Archivio mensile:Ottobre 2012

LA MIA FAMIGLIA……APERTA – Capitolo 1

La mia sorellina Claudia – L’iniziazione

Tutto ebbe inizio un giorno di luglio del 1998.
Io (19 anni) ero in bagno a masturbarmi, pensavo al culo di mia madre (37 anni). Un gran bel culo sodo che avevo avuto la fortuna di vedere il giorno prima mentre in bagno faceva il bidet.
Aveva lasciato la porta socchiusa ed io, curioso, l’aprii un pochino, quel tanto che basto’ per vedere mia madre, di spalle che faceva il bidet.

Le gambe aperte, aprivano anche la cosce, facendomi intravedere ciuffetti di peli.
Poi, avendo finito di lavarsi, sollevo leggemente il culo per prendere l’asciugamano e li vidi il buchetto marrone, sicuramente vergine, che si stagliava sulla pelle bianca delle cosce di mia madre.
Ebbi una improvvisa erezione, tirai giu’ la zip dei pantaloni, spostai lo slip ed il mio cazzo venne fuori prepotente tra le mie mani.
Feci appena in tempo a dare due colpi che subito venni.

Fortunatamente ebbi il tempo di chiudere il prepuzio in modo da far rimanere lo sperma all’interno, altrimenti avrei sborrato sulla porta. Me ne andai di corsa in camera mia per non essere scoperto.
Dunque ero in bagno che pensavo al culo di mia madre, con il cazzo in mano quando improvvisamente entro la mia sorellina di 16 anni, Claudia.
– Ma cosa fai perche’ non bussi? – dissi io incazzato.
Lei non disse niente, lo sguardo posato sulla mia mano che stringeva il mio cazzo, poi:
– Scusa Giorgio, scusa…non sapevo (i suoi occhi sempre puntati sul mio cazzo turgido) non volevo….

scusa…. scusa. – ed usci’.
Io continuai a masturbarmi, vedevo il culo di mia madre sollevarsi ed abbassarsi. Immaginavo il mio cazzo tra le sue cosce che andava avanti ed indietro, fino a che non venni schizzando sperma dappertutto.
Ripulii tutto ed uscii’.
La mia sorellina era nel soggiorno che giocava con le sue bambole. Quando mi vide uscire, guardo subito li tra le mie gambe, ma chiaramente il mio cazzo riposava tranquillo.

La mamma disse che era ora di cena. Voleva mangiare perche’ era stanca e voleva subito andare a letto.
Quella sera papa’ non c’era, era in viaggio, sarebbe tornato dopo 15 giorni.
Fino a qualche mese fa, papa’ voleva scopare quasi tutte le sere, ed io li sentivo dalla mia camera, molto vicina alla loro.
Per quanto parlassero sottovoce, riuscivo a sentire i gemiti e le risatine di mia madre.

Sapevo che il culo di mia madre era vergine, perche’ avevo sentito molte volte dire a mio padre:
– Giulia, fammelo mettere li’ – e mia madre a cui piaceva stuzzicarlo, gli chiedeva:
– Li dove caro?-
– Lo sai benissimo Giulia – diceva lui – nel culo, Giulia nel culo, nel tuo culetto vergine –
Ma mia madre non aveva mai detto di si, e cosi’ non gli rimaneva che scoparla, naturalmente dopo che mia madre lo aveva spompinato per bene, per farlo diventare duro duro come piaceva a lei.

Quante seghe mi sono fatto ascoltandoli. Chissa’ cosa avra’ pensato mia madre, la mattina vedendo le lenzuola macchiate di giallo, ma non mi ha mai detto nulla. Ma ormai era parecchio tempo che non sentivo piu’ le loro voci.
Cosi’ la mamma, la sera per dormire e per calmare i bollenti spiriti, prendeva quasi sempre dei tranquillanti, perche’ durante il giorno, o quando tornava dal lavoro era sempre molto nervosa. Non li vedevo piu’ come una volta, affettuosi a scambiarsi baci anche davanti a noi, e credo che a mamma tutto questo mancasse molto.

Erano in un momento di calma piatta sessuale, anche se io vedevo che mamma, ogni tanto lo provocava con delle rispostine a modo, ma mio padre evidentemente non aveva piu’ la voglia di un tempo, o forse aveva un’amante.
Torniamo alla cena.
Dopo esserci messi tutti il pigiama mangiammo, io mia madre e la mia sorellina, poi mia madre, dopo aver lavato i piatti, prese il suo tranquillante e se ne ando’ a letto, mentre Claudia mi chiese se volevo vedere un dvd insieme a lei.

Dissi di si, cosi’ lei ando’ subito in salotto e mettere su il suo film preferito: Titanic.
Eravamo seduti sul divano tutti e due, ed ogni tanto facevamo dei commenti sul film. A lei piaceva molto Di Caprio ma anche Kate Winslet, insomma le piaceva tutto il film.
Ad un certo punto mi disse:
– Giorgio, posso sedermi sulle tue ginocchia, sto piu’ comoda? –
– Certo – le risposi, e cosi sollevo’ un po’ la sua camica da notte e si sedette su di me.

Ogni tanto rideva e si muoveva sulle mia gambe, si spostava avanti ed indietro.

Cominciai a sentire qualcosa tra le mie gambe, il cazzo mi stava diventando duro, cosi’ le presi il sedere tra le mani e la spostai un po’ in avanti. Non volevo che sentisse il bozzo del mio cazzo.
Lei non disse niente, ma dopo qualche secondo, con un movimento improvviso si sposto’ all’indietro e poso’ la sua fichetta proprio sopra il mio cazzo.

Rimase un attimo ferma, poi spinse un po’ in giu’ e rimase cosi’
Non sapevo cosa fare, ma sentivo che il cazzo mi diventava piu’ duro ed iniziava a sussultare con piccoli movimenti su e giu’
Mi accorsi che sotto la camicia da notte non aveva messo lo slip.
Sentivo il calore della sua fichetta sul mio cazzo e piano piano i miei pantaloni del pigiama cominciarono a bagnarsi dei suoi umori.
Lei non disse niente, ne si volto’ ma inizio’ a muoversi leggermente avanti ed indietro spingendo qualche volta in giu’.

Io sollevai un po’ la camicia da notte e potei ammirare il suo culetto bianco. Il cazzo stava per scoppiare.
Lei si sollevo’ per prendere il telecomando sul tavolinetto, voleva rivedere la scena nella cabina, quando i due fanno l’amore.
Ne approfittai e mentre lei si sollevava, abbassai i pantaloni lasciando il cazzo allo scoperto.
Lei si sedette di nuovo su di me, e quando senti’ il calore del mio cazzo tra le sue cosce, rimase un attimo ferma, poi, come se nulla fosse, riavvolse il nastro e si guardo’ la scena.

Sentii le grandi labbra aprirsi ed il mio cazzo adagiarsi tra di esse.
Era bagnatissima. Inizio’ a muoversi avanti ed indietro, poi con gli occhi puntati verso il televisore, dove Di Caprio scopava Kate, si giro’ e disse:
– Giorgio, stiamo facendo la stessa cosa?-
Non sapevo cosa rispondere e buttai li’:
– Che cosa scusa, quale cosa?-
– Beh, loro stanno facendo l’amore, noi cosa stiamo facendo? – lo disse mentre con il suo sguardo furbetto butto’ l’occhio verso il suo sederino poggiato sul mio cazzo.

– No…. niente, non so…. ma che dici – balbettai io.
– Stamattina ti ho visto in bagno, con il tuo……. in mano. Non lo avevo mai visto, non pensavo fosse cosi’ grande e lungo. –
– Eh ma tu devi bussare prima di entrare in bagno. – dissi io
– Si vabbe’ ma stamattina mentre lo guardavo, ho sentito una cosa strana nello stomaco che poi e’ scesa giu’ giu’ fino alla mia patatina.

Ora, lo sento ancora di piu’, mi manca quasi il fiato. Che cosa e’ Giorgio, perche’ mi sento cosi’?-
– Ma sei ancora piccola per queste cose, anzi, lasciamo perdere, levati da sopra di me. e mettiti seduta sul divano. –
– Non ci penso per niente, e poi non sono piccola, Laura, la mia compagna di classe che e’ piu’ piccola di me, lo ha gia’ fatto con il fratello, ed ha detto che le e’ piaciuto tantissimo.

Giorgio, me lo fai fare anche a me?-
– Ma cosa dici, sei scema. – feci io, mentre ero cosi’ eccitato che in cuor mio non vedevo l’ora di farlo. –
– Senti mamma dorme, andiamo in camera mia che e’ piu’ lontata da quella di mamma. Dai io vado, raggiungimi. –
Si alzo’ e se ne ando’ senza aspettare la mia risposta.

Un tranquillo weekend di sesso

Un weekend di puro sesso lesbico, due giorni dedicati alla masturbazione reciproca. Tutto era pronto. Le valigie in auto, una borsa termica con i panini per il viaggio. Eleonora e Sabrina erano eccitate per l’aspettativa, benchè ancora sorprese dalla busta ricevuta per posta la settimana precedente. Un ignoto ammiratore aveva pagato alle due ragazze un weekend tutto compreso in un piccolo chalet di montagna, isolato in una pineta maestosa, con splendida vista sulle montagne.

L’autunno avanzava, le foglie degli alberi si facevano rosse e gialle, e i larici indoravano i fianchi delle severe montagne. Partendo da Milano, le ragazze giunsero alla meta dopo qualche ora di viaggio. Il posto era stupendo. La casetta, tutta in legno e pietra naturale, aveva una piccola cucina, un salottino e una camera matrimoniale con un enorme camino. Sabrina accese il fuoco grazie alla legna a disposizione. Mentre la casa si scaldava, le ragazze fecero una passeggiata nella foresta.

Incontrarono ben pochi escursionisti, videro anche qualche daino. Il profumo dei pini si spandeva nell’aria dando una impressione di leggerezza e soavità.

Tornando verso la casa, Eleonora sfiorava ogni tanto il bellissimo sedere di Sabrina. Ammiccanti sguardi presagivano amplessi di grande godimento. Appena varcata la soglia, Eleonora spinse Sabrina contro la parete. Le tolse immediatamente camicetta e reggiseno, e si mise a succhiare con grande energia i suoi capezzoli turgidi dall’emozione e dall’eccitazione.

La lingua di Eleonora lavorava i capezzoli muovendoli ritmicamente, e, alternando piccoli risucchi a grandi leccate, fece facilmente eccitare Sabrina. Mugolii di piacere non facevano altro che bagnare Eleonora. Si staccò da Sabrina, si spogliò davanti a lei, entrò in camera e si sdraiò sul letto. Allargò le gambe ed iniziò a toccarsi il sesso bagnato. Il pube di Eleonora era adornato di bellissimi peli che donavano un aspetto eccezionale al suo sesso, soprattutto quando era bagnata di umori femminili.

Sabrina, lontana dal letto, si tolse il resto degli indumenti e si appoggiò alla porta chiusa della camera con le gambe leggermente divaricate. Le due ragazze, guardandosi negli occhi da lontano, presero a masturbarsi muovendo le sottili ed agili dita femminili sui loro umidi clitoridi.

Eleonora sorrise a Sabrina la quale non perse tempo ad avvicinarsi al letto e a sdraiarsi sul corpo di Eleonora: gambe sulle gambe, pube sul pube, seni sui seni, braccia abbracciate, labbra che baciano labbra.

Si accarezzarono per molti minuti, insistendo sulla pelle dell’addome e sull’interno coscia, incrociando le lingue nelle rispettive bocche. Eleonora rivoltò Sabrina, si sedette ai suoi piedi e, prendendone uno in mano, lo baciò con insistenza guardando Sabrina negli occhi. Allargate le gambe, Eleonora inserì due dita nella vagina di Sabrina muovendole molto molto lentamente mentre osservava i movimenti del bacino della ragazza. Inchinandosi, leccava le labbra vaginali mentre le dita bagnate scivolavano nel corpo della sua amante possedendone il fisico e l’anima.

Sabrina ebbe un improvviso orgasmo. Troppa l’eccitazione, troppo bello l’ambiente e la sensazione che niente e nessuno avrebbe fermato le dita agili e curiose di Eleonora.

Sabrina invitò Eleonora a sedersi sopra il proprio viso, il modo da avvicinare il più possibile le labbra vaginali alla sua bocca. Comodamente sdraiata, Sabrina iniziò a succhiare le singole labbra vaginali di Eleonora, tirandole leggermente. Prima il labbro destro, poi il sinistro, poi il destro e poi ancora il sinistro, fino a scivolare con la lingua sul clitoride.

L’umore femminile di Eleonora colava lungo il collo di Sabrina, riempiendo di odore di sesso l’intera stanza. Le leccatine sul clitoride di Eleonora divennero ampie leccate, con succhiate, baci, morsicchiate. Eleonora ansimava, si contorceva, cercava di inarcarsi per raggiungere con le dita il sesso di Sabrina, alzava le braccia incrociandole dietro la nuca. Così facendo, i morbidi e grandi seni di Eleonora erano vittima delle palpate di Sabrina, la quale, mentre succhiava il sesso di Eleonora, ne tirava i capezzoli o li solleticava con le dita.

L’orgasmo di Eleonora non si fece troppo attendere, spruzzando con un eccezionale squirting il viso della sua amata amante. Discesa nel letto, si mise a leccarne il viso, per ripulirlo, con amore e dedizione.

Qualcuno bussò alla porta dello chalet. Eleonora e Sabrina furono paralizzate dallo spavento. Chi mai poteva essere in questo posto sperduto? Con coraggio si avvicinarono alla finestra, tenendosi strette e coperte con un lenzuolo. Era Lorenzo! Non ci potevano credere.

Quel loro amico che avevano conosciuto casualmente parlando di sesso in rete. Impossibile che fosse lì, alla porta. Come faceva a saperlo? Chi l’aveva informato? Confuse si avvicinarono alla porta e socchiudendola videro che era proprio lui. Lorenzo sorrise e, accomodandosi nella casa, porse una busta a Sabrina. Sabrina, sempre più confusa e tenendosi malamente il lenzuolo addosso, aprì la busta. All’interno c’era una cartolina commerciale che testimoniava che l’autore misterioso che aveva prenotato e pagato il soggiorno era proprio Lorenzo.

Tutti si misero a ridere, di gusto. Ed era chiaro che l’intenzione era di fare sesso tutti insieme, nel rispetto dei propri gusti sessuali. Infatti Sabrina amava anche far sesso con gli uomini e un incontro tra Eleonora, Lorenzo e Sabrina sarebbe presto finito con avere Sabrina al centro delle attenzioni sia di Eleonora che di Lorenzo. Questo fu chiaro subito.

Lorenzo si tolse i vestiti, rimanendo nudo. Non era ancora eccitato.

Il pene mollemente corto e in attesa di essere valorizzato. Si sedette a gambe aperte sul letto. Sabrina si inginocchiò tra le sue gambe, esponendo il suo sedere e il suo sesso ad Eleonora, la quale da dietro la leccava. Sabrina prese il pene in bocca: era bellissimo sentire il sesso maschile molliccio nella propria bocca. Muoverlo a destra e a sinistra con la lingua e sentirne l’eccitazione gonfiarlo leccata dopo leccata, succhiata dopo succhiata.

Il pene era adesso duro, rigido, un’asta del piacere pronta all’uso. Eleonora spostò Sabrina, fece sdraiare meglio Lorenzo, poi accompagnò Sabrina sul pene di Lorenzo, e, prendendola per le spalle, la fece scendere. Il sesso di Lorenzo riempì la vagina di Sabrina: la ragazza emise un mormorio di piacere. Aveva sognato tanto di essere penetrata da Lorenzo e oggi il sogno diventava realtà. Ed era proprio Eleonora, il suo grande amore, ad accompagnarla in questo momento.

Eleonora si mise in piedi a gambe aperte, sopra Lorenzo, e vicino alla bocca di Sabrina. Lorenzo poteva ammirare il sesso di Eleonora, in alto sopra il suo addome, mentre accarezzava i seni di Sabrina, quei bei seni che in passato tanto avrebbe voluto toccare. Sabrina rimaneva ferma a sentire il pene in sè, assaporando le mani di Lorenzo sul suo corpo, e, allungando la lingua, sfiorava il sesso di Eleonora. Eleonora accarezzava i capelli di Sabrina, spingendo dolcemente il suo viso contro il suo sesso.

Sabrina iniziò a muoversi, lentamente, sul duro pene. Su e giù. Suuu e giùùù. Suuu e giùùù. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Il ritmo iniziò ad aumentare. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Mise le mani sul sedere di Eleonora, stringendo i glutei ed affondandoci dentro le dita. Su e giù. Su e giù.

Su e giù. Su e giù. Su e giù. La lingua leccava con insistenza il clitoride, mentre Eleonora la facilitava inarcandosi e allargando le labbra vaginali con le dita. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Lorenzo ansimava e godeva della vista della lingua di Sabrina che leccava lo splendido sesso di Eleonora, quel sesso che mai avrebbe potuto avere per rispetto verso la sua amica.

Su e giù. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Lorenzo stava già per venire, tanta era l’eccitazione di tutti.

Sabrina si alzò e si mise in ginocchio. Lorenzo prese da una borsa un dildo di gomma. Si sedette dietro Sabrina con a fianco Eleonora. Si guardarono in viso, sorridendo a vicenda. Lorenzo porse il dildo ad Eleonora, ma lei invitò Lorenzo a prendere la base del dildo insieme.

Entrambi lo posizionarono tra le labbra vaginali di Sabrina. Iniziarono a penetrarla. Lo fecero con velocità, come se dovessero sturare un tubo. Era un modo di dare piacere a Sabrina molto differente da quello sperimentato prima. Sabrina accasciò le spalle sul letto, esponendo il sedere e la vagina. Lorenzo tolse il dildo ed infilò due dita muovendole. Poi fu la volta di Eleonora a masturbare con le dita la vagina di Sabrina. Andarono avanti parecchi minuti in questa maniera, alternando il dildo alle dita di Eleonora e Lorenzo.

Sabrina godeva, godeva proprio tanto. Umori le colavano lungo la coscia. Lorenzo si pose davanti al suo viso e lei riprese a succhiargli il pene. Gustoso perchè aromatizzato dei suoi umori.

