Archivio mensile:Maggio 2014

L’eccitazione sensoriale

Mi sono reso conto che con il passare degli anni il mio corpo è cambiato cosi come la mia mente, accorgendomi che a 36 anni non mi eccito come a 20 anni e raramente posso eccitarmi con i soli sensi: vista, tatto, udito, olfatto, gusto; scoprendo inoltre che esiste l’alchimia che trascende il sesso come atto fisico.
Non voglio scrivere un racconto troppo lungo perché: non ho tempo, non vorrei apparire noioso e perché non voglio espormi troppo.

Qualche mese fa sono andato a ballare in una discoteca delle mie zone.
Durante la fila per entrare e per oltre mezza serata, ho sentito la scia di un profumo che non avevo mai sentito; non avendo mai odorato quel profumo, in grado di farmi girare completamente la testa e contemporaneamente di scaldarmi il sangue, preso dalla curiosità con discrezione, ho cercato di scoprire in mille modi chi avesse quel profumo, girando in vano per tutto il locale.

A meta serata, sconfortato di non essere riuscito nel mio intento mi sono fermato a guardare la pista di ballo, notando due bellissime ragazze che ballavano attorniate da vari uomini.
Stanco di girare, sono andato al tavolo, posto lateralmente alla pista, con gli amici abbiamo iniziato a brindare e a fare confusione tra di noi. Ora non so né il come né il perché, ma nel giro di qualche minuto intorno al nostro tavolo sono apparse molte donne, tra cui le ragazze che avevo natato nella pista.

Notando che una delle due lanciava sguardi velati, decisi di guardarla insistentemente anch’io cercando di capire se guardava me o chi sa chi.
Quando mi accorsi che contraccambiava il mio sguardo iniziammo a ridere da lontano come a dire mi piaci.
Piano piano le due ragazze, tra risate, scambi di opinione, si avvicinarono al nostro tavolo, sostando difronte a quello limitrofo.
La ragazza che stavo fissando insistentemente, indossava: pantaloni stile fuso molto attillati color avorio e una camicia abbastanza stretta, da cui si potevano ammirare le sue femminili rotondità e un paio di stivali marrone non eccessivamente alti.

Alta circa un metro e settanta, carnagione olivastra, capelli neri lungi oltre le spalle semi raccolti da una spilla, occhi scuri circondati da un velo di trucco marrone chiaro che ne esaltavano la profondità, labbra non troppo carnose, evidenziate da un rossetto color nocciola contornate da una striscia di matita color rosso mattone.
Sono stato seduto a guardarle per circa 10 minuti fino a quando, incuriosito ed eccitato, mi feci un po’ di coraggio per invitarle a bere in nostra compagnia.

Appena mi avvicinai al suo orecchio per invitarla a bere, senti chiaramente il profumo che avevo tanto cercato per mezza serata, mi bloccai per qualche secondo fino a quando lei si giro con lo sguardo verso di me, come per dirmi “cosa mi vuoi dire?” Pietrificato mentalmente e quasi involontariamente le chiesi “ma che profumo è?” mi guardo qualche secondo e mi disse “una donna non rivela i suoi segreti!!!”. Rimasi a bocca aperta per qualche secondo e sempre più eccitato e le dissi “che non volevo apparire arrogante ma mi avrebbe fatto piacere scambiare due parole” lei altrettanto garbata mi rispose che potevamo parlare tranquillamente lì ai bordi della pista.

Iniziammo a parlare del più e del meno chi eravamo, cosa facevamo e che lei era venuta a ballare con la sua migliore amica benché non fosse di quelle zone e che era felicemente fidanzata.
Non ricordo esattamente tutte le parole, ma durante la conversazione, sentivo crescere il desiderio di abbracciarla di stingerla, piano piano mentre le parlavo i nostri corpi si avvicinarono, il mio pene era pienamente eretto, duro come non mai, non sapendo più resistere e quasi per sbaglio, lo appoggiai alla sua pancia, lei mi guardo con aria attonita, io facendo finta di nulla continuai a parlarle.

I nostri corpi iniziarono ad avvicinarsi sempre di più. Il mio pene era talmente eretto che lo senti uscire dagli slip, puntando tra i pantaloni e la cintura impedendone cosi l’uscita, continuai a strofinarlo sempre più intensamente contro il suo basso ventre, mi sentivo esplodere, la pelle di entrambi sembrava infuocata, i nostri corpi cercavano un contatto sempre più intenso, le nostre mani iniziarono velatamente a cercarsi sfiorandoci delicatamente i corpi. Non riuscendo più a resistere abbassai leggermente le gambe per poterlo puntare direttamente in mezzo alle sue gambe.

Grazie al tessuto fine dei pantaloni senti chiaramente che era proprio all’inizio al centro dell’apertura vaginale. Appena appoggiato, lei fece un grosso respiro. In pochi secondi persi completamente la cognizione di dove ero e di cosa stessi facendo, il suo respiro che invadeva il mio collo, il suo profumo che inebriava il mio cervello, il sapore dolce e delicato della sua pelle sulla mia lingua, il suo sguardo socchiuso come se stesse provando un orgasmo, i gemiti che le uscivano involontariamente, il tutto mentre le nostre mani esploravano involontariamente, e i nostri corpi si stringevano lentamante uno all’altro ma con tale forza come a voler rompere il tessuto che ci divideva, raggiungendo cosi in pochi minuti un orgasmo non di natura fisica ma mentale.

Non voglio dirvi né cosa abbiamo fatto dopo né com’è finita, posso solo dirvi che per la prima volta ho provato un’eccitazione sensoriale che trascende l’atto fisico in se, scoprendo cosi lati di me, che non sapevo di avere. Oggi come oggi sono consapevole di non conoscere a pieno il mio corpo come dovrei e allo stesso tempo vorrei provare nuove esperienze.

Dalla ragazza del doposcuola e non solo…

Quest’anno mi sono iscritto ad un doposcuola per farmi aiutare da una ragazza. Tutto l’anno ci sono andato e apprendevo gli insegnamenti a suon di cazzo duro, perchè lei è una ragazza di 26 anni, bionda e molto sexy. Spesso chiedevo di andare in bagno per frugare nella sua cesta dei panni sporchi e prendere qualche sua mutandina sborrandoci dentro anche perchè essendo sporche per me odoravano dei suoi umori della sua vagina (sentivo proprio l’odore della sua vagina e a volte mischiata con secondo me un prodotto di un pò di masturbazione e la cosa mi eccitava ancor di più pensando che su quella mutandina era presente la sborra di entrambi: sia mia che sua) e spesso erano un pò umide e immaginavo di essere a contatto con la sua vagina (una me la sono addirittura portato a casa e tenendola nascosta gli ho sborrato tante volte tanto da fargli cambiare colore hahaaha) ma ora torniamo alla storia.

Giunto ormai alla fine del anno scolastico questa è stata l’ultima settimana in cui sono andato, arrivato lì mi ha accolto ma stavolta non c’erano gli altri ragazzi in quanto già avevano finito precedentemente. Lei era molto sexy in magliettina scollata a mezze maniche e una gonna che quando si piegava lasciava intravedere molto. Così iniziamo coi compiti ma io come al solito mi lascio distrarre dalla sua scollatura dopo un pò ci fermiamo per una pausa e lei cerca dei biscotti sotto al mobile piegandosi a 90 gradi e io mi misi dietro ammirando quella bella pecorina ma intravedendo la mutandina in pizzetto sexy nero mi è shittato d’istinto andargli dietro e poggiarglielo lei subito si è girata ma io avevo ancora i pantaloni addosso e a quel punto li ho spuntati anche se credevo che mi avrebbe tirato uno schiaffone ma invece subito mi ha abbassato anche i boxer e l’ha messo in bocca slinguazzandomelo per bene e dicendo che erano mesi che non lo faceva.

Dopo avermi succhiato per bene la cappella si è iniziata a spogliare anche lei però l’ho fatta lasciare il reggiseno (anch’esso in pizzetto sexy nero) perchè la trovavo più sexy. Subito si è stesa sul divano situato vicino alla porta dell’entrata ed ha aperto le gambe in modo da farmi immergere nel paradiso con la lingua. Così iniziai a leccargliela, accorgendomi di quanto l’avesse calda e bagnata, per preparare l’ingresso al mio cazzo. Nel momento che glielo infilai sentì una foresta bella umida pronto ad accorglielo mentre lei mi faceva di cenno di slinguazzarci mentre glielo infilavo tutto dentro.

La sentivo urlare e ciò mi eccitava ancor di più così prima che sborravo decisi di girarla a pecorina proprio come sognavo di farmela e così fece, prima gli leccai un pò il buco in modo da farlo entrare e così il mio cazzo trovò un tunnel tutto da esplorare dove diedi tutta la mia foga e proprio mentre lei stava a pecorina e io dietro che la inculavo sul divano facendola godere come una vera troiona il quale lo è anche perchè lo facemmo senza preservativo di sua volontà (perchè non ce ne erano e si scocciava di andarne a comprare e voleva subito il cazzo dentro) sentimmo la porta che si apriva e vedemmo entrare………

IL RACCONTO LO CONTINUO IN UNA 2 PARTEE SCRIVETEMI IN TANTI NEI MESSAGGI PRIVATI E SE VOLETE HO ANCHE QUALCHE FOTO DELLA RAGAZZA NON MOLTO SEXY MA COMUNQUE SUFFICIENTI. ALLA SECONDA PARTE NON MANCATEE E RICHIEDETELA IN TANTI COMMENTANDO!!! MA SOPRATUTTO CHI SARà AD AVER APERTO QUELLA PORTA ED AVERCI SCOPERTO DI SOPPIATTO MENTRE ME LA STAVO INCULANDO PER BENE E LEI URLAVA GODENDO DA MATTA? QUESTO E ALTRO LO SCOPRIRETE COME SORPRESA NEL CONTINUO DELLA STORIA CHE SPERO CHE VOTIATE E APPREZZIATE MOLTO!! NON ESITATE A SCRIVERMIIII E LA STORIA è VERISSIMA E NULLA DI TUTTO CIò CHE è SCRITTO è LASCIATO AL CASO OSSIA NULLA è IMMAGINARIO MA TUTTO VERITIERO! ALLA SECONDA PARTE E CI SENTIAMO NEI MESSAGGI PRIVATI!.

La mia prima studentessa

Racconto trovato in rete su xhamster.

Ero stato assunto da pochi mesi come professore di storia e filosofia presso un istituto scientifico del nord-ovest Italia. La mia prima volta in un scuola superiore dopo gli anni del liceo, ne era passato di tempo e sapevo che tutto o quasi sarebbe cambiato.
Trovarsi dall’altra parte della barricata era ed è una sensazione particolarmente piacevole, il professore è sempre il professore ed avere il coltello dalla parte del manico ha sempre i suoi vantaggi.

Avevo due classi del I anno e due del IV anno, a livello didattico la mia quasi nulla esperienza mi portava a essere sempre poco preciso nelle lezioni e alto di voti nelle interrogazioni, ma a livello professionale non avevo per nulla intenzione di essere un novellino, volevo farmi rispettare e cercare di essere il più imparziale possibile. Dopo il I quadrimestre ero già entrato in sintonia con i mie allievi, sopratutto le classi più grandi mi davano tante soddisfazioni, anche perché interagendo con ragazzi più grandi il livello delle lezioni saliva e alla fine riuscivano sempre a venir fuori spunti interessanti.

Si era creato un bel rapporto anche fuori dal consueto orario scolastico, con i ragazzi settimanalmente organizzavamo delle partite di calcetto, per le ragazze il discorso cambiava visto che erano molto più impegnate a chattare su Facebook e a scoprire se avessi o meno una moglie o fidanzata. In realtà ero fidanzato da tempo, ma lei viveva al Sud nel mio paese e non aveva voglia di seguirmi, nella IV vi erano le ragazze più belle ed eccitanti dell’istituto, avrei voluto avere qualche anno di meno per poterle corteggiare e sperare di poterci fare tante cose.

Loro d’altronde erano molto spigliate e aperte in tutti i sensi, in classe i commenti su alcune compagne non si facevano attendere, ogni lunedì la lista di chi si erano fatti era sempre aggiornata, Giulia, Laura e Cristina erano le più emancipate, in poche parole erano le tre troie della classe, avevano scopato con tutti i ragazzi del quinto e a quanto pare anche con qualche professore. La mia preferita era sicuramente Giulia, una delle più intelligenti della classe, un tipino molto trasgressivo, con una vena punk che mi faceva salire il sangue al cervello e non solo, inoltre aveva un gran fisico, bionda, occhi verdi, labbra carnose con due piccoli piercing sotto il labbro inferiore, una terza abbondante di seno ed un culo a mandolino che credevo mi parlasse.

Credo che avesse intuito che mi piaceva, perché faceva di tutto per attirare la mia attenzione, tra pose provocanti e sguardi ambigui, nell’ultima settimana di maggio avevo deciso di sostenere all’interno dell istituto delle lezioni private a chi era in difficoltà nelle mie materie per aiutarlo a raggiungere la sufficienza. La mia ultima lezione pomeridiana era quasi finita quando in aula si presenta Giulia, in un primo momento la sua presenza mi era sfuggita poi dopo il suo energico saluto le chiese il motivo della sua presenza visto che lei andava già bene, mi rispose se poteva rubarmi un po’ del mio tempo perché non aveva capito l’ultima lezione e il giorno dopo avrebbe voluto venire volontaria per l’interrogazione.

Saluto gli ultimi studenti che con sorrisi maliziosi ricambiano mentre noi ci sediamo uno di fronte all’altro, inizio a spiegargli il primo capitolo quando mi stoppa mettendomi una mano sulla gamba.
“Sai prof io sono venuta qui per un altro motivo, non ho avuto mai un prof così giovane e da quando l’ho vista il primo giorno ho voglia di saltarle addosso. “
“Giulia smettila con queste fesserie e mettiti a studiare che io sono il tuo professore e lo sai quale è il nostro limite.


Risposi confuso con il cazzo che ormai non stava più nei pantaloni.
“Si prof lo posso capire ma sento che anche lei ha voglia di me e nonostante la mia età so già come far perdere la testa ad un uomo, poi questi sono gli ultimi giorni e non ci vedremo più. “
Ormai ero partito, ingrifato al massimo cercavo di frenare le mie pulsioni.
“No Giulia non posso rovinarmi la carriera già prima di iniziarla.


Non smisi di parlare che si avventò su di me abbracciandomi dandomi un lungo e appassionato bacio, sapeva baciare benissimo la zoccoletta mentre con la mano palpava il pacco ormai enorme, ad un tratto si stacca dicendomi.
“Prof io vado in bagno. “
Facendomi un occhiolino da gran troia, avevo oramai perso le mie inibizioni, sapevo che sbagliavo ma quella fica ormai era l’unica cosa che mi interessava avere, mi precipito nel bagno chiudo la porta, la trovo appoggiata al lavandino mentre si morde il labbro inferiore con fare da troia.

“Bhe allora che ci fai là vieni qui e succhiami il cazzo è il tuo professore che te lo ha ordina. “
Glielo dissi senza alcun pudore, non finisco di parlare che è già sotto con il mio cazzo tutto in bocca, inizia piano piano, prima con delle leccate intorno alla cappella mentre con la mano mi massaggia le palle su e giù, poi sempre più forte sputandomi sul cazzo per inumidirla.
“Allora ti piace succhiarlo al tuo professore?”
“Lo vedi quanto lo hai fatto diventare grosso?”
Cercava di prendere fiato ma con la mano le tenevo la testa, non la mollavo, ero infoiato e volevo soffocarla, ogni tanto la insultavo.

