Archivio mensile:Gennaio 2016

La mie storie (20)

In questi giorni ero indecisa su quale ricordo raccontarvi. Un po’ per la verità rileggendo nel blog i miei racconti, non vi nascondo che più di 1 volta sono arrossita. A leggerli 1 dopo l’altro sembra che io abbia avuto effettivamente 1 vita sessuale molto movimentata. In realtà al di là del periodo universitario, non è che di sesso ne abbia fatto tantissimo. Allo stesso tempo però più va avanti la mia ricerca di ricordi, più saltano fuori cose che avevo completamente dimenticato.

Così assolutamente per caso il weekend scorso ho incontrato per strada 1 mio vecchio compagno di classe insieme alla moglie e figli. Non ci vedevamo da parecchi anni anche perché si è trasferito a Roma. Abbiamo chiacchierato amabilmente e poi ci siamo salutati. Tornando a casa mi è venuta in mente che per qualche mese siamo stati per così dire fidanzati e successe 1 episodio che ha aperto i miei ricordi.
Era il quarto anno del liceo, ed il mio rapporto con la scuola era davvero bello; uscite, amici insomma come credo per molti di voi, sia stato 1 dei periodi più belli della vita.

Verso la fine dell’anno si instaurò 1 sorta di simpatia con 1 mio compagno di classe con il quale per 4 anni che era stato poco o niente. Si scherzava, si chiacchierava insomma c’era 1 simpatia reciproca. Lui era il classico ragazzo che avrebbe potuto fare tantissimo ma non studiava per niente. Scapestrato, scombinato era il disordine in persona. Ad 1 festa ricordo che ci fu anche 1 bacio ma niente di più. Arrivò l’estate ed io andai, credo per l’ultima volta (prima di cominciare le vacanze in solitaria) al mare con i miei genitori e mio fratello.

Sapevo che lui e la sua famiglia forse avrebbero affittato 1 appartamento dalle parti mie, ma a quei tempi quando si chiudeva la scuola, per 3 mesi abbondanti si chiudevano anche i rapporti con la maggior parte dei compagni di scuola. 1 mattina mi ricordo che me lo ritrovai sotto l’ombrellone. Aveva incontrato mia madre che lo aveva mandato al nostro lido. Un po’ effettivamente fui sorpresa, d’altra parte io lo legavo indissolubilmente alla scuola, ma la maggior parte dei miei amici di vacanza ancora non erano arrivati.

Il feeling che avevamo in classe a dire il vero si era mantenuto così tra 1 chiacchiera e l’altra salimmo insieme verso casa. Lui disse che avevano affittato in 1 parco non lontano da casa mia (il paese è piccolo e quindi le distanze sono irrisorie). Mentre camminavamo tranquilli se ne uscì con 1 frase tipo “Francesca ma quand’è che mi fai 1 pompino?” Lo guardai stupita ma ricordo che con tranquillità gli risposi “anche adesso, andiamo a casa tua”.

Lui mi guardò con 1 faccia esterrefatta, non credeva che gli avrei risposto così, a pensarci adesso, all’epoca ero un po’ sbarazzina, mi piaceva sorprendere soprattutto i maschietti, volevo dare l’ impressione di quella sicura (cosa che non ero affatto). Entrammo in casa ed eravamo soli, ci sedemmo sul letto e lo tirò fuori. Piano piano con la mano cominciai a muoverglielo in quando non fu tutto diritto. Era bellissimo, a distanza di tanti anni lo ricordo ancora come 1 degli uccelli più belli che abbia mai visto (la forma e le dimensioni dei membri maschili mi hanno sempre incuriosito).

A differenza sua che era sempre spettinato, disordinato nel vestire, il suo uccello si ergeva perfetto, diritto grosso ma non esagerato e senza tanti peli intorno. Mi abbassai e cominciai a succhiarglielo, ricordo ancora il sapore del sale marino che aveva addosso. Lui con 1 mano sotto mi toccava 1 tetta, qualche minuto e con l’aiuto della mia mano lo feci venire. Presi 1 fazzolettino mi pulii e gli dissi “contento adesso?” Lui sorrise e mi mise 1 mano sulla coscia come per volermi restituire la cortesia, ma in quel momento rientrò sua madre e suo padre che mi salutarono con sorpresa non sapendo che anch’io villeggiassi lì.

Tornata a casa, mi resi conto che quel ragazzo mi piaceva più di quanto potesse apparire. Quella sua sfacciataggine nel farmi quella richiesta, mi aveva colpito favorevolmente. Io sono sempre stata 1 che deve essere stupita per avere attenzione. Così il giorno dopo lo andai a cercare io. Era in compagnia di ragazzi che aveva conosciuto la la sera prima, ci parlammo un po’ ma che ebbi come l’impressione che non avesse piacere della mia presenza.

Me ne andai un po’ arrabbiata, ma d’altra parte mi resi conto che era proprio il suo modo di fare, così come a scuola. Per qualche giorno non ci vedemmo, finché 1 mattina presto bussò a casa mia chiedendomi se avessi voluto fare 1 giro con lui sul gommone. Io un po’ gliela feci pagare, facendo finta di tentennare, lui però mi sgamó subito, mi chiese scusa per l’atteggiamento che aveva avuto e naturalmente io come ogni ragazza (purtroppo) accettai senza problemi anche perché ero attirata dalla gita.

Per la verità credevo che ci fosse anche la famiglia sua, invece mi resi conto che eravamo da soli. Tardona come sapete lo sono sempre stata, ma stupida no, capii subito le sue intenzioni e gliele feci presente, ma poiché a dirla tutta ricordavo ancora con piacere il suo bell’uccello, dopo averlo preso un po’ in giro salii sul gommone. Ci facemmo 1 giretto e poi ci buttammo al largo per 1 bagno. Appena risaliti sopra senza dirmi niente mi tolse la parte superiore del costume sfilandomela da dietro, dopo un po’ di schermaglie eravamo stesi 1 sull’altro.

Scopammo e poi tornammo a riva. Mi ero divertita tanto, ma fu solo l’inizio di 1 paio di settimane (più o meno il tempo in cui rimase ) in cui passammo quasi tutto il tempo a cercare il modo di fare sesso. A quell’età gli ormoni maschili sono parecchio esuberanti, ma sappiate che anche noi femminucce proviamo certi bollori, soprattutto da ragazzine. Così la mia cabina al mare diventò 1 sorta di alcova dove appena potevamo, andavamo.

Per la paura di essere scoperti, facevamo a turno i rapporti orali. A pensarci oggi credo che sia stato il primo a mettermelo in mezzo alle tette. Un po’ con la bocca, un po’ con le mie tettone, il risultato era sempre 1 lavaggio di sperma abbondante (a quell’età la produzione è copiosa, come sapete bene). I fazzolettini di carta facevano il loro dovere, poi si usciva come se nulla fosse.
Una delle ultime sere mi disse che aveva casa libera, dopo cena andai da lui e come sempre succedeva tra noi neanche il tempo di salutarci e si finiva sul letto come due conigli a fare sesso.

Non è che fosse particolarmente articolata la cosa, lui mi allargava le cosce e nel giro di un minuto, massimo due veniva in maniera molto esuberante. Poi cominciavamo a giocare io con il suo uccello e lui con le mie tette in quando non gli tornava duro. Mentre eravamo intenti a fare i nostri giochini, stavo praticamente con il suo uccello mezzo in bocca quando, di nuovo sentimmo aprire la porta. Neanche fossi una ladra, finii tutta nuda sotto al letto e dovette aspettare una ventina di minuti che i suoi genitori si ritirassero nella loro stanza da letto.

Dopo di che però in silenzio ed al buio continuammo a divertirci per un’altra mezz’oretta.

Storia di provincia (by Anna Cantoni)

Ho 42 anni e sono ancora una bella donna. Nata al Sud, avevo studiato per fare la maestra e poi seguito un corso di lingua inglese ma, nonostante il mio ottimo curriculum, non ero riuscita a trovare posto in nessuna scuola. Mi sono sposata giovane e poi, per anni, avevo lavorato in una fabbrica di scarpe finché mio marito non era stato trasferito al Nord.

Questa storia comincia un paio d’anni fa… Mia figlia era ormai grande (20 anni) e studiava all’Università.

Io e mio marito avevamo comperato una casa indebitandoci fino al collo finché non accaddero due cose: la ditta in cui lavoravo fallì e a mio marito venne un infarto che lo portò alla tomba. Vedova e piena di debiti, avevo cercato inutilmente un posto di lavoro finché avevo finalmente trovato un buon impiego negli uffici contabili una fabbrica tessile.
La mia ditta aveva un unico proprietario che aveva aveva imposto un regolamento aziendale decisamente severo, e spesso avevo assistito a operaie, operai e personale degli uffici che subivano sanzioni per non avere rispettato le regole.

Le sanzioni andavano dai rimproveri verbali, a lettere di biasimo, a sospensioni dal lavoro e ci furono anche dei licenziamenti per le infrazioni più gravi.
Io, assunta da pochi mesi, non avrei potuto permettermi alcun tipo di sanzione: vedova e piena di debiti mi serviva anche il più piccolo euro se volevo che mia figlia Francy continuasse a studiare. Mantenere stipendio e posto di lavoro era la cosa più importante!
Una collega poi mi mise in guardia da due personaggi; in particolare per noi impiegate, c’era il sig.

Franco, il perito elettronico, addetto ai PC di ufficio e alle macchine elettroniche in officina.
Il sig. Franco aveva anche il compito di controllo del personale e di riferire al proprietario tutto ciò che succedeva.
A sua volta lui si faceva aiutare per il controllo delle operaie dal sig. Giorgio, operaio capo reparto. Due vere spie quindi, che tenevano in continuazione tutti sotto i loro occhi pronti a riferire la minima infrazione.

Quel giorno ero da poco arrivata in ufficio, come al solito in anticipo, e dopo aver avviato il PC aprii la posta elettronica per gli eventuali messaggi dei nostri clienti o fornitori.
C’erano un decina di messaggi, uno dei quali aveva un allegato.
Scordai la disposizione del sig. Franco di non aprire mai e poi mai messaggi con allegati senza prima avvisarlo.
Fu un attimo…e l’allegato aperto fu il veicolo di un virus che infettò immediatamente il mio PC!
Fui presa dal panico!
Non sapevo cosa fare!
In un attimo mi accorsi che il mio posto di lavoro era in pericolo! che fare?
Pensai che l’unico modo che avevo per risolvere il problema era di chiedere aiuto al sig.

Franco per quanto lo temessi e ne provassi repulsione.
Era un uomo orrendo all’apparenza di circa 55 anni, alto e grosso, immagino 100 kg, capelli grigi e faccia sempre contratta in una smorfia di disprezzo. Spesso i suoi sguardi si fermavano su noi ragazze e quando capitava a me mi metteva a disagio.
Stesso personaggio un poco più magro era il suo braccio destro il sig. Giorgio, altrettanto sgradevole di aspetto e di sguardo con la caratteristica comune all’altro di essere un uomo scortese e volgare.

Ero pallida e sudavo freddo quando mi diressi verso l’ufficio del sig. Franco, lo vidi fuori dalla porta che parlava con un collega e beveva un caffè.
Mi avvicinai timidamente e lo chiamai.
“…tu che fai qui..? che vuoi..? non vedi che sto parlando?” mi rispose severamente.
“…hem…veramente avevo bisogno di dirle una cosa…”
“…beh ..allora dilla ‘sta cosa! Che c’è?” incalzò ancor più burbero!
“…avevo bisogno di dirla in privato…”
“..in privato..? va beh…! vai nel mio ufficio che arrivo…”
Mi diressi nel suo ufficio ed entrai; non osai sedermi e lo attesi in piedi vicino alla stanza.

Mi guardai attorno e mi accorsi che era un ufficio disordinato, impregnato di puzzo di fumo e dell’odore di quell’uomo.
Dopo poco entrò chiudendosi la porta alle spalle.
Seduto alla sua scrivania mi chiese in modo sgarbato cosa volevo da lui; con voce tremante raccontai quello che mi era successo.
Non appena ebbi terminato, si alzò in piedi sbattendo una mano sul tavolo ed iniziò, come sua abitudine, ad urlare imprecazioni ed insulti irripetibili, concludendo che con quel danno al PC il mio posto di lavoro aveva le ore contate.

Mentre urlava gli occhi mi si erano riempiti di lacrime ma, con quell’ultima frase, scoppiai in un pianto a dirotto, pregandolo di aiutarmi.
Si rimise seduto.
Con calma riconquistata, mi chiese: “…e se ti aiuto… io che ci guadagno?”
“..la prego! Farò tutto quello che vuole, ma mi aiuti!” dissi disperata.
“ hei…attenzione…hai detto tutto quello che voglio! Una frase importante! Sei sicura di quello che dici?”
“…la prego…non posso perdere il lavoro…io sono vedova piena di debiti per la casa! Mia figlia studia…Saremmo rovinate! …farò tutto quello che vuole se mi aiuta a mettere a posto il guaio!”

Allora il sig.

Franco si alzò, mi venne vicino e abbassando la voce fece le sue richieste…

“Ascolta…bambina…con questo aspetto da suorina…un modo lo avresti per farmi dimenticare la cosa…e mettere a posto quel pc.
Devi sapere che io e mio fratello, e anche il Sig. Giorgio, siamo appassionati di fotografia e piccoli filmati…e…se… tu sei disposta a fare …. qualche foto…. e un filmato …ti metto a posto tutto come se niente fosse successo! …garantito!”

Rimasi a bocca aperta …e..e chiesi “ che genere di filmato?”.

Lui continuò …“tu vieni a casa mia, noi ti facciamo una bella intervista davanti alla telecamera, tu rispondi alle domande, e poi ti chiediamo di fare alcune cose…e se fai tutto tutto quello che vogliamo e se il film viene bene, tutto è dimenticato.
Ricordati che devi fare TUTTO per farmi fare quel lavoretto al pc e coprirti col capo!” e nel dire questo allungo una mano verso il colletto della mia camicia, aprendomelo leggermente, per farmi capire che cosa avrei più o meno dovuto fare.

“Mi devo …svestire… davanti a voi …e poi anche fare cose con voi…???!!! no…no…non voglio…non posso!!!!”

“Fai come vuoi…cretina!
Ma pensaci bene!! il capo non viene nel pomeriggio…hai tempo tutto oggi per pensarci.. se non accetti domani saprà tutto…ed ora fuori di qui! Mi hai già rotto le palle abbastanza!”.

Tornai al lavoro confusa e e preoccupata. Avevo mal di stomaco e mal di testa per la tensione. Per di più il mio PC era fermo e non sapevo cosa fare.

Passai tutta la mattina in crisi e non facevo altro che pensare a cosa fare per togliermi da questo guaio.
Quel i due brutti ceffi mi facevano schifo e rabbia, immaginavo che anche il fratello del sig. Giorgio non sarebbe stato diverso se non peggio.
Cominciavo a pensare che forse avrei potuto provare ad accettare di andare a fare quella intervista e quel film; se mi avessero chiesto di fare cose che proprio non mi sentivo… sarei scappata!
Mi alzai e andai a bussare all’ufficio del sig.

Franco.
Senza avere il coraggio di guardarlo, dissi che mi stava bene la sua proposta a patto che fossero solo foto. Nessun implicazione sessuale!!
“ Benissimo !!! ! Certo: solo foto e un filmino… niente roba porno… solo sexy,,, hai la mia parola. E nessuno ti torcerà un capello… Non siamo delinquenti… Oggi appena usciamo di qui si va a casa mia in campagna…vieni verso le 17,45, così avremo tutto il pomeriggio fino all’ora di cena da dedicarti.

Ci sarai tu, io, mio fratello e Giorgio;. e non vestirti troppo, in pausa pranzo cambiati!”
Mi spiegò come arrivare alla casa e mi fece uscire dal suo ufficio.
Ero sola a casa per pranzo.
Mia figlia sarebbe rientrata solo dopo cena.
Seduta a tavola, con lo stomaco chiuso dalla tensione e dai pensieri, non mi riuscì di mangiare niente.
Prima di uscire per tornare al lavoro mi cambiai.
Mi avevano detto di vestirmi poco, decisi comunque di vestirmi non troppo diversamente dal solito : un vestito nero di cotone che mia arrivava alle ginocchia chiuso da una lampo sulla schiena e una giacchetta in cotone per coprire le spalle; sotto una canottiera leggera,mutande autoreggnti e reggiseno.

Il sig. Franco al pomeriggio non mi prestò la minima attenzione.
Notai però che alle 16,30 uscì dalla ditta insieme al Sig. Giorgio.

Quando arrivai li vidi nel cortile della casa che stavano trafficando attorno a degli attrezzi agricoli. Fu facile capire che il terzo uomo era il fratello del sig. Franco: molto simile a lui nella corporatura e nei tratti del volto, più vecchio, forse anche più sgradevole per via della canottiera sudicia e dei pantaloni vecchi che indossava.

“Eccoti qua!! …brava …puntuale… dai vieni che iniziamo subito”
Li seguii come in trance… come se fosse un’altra e non io, con quegli uomini, in quel posto, in procinto di fare cose che neanche immaginavo.
Era una casa isolata di campagna e si vedeva che non c’era nessuna donna che la curava.
Il disordine era notevole nell’entrata e in cucina, ma loro mi guidarono su per le scale verso una stanza buia ed enorme, credo proprio sopra la stalla.

Accesero le luci e la stanza si illuminò di luci di riflettori come se fosse uno studio fotografico.
Le pareti erano bianche, da un lato c’era un divano pieno di macchie da un altro lato un televisore ed alcune apparecchiature di registrazione con vicino decine di cassette, poi c’era un letto appoggiato al muro, matrimoniale, con lenzuola che non venivano cambiate chissà da quando; oltre a vari riflettori ancora spenti c’erano due telecamere sopra un cavalletto dirette verso il letto e un’altra appoggiata sul divano collegata al televisore.

C’erano anche due macchine fotografiche.
“hai visto che bravi che siamo? Ti piace il nostro studio per le riprese? Sei emozionata? Non parli? Vieni che ti presento mio fratello Achille”.
Lui mi venne incontro con un sorriso strano, mi strinse la mano e allungò le dita per farmi una carezza sulla guancia. D’istinto tentai di ritrarmi.
“Che bella pelle morbida, carina hai paura ?…non ti mangio mica!!! !!”
Diventai rossa e abbassai lo sguardo.

Quella mano enorme, ruvida, da contadino, mi aveva quasi svegliato dalla trance e mi resi conto che ero da sola nelle mani di tre uomini orribili.
Mi feci forza, non volevo perdere il posto di lavoro!
“dai che cominciamo!” disse il Sig. Giorgio e rivolto a me disse “tu mettiti là davanti al letto che accendo i riflettori e intanto leggi questi foglio che poi lo devi leggere ad alta voce davanti alla telecamera e firmarlo….

se non lo firmi e non lo leggi ad alta voce puoi andare via e domani si va dal capo. ”
Mentre leggevo il foglio loro si sedettero sul divano e i riflettori illuminarono la stanza di luce calda.
In pratica lessi che dichiaravo di essere stata io a richiedere di venire in quello “studio cine-fotografico” per effettuare un provino e mettermi alla prova come attrice e che inoltre ero consapevole del contenuto erotico delle riprese per le quali ero assolutamente consenziente; poi avrei dovuto firmare davanti alla telecamera.

Io ancora in realtà non avevo capito tutto quello che avrei dovuto fare; la parola contenuto erotico per me aveva un significato molto vago.
Ero ancora convinta che mi avrebbero fatto solo qualche foto e ripresa con qualche parte del mio corpo scoperta.
Giorgio accese le telecamere sui cavalletti e prese in mano quella sul divano, Franco accese la televisione mentre Achille mi guardava fisso seduto sul divano.
“Ora inizia l’intervista, noi facciamo domande e tu rispondi.

Ti ripeto che se il film viene bene la faccenda del PC si risolve del tutto. Ok?”
Risposi di SI con un filo di voce.
Franco continuò “ fra poco qui farà caldo con tutte queste luci, meglio che ci mettiamo un poco più leggeri tutti quanti…tu togliti quella giaccchetta signorina!”
In effetti era una caldo terribile e stavo sudando, così mi tolsi la giacca, e mentre lo facevo notai che i tre uomini si stavano spogliando ddalle maglie, rimanendo in canottiera.

I due fratelli erano grassi, grossi e pelosi e sudavano, Giorgio era un poco più magro ma sudava anche lui. Mi facevano schifo!
Giorgio puntò la telecamera verso di me ed iniziò a filmare; mi fece segno di leggere quello che c’era scritto sul foglio; io annuii con la testa e notai che mi potevo vedere nella televisione.
Mi imbarazzai ancora di più ma poi iniziai a leggere, un poco con la
voce tremante ma tutto in un fiato.

Lui si avvicinò con telecamera e penna e mi filmò mentre appoggiata a letto firmavo la “mia” dichiarazione “spontanea”.
Poco dopo iniziarono a farmi le domande:
“Rimani seduta sul letto! Paola…?”
“…Paola”
“quanti anni hai?”
“…fra due mesi compio i 42 anni”
“sei sposata?”
“…vedova…”
“…hai figli?”
“…sì una… studia”

“Hai avuto molti uomini prima di tuo marito defunto?”
“no…no …ci siamo conosciuti da ragazzini e ci siamo fidanzati”
“…allora hai scopato solo con lui,…e con nessun altro…??”
“….

con nessun altro…”
“…e ti piaceva scopare con lui?…ti scopava bene?”
Diventai rossa rossa e non risposi.
“…allora che fai sei muta…ti scopava bene o no il tuo caro maritino?
“…sì…sì..penso di sì…ci volevamo bene!
“Non ti ho chiesto se ti voleva bene !! voglio sapere se godevi!
Quante volte ti scopava e quando ti montava se ci mette molto a sborrare o veniva in tre minuti?
Quel modo volgare di parlare mi metteva in difficoltà, io non usavo certe parole :“… lo facevamo al sabato quando lui non era stanco…io non sono tanto portata per queste cose…e poi…si insomma non è che ci mettavamo molto tempo…”
“…cazzo…abbiamo capito … lui era il classico coniglio…tre minuti e poi dorme! Ha ha ha!”
“ma tu godevi almeno un poco?”
“…sì …credo di sì…mi faceva piacere che lui si soddisfasse…”
“ma che faceva…? ti apriva le gambe ti scopava tre minuti ti sborrava dentro e poi tutto finito?
“…più o meno…è così”
“..e basta…non facevate altro?”
“…no…no..noi facevamo solo quello che vi ho detto..”
Mentre mi facevano le domande avevano iniziato ad accarezzarsi sopra la patta.

Erano eccitati!
Si vedeva dalla forma di quello che si stavano toccando.
Io mi guardai in televisione…ero rossa paonazza e il mio imbarazzo si notava davvero!
“…hai detto che ti veniva dentro…prendi la pillola? Non mi sembri tipa da pillola…!”
“…la prendo per altri motivi…miei personali…”
“…ah …ok!”
“ e altri giochi non ne facevate? Tipo prendergli il cazzo in bocca, farti leccare il culo e la figa, o prendere il cazzo nel culo?”
Nel sentire quei termini chinai lo sguardo e non risposi.

Paola, alzati in piedi …così … brava… e non stare così gobba!! non guardare in terra guarda qua! Se stai così gobba non va bene! Hai delle belle tette grandi, vedo, e le devi mettere in mostra !
Ubbidii, alzai lo sguardo e mi misi più dritta, loro si accarezzavano sempre di più.
“ecco … che misura porti di reggiseno?”
“la terza …”
“Guarda in camera! Hai dei begli occhi… e hai anche dei bei capelli..lì porti sempre così?”
“quasi sempre”
“forse fai bene, ma prova ad alzarli sopra la nuca! ecco così…hai un bel collo…così scoperto…e poi sai più da bambina”
“chissà come sono belle e sode..le tue tette.

! Dai!prova a toccartele…prendile in mano…accarezzati!”
“…no…mi vergogno…”
“il filmino sta venendo bene, non rovinare tutto, ricordati del nostro patto…!! E poi non c’è niente da vergognarsi! Non hai detto che vuoi fare vedere che attrice brava che sei?!”
Piano piano alzai le mani e mi toccai il seno…”va bene così?”
“accarezzati più forte! Stringiti le tette e mentre lo fai apri la bocca e passati la lingua sulle labbra…ecco brava così… tira più fuori la lingua!”
Mentre lo facevo mi vidi in televisione, mi inquadravano le mani sul seno e poi la bocca.

Mi vergognai davvero!
“Sai che hai una bella bocca? Proprio una bella bocca ! E che lingua!!!”
“Con una bocca così puoi fare impazzire gli uomini!!! potresti fare dei bocchini paurosi!!!”
“sai cosa è un bocchino?”
“…sì…credo”
“sai come si deve fare?”
“no…non so fare”
“bene ne parliamo dopo…così vediamo cosa si può fare per insegnarti”
a quelle parole mi venne ancora più angoscia.
“ Il nostro filmino ha un titolo…” bocca , tette e culo” ha ha ha ha!
La bocca l’abbiamo vista, le tette solo dal di fuori, e ora girati….

passiamo al Culo che aspetti??? girati !!!”
Mi girai …
“cazzo…secondo noi anche a culo non sei messa male… hai dei bei fianchi … !!! tirati su il vestito, scopriti!”
esitai…” ALLORA SBRIGATI!!! CHE CAZZO ASPETTI!!” urlò Giorgio.
Mi venne quasi da piangere e mentre singhiozzavo tirai su il vestito fin sopra i fianchi.
“Cazzo che culo che hai!!! che belle chiappe tonde!! appoggia le mani sul letto…chinati in avanti così…dai che viene un bel film!! Ora girati e lascia su il vestito…”
Mi girai ancora singhiozzando con le lacrime che mi scendevano…e col vestito alzato…
“cazzo che figa che sei…chissà che bel pelo che c’è sotto quelle mutande…!”
Achille si alzò e mi si avvicino ancora toccandosi con una mano per farmi vedere come era eccitato.

Gli dissi di non toccarmi ma lui mi si mise dietro e mi ordinò di stare tranquilla e di obbedire. Ebbi paura e mi bloccai in attesa di quello che avrebbe fatto.
Sentii le sue mani sul collo…lasciai andare il vestito e vidi nello schermo del televisore Achille dietro di me, grosso e orribile e le sue mani scendevano verso il mio seno.
Mi toccava e mi ansimava sul collo, mi stringeva fino a farmi male e intanto si strofinava su di me facendomi sentire sui fianchi e sul sedere il contatto del suo corpo e quello che aveva fra le gambe eccitato.

“…NO…. NO…. STIA FERMO…MI…LASCI …MI FA SCHIFO!!!! NOOO!” urlai come una pazza cercando di staccarmi da lui, ma era forte e fu tutto inutile.
“Adesso signorina ti spoglio…vogliamo vederti bene! Quanto sei bella! Voglio sentire quanto sei calda! voglio stringerti e farti sentire il mio cazzo quanto è duro…!!” e con foga mi tiro giù la lampo e mi abbassò il vestito ai piedi.
Ero davanti a loro in lacrime…ma Achille non si fermò.

Ricominciò a strusciarsi e a stringermi il seno , io piangevo…gli chiedevo di smetterla, ma lui mi disse “ STAI ZITTA! Smetti di frignare e fatti toccare…sei una gran figa…hai una culo da favola delle tette dure. Fammi vedere i capezzoli…” infilò le mani sotto la canottiera nel reggiseno e guardò dentro.
Si strusciava stringendomi forte, e prese a leccarmi lungo il collo bagnandomi con la sua saliva. Aveva un odore terribile, le sue mani enormi che mi palpavano mi facevano male.

Mi prendeva i capezzoli fra le dita per stringerli e tirarli.
Nessuno mi aveva mai toccata in quel modo!
Mi teneva prigioniera, era veramente forte la sua stretta, e con una mano si infilò nelle mie mutande.
Cominciai a urlare…”MI LASCI, MI LASCI ANDAREEEE…NOOOO LI’ NOOOO!. “ piangevo.
Ma lui non si fermò, era eccitato e vidi nella televisione la sua faccia mostruosa appoggiata al mio collo…mi leccava sempre più vicino alla bocca fino quasi a leccarmi le labbra…mentre con la mano mi palpava fra le cosce.

“VUOI STARE ZITTA ALLORA!! MI HAI ROTTO IL CAZZO CON LE TUE STORIE!! cazzo che bel pelo morbido che hai ……uhmm oggi mi sa che con questa ci facciamo delle sborrate a fiumi!!!…ho il cazzo di marmo e le palle gonfie…e voi?
“anche noi …ma dai … anche la troietta dell’altro giorno ci ha fatto fare delle belle sborrate!!
“questa qui però è molto meglio!!! a parte il fisico, questa mi fa eccitare perché è proprio inesperta e si fa comandare, l’altra era una piccola troietta cicciottella… non c’è voluto molto per convincerla a farci divertire.

Con tutte le volte che è venuta qui ormai… fa tutto da sola! ! Che bocchini !!!”
“peccato che abbia la bocca piccola…del mio cazzo prende solo poco sotto la cappella!!!” disse Giorgio.
“Cazzo però la sborra l’ha presa…hahaha!! cazzo se ne ha presa ha ha ha!”
“e il culo?? all’inizio ha fatto fatica…ma poi…ora lo tiene fra le chiappe come una ventosa!!! L’ho pompata come un toro!!!”
“ha un bel culo ma senza il burro non l’avremmo avuto!!”
“una spalmata di burro nel buco del culo e…poi tutto è andato liscio!! ha ha haha!”
Quei discorsi mi avevano impaurita!! ero terrorizzata da quello che avrebbero potuto farmi ! Volevo scappare!!!!
“dai allora…andiamo tutti sul letto…!
Achille mettiti comodo che posizioniamo le telecamere…e tu ragazzina vieni qui da me”
Giorgio mi bloccò per le braccia, “adesso mi raccomando comportati bene che è la parte più importante del film!
Cara la mia attrice troia!
Stai ferma che ti tolgo ‘sta roba di dosso , STAI FERMA TI HO DETTO ! STRONZA!! NON HAI ANCORA CAPITO CHE DEVI UBBIDIRE!!! ALTRIMENTI …!!”
“.. sto ferma… sto ferma.. “e mi lasciai spogliare.

