Archivio mensile:Novembre 2011

Le mie occasioni feticiste e non solo 1-2-3 PARTE

Le mie occasioni feticiste e non solo…

Premessa

Scrivo questo racconto per condividere pensieri, sensazioni, commenti con persone che provano il mio stesso piacere, vale a dire, la passione verso l’abbigliamento femminile, in particolare con ordine di importanza, le calze di nylon possibilmente in seta con reggicalze, collant, mutandine, reggiseni, scarpe rigorosamente con tacco, guepiere, body in nylon o rete, calze a rete, guaine con ganci da reggicalze, culotte, ecc. Questa passione la provo quando una donna indossa quei capi, ma anche quando sono io ad indossarli, e mi eccita ancor di più quando sono a conoscenza di chi, persona femminile, ha indossato quei capi.

Ho 47 anni sono nato nel 1964, sono eterosessuale, sposato con figli. Negli anni 60-70 molte erano ancora le donne che portavano il reggicalze e le calze di nylon, gli anni 80-90 hanno fatto si che il collant fosse più comodo e fosse preferito alle calze con reggicalze, gli anni 2000 addirittura la maggior parte delle donne porta i pantaloni, che peccato !!!
Tanto per capirci, trovo quasi molto più eccitante uno spacco di una gonna con delle belle gambe fasciate da una calza, un decoltè che lascia trasparire il pizzo di un reggiseno che una donna completamente nuda, con questo non voglio dire che disdegno una donna nuda, assolutamente, ma voglio far capire la dipendenza che ho con l’intimo femminile in generale.

Ora vorrei raccontarvi quando e come, mi sono accorto di avere questa stupenda passione, per fare ciò devo partire da qualche anno addietro.

Prima parte

Ho scoperto la masturbazione verso i 5 anni, strofinando il pisellino sul cuscino, avvertendo degli s**tti di piacere. A 6 anni abitavo in affitto con i miei in un condominio con il cortile comune ad altri condomini, una ragazza li vicino, più vecchia di me, un giorno mi fece entrate nella sua portina, dal lato cortile, si tirò su la gonna, giù le mutandine e mi chiese di farle vedere il pisello, io lo feci con molta timidezza e dopo avermi chiesto di mettere il pisello dentro il buchetto della sua farfallina, scappai terrorizzato.

Ci pensò un mio amico 2 anni dopo, a farmi capire il vero movimento del piacere, questo lo potè fare grazie all’esperienza carpita dai due fratelli maggiori.
Praticamente tutti i giorni ci masturbavamo parecchie volte al giorno, senza l’aiuto dell’altro, cioè ognuno masturbava se stesso, in un qualsiasi posto appartato che trovavamo, in cantina, in garage, in solaio, Ci scambiavamo alcuni giornaletti come “Jacula” “Messalina” “Lando” ecc. trovati nei parchi e nelle zone dove le coppiette andavano a scopare.

Allora dal pisellino usciva una sola e piccola goccia di liquido bianco trasparente e basta, il tutto era accompagnato da 3 o 4 s**tti di piacere.
Un giorno questo mio amico venne a casa mia per giocare, i miei non erano in casa, ed ad un certo punto mi chiese cosa indossava mia madre sotto la gonna oltre alle mutandine, vale a dire se i collant o le calze con reggicalze, io che sinceramente non mi ero mai posto quella domanda, lo portai al comò dove mia madre riponeva l’intimo.

Con stupore, ammirazione, eccitazione, il mio amico, dopo aver visto tutta una serie di calze di nylon di tutte le tonalità del marrone dalla più chiara alla più scura, più altre di color grigio e un paio nere, guaine con i ganci da reggicalze bianche, nere, color carne, mutande in pizzo, reggiseni ecc. , mi chiese se poteva masturbarsi toccando l’intimo sedendosi su una poltrona li vicino. Tutto subito non fui molto d’accordo su questa cosa, ma poi mi convinsi a lasciarlo fare, così avrei potuto di conseguenza ,farlo anche io, con l’intimo di sua madre.

Paolo iniziò a prendere le calze di mia madre, infilando il pisello dentro, prima in una, poi in un’altra, si masturbava con una eccitazione incredibile, l’affanno si faceva sempre più sentire, prendeva le guaine, le toccava, prendeva le mutande, le odorava, leccava le calze ecc. Questo suo crescere di eccitazione mi fece a mia volta diventare il pisello duro come l’acciaio e mi portò a masturbarmi. Quando Paolo scegliendo una calza di color nero con la riga, che lo faceva impazzire, mi chiese se poteva venirgli dentro, prima di potergli dire di si, mi ero già bagnato la mano con quelle tre o quattro gocce di liquido bianco.

Ero venuto nel giro di pochi secondi.
Passarono diversi giorni prima che potessi trovarmi a casa del mio amico e poter usufruire io, dell’intimo di sua madre. Finalmente arrivò quel giorno, avevamo a disposizione la casa per tutto il pomeriggio. Ricordo l’eccitazione che mi saliva fino in gola, quando vidi l’armadio, con all’interno i cassetti, che contenevano quelle favolose cose intime. Iniziai a toccare le calze, odorarle, leccare le mutandine, ecc. e fu proprio in quel momento che Paolo mi chiese: hai mai indossato l’intimo di tua mamma?…rimasi per un attimo titubante…quasi non avevo a pieno capito la domanda…poi il mio amico togliendosi i jeans e le mutante si infilò quelle della mamma, prese un reggicalze nero, delle calze color carne e le indossò…dicendomi di fare altrettanto.

Mi ricordo come se fosse ora, scelsi delle mutandine bianche trasparenti, un reggicalze bianco e delle calze nere a rete e le indossai. Ci sdraiammo, sul letto matrimoniale dei suoi genitori ed a quel punto Paolo mi disse: chiudi gli occhi… e prendendomi la mano la posò sulla sua coscia fasciata dalla calza, cazzo…cazzo…sembrava quasi di toccare una vera donna…lui fece lo stesso, socchiuse gli occhi e con la mano mi toccò il pisello, io di conseguenza, eccitato come un toro, feci lo stesso.

Ci masturbammo a vicenda, prima venne lui che girandosi verso di me mi bagnò la coscia con le sue gocce calde di sborra, poi a mia volta feci lo stesso, venni sulla sua coscia e precisamente sul bordo della calza della mamma con una intensità stratosferica.
Da quella esperienza, avevo scoperto che mi dava un piacere immenso, indossare un capo intimo femminile. Riuscimmo altre volte a ripetere una situazione analoga, sia a sua casa, sia a casa mia.

Fu molto interessante. Pensate che condivisi con lui anche un paio di mutandine cadute sul mio balcone, dalla signora del piano di sopra, erano lavate a mano ma ancora odorose di figa e di sangue. Siamo riusciti a leccare tutto.
Ricordo ancora, la sua contentezza, quando mi fece vedere, in un sacco di plastica, quattro paia di scarpe da donna, qualcuno le aveva buttate, ma lasciate vicino al cassonetto dell’immondizia, una paio color verde smeraldo con tacco da 12 cm, un paio color bianco con tacco da 8 cm, un paio di stivaletti e delle ballerine nere che vi assicuro avevano un bel profumino.

Nel periodo invernale andammo molte volte verso le 18. 00 di sera, quindi con il buio, a spiare le coppiette che scopavano in macchina…anche li ci facemmo tante di quelle seghe…che non vi dico.
Un altro episodio singolare fu quello di aver scoperto che le chiavi della cantina di mio padre aprivano altre cantine del condominio ed in particolare, in una di queste, oltre ad un plastico favoloso di trenini elettrici della Lima, trovammo in uno s**tolone una raccolta di svariati anni di Playboy e in una scarpiera tante paia di scarpe da donna che individuammo subito essere della signora dell’ultimo piano, appassionata di scarpe.

La visione di tutte queste bellissime scarpe, inizialmente, ci indusse alla tentazione di rubarle e nasconderle mettendole in un nostro posto segreto, ma poi capimmo che non saremo più riusciti a utilizzare altre nuove scarpe che la signora andava a deporre in cartina, probabilmente per liberarsi le scarpiere in casa.
Quante volte provammo a camminare con i tacchi, quante volte ci siamo masturbati odorando le scarpe della signora, ( avevano un odore favoloso), quante sborrate facemmo su quelle scarpe e sugli stivali ecc.

La cosa più bella avveniva quando incrociavamo la signora per le scale e guardandole le scarpe vedevamo se quelle scarpe era state sborrate da me o da Paolo.
Poi purtroppo i genitori di Paolo dovettero trasferirsi e non lo vidi mai più.

Parte seconda

L’assenza di Paolo mi lasciò un grande vuoto. Nel frattempo legai con un ragazzo di nome Davide. Con lui però non ci fu la stessa confidenza come con Paolo.

Si parlava di seghe, di figa, di lingerie, ma senza molto affiatamento, l’unica cosa che riuscii ad avere… sono state le calze di sua mamma, color carne, semi usate, riposte nel comodino, che gentilmente mi aveva dato sapendo che mi sarei masturbato con le medesime. Quelle calze diventarono rigide, tante furono le sborrate che gli feci dentro, dopo naturalmente averle annusate al bordo, per percepire l’odore della figa e al tallone per l’odore del piede.

Avevo 11 anni e già mi ero reso conto che dovevo godere con qualcosa di intimo femminile, perché sapevo che ciò mi avrebbe eccitato moltissimo.

Non molto lontano da casa mia, c’era una merceria dove mia madre, andava a comprare. Entrai diverse volte con lei e vi devo confessare che ero eccitatissimo a vedere l’intimo esposto nel negozio, da ogni parte che mi girassi c’erano capi interessanti, sognai di trovarmi all’interno del negozio di sera e man mano aprire tutte quelle s**tole e scoprire il favoloso contenuto.

Questa merceria, aveva all’angolo del negozio, una vetrinetta formata da dei montanti in alluminio, vetro antisfondamento. Erano sempre esposti collant, mutandine, guepiere, ecc. Un giorno passando li, scoprì che un camion facendo retromarcia, aveva in pieno colpito la vetrinetta, accartocciandola da un lato, e lesionando tutti i vetri delle pareti, ma senza infrangerli. Il contenuto era ancora tutto nella vetrinetta. Il mio occhio andò immediatamente a cadere alla base e vedendo che era formato da un semplice piano in legno foderato, pensai di ritornare e fare un bel bottino.

Tornai di sera sul tardi, infilando il braccio, dal sotto il piano in legno rotto in un angolo presi tutto quello che mi interessava. Mi portai a casa una gupiere bianca da sballo, calze da reggicalze in sete, di varie taglie e colori, collants di vari colori e denari, insomma tutte marche di alta categoria.

In estate con i miei si andava in un paesino dell’entroterra in puglia a trovare mia nonna, mamma paterna e ci si soggiornava per circa un mese.

Andavamo in treno con al seguito l’auto. Un anno nel viaggio di andata, gli scompartimenti della 2^ classe erano formati da 6 posti a sedere, si partiva alle 21. 00 di sera e si arrivava al mattino alle 8. 00, ci sistemammo e verso le 22. 00 tirammo in avanti i sedili, uno con l’altro formando una specie di letto dove si potevano distendere i piedi. Nello scompartimento c’ero io, mio padre, mia madre una coppia di anziani e una signora di circa 50 anni, era una signora piacente, vestita semplicemente, una camicetta, una gonna corta, delle calze di nylon marroni.

La sistemazione era la seguente: io mi trovavo verso il finestrino, la signora di fronte, mia madre al mio fianco destro, mio padre di fronte e verso l’uscita la coppia di anziani. Tutti quanti trovammo una posizione comoda per poter affrontare la notte, la signora si allungò e mise i piedi tra me e mia madre. Tutti si addormentarono tranne il sottoscritto, rimasi per parecchio tempo a pensare se provare a toccare le gambe della signora o se solo masturbarmi guardandole nella penombra.

Avevo il pisello duro come l’acciaio. La signora sembrava dormire, ma c’era da fidarsi a toccargli i piedi?…e se si fosse svegliata, che figura di cacca, facevo davanti ai miei? Era la prima possibilità che mi si presentava. Avevo il cuore in gola. Mi feci coraggio e provai a sfiorarle le dita dei piedi fasciate dal talloncino della calza, poi le sfiorai il dorso del piede, il tallone, il polpaccio, peccato non riuscii ad arrivare alla coscia e alla balza della calza.

Che sensazione incredibile sentire il nylon fasciare le gambe della signora. Ad un certo punto la signora girandosi da un lato spostò i piedi e li posizionò ancora più vicino, feci un’altra stupenda prova, strusciai il pisello sulla calza, ricordo che bastarono poche volte, per venire in maniera strepitosa, la sporcai con qualche goccia di sperma. Decisi di addormentarmi, ma dopo circa dieci minuti, il mio pisello diventò nuovamente duro, non ne voleva sapere di dormire, mi abbassai piegandomi fino ad arrivare con il mio viso vicino ai piedi della signora.

Baci, leccai, odorai, i piedi della signora, odoravano di cuoio delle scarpe e di sudore…bastarono due annusate e voilà…di nuovo un piacere intenso. Lo feci altre due volte, insomma arrivai a quota 4 seghe mega. Al mattino mia madre mi chiese se ero riuscito a dormire bene, avevo due occhiaie.
Questo periodo fu molto bello, spensierato, e soprattutto molto proficuo per quanto riguarda la mia passione. Come forse tutti non sanno, in questi paesini quando si ha un lutto in famiglia, dalla moglie alle figlie ecc.

era d’obbligo vestirsi di nero. Voglio precisare che allora il colore delle calze e dei collant che preferito era proprio il nero, non facile da trovare in città. Un’altra cosa che va spiegata è la seguente, questo paesino era formato al 70% da vecchie case, quindi su un piano solo o eventualmente due, dandomi la possibilità di reperire roba intima facilmente. Un giorno, andando a messa, per far piacere ai miei, vidi in un banco davanti a me sulla sinistra, una signora giovane, molto elegante e bella, tutta vestita di nero, con calze nere con riga molto trasparenti, così tanto da lasciare intravedere il color carne delle gambe.

Usciti da messa con il cuore in gola la seguii ed individuai dove abitava e dove poteva eventualmente stendere il suo intimo. Per giorni e giorni passai di lì a dare un’occhiata, senza grossi risultati, ma la mia perseveranza un giorno mi ripaghò vedendo uno stendi bagno pieno zeppo di roba nera, era così tanta che dovetti escogitare un piano per poter razziare tutta quella roba, andai velocemente a casa di mia nonna, presi uno zainetto, e ritornai un po’ più tardi in zona, sapevo di rischiare, ma l’eccitazione di possedere quella roba era 10000 volte superiore alla paura.

Lo zainetto era così pieno che sembrava una mongolfiera. Bottino: quattro paia di calze nere in seta di cui un paio con la riga, una guepiere, un body, diverse mutandine in seta e culotte in raso, reggiseni, guaine con ganci da reggicalze, due gonne, una camicetta in seta ed infine una maglia in cotone. Fu una manna per quei tempi avere quella roba. Potei vestirmi quasi completamente con l’abbigliamento di quella stupenda e giovane signora, un sogno che diventò realtà.

Sento ancor ora nelle mie narici l’odore stupendo di quei capi.
In quella stessa vacanza ebbi un amore platonico con una fidanzatina e un incontro ravvicinato del “terzo tipo” da parte di una delle tante cugine, la più porca, che avevo li al paese. Facendola breve, mi trovai con lei, in uno sgabuzzino, nella rimessa molto grande di suo padre, imprenditore edile, con la scusa di doverla aiutare a cercare qualcosa che ora non ricordo cosa fosse.

Mi iniziò a chiedere se avevo la fidanzata, se avevo baciato una ragazza e se lo avevo fatto con la lingua, ecc.
Mi ricordo il vestito a fiori che indossava e sedendosi su un ripiano di fortuna, accavallava le gambe come se fosse una porno-star, lasciandomi intravedere le mutandine bianche. Piano piano si avvicinò sempre di più e prendendo la mia mano se la mise sotto la gonna, sopra le mutandine, all’altezza della figa, sentivo il taglio, ero molto eccitato, ma allo stesso tempo molto ansioso, non sapevo esattamente cosa dovevo fare e allora presi a muovere le dita su e giù per il taglio, lei dopo poco, strinse così forte la mia mano nelle sue cosce, che non riuscivo quasi più a muovere le dita, questo non le creava nessun problema, anzi nel giro di pochi minuti ansimò come…come..non so che cosa…decidete voi…poi, per premiarmi del piacere datole, mi infilò la mano nei pantaloncini corti che indossavo, passando prima da una coscia poi dalla patta, mi masturbò ma non riuscii a venire, non so ancor ora darmi una spiegazione di tutto ciò, so solo che questa mia cugina si incazzò molto e non mi parlò più per tutta l’estate.

