Una donna qualunque

Salve a tutti, scrivo per la prima.

SI tratta di una storia vera che mi ha visto protagonista, se qualcuno la troverà gradevole farò in modo di aggiungerne.

Ho trascorso una decina di anni fuori dall’Italia, in quel periodo avevo ricevuto l’incarico di gestire una grande azienda per conto di una multinazionale Italiana.

Una delle prime incombenze, poiché in quel paese la lingua era davvero un problema e l’Inglese non serviva un gran ché nella attività quotidiana, consistette nel trovare una segretaria che fosse anche una buona traduttrice.

Tra la decina di ragazze con cui ebbi i colloqui scelsi volutamente una ragazza di aspetto abbastanza dimesso, di circa 28 anni magra e bionda che, peraltro, era quella che aveva preteso il compenso maggiore ma apparentemente era anche l’unica che effettivamente parlava un ottimo italiano unitamente ad una qualche esperienza per il lavoro che doveva fare.
Certamente non era una ragazza vistosa, era magra e con gran bel seno, ma mai vestita in modo provocante, mai ascrivibile tra le “tentazioni” che, al contrario, in quel periodo ho potuto apprezzare e, spesso, alle quali ho anche ceduto.

Avevo 40 anni, vivevo da solo e quindi la condizione di “single all’estero” mi permette di rammentare quel periodo come particolarmente florido e “intenso”
Ho poi potuto apprezzare che effettivamente era davvero in gamba, paziente e tenace al punto giusto per discutere con clienti e fornitori.
Non ultimo, si stabilì un rapporto tale che mi aiutò anche per faccende private e personali quali fare qualche esame clinico, aspetti burocratici della mia presenza da straniero e finanche reperire un appartamento per me.

Dopo qualche anno di lavoro assieme, decise di sposarsi e, poco dopo, di avere due figli rinunciando di fatto all’impiego con mio dispiacere perché sapevo che sarebbe stato difficile sostituirla.
Tutto sommato ci riuscii e comunque non ebbi modo di vederla più per diversi anni.

Adesso che ho una mia Azienda e sono tornato in Italia stabilmente, continuo a frequentare quel paese; lo faccio per diletto e perché in seguito acquistai un appartamento in centro e, saltuariamente, ci ritorno per trovare qualche amico e prendermi qualche giorno di relax.

Una sera andai a cena con un amico in un ristorante Italiano che conoscevo e frequentavo al tempo e, inaspettatamente, ho trovato proprio Caterina (questo è il suo nome) che era a cena con alcuni clienti Italiani dell’azienda per cui aveva iniziato a lavorare da poco.

Mi ha riconosciuto e si è alzata per venirmi ad abbracciare, è stato un gesto che anche a me è venuto spontaneo; in quel momento, stranamente, ho percepito/ho sentito, un brivido caldo che era un misto tra il piacere di ricordare il passato e quello di avere un contatto fisico (direi anche il primo così ravvicinato) con la Caterina che per anni avevo avuto accanto.

A dire il vero la sensazione che anche lei avesse indugiato qualche frazione di secondo in più, immobile nell’abbraccio, mi aveva fatto pensare che… boh..
Comunque, subito dopo ci scambiammo le mail e ci confermammo che i numeri di cellulare erano rimasti gli stessi.
La serata andò poi avanti ognuno per proprio conto, con un saluto veloce al termine della cena.

Qualche settimana dopo mi scrisse (o scrissi io, non lo ricordo) e iniziammo quindi un po’ di corrispondenza via mail, fra l’altro legata anche ad un possibile affare che avevo intenzione di fare sfruttando le conoscenze e le esperienze fatte durante quel periodo di lavoro all’estero.

In quello scambio, prima di mail, poi via skype, la conoscenza si fece più approfondita e alla fine più intima, seppi che il suo matrimonio aveva avuto qualche problema dovuto al marito che aveva avuto una storia con un’altra e che però Caterina ci soffriva da morire; questo perché, tutto sommato, lei era quella di sempre, una ragazza semplice, madre di due bambini e moglie fedele.