“cazzo…davvero hai delle belle tette dure…vieni a sentirle Giorgio”
Si misero a palparmi in due, Giorgio davanti e Franco da dietro.
Iniziarono a leccarmi.
Provai nausea nel sentire la loro lingua sul mio corpo.
Si alternavano a leccarmi il seno e i capezzoli e a palparmi fra le cosce.
Mi stringevano con i loro corpi sudati.
Sentivo il loro pene eccitato contro di me.
Mi palparono e leccarono a lungo, eccitati, con la faccia dallo sguardo eccitato, come maiali.

Dal seno, Franco passo a leccarmi il collo con foga e poi prendendomi per i capelli salì fino alla bocca obbligandomi a baciarlo…con la sua lingua che esplorava con violenza la mia bocca. Cercai ancora di sottrarmi a questo schifo divincolandomi e urlando, ma loro sempre tenendomi prigioniera per i capelli, si passavano la mia bocca l’un l’altro obbligandomi ai loro baci osceni.
“tira fuori la lingua troia!! DAI TROIA FACCI SENTIRE LA TUA LINGUA IN BOCCA!!!”
“…cazzo Franco…questa c’ ha una bocca e una lingua che di cazzi ne prende due interi alla volta!!! non ha una lingua c’ ha un serpente!!!”
Poi mi trascinarono sul letto sempre presa per i capelli.

Loro tre si piazzarono in fondo, in fila, con la schiena appoggiata al muro ed a dei cuscini, con le gambe aperte.
Io fui costretta ad inginocchiarmi sul letto, davanti a loro. Tutti e tre si tolsero i pantloni e restarono in mutande. ,,Achille stava in mezzo, e fu il primo a voler cominciare, mentre Giorgio con la telecamera in mano ci riprendeva da vicino.
“ dai …ciccia… datti da fare… hai visto che cazzo che ho sotto le mutande?… ALLORA CHE CAZZO ASPETTI!!! DATTI DA FARE CON QUELLE MANI !!!
TOCCAMI!”
Ricominciai a piangere…” no …no… per favore… non voglio…non voglio più fare niente…”
“AVVICINATI E TOCCAGLI IL CAZZO!!! STRONZA!!!” urlò Franco.

Mi avvicinai e lo toccai… “Brava…. brava… accarezza…con tutte e due la mani…le palle e il cazzo senti come cresce? …ecco così…uhm che mani che hai…continua…. ”
Sotto la mutande il pene del vecchio mi sembrava enorme; più grande di quello di mio marito e mentre lo accarezzavo vibrava e si muoveva…ma credo che ancora non fosse completamente eretto.
“ ..dai che aspetti…tiralo fuori…prendilo in mano!”
E mentre sotto gli sguardi orrendi di quei vecchi presi l’orlo delle mutande e lo abbassai …il pene uscì di colpo, grande, e feci come mi aveva ordinato …lo presi in mano…era caldo..grosso…”
“…brava così…ora abbassa la pelle…scopri la cappella…così…brava…uhm che goduria….

uhm..così…su…. e giu…. dai..uhm, con l’altra mano toccami le palle..uhm…mi stai facendo caricare di sborra!!!!! che troia che sei…! scommetto che ti piace il mio cazzo!! Dai così…troia!!!”
lo stavo masturbando come lui voleva…non facevo altro che ubbidire come una robot…come se non fossi io a farlo…con la mano destra impugnavo il suo pene che cresceva sempre di più …. duro e con l’altra accarezzavo i suoi testicoli umidi di sudore.
Tirai giù del tutto la pelle che ricopriva …come la chiamava lui, “la cappella”, piuttosto grande col buchino in alto aperto, poi ritirai su la mano e poi ancora giù…“fermati un attimo adesso!.. se no ti sborro in mano… mi stai facendo impazzire!”
Mi fermai.

Giorgio con la telecamera in mano filmava tutto e Franco con le mani sulle mutande mi fece un cenno…
“dai…bella…vieni da me ora tira fuori anche il mio cazzo!”
Mi spostai e iniziai ad accarezzare anche lui…poi scostai anche le sue mutande e feci uscire il suo pene già in erezione…enorme! anche a lui…poi…abbassai la pelle che copriva la sua “cappella” punta e iniziai a masturbarlo…. lentamente…
Mentre lo facevo tenevo lo sguardo basso non volevo guardarli ne farmi guardare ma durò poco…
“hei …che cazzo fai? Se tieni la testa così bassa non ti vediamo in faccia! Alza lo sguardo e guardaci in faccia ogni tanto! Devi guardare un po’ il cazzo che hai in mano e un po’ in faccia a noi! Non guardare le lenzuola del letto! CAPITO!..sei proprio un’attrice del cazzo!”
Alzai lo sguardo e, mentre continuavo a masturbare e toccare i testicoli guardando quei visi alterati dall’eccitazione che mi guardavano sbavando, riabbassai lo sguardo sul pene rosso e gonfio e sulla “cappella” turgida.

“Ora tocca a me “ disse Giorgio.
Mi spostai da lui che mi inquadrava da vicino con la telecamera.
“…dai…troia…toglimi le mutande sfilamele tutte…ecco…così che con la telecamera non riesco… cazzo che bella che sei… che tette…. ti piace il mio cazzo eh…? ecco …così…scappellalo uhm, hai visto che bella cappella…così…brava…uhm ti piace il mio cazzo …troia troia troia dai così…ora guarda in camera mentre mi tocchi le palle e il cazzo…così…guarda qui…tira fuori la lingua…passala sulle labbra…ecco così …brava che troia che sei!!!”
Continuai a cambiare posizione per un po’ prima uno poi l’altro…erano loro che mi dicevano quando smettere e passare all’altro, intanto avevo sfilato le mutande anche a Franco e ad Achille.

L’odore che emanavano era terribile…misto di sudore e …di…non so neanche io come descriverlo.
Quando mi ordinarono di avvicinarmi con la bocca fu terribile!
Fu Giorgio il primo a chiedermelo.
“ dai troia…ora basta con la mano, fatti riprendere mentre lo lecchi! DAI CAZZO ABBASSA QUELLA TESTA E TIRA FUORI LA LINGUA! “
Mi misi di nuovo a piangere…ma fra le lacrime piano piano scesi col viso…l’odore acre mi bloccava… fu allora che Achille mi prese per i capelli e mi obbligò ad abbassare la faccia sul pene di Giorgio.

“dai troia! Ti piace il cazzo eh …adesso lo lecchi tutto !! dalle palle fino alla cappella! DAI TIRA FUORI QUEL CAZZO DI LINGUA!! “
La tirai fuori e iniziai a leccare con la punta della lingua sempre ghermita per li capelli.
Mi veniva da vomitare.
“…uhm brava così…tirala fuori tutta quella lingua…a cucchiaio! Ecco…così tutta fuori e ora usala tutta! dalle palle fino alla cappella…così…brava…uhm..dai che ti filmo …uhm che lingua che hai, tirala fuori tutta ho detto!.

così ecco …sei brava…troia…!
Achille lasciala andare che continua da sola! Ecco…vedi…vedi come è brava…lo sa fare da sola…. la troia!”
Leccavo il pene dalla punta fino ai testicoli cercando di non pensare a niente…ogni tanto Giorgio con la mano sulla testa mi spingeva ritmicamente per farmi leccare meglio, poi mi disse di spalancare la bocca e mi abbassò la testa obbligandomi con tutta la sua forza ad ingoiare il suo pene…mi spinse fino in fondo e quando lo sentii in gola mi venne uno sforzo di vomito.

“..cazzo..non vomitare!!…non ora…!!riprendimi il cazzo in bocca … ecco così …brava e ora succhia…troia succhia!!! succhia forte!!”
Avevo il suo pene in bocca, in sapore acre…quasi salato, succhiavo e andavo su e giù con la testa, mi aiutavo con la mano per tenerlo fermo, sentivo l’uomo che tremava.
“..Cazzo che troia che sei! Rileccami le palle!!! voglio che siano cariche di sborra per dopo…quando schizzo!!! così…così, prendile in bocca…uff..ferma ferma…..basta se no sborro adesso…”
Mi fermò, e senza darmi tregua, Achille mi prese per i capelli e mi fece leccare anche il suo pene e i suoi testicoli.

Mentre succhiavo e leccavo gemeva e si contorceva mi diceva che ero una troia e che gli stavo facendo riempire le palle di sperma; mi spingeva la testa in basso e quando avevo tutto il suo pene in bocca si inarcava…” TROIA ! TROIA! SUCCHIALO COSI’ !INGOIALO FINO ALLE PALLE arggh uhm che cazzo di bocca che hai !”
Mi venne ancora da vomitare… e lui si arrabbiò… e per fortuna lo sforzo mi passò altrimenti gli avrei vomitato addosso.

Smise di tenermi per i capelli e lasciò che facessi da sola.
Lo leccai lungo tutto il pene e attorno alla punta e si mise anche lui a tremare…”..cazzo fermati se no mi fai sborrare…!”
Mi fermai, non ne potevo più, ero stravolta.
Il Sig. Franco mi lasciò riprendere fiato e poi mi prese fra le sue cosce.
“…dai …ormai dovresti aver capito come si lavora di bocca!…leccami il cazzo e le palle…ecco così…così senza ancora toccare la cappella…così…brava…uhm… fermati sulle palle…ecco leccale e succhiale …brava così mi carico di crema bianca tutta per te!…ed ora lecca il cazzo su e giù fino a lla cappella, ahhhh ahhhh così gira attorno alla cappella…così…brava…uhm e ora prendi tutto il cazzo in bocca! Ahhhh così così…così che troia che sei!! mentre lo hai in bocca dacci di lingua….

ecco ecco…ma tu mi vuoi far sborrare!!! non mi sono mai fatto fare una pompa da una bocca così! Cazzo come è fonda!!! fermati fermati!!!”
Mi fermai ansimando con un filo di saliva che mi scendeva dalle labbra fino al suo pene bagnato, ero distrutta ma… non sapevo che ero solo a metà e che volevano fare altri “giochi”.
“riposati un attimo…sei stata brava…e intanto sdraiati a pancia in su con le gambe fuori dal letto.

Noi spostiamo le telecamere”
Feci come avevano detto mentre loro trafficavano, guardavo nel vuoto e pensavo a come ero potuta finire in quella storia.
Forse avrei fatto meglio ad affrontare il capo, ma d’altra parte la paura d rovinare la mia vita non mi aveva lasciato alternative.
Si riavvicinarono al letto.
Ero ancora sdraiata.
Achille si inginocchiò di fianco a me, Giorgio dall’altro fianco con la telecamera, e davanti a me ai piedi del letto si mise Franco.

Lo guardai aprirmi le gambe e abbassarsi con la testa in mezzo alle mie cosce.
Mi accarezzò sopra le mutande, poi spostandole un poco di lato, mi accarezzava anche sotto“…cazzo che bella figa che hai! …via questo cazzo di mutande!”
Me le abbassò di colpo, e mentre io cercavo di fermarlo, quasi strappandole me le tolse di dosso.
Iniziai ad urlare “NOOOOO NON VOGLIOOO “ lui mi disse di stare tranquilla.

“…ehi che pensi io rinunci a scoparti??? La tua figa ha bisogno di sapere cosa vuol dire farsi scopare! E poi tu hai bisogno di sapere cosa vuol dire godere!…. ora ti lecco fino a farti godere, ti lecco anche il culo, ti voglio ficcare la lingua dentro per aprirlo!”
Sentii la su lingua percorrere le grandi labbra su e giù fino al sedere, mi allargava le natiche e si infilava dentro con la lingua nel buco penetrandomi per poi tornare su a cercare il clitoride allargandomi con le dita.

sentivo solo nausea mentre i porci commentavano…
“…ti piace eh!? Ti piace farti leccare la figa … ti faremo bagnare come una troia!
.. e mi leccò ancora più forte, con violenza poi sentii il suo dito farsi largo fra le mie natiche spalancate e penetrare nel mio sedere.
Non mi fece male, sentii che scivolò dentro facilmente bagnato credo di saliva, e mentre continuava a leccarmi il clitoride mi penetrava ritmicamente col dito, spingendolo in fondo, per poi tirarlo fuori.

Ogni tanto toglieva il dito, e poi lo sentivo ritornare nel buco più in alto dentro di me…poi…due dita…dentro con forza…con movimenti anche circolari, e poi di nuovo nel sedere allargandomi fino a…. entrare con due dita, affondando nel mio sedere sempre più bagnato di saliva. Provavo schifo!!
“Calma…dopo ti faccio strillare col mio cazzo! “
Franco si alzò in piedi ed i tre si cambiarono posto.
Mi leccarono tutti e tre, mi fecero tremare ed urlare…
Mentre uno mi leccava gli altri mi giravano la testa prendendomi per i capelli e mi facevano succhiare il loro grosso pene, e con l’altra mano mi stingevano i seni fino quasi a farmi male, ma ormai ero in loro potere…in tutti i sensi.

Quando all’improvviso chi mi stava leccando, in quel momento, Franco, disse: “…e ora basta…lingua ..è ora di prendere il cazzo!
Mi spalancò le gambe, e mentre io iniziai ad urlare di lasciarmi stare …di non farlo, mi puntò la sua cappella all’entrata della fica e mi penetrò, in un colpo solo, fino in fondo.
Lo sentii arrivare tutto dentro di me e il mio pianto, piano piano, si trasformò in singhiozzi, sotto i suoi colpi violenti.

Sentivo i testicoli sbattere sul mio sedere, e lui emettere dei rantoli che mi ricordavano un grugnito, ritmicamente ad ogni spinta dentro di me.
Si passarono l’un l’altro il mio corpo e la mia bocca per un po’, poi…arrivò il momento che temevo…“…. dai ragazzina ora facci sborrare, che non ne possiamo più!
Uno alla volta…prendilo in gola…leccalo…come prima… ci fai un bel lavoro di bocca!”
Cercai di non pensare e ubbidii.

Mi infilai fra le gambe aperte di Franco e iniziai a leccare…aiutandomi con le mani…leccavo e succhiavo come volevano loro.
“ ecco troia …prendimi il cazzo in bocca così …ingoialo fino alle palle …uhm così …lo senti come è duro? LE SENTI COME E’ DUROOO!”
“…sì…è duro …lo sento…”risposi io e ripresi a succhiarlo.
Capii che era quasi al suo culmine e avevo capito che sarei stata obbligata a succhiare e leccare… tutto…e avevo paura, paura dello schifo, non avevo vai visto lo sperma di altri uomini, ne tanto meno messo in bocca; cercavo di immaginarne il sapore e allo stesso tempo pensavo al disgusto di avere in bocca quel liquido.

Sapevo che mi avrebbero costretta e che non avevo altra scelta.
Decisi di non pensarci e e di affrettare la cosa.
Con la mano presi a mastrurbarlo più velocemente, alternavo con il succhiarlo in tutta la sua lunghezza, per poi estrarlo e leccare la punta fino ai testicoli.
Lo sentii tremare sotto di me e gonfiarsi e indurirsi nella mia mano…ero pronta…
“cazzo che brava …. godoooo.
Fra poco sborroooo, eccomi, dai TROIA, dai dai ecco ecco AAAAAAHHHHH! SBORROOOOOO!!”
D’istinto, mentre con la mano lo mastrurbavo, alzai la testa per guardare, ed uno spruzzo denso e caldo mi colpì sulla guancia e sulle labbra, e dalla punta gonfia del pene ad ondate continue, lo sperma bianco usciva, colando sulla mia mia mano.

“ che cazzo fai puttana!!?? continua a succhiare che voglio riempirti la bocca di sborra “e con la mano mi spinse la testa in basso.
Mi costrinse a leccare…e…cominciando dai testicoli… tirai fuori la lingua e leccai.
Rapidamente lo sperma caldo, che colava lungo il pene, mi entro in bocca.
Cercai di reprimere il vomito fermandomi, con la bocca spalancata, in un conato, che per fortuna passò.
Poi con le labbra e la faccia piene di quella viscida crema, salii verso la punta.

Non era il sapore dolciastro a farmi schifo…..ma era l’idea di leccare, mettere in bocca e ingoiare lo sperma proveniente da quel vecchio orrendo.
“…ecco…. così…. troia ti piace la sborra, succhia…troia, riprendimi il cazzo in bocca fino alle palle …. aahhhhhh così così…cosìì succhiami tutto. Aahhhhh che sborrata!!”
Mi fermai solo quando lui smise di tenermi per la testa e mi disse di smettere.
Ero piena di sperma su tutta la faccia, gli occhi, lungo il collo ed anche i capelli e… molto ne avevo in bocca.

Giorgio passò la telecamera a un altro e disse ” e ora tocca noi a sborrare… mettiti seduta in fondo al letto appoggiata al muro sui cuscini che voglio scoparti fra le tette!”
Mi spostai e come mi girai e appoggiando la schiena al mucchio di cuscini mi ritrovai la faccia di Giorgio davanti a me.
Seduto a cavalcioni sulla a mia pancia, e il pene eretto fra il solco dei miei seni.

“ecco ragazzina, fammi una bella sega con le tette… aspetta che mi sistemo meglio…dai prenditi le tette con le mani e stringi il cazzo…in mezzo …così …cazzo che tette …abbassa la testa e leccalo quando la cappella èsulle tue labbra…. dai abbassa quel cazzo di testa!!”
Era un godimento assoluto per lui …il suo pene masturbato dal mio seno e succhiato tutte le volte che lo spingeva in avanti dentro la mia bocca aperta.

Con le mani mi teneva la testa spinta in giù con forza.
Si muoveva col bacino avanti e indietro sempre più eccitato spingendomi forte la punta la punta del suo pene sulla lingua e in bocca.
“ ti piace eh? Troia! Ti piace si o no?… eh?”
“…sì…. sì…mi piace…” mentii
“…sì …dai che fra poco ti sborro in bocca…sulle tette…. ti annego di sborrare. Eccomi …ECCOMI… ARRIVA…..AAAAAHHHHHH ! DAI …CAZZOOOO CHE POI TI SCOPO IN BOCCA!! ”
Mi tenne con forza la testa e tutti gli schizzi caldi arrivarono sulla mia lingua, sulle mie labbra…sul collo e fra i seni.

Non finivano mai i getti, e sempre andando avanti e indietro mi costrinse a leccare.
Sputai quello che riuscii a sputare.
Quando mi costrinse a prenderlo tutto in bocca per accogliere gli ultimi getti, ne lasciai colare ai lati della bocca, ma altri ne inghiottii.
Achille prese velocemente il posto di Giorgio.
“spalanca le labbra troia che voglio scoparti in bocca, ti voglio sborrare in gola!!! riempirti la bocca della mia crema !!!”
Mi prese la testa a due mani e si alzò un poco sulle ginocchia.

Avevo il suo enorme pene davanti a me.
Prima mi fece leccare i testicoli poi salire fino alla punta, e una volta dischiuse le labbra, affondò nella mia bocca.
Mi faceva andare con forza le testa avanti e indietro, ed ogni volta che arrivava in gola mi provocava un conato di vomito, ma non se ne curava, come se proprio volesse farmi vomitare.
“…dai troia, prendilo tutto il mio cazzo! voglio riempirti di cazzo! Fino in gola….

aaahhh mi piace guardarti quando lo senti in gola. Mi piace quando stai per vomitare…. sì…dai …dai !”
Lui voleva farmi vomitare! Il porco schifoso! E ci riuscì quasi.
Nell’ultimo conato, non riuscii quasi a a trattenermi, proprio nel mentre lui era al culmine dell’orgasmo, e con la bocca spalancata nello sforzo, lui si fermò un attimo a guardarmi eccitatissimo.
Fu quella vista che lo fece eccitare ancora di più.
“…cazzo ora sborro….

ECCO ECCO ECCOOO, INGOIAAAA TROIAAA!!”
Lo sentii indurirsi e gonfiarsi in bocca e poi una marea calda mi schizzò sul palato allagando la gola , la lingua…tutto.
Mi obbligò a bere… stringendomi la bocca fra le dita, e continuando a colarmi dentro il suo sperma.
Un poco usciva gocciolando sul seno, ma molto ne ingoiai, fra le sue urla e le risate degli altri.
“BEVI TROIA! INGOIA TUTTO!! BEVI AAAHHHHHH!!!MI FAI GODERE COSI’ !”
Non si accontentò di quello che mi aveva messo dentro…mi fece leccare tutto quello che aveva fra le sue cosce e, parte di quello che avevo su di me togliendolo con le sue dita e facendomele leccare.

Finalmente mi lasciarono libera: nuda sul letto, piena di sperma dalla testa alla pancia, e mi inquadrarono per un ultima volta con la telecamera in quella umiliante condizione compiacendosi del risultato finale.
In quel momento presi coscienza del mio stato, e cercai di coprirmi in qualche modo.
Mi vergognavo della mia nudità.
Cercai anche i miei vestiti.
Loro si stavano ripulendo, e gettarono sul letto anche per me, un rotolo di scottex per pulirmi.

Mi girai dall’altra parte e mi tolsi di dosso tutto lo sperma che avevo, poi infilai le mutande, il reggiseno, la canottiera ma, quando passai al vestito mi fermarono…. ”..hei…che fai…aspetta…c’è tempo!…non sono ancora le sette!…adesso ci beviamo un poco di vino dolce …coi biscotti del forno…Tu vieni sul divano con noi e ci tieni compagnia.
Non hai mai visto dei filmini porno?”
“…no…no …non li ho mai visti…ma io voglio andare a casa…!
“CAZZO! SE DICO CHE TU DEVI VENIRE QUI , VIENI QUI E NON ROMPERE IL CAZZO!” CHIARO ???”
Achille andò giù; tornò poco dopo con un vassoio carico di roba: vino, bicchieri, biscotti e una ciottolina di burro.

Appoggiò tutto sul mobile della televisione.
Mi convinsero a bere e mangiare.
Il vino era buono e ne bevvi abbastanza assieme ai biscotti.
La testa mi girava un pochino, e quando iniziammo a guardare i filmini che loro avevano girato con ragazze della ditta probabilmente ricattate come me, fu normale lasciarmi di nuovo toccare dai tre uomini.
Riconobbi varie ragazze e signore.
Guardare in tv quello che a cui erano state sottoposte mi turbò un poco.

Le vidi in varie posizioni, costrette come me, a soddisfare i loro ricattatori.
Alcune sembravano quasi esperte, e non tanto dispiaciute, ma altre piangevano in continuazione, provando ogni tanto a ribellarsi e ricevendo in cambio urla e minacce.
Le vidi prese da uno da dietro mentre davanti erano costrette a ingoiare il pene di un altro.
Le vidi piangere mentre venivano sodomizzate con forza, tra le risate e le urla di godimento.

La situazione si era scaldata di nuovo, le loro carezze su di me, mentre guardavamo i filmini si erano fatte più eccitate.
Non mi lasciarono il tempo neanche di finire di bere: seduta in mezzo a loro ripresero a baciarmi in bocca spingendo la loro lingua dentro a cercare la mia.
Mi spogliarono in fretta e poi, a turno, mi abbassarono la testa prima per leccare loro il collo… il petto villoso…il loro ventre …e infine il loro pene non ancora eretto.

Il vino e forse i filmini avevano fatto effetto su tutti, me compresa.
Uno alla volta li feci eccitare di nuovo aiutandomi con le mani e la lingua, facendo crescere grosso e duro il loro penne dentro la mia bocca, masturbando e succhiando con foga, come ubriaca del vino.
“…cazzo che troia che sei! Ci sai fare col cazzo! Ti piace il cazzo duro!!”
Mi misi in ginocchio sul pavimento e già loro avevano ricominciato a riprendere con la telecamera.

Passavo da uno all’altro velocemente

Il grosso dito di Franco entrò facilmente, mi stava spalmando il sedere di burro, capii cosa voleva fare.
“…no..nel sedere no…mi fa male…. non voglio…”
Lui non mi ascoltò..e stavolta entrò con due dita unte, spingendole dentro tutte fino in fondo e roteandole come per allargare di più il buco.
“…nooooooo mi lasci! non voglio…nel sedere, nooooo!”
“Apri le chiappe e rilassati che vedrai che si infila bene nel tuo bel culo caldo!! non vedo l’ora, e voi due tenetela ferma.

Mi bloccarono e mentre io piangevo, sentii la punta del suo grosso pene appoggiata al mio buco del sedere…mi prese per le natiche allargandomele.
Con la prima spinta sentii, con molto dolore, la punta penetrarmi, e con la seconda tutto in un colpo affondo il suo pene dentro di me.
Un urlo di dolore mi usci dalla bocca spalancata per lo sforzo, era un dolore terribile essere penetrata nel sedere.
Mi scappò un altro urlo quando lo sentiì nel mio ventre, ma anche lui si mise ad urlare come un pazzo…
“ ARRGGHH CHE CAZZO DI CULO!” poi con dei versi che sembravano dei grugniti di un maiale inizio a sodomizzarmi con forza, ripetutamente, a lungo, sbattendomi forte.

Io stringevo i denti, ma per fortuna il male iniziale era quasi scomparso.
Il burro lo aiutava a scivolare nel mio ventre ed i muscoli del mio sedere avevano ceduto, adattandosi ad accogliere la carne dura di quel uomo.
Sentirlo dentro di me, nella mia pancia, era una sensazione terribile…violenta… e stringevo i denti…tremando…mentre venivo sodomizzata.
“dai troia che ti piace essere inculata …ti piace troia…troia! Aventi, dillo che ti piace dai dillo DILLOO!!
“…siì mi piace….

mi piace …mi piace…” mentii di nuovo
Durò a lungo poi si fermò, mi fece alzare, ci spostammo dietro al divano poi mi fece chinare in avanti appoggiata con la pancia sullo schienale del divano.
“…dai puttana che ora ti inculo di brutto…!
Mi allargò ancora le natiche e mi penetrò in un colpo solo, sodomizzandomi con colpi violenti.
“…TI PIACEEEE?? EH? TROIAAA? DILLO !! TI PIACEEE?”
“…Siiii…siiii…mi piaceee…. ” dissi sottovoce sconvolta dalla vergogna.

All’improvviso Franco si portò davanti a me e mi obbligò a prendere in bocca il suo pene durissimo.
Stava per godere di nuovo, ed allora io iniziai a succhiarlo forte mentre lui andava avanti e indietro nella mia bocca.
Achille si mise dietro di me “ ora voglio incularti io, a dovere!
Mentre succhi il cazzo di Franco, voglio vedere come ti lecchi la sborra mentre si sfondo il culo!”
All’improvviso mi allargò le natiche e mi penetrò fino in fondo, in un solo colpo!
Lui mi sodomizzò lentamente…grugnendo come un porco ad ogni spinta in avanti fermandosi e spingendo contro le mie natiche come se dovesse infilare dentro anche i testicoli.

Non mi dava colpi violenti perché si stava “godendo lo spettacolo” di quello che stavo facendo con la bocca.
Franco con un urlo mi riempì la bocca di sperma…liquido…caldo..che ingoiai e non smisi di farlo fino a che lui non si staccò dalla mia bocca esausto.
“…cazzo…mi hai prosciugato i coglioni…troia…bocchinara!”
Achille però non mi diede tregua. Si chinò in avanti ed aggrappandosi al mio seno iniziò a sodomizzarmi con violenza, mi faceva male al seno tanto lo stringeva e il suo enorme pene affondava in modo spaventoso dentro di me.

Strinsi i denti ancora. Poi si fece portare una cinghia e mentre mi sodomizzava cominciò a frustarmi sulla schiena.
“ ahhhh che inculata!!! che culo che hai puttana!!! troia !!! ti voglio ti voglio ti voglio, sei mia!!! sei stata brava a succhiare la sborra!!! “
Credetti che volesse venire dentro di me, tanto mi sbatteva con eccitazione , invece si fermò e sbuffando dalla fatica, si tirò fuori, correndo rapidamente verso la mia bocca, senza arrivare in tempo; il primo schizzo caldo mi colpì in faccia colandomi lungo il naso, ma subito dopo aprii la bocca e ingoiai anche il suo sperma succhiando forte.

Giorgio sempre con la telecamera in mano volle filmarsi, chiese aiuto ad Franco che mi aprì le natiche, e poi sentii anche il suo pene duro farsi strada nel mio sedere. , tutto fino in fondo.
Franco mi teneva sempre per le natiche e mi spingeva con ritmo verso Giorgio.
Fui sodomizzata a lungo. E tutti avevano anche cominciato a usare la cinghia sulla mia schiena e sulle natiche. Ero distrutta e non vedevo l’ora che finisse questa sottomissione.

Giorgio dopo avermi sbattuta a lungo si cavò fuori e mi disse di girarmi e d inginocchiarmi.
Mi inquadrò con la telecamera dall’alto mentre a bocca spalancata, la lingua fuori e il suo pene in mano mi facevo inondare il volto dal suo sperma abbondante.
Mi inquadrò a lungo mentre il liquido bianco mi colava dagli occhi, dal naso e dalle guance, lungo il collo e sui seni.
Speravo di aver concluso quella mia umiliante performance ma evidentemente mi sbagliavo.

Giusto il tempo di ripulirmi che Giorgio, instancabile era nuovamente su di me.
Mi costrinse nuovamente a prendere in mano il suo pene in modo da eccitarlo e quando, fu nuovamente in tiro, si stese sul materasso, obbligandomi ad impalarmi fronte a lui.
Io iniziai un movimento lento, mentre le sue mani mi martoriavano le tette ed i capezzoli.
Poi mi fece abbassare sul suo ventre, ed io capii le sue intenzioni.

Da dietro, Franco era salito sul letto e puntava la sua asta al mio culo.
“Oh mio Dio, una doppia penetrazione, non credo che riuscirò a resistere” pensai.
Non feci in tempo a rendermene conto che mi trovai infarcita, con un pene nella fica e l’altro nel culo.
Achille riprendeva tutto con la telecamera.
I due si muovevano all’unisono, grugnendo.
Di lì a poco i miei due aguzzini scaricarono nella mia fica e nelle mie viscere il loro liquido caldo.