Purtroppo non avevo ancora quella malizia che si può avere ad un’età più avanzata. Nel frattempo tornato dalle vacanze mi trasferì in un altro condominio, formato da 12 famiglie.
In due di queste famiglie, si potevano instaurare delle amicizie femminili, vale a dire in una di queste c’erano due sorelle, Monica e Manuela e nell’altra, una ragazza bellissima, della stessa mia età, che si chiamava Antonella.
Devo per forza raccontare due avvenimenti fantastici che mai dimenticherò e precisamente una festa di carnevale nella tavernetta dei genitori di Antonella e un capodanno a casa di Monica e Manuela.

Nella tavernetta di Antonella eravamo circa una dozzina di persone tra ragazzi e ragazze, Antonella mi aveva già eccitato tutto il pomeriggio, con il suo vestito da spagnola, non so se rendo l’idea, vestito nero, calze nere a rete, con copri spalle e scarpe di color rosso. Dopo aver ballato, bevuto, mangiato, giocammo al gioco della bottiglia, dove riuscì per culo a vincere, un bacio da una ragazza, un’ altro bacio con lingua da un’altra, ma il mio pensiero era sempre rivolto ad Antonella.

Avevo il cazzo durissimo e quindi decisi di andare al bagno per farmi un gran segone. In quel bagno, piuttosto spartano, scoprì che le ragazze si erano cambiate per indossare i vestiti di carnevale e quindi avevano lasciato delle borse che contenevano, potete immaginare che ben di Dio. Rubai un collant nero molto trasparente, forse un 15 denari, e per la prima volta provai eccitazione per un paio di scarpe di color rosso con un tacco da circa 8 cm.

Strofinai la mia cappella, quelle poche volte che bastano, all’interno di quelle scarpe rosse e fu una sborrata colossale. Pulì alla meno peggio le scarpe e proseguì la festa.
Nel corso del tempo, riuscii a rubare dei collant ad Antonella perché abitava al piano terra. Avevo 13 anni non si parlava più di gocce bianche, ma di due o tre schizzi di sborra bianca ma decisamente più densa.
Un anno dopo, mi trovai, invitato insieme al altre persone, a casa di Monica e Manuela, a festeggiare il capodanno, i genitori a loro volta festeggiavano il capodanno fuori casa, Avevamo la casa a completa disposizione.

Si era deciso di aspettare la mezzanotte guardando la televisione, inizialmente sembrava uno di quei capodanni, pallosi al massimo, dove non vedi l’ora di tornare a casa, fino a quando su un divano andò a sdraiarsi Monica per godersi la visione dello spettacolo televisivo, dopo pochi minuti le si avvicinò una sua amica mi sembra si chiamasse Elena e si sdraiò vicino a lei. Nella mia timidezza, scelsi il posto più indietro di tutti, cosa vuol dire, che davanti a me c’era una schiera di sedie con ragazzi e ragazze imbambolati davanti alla TV in bianco e nero e tra loro e la mia posizione, c’era il divano con le due ragazze sdraiate, la luce proveniva solamente dallo schermo della televisione.

Con la scusa del freddo si misero un plaid addosso…e cominciarono a baciarsi e toccarsi…immaginatevi di che dimensione e durezza poteva essere il mio cazzo in quel momento! Provai a toccarmi il cazzo da fuori i pantaloni ma l’ansia di essere beccato da tutti a toccarmi, mi fece riflettere e abbandonai quella soluzione.
Nel frattempo passata la mezzanotte, qualcuno ebbe la bella idea di giocare a nascondino al buio in casa, tenete presente che il loro alloggio era quasi il doppio di quello dei miei genitori, quindi si prestava benissimo al gioco.

Si fecero varie conte, in una di queste, mi trovai nella camera di Manuela, aveva qualche anno in più di me ed era una bella tipetta, non persi tempo e cercai la roba intima, provai nel comò, niente, provai nell’armadio, niente, al buio completo, naturalmente non era facile trovare quello che cercavo, poi ebbi la fortuna di scorgere in un angolo una cassettiera molto alta, con circa otto cassetti, li trovai il paradiso.

Rubai un paio di mutandine (bianche) e due collant (uno marrone e uno blu) e feci la stessa cosa nella stanza di Monica, rubando due collant (uno nero ed uno marrone). Verso le 4 tornammo a casa, io, giuro con 4 collant e un paio di mutandine nascoste nelle mie mutante. Incredibile, ma vero. Indossai più volte quei collant e quelle mutandine…quante mega seghe. L’eccitazione era sempre più grande, perché sapevo che quell’intimo era di Manuela e di Monica.

Parte terza

Ho sempre praticato molti sport, ma mi voglio soffermare sul nuoto e sul tennis, perché in ambedue le circostanze sono entrato nello spogliatoio femminile sapendo di non incontrare nessuno, e con una velocità incredibile, portar via dalle borse, mutandine, collant, anche gambaletti usati. La curiosità di odorare i gambaletti mi ha portato a capire che ogni piede femminile ha un suo proprio odore. Questo è bellissimo.
In questo periodo mi ricordo accadde un episodio molto buffo, di fronte al nostro condominio si era sposata una giovane coppia, che dopo circa una settimana, aveva steso, allo stendi bagno, fuori dal balcone al piano terra, precisamente un reggiseno, uno slip, un reggicalze, un paio di calze tutto di color bianco e un reggiseno, uno slip, un reggicalze, un paio di calze tutto di color nero (le calze erano in seta…mmmm).

Sapete dove sono andate a finire? Immaginatevelo!
I miei genitori ogni tanto, andavamo a trovare dei loro amici e portandomi con loro, scoprì che la moglie di questo amico di mio padre usava il reggicalze, perché quando si sedeva sul divano in sala, le calze si raggrinzivano e si vedeva il rilievo del gancio del reggicalze, aveva delle gambe bellissime e lunghissime tanto da farmi eccitare tantissimo. Una sera mi feci coraggio e chiesi di andare al bagno, fui molto fortunato, perché in una cesta in vimini, trovai delle calze usate color grigio fumé.

Mi feci una sega galattica, odorai il bordo delle calze che sapevano tantissimo di figa e sborrai lasciando solo qualche goccia nelle calze. L’esperienza riscontrata é quella che in casa altrui, andando in bagno, nella cesta dei panni sporchi, si può trovare qualcosa di molto interessante.
L’unica volta che trovai la cesta dei panni sporchi non nel bagno, ma nello studiolo, fu quando presi alcune ripetizioni di inglese da una bella professoressa bionda.

Usava molto i kilts, riuscii a rubare un collant blu ed uno bordeaux. Questa professoressa, prendeva il pullman per andare a scuola, aspettando alla fermata, mi dava il tempo, passando dal retro di un condominio di salire le scale e dalle vetrate del piano rialzato, vedendola, di segarmi varie volte, una di queste, lei indossava una minigonna grigia con collant grigi e stivali neri, giuro, feci una sborrata con il cazzo molle, vale a dire ero così eccitato che mi sono bastate 5 o 6 stantuffate con la mano ed il mio cazzo non ebbe nemmeno avuto il tempo di diventare duro che già avevo sborrato.

Le altre ripetizioni, che dovetti prendere, sono state di matematica, la professoressa non era molto bella, anzi era persino un po’ cicciottella, ma aveva due grosse tette e indossava sempre una gonna sopra il ginocchio e con collant generalmente di color marrone. Questa professoressa mi si sedeva di fronte ad un tavolo molto stretto e mentre mi dava degli esercizi da svolgere, correggeva i compiti in classe dei suoi allievi, quindi molto concentrata nella correzione, mi dava la possibilità di piegare la schiena indietro, abbassare lo sguardo, riuscendo a vederle le gambe, mi toccavo il cazzo da fuori i pantaloni, feci un sacco di sborrate nelle mutande!

Un giorno, andando a trovare un mio compagno di classe, salii su un pullman di linea, c’era solo l’autista, io, e una ragazza più o meno della mia età, con giubbotto e gonna in pelle nera, calze a rete e stivali, aveva i capelli tinti di un bel rosso ramato e con degli orecchini ad anello da zingara.

Mi eccitò così tanto vederla che aspettai a scendere alla sua fermata e seguendola a meno di 10 metri di distanza, imboccata una stradina secondaria, mi tirai fuori l’uccello durissimo e mi masturbai avvicinandomi alla ragazza…aveva un culo da favola…lei non si accorse di nulla…a distanza di quasi un metro…giuro…venni facendo colare tutto per terra.
In questo periodo iniziai ad avere le prime fidanzate, purtroppo, a quel tempo uscendo con una ragazza, se eri fortunato si arrivava alla masturbazione reciproca, ma non di più, solo con una certa Cristiana che ancor oggi, incrocio per la città (sempre molto distinta, sempre vestita in maniera impeccabile, sempre ancora una bella tipetta) le cose furono molto diverse.

Alle superiori nell’intervallo le ragazze stavano da una parte del corridoio ed i maschi dall’altra, ero amico con un compagno ( Ezio ), molto figo, ed ero abituato a vedere le ragazze guardare lui e mai me, Cristiana nell’intervallo incrociò il mio sguardo diverse volte e di li a poco tempo, andai a prenderla sotto casa per andare a fare una passeggiata. Davanti ad una merceria si fermò di s**tto e mi disse: hai voglia di aspettarmi 10 minuti, devo comprare due cosette…naturalmente dissi di si…ero molto curioso di sapere di che cosa si trattasse…ma non ebbi il coraggio di chiederglielo…poco dopo andammo in un bar, a prendere una cioccolata, fu proprio lei, a farmi vedere gli acquisti…erano due paia di collant uno nero con delle foglie disegnate (era ottobre, classico collant autunnale) ed uno bianco ricamato…rimasi attonito per qualche secondo…rispondendole…da inebetito…eh…belli.

Nella mia testa frullava un solo pensiero: forse ho incontrato la ragazza giusta a cui piace indossare i capi intimi. Ci frequentammo per vari mesi e dopo i soliti approcci, cercai di farle conoscer meglio la mia passione. Non fu per niente difficile, anzi sentivo nel suo parlare, un piacere interiore intenso se indossava della lussuosa lingerie. Per farla breve, una delle cose più belle, fu vedere il mio uccello infilato in un suo collant 15 denari, la sua bocca andare su e giù, le sue mani affusolate con le unghie smaltate di color rosso torcere lo scroto e intravede il mio sperma uscire dal taglio del glande inondando il suo collant, le sue labbra e la bocca.

Riuscii anche a realizzare un altro piccolo sogno quello di sborrarle addosso sui suoi collant, alla pecorina sulle sue favolose mutandine in raso a fiori, e infilando l’uccello tra la calza nera e la sua coscia, venire vicino al gancio del reggicalze.

Devo ringraziare Ezio, per tutte le volte che mi ha fatto spiare la sorella (Lorella, veramente una gran figa), dal buco della serratura, mentre si accingeva a fare il bagno, questo, stimolò parecchie volte la mia fantasia, facendola colmare con dei piaceri incredibili.

I miei possedevano una casetta in montagna, nel periodo estivo quando il tempo si prestava, trascorrevamo i fine settimana. Mi annoiavo a morte, il paese vicino era squallido, solo le montagne offrivano una panorama piacevole. L’unica giornata che mi piacque, fu quella volta, dove aiutai a spostare dei mobili in casa di una signora di circa 60 anni, abitava li vicino, scesa al piano di sotto per prepararmi una bevanda, trovandomi nella camera da letto, aprì l’armadio, i cassetti, nel primo trovai calze in nylon da reggicalze quasi tutte grigie e solo qualcuna marrone, nel secondo guaine e bustini con ganci da reggicalze, nel terzo reggiseni di taglia grande (la signora aveva le tette grandi) e mutande.

Mi misi immediatamente nelle mie mutande a contatto con il cazzo, due paia di calze grigie, mi eccitava molto il colore e poi erano molto trasparenti, 10 o 15 denari e un reggiseno bianco. Finito il lavoro, la signora mi chiese ancora, se potevo fissare con un gancio robusto un quadro con raffigurata una madonna, che le piaceva molto, le dissi: domani mi procuro il trapano e un tassello e ci vediamo nel pomeriggio.

Trafficavo col trapano, quando la signora mi disse che sarebbe andata in giardino a curare i suoi fiori, il mio cazzo divenne durissimo, quasi da uscire di forza dalla zip dei pantaloni, aspettai qualche istante e dalla finestra la vidi chinata nell’aiuola, andai nell’armadio, aprì il secondo cassetto e prendendo un bustino color carne, mi riavvicinai alla stessa finestra, infilando il cazzo nel morbido bustino e guardando le gambe della signora, mi toccai freneticamente.

Portavo sempre un fazzoletto in tasca dei pantaloni, proprio perché se avessi dovuto sborrare senza sporcare da qualche parte, lo avrei potuto fare nel fazzoletto…ero quasi li per venire, ero così eccitato che decisi di sgocciolare tutto il mio sperma nel bustino, fu favoloso.
Avevo 17 anni, non uscendo da vari mesi con nessuna ragazza, avevo voglia di godere, e facendomi forza decisi di cercare di entrare in un cinema vietato ai minori di anni 18.

Il controllore mi fece passare senza chiedere un documento, wuaoo…che figo…entro in galleria e quasi immediatamente vedo una metà della sala, formata da coppie e l’altra metà, formata solo da uomini. Vado a posizionarmi dietro una coppia, lei era una mora trentenne, molto carina. Allora, non esisteva Xhamster, i cd, i dvd, le videocassette porno, quindi potete immaginare come fossi eccitato a vedere quelle scene. Tirai fuori l’uccello duro, ma lo nascosi sotto il giubbotto, poggiato sulle gambe, mentre mi godevo le sequenze del film, osservai il fervore della coppietta seduta nella fila davanti a me, che con discrezione a loro volta sotto i loro cappotti si toccavano.

Col cuore in gola, il respiro affaticato, poco prima di venire spostai il giubbotto e cercando di direzionare i getti di sperma verso il basso, decisi di dedicare gli ultimi tre alla mora trentenne, sul maglione nero in lana, altezza schiena.
Questa operazione…vi giuro…lo feci per 4 o 5 volte nel corso di tutta la proiezione del film. Tornai a casa con il cazzo viola.
Fu un’altra esperienza sensazionale. Ritornai altre volte, in una di queste decisi di sedermi dalla parte dei soli uomini, all’inizio del film ero da solo, poco dopo, davanti a me, ma verso destra, si sedette un uomo di circa 50 anni, nella mia stessa fila alla mia destra lasciando un posto libero, si sedette un uomo di 30 anni circa.

Feci la solita mossa del giubbotto sulle gambe, mentre l’uomo sulla destra davanti a me non facendosi nessun problema tirò fuori l’uccello dai pantaloni e si masturbò con le due dita, aveva un membro decisamente grosso. Anche alla mia destra l’omino tirò fuori l’uccello e si toccò con disinvoltura. Le scene del film erano sempre più arrapanti e nella foga, anch’io tolsi il giubbotto, così potei muovermi meglio, il trentenne si spostò di posto e si affiancò alla mia destra, poco dopo con la sua mano sinistra mi toccò la coscia, io feci finta di niente e pian piano arrivò a toccarmi il cazzo, non dissi niente.

Mi stava masturbando mentre a sua volta si toccava. Nella penombra riuscivo a vedere il film, il grosso uccello di quel signore davanti a me, la mano di uno sconosciuto che mi toccava, il suo cazzo. Ero lì quasi per venire, mi tenevo a fatica, il colpo di grazia me lo diedero le schizzate di sperma del grosso membro davanti, questo mi portò a prendere in mano l’uccello del mio vicino e a stantuffarlo a dovere, era caldo, duro, quando sentii i primi s**tti rallentai, poi ripresi, alla seconda serie di s**tti lo vidi sborrare, in contemporanea volarono alti i miei schizzi, non mi fermai, accarezzandogli con le dita la liscia cappella, continuai fino a sentire il suo sperma caldo colare nelle mani.