Se devo dirla tutta quando seppi la cosa pensai che in buona parte era lei stessa la responsabile, proprio perché certamente con l’andare avanti degli anni, sfiorita la giovinezza, certamente lei non mostrava di avere molta cura nel vestirsi, nel truccarsi e quindi apparire attraente agli occhi di un uomo.

In ogni caso un giorno, all’inizio di una chat prefissata per parlare del possibile business, dopo i convenevoli iniziali, alla domanda se fosse tutto ok con suo marito, mi rispose che non gli interessava più.
Non aveva più interesse a cercare di aggiustare le cose, aveva preso la decisione di accettare che la situazione era rotta, non si poteva aggiustare, che i figli erano la cosa più importante e che quindi avrebbe fatto buon viso a cattivo gioco.

Mi aggiunse anche che aveva deciso di pensare di più a se stessa e colmare le sue necessità, peraltro visto che economicamente non dipendeva più dal marito, disse che se lo sarebbe potuto permettere.
Mi venne quindi in mente di chiederLe se stesse a quel punto cercando una nuova casa e lei mi rispose di no.

La curiosità mi spinse quindi a chiedergli quali fossero le necessità e lei, lasciandomi letteralmente di sasso, mi scrisse che quella maggiore era di “un cazzo duro”
Devo averci messo qualche secondo a re-iniziare a digitare (anche perché ero totalmente impreparato e spiazzato) per cui mi domando se mi fossi scandalizzato e per questo ero in silenzio.

La domanda mi permise di avere qualcosa con cui formare un pensiero compiuto:

Io: no, non sono scandalizzato…sono un po’ sorpreso

Caterina: Non credevi che anche io ho bisogno di fare sesso?

Io: non me lo ero mai domandato se avessi bisogno, lo davo per scontato

Caterina: lo davi per scontato anche quando lavoravamo assieme?

Io: beh, direi di si ma, come dire, avevi un fidanzato e quindi era normale

Caterina: infatti a quei tempi andava tutto bene, poi però è cambiata la situazione

Io: ah ah ah, tesoro, lo so bene io…
Io: dopo il matrimonio e i figli le cose cambiano, penso per tutte le coppie senza eccezioni
Caterina: io non credevo, non poteva essere

Io: beh, adesso lo sai

(qualche minuto di silenzio)

Caterina: beh, scusa adesso devo andare, perdonami

Io: ok, nessun problema…alla prossima

(in effetti il problema ci sarebbe anche stato, alla fine non avevamo neanche affrontato minimamente l’aspetto business…ma ovviamente lasciai cadere la cosa).

Seguirono altre conversazioni in seguito, ufficialmente per lavoro ma che, tuttavia toccavano anche sempre per sfociare sull’argomento sesso, cioè le necessità che non poteva soddisfare perché non c’era un uomo che la interessasse e, spesso, si finiva (con mio piacere) con il gioco del “che ti farei se fossi qui”.

Qualche settimana più tardi decisi di prendere l’aereo e andare a spendere qualche giorno di relax in quella città, unendo anche l’opportunità di incontrare un possibile partner con cui, nel frattempo, Caterina aveva avuto modo di mettermi in contatto.

In genere arrivo il Venerdì, passo il w-e tra dormite e uscite a bere con amici, destinato alle altre incombenze i giorni immediatamente successivi, per poi tornare a metà settimana in Italia.

Come da accordi, Lunedì alle 9. 00 venne Caterina a casa mia per fare il punto e poi andare assieme alla fabbrica del Fornitore nel corso della seconda mattinata, per parlare dell’affare che si stava concretizzando.
Appena aprii la porta mi trovai Caterina come l’avevo lasciata quasi 6 anni prima, un vestito estivo un po’ retrò che lasciava ben vedere che aveva un bel seno ma senza alcuna intenzione di valorizzarlo, era un vestito a fiori su sfondo bianco con gonna larga.

Dopo qualche secondo di comune imbarazzo, lì sulla porta, ci siamo guardati e scambiati il sorriso e i convenevoli di due persone che si erano incontrate non più di due giorni prima.

Senza curarmi di chiedere altro mi sono offerto di preparare un caffè che comunque desideravo ci accompagnasse mentre avremmo potuto scambiare le prime parole “dal vivo” dopo tanto tempo.