Mi adagiai sul materasso colando sperma da tutti gli orifizi.
Fu l’ultima scena del film: ripiena di sperma, con tre uomini soddisfatti attorno a me. Pensavo tutto fosse ormai finito e mi alzai per andare in bagno prima di rivestirmi.

“Dove vai, sgualdrina?”

Dissi che non potevo vestirmi se prima non avessi fatto una doccia. Franco si mise a ridere “Doccia?! Ma quella te la facciamo noi adesso, puttana!! Andiamo in bagno… a lavarci tutti e quattro!”

Feci per alzarmi ma Franco me lo impedì… “Ferma lì… tu sei una cagna e quindi ti porteremo in bagno al guinzaglio… Achille, porta qui collare e guinzaglio di Sansone…” Nel giro di pochi secondi mi misero al collo un collare di cuoio al quale assicurarono un guinzaglio “Su da brava, vieni a quattro zampe in bagno… ti ci porta il tuo padrone…” e mi trascinò nuda e lurida di sperma, con le autoreggenti tutte sporche e smagliate mezze arrotolate sulle gambe, fino in bagno.

“Ora ci laviamo tutti… e tutto… anche i buchi del culo…” disse Franco. “Ma prima devo cagare…”

E si accomodò sul water, sempre tenendomi al guinzaglio. mentre gli altri due ridevano.

Franco fece tutti i suoi bisogni poi mi strattonò fino ad avermi vicina.

“Puliscimi il culo, cagna! Prendi la carta igienica… un foglietto soltanto!! Ti consiglio di usarlo bene, perché finito quello non ne potrai prendere altri… se rimane il buco ancora sporco lo finirai di pulire con la lingua… Eccoti il pezzetto di carta” disse dandomi quel rettangolino di carta e poi alzandosi

in piedi e girandosi col culo verso di me.

“Pulisci, zoccola!”

Mi ritrovai davanti agli occhi e al naso quel culo peloso, puzzolente, con i peli sporchi di merda. Mi venne un conato di vomito… riuscii a stento a trattenermi.

“Cosa aspetti? Pulisci!!! Se non lo fai ti costringerò a pulire tutto solo con la lingua… comincia!!”

Non avevo scampo. Cercai con il quadratino di carta di togliere il più merda possibile dal buco e dall’interno chiappe, ma la carta era così esigua… la piegai e ripiegai più volte finché fu possibile… poi mi ritrovai in mano un quadratino di pochi centimetri tutto pieno zeppo di merda.

Usarlo ancora sarebbe solo servito a peggiorare la situazione. Lo buttai nel water.

“Brava… ora pulisci di fino con la lingua… quando hai finito passerò un fazzoletto bianco tra le chiappe, proprio sul buco del culo… voglio che rimanga candido… se vedo anche una sola ombra leggera di sporco… tutto quello che hai fatto oggi sarà stato inutile… ti farò licenziare comunque !! Perciò ora datti da fare…”

Avevo cercato di pulire il più possibile… ma ancora qualche striscia di merda sporcava quel culo peloso… e la puzza che emanava era insopportabile.

Non avevo scelta e cominciai a leccare. Lecai con la lingua piatta, poi misi la lingua arrotolata a sigaro per poter pulire bene all’interno del buco. Franco nel frattempo si dimenava.. e mi incitava a pulire bene. Leccai senza posa per almeno un quarto d’ora poi, esausta, staccai la mia lingua da quell’orrendo culo.

Franco si girò: aveva il membro d’acciaio teso davanti a sé. “Brava, me lo fai tirare… ma prima di sborrarti ancora in gola fammi controllare il lavoro fatto”.

Prese un fazzoletto di lino bianco e se lo strusciò per bene sul buco del culo. Poi, non contento, lo infilò col dito su per il buco e lo fece girare più volte all’interno. Poi controlò il risultato.

“Sì… hai fatto un lavoro discreto… non perfetto… ma discreto… ne terrò conto… ora esegui lo stesso lavoro sui miei due compari”.

Sia Giorgio sia Achille pretesero lo stesso servizio e lo stesso risultato.

Ma Achille, dopo quasi venti minuti di leccamento, non fu del tutto soddisfatto e lo disse a Franco.

“Male… molto male… dovrò valutare stanotte il tuo comportamento… ma cercherò di essere comprensivo. Ora finiamo questo bel pomeriggio con tre bei bocchini” e me lo infilarono a turno in bocca obbligandomi poi a bere tutto lo sperma fino all’ultima goccia.

Tornai a casa distrutta nell’anima ma anche nel fisico. Dopo molte ore di pompini e di leccamenti avevo bocca in fiamme e le mascelle indolenzite.

Presi una pillola di sonnifero per non ripensare a ciò che vevo subito, mi infilai nel letto e cercai di dormire.

Al mattino seguente, arrivata al lavoro trovai un bigliettino sul mio PC -“TUTTO A POSTO”-
Franco non era nel suo ufficio. Ma pensai: come aveva potuto in così poco tempo rimettere a posto il mio PC infetto? Forse, il famoso virus…l’aveva mandato lui??
Un piccolo virus creato apposta per spaventarmi e obbligarmi a un pomeriggio di sesso e ricatti??…mah!?.

Comunque, dopo circa venti minuti, squillò il telefono. Era la segretaria del grande capo: il proprietario della ditta, il padrone, voleva vedermi! Io lo avevo incontrato solo un paio di volte nei corridoi della fabbrica e l’avevo trovato arcigno. La sua fama, peraltro, era terribile: aveva modi burberi e il licenziamento facile. Un vero e proprio padrone, di quelli che c’erano una volta.

Corsi in bagno, cercai di darmi una pettinata e di controllare che fossi a posto e andai verso il suo ufficio.

Le sue tre segretarie mi fecero aspettare in piedi pochi minuti. Inutilmente chiesi se sapessero qualcosa, il perché di quella strana convocazione, ma furono tutte glaciali. “Non bene” pensai.

Finalmente una di loro venne avvisata dal gran capo che era giunto il mio momento e mi accompagnò fino alla porta.

All’interno di quell’ufficio, tutto in boiserie e in pelle verde bottiglia con una libreria immensa, dietro a un’imponente scrivania c’era lui, il commendator Salvini.

Davanti alla scrivania c’erano due grandi poltrone: una era vuota, l’altra era occupata ma non potevo vedere chi ci fosse seduto perché gli alti schienali facevano da schermo.

“Ah, eccola, signora Cantoni… stia pure in piedi ma si avvicini…” Aveva lo sguardo glaciale e la voce non prometteva nulla di buono… Che quel mascalzone di Franco non le avesse aggiustato il pc? Perché il padrone aveva voluto vederla?

Restai di ghiaccio quando, fatti pochi passi fino a raggiungere la scrivania vidi, seduto alla poltrona c’era proprio Franco!

“Dunque signora Cantoni, il signor Franco mi ha riferito che lei è una brava ragazza, lavoratrice… ma con i pc davvero non ci sa fare… se non fosse stato per lui avremmo avuto dei problemi con un virus che lei aveva fatto entrare in azienda… ma il signor Franco ha un cuore d’oro e, dopo averle aggiustato il pc è venuto da me ad avvisarmi.

Io volevo sbatterla fuori dalla ditta ma lui mi ha chiesto di non farlo… dice che si fa garante lui e che in qualche mese la trasformerà in una donna superesperta di pc. Perciò mi ha chiesto – e ottenuto – di averla come segretaria particolare: da subito lavorerà nel suo ufficio alle sue dirette dipendenze. L’ufficio del signor Franco non è grande, ma c’è posto per una scrivania supplementare… Veda di non deluderlo perché altrimenti si troverà fuori ditta in un attimo! E gli dica “GRAZIE” perché se non fosse stato per lui io l’avrei già spedita a casa.

Lo ringrazi, svelta!”

“Grazie”, balbettai, ancora sotto choc.

“Bene, signor Franco… ora può andare… lei invece, signora Cantoni, rimanga qui”.

Quando Franco fu uscito il commendator Salvini mi squadrò da capo a piedi più volte. Indossavo una camicetta di nylon rosa e una gonna blu notte. Avevo un collant scuro e scarpe con tacco medio… dopo l’esperienza di ieri non volevo essere appariscente… in quel momento il sesso e gli uomini mi disgustavano…

“Venga qui, di fianco a me!” disse con tono burbero.

Io ubbidii e mi misi al suo fianco.

Sul piano della scriuvania c’erano tre foto grandi: nella prima ero seminuda con le mie autoreggenti, nella seconda facevo un pompino, nella terza ero posseduta da Giorgio mentre sbocchinavo il fratello di Franco.

“Non sarà brava coi pc ma per altre cose ci sa fare…”

Ero impietrita dalla situazione e non riuscivo ad aprir bocca.

“Sollevi un po’ la gonna… presto che ho molte cose da fare…”

Ero sconvolta ma sapevo anche che il mio lavoro era appeso a un filo… sollevai la gonna.

“Di più… di più…”

Ubbidii.

“Ah… le donne d’oggi… i collant… li odio i collant… da domani verrà in ufficio con calze e reggicalze, come piace a me, chiaro?”

Annuii con la testa.

“Bene, adesso si sbottoni la camicetta e si metta qui sotto la scrivania… in ginocchio.. svelta!!”

Quando fui sotto, lui si aprì la patta dei pantaloni e tirò fuori il membro.

Era grosso ma flaccido.

“Lo lecchi bene, signora Cantoni… palle, asta e cappella.. in continuazione finché non glielo dico io.. chiaro? Adesso cominci a leccare.. svelta!”

Pochi secondi dopo che la mia lingua accarezzava quel cazzo, il membro iniziò a gonfiarsi e indurirsi. Continuai a lungo mentre il grande capo si impegnò in alcune telefonate di lavoro.

“Bene… ora cominci a succhiare, signora Cantoni… e non smetta finché non glielo ordino io, chiaro? Quando verrò nella sua bocca lei dovrà inghiottire ogni cosa… odio vedere in giro rimasugli… del mio sperma… e quando ha smesso di succhiare la mia linfa continui a tenerlo in bocca… chiaro? Decido io quando dovrà smettere”

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com.

Chi usa il pc?

– Amore alzati è ora di prepararti per andare a lavoro…..
Simone aprì gli occhi e l’odore del caffè gli riempì le narici , come tutte le mattine sua madre Sara lo svegliò , con tono amorevole , cosa che lo metteva di buon uomore.
A 24 anni sapeva che prima o poi sarebbe dovuto andar via di casa , ma fino a che poteva voleva godersi la sua posizione di figlio unico , e sopratutto usufruire al massimo dei servigi di sua madre , che a 45 anni separta e casalinga , viveva solo per suo figlio.

L’assegno degli alimenti che il padre dava a Sara gli garantiva un discreto tenore di vita , in oltre Simone col suo lavoro di impiegato collaborava all ‘economia familiare , anche perché gli piaceva l’idea che sua madre non andasse a lavorare , ma si dedicasse alla casa e a viziarlo , cosa che lei faceva molto volentieri.
Il loro rapporto era ottimo , e dopo la separazione era diventato ancor più forte.

Simone si era convinto che a sua madre tutto sommato non mancava nulla , con lui conduceva una vita serena , andavano a cena fuori , a casa guardavano la tv , parlavano di tutto , condividevano la passione per la musica , andavano ogni tanto a fare gite , insomma sembravano una coppia a tutti gli effetti.
Logicamente la sfera sentimentale ed amorosa Simone la soddisfaceva con la sua fidanzata , mentre Sara non aveva più avuto nessun rapporto dopo la separazione.

Poche volte ne avevano parlato , e la madre gli disse che non ne sentiva assolutamente il bisogno e lui ci credette , dava per scontato che il sesso per la madre non era importante , non riusciva propio ad immaginarla vogliosa , anche se ancor giovane , non poteva considerarla come una donna qualsiasi , era sua madre , diversa da tutte le altre.
Simone salutò la madre ed andò a lavorare , mentre lei si mise a sbrigare le faccende domestice.

Rientrò come al solito verso le 19 , e dopo cena si mise al computer , finalmente quello era il momento della giornata in cui poteva dedicarsi alla sua passione , cioè l’informatica.
Accese il suo pc e si rilassò.
La sera prima aveva trovato un sito molto interessante , ma non si ricordava bene come era scritto il nome , senza sforzarsi più di tanto aprì la cronologia di internet intenzionato a recuperarlo.

La sua attenzione fu catturata da delle visualizzazioni che sicuramente lui non aveva fatto.
Erano di quella mattina mentre lui era in ufficio , tutte su siti di video pornografici , dai titoli capì che erano di vario genere ,sesso con uomini di colore , sesso di gruppo , sesso anale ,feticismo dei piedi ecc….
Rimase basito , non riusciva a darsi una spiegazione plausibile , anche lui ogni tanto li guardava , ma sicuramente non lo aveva fatto quella mattina.

Solo per un attimo pensò che a vedere quei filmati poteva esser stata sua madre , ma quel pensiero era talmente assurdo che lo scacciò subito via.
Era sicuro che la mamma era sola durante la sua assenza , ma evidentemente non era così.
Si alzò diretto verso la camera di Sara , voleva chiederle chi avesse usato il suo pc , ma poi si bloccò , pensò che se davvero era stata lei , anche se l’idea era folle ed assurda , la donna si sarebbe imbarazzata , e lui non voleva mortificarla , doveva scoprirlo in altro modo.

Per prima cosa cancellò tutta la cronologia , poi mentre navigava distratto , pensò ad un metodo per scoprire che fosse l’utilizzatore del suo pc.
Il giorno successivo dopo la solita giornata di lavoro , Simone era impaziente di verificare se il suo pc era stato usato.
La prima cosa che fece fu interrogare la cronologia.
Gli stessi siti hard comparvero sul monitor , unica differenza che le visualizzazioni vertevano solo su due argomenti , sesso con uomini di colore e feticismo dei piedi.

Sapere che il suo pc veniva utilizzato in sua assenza e senza permesso lo rendeva nervoso , ne era gelosissimo.
Ipotizzò che il colpevole poteva essere suo cugino , avvolte gli aveva chiesto di utilizzare il suo pc , perché lo riteneva molto più veloce e potente del suo , ma l’aveva usato sempre in sua presenza , e non si era mai permesso di utilizzarlo a sua insaputa , almeno così credeva fino a quel momento.

Improvvisamente gli venne l’illuminazione, rovistò nei cassetti della scrivania e trovò quello che poteva essere la soluzione del mistero , una webcam.
Collegò la cam al pc , e comiciò a scegliere la posizione migliore controllando le immagini riprodotte sul monitor , quando la sua figura era chiaramente visibile , dalle ginocchia al viso , la fissò.
Concentratissimo sul computer attinse a tutte le sue conoscenze, attivò un programma che alla successiva accensione del pc avrebbe registrato tutte le immagini che la webcam avrebbe ripreso.

I due giorni successivi la cam non aveva registrato nulla , ma quando la terza sera vide che vi era qualcosa si sentì un genio , il colpevole era stato beccato , era caduto nella trappola , aprì il file e si preparò a guardare il video.
Quando vide riprodotta sul monitor l’immagine della madre seduta davanti al suo pc , pensò di aver fatto un buco nell’acqua, chiuse il video e controllò la cronologia , certo di trovare siti di ricette di cucina , sapeva che Sara utilizzava il computer per preparare cenette speciali per lui.

Ma non fù così , la solita lista dei video porno comparve , non riusciva a trovare una spiegazione, chiuse la cronologia e riaprì la sua registrazione.
Sara era ripresa chiaramante seduta davanti al pc , leggermente scostata dalla scrivania , col viso illuminato dalla luce del monitor , dopo aver digitato sulla tastiera cominciò a muovere il mouse.
Simone rimase di sasso nel vedere la mano della madre scendere fra le cosce , anche se non si vedeva espicitamente , lui immaginò che si stesse masturbando.

Il suo dubbio divenne certezza nel vedere le successive immagini.
La madre completamente nuda , gambe larghe , piante dei piedi appoggiate al bordo della scrivania , con una mano si palpava i seni , e con l’altra accarezzava la fica , il volto colmo di piacere ed occhi fissi sul monitor. Sara smise di masturbarsi solo per cambiare filmato , poi rimprendeva inesorabile.
Una parte di Simone avrebbe voluto chiudere , cancellare tutto , e dimenticare quelo che stava vedendo.

Ma un altra parte di lui , lo faceva stare con gli occhi attaccati al monitor , guardando la madre procurarsi piacere.
L’orgasmo attraversò il corpo di Sara , lo raggiunse toccandosi il clitoride e infilandosi tre dita nella fica con l’altra mano.
Simone osservava la madre esausta sulla sedia , ma visibilmente soddisfatta , quando spense il computer la registrazione finì , ma nonostante lo schermo nero , i suoi occhi rimasero fissi sul monitor.

La cosa che più lo turbava , era il suo pene eretto , duro come non mai.
Spense tutto ed andò a dormire , ma non ci riuscì , il corpo nudo della madre continuava a tornargli in mente , come tutte le sue espressioni di piacere.
Sapeva che Sara era una bella donna , e sapeva anche che aveva un gran bel fisico , del resto andava a correre 5 volte a settimana e lo curava molto , frequentando spesso il centro estetico sotto casa.

Ma vederla nuda , e invasa dal piacere era tutta un altra cosa , sembrava un altra donna ,fino a quel giorno era certo che mai si sarebbe eccitato con sua madre , ma la donna che vide sul monitor gli faceva addrizzare il cazzo come non mai , e sapeva benissimo che si trattava sempre di Sara.
Riuscì a dormire dopo molto pensare , non si masturbò , non voleva assolutamente farlo pensando a sua madre , lo trovava troppo perverso e assurdo.

il giorno seguente non riusciva a togliersi dalla mente la visione della madre che si masturbava. Dopo un paio di giorni che lottava con quei pensiere , Simone cedette.
La sera seduto davanti al pc , rimise il video , e si segò come non mai , shizzò sulla scrivania , in quel momento non vedeva la madre come tale , ma come una donna vogliosa ed eccitantissima.
I 15 giorni seguenti Simone registrò ancora sua madre , capi che si masturbava circa due tre volte a settimana , ed i video che prediligeva erano con uomini di colore e di feticismo dei piedi.

La passione per gli uomini di colore poteva capirla , ma quella per i piedi gli sfuggiva.
Si rese conto che ormai vedeva Sara come donna e non più come mamma , e oltre a nutrire per lei un amore da figlio la desiderava come uomo.
Il venerdì sera dopo l’ennesima masturbazione con il video di sua madre che si toccava spudoratamente , decise che doveva dichiararsi , non voleva avere segreti con sua madre , non voleva più ingannarla.

Utilizzando il sito porno preferito da Sara riuscì a trovare un video di circa cinquanta minuti , dove un uomo di colore faceva di tutto con i piedi di una ragazza , pensò che era perfetto per il suo piano , lo salvò sul pc , poi andò a dormire.
Il sabato aveva la fortuna di non lavorare , ed approfittando dell’assenza di sua madre , che era andata a fare la spesa , portò il pc nel salone , e lo collegò al televisore di 40 pollici , lavorando sulla tastiera , impostò tutto per la visione del video che aveva salvato.

Sara rientrò dalla spesa ignara di tutto , mentre Simone era euforico di mostrare la sorpresa alla madre.
La fece accomodare sul divano difronte la tv
– Qui mamma mettiti qui…
lei
– Ma che sorpresa è? ?? Sono curiosa…
lui
– Un secondo e vedrai….
fece partire il video e si sedette accanto a lei.
Già dalle prime immagini Sara capì di cosa si trattava , ormai era un’ esperta di film hard , guardò il figlio che la fissava , con aria entusiasta e disse
– Ma , ma, ma Simone che cosà è? ?
lui deluso
– Non ti piace…..avevo capito che era il genere che preferivi…..
lei si sentì sprofondare , era confusa ed imbarazzata, lui capì che doveva dare una spiegazione
– Mamma so che usi il mio pc per vedere film hard , e ho visto che uomini di colore e piedi sono i tuoi preferiti
Sara
– Ma da quando lo sai???
Simone
– Un paio di settimane….

lei rossa dall’ imbarazzo
– Oddio mio…signore mio…. che vergogna !!!!
Simone si affrettò a tranquillizzare la madre
– No mamma no!!! Non devi vergognarti , di me poi , sono contento di averlo scoperta , voglio che tra noi non ci siano segreti , e voglio condividere tutto con te anche questo…..
lei non riusciva a guardarlo in faccia , e teneva gli occhi fissi sulla tv , dove le immagini riproducevano un ragazzo di colore che stava toccando i piedi ad una ragazza bionda che dormiva , e con un filo di voce disse
– Ma sei mio figlio…non avresti dovuto sapere certe cose , mi sento stupida , mi vergogno come una ladra , ma come lo hai scoperto….

Simone voleva essere totalmente sincero
– All’inizio tramite la cronologia di internet , poi ho sospettato di Andrea (il cugino) allora ho deciso di filmare tutto tramite la webcam
Sara lo guardò sgranando gli occhi
– Si mamma ti ho filmata mentre ti masturbavi….
ei si mise le mani davanti il viso , Simone afferrò i polsi della madre e le tolse le mani , la guardò negli occhi e disse
– Mamma non devi provare vergogna , si è vero ti ho vista masturbarti , ma sei bellissima mentre lo fai , mi ha eccitato da matti
Sara
– Eccitato???? Eccitato??
Simone
– Si da matti….

rimasero qualche secondo a fissarsi negli occhi , lui con la paura di aver offeso ed imbarazzato troppo sua madre , e lei completamente confusa , non sapeva cosa dire e cosa provare , si sentiva imbarazzata , ma anche spiazzata dal fatto che suo figlio si fosse eccitato guardandola.
Simone cercò di drammatizzare la situazione
– Mamma non devi preoccuparti , rimarrà tutto tra noi , non c’è nulla di male , voglio che tra noi non ci siano segreti e che condividiamo tutto …
lei
– Ma Simone…..queste so cose che non dovrebbero…..
Simone la interruppe
– Mamma ma chi lo dice?? Che ne sai che fanno gli altri , e poi a noi che ci frega , si insomma siamo io e te , se vogliamo vederci un filmino hard a chi facciamo male…..
Sara
– Mi imbarazza , farlo con te….

lui
– Mamma allora fallo per me , pensa che sia io chemlo voglio , e che stai facendo una cosa per tuo figlio…..
quella era la frase magica , Sara viveva solo per soddisfare suo figlio , viziarlo all’ ennesima potenza.
Sara guardò Simone , gli sorrise , lo accarezzò amorevolmente su una guancia e disse
– Sei propio un paraculo…..sai che non so dirti di no….
lui sorrise soddisfatto , poi la madre aggiunse indicando la tv
– Stoppa un attimo , vado a tgliermi le scarpe e a prendere gli occhiali.

Simone eseguì e la madre si alzò.
Sara tornò calzando un paio di infradito , che usava come ciabatte , le sue dita pittate di rosso risaltavano sul bianco della suola , e indossò gli occhiali da vista che usava sempre per guardare la tv , si sedette vicino al figlio e disse
– Ok , vai vediamo che video hai scelto….
Simone pigiando play
– Mamma sono certo che ti piacerà…..
entrambi col viso diretto verso la televisione , guardavano con la mente e corpo invasa da strane sensazioni.

La ragazza del film ormai si era svegliata , e l’uomo le stava massaggiando i piedi , Simone guardava con la coda dell’ occhio la madre , fissa sulla tv.
Quando l’ attore tirò fuori il suo membro nero enorme la madre esclamò istintivamente
– Oo madonna mia….
Simone subito ne approfittò per rompere quel silenzio imbarazzante
– In effetti capisco che per una donna vedere una cosa del genere sia eccitante…..
i due si guardarono in faccia , lei era imbarazzatissima , per un istante si era dimenticata che accanto a se c’era suo figlio
– oddio che vergogna…
Simone
– Dai mamma finiscila , fa finta che non sia tuo figlio ora , ma solo un curioso….

si perché voglio sapere cosa provi nel vedere certe cose , dai dimmi senza vergogna cosa ne pensi…. sono le dimensioni immagino che ti attraggono….
la madre era rossa in viso
– Ma dai Simo non…..
lui la interruppe
– Dai mamma…. fallo per me…..
Sara riprese a guardare il video , mentre l’uomo si masturbava
– Ok …..bè si…. quel coso così grande mi affascina…..e da quando ho scoperto questi filmati li guardo , prima era curosità , pensavo che erano solo dicerie quelle che si facevano ul contomdegli uomoni di colore , ma poi ho visto che è vero…..
Simone
– E ti eccitano???
Sara mbarazzata
– Si….

Simone
– Invece i piedi perchè , questa cosa la capisco un pò meno…..
Lei sorridendo
– I piedi sono una parte molto sensibile , e immaginare che un uomo li usa per certe cose …. lo trovo interessante…..
Simone
– Quindi non ti piace vederli , ma pensare che un uomo ci faccia quello che ora sta facendo lui….
indicò l’attore della tv , che in quel momento leccava un piede della ragazza , e passava il cazzo sotto la pianta dell’ altro.

Sara accavallò le gambe stringendole , si stava eccitando anche se non lo avrebbe voluto , e rispose al figlio
– Già. ..esatto…. non l’ho mai provato , ma credo sia bello…..però ora meglio finirla qui….
Simone era eccitatissimo , non tanto per video , ma per quei discorsi con la madre , e di certo non voleva smettere anzi.
Capendo che Sara stava per alzarsi le afferrò le gambe e girandola verso di se mise i piedi della madre sulle sue cosce
– Ma che fai Simone???
le tolse le infradito e prendendole i piedi nudi caldi e sudati tra le mani disse
– Tranquilla mamma……tu è una vita che fai tutto per me….

ora voglio fare io una cosa per te…..
iniziò a massaggiarle i piedi , spingeva i pollici sotto le piante morbide , Sara travolta dalla vergogna
– Ma dai Simo…..non mi pare il caso fermati…..
Simone logicamente non assecondò la madre , anche perchè nonostante quello che diceva , non fece nulla per togliere i suoi piedi dalle mani del figlio.
Sentire quel massaggio la faceva inumidire ancora di più , era una sensazione stupenda , era cosciente che quella situazione poteva sfuggirgli di mano , ma non riusciva a dominare la sua eccitazione , esaltata anche dalle immagini sulla televisione.

Simone voleva soddisfare le fantasie della madre , anche se non aveva mai considerato i piedi una parte eccitante , era intenzionato a replicare tutto quello che Sara aveva visto nei video hard.
Afferrò le caviglie della madre e alzò i piedi fino al suo viso , senza indugiare aprì la bocca e cominciò a leccare e succhiare entrambe le piante , Sara sorpresa esclamò
– Ma che fai!!!!!????
lui
– Mamma voglio farti provare finalmente tutto ciò che hai fantasticato……
Sara
– Fermati ti prego….

sei mio figlio…..non si può
Simone nemmeno rispose , affondò la sua faccia tra le piante sudate calde e morbide , leccandole e succhiandole avidamente , Sara capendo che nulla avrebbe fermato suo figlio disse solamente
– Almeno vuoi che li lavo??? Puzzaranno ci ho camminato e non li ho lavati….
in effetti puzzavano , e Simone non gradiva , anzi quel forte odore di sudore scarpe e piedi lo infastidiva , ma non voleva interrompere quel momento
– No mamma….

no non puzzano …..ti piace come te li lecco???
Sara chiuse gli occhi godendosi la sensazione della lingua che gli accarezzava le piante , e delle labbra che succhiavano le sue dita
– Si tesoro ……mi piace tanto ……è bellissimo. …..
i freni inibitori cominciarono a sparire.
Mentre il figlio leccava i suoi piedi , Sara apri gli occhi e guardò la televisione , il membro enorme e nero si stava scopando i piedi della ragazza , l’abinamento di quella scena e la lingua sotto le sue piante la fece crollare.

Aprì leggermente le cosce , si sollevò il vestitino ed infilò una mano nelle mutande , la sua fica era fracica , e le dita non faticarono ad entrare.
Simone guardò estasiato la madre masturbarsi , decise di copiare la scena sulla televisione che Sara stava fissando con tanto piacere.
Mentre leccava i piedi , con una mano si tirò fuori il pene , abbassò i piedi e cominciò a passare la cappella sotto le piante bagnate , di sudore e saliva , Sara lo guardò senza smettere di sditalinarsi
– Aaass ma che faìii???
lui
– Anche se non è grosso come quello spero ti piaccia!!!!! Mamma….

mammma ti piace sentirlo sotto i piedi???? E’come lo immaginavi???
Sara
– Siiiii siiii tesoro mio……. anche meglioooooo!!!!
il film non era più di suo interesse , ora fissava il cazzo del figlio che scopava i suoi piedi , sentiva l’asta sfregare a contatto con le sue estremità , vedeva la cappella turgida uscirle dai dorsi
– Oddioooo oddiiiooo amoreee che bellooo
Simone godeva da matti , più nel vedere sua madre invasa dal piacere che per i suoi piedi
– Voglioo che godiii mammaaaaa
Sara non riusciva ad essere completamente egoista , sapeva che i piedi forse non erano la parte che il figlio prediligeva
– Amore ….

ma a te cosa piaceee…..cosaaa vuoiiii dimmeloooo
Simone
– Fami vedere le tetteee mamma…..
In un secondo il vestitino era a terra ,le tette sode balzarono fuori sotto lo sguardo di Simone , che ammirava quei capezzoli turgidi , non poteva resistere a quella tentazione , lasciò i piedi della madre e come un affamato davanti ad un buffè si getto a succhiare e leccare le mammelle.
Senza rendersene conto strappò via le mutande di Sara , tirò su il busto , mise le gambe di sua madre sulle sue spalle , guardò negli occhi quella che ormai era la donna del suo desiderio
– Sei propio una gran fica Sara….

