Archivio mensile:Agosto 2012

quella gran voglia irresistibile di cazzo nero

Da tempo avevo la voglia perversa di assaggiare il cazzo di un negro, uno di quelli che si vedono vendere vari oggetti in giro. Il pensare ai loro cazzi sudati e maleodoranti dovendo stare tante ore in giro, mi eccitava da matti! Così per calmarmi mi dovevo segare e infilare nel culo un grosso dildo che mi sono costruito. L’anno scorso, tutti giorni davanti a un supermercato c’erano 2 ragazzi di colore. Mi feci coraggio e approfittai del fatto che vengono sempre a chiedere di comprare qualcosa, per essere gentile e lasciare qualche mancia… dopo un po’ di tempo di mance e sorrisi, a uno ho cominciato a fargli anche qualche complimento leggero, del tipo “la razza africana è quella che trovo fisicamente più bella e sexy, uomini e donne”.

Dopo un po’ di chiacchiere e complimenti siamo diventati anche amici e così un giorno gli chiesi se poteva fare una pausa e gli offrii un caffè! Mentre eravamo seduti a un tavolino lui mi chiese se mi piacevano gli uomini e che aveva notato che lo guardavo spesso in mezzo alle gambe all’altezza del cazzo! A quel punto gli dissi di si e gli dissi anche che mi eccitavano molto gli uomini di colore! Che da giorni non facevo che pensare al suo cazzo! Lui mi disse che avevo una bella bocca, labbra carnose… e che si stava eccitando! Non mi sembrava vero! Ho colto l’occasione al volo, gli chiesi se gli andava di farmi vedere e magari toccare l’uccello, lui acconsentì e così l’ho caricato in macchina, ci siamo appartati in un posto dove solitamente le coppiette scopano, poi lui si è aperto i pantaloni mettendo a nudo uno stupendo cazzo molto nero e lucido! a quella vista e sentendo il forte odore del cazzo mi eccitai da matti!! glielo presi in mano e cominciai a menarlo scapellandolo… lui cominciò a gemere e alla vista della cappella scura che intanto si era bagnata, non resistetti più e mi abbassai ingoiandola..
non so il perchè ma i cazzi scuri e neri mi eccitano di più… cmq cominciai a ciucciare e pompare lentamente gustando tutto il sapore di cazzo non lavato… sapeva di frutto di mare e cmq di buono.

Gli accarezzavo le palle che sentivo molto gonfie e la cosa mi eccitò di più perchè significava una sborrata molto abbondante…
l’odore del cazzo e dell’intimo maschile è qualcosa di perverso sconvolgente e da perdere la testa…. succhiare cazzi è la più alta forma d’erotismo e lo può capire solo chi lo fa o lo ha fatto.
Purtroppo non capita spesso, ma se potessi succhierei cazzi a volontà tutti i giorni ingoiando litri di sborra
Gli presi una mano e me la appoggiai sulla testa perchè mi piace che mi si diriga i movimenti su e giù della testa sul cazzo… poi gli aprii di più i pantaloni abbassandoli insieme agli slip, gli alzai la maglietta e poi cominciai ad accarezzargli l’interno delle gambe, lo leccai e baciai sulla pancia, sul petto e gli succhiai i capezzoli.

La cosa gli piaceva e piaceva anche a me leccarlo su tutto il corpo… poi ridiscesi sull’uccello che era diventato bello duro e grosso, lo leccai lungo l’asta e poi le palle che sentivo belle gonfie (bene 🙂 )… sentii il cazzo vibrare e allora ripresi in bocca la cappella… lui mi disse che ero molto bravo, una vera troia e gli stava piacendo molto (figuriamoci io!! non mi sembrava vero avere in bocca quel bel cazzo nero!!)….

mi rimise la mano sulla testa dirigendo i movimenti che accelleravano, sentivo che c’eravamo ormai e infatti l’uccello cominciò a contrarsi e subito dopo partirono degli schizzi abbondanti caldi e densi di sborra, che ingoiai avidamente fiotto dopo fiotto, mentre lui si contorceva godendo!
Che buona la sua sborra!! ne aveva schizzata un bel po’ come desideravo!
Dopo rimasi sul suo uccello che si stava afflosciando, baciandolo e leccandolo delicatamente… gli dissi che mi sentivo molto troia e che lo ringraziavo per questo stupendo regalo! Lui si mise a ridere….

il resto ve lo racconto una prossima volta!!.

Ritorno a casa

Trascorrono lente le ore attendendo che il Padrone torni da me:
Ho preparato l’alcova nella quale farlo distendere quando arriverà.
Lo aspetterò in ginocchio davanti alla porta chiusa, spiando il rumore lieve della sua chiave che entra nella serratura.
Eccolo: fa due passi per avvicinarsi a me e il mio cuore si ferma per l’emozione.
Gli porgo il guinzaglio del collare a strozzo con il quale gestirà il mio respiro. Abbassserò gli occhi a terra perchè non veda l’impudenza del mio desiderio stampata nel mo sguardo.

L’alcova è propnta per lui ma non la sceglierà
Si adagierà sul divano e mi ordinerà di spogliarlo tenendo le mani dietro la schiena.
Sarà un lavoro lungo, lento, dovrò fare appello a tutto il mio bisogno di compiacerlo per completarlo
Ho tolto i lacci delle scape con i denti, ho aperto la camicia, bottone dopo bottone, ho sfilato la cinta dai passanti e ora il compito più gravoso: abbassare la lampo con le labbra.

Sfilargli i pantaloni solo con la bocca è difficile: ho un tumulto nella pancia: ho voglia di leccargli il cazzo , una voglia assurda, sentire il suo odore, riempirlo di saliva, farlo scivolare nella mia bocca aspirandolo fino in fondo alla gola.
E’ quello il momento che adoro: per un istante mi manca il respiro, ma mi piace così.
Comincio a suggerlo con calma sentendo che si gonfia fra la lingua e il palato.

Poi andare giù piano a cercare i punti che lo fanno fremere…
Si, mi aiuta a sfilare i pantaloni e ora è proprio mio.
Mi accuccio con la bocca fra le sue cosce: la lingua è piena di saliva calda e dolce che vorrebbe essa sola dargli piacere… Vorrei prenderlo tutto, persino i testicoli gonfi che mi soffocano in modo insopportabile, ma che adoro succhiare lentamente fino in fondo
Mi lascio andare a quel vagare infinito della mia lingua che inizia a sentire affiorare il sapore acre del suo sperma.

E’ il momento in cui perdo il controllo e quando gli lascio scivolare la bocca fino in fondo all’asta gonfia sento quel fremito adorabile che da senso alla mia voglia: l’arrivo improvviso del suo piacere.
Il gusto meraviglioso del suo sperma mi manda in estasi: adoro assaporarlo a lungo, come un miele caldo che mi si spande in bocca fino alla gola, che mi va gu’ come il più dolce dei nettari.

…Bentornato a casa Padrone!.

Rito di iniziazione

Sono qui per ordine del mio Padrone: io sono la sua schiava, non posso rifiutargli nulla. lui ordina, io eseguo..
I suoi progetti per me sono assoluti: vuole annullarmi e distruggermi nel corpo e nella mente.
Devo essere sua e basta, senza altra memoria nè desideri-
Ho incontrato il mio Padrone su un sito Sado Maso ed è stato un colpo di fulmine. La mia vita è cambiata in pochi istanti_
Sono diventata sua fino al midollo: lui legge nella mia mente, nei miei sensi i desideri segreti che sa , lui solo sa.

Sono la sua Cagna, la sua puttana. Con lui non provo vergogna, solo eccitazine e piacere.
Mi ha ordinato di depilarmi la figa con una candela accesa: l’ho fatto davanti a lui… morendo di eccitazione e di paura, fino alla sua soddisfazione. Mi ha ordinato di spruzzarci del profumo fin dentro le labbra, e di lasciare che bruciasse come il fuoco.
Poi mi ha colato la cera bollente sul clitoride.. Fremevodi dolore ma forse era di voglia-.

