Archivio mensile:Febbraio 2013

Lei: In viaggio

Ciao ragazzi, mi chiamo Monica e sono la fidanzata di dan95, ci siamo fidanzati da poco e da poco siamo insieme su xHam, entrambi usiamo questo profilo e oggi ho deciso di raccontarvi una storia successa pochissimi giorni fa.
Cominciamo.
Questa settimana io e la mia famiglia sorella compresa siamo partiti per accompagnarla ad una gara vicino roma. Viaggio tremendo, alzati tutti presto la mattina e tutto il giorno in macchina con pochissime fermate agli autogrill.

Ho 20 anni e non sono una troia, ma mi piace il sesso e non mi vergogno a dirlo, quindi potete capire che durante il viaggio qualche fantasia e qualche voglia mi era anche venuta, considerando che non facevo nessun tipo di attività sessuale da quasi una settimana. Purtroppo con la sorella di fianco in macchina non è stato possibile far nulla, e ho trovato un po di piacere ogni qualvolta che ci fermavamo in autogrill e potevamo andare nei bagni, dove potevo con tanta soddisfazione toccarmi e far passare qualche piccola voglia e leggere quei messaggi zozzi scritti nei bagni….

Arrivati finalmente di pomeriggio a Roma, piu precisamente in hotel posso finalmente rilassarmi un pochino…ma… prevale più la voglià di far qualcosa di eccitante e di toccarmi che quella di riposarmi, così dopo essermi assicurata che nella stanza non ci fosse stata mia sorella chiudo a chiave ed entro in bagno. Alzo il riscaldamente e riempio la vasca di acqua bollente, la grande vasca comoda, fortunatamente l’hotel era abbastanza lussuoso e carino, accese anche le candele mi spoglio da quei jeans strettissimi e quella maglietta così soffocante.

Entro nella vasca, l’acqua è bollente è mi viene la pelle d’oca pensando che da li a poco avrei cominciato a toccarmi e procurato piacere, così inizia l’intensa e prolungata masturbazione nella vasca da bagno, poi avvolta dal piacere di essere sommersa dall’acqua calda il piacere raddoppiava, ero cosi rilassata che dopo aver raggiunto l’orgasmo toccandomi giuro di essere svenuta per qualche minuto o qualche secondo….
Finiti questi attimi di piacere rimango per una mezzoretta in accappatoio sul letto della camera d’hotel, ancora continuavo a godere solo pensando a quanto avevo fatto.

Passati tutti i fremiti della scena, mi cambio e raggiungo la mia famiglia al ristorante dell’hotel, avevano gia ordinato anche per me e dopo 5/10 minuti portarono i piatti e mangiammo tutti insieme, fortuna perchè avevo una fame da lupi ;-).
Giunta la sera e tornati da visitare la bellissima Roma, purtroppo perche l’hotel era fuori città non posso tornarci per dare un’occhiata alla vita notturna di Roma, ma deco accontentarmi di una buonissima cena e di una chiacchierata con mia sorella…
Il seguente giorno era il giorno della gara, la mattina sveglia presto, ci si lava e ci si veste, ma non metto piu quei jeans stretti ma dei pantaloni piu comodi, i leggings.

Partiamo per il palazzetto dove lasciamo la sorella insieme alla squadra in modo che si potessero preparare per la gara del pomeriggio, e in attesa noi andiamo ancora in giro per la citta a fare shopping arrivati in citta ecco ancora quella voglia di toccarmi che si fa sentire così con una scusa, ( quella piu usata dalle donne xD) convinco i miei ad andare in giro senza di me e io li avrei aspettati in macchina, in macchina ecco che ricomincio con una mano furtiva nei pantaloni a toccarmi di nuovo la topina xD e anche a massaggiarmi il seno…la macchina ha i vetri oscurati e mi permette di vedere fuori ma non di essere vista e questo stuzzicava molto la fantasia, mi veniva voglia di togliermi la maglietta e rimanere con i seni scoperti, chissa se qualcuno mi avrebbe visto e si sarebbe avvicinato….. qui la sorte mi e stata contro facendo arrivare i miei abbastanza presto e facendomi interrompere il gioco a meta………purtroppo ho dovuto passare tutto il pomeriggio a guardare la partite di mia sorella e i giorni seguenti anche fino alla fine delle competizioni.

Finalmente è arrivato il giorno dell’ultima gara , lei si e classificata seconda e io in compenso ho ricevuto una vacanza nella quale mi sono diertita, molto e molto a modo mio…..ma non e ancora finita, per concludere in bellezza questi giorni di piacere doveva finire con qualcosa di speciale…ors ve lo racconto 🙂 …. ‘ci mettismo in macchina di pomeriggio, papà alla guida, la mamma di fianco molto stanca e silenziosa , mia sorella di fianco a me stanchissima per le gare e quasi dormiente per la stanchezza così… prendo il cellulare e vado su una chat a stuzzicare qualcuno e per farmi stuzzicare anche un po… era fatto gia buio ed era arrivata l’ora di agire, sempre’con i soliti comodissimi leggings la mia mano scivola delicatamente e silenziosamente nelle mutandine, stavano tutti in silenzio, mia sorella dormiva appoggiata alla portiera e miaa madre non so se dormiva ma stava con gli occhi chiusi, e mio padre concentratissimo alla guida.

Ero eccitatissima a toccarmi davanti a delle altre persone e specialmente della mia famiglia, e nessuno poteva vedermi, mi toccavo di continuo e ogni tanto portavo le dita alla bocca per leccarle mi toccavo e chiudevo gli occhi dal piacere pensando a un po tutto cui che mi eccita…sentivo un buon profumo ed ero bagnatissima, ma mi chiedo come hanno fatto a non accorgersene i miei…riesco anche ad arrivare all’orgasmo e riesco s trattenermi tranne un piccolo, anzi piccolissimo gemito , mio padre l’unico sveglio lo sente e si gira per chiedermi cosa fosse successo, ma io rispondo che nn era successo niente e poiche era buio e nn si vedeva niente lui non si accorge che avevo la mano ancora nella mutandine che si erano bagnata tutte…
Arriviamo a casa molto tardi e senza scendere i bagagli dalla macchina salgo e filo a letto tenendomi addoso fino al giorno dopo le mutandine bagnate e profumste!

Se volete sapere altro CHAT! Baci :-).

UNA NOTTE DA INCUBO – seconda parte – epilogo

E di sborrate quella notte , purtroppo perché non cercate , non volute , subite con la violenza , ne avrei dovute inghiottire tante.
Inghiottire , riceve in faccia , sentire schizzare nel culo , ricoprire il mio corpo e la mia biancheria.
Ancora non lo sapevo ma nelle successive ore il dolce , simpatico , sensuale ragazzo di colore , Sidy , si trasformerà in un aguzzino violento , che mi userà per soddisfare tutte le sue voglie e anche quelle dei suoi amici.

Stava per iniziare una notte da incubo.

FINE PRIMA PARTE

SECONDA PARTE – epilogo –

Finito di lavarmi i denti , visto che Sidy ancora non era venuto in cabina , ho deciso di fare una veloce doccia.
Sentivo l’appiccicume lasciato dal cazzo nero tra le mie natiche e in previsione di fare sesso anale con Sidy volevo essere pulito.
Finita la doccia e non vedendo ancora Sidy ho pensato che il senegalese aveva rinunciato a proseguire il nostro incontro.

Lo avevo lasciato da oltre quaranta minuti.

Le mutandine e il reggiseno che avevo indossato avevano tracce di saliva e sperma , altra biancheria non mi mancava e ho scelto nella borsa un completino pulito , di colore rosa pallido che bene si adattava al mio corpo abbronzato.
Ho indossato il perizoma , sistemato il mio cazzo tra le gambe in modo che rimanesse nelle piccole mutandine , messo il reggiseno a balconino con inserite le tette in silicone e mi sono sdraiato nel letto , nella speranza che il ragazzo di colore ritornasse da me.

Leggeri colpi alla porta della cabina mi hanno destato dal leggero dormiveglia ,
d’istinto ho guardato l’ora , le 22,40 oltre un’ora da quando Sidy aveva detto che andava al bar.

Vestito con le sole mutandine e reggiseno ho aperto la cabina e ……..
Sidy non era solo. Con il senegalese altri tre ragazzi , anche loro di colore e molto giovani.
La mia sorpresa è durata poco , Sidy mi ha spinto dentro la cabina permettendo l’ingresso degli altri tre ragazzi.

Tutti e quattro avevano le mani piene di lattine di birra , birra che dovevano aver bevuto in abbondanza dall’odore dei loro aliti.

Sidy mi ha attratto verso di sé , mi ha baciato , tra le risate dei suoi amici , senza darmi il tempo di chiedere chi fossero i ragazzi con lui e cosa facessero nella mia cabina.
Mentre Sidy mi baciava mi sono mosso di shitto , sentendo altre mani palpeggiare il mio culo e le cosce , provocando la sua ira.

…..Tu sei la mia puttana , ha detto Sidy , …e devi soddisfare dopo di me anche i miei amici , con la bocca e con il culo , loro mi hanno già pagato per averti e tu devi essere gentile con loro ……….

Non credevo alle mie orecchie.
Sidy mi aveva venduto ai suoi amici.

Non sono la puttana di nessuno ho quasi gridato , andate tutti fuori.

La mia reazione ha irritato Sidy e non ha avuto effetto sugli altri tre neri.

Sidy strattonandomi mi ha fatto inginocchiare davanti a lui , i tre neri assistevano , ridendo e bevendo dalle lattine , ai maltrattamenti che il loro amico mi riservava , e un quasi applauso ha accolto il suo colpire la mia faccia con il suo cazzo che flaccido teneva in una mano.

Irritato , per niente impaurito , ho cercato di ribellarmi allo stupido comportamento di Sidy , provocando l’intervento degli altri tre neri che subito mi hanno immobilizzato mentre Sidy si spogliava e stringendo con forza le mie guance mi obbligavano a spalancare la bocca dove , Sidy ora nudo , infilava le sue palle mentre si masturbava il grosso cazzo nero.

Raggiunta , con la masturbazione , la totale erezione Sidy mi ha ordinato di mettermi alla pecorina e di fare il bravo se volevo evitare percosse.

Ho minacciato di urlare per richiamare l’attenzione degli altri passeggeri ma ciò non ha fatto desistere Sidy e i suoi tre amici dal proseguire con il loro comportamento violento.
Ho detto a Sidy che poteva avere il mio culo senza dover usare violenza , che come avevo fatto il pompino anche essere inculcato da lui mi faceva piacere ma ugualmente Sidy ha continuato a voler usare gratuita violenza.

