a Cesare, così si chiama lo giuro, quel che è di Cesare!!!! Viene a casa mia una sera verso le otto , molto imbarazzato , molto impacciato, ma molto bono!!! Qua bisogna fare velocemente prima che l’uomo mi si ammosci per l’ansia.

Lo faccio accomodare sul divano, gli offro una birra, lo avviso che se vuol fumare lo può fare pure. Situazione per me eccellente. Gli tolgo le scarpe, gli massaggio i piedi e già prova un certo piacere , si rilassa. Gli sfilo i pantaloni. Gli accarezzo le cosce pelose e ben tornite, strofino la faccia sopra le mutande e gia sento qualcosa muoversi!!! Gli tolgo pian piano gli slip bianchi. Ora lui è seduto su un comodo divano, birra da una parte, sigaretta in bocca, gambe divaricate.

Cazzo e palle all’aria. Si sente un Re!!! Inizio ad annusare il pacco, cosa che lo stuzzica perché nota il mio interesse per il suo odore di maschio!!! Si deve sentire il capo, il padrone!!!! Comincio dalle palle, grosse, pelose, simbolo di virilità da sempre. Un uomo senza palle non è un uomo, così ho sentito dire. Lui mi osserva e si accende un altra sigaretta. Lecco le palle , ed ecco il primo sussulto!!! Siiiii!!!! Le lecco tutte, poi le succhio, secondo sussulto !!!! Sei mio ormai.

Rimango a ciucciare quelle splendide palle finché non lo vedo in totale relax e pronto ad iniziare a ricevere il miglior pompino della sua vita. Aspetto quel momento esatto e senza usare le mani, gli afferro deciso la cappella in bocca. Solo la cappella, grossa e pulsante, eccitata, bagnata, e gioco di labbra e di lingua. I sussulti diventano gemiti, note musicali, inizia il concerto!!! Il cazzo gli diventa grosso e duro, forse non l’ha mai visto così grosso!!!! Che spreco, un così perfetto pezzo di legno che solo madre natura poteva con la sua arte scolpire con una tale precisione, abbandonato, trascurato, come un Picasso lasciato marcire in una soffitta!!! Ci metto tutta la mia innata esperienza e regalo a questo sfortunato un pompino vero, quasi magistrale, che a detta sua e cito testualmente ” finalmente so cosa è un pompino!!!!!” E quando sborra lo porto in paradiso e ingoio tutto e continuo fino a che non lo sento più pregare e ringraziare ilSignore Dio Cristo!!! Mi fermo solo allora.

Lui è esausto, come avesse fatto da solo tutto il lavoro, ma comprendo ogni suo respiro, ogni suo affanno. Un piacere così non lo aveva mai provato. È destabilizzante. Ci metti un po’ a riprendere conoscenza e tornare alla realtà. E quando torna sul pianeta terra, mi guarda e prova a dirmi qualcosa lo anticipo io e gli dico” lo so, non serve dire nulla, i tuoi occhi parlano per te. Comunque complimenti, gran cazzo, gran sborrata, grande tu!!!”.

Lui sorride sconcertato e mi dice con un filo di voce” tu ti complimenti con me???? Pazzesco!!! Sappi solo che la mia gratitudine non si può spiegare a parole. Sei stato magnifico, ma questo me lo avevi fatto capire, ma hai superato ogni mia più rosea aspettativa. Dimmi solo come posso sdebitarmi ora, ammesso che si possa trovare qualcosa di tale o eguale valore!!!”. Rispondo solo” per me è stato un grande onore e piacere.

Non è così semplice trovarsi davanti a una tale bellezza e venirne ispirato. Sdebitarti? Non chiedo altro se non la possibilità di deliziarmi ancora in futuro del tuo nettare , mio caro Cesare!!!” Sembra una piece teatrale!!!! ” e me lo chiedi pure!!!! Anche tutti i giorni se posso e tu vuoi!!!!”. Non dico tutti i giorni, ma una o due volte a settimana Cesare viene a trovare la sua Cleopatra. Ok ora la smetto dai.

Insomma Cesare per un mese si fa sentire spesso e ogni volta si diverte sempre di più, compreso il sottoscritto. Un giorno mi chiama e al tel mi chiede se può portare un suo caro amico, anche lui con la stessa sindrome da deficit da fellatio. Perché no, penso io, e accetto. Il suo amico, un po’ più adulto di lui ma altrettanto sexy e disperato, entra in casa e si presenta. Mi stringe la mano ” piacere Massimo!! Sicuro che non disturbo?” Chiede imbarazzato.

” ogni amico di Cesare è mio amico, mettiti pure comodo, come fosse casa tua”. Cesare gli ribatte” te l’ho detto di stare tranquillo, ora ci spogliamo, ci mettiamo sul divano, Guerrino ci offre una birra, ci accendiamo una sigaretta e ci pensa lui” e cosi fanno. Inutile dire che anche Massimo fa parte di quella fascia di uomini che la natura ha donato di dotazioni superiori alla media. Donne? Ma ci fate o ci siete? Insomma due cazzi fantastici, due pompini fantastici!!! Un gioco da ragazzi.

I complimenti si sprecano da entrambi le parti. Cesare e Massimo diventano buoni frequentatori di casa mia. Poi all’improvviso si aggiunge un terzo amico, bisognoso di cure. Mi sento una suffragetta!!! Mi parlano di un altro amico, anzi due. Però non li vogliono portare da me. Vogliono portare me da loro. Non capisco esattamente cosa stavano macchinando. Finché Cesare mi dice” abbiamo parlato con le nostre mogli. Abbiamo spiegato il problema e il perché abbiamo agito tradendole.

All’inizio si sono arrabbiate, poi quando abbiamo parlato di te, che sei un uomo e non una donna, si sono calmate. Hanno iniziato a ragionare, a comprendere, e hanno proposto una soluzione per superare questa sorte di crisi sessuale e matrimoniale. Se tu sei d’accordo ovviamente!!!”. Oltre modo incuriosito chiedo” quale sarebbe questa miracolosa soluzione???”. E loro” due lezioni a settimana da impartire alle nostre signore su come si pratica un perfetto pompino!!!!!”. CONTINUA.

Il ginecologo

Il Ginecologo.

Due, tre, quattro squilli una voce all’altro capo del filo: “pronto!” “Luciano vecchio puttaniere!” “Massimo! A cosa debbo l’onore, hai messo incinta qualcuna?” – “Non ultimamente, ma è mai possibile che non si riesca ad avere un appuntamento con te, la tua segretaria ha dato a mia moglie un appuntamento da qui a due mesi, dai vedi cosa puoi fare è solo una visita di controllo” – “Perché non ha chiesto di parlare con me, a tua moglie posso dare un appuntamento a qualsiasi ora del giorno o….. della notte, può venire quando vuole eh.. eh..” – “Sei sempre il solito filibustiere, con tutte le fiche che vedi non sei ancora stufo!” – “Non credo che la fica mi stancherà mai e poi se vuoi saperlo, tua moglie oltre che essere una splendida donna è talmente sexy, che anche adesso al solo pensiero di rivederla mi sta venendo duro, non immagini nemmeno cosa darei per poterla scopare!” “Hai capito! e me lo dici così!” – “A parte gli scherzi, digli che può venire, pardon, potete venire domani sera dopo le 19:00, ok! Così facciamo anche due chiacchiere.

“ – “Sei veramente gentile, a domani allora, ciao. ” – “Ciao Max. ”
– ”Amore… amore. è tutto risolto Luciano ci ha dato appuntamento per domani, oh! Scusa volevo dire il tuo spasimante, lo sai che mi ha appena confessato che darebbe qualsiasi cosa per scoparti. ” – “Ma dai, dici veramente con tutte le donne che gli passano per le mani” – “Veramente, non sto scherzando per niente! “ – “In fondo pensandoci bene è anche un gran bell’uomo uhmm…….


l’indomani al mio rientro dal lavoro, la trovo in camera intenta a scegliere il vestito, “Ciao amore, vedo che sei quasi pronta, mi faccio la doccia e andiamo! ” – “Ok io mi vesto e ti aspetto sotto. ”- È ancora presto, me la prendo comoda, quando la raggiungo è passata quasi un’ora lei si sta guardando nello specchio del soggiorno, indossa un tailleur grigio scuro, una giacca piuttosto aderente con un ampio scollo che mette in risalto il decolté, sotto, il reggiseno a balconcino, le lascia i capezzoli completamente scoperti come non faccio fatica ad immaginare, la gonna aderente arriva appena sopra il ginocchio, contro la stoffa leggera riesco a intravvedere la forma dei ganci del reggicalze e già mi si sta asciugando la bocca, calze scure con la riga e scarpe nere con un vertiginoso tacco a spillo completano il look.

Mamma mia farebbe resuscitare un morto, come un cavaliere di altri tempi, faccio un inchino e le baciò la mano, non voglio rovinarle il trucco e poi è così bella da togliere il fiato, l’aiuto a infilare la pelliccia. -“Tesoro credo proprio che questa volta gli darai il colpo di grazia, speriamo che abbia il cuore forte.
”- Raggiunto lo studio la segretaria , ci ricorda che l’appuntamento è fra due mesi, insisto perché avverta il dottore che siamo arrivati, chiama il dottore, diventa rossa in volto, riattacca e profondendosi in mille scuse ci accompagna ossequiosa alla porta, il dottore ci viene incontro sorridendo, “Può andare signorina! Max, come stai?” Ci abbracciamo come due vecchi camerati, poi rivolto a mia moglie, le porge la mano e l’attira a sé per baciarla sulla guancia, “Terry sei uno splendore, fatti guardare un piacere per gli occhi, la donna più bella che abbia mai visto.

” – “Dai Luciano piantala di farmi complimenti o mi farai arrossire. -” Ci accomodiamo e facciamo due chiacchiere, rievocando le nostre avventure, Luciano non distoglie lo sguardo da mia moglie, i suoi occhi l’hanno già radiografata da capo a piedi, adesso gli rimane da verificare solo se la radiografia è venuta bene. – ” Terry, tesoro se vuoi prepararti! ” – Lei si alza, lascia scivolare la pelliccia sulla poltrona, si sposta dall’altra parte dello studio, i nostri occhi sono su di lei, si avvicina al lettino e sempre dandoci le spalle, sbottona la giacca, la toglie, senza voltarsi l’appoggia sullo schienale della sedia vicina, poi apre la cerniera della gonna e con le mani, l’accompagna fino a terra, delle coulotte di pizzo appaiono di fronte ai nostri occhi sgranati a coprire parzialmente tutto quel ben di Dio, tolta la gonna, le coulotte seguono la stessa sorte, le gambe tese e lei piegata fino a terra offrono a noi poveri mortali uno sguardo sul paradiso, si rialza e mentre con una mano si copre la fica con la mano e il braccio sinistro si copre pudicamente le tette, sorridendo si volta verso di noi e dice -“Ok, dottore sono pronta” – Questo è il colpo di grazia, dopo tutto quello che ci ha fatto vedere adesso si mostra a noi come un’educanda.

Abbiamo la salivazione azzerata, Luciano si riprende a fatica – “Va bene tesoro, sdraiati sul lettino e metti le gambe sugli appoggi, dai Max vieni più vicino che continuiamo la nostra conversazione” – Nel frattempo mia moglie si è sdraiata sul lettino le mani appoggiate sulla pancia, se non fosse per i pochi accessori estremamente sexy che ancora indossa avrebbe tutta l’aria di una verginella vergognosa alla sua prima visita ginecologica, le sue gambe completamente divaricate sugli appoggi, offrono lo spettacolo della sua fica depilata che lentamente, come un fiore, sboccia dinanzi ai nostri occhi.

Luciano continuando a parlare si infila i guanti, si spalma sulle dita un po’ di gel e mentre con una mano le allarga le labbra, due dita dell’altra si fanno strada nella sua fica, lei si porta una mano sulle labbra quasi a voler soffocare un mugolio di piacere, mentre con il bacino si muove avanti per favorire l’esame. “Ok, diamo un’occhiata più da vicino” dallo scaffale prende uno speculum, le spalma ancora un po’ di gel fra le labbra e lo inserisce, lo allarga, lo muove leggermente per osservare bene l’utero, la sua non è una visita medica è un dolce gioco erotico.

– ”Uhmm… che utero sexy che abbiamo, signora!” – “Sei proprio scemo!”- Gli dice sorridendo mia moglie, lui ricambia il sorriso ed estratto lo speculum, prende delle salviette, e inizia una minuziosa asciugatura della sua fica, passano lunghi interminabili istanti, poi Luciano sembra riaversi – “Ok, tesoro tutto bene, diamo solo un’occhiatina al seno e abbiamo finito” – Mia moglie si solleva a sedere per slacciarsi il reggiseno, i suoi capezzoli sporgono sfrontati dal balconcino, si sdraia di nuovo, Luciano accanto a lei, pone le mani sul seno, esplora ogni centimetro di quelle tettine sfrontate, è un massaggio estremamente sensuale che mia moglie sembra decisamente apprezzare, mi sto eccitando e a quanto pare non solo io, visto che il camice sbottonato di Luciano non riesce a nascondere il bozzo che si è formato nei suoi pantaloni, e mentre Luciano si protende in avanti, per dedicarsi all’altro seno la patta dei suoi pantaloni si viene a trovare a pochi centimetri dalla faccia di mia moglie, lei mi guarda con aria di complicità e vedendo il lampo di malizia nei miei occhi solleva la mano, la posa sulla patta dei pantaloni a sfiorare la protuberanza che si è formata, Luciano si ferma allibito mentre la mano di lei gli apre la cerniera e come un serpente si insinua nei pantaloni, abbassa il bordo degli slip, libera quel palo di carne pulsante e con decisione lo guida verso la sua bocca, Luciano è ammutolito, incapace di proferir parola, lo stupore dipinto sul volto, salvo riprendersi immediatamente quando vede la mia espressione divertita – “Mio Dio, vi supplico non svegliatemi!” Intanto mia moglie gli sta leccando l’ uccello come un gelato, la lingua lo percorre per tutta la sua lunghezza lasciando una scia lucida di saliva, raccoglie le gocce di liquido trasparente che colano dalla punta di quell’uccello arrapato, Luciano si slaccia velocemente i pantaloni lasciandoli scivolare a terra stessa sorte per gli slip, lei con la lingua le sfiora le palle, le sue labbra si posano ora sull’una ora sull’altra, le succhia facendole scomparire alternativamente in bocca, Luciano è al settimo cielo respira affannosamente, da parte mia non ce la faccio più non resisto, le gambe spalancate sugli appoggi del lettino, le labbra della sua fica aperte, bagnate, sono uno spettacolo troppo arrapante, m’inginocchio di fronte quasi in adorazione, indossa ancora le scarpe, le autoreggenti e le giarrettiere, le sfilo la scarpa, le accarezzo il piede affusolato la mia bocca si posa sulle sue dita, le succhio con passione attraverso le calze, le piace i muscoli del piede si rilassano sotto le mie mani, faccio lo stesso con l’altro piede ed inizio a risalire lungo la gamba, continuando a baciarla risalgo fino alla sorgente, pronto a dissetarmi dalla sua fica.