Avrei voluto che mi scopasse subito ma non lo ha fatto.
Il mio Padrone decide lui quando scoparmi… io non ho volonta’, non sono nulla, solo la sua cagna e la sua puttana-
Ma questo non gli basta: fara’ di me una perversa signora, capace di essere integerrima e austera ad un suo cenno e l’attimo dopo capace di leccare i suoi piedi per ore in attesa di ricevere per premio la sua frusta o la sua urina in bocca-
Non ci saranno limiti per me: ho scelto di non averne.

E’ quello che voglio: quello di cui ho bisogno.
Sto per godere ora Padrone!
Perchè…. dimenticavo… sua mano mi sta fistando il culo… non ha mai smesso da quando ho iniziato a scrivere la mia storia!.

Teatro d’avanspettacolo

La nostra amica Francesca non era tipo da sopportare i musi lunghi, soprattutto li al campeggio dove si rifugiava per scaricare i malumori delle quotidiane battaglie, con sindacati, capi reparto ottusi, eccetera. Per lei quello era un sancta sanctorum del l’ allegria, della libertà, del parlare schietto e diretto. Lei cambiava i fidanzati come le mutande, forse non è proprio azzeccata la battuta, diciamo le lenzuola. Ho intendiamoci niente di impegnativo spesso il tutto si limitava a un drink.

Purtroppo qualcuno aveva rotto la magia, per qualche strano motivo erano nate delle gelosie, cose inconcepibili per chi viveva quei momenti come noi. Comunque non potevamo rovinarci quella settimana di ferragosto, senza prole e senza pensieri. Come sempre facevano Francesca e Lucia si misero a confabulare lasciando me e Claudio fuori dalla discussione. I segnali delle mani che le due si scambiavano, erano eloquenti, l’inequivocabile “che palle”, “per me e tutta scema”, “il gesto dell’ombrello”, “dovrebbe prenderne uno che gli solleticasse le tonsille”, senza rendercene conto Claudio ed io cominciai a ridere del teatrino.

Fummo richiamati all’ordine dalla caposquadra: “Voi due imbecilli invece di guardarci le chiappe e ridere vedete di darvi una mossa … si parte per Locarno andiamo a trovare Paolo il Professore”.
Pochi minuti dopo eravamo in auto con i bagagli che non eravamo neppure riusciti ad aprire. Strada facendo fummo edotti di chi fosse questa figura mitica di “Professore”. Era un cerbero, insegnante di storia contemporanea in un’illustre università svizzera, era impossibile passare alla prima sessione di esame.

Come tutti gli eroi mitici aveva un tallone di Achille, le femmine e le sue studentesse più smaliziate lo andavano a visitare al villaggio naturista “Club Gymnique Lumière Genève” li giunte pranzavano con il loro mentore, rigorosamente nude, ripagando l’invito con un dopopranzo garibaldino. Un’altra delle sue debolezze erano le scarpe da donna, quando qualche amica andava a trovarlo lui la invitava a indossarle e se l’accoppiata scarpa modella, lo soddisfaceva, molto semplicemente fotografava l’amica chiedendo magari solo qualche posa osé le foto comunque rimanevano nella collezione privatissima del prof.

Sicuramente nulla d’impegnativo né per Lucia né per Francesca.
Durante quel viaggio l’atmosfera passò dal leggermente seccato al rilassamento al divertimento, capimmo che la luna storta era passata quando, una volta oltre confine, Francesca e Lucia sedute nel sedile posteriore non dimenticarono di mostrare qualche tetta ai camionisti che superavamo, i quali rispondevano con allegri colpi di clacson. Arrivammo alla villa, immersa nel verde e con una vista sul lago e sulle montagne favolosa.

Ad aprirci si presentò la governante, una specie di sergente Shultz delle sturmtruppen vestita di grigio, “Guten Morgen Sie erwartete von Professor Winkler“.
Rispose seccata il Generale della Luftwaffe: “ Si sono Francesca Langeli“. Il sergente abbassò subito la cresta, alla scena mancò solo und saluto militare e la classica sbattuta di tacchi: „Mi scuzi signora il profezzore è impegnato ancora per una ora, fi mostro le vostre stanze“.
Salimmo un po’ disorientati ma Francesca sembrava fosse a casa sua, dopo l’immancabile doccia seguita da catechesi su come procedere nella serata, ci abbigliammo.

Per gli uomini furono di rigore i pantaloni lunghi e una camicia non troppo chiassosa e mocassino comodo. Per le donne look da battaglia, le due pantere dopo un’accuratissima doccia si dedicarono l’un l’altra alle unghie e al trucco. Poi la mia leonessa cominciò la vestizione, ai piedi mise dei sandali vertiginosi, le piccole listine bianche di cuoio ricoperte di palettes davano ai suoi piedini e alle sue caviglie, arricchite da collanine, un fascino irresistibile, Il seno era sostenuto da un balconcino bianco che lasciava, liberi i capezzoli, adornati dai piercing ad anello, al collo tre collane di perle finte di vario colore, una minigonna a pieghe e una camicetta bianca.

L’altra preferì un semplice ma bellissimo vestito di seta. Scendemmo nel salone Lo vedemmo alla porta che congedava una delle sue studentesse con fare severo, lui però era vestito in polo e bermuda, forse avevamo esagerato come look del pomeriggio. Gentilissimo e affabile, si fece incontro, Francesca formalizzò le presentazioni, inutile sottolineare come la generosa scollatura delle signore attirasse l’occhio furbo del serissimo professore. Arrivo da tergo il sergente tuttofare con sotto braccio la divisa grigia e iniziò a snocciolare una sequenza inenarrabile di compiti del giorno dopo, finché spazientito Paolo la spinse con educazione fuori dalla soglia.

Chiuse la porta e facendo un gesto di togliersi il sudore. “Brava donna ma non sa quando è l’ora di smettere … adesso per due giorni pace e relax” , a quel punto eravamo ancora sul formale.
Franci volle prendere le redini della cena: ”Questa sera niente spignattamenti, vado alla “Gourmandise” e ordino qualche specialità, piatti di carta, forchette di plastica … datemi il tempo minimo necessario … vedete di non fare baldoria in mia assenza”.

Baldoria pensai, vista la formalità dei discorsi al massimo avremmo discusso della seconda guerra mondiale, ma non v’immaginerete mai di quanto mi sbagliai.
Uscita Francesca il professore ci condusse nel salone attiguo, dove su un cavalletto campeggiava un quadro ancora in fase di lavorazione di una fantasiosa isola caraibica, sulle pareti foto in bicromia delle sue modelle con le scarpe, Francesca aveva già illustrato chi eravamo quindi dopo averci offerto una bibita, disse:
“ Scusatemi dieci minuti una doccia e mi metto una mise più comoda … anzi più consona al mio senso di libertà”.

Sparì nel lungo corridoio, per ricomparire dopo alcuni minuti lavato e rivestito con solo un pareo alla vita e ciabatte infradito. Anche in quei panni era un uomo interessante capelli di media lunghezza ben tagliati una barbetta alla Sigmund Freud, occhi grigi penetrantissimi, e un fisico asciutto. “Permettetemi ma quando sono a casa per gli amici, sono solo Paolo … per favore … adesso che la signorina frankenstein se n’è andata e siamo fra intimi mettetevi comodi “.

Lucy come sempre capiva quando era l’ora di rompere gli indugi e non di meno aveva notato come gli occhi si soffermavano spesso sulla sua scollatura e sugli anelli che modificavano la forma della camicetta:
“Scusami Paolo ma mi piacerebbe provare la tua collezione di scarpe … la Franci me ne ha parlato tantissimo e io adoro le scarpe”, Sul viso di prof comparve il sorriso del vincitore a mani basse :“Allora lucia vedo che ti hanno informata bene, seconda porta a sinistra se puoi mettiti quelle alte da … ”, Lucia lo precedette e lo fulminò :“da puttanona ho capito e magari mi metto anche io comoda”.