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Una bella punizione!

Ti voglio punire in modo adeguato per lasciarmi ad aspettarti tutta la notte in un maledetto parcheggio e dunque ti faccio la mia schiava del sesso! Ti prenderò in un forte abbraccio, e ti bacerò con passione, con violenza, con fame, con la lingua dentro la tua bocca, dentro il tuo orecchio, dentro la tua camicetta. Dopo ti batterò sul letto, ti spoglierò dei vestiti, seduto sopra, per non lasciarti fuggire. Poi ti legherò dai polsi e dalle caviglie ai alle quattro gambe del letto, e comincerò a divertirmi con te.

Prendo cubetto di ghiaccio, e lo faccio scivolare sul tuo corpo, sul tuo seno, sui capezzoli, e diventeranno duri come pietre. E poi li prenderò in bocca, e li morderò con i denti. Dopo prendo una candela accesa, e dove la pelle è rossa per il freddo, lascio cadere la cera calda, e sentirai la pelle formicolare. E sentirai in tutto il corpo brividi, sudore, voglia….. Prendo il frustino, e comincio a scuoterti sulle gambe, sulle cosce.

Fa male, senti il dolore, ma non è niente ancora. Non avrò pietà, meriti questo e più! Si padrone, sono tua, sono stata cattiva, fammi tutto quello che vuoi! E allora comincio a colpire più forte. Il frustino lascia delle strisce rose, poi rosse. Aaaaah, che male! Ma non smetti!! Continui. Adesso incomincio a spogliarmi, lentamente, il petto, con i pelli neri, non molti, ma belli, come hai visto. Sento il mio cazzo indurito, grandissimo, ed è già bagnato, vedendo il tuo corpo, la pelle perfetta, la figa pulita e faccio fatica ad aprire i pantaloni.

Poi riesco, ed esce la mia erezione, che vibra nell’aria, con voglia di scopare, di dominare, di venire. Ho bisogno di te, del sesso, è non resisto. Apri le gambe di più, e mi tuffo dentro della tua figa con la lingua, e senti il caldo della mia bocca, della mia lingua, sulla clitoride, nella vagina, dentro, fuori, dentro, fuori. Le mie mani scorrono sul tuo corpo, sul tuo senno, duro come due chiodi, sotto il tuo culo, ti prendo duro con le mani, e spingo dentro con la lingua, sei bagnatissima, un gusto di passione, di miele, di sesso.

Poi ti colpisco, con le mie mani calde, sul culo, sul seno, sul volto, ogni volta più forte, ma non ti lascio venire. Sei la mia schiava, e vieni quando io voglio! Adesso mi metto sopra di te, con il cazzo davanti alla tua faccia, e ti commando di leccarmi. E entro dentro della tua bocca, in fondo alla gola, dentro e fuori, dentro e fuori. Ti prendo dai cappelli, e stringo forte forte.

Non riesci a respirare, poi ti lascio un’altra volta, e ancora dentro. Mi vuoi dentro di te, hai una voglia pazzesca di essere scopata. Ma sei la mia schiava, e faccio con te ciò che voglio!!! Ti giro dalla altra parte, sdraiata sul lettone, e apro lentamente le tue gambe. Lascio scorrere il mio dito lentamente sulle tue cosce, e poi sfiorisco la clitoride, ti viene un spasmo di piacere, di voglia, di desiderio.

Sei un lago, bagnatissima, e mi vuoi dentro della tua bella figa. Il padrone, tuttavia, ti tortura con l’aspettativa. Mi avvicino con il mio cazzo durissimo, e scorro la testa sulla tua coscia, e poi ti tocco in mezzo, lentamente, piano, e mi vuoi, mi desideri. Incomincio a penetrare dentro, con le mie mani sui tuoi fianchi, palpando tuo bel sedere, e vado dentro, più in profondità, sempre più dentro, e ti rendi conto di quanto grande è veramente questo cazzo! Arrivo proprio in profondità, e ti viene un brivido di piacere.

Ma questo è un castigo! E incomincio il rock and roll, dentro e fuori, dentro e fuori, sempre più veloce, sempre più forte, ti tengo firma sui fianchi, sulla tua sottile vite, cresce in te il piacere, cresce in te sempre più forte, adesso è intenso, e senti che stai arrivando, emetti gemetti, che cresce ad essere un urlo, un grido della dea del sesso! E dalle mie palle, con i pelli tagliati corti, sento crescere dentro del mio cazzo quella sensazione di venire, di riempirti della mia seme.

E poi succede, tutti e due insieme, in quel climax totale quando i due corpi diventano veramente uno solo, e scoppio in un orgasmo che ti riempia di sborra, nel momento che ti viene anche l’orgasmo fortissimo, tanto che tutto il tuo corpo è scosso dai brividi. E questo è soltanto l’inizio della serrata!!!.

Una serata diversa

Una Serata Diversa

Mi chiamo Sabrina ed ho 29 anni…. all’epoca dei fatti che vi racconterò ero una 26enne che frequentava l’Università di Economia e Commercio(adesso, per fortuna, sono laureata)..sono una ragazza che definire bellissima è davvero troppo.. non ho un fisico da modella, ma in me c’è qualcosa che attira gli uomini..saranno i capelli lunghi e neri, il mio visetto dolce e malizioso, il mio corpo credo piuttosto sensuale, perchè morbido e sinuoso..non ho difficolta ad ammettere che sono sempre stata qualche chilo sopra peso, poca roba, ma abbastanza da rendermi “appetitosa” per gli uomini, negli anni mi sono fatta l’idea che in me si possa vedere il prototipo della “femmina da letto”..

Da quando ho fatto sesso per la prima volta, a 19 anni e quindi un po’ in ritardo rispetto a tutte le mie amiche, è stato come se dovessi obbedire ad una escalation di interesse per le situazioni prima solo pruriginose, poi sempre più perverse, fino ad arrivare ad un momento preciso di rottura, improvviso, in cui i miei limiti, morali e “personali”, le inibizioni che prima mi possedevano, sono del tutto scomparse, rivelando a me stessa e agli altri il rovescio della mia medaglia…

Questo è il racconto dei miei primi passi in quella direzione..

CAPITOLO 1

Allora, in quel periodo avevo questa fantasia ricorrente, che alla fine era diventata un’ossessione..tutto era cominciato quella volte che il mio ragazzo, Marco, si era inventato una situazione particolare:io ero una puttana e lui mi doveva abbordare , avremmo contrattato , e poi saremmo andati a scopare..lo facemmo nel parcheggio sotto casa mia, come un gioco, ma la cosa venne davvero troppo bene, e quando scopammo venni come non mai.. ma la cosa che mi eccitò di più fu che dopo aver scopato lui mi dette 20 euro, mi fece scendere e mi salutò appena, andandosene con l’auto..rimasi per qualche minuto sotto casa un po’ stordita con la banconota in mano, e mi accorsi che quel gioco mi era piaciuto un po’ troppo..da allora non facevo altro che fantasticare di come sarebbe stato farlo veramente, battere sulla strada, dico, e farmi abbordare da degli sconosciuti..ci pensai così tanto che alla fine decisi di farlo, era una pazzia, lo so, ma tutti abbiamo un lato oscuro che a volte ci obbliga a fare certe cose da matti, no? Un Giovedì sera che non uscivo con Marco, era estate, mi vestii con la minigonna più corta che avevo, con una cannottierina rossa che mi copriva appena le tette -senza reggipetto- e lasciava scoperto l’ombelico e un paio di stivali neri che arrivavno sotto il ginocchio..per uscire e non farmi vedere dai miei in quelle condizioni, mi misi il cappottino di jeans lungo, salutai di corsa ed uscii, seguita dal grido di mia mamma “Ti farà caldo con quel cappotto!” Montai in macchina e andai verso la periferia della città che distava circa 60 km dal mio paesello..sapevo dove stavano le prostitute perchè ne avevo sentito parlare a giro…

Arrivai in zona, e parcheggiai l’auto..mi tolsi il cappotto e rimasi seminuda, per sentirmi ancora più perversa, mi tolsi anche le mutandine di pizzo nero..mi imposi di far finta di essere una ragazza dell’est, per non destare sospetti, e mentre camminavo sul marciapiede provai a dire qualche parola imitando un accento vagamente slavo.. Mi piazzai ad una certa distanza dalle altre ragazze, per non avere problemi e mi misi a passeggiare aventi e indietro sul lato della strada, sculettando più che potevo..avevo paura e un po’ tremavo, ma quando passarono alcune auto piene di ragazzi, che mi gridarono volgarità e apprezzamenti, l’eccitazione tornò a salire e a coprire tutto il resto! Dopo un quarto d’ora di attesa si fermò la prima auto..era un tizio sulla quarantina, con un po’ di pancetta che sporgeva sotto il maglione, non bello..mi disse solo “sali!, dai”.

Lo feci, con il cuore che mi batteva a mille, con le gambe molli, quasi terrorizzata..mi chiese se andavano bene 40 euro, feci cenno di sì e lui partì, fermandosi quasi subito in un parcheggio buio e un po’nascosto..mi mise la mano sul ginocchio e iniziò a accarezzarmi le cosce nude e intanto mi diceva che ero carina, che gli piacevo..avevo paura, stavo immobile, finchè lui improvvisamente non tirò fuori l’uccello:era già duro,e grosso, molto molto grosso, mi prese la mano e se la portò lì..cominciai a menarlo su e giù e la paura mi passava ogni secondo di più, iniziai subito a bagnarmi..prese un preservativo dal cruscotto , se lo infilò rapidamente e mi disse , “dai che aspetti, coraggio bambolina” e fece gesto di avvicinarmi..lo presi in bocca e iniziai a succhiarlo e ad ingoiarlo sempre di più , il contatto con quel membro sconosciuto mi fece andare quasi fuori di me, lui mi toccava il culo e si avvicinò alla mia passerina..quando si accorse che non avevo le mutandine mi disse “ma allora sei proprio una maialina, ti piace eh?dimmi che ti piace!” feci di sì con la testa mentre lo pompavo, ed era vero, mi piaceva da matti!..con una mano mi toccava rozzamente la fica che era ultra bagnata , e con l’altra mi spingeva la testa verso di sè, sempre più velocemente, io lo assecondavo e godevo, godevo tanto davvero e mi piaceva..dopo pochissimo mi spinse la testa con forza,e sentii da come pulsava il suo arnese dentro la mia bocca che stava venendo…quando finì mi alzai, mi disse “brava, spero davvero di ritrovarti uno di questi giorni.

“si tolse il preservativo e si rivestì in fretta,senza dire nient’altro, mi riportò dove mi aveva trovato, mi dette 40 euro(“va bene, no?”) e mi aprì la portiera da dentro, salutandomi con un cenno della mano, ripartì sgommando..

Come mi sentivo non lo so, ero confusa e le ginocchia mi facevano giacomo giacomo…pensai di rimontare in auto e andarmene alla svelta,ma non me ne dettero il tempo..si fermò subito un altra auto..a bordo, tre ragazzi giovani, sui 25-26 anni, quello che aprì il finestrino era davvero carino con i capelli a spazzola e gli occhi chiari -“ciao bella, quanto vuoi per tutti?” Non sapevo che dire ..erano tre!Non avevo pensato che sarebbe potuto succedere..ma gli uomini vanno con le puttane a tre per volta?Oddio!E adesso cosa dovevo fare? “Dai, domani il mio amico parte per il militare..ti diamo cento euro e ti facciamo divertire, che ne dici?” “Dai” disse quello seduto dietro aprendo il finestrino “sei la più bella di tutte, qua!” Detti un occhiata dietro, e anche lui era belloccio..dissi “va bene 100 euro” con finto accento slavo, aprii la portiera dietro e montai ..mi chiedevo:”ma che stai facendo, ma che stai facendo???” Appena dentro mi chiesero se andava bene andare in casa di uno di loro, poco lontano..va bene dissi con la voce incrinata..(“ma che stai facendo??”) Arrivammo rapidamente, nessuno aveva detto niente nel viaggio.. La casa era una villetta isolata nella campagna a ridosso della zona industriale, con un breve vialetto d’accesso..adesso avevo davvero paura, cosa mi sarebbe successo, perchè ero sata così pazza?? Entrammo in casa, ben arredata ,con tutto l’aspetto di un pied-a-terre di lusso, mi fecero accomodare sul divano e loro si misero davanti a me, seduti sul tavolo.

“Dai spogliati, troia” disse il primo con voce calma. Avrei dovuto offendermi..non fu così, per niente, anzi! “Dai, avanti” Allora lo feci, allargai le gambe e tirai su la gonna, sprofondando sul divano e facendogliela vedere, dicendo con voce rotta: “Dillo ancora..” Si guardarono “Sei una troia , devi restare nuda” Mi spogliai del tutto, lentamente,e restai solo con gli stivali. Mi toccai le tette stringendole, e la fica..sentirmi dare della troia mi aveva sconvolto, aveva toccato qualcosa dentro di me, mi aveva ferito e per questo mi era piaciuto.. allora si spogliarono anche loro, completamente, e mi furono addosso, mi toccavano dappertutto , mi aprivano le gambe, mi mordevano le tette, sentire tutte quelle mani quelle bocche e tutta quella carne addosso mi fece andare di fuori, sospiravo e gemevo, presi nelle due mani due cazzi e li agitai forte, mentre il terzo mi aveva messo due dita dentro e le muoveva con forza su e giù..mi ricordai per fortuna di far mettere i preservativi, mi misi in ginocchio sul tappeto ai piedi del divano..loro mi stavano davanti in piedi e io prendevo in bocca i loro uccelli ritti, uno alla volta..i ragazzi me ne dicevano di tutti i colori, e più me ne dicevano più impazzivo, più ne volevo..loro ridevano e urlavano, ad un certo punto tentarono di mettermene due contemporanemanete in bocca, dovevo avere il volto sfigurato, ma mi lasciavo fare tutto…mi presero, e mi appoggiarono sul tavolo con la pancia in giù..il primo me lo infilò di botto e dette subito dei colpi veloci e forti, dissi sottovoce: “finalmente”, e sentivo che si davano rapidamente il cambio dentro di me, sentivo la differenza tra i vari movimenti, mi prendevano per i fianchi e mi tiravano verso di loro, mi tiravano i capelli indietro, mi davano pacche sul culo e io mi facevo fare tutto di tutto, lo volevo , mi piaceva .. ad un certo punto uno disse..”aspettate”..mi aprì le natiche e mi sputò sul culo, sentii anche altri sputi degli altri che mi colpivano lì, sulle natiche, sulla schiena, e provai a dire “no, no, lì no”, accennai ad alzarmi ma mi sbatterono nuovamente giù con una spinta, uno mi teneva con forza, con una mano, la pancia premuta sul tavolo.. sentii che un qualcosa mi entrava appena nel culetto, lo avevo fatto poche volte con Marco perchè mi faceva sempre male, ma quella volta aprii la bocca e presi fiato , e sentivo che mi entrava sempre più dentro senza darmi fastidio, allargai un po’ le gambe, ed entrò tutto,stette un po’ fermo, poi cominciò ad andare avanti e indietro avanti e indietro e mi uscì un gemito soffocato e allora sentii che lui accelerava ed iniziai ad urlare e venni tanto, ma tanto che quando lui si fermò ed uscì, mi tremavano le gambe!Allora mi girarono a faccia in su, e iniziarono a darsi il cambio per scoparmi nel culo e nella fica come volevano e sentii che mi dicevano “ma guarda che troia”, “prendi maiala”, “ti sfondo il culo”,”guarda che fica slabbrata che ha questa”, e io non pensavo a niente perchè mi piaceva e non volevo pensare a niente di niente ..alla fine mi dettero una mano e mi alazrono, mi misero seduta sul divano con la testa appoggiata sullo schienale, istintivamente aprii la bocca, mi montarono sopra e mi scoparono anche lì e sentivo tutti i miei sapori sui loro cazzi inguainati, e se ne vennero uno alla volta dentro la mia bocca, e mi trovai a pensare a quanto sarebbe stato bello poter bere il loro sperma, mio dio, quanto sarebbe stato bello… Quando tutto fu finito,tutti si buttarono sul divano accanto a me,che ero proprio sfinita, e continuarono per un po’ a toccarmi le tette e in mezzo alle gambe, poi ci rivestimmo un po’ in silenzio, i ragazzi ancora ridacchiavano e si davano delle gomitate indicandomi con cenni della testa, mi sentivo umiliata, sporca, ma non riuscivo a sentrimi in colpa….

uscimmo da lì che erano le due di notte,montai in macchina dietro, insieme a quello carino con i capelli ritti,che per i dieci minuti del viaggio continuò a infilarmi le dita nella fichetta stanca..mi dava fastidio, ma lo lasciavo fare,allargando le gambe, tanto ero distrutta e passiva ..arrivati sul viale mi dettero centocinquanta euro invece dei previsti cento, mi dissero che me li ero guadagnati,che ero stupenda, che speravano di ritrovarmi, smontai dalla loro auto,ci salutammo,e ripartirono, era tutto così irreale..mi avviai lentamente verso la macchina..ma quella serata non era destinata a finire!