Io contro quei quattro neri avevo poche speranze di prevalere , avrei potuto urlare , ma per quanto tempo prima che mi facessero tacere ?

Avrei forse richiamato l’attenzione di qualcuno ma poi come spiegare il mio abbigliamento , i quattro neri in cabina , chi avrebbe creduto a me travestito e non a loro ?

Ero , per colpa mia , in un bel casino !

Cazzi ne avevo succhiati tanti e molti ne avevo assaggiato nel culo , mai mai con la violenza e mai cazzi neri , fino al pompino a Sidy.

Più per rabbia verso di me che mi rendevo conto del casino cercato , voluto e dell’improbabile credermi di chi fosse venuto in mio aiuto ho deciso che per evitare ulteriori percosse e violenze avrei fatto la puttana , come Sidy voleva , con loro quattro.

Anche se ora non reagivo e subivo ogni tipo di palpeggiamento sul corpo i quattro neri , tutti ormai nudi , non mi risparmiavano angherie , sberle e sputi.

Le mie natiche fin sopra la schiena erano ricoperte dallo sputo che Sidy , con maniacale precisione , mi indirizzava addosso , sentivo la saliva scivolarmi tra le natiche , che il nero mi teneva spalancate con le mani, imbrattare il mio buco del culo e proseguire nella zona del perineo.
Il discreto cazzo di Sidy , che lui teneva a due mani , era da tempo tra le mie natiche e si muoveva al loro interno con pressione sempre maggiore ogni volta che nel suo scorrere incontrava il mio buco anale.

Messo a pecorina , appoggiato sul letto inferiore della cabina , la mia testa era alla mercede dei tre compari neri di Sidy che a turno infilavano i loro cazzi nella mia bocca e quando non lo infilavano lo passavano sulla mia faccia ormai coperta dalla saliva della mia bocca mescolata al rossetto al mascara e al fondotinta.

Non ricordavo su quale scritto avessi letto , in materia di violenza sessuale , la frase …..se non puoi evitarla cerca di godertela …..
Con quattro grandi cazzi neri era difficile godere del piacere ma decisi di provarci.

Da subito ho impegnato la mia bocca come se dovessi fare il pompino campione del mondo , ma il cazzo di Sidy nel culo mi stava distraendo.
Uno , che chiamerò A non sapendone il nome , dei tre amici neri di Sidy era il più spaesato , era si nudo ma quasi timido nell’introdurre il suo cazzo nella mia bocca , a lui ho dedicato quindi le mie attenzioni cercando di mantenere nella bocca e succhiare a lungo il suo cazzo ed evitare i due tipi , che chiamerò B e C , C in particolare era il più ostile nei miei riguardi ,un vero sadico.

Sidy stava per introdurre il suo discreto cazzo nero nel mio culo , nelle natiche invase dalla saliva sentivo il suo scorrere verso il mio buco dove la testa del cazzo stazionava introdotta a metà. Succhiando il cazzo di A ondeggiavo e il mio movimento ha favorito una ulteriore maggior entrata del cazzo di Sidy nel mio culo.
B e C sorpresi dal mio ondeggiare , una volta verso il cazzo che succhiavo una volta verso quello di Sidy nel mio culo , si limitavano a masturbarsi guardano la scena.

A , che era quasi sdraiato nel letto inferiore che mi faceva anche da sostegno per la mia posizione a pecorina , accarezzava con delicatezza la mia faccia e quando riuscivo a sollevare il mio sguardo dal suo cazzo ai suoi occhi mi ricambiava con un dolce sorriso per la maestria del mio pompino.
Sidy mi aveva afferrato i fianchi tirandomi verso di sé con particolare forza e subito ho sentito la grossa cappella del suo cazzo entrare completamente nel mio culo , con i miei ondeggiamenti coordinati alle sue spinte ho facilitato subito l’inserimento totale del cazzo che , ben lubrificato dagli sputi , scorreva dentro di me dandomi , nonostante la situazione , un intenso piacere.

Più volte Sidy , forse per bloccare l’orgasmo , ha tolto dal mio culo il suo cazzo e più volte lo ha …. per il modo e la forza il termine giusto è …..sbattuto dentro senza che mai io interrompessi di succhiare il cazzo del tipo che chiamo A.
A ora spingeva con il bacino il cazzo più in profondità nella mia bocca , le sue carezze al mio viso erano adesso un accompagnamento al mio succhiare , prevedendo il suo imminente orgasmo ho afferrato con le mani il cazzo di A , mentre Sidy aveva ripreso a scopare il mio culo , con i muscoli anali rilassati , e stringendo il cazzo di A alla base ero attento a percepire il primo flusso della sborrata.

Come ho percepito nel cazzo di A le contrazioni dell’orgasmo ho spostato la mia bocca , tenendola aperta , a poca distanza dalla cappella gonfia e subito una lunga serie di schizzi di sborra bianca , calda , densa , usciti dalla grossa cappella hanno colpito il mio labbro superiore e la lingua che avevo estratto dalla bocca. Per inseguire con la mia lingua gli schizzi di sperma di A ho mosso il mio corpo in maniera tale che quasi nello stesso istante anche Sidy ha raggiunto l’orgasmo dentro il mio culo.

La doppia sborrata ricevuta mi avrebbe entusiasmato in condizioni normali , ora , non che non mi avesse eccitato , ma non riuscivo a goderne fino al punto di avere un orgasmo.
Sidy con ripetute spinte del suo cazzo nel mio culo finiva di sborrare gemendo dal piacere , mentre io finivo di recuperare ogni goccia di sperma dalla grossa cappella del cazzo di A , succhiando e leccando l’intero cazzo.

Quella che credevo una doppia sborrata , avendo quasi dimenticato B e C immediatamente è diventata quadrupla.
B e C che da spettatori si erano masturbati , vedendomi continuare a succhiare e leccare il cazzo di A e godere del cazzo di Sidy nel mio culo hanno spinto via Sidy dal mio culo e A dalla mia bocca prendendone immediatamente i posti.

C mi ha girato la testa verso il suo cazzo eccitatissimo e , indifferente che avessi ancora la bocca piena della sborrata di A , come se mi stesse scopando il culo ha iniziato a pompare il suo cazzo sù e giù nella mia gola.

La sborrata di A che avevo ancora in bocca a ogni spinta di C mi schizzava fuori dai lati della bocca scendendo sul mento e lungo il collo fino a fermarsi sul reggiseno.
B che forse non voleva scopare il mio culo ancora pieno della sborrata di Sidy mi comprimeva la pancia come per strizzare fuori lo sperma , cosa che è avvenuta quando ho sentito le mie natiche e le mie cosce percorse da un fiotto di fluido appiccicoso e caldo.

La non grande cabina pur accogliendo tutti e cinque limitava di molto i movimenti e io , sempre a pecorina con uno dei cazzi nel culo e testa in giù con un altro cazzo in bocca , non riuscivo a dimenticare che in bocca e culo avevo cazzi non desiderati , di ragazzi sconosciuti che con le loro sborrate , oltre a me , stavano impregnando con odore di cazzo e sperma il piccolo ambiente.

Ondeggiando , per le vigorose spinte di B che mi scopava il culo , il cazzo di C sempre più in fondo alla gola cominciava a farmi mancare il respiro.
La sensazione di soffocamento , già provata ore prima con Sidy , invece di spaventarmi mi eccitava ..
Eccitazione forse dovuta anche ai vigorosi schiaffi al mio culo che B scopandomi con bestiale energia continuava a darmi incitato da Sidy a farlo con più forza.

In precedenza , mentre ero scopato da Sidy e spompinavo C , A e B guardavano senza partecipare se non masturbandosi , ora Sidy voleva alternare con C Il cazzo nella mia bocca ma anche B , non soddisfatto per il mio culo pieno di sperma , voleva essere spompinato.
La discussione tra i tre Sidy , C e B ha avvantaggiato A che silenzioso , e sempre gentile , ha occupato il mio culo con il suo cazzo e , mentre i tre quasi litigavano per avere la mia bocca , con il suo lento , ritmico incularmi per la prima volta quella notte mi ha fatto provare un discreto piacere.

Di sicuro A aveva il cazzo più lungo dei quattro , forse anche più grosso , l’intero scorrere di quel grosso e lungo cazzo nero nel mio culo mi dava un modesto dolore che ben sopportavo aiutato dal comportamento , mai ostile , di A.

Per diverso tempo la discussione dei tre è proseguita e l’inculata che mi faceva A , godendo solo lui di me in quei frangenti , lentamente mi ha portato all’orgasmo , un orgasmo inatteso per intensità e durata.

La mia sborrata non mi ha sorpreso , sentendo aumentate la mia eccitazione stringevo il mio cazzo , eccitato ma non completamente eretto tra le cosce , già imbrattate dallo sperma e dagli sputi di Sidy , dove senza schizzare ma con flusso continuo il mio sperma mi ha dato il maggior momento di piacere in quella notte.

A , nonostante il recente pompino che gli avevo fatto , sentendomi gemere per l’orgasmo ma anche per avere il suo cazzo in culo , con una serie di accelerati movimenti , di spinte sempre più profonde nel mio culo ha goduto con una nuova abbondante sborrata facendomi raggiungere un secondo orgasmo.

Sidy con C e B raggiunta l’intesa alternavano i loro cazzi nella mia bocca , provando senza successo a infilarne due alla volta. Le ultime vigorose spinte di A al suo cazzo nel mio culo mi avevano procurato un doppio orgasmo e un intenso piacere.
Piacere che ho trasferito ai tre cazzi che si alternavano nella mia bocca , succhiandoli , leccandoli , eccitando le loro cappelle con la lingua ; piacere che i tre cazzi neri hanno quasi contemporaneamente trasformato in sborrata sulla mia faccia.

Un primo schizzo di sperma mi ha colpito un occhio , un discreto bruciore mi ha obbligato a chiuderli , altre schizzate arrivavano sul naso e le guance alcune colpivano le mia labbra. Tutto lo sperma colava con estrema lentezza per la sua densità , quasi accumulandosi ai lati della bocca , ora percepivo l’inteso odore , forte fin quasi alla nausea delle abbondanti sborrate sul mio viso.
I tre cazzi neri finito di schizzare si sono nuovamente introdotti in successione in bocca portando dentro di essa la notevole quantità di sperma che mi ricopriva il viso e colava lentamente verso la bocca ,

Con una ultima stretta delle natiche ho sentito sfilarsi il cazzo di A dal mio culo , forse l’unico cazzo che in questa notte da incubo mi ha dato piacere , mentre i tre cazzi che si alternavano in bocca perdevano vigore dopo le sborrate.