!!!!
la madre fece un tentativo del tutto sterile per impedire l’inevitabile
– Simone…nooo ti pregoooo…. non possiamo fermati sono tua mad…….
il cazzo del figlio entrò completamente nella fica , il calore lo avvolse
– AAAAAASSSS SSSIIMONEEEE SIMONEEEE NOOOO ODDIOOOO…….
con un ritmo frenetico Simone cominciò a penetrare senza sosta la madre , godendo come non mai.
Sara era inerme , non poteva far altro che lasciarsi trasportare dal piacere , sentire quel cazzo che affondava senza tregua la faceva andare fuori di testa , ormai quello non era più suo figlio , ma un maschio stupendo.

Dopo anni di astinenza e di autoerotismo , poteva finalmente liberare il suo eros
– Siiiii siiiiis iissisisisiiSCOPAMIIIIII SCOPAMIIIII AMOREEEE GODOOOOOOOO
il suo corpo fu invaso da una scarica elettrica , per un attimo i suoi nervi si irrigidirono , poi fu invasa da spasmi di piacere , urlando quanto quel cazzo le piaceva
– SIIIIII SSISIIIIIII GODOOOOOOOOOOOO GODDOOOOOOOO
vedere sua madre in preda all’orgasmo , e sentire la sua fica contrarsi intorno al suo cazzo lo fece impazzire
– Oddiooo odioooo mammma SBORRROOOOO
Sara riuscendo a trovare un minimo di lucidità
– Non venire dentro amoreee…non venirmiii dentrooooo
non prendeva nessun anticoncezionale, Simone riuscì a controllarsi
– TI SBORRROOO SUIII PIEDIIII SUI PIEDIIII!!!
Sara
– Si amoreee siiiiiii che belllooo suii piediiiii
Simone avvicinò il cazzo ai piedi della madre e finalmente potè liberare tutto il suo piacere , coprendo le estremita materne di caldo sperma bianco.

Alzò i piedi di Sara e si accasciò esausto sul divano , riapoggiandoli sulle sue cosce.
Si guardarono , appagati , esausti e confusi.
Simone si rese conto che entrambi avevano raggiunto il piacere in pochissimo tempo , la cosa lo fece sentire in difetto , avrebbe voluto continuare per ore
– Mamma mi spiace……sono venuto subito…..
lei sorrise amorevolmente
– Tesoro ma che dici…sei stato stupendo…
lui
-Si ma…. in questi giorni ho pensato tanto a questo momento , ed ora è gia finito……
Sara assunse un’ espressione maliziosa , che mai Simone aveva visto , poi cominciò a muovere il piede sul cazzo e disse
– Bè ora che mamma ha trovato chi apprezza i suoi piedini , pensi che se lo lascia scappare…..
il pene si destò un pochino , anche se non era un feticista cominciava a dar ragione alla madre , i piedi potevano essere molto erotici , anche se continuava a preferire altro
– Non solo i piedi mamma…..sei stupenda….

con quelle tette……
lei
– Grazie tesoro……
poi osservando il cazzo del figlio che si stava indurendo sotto i suoi piedi
– Guarda un pò. …. torna grande….
Simone
– Pero meno grande di quelli che vedi nei film…..
lei sorridendo
– Vabbè mi accontenterò
scoppiarono in una risata , poi Simone si getto sulla madre abbraciandola e baciandola
– Sei stupenda Sara……
lei
– Anche tu…….

Confessioni

Il tutto è iniziato 10 anni fa , io avevo 25 anni e mia madre Carla 55.
Purtroppo i miei come molte altre coppie si sono separati , i motivi sono i classici , comunque mio padre , con cui non ho rapporti , è andato via per un’altra donna.
Così mi sono ritrovato a vivere solo con mia mamma , cosa che in parte già facevo , visto che mio padre era sempre assente.

Io considero , e ho sempre considerato mia madre , una bella donna , curata e semplice nel vestirsi , mai volgare , e sopratutto molto premurosa , come deve essere una mamma.
Fin da bambino ho avuto un debole per i piedi , non so perchè ma mi hanno sempre attratto.
In particolare quelli di mia madre , forse perchè sono stati i primi che avevo a disposizioni , e sempre sotto gli occhi.

Calza un 37 , dei piedi magri ed affusolati , le dita curate , spesso le smalta con vari colori , il mio preferito è il rosso , ma usa anche smalto bordò , nero , ed avvolte d’estate un bell’azzurro.
Non nascondo che da quando ho sviluppato mi sono spesso chiuso in bagno a masturbarmi pensando ai suoi piedi , e a tutto ciò che avrei voluto farci , per rendere la cosa più eccitante iniziai ad annusare le sue calze , o le sue ciabatte , l’odore dei suoi piedi che impregnava quei feticci mi ha sempre mandato in estasi , acre , pungente , quel misto di sudore e scarpe che solo chi ha provato sa di cosa parlo.

Fino a quel sabato , che mai mi scorderò , lo sfogo della mia passione verso i piedi di mia madre si fermava lì.
Il sabato per mia fortuna non ho mai lavorato , e quello mi ricordo che ero in casa per aiutare mamma a fare il cambio di stagione , attività noiosissima , togliere e riporre tutti i panni invernali e sistemare quelli estivi.
L’unica cosa positiva , era appunto l’estate , stagione che amo , sopratutto perchè mia madre indossa scarpe e ciabatte aperte , e senza calze , io prediligo i piedi nudi , e posso ammirarli in tutto il loro splendore.

Ero in camera mia a sistemare le magliette , quando mia madre dalla sua camera mi chiamò.
Appena entrato la vidi sulla scala , davanti all’armadio , notai subito che era scalza , una visione bellissima , mi chiese di passargli delle shitole con dentro i maglioni che doveva riporre in alto.
Iniziai ad aiutarla , una volta che le passai la prima shitola mi avvicinai alla scala per tenerla ferma , approfittai subito.

I suoi piedi erano all’altezza del mio viso , poche altre volte li avevo ammirati da quella distanza , l’unica cosa che mi dispiaceva era che non aveva lo smalto.
Quando si mise in punta di piedi per arrivare all’ultimo ripiano istintivamente avvicinai il mio naso.
Era la prima volta che annusavo la fragranza dei suoi piedi propio dalla fonte , ed era molto più forte e buona , le piante sembravano sudate , io le trovavo perfette , feci appena in tempo a togliere il naso che lei le riabbassò , e mi disse di darle un’altra shitola.

Le passai tre shitole ed ogni volta potei godermi lo spettacolo delle sue piante e del loro afrore.
Tantissime volte avevo pensato a dichiarare la mia debolezza verso i suoi piedi , ma non sapevo come iniziare ,e sopratutto non avevo mai trovato il coraggio , credo che chi ha vissuto e chi vive la mia stessa passione sa di cosa parlo , dell’imbarazzo che si prova a confessarsi alla propia madre , ma allo stesso modo di cercare mille modi per arrivare a soddisfare la propia curiosità ed ossessione.

Tutta la mattina ormai avevo in mente solo i piedi di mia madre , più del solito , quell’episodio , che mi portò ad annusare i suoi piedi , ad oggi posso dire che fu il tasto d’accensione , ogni minuto che passava prendevo coraggio , e mi convincevo che dovevo fare un tentativo , almeno dirle quanto i suoi piedi mi piacessero , al massimo l’avrebbe vissuto come un semplice complimento.
Ormai avevamo quasi terminato , il letto che prima era pieno di panni ora era quasi sgombro , la vedevo serena , così mi sono fatto coraggio
— Mamma è tanto che volevo dirtelo , sai hai propio dei bei piedi.

!
ricordo ancora la sua espressione , molto naturale , si guardò i piedi e disse
— Grazie , lo penso anche io , è una parte di me che mi piace.
la sua risposta mi diede coraggio e provai a dirle un pò delle mie curiosità
— Da quando sono piccolo che mi piacciono , sono così curati , non sai quante volte avrei voluto massagghiarteli
la sua risposta mi fece sentire cretino , mi fece capire che avevo perso tanto tempo
— E perchè non me l’hai mai detto , sai quante volte mi fanno male, un massaggio mi avrebbe dato sollievo
incredulo dissi
— Davvero??potrei massaggiarti i piedi??
mamma rispose come se non capisse la mia sorpresa
— Certo tesoro, perchè non dovresti
capii che in effetti per lei era un semplice massaggio , non sapeva , e non avevo intenzione di dirglielo che per me invece era una delle cose più eccitanti che mi potevano capitare , provai il tutto per tutto
— Se vuoi allora potrei fartelo ora , mi farebbe molto piacere , così posso fare una cosa che è tanto che voglio fare
sorrise amorevolmente
— Va bene , però prima finiamo qui , e poi mi rilasserai , visto che sono un pò stanca
mentre continuavo ad aiutarla il mio cuore andò all’impazzata , tremavo dall’emozione.

Appena finito di mettere a posto ero impaziente , ma non dissi nulla non volevo farmi vedere troppo interessato , fu mamma a sdraiarsi sul letto , dopo esseresi tolta le ciabatte , e disse
— Ok adesso vediamo se rilassi la mamma
mise le mani sulla pancia e socchiuse gli occhi , io mi inginocchiai a terra , difronte ai piedi , le sue piante , finalmente , una visione che mi fece arrossire , belle , rosa , pochissimi calletti sui talloni(ora sono un pò di più ma mi piacciono).

Afferrai i suoi piedi come se stessi toccando la cosa più preziosa del mondo , erano caldi , le piante un pò sudate , quel tanto che basta per renderle morbide ed un pò appiccicose.
Iniziai a massaggiarle , lentamente , facendo la giusta pressione , speravo che le piacesse , avrei voluto baciarli , leccarli , ma mi controllai , in quel momento pensai che anche se per tutta la vita mi avrebbe concesso solo quello , mi sarei accontentato.

Mamma apprezzava il mio massaggio , mi disse che ero bravo , e che ero stato uno stupido a non dirlo prima , cosa che io penso ancora.
Ebbi il coraggio di avvicinare il mio naso , lo feci per poco tempo , avevo paura che mi scoprisse e che capisse che in realtà provavo eccitazione per i suoi piedi.
Annusai a pieni polmoni , volevo approfittare , era l’odore più afrodisiaco del mondo , non aveva i piedi sporchi , sapevo che li lavava spesso , e lo fa tutt’ora , ma hanno un odore intenso , puro , reale , non so come definirlo , a me fa impazzire.

Anche se era un momento bellissimo , per me fu una sofferenza , ero eccitatissimo , e non potevo togliermi tutti i miei sfizi , ma mi accontentai.
Forse durò una quarantina di minuti , per me fu troppo poco , ma mamma dopo avermi ringraziato mi disse che doveva preparare il pranzo , lei si alzò dal letto , mi diede un bacetto sulla guancia e una carezza , mi disse che ero bravo.

Non ebbi la forza di dire nulla , volevo dirle se l’avremmo rifatto , ma cercai di fingere più naturalezza possibile.
Andai in bagno , avevo il suo odore forte sulle mani , non potei evitare di masturbarmi.

Riuscii a massaggiare i piedi di mamma durante tutto il mese , purtroppo no tutti i giorni , avrei voluto farlo molto di più , ma evitavo di chiederglielo spesso per non farla insospettire.

La cosa che mi piaceva , oltre logicamente ai suoi piedi , era recarle piacere , mi ha sempre detto che sono bravo e che la rilasso.
Vivevo quella fase in eterno conflitto con me stesso , da una parte ero felice di poter toccare quelli che da sempre consideravo meravigliosi piedi , e dall’altra il non poter andare oltre , anche se avvolte senza che mamma se ne accorgesse le annusavo le piante , il loro odore è sempre stato accattivante.

Ho pensato a tanti modi per poter andare un pò oltre , magari per poterli baciare , morivo dalla voglia di conoscere il loro sapore , volevo succhiarli , sentire quelle bellissime piante a contatto con le mie labbra , con le mie guancie , annusarli profondamente , e non di sfuggita come accadeva.
Un giorno ero quasi sul punto di chiedere a mamma se avrei potuto darle dei baci ai piedi , ma come sempre , l’imbarazzo prese il sopravvento , e mi limitai a massaggiarli.

Più passava il tempo e più soffrivo , volevo quasi smettere anche di massaggiarle i piedi.
Passai un intero giorno a decidere come procedere , decisi che senza chiedere nulla a mamma , avrei agito al prossimo massaggio serale. Infatti quando massaggiavo i piedi di mamma di sera , forse anche a causa della stanchezza , spesso si addormentava , non profondamente , ma ritenevo a sufficienza per potermi togliere qualche curiosità , senza farmi scoprire.

Dopo cena mamma io ci mettevamo , e ancora lo facciamo , sul divano a guardare la tele , spesso le faccio sorbire film d’azione , o partite di calcio , e spesso io mi devo sorbire polpettoni d’amore , ma è un modo per farci compagnia.
Quella sera vi era un film d’azione , che mi sembrava perfetto , sicuramente non avrebbe attirato l’attenzione di mia madre , forse si sarebbe addormentata più facilmente.

Mentre il film era all’inizio , proposi a mamma il mio massaggio , lei senza rispondere , come spesso accade , sfilò le ciabatte e si distese sul divano , appoggiandomi i piedi nudi sulle gambe. quella sera sembrava tutto perfetto , aveva anche il mio smalto preferito , rosso , sulle sue dita è perfetto.
Senza attendere oltre comincio a massaggiarle i piedi , le piante morbide e un pò sudate mi regalarono la solita eccitazione.

Guardavo il film , e di sfuggita ammiravo i suoi piedi , ogni tanto lanciavo delle occhiate a mamma , per vedere se si assopiva , ma nulla , guardava il film , e commentava. Anche se mi piace commentare e parlottare durante i film con mamma , quella sera speravo che si addormentasse.
Verso la metà del secondo tempo , vidi i suoi occhi far fatica a rimanere aperti , proseguivo a massaggiarle i piedi , mi sentivo un pò vile , del resto non era carino approfittare del suo sonno , ma l’eccitazione era più forte del buon senso.

Ormai mamma si era addormentata , aspettai circa un quarto d’ora , mi sincerai che dormisse dando dei pizzicotti sotto le piante , sembrava non reagire , pensai che era il momento giusto.
Con una mano continuavo a massaggiare il suo piede destro , mentre l’altro lo alzai , portandomelo al naso , inalai a pieni polmoni , per tutto il tempo che volevo , l’odore era molto intenso , sembrava ancor più eccitante , ma solo perchè mi sentivo tranquillo , e lo annusavo più a lungo del solito.

Passai la sua pianta sulla mia guancia , poi sulla fronte , mi fa morire la sensazione di appiccicume della sua pianta sudata , è un qualcosa che non so spiegarvi. Con lo sguardo mi sinceravo spesso che mamma avesse gli occhi chiusi , non volevo che mi scoprisse , ero eccitato , ma allo stesso tempo avevo paura , avvolte tremavo come invaso da brividi , una stranissima sensazione.
Sentivo la voglia di assaporare il piede di mamma salirmi , la prima cosa che succhiai fu il suo tallone , poi salii ,succhiai tutta la pianta , poi lentamente un dito alla volta , ma la parte che preferisco è quella appena sotto le dita , e anche quella sera mi soffermai , non so per quanto, a succhiarla , avevo le labbra incollate alla sua pelle , e mentre succhiavo con la lingua le accarezzavo un millimetro alla volta.

Il sapore mi mandò in estasi , era buonissimo , meglio di quanto avevo immaginato , non riuscivo a staccarmi , e la mia eccitazione aveva raggiunto un livello mai avuto prima. Alzai anche l’altro piede , per prima cosa misi la mia faccia sotto le piante , le strofinavo , premendomele addosso , poi le iniziai ad annusare e succhiare entrambe.
Sinceramente persi il controllo , era come se non esistesse più nulla , solo io ed i piedi di mamma , non mi resi conto che li stavo leccando ed annusando come un forsennato , sembrava che non mi bastavano , erano troppi anni che aspettavo quel momento , e non riuscii a gestirlo.

Senza pensare abbassai il suo piede destro , lo feci istintivamente , comiciai a strofinare la pianta sulla patta dei pantaloncini , sopra il bozzo che formava il mio pene ,mentre continuavo a succhiare il sinistro ,. Il piacere durò forse tre secondi , perchè il terrore e l’imbarazzo ebbero il sopravvendo.
Mamma si svegliò , sicuramente mi ero mosso troppo velocemente e bruscamente , mi tolse subito I piedi dalle mani , e disse contemporaneamente
— Paolo ma che cavolo fai???sei matto che ti prende
la sensazione più brutta della mia vita , mi sentivo una merda , mi sarei sotterrato , dissi solo
— Scusa scusa scusa mamma
come se avevo 5 anni scappai in camera , non riuscivo a guardarla , non volevo sentire nulla.

Fu la notte più brutta della mia vita , nemmeno quando papa se nè andato mi sentivo così , avevo fatto una grossa cazzata , avevo rovinato tutto , pensai di aver offeso a morte mamma.
Dopo un pò tornai silente in soggiorno , ma era vuoto , mamma era andata a dormire , mentre io non ci riuscii , pensavo a cosa pensasse , a che idea si era fatta , e a cosa mi avrebbe detto.

Mi ricordo che sono uscito di casa verso le cinque del mattino , per evitare di incontrare mia madre , spesso si faceva colazione insieme , ora la facciamo quasi regolarmente , ero terrorizzato al pensiero di incrociare il suo sguardo.
Non potei evitare però il confronto con lei , quando sono rientrato dal lavoro , non mi disse nemmeno ciao , ma solo
— Paolo , io e te dobbiamo parlare.

Non riuscivo a guardarla negli occhi , sapevo di averla fatta grossa , quella frase “Paolo io e te dobbiamo parlare”mi sembrava una sassata in pieno volto.
Ci sedemmo in cucina , io tenevo la testa bassa , mentre lei mi guardava fissa , non aveva uno sguardo arrabbiato , ma molto serio
— Ieri sera proprio non so cosa ti sia preso
non risposi e lei proseguì
— Sembravi fuori di te , parevi un invasato , non capisco Paolo , davvero non capisco
mi uscì solo
— Scusami
lei
— Tesoro non voglio rimproverarti , e non volgio le tue scuse , ma vorrei capire
mia madre è sempre stata una donna che preferisce il dialogo al rimprovero , ed anche in quella situazione adottò la stessa filosofia
— Non avevi mai fatto nulla di simile prima , perchè ieri ti sei messo a leccarmi i piedi in quel modo , e poi con uno ti sei addirittura toccato , mi sembra un comportamento molto strano
cominciai a maturare l’idea di dire tutto a mamma
— Te l’ho detto mamma , hai dei bei piedi , e a me piacciono
lei
— Si Paolo questo l’ho capito , ma un conto è farsi piacere una cosa , un conto è provarne eccitazione , e da quello che ho visto ieri , tu eri eccitato , ma vorrei ricordarti che sono tua madre , non ci vedo nulla di male se tu sei uno di quelli a cui eccitano i piedi ,mi sembra che si chiamano feticisti,ma quelli di tua madre non credo sia giusto
il fatto che mia madre sapesse che si diceva feticisti mi colpì , probabilmente tendiamo a considerare le nostre mamme solo come tali , ma in realtà sono prima di tutto donne , e quindi a conoscenza di molte più cose di quelle che immaginiamo , capii che mamma aveva il diritto di sapere la verità
— Si mamma , sono un feticista , provo eccitazione nei piedi , e ho la fortuna di avere una mamma con dei piedi bellissimi , fin da bambino li ho sognati e desiderati , e ieri ho perso il controllo.

E’ vero i tuoi piedi mi eccitano
mi sentivo molto più leggero dopo aver confessato il mio segreto a mamma , ma anche molto imbarazzato , la guardai per un attimo , mi guardava sorpresa e disse solo
— A!! Capisco
si alzò e senza dire nulla iniziò a preparare la cena , ero spiazzato , non sapevo cosa pensasse, mi aspettavo almeno un discorso , anche un rimprovero sarebbe stato meglio del suo silenzio.

Mi alzai e andai in camera , con il terribile dubbio che avevo fatto un altro errore.
Prima di cena incrociai mamma per la casa , le guardai i piedi , le sue ciabatte aperte sul davanti mettevano in mostra le sue splendite dita smaltate , come la sera prima , pensai che non avrei più potuto toccarli , mi sentii molto triste.
Mi ricordo che cenammo molto silenti , mamma cercava di parlare , mentre io ne avevo poca voglia , tra i due ,quello più scosso sembravo io , mia madre cercava di comportarsi normalmente.

Anche mentre guardavamo la tv non riuscivo ad essere più me stesso , sembrava che mi avessero portato via un pezzo di me , in oltre essere all’oscuro di ciò che pensasse mamma era tremendo.
Trovai il coraggio per chiederle
— Mamma ti ho turbato vero??
lei
— Un pochino si Paolo , non penso sia normale che un figlio si ecciti con i piedi della propia madre
divenni ancora più triste , e mia madre lo capì , del resto nessuno può nascondere nulla alle propie mamme
— Ma ora Paolo non fare così , non è successo nulla di chè , non ci pensiamo più , non voglio che sei triste
annui con la testa , ma non riuscii a risollevare il mio morale.

Nei giorni seguenti cercai di recuperare il rapporto con mia madre , in realtà lei sembrava tranquilla , mentre io non riuscivo a mettermi dietro le spalle l’accaduto.

Mi sentivo sempre in imbarazzo nei suoi confronti , e l’umore non riusciva a migliorare , ero convinto che non avrei mai più nemmeno massaggiato i suoi piedi , mi sentivo un idiota , aver rovinato una delle cose che mi rendeva più felice.

Mamma aveva notato il mio umore , del resto come già ho detto , nessuno può nascondere il proprio stato d’animo alla propia mamma , la mia capisce come sto anche solo per telefono , e in quei giorni mi domandò spesso cosa avessi , ma non gli dissi mai nulla , fingendo normalità , ma lei sapeva che non ero il solito Paolo.
Ancora ricordo il giorno in cui tutto cambiò , era Martedi , quella sera non la dimenticherò mai.

Eravamo a cena , e si parlava di come si erano svolte le nostre giornate.
Mamma dopo un attimo di silenzio mi chiese di nuovo
— Paolo ma cosa hai , sono giorni che sei serio , sembri triste , è ancora per la storia dei miei piedi??
non mi andava di dirle un’altra menzogna così risposi
— Si mamma. Mi sento un cretino , mi spiace per quello che ho fatto
lei sorridendo
— Ma dai smettila , io non ci penso più
io aggiunsi
— In oltre mi spiace perchè mi piaceva massaggiarti i piedi , e sono triste perchè non posso più farlo
la risposta di mamma mi stupì
— E chi l’ha detto?? In questi giorni immaginavo che eri triste per quello , del resto non è successo altro che poteva rovinare il tuo stato d’animo.

Se per te sono così importanti i miei piedi , da farti tornare sereno , credo che ti concederò di massaggiarli ancora. Del resto sei bravo , e un pò manca anche a me il relax che mi donavi. Ora mangiamo , poi dopo si vedrà , o riflettuto in questi giorni , credo che una madre per il bene del figlio possa anche fare delle piccole eccezioni
mi sentivo eccitato , avrei potuto rimassaggiarle i piedi , e poi quella frase finale mi fece viaggiare la fantasia , cosa intendeva per eccezioni , non vedevo l’ora di finire la cena per scoprirlo.

Finito di cenare aiutai mamma a sparecchiare la tavola , in maniera ruffiana mi proposi di lavare i piatti
— Mamma tu sei stanca , questa sera lavo io i piatti , vai pure a stenderti se vuoi
lei mi accarezzò e sorridendo rispose
— Grazie tesoro , ne ho bisogno , in effetti sono stanca
iniziai a lavare i piatti , mentre mamma si diresse in camera da letto.
Fremevo dalla voglia di raggiungerla , mi sarei accontentato anche solo di toccare quei fantastici piedi , erano troppi giorni che non lo facevo , mi promisi che non avrei fatto altro , non avrei di nuovo rovinato tutto.

Finito di lavare i piatti mi diressi in camera da letto.
Mamma era distesa sul letto con la pancia verso l’alto , indossava il piagiama , notai subito i piedi nudi , ed era impegnata a leggere una rivista. Quando entrai abbassò il giornale , indossava gli occhiali , mi piaceva , assume un non so che di austero che mi è sempre piaciuto , mentre mi avvicinai mi disse
— Già hai finito??
io
— Si mamma , ho lavato tutto e messo tutto in ordine
lei
— Bravo il mio Paoletto , vuoi massaggiarmi i piedi allora?
io
— Si mamma , se posso??
lei
— Certo tesoro
mi inginocchiai a terra , vicino al letto , afferrai subito i piedi e cominciai a massaggiarli , finalmente potevo ritoccare quelle splendite piante , erano morbide e leggermente sudate , anche da quella distanza il mio naso venne avvolte dal loro splendito odore , ma mi controllai , concentrandomi solo sul massaggio.

Mamma gradiva , mentre leggeva mi disse che le ero mancato , e che i suoi piedi ne avevano bisogno , la cosa mi diede ancora più energia , e passai le mie dita in maniera sapiente sotto tutte e due le piante.
Credevo che il tutto si sarebbe limitato ad un bellissimo massaggio , ma mi sbagliai.
Mamma gettò sul letto il giornale , e mi disse
— Hai ancora voglia di leccarmi i piedi o ti è passata??
mi salì un groppo alla gola , non mi aspettavo una domanda simile da mamma , specialmente ora che sapeva l’effetto che i suoi piedi mi facevano , risposi un pò intimidito
— Si mamma , ne ho ancora voglia
lei sorrise amorevolmente
— Visto che sei stato sincero , e non voglio più vederti triste per queste sciocchezze , se vuoi puoi farlo
non so spiegarvi il mio stato d’animo , ero felice , sorpreso , eccitato , non risposi , avvicinai il viso ai suoi piedi e dopo averli annusati per bene iniziai a succhiarle tutte le piante , lo feci lentamente , ma con molta intensità , la bocca si riempì del loro fantastico sapore acre.

Mamma sorrideva vedendomi con i suoi piedi in bocca e disse
— Pensavo che mi avresti fatto solletico , invece no. Sai è piacevole , e come se me li massaggi , invece che con le mani con le labbra
io
— Davvero mamma?? ti piace??
lei
— Si davvero , continua
fu l’invito più bello della mia vita , ripresi a leccarle un piede alla volta , senza quasi prendere fiato.
Mamma da sempre mi vizia , mi accontenta in tutto , vuole solo la mia felicità , forse per via del suo rapporto andato male con mio padre , in qualche modo si è sempre sentita in dovere di non farmi mancare nulla.

Ed anche in quell’occasione riuscì a rendermi felice , e sapere che anche a lei faceva piacere , rendeva il tutto più bello.
Avere i piedi di mamma sulla faccia , assaporare il loro splendito sapore , annusare la loro fragranza , mi fece raggiungere un’eccitazione incredibile , ma mi guardai bene da fare gesti stupidi , non volevo far finire quel momento idilliaco.
Mamma si era completamente rilassata , mentre io più leccavo i suoi piedi e più mi eccitavo , sentivo che non avrei resistito ancora a lungo , ma mi controllai , iniziai a leccarle un dito alla volta , facendo sparire nella mia bocca le sue unghie laccate di rosso , succhiavo avidamente , mamma sorrise , ma mi lasciava fare.

Ripresi a succhiare avidamente la parte della pianta appena sottostante le dita , spontaneamente mi venne di dire
— Mamma hai dei piedi troppo eccitanti , mi fanno impazzire , non so perchè
mamma mi guardò , e sorrise, sapeva che ero eccitato , sia perchè gliel’avevo confessato , e sia perchè il modo col quale le leccavo i piedi era inconfodibile , ma comunque me lo chiese
— Sei tanto eccitato vero??
risposi di getto
— Si mamma
pensavo mi avrebbe fermato , ma mi supì ancora
— Da madre non dovrei incoraggiarti , anzi già siamo andati ben oltre.

So che dovrei farti fermare qui. Ho ripensato in questi giorni a cosa stavi facendo col mio piede , se sei arrivato al punto di strofinartelo nelle parti intime penso che non potrò pretendere che ti passi questa tua fissa. Penso che impedirti di mettere in pratica le tue fantasie non cambi la sostanza delle cose , ma anzi forse aumenterebbe le tue pulsioni , quando le cose sono proibite diventano più desiderate. Quindi anche se non dovrei , purchè rimanga un nostro segreto , e non ti metti in testa di andare oltre i miei piedi , se vuoi puoi liberare la tua fantasia
ero imbambolato , non credevo alle mie orecchie , per paura di aver interpretato male le parole di mia madre chiesi
— Mamma , davvero posso?? si insomma , posso fare tutto ciò che voglio con i tuoi piedi??
mamma sorrise , penso che in quel momento mi vide ancor più piccolo di come ero , avevo fatto una domanda sciocca , ma mi rispose
— Si Paolo , ma solo con i piedi
io
— Mamma ma tutto tutto???
lei
— Solo con i piedi
io
— Certo mamma voglio solo i tuoi piedi
quello era il preciso momento in cui tutto cambiò , e lo ricordo come il momento più bello del nostro rapporto.

Mamma mi concesse la totalità dei suoi splendidi piedi , ed io da quel giorno li feci per sempre miei. Mentre ripresi a leccarli mia madre socchiuse gli occhi , lo interpretai come un gesto di pudore , sapeva cosa avrei fatto ma in quel momento non voleva vedere , anche forse per non imbarazzarmi e per concedermi un minimo di intimità , era come se mi lasciasse solo con i suoi piedi , senza voler interferire.

Mentre leccavo il suo alluce , con la mano mi tirai fuori il pene ,e senza perdere tempo lo cominciai a menare. Non credevo a quello che stava succedendo , stavo leccando ed annusando i piedi di mia madre e mi stavo masturbando , e la cosa che ancor più mi eccitava era che mamma lo sapeva.
Ero troppo eccitato , non ero preparato a quella situazione , sentii lo sperma trasalire , ma volevo mettere in pratica la mia più grande fantasia , mi alzai di fretta , cominciai a passare il pene sotto i suoi piedi , l’avrei voluto mettere in mezzo , ma quella volta non ebbi il tempo , perchè mentre stavo sfregando la cappella sotto la sua pianta destra , lo sperma cominciò a fuoriuscire copioso , cercai di indirizzarlo tutto sui piedi di mamma per non sporcare il letto , vedere i suoi piedi imbrattarsi fu bellissimo , la guardai in faccia per vedere se stava guardando , ma teneva gli occhi chiusi , ma vidi un sorriso , capii che era contenta del mio piacere.