Mentre camminavo mi resi conto delle condizioni in cui ero..il culo mi faceva un male da morire, la fica era talmente bagnata i che colava lungo le cosce, le tette erano indolenzite per i modi bruschi con cui erano state trattate, ed ero sicura che mi stavano venendo lividi sulle braccia perchè per tutta la sera ero stata afferrata, strattonata, spinta.. Pensavo a quello che avevo fatto, a quanto mi era piaciuto, ero un po’ impaurita per aver tratto piacere da situazioni così perverse e anormali..chi o che cosa ero diventata?e cosa avrei fatto d’ora in poi?? Mentre pensavo a queste cose, avanzando a zig zag e zoppicando sui tacchi degli stivali, non mi ero accorta che una macchina stava arrivando a tutta velocità..mi accorsi di loro solo quando vidi lampeggiare una luce blu che mi si affiancò facendo stridere le gomme per la gran frenata..era una macchina della Polizia!Adesso ero vermamente nella merda!!Mi immobilizai sul marciapiede e i due poliziotti scesero, uno era alto con le spalle incredibilmente larghe e non potei far a meno, anche in quel frangente, di notare che era carino, , l’altro più basso, con un odioso pizzo che gli scolpiva la faccia in un eterna smorfia crudele..

“Buonasera” “Ci favorisca i documenti e il permesso di soggiorno!”

Ero talmente impaurita che non riuscivo a parlare, gli occhi mi si riempirono di lacrime, e stetti a fissarli con gli occhi spalancati con le braccia strette sotto il seno, incapace di pensare cosa dire o fare, come comportarmi.

“Signorina, ha capito cosa le abbiamo chiesto?”

Provai a parlare “Io…io..non sono una prostiuta..”

“Questo lo ha detto lei, non noi..lei è italiana?” Risposi di sì, e che avevo avuto un guasto alla macchina, adesso era tutto a posto e non avevo problemi e stavo tornando a casa..ma dalle loro facce scettiche capivo che non li convincevo affatto.. Quello alto cominciò: “Lei è in una zona frequentata da prostitute, purtroppo siamo obbligati a chiederle i documenti e a fare una perquisizione..” “Le garantisco che è solo una formalità, cerchi di capire e faremo in fretta…” Quelli sapevano benissimo che non ero lì per un guasto dell’auto, tra l’altro il mio abbigliamento lo avrebbe reso chiaro a chiunque,ma ero altrettanto sicura che in ogni caso nn avrebbero potuto farmi niente..ero solo una ragazza senza precedenti vestita in modo eccentrico che camminava verso la sua auto..decisi comunque di fare quello che dicevano per fare più veloce possibile e non avere guai.. mi accompagnarono a piedi alla mia auto, che era a pochi metri di distanza..mentre entravo nell’abitacolo per prendere i documenti feci un movimento sbagliato..la gonna si impigliò nel seggiolino e salì fino alla vita, rivelando alle torce esterrefatte dei due agenti la mia fichetta nuda..arrossii e mi affrettai a coprirmi, ma quando alzai gli occhi vidi che i due agenti si guardavano stupiti, sorridendo..questo mi fece provare un brivido lungo la schiena,di imbarazzo e di piacere allo stesso tempo..adesso era provato oltre ogni ragionevole dubbio il motivo per cui ero lì..probabilmente mi avrebbero fatto perdere un altro po’di tempo, ma niente di più..consegani i documenti e uscii dalla macchina..il poliziotto alto, quello con delle belle spalle, mi disse di mettermi con le mani appoggiate sul tettino e di allargare le gambe..poi fece con voce bassa “Permette?”..in teoria avrei potuto rifiutarmi di essere perquista da un uomo, ma essere in quella posizione e pensare di essere toccata in quel modo fece salire di nuovo la mia eccitazione, e quella che ormai ammettevo essere una perversione masochista..feci appena segno di sì con la testa,e lui iniziò lentamente a toccarmi gli stivali con le mani coperte dai guanti di pelle, salì indugiando un po’ troppo sopra il ginocchio, dove iniziava la coscia nuda, poi salì verso il culo coperto a malapena dalla mini, senza molti riguardi e premendo troppo,passò sul davanti ed incontrò la piccola tasca dove tenevo i soldi che mi erano stati dati dai miei “clienti” “Svuoti quella tasca..” La aprii e tirai fuori i 190 euro..Mi guardò da sotto il cappello, senza dire niente.. Quella perquisizione mi doveva aver fatto salire la temperatura di qualche grado, mi sentivo avvampare..poi, l’idea che quei poliziotti mi avessero presa per una puttana professionista stimolava ancora di più la mia fantasia, la mia voglia di essere totalmente porca e disinibita..o era solo il bisogno di essere usata, di sentirmi un oggetto, in balia di qualcuno?Comunque, decisi semplicemente e senza possibilità di ripensamenti, di prendere l’iniziativa, e dissi all’improvviso con voce piagnucolosa: “Per favore non portatemi dentro!Vi prego, vi scongiuro!” (li guardavo con occhi lucidi, imploranti) “Davvero, non ho fatto niente di male, non mi arrestate, farei qualsiasi cosa”(e mentre lo dicevo, li guardai entrambi negli occhi)”, ma non mi arrestate”.. Quei due si dettero uno sguardo strano.. allora mi misi con le mani appoggiate sul cofano della macchina, e divaricai le gambe dicendo “Potete perquisirmi ancora, vedrete che non troverete nient’altro” Non dissero niente, ma li sentii subito entrambi dietro di me..per quanto potessero essere professionisti o rigorosi, non potevano rs****re ad una ragazzina seminuda piazzata praticamente a 90 gradi, con il sederino sporgente e con la gonna che non nascondeva nulla alla loro vista..sentii le mani di entrambi sul culo, prima quasi timide, poi sempre più infervorate e brutali..mi toccarono le cosce stringedole, alazrono ancora di più la gonna..avevo il culo completamente nudo, mi uscì un gemito e mi inarcai leggermente, sentii le loro mani sullo spacco, mi aprirono le mele, uno mi infilò infine due dita dentro..la sensazione di quelle due dita coperte dal guanto di pelle mi fece quasi venire, abbassai la testa appoggiandola sul cofano e iniziai a spingere verso di loro il culo,inarcandomi ancora di più..uno dei due chiese all’altro “Che facciamo? “Lo so io” rispose il secondo.. Mi fecero alzare e quello col pizzetto disse con voce bassa: “Signorina, purtroppo data la situazione dobbiamo portarla in questura per accertamenti..non si preoccupi,data la situaione non le faremo problemi..” Mi accompagnarono verso la autopattuglia, sapevo cosa intendeva il poliziotto con quella frase, ed era esattamente quello che volevo..mentre camminavamo vidi luccicare sotto un lampione le manette che i due avevano al cinturone..dissi di getto: “Va bene, vengo con voi, ma per favore non mi ammanettate..avere le mani legate mi da delle strane..sensazioni” Quello altò mi scrutò un attimo.. “..purtroppo è la procedura..siamo costretti, ad ammanettarla” Mi girarono e mi chiusero le manette ai polsi, dietro la schiena..salimmo in macchina e arrivammo rapidamente alla Questura..quando entrammo il poliziotto che era di guardia scambiò un sorriso con i due, dicendo “Voi due siete sempre a raccattare puttane, eh?”..sentirmi dare della puttana, ed essere con le mani legate dietro la schiena mi dava un piacere sottile, diffuso, che non potevo assolutamente ignorare!.. La questura a quell’ora era semideserta, i due agenti mi accompagnarono per lunghi corridoi, spintonandomi e strattonandomi, nessuno faceva caso a noi..mentre scendevamo un piano di scale, notai per la prima volta i loro manganelli.

Pendevano dalle loror cinture, avevano un aspetto incredibilmente duro e robusto, forte,erano neri e stondati, erano lunghi circa 40 centimetri compreso il manico di pelle scura, avevano un diametro notevole e non riuscii a non pensare che somigliavano ad enormi cazzi di neri di una qualche tribù africana. li fissai come ipnotizzata per tutto il resto del tempo..alla fine arrivammo in una stanza, la cui porta fu chiusa a chiave appena entrammo..sentire il chiavistello che si serrava, mi fece arrivare al massimo dell’eccitazione!..nella stanza c’erano tre sedie da ufficio con i braccioli ed un tavolo, una parete era quasi completamente ricoperta da un enorme specchio.. Mi fecero sedere su una sedia, e quello alto disse: “Lei è accusata di adescamento e di prostituzione..le facciamo la denuncia o ha qualcosa da dire al riguardo?” Non dissi niente..facendo forza sul sedere allargai le gambe, le alzai e le appoggiaisui braccioli della sedia-che aveva lo schienale reclinato-, mostrandomi completamente aperta,con la fichetta dilatata e, penso, visibilmente già bagnata.. Chiesi languidamanete:”Ma voi il manganello lo usate solo per picchiare i criminali?” Capirono all’istante.

Quello col pizzetto tirò fuori il manganello. me lo passò sule cosce, facendomi fremere,salì sulla pancia, lo usò per tirarmi la cannottierina rossa sopra le tettine..ansimavo..infine scese di nuovo, me lo puntò in mezzo alle gambe e lo infilò con un gesto deciso..sentirmi entrare quella cosa enrome mi fece scappare un urletto di piacere..iniziò senza esitazioni a mandarlo su e giù sempre più a fondo, premendo, mi sentivo spaccare e iniziai a gemere sempre più forte..il pizzetto disse all’altro “E falla stare zitta..”.. Quello si calò rapidamente i pantaloni e mi avvicinò al viso il suo cazzo già in erezione..aprii le labbra e me lo sentii subito tutto in bocca, mi teneva la testa da dietro e la spingeva con forza verso di sè…ero invasata!Mentre succhiavo con foga,spingevo le anche verso il manganello che entrava sempre più a fondo dentro di me, implacabile..ad un certo punto sentii dolore, l’enorme strumento di plastica nera stava affondando troppo, feci per fermarlo e mi accorsi come d’improvviso che avevo le mani ammnetatte dietro la schiena e non potevo fare niente..quel momento di totale impotenza e sottomissione mi dette una specie di scarica elettrica e arrivai in un secondo ad avere un orgasmo devastante e potentissimo, mugolai soffocata dall’uccello che andai ad ingoiare fino alle palle, attaccandomi quasi al ventre dell’uomo con le labbra, e spinsi il mio pube fino a sentire male verso il manganello..stetti per qualche secondo irrigidita in questa posizione, tremando, e poi mi rilassai completamente rilasciando tutti i muscoli..il tizio alto tolse il suo membro dalla mia bocca, l’altro sfilò lentamente il manganello..quando uscì fece uno strano suono molle,fradicio, lo guardai ed era lucido e baganto fino al punto in cui era entrato, oltre la metà..i due si chinarono davanti a me ad osservare la mia fichetta aperta e pulsante.. “Guarda che roba” disse il pizzetto “Con questa ci divertiamo..” Io ero affondata sulla sedia, tenevo la bocca semiaperta e gli occhi chiusi, respirando forte..mi tolsero le gambe da sopra i braccioli e mi fecero alzare tirandomi dai capezzoli così forte che, se non avessi imediatamente collaborato, me li avrebbero sicuramente strappati..quando fui in piedi, mi spogliarono del tutto,e mi girarono verso lo specchio che occupava un intera parete della stanza..vedermi completamente nuda e ammanettata mi dette un brivido..mi fecero salire con le ginocchia sul tavolo, con la faccia appoggiata alla superficie fredda e liscia , il culo in alto e le gambe ben divaricate, le mani ancora immobilizzte diero..mentre stavo così mi guardai nello specchio che mi era di fronte..la posizione che avevo assunto, che mi avevano fatto assumere, era quanto di più osceno e lussurioso si potesse vedere..arrivata a quel punto sapevo esattamente quello che volevo.. Dissi, implorante e con voce rotta:”Vi prego..vi prego, non usate il manganello nel mio buco del culo” e scandii lentamente le ultime tre parole.

“Ripetilo un po’” dissero. “Per favore, vi scongiuro, non mettetemi il manganello nel culo” Il messggio era chiaro, il mecanismo del gioco anche di più ed ero io che lo comandavo.. Quello alto restò dietro di me, mi aprì ancora di più le mele e sputò lì in mezzo, più volte, passando poi con la mano e infilandomi le prima falangi delle dita dentro..l’altro mi piazzò il manganello ancora bagnato dal mio orgasmo in bocca..cercai di inumdirlo di saliva il più possibile..me los pinse in gola fino quasi a farmi vomitare, poi lo tolse e salì sul tavolo con i piedi..vedevo la scena nello specchio..era in piedi sopra di me, teneva il manganello con le due mani e me lo aveva puntato sul culo..spingeva lentamene, ma non entrava nonostante io sporgessi il sedere verso l’alto..allora mi girarono con la schiena apoggiata alle mani e le gambe tirate su..riprovò, ma ancora non esntrava.. d’improvviso perse la pazienza, credo, perchè dette un colpo forte ,decisamente violento..il manganello mi entrò nel culo per dieci centrimetri buoni, di colpo! Gli occhi mi ruotarono automaticamente verso l’alto, spalancai la bocca e mi uscì un suono disperato e gutturale dalla gola, una specie di “AHH-HHHH-HHHA-AHHHHHH-HHHH” soffocato, che esprimeva dolore , immenso piacere , estasi.. Mi sforzai di guardare nello specchio quello che succedeva..il poliziotto mi spingeva il manganello nel culo sempre più a fondo ma lentamente, andando piano piano su e giù..cominciò ad accelerare e io sentirmi incredibilmente piena, stuprata, spaccata..iniziai a gridare “SIIIHHHII-DAI-DAI-DAI:spaccami-DAI-DAI-DAIIIIIHHH”..continuò

così per alemno cinque minuti, dando colpi sempre più forti, vedevo affondare il manganello spalancando gli occhi…quello alto,forse per non farmi urlare, era salito anche lui sul tavolo e prese a scoparmi velocemente in bocca…quando poi si alzò, l’altro smise di scoparmi col manganello, che era dentro quasi fino a metà..lo tolse..sentivo l’ano che si richiudeva..quando fu fuori sputò sulla punta e lo rinfilò di botto, strappandomi un “OHHH-HHH”, fece denyro e fuori per un paio di volte, poi si stancò ed uscì definitavemente..sentivo il culo pesto e aperto ma non mi faceva male,tutto quel movimento non mi era bastato, ormai non sentivo più rimorsi, o inibizioni, volevo godere ed essere scopata da chiunque, e da qualsiasi cosa….

i due agenti ovviamente erano al massimo dell’eccitazione..mi misero in ginocchio in terra, mi tolsero le manette, che avevano lasciato dei segni rossi sui miei polsi, e si presentarono davanti a me con i loro uccelli in tiro..li tenni in mano, agitandoli con forza, li presi in bocca e li leccai per tutta la lunghezza, indemoniata e vogliosa..quando sentii che quello alto stava per venirmi in bocca lo tirai fuori e m feci sborrare sul viso..allora l’altro prese a menarselo velocemente e iniziò a sborrare e sborrare, sul mio viso, sulle mie tette,facendomi una vera doccia di sperma!..mi dettero un fazzoletto per pulirmi,e poi si buttarono sulle sedie..sembravano due uomini soddisfatti, ma io non ero dello stesso avviso..mi sedetti sul tavolo afferrando il manganello che era stato abbandanato su una sedia.