Acconsentì e ci accomodammo in cucina, io in piedi vicino al lavabo per preparare e lei seduta al tavolo.

Dandole le spalle gli chiesi se era tutto a posto e si sentiva un po’ imbarazzata, o almeno quanto me.

Mi rispose che in effetti lo era e sapeva anche che ne avrebbe avuto, tanto da aver pensato anche di dare forfait per quello che era l’incarico che aveva per mio conto di intrattenere i rapporti locali con quel possibile fornitore.
Aggiunse che in fondo lei amava suo marito e le nostre chat erano già troppo, aveva paura di andare oltre un limite che non l’avrebbe più fatta stare bene con se stessa, mi disse anche che considerava gli sfoghi che aveva avuto con me per quelli che erano, cioè momenti di sfogo e null’altro.

Mentre mi parlava, e lo faceva quasi troppo velocemente per sostenere che fosse convinta, valutai che forse non valeva la pena tentare una storia che avrebbe sconvolto la sua vita ancor più di quello che era e, soprattutto, seio stesso ne avrei trovato vantaggi visto che non era certo il mio ideale di donna, Caterina sembrava essere, ormai, una 40enne con ancora un bel fisico ma assolutamente lontana dalla MILF in cerca di “cazzo duro” che avevo idealizzato , troppo anonima nei suoi atteggiamenti, troppo semplice nei suoi modi.

Non so nemmeno io come la decisione mi è venuta, sovrapponendomi alle sue parole e ripensando ai giochi che avevamo fatto via skype, le chiesi:

Io: “porti le mutande oggi”?

Caterina: si
(rispose immediatamente)

Caterina: altrimenti avrei bagnato la gonna anche stamattina
(aggiunse…da sola)

Io: (facendo finta di non capire) …perché?

Caterina: perché, anche se mi masturbo spessissimo sento che ho voglia…sempre

Io: allora potresti toglierle per farmela vedere?

Caterina senza dire nulla si sollevò la gonna, si sfilò le mutande bianche (non un perizoma o un mini-slip, proprio mutande che si addicono ad una 60enne)e si sedette in punta della sedia allargando le gambe, mostrandomi che inaspettatamente aveva la fica rasata, solo una leggera peluria bionda sul pube evidentemente lasciata apposta.

Mi sono avvicinato, mi sono inginocchiato davanti a lei senza dire una parola; mi ha messo le mani sotto il mento e si è chinata su di me come per baciarmi.

L’ho spinta indietro sullo schienale della sedia e così mi ha lasciato libero di avvicinarmi alla sua intimità

Era una fica straordinariamente gonfia, realmente bagnata e semi-socchiusa; per potermi avvicinare le mie spalle hanno spinto l’interno delle sue ginocchia costringendola ad allargare ancora le gambe.

La fica si è aperta ancora di più e ho potute vedere quanto liquido viscoso bagnasse le labbra all’interno, era davvero un lago caldo di umori con un leggero odore dolciastro.

Capita la mia intenzione mi ha poggiato la mano sulla testa e mi ha accompagnato fino a che con il mio respiro devo averle fatto capire che la distanza tra la mia bocca e la sua fica era solo di qualche millimetro.

Con la punta del naso le ho fiorato il clitoride, era racchiuso ma gonfio.

Il suo lungo sospiro mi ha invitato a iniziare a bere di quegli umori e i suoi mugolii mi confermavano quanto le piacesse che la stessi leccando, nel frattempo ricordo che avevo quasi dolore per il cazzo che si era gonfiato in una posizione evidentemente resa innaturale dai pantaloni tesi.

Ho speso almeno mezz’ora a leccargliela, a morderle il clitoride e infilarle un dito, poi due nella fica.

Non ho avuto la sensazione che abbia avuto un orgasmo, ma il respiro e i gemiti indicavano che non era lontano dall’arrivare.

Mi ha fermato la testa con le mani e, chiudendo le gambe, mi ha indicato che dovevo fermarmi.
Scesa dalla sedia si è messa nella mia posizione; baciandomi ha iniziato a togliermi la cravatta e aprire la camicia.