Nel frattempo Luciano ha ripreso il controllo della situazione e mentre con una mano continua a palparle le tette, con l’altra appoggiata sulla testa di mia moglie, guida i suoi movimenti, la mia lingua vola sulla sua fica le succhio il clitoride, mentre le mie dita si fanno strada nella sua fica bagnata, adora essere leccata, sento che sta per venire, ritmicamente contrae i muscoli del bacino mentre i suoi gemiti soffocati dal cazzo di Luciano, si fanno sempre più frequenti fino a che si sfila di bocca il cazzo – “ Si… Si….. dai più svelto leccala, dai porco che ti vengo in faccia dai! Si…….

si…..Siiiiiiiii!!!!!” – Luciano le sbatte nuovamente il cazzo in bocca soffocando le sue grida, con le mani le tiene ferma la testa mentre il suo cazzo le vomita in gola un fiume di sborra, poi rilassato, si abbassa su mia moglie le accarezza il volto la bacia è visibilmente in adorazione, le bacia il collo, lei come una gattina fa le fusa, si rilassa sotto i nostri baci, Luciano si è spostato sul suo seno le succhia con forza i capezzoli turgidi, li stringe fra i denti come volesse staccarli, poi continuando a baciare il suo corpo scende verso la fica, gli cedo il posto, è fra le sue gambe, con la mano si stringe il cazzo alla base, non si è ancora ripreso lo strofina sulla sua fica bagnata, lo usa come una mazza per colpirla, lei ad ogni colpo sussulta e geme -“ Lo vuoi? Vero! Bella ficona! Dillo che lo vuoi tutto dentro, si vede che muori dalla voglia di cazzo! ” – “ Continua a strofinarle il cazzo sulla fica e ad ogni passaggio lo preme un po di più dividendo le sue labbra turgide” – “ Si lo voglio! Ti prego! Ti prego! Ti pregoooo!” – “ Non finisce neanche la frase che con un solo colpo di reni è dentro di lei fino alle palle “ – “ Ahhhh! Sì! Com’è grosso, dai muoviti, su daiiii che voglio venire di nuovo, dai riempimi la passera di sborra” – “ Luciano così incitato non si fa pregare con le braccia le serra le gambe e tirandola verso di sé inizia scoparla selvaggiamente, i gemiti di lei non riescono a coprire il rumore che il cazzo di Luciano produce immergendosi nella sua fica e il colpo delle sue palle, che ad ogni affondo le sbattono contro il culo, “ – “ Si muoviti! Su! Dai non ti fermare dai che ci sei quasi! Forza metticela tutta e DAiiiiii! ” – Mia moglie quando scopa riesce a trasformarsi da splendida donna di classe in una grandissima troia, sono eccitato da impazzire, a vedere Luciano che la fotte come un a****le, muoio dalla voglia di scoparla, di farle male per il piacere che sta provando con un altro, ho il cazzo duro come il marmo, nudo vicino alla sua faccia con le mani le stringo le tette fino quasi a farle male, mentre i suoi urli inondano la stanza e sicuramente anche la segretaria potrà udirli “ – “ Siiii!! Godo! Godoooo! Sono una Troia, GODOOOOO!!!!!” Luciano, esausto abbandona la preda e io che non aspetto altro mi precipito a prendere il suo posto, accanto a me sul carrello degli strumenti c’è il tubetto del lubrificante, me lo spalmo abbondantemente sul cazzo, ne spremo ancora un po e vado a spalmarlo sul suo buchetto rosa palpitante “- “ Uhmm, si amore fammi il culo, mettimelo dentro, è tutto tuo! – “ Sotto la spinta decisa del mio cazzo, lo sento cedere a poco a poco tornò indietro spalmo ancora un po’ di crema, ritorno all’attacco, pochi secondi e il suo culo inghiotte la mia cappella, adoro metterglielo nel culo, la fica è il piatto di tutti i giorni, ma il culo è riservato solo alle occasioni speciali, ai giorni di festa grande, lo tolgo, lentamente si richiude, si riformano le piegoline di un fiore che sta per sbocciare ancora un po di crema, appoggiò di nuovo il cazzo che lentamente, senza ostacoli scivola dentro di lei, “ Oh! Mi piace si continua non ti fermare, mi piace mi piace.

“- Avanti…. indietro…. ad ogni affondo entro sempre di più nel suo culo sento quel canale caldo, accogliente , che abbraccia il mio cazzo, guardo la sua faccia in attesa del piacere che verrà, mi sento onnipotente con la mia spada affondata in quel caldo anfratto, possedere il suo culo è come avere potere di vita o di morte, le tengo le gambe alzate mentre continuo a fotterla, lei con le mani si divarica le chiappe più possibile per facilitarmi il compito, entro ed esco dal suo culo che rimane oscenamente aperto la pelle intorno completamente liscia, pronto ad accogliere nuovamente il mio cazzo tutto dentro di lei, la cosa non sfugge a Luciano che non ancora sazio mi invita a cederle il posto, da buon amico glielo cedo anche se a malincuore, si china con la bocca sul suo culo con la lingua ne percorre il bordo palpitante che lentamente inizia a richiudersi, le infila dentro i pollici e lo allarga di nuovo, cambiando la forma di quel cerchio perfetto, poi si alza e senza il minimo sforzo la infilza, lei mugola, si porta le dita bagnate dagli umori della sua fica in bocca, si sta di nuovo eccitando, ho un’idea odio essere lasciato in disparte, li interrompo, la faccio scendere dal lettino e in piedi la stringo contro di me mentre con la mano le sollevò una gamba in verticale fin sopra la spalla, mia moglie ha delle gambe lunghissime così in questa posizione la sua fica si trova proprio alla giusta altezza, anche Luciano sembra aver capito cosa voglio fare, si fa subito dietro di lei stringendola contro di me, è prigioniera fra i nostri corpi le braccia intorno al mio collo, mi bacia appassionatamente, le sollevo anche l’altra gamba, ora il suo culo è esposto completamente all’attacco di Luciano, che con la mano guida il cazzo di nuovo verso quel dolce anfratto e trovatolo con pochi colpi glielo sbatte di nuovo tutto dentro e mentre si muove lentamente riprende a baciarle il collo e le spalle, è il mio turno la sua fica è li che struscia contro il mio cazzo, bagnata, le labbra turgide, sporgenti, è questione di un attimo e anche il mio cazzo sparisce dentro di lei, le nostre lingue si intrecciano, geme, si lamenta senza ritegno, mi morde le labbra fino a farmi male, con Luciano sincronizziamo i i nostri colpi, ad ogni affondo la solleviamo letteralmente, dentro di lei i nostri cazzi si scontrano attraverso la sottile parete che divide la sua fica dallo sfintere, i suoi gemiti sono musica per le nostre orecchie, lei ruota il busto così da poter abbracciare sia me che Luciano, in questa posizione può offrire il suo seno ai nostri baci e mentre noi ne approfittiamo con le mani sulle nostre teste ci accarezza i capelli e guida i nostri movimenti, anche se non sembra siamo in suo completo potere, ci sta usando per il suo piacere, sono eccitato da morire ho il cazzo duro da scoppiare, ad ogni affondo vado a sbattere contro il suo utero, la fica è un lago, sento i suoi succhi colarmi lungo il cazzo, è fantastico.

La sua voce si è fatta roca – “ Oh! Mio Dio ! Oh siiiii come mi piace, siii cosiii, mi sfondate tutta, sono la vostra maiala! Su! Non vi fermate, dai che vengo ancora, forza scopatemi maiali! “ – Come se avessimo bisogno di incoraggiamenti! Raddoppiamo i nostri sforzi e in breve tutto il suo corpo è scosso da fremiti incontrollabili, i suoi urli oltrepassano le pareti dello studio tutti i suoi muscoli si contraggono il suo sfintere si serra sul cazzo di Luciano che le riempie il culo di sborra anche io non resisto più vengo dentro di lei, rivoli di sborra mi scorrono lungo il cazzo, e mentre Luciano si sfila dal suo culo e si getta esausto sulla sedia vicina io tenendola stretta fra le mie braccia, come una bambina la adagio sul lettino, è sconvolta il corpo lucido per il sudore i lunghi capelli che si appiccicano sulla pelle, è di una bellezza sconvolgente, mi siedo accanto a Luciano, la contempliamo estasiati come fosse l’ultima donna sulla terra.

Si solleva un po sulle braccia ci guarda e sorridendo -” Grazie mi avete fatto impazzire, vi adoro! “ – e poi -“ Luciano, vorrei andare in bagno, dové? “ – “Mi dispiace tesoro ma devi uscire dallo studio, è nel corridoio, ma se devi fare pipì posso aiutarti io “ – Si alza e prende dall’armadietto di fronte una bacinella in acciaio per gli strumenti e mostrandogliela – “ Che ne dici può andar bene?” – “ Sai cosa dico, che sei proprio un porco, vuoi vedermi fare pipì, e sia! “ – Si alza in piedi sul lettino, prende la bacinella, che Luciano le offre, sorridendo maliziosa, e mentre Luciano torna a sedersi in prima fila, lei vi si accovaccia sopra, gli occhi fissi sul volto di Luciano, dalla sua fica cola il mio sperma le labbra ancora turgide si separano con le prime gocce di pipì, lei con le dita, le allarga ancora un po per offrirci uno spettacolo completo e un getto caldo dorato va a centrare la bacinella, e noi li di fronte a bocca aperta come due idioti, completamente in suo potere, le ultime gocce cadono zampillando, Luciano, premuroso, le porge il pacco delle salviette per asciugarsi, lei lentamente se la asciuga come se la stesse accarezzando, è proprio vero anche nei gesti più banali riesce a sprigionare una incredibile carica di erotismo.

Si alza in piedi, come due cavalieri accorriamo al suo fianco per aiutarla a scendere. Luciano la bacia sulla guancia – “ Grazie tesoro, non avrei potuto desiderare regalo più bello, e grazie anche a te Massimo, credo proprio che dovremmo vederci più spesso” – Ci rivestiamo continuando a parlare, delle tante cose che abbiamo condiviso negli anni passati, le avventure, gli amici, gli amori, il tempo passa in un attimo _ “ Luciano devi scusarci ma dobbiamo proprio andare, ma, che ne dici di venire da noi a cena una di queste sere, ovviamente l’invito vale anche per la tua compagna.

“ – “ Con molto piacere Massimo, così vi presento Tiziana, sai è già un anno che stiamo insieme! “. “ Detto così, sembra una cosa seria, visto che i tuoi amori di norma non superano una stagione. “ – “ Forse, non poniamo limiti alla provvidenza “. Ci salutiamo, Luciano ci accompagna alla porta, poi rivolto alla signorina, -” Guardi che i signori non pagano sono amici miei”. Ci saluta ancora e rientra nello studio, la segretaria guarda mia moglie con aria di disapprovazione neanche troppo velata, sicuramente anche se non ha potuto vedere cosa è successo, l’audio è stato abbastanza esplicito.

Siamo quasi sulla porta,
quando mia moglie si volta e – “ Signorina, le posso lasciare una cosa per il dottore? “ La guardo con aria interrogativa. -” Certo signora! “ Mia moglie torna indietro si piazza di fronte alla scrivania, solleva la gonna, si sfila le mutandine e alla segretaria rimasta a fissarla a bocca aperta – “ Mi raccomando è importante! “ – E le depone sull’agenda aperta che a di fronte, si volta e mi raggiunge, mentre la segretaria sottovoce a denti stretti sibila – “ Puttana!”.

Jotaro, il mio amore giapponese – Capitolo 2

Capitolo Due

La nostra relazione cominciò veramente quel giorno. Ci cambiò quel pomeriggio. Ricordo che tornando a casa quella sera mi sentivo un altro. Non posso descrivere veramente i sentimenti che sentivo. So che sentivo qualche cosa. Volevo sperimentare di nuovo quei sentimenti.
Ci sarebbero stati molti altri giorni e notti per stare vicini. Mi ci volle molto prima di poter tornare sulla terra da quelle altezze. Io non avevo mai sperimentato qualche cosa del genere prima di allora.

Per qualche giorno non riuscimmo a stare insieme. Quel sabato c’incontrammo a casa sua. I suoi genitori erano andati via quel giorno.
“Ciao, amore. ” Jotaro mi baciò dopo che la porta fu chiusa.
“Ehi, Jotaro. ” Risposi rispondendo al bacio.
Le sue labbra erano così morbide e si offrivano alle mie. Mi condusse in cucina, io mi appollaiai su uno sgabello e lo guardai preparare i panini.
“Come va?” Chiese.

