Archivio mensile:Febbraio 2017

CYROS IL KENIANO

Sono le 20. 00 di sabato sera sto cenando e squilla il telefono, dall altra parte una voce straniera profonda molto bassa. Avevo messo la mattina un annuncio su internet dove cercavo una coppia di uomini che mi facessero provare la doppia anale. Ciros al telefono sembrava una persona tranquilla e disponibile anche carina nei modi e vista la provenienza africana lo sottopongo ad un piccolo interrogatorio telefonico da parte mia dove lui mi assicura di essere snello e dotato e di vivere nella mia stessa zona.

Perfetto mollo la mia cena e parto x andare a prenderlo, dopo 20 minuti eravamo già a casa mia. Era un bel ragazzo snello alto un bel viso con denti bianchissimi e con la pelle cioccolato fondente, insomma un negro vero. Durante il tragitto in macchina mentre lui mi parlava delle sue condizioni di vita e della sua storia ho allungato la mia mano x verificare le sue dimensioni, che però con mia grande delusione erano davvero scarse.

Un po in imbarazzo mi smonto un pochino e comincio a pensare come avrei potuto divertirmi con lui, nel frattempo eravamo davanti il cancello di casa mia. Entriamo lui si accomoda io vado di corsa a vestirmi da troia vera di tutto punto tacchi alti giarrettiera calze ecc. Esco dal bagno e lo trovo nudo sul divano, era un bronzo di riace con il suo cazzetto già in tiro. Prendo un superalcolico e cominciamo a parlare e a bere poi ad un certo punto lui mi prende per mano e mi porta in camera da letto si sdraia e comincia a baciarmi ovunque come se fossi la fidanzata, aveva ste Manone snelle e lunghe che mi frugavavano dapertutto e le labbra grandi e bollenti che molto presto mi ritrovai sulla mia bocca con tutta la lingua.

Era bravo il negretto ci sapeva fare, mi aveva completamente rilassata con lo sua arte e totalmente sottomessa con la sua autorevolezza nel tocco. Era delicato e forte nello stesso momento ed ogni volta, che forzava sui miei seni o tra le mie fantastiche chiappe bianche, mi baciava come un innamorato x rassicurarmi.

Insomma da quel momento in poi avrebbe potuto fare di me quello che voleva, avevamo stabilito i ruoli: lui mi dominava.

Ad un certo punto mentre mi frugavava ovunque il suo tono di voce cambio’ e con il suo vocione, che sembrava un trombone mi disse: ” prendi il gel e poi mettiti a pecorina sul letto”. Non me lo feci dire due volte era così bravo con le dita. Iniziò a massaggiare la mia fighetta delicatamente con movimenti circolari delle dita chiedendomi di guardarlo mentre lo faceva ed io stavo come una vacca chiappe all aria in estasi mentre la mungono con la testa girata verso di lui.

Era bravo cazzo! mi stava facendo impazzire con quelle dita, la mia fighetta si era completamente dilatata, ma il furbetto ancora non c aveva ancora infilato nulla. “Guardami troia” lo faccio passandomi la lingua sulle labbra e sento immediadamente 4 delle sue dita entrarmi dentro come un coltello caldo nel burro. “Sei contenta zoccola” io non dissi nulla ma lui sapeva che mi stava facendo impazzire, cominciavo a spingere dal piacere con i miei fianchi e lui mi dilatava sempre di più con le sue dita aggiungendo ogni tanto un po di gel.

Lo guardavo fisso mostrandogli il mio piacere sul viso cosicché ad un certo punto lui sfila le dita e mi mostra la mano mettendola a forma di Cuneo con il pollice tra le quattro dita. Io un po preoccupata ma eccita come una verginella lo rassicuro con gli occhi facendo un sorriso e un gesto di si con la testa. “Mignottona” e presto la sua mano a cuneo che comincia a spingere dentro di me, comincio a pensare: hai capito il negretto aveva il cazzetto ma un suo programma preciso, e questo mi fa sentire ancora più sottomessa, ancora più troia.

Lui spingeva delicatamente ed ogni tanto con due dita di entrambi le mani me le infilava come uno speculum x dilatarmi sempre di più. La sua spinta con la mano a cuneo diventava sempre più forte e oramai sentivo distintamente le nocche della mano ma ancora non mi aveva penetrato completamente. La volevo fortemente tutta dentro di me e mi aveva talmente eccitata e dilatata che poteva tranquillamente affondarla, ma lui aveva altri programmi, con la sua voce potente mi disse” mettiti in piedi con le mani appoggiate al muro e le gambe unite e non dire nulla” si avvicinò si mise dietro di me mi palpeggio’ le chiappe per un pò schiaffeggiandole x bene dicendo”no fiatare non dire nulla e non mi guardare”.

Sentì la sua mano a cuneo appoggiarsi tra le mie chiappe, una spinta secca e profonda ed era tutta dentro di me, ero talmente eccita ed aperta che sentii solo piacere e gli dissi: ” ancora negro” lui sfilo’ la mano prese un po di rincorsa e la rituffo’ dentro la mia figa. Da li in poi continuò sempre sfilando e ed infilando fino a quando non la sentivo entrare ed uscire con estrema facilità e piacere.

A quel punto lui si inginocchi dietro di me mi mostro non il cuneo ma il suo pugno, tese il braccio e teso e rigido mi entrò dentro, non so neanche descrivere la sensazione: troia, impaurita, dolore, piacere e subito dopo mentre lui mi scopava con il pugno ed il suo braccio sempre teso pieno di muscoli un orgasmo violento ma stranissimo come la senzazione di quando si va al bagno ma 10 volte più forte ed estremamente piu lungo e continuo sotto i suoi colpi nella figa sempre più decisi e incalzanti.

Urlavo come una somara. Per la prima volta mi sono sentita una vera vacca bravo Ciros.

Una famiglia perfetta

Sono un uomo di 56 anni, vi racconto una storia realmente accaduta è tuttora. In atto. Mi chiamo Gianni, i nomi nel racconto sono tutti di fantasia , sono sposato anche i miei figli, il più grande marco sposato da cinque anni con Giulia bella donna, una mattina sono passato da casa sua mio figlio nn c’era e mi invita ad entrare per un caffè. Ci sediamo in cucina lei prepara il caffè aveva un vestitino leggero corto sopra il ginocchio un paio di tette della terza misura è un gran bel culo, voglio precisare che ho una bella presenza come uomo di 56anni, porta il caffè lei lo beve subito, io lo gusto, finito di berlo, porto la tazzina nel cucinino il passaggio e stretto dico scusa Giulia mentre passo alle sue spalle lei si avvicina di più e struscio il suo bel culo, al contatto il mio cazzo comincia a vibrare e ingrossarsi nei pantaloni, lei si gira verso di me si inginocchia mi sbottona i pantaloni e tira fuori una verga di 23cm, lei lascia uscire dalla bocca un uahhu come ce lai grosso, aveva ragione tuo figlio, subito lo prese in bocca e cominciò a spompinarlo.

Era diventato duro come il marmo la feci piegare a novanta in cucina sul tavolo e comincia a scoparla ad ogni colpo lei lanciava un grido di goduria, e mi incitava a continuare più forte la feci girare e inginocchiarsi e la scopavo in bocca con le mani dietro la testa la spingevo fino alla fine del cazzo quasi a farla soffocare. Andammo in camera da letto lei aveva avuto due orgasmi, si distese a gambe aperte e cominciai a leccarle la fica con qualche colpo di lingua a buchetto, lei ansimava di piacere, e mi pregava di infilargli quel cazzone dentro e farla ancora godere come una troia, mi distesi sul letto e la faci venire sopra, vedevo il mio cazzo sparire nella fica che era un lago di goduria, ogni volta che veniva lanciava un piccolo grido di goduria, avevo anch’io voglia di sborrare gli chiese dove preferiva che gli sborrassi, lei senza pensarci due volte riempimi la fica tanto e lo stesso sangue a quelle parole mi evitai di più gli innondati la fica del mio sperma, lei disse mamma mia quanta, ci baciammo e ci rilassammo.

Ci rivestimmo e lei mi abbracciò e mi baciò con passione e mi diceva che suocero favoloso che ho sei stupendo. La domenica venivano sempre a casa mia dove mia moglie preparava dei succulenti pasti, lei nn perdeva l’occasione quando nn c’erano occhi indiscreti di toccarmi il mio cazzo,che nn resistevo e lui cominciava a diventare duro, poi andavo in bagno per rinfrescarmi e calmare i bollori. La settimana successiva andai a casa di mio figlio lui era a lavoro.

lei era una brava casalinga, mentre parlavamo mi raccontò come il,marito(mio figlio) le disse che avevo un bel arnese, mi aveva visto mentre scopavo la madre e lei mi supplicava di nn infilarlo tutto perché era troppo grosso per lei e mi aveva spiato. Chiesi a Giulia e tu che dici, che hai un bel cazzo e nn posso stare senza di lui, e gli chiesi e se mio figlio viene a se pere di noi?, lei mi rispose nn preoccuparti perché a lui piace essere cornuto, io come? Si è capitato che sul telefono ha visto una foto di un ex con il cazzo di fuori e mi ha chiesto come mai, io gli ho risposto no e la mia amica Teresa me la inviata, al momento ci ha creduto, durante la notte mentre il piccolo dormiva lui si era ecitato ha voluto scopare mentre lo facevamo mi diceva ti piacerebbe scopare con un’altro ed io dicevo che dici nn scherzare, lui dopo poco mi ripeta a la stessa cosa a quel punto gli chiesi perché mi chiedi questo lui mi ha detto che si ecitava vedermi scopare con un’altro uomo, lui venne anch’io lo stesso, poi ci addormentammo.

Dopo qualche giorno parlai con mia madre una gran bella donna, che ha avuto altre avventure ed ha. Lei mi disse meglio per te se lui è contento.
Un giorno ho parlato di noi due alla mamma sapevo che nn avrebbe mai detto nulla a nessuno perché c’è un ottimo rapporto con lei, raccontai per filo ogni dettaglio di quello che avevamo fatto. Voglio precisare che la mamma è una donna meravigliosa sui 50anni prosperosa.

La mamma le disse figlia mia hai un uomo con un cazzo di quelle misure? Io in tutta la vita al massimo era 20cm, come ti farai la figlia vedeva gli occhi che luccicavano e dei sospiri di voglia, Giulia le disse mamma cose lo vuoi provare tu? Lei magariiiii. dopo questo ero ecitato con cazzo che spingeva nei pantaloni Giulia venne vicini si inginocchiò e dopo averlo tirato fuori comincio a pomparlo, questa volta voglio il tuo bel culo lei mi rispose come vuoi amore sono tutta tua , dopo averlo bagnato con la saliva gli piantai la ceppella e spinsi piano lei emise un piccolo gridolino di dolore e godimento, poi iniziai a spingerlo avanti e indietro lei godeva come una porca, durante la cavalcata lei mi chiese ti va di scopare la mamma, risposi se tu vuoi lo faccio per te, lei emise un grido di goduria era venuta nuovamente nn resistetti più di tanto e gli riempii il culo tutto di caldo sperma, lei dopo mi baciò intensamente e disse sei un amore e nn vedo l’ora di dirlo alla mamma”
Continua.

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Il mio autostoppista – Capitolo 2

Capitolo 2
Il ritorno
Mi mancava il mio autostoppista, stavo aspettando ansiosamente il suo ritorno, non riuscivo ad allontanarlo dalla mia mente. Nella mia fretta di portarlo alla stazione, non gli avevo chiesto il suo numero di telefono. Io gli avevo dato il mio, così ogni volta che il telefono suonava, sobbalzavo. Ma non c’erano chiamate sue. A letto, di notte, tentavo di ricordare quelle grandi notti con lui. Ma non c’erano chiamate.

Vidi sul giornale che l’università sarebbe cominciata la settimana seguente. Il mio cazzo stava pensando duramente al suo ritorno. Ma continuavano a non esserci chiamate. Ero depresso ed il tempo volava. Alla fine decisi che era ora di muovermi. Ogni volta che passavo nella strada dove l’avevo raccolto, mi eccitavo ma tornavo sempre solo a casa. Ormai mi ero messo il cuore in pace quando il telefono suonò. Esitai a rispondere. Non avrei voluto che ogni mia speranza fosse distrutta.

Lentamente alzai la cornetta. Era il mio autostoppista. Il mio cuore batteva all’impazzata nel mio torace. Era alla stazione ed aveva bisogno di un passaggio. Non potevo crederlo, corsi a prenderlo. Lui saltò in macchina ed io sorrisi. Si era fatto crescere i capelli e sembrava ancora più sexy, io amo i biondi. L’abbracciai e feci correre le dita tra i suoi capelli. “Sei magnifico, mi sei mancato. ” Avviai la macchina: “Dove andiamo?” Aveva tempo prima di andare all’università, così ci dirigemmo a casa mia.

Quando entrammo lo cinsi immediatamente con le mie braccia e ci baciammo. Non volevo perdere tempo così mentre ci baciavamo lo portai in camera da letto. Gli tolsi la camicia e feci correre le dita sul suo torace senza peli. Mi fermai a pizzicargli i capezzoli e poi li succhiai piano, mi ricordai che a lui piaceva che me ne prendessi cura. Gli slacciai la cintura ed aprii la cerniera dei pantaloni, indossava dei boxer bianchi stretti che gli abbracciavano cazzo e palle.

Misi le mie dita sotto l’elastico e gli tirai giù le mutande. Il pene balzò sull’attenti, mi sembrò più grosso di quanto ricordavo, usciva dal suo bel cespuglio di peli biondi che erano cresciuti intorno alla base del suo uccello. Le palle erano ancora rasate ma ora avevo un biondo pube morbido in cui affondare le dita. Ora che l’avevo per me lo baciai dolcemente. Lui spinse leggermente la lingua nella mia bocca. Appoggiò la testa sul cuscino e mi guardò negli occhi: “Mi sei mancato veramente.

” Era bello vederlo di nuovo, dannazione era grande sentire ancora il suo corpo nudo contro il mio. Mi spogliò lentamente, ci sdraiammo nudi sul letto e cominciammo ad esploraci l’un l’altro il corpo. Lui disse: “Sei bello, ti voglio. ” Ci abbracciavamo e non avrei mai voluto lasciarlo andare via. Cominciai ad ispezionare il suo corpo con gli occhi, poi con le dita. Gli baciai le labbra, poi feci correre le dita sulle sue labbra.

Tutto ciò che vedevo volevo toccarlo, carezzare delicatamente ogni fibra del suo corpo. Poi arrivai a guardare il suo grosso cazzo, ne baciai l’asta dalla base annidata nei peli, fino alla punta. Vidi una goccia di pre eiaculazione e la toccai con un dito prima di leccarla. Ricominciai a baciargli le labbra. Eravamo sdraiati fianco a fianco, il nostro toccarci era elettricità pura ed io mi sentivo vivo. L’autostoppista ruotò il suo corpo e fummo cazzo contro cazzo.

Contemporaneamente prendemmo l’uno il cazzo dell’altro e l’inserimmo lentamente uno nella bocca dell’altro. Sdraiati nella posizione del 69, aumentammo la velocità del nostro succhiare. Facemmo l’amore teneramente, appassionatamente. Il suo cazzo era piuttosto duro quando lo spinse profondamente nella mia bocca. Amavo ogni spinta delle sue anche che spingevano il suo uccello profondamente nella mia bocca. Sentivo la sua lingua che turbinava intorno alla mia cappella e mi faceva impazzire. Sentii la sua respirazione diventare più veloce ed era musica per le mie orecchie.

Sentii il suo corpo tendersi e capii che il momento era vicino. Anch’io ero prossimoall’orgasmo ma resistetti fino a quando lui sparò il primo colpo di sperma, io lo seguii con la mia sborra. Continuammo a sparare i nostri fiotti di sperma finché la bocca dell’altro non fu piena. Il suo sperma aveva un sapore dolce, ne bevvi fino a riempirmi, poi mi rivolsi verso la sua bella faccia e la presi tra le mani.