Lo misi in bocca infilandolo lentamente, per bagnarlo..aveva tutto il sapore del mio culo, in quel frangente quel gusto mi inebriò e mi sballò, come una droga..lo tolsi dalla bocca e lo piazzai sul buchetto, sdrainadomi sul tavolo e spalancando le gambe con le ginocchia piegate..pigiai sul culo finchè non entrò appena, lo tolsi, lo rinfilai, lo tolsi di nuovo e poi, premendo forte, lo infilai di un bel pezzo, finchè non mi sentii piena e non riuscivo a spingerlo più dentro per il dolore..mentre con una mano mi infilavo lo strumento nel culo, con l’altra mi sfregavo con forza il clito, inserivo le dita nella fica, sentendola bagnata e spalancata..gemevo piano, sottovoce, mi dimenticai dei poliziotti e di dove ero, contiunando a spingere nel culo, volevo solo farlo entrare più possibile, volevo sentirmi impalata, e credo che il manganello alla fine entrò ben oltre la metà..poi però alzai la testa e vidi i due poliziotti, sempre seduti, che mi guardavano, i loro cazzi erano già quasi in erezione, allora mi tolsi il manganello con un certo dolore e piacere allo stesso tempo, scesi dal tavolo e mi misi davanti ai due, ancora seduti..leccai i loro uccelli, li menai, passai loro la lingua sulle palle e sui loro buchi del culo, mi alzai e mi infilai tre dita nella passerina, togliendole e poi rinfilandole..i loro cazzi erano nuovamente in erezione, e più grossi di prima.. Quello alto disse: “Forse mi sbaglio, ma questa troia sta cercando di provocarci.. “Secondo me hai ragione, è una troia..” Il pizzetto fu più veloce dell’altro si alzò di s**tto agguantandomi per le braccia, lo fece così veloce da farmi quasi paura, mi girò e me lo ficcò dentro, all’impiedi, dando subito colpi tremendi e furibondi, sbattendomi con forza, mi prese la testa con la mano e ma la spinse verso il cazzo dell’altro, che si era alzato a sua volta..questo iniziò a scoparmi in bocca, anche lui furiosamente..quando si dettero il cambio, quello alto me lo mise nel culo,fino n fondo, anche lui sbattendomi..nonostante la prova del manganello, che era molto più grosso, la violenza con cui mi sbatteva mi fece provare dolore..allora dissi togliendomi l’uccello dell’altro di tra le labbra:”Ahhh!Bastardo mi fai male”..quello per tutta risposta prese a scoparmi ancora con più forza, sentivo il rumore delle sue palle che mi sbattevano a intervalli sempre più ravvicinati sulla fichetta, presi ad urlare,di piacere naturalmente, fu allora che quello col pizzetto mi dette uno schiaffo, forte, sul viso..disse quasi sottovoce e con sguardo cattivo:”Zitta troia, siamo in una cazzo di Questura, non puoi fare questo casino”.

Lo schiaffo mi aveva semplicemente fatto venire. Iniziai a sentirmi stuprata, e per come mi trattarono da allora in poi non sono affatto sicura che non fu così. Ero nelle loro mani. Mi scoparono per una mezzora buona, davvero con violenza, mettendomi in tutte le posizioni, schiaffeggiandomi, tirandomi per i capelli , dicendomi di tutto..alla fine era seduta su quello col pizzetto,che era sdraiato in terra, con il suo cazzo nel culo, mi sbatteva dal basso e io assecondavo i suoi movimenti..mentre ero così quello alto mi scopava ancora in bocca, tenedomi con forza la testa e spingendola con violenza verso di se..ad un certo punto me lo ficcò in fondo, spingendo anche con il bacino e semplicemente mi sborrò in gola..iniziai a tossire, cercando di deglutire tutta quella roba, mentre il pizzetto non si fermava e continuava a sbattermi dal basso..cercai di protestare,di divincolarmi, ma non mi fu possibile..”E ora ti prendi la mia nel culo”, disse il pizzetto..subito allarmata dissi “No, ti prego!”, e questa volta ero sincera, non volevo che mi venisse nel culo!!Cercai di divincolarmi, ma lui mi teneva forte per la vita..allora con un colpo di reni riuscii ad alzarmi e scappare,mi rifugiai dalla parte opposta del tavolo..quello alto mi fu subito addosso, mi rincorreva attorno al tavolo mentre l’altro era ancora sdraiaito sulla moquette verde, toccandosi l’uccello e ridendo della scena..alla fine il mio inseguitore prese il manganello e mi dette un colpo, non troppo forte, su una coscia, è chiaro che per esperienza sapeva dove colpire perchè sentii un dolore acuto, che per altro passò subito, ma che mi fece cadere davanti alle sedie..allora mi fu addosso, mentre con una mano teneva i miei polsi in una morsa, allungando l’altra prese le due paia di manette della loro dotazione, e ne strinse una ad un mio polso ed una all’altro, lasciando una estremità libera per ognuna..poi mi trascinò da esse verso il lato corto del tavolo, e fissò le manette alle due gambe di esso..così ero bloccata!Inutile dire che quell’inseguimento, l’ammanettamento, essere trascinata e impossibilitata a muovermi bloccata a terra, mi avevano di nuovo eccitata..il pizzetto arrivò subito..tentò di aprirmi le gambe , ma le tenevo strette..nonostante l’eccitazione quello che voleva fare non mi andava giù e dicevo “No, no, adesso basta, per favore, PER FAVORE!”!Arrivò quello alto, si mise sopra di me in piedi dandomi la schiena, e mi forzò le cosce, riuscendo infine ad aprirle e, nonostante tutti i miei sforz,i a tenermi ben larga, con forza..allora il pizzetto si mise giù e mi piazzò l’uccello sul culo, affondandolo..all’inizio mi fece veramente male, perchè ero contratta, ma tutta quella situazione, inutile negarlo, mi piaceva..mentre quello mi scopava con foga, e l’altro mi teneva ben larghe le gambe, iniziai a gemere sottovoce,non volevo che sentisse che mi piaceva, ma poi non riuscii a trattenermi perchè il pizzetto, tra l’altro, ci sapeva fare, dandomi dei poderosi colpi, facendomi quasi male nonostante il “trattamento” col manganello..iniziai a godere..quello alto mi lasciò le gambe, non facevo più resistenza, e iniziò a toccarmi la passerina..fu la goccia che mi fece traboccare..persi di nuovo il controllo, iniziai a gridare come un osessa: “AHII-AHH-SHHHI-SHHI-SHHIII–SPAHHACCAMIHHH-FAMMI MALE- AHIIII-AHHH-SONO-AHHHH-UNA VACCAHHHHH-GHHHH!”, sentirmi dire quelle cose fece arrivare il tizio col pizzetto al limite..mi prese per le cosce e mi tirò a se, affondando con l’uccello alla radice e sborrandomi ben in fondo..sentire quei fiotti caldi nelle profondità del mio culo mi strappò un ultimo “HHHH-HHHH-Aghhhhhhhh-hh-“…quandò uscì, ero distrutta in tutti i sensi.

Si alzarono e mi lasciarono ammanettata per un po’ guardandomi dall’alto…sentivo il seme del poliziotto che mi usciva dal “buchetto”-che ormai doveva essere ben spanato- e colava giù lungo le mele..il pizzetto prese un fazzoletto e mi asciugò, con una delicatezza e un’attenzione sorprendenti, e che mi fecero, in quel momento, un gran piacere..poi disse “Non ti devi preoccupare delle malattie, noi sbirri ci dobbiamo fare i controlli del sangue ogni mese, e lo abbiamo fatto proprio la settimana scorsa..siamo sani come pesci..e tu d’altra parte sembri una ragazzina a posto.

“Inutile dire che anche quello mi provocò un gran sollievo! Poi fecero una cosa che al momento non capii..mi liberarono dalle manette, spostarono il tavolo verso la parete coperta dall’enorme specchio, mi fecero salire sul tavolo in ginocchio, con il culo quasi appoggiato alla parete riflettente e le gambe ben larghe..mi aprirono con forza le mele , indicando i miei pertugi aperti e provati e ridendo..questo atteggiamento mi lasciava perplessa!Poi mi dissero “guarda un po’ qui che sorpresa”..mi fece cenno di avvicinarmi a quello che credevo essere lo specchio..da vicino, si vedeva chiaramente che era un vetro trattato per riflettere, ma in realtà trasparente..dall’altra parte del vetro,c’era una stanza, e nella stanza tre poliziotti in divisa, con gli uccelli fuori , che mi salutavano e applaudivano!Rimasi sconcertata, allibita, incredula!Mi vergognavo!Quelli avevano visto e sentito tutto?Come avevo fatto a non pensarci?Nei film si vedeono sempre quelle stanze “segrete” celate da uno specchio da cui gli investigatori assistono agli interrogatori..Ero col viso attaccato alla parete e guardavo l’altra stanza, con il cuore in gola e il respiro affannoso..poi vidi uno dei tre che premeva un pulsante e si avvicinava a parlare ad un microfono..la sua voce uscì da un altoparlante situato in alto nella nostra stanza..”Complimenti signorina Sabrina G.

, lei è davvero una gran troia!”(Risate)”Le dispiace se veniamo a salutarla?”..che dovevo dire?Dall’altra prte dello specchio i tre si avvicinarono alla parete che ci divideva, mi incollai ancora di più, vidi i loro uccelli vicinissimi, ci separava solo quel sottile strato trasparente, li battevano sul vetro in corrispondenza del mio viso..uno in particolare, mi colpì..era quello del tizio che aveva parlato al microfono, era una cosa enorme, non ne avevo mai visto uno così grosso, con delle vene volgari e pulsanti lungo tutta l’asta, nodoso, con una cappella enorme, lungo..allora, di nuovo lasciai perdere tutta la vergogna, le inibizioni, la paura, e feci semplicemente cenno di sì..Mi misi a sedere su una sedia aspettandoli..arrivarono subito, sentii il chiavistello della porta che si apriva, entrarono uno per volta squadrandomi con sorrisi di fuoco, e li vidi richiudere la porta chiave..questi erano più anziani dei due che mi avevano portata lì, avevano sicuramente passato la quarantina, erano vagamente fuori forma..quello con l’uccello enorme,che sembrava il più anziano,portava degli incredibili baffi da sbirro e aveva una pancia sporgente che tirava la divisa.

Un altro, bassino e pelato, era più giovane e notai il suo bel viso e gli occhi chiari..il terzo era alto e magro,aveva uno sguardo cattivo, ma dei bei lineamenti, e mani grandi e forti.. I tre dissero “E bravi i nostri novellini, che ci portano sempre un gingillo per passare la nottata..”. Era evidente che non era la prima volta che lì dentro succedeva una cosa del genere, e che quello era un rituale che quei cinque conoscevano bene.. Il solito tizio, quello con i baffi, disse avvicnandomisi e tolgiendosi i pantaloni “Cara signorina Sabrina G.

, lei è accusata di prostituzione e adescamento..ancora non siamo sicuri che lei non sia una puttana. Vede, ci deve convicere..”e mentre lo diceva mi agitava sotto il naso il suo affare enorme, e mi toccava pizzicandolo il piccolo e sexy rotolino di grasso che ho sulla pancia, e che si mostra quando sono seduta…Non resistetti più di un paio di secondi, afferrai il suo arnese con la mano..era così grosso che le mie dita non riuscivano a chiudersi intorno all’asta..lo presi in bocca,aprendo le mascelle più che potevo, e iniziai a succhiarlo lentamente, con attenzione, dando lunghe leccate dalle palle fino alla cappella, ingoiandolo fino a dove riuscivo, stringendogli le palle, o passandogli con il taglio della mano sullo spacco del culo..gli altri due si erano messi ai lati della sedia su cui ero seduta, così cominciai a spompinarli uno per volta, sempre con più foga, con più ardore, perchè tutti quegli uccelli intorno al mio viso, tutti quei sapori diversi nella mia bocca, mi facevano impazzire.. I due “novellini” intanto si erano messi dietro di me, e mi toccavano le tette, stringendole, tirandomi i capezzoli, e spingendosi a passare con le dita sulla fichetta..la loro presenza, in un certo senso, mi rassicurava! Il tizio con i baffi si accucciò tra le mie gambe e mi infilò un dito dentro ..lo tolse e lo annusò, bagnato,poi me lo avvicnò alla bocca e me lo fece succhiare..era buono..Dissi “Dai, scopatemi poliziotti”..quello alto e magro si mise a terra, e fece cenno di raggiungerlo,gli montai sopra ed iniziai a cavalcarlo con foga, stringendomi le tette, con gli occhi chiusi..gli altri si avvicnarono ai miei lati, presi i loro uccelli in mano e ancora una volta sentire quello enorme del poliziotto baffuto mi dette una scossa, mi alzai e mi apoggiai con la pancia sul tavolo, aprendomi le mele.

Dissi “Dai baffone, fammelo sentire qui..” , quello non se lo fece ripetere..me lo puntò sul culo, e affondò subito. Era troppo grosso,in circonfernza superava di sicuro il manganello,e mi faceva male, ma quella sera il dolore era lentamente diventato il veicolo per arrivare al piacere, e lo stesso potevo dire delle umilizioni, del sentirmi insultata..così mentre quello mi dava dei colpi lenti ma inesorabili dicevo “AHH-Sono-AHH-o non sono-AHH-una-AHH puttanahhhahh?” “No bella, sei una troietta come tante..lo sai quante ce ne siamo fatte così?” Sentirmi dire “troietta come tante” mi fece infervorare ancora di più..e presi a spingere il culo verso il baffone, sentendone la pancia sporgente, sentendono che proprio quella pancia sporgente stuzzicava la mia parte sporca, corrotta, e che quella sera avevo deciso di liberare completamente..dopo un po’ gli altri comniciarono a sbraitare contro il baffone “Ehi lasciacela un po’ che così la rompi,Terza Gamba!” “Terza Gamba” uscì dicendo “E’ tutta vostra..”.

Sentii prendermi per il collo, brutalmente..Sapevano cosa volevano fare..il pelato si mise a terra, e mi spinsero a mettermi a sedere sopra il suo uccello ritto, mi abbracciò tenedomi stretta e premendomi le tette contro il suo petto..subito, da dietro, arrivò anche il magro.. senza perdere tempo, affondò il suo membro dentro il mio culo..feci un “AHHHH!” di dolore..mi sentivo spaccre dentro!!Ignorarono i miei lamenti e si mossero dentro di me velocemente, affondando..in particolare il magro mi dava dei colpi potenti nel culo,sentivo i loro due uccelli separati da poca pelle, che si muovevano dentro di me, mi sentivo piena, non avevo mai provato niente di così…completo..quando dentro di me mi dissi “Stai facendo la tua prima ‘doppia penetrazione’!” persi il controllo..La “doppia penetrazione” l’avevo sempre associata ai film porno, alle professioniste del sesso, insomma, a delle donne completamente “perse” , completamente “troie”..tutto questo mi provocò un orgasmo fulminante, e iniziai di nuovo a gridare: “OAHHHH.

AHHHHHHHhhh-OUCH-AHHH-SIIIIIII-DAI-SIIhhhhII-SCOPAHHHTEMI MAIALIIIIIIHHH” “Terza gamba” arrivò da davanti e mi mise il suo affare enorme in bocca, zittendomi..adesso ero tutta piena..mi agitavo, mugolavo, mi stavo facendo scopare da tre uomini sconosciuti contemporaneamente, era bellissimo, era pura estasi, era un delisrio di piacere!.. da allora in poi tutto si svolse rapidamente, o almeno così mi sembrò perchè ero completamente di fuori, scioccata e sconvolta dal piacere..”Terza Gamba” e il magro si dettero il cambio, e quando il coso enorme mi entrò di nuovo nel culo non sentii più dolore, volevo solo che affondase fino alla radice, e mentre l’uccello del magro mi faceva in bocca, mi dilatai con le mani le natiche, spianando la strada al baffone…venni scopata così per dieci minuti buoni, si dettero tutti il cambio dalle rispettive posizioni, alla fine ero ancora più esausta di prima..non ce la facevo più..quando mi lasciarono sentii le mie parti intime pulsare pericolosamente, la fichetta mi colava liquidi di godimento sulle cosce,mi alzai e tremavo come una foglia…senza aspettare un attimo, mi spinsero su una sedia…presero un bicchierino di carta dal distributore “culligan” dell’acqua..Il primo fu “Terza Gamba”.