Mi ha morso il collo e poi è arrivata al petto , mi ha succhiato i capezzoli e nel frattempo andava a tastoni, certamente per capire con che cosa aveva a che fare.

Io nel frattempo le ho aperto la cerniera posteriore e fatto scivolare le spalline e il vestito sino allo sterno, scoprendo il seno prosperoso e racchiuso in un reggiseno decisamente antiquato che faceva coppia con le mutande.

La posizione però era dolorosa per le ginocchia sul pavimento , ci siamo alzati e, in questo modo il vestito è scivolato, lasciandola nuda col solo reggiseno che nell’invitarla a girarsi ho potuto slacciare e togliere.

A quel punto era nuda e io, ancora con i pantaloni
pantaloni allacciati e la camicia aperta, ero alle sue spalle sovrastandola, di fronte al tavolo della cucina pressoché sgombro.

Le ho poggiato la mano sulla nuca per obbligarla a chinarsi sul tavolo e allo stesso tempo avevo aperto la mia cerniera per tirarmelo fuori, con l’idea che me la sarei sbattuta lì.

Sino a quel momento nessuno di noi due aveva detto nulla, tutto era stato sottolineato solo dai respiri e da qualche accennato “siii”, nulla di più.

Interruppi il silenzio:

io: ti piace di dietro?
(una frazione di secondo di silenzio)

Caterina: …ma prima tocca a me!

Si è liberata dalla mano sulla nuca e si è voltata per continuare a baciarmi e scendere sino all’altezza del cazzo.

Passando per il petto e per la pancia mi ha lasciato una lunga e volutamente abbondante striscia di saliva che con una mano mi ha spalmato, quando ormai era accucciata con il cazzo davanti al naso.

Ricordo distintamente questo fatto; qui credo di aver capito quello che poi si è rivelato, avevo a che fare con una vera puttana che si nascondeva in un guscio assolutamente insospettabile.

Non mi avevano mai fatto un pompino come quello, ha iniziato lentamente e impercettibilmente con la punta e quando l’ho fermata qualche minuto dopo aveva tutto il mio cazzo in bocca e certamente in buona parte direttamente nella gola.

Sono alto 1,95 e certamente proporzionato, nessuna era mai riuscita a prenderlo tutto in bocca, lei lo ha fatto e, a quella vista, ci mancava pochissimo che non le spruzzassi direttamente nella gola.

Le ho infilato le dita nei capelli, ho chiuso la mano e l’ho obbligata a tirarsi su, senza grande sforzo ha lasciato che la riposizionassi piegata in avanti con il suo grosso seno sul tavolo e il culo esposto…..

—————————–Fin qui era quanto postato in precedenza

A questo punto, come premessa, devo confessare il mio strano atteggiamento verso il sesso, specie se fatto con una persona che in qualche modo rivedrò (intendo dire una persona con la quale ho intenzione di fare ancora sesso o con una con la quale scoprirò poi di non volerlo rifare e che, per vari motivi, potrei averci a fare in seguito).

Poiché tendo a spendere tutte le energie durante l’amplesso, alla fine con l’eiaculazione arrivo all’appagamento totale (sono lontani i tempi di due/tre volte con poco tempo di intervallo); questo sino avere quasi fastidio a non potermi rilassare e, perché no, scivolare in un sonno ristoratore.

So bene quindi che, una volta che sono venuto, il tempo successivo passato a rimanere insieme, anche se abbracciati a parlare, diventa un “peso” (piccolo o grande è in dipendenza della persona che ho accanto) e rischio di diventare sgarbato.

Per carità, non che caccio una donna appena dopo, solo che se non riesco a godermi il “meritato riposo” certamente non sono l’affabile uomo (anche gentiluomo) di poco prima.

Risultato, tendo a farla durare il più a lungo possibile, se possibile arrivando anche a calcolare il tempo per cui, al termine, in qualche modo la “sessione” si chiuda nell’arco di una manciata di abbracci e carezze e io sia poi libero di abbandonarmi, meglio se perché la lei deve andar via.

In qualche modo questo mio atteggiamento, oltre a farmi raggiungere il mio scopo, certamente appare gradito anche alla partner che, se ha tempo, se la gode anche lei fino all’ultimo.