Ci baciammo poi restammo sdraiati esauriti. Il mio autostoppista mi abbracciò e ci addormentammo uno nelle braccia dell’altro.
Mi svegliai per primo e pensai che fosse tutto un sogno che l’autostoppista era ritornato. Poi lo vidi addormentato vicino a me. Era così tranquillo; guardai i lunghi capelli biondi, gli stavano benissimo. Misi la testa sul suo torace e lo sentii sollevarsi quando respirava, abbassai lo sguardo ed esaminai cazzo e palle. Il cazzo era adagiato su un letto morbido di peli biondi, lo sperma che ne era colato fuori vi si era depositato sopra.

Le palle erano un po’ pendenti, grosse ed impressionanti. Quando lo toccai cominciò a svegliarsi. Si stirò, gli leccai le ascelle. Gli piaceva. Mi misi in ginocchio e gliele leccai su e giù, Gli tenni le braccia alte sopra la testa. Passai da una all’altra, lui mi implorò di fare di più, gli leccai il collo. Vidi che il suo cazzo era duro e lo stava strofinando contro la mia fessura del sedere. Rotolai al suo fianco e lui immediatamente mi alzò le gambe e mi leccò il sedere entrando ed uscendo dal buco.

Inserì il cazzo, mi unì le braccia e cominciò ad incularmi. Si chinò e mi baciò. Continuò a martellarmi il sedere. Il mio cazzo voleva attenzione ma lui continuava a tenermi le braccia e ci baciammo mentre mi fotteva. La pressione del suo cazzo dentro di me era troppo e venni. Quando sparai l’ultima goccia di sperma, l’autostoppista stava per eiaculare. Sentii il calore della sborra che mi riempiva il sedere. Quando ebbe finito fece scivolare il cazzo fuori del mio sedere.

Si mosse in giù e leccò lo sperma sul mio torace e sul mio stomaco, poi mi baciò ed io assaggiai i miei succhi sulla sua lingua. Rimasi sdraiato abbracciandolo, mi rivolsi a lui: ”Per favore, vieni ad abitare da me?” Era stata un’attesa lunga prima del suo ritorno ma il mio autostoppista finalmente era ritornato. E non volevo permettergli di andarsene ancora.

Ancora insieme
L’autostoppista non rispose. Sentii che il mio cuore si fermava.

Pensai di nuovo a tutti i bei momenti che avevamo passato e mi sembravano troppo brevi. Ero arrabbiato con me stesso per non aver prolungato gli incontri.
L’autostoppista mi fissò e disse: “Prima di tutto, chiamami Hitch. ” Poi continuò a fissarmi. Senza dire un’altra parola si girò a mordermi delicatamente un orecchio. Io mi sentii di nuovo eccitato, il mio cazzo stava cominciando a crescere e mi chiesi se questa sarebbe stata l’ultima volta che facevamo l’amore.

Se fosse stato così avrei voluto goderne ogni momento. Mi girai, baciai Hitch e sentii il suo alito caldo. Lui mi morse un labbro e mi tirò a se. Portai le mani al suo cazzo dolcissimo. Era duro. Lo strinsi ma volevo qualche cosa d’altro. Presi le sue gambe e gliele allargai, poi gli baciai il sedere. Normalmente andavo rapidamente a prendere il suo cazzo ed il suo sedere, questa volta mi presi il mio tempo ed esplorai il suo corpo con la lingua.

La feci correre sul suo torace, fermandomi sui suoi capezzoli. Li assaporai e li succhiai piano. Appoggiai la testa sul suo stomaco e gli baciai l’ombelico. Mi abbassai sul pube, inalai e bevvi il suo profumo. Vi seppellii la faccia e gli baciai il cazzo. Lo lasciai appoggiato alla mia faccia e lo baciai dolcemente; vidi il suo pene contorcersi. Avrei potuto restare così per sempre ma gli alzai le gambe, ero arrivato al suo sedere.

Guardai il buco rosa e lo baciai, poi lo leccai. Il suo culo era mio per il momento e fu un piacere leccarci intorno e poi dentro. Assaporai ogni secondo e sentivo i suoi lamenti. Leccai al ritmo dei suoi lamenti, scagliai dentro la lingua profondamente, gli alzai le gambe più in alto per permettermi un migliore accesso. Conficcai la faccia tra le sue natiche e leccai. Poi rimossi la lingua dal suo sedere e smisi di leccare cazzo e palle.

Presi una palla nella mia bocca e tirai lo scroto. Il suo cazzo si contorse e divenne più grosso. Presi in bocca ambedue le palle e feci lo stesso. Aveva raso le palle che erano dei begli ovali e mi riempivano la bocca. Misi ambedue le mani nel cespuglio di peli che circondavano il suo uccello e puntai il suo pene verso la mia faccia. Feci turbinare la lingua intorno alla cappella mentre sentivo i suoi lamenti.

Godevo della sua reazione alle mie azioni. Presi il cazzo nella mia bocca e lo ingoiai il più profondamente possibile. Appoggiai la faccia nel suo pube, inspirai profondamente e aspirai il suo profumo virile.
Era ora, gli alzai le gambe per permettere al mio cazzo un facile accesso al suo culo. Lo penetrai e mi mossi lentamente indietro ed avanti. Era così bello essere dentro di lui ed essere una cosa sola con lui.

Il ragazzo allungò le braccia verso di me e mi fece un cenno. Io mi chinai in avanti e le nostre bocche si incontrarono in un bacio appassionato. Le nostre lingue si incontrarono e le allacciammo. Le sue braccia avvolsero le mie spalle e mi strinse ermeticamente. Io pensai tra di me: “Non andare. Per favore, non andare!” Il pensiero che questa potesse essere che la nostra ultima volta fece scendere una lacrima dai miei occhi.

Rimanemmo così a lungo, io mi muovevo avanti ed indietro e lui mi abbracciava ermeticamente. La sua stretta aumentò quando io aumentai lentamente la velocità delle spinte del mio uccello. Trattenni il fiato quando giunsi al punto di non ritorno. Sentii il mio cazzo tendersi e finalmente la sborra sprizzò fuori. Sentii ogni goccia attraversarmi il corpo per raggiungere il pene e poi essere sparata. Mentre le ultime gocce venivano rilasciate dal mio corpo, lui non abbandonava la sua presa su di me.

Lasciai che il mio cazzo scivolasse fuori dal suo sedere e retammo sdaiati. Lui mi stringeva ed il tempo sembrò eterno.
Cominciò a mordicchiarmi un orecchio. Il nostro fare l’amore stava finendo come avevamo cominciato. Vide che una lacrima mi era scesa dall’occhio e mi baciò la guancia dove c’era la goccia. Mi baciò l’orecchio e bisbigliò piano nel mio orecchio: “Sì. ”

Festa
Mi affrettai verso casa con la spesa, era tardi ma mi ero ricordato di tutto quello che serviva per la nostra cena per le feste.

La casa era vuota quando arrivai, estrassi pentole e tegami e cominciai a mescolare gli ingredienti per i diversi piatti che volevo fare. Mentre il cibo cuoceva, andai in camera da letto, mi svestii e saltai nella doccia. Doveva essere la prima festività con Hitch. Mi insaponai e godetti dell’acqua calda che veniva spruzzata su di me. Mi sciacquai ed asciugai il mio corpo. Mi guardai nello specchio ed ammirai il mio fisico. La palestra stava dando i suoi frutti.

Chiaramente, il sesso fisico e selvaggio che facevo con Hitch aiutava a rendere il mio corpo intonato. Sentii la porta aprirsi e lui chiamò. Avvolsi rapidamente un asciugamano intorno alla vita, andai in soggiorno e lo vidi, il suo sorriso mi fece sciogliere il cuore. L’abbracciai e ci baciammo. Ci stringemmo l’un l’altro.
Lui disse: “Tutto ha un profumo così buono, specialmente te. ”
“Prima la cena, poi il dessert. ”
Ma aveva altri piani, rimosse l’asciugamano che portavo.

Non avevo bisogno di preparazione, ero duro e pronto. Prese la mia faccia nelle sue mani forti e mi bagnò di baci. Era così delicato. Io ero tutto suo. Mi prese nelle sue braccio e mi portò in camera da letto. Mi mise sul letto e mi si inginocchiò accanto. Sorridendo mi baciò di nuovo ma questa volta più forte. La sua lingua penetrò la mia bocca, incontrò la mia e giocammo con le lingue una con l’altra.

Le sue mani mi scompigliarono i capelli ancora bagnati per la doccia. Ci fece correre dentro le dita e salì sul letto con me.
Disse: “Ti amo. ” Io risposi: “Io ti amerò per sempre. ” Mentre cominciavamo a fare l’amore, io pensai di nuovo alla prima volta che ci eravamo incontrati, a tutto il divertimento che avevamo condiviso, ero così felice e grato.
Gli tolsi i vestiti e rimuovendogli la camicia misi le mani sul suo stretto corpo muscoloso.

Lui continuò a baciarmi. Gli sfibbiai i pantaloni e lui finì di toglierseli restando con le mutande che nella loro strettezza bianca rivelavano un enorme turgore. Amo la sua vista in un uomo. Anche se so cosa ci giace sotto, è sempre un’eccitazione vedere, sentire e finalmente rimuovere la biancheria intima. E’ come la mattina di Natale, trovare un regalo meraviglioso che giace sotto la stoffa.
Gli tirai lentamente giù i boxer, centimetro dopo centimetro.

Prima comparve il pube, amo la vista di quei peli biondi, amo sentirli sotto le mie mani, amo conficcare la faccia nel cespuglio. Poi la cosa migliore è tirar giù le mutande e trovare il suo cazzo. Salta su quando lo faccio uscire dalle mutande strette. Lo baciai e poi lo succhiai. Gli tolsi le mutande e gli toccai le due grandi palle posate tra le sue gambe. Mi piace stringerle. E finalmente gliele succhiai, una alla volta poi ambedue contemporaneamente.

Hitch godeva dell’attenzione. Ma ora toccava a lui. Il suo cazzo era pronto per l’azione. Mi fece rotolare sopra di sè e mi allargò le natiche. Scivolò facilmente nel mio buco e sentii il suo cazzo scivolare delicatamente fuori e dentro del mio culo. Prese la mia faccia, la tirò verso la sua e mi baciò a lungo. Eravamo una cosa sola, io mi muovevo in sincronia con lui. Il mio corpo formicolò quando lui aumentò la sua velocità.

In breve fu pronto ad eiaculare ancora. Quando sentii il primo colpo di sperma dentro di me, strinsi i muscoli del sedere. La pressione rese più intenso il suo orgasmo, rilasciò ogni goccia di sperma dentro di me. Fatto scivolare il cazzo fuori del mio sedere, afferrò il mio uccello, se lo tirò alla bocca e se lo infilò fino alla base dell’asta. Lo fece ripetutamente, sentii le mie palle stringersi e capii che ero pronto a sborrare.

Anche lui lo sentì e prese profondamente il mio pene nella sua bocca e poi io venni. Sembrò un’eternità mentre sparavo nella sua bocca. Hitch ingoiò il mio carico. Finimmo di fare l’amore baciandoci come avevamo cominciato.
Scendemmo dal letto, saltammo in bagno per una doccia rapida, poi afferrammo i nostri accappatoi e corremmo in cucina per la cena. Mentre cucinavo lui accese il camino, l’ambiente divenne caldo ed accogliente, ci sedemmo sul sofà di fronte al fuoco e ci abbracciammo.

Là seduto pregai perché tutti avessero l’opportunità di stare per sempre con chi amano. Io ero grato per quello che avevo. Mi girai,lo baciai e mi accoccolai più vicino a lui.

La visita di Natale
La sua famiglia sarebbe andata in vacanza a Natale, così lui sarebbe rimasto solo. Gli dissi che potevamo andare dai miei genitori per le feste. Il viaggio durò cinque e nel frattempo lo istruii su chi avrebbe incontrato e come trattare con ognuno dei miei parenti.

Lui era a dir poco nervoso quando arrivammo. Ma i parenti furono eccezionali, tutti gli diedero il benvenuto a braccia aperte.
La casa era piena di parenti che lasciarono la mia stanza come unica scelta per noi due. Ero contento che non lo avessero ficcato in cantina sul divano della sala giochi. Il mio letto era piccolo ma sapevo che avremmo potuto arrangiarci. La mia stanza era nel lato più lontano della casa, così potevamo avere la nostra privacy.

La sera passò alla grande con buon cibo, drink e conversazione. La mamma mostrò ad Hitch le mie foto da piccolo e mi fece imbarazzare.
Uno alla volta che i miei parenti se ne furono andati a letto, noi finimmo l’ultimo drik. Brindammo alla nostra amicizia ed amore e poi andammo a letto. Eravamo stanchi per il viaggio e la serata.
Appena entrati nella stanza, chiusi la porta, lo baciai e gli dissi che ero contentissimo che avesse deciso di venire.

Lui mi baciò e cominciò a sbottonarmi la camicia. Io gli resi il favore e gli sbottonai la camicia. Pezzo per pezzo ci togliemmo tutti gli indumenti. Infine ci rimasero solo le mutande. Lui aveva un aspetto così sexy con i soli boxer, avrei potuto guardarlo per ore. Fu un piacere rimuoverglieli per scoprire il suo cazzo dolcissimo e specialmente le palle. Poi lui li tolse a me. Ci abbracciammo ed i nostri cazzi si appoggiarono ai nostri corpi.

Lui sembrava più eccitato del normale, il suo cazzo era duro e stava già colando pre eiaculazione. “E’ ora di andare a letto”, disse ed aveva un’espressiona subdola sul viso. Capii che aveva altro in mente che non dormire.
Salimmo sul mio piccolo letto, pensai che ci avrebbe fatto venire i crampi ed invece fu bellissimo. Lui mise le sue forti braccia intorno a me, io lo guardai nei suoi occhi blu e cominciai a baciarlo sulla fronte, sul naso e poi sulle labbra.

Sapeva che quello era il mio rituale quando cominciavo a fare l’amore con lui. Mi piaceva bagnarlo di baci. Lo baciai sul collo e lui rotolò sulla schiena e mi si arrese. Gli alzai un braccio e lo baciai sotto l’ascella. La mia lingua turbinò tra i peli biondi e lo sentii irrigidirsi, poi scese al suo capezzolo. Mi misi a gambe divaricate, lo guardai negli occhi blu e continuai a leccarlo scendendo verso il cazzo.

Aveva solo pochi peli biondi sul torace. Scesi verso l’ombelico dove aveva un po’ di peli. Finalmente raggiunsi la mia destinazione. Il biondo cespuglio del pube era morbido al mio tocco. Gli alzai l’uccello per poter seppellire la bocca nel suo cespuglio. Il pene era duro e le vene sporgevano ai lati dell’asta. Gli succhiai l’uccello mentre facevo correre le mani sul suo torace. Lui ne godeva e mi baciò. Si girò, trovò il mio cazzo e cominciammo a succhiarci l’un l’altro.

Poi prese la mia asta profondamente nella sua bocca. Io gli resi il favore facendo lo stesso. Il suo cazzo era più lungo e più grosso del mio. Avevo goduto la prima volta che gli avevo succhiato l’uccello ed ogni volta dopo di allora. Lo tolsi dalla mia bocca e poi l’immersi di nuovo profondamente in gola. Presi le sue palle e le sentii contrarsi. Accelerai il ritmo e dopo poco i nostri corpi si tesero e cominciammo a venire uno nella bocca dell’altro.

