Cinema 02

Dopo aver girato per un po’ in macchina arrivai finalmente all’indirizzo indicato nel biglietto.
Era un locale in periferia con una banale insegna rossa e una sola vetrina.
Vi entrai senza indugiare e mi guardai attorno.
A dispetto delle apparenze, l’interno del locale era piuttosto grande.
C’era un lungo bancone poco oltre l’ingresso, e sistemati tutto attorno dei tavolini circolari. I vari avventori si muovevano tra il bancone del bar e i tavoli accompagnati da luci soffuse.

In fondo, in un angolo in penombra del locale notai Paola seduta di fianco ad Umberto.
Tirai un sospiro di sollievo e mi avvicinai a loro.
“Tu devi essere Luca…”, disse Umberto con tono cordiale quando mi vide arrivare.
Avevo l’espressione tirata ed ero preoccupato per mia moglie, che teneva gli occhi bassi. “Accomodati …”, disse lui indicandomi una sedia.
Paola alzò per un attimo il viso, guardandomi fugacemente.

“Te l’avevo detto che sarebbe venuto a prenderti, bastava avere solo un po’ di pazienza…”, gli disse Umberto sempre in tono cordiale.
Paola fece un mezzo sorriso di circostanza, poi disse: “Scusatemi, devo andare un secondo in bagno”, e così dicendo si sollevò allontanandosi.
Mentre la vedevo allontanarsi ancheggiando sulle scarpe nere col tacco, potevo notare la gonna stropicciata e mi ricordai che non indossava le mutandine, lasciate al cinema.
Umberto mi osservò e io osservai lui di rimando.

Sembrò studiarmi per un attimo, poi disse: “Ti è piaciuto ciò che hai visto al cinema? Intendo dire…tua moglie?”
Io rimasi interdetto non sapevo cosa rispondergli, se mandarlo a quel paese subito o cosa.
“Immagino di sì, ho visto che ti sei masturbato…. ”, continuò lui imperterrito.
Questo era troppo, dovevo riprendere un po’ di contegno e di dignità e gli risposi a denti stretti: “Si sbaglia, ciò che è successo al cinema è stata una cosa molto scorretta da parte sua che non si ripeterà più.


“Può darsi…”, rispose lui, “Ma non puoi negare che non ti sia piaciuta… ed è piaciuto anche a Paola, sai?”
Questo era troppo, così dissi: “Mia moglie è stata vittima delle circostanze. E in ogni caso adesso andremo via di qui augurandomi di non rivederla mai più. ”
Umberto si appoggiò allo schienale della sedia, e disse: “Naturalmente se è questo ciò che vuoi sei libero di farlo… ma pensa a ciò che hai visto fare a Paola e a ciò che hai provato… e pensa al fatto che io saprei farle fare molto … molto di più.


Ascoltai le sue parole senza rispondergli subito.
Nel frattempo Paola era tornata dal bagno: “Io … preferirei aspettarti in macchina”, disse con esitazione.
Così le diedi le chiavi dell’auto dicendole dove l’avevo parcheggiata e che l’avrei raggiunta subito.
“Non mi interessano queste cose”, dissi a Umberto quando mia moglie si allontanò.
“Pensaci bene… Paola è una donna stupenda, è fatta per essere esibita, deve solo essere portata a scoprire questo lato del suo essere.

E tu ne trarrà molti vantaggi. Immagina al tuo fianco una donna ubbidiente, pronta ad esibirsi per te, pronta ad esaudire ogni tua fantasia sessuale, completamente sottomessa alla tua volontà…. Io potrei fare di Paola la tua schiava…”
Le parole di Umberto mi lasciarono senza fiato. Mai avrei immaginato di sentire un uomo parlarmi così apertamente di mia moglie, e la cosa mi colpì e mi turbò allo stesso tempo. Era una sensazione strana, avrei dovuto adirarmi, eppure rimasi quasi impassibile.

