Archivio mensile:Luglio 2012

L’amore che va oltre….

Certe volte mi chiedo quanti siamo, quanti oltre a me vivono questa situazione.
Agli occhi del mondo è la cosa più assurda che possa esistere, impossibile forse, ma per me che la vivo e che ne conosco le dinamiche non è poi così improbabile, mi capita quindi di immaginare che in casa di altra gente possa succedere lo stesso.
Mio padre è morto che avevo sei anni. Mio padre era un uomo buono dall’animo nobile, non ho mai saputo nulla di lui se non quello che mia madre ha deciso di raccontarmi, ma da quello che è accaduto dopo la sua morte, dalla sua scelta di non voler nessun accanto a lei, posso solo intuire che tutto ciò era vero, che il vuoto nel quale è sprofondata era un vuoto sincero e sincere erano le sue parole quanto mi raccontava ogni cosa di lui.

Mio padre non approverebbe, mio padre ci diserederebbe ma in fondo ho sempre pensato che in parte è stata anche colpa sua, di quel suo addio prematuro e repentino, di quel suo viaggio senza ritorno che non si è cercato ma che l’ha comunque portato via da noi.
I giorni che seguirono la sua morte li ricordo poco, mia nonna in casa per settimane e con lei amici che andavano a venivano, prima a frotte poi sempre meno, alla fine più nessuno perché il dolore e la memoria sono così, si assopiscono sotto i colpi di una vita che deve comunque andare avanti e per mia nonna fu lo stesso, la mamma di mia madre non ha mai apprezzato veramente mio padre, quasi per lei è sembrato un sollievo e mia mamma l’ha cacciata, allontanata fino quasi a farmela dimenticare.

So queste cose perché me le ha raccontate lei, perché per quanto gli anni possano averla invecchiata è rimasta la moglie fedele di mio padre per tutta la vita, anche ora che in un certo senso non è più come qualche anno fa.
Sono cresciuto solo ed esclusivamente con lei, la scuola un paio di amichetti che col tempo si sono persi e lei, io e lei, per sempre, dal mare alla montagna in estate e in inverno eravamo un’unica identità che viveva e vive tutt’ora in simbiosi, perché raccontata così, messa nero su bianco è solo una storia e le storie sono scritte per essere raccontate, non giudicate e nemmeno necessariamente capite.

A sei anni dopo qualche mese dalla morte di mio padre cominciai a chiedere a mia madre delle attenzioni particolari, nulla di assurdo o irreale, solo attenzioni che un qualsiasi altro bambino scaraventato in una situazione più grande di lui avrebbe in qualche modo preteso.
Ai miei occhi se ne era solo andato, a sei o sette non è facile metabolizzare ed accettare quello che per un adulto può essere la vita, per me mio padre era andato via e ci aveva abbandonato, si era lasciato convincere a morire e questo fu forze il dolore più grande, un senso di abbandono che cominciai a sublimare chiedendo a mia mamma di tornare a prendere il latte dal suo seno.

Gli adulti ed io oggi per primo, non sono mai realmente preparati agli eventi della vita, da bimbi vediamo i grandi sicuri e pronti ad affrontare ogni cosa, ma solo crescendo ci rendiamo conto che quella sicurezza che sembra trasparire dai nostri gesti, nasconde un grosso senso di impotenza di inesperienza e di paura, anche se adulti, anche se grandi viviamo la nostra vita imparando giorno dopo giorno sbagliando nonostante l’età, nonostante i piccoli di casa ci guardino credendo di essere capaci a risolvere tutto.

Mia madre acconsentì per questo, per paura di negarmi un desiderio, perché ai suoi occhi ero il suo piccolo orfano e perché nonostante senza alcun peccato alle spalle, qualcuno o qualcosa aveva deciso di punirmi con il peggiore dei castighi, togliendomi ciò che più di ogni cosa avrei dovuto avere vicino.
La sera andavamo nel suo letto ed io mi sdraiavo di fianco a lei, poggiando la testa sulla sua pancia ed attaccando la mia bocca ai suoi capezzoli nudi.

Succhiavo dal suo seno come fossi un neonato, come se veramente dovessi nutrirmi del suo latte e come se il suo latte scendesse realmente, evidentemente avevo bisogno di farlo e nell’innocenza più totale, da buona madre, aveva deciso di farmelo fare.
Quel rituale divenne una costante che non si interruppe più, un momento di intimità che prese un identità tutta sua, era il momento della pace se durante il giorno avevamo avuto discussioni, era il momento del riposo se come ogni bambino avevo esagerato scalmanandomi al pallone o al parco, era il momento delle domande e delle risposte se assieme parlavamo della vita e delle sue sfaccettature.

Poco a poco in quel mondo ovattato fatto di noi e pochissimo altro ancora il tempo fece di me un adolescente come gli altri. In quel cambiamento fisico e psicologico le mie lacune e la mia incapacità di relazionarmi con il mondo esterno cominciarono a dare i primi segni tangibili di quello che poi divenne tutto il mio futuro, una solitudine più o meno forzata che mi faceva principe in casa ma inetto fuori dalle quattro mura, la malattia di mio padre, quel gene che l’aveva logorato ed annientato, aveva fatto il suo ingresso ufficiale anche in me e da quel momento le cose andarono sempre peggiorando.

Farmaci e cure antidepressive diventarono il mio pane quotidiano, pasticche e gocce facevano di me una ragazzino sempre più malato e sempre meno forte, un piccolo incapace di appropriarsi della sua vita. Mai una visita, mai una diagnosi eppure mia madre si prendeva cura di me e del mio stato psicologico e fisico come fosse un medico specializzato, << ci sono passata, so cosa devo fare >> mi ripeteva, ed io mi lasciavo curare per una malattia che oggi so di non avere mai avuto, una malattia che forse non è nemmeno mai esistita ma che ormai dopo quasi quaranta anni mi sento addosso come se l’avessi veramente, vivendo come un malato vive il suo disagio, prendendo medicinali, subendone le conseguenze e cercando una cura.

Se da un lato le attribuisco la colpa di questo mia esistenza, dall’altro non posso far altro che capire le sue ragioni.
A volte quando penso a ciò che siamo mi sembra come se tutto fosse un assurdo esperimento, una madre ed un figlio messi davanti ad un dramma per valutarne le conseguenze psicologiche che ne derivano ed effettivamente sembra esattamente così. Questa condizione ha deviato repentinamente il corso della mia vita facendolo andare in parallelo rispetto alla vita degli altri.

Viviamo lo stesso tempo, giriamo il calendario e chiamiamo i giorni della settimana con gli stessi nomi e nello stesso momento, ma chi è fuori vive tutte le esperienze possibili ed immaginabili mentre noi, dentro, andiamo per conto nostro con i nostri ritmi e facendo le nostre esperienze, regolando il nostro orologio biologico e seguendo le nostre poche ma radicate regole.
Il suo seno era ed è una di queste.
Nonostante la debilitazione fisica e mentale il mio crescere rimaneva il crescere di un qualsiasi latro individuo, le mie emozioni le mie scoperte avvennero contemporaneamente a quelle di altri ragazzini della mia età.

Il desiderio, la curiosità, la voglia di toccarmi mi proiettò dentro un mondo sconosciuto e conseguentemente affascinante, ed in quella normalità incomprensibile anche ai miei scienziati immaginari, cominciai a provare nei confronti del seno di mia madre un attrazione che mai mi era capitato di provare. Le coccole e quel senso di protezione che sentivo succhiando dai suoi capezzoli, cominciarono a diventare una voglia che sembrava partire dall’antro nascosto della mia anima.
Attendevo quel momento emozionandomi al solo pensiero, rispondendo con la mente agli impulsi del mio corpo, a quella strana cosa che faceva diventare il mio pene duro, grande e più sensibile del solito.

Nella mia incoscienza cercai di nascondere a mia madre quello che stava accadendo camuffando in mille posizioni differenti quello che era il mio momento di grazia, ma non fu sufficiente a nasconderle la verità, così un giorno come poteva essere un qualsiasi altro giorno della settimana mi ritrovai a parlare con mia madre di ciò che stava accadendo, scoprendo con mio stupore di essere entrato definitivamente nel mondo degli adulti.
Questo mi è rimasto impresso più di molte altre cose importanti, il momento in cui senza alcun avvertimento mi ritrovai proiettato nel mondo dei grandi.

Accadde una domenica pomeriggio mentre vedevamo sul divano una trasmissione della RAI, mia madre si voltò e mi disse con una calma disarmante che era normale, che era fisiologico alla mia età.
Li per li feci finta di nulla, ma poi tirando fuori tutto il suo coraggio mi spiegò di aver capito, di aver sentito nel mio modo di toccarla una differenza dovuta appunto alla mia crescita, alla mia scoperta del corpo ed a quel punto smisi di fingere ad affrontai l‘argomento.

Nonostante tutto il mio imbarazzo il suo modo di porsi mi tranquillizzò non poco, alla fine preso da un immenso senso di liberazione mi lasciai andare raccontandole tutto quello che mi stava succedendo.
Fu così che arrivò quella prima volta, la prima volta in cui potei cedermi al desiderio senza dovermi nascondere da lei.
Su quel divano in uno di quei momenti in cui meno te lo aspetti, potei finalmente toccare mia madre come da tempo desideravo fare, come uomo e non più come un bambino.

Da quel giorno per chissà quale assurda dinamica le coccole prima di addormentarmi tornarono ad essere ciò che erano sempre state, non più un desiderabile gioco erotico ma un momento di intimità materna alla quale evidentemente non voleva rinunciare neanche lei e così in maniera spontanea e naturale le due cose si scissero diventando due bisogni distinti e distinguibili. Il primo un amorevole gioco tra madre e figlio ed il secondo un naturale compromesso in continua evoluzione e proprio così arrivò la prima volta che mi masturbai davanti a lei.

La mia forzata disinvoltura con la quale abbandonavo i suoi seni per recarmi in bagno non fu sufficiente a nascondere il motivo di quei miei distacchi repentini, mia madre sapeva, aveva capito e con lo stesso amore mostrato nel prendersi cura di me, mi lasciò libero di farlo davanti a lei senza dover ricorrere alle stupide strategie con le quali ogni volta mi arrangiavo per concludere le mie passioni.
Alla fine di uno di quei giochi quando mi alzai fingendo mal di pancia mia madre guardandomi mi disse di farlo accanto a lei, mi disse che sapeva cosa sarei andato a fare e le sarebbe piaciuto che lo facessi di fianco a lei, sdraiato come sempre con la mia testa sulla sua pancia e le mie labbra sui suoi capezzoli, libero di toccarmi davanti ai suoi occhi.

Arrivai al punto più alto del piacere senza dover immaginare nulla, i seni erano realmente sul mio viso e tra le mie labbra c’era veramente il suo capezzoli, nulla poteva essere più grande di quella sensazione profonda e liberatoria e nulla fu più bello dell’abbraccio che alla fine ci unì piangendo.
Nonostante questa nuova libertà non approfittai mai della mia posizione, una sorta di timore reverenziale impedì alle mie voglie di assecondare i loro ripetuti accenni limitando le mie pulsioni a due volte al giorno, la mattina ed il pomeriggio quando c’erano le vacanze estive e dopo pranzo e la sera quando la quotidianità seguiva l’ordine naturale delle cose.

È proprio questo ad aiutare noi esseri umani a metabolizzare e ad accettare gli eventi per poi considerarli normali, l’ordine naturale delle cose.
Nessuno comprenderebbe se piuttosto che scriverlo glie lo raccontassi personalmente, tutti mi interromperebbero dicendo che la nostra è pura follia e depravazione, ma per e per mia madre accettare tutto questo è stato come accettare un romantico ed ovvio corso degli eventi, un corso che ci ha reso ancor di più un entità autonoma ed indipendente dal mondo esterno, un micro cosmo nel macro cosmo della vita che ha fatto del nostro “esperimento” un esperienza unica e forse irripetibile.

Compiuti i sedici anni la mia vita sociale era ormai del tutto inesistente, studiavo in casa grazie ad insegnanti che venivano appositamente per me. Oggi come oggi ho chiaro davanti agli occhi il perché di quei professori, perché tra tutte quelle persone nemmeno una donna aveva mai varcato la soglia di casa nostra, non perché lei avesse delle relazioni con loro tutt’altro, ma perché io non arrivassi a provare per un’altra donna lo stesso attaccamento che provavo per lei.

Con quel subdolo modo di trattenermi riuscì comunque nell’ intento e da sempre siamo ciò che siamo nonostante tutto.
Gli anni del mio passaggio dall’adolescenza all’età adulta furono anni burrascosi, non per vezzi o per irrequietezza, ma perché in quel periodo della vita il desiderio e la passione sembrano essere l’unico motivo di esistenza del nostro animo e per me nonostante tutto non vi fu eccezione.
Le mie voglie e la mia bramosia cominciarono a salire e con loro salì il numero delle mie richieste.

Durante una delle innumerevole volte in cui mi toccavo accanto a lei, sentii nello sfiorarle la mano con la mia erezione, una sorta di richiamo atavico, una voglia che ebbe su di me la stessa carica emotiva che su uno scienziato avrebbe la scoperta di una nuova molecola o di un nuovo vaccino.
Forse per sbaglio o forse perché l’inconscio supplisce le mancanze della nostra coscienza, guardai mia madre negli occhi supplicandola senza proferir parola di far si che accadesse di nuovo, di far si che il mio pene eretto e sensibile sfiorasse nuovamente la sua mano nuda e così incredibilmente avvenne, allungando appena il suo braccio lo prese in mano e cominciò a muoverlo su e giù nell’atto di masturbarmi.

Nonostante la nostra vita fosse l’unica realtà a me conosciuta, ero perfettamente consapevole di cosa stava accadendo, farsi masturbare dalla propria madre è qualcosa di realmente inimmaginabile.
Nell’atto dell’auto masturbazione i nostri pensieri riescono a raggiungere vette inarrivabili, persone più o meno vicine la nostra sfera divengono fulcro di situazioni che con la realtà non avranno mai nulla a che fare, ma quando si è toccati dalla propria madre tutto questo viene letteralmente spazzato via.

Nulla riesce a distogliere il pensiero da quell’idea, dall’idea che nostra madre ci sta masturbando, ci sta toccando per farci raggiungere un orgasmo.
Di tutti gli amori che possano esistere quello per una madre nei confronti del figlio e quello di un figlio nei confronti della madre è qualcosa di realmente più grande di un concetto esprimibile a parole, è un qualcosa di viscerale che non si può fermare all’affetto, viene dal profondo della nostra anima
come se qualcosa di noi fosse rimasto dentro di lei, non è un amore intermittente, non è un sentimento che può andare e venire, è qualcosa di eterno e di immenso che viaggerà sempre per conto proprio ed un gradino più su di qualsiasi altro amore.

Credo che nel sesso tra madre e figlio ci sia la vera essenza della vita.
Su questo argomento ho riflettuto molto a lungo, la nostra società è una società fondata su un apparente libertà con la quale nel corso dei secoli abbiamo sublimato i veri istinti naturali della nostra specie, le culture che siano esse occidentali o orientali, hanno fatto della privazione il bene comune sul quale fondare la nostra esistenza.

È così che le religioni per quanto diverse tra loro, hanno indottrinato l’uomo e la donna alla privazione degli istinti primordiali, obbligando ad esempio chi sceglie di essere un religioso, a vivere secondo leggi che forzano la natura stessa dell’essere umano, inducendolo all’astinenza, all’innaturale rinuncia alla procreazione, limitandone anche solo il piacere del pensiero.
L’uomo invece è fatto d’altro, l’uomo è un a****le con la sua storia e con le sue regole primordiali e tra queste, per quanto ormai definitivamente perso, c’è il naturale istinto di fecondare la propria madre, di appagare con essa atavici bisogni che gli permetteranno di liberarsi al mondo prendendo il suo cammino e percorrendo la sua strada.

In fondo il ciclo della vita di un uomo, per come è concepito il mondo moderno, ha un inizio ma non ha mai avuto una vera e propria fine.
Noi diveniamo essenza nel grembo di nostra madre, per nove mesi siamo con lei un’unica entità e nel corso del tempo da essa veniamo educati e preparati alla vita fino al momento in cui saremo uomini.
Questa parentesi aperta nel momento del nostro concepimento non verrà mai chiusa, cosa che invece sento debba essere definita in maniera del tutto naturale, un figlio ormai uomo dimostra la sua maturità unendosi alla madre.

Forse un tempo era veramente così, forse io non ho mai perso quel filo sottile che unisce la mia genetica alla genetica di chi viveva ancora secondo le regole della natura, milioni di anni fa e per questo ancora oggi nell’essere masturbato da mia madre provo uno stato di grazia che qualsiasi altra donna non sarebbe capace di rendermi.
Quel piccolo segreto tanto innocente iniziato all’età di sei anni, era ormai un imponente omissione nei confronti del mondo intero, una realtà celata a tutti quelli che per un modo o nell’altro avevano a che fare con la nostra quotidianità.