Ingoiò mentre venivo e bevve il mio sperma, poi si leccò le ultime gocce dalle labbra e si sdraiò ingoiando il mio carico. Io assaporai il gusto della sua sborra e la tenni in bocca prima di ingoiare. Mi sdraiai a riprendere fiato. Mi girai verso di lui e lo baciai, lui mi rese il bacio e mi circondò con le sue braccia. Mentre ci stavamo addormentando pensai che le feste sono il tempo per stare con la famiglia e con chi si ama.

Essere tra le sue braccia mi rendeva felice, sicuro e contenuto. Ma sopra tutto ci amavamo.

La nevicata

Avevamo sentito le previsione, c’era un ondata di freddo e neve al sud, ma non pensavamo affatto una nevicata cosi abbondante.
Ormai avevamo deciso ed eravamo già partiti per visitare i trulli e le luci che l’abbelliscono in questo periodo Natalizio.
La neve incalzava mostrando un paesaggio surreale, sia io che Antonella siamo rimasti entusiasti nel vedere tutta quella neve e il paesaggio imbiancato. Ma presto ci siamo spaventati perché non si poteva andare oltre, una bufera incredibile ci ha bloccati da rimanere fermi, e soprattutto non avevamo le catene.

Un’ ondata senza precedenti che ha messo gran parte della regione in seria difficoltà, bloccando strade, causando una serie di disagi notevoli. Alcune persone sono state costrette a trascorrere diversi giorni in casa, senza poter uscire, viste le condizioni pazzesche in cui si trovavano le strade.
Infatti la polizia stradale ci aveva consigliato di trovare una location per quella notte. Ci consigliarono, una pensione non molto distante, modesta pensione. Dopo aver fatto i rituali procedimenti di registrazione infreddoliti salimmo su in camera per una doccia calda.

Scendemmo per la cena,
Non eravamo soli ma c’erano altre due coppie che erano state sorprese nella bufera come noi. Facemmo amicizia parlando del più e del meno e della situazione metereologica. Con una delle due fu subito un dialogo confidenziale tanto da invitarci al loro tavolo.
Una bella coppia in forma nonostante non più tanto giovani. Lui 50 anni, con un po’ di
pancetta, molto elegante. Lei 40, due tette enormi e favolose e un fondo schiena da sballo, con fisico molto curato.

Cosa che non era passate inosservate ai presenti.
Incominciai a fantasticare varie porcate sulla bella signora che mi trovavo di fronte.
Dopo incominciamo a bere qualcosa di forte, un bicchierino uno dopo l’altro, un po per il freddo un po’ per la situazione calda che si era creata.
Stando di fronte a Maria, cercai di allungare le gambe sfiorando le sue gambe, cosa che lei percepì e mi guardava negli occhi come per dirmi continua a toccarmi, non ero sicuro e aspettavo un cenno che non arrivò.

Lo sguardo mi invogliava ad osare. Antonella aveva notato che il mio sguardo era rivolto a quello spettacolo e a quei promontori. Fra un bicchierino e l’altro si era fatta mezzanotte, ma ancora svegli e meno lucidi, perché avevamo alzato tutti e quattro il gomito. Quando inaspettatamente Nicola e Maria ci invitano nella loro stanza per giocare a burraco, stanza affianco la nostra. Avevamo passato una serata a dialogare piacevolmente e non ci siamo fatti ripetere l’invito.

Ci siamo avviati, Maria e Nicola ci facevano strada mentre io ero incantato dallo sculettare di Maria, sembrava lo stesse facendo apposta, perché ogni tanto si girava e mi guardava con fare ammiccante.
Il cazzo era diventato duro, visibile il rigonfiamento dei pantaloni. Cosa che non passo inosservato, Antonella arrossi nel vedermi con la patta dei pantaloni gonfi.
Anche lei evidentemente aveva capito cosa poteva accadere in quella stanza, e il suo sguardo appariva visibilmente eccitato pieno di libidine.

Siamo entrati brindando per l’ennesima volta più euforici che mai. La stanza non permetteva molto spazio, così abbiamo deciso di metterci sul letto matrimoniale a giocare a burraco. La tettona, Maria oltre mostrare il suo bel seno, per stare comoda lascia intravedere uno spettacolo invogliante, con le sue belle cosce sode e tornite che mostravano l’autoreggente e parte della coscia nuda, mentre il marito con malizia gli infilava con delicatezza la mano sul reggicalze massaggiandola, scoprendola e scosciandola ancora di più, con saper fare intrigante.

L’aveva scosciata di più, facendo intravedere il mini perizoma e la leggera peluria. Il suo sguardo malizioso e invitante si posò sul mio, da farmelo diventare durissimo. Antonella non era da meno dopo tolto il soprabito mostrava tutta la sue libidinosità, non eravamo più lucidi. Non so come avremmo giocato in quelle condizioni.
Nicola incomincia a dare le carte. Iniziamo a giocare mentre i mie occhi erano sempre puntati al seno e alle cosce di Maria.

Cosa che faceva anche Nicola nei riguardi di Antonella. Il gioco era diventato monotono perché attratti da quel ben di dio di cosce e tette, scosciate varie che ci distraevano dal gioco. Fu allora che Nicola ci propose di lasciar stare il burraco e ci prose un gioco più divertente, ci disse un giochino simpatico. Non sapeva come dirlo, poi con fare deciso e con coraggio, ci ha detto che sarebbe stato bello se ad ogni giro di carte chi avrebbe avuto la carta più bassa doveva togliersi un indumento sfilato e aiutato da uno dei due della coppia.

Ci siamo guardati negli occhi con Antonella e fra desiderio, poca lucidità e quella situazione in un posto con persone che non conoscevamo, ci aveva stuzzicato l’appetito sessuale. Eravamo eccitati. Non c’è lo siamo fatto ripetere due volte, l’idea di vedere mia moglie e Maria spogliati ogni qual volta ricevevano una carta bassa era una cosa che mi eccitava.
Le due signore incominciarono a scosciarsi di più e il pantalone mio e di Nicola erano gonfi, il cazzo duro, cosa gradita alle signore che non toglievano gli occhi dal rigonfiamento evidente, che non vedevano l’ora di tirarlo fuori.

Uno alla volta chi riceveva la carta bassa gli sfilavamo il capo, fino ad arrivare agli ultimi pezzi che metteva a nudo il corpo.
Il primo a levarsi un capo intimo fu Nicola che aveva avuto la carta più bassa, Antonella con fare malizioso e delicato gli sfilo lo sleep, sfiorando con maestria il cazzo duro e turgido, mettendo a nudo un cazzo durissimo e visibilmente enorme. Antonella l’ho guardava con occhi maliziosi, sembrava che volesse farne un boccone, roteando la lingua fra le labbra, pregustando i suoi sapori, mostrando con orgoglio il suo seno prorompente, che era quasi a metà fuori dal reggiseno, con i capezzoli turgidi da dare l’impressione di perforare il reggiseno.

Comunque la seconda fu proprio lei a doversi levare il reggiseno con grande applauso di tutti nel vedere quel meraviglioso seno con i capezzoli enormi, duri tutti da succhiare che stropicciava fra le dita. Nel momento che Nicola gli sfilò e liberò le belle tettone, lei le afferro con le mani mostrandole con orgoglio, giocando con i capezzoli. Quella scena aveva eccitato tutti, lo avevo già il cazzo duro eccitato nel vedere la troia di mia moglie eccitata.

L’ambiente ormai teso, eccitati al massimo. L’eccitazione massima quando mia moglie avendo perso si alzò per levarsi il tanga sfilato da Nicola, un silenzio…poi Maria senza nemmeno dire una parola si è tuffata fra le cosce di Antonella leccandola, facendola ansimare, ruotando la lingua fra le grandi labbra. Vedendola godere e gemere dal piacere simultaneamente sia io che Nicola con prontezza ci siamo avvicinati a quella bocca ansimante con i nostri cazzi duri e turgidi facendogli succhiare avidamente entrambi.

La porcona ciucciava i due cazzi avidamente, mentre Maria affondava la sua lingua penetrandola anche con le dita che si infilavano sia in fica che in culo. Quella scena mi ha eccitato tanto, da lasciare Nicola farsi ciucciare il cazzo da Antonella, mentre io mi sono spostato dietro quel magnifico culo di Maria che mi aveva fatto fantasticare in precedenza. Lei era intenta a leccare con avidità Antonella, appiccicata alla sua fica bagnatissima colante.

Antonella non riusciva ad emettere lamenti di piacere perché il grosso ed enorme cazzo di Nicola la soffocava fino a spingerlo in gola. Ho incominciato un cunnilingus alla fica di Maria, fica e culo, lubrificando il tutto. Poi lei stessa mi ha invogliato a possederla in quella posizione, Ho puntato il cazzo passandolo come un pennello sulle grandi labbra bagnate per poi penetrandolo lentamente facendogli pregustare tutto il cazzo per ogni suo centimetro. Poi con ritmo forsennato sbattendola come una troia.

Eravamo eccitati e lei staccandosi dalla fica di Antonella mi ha detto continua l’opera fammi il culo. Cosa che non mi sono fatto ripetere sentendola gemere di piacere e dolore. Ormai eravamo eccitati al massimo ed ognuno staccandosi si è scopato la moglie dell’altro per poi riunirsi. Le tette di entrambe erano turgide e i capezzoli sembravano dei proiettili che più leccavi più si ingrandivano. Eravamo al limite e noi maschietti stavamo per scoppiare.

Cosi a turno le due signore hanno spompinato insieme per prima il mio cazzone e poi quello del marito bevendo il nostro nettare caldo. Il maltempo e la nevicata inaspettata ci ha fatto vivere una esperienza unica e fatto conoscere una coppia eccezionale che ci siamo ripromessi di rivederci.

La nostra prima volta in tre

Ci siamo conosciuti sul sito. Ha cominciato a farmi una corte serrata, prima diretta solo a me poi si è rivolto alla coppia, si perché io sono felicemente sposata con un uomo meraviglioso. Nell’ultimo anno però avevamo deciso di comune accordo di divertirci esibendoci un po’ su internet, chattando con qualche coppia e scambiandoci qualche foto. Il gioco ci piaceva un sacco, infatti dopo scopavamo di brutto e non ci facevamo mancare nulla…. sesso tradizionale, sesso orale, sesso anale avevamo un sacco di giochini che usavamo a più non posso fantasticando sulle coppie che avevamo appena conosciuto.

Tornando a lui, sicuramente un bull che sapeva giocare molto bene con classe e rispetto ma molto diretto, come dicevo ha cominciato a corteggiarci come coppia, ci raccontava cosa avrebbe voluto fare con noi, come lui e il mio uomo mi avrebbero messo al centro delle loro attenzioni e tante altre situazioni intriganti. I giorni passavano, ricevevo più di dieci messaggi al giorno da questo “intrigante tormento” come oramai ero solita chiamarlo quando raccontavo a mio marito delle nuove avance che mi aveva postato.

Nelle nostre menti il tarlo della trasgressione, oramai, si era annidato e lui continuava il suo dolce e peccaminoso martellamento. Ci sapeva fare….. voleva essere a tutti i costi la nostra prima esperienza in tre. Non so cosa successe e neanche chi per prima, tra me e mio marito, ammise che ci voleva provare, ma una mattina appena svegli ci guardammo e ognuno di noi negli occhi dell’altro vide la scintilla…. ne parlammo un po’ e decidemmo di provarci, il più era fatto ci stavamo parlando apertamente, confidandoci, ma se solo uno dei due, al momento di concludere, si fosse sentito a disagio ci saremmo girati e avremmo lasciato perdere….

Ok affare fatto, cosi chiudemmo il discorso e ci salutammo, lui al lavoro ed io alle mie faccende domestiche. Quella piacevole sensazione di trasgressione non mi lasciò per tutto il giorno e così fu pure per il mio uomo, come ammise lui stesso a fine giornata quando ci rivedemmo. Nel pomeriggio io contattai il nostro bull, si perché ora lo consideravamo nostro, sarebbe entrato nella nostra intimità doveva appartenerci, per far si che il gioco mentale shittasse prepotente dentro di noi.

Una serie infinita di messaggi nei quali mi indicava dove si trovava, cosa faceva nella vita, come rintracciarlo, insieme ai tanti complimenti e alla felicità di essere stato scelto da noi come “l’eletto”, colui il quale ci avrebbe traghettato in questo nuovo mondo, cosi come Caronte traghettava le anime all’inferno, lui ci avrebbe guidati in questo inferno di trasgressione e di lussuria.
Tornato a casa mio marito gli raccontavo concitatamente di tutta la serie di messaggi, di dove era, del suo lavoro e mio marito per tutta risposta mi disse che il paese da lui indicato distava da noi un 150 km e che per il giovedì successivo, giornata in cui noi siamo liberi da impegni lavorativi, saremmo andati da lui, al suo negozio, si perché lui mi aveva detto di avere un negozio d’abbigliamento per donna.

Con mio marito ci rimettemmo al computer e lo ricontattammo riferendogli che da li a poco saremmo andati a trovarlo e mettendo in piedi un giochino…. se ci avesse riconosciuto entrando nel suo negozio il tutto avrebbe avuto un seguito altrimenti arrivederci e grazie.
I pochi giorni che ci separavano da quel fatidico giovedì passavano molto lentamente e noi scopavamo due tre volte al giorno pensando a quel incontro, ci sarebbe potuto bastare così….

ma no, non questa volta, oramai avevamo deciso di fare il passo successivo. Il mercoledì via dall’estetista depilazione integrale, volevo sentire completamente le sensazioni che questa esperienza mi avrebbe lasciato addosso. Giovedì mattina indosso l’intimo che avevo scelto la sera prima con mio marito vestitino nero molto corto e scollato stivali col tacco, mi guardo nello specchio….. sono bellissima. Esco dalla camera e trovo difronte mio marito, ha negli occhi una luce che non so descrivere… è emozionato, lo vedo, ma molto eccitato, lo sento, l’odore del suo corpo lo riconoscerei ovunque.

Ci mettiamo in macchina, il viaggio e un continuo toccarci, fare battutine e ammiccamenti, siamo tesi ma eccitatissimi si sente e si vede.
Dopo circa un paio d’ore siamo davanti al negozio, ci guardiamo ci baciamo un grosso respiro ed entriamo.
Ci accoglie una ragazza molto simpatica e molto carina, lei sta facendo il suo lavoro ma noi non la stiamo neanche ascoltando, ci guardiamo intorno, di lui neanche l’ombra… all’improvviso sentiamo la porta aprirsi, non mi giro, una stretta allo stomaco me lo impedisce….

credo mi abbia riconosciuta subito perché mio marito, che si era girato a differenza mia, mi ha raccontato in seguito che i suoi occhi si erano illuminati all’improvviso, aveva posato il caffè d’asporto che aveva in mano sul bancone e rivolgendosi alla ragazza…. finalmente sentivo la sua voce calda profonda sensuale erotica, le prime parole che gli sentii dire non erano rivolte a me ma lo stesso mi fecero accentuare la stretta allo stomaco, disse: “prendi pure il caffè, della signora mi occupo io”, ero venuta apposta per far si che lui si occupasse di me.

Mi si presenta davanti, era sicuramente meglio dal vivo che in foto un po’ più basso di mio marito, fisicamente ben tenuto come il mio maschio e ammetto che il primo pensiero è stato molto peccaminoso, chissà come godrò io così piccolina in mezzo a questi due bei maschioni, poi la tensione e la timidezza hanno ripreso il sopravvento e ho abbassato nuovamente lo sguardo. Tutto scorreva via come se fossi in trance, lui e mio marito parlavano amabilmente e mi sono trovata nello stanzino a provare un paio di vestitini.

Quando uscivo per mostrare a mio marito se mi stavano bene vedevo il “nostro bull” trafficare con il telefono, senza staccarmi gli occhi di dosso. Acquisto i vestiti, lui ci passa un bigliettino da visita di un ristorante al momento di darci il resto, tutto fatto in maniera molto velata e molto attenta, questo mi a fatto pensare che sicuramente non era libero da relazioni sentimentali e che non voleva che la sua collaboratrice se ne accorgesse, ma non mi interessava doveva essere la mia giornata.