Ammirai per qualche istante i suoi piedi sporchi del mio sperma , le sue dita smaltate di rosso erano erotiche con quelle chiazze bianche. Andai in bagno a prendere della carta igienica , prima mi pulii io , e mi rimisi dentro il pene , poi andai in camera per pulire i piedi di mamma , era ancora sdraiata a guardarsi i piedi , ridendo mi disse
— Bè tutti i massaggi che si rispettano hanno bisogno della crema
ridemmo come matti , ancora oggi mi ricordo quella battuta con piacere , è propio questo che mi piace di mamma , vive tutto con la giusta leggerezza.

Il massaggio è spesso l’inizio del nostro modo di volerci bene , ma amo quando il tutto ha inizio in maniera differente , del resto le novità piacciono a tutti.
Dopo un anno circa che deliziavo dei piedi di mia madre , ricordo benissimo la prima volta in cui lei prese l’iniziativa.
Era una domenica , stavo sul divano a seguire le partite di calcio , e durante l’intervallo ero al cellulare con un amico e collega di lavoro.

Mia madre si sedette vicino a me , prese il telecomando e cominciò a cambiare canale.
Mentre parlavo al telefono la guardai facendole capire il mio disappunto , lei sorrise dispettosa , e mise su una di quelle noiosissime trasmissioni domenicali , mi sembra su RAI 1.
Non mi andava di interrompere la telefonata per riprendermi il telecomando ,decisi che l’avrei fatto a fine comunicazione.
Mamma si distese sul divano togliendosi le ciabatte , pensai che almeno avrei guardato qualcosa di bello non in tv, aveva uno smalto marrone scuro.

La telefonata andò per le lunghe e mamma assunse delle espressioni di noia , sbuffafa prendendomi in giro.
Con mia sorpresa alzò un piede e cominciò ad accarezzarmi il viso , lo sentii caldo ed appiccicoso , per via del sudore , sulla mia guancia , mi piaceva , iniziò a strofinarlo lentamnte accarezzandomi sensualmente. Le dita mi solleticavano , mi venne spontaneo voltarmi ,mentre parlavo , annusai la sua pianta , l’odore era il solito , inebriante , forte ma eccitante.

Mentre annusavo mamma dispettosamente mi mise il piede sulle labbra , facendomi parlare in maniera buffa , tanto che il mio collega mi chiese se stessi mangiando , lei si divertiva nel vedermi in difficoltà per non far capire al mio amico cosa stesse succedendo. Approfittai di un momento della comunicazione per dare delle leccatine e succhiatine alle dita di mamma , sapore intenso ma afrodisiaco , lei sorrideva , poi mi spinse la sua pianta tra le labbra , le succhiai la parte sottostante le dita , mi eccitai moltissimo , con fatica voltai il viso , dovevo rispondere ad una domanda che mi fece il mio collega.

La telefonata proseguiva , e mamma decise di divertirsi , voleva mettermi in difficoltà , e ci riuscì.
Abbassò il piede , ed insieme all’altro li appoggiò sulle mie cosce. Lentamente si spostò verso di me , e si mise più comoda , vidi un piede spostarsi , lo mise propio sopra la mia patta , ormai gonfia , con la pianta cominciò a strofinarmi tutta l’asta , era una sensazione bellissima , parlavo a fatica , gli occhi erano rapiti da quella visione , vedere il piede di mamma che si muoveva sul mio membro fu fantastico.

Dopo poco mamma , fece partecipare anche l’altro piede , mentre uno strofinava l’asta , l’altro premeva sulla cappella , mi stava facendo impazzire , mi guardava divertita , vedeva la mia difficoltà a proseguire la telefonata , cercai di interromperla per due volte ma senza successo , il mio amico era in pieno sfogo lavorativo , con delle lamentele che ormai non seguivo più. I piedi di mamma continuavano a muoversi incessantemente , strofinavano , pigiavano , era stupendo , il pene sembrava esplodere , la cosa che aumentava la mia eccitazione ,era vederla divertita , mi fissava con un aria biricchina.

Mamma spostò un piede , sentii la sua pianta calda e sudata sulla mia coscia nuda , indossavo un paio di pantaloncini corti , direi fortunatamente , perchè con un pò di malizia , lentamente lo inserì dentro facendosi strada verso il mio pene. Riuscì ad inserire le dita sotto l’elastico degli slip , tremavo per l’eccitazione , sentii le dita accarezzarmi i testicoli , cominciavo ad avere sempre più problemi a parlare.

Il culmine lo raggiunsi quando la pianta di mamma si posizionò sulla mia asta , il contatto della sua pianta mi fece sobbalzare , una sensazione indescrivibile , sentivo sulla mia pelle quell’appiccicume caldo , non potevo resistere.
Le dita di mamma iniziarono a tintillarmi la punta , ormai bagnatissima di umori , mentre con la pianta mi accarezzava premendo tutta l’asta , mi stava masturbando , parlavo affannosamente , troncai la comunicazione in maniera brasca
–Scusa ma devo lasciarti , ho un’urgenza…..
attacai subito.

Guardai mamma che rideva
— Sei matta…???
lei sorridendo ancora
— Mi facevi ridere , eri così buffo…. sempre con questo lavoro…..
il piede continuava a muoversi
— Mamma mi stai facendo morire , non resisto più
lei
— Bè non sporcare tutto , che dopo devo pulire io.
io
— Non preoccuparti , ora ci penso io
tolsi pantaloncini e mutande , il pene uscì fuori eretto al massimo , mamma come sempre evita di fissarlo , so che ormai l’ha visto molte volte , ma mai più di pochi secondi , forse lo fa per un senso di pudore e di discrezione.

Anche quella volta concentrò il suo sguardo sul mio viso , mentre io afferrai il pene e cominciai a passare la cappella sotto le sue piante , è una cosa che amo fare quasi sempre.
Smisi di accarezzare le piante di mamma con il prepuzio , e decisi di posizionarlo tra i suoi piedi , volevo fosse lei a fare tutto , cosa che senza dir nulla capì , cominciò a muovere i piedi su e giù ,lentamente , segandomi con la giusta intensità , era stupendo , fissavo le sue estremità e pensai che era la visione più bella della mia vita.

Sentii che ero prossimo al piacere , mi voltai e guardai mamma , che mi stava fissando
— Mamma…..sto per venire , è bellissimo
non disse nulla , mi regalò solo un sorriso , che però voleva dire molto.
Quando le sue piante si chiusero intorno al glande non potei più resistere , cominciai a schizzare con grande potenza , mi ricordo che mi sporcai la maglietta , vidi i suoi piedi riempirsi del mio sperma , mamma non si fermò fino a quando glielo chiesi io , mi cominciava a dare fastidio.

Dopo essermi pulito , mi occupai dei suoi piedi , li pulii con tutto l’amore che avevo , lo faccio sempre , poi l’abbracciai e le dissi che mi piaceva che aveva preso lei iniziativa , e mi rispose
— Se so che ti fa piacere , vorrà dire che a volte ti darò fastidio

Ho sempre amato poter deliziare dei piedi di mamma mentre lei è impegnate in faccende domestiche.
Quel giorno mamma stava stirando , e la vista dei suo talloni nudi mi fece venir voglia di annusarli , in oltre quando mamma stira e fa caldo , suda molto , e anche i piedi hanno la loro ricca dose di sudore , occasione per me imperdibile.

Mi avvicinai a mia madre e le dissi
— Posso darti un pò fastidio??
lei
— Sto stirando Paolo , non puoi aspettare??
io
— Mamma il bello è propio questo , dai solo bacini…..
mamma
— Sei tremendo….
forse è l’aggettivo che mia madre usa di più nei miei confronti , e mi piace essere chiamato così.
Mi inginocchiai a terra , le ciabatte che indossava lasciavano scoperti gran parte dei piedi , le dita smaltate di rosso furono la prima cosa che iniziai a baciare , poi tutto il dorso.

Mentre le baciavo i piedi , mamma continuava a stirare come se nulla fosse. Dedicai i miei baci hai calcagni , l’odore era già intenso , ma desideravo le piante.
Mamma sa i miei gusti , ormai abbiamo raggiunto un livello di affiatamento molto bello , ed anche quel giorno dimostrò di sapere benissimo cosa volevo. Mamma alzò un piede , poggiò sulle ciabatte solo con le dita , mettendomi a completa disposizione la sua pianta.

Era sudata , morbida , bellissima , la prima cosa che feci fu annusarla intensamente , forse a memoria era la volta che l’odore era più intenso e forte , lo trovai molto eccitante. Lentamente iniziai a baciare tutta la pianta , la leccai e succhiai , anche il sapore era molto forte ed acre , terribilmente erotico. Ormai ero disteso a terra , e mamma era divertita dalla situazione che si era creata , mi disse
— Non farmi cadere…ma guarda tu come tocca stirare , sei propio tremendo…
io mi dedicavo ad un piede alla volta , mamma mi faceva succhiare prima una pianta , poi l’altra , ogni volta trovando il giusto equilibrio.

In quella posizione mi venne una curiosità , provare ad essere calpestato da mamma , non sono mai stato un estimatore di tale pratica , ma quella volta la curiosità fu forte.
Mi distesi portando il mio petto all’altezza dei piedi di mamma e le dissi
–Mamma mettiti in piedi sopra di me , dai , stira così
mamma era sorpresa dalla mia richiesta
–Ma che dici Paolo?? Ti farò male
io
–Dai mamma fammi provare, molti ne vanno matti , sembra che essere calpestati possa essere piacevole
lei
— Ma peso 70 chili , ti farò male
io
— Se mi fai male te lo dico
lei rassegnata , come spesso accade
— Come vuoi , ma se ti faccio male dimmelo
io
–Promesso…..
ero in attesa di essere calpestato da mamma.

Mia madre si tolse entrambe le ciabatte , poi lentamente mi salì sopra , i suoi piedi erano sul mio petto , sentivo tutto il suo peso. Gli chiesi di muoversi un po e di stirare come se nulla fosse , lei sorrise , trovava la situazione molto buffa , ma mi accontentò , riprese a stirare , e a muoversi su di me. Provai del dolore solo quando un piede mi schiacciò la bocca dello stomaco , lo dissi subito ,e mamma lo rimise sul petto.

Devo dire che l’esperienza non mi ha esaltato , infatti è stata l’unica volta che l’abbiamo fatta , ed anche quel giorno , dopo un pò decisi di dedicarmi ai piedi di mamma diversamente.
La feci scendere da sopra di me , e rimanendo disteso , avvicinai la faccia ai suoi piedi , e ripresi a leccarli , succhiarli ed annusarli. L’eccitazione era ai massimi livelli, mentre mi dedicavo ad una pianta lo tirai fuori , ed iniziai a masturbarmi.

Mi misi seduto allargando le gambe , in modo che i polpacci di mamma erano difronte a me ed i suoi piedi vicino al mio pene. L’unica cosa che mamma disse fu
–Ora che ti stai inventando??
io
–Una bella cosa…
le feci alzare un piede , mi sembra il destro , lei si teneva in equilibrio sull’altro , ed io lo sorreggevo dal dorso , avevo la sua pianta a pochi millimetri dalla mia cappella.

Era troppo invitante , con l’altra mano mentre mi masturbavo , facevo sfregare la cappella lungo tutta la sua pianta , scivolava tantissimo , era fantastico. Mamma continuava a darmi le spalle ed a stirare , ed io massaggiavo incessantemente la sua pianta con il mio pene.
Dopo poco venni , cercai di non sporcare fuori dal piede , indirizzavo lo schizzo sotto tutta la sua pianta , quando mamma sentì la mia venuta disse sorridendo
— Penso che solo tu possa fare una cosa del genere mentre una sta semplicemente stirando
io
— Mamma i tuoi piedi sono sempre attraenti per me
lei
–Lo so , ma ora devi pulire , altrimenti faccio un casino
non mi tirai indietro , pulii il suo piede con cura , poi quando lo mise nella ciabatta dissi
— Anche se a dirti la verità , mi piacerebbe vedere il tuo piede sporco del mio sperma che calza la ciabatta…
mamma sorrise
–Ma hai mille fantasie
io
–SI mi hai scoperto
lei
— Bè ho un paio di ciabatte che vorrei buttare , magari le tengo , così farai la tua prova
non mi rimase che ringraziarla come sempre , ed abbracciarla.

Quando mi sono sposato mia madre aveva paura che come molti figli sarei sparito , e non sarei stato più molto presente.
In realtà non è così , abitiamo vicino , e ci frequentiamo comunque molto , mi ricordo poco prima del giorno delle nozze mi disse
–Ora penserai ai piedi di tua moglie
fu una delle cose che mi disse, logicamente le sue preoccupazioni erano anche altre, ma visto l’argomento che trattiamo parliamo di questo , io risposi
–Mamma , i tuoi non saranno mai sostituiti , promesso ….

e fu così , vi assicuro che anche se mia moglie a bellissimi piedi , quelli di mamma li preferisco , e continuo a giocare solo con i suoi , forse anche per una sorta di sottomissione a lei , è un pò come la cucina , si sa quella della mamma è sempre più buona rispetto a quella della moglie.
E vi voglio raccontare di quando sono stato a pranzo da mamma , per la prima volta dopo sposato senza mia moglie , a tavola non mi ha solo cucinato il mio piatto preferito , diciamo che ha trovato il modo per farmi capire che la mamma è sempre la mamma.

Era una Domenica , quel periodo mia moglie faceva una lavoro che la teneva impegnata anche nei giorni festivi.
Mamma va molto daccordo con mia moglie , ma so che nutre una piccolo gelosia , e i fatto di pranzare soli , quando accade , le fa piacere.
Quel giorno mi aveva cucinato la mia pasta prefetira , ci sedemmo a mangiare , parlammo sopratutto di come andava la mia vita matrimoniale , era contenta che procedeva in armonia.

Arrivati al dolce , lo strudel alla nutella , altro piatto mio preferito , sentii un suo piede accarezzarmi il ginocchio , l’emozione già mi crebbe , poi mi disse
–Li hai dimenticati i piedini di mamma??
era circa un mese che effettivamente non mi prendevo cura di loro , e mi mancavano
–No mamma , ciò pensato molto , e non sai quanto mi sono mancati
lei sorrise , la mia frase le fece piacere.

Il piede di mamma salì fino alla coscia , spostai la tovaglia e lo ammirai , quella visione , e quel calore fu sufficiente per eccitarmi , lo smalto rosso rendevano le sue dita magnifiche , sapevo che lo aveva messo apposta per me , glil’ho sempre detto che è il mio preferito , sorrisi e dissi
–Mamma , è la prima volta che mi fai piedino
lei
–Non mi hai detto tu che è una cosa che ti ha sempre intrigato
mi fece piacere che si ricordò quella cosa , in effetti tempo dietro le avevo confessato che una mia fantasia era propio quella , cioè di farmi fare piedino da lei , in realtà le avevo detto che mi sarebbe piaciuto che l’avesse fatto magari durante una cena o pranzo di famiglia , per rendere la cosa più piccante , ma non era mai capitato , ed ora a distanza di tempo , mamma mi voleva togliere un’altra fantasia , anche se eravamo soli , ero eccitato all’idea
–Già, propio così , mi intriga molto , è tanto che aspetto il tuo piedino sotto il tavolo
mamma sorrise
–Ora finiamo il dolce
mentre ripresi a mangiare , il piede di mamma mi accarezzava le cosce.

Lentamente lo sentii salire , il dolce non mi andava più , mi appoggiai alla spalliera della sedia e mi godetti lo spettacolo.
Il piede di mamma arrivò sulla patta dei pantaloni , il pene era alla massima erezione , cominciò a muoverlo , strofinandomi la pianta lungo tutta l’asta.
Fu una bellissima sensazione , e vi consiglio di provare con il vostro partner , fare certe cose a tavola è molto erotico.

Mamma tirò sù anche l’altro piede , e comiciò a palparmi il bozzo che si era formato nei pantaloni , con entrambe le piante.
Inutile dirvi che non potevo resistere molto , ho aperto la patta e l’ho tirato fuori , appena le piante calze e sudate di mamma , hanno toccato la mia pelle , per poco non venivo.
Mi sono messo più comodo e più vicino ai suoi piedi , con le mani afferrai le sue caviglie , e l’asta si incastrò perfettamente tra le sue arcate plantari.

Mentre mi iniziò a masturbare , mamma mi guardava divertita , e mi disse
— Se tua moglie sa che pranzi ti fa la mamma , credo che non ti ci manda più
ridemmo entrambi , sempre mentre me lo scappellava.
In effetti mia moglie , come tutte penso , mi lascerebbe se sapesse una cosa del genere , penso che mi considerebbe un pervertito , ma per fortuna la mamma , è la donna per eccellenza meno sospettabile da una moglie.

Sentivo di non poter resistere molto , per paura di sporcarmi tutto , dissi a mamma di mettere i piedi sul tavolino , lei capendo cosa volevo fare , lo fece subito , mi alzai e cominciai a masturbarmi passandole la cappella ormai fracica , sotto le piante.
Furono sufficienti due minuti , ed iniziai a godere da matti , le inodai i piedi di sperma , molto ne finì sulla tovaglia , ma mamma non mi disse nulla.

Fu bellissimo , era troppo tempo che non godevo dei suoi piedi , e credo che quello sia stato uno dei periodi di maggiore astinenza.

Un fine settimana indimenticabile

Il pensionato era quasi vuoto. I pochi amici che mi ero fatto durante il mio anno di matricola erano andati a casa o al mare per le vacanze di Pasqua.

Il mio compagno di stanza era andato a casa, per me era impossibile, i miei genitori stavano risparmiando fino all’ultimo centesimo per pagare le mie spese all’università e non potevano permettersi il costo del viaggio. Il mio compagno mi aveva invitato a casa sua per quella settimana ma avevo rifiutato.

La sua arroganza ed i sottintesi erano tollerabili solo a piccole dosi. Passare una settimana con lui era più di quanto potessi sopportare.

Per mesi avevo aspettato ansiosamente la pace e la quiete del Natale per interrompere dopo un periodo estenuante di lezioni. Mi ero portato avanti con le lezioni e nonostante il freddo avevo fatto il turista esplorando le attrazioni urbane, almeno quelle potevo permettermele. Ora le vacanze primaverili erano più corte ma, con un tempo più caldo promettevano di essere più divertenti.

Da mercoledì però la noia cominciò a farsi strada, avevo finito tutti i compiti e non potevo fare altro finché non tornavano i professori. Avevo anche letto un paio di libri che non avevo avuto tempo di leggere prima. Cosa fare quella sera? Mi venne un cattivo pensiero, avrei fatto un a cosa che avevo voluto fare da sempre ma di cui non avevo mai avuto l’opportunità.

Presi la metropolitana dove sapevo che c’erano numerose librerie per adulti e piccoli teatri dove si proiettavano film a luci rosse.

Avevo intenzione di vedere un film porno ma dopo aver girato a lungo vidi che tutti i manifesti dei film rappresentarono donne, non era quello che volevo.

Sapevo da molto tempo di essere diverso, io non ero attirato dalle ragazze e quello che cercavo era trovare qualcuno come me. Avevo indagato con quel poco che c’era in biblioteca sull’omosessualità, sapevo perciò che là fuori c’erano uomini come me anche se, come me, praticamente tutti nascondevano la loro vera identità.

Speravo di trovarne uno, un giorno.

Abbandonai i cinema e mi avventurai in una libreria per adulti, forse avrei potuto trovare qualche cosa che mi interessava. Quando entrai una voce roca mi apostrofò: “Quanti anni hai, ragazzo?”

Guardai e vidi la fonte della voce. Un vecchio uomo grigio sedeva dietro una cassa e mi guardava.
“Diciotto”, risposi.
“Non li dimostri”, ringhiò. “Fammi vedere la carta d’identità. “
Estrassi la mia patente e gliela mostrai.

Lui la studiò attraverso gli occhiali bifocali, sembrò concentrarsi ma alla fine ringhiò: “Ok, ne hai diciotto, non avevo mai incontrato qualcuno del tuo paese. “

Mi rese la patente, ero abituato a reazioni quando la gente vedoeva da dove arrivavo. Avevo anche inventato repliche gentilmente sarcastiche a secondo delle situazioni ma quella volta presi la patente e mi incamminai per uno stretto corridoio nel negozio affollato.

Dopo dieci minuti fu chiaro che non avrei trovato quello che cercavo.

C’erano dildo ed altri giocattoli che avevo trovato affascinanti ma i prezzi erano incredibilmente alti. Anche le riviste erano costose ma avrei pagato se si fosse trattato di quello per cui ero lì. Uscii dal negozio deluso e frustrato, passeggiai per la zona per un po’ per uccidere il tempo e poi presi il sottopassaggio pedonale.

Tornato al pensionato mi feci una doccia per pulirmi della sporcizia della città. Il vantaggio era che non essendoci nessuno, avevo la possibilità di farmi una sega prima di ritornare nella mia stanza.

Era ancora presto, neanche le dieci, ma andai a letto e mi addormentai.

Il giorno seguente faceva caldo, mi misi shorts da palestra, una t-shirt, scarpe da ginnastica ed andai al parco per godermi il sole ed un buon libro. Speravo che un po’ di lettura avrebbe allontanato la mia solitudine. Trovai una zona erbosa, mi tolsi la t-shirt per ripristinare l’abbronzatura e mi sdraiai sullo stomaco per leggere.

Molti minuti più tardi sobbalzai per una voce vicino a me: “Deve essere un bel libro.

Alzai lo sguardo e vidi un ragazzo seduto sull’erba vicino a me. Aveva carnagione e capelli neri e tratti sudamericani. Non indossava camicia, solo shorts larghi e sneakers usate senza calze. Ma fu la sua faccia a catturare la mia attenzione. Occhi scuri brillavano sotto sopracciglia arcuate ed un mezzo sorriso che segnalava una natura amichevole.

Aveva lasciato cadere a terra una borsa da palestra molto gonfia: “L’ho chiamata due volte, signore.

Ma lei non ha risposto. “
“Mi spiace”, mi scusai. “Dovevo essere preso dal libro. ” Girai il libro per tenere il segno e con la copertina in vista.
Vi uno sguardo e chiese: “Le piacciono i mistery?”
“Di tanto in tanto, sì”, risposi mentre mi chiedevo perché mi aveva interrotto.
“Anch’io lo faccio. “, sorrise. “Ma non ho molte opportunità di leggere. “
“E perché?”
La sua espressione diventò improvvisamente seria.

“Troppo occupato”, disse abbassando gli occhi.
“Occupato?” Chiesi. “Cosa ti tiene così occupato?”

Si bloccò prendendo qualche filo d’erba e rotolandolo tra le dita. “Qualunque cosa possa fare per guadagnare qualche soldo. Ecco perché mi sono avvicinato per parlarle. Ma vedo che la sto disturbando, la lascerò da solo. “

Si alzò per andare via ma la mia curiosità era stata svegliata. “Aspetta, non andare. Sarebbe un piacere avere qualcuno con cui parlare.

Siediti. ”
Lui si sedette, a gambe incrociate questa volta e non potei fare a meno di vedere il gonfiore nella gamba degli shorts. Non indossava mutande e la punta di un cazzo era chiaramente visibile. Distolsi rapidamente gli occhi, un’abitudine che avevo praticato a lungo, ma l’immagine rimase nella mia mente mentre chiamavo in causa pensieri che non potevo eliminare. Divenni consapevole del suo corpo: snello ma non magro, sodo ma non muscoloso e capezzoli scuri che contrastavano con la sua pelle bronzea.

Un giovane da non far girarare le teste ma ciononostante bello.

Anche se tentavo di essere discreto, il mio sguardo fisso ed il mio silenzio dovettero rivelare i miei pensieri perché lui sorriso e disse: “Com’è quello che vede, signore?”
La sua domanda mi fece girare la testa. Brancolai freneticamente per trovare qualche cosa da dire per spiegare o scusare il mio avventato e pericoloso comportamento. Non mi venne in mente nulla, così balbettai: “Stavo solo ammirando il tuo bel corpo, nient’altro.

” Immediatamente mi pentii di averlo detto. Non è il genere di cose che uno dice ad un altro uomo, ancora meno ad un estraneo.

Ma il giovane eliminò gli steccati chiedendo: “Vuole vedere di più?” e tirò indietro la gamba degli shorts per darmi una visione senza ostacoli del suo uccello che pendeva invitante sopra uno scroto pendulo.

Degli allarmi suonarono nella mia testa. Il giovane mi si stava offrendo e se avessi accettato la sua offerta implicita, avrei rivelato per la prima volta la mia omosessualità.

(Il termine “gay” non era ancora entrato nell’uso comune. ) Istintivamente mi ritirai dicendo: “Cosa ti fa pensare che sarei interessato a vedere di più? “

“Mah, forse la speranza. Quando la vidi sdraiato a leggere, mi piacque quello che vedevo. Quindi la chiamai e mi avvicinai. Poi ho visto come mi guardava, ho molta esperienza, capisco quando un uomo è interessato a me. Io penso che lei lo sia. Ho torto?”

Io non ero pronto ad ammettere il mio interesse ma ero tentato.

La mia resistenza si affievolì rapidamente quando lui furbescamente alzò la gamba dei pantaloni e si accarezzò un po’.

“Che bel cazzo”, dissi senza pensare e compresi improvvisamente che avevo confermato il suo sospetto.
Rapidamente lui passò agli affari: “Posso farle un pompino. O lei può incularmi. Lei mi piace e posso farle uno sconto. ”

“È così che guadagni i soldi? Vendendo il tuo corpo?”
Non volevo insultarlo ma lui la prese evidentemente così.

“Ehi”, disse provocantemente. “È meglio che vendere droga. Il mio quartiere è pieno di spacciatori e tossicomani. Io non voglio farne parte. Se posso rendere felici gli uomini, non è meglio che rovinare le vite di tossicodipendenti e rischiare anche la mia vita?”
“Scusami, non volevo insultarti. Non sapevo il genere di vita che facevi. Mi perdoni?”
“Ok, ma per la mia offerta? Vuole fare del buon sesso?”

Volevo davvero fare del buon sesso, lo volevo da anni.

E questo giovane non solo era disposto a farlo ma era anche bello e mostrava un’insolita iniziativa. Dopo la delusione della sera precedente, non avevo voglia di perdere l’opportunità per del vero sesso, avrei preferito farlo con qualcun altro e non con un professionista ma non avrei potutto avere un’altra opportunità per chi sa quanto tempo. Avevo la sicurezza della privacy della mia stanza così chiesi: “Quanto?”
Lui disse il prezzo ed aggiunse rapidamente: “E’ la metà di quello che chiedo di solito, ma lei ha un corpo veramente sexy.

“Ho un problema”, dissi addolorato. “Non ho soldi di scorta. ” Odiavo dover rifiutare la sua offerta. Al solo guardarlo mi era diventato dannatamente duro.
“Peccato!”, gemette. “Credo che dovrò trovare qualcun’altro. Ma sicuramente non sarà bello come lei. “

Non volevo che si allontanasse, anche se non potevo permettermi il suo prezzo, mi sarebbe piaciuta la compagnia di un bel giovane per un po’. “Il meglio che posso fare è pagarti un buon pasto.

Vuoi venire con me a pranzo? Mi piacerebbe la tua compagnia. “
Mi guardò come se un pasto lo allettasse ma disse: “Non posso farle fare sesso solo per un pasto, signore!”
“Non fraintendermi, il fatto è che mi piacerebbe avere compagnia a pranzo… senza obbligo di sesso. Che te ne pare?”
La verità era che volevo compagnia, qualcuno con cui parlare, ma volevo anche scoprire qualcosa di più del perché il giovane vendeva il suo corpo.

“Ok, non faccio un buon pasto da alcuni giorni. “

Mi dissi che non potevamo parlare della sua vita e della sua “occupazione” in un ristorante così suggerii: “Che ne dici se andiamo a prenderci qualche cosa e torniamo qui al parco per un picnic?”
“Non male, nella maggior parte dei ristoranti non mi servirebbero così vestito. “

Andammo ad un vicino McDonald, sulla porta lui esitò e disse: “Non penso che mi faranno entrare, aspetterò qui.


“Come vuoi, cosa devo prendere?”
“E’ lei che sta comprando, signore. Scelga lei e mi sorprenda. “
Comprai due Big Mac, due confezioni grandi di patatine, una bibita grande ed una torta di mele per lui. Io presi un cheeseburger ed una bibita perché non avevo abbastanza soldi.

I suoi occhi quasi gli uscirono dalla testa quando vide le dimensioni del sacchetto ma non commentò. Ritornammo al parco, cercammo un posto ombreggiato (faceva piuttosto caldo.

), e ci sedemmo sull’erba, io aprii il sacchetto e divisi il contenuto.

“Questo è tutto mio?” chiese incredulo. “Lei non ha fame o ha speso tutto?”
“Ambedue” Ed era vero, io avevo fame ma lui aveva bisogno di cibo più di me.

Lui divorò senza smettere di parlare, cosa che sembrava confermare che non mangiava da giorni. Io mordicchiai il mio panino e centellinai la mia bibita mentre mille domande mi passavano per la mente, cosa lo spingeva a prostituirsi? Che famiglia aveva? Viveva per strada e, in tal caso, come sopravviveva?

Quando finalmente ebbe finito, disse: “Grazie, signore.

Mi sento molto meglio ora. Lei è stato veramente buono ad offrirmi il pranzo… e senza aspettarsi di fare sesso, voglio dire. “
“Beh, c’è una cosa che puoi fare per me. Sono curioso sul perché lo fai. Me lo diresti?”
Lui fece un’espressione curiosa che non riuscivo ad interpretare, cominciai a preoccuparmi di indagare in qualche cosa di cui non voleva parlare. Ma la mia preoccupazione fu breve e lui cominciò a parlare.

