Archivio mensile:Maggio 2012

Un compito impegnativo -parte1-

I nomi sono inventati, ma la storia è assolutamente vera e capitatami nel 1994 a 16 anni; cercherò di essere più dettagliato possibile, perciò saranno necessarie più puntate_commenti pls

Era una giornata calda e stranamente afosa rispetto alle giornate tipiche di metà aprile, quando vorresti essere in qualunque posto rispetto all’aula piccola in cui mi trovavo, un’aula di superiori con i muri scrostati e sbiaditi dal tempo e nell’aria quel leggero odore di sudato che emanavamo, sebbene le finestre fossero aperte.

Mi sollazzavo con una biro sulle mani facendola roteare qua e là, perso nei miei pensieri, quando all’improvviso la prof di tecnica applicata richiamò la nostra attenzione.
Caddi in avanti con la sedia in bilico su due gambe, appoggiai i polsi sul banco autografato da mille simboli, raccolsi i miei pensieri e cercai di ritrovare un barlume di interesse per un argomento di poco interesse.
“Il preside ci ha chiesto di realizzare un lavoro per la rassegna scientifica che si terrà nel salone fieristico in centro il prossimo mese.

Dovrò dividervi in gruppi di due e ognuno dovrà preparare un cartellone con i requisiti che vi dirò più avanti … ” – mi ero già perso nelle parole della prof, quando ritornai con i miei pensieri al periodo estivo che stava per giungere, pensare a qualche lavoretto per racimolare un po’ di soldi per i miei svaghi con gli amici.
A sedici anni un ragazzo come me ha solamente l’obbligo di frequentare la scuola e di divertirsi, ed era proprio su questo punto che volevo incentrare tutte le mie prossime energie.

“Allora tu farai coppia con Maurizio, va bene?” – fu un brusco ritorno alla realtà quando sentii la voce della prof verso di me.
“Poiché abitate vicini vi sarà più facile incontrarvi dopo la scuola, inoltre questo è ciò che dovrete preparare” – la prof mi passò un foglio e si girò per proseguire con gli accoppiamenti.
“Perfetto! – pensai – mi ha assegnato il tizio più sfaticato della classe, dovrò fare tutto io, che palle!”
Durante la ricreazione concordammo che ci saremmo incontrati a casa sua il giorno dopo nel primo pomeriggio, dato che era sabato, avremmo avuto più tempo per organizzare il lavoro, inoltre si offri di acquistare lui tutti i materiali, pagando poi a metà.

Il giorno seguente a scuola non si era visto, però non ci feci caso perché mancava spesso il sabato.
Dopo la scuola quindi arrivato a casa, lasciai tutti i libri e mi diressi con il tomo di tecnica, un astuccio e alcuni fogli a casa di Maurizio.
Arrivai, dopo aver attraversato il vialetto del suo giardino, direttamente alla porta di casa e suonai il campanello; dopo qualche minuto mi aprii la porta di casa la madre di Maurizio, con addosso solamente un asciugamano che le arrivava fino alla coscia e un turbante per i capelli.

Era una donna di 32 anni con un corpo minuto ma formoso, capelli neri corvini, leggermente ondulati che le ricadevano sulle spalle, due occhi neri come la notte che mi squadrarono immediatamente con aria interrogativa – “ Ciao, sei il compagno di banco di Maurizio, vero? Sei venuto alcune volte qui in casa. Mi ricordo di te. Ma cosa ci fai qui?”.
“Veramente dovevamo fare un compito per casa, perciò eccomi qui!” – le risposi.

“Davvero? Ma, guarda che Maurizio è partito questa mattina per il campo scuola e sarà via tutto il week-end” – rispose; “Cazzo – pensai – quell’imbecille si è dimenticato del compito e dell’appuntamento!”.
Non riuscivo a toglierle lo sguardo di dosso, soprattutto quando si mise a braccia conserte e si appoggiò allo stipite della porta. Era bellissima e magnetica, così cercai una scusa per rimanere, buttandola lì una frottola e sperando che se la bevesse.

“E adesso cosa facciamo, dovevamo buttare giù qualcosa perché al rientro a scuola la prof ci avrebbe valutato il lavoro e il voto sarebbe stato importante per la promozione. Non mi va di prendere un votaccio..” – sapeva bene che suo figlio zoppicava in quella materia, così ridendo mi disse di entrare in casa per farlo insieme a lei il lavoro.
Appena entrato, mi fece accomodare in cucina e mi disse se volevo qualcosa da bere.

Accettai volentieri un succo di frutta freddo, che diligentemente lei raccolse dal cestello inferiore del frigo, posto di fronte a me.
Si sporse in avanti dandomi le spalle e andò giù per cercare il succo, rimanendo con le gambe dritte e leggermente aperte.
Io che ero lì dietro vidi l’asciugamano alzarsi fino alle natiche e scoprire la sua passerina leggermente umida, dopodiché iniziò ad ondeggiare e a canticchiare, indugiando nella ricerca del succo.

Non potevo credere ai miei occhi! Potevo vedere dal vero ciò che noi adolescenti spesso vediamo sulle riviste porno, una passera che danzava davanti a me.
Senza accorgermi, l’uccello mi era diventato duro come il marmo e si era innalzato al di sopra dei pantaloncini corti che indossavo.
Sicuramente lei se ne accorse perché in quel momento si girò lentamente verso di me e mi guardò dicendomi: “Ti piace, vero?” – “ Uh.

Cosa!?!?”, farfugliai.
“Mi sono accorta di come mi guardi, sai! Ti piace la mia fica, ne hai mai vista una così?”.
Si alzò l’asciugamano e mi mostrò la passera da davanti; aveva le grandi labbra leggermente sporgenti in fuori e un ciuffo di peli neri che ne sormontavano il clitoride a guisa di triangolo molto allungato che si insinuava fin sopra il suo pube.
Rimasi con lo sguardo perso nel suo gioiello, finché lei con un gesto automatico fece cadere a terra il suo asciugamano, lasciandola completamente nuda.

Aveva due seni sodi e turgidi, a forma di coppa, sicuramente non siliconati, che si sfregò fino ad arrivare con la mano sul suo pube.
“Allora, ragazzo, la fata ti ha tagliato la lingua? Non parli, ma sembra che a “qualcuno” li sotto sia piaciuto. Aspetta che controllo personalmente”-
Con movimenti lenti si avvicinò a me, fin quasi a sfiorarmi; potevo sentire il suo profumo di bagnoschiuma, quasi come fossi con lei nella doccia.

Mi guardò negli occhi e sempre lentamente scese verso il basso fino a inginocchiarsi.
Prese la mia cintola dei pantaloni e la fece scendere fino a terra, seguita subito dopo dai boxer, lasciandomi con il pisello che puntava deciso verso di lei e in pratica senza parole.
“Puttana Eva! – pensai – Questa troia me lo vuole prendere in bocca; oggi ho vinto la lotteria!”
Prese la base del mio uccello, strofinò un poco le palle tra le dita, quasi per saggiarlo, e portò le labbra a contatto con la mia cappella, al che lo ingoiò letteralmente fino alla radice.

Rimase con l’uccello per alcuni secondi, fino a che non rimase senza fiato; sentivo la sua lingua roteare sul cazzo con movimento alternato e, come un vulcano in eruzione, sentivo la mia cappella prendere fuoco.
Si ritrasse indietro facendo un colpo di tosse e ritornò in posizione, senza togliere la bocca dal cazzo.
Incominciò un “tira e molla”, un movimento avanti e indietro con lei che se lo infilava fino a farsi sfiorare le tonsille, insalivando e lubrificando con movimento costante la mia asta.

Mi sembrava di scoppiare da un momento all’altro quanto lei riusciva a spingerlo fino allo stomaco.
“Gola Profonda le fa una sega!” – pensai – in quegli attimi credetemi indescrivibili.
Dopo un tempo interminabile per me, sentii nuovamente la sua voce provata, come di una donna che ha fatto le scale di corsa: “. mmmhhhh, davvero notevole ragazzo mio, hai un bell’arnese in mezzo alle gambe; fammi provare in un altro modo questo maritozzo!”.

Si dispose con le gambe incrociate a mo’ di tecnica yoga in mezzo alle mie gambe divaricate; essendo piccolina, poco più di 1,50cm, entrava perfettamente sotto così agguantò il cazzo, lo tirò verso il basso con le palle che mi toccavano sul “corpo” del mio uccello e la cappella rivolta verso terra dicendomi che questa volta toccava a me muovermi dal basso verso l’alto in modo da farglielo arrivare fino a dentro l’esofago.

Spingevo più forte che potevo e ogni colpo sentivo lei che gemeva e si soffocava, si dimenava come un serpente, facendomi eccitare sopra ogni limite.
Le afferrai la testa con le mani togliendole il turbante e scoprendole i suoi capelli umidi, strinsi i pugni sulle sue ciocche e iniziai a spingere il cazzo con maggior vigore e velocità.
Dalla bocca le colava la saliva densa che si toglieva con le mani creando dei lunghi sfilacci e inumidendosi la passera per massaggiarla meglio.

Dopo un altro lasso di tempo interminabile, la tirai in piedi per i capelli e la buttai sul divano del salone antistante la cucina.
Lei non disdegnò i miei modi rudi, anzi mi disse che la facevano eccitare di più, e quello era solo l’inizio pensai tra me e me con un ghigno quasi satanico.

FINE PRIMA PARTE.

Penetrata nello studio dell’artista

Manuela era al primo anno della laurea specialistica. Si era appena trasferita a Milano da Siena, dove si era laureata brillantemente nella triennale. Ma la specializzazione che voleva conseguire non poteva averla nella sua città natale. Milano era troppo grande per lei. Immensa. Usciti dai confini comunali c’erano città e città per decine di chilometri attorno. Amava però le viuzze del centro, soprattutto attorno a Corso Magenta. Qui aveva conosciuto varie persone. Alcuni erano compagni di università, altri amici con cui trascorrere belle serate in allegria.

Davide si distingueva: pittore, fotografo ed artista. Amava le belle cose, mangiar bene, leggere. Amava anche le donne. Un tipo originale, indossava sempre vestiti presi a caso, come se non vedesse di che colore fossero. Estroso. Quando parlava, gli occhi di Manuela si illuminavano di gioia. Davide aveva sempre modi gentili, garbati. E fu sinceramente sorpresa quel giorno in cui, a casa di Davide, egli le mostrò le fotografie artistiche più private. Bellissime. Ottimi chiari/scuri, i bianco/nero erano fenomenali.

Ma fu imbarazzata dal notare che molte foto erano nudi artistici. E alcune rappresentavano scene di sesso. Una addirittura mostrava quattro uomini che possedevano con evidente forza una ragazza. Lo guardò imbarazzata e Davide rispose che si trattava di una serata trascorsa tra amici qualche mese fa, in cui lui partecipò come fotografo.

Manuela tornò a casa perplessa. Non immaginava che Davide fosse così. Così… come? Beh, depravato? No, depravato no. Lei sentiva fortemente la voglia di provare l’ebrezza di essere scopata da più uomini.

Coraggioso forse. Coraggioso e libero.

Il giorno dopo fece di tutto per rivedere Davide. A casa sua non c’era. Lo trovò nel suo studio. Entrare nello studio di Davide era come varcare la soglia di un mondo tutto diverso. Per terra erano quadri finiti, non finiti, rotti. Colore ovunque. Pellicole appese sui muri, su corde, a terra. Un odore chimico che pervadeva le mura. Un grande letto dove Davide si sdraiava per leggere o pensare.

Era lì praticamente in mutande. Tracce di colori sulla pelle. Era veramente affascinante, un gran bel ragazzo. Non particolarmente alto e neppure muscoloso. Ma ben proporzionato. Si accorse che lo desiderava. Manuela era molto bella: alta, magra, con un seno sorprendentemente grande per il suo fisico. Bei capelli neri, lunghi, lisci. Mani snelle e ben curate. Salutò Davide. Si sedette. Era imbarazzatissima. Sapeva quello che voleva, ma non sapeva come dirglielo. Allora si alzò e prese a girare per la stanza, fino ad un grosso cumulo disordinatissimo di fotografie.

Le guardò e trovò ciò che cercava. In quella foto, una ragazza veniva scopata da due uomini contemporaneamente, mentre altri due le cacciavano i loro cazzi in bocca. Un’immagine molto aspra. Manuela si sentì inumidire immediatamente.

Davide si avvicinò. Vide la fotografia e le chiese: “Ti piace?”. “Molto” rispose lei, con una voce strana, quasi rispondesse più a se stessa che a Davide. “Puoi rimanere nello studio. Devo uscire un attimo per una veloce commissione.