Questo aspetto mi ha portato anche a dover stare una intera giornata a fare l’amore, fermarsi per scherzare, poi cucinare e mangiare, magari in attesa della pietanza scopare in cucina, fermarsi e cazzeggiare per ridere, rifare tutto etc. etc. , il tutto rigorosamente senza giungere all’orgasmo che, come anzidetto, mi toglierebbe…diciamo così… il piacere della compagnia.

Memorabili le giornate passate “a cazzo duro” iniziate con la frase della serie:

“vengo domani da te che stiamo insieme fino a sera fino a che lui non torna”

…fantastiche, sia per la giornata in cui mi permettevo di cucinare mentre magari si intervallava con qualche gioco erotico, sia per la scopata che inevitabilmente diventava epica per la durata e l’intensità, ma anche perché, alle 18 se ne andavano e avevo la serata che volevo, senza dover rendere conto a nessuna…

C’è anche il rischio che, per una telefonata imprevista, sia lei ad andare via, prima che io abbia terminato e poi sia io che rimango a cazzo dritto….

vabbè li ascrivo nel “rischio imprenditoriale” del buon amante del sesso.

Ebbene, magari istintivamente, devo aver ragionato nel medesimo modo di sempre guardando quel culo, la fica gonfia e poco sopra quel buco appena aperto, era così eccitante pensare che lo avrei potuto allargare che di lì a poco avrei finito per riempirglielo di sperma; tutto troppo veloce per i miei gusti.

Per giunta, come per prepararsi aveva appoggiato il le mani e teso le braccia, sollevato una gamba su una sedia pronta a farsi prendere dove avessi voluto.

A quel punto mi è ritornato in mente che chi l’italiano lo conosce, anche se bene, spesso può confondere il “di” e il “da”, mi era già capitato in passato e ne ero uscito anche deluso.

Per intenderci, la sottile sfumatura che passa tra “ti piace DA dietro” e “ti piace DI dietro” non sempre viene colta, specie se l’Italiano non è la sua lingua.

Ho pensato tra me e me che lo avrebbe capito al momento giusto, nel frattempo avevo l’obbiettivo di ammirarne la carica etotica e cominciare a dirgli qualche sconcezza per vedere che effetto gli avrebbe fatto.

Avevo il suo culo nelle mani mentre lei lo inarcava per offrirsi meglio, col il pollice della destra che era fermo all’ingresso della fica e che e, raccolti gli umori, lo usavo per lubrificare il buco del culo

Io: hai un culo fantastico, mi è sempre piaciuto
(tanto per mantenere “vivo” l’argomento)

Caterina: lo guardavi?

Io: ogni volta che mi passavi davanti
(una bugia piccola ci stava, non era vero )

Caterina: lo sapevo, ma tu eri sempre così distaccato e serio

Io: ma tu non sai quante volte la sera, …ripensandoci, mi….

(lasciato in sospeso, lo considero un buon metodo per scoprire il livello della situazione)

Caterina: …ripensandoci ti…continua ti prego…
(fantastico sentivo che si eccitava ancora di più)

Nel frattempo il pollice si stava insinuando tra le labbra e gli umori erano tali da colare lungo le cosce…

Caterina: …continua ti prego…

Io: ti ho immaginato così e mi sono masturbato

Caterina: …oohhh…questo è eccitante
(lo sapevo)

Caterina: …e cosa immaginavi?

Sentire che voleva sapere qua me la rendeva ancora più porca e mi spingeva a vedere quale fosse il suo limite.

Io: immaginavo di leccartela e poi di riempirti di carne, di usarti…

Caterina: …mi piace essere usata
(era quello che volevo sentire)

Affondai il pollice nel culo sino alla base, e con il medio inserii la prima falange nella fica, poi anche la seconda, trovando facilmente la strada per entrambi

Caterina di lascio andare ad un lungo mugolio, quasi a sottolineare il piacere della dilatazione del buco più stretto.

Muovendoli prima lentamente e poi con vigore, Caterina divenne un rubinetto, la fica letteralmente grondava.