Quello che feci fu semplicemente di declinare la sua proposta, poi mi sollevai dalla sedia e me ne andai.
Una volta in macchina, Paola proruppe in un pianto a dirotto. “Mi… dispiace…. mi dispiace…. non volevo…. ” continuava a dire.
Poi iniziò a parlare.
Mi raccontò di quello che era successo al cinema, come se io non vi avessi assistito. Evidentemente non si era accorta della mia presenza … e io non dissi niente.

Mi disse che era entrata in quel cinema perché gli sembrava di avermi visto, ma evidentemente si era confusa.
Poi mi raccontò che l’avevano fatta sedere e a quel punto era arrivato un signore che si era seduto a fianco a lei.
Era stato un porco che l’aveva toccata, ma Paola non entrò nei particolari. Mi disse soltanto che non sapeva come era potuto succedere, ma che in ogni caso voleva dimenticarsi dell’accaduto.

Evidentemente Umberto non gli aveva detto che c’ero anche io in quel cinema e io non ebbi il coraggio di dirglielo. Come potevo giustificare il fatto di non essere intervenuto?
Cercai di tranquillizzarla e di minimizzare la cosa, ma mentre mia moglie raccontava l’accaduto, tornò ad affiorare in me una grandissima eccitazione per ciò che era accaduto e per quello che avevo visto.
Mi accorsi di avere una forte erezione e senza riuscire a trattenermi iniziai a baciare il collo di mia moglie, mentre con la mano le accarezzavo le cosce, facendole sollevare via via sempre di più la gonna.

All’inizio Paola strinse le cosce, ma dietro la mia insistenza non si oppose, e cominciò ad aprirle.
Adesso la baciavo e la palpavo con foga, fino ad arrivare a sfiorare con la mano la fica non celata dagli slip.
Il ricordo dei suoi slip sulla poltroncina del cinema porno mi eccitò ancora di più e cominciai senza troppi complimenti a penetrarla con le dita.
Era strano come Paola si lasciava fare.

Eravamo parcheggiati in machina in una via periferica poco frequentata, ma pur sempre in strada…
Al massimo dell’eccitazione mi riversai su di lei e senza che Paola facesse storie, mi abbassai i pantaloni e la scopai.
Fu un amplesso duro, sofferto, pochi colpi, molto profondi che riversarono fuori la mia eccitazione e la mia frustrazione per ciò che era successo.
Paola accettò di essere scopata in quel modo così violento, appoggiando i piedi al cruscotto.

Quando tutto finì tornai al mio sedile. Avevo il fiatone ed ero completamente stanco.
Tornammo a casa senza dirci una parola.

La questione finì lì e nei giorni successivi entrambi cercammo di dimenticarci dell’episodio.
Poi, un giorno, mentre mi rilassavo a casa sfogliando su internet pagine sui luoghi di villeggiatura, decisi di dare un’occhiata alla mia mail.
C’era la solita spam e poi una mail strana da un mittente che non faceva parte dei miei contatti.

Padrone Umberto.
L’aprii e lessi: “Buongiorno Luca, quando ho accompagnato tua moglie al locale, era molto scossa e così mi sono permesso di prenderle il suo telefono per chiamarti. Naturalmente non ti ho chiamato, perché sapevo già che saresti venuto, ma ho letto la tua mail nei suoi contatti. Spero non ti dispiaccia se ti scrivo.
Caro Luca, hai riflettuto sulla mia proposta? In ogni caso terrei a rivedere sia tu che Paola se non altro per restituirvi le foto e il filmato che il mio solerte amico Giulio ha fatto al cinema.


Gli allegati al messaggio erano diverse foto dove si vedeva mia moglie seduta al cinema con la gonna sollevata e gli slip abbassati e con le tette esposte.
Inoltre c’era anche un filmato che riprendeva la scena di mia moglie palpata da Umberto. Andando avanti, poi, vidi con orrore che la ripresa proseguiva e che l’obiettivo stava inquadrando mia moglie con la fica e il seno esposto mentre veniva penetrata dalle dita di quell’uomo.