Il prof scosse la testa ridendo, e senza parlare espresse il pensiero “beccato in flagrante”. Rivolto a me: ”Ma legge nel pensiero tua moglie”. Feci un gesto di assenso ma il mio pensiero corse ai primi incontri quando lei la piccola Lucia pretendeva che spegnessi la luce, indossava scarpe basse, e jeans e guai a esagerare con i dialoghi. Ora era una donna sicurissima si dava della puttanona da sola, ma nella mia mente non riuscivo a condurla alle venditrici di professione, non era una puttana o una troia, era una donna che amava gli uomini come gli uomini amano le donne, amava le coccole era insaziabile ma corretta pulita, non mi tradiva mi conduceva con lei nei suoi sogni erotici.

Fui richiamato alla realtà da un “Yu huuuu ragazzi arrivo mettete un po’ di musica” , detto fatto preso il telecomando Paolo attivò l’impianto sonoro.
Al ritmo di un ritmo brasilero, comparve da dietro la porta prima un piede poi una gamba e poi lei, fasciata ai fianchi con un pareo rosso, una bandana legata ai capelli che ora formavano una coda di cavallo, le collane passate una sotto un seno un sotto l’altro e la terza legata al centro in modo da cadere maliziosa fra i seni.

Si appoggiò allo stipite alzando le braccia. Vidi la macchina fotografica di Paolo sul tavolino, mi alzai dal divano recitando solo un “Posso”, e immortalai alcuni momenti, in fondo sono un discreto ritrattista.
Il copione si ripeté per altre volte e a ogni apparizione lei modificava anche gli accessori, le battute maschili si sprecavano, ma lei imperturbabile prendeva le nostre parole e le accresceva :
“Modellino tre colpi centomila”, lei “solo contanti anticipati astenersi perditempo no carte di credito “.

“modello al parco senza mutande”, lei : “per prenderlo in culo senza fatica”
“modello attenta a non scivolare” Lei: ” se mi tamponi, ti querelo dai venti in a chi centra il buco offro io”
L’atmosfera si andava scaldando e la raccomandazione di Francesca era andata a farsi benedire, ma che fare quando la Volpina partiva perché fermarla era travolgente.
Stanca delle scarpe e delle fotografie ci chiese di ballare propose dei pezzi da ballo lento; scalza, seminuda, alternava i suoi cavalieri, approfittava di quei contati per concederci baci sulle labbra e ci lasciava accarezzarla, io la guardavo mentre era abbracciata agli altri e vedevo tutta la dolcezza che emanava.

L’ora del tramonto era arrivata, squillò il telefono, era Francesca sarebbe arrivata entro le otto con la cena, aveva preteso solo cibi freschi e preparati al momento, bisognava riempire ancora un’ora, perché non concedersi un aperitivo.
Bicchiere alla mano stuzzichini sul tavolo allegria alle stelle, lucia posizionata al centro del divano fra me e il prof con di fronte sulla poltrona Claudio. Dovevamo riempire di nulla il vuoto dell’ attesa parlammo delle fotografie delle modelle.

Lucia chiese un parere sulla simbologia dei suoi tatuaggi, Paolo ormai sciolto : “Posso ammirali da vicino i tuoi i”, prima osservo la coloratissima farfalla sorreggendo la tetta con la mano a coppa ripassandone i contorni con un dito della mano libera, poi fu la volta dello scorpione bicolore, per farglielo ammirare meglio lucia gli passò la gamba sopra al collo e si distese appoggiando la testa su di me.
Riepilogando dopo l’esegesi della farfalla, Prof accarezzando il pube su cui si stagliava lo scorpione bicolore ne decantò i reconditi significati, e come inevitabile l’indice della mano destra arrivò a circumnavigare la chela vicino al clitoride, poi una escursione sulle labbra della vulva fino a carezzare gli anellini piercing.

Discutevamo amabilmente e con ardore, la mano continuando la sua strada naturale passo per il centro della vulva, prima superficialmente, poi passaggio dopo passaggio sempre piu profondamente, un improvviso rivolo di liquido, che bagnò le dita del professore, nonché un “Prof guarda cosa hai combinato”, fu il segnale di gradimento.
La dolce metà si accomodò meglio allargò le gambe appoggiando bene i glutei sulle gambe di prof.
“Vediamo di finire il lavoro adesso … hai un pochino di crema” ,fu la battuta della mia dolce mogliettina, quindi spalmata la crema prima due dita poi tre quattro, avanti e indietro lei parlava tranquilla e allargava con le mani per favorire la penetrazione, ogni tanto emetteva un “uuuuu” di piacere.

Accarezzava la mano di Paolo invogliandolo a continuare, finchè tutta la mano del letterato entrò sparendo fino al polso, l’improvviso ingresso provoco in lei un sussulto e un urlo di piacere.
Io le accarezzavo il seno lei incitava : “Paolo cerca bene …. Spingi … Auuu … la senti la cervice” ancora qualche entra esci della mano, poi un sospiro, una contrazione del ventre e mentre la mano usciva dall’ antro di Alì Babà tre schizzi di liquido caldo sgorgarono come un geyser , e inondarono divano e pavimento.

Uno squillo del campanello fermò per un attimo la danza. Claudio andò ad aprire era Francesca accompagnata da un garzone della rosticceria con tre enormi vassoi profumati. Licenziò il garzone dopo avergli fatto posare, la cena gli allungò una mancia poi entrò nel salone e intuì il misfatto.
Li incominciò un pezzo di teatro comico che pareva studiato a tavolino, Franci da buon capocomico diede la stura alle battute:
“A bene io a lavorare per voi ….

A fare compere e voi qui a menargliela“.
Lucia, conoscendo l’amica con una sfacciataggine degna di lei, mettendosi le mani sotto le tette e sorreggendole a uso di vassoio: ” Che cosa hai portato di buono Franci il solito brodino“.
Francesca la guardo con la testa di tre quarti e rispose:” Molla pure le pagnotte che a me non fanno effetto, ho per i signori ordinato pesce ma sarebbe stato meglio prendere del ….

MAIALE, per te volevo ordinare due o tre baguette ma volevo evitare che finissero in un posto diverso dalla bocca “.
Sempre più sfrontata ma conoscendo a fondo l’amica: “ Guarda che belli i gamberi, il salmone, il paté d’oca … ma il filetto di passera era finito?”
Francesca fece un gesto di sdegno “Inutile comprare roba conservata quando qui abbiamo la fornitrice ufficiale del prodotto fresco”.
Insensibile al commento Lucia continuò la sua scena: ”Come dolce ci sono i creme caramel buoni ma non sono troppo molli ?”,
Francesca lanciò l’ultimo strale: “ Meglio molle che niente almeno succhi qualcosa di diverso dai soliti cannoli”
Paolo rideva tenendosi la pancia: “La tua amica è veramente un ospite molto generosa sai” e indicando con un dito fece notare la lunga scia di liquido.

Sempre pronta al contraddittorio, utilizzando un frasario non certo da signora e fingendo di essere arrabbiata : “ Be intanto siete due stronzi a, … prendere l’aperitivo senza di me”, sollevò la gonna e si mise in mostra : In oltre di culi e fighe ne avreste avute due e non uno, poi professore … emerito … se fossi stata presente ti avrei consigliato una muta da subacqueo con la signora getto continuo i … pensa ieri aveva preso fuoco la tenda è bastato farle un ditalino e ….

Meglio dell’’estintore”.
Ridemmo di gusto tuti, iniziammo la cena ma il povero Paolo più che dal cibo era preso da crisi di riso e da un’implacabile erezione , si lamentava : “ adesso come faccio a pensare al cibo”, Lo sguardo delle due iene s’incrociò, Lucy non era donna senza soluzioni, andò verso il divano aggiunse alcuni cuscini poi vi sii posò s prona: “Paolo guarda come la risolviamo”, prese un pochino di crema di salmone la spalmo sul suo buchino, “Adesso lecchi un pochino poi fai tu quello che vuoi”.