I quattro neri con i loro cazzi ormai flosci e loro stessi stanchi per la lunga notte di sesso mi hanno permesso di alzarmi dalla posizione a pecorina ,
Lungo le mie gambe colava sperma mio e di chi aveva sborrato nel mio culo , sul mio viso sentivo la tensione che lo sperma asciugandosi trasferiva alla pelle , vestito con il solo reggiseno , imbrattato anch’esso dalle ripetute sborrate , sono entrato nel piccolo bagno della cabina e a lungo mi sono trattenuto sotto la doccia dove lentamente l’intenso odore di sperma che mi ricopriva è svanito.

Forse il rumore della doccia mi ha impedito di sentire che i quattro neri erano uscito dalla cabina , dove permaneva un forte odore di sborrata , e uscito dal bagno mi sono trovato solo.
Dall’oblò della cabina vedevo le banchine del porto di Genova.

La mia notte da incubo era finita.

la cugina

Qunto accaduto si riferisce a molti anni fa, quando avevo 19 anni e da qualche anno prima, io e la mia famiglia andavamo al mare portando con noi mia cugina ilaria, anche lei 19 enne come me,sebbene lei sia nata all’inizio dell’anno e io alla fine. Questo aveva creato tra noi una grande rivalita’ su chi crescesse piu’ alla svelta,ma anche una grande complicita’, dato che stavamo sempre insieme e si usciva con la stessa compagnia,anzi talvolta in presenza di ragazzi/e nuovi, essi credevano stessimo insieme, tanto fossimo affiatati.

Ma i fatti che vi raccontero’ si riferiscono a quell’estate in cui andammo appunto al mare , questa volta con entrambe le famiglie, nello stesso albergo e ovviamente in camere separate. UN giorno caldo e afoso, i nostri 4 genitori decisero di andare in una citta’d’arte molto vicina e ovviamente io e mia cugina decidemmo di nn andarci per assaporare una giornata in asoluta liberta’. In spiaggia nn ci comportavamo da cugini, ci abbracciavamo, scherzavamo e chi ci guardava,ammirava lei e invidiava me e ne aveva ragione dato che per la prima volta guardai ilaria nn tanto come cugina, ma come donna,e i suoi 19 anni erano da ragazza che ormai era diventata donna appunto.

Come sempre andamm0o in acqua e io piu’ di altre volte, seguendola nn potei nn sostare con lo sguardo sui suoi fianchi voluttuosi e su quel bellissimo culetto,si, nn era solo una cugina era una gran figa a tutti gli effetti e mi stava facendo arrapare. Nuotare era la nostra passione, ma in quello io ero piu’ allenato di lei e infatti andando un po troppo al largo, lei si trovo’ in difficolta e mi chiese di aiutarla.

Non mi feci attendere e le arrivai da idetro abbracciandola e in modo tutto innocente le misi una mano davanti sul seno e mi appoggiai col pacco del mio costume al suo culetto;l’erezione fu immediata. Io nn feci nulla per togliermi, anzi spingevo col cazzo per farglielo sentire di piu’ e con la mano le palpavo una tetta, anche se sopra il costume, potevo sentire quanto fossero sode. Poi preso da un gesto istintivo e libidinoso, feci scivolare la mano libera sul suo ventre fin dentro le mutandine del costume cercando di infilarle un dito nelle fighetta.

Ilaria nn fu tanto contenta d questo, e mi fermo la mano, per altro senza riuscire a toglierla dalle mutandine e senza sbraitare piu’ di tanto mi diede del porco,ma la cosa nn mi dispiaque affatto. Volle uscire dall’acqua e la segui un po’ impaurito,ma lei senza scomporsi piu’ di tanto, mi guardo’ il costume gonfio del mio cazzo e mi disse che voleva andare in albergo a fare una doccia , e mi chiese di seguirla.

Salimmo le scale del’hotel e lei enro nella sua camera,io feci per entrare nella mia, ma mi accorsi che al contrario del solito nn chiuse achiave la porta e dato che ero ancora eccitato entrai in camera usa e mi misi a spiare dal buco del bagno, mentre lei si faceva la doccia e con mia grande libidine, vidi che si stava toccando sia il seno che la fighetta, cosi decisi di entrare in bagno con lei che mi guardo’ e mi sorrise fissando compiaciuta il mio cazzo che stava per diventare duro.

Senza parlare la feci abbassare in ginocchio e glie lo misi in bocca ritmando il movimento con una mano sulla testa e tenendola ferma per farle bere tutta la sborra che stavo eruttando. Poi andammo in camera e si butto’ sul letto,rimasi attonito ammirando per un secondo quel corpo meraviglioso e quella fighetta con quel bel pelo nero , questo le diede il tempo di riflettere e capire qullo che volevo, che nn era piu’ un gioco e cerco’ di tergiversare:” sono ancora vergine mi disse” e la cosa nn fece altro che eccitarmi ancora di piu’.

Le aprii le gambe ,lei finse di resistere, ma riusciva solo a ridere e quel gioco le piaceva,la sua resistenza aumento’ la mia eccitazione e lei rimase attonita da quel cazzo duro che la mirava proprio in mezzo al suo fiore ancora acerbo, mi appoggiai con quel bastone duro sulla sua fighetta strofinandomi e le strinsi con forza i seni cominciando a ciucciarle con forza i capezzoli come un bimbo e a quel punto come d’incanto si lascio’andare.

La sua resistenza cesso’ di colpo e la sentii ansimare e godere,il pelo della figa si inumidiva e io ci misi dentro 2 dita per farla bagnare del tutto e poi la penetrai deflorandola,lancio’ un piccolo singulto e poi comincio’ a muovere il bacino seguendo il mio coito e lasciandosi andare completamente , si tocco’ mentre io la stavo scopando con foga e venne mischiando umore e sangue, della sua deflorazione,mi lasciai andare talmente tanto che con l’ultimo colpo le venni dentro buttandomi su di lei in un abbraccio finale che lei ricambio’.

Ci svegliammo dopo un ora nel sudore di quella serata, ma dovettimo aspettare 2 settimane per brindare allo scampato pericolo e giurandoci purtroppo che nn sarebbe mai piu’ accaduto.

la bidella

A scuola ¬
inviato da Carla
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Mi chiamo Carla, ho 35 anni e faccio la bidella in un liceo scientifico. Sono alta 1,65 formosa con quarta di seno e un bellissimo culetto, ho i capelli castano chiaro e gli occhi verdi. Sono sposata da 4 anni, ma la vita sessuale con mio marito non mi soddisfa, nonostante io sia una bella figa (così dicono i miei amici), non lo eccito abbastanza, così sono sempre alla ricerca di bei cazzi che mi soddisfino.

Vi voglio raccontare una bella esperienza che ho avuto a scuola dove lavoro. Una mattina stavo pulendo il gabinetto dei maschietti, ma non mi ero accorta che una delle porte era chiusa e che dentro c’erano due ragazzi. Quando si è aperta la porta mi si è presentata una scena che per qualsiasi donna sarebbe stata imbarazzante: stavano con i pantaloni calati e si stavano facendo una sega con un giornalino porno. Io però non mi sono lasciata scappare l’occasione e ho detto loro “ragazzi, ma se siete così eccitati perché non me lo avete detto prima, io sono sempre a vostra disposizione!”.

Nel dire questo ci siamo chiusi dentro, mi sono inginocchiata in mezzo a loro e ho iniziato a spompinarli. Marco e Giulio hanno 18 anni ma hanno dei bei cazzi: Marco è normodotato, ma Giulio ha una mazza di dimensioni notevoli, almeno 23 cm! Mi passavo i loro cazzi a turno in bocca, succhiandoli avidamente, da brava troia esperta (ho iniziato a fare pompini a 12 anni a mio zio), cercavo di metterli in bocca insieme ma erano troppo grossi, e loro ansimavano dicendo “che vacca di bidella che abbiamo e non lo sapevamo nemmeno!”.

Ad un certo punto mi sono messa a pecora perché avevo troppa voglia di essere sfondata da quei cazzi, mi sono alzata la gonna del vestito da lavoro e continuando a succhiare il cazzo di Marco, ho detto a Giulio di scoparmi con il suo randello. Non se lo è fatto ripetere due volte, mi ha scostato le mutandine e ha iniziato scoparmi con una foga tipica della sua età. Un cazzo grosso come quello è fantastico nella figa, e lui mi fotteva a tutta forza.

Io, tra una succhiata e l’altra, gli dicevo “si, fottimi forte sono la vostra puttana che fa tutto gratis, ancora, più forte!”. Poi, dopo essersi scambiati le posizioni un paio di volte, Giulio si è steso per terra e io, che ormai avevo addosso solo il reggiseno abbassato con le tette da fuori, mi sono infilata il suo cazzone nella figa e ho pregato Marco di incularmi a dovere.
Mi hanno sfondata ad un ritmo forsennato in un sandwich che non dimenticherò mai, entravano e uscivano dal mio culo e dalla mia figa in maniera alternata con forza e velocità, e non vi so dire quanti orgasmi ho raggiunto.

Poi, ad un certo punto, Marco è uscito dal mio culo e ha infilato il suo bastone nella mia figa già occupata dal supercazzo di Giulio. Mi sono sentita completamente aperta con quei due cazzi nella figa con le mie secrezioni vaginali che colavano lungo le cosce e mi hanno dovuto tappare la bocca perché volevo urlare il mio godimento immenso. Dopo anche Giulio ha voluto provare il mio secondo canale che dopo le ripetute bordate di Marco era abbondantemente aperto e lubrificato; è stata una gioia per me sentire quella sbarra di carne che entrava e usciva dal mio culetto.

Alla fine ,esausti si sono fatti una sega davanti alla mia bocca aperta, il primo a venire è stato Marco, sono riuscita a ingoiare quasi tutto, poi però quando ha sborrato Giulio non sono riuscita a bere tutto perché la sua pisciata di sborra era troppo abbondante e mi ha riempito il viso e le tette di sperma.
Ero veramente felice per quello che mi avevano fatto provare quei due ragazzi, così ho chiesto loro se volevano venire a casa mia quando non c’era mio marito, magari insieme a qualche amico o amica.