Torno tra mezz’oretta”. Davide lasciò Manuela sola. Senza di lui, guardò quelle foto artistiche. Vide questa ragazza scopata a turno, vide lo sperma sul suo volto, vide le espressioni intense degli uomini. Manuela si spogliò nuda e si sdraiò sul letto. Si toccò un seno, eccitandosi immediatamente. Ne leccò il capezzolo, lentamente. Sapeva che Davide non sarebbe tornato subito. La mano scivolò sul suo sesso, leggermente peloso. Ne divaricò le labbra e iniziò a sfiorare col polpastrello il clitoride bagnatissimo.

Due dita entrarono. Manuela si masturbò con molta foga, ansimando e contorcendosi. Ma in quel momento entrò Davide.

Non era solo. C’erano tre suoi amici. Gli stessi della fotografia. Non si meravigliò che Manuela fosse nuda a letto. Non disse nulla. Anzi, gentilmente indicò i tre ragazzi: “ti presento Lucio, Valerio e Matteo”. Manuela era atterrita: il sogno si stava per realizzare, ma non era tanto sicura di volerlo. NOn si mosse.

Tutti i ragazzi si spogliarono. Vide i loro peni, ancora a riposo. Si mise seduta a bordo del letto, con le gambe divaricate. Prese i primi due peni e iniziò a succhiarli. Ne leccò la pelle morbida, profumata. Sapevano il fatto loro questi ragazzi: si erano puliti ben bene. Leccò l’esterno del pene di Davide: lo desiderava fortemente. Leccò la superficie lentamente, poi aprì la bocca e iniziò a succhiarlo. Prima solo la punta, morbida e liscia.

Poi l’asta, che diventava dura succhiata dopo succhiata. Ora era bello e duro. Un’asta degna di rispetto che puntava dritto alla sua bocca. Poi passò al pene di Valerio: aveva un sapore diverso. Buono! Lo succhiò con dolcezza, assaporandone i centimetri della sua lunghezza. Era un gran bel pene: dritto, solido, duro. Imponente. Valerio si depilava: accarezzò i testicoli con la mano decisa e ferma, mentre succhiava quel pene meraviglioso. Il pene di Lucio era più piccolo, leggermente ambrato.

Ma i centimetri che perdeva, li recuperava in larghezza. Manuela non aveva mai visto un pene così massiccio e duro. I muscoli tesi, le vene in rilievo. Un pene che non ammetteva repliche e che sembrava poterle causare dolore. Lo succhiò con molta forza, andando su e giù con la testa con velocità e aspirandone la punta senza tregua. Il cazzo era già bello eretto, faticava addirittura a piegarlo verso la sua bocca. Aveva un sapore forte, da maschio tutto d’un pezzo.

Il pene di Matteo era incredibilmente lungo e sottile. Bello leccarne la lunghissima asta con la lingua ben aperta. Aveva tempo per gustarlo con calma. Profumava. La eccitava da morire. Si chiedeva se fosse troppo sottile per darle piacere, ma poi rise dentro di sè a pensare che era con quattro uomini. Avrebbe sicuramente goduto! Succhiò quel pene e si sorprese di quanto riusciva a metterlo in bocca senza troppo sforzo. Aveva una gola veramente degna per quel cazzo.

Poi i ragazzi si misero davanti a Manuela. Lei prese a succhiare i quattro peni, uno alla volta e poi alternadone uno con l’altro, come un pianista sceglie i tasti da premere con cura. Ne prese due in bocca: erano i cazzi di Valerio e Matteo. Lucio le chiuse il naso per pochi secondi. Manuela sembrava soffocare, e invece scoprì che più la trattavano da puttana e più era eccitata. Magie del sesso di gruppo.

Seduto dietro di lei, Davide ne palvava da dietro i seni, mentre l’altra mano di Lucio ne sfiorava la figa. Fecero alzare Manuela, e la misero a novanta, piegata sul letto. Lucio le mise il cazzo in bocca e prese a scoparla con forza. I capelli ondeggiavano a ritmo. Davide la penetrò da dietro: era incredibilmente bagnata. Il cazzo scivolò fuori alcune volte, tanto era fradicia di umori. Prese a scoparne la fessura dell’amore con gioia e forza.

Penetrandola a fondo. Matteo si mise a fianco di Lucio e le mise anche il suo pene in bocca. Due cazzi in bocca. Manuela si sentiva una dea del sesso. Succhiava ed era penetrata. Valerio si mise sotto Manuela ed iniziò a succhiarne i seni penzolanti. Quelle stupende mammelle con quei capezzoli così vogliosamente grandi. Le succhiava con avidità. Manuela stava bene! A Siena non si era mai divertita tanto. Milano le piaceva, nonostante il traffico.

Il pene di Davide uscì dalla vagina, fradicio degli umori di Manuela. Davide lo puntò nell’ano e iniziò a spingere con delicata decisione. L’ano si allargò. Manuela emise un grido soffocato. Iniziò ad essere penetrata da Davide che intanto si era posizionato a gambe semiaperte sul letto, spingendo il cazzo nell’ano di Manuela piegata in basso. Gli altri ragazzi si alternavano, schiaffeggiando il dolce viso della ragazza con le loro aste dure e bagnate della saliva di Manuela.

Lucio si sdraiò a terra e invitò Manuela a sedersi sul suo pene largo e duro. Manuela, dandogli le spalle, si sedette. Sentì il cazzo entrarle nell’ano. Le mancò il respiro. Iniziò a muoverse, mentre mani maschili la palpeggiavano ovunque. Davide si avvicinò e iniziò a leccarne le labbra vaginali, osservando il pene di Lucio entrare ed uscire dall’ano. Poi avvicinò il pene e prese a penetrarla con molta energia. Valerio le mise il pene in bocca, mentre Matteo succhiava avidamente il corpo di Manuela.

I movimenti erano difficili, ma mai Manuela avrebbe pensato di godere tanto. Il pensiero che quattro ragazzi, tra cui Davide (che uomo, Davide!), stessero penetrandola e che lei fosse l’unico scopo del loro piacere, piccolo oggetto del loro soddisfacimento sessuale, la faceva impazzire.

Davide uscì dalla vagina di Manuela e diede il cambio a Matteo, che iniziò a scoparla con molta energia e velocità. Il suo pene, lungo, faceva un gran lavoro, frizionandosi sul clitoride bagnatissimo.

La penetrava con gran piacere: Manuela stessa si accorse che il suono della parola “penetrare” era eccitantissimo. Penso ad occhi chiusi: “mi sento penetrata, penetrata, penetrata, penetrata”. E avrebbe desiderato avere altre labbra vaginali, tanti altri antri del piacere in cui essere presa contemporaneamente da tutti e quattro questi splendidi cazzi duri ed efficienti. Voleva sentirli per tutto il giorno. Voleva il loro sperma dentro di sè. Chiese a tutti di allontanarsi. Si mise in ginocchio con la figa bella aperta e visibile.

Iniziò Lucio. La penetrava con molta forza ed aggressività, ansimando. Il pene allargava a dismisura le labbra di Manuela che si sentiva sconquassata dal piacere. Lucio venne. Non sprecò alcuna goccia di quel liquido del piacere che veniva spruzzato con generosità dal proprio pene. Lo pulì con attenzione, versando ogni goccia nella vagina capiente. Poi la penetrò Matteo. Il lungo pene sembrava non finire mai, facendo scoprire a Manuela che la sua vagina poteva accogliere simili cazzi.

Sentiva il pene duro riempirla in tutta la sua lunghezza. Matteo ansimava e sudava per il piacere di possedere questa stupenda donna. Venne anche lui, spingendo il cazzo più all’interno possibile. Lo sperma sembrava non terminare mai. Manuela si sentiva calda. Poi fu il turno di Valerio. Scivolava con grande facilità, riempiendo di godimento la ragazza. Valerio con un dito penetrava anche l’ano di Manuela e ciò riempiva di sensazioni la mente della ragazza che veramente non riusciva più a pensare.

La penetrazione durò tanto, in maniera ritmica, costante, quasi meccanica. Anche Valerio venne. Lo sperma colava lungo le gambe di Manuela, caldo e viscoso. Infine Davide. Manuela si immaginò la scena, con Davide che la penetrava, come a dire a tutti: “OK, l’avete scopata. Ma Manuela è soltanto mia!”. Poi iniziò a penetrarla con incredibile passione, lentamente, molto lentamente. Manuela ebbe un forte orgasmo. Le gambe le tremarono, tanto che se non fosse stato per le robuste mani di Davide, sarebbe caduta esanime.

Venne anche Davide. In modo veramente coinvolgente. Sentì tutte le singole pulsazioni del suo pene che la riempivano. Manuela venne immediatamente una seconda volta, insieme a Davide.

Cadde sul letto. Si addormentò. Era felice. Quando si risvegliò, c’era soltanto Davide. Lei era coperta da un leggero lenzuolo. Davide le fece vedere un bellissimo ritratto. Lei dormiva con un viso angelico, coperta dal biancore del lenzuolo. Era un quadro pieno di luce ed amore.

Capì che sarebbero stati felici.

Dedicato a giessestory e a dr80dr80dr80 per i loro apprezzatissimi complimenti.

Un sogno che si avvera!

Zia Tanya è la sorella di mio padre.

Abbiamo circa quindici anni di differenza e, praticamente da quando sono nato, è sempre stata presente nella mia vita.

Sono molti i ricordi che ci legano e, talvolta, mi piace rivedere le nostre vecchie foto di famiglia; in particolare quella in cui, poco più che dodicenne, le cingo le spalle con il braccio sinistro.

Eh, sì! Zia Tanya non è certo una stangona…

Ha un corpo minuto ed energico, con due bei cosciotti sodi che, soprattutto d’inverno, ama tenere costretti in spesse calze di microfibra.

È di carnagione scura, corporatura longilinea, lineamenti regolari, folte sopracciglia in stile mediterraneo ed un piccolo neo nero, leggermente sporgente, sul lato esterno dello zigomo sinistro, appena sotto l’occhio.

D’estate, la sua pelle raggiunge delle tonalità molto prossime alla folta capigliatura riccioluta e crespa che le casca oltre le spalle, tanto da sembrare, vista in lontananza, una ragazzina brasiliana di colore.

Mia madre, che non ha un buon feeling con lei, l’ha soprannominata “il cespuglio”.

Beh, sembrerà pure un cespuglio ma, la mia cara zia di “brasiliano” non ha solo la carnagione…sopra quelle gambine tornite dimora un sederino che è una poesia!

Nonostante i sui quarantun’anni suonati, zia Tanya ha un bel culo sodo a “mandolino” che, per quanto lei non ami metterlo in mostra, indossando tendenzialmente abiti comodi, non passa inosservato nemmeno agli occhi dei meno interessati: le donne!

Infatti, mia zia ha sempre avuto un forte ascendente sugli uomini e, di conseguenza, quasi sempre destato diffidenza ed invettiva da parte delle donne: ma posso giurarvi che ha un sorriso disarmante!

Quando sorride, le guance si contraggono fino a mostrare due fossette e gli occhi neri cominciano a brillare di sincera emozione.

Purtroppo, negli ultimi tre anni, raramente ho avuto il piacere di assistere a tale prodigio, perché zia Tanya ha divorziato.

Nonostante la forza d’animo di non abbattersi ed andare avanti, sta vivendo una condizione di disagio e, molto probabilmente, di profondo dolore inconscio.

Quest’estate mio padre l’ha invitata a stare con noi, per un paio di settimane, nella casa al mare di San Marco di Castellabate.

Non ci è voluto molto perché finisse al centro dell’attenzione sul lido che abitualmente frequentiamo e, per la prima volta dopo tanti anni, i ragazzi più in vista della mia comitiva cominciano a trattarmi con maggior considerazione.

So perfettamente che lo fanno solo per potersi avvicinare a zia Tanya ma, per fortuna, lo sa anche lei e, molto abilmente, riesce a ridicolizzarli con frasi ambigue ed argomentazioni piene di doppi sensi, pur senza offenderli od irrigidirli.

Credo sia superfluo, a questo punto, parlarvi del mio “d’irrigidimento”…. senza fare troppo le pulci sulla sfera emotiva o del feeling intellettuale che, nel corso degli anni, si è venuto ad instaurare tra noi od, ancora, del trasporto che provo per il suo fascino di donna….

cari amici, debbo confessarvi che il fantasticare su mia zia Tanya mi procura delle erezioni da paura!

Sì, lo so! È deplorevole provare desideri i****tuosi e non ne vado fiero, ma ne sono letteralmente schiavo.

Lei ne è consapevole: lo è da molti anni, date le mie mal celate manifestazioni morbose adolescenziali.

Più d’una volta mi ha sorpreso ad annusare le sue mutandine trafugate dal cesto della biancheria sporca; una volta mi ha scoperto a spiarla dalla piccola finestra semichiusa del bagno, mentre stava facendo la doccia…oddìo, l’ho fatto molte più volte, ma lei se n’è accorta solo in quell’occasione.

Nonostante ciò, la cara zia ha sempre tollerato il mio atteggiamento sconveniente minimizzandolo e, soprattutto, senza mai rivelarlo ad altri.