Ci mettiamo in macchina io e il mio lui impostiamo l’indirizzo sul navigatore e ci facciamo guidare da quella voce femminile ma troppo metallica.
Arriviamo davanti ad una bellissima masseria molto curata, veramente molto chic. Entriamo e ci accoglie un signore sulla cinquantina, ben vestito, che rivolgendosi ad un ragazzo gli dice: “i signori sono ospiti di ………” il ragazzo si prodiga allora ad accompagnarci dentro, ci fa strada e dopo averci fatto attraversare un enorme sala, credo la sala ricevimenti, ci porta in un corridoio dove ci sono tante nicchie adibite a salette abbastanza ampie da farci stare dei tavoli da quattro, anche questi molto curati nella mise en place, con delle grandi vetrate che danno sul giardino, anche questo mi fa pensare che tutto ciò per il nostro bull non sia la prima volta, ma continuo a fregarmene perché oggi voglio essere la regina di questi due stalloni.

Ci accomodiamo, subito ci portano delle bollicine con un po’ di aperitivi, attendiamo con non poco nervosismo. Dalle vetrate vediamo arrivare una grossa macchina scura e dopo pochi minuti vediamo lui nel vialetto intrattenersi con il cinquantenne che ci aveva accolti. Ora sono pienamente consapevole che sta per accadere veramente. Mi avvicino con le labbra all’orecchio di mio marito e mentre lo bacio e lo mordicchio gli sussurro che sono bagnata all’inverosimile, gli allungo una mano sulla patta dei pantaloni e non mi serve che mi dica che anche lui è eccitato si nota e anche parecchio.

Il mio uomo mi consiglia di togliermi il perizoma e lasciarlo sul tovagliolo del nostro bull, aggiungendo: “un aperitivo anche per lui”. lo sfilo, è veramente fradicio, lo appoggio sul tavolo e sono ancora più eccitata. Lui entra, c’è una grande tensione erotica che viene ancora più caricata quando nota il mio intimo lì in bella mostra sul tavolo. Senza neanche sedersi lo prende lo annusa molto rumorosamente ed inebriato lo mette in tasca.

Il ghiaccio è rotto tutti sappiamo ciò che vogliamo e lo vogliamo subito. Mi inginocchio sulla sedia, con il mio bel culo all’in su, sbottono i pantaloni di mio marito e tir fuori il suo cazzo maestoso, lo imbocco con grande avidità. Quasi contemporaneamente sento le mani dell’altro alzarmi il vestito e cominciare a lavorarmi la figa prima con due poi con tre e credo anche con quattro dita dentro di me, i miei sensi erano ricettivi all’ennesima potenza, ho sentito il suo respiro caldo avvicinarsi al buco del mio culo e la sua lingua entrarci dentro, i brividi le emozioni e le sensazioni più conturbanti si erano impossessate del mio corpo e volevo che quel uomo che fino a poco prima era un estraneo avesse libero accesso alla mia intimità.

Cosi, come se fosse la cosa più normale di questo mondo, la mia gamba destra andava a posarsi sul bordo del tavolo mentre l’altra era ancora sulla sedia, ero oscenamente aperta ai suoi sguardi e alle sue voglie. Cominciò a leccarmi anche la figa che grondava umori, si staccò da me improvvisamente cosi come aveva cominciato e dopo pochi secondi ho sentito una cappella enorme violare il mio sesso.
In quel momento mi sono sentita veramente donna, avevo due cazzi tutti per me e oltre a goderne era mio compito farli godere.

Con grande impegno continuavo a spompinare mio marito mentre il nostro bull mi scopava con un impeto a****le, la mia figa era gonfia e bagnata e la mia clitoride era in piana erezione furi dal suo cappuccio. Cominciarono a girarmi e rigirarmi ma la situazione era sempre la stessa un cazzo in figa e uno in bocca, non so perché non andassero oltre, mio marito forse perché non capiva fin dove volessi spingermi, ma lui, il nostro bull, perché….. Decisi di prendere il comando e mi trasformai nella donna che mio marito ha sempre sognato….. In quel momento avevo mio marito che mi scopava a pecorina mentre io imboccavo il cazzo dell’ altro, mi fermai un attimo e andai a impalarmi sul bull feci cadere un bel po’ di saliva sul palmo della mia mano e me la passai tra le chiappe, chiamai mio marito, lo feci avvicinare, gli afferai il cazzo e dopo averlo puntato sul buchetto posteriore gli feci cenno di affondare il colpo… Finalmente, ero venuta fin qua appositamente per questo, la mia prima doppia penetrazione, che sensazione inebriante e travolgente, e loro ci giravano intorno.

Ero in estasi sentivo le loro cappelle turgide strofinare nei miei due canali, ne avevo fatte di doppie con i vari dildo e vibratori ma due cazzi veri, caldi, venosi, tosti pulsanti era tutta un altra cosa. per entrare in sintonia ci misero un po’ ma poi tutto fu un susseguirsi di orgasmi, ci alzammo, non toccavo terra, ero in mezzo stile sandwich. Mi stavano letteralmente spaccando. L’ennesimo orgasmo mi lasciò senza forze e loro stavano ancora approfittando dei mie buchi con un impeto pazzesco, volevano godere del mio corpo all’infinito.

Improvviso come un temporale estivo ho avvertito il cazzo di mio marito, che era nel mio culo, diventare più rigido, stava preannunciando l’orgasmo, credo lo avvertì anche il bull perché immediatamente diventò molto rigido anche il suo. Sentii perfettamente gli schizzi di sborra dentro di me, ne fecero tantissima. Loro si buttarono esausti sulle sedie dopo avermi poggiata sul tavolo, sembrava quasi che sarei stata il loro pranzo, invece fui io a mangiare qualcosa di loro, infatti la loro sborra stava uscendo da dentro me, la raccolsi con la mano e la leccai tutta.

Quella fu l’unica cosa che mangiai a pranzo e pensare che eravamo in un ristorante, ma per me andava bene cosi, ero sazia…… sazia di cazzo…

schiava trav 10 – ciò che non t';aspetti

Al risveglio il primo pensiero cadde a quello che mi era successo la sera prima…presi tra le mani il mio pene…pensai alle cose più perverse …. guardai un film porno ma NULLA!!! Non c’era il minimo accenno di erezione! Cosa mi era successo ,che mi avevano fatto?
Presi coraggio e chiamai il mio Padrone preoccupata. Il cellulare continuava a recitare IRRAGIUNGIBILE!
Andai in bagno per lavarmi quando suonò…era Lui il mio Padrone! CHE CAZZO VUOI ?
Spiegai quali erano le mie preoccupazioni e per tutta risposta lui mi disse che era normale, che io sarei stata destinata a diventare impotente ma di non preoccuparmi avrei avuto degli orgasmi diversi…da sissy….

per certi versi anche più forti…. Lo supplicai in mille modi di porre fine a questa cosa, mi rispose che per lui andava bene ma che avrei dovuto pagare un prezzo…. nelle sue mani aveva parecchi video certi persino a volto scoperto mentre mi davo da fare in maniera completamente consenziente! Li avrebbe condivisi con i suoi amici e persino sui social magari con la prospettiva che potessero vederli pure i miei amici e le amiche di mia moglie….

Non riuscii a replicare…..nemmeno le lacrime mi uscivano più.
HO UNA PROPOSTA PER TE,ORA CHIAMI TUA MOGLIE ,LE DICI CHE IL VOSTRO MATRIMONIO NON HA PIU’ SENSO DI EsisterE PERCHE’ HAI UN’AMANTE..LE DICI DI NON CERCARTI E CHE TI FARAI VIVA TE PER SISTEMARE LE COSE LEGALI. FATTO QUESTO PRENDI QUEL POCO DI ABITI MASCHILI E LI GETTI …. PREPARI I TUOI DUE TROLLEY E LI RIEMPI DELLE TUE COSE…TI TRUCCHI TI VESTI COMPLETAMENTE DA DONNA MAGARI PER OGGI PUOI USARE LE SCARPE COL TACCO BASSO FINCHE’ NON TI ABITUI …CHIAMI IL LAVORO E CHIEDI DI LICENZIARTI E VAI DA NICOLA…A PROPOSITO NICOLA NON E’ IL SUO VERO NOME MA QUESTO TE LO DIRA’ LUI POI.

VIVRAI DA LUI PER SEMPRE ENFEMME CONTINUERAI A PRENDERE LE TUE PILLOLINE…UN PO’ ALLA VOLTA TI CRESCERANNO LE TETTINE IL TUO CLITORIDE SI RITIRERA’ E SARAI LA DONNA IDEALE DEL TUO NUOVO AMORE.
“Ma sta facendo sul serio? ” Nemmeno rispose aveva riattaccato.
Dopo la doccia ed essermi rasata depilata e profumata mi misi un perizoma e un reggiseno neri un collant rosa e un abitino del stesso colore svasato stretto in vita…ai piedi ballerine rosa e per finire orecchini collana d’oro e borsetta dorata.

La telefonata con mia moglie non era come me l’aspettavo…sembrava quasi felice della mia decisione ( ……) mentre il padrone dell’albergo si disse contrariato per la “cazzata” che li avevo combinato…..
Truccata preparata profumata.. triste e mezza rincoglionita arrivai da Nicola.
“ERA ORA CHE ARRIVASSI…HAI FATTO QUELLO CHE TI E’ STATO DETTO?
“Si signor Nicola”
NON L’HAI ANCORA CAPITO? ” Cosa dovrei capire ? ” replicai mestamente
IL MIO NOME NON E’ NICOLA MA FERDINANDO E TU DA SEMPRE SEI STATA LA MIA SCHIAVA,LA MIA DONNA E D’ORA IN POI LO DIVERRAI SEMPRE DI PIU’.

QUELLO CHE PENSAVI TUO PADRONE IN REALTA’ E’ L’AMANTE DI TUA MOGLIE,SI TUA MOGLIE SAPEVA TUTTO DI TE E DI QUELLO CHE STAVI FACENDO,O PENSAVI DAVVERO CHE TATUAGGI MARCHIO E ABITI FEMMINILI PASSASSERO COSI’ INNOSERVATI. E’ STATA UNA CONGIURA…LORO TI HANNO TOLTA DALLA VITA DI TUA MOGLIE PER LASCIARLI LIBERI DI VIVERE IL LORO AMORE…E IO HO AVUTO QUELLO CHE VOLEVO: TE!
GABRI TU SARAI LA MIA DONNA…NON PIU’ LA PUTTANA DI TUTTI ALMENO SE NON IN CERTE CIRCOSTANZE MA LA MIA PUTTANA…TI MANTERRO’ TI AIUTERO’ A DEFINIRE LA TUA FEMMINILITA’ E UN GIORNO SE VORRAI TI SOTTOPORAI ALLA DEFINITIVA TRASFORMAZIONE….

COSI’ ANDREMO A VIVERE ALL’ESTERO E TI SPOSERO’….
Lo guardai caddi in ginocchio e abbracciai le sue gambe mentre lui mi accarezzava i capelli…. “Credo di essermi innamorata Ferdinando..credo che per te farei qualsiasi cosa…sono orgogliosa di portare le tue iniziali…di essere la tua schiava,la tua amante , la tua puttana…. TI AMO…….

schiava trav 10- ciò che non ti aspetti

Il mattino seguente mi svegliai con la suoneria del mio cellulare ,era il mio Padrone.
BUONGIORNO GABRI,COME VA?
“Buongiorno Signore sono piuttosto preoccupata per la mia situazione sessuale, ieri sera non sono riuscita ad avere una minima erezione e nemmeno ora sebbene stia toccandolo al di sopra degli slip sempre completamente insensibile. ”
METTI IL CUORE IN PACE GABRIELLA QUELLO CHE TI SUCCEDE ERA PREVISTO, LA CURA ORMONALE A CUI TI HO SOTTOPOSTA STA DANDO I SUOI FRUTTI , POTRESTI INTERROMPERLA E TORNARE ALLA TUA NORMALITA’ MA TEMO CHE NON TI SARA’ POSSIBILE, CIO’ CHE VUOLE IL TUO PADRONE E’ UN PROCESSO IRREVERSIBILE DELLA TUA FEMMINILIZZAZIONE.

“ma che sta dicendo? E’ lei il mio Padrone e lei lo può interrompere, sarò la sua schiava ma potrò essere anche capace di soddisfare mia moglie…..”
VEDO CHE NON HAI CAPITO BENISSIMO QUELLO CHE SUCCEDE ATTORNO A TE…..TU DEVI CONTINUARE A PRENDERE LE TUE PILLOLE,TU DEVI DIVENTARE CIO’ CHE IL TUO PADRONE VUOLE CHE TU SIA…NON HAI POSSIBILITA’ DI SCELTA …MA NON FINISCE QUI. ALTRI SONO I PIANI PER TE GABRI! DOVRAI CHIAMARE TUA MOGLIE E RICHIEDERE LA SEPARAZIONE MOTIVANDOLA COL FATTO CHE HAI UN’AMANTE CON CUI VUOI ANDARE A VIVERE E CHE DI LEI NON NE VUOI PIU’ SAPERE E SE CIO’ NON BASTASSE DOVRAI PURE LICENZIARTI DAL TUO LAVORO …TU ANDRAI A VIVERE CON IL TUO VERO PADRONE – AMANTE!!!!
“Ma siete tutti pazzi? Io non posso fare questo!! Io amo mia moglie!!!Come puoi chiedermi questo? E poi chi sarebbe questo Padrone?”
PRENDIAMO IN ESAME CIO’ CHE DICI: TU AFFERMI CHE AMI TUA MOGLIE E CHE NON INTENDI LASCIARLA E CHE NON INTENDI CONTINUARE A PRENDERE LA TUA CURA ESATTO?
“Si Signore…”sussurai
BENISSIMO ! ORA PROVA A PENSARE SE I VIDEO CHE TI RIPRENDONO DOVE FAI OGNI SORTA DI PRELIBATEZZA SESSUALE VESTITA COME UNA TROIA E CON LA SESSUALITA’ DI UNA CAGNA….

E CREDIMI NEL TUO VOLTO SI VEDE BENISSIMO CHE LO FAI PIU’ CHE VOLENTIERI E CHE QUEL VOLTO APPARTIENE A GABRIELE ECC ECC. IL TUO PADRONE HA DATO DISPOSIZIONE CHE IN CASO DI TUO RIFIUTO LE IMMAGINI VERRANNO DIFFUSE AD OGNI CONTATTO DEL TUO CELLULARE VIA MESSENGER IN OGNI SOCIAL NETWORK E PER FINIRE PURE NEI CESSI DELLE FERROVIE DEI BAR DEI CINEMA DEI TEATRI E MAGARI NEI CENTRI SOCIALI….
IL TUO PADRONE ..QUELLO VERO …TI VUOLE AD OGNI COSTO …MA TI SPIEGHERA’ LUI MEGLIO LE COSE…TI ASPETTA DA NICOLA.

FAI QUEL PAIO DI TELEFONATE E POI VAI DA LUI…. CIAO A PRESTO GABRI…CLICK
Aveva riappeso…. non avevo possibilità alcuna di tornare indietro…..piansi come una bimba ma avevo le mani completamente legate..telefonai a mia moglie e al lavoro…ma mentre il mio datore di lavoro si incazzò con me come un diavolo da parte di mia moglie non ci fu reazione alcuna…. anzi sembrava quasi felice…..
Ero distrutta……chiamai Nicola per fissare l’appuntamento con il fantomatico Master.

