Hellen ed i miei sogni

Hellen era venuta a Milano per una importante azienda che realizzava pellicce, in sostituzione di una delle solite top model da copertina. Quella volta i fratelli R. fecero centro.
Mandarono al diavolo Kate e, per pura fortuna, si ritrovarono Hellen, fresca di agenzia, a Milano per tentare, con la carriera di modella, di arrotondare e coprire almeno le spese. Lei era un rimpiazzo piu’ che adeguato. Faceva la modella di gioielli, ossia era una con un viso bellissimo, collo lungo ed elegante, due tettone sode e pesanti sormontate da bei capezzoli rosa.

Culo e cosce erano pero’ grossi e muscolosi, e se erano quelli attributi che le impedivano di fare la modella a figura intera, assicuravano occhiate fameliche da parte di tutti i maschi che la incontravano. Una strafiga, strasexy e stratroia.
Non si trasferì da me, mi chiese soltanto ospitalità per risparmiare l’albergo, non immaginando i diecimila che avrebbe guadagnato in due ore di sfilata.
Così iniziò il periodo da favola della mia vita, i momenti in cui capisci che le donne sono l’altra metà del cielo e strettamente imparentate con il diavolo.

Era molto giovane ma aveva un modo di giocare con il sesso ed una leggerezza da quattordicenne. Era la mia bambolina preferita. Al lavoro dovevo nascondere tutto, anche se ogni mattina arrivavo ben felice di aver “giocato” con la mia gnoccolina. Per lei il problema di farmi dormire in un altro letto non si è mai posto: la prima sera si è spogliata e solo con gli slip si è infilata nel mio letto.

Come sono avanti queste danesine. Così, ogni sera trascorrevo una mezz’ora a faccia in giu’ adorare la patatina bionda e ben curata di Helle. Era una gnocca stellare, le baciavo la fragolina con ingordigia, anche quando indossava il Tampax.
Anni prima, una mia amica genovese mi aveva insegnato sia a leccare la fica come si deve, che a farlo quando la ragazza indossa il Tampax. Fatto sta che Hellen adorava come gliela baciavo, ossia: spesso, per molto tempo e molto bene.

Diceva che ero il suo pompinaro preferito e mi prendeva in giro dicendo che se succhiavo il cazzo come baciavo la gnocca a lei, capiva perche’ un dio greco come Frankie, il suo amico modello, volesse venire a letto con me…… la stronzetta. E la stronzetta anche se aveva, a 24 anni tutto quello che una ragazza poteca desiderare continuava sull’argomento amico-modello gay.
Milano e Firenze, eravamo tra gli anni 1996 – 2006 le davano tutto; tutti gli stilisti adoravano la sua falcata, “catwalk” mi pare sia il termine tecnico, ed in quel decennio riuscì anche a sposarsi un uomo che la adorava e baciava la terra dove Hellen poggiava i piedi.

L’amicizia con Hellen e suo marito Danilo continuò, nonostante gli impegni reciproci di lavoro. Lei bambini non ne voleva ed in più aveva trovato un marito bisex, da usare come un giocattolo.
Una sera, parlando dei nostri primi incontri tirò in mezzo il marito e la sua bisessualità indicandolo con un gran pompinaro.
“Vabbe’, forse e’ vero che le pompe le faccio bene” si difese Danilo…Era stato soprannominato dalla sua adorata mogliettina, “Pussy Sucker”, che significa sia “Succhiafica” che uno che per la fica fa qualunque cosa… e per la sua gnocchina profumata e ben curata, effettivamente era piu’ che vero…
Per la verita’ Hellen era piu’ disinibita che troia, in compenso faceva qualsiasi cosa con me, trentenne, e altri ragazze e ragazzi, sopratutto quattordicenni.

Una sera verso le sette, Hellen arrivo’ a casa con Effe e mi trovai davanti ad una straficona mora, con tacco 12 che la faceva svettare oltre due metri. Il viso di Effe era d’una bellezza intrigante, pura ed assoluta: sembrava un ritratto di Tamara de Lempizka. Aveva due occhi neri estremamente liquidi ed i capelli tagliati a carre’ a mezza guancia. Un viso art-deco. Il resto era da pin-up. Appena mi vide, entrando in casa mi dette un’occhiata che aveva uno strana luce, che mi scombussolo’ facendomelo venir subito duro.

Disse di essere di Efes, in Turchia. Dopo un po’ arrivò anche Danilo. Era chiaro, Effe era un trans, un gran bel trans, ma un trans.
Chissa’ se Hellen lo sapeva…
Proposi alle due ragazze di bere una cosa. Effe, rise facendo l’occhiolino a Hellen e con un’aria molto sbarazzina, rispose: “Si certo, dai, beviamo. Helle si beve te e tu ti bevi me!”. Le due troie s’erano messe d’accordo. Helle, non solo sapeva bene che Effe fosse una trans, ma l’aveva portata a casa per farmela sbocchinare e farmi inculare davanti a lei, la troia… E poi, da tempo voleva un triangolo con un gay…
Mi allontanai e si avvicinò ad Effe, Danilo, andai a preparare qualcosa da bere e appena tornato in salotto, trovai Effe con indosso solo autoreggenti e tacchi che stava inculandosi Helle, la quale molto poco elegantemente era piegata a novanta sul tavolo a gambe divaricate e urlava parolacce in danese, forse chiedendo a Effe di penetrarla piu’ a fondo nel suo culone tondo e muscoloso, fatto apposta per ricevere cazzi.

Danilo si inginocchia sotto ad Effe, che subito allarga un poco le gambe che gli consente di inghiottire le sue palle lisce e depilatissime, succhiandole, tirarandole, mordicchiandole e leccandole, mentre lei ansimava e mugolava come una gatta in calore chiavandosi il gran culo di Helle. Dopo un po’, Danilo trasferì la lingua facendola passare lentamante dalle sue palle al suo sfintere e poi ben dentro il suo culetto. Sorpresa, Effe urlo’ il suo piacere doppio e poco dopo riempi’ Helle con un gran fiotto di sperma caldo, che lui leccò tutto staccandola a forza dal culo di Helle e buttandosi ad assaporare l’abbondantissima sborrata della bellissima Turca.

Rientrai nella stanza dove avevo lasciato le due ragazze allungate sul divano, esauste dopo esser venute molto intensamente. Con un morbido asciugamano inzuppato d’acqua calda ripulii per bene il culone di Helle ed il cazzo di Effe, che s’era fatta Helle senza preserativo.

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