Archivio mensile:Ottobre 2016

Nicola – Capitolo cinque

Capitolo cinque
Il mio corpo ora era caldo di calore sessuale e la stanchezza precedente era svanita mentre il mio corpo si preparava fare l’amore. Il mio pene era duro come pietra, più duro di quando pensavo fosse mai stato prima. Ero eccitato al massimo dal sapore di Nic e dal suo dolce aroma di ragazzo che fluiva da lui.
Lo spinsi indietro in modo che stesse sopra di me a gambe divaricate e l’aiutai a togliersi la camicia.

Feci correre le mani su e giù sul suo torace, esplorandone ogni centimetro, pizzicando delicatamente i capezzoli, godendo del tatto del suo giovane corpo magnifico.
Poi si si allontanò da me e si alzò per slacciarsi la cintura e liberarsi degli ultimi due articoli di vestiario. Io mi sedetti e mi mossi all’orlo del letto dicendo: “Lascia fare a me. ” Gli spostai delicatamente le mani prima di afferrare la fibbia della cintura e slacciargliela.

Mentre lo accarezzavo sopra i pantaloni slacciai anche il bottone, tirai giù la chiusura lampo ed i suoi pantaloni scivolarono lungo le gambe al pavimento. Indossava un paio boxer neri lucidi e la sua erezione aveva fatto una vera tenda sul davanti. C’era anche una grossa macchia di liquido pre seminale dove la punta della sua virilità tendeva la stoffa. Feci scivolare le dita nella cintura e tirai giù i boxer. Lui ne uscì ed io mi sedetti indietro, guardandolo intensamente.

L’ultima volta che l’avevo visto nudo il suo corpo era quello di un ragazzino timido; ora lui era un orgoglioso giovane ed il suo corpo lo rifletteva. Ora era probabilmente alto più di un metro ed ottanta, con lunghe gambe muscolose ed abbronzate, altrettanto muscolose ed abbronzate erano le braccia, torace e stomaco bruno dorato. Aveva un paio di peli corti, biondo marrone, intorno ai capezzoli ed alcuni intorno all’ombelico con una striscia più spessa che conduce giù al cespuglio di peli pubici sul suo inguine.

Aveva anche due piccole cicatrici sullo stomaco dove gli era stata tolta l’appendice da piccolo; pensai che lo facevano sembrare duro ed audace ed anche più sexy. La parte superiore delle braccia e le spalle avevano un po’ di lentiggini, mentre un’infarinatura leggera di corti peli biondi gli copriva gli avambracci e le gambe.
Portai lo sguardo alle sue parti più interessanti ed intime. Il suo pene era cresciuto dalla cosa corta e tronca che ricordavo in un impressionante verga di non meno di quindici centimetri.

Le sue palle erano aumentate almeno di un terzo rispetto alle dimensioni di quando aveva 12 anni e gli pendevano tra le gambe. Lo scroto era scuro e grinzoso dove si connetteva con l’asta ed aveva anche intorno un buon quantitativo di lunghi peli pubici neri. Gli era cresciuta anche una vera foresta spessa di peli pubici alla base dell’asta lunghi, scuri e ricci. L’asta era curvata leggermente verso di lui e di conseguenza la testa del suo attrezzo puntava verso il suo mento.

Pre eiaculazione colava dalla fessura e brillò mentre si spandevano lentamente sul glande.
Nudo di fronte a me era così sorprendente, così incredibilmente delizioso. Lo guardai su e giù lentamente un paio di volte, bevendo ogni dettaglio. Lui era tutto quello che ricordavo e molto di più, ed io lo volevo, volevo disperatamente tutto di lui ed in ogni modo possibile.
Allungai una mano intendendo portare la sua asta verso le mie labbra, ansioso di assaggiarlo e sentirlo di nuovo pompare dentro e fuori della mia bocca, ma lui mi fermò.

“Aspetta. ” Mormorò sotto voce: “Prima lascia che ti spogli, poi potremo scendere uno sull’altro, ok?” Mi sembrava un bel programma. Mi alzai, lasciai che mi slacciasse la cintura e tirasse giù i pantaloni. Il mio cuore correva per l’eccitazione quando fece scivolare giù le mie mutande ed io fui nudo di fronte a lui, la mia erezione completa, ansiosa e pulsante di tensione sessuale. Lo sentii avvolgere una mano intorno al mio pene portando le sue labbra alle mie e mentre ci baciavamo cominciò lentamente a pompare la mia asta.

Io gli ritornai il favore afferrando la sua virilità, godendo della sua rigidezza nella mia presa e masturbandolo con forza. Mentre ci succhiavamo la lingua l’un l’altro, ci masturbavamo e ci accarezzavamo asta e palle, sentii l’altra sua mano scivolare su e giù sulla mia schiena, carezzando il mio sedere ed esplorando la fessura tra le mie natiche. Lo facemmo per circa un minuto poi io lasciai andare il suo uccello, avanzai sul letto e mi abbassai tirandolo su di me, sentendo il suo forte torace contro il mio quando si appoggiò su di me.

Le nostre labbra rimasero incollate per tutto il tempo e gli occhi erano chiusi mentre godevamo del piacere intenso che stavamo dandoci l’un l’altro. Lui pigiò le sue mani sul materasso ai lati della mia testa, ruotò le anche ed io potevo sentire il suo pene duro come roccia che strisciava contro la mia pancia, la sua pre eiaculazione colava nel mio ombelico.
Quando le nostra labbra si separarono, guardai nei suoi occhi grigio-verdi e mormorai affamato: “Basta con questo noioso baciare.

Voglio assaggiare il tuo cazzo. ”
Lui sorrise poi si mise nella posizione del 69. Afferrai la sua asta pulsante, la diressi verso le mie labbra ansiose, lo sentii fare lo stesso alla mia verga. Inspirai profondamente, aspirando il profumo della sua virilità nelle mie narici, assaporando il caldo aroma muschiato. Passai la mano sinistra sul suo pube, poi la spostai al suo sacco con le grandi palle e cominciai a giocarci. Contemporaneamente tiravo il suo pene sempre più vicino alla mia bocca, facendo aumentare l’eccitazione, fino a che alla fine le miei labbra baciarono la punta del suo glande.

Spalancai la bocca e lo ingoiai, prendendo la sua intera lunghezza nella mia gola con una mossa rapida. Lo sentii ansare, poi lo sentii fare la stessa cosa a me seppellendo il naso nel mio pube. Feci correre lingua e bocca sulla sua asta, leccandone ogni centimetro, sentendo ogni incavo e protuberanza, assaporando il gusto e la consistenza della sua virilità ed il liquido pre seminale chiaro che ne colava.
Mentre lo succhiavo cominciai a compararlo a forma e sapore di sei anni prima.

Allora la sua erezione era rigida ma piccola, la sua asta era lunga non più di 10 centimetri e non avevo avuto problemi a prenderne in bocca l’intera lunghezza. Le sue palle erano strette al suo inguine ed aveva solo pochi peli pubici. Il suo aroma di ragazzo era morbido, sottile e dolce, ma abbastanza forte per eccitarmi. Ora, la sua erezione era di più di quindici centimetri, con una circonferenza impressionante ed io potevo a mala pena a prenderne in bocca tutta la lunghezza.

Il suo profumo era divenuto anche più forte e più acuto, non solo mi eccitò ma mi fece impazzire di passione e desiderio!
Mentre pensavo a tutto questo, la mia mente fu riportata al presente da quello che Nic stava facendo sulla mia virilità. Il suo leccare la mia asta aveva fatto vibrare tutto il mio corpo. Leccava il mio glande quasi portandomi all’orgasmo, poi si fermava e menava e leccava lentamente e delicatamente la mia asta, mentre allo stesso tempo mi massaggiava delicatamente le palle.

Ad un certo punto le sue labbra si chiusero intorno alla base del mio uccello, poi lentamente, molto lentamente, si tolse, un centimetro alla volta, facendomi provare il piacere più intenso che avessi mai sentito correre su e giù per il mio cazzo. Arrivai al limite dell’orgasmo quando le sue labbra raggiunsero il mio glande sensibile, ma lui sentì la mia esplosione imminente e tolse la bocca, senza dubbio volendo farmi sperimentare un orgasmo veramente memorabile, facendomi durare più a lungo.

Quando la sensazione si affievolì riprese a menare, accarezzare e baciare delicatamente la mia asta.
Io feci uscire un po’ la sua asta dalla bocca e la carezzai mentre leccavo ogni centimetro della sua testa rosa e scampanata. Poi la ingoiai di nuovo, assaporando ogni centimetro della sua verga e con la sinistra cominciai a massaggiare delicatamente le sue palle. Volevo assaggiare il suo nettare d’amore, volevo ancora una volta sentire il suo pene eruttare e sparare onda dopo onda di sperma caldo giù nella mia gola.

Cominciai a lamentarmi forte ed incoerentemente a causa del cazzo che riempiva la mia bocca, ma erano lamenti d’estasi per quello che Nic mi stava facendo, e lamenti di desiderio di sentirlo venire nella mia bocca. Anche lui cominciò a gemere di piacere ed io sentii le sue palle contrarsi ed il suo pene diventare ancora più duro mentre si avvicinava al suo orgasmo esplosivo.

“Ehi voi due. Vi state divertendo?” La voce di Robbie irruppe improvvisamente nella nostra appassionata sessione, stranamente forte nel silenzio della notte.

Alzai gli occhi verso la porta e vidi Robbie, la sua immagine muscolosa era una silhouette d’ombra al chiaro della luna. Rapidamente, ma di malavoglia, tolsi la bocca dal cazzo pulsante di Nic.
“Cazzo Robbie!” Esclamai mentre Nic rotolava via da me. “Non sai bussare?”
La voce di Robbie era allegra quando rispose: “Sì, mi spiace, ma la porta era socchiusa. ”
Notai che aveva ragione. “Cazzo, uomo, mi spiace!” Dissi, la mia rabbia si trasformò rapidamente in imbarazzo: “Non sapevo che fosse aperto.

Stavamo facendo troppo rumore?
“Sì, state facendo troppo rumore. Ve l’avevo detto, ragazzi, ma non mi avete ascoltato…” Si avvicinò al letto ed improvvisamente mi resi conto che era nudo ed un’erezione orgogliosa sporgeva dal suo corpo: “… ed ora sono maledettamente arrapato!” Sorrise timidamente ed agitò la mano bendata mentre diceva: “Ho tentato di farlo da solo, ma ho una piccola difficoltà. Non pensate di potermi aiutare, magari succhiandomi o qualche cosa del genere?”
Mi alzai appoggiandomi ad un gomito e lo guardai, un’eccitazione improvvisa mi prese.

Lui stava respirando affannosamente ed il sudore brillava sul suo corpo; senza dubbio era eccitato ed aveva tentato di masturbarsi per parecchio tempo.
Sentii Nic chiedere: “Non ti infastidirebbe essere succhiato da un gay?”
“Non può essere diverso dall’avere una ragazza che lo fa! L’ho sperimentato un paio di volte, come sai bene. ” Aggiunse gettando uno sguardo significativo, significava che era stato offeso dal fatto che Nic non gli avesse detto di aver fatto sesso con me o Jenna, gli amici non dovrebbero avere segreti l’uno per l’altro.

“Forza ragazzi!” Continuò avvicinandosi al bordo del letto e mostrando la mano ferita: “Io sto morendo!” Guardò Nic, poi me. “Per favore…”
Non potevo credere a come senza pregiudizi si stava avvicinando a quella novità, una vera differenza rispetto a Giacomo ed i suoi lacchè. E poi aveva un punto a suo favore: non sarebbe stato giusto che Nic ed io ci dessimo piacere l’un l’altro ma mandassimo via lui. Ammirai il suo coraggio e la fiducia con cui ce lo chiedeva.

Voleva divertirsi con noi nonostante il fatto che lui fosse etero e noi gay, ma aveva fatto capire limpidamente che lui era etero ed aveva messo, di conseguenza, i suoi paletti. Penso che se le nostre posizioni fossero state invertite, non sarei stato mai in grado chiedere quello che lui stava chiedendo.
Nic tuttavia sembrava un po’ a disagio all’idea. Dopo tutto Robbie era il suo miglior amico ed onestamente non aveva mai avuto intenzione di esplorare la loro relazione dal punto di vista sessuale.

Allora mi chinai su di lui e gli bisbigliai in un orecchio: “Lo farò io. ” Nic accennò col capo con gratitudine, Robbie disse: “Grande!” e vidi le sue spalle rilassarsi un po’, pensai che probabilmente aveva sperato che fossi stato io ad offrirmi di succhiarglielo, si sarebbe sentito imbarazzato se l’avesse fatto Nic.
Bene, pensai tra di me mentre facevo penzolare le gambe sul fianco del letto e mi avvicinavo a Robbie che stava accarezzandosi impazientemente con la mano sana, quella notte stava diventando cento volte più interessante.

“Sei sicuro di volerlo fare?” Chiesi un’ultima volta.
“Sì. Divertiti. Ma…” Aggiunse fra il serio ed il faceto: “non arrivare a qualche cosa d’altro. Intendo il sedere, grazie. ” E così dicendo si sdraiò indietro sul letto, appoggiandosi ai gomiti per guardare lo show, il suo pene lungo, grosso, circonciso puntava verso il cielo, pulsava di eccitazione sessuale, pre eiaculazione colava dalla fessura e brillava al chiaro della luna.
Ancora una volta gettai uno sguardo a Nic, ora sembrava decisamente più tranquillo ed a suo agio all’l’idea che il suo innamorato avrebbe fatto un pompino al suo miglior amico, poi abbassai la faccia sull’inguine di Robbie.

Fui colpito come da un’onda di capogiro per il suo aroma forte e sensuale. Lasciai che il suo profumo sessuale permeasse le mie narici, inspirandolo profondamente prima di allungare la destra per afferrare la base della sua asta e dare una bella occhiata alla sua virilità orgogliosa. Rispetto a Nic il suo uccello doveva essere più lungo di quasi due centimetri ed aveva un diametro significativamente maggiore, rendendolo più grosso e la sua erezione più forte e robusta.

Tirai l’asta alla mia bocca, poi pigiai le labbra sulla testa sensibile; aveva un sapore più esotico del suo amico, più selvatico e più potente, come la sua personalità. Quindi aprii la bocca e feci scivolare completamente dentro la sua asta finché il mio naso non fu seppellito nello scuro pube riccio, la punta del suo cazzo mi solleticava il fondo della gola. “Oh sì…” Lo sentii lamentarsi di piacere. “Che bello…” Io feci scivolare la bocca su ed in giù molte volte prima di far uscire l’asta e leccare la macchia dolce sulla cima del suo glande.

Allungai la mano sinistra per giocare con le sue palle che pendevano tra le gambe aperte. Erano grosse e sode e lo scroto era coperto da sparsi peli neri e lunghi.
Il suo uccello cominciò a pulsare più velocemente nella mia bocca; senza dubbio era piuttosto vicino all’orgasmo grazie al tentativo di sega prima di raggiungerci. In risposta io aumentai la velocità e l’intensità delle leccate ed abbrancai con la sinistra il suo sacco, spremendo delicatamente e massaggiando le sue palle per blandirle ad eiaculare.

Contemporaneamente sentii Nic scivolare via dal letto e venire verso di me. Si lasciò cadere di fronte a me, poi io lo sentii portare la mia erezione nella sua bocca affamata. Questo spedì una sensazione attraverso me che è difficile mettere in parole, stavo succhiando ed ero succhiato allo stesso tempo. Era incredibilmente strano, ma incredibilmente splendido.

SESSO O NON SESSO. . . QUESTO E'; IL PROBLEMA!

Andrea era un giovane solitario, schivo che con gli amici si dava un tono ma che in realtà, era un gran utente di YOU PORN ed era ad un passo dall’entrare nel consglio di amministrazione della Kleenex visto l’uso smodato di fazzolettini di carta che faceva. Insomma, il nostro si “ammazzava di seghe” tutti i giorni, più volte al giorno, ogni motivo era valido: tirarsi su il morale dopo una delusione, sfogare su di se la rabbia, evitare di ingozzarsi di cibo come un maiale, prima di dormire per rilassarsi, al mattino per iniziare bene la giornata, oltre che la naturale e semplice eccitazione e nei suoi pensieri auto erotici, ci stavano tutte: la professoressa giovane e sexy, la vigilessa in divisa, la fisioter****ta che assomigliava alla diva dei film per adulti ed ovviamente loro, le pornostar.

Ad Andrea piacevano soprattutto quelle dei paesi dell’est ed allora di volta in volta, prima di dormire, nella sua immaginazione fervida, faceva urlare di piacere Aletta, poi praticava un cunnilingus a Zafira e tutte gli dicevano <<SI SI ANCORA COME SEI BRAVO CONTINUA!>>.
Ma la realtà NON E’ un film pornografico ed infatti, il nostro, era giunto alla veneranda età di 37 anni SENZA MAI VEDERE da vicino com’era fatta una donna! complice una fisicità abbondante e lievemente zoppicante ed un carattere insicuro e lamentoso infatti, Andrea non godeva certo di molta popolarità da parte delle sue amiche che però spesso si erano negli anni, approfittate di lui.

La svolta giunse all’alba dei 38 quando, stanco di “trastullarsi” il nostro decise di non fare più regali alle amiche che tanto non ricambiavano nemmeno con un bacio perchè…”hai capito male ti voglio bene ma solo come amico!” (si però il regalo l’hai preso brutta ipocrita) e di regalarsi un incontro con una ragazza trovata su un giornale di annunci “piccanti” e così, visto l’antico adagio “Nemo profeta in patria”, il nostro salì su un treno ed andò in una città vicina.