Eleonora si sdraiò davanti al viso di Sabrina, la quale iniziò a penetrarla col dildo. Lentamente, con molta dolcezza. Lorenzo prese a penetrarla da dietro. Chiudendo gli occhi la penetrò con molta lentezza, poi accelerava, poi rallentava, poi usciva e rientrava e continuò così per molto tempo.

Eleonora ansimava torcendosi e godendo del godere di Sabrina. Lorenzo la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava, colpiva ritmicamente il sedere col bacino osservando il suo pene scomparire nel sesso della sua amica. E la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava. Mettendo le mani aperte su quel sedere stupendo la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava. Eleonora sentiva il dildo strisciare esternamente al suo sesso, tra le labbra bagnate, e godeva mentre si toccava i seni.

Sabrina veniva mossa ad ogni colpo di Lorenzo, i seni molli oscillavano a ritmo e usava con maestria il dildo su Eleonora. Lorenzo sorrideva mentre la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava. Poi estrasse il pene e lo posizionò sull’ano di Sabrina. Non aveva mai fatto sesso anale, ma Sabrina lo incoraggiò prendendo il pene con la mano e puntandolo al suo buco. Lorenzo iniziò a spingere. Era duro, difficile e Sabrina dava piccoli lamenti.

Entrò prima parzialmente, poi metà e poi spingendo a più riprese entrò tutto, in tutta la sua lunghezza. Era una sensazione strana mentre la penetrava. Sabrina non ce la faceva più. Voleva vedere e sentire un orgasmo, voleva sperma, voleva lo squirting, voleva annegare nei liquidi dei piaceri di Lorenzo ed Eleonora. Lorenzo la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava. Eleonora si mise in ginocchio per favorire le leccate e la penetrazione del dildo di Sabrina.

Sabrina col dildo la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava. Lorenzo col pene la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava. Era un tripudio di sudore, movimento, sesso, penetrazione, liquidi, ansimate, gridolii, cigolii del letto. Lorenzo voleva eiaculare, voleva spruzzare il suo sperma dentro Sabrina. Uscì dall’ano e si inserì nella vagina. Iniziò a penetrarla con velocità, con molta velocità. Il sangue pulsava, il calore aumentava, la pelle del pene tirava fino quasi a far star male Lorenzo, finchè… uno spruzzo caldo e liquido di sperma invase il sesso di Sabrina, riempiendola di godimento.

Anche Sabrina venne, con un orgasmo molto diverso da quello avuto con Eleonora. Il bacino si mosse a sussulti, ritmando il continuo della penetrazione. Lo sperma colava abbondante, bagnando la pelle, il letto, la mano di Sabrina che si accarezzava il sesso.

Eleonora fece sdraiare Sabrina e Lorenzo, fianco a fianco, a pancia in giù. Si mise sdraiata a pochi centimetri dai loro visi ed invitò Sabrina a penetrarla con le dita.

Lorenzo osservava e ogni tanto leccava le dita di Sabrina per sentire il sapore di Eleonora. Il ritmo era veloce, il suono delle dita di Sabrina dentro Eleonora dimostrava quanto era eccitata e bagnata. Lorenzo guardava ammirato e dava dolci baci sul viso di Sabrina. Eleonora godeva, godeva di avere Sabrina ai suoi piedi che la masturbava e godeva nel sapere che c’era anche Lorenzo ad osservare da vicino. Venne. Venne in modo forte, improvviso, coinvolgente.

Produsse uno squirting notevole, caldo, liquido, che colpì i visi dei due amanti. E mentre Eleonora si agitava e si torceva dal godimento, Sabrina e Lorenzo si leccavano e si pulivano i visi a vicenda.

Così si concluse quella giornata memorabile. Lorenzo fece un bagno, lavato dalle mani gentili di Sabrina. Si eccitò ancora e usando il sapone, Sabrina fece un lento handjob a Lorenzo. Lo sperma uscì dopo molto tempo. Sabrina dovette frizionare quell’asta del piacere con la mano chiusa ed insaponata, osservando la punta del pene pulsare di voglia.

Poi fu la volta di Eleonora che fu lavata da Sabrina e masturbata appena dopo usando il getto della doccia puntato ritmicamente sul suo clitoride. Infine fu la volta di Sabrina, lavata da Lorenzo e Eleonora e masturbata da loro: mentre Lorenzo si occupò dei seni, Eleonora ebbe il compito di solleticare il clitoride col sapone intimo fino all’orgasmo. Cenarono insieme, dormirono insieme, fecero colazione e uscirono insieme a scoprire le bellezze di quel magico luogo.

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L’amica Marisa

Entro in una stanza buia solo un cono di luce al centro,, parte piccolo dal soffitto e si allarga sino a terra dove illumina una sedia
Io vestita con abito corto, calze velate e reggicalze in bella evidenza scarpe tacco 12 mi siedo e aspetto dopo qualche attimo dietro le mie spalle sento un leggero fruscio,, un fresco profumo di donna si avvicina le sue mani passano davanti hai miei occhi, mi benda e delicatamente mi prende le braccia e le porta dietro alla sedia un clik e le manette si chiudono…..poi comincia a sfiorarmi con le mani e le labbra ovunque, collo, viso, bocca ,braccia ,seno ,gambe e clitoride Non vedo nulla ma impazzisco di piacere ,il mio clito sembra ringiovanito, duro da far male ,lei non lo tocca molto ,lo sfiora solo con le labbra ,ma le sensazioni sono incredibili Mi tocca con le mani i capezzoli sento qualcosa di freddo vicino al mio seno e poi un leggero dolore,.. delle pinzette in acciaiomi stringono i capezzoli una delle mie segrete passioni
Poi sempre da dietro mi cingono due braccia maschili e le mani con dolce sapienza cominciano a toccarmi il clito provocandomi del piacere incredibile Sento che lei è davanti a me e si muove sinuosamente sfiorando il mio corpo con i suoi seni, il suo profumo mi inebria e l’odore del sesso oramai pervade le mie narici.

Ad un certo punto lei mi sussura di chiudere gli occhi perchè mi toglierà la benda e sarò solo io la padrona della mia vista solo io deciderò se vedere o meno quello che sta succedendo o succederà
La benda viene tolta ,la voglia di aprire gli occhi è tanta , ma non credo sia il momento giusto per farlo ,intanto lui mi masturba come solo i maschi sanno fare e lei con la lingua raccoglie le gocce che escono dal mio clitoride.

Tra un gemito e l’altro mi sembra di sentire qualcosa ..dei sospiri … no non dei sospiri ma delle persone che ansimano come se si masturbassero vedendo un filmino hard davanti alla tv nella quiete della loro casa.
La temperatura sale e comincio a sudare ,non è più una sensazione…..sono certa non siamo solo noi tre dentro quella stanza ,,,socchiudo appena gli occhi non vedo nulla mi devo ancora abituare a quel buio appena inciso dalla flebbile luce di quel faretto sul soffitto
Le mani di lui interrompono dolcemente la masturbazione e sento che si allontana da me lei con voce vellutata mi dice di non aver paura che sarà lei a proteggermi ed aiutarmi nel caso ne avessi bisogno.

Avrei voglia di toccarmi da sola ed anche di allentare la morsa delle pinzette sui miei capezzoli che vero provocano piacere ma anche dolore Quella piacevole e dolorosa sensazione che mi fa impazzire ma mi ricordo di avere le manette hai polsi.
La mia vista si sta riprendendo scorgo nel buio delle ombre e sono tutte intorno a me ,davanti , ai lati e anche dietro ne sento l’ansimare non credo hai miei occhi ,sono tutti maschi e si stanno masturbando , ma quanti saranno ?
Non mi interessava quanti ma cosa avrebbero fatto.

La mia dolce amica si avvicina a me e mi dice che loro sono tutti qua per me per riempirmi di sperma caldo e se ero pronta avrebbero cominciato la loro missione
Inoltre mi sussurra che si sarebbe messa dietro di me a tenermi su i capelli ,visto che ero ancora ammanettata,e il suo lui ……quello di prima……mi avrebbe torturato con la bocca e la lingua il mio clito finchè non gli fossi venuta in gola
Il mio cuore stava impazzendo, lo sentivo battere come non mi era mai successo
Via ..il primo maschio si avvicina due colpi secchi e i suoi tre skizzi di sperma mi riempiono già la faccia abbondantemente di sborra calda e appiciccosa direi una delizia per le mie labbra e sopratutto per la mia mente forse vista l’abbondanza sarebbe bastato cosi,ma ne arriva subito un altro vicino a me che toccandosi nel tragitto viene e il suo succo si perde nel pavimento a quel punto si avvicinarono tutti assieme e comincio la più bella e abbondante abbuffata di sborra della mia vita
Gli skizzi arrivavano da per tutto ne ero piena in tutti gli orefizi ,ed io cercavo di non perderne una goccia ma era tanta troppa nell’enfasi della situazione non mi ero accorta che la mia dolce amica teneva sotto al mio mento una specie di enorme scodella dove lo sperma che non riuscivo ad ingoiare colava copioso e nel mentre succedeva tutto questo il suo maschio mi stava succhiando con enorme soddisfazione il mio clito non lo sentivo più da tanto era duro.

Ero veramente un lago di sborra e i maschi non finivano mai secondo me c’era anche chi faceva il doppio giro talmente la situazione era eccitante ero al limite delle mie capacita oramai non la ingoiavo più skizzata entrava nella bocca e me la facevo colare addosso, la cosa mi eccitava ancora di più………….
Ad un tratto gli skizzi finirono …ero devastata dalla quantità di sperma che avevo ingoiato e che avevo addosso ma la mia dolce amica mettendosi davanti a me mi ricordo,,, al solo vederla ,,,,che aveva un recipiente colmo sino all’orlo di sborra lo alzo sopra la mia testa ,e mentre il suo lui stava ancora pompando il io clito,me la verso addosso ,a quel punto non ce la feci più, per l’eccitazione sborrai in gola al suo lui che venne innondato anche da tutto quel nettare che colava dal mio ventre ,quasi svenni dall’eccitazione e dalla soddisfazione di quel momento che ancora ricordo come fosse ieri legata ad una sedia innondata di sborra con un uomo hai miei piedi e la mia amica che mi accarezzava facendo di me la donna più felice del mondo.

la mia amica Marisa

La storia con Marisa mi coinvolse per puro caso e mi venne offerta, su un piatto d’argento, da lei stessa. Lontano da ogni pensiero, mai avrei potuto preventivare, un giorno, di farmi “la Marisa”,come veniva chiamata nel nostro gruppo oratoriale di coetanei. Si può dire che la conoscessi da sempre; parecchio più anziana di me, piccola di statura (il suo soprannome era “rasoterra”), ma ben proporzionata con tutte le sue cose al posto giusto, non dava a noi ragazzi molta confidenza, ma del resto quando si hanno quindici anni, i dieci /dodici anni in più di differenza,si avvertono parecchio (noi eravamo ragazzotti alle prime seghe, mentre lei, già signorina, aveva sicuramente accolto nel suo “nido” più di qualche uccello compiacente), per cui per noi “la Marisa” divenne un po’ l’oggetto del desiderio, il mito inavvicinabile; anche il solo suo rivolgerci la parola, per non dire un sorriso di circostanza, o darci il minimo di confidenza, voleva dire per noi essere dei privilegiati.

Quel suo portamento, quel suo elegante e civettuolo modo di vestire , quel suo ondeggiare su tacchi vertiginosi, uniti a quella leggera aria di snobismo, facevano si che fosse ammirata con cupidigia da tutti mentre su di lei fiorirono, sempre inventate da noi per rendere tutto il contesto più pepato, leggende metropolitane più inusitate, come il fatto che fosse una gran scopatrice ma che fosse anche “cattivissima” e “pretenziosa” nei rapporti sessuali coi partner (non è mai stata sposata ; usava i maschi e li lasciava: questa almeno era la diceria che aleggiava nel nostro immaginario collettivo).

Inoltre uno di noi, suo vicino di casa, si vantava di averla vista seminuda dalla sua finestra della camera e ce l’aveva descritta nei minimi dettagli intimi (certo nessuno avrebbe potuto mettere in dubbio quelle parole), e questo fece si che lui fosse diventato,ai nostri occhi, il più privilegiato di tutti anche perché non ci fu mai verso di farci invitare a casa sua per poter ass****re ad un eventuale spettacolo della Marisa. Alla luce di questi racconti, sempre più fantasiosi ed esagerati, “la Marisa” quindi diventò sempre più irraggiungibile per noi comuni mortali ; ed allora cosa può fare un “comune mortale” in questa situazione : giù seghe a profusione, sborrate solitarie o collettive,dove la suddetta veniva fantasticata nei modi più assurdi e strani, ma anche più maialeschi e depravati ; veniva scopata in tutti i modi possibili , in tutte le situazioni e nulla e nessuno le faceva dire basta.

Passarono gli anni e le mie prime esperienze mi fecero quasi dimenticare Marisa, anche se di tanto in tanto incontrandola, il prurito, per i pensieri che mi ricordavano la gioventù, si faceva ancora largo nella mia mente. Poi il nostro rapporto divenne, col passare del tempo , sempre più confidenziale, tanto che arrivammo a darci del tu, cosa impensabile per me solo qualche anno prima, ciò nonostante non ebbi mai il coraggio di confidarle i litri di sborra gettati pensando a lei.

Qualche tempo fa, per una serie casuale di circostanze, i nostri incontri si fecero, anche se non voluti, più frequenti e,complici un caffè, due chiacchiere, qualche risata, mi fecero intuire che sotto sotto Marisa non avesse poi tutte quelle amicizie che si poteva pensare per una single come lei e di uomini neppure l’ombra (certo che l’età, ormai ben oltre a quella pensionabile, non le permetteva di spaziare più di tanto). Era sostanzialmente una persona sola che, anche perché a livello di parentela le restava solo una nipote mentre per quanto riguarda le amiche queste erano tutte per lo più sistemate , utilizzava i risparmi di una vita in soggiorni ,più o meno lunghi, solitari, in riviera, anche più volte all’anno o in viaggi organizzati, ma solo quando le rare amiche avevano dei giorni liberi da altri impegni.

Fu così che un pomeriggio, mentre stavamo sorseggiando una bibita al solito bar e chiacchierando del più e del meno, lei mi confidò che la mattina precedente si era comprata due parei per andare al mare di lì a qualche giorno; “Veramente” mi disse “ Dopo tanta insistenza e tanta adulazione, mi ha convinto il venditore a prendere quei modelli, in quanto per me sono molto, direi troppo, osèe e qui a casa non potrei indossarli per uscire.

Sai, non sono più una ragazzina e tutto quel “vedo non vedo”, tenuto insieme solo da alcune placche metalliche posticce, qui a casa non sai che scalpore farebbe nella gente. Invece lontano dall’ambiente non mi interessa e poi, devo dire , mi sembra proprio che mi stiano bene indossati “ concluse, quasi a giustificarsi dei soldi spesi per qualcosa che avrebbe sfoggiato lontano da casa e solo per un paio di settimane. A quelle parole, un lampo mi balenò nel cervello: “Ma cosa dici,col fisico che ti ritrovi potresti metterteli anche qui e fregartene della gente che è solo invidiosa.

Comunque fatti s**ttare una foto al mare con quei parei, così potrò vederti e giudicare se quello che dici è vero” buttai lì di getto ed attesi la sua reazione. “Ma va, non c’è niente di bello da vedere” rispose sorniona stimolata nel suo amor proprio, ed allora io rincarai la dose: “Posso ben immaginare quanti “omini” ti ronzeranno intorno al mare quando li indosserai facendoti la corte e magari con altri pensieri non proprio limpidi”.

Marisa fece finta di non raccogliere lasciando cadere le mie parole nel vuoto, ma conoscendola sapevo di aver risvegliato in lei l’istinto di femmina, anche se ben conscia della sua età e, di conseguenza, del suo fisico, che in effetti non era niente male. Il sasso comunque era stato lanciato ed ora ero in attesa di vedere quali conseguenze avesse provocato. Dopo un paio di giorni ci ritrovammo di nuovo a bere qualcosa; io non tornai sull’argomento “parei” e la cosa mi stupì quando fu lei a riprendere il discorso interrotto qualche giorno prima.

“Sai, ho di nuovo riprovato i due parei per autoconvincermi che non ho buttato completamente i soldi e devo dire che hai ragione; mi sembra effettivamente di star bene, comunque la decisione è presa: qui a casa non li metterò mai per uscire ma sono soddisfatta ugualmente” decretò e mi parve attendesse una conferma da parte mia. “Pazienza” le risposi con falsa delusione: “Vorrà dire che mi accontenterò di vederti in foto con indosso quelle cosette” ,al che lei riprese: “Ma cosa vuoi che mi faccia fare delle foto; e poi perché”.

Io, a questo punto, l’incalzai: “Me l’avevi promesso però, anche perché mi hai sempre detto che ti interessava il mio parere”. Lei sorrise (il gioco fra noi , perché ormai di gioco si trattava, era in pieno svolgimento; ora bisognava capire chi avrebbe fatto la mossa successiva) rimanendo in silenzio e lanciandomi uno sguardo (almeno così mi sembrò) che mi parve un esplicito invito a proseguire la conversazione sull’argomento. Tergiversai ancora facendole però capire che sarei rimasto amareggiato se non avessi potuto ammirare questi “benedetti” parei che mi avevano così tanto incuriosito ed erano diventati ormai un’ossessione.

A questo punto Marisa fece la mossa che non mi sarei aspettato, ma che tanto avrei desiderato facesse, esclamando nei miei confronti: “Va bene. Se proprio ci tieni a vederli, vieni da me quando vuoi che te li mostro”. Era ben di più di quanto avessi potuto sperare, tanto che dovetti deglutire mentre il cazzo dette segni di impazienza. “Domani pomeriggio, se per te va bene, verso le 14 sarò da te” dissi subito,anche per evitare che ci ripensasse, e (ormai dovevo buttarmi) aggiunsi: “Certo che però, a questo punto, vorrei vederteli indossati”, al che lei immediatamente rispose, anche un po’ maliziosamente: “Se fosse stato solo per farteli ammirare così, li avrei portati qui al bar , invece vorrei proprio che, disinteressatamente, mi dicessi come mi trovi, anche per evitare di fare la figura del pagliaccio in giro”.