Iniziò il gioco ma mentre Paolo era impegnato a incularla riprese il battibecco di Lucia Francesca.
Lucia. ” Buono il gambero “
Francesca: ”Pensa al totano che stai assaggiando in mezzo alle chiappe ,… crema di salmone devo provarla anch’io prima o poi, altro che l’anonimo burro quasi quasi ti consiglierei una spruzzatina di limone, migliora l’attrito”
Lucia: “Ma chi ti ha aiutato a portare su tutto potevamo scendere noi a darti una mano”
Francesca: “Si nuda così Il garzone rovesciava tutto poi scusami ma … volevi farti ingroppare anche da quello … hai capito la porcona, la prossima volta fai tu la spesa e comandi anche due bei muratori ”
Lucia: “Ma quanto ti dobbiamo per la cena non e bello pesare sempre sulle tue spalle”
Francesca: “Anima dolce che cara che sei, guarda chi parla di PESO SULLE SPALLE, ….

Facciamo come al solito io lo prendo in culo in un modo e tu lo prendi nell’altro, …. Ma che cazzo ridete voi , uno ci rimette i soldi, all’ altro gli inculano la moglie e ridono gli idioti, ”
Lucia :“Scusami Franci vuoi darmi il cambio sono sudatissima è la terza volta che vengo ma lui non conclude”, in effetti il povero divano stava grondando, e non per il sudore.

Francesca: “ E no no no, a me le mezze porzioni non piacciono, poi come suol dirsi sono cazzi tuoi, hai cominciato l’opera e adesso bella mia ti fai scopare fino in fondo, sei fortunata se lo sapevo altro che crema di salmone, andavo al garden a prendere la sabbia, a costo di portarti all’ospedale per ustione di terzo grado.
Paolo disperato “Franci Lucia mi lasciate concentrare siete impossibili … vorrei concludere prima che mi si strini”
Francesca.

“Adesso ti aiuto io”, e detto fatto si avvicino spinse un dito nell’ano di Paolo che reagì e dopo due minuti esplose in Lucia, ed entrambi gemettero per il piacere. Finito il suo compito la generalessa rivolta a noi e con fare da professoressa sentenziò: “Se funziona con me che me lo faccio da sola, quando trovo il maschio incapace, deve funzionare anche con voi uomini veri”.
Terminammo la cena e la serata ridendo e scherzando.

Il giorno seguente durante il viaggio di ritorno le ragazze erano raggianti ripresero il gioco della tetta selvaggia , Sospettavo che la situazione sextenata nella casa del prof fosse stata progettata a tavolino, sapevo che Francesca adorava quelle situazioni piccanti e aveva trovato in mia moglie la complice ideale, spudorata in privato serissima in pubblico, mai una parola sarebbe t****lata.
Giunti al campeggio allegri ci spogliammo bevemmo un meritato caffè, poi lei l’organizzatrice del casino , volle che avvicinassimo come in un conciliabolo di carbonari , : “Ragazzi mi sono divertita tantissimo, tu Lucy sei stata veramente all’altezza della situazione, questi due stupidoni ci sono cashiti come le pere, adesso però dovete pensare a me sono una donna non una statua di marmo … mi sento bruciare “.

La mia dolcissima metà la baciò sulla bocca e l’abbraccio, non era mai stata lesbica anzi, ma con Francesca c’era un rapporto speciale: “Ora rocca a te, siamo tutti per te”, iniziammo a coccolarle entrambe erano belle, erano femmine, ci avevano ingannato con uno stile impareggiabile ma facendoci un regalo meraviglioso.
In uno scambio continuo di coppia, ebbero tutte le attenzioni possibili, Lucia volle che fosse la compagna di quei giochi meravigliosi a raccogliere il frutto di tanto lavoro e il caldo premio fu di Francesca.

Non mancò la battuta finale Delle due: “hai visto Franci adesso siamo pari” …… l’altra rispose senza interporre tempo:“ Questa volta mi sa che il vantaggio è mio … Sai se lo misuriamo a metri è me è andata meglio, il prof è un bell’ uomo elegante simpatico, ma non è proprio una misura da record, nemmeno con la lingua è un granché, come corteggiatore è davvero banale usa sempre la scusa delle scarpe”; poi guardandoci negli occhi e baciandoci con dolcezza sulle labbra : “ No non saprei fare a meno di sti due… pirla … che ci hanno sposate ”.

Quando si dice cornuti ma felici.

La mia prima milf (3° parte)

… Ed eccomi in cucina, col cuore che ancora batte a mille e l’uccello bello barzotto. Dunque, vediamo di preparare qualcosa di leggero per Eva che intanto si è appisolata sul divano; per fortuna mi è sempre piaciuto spadellare e so arrangiarmi piuttosto discretamente anche con pochi ingredienti. Infatti bastano pochi pugni di riso, una noce di burro, un filo di panna e una confezione di frutti di bosco raccattati in frigo ed ecco uscire un risottino leggero ma sfizioso.

UH! CI SONO LE FRAGOLE! Peccato solo manchi la panna montata, ma andranno bene lo stesso, ho trovato anche una bottiglia di vino, niente di che, il solito erbaluce: ma lo faremo andar bene, subito in freezer che dovrai essere bello fresco visto che l’ambiente si sta surriscaldando!
Intanto che l’acqua bolle e i frutti di bosco creano il loro bel sughino rimbocco le maniche alla camicia e mi sfilo la cravatta, che adagio sulla prima sedia che trovo.

Qualche minuto in cui apparecchio la tavola ed ecco che il risotto è quasi pronto, sfilo la bottiglia dal congelatore, la poso sul tavolo e torno da Eva per svegliarla.
Certo che è proprio bella, anche se ora appare un pochino stravolta, speriamo di riuscire a farla riprendere per il dopocena!
Mi chino su di lei e torno a baciarla dolcemente sulle labbra, gustandomi ancora il profumo del suo viso; lei schiude le labbra, passa la lingua sulle mie e mi accarezza la testa… Mi sta passando l’appetito e la voglia di proseguire incombe ma ho la forza di trattenermi e quindi mi allontano leggermente, in tempo per vederla schiudere gli occhi da cerbiatta.

La fisso e dico solo: E’ pronto.
Lei sorride, io le porgo la mano e delicatamente l’aiuto prima a sedersi sul divano e poi ad alzarsi e venire in cucina.
Il riso non era male a quanto pare, visto che l’ha finito addirittura prima di me! Era proprio affamata, ma ecco che vedo un’altra luce nei suoi occhi, sembra proprio che si sia ripresa! Mi ringrazia e ancora accenna a scusarsi per l’accaduto, ma torno a tranquillizzarla e… AH! Le fragole!
Le ha viste, le osserva e mi sorride, ha capito subito che sono un amante delle coccole e dei preliminari ed infatti dopo quattro chiacchere ci ritroviamo sul divano a giocherellare.

Dapprima la imbocco semplicemente, e lei si diverte a succhiare per un momento ogni fragola prima di addentarla dolcemente; poi i contatti aumentano, ed ecco che mi ritrovo a mordere le sue labbra che ora sono un mix irresistibile di profumi.
Finalmente mi lascio andare e passo ad accarezzarle il seno attraverso la camicetta, che inizio a sbottonare. Finalmente gliela sfilo, ha un reggiseno in pizzo semitrasparente, dal quale si intravedono i suoi capezzolini già turgidi; subito mi avvicino e le faccio sentire il calore della mia bocca e poi la mia lingua sulla superficie ruvida di pizzo.