Per assecondare, in qualche modo, il mio desiderio latente, talvolta mi concedeva di pettinarle i capelli, oppure capitava che ci sedessimo sulle scale della villetta di San Marco, in qualche sera d’estate e lei mi facesse da schienale, stringendomi tra le braccia e poggiando il mento sulla mia spalla, per poi sussurrarmi qualche riflessione filosofica sul senso della vita, mentre stavo attraversando un qualche periodo critico di transizione adolescenziale.

Sentirmi quelle tettine di pietra puntate nella schiena ed i sussurri all’orecchio…. oh, che ve lo dico a fare!

Certo! Anche ciò che diceva era molto utile nell’aiutarmi a prendere coscienza dei miei errori e mi era di conforto, oltre che d’aiuto per il futuro…per fortuna, però, mia zia non ha mai guardato in basso, altrimenti temo che quell’idìllio si sarebbe irrimediabilmente infranto, facendole mutare l’affetto che ha per me in disprezzo.

Comunque, anche quella è ormai storia antica…dopo essersi sposata, zia Tanya si era trasferita a Sesto San Giovanni, nei dintorni di Milano e, per circa otto anni non c’erano più state molte occasioni d’incontrarci.

Inutile dirvi che… una passione può affievolirsi, ma non svanire come se nulla fosse.

Ormai prossimo ai ventisei anni e piuttosto consapevole delle mie pulsioni, ora che so come tenere a freno la libido, per osservarla finalmente con occhi nuovi, più maturi di allora, esserle nuovamente accanto accresce smisuratamente in me il desiderio di lei, istigandomi a nuove “sordide” fantasie.

Ma come potrei azzardarmi a tentare un approccio e sperare di ottenerne ciò che desidero?

Sono già cinque giorni che facciamo colazione insieme, che la porto al mare in vespa, che si lascia spalmare la crema abbronzante in spiaggia; in un paio di occasioni, abbiamo avuto delle lunghe conversazioni stando in acqua, appartati e quasi nascosti dai grossi scogli lisci e verdastri, arsi dal sole d’Agosto, che interrompono la monotonia del litorale sabbioso.

Mi ha raccontato di suo marito e di come il loro rapporto sia gradualmente collassato.

Io, altrettanto, le ho detto di Cristina e di come, ultimamente, la routine di coppia stia diventando l’anticamera di una probabile separazione.

“Il fatto di non essere insieme durante le vacanze, quest’anno, è un grave campanello d’allarme…”.

Stasera, però, sento di aver raggiunto la saturazione e devo trovare il modo di placare i miei “bollenti spiriti”.

Ho salutato gli amici inventando una scusa ed ho comprato un giornale pornografico, uno di quelli dal formato medio ma molto voluminosi.

Nell’era di internet, dove tutta la pornografia di questo mondo è a portata di clik, credo che il giornalaio mi abbia benedetto più volte per avergli sgomberato un tassello di quella che, ormai, può considerarsi “tappezzeria” per edicole.

In casa non c’è nessuno e nessuno tornerà prima di un paio d’ore almeno.

I miei sono a cena da amici, mia sorella è al bar del lido con le amichette e zia Tanya si è aggregata a due coetanee conosciute stamattina, per una passeggiata in paese.

L’afa m’induce a desiderare di purificarmi con una ricca doccia gelata; mi libero facilmente degli abiti leggeri, poso il “pornazzo” sulla scrivania della cameretta e, a passi lenti, mi avvio nel bagno antistante.

L’acqua fredda non mi dà noia, anzi, la sensazione d’improvviso refrigerio fa si ch’io mi frizioni più vigorosamente e il bagnoschiuma comincia a scivolare, lentamente, lungo il mio corpo nudo verso il piano doccia, addensandosi in vaporosi grumi, lasciando la muscolatura umida e lucente.

Trascino svogliatamente un grande asciugamani bianco sulle spalle, per poi farlo roteare in avanti sul torace ed, infine, cingendomelo in vita con il classico nodo da spiaggia.

Ne prendo un altro più piccolo e, fissando il mio riflesso sbiadito nello specchio appannato, prendo a frizionarmi la testa; dopo pochi secondi, mi pare dintravedere un grosso porcospino.

Con lo stesso asciugamani dò una strisciata allo specchio per fissarmi…che faccia! Sembro un cane bastonato.

Intuisco che, in realtà, non ho una gran voglia di masturbarmi: magari sarà meglio sdraiarmi sul lettino per riflettere…diciamo più “compiangermi”.

Esco dalla doccia col capo chino, tenendomi l’asciugamani teso sulla testa, come un egiziano in processione al tempo dei faraoni e non mi accorgo che…

“Ciao! Serata romantica per uno?”.

Zia Tanya dà le spalle alla scrivania e tiene in mano la rivista hard core, mostrandomi la copertina e fissandomi con un risolino a metà fra il divertito ed il compassionevole.

Confuso e smarrito, in preda al più totale imbarazzo, mentre l’oggetto dei miei desideri, sul quale sarei rimasto steso a fantasticare per il resto della serata sta in piedi davanti a me, in carne ed ossa fissandomi in quel modo, non riesco ad accennare la minima reazione e resto immobile sotto l’arco della porta a fissarla in silenzio.

Probabilmente i miei occhi parlano per me, perché Tanya abbassa lo sguardo, rilasciando il braccio a posare la rivista sulla scrivania e, in un sussurro soffocato dichiara:” Scusa, Carlo! Non avrei dovuto permettermi…”.

Avanza verso di me con passi rapidi, cercando di scartare alla mia sinistra e dileguarsi ma…. non so spiegare come, travolto da una tempesta di emozioni, perdo il controllo di me stesso ed allargo le braccia per raccoglierla.

“Tanya, io…”.

Lei mi guarda negli occhi, un po’ imbarazzata ma amorevolmente e, con voce rassicurante:”No, Carlo! Non ti preoccupare…non è successo niente ma, ora, preferisco uscire e…”.

“No, aspetta!…” il tono della mia voce è supplichevole ma deciso.

Il suo viso assume un’espressione dura; tende le braccia in avanti e prova a fare pressione sul mio petto per spingermi, ma a nulla servono i suoi sforzi e rimbalza indietro di due passi, fissandomi con occhi di fuoco.

“Tanya, io…io non so come dirtelo!”.

“Dirmi che cosa?” grida lei…

“Che vuoi da me? Non vedi che mi stai mettendo in grave imbarazzo? Lasciami andare!”.

L’ultima frase la pronuncia con un gemito di terrore.

“Aspetta! No!…Lasciami dire…”.

Zia Tanya comincia a piagniucolare:”Ma che vuoi da me? Sono la sorella di tuo padre…lasciami andare!”.

Raccoglie tutte le sue forze e, come un ariete, abbassa la testa per balzare in avanti contro di me, puntando la fronte ed i gomiti verso la bocca del mio stomaco; nell’impatto gli asciugamani scivolano in terra e resto nudo, in piedi dov’ero, tenendola a forza tra le mie braccia, sospesa a mezz’aria, come un satiro che ha catturato la sua baccante.

“Caarrlllooo!!!”.

Il suo grido, come un tuono, rimbomba nella cameretta e la sua mano destra colpisce violentemente la mia faccia con un ceffone, che schiocca come una frustata fra l’occhio e lo zigomo, obbligandomi ad allargare immediatamente le braccia, per farla ricadere sul pavimento.

Entrambi restiamo lì immobili a fissarci, con gli occhi gonfi di lagrime, ma Tanya legge nei miei qualcosa d’inspiegabile: intuisce la mia rassegnazione!

Balza nuovamente in avanti, stavolta, però, con un’espressione di rammarico; poggia la mano sulla mia spalla per sollevarsi sulle punte e forza delicatamente il mio mento con le dita per farmi ruotare il viso, osservando il rossore provocato dallo schiaffo.

Con gli occhi al suolo, mi ritraggo lentamente per andare a raccogliere l’asciugamani e riacquistare qualche brandello di dignità; dunque, mi avvio verso il bagno per sciacquarmi la faccia.

“Carlo!” sento la sua mano sulla spalla che mi trattiene.

Mi volto a guardarla, pieno di vergogna per quanto è accaduto, ma lei, non meno sofferente, mi tira delicatamente per un braccio, invitandomi a sederle accanto sul lettino.

“È davvero così intenso il sentimento che provi per me?”.

Mi lascio andare giù sulla schiena e tiro un profondo sospiro:”Non saprei…a quanto pare, io stesso non avevo idea di quanto…cazzo! Ho completamente perso il controllo…”.

Sgrano gli occhi, incurante della mia nudità, erompendo in una fragorosa risata ed…eccole! Quelle due meravigliose fossette spuntano sulle sue guance.

Mi giro sul fianco destro e punto il gomito sul lenzuolo per tenermi su la testa; così comincio a carezzarle timidamente l’avambraccio con l’indice… sembro un antico romano ospite di un banchetto luculliano, con l’asciugamani spiegazzato che mi copre appena il bacino.

Lei ruota la spalla sinistra e reclina il capo a guardare indietro, osservandomi teneramente con occhi sognanti, quasi stesse rivivendo tutti i momenti trascorsi insieme.

“Potrai mai perdonarmi?”… le sussurro distogliendo lo sguardo, sentendomi, d’un tratto, tremendamente colpevole per l’accaduto.

Lei si lascia cadere sul fianco sinistro, acquisendo la mia medesima posizione come un’immagine riflessa ed allunga la mano destra per carezzarmi delicatamente il viso ferito.

“E di cosa?”…avvicinando le labbra al mio orecchio, sussurra con ironia:”Di avere una zia tanto sexy da non poterle resistere?”.

Nooo!!! Ecco ancora quella meravigliosa sensazione ma, stavolta, l’erezione è piuttosto visibile e l’asciugamani s’impenna, quasi che qualcosa ci si fosse infilato sotto.

Ma lei, gran donna come sempre:”Vedi? Che ti dicevo?” e torna a fissarmi con occhi sognanti.

“Tanya, io…. credo che sia meglio defilarmi…tenerti a distanza ravvicinata mi fa venire una gran voglia di b…”.

Tanya protrae le labbra contro le mie e, agilmente, spinge il suo fianco in avanti, imponendomi di sdraiarmi.

La stringo teneramente fra le braccia ma il nostro amplesso dura pochi istanti perché, vinti dal desiderio, cominciamo a contorcerci l’uno contro l’altra in maniera convulsa, quasi volessimo strapparci vicendevolmente la pelle.

Le nostre bocche s’impiastricciano di saliva fino alle guance ed il sottofondo di mugolii s’interrompe solo per qualche istante, mentre, in tutta fretta, Tanya si sfila il vestito.

Il suo corpo, ora coperto soltanto della lingerie nera di pizzo, è caldo e sinuoso.

Quello spettacolo dà maggior vigore alla mia erezione, mentre la sua mano scivola sotto l’asciugamani per afferrarmi il cazzo, cominciando ad agitarlo ritmicamente.

È abilissima nel carezzare delicatamente il frenulo, costringendolo nel palmo ed esercitando fluide rotazioni del polso per accentuare l’intensità del massaggio.

Io, intanto, mi faccio strada con le dita della mano destra, facendole scivolare sul suo addome fino ad insinuarle nello slip, in cerca del clitoride.

Tanya sembra coinvolta quanto me, perché ha la fica fradicia di umori e, appena la tocco, ha un sussulto improvviso e dirige la testa verso il mio ventre; la sua mano si stringe intorno al glande e scivola giù tendendo la pelle, fino a scoprirlo completamente.

La sua bocca umida ingoia la nerchia fino a far toccare le labbra sull’indice della mano, che sovrasta i miei testicoli gonfi; poi la testa risale e prende ad oscillare, così come prima il polso, ripetendo lo stesso abile gioco.

La sua lingua saetta sull’uretra, poi compiedei semicerchi intorno al frenulo e le labbra serrano ermeticamente il glande, mentre la bocca trattiene e shekera il cocktail di saliva ed umori maschili che diviene più copioso ad ogni risucchio.

Respiro affannosamente e, quando l’eccitazione diviene insostenibile, emetto dei profondi sospiri soffocati.

Lei, invece, sembra ignorare il mio massaggio quando, improvvisamente, fa shittare il bacino verso sinistra, come per sottrarsi ed emette un verso gutturale a bocca chiusa “uhm!” senza interrompere il pompino; però comincia a muovere la mano incrementando la velocità e la fluidità del gesto, come se volesse indurmi a venire.

Sono infoiato oltre misura e non riesco più a trattenere il desiderio di penetrarla, di essere cavalcato da lei e tenerle quel bellissimo culo tra le mani.

Sfilo le dita dalle mutandine e porto entrambe le mani sui suoi fianchi per denudarla.

“No!…Aspetta…” Tanya s’impenna sulle ginocchia, con le cosce ancora larghe e mi punta una mano sul petto per fermarmi.

Ho il panico! Come può essere tanto crudele da interrompere così bruscamente l’azione sul più bello?