Chiusi di colpo il computer.
Trovai il coraggio di parlare con Paola.

“Capisci? Non so cosa voglia fare con quel filmato, temo lo voglia mettere in rete. Dobbiamo assolutamente riprendercelo, assieme alle fotografie. ”
“Ma io non lo voglio più vedere!”, mi disse lei.
“Lo so, ma dobbiamo fare questo sforzo…”
“Cosa devo fare esattamente?”
Gli feci leggere la mail.
“Non puoi chiedermi questo…. , non voglio”, mi supplicò Paola.

“Ti prego… lo facciamo, andiamo da lui ci riprendiamo foto e filmato e la chiudiamo per sempre. ”, cercai di convincerla.
Alla fine Paola, seria in viso annuì.
Mi scambiai con Umberto un altro paio di mail in cui gli precisavo che saremmo venuti solo per ritirare le fotografie e il filmato e alla fine concordammo orario e luogo.
Alla fine fu deciso per quel sabato sera nello stesso locale dove andai a recuperare mia moglie la prima volta.

Umbero voleva che Paola si presentasse vestita esattamente come l’aveva vista al cinema, ma mia moglie oppose un no categorico.
E così la vidi indossare dei normali slip bianchi in cotone e un reggiseno dello stesso colore.
Poi si mise su una anonima gonna sotto il ginocchio e un maglioncino grigio in cotone.
Non voleva comunque apparire sciatta o dare segni di debolezza e così si truccò normalmente e indossò un giro di perle e dei sottili orecchini pendenti a goccia.

Quando arrivammo, riconobbi al bancone del bar Giulio, l’amico di Umberto, quello che al cinema aveva ripreso la scena di mia moglie.
“Benvenuti!”, ci disse in tono cordiale presentandosi. “Venite, il signor Umberto vi stava aspettando”.
Io pensai che quella cordialità era del tutto fuori luogo, e accennai a un leggero saluto col mento, mentre mia moglie Paola non lo degnò nemmeno di uno sguardo.
Seguimmo Giulio tenendoci per mano al tavolo dove stava seduto Umberto.

L’uomo sorseggiava un bicchiere di vino e appena gli fummo davanti squadrò Paola dalla testa ai piedi, sembrando contrariato del fatto che non era vestita come aveva richiesto.
“Prego, accomodatevi”, disse in fine.
Ci sedemmo di fronte a lui in silenzio.
“Non hai portato Paola vestita come avevo chiesto…, ma rimedieremo…”, disse rivolgendosi direttamente a me.
La cosa fece indispettire mia moglie che rispose infastidita: “Decido io come vestirmi per uscire, se permette!”
Umberto la fissò per un attimo, tamburellando le dita sul tavolo.

“Senta, siamo venuti qui per quel filmato…”, intervenni io.
“Il filmato, certo”, disse Umberto tirando fuori un ipad.
Poi lo mise di fronte a noi e fece partire un filmato.
Si vedeva tutto quello che era successo al cinema.
Io strabuzzai gli occhi e mi voltai preoccupato del fatto che altre persone nel locale potevano far caso a quello che trasmetteva quell’ipad.
“Lo spenga, per favore”, dissi a Umberto.

“Sei preoccupato che altri possano vedere Paola? Al cinema l’anno vista in molti, sai?”, fece lui crudelmente.
Poi spense il computer e si appoggiò allo schienale della sedia.
“Sentite…”, cominciò, “Sono pronto a cancellare foto e filmato in qualsiasi momento, ma voi dovrete sottostare a un patto”
“Che genere di patto?”, chiesi io.
“Tua moglie Paola, sarà ai miei ordini e dovrà seguire esattamente le mie disposizioni e ciò che le dirò di fare”, disse lui.