“Lo sai che spompini da Dio?”
“Dove hai imparato ad essere così troia?”
“Hanno ragione i tuoi amici a trattarti da puttana perché è quello che sei, se me lo avessi detto prima ti avrei già fottuta di brutto. “
Dopo avermelo succhiato per bene la girai, la spinsi verso di me gli sbottonai i pantaloni scendendoglieli fino al ginocchio, scoprì che la cagna era senza mutandine con la fica lucida e depilata ormai completamente fradicia.

“Prof voglio il tuo cazzo dentro di me, mettimelo tutto non ce la faccio più. “
Mi supplicò urlando di piacere.
“Ora ti impalo per bene ma tu devi stare zitta altrimenti ci scoprono e poi divento cattivo, hai capito brutta troia?”
Lo infilai senza fare la minima attenzione, entrava con una facilità incredibile, a 18 anni aveva una fica matura e pompava alla grande, intanto alzandogli la maglietta mi accorsi che non aveva neanche il reggiseno, era venuta a scuola solamente per farsi scopare, avevamo raggiunto un bel ritmo, la pecora era il suo mestiere, con le sue mani appoggiate alla porta del cesso cercava di prendere l’iniziativa ma la posizione non l’aiutava ed io le davo dei colpi forti, sempre più forti mentre con una mano le stringevo il capezzolo.

Ormai ero al limite, la troia mi aveva agonizzato e il mio cazzo cercava gloria, la finisco di impalare mentre lei ormai vicina al orgasmo inizia a sgrillettarsi.
“Mia allieva inginocchiati e prendilo di nuovo in bocca che non hai finito di lucidarmi la mazza. “
“Si prof, ora te lo succhi per bene hai una grande mazza e voglio godere ancora. “
Comincia a succhiare avanti e indietro con vigore, non capivo più niente.

“Ahh, si si succhia succhia, vengo, sborro. “
Una succhiata poi un’altra e via una spruzzata violenta che va a finire sui capelli poi sugli occhi e la bocca, me lo succhia ancora passandosi il cazzo sulla faccia e sulle tette mentre con il dito cerca i flotti di sborra fluida sul viso per poterseli mettere in bocca e assaggiare il mio seme.
Io ero ormai esausto, una scopata veloce ma intensa, mentre lei con tutta tranquillità si alza, si rimette i pantaloni e mi dice.

“Grande prof sei bravo ma possiamo fare di meglio, la aspetto giù in cortile per fumarci una sigaretta. “
Hai capito la troia era rimasta contenta ma non del tutto appagata voleva ancora il mio cazzo, infatti nonostante l’anno scolastico sia finito ed io trasferito in un’altra scuola grazie a Facebook ci teniamo sempre in contatto e ogni tanto vado a trovarla e da quanto mi dice sto migliorando di volta in volta.

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Ho rubato il ragazzo a mia sorella (Finale)

Mi scossero per svegliarmi. Aprii gli occhi ed il mio Giacomo mi stava scuotendo.
“Cosa c’è?” Chiesi.
“È il giorno del diploma, i tuoi genitori hanno detto di scendere per la colazione. Poi ti devi preparare. “
Mi lamentai. ” Va bene. “
Giacomo stava passando il week end con me. I suoi genitori avevano accettato di permettergli di andare a scuola con noi per la cerimonia del diploma. Scivolai in un paio di mutande e pantaloni del pigiama.

La cerimonia era programmata per l’inizio di pomeriggio e la festa che i miei genitori avevano progettato per me sarebbe stata subito dopo la cerimonia.
Andai in cucina e mia madre mi servì la colazione, subito dopo lo fece con Giacomo e mio padre.
“Quando avete finito uno va a fare la doccia e poi quando a finifo, va l’altro. “
“Possiamo farla insieme. ” Dissi senza pensare.
“Nick! ” detto mia madre.

“Scherzavo”
I miei genitori ci guardarono e Giacomo arrossì. “Giacomo può farla per primo. ”
“Bene. ” Disse mio padre. “Nick, capisco che voi due probabilmente avete già fatto la doccia insieme, ma penso che sia imbarazzante per il tuo amico, non è una cosa saggia da fare. “
“Mi spiacente. ” Dissi io.
“NessunÈ bene il Sig. WIllis. ” Disse Giacomo.

Finita la colazione andammo in camera mia.

Giacomo prese un asciugamano ed andò in bagno. Io cominciai a cercare i miei vestiti. Preparai camicia, cravatta e pantaloni, berretto e giacca. Sentii qualcuno entrare dalla posta d’ingresso, uscii dalla mia camera e sentii le voci dei nonni. Ritornai in camera e chiusi la porta. Sarei stato felice di vedere i miei nonni, ma questo voleva dire che c’era anche Alice ed io non avevo nessun interesse a vedere mia sorella per il momento.

Giacomo ritornò in con un asciugamano avvolto intorno alla vita. Tirò via l’asciugamano e si ise un paio di mutande. “Non uscire ancora. ” Dissi io. “Ci sono i miei nonni e vuol dire che Alice è qui. “
“Posso chiudere la porta a chiave?”
“Buon idea. ” Dissi dato che avevo una porta per il bagno nella mia stanza. Giacomo chiuse la porta a chiave come io prendevo un asciugamano e cominciai a togliermi i vestiti e li gettavo nella cesta.

Diedi un bacio a Giacomo, andai in bagno e feci la mia doccia. Quando rientrai nella mia camera Giacomo era completamente vestito.
Rapidamente mi vestii e fui pronto per andare. “Pronto? ” Chiesi a Giacomo.
“Ok, facciamolo. “

Giacomo ed io uscimmo ed andammo a salutare i nonni. “Allora, pronto per l’università?” Disse mio nonno salutandomi con un abbraccio.
“Oh Nicola. ” disse mia nonna. “Siamo così orgogliosi di te.

” E mi tirò in un abbraccio.
“Allora è questo l’amico?” Chiese mia nonna.
“Sì. ” Dissi io. “Nonna, nonno questo è Giacomo. “
“Felice di conoscerti, Giacomo. ” Disse mio nonno stringendogli la mano.
“Chiamaci Barbara e Paolo. ” disse mia nonna.
Vidi Alice in un angolo della stanza. Sembrava oppressa da un peso, forse la gravidanza cominciava a mostrarsi. Aveva anche un’espressione strana sul viso mentre guardava Giacomo e me, uno sguardo che diceva che se avesse potuto ci avrebbe uccisi.

Era venuto il momento di andare a scuola, portammo i bagagli dei nonni nella camera degli ospiti, e poi andammo a scuola. Finalmente ottenemmo i nostri diplomi, posammo per le foto con le nostre famiglie ed amici. Poi ritornammo a casa e la festa cominciò.
I miei genitori avevano invitato famigliari ed amici miei e di Giacomo. Renzo era con Tammy ed alla fine noi quattro finimmo per giocare in piscina.

Con mio grande piacere sembrava che Giacomo avesse finalmente cominciato a portare gli speedos. Eravamo seduti e stavamo chiacchierando quando qualcuno disse. “Cosa fanno qui loro?”
Alzai lo sguardo e vidi Alice, capii cosa voleva dire con “loro”, si riferiva a Renzo e Tammy. “Alice. ” Dissi. “Questa è la mia festa e loro sono i miei amici, loro sono qui perché loro sono stati invitati. “
“Tu e Renzo non eravate amici. ”
“Ora lo siamo, qualcosa che non va?”
“Questa sarebbe stata anchela mia festa se non fosse stato per quel tuo disgustoso amico.

” Disse Alice disse guardando Giacomo con disgusto.
“No, Alice. ” Disse Tammy. “Sarebbe stata anche la tua festa se tu non fossi andata a letto con metà della città. E sarebbe meglio non sentirti dire niente di cattivo su Renzo, Nick o Giacomo.
“Sì. ” Dissi io. “E nel mio amico non c’è niente disgustoso. ” Mentre lo dicevo misi un braccio intorno a Giacomo.
Alice sbuffò e se ne andò.

“E’ una vera stronza!” Disse Tammy. “Nick come hai fatto a vivere nella stessa casa?”
“Non è stato facile, credimi. “

Venne l’ora di mangiare, mio padre aveva cotto delle costolette sulla griglia e noi ci sedemmo a mangiarle. I miei parenti mi diedero ricche mance e dopo un po’ gli ospiti cominciarono ad andarsene, Renzo e Tammy salutarono, i miei genitori non permisero che Giacomo ed io li aiutassimo a pulire così andammo in soggiorno e cominciammo a guardare della la televisione.

Avevo un braccio intorno alle spalle di Giacomo ed i miei nonni si unirono a noi.
“Perché non se ne va?” Vidi Alice sulla porta del soggiorno.
“Se stai parlando di Giacomo, lui passerà la notte qui. “
“Non lo può fare!”
“Alice. ” Disse il nonno. “Io non ho problemi se Giacomo resta se per i suoi genitori va bene. “
“E dove dormirà?”
“Dove pensi? Con me chiaramente. ” Dissi io.

“Sapete quello che fanno a letto? ” Alice chiese ai miei nonni.
“Alice è probabile che noi siamo vecchi, ma non siamo vecchi barbogi. ” Disse mia nonna. “Nick e Giacomo sono sicuramente sessualmente attivi. Ed inoltre quello che loro fanno a letto non sono affari nostri. i”
“Sì. ” Dissi io. “Quindi taci e vattene. “
“Io non dormirò in una casa con due checche! ” Gridò Alice.
“Allora dormi fuori.

” Dissi io.
Mia nonna si alzò, si avvicinò ad Alice, alzò una mano e la schiaffeggiò. “Non voglio mai più sentire quella parola! Lui è tuo fratello, è una vergogna che tu parli così, non hai un grammo di decenza. “
Alice uscì dalla stanza impettita.
“Non dovevi farlo nonna. ” Dissi.
“Nick, non posso sentire quelle parole, specialmente se dirette ad uno dei miei figli o dei miei nipoti.

Dopo un po’ Giacomo ed io salimmo in camera mia, ci spogliammo ed in breve Giacomo fu sulla schiena con le sue gambe sulle mie spalle ed il mio cazzo dentro di lui. Sparai un carico di sbvorra dentro di lui poi lo succhiai e bevvi il suo sperma.

Sono passati tredici anni, tredici anni in cui Giacomo ed io siamo rimasti insieme ed ancora lo siamo. Abbiamo avuto i nostri problemi nel corso di questi anni trascorsi insieme.

Non potrei immaginare la mia vita senza che ci sia dentro Giacomo. Giacomo è diventato un medico, io continuai a nuotare con successo ma poi alla fine decisi di fare l’insegnante. Nuoto ancora per divertimento e sono allenatore di una squadra di nuoto.

Giacomo ed io torniamo a casa dei nostri ogni tanto ma non abbiamo più visto Alice dalla festa di diploma e la cosa non ci dispiace. I miei genitori mi hanno detto che ha avuto il bambino e se ne era preso cura il padre e la sua famiglia.

Alice aveva pochi contatti col piccolo. Aveva ripreso ad andare a scuola ma era stata espulsa per il suo comportamento, ha avuto altri cinque figli, vive a senza fissa dimora ed entra ed esce di prigione.

La Crociera by Senior 05

Entrammo nella loro cabina, Clara fece scegliere un preservativo a mia moglie tra i tanti e di diversi gusto che avevano. Franco disse che li compravano a vagonate su internet, ottenendo così dei forti sconti.
Eravamo abbigliati sempre allo stesso modo, loro solo con gli slip, Ester con babydoll, senza reggiseno e con un perizoma. Posizionammo una videocamera fissa, mentre Ester prese l’altra, accendemmo i faretti, indossammo le mascherine e iniziammo.
Franco abbracciò la moglie e la baciò.

Le mani di entrambi si muovevano sul corpo del partner, poi lui la fece sedere distendere sul bordo del letto, sul fianco girata verso di lui e le infilò il cazzo semiduro in bocca.
Clara, al solito fu molto brava con la bocca e la lingua, dopo poco il cazzo era in piena erezione.
Franco allora la fece sedere sul letto, si inginocchiò e, dopo averle sfilato gli slip e fatto divaricare le gambe, iniziò a leccarla, ma fu una cosa molto veloce.

A questo punto entrai in scena io con il fallo artificiale in mano e il cazzo duro in erezione, Clara lo afferrò, pose una mano sotto le mie palle, con l’altra mise il preservativo sulla cappella e iniziò a srotolarlo delicatamente, sembrava quasi che mi stesse masturbando. Appena ebbe finito si mise gattoni sul letto con le gambe divaricate, mi avvicinai le allargai le chiappe, cosparsi il buco del culo di lubrificante, poi vi infilai il fallo artificiale ben unto e iniziai a carezzarle i capezzoli.

Franco le si mise dietro, le infilò il cazzo nella fica e cominciò a chiavarla. Clara iniziò quasi subito a gemere dal piacere e chiese il cazzo in bocca, mi spostai, mi posizionai davanti a lei, glielo infilai in bocca e iniziai lentamente a chiavarla, Clara mi guardava felice e mi strizzò l’occhio per segnalarmi che tutto procedeva secondo i piani. Franco, come previsto venne presto e suo malgrado dovette sfilare il cazzo dalla fica della moglie e sborrare fuori, ripreso in primo piano dalla telecamera manovrata da Ester.

Vidi il leggero sorriso di Clara, le sfilai il cazzo dalla bocca, e mi posizionai dietro, al posto che era stato del marito, godendomi la meravigliosa vista del culo e della fica, poi, non visto, con un dito cominciai ad eccitarla, infine allargai delicatamente con una mano le grandi labbra della fica, che avevano iniziato a bagnarsi, vi posizionai la cappella, la penetrai completamente fino a sbattere con il ventre sul suo culo, posi le mani ai lati delle chiappe e iniziai a chiavarla.

Clara gemeva dal piacere, questa volta veramente, il marito, paonazzo, era costretto a sentire i suoi gemiti e a vedere me che la chiavavo aumentando sempre più il ritmo dei colpi. Al culmine emise un grido che segnalava il raggiungimento dell’orgasmo.

“Esci !” urlò Franco, appena si accorse che la moglie aveva raggiunto l’orgasmo, ma nel momento che io venivo, perciò quando mi ritrassi avevo il preservativo pieno di sperma; insomma mi ero chiavato la moglie raggiungendo entrambi l’orgasmo.

Anche Ester era contrariata, lo si vedeva da come aveva sbatacchiata la videocamera sul letto.

Mi recai in bagno, tolsi il preservativo, lo svuotai nel cesso e mi lavai accuratamente. Feci tutto lentamente per prendere tempo per “ricaricarmi”, visto che da lì a poco avrei dovuto chiavare mia moglie.

Rientrai in camera, l’atmosfera era pesante così come l’avevo lasciata, Franco nervosamente faceva finta di controllare la videocamera per ostentare indifferenza, Ester si mordeva un angolo del labbro superiore, faceva sempre così quando era contrariata, Clara era rimasta nuda e non dava l’impressione di volersi rivestire (ossia rimettere lo slip!!), quasi volesse dilungare nel tempo la propria felicità.