Le mani ormai scorrono ovunque ed ecco che arriva ad accarezzarmi il pacco, ormai gonfio e vistoso.
Si ferma un attimo e mi fissa sorridendo, ora però sono troppo eccitato e non riesco a resisterle, la prendo da sotto le ginocchia e la sdraio sul divano, buttandomi tra le sue gambe dritto dritto sulla sua passerina ancora celata da un perizoma ormai fradicio di umori.
VIA IL SUPERFLUO!
Le sfilo la gonna ed il perizoma in un colpo solo e torno sulla SUA fragolina, completamente depilata e bagnatissima.

Inizio a leccarla lentamente, facendo scorrere la lingua dal suo bel buchino fino a sfiorarle il clitoride, piano piano il contatto si fa sempre più deciso finchè non decido di concentrarmi solo più sulla sua fighetta ed inizio a penetrargliela furiosamente con la punta della lingua.
Lei ormai è su di giri, i suoi mugolii, spasmi e la sua schiena inarcata mi eccitano sempre di più, ed ecco le parole magiche: TI VOGLIO!
Adoro quando una donna me lo dice, e soprattutto adoro farla ancora trepidare.

Avvicina le sue mani al mio viso, per scostarmi ed invitarmi a liberare il mio uccello, ma la blocco e con un movimento deciso gliele immobilizzo sui cuscini del divano, continuando l’opera su quella figa ormai pronta ad esplodere.
I mugolii diventano sempre più forti, fino a trasformarsi quasi in urla rabbiose ed ecco che improvvisamente mi blocco, tiro un’ultima, lentissima leccata alle sue piccole labbra grondanti di miele, mi stacco e le sorrido.

E’ venuto il momento per lei di sdebitarsi in maniera adeguata, ma questo è un altro racconto!

CONTINUA….

Vuoto

È un vuoto fisico e mentale quello che mi sorprende appena sveglia. Mentale poiche sono davvero pochi i ricordi nitidi che ho, o meglio, le connessioni tra i vari momenti che hanno caratterizzato la mia notte. E fisico, leggerezza e stanchezza, ma anche voglia e soddisfazione.
Tutto ha inizio quando, dopo poche ore dall’incontro con l’ uomo vestito di nero, vengo prelevata da due ragazzi, che a me sembrano giovanissimi. Mi portano in una stanza con un grande letto dalle lenzuola scure.

E il primo se ne va. Ho paura, tanta paura. Mi fa straiare sul letto, mi divarica le gambe. Mi benda. Ora posso solo immaginare!!! Un dito, si sta avvicinando alla mia figa, lo fa scorrere su una coscia, sull’altra e sul bacino. Tremo. Oppure godo. Ore due dita sono sul clitoride. Un vuoto! Nella figa lo sconosciuto ha fatto scivolare qualcosa d freddo. Gelido. Inizio a muovere il bacino ma è un movimento piu mentale che fisico.

E poi ecco, bagnato, forse lubrificante, lo passa sul mio culo, prima intorno, poi sul buchetto. Ansimo. È successo tutto cosi velocemente, senza una parola, un rumore. Sento il suo respiro. Mi bacia. La sua lingua scorre sulla mia, intreccia la mia, scopre i denti e le labbra. E poi va giu. Le spalle, mi bacia il fianco. E mentre succhia il capezzolo per la prima volta, un altra cosa mi lascia senza fiato.

Un altra bocca sta leccando il mio allece del piede sinistro. Da qui i ricordi si confondono: quattro mani sfiorano il mio corpo, dita alla scoperta della mia figa, bagnatissima e sempre piu aperta. Una lingua gioca con la mia, mentre un’altra segue il disegno della figa. Dita e poi denti sui capezzoli a stuzzicarli. E contemporaneamente dita che dischiudono le labbra, alla ricerca del clitoride. Non riesco a star ferma. È l’eccitazione che sale, sono dita, mani ovunque, dalla figa al mio buchetto.

Vorrei un cazzo. È su questo pensiero che il gioco si interrompe. La sensazione di pieno mi viene rubata, Nessun cazzo dentro di me, solo il pensiero di due cazzo che sento strusciare involontariamente sul mio corpo, coperti da slip. Mi sollevano, e quando sono in piedi ho ancora due o tre dita di uno dei due dentro la figa. Le toglie delicatamente, si allontanano e rimango sola in piedi. E poi il rumore di una porta e dei passi.

E un profumo. E il bacio. Quest’ uomo ieri mi ha fatto venire, penetrata dal suo cazzo e legata ad un letto. Ora mi accompagna da dietro, una mano è sulla mia tetta destra, l’altra sfiora le mie labbra. Mi fa inginocchiare su una superficie morbida, mi fa mettere a novanta, mi lega i piedi, risale e passa la sua lingua sulle mie gambe. Sale. Sale fino al mio buchetto e ci passa attorno.

Sale. E mi toglie la benda. Ed eccola ancora la senzazione di vuoto: davanti a me, divisi da un vetro, 8 ragazzi. In piedi. “Nn … N … Non capisco” sono le uniche parole che escono dalla mia bocca. “capirai presto” risponde l’uomo. In un tono che non sa minimante di supponenza o minaccia.

la mia mogliettina esibizionista

Siamo una coppia abbastanza giovane e sempre disposta a situazioni eccitanti, vi racconto questa storia capitata qualche mese fa’.
Siccome che a noi piacciono fare foto outdoor, un pomeriggio molto caldo decidemmo di andare in un posto di mare poco lontano da dove abitiamo, sempre muniti di macchina fotografica cominciamo a shittare foto osè li dove potevamo senza farci vedere da qualche passante, la mia mogliettina indossava una gonna senza mutandine per facilitare il compito , facemmo molte foto, sul prato delle aiule, seduta a gambe aperte,seduta su una barca a seno scoperto, e altre in svariate posizioni e posti.

Stavamo andando a prendere un gelato al bar del posto e seduti al tavolino la mia mogliettina sempre puttana e senza mutandine mostrava tranquillamente cosce e fica al momento dell’accavallamento gambe.
Mi accorsi che di fronte a noi seduto su un muretto un uomo sulla 40 che ormai all’apice dell’eccitazione si toccava continuamente la patta dei pantaloni, anche se lo guardavamo non smetteva di togliere l’occhio dalla fica di mia moglie in bella esposizione vista l’ora non c’erano molte persone per strada.

Allora complici io e la mia lei decidemmo di continuare il gioco facendo sbottonare anche la camicetta ,facendo intravedere i capezzoli ormai turgidi come chiodi.
Visto che il tipo continuava a osservare l’esibizione della mia troietta decidemmo di chiamarlo e di farci shittare una foto insieme io e la mia lei, lui accetto’ molto ma molto volentieri, cosi’ al momento della foto io feci sedere mia moglie sulle mia ginocchia , lei alzo’ leggermente la gonna di suo gia’ corta facendo intravedere la leggera peluria bionda della sua fica , l’amico ci mise mezza ora per shittare sta’ foto ma dopo ci ringrazio’ promettendosi di farci un album di foto se’ volevamo ci mettemmo a ridere tutti e tre’ e ci salutammo, siamo ritornati varie volte in questo posto ma il nostro guardone non l’abbiamo visto piu’ forse era un turista di passaggio ciao.

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Vela che passione

Il campeggio naturista di Torino era sicuramente bello, ormai la nostra permanenza era costante sia in estate che nelle stagioni intermedie, volevamo però qualcosa di nuovo, e soprattutto di mare. Francesca dato il suo lavoro altolocato aveva sicuramente qualche carta da giocare, prese l’enorme telefono veicolare e dopo una lunga disquisizione in un inglese scorrevolissimo, combinò la vacanza. Prese il foglio sul quale aveva annotato le tappe salienti lo agitò come un trofeo sopra la testa, si voltò quasi a passo di flamenco, sbattendo orgogliosa i seni e urlando “olè”, fece oscillare i pendenti del Piercing e ci comunicò:
“Ragazzi questa estate viaggio in barca tra le isole greche”
Lei era sicuramente facoltosa ma noi no, chiesi ragguagli sui prezzi di una simile follia, per tutta risposta mi apostrofò:
“Come al solito i cazzi tuoi non teli fai mai”, alla faccia del linguaggio da alta dirigente,
“Ti ho chiesto soldi, hai forse sentito dire la parola, cash, cange….

dollari e che cazzo non preoccuparti…… Io e Luci adesso prepariamo tutte le cose necessarie”.
Cose necessarie ? pensai io, la faccenda si faceva interessante e misteriosa quando quelle due contrattavano, era pericoloso. Confabularono scrissero un elenco di cose da portare, poi mi consegnarono un foglietto con poche brevi indicazioni. Poi la manager cominciò a catechizzarmi sul da farsi:
“Dunque viaggio Milano Atene all’agenzia Giramondo di Torino, di che ti mando io e ti fanno lo sconto, dall’aeroporto vai al porto del Pireo li trovi il traghetto per Gyaros”.