“E’ fatta” pensai “Domani me la faccio” mentre il cazzo mi si indurì al massimo, tanto che dovetti spostarmi più volte sulla sedia per non sentire dolore e per non farmene accorgere. Quando ci salutammo con la conferma per l’indomani, ripensai a quanto e a come tutto ciò fosse successo e, se da un lato la speranza di scoparla fu la logica deduzione del susseguirsi degli eventi, dall’altra il raziocinio mi fece riflettere, per cui si fece largo in me la convinzione di non illudermi più di tanto; in effetti, visti i nostri attuali rapporti, avrei anche potuto aver frainteso le sue parole, forse veramente Marisa avrebbe voluto un parere spassionato, forse aveva bisogno di qualcuno che confermasse le sue convinzioni.

Decisi quindi di aspettare l’evolversi degli eventi e comportarmi di conseguenza; ora sarebbe stata lei a dover fare la prima mossa. Il giorno seguente l’appartamento di Marisa mi accolse nella penombra dovuta alle persiane accostate (eravamo in pieno luglio e il sole era a picco). Mi accomodai in salotto e lei, con indosso una vestaglietta sbracciata e in ciabatte, mi offrì un tè freddo. Intavolammo un discorso che effettivamente a nessuno dei due interessava, poi esclamai: “Allora, li vogliamo vedere o no questi spettacolari parei?”.

Marisa sorrise :”Ma cosa vuoi vedere, sono semplici prendisole; niente di che” rispose per niente convinta di quel che diceva, mentre si capiva benissimo che moriva dalla voglia di indossarli. Insistetti: “Dai su, vai a metterteli, così finalmente potrò soddisfare la mia curiosità”. Marisa si alzò avviandosi verso ,presumo, la camera da letto, al che io aggiunsi : “Preparati come se fossi al mare e dovessi uscire per la passeggiata dopocena”. “Va bene” rispose con un tono che voleva sembrare di sufficiente compiacimento nei miei confronti, ma che mal celava la sua massima soddisfazione e desiderio di esibizionismo.

Passarono alcuni minuti ed eccola comparire in tutto il suo splendore. La sua figura si stagliò sullo sfondo della porta aperta, indossava una specie di lenzuolino di lino colorato in giallo e azzurro portato come una toga e fermato sulla spalla da una spilla dorata. I fianchi erano praticamente aperti fermati da una cordicella in vita e dall’ampia apertura si intravedeva la strisciolina del bordo delle mutandine nere dalla cui dimensione si poteva intuire fossero tanga.

La lunghezza del pareo si fermava ben al di sopra delle ginocchia e la scollatura davanti arricciata praticamente lasciava completamente scoperto il reggiseno (al mare naturalmente il reggiseno non si porta per cui in questo caso i seni sarebbero stati liberi di mettersi in mostra al minimo movimento). Ai piedi calzava due infradito dorate decorate con strass e il tacco a spillo che mettevano in mostra due splendidi piedini curatissimi con le unghie smaltate di rosso vermiglio.

Era la prima volta che glieli vedevo, o meglio che glieli osservavo, e devo dire che erano tutti da leccare anche perché, vista la sua altezza, erano piccolissimi, avrà portato non più del 35 di scarpe. Per completare l’opera (capii ancora una volta quanto fosse ambiziosa) non si era fatta mancare neppure un leggero trucco sul viso, fine, tenue nel colore, ma arrapantissimo. Rimasi a bocca aperta a quella vista; le uniche parole che riuscii a profferire furono: “Sei splendida” e mi trattenni per non essere volgare.

“Dai smettila, non prendermi in giro” mi rispose, e proseguì: “Adesso dimmi veramente cosa ne pensi. Non sarà troppo volgare o troppo spinto per la mia età?”. Le confermai il primo giudizio e lo corredai da altri sinceri complimenti nei suoi riguardi, anche un pò meno velati di doppisensi. “Ti ringrazio. Mi fa piacere che il tuo giudizio collimi col mio. Sono soddisfatta” mi disse orgogliosa, al che, inoltre, le confermai che sul fatto di indossare il pareo a casa, probabilmente aveva ragione lei: era certamente un po’ troppo “nudo” per i puritani dei conoscenti e anche di questo mio giudizio, Marisa ne fu contenta.

L’invitai, a questo punto, a venire avanti e a camminare come se sfilasse, per poterla ammirare meglio nell’insieme; non si fece pregare e camminò ancheggiando davanti a me, spargendo tutt’intorno un delicato profumo di cui era cosparsa la sua pelle. Con un’altra donna, arrivato a questo punto, avrei rotto gli indugi e l’avrei presa e coricata sul divano, ma con Marisa avevo ancora qualche titubanza; non ero ancora del tutto convinto che quella fosse la mossa giusta.

Poco dopo esclamò: “Vado a provare l’altro, che è completamente diverso, meno nudo ma altrettanto provocante secondo me” e si avviò verso l’uscita della stanza. A questo punto presi il coraggio a due mani e la seguii, mi fermai sulla porta della camera da letto a contemplarla di spalle mentre si sfilava il pareo convinta di essere sola; rimase in tanga e reggiseno sui tacchi a spillo: era uno spettacolo; nonostante l’età non più verde Marisa era ancora desiderabile e soprattutto arrapante per i miei gusti.

Le rinnovai il commento precedente, lei cacciò un grido di sorpresa e,voltandosi, istintivamente si coprì con le mani:“Cosa fai? Vai via” replicò sorridendomi senza convinzione nei miei riguardi; al che mi avvicinai , la presi fra le braccia e la guardai negli occhi. “Cosa stai facendo. Sei matto” disse flebilmente mentre sentivo la sua pelle fremere sotto le mie mani. “E’ da sempre che desidero farlo” le sussurrai e, avvicinando le mie labbra alle sue, la bacia delicatamente.

Dopo un primo istante, la sua bocca si schiuse alla mia lingua che cercava di insinuarsi e uno scambio di slinguate fu il suggello ad un tenero ma ardente bacio che probabilmente entrambi volevamo. Quando ci staccammo la vidi abbassare gli occhi mormorando: “Cosa stiamo facendo”, al che le risposi: “Niente che non avessimo desiderato” e strettala di nuovo, le stampai sulle labbra un secondo bacio ancora più passionale. La sentii corrispondere in pieno alle mie avances che si fecero via via più audaci; le mie mani iniziarono a scorrere sulla sua schiena fino alle natiche , le slacciarono il reggiseno che in un attimo fu a terra scoprendo due tette, leggermente cadenti ma ancora sode come consistenza, che subito furono preda delle mie labbra.

Marisa socchiuse gli occhi per apprezzare meglio i brividi che la mia lingua le stava trasmettendo, si abbandonò fra le mie braccia emettendo un semplice, languido:“Si”. Senza staccare le labbra, la feci adagiare sul letto ed in breve anche il minuscolo tanga giacque a terra mettendo in mostra una fighetta non rasata ma perfettamente curata, profumata e già abbondantemente umidiccia. Un leggero sfioramento con le dita poi, facendo scorrere la lingua sul suo corpo lasciando dietro una scia di saliva, arrivai sulla sua “natura” pulsante e presi a leccarla, prima delicatamente poi sempre più deciso e penetrante soffermandomi sul clitoride che si stava ingrossando, strappandole ripetuti gemiti di piacere.

La mia bocca si riempì del suo umore copioso che fuoriusciva dalle grandi labbra, mentre lei ,abbandonata ogni remora e travolta dal piacere, forzò la mia testa verso quella figa ormai oscenamente dilatata quasi urlando: “Si non fermarti, continua a leccarla. Fammi godere. E’ da tanto che non sento una lingua così dentro di me”. In breve un fremito percorse il suo corpo mentre il suo bacino si inarcò sempre più : aveva raggiunto l’orgasmo.

Mi sollevai scostandomi osservandola compiaciuto mentre lei, con un ultimo rimasuglio di pudore, cercò di coprirsi dicendomi: “Cos’hai da guardare. Smettila, sai che non voglio. Sono vecchia”. La mia laconica risposta fu: “Magari tutte le “vecchie” fossero come te. Sei tutta da godere”, al che un sorriso malizioso comparve sulle sue labbra. Notai in lei ancora qualche esitazione che, dopo una languida carezza sul suo viso e lungo il suo corpo, scomparve in quanto Marisa avvicinò la mano alla mia patta rigonfia e, fatta scendere la lampo, cercò di liberare il mio cazzo dall’infelice posizione che aveva assunto mormorando: “Vediamo com’è questo “bambino” così cresciuto” ; “lui” fece capolino in tutta la sua turgidezza , libero da ogni impedimento e svettò pulsante verso di lei.

“E’ splendido; è tutto da mangiare” esclamò estasiata e, ancor prima che me ne rendessi conto, lo fece letteralmente sparire nella sua bocca. Un calore dolcissimo lo avvolse e si trasmise lungo tutto il mio corpo; mi lasciai scivolare sul letto mentre lei ,con gesto deciso, senza abbandonare la presa, mi sfilò scarpe , calzoni e intimo. La sua azione era dolce e nel contempo decisa; sembrava volesse succhiarmi tutto quanto avevo dentro, mentre il mio cazzo lo sentivo ingrossarsi sempre più e vedevo le sue labbra allargarsi a dismisura per poterlo contenere tutto.

Il pompino che mi stava facendo mi resi conto che in quelle condizioni non avrebbe potuto durare a lungo e cercai, a quel punto, di fermarla o almeno rallentare la sua azione, ma Marisa allontanò decisa la mia mano continuando imperterrita nella sua opera di succhiamento. La sua saliva colava copiosa lungo l’asta ferrea che era diventata lucidissima e scorreva senza fatica fra quelle labbra vermiglie, quindi, subito dopo, sentii la sborra risalire veloce verso la punta del cazzo; non feci tempo a fermarla (forse neppure lo volevo a quel punto) e la scaricai del tutto in quella bocca calda e desiderosa.

Nonostante il potente primo getto e i successivi, Marisa non fece una piega continuando a scorrere con le labbra sul “nervo” ingrossato all’inverosimile e contemporaneamente deglutendo l’abbondante liquido che le riempiva la bocca. La sua azione rallentò, fino a fermarsi con ancora tutto il cazzo in bocca, quando si rese conto che “non ne avevo più”, quindi si staccò dando un ultimo colpo di lingua alla cappella ancora pulsante per raccogliere le ultime gocce di sborra rimaste.

A questo punto la feci sollevare e ,presale il viso fra le mani, la baciai ardentemente gustando anch’io il sapore della mia sborra di cui la sua bocca era pregna. Ci rotolammo avvinghiati sul letto senza dire nulla (erano i nostri corpi a parlare per noi), baciandoci e toccandoci a vicenda, fino ad abbandonarci ,appagati, sulle lenzuola profumate. Restammo senza parlare per alcuni minuti, poi guardandoci le dissi: “Era da sempre che avrei voluto averti, fin da quando ero ragazzino.

Sei sempre stata il mio desiderio segreto”, al che Marisa replicò:” Ma dai. Cosa dici, con tutte le ragazze che ti sei fatto, figurati se pensavi a me”. Allora le spiegai tutto quello che da ragazzo, io e miei amici, pensavamo di lei, delle seghe che mi ero fatto pensandola per finire su tutte le storie che mi ero inventato su di lei. Marisa rimase allibita, mai avrebbe pensato di essere stata oggetto di tanti pensieri e di tante seghe da parte di noi ragazzi e, sotto sotto, mi resi conto che ne fu lusingata.

Quindi mi confermò che la storia di quell’amico, suo vicino di casa, che l’aveva vista nuda era inventata (si era escogitato tutto per essere invidiato da noi, ecco perché non ci aveva mai invitato a casa sua ) poiché le sue finestre non erano accessibili alla vista da nessuno.

A quel punto fu d’obbligo spostare il discorso sull’ “E Adesso?” riguardo a noi; le feci intendere che avrei desiderato moltissimo frequentarla ancora (avrei dovuto dire “scoparla”, ma mi sembrò più fine esprimermi così), quando avesse voluto, compatibilmente con i suoi impegni e i miei (il solito ragionamento trito e ritrito fatto con tutte le altre), e pure lei mi sembrò dell’idea, anche perché, mi confermò non senza una punta di soddisfazione,: “Non tutte quelle della mia età si possono permettere uno stallone di almeno dieci/dodici anni più giovane, disponibile e senza problemi di sorta”.

E proseguì : “E’ da tanto che non sentivo un bel cazzo in mano e in bocca e devo dire che mi ha fatto piacere, ancora di più di quando ero giovane e di cazzi ne ho fatti passare parecchi”. Mi resi conto che Marisa si stava lasciando andare, anche in fatto di linguaggio, e la cosa mi rallegrò parecchio; voleva dire che anche le ultime incertezze nei miei confronti si erano dissipate. Dal resto non ci sarebbe stato alcun motivo di rimanere sulle sue dopo quel pomeriggio che mi parve avesse soddisfatto entrambi e che , soprattutto, non era ancora finito.

Lei , stesa completamente nuda con ai piedi ancora le infradito, aveva cercato di coprirsi appena con un cuscino ( un briciolo di pudore le era rimasto ); era splendida ed io, toltami la camicia che ancora indossavo, mi girai nella sua direzione, nudo e col cazzo che stava di nuovo inturgidendosi, mi avvicinai buttando a terra quel semplice riparo che mal celava le sue grazie e,dopo averla ancora una volta osservata con cupidigia, iniziai a leccarla partendo dalla pancia scendendo verso il basso.

Marisa si rilassò e immediatamente divaricò le gambe come per invitarmi a raggiungere con la lingua la sua figa che aveva ripreso a bagnarsi copiosamente. Indugiai nel far fronte alla tacita richiesta e a questo punto lei mi prese la testa e cercò di dirigerla decisa dove avrebbe voluto che le mie labbra si posassero aggiungendo: “Avanti, cosa aspetti; fammela sentire questa lingua. Fammi godere ancora” , poi, visto che io opponevo ancora resistenza tergiversando sulle cosce e tutto intorno, la sua decisione si tramutò in forza che ,unita alla fermezza dell’intento, quasi mi impose il suo volere ordinando: “Vai giù porco.

Lecca questa figa, fai godere questa cagna in calore” spingendo il mio viso sempre più verso l’apertura anelante (ciò mi confermò la veridicità delle leggende metropolitane per cui Marisa era pretenziosa ed esigente coi partner). Allora, vista la situazione, decisi di prendere io l’iniziativa; mi staccai con la bocca dal suo corpo, osservai la delusione dipinta sul suo volto, poi la bloccai letteralmente sul letto, le divaricai ancora di più le gambe e con un sol colpo le infilai il cazzo in figa fino in fondo, strappandole un urlo di piacere e gridandole: “Non è meglio il cazzo della lingua per farti godere troia? Prendilo tutto che ti voglio riempire di sborra”.

Marisa, una volta ricevuto tutto il cazzo in figa, incrociò le gambe sulla mia schiena e iniziò a muoversi per seguire meglio il mio movimento di penetrazione, mentre nel frattempo ripeteva: “Si scopami, sono la tua troia. Lo sento molto, mi stai aprendo in due. Non fermarti e fammi godere”. In breve per entrambi ci fu un’esplosione di piacere che ci lasciò stesi senza energie, ma pienamente soddisfatti. Ci riprendemmo poco dopo con lei che mi portò altro tè freddo per dissetarmi; ormai si muoveva nella casa nuda, ogni falso pudore era scomparso, solo il tanga era tornato al suo posto, il che rendeva la sua figura ancor più eccitante.

“Ma chi l’avrebbe mai detto” riprese a parlare sorridendo dopo essere tornata a distendersi sul letto accanto a me, “Io scopare con te; e che scopata”. “Vedi” le risposi “Non bisogna mai dare nulla per scontato. Si vede che era destino che prima o poi ci godessimo a vicenda; ed ora chi smette più?”. Sorrise di nuovo e, avvicinando il suo viso al mio, mi baciò con passione. Il cazzo mi si indurì immediatamente e divenne subito preda nelle sue mani.

“E’ sempre pronto vedo. Chissà quante ne hai fatte godere e penare con questo “affare” che diventa duro a comando”. “Non tante come puoi pensare” risposi, intanto che la mia mano si era adagiata sulla sua figa tornata umida. Ci eccitammo a vicenda toccandoci ed accarezzandoci, anche se non è che ce ne fosse poi tanto bisogno, mentre le nostre lingue si incrociarono più volte scambiandoci saliva a non finire. Presi ulteriore coraggio e cominciai a parlarle insultandola volgarmente per vedere la sua reazione: “Sei proprio una gran porca” le mormorai fra una leccata e l’altra :”Voglio rifarmi di tutte le seghe che mi hai fatto fare”, e lei di rimando: “Sei tu il maiale, il chiavone a cui non so res****re.

Si, trattami come una puttana, la tua puttana” mentre le sue labbra sfioravano,baciandola e leccandola,tutta la mia pelle trasmettendomi sensazioni sublimi. Mi resi conto che questa situazione accresceva enormemente la sua eccitazione, quindi scesi con la lingua lungo le sue gambe fino a raggiungere i suoi piedini, li fiutai e presi a leccarli, prima delicatamente poi sempre più profondamente. La mia lingua scorreva sul loro dorso fino alla caviglia, per scendere sotto la pianta ed arrivare alle dita che divennero preda delle mie labbra con un succhiamento come se fossero piccoli cazzetti; anche le infradito subirono la stessa sorte bagnandosi anch’esse copiosamente.

Marisa ,abbandonata sul letto, mugugnava di piacere intanto che le sue mani, trascurato il cazzo, si erano infilate fra le sue grandi labbra ed erano quasi scomparse al suo interno. Mi inginocchiai davanti a lei e indirizzai il cazzo fra i suoi piedi che,così bagnati, iniziarono a scorrere lungo l’asta in un principio di masturbazione senza uguali. “Sborrami sui piedi” quasi mi implorò, ma era ben altro il mio desiderio; la feci girare, mettere a pecorina e con il viso mi tuffai letteralmente fra le sue natiche leccandole l’ano furiosamente.

Un “Siiiiii” di piacere sgorgò dalle sue labbra, mentre le sue mani cercavano di allargarle per favorire la profondità della mia lingua. Aveva un culo profumatissimo mentre il buchetto si dilatava ad ogni colpo di lingua. A questo punto mi chiese: “Vuoi incularmi vero? Voglio sentirtelo dire” al che risposi prontamente: “Voglio che sia tu a chiedermelo, quasi a supplicarmi di farlo” e intanto non smettevo di leccare e bagnare il buco ormai pronto a ricevere l’asta diventata enorme.