Mi avvicinai a mia moglie e mi posi al suo fianco, le cinsi la vita con un braccio e poco alla volta la feci girare verso di me. Le posi una mano sulla guancia e dolcemente la baciai. Subì il bacio passivamente, poi lentamente avvertii la sua bocca aprirsi sempre più, la sua lingua iniziò ad intrecciarsi con la mia sempre più velocemente ed entrambi cercavamo di succhiare i liquidi dell’altro, sentii un fremito che l’attraversava, il mio cazzo che iniziava ad indurirsi e vidi Clara che riprendeva tutto e mi faceva l’occhiolino.

La sollevai in braccio e la distesi sul letto, le sollevai un lembo del babydoll fino a scoprirle il magnifico seno, vi affondai la bocca leccandola e succhiando, ma molto leggermente, i capezzoli iniziavano ad indurirsi. Le poggiai il cazzo tra le tette, lei le strinse fino a farlo sparire e cominciai a chiavarla sul petto. Ogni tanto lei avvicinava la testa ed io spingevo il cazzo fino alla bocca. Dopo un po’ mi misi sottosopra, lei afferrò il cazzo e lo infilò in bocca iniziando un meraviglioso pompino, io spostai il perizoma ed iniziai a leccarle la fica muovendo la lingua fino al buco del culo , bagnandola con la mia saliva; quando la sentii abbastanza bagnata le infilai il dito medio in culo e la lingua nella fica per leccarla il più profondamente possibile.

Avvertivo i suoi brividi di piacere così come lei avvertiva i miei, quando capii che era pronta mi distolsi e feci un cenno a Franco; questi si avvicinò e mia moglie gli mise il preservativo, dopodiché si posizionò gattoni pronta a farsi riempire dappertutto.
Franco le infilò, con poca grazia, il fallo in culo e iniziò a massaggiarle i seni. Mi posizionai dietro di lei, le allargai le grandi labbra, posizionai la cappella in un mare di umori, la penetrai e iniziai a chiavarla.

Franco si mise davanti, le infilò il cazzo in bocca e cominciò a chiavarla sperando che anch’io venissi prima di mia moglie.
Speranza vana, visto i preliminari che avevo volutamente prolungato. Ester mugolava di piacere, col culo pieno del fallo artificiale e con il cazzo di Franco in bocca e quello mio in fica, fino a quando raggiunse l’orgasmo emettendo un grido di piacere e con disappunto di Franco che dovette sfilarle il cazzo dalla bocca.

Io continuai in bellezza a chiavarla e dopo un minuto, che sembrò un’eternità agli altri, ma non a me, sentii il liquido seminale che attraversava il mio cazzo che, con sussulti inondava e riempiva la vagina di Ester. Le sfilai il fallo dal culo e continuai a starle dentro per un po’, infine le sfilai il cazzo tamponando con un fazzolettino l’uscita dello sperma.

Si sentì applaudire, era Clara.

“Franco hai visto con quanta delicatezza si chiava la moglie, disse rivolta al marito, con che garbo la tratta! Quando imparerai anche tu?”

Mai, pensai, e intanto adesso devo vedere come fare per chiavarmi la moglie senza testimoni!!
Dopo aver rimesso a posto le “attrezzature” ed aver sistemato i filmati, ognuno cancellando dalla propria videocamera il filmato dell’altro, augurando la buona notte ce ne tornammo nella nostra cabina, lasciando una raggiante Clara e un rancoroso Franco a ripensare agli avvenimenti appena conclusi.

Quella notte non rifacemmo l’amore, io già ero abbastanza svuotato e mia moglie, dopo l’appagamento per l’orgasmo, era tornata cupa e turbata ripensando alla chiavata che mi ero fatto con Clara.

La donna misteriosa (attenzione niente sesso!)

ATTENZIONE
Questo è un racconto molto diverso da quelli pubblicati in questo bellissimo sito. Vi avverto quindi che non troverete scene di sesso bensì una storia misteriosa che è nata per caso.
Infatti all’inizio volevo scrivere un racconto diverso molto erotico, con scopate continue e magari un’orgia ma quando sono arrivato a metà racconto mi sono accorto che i protagonisti non si erano dati neanche un bacio (sono proprio una frana). Sono stato anche tentato di riscrivere tutto ma quando ho riletto quello che avevo scritto … ho trovato la storia avvincente ed interessante.

Nella maggior parte dei racconti che ho letto il sesso è divertimento, è solamente il rapporto tra due o più persone che si godono (è proprio il caso di dirlo) la vita, ma nella realtà il sesso è anche amore. Ho deciso quindi di portare a termine il racconto senza neanche sapere come sarebbe finito. Vi ripeto quindi che non troverete scene di sesso e, di conseguenza, vi conviene scegliere un altro racconto se cercate solamente quello.

Dovendolo classificare per forza l’ho inserito nella categoria che si avvicinava di più anche se, ripeto, non c’è sesso nella storia.

Questa mattina tra le lettere della posta ho trovato una busta senza mittente cosa ormai quotidiana vista la storia che mi ha visto come protagonista.
In questo Stato, che considero ancora magnifico nonostante tutto, noi italiani abbiamo la bruttissima abitudine di mettere al rogo gente senza aspettare la conclusione delle indagini e qualora quest’ultimo risultasse innocente o peggio ancora parte lesa, come nel mio caso, il tutto viene archiviato da parte della stampa con quattro righe di scuse in quinta pagina rispetto ai i titoloni in prima pagina dei mesi precedenti che hanno ormai creato il mostro.

Purtroppo non tutti leggono quelle quattro righe e, di conseguenza, la nomea rimane e grazie a questa arrivano lettere anonime che promettono o richiedono vendette da parte di … ancora non l’ho capito.
Scusatemi se preso dalla frenesia non mi sono ancora presentato ma sono mesi che devo sopportare questo stillicidio oltre a cercare di dimenticare l’accaduto e pensare ad un futuro.
Mi chiamo Alessandro, sono nato a Milano trentacinque anni fa, lavoro presso una società farmaceutica e sono … single.

Non sono un vanitoso ma, permettetemi almeno questo, con il fisico da palestra che mi ritrovo, moro, occhi verdi, di bell’aspetto alto cm 190 devo dire la compagnia femminile non mi è mai mancata fino a … pochi mesi fa quando la mia compagna è stata trovata morta nell’appartamento in cui vivevamo insieme.
All’inizio si è parlato di furto, poi di suicidio ed infine di omicidio passionale con prove così schiaccianti verso di me che nel giro di pochi giorni mi sono ritrovato chiuso in una cella del carcere nonostante dichiarassi assiduamente la mia innocenza.

Quest’ultima è stata provata, dopo quattro mesi, grazie ad un colpo di culo, per me, quando sono stati arrestati un gruppo di rumeni per furto e, dopo la confessione di uno di loro, omicidio della mia amata Anna.
Molte volte quando cammino per le strade mi sento osservato, vedo gente che cambia direzione pur di non incontrami, vedo quelli che consideravo amici nascondersi in vicoli bui ed aspettare il mio passaggio e questa è una cosa che fa male, molto male, quasi quanto la perdita della tua donna.

Lei sarà sempre presente nei miei pensieri ma … non c’è, non vive come non sto vivendo io ma … io respiro e vorrei tornare a vivere.
Apro la posta lasciando per ultima quella busta anonima indeciso se aprirla o no. Le prime volte ho sofferto tanto per queste lettere ma ora c’ho fatto il callo e mi lasciano indifferente. Alla fine l’apro quasi meccanicamente ed estraggo la lettera preparandomi a leggere quali mali mi sono stati augurati questa volta.

Rimango colpito quando vedo che le due righe che compongono la lettera sono scritte a mano con una calligrafia femminile mentre di regola sono stampate. Le parole sono diverse da quelle che mi aspettavo e sono solamente “SE VUOI, UN’AMICA” seguite da un indirizzo email.
Accendo automaticamente il computer e di getto scrivo:
ciao, ho appena ricevuto la prima lettera gentile da oltre quattro mesi, la tua.
Ti ringrazio Alessandro
Invio l’email prima di pensarci due volte perché so che altrimenti non lo farei più.

Come tutte le sere ormai mi ritrovo a sgranocchiare qualcosa guardando la televisione senza seguire i programmi. Mi serve per rompere il silenzio che altrimenti sarebbe il padrone assoluto di questa casa che considero come una prigione, se non di più. Ho tolto tutte le cose che mi ricordavano Anna ma non ci sono riuscito perché quelle poche rimaste mi torturano la mente con lampi di ricordi.
Decido di accendere il computer per navigare in quel mondo telematico dove nessuno mi riconosce e dove posso curiosare su tutto quello che mi passa per la mente.

Noto con stupore che ho ricevuto una email, stupore che passa a meraviglia quando leggo il messaggio.
“VORREI ESSERTI D’AIUTO MA ALLO STESSO TEMPO NON HO INTENZIONE DI INVADERE IL TUO MONDO. SE VUOI UN’AMICA”
Chi sarà? Cosa vorrà dire? Sara sincera? Il fatto che si firmi “AMICA” fa presupporre che sia una donna ma potrebbe essere anche un uomo che si diverte.
Prendo la decisione di non rispondere all’email, facevo meglio a non rispondere neanche alla prima.

— ° —-
Sono passati due mesi e torno proprio ora dal dottore che parlando con franchezza mi ha comunicato che se non cambio vita la depressione mi porterà alla pazzia (le sue parole non sono state così crude ma il contenuto era questo).
Esco di casa per la prima volta da molto tempo per fare un giro al centro come facevo una volta con Anna. Un’occhiata veloce alle vetrine, un panino da Mc Donald, l’acquisto dell’ultimo libro del mio scrittore preferito e, senza accorgemene, mi ritrovo davanti al portone di casa con le chiavi in mano.

Prima di salire decido di noleggiare un paio di film in videoteca per far passare in modo più veloce il resto della serata.
Il negozio è deserto a parte la solita commessa bionda, molto carina, occupata a far quadrare la cassa e che al mio ingresso mi comunica che sta chiudendo.
Sul bancone ci sono due film appena restituiti e prendo la decisione di noleggiarli. Molte volte ho scelto dei film che o non mi sono piaciuti oppure non ho neanche visto quindi tanto vale tentare la fortuna.

“Sicuro?” mi risponde la ragazza con una smorfia che non riesco a decifrare e che, alla mia risposta affermativa, si trasforma in un malcelato sorriso quando me li consegna dopo aver fatto le dovute registrazioni.
Arrivato a casa mi impossesso della solita bottiglia di liquore, inserisco il primo DVD e mi siedo sul divano premendo contestualmente il tasto start.
Il titolo del film è “C’è posta per te” non l’ho mai visto ma i protagonisti, Meg Ryan e Tom Hanks, sono attori che mi piacciono.

E’ una classica commedia americana, che in parte mi annoia ma, sarà per il “messaggio” del dottore o sarà per la bellezza dell’attrice che in parte assomiglia alla commessa della videoteca, riesco a vederlo tutto bevendo solamente due bicchierini di scotch e fumando (solamente?) una decina di sigarette.
Non avendo sonno inserisco il secondo DVD e … rimango con la bocca aperta quando scopro che è un film hard del genere amatoriale.
La sola vista del menù basta a eccitare il mio cazzo che è a digiuno da ormai diversi mesi.

La prima reazione, a parte quella del cazzo, è quella di togliere quel film, spengere la TV, farmi un ultimo goccio ed andare a letto ma poi ci ripenso.
Vedere quelle scene di sesso fatte da gente comune è una tortura doppia in quanto l’eccitazione mi ritrovo ben presto con il cazzo in mano e, allo stesso tempo, ripenso a quando era Anna ad urlare i suoi orgasmi.
La conclusione di queste torture avviene quando, alla fine della prima scena, mi ritrovo con le mutande piene di sperma e con le lacrime agli occhi.

Il mio sonno è stato agitato, ho dormito veramente male, e quando al mattina mi alzo dal letto ho un cerchio alla testa che si restringe sempre di più.
Come un automa accendo il computer e scrivo tutto quello che mi passa per la mente inviando poi l’email all’unica persona che posso considerare vicina: AMICA.
“DOPO TUTTO QUESTO TEMPO TI SCRIVO QUESTA EMAIL PIÙ PER CURIOSITÀ CHE PER ALTRO. LA MIA VITA È SEMPRE UGUALE, NON È CAMBIATA, MA HO CAPITO CHE DEVO IMPEGNARMI A FARLO.

LA PRIMA PERSONA A CUI HO PENSATO SEI STATA TU, FORSE PERCH… NON TI CONOSCO, NON SO CHI SEI, DOVE ABITI. SE NON TI DISTURBA, E SE SEI ANCORA DISPONIBILE, CERCHER“ DI SFOGARMI MANDANDOTI QUALCHE MESSAGGIO. ALESSANDRO”
Attendo con impazienza una sua risposta che non arriva se non il giorno successivo.
“LA MIA PROPOSTA E’ SEMPRE VALIDA. ATTENDO TUE NUOVE. UN’AMICA. ”
Da quel giorno ci scambiammo almeno un messaggio al giorno (certo che quel film aveva segnato in parte la mia vita) all’inizio brevi e contenuti per arrivare poi a vere e proprie lettere.

Non mi ha mai voluto dire chi è, “CHIAMAMI ROSA MA TI AVVERTO CHE NON È IL MIO NOME” mi ha risposto una volta alle mie continue richieste, ed abita nella mia stessa città. Da quello che scrivo ho intuito che forse ci conosciamo e che qualche volta la incontro, magari di sfuggita, ma non ne ho la certezza.
Altro segno che ha lasciato quel giorno, o meglio quella sera, è il fatto che ogni tanto vado da qualche prostituta per farmi una scopata.

E’ molto tempo che chiedo a Rosa di incontrarci o di darmi il suo cellulare per poter almeno sentire una volta la sua voce ma la sua risposta è sempre la stessa: “SI VEDRÀ”.
La sera ormai è impostata nel seguente modo: invio della email, passeggiata al centro, noleggio di un film a volte consigliato da Serena (la commessa biondina), lettura dell’email ricevuta, veduta del film accompagnato da un solo bicchierino e poi … a ninna.

Con Serena ho ormai fatto amicizia grazie anche alla figuraccia fatta quando ho riconsegnato i film noleggiati quella sera e qualche volta, scherzando, mi annuncia con un sorriso l’arrivo di nuovi film hard.
Mi dimenticavo di dire che ho cambiato lavoro trovando nella nuova azienda colleghi che, all’oscuro della mia storia, sono diventati miei amici facendomi riscoprire il suo significato.
Sto scrivendo per l’ennesima volta a Rosa ringraziandola per tutto quello che ha fatto ed ha significato, per ora, nella mia nuova vita concludendo il messaggio con la solita frase “ASPETTO CON ANSIA LA TUA RISPOSTA E SONO SICURO CHE MI PERMETTERAI DI CONOSCERTI PERSONALMENTE.

CON AMORE ALESSANDRO”.
E’ la prima volta che le scrivo quel “con amore” ma ho capito che il mio sentimento è quello, che l’amo veramente, che sto struggendomi nell’attesa di conoscerla personalmente e che quando avverrà sarà ancora più bello.
Faccio un salto in videoteca più per fare quattro chiacchiere con Serena che altro ma vedo subito che oggi non è nella giornata giusta. Mi saluta con un freddo ciao abbandonandomi alla scelta del film nonostante nel negozio non ci sia nessuno e continuando a pigiare i tasti della tastiera con sempre maggior violenza.

