Patty porca 03

Entrai in casa con le chiavi che mi aveva dato Daniela per prenderle dei documenti. La mamma di Daniela, la mia ragazza, stava lavando i piatti in cucina; indossava una vestaglietta di cotone leggero piuttosto corta. Non credo mi avesse sentito. E’ proprio una bella donna, con un gran bel culo che stavo imparando a conoscere bene. Le arrivai dietro cingendole la vita con un braccio infilandole una mano nella camicetta.
– Senza reggiseno… la solita vacca –
– Simooooone! –
– Mi piacciono le tue tettone –
– Smettila –
La palpavo a piene mani e i suoi capezzoli eretti dicevano che le piaceva.

Ne presi uno tra le dita, lo strinsi
– Piano, mi fai male –
– E’ duro, mi piace
Strinsi ancora, tirandolo. Il suo corpo era contro il mio, mi piaceva sentire il suo culo dimenarsi contro il mio cazzo. La sollevai senza fatica portandola nella sua camera. La misi supina sul letto, le tenevo un braccio dietro la schiena, con la mano libera le sollevai la vestaglia e le strappai letteralmente gli slip.

– Simone… ti prego –
– Te l’ho detto: finchè tua figlia non si lascia prendere il culetto mi prendo il tuo, tutte le volte che ne ho voglia –
Tirai fuori il cazzo dai pantaloni e glielo misi tra le cosce. Cominciai a spingere verso la figa.

Simone aveva un cazzo grosso, lungo e duro. Ed era giovane. Capivo perché mia figlia non lo volesse provare. Già pensarlo piantato nella sua fighetta mi pareva tanto, anche se devo confessare che immaginarla scopata da quel cazzone mi scaldava un po’.

Ero una liceale di sedici anni quando mio cugino Gianfi mi aveva sverginato il culetto. Lui e il suo amico Marco si erano divertiti per tutta l’estate con me, da soli o insieme. Ero la loro puttanella da esibire, scopare e anche fare scopare, che ne avessi voglia o meno.
Gli uomini che ho avuto, con poche eccezioni, si sono sempre presi il mio culo, soddisfa il loro desiderio di dominarmi e umiliarmi ed io godo con il culo come e meglio che con la figa.

Il cazzo di Simone era sicuramente tra i più grossi che avessi preso e adesso lo sentivo avanzare tra le mie cosce verso la mia passerina dove si sarebbe fermato un po’ prima di cambiare ingresso. Entrò facilmente.
– Sei una mammina calda, sempre pronta a prendere cazzi –
– Ti eccitano le mammine calde… –
– Mi avevano detto che sono affamate –
– Siamo esperte –
– Sei una puttana Patty –
– Spingi, sfonda la tua puttana –
Simone mi stava staccando l’utero a colpi di cazzo.

– devi insegnare a tua figlia la tua troiaggine; ora girati, voglio vederti in faccia mentre ti inculo –
Mi girai; mi fece mettere le caviglie sulle sue spalle, appoggiò la cappella sull’ano, mise le mani sui
miei fianchi ed entrò in me con un’unica spinta.
– fammi vedere le tette, vacca –
La mia vestaglia fece la fine degli slip
– adesso le facciamo ballare –
Un cazzo grosso e sopratutto lungo è meglio prenderlo nel culo che nella figa, se, come me, te lo tieni in esercizio.

Anche l’uccello più lungo trova tutto lo spazio che serve…..
Simone mi pompava con forza e le mie tette seguivano il ritmo dei suoi colpi.
– toccati il figone, troia sfondata –
– ti svuoterò i coglioni, maiale –
Mi lasciò i fianchi e mi prese per le tette, usandole come appiglio per le sue spinte
– mi devi rispettare, puttana –
Sentivo un male cane
– siiii, scusami Simone –
– brava, va meglio –
– mollale… –
Le colpì contemporaneamente a piene mani, due schiaffoni, dall’alto in basso
– si chiede per piacere –
– per piacere –
Riprese a scoparmi il culo mentre io mi sditalinavo; ogni poco mollava uno sculaccione, oppure uno schiaffo su una tetta o mi tirava un capezzolo.