Quando sei sull’isola, vai al porto vedrai “Stella del sud”.
Da buon Ex Sott’ufficiale di marina mi misi sull’attenti salutai marzialmente e risposi:
“Agli ordini capitano”.
Anche Lei s’impettì sparò in avanti I grossi seni e gli enormi capezzoli, mi risalutò. I pendenti mi stavano ipnotizzando e quando non resistetti più gli baciai il seno.
In breve controllati i documenti, procurate le dracme, e i biglietti di sola andata, il ritorno lo avremmo fatto approdando a Otranto, ci preparammo per quell’agosto di navigazione.

Era un Agosto terribile, in aeroporto si cuoceva, in breve la camicia della mia consorte s’intrise a tal punto da far comparire i seni come sotto un vetro smerigliato, per fortuna a quell’epoca non c’erano i metal detector, altrimenti sarebbe stato davvero interessante vedere la poliziotta che tastava la passera a Lucy per controllare i piercing del piano inferiore.
Ad Atene fu anche peggio, fummo investiti da un vento caldissimo, in più era difficile farsi capire dai tassisti che attratti dalle trasparenze, non capivano o facevano finta, effettivamente noi avevamo i nomi italiani dei posti.

Grazie al salvifico intervento di un immigrato, che non aveva mai smesso di ammirare le pagnotte di Lucy, arrivammo all’imbarco del “Fortunata”.
L’imbarcazione era ancora arrivata, ma sotto quella pensilina torrida aspettavano alcuni passeggeri, due donne con ceste di vimini e una coppia inglese, dove lei ubriaca marcia, brandendo i sandali e appoggiandosi ora a questo e ora a quello urlava:
”I want to fuck”;
“I want a big big cock in my mouth”,
“because no one here wants to break my ass “,
“No man in this country”;
Eravamo imbarazzati sia noi sia il povero marito.

Tutto cessò appena lei cadde in un sonno profondo.
Comunque Nonostante le tette al vento e lo spettacolo indecente tutti videro ma nessuno diede attenzione, infondo eravamo nella terra delle bellezze nude delle dee dalle vesti leggere e delle urla dei peshitori. Arrivo il trasporto all’imbrunire con ben quattro ore di ritardo, viaggiamo per parecchio tempo facendo prima tappa in altri porti, arrivammo al mattino, sporchi di ruggine e olio, puzzolenti di nafta e merluzzo fritto avevamo dormito in una cabina risicatissima chissà se qualche marinaio si era ingroppato l’Inglesina.

Dal molo passeggieri ci recammo a quello privato e finalmente vedemmo la barca, era un bel due alberi in legno.
Riconoscendo la foggia di due disperati turisti ci venne incontro “Ottavio” un ometto piccolo pelato, un fisico atletico ma robustello in costume da bagno, si presentò con estrema eleganza e con nostra sorpresa scoprimmo essere un italiano trapiantato, garantissimo e con una parlantina sciolta, ci mise a nostro agio, in breve a lucia brillarono gli occhi estasiati.

Ci condusse al barcarizzo ma prima di farci salire ci chiese di ripulirci, Le docce in banchina erano all’aperto, senza discutere Lucia si denudò, si lavò e mise i panni sporchi in un secchio, io feci lo stesso ma rimasi con il costume. Intanto Ottavio era risalito, Lucy con il secchio e la borsetta da viaggio salì nuda e sicura, arrivata sul ponte, la raggiunsi con i bagagli, Ottavio fattale appoggiare il secchio le prese una mano e le alzo un braccio, la scannerizzò sul lato A, poi con movimento da minuetto la fece girare e la scannerizzò sul lato B, sempre tenendola in posizione di danza mi decantò le lodi della femmina e accarezzò delicatamente piercing sul seno.

In quel mentre giunse Mara la compagna, stava salendo di corsa la scaletta che portava agli alloggi, guardò severa me, io ebbi l’impressione che sarebbe finita lì la nostra amicizia, alzo un dito agitandolo a mo di spiegazione:
“Ciao Io sono Mara e vedo con dispiacere che solo la signora conosce le regole delle barche”, cacchio, pensai, quali regole; poi continuò:
“in barca tutti nudi subito o altrimenti non si vive”, in effetti, la signora aveva solo un trasparentissimo e svolazzante pareo allacciato sopra i seni.

Riprese la predica:
”Bene ora che ci siamo presentati benvenuti a bordo ognuno avrà dei compiti, appena arrivati tutti, pranziamo e via si spiegano le vele”.
Claudio e Francesca ci avrebbero raggiunto in un altro approdo. Giunsero poi altri tre compagni di avventura erano ragazzi sui trent’anni italiani. Apparirono sul molo scendendo da un gommone, appena avvistati; Mara chiamo Lucia: “Primo compito comitato di benvenuto, e toltesi il pareo si misero ad agitare le tette verso i nuovi venuti per richiamarli, alcuni peshitori sul molo alzarono la testa e la scossero, non tanto per il nudo ma per le grida.

Erano sicuramente amici noti alla coppia, Ottavio prese subito il comando della fase di presentazione.
“E le vostre compagne non sono qui ?”
Dei tre Giorgio si fece portavoce di tutti:
“Hanno preferito il comodo albergo di Naxos, piscina idromassaggio, bar sai… le donne”.
I tre, nonostante il sexy benvenuto, avevano una certa diffidenza verso me e la mia consorte, in fondo eravamo ancora degli sconosciuti.
Il pranzo o meglio la preparazione dello stesso fu la scusa per rompere il ghiaccio.

Classicissima pasta al pomodoro, il sugo era ormai pronto e tiepido, Mara richiamò i tre:
“Ragazzi io non conosco i vostri gusti chi mi assaggia il sugo ?”
Roberto si offre come cavia, Ottavio mi diede una gomitata di richiamo e con un gesto della testa m’invitò a guardare verso la cambusa “Mi dai un cucchiaio”, esordì Roberto: “Ma quale cucchiaio” fece Mara, afferro una tetta immerse un capezzolo nel sugo poi afferro la testa del malcapitato e gliela mise in bocca.

Roberto rimase immobile inebetito dalla mossa, Ottavio ed Io applaudimmo e la tensione si sciolse, Inutile dire che un altro dei compiti di Lucia era coadiuvare la collega, quindi senza farselo dire ripeté l’operazione con gli altri due. Se questi erano i preamboli poveri noi.
Uomini alle manovre, e donne comodamente sdraiate a prua rigorosamente nude, spalmatura di crema, che non sfuggi a nessuno, e finalmente la crociera cominciò. Il ghiaccio era rotto ma sussisteva un problema gli stetti corridoi della barca, dato il rollio continuo quindi durante gli incroci era difficile non finire abbracciati alle tettute amiche, occorreva togliere ogni imbarazzo.