.
LEI si faceva chiamare Diana, come la Dea greca, era giovane e spagnola,bassina, con dei tacchi vertiginosi, un culetto sodo ed invitante e due seni tonici e freschi con i capezzoli che puntavano verso il nostro che subito senti un rigonfiamento nelle mutande.
La ragazza chiese con garbo il suo onorario e dopo lo fece spogliare e si spogliò a sua volta.
A questo punto Andrea cominciò ad andare nel panico certo che “imbranato” come era, avrebbe certo rovinato tutto.

Improvvisamente non articolava più le parole, lui che era sempre stato un chiacchierone; cominciò a sudare ed a parlare a monosillabi, tanto da suscitare la simpatia della bella iberica che, dopo averlo fatto coricare, si coricò sopra di lui, avviluppandosi con le gambe alle sue cominciando a fare tutto da sola, gemendo e gridando ogni tanto un <<Siiii>>
Andrea a quel punto si era “marmorizzato”, terrorizzato dalla paura di non “riuscire” od al contrario di “venire subito” ma soprattutto dalla sensazione che la ragazza stesse “fingendo” e comunque, sperava che tutto finisse il più presto possibile insomma: quello che per tutti era un “piacere”, per lui si stava rivelando un “tormento” comunque, il nostro, arrivò alla fine e, tolto il preservativo e rivestitosi, quasi sentendosi in colpa, per la sua poca partecipazione, si intrattenne due minuti in più con la ragazza, chiedendo come si chiamasse davvero, quanti anni avesse e perché facesse quel mestiere.

Era la sua prima volta e gli era sembrata molto ma molto diversa dagli amplessi rumorosi, sudati e pieni di godimento che vedeva nei film porno anzi, di piacere, ne provò poco e ad un tratto ebbe anche l’impressione che la giovane, invece di mettersi il suo “amichetto” nella vagina, lo stesse sfregando tra le cosce, ma per l’appunto, era la sua prima volta e magari era una sua impressione…. oppure no!
comunque non poteva saperlo e non si espresse ma decise che da quel giorno, avrebbe replicato l’esperienza ogni volta che poteva, continuando nel contempo a tenersi in esercizio con le sue “amanti oniriche o virtuali”….

Festa di compleanno

Ciao a tutti
Volevo condividere quanto successo due giorni fa’ nel pomeriggio, episodio totalmente inaspettato.
Nei giorni scorsi chiamo per fare gli auguri per onomastico un amico di colore con il quale no avuto una breve storia qualche tempo fa’.
Ci siamo poi allontanati perché lui era troppo infedele ,Tanto carino e dotato quanto infedele.
Dicevo, lo chiamo perché ho un bellissimo ricordo di come mi scopava lasciandomi sazio peril diversi giorni.

Altissimo, nero come il carbone, e un cazzo enorme : 24x 16 cm. con una cappella scoperta bellissima.
Mi risponde con voce cordiale chiedendomi come mai non mi fossi più fatto vivo.
Gli ho risposto che non volevo disturbare e lui mi scongiura di tornare a trovarlo, non mi sarei pentito.
La sua frase mi ha fatto eccitare , ero completamente in sua balia tutte le volte che mi possedeva ed essere
scopato da uno stallone come lui non aveva pari.

Gli dico che sarei passato e nel pomeriggio di due giorni fa’ mi presento a casa sua con una shitola di cioccolatini.
Sapendo cosa sarebbe potuto succedere mi sono depilato come piace a lui , e presentato con una tutina grigia sotto la quale ero nudo.
Lui mi accoglie con un telo avvolto alla vita si era appena docciato.
Sono eccitatissimo, mi bacia, mi fa accomodare in salotto e gli consegno il regalo
Lui contentissimo mi ringrazia per essere passato e mi dice che vorrebbe stare con me, io lo bacio e allungo la mano sotto il telo
Scoprendo il suo magnifico cazzone che tante volte ho assaggiato.

Lo bacio mentre comincio a maneggiarlo,sembra d’ acciaio, lui mi chiede se lo voglio e io rispondo di si,
Mi prende in braccio e mi porta in camera da letto e mi poggia delicatamentesulla sul letto abbraciandomi e baciandomi
Ci facciamo le coccole per un po , poi prendo in bocca il suo cazzo e comincio a leccarlo e a ciucciarlo, sono davvero eccitato e gli chiedo di scoparmi la bocca e lui ubbidiente mi accontenta , mi infila a stantufo tanto da soffocarmi , sto godendo come una troia pensando a quando mi penetrera’, cosa che succedera’ da lì a poco.

Io gli chiedo di massagiarmi il culo, lui mi fa girare e comincia massaggiarmi le chiappe strizzandole
ed infilandomi le sue grosse dita con il gel anale nel culo
Poi mi avvicina la zua cappella al buco poggiandola e massaggiandomi il buco senza entrare
Io gli chiedo di scoparmi e lui si infila il condom e si lubrifica per bene
Io sono sotto di lui e lui mi penetra delicatamente , proviamo in diverse posizioni finche non riesce ad entrare poi il dolore misto a piacere mi assale ,non connetto era da tanto che uno stallone nero non mi possedeva dandomi tutte quelle sensazioni che sto provando.

Ne voglio di più , lo rivoglio in bocca , poi di nuovo nel culo poi di nuovo in bocca poi ancora nel culo
Anche lui é eccitato , ci abbracciamoe baciamo sudatissimi, lui mi solleva e mi infila il suo membro mentre mi tiene stretto e mi bacia
Comincia a pomparmi freneticamente , sta per venire ,loo sento mi sento aprire ad ogni colpo, poi sento la sua liberazione dentro di me lui continua a scoparmi finche non ho un orgasmo.

Lui poi lo estrae, si leva il condom e va a lavarsi, poi torna e me lo sbatte in bocca dicendomi: dai troia succhia
Io lo succhio e lo lecco voglioso dicendo che ne vorrei ancora
Lui si mette un altro condom e riprende a scoparmi per almeno altri 20 minuti finché non ho un altro orgasmo
Per più di un’ora mi ha scopato, ho il culo rotto e dolorante dovevo fargli la festa e invece lui l”ha fatta a me
Era comunque quello che volevol
Adesso non lo faccio fuggire, si scopi chi vuole io poi voglio la mia razione di cazzo nero.

Patty porca 03

Entrai in casa con le chiavi che mi aveva dato Daniela per prenderle dei documenti. La mamma di Daniela, la mia ragazza, stava lavando i piatti in cucina; indossava una vestaglietta di cotone leggero piuttosto corta. Non credo mi avesse sentito. E’ proprio una bella donna, con un gran bel culo che stavo imparando a conoscere bene. Le arrivai dietro cingendole la vita con un braccio infilandole una mano nella camicetta.
– Senza reggiseno… la solita vacca –
– Simooooone! –
– Mi piacciono le tue tettone –
– Smettila –
La palpavo a piene mani e i suoi capezzoli eretti dicevano che le piaceva.

Ne presi uno tra le dita, lo strinsi
– Piano, mi fai male –
– E’ duro, mi piace –
Strinsi ancora, tirandolo. Il suo corpo era contro il mio, mi piaceva sentire il suo culo dimenarsi contro il mio cazzo. La sollevai senza fatica portandola nella sua camera. La misi supina sul letto, le tenevo un braccio dietro la schiena, con la mano libera le sollevai la vestaglia e le strappai letteralmente gli slip.

– Simone… ti prego –
– Te l’ho detto: finchè tua figlia non si lascia prendere il culetto mi prendo il tuo, tutte le volte che ne ho voglia –
Tirai fuori il cazzo dai pantaloni e glielo misi tra le cosce. Cominciai a spingere verso la figa.

Simone aveva un cazzo grosso, lungo e duro. Ed era giovane. Capivo perché mia figlia non lo volesse provare. Già pensarlo piantato nella sua fighetta mi pareva tanto, anche se devo confessare che immaginarla scopata da quel cazzone mi scaldava un po’.

Ero una liceale di sedici anni quando mio cugino Gianfi mi aveva sverginato il culetto. Lui e il suo amico Marco si erano divertiti per tutta l’estate con me, da soli o insieme. Ero la loro puttanella da esibire, scopare e anche fare scopare, che ne avessi voglia o meno.
Gli uomini che ho avuto, con poche eccezioni, si sono sempre presi il mio culo, soddisfa il loro desiderio di dominarmi e umiliarmi ed io godo con il culo come e meglio che con la figa.

Il cazzo di Simone era sicuramente tra i più grossi che avessi preso e adesso lo sentivo avanzare tra le mie cosce verso la mia passerina dove si sarebbe fermato un po’ prima di cambiare ingresso. Entrò facilmente.
– Sei una mammina calda, sempre pronta a prendere cazzi –
– Ti eccitano le mammine calde… –
– Mi avevano detto che sono affamate –
– Siamo esperte –
– Sei una puttana Patty –
– Spingi, sfonda la tua puttana –
Simone mi stava staccando l’utero a colpi di cazzo.

– devi insegnare a tua figlia la tua troiaggine; ora girati, voglio vederti in faccia mentre ti inculo –
Mi girai; mi fece mettere le caviglie sulle sue spalle, appoggiò la cappella sull’ano, mise le mani sui
miei fianchi ed entrò in me con un’unica spinta.
– fammi vedere le tette, vacca –
La mia vestaglia fece la fine degli slip
– adesso le facciamo ballare –
Un cazzo grosso e sopratutto lungo è meglio prenderlo nel culo che nella figa, se, come me, te lo tieni in esercizio.

Anche l’uccello più lungo trova tutto lo spazio che serve…..
Simone mi pompava con forza e le mie tette seguivano il ritmo dei suoi colpi.
– toccati il figone, troia sfondata –
– ti svuoterò i coglioni, maiale –
Mi lasciò i fianchi e mi prese per le tette, usandole come appiglio per le sue spinte
– mi devi rispettare, puttana –
Sentivo un male cane
– siiii, scusami Simone –
– brava, va meglio –
– mollale… –
Le colpì contemporaneamente a piene mani, due schiaffoni, dall’alto in basso
– si chiede per piacere –
– per piacere –
Riprese a scoparmi il culo mentre io mi sditalinavo; ogni poco mollava uno sculaccione, oppure uno schiaffo su una tetta o mi tirava un capezzolo.

Non che abbia una grandissima esperienza in fatto di donne, ma una porca simile non l’avevo mai vista. Il mio cazzo qualche problema me l’aveva sempre dato, ma Patrizia oltre a fasi scopare senza difficoltà in figa lo prendeva allegramente nel culo che, seppur compiacente, non era certo sfondato. Anzi. Mi stringeva con forza crescente, quasi mungendomi. Aveva due poppe fantastiche che sembrava godesse farsi strapazzare per bene. Quando vedevo la sua mano muoversi più velocemente sulla passera le davo una sberla da qualche parte, tanto per raffreddarla un po’; ma mi eccitava soprattutto tormentarle i capezzoli.

Le tette erano ormai di un bel colore rosso; bastava una modesta strizzatina ai capezzoli per farla gemere per il dolore.
La tormentai ancora per un po’ finchè decisi di lasciarla godere, e poi avevo voglia anch’io di scaricarmi.
La maiala, come al solito, venne molto rumorosamente; estrassi il cazzo e le riempii di sborra la faccia. Si pulì con le dita che poi ciucciò volentieri.
Eravamo sul letto
– Mi è venuta una bella idea per sabato sera –
– Sono libera –
– Tu dirai che esci e starai fuori la notte –
– Andrò da Giorgio –
– Puoi farti scopare da chi vuoi, ma verso mezzanotte, torni e suoni il campanello –
– Non capisco –
– E’ una sorpresa per Daniela, non preoccuparti –
– E se non lo faccio? –
– Fallo e basta – per farmi capire meglio le presi i peli della figa e cominciai a tirarglieli quasi a volerglieli strappare.

Capì al volo.

Suonai come mi aveva detto. Venne ad aprirmi Simone, nudo. Mi fece segno di stare zitta. La camera di Daniela era aperta, illuminata dalla luce del comodino. Era distesa sul letto, a pancia sopra, nuda, bendata. Quattro nastri di seta la legavano alle colonnine del letto in ottone in modo che braccia e gambe fossero bene aperte.
– Entra – mi disse Simone
– Chi è? – chiese Daniela
– Una persona –
– Coprimi! mandala via! Perché? – lo disse con voce sempre più forte, quasi urlando, cercando di liberarsi
Lui le si avvicinò, coprendole la bocca con una mano.

– Sssst. Ti avevo promesso una sorpresa. Se non stai zitta ti imbavaglio. Capito? –
Annuì con la testa e lui le liberò la bocca.
– E’ una persona che conosci e che ti conosce. La conosciamo tutti e due. Ogni volta che vedrai qualcuno che ci conosce penserai che potrebbe essere chi ti sta vedendo ora, nuda e disponibile. Potrebbe essere chiunque. Penserai al tuo corpo e a quello che ti avrà fatto.

Saprà chi sei e tu no.
– Sei perverso –
– Visto che non mi offri il tuo culetto, mi diverto anche così –
– Sei un maiale –
– Ti piacerà, vedrai –
Si rivolse a me
– Non ha due belle tettine? –
Feci di sì con la testa; Daniela ha una seconda misura, il seno è sodo per cui anche distesa com’era, rimaneva ben sollevato. I capezzoli sporgevano dritti circondati dalle piccole aoreole scure che spiccavano sulla pelle bianca circostante.

– Toccale! –
Indietreggiai
– se non lo fai la inculo ora – mi sussurrò. Sapevo che l’avrebbe fatto.
Mi prese per un polso, mi guidò facendomi appoggiare la mano sul ventre di mia figlia, me lo fece accarezzare, poi mi lasciò andare
– ora sali –

Simone è il mio ragazzo, con lui mi trovo bene. Abbiamo un’ottima intesa su tutti i piani. I nostri unici due punti di discussione sono sul versante sessuale.

Vorrebbe sodomizzarmi. Non ho un particolare pregiudizio in proposito ma lui ha un cazzo troppo grosso ed io ho paura del dolore. Abbiamo provato una volta o due ma non ce l’ho fatta. Me lo mette nella fighetta, dove entra appena, e mi pompa proprio per bene, mi dice che poche donne si bagnano quanto me. Gli faccio dei bei pompini anche se il suo cazzone non mi entra in bocca tanto facilmente. All’inizio non volevo ingoiare ma ora mi piace.

Delle volte è un po’ rude, mi molla qualche sculaccione o mi strizza un po’ le tettine, ma posso sopportare. La seconda cosa su chi non siamo d’accordo è che lui vorrebbe provare un rapporto sessuale a tre, uomo o donna non importa.
Gli piacciono molto i giochi sessuali e quella sera mi aveva convinta, senza molta fatica, a farmi legare e bendare, dicendomi che questo avrebbe acuito i miei sensi.
Sapendo di essere soli in casa mi lasciava tranquilla e libera di fare quello che volevo con Simone che quella sera mi sembrava particolarmente “preso”.

Mi portava continuamente sull’orlo dell’orgasmo senza farmelo raggiungere lasciandomi così in uno stato di eccitazione continua.
Quando suonò il campanello di casa lo sentii andare tranquillo a vedere chi fosse e quando tornò in compagnia mi venne quasi un colpo.
Le sue frasi mi avevano lasciato una strana sensazione addosso. Ero lì nuda, indifesa, bendata e a cosce aperte davanti a una persona che sapeva chi ero.
Mi stava accarezzando, chi era? Lo faceva delicatamente.

Poi sentii Simone che diceva, meglio ordinava, di salire.
Raggiunse il seno, lo sfiorò. Si fermò.
– Più su –
Ero come paralizzata. Respiravo appena.

Daniela era ferma, ero china al suo fianco, appoggiata con una mano al suo letto con l’altra avevo raggiunto il margine inferiore del suo seno sinistro; sentivo la pelle delicata; salli ancora, la mano a coppa, le coprii la tetta nuda, toccandola appena.
– Stringila, senti come è soda –
Contrassi la mano
– Più forte –
Strinsi più forte.

Daniela emise un gemito.
– Palpala bene, le piace, non vedi? –
Mi sembrò che Daniela si sporgesse verso di me, offrendosi.
– Leccale il capezzolo –

Una persona sconosciuta mi stava palpando un seno, lo faceva gentilmente, quasi con timidezza; mi accarezzava e mi stringeva. Mi piaceva. Prese l’altro, e sentii la sua lingua scorrere sul capezzolo, girarci intorno, passarci ancora sopra. Lo prese tra le labbra, lo succhiava. Smise.

– Ancora – chiesi offrendo le mie tette

Patrizia stava palpando e succhiando le tettine di sua figlia che sembrava gradire moltissimo il trattamento. Vedevo il suo corpo muoversi caldo sotto le mani e le labbra di sua madre. Salii sul letto, mi misi sopra di lei spingendo il mio cazzo duro nella sua fighetta. Non era mai entrato così facilmente.
– Ohhh Simone –
– Lo vuoi tutto? –
– Siiiiii, vi voglio tutti e due –
– Sciogli i lacci sulle gambe – ordinai a Patrizia.

Lo fece subito
– Riprendi a occuparti delle tette della puttanella –
– Ancora, siiii – disse Daniela
Si contorceva sotto i colpi che le davo, sapevo che poteva venire più volte. Emetteva suoni gutturali, li alternava a grida di piacere, ad inviti a continuare. Aveva perso il controllo. La inondai di sborra bollente. Scesi dal letto.
– Ora puliscila bene –
Patrizia mi guardò interrogativamente. Le indicai la fighetta di sua figlia da cui usciva la mia crema.

– Se non lo fai, sai cosa succede – le dissi piano

Non glielo potevo dire ma vedere il suo cazzo entrare ed uscire dalla passerina di mia figlia mentre io le palpavo e succhiavo le tettine mi aveva fatta allagare. Mi accucciai tra le gambe ripiegate ed aperte di Daniela, con le dita le divaricai le labbra e cominciai a leccarla a lingua piena. La bocca mi si riempiva della sborra di Simone mentre sentivo sotto la lingua il clitoride duro di mia figlia.