Questa esperienza mi ha anche fruttato dei momenti di dolci confidenze con la mia migliore amica. Ma queste sono altre storie.
Carla.

una notte da incubo

Da ragazzo non avevo la passione per la barca ; mio padre aveva una barca , una vecchia scialuppa che suo padre aveva recuperato in mare , non si è mai capito quando e come , che usavamo per pescare.
Una barca , grande , pesantissima da muovere a remi , forse per questo non l’ho mai amata.

Quando negli anni ottanta ( 1982) sono rimasto solo e la località dove vivevo – e ancora vivo – era in pieno sviluppo turistico , ritenendo di aver abbastanza sofferto la povertà , ho venduto la prima parte dei terreni verso il mare , quelli che mio nonno e mio padre hanno sempre coltivato o usato a pascolo , come ancora io facevo.

Per fare la vendita sono dovuto andare a Genova , e lì , appena sbarcato dal traghetto che al tempo partiva da Cagliari , una meravigliosa barca a vela ha catturato la mia attenzione , oltre al cuore.

Per poche ore sarei stato ancora povero , quelle poche ore le ho volute trascorrere ad ammirare quella barca. Desiderandola.
Avrei voluto fare mille domande alle persone che erano a bordo , che stavano parlando tra loro e nessuno dei quali – dopo avermi squadrato da testa a piedi – aveva risposto al mio buongiorno.

Con i miei pantaloni di velluto nero , fatti da un sarto che anni dopo un
Presidente della Repubblica , sardo , avrebbero reso famoso e alla moda , con i miei scarponi , puliti ma consunti dal camminare tra le pietre , la camicia , anch’essa pulita , ma acquistata al mercatino militare di Cagliari , non dovevo aver fatto una chissà quale buona impressione ai ricchi , e maleducati , occupanti.

Rimasi comunque alcune ore , ero abituato a stare sotto il sole pascolando le pecore , immobile a guardare quella barca , non tanto le persone a bordo che non mi interessavano più ed erano infastidite dalla mia presenza , come io della loro vociante conversazione nel più antipatico dei dialetti , era in verità solo un marcato accento , che avessi conosciuto , il milanese.

La sera avrei , se tutto si concludeva bene per la vendita dei terreni , ripreso lo stesso traghetto dal quale ero sbarcato quel giorno , sarei dovuto ripassare davanti a quella meravigliosa barca , ai suoi legni lucidi come gli ottoni che la ornavano , e in cuor mio mi auguravo di trovare gli stessi occupanti a chiacchierare vocianti in coperta.

Mi sarei fermato nuovamente , avrei aperta la borsa di tela che mi ero portato per mettere i soldi della vendita dei terreni , avrei tolto un pacchetto di biglietti – facendo bene attenzione che non fossero troppi ma anche facendo in modo che si potesse vedere quanti la borsa ne conteneva , e invitato uno degli occupanti la barca a prendere il denaro avrei detto che serviva a ripagare i miei sguardi alla barca qualora si fosse consumata.

Cosa che realmente ho fatto quella sera ! Poiché nessuno della barca si degnò di ritirare il denaro , ho chiamato a voce alta un gruppetto di militari , che rideva e parlava seduto su alcune panchine , e consegnato loro il denaro li ho inviati ad andare a bere alla salute , mia e loro , ma non a quella della gente della barca.

Avevo appena speso il mio primo milione da ricco.

Salito sul traghetto , dal quale ero sceso ancora povero , ho chiesto – come giustamente mi aveva suggerito il notaio , anche lui sardo – del commissario di bordo per affidare , e far mettere in cassaforte , la mia borsa di tela , non piccola e piena , dopo , con in tasca una mazzetta di biglietti , ho chiesto dove fosse il ristorante.

Molte altre volte , in seguito , ho preso quel traghetto.

Sempre per Genova , sempre per andare al Salone Nautico.
Fino a quando , terminati i corsi di vela a Caprera , non sono stato in grado di andare dalla Sardegna in Continente ( che per noi è l’Italia ) con la mia barca.

Oltre che per andare a vedere le novità nautiche usavo viaggiare su quel traghetto anche per un motivo più banale : salivo a bordo , andavo nella mia cabina , mi travestivo e per il resto del viaggio diventavo non Matteo ma Giulia.

Non dovevo più rendere conto a nessuno delle mie abitudini , ero solo.

Gran parte dei viaggi si concludevano solo con la soddisfazione di essermi travestito e di aver avuto l’opportunità di muovervi a bordo senza il timore di dover spiegare , come poteva accadere a terra , alla ” giustizia” ( i carabinieri generalmente ) il perché del mio vestire.

Altre volte avevo l’occasione di conoscere ragazzi e uomini , ma anche donne o coppie , e concludere il viaggio nella mia o loro cabina.

In una occasione , sabato 27/10/84 , in un incubo , durato per tutta la notte.

Da quando a sedici anni avevo iniziato a travestirmi , in maniera grezza e sempre con indumenti trovati o sottratti , i miei progressi erano stati enormi.
Sapevo truccarmi perfettamente , vestivo con abiti sempre della mia taglia , andavo , per fare gli acquisti in varie città , dove in negozi specializzati trovavo di tutto , scarpe , parrucche , intimo insomma ogni cosa per rendere credibile , attraente e piacevole il mio apparire femminile.

Il sabato 27/10 arrivato ad Olbia , dopo sistemata la mia Audi 4 in una autorimessa vicino al porto , con me solo la borsa contenente abiti e intimo femminile , scarpe e trucchi , passeggiando lentamente sono andato verso la stazione marittima dove , in attesa di imbarcare , mi sono seduto al bar per fumare un mezzo sigaro e bere una birra.

Come si fa solitamente , essendo soli e seduti in un locale , fumando e sorseggiando la birra – forse la terza – osservavo i passanti , le persone in fila alla biglietteria , gli altri clienti del bar , senza un particolare interesse verso questa o quella persona.

Ero , va detto , in normali abiti maschili , niente di me , nella persona o nell’abbigliamento poteva tradire la mia bisessualità.
Nemmeno guardavo i soli uomini , o non li guardavo in modo da dimostrare interesse per loro , ero seduto , fumando annoiato , in attesa di fare orario per l’imbarco.

La cameriera del bar , che avevo chiamato per pagare il conto delle birre , stava preparando il resto da restituirmi , quando un ragazzo di colore , forse del Senegal , si è avvicinato per vendermi le solite cianfrusaglie ; accendini , calzetti e fazzoletti di carta , oltre ai classici braccialetti in perline , filo o pelle.

Saldato il conto , e dovendo ancora finire la birra , mi sono trattenuto a guardare alcuni oggetti che il ragazzo vendeva , in particolare dei braccialetti in pelle intrecciata con inserite alcune pietre nere.
Trattato sul prezzo , trattativa necessaria considerato il prezzo iniziale proposto dal venditore – non ricordo se fossero 10. 000 lire – alla fine per poche migliaia di lire avevo preso alcuni dei braccialetti.

Dal bar all’imbarco al traghetto la strada era breve , finta la birra e acquistati i braccialetti , ho salito la rampa di accesso al traghetto.

Espletate le solite formalità d’imbarco ho ritirato la chiave della cabina che avevo prenotato.
Conoscendo il traghetto in pochi minuti ero nella mia cabina , una cabina doppia prenotata in esclusiva , tutta a mia completa disposizione.
L’oltre ora e mezza affinché il traghetto salpasse l’ho totalmente impiegata prima per una – scomodissima – doccia e il resto per truccarmi e vestirmi da donna.

Finita la mia trasformazione da uomo a donna , controllati tutti i particolari nello specchio della cabina , sono uscito per andare in uno dei vari ponti del traghetto.

Indossavo una nuova parrucca , castano chiaro con delle mèche biondo , una gonna cortissima in tessuto elasticizzato di color nero indossata sopra un completino tanga-reggiseno in pizzo bianco , le gambe depilate e abbronzate , non avevo dovuto coprirle con calze di nylon , anche depilato era il resto del mio corpo.
Il reggiseno conteneva inserti in silicone , color carne , che avevo leggermente ricoperto con del fondotinta per mascherarne la lucentezza.

Infine solo una camicetta di cotone , a maniche lunghe arrotolate fin sotto il gomito , color avorio e ai polsi i braccialetti acquistati alla stazione marittima dal ragazzo di colore.
Ai piedi scarpe nere decolté con tacco da …..vertigini.
Il viso , rasato , era ricoperto da una leggera terra indiana , gli occhi truccati con ombretto color avorio , come la camicetta , le ciglia trattate con mascara.

Un filo di rossetto rosso , fermato con lucida labbra , completava la mia immagine femminile.

Un giro sui ponti del traghetto , per trovare la giusta andatura sui tacchi vertiginosi , poi l’ingresso al bar di bordo.
Le basse poltroncine del bar erano il luogo ideale dove la corta minigonna indossata avrebbe esposto agli sguardi famelici dei maschi le mie gambe nude.

Gli addetti al bar , napoletani come tutto l’equipaggio , simpatici ma troppo convinti di sé , cosa che non facevano mai mi hanno servito il doppio campari liscio e con arancia al tavolino in un bicchiere di vetro.

Essendo seduto davanti al bancone del bar non potevo che tenere le gambe aperte , per la gioia degli addetti ma anche dei passeggeri , maschili sopratutto , che in poco tempo affollavano il punto dove ero seduto con bella mostra delle mie mutandine bianche.

L’interesse che suscitavo non era poco , merito molto della cortissima minigonna e di quanto consentiva di vedere – cosce e mutandine – un poco , forse , anche merito per il mio aspetto che non manifestava i 34 anni che avevo , ma molto di meno.

Solo una donna , attaccata al marito come una ventosa , ha avuto a dire qualche parola , che non ho ben percepito , il cui senso era …..è una indecenza …. o qualcosa del genere mentre , muovendo il mio culo sulla poltroncina , liberavo il cavallo delle mutandine dai pochi centimetri di gonna che ancora lo nascondevano.

Poveri maschi , sciocchi galletti non ruspanti , nessuno che avesse un dubbio sulla mia non femminilità.

Distratto da tanto interesse suscitato , anzi dall’interesse che suscitavano le mie piccole mutandine bianche di pizzo trasparente non mi ero accorto che il ragazzo di colore che mi aveva venduto i braccialetti mi stava parlando.

Anche lui era sul traghetto.

Con meraviglia dei presenti il ragazzo senegalese si è seduto vicino a me e ha iniziato a dire che lui aveva venduto quei braccialetti a un signore poche ore prima.

