La fotografia (Cap. 1)

Mi chiamo Maurizio, sono un giovane di 23 anni di bella presenza, fisico palestrato, alto 190 cm, moro con occhi azzurri, diciamo insomma che non mi posso lamentare di quello che ho ricevuto da madre natura, e sono un gigolò. Si avete capito bene, il mio lavoro è quello di soddisfare sessualmente donne di qualunque età e di qualunque presenza.
Vivo solo in una città del nord da ormai cinque anni perchè mi ero innamorato di una donna che mai avrebbe potuto contraccambiare il mio amore e cioè di Luisa, mia madre.

Ogni giorno era una sofferenza vederla senza avere la possibilità di dichiararle il mio vero sentimento, vederla sorridente, sempre allegra, sempre felice di vedermi e di salutarmi con un bacio sulla guancia che subito mi eccitava, odorare il suo profumo che sentivo aleggiare per casa per ore e ore, vederla girare per casa e sentirsi eccitati … era difficile vivere con lei.
Aveva 28 anni quando sono nato e ne aveva 46 quando traslocai in questa città con la scusa di un lavoro.

Quando ci salutammo aveva gli occhi colmi di lacrime, piangeva ed allo stesso tempo mi tranquillizzava dicendomi
“sei un uomo, sei stato sempre più maturo della tua età, vai tranquillo. Comunque ricordati che la mamma è qui pronta a venire in tuo aiuto in qualunque momento. non ti vergognare mai di chiedermi qualcosa. Sono la tua mamma”
Anch’io piangevo ma il motivo era ben diverso dal suo. Piangevo perchè lei era mia madre e non la mia donna, la mia amante.

Iniziai a lavorare come magazziniere in una ditta di traslochi fino a quando, forse per un segno del destino, un giorno di un anno fa ho rimorchiato, per scommessa, una donna di mezza età, bassa e cicciottella, con seni e culo calanti, segnati dal tempo e, forse, dall’uso.
Questa, dopo qualche tentennamento calcolato, e qualche parola di rito del tipo “non sono una donna che fa certe cose” oppure “potrei essere tua madre” ha ceduto alle mie attenzioni con il risultato di trovarsi a trombare con un giovane bello e ben dotato.

Andammo a casa sua, scoprii che era separata da diversi anni, e dopo solo un breve momento di esitazione mi attaccai alle sue labbra baciandola con voglia mentre con le mani palpavo tutto il suo corpo facendola eccitare ancor di più.
Nel sentire la sua lingua ricercare la mia, i suoi lamenti eccitati che aumentavano di volume ogni volta che passavo la mano sopra il clitoride, quando le stringevo il seno o le voluminose chiappe, anche la mia eccitazione aumentò vistosamente come si accorse lei sentendo il mio pacco aderire al corpo.

Bastarono pochi minuti di questo trattamento che la libidine e la passione si erano impossessati di lei, la sentivo ansimare in attesa del suo primo orgasmo che giunse quando le ficcai due dita nella fica bagnata e che mi urlo in bocca mentre mi succhiava la lingua.
Si spogliò in pochi secondi mettendo in mostra la sua nudità, il seno moscio che cedeva alla forza di gravità, le rotonde gambe prima ben nascoste da una gonna larga piene di cellulite, la fica con peluria rada e ben curata, il culo, grande, immenso, con natiche anch’esse molli e ricamate anch’esse da buchi di cellulite.

Non era certo uno spettacolo eccitante e lei lo capì dal comportamento del mio cazzo che subì un vistoso calo della sua rigidità. Si inginocchiò tra le mie gambe iniziando ad aprire la cerniera dei pantaloni ed abbassandomi le mutande per tirare fuori il cazzo che subito entrò nella sua bocca vorace.
Per fortuna era una pompinara coi fiocchi, ci sapeva fare, leccava e succhiava aiutandosi con un movimento della testa sempre più profondo fino a quando non sentii il glande toccarle la gola.

Le posai le mani sulla testa dandole il giusto ritmo incitandola allo stesso tempo con parole mai dette ad una donna ma che erano quelle giuste per il momento
“succhia troia, succhia, ti piace il cazzo eh!, fino in gola, fammi sentire la lingua dai”
il suo movimento accelerò automaticamente per quanto era eccitata, intuivo la sua mano torturare la fica ed il clitoride in una masturbazione violenta, sentivo rantoli uscire dalla sua bocca, godevo di quel momento di assoluta padronanza e dell’ottimo pompino che mi stava facendo
“alzati” le dissi “andiamo sul letto”
obbedì subito al mio ordine alzandosi e facendomi strada verso la camera matrimoniale salendo poi sul letto a gambe allargate mettendo così in mostra quel fiore fracido che era diventato la sua fica.