“Non possiamo farlo qui! Se torna qualcuno… che gli raccontiamo?” dichiara Tanya con sincera preoccupazione.

“E dove potremmo andare?” una piccola quantità di sangue mi risale al cervello e la preoccupazione assale anche me.

Tanya mi scruta con aria riflessiva e, dopo qualche istante, improvvisamente le sue labbra si dilatano in un sorriso furbetto:”Lo so io! Vestiti!”.

Si china di shitto verso di me per schioccarmi un ultimo bacio appassionato e poi, in tutta fretta, recupera il vestito e le scarpe per indossarli alla meno peggio.

Io faccio quel che posso per seguirla a ruota, ma l’erezione non accenna a calare ed ho qualche difficoltà ad abbottonare i pantaloni.

Tanya coordina le operazioni di fuga:“Prendi le chiavi della vespa ed una coperta dall’armadio…. a proposito: ce li hai i preservativi?”.

Ah, già: i preservativi!

Per uno come me, praticamente incapace di avere una incontro sessuale occasionale, sarebbe perfettamente inutile girare con un preservativo in tasca: per fortuna, da queste parti, si usa tenerne almeno due nel portafogli, se non altro, per prestarli a qualche amico della comitiva più fortunato.

“Sì, come no!”.

Sembriamo due ragazzini infervorati da chissà quale bizzarra idea e ci muoviamo furtivamente, stando accorti a non essere notati dal vicinato.

Salto in sella alla vespa, mentre Tanya corre ad aprire il cancelletto laterale della villa; ripiego la coperta a cilindro e me la infilo tra le gambe, ma quasi mi casca quando poggio il piede in terra per far salire lei che, nel frattempo, ha richiuso la serratura cercando di non fare rumore.

“Dove andiamo?” Le chiedo con eccitazione, fantasticando di ricominciare presto quello che abbiamo bruscamente interrotto.

“Sulla spiaggia! Non ti è mai capitato di fare sesso sulla spiaggia prima d’ora?” nel dirlo si stringe forte a me e parto senza pensarci.

“Dimmi tu che strada seguire!” Muoio dalla curiosità di scoprirlo…

“L’ultimo lido: quello con le cabine che fanno angolo con la scogliera! C’infiliamo dentro l’ultima e ti spacco in due!” Mentre ride mi tocca il petto con una mano ed emette una specie di sibilo quando, con l’altra, si accorge che il mio pene è ancora turgido di eccitazione.

Grazie ad una scorciatoia arriviamo a destinazione in pochi minuti e, data l’ora, posso parcheggiare la vespa proprio accanto alla cabina, nascosta dal buio e completamente isolata.

Il cielo è coperto e, salvo un paio di lampare in lontananza che brillano dal mare, c’è buio pesto.

“Accidenti! Avrei dovuto portare una pila!” Dichiaro con tono seccato; ma dal buio, improvvisamente, compare una fiammella d’accendino.

Intravedo il suo splendido viso sorridente e mi sembra più bella che mai.

“Entra e stendi la coperta in terra, poi togliti solo i pantaloni…” la fiammella si spegne ma, nel buio, vedo la sua ombra nell’atto di sfilarsi le mutandine.

“Dobbiamo restare più o meno vestiti perché, se dovesse venire qualcuno, dobbiamo dileguarci il più in fretta possibile!” Anche lei entra e sento lo shitto del bloccaporta di metallo che ci isola dal resto del mondo.

La fiammella dell’accendino illumina i listelli bianchi di legno delle pareti, intrisi di salsedine e costellati di crepe.

Alle mie spalle c’è una piccola panchina verniciata di blu, sovrastata da un attaccapanni e…non posso crederci: una lampadina appesa ad un filo nero che pende da un angolo, sotto la quale è posto un interruttore di plastica bianco.

Provo ad accenderlo e…. Eureka, funziona!

Tanya mette via l’accendino e mi guarda fisso negli occhi, con un’espressione di desiderio che non avevo mai visto prima d’ora.

“Ci ho ripensato: mettiti nudo!” Sentenzia lei, aiutandomi a spogliarmi.

Incrocio le braccia sui fianchi e tiro su la maglia ma, mentre i gomiti si allineano alla testa ed il tessuto mi copre il viso, sento le sue mani scivolare sulla mia schiena e la lingua prende a saettare sul mio capezzolo destro inumidendolo.

Emetto un gemito soffocato ed il mio pene s’impenna con vigore contro il suo addome; mi strappo via la maglia e voglio abbracciarla, ma lei si lascia cadere in posizione accovacciata ed ingoia avidamente il mio cazzo, reggendosi saldamente ai miei fianchi.

Guardo verso l’alto tenendo gli occhi semichiusi, in preda all’eccitazione e devo confessare che, pur nelle mie più torbide fantasie, non avevo mai immaginato una cosa così travolgente.

Torno a guardare in basso e noto che lei mi scruta per constatare l’effetto del suo lavorio; le carezzo delicatamente la fronte e mi ritraggo lentamente, perché sento che è ormai tempo di accoppiarci.

Mi giro di spalle per sfilare il portafogli dai pantaloni e prendere il preservativo; la sento armeggiare col vestito e quando mi volto la trovo a capo chino, le braccia infilate dietro la schiena a gomiti larghi, intenta nello sganciarsi il reggiseno.

Con un colpo di denti strappo l’involucro del profilattico, lo estraggo e, tenendo premuto il cappuccetto tra le dita, poggio l’anello sulla nerchia tesa per srotolarlo.

A cose fatte Tanya prende a massaggiarmi l’uccello teso per accertarsi che la guaina in lattice aderisca perfettamente e mi fa cenno di sdraiarmi sul pavimento di cemento.

La coperta mi punge la schiena ed i glutei, ma sono troppo eccitato per curarmene e, fra le ginoccha rannicchiate, vedo lei completamente nuda che si appresta a calarsi su di me.

S’inginocchia cingendomi i fianchi con i polpacci e si spinge lentamente all’indietro, tenendomi la verga con la mano destra per infilarsela nella passera fradicia.

Tanya socchiude gli occhi e china il capo in avanti, emettendo un profondo sospiro; poi alza di shitto la testa e mi fissa, contorcendo la bocca in una smorfia di dolore che subito muta in un sorriso malizioso.

Resto immobile per qualche istante, mentre lei è intenta a calibrare l’intensità dei primi affondi e, incredulo, comincio a realizzare che il sogno della mia vita, tutto ciò su cui avevo fantasticato milioni di volte, sta incredibilmente divenendo realtà.

Le stringo le natiche fra le mani e faccio pressione sugli addominali per sollevarmi e baciarla.

Lei mi abbraccia, tenendomi i capelli sulla nuca stretti in una mano e fa danzare ritmicamente il bacino, cavalcandomi con affondi brevi e rapidi.

Gli schiocchi dei baci ed i sospiri echeggiano nella cabina per un po’ quando, improvvisamente, Tanya si stacca violentemente da me e, ritta sulla schiena, sbotta in un profondo gemito di piacere:”Ooh! Mhm!…” e, tesa all’indietro, con le mani sulle mie ginocchia piegate, s’impernia sul mio cazzo per tutta la lunghezza, oscillando leggermente la testa con gli occhi chiusi e compiendo affondi più lenti e profondi, in preda all’eccitazione.

I suoi lamenti sono musica per le mie orecchie e il solo pensiero di esserne l’artefice mi fa ingrifare oltre ogni limite; ritorno su e le succhio i capezzoli mentre, con le mani sulle natiche, contribuisco ad aumentare le spinte del suo bacino.

“Ah, Ah, Aah!!!” Tanya è ormai al culmine dell’eccitazione; gli umori hanno lubrificato il lattice a tal punto che pare di sentire il rumore di un qualcosa che stia picchiando ritmicamente in una pozzanghera.

“Wooh, Ah, Ah, Aahhh!!!” è impressionante! Il suo corpo comincia a tremare, come una lenza vibra quando vi abbocca un grosso pesce; mi pone le mani sul petto e mi costringe al pavimento, gemendo e sorridendo mentre compie lentamente gli ultimi affondi e fissandomi estasiata.

Poi si lascia cadere in avanti e poggia la testa sulla mia spalla sinistra, scivolando sul fianco e contorcendo spasmodicamente le cosce per resistere alle pulsazioni residue dell’orgasmo.

“Uh!…Ma sei incredibile! Quanto devo strapazzarti ancora per farti venire?” Tanya sorride e mi carezza il viso mentre io, in silenzio, mi godo il trionfo.

“Ti andrebbe di fare il bagno?” Mi chiede con curiosità.

“Vieni: sono sicura che ti piacerà! Togliti il preservativo e spegni la luce…” Nel cielo è apparsa la luna e, qua e là, splende qualche stella: il mare è nero come la pece ed incute timore, ma Tanya s’incammina frettolosamente giù per la scalinata di legno che conduce alla piccola conca circoscritta da scogliere e s’immerge in acqua fin sotto i seni:”Vieni! L’acqua non è molto fredda…è bellissimo!”.

Sì, è bellissimo ed è un’altra cosa che ho sempre desiderato fare, quella di scopare in mare di notte.

In breve le sono accanto e, per qualche istante, ci soffermiamo a guardare in alto la luna che c’illumina.

D’improvviso mi sento afferrare il cazzo, che immediatamente ritrova la completa rigidità, mentre lei prende a menarmelo con la mano al contrario, come quando si porge per presentarsi a qualcuno e mi bacia voluttuosamente stringendosi a me.

“P…posso leccarti!” Le sussurro timidamente all’orecchio…

Lei non risponde, ma cambia la presa e prende a trascinarmi verso la riva, come fossi un cagnolino al guinzaglio; si volta e fa qualche passo all’indietro in direzione degli scogli, poi si lascia cadere sul bagnasciuga ed allarga le cosce.

M’inginocchio e lei si spinge in avanti, cingendomi il collo con il braccio e baciandomi ancora con passione; poi porta la mano sulla mia nuca e si ritrae, calandomi lentamente la testa verso il basso ad incontrare l’oggetto del mio desiderio.

Sposto il mio bacino sul fianco destro, per evitare di fare un buco nella sabbia a grani grossi con la mia erezione e punto il naso sul monte di Venere, per avere un punto di riferimento nel buio ma, altrettanto, per inebriarmi dell’odore frammisto di umori ed acqua salata che emana la sua fica nuovamente eccitata.

Spingo in avanti la punta della lingua dal basso verso l’alto, in cerca della fessura per raggiungere il clitoride; in un paio di lappate trovo l’estremità sporgente e faccio saettare la mia lingua in senso circolare, provocando in Tanya delle lievi contrazioni del bacino ed inducendola a rilassarsi sul dorso.

Dopo un po’ decido di rincarare la dose e le costringo il lembo di pelle che copre il clitoride fra gl’incisivi ed il labbro superiore, risucchiando come se la stessi spompinando.

Tanya non riesce a resistere e comincia a sussultare, contorcendo il bacino in modo convulso e mordicchiandosi un dito per soffocare le grida, ma io incrocio le mie braccia sul suo addome in una morsa d’acciaio e non diminuisco d’intensità, anche se ho la bocca piena di fluidi che trasborda sulle guance ed imbratta l’interno delle sue cosce tremanti.

Il naso è talmente compresso contro il suo pube che sono costretto all’apnea ma, solo di tanto in tanto, emetto degli sbuffi e recupero un po’ d’aria dai lati della bocca, per non rallentare l’azione micidiale dei miei “baci”.

D’improvviso Tanya emette un grido straziante; stende le gambe e comincia a vibrare tutta, cercando di liberarsi della mia testa per chiudere le cosce.

La lascio immediatamente… lei rotola sul fianco e si contorce, le mani serrate sul pube, come se le avess’inferto una coltellata; emette dei rantoli profondi e gutturali alternati con suoni acuti smorzati, simili a singhiozzi ma più intensi, quasi fosse sul punto di piangere dal dolore:”Uh, uh, uh…Ooh! Mmh, mh…Aah!!!”.

La scena si protrae per quasi un minuto ed io vi assisto sinceramente perplesso, combattuto fra l’orgoglio di averle provocato un orgasmo così potente ed il timore di aver oltrepassato il limite.

Non so che fare!

Sotto i raggi della luna, il suo splendido corpicino appena visibile continua a tremare, come se ricevesse delle scosse e, appena sembra placarsi, mi avvicino e le poso una mano sulla spalla per tentare di farla voltare delicatamente verso di me, cercando di vedere come si senta; ma lei ruota di shitto e mi si avvinghia al collo con entrambe le braccia, trascinandomi giù al suo fianco, tanto da sentirne il respiro affannoso ed i gemiti residui, mentre allunga la gamba sinistra e mi pianta il tallone nei quatricipiti per unire il suo bacino contro il mio.

“Wow, Carlo: mhm…ma sei un demonio!”.