Mi stringeva la testa tra le cosce, mi venne letteralmente in bocca.

Nicola – Capitolo cinque

Capitolo cinque
Il mio corpo ora era caldo di calore sessuale e la stanchezza precedente era svanita mentre il mio corpo si preparava fare l’amore. Il mio pene era duro come pietra, più duro di quando pensavo fosse mai stato prima. Ero eccitato al massimo dal sapore di Nic e dal suo dolce aroma di ragazzo che fluiva da lui.
Lo spinsi indietro in modo che stesse sopra di me a gambe divaricate e l’aiutai a togliersi la camicia.

Feci correre le mani su e giù sul suo torace, esplorandone ogni centimetro, pizzicando delicatamente i capezzoli, godendo del tatto del suo giovane corpo magnifico.
Poi si si allontanò da me e si alzò per slacciarsi la cintura e liberarsi degli ultimi due articoli di vestiario. Io mi sedetti e mi mossi all’orlo del letto dicendo: “Lascia fare a me. ” Gli spostai delicatamente le mani prima di afferrare la fibbia della cintura e slacciargliela.

Mentre lo accarezzavo sopra i pantaloni slacciai anche il bottone, tirai giù la chiusura lampo ed i suoi pantaloni scivolarono lungo le gambe al pavimento. Indossava un paio boxer neri lucidi e la sua erezione aveva fatto una vera tenda sul davanti. C’era anche una grossa macchia di liquido pre seminale dove la punta della sua virilità tendeva la stoffa. Feci scivolare le dita nella cintura e tirai giù i boxer. Lui ne uscì ed io mi sedetti indietro, guardandolo intensamente.

L’ultima volta che l’avevo visto nudo il suo corpo era quello di un ragazzino timido; ora lui era un orgoglioso giovane ed il suo corpo lo rifletteva. Ora era probabilmente alto più di un metro ed ottanta, con lunghe gambe muscolose ed abbronzate, altrettanto muscolose ed abbronzate erano le braccia, torace e stomaco bruno dorato. Aveva un paio di peli corti, biondo marrone, intorno ai capezzoli ed alcuni intorno all’ombelico con una striscia più spessa che conduce giù al cespuglio di peli pubici sul suo inguine.

Aveva anche due piccole cicatrici sullo stomaco dove gli era stata tolta l’appendice da piccolo; pensai che lo facevano sembrare duro ed audace ed anche più sexy. La parte superiore delle braccia e le spalle avevano un po’ di lentiggini, mentre un’infarinatura leggera di corti peli biondi gli copriva gli avambracci e le gambe.
Portai lo sguardo alle sue parti più interessanti ed intime. Il suo pene era cresciuto dalla cosa corta e tronca che ricordavo in un impressionante verga di non meno di quindici centimetri.

Le sue palle erano aumentate almeno di un terzo rispetto alle dimensioni di quando aveva 12 anni e gli pendevano tra le gambe. Lo scroto era scuro e grinzoso dove si connetteva con l’asta ed aveva anche intorno un buon quantitativo di lunghi peli pubici neri. Gli era cresciuta anche una vera foresta spessa di peli pubici alla base dell’asta lunghi, scuri e ricci. L’asta era curvata leggermente verso di lui e di conseguenza la testa del suo attrezzo puntava verso il suo mento.

Pre eiaculazione colava dalla fessura e brillò mentre si spandevano lentamente sul glande.
Nudo di fronte a me era così sorprendente, così incredibilmente delizioso. Lo guardai su e giù lentamente un paio di volte, bevendo ogni dettaglio. Lui era tutto quello che ricordavo e molto di più, ed io lo volevo, volevo disperatamente tutto di lui ed in ogni modo possibile.
Allungai una mano intendendo portare la sua asta verso le mie labbra, ansioso di assaggiarlo e sentirlo di nuovo pompare dentro e fuori della mia bocca, ma lui mi fermò.

“Aspetta. ” Mormorò sotto voce: “Prima lascia che ti spogli, poi potremo scendere uno sull’altro, ok?” Mi sembrava un bel programma. Mi alzai, lasciai che mi slacciasse la cintura e tirasse giù i pantaloni. Il mio cuore correva per l’eccitazione quando fece scivolare giù le mie mutande ed io fui nudo di fronte a lui, la mia erezione completa, ansiosa e pulsante di tensione sessuale. Lo sentii avvolgere una mano intorno al mio pene portando le sue labbra alle mie e mentre ci baciavamo cominciò lentamente a pompare la mia asta.

Io gli ritornai il favore afferrando la sua virilità, godendo della sua rigidezza nella mia presa e masturbandolo con forza. Mentre ci succhiavamo la lingua l’un l’altro, ci masturbavamo e ci accarezzavamo asta e palle, sentii l’altra sua mano scivolare su e giù sulla mia schiena, carezzando il mio sedere ed esplorando la fessura tra le mie natiche. Lo facemmo per circa un minuto poi io lasciai andare il suo uccello, avanzai sul letto e mi abbassai tirandolo su di me, sentendo il suo forte torace contro il mio quando si appoggiò su di me.

Le nostre labbra rimasero incollate per tutto il tempo e gli occhi erano chiusi mentre godevamo del piacere intenso che stavamo dandoci l’un l’altro. Lui pigiò le sue mani sul materasso ai lati della mia testa, ruotò le anche ed io potevo sentire il suo pene duro come roccia che strisciava contro la mia pancia, la sua pre eiaculazione colava nel mio ombelico.
Quando le nostra labbra si separarono, guardai nei suoi occhi grigio-verdi e mormorai affamato: “Basta con questo noioso baciare.

Voglio assaggiare il tuo cazzo. ”
Lui sorrise poi si mise nella posizione del 69. Afferrai la sua asta pulsante, la diressi verso le mie labbra ansiose, lo sentii fare lo stesso alla mia verga. Inspirai profondamente, aspirando il profumo della sua virilità nelle mie narici, assaporando il caldo aroma muschiato. Passai la mano sinistra sul suo pube, poi la spostai al suo sacco con le grandi palle e cominciai a giocarci. Contemporaneamente tiravo il suo pene sempre più vicino alla mia bocca, facendo aumentare l’eccitazione, fino a che alla fine le miei labbra baciarono la punta del suo glande.

Spalancai la bocca e lo ingoiai, prendendo la sua intera lunghezza nella mia gola con una mossa rapida. Lo sentii ansare, poi lo sentii fare la stessa cosa a me seppellendo il naso nel mio pube. Feci correre lingua e bocca sulla sua asta, leccandone ogni centimetro, sentendo ogni incavo e protuberanza, assaporando il gusto e la consistenza della sua virilità ed il liquido pre seminale chiaro che ne colava.
Mentre lo succhiavo cominciai a compararlo a forma e sapore di sei anni prima.

Allora la sua erezione era rigida ma piccola, la sua asta era lunga non più di 10 centimetri e non avevo avuto problemi a prenderne in bocca l’intera lunghezza. Le sue palle erano strette al suo inguine ed aveva solo pochi peli pubici. Il suo aroma di ragazzo era morbido, sottile e dolce, ma abbastanza forte per eccitarmi. Ora, la sua erezione era di più di quindici centimetri, con una circonferenza impressionante ed io potevo a mala pena a prenderne in bocca tutta la lunghezza.

Il suo profumo era divenuto anche più forte e più acuto, non solo mi eccitò ma mi fece impazzire di passione e desiderio!
Mentre pensavo a tutto questo, la mia mente fu riportata al presente da quello che Nic stava facendo sulla mia virilità. Il suo leccare la mia asta aveva fatto vibrare tutto il mio corpo. Leccava il mio glande quasi portandomi all’orgasmo, poi si fermava e menava e leccava lentamente e delicatamente la mia asta, mentre allo stesso tempo mi massaggiava delicatamente le palle.

Ad un certo punto le sue labbra si chiusero intorno alla base del mio uccello, poi lentamente, molto lentamente, si tolse, un centimetro alla volta, facendomi provare il piacere più intenso che avessi mai sentito correre su e giù per il mio cazzo. Arrivai al limite dell’orgasmo quando le sue labbra raggiunsero il mio glande sensibile, ma lui sentì la mia esplosione imminente e tolse la bocca, senza dubbio volendo farmi sperimentare un orgasmo veramente memorabile, facendomi durare più a lungo.

Quando la sensazione si affievolì riprese a menare, accarezzare e baciare delicatamente la mia asta.
Io feci uscire un po’ la sua asta dalla bocca e la carezzai mentre leccavo ogni centimetro della sua testa rosa e scampanata. Poi la ingoiai di nuovo, assaporando ogni centimetro della sua verga e con la sinistra cominciai a massaggiare delicatamente le sue palle. Volevo assaggiare il suo nettare d’amore, volevo ancora una volta sentire il suo pene eruttare e sparare onda dopo onda di sperma caldo giù nella mia gola.

Cominciai a lamentarmi forte ed incoerentemente a causa del cazzo che riempiva la mia bocca, ma erano lamenti d’estasi per quello che Nic mi stava facendo, e lamenti di desiderio di sentirlo venire nella mia bocca. Anche lui cominciò a gemere di piacere ed io sentii le sue palle contrarsi ed il suo pene diventare ancora più duro mentre si avvicinava al suo orgasmo esplosivo.

“Ehi voi due. Vi state divertendo?” La voce di Robbie irruppe improvvisamente nella nostra appassionata sessione, stranamente forte nel silenzio della notte.

Alzai gli occhi verso la porta e vidi Robbie, la sua immagine muscolosa era una silhouette d’ombra al chiaro della luna. Rapidamente, ma di malavoglia, tolsi la bocca dal cazzo pulsante di Nic.
“Cazzo Robbie!” Esclamai mentre Nic rotolava via da me. “Non sai bussare?”
La voce di Robbie era allegra quando rispose: “Sì, mi spiace, ma la porta era socchiusa. ”
Notai che aveva ragione. “Cazzo, uomo, mi spiace!” Dissi, la mia rabbia si trasformò rapidamente in imbarazzo: “Non sapevo che fosse aperto.

Stavamo facendo troppo rumore?
“Sì, state facendo troppo rumore. Ve l’avevo detto, ragazzi, ma non mi avete ascoltato…” Si avvicinò al letto ed improvvisamente mi resi conto che era nudo ed un’erezione orgogliosa sporgeva dal suo corpo: “… ed ora sono maledettamente arrapato!” Sorrise timidamente ed agitò la mano bendata mentre diceva: “Ho tentato di farlo da solo, ma ho una piccola difficoltà. Non pensate di potermi aiutare, magari succhiandomi o qualche cosa del genere?”
Mi alzai appoggiandomi ad un gomito e lo guardai, un’eccitazione improvvisa mi prese.

Lui stava respirando affannosamente ed il sudore brillava sul suo corpo; senza dubbio era eccitato ed aveva tentato di masturbarsi per parecchio tempo.
Sentii Nic chiedere: “Non ti infastidirebbe essere succhiato da un gay?”
“Non può essere diverso dall’avere una ragazza che lo fa! L’ho sperimentato un paio di volte, come sai bene. ” Aggiunse gettando uno sguardo significativo, significava che era stato offeso dal fatto che Nic non gli avesse detto di aver fatto sesso con me o Jenna, gli amici non dovrebbero avere segreti l’uno per l’altro.

“Forza ragazzi!” Continuò avvicinandosi al bordo del letto e mostrando la mano ferita: “Io sto morendo!” Guardò Nic, poi me. “Per favore…”
Non potevo credere a come senza pregiudizi si stava avvicinando a quella novità, una vera differenza rispetto a Giacomo ed i suoi lacchè. E poi aveva un punto a suo favore: non sarebbe stato giusto che Nic ed io ci dessimo piacere l’un l’altro ma mandassimo via lui. Ammirai il suo coraggio e la fiducia con cui ce lo chiedeva.

Voleva divertirsi con noi nonostante il fatto che lui fosse etero e noi gay, ma aveva fatto capire limpidamente che lui era etero ed aveva messo, di conseguenza, i suoi paletti. Penso che se le nostre posizioni fossero state invertite, non sarei stato mai in grado chiedere quello che lui stava chiedendo.
Nic tuttavia sembrava un po’ a disagio all’idea. Dopo tutto Robbie era il suo miglior amico ed onestamente non aveva mai avuto intenzione di esplorare la loro relazione dal punto di vista sessuale.

Allora mi chinai su di lui e gli bisbigliai in un orecchio: “Lo farò io. ” Nic accennò col capo con gratitudine, Robbie disse: “Grande!” e vidi le sue spalle rilassarsi un po’, pensai che probabilmente aveva sperato che fossi stato io ad offrirmi di succhiarglielo, si sarebbe sentito imbarazzato se l’avesse fatto Nic.
Bene, pensai tra di me mentre facevo penzolare le gambe sul fianco del letto e mi avvicinavo a Robbie che stava accarezzandosi impazientemente con la mano sana, quella notte stava diventando cento volte più interessante.

“Sei sicuro di volerlo fare?” Chiesi un’ultima volta.
“Sì. Divertiti. Ma…” Aggiunse fra il serio ed il faceto: “non arrivare a qualche cosa d’altro. Intendo il sedere, grazie. ” E così dicendo si sdraiò indietro sul letto, appoggiandosi ai gomiti per guardare lo show, il suo pene lungo, grosso, circonciso puntava verso il cielo, pulsava di eccitazione sessuale, pre eiaculazione colava dalla fessura e brillava al chiaro della luna.
Ancora una volta gettai uno sguardo a Nic, ora sembrava decisamente più tranquillo ed a suo agio all’l’idea che il suo innamorato avrebbe fatto un pompino al suo miglior amico, poi abbassai la faccia sull’inguine di Robbie.

Fui colpito come da un’onda di capogiro per il suo aroma forte e sensuale. Lasciai che il suo profumo sessuale permeasse le mie narici, inspirandolo profondamente prima di allungare la destra per afferrare la base della sua asta e dare una bella occhiata alla sua virilità orgogliosa. Rispetto a Nic il suo uccello doveva essere più lungo di quasi due centimetri ed aveva un diametro significativamente maggiore, rendendolo più grosso e la sua erezione più forte e robusta.

Tirai l’asta alla mia bocca, poi pigiai le labbra sulla testa sensibile; aveva un sapore più esotico del suo amico, più selvatico e più potente, come la sua personalità. Quindi aprii la bocca e feci scivolare completamente dentro la sua asta finché il mio naso non fu seppellito nello scuro pube riccio, la punta del suo cazzo mi solleticava il fondo della gola. “Oh sì…” Lo sentii lamentarsi di piacere. “Che bello…” Io feci scivolare la bocca su ed in giù molte volte prima di far uscire l’asta e leccare la macchia dolce sulla cima del suo glande.

Allungai la mano sinistra per giocare con le sue palle che pendevano tra le gambe aperte. Erano grosse e sode e lo scroto era coperto da sparsi peli neri e lunghi.
Il suo uccello cominciò a pulsare più velocemente nella mia bocca; senza dubbio era piuttosto vicino all’orgasmo grazie al tentativo di sega prima di raggiungerci. In risposta io aumentai la velocità e l’intensità delle leccate ed abbrancai con la sinistra il suo sacco, spremendo delicatamente e massaggiando le sue palle per blandirle ad eiaculare.

Contemporaneamente sentii Nic scivolare via dal letto e venire verso di me. Si lasciò cadere di fronte a me, poi io lo sentii portare la mia erezione nella sua bocca affamata. Questo spedì una sensazione attraverso me che è difficile mettere in parole, stavo succhiando ed ero succhiato allo stesso tempo. Era incredibilmente strano, ma incredibilmente splendido.

Una famiglia di tettone

Lina, 67 anni, vedova da cinque, viveva in una grande casa in campagna a pochi passi dal mare.
Da quando era rimasta sola per ingannare la solitudine la divideva con sua sorella Giuseppina di 65 zitella da sempre e senza alcun legame.
In estate però la casa si animava di colpo quando i familiari giungevano dalla città per le vacanze.
C’erano sua figlia Maria col marito Matteo e i figli Luca e Loredana.

E poi c’era Francesca, sorella maggiore di Maria che da sempre si mormorava fosse lesbica. Una chiacchiera che la donna alimentava non mostrandosi mai in compagnia di un uomo.
Quell’anno però successe un piccolo contrattempo e all’ultimo momento Matteo dovette fermarsi a Milano per lavoro. I bagagli erano già fatti, la macchina già carica quando aveva ricevuto la telefonata che gli avrebbe rovinato le vacanze.
Così, seppur con rammarico, Luca la madre e la sorella partirono da soli.

“Vuol dire che farai tu le mie veci…” disse il padre sorridendo a Luca prima che la macchina si avviasse.
Certo lui scherzava ma la frase aveva un non so che di profetico.
Luca si era messo alla guida, la madre di fianco e la sorella dietro. Aveva la patente da meno di un anno ma guidava già abbastanza bene. L’andatura comoda e la noia dell’autostrada fecero così ben presto prendere sonno a entrambe le donne.

Così Luca si ritrovò praticamente solo a rimuginare nei suoi pensieri.
In particolare al fatto di fare le veci di suo padre.
Guardò distrattamente sua madre. Una bella donna in carne, capelli neri occhi verdi e un seno davvero prosperoso almeno un’ottava.
Tutte così le donne della sua famiglia, si diceva persino che ci fosse un gene ereditario che passata la pubertà faceva gonfiare le loro mammelle come siluri.
La conferma era sua sorella Francesca che a 22 anni aveva una settima procace e pulsante che sembrava voler saltare fuori dal minuscolo reggiseno ogni volta che si muoveva.