Marisa non si fece pregare e subito quasi mi ordinò:”Inculami avanti. Inculami, spaccami tutta; fammi male ma fammi anche godere tanto”. A quelle parole di incitamento non resistetti, accostai la punta arrossata del cazzo all’ano facendola scorrere su di esso più volte per inumidirla. Lei non resisteva più muovendo il culo come fosse un invito ad entrare, per cui puntai il foro che istantaneamente si dilatò e affondai il cazzo dentro senza fatica fino in fondo fermandomi per saggiare la sua reazione.

Un grido soffocato uscì dalla sua gola: “E’ enorme; mi fa male”, ma subito il movimento del suo culo si adattò al membro che l’aveva profanato. “Adesso fottimi e non fermarti fino a che mi hai riempito” mi intimò ed io non mi feci pregare; iniziai a scorrere dentro di lei, prima adagio poi sempre più forte e veloce. La stavo inculando di brutto e Marisa ,dai suoi sospiri , dai suoi movimenti e dal traboccante gocciolamento della sua figa sulle mie mani che l’afferravano, capii stava godendo come non mai e intanto continuava ad incitarmi: “Inculami, inculami.

Più forte, più forte. Spaccamelo”. Non capivo più nulla, infervorato com’ero, la stavo inculando ferocemente, in modo a****lesco e a malapena riuscii a gustare il momento della sborrata che arrivò prepotente e copiosa, riempiendole il culo di liquido bollente. “Prendi troia” furono le sole parole che riuscii a pronunciare, mentre lei si espresse con un semplice: “Godo” ed insieme ci accasciammo di nuovo sul letto. Il torpore ci colse facendoci risvegliare dal frenetico bussare della porta: era la nipote che veniva a trovarla.

Per un istante fummo presi dal panico, poi, razionalmente, Marisa entrò sotto la doccia uscendone subito bagnata e con l’accappatoio addosso , mentre io mi defilai, vestito alla “ bell’ e meglio”, dalla porta secondaria. Un “ A presto” mi accomiatò mentre la sua voce cristallina ripeteva più volte: “Arrivo”, all’indirizzo della porta d’entrata. Qualche giorno dopo io e Marisa ci rincontrammo al solito bar e lei mi disse che probabilmente, anzi ne era certa, la nipote aveva capito qualcosa avendo trovato per terra il suo tanga e il suo reggiseno e, soprattutto , avendo fiutato l’odore di sesso di cui le stanze erano impregnate.

Mi confermò che non immaginava chi fosse “la persona” che stava”intrattenendo” la zia, ma che ne era felice per lei, avendola vista raggiante quando le andò ad aprire la porta. “Finalmente qualcuno che ti scopa” le disse la nipote senza giri di parole a cui Marisa ,con finta meraviglia, rispose: “Ma cosa dici. Ti sembra il modo di parlare”, anche se un largo sorriso di complicità si aprì sul suo viso. Mi confermò inoltre che la nipote, d’ora in poi, capita la situazione, avrebbe evitato di farle certe sorprese e avrebbe sempre telefonato prima di andarla a trovare soggiungendo: “Così sono sicura di non disturbare”.

A quelle parole dissi a Marisa, fra il serio e il faceto: “Se tua nipote avesse dei pruriti, dille pure che potrebbe guardare qualora la cosa la stimolasse (non le dissi “partecipare” per non eccedere nella spregiudicatezza anche perché non potevo immaginare come l’avrebbe presa Marisa) “; ma lei quasi inorridì: “Ma sei matto; cosa dici”, quindi replicò: ”Come potrei scopare tranquillamente e concentrarmi sapendo che mia nipote mi sta osservando”, al che ,presa la palla al balzo , aggiunsi:” E magari si sta pure masturbando”, e lei di riflesso si lasciò sfuggire: “Eh, magari anche si”.

Fu dopo questa risposta che mi resi conto che anche a Marisa il “voyorismo” l’avrebbe stimolata, e non poco; la sua sola ed unica apprensione non era infatti il farsi vedere, neppure che a guardare fosse la nipote in fondo la preoccupava; il suo solo ed unico timore era il non riuscire a concentrarsi come avrebbe voluto sapendo che qualcuno la stava osservando e magari si stava anche toccando. I nostri incontri cominciarono ad avere cadenza settimanale; Marisa sembrava volesse recuperare il tempo perduto tanta era la foga che esprimeva durante le sue performances e l’argomento nipote non fu più neppure sfiorato, anche perché non fummo più “disturbati”.

Si era creata fra noi un’intesa sessuale incredibile, mai l’avrei creduto possibile in così breve tempo; tutto quello che ci frullava in testa, veniva prontamente sperimentato, senza remore ne titubanza alcuna, anzi, dovetti constatare che la mente di Marisa era molto più fertile della mia (che è già un vulcano) in quanto ogni volta mi riservava sorprese sempre nuove. Un pomeriggio si fece trovare sul letto (ormai avevo la chiave per entrare in casa) mentre stava “giocando” con tre cazzi di gomma contemporaneamente, due infilati in figa e nel culo mentre il terzo lo stava facendo scorrere sul suo corpo, lucido di crema profumata, non disdegnando di insalivarlo continuamente.

Quando mi vide comparire sulla porta della camera, il suo viso si illuminò di libidine e mi invitò, in modo molto diretto, ad infilarle in bocca anche il mio di cazzo, cosa che prontamente feci. La sua lingua iniziò a “lavorarlo” sapientemente facendolo inturgidire ancor più di quanto già non fosse bagnandolo copiosamente. “Sei proprio una gran troia” le dissi mentre con colpi sempre più violenti le profanavo la bocca spingendoglielo sempre più in gola.

Marisa succhiava avidamente e mi chiesi come facesse a non avere rigurgiti tanto il cazzo entrava, fra le sue labbra oscenamente dilatate, sempre più in profondità. Intanto le sue mani spingevano sempre più dentro di sé i due falli di gomma che ormai erano quasi del tutto scomparsi alla vista ed in breve, dopo aver abbandonato il mio cazzo, un urlo di piacere liberatorio s**turì dal profondo della sua gola seguito da inconsulti movimenti del bacino e da un rivolo di liquido che fuoriuscì abbondante dalla figa vibrante.

Mi spostai di lato per osservarla meglio e godere della vista del suo profondo piacere; la figa ora era libera dal dildo che aveva fino a poco prima contenuto, mentre il suo culo era ancora ben pieno del secondo che, furiosamente, entrava ed usciva senza sosta strappandole ulteriori gemiti. Il suo viso era trasfigurato e trasmetteva il godimento che stava provando, il quale non era ancora completo in quanto, subito dopo, un ulteriore getto di liquido sgorgò dalla sua figa lasciandola, dopo ultimi fremiti, mollemente spossata sul letto: aveva goduto ancora.

L’osservai compiaciuto languidamente abbandonata con gli occhi socchiusi e un dolce sorriso abbozzato sulle labbra, quindi, avendo il cazzo ancora in tiro, iniziai a segarmelo delicatamente. In breve sentii la sborra risalire lungo l’asta, pronta a zampillare sprigionando il mio godimento; Marisa se ne accorse, sollevò il capo verso il cazzo pronto ad esplodere, aprì la bocca per ricevere il caldo nettare che,subito, a fiotti la riempì scaricandole addosso tutto il mio piacere.

La lingua di Marisa,appena l’ultimo zampillo fu esaurito, cercò di raccogliere quanto ne fosse rimasto sulle labbra e deglutì con piacere il tutto. Un sensuale bacio fu il degno coronamento di quella goduta.
Uscendo di casa quel pomeriggio,notai una figura femminile in attesa in auto vicino all’ingresso; figura che, appena mi allontanai dalla porta, vidi entrare da dove ero appena uscito. Non ci volle molto a capire che quella donna era la nipote di Marisa la quale, intuendo che la zia si trovasse in compagnia, aveva atteso pazientemente che “il campo” fosse libero.

Probabilmente, pensai, voleva anche vedere chi si scopava la zia la quale negli ultimi tempi si dimostrava sempre più allegra, appagata e contenta. Non riuscii a focalizzare del tutto la donna, ma ad una prima impressione mi sembrò un bel pezzo di figa , molto più alta della zia (ci voleva poco) e con tutte le curve al punto giusto, anche se l’abbigliamento non mi sembrò ricercato ne appariscente; quello che mi colpì di lei, neanche da dire, furono le sue calzature, due alte ciabatte con la zeppa di sughero e la patta nera traforata dalla quale spuntavano le dita che però non riuscii a ben inquadrare.

A quel punto un’idea balenò nella mia mente; sicuramente la sua visita sarebbe stata abbastanza breve vista l’ora e dato che la donna era sposata, per cui mi appostai a mia volta e attesi la sua uscita. Non avevo idea di come mi sarei comportato al riguardo: se l’avessi solo osservata di nascosto, se avessi fatto in modo che mi riconoscesse, se le avessi rivolto la parola. Decisi che avrei seguito quello che il mio istinto, al momento, mi avesse suggerito.

Poco dopo infatti la vidi uscire ed avviarsi verso l’auto posteggiata, mi avvicinai e salutandola le chiesi come stesse. Angela,questo era il suo nome, mi riconobbe subito tanto è vero che sorridendomi mi rispose a tono senza chiedermi chi fossi o cosa volessi (era la prima volta che ci vedevamo). Ci fu un breve scambio di convenevoli che servirono a farci capire reciprocamente che ognuno sapeva chi fosse l’altro, poi ci salutammo e il mio stupore si palesò quando mi disse: “Ciao, a presto”.

Fu infatti quell’ultima frase di congedo che mi fece riflettere sul suo senso più recondito. Cercai di non pensarci più di tanto, “Sarà il suo modo di fare” convenni fra me e me, ma il dubbio mi rimase; inoltre venni a sapere che Angela era incinta, anche se di soli due mesi, per cui le sue forme non avevano ancora subito i canonici cambiamenti delle gestanti. Ebbi inoltre modo di rimirare le sue alte ciabatte che slanciavano la sua figura e le sue dita dei piedi, ben allineate e di giuste proporzioni, che la patta traforata tratteneva insieme armonicamente: una meraviglia.

Dopo alcuni giorni, durante una mia consueta “visita” a Marisa, questa mi chiese se avessi conosciuto la nipote (certamente quest’ultima le aveva comunicato del nostro incontro); le risposi di si spiegandole come fosse accaduto. “Mi ha fatto i complimenti per te” concluse Marisa dicendomi inoltre che le avevo fatto una buona impressione. “Cos’è, devo superare l’esame della nipote per “farmi” la zia ?” esclamai scherzando, al che Marisa rispose prontamente con un :”E se anche fosse.

Sai, Angela ci tiene molto a me e teme possa soffrire e provare dispiaceri”. Mi sentii, non so perché, come preso in mezzo e volli subito chiarire le cose, per cui , tra il serio e il faceto, chiesi : “Non sarà per caso che mi vorrebbe anche “provare” per capire se ti vado bene?”. Marisa non si stupì della mia affermazione, ne si scompose; mi sorrise maliziosamente e, avendo capito le mie intenzioni, si premurò di spiegarmi.

“Vedi” iniziò col dirmi, “Come saprai Angela è incinta di quasi due mesi e il marito, da quando l’ha saputo, non ne vuole più sapere di scoparla; pensa di farle del danno. Inutilmente tutti, medico compreso, lo hanno tranquillizzato; lui ,con le sue convinzioni, non vuole sentire ragioni”. Marisa sospese il racconto, prese fiato (ora veniva la parte più scottante da raccontare) e riprese: “Ad Angela per di più “tira” che è un piacere e anche la masturbazione ormai non la soddisfa più”.

Si fermò di nuovo sperando di non dover continuare e che avessi capito , allora io conclusi, evitandole ulteriori spiegazioni : “Quindi vorrebbe, con il tuo benestare, gustare un bel cazzo che la soddisfacesse; e chi meglio dell’uomo che si scopa la zia potrebbe fare al caso suo ?”. Marisa sorrise, abbassò lo sguardo e riprese : “Inoltre non ci sarebbe bisogno di alcuna precauzione in quanto nel suo stato non ci sarebbero problemi di sorta e potresti inondarla di sborra”.

Queste parole ebbero su di me un effetto immediato procurandomi un principio di erezione che non sfuggì all’occhio attento di Marisa la quale, apertami la patta, iniziò un delicato massaggio al mio cazzo che si ingigantiva nella sua mano. Era un movimento delicato, lento, senza secondo fine, ma che apprezzai infinitamente. La guardai negli occhi chiedendole: “Tu ,naturalmente vorrai essere della “partita” , e lei prontamente: “No. Credo che sarei a disagio e anche Angela non si lascerebbe andare.

Del resto siamo sempre zia e nipote e,nonostante sia cresciuta con me e fra noi non ci siano segreti, sarebbe imbarazzante per entrambe scoparci lo stesso uomo contemporaneamente e magari, visto il contesto, scoparci anche a vicenda”. Quindi,dopo una breve pausa riprese: “Io metterò a disposizione la casa, o meglio la camera, facendo in modo di far “sentire” la mia presenza il meno possibile; potrei anche uscire se me lo chiedesse e se servisse a farla stare più tranquilla, ma……”, “Ti dispiacerebbe molto” conclusi la frase lasciata in sospeso.

Marisa sorrise e confermò, al che io ripresi,velatamente ironico: “Naturalmente non cercherai di osservarci di nascosto ,ne di ascoltarci vero?”, al che lei sbottò: “Certo che vi “spierò” e sono inoltre certa che non riuscirò a non toccarmi, ma dato che non parteciperò, concedimi almeno quello. Certamente però Angela non dovrà saperne nulla”.

Assentii e le chiesi di far sapere alla nipote una cosa: “Dille di indossare quelle ciabatte alte di sughero che calzava quando ci siamo visti; sono arrapantissime”.

Marisa non si scompose, sapeva bene la mia sviscerata passione per le calzature ed i piedi, confermandomi che l’avrebbe fatto presente e aggiungendo suadente: “Non vedi l’ora di leccarle i piedi e di sborrarci sopra vero?”. Intanto la sua “opera” di mano continuava, il mio cazzo era rigidissimo pronto ad esplodere, allora lei, rivolgendosi al suo indirizzo balbettò lascivamente: “Adesso bello dammela tutta, inondami e fammi sentire il tuo sapore”; così dicendo aumentò il ritmo della masturbazione che immediatamente dette i risultati cercati : un primo potente getto di sborra, seguito da altri altrettanto corposi, investì Marisa sul viso e questa subito indirizzò il getto sul suo petto e sulle sue labbra, lasciando qui sfogare il cazzo che si stava svuotando.

Fu una sega fantastica. Ora su trattava di aspettare che concordasse l’incontro con Angela e me lo comunicasse. La cosa andò a buon fine in brevissimo tempo, del resto non si profilavano particolari impedimenti, tutti eravamo quasi sempre liberi il pomeriggio e non si doveva neppure spostarci per evitare sguardi indiscreti ne trovare una location adatta allo scopo. Il pomeriggio stabilito ci vide tutti e tre nel salotto di Marisa che,quasi come una metresse fece gli onori di casa; era vestita in modo molto sportivo con una tutina gialla aderentissima che l’aiutava anche a sostenere le sue curve non più freschissime, mentre ai piedi, anziché avere le classiche sniker come avrebbe dovuto essere la prassi, aveva calzato una ciabattina da sera altissima con listini sottili che lasciavano scoperto tutto il piede perfettamente curato (intuii che ciò fosse stato fatto per me, conoscendo le mie manie e soprattutto per farmi eccitare a quella vista).

Il normale reciproco imbarazzo iniziale fu quindi subito fugato dalla sua disinvoltura che fece in modo di farci sentire a nostro agio, quindi, una volta “rotto il ghiaccio” , Marisa si allontanò asserendo che l’aspettavano alcuni non meglio precisati lavoretti in cantina posta nel seminterrato dell’abitazione. Io e Angela rimanemmo soli, un velato disagio fra noi stava riprendendo piede quando fu la sua intraprendenza ad evitare che ciò accadesse. “Ho saputo che ti piacciono le mie ciabatte; le ho messe di proposito, ma non riesco a capire, sono normalissime ciabatte, comprate sul mercato ; non ci vedo quel così grande interesse che la zia mi ha detto suscitano in te” mi disse muovendo il piede , sollevandolo da terra e osservandolo in tutte le sue inclinazioni.

Inutile dire cosa provai in quel momento vedendo “ l’oscuro oggetto del mio desiderio” muoversi e oscillare davanti ai miei occhi; inoltre non potei fare a meno di notare la particolare cura che Angela aveva avuto per le sue dita già perfette nella loro conformazione e rese ancor più speciali dal colore rosa antico delle unghie esemplarmente smaltate. Cercai di spiegarle,senza convinzione dato che ero distratto dalla splendida visione, la mia ossessione per i tacchi e i piedi; ossessione che si può definire feticismo, ma che per Angela rimase una semplice mania.

“Penso che mia zia ti abbia messo al corrente della mia situazione” esordì Angela, continuando: “Non vorrei però che tu …”; io la interruppi dicendole che non c’era alcun problema, si sarebbe trattato solo ed unicamente di una questione di sesso e mai mi sarei permesso di formulare giudizi sui suoi confronti. Lei sembrò rincuorata e tornò ancora una volta sull’argomento relativo alle sue ciabatte e ai suoi piedi. A questo punto decisi di passare all’azione, la feci alzare e l’accompagnai verso la camera dove la feci sedere sul letto e stendere.

“Adesso rilassati e lasciami fare. Chiudi gli occhi , cerca di percepire tutte le sensazioni che il tuo corpo ti trasmette senza pensare da quale parte di esso provengono e fai in modo di lasciarti andare completamente” le sussurrai dolcemente e presale un piede con calzata la ciabatta, iniziai a sfiorarglielo con le labbra, poi pian piano feci uscire la lingua che depositò su di esso un leggero velo di saliva. Con gli occhi cercai il suo viso che,dopo un primo momento di perplessità, si rilassò al tenero contatto abbozzando un leggero sorriso; i suoi occhi si chiusero mentre il respiro si fece più regolare.