Come se io non lo sapessi !

La simpatia che il ragazzo mi ispirava , con i suoi modi gentili e il suo perenne sorriso , nel raccontarmi a chi aveva venduto i braccialetti che ora portavo mi hanno fatto balenare l’idea di invitarlo a cena e poi …..chissà.
Non avevo mai avuto un ragazzo di colore.
Io ho bevuto altro campari e il giovane senegalese ha preso una aranciata , abbiamo parlato dell’estate finita , del suo lavoro di ambulante nelle spiagge , fino al momento che , senza troppa gente attorno , ho chiesto al ragazzo se voleva accompagnarmi in cabina.

Nel tragitto dal bar alla cabina anche se camminavo davanti ho capito che in un paio di occasioni il ragazzo si era fermato a salutare suoi conoscenti , forse connazionali , e dal poco francese che capivo sembravano tutti fargli gli auguri su tipo di …bonne chance.
Raggiunta la cabina ho fatto entrare il ragazzo e confortato dalla sua buona conoscenza dell’italiano gli ho spiegato che io e il signore dei braccialetti eravamo la stessa persona ; nel dire tanto , con un lieve movimento , mi sono tolto la parrucca e ho atteso la sua reazione.

Dopo alcune parole , che non mi sarei mai aspettato , dette dal ragazzo nero in sardo , parole di meraviglia e sorpresa ma niente di ostile la conclusione è stata una risata accompagnata dal ripetuto termine ……ma sembri una figa , veramente una figa.

Appurato che fino al momento niente di incontrario ostacolava la nostra conoscenza ho invitato il ragazzo a venire a cena con me.
Nella cabina il giovane senegalese mi ha chiesto se poteva fare una doccia prima di andare a cena.

Evidentemente non aveva una cabina perché portava con sé la sua borsa , ritenevo fosse ancora presto per invitarlo anche a dormire ma per la doccia ho subito acconsentito.

Seduto nel letto basso della cabina ho visto che il senegalese prendeva dalla borsa dei boxer e una maglietta , indumenti ben piegati , nel contempo si stava togliendo gli abiti , che riponeva in modo accurato sul tavolino interno , e con mia sorpresa anche i boxer che indossava.

Un corpo statutario , nudo , nero e lucido si è stagliato davanti a me e un cazzo grande ma non enorme abbelliva il tutto.

Il basso letto sul quale ero seduto forse quella notte stessa mi avrebbe accolto insieme al ragazzo di colore che ora ammiravo nella sua nudità virile.
Io mi chiamo Sidy ha detto il senegalese interrompendo il nostro silenzio , io Matteo , ho risposto.

Sidy nel piccolo bagno della cabina stava finendo di fare la doccia , io ero appoggiato allo stipite della porta , aperta , con un grande asciugamano in mano , pronto a passarlo al ragazzo.
Il corpo di Sidy , bagnato , appariva ancora più scuro e lucido , il suo pene , di discrete dimensioni , non era circonciso. Osservavo il ragazzo e non riuscivo a dargli una età , il fisico era maturo non da adolescente.

Finita la doccia Sidy è venuto incontro a me , che tenevo il grande asciugamano aperto , restando immobile ha atteso che fossi io ad asciugarlo. Anche se le mie mani erano separate dal tessuto del telo al corpo di Sidy con una grande emozione e un intenso piacere ho passato il telo da bagno sul ragazzo.

La mia corta minigonna elasticizzata per i miei continui movimenti era salita ben oltre le cosce.

Le gambe e le natiche nude a contatto con il corpo di Sidy mi trasmettevano scariche di piacere che rischiava di sconfinare nell’orgasmo ogni volta che le mani di Sidy le accarezzavano soffermandosi ,sempre più spesso , tra le natiche.

Il bianco , piccolo , tanga di pizzo non copriva le mie natiche abbronzate , il mio sedere rotondo e ben sollevato , che tutti ritenevano eccitante e tantissimo femminile , stava per essere rimosso dalle mani di Sidy che non dimostrava alcun imbarazzo a trovarsi nudo con me.

Desideravo quel ragazzo nero.
Per fermare le mani del ragazzo nero , strusciando il petto sul torace di Sidy ho fatto scorrere il mio corpo verso il basso , piegando e allargando contemporaneamente le gambe , allontanando le mie natiche dalle sue mani e avvicinando le mie labbra e la bocca al ventre di Sidy.

Il primo contatto con il cazzo di Sidy è stato con la punta della lingua.

Le mie mani stringevano le natiche di Sidy attirando il suo ventre verso di me.
Il nero pene non eccitato , pendeva sullo scroto duro gonfio e non floscio , quasi rotondo.
Con le labbra avvolte sul cazzo nero ho fatto scorrere la pelle che ricopriva la cappella introducendo nel contempo il discreto cazzo in bocca.
Non toccavo con le mani , volutamente , il cazzo nero per non sottrarre alla mia bocca il piacere di assaporarlo e conoscerlo per prima.

Il cazzo di Sidy reagiva al calore della mia bocca , al roteare della mia lingua sulla cappella che succhiavo con golosità , reagiva allo scorrere delle mie labbra che ne percorrevano tutta la lunghezza facendomi sentire la sua crescente durezza ed erezione che ne variava notevolmente le dimensioni.
Sidy immobile , con il ventre arcuato verso la mia bocca , stringeva la mia testa tra le sue mani trattenendola stretta sul cazzo anche quando questo , in fondo alla mia gola , mi provocava conati di vomito e mi impediva di respirare.

A terra in ginocchio , con le natiche appoggiate ai talloni , la testa immobile stretta nelle mani di Sidy subivo le costanti spinte del cazzo , durissimo , nel fondo della mia gola , in una condizione di quasi apnea con naso e bocca schiacciati dal ventre del ragazzo nero.
In debito di aria quasi rantolavo e il rantolo si è tramutato in gemito quando la mia gola , più che la bocca , è stata colpita e inondata dai violenti schizzi della sborrata di Sidy.

Con le vene delle tempie martellanti , il volto palpitante , forse paonazzo , per la quasi totale assenza di respiro , impossibilitato a espellere o inghiottire la copiosa sborrata ho scosso violentemente la testa alla ricerca di una boccata d’aria.
Il cazzo di Sidy per il mio gesto violento è scivolato , ancora eretto , fuori dalla bocca colpendo le mie guance e ricoprendole con il mix di saliva e sborra che lo ricopriva.

Un rigurgito mi ha fatto salire dalla gola in bocca la copiosa sborrata di Sidy , d’istinto ho serrato le labbra e le guance si sono gonfiate e la bocca riempita di sperma , straordinariamente denso.
Ho avuto solo un breve tempo di apprezzare la notevole quantità di sperma , la straordinaria densità e intenso sapore. Per la prolungata assenza di respiro ho dovuto inghiottire tutto , ci sono voluti diversi sorsi , e aprire la bocca per respirare a pieni polmoni.

Il grido di …puttana …accompagnato da un violento schiaffo è stata la risposta di Sidy per aver io liberato la mia bocca dal suo cazzo , che subito , ancora eretto e gocciolante di sperma e saliva ha nuovamente introdotto , con rabbia e forza , nella mia bocca ancora spalancata sia per la necessaria ricerca di aria sia per lo stupore della , per me , inspiegabile violenta reazione.

Ordinandomi di succhiare ancora il suo cazzo , Sidy ora seriamente e inspiegabilmente minaccioso con me , nonostante la mia manifestata disponibilità a fare sesso con lui , ripetendomi che ero una puttana mi ha promesso , in modo molto sarcastico , che avrei quella notte , saziata la mia fame di cazzi neri.

Per la prima volta venivo picchiato da un uomo con il quale facevo sesso , altri mi hanno chiamato puttana o troia o pompinara o rottoinculo ma sempre nel contesto di un entusiasmante rapporto sessuale e per la reciproca ulteriore eccitazione , mai con il tono violento e offensivo usato da Sidy , e a molti partner ho fatto sculacciare il mio sedere , anche con forza , ma sempre per eccitanti , sia pure estremi , giochi erotici.

Non comprendendo la reazione di Sidy ho deciso di mettere fine all’incontro.

Ho allontano Sidy da me , il suo cazzo duro dalla mia bocca e mi sono rimesso in piedi. Con decisione ho detto che non intendevo fare altro sesso e tantomeno continuare l’incontro. Ho invitato il ragazzo nero a vestirsi e uscire dalla cabina.
Ero deluso , molto.

Sidy mi ha seguito nel bagno dove ero entrato per lavare il viso e rifarmi il trucco prima di andare a cena , ovviamente da solo , e dimenticare il pessimo incontro.

Ancora nudo ed eccitato Sidy mi ha abbracciato alle spalle , lo vedevo nel piccolo specchio , sorridente ora come quando l’ho conosciuto.
Baciando il mio collo e comprimendo il suo cazzo nero sulle mie natiche Sidy con voce suadente , quasi dolce , mi ha chiesto di poter rimane perché voleva farmi sentire nel culo tutta la sua passione.
Ero deluso , amareggiato , per alcune volte ho detto di no.

Sidy continuava a stringermi a lui , mi baciava il collo e leccava sensualmente le orecchie , accarezzava il mio ventre con una mano e il petto con l’altra , il suo cazzo nero a contatto con le mie natica pulsava e il ragazzo cercava con lenti movimenti di introdurlo tra esse senza l’aiuto delle mani.
Il duro cazzo nero , ancora appiccicoso per la saliva e lo sperma che lo aveva ricoperto nella mia bocca , non ha impiegato molto a sfiorare il mio buco anale con la turgida cappella.

Temendo di eccitarmi e cedere alle lusinghe di Sidy ho mosso il culo e fatto uscire il suo cazzo dalle mie natiche.

Volevo uscire quanto prima dalla cabina , per allontanare il ragazzo da me , per fare presto non ho lavato il sedere , ora imbrattato di saliva e sperma , ho preso il telo usato per asciugare Sidy e mi sono pulito velocemente.
Ho sistemato le mutandine ,ho completato il trucco , sistemato gli abiti e rimessa la parrucca ho aperto la cabina e seguito dal ragazzo senegalese sono uscito.

Volevo bere qualcosa di forte prima di cena e sono andato al bar.
I camerieri vedendomi arrivare nuovamente si sono precipitati per servirmi , al loro invito a sedermi nella poltroncina ho risposto con un malizioso sorriso e con il gesto di solevate la mini accarezzando la gamba. Uno dei baristi in napoletano verace mi ha detto …..( scusate la non corretta trascrizione ) …tu guagliona me fai cascà o core in te li calzetti …..suscitando una generale fragorosa risata.