Incuriosito dal suo fare la guardo di sottecchi notando che, per la prima volta da quando sono cliente, oggi indossa una gonna al posto dei soliti jeans, è leggermente truccata, i capelli sembrano più corti e più curati, e porta ai piedi scarpe con tacchi a spillo.
Già precedentemente ero rimasto colpito dalla sua bellezza ma oggi è veramente uno schianto.
Quando arrivo al banco per noleggiare i film scelti Serena è obbligata a dare un po’ di respiro a quella povera tastiera per potermi servire.

Mi auguro che il cattivo umore le sia passato ma è una speranza vana perché a momenti neanche mi rivolge la parola. Mi consegna velocemente i film e mi liquida con un “ciao” per ritornare subito dopo al computer.
Già ero nervoso del mancato arrivo dell’email di Rosa e l’inatteso comportamento di Serena non ha fatto altro che peggiorare la situazione. In due minuti sono anch’io davanti al computer per collegarmi ad internet e controllare la mia casella email dove trovo finalmente il messaggio di Rosa.

“ SONO RIMASTA COLPITA DALLA TUA EMAIL. VORREI INCONTRARTI MA ALLE SEGUENTI CONDIZIONI: SARAI BENDATO E LEGATO DA UNA MIA PERSONA DI MIA FIDUCIA. STAI SICURO, NIENTE SADOMASO. RESTO IN ATTESADI UNA TUA RISPOSTA IMMEDIATA. ROSA. ”
Queste parole mi hanno colpito al cuore. Speravo si di incontrarla ma senza queste stupide condizioni. Cosa faccio ora? Se rispondo negativamente può darsi che non avrò mai più una seconda occasione.
“OK” Queste due lettere sono quelle che compongono la mia risposta nella speranza di non dovermene pentire.

“VAI AL BAR XXXXXX E ORDINA UN APERITIVO E POI VAI AL BAGNO. SARAI AVVICINATO DA UN MIO AMICO. FAI TUTTO QUELLO CHE TI DIRA’ ALTRIMENTI …”
Quando esca da casa sono emozionato come un adolescente alla sua prima esperienza e le gambe mi tremano. Eseguo alla lettera le indicazioni ricevute e, dopo pochi minuti che a me sono sembrati secoli, sono avvicinato da un ragazzo robusto che si presenta come Luciano. Rimaniamo nel bar per diverso tempo consumando un paio di birre a testa.

E’ quasi mezzanotte quando usciamo dal bar ed entriamo nella macchina di Luciano.
Prima di partire vengo bendato e i miei polsi vengono legati dietro alla schiena. La paura iniziale è passata grazie anche all’atteggiamento di Luciano che è sempre stato molto calmo e … comprensivo. “Mi dispiace ma sono ordini di Rosa” mi ha detto con voce calma mentre mi bendava facendomi capire dal tono della sua voce il suo imbarazzo per questa messa in scena.

Non so quanto sia durato il percorso, avendo perso la condizione del tempo, e neanche la direzione presa comunque finalmente ci fermiamo in un posto silenzioso (forse in campagna) dove vengo sbendato per entrare dentro una stanza di quello che mi è sembrato un villino. Sono ora seduto su una poltrona, di nuovo bendato, in attesa dell’arrivo di Rosa. Sento il rumore della porta che si apre e si richiude e quello classico dei tacchi a spillo che si stanno avvicinando.

“Rosa sei tu” che domanda cretina ho fatto ma avevo bisogno di rompere quel silenzio
“Ciao Alessandro, finalmente possiamo sentirci. Scusami per questo, mi dice mentre mi toglie la benda dagli occhi, ma è ancora presto per conoscerci veramente. Volevo vederti anche io senza però farmi riconoscere. ” La sua voce è molto sensuale e calda ed anche lei è molto bella. Indossa un vestito da sera che mette in risalto tutte le sue forme.

Sul suo viso c’è una maschera di carnevale che lo nasconde tutto.
“perché mi hai aiutato? Come hai fatto a conoscermi? Rispondimi, ti prego”
“ci conosciamo da molto tempo, a volte ci incontriamo anche. Ti ho offerto il mio aiuto perché mi hai sempre affascinato, ti sogno da prima che succedesse quello …, e sapevo quanto soffrivi. Ho pensato di farlo in quel modo altrimenti non l’avresti accettato, ti conosco. Ora ho deciso di accontentarmi, in parte, rivelandoti queste poche cose e parte del mio corpo.

Così ora puoi stare tranquillo che non sono una tardona ma bensì una ragazza. ”
“Se tutto quello che stai dicendo è vero non ti sembra che questa messa in scena sia inutile visto che proprio oggi ti ho confessato il mio amore? Togliti quella maschera e fatti riconoscere, ti prego. ”
“No. E’ ancora troppo presto. Come ricordo di questo incontro e conferma di quanto dichiarato ti lascio questo in cambio” mi dice avvicinandosi per poi baciarmi appassionatamente “ora è tempo di salutarci.

Alla prossima” ed esce dalla stanza senta darmi la possibilità di parlare.
Sono disteso sul letto guardando il soffitto illuminato, ogni tanto, dai fari delle automobili che passano sotto casa. Sono ore ormai che rivivo continuamente l’incontro con Rosa riassaporando il suo bacio sforzandomi di capire chi essa sia, ma inutilmente. Sono rimasto in contatto con poche persone conosciute antecedentemente l’omicidio di Anna e poche persone ho conosciuto nel frattempo. Finalmente la stanchezza mi assale e cado in un profondo sonno.

E’ ormai passato un mese dal primo ed unico incontro con Rosa.
Continuiamo a scriverci email sempre più appassionate, se tali possono essere considerate delle parole lette su un monitor, ma ho capito che è inutile richiedere continuamente un incontro diverso dal precedente. Rosa è inamovibile. La sua risposta è sempre la stessa “FORSE DOMANI” ma poi il suo domani non corrisponde mai con il mio. La sera non esco più per paura di perdermi un suo invito e, di conseguenza, sto diventando un … esperto di cinema.

Giornalmente entro nella videoteca e cambio due parole con Serena che continua a consigliarmi film di ogni genere. La nostra “amicizia” è tutta là. Riconosco che la vedo sempre più bella e divertente, a volte si comporta in modo strano come se mi stesse facendo il filo lanciandomi messaggi da me mai percepiti. Questa sera sono entrato nel negozio ed ho visto che insieme a lei c’era un collega che, appena poteva, la mangiava con gli occhi.

“Ciao, ti presento il mio collega Mario. Oggi mi sostituisce perché, dopo non so quanto tempo, vado al cinema con degli amici. ” Mi dice sorridendo “perché non vieni anche tu. Sono l’unica che si presenterà sola. Mi farebbe veramente piacere”. Il suo invito mi sorprende tanto che non riesco a parlare
“guarda che non sei obbligato” mi dice arrossendo violentemente
“No. Scusami è che non me lo aspettavo. Tutto qui.

Certo che vengo, mi fa piacere. ”
“Ok sei scusato. Ci vediamo alle otto. ”
Ho giusto il tempo di controllare il computer, leggere l’email di Rosa e farmi una doccia che è già l’ora di uscire. Non è che la cosa mi attiri più di tanto ma ormai è troppo tardi per ripensarci.
La comitiva di Serena mi ha accettato subito bene, sono ragazzi con voglia di vivere e divertirsi e mi sembrano, per ora, abbastanza “adulti” da stare lontani da droghe.

Il film è stato una delusione ma il dopocinema assolutamente no. Siamo andati in un pizzeria dove a mezzanotte è iniziato uno spettacolo di cabaret, fatto da artisti alle prime armi, veramente divertente.
Alla fine dello spettacolo ci salutiamo promettendoci di ripetere la serata il prima possibile. Salgo in macchina con Serena per accompagnarla a casa. Ho l’impressione che abbia bevuto troppo vino, ni sembra un po’ alticcia, e questo è ben presto confermato dal fatto che lungo la strada per casa mi ritrovo una sua mano sul mio pacco.

Mi sento gelare il sangue nelle vene ma questo non serve certo a lasciarmi indifferente visto l’erezione che mi ritrovo in mezzo alle gambe.
“Vieni a casa mia” mi invita Serena guardandomi con occhi vogliosi
“Serena” dico pensando a come esprimermi senza offenderla “sei una ragazza bellissima e fantastica. Ma ..”
“Ma”
“sono innamorato di una donna e non sono il tipo che mette le corna. Se fosse successo un paio di mesi fa sarei stato ben contento ma ora non posso proprio”
“E chi sarebbe questa fortunata che non ho mai visto.

Ti ho sempre visto solo, tutte le sere noleggi dei film, non credo che questa donna esista veramente. Ha almeno un nome”
“Rosa. Questo è il suo nome ed esiste veramente. E’ bellissima anche lei e ci amiamo. ”
“Scusami allora”
Lascio una Serena delusa sotto casa e parto verso il mio appartamento sconcertato anche io di quanto successo. Sono mesi che non faccio sesso, ancora il cazzo mi tira in mezzo alle gambe, ma il solo pensiero di tradire Rosa mi è impossibile.

Entro in casa ancora confuso, prendo un bicchiere e mi verso una buona dose di scotch con ghiaccio indeciso se parlare di quanto accaduto con Rosa. Decido che per oggi è meglio chiudere così e mi preparo a dormire anche se non mi sento stanco.
Sono le due del mattino quando sento il segnale di un msm pervenire dal mio cellulare. Colgo l’occasione per fare un salto al bagno e poi leggo il msm.

“DOVE SEI? XCHE’ NON MI RISPONDI? ROSA”
E’ la prima volta che ricevo un suo msm e dal fatto che il numero non appare capisco che mi attende una sua email. Corro ad accendere il computer dove trovo il messaggio.
“SE VUOI VIENI IN VIA xxxxx N. 80. CITOFONARE RIGHETTI. ”
Non faccio in tempo a rispondere con un “ARRIVO” che già mi ritrovo alla guida dell’automobile diretto verso l’indirizzo indicatomi. Per fortuna conosco abbastanza bene la città per sapere dove recarmi senza perdere tempo a cercare la via.

Premo il tasto del citofono e subito shitta la serratura del portone senza ricevere neanche l’indicazione del piano. Salgo di corsa le scale fino ad arrivare al secondo piano dove trovo una porta aperta.
“E’ permesso” dico con voce strozzata dall’emozione e dalla corsa
“Avanti, avanti” mi risponde una voce che conosco ma che non riesco a ricordare a chi appartenga. La casa è illuminata con luci soffuse e mi dirigo verso la porta da dove è arrivata la voce e vedo Rosa.

Anche adesso porta una maschera ma questa lascia scoperti i capelli che scopro biondi.
“Ciao Rosa. Finalmente ci rivediamo”
“si oggi ho pensato molto a te ed ho deciso di incontrarci. Cosa facevi dormivi? Come mai non hai controllato la posta?”
“devi sapere che sono uscito con una amica, una conoscente più che altro, la ragazza della videoteca. Siamo andati al cinema e a cena con la sua comitiva. ”
“E’ così che mi pensi tu? Dici che mi ami e poi esci con le ragazze.

Qualcosa non mi quadra. ” Mi dice Rosa con una voce tagliente ed accusatrice
Capisco che nessuno crederebbe a quello che è successo nella realtà con Serena, al mio rifiuto di una notte di sesso per non tradire la donna che amo e che conosco solamente via email e mi sento furioso con me stesso per aver accettato quello che voleva essere solamente uno svago ed invece si sta mostrando come la fine di una storia mai iniziata.

“Rosa ti giuro che non è come tu pensi” le rispondo con voce debole sapendo che crederà mai alle mie parole. Mi sento perduto.
“Alessandro cosa penseresti al posto mio? Mettiti nei miei panni e dimmi sinceramente se crederesti a quello che mi stai dicendo. Raccontami tutto quello che è successo guardandomi negli occhi”
Inizio il racconto della serata partendo dall’invito di Serena per arrivare al mio rifiuto dovuto all’amore che provavo per lei, Rosa.

Quando termino cerco una sua reazione che non arriva. Rosa continua a guardarmi negli occhi come se cercasse di leggere nel il mio corpo.
“Aspettami qui e se vuoi serviti da bere” mi dice improvvisamente indicandomi la bottiglia di scotch sul tavolo (la mia marca preferita) ed uscendo dalla stanza.
Sorseggio un goccio di liquore cercando in esso la forza di continuare a lottare per la conquista della sua fiducia pur sapendo che potrebbe essere un errore ma ne sento veramente il bisogno.

Rosa riappare accanto a me come per magia con un addosso un soprabito nero invitandomi a seguirla. La strada è deserta e ci incamminiamo lungo lo stradone che porta in piazza. Cammina rasente il muro senza preoccuparsi di eventuali incontri. In questi tempi la gente preferisce farsi gli affari propri, non si sa mai chi si incontra, e quindi sa che nessuno “noterà” la mascherina che le copre il viso.
Durante la passeggiata ricominciamo a parlare di noi, arriviamo addirittura a scherzare su cose che ci siamo scritti, mi sento sempre più a mio agio nonostante la paura di aver rovinato tutto.

L’atmosfera tra di noi è sempre più distesa e di colpo mi accorgo che sto stringendo la sua mano nella mia. Rosa ha lasciato fare oppure anche lei non si è resa conto della situazione.
Siamo arrivati alla piazza, deserta anch’essa, e ci fermiamo davanti alla fontana da cui l’acqua continua a spruzzare creando un gioco di luci di una bellezza unica. Sento le braccia di Rosa che stringono il mio corpo, sento il suo seno sul mio petto, e penso che lei senta anche mia eccitazione.

Ci baciamo per la prima volta sotto quel gioco di luci e acqua che mai dimenticherò nella mia vita.
Bacio atteso da non so più quanto tempo e che sarei stato disposto ad aspettare molto di più viste le sensazioni provate in quel momento. La sua lingua ricercava la mia, giocava con la mia, sfuggiva alla mia in una lotta continua e dolce mai provata precedentemente. Mi sentivo risucchiare tutte le forze da quella bocca calda ed accogliente tanto che alla fine mi dovetti mettere seduto per non cadere per terra.

Il silenzio che seguì il nostro primo bacio fu molto lungo perché nessuno voleva interrompere quel momento magico. A questo bacio ne seguì ben presto un altro e poi un altro ancora fino a quando non ci mancò il fiato per continuare.
“Questo significa che mi hai creduto?” domandai a Rosa
“Si, ti ho creduto perché già sapevo quello che era successo ma volevo sentirlo dire da te. Ti ho messo alla prova per l’ennesima volta, e di questo mi devi scusare, ma nella mia vita ho sempre incontrato uomini diversi da te che si dichiaravano innamorati solamente per portarmi a letto per poi lasciarmi soffrire la mattina dopo quando, avendo raggiunto il loro scopo, mi salutavano scoparendo dalla mia vita.

Dalla prima volta che ti ho visto” mi disse Rosa togliendosi la mascherina rivelando il viso di Serena rigato dalle lacrime che sgorgavano dai suoi occhi “mi sono innamorata di te. Ho visto in te l’uomo che ho sempre sognato, il mio principe azzurro, l’uomo che poteva farmi felice ma che, allo stesso tempo, amava un’altra donna. Quando è successo il … il … fattaccio ho sempre creduto alla tua innocenza ed ho pensato di aiutarti a superare quel momento spedendoti quella lettera che fortunatamente ti ha colpito.

