Le mie storie (25)

Ieri avrei voluto scrivere un altro racconto della mia vita privata, un altro di quegli episodi che hanno segnato in maniera divertente ed anche un po’ erotica la mia crescita. Invece poi una telefonata mi ha fatto cambiare idea. La mamma del ragazzino mi diceva che sua madre era venuta a mancare. Sono andata a trovarla a casa, siamo state un paio d’ore a chiacchierare, poi lei doveva prepararsi per andare ad organizzare i funerali al loro paese d’origine.

Tornando a casa, ripensando a quella vecchia signora, mi è venuto inevitabilmente in mente un pomeriggio “movimentato” passato insieme al ragazzino e a sua nonna inconsapevole.
Vi parlo sempre di una ventina danni fa, qualcosa meno, io intenta a studiare, il ragazzino non ricordo se ancora al liceo oppure all’università. Mi chiamò a casa la mamma chiedendomi il grandissimo favore di poter tenere compagnia a sua madre poiché improvvisamente aveva avuto un’incombenza di lavoro, ed il figlio era irrintracciabile.

Io che abitavo (ed abito tuttora) a poche centinaia di metri da casa loro, accettai senza nessun problema. Mi misi la giacca e nel giro di cinque minuti ero a casa loro. Sulla nonna del ragazzino aleggiavano leggende; si diceva (ed era vero) che quando era al paese fosse del tutto autosufficiente ed autonoma, al contrario quando scendeva a Napoli dalla figlia aveva bisogno di assistenza per qualsiasi cosa, ed era colpita improvvisamente da sordità.

Effettivamente quando mi trovai in vacanza per così dire nel loro paesino, la nonna era agile e s**ttante. In città si spegneva e passava le sue giornate con l’ uncinetto a lavorare a maglia ed a guardare la televisione. Per quanto riguardava poi la lingua, ho sempre faticato a capirla ed a farmi capire visto che parlava un dialetto incomprensibile.
Però tutto sommato era una signora tranquilla che non dava particolari problemi se non la richiesta di essere accompagnata al bagno oppure di mangiare qualcosa.

Così, dopo aver salutato la mia amica che stava scappando al lavoro, mi accomodai sul divano con un libro, mentre lei, la nonna, era seduta a 2 m dal televisore sulla poltrona intenta a fabbricare l’ennesimo maglione di lana per il nipote oppure l’ennesima coperta (ne posseggo ancora una sua, regalo di Natale di tanti anni fa). Dopo un paio d’ore, sentii aprire la porta di casa: era il ragazzino. Sorpreso nel vedermi, mi chiese cosa ci facessi a casa sua, ed io gli dissi che la mamma era dovuta scappare e che sarebbe tornata ad ora di cena.

Lui chiaramente non voleva sentire altro! Ho sempre pensato (ne ho quasi la certezza) che all’epoca, il solo vedermi, gli provocasse un’erezione istantanea (per la verità quella che gli veniva sempre anche guardando altre donne). Così dopo essersi tolto la giacca, ed aver salutato la nonna in un dialogo dal significato oscuro per me, si accomodò vicino alla sottoscritta sul divano. Neanche il tempo di sorridermi che subito la sua mano cominciò a prendere la via delle mie tette.

Io istintivamente mi spostai dicendogli che la nonna era lì a non più di qualche metro da noi. Lui senza nessun problema mi rispose che tanto non capiva e non sentiva comunque. Effettivamente durante questo nostro conciliabolo, la signora continuava il suo lavoro alternando gli sguardi verso il televisore. Dopo un momento di calma apparente, il ragazzino attirò la mia attenzione verso un cuscino che sapientemente aveva messo davanti alle sue zone nobili, lo sposto’ ed i miei occhi videro il suo membro grosso fuori dal pantalone in erezione.