Se lo menò velocemente e venne nel bicchierino..il magro e il pelato lo imitarono..poi vennero da me portandomi il bicchiere..era un normale bicchierino di plastica, pieno fino alla metà di sperma..non lo dovevo fare, ma lo feci..lo portai alle labbra, e bevvi tutto il contenuto in tre sorsi, lentamente e guardandoli negli occhi, toccandomi la fichetta fradicia da fuori..quando ebbi finito ingoiai per l’ultima volta e mi leccai le labbra continuando a guardarli con occhi da porca..ero definitivamente, e irrecuperabilmente, una grande, grandissima troia… Mi applaudirono ridendo,sembravano sinceramente colpiti..forse le atre ragazze che erano state lì si erano rifiutate di fare quell’ultimo gioco.. Poi si rivestirono in fretta e il baffone disse con voce neutra: “Bene signorina G.

, effettuati gli accertamenti del caso abbiamo stabilito che lei si trovava sul Viale X per un guasto alla sua auto, e che la sua moralità è indubbia..” e si misero tutti a ridere… “Comunque non si faccia ritrovare a battere, non è un bel mestiere. Per i suoi giochi, d’ora in poi, scelga sedi più adeguate” aggiunse serio quello col pizzetto, che fra tutti si era rivelato il più sensibile..I tre anziani sparirono subito dalla porta dela stanza, non si girarono neache a salutarmi.. Mi rivestii rapidamente.

Cominciavo a sentirmi strana, le prime avvisaglie di rimorso cominciai ad averle mentre con l’autopattuglia i due “novellini” mi riportavano alla mia auto..mi fecero scndere e mi salutarono. Prima di andarsene quello col pizzetto mi disse ancora una volta “Mi raccomando..lei è una bella ragazza, non si sciupi così. “. Entrai in auto e per prima cosa mi rimisi le mutandine..ero pentita?No!Non lo ero..però avevo paura…quella sera avevo fatto cose, traendone un enrome piacere, che fino al giorno prima mi avrebbero fatto schifo anche a sentirle raccontare..cosa ero diventata?Cosa sarei diventata? Quella notte mi avrebbe cambiata?Sarei riuscita a rimanere la brava ragazza di prima, la ragazza semplice e a cui piace il sesso “normale”? Quando arrivai a casa, nonostante l’ora, mi misi a fare il bagno..riempii la vasca e ci scivolai dentro..addosso sentivo ancora tutti i sapori, gli odori di quella serata..chiusi gli occhi e mi si affacciarono nella mente l’immagine dell’enrome uccello nodoso del baffone, di me con il manganello nel culo, della doppia penetrazione, dell’uomo a cui avevo fatto un pompino per soldi, dei tre ragazzi che mi avevano scopato sul tavolo di casa di uno di loro..inarrestabile, inesorabile, l’eccitazione salì di nuovo, sentii che la fica mi si bagnava, come se ne chiedesse ancora, e seppi immediatamente la risposta alla domanda che mi ero posata prima, in auto…Sarei riuscita a rimanere la brava ragazza di prima?La risposta era no, ero andata troppo oltre, non sarei riuscita a fermarmi, forse a limitarmi, ma non a fermarmi…

L’incontro

l’hotel era lussuoso,un ampia hall tanti ascensori peccato che quasi tutte le camere davano sulla superstrada…e non era molto frequentato. la camera era alla fine del silenzioso corridoio, molto spaziosa e con arredameno minimal. entrarono e subito lei si sdraiò sul futon “wow è comodissimo, sai Marco potremmo prenderlo per casa”esclamo Marta, lui camminava nervoso per la stanza, erano in ritardo e non voleva fosse tutto una bufala, aveva chattato per giorni con l’altra coppia e solo dopo numerose videochiamate si era convinto, lei sembrava tranquilla ed entusiasta della nuova esperienza;un tocco leggero alla porta lo strappo dai suoi pensieri.

Andò ad aprire, Il viso sorridente dell’amico lo accolse, “Ciao! scusate per il ritardo, abbiamo tardato in camera!” e ridacchiando fece strada alla sua donna.
Mentre le ragazze si salutavano baciandosi dolcemente sulle labbra, loro rimasero un pò interdetti, ma lui sapeva che le ragazze si erano a lungo parlate al telefono e non spettavano altro.
ben presto erano tutti nudi, le ragazze non smettevano di baciarsi e toccarsi e la partecipazione dei maschi era contemplativa; Marco però era eccitatissimo e voleva dare sfogo a tutta la sua passione repressa, quindi si inginocchio davanti l’amico e comincio a succhiarglielo,le ragazze ridacchiarono, e trascinarono i due sopra il letto, qui Marco continuò in quello che faceva mentre Marta gli leccava il culo e gli massaggiava il pene eretto.

La ragazza si sedette sopra al suo uomo masturbandosi dolcemente, poi si volto e si offri a Marco lui gli saltò sopra mettendola alla pecorina , marta prese il posto di marco continuando a sbocchinare l’amico, di suo era molto eccitata, ma lui non sembrava volesse aiutarla,quindi cerco dentro la borsa il suo vibratore con aria seccata. L’amico guardava avido Marco scoparsi la sua donna. Si volto e vide Marta con un piccolo vibratore in mano, Le sorrise e lì’abbraccio da dietro baciandola sul collo la stimolò con una mano mentre con l’altra le strizzava i capezzoli, e le sussurrò all’orecchio , “Non aver fretta, lei è molto resistente…”
gli cinse la vita quindi con una cintura su cui èra inserito un lungo strap-on, gli mise in mano un tubetto di lubrificante e la spinse verso il sedere di Marco “Ora sei tu che hai il cazzo! Faglielo sentire!” lei si avvicino dolcemente gli mise il lubrificante sul buchino e lo massaggio, Marco rimase immobile non voleva perdersi nulla di ciò che gli stava accadendo riconobbe il respiro di Marta è si eccitò.

Lei spinse forte, e lo penetrò a fondo, lui si inarcò fu scosso da un lungo tremito e venne subito,ancora dentro la donna così immobile ,teso in uno spasmo che sembrava infinito. Poi lentamente si rilassò sentendo Marta che continuava a muoversi dentro di lui e a mugolare, l’amico la penetrava da dietro in perfetta sincronia con lei. appena il suo pene si afflosciò la ragazza gli sisfilo di sotto, calzò un altro strap-on Marco si affloscio sul materasso non ce la faceva piu, Marta si sdraio sopra l!amico prendendolo tutto nel culo èra in estasi mai aveva goduto tanto,lei le si avvicino mise un po di lubrificante e le spalanco le gambe.

La doppia penetrazione la sconvolse cominciò ad urlare per il piacere, chiedendone sempre di piu… lentamente Marco si alzo gli si mise sopra egli spinse in bocca tutto il suo floscio pene. è lei gode di nuovo,tremando e schizzando tutti.

Regalo di natale

Mi chiamo Max, ho 30 anni e lavoro in uno studio di commercialisti.
Era un lunedì di inizio dicembre e la mia amica e collega Alessandra di 32 anni, nella pausa pranzo mi chiede di accompagnarla al centro commerciale dopo il lavoro perché è senza macchina. Nessun problema tanto finiamo alle 15, non ho impegni e lei è molto bella: alta 1,70, capelli biondi ricci e lunghi, occhi azzurri, tette belle sode, avrà una quarta, e un culetto che avrebbe resuscitato un morto.

Mi sono segato molto spesso in questi due anni che lavoriamo assieme immaginandola nuda e restare un po’ solo in sua compagnia mi provoca un’eccitazione fortissima, al punto che in macchina, nei 10 minuti di tragitto mi viene duro. Per fortuna scendiamo dall’auto e col cappotto non nota niente.
Entriamo e lei sempre molto sorridente e allegra mi dice che deve comprare dei pantaloni, se le faccio compagnia e la consiglio; sono al settimo cielo, è la cosa migliore che mi sia capitata con una collega.

Indossa dei pantaloni eleganti per il lavoro ma non molto aderenti e non mettono bene in evidenza il suo fisico ma vedo che si dirige allo scaffale dei pantacollant, adoro quei pantaloni, così sottili e aderenti…
Mi dice che ne vuole di diversi colori da portare sotto i maglioni lunghi in casa; ne prende tre: nero, grigio e tipo jeans, taglia 44. Andiamo verso i camerini deserti, nel reparto c’erano solo le due commesse e io le porto i vestiti da provare, la sua borsa e il cappotto.

Lei entra e tira la tenda blu, io fuori fremo perché mi basterebbe vedere un pezzettino del suo culetto per avere un’ erezione immediata. Ecco che la fortuna arriva anche per me, muovendosi per spogliarsi la tenda si arriccia appena di fianco e riesco a vederla tutta, ormai sono impalato di fianco allo stanzino e fisso lo spettacolo all’interno, ha abbassato i suoi pantaloni e vedo le sue mutandine bianche a vita bassissima che quando si piega in avanti fanno uscire il taglio del culo.

È fatta, il mio cazzo esplode, erezione massima e faccio fatica e tenerlo negli slip, lei infila i pantacollant neri e li tira su in maniera così sexy che devo per forza toccarmi, appoggio una mano sui pantaloni e mi sfrego leggermente il cazzo. Lei si sistema per bene e allora mi sposto un po’ per non farmi vedere, apre la tenda e mi chiede consiglio. È bellissima ma faccio lo schizzinoso, la faccio girare e muoversi un po’; alla fine le dico che si vede molto il segno delle mutandine e sta molto male, poi sembrano larghi.

Lei ci rimane un po’ male ma intanto il mio cazzo pulsava alla sua visione, la faccio rientrare e le dico di toglierli che avrei scelto qualcosa io da provare. Riporto sullo scaffale quelli scelti da lei e ne prendo un paio bianchi taglia 40, ero sicuro che le sarebbero andati strettissimi ma non contento prendo anche un coordinato perizoma e reggiseno rossi. In mezzo agli scaffali ne approfitto per infilare una mano nei pantaloni e tirare fuori il cazzo dagli slip così può gonfiarsi al massimo senza problemi.

Arrivo al camerino e lei mi chiede cosa era quell’intimo, le dico che si avvicinava il natale ed era il mio regalo per lei di provarli coi pantacollant bianchi. Non sa cosa fare e cerca di rifiutare dicendo che il suo compagno si sarebbe infuriato se riceveva un regalo così da un collega ma la tranquillizzo dicendo di girargliela al contrario: comprati da lei per eccitarlo, così si calma e si decide a provare tutto.

Io ero sempre col cazzo durissimo e ormai era uscita qualche gocciolina che si vedeva lontano un kilometro bagnando i miei pantaloni grigi. Lei non aveva nemmeno tirato tutta la tenda, non so se apposta o per distrazione ma potevo vedere tutto e continuavamo a parlare. Mentre si sfila il maglione si gira verso di me e mi guarda negli occhi con un leggero sorrisino, finalmente la vedo in reggiseno, le sue tette sono bellissime e le faccio molti complimenti.

Lei si abbassa a prendere il reggiseno da provare e vede la mia erezione anche perché ormai ero appoggiato mezzo dentro lo stanzino ma fa finta di niente, si gira di spalle, sfila il suo e mette l’altro rosso. Anche di spalle ho potuto vederla benissimo dallo specchio sulla parete, aveva dei bei capezzoloni duri tutti da ciucciare, si rigira verso di me e io sono senza parole. Mi guarda e aspetta il mio commento: le dico che sta benissimo e i suoi seni sono perfetti ma di provare anche il resto.

Si abbassa i pantaloni ma prima di togliere le mutandine mi fa un cenno sorridendo per farmi uscire, io mi sposto un po’ indietro ma non chiudo tutta la tenda, lei nemmeno e si abbassa le mutandine. Che visione, un culetto meraviglioso, perfettamente tondo e sodissimo, la macchia sui miei pantaloni si allargava per l’eccitazione ma non era ancora niente. Infatti per infilare il perizomino rosso si china e posso vedere anche la sua fighetta, un po’ di pelo chiaro e la mia mano corre sul cazzo e inizio a menarlo da sopra i pantaloni.

Tira su il perizoma e poi infila i pantacollant ma si lamenta perché le sembrano stretti, allora mi faccio ancora avanti e mi affaccio dentro al camerino, è piegata a 90 gradi ed è arrivata ad infilarli al ginocchio, mi trovo davanti le sue chiappette con solo il filo del perizoma che le copre il buchino, lei si alza sbuffando e girandosi posso ammirare la sua fighetta attraverso il tessuto finissimo e trasparente del perizoma: ha una strisciolina di pelo al centro.

Mi chino senza dirle niente e inizio a far salire i pantacollant, sono molto stretti e praticamente le palpo tutte le gambe mentre lei continua a guardarsi allo specchio. Finalmente sono al punto migliore, lei mi lascia fare e io salgo sul culetto, poi metto una mano davanti e li faccio salire sulla figa e col dorso la sento bollente. Sono a posto, io mi alzo e lei mi fissa il cazzo ormai in erezione totale e bagnato, tanto che si vedeva benissimo dai pantaloni, dice se è lei che mi fa quell’effetto, io le dico che è la donna più bella che abbia mai conosciuto.

Lascia cadere lì il discorso e continua a specchiarsi, i pantacollant sono così tirati che sono praticamente trasparenti e si vede il perizoma rosso sotto, lei sorride e io la prendo per i fianchi per girarla e guardare meglio, le faccio i complimenti e li tiro su di colpo dietro così le entrano bene tra le chiappette disegnando perfettamente la forma del suo culo. Allora appoggio la mano sul culo e la accarezzo dicendo che adesso si vedeva bene il suo culo perfetto, lei ride ma mi lascia fare e io arrivo con la mano tra le chiappe e faccio scorrere un dito lungo tutto il culo, lei si tira un po’ indietro ma le dico che è per sistemarli bene.

Ormai sta al gioco e faccio passare ancora il dito proprio sul suo buco del culo più volte. Poi la giro davanti e si vede bene la sua figa gonfia e vogliosa, tiro su anche davanti i pantaloni che si infilano tra le sue labbra, la guardo in faccia ed è in estasi, si vede che è molto eccitata, passo la mano aperta sulla sua figa e lei non dice niente, si gira verso lo specchio a guardare, passo un dito proprio tra le labbra e subito il tessuto si bagna.

Fantastico, anche lei stava godendo e io insistevo lo sfregamento, fino a che le ho detto che era bagnata; lei sempre col sorrisino da porcellina mi ha risposto che quelli li poteva cambiare ma io avevo bagnato i miei pantaloni. Lei mi sposta e tira bene la tenda contro di me che resto con la schiena fuori e così nessuno può vedere, si toglie i pantaloni e il perizoma e se la asciuga usando i pantacollant bianchi, poi restando nuda li avvicina al mio pacco e cerca di asciugare anche i miei pantaloni.

Io quasi sborro e la fermo, le dico che se continua il danno sarà irrimediabile, lei allora si accovaccia a terra e slaccia la zip, lo tira fuori e inizia a segarlo. Sono in estasi, Alessandra mi sta facendo una sega in un camerino, dopo nemmeno due minuti sto per venire ma lei si ferma, la guardo e inizia e leccare i pantaloni per cercare di pulirli, io sorrido e lei si alza. Mi si avvicina all’orecchio e sussurra che lo vuole dentro, di stare fermo che se no ci scoprivano, che avrebbe fatto tutto lei.

Si mette a 90 e si infila dentro il mio cazzo, io per istinto spingo ma con la mano mi ferma. Mi dice di non muovermi altrimenti da dietro si vedeva allora inizia lei a muoversi avanti e indietro lentamente, ormai è bagnatissima e io con la mano raccolgo i suoi umori da sotto la figa e li lecco per bene dalle mie dita. Continua a muoversi ma aumenta il ritmo, sta godendo come una troia ma io non resisto, la afferro per i fianchi e le assesto tre colpi forti nella figa e vengo.

Lei resta immobile e anche io, le ho appena sborrato nella figa, si gira e mi guarda, mi dice di non preoccuparmi tanto prende la pillola. Si sfila e si pulisce usando ancora i pantacollant bianchi ormai pieni di suoi umori e sborra. Non li usa però per il mio cazzo perché si china e lo prende tutto in bocca e con la lingua pulisce tutto lo sperma.
Lo rimetto dentro e lei si rimette le mutandine bianche ma non ha ancora goduto completamente.