“Che??”, fece Paola, “ma lei è completamente impazzito!!”
“E’ solamente un gioco…”, rispose lui smorzando i toni.
“Un gioco che potrete interrompere in qualsiasi momento e andarvene via esattamente come siete arrivati, senza alcun problema. E’ molto semplice. Paola farà soltanto ciò che sarà disposta a fare, senza nessuna costrizione. Quando vorrà, anzi quando vorrete entrambi, lei potrà smettere. In quel preciso istante io cancellerò il video. Ma una cosa sia chiara: non mi piace essere preso in giro.

Non potete accettare il patto e tirarvi indietro un istante dopo. Ci dovrete ameno provare e io dovrò pensare che avete raggiunto il vostro limite, non prima. E soprattutto, dovrete essere entrambi d’accordo. ”
Io e Paola ci guardammo perplessi.
“Potete pensarci al bar, dove avete il drink offerto”, disse Umberto indicando il bancone del bar.
Così io e mia moglie ci sollevammo e ci dirigemmo in un punto appartato del bar senza dire una parola.

Paola sembrava molto agitata, mentre i miei sentimenti erano contrastanti.
Entrambi, forse ci nascondemmo dietro l’alibi del video, almeno io lo feci.
“Capisci?” cominciai io “Noi potremmo anche non accettare il patto, e lasciare che si godano quel video tra di loro… ma chi ci dice che non lo divulgheranno?”
“O santo cielo… questo non lo voglio nemmeno pensare. ” fece Paola.
Poi, dopo un attimo di riflessione disse “…E quindi?”
“Quindi … proviamo a stare al gioco per un po’ … vediamo quali sono le sue intenzioni…”, gli proposi.

“Non voglio, quell’uomo mi inquieta… hai visto cosa mi ha fatto al cinema…”, rispose Paola.
“Ci sono io questa volta vicino a te, non ti preoccupare …”, le dissi.
“Va bene”, accettò lei, “ma se le cose si dovessero mettere per un verso sbagliato interrompiamo e ce ne andiamo”.

Finimmo di bere i nostri drink e guardammo in direzione del tavolo di Umberto, che era vuoto.
“Venite”, ci disse Giulio che nel frattempo ci aveva raggiunto.

Lo seguimmo lungo un piccolo corridoio che dava su una saletta laterale del locale.
Ad attenderci seduto su un divanetto stava Umberto.
Una volta che fummo dentro, Giulio chiuse la porta.
“Avete preso una decisione?”. Chiese Umberto
Paola non parlò.
“Va bene, accettiamo il gioco, ma poi dovrà cancellare quel filmato”, intervenni io.
Umberto fece un largo sorriso, “ma certo…”, disse infine.
Poi tirò fuori un pezzo di carta e lo mise in mano a Paola.

“Leggilo ad alta voce”, disse infine in tono perentorio.
Paola lo iniziò a leggere prima a mente.
“Ma… ma non posso leggere questa cosa …. ” Disse infine.
“Andiamo”, fece Umberto, “fa parte del gioco. Leggilo…”
Paola rimase un po’ titubante, guardandomi perplessa.
Poi iniziò a leggere.
“Io Paola accetto il patto proposto dal signor Umberto che da questo momento diventa il mio … padrone…e io la sua schiva…”
Fece una pausa “…e pertanto potrà disporre di me a suo piacimento …” ancora una pausa, guardandomi.

“Potrò rivolgermi a lui solo se sarò interrogata e…e rivolgendomi a lui dovrò chiamarlo…. signore … o padrone…”, “Ma non posso andare avanti… ”, protestò mia moglie.
“Stai andando benissimo”, disse Umberto, “diglielo anche tu”, fece rivolto a me.
Ciò che stavo ascoltando mi procurava delle sensazioni forti e contrastanti. Ero in una situazione incontrollata di disagio e eccitazione. Mai avevo pensato a mia moglie come una schiava e le uniche parole che mi vennero in mente di dire furono “Vai avanti a leggere, Paola”.