La adocchiò dallo specchietto retrovisore. La ragazza sonnecchiava mezza sdraiata. Dalla maglietta bianca scollatissima il seno sgusciava fuori che era un piacere.
Luca cominciò a sentirselo venir duro.
Poi tornò ad osservare Maria.
Indossava un abitino rosso a fiori molto corto e si era così sollevato che le sue cosce erano tutte in bella vista. Ancora pochi centimetri e le avrebbe visto le mutande.
Ma il bello era la scollatura.

Luca non lo sapeva ma sotto al vestito la madre non aveva reggiseno.
Quei grossi tettoni con lunghi capezzoli dondolavano ritmicamente ad ogni sobbalzo e non avevano nulla a trattenerli.
Alla fine successe. ZOMP! Come un’eruzione. Ecco schizzare fuori mezza tetta dal vestito.
Lei continuava a sonnecchiare ma Luca era lì a guardare quella tettazza goloso e vorace.
Non riusciva più a resistere. Tolse una mano dal volante e la poggiò sul petto della madre.

Dapprima timidamente solo con lievi carezzine ma poi visto che lei non diceva nulla divenne sempre più insistente strizzandola per bene e dindillando il capezzolo con un dito. L’uccello era più duro che mai.
Poi sentendo che la madre stava aprendo gli occhi mollò la presa.
La donna lo fissò come nulla fosse.
Rimise a posto il seno chiudendo il sipario.
Luca però aveva l’uccello di granito. Un bel bozzo tra i pantaloni che doveva essere eliminato in qualche modo.

Così propose di fare una sosta per darsi una rinfreshita.
Le due donne accettarono.
“Una rinfreshita farà bene a tutti” ridacchiò Loredana con tono canzonatorio ma Luca non le fece caso.
“Che fortuna -disse Maria- questo autogrill ha anche i bagni e le docce”.
“Bhe tanto meglio ho tutta la latteria sudata” disse la ragazza.
In effetti con quei tettoni sudare era sempre un problema.
Le due donne si avviarono verso le docce e Luca corse verso il bagno dei maschi con l’uccello ancora duro.

Si stava già segando quando sentì un rumore in sottofondo. Voci molto familiari.
Montò sulla tazza del water, sopra di lui c’era una piccola finestrella di ventilazione. Le voci arrivavano certamente da lì.
Guardò dentro e le vide.
Sua madre e sua sorella. Nude.
Nella stessa doccia.
Non stavano facendo nulla di volgare si stavano semplicemente insaponando a vicenda.
Forse non c’era malizia ma era ovvio che vedere quelle due tettone passarsi la schiuma sul seno l’una con l’altra era uno spettacolo celestiale.

La mano di Luca stantuffava sul cazzo a tutta velocità.
Poi però sentì Adriana dire “Oddio mamma senti che capezzoli duri che ho…”.
“Tesoro che ti succede sei eccitata?” rispose la madre coccolandola.
“Sarà tre mesi che non lo faccio…”.
“Bhe tesoro anche io senza papà avrò un mese un po’ lungo. Da farsi venire i calli a forza di ditali”.
“Meno male che mi sono portata il vibratore” ridacchiò Adriana.

“Già peccato che l’hai lasciato in macchina” annuì la madre.
“Bhe se è per quello…” ammiccò la ragazza e in un attimo la sua mano si ficcò fra le gambe della matura signora.
Luca vedeva bene il gattone di pelo nero della madre con un bocciolo rosso bagnato di voglia.
Con sapiente maestria di chi non era alle prime armi la ragazza prese a sgrillettare sua madre a tutta forza mentre con la lingua era impegnata a leccare e succhiare i grossi capezzoli della donna che in un impeto di passione iniziò a gemere “Ooooo siiii siiii Adriana mi fai venire mi fai venire”.

“Si mamma vengo anche io” mugugnò la ragazza sentendo che a sua volta Maria la stava ricambiando sgrillentandole piano il piccolo bocciolo.
L’unico a non dire nulla era Luca. Trattenendo a stento i suoi mugugni di piacere piazzò una sborrata contro il muro del water neanche avessero reimbiancato le pareti.
Mezz’ora dopo si ritrovarono alla macchina per riprendere il viaggio.
Maria era già seduta in auto quando Adriana certa che non la sentisse gli sussurrò in un orecchio.

“Hai fatto una bella sborrata fratellino?”.
“Ma che dici!” sbottò lui.
“Dai che ti visto che ci spiavi. E ho visto anche quando ti piaceva mungere le tette alla mamma mentre dormiva”.
Lui arrossì di vergogna.
“Adriana ti prego non dire nulla”.
“E perchè dovrei. Anzi sappilo pure chiaramente fratellino adorato che a me un cazzo vero piace molto di più di un dito o di un pezzo di lattice quindi…”.

“Quindi?” chiese Luca.
“Bhe fai tu. La mia camera lo sai dov’è mi pare” e ridacchiando salì in macchina.
Luca la seguì in silenzio cominciando a meditare. Forse quella vacanza sarebbe stata molto meno noiosa del previsto.
Arrivati a destinazione mentre Luca stava già fantasticando su cosa sarebbe potuto avvenire quella notte ecco un’altra gradita sorpresa. Appena il tempo di parcheggiare la macchina che già nonna Lina era schizzata fuori di casa per dargli il benvenuto.

Statuaria, massiccia, con la sua nona sul petto. Un fenomeno di tettame tutto da guardare tanto più quel giorno.
Certo il caldo era atroce e si sudava parecchio ma mai si sarebbe aspettato che la nonna si presentasse col seno al veno indossando solo un paio di slip neri e le ciabatte.
Lei si muoveva come se nulla fosse ma quei tettoni all’aria erano una provocazione ad ogni mossa che faceva.

Luca le fissava ammaliato e il suo uccello si gonfiava sempre di più.
Sua madre parve non farci caso ma sua sorella, maliziosa, colse subito al volo l’occasione. “Ha ragione la nonna fa proprio un gran caldo” e senza esitare si tolse la già minuscola maglietta svelando a sua volta il suo prosperoso seno.
Era ovvio che la troietta lo faceva apposta e Luca era sempre più arrapato col cazzo pronto ad esplodere.

La goccia che fece traboccare il vaso però fu zia Giuseppina. Anche lei formosa e dotata di una procace ottava misura se ne stava in cortile sguazzando al centro della piscina con i grossi globi al vento.
Come se nulla fosse si alzò uscendo dall’acqua e gli andò incontro. Fu a quel punto che tutti videro che non solo era senza reggiseno era addirittura senza mutande.
Si avvicinava a passo lento dondolando le grosse mammelle, ondeggiando l’enorme culone burroso e lasciando in bella vista il gatto di pelo nero spesso e setoso.

Era la prima volta che vedeva la fica di sua zia e mai come allora desiderò tirarselo fuori e piantarglielo in pancia.
Che paradiso sarebbe stato agguantare quelle grosse mammelle di nonna con le mani, succhiare quelle di sua sorella con l’altra e fottere la fica della prozia.
Non riusciva più a resistere.
Prese congedo prima che il cazzo gli facesse scoppiare i pantaloni e andò in camera sua.
Si tolse in fretta i pantaloni trovandosi fra le mani la sua grossa bestia di carne rigida come acciaio.

E senza esitare prese a spararsi una sega.
Sbirciando dalla finestra notò che riusciva tranquillamente a vedere sua sorella e la zia sdraiate a bordi piscina con le tettone al vento e anche sua madre Anna, benchè indossasse uno striminzito reggiseno nascondeva ben poco.
La cappella gli bruciava, doveva liberarsi la sborra dal cazzo o sentiva che gli sarebbe esploso.
Sentendo il fremito dell’orgasmo trapassargli il corpo aprì l’idrante “Aaaaaaaaaa” ansimò sentendo di avere tre chili di sborra da scaricare.

Più segava e più pareva doverne far uscire.
Lo sperma colava sul pavimento oscenamente e Luga godeva…. godeva.
Fu a quel punto, proprio mentre dava gli ultimi colpi che si spalancò la porta.
“Luca!” sbottò nonna Lina.
“Nonna!” strabuzzò gli occhi lui mentre la mano ancora menava ossessivamente il cazzo.
Per l’imbarazzo avrebbe dovuto sentirselo restringere di colpo ma la figura che stava facendo davanti alla nonnina pareva compensata da quelle enormi tette che la vecchia gli sventolava in faccia come nulla fosse.

Incontrollato il suo uccello prese a pulsare verso l’alto e gli tornò immancabilmente duro.
“Oooooo -commentò la nonna fissandogli l’attrezzo- sei proprio figlio di tuo padre e nipote di tuo nonno. Tutte travi da mezzo metro in famiglia”.
“Dici…”.
“Bhe si tuo nonno aveva un bastone che non ti dico e anche tuo padre mica scherza. Tu sei suo figlio mi pare normale che lo abbia ereditato da loro. E come loro…”.

“Come loro?” chiese Luca.
“Come loro lo hai sempre duro. Figurati che tuo nonno si faceva otto anche dieci chiavate al giorno” mentre Luca la fissava stupita la nonna sedette sul letto.
“Chissà che fatica accontentarlo” disse lui sedendole accanto.
“Bhe -sorrise la nonna- per fortuna Giuseppina mi ha sempre dato una mano”.
“Ciò scopavi il nonno con tua sorella?”.
“Bhe in un certo senso lo avevamo sposato tutte e due capisci.

Insomma aveva tanto di quel cazzo che fare l’ingorda mi sarebbe parso egoista. Poi tua madre e tua zia sono cresciute e…. ”
“E?” domandò Luca sempre più eccitato mentre la mano della nonna lenta gli afferrava il cazzo. “Bhe anche Anna e Francesca sono diventate maggiorenni e ben tettute come avrai notato. Insomma il cazzo di tuo nonno era lì apposta capisci”.
“Così il nonno vi fotteva tutte e quattro” concluse Luca mentre la nonna lentamente gli faceva una sega.

Le afferrò un seno e prese a strizzarlo con intenso piacere. La vecchia porca per nulla turbata glielo segava ancora più in fretta. “Poi Anna sposò tuo padre. Memore del cazzo di tuo nonno si trovò un maschio davvero ben messo. Un maschio che, come il nonno, non si faceva bastare una fica sola capisci”.
“Vuoi dire che ti sei scopata mio padre nonna?”.
“Si, anche quando tu dormivi. Io con tuo padre e tua madre col nonno.

Abbiamo fatto i porci per anni tutte le estati mentre voi piccoli dormivate”.
“Ma adesso non sono più piccolo” disse Luca.
“Infatti” disse la nonna e senza esitare si calò alle caviglie le mutande nere svelando la sua ultima nudità.
“Cazzo nonna che bella ficona”.
“Sapessi come è dolce e calda”.
“Immagino”.
“L’hai mai leccata una fica Luca?”.
“Si a qualche amica si”.
“O allora sarai un esperto -si sdraiò sul letto- dai fammi vedere come sei bravo”.

Con la vecchia sdraiata sul letto Luca le si chinò sopra e le piazzò la lingua tra le cosce. Non mentiva la fica seppur vecchia era calda e sugosa. Il clito della nonna era un invito ad essere consumato, succhiato leccato.
“Ooooo sei davvero bravissimo” gemeva la nonna godendosi i suoi colpi di lingua. Gemeva e lo incitava a darci dentro. Quando poi smise di parlare lui sentì qualcosa di caldo avvolgergli il cazzo.

La nonna vogliosa glielo aveva preso in bocca e lo succhiava con maestria e senza pudore.
Si godette il 69 finchè non sentì che stava a per scoppiare.
A quel punto si voltò, si mise sopra alla grossa tettona e senza più ritegno gli piantò il cazzo tra le gambe.
Nonna Lina era così bagnata che l’uccello la penetrò con un unico colpo. “Ooooo si Luca era tanto che non ne prendevo uno vero.

Ti piace la mia fica Luca”.
Lui le afferrò una tetta per mano strizzandole a tutta forza.
“E’ caldissima nonna mi fai godere come un matto”.
“E allora dai fottimi Luca, fotti la nonna falla godere”.
Lui non se lo fece dire ancora e a tutta forza con lunghi colpi di reni prese a scoparla facendole in fretta raggiungere l’orgasmo.
Sentiva che avrebbe potuto chiavarla tutto il giorno impegnato tra quelle tettone fuori misura e quella fica in calore ma dal giardino sentì la voce di Anna che lo chiamava.

“Luca Luca dove sei!”.
Luca accellerò il ritmo pompando nella fica della vecchia “Vengo mamma vengo, vengo…. Eccooooooo”.
E venne davvero inondando la vulva di sua nonna che per nulla turbata continuò ad ondeggiare finchè non sentì che la sua vecchia gnocca aveva prosciugato fino all’ultima goccia di sborra del nipotino.
Soddisfatto per essersi scopato nonna Lina quella sera Luca prese sonno quasi subito ma il suo riposo durò poco.

Era circa mezzanotte quando nel buio spalancò di colpo gli occhi pervaso da una strana sensazione piacevolissima.
Credeva ancora di signore ma compreso di essere ormai sveglio si rese ben conto che qualcosa gli stava solleticando il cazzo.
Restò a godersi quella piacevole sensazione di calore sulla cappella per un po’ prima di accendere la luce e vedersi sua sorella di fronte con la bocca spalancata sul suo cazzo mentre i due enormi tettoni glielo imprigionavano in una fantastica spagnola.

Vedeva il suo uccello scorrere fra quelle due zucche sudate coi capezzoli dritti, lo sguardo vorace di Loredana che succhiava senza sosta.
Eccitato sborrò senza neanche rendersene conto.
Lesta la sorella se lo sfilò di bocca e fece colare tutto lo sperma sulle tettone quindi con meccanica maestria prese a massaggiarsi la sbroda calde del fratello sulle tettone.
“Lory ma che cazzo fai?”chiese Luca.
“Sapessi come rassoda la sborra.

Perchè credi che le abbiamo così grosse… sborra fratellino mio”.
A guardare quella porca che si passava il suo seme su quei meloni gli tornò subito duro e meccanicamente senza perdersi un centimetro di quello spettacolo iniziò a segarsi ritmicamente.
La prese, la spinse all’indietro e si tuffò su di lei iniziando a succhiarle avidamente i capezzoli.
Era arrapatissimo.
La fica di Loredana completamente depilata gli pulsava a pochi centimetri dal cazzo e non ci volle molto per sentire la sua cappella che si faceva strada poggiandosi sulle grosse labbra della vagina della ragazza.

“Ouch” fece lei sentendolo entrare.
“Ti faccio male?”.
“No è solo molto grosso non preoccuparti fratellino. Certo che mamma ha fatto davvero un bel lavoro con te”.
“Grazie” disse lui spingendo per penetrarla completamente.
“O si che bello duro, dai pompa Luca pompa”.
“Mica devi dirmelo porca di una zoccola, sapessi come me lo avete fatto venire duro tu e mamma oggi”.
“Si lo immagino…. però credevo che ti avesse scaricato la nonna”.

Senza smettere di trapanarla a tutta forza Luca restò a fissarla stupito “Come fai a saperlo, mi hai spiato?”.
“Ma no figurati non ne ho avuto bisogno, appena scesa di sotto la nonna ci ha raccontato tutto”.
“Cosa!”.
“Bhe si ha detto a mamma quanto eri bravo e di come l’avevi inculata bene, insomma ci ha detto tutto”.
“Vuoi dire che la mamma sa che mi sono scopato la nonna!”.

“Ma certo che lo sa Luca perchè ti stupisci tanto? Guarda che qui in questa casa nessuno si stupisce più di niente”.
“Siete tutte troie lo so. La nonna me lo ha detto che si è scopata anche papà”.
“E ha fatto bene vedessi che uccello ha papà”.
“Loredana ma cosa dici?” restò male lui.
“Ma dai non fare il difficile. Guarda che è da un po’ che mi faccio impalare da papà”.

“Ti scopi papà e lesbichi con mamma. Porca puttana Loredana ma sei una vera troia”.
Infoiato da tale idea prese a pompare più forte, sempre più forte. Loredana prese a gemere mentre sopravveniva l’orgasmo. “Troia, ho la sorella troiaaaa” ululò Luca venendole nella fica con l’ennesimo lago di sborra.
Crollarono sul letto. Lei tutta sudata con le tettone lucide e gonfie prese una sigaretta e se la accese “Per essere la prima volta sei stato davvero bravo”.

“Tra te e nonna me lo avete prosciugato” disse lui fissandosi l’uccello molle.
“Ma dai sei già stanco? Ma allora vali poco. Con papà ce ne facciamo anche sei di fila”.
“Cazzo ma scherzi e dove la prende tanta sborra io qui sono asciutto”.
“Bhe sai se deve accontentare me e mamma insieme da qualche parte la troverà”.
“Quindi papà vi chiava assieme ma che vacche”.
“Ne chiava una mentre l’altra fa un lavoretto di lingua sulla fica della prima così mentre lui trapana una fica l’altra è già bella bagnata per la penetrazione successiva”.

Luca la fissò perplesso “Tu mi sa che racconti un sacco di stronzate”.
“Non mi credi?”.
“Faccio fatica a farlo”.
“Eppure a lui l’idea non è dispiaciuta affatto” rise la ragazza indicandogli il cazzo che solo all’idea dell’orgia descritta da lei era diventato di nuovo un maglio d’acciaio.
Luca non perse tempo, fece sdraiare la sorella su un fianco, le si poggiò dietro e aggrappato al suo seno poggiò la cappella sulle natiche della sorella.