“Davvero bene. ” Risposi.
Lui sorrise: “Bene. Ho pensato a te tutta la settimana. ”
“Anche tu sei stato nella mia. ”
“Cool. Volevo…. chiederti come ti sentivi a proposito di quello che…. quello che abbiamo fatto. ” Disse seriamente.
Io sospirai e pensai. C’erano così tante parole che correvano nella mia testa e che avrei potuto usare per descrivere quello che pensavo della prima volta che avevamo fatto l’amore.
“Non riesco a trovare una parola adatta da usare per descrivere precisamente quello che ho sentito mentre lo facevamo.

Amo quello che mi hai fatto. Mi hai fatto sentire così bene. Per favore non chiedermi di descrivere quelle sensazioni. È impossibile. ” Dissi. Jotaro accennò: “Hai ragione. Sono impossibili da descrivere. Non posso e non voglio. ”
Io lo seguii in piscina. Lui mise il piatto di panini sulla tavola e si sedette su una sedia. Io mi sedetti vicino a lui.
“Davide, cosa sai veramente dell’amore?” Mi chiese.
“Non molto.

” Ammisi: “Sento le persone dire continuamente che amano questo o quello e mi chiedo cosa voglia dire. Sento le persone dire che loro amano questa o quella persona, e vedo quelle persone dirlo a loro. Mi sono chiesto a lungo se fosse tutto lì. ”
“Ora sai che c’è di più. ” Jotaro mi sorrise.
Io risi: “Sì, sicuramente!”
“Davide, è molto di più fare l’amore con qualcuno. L’amore è una lotta completa.

Vuole dire essere vicino a qualcuno. Prendersi interesse. Esserci sempre. Fare lunghe passeggiate tenendosi per mano. Parlare uno con l’altro delle cose che importano. Sostenersi l’un l’altro ogni giorno. Aiutarsi l’un l’altro quando si ha bisogno. Ridere insieme. Piangere insieme quando uno sta male. Dividere le cose. Cose che mi piacerebbe fare che tu non hai mai potuto tentare di fare e che vorresti fare con me. Cose che ti piacerebbe fare, che probabilmente non ho mai tentato che mi piacerebbe fare con te.

Cose che ambedue non abbiamo mai potuto fare e che vorremmo fare insieme. ” Affermò.
“Mi sembra bello. ” Dissi.
“Lo è. C’è così tanto da dire. Non so da dove cominciare. ” Sospirò.
“C’è così tanto che voglio sapere e non so come fare le domande giuste. ” Dissi io.
Lui mi guardò. “Non ci sono domande giuste o sbagliate. Io ti dirò quello che posso. Il resto lo impareremo insieme.


Io sorrisi. “Sì, ma voglio saperlo ora. ”
“Va bene, ma non puoi affrettare le cose. Bisogna fare un passo alla volta” Affermò dandomi un panino.
Io lo presi e cominciai a mangiare mentre pensavo a quello che aveva detto. Sembrava così assennato. Mi chiesi se avessi mai avuto sensazione di tutto quello. Lui vide la confusione sulla mia faccia.
“Mi ci è voluto molto tempo per capire quello che mio zio stava tentando di dirmi.

Alla fine ho capito. Imparerò di nuovo tutto con te. Lo zio mi disse che non tutte le relazioni sarebbero state uguali. Che il genere di relazione che avevo con lui sarebbe stata diversa da quella che tu ed io vogliamo avere insieme. Tu ed io abbiamo la stessa età, con probabilità gli stessi interessi. Io sono qui da poco, so che mi mostrerai molte cose che sono così diverse dal Giappone. Io farò del mio meglio per insegnarti della mia casa e della nostra cultura.


“Ok, affare fatto. ” Dissi.
“Sapevo che saresti stato d’accordo. ”
“Uno dei miei interessi è che mi piacciono le culture dei diversi paesi e come si vive là. ” Dissi mentre finivo il panino.
“Ehi, hai portato il costume da bagno?” Chiese Jotaro.
“No, l’ho dimenticato!”
“Non è un problema. ” Disse lui sorridendo.
Stava succedendo qualche cosa, lo capivo. Portò il piatto in casa e ritornò con degli asciugamani.

Li lasciò cadere sopra le sedie e poi cominciò a togliersi i vestiti.
“Aspetta!” Dissi saltando su.
Jotaro si fermò con un’espressione confusa sul viso. Mi avvicinai e cominciai a spogliarlo. Lui sorrise comprendendo quello che volevo fare. Lo spogliai fino alle mutande verdi. Lui sorrise di più mentre le facevo scendere lentamente, il suo cazzo ne scoccò fuori.
“Oh, molto meglio. ” Sospirò.
Mi misi in ginocchio col suo uccello a livello della mia faccia.

Era così bello. Lo leccai dolcemente, poi lo presi in bocca e succhiai i diciotto centimetri del piccolo Jotaro (Così chiamavo il suo cazzo. Lui chiamava il mio piccolo Davide. ). Lo sentii lamentarsi piano, poi le sue anche si agitarono e sparò il suo sperma nella mia bocca. Io succhiai ed ingoiai il dolce succo. Mi alzai e vidi un sorriso sulla sua faccia. Poi lui aprì gli occhi, si chinò e mi baciò.

“Grazie, amore!” Bisbigliò.
Quindi sbottonò lentamente la mia camicia e me la tolse. Lentamente mi spogliò ed alla fine mi tirò giù le mutande blu. Leccò la mia erezione e poi succhiò dentro i miei sedici centimetri. Chiusi gli occhi e rabbrividii. Tutto ciò era così eccitante. Sentivo la sua calda bocca bagnata darmi piacere. Tentai di resistere ma non ce la feci.
“Jo!” Gridai mentre gli venivo in bocca.
Lui succhiò il mio cazzo duro come un’aspirapolvere.

Rabbrividii mentre eiaculavo. Sospirai di sollievo quando finii. Ci baciammo assaporando la sborra dell’altro sulle labbra. Dopo un po’ mi condusse alla piscina e saltammo dentro. Nuotammo per circa un’ora godendo dell’acqua fresca sui nostri corpi. Quando uscimmo ci asciugammo l’un l’altro.
“Andiamo nella mia stanza. ” Suggerì Jotaro.
“Ok. ” Dissi d’accordo.
Facemmo la doccia insieme toccandoci e carezzandoci. Mi piaceva sentire le sue mani su di me. Aveva un modo di toccarmi che mi dava il fuoco.

“Oh dio, come lo fai bene!” Sospirai.
Lo sentii ridere di piacere. Gli feci il solletico sotto le palle e lui ansò. Ci baciammo abbracciati coi corpi bagnati. Amavo questo contatto intimo. Lo avevo voluto e desiderato così a lungo. Non potevo credere che stesse accadendo davvero. Lo guardai negli occhi e lui ci vide qualche cosa. Mi baciò sulla bocca ed io sentii la sua lingua toccare le mie labbra. Lo guardai.

: “Cos’è questo?” Chiesi.
“Qualche cosa di nuovo. ” Disse Jotaro.
“Ok. ” Ed accennai col capo.
Finimmo la doccia e ci asciugammo l’un l’altro. Tornai ad infilarmi l’apparecchio acustico nell’orecchio (Ero completamente sordo nell’orecchio sinistro ed avevo una perdita seria nel destro, così portavo un apparecchio acustico. ) e mi sedetti sul suo letto.
“Questo si chiama bacio alla francese. ” Spiegò: “Tu metti la tua lingua nella mia bocca e la muovi.


“Oh, non lo sapevo. ” Dissi io.
Mi baciò di nuovo ed io feci entrare la sua lingua nella mia bocca questa volta. Ragazzi, era perverso, ma bello. Dopo un momento glielo feci io. Quello che provai era veramente selvaggio! Lui mi sorrise ed io mi rilassai. Mi tirò nelle sue braccia e ci sdraiammo insieme nudi sul suo letto. Il solo essere vicino a Jotaro mi faceva sentire veramente bene. Mi accoccolai ancora più vicino.

“Ti senti bene?” Chiese Jotaro.
“Sì. È bello essere qui con te. ” Dissi.
“Questa è la vera chiave. Sentirsi bene ad essere intimo con qualcuno. Io ti amo così tanto. ”
Questo mi fece sentire alla grande. Non so se c’è un miglior sentimento in tutto l’universo. Toccai la sua faccia a sentire le sue morbide guance.
“Questo è veramente amore, non è vero?” Avevo bisogno di una verifica.

“Questo ed altro. Essere vicini. Essere insieme. Quando due persone sono veramente innamorate una dell’altra, non ci sono giochetti, non ci sono condizioni, solo amore puro, il sesso diventa una celebrazione di quell’amore. Il sesso è un’espressione fisica dell’amore. È un modo di dire all’altra persona quanto la si vuole, ci si ama ed importa dell’altro. Quando fai sesso con un’altra persona… mi spiace… dovrei dire fai l’amore, quando fai l’amore con un’altra persona, ti stai dividendo con quella persona.

Tu dividi il tuo corpo con lei. Ti stai mostrando a lei. Ti stai mettendo completamente nelle sue mani. Ti rendi vulnerabile con lei. Lei scoprirà le tue forze e le tue debolezze. Lei prenderà intimamente familiarità col tuo corpo. Scoprirà cosa ti piace e si sforzerà di farti felice. Quando ti togli i vestiti, stai togliendoti più dei tuoi vestiti. Ti togli le tue preoccupazioni ed i tuoi problemi. Ti togli la persona pubblica che la gente vede sempre.

Lei vede la persona privata che veramente sei. Quando alla fine entra in te e fa il più grande atto d’amore, l’atto di rapporto maschio, lei si lega a te e lascia una parte di sé in di te. Quando tu lo fai a lui, tu ti leghi a lui e lasci un pezzo di te in lui. Quando lui si toglie i vestiti per te, lui si fa vulnerabile. Lui si mette nelle tue mani.

Tu esplori il suo corpo, diventando intimamente familiare con lui. Tu scopri quello che gli piace. Questo è quello che rende così divertente il sesso tra due persone. ”
“È così figo. ” Dissi io.
“Lo so. ”
Restammo in silenzio per un po’. Io pensavo a quello che aveva detto. Sapevo che aveva ragione. Quello era come l’amore dovrebbe essere. Mi sentivo così a mio agio e sicuro là nelle sue braccia.

Avrei voluto non andare più via. Il suo corpo sul mio mi faceva sentire così bene.
“Se questo è come dovrebbe essere l’amore, come mai non tutta la gente fa così?” Chiesi: “Perché la gente lo compra da altri? Perché saltano da un letto all’altro ogni notte, con qualcuno di diverso, sapendo che non lo rivedranno mai più? Perché i ragazzi si vantano a scuola di essersi fatta ogni ragazza che attraversa la loro strada? Perché descrivono in dettaglio quello che vogliono fare ad un’altra persona, ragazzo o ragazza?”
“E’ perché si sentono insicuri e hanno bisogno di apparire meglio agli occhi degli altri, così da essere ammirati.

Io stesso precipitai in quella trappola nella mia vecchia scuola in Giappone. Lo zio mi aprì gli occhi. Quello non è amore. Dannazione, non è neppure sesso. Io lo chiamo stupro. Anche se ambedue le persone sono consenzienti a fare sesso, è sempre stupro. ” Rispose Jotaro.
“Come?” Chiesi confuso.
“È uno stupro dell’anima, dello spirito e della mente. Lentamente si desensibilizzano al vero significato di amore. Dimenticano quello che vuol dire.

Spendono tutte le loro vite alla ricerca del vero significato di amore. ”
“Questo è così triste. ” Dissi mentre gli occhi mi si riempivano di lacrime.
Jotaro mi guardò: “Lo so. ”
“Quello non potrà mai accadere a noi!” Gridai. “Prometti che non accadrà mai a noi!”
Jotaro toccò la mia faccia: “Non accadrà mai a noi, Davide. Perché tu ed io siamo innamorati. Ci amiamo troppo. Se accadesse i nostri spiriti, anime e menti sarebbero corrotti.

Tu ed io siamo due persone uniche, condividiamo un amore così forte, così sacro, che nulla mai potrà avvenire tra di noi, solo la morte potrà dividerci. Io ti proteggerò, ti conforterò quando ne avrai bisogno. Sarò con te sempre, senza problemi, dove tu sceglierai di vivere. Farò in modo che tu non ti addolori mai. Voglio che tu sia felice, sicuro di sapere che noi ci amiamo. ” Disse.
“Tu non sei….

” E non finii.
“No, io sono perfettamente sano. Tu ed io diventeremo vecchi insieme. Ti amerò ancora quando avrai novant’anni. ” Disse sorridendomi e baciandomi.
Questo mi fece sentir bene. Lo abbracciai tirandolo a me. Se quello era veramente l’amore, io lo volevo. Mi sentivo così bene!
“Puoi restare questa notte?” Chiese Jotaro.
“Fammi sentire. ” Dissi prendendo il telefono di fianco al suo letto. Parlai con la mamma, poi riagganciai.

“Ha detto che posso. ”
“Bene, i miei genitori saranno a casa circa alle sette. Possiamo rimanere nudi fino ad allora. ”
“Mi sembra una cosa divertente!” Risposi.

Lo facemmo. Fu bello farlo. Ora ero veramente a mio agio con Jotaro. Lui non si comportava come se fosse un grande peccato essere nudi davanti a qualcun’altro. Dannazione, ci eravamo già visti nudi. Perché coprirsi quando si è soli con il proprio innamorato? Se i suoi genitori fossero stati a casa saremmo rimasti vestiti per rispetto.

Ma quando eravamo soli potevamo stare nudi. Mi piaceva guardare il suo corpo. Aveva il corpo di un nuotatore, non troppo magro. Io ero quasi normale. Verso le cinque decidemmo di cenare. Io lo guardai muoversi per la cucina e preparare. Quando fu pronta ritornammo nella sua camera. Lui andò al suo armadio, prese un chimono e se lo mise. Me ne diede un altro e mi mostrò come mettermelo. I suoi genitori ritornarono a casa verso le sei e ci trovarono seduti sul divano a guardare la tv.