Sidy mi aveva seguito , io cercavo di non considerarlo , lui , come nel bagno della cabina , si è appoggiato alla mia schiena , il cazzo ancora duro sotto i pantaloni , ho solo detto …. ti prego c’è gente …..e subito si è spostato.

Quando uno dei baristi mi ha fatto una domanda sulla mia voce maschile , guardando il suo collega in maniera interrogativa , ho approfittato per dire … ..a guagliona e nu guaglione …..e tra il loro stupore ho preso cammino verso il ristorante.

Sidy sempre appresso a me.
Prima di entrare ho pregato Sidy di non creare problemi , non volevo noie , poteva cenare con me ma poi ognuno per la sua strada.

La cena con Sidy è iniziata, proseguita e finita senza particolari emozioni , solo un suo gesto di gentilezza quando sottovoce mi ha detto ……non posso chiamarti Matteo così vestita da figa ……. io allora , anche sottovoce , ho detto chiamami Giulia.

Usciti dal ristorante , dove si mangiava sempre più mediocremente , ho voluto fumare una sigaretta – avrei desiderato il sigaro ma vestita da donna non era il caso – e trovato un posto al riparo del vento nel ponte del traghetto mi sono appartato con Sidy.
Appoggiato alla ringhiera del traghetto sentivo le mani di Sidy accarezzare il mio sedere , da sotto la minigonna e a nulla valevano le mie , deboli , proteste.

Sidy si era già scusato a cena per lo schiaffo , pensava ha detto , che mi piaceva essere trattata da puttana. Ora sorridente e affettuoso il ragazzo nero mi toccava in tutto il corpo , mi baciava continuamente il collo e il suo cazzo si faceva sentire turgido sulle mie natiche e nel mio ventre quando , dopo avermi girato verso il suo viso , Sidy ha baciato con sensuale passione la mia bocca continuando ad accarezzarmi gambe e sedere.

Sempre piu eccitato , e desideroso di fare sesso , mi sono fatto convincere a ritornare insieme nella mia cabina.

Mentre , dopo fumata un’altra sigaretta , andavamo abbracciati verso la cabina Sidy ha detto che andava al bar a prendere da bere per la notte e io ho perseguito da solo.

In cabina ho sistemato le cose di Sidy sul letto in alto e liberato il tavolino per le bevande che avrebbe portato il ragazzo , mi sono tolto la minigonna e la camicetta rimanendo in mutandine e reggiseno e nel piccolo bagno mi sono lavato i denti.

Nella bocca la densa schiuma del dentifricio mi ha ricordato la notevole sborrata di Sidy , peccato non averla potuta assaporare di più.
Mi piace trattenere a lungo lo sperma in bocca , spalmarlo nel palato con la lingua , captarne il forte sapore e percepire l’intenso odore , che dalla bocca aperta mi arriva al naso. Solo una volta saziati i miei sensi allora mi piace inghiottire , lentamente , la sborrata.

E di sborrate quella notte , purtroppo perché non cercate , non volute , subite con la violenza , ne avrei dovute inghiottire tante.
Inghiottire , riceve in faccia , sentire schizzare nel culo , ricoprire il mio corpo e la mia biancheria.
Ancora non lo sapevo ma nelle successive ore il dolce , simpatico , sensuale ragazzo di colore , Sidy , si trasformerà in un aguzzino violento , che mi userà per soddisfare tutte le sue voglie e anche quelle dei suoi amici.

Stava per iniziare una notte da incubo.

FINE PRIMA PARTE.

La storia del culo di Pat prima parte

C’era una volta una donna che aveva molte paure e viveva sempre in ansia. Paura di sbagliare, paura di ferire il prossimo, paura di soffrire, paura di non essere mai all’altezza delle situazioni, paura di non essere “sufficiente” ma “scarsa”. In realtà aveva anche avuto delle conferme nella sua vita ma queste conferme non andavano mai in profondità perché si fermavano sul suo aspetto fisico e sul desiderio di possesso legato al corpo. Come dire: vali se mi fai godere, vali se ti fai desiderare senza fine, vali se il tuo corpo mi soddisfa sempre e comunque.

Vali se sei dolce e aggressiva, se raggiungi l’orgasmo in maniera multipla in modo da farmi sentire unico al mondo, se ti sottometti alle mie voglie e al mio cazzo che puo’ fare di te quello che vuole e se non basta quello, ne aggiungiamo un altro, ma visto che fai tanto la preziosa e disdegni un’aggiunta vera, magari te lo do finto ma come dico io, cosi’ impari i disobbedire alle mie voglie.

E non importa se ti farò male, io mi eccito così, se tu ti lamenti perché io decido del tuo corpo e delle sue aperture, io posso penetrarti fino a farti sanguinare perché tu sei mia.
Allora succede che un bel giorno, la donna si presenta a casa del suo uomo. E’ estate, fa molto caldo e lei indossa una maglietta trasparente senza reggiseno e delle mutandine molto leggere di pizzo bianco. La gonna è pure molto leggera e un po’ corta, lascia intravedere l’inizio delle cosce.

Nel tragitto, ha sudato e si vedono i capezzoli eretti sotto la maglietta inumidita. Lui la osserva mentre beve un sorso d’acqua dal collo della bottiglia e immagina di avere quelle labbra posate sul suo cazzo, quella lingua che incessantemente gli lecca la punta mentre le labbra lo succhiano fino a farlo diventare durissimo e quasi pronto per venire. Le chiede di togliersi la gonna e la maglietta e di tenere soltanto le mutandine trasparenti.

Così, mentre lei si spoglia può guardare bene il culetto che si muove nel gesto di togliersi gli abiti. Ecco adesso è nuda davanti a lui. Le tette sono Ok, i capezzoli aspettano di essere succhiati, con il resto facciamo le cose con calma. La attira a sé cingendole la vita. I capezzoli sono vicini alle sue labbra e comincia a leccarli e a succhiarli piano piano con delicatezza, mentre le accarezza il seno.

Poi le mani scivolano ed entrano nella mutandine, cercano di aprire bene la passerina; poi visto che non è bagnata a sufficienza, ecco che con la saliva le umidifica bene, in modo che le dita possano trovare agevolmente il buchino. Una volta aperta bene, si infilano dentro, prima un dito e poi due ma solo per poco, giusto il tempo di farla bagnare di desiderio. Non finisce qui perché il corpo mi deve soddisfare e mi soddisfa se lo faccio vibrare sotto le mie mani.

Le chiede di sdraiarsi a letto e lei esegue. La fa girare e vede la sua schiena, il culetto dentro le mutandine, le cosce sono unite. Allora lui con le mani le divarica leggermente le gambe. Poi lentamente le sfila le mutandine perché adesso veramente sono di troppo e comincia a metterle le mani sul culetto e ad aprirglielo. Vede il buchino che è proprio piccolo: per vederlo meglio glielo apre bene usando il pollice e il medio.

Bene a quel punto non può fare altro che inumidirlo con la lingua e molta saliva. Lei freme di desiderio e di paura: che cosa mi farà, mi farà male al culetto? Lui continua a leccare e quando sente che il buchino è pronto infila dentro l’indice. Sente che oppone una certa resistenza, ma non se ne preoccupa e lo spinge fino in fondo. Il culetto si muove, non riesce a stare fermo un attimo e allora al posto di un dito ne infila due.

Lei geme perché sente dentro quelle dita che spingono fino in fondo e cerca di spingere per farle uscire ma non ci riesce. Lui estrae le dita e le accarezza bene il buchino dolorante. A quel punto visto che la saliva non è risultato molto efficace, le mette sul buchino e anche un pò dentro un cremina, sempre aprendole per bene il culetto. E prova ad infilarle tre dita che entrano a fatica, lui le gira, cerca di aprire bene perché la sua intenzione è di fare passare un bel cazzo ma non vorrebbe farle male.

Lei si divincola nel letto, lui è molto eccitato nel vedere quel culetto che si muove e cerca di espellere le dita ma non ci riesce. Lui sente che adesso è quasi pronto per riceverlo: ha intenzione di metterglielo dentro tutto e di fargliela dentro ma vorrebbe che anche lei godesse. Allora pensa di sollevarle il culetto e con la lingua cerca la passerina, gliela lecca tanto fino quasi a farla venire, le mette dentro il cazzo, così, tanto per farglielo sentire un po’ e per prepararsi lui a venire e poi glielo toglie dalle figa.

Vede il buchino, ancora ha la crema ed è lì pronto adesso per riceverlo. Le mette le mali sul culo e glielo apre il più possibile poi accosta la punta del cazzo, prima piano poi con maggiore decisione e cerca di infilarglielo. Lei urla allora lui accarezza bene il buchino con il dito e poi glielo spinge dentro. Qualche colpo e viene, gliela fa tutta. Lei si muove, si porta le mani sul buchino, le fa male ma ci pensa lui con la sua lingua a riparare il dolore e la fa venire tantissimo.

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Il cugino Renzo (I parte)

L’estate in cui avevo compiuto i miei 18 anni finalmente ottenni il permesso di trascorrere le vacanze con mio cugino Renzo, più grande di me di due anni, alto, biondo, brillante e spregiudicato con le donne.
Io ero l’esatto contrario, lui era fidanzato con la Federica, il suo ritratto, alta bionda, atletica e simpatica al punto dal farmi battere il cuore solo parlandole.
Al mare eravamo tuttavia da soli, Federica studiava all’estero e lo avrebbe raggiunto in vacanza solo a metà agosto.

Renzo era fedele quindi le nostre uscite serali terminavano con una birra, due chiacchiere e nient’altro. Tornati a casa, Renzo cominciava con la sua solita solfa serale:
Giò ce l’ho duro e quella stronza studia in Irlanda!
Mentre lo diceva si massaggiava il pisellone nascosto fra i tessuti dei suoi slip alla moda.
Giò, mi ci vuole una sega sennò non mi addormento!
Il sonno prendeva il sopravvento e si dormiva fino all’indomani.

La mattina correvo a comprare i cornetti e preparavo la colazione solo per vedere il sorriso di mio cugino illuminarsi. Mi sono alzato con la mazza dura! Mi ci vorrebbe un pompino della Federica!
Io deglutivo pensando a quella ragazza così fine e carina prendersi cura del suo pisello prepotente.
Io che non avevo la ragazza sognavo di poter un giorno spiare Renzo e la Federica immaginandoli uniti in un amplesso, la cosa mi eccitava e solo il pensiero di vederla posseduta da lui mi eccitava.