CIAO GABRI E’ UN PIACERE SENTIRTI…..TI ASPETTO ALLE 11 …DEVI GETTARE OGNI ABITO MASCHILE INDOSSARE IL PIU’ FEMMINILE DEI TUOI ABITI…SCARPE BASSE BIANCHERIA E COLLANT…OGGI NON E’ GIORNATA DI SESSO MA DI CONOSCENZA…IL TUO PADRONE VUOLE PORTARTI A PRANZO FUORI…. TI ASPETTA …CLICK
Eseguii alla lettera ogni ordine…mi feci una doccia mi riempii di profumo e di crema per il corpo…mi smaltai le unghie dei piedi e delle mani…oramai ero uscita alla luce non temevo più di esser scoperta indossai un completino intimo color carne collant stesso colore velatissime…un vestitino bianco e con delle striature rosa.. collana e orecchini di perle e ai piedi ballerine bianche.

Alle 11 in punto suonai da Nicola. Mi aprì ma oltre a lui non c’era nessuno…chiesi quando arrivava il mio Padrone…. non ero convintissima anzi ero piuttosto abbattuta.
SEI PIUTTOSTO INGENUA SAI MA PROPRIO PER QUESTO MI PIACI.
“Cosa vuoi dire?” chiesi
NON LO HAI ANCORA CAPITO? IL MIO NOME NON E’ NICOLA MA BENSI’ FERDINANDO…..SI IO SONO IL TUO PADRONE…NICOLA ERA COLUI CHE MI HA FATTO DA APRIPISTA…E’ DA MOLTO CHE TI SEGUO E MI SEI SEMPRE PIACIUTA….

HO DOVUTO ORGANIZZARE LE COSE PER BENE..NICOLA SERVIVA PER FAR LA CORTE ALLA TUA MOGLIE E C’E’ RIUSCITO BENISSIMO…INFATTI SI SONO INNAMORATI…. E INOLTRE E’ SERVITO PER PORTARTI DA ME. SEI BELLISSIMA SAI? DA OGGI IN POI TU SARAI LA MIA SCHIAVA …LA MIA PUTTANA …MA NON SOLO …INTENDO MANTENERTI …. VIVERE CON TE…. PROGREDIRE NELLA TUA FEMMINILIZZAZIONE..SE UN GIORNO LO DECIDERAI ARRIVEREMO AL PUNTO ESTREMO…OSSIA A DIVENTARE COMPLETAMENTE DONNA…. MA LO DECIDERAI TU SE LO VORRAI…NESSUNA FORZATURA…ORA HO UN PICCOLO DONO PER TE.

Mi porse una shitola di velluto blu…il cuore mi andò in gola…. dentro c’era una parure di orecchini e collana di brillanti con tanto di garanzia…. e un’ulteriore shitolina con un anello che definire stupendo sarebbe riduttivo….
INTENDO FARE DI TE UNA DONNA FELICE E SE VORRAI UNA SCHIAVA…. SE NON LO VUOI IN QUELLA BORSA CI SONO I DVD CON I FILMATI CHE BEN CONOSCI PUOI PORTARLI VIA DISTRUGGERLI E NON AVRAI PIU’ FASTIDI…..
Indossai la parure e l’anello…..mi guardai allo specchio e le lacrime scesero dai miei occhi…ma non erano lacrime di dolore…ma di felicità….

presi la borsa con i dvd e li ritornai a lui …”Posso baciarla Padrone mio? “
CERTO GABRIELLA! …..
“Andiamo a pranzo Padrone…sono talmente orgogliosa di Lei e di appartenerle che non vedo l’ora di uscire in sua compagnia ora e sempre…..

FINE?.

days:hours:minutes

dd:hh:mm

+00:00:42

Si dimena selvaggiamente premendo con tutta la forza e tutto il suo peso il suo osso pelvico contro il mio. Preme e sfrega con movimenti del bacino ad altissima frequenza. Gonfia il torace inspirando brevemente e velocemente. Svuota i polmoni con una specie di colpo di tosse. Gocciola sudore. Sbatte i palmi con violenza sulle lenzuola. Crolla su di me.

00:00:00

Decido di andare a riordinare la scrivania del mio ufficio.

essendo sabato mattina mi organizzo con comodità soffermandomi piú del solito davanti alla vetrina del negozio di cineserie informatiche nello stesso isolato. Controllo l’ora sul cellulare e mi accorgo che si é fatto tardi. Come se volessi recuperare il tempo perso infilo la mano in tasca per prendere già le chiavi dell’ufficio. C’è di tutto tranne che le chiavi. e immediatamente realizzo di averle lasciate nei pantaloni indossati il giorno prima. Andare in ufficio in tuta é il privilegio del week-end che necessita di un minimo di accortezza.

Vivendo a 60 chilometri dal posto di lavoro alcune leggerezze possono fare la differenza. Inizio a scrivere un SMS pieno di scuse per il disturbo senza ancora aver deciso a chi inviarlo. Alla fine decido di mandare un sms al mio collega più fidato e chiedergli di prestarmi il proprio mazzo di chiavi. Questi mi risponde con un SMS a sua volta pieno di scuse per non potermi aiutare in quel momento poiché fuori città.

Mi manda un altro sms in cui dice che sta cercando di trovare comunque una soluzione. Ricevo un altro sms. non è il mio amico, bensì Marla Quartoggiaro, la più indisponente dell’ intero ufficio. Era da quelle parti e sarebbe venuta per farmi entrare.
non me l’ aspettavo perché sapevo fosse in ferie per almeno altre due settimane e perché rifiutavo più o meno inconsciamente di dover un giorno avere un favore da rendere a quella pianta bidoni.

Era infatti sensazione diffusa che non si facesse scrupoli a lasciare incompiuta qualsiasi pratica pur di rispettare l’orario di lavoro. Al malcapitato di turno, se abbastanza acuto e pronto, non restava che rincorrerla per le scale e inchiodarla alle proprie fuggevoli responsabilità. Dura vita.

+00:00:28

Mi sta tenendo per le palle, cercando un varco tra le mie natiche serrate per infilarmi un dito nel culo. Il tempo si è fermato in una bolla spazio-temporale.

+17
Ricapitolando. La seguo fino alla porta dell’ufficio. Varco l’ ingresso dopo di lei senza chiudere la porta. Lei si volta e con aria di sufficienza mi dice che dovrei farlo. Le rispondo che pensavo dovesse uscire subito. Dice che mi sono sbagliato e nient’altro. Di solito fa proprio così. Si rende antipatica con frasi secche e sottintesi all’ idrossido di sodio.
Adesso devo descriverla. Prima o poi lo avrei fatto.

È inutile rimandare.
Ha 57 anni. visibilmente in sovrappeso, statura media, seno non esageratamente grande, culone, invece, estremamente grande, cosce piene, braccia forti, mani tozze, capelli corti castani, occhi nocciola. Indossa gonna di lino a pieghe bianca e lunga fino a sotto il ginocchio, camicia a maniche corte di seta marrone sbottonata fino allo spacco tra i seni, Ai piedi porta un paio abbastanza ridicolo di sandali intrecciati, fino alla cavglia, da antichi romani.

Si chiama, ripeto, Marla Quartoggiaro.
Vado alla mia scrivania e mi metto sotto per finire prima possibile e tornarmene a casa in tempo per le semifinali degli open di Francia quando ad un certo punto sento girare le mandate della porta di ingresso. Attendo un attimo per capire chi sta entrando. Non sento aprirsi la porta. Realizzo che io non avevo chiuso a chiave quindi rabbrividisco al pensiero che Marla se ne fosse andata di soquatto richiudendo silenziosamente la porta per poi chiudermi dentro a doppia mandata.

Sfreccio per il corridoio e sbatto contro dilei. Le chiedo se ha chiuso a chiave. Risponde di sì. Perché?
Dice che si toglierà le mutande poiché io dovrò leccarle la passera e succhiarle forte il grilletto. Dice che non prenderà piú le medicine perché aver voglia di scopare non è una malattia. Soppeso velocemente il peso delle mie prossime decisioni sui delicati equilibri ambientali e sulla salubrità del clima aziendale. Lei si sfila le mutandine ed io capitolo fagogitato dal demone che qualcuno ha già battezzato Chissené.

+27
Dice che per lei può bastare e che dobbiamo andare a casa sua o a casa mia se non é troppo lontana. Le ricordo che abito a un’ora da lì. Cerco di riprendere il controllo ma lei mi spinge contro la parete alle mie spalle e mi afferra le palle.

+29
Le mollo un ceffone che le piega il collo. Molla la presa e si allontana. Raccoglie le mutandine e le infila nella tasca della gonna.

Dice di andare. Quindi Andiamo. Chissené.

+32
Marla innesca la prima e parte. Mette la seconda. Poi subito la terza. Lascia la leva del cambio e piazza la mano sul mio pacco. Facciamo tutto il tragitto in terza. pur con Due semafori rossi e quattro stop rispettati. Parcheggia malamente, spegne il motore e dice che tutto ciò é normale, benefico e salutare. Dice che se ne ho voglia posso schiaffeggiarla ancora, “in determinati contesti”.

+33
Attendiamo che la luce sulla pulsantiera dell’ascensore si spenga. Dice che le piace essere trattata male nelle relazioni sentimentali. Dice che l’unica cosa che la fa star male e quindi non tollera é il rifiuto d’attenzione. Le chiedo quali medicine prende. “Inibitori”.

+34
Mi chiedo dove finirò se non mi fermo in tempo. Mi chiedo se devo dire a qualcuno che Marla ha bisogno di aiuto.
Saliamo per le scale.

Superato il primo piano lei ha il fiatone. Decido di non approfittare della possibilità di fuga. Realizzo che sono lì perché devo sapere dove finiremo.

+39
Marla tira via le coperte, mi indica il letto e dice che sarà fantastico. Adesso devo ridescriverla poiché é completamente nuda e assolutamente aliena dalla Marla Quartoggiaro amministratore di sistema che conoscevo fino a un’ora prima.
Ha i fianchi larghi e natiche piatte mastodontiche con meno segni di cellulite di quanto ci si possa aspettare.

il seno é piú grande di quanto si intuisca sotto le camicie che di solito indossa. le mammelle sono piene e si adagiano con una certa grazia e potenza sui rotolini di ciccia dell’addome. Vista di profilo questa non é troppo pronunciata. I capezzoli sono grandi e sporgenti. L’ areola é scura ed espansa. il pube é paffuto e coperto di folto pelo castano virante sul biondo.
Mi tolgo i vestiti e mi distendo supino sul letto.

Massaggiandosi il clitoride Marla monta su a cavalcioni. Dice che durerà poco ed io avrò comunque ciò che mi sono “meritato”.

+03:02:56
Avevo appuntamento con Marla poiché, come da sue parole, doveva tenersi il mio uccello in bocca finché non venivo.

+03:03:21
“Sei tu il mio segreto, sei tu il mio divoratore?”
Marla.
Pizzino ritrovato nella tasca interna della mia giacca di tweed.

+03:00:00
La rete aziendale aveva subito nel corso del week-end il solito numero di tentativi di intrusione.

Aggiornato l’elenco degli indirizzi attaccanti ho il tempo di essere distratto dall’inenarrabile relationship tra me e Marla Quartoggiaro. Marla da oggi mi lancia occhiate maliziose. Già faticavo a rivolgerle la parola per via delle sue risposte acide, adesso farlo era una vera tortura. La sento con il fiato sul collo. La sento dire che non posso permettermi di ignorarla.

+01:00:12
La ritrovo dove l’avevo lasciata.

+03:00:00
Con un abile sotterfugio Marla riesce a farmi prendere un sedia e sedermi accanto a lei alla sua postazione.

Per dettarle dei listati non altrimenti backuppabili. Effettivamente andavano ricopiati.
Siamo lì a contatto di coscia. Se mi scostassi la starei evitando. Io detto sottovoce una stringa e lei dice fatto così posso dettargliene un’altra. Sussurriamo perchè c’è un cartello appena si entra che spiega come sia più produttiva una postazione senza interferenze. Il fatto è che in quella stanza le uniche postazioni sono le nostre.
Sussurriamo ancora di più quando lei se ne esce con queste testuali parole: devi accompagnarmi in un posto oggi pomeriggio, prima però devo sapere una cosa.

Di qui in poi, per le successive due ore e trenta minuti rimaniamo intrappolati in un petting verbale asfissiante e sudato. Eccone uno stralcio. Quando la faccenda sta andando avanti da un’ora abbondante.
Lei dice: con che mano?
dico: uhm, la destra.
E lei: e la sinistra cosa fa?
io:..eh.. ti accarezza il viso…
Lei: e io che faccio?
io: tu mi mordi il collo.
lei: e poi?
io: continui a..
lei: cosa?
io: quello che stavi..
lei: cosa?
io: ..che stavi facendo…
lei: ..no.. devi dirlo…cosa stavo… face..ndo…

+220:00:03
E’ il primo affitto che si ripaga completamente dai ricavi.

conti alla mano tra due mesi anche la connettività sarà coperta. Se tutto procede così riusciremo a vivere dall’attività. Se siamo bravi e ci facciamo venire qualche idea nuova al ritmo di adesso potremo dire di essere ricchi e, per quanto mi riguarda, dismettere tutto e vivere di rendita.

+03:01:25
Si alza lei prima di me e scorgo sulla fodera del suo sedile ergonomico le tracce organiche de l nostro trastullo in orario lavorativo.

Dovró imparare a prevenire questo genere di non conformità. Penso che dovrò fare istanza di distacco in telelavoro.

+03:02:40
Marla Quartoggiaro é in piedi nel bagno di servizio di casa sua. Lei sta piegata di testa nel lavatoio con un pezzo di sapone da bucato con profondi graffi. ciò che é stato rimosso dal pezzo di sapone adesso sta bolleggiando nel suo sfintere fino a gocciolare sul pavimento di cotto tanto in voga nei primi anni 90.

continua ad invitarmi a darci giù pesantemente anche se le brucia molto.

03:08:12
sono le sei del pomeriggio. timbro l’uscita e richiudo la porta dietro di me. mi giro e quasi mi prende un colpo. Marla é ferma vicino alla porta dell’ ascensore con il suo sorriso psicopatico dei giorni buoni. dice di affrettarsi poiché abbiamo un appuntamento. usciamo dallo stabile quando ancora non é del tutto buio e li ci dividiamo.

lei si avvia verso casa sua ed io nella direzione opposta verso la mia auto. ci saremmo rincontrati alle spalle dell’isolato dove lei sarebbe salita in auto. destinazione ancora ignota. é stato inutile insistere, non ha voluto dire niente fino a che non ci saremmo messi in macchina.
eccoci qui in macchina. dove si va?
Marla mi dice l’indirizzo. conosco la strada. il civico mi dice poco e niente. chiedo se è un locale pubblico o un ufficio o chissà.

é un abitazione privata. sono arrivato a sperare che si trattasse di un buon psicote****uta o anche discreto o addirittura almeno sufficiente.
il posto non è lontano quindi ecco Marla che si decide a dirmi dove diavolo stiamo andando. sorpresa. mi dice anche cosa andiamo a fare. e subito dopo é chiaro che non poteva portarmi lì impreparato.
eccoci qui. Non posso chiamarla Marla poiché si è presentata come Adele. Senza cognome poiché in questo genere di faccende non serve.