Era ormai l’imbrunire andammo in sala carteggio ci sedemmo io da un lato del tavolo con Mara e Lucy dall’altro lato in mezzo a Giorgio e Paolo, (Roberto e Ottavio al timone sul ponte). Dopo aver illustrato tempi e rotte seguite, Mara da buon ufficiale di bordo fece il punto sull’organizzazione di bordo,:
“Allora ragazzi dobbiamo stabilire qualche regolina”, i due ingoiavano perplessi pensando di aver fatto qualche cazzata, “Siamo un po’ troppo formali, vedete Andrea il marito di quel pezzo di figa che avete voi due in mezzo, è come Ottavio”, Lucia guardò prima uno poi l’altro annuendo, poi Giorgio in punta di lingua chiese: ” E cioè…………”, Mara non rispose e mi piazzò un bacio sulla bocca, Lucy non aspettava altro che quel segnale, infilò le mani nei bermuda dei suoi due carabinieri e cominciò dolcemente a masturbarli, Mi lanciò uno sguardo e portò le labbra a forma di bacio ed io capii, ci voleva una mia frase,
“ Mani di fata la mia signora vero?” arringai per far capire, “Forse è meglio che proviate le sue labbra e a sua passera di velluto”, erano ancora increduli: “Ma le nostre signore” azzardò Paolo?”
La risposta di Mara si abbatté come un tornado: ” Guarda che sanno usarla e fare pompini anche senza dirtelo”.

Lucia riprese il bandolo della matassa:
“Dai chiudiamo il tavolo che stiamo più comodi sul divanetto” riprese parola la capitana ì, “ Lucy cara io non voglio carte geografiche sui divani… metti il copridivano impermeabile per favore”.
Comunque messo il copridivano a uso trombato (in realtà serviva per proteggerlo dall’acqua salmastra) iniziò lo spettacolo ma data l’eccitazione le prime sborrate sul corpo di lucia avvennero nel giro di dieci minuti. Li guardò un poco offesa ma non per il tempo breve e li redarguì:
Lo so che è colpa mia che non ve l’ho detto …… ma ho le tube legate …… quindi la prossima volta mi fate il favore di venire dentro non fuori voglio rapporti completi e tu ricordati che non rimango incinta se mi vieni nel culo”; nella mia mente pensai: “Delikatessen dalla Germania”, quella boccuccia delicata era diventata una scimitarra.

Per fortuna la seconda fu sicuramente meglio se la girarono in varie pose, poi uno nel culo e l’altro nella figa vennero con un urlo. Sentito il rantolo Roberto, chiese a Mara cosa fosse successo, lei per tutta risposta lo portò sottocoperta e poiché la pratica vale più della grammatica, gli lo fece rantolare allo stesso modo. Ottavio ed io la notte, ci scambiammo le compagne e avemmo un servizio di prima categoria. Passarono due giorni senza altri scontri, se non altro ora l’imbarazzo era caduto.

Un mattino mentre io fungevo da timoniere e Ottavio addetto alle vele, Mara richiamò il resto dell’equipaggio, aveva una faccia corrucciata,:
“Cos’ è quel casino nel gavone delle vele… tu Lucy alzati da li chiudi le chiappe e voi tre che gli state guardando il buco del culo vedete di darmi una mano ”.
Ottavio rise mi sgomitò e mi sussurrò: “E pensa che quando è al lavoro non ammette linguaggio scurrile, ….

adesso sembra un sergente dei Parà”
All’unisono i sottoposti salutarono militarmente ridendo, quindi andarono in buon ordine verso la cala. Lei il capitano sopra coperta e gli altri quattro nel gavone. Dopo circa un’ora di lavoro e di passaggi di vele e scotte, arrivò l’ordine “Bene ragazzi adesso siete liberi, passarono altri dieci minuti ma i quattro non uscivano poi vidi Mara portarsi uno strapuntino, sdraiarsi prona a filo gavone con la testa appoggiata ai gomiti e sguardo all’in giù.

Passò in quella posizione la mezz’ora successiva. Alternava risate a frasi quali :
“ Ha però la signora”,
“Caspita servizio completo”,
”Pensa questa barca e da diciotto metri ma bastano venti centimetri per divertirsi”,
“Bravi ragazzi bel lavoro vedo che guardarle il culo vi ha ispirato” poi
“Si ma quella roba vedi di pulirla dalle vele”
Usci finalmente la mia Lucia sudatissima, venne a poppa sul balconcino a mare, si legò il salvagente di sicurezza e si tuffò facendosi trainare a piccola velocità, quel bagno la rinfrescò, risalì, solito lavaggio con acqua dolce,.

si avvicinò si appoggiò la guancia alla mia mia spalla mi baciò e:
”Wow mi sono venuti tutti nel culo però ho dovuto leccare quello che era caduto sulle vele .. è davvero ……. dura …… la vita di bordo”.
Ribattei con una battutaccia :” E già sono proprio cazzi”.
Per qualche giorno ci fu pace le donne chiacchieravano amabilmente o meglio confabulavano, là a prua se ne stavano nude e tranquille.

Ho detto tranquille diciamo che di tanto in tanto durante uno di quegli incroci con i nostri naviganti galeotti le sorprendevamo in atteggiamenti intimi e un paio di volte vidi Lucy mentre con una gamba sulla scaletta, mugolava amabilmente mentre si faceva inculare. Come sempre io gli sorridevo tanto non faceva mancare nulla neanche a me, anzi l’idea che facesse la troietta i mi stuzzicava.
Ottavio ed Io al timone chiacchieriamo amabilmente, entravamo sempre più in sintonia lui con fare affabile affrontò il problema omosessualità, e mi confessò che prima di incontrare la sua bomba sexy, aveva avuto un amico, soli e perduti fra quelle isole si erano abbandonati ad affettuose effusioni, prima reciproche seghe, poi pompini e via via, nel clima amichevole fui spronato a liberarmi e raccontai di come la mia bomba sexy aveva smascherato la mia bisessualità.

A dare una scossa al quieto navigare fu proprio il mare, avevamo passato una notte leggermente mossa, Lucia e Mara erano scosse dal mare dal vento freddo e cattivo , noi un tantino stanchi vista la nottata, finalmente al mattino trovammo una caletta presso l’isola di Askania, ancorata la barca tutti facemmo il bagno, poi il meritato riposo. Noi uomini di bordo ci sdraiammo tutti in sala carteggio li dove l’aria circolava, Giunsero le donne con una bevanda calda e dolce, non essendoci molto spazio cercarono conforto e sicurezza sdraiandosi sopra di noi poi, con una dolcezza infinita spinte dal calore dei corpi e dalla voglia di coccole iniziarono a strusciarsi, avevano solo l’imbarazzo della scelta, uno per uno le loro labbra passarono su tutti, non era la classica orgia, non c’era frenesia ma calma, uno per uno le donne ci baciavano con passione, le penetravamo con amore, Lucy valle sentire i suoi amanti venire uno a uno dentro di lei, pomiciandoli come fossero il primo amore.

Nel momento dell’ amplesso quasi simultaneo li bloccava con le gambe tremava ansimava, sussurrava “ Sì amore vieni voglio sentirti”; anche Mara la generalessa era tornata una donna dolcissima mugolava godeva sospirava, dopo quel rapporto che non fu di gruppo, visto che le donne ci vollero uno per uno, dormimmo per recuperare la notte insonne e quando ci svegliammo il mondo pareva essere più tranquillo e noi un poco più che amici.

Storie di Paese n°2

IL CIRCOLO PARTE 1

Noi tutti odiavamo il nostro paese e avevamo un forte desiderio di andarcene.
Ma non avevamo i mezzi.
Per sfogarci decidemmo di andare ogni tanto in un vecchio casolare dove noi ragazzi qualche volta ci si andava a masturbare guardando delle foto fatte di nascosto alle nostre amiche o guardando delle riviste.

Così formammo questo circolo “di pensiero”. Discutevamo sul fatto che la mentalità di paese era chiusa,ogni tanto di filosofia,commentavamo i fatti che accadevano in quel piccolo angolo di mondo.

Ma ben presto quel circolo diventò il mezzo per fare altre cose oltre al pensare.