“Hei fai piano” protestò lei, ma era troppo tardi per accampare scuse.
Inarrestabile, voglioso e rabbioso lo infilò nel culo alla sorella senza pietà.
“Troia, ho la sorella troiaaaa” mugulava impalandola a tutta forza.
Quaranta minuti dopo era ancora al lavoro alternando il culo alla fica.
Sua sorella era stremata, chiavata più di quanto avesse mai osato sperare.
Aveva bocca, fica e culo piene di sborra e ciò senza contare la doccia sulle grosse tettone ballonzolanti.

“Wow che chiavata Luca mi sa che ti meriti un premio”.
“Premio?”.
“Vieni che ti mostro una cosa” ammiccò la sorella.
Lo prese per mano, lo guidò in corridoio e da lì fino alla camera di nonna Lina.
La porta era appena socchiusa, la luce accesa.
“Guarda dentro senza far rumore” disse la sorella.
Lui obbedì e restò di sasso.
Sul letto c’era sua nonna, tutta nuda con in mano una bottiglia di olio per lozioni che si spalmava copiosamente sulle tettone gonfie.

Al suo fianco, a pecorina, sua madre. Aveva la testa infilata nella sorca della nonna e lappava a tutto spiano mentre nel contempo un grosso vibratore a pile le si muoveva piantato dentro alla fica.
“Che puttane” sussurrò Luca ma era così eccitato che si sentì il cazzo venire ancora duro.
Loredana se ne accorse perchè glielo prese in mano e iniziò a segarlo lentamente.
Intanto da un cassetto erano usciti altri cazzi di lattice di diverse misure e vide sua nonna infilarne uno in culo a sua mamma che anziché lamentarsi parve gradirlo ancor di più.

Le due scopavano ondeggiando le loro tettone, le loro fiche mature colavano umori di piacere, i falli di gomma tappavano tutti i loro buchi.
Uno spettacolo osceno ed eccitante.
Loredana intanto si era chinata a terra, glielo aveva preso in bocca e glielo menava strizzandoglielo fra le grosse tettone.
E così, godendosi quello spettacolo porno in diretta, venne ancora una volta in bocca alla sorella.
Dormì un sonno lunghissimo esausto per la chiavata e quando si svegliò a tarda mattinata credette di essersi sognato tutto.

Solo quando voltò lo sguardo e vide che sua sorella gli russava accanto senza nulla addosso capì che non era stata una fantasia ma pura realtà.
Si alzò e andò in bagno. Il cazzo gli faceva male per quanto ci aveva dato dentro con Loredan e aveva una pisciata in canna che ci mise parecchi minuti ad uscire.
Il sole era già alto nel cielo e la giornata era bella calda.

Per rimettersi in forze nulla di meglio di una buona colazione. i infilò i jeans e scese in cucina dovè ai fornelli trovò sua pro zia Giuseppina ai fornelli che si stava dando da fare per preparare il pranzo.
Non ci fece caso subito distratto e ancora assonnato ma dopo poco si rese conto che a parte il grembiule blu da cuoca la zia non indossava altro.
Visto da davanti il grembiulino copriva tutti i punti più strategici o almeno ci provava ma appena la zia gli voltò la schiena WOW! Dietro non aveva proprio nulla.

Solo un laccio blu appena sotto le spalle e un altro in vita col nodo a farfalla.
I grossi glutei della cicciota 65enne erano in pieno primo piano.
Immediatamente qualcosa gli si smosse fra le gambe.
Certo un condo era togliersi il reggiseno perchè faceva caldo, un altro andare in giro per casa con chiappe e fica al vento.
Ma il meglio non era ancora venuto.
La zia gli preparò subito un caffè e glielo portò caldo, caldo avvicinandosi a lui più che poteva.

A quel punto le due boccione che aveva sul petto per nulla inferiori a quelle di sua sorella shittarono in avanti sgusciando fuori dal grembiule in piena prepotenza.
Lei parve non farci caso come se sbatacchiare quelle grosse mammelle a pera fosse la cosa più normale del mondo ma lui era a un pelo dal farsi saltar fuori il cazzo dai pantaloni tanto più che la zietta aveva due capezzoloni lunghi e duri che parevano non chiedere altro che esser succhiati.

Al principio provò a non fissarli ma poi visto che la donna insisteva tanto nel fargli ondeggiare a venti cm dalla faccia quei due globi di carne allungò un dito e fingendo di suonare una trombetta le strizzò la tetta destra “popi popi” fece.
“Scherzi sempre tu” rise zia Giuseppina.
Lui sorrise ma non mollò la presa al seno che gli si scioglieva fra le mani eccitandolo un altra volta.
La zia con uno shitto sollevò il grembiule dalle ginocchia fino alla vita e lo sventolò “Che caldo che fa oggi” disse facendosi aria.

Naturalmente così facendo la sua ficona sbucò fuori in tutto il suo splendore. Una bella gattona dal pelo nero un po’ grigetto con due grosse labbra vaginali che uscivano fuori carnose e intense.
Per l’eccitazione lui le strizzò la tetta ancora più forte.
Non resistette più “Zia hai una fica davvero bella lo sai”.
“Ma dai cosa dici, guardala bene non vedi che ho tutto il pelo grigetto” e così dicendo vi passò una mano sopra accarezzandosi il clitoride, quandò tolse la mano si vide chiaramente che era unta.

“A me piace zia, mi mette sete”.
“Ti mette cosa?” disse lei.
“Slurp” fece il nipote passandosi la lingua sulle labbra.
La vecchia non disse altro. Sollevò una gamba sulla sedia e gliela piazzò dritta in faccia “Ecco studiatela bene allora”.
Senza più ritegno lui tirò fuori la lingua e si tuffò a capofitto in quella ficona invitante.
Prese a leccarla come aveva già fatto con quella di sua nonna e di sua sorella.

Ormai era un formichiere nato.
Nel contempo si sbottonò i jeans e il suo cazzo durissimo apparve in tutta la sua erezione.
La zia Giuseppina non ci girò tanto attorno. Lasciò che si desse da fare con la lingua e subito glielo prese in mano saggiando la durezza e la lunghezza dell’attrezzo.
“Su dai cosa aspetti. Dai che non mi basta la lingua” disse e senza induci si mise poggiata sul tavolo della cucina porgendosi a pecxorina per lui.

Luca non indugiò, si prese il cazzo fra le mani, si mise alle spalle della vecchia e glielo guidò nella sorca bagnatissima con un sol colpo.
“OOOOOOOOOOO” gemette lei mentre lui iniziava a pompare.
“Che bel cazzo duro che hai Luca. Pompa ti prego pompa che sono tutta una voglia”.
“Si zia. Ti trombo, ti chiavo tutta, te lo faccio uscire dalla bocca” disse Luca che afferrate le tettone abbracciava la zia in tutta la sua stazza pompandole il cazzo nella fica fino ai cogliuoni.

“Godo Luca godo” ululava la vecchia porcona e lui instancabile glielo faceva muovere in tutta la lunghezza su e giù per l’utero regalandole un piacere dietro l’altro.
Ma quello che più lo eccitava erano quelle grosse chiappone che ballonzolavano ritmicamente sotto ai colpi del suo cazzo.
Certo di averle regalato abbastanza piacere alla fica di botto glielo sfilò fuori bello umido dei suoi orgasmi e senza dire nulla glielo infilò in mezzo alla chiappe.

“Luca ma che fai?”. ù
“Ti apro il culo zia perchè ti dispiace?”.
“No no figurati fai pure a te mica posso dire di no. Poi però lo voglio ancora davanti va bene?”.
“Te lo metto dove vuoi vecchia porcona” disse lui mentre già il cazzo si perdeva tra quei due chiapponi grossi e molli.
“Aaaaa mi spacchi il culo. Me lo spacchi!” gemette lei.
“Si troiona te lo sfondo tutto” annuì Luca che ormai sentiva il cazzo scivolare nell’accogliente buco del culo della vecchia.

Eccitato iniziò a pompare per farlo entrare fino ai coglioni.
Era un martello pneumatico deciso a sfondarla per benino.
La cappella cominciò a gonfiarsi e poco dopo aprì i coglioni ad una fantastica sborrata che inondò il culo della vecchia.
Stava ancora dando un paio di colpi per svuotarsi tutta la sborra dal cazzo quando si accorse che non erano più soli.
Sfilò di botto il cazzo dal culo di sua zia e con l’uccello che ancora colava sperma fissò sua madre che lo studiava seduta su una sedia lì accanto chiedendosi da quanto tempo fosse lì a guardarlo scopare.

Restò a fissarla, in fondo era sempre sua madre e la cosa gli creava non poco imbarazzo.
Certo negli ultimi giorni l’aveva anche vista leccare la fica a sua sorella e farsela leccare da sua nonna e questo certo modificava molte cose ma ancora non riusciva con lei ad avere la stessa prontezza di riflessi che aveva appena avuto con zia Giuseppina a cui lo aveva appena sfilato dal culo.
La madre si avvicinò e lo studiò per bene “Certo che ti è davvero venuto un bel cazzone Luca”.

Senza dire altro glielo prese con una mano e sfiorandolo appena ammiccò lasciva “Ho fatto davvero un bel lavoro”.
“Si mamma, grazie mamma” disse lui meccanicamente.
Intanto lì accanto c’era ancora zia Giuseppina completamente nuda a guardarli.
La sborra di Luca colava ancora dal suo culo e lei tappava il flusso con uno scottex.
Maria non voleva saperne di lasciare la presa. Solo a stringerglielo fra le mani a Luca cominciò a tornar duro nonostante la sborrata appena fatta.

Dopo poco era già una trave ritta e gonfia.
Maria con indosso solo un costume da bagno azzurro a due pezzi aveva i tettoni gonfi che pulsavano di prepotenza pronti ad esplodere. Luca non poteva non notare che i suoi capezzoli erano belli duri ed eccitati.
“E così finalmente hai scoperto tutto? Bhe è giusto che tu lo sappia ormai sei grandicello. Aveva ragione la nonna bisognava dirtelo era giusto farti partecipe”.

“Mamma io… non capisco?”.
“Non capisci cosa? Che siamo una famiglia dedita al sesso, che ci piace farlo tra parenti, che tuo padre si scopa tua sorella, che io vado a letto con tua nonna, che tua zia Giuseppina è bisessuale… Che cosa ti manca per capire?”.
Lui con uno shitto le afferrò le mammelle facendogliele sgusciare fuori dal reggipetto.
Erano stupende. Le stesse grosse bocce cariche di latte che aveva succhiato molti anni prima e che ora erano lì a soddisfare la sua libidine.

Senza dire altro ficcò la faccia fra i suoi seni e prese a leccarli a tutto spiano succhiando i capezzoli sempre più duri.
“Mamma voglio scopare, voglio scoparti” le sussurrò avvinghiato fra le sue tettone.
Maria fece un sorriso compiaciuto “Bhe era ora che trovassi il coraggio di farlo. Era ora che la smettessi di segarti mentre mi spii. Ci voleva tanto a trovare il coraggio”.
“Io non avrei mai osato..” confessò Luca.

“Lo so Tesoro per questo zia Lina ci ha dato una mano coordinando tutta l’operazione.
Prima ti abbiamo irretito durante il viaggio, poi la nonna ti ha dato una prima botta, tua sorella ti ha svelato quello che ancora non sapevi ed ora sei pronto”.
“E zia Giuseppina -chiese Luca ammiccando verso la vecchia zia che se ne stava ancora nuda in disparte- lei che ruolo aveva?”.
“Nessuno, lei aveva solo una gran voglia di cazzo” sorrise la madre.

Meccanicamente la zia si avvicinò di fronte a Maria.
Ora Luca cinto fra due grosse paia di tettone che gli ondeggiavano davanti agli occhi non resistette oltre.
Sfilò il pezzo di sotto a sua madre denudando la sua bella fica di pelo nero e si chinò a baciarla e leccarla con affetto e piacere. “O si mamma -slap- o come ce l’hai dolce mamma- slap- fammi bere il tuo succo di fica mammina”.

In quel momente sentì la mano timida della zia strizzargli per bene i coglioni.
“E’ di nuovo pieno” commentò Giuseppina.
Detto fatto sua madre si sdraiò sul tavolo a gambe divaricate e offrì al figlio tutto il suo corpo.
Luca senza esitazioni le si sistemò sopra e lo guidò lentamente nella fica bagnata.
“O si mamma come sei calda”.
“o Luca quanto ce l hai duro”.
Prese a pompare nella fica di sua madre come un forsennato.

La troia se la spassava e lui sentiva delle scariche potenti di piacere ad ogni colpo.
Il piacere era ai massimi ma non era ancora finita.
Quando la zia lo sorprese e chinandosi dietro di lui gli infilò la lingua nel buco del culo il cazzo di Luca prese a fremere come mai prima di allora.
“Oddio ma quanto siete troie, troie…” ragliò il ragazzo e sparò nella fica di sua madre la miglior sborrata della sua vita.

Si placarono.
Sudati ma non sazi sedettero tutti e tre nudi sul divano a fissarsi l’un l’altro.
“Che gran goduta” disse Luca.
“Ed e’ solo l’inizio -ammiccò la madre- abbiamo ancora due settimane di vacanza da sfruttare per benino”.
Solo all’idea di cosa avrebbe potuto fare nei 15 giorni successivi a Luca ridivenne dritto.
In quell’istante entrarono nella stanza anche sua nonna Lina accompagnata da Loredana. Anche loro senza più censure sculettavano completamente nude lasciando i loro tettoni a dondolare al vento oscenamente.

Sua nonna Lina gli prese il cazzo in mano “Bisognerà fare i turni perchè basti per tutte” fece notare alle altre.
“Bhe sono certa che il mio bambino cercherà di non scontentare nessuna” disse Maria notando che la mano di Lina aveva già preso a segarlo.
“dagli almeno un po’ di tregua nonna” disse Loredana notando che Lina ci stava dando per farglielo venire di nuovo duro.
“Davvero hai bisogno di una pausa?” chiese la nonna senza smettere di masturbarlo.

Luca colto sul vivo reagì come la vecchia troia si aspettava.
“Ma non dirlo neanche per scherzo. Vi chiavo tutte e quattro assieme se volete”.
“E’ esattamente quello che vogliamo” annuì seria sua sorella Loredana.
“E allora cosa aspettate -intervenne zia Giuseppina- dai forza saliamo di sopra in camera da letto e vediamo quanto è bravo il nostro Luca”.
E detto fatto con quelle quattro troie nude e calde, quegli otto tettoni gigantesci in bella vista e quell’uccello duro come il marmo salirono a sfogare i loro più perversi pensieri.

Il cazzo di Luca sembrava un bazooka sempre carico.
Le quattro troie senza più ritegno facevano a gara per farsi impalare quelle fico bagnate. E mentre una se lo prendeva, un altra si prodigava a succhiarle i capezzoli, una terza a leccare il culo a Luca per farglielo venir più grosso e la quarta leccava e toccava dove meglio poteva.
Perse il conto di quante volte aveva ficcato il cazzo nella fica sfondata di nonna, in quella grigia della zia Giuseppina, in quella strettina di sua sorella e in quella rovente di mammina.

Se lo passavano come un oggetto di desiderio, lo eccitavano con le loro tettone enormi, gli stuzzicavano il palato ficcandogli in bocca i loro grossi capezzoli.
Tutto quel giorno era permesso. E anche di più.
Quando dopo l’ennesima sborrata sulle tette di nonna Lina Luca disse di dover fare una pisciata lesta la zia Giuseppina gli mise la liungua vicino alla cappella “O si tesoro dissetami…”.
Luca restò basito “Cioè vuoi che ti pisci in bocca zia?”.

“A lei piace il pissing” dichiarò nonna Lina ammiccando con l’occhietto.
Luca perplesso fissò sua sorella e lei gli sorrise “Ha bevuto anche la mia stai tranquillo”.
Così lo fece. Pisciò in faccia a sua zia, lasciò che il suo liquido le colasse dalla bocca fino al seno e che lei vi sguazzasse dentro mentre già glielo leccava a tutta forza.
Tornato duro inculò sua sorella mentre sua nonna gli solleticava l’ano.

Di fronte aveva sua madre a gambe larghe che se la faceva leccare da Giuseppina.
Che bello vedere la troia farsela leccare e venire con uno spruzzo a fontana dritto in bocca della zia.
Sfilò il cazzo dal culo martoriato di sua sorella e disse “Mamma tu sei l’unica a cui non l’ho ancora messo nel culo?”.
“O tesoro mio hai ragione cosa aspetti” disse la madre mettendosi buona buona a pecorina.

Era stretta la signora Maria, ancora più piacevole da sfondare a colpi di cazzo sentendo il suo buco del culo fracassarsi a colpi di mazza.
Godeva la troiona e godette ancor di più quando le riempì il culo di altra sborra calda.
Lo porse a sua nonna ancora sporco del culo della madre e lei glielo succhiò senza problemi.
Quindi le fece mettere in fila una accanto all’altra e prese a monarle a turno come un toro con le sue vacche.

Si sentiva un dio del sesso e le quattro troie non facevano altro che accontentarlo.
Un paradiso.
Quando smisero di chiavare la nonna fece notare che non potevano certo passare le giornate a fare orge. Qualcuno doveva pur pulire la casa, cucinare, fare la spesa.
E così fece un vero e proprio calendario.
Calcolò nove ore di sonno, due per mangiare e una per la merenda e disse le restanti 12 in turni da due ore ciascuna.

Dalle dieci del mattino alle dodici per la mamma, dalle 14 alle sedici la zia, dalle sedici alle diciotto sua sorella e dalle diciannove alle ventidue per lei”.
“E basta?” sbottò zia Giuseppina quasi delusa.
“Bhe dalle undici alle due del mattino facciamo una cosetta assieme se va bene a tutte” propose la vecchia vaccona.
Andava bene, andava benissimo.
“O guarda guarda -disse sua sorella Loredana fingendo di guardare un immaginario orologio- sono giusto le diciotto e trenta.