Io devo ricordarmi di chiamarmi Vitopaolo. Gran bel nome. Ma squallore degli squallori siamo rispettivamente zia e nipote. Marla sarebbe una sorta di zietta appena più esperta grazie ad un paio di deflorazioni già subite, rispetto al nipote in età puberale che comincia a svegliarsi con il lenzuolo a tenda teepee. pardon, Adele, c’è un vistoso problema di caratterizzazione dei personaggi. la messinscena potrebbe andar bene se avessimo trent’anni di meno. che sarebbe successo ad Adele e Vitopaolo? (ripeto: gran bel nome).

ci hanno rinchiuso in qualche fosso? ci hanno bloccato l’evoluzione? maddai!
so che mi sto soffermando su un aspetto molto meno preoccupante del contesto più ampio in cui mi sto cacciando. Chi ci sta aspettando? questo non lo posso sapere. o meglio lei dice che non devo.
siamo in ascensore. mai entrato in un ascensore così curato. é molto spazioso e le luci sono soffuse a differenza di molti dove sembra di entrare in un raggio laser.

gli specchi su tutti i lati mostrano il grande sedere di Marla da tutti i punti di vista. Non è un sedere che visto di profilo ti sbarra la vista, sono i fianchi larghi che lo rendono grande. In un certo tenso le natiche non sono maestose. lei mi prende la mano e se la porta lì. mi chiede di carezzarle dove le ero entrato in pausa pranzo poiché il sapone da bucato era stata una scelta troppo frettolosa e quindi le brucia ancora.

Dura vita.
sulla soglia ci attende un maggiordomo dai tratti orientali. senza spiccicare parola ci fa cenno di seguirlo e ci conduce in un salone e lì, attraverso la penombra, ci fa strada fino ai divani illuminati da piantane a luce calda in fondo alla stanza. Marla, pardon Adele, si siede al mio fianco e posa la sua mano sulla mia gamba a lei più vicina. dice di stare rilassato. mi guardo in giro e individuo un paio di ammennicoli con cui sfasciare la faccia al pervertito che volesse farsi il povero Vitopaolo.

Marla/Adele si aggiusta l’orlo della gonna sulle ginocchia paffute e si appunta per benino con il tronco ben eretto, chinando il capo per controllare la scollatura della camicetta e darle una sistemata. sinceramente, le mani di Marla/Adele sono molto rovinate. la forma tozza inoltre, sinceramente, le rende molto poco sensuali. Mi chiedo perché sto permettendole di trascinarmi in tutto questo. intendo non solo questo ormai palese gioco di ruolo a sfondo sessuale con chissà chi altro in questa casa, ma anche quest’ assurda relazione cominciata lo scorso sabato.

le do un’altra sbirciata. ha un viso così maturo. nel senso che dimostra tutti i suoi anni e le vicissitudini ed i dispiaceri. cosa cerca Marla o Adele in tutto questo.
dalla penombra si odono dei passi in avvicinamento. spuntano un paio di clerks e pantaloni di fustagno verdone. una camicia a quadroni, un porta documenti in cuoio nero. capelli lunghi grigi. un collo solcato da rughe profonde. un mento appuntito. labbra sottilissime tra le guance scavate.

naso aquilino. zigomi alti. occhiali da sole rayban a specchio. una donna sui sessanta vestita da Eddie vedder. io e Adele ci alziamo e salutiamo presentandoci. si presenta come la dr. ssa gillian, apre la cartelletta, sfila una penna di valore e appunta qualcosa che non ci é dato sapere. ci invita a riaccomodarci. lei si siede sulla poltrona di fianco al nostro divano. io in pratica sono tra queste due, pazzissime. la cosiddetta dr.

ssa gillian si protende verso la piantana alla sua destra e la accende. si rimette diritta, si tira giù perbene la camicia di flanella, accavalla le gambe e scaccia dietro alle spalle i lunghi capelli grigi. questa donna non ha seno. inutile stare a pensare a che giochetto andremo a giocare. stiamo a vedere. la piantana appena accesa illumina la parete alle spalle dell’anziana grunge. appesa alla parete c’è incorniciato un diploma di specializzazione dell’Università di Bonn, all’epoca ancora Germania ovest.

é una psicote****uta.
io non ho dovuto dire una parola. Adele doveva parlare con la dr. ssa gillian senza distogliere lo sguardo da me, Vitopaolo. io non sono tenuto a ricambiare. posso far finta di niente. le guardo i piedi che si tormentano l’un l’altro. sbircio verso la dr. ssa e intravedo nelle lenti specchiate la mia testa gigantesca e le espressioni piagnucolante di Marla/Adele piccola piccola mentre mi parla.
il tutto è durato all’incirca venti minuti.

la dr. ssa gillian a quel punto si è semplicemente alzata, spento la piantana vicina alla poltrona. ci ha salutati porgendo la mano prima ad Adele e poi me. si é girata ed è scomparsa nella penombra. Marla appare molto imbarazzata. certo ha detto cose che mai avrei immaginato potesse dire in mia presenza. niente di clamoroso. quelle che io chiamo fisime di cui non mi meraviglio affatto che soffra. Marla in ufficio passa per una paranoica molto molto attenta alle sottigliezze.

bisogna fare molta attenzione a cosa le si dice e come. ma questa è un’altra storia. comunque la dr. ssa gillian, quando mi ha dato la mano prima di congedarsi, ha fatto una cosa che non mi aspettavo. o meglio me lo sarei aspettato prima di sentire il tono professionale e la conduzione di quella che a chiunque a secco quanto me di cultura psicoanalitica e quant’altro sarebbe apparsa come una seduta autentica.

basta a girarci attorno, mi ha grattato il palmo con il dito medio. anche Vitopaolo coglierebbe il messaggio.
rimaniamo lì ancora per cinque minuti senza che nessuno ci venga ad accompagnare alla porta. io mi aspetto che da un momento all’altro arrivi dall’oscurità il maggiordomo e ci faccia segno di seguirlo fini alla soglia di ingresso. niente. Marla o forse ancora Adele si risiede sul divano e si sventaglia il petto con le mani.

mi dice di sedermi. io mi siedo e sto per dire qualcosa. lei si porta l’indice alle labbra. mi zittisco. la dr. ssa mi ha grattato il palmo. la dr. ssa gillian ci sta, direbbe Vitopaolo. guardo Marla che guarda il vuoto. tento di sbloccarla dicendo: zia…
dimmi, dice lei
io: la dr. ssa mi ha grattato il palmo.
lei: e certo, é una gran troia. di che ti meravigli?
io: che facciamo? andiamo?
lei: no ci devono chiamare.

uno alla volta.
io: perché? dove? chi?
lei: devi vederne di cose.
mi alzo e mi inoltro nella penombra. cammino e cammino con le braccia protese in avanti senza trovare ostacoli. mi giro e vedo la zona con i divani dove è rimasta Marla. é a non più di dieci metri da me. come quando siamo entrati nella stanza seguendo il maggiordomo. cammino ancora verso il buio. mi giro e i divani nella luce delle piantane sono sempre a dieci metri.

cammino e sono sempre lì. quindi mi fermo. adesso sono veramente raggelato. dico che ci hanno ipnotizzato o drogato, fa lo stesso. se continuando a camminare finisco giù da un balcone? quando abbiamo preso l’ascensore non ho visto che pulsante ha premuto Marla. le stavo guardando il culo e massaggiandole l’ano infiammato. rimango lì.
dico: Marla!!!
e mi avvio a passo spedito verso di lei. la luce delle piantane lampeggia. diventa improvvisamente fioca poi cento volte più luminescente.

Marla sta sempre sul divano a sventagliarsi il petto con le mani quasi in un loop. io cammino sempre più velocemente ma i divani sono sempre a dieci metri. sembra che così come è stato vano allontanarvicisi per più di dieci metri allo stesso modo… no ecco che mi ci sto avvicinando. adesso in dieci passi raggiungo i divani. alle mie spalle sopraggiunge il maggiordomo che mi bussa sulla spalla e ci fa cenno di seguirlo.

stiamo in ascensore. Marla ride di gran gusto. ride di me naturalmente.
dice che anche se alla fine ho rovinato tutto alla fine si è divertita e si sente alla grande. ora ha il sorriso psyco dei giorni buoni.
arriviamo a casa sua alle 22. 05. mi sbatte contro la parete dell’ingresso tutta sbrodolata tra le cosce. voglio chiarire un po’ di cose ma non me ne dà il tempo gettandosi in ginocchio a rovistarmi nei pantaloni.

trova subito ciò che cerca e dimostra come certe cose non hanno scadenza. non si vede niente, la casa è immersa nel buio. l’odore di detersivo per pavimenti alla vaniglia penetra diritto nel cervello. è la prima volta che me lo prende tra le labbra. sinceramente pensavo fosse una che si rifiutasse per chissà quale ideologica opposizione. be sicuramente il mio non é il primo visto cosa sta combinando qua sotto. tutti i perché perdono di significato travolti e spazzati via da mille vortici e vuoti d’aria imprevedibili.

inutile tentare di resistere eccomi che la spina dorsale si torce scossa da invincibili spasmi. vengo eruttando lava organica. Marla é assurda. per poco non si strozza e che fa? ancora lì a lavorarci sopra senza darmi tregua. quindi devo trovare un appiglio per evitare di cascare sulle gambe tremanti. mi aggrappo all’attaccapanni sperando di non far danni. vedo lampi di luce nel buio a cui le retine non riescono ad abituarsi. lei sa che forse fa un po’ male, ma sa pure che tra un po’ sarò di nuovo in estasi e che sarò qui su ad invitarla a continuare.

a pregarla di non fermarsi. eccola Marla pazza schizzata. abile malleatrice di piaceri e fine assaporatrice di intime abrasioni. ecco che siamo in corsa di nuovo. quando comincio a credere che non voglia fermarsi più ecco che invece se lo sfila via lasciandolo a prender freddo. mi sfugge un nooo!
lei si rimette in piedi e nella risalita urta una tetta contro il pisello poi mi getta le braccia al collo e abbracciandosi il glande sfrega tra le sue cosce e il folto pelo.

ma quando si è spogliata? ripeto che o mi ha ipnotizzato a sorchi o mi ha drogato. fatto sta che si è fermata neanche per riprendere fiato bensì solo per sussurrarmi all’orecchio “grazie per avermi accompagnato alla seduta della dr. ssa gillian”. detto questo si riabbassa un po’, da una scuotatina giocosa tra le tette al mio aggeggio eretto, si rimette in ginocchio e riprende a sollazzarmi con classe squisita. Mi sfugge un sincero, strozzato “…e di chee?…”
é una Marla onestamente giocosa quella che si intrattiene con me in stuzzicadenti erogeni vari, questa sera.

i nostri incontri ravvicinati del week-end nonché l’ultimo dello stesso primo pomeriggio in orario di pausa al sapor di sapone di Marsiglia per bucato a mano, sottendevano da parte sua una certa consapevole colpevolizzazione della pratica sessuale del caso. e adesso eccola Marlona o Adele o chi c***o vuoi essere tu, a sbaciucchiarmelo, pizzicarmelo, mordicchiarmelo, scherzandolo. questa volta le annuncio che ci siamo. e quindi non lo molla davvero più. lo serra tra le labbra e succhia forte agitandolo forte alla base con le mani.

vengo giù io con tutto l’attaccapanni e i panni appesi. il pene sguscia via e schizza dappertutto. lei sembra cercarlo al buio con disperazione. le afferro la nuca e la Guido verso l’idrante. ce n’è ancora un po’ e lei non ha intenzione di doverlo raccogliere da terra.
le basta? credo di no. sono già a terra e non devo preoccuparmi di cadere mentre lei continua come prima a lavorarci su. tutto come prima.

siccome ho un certo talento a rovinare le cose le chiedo: “scusa ma tu non vivi sola. quindi dove sono gli altri?”
Gli altri sarebbero due figli belli cresciuti che vivono ailei ancora a sbafo in casa sua.
con la bocca ancora piena, e questo significa che era davvero di buon umore, dice: “sono via una per 10 e l’altro per 30 giorni. ” riprende a pompare poi aggiunge. “da sabato scorso”.

Sempre a proposito di talento nel rovinare le cose: scoprirò solo molto più tardi che Marla non ha mai avuto figli.
sono di nuovo in tiro e vediamo che posso fare. lei lo tira via dalle labbra con l’ ennesimo schiocco. la sento allungare il braccio lungo la parete e tastare con le mani. alla ricerca dell’interruttore e lo trova. si è alzata in piedi e mi punta addosso la passera standosene a gambe semidivsricate e con le mani sui fianchi.

porta le sue dita tozze sulle labbra pubiche e mi mostra il grilletto lucido e paonazzo. sobbalza. dice: “resti dormire con noi?”

dai discorsi che faceva a me per rispondere alla dr. ssa gillian Marla doveva aver digerito molto male o affatto l’ abbandono da parte di un uomo forse più giovane di lei. non so se l’uomo fosse anche il padre dei suoi figli. Finti figli.

aveva usato il visore notturno per riprendere la scena.

in quel bianco e nero alieno Marla non mostrava i segni del tempo su cui mi ero soffermato a riflettere nella sala della dr. ssa gillian. era stata velocissima e abile a togliersi i vestiti subito dopo essersi inginocchiata. con una mano si prendeva cura del mio arnese mentre con l’ altra si sconquassata tra le cosce. quando stavo per cadere e mi son aggrappato all’ attaccapanni lei ha un fremito e fa cadere il tablet e inarca la schiena dedicando entrambe le mani alla voragine rovente.

quando ancora tremante si quieta affonda la testa nel cuscino scoppiando a ridere con le mani sulla bocca. quasi si stia vergognando di quello che l’è appena capitato.
Marla ogni tanto si concede atteggiamenti smorfiosetti. di solito capita quando ha anche il sorrisino psicotico dei giorni buoni. confesso che tali atteggiamenti sul lavoro, per quanto rari, e forse proprio perché non si aveva il tempo di farci l’abitudine, mi destabilizzano. mi fanno pensare a certe evenienze.

certe situazioni. insomma provocano qualche prurito.
riprende il tablet, rimette indietro di quei 20 30 secondi che si è persa. si assicura che io impugni il mio coso e preme play.
quando si vede che cado per terra eruttando a destra e sinistra e poi la riconduco a me con una violenza che non ritenevo d’aver usato, Marla per poco non capitombola giù dal letto per quanto le scosse le sballottano le membra.

+10:00:00

è lunedì e sono al lavoro.
non è un giorno buono per Marla. c’era da aspettarselo daltronde. si cerca di ignorarla così come lei ignora tutti. se proprio è necessario parlarle si è pronti ad incassare qualche rottura di shitole.
a proposito sto ribattendo i listati della settimana scorsa. il backup per cui mi ero seduto a fianco a Marla per dettarglieli erano tutti da riscrivere.

non ci vediamo da due giorni nel modo confidenziale degli ultimi tempi, intendo.
“Ti ho mandato una email. Leggila” la sento dire dalla sua postazione.
Non ha oggetto. Il corpo del messaggio è un link a una pagina web e l’avvertimento di aprirla tramite un tunnell ssh. Usiamo sempre tunell crittografati per bypassare il firewall aziendale. Raggiunta la pagina decido che è arrivato il momento di andare lontano da quell’ufficio. Allora anticipo i controlli mensili programmati alla server farm.

Si scopre quindi che Marla mantiene un blog personale su cui pubblica i suoi sollazzi. e si scopre pure che riscuote un certo interesse. Pezzo forte della collezione sono naturalmente diverse vedute delle sue natiche panoramiche. Vanno molto forte i piedi fasciati in strisce di cuoio da schiava romana e, misteri della libido umana, pure le tozze mani da raccoglitrice di pomodori.
Si scopre così che entro a far parte della collezione.

onore degli onori è che sono l’unica interazione animata dei suoi sollazzamenti, nonchè oggetto di insospettabili invidie dei suoi followers. gente che come avatar predilige cazzi grandi come obelischi.

eccomi quindi in auto diretto verso la zona industriale, destinazione la fredda sala server. L’ispezione di luoghi dura di solito una settimana. decido di fare le cose in maniera più approfondita questa volta. mi prendo dieci giorni e per fortuna il supervisore apprezza la cosa e approva il programma.

unico compromesso al quale devo cedere è che devo tutorare un nuovo stagista.