La mia lingua frattanto divenne più incisiva e saettante passando dalle dita al dorso alla pianta al tallone per risalire fino alla caviglia e ridiscendere sulle dita non disdegnando la patta della ciabatta e depositandovi una gran quantità di saliva. Il suo respiro nel frattempo cominciò a farsi più ansimante mentre alcuni mugugni fuoriuscirono dalla sua bocca ora dischiusa :”Mmmmm. E’ bellissimo”. A quel punto dedicai la stessa attenzione anche al secondo piede del quale presi a succhiare delicatamente, ma profondamente, l’alluce,mentre Angela, ormai coinvolta dalla situazione, sollevò oscenamente la gonna mettendo in mostra due splendide gambe e cominciò a far scivolare le sue mani sulle mutandine già bagnate del suo umore.

Risalii allora con la bocca lungo quelle gambe che sentii fremere sotto le mie labbra fino a raggiungere la figa ancora coperta dall’intimo, ma che lei prontamente scostò per darmi modo di appoggiargliele direttamente a contatto della pelle. Il caratteristico profumo di femmina che emanava la sua figa era molto persistente mentre il suo umore prese a sgorgare copioso sulla mia lingua. Questa si fece largo fra il folto pelo raggiungendo in breve la sorgente del piacere iniziando a leccarla decisa gustandone il sapore acidulo.

Nel frattempo il mio cazzo si era notevolmente indurito e dovetti “metterlo in libertà” per non sentire dolore; questi infatti, appena districato dall’infelice posizione, svettò pulsante verso l’alto; Angela percepì la “sua” presenza, aprì per un attimo gli occhi che sembrarono gioire a quella vista e quindi la sua mano si allungò per impossessarsi dell’asta. Mi sollevai per favorirle l’operazione cosicché il mio viso si trovò in prossimità del suo avvertendone il respiro sempre più profondo; osservai le sue labbra dischiuse, i nostri occhi si incrociarono per un istante poi lei ritornò a chiuderli mentre mi sembrò che allungasse la sua bocca verso la mia.

Feci altrettanto e un caldo bacio con un sensuale scambio di lingue e di saliva suggellò il nostro desiderio.

Mi attirò con forza contro di sé con la mano libera e quando ci staccammo per riprendere fiato, mi sussurrò lascivamente : “Adesso scopami. Ti voglio tutto dentro”. Sembrò, dal tono, più un ordine che un desiderio, a cui non opposi alcuna resistenza; mi liberai , non senza disagio,dei calzoni, appoggiai il cazzo durissimo all’ingresso anelante della sua figa, ingresso tenuto sgombro dall’intimo che ancora portava dalla sua mano, attesi come un segnale inconscio da parte sua, gesto che immediatamente arrivò: il suo bacino si inarcò verso di me cercando la penetrazione.

Assecondai il suo movimento e mi ritrovai completamente dentro di lei col cazzo avviluppato da un gradevolissimo calore. Iniziai a spingere e a scorrerle dentro con ritmo sempre crescente; le sue gambe si incrociarono sulla mia schiena, il suo respiro divenne più affannoso e quando percepì di essere ormai vicina all’orgasmo quasi mi urlò :”Vienimi dentro. Riempimi tutta”. Avvertii un getto potente di sborra sgorgare dal mio cazzo e, inondando quella figa già copiosamente bagnata , mescolarsi al piacere di Angela che all’unisono aveva goduto con me.

Il tutto era durato pochissimo, ma il piacere provato era stato incredibile. Le sue gambe allentarono la presa così io mi lasciai scivolare appagato al suo fianco mentre anche lei si abbandonò al completo relax. Per alcuni istanti restammo in silenzio , non so se per apprezzare ancor meglio il piacere appena provato e se perché non sapevamo cosa dire; fatto sta che per un momento mi tornò in mente Marisa la quale, probabilmente dietro la porta chiusa, pensai non avesse sentito un gran che del nostro dialogo, sia per la sua breve durata sia per il tono sommesso usato, e che certamente si era si masturbata, ma aveva sicuramente dovuto lavorare molto di fantasia, per cui sarebbe stata abbastanza nervosa nei nostri confronti.

“Non hai niente da dirmi” furono le parole di Angela che mi distolsero dai pensieri verso la zia, “Cosa dovrei dirti” risposi, “Che è stato bellissimo, che ho goduto molto e che lo rifarei. E’ questo che vuoi sentirti dire?” conclusi un po’ ironicamente. “No, vorrei solo che fossi sincero con me; non mi servono falsi elogi prestazionali. Vorrei solo che mi dicessi come ti sei trovato a scopare con me, visto che quasi non ci conosciamo.

Potrebbe magari esserti sembrato di farlo con una prostituta” ribadì un po’ stizzita lei, che vide interrompersi la sua frase dalla mia lingua che prepotentemente si fece largo nella sua bocca, ricevendone corresponsione. “Spero di farlo ancora presto” fu la mia conseguente laconica risposta a completamento di quel bacio che voleva dir tutto. Due colpetti sulla porta seguiti da un : “Volete un caffè? Un succo?” ci fecero tornare alla realtà; era Marisa che, fin troppo premurosa, non vedeva l’ora di sincerarsi come stessero le cose.

Io e Angela ci guardammo come a cercare il consenso reciproco per l’ingresso della zia, facemmo spallucce, al punto in cui eravamo sarebbe stato inutile trincerarsi dietro a falsi pudori, e, mentre io coprii con un lembo del lenzuolo le mie nudità, più per falso pudore che altro e lei, avendo ancora infilata la gonna benchè completamente sollevata, gonna che prontamente fece scendere più per un senso di simulata moralità che per effettiva volontà, rispondemmo insieme: “Vieni pure”.

Marisa entrò con un vassoio in mano, ancheggiando sui tacchi altissimi e ancora fasciata nella sua tutina; fece finta di non guardarci, anche se in effetti i suoi occhietti ci scrutavano dappertutto alla ricerca di un segno, un gesto, uno sguardo, che le facesse capire meglio, più di quanto già non immaginasse, quanto era successo nella stanza poco prima. Angela ,a questo punto, le chiese di fermarsi anche lei per il caffè facendole segno di sedersi sul letto, cosa che la zia non si fece ripetere.

Il dialogo a tre fu molto gioviale ed esplicativo, anche se condito da tanti doppi sensi e battutine, ma Marisa capì benissimo come fossero andate le cose anche leggendo la soddisfazione che t****lava dal viso della nipote. Intuii, dal suo comportamento e dalle sue parole,che non avrebbe opposto nessuna resistenza se qualcuno di noi due si fosse “fatto avanti” nei suoi confronti; infatti si era seduta con una gamba sotto al sedere facendo in modo che la ciabattina oscillasse maliziosamente con un dangling ricercato (sapeva che la cosa mi faceva impazzire) , continuava ad umettarsi le labbra con la lingua mentre i suoi occhi esprimevano, nei confronti della nipote, un desiderio che neppure la masturbazione appena messa in pratica aveva sopito.

Credo che anche Angela avesse intuito qualcosa in merito (chiunque con un briciolo di malizia lo avrebbe capito), ma fece finta di niente, al che Marisa, dopo alcuni minuti tornò,con una scusa, nell’altra stanza portando con sè le tazzine vuote e salutandoci con un : “Fate con comodo” che le lasciò probabilmente un bel po’ di amaro in bocca. Appena soli Angela si rivolse a me dicendomi: “Hai visto come è rimasta delusa la zia? Secondo me avrebbe voluto scoparti”, ed io conclusi: “Secondo me voleva scopare te”.

Angela rimase un istante in silenzio poi riprese: “Dici?. Non ci avevo mai pensato di farlo con un’altra donna, ma ora……..devo dire che la cosa, qualora si verificassero i presupposti, mi stuzzicherebbe; ma con mia zia no; penso che non ci riuscirei; sarei imbarazzatissima”. “Ma se si verificassero i presupposti però…..” le feci eco con tono mellifluo mentre la mia mano si era posata sulle sue gambe muovendosi con lieve sfioramento. “Vuoi ancora scopare ?” mi chiese, e la mia risposta fu : “Perché tu no ?” ; ci sorridemmo vicendevolmente, in un istante la sua gonna si ritrovò ai piedi del letto raggiunta subito dopo dalle mutandine; a quel punto Angela mise in mostra tutta la sua natura di femmina con un folto pelo biondiccio e una pancia che cominciava a mostrare un accenno di rotondità dovuto al suo stato.

Le chiesi di alzarsi e di calzare di nuovo le ciabatte di sughero; l’osservai con sguardo libidinoso mentre lei , al lato del letto, scherzò facendo una piroetta per farsi osservare meglio. Anche il suo sedere era ben tornito e metteva in risalto un roseo buchetto che a prima vista mi sembrò ancora vergine. “Sei una splendida futura mammina” esclamai e come risposta Angela si inginocchiò sul letto e impossessatasi del mio cazzo già perfettamente in tiro, iniziò a masturbarlo lentamente.

Le nostre bocche tornarono a cercarsi e si unirono in un caldo bacio, quindi lei si mise a cavalcioni su di me e con un solo colpo si impalò fino in fondo. Un gemito di appagamento s**turì dal profondo della sua gola intanto che le sue mani presero a massaggiare vigorosamente i suoi seni duri ed eretti, poi, facendo forza sul mio torace per sollevarsi col bacino, iniziò a cavalcarmi con ritmo che cambiava a seconda del piacere che stava provando.

La lasciai fare, cercando ,nonostante non fosse semplice, di trattenermi dal godere subito; sentivo il mio cazzo che si scappellava tutto lasciando il nervo completamente scoperto mentre il suo respiro si faceva sempre più intenso. “Sono io che ti scopo adesso” riuscì a dirmi fra un gemito di piacere e l’altro, e ciò mi fece capire che Angela stava lasciandosi andare completamente: era una perfetta macchina di piacere, molto esigente, ma anche molto disponibile a concedersi.

Il ritmo della sua cavalcata cambiava in continuazione seguendo il grado di eccitazione che provava, poi cominciò ad aumentare fino a raggiungere il culmine dell’orgasmo che,una volta raggiunto, la fece quasi urlare di piacere, mentre sollevandosi e sfilandosi dal cazzo, mi riversò addosso un potente getto di liquido caldo. Anch’io a quel punto mi abbandonai e le sborrai copiosamente sulla figa oscenamente aperta. Angela quindi si lasciò scivolare su di me ansimante, mi abbracciò cercando ancora le mie labbra che baciò e leccò come per dimostrarmi il grande piacere provato.

Più tardi, una volta rivestiti, uscimmo dalla camera e trovammo Marisa in attesa, seduta sul divano del salotto intenta a leggere un libro ( secondo me aveva riletto chissà quante volte la stessa riga visto il nervoso tamburellare delle sue dita sulla copertina ). “Tutto a posto ? ”, furono le sue prime parole, pronunciate con una punta di sarcasmo. “Si, tutto bene” fu la laconica risposta di Angela che, avendo intuito il momento poco felice, non aggiunse altro, salutò me e la zia congedandosi e se ne andò.

Fra noi calò a quel punto una cappa di gelo, al che intervenni subito per fare chiarezza. “E’ inutile che ti incazzi” esordii, “ La situazione la conoscevi benissimo anzi, se non fosse stato per te, non saremmo mai arrivati a questo punto” conclusi, al che Marisa rispose: “E’ vero; scusami , ma è stato più forte di me. Il saperti nell’altra stanza con un’altra donna mentre la stai scopando mi ha fatto andare su tutte le furie.

Magari chissà quante te ne sarai fatte in questi ultimi tempi, ma una cosa è sospettarlo e un’altra è esserne sicuri: oggi ne ero certissima, specialmente dopo essere entrata nella stanza e avervi visto stesi sul letto”. Lo sfogo le uscì tutto d’un fiato al che, quando si interruppe, da quel gran porco che sono , l’incalzai con voce melliflua: “Non sarà che ci sei rimasta male perché non ti abbiamo chiesto di partecipare ?”.

Lei istintivamente a quella mia affermazione,dopo un attimo di silenzio, mi urlò contro : “Ma sei pazzo; per chi mi hai preso”, ma subito dopo la sua voce si quietò : “E poi con mia nipote per di più; sei proprio un depravato”. La lasciai calmare del tutto e ripresi: “Allora l’unico problema sarebbe la nipote, altrimenti la risposta sarebbe stata affermativa”, al che lei replicò farfugliando che stavo sfruttando la sua arrabbiatura per mandarla in confusione e non si rendeva neppure conto di cosa stesse dicendo.

“Pensa” , ripresi allora con calma a dire “Anche Angela ha lo stesso pensiero in merito; si vede proprio che siete parenti. Peccato”, e lasciai cadere la frase in attesa di risposta, ma soprattutto per darle modo di rifletterci sopra. “Sapevo che eri un porco, ma mai avrei creduto che potessi arrivare a pensare a tanto” affermò, dopo alcuni secondi, Marisa, anche se il tono di voce lasciava t****lare un non so che di curiosità e di interesse.

La cosa,per il momento, finì lì; l’argomento era stato sollevato, ora si trattava di lasciarlo maturare ; di positivo c’era che da parte di entrambe le donne non avevo riscontrato un rifiuto netto alla mia boutade ; tutte e due avevano lasciato trasparire una , forse seppur minima, possibilità alla sua messa in pratica.
Passarono alcuni giorni e una mattina un sms di Marisa mi chiese se il pomeriggio seguente avessi avuto possibilità di andare da lei dato che la nipote “Aveva bisogno”.

Sorrisi mentre rispondevo al messaggio pregustando una nuova scopata con la donna incinta : la cosa mi stimolava sempre più. Mi chiesi anche come la stesse prendendo Marisa, dato che ultimamente non ci eravamo più visti e ora si trovava nella condizione quasi obbligata di “soddisfare” i desideri della nipote avendo creato un precedente; probabilmente non era affatto soddisfatta di come si stavano evolvendo le cose, ma, del resto, non ero stato io a chiedere di scopare ancora Angela.

Il pomeriggio concordato ci ritrovammo tutti e tre nel salotto di Marisa; all’euforia di Angela si contrapponeva il mutismo mal mascherato di Marisa che, anche di fronte ad un mio complimento a lei indirizzato, rispose con un sorrisino di circostanza alquanto tirato. Feci finta di niente, riservandomi di chiarire, una volta per tutte a quattr’occhi, la situazione creatasi e, allungata la mano verso Angela a mò di invito, con questa mi indirizzai verso la camera da letto.

Immaginai la rabbia che covava in Marisa, la quale comunque fece finta di nulla, dicendo che aveva da fare in cucina. Il furore di Angela appena chiusa la porta alle nostre spalle, mi colse di sorpresa; la sua bocca si incollò prepotentemente sulla mia intanto che la sua lingua frugava insistentemente alla ricerca di un concitato contatto. Dovetti convincermi che, le dicerie per cui una donna incinta è sempre eccitata e sempre vogliosa durante il periodo di gestazione (probabilmente a seguito di fattori ormonali), rispecchiano la pura verità.

Angela sembrava assatanata e si “donava” , con tutte le sue grazie, in modo completo e coinvolgente, dimostrandomi la sua incondizionata disponibilità ad essere posseduta. In breve i nostri corpi si trovarono nudi ancor prima di raggiungere il letto con i nostri abiti sparpagliati tutto intorno frutto di un impeto inimmaginabile.

Non senza fatica raggiungemmo il talamo sul quale fui spinto ad adagiarmi supino; subito Angela mi venne a cavalcioni iniziando a sfregare la sua figa bollente e oscenamente dilatata sul mio cazzo già duro come il marmo.

Il suo movimento veniva compiuto in modo di evitare la penetrazione, anche se era impossibile che ciò non potesse avvenire viste le nostre condizioni, ma la sua abilità in tal senso fece in modo che entrambi provassimo immenso piacere col semplice reciproco sfregamento dei nostri sessi. Angela, ad occhi chiusi per meglio assaporare la sensazione, guidava, appoggiandosi sul mio petto, il movimento del suo bacino facendo in modo di trarne il massimo godimento; la sua figa continuava a colare bagnando copiosamente la mia asta che tentava in tutti i modi di penetrarla, azione che lei ,con grande competenza, riusciva a evitare, portandomi ad estremi livelli di eccitazione.

“Non essere impaziente” continuava a ripetermi; “Voglio farti impazzire prima di darti il giusto premio alla tua spasmodica attesa” continuava ormai in estasi e coinvolta completamente dal contesto creatosi. Nel frattempo nella stanza era entrata silenziosamente Marisa che si fermò in nostra contemplazione ai piedi del letto; percepii la sua presenza e, incrociando il mio sguardo col suo, feci finta di nulla, quasi come assentire sul ciò che prevedevo sarebbe successo di lì a breve.

Angela, essendo di spalle, ad occhi chiusi e presa com’era dall’ eccitazione, non si accorse della zia, continuando nella sua azione di godimento. Marisa era in slip e reggiseno neri, ma di una forma e di una misura che a stento contenevano le sue grazie; aveva inoltre infilato due calze a rete autoreggenti a maglia grande da puttanone e calzava due ciabattine col tacco a spillo vertiginoso. Dopo alcuni attimi di ammirazione, si avvicinò a noi salendo in ginocchio sul letto e, delicatamente, appoggiò il suo corpo,cingendolo, alla schiena della nipote intanto che con la lingua prese a leccarle il collo , la nuca e dietro le orecchie.

Angela ,al primo istante, trasali irrigidendosi; si girò in direzione della zia incontrando i suoi occhi. “Oh zia, cosa stai facendo” furono le sole parole che fra i sospiri riuscì a profferire, poi un leggero abbozzo di sorriso spuntò sulle sue labbra, la tensione creatasi in lei si stemperò, gli occhi tornarono a richiudersi mentre Marisa, ricevuto così tacitamente il suo consenso, iniziò a sussurrarle all’orecchio: “Stai tranquilla. Non volevo lasciar solo il mio “cucciolo”.

Perché tu sei il mio cucciolo vero? Questo sarà il nostro piccolo segreto”. A queste parole Angela si sciolse completamente, il suo corpo cercò di copiare i movimenti sinuosi di quello della zia che intanto si stava dedicando con la sua lingua saettante alla schiena della nipote. “Si zia. Così, continua, non fermarti. Fammi sentire la tua lingua. Chi meglio di te può soddisfarmi in questa esperienza” esclamò Angela ruotando il suo capo alla ricerca delle labbra morbide della zia.