Mi misi al suo fianco e gli misi il cazzo davanti al viso che nel frattempo era schiacciato sul tavolo, lo prese in bocca con forza e ad ogni colpetto che le davo con la mano mi stringeva la base del cazzo con la mano, continuando a succhiarlo e farlo sparire completamente.

Dopo pochi secondi mio cazzo era ricoperto di saliva viscosa proveniente dalla sua gola.

Decisi che era giunto il momento di sbattermela e estratte le dita la feci sollevare in piedi e andammo verso la camera da letto.

Camminando nel corridoio osservavo quanto fosse ancora ben soda, un gran bel seno grande , rotonda ma non troppo e soprattutto il culo ancora alto…colsi quindi l’occasione per dirle cosa le sarebbe successo, con il desiderio di sentire cosa mi avrebbe risposto.

Io: adesso voglio sbatterti…

Caterina: siii, …e poi…

Io: e poi voglio che ti lasci usare

Caterina: come mi userai?

Io: userò tutti i tuoi buchi e alla fine ne riempirò uno di sperma

Caterina: uno no…devi stare attento io non prendo nulla
(uhhh era un invito a nozze!)

Io: allora vuol dire che vedrò colare il mio sperma dal buco del culo…
(a quel punto era equivocabile la mia intenzione)

Caterina: …ti piace il mio culo eh?

Non risposi, la fermai in salotto e gli sussurrai che glielo avrei aperto, per poi fissare in memoria l’immagine per tutte le volte che mi ci sarei fatto una sega al pensiero.

Lei mi disse:

Caterina: …quindi…mi riempirai come un cagna?
(non credevo alle mie orecchie, era la donna più troia che mi sia capitata, si vedeva benissimo che gli piaceva parlare in quel modo).

Arrivati in camera da letto la feci sdraiare e gli diedi ancora il cazzo da succhiare (davvero era stupefacente come lo sapesse usare), mi girai su di lei per avere la fica a portata di bocca.

Poi ci capovolgemmo e alla fine passai una buon quarto d’ora in un 69 da manuale.

Le chiesi di salire su di me e prendersi il mio cazzo perché (avevo dato un’occhiata all’orologio) di lì a mezz’ora ci saremmo dovuti preparare per l’appuntamento di lavoro che, quasi quasi, ci stavamo scordando di avere.

Si sedette sul cazzo e si piego verso di me per baciarmi, sollevò il bacino e mi permise di arrivare a prenderle le natiche per tenere sollevato il culo abbastanza da permettermi di piegare le ginocchia e sbatterla.

Prima lentamente e poi (preso anche io dalla foga) forte e veloce, inizio a emettere qualche piccolo urlo di piacere e la cosa mi spingeva a farlo ancora più forte e veloce.

Più sbattevo più lei urlava, le dissi che era la mia puttana…. (volutamente lasciai in sospeso)….

Caterina: …la tua puttana…
(non in senso di interrogativo, era una sorta di constatazione)

Beh, ragazzi, voi non ci crederete ma alla mia conferma “…si la mia puttana” quella donna si è letteralmente sciolta e mi ha pisciato sul cazzo.

La parola “puttana” fu il fiammifero lasciato cadere sulla benzina, ebbe un orgasmo intenso e me lo disse:

Caterina: …siii… gooodoo…come una puttana….

Nello stesso momento ho distintamente avvertito calore sulle palle, sulle cosce, sulla pancia, …. mi aveva letteralmente pisciato addosso e mentre sbattevo il suo liquido aveva schizzato su di me e sul letto…

Avevo visto per la prima volta in vita mia (e di esperienze credetemi ne ho avute) lo squirting, ottenendone un misto tra la massima eccitazione e un po’ di incredulità.

Mi costrinse a fermarmi poco dopo accasciandosi su di me, con un respiro affannoso (più del mio che invece ne avevo tutto il diritto avendola sbattuta per almeno tre minuti con una foga che io stesso non credevo di poter avere).

In ogni caso il suo orgasmo, misto ad un po’ di vergogna, mi permise di riprendere fiato e chiedergli se non era il caso di pensare all’appuntamento che avevamo tra circa un’oretta…

————–se vi è piaciuta posterò anche il seguito.

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