“Ma tu sei…”
eccomi qui a passeggiare nel bel mezzo di campi elettromagnetici e grado di umidità zero. le scarpe antistatiche fanno un male boia e nessuno deve averle lavate da anni e puzzano di formaggio e spray disinfettante antimicotico.
Io sono quello che si è fatto la Marla.

nessuno stagista ha mai accettato di rimanere con noi perchè si sa che lavoriamo come bestie per guadagnare una miseria.

Da ormai dieci anni, chi più chi meno. i nostri stagisti sono qui solo per i crediti formativi e perchè dalle altre parti non ci sono più posti. a noi gli stagisti servono perchè siam pieni di assenteisti cronici demotivati. come marla quartoggiaro. sono arrivato ieri alla sala server e oggi il custode si è dato malato. quindi sono anche custode per i prossimi dieci giorni.
Caro ispettore-custode-tutor di stage, per noi, la sua soddisfazione è il nostro miglior premio.

Biribiribì.

Sono io, sono io. Sono io il tipo della Marla. E Questo stagista è un suo follower. se sapesse pure che marla lavora qui l’universo sarebbe in equilibrio. Uno dei tag di Marla è wide hips.

“Qui fa freddo. Domani è meglio se porti qualcosa di più pesante. ” dico guardando l’ombellico di Raffaella Pisu. Stagista. Essere un nerd al giorno d’oggi è un vanto. Ma… Mistero dei misteri: non ci si vergogna di frequentare siti pornografici?
“Oggi diamo un’occhiata ai terminali, domani saremo in sala tutto il tempo, attrezzati.

” aggiungo sfogliando il programma dei controlli.
“Ok, grazie. ” dice lei. “Anch’io ho una pagina. “
Mi-ste-ri.
“Ok. ” dico.
“Vuole il mio nick?” dice lei.
Fingo di non aver sentito. Poi ci ripenso. Daltro canto ho passato metà notte a navigare sul blog di Marla ritrovandomi a cercare tra i suoi followers indizzi di gente che io possa conoscere.
“Che tag hai?”. Sicuramente c’è wide hips.
“BBW.


Non l’avrei detto, non è grassa. E’ un po’ pienotta con un po’ di pancetta e le braccia paffute. BBW è per mastodontiche donnone.
Lei si ripassa con lo sguardo le curve dei fianchi aggiungendo: “…e wide hips”.
Eccola lì.
La guardo e metto giù la cartella dei controlli. mi chino sul terminale e apro una shell. mi sposto lasciando il posto a lei.
“Apri un tunnell ssh e fammi vedere.


Lei si sistema la coda di cavallo e muove velocemente le dita sottili sulla tastiera. Attiva un tunnell con un indirizzo privato, presumibilmente la sua rete domestica, e un instradamento del server grafico. Eccola lì, la sua pagina.
Lei é Lellapú. riconosco l’avatar di Marla nell’angolo in basso a destra, tra le notifiche dei messaggi. due enormi natiche spalancate da due tozze mani da lavandaia. La mia disperata Marla.

sono le 18.

00. aspetto che Lellapú finisca la sua telefonata ovvero finché la persona dall’ altra parte della linea si beva che lei non torna a casa poiché rimane a cena dai suoi colleghi di stage. che si fermerà a dormire da un paio di amici per essere alla farm di buon’ora.
praticamente Marla mi ha aiutato a rimorchiare questo pizzocchero.

Alloggio nel solito alberghetto a ridosso della zona industriale.

Vita, morte e miracoli.

Marla.
Vive da sola da ormai molti anni. Tanti da non bastare un singolo loop delle dita delle mani. E’ come quando torna a casa da una bollente giornata in spiaggia, quando una volta varcata la soglia gli occhi faticano ad abituarsi alla poca luce e la pelle si accappona sotto il sale per il sollievo dato dall’ombra e dalla frescura, il ricordo stampato sulle retine di corpi vigorosi e giovani della cui visione si è ingozzata per tutta la mattinata senza occhiali da sole nella remota ma pur plausibile eventualità che qualche sguardo si incrociasse e finalmente sì, si capisse che a cento metri dalla spiaggia si poteva star soli, si poteva sudare, mordersi e grugnire avvinghiati, E’ quel tipo di frizzante sfrigolio dietro le ginocchia che ogni domenica mattina la spinge, vestita di tutto punto e dopo un lieve sospiro, a recarsi in chiesa per la funzione delle 11.

00.
Vivere la comunità, vivere in comunità è un’idea che la affascina da tempo ma soli non si sta poi tanto male se non si smette di avere la giusta cura di sè. Lo sfrigolio dietro le ginocchia l’ha portata a frequentare circoli di appassionati di narrativa. Serate in cui si portano i compiti fatti a casa, dopo aver divorato libri che non si gradiscono ma che tutti dicono di gradire per far si che il gioco non si inceppi.

Tecnologia. Il world wide web, ragnatela di avamposti solitari come il suo scrittoio ikea montato di sabato mattina a una settimana esatta dall’acquisto. perchè è un fatto che non bisogna mai montare un mobile dell’ikea la sera stessa in cui lo si è comprato. Poichè è facile ma non è semplice accontentarsi di quattro facciate di illustrazioni dopo un’abbuffata di odori e sguardi scostati appena in tempo.
L’invasione degli smartphone ha appannato l’aurea solitaria dell’internauta che frugava tra le cartelle di uno sconosciuto ai tempi di dc++.

Tutti si seguono, adesso.
Ha lo sfrigolio dietro le ginocchia quando entra in casa e io sono seduto al tavolo da pranzo. Sobbalza spaventata poichè troppo assuefatta alla casa vuota.
Che spavento. Corricchia sulle punte verso la sua stanza da letto. la sento chiedermi se sono uscito a fare colazione. No, ho dormito fino a mezzora fa. Guardo verso la finestra spalancata sul cortile, la primavera entra in casa insieme agli aromi di ragù della domenica.

Rielaboro la scena. Si apre la porta, Marla entra di lato, posa le chiavi sul tavolinetto all’ingresso, richiude la porta, si gira, mi vede e sobbalza. Poi imbarazzata corricchia sulle punte verso la camera da letto.
Corricchia sulle punte verso la camera da letto. Ha fianchi larghi che soffocano nella gonna a tubino, due natiche che tendono allo spasimo le cuciture del tessuto, zompetta sulle punte con la grazia di una ballerina del San Carlo.

Hai fame?
Scalza, in posa da pin-up poggiata a uno stipite della porta tiene una mano sui fianchi. Indossa una sottoveste di seta bianca ghiaccio. Hai fame?… Inclinando lievemente una spalla lascia scivolre giù una spallina.
…di me?
Mi si avvicina con passo felpato e andatura da top-model in sfilata, un piede davanti all’altro. Lo so perchè è lei che lo dice: fosse stata sola in casa, si sarebbe presa talmente cura di sè da allagare l’intero soggiorno.

Ha assistito all’intera funzione seduta accanto ad un signore di mezza età dall’odore forte di crema da barba alla menta. Ogni volta che si sedevano le loro cosce stavano incollate. Avrebbero potuto evitarlo, c’era abbastanza spazio per tenere le distanze. Lui ha provato a scostarsi una volta, per educazione. Lei pure. Questo giochetto non ha fatto altro che aumentare lo sfrigolio dietro le ginocchia di Marla. Senza mai guardarsi, nessuno dei due si è più ritratto a quel contatto.

Nel tragitto verso casa, fin sul pianerottolo, Marla ha fantasticato su quanto avrebbe influito l’episodio sul vigore pomeridiano verso la sua signora da parte del signor dalle guance alla menta. Fantasticava spesso sulla gente che incontrava e sulle abitudini domestiche, gli orari di controra, le pennichelle turgide nella stagione calda. Pazienza se lo sconosciuto in questione non avesse nessuna signora cui dedicarsi ne di mattina ne di pomeriggio e ne a sera. Entrata in casa non mancò un pizzico di delusione poichè i capezzoli duri come il marmo, blindati sotto tailleur e camicetta di seta dichiaravano a nome di Marla Quartoggiaro la forte volontà di darsi a se stessa con tutto l’ardore immaginabile.

Eh…, già. C’ero io.
Soffice, fitto e vaporoso vello pubico di Marla a ore dodici. Marla seduta sul tavolo a gambe spalancate implora attenzioni. Mi dirigo di faccia verso la fornace guidato dall’intensità di quella fragranza di tortino allo zenzero in crosta di placton.
A Marla.

la prima esperienza (curiosita o altro)

salve amici torno con un racconto dopo tanto tempo, premetto che sono un etero (quantomeno nella testa)
da un po di tempo mi frulla nella testa di un esperienza speciale. leggendo racconti di trav e trans in un altro sito.
piu leggevo piu mi accorgevo che alcune di loro erano molto dolci e femminile, sinceramente non sapevo Cosa cercavo o meglio non sapevo se c e l avrei fatta ha superare il muro della mia timidezza nei confronti di quelle dolci creature,per capire qualcosa dovevo solo far amicizia con alcune di loro,di una Cosa ero certo non cercavo il SESSO, cercavo piu che altro complicita e passione,
un giorno incominciai ha mandare richiesta di amicizia senza nessuna risposta(bhe succede) dopo alcuni giorni mi risponde una dolcezza in persona capelli mori fino alla schiena (capelli suoi) ero fortunato perche era in linea quindi ringraziai per l amicizia dopo pochi minuti risponde dicendomi che era un piacere anche per lei si continua a discutere del piu e del meno ci lasciamo dandoci appuntamento per il giorno dopo per continuare a scriverci ancora ,
la sera dopo ci troviamo e continuiamo a chiaccherare oltre ad essere bella era anche molto simpatica dopo un po arriva la domanda che tanto mi faceva paura perche non sapevo Cosa rispondere, la domanda era Cosa cercavo con una come lei io come ho detto non sapevo Cosa rispondere quindi rispondo dicendo che non cerco sesso ma complicita e Passione,lei mi risponde che non si aspettava questa risposta era la prima volta che sentiva questa risponsta.

bhe io continuo dicendo che avevo scritto solo Cosa cercavo veramente. lei mi scrive se cercavo una storia seria con una come lei (lo diceva con un ahahahah finale) quindi lo aveva detto come battua, io rispondo certo che no. ma un amicizia sincera si, contimuo a dire che cerco un esperienza unica che possa rimanere nella testa per sempre, continuo a scrivere che con le donne molte Volte o donato il mio buchetto per vari giochini di trasgressione tipo dita, dildo e plug, ma forse io cercavo qualcosa di piu bello e non solo il freddo della plastica dentro di me.

lei come mi aspettavo mi blocca dicendomi che non era la tipa che cercavo perche lei non poteva accontentarmi lei era solo passiva, rispondo che mi aspettavo la sua risposta e non ero rimasto deluso,comunque si continuava ha chiaccherare e ogni tanto si trovava qualcosa in comune poi continuando scopriamo anche che non eravamo poi cosi tanto lontani ok ci salutiamo dando ancora appuntamento per il giorno dopo, io sinceramente dopo la sua risposta non mi meravigliavo se non si faceva piu trovare il giorno dopo entro e trovo un suo messaggio dicendo di non scappare che lei entrava un po piu tardi,aspetto una mezzoretta entra e mi scrive (eccomi tesoro)io ero felice come un Bambino che aspetta un pezzo di torta rispondo subito che la stavo aspettando lei risponde dicendomi che se non mi trovava ci sarebbe rimasta male.

si continua a chiaccherate di tutto era cosi bello scrivere con lei che le ore volavano,anche lei me lo fa notare scrivendomi che non pensava di stare ha scrivere con me per 2 ore senza un attimo di pausa e che era molto contenta,
ormai era passato piu di una settimana ormai ci conoscevamo bene senza mai toccare piu l argomento sesso (strano ma e cosi)un giorno faccio il primo passo e chiedo se ci potevamo vedere magari per un cioccolato caldo visto la temperatura che c era all esterno,aspettavo la sua risposta che non si fa attendere scrivendomi,era ora che me lo chiedi,io felice rispondo bhe sai l amicizie piu belle e lunghe sono quelle che si fanno aspettare;mi risponde scrivendo SCEMO(in modo simpatico)ok ci diamo appuntameno a meta strada quindi campo neutro,
arriva il giorno, io arrivo al bar che avevamo deciso arrivo leggermente in anticipo ma dopo 5 minuti arriva lei, wauuuuu alta 1,70 con tacchi alti una gonna poco sopra le ginocchia molto elegante aveva 2 occhi grandi Color verde mamma mia veramente bella, si avvicina ci salutiamo ormai dopo un paio di settimane che ci si scriveva ci si conosceva bene, lei mi fa bhe hai ordinato il cioccolato caldo ma si certo rispondo era una Donna bella e molto simpatica, parliamo di tutto come al solito poi lei mi fa cavolo non pensavo di avere un incontro con un uomo che non cerca il solito sesso io ribatto dicendo se magari gli dava fastidio lei risponde certo che no scemo anzi mi fa piacere e che stava bene con me anche se ci conoscevamo solo tramite Chat io pprendo le sue mani e le chiudo nelle mie e guardandola negli occhi che il piacere e tutto mio non sottrae le mani anzi le lascia e mi dice (SEI UN TESORO)mi dice cavolo stare qua con te mi fa stare bene, come al solito un ora vola come se niente fosse decidemmo di andare usciamo dal bar e facciamo una camminata mentre si andava verso la macchina, non so Cosa mi era preso ad un tratto prendo la sua mano e incominciamo a camminare come 2 innamorati lei mi guarda e si mette a ridere dicendomi cavolo tu riesci ha farmi fare tante cose per la prima volta.

in che senso rispondo, lei mi dice bhe e la prima volta che cammino mano nella mano per strada, rispondo se ti da fastidio la lascio, lei m dice no no e molto bello mi fai sentire una Vera Donna nessuno mai era riuscito a farmi sentire cosi,bhe non devo dire che mi sentivo felice sentire quelle parole,lascio la mano e Giro il braccio sul suo collo e faccio appoggiare la tua testa sulla mia spalla, lei mi dice grazie di tutto e mi da un bacio sulla guancia, ops ti ho lasciato il rossetto e mi pulisce, domando dove stava la sua macchina lei mi dice che era venuta con il bus mi offro di accompagnarla,lei accetta volentieri,dico solo che la strada me la deve dire lei che il posto non lo conoscevo bene, lei mi dice se avevo tempo perche voleva fare un Giro in macchina rispondo che possiamo andare dove voleva perche la sera non avevo impegni nel frattempo usciamo fuori dal paese prendo ancora la sua testa e l appoggio sulla mia spalla le mi guarda con quei occhi sempre piu dolci e mi dice che stava bene con me gli sembra una favola e se lo fosse di non svegliarla rispondo che non lo era.

ormai lei stava appoggiata a me da un quart ora ad un tratto con voce sottile mi dice, cavolo me sa che ti voglio bene e mi da un bacio molto vicino alle labbra, poi per non cadere entrambi da troppo alto(si dice cosi quando non si vuol far male dopo)ricordo a lei che e vero che stiamo bene insieme ma che abbiamo Idee diverse,lei mettendomi il dito sulle labbra e mi dice di stare zitto, e mi ricorda che gia troppe cose stava facendo con me la prima volta quindi ,,,,,, questa volta sono io che mi Giro e gli do un bacio sulle labbra, ok era un bacio veloce ma molto significativo.