Aiutai Jotaro ad apparecchiare per la cena. Dopo la cena lui ed io andammo nella sua stanza per la notte. Lo guardai togliersi il chimono, poi aprì il mio e l’appese. Mi sorrise ed allungò una mano. Io la presi e lui mi condusse al letto.
Mi sdraiai accanto a lui. Ci baciammo ed abbracciammo. Mi piaceva veramente quello che stava per accadere. Quella notte facemmo l’amore, ognuno cercando di dare piacere all’altro.

Essere dentro di lui fu l’ultimo piacere. Amavo sentire il mio uccello dentro di lui. Mi meravigliai per come esattamente ci entrava. Quando lui mi penetrò, mi piacque la sensazione del suo pene che si muoveva dentro di me. Mi piacque come si adattava al mio sedere. Che grande sensazione era! Lui mi tenne stretto a sé ed io piansi sulla sua spalla, le emozioni erano troppo forti per me. Dormii nelle sue braccia, sentendomi caldo e sicuro.

Ora ero veramente felice. Jotaro ed io condividemmo molti altri giorni e notti d’amore. La nostra relazione continuò a migliorare. Ancor oggi sento quelle calde sensazioni dentro di me.

La relazione si consolida, che ne dite?.

B&B

B&B

Quel giorno Luca si era recato al lavoro come sempre in trasferta. Amava il suo lavoro perché lo portava a conoscere ogni giorno gente nuova e posti nuovi, si trattava di un lavoro di rappresentanza.
Luca era un uomo di 48 anni che si presentava molto bene, aspetto curato sorriso smagliante ed occhio furbo.
Nell’ambito del suo lavoro era molto stimato, si occupava di promuovere prodotti per la ristorazione.

Un giorno come un altro al mattino presto si alzò e come sempre si mise in viaggio alle sette del mattino.
Quel giorno si doveva recare a Fiorenzuola. La giornata era calda e soleggiata e Luca guidava vestito di tutto punto come si addice ad un “commerciale” , aria condizionata accesa e stereo a palla per percorrere i circa 65 km che lo dividevano dalla località da raggiungere.
Si trattava di un bellissimo Bed and breakfast di proprietà della signora Angy Martini.

Si diceva in giro che che la signora Angy Martini era una bellissima donna di mezza età proprietaria del “B&B Le Vigne” che era rinomato anche per l’ottimo carnet dei vini che offriva ai suoi clienti.
Finalmente giunto sul posto Luca scese dall’auto si ricompone indossando la giacca che aveva appeso al gancio in macchina per evitare che si sgualcisse e si avviò verso l’ingresso del locale in direzione degli uffici.
Ad attenderlo la bellissima donna che non deludeva affatto le aspettative di Luca, indossava un abito a tubino rosso corto al ginocchio e smanicato, leggermente scollato sul seno e un paio di scarpe nere con tacco dodici, Luca non esitò a presentarsi alla donna cominciando ad illustrarle i prodotti da lui promozionati.

La donna lo ascoltava quasi rapita, era un buon affabulatore Luca e con il suo sorriso circondato dalle sue labbra carnose aveva affascinato la signora che cominciava a fantasticare con la mente.
Angy immaginava già come avrebbe potuto far suo quell’uomo affascinante che era li dinanzi a lei.
Luca continuava ad illustrare i sui prodotti ignaro delle fantasie di Angy che già immaginava di far visitare a Luca le varie stanze dell’attività, la sala ristorante, l’area break e la camera da letto… si la camera da letto perché il locale disponeva di un’unica camera da letto calda ed accogliente.

Ed e’ proprio li che la bella Angy portò Luca viaggiando con la fantasia, lo fece accomodare sul letto, lo bendò e si allontanò un attimo dalla stanza, Luca la chiamò…. ”signora Martini…. ” Dove è finita…
Lei tornò nella stanza tutta nuda, Luca non poteva saperlo perché era bendato e anche lei era bendata, disse a Luca che voleva fare un gioco con lui, il gioco degli odori, dei sapori, delle voci e delle sensazioni sulla pelle.

Luca si lasciò guidare mentre lei cominciò a baciarlo sulla bocca, cominciò a spogliarlo per fargli sentire il contatto della sua pelle e lui si lasciava guidare sussurrandole nelle orecchie che poteva fare di lui ciò che voleva. Hai baci seguirono carezze e strusciamenti vari, lei scese con le labbra fino al pube di lui che era completamente depilato, il suo pene emetteva una leggera bava ed era dritto e duro come fosse un mattarello, lei cominciò a baciarlo e a succhiarlo, nel mentre lui ansimava e vibrava con fremiti di piacere.

Lui era piacevolmente vittima di quella donna, non diceva nulla, non era stupito o impaurito anzi…. sembrava quasi che i due si fossero messi d’accordo su quel gioco fatto di sensazioni.
Lei a quel punto cominciò a cavalcarlo facendo scorrere quel duro mattarello nella sua fica….
E mentre lo cavalcava tolse la benda all’uomo che vide di fronte a se un corpo meraviglioso che inarcava la schiena per far entrare il cazzo di lui ancora più in profondità….

Mentre le voci avevano stabilito contatti e fantasie, le mani rapinavano sospiri e la lingua di lei disegnava arabeschi nella bocca di lui, il desiderio scorreva mentre lei assaporava nuovamente umide fragranze di lui fino a chiudere le vie di fuga lasciando scorrere il desiderio che le pervadeva la fica.
Appagato nell’essere uomo a quel punto Luca prese la donna che fino a quel momento aveva condotto il gioco prendendosi in dono la posta più alta e la sdraiò sul letto lasciandola ancora bendata, si alzò dal letto e prese dalla rastrelliera dei vini una bordolese di vino bianco la stappò ne bevve un sorso per dissetarsi e dalla sua bocca lo fece bere ad Angy che distesa sul letto fremeva ancora per il piacere provato a sentirsi ripiena di lui.

Assaporò le labbra di Luca quasi mordendole e facendo scorrere nuovamente la lingua nella bocca di lui. Lui la fermò e baciandola prima sui seni scese più in basso strusciando le labbra sul suo ventre fino ad arrivare al monte di venere completamente depilato.
Giunto alla meta divina prese la bordolese e dopo averne bevuto ancora un sorso le allargò le gambe e la introdusse dentro la fica di Angy facendone riversare tutto il liquido e usando il collo della maestosa bottiglia per scoparla in profondita’.

Ormai colma della bottiglia e del liquido che faceva pressione lei era in preda all’eccitazione più intensa si divincolava e fremeva emettendo gridolini di piacere, ansimava e inarcava la schiena per far entrare ancora più in profondità l’oggetto inusuale e sentiva le bollicine del vino che le facevano solletico nella fica procurandole orgasmi continui, lui a quel punto le tolse la bottiglia dalla fica, avvicino la sua bocca bevendo avidamente dalla sua fonte mentre le infilava il collo della bottiglia nel buchino prelibato che per l’eccitazione era aperto e pronto ad accoglierlo…
Poi prese una coppa da spumante la avvicinò alla fica e ne fece entrare del liquido che profumava di vino sperma di lui e di lei, la sbendò e avvicinò il bicchiere alla bocca di Angy facendole bere il nettare divino per poi baciarla mentre lei con ancora la bottiglia nel buchetto prelibato si prodigava in un ennesimo orgasmo.

Lui non ancora pago di un’intera mattinata di orgasmi e godimento le tolse dal culo la bottiglia e dopo averlo leccato infilò nel buco ancora largo il suo cazzo che non aveva mai smesso di essere duro come un mattarello scopando la donna tanto troia quanto femmina fino a riempirla del suo caldo orgasmo.
Come nulla fosse successo si ritrovarono nell’ufficio ancora a parlare di lavoro e la troia Angy ancora una volta cominciava a fantasticare….

Ma questa è un’altra storia……

COME UNA PROSTITUTA (STORIA VISSUTA) FINALE

Questo termine per me nuovo mi fece arrapare tantissimo, non resistetti più, bloccai la testa di Gioia e le scaricai in gola tutta la mia sborra urlandole in pieno viso “bevila tutta fino all’ultima goccia, sfondatainculo!!!”.
Gioia provò ad ingoiarla tutta ma essendo tanta una parte le uscì dalle labbra, la vista di questa scena fece ingrifare ancor di più l’amico che adesso le assestava nel culo delle varrate sempre più violente e profonde che sextenavano ancor di più Gioia che urlava “dai, dai, spingi più forte, sono la tua vacca, la tua scrofa, dai sborrami in culo, voglio godere”.

L’amico non se lo fece ripetere due volte, fece uscire il cazzo quasi del tutto e con un colpo deciso glielo affondò nel culo fino alle palle riempiendoglielo di una quantità enorme di sperma.
Appena la sborra le inondò il culo la troia emise un urlo bestiale e venne.
Ci abbattemmo stremati sul letto e notai con piacere che l’amico accarezzava delicatamente il viso di mia moglie.
Dopo poco chiesi a Gioia se, per cortesia ci preparava un caffè e lei andò in cucina.

Rimasti soli Lucio mi disse: “complimenti, hai una moglie bellissima che ispira tanta tenerezza, una donna da passarci ore a baciarla sulla bocca, ma che quando chiava si sextena talmente che è meglio di tutte le prostitute che ho incontrato, è fondamentalmente una zoccola nata per fottere ed è tanto depravata che un uomo pensa solo di squassarle la fessa, di sfondarle il culo e sborrarle in bocca, sei proprio un uomo fortunato, ed adesso, per completare la serata, se permetti voglio trattarla da vera puttana, voglio sborrarle in bocca”.

Fallo, a mia moglie piace tantissimo bere la sborra, sappi lei dice che “lo sperma è il nettare degli dei”.
Prendemmo il caffè e ricominciammo ad accarezzarla.
Lei subito prese in mano i nostri cazzi già ridiventati duri.
“Che bello avete già ricaricato le batterie, dai ricominciamo ho ancora tanta voglia” e sistemò l’amico al centro del letto si infilò il cazzo nella pucchiacca e gli disse: “adesso voglio chiavarti io” e cominciò una frenetica cavalcata.

Che meraviglia vedere l’adorabile madre dei miei figli fottersi uno sconosciuto nel nostro letto matrimoniale.
“Dai, tesoro perché non mi inculi, lo sai che godo come una matta con due cazzoni nel corpo”.
Allargai le gambe dell’amico e mi posizionai dietro di lei, le puntai la cappella sul buco nero e con un sol violento colpo glielo schiaffai nel culo.
La troia gradiva moltissimo, “forza sbattetemi sono la vostra vacca, mio dio che bello, mio dio che bello”.

A sentirla urlare così mi arrapai come una bestia e poco dopo le scaricai in culo un fiume di sborra.
Quando estrassi il cazzo dal culo della depravata Lucio la fece stendere pancia in aria ed andò a sedersi sul suo ventre, “adesso basta, ho voglia di un pompino” e le portò la mazza all’altezza della bocca.
La viziosa cominciò subito a far roteare la lingua sulla cappella dell’amico accompagnando questo delizioso lavoretto di bocca con un sapiente massaggio di palle che lo mandarono in estasi.

“Apri la bocca zoccola voglio chiavarti in bocca”.
E così fece e poco dopo urlando “puttana, puttana ti sborro in bocca” le inondò la bocca di sperma.
A questo punto il porco prese dal portafoglio che aveva messo sul comodino un biglietto da 100 € e con questo si ripulì il cazzo imbrattandolo di appiccicoso sperma ed andò ad incollarlo sulla fronte della mia adorata mogliettina “prendi zoccola questa marchetta te la sei proprio meritata”.

Io e Gioia rimanemmo esterrefatti ma con uno sguardo tranquillizzai mia moglie.
Andammo a fare una doccia, ci asciugammo ed io diedi a Claudio 100 € dicendogli “questi vuole darteli Gioia per come l’hai fatta impazzire, la banconota sporca di sborra la troia vuole metterla in una cornice, è la prima volta che viene pagata come una prostituta”.
“Tua moglie è meglio di tutte le prostitute che ho incontrato, credimi”.

Gli credetti.

Mia moglie Eliana prima volta al cinema a luci ros

Una piovosa domenica pomeriggio di fine inverno io e la mia signora Eliana bellissima donna minuta alta 155 ha un fisico da ragazzina ma ha 40 anni, magra ma ben fatta seni prima misura ma sodi e ben fatti un bel fondo schiena picccolo ma bellissimo capelli castani corti occhi scuri e una bellissima bocca, abbiamo deciso di andare al cinema la sera prima facendo sesso ne abbiamo parlato e visto che lei non era mai stata in un cinema a luci rosse ho insistito per portarla lei con qualche titubanza alla fine ha accettato, io ci ero stato più volte ho visto che il luogo era tranquillo frequentato da soli uomini gay perlopiù e qualche singolo con i quali avevo scambiato qualche parola il venerdì sera precedente anticipando che la domenica sarei passato con mia moglie Eliana per farle fare un’esperienza diversa loro erano in 5 mi hanno detto che ci sarebbero stati e mi hanno rassicurato che le cose si sarebbero svolte in tranquillità con il dovuto tatto per la signora che doveva essere sedotta guidata in questa sua nuova esperienza.