Mi posizionai sopra di lei con la bocca sul suo sesso ed il mio cazzo all’altezza della sua bocca che subito riprese il lavoro interrotto poco prima.
“aaaaaahhhhhhhh …… siiiiii …..leccamela tutta .. tuttaaaaa…. ” Gemette quando posai la lingua sul clitoride, leccandolo e succhiandolo, leccando gli umori che colavano in misura sempre maggiore accompagnato dai sospiri e gemiti di quella donna sconosciuta.
Non ricordavo il suo nome, e neanche mi interessava, ma nella mia immaginazione era mia madre, nella mia fantasia il suo corpo era bellissimo, giovane e provocante, la sua voce era quella di mia madre, i gemiti di piacere provenivamo dalla bocca di mia madre, ogni volta che udivo quel “ssiiiiiiiii Maurizio siiiiiiiii …….. godooooo” che veniva urlato con sempre più frequenza e sempre in modo più acuto rappresentava l’avvicinamento del suo orgasmo e non della donna a cui stavo leccando la fica.

Continuai a lungo a leccarla, le infilai dita in ogni orifizio, sordo alle sue proteste quando le forzai l’ano, lamentele che ben presto scomparirono mutandosi in lamenti di piacere.
Stranamente sentivo il mio orgasmo arrivare e sparire, era come se non volessi godere, non volevo interrompere quel momento, quel sogno, in cui facevo l’amore con mia madre, con Luisa.
Cambiai posizione mettendomi sopra di lei, sentii la sua mano impossessarsi del fallo che subito appoggiò sulla fica, sentii le sue gambe sulla mia schiena, sentii la sua voce implorarmi
“Maurizio chiavami, chiavami … dammelo tutto”
chiusi gli occhi, vidi il viso di mia madre che mi sorrideva, che mi parlava, che aspettava di essere posseduta da me, ed allora spinsi penetrandola in un colpo solo.

La sentii balbettare “oooooohhhhhhh Maurizio siiiiiiii ………. Che cazzo ….. che cazzo” mentre spingevo con foga quel pezzo di marmo che era diventato il mio cazzo nella fica spalancata, sentivo le spinte della sue gambe che mi rispingevano dentro ogni volta che uscivo, sempre più energicamente, udivo la sua voce urlare l’ennesimo orgasmo mentre il suo corpo sobbalzava, sussultava sotto le mie spinte e sotto gli spasmi dell’orgasmo stesso
“oooooooohhhhhhh Maurizio …. Oooooohhhhhh” gridava a squarciagola il mio nome accompagnata dai miei
“Miiaaaaaaaa sei miaaaaaa ooooohhhhhhhhh”
Si illudeva poverina che era lei che mi faceva godere non poteva sapere che i miei occhi ancora chiusi vedevano mia madre
Urlai per ultima volta quando svuotai il contenuto delle palle inondando la fica di fiumi di sperma mentre la donna giaceva ormai tramortita per i troppi orgasmi provati, per l’eccessivo godimento
“Luisa sei miaaaaaaaaaaaaahhhh”
Le urla di godimento, il cigolio del letto, le parole gridate dalla donna “troiana .. sono una troiaaaaa …… ohhh che cazzooooo siiiiiiiii godooooooo ancoraaa …… ohhhhhh” che invadevano la camera furono sostituiti da silenzio, odore di sudore e di sesso.

Ansimante mi distesi accanto a lei, aprii gli occhi e respirai profondamente, sentii una lacrima scendere sulla guancia e … divenni triste.
I miei pensieri furono interrotti dalla voce della donna che mi giaceva accanto
“Maurizio sei stato fantastico. Sei uno stallone. Dovresti fare il gigolò, avresti file di donne che richiederebbero i tuoi servici. Comunque non mi chiamo Luisa ma Ornella. ”
La magia del momento e la mia fantasia erano scomparse.

Mi vestii e la salutai forse troppo freddamente con un “e’ stato bello. Ciao Ornella”
Salii sulla macchina e presi la fotografia di mia madre che sempre portavo con me; la guardai, la baciai e piansi di disperazione per la sua lontananza e per l’amore che provavo per lei.

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