Non che abbia una grandissima esperienza in fatto di donne, ma una porca simile non l’avevo mai vista. Il mio cazzo qualche problema me l’aveva sempre dato, ma Patrizia oltre a fasi scopare senza difficoltà in figa lo prendeva allegramente nel culo che, seppur compiacente, non era certo sfondato. Anzi. Mi stringeva con forza crescente, quasi mungendomi. Aveva due poppe fantastiche che sembrava godesse farsi strapazzare per bene. Quando vedevo la sua mano muoversi più velocemente sulla passera le davo una sberla da qualche parte, tanto per raffreddarla un po’; ma mi eccitava soprattutto tormentarle i capezzoli.

Le tette erano ormai di un bel colore rosso; bastava una modesta strizzatina ai capezzoli per farla gemere per il dolore.
La tormentai ancora per un po’ finchè decisi di lasciarla godere, e poi avevo voglia anch’io di scaricarmi.
La maiala, come al solito, venne molto rumorosamente; estrassi il cazzo e le riempii di sborra la faccia. Si pulì con le dita che poi ciucciò volentieri.
Eravamo sul letto
– Mi è venuta una bella idea per sabato sera –
– Sono libera –
– Tu dirai che esci e starai fuori la notte –
– Andrò da Giorgio –
– Puoi farti scopare da chi vuoi, ma verso mezzanotte, torni e suoni il campanello –
– Non capisco –
– E’ una sorpresa per Daniela, non preoccuparti –
– E se non lo faccio? –
– Fallo e basta – per farmi capire meglio le presi i peli della figa e cominciai a tirarglieli quasi a volerglieli strappare.

Capì al volo.

Suonai come mi aveva detto. Venne ad aprirmi Simone, nudo. Mi fece segno di stare zitta. La camera di Daniela era aperta, illuminata dalla luce del comodino. Era distesa sul letto, a pancia sopra, nuda, bendata. Quattro nastri di seta la legavano alle colonnine del letto in ottone in modo che braccia e gambe fossero bene aperte.
– Entra – mi disse Simone
– Chi è? – chiese Daniela
– Una persona –
– Coprimi! mandala via! Perché? – lo disse con voce sempre più forte, quasi urlando, cercando di liberarsi
Lui le si avvicinò, coprendole la bocca con una mano.

– Sssst. Ti avevo promesso una sorpresa. Se non stai zitta ti imbavaglio. Capito? –
Annuì con la testa e lui le liberò la bocca.
– E’ una persona che conosci e che ti conosce. La conosciamo tutti e due. Ogni volta che vedrai qualcuno che ci conosce penserai che potrebbe essere chi ti sta vedendo ora, nuda e disponibile. Potrebbe essere chiunque. Penserai al tuo corpo e a quello che ti avrà fatto.

Saprà chi sei e tu no.
– Sei perverso –
– Visto che non mi offri il tuo culetto, mi diverto anche così –
– Sei un maiale –
– Ti piacerà, vedrai –
Si rivolse a me
– Non ha due belle tettine? –
Feci di sì con la testa; Daniela ha una seconda misura, il seno è sodo per cui anche distesa com’era, rimaneva ben sollevato. I capezzoli sporgevano dritti circondati dalle piccole aoreole scure che spiccavano sulla pelle bianca circostante.

– Toccale! –
Indietreggiai
– se non lo fai la inculo ora – mi sussurrò. Sapevo che l’avrebbe fatto.
Mi prese per un polso, mi guidò facendomi appoggiare la mano sul ventre di mia figlia, me lo fece accarezzare, poi mi lasciò andare
– ora sali –

Simone è il mio ragazzo, con lui mi trovo bene. Abbiamo un’ottima intesa su tutti i piani. I nostri unici due punti di discussione sono sul versante sessuale.

Vorrebbe sodomizzarmi. Non ho un particolare pregiudizio in proposito ma lui ha un cazzo troppo grosso ed io ho paura del dolore. Abbiamo provato una volta o due ma non ce l’ho fatta. Me lo mette nella fighetta, dove entra appena, e mi pompa proprio per bene, mi dice che poche donne si bagnano quanto me. Gli faccio dei bei pompini anche se il suo cazzone non mi entra in bocca tanto facilmente. All’inizio non volevo ingoiare ma ora mi piace.