Ho insistito con la scusa di sapere che indossasse qualcosa di sexy sarebbe stato intrigante in quel luogo affinchè Eliana indossasse intimo nero con calze autoreggenti sopra un vestito con zip davanti scarpe con tacco capottino un leggero trucco che la rendeva sexy ma allo stesso tempo semplice signora per bene che alla mattina era stata a messa, ci siamo avviati in auto e lungo il tragitto lei mi ha fatto delle domande sul luogo dicendo che secondo lei quei posti sono frequentati solo da uomini e che si sentiva un po in inbarazzo ad andarci ma che comunque voleva vedere per togliersi la curiosità e per farmi contento arrivati abbiamo parcheggiato e siamo entrati presi i biglietti siamo entrati in sala Eliana mi ha preso la mano era un po tesa impaurita quando ha visto che la sala buia erano piena di uomini alcuni vicini all’entrata eccitati dal film si sono girati a fissare con libidine Eliana 2 erano singoli con cui avevo parlato tutti sui 60 anni, lei mi stringeva la mano, ci siamo seduti a metà della grande sala al centro della fila che era vuota con nessuno davanti e dietro di noi ideale per stare tranquilli guardare il film che era molto eccitante, ho visto che Eliana con gli occhi si guaradava intorno allora io le ho detto, hai visto? sei l’unica donna in sala lei, si ho visto e io è una situazione intrigante lei mi ha risposto con un mezzo sorriso, io per stimolare la situazione le ho detto ma quanti sono, adesso li conto erano circa 40 uomini qundo ho finito di contarli le ho detto 40 uomini e una sola donna tu Eliana, e tutte le loro attenzioni sono per te lei è una situazione che mi fa sentire strana.

dopo un quarto d’ora guardando il film ho baciato Eliana un lungo bacio e sentendola eccitata ho iniziato ada accarexxarle le gambe facendole salire il vestito sino a scoprirle le cosce bacindola ancora la sentivo eccitata, intanto i 5 singoli si erano messi in piedi lungo il muro alla fine della fila impedendo ad altri di venire a sedersi vicino a noi per lasciarmi fare con Eliana in tranquillità, ho iniziato a far scendere la zip del vestito aprendolo un po sino alle tette di Eliana lei mi chiese ma cosa fai? ci vedono ed io, non preoccuparti non ci fanno caso al massimo ti guarderanno un po e e lei, ma a te non da fastidio che mi guardino? no la trovo una cosa eccitante trasgressiva e poi sei così bella e sexy prova ad immaginare quanti maschi faresti eccitare e ho fatto scendere la zip del vestito sino in fondo aprendolo leggermente bacindola ho iniziato ad accarezzarla sentendo che era già eccitata con la figa bagnata segno che la cosa stava piacendo ad Eliana così le ho abbassato le coppe del reggiseno scoprendole le tette masturbandola sotto le mutandine lei fremeva e si guardava attorno notando che dietro di lei si erano seduti 2 uomini che la stavano guradando mentre un terzo si stava per sedere ad una poltrona di distanza dalla sua Eliana si è un po irrigidita e si è coperta chiedendo il vestito ma non con la zip ha guardato l’uomo al suo fianco il quale le ha rivolto un tranquilizzante sorriso, Eliana era eccitata ma ancora con qualche freno dovuto al suo essere stata sempre molto pudica e riservata, ho lasciato trascorrere qualche attimo per tranquilizzarla poi baciandola ho ricominciato ada accarezzarla sotto il vestito notavo che nel frattempo apoggiati ai muri in fondo ai duue lati della fila c’erano alcuni uomini in piedi che osservavano Eliana ansiosi di vederla alcuni si masturbavano facendole vedere i loro cazzi duri Eliana ha notandoli si è ulteriormente eccitata lasciandosi andare, le ho aperto nuovamente il vestito scoprendola l’uomo si è seduto vicino gustandosi la visione di Eliana seminuda mostrando asua volta il cazzo che lei ha guardato confusa e travolta dalla situazione davanti anoi intanto si era no suduti altri 3 uomini che la guardavano eccitati l’uomo di fianco le ha appoggiato una mano sulla gamba Eliana è rimasta immobile in attesa lui ha iniziato ad accarezzarla salendo piano facendole aprire con maestria le cosce Eliana era come inebetita emetteva dei piccoli mugugnii e si faceva condurre dall’uomo il quale le faceva togliere il vestito lasciandola in reggiseno e mutandine lei era in sua balia io le ho sganciato il reggiseno togliendolo lui intanto le ha sfilato le mutandine intanto intorno a noi si erano avvicinati altri uomini per guardare Eliana completamente nuda l’uomo a fianco le stava menando la figa facendole allargare le cosceda dietro un’altro le toccava le tette quelli davanti la toccavano dappertutto Eliana era passiva si faceva fare eccitata e travolta da questa nuova sensazione poi l’uomo si è messo con la testa tra le gambe iniziando a leccare la figa di Eliana facendola godere più volte lei mi ha preso il cazzo masturbandolo e con l’altra mano masturbava il cazzo dell’altro uomo mentre gli altri le menavano la figa e le tette in guppo siamo venuti tutti e tre lei godeva come una pazza.

eliana si è rivestita e ce ne siamo andati soddisfatti entrambi dalla bella esperienza vissuta.

Linda, suo marito, la sua figliastra lesbica ed io

Il primo incontro l’ho avuto con Linda. Solo io e lei. Ci siamo incontrati per un aperitivo, abbiamo deciso che ci piacevamo, e siamo andati in motel, dove sostanzialmente ci siamo leccati i genitali e infilato dita nel culo a vicenda per circa tre ore e mezza. I nostri accordi non prevedevano penetrazione, solo dita e bocca: le sono bastati, evidentemente, perché è venuta un numero imprecisato di volte, non le ho contate. A volte mi chiedeva di smettere di leccarla per un po’, perché era diventata ipersensibile e sentiva il solletico.

Giocavo col suo culo per un po’, con la lingua e con le dita, mentre lei mi leccava tutto il leccabile tra osso sacro e pube, e nel giro di qualche secondo quella tornava a schiacciarmi contro la faccia con le gambe spalancate, bagnandomi il naso e il mento. Quello era il segnale, potevo riprendere a leccarla sino al successivo orgasmo, il solletico era passato. Era tornata la fame.

Lei aveva 52 anni, ben portati, un matrimonio alle spalle e un secondo matrimonio con un uomo quindici anni più grande di lei.

Io ne avevo 40, portati come me li porto, e mia moglie era via per lavoro. Amo mia moglie, ma ho bisogno di sentire il sapore della figa di un’altra, di tanto in tanto. Quindi mi ero organizzato per tempo, per quell’incontro. Non ho una particolare passione per le cinquantenni, ma Linda era l’unica, fra le sei donne che avevano risposto alla mia inserzione su di un fottuto sito a pagamento, a non chiedere soldi o “regali”, e dalle foto sembrava essere in splendida forma, quindi ho deciso di provare ad incontrarla.

E mi ha conquistato, durante quell’incontro. Conquistato al punto che ad un certo punto ho deciso che sì, avevo voglia di leccare il buco del culo di quella donna, e avevo voglia di leccarlo subito. Che donna, gente. Fisico asciutto e tonico, direi più tonico del mio. Un sedere sodo e ben disegnato. Denti curati. Qualche ruga attorno agli occhi azzurri, labbra carnose tirate spesso in un sorriso obliquo, a sottolineare una qualche osservazione tagliente.

Colta e spiritosa, capace di parlare di sesso senza usare eufemismi, con disinvoltura, e riuscendo a non risultare volgare nel farlo. Il che non è facile, quando sei in un locale pieno di gente a portata d’orecchio.
La sua storia poteva sembrare semplice: suo marito col sesso aveva chiuso. Via la prostata, fine della potenza sessuale, rifiuto, fine della vita sessuale della coppia. Lui non sapeva che lei cercava attenzioni altrove. Lei pensava che se lui fosse mai venuto a saperlo ne sarebbe stato umiliato.

Ma lei ne aveva ancora bisogno, ne aveva ancora voglia. Internet aiuta, mi aveva detto: guardami qui, a parlare di sesso orale con un uomo dodici anni più giovane di me.

Tra un orgasmo e l’altro, Linda riprendeva fiato prendendosi in bocca il mio fidato soldatino semplice, leccandomi i testicoli e infilandomi la lingua nel sedere. La sua lingua si dedicava al mio buco del culo mentre mi masturbava lentamente con la mano destra.

Poi tornava a mettermi il suo buco del culo sul naso e la sua figa in bocca, e ripartiva per farsi un altro giro. Ogni tanto mi succhiava, ogni tanto gemeva a basta. Ogni tanto si guardava allo specchio mentre me lo succhiava. Giocava coi testicoli. Mi infilava un dito nel culo, e io le infilavo un pollice nel suo. Poi veniva a gran voce, tanto la stanza era insonorizzata (bene, mi aveva detto quando le avevo letto dal cellulare la descrizione del motel, mi piacciono le stanze insonorizzate: mi piace gridare), spruzzandomi qualche gocciolina sul petto.

Mi riprendeva il cazzo in bocca, e si ricominciava.

Io avevo ascoltato la tragica storia del marito prostatectomizzato, e avevo cominciato a sentirmi un verme nei confronti di quell’uomo.
Ma io una donna così continuerei a leccarla anche da impotente, avevo pensato.
Una donna così *merita* di essere leccata, checcazzo.
Amico prostatectomizzato, mi spiace, ma io a questo punto mi lecco tua moglie, e me la lecco senza sensi di colpa.

Se tu gliela avessi leccata lei non sarebbe qui per farsela leccare da me. Hai le tue colpe, bello mio, prostata o non prostata. Ti avranno levato chirurgicamente la prostata, ma lingua e dita ti sono rimaste, no? Usale, allora. Oppure non ti prendere male se su tua moglie finisco per usarle io. Oh. Avevo la coscienza a posto, a quel punto. E’ importante, avere la coscienza a posto. Eh? Mia moglie? Lo so, che si scopa il suo collega.

Francamente non m’importa. Anche qui, coscienza a posto.
“Ho finito per crearmi questo alibi mentale”, mi ha detto lei alla fine di quel racconto. “In qualche modo mi sono convinta che se mi limito alle mani e alla lingua non lo sto tradendo. Ho sempre fatto così, e questo evidentemente alla mia coscienza è sufficiente”.
Io ho sorriso, un po’ sornione. “Ho sempre fatto così, hai detto. Sempre da quando? Sempre da prima dell’intervento alla prostata di tuo marito”?
Lei ha spalancato gli occhi e ha bevuto un sorso di negroni.

“Chi sei, Sherlock Holmes?”
“Sgamata”.
“Ma tu guarda che tipo!”, ha detto, e poi è scoppiata a ridere. “Sì, sono quindici anni che ho questo tipo di scambio con una persona”.
“Una donna”, ho detto io.
Lei ha spalancato ancora gli occhi.
“Hai detto una persona, se si fosse trattato di un uomo avresti usato un qualcosa declinato al maschile”, le ho detto io.
“Devo stare attenta a quel che dico”, ha detto lei tirando un sorriso obliquo.

“No, è che mi piace fare il cagacazzi”, ho detto io. “Quindi sono dieci anni che non-tradisci tuo marito con una donna. Bene. Quindici anni, direi che si tratta di uno… come l’hai chiamato, prima? Scambio? Sì, direi che si tratta di una relazione di scambio piuttosto lunga”. Ho ridacchiato, ha ridacchiato.
“La situazione è più complessa”, mi ha detto lei.
“Sherlock si arrende”, ho detto io alzando le mani.
“Dai, provaci”, mi ha detto lei.

“Rinuncio”, ho ribadito io. “Più complessa del fatto che nascondi da quindici anni a tuo marito una relazione con un’altra donna? Impossibile”. Lei ha riso.
“Quella donna è la figlia di mio marito”, mi ha detto.
“No”, ho detto io.
“Sì”, ha detto lei.

Linda era accovacciata sul letto, guardando il proprio sedere spalancato riflesso nello specchio. I motel hanno specchi ovunque. Il gioco di specchi spesso è tale da permetterti di guardarti da sei punti di vista diversi mentre lecchi il buco del culo di una sconosciuta.

Lì lo specchio principale era largo quanto tutta la parete al lato del letto. Uno era appeso al soffitto, e alzando gli occhi potevo avere la visone di me stesso mentre infilavo la lingua a stiletto nel sedere teso e umido di Linda, mentre facevo scorrere la lingua tra le sue natiche o le tiracchiavo con i denti le grandi labbra. Tolta la lingua da dentro il suo culo, atto accompagnato da un allegro rumore di risucchio, le avevo infilato il pollice della mano destra nel sedere, con le altre dita aperte sopra il sacro a cercare l’appoggio per la spinta ritmica del pollice.

Il pollice della mano sinistra era affondato nella sua vagina lubrificata e tumida, la clitoride che scivolava lungo il mio indice mentre il polpastrello del pollice la accarezzava da dentro. La stimolazione anale le piaceva, le piaceva molto. La vagina e l’ano invischiati di lubrificante alla fragola schioccavano e producevano rumori umidi mentre le mie dita facevano il loro altalenante, sapiente lavoro. Quando veniva si lasciava andare con la faccia sul letto, ansimante, e io mi inginocchiavo dietro di lei, a leccarle il culo, sprofondando con la lingua dentro di lei, un mix di fragola e buco di culo che mi spalmavo in faccia mentre la mia lingua viaggiava da dentro la sua figa a dentro il suo culo e ritorno.

Lei fremeva, gemendo ad alta voce, priva di ogni freno inibitorio, e le sue chiappe plastiche e sode sobbalzavano tremolanti ad ogni affondo di lingua, il suo ano si stringeva attorno alla mia lingua con un ritmo via via più frenetico, richiamando in gioco ancora una volta le mie dita. Sono sicuro che se le avessi puntato il pisello contro il buco del culo, a quel punto, si sarebbe lasciata penetrare. Ma non era negli accordi, giusto? L’accordo era leccarla, e ero lì per leccare.

E usare le dita, e le stavo usando.

“Lei ha quasi quarant’anni, adesso. Quando le cose sono cominciate ne aveva venticinque. Usciva con un ragazzo, ma lui era un cretino. Siete sempre, cretini, almeno sino ad una certa età”. Avevo annuito, aveva ragione. “Mio marito era sempre fuori casa per lavoro, c’erano periodi in cui era a casa non più di un paio di week end al mese, e io e sua figlia abbiamo cominciato a passare parecchio tempo insieme.