Non pensavo di arrivare al punto di farti innamorare ma ne sono contenta. Forse mi considerai egoista ed insensibile per tutto quello che ti ho fatto passare ma le delusioni vissute mi hanno insegnato a non fidarmi più di nessuno, neanche dell’uomo che amo, se non dopo averlo conosciuto bene. Ora so che non mi sbagliavo. Sei gentile, corretto, divertente, sai stare in compagnia, hai tutto quello che cerco nella mia anima gemella. Ora sta a te fidarti di me.

” Mi disse guardandomi con quegli occhi rossi segnati dalle lacrime (di gioia o di paura?) restando in attesa della mia reazione.
Rimasi di sasso quando scoprii la vera identità di Rosa ma dentro di me sentivo di averlo sempre saputo. Era una sensazione strana, difficile da descrivere, ma era così. Avvicinai la mia bocca alla sua dicendole “Ti amo”.

La fotografia (Cap. 2)

Pochi giorni dopo stavo seduto in un bar a bere un drink quando mi sentii salutare da una voce conosciuta
“ciao Maurizio”
Alzai gli occhi e riconobbi Ornella “ciao, come mai da queste parti”
“ti cercavo” mi rispose sorridendo “hai pensato a quello che ti ho detto?”
“A cosa?” dissi non capendo di cosa parlava
“alla mia proposta di fare il gigolò. E di che altro sennò! Parlavo seriamente, hai tutti i numeri per farlo.

Ho parlato con delle mie amiche che farebbero carte false per … incontrarti. Sono disposte a pagare, ed anche bene aggiungo io, se … le accontenterai come hai fatto con me”
“Ornella senti, non vorrei offenderti ma, il nostro incontro era una scommessa con degli amici e basta. ”
“Pensi che non l’avevo capito? Un bel giovane come te che mi rimorchia per strada, che mi invita con parole chiare ed esplicite a letto … dai non sono una ragazzina.

Però devo dire che nessuno mi aveva fatto godere come te … nessuno mi aveva lasciato sul letto intontita per gli orgasmi avuti, con la fica in fiamme ed un dolore alla mascella che mi è passato dopo due giorni. Pensa che più di una volta mi sono masturbata al solo ricordo di quella scopata. ” Mi disse leccandosi le labbra in un chiaro segno di eccitazione “Dammi retta, provaci. Cosa ti costa. Al massimo ti farai un’altra scopata, incassi i tuoi duecento euro e poi ti ritiri.

Dammi retta” concluse sorridendomi
“ci penserò. Dammi il tuo cellulare e ti farò sapere” conclusi
Misi il suo biglietto da visita nel portafoglio, le offrii un drink e la salutai ringraziandola per l’interessamento
“Non credere che il mio interessamento sia innocente. Se accetterai vorrà dire che mi farai uno sconto quando richiederò i tuoi servizi. ”
Per tutta la settimana pensai alla proposta ed alla fine decisi di fare almeno un tentativo per poi prendere la decisione finale.

Telefonai ad Ornella che, contenta, mi diede il numero di telefono di Marina “chiamala all’ora di pranzo. Così potrà risponderti tranquillamente. ”
Per non aver problemi in seguito, comprai una cellulare economico con una nuova scheda, e alle 13,20 telefonai a Marina.
“Pronto?” mi rispose una voce leggermente roca “chi parla?”
“ciao sono Maurizio. Mi ha dato il tuo numero Ornella. Mi ha detto di chiamarti a quest’ora”
“Ah si! Non ci speravo più.

Senti per me va bene domani sera alle 20. 00”
“ok non ci sono problemi. Dove ci incontriamo?”
L’appuntamento era davanti ad un famoso locale dove si poteva mangiare qualcosa di vizioso per poi darci … alle pazze gioie.
Capii subito che era lei quando vidi entrare nel locale una donna molto simile ad Ornella, forse un po’ più alta e, a prima vista, più magra (o meglio ancora meno cicciotella). Le andai incontro con disinvoltura, guardandola negli occhi per vedere le sue reazioni, e giuntole vicino le presi una mano chiedendole
“Marina?”
“Maurizio?” rispose lei sorpresa
“sei incantevole”
“sei un bugiardo” mi rispose ridendo
ci sedemmo in un tavolino ed ordinammo da bere.

Più che mangiare stuzzicammo qualcosa. Il suo modo di fare, di parlare me la fecero vedere come una donna autoritaria, o forse come una donna obbligata ad essere autoritaria, una donna che dava ordini, che comandava, ma che allo stesso tempo avrebbe voluto essere comandata. Curioso di vedere il suo comportamento abbassai una mano dal tavolo mettendola sopra la gonna. Lei trasalì solamente a quel gesto, mi guardò prima con occhi irati, vidi nel suo viso una smorfia di sorpresa che si trasformò in una faccia gelida.

Ora scoppia pensai, ho sbagliato. Ma ero ancora convinto della mia impressione.
“Marina, stai calma. Mi hai invitato perché vuoi essere chiavata, posseduta, scopata ed allora è inutile fare quella faccia sorpresa ed incazzata. Sei qui volontariamente, nessuno ti ha obbligata. Se non la pensi così pazienza, altrimenti calmati e preparati al godimento” non sapevo come e da dove fossero uscite quelle parole, così dure e cattive, ma il suo cambiamento mi fece capire che avevo ragione.

Uscimmo quasi di corsa dal locale per salire sulla sua automobile. Arrivammo a destinazione nel giro di pochi minuti. La villetta era carina, aveva un giardino ben curato e fiorito (almeno per quello che potevo vedere a quell’ora) e l’aria profumava di fiori. Entrati in casa mi lasciò in salone
“prendi quello che vuoi, mi rinfresco ed arrivo subito”
rimasto solo presi dal portafoglio la fotografia di mia madre, Luisa, la guardai un secondo per fissarmi nella mente la sua immagine, ma vi assicuro che non serviva perché lei è scolpita nella mia mente, e prima di riporla dentro la baciai come facevo sempre da anni.

“eccomi” disse Marina presentandosi nuda “vuoi andare al bagno anche tu?”
“arrivo subito, tu intanto vai sul letto. Troverò la strada da solo”
Entrando nella stanza la trovai distesa sul letto che sospirava mentre si masturbava, con gli occhi socchiusi, in attesa di me e solamente a questa vista sentii il cazzo indurirsi ancor di più.
Marina era quasi la fotocopia di Ornella anche se più magra. Le posai la mano sulla sua seguendo all’inizio i movimenti della sua masturbazione, con l’altra mano le strinsi il seno, stuzzicai i capezzoli irti e turgidi che spiccavano dalle mammelle che si muovevano al ritmo del suo affannoso respiro, la baciai, continuai la masturbazione giocando con le sue dita che sempre più velocemente sgrillettavano il clitoride e si infilavo nella fica.

Il suo respiro si fece sempre più veloce, i gemiti, i lamenti aumentarono di volume diventando pian piano gridolini sempre più acuti e frequenti fino a quando non godette con un dito suo ed uno mio nella fica iniziando a spruzzare umori di goduria e di piacere.
“Aaaahhhhh …… goodooooooo ……. Aaaaaaaaahhhhhhhh” mi urlava in faccia, con la bava che le usciva dalla bocca, con il corpo che smaniava. Le mie mani non si fermarono scendendo ad accarezzare le cosce, le caviglie, i piedi, per poi risalire facendo il percorso opposto.

Marina giaceva sul letto meravigliata dall’intensità del piacere che provava mandando di volta in volta respiri e sospiri profondi. Chiusi gli occhi e subito si affacciò nella mia mente l’immagine di Luisa, mia madre, che godeva del trattamento, che mi guardava con la bocca tremolante balbettando “Mauriziooooo …… ooooohhhhh maurizioooooo sei mioooooooo …. oooooooooooohhh ….. siiiiiii”, con il corpo mosso dall’orgasmo che la raggiungeva violento facendola muovere in modo scomposto. Giunsi all’altezza del clitoride che sfiorai appena prima di risalire a stringerle il seno mentre iniziavo a leccarla, a succhiare e bere gli umori che continuavano ad uscire dalla fica, le leccavo l’ano, lo stuzzicavo, ci infilavo la lingua gustandomi il suo sapore forte ed acre.

Marina gridava parole sconnesse spesso interrotte da gemiti affannosi “oooooohhh……. Siiiiii ……. Bello ……. Leccamelaaaaaa …. Chiavami …… cazzoooo …. Ooooooohhhhh ……” parole che aumentavano l’eccitazione mia e dell’immaginaria amante, di mia madre.
Mi trattenni dal farla godere di nuovo, mi alzai sul letto, la feci inginocchiare e le misi il cazzo davanti alla bocca. Marina goffamente lo prese in bocca ma quasi subito le vennero i conati di vomito
“scusami non sono abituata.

A mio marito non l’ho mai fatto, mi ha sempre fatto schifo. ” Mi disse riprendendolo in bocca, in minor misura.
“succhialo, leccalo, pensa che sia un gelato. Bene, brava, così, aiutati con il movimento della testa …. Ohhh vedi che inizi ad imparare” le parlavo con voce calma dandole indicazioni su quello che doveva fare per darmi piacere e, nonostante qualche momento di panico in cui ero sicuro che avrebbe vomitato, le seguiva lettera per lettera.

“Brava, così … tuo marito non sa cosa perde …. Brava, ciuccia così” mormoravo mentre l’eccitazione cresceva. Interrompi il fellatio e la feci alzare, la baciai sulla bocca prendendo possesso della sua stanca lingua, la succhia, le mie mani strinsero i glutei con forza attirando il suo corpo verso il mio, la sua fica sul mio cazzo. La penetrai in un colpo solo affondando in lei fino in fondo, sentii il glande urtare sull’utero, udii la sua voce urlare mentre con movimenti veloci la sbattevo, la martellavo.

“Maurizioooooooohhhhhhhhh siiiiiiiii………. oooooooohhhhhh………. scopami …… chiamami …. Inculami ….. tutto fai tutto quello che vuoiiiiiiii ……ooooohhhh ……… non ….. non credevo fosse …..oooooohhh …..fosse possibile questooooooohh …… godooooo ……. godoooooo……. oooooohhhhhhh”
calai il ritmo per far perdurare il suo piacere, in fin dei conti era per questo che mi pagava, uscii da lei per distendermi sul letto, mi salì sopra e si penetrò di nuovo danzando sul mio cazzo, sculettando ogni volta che le arrivavo in fondo, le sue mani torcevano, stringevano, torturavano il suo seno, le mie accompagnavano il continuo su e giù.

Aprì la bocca un’altra volta come se volesse urlare di nuovo, gridare il suo orgasmo, ma l’unico suono che ne uscì fu un “oooooooooooooooooooohhhhhhhhhhhh” prolungato che terminò all’arrivo dell’ennesimo orgasmo. Il suo respiro si fu sempre più affannoso, i movimenti più lenti, tanto che cambiai posizione per permetterle di riprendere fiato.
La feci distendere sul letto e guardandola negli occhi la penetrai lentamente, molto lentamente, centimetro per centimetro fino a quando non entrai tutto in lei.

La sua faccia era stravolta dal piacere che provava come dimostrava anche la sua bocca perennemente spalancata.
La fica era talmente sfondata da darmi l’impressione di muovere il cazzo in uno spazio vuoto, non riuscivo a toccare nulla, nessuna parete, se non l’utero quando arrivavo al fondo. Continuai comunque a muovermi per assecondare le richieste di Marina gridate sempre più forte
“Ancoraaaa …. Più forteeeeeee……… oooooooooooohhhhhhhhhh siiiiiiiiii spacamelaaaaa tuttaaaa ……..ancoraaaahhhh ……”
Dopo un po’ di tempo però mi ricordai che ero io che dovevo comandare e non lei.

Pensai che la prima impressione che avevo avuto al bar era giusta e che dovevo assolutamente cambiare il trattamento.
Di colpo mi fermai, uscii dalla sua fica e la fissai
“ora basta! Mi sono rotto, hai la fica talmente slargata che non provo nulla. Ora cambiamo registro. Intanto inizia a ciucciarmelo” le dissi portandole il cazzo all’altezza della bocca “ricordati come hai fatto prima e non smettere fino a quando non te lo dico io.

A proposito voglio sentire la tua gola questa volta. Tutto in bocca altrimenti me ne vado”
Marina rimase per un secondo immobile, non so se dallo stupore per quello che aveva udito o per prendere una decisione, ma poi fece quello che le avevo ordinato, in un solo boccone. I conati di vomito erano scomparsi, mi leccava il cazzo assaporando anche il sapore dei suoi umori, lo affondava sempre di più nella sua bocca massaggiandomi allo stesso tempo lo scroto con movimenti lenti e circolari che, finalmente, mi fecero sentire un po’ di piacere
“Brava .. ora puoi anche dire che mi hai fatto un pompino.

Continua così”
Queste crude parole aumentarono la sua eccitazione tanto che vidi una sua mano muoversi verso il basso per raggiungere il clitoride.
Senza farla staccare dal cazzo passammo alla classica posizione del sessantanove con lei sopra di me. Leccai la fica partendo dal clitoride e arrivando infine al suo ano dove mi fermai più a lungo e ripartii in senso opposto. Contemporaneamente posai l’indice della mano destra sullo scuro orifizio iniziando a giocarci.

Il solo contatto fece sobbalzare Marina in un modo scomposto
“No ti prego, quello no”
“Marina continua a darmi piacere con la bocca e pensaci sopra. Non farò nulla senza il tuo assenso. Ora tranquillizzati e continua a succhiarmelo che manca poco e vengo”
E così fece. Riprese a ciucciarmi il cazzo mentre io continuai a leccarle la fica e a farle sentire il dito sull’ano. Presi il gonfio clitoride tra le labbra e lo succhiai a fondo, lo spatolai sempre più velocemente fino a quando non venne.

Nello stesso momento in cui fu assalita dall’orgasmo spinsi velocemente il dito nell’ano. Marina aumentò il movimento della testa e la forza delle ciucciate portandomi al mio orgasmo colpendola di sorpresa.
Lo sperma le inondò la bocca facendola quasi soffocare
“oooooohhhhhhhh bravaaaaaa … sssssssssìììììì ……..continuaaa … succhiaaa …… ohhh” urlai il mio godimento e spinsi ancora più il cazzo nella sua bocca. Marina, superato il primo momento di sorpresa e forse di imbarazzo, ingoiò tutto lo sperma continuando a succhiarmi il cazzo mentre io ripresi a leccare la fica da cui continuavano a sgorgare fiumi di umori.

Sembrava che non sentisse più il dito che aveva nell’ano e quindi provai ad inserire un secondo per allargare quel buco che volevo violare ma mi fu impossibile perché Marina, forse capite le mie intenzioni, cambiò posizione. Quando si sdraiò vidi il suo volto radioso, la sua bocca sporca di sperma negli angoli che mi sorrideva, gli occhi avevano una luce diversa da prima e da essi scendevano lacrime solitarie che si mischiavano alle gocce di sudore perlaceo.

“grazie” mi disse Marina “non avevo mai goduto tanto come non avevo mai fatto … certe cose. ”
“potevi fare anche nuove esperienze”
“forse la prossima volta. Oggi proprio non ci riesco neanche a pensarci, pensa a farlo”
“va bene. ”
Queste furono le sole parole che scambiammo. Mi alzai, mi feci una doccia ed uscii da quella casa non dopo aver incassato le 200 Euro previste.
Marina mi lasciò di fronte al bar dove ci eravamo incontrati poche ore prima “quando vuoi chiamami” le dissi baciandola sulla porta “ma ti avverto che la prossima volta non sarò così clemente”
Salito sulla mia automobile presi la fotografia di mia madre; la guardai, la baciai e piansi di disperazione per la sua lontananza e per l’amore che provavo per lei.