Il bisogno di mia madre come donna era ormai una costante, gli anni delle smanie da orgasmi multipli erano ormai domati ed il pensiero che quelle necessità potessero essere reciproche cominciò a farmi vedere la nostra storia secondo altre prospettive.
Dall’età dell’adolescenza ai venticinque anni mia madre si era prestata ai miei piacere senza mai chiedere nulla in cambio, da anni mi offriva il suo corpo e da anni quotidianamente si sedeva al mio fianco toccandomi amorevolmente fino all’orgasmo, ma mai una sola volta aveva chiesto di poter essere lei appagata da me e per quanto irreale possa sembrare, feci per la prima volta l’amore con lei il giorno del suo quarantacinquesimo compleanno.

La mattina di quel giorno la svegliai portandole la colazione a letto. Nel vassoio che le poggiai accanto, dentro ad una busta sigillata, le feci trovare un biglietto, era il mio regalo di compleanno, il mio modo per renderle grazie.
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<< Cara Mamma, la nostra vita è qualcosa per il quale sembra siamo stati destinati solo tu ed io, un gioco che ci rende diversi da tutti se pur simili agli altri nell’aspetto e nel modo di essere.

Qualcosa ha giocato a noi una specie di scherzo, un dispetto che chissà quale Dio ha voluto farci per punirci di chissà quale peccato, ma oggi che sono un uomo, oggi che sono grande, mi rendo conto che questo dispetto è forse stato il più bel regalo che un essere umano abbia mai sperato di ricevere. Tu ed io stiamo assieme da sempre, da prima ancora che io nascessi, se veramente qualcuno o qualcosa ha voluto che accadesse, non ha certo tenuto conto di quanto noi abbiamo reso magica questa esperienza, di quanto io che sono tuo figlio, possa essere felice di averti con me, come madre, come amica, come musa.

Forse non sono un gran paroliere, forse non sono neanche un poeta, renderti ciò che mi hai dato usando vocali e consonanti non potrà mai avvicinarsi alla realtà delle cose, ma non mi arrendo di fronte a questa deficienza, sento dal profondo del cuore di amarti più della mia vita stessa ed ancora di più, sento il desiderio di averti come donna, di prenderti come una donna, perché nulla mi renderebbe più felice del fare l’amore con la mia dolcissima madre.

>>

Mai avevo visto i suoi occhi piangere, mai in tutti quegli anni si era lasciata andare ad emozioni che potessero dimostrare la sua fragilità, ma quella dichiarazione d’amore, quel mio modo forse infantile ma certamente sincero, era evidentemente riuscito ad abbattere quella barriera di orgoglio con la quale da sempre si era relazionata al mondo esterno e piangendo e mescolando gioia ed allo stesso tempo dolore, ci baciammo come solo pochissime madri e pochissimi figli hanno avuto il privilegio di baciarsi, con la mia bocca nella sua bocca, con la mia lingua sulla sua lingua fino ad unire i nostri corpi come alle origini, quando io figlio, ero nel suo grembo materno cullato ed amato come solo i figli possono essere.

Da quel giorno io e mia madre non smettemmo mai di fare l’amore e oggi, che lei ha cinquantasette anni ed io trentasei, continuiamo ad amarci come ci siamo sempre amati e ci ameremo fin quando ci sarà possibile farlo, perché sfuggire alle opportunità, non è certo il modo migliore di vivere la propria vita

Questa storia se pur ispirata da persone reali è frutto di una mia fantasia, è arrivata dentro di me di punto in bianco e l’ho scritta riportando le mie emozioni senza presunzione alcuna.

Scrivere è un hobby che con l’avvento di internet coltiviamo un po’ tutti, ma scrivere e saper scrivere sono due cose completamente differenti, saper scrivere implica prima di tutto leggere e questo è ciò che più di ogni altra cosa manca a chi si improvvisa scrittore come me adesso.
Ciò non toglie che i concetti esplicati non siano frutto di ragionamenti ponderati con i quali ho fatto realmente i conti ed attraverso i quali ho trovato reali risposte a domande tanto assurde quanto concrete.

Nello scrivere queste righe ho piacevolmente desiderato di essere masturbato da mia Madre ed a questo proposito, sono fermamente convinto che l’assenza di tale esperienza, neghi all’uomo la possibilità di provare sensazioni ed emozioni ancora del tutto sconosciute.

Complice la Pioggia – la mia prima esperienza bise

Quella sera cominciò a piovere a dirotto ed avevo dimenticato l’ombrello a casa. Stavo andando dal mio amico Marco per vedere un film, ed arrivai a casa sua completamente fradicio. Indossavo dei pantaloni chiari di cotone con sotto degli slip aderenti bianchi. Fino a quella sera la nostra amicizia era stata una classica amicizia di lunga data, senza nessun tipo di intimità fisica.
Quando Marco aprì la porta rimase però interdetto: ero completamente inzuppato e la mia maglietta era completamente aderente al mio petto, del quale erano ben visibili i rigonfiamenti turgidi dei miei capezzoli, involontariamente gonfiatisi per lo strofinio con la maglietta bagnata.

In più i pantaloni chiari inzuppati avevano fasciato il mio pacco rendendolo molto più vistoso del solito. Il mio cazzo dormiva comunque, come al solito in queste situazioni, completamente floscio e rivolto verso il basso all’interno dei pantaloni e degli slip inzuppati.
Lessi negli occhi di Marco che mi invitava ad entrare in casa sua uno sguardo strano: non mi guardava in faccia, ma sembrava completamente assorto nel contemplare il mio corpo reso visibile nelle sue forme più intime dai vestiti attillati e fradici.

Appena entrato in casa, Marco disse che mi sarei preso una polmonite se fossi rimasto tutta la sera con i vestiti bagnati addosso, e mi propose di prestarmi dei vestiti suoi. Accettai subito, e gli chiesi se potevo andare in camera sua a cambiarmi. Marco andò a prendere dei vestiti asciutti e mi accompagnò in camera sua; uscì dalla stanza, ma senza che me ne accorgessi, lasciò la porta leggermente aperta e si mise a spiarmi dalla fessura.

Cominciai a sfilarmi la maglietta e rimasi con i pantaloni bagnati a torso nudo; prima che iniziassi a togliermi i pantaloni, Marco entrò nella stanza, anche lui a torso nudo. Rimasi stupefatto, ma non riuscii a proferire parola: Marco mi si era avvicinato e continuava a fissare il rigonfiamento dei miei pantaloni. Mi chiese se poteva toccarlo. Nel profondo dell’anima avevo sempre desiderato una cosa simile, ma non ero mai riuscito a confessarmelo.

Non riuscii a dirgli di si, ma non opposi resistenza, e Marco prese dolcemente l’iniziativa. Appoggiò dolcemente la mano aperta sul mio pacco e cominciò lentamente ad accarezzarmelo. Il mio cuore cominciò a battere all’impazzata, e presto il mio cazzo iniziò a gonfiarsi nelle mutande senza che io potessi impedirlo. Marco mi prese con garbo la mano e la mise in mezzo alle sue gambe. Fino a quel momento avevo potuto provare la sensazione di accarezzare i monti di Venere di diverse donne, ma mai il grosso pacco di un maschio adulto che si sta eccitando.

Fu una sensazione incredibile: non sospettavo potesse essere così gonfio e duro, e soprattutto non sospettavo si potesse avvertire così bene l’erezione che stava arrivando. Decisi di lasciarmi andare e cominciai ad accarezzare il pacco di Marco dall’alto verso il basso arrivando fino all’altezza del buco del suo culo; il movimento inizio a far oscillare i suoi pantaloni chiusi da una bella cintura in cuoio sul suo ventre, finché fu possibile vedere i primi peli del suo pube venire allo scoperto.

Nel frattempo anche Marco aveva aumentato la pressione sul mio pacco con la mano, ed iniziò a cercare le mie palle tra le mie gambe con le sue dita messe a cucchiaio. Il mio cazzo cominciò ad inturgidirsi sempre più, finché riuscì a compiere, roteando su un lato e strisciando contro le mutande bagnate, l’intera rotazione che lo portò con la cappella all’insù. Marco insisteva sempre di più e con la pressione della sua mano contro i miei vestiti bagnati, strofinando verso il basso, riuscì a scappellarmelo nelle mutande.

Emisi un leggero gemito e non potei trattenermi dall’andargli incontro con un movimento del bacino verso l’alto.
Anche il cazzo di Marco era diventato ben percepibile sotto i suoi pantaloni; anche il suo era ormai in posizione verticale e potevo intuire tra le dita sotto il tessuto teso il cordolo della sua cappella gonfia. Ancora una volta fu Marco a fare il primo passo, e accortosi che il mio cazzo gonfio non vedeva l’ora di uscire allo scoperto, abbassò lentamente la cerniera dei miei pantaloni, che rimasero al loro posto grazie alla cintura ancora chiusa.

Marco fece una piccola pausa e mi guardò negli occhi cercando la mia complicità, che ottenne subito grazie ad un sincero sorriso di compiacenza da parte mia. A quel punto infilò le dita nella fessura della cerniera aperta e cominciò ad accarezzarmi il gambo del cazzo attraverso il tessuto elasticizzato ed umido dei miei slip. Individuò ben presto la zona del frenulo, dove la cappella fa l’insenatura per ricongiungersi al corpo del cazzo, e cominciò ad insistere con il polpastrello del medio proprio lì.

Ebbi un sussulto di piacere e Marco, incoraggiato, continuò ad accarezzarmi le chiappe della cappella ancora nascosta.
Non potevo essere da meno, e l’eccitazione mi portò d’istinto a slacciargli la cintura. Lo feci anche io lentamente per assaporare ogni istante di quel crescendo di eccitazione. Infilai le dita nei suoi pantaloni facendole scivolare contro il suo ventre; mentre scendevo sentii aumentare i peli del suo pube fino a quando incontrai il bordo dei suoi slip.

Decisi di prolungare il piacere scorrendo con le mani sul tessuto delle mutande di Marco sotto il quale ben presto riuscii ad individuare la cappella turgida che mi veniva incontro. La compressi leggermente tra il medio e l’indice facendoli scivolare verso il basso; avvertii a quel punto la pelle del cazzo di Marco che si arrotolava sotto le mie dita ed immaginai la sua cappella rossa e gonfia che si scopriva. Marco emise un gemito e spinse ancora di più il suo ventre contro la mia mano.

Aprii la cerniera dei suoi pantaloni che caddero a terra lasciandolo in mutande col cazzo e le palle gonfi da impazzire compressi sotto il tessuto bianco. Anche lui, con un movimento rapido slacciò la mia cintura e rimanemmo entrambi in mutande l’uno di fronte alla altro. Dalle nostre mutande, in corrispondenza delle gambe, sbucavano i peli; i miei castano scuro, i suoi rossi come i suoi capelli. Quella vista ci eccitò ancora di più, e non potemmo trattenerci dall’afferrare l’uno l’elastico delle mutande dell’altro per cominciare lentamente a tirarli verso il basso.

I nostri cazzi ormai duri si impuntarono contro gli elastici ed opposero una certa resistenza a farsi spogliare; si inclinarono in avanti fino a quando l’elastico scivolò sulle nostre cappelle lasciandole libere! I nostri cazzi oscillarono contro i rispettivi pubi e si posizionarono sull’attenti l’uno davanti all’altro con le cappelle rosse e le pelli retratte. Non avevo mai visto un altro cazzo in erezione, ma rimasi affascinato dalla bellezza di quello di Marco.

La pelle gli formava uno spesso cordolo alla base della cappella scoperta; il frenulo era teso ed il gambo, sui 19 cm di lunghezza, era spesso e grosso con il canale spermatico ben visibile e gonfio. Alla base, tra un folto ciuffo di peli rossi arruffati, pendevano due enormi palle dentro uno scroto abbondante dalla pelle spiegazzata con qualche rado pelo anche esso rosso.
I nostri cazzi si stavano conoscendo per la prima volta.

Ce li prendemmo in mano reciprocamente e cominciammo a far scivolare le nostre pelli sulle cappelle su e giù fino alle palle e poi ancora su fino a richiuderla completamente. Andammo avanti così per qualche minuto, nudi l’uno di fronte all’altro, accarezzandoci le palle con l’altra mano. Poi Marco allontanò la mia mano dal suo cazzo, fece un passo in avanti, accostò il suo gambo al mio e strinse entrambi i nostri cazzi nel suo grande pugno.

Masturbò per qualche minuto i nostri cazzi a contatto fino a quando cominciarono ad emettere una lieve spuma bianca che iniziò a colare lungo i nostri gambi. Erano i primi getti di pre-sborra, che lubrificarono e riscaldarono i nostri cazzi all’inverosimile. Essi scivolavano docili e gonfi nel palmo della sua mano chiusa, accompagnati nel movimento dai nostri bacini oscillanti all’unisono.
Ci guardammo negli occhi e capimmo che era giunto il momento; sentivamo entrambi i testicoli roteare vorticosamente dentro i nostri scroti, i nostri cazzi pulsavano insieme pompando lo sperma sempre più in alto dentro il gambo.

Il formicolio dentro in nostri cazzi cresceva mentre le nostre cappelle continuavano a baciarsi strette dal pugno di Marco che continuava a sfregare con un movimento lento ma regolare e perfettamente in sintonia con le oscillazioni dei nostri bacini.
Ci guardammo ancora una volta negli occhi, scorgemmo il piacere invadere i nostri corpi completamente, abbassammo lo sguardo verso i nostri cazzi che all’unisono esplosero in un fontana bianca e cremosa di sperma caldo che si mischiò subito.

Sul mio scorreva il suo e viceversa, fino alle palle che cominciarono a gocciolare. Facemmo un passo indietro e ciascuno riprese in mano il cazzo dell’altro accompagnandone le pulsazioni con un leggero scorrimento della mano. Lentamente si afflosciarono tra le nostre mani che continuarono per un pezzo a far scorrere la pelle sulla cappella in cerca delle ultime gocce di sperma.
Da quel giorno, in gran segreto abbiamo continuato a vederci e a darci piacere reciprocamente nei modi più svariati con una complicità mai vista prima.

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quando la moglie si fa l’amante

Mia moglie “ che chiameremo Lucia”era una donna molto calda, non mi era facile accontentarla e quindi era necessario aiutarla con vari giocattoli, più passava il tempo più le cose diventavano fantasiose tanto che mi convinse che se il massaggio anale piaceva a lei avrebbe potuto piacere anche a me, prima con quelli piccoli vibranti, e via così, fin quando una sera mi piantò nel culo un dildo di gomma di lunghezza e misura notevole e lei da dietro faceva il maschio.

Nonostante ciò senza dirmelo la signora che forse era molto in arretrato decise di farsi anche un amante a cui daremo nome “Maurizio”; Passà qualche mese e mi accorsi che le cose non quadravano, finche per farla breve la cosa venne a galla. Invece di farne un dramma chiesi a Lucia di presentarmi Maurizio, lo invitammo a cena e finimmo a letto fu un esperienza travolgente ma ancora più travolgente fu che mentre io e Lucia eravamo in un sessantanove co lei sopra lui Maurizio se la inculava alla grande, allungai la lingua verso il culo di lei e leccai anche il suo uccello, a quel punto sempre più preso cominciai aleccargli le palle poi le presi in bocca, a quel punto io esplosi nella bocca di Lucia e Maurizzio quasi in simultanea inondà lo sfitere e la mia faccia, lei spinse e fece uscire il resto della sborra nella mia bocca.

Lei perà pareva ancora insoddisfatta, se li prese in bocca li riaggiustò alla giusta durezza e volle che io la scopassi, mi baciò con passione e mi abbracciò e mi disse, prova anche tu, con uno sguardo di intesa a Maurizio e eanche io capii Maurizio si appoggiò al mio culo e spinse, sarà stato l’allenamento ma non sentii male solo un piacere immenso e mi senttii al settimo cielo quando esplose nel mio intestino………Fu l’inizio di un anno meraviglioso.

quando lei si fa l’amante

Mia moglie “ che chiameremo Lucia”era una donna molto calda, non mi era facile accontentarla e quindi era necessario aiutarla con vari giocattoli, più passava il tempo più le cose diventavano fantasiose tanto che mi convinse che se il massaggio anale piaceva a lei avrebbe potuto piacere anche a me, prima con quelli piccoli vibranti, e via così, fin quando una sera mi piantò nel culo un dildo di gomma di lunghezza e misura notevole e lei da dietro faceva il maschio.

Nonostante ciò senza dirmelo la signora che forse era molto in arretrato decise di farsi anche un amante a cui daremo nome “Maurizio”; Passà qualche mese e mi accorsi che le cose non quadravano, finche per farla breve la cosa venne a galla. Invece di farne un dramma chiesi a Lucia di presentarmi Maurizio, lo invitammo a cena e finimmo a letto fu un esperienza travolgente ma ancora più travolgente fu che mentre io e Lucia eravamo in un sessantanove co lei sopra lui Maurizio se la inculava alla grande, allungai la lingua verso il culo di lei e leccai anche il suo uccello, a quel punto sempre più preso cominciai aleccargli le palle poi le presi in bocca, a quel punto io esplosi nella bocca di Lucia e Maurizzio quasi in simultanea inondà lo sfitere e la mia faccia, lei spinse e fece uscire il resto della sborra nella mia bocca.