Non abbiamo mai avuto un rapporto simile a quello che si può instaurare tra una figliastra ed una matrigna. Quando ci siamo conosciute lei era già grande, sua madre era già morta da anni. Direi che siamo diventate amiche. Amiche sempre più strette. Finché… beh, una volta io stavo facendo la doccia. Lei è entrata in bagno per parlarmi, come faceva spesso, ma ad un certo punto si è spogliata e si è buttata sotto la doccia assieme a me.

Non ho ben capito che cosa stesse succedendo sino a quando lei non si è inginocchiata e non ha cominciato a leccarmela”. Sbuffa. Ride. “Ce la siamo leccata a vicenda per tutta la notte, ci credi?”
“Assolutamente”, dico io. “E a proposito: ritengo sia doveroso informarti che ho un’erezione, in questo momento. Ma poi continuare il racconto, se vuoi”.
“Grazie”, ha sorriso lei. “E’ stata la mia prima volta con una donna. Mi sono ritrovata a godere del profumo della figa di un’altra, e non credevo sinceramente che mi sarebbe mai capitato.

Non ci avevo davvero mai pensato. Oh, affondare la faccia dentro di lei e ingoiarne gli umori mi ha reso selvaggiamente eccitata. Venivo a ripetizione mentre mi leccava tra le gambe e mi penetrava con le dita. L’esperienza di sesso più coinvolgente della mia intera esistenza, davvero, mai provato niente di nemmeno paragonabile con un uomo, senza offesa. Lei è rimasta l’unica, donna. Una donna che viveva con suo padre e con la matrigna di lei, una donna che ad un certo punto ha smesso di frequentare uomini, e che faceva sesso solo quasi esclusivamente con me, solo quando mio marito non c’era”.

“E ora gli equilibri si sono rotti. Tuo marito non è più in giro per lavoro, e voi due avete perso gli spazi che vi eravate create nel corso di quindici anni di vita simil-coniugale”.
“Torna fuori Sherlock?”
“Ci ho preso?”
“Ci hai preso”.
Silenzio. Poi le ho chiesto ancora di parlarmi del sapore della vagina della figlia di suo marito, per favore.
Lei ha riso. “Rita”, mi ha detto, “si chiama Rita, e la sua figa sa di miele e di ferro, ed ha il più buon profumo di donna che tu possa immaginare”.

Dopo tre ore e mezza di gioco ininterrotto Linda era appagata e stanca. Chiazze rosse le spiccavano ai lati del collo e sul petto, tra i seni. Era madida di sudore, e i capelli le si erano appiccicati alla fronte. Il trucco era sbavato, il mascara le imbrattava le palpebre. Era venuta un’ultima volta nella mia bocca, si era liberata lentamente del mio pollice dentro il suo culo e mi aveva preso in mano il pisello.

“Direi che adesso tocca a te, te lo meriti”, mi ha detto.
Mi ha fatto sdraiare supino sul letto, mi ha ribaltato le caviglie sopra la testa, si è accovacciata sul mio sedere spalancato e ha cominciato a leccarmi facendo degli ampi movimenti circolari con la testa. Calcava con la lingua quando mi passava sul buco del culo, e intanto mi masturbava lentamente usando la mano destra. Ogni tanto mollava il culo e si infilava il pisello in bocca.

Poi tornava ai testicoli. Quindi ancora al culo. Poi nel, culo, con la lingua, a lungo. Quindi mi ha infilato due dita nel culo, e quasi non me ne sono accorto, anche perché la sua bocca che si chiudeva sul mio glande marmoreo e violaceo mi aveva distratto. Quando ha cominciato a muovere le dita dentro di me, massaggiando la prostata con i polpastrelli, ho capito che avevo a che fare con una che ci sapeva fare, ci sapeva fare parecchio.

Torniamo alla prostata, già. E’ questo, quello che le manca, quello che cerca in me? Una prostata da massaggiare? Certo, anche un cazzo da succhiare. Sembra che le piaccia, succhiare il cazzo. Ma quanto le piace massaggiare una prostata? Quanto le piace avvertire l’eiaculazione prima con le dita che con la bocca? Le sue dita aumentavano il ritmo, le pressioni contro la mia prostata si facevano più pesanti, più insistenti. La sua bocca andava su e giù lungo il mio cazzo, bollicine di saliva le si erano formate ai lati della bocca, e la sua saliva mi colava lungo lo scroto.

L’orgasmo, quando è arrivato, è stato una deflagrazione bianca, accompagnata dai colpi incessanti delle sue dita dentro di me e da contrazioni sconosciute che sentivo tra le viscere: l’orgasmo più forte della mia vita, senza ombra di dubbio. Schizzi violenti di sperma l’avevano colpita ripetutamente in viso, in bocca, sui capelli. Lei raccoglieva lo sperma con le dita e se lo infilava in bocca, ansimando. Lo strizzava dalle ciocche di capelli imbrattate e si leccava le dita, guardandomi negli occhi, le sue dita ancora dentro di me.

“Sei venuto bene, mi sembra”, mi ha sorriso, e io non ho trovato nemmeno la forza di risponderle. Le orecchie mi fischiavano. Avevo le scintille davanti agli occhi. Wow. Cosa non fanno due dita nel culo, gente.

Più tardi, in un bar della zona, bevendo un caffè, Linda ha voluto che le descrivessi il suo sapore, e ascoltata la mia descrizione ha insistito per descrivermi il mio, ed io ho fatto la figura del dilettante che giudica un vino di fronte ad un sommelier professionista.

“Il massimo che mi hanno detto in passato è che sa di cantina”, ho commentato io (ed è vero, lo diceva una mia ex).
“Non ho capito una cosa”, le ho detto prima di salutarla, “E perdonami se te la chiedo, ma io sono uno che su queste cose finisce per farcisi delle seghe mentali infinite, devo sapere, è più forte di me”. Lei mi ha fatto segno di continuare.
“Mi hai detto che con Rita il sesso è grandioso.

Io stasera con te ho fatto, credo, più o meno quello che può farti Rita, che è dotata di lingua e di dita, esattamente come me”. Sorriso obliquo, e mi fa cenno di andare avanti.
“Quindi perché sei venuta a giocare con me? Senti la mancanza di un pisello da succhiare? O, e perdonami se la butto giù così brutale, ti manca una prostata da strizzare con le dita?”
Lei ha riso. “Stavolta non ci hai preso, Sherlock”.

“Cos’è, allora?”
“Sperma. Il sapore dello sperma, ragazzo mio. E il tuo è ottimo. Posso presentarti un’amica, la prossima volta?”
Rimango sorpreso. Un’amica? “Chi? E perché?”
“La mia amica Rita”, mi ha detto lei alzandosi e prendendo la sua borsa. Quindi mi ha dato un bacio sulla guancia. “Il perché lo scoprirai da solo”.

Sensazioni di un giovane depravato

Ero da solo a casa ed ero in bagno. Stranamente non mi stavo segando il cazzo ma stavo leggendo i miei fumetti preferiti.
Sentì il portone aprirsi e dopo qualche secondo si aprì la porta del bagno. Era Lisa la mia sorella maggiore.
Lisa: << Scusami ma devo fare pipi mi sta scappando>>
Io:<< Come faccio?>>
Lisa:<<dai alzati mi sto facendo addosso>>
Io mi alzai e mi girai, ma grazie allo specchio vedevo tutto.

Lisa si tirò giù i leggins e gli slip mostrandomi il suo meraviglioso pelo nero.
Lisa è poco pelosa ma sia le ascelle e la sua fighetta sono ben fornite di pelo. Lei si rasa le ascelle ma la fighetta ha un bel cespuglio.
Si sedette e si lasciò andare con un sospiro all’azione che le liberò la vescica.
Il rumore della sua piscia mi fece sobbalzare il cazzo. Un odore forte ma piacevole di piscia raggiunse le mie narici e il mio cervello facendomi indurire il cazzo.

Lei finita la minzione si alzò prese un po di cartaigenica si pulì la figa. Io a bocca aperta e a cazzo duro mi gustai quella visione. Ancora non era pulita. Altra carta, e io guardai ancora il suo pelo. Si ripulì, si infilò gli slip e leggins.
Mi diede un bacio sulla guancia mentre io nascondevo la mia erezione dandogli le spalle e con il fumetto.
Lisa:<< Scusami, scappo c’è Sandro che mi aspetta.

Ciaoooo>>
Mi girai e vidi un pezzo di carta nel cesso e l’altro era sul pavimento.
Mi risedetti sul cesso. Avevo il cazzo durissimo. Presi la carta dal pavimento e annusai. Quell’odore pungente di piscia mi faceva scoppiare il cazzo. Rivedevo la sua figa pelosa. Annusavo l’odore della sua piscia. Avevo il cazzo durissimo.
Nella mia mente fece capolino l’idea di assaggiare quel succo. Poggiai le labbra sulla carta e tirai fuori la lingua.

La testa mi scoppiava il cazzo stava per esplodere. Succhiai la sua pioggia e il mio cazzo esplose appena assaporai il suo sapore pungente. Ebbi un sussulto e iniziai a schizzare come un cavallo.
================??????????????????????========================????????????????=================???????????

Ero steso sul divano a guardare un film di Tinto Brass. A casa c’era solo mia sorella Lisa che stava studiando per un esame universitario. I miei erano ancora fuori. Serena Grandi mi aveva fatto venire un cazzo di marmo.

I miei pantaloncini erano gonfiati dal mio cazzo. Lo avevo scalpellato in modo che la cappella strofinasse contro le mutande. Questo lo facevo anche quando mi mettevo a letto a pensare alle varie porca te. Entrò Lisa. Non l’avevo sentita.
Lisa:# cosa stai guardando?
Io arrossi in un secondo. Per fortuna la mia postura nascondeva in qualche modo la mia erezione.
Io:# non lo so ho girato da poco è un film italiano
Lisa:# bello fammi spazio che lo guardiamo insieme.

Lei si sedette e mi disse di poggiare la mia testa sulle sue gambe e iniziò ad accarezzarsi i capelli. Le piaceva tanto farlo e a me piaceva moltissimo ricevere le sue carezze.
Lei indossava degli short in jeans. E il mio viso poggiava direttamente sulla sua pelle. Ero da solo a casa ed ero in bagno. Stranamente non mi stavo segando il cazzo ma stavo leggendo i miei fumetti preferiti.
Sentì il portone aprirsi e dopo qualche secondo si aprì la porta del bagno.

Era Lisa la mia sorella maggiore.
Lisa: << Scusami ma devo fare pipi mi sta scappando>>
Io:<< Come faccio?>>
Lisa:<<dai alzati mi sto facendo addosso>>
Io mi alzai e mi girai, ma grazie allo specchio vedevo tutto. Lisa si tirò giù i leggins e gli slip mostrandomi il suo meraviglioso pelo nero.
Lisa è poco pelosa ma sia le ascelle e la sua fighetta sono ben fornite di pelo. Lei si rasa le ascelle ma la fighetta ha un bel cespuglio.

Si sedette e si lasciò andare con un sospiro all’azione che le liberò la vescica.
Il rumore della sua piscia mi fece sobbalzare il cazzo. Un odore forte ma piacevole di piscia raggiunse le mie narici e il mio cervello facendomi indurire il cazzo. Lei finita la minzione si alzò prese un po di cartaigenica si pulì la figa. Io a bocca aperta e a cazzo duro mi gustai quella visione. Ancora non era pulita.

Altra carta, e io guardai ancora il suo pelo. Si ripulì, si infilò gli slip e leggins.
Mi diede un bacio sulla guancia mentre io nascondevo la mia erezione dandogli le spalle e con il fumetto.
Lisa:<< Scusami, scappo c’è Sandro che mi aspetta. Ciaoooo>>
Mi girai e vidi un pezzo di carta nel cesso e l’altro era sul pavimento.
Mi risedetti sul cesso. Avevo il cazzo durissimo. Presi la carta dal pavimento e annusai.

Quell’odore pungente di piscia mi faceva scoppiare il cazzo. Rivedevo la sua figa pelosa. Annusavo l’odore della sua piscia. Avevo il cazzo durissimo.
Nella mia mente fece capolino l’idea di assaggiare quel succo. Poggiai le labbra sulla carta e tirai fuori la lingua. La testa mi scoppiava il cazzo stava per esplodere. Succhiai la sua pioggia e il mio cazzo esplose appena assaporai il suo sapore pungente. Ebbi un sussulto e iniziai a schizzare come un cavallo.

Nel frattempo le scene diventavano sempre più calde ma si rimase in completo silenzio. Leinmi accarezzava i capelli e notai anche che i suoi capezzoli iniziarono a toccarmi la testa.
Lisa stava strofinando i suoi seni sul mio capo. In più il mio viso toccava le sue cosce. E il mio cazzo scalpellato e marmoreo era accarezzato dalle mie mutande e dai piccoli movimenti del mio bacino.
Continuammo a vedere il film senza fiatare.

Anche Lisa si stava eccitando. Sentivo che muoveva leggermente le gambe e le stringeva per massagiarsi la fighetta.
A un certo punto Lisa si alzò. <Vado in camera> mi disse. Prima di sparire diede una occhiata al mio cazzo e noto la mia erezione. Lei mi invito ad andare a letto. <<Non fare tardi dai vai a letto>> mi disse <<notte>>.

Dal Ginecologo…

“Tesoro, era la segretaria del ginecologo. Dice che il dottore è dovuto andare via per un urgenza…”

“Un’urgenza?!”

“Un parto prematuro. È dovuto correre a casa della paziente…”

“Accidenti!”

“Si, però ha detto di non preoccuparti che la visita non sarebbe saltata. C’è un suo sostituto che è al corrente di tutto. ”

“Ma io non lo conosco…”

“Neanche lui, così state pari…”

“Non fare lo scemo, ti diverti a prendermi in giro?”

“ Ma no.