Io vivevo una sessualità frustrata sperando che le cose potessero cambiare e la vicinanza a mio cugino mi incoraggiava a sperare in un cambiamento nella mia vita.
La svolta mi sorprese una calda serata di fine luglio. Rientrati dalla disco, come ogni sera Renzo ed io ci si faceva la doccia sulla terrazza – ovviamente nudi – In quei momenti mi piaceva guardare il suo uccello adulto che conosceva i piaceri dell’accoppiamento; mentre ci lavavamo Renzo disse: Basta, questa sera ci vuole la sega, sono troppo pieno, tu quando ti sei fatto l’ultima?
Io imbarazzato risposi che non mi toccavo da quando ero arrivato e che ero nelle stesse condizioni.

Rientrati in casa accendemmo la tv, Renzo aveva il vizio di restare nudo e lo faceva con una tale disinvoltura da non sembrare volgare. Io non riuscivo a staccare gli occhi dal suo pene che benché a riposo era un capolavoro.
Si fumò la sua sigaretta e si lascio andare sul letto. Spegnemmo le luci.
Ho il cazzoduroo!
Se continui vengo e ti faccio una sega così ti calmi!
Dai, fai presto!
Volai dal letto, il buio mi avrebbe aiutato, se mai avesse detto qualcosa avrei detto che era uno scherzo ma scherzo non fu perche quando entrai nella sua camera, nella penombra vidi che si stava già segando.

Continua tu! Mi disse.
Me lo trovai fra le mani, caldo, cominciai a fare su e giù, emozionato con il cuore in gola, anch’io ero nudo, entrambi dormivamo nudi.
Ci sai fare, per caso vai nei cessi dei cinema a tirare seghe ai vecchietti?
Risposi con spirito ansimando: Come lo hai capito?
Rimasi deluso però dal fatto che di lì a poco avvertìi le contrazioni che annunciarono la copiosa eiaculazione che ebbi problemi a gestire a causa della poca esperienza.

Corsi in bagno ridacchiando e non resistendo, assaggiai un po’ del suo nettare bianco.
Non feci in tempo a sciacquarmi che Renzo mi chiamò: Dai che tocca a te ora!
Il cuore mi stava esplodendo corsi come un ragazzino e mi sedetti accanto a lui che era ancora nudo.
L’aria era satura di umori maschili lui cominciò a smanettarmi il pisello come un razzo mentre chiacchierava raccontandomi della Federica che non segava come segavo io, la sua dolcezza vestita da arroganza mi prese il cuore al punto da non riuscirmi a controllare un orgasmo mai provato tra le risate del cugino.

Schizzai ovunque colpendo coi fiotti del mio sperma anche Renzo. E’ capitato anche a me la prima volta che mi hanno segato sai?E non era una ragazza!
Ridemmo. Non avevo voglia di pulirmi, crollai in un sonno quasi farmacologico accanto a mio cugino.

FINE I PARTE.

Crociera swinger

Conscio che un’esperienza del genere vada fatta in un ambiente completamente estraneo mi ero dato da fare su internet cercando di contattare coppie straniere. Hans e Stella, lui 60, lei 58, un po’ vecchiotti forse ma erano gli unici che ci sembravano “più normali”. Una foto della attempata coppia rincuorò anche Anna che col batticuore accettò di provare.
Crociera! Si, il nostro primo incontro sarebbe avvenuto lì. Hans aveva pagato per due camere, il fatto di sentirci in debito ci avrebbe aiutato.

Dopo l’imbarco ci incontrammo al bar dove facemmo conoscenza, Hans ci fece una bella impressione, era un avvocato, sembrava davvero a posto, Stella si portava male i suoi 58 anni, era un po’ cadente ma il cambio minestra avrebbe fatto bene a tutti. Cenammo e andammo a letto, eravamo cotti dal viaggio.
Il giorno dopo trascorremmo la mattinata a fare una escursione, pranzo, visita alle slot e poi la cena, stesso tavolo, bottiglia di champagne e grappa in un bar appartato in fondo alla nave.

Le due donne sembrarono ben cotte, ci muovemmo per raggiungere la loro cabina, una suite.
Entrati brindammo ancora fino a che Stella propose a tutti di metterci in libertà. Mia moglie ridacchiando si tolse il vestito da sera, Stella si rivelò appesantita dall’età ma appetitosa, Hans fu una sorpresa perché dai suoi slip spuntò un pisello sotto misura.
Abbassammo le luci, loro sembravano a loro agio, Anna sedette affianco al nostro ospite che prese a baciarla con la lingua, Stella si mise di fronte a loro e prese ad accarezzarsi.

Io ebbi un’erezione immediata, rimasi a guardare senza parlare, Hans era già partito, ansimando penetrò la mia signora che emesso un gridolino si sistemò per la monta.
Cominciò a stantuffarla, io presi a farmi una sega eccitato guardando Stella che armeggiava con la sua vecchia passera slabbrata. Non passarono due minuti che l’amplesso fra Hans e mia moglie generò un urlo di Anna che non sentivo dai tempi del fidanzamento.
Hans non fece il salto della quaglia e terminò il rapporto nella passera della mia signora che fu presto satura del suo sperma.

Stella si alzò terminando il suo rapporto in solitaria baciando suo marito, Anna si congedò correndo in bagno, io ero in piena erezione, insoddisfatto e in attesa degli eventi. Hans mi chiese se avessi voluto … capì cosa quando si piegò a quattro zampe.
Valeva la pena provarci… lui si cosparse di un lubrificante alla mela e io entrai provando fin da subito piacere. Stella prese a smanettare goffamente il pisello del marito che si girò per baciarmi, cosa a cui non mi sottrassi.

Ripresi il ritmo sentendo in me i prodromi dell’orgasmo. D’istinto decisi di uscire eiaculando sulla schiena di Hans che mi prese la mano come per guidarmi sul suo pisello che stava rigenerandosi. Stella si era messa a fumare guardandoci, evidentemente ne aveva avuto abbastanza io colsi l’occasione e messomi in ginocchio su di lui presi a fargli un pompino, il primo della mia vita, che notai fu bene accolto da Hans. Da uomo capì quando fu prossimo alle contrazioni dell’orgasmo che fu debole e poco generoso sebbene sempre per la prima volta assaggiai lo sperma di un altro uomo.

Hans si sdraiò felice sul divano e prese a baciarmi come un giovane innamorato. Volle subito ricambiare segandomi, tu sei giovane…te lo puoi permettere! Disse soddisfatto. Il mio orgasmo giunse puntuale e prosciugato dalle due eiaculazioni ravvicinate mi congedai.
In camera trovai Anna felice come una pasqua: meno male che non sono in ovulazione altrimenti ci saremmo trovati un piccolo Hans fra i piedi!
Il resto della crociera proseguì più o meno nella stessa maniera, Anna si concedette in tutti i modi e senza pudore prestandosi anche ad essere penetrata dalla bottiglia di champagne nel suo generoso didietro, io ebbi un difficile rapporto con Stella che rivelò comunque una certa generosità sebbene il suo corpo fosse troppo avanti con l’età, con l’eccitazione shiturita dalla mia signora penetrata da una bottiglia di moet e chandon riuscì a possederla.

La baciai appassionatamente e in lei notai una sorta di gratitudine visto che il focoso marito ormai non la scopava da tempo. L’ultimo giorno ci lasciammo di fretta, sul comodino Hans mi lasciò una busta con un messaggio carino e 7000 euro in contanti…esperienza da ripetere senz’altro! Disse la mia pudica signora.

Moglie bacchettona

Bacchettona

Avere una moglie bacchettona dopo i 35 anni vuol dire aver sciupato gli anni della maturità sessuale quando il vigore permette prestazioni soddisfacenti e le preoccupazioni della maturità non incidono sulla libido.
Nel mio caso si era andati oltre. Il sesso era sporadico e senza novità. Il sabato sera lei andava in bagno, ne usciva nel suo pigiama azzurro, si infilava nel letto dicendo: “dai!”
Io mi spogliavo, lei si spogliava, io mi toccavo per raggiungere l’erezione, lei allargava le gambe e senza preliminari che potessero lanciare la nostra libido, preparava la sua pigra passera ad accogliere il mio pisello deluso.

Poche spinte, lei rimaneva con la maglia del pigiama, dopodiché dopo essermi sincerato che lei avesse raggiunto il piacere – timido anche lui – uscivo di corsa eiaculando sulla sua pancia. Così da anni.
Non volevo tradirla perche da lei avrei voluto maggior trasporto e quella giusta dose di passione e creatività che del sesso sono i pilastri. Non voleva che gliela leccassi, non voleva che ci giocassi, non amava prendermi il pisello in bocca, insomma, c’era stata una regressione che mi stava portando ad uno stadio di agonia della mia sessualità.

La sua amica Antonella invece veniva da una adolescenza estremamente attiva ed una gioventù dove aveva dato il meglio di sé. Il matrimonio aveva contenuto ma non circoscritto la sua passione per il sesso che consumava con suo marito, un tipo simpatico, prototipo del family man con il quale divideva la sua vita. Con Antonella mi ero confidato già tante volte, lei rideva sebbene comprendesse il mio disagio. Su face book mi scrisse un messaggio: sabato ti faccio vedere cosa ho preparato! Sabato avremmo cenato a casa di Antonella, io non le risposi ma sperai in qualche buona idea durante il viaggio che separava casa nostra dalla sua.

Suo marito Enrico ci accolse con del prosecco (il drink preferito della mia consorte) con il quale brindammo sulla soglia di casa. La cena fu veloce e presto ci trasferimmo nel salotto dove un divertito Enrico stappò la terza bottiglia di prosecco.
“Tanto domani non lavoriamo!” Esclamò Antonella.
“Allora, stasera si gioca al gioco della bottiglia come si giocava anni fa!” Maria, mia moglie rise divertita, “Va bene, però la stretta di mano togliamola come penitenza, ci vuole qualcosa di più stimolante!”
Cominciamo a far ruotare la bottiglia sul pavimento.

Antonella annunciava le penitenze: “bacio con la lingua!” La bottiglia si fermò prima da me poi da mia moglie. Ci scambiammo un bacio come ai vecchi tempi; sentì che dai piani bassi qualcosa si muoveva, un bacio di mia moglie mi aveva eccitato. Antonella spense tutte le luci lasciando quattro candele colorate. “Allora … vediamo chi si mostra al meglio…uomini a torso nudo, femminucce in topless, via!” Girò la bottiglia che si fermò da suo marito e da Lucia che attaccò a ridere con Antonella.