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Le liceali con il vizietto dell’amplesso

Racconto trovato in rete su xhamster.

Sono uno studente universitario, vivo in un quartiere piuttosto elegante di Roma, sono un po’ sfigato con le ragazze, vi racconterò in che modo ho potuto vivere esperienze sessuali soddisfacenti nonostante la mia mancanza di fascino e di capacità con l’altro sesso sfruttando la bellezza dei miei amici più cari (e la troiaggine delle mie amiche parioline). Spero che anche voi se avete difficoltà ad approcciare con l’altro sesso possiate trarre esempio dalle mie gesta, tanto di amici carini e di ragazze troie il mondo ne è pieno.

Alla fine del primo anno di Università superato con discreti risultati, andai in vacanza a Santo Domingo con il mio amico Paolo, un vero sex-symbol nella zona in più anche simpatico, io già ero d’accordo con le mie amiche innamorate di lui su di un progettino che avevamo curato con cura prima della partenza. Si trattava di recuperare materiale fotografico di quel fusto possibilmente senza vestiti, mettendo in risalto soprattutto la plasticità del suo uccello la cui bellezza aveva oramai fatto notizia tra le ragazze del gruppo.

In cambio io avrei ottenuto qualcosa di ancora imprecisato su cui ci saremmo accordati al mio ritorno a seconda della ricchezza del materiale prodotto, non avevo dubbi sulla ricchezza del materiale che avrei rimediato, perché riuscii sin dal primo giorno a fotografare Paolo completamente nudo approfittando del suo sonnellino serale.
Di ritorno dalla spiaggia, dopo la consueta partitella di pallone con i ragazzi del luogo che puntualmente ci umiliavano in ogni modo, ci infilavamo sotto la doccia di filato, poi prima di cena cotti dal sole ci buttavamo ciascuno sul proprio letto.

Lui però era solito farlo nudo a causa del gran caldo, ecco che io allora atteso che si addormentasse mi infilavo in camera sua, cominciavo a fotografarlo con degli zoom impressionanti sul pene, che riuscivo a ritrarre con un’attenzione davvero incredibile per i particolari. Di ritorno dalla vacanza avevo in una cartella della memory-card della mia macchina fotografica qualcosa come 200 foto di Paolo, ripreso in ogni particolare del suo corpo abbronzato prestante ed atletico.

A Raffaella, mia referente principale nel progetto delle foto, di ritorno a casa ne feci vedere solo alcune in anteprima, molto di sfuggita, da lontano, attraverso il piccolo display della macchina, non appena lei comprese il valore del materiale che le avevo riportato dalla vacanza quasi non credeva ai suoi occhi. Cominciò credo ad eccitarsi, come potei dedurre dal mutamento del suo volto, una persona che si eccita come una cagna perde il controllo dei propri sensi, infatti la si può forse riconoscere dagli occhi perché divengono più lucidi e le pupille si sgranano.

Fateci caso, lei si eccitò molto ed io ne approfittai per iniziare a dettare le mie condizioni, per vederle lì ora tutte con calma mi doveva in’anzitutto spompinare per benino con ingoio s’intende.
Per avere le foto a sua disposizione invece, volevo che lei rischiasse tanto quanto avevo fatto io e mi procurasse foto simili delle sue amiche fichissime, Giulia, bionda occhi azzurri elegantissima con quelle tette enormi, Lavinia, piccolina minuta una che non te la dà nemmeno se la paghi con la puzza sotto al naso, la sua coinquilina Sara, alta magra mora occhi blu culo perfetto bellissima, ma soprattutto Giorgia, il desiderio erotico di chiunque di noi, mora capelli lisci lunghi carnagione olivastra occhini grandi neri un corpo semplicemente perfetto, un desiderio proibito.

Per il pompino Raffaella non si fece pregare dieci secondi, il mi pisello stava già dentro la sua bocca inzuppata, spompinò con ardore mentre io le facevo scorrere le immagini del cazzone di Paolo sul display e lei le guardava con avidità. Sognava magari dentro di sé che il pisello che aveva in bocca fosse quello bello, lungo, liscio, scuro, levigato, dritto, curvato verso l’alto di Paolo, le sborrai piuttosto in fretta una discreta quantità di sborra che ingoiò con un primo colpo, salvo un po’ che le colò fuori dalle labbra attaccandosi attorno al mento così che dovette raccoglierla con la mano per riportarsela in bocca in un secondo sorso, poi si guardò le foto con calma e mi promise prima di andarsene che avrebbe fatto il possibile per accogliere le mie richieste.

Le prime 20 foto le più caste se le guadagnò nel giro di 24 ore, Raffaella si presentò a casa mia con i negativi di un paio di rullini di foto di Giulia dell’estate precedente, era fotografata in spiaggia mentre prendeva il sole in topless, di meglio su Giulia non poteva davvero darmi. Di per sé potrà sembrare poco rispetto al rischio che avevo corso fotografando Paolo, ma dovete capire che da un po’ girava la voce dell’esistenza di foto shittate durante una vacanza tra amiche in Calabria in cui Giulia compariva in topless.

Io sapevo che Raffaella le aveva e speravo davvero che le avrebbe messe in comune con me, finalmente le ebbi, Giulia appariva abbronzantissima sorridente a tette al vento, delle tette grandi polpose ma meravigliosamente curvate, irregolari insomma di una forma particolare.
Altre 50 foto Raffaella venne a prendersele la settimana dopo schiava dell’esigenza di possedere quei reperti che evidentemente stavano mandando in tilt il suo desiderio, mi portò del materiale straordinario, la sua coinquilina Sara fotografata sotto la doccia, a letto, in camera senza reggiseno, con il pelo di fuori, le aveva shittate lei stessa per scherzo come forma di complicità.

Le foto erano carine divertenti, in una per gioco Sara con indosso solo un paio di slip prendeva una banana e se la infilava in bocca e tra le tettine, i capezzoli erano proprio come me li ero immaginati, scuri, lunghi, grinzosi, il pelo della fica era nero folto ma concentrato in verticale non diradato in larghezza.

Con le foto di Giulia e di Sara mi feci delle seghe straordinarie, non riuscivo a smettere di guardarle, sapendo della passione per Sara del mio amico Alessandro, mi decisi a fargli sapere che avevo delle foto interessanti, lui impazzì all’idea di vederle mi voleva perfino dare dei soldi.

Io ero un suo amico, in quel periodo stavamo sempre assieme, però non volevo neppure perdere l’occasione di rimediare qualcosa di utile sempre con la tecnica dello scambio, lui in quel periodo si scopava una biondina niente male che sinceramente ora non ricordo come si chiamava. Una tipa un po’ scema ma davvero carina, gli fornii la telecamera che mi avevano regalato alla cresima, gli spiegai come utilizzarla e la cosa fu fatta nel giro di 24 ore, lui la nascose in camera da letto sotto un mucchietto di vestiti, riprese tutta l’intera scena di sesso tra i due, insistendo anche con la malcapitata in modo che si esponesse bene verso l’obiettivo della telecamera, Nel video ci fu una scenetta divertente perché quando Alessandro le prese la testa spingendola verso il suo cazzo in tiro per farselo succhiare, lei gli impose prima di leccargliela perché non era giusto che lui rimediasse sempre pompini e lei nulla in cambio! Allora il mio amico prese a leccargliela ma fece mettere la sua bambolina in una posizione tale per cui la fica aperta inzuppata di liquidi viscidi compariva esattamente davanti all’obiettivo della telecamera, esattamente sotto al buchetto del culo bello in mostra, con le pieghette rosa scuro tutte attorno a quel buco nero circondato dai peletti.

In cambio del filmino girato con la biondina gli diedi le foto di Sara, gli mostrai anche quelle di Giulia, era pieno di donne lui non come me che ero un vero sfigato, ma le foto lo mandarono fuori di testa lo stesso, quanto al video avrei potuto utilizzarlo poi per altri fruttuosi scambi di materiale. Per esempio Gigi aveva sempre quelle foto di una sua ex americana shittate mentre scopavano, oppure Mimmo avrebbe potuto farmi avere in cambio quelle shittate con il cellulare di nascosto alla sorella più grande mentre faceva la doccia.

Raffaella intanto voleva le ultime 100 foto di Paolo, impazziva soprattutto perché sapeva che nelle foto mancanti c’erano quelle con i particolari del cazzo, mi spiegò anche che non avrebbe davvero potuto farmi avere foto né della altezzosa Lavinia né della bellissima Giorgia perché le era impossibile procurarsele. Avrei potuto chiedere a Raffaella di farsi fottere per benino in cambio della seconda metà del servizio fotografico di Paolo, ma la cosa mi eccitava fino ad un certo punto vista la bellezza delle sue amichette, così mi venne un’idea di cui poi non mi pentii, le suggerii di rimediare un piccolo registratore, di nasconderselo dentro i vestiti e organizzare un ritrovo fra amiche, intavolare una discussione su temi sessuali convincendo le amiche a confidarsi segreti.

Anzi, le proposi di mostrare proprio in quell’occasione le 100 foto di Paolo che già si era accaparrata, Raffaella sembrò soddisfatta dell’accordo poiché le sembrava molto meno impegnativo di sottoporsi ad una scopata con il sottoscritto, non vi dico che cosa favolosa fu per me l’ascolto di quelle due ore di cassetta registrata da Raffaella in un pomeriggio passato a bere tè a casa di una di loro. Poco dopo aver avviato il registratore Raffaella annunciava alle sue amiche che aveva con sé certe foto osé di Paolo, le ragazze impazzirono dandosi a strilli e strilletti, i loro commenti sulle foto erano straordinari da ragazze di alta società non me lo sarei mai aspettato un linguaggio così sguaiato invece c’era da ridere ed eccitarsi.

“Guarda che cazzo enorme, sono questi cazzi che ti fanno pensare che i pompini sono cose sante. “
Esordì Sara.
“SI. “
Replicò Lavinia la più altezzosa
“Ma lo sai che a succhiare un pisello così io potrei venirmene da sola. “
“Oh madonna. “
Disse una voce che doveva essere della bellissima Giorgia, pensate quando è in tiro quanto è lungo.
“Già. “
Faceva eco Lavinia, che davvero inaspettatamente risultava più troia.

“Io questo me lo metterei in fica e non lo farei più uscire. “
“Madonna quanto è fico, io a questo gli leccherei pure il buco del culo”
Disse poi Giulia dalle belle tette.
“Perché, non lo hai mai fatto?”
Le domandò una di loro.
“No, mai fatto fino ad ora. “
“Ah, e il tuo Luca non ha potuto godere della tua lingua sul culo?”
“Chi, Luca? Ma se quello è un minidotato, ha un cazzetto che in fica neanche lo sentivo”
Replicò Giulia.

“Tu ce l’hai larga amica mia, te l’ho sempre detto, da quando l’hai preso da quell’inglese a Corfù ti sei slabbrata la fica. “
Le fece notare Giorgia.
“Ma che dici, tu semmai che te lo sei fatto sbattere in culo da Edoardo dopo neanche due settimane che stavate insieme. “
“Piuttosto. “
Fece Giorgia rivolgendosi a Lavinia.
“A Michele gliel’hai già data o no?”
“Senti, ti devo dire la verità, Michele mi lecca così bene la topa che sinceramente non vorrei che smettesse mai, io gli faccio dei bei pompini però ogni volta che viene finisce lì perché se poi lui ci prende gusto a scopare non mi lecca più la figa con passione come fa ora, pensate che fa passare la lingua lentissimamente dal buco del culo al clitoride e ritorno per una marea di tempo, quando vengo mi lecca inzuppandosi la lingua è davvero un perfetto servetto, sembra un cagnolino fedele che lecca tutto.

Figuratevi che ieri pomeriggio appena i miei sono usciti mi sono messa a fargli una sega mente ci baciavamo, lui ha preso a spogliarmi e a leccarmi, allora io mi sono messa a cavalcioni su di lui che se ne stava sdraiato a pancia all’aria, ero dritta su di lui ho cominciato a schiacciargli la fica in faccia mentre leccava, è diventato tutto rosso in faccia per lo sfregamento non ti dico quanto godevo io a vedermelo là sotto che un altro po’ non respirava più.


“Cazzo, che fico, beata te. “
Disse allora Giorgia.
“Senti Lavinia, ma perché non mi ci fai fare un giro con Michele se lecca così bene? Ti prometto che ci faccio una cosa al volo e poi lo mollo. “
“Perché no, in fondo me lo hai fatto conoscere tu! Poi lui dice sempre che sei una fica!”
Disse allora Lavinia.
“Grazie, sei un’amica, ti giuro che me la faccio leccare come dici tu e non me lo scopo, mò gli mando un messaggetto e gli dico se può passare a portarmi il libro di storia contemporanea, tu però stasera non lo chiamare sennò si ammoscia!”
“Si però stai attenta Lavinia perché lo sai che Giorgia c’ha preso gusto a prenderlo dietro, dice che non sente più dolore!”
Disse allora Giulia, che se ne stava più sulle sue.

“Beh, questo no, cara mia!”
Reagì Lavinia rivolgendosi a Giorgia
“Non te lo fare mettere in culo perché sennò quello poi viene da me e vuole farmelo pure a me mente io non ci tengo per niente mica ce l’ho rotto il culo io!”
“Stai tranquilla niente culo da lui neanche sarebbe capace, poi comunque voi sbagliate a non prenderlo, fidatevi!”
“Aoh ma noi mica siamo tutte come te!”
Fece Giulia.
“Senti chi parla! Proprio tu che ti sei fatta pisciare addosso quando stavi con quello di Milano!”
Replicò Giorgia.

“Eh!?”
“Cosa?!”
A quanto pare le altre ragazze non sapevano di questo incredibile precedente erotico di Giulia che fino ad allora aveva fatto la signorinella e che ora si scopriva come la più troia di tutte loro!
“Ma guarda che io mica volevo farmi pisciare addosso da quello stronzo, era lui che già da un po’ mi rompeva con sta storia che mi voleva pisciare addosso, io gli dicevo che era matto, che roba del genere io non la facevo, poi un giorno stavamo a casa sua e mi ero inginocchiata per prenderlo in bocca quando lui inizia a zampillare un fiotto di piscio dalla punta del cazzo che mi arriva dritto negli occhi, non sapete che bruciore, poi sui capelli, poi dappertutto, ho provato ad allontanarmi ma quello aveva un idrante al posto del cazzo perché lo schizzo faceva metri, giuro metri, roba incredibile io non pensavo che gli uomini potessero pisciare così lontano, comunque fu una cosa schifosa, infatti l’ho mollato.


Fece Giulia incazzata.
Intervenne allora Sara.
“Comunque io a uno come Paolo gli permetterei pure di pisciarmi addosso se proprio ci tiene, guardate che meraviglia che è in queste foto, mi porterei il suo cazzone a letto tutte le notti, stringendomelo addosso come un orsacchiotto!”
Fu Raffaella ad interrompere il dibattito.
“Ragazze, ma lo sapete che ce ne sono altrettante di foto che io non ho in cui ci sono i particolari del cazzo fotografato mentre lui dorme?”
“Ma che dici, sei matta? Ma davvero? E che aspetti a fartele dare? Io le voglio assolutamente vedere.