È che so quanto tieni a questa visita e non vorrei che tu rinunciassi. “

“Ah, mi ha detto anche che gli ha lasciato la tua cartella sulla scrivania… e che è una persona di massima fiducia e ti troverai sicuramente bene. Professionalmente, intendo”

“Se mi accompagni anche tu, vado, Altrimenti…”

“E ti pare che ti manderei da sola? In pasto a uno sconosciuto!!!”

“Tu lo faresti. Eccome! Non dici sempre che ti piacerebbe vedermi farlo con un altro uomo?”

A quelle parole, Claudio prova una inedita fitta al basso ventre.

Roberta non s’è mai espressa tanto esplicitamente su questo argomento. O meglio: mai al di fuori dei loro giochi d’amore che includono anche infuocate confessioni. Per questo, non riesce a comprendere dove inizia lo sfottò e dove lei stia parlando sul serio.

E comunque, in entrambi i casi, l’idea di quel che potrebbe accadere da lì a poco lo mette in agitazione e provoca in lui uno straordinario stato di eccitazione.

La situazione che si va delineando lo aggrada: la sola idea di esibirla, anche se lei è inconsapevole, lo fa sentire come un a****le infoiato.

Il ginecologo in questione è un suo complice. Claudio vuole arrivare a farla ammirare ad un altro. Certo che se lei fosse al corrente, sarebbe meglio. Ma lei vuole continuare a confinare certe situazioni solo al mondo della fantasia.

Da qualche tempo, Roberta, ha preso ad accettare le provocazioni del proprio marito.

ma solo come gioco verbale, in intimità e senza mai spingersi oltre.

Qualche volta ha esaudito qualche capriccio di Claudio. Come ad esempio, quando al loro anniversario di matrimonio, ha accettato di vestirsi in maniera provocante: un bell’abitino nero con le spalle scoperte, scarpe col tacco, un bel decolté nero a chiosa di calze autoreggenti, mandarono in fibrillazione il cuore di Claudio. E non solo il cuore… e non solo Claudio

Claudio sta appunto ripercorrendo con la memoria a tutti gli sguardi che carezzavano la sua bella in quell’occasione, quando lei si affaccia di nuovo in soggiorno.

indossa una gonnellina bianca e un top nero che lascia scoperto il pancino e le spalle e con uno sbuffo che incornicia la scollatura.

“Bhè! che succede? Non mi hai mai vista, prima?

“Eh?”

“Ti sei imbambolato”

“Ah, si. Stavo pensando”

“Si. A quanto sei maiale. Sicuramente stavi viaggiando con la fantasia, come sempre. Guarda che non puoi sempre scherzare con il fuoco. Se davvero accettassi l’idea di stare al tuo gioco, potresti poi pentirtene…”

“Gioco? Quale gioco…”

“Aspetta.

(gli si avvicina e gli sfiora con le labbra, prima un’ occhio e poi l’altro) ecco. Ti erano rimaste le mie tette impresse negli occhi. Ora ti ho resettato il cristallino…”

“Ma dai! Lo sai che ti adoro e che ti trovo la ragazza più sexy del mondo. “

“E’ per questo che vuoi che mi mostri anche agli altri?”

“Bhè, più o meno…”

“Andiamo che si fa tardi…”

Il suo modo di troncare i discorsi, gli lascia sempre l’amaro in bocca.

Ma non in questo caso. Forse perché sa a cosa sarebbero andati incontro quella sera.

Si volta e sorridendo chiude la porta.

Arrivano dal ginecologo che sono già le diciannove passate da un pò.

Suonano al campanello e viene ad aprire la segretaria di sempre, quella del ginecologo; la graziosa assistente, che Roberta ha già visto lì altre volte.

“Prego, accomodatevi. Giù… La porta in fondo al corridoio.

Il dottore l’attende. “

Prende una giacchetta e una borsa dall’appendiabito e si rivolge ad alta voce in direzione della porta indicata poco prima: “Io vado dottore… C’è qui l’ultima paziente che doveva visitare oggi. “

“La faccia accomodare. ” Cosi dicendo si affaccia e gli va incontro.

“Che gran paraculo”, pensa Claudio. “Sembra un dottore vero. Eh, si che fa l’ attore di mestiere ma un dottore non è facile da imitare senza cadere nel banale…” e Marco, questo é il nome del suo complice, non sembra affatto banale: un semplice camice, con un paio di penne nel taschino, danno a quell’ uomo un’ aria naturale.

Come se non avesse indossato altro nella sua vita.

Un uomo che sembra persino ‘serio’. Attorno ai 45 anni ben portati, tutti i capelli in testa, pizzetto ben curato, occhiale serio ma non troppo.

Si avvicina e con un sorriso rompe subito il ghiaccio.

“Buonasera! lei deve essere Roberta, vero?”

“Si. e questo è mio marito, Claudio”

“Molto lieto. Prego…. Le faccio strada… vuole assistere anche lei alla visita?” rivolgendosi a Claudio.

“Si. Vuole assistere… ed anch’io preferirei…” irrompe subito Roberta.

E’ evidente a Claudio che sua moglie è in soggezione davanti a quell’uomo. E quell’affermazione ne è un palese riscontro…

Intanto Marco prende posto alla scrivania e invita Roberta e Claudio a sedersi di fronte a lui.

“Bene, vedo dalla sua cartella che non ci sono particolari problemi. Si tratta quindi di una visita di routine…”

“Si, infatti.

Vengo qui almeno un paio di volte l’anno”

“Approccio condivisibilissimo. Vedo che le è stata prescritta anche la pillola… bene. Anche se la pillola che le ha prescritto il mio collega è delle più leggere è comunque prudente sottoporsi a questi controlli. Ciclo? Regolare? …al bagno? Dorme sonni tranquilli? Bene, se vuole, possiamo iniziare la visita. ” Si alza seguito da Roberta.

“Può spogliarsi e poggiare i suoi indumenti, dietro quel paravanto”.

Si lava le mani.

Anche Claudio fa per alzarsi. Marco, con un gesto e a voce alta per farsi sentire anche da Roberta che ormai è già dietro il paravento, lo ferma perentorio: “Dove va, lei? Non serve mica che si spogli anche lei”

“No. Non volevo spogliarmi. Solo aiutarla”

“Aiutarla? Me o sua moglie… non credo che sua moglie ne abbia bisogno. ”

“Ha ragione, mi scusi. ”

“…E se proprio vuole rendersi utile, dal momento che l’assistente è già andata via, più tardi, dopo l’ anamnesi, potrà sostenere questa luce durante la visita che faremo sul lettino”.

E così dicendo, ammicca facendogli l’occhiolino e avvicina una piantana con una luce e una seconda sedia davanti alla poltrona da visita.

Roberta esce da dietro il paravento con indosso solo il reggiseno e le calze autoreggenti.

Claudio cerca di spiare le reazioni di Marco, che getta uno sguardo apparentemente distratto alla paziente e dopo aver collocato una lampada Lux sulla fronte, senza accenderla, prende un paio di guanti di lattice che poggia sul lettino.

Si avvicina a Roberta e da dietro, con un gesto esperto e con una sola mano, le slaccia il reggiseno.

“Questo lo possiamo togliere”

Roberta, con un gesto pudico e spontaneo, si copre il pube con una mano e sostiene il reggiseno ormai sganciato, con l’altra.

Marco è estasiato. Quella posa rasenta quasi il miraggio mistico: vede materializzarsi lo sfondo botticelliano della primavera, attorno a Roberta. Deve riprendersi un momento… reagire….

altrimenti l’abbraccerebbe e la bacerebbe con voluttà incontrollata…

Il bianco dominante nella stanza e la luce vivida proveniente dal soffitto, lo riportano alla realtà.

Roberta guarda il marito, imbarazzata. Capisce che il “medico” non è rimasto indifferente alla sua avvenenza.

“Se la mette in imbarazzo la presenza del mio nuovo assistente, lo facciamo accomodare fuori”

Per un attimo, Claudio, pensando che Marco dica sul serio, sgrana gli occhi e spalanca impercettibilmente la bocca.

Roberta sorride.

“Non si preoccupi, Claudio. Scherzavo. E’ la prima volta che assiste ad una visita ginecologica?”

“Si. Cioè, no. No, però… mia moglie”

“Si calmi e si sieda, se vuole… La vedo agitato. Vedrà che faremo presto”

Marco, con la scusa di una prima visita, ora sollevandole le braccia, ora toccandole la schiena, poi insinuando le dita tra i capelli dietro la nuca, le fa piegare la testa prima da un alto poi da un altro, Ha modo di ammirarla davvero, questa splendida creatura.

Da vicino e dal vivo. Se potesse le griderebbe che le piace da impazzire; che è più bella delle foto che le ha generosamente mostrato il marito e che la leccherebbe dappertutto… e che le carezzerebbe con l’uccello le belle tettine così a lungo da far diminuire la lieve differenza di dimensione dei due seni… Ma è nei panni del dottore e non può fare magre figure. E nemmeno farle fare a Claudio, che si è prestato ad ‘offrirle’ quella deliziosa divinità.

Deve trattenere l’impazienza e continuare a giocare in quel ruolo

La osserva, m i n u z i o s a m e n t e…

Non è questo che volevano entrambe, Claudio e Marco?

Ma Marco vorrebbe già trovarsi oltre questa fase interlocutoria. Magari, assaggiando una spalla, poggiando delicatamente labbra, lingua e denti su quella pelle perfetta… che pelle! Fa vibrare il cazzo e sciogliere lo scroto…

Commenta a voce alta: “Corpo simmetrico, seno piccolo e perfetto”.

Omette di dichiarare la differenza che aveva già notato. È Roberta a farne cenno: “Proprio perfetto non direi… piccolo lo è di certo”

Marco fa un passo indietro e nel parlare la guarda negli occhi: “Abituato a vedere forme femminili tutti giorni della mia vita professionale, capita di rado ammirare un seno come il suo. Più che dal punto di vista medico, parlo da un punto di vista estetico ed artistico: mi permetta di dirle che ha davvero un bel seno.

Marco sta di nuovo sondando le reazioni Roberta, per trovare altri indizi utili a capire se e dove scardinare le sue paure e le sue difese

“Artistico? che c’entra? no. E poi a me non piace”

“A lei, forse… Lei Claudio, cosa ne pensa?”

“Eh, bhè… Io non posso essere che d’accordo con lei, dottore. ”

“Vede? La bellezza è un fatto soggettivo ma credo che escluso qualche poveretto, affetto dal complesso di Edipo e quindi ossessionato dalle poppe grandi, lei Abbia oggettivamente un bel paio di seni.

Quando passa a palparle le due deliziose coppe, la pelle di lei si increspa e non certo per il freddo…

Non è il solito tocco asettico e anonimo dal suo ginecologo. A Marco la cosa non sfugge e alterna momenti di palpazione professionale a uno sfioramento più voluttuoso.

Anche a Claudio risulta evidente l’inedita eccitazione della moglie. La conosce da molto tempo e capisce che sta subendo il fascino della situazione.

Come capisce anche che Roberta non vuole tradirsi, non sapendo se sia una sua impressione oppure il dottore ci stia provando sul serio; e proprio davanti a suo marito!

Chi non si preoccupa affatto di nascondere la propria eccitazione, è invece Marco che col camice sbottonato, comincia a mostrare un discreto gonfiore all’altezza dell’inguine. E non è certo un fazzoletto, quel che si intuisce dare forma al tessuto del pantalone.

Marco sorride a Roberta, che risponde con un certo (nel senso di sicuro) imbarazzo.

“Come le dicevo, vedendo corpi femminili tutto il giorno, di tutti i tipi e di ogni età e forma, si affina un senso estetico che serve a noi medici a stemperare certe tensioni. Non dia ascolto a quei medici che dicono di essere insensibili alla vista di un bel corpo… devono necessariamente dissimulare il loro interesse. E non le sto a dire i commenti che facciamo, in pausa caffè durante i convegni di ginecologia.

“Lei, però, dottore, non sta dissimulando affatto…”

“Ha ragione. Mi permetto di dirle questo, perché c’è anche suo marito qui presente, e perché mi sembra di conoscervi da sempre. ”

Torna ad osservarla. Poi, con tono professionale riprende la visita.

“Nessuna cicatrice. Pochissimi e irrilevanti nei. Una leggerissima scoliosi. Vediamo… smagliature? Capillari, vene in vista? Niente… Bene, bene… Ora le farò una leggera pressione tra le vertebre, mi dica se prova dolore o fastidio…”

Roberta scuote il capo in senso di diniego.

E dal fatto che non risponda con la voce ma con un gesto, Marco capisce che l’imbarazzo sta lasciando il posto ad una leggera eccitazione.

Ne approfitta per dedicarsi al collo…

La sua esperienza di “porco di lungo corso” lo porta a capire se e come dare affondi e stoccate in questo gioco.

L’osservazione del corpo della giovane donna non è stato soltanto una forma di voyeurismo spinto, mascherato da visita medica, quanto piuttosto il modo più diretto di sondare umori e disponibilità…

La costituzione fisica di Roberta e le reazioni registrate fin qui, gli suggeriscono che sia molto sensibile al tocco impercettibile, di labbra e lingua sul collo.

Ma per ora deve limitarsi al solo contatto con i polpastrelli.

E così infatti procede.

Alternando leggere pressioni a sfregamenti appena percettibili, le carezza gran parte del collo fin dietro le orecchie. Si potrebbe pensare che stia facendo un esame della tiroide e delle ghiandole ad essa immediatamente correlate.

Lo sguardo di Roberta, che fatica a tenere gli occhi aperti, investita dal languore, gli conferma che la dimensione ludica della situazione si sta ben indirizzando verso qualcosa di concreto.

Claudio è estasiato nel vedere manipolata la sua femmina e ancor di più nel vedere come Marco la stia lentamente sciogliendo.

Si scuote quando quest’ultimo pone le dita a livello inguinale e facendo pressione invita Roberta a tossire.