L’idea che Enrico potesse vedere le tette di Lucia mi piacque, tornata dalla camera da letto riprese posto, le luci delle candele valorizzarono i suoi due seni. “Adesso, topless, se capita a chi è già in topless… nudo integrale!” Il nooooo di mia moglie si udì quando la bottiglia prese a ruotare. Si fermò a Enrico che balzò in piedi e si sbarazzò dei calzoni riprendendo posto completamente nudo. Le ragazze sghignazzavano come se fossero in un saloon, io ridevo quando la bottiglia che si arrestò di fronte a mia moglie, in quell’istante mi chiesi cosa sarebbe accaduto.

“Dai!! Se non ti spogli 150 euro di penitenza!” Tutti urlammo e lei rassegnata si alzò per ricomparire nuda dalla camera. Enrico la seguì fin quando sedette a fianco a lui. Mi accorsi di quanto prosecco avesse bevuto dalla difficoltà con cui trovò la giusta posizione per sedersi. All’inizio si era messa a gambe incrociate mostrando la sua passera pelosa, poi Antonella le dette un asciugamano per non farla sedere sul pavimento e sedette inginocchiata.

“Adesso, bacio con la lingua di almeno un minuto, se dura meno si passa a qualcosa di più impegnativo!”
Risata generale che si ripropose quando i due piccioncini scoprimmo essere io ed Enrico.
“E adesso?” Chiesi io. “Baciatevi, un minuto sennò vi do una penitenza che non la dimenticate!”
Ci baciammo. La sua lingua sapeva di fragola visto che prima del gioco aveva fatto gli sciacqui con del colluttorio alla fragola. Nel buio e in quella situazione sentì che mi piacque, le due donne ridevano incitandoci, con la coda dell’occhio vidi la mia signora guardare il pisello di Enrico che non si sapeva come era in erezione.

“Vedi che gli piace?” – Urlò Antonella. Compresi che Enrico evidentemente era un bisex, comunque erano passati meno di quaranta secondi e il mio naso avvertì l’odore acre degli umori maschili. Alla fine del lungo bacio il suo pisello era in erezione e il mio in tiro. Ridemmo tutti, un altro flute di prosecco che si passò al prossimo giro. “Adesso, sempre bacio di un minuto ma questa volta abbracciati!”
Mia moglie era entusiasta.

Il giro toccò a lei e ad Enrico.
“In piedi, e baciatevi!” – ululò Antonella.
Entrambi erano nudi e nell’abbracciarsi il pisello di Enrico si stagliò nella pancia della mia signora che prese a baciare con passione il marito della sua amica.
L’odore dolciastro degli umori si sentì più forte, il pisello di Enrico era scomparso perché a contatto con lo stomaco di Lucia che stava al gioco in una maniera imprevedibile.

“Adesso, gran finale: il primo che indicherà la bottiglia farà petting esterno con il o la seconda!” – “Che vuol dire?” disse inopportuna mia moglie.
“Che devi fare un lavoro manuale!”. La risata fu generale ma in cuor mio ero preoccupato.
L’esito della bottiglia fu inaspettato, Enrico avrebbe dovuto masturbare… me!
Mi spogliai fra l’ilarità generale, Enrico sembrava contento, io mi misi a gambe incrociate ed Enrico cominciò a smanettare il mio pisello che raggiunse subito la sua forma migliore.

Mentre mi masturbava pensavo a quando e a come sarei venuto, presi a guardare Antonella come per trovare una fonte di ispirazione, Enrico sembrava estasiato, mia moglie come se vedesse per la prima volta il mio pisello maneggiato da una mano capace la vidi imbarazzata, non me ne fregava, sentì l’orgasmo prossimo, mugolai con i fiotti del mio sperma che investirono il tappeto senza che Enrico rallentasse la sua mano che mi portò al termine di una esperienza piacevole.

Antonella e Lucia applaudirono, Enrico mi portò delle salviette umidificate per pulirmi. Tornato dal bagno appresi che lo stesso lavoro lo avrebbe dovuto fare Lucia ad Enrico, accidenti!, esclamai tra me. Già in erezione Enrico si propose a mia moglie che ridacchiando cominciò a masturbarlo, sentivo gli applausi ritmici che guidavano il suo lavoro. Il mio pisello nel frattempo era rientrato nei ranghi, avvertivo le poche ultime gocce del mio sperma umido, Enrico chiese se poteva toccare, “Si!” fu la risposta di sua moglie, “Non lo farò!” – disse, “vediamo cosa succede!”.

Nel frattempo il suo pene raggiunse dimensioni ragguardevoli che non passarono inosservate all’occhio esperto della mia signora che sembrava prenderci gusto. Ad un tratto un sospiro più forte fu prodromico all’amplesso di Enrico che si palesò con dei fiotti che lasciarono tutti noi sorpresi. “Cara, hai visto il mio maritino?” Disse Antonella.
“Peccato che voi due avete già dato sennò potevamo continuare!” – Disse Antonella. Sparirono in bagno con mia moglie, Enrico si alzò, “Bella serata vero?” – “Si!” – Dissi, io, in fondo il gioco mi era piaciuto e in cuor mio avrei sperato – magari in un futuro non troppo lontano – di andare diciamo così … oltre.

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Un incontro a Firenze

Impiegammo ben poco tempo ad organizzarlo, il nostro viaggio a Firenze. Non ci volle davvero molto a decidere su quale albergo incontrarci, e in quale giorno. Bastò un rapido scambio di email, ed un paio di prenotazioni on line. Del resto, fu on line che iniziammo a desiderarci. Due camere diverse. Una singola per lei, una matrimoniale per me. “Amo stare comodo – spiegai al concierge – quando dormo occupo spazio!”
Lei veniva da nord, io da sud.

Firenze era un compromesso di distanze.
Ci incontrammo alla stazione, bagaglio al seguito e tanta voglia di scambiarci quel bacio che avevamo da sempre desiderato. Fu un lampo improvviso. Un mescolarsi di labbra, lingue e salive in piedi nell’atrio della stazione.
Fummo in albergo dopo una breve passeggiata. Lasciai la porta della stanza aperta, mentre lei posava la valigia nella sua. Sentivo il suo profumo impregnare la camicia, le mani, diventare tuttuno con il mio respiro, mentre la aspettavo.

Entrò di slancio, per non farsi notare dal portiere o da una cameriera, si chiuse la porta alle spalle e mi fu addosso, come io fui addosso a lei. Premuti contro la parete, mentre le nostre labbra si premevano contro i denti in una fame di baci che sapevamo di avere, ma non credevamo così violenta. L’avrei presa a morsi, tanto la desideravo, ma non lo feci per non lasciarle sul corpo segni che al marito non avrebbe potuto nascondere.

Ci baciammo in piedi, a lungo, prima di spogliarci reciprocamente. Le sue mani mi sbottonano la camicia, la sua bocca divorò la pelle del mio petto, si strofinò contro i miei peli, si impossessò dei miei capezzoli, leccandoli piano prima di scendere a prendermi in bocca il cazzo. Mi succhiò e leccò brevemente, stando in ginocchio, mentre le affondavo le mani tra i riccioli. Poi la tirai su, con forza, per sdraiarla sul letto.

Finalmente ce l’avevo davanti, nuda eccetto che per le autoreggenti che indossava, sempre, perché odiava i collant e perché le piaceva farsi fottere con quelle indosso. Le aprii le gambe tenendola per l’incavo delle ginocchia e tuffai la testa tra le sue cosce. Leccarle la fica era quel che desideravo di più. Assaggiare le sue labbra intime, i suoi umori…sentire la mia lingua entrare nella sua fica, saziarmi del suo sapore dolce e pieno.

La sentivo gemere, respirare a ritmo sempre più veloce mentre mi spingeva la testa ancora più a fondo, tenendomi con una mano, incrociandomi le gambe dietro il collo…non respiravo nemmeno; leccavo la sua fica, giocavo con il suo clitoride mentre le infilavo tre dita dentro finchè non la sentii arrivare al primo orgasmo…gemiti, contorsioni, suppliche: “ Oh si, si, ancora…non ti fermare, ancora, ancora…mmm…”. Mi riempii la bocca del suo orgasmo, ingoiando umori e saliva e aria e la sua voce che mi chiedeva soltanto di scoparla.

Sollevandomi con le braccia scivolai sul suo corpo, la baciai sui seni e in bocca. Intrecciando alla mia lingua piena del sapore della sua fica quello della sua, che sapeva di tabacco e menta. Le fui dentro in un attimo, spingendo forte il mio cazzo dentro di lei.
Dopo qualche colpo che la fece gemere ancora, mi spinse con le braccia su un lato, facendomi rotolare dall’altra parte e mi venne sopra per cavalcare la mia erezione.

Ero duro, gonfio, pulsante di desiderio solo per lei.
Si mosse su di me roteando i fianchi, spingendo con le mani sul mio petto per impalarsi ancora di più sul mio cazzo. Venne ancora. Quasi ridendo. Dicendo che avrebbe voluto urlare, ma aveva paura di essere sentita fino in strada!
Eravamo amanti, clandestini. Dovevamo essere discreti. Io dovevo ancora venire. La spinsi giù, la penetrai di nuovo. Con forza. Rudemente. Le tenevo i polsi ancorati al letto mentre stantuffavo la sua fica bollente di orgasmi.

La tenni stretta fino all’ultima spinta, fino a riempirla della mia sborra. Uscìì dalla sua fica così com’ero: bagnato dei suoi umori e del mio sperma, con il cazzo ancora duro e pulsante. Mi sdraiai sulla schiena, e lei, accarezzandomi piano il petto e la pancia con una mano, lo prese in bocca, lo ripulì con la lingua e con le labbra per dedicarsi ad un lussurioso pompino. Sentivo la sua bocca accogliermi, succhiarmi, la sua lingua che roteava in un’infinita carezza.

Sollevando la testa sussurrò appena: “Voglio bere tutto. Averti ancora più dentro. Perchè ti amo. ”
Mi abbandonai alla sua bocca, venendole in gola.

Fumammo una sigaretta, abbracciati, scherzando su noi, su cosa ci facessimo lì. A centinaia di chilometri dalle nostre esistenze, impegnati a fotterci fino allo stremo per sentire che finalmente tutto quello che era nato chattando su uno stupido sito web era il nostro momentaneo presente.