Lei perà pareva ancora insoddisfatta, se li prese in bocca li riaggiustò alla giusta durezza e volle che io la scopassi, mi baciò con passione e mi abbracciò e mi disse, prova anche tu, con uno sguardo di intesa a Maurizio e eanche io capii Maurizio si appoggiò al mio culo e spinse, sarà stato l’allenamento ma non sentii male solo un piacere immenso e mi senttii al settimo cielo quando esplose nel mio intestino………Fu l’inizio di un anno meraviglioso.

Sorella e Mamma

(racconto trovato in giro per internet)
Bisognoso di provare piacere, mi stavo distruggendo a seghe.
Non riuscivo proprio a concentrarmi, leggevo e rileggevo la lezione di fisica chiuso nella mia stanza, situata al piano superiore della casa proprio sopra la camera di mia sorella che a sua volta studiava analisi per affrontare l’esame universitario che l’attendeva tra pochi giorni.
Lei è più grande di me di quattro anni, io ne ho 18 e lei 22, ed essendo una bella ragazza è stata, più volte, oggetto dei miei sogni perversi che in questo periodo non risparmiavano nessuno.

Avevo sognato di fare l’amore con tutte le donne che conoscevo, dalle professoresse giovani a quelle vecchie, con tutte le zie, con le amiche di mia
madre e le loro figlie per non parlare delle mie compagne di classe e le mie cugine insomma, nei sogni, mi ero fatto proprio tutte.
Ogni occasione era buona per spararmi una sega, con storie sempre diverse con sceneggiature e regie tutte mie.
Comunque quel pomeriggio non riuscivo proprio a studiare.

Ho preso un giornale porno dalla mia collezione, che tenevo chiusa a chiave nel mio comodino, e iniziai una lenta ed eccitante e disperata sega ma mi mancava l’aggancio giusto per venirmene, così con gli occhi socchiusi, provai ad inventarmi una storia forte, eccitante, di quelle che piacciano a me, dove: le madri si fanno scopare dai figli sempre eccitati e desiderosi di chiavare; i mariti adorano e impazziscono di piacere nel guardare le moglie che pomiciano o scopano con altri uomini che li prendono in doppie penetrazioni; e le donne sole sconvolte dal desiderio di fare l’amore si lasciano amare d’altre donne o anche d’a****li domestici pur di soddisfare i propri bisogni naturali.

Intanto acceleravo il ritmo della mano e mi masturbavo con più forza, non badando più al rumore che produceva la sedia sollecitata da quei colpi che sferzavo al mio cazzo sempre più veloce, per poter raggiungere un nuovo orgasmo, poiché già messo a dura prova per tutte le volte che era costretto ad eiaculare.
Ad un tratto si aprì la porta della stanzetta portandomi alla realtà, oooohhhhh……. dio che paura mi stava saltando il cuore fuori dal petto, sbarrai gli occhi per vedere chi fosse, era mia sorella che tutta infuria sbraitava contro di me per il fastidioso rumore che facevo con la sedia masturbandomi sempre più velocemente.

E poiché disturbata dal rumore non riusciva a concentrarsi sull’argomento che stava studiando, penso bene di salire nella mia camera per vedere il perché di quel rumore. “La vuoi smettere di fare tanto rumore che non posso studiare”.
Io colto di sorpresa, tentai un disperato tentativo di nascondere il cazzo non facendo in tempo a chiudere il libro per nascondere il giornale porno che era in mezzo.
” Ma???? Ma che fai? Brutto schifoso ma cosa leggi glielo dico alla mamma cosa studi! Per questo facevi tanto rumore?”.

E mi guardò in mezzo le cosce,
purtroppo, costatando che il mio cazzo duro era fuori ancora per metà, e non voleva saperne di entrare dentro i calzoni.
“Ti prego no! Non dire niente a mamma, giuro non lo faccio più. E’ la prima volta, ero proprio disperato, avevo bisogno di sfogarmi. Ti prego, comprendi i miei bisogni sii buona, e se posso t’aiuterò io un’altra volta che tu hai bisogno”.
Non sapevo proprio che dire, ma speravo tanto che il suo pudore si ammorbidisse e diventasse mia complice e non facesse la spia con i miei.

Lei diede una rapida occhiata al giornale sfogliando qualche pagina e poi uscì fuori dalla stanza con sdegno dicendo
” Sei un maiale, fai schifo”.
Nei giorni che seguirono ci evitavamo, ma le ero rimasto grado che non avesse svelato tutto il fattaccio a mia madre.
Ma costretto a chiederle un aiuto per un argomento di fisica che non riuscivo a capire, le ho chiesto scusa per quello che era successo e l’ho ringraziata per non aver fatto la spia.

” Non ci pensiamo più.
Infondo avevi ragione tu nel dire che sono istinti che tutti abbiamo e dobbiamo soddisfare nel miglior modo possibile, per non impazzire di desiderio.
Il sesso è proprio una droga che non risparmia nessuno.
Però, la prossima volta che ti spari le seghe, chiuditi la porta a chiave così non rischi brutte sorprese”.
E accennando un lieve sorriso di complicità ondeggiò il pugno imitando il movimento della masturbazione ribadendo ancora una volta
“allora hai capito fratellino? buone ed eccitante seghe però con le porte ben chiuse!”.

Io felice per la pace trovata con mia sorella, la ringraziai e le riconfermai tutta la mia stima per lei, sviolinandole svariati complimenti alla sua intelligenza e alla sua bellezza.
“Sei una sorellina adorabile, bella, che sa comprendere e interpretare i bisogni, le bramosie, le necessita del sesso e le debolezze della vita”.
Incoraggiato dalla sua aria serena e dai suoi sorrisi continuai la discussione per cercare di diventare sempre più intimi, e facendo il finto tondo chiesi
“Anche voi donne avete bisogno di sfogarvi, come noi uomini? “.

“Si, certo, anche noi ci masturbiamo e sogniamo di fare l’amore, ma per noi e più facile fare esperienza dal vivo, visto che troviamo più facilmente qualcuno che ci dà l’occasione di sfogarci. Ma ora basta di parlare di sesso iniziamo a studiare se no si fa tardi”.
Costatando le lezioni di fisica che mi facevano disperare iniziò la spiegazione.
Era veramente brava a porgermi gli argomenti, le sue parole iniziarono a chiarire i miei dubbi, e le sue spiegazioni arrivarono in me con semplicità e ne trassi profitto, anche perché con la sua presenza, che mi impediva a pensare altre cose, ero costretto al massimo della concentrazione.

Contenti dei risultati ottenuti ci riposammo un po’ facendo un breve break e mangiammo qualcosa direttamente nella mia cameretta, e bevemmo dell’acqua dalla bottiglia, poiché non avevamo i bicchieri.
Rilassati, complici e sorridenti iniziammo a scherzare amichevolmente su tutto, ed io non perdevo occasione per adularla, facendole capire bene che mi sarebbe proprio piaciuto trovare una compagna come lei.
Intanto più il tempo passava più la desideravo era proprio bella un vero spettacolo, me la stavo mangiando con gli occhi, a causa della camicia bianca un po’ sbottonata che lasciava intravedere il reggiseno nero pieno e gonfio di un superbo seno e della minigonna elasticizzata che fasciava le sue cosce abbronzate dalla pelle liscia e profumata.

“Beato chi ti sposa, troverà una moglie bella, intelligente e un’amica dolcissima con cui dividere i segreti”.
Alludendo al nostro di segreto.
Lei ormai fiduciosa nei miei confronti colse la palla a balzo e mi chiese
“A proposito di segreti ma dove tieni i giornali porno? Non hai paura che la mamma li trovi?”.
Imbarazzatissimo e timoroso mentii spudoratamente e cercai di rispondere perdendo tempo e indagando se potevo fidarmi veramente di lei.

“No…. , sai ….., io non ne ho più.
Davvero era il primo giornale porno che avevo, me l’avevano prestato. Ti giuro”.
Ma lei incalzava
” Dai non aver paura, a me lo puoi dire ormai siamo amici, scommetto che li tieni qui.
Su dai apri il cassetto”.
Io la guardai negli occhi mi presi di coraggio e aprì il comodino.
” E va bè, voglio fidarmi, infondo ti sei dimostrata già una vera amica, ecco guarda”.

Lei, sdraiatasi sul letto a pancia in giù, presi un giornale ed inizio a sfogliare le conturbante pagine, dopo un po’ la vidi arrossire premere il suo corpo contro il materasso e iniziare un lento strofinio, poi prese il cuscino lo giro in verticale e lo fece scivolare sotto il suo corpo stringendosi ad esso come se fosse un corpo di un uomo.
Da dietro guardavo le sue cosce scoperte, la minigonna stretta ed elasticizzata era risalita sino al culo, lasciando intravedere il bianco delle mutandine che sparivano tra le fresche e giovanile cosce.

Ero eccitatissimo, sconvolto dal desiderio e l’emozione del momento mi stava facendo tremare le mani, però malgrado che sentivo le punte delle dita gelate sentivo le mie orecchie che stavano ardendo.
Tutto intorno si era sbiadito i miei occhi vedevano ormai sfuocato.
Un silenzio irreale regnava nella stanza, solo i nostri respiri testimoniavano ciò che stavamo provando.
Ormai con il corpo vibrante e le gambe tremolante cercai un po’ di posto nel letto per sedermi.

Lo spazio era poco, per tutti e due, e inevitabilmente la mia coscia e il mio fianco si pigiarono contro di lei, percependo il calore che il suo corpo eccitato irradiava.
Del tutto casualmente la mia mano sinistra finii su la sua spalla e poi su la sua schiena fino ai suoi rotondi fianchi, e risalendo fino a sfiorarle le chiappe.
Ormai avvertivo sempre più l’eccitamento che quella rivista porno, con racconti e foto di bellissime donne penetrate da magnifici cazzi, le stava dando.

Presi un giornale pure io e iniziai a sfogliarlo, ma ero troppo emozionato guardavo ma non vedevo nulla e la testa mi girava dalla forte emozione.
Il pensiero che stavo sfogliando delle riviste erotiche con accanto mia sorella, stupendo esemplare di femmina, mi turbava mi faceva apparire il tutto in modo surreale come in un sogno.
Mi sentivo un automa e la mia mano trovo le sue cosce, da prima per caso ma poi vedendo che lei non si ritrasse ma anzi dava segni di gradimento per il contatto con le sue gambe, iniziai ad accarezzarle, a palpare e a strofinare facendole capire bene il mio apprezzamento per il suo corpo e il desiderio che mi suscitava.

Ora la mia mano tra le sue gambe si faceva audace e coraggiosa, risalì le cosce e afferrai il culo carezzandolo inconfutabilmente e stropicciandolo sempre più sicuro.
Infilai le dita sotto l’elastico delle mutande risalendo sulla chiappa e poi scendendo con un dito nel solco del culo e poi nel cuore della femminilità, costatando la sua fica bagnata, aperta, tenera e disponibile con tutti i peli inzuppati di piacere femminile.
Scostai un po’ le mutande per poter vedere al naturale quella parte così preziosa per noi uomini.

Da prima vennero fuori gli umidi peli e poi il paradiso, ad un tratto l’odore forte del suo sesso eccitato riempi le mie narici attraendomi verso di esso, così inebriato di desiderio iniziai a baciarla e slinguarla lì in mezzo le gambe che ormai si sono spalancate.
La vidi inarcare la testa in avanti e non guardare più la rivista, sentii il fuoco che l’avvampava e il suo corpo scosso da fremiti, capii che aveva avuto un orgasmo e la lussuria l’aveva resa disponibile al piacere che le stavo procurando.

Siii…. Era la prima volta che annusavo una fica ma mi piaceva, era bellissimo, stavo impazzendo di piacere, baciavo, leccavo, succhiavo fica, culo, mutande e cosce, senza inibizione o schifo non sapevo più che fare, ero disposto a tutto in nome dei piaceri dell’amore.
Poi lei trovo la forza di dire
“Uuuu….. questa storia mi ha fatto eccitare, e tu sei stato bravo fratellino mio” fece scivolare una mano sotto la pancia ed iniziò a toccarsi la fica, con me che adesso leccavo pure le punte delle dita che mi apparivano di dietro ogni qual volta che lei li faceva scivolare verso il basso lungo le sue labbra vaginale.

Io l’avevo duro e mi faceva male, per la posizione in cui ero messo, così diede una giustatina al cazzo imbrigliato ancora nei pantaloni.
Lei notò i miei problemi e disse “Se vuoi puoi toccarti anche tu, caro amico mio, però chiudi la porta a chiave che se viene la mamma finiamo nei guai”.
Mi alzai chiusi la porta e gli ricordai che la mamma era uscita ed eravamo soli in casa.

Non mi rispose nemmeno, continuo a leggere e a masturbarsi. Dopo un lungo ed enigmatico silenzio fu scossa da altri brividi e sottovoce sussurrò ”
Uuuu….. come sono eccitata, non c’è la faccio più, ho proprio voglia di masturbarmi per bene, anzi toccami tu, così, siii cosììì…”.
Girandosi a pancia in aria si abbassò le mutande, prese la mia mano strofinandosela nella fica fradicia di umori e mi guida per farmi vedere come dovevo fare per darle piacere,.

A quel punto senza timori sbottonai i pantaloni e tirai fuori il cazzo e iniziai, con l’altra mano, a masturbarmi davanti i suoi occhi che osservavano vogliosi la mia erezione.
Pose la sua mano sulla mia e iniziò a toccarmi e a menarmi la nerboruta minchia, fin quando ritirai la mano e lasciai solo la sua sull’ormai esagerato cazzo che era venuto fuori.
E’ stato il momento più emozionante della mia vita, si, stupendo, eccitante da morire, da esplodere, mia sorella mi stava facendo una sega peccaminosa, conturbante, prima lentamente e poi sempre più veloce.

Non capivo nulla ero eccitatissimo e stavo per venire quando lei si avvicinò e lo prese in bocca.
“Ti piace?
Vuoi che ti faccio un pompino?
Sai il mio fidanzato dice che sono molto brava, tu cosa ne pensi?”
Non avevo fiato e scopavo la sua bocca di gran pompinara ma risposi
“Siii.. sei bravissima ha ragione il tuo fidanzato. Sei fantastica, irresistibile, grazie amore siii.. grazie. Sai spompinare veramente bene, meglio delle puttane”.

“Grazie del complimento! Vuol dire che quando avrai bisogno di un pompino sarò felice di sostituire la tua puttana di fiducia. Però adesso vieni cucciolone facciamoci un 69 così ci scambiamo i piaceri”.
Fu stupendo avere la testa tra le sue statuarie e spalancate cosce, sotto la profumata gocciolante fica che leccavo con piacere fino a baciare l’amorevole rosetta scura del buco del culo, mentre sentivo il caldo della sua bocca che succhiava il mio incredulo ma felice cazzo.

Poi desiderosa di altri stimoli cambiò posizione, scese dal mio corpo e si sdraio dicendomi
“Su amore, vieni, mettilo in mezzo le mie cosce e me lo strofini sulla fica, ma senza infilarlo dentro però! Capito? Suu.. dai…. uummmm…. fammi godere ancora, ma ricordati di fare attenzione a non entralo, non voglio andare oltre la pomiciata, non voglio che mi scopi ho paura, questo mese ho dimenticato a prendere la pillola.
E poi non voglio commettere un i****to, intesi?
Non voglio arrivare al rapporto completo con mio fratello, non sarebbe giusto, che la sorella grande si scopasse il fratellino.

Giochiamo soltanto un po’ a scoprire i nostri corpi e a darci piacere, punto e basta”.

Ci spogliammo del tutto, mi sdraiai sopra di lei che si era girata di nuovo a pancia in giù e riprese a leggere.
Iniziai a strofinare il cazzo nella sua fica e nel suo culo, imprigionandolo tra le sue chiappe aperte e le sue cosce chiuse.
Mi muovevo avanti e indietro come se la stesse scopando.

Lei stringeva sempre più il mio uccello con le sode gambe, ma riuscivo a scivolarle in mezzo con piacevole facilità, lubrificato dai suoi orgasmi che si ripetevano di continuo.
Provai a raddrizzare la mira verso la fica, e senza volerlo fare apposta buona parte di cazzo si infilò dentro. Lei ebbe un sussulto e un altro orgasmo, le sfuggi un mugolio e non si ritrasse alla minchia che pian piano scivolava dentro. Quasi metà di cazzo, ormai, era ficcato dentro la sua allagata fica.

Capì che era il momento giusto per insistere così affondai sempre più, fino ad infilarlo tutto compreso l’attaccatura con i coglioni, per poi lentamente tiralo fuori, ma solo per poco, e poi rientrarlo in un lento vai e vieni.
“Ehi.. ma cosa fai?”
“Non lo so, niente” risposi io
“Come niente e tutto dentro?”
“OH! Scusa non l’ho fatto apposta”
“Siiii.. non l’hai fatto apposta, ma cosa ti sei messo in testa, vuoi scopare tua sorella?
Ma sei pazzo?
Vuoi mettermi incinta?
Dai controllati, stai calmo, non farlo entrare, non possiamo, sarebbe un i****to, anche se è proprio bello uuuu…… mascalzone, non fare la testa di
cazzo tiralo fuori.