“Lei non sa probabilmente com’è vivere in certe case popolari”, cominciò. “Droga, crimine, bande, povertà. Andare a scuola era il momento di massima luce delle mie giornate. Almeno ero ragionevolmente sicuro. Questo fino a quando i compagni non scoprirono che ero un frocio. Avrei potuto continuare a vivere con loro nonostante gli insulti, ma poi loro cominciarono a picchiarmi. Abbandonai la scuola ma non potevo dire ai miei genitori la vera ragione perché anche loro mi avrebbero odiato.

Allora dissi che mi arruolavo nell’esercito ed andai via. “
“Ma sei abbastanza vecchio per arruolarti?” Non dimostrava più di sedici anni.
“No, ho diciotto anni ma è facile trovare carte d’identità false. Tentarono di dissuadermi ma io dissi che non volevo finire come miei fratelli, ho due fratelli più vecchi, uno è in prigione per traffico di droga, l’altro è stato ucciso dai poliziotti durante una rapina. Mamma rimase sconvolta perché me ne andavo ma papà capì.

Lui disse che era orgoglioso che non fossi come i miei fratelli. ” Fece una pausa prima di continuare. “Non sarebbe orgoglioso di me ora se sapesse quello che faccio. “
“Da quanto tempo sei sulla strada?”
“Circa tre mesi, la prima settimana o due sono state le peggiori ma poi ho imparato come attirare gli uomini che vogliono quello che io voglio. Ed non per vantarmi ma posso dare del sesso veramente magnifico.

” Fece una pausa e mi guardò come per vedere se il ‘sesso veramente magnifico’ avesse potuto adescarmi per pagare il prezzo che chiedeva.
‘Se solamente avessi i soldi!’ Pensai.

Il suo umore cambiò, fissò per terra e chiese: “Cos’altro vuole conoscere di un ragazzo diverso e prostituta?”
“Ehi! ” Lo interruppi. “Non parlare così di te. Tu hai trovato il coraggio di uscire da un cattivo ambiente. Hai avuto l’iniziativa di farlo da solo.

Posso dire che sei magnifico e, credimi, non ti condanno per quello che stai facendo. “

Un mezzo sorriso attraversò il suo viso mentre diceva: “Grazie, signore. La maggior parte delle persone mi tratta come feccia, anche i miei clienti. Lei non è come loro. “
“Io sono ancora curioso”, dissi. “Perché ti ostini col sesso? Hai tentato di trovare un lavoro regolare? “

Lui rise per la prima volta da quando ci eravamo incontrati: “Chi assumerebbe uno che ha lasciato il liceo a diciassette anni?” Chiese con un tono deciso.

“Ho provato in molti posti ma l’unica cosa che ho trovato è stata una sporca tavola calda, volevano un lavapiatti ma poi mi hanno licenziato quando ho chiesto di regolarizzarmi. Non ne ho bisogno per quello che faccio ora. Inoltre… non so perché glielo sto dicendogli ma mi piace quello che faccio. Mi piace il sesso… anche se il cliente è vecchio o grasso o ubriaco o puzza di fumo. “

“Quindi sei felice di quello che fai?”
Ci pensò per un po’: “Soprattutto… mi piace veramente il sesso.

Non ne ho mai abbastanza. Ma poi…”
Abbassò di nuovo gli occhi, capii che non voleva parlare del lato negativo del suo lavoro. Ma io avevo ancora un certo numero di domande: “Ma poi cosa?”
Mi guardò, era la mia immaginazione o sembrò improvvisamente triste?
“Non è tutto piacere”, finalmente disse. “Soffro la fame quando non riesco a trovare un cliente. Vivere sulla strada non è come vivere con una famiglia. E poi ci sono le cose strane come sculacciamenti o farmi comportare come un bambino di dieci anni.

Uno avrebbe anche voluto radermi per farmi sembrare un bambino piccolo, io presi i miei vestiti e corsi via. La maggior parte degli uomini vogliono un pompino o incularmi. Quello è il genere di sesso che mi piace. “

Mi sentii molto dispiaciuto per lui. I suoi problemi con i clienti strani quasi mi colpirono meno del suo dover vivere in strada. Questo mi fece pensare.

“Ti è mai capitato di passare una notte intera con un cliente e in un vero letto?”
“Due volte”, rispose.

“La maggior parte degli uomini vogliono una cosa fatta alla svelta e poi io sono libero, sperando di trovare un altro cliente. “
“Io non ho soldi ma ti posso offrire un letto per dormire. Vivo in un pensionato studentesco, il mio compagno di stanza non ci sarà fino a domenica sera. Potresti stare nel mio alloggi per tre notti senza essere obbligato a fare sesso. Voglio solo darti tre notti di conforto. Sarai libero di venire ed andare come vuoi ma avrai un letto per dormire… ed una doccia calda se vuoi… Che ne dici?”

“Non vuole fare sesso?” chiese in tono incredulo.

“Mi piacerebbe fare sesso con te ma non è per questo che ti ho fatto l’offerta. Non è molto ma mi piacerebbe farti semplicemente un favore. E mi piacerebbe la tua compagnia. “
“Mi piacerebbe, signore, ma dovrei soddisfare uno dei miei clienti regolari stasera. “
“Come ti ho detto tu sei libero di andare e venire come vuoi. Devi passare la notte con lui?”
“No, tutto quello che vuole è spogliarmi nel suo furgone e farmi una sega.

Così gli diventa duro, mi incula rapidamente, mi paga e poi mi saluta. “

“Ok. Vieni con me, potrai fare la doccia, cambiare vestiti se vuoi, credo tu abbia vestiti nella sacca. “
Mi guardò a lungo senza parlare. Stavo per iincoraggiarlo ma lui chiese: “Perché sta facendo questo?”
“Te l’ho detto, voglio farti un favore. Tu sei un bravo ragazzo che ha avuto momenti difficili. Forse io posso renderteli più facili… almeno per qualche notte di sonno decente.


“Ok”, disse.

Lo portai nella mia stanza che era disordinata ma lui fu entusiasta dei libri, dei poster e dei vestiti nell’armadio. Gli chiesi se voleva fare una doccia e lui disse che sarebbe stato bello. Gli diedi un asciugamano, sapone e shampoo e poi dissi: “Il pensionato è praticamente vuoto ma penso che sia meglio che io venga con te nel caso qualcuno veda un estraneo nella doccia. Ti presenterò come mio cugino che è venuto a trovarmi.

Come ti chiami?”
“Jose. “
“Io Roberto e tu non mi devi più chiamare signore. “

Fece una doccia molto lunga, molto calda e sembrò godersela. Non c’era più alcun bisogno di celare i miei interessi sessuali ed io approfittai dell’opportunità di far correre i miei occhi sul suo corpo lucente e sodo mentre si asciugava. Lui notò il mio sguardo di ammirazione, sorrise e fece in modo di mostrarmi il suo cazzo virile e le palle.

Si girò anche e si piegò per asciugarsi le gambe, mostrandomi il sedere sodo ed il buco corrugato. Quella visione mi provocò un’erezione. Tentai di nasconderla ma lui comunque la vide e rise: “Le piace quello che vede, signore?”
“Sì”, dissi raucamente. “Moltissimo. Ma chiamami Roberto, mai più signore. Ok?”
“Ok, Roberto” disse girandosi verso di me e prendendo molto più tempo del necessario per asciugarsi l’inguine.

Quando tornammo nella mia stanza, la mia promessa di non fare sesso cominciò a svanire; ero stato sincero nell’invitarlo per alcune notti in un vero letto ma la risoluzione di mantenere la promessa stava affievolendosi.

Il desiderio stava erodendo la mia integrità.

Andai alla mia parte di armadio per cercare dei vestiti puliti. Jose cavò dalla sua borsa i suoi. Quando vidi che erano non solo sporchi ma consunti e logori, dissi: “Sembra che i tuoi vestiti abbiano visto giorni migliori, ne ho alcuni di cui non ho bisogno. “
Presi un paio di chino slacks, una t-shirt, una felpa, un paio di calze e glieli diedi: “Prendi questi, mettendoli sembrerai ancora più bello.


Lui mi guardò, temevo di averlo insultato con la mia offerta: “I miei sono piuttosto sporchi, non è vero?”
“E’ comprensibile”, dissi io tentando di ammorbidire la critica implicita nella mia offerta.
Mi sembrò di vedere una lacrima nei suoi occhi mentre mi guardava e diceva: “Perché sei così buono con un prostituto?”
“Smettila! tu non sei un prostituto, te l’ho già detto, tu sei un giovane che ha avuto il buon senso di uscire da un cattivo ambiente… che ha avuto l’iniziativa di farlo da solo… che usa il suo talento per sopravvivere.

Perché sono buono? Perché ti rispetto! Non posso fare molto per aiutarti se non darti poche notti di conforto ma tu meriti di più. “

Mi sembrò spaventato dal mio tono e mi guardò. Improvvisamente avvolse le braccia intorno alla mia vita, posò la testa sulle mie spalle e pianse. Io gli resi l’abbraccio e lo tenni stretto. Restammo così, con i soli asciugamani intorno alla vita, pelle contro pelle. Se non fosse stato per le sue lacrime ed i suoi singhiozzi, sarebbe stato estremamente erotico.

Ma in quel momento tutto quello che sentivo era comprensione per un giovane che senza dubbio aveva molto potenziale ma che era la vittima della povertà e dell’odio per gli omosessuali.

Quando riprese un po’ il controllo delle sue emozioni, si scusò per aver pianto. Io l’assicurai che ci stava dover piangere e che non doveva aver vergogna di se stesso. Sembrò riprendersi ed io lo condussi a sedere sull’orlo del letto.

Quello che avvenne poi mi prese completamente di sorpresa.
Lui tolse l’asciugamano dalla sua vita e lo lasciò cadere sul pavimento, poi tolse il mio e lo lasciò cadere sopra il suo. Si sdraiò indietro tirandomi giù accanto a se. Strisciò su di me e cominciò a baciarmi. Io mi chiesi se era solo gratitudine. La mia domanda ebbe risposta quando appoggiò il suo inguine al mio. Le sue motivazioni potevano includere la gratitudine ma sembrava che volesse sesso.

Spinsi via la sua faccia e dissi: “Ho promesso, non sei obbligato a fare sesso con me. “
“Ma io lo voglio!” esclamò. “Io ti voglio, ti ho voluto da quando ti ho visto nel parco. Non è questione di business come con gli altri. Mi piaci. Io voglio farti felice. Anch’io voglio essere felice. Per favore non dire di no. Lasciami fare l’amore con te. “

Non c’era bisogno d’altro per convincermi.

Come un omosessuale frustrato stavo per perdere la mia verginità. Mi ero proposto una cosa ma ero a letto con un povero giovane che voleva sesso… non per soldi, non per il piccolo favore che gli facevo, ma (volevo credere) perché un vincolo profondo si era creato fra di noi.

Più di un’ora più tardi, dopo un’esperienza che è persistita vividamente nella mia memoria per decenni, interrompemmo il nostro abbraccio e scendemmo dal letto.

“Ceniamo”, dissi “Poi potrai andare all’appuntamento col tuo cliente. “
“Mi hai offerto il pranzo, non mi devi offrire anche la cena. “
“Sciocchezze, io devo comunque mangiare e mi piacerebbe avere la compagnia di un bel giovane. Ora vestiti. “
Lui mi abbracciò, mi baciò e disse: “Grazie, signore… voglio dire grazie, Roberto. “

I miei vestiti erano un po’ grandi per il suo piccolo corpo ma gli cambiarono di molto l’aspetto, era sexy come quando era nudo.

Sembrarono fargli cambiare anche atteggiamento. Uscimmo dal pensionato e mentre ci dirigevamo al ristorante tenne la testa alta ed aveva un passo diverso. Il ristorante era piccolo ma serviva del buon cibo in grosse porzioni ad un prezzo ragionevole. Per lui il piacere di entrare in un ristorante senza paura di essere buttato fuori era evidente.

Mentre mangiavamo mi faceva una domanda dopo l’altra su di me, sulla mia famiglia, sul mio studio ed sui miei piani futuri.

Tornando al pensionato lui si fermò all’ingresso del sottopassaggio, doveva andare ad incontrare il suo cliente. Decidemmo che ci saremmo rivisti davanti al pensionato tra le 9,30 e le 10 così potevo scortarlo nell’edificio.

Alle 10 e mezza ero preoccupando, quasi frenetico, immaginando ogni genere di problemi che avesse potuto incontrare: rapinato, rapito, ferito da un cliente violento. Ma poi lo vidi girare l’angolo, mi vide e mi corse incontro con un sorriso che fugò tutte le mie preoccupazioni.

Mi gettò le braccia al collo e mi abbracciò così stretto da togliermi il fiato.

Emozionato disse in un fiato: “Ha portato un amico! Mi hanno pagato doppio! Sono ricco!”
“E io sono felice per te. “
“Questo non è il meglio, Roberto. Lui ha due o tre altri amici. Non più la cosa fatta alla svelta nel suo furgone, starò nel suo appartamento ed intratterrò i suoi amici quando sono arrapati.

“Un vero colpo di fortuna”, dissi mentre mi chiedevo con che genere di uomini Jose si stava mettendo. L’avrebbero trattato col rispetto che si meritava o l’avrebbero usato soltanto per la soddisfazione sessuale?
Anche se avrebbe avuto un luogo dove stare, ero molto preoccupato per lui. “Spero che lui non si aspetti che tu ti prenda cura dei suoi amici gratuitamente. “
La sua esuberanza aumentò: “No! Loro mi pagheranno. Lui per il suo sesso mi darà vitto ed alloggio.

Non potrei essere più felice, Roberto. Non sarò più in strada. Non avrò più fame. Avrò soldi per vestiti ed altro. Ed avrò tutto il sesso io voglio!”
“Meraviglioso”, dissi.

Poi mi guardò con un’espressione seria e disse: “Ma ci sono anche cattive notizie. Voleva che andassi stasera a casa con lui. Gli ho detto che non potevo fino a domenica. Io voglio passare altro tempo con te. Tu mi piaci molto, Roberto.

Tu mi hai trattato come una vera persona. Io ti perderò. Io voglio darti tanta felicità quanta tu hai dato a me. “

Quella notte, tutto sabato, sabato notte e parte della domenica, Jose ed io restammo vestiti solamente per andare fuori per un rapido pasto. Per la maggior parte del tempo restammo a letto dove lui mi introdusse ad una quantità stupefacente di piaceri sensuali e sessuali.

Piangemmo quando ci salutammo il pomeriggio della domenica.

Lui andò via per una casa nuova. Io rimasi con i teneri ricordi di pochi giorni spettacolari con un giovane a cui il futuro, pregai, avrebbe portato gioia.

Fantasie avverate (prima parte)

Era il giorno del matrimonio di Luca, un amico di infanzia di mia moglie Anna.
Mia Moglie è una bellissima ragazza di 34 anni (39 i miei), una di quelle ragazze che non passa inosservata e più passano gli anni, più diventa appetitosa.
Capelli lunghi e mossi di colore sempre diversi, 1,72, una terza abbondante di seno, bel culo, gambe toniche e scolpite grazie ai tanti anni di palestra e di scuole di ballo, una mania nel vestire sempre in modo sexy e provocatorio grazie alle sue forme, ma senza cadere mai nel volgare.

Quella mattina si alzò presto per prepararsi per la grande cerimonia, io ero ancora a letto a godermi altri 5 minuti di sonno leggero, ascoltando lo scrosciare dell’acqua della doccia.
Anna uscì dal bagno con l’accappatoio addosso e a piedi nudi si avvicinò al cassettone dove aveva l’intimo, io con gli occhi socchiusi la osservavo tirare fuori calze, mutandine e reggiseni per sceglierne il modello e il colore, quella visione mi fece avere un erezione impressionante e cominciai a massaggiarmelo sotto le lenzuola; lei se ne accorse ma fece finta di niente, fece cadere l’accapatoio ai suoi piedi e infilò un perizoma color crema, poi un reggicalze dello stesso colore con i bordi in pizzo lavorato, poi toccò alle calze; mi guardava con la coda degli occhi, lo sapeva che adoravo osservarla quando si preparava, infilò prima la punta del piede sinistro nella calza color carne e con maestria la srotolò pian piano salendo su per la gamba fino alla coscia dove l’abbottonò alle clips del reggicalze; poi toccò alla gamba destra, curvò il piedino e avvolse pian piano il nylon sulla carne, avevo il cazzo che mi scoppiava!
Fu mentre mi diede le spalle per mettere il reggiseno che scoprii le lenzuola e tirai fuori il mio uccello in tiro, “ti prego fatti scopare”!
Si aspettava quella richiesta e la risposta fu rapida, “No”!
Poi aggiunse: “Oggi voglio giocare un pò con te, chissà che non realizzi qualche nostra fantasia”…….

Per poco non arrivavo.
Quando facevamo l’amore, per rendere i nostri rapporti ancora più intensi e piccanti, ci piaceva fantasticare sulla possibilità che tra noi ci fosse un altro uomo o più persone, in situazioni e in posti particolari ed avevamo orgasmi divini; ma tutto rimaneva nelle nostre fantasie, subito dopo l’amplesso il tutto ritornava nella normalità, non si faceva più riferimento a quello che si era detto e desiderato.
Cercavo di solcare il terreno in giornate di normalità, ma lei evitava sempre il discorso e diceva che erano solo fantasie dette a letto, niente di più; ma la sua fica mi diceva altro!
Ecco perché quando disse quelle parole mi stavo sborrando addosso.

Mi alzai per saltarle addosso, ma mi respinse con una spinta, “No, voglio che mi osservi e che ti godi lo spettacolo!”
Ok, volevo vedere dove voleva arrivare.
Si vestì con un abitino color oro con varie decorazioni, corto sopra il ginocchio, ma molto elegante;
scelse delle scarpe dorate brillantinate con punta scoperta, tacco 10, era uno schianto!
“che dici, passerò inosservata quest’oggi”?
Inosservata un cazzo, replicai io; ma volevo vedere cosa aveva in serbo, aveva voglia di qualcosa di strano, lo intuivo, lo sapevo, del resto era mia moglie da 6 anni, dopo 11 anni di fidanzamento, stavamo insieme da quando aveva 17 anni, quindi chi meglio di me poteva conoscerla?
Scendemmo di casa e prendemmo la macchina, dovevamo percorrere all’incirca 150 chilometri per raggiungere la località situata nella regione vicino alla nostra, la Basilicata.

Per strada parlavamo del più e del meno con la radio a farci compagnia, gli dissi quanto mi era piaciuto e quanto mi aveva eccitato guardarla mentre si faceva bella e gli dissi che una volta arrivati al ristorante avrei trovato un angolino nascosto e riservato e li avrei voluta scoparla; non ottenni nessuna risposta e dopo poco mi disse: ”fermati alla prossima area di servizio, devo fare la pipì”.
Non ripetei quello che mi sarebbe piaciuto fare con lei, perché aveva capito benissimo le mie parole, ma di proposito non aveva risposto, lo faceva apposta.

Arrivammo nell’area di servizio e visto che era domenica mattina, era affollata da un bel po di persone, anche perché era una bella domenica di fine maggio.
Lei aprì lo sportello mentre io stavo raccogliendo il telefono e le sigarette, ma quando alzai gli occhi, vidi che le persone che erano sul lato da dove stava scendendo Anna, guardavano tutti nella sua direzione, dicendo qualche parola incomprensibile per la distanza, ma che si poteva intuire il significato; solo quando incrociarono il mio sguardo abbassarono gli occhi e fecero delle risatine.

Le dissi di venire dal mio lato, che l’avrei accompagnata io in bagno, ma lei mi stupì, ”comincia ad entrare ed ordina un caffè anche per me, vado da sola”;
entrai e feci lo scontrino, aspettai al bancone il suo arrivo e quando si aprì la porta ed entrò, vidi lo sguardo esterefatto di tutti i maschietti che seguivano il ticchettio dei suoi tacchi sul pavimento;
“quando hai aperto lo sportello c’era un gruppo di persone che sono rimaste a fissarti, perché?!?!
E lei con una risatina sul volto: ”questo vestito è bello, ma siccome è corto e stretto, quando sale si intravede la balza delle calze e le stringhe del reggicalze”.

Mi venne immediatamente duro, immaginai la scena di Anna che aprendo lo sportello e mettendo le gambe a terra, aveva fatto salire il vestito, non so se casualmente o di proposito, ma aveva offerto una visione a quegli uomini di due splendide gambe inguainate da calze color carne le quali finivano con una balza merlettata.
“Che troia che sei”, dissi.
“L’hai fatto apposta”!
Mi si avvicinò all’orecchio e mi diede un piccolo morso al lobo, dicendo: “però guardandoti in mezzo alle gambe, mi sembra che ti sia piaciuto”.

“Che stronza che sei”, le dissi.
Aveva ragione e lei lo sapeva, perché anche se mi dava fastidio che gli uomini la guardavano con occhi da lupi, mi provocava un piacere perverso, era lei al centro di tutte le mie fantasie.
Bevemmo il caffè e ci incamminammo verso l’uscita, ma questa volta lei mi prese la mano e così volle farsi accompagnare fuori; quando eravamo entrati aveva fatto fare l’acqua in bocca a tutti, ma adesso che il gioco era finito, voleva far capire che ero io il suo padrone, ero io il fortunato.

Usciti dall’area di servizio ci incamminammo verso la macchina, fummo seguiti dagli sguardi di molti uomini, distratti da quel pezzo di femmina che era mia moglie.
Ripartimmo verso la nostra destinazione, “hai fatto drizzare molti cazzi poco fa”, le dissi, mentre gli lisciavo il nylon delle calze, ma fu quando arrivai con la mano sulle mutandine che notai un certo calore e quando le spostai notai che c’era un lago, era bagnatissima!
Subito mi spostò la mano, quasi imbarazzata per quello che avevo scoperto, arrossì, quasi come se si fosse pentita di come si era comportata, dello spettacolo che aveva dato e di come si era bagnata; in fondo lei era timida su certi aspetti, ma quando si scioglieva, si faceva guidare dall’istinto.

“Sei proprio una zoccola” le dissi, “vorrei che osassi un po’ di più, vorrei che oltre all’esibizionismo, che ti piace tanto, ti spingessi un po’ oltre, fin dove te la senti, senza forzature”.
“Lo so quello che desideri”, mi disse lei, “ma a volte quando sono sul punto di cedere alle voglie,
mi blocco perché penso che potrebbe rovinare il nostro rapporto, che mi potresti considerare come una puttana di strada”.
“Questo non accadrà mai”, le dissi, “le nostre voglie sono un gioco, un gioco di complicità, che vogliamo tutti e due, una voglia di trasgressione che ci farà provare nuove emozioni”.

Si allungò verso di me e mi mise le braccia al collo, mi diede un bacio sulla guancia e disse: ”ti amo”!

Il ristorante era una grande villa in stile americano, c’era solo una sala molto ampia con intorno ampi spazi di verde fatti di prato inglese, una macchia di alberi di medio fusto oltre ad una piscina dove a fine serata sarebbe stato allestito l’angolo dei dolci.
Si cominciò con un grande antipasto servito fuori, dove si poteva prendere posto a dei tavoli allestiti sul grande prato; incontrammo parecchi amici e cominciammo a chiacchierare un pò qua e un pò la, dopo poco vidi Anna in compagnia di alcune amiche scomparire dalla mia visuale, passarono circa 15 minuti e vidi le ragazze che prima erano in compagnia di mia moglie da sole; Anna non c’era.

Provai a cercarla un po’ in giro, senza chiedere a nessuno se l’avessero vista, per non fare la figura del marito ansioso, ma di lei non c’era traccia.
Un tarlo mi cominciò a rodere in testa, dove era finità?
Dopo quello che gli avevo detto in macchina, aveva preso la palla al balzo?
Mi sentivo strano, ansioso e incazzato, ma anche eccitato; la immaginai appartata con qualcuno nella macchia di alberi poco distante, in ginocchio a leccargli l’uccello, per poi farsi prendere a pecorina appoggiata al tronco di un albero.

Questi pensieri mi provocarono una grande eccitazione e non mi accorsi, dietro di me, della presenza di mia moglie, ”ehi, hai la testa tra le nuvole?!?!
“Dove eri finita”?
Lei: ”stavo scopando con un uomo nel retro delle cucine” e segui con una risatina.
Scoppiai in una risata e dissi: “troia”.
Entrammo in sala e prendemmo posto, il cibo era ottimo, meglio ancora il vino che cominciò a dare i suoi effetti tra gli invitati, compresa mia moglie, con risate e tanta allegria, accompagnati dalla musica e dal canto di un giovane ragazzo che faceva il piano bar.

Dopo un po’ mi accorsi di lunghe occhiate che questo ragazzo lanciava verso il nostro tavolo, indirizzate a mia moglie, ma feci finta di non accorgermene; lo feci notare ad Anna la quale prese con molto interesse la cosa, “è un bel ragazzo, avrà al massimo 30 anni”.
Dai stuzzicalo un po’, le dissi io.
“Sei proprio sicuro”?
“Si”, le dissi , “ma non fartene accorgere dagli altri invitati”, non volevo fare la parte del cornuto e lei della zoccola.

Il ragazzo girava per i tavoli cercando di coinvolgere gli invitati in balli e musiche, ma dal nostro si manteneva a distanza, nonostante gli sguardi penetranti di Anna; era la mia presenza che lo intimoriva.
Capito questo mi alzai e con la scusa di andare a fumare una sigaretta uscii dalla sala e mi posizionai vicino alla vetrata che faceva da perimetro alla sala, da li potevo vedere quello che accadeva dentro, avevo una buona visuale sul nostro tavolo.

Accortosi della mia assenza, il ragazzo prese coraggio, si avvicinò al tavolo e allungando una mano verso mia moglie, la invitò ad alzarsi e a concedergli un ballo; per gli altri niente di strano, perché tutti ballavano e c’era un pò di calca nella sala, ma io sapevo che in quel ballo c’era qualcosa di più.
Quando partì un lento, vidi che il ragazzo aveva messo le mani sui fianchi di mia moglie e la guidava in movimenti lenti, approfittando della confusione per stringersi a lei e godersi la pressione delle sue tette sul petto; a vicenda si parlavano nell’orecchio per superare il volume della musica e il vocio della gente, poi vidi il ragazzo staccarsi lievemente da mia moglie e guardarla quasi incredulo, per poi fare un accenno di si con la testa.

Anna gli aveva proposto qualcosa, un qualcosa che l’aveva lasciato un attimo incredulo, ma che lui subito aveva accettato; mi si gonfiò l’uccello nei pantaloni.
Buttai il mozzicone ed entrai in sala con l’ansia di sapere cosa stava succedendo, ma quando arrivai al tavolo, Anna non c’era; mi guardai in giro ed anche il ragazzo era scomparso.
Avevo il cuore in gola, l’avevo provocata e lei aveva cavalcato l’onda; non che mi stavo pentendo, ma ero nervoso perché lei mi aveva messo fuori dai giochi, i patti non erano questi.

Provai a cercarla, anzi a cercarli, ma nella sala niente; provai nei salottini che erano situati sopra la sala che servivano da sale di riposo per prendere ossigeno tra una portata e l’altra, ma c’erano solo coppiette e bambini che giocavano; fuori non erano potuti uscire, perché c’era una sola uscita e da li ero entrato io.
I bagni, non poteva esserci altro luogo dove potevano andare, i bagni!
Quello degli uomini erano situati in fondo alla sala, entrai nell’antibagno dove c’era un lavandino e di fronte avevo tre porte con i rispettivi gabinetti; due porte erano aperte, la terza era chiusa.

Mi avvicinai alla porta tendendo l’orecchio per cercare di ascoltare il minimo rumore, ma dall’interno non proveniva nessun suono, poi ci fu lo scarico dello sciacquone; mi rifugiai subito nel bagno adiacente e socchiusi la porta, usci un uomo, ma del ragazzo e di mia moglie, non c’era traccia.
Andai verso quello delle donne, ma dubitavo che Anna fosse tanto pazza da portarselo proprio la; dopo vari appostamenti fuori dall’antibagno (certo non potevo nemmeno immaginare di entrarci), mi decisi di tornare in sala, quando notai che all’inizio del piccolo corridoio che portava al bagno delle donne, c’era una porta chiusa con sopra un etichetta che diceva riservato.

Incrociai un cameriere e gli chiesi con una stupida curiosità cosa ci fosse li dentro, mi disse che era un corridoio che portava a delle stanze adibite a spogliatoi, riservate ai fotografi e ai musicisti; bingo!
Aspettai che il cameriere si allontanasse e aprii la porta senza fare rumore; mi ritrovai in un corridoio con poca luce, le luci erano spente, in fondo c’erano due porte, una di fronte l’altra.
Mi avvicinai con passo leggero, appoggiai l’orecchio alla porta alla mia sinistra, ma fu quella di destra ad attirare la mia attenzione, era di alluminio, quindi poco insonorizzata e non ci fu bisogno di appoggiare completamente l’orecchio vicino; sentivo lo strusciare di qualcosa, tipo lo sfregamento di vestiti, poi dei bisbigli, la voce di mia moglie: “ti piace così o vado troppo veloce”?!?!?
“Siiii….. vai bene cosi, continua.


Lei: “Ti piaceva guardarmi le cosce in sala vero? Avevi l’acqua in bocca!!!
Lui: “Si, mi piaci un casino, mi stava scoppiando il cazzo e tu lo facevi apposta ad allargarle e a far salire su la gonna”, “se non ci fosse stato tuo marito, ti avrei portata fuori e ti avrei scopata fra gli alberi”.
Lei: “Come corri, neanche ci conosciamo, accontentati di come te lo sto tirando. ”
Lui: “Si mi piace, mi piace tanto di come me lo seghi, si vede che ci sai fare, ti prego prendimelo in bocca”!
Io ero li, ad un metro da loro, diviso da un muro di cartongesso, mi stavo massaggiando il cazzo da sopra i pantaloni, con gli occhi chiusi ad ascoltare tutto quello che stava accadendo all’interno; il cuore mi batteva talmente forte nel petto che avevo paura che si potesse sentire dall’interno.