E’ il segnale convenuto per far accomodare Roberta sulla poltrona da visita ginecologica.

Claudio deglutisce.

Sente la saliva mancargli.

E’ eccitato.

Lo sforzo di non tradirsi gli costa ancor più fatica.

“Molto bene. Direi che possiamo proseguire… Si accomodi pure”.

E così dicendo porge la mano a Roberta non tanto per aiutarla ad accomodarsi; é la maniera migliore per Marco per sondare la sudorazione.

La mano leggermente sudata e fredda, gli da conferma che sta costruendo bene il percorso che lo porterà a godere “di e con” questa bellissima coppia.

Roberta si distende sulla poltrona con le gambe divaricate.

In un’occasione diversa risulterebbe una posa oscena.

“A gambe spalancate, con la fica all’aria, davanti a uno sconosciuto… Bella roba”, pensa Claudio “Eh, si! Che Marco ma lo aveva detto: il ginecologo è l’occasione più naturale per mostrarmi la bella passerina della tua donna. Si metterà a cosce aperte davanti a me e senza battere ciglio e mi mostrerà la sua accogliente fregna”

Fregna

Fregna… Fregna…

fregnafregnafregnafregnafregnafregnafregnafregna…

Questa parola, aveva continuato a ritornare alla mente di Claudio, nei giorni precedenti.

Anche in momenti impensati, inopportuni.

Era una parola che, quando si erano sentiti per telefono, Marco aveva pronunciato con un godimento che gli aveva riempito la bocca!

L’aveva sentito godere nel pronunciarla!

E questo l’aveva scosso. Per parecchio tempo. E ora si ritrovava a pensarla.

Aveva sentito appellare la sua Roberta in mille modi ma mai in ‘quel’ modo..!

Fica, topa, passera, gnocca… erano nulla a confronto.

Nemmeno i più pesanti ‘troia’, ‘zoccola’ o ‘mignotta, gli davano quel senso di sesso. Sesso forte, volgare; sesso elargito, regalato, vissuto con godimento.

Pensava a questo vocabolo, pensava alla sua Roberta e provava un misto di eccitazione e di paura.

Era perso in queste considerazioni, mentre Marco continuava la sua visita…

Palpa; preme con delicatezza in alcuni punti del pube di sua moglie; annuisce, solleva un sopracciglio e poi ripalpa ancora.

Con un gesto chiede a Claudio di avvicinarsi, gli chiede di illuminare la fica della moglie con una lampada e si infila finalmente i guanti di lattice.

Prende una stecca e divarica, prima con la stecca e poi con le dita, le grandi labbra. Si morde il labbro inferiore mentre dalla stecca passa ad allargare le grandi labbra. Allarga le proprie narici e inspira profondamente.

La cosa non sfugge a Claudio, che continua a spiare le reazioni di entrambi, Marco e Roberta

“Qualcosa non va, dottore?”

“No, no.

Tutto bene…”

Si lubrifica le dita della mano destra con un gel e inizia a massaggiare la fichetta, poggiando completamente la parte superiore delle dita sulla totalità della passera.

Poi con il polpastrello dell’indice compie un moto circolatorio, appena percettibile alla vista di Claudio, sul clitoride che gonfiandosi si colora di porpora.

“Roberta, inspiri profondamente”

La ragazza non se lo fa ripetere: spera che respiro profondo,attutisca la tensione erotica che sente crescere in lei.

Delicatamente e fino ad arrivare in profondità, Marco inserisce il dito medio nella fica e comincia ad esplorarla.

Poi inserisce anche un secondo dito e, quando vede Roberta mordicchiarsi una nocca della mano, insinua il terzo dito.

La friziona ben benino, con l’intento di ‘visitarla’.

Claudio assiste come in tranche a quella pseudo profanazione.

È lui artefice di tanto generosa e involontaria disponibilità.

Sta per esplodergli dentro un boato misto di sensi di colpa e godimento, quando Marco sfila le dita e afferra con misurata cautela uno speculum.

Ma non quello di perspex trasparente… ne prende un altro, in metallo lucido.

Lo scarta dall’involucro igienico, lo solleva come per verificarne la totale integrità ma il suo obiettivo è mostrarlo a Roberta.

“Userà quello, dottore?”

Era la domanda che si aspettava alla provocatoria esibizione di quello gelido strumento.

“Ci sono altri modi per arrivare ad ispezionare con accuratezza. Se vuole posso farne a meno di questo… strumento.

“Gliene sarei grata… Non mi farà male, comunque, vero?”

“Cazzo! Ma che è successo alla mia Roberta?! E questa voce da dove le esce?”

Claudio é esterrefatto. Non capisce cosa possa aver cambiato in modo tanto repentino il timbro di Roberta, al punto di connotare la sua voce quasi come un richiamo sessuale.

“Mi dirà lei se proverà dolore oppure…”

Claudio deglutisce in silenzio. Marco ha infilato ora l’indice nella fica e il medio nel buchino rosato del retto di Roberta.

“Oppure? Dottore…”

“Oppure… mi dica lei”

“Non so. è strano. mi sento come…”

Sospira… ha gli occhi chiusi; i muscoli rilasciati.

Il momento è giunto.

Marco lo sa.

La conferma gli viene quando, infilando un secondo dito in vagina, nota il copioso umore scendere dalla vulva ben dilatata e avverte lo sfintere sbuzzare decisamente.

È pronta!

“Non le faccio male, vero?”

“No”

Marco torna a mordersi il labbro inferiore nel tentativo di controllare l’eccitazione che lo sta aggredendo nell’ammirare quel monte di Venere così ben curato: una striscia ben rifinita di peli morbidi che continuano fin alla sua dolce entrata.

“Si accosti, Claudio. Venga a vedere da vicino come sto visitando l’utero e il retto di sua moglie… non vorrà perdersi questo spettacolo. Non fa piacere anche a lei, vedere sua moglie nelle mani di un altro uomo?”

Claudio si avvicina ma non fa in tempo a rispondere perché interviene Roberta:

“E lei… come fa? Come fa a… ” Roberta vorrebbe continuare ma in un attimo intuisce cosa stia davvero accadendo.

E non riesce, sul momento a chiudere la frase con un “Come fa a saperlo?”

Le appare chiaro che sarebbe una frase inutile: è stato Claudio a portarla in quella situazione!

Guarda allora Claudio, che ha gli occhi spalancati in attesa di una sua reazione.

Poi, quasi a rimproverarlo con lo sguardo, abbassa di poco e lentamente la testa, senza mai smettere di fissarlo.

E a questo punto che Marco, continuando a ispezionare l’intimità di Roberta, avvicina il viso alla fica di Roberta e delicatamente prende a leccarle il clitoride accompagnando le slinguate a movimenti circolatori fatti con le dita che tiene ancora dentro la vagina e dentro l’ano.

Roberta, ormai ha capito qual è il gioco.

Porta le sue mani dietro la nuca di Marco e comincia a dettargli il ritmo della leccata.

A questo punto il più era fatto.

Si trattava ora di trarre maggior godimento possibile da quel processo che s’era inneshito: liberare Roberta e renderla piacevolmente e discretamente troia.

Non era stato facile.

Ma ora nessuno dei tre si sarebbe fermato.

Per niente al mondo.

Il gioco del dottore si era concluso per lasciare il posto ad un altro gioco.

“Quel” gioco! Quello del dolce cornuto, come aveva ribattezzato Roberta il suo uomo, mentre godeva per l’ennesima volta del cazzo di Marco e contemporaneamente della lingua di suo marito.

Il gioco di una donna finalmente femmina e di un uomo che ama talmente tanto la sua donna, che sa cogliere la sua necessità di sentirsi desiderata, posseduta, riempita, al di là del normale rapporto di coppia.

Claudio sembra impazzire dalla gioia. Se solo potesse parlare il suo sguardo, sarebbe un urlo di gioia e di piacere intenso, raffinato e tanto agognato.

Un altro la sta leccando!

E lei ci sta!

Cazzo, come se la sta lavorando..!

E come le piace alla mia (FINALMENTE!) troia.

Non resiste più; si libera il cazzo dai pantaloni e dagli slip e comincia a segarsi.

La soddisfazione e il piacere che ne shiturisce, lo ripaga ampiamente della paziente tela tessuta con il suo complice.

Il suo segarsi dapprima lento e poi sempre più ritmato, segue il ritmo imposto da Roberta a Marco

Marco, che sentiva il proprio cazzo pulsare sempre più dal desiderio; avrebbe voluto liberarlo dal giogo dei tessuti, strapparsi i calzoni e gli slip e farlo scivolare a ritmo lento dentro quella vagina delicata, profumata e lucida. Avrebbe voluto anche prenderci a sberle quel fiore rosso rubino, con la sua nerchia.

Stava sudando nel contenere la voglia.

Indietreggiando estrae delicatamente le dita; sfila i guanti e con tono professionale si rivolge a Roberta: “Ecco fatto, signora”

“Eh, no!” Roberta afferra per la cravatta Marco e lo tira verso di se.

“Non può mica interrompere la visita, caro il mio dottore!”

“Non ne avevo nessuna intenzione… solo che vorrei cambiare strumento”

Così dicendo, si slaccia i pantaloni, abbassa la zip e rimane in mutande.

Il membro è gonfio.

Il tessuto delle mutande non ce la fanno a contenere quella carne pulsante.

Lo sguardo di approvazione di Roberta, cade inevitabilmente su quella ciccia ancora coperta dal cotone; si passa la lingua sulle labbra allunga una mano e libera l’asta di Marco, che pulsa ergendosi verso di lei, la moglie di Claudio.

“Mmmh! Che bel cazzo! Avevi proprio ragione, amore mio” rivolgendosi a Claudio, “è un peccato che sia solo tu a scoparmi.

Ne abbiamo perso di tempo… Ma rimedieremo, vero, dottore?”

Sempre tenendo Marco per la cravatta, lo avvicina a se.

Claudio si fa ancor più in prossimità dei loro sessi.

Attende il momento in cui vedrà il cazzo di un altro entrare nella sua Roberta.

E vuole essere in prima fila.

Si porta al di sotto del lettino.

Lì la visuale è perfetta.

Vede la fica di sua moglie, spalancata e fradicia.

E vede anche il cazzo di Marco, avvicinarsi inesorabile all’imboccatura. Ne sente i profumi, dell’uno e dell’altro.

“Bravo, il mio amore cornutello. Guarda bene come mi sta per scopare il tuo amico”

Marco ha poggiato la cappellona sull’imboccatura della fica di Roberta e inizia ad entrare lentamente.

A metà si ferma.

Sfila il palo.

Lo passa sul clitoride gonfio.

Poi riavvicina la cappella all’apertura della vulva e riprende inesorabile a ficcare dentro quella massa di carne.

Una massa che a Claudio sembra enorme, vista da lì, a meno di dieci centimetri di distanza dal punto di contatto.

Ne sente il suono ora.

Le sembra quasi che l’aprirsi della fregna di lei emetta un rumore di lacerazione.

Come se la stessero deflorando per la seconda volta.

Il cazzo è dentro.

Tutto.

Fino alla radice.

Un suono gutturale, di piacere sommesso e strozzato, emesso dalla sua donna, indica a Claudio che ora è piena.

Piena del cazzo di un altro maschio.

Un altro che la sta scopando davanti ai suoi occhi.

Ora Marco prende a stantuffarla.

Prima lentamente, poi con sempre maggior ritmo e vigore.

Così vicino, Claudio sente lo sciacquettio della fica grondante.

Sente sua moglie ansimare ad ogni affondo.

Vede le palle di Marco ballonzolarle davanti agli occhi.

“Lecca. Ora” gli ordina Marco.

“Lecca. Il suo buchino. Le mie palle. Lecca. Tutto. ”

Claudio è perplesso. Questo non era previsto nei patti.

Però alla fine accetta anche di leccare le palle di lui, incitato dalle esortazioni di Roberta,.

“Dai, dolce cornuto. Fa’ come ti dice…”

Pochi colpi ancora… Marco non ce la fa più: “E preparati a raccogliere con la lingua tutto quel che esce dalla sua fica…”

A quelle parole, Roberta delira.

Ha capito le intenzioni del porco.

Si lascia andare all’ennesimo orgasmo, per esplodere in suoni gutturali quando sente il seme caldo di Marco invaderle copioso la cavità così piacevolmente piena di cazzo.

Anche Claudio da sotto, si accorge che Marco sta sborrando.

Non solo perché vede affondare con maggior decisione gli ultimi colpi.

Non solo perché sente guaire la sua cagna in calore.

Se ne accorge soprattutto perché vede tutte le vene del cazzo, ogni volta che affiora dall’antro meraviglioso, gonfiarsi e poi contrarsi.

Uno, due, cinque, otto schizzi… tutti dentro la sua dolce Roberta.

Poi si fila.

Il cazzo ancora grosso.

“Ora lecca tutto, trattienilo in bocca e baciala …”

Neanche questo era nei patti ma vede Roberta già con la bocca aperta, pronta ad accogliere i suoi umori misti alla saliva del suo uomo e allo sperma del “dottore”…

È un fuoco.

Un terremoto.

Devastante e piacevole al tempo stesso.

Mentre la bacia, da’ gli ultimi colpi al suo cazzo, che schizza libero ovunque…

Aver veduto la carne della sua donna profanata da un altro… aver provato quel misto di sofferenza e piacere gli dice che ha fatto bene ad insistere su quella strada.

Lei ha goduto tanto. Sta ancora godendo.

Tanto.

Come raramente ricorda che abbia mai goduto.

E lui ne è felice.

Sa che lei lo merita.

Merita questo ed altro.

E questo è solo l’inizio.

Lo sa in cuor suo che da oggi il rapporto è cambiato.

Dovrà mettere in campo tanta pazienza, fatica, comprensione e, soprattutto, devozione.

Devozione.

Come ad una dea.

La Sua dea….