Mi avevi promesso che ti saresti controllato, e ora me lo ficchi a tradimento, approfittando del mio eccitamento.
Ummmm lo so è molto bello ma ricordati che non possiamo e non dobbiamo fare l’amore, non voglio.
Stai attento a non farlo scivolare di nuovo dentro, se no mi incazzo. Cerca di capirmi, ho paura che ci piaccia troppo e non sapremmo resistere all’eccitazione, combinando qualche guaio, anche perché e da un bel po’ che non scopo, e un cazzo così bello mi fa perdere la testa.

Ecco bravo tienilo fuori e lo strofini soltanto, e bello lo stesso vedrai “.
Impaurito che quel momento magico finisse la rassicurai
“No non ti preoccupare è fuori, ci starò attento, non lo infilo più, e scivolato dentro da solo, non l’ho fatto apposta, anche se ho una voglia incredibile di fare l’amore con te, sei proprio bella, ti desidero”.
La bacio sul collo, sulle guance, poi gira la testa e la bacio in bocca, lei apre le labbra e mi infila la lingua.

E’ stupendo baciare una donna con la bocca aperta e succhiargli la lingua, non l’avevo mai fatto ma mi è venuto molto bene, poiché anche lei fu presa da quel sensuale, lungo e amorevole bacio.
Lei continuava eruttare piacevoli e incandescenti umori, che lubrificando ancor di più l’interno delle sue cosce fecero riscivolare dentro il cazzo.
Sembrava che fosse stato risucchiato verso l’interno della sua calda tana, come per magia attratto.

“Uuu… che bello stronzo mi stai fecendo morire di piacere, anche se dici che non è dentro io lo risento dinuovo tutto ficcato nella fica, anche perché fratellino mio hai un bel cazzone molto più grosso e lungo di quel finocchio del mio fidanzato e non passa certamente in osservato.
Uuuu…. Siii…. Che belloooo… E va bè se fai attenzione a non venirtene dentro ti faccio scopare un po’ brutto traditore, però ti raccomando stai attento amore, capito?
Uummm cheeee….

belllooooo… che èèèè…. Siii… fottimi dai scopami, scopami che adesso non resisto più, lo voglio anch’io, su dai scopami, confessa che ti piace ad avere una sorella calda e puttana come me?
Sai anch’io mi sto facendo scopare volentieri siiiii…… mi piace far l’amore con te.
E a te piace scopare con quella troia di tua sorella?
Uuumm …… come bello, ma ora giriamoci infilamelo tutto davanti, voglio sentire il tuo petto sul mio seno, voglio vedere la minchia mentre mi entra dentro e il piacere che provi a profanare la fica di tua sorella con questo bel bastone”.

Giratesi lo prende con la mano e se lo infila ancora nella sua accogliente fica.
Inizia a baciarmi in bocca mi succhia la lingua e mi stringe forte, forte e sussurra
“Siii… scopa amore, è bellissimo, è la scopata più bella della mia vita.
Che libidine sono sconvolta.
Scopa amore, scopa vigliacco, dimmi che ti piace scopare con tua sorella, dimmi che mi desideri che ti piaccio, che sono bella.

SSSSSsiiiiii … amore dimmi tutte le porcate che ti vengono, che sono una troia una puttana i****tuosa che adora scopare anche con il cazzo del fratello. Che bello che è, siiiiiiii. Ti amo, ti amo.
Ancora, ancora vengo, vengo siii…..uuu… suu… ficca, ficca, ficca più forte rompimi la fica”.
Sconvolta, lussuriosa, eccitata fino alla follia mi incitava al turpiloquio ed io raccolsi con piacere
“Siii… amore si, ficco, ficco forte come vuoi tu, amore è bellissimo fare l’amore con te, sei proprio una troia non immaginavo che fossi brava a letto meglio di una porno star”
La sentii venire più volte, mentre io costretto a fermarmi per non sborrale dentro mi ero lasciato cadere di lato.

Lei nonostante tutto, penso al mio piacere ancora insoddisfatto, così raccolse le ultime forze per farmi un altro amorevole pompino che mi lasciò senza fiato.
“Sto per venire” dissi, per tutta risposta spalancò la bocca e mi lasciò schizzare tutto il mio sperma dentro, imbrattandogli con parecchi schizzi violenti il suo dolcissimo viso che esprimeva tutto il piacere che stavamo provando, e lo sconvolgente pazzo desiderio che c’era preso in questo rapporto i****tuoso.

Il tempo di rilassarmi un poco e lasciare che il respiro tornasse a normalità che ci cercammo di nuovo, e dopo teneri baci e carezze varie le dissi di girarsi.
Iniziai a massaggiarle le spalle e a baciarle la schiena poi le natiche e a leccarle di nuovo il culo. Poi da dietro le stuzzicavo entrambi i buchini, mentre mi pregava di scoparla e riempirla ancora, puntai il pene sulla vagina e incominciai a penetrarla, entrai con facilità tanto era bagnata di saliva e umori, e trovato il ritmo con lei infuriai colpi di cazzo sempre più forti fino a sentire l’orgasmo che mi saliva dai coglioni e l’avvisai…
Lei mi ribadì “no!!! ti prego, dentro no…”
Ma io voglioso di scopare fino all’ultima goccia di sperma e di svuotarmi dentro di lei, ripiegai nell’ano e la inculai amorevolmente.

Stupenda sensazione sentire il mio cazzone stretto dal suo budello profondo e infuocato. E l’odore che emanava era così eccitante che consiglierei a tutti di provare.
Lei godeva e soffriva, il suo volto ere una maschera dove si poteva leggere tutte le sue sensazioni.
Poi mi disse che non resisteva più che sentiva lo stimolo di andare in bagno,
ma io volevo concludere e continuai a sbatterla pur sentendo la sua cacca che avanzava e mi procurava un bruciore incredibili al cazzo.

E pensai a tutto ciò che mi stava succedendo, e di quando fossimo felici e perversi di aver sfidato qualsiasi buon senso comune.
Poi sentii di nuovo l’inebriante odore forte che usciva dal suo culo, e la vista del mio cazzo ormai tutto sporco che furiosamente andava e veniva in mezzo le sue natiche fecero accrescere ancor di più il mio eccitamento. Ed ecco che brividi di piacere mi scossero ed esplosi dentro di lei tutta la mia sborra ,gustandomi la scopata fino a l’ultima goccia.

Sfiniti, restammo distesi nel letto per alcuni istanti, ancora caldi e sudati, poi decidemmo di andare a farci la doccia ognuno per i fatti propri, poiché avevamo paura che rientrasse mia madre e ci beccasse insieme.
“Peccato mi sarebbe piaciuto tanto fare la doccia con te”
“Anche a me” disse mia sorella, e continuo dicendo
“Ma purtroppo dobbiamo essere prudenti se non vogliamo farci scoprire, e poi la mamma starà per tornare e già da un bel po’ che è fuori”
“Si vero, facciamo in fretta.

Ma ripensandoci, dove andata la mamma?” le ho chiesto e ridendo Marta risposi “Chi sa? Forse a farsi scopare dal suo amante e magari con il consenso di papà. Dopotutto gli uomini, anche se non lo confessano, si eccitano terribilmente e gli piace sognare di poter veder scopare la propria donna con altri uomini.
Del resto i club privè allora perché li hanno inventati? Per dare ai mariti, che desiderano emozioni forti, la possibilità di coronare questa voglia più facilmente, guardando le proprie mogli che si fanno scopare da sconosciuti come le peggiore delle puttane”.

“Uuuuu… che bella storia eccitante, me l’hai fatto venire di nuovo duro. Come sarebbe bello avere una mamma da scopare”
“Brutto porco sei proprio un maiale incontentabile, hai finito adesso di scoparti tua sorella che gia sei pronto a scoparti anche tua madre”.
Lasciandoci con questa frase ci incamminammo ognuno in bagni diversi.
Io mi recai nel bagno dei miei ed iniziai a farmi la doccia attardandomi un po’, con la speranza che mia madre rientrasse e mi trovasse nel suo bagno.

Ummmmm che bello che sarebbe potermi fare anche la mamma, to’ mi è venuto di nuovo duro a pensare di scoparmi anche quella ficona della mamma. Chi sa come è a letto e come fa l’amore?
E se per davvero ha un amante che la scopa con il consenso di papà? Del resto l’aspetto da puttana libidinosa mangiatrice di uomini ce l’ha.

Bè vedremo, mi sa tanto che ci proverò a farmela, mi piace proprio e poi se somiglia a sua figlia e a suo figlio chi sa che vogliosa e che porcona che dovrà essere.

E intanto iniziai a lavarmi con questo chiodo fisso che dopo avermi scopato alla grande quella delizia di mia sorella Marta, mi avrei fatto pure quella misteriosa signora che è mia madre Simona.
Mentre l’acqua della doccia mi cadeva addosso e iniziavo a rilassarmi, cercai di escogitare il modo di sedurre anche la mia adorata, erotica e giovane madre.
Tra poco lei sarebbe rientrata a casa ed io ero già eccitato all’idea di provare a sedurla.

Uscendo da sotto la doccia sentii la sua voce, era rientrata, chiacchierava con mia sorella che la salutava dicendole che stava uscendo.
In tutta fretta rientrai nuovamente sotto la doccia e con il cuore in gola attesi che lei arrivasse.
Cercavo di farmi coraggio e deciso misi in atto il mio piano.
Volevo che lei mi trovasse nudo nel suo bagno, così aspettai che aprisse la porta.
“Oh!! Scusa non sapevo che tu fossi qui” stava per richiudere la porta quando la chiamai.

“Vieni mamma ho bisogno di te. Meno male che sei arrivata devo dirti una cosa terribile”.
“Dimmi pure, cosa c’è?”
“Sai, a scuola abbiamo il sospetto che ci siano i pidocchi, ed io sto impazzendo, ho prurito da per tutto.
Mamma ti prego, controllami la testa, le spalle e tutto il corpo.
Per favore aiutami a togliermi le smanie del prurito, la psicosi dei pidocchi “.
“Calma, calma non ti preoccupare.

Hai fatto lo sciampo con l’antipidocchi ?”
“No, non sapevo dov’era”.
“Eccolo qua, insaponati e lascialo per 5 minuti ad agire, poi ti sciacqui e t’asciughi così alla fine verifichiamo il tutto con l’apposito pettinino”.
Così dicendo mi porse lo sciampo nella doccia, ed io, ormai al settimo cielo per come stavano andando le cose, gli mostravo fiero il mio corpo di maschio eccitato da dietro i vetri trasparente della cabina che mi ospitava.

“Mamma se mi insapono pure i peli del pube è pericoloso?”
“No sciocchino, sono prodotti testati che non fanno male, stai sereno e continua così che fra poco vengo ad aiutarti, intanto vado nell’altro bagno”.
“Perché vai nell’altro bagno? Ti vergogni di me? Prima, quando ero piccolo, entravamo spesso in bagno insieme.
Ci conosciamo già.
Non è che ti imbarazzi con tuo figlio?”
“No, è che devo fare pipì, però poi ritorno così farò una doccia con l’antiparassitario pure io, anzi sarebbe meglio che lo facessero pure tuo padre e tua sorella lo sciampo antipidocchi, onde evitare sgradevoli contagi.

Andò di là per poi ritornare già svestita, pronta per la doccia, con sopra l’accappatoio di mia sorella che essendo più minuta di lei le stava piccolo e stretto, trasformando il capo in un indumento enormemente erotico, facendomi rizzare il cazzo come mai prima d’ora.
Richiudendosi la porta alle spalle e iniziando a sfilarsi l’accappatoio mi disse di uscire dalla cabina doccia ed aspettare l’azione dell’insaponatura fuori, così poteva lavarsi lei.
Era la prima volta che la vedevo completamente nuda, da quando non ero più bambino.

Era ancora bellissima, sentivo la sua attrazione che mi prendeva, e la voglia d’amarla che cresceva sempre più in me.
Nel cambiarci di posto ci sfiorammo, e in quell’attimo sentì che il mio cazzo si allungava fino sbattere nella sua pancia e sulla sua anca, per poi scivolare nelle chiappe grazie a mezza giravolta che ho fatto quasi per caso e grazie all’azione del sapone che l’aveva reso scivoloso si ficco anche un po’ dentro le sue grande labbra, provocando un brivido di piacere sia a me che a lei.

Purtroppo questo emozionante contatto duro pochissimo perché lei si infilo, in tutta fretta, dentro la cabina iniziando ad insaponarsi.
Lo spettacolo che stavo assistendo, grazie ai vetri trasparenti, era degno di un film porno.
Lei sembrava capire il mio stato d’animo e compiaciuta mostrava la sua bellezza , il suo corpo, la sua sensualità, confermando a se stessa i potere che ogni donna ha nel tenere sotto scacco qualsiasi uomo.
Sconvolto, eccitato ma deciso a sedurla apri la cabina per entrare pure io mentre lei era ancora là.

“Che fai?” con finta ingenuità mi chiese.
“Pensavo che fosse ora di sciacquarci, mi bruciano un po’ gli occhi”
” Va bene, entra forse hai ragione tu, possiamo sciacquarci”
Entrando non ho potuto fare almeno di riurtarla ancora con il mio cazzo, e colpendola nel ventre istintivamente si scansò, per poi riavvicinarsi come se tutto ciò fosse normale.
Mi sentivo il protagonista di una bella favola erotica e incredulo chiusi gli occhi e mi abbandonai in quel sogno.

L’acqua inizio a scendere su di me, calmando un po’ le mie emozioni, e sempre con gli occhi chiusi iniziai a strofinarmi il corpo per iniziare la sciacquatura.
Lei mi infilo le mani nei capelli strizzandoli sotto il getto dell’acqua, come fanno tutte le mamme con i loro bambini, ma io non lo ero più da tempo, e ricordavo appena quando entravo in doccia con lei mal volentieri, perché non volevo farmi lavare.

I suo movimenti facevano ondeggiare i suoi succulenti seni, che a tratti si poggiavano e si strofinavano sul mio corpo, facendomi percepire la loro morbidezza.
Le sue mani scesero a togliere la schiuma delle mie spalle e del petto e non tardò a strofinarmi la pancia e i glutei, infilando le dita tra le natiche.
Poi si inginocchiò per strofinarmi pure le cosce mi fece alzare prima una gamba e poi l’altra per lavarmi meglio anche i piedi.

Per un attimo ho avuto la forza di riaprire gli occhi, osservandola mentre inginocchio lavava le mie gambe con la bocca ad un passo del mio cazzo, che
nemmeno per un attimo si era ammosciato.
Dio come avrei voluto che me lo prendesse in bocca e mi spompinasse amorevolmente, ma ancora era prematuro tutto ciò.
Comunque, anche lei sembrava ipnotizzata a guardare la mia asta gonfia e dura.
Sicuramente a stare così vicino al mio cazzo le stava facendo qualche effetto erotico, e il suo viso iniziava a tradirla, svelando il suo imbarazzo a dover costatare che si stava eccitando con la minchia di suo figlio.

Poi presasi di coraggio la vide afferrare con decisione l’oggetto del desiderio, e con la scusa di pulirlo dalla schiuma inizio a menarlo avanti e in dietro, prima lentamente e poi più veloce, procurandomi brividi in tutto il corpo, a conferma del piacere che provavo a essere manipolato e sciacquato così.
Intanto con l’altra mano strofinava accuratamente i testicoli ancora insaponati e poi le natiche e di nuovo li in mezzo, intorno al culo.

Rialzandosi si soffermo a baciare il mio ventre e poi il petto fin ad arrivare al collo alle guance e dietro l’orecchio.
Ancora teneva il mio cazzo ben stretto in mano e non si era fermata un minuto di menarlo, come se per lavarlo quel movimento fosse veramente necessario.
Ero sconvolto, eccitato da quella situazione così particolare emozionante, perversa con lei che, appoggiando il suo seno sul mio petto, affannosamente
mi sussurrò:
“Va bene così? Sei sciacquato bene? Sei soddisfatto? “.

Le sue domande a doppio senso sembravano sfidarmi, intimorendomi un po’ e alla mia risposta affermativa continuo dicendo:
“Allora è meglio che esci e mi aspetti fuori, così, nel frattempo che io finisca di lavarmi, ti asciughi e poi ci controlliamo a vicenda se ci sono, davvero, questi benedetti pidocchi”.
Iniziai ad asciugarmi mentre lei finiva di lavarsi, poi venne fuori e non appena asciugata mi disse:
“E ora siediti sul water e controlliamo se ci sono ancora i parassiti”.