Mia moglie, mi fissò, poi lentamente continuò a leggere.
“Dovrò tenere un contegno e un atteggiamento rispettoso verso il mio padrone, se mi rivolgerò a lui dovrò tenere gli occhi bassi. Lui si rivolgerà a me con l’appellativo di…. Di schiava … o p…puttana, o qualsiasi altro appellativo che lui ritenga opportuno per rimarcare la mia sottomissione e la mia appartenenza a lui… Il mio padrone si occuperà del mio addestramento come schiava sottomessa e io seguirò le sue istruzioni con scrupolo e senza esitazioni.


Finito di leggere il foglio, Giulio lo prese dalle mani di Paola e lo riconsegnò ad Umberto che lo ripiegò.
“Normalmente ci sarebbe bisogno dei una firma”, disse, “ma per ora mi accontenterò del fatto che l’hai letto. ”
Paola teneva gli occhi bassi, non sapendo cosa dire.
Poi Umberto rivolgendosi a me mi disse: “siediti qui sul divano”.
Lentamente mi staccai da mia moglie lasciandola sola in piedi.
Poi Umberto fissò mia moglie per un istante e infine le disse: “Adesso, Paola, voglio che ti togli i vestiti che hai addosso.

Inizia dal maglioncino”.
Mia moglie mi fissò interdetta.
“Se non l’hai capito, stà iniziando il tuo addestramento. Togli il maglioncino. ”, le disse Umberto in tono perentorio.
Paola, non vedendo alcuna reazione da parte mia, appoggiò le mani ai bordi del maglioncino e lentamente se lo sfilò, poi lo appoggiò ad una sedia.
“Molto bene”, disse Umberto notando le forme del seno sotto il reggiseno bianco. “adesso la gonna. ”
Mia moglie mi guardò sempre più allarmata, mentre io venivo lentamente sopraffatto da quella situazione che trovavo inaspettatamente eccitante.

“La gonna, Paola!”, disse Umberto alzandosi in piedi.
Mia moglie esitò ancora un attimo, poi sentendo su di se lo sguardo di Umberto, lentamente armeggiò con la zip della gonna abbassandola, rilasciò il bottone e si fece cadere la gonna ai suoi piedi, rimanendo il slip e reggiseno.
“Adesso l’intimo che hai addosso e le scarpe. Togli tutto. ”, proseguì Umberto.
“Luca!”, fece Paola allarmata.
La situazione stava diventando elettrizzante da una parte avrei voluto fermarla, prendere mia moglie per mano e portarla via, dal’altra la situazione mi stava elettrizzando, così l’unica cosa che riuscii a fare fu quella di abbassare lo sguardo.

Paola mi fissò ancora, poi quasi rassegnata portò le mani dietro alla schiena e sganciò l’elastico del reggiseno, poi sfilò le spalline e con una mano appoggiò il reggiseno sulla sedia mentre con l’altra si copriva pudicamente il seno.
“Slip e scarpe adesso”, continuò Umberto che osservava le mie reazioni e quelle di mia moglie.
Lentamente Paola infilò le dita sotto l’elastico dello slip, poi lo abbassò alle ginocchia portandosi leggermente in avanti, infine lo lasciò scivolare a terra.

Si tolse infine anche le scarpe, rimanendo completamente nuda.
Il suo pudore le imposte di tenere un braccio stretto intorno al seno, mentre l’altro si stendeva a coprire l’inguine.
Nonostante questo, le forme di mia moglie erano perfettamente visibili: il seno pieno e sodo, la pancia piatta le gambe affusolate, le curve lascive…
Mi trovai a pensare che solamente una porta separava gli avventori del locale, che sentivo vociare nelle altre sale, dalla saletta dove eravamo noi e dove mia moglie era rimasta completamente nuda davanti a due sconosciuti.

Mai avrei immaginato che poteva accadere una cosa del genere.

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