“È tutto merito tuo! Hai sempre saputo quanto ti desiderassi e, non so come, ho finalmente coronato il mio sogno impossibile…”.

Lei guarda in basso, perché sente crescere la mia erezione sul suo ventre ed esclama:”Mi sa ch’è giunto il tuo turno di venire! Seguimi…”. Si alza in piedi e si dirige a passi lenti verso l’acqua, con i glutei e le cosce imperlati di sabbia.

Per qualche istante resto immobile a cercare d’imprimermi nella mente quella stupenda visione ma, poco dopo, lei s’immerge fino alla vita e si volta a fissarmi:”Vieni, ti ho detto!”.

Piego le gambe e ruoto sulle ginocchia, poi punto le mani e faccio leva per sollevarmi in piedi: noto qualcosa d’insolito nei movimenti di Tanya.

Tiene il braccio destro flesso verso dietro: dapprima penso che si stia ispezionando le natiche con la mano per liberarsi della sabbia residua che si è insinuata nelle parti intime, ma si sfrega con eccessiva insistenza e sembra che provi disagio.

Avvicinandomi riesco finalmente a comprendere cosa stia accadendo, ma proprio non riesco a crederci…Tanya sta cercando di dilatarsi l’ano con le dita e, appena le arrivo a tiro, s’inginocchia e mi afferra la verga tesa con la mano sinistra portandosela alla bocca.

Sento i suoi denti scorticarmi leggermente la pelle ed i risucchi sono fortissimi, mentre la mano stantuffa ritmicamente alla base del cazzo, agitandomi i testicoli induriti dall’acqua fredda.

Mi sembra d’essere sul punto di esplodere, ma non riesco a raggiungere il culmine; mi godo quelle meravigliose sensazioni emettendo dei profondi sospiri smorzati.

“Vieni, avviciniamoci agli scogli…” E mi trascina nuovamente tenendomi per il pene come fosse un guinzaglio.

“Scommetto che l’hai sempre sognato ma non l’hai mai fatto!”.

“Sì, infatti!” Dichiaro senza vergognarmene.

“Scordati quello che hai visto nei film o sulle riviste…non è facile a farsi, discretamente doloroso per buona parte delle donne e non è il caso che duri a lungo”.

Si solleva sulle punte e mi schiocca un bacio appassionato mentre agita la mano per masturbarmi, in modo così violento da generare un mulinello di schiuma in acqua.

Poi si volta e poggia la mano sinistra sullo scoglio, piegando la gamba dello stesso lato per tenere le chiappe meglio dilatate, mentre con la destra trattiene il mio glande contro lo sfintere ed accenna dei movimenti di bacino per agevolare la penetrazione.

Sembra che la cosa non possa succedere, quand’ecco che la cavità anale si dilata ed ingolla la testa del mio batacchio.

“Uuh…Mmh…Ooh, oh!!!”.

Tanya evverte un forte bruciore e quasi shitta in su per la pressione, ma resiste e, dopo qualche attimo di concentrazione spiega:”Devi farlo entrare di pochi centimetri ancora e poi, lentamente, affondare e ritrarlo ritmicamente per la stessa misura…ma, piaannoooo!”.

Lo sfintere è molto stretto e, francamente, temendo di farle male, sono sul punto di estrarre il cazzo e venire masturbandomi da solo, quand’ecco che lei si mette in piedi ed inarca la schiena all’indietro, afferrandomi la nuca con la mano destra e portando la bocca vicina al mio orecchio, gridandomi tutta la sua eccitazione, mentre controbilancia il peso del corpo tenendo la mano sinistra ben salda sul mio fianco.

In preda alla lussuria le agguanto saldamente i fianchi e comincio a far oscillare ritmicamente il bacino, esercitando una grande pressione sulle gambe piegate; sento il glande costretto farsi strada a forza, dilatando la cavità anale con l’aiuto dell’acqua che fa, in qualche modo, da lubrificante.

Sento che il cazzo mi sta diventando di fuoco a furia di sfregamenti e Tanya sembra non riuscire più a sopportare quel doloroso supplizio, quando…Ecco!!!

Uno schizzo incandescente le inonda il buco del culo, seguito da altri d’intensità via via minore e lei, guaendo come una cagna ferita a morte, porta entrambe le mani sui miei fianchi, spingendo per liberarsi da quel supplizio.

Ho il fiato corto e mi sento letteralmente svuotato; quasi non riuscendo a stare sulle gambe, mi trascino verso gli scogli per sedermi.

Tanya, che nel frattempo si è tenuta le natiche larghe sforzandosi di espellere lo sperma, con una smorfia in viso che sottolinea il gran bruciore, si avvicina respirando anch’essa a fatica e s’inginocchia davanti a me abbracciandomi forte, puntando la fronte contro il mio petto.

“Vorrei che questa notte non finisse mai…” mi confessa sotto voce, mentre alza gli occhi per fissarmi.

“Non avrei mai immaginato di poter provare sensazioni così intense e, soprattutto, mai avrei lontanamente fantasticato di poterle vivere insieme a te…eri il mio angioletto e adesso sei un uomo: e che uomo!” mi sorride e viene a sedersi sulle mi ginocchia, cingendomi il collo con un braccio e afferrandosi il polso con l’altra mano, mentre mi poggia la testa riccioluta sulla spalla.

“Che succede adesso fra noi?” le chiedo con voce sommessa…

“Che vuoi che succeda? Questa serata resterà un ricordo indelebile per entrambi…certo, non sarà possibile far finta di niente: e perché, poi?” Tanya solleva la testa e rilascia il polso, per allungare la mano sinistra a carezzarmi il viso.

“Sei il mio nipote preferito…ho sempre avuto un trasporto nei tuoi confronti e, anche se ciò è degenerato in un rapporto sessuale, niente cambierà fra noi…Sai? In realtà non siamo nemmeno i primi in famiglia a fare una cosa del genere!”.

Sgrano gli occhi, incredulo, esclamando:”Chi? Dove? Qu…” ma Tanya mi tappa la bocca con le dita e dichiara:”Preferisco non dirtelo e poi si tratta di un fatto vecchio…”.

Con un sorriso malizioso la imploro:”Dai, ti prego, dimmelo!”.

“Ok! Se proprio ci tieni, ma non ti azzardare a chiedere conferme in giro. Si tratta di…”.

MA QUESTA È UN’ALTRA STORIA!

Alex Lenzi.

L’APPRODO DI MIA ZIA A NIGHT CLUB E PORNO SHO

In molti hanno apprezzato le foto che in queste settimane ho pubblicato su “Xhamster” e riproducenti la mia anziana zia in discoteche e locali vari dove lei, malgrado l’età avanzata, si esibiva come spogliarellista o “ragazza lap-dance”.
In pratica, una paio di sere dopo la morte di suo marito, la zia mi disse che, pur restando fedelissima a me, le sarebbe piaciuto essere una “puttana” e “vendere” il proprio corpo in mia presenza ad altri giovani.

«Non ho certo bisogno di soldi – mi disse – ma proverei un estremo piacere a farmi pagare per fare la troia… sempre e comunque con te accanto».
Mi precisò anche che non era sua intenzione trasformare la nostra abitazione in una casa d’appuntamento (soprattutto per non avere problemi con gli altri condomini) e che lei non voleva diventare una puttana qualunque.
«Ed allora – le risposi io – che ne dici se ti faccio diventare una “intrattenitrice” per frequentatori di locali notturni?».

La cosa, dopo che gliela spiegai per bene, la allettò parecchio: io, in pratica, sarei stato il suo “magnaccia” e lei poteva farsi scopare e sfogare tutta la sua voglia di esibizionismo senza correre alcun rischio.
Un pomeriggio, dunque, ci mettemmo in macchina e ci recammo in una provincia della Sicilia diversa dalla nostra (dove non ci poteva conoscere nessuno) per cercare un qualche locale notturno interessato ad ospitare mia zia e le sue porcate.

Lei era vestita molto sexy e provocante e ci presentammo a diversi gestori di discoteche. Nei primi tentativi andati a vuoto ci veniva detto che gli avventori volevano ragazze massimo trentenni e che, in ogni caso, mia zia si sarebbe dovuta iscrivere all’Ufficio Collocamento Lavoratori dello Spettacolo ed al relativo ente previdenziale denominato “Enpals”.
Alla fine, però, trovammo un gestore in qualche modo interessato alla nostra proposta.
«Siete da prendere in considerazione – ci disse – perché so di diversi miei giovani clienti che adorano le donne mature come sua zia.

E poi una come lei è il tipo ideale per le feste di addio al celibato (ed a me ne capitano tante) dove gli amici dello sposo fanno di tutto per portare a quest’ultimo (senza offesa…) vecchie bagasce come la signora qui presente. Vi raccomando solo una cosa: non dite che la signora lavora in questo locale, perché altrimenti dovrei metterla in regola e quant’altro; dite a tutti, soprattutto se dovesse intervenire un controllo mentre lei si esibisce, che è un’amica invitata alla festa.

Per il resto, ogni qualvolta vi chiamo posso garantirvi non più di duecentomila lire a sera: prendere o lasciare…».
Io e la zia ci guardammo negli occhi ed accettammo subito tale proposta, in grado di appagare pienamente la sua voglia di trasgressione e porcaggine.
Parecchie delle foto che abbiamo pubblicato sul nostro spazio su “Xhamster” (ed altre che pubblicheremo prossimamente) sono state shittate durante le performance di mia zia in queste serate in discoteca ed in feste di addio al celibato, di cui conto di raccontarvi i particolari nei prossimi racconti-ricordi.

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Un figlio a tutti i costi

Silvia aveva ventisei anni ed era una ragazza come tante, anche se più avvenente della media, con i suoi 176 cm di altezza, i morbidi capelli neri, lunghi e ricci, due occhi nocciola da cerbiatta e un corpo magro e molto desiderabile. Fidanzata da sei anni con Emanuele, un ragazzo di ventinove, e aveva da due iniziato a vivere con lui. Aveva inoltre un bel rapporto con la famiglia del suo ragazzo, formata dai genitori, dal fratello Matteo poco più che adolescente, e la dolcissima sorellina Virginia, di undici anni.

Dopo due anni di convivenza fecero la scelta di avere un bambino, ma lo tennero inizialmente nascosto agli altri. Avevano così iniziato i tentativi credendo che, grazie alla giovane età, non avrebbero dovuto attendere molto. Ma col susseguirsi dei fallimenti arrivarono le visite mediche, che accertarono la pigrizia degli spermatozoi di Emanuele. In sostanza, potevano continuare i tentativi ma la probabilità di una fecondazione sarebbe rimasta sempre molto bassa. E così fecero, seppur scoraggiati; i risultati però purtroppo non arrivavano.

In un pomeriggio d’estate Silvia passò a casa dei genitori di Emanuele a prendere alcune cose di lui. Le aprì Matteo, informandola che era solo in casa perché i genitori avevano accompagnato Virginia a iscriversi a un corso di nuoto in piscina. Aveva sempre avuto un bel rapporto col fratello del suo ragazzo, diventandone quasi una confidente e consigliera, specie negli ultimi anni in cui aveva smesso di essere un ragazzino e aveva iniziato ad avere a che fare con le amiche.

Così, nel rimanere un attimo a parlare con lui seduti sul divano prima di andare, si trovò a confessargli delle intenzioni che avevano lei ed Emanuele, di quanto tempo avessero passato a provarci e di quanto fossero tristi per ciò che avevano scoperto. Lui la ascoltò e, non avendo molto da consigliare, si limitò a rimanerle accanto e ad abbracciarla. Lei ricambiò il gesto con affetto, senza fare caso alla mano di lui che le scorreva sulla pelle della schiena quasi nuda, coperta solo dal filo annodato del bikini.

“Grazie comunque per avermi ascoltato…” disse lei e gli diede un bacio sulla guancia. Lui sorrise e sussurrò “figurati…” ricambiando con un fugace bacio sul collo di lei che era a portata. Lei finse sorpresa “ohi.. com’è che mi hai baciato birichino??” “Così…” e iniziò a baciarla intensamente sul collo con trasporto. Lei, condizionata dall’affetto e dalla confidenza che aveva con lui, reagì sorridendo e in atteggiamento di sfida gli sussurrò “mmm le fai impazzire le ragazze se le baci così”.

Senza rendersi conto si trovò a stuzzicarlo inarcandosi, offrendo ai baci il collo e il petto che culminava in una seducente seconda di seno, coperta dai triangolini del costume. Dopo pochi secondi le labbra di Matteo esploravano le sue spalle, la pelle del petto e sentì la sua lingua scorrere sulle curve che segnavano l’inizio dei seni. Silvia si rendeva conto che stavano esagerando ma nello stesso tempo, accompagnata da un senso di impotenza, provava una grande sensazione di eccitamento e non riusciva a muoversi.