Un giorno un ragazzo,che chiamerò Fabio,ci disse che avrebbe portato con sé la sua ragazza ,Maria. Così io portai la Martina (quella della storia precedente) e un altro ragazzo di nome Simone portò una nostra amica dicendole che era,appunto,un circolo di pensiero,e lei,Anna,amante dello studio,decise di venire con noi.
Ci incontrammo in questo vecchio casolare.

Stavamo seduti per terra,in cerchio. Ognuno vicino alla ragazza che si era portato. Quel giorno erano davvero belle,Maria,Martina e Anna.
Maria aveva i soliti e sexy shorts (per quanto erano “short” le si intravedevano le labbra della vaginetta),Martina una gonna piuttosto corta e arrapante e Anna dei collant che arrivavano fino al ginocchio.
Noi ragazzi,a quella vista,eravamo tutti piuttosto arrapati e non vedevamo l’ora di combinare qualcosa.

Così per una mezz’oretta parlammo.

Io lessi un libro e Maria,ragazza dai gusti e perversioni piuttosto strani,disse,con aria visibilmente arrapata,contraendo le gambe <<Dio Antonio,che cazzo di voce che hai…>>. Lo disse con una tale voce arrapata che io ebbi un’erezione e mi venne istintivo toccarmi il pacco.
Martina era abbastanza sorpresa,ma non mi disse niente.
Fabio non diceva niente,anzi,era visibilmente compiaciuto e fissava la gonna di Martina (il che non mi fece ingelosire molto,dato che pensavo solo a quella matta di Maria).

Simone,per sbloccare la situazione disse <<Eh bene ragazzi,ho portato il “Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Eng..>> Anna gli mise un dito in bocca e poi lo baciò massaggiandogli il pacco.
Lui spalancò gli occhi sorpreso ma poi li chiuse e iniziò a massaggiarle lo spazio tra l’ano e la vagina.

Io guardai Martina ed era piuttosto imbarazzata. Poi all’improvviso Maria si avvicinò a me gattonando,mi spalancò le gambe e sbottonò i pantaloni.

Fabio prese a masturbarsi,ma quando Martina cercò di attaccare Maria la prese e dolcemente le prese la testa e gliela fece appoggiare al suo cazzo.
Maria intanto aveva preso a succhiarmi il cazzo con passione.
La cosa che più mi eccitava era Martina che veniva fottuta da Fabio,che ora le massaggiava piano la vagina. Lei lacrimava visibilmente.

Simone si staccò un attimo da Anna e si voltò verso la mia Martina,si alzò,andò da Martina e le iniziò a leccare le mutandine da dietro,mentre lei cercava di gridare.

Anna ormai era sola e così venne da me e Maria.
Iniziò a leccarmi il collo e a baciarmi.
Per puro caso intravedei il culo di Maria,così tutte e due le staccai da me,feci girare Maria verso Anna in modo che le leccasse la vagine e io presi a inculare Maria,che urlò come una puttanella arrapata.
Io spingevo più forte che potevo,palpando i seni giovani di Maria.
Questa cosa evidentemente infastidì Fabio che lasciò Martina e mi disse <<Oh oh,che cazzo fai,il suo culo è mio…E tu stronzetta,ora di spacco il culo!>> Lo disse talmente incazzato che Maria si spaventò e lo supplicò di far piano,ma lui letteralmente le seviziò il culo.

Allora io andai da Martina,intento a vendicarmi perché si era concessa ad altri due ragazzi. Lei provò a spiegare quella che poi era la verità,che praticamente avevano fatto tutto contro la sua volontà,ma io le dissi che “non si sarebbe potuta sedere comodamente per molto tempo”,poi feci un occhiolino a Simone che andò via,prese la Anna e iniziò a scoparsela a missionario.

Martina iniziò a piangere e io,prima di incularmela,le presi la testa e le misi il cazzo in bocca,in modo che le arrivasse in gola.

Lei piangeva sempre di più. Mi staccai e provai ad allargarle le gambe,che lei stringeva per non farsi ri-scopare analmente come la volta prima. Ma io ero più forte e le aprii bene il culo,già ben dilatato dalle leccate di Simone,e detti una spinta secca ma forte,che le fece sbattere la testa contro il muro di legno,che quasi si ruppe.
Dato che eravamo a pecorina,la feci alzare e la schiacciai contro il muro,mentre le distruggevo il culo.

Mi voltai. Senza che me ne accorgessi le due ragazze ora si stavano baciando e i due ragazzi si stavano masturbando guardando Martina.
Io stavo per venire,così dissi a Fabio,Simone,Anna e Maria (i quali erano in procinto anch’essi di venire) di raggiungermi. Mi staccai da Martina e le ordinai di distendersi.
<<Ecco,oh Martina,la benedizione,il perdono per ciò che hai fatto>>
Lei non capiva,tutti noi intorno a lei,tutti a masturbarci.
Ad un certo punto 5 schizzi le inondarono il corpo.

3 schizzi maschili e 2 femminili. Martina era zuppa. Mentre schizzavamo spingevamo i nostri membri contro di lei.
Lei urlava e ci supplicava di smettere. Così ci fermammo e ,tranne Martina,scoppiammo in una fragorosa risata.
Martina svenne.

Mi sentivo quasi uno schifo,però mi era piaciuto. La cosa non sarebbe finita lì.

La mia calda vicina. Parte 1

Questa storia è accaduta tre anni fa quando avevo 19 anni. In quel periodo non avevo una ragazza poiché avevo appena concluso una storia. Nei pomeriggi estivi quando non avevo voglia di andare al mare passavo il tempo a masturbarmi davanti a masturbarmi davanti al pc guardando porno. Abito in una zona residenziale dove i blocchi degli appartamenti si trovano uno di fronte all’altro così ero costretto ogni volta a chiudere le tende della camera per non essere visto.

Un pomeriggio più afoso del solito lasciai la finestra e le tende aperte per arieggiare la stanza, ma preso da un impulso irrefrenabile di avere un’eiaculazione bollente iniziai a masturbare il mio bel cazzo senza preoccuparmene. Dopo 10 minuti mi voltati verso la finestra e mi accorsi che la mia vicina di casa mi stava fissando dal suo terrazzo. In preda alla vergogna corsi a chiudere la finestra ed anche lei rientro dentro casa imbarazzata in volto.

Il mio cuore batteva a mille ma anche il mio cazzo pulsava, eccitato per essere stato al centro delle attenzioni di quella signora.
Tre giorni dopo la incontrai al parco del quartiere. Era una donna di 50 anni, alta circa 1 metro e 60, formosa, con un seno grande e morbido, un quinta o forse una sesta taglia. Il suo culo era grande e rotondo e più di una volta fantasticai di poter appoggiare il mio cazzo duro tra le sue belle chiappe.

Il suo viso non era molto bello ma la sue espressioni erano da donna porca e vogliosa. Quel giorno indossava un vestitino leggero a fiori con una bella scollatura. La sua fronte era madida di sudore ed abbassando lo sguardo notai che anche le sue gambe gocciolavano.
Mi avvicinai e le dissi: -mi scusi per l’altro giorno, è stato davvero imbarazzante.
Lei:-dovrei scusarmi io per la mia indecenza, ma era tutto così strano per me che non sono riuscita a smettere di fissarti.

In realtà capita anche a me ogni tanto di masturbarmi, da quando mio marito è scappato con quella russa non so più come soddisfare le mie pulsioni…
A quelle parole il mio pene iniziò a gonfiarsi rapidamente e si mise subito in evidenza sui miei pantaloncini.
Lei abbassò lo sguardo e con una smorfia di eccitazione disse:-ho proprio bisogno di un ragazzo come te che mi faccia sentire ancora donna
Dopo essersi voltata due volte per vedere se qualcuno ci stesse osservando appoggio la sua mano sul mio pacco pulsante.

Un senso di vertigine mi attraverso dai piedi alla schiena.
-Perchè non vieni un po’ a casa mia? Ti offro una bella birra ghiacciata così ci rinfreschiamo un po’….