Sono ancora nel mio turno”.
“Che puttanella che sei” disse Maria fissando la figlia.
“Tale madre tale figlia” rise la figlia.
“Su questo ha ragione” ammise sua nonna.
“Su adesso forza vecchie troie toglietevi dal cazzo che Luca è mio ancora per una mezz’ora” ridacchiò la ragazza che già si era sdraiata sul letto e si palpava i grossi tettoni per eccitare il cazzo del fratello.
Lui le si sdraiò accanto, le prese un seno e lo succhiò avidamente mentre la sorella gli pacioccava il cazzo con una mano.

“Dimmi un po’ ma ce la fai a chiavare ancora?” chiese Loredana.
“Non hai nemmeno da chiedermelo” dichiarò Luca e preso dalla libidine la fece girare ben bene sul fianco e in un sol colpo glielo piantò tutto nel culo.
Dopo una settimana da cavallo da monta Luca credeva di non averne ancora abbastanza. Se le tette di sua madre, sua pro zia, sua nonna e sua sorella erano come mele sempre invitanti e pronte le 4 troie dimostrarono anche di avere un innato istinto per eccitare i maschi.

Così una sera non si presentarono per la solita orgia completamente nude come al solito ma bensì vestite di tutto punto.
Ma erano poi veri vestiti?
Sua madre Maria aveva una camicetta di nylon che non nascondeva nulla del suo petto, una minigonna così corta che gli poteva tranquillamente vedere la fichetta, calze autoreggenti chiare e alti stivaloni di pelle col tacco da maitresse di bordello. Solo a vederla già il cazzo si stava rizzando.

Sua sorella era anche peggio. Una t-shirt scollatissima con le tettone che ciondolavano un vedo non vedo da farlo rizzare ai morti, collant neri velatissimi e mini pantaloncini di jeans con la cerniera già ben aperta per mostrare la fichetta. Una porno campagnola da monta.
La pro-zia Giuseppina era andata sul classico. Abito nero lungo di seta, scollatura vertiginosa tanto da vedere i capezzoli, scarpe col tacco e calze nere con la riga.

Appena sedette lo spacco del vestito rivelò che non aveva le mutande.
Ma la più troia era di certo la nonna Lina.
Una vera tuta da troiaggine.
In pratica si trattava di un abitino nero tutto in rete che aveva apposite aperture ben segnate su fica e culo e che per il resto la avvolgeva tutta pur non nascondendo assolutamente nulla. Non era un vestito normale infatti venne fuori che lì’aveva comprato per posta ad un porno shop.

Quegli abiti da puttane solleticarono tutte le più infime fantasie di Luca che approfittò dell’occasione per chiavare le quattro vaccone con i vestiti addosso.
Trovata nuova linfa vitale, eccitato dal nylon delle loro calze, dai loro tacchi, dai loro pizzi riprese a chiavrle in gruppo con una tecnica pormai più che calibrata.
Si metteva al centro del letto matrimoniale con l’uccello bello dritto al vento e invitava la prima vacca a sedersi sul suo cazzo per cavalcarlo, quindi invitava la seconda a mettergli la fica in faccia per dissetarlo a quel punto allargava le braccia e con ogni mano afferrava le tette o a volte la fica delle due restanti giocando col loro cliotoride piuttosto che tintillando i loro capezzoli.

Quando una troia era stanca di cavalcarlo passava il turno e a rotazione tutte venivano chiavate fino a farlo sborrare nella fica della più fortunata.
L’unica incertezza era se calcolare quella come una chiavata o se ogni volta dovesse contarne 4.
Dopo una notte tanto intensa il mattino era sempre piuttosto rincoglionito. Stava facendo colazione in cortile riprendendosi un po’ dalle fatiche di scopatore incallito quando vide una macchina fermarsi nel loro giardino.

Ebbe appena il tempo di riconoscerla che già la donna alla guida era scesa e stava andando verso di lui ancheggiando sui suoi vertiginosi tacchi a spillo.
Era così preso a fissare quella deliziosa quarantenne coi capelli rossastri, a fissare le sue tettone che ciondolavano sotto al vestito, le sue gambe deliziose appena celate dalla minigonna che dimenticò di essere completamente nudo.
La rossa gli si avvicinò e proprio in quel momento sua madre e sua sorella si materializzarono sbucando dalla cucina anchesse prive di ogni vestito.

La rossa si fermò a fissarli.
Luca si mise una mano davanti al cazzo con un gesto di pudicizia.
“Ciao zia Francesca” salutò Loredana rompendo quell’imbarazzante silenzio.
“Ciao sorellana” la salutò Maria.
“Ciao ragazze, ciao Luca” salutò lei.
“Oggi fa un caldo” disse Maria come se nulla fosse.
“Si davvero caldo, la vostra idea non mi dispiace affatto” ammiccò la rossa e in un secondo si sfilò l’abitino bianco rivelando il suo enorme seno.

Poi come se non bastasse, si notò anche che sotto non indossava ne reggiseno ne mutande.
La sua fica ben rasata era lì a far capolino per il piacere di Luca e del suo cazzo che di prepotenza prese a sollevarsi.
Come se non bastasse l’unica cosa che le era rimasta addosso erano le calze autoreggenti velate che anziché nasconderle sottolineavano le splendide gambe da troia…
Il cazzo di Luca si era completamente eretto e nonostante la mano era impossibile non notarlo.

“E quello? Lo devo prendere come un complimento” ridacchiò zia Francesca passandosi le mani sulle grosse tettone”.
“Prendilo come un regalo di benvenuto zia” disse provocatoriamente Loredana.
E lei, senza esitare, si avvicinò al nipote arrapato…
Francesca con gli occhioni da troia allupata si avvicinò ondeggiando quelle due perone galattiche.
Luca gliele afferrò una per mano iniziando a saggiarne la consistenza.
La mano della zia gli afferrò il cazzo.

“Hei ci sai fare” sussurrò Luca sentendo la mano dolce della zia che lo masturbava per benino.
“La zia è la miglior segaiola della famiglia” commentò sua sorella Loredana che si gustava la scena sgrilletandosi dolcemente.
“Sii lo sento” annuì Luca mentre Francesca gli si chinava davanti e iniziava a segarlo alla spagnola muovendo per bene le sue grosse tettone.
Poco dopo glielo stava ficcando in bocca.
Una bocca calda e arroventata che instancabile prese a succhiargli il pisello fino a consumarglielo.

La voglia di ficcarglielo nella fica era tanta ma Francesca era così troia che non ce la fece a resistere.
“ooooo” mormorò e le venne in bocca.
Lei ancora non mollò la presa. Bevve ogni goccia della sborra di Luca ingoiandola tutta come se fosse nettare.
Svuotato Luca si sedette sulla sdraio accanto alla sorella “Zia dammi cinque minuti e poi te la spacco tutta” ridacchiò.
Ma fu in quel momento che Loredana cogliendo la sua temporanea sosta si avvicinò alla zia.

Con la malizia di chi non lo faceva per la prima volta zia e nipote presero a baciarsi e a toccarsi vogliose.
Tutto quel tettame, tutta quella ciccia sudata che si strusciava un corpo sull’altro. Una libidine.
Sdraiate sul bordo della pisciana le due avevano iniziato a farsi un sessantanove. Si lappavano le fiche l’una con l’altra, si sgrillettavano con gusto.
Luca stava per alzarsi per partecipare a quell’orgia quando qualcuno glielo impedì “Aspetta” disse la voce di sua madre.

“Lascia il suo spazio a tua sorella. Tu dedicati a questo bel culo che ne dici?”.
E così dicendo si chinò in avanti con le mani attaccate alle ginocchia e il culone burroso teso di fronte a lui.
Non aveva mai inculato all’impiedi e l’idea gli solleticò subito strane voglie.
Così con lo spettacolo di sua sorella che consumava la fica a sua zia e la concreta certezza che quella sera avrebbe spaccato fica e culo anche a quella porcona sfogò la sua voglia nel culo di sua madre pompando come un tono arrapato.

La sera come previsto ebbe sua zia Francesca tutta per lui.
Aperta in ogni buco e, come se non bastasse, dopo che a questultima era già venuto per bene in fica si agggiunse ai giochi Loredana.
Cosicchè aiutato da quest’ultima che gli leccava per bene l’anello del culo rendendoglielo ancora più duro riuscì ad infilare nel culo di sua zia un missile duro come acciaio.

Nei giorni successivi continuò a scopare sua madre, sua sorella, le zie e la nonna fino alla fine della vacanza.

Separatamente, a due per volta, davanti, di dietro, fra le tette… Ovunque.
La mattina in cui partirono per tornare in città doveva essersi fatto almeno 500 scopate in due mesi..forse di più.

Le zie e la nonna per salutarlo si misero tutte in fila nude e in tiro con calze autoreggenti e sfavillanti bustini di pizzo. Tutte con scarpe dal tacco alto e truccatissime. “Un salutino ad ogni buco” disse la nonna prendendoglielo in bocca.

E così dopo averlo sbocchinato per ciqnue minuti buoni lo invitò a prenderle la fica bagnata e il culone ciccione.
Lo stesso pretesero le altre.
Lui si impegnò infilandolo in bocca, fica e culo ad ognuna provocando orgasmi che le tre avrebbero ricordato fino alla prossima vacanza.
Quindi concluse con una mega sborrata che le tre chinate davanti a lui bevvero avidamente mentre lo sperma gli colava sui seni.
“Ci vediamo alle vacanze di natale” strizzò l’occhio sua nonna.

E così si avviarono per tornare a casa.
Luca era un po’ malinconico. Le perversioni i****tuose riservate a quella casa parevano finite ora si tornava alla normale vita in città.
“Immagino che stasera dormirai con papà” disse fissando sua madre in cerca di conferme.
Lei per tutta risposta divaricò le gambe lasciando che la sua peluria facesse capolino mostrando che anche quel giorno non aveva messo le mutande.
Un secondo dopo gli aveva già messo la mano sui pantaloni e gli aveva tirato fuori il cazzo.

Anche sua sorella seduta dietro aveva spalancato le gambe e mostrava la fichetta umida che si accarezzava con piacere.
“Stasera con papà ci dormo io -disse Loredana- tu e la mamma avete molto da fare” ridacchiò mentre la madre era passata dalla mano alla bocca iniziando a spompinarlo mentre guidava.
“Forza -propose Loredana. Trova un posto tranquillo che non ce la facciamo ad arrivare a casa senza un supplemento di cazzo”.

Mai prima di allora era stato tanto felice di compiacere sua sorella….

Mamme troie

Mike restò basito a guardarla. Sandra, sua madre, una 45 enne formosa e ancora piacente, se ne stava seduta a fianco del letto. Coperta solo da una camicetta di seta che nascondeva appena le grosse poppe teneva le gambe ben spalancate e lavorava sodo.
Mike notò la schiuma bianca fra le cosce di sua madre e il rasoio che aveva in mano “Mamma!”.
Lei sorrise “Mi faccio la barba tesoro” cercando di minimizzare la cosa.

Non c’era nulla di perverso.
Si stava semplicemente depilando. Aveva sempre avuto il vezzo della depilazione: gambe, braccia, ascelle e anche fica.
Eppure vedere la schiuma che spariva ad ogni passata, il bocciolo rosa della sua passera così invitante sextenò in lui una naturale erezione fra i pantaloni.
Cominciò a desiderare di ficcare la lingua fra quelle cosce, di consumarle la vulva a colpi di lingua, di tirarsi fuori il cazzo e… fotterla.

Lei, forse ignara, si depilava con calma incurante degli occhi del figlio che la consumavano un centimetro alla volta.
Poi alzò lo sguardo e lui dovette abbassare gli occhi perchè l’aveva colto in fallo a fissarle la fica.
Credeva lo avrebbe sgridato o ripreso invece Sandra disse solo “Anche tu dovresti sfoltire un po’ il pelo sai”.
“Come scusa?”.
Lei si avvicinò con la mano e gli sbottonò con tutta calma i jeans.

Il suo uccellone già notevolmente duro sbucò fuori di prepotenza dai booxer.
Senza badarci come se quel cazzo dritto fosse naturale gli calò i boxer e gli carezzò i testicoli pelosi.
“Ecco vedi potremmo tagliare un po’ di tutto questo pelo specialmente qui sotto -e gli carezzò quel sottile lembo di pelle fra cazzo e buco del culo che appena sfiorato lo eccitò come non mai- Senza pelo sarebbe molto più igenico sai?”.

Lui cercava di ascoltarla ma la cappella gli si era gonfiata così tanto che non riusciva più a contenersi.
Sandra prese il sapone per depilazione e gliene passò un po’ sui coglioni tanto per fargli sentire l’effetto
Gli afferrò ben bene il cazzo, lo alzò verso l’alto e prese a spalmare sotto per bene.
Quell’uccello duro pareva per lei solo un intralcio.
Lui invece con la mano calda sul cazzo e l’altra che gli solleticava le palle perse il controllo.

Sentì l’orgasmo salirgli incontrollabile.
Chiuse gli occhi e lasciò partire una sborrata pazzesca.

Quando li riaprì la faccia di Sandra era una maschera di sborra.
“Scusa” arrossì il ragazzo.
Lei ancora una volta gli sorrise “Poco male. La sborra rassoda la pelle. Sarebbe stato meglio che me lo dicessi ma fa nulla. La prossima volta magari mi avvisi prima così mi sciolgo il seno… Sai sul seno lo sperma fa molto più effetto”.

“Mamma ma stai scherzando?”.
“No. Tuo padre me lo ha fatto per anni e guarda che belle gemelle che ho. Quarantanni e non sentirli” e così dicendo si denudò del tutto mostrando le grosse bocce al figlio.
“Mamma io…”.
“Belle vero?”.
“Stupende” ammutolì lui.
“Si tuo padre prima di lasciarmi almeno una cosa buona l’ha fatta”.
“Mamma io… Io sarei onorato di… Insomma se è questo che vuoi… Quando credi io…”.

“Vuoi sborrarmi sulle gemelle anche tu?”.
“Si mamma si non sai nemmeno che piacere ne avrei”.
“Magari la prossima volta che ti fai una sega mi chiami” rise Sandra facendogli capire che sapeva bene quanto adorasse tirarsi il cazzo prima di dormire.
“E adesso?” chiese lui.
“Come adesso ma se hai appena fatto bello della mamma”.
Lui però gli mostrò il cazzo che solo a vederla già si era indurito.

“Ooooo ma sei così veloce nei recuperi?”.
“Sei tu che mi fai questo effetto mamma”.
“Bhe allora visto che è colpa mia” e ammiccando avvicinò il seno.
Gli fece scivolare il cazzo in mezzo alle tette e iniziò a muoverle con le mani “Te la faccio alla spagnola così non perdiamo neanche una goccia. Tu stai buono che la mamma fa tutto da sola ok”.
Poi Sandra aprì la bocca e tirò fuori la lingua leccandogli la cappella.

“Mammaaaaaaaaaaaaaaaa” guaì lui.
“La lingua aiuta molto vero?”.
“Si mamma si, oddio mamma mi fai sborrare tutto”.
“Spara bello mio spara” lo incitava lei.
E sparò.
Una seconda fluente sborrata che le investì tutto il seno.
Per Max era stata la porcata più grande che avesse mai fatto in vita sua. Che cosa avrebbe significato.
Ora pensava che la donna si sarebbe sottomessa, che gli avrebbe offerto il suo più intimo buco, che esattamente come lui avesse una voglia di scopare incredibile.

Sandra invece finito il trattamento di bellezza non fece altro che rivestirsi tutta allegra.
Ci restò male.
Così prese la palla al balzo per intavolare la discussione “Mamma quando voglio posso sborrarti ancora sul seno?”.
“Ma certo tesoro più me ne fai più mi fai un piacere”.
“E se lo facessimo tutte le sere?”.
“Perchè tu sborri tutte le sere?”.
“In pratica si”.
“Bhe allora potremmo anche farlo ed evitare che ti sloghi il braccio”.

“E se poi oltre alla sega io…. ”.
“Io cosa dimmi?”.
“Bhe se te lo infilassi dentro che ne diresti?”.
“E che dovrei dire. Non so che giovamento estetico ne avrei. Se me lo metti dentro al massimo rischio di rimanere incinta. No fidati della mamma. La sborra è meglio sul seno so quello che dico”.
“lo so mamma ma io…”.
“Io?”.
“Io te lo voglio infilare mamma.

Sborrati addosso mi ha solo aumentato la voglia”.
Lei lo guardò con un sospiro “Sei sincero e la cosa mi piace. Va bene visto che me lo hai detto ti accontento. Dammi lo sperma che mi serve e dopo, se ce la fai ancora la micetta è tutta tua…”.
“Davvero mamma. Davvero te lo posso infilare?”.
“Si basta che non mi metti incinta e non lo dici a nessuno”.
“Si certo mamma, te lo giuro mamma sarà il nostro segreto”.

Aveva già il cazzo duro solo all’idea.
“Oddio. disse Sandra notando la cosa- ma sei ancora così in tiro. Non ti bastano le due che hai sparato”.
“mamma tu non mi basti mai”.
Deliziata dal complimento Sandra scivolò lungo il letto e divaricò le gambe “Visto che sei stato tanto bravo… Dai forza datti da fare”.
Lui non se lo fece ripetere due volte.
Si sdraiò sopra sua madre, gli palò appena la fica già bella bagnata e con la più totale soddisfazione iniziò a guidare il suo cazzo nella vulva.

“Oi che trave” sospirò Sandra.
“Ti faccio male mamma?”.
“No solo che non mi ero accorta fosse così grosso”.
“Devo uscire?”.
“Ma che dici sei pazzo? Pompa, pompa che mi hai caricata di voglia. Pompami quel cazzo dentro fino ai testicoli”.
“Si mamma si ti scopo tutta ti scopo”.