Così, io tutto nudo seduto sul gabinetto con lei di fronte a me con addosso l’accappatoio, prese la mia testa tra le mani ed iniziò a scostare i capelli, alla ricerca degli insetti che mi ero inventato per starle vicino.
Mi piaceva sentire le sue mani, il suo calore il suo profumo di donna.
Appoggiai la testa nel suo ventre e con la scusa della sua manipolazione la muovevo una volta di qua e una volta di là, fino ad allentare la legatura dell’accappatoio che finalmente inizio ad aprirsi lasciandomi a contatto diretto con la sua pelle e con la visione del suo bellissimo corpo.

Facendo finta che una sua stiratura di capelli mi avesse fatto male, alzai la testa, per guardarla meglio, vedendo il suo superbo seno fuori dal indumento ormai completamente aperto.
La guardai in viso era bellissima, anche lei mi sembrò emozionata, vogliosa, felice di perdersi in quel gioco perverso che ci stava conquistando.
Rossa, accaldata e di nuovo bagnata per il sudore si aprì ancor di più l’accappatoio e lo lasciò scivolare sulle spalle, lasciandole per buona parte scoperte, con le tette e la fica in bella mostra.

Disse, per giustificare quell’azione “Mamma mia! che caldo che fa qua dentro, sto colando tutta. Così prendo un po’ di aria in più e va un po’ meglio,
meno male”.

Le risposi “Umm….. però è anche bello stare al calduccio del caldo bagno, quindi se vuoi stare veramente bene è meglio che lo togli completamente l’accappatoio, perché non voglio che spegni il calorifero, se no poi sento freddo io”.
Sfruttando il mio suggerimento si sfilò definitivamente l’indumento dandomi ragione ” Sii.. hai ragione e meglio mettersi a proprio aggio, invece che soffrire il freddo o il caldo.

Infondo siamo persone che hanno superato certi tabù! No? Che ne dici?”.
” Certo mamma, mica siamo al medio evo! Mettiti pure comoda”
Riguadagnai di nuovo la posizione precedente, a testa bassa poggiata sulla sua pancia al disotto delle giunoniche mammelle.
Ricominciai a strofinarmi di nuovo nelle sue carni, e non potendomi più contenere accennai qualche timido bacio e poi qualche slinguata al suo corpo.
Indugiando con le mie labbra umide sulle sue anche, sull’ombelico e soprattutto al suo ventre proprio sopra l’odorosa fica, costatai che apprezzava le mie attenzioni, infatti tra un brivido e l’altro che le procuravo non si scansò mai e nemmeno mi disse di smetterla.

Incoraggiato da tutto ciò con le braccia mi aggrappai ai suoi fianchi con la scusa di non perdere l’equilibrio approfittandone per tirarmela verso di me, costringendola ad allargare le gambe per infilarle tra le mie, gustandomi ancor di più l’odore di femmina in calore che forte veniva fuori.
Ormai vicinissimi addossati l’uno a l’altro, con lei a cosce spalancate quasi a cavalcioni su di me, le chiesi
” Mamma che cosa sono i pidocchi?”
” Come che cosa sono, sono dei parassiti che vivono in simbiosi con l’uomo, nidificando, lasciando le uova a maturare aggrappati al cuoio capelluto.

Infatti dobbiamo cercare soprattutto di staccare le centinaia di uova che sono incollati ai capelli, prima che si schiudono, oltre di trovare l’insetto che l’ha depositati “.
“Ma allora potrebbero nidificare anche in altre zone piliferi del corpo?”
“Bo, non lo so. Ma credo di no, credo che si attaccano solo nel cuoio capelluto”
“Mamma io ho paura che potrei avere anche altre zone infettate, voglio che mi controlli tutto.
Del resto fan presto a passare da una persona all’altra figuriamoci da una zona del corpo ad un’altra, zona”.

” Va bene ” padrone “, stai sereno, daremo una controllatina da per tutto così saremo sicuri.
Anzi dovrai anche tu ” padrone “darmi un’occhiatina anche a me, non vorrei che mi fossi infettata pure io.
Comunque se ti fa piacere saperlo in testa non ho trovato niente, quindi ora alzati e dammi il tuo posto così controlliamo anche il mio di scalpo”.
Così cambiammo di posizione, lei si è seduta sul water e io afferrai la sua testa tra le mani, per cercare quello che ero sicuro di non trovare.

Intanto la mia erezione sventate le urtava addosso, colpendola ora sul collo ora sulla guancia. Lei facendo finta di niente, come se questo fosse normale tra madre e figlio, si limitò a dire ” Attento con questo coso così lungo e duro che puoi farmi male” e scoppiò a ridere, così pure io mi associai alla sua risata, scaricandomi della tensione accumulata.
“Che vuoi farci mamma le belle donne a lui fanno questo effetto, non posso mica sgridarlo o comandarlo!”
E via, di nuovo a ridere sulla situazione creatasi, facendo nascere un’atmosfera più gioviale, scanzonata e più amichevole.

“Si però mi sa che alla fine dovrò farmi un’altra doccia, mi sta sporcando e bagnando tutta.
Mamma mia come perde, ora basta Marco, bisognerà chiamare un idraulico per far riparare questa gravosa perdita”
“Un idraulico? Ma che dici mamma? Qua per ripararlo ci vorrà, semmai, una idraulica bella, bona e formosa come te”. E scoppiammo ancora a ridere, accrescendo ancora di più la complicità ormai avviata.
“Certo amore, scusami, hai ragione tu.

Ci vorrebbe proprio una idraulica, bella e prosperosa, che si intenda non di perdite di tubi vecchi e bucati ma di giovani e grossi cazzi come il tuo” e sfacciatamente alzando la testa mi guardo in faccia e mi bacio sotto l’ombelico.
Intanto piegando la testa imprigionò il mio irrequieto pene tra la spalla e il suo collo, segandolo dolcemente così, poi lo afferro con la destra e con forza, quasi a farmi male, lo spugnettò ancora una volta fermandosi subito dopo per stampargli sopra un inaspettato bacio.

Che goduria sentire le sue mani, il suo respiro e il calore delle sue labbra sul mio cazzo.
Avrei voluto che quegli attimi non finissero mai, deciso ad andare avanti passai alla parte finale del mio piano, per sedurla fino a scoparmela, così le disse:
“Comunque, visto che sei a diretto contatto con lui, sarebbe meglio che iniziassi a dargli un occhiata, per vedere se ci sono pidocchi o uova depositati anche lì, con tutti i peli che ci sono intorno!”
“Certo amore, certo.

Ma forse e meglio che andiamo di là sul letto ci verrà meglio a cercare, c’è più luce e inoltre staremo più comodi, “.
Pazzesco, non ci avrei mai sperato, mi stava invitando a passare nella sua camera sul suo letto.
Dal suo viso traspirava chiaramente la voglia che c’era in lei di fare l’amore, e il suo corpo trasudava da tutte le parti messaggi di sesso, di donna vogliosa di maschio per farsi scopare, riempire e appagare.

I suoi occhi languidi brillavano sulle sue narici divaricate che appena facevano passare il respiro fattosi ormai pesante, affannoso che esprimeva una eccitazione profonda, come una ragazzina alle prime armi.
Con il mio cazzo ancora bene impugnato si alzò, strofinandolo, quasi casualmente, al suo seno e poi nella pancia, e senza mollare la presa mi trascinò, come un cagnolino a guinzaglio sul letto dove mi fece sdraiare per poi salirmi sopra a cavalcioni.

Si sedette sul mio ventre facendomi sentire la fica bagnata e ben aperta.
Il mio cazzo tra il solco delle sue chiappe sentiva le carezze de suoi peli e del rughe dell’ano che sembrava che lo baciasse con baci freschi e umidi, per come lo stava bagnando di umori che venivano giù dai suoi buchetti.
Mi guardo negli occhi e mi spiegò dove avremmo dovuto cercare, e girandosi a mo’ di 69 mi incoraggiò.

“Quindi hai capito? Cerca bene, in profondità, senza timori, perché se resta qualche covata di uova di pidocchi rischiamo di infettare tutto, persino le lenzuola, quindi coraggio amore guardala benne alla mamma, cerca anche in profondità, che nel frattempo io guarderò, accuratamente questa foresta di peli che hai intorno a questa quercia”.
Abbassò la testa e si avvicinò tanto da farmi sentire il caldo umido del vapore che produceva il suo respiro, che soffiava a fatica sulla mia asta bagnandola un po’.

Ciò svelava la sua emozione, la sua eccitazione a stare a cavalcioni su suo figlio ma pur sempre un uomo con un cazzo ben gonfio, pronto a ficcarlo dentro una bella fica accogliente.
Iniziai a rovistare tra i pochi peli della sua fica bene aperta ai miei occhi.
E con le dita ne approfittai per accarezzargliela, stropicciargliela e spesso affondandogliele dentro con la speranza di eccitarla ancor di più, per poi uscirle e rientrarle ancora.

Ma non dimenticai di esplorare anche l’odoroso ano che sembrava mi chiedesse un bacio, e non resistendo più alla tentazione alzai la testa e lo baciai.
Capivo che stavo rischiando grosso, ma se non insistevo adesso avrei perso sicuramente il treno dei desideri.
Così continuai prima a piccoli baci, ma vedendo che lei non diceva niente che non si scansava, ma ansi iniziava ad agitarsi a spingere verso il mio viso, tornai alla carica con delle slinguate che dalla ficca finivano al culo ripetendole più volte fin quando fievolmente mi disse:

“Marco che fai?”
“Niente mamma, sto bagnando un po’ i peli, poichè rendendoli luccicanti si vedono meglio se ci sono uova di pidocchi”
“Sssiiiiiii…… davvero? Aaaahhhh….. bravo, siii.., bravo allora continua.

Siii.. continua bravo, bravo. Allora li bagno pure io i pelli tuoi”.
Sentii che iniziò a slinguare il mio cazzo e poi ad inghiottirselo tutto spompinandolo come la più raffinata delle baldracche nascondendosi dietro la scusa di inumidire i peli per cercare meglio le uova dei pidocchi.
Eccitato come non mai inarcai il mio corpo cercando ancor di più l’accogliente e profonda bocca.
Iniziai a sferrare colpi in avanti e in dietro come se stesse chiavandola, e se nella furia della passione capitasse che il cazzo le scappava dalle labbra, frettolosamente, lei lo riafferrava e menandolo se lo risucchiava in bocca, dimostrandomi ancora una volta la voglia di minchia che aveva.

Per fortuna avevo da poco scopato con mia sorella, se no sarei già venuto nelle sue labbra, ma se avessimo continuato ancora così non c’è l’avrei sicuramente fatta a resistere, sciupando tutto.
Quindi con una scusa la bloccai facendole cambiare posizione.

“Ba.. basta mamma, basta così, girati, vieni qua, controllami anche le ciglia e le sopracciglia, su dai girati, vieni su”.
“Siiii… amore, si, hai ragione basta così qua, non hai niente, è tutto apposto da queste parti, persino l’uccello è apposto lo guardato bene anche in mezzo la pellicina tra l’asta e la cappella”.

Così prima scavalcandomi per girarsi e poi riaccavallandosi si sistemò su di me strofinandosi fino a trovare la giusta aderenza con la sua fica con il mio cazzo.
Abbassò completamente il suo corpo contro il mio schiacciando il suo seno contro il mio petto e inizio a controllare le mie ciglia e poi le sopracciglia.
Ma le smanie di sentire meglio i nostri corpi ci facevano andare avanti e in dietro, in uno strofinio che era, forse, ancor più bello ed eccitante che scopare.

Credo che lei se ne venne come non mai, infatti la sentii mugolare e poi un vampa di calore che fuoriusciva dal suo corpo.
Poi inclinò la testa fino ad appoggiare le sue labbra sul mio collo bagnandomi con la saliva che le scendeva dalla bocca ansante.
Era stremata e piano, piano i brividi che l’avevano scossa si stavano affievolendo.
Sembrava che stesse tornando a normalità e prima che lei reagisse male, a quello che ci stava succedendo, cercai di inventarmi qualcosa.

Mi sfilai da sotto di lei, che cadde a peso morto a pancia giù sul letto.
Le salì a cavallo sul culo e iniziai a massaggiarle le spalle convergendo a centro, nella sensibile schiena.
Nel mentre cercai movimenti che facilitassero l’intrusione del mio cazzo tra le sue cosce, e una volta riuscitoci cercai d’avanzare piano, piano verso la bagnata e vogliosa fica per infilzarla nel bastone dell’amore.
Iniziai a strofinare il cazzo nelle sue zone erogene, imprigionandolo tra le sue chiappe, ormai aperte al mio volere.

La senti stringere le cosce per bloccare il mio cazzo che lentamente avanzava trovando la strada del piacere, ma poi la sentì allentare la morsa dandomi di nuovo la possibilità di forzarla e conquistare terreno, mostrandosi sicuramente cosciente di ciò che stavamo facendo.
Mi muovevo tra le sue gambe, ormai, come se la stesse scopando. Lei stringeva sempre più il mio cazzo con le belle e sode cosce, lasciandomi scivolarle in mezzo con piacevole facilità, lubrificato dai suoi orgasmi che riniziarorono ad uscire abbondantemente fuori.

Provai a raddrizzare la mira verso la fica, così come avevo fatto con mia sorella quando mi ero trovato nella stessa situazione con lei, e ancora una volta ero riuscito, quasi senza volerlo fare apposta, ad infilare buona parte di cazzo dentro la fica, questa volta di mia madre.
Lei silenziosa non disse niente, così facendo incoraggiandomi a sferrare colpi sempre più decisi.
Ma dopo un po’ che entravo ed uscivo dentro di lei, quasi prendendo coscienza che me la stavo chiavando, alzò la testa e si irrigidì, quasi in attesa di una riflessione per decidere cosa fare, rilassarsi e continuare a scopare o bloccarmi e abbandonare quella chiavata così eccitante.

La vedevo tremare di piacere e nello stesso tempo appariva combattuta imbarazzata dalle sensazioni che stava provando, ritardando su quello che doveva in fretta decidere, se lasciarsi amare o farmi una sfuriata.
Credo proprio che non se l’aspettasse, che avrei avuto il coraggio di infilarglielo dentro, come avrebbe fatto uno amante qualsiasi.
Ma purtroppo io ero suo figlio, con me era diverso, era vietato, sarebbe stato un i****to accettare le mie attenzioni.

Anche se era eccitantissimo continuare e i piaceri del sesso venivano amplificati dal gusto del proibito, era contro la morale, bisognava sicuramente
bloccarsi e non andare oltre da dove eravamo arrivati, anche se lo voleva, lo desiderava, almeno quanto me, aveva bisogno di giustificarsi e quindi cercava una scusa o una costrizione per poterlo fare senza peccato.
Per non farla arrabbiare e calmarla un poco le sfilai il cazzo dalla guaina vaginale lasciandolo comunque appoggiato alla sua fica, in attesa di capire cosa fare, tanto bastava veramente poco, nella posizione dov’era a rinfilarlo di nuovo dentro.

Continuai il massaggio non solo con le mani ma anche muovendo e strofinando tutto il mio corpo su di lei, facilitato da i nostri corpi resi scivolosi dal sudore prodotto.
Con voluta attenzione cercai di non farlo andare dentro, finche non fosse chiaro quale erano i suoi desideri.
Ma poi, lei, inavvertitamente o forse volutamente non lo so, incurvò la schiena alzando un poco il culo quasi a cercare il mio cazzo per farsi infilzare ancora, e immancabilmente io mi fece trovare.

Senza esitazione, andando avanti e indietro, ne infilai un primo pezzo, lei mi venne incontro assecondando il mio movimento e lo fece entrare tutto sino infondo.
Era inutile ormai contenere la furia dei sensi.
Ci sbattevamo uno contro l’altro con passione e violenza, forse per sentirci ancor di più, in modo che non ci fossero dubbi di quello che stavamo facendo.
Lei gemeva si lamentava quasi a gridare e poi incoraggiati dal piacere che stavamo provando ci baciammo in bocca, come frenetici amanti premendoci le labbra e i denti quasi a farci male.

“Uuu… che bello Marco mi stai facendo morire di piacere, non avrei mai immaginato che tu fossi così bravo a sedurre una donna.
E poi amore mio hai un bel cazzone molto grosso e lungo e non passa certamente in osservato nelle fantasie delle femmine.
Uuuu…. Siii…. Che belloooo… E quanto sei bravo uuu…. Siiii amore scopami, scopami”.
Incredibilmente ero riuscito ad infilarlo anche a mamma, oltre che a mia sorella, e anche lei mi stava supplicando di scoparla, come aveva fatto Marta.

Uummm cheeee…. belllooooo… che èèèè…. Siii… fottimi forte, fammi male dai scopami, lo voglio, su dai spaccami, sventrami.
Ti piace avere una madre puttana? Calda, accogliente come me?
Su dai confessa che mi hai sempre desiderata, e che ti sei masturbato diverse volte pensando d’infilarmelo dentro la fica, tra le tette o dentro il culo.
Tesoro cucciolone su dai fammi sentire una donna fatale, confessami i tuoi sentimenti, non avere paura.