Fece Sara.
“Si, è che vuole qualcosa in cambio, io per avere queste qui ho dovuto… (a questo punto io che ascoltavo masturbandomi alla grande, ho fatto un salto temendo che quella cretina si stesse tradendo rivelando di avermi dato le foto delle due amiche Giulia e Sara) beh… ho dovuto fargli un pompino!”
Fece Raffaella
“Ma va!?”
Fece qualcuna stupita.
“Eh beh fagliene un altro!”
Disse Sara.
“No, non vuole più, dice che le foto valgono di più, forse vuole scopare.


Disse Raffaella.
“Beh, tu scopatelo che ti frega poi hai le foto da paura col cazzo dell’uomo più bello del mondo!” Insistette sempre quella zoccola di Sara.
“Mah, non so non sembrava neppure interessatissimo alla cosa. “
Disse Raffaella.
“Vabbè, allora chiedigli se vuole che il pompino glielo faccia qualcuna di noi. “
Disse Sara.
Io all’udire quelle parole impazzii!!! E pensare che le foto le avevo date via tutte oramai proprio per avere la cassetta che stavo ascoltando, chiamai Raffaella di corsa e le proposi un nuovo accordo, fingere di non avere le 100 foto, spiegare ad una della amiche che le avrei date loro in cambio di un pompino, Raffaella in cambio avrebbe poi preteso delle cose molto complicate che magari vi racconterò in un’altra circostanza…
La cosa si concluse il giorno seguente, venne da me nel pomeriggio Sara la coinquilina bellissima di Raffaella tutta divertita dalla situazione che viveva come un gioco, io le diedi le foto, subito lei sorrise per il gesto diede appena un’occhiata dentro la busta la mise in una tasca del giaccone e mi guardò negli occhi sorridendo, si chinò in ginocchio aprì la patta dei pantaloni tirò fuori il mio cazzo se lo mise in bocca dolcemente, lentamente lo succhiò con gusto, con arte, come se lo facesse con piacere, benché io sapevo che lo faceva solo per avere in cambio le preziose foto con cui avrebbe potuto spararsi i migliori ditalini della sua vita.

Quando venni Sara ingoiò tutto senza difficoltà, si alzò si incamminò verso l’uscita ed io gli chiesi se avesse bisogno di fare un salto in bagno, mi disse che no non ne aveva bisogno, curiose ragazze, elegantissime, truccate, profumatissime, che vanno in giro per la città con il palato ancora umido di sborra e il fiato viziato dal sapore del cazzo, magari di filato a pomiciare col pariolino di turno….

Orgasmi Familiari – Moglie e suocera

Cap. I°

Stravaccato beatamente nel salotto di casa mia, alle nove di sera, ragionavo su come la situazione in cui mi trovavo stesse diventando piacevolmente abituale per me, quasi di routine, notavo con soddisfazione. Mi stavo aprendo la patta dei pantaloni e prendendo in mano un cazzo già duro: di fronte a me infatti due donne stavano limonando tra loro in piedi e nude dalla vita in su. Se la cosa può risultare sorprendente, lo è ancor più sottolineare come le due, non solo avessero due età piuttosto differenti, una 24 e l’altra 41 anni, ma si somigliassero notevolmente trattandosi infatti di mamma e figlia.

Porca puttana! Stavano pomiciando come due liceali e spogliandosi con foga da amanti allupate. A questo punto aggiunge solo un po’ più di pepe alla faccenda notare che la più giovane, Luciana, fosse mia moglie da circa un anno e quindi la sua perversa mammina fosse la mia giovane suocera. Le due ansimavano e slinguavano toccandosi e palpandosi soprattutto le belle tette. Entrambe portavano jeans a vita bassa. Mia moglie aveva scarpe da ginnastica, mia suocera stivali da cavallerizza con i pantaloni infilati dentro.

In quanto a seno sembravano gemelle. Enrica infatti, la mamma, se lo era “gonfiato “ un po’, recentemente, ringiovanendolo di una decina d’anni almeno. Continuarono pomiciare a lungo e a leccarsi le tette, tanto che avevo il cazzo così duro da farmi male.
Mi viene da pensare che non avrebbero smesso più se non le avessi brevemente richiamate con un “Venite qua!”. Si voltarono entrambe a guardarmi: accidenti che belle! Sembravano due gemelle, i volti quasi identici, con le guance paffute tendenti al rossore, il naso un po’ largo ma corto, i capelli biondo chiaro, che mia moglie aveva lisci e lunghi fin quasi al sedere, raccolti in un’unica coda e mia suocera a caschetto, rasati sulla nuca, con ciocche più lunghe davanti.

Le labbra carnose senza eccessi e del tutto naturali, mi facevano pregustare il pompino di coppia che stavo per chiedere loro. Se i visi si somigliavano, i fisici erano praticamente identici, alte 1. 75 e solide senza ciccia inutile, Enrica solo più muscolosa della figlia, dato che per mantenere il fisico giovane si sfiniva quotidianamente in palestra. E i risultati c’erano, se, appena passati gli “anta” e con un tipo di fisico col rischio di ingrasso, si manteneva asciutta e praticamente senza cellulite.

Tutte e due erano molto curate nell’aspetto: niente peli superflui, dalle ascelle alle sopracciglia e ovunque trattate entrambe con depilazione definitiva, una leggera abbronzatura integrale da lampada, unghie curatissime per delle mani belle ed eccitanti, se le si immagina a segare il cazzo mentre succhiano la cappella. Due vere cavalle da monta, fu il pensiero che mi venne in quel momento, e stavo per formularlo se non mi avesse interrotto mia moglie:
“Non vuoi che continuiamo con dei giochino più spinti? Ho una gran voglia di farmela leccare…”, mi chiese.

“Dopo”, le risposi “voglio prima un pompino ‘svuota-coglioni’, che è da stamattina che ce l’ho duro, da quando mi hai svegliato nel letto salutandolo con la bocca. Non ho avuto modo di usare Antonietta (la mia segretaria, ma questa è un’altra storia), con tutto il lavoro che abbiamo e c’ho le palle che mi fanno male. Sai che spreco venirmi in mano mentre vi guardo!”.
Entrambe per mano attraversarono i tre metri di sala che ci separavano e si inginocchiarono davanti al divano, tra le mie gambe.

Erano esperte ed estremamente affiatate da decine e decine di pompini a due bocche fatti nella loro vita. Aldo, mio suocero e patrigno di Luciana, non le aveva mai risparmiate né con sé, né con gli amici (anche questa è un’altra storia).
Enrica affondò subito giù fino alle palle, strappandomi un gemito di sorpresa, con una facilità a cui non riuscivo ad abituarmi. Non sono un superdotato, ma a 17 ci arrivo e di circonferenza altrettanti, tanto che sembra più tozzo che lungo.

Eppure lo ingoiava come una caramella, senza esitazione, senza un conato, premendomi piacevolmente la cappella sulla parete del suo esofago (ho sempre pensato che la punta arrivasse ben oltre la sua faringe…). Nel frattempo la mia dolce mogliettina non era inoperosa, ma leccava con voglia i miei testicoli e più giù la pelle fino al buco del culo. Dopo cinque o sei potenti affondi di mia suocera, si scambiarono ruolo. Luciana si dette a succhiare la cappella brevemente e poi anche lei andò giù per l’ingoio.

Non era ai livelli della mamma, ma non per questo il mio cazzo ne godeva meno e non resistetti alla tentazione di tenerla premuta per la nuca. Solo un poco, per farle guadagnare qualche millimetro nella gola. Qualche colpo di tosse, un mezzo conato, una lacrima, ma lei prosegui su e giù a succhiare senza protestare. Del resto spesso l’ho trattata peggio, scopandola in bocca fino a farla vomitare. Enrica si dava da fare leccando anche lei palle e culo, succhiava la bava che colava dalla figlia, condivideva il leccaggio ed il pompaggio, finendo per limonare con lei con la mia cappella nel mezzo.

Cominciava ad essere infoiata, era sempre così nei pompini, la eccitano da morire. Quando se lo riprese in gola fino ad affondare il naso nel mio pube – depilato come i testicoli – cominciavo ad essere al limite dell’orgasmo. Invece che rallentare i ritmi per durare di più, lasciai fare mia suocera ed il suo arrapamento, per svuotarmi presto i coglioni, certo che la serata mi avrebbe concesso almeno un’altra erezione. Anzi la presi decisamente per la nuca con entrambe le mani sollevandomi quasi dal divano nella foga e la scopai in gola con lo stesso vigore che se fosse stata la sua fica.

Enrica aiutava i miei movimenti andando incontro al cazzo il più possibile, senza un rantolo, una lacrima, una forza di stomaco. Solo le usciva di bocca un rivolo di bava collosa incontrollato, incapace com’era di deglutire.
Pompai fino a venire e quando è la prima schizzata di giornata, significa che sono almeno sette od otto getti piuttosto corposi, a volte densi e lenti, più spesso liquidi e poderosi. Non ebbi modo di vederli perché, anche se mi ero fermato e le avevo lasciato la nuca, mia suocera si teneva la punta del cazzo tra le labbra per non perdersi neanche uno schizzo.

Come ebbi finito mi sentii di colpo esausto e mi lascia i sprofondare sul divano, intuendo lo spettacolo che mi stavano per offrire.
Enrica infatti si era tenuto tutto lo sperma in bocca ed, in ginocchio ma dritta, aspettò che Luciana le si facesse sotto ed aprisse la bocca e poi le rovesciò dentro tutto. Mia moglie sembrò indecisa se ingoiare o no, poi si sollevò sui talloni per essere all’altezza della mamma e le riversò di nuovo tutto in bocca.

E così per tre o quattro volte, sputandosi letteralmente lo sperma di bocca in bocca fino a concludere con una limonata appassionata sul pavimento. Alla fine non ne avevano persa neanche una goccia.
Le mie donne non si fermarono qui ed Enrica, la più eccitata delle due, mantenne l’iniziativa. Sbottonò i jeans della figlia e glieli sfilò lasciandola in perizoma. La fece mettere carponi sul tappeto davanti al divano e le abbassò anche l’elastico dello striminzito indumento.

In quella posizione il culo di mia moglie esprime il meglio di sé, solo e polposo, così rotondo che sembra fatto col compasso. Enrica non perse tempo e le si mise sotto, fra le cosce ed i glutei leccandola e succhiandola con foga, la fica, il clito, il culo. Ci metteva passione, col viso affondato nel sesso della figlia, fin quasi togliersi il respiro. Passava e ripassava la lingua affondandola dentro, entrandoci pure col naso.

Con le mani le strizzava forte le chiappe aprendogliele e tirandogliele, affondandoci le unghie perfette, dandole violente pacche sul culo, per farla fremere e mugghiare. Luciana rispondeva bene al trattamento, eccitata, e roteava il sedere strofinandosi sulla faccia di sua madre e tenendosi con le mani aperte le chiappe, faccia a terra, per mostrarmi i suoi buchi depilati. La mamma le aveva già affondato prima un dito, poi due, nel culo, così, a secco, facendola urlare, ma, per contro, arrapandola di più, tanto che ora grugniva come una scrofa.

Non le ci volle molto a venire con la lingua nella fica e le dita in culo. Rantolò e sussultò a lungo nell’orgasmo, per terminare a terra sfiancata, inebetita dal piacere.
Enrica le si sfilò da sotto e mi guardò, con espressione soddisfatta e di trionfo, consapevole che stava educando la figlia a godere sempre meglio, con più frequenza e più violenza, rendendola schiava del proprio orgasmo, così come lo era lei. Le feci cenno di sedersi sul divano accanto a me, mentre Luciana ancora guaiva, rannicchiata a terra, con una mano tra le cosce.

La baciai con passione, come per ringraziarla di ciò che aveva fatto, proprio con la sua bocca golosa di sessi, sia maschili che femminili. Con la mia lingua nella sua gola, non rinunciai a palparle le tette, sode e dure, strizzandole un po’ e soffermandomi sui capezzoli duri e puntuti che schiacciai tra l’indice ed il pollice con una certa forza. Strillò immediatamente, segno che erano molto delicati, anche se si dice che chi si rifà il seno perde di sensibilità tattile sulla parte.

Il bello di mia suocera è che anche quando la faccio soffrire non si ritrae, anzi, pur non considerandola una vera masochista, lei va incontro al dolore, forse non lo cerca e ne ha addirittura paura, ma non si rifiuta mai di soffrire e immancabilmente si eccita.
“Spogliati”, le dissi, come mi staccai dalla sua bocca e dal suo seno e lei senza batter ciglio si tolse stivali e calze, si alzò in piedi e si sfilò gli aderentissimi jeans.

Poi mi voltò le spalle e piegandosi il più possibile col busto in avanti, mi offerse lo splendido spettacolo delle sua chiappe nude. Non portava mutandine, neanche il più minimo dei perizomi, e questo lo sapevo. Diceva che le piaceva il ruvido dei jeans che le sfregava la passera glabra ed in più era anche, di solito, il volere di mio suocero.
Poi, senza aspettare che le ordinassi nulla, salì in piedi sul divano, sempre dandomi le spalle e quindi rifilandomi davanti al viso il suo culone.

Si piegò di nuovo in avanti, finché la sua bocca non fu all’altezza del mio cazzo moscio. Finimmo così in un sessantanove volante, con lei che, in precario equilibrio, aveva cominciato a succhiarmi, strofinandomi il solco delle sue chiappe sulla faccia.
Intanto mia moglie si era un po’ ripresa e, appoggiata su un gomito, ci osservava fare.
Enrica era eccitatissima, la leccavo e sditalinavo al meglio che sapessi fare e lei rispondeva con grugniti e muggiti sempre più alti, sbavando sul cazzo e colando umori copiosi dalla fica.

Mi davo da fare e ce la feci a farla venire con due dita di una mano nella sua fica fradicia e il pollice dell’altra direttamente in culo. Certo fu un orgasmino; guaì per un po’ senza scomporsi troppo, mentre io conoscevo i suoi veri orgasmi che erano dirompenti e la lasciavano devastata. Sapevamo entrambi che era però soltanto l’inizio della serata e, nel frattempo, il mio cazzo nella sua bocca aveva riacquistato una certa consistenza.

Cap. II°

Enrica si sedette accanto a me sul divano e mia moglie, alzandosi da terra, prese posto dall’altro lato. Mentre mia suocera, sudata e un po’ stordita, si stava riprendendo, passandosi le mani tra i capelli, io mi alzai con Luciana e iniziammo a limonare in piedi. Era già eccitata e si strusciava la fica sulla mia coscia, mentre con una mano mi segava. Enrica però non si concesse riposi ed, inginocchiandosi, si abboccò subito al cazzo.

Che bocca ingorda! Succhiare e ingoiare sembrano per lei una vocazione; è una missionaria del pompino, una consacrata della fellatio e del cunnilingus. Se lo sprofondò in gola, di nuovo fino alla radice, e non potei fare a meno, con la lingua in bocca a mia moglie e una mano sul suo culo, di assecondare il golino, tenendo mia suocera per la nuca e scopandola di nuovo in bocca. Ormai era di nuovo duro ed, anzi, mi tirava da far male, come succede quando si ha la seconda erezione senza un minimo di riposo.