Questa non aspettava altro; abbandonò la sinuosa schiena abbondantemente insalivata e portò la sua bocca a contatto con quella della nipote. Il bacio conseguente fu dolce ma nel contempo energico ed estremamente erotico ; le due lingue si incrociarono mentre Marisa si era impossessata dei seni di Angela e li massaggiava stimolando i capezzoli che si erano irrigiditi e ingrossati. Quindi, su sollecitazione della zia, la nipote riprese la sua “cavalcata” intanto che la sua schiena ritornò ad essere percorsa dalla sua calda lingua.

Angela era stravolta, stava godendo come non mai alla mercè di un cazzo marmoreo infilato dentro di lei fino alle viscere e della lingua della zia che ben sapeva come leccarla e baciarla dappertutto al fine di portarla all’estremo piacere. “Mi state facendo morire” ripeteva sommessamente, quasi impotente, in nostro potere, mentre Marisa aveva raggiunto con la bocca la sua figa piena di cazzo e di umori ed aveva cominciato a slinguarla non disdegnando di dedicare qualche attenzione all’asta turgida che la stantuffava implacabile.

Quando si rese conto che Angela stava per avere un potente orgasmo, si sollevò, l’abbracciò stringendola di nuovo per la schiena e, continuando a passarle la lingua sul collo, prese a sussurrarle lascivamente: “Brava, lasciati andare. Fai vedere alla zia come sa godere il suo cucciolo. Non avrei mai pensato che fossi così porca. Avanti dimmelo, fammi sentire che stai godendo”. A quelle parole Angela non si trattenne più e con un urlo gutturale esplose in tutto il suo piacere: “Siiii.

Godo molto. Non fermatevi, continuate. Siete due maiali, ma io voglio essere la vostra troia”. Dalla sua figa pulsante un caldo getto di liquido sgorgò potente,mentre Marisa cercò di raccoglierne il più possibile con la mano che prima portò alla sua bocca e poi accostò a quella della nipote invitandola:”Senti com’è buona. E’ la tua; leccala”. Angela non si fece pregare passando fra le dita della zia la sua morbida lingua. Io nel frattempo, pur esterrefatto dal contesto creatosi, non avevo ancora sborrato; Marisa lo capì e immediatamente spostò la nipote dalla sua posizione sopra di me e preso il suo posto, si infilò il mio cazzo dentro di lei fino in fondo.

Un rantolo di piacere uscì dalle sue labbra: “Finalmente, non vedevo l’ora di sentirlo” e la sua “cavalcata ebbe inizio. Al punto di eccitazione in cui mi trovavo la scopata non avrebbe potuto durare molto, infatti in breve un getto di sborra riempì la sua figa fuoriuscendo lateralmente dalle grandi labbra; Marisa continuò a “cavalcare” finchè anch’essa raggiunse l’orgasmo che anelava per poi lasciarsi scivolare sul mio petto a cercare la mia bocca. In breve ci trovammo tutti e tre distesi vicini; nessuno parlò, ma ormai eravamo consapevoli come ogni commento fosse superfluo : avevamo goduto immensamente, desideravamo sicuramente replicare l’esperienza e soprattutto si erano superati tutti i tabù che fino a qualche ora prima parevano insormontabili, ma, dagli sguardi che ci scambiavamo, capimmo di non essere ancora appagati.

Fu Marisa infatti che prese l’iniziativa, si impossessò del mio cazzo cominciando un sensuale massaggio per farlo tornare in tiro, quindi, quando lo scopo fu raggiunto (non ci volle poi tanto) , si dedicò ad un sapiente inizio di masturbazione con annessi colpi di lingua sullo scroto al fine di mantenerlo sempre bagnato. Angela osservava la zia sotto altri occhi, probabilmente mai l’avrebbe immaginata così porca , specialmente in sua presenza, ma dovette prendere atto che quella vista la stava eccitando sempre più.

Ricordò la sua gioventù, quando Marisa le faceva il bagnetto in assenza della madre e cercò di trovare in quei gesti così naturali una punta di malizia nei suoi confronti e, non riuscendo a trovarne, fece in modo di inventarsela cosicchè , una volta sola, avrebbero portato la zia a furiose masturbazioni nel pensiero della nipote. Tutto questo non fece che accrescere la sua eccitazione e,quasi senza volere, si ritrovò con la sua mano affondata nella figa grondante di Marisa che aveva,di pronta risposta, allargato oscenamente le gambe.

La sua mano si ritrovò subito bagnata di umore mentre i gemiti della zia iniziarono a crescere di intensità: non era da tutte farsi toccare e sditalinare dalla nipote. Io mi ritrovai quindi col cazzo pronto a una nuova sborrata fra le mani di Marisa, mentre questa seguiva il ritmo della masturbazione dettato dal godimento che stava provando al contatto della mano di Angela. Solo quest’ultima si limitava a dare piacere ed a osservare la scena non provando nessuno stimolo diretto,ma avendo il grado di eccitazione alle stelle; fu così che allora l’attirai verso di me cercando la sua bocca con la mia.

Angela non si fece pregare, dischiuse le labbra pronta a ricevere la mia lingua insalivata. Il bacio che ne seguì fu intensissimo e carico di sensualità, quasi come forma di riconoscenza verso di me per quanto stava succedendo e a dimostrazione dell’immenso piacere che stava provando. Marisa vide il nostro atteggiamento e non volle restarne esclusa, quindi allungò anch’essa la bocca verso le nostre labbra quasi come fosse alla ricerca di qualcosa che le mancasse.

Io ed Angela ci staccammo un istante facendo in modo di accoglierla fra di noi; la sua lingua allora si insinuò fra le nostre labbra cercando il contatto in uno scambio di lingue a tre. Quindi lei si dedicò (si capiva che non vedeva l’ora) completamente alla nipote “possedendola” furiosamente in bocca e riversandole dentro una gran quantità di saliva. Angela corrispose in pieno ed io mi vidi costretto quasi a defilarmi anche se il mio cazzo era ancora decisamente in possesso di Marisa che non smetteva di masturbarlo.

Mi avvicinai ,a questo punto, all’orecchio della zia e le sussurrai con tono perentorio: “Voglio il suo culo”; lei non si scompose, aprì per un istante gli occhi sbattendo le palpebre in segno di consenso e riprese a leccare il viso e il collo della nipote sempre più sensualmente mentre questa si era ormai completamente abbandonata al piacere che stava provando e la sua figa colava copiosamente. Abilmente Marisa la fece posizionare a pecorina non staccandosi mai da quel corpo e da quelle labbra sia con la bocca sia con le mani e fece in modo di sistemarsi di fronte a lei.

L’opera di toccamento e masturbazione stava dando i suoi frutti; Angela si lasciò “condurre” e “posizionare” come voleva la zia che la stava portando a un livello di estrema eccitazione. Dalle sue labbra dischiuse un susseguirsi di mugugni e di sospiri di piacere sempre più profondi mi fecero capire che la donna era ormai disponibile ad accettare qualunque cosa le fosse stata proposta ed era quindi pronta a tutto pur di soddisfare la sua libido a quel punto giunta al limite.

Osservai il suo culo in posizione perfetta per la penetrazione rendendomi conto, dalla dilatazione dell’ano, come non fosse la prima volta che veniva inculata : “Meglio così” pensai, “ Vorrà dire che non dovrò stare particolarmente attento al dolore che potrei procurarle”. Il mio cazzo era un bastone di marmo che mi premurai di bagnare copiosamente raccogliendo con la mano la mia saliva e distribuendola lungo l’asta; allo stesso modo passai le dita bagnate sulla rosea fessura che subito “rispose” al contatto dilatandosi ulteriormente: era pronta! Avvicinai allora la punta, gonfia all’inverosimile, al foro anale, la feci scivolare un poco esternamente sulla fessura già lubrificata, poi di colpo l’introdussi forzando l’entrata.

Un debole lamento mi fece intendere che era arrivata fino in fondo e che Angela stava sentendo piacevolmente quel cazzo che le riempiva il suo culo. Marisa intanto continuava a leccare il viso e la lingua della nipote quasi a farle capire che lei era lì, vicina a sostenerla (nonostante avessi intuito che non ce ne fosse bisogno poiché il mio cazzo si era introdotto perfettamente dentro di lei senza alcuna fatica, segnale che quell’ano era abituato a quelle penetrazioni).

Dopo essermi fermato un istante tutto dentro di lei, cominciai il movimento di stantuffamento in modo prima delicato , poi sempre più veloce e profondo. Angela, ad occhi chiusi e con la bocca spalancata, sembrò gradire mentre il suo respiro si faceva sempre più affannoso; Marisa nel frattempo continuava a baciarla , leccarla facendole sentire la sua presenza e le sussurrava: “Brava, così. Si vede che stai godendo. Sei proprio una maialina” e ancora “Voglio la tua lingua, fammela sentire fino in fondo e dimmi quando stai venendo che la voglio bere tutta”.

Angela si muoveva lascivamente seguendo i miei movimenti finchè poco dopo il suo corpo ebbe un fremito, la sua figa si dilatò ancora di più e cominciò ad emettere fiotti di liquido. “Godo ,non fermarti” urlò al mio indirizzo intanto che il mio cazzo la profanava sempre più deciso e Marisa, portata la bocca sulla sua figa, leccava avidamente tutto quanto ne usciva. In breve anch’io raggiunsi l’apice del piacere e le scaricai nel culo una gran quantità di sborra calda che ,colando fuori dal suo ano, fu preda anch’essa della lingua vorace della zia la quale si stava masturbando furiosamente per arrivare, cosa che puntualmente avvenne, pure lei all’estremo godimento.

Mai mi era successo di godere in tre quasi contemporaneamente, e la cosa mi dette una soddisfazione immensa e penso che pure le due porche fossero completamente soddisfatte. Ci ritrovammo così tutti e tre abbracciati, con il nostro sudore che si fondeva ai nostri umori in un miscuglio acre ma erotico nel tempo stesso, quindi più tardi, una doccia ristoratrice ci fece ritornare del tutto in noi mentre una risata collettiva ci fece capire quanto eravamo soddisfatti dell’accaduto.

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Bukkake (racconto di una donna)

Entro in una stanza buia solo un cono di luce al centro,, parte piccolo dal soffitto e si allarga sino a terra dove illumina una sedia
Io vestita con abito corto, calze velate e reggicalze in bella evidenza scarpe tacco 12 mi siedo e aspetto dopo qualche attimo dietro le mie spalle sento un leggero fruscio,, un fresco profumo di donna si avvicina le sue mani passano davanti hai miei occhi, mi benda e delicatamente mi prende le braccia e le porta dietro alla sedia un clik e le manette si chiudono…..poi comincia a sfiorarmi con le mani e le labbra ovunque, collo, viso, bocca ,braccia ,seno ,gambe e clitoride Non vedo nulla ma impazzisco di piacere ,il mio clito sembra ringiovanito, duro da far male ,lei non lo tocca molto ,lo sfiora solo con le labbra ,ma le sensazioni sono incredibili Mi tocca con le mani i capezzoli sento qualcosa di freddo vicino al mio seno e poi un leggero dolore,.. delle pinzette in acciaiomi stringono i capezzoli una delle mie segrete passioni
Poi sempre da dietro mi cingono due braccia maschili e le mani con dolce sapienza cominciano a toccarmi il clito provocandomi del piacere incredibile Sento che lei è davanti a me e si muove sinuosamente sfiorando il mio corpo con i suoi seni, il suo profumo mi inebria e l’odore del sesso oramai pervade le mie narici.

Ad un certo punto lei mi sussura di chiudere gli occhi perchè mi toglierà la benda e sarò solo io la padrona della mia vista solo io deciderò se vedere o meno quello che sta succedendo o succederà
La benda viene tolta ,la voglia di aprire gli occhi è tanta , ma non credo sia il momento giusto per farlo ,intanto lui mi masturba come solo i maschi sanno fare e lei con la lingua raccoglie le gocce che escono dal mio clitoride.

Tra un gemito e l’altro mi sembra di sentire qualcosa ..dei sospiri … no non dei sospiri ma delle persone che ansimano come se si masturbassero vedendo un filmino hard davanti alla tv nella quiete della loro casa.
La temperatura sale e comincio a sudare ,non è più una sensazione…..sono certa non siamo solo noi tre dentro quella stanza ,,,socchiudo appena gli occhi non vedo nulla mi devo ancora abituare a quel buio appena inciso dalla flebbile luce di quel faretto sul soffitto
Le mani di lui interrompono dolcemente la masturbazione e sento che si allontana da me lei con voce vellutata mi dice di non aver paura che sarà lei a proteggermi ed aiutarmi nel caso ne avessi bisogno.

Avrei voglia di toccarmi da sola ed anche di allentare la morsa delle pinzette sui miei capezzoli che vero provocano piacere ma anche dolore Quella piacevole e dolorosa sensazione che mi fa impazzire ma mi ricordo di avere le manette hai polsi.
La mia vista si sta riprendendo scorgo nel buio delle ombre e sono tutte intorno a me ,davanti , ai lati e anche dietro ne sento l’ansimare non credo hai miei occhi ,sono tutti maschi e si stanno masturbando , ma quanti saranno ?
Non mi interessava quanti ma cosa avrebbero fatto.

La mia dolce amica si avvicina a me e mi dice che loro sono tutti qua per me per riempirmi di sperma caldo e se ero pronta avrebbero cominciato la loro missione
Inoltre mi sussurra che si sarebbe messa dietro di me a tenermi su i capelli ,visto che ero ancora ammanettata,e il suo lui ……quello di prima……mi avrebbe torturato con la bocca e la lingua il mio clito finchè non gli fossi venuta in gola
Il mio cuore stava impazzendo, lo sentivo battere come non mi era mai successo
Via ..il primo maschio si avvicina due colpi secchi e i suoi tre skizzi di sperma mi riempiono già la faccia abbondantemente di sborra calda e appiciccosa direi una delizia per le mie labbra e sopratutto per la mia mente forse vista l’abbondanza sarebbe bastato cosi,ma ne arriva subito un altro vicino a me che toccandosi nel tragitto viene e il suo succo si perde nel pavimento a quel punto si avvicinarono tutti assieme e comincio la più bella e abbondante abbuffata di sborra della mia vita
Gli skizzi arrivavano da per tutto ne ero piena in tutti gli orefizi ,ed io cercavo di non perderne una goccia ma era tanta troppa nell’enfasi della situazione non mi ero accorta che la mia dolce amica teneva sotto al mio mento una specie di enorme scodella dove lo sperma che non riuscivo ad ingoiare colava copioso e nel mentre succedeva tutto questo il suo maschio mi stava succhiando con enorme soddisfazione il mio clito non lo sentivo più da tanto era duro.

Ero veramente un lago di sborra e i maschi non finivano mai secondo me c’era anche chi faceva il doppio giro talmente la situazione era eccitante ero al limite delle mie capacita oramai non la ingoiavo più skizzata entrava nella bocca e me la facevo colare addosso, la cosa mi eccitava ancora di più………….
Ad un tratto gli skizzi finirono …ero devastata dalla quantità di sperma che avevo ingoiato e che avevo addosso ma la mia dolce amica mettendosi davanti a me mi ricordo,,, al solo vederla ,,,,che aveva un recipiente colmo sino all’orlo di sborra lo alzo sopra la mia testa ,e mentre il suo lui stava ancora pompando il io clito,me la verso addosso ,a quel punto non ce la feci più, per l’eccitazione sborrai in gola al suo lui che venne innondato anche da tutto quel nettare che colava dal mio ventre ,quasi svenni dall’eccitazione e dalla soddisfazione di quel momento che ancora ricordo come fosse ieri legata ad una sedia innondata di sborra con un uomo hai miei piedi e la mia amica che mi accarezzava facendo di me la donna più felice del mondo.

Al bar…

Era la sera dedicata alla Champions League; come al solito, per vedere la partita del Milan su Mediaset Premium, io e mia moglie Nastya andammo al solito bar dove ci incontravamo con gli amici. Ci sedemmo ad un tavolino in fondo alla sala, tanto c’era lo schermo gigante, e ci gustammo la partita. O meglio: mi gustai la partita, perché Nastya appariva distratta e sop****nsiero. Durante l’intervallo si alzò per andare in bagno, poi si fermò a parlottare a lungo con Paolo, il barista, il quale ogni tanto ammiccava verso alcuni dei clienti e ghignava sotto i baffi.

Iniziò il secondo tempo. Mi accorsi che di tanto in tanto qualcuno dei presenti si girava verso di noi con un mezzo sorriso sul volto, fissava un attimo Nastya e poi tornava a guardare l’incontro; lei però ostentava indifferenza. Finì la partita, moltyi si alzarono e se ne andarono dopo aver pagato il conto, e pure io feci per imitarli, quando lei mi fermò: “Aspetta amore, voglio ancora una coppa di gelato. ” Mi disse.

Io, esitante, andai al banco ad ordinargliela e Paolo, con uno strano sorriso stampato in faccia, mi servì. Mentre lei, con ostentata lentezza, mangiava il suo gelato, ad uno ad uno i clienti lasciarono il bar; rimasero in sala solo in cinque, persone che di vista conoscevamo da tempo: Bernardo, un pensionato, due operai di trent’anni circa, Luca e Davide, un ragazzo negro che credo si chiamasse, o si facesse chiamare, Momò, goffo e grassoccio, ed un ragazzo appena ventenne di nome Sandro.

Oltre, naturalmente, al titolare del bar, Paolo, che mentre Nastya finiva la sua coppa di gelato andò a chiudere dall’interno la saracinesca del bar, di fatto chiudendo dentro tutti noi. “Ma che fa” dissi io, perplesso, “dobbiamo andare a casa…” “Non così in fretta…” ribatté mia moglie. Poi, rivolta al barista: “Paolo, per favore…”. Paolo si avvicinò al nostro tavolo: reggeva un calice da vino e una bottiglia di grappa, con la quale riempì completamente il calice, che porse a Nastya.

Lei lo prese tra le mani, mi guardò con quel suo sguardo dolcissimo e mi disse: “Mi ami tesoro?” “Certo che ti ami Nastya… ma cosa fai…?” La sua espressione mutò all’improvviso: “Sei uno stronzo, amore mio, un grandissimo stronzo!” Ora nei suoi occhi c’era sfida… bevve l’immensa porzione di grappa tutta d’un fiato, poi se ne versò altrettanta e trangugiò anche quella, facendo una smorfia per l’improvvisa ondata di calore che la bevanda le provocava in corpo.