Sai a me piace essere desiderata, e sono felice
quando suscito voglia di scopare ad un uomo e tuo padre lo sa e ne va fiero di me e della mia libertà sessuale”.
Alla sue richieste, sinceramente, confessai “Siii.. mamma ho desiderato tante volte che tu mi facessi un pompino o che facessimo l’amore. Mi sono fatto un sacco di seghe pensando al tuo corpo prosperoso che sbirciavo di nascosto.
Ma i sogni più eccitanti che faccio sono di scoparti insieme un altro uomo a sandwich o mentre lo spompini e io dietro che te lo infilo dentro.

Mamma non sai quanto ho goduto, sognando di fare l’amore con te, così”.
” Marco, amore mio sei un porco, uno sporcaccione, pero mi piace sentirti dire le maialate siiii…. Bambino mio, bravo , racconta tutto alla mammina che
capisce le tue voglie, i tuoi desideri e ti perdona e se può t’accontenta.
Su dai non ti vergognare, non pensare di essere il solo ragazzo a desiderare sessualmente la propria madre.

Anche noi, sai, pensiamo al sesso e certe volte mentre scopiamo con i nostri mariti chiudiamo gli occhi e sogniamo di fare l’amore con altri uomini per poter raggiungere l’orgasmo, poiché tutte, anche le più santarelline, siamo alla ricerca continua di emozioni forti, nuove e solo quelle più trasgressive ci fanno raggiungere le vette del piacere.
Il più delle volte rimangono solo sogni e solo qualche volta quei sogni fatti di nascosto si realizzano regalandoci il massimo del piacere come quello che in questo momento stiamo provando io e te”.

“Siii……. mi piace il tuo pensiero mamma, sei la donna più interessante del mondo meriteresti un premio. Siiiii…. T’aaaamooo… Ti desidero sei la donna
dei miei sogniii..”
“Marco, cucciolo mio, sono qua, sono tua non è un sogno, la mamma ti vuole ti desidera pure lei, dai ficcamelo, sborrami dentro, puoi farlo sai, prendo la pillola, non corriamo nessun rischio.
Mmmuuu…. Come mi sta piacendo far l’amore con te, è davvero sconvolgente scopare con il proprio figlio.

L’i****to è la trasgressione più forte che io abbia mai provato, umm.
Che libidine sono sconvolta. E’ bellissimo, è la scopata più bella della mia vita.
Ma a te piace scopare con quella troia di tua madre?”
Poi inizia a baciarmi in bocca mi succhia la lingua e mi stringe forte, forte.
“Siii… mamma, si, mi piace scopare, è bellissimo fare l’amore con te, sei proprio una dea del sesso e della trasgressione”
Tra un brivido e l’altro trova, ancora, la forza di sussurrarmi, con la voce roca dell’eccitazione.

“Vigliacco, uuummm… mi stai facendo impazzire.
Dimmi che piace anche a te l’i****to.
Dimmi che mi desideri che ti piaccio, che sono bella.
SSSSSsiiiiii … amore dimmi tutte le porcate che ti vengono, che sono una troia una puttana i****tuosa.
Siiiiiiii ancora, ancora vengo, vengo siii…..uuu… suu… ficca, ficca, ficca più forte rompimi la fica”
.
Sconvolta, eccitata fino alla follia si abbandona, finalmente, al piacere della carne con orgasmi continui uno dietro l’altro.

Anch’io iniziai a sentire l’orgasmo che mi saliva dai coglioni e l’avvisai…
Lei mi rassicurò e mi incitò a venirmene dentro il suo paradiso
“vieni amore vienimi dentro non ti preoccupare, te l’ho detto prima, prendo la pillola. Siiiiii… amore sborrami, riempimi la fica, fammi sentire piena, troia fino infondo. ”
Lei godeva e soffriva il suo volto ere una maschera dove si potevano leggere tutte le sue ultime sensazioni.
Ero felice di aver sfidato qualsiasi buon senso comune, traendone tutti i vantaggi, ma ancora non mi bastava, desideravo scoprire quanto fosse troia e se i sospetti di mia sorella, che la mamma avesse qualche amante, fossero fondati.

“SSSiii… mamma ti sborro dentro tanto chi sa quanta sborra avrai preso dai tuoi amanti, puttana come sei, chi sa quanti ne avrai. Su dai dimmi quanti cazzi hai preso, oltre quello di papà?”
A queste parole si mise a tremare a scuotersi ed un altro orgasmo la travolse, mentre singhiozzando mi sussurrava “Tanti amore, tanti, tuo padre è un guardone un cornuto vizioso, si eccita a vedermi scopare con altri. Siii mi fa scopare anche con i suoi amiciii, e a me piace tanto scopare con più uomini mentre lui mi guarda.

Anch’io sono una viziosa, una perversa e con piacere costato che anche tu sei come me e tuo padre”.
Poi altre scosse la presero sconvolgendola ancora di più portandola all’orgasmo finale.
“Basta amore, basta non ce la faccio più.. basta Marco sono esausta… godo, godo”
“Anch’io, mamma godo, godoooo…… sei fantastica”
“Siii… bravo Marco, vieni dalla mamma sborra, riempimi e ringrazia ai benedetti pidocchi che ci hanno dato l’opportunità di chiavare e di conoscerci
come realmente siamo, dei porci libidinosi che sanno gustarsi i piaceri della vita”.

” Si grazie mamma, grazie pure ai pidocchi e ai piaceri della vita e a noi che li sappiamo cogliere”.

Verso cap d adge

ero vestita con un corpetto e una gonnellina di sangallo bianca e leggera, passata la dogana francese di ventimiglia, ci fermiamo al primo Autogrill per il rifornimento, con una battuta spavalda mi guarda da capo apiedi e li per li lancia la battuta: “ma come hai ancora le mutande qui in francia le donne non le usano”, li per li pensavo ad un colpo di sole sapevo che era di idee libere ma non sapevo fino a che punto, improvvisamente ho sentito un formicolio passarmi dalla pancia e investirmi le partyi intime, prendo la palla al balzo tolgo il tanga e la gonna, e scendo dall’ auto con solo il corpetto, prendo la pompa e faccio rifornimento.

In un primo momento mi sentivo a disagio ma un brivido caldo di piacere mi pervadeva. Un camionista mi ha suonato altri mi hanno sorriso, persino le donne sorridevano. Il Benzinaio mi ha dato il resto con non curanza quasi fosse normale.
Dopo molti chilometri ci fermiamo in un’ area di sosta con vista, tolgo anche il corpetto e nuda mi godo il panorama, risaliamo in auto e li poco prima di partire vediamo un ragazzo magro con lo zaino, il mio lui si ferma a parlare con l’autostoppista quasi per farmi un dispetto e scopriamo che è uno studente che va in spagna, mi guarda dal finestrino e probabilmente vede che i miei capezzoli si inturgidiscono, un altra vampata di piacere mi assale.

Ecco il mio lui che mi sfida “se lo facciamo salire ti chiederà di fargli un pompino”, a questo punto voglio dargli una lezione e rispondo “ meglio che glielo faccia io piuttosto che tu”. Non so se avesse capito ma cerca di non accettare il passaggio, io scendo passo gli faccio mettere lo zaino sul sedile anteriore e mi accomodo dietro con lui. Era terrorizzato il ragazzo, in francese stentato gli parlo, ma mi sento sempre più arrapata le tettine puntano in alto e mentre gli spiego dove stiamo andando mi accarezzo il buchino.

Non so perche ma quel giorno il caso mi ha presentato una nuova visione del sesso e la troia che era in me stava per esplodere, guardo i suoi calzoncini e noto che era magrino ma l’erezione stava facendo fuoriuscire il suo atrezzo dal contenitore, non ho resistito ho preso l’elastico dei pantaloncini e l’ho messo a nudo, non osavo creserci saranno stati almeno 24centimetri e un diametro notevole, la cappella viola svettava. Lo prendo in mane e poi in bocca ma con tutta la buona volontà non riesco a fargli un pompino decente, il mio lui era estasiato, aquel punto esplodo e urlo “Inculami”…….

, il ragazzo mi punta la cappella sul buchino, applico dell’ olio solare ma la sua cappella grossa edura come il marmo fa fatica, mi lamento ma co un impegno massimo spingo, ecco e entrato un pochino, un dolore lancinate mi prende la sfitere, vorrei non farlo ma un calore assurdo mi prende la passerina, ancora un pochino, il male diventa minore, non entra mi tira per le spalle ma niente più di così non va, a quel punto sono infoiata lo voglio, lui si sega io prendo due dita di emtrambe le mani e di fronte a lui mi allargo il culo, lo faccio stendere, mi siedo sul supo bellissimo cazzone e a un quarto di ingresoo gli chiedo di alzarmi le gambe in aria, mollo l’appoggio delle mani e mi lascio scivolare, dolore e piacere si mischiano urlo “è dentro” a quel punto mi sento eccitatissima, al terzo colpo di maglio schizzo sui finestrini, dieci minuti e sento un fluido caldissimo entrarmi nella pancia, non lo mollo sento che si affloscia ma io insisto a muvemi su di lui torna in tiroe acuel punto mi giro a pancia in su perr vederlo lo bacio e lui mi incula ancora per mezz’ora.

Il mio lui ha gli occhi fuori dalle orbite, ci fermiamo all’ultima piazzola quella di SET e li in due mi copano e mi inculano per un altra oretta. Mio dio che viaggio da sogno.

Una giornata particolare

Vorrei raccontarvi l’ultimo incontro avvenuto pochi giorni fa al motel Boomerang a Roma.
Mi aveva contattata via mail un uomo di nome Valentino , 52 anni romano bisex solo attivo , e aveva corredato la mail da un paio di foto che lo ritraevano tutto nudo e con il suo cazzo ben in tiro e ben in vista.
Sinceramente niente male , così risposi alla sua mail e dopo qualche scambio di battute ci mettemmo d’accordo per incontrarci.

Naturalmente ero eccitata al pensiero di farmi una bella scopata.
Da casa , ero già pronta , almeno per quello che riguardava intimo e smalto ai piedi , misi i miei abiti da maschietto ed arrivai al motel.
Naturalmente guidavo con un bel paio di sandali aperti.
Quando arrivai tolsi i sandali indossai delle scarpe da maschietto ed andai a prendere la stanza.
Una volta entrata mi spogliai subito misi le mie scarpe da camera ed incominciai a truccarmi , mmmm niente male dissi tra me e me.

Dopo circa mezz’ora ero pronta e poco dopo arrivò il mio amico che chiameremo Valentino.
Quando entrò rimase sbalordito , mi disse , “ mamma mia quanto sei alta e quanto sei tanta “ , lo salutai anche io con un bacino e mi girai su me stessa per farmi notare bene.
Valentino è alto circa 1,75 ben messo fisicamente e molto simpatico.
Lo feci accomodare ai piedi del letto e cominciammo a scambiare due chiacchiere , e nel contempo gli accarezzavo il cazzo che era ancora intrappolato nei pantaloni.

Lui contraccambiava accarezzandomi le cosce.
Dopo un po’ mi avvicinai alla sua bocca e cominciai a baciarlo e leccarlo.
Valentino gradì queste mie effusioni , e spinse ancora di più la lingua nella mia bocca , ed io succhiavo la sua avidamente.
Mi misi in ginocchio davanti a lui e gli tolsi i pantaloni , poi le mutande ed usci un cazzo niente male.
Mi bagnai per bene la mano con la mia saliva e cominciai a segare quel bel cazzo , ed intanto leccavo i suoi capezzoli.

Poco dopo lo portai in bagno per fargli dare una rinfreshita , e mi chiese di fargli io il bidet , cosa che feci felicemente.
Gli asciugai il cazzo con la bocca , e sentì il suo sperma che inavvertitamente spruzzò fuori , ed io naturalmente non ne feci gocciolare neanche un po’.
Era tanto e caldo , mi disse che erano giorni che non si svuotava proprio per il nostro incontro.

Valentino rimase imbarazzato da quella sua venuta così veloce , ma cercai di tranquillizzarlo , lo presi per mano e lo feci sdraiare sul letto.
Comincia con il coccolarlo un po’ e dopo poco il suo cazzo era di nuovo in tiro , e così approfittai per farmelo mettere nel culo.
Me lo mise delicatamente , facendomi allargare per bene il culo , ma nel contempo mi dava delle sculacciate fortissime , e questa delicatezza nel metterlo ma la violenza nello sculacciarmi mi fecero uscire gridolini di godimento.

Avevo le chiappe tutte rosse ed il culo bello largo , mi trombò per parecchio fino a quando mi disse che stava per arrivare , gli tolsi il preservativo e mi feci sborrare di nuovo sulla bocca.
Ragazzi era ancora più di prima , una marea di calda sborra tutta per me , la bevevo e la risputavo sulle sue cosce e poi la riprendevo , era calda e buonissima.
Avevo la bocca completamente piena di calda sborra , e continuavo a leccare tutta quella che ancora spruzzava fuori dal suo cazzo.

Valentino godeva , ed io bevevo e bevevo.
Gli dissi di non alzarsi che avrei pensato io a lui , andai in bagno mi pulii un po’ e ritornai da lui , ricominciai a leccare il suo cazzo e la sua pancia ancora sporca della sua sborra.
Lo ripulii per bene , questa volta senza lasciare una goccia di sborra , ed intanto era di nuovo arrapato e con il cazzo dritto.

Stentavo a crederci , e quindi sempre con lui steso montai con il mio culo ancora aperto sul suo cazzo , mi posi di fronte a lui e cominciò uno smorza candela fantastico.
Facevo su e giù in maniera assatanata , fino a che non riuscii anche io a venire.
Ero talmente fuori di testa che mi resi conto di avere sborrato con il mio cazzo ancora moscio , ero concentrata sul mio culo che accoglieva il cazzo di Valentino.

La mia sborra andò a finire sulla pancia del mio amante , che mi ordinò di pulirlo di nuovo e naturalmente lo accontentai.
Ci rilassammo per un po’ , quasi un oretta.
Gli chiesi se voleva ancora scoparmi , mi rispose , prendilo di nuovo in bocca e vediamo cosa succede.
Feci così e come per miracolo dopo tre volte che era venuto lo sentì di nuovo bello duro nella mia bocca , mi disse di mettermi pancia a l’aria , e cominciò a scoparmi alla missionaria.

Lo prendevo tutto dentro e lo baciavo. lo succhiavo tutto ero fuori giri , non capivo più nulla ero andata per la tangente.
Stavolta il mio cazzo diventò duro , e comincia a menarmelo mentre si era messo in ginocchio davanti me e mi scopava ancora il culo il mio Valentino.
Sborrai di nuovo e questa volta anche io feci tanta ma tanta sborra.
Eravamo sfiniti , ma felici.

Fumammo una sigaretta e poi Valentino cominciò a rivestirsi per andare via.
Si erano fatte circa le 21,00 , e fuori si era fatto buio.
Come al solito chiamai mia moglie , che era impaziente di ricevere tutte le informazioni del pomeriggio , gli raccontai tutto nei minimi particolari , e gli dissi che di li a poco sarei uscita per tornare a casa.
Mi disse di uscire così come ero messa in quel momento , ed io gli dissi ok.

Infatti avevo già fatto tutto per il pagamento della stanza , e se qualcuno conosce il boomerang sa anche che si può uscire dalle stanze senza essere notati , in quanto si parcheggia la macchina proprio davanti alle stanze.
Tolsi solo la parrucca , e mi misi sopra solo la camicia.
Una volta salita in macchina ed uscita dal motel , mi rispoglia di nuovo , e rimisi la parrucca , e comincia ad andare verso casa.

Prima di uscire mi rifeci il trucco , e così a spasso per il raccordo di Roma , ero di nuovo Lilly che tornava a casa.
Ero eccitata , avevo indosso tutto quello che avevo in albergo , con la sola differenza che sopra avevo indossato una maglia trasparente nera , con maniche corte , e così agghindata guidavo.
Mentre rientravo , mia moglie mi telefonò e disse che aveva chiamato uno dei suoi amici che aveva rimorchiato tempo prima in un super mercato , e mi disse se mi andava di incontrarlo , e di passare insieme una serata.

Dissi naturalmente di si , anche perché conoscendo bene la mia signora , ero convinta della bontà dell’incontro.
Poco dopo arrivai a casa , aprii il cancello automatico ed aspettarmi trovai mia moglie con il suo toro che mi aspettavano seduti su di un dondolo.
Faceva molto caldo , infatti si parla dei primi giorni di luglio , e mia moglie era completamente nuda , portava solo un paio di zoccoli che avevamo comprato pochi giorni prima.

Era splendida in tutta la sua giunonica bellezza , smalto verde smeraldo alle mani e ai piedini.
Il suo amante , anche lui completamente nudo , aveva veramente un cazzo bellissimo , infatti mentre parcheggiavo vedevo mia moglie che lo stava segando , e si vedeva questa splendida verga illuminata dal lampioncino vicino al dondolo.
Ora dovete sapere che dove abitiamo noi è un posto abbastanza isolato , che quindi permette di girare sia di giorno che di sera come vogliamo noi.