Le dita di lui sciolsero il laccio dietro la schiena e il pezzo di sopra del bikini scivolò via. Silvia reagì d’istinto, sedendosi a cavalcioni su Matteo. Iniziò a passarle la lingua sulle tette ormai nude e libere, e a succhiare i capezzoli piccoli e sensibili, che subito diventarono turgidissimi. Le mani spaziavano sulla schiena nuda e palpavano le cosce ancora parzialmente coperte dagli short jeans. Silvia lo stringeva, gli accarezzava i capelli e aveva gli occhi chiusi; sul suo viso erano dipinte espressioni di piacere ed era chiaramente ormai sedotta.

Era talmente travolta dalla passione che in quei momenti sussurrò le parole che abbatterono le ultime inibizioni e lasciarono sbalordita lei stessa, sebbene impossibilitata a rendersene conto: “Matty.. mettimi incinta tu.. facciamo un bambino ora..”. Lui la abbracciò, si avviarono verso la sua camera, lei però si fermò e raccolse il reggiseno per non lasciarlo in giro alla vista dei suoceri se fossero rientrati.. si chiusero dentro. Lui la stese sul letto col suo peso e la baciò appassionatamente sulle labbra, le lingue si trovarono e si intrecciarono vogliosamente: “Si.. Silvia.. ti adoro.. voglio darti un bambino..” e così dicendo le sfilò i pantaloncini, scoprendo il sexy perizoma che era il pezzo di sotto del costume.

Silvia era sdraiata sul letto ormai abbandonata al desiderio, e Matteo le baciò le cosce, entrambi gli inguini, per poi non resistere e sfilarle anche il perizoma. La vagina di Silvia era profumata, calda e con pochissimi peletti molto ben curati. Lasciò che Matteo gliela leccasse avidamente, succhiando intensamente i bordi e il clitoride e insinuando la lingua all’interno, e godendosi ogni brivido di piacere sessuale, lasciandosi andare a sospiri erotici. Lui si tolse velocemente il costume boxer e non lasciò passare molto tempo da un gemito di Silvia dovuto alla sua lingua e il successivo, dovuto ad altro: si sdraiò tra le sue cosce, e lei le spalancò vogliosa.

Il petto magro e giovane di lui premette sulle dolci tette di Silvia, e guidandolo con la mano, affondò il membro durissimo in lei. Cominciò a muoversi subito con passionale intensità e lei perse lentamente il controllo dei suoi gemiti, godendo ad ogni spinta, ansimando, con le labbra spalancate e gli occhi chiusi. Il giovane sesso di Matteo strofinava le pareti della sua figa umidissima e lampi di piacere le comparivano sotto le palpebre al ritmo delle sue spinte, come una luce stroboscopica da discoteca.

Mentre si concedeva completamente, nuda sotto di lui, pensieri caldi le percorrevano la mente. La eccitava fare l’amore, dopo tanti anni, con qualcuno che non fosse Emanuele. La eccitava che fosse con un ragazzo così giovane e che uno così giovane fosse già capace di farla godere terribilmente. La eccitava il brivido che dava la situazione pericolosa, per quanto fossero chiusi dentro e la fiducia della famiglia era tale che, anche se qualcuno fosse rientrato, avrebbero potuto rivestirsi in tranquillità prima di aprire.

La eccitava il fatto che, nonostante il seme di Matteo fosse probabilmente sano, era difficile pensare di riuscire a far centro la prima volta, e già pregustava le volte successive che lui l’avrebbe posseduta, magari sotto la doccia, o fugacemente nella cabina di famiglia al mare, o in qualsiasi altro posto avessero voluto. Infine, con un sospirò più forte, Matteo affondò completamente dentro, fermandosi, e il suo seme caldo inondò completamente il profondo della vagina di lei.

Si pulirono lentamente, senza fretta. Si abbracciarono, completamente nudi ed esausti, sul letto. Quel giorno nessuno si accorse di nulla.

Nei mesi successivi, come Silvia aveva previsto, furono travolti spesso dalla passione e dal desiderio di lui di fecondarla, e lei di essere fecondata. In quelle occasioni, lei ebbe spesso modo di sentire tra le labbra quel membro così giovane e così appetitoso, come non era accaduto la prima volta, e lui potè possederla in tante altre posizioni e in luoghi vari ed eccitanti, perché la loro fantasia in quei momenti non aveva inibizioni.

Lo cavalcò fugacemente nel bagno di un ristorante a un pranzo di famiglia, mentre si erano assentati per lavarsi le mani prima di mangiare. La prima pecorina fu proprio nella loro cabina durante una giornata al mare, dopo essersi sfilati convulsamente i costumi. E, un giorno, il test fu positivo.

Ovviamente con Emanuele aveva continuato i tentativi e, di conseguenza, non ebbe mai la certezza che il padre fosse lui o il giovane amante che così tanto aveva risvegliato la sua libido.

Con la lenta crescita della sua pancia, aveva deciso di essere più prudente e se i momenti intimi con Emanuele erano meno frequenti, con Matteo erano cessati, e lui capiva e rispettava.

Un anno e mezzo dopo, cioè nove mesi dopo la nascita del piccolo Davide, si ritrovarono di nuovo soli su quel divano, per caso. Non c’era mai stato un vero e proprio momento in cui avesse potuto dare una conclusione a ciò che con Matteo era rimasto in qualche modo in sospeso.

Si sorrisero, e lei lo ringraziò di tutto. Lui le diede un bacio sulla guancia. Il corpo di lei era sempre molto desiderabile, solo leggermente arrotondato dalla gravidanza. E fu una terza, non più una seconda, che cinque minuti dopo Matteo avidamente succhiava, un seno che aveva sentito la mancanza di quella bocca. E anche la sua vagina liscia e sempre profumatissima, scoprì lei dopo quindici minuti sentendola umida come non mai, era felice di essere di nuovo violata dal quel membro.

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Mi ha sorpreso ancora

Rieccomi dopo un po’ di tempo per raccontarvi cosa è successo nel mese di Aprile appena trascorso.
Come vi ho detto nei racconti precedenti, mia moglie che si chiama Laura, sino a poco tempo fa non aveva mai voluto andare oltre la solita prestazione matrimoniale, era restia in tutto ciò di trasgressivo, poi le cose sono cambiate e ogni giorno mi sorprende sempre di più.

Lo scorso mese di luglio siamo stati invitati a trascorrere una decina di giorni di vacanza nella villa-fattoria in Baviera dei miei zii, di cui vi ho parlato l’altra volta; in questa fattoria mia moglie ha trascorso, durante l’estate, una buona parte delle sua adolescenza.

Arrivati ci siamo sistemati nella sua stanza preferita, dopo una bella doccia, data la stanchezza, ci siamo addormentati.
Il giorno dopo abbiamo fatto un giro al mercato del paese, l’aria pulita della campagna ci faceva già sentire meglio. Nel pomeriggio eravamo al bordo della piscina sulle sdraio a prendere il sole quando Laura chiese dello zio e gli fu risposto che era nel fienile. Allora inventò una scusa per rientrare in casa, io ero rimasto solo con la zia Marta che si avvicinò e mi disse sottovoce: “Vuoi vedere un lato nascosto di tua moglie, ma promettimi di non fare nulla… tanto so’ che siete due bei porcellini”.

Dissi di si, lei mi prese per mano e ci avviammo senza essere visti. Ecco Laura che ci precedeva andava al fienile. Entrammo dietro di lei e ci nascondemmo in box dove le pareti erano degli assi di legno da cui si poteva vedere bene stando nascosti. Mio zio nel vedere mia moglie non fu sorpreso infatti disse: “Sapevo che non avresti resistito, ti piaceva molto bere il latte, non eri mai sazia ne volevi sempre più”; lei rispose: “ E’ vero ne avevo voglia, i ricordi in questa fattoria sono tanti, lo facevamo anche più volte al giorno”.

Intanto aveva slacciato la cintura dei pantaloni dello zio facendoli andare a terra insieme ai boxer. Vedevo il cazzo enorme e penzolante. Lei lo fece piegare in avanti e lui si appoggiò con le mani al muro di legno dove dietro eravamo noi, tanto che ci preoccupammo di essere stati scoperti. Laura, da dietro, si inginocchiò e accarezzava le palle , poi andò all’asta e la impugnò iniziando un movimento di sali-scendi come quando si munge una vacca, quando la mano andava su allentava la presa quando scendeva lo strizzava tanto che lo zio gemeva.

Intanto il cazzo cresceva. All’improvviso la mano della zia Marta iniziò a giocare con la mia zip, dopo averla aperta si infilò all’interno, mi spinse facendomi adagiare sul fieno fresco quella sensazione mi fece ancora di più eccitare. Lo zio mugolava e si godeva il trattamento di mia moglie che aveva impugnato il cazzo con tutte e due le mani, quelle di mia zia ormai avevano preso il ritmo della masturbazione, su e giù sempre più veloce e mi faceva tremare.

Vidi Laura che aveva capito di essere sulla dirittura di arrivo, lo zio aveva dei sussulti, stando sotto inginocchiata da dietro diresse la cappella verso la sua bocca che aprì ingorda e uno spruzzo che sembrava una zampillo gli arrivò in gola, poi altri sei o sette schizzi, l’ultimo colò per gravità lasciando un filo di sperma tra la cappella e la bocca di mia moglie che lo succhiò per non perdere nulla. A quella scena venni anch’io riempiendo di crema calda le mani di mia zia che prontamente le ripulì leccandosele.

Rimasi eccitato per tutta la sera ripensando a quello che avevo visto, la mia cara Laura che poco tempo prima non voleva saperne dei pompini ….

La mattina dopo eravamo ancora a letto quando bussarono alla porta, era la zia e lo zio con il vassoio della colazione. La zia indossava una camicia da notte corta con delle trasparenze la rendeva molto sexy, lo zio aveva una vestaglietta corta. Si sedettero ai piedi del letto iniziammo la colazione, vi era di tutto, lo zio disse: “Vediamo se mi sono ricordato delle cose che piacciono alla mia nipotina; la marmellata ai frutti di bosco c’è, le fragole ci sono, il burro fresco c’è, la panna c’è”, alle parole burro e panna mia moglie arrossì un po’.

Intanto lo zio alzandosi prese un cuscino lo adagiò su un tavolo lì di fronte, quando si girò notai che aveva un erezione, prese la mano di Laura che come in trance si alzò dal letto. La zia approfittando del momento infilò una mano sotto il lenzuolo raggiungendo le mie palle e stringendo mi fece mugolare dal dalore, facendomi capire di non muovermi. Mia moglie si mise a pancia in giù sul cuscino e lo zio le alzò la camicia da notte mettendo in mostra il suo culo favoloso poi fece scivolare la vestaglietta che indossava a terra.

Intanto la zia aveva impugnato il mio cazzo e da sotto le lenzuola lo masturbava lentamente. Zio prese della panna montata e la spalmò nel solco tra le chiappe di mia moglie e iniziò a leccare, facendola gemere di piacere: “Si dai leccami… leccami sai dove mi piace, dai leccami il buchetto”. Della panna montata fu messa anche sul mio cazzo che veniva leccato dalla zia come un gelato, questa sensazione di lappamento sulla cappella mi stava facendo impazzire avevo raggiunto un erezione mai avuta.

Vedevo da dietro la fica di mia moglie bagnatissima, lo zio prendendo del burro fresco disse “ti ricordi quando tutte le mattine ti portavo il burro appena fatto, dicevi che era molto morbido e piacevole”, lo mise sul buchino, il cazzo era già ben eretto lo poggiò e con una spinta progressiva e veloce entrò dentro provocando un urlo di dolore a Laura che nonostante tutto lo incitava a fare più forte. Il mio cazzo scompariva con velocità tra le labbra di zia che si alternava alle mie palle ormai bagnate e lubrificate.

Da dietro vedevo il cazzo dello zio che ormai era tutto dentro al culo di Laura che dilatato lo accoglieva, a volte lo usciva e lo sfintere non aveva il tempo di richiudersi che veniva riempito di nuovo; spingeva come se volesse far entrare anche le palle tanto da far piegare in avanti le ginocchia.
Dopo un’ennesima spinta poderosa vidi contrarre la fica di mia moglie che ebbe l’orgasmo, anche lo zio se ne accorse e accelerò i movimenti aggrappandosi ai fianchi e con un gemito venne anche lui.

Io contemporaneamente al loro orgasmo, riversai una quantità enorme di sborra nella gola zia Marta che senza scomporsi ingoiò tutto non lasciando uscire niente. Dall’altra parte si stavano riprendendo, vedevo il culo di Laura sporco di sborra e un rivolo le scendeva sulla fica e sulle gambe.

Avevo assistito ad un inculata poderosa di mia moglie e non ero dispiaciuto, anzi a pensarci forse un po’ invidioso; come ormai accadeva spesso Laura mi aveva sorpreso ancora una volta.

Come fare toccare le stelle

Vi racconto come io ho l’abitudine di dare piacere alle donne,
Vi narro l’ultima avventura.