Mi accorsi che tutti e sei gli uomini si erano fatti molto vicini al nostro tavolo… e con mia grande sorpresa Nastya iniziò a svestirsi. Uno dei ragazzi, credo Sandro, sussurrò: “Era l’ora!” ma Nastya non si curò di lui, e continuò a denudarsi con estrema indifferenza, come se stesse per andare sotto la doccia e fosse da sola, e non attorniata da uomini. Due di loro si erano aperti i pantaloni ed avevano estratto il pene, iniziando a massaggiarlo.

Nastya ora era nuda, completamente nuda, in piedi davanti a me. Gli altri non facevano nulla… aspettavano un segnale, era questa l’impressione che davano! Nastya mi fece alzare prendendomi per mano, poi avvicinò la sua bocca alla mia e mi diede un lieve bacio a fior di labbra, sussurrandomi: “Mi hai offerta al tuo amico Angelo, mi hai portata a casa sua e lasciata alla mercé dei suoi due amici… tutto per soddisfare le tue voglie di marito cornuto, per eccitarti sapendo me in mano a sconosciuti… Ma non hai mai pensato che la cosa alla fine potesse piacermi… volevi una moglie puttana… adesso ce l’hai!”.

Poi, con una spinta, mi costrinse a sedermi di nuovo e disse: “Goditi lo spettacolo… STRONZO!” Fece due passi per allontanarsi da me… i ragazzi fecero cerchio intorno a lei. Nastya, nuda, in piedi in mezzo a sei uomini… la sua pelle bianca e morbida, i suoi capelli lunghi, i suoi seni dolcissimi e carnosi, con i capezzolini induriti che guardavano leggermente all’esterno, il suo sedere rotondo e candido, forse un po’ troppo grassottello ma decisamente appetitoso… ogni parte del suo corpo era percorsa da sei paia di mani avide di carpire ogni segreto.

Lei abbracciò Bernardo e lo baciò a lungo, profondamente. Era il segnale. La sollevarono di peso in due e la adagiarono con la schiena su un tavolino. “Aspettate!” disse lei. Tutti si ritrassero, esitanti. “Stasera voglio essere scopata da tutti voi, ma chi mi vuole scopare deve pagare!” “Come cazzo sarebbe a dire…” iniziò Davide, ma Paolo lo interruppe: “Non costa cara ragazzi: un euro per ciascuno di voi!” E guardando me: “E’ una puttana molto economica… c’è la crisi ahahah!” “Un euro a scopata non è mica male!” esclamò Luca, ma Nastya lo interruppe: “No tesoro… un euro a persona… e potete scopare quanto volete!” “Che figata!!!” esclamò Davide, e tutti posero mano al portamonete.

“Forza ragazzi, mettete qui le monete, sul mio pancino!” disse lei. In un attimo sei monete da un euro luccicavano su di lei, che le raccolse e le porse a Paolo dicendo “Sarà lui il cassiere. ”. Poi, puntando i piedi sul bordo del tavolino e aprendosi la vulva con le mani, disse: “Avanti, sotto il primo!”. Io ero impietrito… mentre un’erezione dolorosa mi premeva nei pantaloni. Il primo, Sandro, i pantaloni abbassati alle caviglie, era già tra le sue gambe, con il pene ben piantato dentro di lei e le mani a coppa sui seni.

“Cazzo che bella che sei…” le ripeteva mentre ritmava i colpi di un coito delicato e profondo. Gli altri le erano intorno, la palpavano ovunque, le strusciavano i membri sul viso ma lei si rifiutava di succhiarli: “Stasera solo vagina!” disse. “E dai, però potresti succhiarceli un pochino…” disse Paolo. “Non ne ho voglia…” rispose lei. “Sei una puttana capricciosa…” le disse Davide. Intanto Sandro era prossimo all’orgasmo, e Nastya se ne accorse. “Vienimi dentro.

” gli disse. “Davvero… posso?” rispose lui. “E se resti incinta..?” “Tranquillo piccolo… prendo la pillola, non sono mica scema!” “Dai cazzo sbrigati a sborrarle dentro che ho voglia di farmi questa troia russa!” disse Bernardo. Sandro stava arrivando: accelerò i colpi e esclamando “Sì… dai… prendilo tutto zoccola… ti sborro…” fu il primo di loro che quella sera prese piacere da mia moglie. Bernardo quasi lo spinse via per prendere il suo posto, penetrandola sbrigativamente senza inserire tutto il pene dentro la sua vagina ma accontentandosi di strofinare il glande sull’orifizio di entrata.

Nastya lo riceveva ad occhi chiusi, completamente passiva. “Sei una schifosa bagascia…” le disse lui venendo. “Adesso voglio il negro…” disse Nastya senza aprire gli occhi. “Sì dai Momò” esclamò Paolo, “Fottila bene questa stupida stronza!” Momò non se lo fece ripetere… non aveva il classico pene che ci si aspetta da un negro, ma si difendeva. La penetrò a sua volta, scivolando nel guazzabuglio di umori e sperma che inzuppavano la vagina di mia moglie.

Lei iniziò a massaggiarsi il clitoride, era eccitatissima, e accompagnava i colpi di Momò inarcando il bacino nel modo che ben conoscevo. Nastya raggiunse l’orgasmo con un grido, gli altri si misero a ridere e Luca esclamò: “Che sporca puttana sei… ma tutte le russe sono delle zozzone come te?”. “No tesoro… non tutte…” rispose lei languidamente. Intanto Momò si stava sollazzando alla grande dentro di lei, e le stringeva i capezzoli con due dita mentre la usava.

Doveva essere una stretta molto energica, perché ad un certo punto Nastya disse: “Fai piano… così mi fai male…” “E sta zitta stupida cagna, e lasciaci scopare come si deve!” esclamò Paolo a difesa del negro. Poi aggiunse: “Fai quel che ti pare, tanto il maritino cornuto si eccita, vero?”. Io non risposi… loro non si aspettavano risposte da me… Momò oramai stava arrivando: “Tu puttana… tu puttana… tu puttana…” ripeteva mentre le eiaculava nella vagina.

Quando si ritrasse, un rivolo di sperma sgorgò dal sesso di mia moglie. “L’hai farcita bene!” esclamò Paolo, “Adesso tocca a me!” e così dicendo prese il posto del negro. “Ragazzi,” disse “questa ragazza è fatta per scopare… guardate come lo prende…”. Paolo non ci mise molto a venire, poi fu il turno di Davide ed infine quello di Luca. Poi Nastya, in un accesso di crudeltà, mi disse: “E adesso voglio che mio marito si masturbi su di me!”.

“Forza maritino, dai, fai contenta la tua troia!” esclamò Bernardo. Io ero in trance… mi avvicinai al tavolino sul quale Nastya aveva accolto i sei uomini, lei mi estrasse il pene durissimo e non appena me lo presi nella mano eiaculai sulla sua pancia; ma non fu un orgasmo accompagnato da piacere… era solo lo sfogo di un’eccitazione frustrata. Poi Nastya si pose a sedere sulla sponda del tavolo e girò il suo sguardo su tutti.

“Vi è piaciuto?” chiese. “Eccome”, risposero praticamente tutti, “si può fare un bis?” chiese poi Luca. Lei puntò su tutti i ragazzi uno sguardo enigmatico, poi disse: “ Tra un attimo. Ora ascoltatemi. Ognuno di voi avrà il mio numero di cellulare, e potrà chiamarmi ogni giorno dalle sette di sera a mezzanotte. ” Io ero costernato. “Mi darete appuntamento dove vorrete voi, mi presenterete a chi vorrete voi e potrete far girare il mio numero di telefono.

Ogni volta sarà come stasera: un euro a testa e mi scopate quanto volete. Unica regola: niente preservativo, solo sesso vaginale. ” Fece una pausa. “Cosa ne pensate?” “Sei incredibile…” disse Sandro. “E’ mio marito che mi ha trasformata così, lui e le sue voglie da cornuto”. Gli altri mi guardarono e risero. “Ma tenete presente questo: quando arrivo a mille euro il gioco si chiude, e i soldini li mando in beneficenza” “E così saprai di essere stata scopata da mille uomini!” disse ridendo Paolo.

“Ragazzi” esclamò Davide, “Questa è matta!” “Che c’è… non ti va?” chiese Nastya. “No, no, al contrario… ma non ce ne sono in giro come te!”. Nastya si prese in mano i seni, come a soppesarli, esitante. Poi disse: “Questo è sicuro… forza… chi è che voleva fare il bis?” e si sdraiò nuovamente sul tavolino, divaricando le cosce. Tutti, tranne Bernardo, si accoppiarono con mia moglie una seconda volta, e anche in questo caso lei accolse dentro di sé i loro orgasmi: ogni volta, quasi mi sembrava di vederlo, lo zampillo di seme che irrorava la vagina di mia moglie, e la gelosia mi divorava vivo.

Gli insulti nei suoi confronti accompagnavano i coiti: di volta in volta lei era la “troia russa”, la “stronza maiala”, la “puttana a buon mercato“, la “baldracca dell’est” o più semplicemente la “vacca zozzona”. Le labbra del suo sesso erano rosse e gonfie, eppure non chiedeva che smettessero, eppure Davide, Paolo e Luca la possedettero una terza volta e subito dopo anche Momò, riacquistate le forze, fece anche lui il suo ultimo giro….

Nelle settimane, nei mesi che seguirono, lei volle che la nostra vita scorresse come se niente fosse successo.

Ma quasi ogni sera il suo cellulare squillava, e lei doveva prepararsi in fretta e uscire. C’erano sere che tornava dopo un’ora scarsa, altre che stava fuori fino alle due, le tre del mattino. E sempre tornava con i capelli arruffati, il viso affaticato su cui leggevo un’espressione appagata, e sempre sentivo tintinnare delle monete nel salvadanaio. E sempre, tornata a casa, Nastya faceva l’amore con me, con tutta l’infinita dolcezza di cui era capace.

Ma mentre la amavo non potevo fare a meno di pensare a lei nelle mani di sconosciuti, che la usavano come la più volgare delle prostitute, e d’altra parte, quella sua vagina sempre arrossata, sempre lubrificata dello sperma che aveva ricevuto sino a poco prima, mi raccontava chiaramente di tutti gli uomini che erano passati su di lei, dentro di lei, a centinaia!.

Gioia

Conobbi Gioia durante un corso di lezioni post-laurea, per la preparazione dell’esame di Stato di abilitazione alla professione di avvocato.
In realtà fu lei ad avvicinarsi, durante la pausa delle lezioni in cui in molti uscivamo per fumare una sigaretta o socializzare. Durante la lezione precedente avevo fatto alcuni interventi in aula, piuttosto pertinenti devo dire non per una mia particolare intelligenza o preparazione ma perché inerenti ad argomenti che avevo avuto modo di approfondire nello studio di una causa durante la mia pratica.

Appena usciti sentii una voce:”Che avresti una sigaretta da offrirmi?”. Scusa banale, pensai… questa è in cerca di qualcosa…. Non appena alzai lo sguardo mi trovai davanti a due occhi nocciola vispi, furbi, sensuali, circondati da una folta criniera di ricci ed incastonati in un viso un po’ spigoloso ma regolare e splendido. Mentre rispondevo a modo porgendole il pacchetto la scrutai per controllare se anche le forme del suo corpo fossero ammalianti come la visione che mi si era appena presentata davanti.

Era vestita in modo semplice, in apparenza trasandato contrastante con la mia tenuta in giacca e cravatta, da poco uscito dal Tribunale. Era magra, più o meno alta come me (non sono un gigante…) e dal maglione largo si intravedeva un bel seno non enorme ma di dimensioni tali da farmi immaginare, mentre parlavamo del più e del meno per fare conoscenza, le sensazioni che avrei provato a sentirlo nudo addosso al mio corpo.

E sì… la conoscevo da due minuti e già mi era venuta voglia di scoparmela. Alla ripresa della lezione ognuno riprese il suo posto e, per un paio di settimane la intravidi durante le lezioni salutandola con un semplice “Ciao”.
Quando già pensavo che la mia timidezza mi avrebbe costretto a farmi le pippe a fantasia (e non a memoria… due categorie ben diverse!) la incontrai casualmente in un locale che ero solito frequentare.

Parlava con una cameriera che conoscevo superficialmente ma con cui ero solito scambiare quattro chicchiere durante i momenti in cui nel pub c’era meno gente. All’inizio salutai solo l’altra ragazza, ignorando Gioia la quale sembrava un po’ stizzita della mia indifferenza, poi, prima di andare via le rivolsi la parola: “Noi invece ci vediamo venerdì prossimo a lezione… Sei quella che mi ha scroccato la sigaretta!!”.
L’espressione sul suo volto mutò improvvisamente, contenta di essere stata riconosciuta e ci salutammo promettendoci di sederci vicini alle lezioni successive.

Così facemmo. Trascorremmo tre – quattro mesi seguendo le lezioni seduti l’uno accanto all’altra, parlando, passeggiando nel cortile dell’ateneo per sfuggire al tedio di lezioni pesanti o squagliare del fumo…. mi stavo innamorando. Ma Gioia era fidanzata, non fedele poi scoprii, ma non sembrava essere interessata
a me più di tanto. Infatti, cercai di corteggiarla a lungo ma, a parte lunghe sere passate a bere pinte al pub, non riuscii a farla cedere. Da gentiluomo (o da coglione) non forzavo troppo le mie avances dopo i suoi gentili ma fermi rifiuti.

Alla fine diventammo buoni amici, io mi fidanzai con una ragazza con cui sono in procinto di sposarmi e, seppur di nascosta dalla mia lei, spesso passavo a casa sua per bere una birra o una cenetta, simulando una partita di calcetto o di andare in palestra.
Tuttavia la voglia di scoparmela non era passata.
Un pomeriggio Gioia mi mandò un sms chiedendomi di cenare assieme a casa sua. Presi tempo, inventai una scusa e accettai di buon grado.

Cenammo, bevemmo, parlammo dei nostri problemi ad iniziare una professione che, a differenza di quanto si creda non è molto remunerativa a causa di una concorrenza spietata e una massa di professionisti sproporzionata per il mercato della nostra città. Era vestita da casa, con i pantaloni della tuta e una maglietta di cotone, io venivo direttamente da studio e, come al solito rimasi con la giacca, allentandomi leggermente la cravatta per rilassarmi un po’.

Dopo la cena ci trasferimmo nella piccolissima cucina dove Gioia iniziò a lavare i piatti. Io le facevo compagnia, mettendomi dietro di lei e, tra il serioe il faceto, la accarezzavo suoi fianchi. Era solita soprannominarmi “Strusione” perché spesso, specialmente quando la salutavo per andare via sulla porta, la cingevo a me accarezzandola e strusciandomi addosso a lei sperando che, per una botta di culo, prima o poi cedesse alla mia lunga corte.

Pertanto, all’inizio non trovò strano che io la cingessi sfiorandola e toccandola.
Mi accorsi che non portava il reggiseno e, mettendole le mani dentro la maglietta da dietro e risalendo lungo la schiena glielo feci notare. Gioia, dandomi le spalle e continuando a sciacquare i piatti, rispose che dopo la doccia aveva preferito rimanere più libera.
Comincia ad accarezzarle la schiena, sentendo il calore del suo corpo e desiderandola sempre più. Mi avvicinai verso di lei mettendole le mani lungo i fianchi, accarezzandola in modo di far crescere anche in lei il desiderio.

Iniziai a salire lungo i finachi quando, in modo imperioso disse il mio nome, come una mamma che vuole fermare il figlio che sta per iniziare una marachella. Ma io nom desitetti questa volta e, solo per fingere accondiscendenza, spostai le mani sul ventra non modificando comunque i movimenti morbidi, avvolgenti.
Ripresi a salire e, pochi centimetri dall’inizio del seno mi fermai, avevo il cuore in gola, a mille ero a pochissimo dall’oggetto dei miei desideri degli ultimi anni e inoltre pensavo alla mi afidanzata, ignara, che mi credeva a giocare a calcetto con amici che lei non conosceva.

Ma il cazzo in mezzo alle mie gambe stava crescendo sempre più e prendendo coraggio continuai a salire. Gioia si irrigidì e smise di sciacquare i pochi bicchieri rimasti. Muta. Temetti di ave esagerato ma sentii che anche il suo respire si era, nel frattempo, fatto più pesante e affannato; decisi così di tentare il tutto per tutto. Mentre le mie mani salivano sentivo la pelle morbida del seno vibrare sotto le mie dita e trovai i capezzoli duri e turgidi pronti ad incastrarsi fra le mie dita.

Le appoggiai il mio pacco addosso al culo e iniziai a baciarla sul collo. La leccavo, salivo con le labbra fino all’orecchio destro stimolandole il lobo con la lingua e succhiandolo leggermente.
Le strizzavo le tette con forza, poi l’accarezzavo dolcemente. Gioia si girò d’improvviso cingendomi le braccia al collo e ci baciammo in bocca. Avevo la giacca sporca di sapone per piatti ma non me ne fregava un cazzo. Le misi le mani sul culo, poi dentro i pantaloni e dentro gli slipcominciando ad accarezzarle le natiche.

presi le sue chiappe a coppa nelle mani e massaggiandole inizia ad allargarle leggermente. Poi scesi nell’incavo con la mano destra arrivando al buco del culo con le dita. Fece un sobbalzo. Intanto sentiva il mio cazzo gonfio, duro ed era lei ora a strusciarsi su di me per sentire il mio bastone di carne addosso a lei.
Smise di baciarmi e, dopo avermi fissato negli occhi come il primo giorno che ci eravamo conosciuti abbassò le sue mani sulla mia cinta.

La slacciò continuando a fissarmi. Aprì i mi ei pantaloni e vidi sparire i suoi occhi. Si abbassò accovacciandosi davanti a me e, tirando giù i miei boxer si ritrovò il mio cazzo duro che con il rossore della cappella le illuminava il viso. Iniziò a baciarmi l’inguine, mi mise le mani intorno al culo e con la lingua si mise ad accarezzarmi le palle. Le baciò, le leccò le succhiò poi, fissandomi negli occhi, me lo prese in mano e lo fece sparire nella sua bocca.

Succhiava come raramente mi era capitato di sentire, ad occhi chiusi per godere il gusto di succhiare un cazzo. Si vedeva che godeva. Io le tolsi il cazzo dalla bocca e, per farla soffrie un po’, iniziai a strusciarle la cappella sul viso allontanandolo ogni volta che cercava di rimetterselo in bocca. Mi implorava di farglielo succhiare, mentre io la prendevo a pisellate sulle labbra, sulle guance sugli occhi….
Ci spostammo sul divano e, in pochi secondi ci ritrovammo completamente nudi.