Scesi dalla macchina tutta agghindata , e il tipo che si chiama Riccardo mi venne incontro insieme a mia moglie.
Ci salutammo , gli dissi che mia moglie mi aveva parlato molto bene di lui , e lui di rimando mi mise una mano sul culo facendomi i complimenti.
Andammo verso il dondolo ci sedemmo , e cominciammo a parlare del pomeriggio che avevo passato.
Riccardo era in erezione completa , e sia io che mia moglie cominciammo a coccolarlo.

O meglio , io gli segavo quel cazzo meraviglioso e mia moglie stava pomiciando con lui.
Lui intanto accarezzava le splendide cosce di mia moglie , e cominciò a toccare il mio cazzo.
Mentre eravamo intenti tutti e tre in effusioni varie , mia moglie disse se volevamo qualche cosa da bere , e gli dissi che sarei andata io in casa a prendere qualche cosa da bere.
Mi alzai entrai in casa , e quando riuscii , vidi i due che avevano cominciato senza di me.

Mia moglie era salita sul cazzo di Riccardo , era messa di fronte a lui , che era seduto sul dondolo , e lo cavalcava muovendo il suo splendido culone.
Appoggiai le bevande su di un tavolo li vicino e mi unì anche io alla coppia.
Mentre mia moglie stava sopra a Riccardo , io mi misi dietro di loro , mi chinai e comincia a leccare le palle di Riccardo e contemporaneamente anche la figa della mia signora.

La troia saliva e scendeva da quel cazzo in maniera meravigliosa , ed io ero arrapata in maniera inverosimile.
Mia moglie si sfilò il cazzo dalla fica , mi disse di lubrificare bene quella verga , ubbidii e poco dopo mia moglie prese il cazzo di Riccardo tra le mani e se lo posò sul buco del culo.
Piano piano cominciò a prenderlo tutto fino in fondo , cominciò con salire e scendere , a sfilarselo e a riprenderlo , io mi alzai e comincia a baciare e succhiare i capezzoli di mia moglie.

Erano diventati turgidi e molto sensibili.
Quando lo riprendeva nel suo culo , mia moglie allargava di più lo stesso , cercando di aprirsi il più possibile , e quando lo sfilava lo stringeva molto , facendo gemere di piacere Riccardo.
Io ero arrapatissima , nel vedere la mia donna scopare come una troia in calore.
Intanto faceva ballare le sue tette davanti la bocca di Riccardo che le leccava e le mordicchiava.

Cominciai a toccarmi il cazzo e a masturbarmi il culo con le mie dita , mentre i due scopavano come ,maiali.
Dopo un po’ i due si sciolsero da quella posizione , e quando mia moglie si sfilò il cazzo di Riccardo dal culo , lo stesso era aperto in maniera fantastica , tutto aperto e bagnato , era una visione fantastica.
Mi avvicinai alla mia donna e gli misi quasi tutta la mano dentro a quello splendido culo , mentre lei si era inchinata a 90 gradi per pompare con la bocca il cazzo del nostro amico.

Non mi dimenticai naturalmente di prendermi cura anche della figa di mia moglie , che come potete immaginare gemeva come una cagna.
Mi disse di venire con lei a succhiare il cazzo di Riccardo , andai e tutte e due insieme cominciammo a fare quello che noi chiamiamo il pompino stereo.
Riccardo si irrigidì , capimmo che di li a poco avrebbe eruttato tutta la sua cremina calda , infatti poco dopo venimmo investite da una sborrata calda e copiosa , che naturalmente bevemmo tutte e due insieme per poi scambiarcela tra di noi , sempre giocando con la verga di Riccardo.

Eravamo tutte e due sporche della sborra di Riccardo che guardandoci , non finiva di insultarci , dicendoci che eravamo due troie schifose , che eravamo due puttane e così via.
Naturalmente noi lo ringraziavamo dei complimenti , perché per noi due quelli sono solo complimenti.
Sporche di sborra come puttane ci sedemmo vicino a Riccardo e ridendo e scherzando avevamo ricominciato a toccarlo , e fargli ridiventare il suo cazzo bello duro.

A questo punto presi io il posto di mia moglie e mi infilai quel ben di dio nel mio culo che fino a poco prima aveva accolto il cazzo di Valentino.
Non mi sembrava vero una giornata che lo prendevo in culo e che pompavo cazzi , veramente una giornata eccezionale credetemi.
Mentre Riccardo mi inculava mia moglie aveva preso a darmi delle sculacciate sul culo con la suola dei suoi zoccoli , ragazzi ero fuori dalla grazia , ero eccitata da morire , mi dava certe sculacciate che dopo un po’ avevo le chiappe intorpidite , ma la pregavo di non fermarsi di andare avanti e questo fece eccitare di più mia moglie , che cominciò a sputarmi sulla bocca , la cosa era eccitante e io la pregavo di sculacciarmi ancora e di sputarmi ancora , cosa che face con sempre più saliva , dopo un po’ avevo il viso completamente pieno di saliva , che raccoglievo e bevevo con avidità.

Nel contempo Riccardo pensò bene di infilarmi anche il dito pollice della mano nel culo oltre al suo cazzo , sentivo quel dito che massaggiava il mio sfintere , e venni come una troia.
Mia moglie bevve il mio nettare e naturalmente me lo risputò tutto in faccia , aveva un ottimo sapore , e pregai Riccardo di avvertirmi quando stava per sborrare.
Così fece , io mi sfilai il suo cazzo dal mio culo indolenzito e mi girai per bere tutta la sborra , e ciliegina sulla torta , mentre Riccardo mi sborrava in faccia , quella maiala di mia moglie prese a pisciarmi in bocca.

Sborra e piscia insieme , una cosa meravigliosa , mi sembrava di annegare , ma era fantastico , fece una pisciata lunghissima , e naturalmente mentre ricevevo tutto questo ben di dio i due pomiciavano e mi insultavano.
Ero fradicia in tutti i sensi , ma felice di avere vissuto una giornata del genere.

la mia amica francesca

Sono tutto sudato, tutto sporco di polvere ho appena finito di ripulire con il decespugliatore una pezzo di terreno stracolmo di erbacce della mia casa in campagna. Tracanno avidamente acqua fresca dal tubo dell’acqueodotto. mi siedo per il meritato riposo davanti nel gradino avanti casa all’ombra. Mi tolgo la maglietta che è tutta sporca e sudata sono rimasto in pantaloncini corti e scarpe, la giornata è estremamente calda.
Sono un po’ stanco ma soddisfatto mentre il sudore mi scende giù in mille rivoli, il lavoro appena fato mi ha risvegliato tutti i muscoli, senza accorgermene inizio a toccarmi tra le gambe il cazzo mi si inturgidisce, sto pensando se sia il caso di tirarsi una sega, quando sento da lontano il rumore inconfondibile di un macchina che sta imboccando la strada che porta a casa mia.

Quella cazzo di postina brutta penso, seccato mi alzo e corro dentro per mettermi addosso una vecchia camicia tanto per non farmi vedere mezzo nudo.
Con mia grande sorpresa mi accorgo ben presto che non è affatto la postina ma è la ford Ka della mia amica Francesca. La vedo da sola alla guida mentre si toglie gli occhiali da sole e fa per uscire dalla vettura.
Indossa il vestitino fino al ginocchio che io le avevo indicato come estremamente elegante quella volta che ci eravamo fermati a parlare vicino alle vetrine di quel negozio di abbigliamento.

Il vestitino è completato da basse scarpe alla ballerina, mentre la borsetta retrò ed il cerchio nei capelli mori che si è messa le danno un’aria vintage molto intrigante. Sei uno schianto le dico, ti vedo benissimo, grazie dice lei, sono stata ben consigliata dice un po’ imbarazzata per i miei complimenti.
In effetti è proprio carina alta snella come piace a me mora occhio chiaro, naso un po’ troppo lungo sguardo triste, sempre repressa dalle sue vecchie zie che la opprimono le loro raccomandazioni.

Carattere tendenzialmente border line si vede che è un po’ sfigata ed è per questo che nonostante il reciproco interesse non ho mai voluto fare di più.
Ho sempre pensato a noi come 2 numeri primi come dice il titolo di quel libro.
Cosa ci fai da queste parti? Chiedo, sono venuta a vedere i coniglietti dice lei. Ora mi ricordo sempre nell’occasione del vestito le avevo raccontato dei coniglietti nati da pochi giorni e di come ora che sono disoccupato passo molte giornate in campagna.

Vedo come mi guarda mi ha lanciato un’occhiata dalla testa ai piedi e si sofferma sul cazzo dove forse nota il gonfiore affiorante dai pantaloncini derivante dal cazzo turgido. Ricollego tutto oggi si scopa, posso mandarla via senza aver provato a chiavarla.
Andiamo le dico ti mostro gli a****letti. Le conigliere fatte tutte di rete metallica ed alte circa 150 cm sono alloggiate in una stanza sono tutte allineate sulla destra lasciando di fronte a loro sono uno stretto corridoio i 30/40 cm.

Io entro x primo. Guarda le dico i coniglietti sono qui. Lei un po’ titubante entra ed inizia ad osservare con attenzione gli a****letti. Che carini che teneri posso prenderne uno? Si vieni più avanti devi prenderlo da questo pertugio le dico. lei deve passarmi davanti per prendere il coniglio. Nel fare mentre mi sta davanti il mio cazzo duro strofina sulle sue chiappette. Sento un fremito che la attraversa. Mordono? Chiede lei.

Ora o mai più mi dico. Non non mordono faccio io…. mi metto proprio dietro a lei guarda si fa così…. intanto le strofino il cazzo duro sul culo lei prima si irrigidisce poi si rilassa, inizio a strofinarglielo tra le chiappe facendo su e giù. Il cazzo mi scoppia tra gli slip. I conigli non le interessano più, ma che fai…… dice con voce sommessa.
Io mi abbasso su di lei e le sussurro mi fai impazzire… sei bellissima mi piaci tantissimo…..lei si lascia andare io le passo una mano sulla vita.

Abbassati le dico. Lei obbedisce e si appoggia con il petto sulla conigliera. Mi tiro giù i pantaloncini e le mutande il cazzo svetta dritto come un’asta.
Mi fai morire le dico, prendo la gonna del vestito e gliela alzo sopra fin la schiena, lei rimane a 90 gradi con solo le bianche mutande indosso, poi con uno strappo deciso tiro giù anche le mutande che scivolano veloci fino alle caviglie. Sentendosi nuda lei istintivamente mette una mano tra le chiappe.

Le scanso la mano e una selva di pelo nero le spunta in mezzo al culo. Mi metto dietro lei spingo in avanti il bacino, le passo la cappella turgida tra le belle chiappe tornite, scendo metto il rosso della cappella tra le sue lebbra scure e pelose e inizio ad entrare, lei sente il cazzo che entra in lei, ansima e se ne sta a bocca aperta ad occhi socchiusi mi pare ormai si è lasciata andare.

Io faccio il mio lavoro. Il cazzo è entrato quasi tutto estraggo e poi affondo di nuovo sento le palle che mi toccano sul culo di lei, a quel punto non ci capisco più niente nemmeno io inizio a sbatterla sempre più forte, ogni suo gemito aumenta la mia foga la stringo con una mano mentre con il cazzo penetro sempre più dentro di lei ad ogni affondo lei grida sempre più forte, non importa nessuno può sentirci cosi la fotto sempre più a fondo, ad un certo punto sento la sborra che comincia a salire dalle palle l’istinto mi dice di non fare la fine di papa coniglio e riesco per un pelo ad interrompere la chiavata proprio un attimo prima che dal cazzo uscisse un primo e copioso schizzo si sperma bianco, mi prendo il cazzo ed inizio a masturbarmi con foga, mentre lei rimane sempre alla pecorina appoggiata alla conigliera con la fica di fuori tutta aperta.

Mi stringo forte il cazzo fin quasi a farmi male accompagno la segna con violenti colpi del bacino tanto è ancora l’eccitamento, ed ogni volta partono schizzi copiosi si sborra per tutta la stanza. Quando inizio a rilassarmi vedo lei che piano piano si tira su le mutande si ricompone e silenziosamente se ne và. Dopo qualche secondo sento la macchina che si allontana. Non il tempo di dire una parola, ma con il cazzo ancora grondande di sborra penso grazie francesca.

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la mia amica francesca

Sono tutto sudato, tutto sporco di polvere ho appena finito di ripulire con il decespugliatore una pezzo di terreno stracolmo di erbacce della mia casa in campagna. Tracanno avidamente acqua fresca dal tubo dell’acqueodotto. mi siedo per il meritato riposo davanti nel gradino avanti casa all’ombra. Mi tolgo la maglietta che è tutta sporca e sudata sono rimasto in pantaloncini corti e scarpe, la giornata è estremamente calda.
Sono un po’ stanco ma soddisfatto mentre il sudore mi scende giù in mille rivoli, il lavoro appena fato mi ha risvegliato tutti i muscoli, senza accorgermene inizio a toccarmi tra le gambe il cazzo mi si inturgidisce, sto pensando se sia il caso di tirarsi una sega, quando sento da lontano il rumore inconfondibile di un macchina che sta imboccando la strada che porta a casa mia.

Quella cazzo di postina brutta penso, seccato mi alzo e corro dentro per mettermi addosso una vecchia camicia tanto per non farmi vedere mezzo nudo.
Con mia grande sorpresa mi accorgo ben presto che non è affatto la postina ma è la ford Ka della mia amica Francesca. La vedo da sola alla guida mentre si toglie gli occhiali da sole e fa per uscire dalla vettura.
Indossa il vestitino fino al ginocchio che io le avevo indicato come estremamente elegante quella volta che ci eravamo fermati a parlare vicino alle vetrine di quel negozio di abbigliamento.

Il vestitino è completato da basse scarpe alla ballerina, mentre la borsetta retrò ed il cerchio nei capelli mori che si è messa le danno un’aria vintage molto intrigante. Sei uno schianto le dico, ti vedo benissimo, grazie dice lei, sono stata ben consigliata dice un po’ imbarazzata per i miei complimenti.
In effetti è proprio carina alta snella come piace a me mora occhio chiaro, naso un po’ troppo lungo sguardo triste, sempre repressa dalle sue vecchie zie che la opprimono le loro raccomandazioni.

Carattere tendenzialmente border line si vede che è un po’ sfigata ed è per questo che nonostante il reciproco interesse non ho mai voluto fare di più.
Ho sempre pensato a noi come 2 numeri primi come dice il titolo di quel libro.
Cosa ci fai da queste parti? Chiedo, sono venuta a vedere i coniglietti dice lei. Ora mi ricordo sempre nell’occasione del vestito le avevo raccontato dei coniglietti nati da pochi giorni e di come ora che sono disoccupato passo molte giornate in campagna.

Vedo come mi guarda mi ha lanciato un’occhiata dalla testa ai piedi e si sofferma sul cazzo dove forse nota il gonfiore affiorante dai pantaloncini derivante dal cazzo turgido. Ricollego tutto oggi si scopa, posso mandarla via senza aver provato a chiavarla.
Andiamo le dico ti mostro gli a****letti. Le conigliere fatte tutte di rete metallica ed alte circa 150 cm sono alloggiate in una stanza sono tutte allineate sulla destra lasciando di fronte a loro sono uno stretto corridoio i 30/40 cm.

Io entro x primo. Guarda le dico i coniglietti sono qui. Lei un po’ titubante entra ed inizia ad osservare con attenzione gli a****letti. Che carini che teneri posso prenderne uno? Si vieni più avanti devi prenderlo da questo pertugio le dico. lei deve passarmi davanti per prendere il coniglio. Nel fare mentre mi sta davanti il mio cazzo duro strofina sulle sue chiappette. Sento un fremito che la attraversa. Mordono? Chiede lei.

Ora o mai più mi dico. Non non mordono faccio io…. mi metto proprio dietro a lei guarda si fa così…. intanto le strofino il cazzo duro sul culo lei prima si irrigidisce poi si rilassa, inizio a strofinarglielo tra le chiappe facendo su e giù. Il cazzo mi scoppia tra gli slip. I conigli non le interessano più, ma che fai…… dice con voce sommessa.
Io mi abbasso su di lei e le sussurro mi fai impazzire… sei bellissima mi piaci tantissimo…..lei si lascia andare io le passo una mano sulla vita.

Abbassati le dico. Lei obbedisce e si appoggia con il petto sulla conigliera. Mi tiro giù i pantaloncini e le mutande il cazzo svetta dritto come un’asta.
Mi fai morire le dico, prendo la gonna del vestito e gliela alzo sopra fin la schiena, lei rimane a 90 gradi con solo le bianche mutande indosso, poi con uno strappo deciso tiro giù anche le mutande che scivolano veloci fino alle caviglie. Sentendosi nuda lei istintivamente mette una mano tra le chiappe.

Le scanso la mano e una selva di pelo nero le spunta in mezzo al culo. Mi metto dietro lei spingo in avanti il bacino, le passo la cappella turgida tra le belle chiappe tornite, scendo metto il rosso della cappella tra le sue lebbra scure e pelose e inizio ad entrare, lei sente il cazzo che entra in lei, ansima e se ne sta a bocca aperta ad occhi socchiusi mi pare ormai si è lasciata andare.