Ad un certo punto sentii Anna gemere.
Lui: “sei un lago, sei inzuppata, stai sbrodolando”.
Lei: “aspetta che le tolgo”.
Sentii il rumore del tacco che batteva a terra, poi l’altro; si era tolta le mutandine.
Il Cazzo mi faceva male nei pantaloni, li sbottonai e lo tirai fuori, cominciai a menarlo.
Dall’altra parte del muro sentivo il rumore inconfondibile delle dita che sbattevano velocemente nella fica bagnata di Anna, piu’ aumentava il rumore e più lei gemeva forte; ad un certo punto sentii la mia dolce mogliettina emettere un lungo grido per poi abbandonarsi ad un lungo e profondo orgasmo.

“Adesso me lo prendi in bocca”!
Non era più una richiesta, glielo stava ordinando!
“Hai sborrato talmente tanto che ho la mano tutta impiaccicata, adesso tocca a me”.
Sentii un piccolo gridolino di mia moglie, poi il rumore di risucchi; probabilmente l’aveva presa per i capelli e accompagnava con la mano il ritmo del pompino.
Io ero li, come un segaiolo che si tirava il cazzo ascoltando sua moglie che sbocchinava un ragazzo che non conosceva; tutto per gioco o per voglia, ma mi piaceva quella situazione, più di quanto avessi immaginato.

Più volte stavo sul punto di scoppiare, ma mi trattenevo, volevo che quel momento, quella situazione durasse ancora un po’ di tempo.
“ahhh…ahhhh…. come lo succhi bene, si, passa la lingua anche sotto, si, anche le palle, lungo tutto l’asta”.
Al tempo stesso sentivo i lamenti soffocati dalla bocca piena di mia moglie, stava godendo anche lei, con gli occhi chiusi riuscivo anche a percepire l’aumentare della velocità con cui glielo stava sbattendo in bocca, poi:
“Madonna non ce la faccio più……noooo, noooo, non ti togliereeeee…..”
“aaahhhhhhhh….

aaahhhhhhh…..aaaaaaahhhhhh”
In quel momento non potei piu’ resistere, svuotai le palle sul muro e sulla porta alla quale ero appoggiato per origliare mia moglie che faceva la zoccola con un perfetto sconosciuto.
Mi resi conto che non avevo neanche un fazzoletto per pulire le ultime gocce di sborra che mi penzolavano dall’uccello e dovetti rimetterlo così dentro i boxer.
Nel frattempo dall’altra parte:
“stronzo, mi hai sporcato le calze”!
Lui voleva arrivargli in bocca, ma lei si era staccata dal cazzo divincolandosi, facendolo sborrare nel vuoto, a terra; per come l’avevo sentito gridare, la sborra doveva essere stata tanta, alcuni schizzi erano arrivati sulle calze color carne di mia moglie.

“Puliscimelo! gli chiese il ragazzo, e lei disse:
“ io ingoio solo lo sperma di mio marito”!
Quelle parole furono come il cemento per il nostro rapporto di coppia, mi fecero scomparire qualche senso di colpa o pentimento per quello che l’avevo spinta a fare; lei mi amava, le mie labbra si distesero in un gran sorriso.
Mi sistemai e a passo felpato mi diressi verso la porta dalla quale ero entrato, la aprii e la richiusi dolcemente, mi avviai verso i bagni degli uomini, volevo darmi una sciacquata al viso, mi sentivo stordito da quello che era appena accaduto; entrai e mi guardai allo specchio, ero rosso in viso, l’acqua fresca sulla faccia fu un sollievo, il fuoco della trasgressione si stava lentamente spegnendo, ma non ero pentito di quello che era appena successo, anzi, ero contento che mia moglie si fosse lasciata andare, aveva accettato quel gioco che da sempre ci eravamo promessi di fare, ma che un po’ per il coraggio, un po’ per le occasioni, non eravamo mai riusciti a realizzare; quelle parole mi riecheggiavano ancora nella testa, ”No, io bevo solo quello di mio marito”, era la prova che lei amava me, solo me, il resto era solo un gioco.

Ma una cosa non riuscivo a capire, perché mi aveva lasciato fuori dai giochi?
Perché non mi aveva avvertito di quello che aveva intenzione di fare?
Avrebbe dovuto immaginare che l’avrei cercata, una volta notata la sua assenza, ma visto dove si erano imboshiti, sarebbe stato difficile per me trovarli.
Gli avrei posto queste domande al ritorno a casa, in macchina, adesso non volevo far sfumare l’ebbrezza di quello che era appena successo.

Uscito dal bagno mi diressi in sala, era li, seduta al nostro tavolo che si scolava tutto di un fiato un calice di vino bianco; quando mi avvicinai mi accorsi che aveva il viso umido di acqua, come me, si era data una sciacquata in bagno, ma aveva ancora un colorito rosso, i segni dei bollori che aveva appena provato.
“Dove sei stato”?
Iooooo? Gridai nella mia mente, ma feci il vago.

Lei continuò, “qui al tavolo non c’eri”.
Aveva la testa bassa facendo finta di guardare qualcosa sul telefonino, non mi guardava in viso;
“Sei rossa in viso, sembri accaldata”, gli risposi io; in quel momento partì la musica di un lento e lei subito si alzò dalla sedia per evitare la risposta, “alzati” mi disse, “balliamo”.
Mi prese con la mano e mi portò al centro della sala dove c’erano altre coppie che si stringevano e danzavano, Anna si strinse forte a me, con la testa appoggiata sul mio petto mi accarezzava la schiena, “tutto bene”? Gli chiesi io e lei “si, si”; in quel momento alzai la testa e vidi che quel ragazzo ci fissava da lontano, ma appena incrociò il mio sguardo abbassò la testa.

Tutte le donne, sposate e non, se lo contendevano nei balli, la sua bellezza contagiava tutte ed io avvicinandomi a lui con Anna, giocai la mia carta: “amore concedi un ballo al tuo fan”!
In poche parole gliela consegnai tra le sue braccia.
Quando feci staccare Anna dal mio petto, mi guardò quasi a dire, ma cosa fai?!?!
Lui ne approfittò al volo, la fece girare verso di se e la strinse al petto per farla danzare, ogni tanto alzava lo sguardo verso di me, quasi incredulo per avergli ceduto mia moglie per un ballo, più di una volta gli strizzai l’occhio per fargli capire che era tutto ok.

Preso un calice di vino mi godevo lo spettacolo appoggiato ad un pilastro della sala e mi divertivo vedere mia moglie che scambiava domande e risposte con quel ragazzo, anche lei era incredula al gesto che avevo fatto; potevo immaginare cosa si stavano dicendo.
Quando cominciai a vedere che lui aveva preso coraggio, scendendo sempre di più con le mani sfiorandogli il culo, decisi che il gioco era finito, ora la volevo io!
Le strinsi un braccio intorno alle spalle e la attirai a me, “mi riprendo mia moglie”, dissi al ragazzo e dopo un paio di passi di danza, mi avvicinai al suo viso e le misi la lingua in bocca.

Ero infoiato, quella scena di lui che la stringeva mi aveva fatto tornare duro l’uccello.
Dopo un po’ mia moglie si ritrasse, “c’è gente che ci conosce” mi disse; allora andiamo fuori le risposi io e senza aspettare una sua risposta, la presi con il braccio e ci incamminammo all’esterno.
Fuori era cominciata a calare la sera e l’aria si era rinfreshita; “dove mi porti”, mi chiese, ma io continuavo a camminare senza rispondergli.

Arrivammo alla macchia di alberi che avevamo visto la mattina e ci addentrammo in quel po’ di boscaglia, “voglio fotterti”, le dissi, e cominciai a sbottonarmi i pantaloni.
“No dai, aspettiamo di tornare a casa”.
“No un cazzo”, le risposi, fai la troia con lui e non con me.
Lei mi guardò con un aria interrogativa e mi disse: ”sei tu che mi hai messo nelle sue braccia”.
“Non intendevo il ballo in sala”.

Abbassò subito lo sguardo e divenne rossa in viso.
Mi chiese, “Cosa vuoi dire?
Ed Io: “dimmi la verità”!
Come una forsennata mi si fiondò addosso e mi mise la lingua in bocca, con la mano mi tirò fuori l’uccello e cominciò a tirarmelo.
“Vuoi sapere cosa ha fatto questa troia di tua moglie?”
“Ho fatto quello che tu mi hai spinto a fare. ”
“Mi stai stuzzicando da stamattina e la carne è debole.


“Volevo farti un regalo, quello che hai sempre desiderato. ”
Mentre mi diceva queste cose continuava a tirarmi il cazzo e mi passava la lingua sul collo,
“Quando sei uscito fuori a fumare, lui ne ha approfittato per invitarmi a ballare e complice l’ebbrezza del vino, mi sono lasciata andare alle sue lusinghe”.
“Con la scusa di ballare mi stringeva forte per sentire le tette, mi parlava nell’orecchio……. e sentivo il suo fiato sul collo, mi sono eccitata talmente tanto che gli ho detto se gli andava di farsi fare una sega”.

“Il resto lo conosco”, le risposi io; finì di baciarmi e mi guardò in viso senza parlare.
“Vi ho sentiti, che peccato non aver potuto guardare”!
La presi per i capelli e la feci inginocchiare, “adesso succhialo come hai fatto con lui”!
La guardai mentre apriva la bocca per riceverlo e notai un sorrisetto malizioso sul suo volto.
Cominciò a succhiarmelo con foga, lo voleva, lo desiderava; la afferrai per i capelli e guidavo il ritmo del pompino, la sua saliva mi colava sulle palle, poi cominciai a scoparla in bocca!
Sentivo i suoi lamenti soffocati dal mio uccello, la sua bocca mi divorava il cazzo.

“Ti è piaciuto il sapore del suo uccello”?
“Era grosso quanto il mio”?
Più che domande, le mie erano affermazioni per sbatterglielo più forte in bocca.
Si alzò di shitto rimanendomi con l’uccello in tiro, si girò e si alzò quel po di gonna “adesso fottimi a pecora”!
Quando mi avvicinai con il cazzo al suo culo girato, mi accorsi che non aveva il perizoma che gli avevo visto indossare quella mattina.

“Dove è finito il perizoma”?
La sua risposta per poco non mi fece sborrare: “l’ha voluto lui per ricordo, per masturbarsi sentendo il mio odore”!
Affondai il cazzo dentro una fica fradicia di umori, era talmente bagnata che più volte dovevo rimetterlo dentro perché scivolava fuori.
Eravamo li, in mezzo ad una macchia di alberi che nascondeva la visuale alle persone che distavano da noi non meno di 150 metri; noi potevamo vedere loro, ma loro non potevano vedere noi.

La afferrai per i capelli continuando a fotterla da dietro, più volte dovetti metterle la mano libera davanti alla bocca per soffocare le sue grida che crescevano sempre di più in conseguenza dell’aumentare del ritmo con il quale la stavo scopando.
Volevo guardarla in faccia, mi piaceva guardare sul suo viso le smorfie di godimento, allora tirai fuori l’uccello e la feci girare, ci avvicinammo ad un grosso albero e la sbattei con la schiena al tronco; le alzai di nuovo la gonna fin su alla balza delle calze, fu in quel momento che vidi una chiazza di bagnato all’interno della coscia destra, sulla calza, la sborra del ragazzo; la sollevai da terra facendomi stringere le gambe intorno alla vita e con forza glielo ficcai dentro.

Cominciai a sbatterla come un pazzo, caricato da tutto quello che era successo e visto quella mattina; gridava, godeva e mi leccava tutto il viso.
Non ce la feci più, volevo arrivarle dentro, ma mi ricordai di quello che aveva detto al ragazzo: “Io ingoio solo lo sperma di mio marito”; volevo quel sigillo, un sigillo d’amore, il marchio che mi apparteneva.
Le tolsi il cazzo dalla fica e la posai a terra, la rifeci inginocchiare e prendendola per i capelli le spinsi la testa verso il cazzo, aprì la bocca e se lo fece sparire dentro; bastarono tre colpi e mi svuotai dentro la sua gola con un lungo e profondo grido di liberazione.

Dalla bocca non le uscì neanche una goccia, aveva mandato tutto giù.
Restammo qualche secondo in silenzio, tutto quello che era successo, tutto quello che avevamo provato; lei si alzò e mi mise le braccia intorno al collo, si strinse forte a me e mi poggiò la testa sul petto.
“Ti amo”, mi disse, le presi il volto tra le mani e le misi la lingua in bocca; potevo sentire il gusto del mio sperma, fu il bacio più bello che le avessi mai dato.

Andammo prima verso la nostra macchina, dove Anna si era portata il trucco da casa e si diede una sistemata, poi rientrammo in sala, soddisfatti ed appagati.
Questo fu l’inizio delle nostre avventure trasgressive.

Lo stagista

Il ticchetio dei suoi tacchi risuonava come ogni mattina sul pavimento lucido dell’ ufficio.
Bruna fece il suo ingresso in azienda alle 9 in punto , mai un minuto di ritardo.
Per arrivare alla sua stanza doveva passare tra le postazioni degli impiegati , le piaceva quel momento , sentiva gli sguardi su di se , le donne invidiose del suo corpo ancora tonico e perfetto , nonostante i suoi 52 anni , e gli uomini deliziati da quella vista.

Le sue gambe scolpite , avvolte in autoreggenti nere , messe in evidenza dalle solite gonne abbondantemente sopra il ginocchio , facevano strabuzzare gli occhi a tutti.
Le piaceva mettersi in mostra , ma mai scendendo nella volgarità , indossava sempre vestiti che risaltavano il suo corpo , che curava maniacalmente , con ore di palestra , sapeva bene quali erano i suoi punti di forza , e non rinunciava a farli notare.

La sua terza di seno , risaltava grazie a camicette aperte sul decoltè , non troppo ma abbastanza per far immaginare quanto belle fossero le sue tette, glutei sodi , gambe lunghe e toniche , caviglie fine messe in evidenza dalle solite calzature con tacchi a spillo , rigorosamente numero 12 , che slanciavano ancora di più i suoi 170 centimetri di altezza.
Mentre camminava gurdava dritta a se con sguardo superbo e deciso , i suo lunghi capelli neri si muoveva sinuosi dandole ancor più fascino.

Ogni volta che i suoi occhi verdi leggevano la scritta sulla porta della sua stanza provava un senso di orgoglio ed eccitazione ” DIRETTORE GENERALE” , il potere le piaceva.
Trasferita a Milano da un paesino del sud , per conseguire la laurea in economia e commercio , aveva trovato lavoro in quell’ azienda , le sue doti ben presto le avevano garantito una sfavillante carriera , i più maligni sospettavano che avesse una relazione con il proprietario , ma tutti dovevano ammettere che le sue abilità professionali erano indiscutibilmente ottime.

– Signora Bruna…. opps mi scusi…..
Sandro , stagista in forza all’ azienda da circa un mese , entrò nella stanza di Bruna senza bussare , la vide intenta a tirarsi su una calza , non potè evitare di vedere la coscia nuda , e arrossendo rimase impalato ad osservare la donna che senza smettere tirava su l’autoreggente
– Non si bussa più? ??
il tono era alto e deciso
– Scu…..
Bruna
– Ancora qui??? Esci bussa e aspetta che ti dia il permesso….

!!!!!
Sandro chiuse imbarazzato ed eseguì , bussò e attese.
Bruna si divertiva a trattare male quel ragazzo , aveva capito che aveva un carattere debole e sottomesso.
Tutti le portavano rispetto , e molti la temevano , ma lui andava oltre , avvolte sembrava terrorizzato , e lei ne approfittava esclusivamente per suo divertimento.
Dopo qualche istante lo fece entrare , lo fissava austera , lui impacciato teneva gli occhi bassi , le fece vedere degli incartamenti , come al solito vi erano degli errori , Bruna gettò i fogli a terra ed urlando
– Non ho capito se sei cretino o scemo!!!!!! Mi porti un lavoro del genere????? Raccogli tutto e rifallo da capo!!!!!
vedendo Sandro a carponi , mentre raccoglieva i fogli sparsi per la stanza , provò un senso di onnipotenza , ed un piccolo brivido attrevrso il suo corpo.

La giornata trascorse come al solito tra mille impegni , gestire clienti , organizzare il lavoro dei suoi sottoposti , relazionarsi con la proprietà.
Non mancarono i soliti momenti di gratificazione personale , Bruna riceveva continuamente complimenti , molti clienti e qualche dipendente più audace , la lusingavano , facendo apprezzamenti sul suo corpo , cosa che logicamente a lei faceva piacere , ma non concedeva molta confidenza , non voleva assolutamente destabilizzare la sua posizione di comando.

Verso le 15 era stanchissima , la giornata fu più intensa del previsto.
Era molto stressata , causa anche della settimana molto impegnativa , stava gestendo un importantissimo contratto con dei clienti esteri , che la assorbì totalmente.
Per scaricare la sua tenzione da anni aveva adottato un sistema molto efficace anche se poco etico.
Si concedeva piccole scapatelle , erano incontri puramente sessuali , senza nessun legame affettivo , anche perché si riteneva felicemente sposata.

Suo marito non le faceva mancare nulla , anche sotto il punto di vista sessuale erano molto affiatati , ma riteneva che concedersi piccole trasgressioni l’aiutava a scaricare i nervi.
Logicamente lui non ne sapeva nulla , era gelosissimo , ma Bruna , abile anche nel manipolare la mente del marito , tramutò quel sentimento in un gioco erotico.
Col tempo capì che il marito si eccitava nell’immaginarla con altri uomini , e spesso gli raccontava le sue avventure , lui credeva che fossero solo storie di fantasia , ma in realtà erano realmente vissute dalla donna.

In quel periodo non aveva nessun uomo che potesse assecondare la sua voglia di sesso extraconiugale , aveva delle regole ben precise in merito , una su tutte la durata , massimo due tre volte , mai con i suoi sottoposti e sopratutto giovani.
Negli anni aveva collezionato avventure sia in palestra che sul posto di lavoro , ma solo con qualche cliente , unendo l’utile al dilettevole.
Chiuse gli occhi rilassandosi sulla sedia , cercò di staccare un attimo i suoi pensieri dal lavoro , si convinse sempre di più che aveva necessità di un uomo.

Bussarono alla porta , si ricompose e fece entrare
– Signora mi scusi ho finito il……
Bruna nel vedere Sandro assunse subito la sua aria dittatoriale , e nemmeno lo fece finire di parlare
– Ora non ho tempo sparisci!!!!
Sandro abbassò gli occhi e arrossendo chiuse subito la porta.
Quel ragazzo la intrigava , il suo carattere succube e vile la faceva sentire bene , una delle sue regole cominciava a scricchiolare , forse quel bel giovane poteva essere il primo suo sottoposto ad essere utilizzato come antistress.

Era certa che anche lui traeva piacere nell’essere sottomesso e trattato male , lo aveva umiliato più volte , e non aveva mai dimostrato un segno di cedimento , molti al posto di Sandro avrebbero dato le dimissioni , ma lui sembrava non curante delle persecuzioni psicologiche di Bruna.
Chiamò lo stagista tramite il telefono componendo il suo interno
– Vieni subito qui !!!
Sandro dopo aver bussato ed atteso il permesso di Bruna entrò nella stanza
– Vammi a prendere un caffè! !!
tempo un secondo ed il ragazzo shittò verso la macchinetta posta in fondo al corridoio.

Tornato col caffè lo servì a Bruna , lei guardò indispettita la tazzina di plastica , l’afferrò e con un gesto veloce lo tirò sul pavimento
– Ma che fai!!! Mi porti quello della macchinetta?? Vai a prendermelo al bar con tazzina di coccio muoviti!!!!
il ragazzo mortificato prese dei fazzoletti di carta dai suoi pantaloni , e asciugò il caffè versato a terra , Bruna si godette la scena , si mise a pulire senza nemmeno che lei glielo avesse ordinato , era perfetto per il suo ego.

Quandò tornò col caffè preso dal bar Sandro fu cacciato fuori , con la scusa che era passato troppo tempo e alla signora non andava più.
Tornò alla sua postazione di lavoro , i suoi colleghi lo ridevano , qualcuno gli diceva che doveva andarsene , altri cercavano di consolarlo , ma lui ammirava quella donna , così forte e bella , avrebbe ucciso per lei , e non gli importava se era dura , anzi ne era totalmente affascinato.

Bruna portò a termine tutti i suoi impegni professionali , riuscendo anche a trovare il modo di rimanere sola con Sandro.
Per l’ennesima volta gli fece rifare i documenti sui quali lo stagista aveva lavorato tutto il giorno , lui stanco ed umiliato , non si preoccupò minimamente di dover trattenersi oltre l’orario di lavoro , voleva soddifare la sua direttrice.
La donna spesso faceva tardi in ufficio , così la sua permanenza non destò sospetto agli altri impiegati , che lasciarono l’ azienda diretti verso le loro case.

Dopo trenta minuti che i due erano soli , Bruna lo chiamò tramite telefono
– Vieni subito qui!!!!
Sandro con i documenti in mano andò da Bruna , dopo esser entrato in stanza disse timoroso
– Signora non ho ancora finito….
lo sgurado della donna lo inceneriva , i due occhi verdi lo penetravano , poi con voce austera
– Non ti ho chiamato per il tuo lavoro …..ma perchè qui non hai pulito bene c’è ancora del caffè.

…!!!
con la mano indicò a terra vicino alla sua sedia.
Sandro si avvicinò , guardò vicino al piede della donna , dove lei indicava , ma non vide nulla
– Signora dove non vedò??
Bruna spostò il piede e disse
– Propio qui dov’è la mia scarpa!!
Sandro era rapito dalla bellezza di quella caviglia , terminale perfetto di una gamba che sembrava scolpita , e quelle scarpe nere , con tacco a spillo , si sarebbe fatto trafiggere da loro se solo avrebbe dato piacere a quella donna.

Logicamente lo stagista aveva capito benissimo che Bruna godeva nel comandare , si sentiva fortunato di aver trovate una direttrice come lei , viveva nel suo piu bel sogno.
Sapeva benissimo cosa doveva fare , per anni aveva pagato prostitute per farsi sottomettere , ora poteva farlo gratis.
Sandro si inginocchiò a terra , abbassò il busto , mise le mani delicatamente intorno il piede della donna , appoggiò la fronte sulla scarpa e con tono flebile disse
– Padrona mi dica cosa devo fare?..
Bruna sentì la fica contrarsi , quel ragazzo era perfetto , era il suo schiavo , e nel vederlo prostato ai suoi piedi la faceva inumidire come non mai.

Sentirsi chiamare padrona la eccitava , si stupì della naturalezza di Sandro , era completamente a suo agio , il tutto rese quel momento eroticamente intenso.
– Puliscimi le scarpe , hanno calpestato il pavimento che tu non hai pulito bene !!!!!
Sandro senza replicare cominciò a leccare una scarpa , nel frattempo Bruna si era voltata con la sedia mettendo i due piedi paralleli , ed ammirava il ragazzo.
Alzò un piede per obbligare il giovane a leccarle la suola , lui lo fece senza attendere nessun comando , ammirando da quella prospettiva anche le cosce della donna
– Bravo lo stagista…..ecco cosi …..puliscimi le scarpe…..verme che non sei altro ….

nel vedere la sudditanza di Sandro , la sua completa devozione , la fece sentire una dea , e la cosa liberò tutta la sua libido.
Con una pedata scalciò via Sandro , poi si alzò , mise le mani sotto la gonna e si sfilò il perizoma , era zuppo di umori , si risedette
– Vieni qui strisciando!!!
Sandro obbedì arrivando tra i piedi della donna , lei si abbasso e mise le sue mutande nella bocca del ragazzo
– Ti piace il sapore della tua padrona???
non potendo parlare lui annui
– Bene , ora vediamo il cagnolino come usa la lingua!!!
tirò su la gonna , spostò il bacino in avanti , poggiando le gambe sui braccioli della sua poltrona
– Forza verme,….

leccami culo e fica!!
gli occhi del giovane erano fissi increduli davanti a tale spettacolo , la fica di Bruna depilata , labbra carnose , umidissima , e un culo perfetto , il cazzo gli esplodeva.
Senza indugiare affondò il viso tra le cosce della donna , cominciò a leccare la fica inumidendosi tutta la faccia , alternava leccate al clitoride , alle grandi labbra , e al buco del culo facendo impazzire Bruna
– Aaaassss….

ssssiii siiiii leccaaaa leccaaa…non fermartiiiiii
Le mani di bruna tenevano il capo del ragazzo spingendoselo a se , lui leccava incessantemente, avrebbe continuato fino alla morte.
La voglia di cazzo divenne troppa , Bruna voleva essere posseduta , tolse la testa di Sandro e disse
– Forza tiralo fuori !!
il giovane si alzò , slacciò i pantaloni e li fece cadere insieme alle mutande , il cazzo svettò fuori , purtroppo le dimensioni non erano per nulla gratificanti
– Come immaginavo….

un cazzetto misero…..
Bruna ne aveva visti e presi di molto più grandi , penso a quello del marito sicuramente più soddisfacente , però non ne fu totalmente delusa , del resto quel cazzetto era perfetto per il ruolo che il ragazzo doveva ricoprire , e sopratutto poteva andar bene per il suo buchetto del culo
– Se non ero così arrapata ora ti avrei cacciato , però ho voglia di godere….
Bruna si alzò si chinò sulla scrivania dando le spalle a Sandro , appoggiò sul pianale in vetro i suoi avambraccia
– Forza inculami!!!!
il culo nudo e sodo era una calamita per lo sguardo dello stagista.

Si avvicinò quasi timoroso , il palmo delle sue mani si appoggiarono su quelle natiche lisce e sode , affondò le dita divaricandole , guardò il buco del culo , sicuramente non era vergine , e la conferma gli venne quando spingendo il suo pene entrò immediatamente tutto dentro
– MMMMM AAAASSSSS siiiii siii bavo …..per il culo è ottimoooooo daiiii spingiiii!! Spingi quel cazzettoooooo
sentire chiamare il suo membro cazzetto , aumentava il godimento di Sandro , che sentiva scappellare l’arnese nel culo della sua padrona , mai aveva provato tanto piacere , anche se non vergine, quel culo era molto più stretto di qualsiasi fica , e per lui era un paradiso.

Bruna sentiva il culo contrarsi avvolgendo il membro duro del giovane , con una mano cominciò a masturbarsi , il suo corpo era invaso dal piacere piu assoluto , tutto lo stress era sparito , il suo metodo stava funzionando ancora.
Le penetrazioni anali di Sandro abinate alle penetrazioni vaginali con la sua mano , portò Bruna ad un orgasmo strepitoso
– GODOOOOOO………SIIIIII SIIIII TIENILOOOO DENTROOO MENTREEE GODOOOOOOO!!!
Sandro rimase immobile col cazzo ancora nel culo della sua padrona godendosi lo spettacolo di quel corpo invaso dal piacere.

Bruna con una mano lo allontanò , gli umori del culo e della fica colavano verso il basso mescolandosi , guardò il giovane , che era immobile col cazzo ancora dritto , lo avrebbe cacciato all’ istante , ma provò un minimo di pena , così si avvicinò gli afferrò afferrò il cazzo con la mano e con movimenti veloci lo segava
– Squallido verme…..ti dovrei cacciare…..ma sei stato bravo e voglio premiarti…..forza schizza!!!
Sandro guardava quella mano delicata ed erotica , dita lunghe affusolate , smaltate di rosso , e poi non poteva disubitire alla sua padrona
– Schizza!!! Ti ho detto di schizzare!!!!
senti la sborra trasalire , vide i suoi schizzi arrivare fino alla scrivania , si sentì quasi di svenire , tremava dal piacere
– Schifoso….

ai imbrattato tutto , pulisci con la lingua….
mentre Bruna si ricomponeva il giovane leccò viamil suo sperma dalla scrivania della sua padrona , poi fu cacciato senza nemmeno un saluto.
Soddisfatta e rilassata arrivò a casa alle 9 e 30.
Il marito dopo averla salutata domandò
– Come mai così tardi , e poi eri talmente impegnata da non potermi fare nemmeno una telefonata??
Bruna gettò a terra la sua 24 ore e si distese sul divano in soggiorno
– E si tesoro , impegnatissima….

e stanchissima , vieni a massaggiarmi i piedi…
il marito si sedette sul divano mettendosi i piedi sulle cosce , erano nudi , Bruna si era tolta scarpe e calze.
Mentre le sue mani si godevano il contatto con quelle piante morbide calde e sudate
– Impegnata?? Da sola o con qualche tuo ammiratore??
Bruna
– Ecco il mio solito gelosone…..
lui
– Certo che lo sono sei bellissima ….
lei alzò un piede e lo strofinò sul viso del marito
– Ho dovuto far tardi per colpa del nuovo stagista….

ha combinato un disastro…..
lui
– Scometto che è anche bello. ?
lei
– Si decisamente…..
abbassò il piede ed insieme all’ altro cominciò a strofinare sulla patta
– Il mio gelosone cosa si immaginava che sua moglie si dava da fare??
lui capì subito che Bruna voleva eccitarlo con una delle sue storie
– Già è così? ?
il cazzo si cominciava ad indurire sotto le piante
– Si…. ho dovuto metterlo in riga …..
lui eccitato
– Eee..cosaaa hai fatto…
Bruna senti il cazzo ormai durissimo sotto i suoi piedi , li tolse dalla patta mettendosi seduta al fianco del marito , appoggiò una mano sul cazzo e cominciò a sussurargli nell’orecchio
– Il mio marito porco si sta eccitando…..be gli ho fatto leccare le mie scarpe
il marito cominciò ad immaginare la scena , abilmente la moglie gli slacciò i pantaloni
– Poi mi sono fatta leccare culo e fica …..lo faceva benissimo….

segando il cazzo del marito gli rivenne voglia , del resto quel cazzetto non l’ aveva soddisfatta a pieno
– Però ha un cazzetto piccolino no bello come il tuo!
il marito ansimante
– Aasss s…. a si??? Glielo haiii vistooo??? E cosa hai fatto??
Bruna si tolse le mutande , salì a cavallo del marito , con la mano sistemò la cappella tra le grandi labbra e scese col bacino facendo entrare completamente il cazzo nella fica
– Mmmmmm..era piccolooo….

ma avevo vogliaaa…. cosiiii mi sono fatta inculareeee….
mentre si scopava la moglie la immaginava a pecora col ragazzo dietro , e quel cazzetto nel culo , la scena lo eccitava da matti
– Siii siii siii amore daii continuaaa…. che bello…ti piaceva essere inculataaaa ???
Bruna
– Siii siiiii , mi ha inculatoooo come una cagnaaaaa……ma volevo il tuo cazzooooo
lui
– Dimmi quanto ti ha sbrratooooo dveeee doveeeee???
Bruna
– Aaasss ssss…..l’ ho fatto sborrareee con una segaaaa a schizzatooo un fiumeee di sborraaaaa
il marito era al culmine
– Amorreee sborrroooo sborrrooooooo!!!!
la fica di Bruna fu inondata di caldo sperma , quella sensazione le fece raggiungere un altro orgasmo
– AAAAAA SIIIII SBORRAMIII DENTROOOOOO FINALMENTEEE UN BEL CAZZOOOOO!!!!!!!!!
continuò a cavalcare fino a quando il cazzo non si smosciò.