Io ero seduto sul divano e lei, in ginocchio davanti a me riprese il suo pompino spettacolare. Sentivo che mugugniava di piacere e mi rimproverava di non aver insistito di più negli anni precedenti, visto che il mio cazzo le piaceva molto. Avevo deciso di essere un po’ egoista, visto il tempo che mi aveva fatto penare e, quindi, la feci continuare col pompino fino a un secondo prima di venire cosicché, sfilatole il cazzo dalla morsa del suo risucchio, le svuotai le palle in faccia mentre lei, a bocca aperta, cercava di farsi schizzare in bocca la maggior quantità di sborra possibile.

Aveva il viso grondante del mio sperma. Era bellissima. Cercai di raccogliere la sbora dal suo viso passandole il cazzo su tutta la faccia e, di tanto in tanto le ordinavo di pulirmi l’asta e la cappella tutta intorno. Mi stava pulendo il cazzo con una perizia e maestria uniche.
Stava riprendendo a succhiarlo per farlo indurire e metterselo poi nella fica ma io, facendo un po’ lo stronzo dissi” vabbeh… mo’ che t’ho svuotato le palle in bocca me ne posso pure anna’ a casa, tanto il mio oggi lo ho avuto…”.

Mi uardò con occhi di sangue”E NO!!! mo tu adesso me scopi per ore!” e si infilò tutto il cazzo in bocca per non farmi andar via.
Allora la presi e la misi sul divano al mio posto e, allargandole le gambe, iniziai a leccarle la sorca, calda, bagnatissima. Giocavo con le labbre a le titillavo il clitoride leccandolo e succhiandolo con voracità le infilai prima una e poi due dita nella fica, cercando di stimolarle anche il buco del culo.

Sentivo che godeva, che aveva voglia di farsi scopare da me, quella sera….
Io avevo il cazzo ancora in tiro, duro.
La feci mettere con le ginocchia a terra a pecora, appoggiata col ventre sulla seduta del divano e mi alzai sulle ginocchia dietro di lei.
Presi il mio cazzo nella mano e piano piano lo guidai dentro la sua fica.
La cappella entrò subito, quasi risucchiata dalla fregna vorace e, immediatamente mi trovai tutto dentro di lei, a sbattermela forte.

Mentre era a pecora iniziai ad allargarle il solco del culo, accarezzandole il buco.
Mi leccai il pollice della mano destra, lo misi in bocca per bagnarlo e inumidire il suo ano.
“DAI SBATTIMI, SBATTIMI!!!!!” Ero in trance… Sentire Gioia che mi urlava sbattimi sbattimi mentre le infilavo il pollicione nel culo era l’immagine su cui mi ero ammazzato di seghe negli ultimi anni. E ora stavo vivendo quel momento.
Però il suo buco non reaggiva in modo elastico… mi chiese di non stimolarlo troppo… aveva il buchetto vergine, la troia!
Non me lo feci dire due volte.

Tolsi il dito e sfilandole il cazzo dalla sorca grondante, appoggiai la cappella sul buco del culo.
Subito urlò di fermarsi. “MA CHE CAZZO STAI A DI’!!! OGGI TE ROMPO ER CULO…PREPARATE!”
Mi implorò di fermarmi ma ormai la cappella, bagnata, aveva forzato il suo culetto preparato dal mio dito. La sentii chiudersi, smise di parlare e io infilavo piano piano il mio cazzo sempre più in fondo. Cominciai piano piano a incularmela… poi sempre più svelto, profondo e forte.

“ODDIO…NON PENSAVO CHEAAAAH…DAI CONTINUA!!! AAAAaaahhhhh… spaccami il culo…. spingi SPINGI!!!!”. La assecondai. Sentivo le palle sbatterle addosso le chiappe. Le dissi di sgrillettarsi mentre la inculavo e poco dopo sentii che rantolava di piacere. Stava venendo come una fontanella rotta.
Me la inculai per un bel poò poi mi sdraia per terra e le dissi di mettersi sopra, a smorzacandela.
Era completamente in balia del mio cazzo. Come un automa si appoggiò su di me e iniziò a saltellare sul mio cazzo con foga e desiderio: “VOGLIO SENTIRLO SU SU FINO AL CERVELLO!!!” e sbatteva il suo culo sulle mie palle mentre le sue belle tette mi ballavano davanti agli occhi.

Le presi le tette in mano e leccavo e mordevo i capezzoli a turno.
Non ce la facevo più. La tolsi da sopra di me, la feci inginocchiare e tenendole i capelli nelle mani le sborrai in bocca, facendole ingoiare tutto…
“Brava la mia troietta…. ora ripuliscilo per bene che poi mi vesto e vado a casa”.

un giorno al mare

Questa storia è vera, mi è successo qualche anno fa in una spiaggia nudista romana.
Sono le due del pomeriggio, parcheggio e trovo un bel posto isolato, dietro una fratta; mi spoglio nudo e mi sdraio. A un certo punto mi alzo per bere, guardo in lontananza e scorgo un tipo che passeggia, si accorge che mi sono alzato, guarda verso di me, cambia direzione e viene verso il mio asciugamano. Fisicamente normale, niente di che, ha un perizoma blu che evidenzia due belle chiappe, glabre e carnose; mi viene subito duro come un sasso, non scopo da tre mesi e ho le palle che mi scoppiano.

Quando arriva da me, mi trova già arrapato, mi guarda l’uccello sbavando, gli faccio cenno di avvicinarsi: neanche il tempo di posare la roba che si inginocchia e me lo prende in bocca, non vedeva l’ora di gustare la mia mazza dura; se la prende avanti e indietro nella sua bocca, lo ingoia fino alle palle, fino a strozzarsi, gli premo la testa contro il mio pisello ormai di marmo, vuole essere riempito di cazzo dappertutto.

Ogni tanto alza lo sguardo verso di me, come fa un bravo schiavetto, mi implora con gli occhi di dargliene ancora, succhia benissimo come solo un gran frocione sa fare; lo prende talmente a fondo che perde la bava, eccitandomi ancora di più.
Ma per quanto ciucci bene e con gusto, voglio spaccargli il culo, così lo alzo con forza da terra e lo giro, lui non accenna alla minima protesta, non vedeva l’ora che lo facessi.

Gli schiaffeggio quelle chiappe sode e alte, gliele allargo con le mani e vado di lingua, lo sento gemere, la lingua nel culo gli piace eccome!! Mentre gli bagno il culo di saliva mi infilo un preservativo, è arrivato il momento di farmelo, non resisto più! Mi rialzo, gli sputo sul buco, allargo e infilo il cazzo, appena dentro lui urla di dolore, non se lo aspettava che entrasse così bene a fondo! Comincio a spingere avanti e indietro, con ritmo basso, lo infilo fino alle palle, lui gode come una troia in calore, io mi eccito ancora di più sentendolo godere in quel modo.

Continua a dire “si, scopami!”, io aumento il ritmo per farlo godere di più, gli urlo “vai così, godi bel frocione” poi rallento nuovamente per entrare più a fondo, lui ormai sta rantolando dal piacere/dolore, è esausto ma non vuole che esca, stringe il culo per non far uscire il mio cazzo da quel paradiso; erano mesi che non mi facevano godere così, scopo per una ventina di minuti, cambiando spesso ritmo, uscendo completamente per poi rientrare a secco, sculaccio quelle chiappe meravigliose fino a farle diventare viola; al che lui, sfinito, si gira con la testa e mi guarda, implorandomi di smettere.

Continuo a scoparmelo per qualche minuto, poi capisco cosa vuole: vuole bere il mio succo. E allora decido di accontentarlo, tiro fuori il cazzo da quel culo fantastico, tolgo il goldone e glielo ripiazzo in bocca; mi masturba mentre succhia, senza staccare la bocca dal cazzo; vuole la sborra, sono quasi pronto a riempirgli la bocca di crema calda; succhia sempre più forte, mi vuole, lo sento. A un certo punto sento che sto per venire, gli faccio un cenno ma lui non si tira indietro, vuole tutta la sborra fino all’ultima goccia.

E così finisco per sborrargli in bocca, lui geme, ha gli occhi chiusi, si sta godendo di brutto quel getto caldo e copioso nella sua bocca. Non contento, dopo aver ingoiato me lo ripulisce con la bocca, e nel frattempo si masturba e viene anche lui, una bella sborrata si vede che l’ho fatto proprio godere.
Se lo ribecco in quella spiaggia, me lo riscopo, e sono sicuro che non mi dirà di no.

L’amante perfetta

questa storia è successa veramente…
ho 32 anni stavo con una ragazza da 3 anni lei ha 42 anni abita in piccolo paese vicino Treviso,ora ve la descrivo:alta 1. 65 circa okki castani capelli prugna,un bel culo a mandolino e una bella 4° di seno,culo grosso fianchi stretti ,propio come piacciono a me. convivo con lei in questa grande casa,ogni tanto ci veniva a trovare una sua amica di 39 anni ,ma una gran figa culo grosso e penso una 3^ di tette.

a Michela,la mia donna,raccontava tutte le mie esperienze sessuali, e a lei,piacevano tanto quei racconti fin quando un giorno lei mi chiese di giocare con me.
io stupito le chiesi quale tipo di gioco,
lei rispose un gioco che si fa in 2…
io acconsentii.
ero fuori nel corridoio dove io e michela lavoravamo:-vieni con me in magazzino disse che ti faccio vedere che gioco è..
entrai nel magazzino e lei si era messa appoggiata ad un bancale di s**tole
mi tiro’ fuori subito il cazzo oramai in tiro da un pò..
-che cosa vuoi fare-mi disse
-prendilo un pò in bocca-
cominciò a massaggiarmelo con la bocca,io gli avevo già spostato la filanca delle mutandine e gli stavo mettendo già due dita nella figa
-mhh….

senti quanto sono bagnata-
glielo levai di bocca la girai e glielo misi dentro la figa ,quasta me lo risucchiò sentivo tutti i suoi umori sciaguattare dentro la figa,e presi a stantuffarla violentemente
-dai ancora più forte…dai sbattimi sono tutta un bruciore-
la agguantai per i fianchi ,e giù a pomparla come una maiala.
cominciò ad urlare….
-siiii…… sfondami sono la tua troia…siiii daiii fammelo sentire tutto fino ai coglioni…. –
mi disse vieni in bocca e li
nn ce la feci più le sborrai tutto il mio seme tutto in gola..
Tornai a lavoro poi come se non fosse successo nulla…
feci passare qualche giorno e quando la mia donna non era a casa la feci venire da me.

Sali e subito si diresse al bagno dicendomi – miv metto comoda per te-
io aspettai un po col terrore che tornasse la mia donna…
Lei usci in un baby doll perizoma e autoreggenti rigorosamente nere inizio subito a succhiarmelo x farmelo venir durissimo poi io la presi e la misi sul divano a gambe aperte inizia a leccarle i clitoride poi con le dita le entravo e uscivo dalla figa..poi preso dalla voglia la girai subito e glielo infilai tutto dentro e inizia a pomparla di gran carriera come un professionista hard…poi volli provare il suo culo inizia a lubrificarglielo tutto e poi violentemente glielo misi dentro…profondo piu’ di quanto immaginassi anche se x lei era la prima volta…dopo circa mezz’ora che glielo scassavo inizio ad urlare vieni vieniiii e li accontentai le sue parole e le riempi il culo del mio seme..Ora sono passati 6 mesi e ancora oggi appena possiamo ci scopiamo violentemente come due malati…due amanti perfetti.

Madre e figlia, due zoccole.

questa storia è successa veramente,e con la storia che stò per raccontarvi ho scopato tante figlie e in ugual misura tante mamme.
ho 26 anni stò con una ragazza da 3 mesi lei ha 30 anni abita in piccolo paese vicino Potenza,ora ve la descrivo:alta 1. 65 circa okki verdi capelli castani,un bel culo a mandolino e una bella 4° di seno,culo grosso fianchi stretti ,propio come piacciono a me. sono affittuario di una camera in questa grande casa,con lei abita la madre 53 anni ,ma una gran figa culo grosso e penso una 5/6 di tette.

a L (chiamiamola cosi),la figlia,raccontavo tutte le mie esperienze sessuali, e a lei,piacevano tanto quei racconti fin quando un giorno le chiesi se potessi vederla nuda.
lei rispose …solo cn le mutandine e il reggiseno.
io acconsentii.
ero fuori nel corridoio:-vieni sono pronta,ma entra con una mano su gli occhi-
entrai ,e poi mi tolsi la mano dagli occhi era sul letto come aveva detto,però si era messa a pecorina.
mi tirai fuori subito il cazzo oramai in tiro da un pò,
-che cosa vuoi fare-mi disse
-prendilo un pò in bocca-
cominciò a massaggiarmelo con la bocca,io gli avevo già spostato la filanca delle mutandine e gli stavo mettendo già due dita nella figa
-mhh….

senti quanto sono bagnata-
glielo levai di bocca la girai e glielo misi dentro la figa ,quasta me lo risucchiò sentivo tutti i suoi umori sciaguattare dentro la figa,e presi a stantuffarla violentemente
-dai ancora più forte…dai sbattimi sono tutta un bruciore-
la agguantai per i fianchi ,e giù a pomparla
-nel didietro come sei messa-
-prova……. –
era sfondata,che maiala.
cominciò ad urlare….
-siiii…… sfondami inculami sono la tua troia…siiii daiii fammelo sentire tutto fino ai coglioni….


nn ce la feci più le sborrai tutto il mio seme nel culo,e quì arrivo l’idea.
ho un amico medico,la sua parte la sa,marco telefona a L. dicendele che doveva passare dal suo studio,visto che io dovevo andare a farmi una visita,le disse che potebva venire con me.
l’indomani eravamo a Potenza centro. ci mettetmmo d’accordo lui poteva visitarla tutta anche nuda e magari farsi fare pure una pompa, ma sua madre doveva essere mia.

uscii dallo studio dissi a L. che il dottore era un tipo strano ma bravo e lei entrò,stette dentro una trentina di minuti. seppi dopo da marco ,il dott. mio amico, che gli aveva fatto una visita e le aveva chiesto di spogliarsi nuda,con la scusa della pillola, le aveva fatto un ditalino,e lei c’era stata e anzi gli aveva preso pure l’uccello in bocca.
lui le disse,come d’accordo ,che io avevo una strana forma di sonnambulismo e che se durante la notte mi fossi svegliato ,assolutamente e dico assolutamente,non potevano svegliarmi xkè avrei rischiato di morire d’infarto.

tornati a casa lei lo disse alla madre.
feci passare qualche giorno e dopo ,una notte mi svegliai aprii la porta e mi diressi verso la porta di A. ,la mamma,aprii la porta lei si svegliò accese la luce e si ritrovò me li davanti ai suoi occhi tutto nudo, andai verso il letto scostai le lenzuola e mi infilai dentro e sentii lei che si alzò andó da L. e poi tornò a letto.

io facevo finta di dormire lei si scostò un poco e poi spense la luce per accendere quella piccola sul comò ,passati 15 min circa mi girai e l’abbracciai poi salii su fino alle tette gliele strinsi forte in mano ,lei era immobile,aveva paura di svegliarmi,cominciai a tirargli i capezzoli,le diventarono subito duri poi le mie mani lasciarono quei grandi meloni par andare verso la figa,le entrai subito tra le mutandine e le misi un dito dentro,sentti un sussulto del suo corpo la passera bagnata già dal tocco delle tette.

cominciai un lento ditalino,a quel punto lei si girò io buttai le lenzuola giù,le sue tette pendevano una a destra dei suoi fianchi e una a sinistra,si teneva la filanca delle mutandine da una parte ,era in balia dei miei movimentini. Mi alzai in ginocchio sul letto,le misi due dita dentro,cominciò a godere,quant’era che nn vedeva un bell’uccello tutto per lei. Le pizzicavo l’interno della figa oramai tutta piena di sbroda. il suo addome aveva dei sussulti di godimento,arrivò il suo primo orgasmo,mi alzai feci il giro del letto e mi abbassai per leccarle la figa,in modo che si ritrovasse il mio cazzo propio all’altezza del viso,le allargai le labbra e presi la clito in bocca,la stringevo tra le mie labbra e la mordicchiavo,sentii afferrare il mio cazzo e se lo portò in bocca ,mi stava spompinando, mi adagiai con le ginocchia sopra di lei era un 69 da dio,mi pompava tutto l’uccello in gola,mi scostai nuovamente le presi i fianchi ,lei si alzò la girai e montai sul letto e la impalai a pecora,sentivo accarezzarmi i coglioni,poi un mio dito si spostò sul suo grilletto duro come un sasso,a quel punto vedendo che lei godeva come una vacca,ebbi un ideona ,levai il cazzo di dentro scesi dal letto e andai da L.

la presi per mano e la portai in camera da letto di A. ,che era rimsta nuda sul letto,entrai ed A. si portò il dito sul naso come far cenno di stare zitta alla figlia e le misi una sull’altra a mò di panino e a quel punto avevo due cicale tutte per me ,il mio cazzo nn era mai stato duro così,cominciai ad alternarmi figa di A. ,figa di L. ,figa di A.

,figa di L. ,madre e figlia cominciarono ad ansimare e a godere a voce soffusa e vidi le loro lingue che si incontravano a metà strada ,poi presi il mio stantuffo e lo infilai nel culo della donna matura,il cazzo si fece strada tra le pareti,tale figlia tale madre,erano tutte due di culo rotto,L. si girò sotto la madre e continuò a leccarle la figa ,la madre invece si ritrovo la fighetta della figlia aperta come un fiore che aspetta la sua ape e cominciò a leccarla,era uno spettacolo, mi stavo scopando figlia e madre,quando stavo per venire le due si misero con la bocca sotto il mio cazzo ad aspettare il mio nettare che schizzasse.

Diressi i miei schizzi propio in direzione di quelle bocche affamate di sbroda, ingoiarono tutto facendo a gara a chi ne ciucciasse di piú e me lo ripulirono tutto,alla fine mi alzai e mi diressi verso la mia stanza da lett0o, coricandomi con un sorriso da fattone. il bello é che la cosa va avanti ancora oggi, ma non so se mi credono sonnanbulo davvero o se alle due troie piace solo essere scopate.

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