Io faccio il mio lavoro. Il cazzo è entrato quasi tutto estraggo e poi affondo di nuovo sento le palle che mi toccano sul culo di lei, a quel punto non ci capisco più niente nemmeno io inizio a sbatterla sempre più forte, ogni suo gemito aumenta la mia foga la stringo con una mano mentre con il cazzo penetro sempre più dentro di lei ad ogni affondo lei grida sempre più forte, non importa nessuno può sentirci cosi la fotto sempre più a fondo, ad un certo punto sento la sborra che comincia a salire dalle palle l’istinto mi dice di non fare la fine di papa coniglio e riesco per un pelo ad interrompere la chiavata proprio un attimo prima che dal cazzo uscisse un primo e copioso schizzo si sperma bianco, mi prendo il cazzo ed inizio a masturbarmi con foga, mentre lei rimane sempre alla pecorina appoggiata alla conigliera con la fica di fuori tutta aperta.

Mi stringo forte il cazzo fin quasi a farmi male accompagno la segna con violenti colpi del bacino tanto è ancora l’eccitamento, ed ogni volta partono schizzi copiosi si sborra per tutta la stanza. Quando inizio a rilassarmi vedo lei che piano piano si tira su le mutande si ricompone e silenziosamente se ne và. Dopo qualche secondo sento la macchina che si allontana. Non il tempo di dire una parola, ma con il cazzo ancora grondande di sborra penso grazie francesca.

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Un curioso anniversario

Era il giorno del nostro anniversario. Il sesto, per la precisione, e io volevo festeggiarlo nel migliore dei modi. Telefonai a mio marito proponendogli una cenetta tete a tete nel mio ristorante preferito. Lui mi rispose che la sera stessa aveva fissato la sua consueta partita di calcetto con gli amici. Non ostante il disappunto non mi scomposi, e gli proposi di vedersi comunque fuori di casa dopo la sua partita, magari andando a bere qualcosa in un pub: so bene quanto gli piace essere stuzzicato, quando usciamo, e avevo proprio voglia di una serata speciale con lui.

Lui disse che andava bene, ma che sicuramente non si sarebbe liberato prima delle 22. La cosa mi contrariò un po’, ma ero ben decisa a non farmi rovinare l’anniversario. Così prima di tornare a casa mi fermai dal parrucchiere per dare una rivitalizzata al colore dei miei capelli e per rimettere in ordine il taglio a caschetto, poi andai a casa, mangiai due cose e poi mi preparai. Volevo essere sexy come piace a lui, così mi infilai un completino che lui stesso mi aveva regalato per Natale, ma che ancora non avevo rinnovato, perizoma reggiseno e reggicalze di seta nera e pizzo molto fine, con un delizioso motivo a forma di piccola farfalla e calze nere velate.

Sopra indossai la mia gonna viola, una camicetta bianca ricamata, un po’ velata, e stivali neri col tacco. Mi sentivo proprio bella e sexy! Ero impaziente, mi infilai un cappottino e uscii di casa prima ancora che lui mi chiamasse per fissare dove vederci, salii in macchina e cominciai a guidare verso il centro, euforica e allegra. Lui mi chiamò, e mi disse che i suoi amici andavano tutti insieme a mangiare una pizza, se volevo li raggiungevo, che lui rimaneva con loro.

Io gli dissi che volevo stare sola con lui, lui mi disse che magari si poteva fare domani, ma se andavo da loro era contento. Capii che lui non si ricordava minimamente che quel giorno era il nostro anniversario, ma non glielo volli ricordare, e finimmo per litigare. Gli dissi di tenersi i suoi amici e che io avrei telefonato a qualche amica e sarei uscita per conto mio, poi gli riattacai il telefono in faccia.

Ero incazzatissima e delusa, telefonai a una mia amica, ma poi mi resi conto che ero troppo incazzata per sorbirmi le sue chiacchiere, e allora decisi di rimanere da sola, ma non volevo tornare a casa. Così invertii la marcia e mi diressi verso il Jess, un vecchio pub dove non andavo da anni e dove pensavo che non avrei incontrato nessuno che mi conosceva. Mi sedetti al banco da sola, cosa che non avevo mai fatto in vita mia e che sulle prime mi creò un po’ di disagio, e ordinai un Gin Lemon, la mia bevuta preferita quando esco con le amiche.

Non c’era molta gente, e l’atmosfera non era delle più allegre, forse era anche presto, e io me ne stavo lì con il mio Gin Lemon e la mia rabbia che si stava trasformando in amarezza. Ero ormai a fine del mio bicchiere e avevo deciso di andarmene quando mi sentii chiamare per nome: mi voltai e vidi due uomini, più o meno sui 35 anni come me, uno alto con i capelli chiari ricci, un bel ragazzo che mi sembrava avere un volto conosciuto ma che non riuscii a collocare.

L’altro piuttosto basso, non bello, capelli scuri cortissimi e carnagione piuttosto scura, sicuramente mai visto.
-Non ti ricordi di me? Sono Cristiano… Cristiano di Grosseto, non ti ricordi?-
Allora feci due più due e lo riconobbi, era un compagno di Università che avevo conosciuto perché amico di un ragazzo con cui avevo avuto una relazione, ai tempi in cui studiavo. Quasi un secolo fa.
-Ciao, non ti avevo riconosciuto!-
-Beh saranno passati 10 anni dall’ultima volta che ci siamo visti… Come stai?
-Bene grazie!- risposi, mentendo più a me stessa che a lui.

–E tu?-
-Io benissimo, grazie. Questo è il mio amico Federico. Sei sola?-
Mi inventai che aspettavo delle amiche che però mi avevano appena chiamato dicendomi di aver avuto un contrattempo, ma non so se mi credette, e comunque mi propose di bere qualcosa insieme a loro. Non ci vidi niente di male e accettai, ordinando un altro Gin Lemon. Ci mettemmo a chiacchierare di vecchie conoscenze e di persone che non vedevo da anni, lui mi disse che era separato e single, io gli dissi che ero felicemente sposata (cosa vera, ma in quel momento mi suonò strana).

L’aria si fece un po’ più allegra, anche il suo amico era poco loquace ma molto simpatico, e quando finii il mio bicchiere disse che toccava a lui offrire. Cercai di rifiutare, dissi che era già il secondo, ma mi ritrovai con il bicchiere nuovamente pieno davanti. Bevevo e scherzavamo, e a un certo punto Cristiano toccò un argomento delicato quanto inatteso:
-Ma tuo marito è contento che esci da sola?-
-Te l’ho detto, avevo fissato con due amiche…-
-E sei sempre così sexy quando esci con le amiche e senza tuo marito?-
Mi resi conto che i due amici mi guardavano le gambe in maniera piuttosto compiaciuta, e in effetti mi ero rilassata un po’ troppo, sulla mia seduta.

Mi tornò alla mente la discussione con mio marito, ma la ricacciai quasi subito via.
-Non è che devo chiedere a mio marito come mi devo vestire- mi ritrovai a dire.
I due si erano avvicinati parecchio a me, anche a causa del fatto che il locale s’era riempito, e c’era un po’ di calca. Sentii una mano poggiarsi sulla mia coscia scoperta, e mi resi conto che la cosa non mi dispiaceva affatto.

Sorrisi, e Cristiano si avvicinò al mio orecchio:
-Senti, che ne dici se continuiamo il discorso a casa mia? Abito qui a 50 metri-
-Perché no?- risposi, sorprendendomi di me stessa; ma mi sorpresi ancora di più alla domanda successiva:
-Viene anche Federico, ok? Mica vorrai che lo lasci da solo, vero… Siamo amici per la pelle…
-Ok, non sarò certo io a separare due buoni amici…-
Pochi minuti dopo eravamo in casa di Cristiano, un piccolo ma accogliente appartamento.

Non feci in tempo a sfilarmi il cappottino che lui mi abbracciò spingendomi contro la porta di casa e baciandomi. La sua lingua nella mia bocca mi fece andare subito su di giri; sentii la sua mano sulla mia coscia risalire fino al bordo della calza, insinuarsi sotto la gonna. Ebbi un fremito quando la sentii scostarmi le mutandine e frugare sotto di esse, trovandomi già umida. Un’altra mano mi apriva la camicetta, mi accorsi che era quella di Federico che si era fatto vicino a noi, io lasciai la bocca di Cristiano per assaggiare anche la sua lingua, mentre mi palpava il seno.

Ero fuori di testa dall’eccitazione, mentre le mani dei due mi carezzavano i seni e le cosce, penetrando con delicata sicurezza la mia fica ormai fradicia di piacere.
-Vieni bella, – mi disse Cristiano, prendendomi per mano e portandomi verso il grande divano al centro della stanza, -vieni, che voglio farti assaggiare una bella cosa…-
Si sbottonò i pantaloni mentre io sedevo davanti a lui, rivelandomi di essere piuttosto ben messo. Saggiai il suo cazzo prima con la lingua, per poi prendermelo avidamente tutto in bocca con piacere, mentre lui mi teneva per la nuca.

L’amico mi si mise a sedere accanto, finendo di aprirmi la camicetta e sfilandomela di dosso, per poi dedicarsi a massaggiarmi il seno e a baciarmelo, toccandomi la fica con l’altra mano in maniera decisa ma piacevole. Poi si alzò e si mise accanto a Cristiano, togliendosi a sua volta pantaloni e mutande. Era più dotato di Cristiano. Mi occupai di lui come avevo fatto con Cristiano:
-E’ brava a leccare, la tua amica- gli sentii dire;.

-Si, è bravissima! Merita una bella leccata anche lei, no?- Detto questo Cristiano mi tolse la gonna e mi fece adagiare su un fianco, divaricandomi le gambe, e iniziò a leccarmi profondamente strappandomi tremiti di piacere mentre il suo amico affondava il suo grosso cazzo tra le mie labbra.
-Hai molto gusto nello scegliere l’intimo, bella. Mooolto sexy… – Disse Cristiano.
-E’ un regalo… di mio marito…- risposi affannata, mollando per un attimo la presa delle mie labbra sul cazzo.

-Aaaah! Allora dobbiamo averne cura, e non togliertelo di dosso. D’altra parte stai benissimo, con queste belle cosine indosso…-
Cominciò a scoparmi mentre l’amico insisteva a spingermi il suo cazzo nella mia bocca fino a farmi lacrimare. Io gemevo di piacere, sentirli ansimare sopra di me mi faceva andare via di cervello. Si diedero il cambio, Federico volle che mi girassi per prendermi a pecorina. Sentii il suo grosso cazzo entrare dentro di me, mandandomi alle stelle, mentre Cristiano davanti a me mi imponeva il ritmo tenendomi la testa.

Il primo fiotto di sperma di Cristiano mi arrivò in bocca, ma poi lui si sfilò, colpendomi con altri schizzi sul viso. Io chiusi gli occhi e sentii lo sperma che mi bagnava il collo e il seno. Un attimo dopo l’altro emise una sorta di grugnito, il suò cazzo uscì dalla mia fica e sentii i suoi schizzi lungo tutta la mia schiena. Mi lasciai andare a una risata allegra, seguita dalle loro.

-Dì la verità: era così che speravi che finisse la serata, quando al pub facevi finta di aspettare le amiche, vero?- mi chiese Cristiano ridendo.
-Perché è già finita??- risposi.
I due risero di nuovo: -Mmmm… la tua amica non sembra ancora soddisfatta…- affermò Federico, e io gli sorrisi. Allora loro si fecero di nuovo vicini, Cristiano mi baciò di nuovo, con tutta la sua lingua, poi disse:
-Vediamo se riusciamo a soddisfarti come si deve, allora, bella troia!-
Le sue parole anzichè offendermi mi caricarono ancor più, mi sentii spingere la testa verso il suo cazzo, che ancora sapeva di sperma.

Ricominciai a succhiarglielo con piacere, scoprendo che era già pronto a una nuova erezione. Il suo cazzo fu presto sotituito nella mia bocca da quello del suo amico, che aveva un misto del sapore del suo sperma e dei miei umori. Con lui ci volle un po’ più di impegno, ma mentre mi curavo del suo grosso cazzo sentii le dita di Cristiano penetrarmi nella vagina, e dopo un po’ dedicarsi al mio sfintere anale.

Sussultai, ma lo lasciai continuare. Rischiai l’orgasmo, sentendo la sua lingua sul mio buchetto mentre il cazzo di Federico tornava ad essere enorme nella mia bocca. Lui mi incitava a succhiarlo, chiamandomi “maiala” e comunicando allegramente a Cristiano che “la sua amica sa succhiare il cazzo come una vera troia”. Il loro turpiloquio non mi turbava affatto, con mia sorpresa; anzi mi faceva bagnare fino all’inverosimile. Federico continuava a tenermi la mano sulla testa guidando il movimento mentre io ricominciavo a mugolare di piacere.

Il cazzo di Cristiano mi entrò di nuovo nella fica, e lui mi teneva per i fianchi scopandomi con forza. Poi iniziò a giocherellare di nuovo con il mio ano, forzandolo con il pollice mentre mi scopava. Fui presa da un fremito violento quando uscì dalla mia fica e lo sentii entrare senza difficoltà nel mio ano ormai rilassatissimo.
-ma guarda un po’ come lo prende bene in culo, la troia!- disse Federico ansimando.

A me scappò da ridere, ma la risata era soffocata dal suo cazzo. Però sentivo sussultare Cristiano dentro il mio stretto sfintere, anche lui stava ridendo dell’affermazione.
Mi fecero cambiare posizione, facendomi sdraiare sul divano a pancia su, Cristiano mi prese una gamba scosciandomi e sollevandola sulla sua spalla, e riprese a incularmi in quella posa con forza, e Federico mi scopava letteralmente la bocca. Mi sentivo davvero troia, ma mi stavo divertendo un sacco, ero in piena estasi.

In quel momento sentii il mio cellulare che squillava dalla tasca del mio cappotto, lì in terra. Cercarono di trattenermi ma io decisi di guardare chi era: era mio marito e risposi:
-Dove cazzo sei?? Sono le 2!!- mi disse
-Te l’avevo detto che volevo uscire!- gli risposi – Sono con Patrizia e Tiziana, e torno quando cazzo mi pare!-
Mentre parlavo al cellulare con lui i due continuavano a accarezzarmi le tette masturbandosi accanto a me per tenersi in tiro, e Cristiano riprese a stuzzicarmi la fica carezzandomela e penetrandola con le dita.

La situazione era grottesca ma divertente, anzi eccitante. Con il cellulare ancora acceso e mio marito che inveiva divaricai le gambe e tirai con decisione Cristiano per farmi leccare. Sentii Federico che sottovoce diceva “Che troia”, avvicinandosi a me che intanto mi stavo di nuovo sdraiando sul divano, e mentre rispondevo incazzata alle accuse di mio marito, mi mise il cazzo vicino alle labbra. Mi scappava da ridere, glielo leccavo tra una risposta e l’altra, poi ripetei a mio marito che sarei tornata quando mi pareva e riattaccai, spegnendo il cellulare.

Scoppiai a ridere, e anche loro risero, e a quel punto, senza ritegno, dissi loro:-Bene, ora fate i bravi e fatemi godere bene!-
Si diedero il cambio, Cristiano tornò davanti a me portandomi il suo cazzo alle labbra. Il grosso cazzo dell’amico mi penetrò nel culo facendomi sobbalzare e strappandomi un gemito, lui prese a incularmi freneticamente. Io ero in preda a una specie di delirio di piacere senza freni, loro mi insultavano.

, scopandomi in culo e in bocca, poi Federico si tirò indietro, tirandomi su letteralmente. Cristiano si mise davanti a me, e mi penetrarono insieme, rivelandosi esperti nel farlo. Io ormai gridavo, con Cristiano che cercava di tapparmi la bocca con una mano per cercare di non allarmare i vicini. Godetti nel sentire il grosso cazzo di Federico sussultare e poi esplodere il suo sperma dentro di me. Cristiano invece si alzò in piedi e volle di nuovo venirmi sul viso.

Mi lascia andare sul divano soddisfatta. Più tardi loro vollero una terza volta. Io ero già appagata, ma mi rilassai e li lasciai divertirsi, godendo di nuovo nel lasciarmi inculare di nuovo da tutti e due, e nel lasciare che mi venissero dentro al culo con i loro ultimi fiotti di sperma, a turno.
Tornai a casa praticamente all’alba, mi sentivo tanto sporca quanto soddisfatta, sia di piacere che di orgoglio nei confronti di mio marito.

Lui dormiva profondamente. Io mi spogliai in bagno, scoprendo che il completino che lui mi aveva regalato era un disastro, le mutandine sporche dei miei umori e il reggiseno e il reggicalze tutti impiastricciati di sperma secco. Mi passai una mano tra i capelli, anche quelli erano appiccicaticci. Sorrisi tra i denti, lasciai tutto lì sul tappetino del bagno e mi infilai a letto, ancora sporca e piena dei due amici.