Delle volte è un po’ rude, mi molla qualche sculaccione o mi strizza un po’ le tettine, ma posso sopportare. La seconda cosa su chi non siamo d’accordo è che lui vorrebbe provare un rapporto sessuale a tre, uomo o donna non importa.
Gli piacciono molto i giochi sessuali e quella sera mi aveva convinta, senza molta fatica, a farmi legare e bendare, dicendomi che questo avrebbe acuito i miei sensi.
Sapendo di essere soli in casa mi lasciava tranquilla e libera di fare quello che volevo con Simone che quella sera mi sembrava particolarmente “preso”.

Mi portava continuamente sull’orlo dell’orgasmo senza farmelo raggiungere lasciandomi così in uno stato di eccitazione continua.
Quando suonò il campanello di casa lo sentii andare tranquillo a vedere chi fosse e quando tornò in compagnia mi venne quasi un colpo.
Le sue frasi mi avevano lasciato una strana sensazione addosso. Ero lì nuda, indifesa, bendata e a cosce aperte davanti a una persona che sapeva chi ero.
Mi stava accarezzando, chi era? Lo faceva delicatamente.

Poi sentii Simone che diceva, meglio ordinava, di salire.
Raggiunse il seno, lo sfiorò. Si fermò.
– Più su –
Ero come paralizzata. Respiravo appena.

Daniela era ferma, ero china al suo fianco, appoggiata con una mano al suo letto con l’altra avevo raggiunto il margine inferiore del suo seno sinistro; sentivo la pelle delicata; salli ancora, la mano a coppa, le coprii la tetta nuda, toccandola appena.
– Stringila, senti come è soda –
Contrassi la mano
– Più forte –
Strinsi più forte.

Daniela emise un gemito.
– Palpala bene, le piace, non vedi? –
Mi sembrò che Daniela si sporgesse verso di me, offrendosi.
– Leccale il capezzolo –

Una persona sconosciuta mi stava palpando un seno, lo faceva gentilmente, quasi con timidezza; mi accarezzava e mi stringeva. Mi piaceva. Prese l’altro, e sentii la sua lingua scorrere sul capezzolo, girarci intorno, passarci ancora sopra. Lo prese tra le labbra, lo succhiava. Smise.

– Ancora – chiesi offrendo le mie tette

Patrizia stava palpando e succhiando le tettine di sua figlia che sembrava gradire moltissimo il trattamento. Vedevo il suo corpo muoversi caldo sotto le mani e le labbra di sua madre. Salii sul letto, mi misi sopra di lei spingendo il mio cazzo duro nella sua fighetta. Non era mai entrato così facilmente.
– Ohhh Simone –
– Lo vuoi tutto? –
– Siiiiii, vi voglio tutti e due –
– Sciogli i lacci sulle gambe – ordinai a Patrizia.

Lo fece subito
– Riprendi a occuparti delle tette della puttanella –
– Ancora, siiii – disse Daniela
Si contorceva sotto i colpi che le davo, sapevo che poteva venire più volte. Emetteva suoni gutturali, li alternava a grida di piacere, ad inviti a continuare. Aveva perso il controllo. La inondai di sborra bollente. Scesi dal letto.
– Ora puliscila bene –
Patrizia mi guardò interrogativamente. Le indicai la fighetta di sua figlia da cui usciva la mia crema.

– Se non lo fai, sai cosa succede – le dissi piano

Non glielo potevo dire ma vedere il suo cazzo entrare ed uscire dalla passerina di mia figlia mentre io le palpavo e succhiavo le tettine mi aveva fatta allagare. Mi accucciai tra le gambe ripiegate ed aperte di Daniela, con le dita le divaricai le labbra e cominciai a leccarla a lingua piena. La bocca mi si riempiva della sborra di Simone mentre sentivo sotto la lingua il clitoride duro di mia figlia.

Mi stringeva la testa tra le cosce, mi venne letteralmente in bocca.

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