Mentre si piega a riprendere i suoi pantaloni metto una mano sul culo e spingo un dito nel buchino, lei si alza e mi ringrazia, dice che non pensava mi dedicassi a farla godere. Non le sfilo le mutandine, infilo la mano dentro e inizio a muovermi velocissimo nella sua fighetta, si bagna ancora immediatamente ma non mi basta, infilo l’altra mano dietro e le metto un dito nel culo. Ha un piccolo gemito che non riesce a trattenere e io tengo il dito nel culo fermo e continuo a masturbarla con l’altra mano.

Ormai sta per venire, è in preda all’orgasmo e io mi butto, la bacio. È così eccitata che non si oppone, sta godendo e la mia mano è fradicia mentre con la mia lingua esploro per bene la sua bocca, viene così, con la mia lingua in bocca, un dito nel culo e una mano che le masturba la figa. Tolgo la mie mani e le sistemo le mutandine, sono tutte bagnate allora le toglie e le mette in borsetta, indosserà solo i pantaloni.

Si sistema per bene e usciamo dai camerini, le due commesse ci guardano un po’, chissà cosa hanno visto, rimettiamo sullo scaffale i vestiti e lei prende solo un paio di mutandine bianche. Una volta in macchina mentre la riportavo a casa, tira fuori dalla borsa quelle bagnate e me le mette nella tasca della giacca.
Quello era il mio regalo di natale che ancora oggi conservo per le mie seghe migliori.

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sborra nella scarpiera di francesca

io e francesca erano forse 2 anni che nn ci si vedeva,ad agosto ero in ferie e lei tornata a casa dalla francia voleva sistemarsi la cucina,mi propose di farle i lavori di maiolicatura ,cosi in tardo pomeriggio afoso passo da lei per vedere il da fare,e gia li notai un certo eccitamento nei suoi confronti. me la ricordavo bene ma nn cosi bona lei e alta 1 75,fisico sportivo e molto elegante,si presento con uno short bianco che lasciava t****lare il perizoma che gli spaccavano il culo ,un top attillato con due capezzoloni tipo bibberon,e dico la verita lei mi spiegava come voleva la cucina ma io stavo viaggiando con i pensieri tanto da cominciare a sentirmi indurire il cazzo,ed e li che nn ho resistito a dirli che per me era un piacere lavorare per lei anche in cambio di una belle scopata(logicamente in modo piu delicato ),ma lei rispose che aveva il ragazzo e nn ci stava.

ci accordammo per i lavori che cominciai il giorno seguente ,al mattino mi chiese di aiutarla a spostare una cassapanca che mettemmo in cucina, tornai a lavorare li di fianco a lei che indossava un vestitino estivo giallo che le disegnava le curve,degli zoccoli ai piedi che solo il rumore mi eccitava con dentro i sui bei piedi profumati e smaltati,ecco mi si era di nuovo fatto duro e l occhio cadeva sempre li fra i suoi piedi,gle lo facevo a posta parlandoci abbassavo lo sguardo facendomi notare ma lei niente respingeva ogni tipo di provocazione.

il pomeriggio torno in cantiere e la trovai pronta per uscire mi offre il caffe al piano di sopra e in un attimo le squilla il telefono e subito mi comunica che va a fare compere con la sua amica e che nella giornata sarei stato senza la sua bella compagnia. ok ci vediamo per le 5,e scendo in cucina dove noto che la cassapanca e rimasta semi aperta,vado per chiuderla quando per poco nn vado in collasso,questa era piena di scarpe,stivali,sandali,di tutti i tipi e colori che la franci aveva riposto per il traslogo,e bene nn aspettai un secondo a tirare fuori un bello stivale alto da troia che profumava dei suoi piedi e sniffarmelo per bene tenendo il cazzo nell interno dell altro,cosi comiciai a tirare fuori la roba piu fetish che cera e infilandolo da tutte le parti,ho trovato un sandalo che sembrava fatto a posta per infilargli il cappellone umido dentro che dopo 2 volte lo spruzzai di sborra che colava da tutte le parti.

cosi soddisfatto rimisi tutto al posto lasciando in prima fila propio il sandalo sporco di sborra per farlo notare lei. piu tardi lei torno facendo finta di niente le dissi che la panca la avevo chiusa io per nn sporcarla,ma in mia presenza nn la apri e per me fu una grande rosicata. il giorno seguente entrando la prima cosa che noto indossava propio quei sandali, nn resistetti nel rimare a guardala fissa negli occhi e proporle di leccarla per bene almeno solo quello,visto che me lo avevo fatto a posta,mi intimo di mettermi ai suoi piedi e di adorarla cosa che esegui immediatamente.

i lavori si conclusero con 5 giorni ritardo e senza soldi solo piedini e scarpette sexi,la miglior paga per un feticista c*** me per chinn dovrebbe credere nella realta del racconto postero le foto della cassa e del suo contenuto a breva un saluto a tutte.

SONO ASSOLUTAMENTE NESSUNO

molte volte mi trovo a letto con donne che nemmeno conosco e che in realta non voglio conoscere……e un mio modo di fare ma non riesco a stare troppo tempo con una persona soprattutto se si tratta di una donna..sarà che non ho trovato quella giusta???nei periodi invece di astinenza sessuale,insomma quando mi masturbo la mia fantasia e sempre la stessa…essere una donna. mi eccitano i vestiti sexy le calze a rete e per non perlare dei tacchi a spillo rigorosamente alti!ma non solo immagino di farmi scopare!il mio grande interesse e nel provare a fare un pompino per prima cosa..la sensazione che mi fa provare solo l idea di stare in ginocchio di fronte ad un uomo e avere il suo piacere che mi riempie la bocca mi fa sentire un fuoco dentro!sentirmi troia mi fa morire dal piacere e pensare che e solo una fantasia!poi la penetrazione anale e un altra cosa che mi interessa!a pecorina preferibilmente ma anche con le gambe per aria non mi dispiacerebbe!insomma voglio tenere le redini del gioco solo all inizio durante il pompino dopo di che farmi scopare in bocca…e in fine passare ad essere completamente passivo.

lasciarmi completamente andare la movimento di bacino del mio uomo che mi penetra nel piu profondo!tutto questo alternato a parti dove assolutamente mi monta come una cavalla e io dal piacere quasi giro gli occhi…ad altri momenti dove mi infila tutto il membro all interno e con dolcezza si attacca alla mia schiena con il petto in modo che io possa sentire pulsare bene il suo cazzo dentro!…be ormai vi racconto tutto..gran finale da puttana di prima scelta…io cerco di venire durante questa fase dopo di che quando lui mi avvisa che sta venendo mi faccio sfilare il cazzo dal culo e mi metto di fretta in ginocchio ad aspettare che lui finisca ciò che ha iniziato!sentirmi di nuovo davanti a lui con il culo in fiamme il suo cazzo come un trofeo e la sborra calda che mi sporca il viso deve essere il top EVVIVA LE DONNE.

una mamma sorprendente

Il mio amico Mirko ultimamente tendeva a frequentare sempre più spesso casa mia, spesso con pretesti alquanto improbabili quali “studiare insieme”, “prendiamoci un caffè”, “vediamoci la partita” e balle simili.
In realtà, sapevo che aveva sparlato con altri conoscenti di quanto fosse insolitamente attratto da mia madre…
Mia madre Antonella ci ha praticamente visto crescere insieme e verso i miei amici è sempre stata gentile ed ospitale. Nessuno la aveva mai di fatto vista come un obiettivo sessuale, fin quando, verso i 20 anni, Mirko non l’aveva presa di mira.

E oggettivamente non potevo biasimarlo!
Mamma, 46 anni, era una donna a dir poco conturbante e senza dubbio sexy. Capelli neri, lunghi e lisci, un metro e 75 con una quarta di reggiseno spesso velata solo da scollature provocanti, e un fondoschiena non propriamente a mandolino, piuttosto largo, il che le conferiva una certa rotondità, non esagerata e quasi arrapante…
Dal punto di vista del comportamento era rimasta una moglie fedele e impegnata nel lavoro, senza grilli per la testa, finchè Mirko non riuscì a farmi cambiare parzialmente idea su di lei.

Tornando alla narrazione, lui rimaneva uno dei miei amici “storici”, le cui continue visite però mi insospettivano non poco.
Oltre a saperlo da altre persone, avevo avuto la riprova definitiva quando, un giorno, lo colsi con le mani nel sacco, che spiava mia madre dalla serratura del bagno!
“Squallido!” gli urlai, e lui si girò spaventato verso di me, conscio di aver fatto una figuraccia.
Onestamente non mi disturbava granchè l’idea che Mirko spiasse mamma, però era oggettivamente una scena triste, degna dei film di Pierino!
Successivamente mi chiese scusa, però in privato mi spiegò che effettivamente mia madre rappresentava per lui un desiderio sessuale inarrivabile; apprezzai moltissimo il fatto che me lo fosse venuto a dire personalmente.

In ogni caso gli dissi che sarebbe stato arduo, se non impossibile, portarsi a letto Antonella;
Tuttavia provavo un minimo di fastidio, e non gli rivelai che mamma quando entrava in bagno tendeva a lasciare la porta chiusa, ma non a chiave…
Nei giorni seguenti, continuando a bazzicare casa mia come una presenza costante, non ebbi modo di notare altri episodi del genere fin quando, ancora eccitato come un toro, Mirko si appoggiò nuovamente contro la serratura, e poco dopo gli venne in mente di aprire la porta.

“Antonella scusami… pensavo che fosse libero!”
Mamma si stava facendo il bidet! La figa rasata era visibile tra le cosce, condite da un filo di cellulite cui lui non fece minimamente caso.
Mi riferì che mamma lo aveva guardato quasi furiosa, e lui chiuse immediatamente la porta.
“Certo che tua madre è veramente una gnocca incredibile… scusa se te lo dico, ma se potessi la spaccherei in due!”
Ero basito. Praticamente Mirko aveva avuto la visione in diretta della figa di mamma….

Tuttavia la colossale figura fatta dal mio amico, benché gli avesse dato da masturbarsi per mesi, comportò che non si fece vedere a casa per un bel po’.
Qui avvenne l’imponderabile. Mamma iniziò a chiedermi che fine avesse fatto Mirko, con domande tipo “la sua mancanza ormai si sente”, “chissà come mai non si fa più vedere”…
E soprattutto aveva preso una nuova abitudine: notavo che, sotto i suoi pantaloni, indossava spesso dei perizoma! Un indumento che non le avevo praticamente mai visto indossare!
“chissà se quell’a****le sta riuscendo nel suo intento”, pensai, ma poi razionalmente pensavo fosse impossibile che mia madre si concedesse in questo modo a un 20enne, è roba da film!
Ciononostante decisi di riferire a Mirko le frasi che lei mi aveva rivolto, stimolandolo involontariamente a ins****re con Antonella.

Il fattaccio avvenne alcuni giorno dopo: il mio amico aveva trovato coraggio di ripresentarsi a casa, lo aspettavo ad una data ora, prima che mamma decise di spedirmi a fare una commissione proprio in quell’orario.
E’ troppo strano, pensai. Soprattutto perché non svolgevo commissioni da anni, sapeva quanto mi scocciassi a fare questo tipo di cose.
E allora decisi, non so come, di farle credere che ero uscito, nascondendomi in realtà in un ripostiglio di casa.

La mia mente aveva partorito uno strano piano di cui non riuscivo a riconoscere la motivazione: sebbene mi desse fastidio il fatto che Mirko si arrapasse pensando a mamma, volevo conceder lui un’opportunità, ma soprattutto volevo comprendere se questa fantomatica “commissione” imposta da mia madre avesse a che fare col fatto che lui stava per arrivare.
“Che mente malata la mia!”, riflettei.
Le cinque giunsero e Mirko, qualche minuto dopo, bussò.
Mamma, sebbene non fosse sotto la doccia, andò ad aprirgli in accappatoio…
Lì capii che la mia mente perversa aveva fottutamente ragione.

“Ciao Mirko, purtroppo al momento Giulio non è in casa. ”lo accolse.
Lui, paralizzato dalla visione di Antonella in tenuta molto domestica, stava per ritornare indietro, quando mamma lo tirò per un braccio dentro casa: la discussione successiva fu incredibile.
“Sei tornato per continuare a spiarmi nel bagno, maiale?”
“…. ”
“E ti è piaciuta la mamma del tuo amico mentre si puliva?”
“Scusami, ma non ce la faccio più.. sei il mio sogno erotico ormai!”
“Davvero?” Lusingata, mamma gli sorrise sinistramente.

“Vieni con me”, lo prese per mano, lo condusse sul divano e a quel punto decisi di uscire.
Dovevo vedere cosa stava succedendo.
Mirko si era seduto sul divano, incredulo di avere davanti a sé le gambe depilate e lunghe di mamma, che se le toccava lentamente, a un ritmo esasperante.
“Quindi ti vuoi scopare la mamma del tuo amico…” e si buttò al volo sulle labbra di lui.
Si baciarono a lungo, approfonditamente, con le lingue che si univano lussuriosamente mentre mamma gli toccava i pantaloni..
“Antonella ti voglio nuda!” disse Mirko con la bava alla bocca.

E lei si staccò, proferendogli qualche parola, sussurrandola lentamente:
“Puoi solo vedere… nel frattempo fammi vedere il tuo cazzo…” e lo tolse dai jeans, svettante e già lucido. Lo toccò con due dita, in maniera lieve sulla punta, mentre Mirko iniziava a fare versi goduriosi.
“Preparati allo show di una VERA donna!”
Mise una sedia davanti a lui e iniziò a fare passi lenti, sinuosi volti a provocare il mio amico.
Mamma stava iniziando uno spogliarello che mi provocò un’erezione assurda.

Poco dopo tolse l’accappatoio e, fossi stato in Mirko, sarei venuto anche io.
Indossava sotto un perizoma nero, sottile all’estremo, che mentre si voltava mostrava l’interezza del suo culo, toccandoselo con la mano, mentre sopra un reggiseno di pizzo nero a stento conteneva gli enormi seni.
Si muoveva in maniera sensuale oltre ogni previsione, chinandosi regolarmente per mostrargli tutte le sue grazie, appoggiò uno dei tacchi accanto a lui, mostrandogli la vagina scostando il perizoma.

Prese il dito di Mirko e lo infilò dentro, provocando rumori che mostravano evidentemente quanto fosse bagnata. Mentre lui procedeva, lei gli toccava le labbra sfiorandole appena, e spingendo col bacino contro due dita che spingevano furiosamente.
Si staccò di colpo, abbassando prima il perizoma e poi togliendosi il reggiseno.
Si piegò nuovamente a 90 di fronte a Mirko, poggiandoli delicatamente le tette in faccia.
“Leccamele” e non se lo fece ripetere.

Mordicchiava delicatamente i capezzoli di mamma, titillandoli con le dita , e lei lo guardava soddisfatta, ignara del figlio dietro l’angolo che osservava la scena, e che mai avrebbe immaginato che la madre fosse una simile troia!
Si baciarono di nuovo, con trasporto, quando mamma iniziò a masturbare con estrema lentezza il pene di Mirko che a tratti sarebbe scoppiato…
“Antonella non ti posso scopare?” disse sudando.
“non esiste, se torna Giulio che faccio?”
“Non lo so, prova con un pompino”
Risero entrambi.

Mamma si inginocchiò di fronte a lui e mise il cazzo fra le sue tette.
Iniziai a masturbarmi: mia madre Antonella, la sua quarta di seno che conteneva il pene di un mio amico, la sega spagnola lenta che gli stava facendo, era tutto troppo eccitante.
“Che tette eccezionali che hai… voglio sborrarci sopra!” Disse infoiato.
“Sinceramente preferisco sentire il sapore dello sperma” fu l’incredibile risposta di mamma!
Mirko propose di scoparla ancora, ma lei rifiutò, dicendo che “una donna sposata non si può far fottere da chiunque!”
Che zoccola!
“Comunque se vuoi tornare un pompino non te lo negherò certo” disse, ghignando, e continuando ad alzare e abbassare i seni sul suo pene.

Poco dopo Mirko si alzò e, con mamma ancora inginocchiata, le mise il cazzo in bocca.
“Ohhhh quanto ho sognato un pompino da te!”
Lei sfiorava lentamente la cappella con la lingua, passandola lungo tutta la circonferenza, e andando via via sempre più verso la base dell’attrezzo.
Mamma sembrava una pompinara nata…
Ma non durò molto: poco dopo Mirko iniziò a masturbare la parte del pene rimasta libera dalle fauci di Antonella, e le venne copiosamente in bocca mugolando in modo a****lesco e ingoiando la sborra, con qualche goccia che scendeva lungo il collo.