Non ci potevo credere, con la nonna lì vicino era con l’uccello all’aria. Mi prese la mano per poggiarsela lì sopra, dopo un po’ di reticenza, mi lasciai convincere e lo impugnai. Cominciai a muoverglielo mentre lui intanto aveva messo la sua mano fra le mie cosce. La situazione mi sembrava quasi assurda, noi due a toccarci mentre la nonna a pochi metri da noi guardava la televisione. Quando le sue dita raggiunsero la mia mutanda cominciai a gemere come mi succede sempre; cercavo di trattenermi ma il piacere aveva la meglio.

Poi il ragazzino mi invitò a sedermi su di lui. Io lo feci e subito sentii il suo membro strusciarsi contro la parte alta del mio sedere. Io lo stuzzicavo, lui intanto aveva preso possesso delle mie tettone. Ero mezza nuda e particolarmente eccitata ma con il terrore che la signora si girasse da un momento all’altro. Certo ricordo che c’era una penombra a nascondere i nostri movimenti, ma la precarietà di ciò che stavamo facendo era assoluta.

Ad un certo punto il ragazzino riuscì ad infilare il suo uccellone sotto al mio sedere ed in quel momento mi resi conto di ciò che stava per succedere. Lui si muoveva come per mettermelo dentro alla micia, io nonostante avesse una voglia matta di sentirlo, avevo paura che succedesse un casino. Mi sollevò la gonna, stava per abbassarmi le mutandine quando in preda all’eccitazione mi alzai di s**tto avviandomi in cucina. In quel momento la nonna si girò, forse attirata dal mio movimento; probabilmente anzi sicuramente mi vide con il culo mezzo all’aria, ma quello per me fu il male minore naturalmente.

Entrata in cucina non feci neanche in tempo a sedermi sulla sedia che dietro di me il ragazzino mi agguantò letteralmente. Mi piegò sul tavolo (come già era successo altre volte a casa sua), mi abbassò le mutande e incominciò a scoparmi. In pochi minuti ero venuta così come lui che mi sborrò sulle chiappe poco dopo. Qualche minuto per ricompormi che la nonna cominciò a chiamare il nipote chiedendogli non ricordo cosa. Io volevo tornare a casa, ma lui riuscì a convincermi a rimanere e tenergli compagnia.

Di nuovo tutti e due sul divano, di nuovo la nonna che guardava la televisione e dopo poco di nuovo il ragazzino a cazzo diritto. Sapevo che a lui faceva piacere mostrarmi queste situazioni grottesche, in passato mi aveva mostrato come senza farsi problema riuscisse a palpeggiare le zie fingendo di giocare. In quel momento non aveva nessun timore della nonna lì accanto, anzi sembrava quasi volesse dimostrarmi che la cosa lo eccitasse particolarmente.

Lo ricordo benissimo alzarsi con il membro da fuori ed andare in cucina a prendere l’acqua per la nonna, arrivare alle sue spalle e porgergliela senza che lei si accorgesse del nipote mezzo nudo. Io non mi capacitava di queste cose, ma lui più di una volta mi aveva detto che al paese le signore erano per così dire un po’ di rintronate. Alla fine non potevo far altro che dargli ragione. Mi sfido’ a tirare fuori le tette ed a fare una domanda a sua nonna, io che ormai avevo perso ogni freno inibitorio mi lascai convincere ed effettivamente quando lei girò lo sguardo verso di me nonostante avessi la maglia alzata non fece una piega.

Ma il pomeriggio doveva ancora finire, dopo qualche altra schermaglia andammo in camera sua ed in breve tempo eravamo entrambi nudi uno sull’altro. Ricordo che dopo aver giocato come piaceva noi muovendoci in varie posizioni, mi salì sopra, mise il suo uccello in mezzo alle mie tette e come la lampada di aladino le sfregò fino a venirmi in faccia.
Come al solito tornai a casa soddisfatta e nello stesso tempo incredula per ciò che avevo vissuto.

Ma d’altra parte non è ragazzino non sono mai stata tranquilla, neanche per un attimo.

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