Arrivo nella camera di quella ragazza incontrata poco tempo prima all’università.
Mi accoglie un po’ curiosa di cosa gli ho raccontato nella mattinata.
è vero che le mie promesse sono difficili da realizzare anche se tutte le donne vorrebbero che si realizzasse.
l’orgasmo e l’orgasmo.

chiaramente mi è quasi impossibile dare questo piacere solo utilizzando il mio povero pisolino.

Per ottenere questo miracolo ci vuole tutto un rito.

quella bella ragazza mi invitò a entrare io accetto,
prima di passare alla viene proprio, è meglio metterla adagio come.
ci sediamo tutti due sul divano e cominciamo a discutere 5 minuti e 10 minuti,
e a questo punto della discussione al momento che la ragazza unisce distendersi, con le mie vittime incominciano gentilmente a scorrermi lungo la gamba ma verso il basso fino Al piede suo.

a questo momento prendo tutta la gamba e l’asso sul ginocchio mio,
Di tolgo la scarpa è il calzino, incomincio gentilmente ad accarezzarlo delicatamente la punta delle dita, e delicatamente a poco a poco tra i polpastrelli suoni e a poco a poco scivolò delicatamente incomincio poco poco a distenderla.
una volta passato il primo Pil nel secondo stessa cosa è velocemente incomincio ad accarezzarla prima tolgo le tensioni della giornata su una caviglia in piedi e lascio così.

a questo punto mi imbatto sulla schiena sua con dei delicati movimenti incomincio accarezzarmi le spalle fino al punto che incomincia a rilasciarsi.
molto delicatamente le carezzò il collo e incomincio vedere un po’ i punti più sensibili e mi accorgo che in questo caso ha molta sensibilità all’interno dell’orecchio da tenere in mente troppo.
a questo punto la ragazza è completamente distesa e rilasciata.
È il momento di incominciare sul serio.

a faccia lunga e sopra il divano e poco poco mi incomincio a sbottonare la sua camicia e la apro delicatamente, vedo il suo splendido corpo incomincio con movimenti circolari accarezzarli dall’ombelico verso l’esterno dolcemente dolcemente fino ad toccare il suo reggiseno.
a questo momento passo le mie mani sotto la schiena suo incomincio carezzare delicatamente dietro e ne approfitto per aprire il suo reggiseno.
E con un movimento sensuale libero i suoi seni.

da questo momento la ragazza incomincia un po’ tendersi ma sono qui per rassicurarla.
Gli dico parole dolci all’orecchio così vedo poco poco i suoi seni distendersi.
a questo puntoil gioco delicatamente su da punta in contemporanea con le due mani una su ogni seno.
a questo punto perfettamente distesa la lascio due minuti godersi quell’attimo di pace interiore.
Io intanto esco per la mia borsa una piccola bottiglia di lubrificante dei preservativi e dei guanti di lattice quei super sottili, un po’ la ragazza si irrigidisce vedendo questo spettacolo ma dispiego che i guanti mi servono per accarezzarlo La sua passerella senza fargli male con le mie unghie e che il lattice essendo molto liscio gli avrebbe dato molte più soddisfazioni che La pelle liscia.

m’infilo guanti un po’ facendomi tenere ma rassicurandolo sempre e mise una goccia di lubrificante sulla punta delle dita bianche.
A questo punto incomincia infilare la mano dentro il suo mutandine,
e gli aspetto che si abitua all’idea della mia mano in quella zona.
incomincia leggermente fra i cecchini intorno alla sua patatina.
a questo punto completamente sicura in filo il mio dito al suo interno cercando dolcemente la zona più eccitante me ne rendo conto guardando i suoi piedi quando sono tizi e che che sono al centro.

così continua per una decina di minuti a carezzarla e giocando al suo interno della sua patatina,
incomincia vedere le sue gambe che si storpiano nel piacere.
a questo punto incomincia masturbarmi mia pena il mio pene è pronto m’infilo il preservativo lubrificante.
In questo momento il figlio delicatamente il mio pene tirando fuori il mio dito.
a questo punto incominciò andare su e giù molto de dolcemente nella zona che ho visto prima.

così per attorcigliarsi nella missionaria per circa 2-3 minuti,
finalmente sento dalla sua bocca un urlo pazzesco e poi un altro finalmente La ragazza ha avuto un orgasmo per la prima volta in vita sua.
Naturalmente io continuo ad strisciare e fare fuori e dentro di lei è anch’io ho un magnifico orgasmo.
a questo punto esco e continuo con con le dita così la ragazza da averne un secondo successivo.

dopo avere fatto avere una serie di orgasmi.
mi allungò accanto agli e incominciò discutere.

Intanto ne approfitto del fatto che ho ancora le mani guantate di andare giocare nella zona di sedere,
Ci dolcemente dito fino a provare il bocchino, adesso mi metto delicatamente a girare intorno sente e della dicendo che non vi farà male e che sarò molto dolce.
con la punta del dito e giro, giro.

Al momento che sento che è perfettamente rilasciato il bottino in filo delicatamente il dito di 1 o 2 falange.
A questo momento e vedendo che la ragazza non era pronta tolgono il dito.
A questo punto la sicuro mi tolgo i guanti e incomincio a carezzar il pancino, fino che si addormenta.

Mia sorella ed il regalo di maturità

La cosa bella della vita è , che non sai mai, cosa può succederti. Salve mi Giacomo , appena fatto l’esame per le superiori, io vivo ancora con i mie genitori e mia sorella Daniela 35 anni, da 3 anni laureata in economia,mia sorella è una bellisima donna, è purtroppo fidanzata con un cretino che studia medicina,per lui la laurea è una cosa secondaria,prima il divertimento, poi lo studio, l’eterno bambinone.
Il giorno dopo gli esami era sabato, migliore occasione per festeggiare la maturità, uscita con gli amici e compagni , era tutto organizato, cena e poi tutti a ballare.

Finita la cena passiamo a prendere un po di ragazze per festeggiare in disco , arriviamo al locale, dopo un corteggiamento serrato mi apparto con una , baci, mani dentro la camicia a palpare i suoi seni,ma dopo un ora di palpare, nulla, avevo il mio membro durissimo, lei non mi vuole neanche masturbare, è vergine, niente serata in bianco.
Andiamo tutti a casa a dormire, la mattina mi sveglio con un dolore al sotto ventre , essendo il piu piccoloin casa, mia madre era un po preocupata, mio padre era andato in campagna la mattina presto, lei (mia mamma) mi voleva portare in ospedale, io non ci volevo andare, mia sorella ha la soluzione , telefona alla sua migliore amica Rosanna, laureata in medicina (da 4 anni) per vedere se poteva avvicinare per darmi un occhiata e visitarmi, Rosanna 36 anni (per tutti Anna) un fisico fisico asciutto, castana, 3° di seno, un culo spettacolare, bruttina in viso, è sempre stata sfigata con gli uomini, lo so perchè spiando lei e mia sorella, le sentivo mentre lo raccontava a Daniela , sempre tutti la prendevano continuamente in giro, solo sesso e basta.

Risponde al telefonino e le dice che arriverà tra un 10 minuti.
Daniela doveva accompagnare mia madre in chiesa per la messa come tutte le domeniche.
Nell’attesa che arrivasse Anna, si stavano preparando per uscire.
Io mi alzo per andare in bagno, mentre torno in camera, passando davanti la stanza di mia sorella, che come al solito aveva la porta socchiusa, guardo dentro, la vedo era nuda un fisico bellissimo alta 1,74 mora, 4a di seno, abbondante di fianchi, una tag.

44 , lei era li, bella come una venere, si stava infilando il perizoma bianco mostrandomi il suo spettacolare e abbondante culo, si gira per prendere il reggiseno, e mette in mostra i suoi magnifici seni, che nel movimento del suo statuario corpo, inizziarono a danzare, avevo davanti quella visione spettacolare, il mio membro divenne duro, da un pò di tempo provo a possedere mia sorella, da piccolo dormivo spesso con lei , appogiando la testa tra i suoi floridi seni , ma da quando le infilai una mano nella sua figa lei non vuole più che dormissimo in sieme, lei mi vede e mi dice:
“ sei sempre un porco, o stai male o stai bene , rimani sempre un porco, e coprirti stà arrivando , anna”
entro nella sua stanza , mi dirigo verso lei , aveva appena allaciato alla vita il reggiseno,con le mani le sollevo i suoi enormi seni , e avvicinando la bocca al seno le stampo un bacio sopra , questo era il massimo risultato che avevo ottenuto con lei, potevo guardare quando era in bagno, quando si lavava ,quando si vestiva , ma l’unica concessione al nostro contatto fisico erano i suoi seni allontanandomi le dico :
“ma scusa Anna non è un medico, chi sà quanti ne ha visti, e sentiti”prendo e esco.

Mentre vado nella mia stanza bussano alla porta, mia sorella grida:
“Aprite la porta, io non posso andare”
avendo gli ormoni in subuglio, e pensando che ero in boxer con il membro in tiro, apro la porta era Anna, la faccio entrare ,dopo i soliti convenevoli, mentre lascia la borsa vicino la porta,il mio sguardo fu rapito dal suo abbigliamento, indossava una maglietta attilata bianca scollatissima , dove si notava una rosa tatuata sopra uno dei suoi seni, non indossava il reggiseno e le forme dei seni non lasciavano dubbi erano ben visibili un pantalone elasticizato bianco, vita bassa , leggerissimo aderente, il suo magnifico culo era in mostra , il perizoma faceva capolino di fuori dalla vita del pantalone, il suo monte di venere si vedeva nella sua forma e sostanza, anche lei fù rapita , il suo sguardo fisso diretto ai mie boxer , era interessata da cio che mostrava, non smetteva di guardare il mio menbro, le dico:
“Daniela è in camera sua” lei mi chiede:
“ e tu come stai”
“ mi fa male qui” indicanto il basso ventre, lei si avvia verso la stanza di mia sorella, lungo il trgitto si volta 2 o 3 volte,o vado nella mia stanza, passati appena tre minuti e arrivano tutte e due, quasi subito dopo anche mia mamma, ero sdraiato a letto coperto dal lenzuolo, lei inizia la visita, e mia madre le dice:
“anna cosa ha”lei le risponde:
“ora controlliamo, signora grazia , ma da quello che vedo, nulla di grave” mia sorella che doveva accompagnare mia mamma,le dice :
“anna serve che rimaniamo , ci si vede appena finisce la messa”lei mentre infilava un paio di guanti in lattice monouso, risponde:
” no, potete andare voi, io perdo un pò di tempo,tanto sicuramente mi trovi qui ,quando ritorni, ora lo visito per bene, voglio controllare molto bene” rimanemmo presto soli, appena il rumore della porta chiusa si udì, lei si toglie i guanti appena messi, si abbassa a prendere la borsa, mostrando il suo magnifico perizoma che salta nuovamente fuori, le dissi:
“ mi presti il tuo filo interdentele che porti, mi piace il colore”
lei sorridendo si sistema vicino a me, e inizia la visita, con le mani spingeva sotto il mio ventre , poi scese e premendo vicino al mio membro con la mano mi chiede:
“qua ti fa male”lei penso che capi subito il mio malanno, era perchè la sera prima non avevo dato sfogo al mio membro, lei inizio a stuzzicarmi, mi inizia a dire:
“ma ieri sera che hai fatto”
“niente di speciale,siamo andati a ballare”
le sue mani gravitavano sempre vicine al mio membro, le rispondo:
lei: “hai bevuto molto”
io: “no , non molto”
lei:” ma eri solo o in dolce compagnia”
io:” be , si , ero con un’amica, ma è rimasta solo un amica”
lei:” a ho capito, allora vediamo cosa si puo fare, per questo ragazzetto, tutto in tiro”, dalla borsa tira fuori lo stetoscopio, non capivo, lo mette al collo, poi posiziona in modo di oscultare, prima altezza cuore, poi scende piano piano fino ad infilarlo dentro i miei boxer, lo appoggia sulla cappella , e dice:
” lui sento e vedo che sta molto molto bene, ma bisogna diminuire la pressione sanguigna “ mi abbassa i boxer, al ginocchio, in modo che esce fuori tutto, appena lo vede nel suo splendido vigore ,lei ebbe un piccolo sussulto dicendo:
“complimenti ma dove lo tenevi tutto sto coso”(non per vantarmi ma il mio membro e 24cm x 4,5cm di diametro), sentii subito le sue labbra avvinghiare la mia cappella, la sua lingua era come impazzita, girare intorno alla capella, la sua bocca lo faceva sprofodare sempre di piu nella sua gola, io avevo il suo fondo schiena vicino alla mia faccia, slaccio il bottone, le sue carni erano libere, abbassai poco i pantaloni , riuscendo a toccare il suo monte di venere, lei senza mollare il mio membro con la bocca, rusci a togliersi i pantaloni, con le gambe scavalca il mio torace, posizionado le sue gambe ai due lati del mio viso , si posiziona sopra la mia bocca , sposto il perizoma,la mia visione era, un boschetto, tutto castano, e ben curato, lo esplorai sia con le mie dita, accompagnato sia con la mia lingua, non ci volle molto tempo, a finche ebbi la mia bocca e le mie dita, piene dei suoi fantastici umori, si mise in posizione verticale con la schiena, lasciando il suo sesso sopra la mia faccia, facendosi continuare a leccare nella sua figa , comandava lei.