Chiavarono.
Alla fine lui lo tirò fuori appena in tempo per dirigere il getto sul seno della madre facendovi fluire altro sperma che lei si spalmò con gioia sulle gemelle tutta contenta.

Esausti si stavano fissando l’un l’altro quando sqillò il telefono. “Monica che piacere” rispose Sandra.
Max la guardava senza capire.
“Si certo. Bhe forse dovremmo parlarne di persona. Facciamo domani? Ok ti aspetto cara”.
“chi era?” chiese Max.
“la mia amica Monica. Pensa un po’ ha scoperto che suo figlio vuol fare sesso con lei e non sa cosa fare”.
“E vuole un consiglio da te?” disse Max.

“Già proprio da me” rise a tutta bocca Sandra giocherellando col cazzo di Max che già si stava indurendo un altra volta.

Big Clit

Finalmente le agognate vacanze. 15 giorni di sole, spiaggia e relax in un paesino della calabria. Al lido facemmo conoscenza con una giovane coppia, sulla 30ina, con un bambino piccolo. Lui calabrese, lei milanese, erano lì per il mare e per far visita ai genitori di lui. Lei, Fiorella, bella donna, un invidiabile culetto a mandolino e due tette sode di una terza misura anche se con il viso leggermente butterato dall’acne adolescenziale. Eravamo su due file contrapposte, loro davanti a noi e le prime giornate trascorsero in chiacchiere come normalmente si fà con i vicini di ombrelloni.

Lei portava dei costumi abbastanza larghi e a mezza coscia tipo pantaloncino, tranne un pomeriggio che ne usò uno normale. Nello stendersi aprì le gambe leggermente e senza malizia e notai una protuberanza proprio lì in mezzo. Al momento non ci feci caso più di tanto, ma guardando meglio immaginai che doveva essere il suo clitoride e così mi ritrovai a fissarla per quasi tutto il pomeriggio, facendo attenzione a mia moglie e al marito ma anche a lei perchè non volevo che se ne accorgesse per evitare una figuraccia.

Tra chiacchiere e aperitivi trascorse anche quel pomeriggio con me che tentavo sempre di sbirciarle tra le gambe. La mattina dopo, in acqua, mi chiese perchè il giorno precedente la fissassi così intensamente. “Te ne sei accorta?” Le chiesi. “Certo”, mi rispose, “anche se non capisco perchè”, ci conosciamo da quasi 10 giorni e ieri è stata la prima volta. Sfacciatamente le dissi che la guardavo in mezzo alle gambe. “Si vede molto?” “Si”, le dissi “..e credo che deve essere una cosa bellissima”.

“Non me ne parlare, guarda, è la mia vergogna portarmi quest’affare tra le gambe, a volte mi sembro un uomo”. “Non devi vergognartene, è uno strumento di piacere e ciò che dà piacere non può essere vergognoso”. “Si, lo sò, ma vorrei che mio marito l’apprezzasse, invece si limita a zomparmi addosso, quattro botte e tutto finisce” “Vuoi dire che non te l’ha mai leccato o succhiato”, le chiesi. Mi rispose di no, che non sapeva cosa significasse godere, che l’aveva presa vergine.

Aveva sentito parlare del godimento fisico, ma non era sicuro di averlo mai raggiunto. Le chiesi se avesse internet a casa, lei
rispose di si. Dissi “quando sei da sola fai una ricerca con google metti come chiave racconti e scopodonnexsetteore, scoprirai qualcosa di me, poi ne riparliamo”.
Il pomeriggio si ripresentò in spiaggia e quasi non mi guardava, ma vedevo che aveva le guance rosse. Approfittando di un momento che eravamo soli mi avvicinai e prima che potessi parlare mi chiese “ma davvero fai tutte quelle cose con le donne?, io non ne avrei mai il coraggio”.

“Beh mi basterebbero 10 minuti da soli per farti ricredere”. Restò pensierosa e perplessa per un attimo poi mi disse “vorrei provare, ma deve essere per una sola volta e non voglio che mi giudichi una troia”. “Tranquilla” le dissi, “se hai letto di me, sai anche che non giudico mai nessuno e, vedrai che ti servirà anche con tuo marito per la tua vita futura”. Mi disse che l’indomani il marito andava a pesca in barca col padre e il bambino e che era sola a casa.

L’indomani inventai una scusa con mia moglie e alle 9 ero da lei. Mi accolse col due pezzi della spiaggia, mi trascinò dentro e prese a baciarmi con foga. La sua bocca era dolce e sapeva di fragola, presi a stringerle le tette dopo averle tirate fuori. Due tette che non avevano bisogno di reggiseno, che presi a succhiare avidamente. Infilai la mano destra nello slip per verificare se la mia prima impressione era esatta…Non mi ero sbagliato, nelle mie mani c’era un clitoride lungo quanto metà del mio mignolo…un piccolo cazzo…Ebbe un brivido come una scossa elettrica…Mi disse “scusa, ma lì sono molto sensibile..” La stesi sul letto, la spogliai e apparve un qualcosa al di là di ogni immaginazione.

E’ vero che tra le gambe aveva un piccolo cazzo, ma sotto c’erano due grandi labbra vaginali polpose, rosee e lucide di umori, perfettamente depilate perchè come mi disse dopo i peli le davano fastidio al clitoride, il tutto sormontato da un triangolino sul monte di venere.
Uno spettacolo insomma, come diciamo dalle nostre parti: 3 chili di fica, buon peso…Mi ci fiondai e presi a leccarla avidamente, spostai in alto il clitoride e passai la lingua tra le labbra della fica leccandole gli umori che scendevano copiosi, aveva un buon sapore.

Glielo presi in bocca e presi a succhiarglielo…Il suo corpo era attraversato da continue scariche, alternavo succhiate a leccate ed iniziò a godere urlando “Oh Dio che bellooooo!!!!…succhiami!!!!!, leccamiiiii!!!!, fammi godere!!!! non fermarti”, e più leccavo più si bagnava. La sua fica secerneva umori bianchicci e attaccaticci ed era diventata parecchio scivolosa. Godè in modo scomposto, poi si accasciò come una bambola inanimata, ma non le diedi tregua. me la misi sopra, lei me lo prese in mano tentando di infilarselo, ma io le dissi di lasciare fare a me.

Glielo misi tra le grandi labbra in modo che il suo clitoride fosse schiacciato tra il suo pube e il mio cazzo e le dissi di muoversi avanti e
indietro. Così fece per parecchi minuti continuando a godere e a bagnarsi, finchè facilitato dagli umori il mio cazzo trovò il suo naturale buco. Le uscì un urlo strozzato ed iniziò a muoversi in modo scomposto, la feci fermare e le spiegai che doveva fare dei movimenti circolari, alternandoli a movimenti avanti e indietro e poi su e giù.

Imparò in fretta e riprese a godere, il suo respiro era corto e affannoso, tipo le donne quando stanno per partorire, iniziò poi a gridare frasi scomposte “Me lo sento tutto dentro…. mi stò sfondando…che bellooooo!! Che bel cazzo che hai!!..scopami…. fammi godere…sto impazzendoooo!!!!” Me la stesi su di me e iniziai a scoparmela forte, le ero tutto dentro e il succo del suo godimento si spargeva sulla mia pancia. Finito di godere si tolse improvvisamente e si stese rannicchiata a me, ma io ancora a cazzo duro la stesi nella classica posizione del missionario e la penetrai.

Dio come scivolava, bene era come un coltello caldo che penetra in un panetto di burro. Le alzai le gambe sulle mie spalle, io ero in ginocchio e con la destra le strizzavo le tette mentre con il pollice della sinistra le carezzavo il clitoride. Era uno spettacolo vederla godere sotto i miei colpi, il suo corpo era un susseguirsi di scosse e brividi mentre mi urlava di chiavarla forte, che voleva ancora godere.

Le chiesi se era protetta, mi rispose di no ma che non faceva niente in quanto era sua intenzione fare un altro figlio. Accelerai il ritmo e pizzicandole forte il clitorite tra le dita venimmo insieme tra le sue urla “scopami…. sbattimi…oh Dio ci sono…ecco vengo, vengooo, vengoooooo…. mi inondiiiiiiii…mi piace…..come sei caldooooo”. Ci riposammo, in attesa del secondo round, bevemmo perchè avevamo la gola riarsa. Poi lei si mise inginocchiata di lato e iniziò a succhiarmelo, con la destra le carezzavo piano il clitoride gonfio e non ci mise molto a farmelo rizzare di nuovo.

Quando fui pronto le chiesi di girarsi “che vuoi fare?” “Niente” risposi, “Solo sfondarti per bene”. Si girò e inginocchiata a gambe chiuse con le tette e la testa appoggiate al letto, vedevo la sua fica bella in evidenza, appoggiai la cappella e spinsi…fui risucchiato dentro di lei e iniziai a
pompare. La chiavavo forte schiaffeggiandole il culo e vi risparmio le urla e le frasi che mi diceva. A quel punto persi la testa come poche volte mi è capitato nella mia vita e, in quel momento, feci una cosa che non era da me, lo sfilai dalla fica e con un colpo solo me la inculai.

Fui subito dentro di lei, facilitato dagli umori copiosi che le erano colati sul buchino nelle precedente scopata e dal mio cazzo lucido e ben lubrificato. Un potente grido le usci di bocca e fece dei movimenti scomposti per cercare di rimuovere il corpo estraneo. Più si muoveva e più le andavo a fondo: “Togliloooooo…mi stai facendo un male caneeee..toglilo per carità…. mi sfondiiiii” “Buona” le dissi “ora passa e vedrai che godi”, ma lei niente, continuò per un po a gridare, poi, forse vedendo che era inutile cominciò a rilassarsi iniziando ad assecondare i miei movimenti, all’inizio leggermente, poi iniziò a muoversi avanti e indietro venendomi incontro.

“Lo tolgo?” le dissi “No, lascialo lì dov’è, anche se mi fa male sta iniziando a piacermi”. Raccoglievo gli umori che colavano dalla fica e me li spalmavo sul cazzo continuando ad incularmela. Quando fu bella larga e ricettiva iniziai a muovermi sempre più velocemente mentre con una mano le masturbavo il clitoride. Iniziò a godere “Sfondami…spaccami il culo…da oggi voglio essere una troia…che belloooo!!!! Non credevo si potesse godere cosììììì…. Chiava la tua puttana…inculami…” Presi ad alternare le profonde inculate a violente penetrazioni in fica, finché sentendola scossa da un violento orgasmo me ne venni nel budello stretto.

Mi accasciai su di lei e stemmo così, stesi l’uno sull’altra col mio cazzo che iniziava a perdere consistenza nel suo culo. Volse lo sguardo verso di me, le dissi “Scusa per prima ma ho perso la testa, non è da me fare certe cose senza prima chiedere se sono gradite” “Non preoccuparti, anche se mi hai fatto molto male ora sto bene ed ho scoperto un nuovo modo di fare l’amore” Ci baciammo e stemmo per un poco abbracciati, ma oramai si era fatto tardi e dovevamo lasciarci.

Mi disse “questa è stata l’unica volta che ho tradito mio marito, sono stata benissimo con te ma la cosa finisce qui. Amo mio marito e mio figlio, spero che capirai e non mi creerai problemi” “Tranquilla” le dissi, ” Anche io sono stato bene e neanche io voglio problemi né voglio creartene”.
Ci lasciammo con un ultimo bacio da amanti. Il pomeriggio non scese in spiaggia e neanche il giorno dopo. La rividi l’ultimo giorno di vacanza, scese teneramente abbracciata al marito con il figlio nella mano.

Ci salutammo e trascorremmo la giornata in chiacchiere finché, approfittando di un momento che eravamo da soli sul bagnasciuga le chiesi se andava tutto bene. Mi disse “Si, meravigliosamente bene, ho messo in pratica con mio marito parecchie cose che ho fatto con te. Pensa non avevamo mai parlato di sesso, per pudore, io verso di lui e lui verso di me. Ora ci siamo chiariti e siamo giunti alla conclusione che mai più dovremo tenere nascoste e nostre fantasie.

Mi ha chiesto di dargli il didietro che desiderava da anni ma per paura di ferirmi non me lo avevo mai chiesto. Mi è piaciuto farlo, forse perchè con lui c’è amore e l’unico mio rammarico è che non è stato il primo, ma non importa, se non era per te probabilmente tra noi sarebbe finita male col passare degli anni” Con una punta di invidia verso quella coppia innamorata, sinceramente le dissi ” Sono contento per te e per lui, però fatti viva, mi piacerebbe sapere come ti vanno le cose.

Scrivimi da casa, mi farà piacere” “Sono sicura che lo farò”. Il pomeriggio tardi le rispettive famiglie si salutarono con casti baci sulle guance con la promessa/speranza di rivederci l’anno successivo, lei mi baciò sulla guancia destra e mi sussurrò all’orecchio “Grazie!!!”.

L';amica di mia zia

Mia zia Monica ha circa trentanni. Fisico molto esile, lunghi capelli neri e una terza abbondante di seno. Insomma tutto sommato è una bella fica anche se i lineamenti del viso non sono il massimo e osservandola con attenzione la si potrebbe definire bruttina emana un fascino particolare.
Il fascino della troia suppongo.
Non è un segreto che nonostante sia sposata ed abbia persino due figli la zietta vada in giro a farsi sbattere da un paio di focosi amanti alle spalle del marito.

Tutti in famiglia sapevamo che quando la zia usciva di casa con tacchi a spillo, calze a rete e minigonna il più delle volte stava andando a farsi una bella scopata.
Comunque….
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino dice il proverbio e così fu anche per lei. Beccata dal marito tutta nuda in macchina a tirare un bel pompino ad uno sconosciuto.
La troia aveva pagato le sue colpe.

Ciò almeno in apparenza visto che il marito si mostrò subito comprensivo, ammise le sue colpe, soprattutto quella più grave di cui lo incolpava zia Monica ossia di averla trascurata sessualmente per troppo tempo.
Insomma non la scopava abbastanza. La sostanza era un po’ questa.
Il maritino, ossia lo zio, la perdonò. Misero una pietra sopra a tutta la faccenda e lei promise di non fargli altre corna o meglio di non farsi scopare da altri uomini.

Questa frase è molto importante se pronunciata da una zoccola vogliosa come mia zia Monica e si presta a parecchi doppi sensi.
Infatti, dalla vicenda delle corna allo zio erano passati appena tre mesi, la beccai a far di nuovo cornuto lo zio.
Era in salotto. Sul divano bianco a cui la nonna teneva tantissimo.
Maiala.
Tutta nuda con le gambe oscenamente spalancate e un cazzo di plastica color giallo limone piantato nella fica.

Era la prima volta che vedevo la sua fica pelosa e appena mi resi conto di cosa stava accadendo mi nascosi meglio che potevo dietro ad una tenda.
Da quella posizione potevo vedere benissimo le belle tette della zia Monica e la sua fica ben disegnata e circondata da un pelazzo nerastro piuttosto rado.
La zia convinta di essere sola in casa mugulava ad ogni colpo mentre quel cazzo giallastro la perforava sempre più in profondità spinto con sagacia dalla mano di un ignota signora.

Anche quest’ultima era completamente nuda e mi mostrava il pelazzo rosso della sua ficona.
Doveva avere almeno una decina d’anni più della zia, non bellissima, sul viso aveva tutti i segni dei suoi cinquanta e passa anni ma sufficientemente troia da suscitare ancora voglia e curiosità.
Nel suo sguardo assatanato potevo leggere tutta la sua immensa porcaggine notando quanto godesse ad ogni colpo con cui perforava Monica.
Era una rossa naturale, come si poteva dedurre dalla fica, coi capelli corti di un intenso color carota e sembrava avere in mano quell’intenso gioco lesbico mentre guidava la zia passo dopo passo.

Insomma la zia porcona per togliersi la voglia che lo zio continuava a non soddisfare si era trovata l’amichetta lesbica.

A un certo punto la rossa prese dalla borsetta un secondo fallo di plastica stavolta di colore bianco e se lo infilò nella fica con un unico colpo secco. Era così bagnata che quel cefalo la perforò senza alcuna difficoltà.
Ora le due si erano messe una accanto all’altra, e si masturbavano reciprocamente pompando una col cazzo finto dell’altra.

“Angela quanto sei brava” esclamò ad un certo punto e l’altra, per ringraziarla le si avvicino è le infilò la lingua in bocca baciandola con passione.
Fu a quel punto che da dietro la tenda mi tirai fuori il cazzo dai pantaloni e iniziai a toccarmi.
Le due porche intanto continuavano a pompare coi loro cefali finti perforandosi sempre più velocemente e a giudicare dai loro urli stavano venendo come vacche da mungere.

Anche io ero sulla soglia di una bella sborrata.
Evidentemente però mi stavo agitando troppo con la mano perchè a un certo punto intercettai gli occhi di Monica che mi fissavano.
Non disse molto. Si limitò a fissare nella mia direzione ed era sufficiente a capire che mi aveva visto anche perchè aveva smesso di masturbarsi.
Avvicinatasi all’orecchio di Angela la rossa le sussurrò qualcosa e quest’ultima iniziò a ridere.

Ora non si masturbavano più ma si limitavano a fissare la tenda.
Che fare? Mi avevano chiaramente visto.
Ero parecchio in imbarazzo ma, in fondo che avevo da temere? Non ero mica io la madre di famiglia che faceva sesso saffico alle spalle del marito. Certo ero lì col cazzo duro e questo andava nascosto in fretta.
Tirata fuori la camicia dai pantaloni la feci scendere più che potevo e tenendola tirata con una mano occultai il cazzo duro.