“Ti prego scopami…” mi chiese a quel punto mia moglie, “Ho voglia del tuo cazzo!”.
Fosse per me, sarei venuto di nuovo nella bocca di Enrica, ma non mi feci ripetere l’invito due volte: il dovere coniugale prima di tutto.
“Ti sbatterò fino a farti urlare”, dissi a Luciana nell’orecchio e senza complimenti spinsi col piede mia suocera rovesciandola all’indietro. Cazzo! Con due donne come quelle mi sembra il minimo essere brutali!
Afferrai mia moglie per le cosce e la sollevai inforcandola in piedi.

Gridò di sorpresa e goduria, ma subito si mise a cavalcarmi ed io a spingere. Scopavamo come a****li, con Luciana che. mi stava avvinghiata al collo ed io che la tenevo da sotto le chiappe. Ci davo dentro più che potevo e mi sentivo vigoroso come un leone e la insultavo forse banalmente, ma così mi arrapavo di più.
“Dai troia, ti piace il cazzo? Impalati zoccola… zoccola… Che troione di moglie!”. Lei per tutta risposta urlava ogni volta che la facevo ricadere pesantemente sul mio cazzo teso, del resto glielo avevo promesso, che l’avrei fatta sgolare come una maiala al macello.

Andammo avanti per dieci minuti e cominciavo a sentire male alle gambe, dato che non è un fuscello con i suoi 58 chili. Per fortuna all’improvviso la sentii partire: le arrivò un orgasmo dirompente. Dalla bocca singultava suoni disarticolati e sembrò soffocare, tremando tutta, mentre con più foga la facevo saltare sul cazzo. Quando l’orgasmo le cominciò a scemare ero esausto dal mal di muscoli e la gettai letteralmente sul divano. Ruggii di eccitazione e mi sentivo così arrapato da essere inferocito.

Mentre Luciana ancora gemeva, gli occhi fuori dalle orbite, le assestai due sonori ceffoni che la lasciarono senza fiato, ma che incassò senza alcuna ribellione. A quel punto Enrica, che era rimasta in disparte sditalinandosi a tutto spiano, si fece avanti perché mi dedicassi a lei e fu un bene, perché forse non mi sarei fermato e mia moglie l’avrei picchiata ben bene.
Mi afferrò il cazzo di spalle, premendomi il seno sulla schiena e sussurrandomi:
“Inculami ti prego… Sbattimi il cazzo in culo.

” Non ci vidi più. La sollevai di peso portandola dietro il divano. Si sistemò a pecora, in piedi, appoggiata alla schienale, spingendo indietro il culo. Le sfondai l’ano con un colpo secco, del resto lei se lo tiene sempre pulito e lubrificato, pronto all’uso. Emise solo un lungo gemito, che curiosamente sembrava di sollievo, come quando uno ti inizia un massaggio. Le ero entrato fino ai coglioni e sentivo il suo intestino fasciarmi il cazzo, stretto.

Lo sarebbe stato per poco, perché, tenendola energicamente per i fianchi con entrambe le mani, cominciai a sbatterla violentemente. “Stoc, stoc” era il rumore del mio bacino che schioccava sulla sue natiche piene. Lei stava in punta dei piedi per arrivare meglio col suo buco all’altezza della mia verga, ma nonostante questo, affondando nelle sue viscere, la sollevavo appesa con l’ano al mio cazzo, facendola guaire come una cagna. Infoiato com’ero, non trattenei la mia tendenza a diventare violento e le davo sonori schiaffoni sulla parte alta delle chiappe.

Luciana strillava e mi incitava: “Dai, dai… mandami a fuoco, sbattimi il culo, sbattimi il culo!”. Era fantastico come si muoveva venendo incontro al mio cazzo ad ogni affondo, implorando di essere sfondata. Uscivo fino a intravedere la cappella per poi spingerlo dentro fluidamente ed energicamente. Luciana era con le mani aggrappate al divano, che spesso mordeva per l’arrapamento. Io ero vicino all’orgasmo e non potevo trattenermi oltre: ero stanco ed i coglioni mi dolevano.

Anche lei stava per venire di nuovo e lo implorava: “Vengo col culo… Fammi venire, vengo col culo…”. Godette come un’indemoniata: ruggiva e mulinava il culo. Quando si sollevò dal divano per incollarsi con la sua schiena al mio petto, mentre continuava a roteare le chiappe sfondate dal mio cazzo, non resistetti più. Il suo anello anale si era fatto così stretto che c’ero incastrato dentro fino alla radice. Venni così, con una sborrata lunga e quasi dolorosa, da prosciugamento totale, visto che era la seconda in una serata sola.

La spinsi di nuovo con la faccia sul divano e tenendola per i fianchi finii di godere nel suo intestino sfregando la cappella con delicatezza sulle pareti del suo retto. Luciana non si era persa la scena e si era subito fatta sotto quando ci aveva sentito venire. Come uscii dal culo di mia suocera, lei era pronta a ripulirmi la verga, con un risucchio che mi fece quasi urlare, data la sensibilità della cappella dopo una sborrata.

Poi si dedicò alla mamma che, sfinita, era letteralmente riversa sullo schienale del divano. Si riprese un po’ quando sentì la figlia che le allargava le chiappe e l’aiutò a farlo. Luciana le leccava il buco del culo da cui colava sperma e la madre le facilitò l’operazione cominciando a spingere come se dovesse defecare. La rosa dell’ano era ancora spaventosamente dilatata e lo sperma usciva copioso ad ogni spinta e sbucava fuori anche la carne enfiata e rosa acceso dell’interno dell’ano.

Mia moglie non si perse neanche una stilla del succo delle mie palle ed in breve il culo di Enrica fu ripulito della mia sborrata. Eravamo tutti e tre sudati e sfiniti. Le donne si sdraiarono pesantemente sul divano carezzandosi i capelli e dandosi bacetti. Come erano dolci!
“Come godo con voi due non mi succede con nessuno…” disse Enrica tenendo il volto della figlia tra le mani, “neanche con Aldo o col negro più cazzuto… sarà per via della perversione dell’i****to.

” “Mamma! Che troia che sei! Come faresti senza il sesso? Vivi solo per godere…” le rispose mia moglie. “E’ vero… ma anche tu non scherzi e tuo marito è un gran scopatore” aggiunse Enrica sorridendomi, “e poi mi piace quando diventa violento… mi sento cagna…schiava…”.
“Già. E stasera eri in vena, vero amore?” mi chiese Luciana girandosi verso di me. “Cazzo! M’avete fatto godere due volte, tanto che ora mi gira la testa!” risposi, “con due come voi sarò sempre in vena e poi mi sembra che non ti dispiacciano gli schiaffoni…”.

“Certo…mi farei sculacciare anche ora, anche se sono venuta fino allo sfinimento…lo sai che sono tua e il mio corpo è cosa tua…”.
Misi fine a questi discorsi masochisti andando a prendere da bere. Un bel drink forte era quello che ci voleva, poi tutti a letto, ognuno a casa sua. Enrica che abitava a cinquecento metri da noi, nella stessa tenuta di campagna, rincasò nuda.

La fotografia (Cap. 1)

Mi chiamo Maurizio, sono un giovane di 23 anni di bella presenza, fisico palestrato, alto 190 cm, moro con occhi azzurri, diciamo insomma che non mi posso lamentare di quello che ho ricevuto da madre natura, e sono un gigolò. Si avete capito bene, il mio lavoro è quello di soddisfare sessualmente donne di qualunque età e di qualunque presenza.
Vivo solo in una città del nord da ormai cinque anni perchè mi ero innamorato di una donna che mai avrebbe potuto contraccambiare il mio amore e cioè di Luisa, mia madre.

Ogni giorno era una sofferenza vederla senza avere la possibilità di dichiararle il mio vero sentimento, vederla sorridente, sempre allegra, sempre felice di vedermi e di salutarmi con un bacio sulla guancia che subito mi eccitava, odorare il suo profumo che sentivo aleggiare per casa per ore e ore, vederla girare per casa e sentirsi eccitati … era difficile vivere con lei.
Aveva 28 anni quando sono nato e ne aveva 46 quando traslocai in questa città con la scusa di un lavoro.

Quando ci salutammo aveva gli occhi colmi di lacrime, piangeva ed allo stesso tempo mi tranquillizzava dicendomi
“sei un uomo, sei stato sempre più maturo della tua età, vai tranquillo. Comunque ricordati che la mamma è qui pronta a venire in tuo aiuto in qualunque momento. non ti vergognare mai di chiedermi qualcosa. Sono la tua mamma”
Anch’io piangevo ma il motivo era ben diverso dal suo. Piangevo perchè lei era mia madre e non la mia donna, la mia amante.

Iniziai a lavorare come magazziniere in una ditta di traslochi fino a quando, forse per un segno del destino, un giorno di un anno fa ho rimorchiato, per scommessa, una donna di mezza età, bassa e cicciottella, con seni e culo calanti, segnati dal tempo e, forse, dall’uso.
Questa, dopo qualche tentennamento calcolato, e qualche parola di rito del tipo “non sono una donna che fa certe cose” oppure “potrei essere tua madre” ha ceduto alle mie attenzioni con il risultato di trovarsi a trombare con un giovane bello e ben dotato.

Andammo a casa sua, scoprii che era separata da diversi anni, e dopo solo un breve momento di esitazione mi attaccai alle sue labbra baciandola con voglia mentre con le mani palpavo tutto il suo corpo facendola eccitare ancor di più.
Nel sentire la sua lingua ricercare la mia, i suoi lamenti eccitati che aumentavano di volume ogni volta che passavo la mano sopra il clitoride, quando le stringevo il seno o le voluminose chiappe, anche la mia eccitazione aumentò vistosamente come si accorse lei sentendo il mio pacco aderire al corpo.

Bastarono pochi minuti di questo trattamento che la libidine e la passione si erano impossessati di lei, la sentivo ansimare in attesa del suo primo orgasmo che giunse quando le ficcai due dita nella fica bagnata e che mi urlo in bocca mentre mi succhiava la lingua.
Si spogliò in pochi secondi mettendo in mostra la sua nudità, il seno moscio che cedeva alla forza di gravità, le rotonde gambe prima ben nascoste da una gonna larga piene di cellulite, la fica con peluria rada e ben curata, il culo, grande, immenso, con natiche anch’esse molli e ricamate anch’esse da buchi di cellulite.

Non era certo uno spettacolo eccitante e lei lo capì dal comportamento del mio cazzo che subì un vistoso calo della sua rigidità. Si inginocchiò tra le mie gambe iniziando ad aprire la cerniera dei pantaloni ed abbassandomi le mutande per tirare fuori il cazzo che subito entrò nella sua bocca vorace.
Per fortuna era una pompinara coi fiocchi, ci sapeva fare, leccava e succhiava aiutandosi con un movimento della testa sempre più profondo fino a quando non sentii il glande toccarle la gola.

Le posai le mani sulla testa dandole il giusto ritmo incitandola allo stesso tempo con parole mai dette ad una donna ma che erano quelle giuste per il momento
“succhia troia, succhia, ti piace il cazzo eh!, fino in gola, fammi sentire la lingua dai”
il suo movimento accelerò automaticamente per quanto era eccitata, intuivo la sua mano torturare la fica ed il clitoride in una masturbazione violenta, sentivo rantoli uscire dalla sua bocca, godevo di quel momento di assoluta padronanza e dell’ottimo pompino che mi stava facendo
“alzati” le dissi “andiamo sul letto”
obbedì subito al mio ordine alzandosi e facendomi strada verso la camera matrimoniale salendo poi sul letto a gambe allargate mettendo così in mostra quel fiore fracido che era diventato la sua fica.

Mi posizionai sopra di lei con la bocca sul suo sesso ed il mio cazzo all’altezza della sua bocca che subito riprese il lavoro interrotto poco prima.
“aaaaaahhhhhhhh …… siiiiii …..leccamela tutta .. tuttaaaaa…. ” Gemette quando posai la lingua sul clitoride, leccandolo e succhiandolo, leccando gli umori che colavano in misura sempre maggiore accompagnato dai sospiri e gemiti di quella donna sconosciuta.
Non ricordavo il suo nome, e neanche mi interessava, ma nella mia immaginazione era mia madre, nella mia fantasia il suo corpo era bellissimo, giovane e provocante, la sua voce era quella di mia madre, i gemiti di piacere provenivamo dalla bocca di mia madre, ogni volta che udivo quel “ssiiiiiiiii Maurizio siiiiiiiii …….. godooooo” che veniva urlato con sempre più frequenza e sempre in modo più acuto rappresentava l’avvicinamento del suo orgasmo e non della donna a cui stavo leccando la fica.

Continuai a lungo a leccarla, le infilai dita in ogni orifizio, sordo alle sue proteste quando le forzai l’ano, lamentele che ben presto scomparirono mutandosi in lamenti di piacere.
Stranamente sentivo il mio orgasmo arrivare e sparire, era come se non volessi godere, non volevo interrompere quel momento, quel sogno, in cui facevo l’amore con mia madre, con Luisa.
Cambiai posizione mettendomi sopra di lei, sentii la sua mano impossessarsi del fallo che subito appoggiò sulla fica, sentii le sue gambe sulla mia schiena, sentii la sua voce implorarmi
“Maurizio chiavami, chiavami … dammelo tutto”
chiusi gli occhi, vidi il viso di mia madre che mi sorrideva, che mi parlava, che aspettava di essere posseduta da me, ed allora spinsi penetrandola in un colpo solo.

La sentii balbettare “oooooohhhhhhh Maurizio siiiiiiii ………. Che cazzo ….. che cazzo” mentre spingevo con foga quel pezzo di marmo che era diventato il mio cazzo nella fica spalancata, sentivo le spinte della sue gambe che mi rispingevano dentro ogni volta che uscivo, sempre più energicamente, udivo la sua voce urlare l’ennesimo orgasmo mentre il suo corpo sobbalzava, sussultava sotto le mie spinte e sotto gli spasmi dell’orgasmo stesso
“oooooooohhhhhhh Maurizio …. Oooooohhhhhh” gridava a squarciagola il mio nome accompagnata dai miei
“Miiaaaaaaaa sei miaaaaaa ooooohhhhhhhhh”
Si illudeva poverina che era lei che mi faceva godere non poteva sapere che i miei occhi ancora chiusi vedevano mia madre
Urlai per ultima volta quando svuotai il contenuto delle palle inondando la fica di fiumi di sperma mentre la donna giaceva ormai tramortita per i troppi orgasmi provati, per l’eccessivo godimento
“Luisa sei miaaaaaaaaaaaaahhhh”
Le urla di godimento, il cigolio del letto, le parole gridate dalla donna “troiana .. sono una troiaaaaa …… ohhh che cazzooooo siiiiiiiii godooooooo ancoraaa …… ohhhhhh” che invadevano la camera furono sostituiti da silenzio, odore di sudore e di sesso.

Ansimante mi distesi accanto a lei, aprii gli occhi e respirai profondamente, sentii una lacrima scendere sulla guancia e … divenni triste.
I miei pensieri furono interrotti dalla voce della donna che mi giaceva accanto
“Maurizio sei stato fantastico. Sei uno stallone. Dovresti fare il gigolò, avresti file di donne che richiederebbero i tuoi servici. Comunque non mi chiamo Luisa ma Ornella. ”
La magia del momento e la mia fantasia erano scomparse.

Mi vestii e la salutai forse troppo freddamente con un “e’ stato bello. Ciao Ornella”
Salii sulla macchina e presi la fotografia di mia madre che sempre portavo con me; la guardai, la baciai e piansi di disperazione per la sua lontananza e per l’amore che provavo per lei.