Si sdraia affianco a me , io le salgo sopra,con la mano introduce il mio membro diritto nella sua passera, i nostri bacini iniziarono a muoversi all’unisono, mentre la penetravo le faccio togliere la maglietta, iniziando con la lingua a far indurire progressivamente i suoi capezzoli, senza uscire il mio bastone , mi misi in ginocchio , la prendo le caviglie ,ed alzo le sue gambe, i suoi orgasmi si sentivano dalla strada, le piaceva la posizione che avevo int****so, un suo piede lo portai alla mia bocca iniziando a leccare i suoi d piedi, lei era in estasi, non aveva mai provato nulladi simile, e mi disse:
“non ti fermare ti prego continua dai, daiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, appogio i suoi piedi sul letto , sfilo il mio membro dalla sua passera , la faccio mettere su un fianco, mi sdraio alle sue spalle e le infilo nouvamente, il mio bastone tra le sue gambe, questa volta i colpi erano accentuati dal rumore del contatto con le sue bellissime chiappe, stavo quasi per venire, rallento la mia foga, quasi mi fermo, sto per uscire il bastone, lei mi dice:
“non ti fermare, ho la spirale, vieni dentro, lo voglio dentro tutto”
furono le paroline magiche, iniziai a a pompare sempre piu velocemente, finendo con un’abbondante spruzzata del mio sperma dentro di lei, rimanemmo abbraciati finche il mio membro si ritirò, naturalmente, i nostri umori le colavano sopra la coscia, eravamo soddisfatti, che non ci preoccupava minimamente sporcare il letto, prendo i fazzolettini ed inizio a pulire il suo sesso sporco dei nostri umori, andammo in bagno per sistemarci, appena in tempo, rientrarono mia mamma e mia sorella,che soltanto gurdandola in viso, lei riusci a capire, cosa era successo tra noi, mia madre la invita a pranzo,per ringraziare della visita a domicilio, lei accetta volentieri, le risponde:
“accetto volentieri signora, equando avete bisogno , chiamate senza problemi, se vuoi giacomo puoi anche venire a casa, non farti nessuna paranoia”
mia sorella le fa cenno di andare in camera, io mi sposto nella mia stanza, dopo una mezzoretta entra mia sorella per chiamare che era pronto in tavola, e mi dice:
”dai, vieni e pronto in tavola” si china per raccogliere un fazzolettino da terra , pieno di sperma mi guarda e dice:
” lo sapevo che sei un maiale , ma come cazzo ci sei riuscito a convincere anna, non capisco”
io “veramente, lei ha convinto me, anche se e bastato poco”
lei “non ci credo, ma state attenti a quello che farete, lei è molto fragile”.

Dopo pranzo mia madre si riposa un pò, mia sorella fà la cucina, io e anna messi sul divano in salone iniziamo a stuzzicarci, lei era una pazza abbasandosi per pochi secondi la volta lo prendeva in bocca, arrivammo al punto che mi inizia un pompino in piena regola , io le stavo sditalinando la sua passera,
il gusto di avere il mio membro nella sua bocca emetteva dei piacevoli mugolii ,e le dissi:
“piano, altrimenti daniela ci ti sente”,lei staccando il tempo di rispondere mi dice:
” non ti preoccupare, ci penso io a Daniela”ler lavorare meglio di bocca si mette in ginocchio tra le mie gambe, con una mano teneva dritto è fermo il mio bastone turgido, l’altra infilata dentro i boxer accarezzava i mie testicoli, le mie mani erano tra i suoi capelli ritmando il tempo del suo Sali scendi, chiusi gli occhi dal piacere che stavo provando, appena aperti mi trovo mia sorella davanti che si godeva la scena, le sue parole furono:
” sei la solita stronza”
Anna: “ ti giuro ho provato a resistere, ma”
Daniela: “ spostatevi in camera mia almeno si sta piu comodi, io ora vi raggiungo”
io ero basito dalle parole di mia sorella, non capivo cosa stava succedendo,” ora vi raggiungo”,ma non ho fatto domande, ci spostiamo nella sua camera, appena entrati dalla porta anna mi toglie la maglietta, sfila i pantaloncini e boxer tuttu in un colpo solo, io le sfilo via la maglietta,neanche eravamo entrati già eravamo nudi, inzio a leccare i suoi capezzoli, abbasandomi nella sua figa la inizio aleccare nella figa lei per godere meglio della mia lingua appogia il piede sul letto, leccavo la sua figa tenedo saldamente con le mani le sue chiappe, ci adagiamo sul letto , iniziammo a baciarci, assorti dal bacio sentimmo solamente la chiave fermare la porta, mia sorella era in stanza, veniva verso di noi togliendosi la maglietta, rimanedo con i seni di fuori, mi dice:
” questo è il nostro regalo per la tua maturità” ero esterefatto ma la situziano mi piaceva, lei si spoglia e ci mettiamo tutti e tre sul letto, io ero in mezzo, le loro mani erano sul mio cazzo, anna inizia un secondo spettacolare pompino chiamando daniela per condividere il mio cazzo, le loro labbra dividevano il mio membro salivano e scendevano all’unisono, anna prende lesclusiva del mio cazzo, daniela le inizia a leccare la figa, io leccavo la figa di mia sorella daniela,infilando anche un dito nel suo ano, lei apprezzava molto, non potevo resistere più, dovevo scopare mia sorella quando mi sarebbe ricapitata una situazione del genere, la faccio sdraiare le monto sopra, la mano di anna, che si è posizionata dietro di noi , mette il mio cazzo nella figa di daniela,appena io inizio lo stantuffamento, anna inizia a leccare i nostri umori, fantastico, anna si sposta sopra la faccia di mia sorella con la sua passera per farsi leccare, a me dava la schiena, le prendo i suoi seni,stuzzicando i capezzoli, appena turgidi passo a mia sorella, era un continuo scambiare di posizione, volevo fare il culo a tutte e due, ma non riuscii nel mio intento, sborrai in bocca a tutte e due mentre stavano bagnado il mio membro per il culo di anna, quelle due lingue che mi baciavano il cazzo fù il massimo, purtroppo mia mamma si svegliò e si concluse cosi la nostra serata,
mia sorella era molto sulle sue nei giorni seguenti quando ci fu l’occasione di parlare mi disse:
” io con te non faro mai l’amore ma solo sesso, è che sesso”.

Il film, parte prima

…ho sempre saputo di piacerle, ma non me ne sono mai “approfittato”, non che io sia un santo, ma il sesso poi cambia certi rapporti. Siamo colleghi, ora per di più stesso gruppo, non era consigliabile come situzione, ma la primavera, la voglia di solo sesso, sono un mix a cui difficilmente rinunci…

La scusa?? semplice quando banale, dato che ero io la mente del gruppo, toccava a me illustrare i progetti svolti settimanlmente, mi è bastato spostare il luogo in cui dicevo a lei quello che avevo svolto.

Quel gg è diventato casa sua, più comoda rispetto le nostra uni, dove le sale studio inizian o a essere troppo frequentate.
…Alle 9 sono da lei, io so già dove voglio arrivare, spero che il mio film piaccia anke a lei.

Ero già stato a casa sua, so come muovermi, come provocare la situazione, questa volta mi dirigo verso la scrivinia che sta nella sua camera, ci poggio portile, lo accendo, nel mentre mi stiro, lei mi guarda come sempre da capo a piedi, e io faccio finta di nulla come sempre.

Dopo mezz’ora di bla bla bla spiegandole il mio progetto, mi chiede se voglio un caffe, come rifiutare??
…”Lo prendo volentieri grazie. “
Approfitto della pausa caffè per dare un’occhiata in giro, mi piacciono i particolari delle cose, termino le mie occhiate sdaiandomi sul suo letto, ne occupo solo metà, braccia “stese” dietro in modo che sembrasse quasi involontario, quel tratto di carne scoperto tra basso pube e inizio dei miei addominali sui quali lei ogni tanto mi pizzicava per gioco.

Rimango cosi qualche minuto fissando il soffitto per un po, 2 minuti circa, lei dalla cucina, “Che sei morto?”
…”No sono caduto!”
“Come caduto??”
…”Si sono caduto su tuo letto”
Lei ritorna in camera sua, con due tazzine, mi si siede io mi sollevo la ringrazio lo bevo e mi ributto giu, “..lo fai bene il caffè te l’ho già detto??”
“alzati dal mio letto”
“perchè??, è tanto comodo, per venire fin qui mi sveglio presto, era dietro di me cosi invitante poi cado in tentazione…” Lei si butta sul suo letto accanto a me, tra me e me penso Ottimo.

Stiamo li qualche minuto, parlando del piu e del meno, poi porto il discorso dove volevo io,
…”Un uomo, una donna, su un letto, da soli in casa, a che ti fa pensare??” Il suo imbarazzo era evidente quanto silenzioso, l’ho interrotto volontariamente dopo qualche istante, ” sicuramente il dormire è l’ultimo dei pensieri, ma il primo ora sarebbe quello più intrigrante, e poi tu scherzi sempre sul fatto che sono mesi che non batto chiodo, quindi, non è colpa mia”
Lei, rimane in silenzio, mi ascolta, mano sulla pancia, me la immagino tesa, da quando iniziai a parlare ho sempre solo fissato il soffitto bianco, cerco di smuoverla:
…”Potremmo terminare continuare giustamente qullo che stavamo facendo, ti ricordo che dobbiamo debaggare il 3 e, o se decidi di rimanare qui immobile, potresti diventare la protaganista di una mia privata fantasia, e dovrei poi esaminarla, usdando la lingua in approfondite indaggini, in parti del tuo corpo che nemmeno immagini….


Non so se li stesse per rispondermi, l’ho interrotta dicendole “conto fino a 5, possiamo riprendere o…, ma se qnd finisco di contare sei ancora qui, io mi levo la maglia e faccio qll ke ti ho appena detto..”
5
4
3
2
1
0e3quarti…
0e1/2..
0e1/4…
0, mi spiace, è tardi.
Il mio film poteva cominciare. (COTINUA. ).

il buco della serratura( con sorpresa)

Storia freschissima, di oggi. (come sempre assolutamente reale)

Stamattina, da solo in casa viste le ferie mi sveglio verso le 9 e inizio a fare colazione.
Avevo già il cazzo duro visto che mi aspettava una bella mattinata da solo con la possibilità di dare sfogo alle mie fantasie (aiutate da internet eheh) per una magnifica sega.

Cosi mi metto sul divano guardando un po di tv..ed ecco un messaggio.

“Ciao xxxxx poso fare un salto da te prima di andare ad un appuntamento?giusto per fare pipì e riordinarmi un attimo”. Il messaggio è di una mia grandissima amica(di 23 anni come me) che però essendo anche piuttosto carina, alta 1,70 capelli lunghi e scuri con pochissime tette e sempre vestita molto sexy mi ha sempre fatto eccitare parecchio.

Arriva le offro un caffè, fumiamo una sigaretta e poi mi chiede di usare il bagno, e li shitta la lampadina, infatti nel mio bagno la porta è di quelle dove se non c’è la chiave basta appostarsi fuori e si può vedere piuttosto bene tutto.

La faccio entrare e subito mi inginocchio davanti alla porta, lei inizia a slacciarsi i pantaloni guardandosi allo specchio e toccandosi le tette probabilmente per mettere a posto il reggiseno.
Si avvia verso il fondo del bagno dove è posizionato il water e abbassandosi pantaloni e perizoma in un solo colpo mi mostra il suo lato b..fantastico, si gira e si accomoda con molta calma e a gambe aperte sul gabinetto.

Sentivo la pipì scrosciare sull’acqua del water e una volta finita vedo lei che arrotola un po di carta igienica e inizia ad asciugarsi la fighetta completamente depilata tranne che per una strisciolina appena accennata.
Si alza e qui con mia grande sorpresa vedo che non si ricompone subito ma sempre coi pantaloni e perizoma calati si posiziona davanti allo specchio (perfetto perchè è proprio a un metro dalla porta del bagno) e inizia a guardarsi la figa aprendosela e massaggiandosela.

Non credo fosse una vera e propria masturbazione, probabilmente se la stava osservando ben bene.
Io ero fuori di testa..il cazzo mi stava per uscire dai pantaloni, mentre lei si solleva il perizoma avendo cura che il filetto di dietro entrasse per bene tra le chiappe e si tira su anche i jeans.
Che dire, dopo che se ne è andata mi sono tirato uno dei più bei segoni della mia vita.

Ciao ragazzi a presto.