Non era un gran nascondiglio anche perchè si vedeva bene che l’erezione era piena e l’uccello duro come il marmo ma andava bene.
Con un gesto veloce uscii da dietro la tenda.
“Mio nipote Roy” disse Monica appena mi vide.
“Ciao” mugolò la rossa con la voce roca da fumatrice incallita.
“Salve” salutai io mentre notavo con quanto interesse mi fissasse la camicia.
Restammo lì ammutoliti a fissarci l’un l’altro finchè Angela non disse col massimo della naturalezza “Visto che sei qui tanto vale che ce lo fai vedere no?”.

Già che male c’era a far vedere il cazzo dritto ad una sconosciuta nuda? Secondo i parametri da troie che avevano quelle due nessuno. Lasciai andare la camicia e mostrai il cazzo dritto.
“Urka che bel tarello -sorrise la rossa- cos’è 30 centimetri?”.
“Ma no sono a malapena 25” dissi io che me lo ero già misurato più volte a andavo ben fiero di quell’asta modello cavallo che tanto successo e piacere mi aveva dato in passato.

Già. Non faccio per vantarmi ma pur avendo solo 22 anni scopavo con tutte le porche disponibili riscuotendo sempre un notevole successo.
Insomma le misure sono importanti no?
Certo preso a rimorchiare troie in giro per il mondo non avevo mai fatto caso a quanto fosse vacca mia zia Monica.
Non ci avevo fatto caso o forse non avevo voluto farci caso visto che a livello personale mi era sempre stata un po’ antipatica.

La trovavo stupida, vuota, parecchio ignorante e tutto questo contribuiva a non renderla appetibile sessualmente.
Ma sbagliavo.
Me ne resi conto in quel momento.
Forse la rossa pensava fossi un pivello segaiolo che vedeva per la prima volta una donna ma non sapeva nemmeno quanto si stava sbagliando.
Quando in un batter d’occhi mi levai tutti i vestiti mostrandole il mio fisico sommariamente atletico le vidi entrambe strabuzzare gli occhi.

Ormai era fatta.
Mi avvicinai alla rossa poggiandole quasi il cazzo in faccia “Vedi sono solo 25”.
“Sempre tanti” annuì lei con un sorriso.
Io subito mi avvicinai alla zia che le stava a fianco e senza nemmeno chiederle l’invito le poggiai il cazzo sulle labbra.
“Magari se la zia lo ciuccia cresce ancora un pò”.
“Una bella gonfiatina dalla zietta” ridacchiò Angela e la zia, che forse non aspettava altro spalancò la bocca e iniziò a spompinarmi con foga.

Angela intanto aveva rimesso mano al cazzo di plastica e glielo muoveva su e giù per la fica stimolandola più che poteva.
Pochi istanti dopo Angela si avvicinò e mi mise la testa vicino ai coglioni. La porca ci sapeva fare anche più della zia. Così ora mentre Monica continuava a succhiarmi avidamente la cappella Angela mi succhiava con gran foga i coglioni eccitandomi al massimo.
Alla fine non ci vedevo più dalla voglia di chiavare.

Presi zia Monica e le feci divaricare velocemente le gambe. Lei accucciata di tre quarti mi porgeva tutta la sua splendida fica in cui infilai tutto il cazzo in un colpo solo.
Intanto fissavo Angela che godendosi la mia chiavata si trastullava allegramente col cazzo finto continuando a masturbarsi.
Zia Monica era in mio potere e guaiva ad ogni colpo mentre pompavo a tutta forza tentando di sfondarla come una vacca.

Stavo godendo e il piacere aumentò quando Angela cessato di masturbarsi mi mise una mano sui coglioni stuzzicandoli delicatamente. Ogni tanto lo tiravo fuori dalla fica di Monica e lei amorevolmente me lo stuzzicava con qualche lunga leccata che mi attizzava ancor di più spronandomi a infilarlo ancora in fica a Monica con ancor più vigore.
Quando poi mentre ormai sbattevo la zia come un martello pneumatico sentii la lingua ardente della rossa lapparmi dal buco del culo ai coglioni il piacere fu così tanto che la sborrata arrivò come una tempesta.

Sborrai una colata da un litro nella fica della zia e la provocai dicendole “Si lavatela tutta troia, lavatela con la mia sborra”.
Monica era ormai sottomessa e non provò nemmeno a sottrarsi anche se sapeva benissimo che poteva restare incinta “Si sborrami tutta… Si sborra la tua zia troia” mugulò ancheggiando a tutta forza.
Alla fine si alzò in piedi esausta. Le facevano male le anche e la fica colava il mio sperma appiccicoso ovunque.

Monica prese un fazzoletto e iniziò a pulirsi.
Forse non si era resa conto di una cosa.
Una cosa che invece Angela aveva notato benissimo.
Il mio cazzo era ancora perfettamente dritto.
Stavo li seduto sul divano e lei mi si sedette sopra dandomi la schiena. Due, tre rapide carezze del suo pelo pubico alla cappella e il gioco era fatto.
Angela mi si era seduta sul cazzo e si stava facendo perforare lasciando che le scivolasse dentro fino ai coglioni.

“Dio che clava” sospirò mentre io sentivo di averla ormai infilzata fino ai coglioni.
Ora faceva tutto lei. Io in pratica ero un cavallo e lei il mio cavaliere.
Facendo leva sulle ginocchia mi cavalcava di gran foga strillando ed urlando il suo piacere.
La sua fica era bella e calda e io avevo già deciso che l’avrei inondata come avevo fatto con quella della zia.
Intanto Monica seduta sul divano a gambe larghe si stava asciugando ben bene l’intimo ma era talmente divaricata che non potevo far a meno di vederle il bel buchetto del culo stretto ed invitante.

Portata Angela all’orgasmo la feci alzare mentre la sua sbroda le colava lungo le cosce fino ai piedi. La rossa si doveva essere bagnata come mai prima di allora.
“Sei davvero bravo” mi disse mentre si asciugava le cosce.
“E non ho ancora finito” le dissi io.
Approfittando della posizione di Monica le sollevai ben bene le gambe sopra la testa. Ora il suo buco del culo era perfettamente alla portata della mia cappella.

Si vedeva chiaramente che Monica doveva già averlo preso dietro ma mai nulla di grosso come il mio.
Tanto meglio. Avrei goduto di più.
Considerando che tutto lo sperma e la sbroda femminile che mi avevano avvolto il cazzo sarebbero stati sufficienti a favorire la penetrazione. Inizi a pompare ignorando del tutto i suoi lamenti.
Pompavo e la inculavo con forza e vigore e lei a mano a mano iniziò a guaire dal dolore al piacere “Si, si o si”.

Urlò un si che dovettero sentirlo fino in fondo alla strada.
Era forse il suo primo orgasmo anale.
Certo ora il culo le bruciava da morire ma sapevo che non aveva mai goduto tanto.
Si alzò in piedi massaggiandosi le natiche. Il culo ovviamente le bruciava da morire ma è un piccolo pegno da pagare di fronte ad una gran scopata.
Angela, che mentre mi guardava inculare mia zia si era masturbata a raffica mi fissò con un mezzo sorriso molto eloquente.

Velocissima si mise a pecorina sul divano.
“Fai piano che io il culo ce l’ho vergine” disse.
“Ma non dire cazzate” ridacchiai io mentre già avevo iniziato a spingerle la cappella dentro all’ano.
“Si sente subito che sei spaccata”.
“Solo roba artificiale -ribadì lei- cazzi veri mai. Sei il primo”.
“Ma che onore -risi io- allora bisogna romperti il culo piano piano”.
“Si, rompilo. Rompilo tutto ma fammi godere” reclamava lei.

E la accontentai.
Andai avanti ad incularla per quasi un quarto d’ora trattenendomi dallo sborrare ancora. Un orgasmo anale, poi due, tre…. e alla fine furono cinque di fila.
“Ma quanto duri?”.
“Quanto voglio” mormorai continuando ad incularla.
“Mi brucia tutto”.
“Lo so capita a prenderlo troppo nel culo”.
“Facciamo una pausa?” propose esausta.
“Ok” annuii io “Chiudiamo in bellezza”.
Rapidamente uscii dal culo della rossa e la invitai a mettersi in ginocchio sul pavimento facendo in modo che la zia facesse altrettanto.

“Brave così ora tirate fuori la lingue e leccatemi la cappella metà per una”.
Loro obbedirono ed io feci una seconda sborrata non meno copiosa della precedente schizzando tutto il mio seme caldo sui volti di quelle due troie assetate di sesso.
Già sapendo che quella non sarebbe stata l’ultima volta stanchi ma appagati andammo a lavarci e ci rivestimmo.
Quando un ora dopo mia nonna Graziella tornò a casa non v’era più traccia di quel che avevamo fatto.

Il divano era stato ripulito, Angela era sparita e Monica ed io eravamo vestiti e a posto.
Solo nell’aria aleggiava uno strano odore di sesso che la nonna non potè fare a meno di notare.
“Cosè questo odore?” chiese a Monica.
E li menti dicendole che era il nuovo profumo della sua amica Angela.
“Che odore strano ma che fragranza è?” chiese la nonna.
Io facevo finta di niente ma trattenevo a stento le risate.

“Non so nonna io non sento nulla”.
“Molto intenso comunque” notò la nonna.
“Si. -annuì Monica- molto intenso”.
“Mi ricorda qualcosa” concluse la nonna.
“Anche a me” dissi io e me ne andai in camera mia per non riderle in faccia.

FINE.

Lisa buco stretto

“Aia!” urlò Lisa a squarciagola.
Io ritrassi la punta e le sussurrai “scusa amore”.
Ripresi a baciarle la schiena.
La giovane troietta bionda mi stava distesa sopra con la schiena poggiata al mio petto. Io comodo sul letto la tenevo in braccio guidando la sua galoppata sul mio uccello.
Era fantastica Lisa. Bionda, bellissimi occhi azzurri, minuta dal fisico perfetto.
Un peccaminoso gusto nel vestire con minigonne cortissime da cui sbucavano le calze autoreggenti che la troietta teneva anche quando scopavamo prolungando il mio piacere.

Erano sei mesi che stavamo insieme e non si era mai risparmiata.
Scopare ci piaceva e lo facevamo il più possibile e nei modi più strani.
All’inizio era stato solo in macchina, dentro la macchina ma anche fuori con lei a pecorina sul cofano poi, senza troppi problemi avevamo cominciato a farlo in camera sua.
La madre, Agnese, una vedova 45 enne molto simpatica mi aveva subito accolto bene e quando la prima volta ci eravamo appartati in camera di Lisa non ci aveva disturbato ne fatto commenti.

Che stessimo scopando era evidente tanto più che Lisa quando veniva mugugnava così forte che probabilmente la si sentiva anche in cortile.
Agnese però non me lo aveva fatto pesare. Come se fosse una cosa accettata dopo la chiavata io e Lisa ci facevamo una bella doccia e scendevamo da lei in salotto a bere un the tutti assieme.
Qualche parola di circostanza, un ringraziamento alla padrona di casa, un bacio a Lisa e tornavo a casa.

L’iniziale imbarazzo di sapere che sua madre mi sentiva aprire la fica di Lisa come una cozza era presto stato vinto e ormai vivevamo serenamente la nostra sessualità.
Che brava donna la signora Agnese, comprensiva, simpatica e per di più anche bella.
Certo il suo viso mostrava tutti i segni del tempo di una donna che ha dovuto crescere la figlia da sola lavorando e faticando tutto il giorno ma le gambe, sempre in bella vista sotto a gonne molto corte erano davvero sode e ben tornite.

Anche il seno, pensavo una quarta, era uno spettacolo e non mi era mancato di fissarglielo sotto al vestito con notevole interesse.
Una volta avevo chiesto a Lisa se la madre frequentasse qualche uomo e lei mi aveva detto che la madre praticamente non usciva di casa, per di più in un paesino piccolo come il loro se si fosse data da fare sarebbe presto stata una cosa di dominio pubblico.
Dissi a Lisa che mi pareva strano che una donna ancora così procace rinunciasse con tanta facilità al sesso e anche Lisa mi ribadì che pensava fosse più per un problema di maldicenza che per una vera mancanza di voglia o di occasioni.

“Magari si sgrilletta quando dormo” mi disse ridendo.
Risi anche io ma a immaginarmi Agnese a gambe larghe con le dita in vulva mi ridivenne durissimo e Lisa ne subì piacevolmente le conseguenze.
Tutto meraviglioso con la futura suocera accondiscendente e Lisa sempre calda.
Tutto a parte una cosa.
Il culo.
Ci avevamo già provato un paio di volte, sia con una crema, che con la saliva. Glielo avevo anche leccato a lungo, infilato un dito, sborrato sopra ma nulla da fare.

Il mio cazzo lo ammetto è bello largo ma il culo di Lisa era proprio una fessurina assurda.
Insomma non ci passava.
Così anche quel giorno appena aveva provato a poggiarsi la cappella sul culo e a sedersi piano piano facendoselo scivolare dentro eccola soffrire come una cagna maltrattata.
Così smettevamo e passavamo ad altri buchi.
Lei però sapeva che la cosa mi mancava, che fottere nel culo era un piacere che suo malgrado doveva negarmi e così spesso si sforzava e sorridendo mi diceva “Dai amore riprova”.

Così feci, più deciso ma il risultato fu un urlo di dolore che arrivò fino alla strada.
Fui lesto a ritrarlo e subito le scivolai nella fica per farle dimenticare il dolore facendola godere.
Ma, probabilmente, quel rumore era stato troppo forte e minaccioso.
Così la porta si aprì di slancio e apparve Agnese.
La fissai. Lei ci fissava.
Certo non facevamo nulla che lei non potesse immaginare ma un conto è sapere che le stai scopando la figliola un altro fissarla mentre saltella su e giù con un cazzo piantato dentro.

Si perchè va detto che Lisa, presa dalla furia dei sensi, non aveva mica smesso di cavalcarmi.
La madre la fissava e lei tranquilla se la spassava con la fichetta bagnata.
C’era quasi da mettersi a ridere a vederle mentre parlavano tranquillamente come se nulla fosse.
Tra un gemito e un sospiro Lisa tranquillizzò sua madre e le spiegò tutto senza mai smettere di farsi scorrere il mio cazzo in fica.

Agnese di fronte a noi, probabilmente osservando il mio uccello duro che entrava e usciva dalla gnocca della figlia ascoltava paziente come se nulla fosse.
Lisa senza tanto girarci attorno le spiegò il problema del culo stretto. Io impassibile stavo fermo a godermi la patata calda ma le mani erano immobili lungo i fianchi. Non osavo palparle le tette, non con la madre lì, almeno quello.
E poi sorpresa.
Con un unico gesto Agnese afferrò il vestitino intero e corto blu a fiorellini, se lo sfilò dalla testa e lo poggiò sul letto.

WOW.
Sorpresa numero uno. Sotto al vestito Agnese non indossava nulla. Proprio nulla.
Sorpresa numero due aveva delle tettone stupende.
Certo in vita c’era un po’ di ciccia in più e qualche rughetta ma cazzo che donnona.
E che bella ficona pelosa!
“Tu hai finito amore?”chiese mentre io la mangiavo con gli occhi.
“Si mamma grazie” rispose lei come se le avesse chiesto la cosa più banale del mondo.

In effetti Lisa era appena venuta e gocciolava ancora.
Agnese si mise sul letto di fianco a me a pecorina mostrandomi il culo. Si prese una chiappa per mano e le spalancò più che poteva.
Lei si che aveva un buco adatto al mio cazzo.
Ma io ero ancora bloccato da Lisa che mi fissava.
In fondo era sua madre.
“Hai visto che brava la mamy. Lei che è bella aperta ti fa quello che ti piace tesoro mio” mi tranquillizzò la troietta.

Non me lo feci ripetere ancora.
Mi misi alle spalle della donna e glielo piantai dritto nel culo.
Certo era bella aperta ma io in fatto a diametro mica scherzavo.
Sentivo che godeva e godette ancor di più quando schizzai prepotentemente in quel culone da troia.
Ero così eccitato dalla situazione che però non persi un colpo. L’uccello ancora duro glielo poggiai sul pelo della vulva “Ti spiace se entro anche qui”.

“O sarebbe stupendo” disse la vecchia e Lisa per incoraggiarmi a farlo mi si avvicinò, mi abbracciò e mi mise la lingua in bocca iniziando a limonare con amore.
Scopai Agnese in fica, facendola venire più di una volta e quindi tornai a Lisa che si prese la sua parte a gambe larghe accanto alla madre che per eccitarla ancora di più le succhiava delicatamente i capezzoli.
Poi tornai ad Agnese e le inondai ancora la fica.

Persi il conto del tempo che passavamo a chiavare e alla fine esausti in un mare di sborra, umori e sudore ci ritrovammo nudi in salotto a bere il the.
“Forse è ora che torni a casa” dissi.
“Davvero devi proprio tornare ogni sera in quel mini appartamento da solo?” chiese Agnese.
“Già -disse Lisa- potresti venderlo, portare la tua roba qui… Così oltre che di giorno mi avresti anche tutta la notte”.

“Ci avresti” precisò Agnese che per sottolinearlo spalancò le gambe rimettendo in bella evidenza la sua vulva”.
E mi venne di nuovo duro.
Loro lo capirono e si misero entrambe lingua contro lingua a lapparmi il cazzo. In pratica si baciavano col mio cazzo a separarle appena.
Poi si passò al vero pompino.
Agnese aprì la bocca e ingerì per intero la cappella, Lisa per aiutarmi mi leccava ben bene i coglioni.

Tornammo a letto a far sfogare quella dura erezione…
Restai da loro tutta la notte…
Il mattino dopo, ovviamente misi in vendita l’appartamento e mi stabilii da Lisa e Agnese per tutte le notti da lì a venire.

Fine.