lei ancora appoggiata sulla mia spalla inizia ad accarezzare il mio petto arrivando sulla pancia era molto dolce. continuava facendo su e giu poi alla fine scese troppo sotto io con un sorriso dico di non scedere troppo sotto altrimenti, lei guardandomi di dice ALTRIMENTI? bhe rispondo la sai bene, lei mette la mano sulla patta e sento mmmmmmm io ricambio e metto la mano sulla sua coscia e l accarezzo e faccio andare poco alla volta la gonna sempre piu su ormai in macchina c era troppo caldo e lo faccio presente,lei mi dice se la potevo portare a casa che ormai era tardi io rispondo certo (nella mia testa mi domandavo se magari avevo esagerato) nel tragitto verso casa mi ripeteva solo grazie del bel pomeriggio passato insieme e che mi voleva un bene che non poteva decifrare e guai se rovinavamo questa bella favola io promento che da parte mia non succedera e mi da un bacio sulle labbra questa volta fa uscire un po di lingua, dopo un po mi fa Notare che siamo arrivati, fermo la macchina lei scende e quindi scendo anch io per salutarla senza chiudere la macchina le mi fa perche non chiudi la macchina vuoi gia andare via bhe rispondo se mi ofri un martini bianco lo accetto volentieri chiudo la macchina e saliamo da lei aveva un appartamento Piccolo ma ben arredato mi fa accomodare sul divano lei va al frigo e torna con 2 martini con ghiaccio, ecco il tuo martini amore si siede sulle mie Gambe beviamo il martini guardandonci negli occh, era troppo bello aveva messo musica sotto fondo cavolo pensavo dentro di me e tutto come volevo, lasciamo i bicchieri ci guardiamo e avviciniamo le nostre labbra ci baciamo con Vera passione accarezzo la sua schiena lei mi stringe baciandomi sempre con piu voglia ormai coinvolti dalla passione,lei si stacca e mi dice ti voglio e voglio essere tua rispondo in che senso lei mi risponde vedrai amore iniziamo a spogliarci avvicenda ormai lei era rimasta con il reggiseno io solo con slip lei e stata piu veloce io tolgo il suo reggiseno e inizio a leccare i capezzoli che ormai erano belli duri mmmmm mi dice lei continua io tolgo la gonna rimane con i Tanga wauuuu sexy al punto giusto ormai non mi volevo piu tirare indietro e mi faccio coraggio infilo la mano nel Tanga e accarezzo per la mia prima volta un cazzo che non era il mio ok non era grande ma era bello sotto le mie carezze stava diventando duro, poi lei mi fa ma come tu si e io no e mi sfila i slip si abbassa me lo accarezza me lo bacia inizia a leccarlo lo assaggia, guardandomi mi dice e bellissimo e sono felice di averti incontrato,io continuavo a guardare il suo cazzo le mi guarda e mi dice lo vuoi assaggiare si mette in piedi davanti a me io un po titubante lo appoggio sulle mie labbra lei mi incoraggia e mi dice bacialo vedrai che ti piacera inizio a baciarlo e leccarlo poi prendo la sua cappella in bocca bhe piccolo pero bello grosso,(bhe di pompini ne avevo ricevuti quindi qualcosa sapevo) inizio a succhiare la cappella mmm bel gusto era la mia prima volta ed era come lo volevo io pieno di complicita e passione,prendo le sue palle e spingo il cazzo ancora piu dentro la bocca cavolo mi piaceva e sentivo che paceva anche a lei continuava a dire di non fermarmi che era fantastico,poi mi dice di sdraiarmi lei si mette sopra e iniziamo un 69 da favola mi trovavo il suo cazzo in bocca e lei che me lo spingeva sempre piu dentro il mio cazzo ormai era tutto nella sua bocca poi apro le sue belle chiappe mmmmmm che bel buchetto rosa inizio a leccarlo e lo succhio poi con mia sorpresa volle passare lei sotto io da sopra continuavo a spompinare il suo cazzo era bello e la Misura giusta per il mio buchetto vergine lei mi apre le chiappe e inizia a leccarmi il buchetto mmmm fantastico era meravigliosa poi sento un dito che si fa largo nel buchetto io lo faccio capire che mi piace poi dopo un po mi fa scivolare anche un secondo dito ormai ero in tilt e prendo il suo cazzo quasi tutto in bocca si stacco dopo un mi Giro verso lei e dico che tiene un giocattolo meraviglioso,lei sorridendomi mi dice vedrai quando lo sentirai dentro questo bel buchetto dopo no ne farai piu a meno io sorpreso rispondo cosaaa? lei mi risponde si amore anch io lo voglio fare con te la prima volta ci dobbiamo soddisfare avvicenda cosi non dobbiamo andare in cerca di altri,mi Giro e inizio a baciarla le nostre lingue ormai erano piene di saliva inizia a leccarmi il viso molto eccitante, dopo un po mi dice amore voglio il tuo buchetto io rispondo fai tutto quello che vuoi,mi fa mettere a pecora lei di dietro inizia a lubrificare il buchetto quando lo sentiva ormai rilassato si stava mettendo un profilattico io mi Giro domando se almento una volta mi facesse sentire la Carne nel culo lei mi dice ok tranquillo tanto io sono apposto faccio regolarnente esami e controlli Medici si appoggia sulla mia schiena mi accarezza e baciandomi sul collo mi dice se sono pronto rispondo che lo sono da quando lo Vista la prima, volta appoggia la cappella al buchetto fa piano e dolcemente e sentro entrare la cappella (ok il mio culo non era proprio vergine qualche dildo era gia entrato)mmmm che bello lo sentivo scivolare dentro la prima volta il calore della Carne entrare dentro di me,si ferma un attimo visto che era la prima volta anche per lei poi lo affonda tutto dentro ormai mi piaceva sentirlo dentro mi stavo abituando dopo un po la incitavo a sbattermi che mi piaceva era bellissimo lei mi diceva che non pensava che era cosi bello inculare io ormai ero in tilt e gridavo di essere sbattuto sempre piu veloce cavolo stavo godendo poi lei mi dice che ero una bella troietta io rispondo sii si la tua se vuoi,lei mi risponde certo solo mia,, sentivo le sue palle che sbattevano alle mie chiappe aveva preso un ritmo veloce e gridava godi amore godi il mio cazzo nel tuo dolce culetto mmmmmmm daiiii che tra poco ti dono il mio nettare io la guardo e dico che mi deve riempire tutto lo voglio sentire caldo dentro di me ,dopo un po grida vengoooo amore vengoooo io grido dicendo di scoparmi sempre piu veloce cosi mi schizzi fin dentro la pancia lei gridando mi dice eccolo amore ti riempio tutto amoreeeee, mmmmmm sento un calore dentro di me che m invade tutto era meraviglioso me lo sfila poi con un sorrisetto mi dice lo vuoi assaggiare io do un bacio al suo meraviglioso cazzo e dico bhe per oggi basta per le prime Volte,,,ci stringiamo ci baciamo e ci diciamo che e stato tutto meraviglioso poi prendo il suo cazzo in mano do un bacio e dico hai fatto un lavoro fantastico poi guardo lei e sussurro amore adesso voglio sentirti mia mmmmmmm sii amore …..
ma questa e un altra storia e troppo tardi per continuare scusatemi per qualche errore ma visto l ora puo succedere (sono le ore 03,00
ciao a presto.

Gianfranco 2

Il giorno successivo all’incontro con Gianfranco il mio culo era ancora rosso ed un po’ dolorante ma ripensando alla notte trascorsa avevo il cazzo sempre in tiro.
Avevo confessato a Gianfranco che il mio sogno proibito era quello di essere al centro di una gang-bang. Dopo qualche giorno mi telefona per dirmi che se fossi sempre stato intenzionato lui avrebbe potuto realizzar il mio sogno. Wow non ci potevo credere! Non dissi subito “sì” perché comunque un poco mi turbava l’idea ma lui seppe come farmi cedere “ho due amici anche loro molto pelosi che vogliono un culetto rotto come il tuo con cui giocare, ti divertirai ne sono certo, dai non fare il timido! “
Il giorno successivo ero pronto ad incontrare tre maschi tutti: Luca 30 anni appassionato di palestra e pesi con fisico scolpito ma non gonfiato con il petto, le gambe ed il culo ricoperti di uno spesso strato di pelo nero, corto e perfettamente distribuito, era in possesso di un cazzo XL ed diceva di essere molto resistente e pronto ad avere incontri di gruppo con sconosciuti, di viso non era bellissimo ma risultava estremamente maschio.

Alessandro era il più giovane, 23 anni, biodo chiaro, fisico snello, peli da vendere e tra le gambe un cazzo larghissimo che sembrava spropositato per il suo fisico, ed il mio amico Gianfranco. Avevo stabilito tutto nella mente, sapevo cosa volevo che i miei nuovi amici mi facessero. Alle 18, puntualissimi, i due nuovi amici entrarono a casa di Gianfranco, io ero già lì e li accolsi solo con le mutande indosso. In un attimo furono tutti nudi ed il mio cazzo quasi esplose alla vista di quei tre magnifici maschi pronti a farmi godere.

Decisi che sarei stato il più troia possibile e mi diedi subito da fare mettendomi in ginocchio e succhiando i tre cazzi uno di seguito all’altro alternandoli nella mia bocca in modo che nessuno perdesse il vigore. I tre amici erano totalmente a proprio agio: la mia passione per il cazzo ed il pelo era evidente! A turno mi appoggiavano le mani sulla testa facendomi entrare il cazzo fino in gola ma quello di Alessandro era troppo largo, davvero troppo largo per la mia bocca e così mi concentrai sulla cappella infilando la lingua nella fessura e facendolo godere moltissimo.

I nomignoli e gli insulti/complimenti si sprecavano “che succhia cazzi che sei, una vera bocchinara nata!! Tutto, tutto in gola prendilo tutto!” Io non chiedevo di meglio…. ero eccitatissimo. Ci spostammo sul letto ed iniziai a leccarli ciascuno da capo a piedi tirando i peli con le labbra, accarezzandoli per sentirli scorrere tra le dita. Era un’apoteosi di godimento. Mentre io mi dedicavo ad uno di loro gli altri due si prendevano cura del mio culo infilando le dita e verificandone l’elasticità.

Luca mi aveva infilato tre dita insalivate nel culo già bagnato dal piacere che colava una buona quantità di sbroda “ma quanti cazzi ti sei preso in sto culo, troia? Sei proprio bello largo, ci sarà da divertirsi, vedrai come ti facciamo godere!” Alessandro si avvicinò per verificare ed unirsi al gioco ed infilò due dita così da arrivare ad un totale di cinque. Ci godevo da matti e più mi sentivo lavorare il buco più succhiavo e leccavo il corpo massiccio di Gianfranco.

Poi i tre si scambiarono di posto. Si coricò Luca ed Alessandro e Gianfranco continuarono con le dita a rovistarmi il buco. Gianfranco era il più deciso dei tre, forse era vero che fosse il più esperto… Prese dal comodino il flacone del lubrificante, ne mise una buona dose sopra e dentro al mio culetto e poi prese il polso di Alessandro e con una spinta decisa gli fece inserire tutta la mano. Alessandro rimase sorpreso, mai aveva fatto una cosa simile e Gianfranco ridendo gli disse “forza ragazzo dacci dentro e vedrai questa puttanella come gode!” la spinta mi fece ingoiare tutto quanto il cazzone XL di Luca e, devo essere sincero, mi sentii soffocare ma la mia eccitazione crebbe ancora di più.

Luca si fece succhiare le palle grosse e pelose mentre dietro Alessandro aveva preso gusto a fare il fist. Gianfranco prese il controllo della situazione che stava procedendo anche meglio di quanto avessi immaginato e non mi opposi a quell’abuso ma anzi lasciai che gli eventi mi travolgessero. Fecero rimanere Luca coricato sul materasso e mi sedetti sul suo cazzo facendolo sparire velocemente fino in fondo. Luca mi scopò con gusto e con colpi decisi per alcuni minuti poi Gianfranco disse ad Alessandro di incularmi insieme a Luca.

Così Luca si fermò per un istante, mi tirò a sé ed Alessandro con l’aiuto di un po’ di lubrificante spinse il suo cazzone dentro alm io buchetto che si tese allo stremo, più che nel fist e la mia eccitazione crebbe ancora di più. Avevo il volto stravolto dal piacere e gemevo sempre di più dicendo di continuare, che erano fantastici e per restare stabile mi aggrappai ai pettorali sviluppati di Luca. Sfregare il mio corpo contro quello peloso dei miei amici mi eccitava sempre di più: era questo che volevo ed ero felice di averlo ottenuto, di aver superato questo suono nuovo limite vivendo una bella gang tutta per me.

Alessandro e Luca iniziarono a muoversi prima all’unisono ed era come se un cazzo enorme mi scopasse il culo, poi il ritmo cambiò ed ognuno entrava ed usciva a proprio piacere. Il culo era diventato largo e ricettivo e colava sbroda in continuazione. Anche il mio seppur mezzo moscio colava liquido pre-cum come un rubinetto rotto. Gianfranco salì sul letto in piedi ed infilò il cazzo nella mia bocca che lo accolsi con avidità nonostante il dolore alculo.

Poi decisero di cambiare gioco e di provare tutte le combinazioni di accoppiate di cazzi dentro al mio povero culetto: Luca- Alessandro, Luca-Gianfranco, Alessandro-Gianfranco alternando anche chi stava coricato e chi lo inculava da dietro. Fecero cambiare posizione anche a me: ogni tanto ero girato con il volto rivolto verso chi sta sotto ed ogni tanto gli voltavo la schiena ed in quei momenti il terzo degli amici si posizionava dietro di me e mi afferrava le caviglie tenendomi le gambe in alto e ben spalancate per agevolare l’intrusione al suo culo.

Io gemevo, imploravo di continuare, non volevo che smettessero per nulla al mondo. Poi inevitabilmente iniziarono a riempirmi il culo di sborra che mista agli umori del mio culetto colava copiosa sul materasso inzuppando le lenzuola. Tutti e quattro eravamo sfiniti. Il mio culo era diventato una vera e propria caverna, il buco era rosso ed irritato e pulsava come un battito cardiaco. Gianfranco non era ancora appagato a sufficienza ed aveva molta fantasia: propose ai ragazzi di scoparmi ancora prima di andare via.

Luca ed Alessandro erano più che d’accordo, i loro cazzi erano tornati duri in pochi muniti ed il mio culetto arrendevole li attizzva molto. Mi fecero mettere in ginocchio su una poltrona girato al contrario, quindi con il petto appoggiato allo schienale. In questa posizione la schiena era arcuata ed il culo restava in alto e sporto all’infuori. I tre risero vedendo le condizioni del buco: rosso ed un poco gonfio ed ancora tanto aperto.

Il suo colore intenso era in netto contrasto con il bianco delle natiche e mi dissero che era uno spettacolo vederlo così pronto ad una nuova intrusione. I tre alternarono il proprio cazzo dentro al buco ormai capace di accogliere di tutto e sempre a rotazione uno di loro mi infilava il cazzo in bocca. Stavo vivendo la migliore avventura, mi sentivo oggetto di piacere ed ero grato a Gianfranco di gestire tutta la situazione.

Il “girotondo” proseguì per alcuni lunghi minuti poi Luca chiese ad Alessandro come fosse stato fistarmi. Alessandro descrisse con vero entusiasmo la sensazione della mano stretta ed avviluppata dalle viscere ed il grande piacere nell’aver provato quella esperienza. Gianfranco disse ad Alessandro di avvicinarsi a lui ed entrambi mi infilarono alternativamente il proprio cazzo in bocca mentre Luca con gli occhi che brillavano da autentico porco si lubrificò ben bene la sua grande mano ed iniziando dalle dita la fece entrare tutta dentro al culo fino al polso.

Mi sono sentito squartare, la mano era davvero grande ma dal mio cazzo mezzo moscio ricominciò a colare sborra: era il segno che il piacere aveva superato il dolore. Luca ci prese gusto e giocò con il buco per alcuni minuti alternando le mani e mettendo in pratica alcuni consigli di Gianfranco per poi finire di scoparmi per vuotarsi ancora una volta i coglioni mentre gli altri due mi venivano in bocca. Esausti ed appagati se ne andarono ripromettendosi di incontrarsi ancora.

Io mi addormentai di colpo, quasi svenuto sul letto di Gianfranco fino al mattino.