Rimasi incredulo.
Chissà che prossimamente non mi convenga provarci con la mia stessa madre….

fantasie….

È avvenuto tutto con particolare naturalezza, la stessa con la quale io ed i miei amici scegliemmo la fila nella quale sederci per vedere il film.
Schierati come soldati avevamo occupato gli ultimi cinque posti delle file più alte, io rispetto agli altri ero il più esterno ed accanto a me, come a fare da jolly a chissà quale spettatore solitario una poltrona libera, una poltrona che venne occupata soltanto dopo l’inizio del secondo tempo.

Li per li non feci caso all’uomo che mi sedette vicino, era certamente molto grande ma non lo guardai nemmeno in faccia, lo capii sbirciando il suo cappotto ed i suoi pantaloni di velluto a costine tipici dei “vecchi” di quegli anni.
Non ho mai capito il perché, ma i signori nati prima del 1950 hanno come idea di lusso e dell’eleganza i pantaloni di velluto ed i maglioni in cachemire con i rombi disegnati sopra.

Il tizio era vestito così, con quel tipico abbigliamento che sembrava superato già nel 1993.
Nemmeno dieci minuti dopo essersi seduto quell’uomo grande e silenzioso cominciò a trafficare con le mani sotto il cappotto, inizialmente credetti che stesse cercando qualcosa da mangiare ma dopo mi resi conto che le sue intenzioni erano ben altre, la mano che nascondeva sotto il tessuto compiva un movimento lento e ondulatorio, il movimento tipico delle pratiche auto erotiche e con addosso uno strano imbarazzato, feci finta di non essermene accorto e continuai a guardare dritto.

In verità quello che stava accadendo mi incuriosì molto, potrei dire che mi incuriosì in modo particolarmente morboso, perché quella sua sfacciataggine aveva di per se un certo fascino, un fascino losco, sporco.
Quando comunque tutto iniziò a diventare paradossalmente normale accadde una cosa che non mi sarei mai aspettato, l’uomo accanto a me poggiò la sua mano sulla mia e senza alcuna veemenza la accompagnò lungo le sue gambe fino a farla sparire sotto il cappotto.

Quel gesto dalle movenze delicate ma allo stesso tempo tremendamente prepotente provocò in me una straziante emozione.
Ricordo perfettamente come mi sentii in quel momento, quando un miscuglio di terrore e di assurdo piacere mi spezzarono letteralmente il fiato.
Pensieri disparati cominciarono ad offuscarmi la vista, in pochi istanti provai un forte senso di angoscia per non aver neanche tentato di opporre resistenza e un immediato terrore di poter essere visto dai miei amici, ma anche un illogico e disordinato piacere per quell’atto così laido e proibito.

Ad un certo punto mi ritrovai con la mano a stringere il cazzo duro dell’estraneo che mi sedeva vicino, quella sensazione di pelle che scivolava via dal palmo della mia mano, piuttosto che darmi fastidio non fece altro che eccitarmi.
Non avrei mai voluto provare piacere per una cosa come quella ma non potei farci nulla, rigido come una barra in acciaio mi abbandonai a quel turbinio di emozioni, alla piacevole sensazione di riempimento che quel pezzo di carne dava alla mia mano, al suo tepore, alla sfacciataggine di quell’individuo ed all’erotismo perverso del proibito e così, sotto l’influsso di queste miriadi di emozioni lasciai che la sua mano mi guidasse, che mi illustrasse il movimento, che stabilisse la cadenza e mi istruisse affinché avessi potuto continuare da solo.

Così fu infatti, quando tolse la mano io non mi fermai, non approfittai della libertà che mi aveva concesso ma piuttosto senza senza muovere un singolo muscolo per non attirare l’attenzione degli altri proseguii a toccarlo, continuai a fare ciò che senza l’ausilio di alcuna parola mi era stato praticamente ordinato di fare.
La sala era illuminata appena, il protagonista del film era agonizzante nel letto ed i miei amici guardavano lo schermo mordendosi le unghie, quattro file sotto la nostra una signora con un fazzoletto si asciugava le lacrime ed io, come fossi in un altra dimensione menavo clandestinamente il cazzo di un uomo maturo senza quasi rendermene conto.

Se qualcuno mezz’ora prima mi avesse detto che avrei fatto una cosa del genere l’avrei considerato un pazzo, prima di quell’istante nulla mi aveva spinto a provare anche solo la minima attrazione nei confronti degli uomini e dei loro genitali e soprattutto di quel tipo di uomini li, quelli con molti più anni di mio padre.
Ammetto che l’ambiguità come concetto mi ha da sempre affascinato, non so perché ma ricordo che le storie di signori più grandi che frequentavano ragazze giovanissime mi incuriosivano enormemente.

Due o tre vicoli dopo il mio abitava un tizio sul quale si raccontavano cose del genere, io non l’avevo mai visto ma la sua misteriosa figura appariva spesso nei miei pensieri ed in quel momento, una delle tante cose che pensai fu proprio quello.
Il film continuava a raccontare la storia di un malato terminale con la stessa delicatezza con cui la mia mano si muoveva sotto il cappotto, dosavo lentezza e passione cercando di scoprire con il tatto quello che con gli occhi non mi era stato possibile vedere.

Effettivamente nonostante sentissi un continua ansia di essere scoperto dai miei amici, pensare smettere era un idea incontemplabile, anzi, se avessi potuto decidere io avrei continuato quella pratica per il resto della mia vita, avrei addirittura scoperto il suo asso per toccarlo finalmente alla luce del sole, perché mi piaceva, perché tenerlo in mano e fargli una sega mi piaceva da matti.
Nello stringe il cazzo di un uomo si prova una sensazione molto forte, il cazzo rappresenta la virilità più alta dell’essere umano e toccarlo diventa automaticamente un privilegio per il quale sembra non sentirsi addirittura all’altezza.

Quando venne infatti provai un fortissimo senso di esaltazione.
Probabilmente era da quasi mezz’ora che masturbavo quello sconosciuto di mezza età, avevo pensato a tutto ma l’idea di un suo orgasmo non l’avevo minimamente considerata, infatti quando tra le dita sentii quei secondi di piacere rimasi per un attimo sorpreso.
Istintivamente credetti che stesse sistemando meglio il suo pene ma poi arrivai alla conclusione che quelle pulsazioni con la quale la sua carne si dilatava non potevano essere altro che un coito, un coito che avrebbe anche bagnato la mia mano di sperma.

Neanche un ora prima l’idea di essere a contatto con dello sperma maschile mi avrebbe fatto ribrezzo, ma ormai tutto era diventato il contrario di tutto, lo sperma sembrava essere diventato un premio con il quale consacrare la bravura e premiare il mio lavoro.
Lo camuffai la mia soddisfazione come lui camuffò la forza dirompente di quell’orgasmo, smorzando il più possibile i movimenti del corpo e gli spasmi del respiro.
La maestosità della carne cominciò lentamente a sopire ma la mia mano continuò ad accarezzare la pelle cercando il più possibile di restare intrappolata nei filamenti di sperma, quel liquido mi apparteneva, era un trofeo che di li a poco avrei potuto finalmente portare sotto il mio naso e perché no, nella mia bocca.

L’idea di poterlo assaggiare era così tremendamente emozionante che quando arrivò alle mie labbra lo mandi giù tutto d’un fiato, evitando comunque di essere notato sia dai miei amici che dall’uomo stesso, perché comunque in me un senso di vergogna era rimasto latente per tutta la durata della masturbazione.
Con gli occhi chiusi ricominciai a ragionare su cosa era appena successo.
Tra le gambe l’ erezione aveva cominciato ad assopirsi e con lei le mie voglie e la mia passione, rimasi così solo con me stesso e con la mia coscienza di ragazzo normalissimo.

Cominciai a chiedermi se in realtà fossi omosessuale, se veramente avessi voluto che accadesse di nuovo ma erano passati solo pochi secondi per poter capire e chiarire domande alle quali ancora oggi, non sono riuscito a dare una risposta.
Ad un tratto però si accese la luce e quindi tornai definitivamente nella realtà attraverso la quale ero entrato in quel cinema, quando ai primi bagliori delle lampade agli ioduri metallici ombre e sagome cominciarono ad essere sempre più chiare e definite, mi sentii come risvegliato da un c*** e mi voltai istintivamente verso l’uomo che avevo appena masturbato.

Non dissi nulla e lui fece altrettanto, poi, con un gesto che mi paralizzò avvicinò la mano alla mia tasca della camicia e se ne andò per la sua strada.
In quell’attimo il terrore che potesse dire qualcosa ai miei amici alterò addirittura il colore della mia pelle, al punto che quando mi chiamarono per chiedermi cosa avevo non dissi nulla se non che avevo caldo.
Nonostante le poche persone all’interno del cinema di quell’uomo non riuscii ad avere traccia, i miei occhi scorgevano tutti pantaloni di velluto possibili, mio unico ed attendibile indizio, ma egli sembrò svanire nel nulla portandosi dietro gli inconsci sogni di rivederlo ancora.

Quando arrivammo ai motorini parcheggiati fuori la mano urtò involontariamente la tasca della camicia.
Mi ricordai allora del gesto che fece all’ultimo e con grande velocità, curiosità e stupore infilai due dita per prendere il misterioso contenuto.
Quando i miei amici se ne accorsero cominciarono ad inveire simpaticamente contro di me, tra le dita senza neanche saperlo tenevo stese tre banconote da dieci mila lire come compenso per la mia prestazione.

Sono passati tantissimi anni da quella mia prima volta, con il tempo ho potuto provare emozioni di pari intensità, ma il piacere di quell’iniziazione è paragonabile a pochissime altre cose accadute durante la mia vita, quando ancora oggi giro in luoghi ambigui per masturbare uomini maturi come lui sento dentro la speranza di poterlo incontrare per potergli parlare, per poterlo ringraziare, per poterlo ancora una volta masturbare mostrandogli una bravura che forse quella volta non mi aveva permesso di offrire il meglio di me.

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Io e la mamma di Luca

Ciao sono Sandro, ho 20 anni ed ho abito a Roma. Conosco Luca da anni ormai e mi sono trasferito con lui qui per frequentare l’università. Luca è figlio unico, frutto di un rapporto avuto dai genitori quando avevano poco più di vent’anni per uno. Comunque abitiamo insieme in un monolocale e spesso sia la mia che la sua famiglia ci vengono a trovare, organizzando qualche volta anche delle feste in onore dei successi scolastici.

A Novembre dell’anno scorso vengono a trovarci mamma e papà di Luca, per passare una settimana insieme dato che vogliono aiutarci a sostenere le spese della casa e di sollevarci nelle faccende domestiche. Sua mamma, Sara, è una bella donna alta circa 1,65 capelli biondi lisci,tenuti legati e un fisico eccezzionale, molto curato e soprattutto abbronzato. Nonostante l’età frequenta una palestra e sta attenta a non vestirsi in maniera troppo provocante anche se la sua quarta abbondante di seno (molto sodo) non gli permette di passare inosservata.

Un giorno, Luca e il padre Nino, lasciano casa per svolgere alcune importanti mansioni e rimane Sara a casa a finire gli ultimi lavoretti che c’erano da fare in casa. Finito di svolgere i suoi compiti Sara va a farsi una doccia, ed io mi sdraio sul divano a leggere un libro. Poco dopo attratto dal pensiero di Sara, sbircio attraverso il buco della serratura del bagno per riuscire a vedere lo splendido corpo di Sara nudo… senza riuscirci però, dato che era gia entrata nella doccia.

Poco dopo senti Sara emettere un urlo, mi aveva visto dietro la porta a vetro e mi ordino di allontanarmi. Imbarazzatissimo, ero anche un po preoccupato per ciò che mi avrebbero detto Luca e Nino, temendo il peggio. Passò un oretta e Sara vestita con una vestaglietta e una biancheria di pizzo quasi invisibile stava preparando la cena in cucina mentre io preoccupato stavo nella mia ripensando all’accaduto. Cosi decisi di andarmi a scusare con Sara, ma attratto dal suo fisico statuario e il vestiario quasi invisibile non potetti fare ammeno di lanciargli qualche occhiatina maliziosa.

In effetti Sara era stata il mio sogno di sempre, e non nego di esseremi segato molte volte pensando a lei. Cosi giunto in cucina lei con tono minaccioso cominciò a rimproverarmi su ciò che avevo fatto e si lamento del fatto che i giovani di oggi pensano solo alle donne e al sesso. Rincuorato dal fatto che per questa volta non avrebbe detto niente al marito e al figlio, cominciai a fargli dei complimenti per il fisico e per la comprensione che mi aveva mostrato.

Dopo poco però notavo che guardava con insistenza i miei pantaloni, scrutando se in me c’era la minima attrazione verso di lei. Dopo un po, con il pene quasi completamente in erezione stavo per lasciare la cucina quando sara mi prende per un braccio e mi chiede: “In fondo, se volevi vedermi bastava chiderlo… sono la mamma del tuo migliore amico che c’è di male…”, dopo queste parole capi che Sara era eccitata quasi quanto me all’idea di farlo di nascosto dal marito con un ragazzo della mia età, giovane e energico.

Così si volto e si sbottonò uno dei bottoni della vestaglietta lasciando intreavedere parte del suo seno paradisiaco, con il reggiseno di pizzo che faceva fatica a contenerlo. Ad un certo punto mi prese per i fianchi e mi guidò fino al divano nel soggiorno e mi fece sedere sbattendomi con forza. Appena seduto gli chiesi: “in fondo non sei cosi arrabiata con me” e quella rispose “ora zitto e…” non riusci a finire la frase che si abbassò all’altezza dell’uccello ed aprendo la zip fece uscire dai miei slip la mia asta da 21 , 5cm di diametro.

Lei subito mi fece i complimenti dicendo “che bel cazzone che hai… mgari mio marito fosse cosi dotato… dai fammi divertire!” io presi la sua testa e poggiai le sue labbra carnosissime sulla cappella e lei cominciò a farmi una pompa da dio. Cosi mentre mi segava e pompava con una mano si massaggiava dolcemente la figa depilata spostanto il suo perizomino nero ai lati della grossa figa. Poi la presi di forza e alzando quella bella vestaglietta cominciai a palpargli il culo e massaggiargli la figa già fradicia.

Gli feci posare la sua bella figa sul mio cazzo e cominciai a stantuffarla per bene mentre lei gridava come una maiala: “Ohhh siii lo voglio tutto dentro… sventramelaaaa” come da ordine glielo infilai piano tutto dentro facendola godere tantissimo. poi lei si spoglio completamente e prese di nuovo a farmi un pompino, spostando poi il mio cazzo sulle bocce mi fece venire facendo una spagnola divina… lei prese di nuovo a pulirmi il cazzo e dopo averlo riempito di saliva si girò e se lo infilo nel culo, gridando un po per il dolore un po per il piacere… “oh… si che cazzone… infilamelo tutto dentro… siiii…”, dopo queste parole gli venni una seconda volta nel culo inondandola di sborra calda e facendola gridare come non mai.

Con il mio cazzo moscio comincio a leccarlo e massaggiarmi le palle facendomelo tornare dopo 10 minuti dritto e duro come prima. Stanca di prenderlo nel culo mi stese sul divano e si sedette con la sua figa sventrata e bagnata sulla mia bocca mentre con le sue labbra mi spompinava di nuovo… un 69 da urlo… dopo 5 minuti si alzò e raggiunto quasi l’orgasmi riprese la mia calda asta e si sedette sopra muovendosi su e giu molto piano muovendo i fianchi per far scivolare bene tutto il cazzo dentro.

“oh siiii, vengo… vengooo…. ” mi inondò il cazzo di umori ed io per ricompensarla la rigirai e gli sborrai ancora sul suo viso angelico e sulle bocce sode e coi capezzoli turgidi…. una scopata da urlo… con la mamma del mio migliore amico… dopo un po riempì la vasca e ci facemmo un bagno rilassante slinguandoci ancora… era vogliosissima e golosa di cazzo, ma io ero sfinito e anche lei con me. Dopo circa una mezz’ora uscimmo e ci rivestimmo, e da all’ora quando luca e il padre non ci sono io e Sara ci concediamo ancora qualche bellissima scopata.

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