Si lasciò cadere esausta sul divano , i suoi piedi finirono sul cazzo colante del marito , lo accarezzava con la pianta di un piede e disse sorridendo
– Sei propio un porco pervertito …..quanto ti piacerebbe se lo facessi davvero??
lui
– Non lo so se resisterei o se impazzirei di gelosia, ma mi arrapa tanto immaginarti fare certe cose….
poi guardò i piedi della moglie sul suo cazzo
– Avrei preferito che lo facevi sborrare sui tuoi magnifici piedi , magari segandolo con loro….

lei maliziosa
– Bell’ idea…..magari domani a quel cazzetto glielo faccio……
il marito si mise a ridere , ignorando che tutto quello che gli aveva raccontato Bruna era successo realmente , e che sicuramente il giorno successivo i suoi piedi avrebbero segato il giovane stagista , che li avrebbe ricoperti di calda crema bianca.

La puzza di piedi di mia moglie!

Eravamo appena ritornati da una favolosa vacanza nudista nella quale lontano da rompi cazzo avevamo tra amici passato due settimane tra sole, mare, chiavate 3 volte al giorno e mangiate a sbafo, oltre a sport e passeggiate culturali, nudi questa volta sotto i vestiti e nella mente … Mia moglie stava svuotando le valigie e rassettando, mentre io stavo guardandomi le foto al mare da poco scaricate al computer trastullandomi il cazzo già rizzo e pieno di sperma da eruttare, quando sento il telefonino.

Era Luisa!!!! La mogie di Guglielmo, una coppia senza figli (lei ne ha trentadue, lui trentotto anni) che avevamo conosciuto da un anno su un’altra spiaggia naturista. Mia moglie all’epoca in allattamento, aveva letteralmente conquistato Guglielmo sulla spiaggia con i suoi capezzoli doppi scuri e grondanti di latte, quando avvertiva che la bambina che essendo rimasta lontano a casa, piangeva per la poppata. Il toro s’era arrapato a vedere le tette che colavano di succo prelibato.

Mia moglie con lo sguardo di madre apprensiva l’aveva sedotto, lui col suo cazzo superduro ma soprattutto lungo più di 26 cm. si sentiva già suo. Dopo alcune carezze, e frasi di conforto psicologico da parte di Guglielmo che cercava di asciugarle le lacrime per il disagio, e spiegandole di aver il desiderio di essere padre ed avere Luisa che gli donasse un figlio, vidi mia moglie contenta di aver donato il latte fuoriuscito e sprecato ad un estraneo.

Guglielmo sentendosi si attaccò alle mammelle di mia moglie, che da troia materna gli face per riconoscenza una sega gigantesca a due mani, con un desiderio inconscio, ma sempre più evidente da quando insoddisfatta delle mie misure mi diceva con ironia che avrebbe maneggiato con forza il cazzone di un negro. Luisa invece contemporaneamente quella sera mi soddisfò con un pompino a gola profonda! Per lei un cazzo di 16 cm come il mio era insignificante ingoiarlo con tutte le palle… rispetto a quello di Guglielmo che nonostante la lunghezza riusciva comunque ad ingoiarlo sino alla base con tanto di scoppio del nettare nello stomaco.

Ciao P. come stai? Sono Luisa. Ciao Luisa! Che ne dici di vederci stasera, mi disse, è un pò di tempo che non ci vediamo, magari andiamo fuori a cena o ci facciamo una pizza…. Senz’altro risposi io, lo dico al mio amore F. immediatamente. Quando la mia consorte sentì da lontano che era Luisa, avvertì un tremito d’emozione e rispose: Veniamo al più presto!!! Io mi preparai; lei s’andò a fare una doccia.

Uscendo velocemente dalla doccia, andò in camera da letto e ne uscì preparata, truccata e vestita da grande zoccolona: capelli attaccati da forchettone tipo zingara. Rossetto rosso fuoco, orecchini ad anellone, canotta aderentissima e minigonna e sotto al culo l’ormai usuale perizoma. Si mise un reggiseno nero di una taglia più piccola da far scoppiare le tette, tanto che s’intravedevano mezze aureole fuoriuscirne. Infine ai suoi piedi: un paio di ballerine tipo adolescente in calore.

La notizia di vedere Guglielmo, forse la gasò superlativamente da vestirsi così provocante. Quella sera faceva un caldo umido eccezionale, e F. sbuffava di vampate. Diretti a Mergellina sul lungomare, ci imbottigliammo nel traffico. F. cominciò a fare dangling perché aveva già i piedi sudati. Si levò le ballerine e mise i piedi sul cruscotto dell’auto, tanto da distrarre tutti gli automobilisti e ciclisti. Dissi: F. ma ti sei fatta da poco la doccia e già ti puzzano di rancido i tuoi piedi! Devo dire la verità: a me eccitava tanto il suo odore, un misto tra formaggio stagionato ed aceto acre.

Non me lo dire che si sente fino al mio naso, oddio!! Rimani senza scarpe, dissi io, e poi te le rimetti appena arriviamo. Il tanfo già mi eccitava, il suo abbigliamento m’aveva fatto bagnare. Lei sapendo che l’odore mi piaceva, mi disse scherzando: mamma che puzza, senti! Ed avanti a due passanti mi mise il suo piede sinistro proprio sotto il naso, e non resistendo più lo presi in mano e le scaricai mezza vescica di sperma tra le dita con le unghie smaltate di rosso.

Arrivammo sul lungomare ed io lasciai i finestrini leggermente aperti per timore che i nostri amici potessero sniffare il tanfo emesso da piedi di una donna o di un uomo. Non sapevo che i due erano fetish proprio di piedi, sandali, scarpe e stivali e calze. Girammo un poco in macchina, ma nessuno dava segno di fastidio, anzi … Arrivammo alla pizzeria ed era stracolma, tanto che ci sistemammo in un tavolino ristretto nell’angolo.

L’eccitazione forte e l’emozione ci uniformò così tanto che cominciammo a giocare come bambini. Io sbottonai con Luisa, la quale mi ricambiava con risatine compiacenti. Mia moglie invece avendo esagerato con la birra, cominciò a fare un piedino a Guglielmo togliendosi tutte e due le ballerine. Ci guardammo tutti in faccia: eravamo partiti ed eccitati come cani in calore!! Quell’odore sempre più penetrante dei suoi piedi, ci trovò tutti in un unico propellente fetish di ormoni da eruttare nei sensi e nell’ammucchiata.

Ci dirigemmo a casa di Luisa e Guglielmo. Tra un gioco e l’altro, ci trovammo tutti nudi sull’attico della casa dove tirava un poco d’aria rinfrescante. F. fu la prima a spogliarsi, Luisa la seguì subito poco dopo. Non avevo mai visto Luisa così bella. Il suo trucco discreto la ringiovaniva e le dava quel senso di bellezza greca. Il mio cazzo diventò subito duro, mentre Guglielmo rimase coi box mutande dalle quali usciva il suo biscione semi duro.

F. mi leccò il glande ripulendomi gli umori e mettendosi in a pecorina mi accarezzava il petto. I suoi piedi furono preda di Gugielmo e Luisa che li leccò sui talloni un poco ruvidi, inzuppando di saliva le dita. Erano inebriati del suo odore, mentre io abituato a quell’odore mi eccitavo a vederli così eccitati. F. mia moglie afferrò il cazzone di Guglielmo e mi derideva dicendo guardami sono due mani che vanno su e giù.

Mi lasciò il cazzo e me lo riprese Luisa. Mi sentii disintegrato fino alle palle, tanto da far ingelosire F. dicendole. La gola è profondissima e mi fa scopp… Mi uscì un getto violento che inondò la bocca di Luisa che si diresse sporca di sperma con le labbra sui piedi di F. Il vulcano Guglielmo odorava al’impazzata mentre mia moglie soddisfatta d’aver visto finalmente una gola profonda sul mio cazzo, si fece venire sul viso tanto che lo sperma le grondava dagli orecchini.

Un bacio profondo ce lo scambiammo tutti e quattro. Quei piedi di mia moglie furono la causa di una bella orgia. Guglielmo disse: ora il tuo odore lo voglio portare a dosso per un mese. Luisa disse: P. il tuo sapore dello sperma non lo cancellerò dalla lingua. Mia moglie rispose a tutti noi: siete sicuri che se non mi laverò i piedi al posto di fottere come questa sera non vi farò addormentare dalla puzza? Scoppiammo tutti a ridere dicendo Siiiiii!!!!!!.

Coinquiline

Ore 8,00 , Federica già era di ritorno dalla sua corsa mattutina , era una patita della forma fisica , amava sentire l’aria fresca sulla sua pelle mentre andava contro il vento. Correva per circa un’ora , sempre il solito tragitto , e poi rientrava in casa per farsi la doccia , che dopo lo sforzo era una delle cose più piacevoli della giornata.
Abitava in un monolocale con la sua compagna di studi Emanuela , 25 anni come lei , ma decisamente più pigra , e per nulla sportiva.

Infatti anche quel giorno , al rientro dalla corsa , Federica vide Emanuela ancora sul letto che dormiva.
Federica trovava assurdo che a quell’ora ancora stesse dormendo , da sempre gli aveva proposto di andare a correre insieme a lei , ma la pigrizia di Emanuela era troppo forte.
Federica mentre osservava la sua amica , ebbe voglia di fargli uno scherzo , magari la prossima volta si sarebbe convinta ad andare a correre piuttosto che poltrire al letto.

Si slacciò le scarpe da ginnastica , i calzini erano impregnati di sudore , in oltre erano ben 4 giorni che li utilizzava , l’odore era molto forte , la puzza la sentì lei stessa , per un attimo pensò che ciò che stava per fare era troppo cattivo , ma poi guardò la sua amica dormire profondamente , e pensò che se lo meritava.
Tolse entrambi i calzini , e li posizionò con cura propio sotto il naso di Emanuela , che dormiva sul fianco destro , sicuramente la puzza l’avrebbe disgustata e svegliata , Federica mentre aspettava la reazione dell’amica cominciò a spogliarsi per farsi la doccia , e nel fattempo andò in bagno per preparare tutto l’occorrente.

Mentre preparava la doccia , si aspettava le urla indispettite dell’amica da un momento all’altro , quei calzini erano disgustosi , sicuramente Emanuele si sarebbe svegliata con quella puzza sotto il naso.
Finito di preparare la doccia tornò in camera da letto , era incuriosita dal selenzio , trovava impossibile che Emanuela non si era ancora svegliata.
Appena aprì la porta , fu sorpresa dalla scena che gli si paventò davanti.

Emanuela era sveglia , ma invece di essere indispettita , stava annusando con passione i calzini di Federica , se li strofinava su tutta la faccia , e dai movimenti del lenzuolo era chiaro che si stava toccando la vagina. Quando Emanuela vide Federica , ansimante disse
<grazie…grazie…. finalmente hai capito!!>
Federica
<cosa Manu??Cosa dovrei aver capito?>
era totalmente all’oscuro di tutto
<bè che amo l’odore dei tuoi piedi!!>
Federica
<odore??Ma puzzano , ma volevo solo farti uno scherzo…!>
l’imbarazzo avvolse Emanuela
<come uno scherzo?non l’hai fatto apposta per eccitarmi??>
Federica
<eccitarti?Ma come potevo pensare che la puzza dei calzini ti potesse eccitare??>
Emanuela
<oddio che vergogna!!Pensavo che ti eri accorta , si insomma quando rientri dalla corsa , esco di casa sempre dopo di te perchè mi piace annusare i tuoi calzini , mi eccita da morire!!In realtà amo i piedi , e i tuoi sono fantastici , non sai quante volte ho immaginato di ….

>
si interruppe capendo che la sua amica era scioccata
<manu non mi ero mai accorta di niente …>
Emanuela divenne rossa come un peperone , non riusciva più a guardare in faccia l’amica.
Federica capendo lo stato d’animo di Emanuela provò a sollevarle il morale
<scusa Manu, non ero pronta ad una cosa del genere , non sapevo che i miei piedi ti piacessero >
vedendo che l’amica non parlava si avvicinò , si sedette sul letto e con una mano le toccò le gambe , come per consolarla
<dai non fare così , è solo che non mi aspettavo di vederti eccitata con i miei calzini…>
Emanuela riprese coraggio
<lo so è una cosa strana , la tengo nascosta da una vita , sei l’unica ora che lo sà…>
Federica
<vabbè dai , ognuno ha le sue cose , non è mica una cosa poi così grave …>
l’imbarazzo in quel momento era molto forte in entrambe le amiche.

Federica era molto curiosa di natura , e quella confessione le riempì la testa di domande , voleva saperne di più della passione di Emanuela , del resto studiavano psicologia , e quella scoperta era molto più interessante di qualsiasi lezione. Erano due belle ragazze , Federica molto magra , mentre Emanuele leggermente più in carne , ma comunque attraente , ora era chiaro per Federica perchè l’amica non avesse mai un ragazzo , non era di suo interesse.

Emanuela temendo di esser considerata come una matta chiese
<ora mi considererai come una pazza maniaca??>
Federica sorridendo disse
<ma che dici??Però mi incuriosisce molto questa cosa …posso farti delle domande??>
Emanuela era ben felice di risponderle , era un modo per spiegare il suo mondo , e poi vedere Federica tranquilla , la fece rilassare
<certo che puoi , chiedimi qualsiasi cosa!!>
Federica non se lo fece ripetere due volte.
La prima domanda fu molto schietta
<quindi se ho capito bene a te piacciono i miei piedi , e no i calzini??>
Emanuela
<già , hai dei piedi bellissimi , li adoro , i calzini li uso solo perchè hanno il loro odore…>
Federica
<perchè continui a dire odore??Li ho annusati e quei calzini puzzano da morire>
Emanuela
<si per tutti forse puzzano , ma io amo quella puzza , non so perchè , ma mi piace!!>
Federica
<ma da come li annusavi , ne sembravi eccitata….

>
Emanuela
<bè si…quando dico che mi piace , è perchè mi eccita..>
Federica
<ti stavi toccando prima vero??>
Emanuela fu un pò imbarazzata , ma decise di rispondere
<si è vero , mi stavo toccando , pensare che avevi lasciato i calzini apposta sotto il mio naso mi ha fatto perdere il controllo , e poi l’odore era più intenso del solito …>
Federica
<e a cosa pensavi mentre ti toccavi??>
mentre rispondeva cominciava a sentirsi più libera
<pensavo ai tuoi piedi , immaginavo di baciarli , leccarli , annusarli , e poi mi immaginavo che a toccarmi eri tu , magari con la pianta di un piede…>
mentre Emanuela parlava , Federica non potè fare a meno di immaginarsi la scena che la sua amica descriveva , in poco tempo si rese conto che si stava eccitando , non aveva mai considerato i piedi come fonte di piacere , ma in quel momento le sembrava tutto molto erotico.

Federica fece altre domande , ma più andava avanti e più l’argomento l’attraeva , così senza troppi giri di parole chiese
< Ancora non mi sono lavata, penso che i piedi puzzano più dei calzini , dimmi la verità ti piacerebbe annusarli , e magari leccarmeli??>
usò un tono malizioso e sensuale , tutti i sensi di Emanuela si destarono , rispose senza la minima esitazione
<moltissio , mi piacerebbe non sai quanto , lo desidero da molto tempo , ed il fatto che ancora non li hai lavati , li rende ancor più eccitanti…..>
quello era il punto di non ritorno , e Federica era l’ago della bilancia.

La voce di Federica ruppe quel momento di silenzio
< Bè allora spero che la tua attesa non venga delusa…..>
finendo la frase alzò le gambe , si distese sul letto , e mise i suoi piedi nudi sul petto dell’amica , a pochi centimetri dal viso. Il naso di Emanuela fu subito invaso da un olezzo afrodisiaco , la vista di quelle piante perfette e rosa la eccitaò all’istante , le dita curate e smaltate di un azzurro vivo , erano un invito per la sua bocca.

Avvicinò subito la sua faccia verso il suo sogno , il contatto con quelle piante la inondò di brividi , erano sudate , appiccicose , e terribilmente odorose , le afferrò con entrambe le mani , come se avesse paura che scappassero , e cominciò a muovere il viso , facendosi accarezzare il lungo ed in largo.
Federica osservava la sua amica completamente persa tra i suoi piedi , solo quella vista fu sufficiente a far scendere piccole goccie di umore tra le sue grandi labbra , poi divertita ed eccitata disse
<allora come sono??Come immaginavi??>
Emanuela sospirando
<molto meglio….

Fede…mi fanno impazzire…. !!>
Federica era incredula che i piedi potessero creare tanto piacere , cominciò a chiedersi se anche lei ne avrebbe provato gusto.
Sentì la lingua della sua amica accarezzarle le piante , era una sensazione piacevole , il sapore acre riempì la bocca di Emanuela , e mentre succhiava ogni millimetro di quei sublimi piedi , le venne quasi la voglia di mangiarli , il sapore era ancor meglio di come lo immaginava.

Le dita furono succhiate per lungo tempo , una ad una , Federica ormai era completamente bagnata di piacere , vedeva la sua amica completamente colma di passione , assumeva delle espressioni molto erotiche , e quando i loro sguardi si incrociavano non servirono le parole per capire che il loro rapporto non sarebbe più stato lo stesso.
La voglia di Federica di conoscere la sensazione che i piedi potevano regalarle era diventata molto forte
<manu , ti va se ti bacio i tuoi piedi….

>
la sua amica che era impegnata a succhiare la parte sottostante le dita rispose con entusiasmo
<certo , anche se non sono belli come i tuoi…. >
tolse il lenzuolo , e mise i suoi piedi a disposizione di Federica.
In realtà erano piedi molto graziosi , più piccoli di quelli di Federica , ma comunque curati , con smalto rosso , la prima cosa che subirono fu una lunga annusata. Lodore era abbastanza intenso , inizialmente Federica lo trovò sgradevole , tanto che spostò il naso
<fede puzzano??Non ti piace??>
Federica
<bè un pò si…ma voglio provare a resistere , voglio capire se mi eccita…>
riprese ad annusarli , e lentamente quell’odore si inserì prepotentemente nelle sue narici , e con sua sorpresa la sua eccitazione crebbe.

Non riuscì a resistere , si vide costretta a succhiare le piante dell’amica , il sapore acre era come una droga , più le succhiava e più ne aveva voglia , Emanuela era entusiasta di quella situazione
<mmm…. sii Fede…mi piace…. a te piace??>
Federica
<sii…Manu ora ti capisco…. sono belli , e il sapore come l’odore sono eccitanti…>
le due amiche intrecciarono le loro gambe , e si persero totalmente nei loro piedi , si succhiavano , leccavano ed annusavano piante , dita e dorsi , ormai il loro sudore era misto alla loro saliva.

Entrambe avevano le vagine stracolme di umori , quando Federica cominciò a toccarti con la mano dentro le mutande , Emanuela non esitò a copiarla , si cominciarono a masturbare , senza mai smettere di adorarsi i piedi a vicenda.
Le loro dita cominciarono ad esplorare le grandi labbra , Federica ne aveva due dentro , mentre Emanuela solo il medio , ma lo spingeva alla massima profondità.
Fu propio lei a voler realizzare la sua più grande fantasia
<ti prego Fede….

voglio che mi tocchi con un tuo piede…. daiii lo voglio sulla ficaaaa…>
senza dire nulla si ritrovarono completamente nude sul letto , l’una ammirava il corpo dell’altra , per Federica era tutto così nuovo , che cominciò a dubitare sulla sua sessualità , ma non era il momento di farsi domande , si lasciò trasportare dalle sue emozioni.
Le due amiche sembravano allo specchio , facevano le stesse cose una all’altra , Federica leccava il piede di Emanuela e la masturbava con l’altro , mentre l’amica leccava il suo e la masturbava a sua volta , strofinandole la pianta lungo tutta la fica.

Sentire la pianta umida di sudore e saliva a contatto con la vagina le riempiva di piacere , niente di simile avevano provato , Emanuela cominciò ad inserire l’alluce nella vagina dell’amica , che non esitò a gridare il suo piacere
<siiiii…. DAIIII…SIIIIII…Cosssììì…scopamii…. scopamiii colll ditoooo…ODDiooo…. ANCHE a teee…. ecccooooo..>
volendo contraccambiare , Federica fece la stessa cosa ad Emanuela , che ebbe dei brividi appena l’alluce la penetrò , il suo sogno era realizzato.

Mentre Federica stava succhiando l’alluce di Emanuela , sentì il suo piede essere avvolto da una infinità di liquidi , capì che la sua amica stava avendo l’orgasmo , cosa confermata dai gemiti che susseguirono
<oooddddddddiiiioooooooo…..GODDDDDDDOOOOOOOOOOO..SIIIIIIIIIIII!!!!!>
vedere la sua amica godere la fece esplodere , anche lei cominciò a sbrodolare umori sul piede di Emanuela
<sssssssssiiiiiiiiiiiiiiiiii …. ANCH’IIIIIIIOOOOOOOOOO…..CRISTOOOO…..MANUUUUUUUUU>
soffocarono entrambe le loro grida sui rispettivi piedi , Emanuela si mise in bocca tutte le dita di Federica , che a sua volta si sfogò sul tallone dell’amica , mordendolo con ingordigia.

Esauste, si calmarono , rimasero in silenzio per qualche minuto , divennero terribilmente tenere , abbracciarono l’una i piedi dell’altra , ricoprendoli con dolci baci , e succhiatine.
Federica sorpresa da quella avventura disse
< Manu , non ho mai goduto così in vita mia…. >
Emanuela
< A chi lo dici!!!>
Federica
< Da oggi risparmieremo sull’acqua…..non ci dobbiamo più lavare i piedi…ahahahahahaha !!>
le due cominciarono a ridere come matte , poi si abbracciarono , le loro bocche si unirono in un bacio appassionato , le loro lingue si intrecciarono , e sentirono i sapori dei propi piedi mescolarsi nelle bocche.

Fu una lunga giornata di piedi , la doccia di Federica venne posticipata fino alle 19 di sera , ed Emanuela smise di leccarle i piedi solo per cena.

Con un mio ex compagno di Classe (Parte 1)

Che cose strane capitano nella vita, per anni siedi accanto ad un tuo compagno di classe passi assieme 5 anni della tua vita e mai immagineresti che un giorno ci farai del sesso.
Bè a me è capitato la scorsa estate ed è stata una cosa davvero sorprendente ed eccitante. Con Franco non ci vedevamo dai tempi delle secondarie; le avevamo fatte insieme dal secondo anno, in quanto lui è ripetente, un anno più di me.

Simpatico, un pò sbruffone, scansafatiche, ma grande atleta, giocava a calcio nella squadra del mio paese ed ogni tanto capitava anche di giocare assieme in qualche partitella che si faceva tra amici. Io già allora provavo strani sentimenti nei confronti del mio stesso sesso, ma non avevo ancora iniziato a travestirmi. Certo che l’uccello di Franco si faceva notare sotto la doccia, tutti lo portavano in giro per quella verga di circa 24 cm di cazzo, ed io fingendo come gli altri lo portavo in giro, ma a volte quando mi masturbavo nel bagno di casa indossando i collant di mia zia, immaginavo di avere il suo cazzone tra le mani.

Da allora sono passati quasi 27 anni, oggi alla bella età di 53 anni e con quasi 21 di travestimento alle spalle, e una grande quantittà di cazzi presi, la scorsa estate in occasione di una delle solite cene di classe ci siamo rivisti.
A dire il vero lui se le è sempre fatte tutte, le cene, io invece che sono allergica a questo tipo di iniziative non vi ho mai partecipato; ma la scorsa estate quando mi è arrivato l’ennesimo invito ero sola, la mia famiglia era in vacanza e perciò decisi di parteciparvi.

La cena era stata organizzata in un ristorante verso Fabriano. Vi andai, ovviamente normale, ma visto che ero sola e la serata era di quelle calde programmai per il dopo cena, una trasformazione per diventare Lucrezia e andare a cercarmi un bel cazzo che mi scopasse. Il pomeriggio come mio solito mi preparai con bagno, pulizia accurata del mio culetto e uso abbondante di creme. Prima di uscire preparai una borsa con tutto il necessario per il travestimento e partii alla volta del ristorante.

Arrivai verso le 20,30, e trovai quasi tutti, compreso Franco, ci salutammo calorosamente, 27 anni si vedevano lo trovai più invecchiato di quanto immaginassi, un pò di pancia, ma lo spirito era sempre quello. A cena sedemmo vicini e parlammo molto, mi raccontò la sua vita, un matrimonio alle spalle, 2 figli oramai grandi e sposati anche essi. La sua vita che si divideva tra il lavoro con un impresa edile e la campagna, dove viveva da solo in un posto tranquillo e isolato, perchè come diceva lui non voleva rotture di coglioni.

Mentre parlavamo mi ritornava alla mente sempre quel suo cazzone e mi immaginavo ora a 54 anni come potesse essere. Verso la fine della cena, eravamo tutti un pò alticci, e mentre alcuni iniziavano ad andare via, noi continuavamo a parlare delle nostre vite ed io provai a stuzzicarlo con l’argomento sesso, donne ecc..
Franco fu abbastanza schietto e mi disse che dopo il divorzio, non ne aveva voluto più sapere di legami, anzi mi confessò ad un certo punto che da qualche tempo aveva scoperto il mondo delle trans.

A quella parola rimasi di sasso sgranando gli occhi, lui ridendo e dandomi una pacca sulla coscia, mi dissi, – si hai capito bene, lo dico a te perchè ti ho sempre ritenuto una persona discreta, i trans sono molto più maiale delle donne, gli puoi fare di tutto e loro adorano farselo fare. –
Ero allibita e immaginate quanto la cosa potesse essere rivelatrice per me, di colpo sentii salire dentro di me un gran fremito di eccitazione.

-Franco tu mi stai dicendo che ti scopi dei trans?-, -si oramai sono circa quattro anni che scopo con loro e se capita anche qualche bel travestito, ce ne sono alcuni che sono mille volte meglio di una donna e sapessi che bello quando affondo il mio cazzo nel loro culo, le faccio urlare di piacere e qualcuna urla anche per il dolore-. -Immagino con quel cazzo che ti ritrovi, ma ancora ti diventa duro, mi ricordo che avevi una bestia, ti prendavamo anche in giro, ricordi?- Lui facendo una gran risata si mise una manno sul pacco muovendoselo e mi disse, – altro che caro mio funziona ancora perfettamente quando lo vedono strabuzzano gli occhi, ma quando lo prendono urlano di piacere-.

Ero tutta eccitata avrei voluto prendergli il cazzo tra le mani e succhiarlo, ma come fare. Era oramai quasi mezzanotte, ed eravamo rimasti solo noi, eravamo decisamente ubriachi e il problema era di tornare a casa. Franco mi propose di ospitarmi per la notte da lui, le camere non gli mancavano e la casa era a 5 km dal ristorante, colsi al volo l’invito, ero talmente infoiata e senza più nessun freno che ero pronta a provarci.

Arrivammo a casa sua, un casolare effettivamente isolato in cima ad una collina, era una notte di luna piena e si poteva ammirare il panorama fantastico che si vedeva da lì. Franco entrò a casa e mi fece vedere la mia camera e mi indicò il bagno, dopo di che mi disse che si andava a sdraiare sul prato per godersi le stelle: lì shitto la mia follia, mi dissi -adesso o mai più o la va o la spacca, mi travesto da troia mi trucco e vado da lui e vediamo che succede-.

Andai al bagno con la borsa, mi misi un bel perizoma di pizzo nero, mi unsi tutto il corpo d’olio profumato, mi infilai un minibito aderente e scollatissimo, calzai dei sandali con tacco a spillo 12cm, poi mi truccai sapientemente, ed infine indossai la mia parrucca mora riccia, mi specchiai ero una gran bella troiona. Con il cuore che batteva a duemila, uscii dal bagno e andai verso la porta d’ingresso, sbirciai fuori e lo vidi seduto su una sdraio, si era tolto la camicia ed era rimasto con le mutande, perfetto.

Da dentro casa lo chiamai, -Franco, quasi quasi vengo a prendere una boccata d’aria anche io- e mentre dicevo così uscii, lui si voltò e rimasse per un attimo bloccato. – Ma…. che cazzo….. ma Roberto, sei tu?-, – si Franco, a dire il vero ora sono Lucrezia-, ero ferma sulla porta, lui si mise a ridere, – ahahahaha, ma dai non mi dire, tu un travestito, non è possibile ed io che credevo….

– -che credevi? sono 27 anni che sogno di prendere in mano quel tuo cazzone-, dicendo così iniziai ad avvicinarmi a lui. Franco si alzò, e mi guradava mentre andavo verso di lui, -cazzo Rob, scusa Lucrezia ma lo sai che sei una gran vaccona e che bel culone che hai, non lo avrei mai immaginato-. Oramai ero davanti a lui, il suo pacco era diventato duro e la punta del suo glande oramai era fuori, ci guardammo negli occhi ed io gli afferrai il cazzo in mano, un fremito mi scosse il corpo a quel contatto, dopo 27 anni finalmente avevo tra le mie mani quel cazzo che mi aveva fatto sognare…